Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00443

Atto n. 1-00443

Pubblicato il 28 giugno 2011, nella seduta n. 574
Esame concluso nella seduta n. 575 dell'Assemblea (29/06/2011)

PARDI , PEDICA , BELISARIO , GIAMBRONE , BUGNANO , CAFORIO , CARLINO , DE TONI , DI NARDO , LANNUTTI , LI GOTTI , MASCITELLI

Il Senato,

premesso che:

sin dai primi giorni del 2011, la quasi totalità dei Paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo è stata investita da una crisi politica, sociale ed economica che ha portato anche ad azioni violente;

seppur con sostanziali differenze da Paese a Paese, significativi moti popolari, sorti dapprima in Algeria, si sono estesi in Tunisia, Marocco, Egitto, Libia, Bahrein, Yemen e Siria;

a seguito delle sollevazioni popolari sopra descritte, in Egitto ed in Tunisia, dopo l'allontanamento dei rispettivi capi di Stato, si sono instaurati nuovi e provvisori Governi di emergenza nazionale retti da membri delle Forze armate e da oppositori ai precedenti regimi, in attesa della indizione di libere elezioni;

in Libia purtroppo, a seguito di altrettanto importanti sollevazioni contro il regime del colonnello Gheddafi e a causa della violenta risposta delle forze rimaste fedeli al Rais, è in corso, oramai da mesi, una vera e propria guerra civile;

preso atto della situazione venutasi a creare, l'Organizzazione delle Nazioni unite (ONU), con due risoluzioni del Consiglio di sicurezza, ha autorizzato l'applicazione di una No fly zone sulla Libia e acconsentito alla messa in campo di tutti i mezzi necessari per proteggere i civili dalle forze del leader libico Muammar Gheddafi;

a seguito di ciò, come è noto, è scattata l'operazione Odissey Dawn (Odissea all'alba), alla quale il nostro Paese ha da subito contribuito, nonostante una iniziale incertezza sul comando, poi superata in quanto la stessa è stata ricondotta sotto il controllo delle Forze armate della Nato;

premesso inoltre che dapprima le Commissioni Affari esteri e Difesa e successivamente le assemblee di Camera e Senato hanno approvato atti di indirizzo che autorizzavano il Governo, in base alle risoluzione dell'ONU sulla Libia, a concedere l'uso delle basi militari in territorio italiano ed a mettere in campo le misure necessarie a proteggere i civili;

considerato che:

sul territorio dell'Unione europea (UE) vi sono più di 18 milioni di cittadini extracomunitari regolarmente residenti - pari a quasi il 4 per cento della popolazione europea - e più di 8 milioni di migranti irregolari o clandestini, provenienti principalmente dall'Africa e dal Sud-Est asiatico;

la 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) del Senato, già nell'anno 2009 ha esaminato l'atto comunitario n. 17 relativo al rafforzamento dell'approccio globale in materia di migrazione, ed ha approvato all'unanimità una risoluzione (Doc. XVIII, n. 16), che impegnava il Governo: "a cooperare con gli altri paesi dell'Unione europea per un governo europeo dei fenomeni migratori, affiancato da un nuovo modello di governance, che coinvolga tanto i Paesi di origine, quanto quelli di destinazione dei flussi migratori, promuovendo intese e forme comuni di disciplina; a utilizzare a pieno gli strumenti della cooperazione allo sviluppo con i Paesi di origine e di transito, nella prospettiva di una più efficace partnership che favorisca le sinergie tra le migrazioni e lo sviluppo";

il Consiglio europeo, sempre nell'anno 2009, ha approvato il Programma di Stoccolma, per il periodo 2010-2014, il quale indica la tabella di marcia per tutti gli aspetti riguardanti le questioni libertà, sicurezza e giustizia, con capitoli specifici dedicati all'immigrazione ed al diritto d'asilo;

riguardo alle innumerevoli problematiche inerenti all'immigrazione, il Programma di Stoccolma ha riaffermato il principio che il necessario rafforzamento dei controlli alle frontiere non dovrà in alcun modo ostacolare l'accesso ai sistemi di protezione delle persone che ne hanno diritto, con particolare riguardo ai bisogni dei minori non accompagnati e ad altri gruppi di persone in situazione di vulnerabilità;

