Legislatura 17ª - Dossier n. 9

3.1.2 Le previsioni tendenziali per il periodo 2015-2019

Rispetto alle più recenti stime contenute nella Nota tecnico illustrativa della legge di stabilità 2015, riferite al triennio 2015-2017 (quadro programmatico), il DEF presenta le nuove previsioni sulla base delle informazioni relative al 2014 diffuse dall’ISTAT, della revisione del quadro macroeconomico e dell'impatto dei provvedimenti adottati entro il mese di marzo 2015. Sono inoltre presentate le previsioni relative agli esercizi 2018 e 2019, non considerati nell’orizzonte previsionale della NTI.

L’indebitamento netto delle Pubbliche amministrazioni

Periodo 2015-2017

Con riferimento al triennio 2015-2017 è possibile operare un raffronto con le previsioni contenute nella NTI, nella versione che tiene conto delle riclassificazioni contabili da ultimo operate (cfr. in proposito il paragrafo 3.1.1)

Il conto economico esposto dal DEF evidenzia per il 2015 un indebitamento netto pari a -2,5 per cento del PIL nel 2015, inferiore di 0,1 punti rispetto alle previsioni (-2,6 per cento) della NTI.

Tale variazione è ascrivibile ai seguenti fattori:

  • 0,3 punti a minori entrate tributarie
  • 0,1 punti a minori entrate non tributarie
  • 0,2 punti a minori spese primarie
  • 0,3 punti a minori spese per interessi, in relazione ad un andamento dei tassi più favorevole rispetto a quello previsto in precedenza.

Rispetto al 2014, si determina una riduzione dell’indebitamento di 0,5 per cento in termini di PIL dovuto sia ad un incremento del saldo primario (2 mld circa) sia ad una consistente riduzione della spesa per interessi (-5,8 mld circa) che compensa quasi integralmente l’incremento della spesa corrente primaria (+ 5,2 mld circa).

L’aggiornamento delle stime per l’esercizio in corso comporta un aggiornamento della previsione di indebitamento netto anche nei due esercizi successivi.

Rispetto alle precedenti stime contenute nella NTI, il raffronto evidenzia miglioramenti per il biennio 2016-2017. In termini di PIL, le previsioni risultano così aggiornate :

  • -1,4 .per cento nel 2016 rispetto a -1,8 per cento indicato nell’ultimo quadro programmatico;
  • -0,2 per cento nel 2017 rispetto all’obiettivo di -0,8 per cento già indicato della NTI.

Tale andamento è determinato da una spesa primaria prevista in crescita nell’intero periodo 2015-2017, ma con una dinamica meno sostenuta rispetto al previsto incremento delle entrate. La stima relativa alla spesa per interessi, in riduzione nel 2015 rispetto al 2014 (-7,7 per cento), cresce nel 2016 (+2,7 per cento) per poi ridursi negli esercizi successivi.

In rapporto al PIL, la spesa per interessi resta sostanzialmente costante nel biennio 2015-2016 (4,2 per cento) per poi ridursi nel 2017 (4,0 per cento).

Il saldo primario aumenta invece la propria incidenza rispetto al PIL dall’1,7 per cento del 2015 al 3,8 per cento del 2017.

Periodo 2018-2019

Il Documento fornisce inoltre le previsioni relative agli esercizi 2018-2019, non compresi nell’orizzonte previsionale della NTI.

Per il 2018, il documento evidenzia un saldo di bilancio in avanzo (0,5 per cento rispetto al valore obiettivo di 0,2 indicato nel Documento programmatico di bilancio presentato nell’Ottobre 2014). Per il 2019, il saldo tendenziale è previsto in avanzo di 0,9 per cento del PIL.

L’avanzo primario evidenzia una crescita costante su base annua, raggiungendo il valore di 4,6 per cento in termini di prodotto nel 2019. Tale andamento è sostenuto da una dinamica delle spese crescente, ma meno sostenuta rispetto all’incremento delle entrate (+2,7 per cento nel 2018 e 2,1 nel 2019).

