Legislatura 17ª - Dossier n. 9

4.1 Le raccomandazioni dell’Unione europea di luglio 2014, Analisi della crescita e Rapporto sugli squilibri macroeconomici

Le Raccomandazioni (CSR – Country Specific Recommendation) rivolte all’Italia dal Consiglio UE l’8 luglio 2014(82) , a chiusura del semestre europeo 2014, sulla base delle valutazioni della Commissione sul PNR e sul Programma di stabilità contenuti nel DEF 2014, si riferiscono ad otto ambiti di intervento:

1. Sostenibilità delle finanze pubbliche – E’ incentrata sul rafforzamento delle misure di bilancio per gli anni 2014 e 2015, nel corso dei quali vanno garantiti progressi sia nel percorso di raggiungimento dell’Obiettivo di Medio Termine (OMT) – costituito dal pareggio di bilancio strutturale, vale a dire al netto degli effetti, al momento sfavorevoli, del ciclo economico – che, soprattutto, nel percorso di riduzione del debito: a tal fine occorre tra l’altro operare sul versante delle privatizzazioni nonché sul piano del contenimento e del miglioramento della efficienza e qualità della spesa. Va attuato un aggiustamento di bilancio favorevole alla crescita, basato sul conseguimento dei risparmi previsti e nel contempo preservando la spesa atta a promuovere la crescita, vale a dire quella in ricerca e sviluppo, innovazione e importanti infrastrutture.

2. Sistema fiscale: Richiede di trasferire ulteriormente il carico fiscale da lavoro e capitale a consumi, beni immobili e ambiente, assicurando la neutralità in termini di gettito; - di rivedere l'ambito di applicazione delle esenzioni e delle aliquote ridotte IVA, nonché il sistema delle agevolazioni fiscali dirette e, inoltre, di procedere alla riforma del catasto, allineando gli estimi e le rendite ai valori di mercato; - di proseguire la lotta all'evasione fiscale, migliorando il rispetto dell'obbligo tributario e contrastando in modo incisivo l'economia sommersa e il lavoro irregolare ed, infine, di sviluppare ulteriormente il rispetto degli obblighi tributari, rafforzando la prevedibilità del fisco e semplificando le procedure, oltre a procedere nella modernizzazione del sistema fiscale. Viene inoltre raccomandata una valutazione di efficacia sulle misure di riduzione del cuneo fiscale, assicurandone il finanziamento per il 2015.

3. Efficienza e qualità della Pubblica Amministrazione - Segnala la necessità, nell'ambito di un potenziamento degli sforzi intesi a far progredire l'efficienza della pubblica amministrazione, di: precisare le competenze a tutti i livelli di governo; garantire una migliore gestione dei fondi dell'UE con un'azione risoluta di miglioramento della capacità di amministrazione, della trasparenza, della valutazione e del controllo di qualità sia a livello nazionale che a livello regionale, specialmente nelle regioni meridionali; potenziare ulteriormente l'efficacia delle misure anticorruzione, anche rafforzando i poteri dell'autorità nazionale anticorruzione; monitorare tempestivamente gli effetti delle riforme adottate per aumentare l'efficienza della giustizia civile, con l'obiettivo di garantirne l'efficacia, e attuare interventi complementari, ove necessari.

4. Sistema finanziario: - Raccomanda di rafforzare la resilienza del settore bancario, garantendone la capacità di gestire e liquidare le attività deteriorate per rinvigorire l’erogazione di prestiti all’economia reale. Rileva inoltre la necessità di promuovere l’accesso alle imprese, soprattutto piccole e medie, ai finanziamenti non bancari, nonché di promuovere pratiche efficienti di governo societario, con particolare attenzione alle banche popolari ed al ruolo delle fondazioni.

5. Mercato del lavoro: - Richiede preliminarmente di valutare entro la fine del 2014 gli effetti delle riforme del mercato del lavoro e del quadro di contrattazione salariale sulla creazione di posti di lavoro, sulle procedure di licenziamento, sul dualismo del mercato del lavoro e sulla competitività di costo, valutando la necessità di nuovi interventi. Poi, di operare per una più globale tutela sociale dei disoccupati, limitando tuttavia l'uso della cassa integrazione guadagni, per facilitare la riallocazione dei lavoratori; di rafforzare il legame tra le politiche del mercato del lavoro attive e passive ed intervenire concretamente per aumentare il tasso di occupazione femminile; di fornire in tutto il paese servizi idonei ai giovani non registrati presso i servizi pubblici per l'impiego, in conformità agli obiettivi della garanzia per i giovani; per far fronte al rischio di povertà e di esclusione sociale, di estendere gradualmente il nuovo regime pilota di assistenza sociale, e, infine, di migliorare l'efficacia dei regimi di sostegno alla famiglia e la qualità dei servizi a favore dei nuclei familiari a basso reddito con figli.

