Legislatura 17ª - Dossier n. 9
Azioni disponibili
2.1 La congiuntura internazionale
Il DEF 2015, nella prima sezione relativa al Programma di Stabilità, evidenza come nel 2014 il ritmo di crescita dell'economia mondiale si sia mantenuto stabile rispetto al 2013, attestandosi ad un tasso del 3,4 per cento; anche la crescita del commercio mondiale è risultata moderata nel 2014, attestandosi al 3,2 per cento, restando inferiore a quella del PIL, come evidenziato nella tabella che segue:
Tabella 2.1
Andamento del PIL e del commercio mondiale
(variazioni percentuali)
2013 | 2014 | 2015 | 2016 | 2017 | 2018 | 2019 | |
PIL mondiale | 3,4 | 3,4 | 3,5 | 3,8 | |||
Prezzo del petrolio | 108,6 | 99,0 | 56,7 | 57,4 | 57,4 | 57,4 | 57,4 |
Commercio mondiale | 3,4 | 3,2 | 4,0 | 5,3 | 5,3 | 5,4 | 5,4 |
Cambio dollaro/euro | 1,328 | 1,329 | 1,081 | 1,068 | 1,068 | 1,068 | 1,068 |
Fonte:PIL mondiale: FMI, WEO (14 aprile 2015); prezzo del petrolio, commercio mondiale e cambio dollaro/euro: DEF 2015 (aprile 2015). Per il 2013, dati FMI.
Nonostante il sostegno fornito dal calo dei corsi petroliferi, la ripresa dell’economia mondiale nel 2014 è stata moderata.
La crescita globale è stata sostenuta principalmente dall’attività economica degli Stati Uniti, in forte accelerazione nell’ultima parte dell’anno: nel complesso, l’economia statunitense è cresciuta, su base annua, del 2,4 per cento con un’ulteriore contrazione del tasso di disoccupazione (sceso al 5,6 per cento). In Giappone il PIL nel 2014 è rimasto stabile, sebbene in ripresa nell’ultimo trimestre dell’anno; in Russia le condizioni economiche si sono ulteriormente deteriorate nel corso dell’anno.
Anche l’andamento della crescita nei mercati emergenti continua a risultare ancora rallentato rispetto ai ritmi del passato. I paesi emergenti dell’area asiatica, in particolare, continuano ad avere tassi di crescita superiori a quelli dei paesi avanzati (la Cina e l’India sono crescite entrambe del 7,4 per cento nel 2014), ma significativamente inferiori a quelli di qualche anno fa.
Le prospettive di crescita dell’economia globale si inseriscono in uno scenario di ripresa internazionale, sebbene caratterizzata da andamenti disomogenei nei paesi avanzati e in quelli emergenti, in cui il contributo maggiore proviene dalla forte contrazione del prezzo del petrolio che, riducendo l’inflazione, aumenta il potere di acquisto dei consumatori.
Le osservazioni di fondo contenute nel documento governativo ricalcano, in sostanza, le considerazioni contenute nel WEO di aprile 2015 dell’FMI. La crescita modesta del 2014, pari al 3,4 per cento, riflette una accelerazione della crescita nelle economie avanzate, rispetto alle previsioni annuali, ed un rallentamento dei mercati e delle economie emergenti. Peraltro, in proiezione, la crescita del prodotto di tali economie si prospetta ancora rallentata, riflettendo soprattutto le difficoltà dei paesi esportatori di petrolio.
Analoghe considerazioni sul quadro macroeconomico internazionale sono state avanzate dalla Banca Centrale europea, nel Bollettino economico di marzo 2015, che mette in evidenza il rafforzamento graduale dell’economia mondiale, ma a ritmi diversi nelle varie economie. Da un lato, il calo significativo dei corsi petroliferi funge da stimo all’attività globale, con il sostegno delle prospettive di espansione vigorosa soprattutto negli Stati Uniti. Dall’altro, il deterioramento della situazione in alcuni mercati emergenti pesa sulle prospettive per la crescita internazionale. Più specificamente, le prospettive a breve termine sono positive soltanto per alcune economie emergenti, e specialmente per quelle importatrici di petrolio. Nel resto del mondo, invece, le prospettive si sono indebolite. In particolare, il calo dei corsi petroliferi sta pesando sull’ economia dei paesi esportatori. In Russia, si prefigura l’ipotesi, per le recenti turbolenze nei mercati finanziari, di una recessione nel 2015.