Le entrate

Il Documento di economia e finanze stima un andamento crescente, in valore assoluto, delle entrate totali che passano da 786 miliardi nel 2015 a 881 miliardi nel 2019. Rispetto al PIL, le entrate totali registrano un incremento di 0,5 punti nell’anno 2016, per effetto dell’innalzamento delle aliquote IVA disposto dalla legge di stabilità 2015; negli anni 2017 e 2018 presentano invece una modesta riduzione, mentre nel 2019 registrano una contrazione di 0,4 punti percentuali anche per il venir meno degli effetti finanziari attribuiti all’applicazione del reverse charge nel settore energetico(29) .

Il DEF segnala che le previsioni delle entrate tributarie considerano, oltre all’effetto di trascinamento dei risultati di consuntivo per il 2014, anche il rafforzamento della congiuntura economica e gli effetti dei provvedimenti legislativi con impatto differenziale sugli anni di riferimento.

Rispetto alle stime contenute nella NTI (riferite alle annualità dal 2015 al 2017), le entrate tributarie sono riviste al ribasso per l’anno 2015, mentre per le annualità 2016 e 2017 le previsioni sono riviste al rialzo. In particolare, la revisione al ribasso è pari a 1.254 milioni nel 2015, mentre le stime relative agli anni 2016 e 2017 sono incrementate, rispettivamente, di 3.606 milioni e 2.765 milioni.

Rispetto ai risultati 2014, come già indicato, l’incremento delle entrate tributarie, stimato in 10.694 milioni nel 2015, include gli effetti delle misure fiscali adottate e il miglioramento del quadro macroeconomico.

Le prospettive di miglioramento della congiuntura economica ed i provvedimenti fiscali continuano a produrre effetti positivi anche sulle entrate previste per gli anni successivi; le entrate tributarie registrano, infatti, ulteriori incrementi nel 2016 (+29.330 mln), nel 2017 (+16.907 mln) e negli anni 2018 e 2019 (circa 11 miliardi all’anno).

Rispetto ai singoli sottosettori, il DEF evidenzia che per il bilancio dello Stato si stima un incremento delle entrate tributarie, nel 2015 rispetto al 2014, di circa 21 miliardi, ascrivibile essenzialmente agli effetti di miglioramento del quadro macroeconomico e a quelli conseguenti a fattori legislativi.

La stima delle entrate degli enti territoriali, invece, evidenzia una flessione di circa 4 miliardi di euro per il 2015 attribuibili, in via prevalente, alla disposizione contenuta nella legge di stabilità 2015 che consente la piena deducibilità ai fini IRAP del costo del lavoro per assunzioni a tempo indeterminato.

Per quanto riguarda le regioni, si segnala, tuttavia, sul piano contabile, che, a fronte del minor gettito IRAP indicato, sono previste forme compensative a carico dello Stato dirette ad assicurare l’ammontare delle risorse originariamente previste per le esigenze del Fondo sanitario nazionale. Tali risorse, tuttavia, non potranno essere qualificate come entrate tributarie degli enti territoriali.

In merito alle entrate tributarie delle Amministrazioni locali, si segnala che le stime indicate considerano le aliquote standard stabilite dalla normativa nazionale dei principali tributi (IMU, TASI, addizionali IRPEF, IRAP). Tuttavia, poiché la normativa vigente consente alle predette Amministrazioni di variare (in aumento o in diminuzione) le aliquote e che i dati a livello nazionale mostrano, in generale, una tendenza ad aliquote effettive più elevate, a consuntivo dovrebbe rilevarsi un valore superiore di gettito effettivo.

La pressione fiscale passa dal 43,5 per cento del PIL del 2014 al 43,7 per cento del PIL del 2019.

Le previsioni evidenziano variazioni non omogenee nel periodo considerato. Infatti, viene confermato nel 2015 il valore del 2014 (43,5%), successivamente incrementato nel 2016 (44,1%) e confermato nel 2017. Si registra una inversione di tendenza nel 2018 (44%) e nel 2019 (43,7%).

Come evidenziato nel DEF, le stime indicate scontano gli effetti positivi introdotti dalla legge di stabilità 2015, che ha modificato la clausola di salvaguardia introdotta dalla legge di stabilità 2014. Tale ultima clausola, se applicata, avrebbe comportato una riduzione delle agevolazioni fiscali (e quindi un maggior gettito) pari a 3 miliardi di euro per il 2015, a 7 miliardi per il 2016 e a 10 miliardi annui a decorrere dal 2018. Con la legge di stabilità 2015 è stata totalmente disattivata la clausola prevista per il 2015 e sono stati ridotti di 3,728 mld annui gli obiettivi di maggior gettito fissati dalla legge di stabilità 2014 a decorrere dal 2016.

