Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00262

Atto n. 1-00262

Pubblicato il 7 aprile 2010, nella seduta n. 356
Esame concluso nella seduta n. 359 dell'Assemblea (14/04/2010)

DELLA SETA , FINOCCHIARO , ZANDA , CASSON , LATORRE , FERRANTE , AMATI , BASSOLI , BONINO , BUBBICO , CHITI , DE LUCA , LEGNINI , MAZZUCONI , MOLINARI , RANUCCI

Il Senato,

premesso che:

in occasione della Conferenza sul clima di Copenhagen del dicembre 2009, l'Italia ha sottoscritto insieme ad oltre 100 Paesi il cosiddetto "Accordo di Copenhagen", nel quale si afferma tra l'altro che il cambiamento climatico è una delle maggiori sfide del nostro tempo, che le emissioni globali che alimentano tale processo devono essere ridotte drasticamente, che una strategia per lo sviluppo con bassi livelli di emissione è indispensabile per lo sviluppo sostenibile;

nel corso del 2010, in vista della prossima Conferenza sul clima in programma a dicembre in Messico, la comunità internazionale è chiamata ad un impegno straordinario per definire un quadro organico e condiviso di azioni e obiettivi finalizzati a fronteggiare con tempismo ed efficacia il problema del cambiamento climatico;

la Conferenza di Copenhagen, dove non è stato trovato l'accordo per un nuovo trattato sul clima da far scattare alla scadenza del Protocollo di Kyoto (2012), ha visto però per la prima volta tutti i grandi Paesi del mondo, a cominciare dagli Stati Uniti e dalla Cina, concordare sull'urgenza di azioni rivolte a ridurre le emissioni dannose per il clima e in generale a promuovere strategie d'innovazione energetica orientate alla sostenibilità ambientale. In molti casi, questa consapevolezza si è già tradotta in programmi pubblici di investimento e di incentivazione su larga scala finalizzati a ridurre le emissioni di gas a effetto serra puntando sull'efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sui sistemi di mobilità più sostenibili;

per citare l'esempio più rilevante e vistoso, nei primi due anni dell'amministrazione Obama sono stati avviati programmi per investire 150 miliardi di dollari in dieci anni nel settore delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica, per produrre e mettere in circolazione entro il 2015 un milione di auto ibride in grado di percorrere 50 chilometri con un litro, per portare al 25 per cento entro il 2025 la quota di elettricità prodotta con fonti rinnovabili, per finanziare il miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici pubblici e incentivare con sconti fiscali analoghi interventi sugli edifici privati. Nel giugno 2009 la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato la legge sulla riduzione delle emissioni dannose per il clima che fissa un obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti del 17 per cento entro il 2020 rispetto al 2005 (la legge è ora in discussione al Senato);

da parte sua la Cina ha liberamente assunto l'impegno di ridurre del 40 per cento entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005, l'intensità di carbonio derivante dalla produzione nazionale, e a questo scopo sta destinando ingentissime risorse;

il dibattito di queste settimane sull'attendibilità delle previsioni della comunità scientifica riguardo al cambiamento climatico e le stesse polemiche su alcuni errori e imprecisioni presenti nell'ultimo rapporto dell'Intergovernamental panel on climate change (Ipcc) non hanno minimamente messo in discussione alcuni dati di fondo su cui concorda la quasi totalità degli scienziati del clima: il fatto che sia in corso da alcuni decenni un fenomeno di progressivo innalzamento delle temperature medie terrestri, il fatto che tale fenomeno abbia origine per una parte importante in fattori antropogenici e in particolare nell'aumento delle emissioni legate al consumo di combustibili fossili, il fatto che se l'aumento delle temperature medie terrestri superasse la soglia dei 2 gradi ciò comporterebbe conseguenze economiche, sociali, ambientali potenzialmente devastanti;