6. Istruzione e formazione – Richiama la necessità di rendere operativo il sistema nazionale per la valutazione delle scuole, anche per ridurre i tassi di abbandono e di rafforzare il collegamento fra scuola e lavoro e dell’istruzione terziaria professionalizzante; di istituire un registro nazionale delle qualifiche, per garantire un più ampio riconoscimento delle competenze e, infine, di assicurare che i finanziamenti pubblici premino in modo più congruo la qualità di istruzione superiore e ricerca.

7. Semplificazione e concorrenza – Raccomanda di: approvare la normativa in itinere volta a semplificare il contesto normativo a vantaggio delle imprese e dei cittadini e colmare le lacune attuative delle leggi in vigore; promuovere l'apertura del mercato e rimuovere gli ostacoli rimanenti e le restrizioni alla concorrenza nei settori dei servizi professionali e dei servizi pubblici locali, delle assicurazioni, della distribuzione dei carburanti, del commercio al dettaglio e dei servizi postali; potenziare l'efficienza degli appalti pubblici, specialmente tramite la semplificazione delle procedure attraverso l'uso degli appalti elettronici, la razionalizzazione delle centrali d'acquisto e la garanzia della corretta applicazione delle regole relative alle fasi precedenti e successive all'aggiudicazione; applicare con rigore la normativa in materia di servizi pubblici locali, che impone di rettificare entro il 31 dicembre 2014 i contratti che non ottemperano alle disposizioni sugli affidamenti in house.

8. Infrastrutture - Richiede in primo luogo di garantire la pronta e piena operatività dell’Autorità di regolazione dei trasporti entro settembre 2014 e, in secondo luogo, il potenziamento della gestione portuale e dei collegamenti tra i porti e l’entroterra.

Le indicazioni dell’Unione Europea nei confronti del nostro Paese si basano sulle considerazioni generali rivolte all’insieme degli Stati membri contenute nell’Analisi annuale della crescita per il 2015(83) , nella quale la Commissione illustra le principali caratteristiche del proprio programma per l’occupazione della crescita, individuando le ulteriori misure a livello di Unione che consentano agli Stati membri di ritornare a livelli di crescita più sostenuti e realizzare progressi verso lo sviluppo sostenibile, richiedendo a tal fine un deciso impegno al cambiamento e ad agire diversamente a livello nazionale. Nell’analisi in questa sede si ritiene opportuno limitarsi a richiamarne solo la strategia generale e le conclusioni, rinviando per il resto a quanto espone il Documento.

Strategia

La strategia della Commissione muove dalla constatazione della presenza di un significativo rischio che persistano una crescita lenta, un’inflazione prossima allo zero e un tasso di disoccupazione elevato. Il protrarsi della crisi sembra evidenziare come il suo impatto della crisi non sia solo ciclico, come mostra la debolezza della domanda aggregata, ma presenti anche un’importante componente strutturale che ha ridotto la crescita potenziale delle economie dell’UE. La Commissione ritiene, conseguentemente, che per far fronte efficacemente a questa sfida occorra incorporare le politiche strutturali, di bilancio e monetarie in un approccio integrato che stimoli la crescita, agendo contemporaneamente sul lato della domanda e dell’offerta di tutte le economie dell’Unione e che, a tal fine occorra intervenire a tutti i livelli di governo, vale a dire quello dell’Unione e quello nazionale, ma anche quelli regionale e locale.

Su questa base la Commissione raccomanda i tre pilastri principali della politica economica dell’Unione per il 2015:il rilancio coordinato degli investimenti, un impegno rinnovato verso le riforme strutturali ed il perseguimento della responsabilità di bilancio.