Contestualmente, tuttavia, le previsioni incorporano gli effetti relativi all’aumento delle aliquote IVA (dal 2016) e delle accise (dal 2018) stimati in 12,8 mld nel 2016, 19,2 mld nel 2017 e circa 22 mld dal 2018 (cfr. approfondimento le clausole di salvaguardia).

Tali ultime misure, afferma il DEF, incidono sul valore massimo (44,1%) raggiunto dalla pressione fiscale negli anni 2016 e 2017.

In un apposito focus, il DEF precisa che, ai fini della contabilità nazionale gli effetti finanziari legati all’agevolazione di cui all’art.1 del DL n. 66/2014 e alla legge di stabilità 2015 (c.d. bonus 80 euro) sono registrati tra le spese delle Amministrazioni pubbliche nella categoria delle prestazioni sociali. Come già segnalato nell’analisi sul consuntivo 2014, il DEF evidenzia che qualora gli effetti della predetta misura fossero qualificati come minore entrata tributaria in luogo di maggiore spesa per prestazioni sociali, i valori della pressione fiscale nel 2014 e negli anni successivi risulterebbero più contenuti.

Si riporta, di seguito, una tabella contenente la revisione dei dati sulla pressione fiscale esposta dal DEF (cfr. prima e ultima riga). Nella tabella sono inoltre ricostruiti, tramite apposita elaborazione, i dati sottostanti il passaggio tra le due serie di valori. Si tratta dei dati relativi alla clausola di salvaguardia e al c.d. bonus 80 euro (l’importo indicato è riferito all’onere annuo stimato nelle relazioni tecniche che hanno accompagnato la misura. Per il solo anno 2014 si riporta invece il dato indicato nel DEF 2015).

Tabella 3.6

Pressione fiscale al netto del bonus fiscale e delle clausole di salvaguardia

(milioni di euro)

2014

2015

2016

2017

2018

2019

Pressione fiscale DEF 2015 (in % del PIL)

43,5

43,5

44,1

44,1

44,0

43,7

Entrate tributarie e contributive DEF 2015

702.245

712.562

744.114

766.134

787.210

803.749

di cui:

Clausola di salvaguardia

16.086

25.493

28.237

28.237

Bonus 80 euro (ipotesi qualificazione minori entrate)

5.850

9.503

9.503

9.503

9.503

9.503

Entrate tributarie e contributive ricalcolate

696.395

703.059

718.525

731.138

749.470

766.009

Pressione fiscale ricalcolata

43,1

42,9

42,6

42,1

41,9

41,6

Fonte: elaborazioni su dati DEF

Come già evidenziato, i valori ricalcolati della pressione fiscale non tengono conto degli effetti dell’incremento delle aliquote IVA e delle accise nonché degli effetti della clausola di salvaguardia introdotta dalla legge di stabilità 2014 e modificata dalla legge di stabilità 2015. Tali effetti risultano peraltro scontati ai fini dei saldi di finanza pubblica in quanto riferiti a norme tuttora vigenti.

Per quanto riguarda, invece, gli effetti relativi al c.d. “bonus 80 euro”, l’ipotesi adottata è basata sul fatto che gli effetti finanziari siano stati interamente qualificati come maggiore spesa. Su questi aspetti si rinvia alle considerazioni svolte nella parte relativa ai dati 2014 sulle entrate.

Le clausole di salvaguardia

La “clausola di salvaguardia” è disciplina dall’articolo 17 della legge di contabilità e finanza pubblica(30) , che la rende obbligatoria in tutti i casi in cui gli oneri associati ad un provvedimento legislativo non siano configurati entro un limite massimo di spesa, ma siano oggetto di una valutazione che dia luogo ad una specifica previsione di spesa. In tali ipotesi, viene introdotta nel testo del provvedimento legislativo una clausola che preveda, da un lato, l’obbligo di monitorare i reali effetti finanziari che il provvedimento produce e, dall’altro lato, l’attivazione automatica di forme di compensazione finanziaria di eventuali effetti che eccedano le originarie previsioni di spesa. La clausola di salvaguardia deve essere automatica ed effettiva, consentendo quindi l’attivazione di ulteriori forme di copertura finanziaria (minori spese o maggiori entrate) nel caso in cui la copertura originaria (riferita alla stima o valutazione originaria degli oneri) non risulti sufficiente.