il Trattato di Lisbona, in vigore da più di un anno e mezzo, pur confermando l'impegno dell'Unione europea ad elaborare una politica comune per l'immigrazione, non ha assegnato all'UE competenze normative sull'ingresso di migranti per motivi di lavoro, lasciando questa materia cruciale integralmente alla competenza dei singoli Stati membri;

si ricorda, peraltro, che l'articolo 4 del Protocollo aggiuntivo alla CEDU, firmato a Strasburgo il 16 settembre 1963, e ribadito dalla Carta di Nizza nel 2000, vieta i respingimenti collettivi di stranieri;

considerato inoltre che:

la legge 15 luglio 2009, n. 94, recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", ha introdotto nell'ordinamento - attraverso un'integrazione al testo unico sull'immigrazione, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 - il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato;

l'articolo 10 del medesimo testo unico sull'immigrazione prevede che il respingimento non può applicarsi nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari;

in particolare l'articolo 19 dello stesso testo unico stabilisce che in nessun caso può disporsi il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione;

numerosi sono stati i casi - già elencati in numerosi atti a firma dei presentatori della presente mozione - nei quali migranti, senza precisazioni circa la presenza di minori di 18 anni, sono stati accompagnati coattamente dalla Capitaneria di porto - Guardia Costiera e dalla Guardia di finanza in Libia ed in Tunisia, senza che sia stato compiuto alcun accertamento volto ad appurare se tra gli stranieri respinti fossero richiedenti asilo: un accertamento non derogabile anche in considerazione degli eventi tragici degli ultimi mesi;

l'art. 10 della Costituzione repubblicana sancisce solennemente che "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalle legge";

preso atto che:

la Corte di giustizia dell'UE, poco meno di due mesi fa, ha sancito che il reato di clandestinità può compromettere la realizzazione dell'obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali, rilevando fra l'altro che la direttiva rimpatri (2008/115/CE) non era stata trasposta nell'ordinamento giuridico italiano entro il termine previsto, ma solo in data 23 giugno 2011;

con il passare del tempo, l'impasse che si è determinata in Libia - anche in ragione del fatto che è stato escluso, giustamente, qualsiasi intervento di occupazione terrestre da parte di truppe straniere - è evidente a tutti gli osservatori internazionali ed è quindi sempre più urgente e necessario porre in essere azioni concrete per salvaguardare i diritti dei migranti;

la Costituzione vincola solennemente l'ordinamento alla solidarietà internazionale. Tale impegno non può che realizzarsi attraverso l'emanazione di disposizioni in tutto coincidenti con le norme del diritto internazionale, sia scritte sia derivanti dalla consuetudine e riconosciute dalla comunità internazionale;

preso atto inoltre che:

il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2011 ha dedicato, come previsto, particolare attenzione al problema dei migranti stabilendo che: a) le frontiere esterne dell'Europa devono essere gestite in modo efficace e coerente, in base a responsabilità comune, solidarietà e maggiore cooperazione pratica; b) dovrebbe essere introdotto un meccanismo per far fronte a situazioni eccezionali per poter assistere uno Stato membro confrontato a una forte pressione alle frontiere esterne, senza compromettere il principio della libera circolazione delle persone e su tale meccanismo si attende una proposta della Commissione per il settembre 2011; c) occorre monitorare costantemente il funzionamento di Frontex e delle altre agenzie per garantire che continuino ad aiutare efficacemente gli Stati membri nella gestione delle frontiere esterne, nella lotta contro l'immigrazione illegale e nella gestione dei profughi. In linea con il programma di Stoccolma sarà ulteriormente sviluppato il quadro di cooperazione tra le guardie di frontiera nazionali e la Commissione dovrà presentare ulteriori idee al riguardo entro la fine dell'anno; d) saranno sviluppati partenariati con i Paesi del vicinato meridionale e orientale nel quadro della politica europea di vicinato; e) i recenti sviluppi hanno messo a dura prova la politica europea di asilo e sono quindi necessarie procedure sicure ed efficaci in materia di asilo per coloro che hanno bisogno di protezione. Ciò richiede a sua volta che sia pienamente applicato l'acquis dell'UE in questo settore, mentre è essenziale che il sistema europeo comune di asilo (CEAS) sia ultimato entro il 2012;

ritenuto che, in virtù del principio di solidarietà, contro un fenomeno migratorio di massa, scaturente dalla situazione emergenziale delle aree geografiche sin qui citate, occorra porre in essere azioni a livello comunitario ed internazionale, non essendo pensabile che l'intero fenomeno possa gravare solo sull'Italia,

impegna il Governo:

1) sul piano nazionale a:

sospendere immediatamente la pratica del cosiddetto respingimento, in attuazione dei trattati internazionali già oggi vigenti ed alla luce dei recentissimi pronunciamenti della Corte di giustizia dell'UE, i quali indicano detta pratica quale compromettente il fine di realizzare una politica di allontanamenti nel rispetto dei diritti fondamentali della persona;

migliorare sensibilmente le condizioni dei migranti sistemati nei centri di accoglienza, nei centri identificazione ed espulsione e nei centri accoglienza dei richiedenti asilo - oggi ridotti a veri e propri lager di Stato - permettendo il monitoraggio delle situazioni esistenti, non solo ai parlamentari della Repubblica (tema richiamato nell'interrogazione a risposta orale 3-02041), ma anche a tutte le organizzazioni ed enti riconosciuti, a carattere assistenziale e umanitario, che possano portare il loro contributo agli ospiti di detti centri;

valutare l'opportunità di promuovere e sostenere fattivamente proposte di modifica della normativa vigente in materia di immigrazione, prevedendo - in applicazione del dettato dei trattati e delle convenzioni sopra menzionati, cui l'Italia partecipa, oltre che in applicazione delle determinazioni adottate dal Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2009 - un essenziale coordinamento tra le attività poste in essere nel Paese e le attività svolte sia dall'agenzia Frontex che dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, al fine di offrire concreta protezione per le persone e i gruppi vulnerabili, con particolare riguardo all'accoglienza dei minori non accompagnati;

voler intraprendere, con urgenza, iniziative anche di carattere normativo volte a modificare talune disposizioni della legge 15 luglio 2009, n. 94 - peraltro criticate formalmente dal Presidente della Repubblica in sede di promulgazione - con particolare riferimento all'abrogazione dell'art. 1 (commi 16 e 17) nella parte in cui ha introdotto il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato in quanto esso punisce non il solo ingresso, ma anche la permanenza nel territorio dello Stato. Tale reato non risulta compatibile con il dettato costituzionale;

a destinare adeguati finanziamenti e mezzi: a) al fine di accogliere e meglio gestire l'arrivo dei migranti sulle coste meridionali del Paese, monitorando e garantendo la sicurezza stessa dell'Italia da eventuali infiltrazioni terroristiche e malavitose; b) al fine di ripristinare i fondi per la cooperazione allo sviluppo;

2) sul piano comunitario ed internazionale a:

continuare a fornire il proprio contributo, per tramite di missioni umanitarie, al fine di migliorare le condizioni di vita dei migranti presenti al confine tra Libia e Tunisia, dove, dopo una prima emergenza sanitaria, si continuano ad assembrare grandi quantità di profughi dalla Libia e non solo;

chiedere all'UE l'attuazione della direttiva 2001/55/CE del Consiglio, del 20 luglio 2001, sulle norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell'equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell'accoglienza degli stessi - che già prevede, in caso di afflusso consistente di sfollati, la condivisione europea delle responsabilità e la possibilità di usufruire di programmi finanziari specifici per fronteggiare situazioni di emergenza;

sollecitare la Commissione europea ad attivare il Consiglio - ai sensi dell'articolo 78, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) - al fine di adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati da un afflusso improvviso di cittadini di Paesi terzi;

sostenere fattivamente l'essenziale azione svolta sia dall'agenzia Frontex che dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, coordinando con essi le attività da porre in essere al fine primario di tutelare i diritti dei migranti;

elaborare proposte relative all'accoglienza dei migranti sulle coste italiane, assicurandosi che le iniziative preventivate al Consiglio europeo di Bruxelles del 23 e 24 giugno diventino esecutive nel più breve tempo possibile.