Conclusioni

La politica economica dell’UE ha un bisogno urgente di segnare un nuovo inizio. Nella sua analisi annuale della crescita per il 2015 la Commissione propone che l’UE miri a un approccio integrato in materia di politica economica che poggia su tre pilastri principali, che dovranno necessariamente essere interconnessi: rilancio degli investimenti, accelerazione delle riforme strutturali e perseguimento di un risanamento di bilancio favorevole alla crescita e responsabile.

Gli Stati membri dovrebbero innanzitutto appoggiare il piano di investimenti da 315 miliardi di euro proposto nel quadro della presente analisi annuale della crescita e dovrebbero impegnarsi ad approvare le modifiche normative necessarie per istituire il nuovo fondo proposto entro fine giugno 2015. Gli Stati membri dovrebbero inoltre impegnarsi a raggiungere almeno l’obiettivo di raddoppiare complessivamente l’uso degli strumenti finanziari innovativi utilizzati per attuare progetti nel quadro dei fondi strutturali e di investimento europei nei prossimi tre anni.

L’approccio integrato proposto dovrebbe essere attuato a livello nazionale in funzione della situazione di ogni Stato membro, affrontando le rigidità del mercato del lavoro per contrastare gli elevati livelli di disoccupazione, proseguendo le riforme delle pensioni, modernizzando i sistemi di protezione sociale, rendendo più flessibili i mercati dei prodotti e dei servizi, migliorando le condizioni quadro per gli investimenti delle imprese, aumentando la qualità degli investimenti nella ricerca, nell’innovazione, nell’istruzione e nella formazione e rendendo più efficiente la pubblica amministrazione. Le parti sociali sono invitate a contribuire attivamente alla realizzazione dei programmi di riforma nazionali.

Per aumentare la titolarità e la rendicontabilità a livello nazionale è necessario un maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali, delle parti sociali e delle parti interessate nel semestre europeo. La razionalizzazione del semestre europeo 2015 costituirà un primo passo in questa direzione.

L’approccio integrato proposto richiede la leadership politica degli Stati membri, del Parlamento europeo e del Consiglio europeo. La Commissione collaborerà con tutti i soggetti interessati per fare sì che l’Europa possa ritrovare la strada verso una ripresa economica sostenibile.

Sulla base di tale Analisi, nonché degli elementi contenuti nella Relazione 2015 della Commissione sul meccanismo di allerta per la prevenzione degli squilibri macroeconomici(84) , redatta contestualmente all’Analisi medesima, le analisi specifiche sono rilasciate nelle Relazioni della Commissione europea relative a ciascun paese, prodotte nel marzo 2015, ciascuna comprensiva dell’esame approfondito sulla prevenzione e correzione degli squilibri macroeconomici. Si tratta di un documento che fa parte del c.d. “pacchetto sulla sorveglianza”, che muove dall’Analisi annuale della crescita, prosegue con il Meccanismo di allerta e si conclude, di norma nel mese di luglio, con l’adozione delle Raccomandazioni specifiche per ciascun Stato membro.

Al momento la procedura sugli squilibri macroeconomici concerne 16 Paesi(85) .

Per quanto concerne il nostro Paese, l’esame approfondito è riportato nella “Relazione per paese relativa all’Italia 2015”, del 18 marzo 2015(86) i cui contenuti possono distinguersi, in estrema sintesi, tra quelli più strettamente macroeconomici e quelli anche strutturali.

Quanto ai profili economici, la Relazione muove dalla considerazione che, dopo una prolungata contrazione, la crescita dovrebbe tornare su valori positivi nel 2015, pur rimanendo ben al di sotto della media UE, e il rapporto debito pubblico/PIL dovrebbe aumentare ulteriormente. Di cruciale importanza per la ripresa, trainata dalle esportazioni, sono la domanda esterna e l’andamento dell’inflazione. Il persistere di bassi livelli di crescita della produttività continua tuttavia a perpetuare gli squilibri macroeconomici dell'Italia, ossia il livello molto elevato del debito pubblico e la debolezza della competitività esterna. A sua volta, peraltro, il livello molto elevato del debito pubblico continua a pesare considerevolmente sull'economia italiana e a rappresentare una delle maggiori fonti di vulnerabilità, specialmente in un contesto di prolungata debolezza della crescita. Quanto alla competitività, non si sono ancora registrati miglioramenti: la debole crescita della produttività continua a spingere al rialzo il costo del lavoro per unità di prodotto, mentre i fattori non di costo restano sfavorevoli; gli investimenti, inoltre, sono stati duramente colpiti dalla crisi, il che ha aggravato il deterioramento a lungo termine della loro qualità.