La definizione di clausola di salvaguardia è stata poi estesa ad altre disposizioni che prevedono meccanismi suscettibili di produrre, a determinate scadenze, variazioni automatiche di entrate o di spese, non necessariamente subordinate alla verifica di scostamenti rispetto a determinate previsioni di spesa, ma poste a garanzia del conseguimento di più generali obiettivi fiscali.

In particolare, la legge n. 147/2013 (legge di stabilità 2014) e la legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità 2015) recano disposizioni relative a clausole di salvaguardia che prevedono l’attivazione di meccanismi automatici per la realizzazione di un maggior gettito fiscale.

Articolo 1, comma 430, della legge di stabilità 2014 e articolo 1, comma 207 della legge di stabilità 2015

L’art. 1, comma 430, della legge di stabilità 2014, nella formulazione originaria, prevedeva l’introduzione di interventi di variazione di aliquote d’imposta e di riduzione delle agevolazioni e delle detrazioni (c.d. tax espenditure) tali da assicurare un maggior gettito tributario pari a 3 miliardi nel 2015, a 7 miliardi nel 2016 e a 10 miliardi annui a decorrere dal 2017. L’articolo 1, comma 207 della legge di stabilità 2015 ha disposto la riduzione degli obiettivi di maggior gettito originariamente stabiliti che, in base alla normativa attualmente vigente, risultano quindi fissati in 3.272 milioni per l’anno 2016 e in 6.272 milioni annui a decorrere dal 2017, come illustrato nella seguente tabella.

(milioni di euro)

SNF, fabbisogno e indebitamento

2015

2016

2017

Dal 2018

Maggiori entrate

(testo originario art. 1, co. 430, L.147/13)

+3.000

+7.000

+10.000

+10.000

Riduzione di maggiori entrate

(art.1, c. 207, L.190/2014)

-3.000

-3.728

-3.728

-3.728

Obiettivo finale maggiori entrate

(vigente art.1, c. 430, L.147/2013)

0

+3.272

+6.272

+6.272

Articolo 1, comma 718, della legge di stabilità 2015

Il comma 718 stabilisce, per gli anni 2016-2018, un graduale incremento delle aliquote IVA e dell’aliquota di accisa sui carburanti. Gli effetti di maggior gettito scontati ai fini dei saldi di finanza pubblica, sono valutati in misura pari a 12.814 milioni nel 2016 (aumento IVA), 19.221 milioni nel 2017 (aumento IVA) e 21.965 milioni (aumento IVA e accise) a decorrere dal 2018.

Articolo 1, comma 719, della legge di stabilità 2015

Il successivo comma 719 dispone che gli incrementi delle aliquote riferiti alle clausole sopra descritte possono essere sostituiti integralmente o parzialmente da provvedimenti normativi che assicurino gli stessi effetti sui saldi di finanza pubblica attraverso maggiori entrate o minori spese.

Pertanto, gli obiettivi di maggior gettito tributario attesi in base alla normativa vigente - in relazione alle clausole di salvaguardia contenute nella legge di stabilità 2015 sopra illustrate – sono riepilogati nella seguente tabella.

(milioni di euro)

SNF, fabbisogno e indebitamento

2015

2016

2017

Dal 2018

Co. 430 L. stabilità 2014 e Co. 207 L. stabilità 2015

0

+3.272

+6.272

+6.272

Co. 718 L. stabilità 2015

0

+12.814

+19.221

+21.965

Totale

0

+ 16.086

+ 25.493

+ 28.237

Ulteriori clausole relative al 2015

La normativa vigente prevede ulteriori disposizioni che contengono “clausole di salvaguardia” suscettibili di determinare incrementi del gettito fiscale. Tra queste se ne illustrano, a titolo esemplificativo, alcune che potrebbero interessare l’anno 2015. L’attivazione di tali clausole tuttavia, a differenza di quelle prima descritte, è eventuale in quanto subordinata al verificarsi di specifiche condizioni.