"gli errori contenuti nel quarto Rapporto dell'Ipcc" - ha dichiarato per esempio sir Nicholas Stern, ex-vicepresidente della Banca mondiale e autore dell'omonimo rapporto sull'impatto economico dei cambiamenti climatici, in una recente intervista al quotidiano francese "Le Monde" - "che riguardano essenzialmente la previsione dei tempi di scioglimento dei ghiacciai himalayani, non rimettono in discussione la diagnosi complessiva che emerge dal Rapporto. La base scientifica su cui l'Ipcc fonda l'affermazione che il pianeta rischia di andare incontro a un innalzamento delle temperature senza precedenti nella storia dell'umanità, resta solida";

da parte sua il professor Giampiero Maracchi, uno dei maggiori climatologi italiani, ha affermato in un'intervista al quotidiano "La Stampa" del febbraio 2010: "Sul trend del riscaldamento esistono le pubblicazioni scientifiche, quelle che rispettano una metodologia, basata su un board di esperti che le valuta attraverso i criteri noti come peer review. I primi lavori sull'aumento delle temperature risalgono a circa 25 anni fa e da allora se ne sono accumulati migliaia e migliaia";

la crisi economica non può certo costituire un alibi per rinviare azioni forti ed incisive per affrontare il problema climatico, ma al contrario deve rappresentare un'opportunità e uno stimolo per investire nella riconversione e modernizzazione in chiave ecologica dell'economia e in particolare dei sistemi energetici. A tale proposito giova ricordare che il "Green Jobs Report" pubblicato dall'agenzia dell'"United Nations Enviroment Program" (UNEP) nel 2008, ha evidenziato che le nuove tecnologie energetiche sono in grado di portare significativi vantaggi in termini occupazionali e competitivi;

a questa prospettiva di sviluppo, oggi indicata con il nome di green economy, molti Governi hanno improntato larga parte dei loro pacchetti anticrisi. Secondo uno studio recente di HSBC, a guidare questa classifica è la Corea del Sud (81 per cento del valore dell'intero pacchetto anticrisi destinato alla green economy), seguita dall'Unione europea (59 per cento) e, significativamente, dalla Cina (38 per cento). Tra i Paesi del G7, ultimi sono il Giappone (2,6 per cento) e l'Italia, che ha destinato a tale ambito solo l'1,3 per cento del proprio pacchetto di misure;

l'Europa negli ultimi due anni ha confermato il proprio ruolo di leadership nelle strategie per l'innovazione energetica: leadership normativa, con il "pacchetto-clima" varato a fine 2008 che prevede entro il 2020 la riduzione delle emissioni di gas serra del 20 per cento, l'innalzamento al 20 per cento della quota di energia prodotta con fonti rinnovabili e il miglioramento del 20 per cento dell'efficienza energetica; leadership politica, con la scelta ribadita anche dopo il parziale insuccesso della Conferenza di Copenhagen di perseguire obiettivi ravvicinati e ambiziosi in materia di lotta ai cambiamenti climatici e di integrarli con le strategie contro la crisi economica; leadership nello sforzo concreto di implementazione degli impegni assunti, con forti programmi pubblici di investimento nell'innovazione energetica adottati da tutti i principali Paesi dell'Unione;

l'Italia su questa strada è in evidente ritardo, e in più di un caso il nostro Governo ha compiuto scelte che vanno in direzione contraria rispetto all'Europa: così con la decisione di non rifinanziare, in sede di definizione della manovra finanziaria per il 2010, gli incentivi fiscali alle ristrutturazioni energetiche degli edifici; così con il mancato adempimento all'obbligo comunitario di predisporre e presentare a Bruxelles un Piano d'azione con gli interventi messi in campo per favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili; così infine con la mancanza di ogni iniziativa volta a potenziare i sistemi di mobilità alternativi alla strada;

in particolare nel campo dell'efficienza energetica, l'Italia ha accumulato recentemente un grande ritardo rispetto ai principali Paesi europei. Fino agli anni '90 del secolo scorso eravamo uno dei Paesi europei con la più bassa intensità energetica, cioè con il più basso rapporto tra energia consumata e Pil prodotto; poi abbiamo progressivamente perduto questo vantaggio e dal 2004 l'intensità energetica italiana è più alta della media della vecchia Unione europea a 15. Questo declino dei nostri standard di efficienza energetica non solo ha comportato effetti negativi sul piano dell'impatto ambientale e climatico, ma ha rappresentato un crescente disvalore competitivo per le nostre imprese;

anche sul tema dell'adattamento ai cambiamenti climatici, il nostro Paese è chiamato a mettere in campo politiche innovative, tanto più urgenti poiché, a cominciare dagli interventi necessari a proteggere il territorio dal moltiplicarsi di eventi meteorologici estremi quali alluvioni o siccità, esse consentirebbero di fronteggiare problemi italiani cronici come la condizione diffusa e persistente di dissesto idrogeologico del territorio, che anche per effetto di uno sviluppo urbanistico ed edilizio fortemente squilibrato è causa di costi umani, sociali, economici elevatissimi per la collettività,

