Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01059

Atto n. 4-01059

Pubblicato il 29 ottobre 2013, nella seduta n. 133
Trasformato

ROMANO , AIELLO , BAROZZINO , COMPAGNONE , CUOMO , D'AMBROSIO LETTIERI , DE BIASI , DE CRISTOFARO , DI BIAGIO , DI MAGGIO , D'ONGHIA , FLORIS , MARAN , PETRAGLIA , ROMANI Maurizio , ROSSI Maurizio , SAGGESE , SOLLO , SPILABOTTE , URAS , VOLPI - Al Ministro della salute. -

Premesso che:

nelle facoltà di Medicina delle università italiane, per l'attività assistenziale svolta a favore del Servizio sanitario nazionale e al fine di sopperire alle carenze di personale, prestano la loro opera medici che svolgono attività individuale di lavoro libero professionale;

tale impiego si configura nella sostanza come una fattispecie lavorativa dipendente a tempo determinato (ai sensi del combinato disposto dall'art. 7 del decreto legislativo n. 165 del 2001 e degli articoli 2222 e seguenti del codice civile);

tali impieghi, mediamente della durata di 6 mesi, non prevedono l'istituto della proroga;

nella realtà, questi incarichi vengono prorogati nella maggioranza dei casi senza soluzione di continuità;

i sistematici rinnovi contrattuali periodici per il personale sanitario, da parte degli atenei, fanno sì che detti lavoratori prestino con continuità la loro attività negli ospedali universitari ormai da molti anni;

tenuto conto dell'età di tali medici che, di rinnovo in rinnovo, supera spesso i 40 anni, tale situazione lavorativa si può raffigurare come "precaria";

in considerazione dei titoli e delle competenze di elevata professionalità acquisite negli anni di lavoro, gli emolumenti di questi lavoratori, concordati di volta in volta, appaiono molto bassi, paragonando altresì la loro attività con quella dei medici strutturati che godono di un contratto nazionale a tempo indeterminato ben definito con il giusto stipendio, ferie, permessi di maternità, straordinari e quant'altro,

si chiede di sapere come intenda il Ministro in indirizzo riconoscere le giuste figure professionali dei medici che da così tanti anni subiscono una soluzione contrattuale iniqua e vessatoria, considerato che il lavoro svolto è identico, per responsabilità e per orari, ai loro colleghi "strutturati".