Secondo le previsioni riportate nel DEF 2015, si prospetta una crescita dell’economia internazionale nel 2015 del 3,6 per cento ed un’espansione del commercio mondiale del 4,0 per cento. Nel 2016, il PIL dell’economia mondiale è atteso crescere al 4,1 per cento, con un aumento del commercio del 5,3 per cento.
In particolare, per gli Stati Uniti la FED stima per il 2015 una crescita del 2,3-2,7 per cento e per il Giappone la Banca centrale prevede un incremento del PIL del 2,1 per cento. Per l’Area dell’euro, la BCE prospetta un aumento del PIL dell’1,5 per cento.
In relazione alle prospettive generali di crescita, i principali fattori di rischio sul quadro internazionale restano legati ai diversi tassi di crescita negli Stati Uniti e nell’area dell’euro - che il DEF segnala essersi già tradotti in significativi aggiustamenti del tasso di cambio e rischiano di provocare una “guerra delle valute” - e alla possibile reazione dei mercati finanziari, ora ai massimi, ad un aumento futuro dei tassi di interesse, che potrebbe destabilizzare e spingere nuovamente l’economia mondiale verso una fase recessiva. Sussistono inoltre i fattori di rischio legati alla caduta del prezzo del petrolio per la stabilità finanziaria dei paesi esportatori.
Il graduale rafforzamento della ripresa mondiale indicato nel DEF rispecchia le proiezioni macroeconomiche riportate dagli esperti della BCE a marzo 2015(5) , che prevedono, appunto, un incremento della crescita in termini reali del PIL mondiale (esclusa l’area dell’euro) dal 3,6 per cento del 2014 al 3,8 per cento nel 2015 e a poco più del 4 per cento nel 2016-2017 in considerazione del fatto che lo stimolo per la domanda mondiale fornito dal calo dei corsi petroliferi sarà in generale più che compensato dalle prospettive meno favorevoli in alcuni mercati emergenti.
Secondo quanto messo in rilievo dagli esperti della BCE, le prospettive per l’economia mondiale riflettono una serie di fattori favorevoli, tra cui a) il significativo calo delle quotazioni petrolifere – che si ritiene indotto soprattutto dalle condizioni dell’offerta e che avrebbe un effetto nel complesso positivo sull’attività mondiale – e b) il perdurare della ripresa e le prospettive favorevoli negli Stati Uniti. Esistono però anche fattori avversi quali 1) le ripercussioni negative sulla Russia degli shock derivanti dalle sanzioni economiche e dal calo delle quotazioni petrolifere, 2) le brusche oscillazioni dei cambi, dovute in parte alle differenze sempre più accentuate tra politiche monetarie, e 3) la deludente dinamica del prodotto nelle economie emergenti, responsabile delle revisioni al ribasso della loro crescita potenziale.
Il commercio mondiale, che sembra aver perso lievemente slancio verso la fine del 2014, dovrebbe riprendersi gradualmente, in un contesto in cui la fase di debolezza ciclica dovrebbe venir meno e gli investimenti globali dovrebbero registrare una ripresa.