La legge di stabilità 2015 ha disposto, tra l’altro, l’introduzione dello split payment e ha esteso l’applicazione del meccanismo contabile IVA reverse charge a nuovi settori produttivi. A tali disposizioni sono stati ascritti effetti positivi pari, rispettivamente, a 988 milioni annui e a 1.638 milioni annui a decorrere dal 2015. Il comma 632 stabilisce che, in caso di mancato rilascio di autorizzazione derogatoria da parte dell’Unione europea, venga attivata la clausola di salvaguardia in base alla quale si dovranno incrementare le aliquote di accisa sui carburanti in misura tale da assicurare il maggior gettito scontato ai fini dei saldi di finanza pubblica, pari a 1.716 milioni annui a decorrere dal 2015(31) .

Il DL 102/2013 ha introdotto una clausola di salvaguardia (articolo 15, comma 4) in relazione ad alcune maggiori entrate previste dal medesimo decreto e scontate nel prospetto riepilogativo(32) . La clausola prevedeva che, in caso di scostamenti rispetto alle previsioni, il Ministro dell'economia avrebbe provveduto ad incrementare la misura degli acconti IRES e IRAP dovuti per i periodi d'imposta 2013 e 2014, nonché ad aumentare - dal 1° gennaio 2015 - le accise. Con il decreto MEF del 30 novembre 2013 si è dato conto di avvenuti scostamenti(33) , disponendo di conseguenza sia un incremento dell'acconto IRES sia un aumento delle aliquote dell'accisa sui carburanti. Successivamente il DL 192/2014 ha soppresso tale ultima disposizione di aumento delle accise ed ha sostituito la clausola di salvaguardia contenuta nel DL 102/2013, prevedendo che – per assicurare le entrate già scontate sui saldi di finanza pubblica(34) –l’utilizzo delle risorse attese dalla disciplina sul rientro dei capitali(35) . Anche in questo caso, tuttavia, è stata introdotta una clausola di salvaguardia, prevedendo che, qualora le adesioni alla volontary disclousure non siano sufficienti a garantire il gettito atteso, dovrà essere adottato dal MEF un decreto che stabilisca l’incremento della misura degli acconti IRES e IRAP dovuti per il periodo d’imposta 2015 nonché l’aumento dal 2016 delle aliquote di accisa in misura tale da assicurare il conseguimento degli obiettivi previsti.

Spese

All’andamento dei saldi nel periodo 2015-2019 contribuisce una dinamica della spesa primaria con variazioni annue positive (+0,9 per cento nell’anno in corso, +1,7 per cento nel 2016, +0,6 nel 2017, +1,4 per cento nel 2018 e +1,3 per cento nel 2019), cui corrisponde tuttavia una riduzione dell’incidenza sul prodotto di 3,1 punti percentuali: il peso sul PIL passa, infatti, dal 46,2 per cento del 2015 al 43,3 per cento nel 2019.

Rispetto alle precedenti previsioni contenute nella NTI, si registrano minori spese finali per circa 2,1 miliardi nel 2015 e 2,3 miliardi nel 2016. Il miglioramento è dovuto alla revisione in diminuzione delle previsioni di spesa per interessi per circa 4,8 miliardi nel 2015 e 4,2 miliardi nel 2016 ed al peggioramento delle previsioni relative alla spesa primaria che cresce di 2,7 miliardi nel 2015 e di 1,9 miliardi nel 2016. Nel 2017 la minore spesa complessiva stimata, pari a 6,6 miliardi, è dovuta alla contemporanea riduzione della spesa per interessi (4,8 miliardi), della spesa corrente al netto degli interessi (0,4 miliardi) e della spesa in conto capitale (1,4 miliardi).

Con riguardo ai diversi aggregati di spesa, per i redditi da lavoro dipendente si prevede una moderata crescita delle retribuzioni per gli anni 2015 (0,5 per cento) e 2016 (+1 per cento) ed una riduzione delle medesime per l’anno 2017 (-0,4 per cento). Secondo il DEF l’incremento è da porre in relazione sia al venir meno di alcune delle misure di contenimento della spesa disposte dalle precedenti manovre di finanza pubblica(36) , sia all’effetto di disposizioni recate dalla Legge di Stabilità 2015(37) , tra cui, in particolare, la creazione del Fondo “La buona scuola”.