Per gli aspetti macroeconomico e strutturali, le Relazione rileva poi come le carenze della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario compromettano la qualità del contesto imprenditoriale e riducano la capacità di attuare efficacemente le riforme. La mancanza di concorrenza sui mercati del prodotto, le carenze infrastrutturali e i bassi livelli di spesa per ricerca e sviluppo, in particolare da parte delle imprese, ostacolano la crescita della produttività. Continua a permanere bassa la partecipazione al mercato del lavoro e le politiche attive del mercato medesimo sono deboli. Il sistema dell'istruzione italiano continua a soffrire di problemi mai risolti, il sistema fiscale ostacola l'efficienza economica e si accentuano le disparità sociali e regionali e, da ultimo, la revisione della spesa (spending review) non fa ancora parte del normale processo di bilancio, e anche il programma di privatizzazioni ha subito ritardi nel 2014.

In presenza di questa analisi, la Relazione rileva nel contempo alcuni fattori positivi, rilevando come nel complesso l'Italia abbia compiuto qualche progresso nel dar seguito alle raccomandazioni del 2014, in quanto:

  • è stato ridotto in misura significativa l'onere fiscale sul lavoro;
  • la riforma in corso del mercato del lavoro potrebbe consentire di risolvere antiche rigidità e di migliorare l'allocazione delle risorse;
  • qualche progresso è stato compiuto nel miglioramento del sistema dell'istruzione, nonché della governance e della resilienza del settore bancario;
  • sono stati presi primi provvedimenti per semplificare le istituzioni e l'amministrazione e, nel febbraio 2015, il Governo ha adottato un disegno di legge in materia di concorrenza.

Ne derivano alcune importanti sfide politiche:

  • il risanamento di bilancio favorevole alla crescita;
  • l'attuazione delle riforme strutturali per accrescere la produttività;
  • il superamento delle strozzature infrastrutturali;
  • una maggiore efficienza del sistema fiscale e della pubblica amministrazione, ivi compreso il sistema giudiziario.

Va rammentato come questa procedura per la sorveglianza sugli squilibri macroeconomici negli Stati membri prevede che, in una fase successiva, qualora la Commissione concluda che in uno Stato membro esistono squilibri eccessivi, lo Stato interessato deve predisporre un piano di azioni correttivo. Sono altresì previste ammende, pari allo 0,1% del PIL, che tuttavia vengono imposte solo in ultima istanza e sanzionano la ripetuta mancanza di azioni correttive.

Per completare il quadro delle procedure dell’Unione Europea sulle posizioni di bilancio degli Stati membri, va rammentata la procedura per i disavanzi eccessivi ai sensi dell’articolo 126 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, in base alla quale la Commissione esamina la conformità alla disciplina di bilancio con riguardo ai due parametri del disavanzo pubblico – con riguardo al valore soglia del 3% - e del rapporto debito/ Pil, con riguardo al valore di riferimento del 60%. Tale procedura non rileva ai fini dell’analisi del DEF, e pertanto si ritiene utile in questa sede limitarsi a segnalare che in riferimento alla stessa è intervenuta per l’Italia la Relazione prevista dal suddetto articolo 126, comma 3. Si tratta della Relazione della Commissione COM(2015)113 final del 27 febbraio 2015(87) , nella quale la Commissione, sulla base dei dati esposti nel Documento Programmatico di Bilancio 2015 dell’Italia, ha valutato che questo:

  • espone un dato previsionale di disavanzo per tale anno che si pone all’interno del valore di riferimento del 3% del Pil;
  • quanto al rapporto debito/Pil, pur in presenza di valori che sotto il profilo nominale degli stessi sembrano non soddisfare il parametro di riferimento della riduzione del debito, considerando alcuni fattori significativi che possono incidere positivamente sul parametro medesimo, il criterio del debito risulta attualmente soddisfatto.

Il piano Juncker

Il Piano, presentato dalla Commissione europea lo scorso 16 novembre con la comunicazione COM(2014)903, è diretto a favorire la mobilitazione nell'UE di "almeno 315 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi" nel triennio 2015-2017; esso reca inoltre una serie di ulteriori misure volte ad assicurarne l'effettiva destinazione all'economia reale e a migliorare il contesto regolamentare nell'UE in senso favorevole ad ulteriori investimenti.