Nel WEO dell’FMI si confermano le medesime osservazioni circa la spinta offerta dai bassi prezzi del petrolio per una accelerazione della crescita mondiale, compensata tuttavia da fattori negativi, quali la debolezza degli investimenti, che comporteranno un ridimensionamento delle aspettative di crescita a medio termine anche nelle economie avanziate, l’andamento dell’inflazione che in molte economie avanzate è sceso al di sotto dei target e in molti casi declina ancora – in particolare nei paesi con alto debito e bassa crescita e in cui la politica monetaria non riesce a dare sollievo -, la caduta del prezzo del petrolio, che costituisce una spinta alla crescita globale e di molti paesi importatori ma peserà sull’attività di quelli esportatori, contribuendo al ribasso delle prospettive di crescita dei mercati emergenti. Le tensioni geopolitiche continuano inoltre a costituire una minaccia. Nel complesso, le previsioni di crescita del PIL mondiale formulate dal Fondo monetario, pari al 3,5 per cento nel 205 e al 3,8 per cento nel 2016, risultano più contenute di quanto indicato nel DEF.
Per quel che concerne l’Area dell’euro, l’andamento modesto del tasso di crescita dell’economia nel 2014, intorno allo 0,9 per cento, trova le sue cause – osserva il DEF – innanzitutto nella debolezza della domanda interna, che colpisce soprattutto gli investimenti, e nella persistente difficoltà di aumentare l’offerta di credito alle imprese nonostante la politica monetaria espansiva adottata dalla Banca Centrale europea. A ciò si aggiunge il costante declino del tasso di inflazione.
Al fine di combattere il rischio deflazione e rendere più agevole la concessione del credito all’economia reale, la BCE ha proceduto ad ampliare la dimensione del bilancio dell’Eurosistema, per riportarlo in prossimità dei livelli registrati nel marzo 2012, avviando un quantitative easing (QE) di ampie dimensioni
Per combattere le tendenze deflazionistiche (si ricorda che nel corso del 2014 nell’area dell’euro l’inflazione, anche al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari, si è portata significativamente al di sotto della definizione di stabilità dei prezzi, che consiste in un tasso di crescita al di sotto ma vicino, al 2%) e rendere più agevole la concessione di credito all’economia reale, la BCE ha proceduto, a più riprese, alla riduzione dei tassi ufficiali (che in settembre 2014 sono scesi intorno allo zero) e all’avvio di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (Targeted Longer-Term Refinancing Operations, TLTRO) e in settembre quello di un programma di acquisto di ABS emessi in seguito alla cartolarizzazione di crediti bancari a imprese e famiglie (Asset-Backed Securities Purchase Programme, ABSPP) e di obbligazioni bancarie garantite (Covered Bond Purchase Programme, CBPP3), con l’obiettivo di favorire il credito all’economia reale e di stimolare la crescita attraverso un aumento della dimensione del bilancio dell’Eurosistema.
Nel gennaio 2015, ritenuto insufficiente lo stimolo monetario conseguito mediante le misure di politica monetaria adottate fra giugno e settembre 2014, la BCE ha deciso di ampliare la dimensione del programma di acquisto di titoli per finalità di politica monetaria, includendovi anche quelli pubblici (Asset Purchase Programme, APP), per un ammontare complessivo di 60 miliardi mensili fino a settembre 2016 (Quantitative Easing, QE).
Il 9 marzo la BCE ha avviato il programma di Quantitative Easing (QE), già annunciato a inizio d’anno. L’intervento mira ad arrestare la fase di deflazione che interessa l’Eurozona e a favorire il ripristino di normali condizioni di funzionamento del mercato creditizio in molti paesi dell’area euro.
L’acquisto di titoli pubblici previsto dal QE avrebbe effetti espansivi sul sistema economico in quanto, oltre ad influire sulla curva dei tassi e sul cambio dell’euro, determinerebbe un riaggiustamento indotto nei portafogli degli operatori finanziari, verso altre attività finanziarie più redditizie, non direttamente interessate dagli interventi della Banca centrale, trasmettendo così l’impulso monetario a un ampio ventaglio di strumenti di finanziamento del settore privato. Inoltre, l’incremento del valore della ricchezza delle famiglie indotto dall’aumento dei prezzi delle attività finanziarie, e in prospettiva di quelle reali, potrà riflettersi in una maggiore crescita dei consumi.