Per quanto concerne i rinnovi contrattuali, il DEF evidenzia che la legge di stabilità 2015 ha prolungato sino al 31 dicembre 2015 la possibilità di dar luogo alle procedure contrattuali per la sola parte normativa, senza possibilità di recupero per la parte economica. L’indennità di vacanza contrattuale (IVC) da calcolare con riferimento al triennio contrattuale 2016-2018, come anticipazione degli eventuali benefici che saranno attribuiti all’atto del rinnovo contrattuale, è quella spettante al 31 dicembre 2013. Pertanto, per il periodo 2016-2018, l’IVC di riferimento è quella in vigore dal 1°luglio 2010.

Rispetto a quanto ipotizzato nella Nota tecnica illustrativa la spesa per redditi da lavoro dipendente aumenta di circa 550 milioni in ciascun anno del triennio 2015-2017. Tale incremento potrebbe essere attribuito alla revisione del dato di preconsuntivo 2014. Si prevede che nell’anno 2018 la spesa non aumenti rispetto all’anno precedente mentre nel 2019 è attesa una crescita dello 0,3 per cento da attribuire, in gran parte, alla corresponsione dell’IVC del nuovo triennio contrattuale 2019-2021.

La riduzione dell’incidenza di tale voce di spesa rispetto al prodotto (dal 10,1 per cento del 2015 al 9 per cento del 2019) è da correlare soprattutto all’andamento crescente del PIL, considerato il contenuto incremento complessivo della voce di spesa, che nel periodo 2015-2019, aumenta di circa 1,5 miliardi di euro.

Si prevede una drastica riduzione della spesa per consumi intermedi nel 2015 (-3,7 per cento), seguita da una crescita pari all’1,6 per cento nel 2016, all’1,5 per cento nel 2017, allo 0,7 per cento nel 2018 e al 2 per cento nel 2019. La crescita di tale voce di spesa si mantiene comunque al di sotto della dinamica del PIL nominale e, conseguentemente, la sua incidenza rispetto a tale variabile si riduce dal 7,9 per cento dell’esercizio 2015 al 7,4 per cento del 2018.

Rispetto a quanto ipotizzato nella Nota tecnica illustrativa, la spesa per consumi intermedi aumenta, in media, di circa 5,5 miliardi nel triennio 2015-2017. Anche in questo caso, si rileva che l’incremento pare attribuibile alla revisione del dato di preconsuntivo 2014.

L’andamento della spesa sanitaria indicato nel quadro tendenziale sconta una crescita dello 0,2 per cento nell’anno 2015, dell’1,9 per cento annuo nel triennio 2016-2018 e del 2 per cento nell’anno 2019. Tale previsione comporta una lieve riduzione dell’incidenza dell’aggregato sul PIL, che passa dal 6,8 per cento del 2015 al 6,5 per cento nel 2019.

La spesa per prestazioni sociali in denaro è stimata in aumento per l’intero periodo previsionale: dopo una crescita del 3 per cento nel 2015 rispetto all’esercizio precedente, la dinamica si dimostra più contenuta dando luogo a incrementi dell’1,4 per cento per il 2016, 2,4 per cento per il 2017, 2,6 per cento per il 2018 e 2,1 per cento per il 2019. L’incidenza sul PIL si attesta a fine periodo sul 20 per cento, in riduzione rispetto al dato relativo al 2015 (20,6 per cento). Per il periodo 2016-2019 la complessiva spesa per prestazioni sociali in denaro presenta un tasso di variazione medio, prendendo a partire dall’anno 2015, del 2,1 per cento.

Per quanto concerne, in particolare, la spesa pensionistica, le previsioni tengono conto, oltre che dei fattori legislativi, del numero di pensioni di nuova liquidazione, dei tassi di cessazione stimati, della indicizzazione delle pensioni in essere ai prezzi, delle ricostituzioni degli importi delle pensioni in essere e degli elementi emersi nell’ambito dell’attività di monitoraggio.

Per quanto concerne la spesa per altre prestazioni sociali in denaro le previsioni tengono conto, oltre che dei fattori legislativi, degli elementi emersi nell’ambito dell’attività di monitoraggio.

Il tasso di variazione medio nel periodo 2016-2019 per la spesa pensionistica risulta pari al 2,3 per cento annuo, mentre quello della spesa per altre prestazioni sociali in denaro è pari al 1,5 per cento annuo.