La Commissione motiva la presentazione del piano rilevando l'urgente bisogno di rilanciare gli investimenti nell'UE il cui livello, a causa della crisi economica e finanziaria, ha registrato un calo pari al 15% circa rispetto al picco del 2007.

Il calo è stato particolarmente pronunciato in Italia (-25%), Portogallo (-36%), Spagna (-38%), Irlanda (-39%) e Grecia (-64%).

Il Piano si articola in tre pilastri:

  1. la già richiamata mobilitazione di almeno 315 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi nei prossimi tre anni;
  2. iniziative per garantire che questi investimenti aggiuntivi soddisfino i bisogni dell'economia reale;
  3. misure volte a rafforzare la prevedibilità normativa e a rimuovere gli ostacoli alla realizzazione degli investimenti, per rendere l'Europa più attraente e moltiplicare, di conseguenza, gli effetti del piano.

Primo pilastro: il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS)

Il FEIS, la cui disciplina puntuale è contenuta nell'apposita proposta di regolamento (COM(2015)10) presentata dalla Commissione europea il 13 gennaio 2015, si configura come fondo fiduciario dedicato in seno alla Banca europea per gli investimenti (BEI). Più specificamente, il FEIS verrebbe istiuito quale meccanismo di garanzia distinto, chiaramente identificabile e trasparente gestito dalla BEI in regime di separazione contabile.

Per quanto riguarda la dotazione finanziaria, l'Unione europea stanzierebbe, a garanzia del fondo, 21 miliardi di cui:

  • 16 miliardi nell'ambito delle risorse già previste bilancio europeo, nell'ambito del Meccanismo per collegare l'Europa (cd. Connecting Europe, nella misura di 3,3 miliardi), del programma Orizzonte 2020 (2,7 miliardi) e della riserva di bilancio (2 miliardi), derivante dall'utilizzo del margine di flessibilità del bilancio dell'Unione, vale dire del margine disponibile tra il massimale delle risorse proprie e quello delle spese. Il margine disponibile nel periodo 2014-2020 è pari in media, in stanziamenti di pagamento, allo 0,28% del Reddito nazionale lordo (RNL) europeo, con un minimo dello 0,25% nel 2014 e nel 2015 ed un massimo dello 0,32% nel 2020 (tra i 40 e 45 miliardi di euro annui in valori assoluti);
  • 5 miliardi di euro della BEI.

La BEI impiega la garanzia dell'UE a copertura dei rischi sugli strumenti in base al portafoglio.

Sono ammissibili alla copertura i singoli strumenti seguenti ovvero i portafogli composti dagli strumenti seguenti:

  • prestiti della BEI, garanzie, controgaranzie, strumenti del mercato dei capitali, qualsiasi altra forma di finanziamento o di strumento di supporto di credito, partecipazioni azionarie o quasi-azionarie. Detti strumenti sono concessi, acquisiti o emessi a beneficio delle operazioni effettuate nell'Unione nell'ambito del FEIS, comprese operazioni transnazionali tra uno Stato membro e un Paese terzo, laddove il finanziamento della BEI sia stato concesso in base a un accordo sottoscritto che non è scaduto né è stato annullato;
  • finanziamenti della BEI al FEI grazie ai quali questo può sottoscrivere prestiti, garanzie, controgaranzie, qualsiasi altra forma di strumento di supporto di credito, strumenti del mercato dei capitali e partecipazioni azionarie o quasi-azionarie.

Inoltre, la garanzia è concessa anche per il sostegno di piattaforme d'investimento dedicate e di banche di promozione nazionali (per l'Italia, la Cassa depositi e prestiti), per il tramite della BEI, che investono in operazioni conformi ai requisiti previsti dal regolamento (vedi infra, "Obiettivi e ambito di intervento").

Secondo pilastro: Fare in modo che gli investimenti arrivino all’economia reale

Il secondo pilastro del piano consiste, secondo la Commissione, in iniziative volte a garantire che i finanziamenti aggiuntivi generati dal FEIS (nonché dai fondi strutturali) siano destinati "a progetti redditizi con un reale valore aggiunto per l'economia sociale di mercato europea".