La Commissione europea, nel Winter Forecast di febbraio 2015(6) , osserva come nell’Area dell’euro la ripresa abbia avuto un andamento lento nel 2014, dimostrandosi modesta a livello complessivo e non omogenea.
Tabella 2.2
Andamento congiunturale del PIL 2014 in termini reali nell’Area dell’euro
(valori percentuali)
2014 | I trim. | II trim. | III trim. | IV trim. |
Italia | 0,0 | -0,2 | -0,1 | 0,0 |
Francia | 0,0 | -0,1 | 0,3 | 0,1 |
Germania | 0,8 | -0,1 | 0,1 | 0,3 |
Spagna | 0,3 | 0,5 | 0,5 | 0,6 |
AREA EURO | 0,3 | 0,1 | 0,2 | 0,2 |
Regno Unito | 0,6 | 0,8 | 0,7 | 0,6 |
Con riferimento ai risultati congiunturali, nel Bollettino di marzo 2015 la Banca Centrale Europea osserva che nel secondo semestre del 2014 la domanda interna ha mostrato comunque un graduale consolidamento e il PIL dell’area dell’euro, dopo sette trimestri consecutivi di crescita, è tornato nel quarto trimestre del 2014 sui livelli registrati nel primo trimestre del 2011, circa due punti percentuali al di sotto dei livelli precedenti la crisi del 2008. L'attività nell’area dell’euro sarebbe stata sorretta dal calo significativo dei corsi petroliferi a partire da luglio 2014. Il calo dei prezzi del petrolio, infatti, rafforza il reddito reale disponibile sostenendo i consumi privati; l'attuale deprezzamento del tasso di cambio dell’euro favorisce le esportazioni. Tuttavia, l’intensità della ripresa si conferma disomogenea tra gli Stati membri.
La BCE sottolinea come fattore di ulteriore consolidamento della domanda interna l’orientamento accomodante della politica monetaria (con particolare riferimento all’espansione del programma di acquisto degli asset), che dovrebbe portare a miglioramenti delle condizioni finanziarie e delle condizioni di offerta del credito, favorendo l’emergere di andamenti economici più favorevoli nell’area dell’euro, sorreggendo la crescita del PIL in termini reali sia a breve termine sia su un orizzonte temporale più lungo. Si prevede inoltre che l'economia reale possa trarre gradualmente beneficio dai progressi compiuti in materia di riforme strutturali e risanamento dei conti pubblici.
Questi sviluppi positivi si riflettono nelle proiezioni macroeconomiche per l’Area dell’euro formulate dagli esperti della BCE(7) che prevedono un incremento della crescita del PIL in termini reali dell’1,5 per cento nel 2015, dell’1,9 nel 2016 e del 2,1 nel 2017.
Secondo la BCE, vari fattori continuano tuttavia ad ostacolare una ripresa più robusta dell’attività. Tra questi figurano principalmente il processo di aggiustamento dei bilanci in corso in diversi settori e il ritmo piuttosto lento di attuazione delle riforme strutturali. Inoltre, l'incertezza perdurante, ancorché in diminuzione, connessa alla crisi del debito sovrano a livello europeo e fattori geopolitici frenano la crescita nell’area dell’euro.
Secondo il WEO dell’FMI di aprile 2015 - che ha rivisto al rialzo le prospettive di crescita della zona dell’Euro di 0,3 punti percentuali per il 2015 e di 0,2 punti per il 2016, rispetto alle previsioni di gennaio, portandole all’1,2% nel 2015 - la crescita negli ultimi mesi del 2014 è stata più lenta del previsto principalmente, a causa della debolezza degli investimenti e del continuo declino delle prospettive dell’inflazione. Il recupero dell’economia dell’Area euro, secondo l’FMI, dovrà essere sostenuto principalmente dal ribasso dei prezzi del petrolio, dalle misure di politica monetaria e dal deprezzamento dell’euro.
5) https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ecbstaffprojections201503.it.pdf (cfr. Riquadro 2)
6) http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/2015/pdf/ee1_en.pdf
7) https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ecbstaffprojections201503.it.pdf