La riduzione delle previsioni di spesa per prestazioni sociali in denaro ipotizzata dal DEF per l’anno 2015, rispetto a quanto previsto dalla Nota tecnico-illustrativa deriva, in parte, dalla revisione del dato riferito all’anno 2014 e, in parte, dall’effetto di una minore indicizzazione ai prezzi delle prestazioni per gli anni considerati, tenuto conto delle nuove previsioni sulle dinamiche dei prezzi, rispetto a quanto previsto in sede di Nota di Aggiornamento al DEF 2014.

Le previsioni tendenziali mostrano un andamento complessivamente decrescente della spesa in conto capitale non solo in termini percentuali, ma anche in valore assoluto: a fine periodo l’aggregato si attesta su un valore pari a 59,5 miliardi, inferiore di circa 0,7 miliardi rispetto al valore previsto per il 2015 e di circa 5 miliardi rispetto a quello registrato nel 2012. L’andamento descritto viene confermato dalla dinamica della spesa in termini di PIL, che dal 3,7 per cento del 2015 scende al 3,2 per cento a fine periodo.


29) La legge di stabilità 2015 ha introdotto tale regime per un periodo transitorio di quattro anni.

30) Legge n. 196/2009.

31) Poiché l’autorizzazione comunitaria è richiesta solo per alcuni settori interessati dalle discipline indicate, il valore della clausola di salvaguardia (1.716 milioni) è inferiore alla somma degli effetti positivi ascritti alle due disposizioni.

32) Maggiori introiti IVA collegati al pagamento dei debiti pregressi delle amministrazioni pubbliche (maggior gettito pari a 925 milioni nel 2013); versamenti connessi alla definizione agevolata dei giudizi di responsabilità amministrativo-contabile dei concessionari dei giochi (maggior gettito pari a 600 milioni nel 2013).

33) Nella misura di 260 milioni per la definizione agevolata dei giudizi di responsabilità dei concessionari dei giochi (introiti conseguiti nella misura di 340 milioni a fronte di una previsione di 600 milioni) e nella misura di 385 milioni per l’IVA correlata al pagamento dei debiti pregressi delle P.A. (introiti conseguiti nella misura di 540 milioni a fronte di una previsione di 925 milioni). Il totale dei (maggiori) introiti non conseguiti ammonta quindi a 645 milioni.

34) Nella misura di 671,1 milioni nel 2015 e di 17,8 milioni nel 2016. Tali somme sono il risultato del susseguirsi delle predette norme. Infatti:

  • le maggiori entrate derivanti dal DL 102/2013 riguardavano l’anno 2013 (1.525 milioni, di cui 925 mln per maggiori entrate IVA e 600 mln per la sanatoria giochi);
  • la clausola di salvaguardia del DL 102/2013 doveva intervenire mediante un incremento degli acconti IRES ed IRAP per gli anni 2013 e 2014, nonché mediante un incremento delle aliquote di accisa per l’anno 2015 al fine di compensare le minori entrate in termini di saldo imposte 2014;
  • con il decreto MEF del 30 novembre 2013 è stata data attuazione alla prima delle due misure (ossia all’incremento degli acconti IRES ed IRAP per gli anni 2013 e 2014), assicurando la neutralità finanziaria anche per l’anno 2014 (meccanismo saldo/acconto);
  • la seconda misura prevista dallo stesso decreto MEF (aumento accise) è stata invece neutralizzata dal DL 192/2014, il quale, in mancanza dell’aumento delle accise, ha stabilito nuove misure (volountary disclousure) con effetti equivalenti a quelli espressamente previsti dallo stesso decreto MEF in relazione al medesimo aumento (ossia, come precisato dalla RT allegata al DL 192/2014, maggiori entrate nette per 671,1 mln nel 2015 e per 17,8 mln nel 2016).

35) Legge n. 186/2014 alla quale non sono stati ascritti effetti positivi di gettito.

36) Il DEF, in particolare, evidenzia che a partire dal 1° gennaio 2015 non producono più effetto, tra le altre, le norme di contenimento delle spese di personale previste dal decreto legge n. 78/2010 riguardanti il blocco dei trattamenti economici individuali (articolo 9, commi 1 e 2) ed il blocco economico delle progressioni di carriera comunque denominate e dei passaggi tra le aree (articolo 9 comma 21, terzo e quarto periodo).

37) Legge n. 190/2014.