A questo scopo, si prevede l'individuazione di una riserva di progetti di rilevanza europea per 300 miliardi di euro che potrebbero usufruire delle fonti di finanziamento aggiuntive di cui al primo filone del piano.

Un lista preliminare di progetti è stata predisposta dalla "task force per gli investimenti" composta da BEI e Commissione, insieme agli Stati membri, che ha già prodotto un primo rapporto, il quale individua ben 2000 progetti in tutta l'UE per un valore complessivo potenziale attorno ai 1300 miliardi di euro.
In particolare, la task force ha predisposto una lista, a carattere meramente illustrativo delle tipologie di progetti potenzialmente finanziabili, di 44 progetti tra quelli già presentati dagli Stati membri in base a programmi precedenti. Anche in questo caso, l'inclusione nella lista non implica necessariamente che il progetto verrò finanziato nell'ambito del FEIS. Dei 44 progetti, 4 sono italiani e riguardano:

  • interventi di ristrutturazione degli edifici scolastici, per un valore di 8,7 miliardi di euro,
  • la creazione di una rete europea di ricerca biomolecolare, da realizzare con altri quattro Paesi dell'Unione, con un investimento di 170 milioni;
  • l'introduzione di incentivi alla produzione industriale di alta tecnologia, a valere su 400 milioni di euro;
  • investimenti per l'integrazione della rete elettrica italiana al mercato unico, con costi stimati in 480 milioni di euro;

I progetti identificati nel rapporto sono solo un punto d'inizio. La decisione finale sull'assegnazione dei finanziamenti spetterà alla BEI e alla Commissione europea.

Terzo pilastro: Migliorare il contesto degli investimenti

Il Piano ribadisce la necessità l'importanza della riduzione degli oneri amministrativi e della semplificazione normativa al fine di promuovere il rilancio degli investimenti.

Il Piano preannuncia l'avvio all'inizio del 2015 di una consultazione volta ad identificare gli interventi necessari, per rimuovere gli ostacoli al finanziamento degli investimenti nell'ambito dell'UE e progredire, a medio e lungo termine, verso un'Unione dei mercati dei capitali.

L'obiettivo è quello di contribuire a ridurre l'attuale forte dipendenza degli investimenti dall'intermediazione bancaria, soprattutto per le PMI, e le restrizioni per i finanziamenti a lungo termine per le infrastrutture determinate dal fatto che la circolazione dei capitali nell'UE non è stata totalmente liberalizzata.

A breve termine il Piano prospetta una prima serie di interventi sono:

  • adottare entro la fine del 2014 la proposta di regolamento relativo ai fondi di investimento europei a lungo termine (ELTIF), affinché siano operativi per la metà del 2015;
  • definire criteri per semplificare e rendere più trasparenti e uniformi le operazioni di cartolarizzazione;
  • riflettere, insieme al settore privato, sul modo migliore di diffondere maggiormente nell'UE i regimi di collocamento privato (private placement) applicati con successo in alcuni mercati europei;
  • rivedere misure già vigenti, come la direttiva relativa al prospetto, per alleggerire gli oneri amministrativi che gravano sulle PMI, affinché possano rispettare più agevolmente gli obblighi per la quotazione in borsa.

Il Piano prospetta infine interventi nel breve e medio periodo in alcuni settori chiave per il rilancio degli investimenti: energia, trasporti, mercato unico digitale, mercati dei servizi, ricerca e innovazione


82) http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/csr2014/csr2014_council_italy_it.pdf

83) http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/2015/ags2015_it.pdf

84) http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/2015/amr2015_it.pdf
Il documento riporta anche i commenti specifici su squilibri e rischi per ciascun paese (a pag.31 per l’Italia).

85) I Paesi in questione sono, oltre al nostro, Belgio, Bulgaria, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Ungheria, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Finlandia, Svezia, Romania, Regno Unito, e sono indicati in un apposito Comunicato stampa della Commissione, che ne sintetizza anche le conclusioni per ciascuno di essi
https://webmail.camera.it/service/home/~/Comunicato%20stampa.pdf?auth=co&loc=it&id=28022&part=2

86) https://webmail.camera.it/service/home/~/SWD_2015_31_IT_DOCUMENTDETRAVAIL_f2.docx?auth=co&loc=it&id=27701&part=2

87) http://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2015/IT/1-2015-113-IT-F1-1.PDF