impegna il Governo:

a prodigarsi nell'ambito dell'Unione europea e nei rapporti bilaterali per favorire un pieno successo della Conferenza sul clima in programma nel dicembre 2010 in Messico;

a dare piena e rapida attuazione agli impegni contenuti nel "pacchetto-clima" europeo, in particolare operando per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili, per una modernizzazione del nostro sistema dei trasporti tale da spostare quote significative di passeggeri e di merci verso le forme di mobilità non stradali, per un piano nazionale finalizzato al risparmio energetico negli usi civili;

ad avviare interventi di adattamento al cambiamento climatico in particolare nel campo della protezione del territorio da eventi meteorologici estremi, anche sulla base delle indicazioni contenute nel Libro bianco sull'adattamento adottato nell'aprile 2009 dalla Commissione europea;

a mettere in campo politiche pubbliche orientate a promuovere nel nostro Paese la cosiddetta green economy, in particolare attraverso una forte semplificazione amministrativa per le imprese che operano in settori ambientali e un'adeguata politica di incentivi, compresi quelli fiscali;

a perseguire con particolare determinazione, sia in sede di negoziato europeo sia nell'azione di Governo, la promozione di interventi orientati a migliorare l'efficienza degli usi energetici, operando affinché l'obiettivo di una riduzione del 20 per cento dei consumi energetici rispetto alla domanda prevista per il 2020 diventi anch'esso vincolante e formi l'oggetto di un'apposita direttiva. Infatti tale terreno è quello dove con più evidenza e forza le misure necessarie a contrastare i mutamenti climatici recano anche significativi vantaggi sul piano sociale ed economico, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e la fattura delle importazioni energetiche del Paese e alleggerendo i costi energetici a carico di famiglie e imprese;

a sostenere la ricerca, le innovazioni tecnologiche, lo sviluppo dell'economia della conoscenza ai fini della riduzione delle emissioni di gas serra, dell'aumento dell'efficienza e del risparmio energetici, della diffusione della produzione e dell'uso di fonti rinnovabili;

a mettere in campo politiche innovative nel settore dei trasporti, della mobilità e della logistica, orientate in particolare a potenziare il trasporto ferroviario, i servizi di trasporto pubblico locale e urbano, e in generale le modalità di trasporto non su gomma: tali misure sono tanto più necessarie in quanto consentirebbero non solo di ridurre il contributo dei trasporti alle emissioni climalteranti, ma anche di contrastare altri fenomeni socialmente e ambientalmente negativi, a cominciare dalla congestione del traffico nelle aree urbane e da forme di inquinamento particolarmente dannose per la salute dei cittadini come quelle da polveri sottili;

a promuovere con opportune misure di incentivazione la sostenibilità energetico-ambientale dei programmi edilizi, nonché l'efficienza e il risparmio energetici in tutti gli usi civili (abitazioni, illuminazione, elettrodomestici);

a promuovere con sempre maggiore efficacia lo sviluppo di tutte le fonti energetiche rinnovabili (idriche, geotermiche, eoliche, solari, da biomasse) per la produzione di energia elettrica, di calore e di carburanti, consolidando i meccanismi di incentivazione recentemente introdotti, coerenti con le più avanzate esperienze europee;

a sostenere, in un rapporto stretto con le piccole e medie imprese largamente prevalenti nel sistema produttivo nazionale e in particolare nei distretti produttivi, la piccola cogenerazione distribuita, che consente maggiore efficienza e più alti rendimenti energetici e favorisce la competitività delle imprese;

a sostenere lo sviluppo dei distretti agro-energetici, in modo che l'agricoltura possa valorizzare sia le risorse rinnovabili disponibili sul territorio (solare, idrica, eolica) sia quelle direttamente producibili o ricavabili dalle proprie attività (biogas, biocarburanti, biomasse), da attività di forestazione e manutenzione dei boschi, con benefici non solo ambientali, ma anche per la tutela del territorio e per il reddito degli agricoltori;

a sostenere e valorizzare il ruolo degli enti di ricerca pubblici che operano nei settori energetico e ambientale, a cominciare dall'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (Enea), consolidandone in particolare l'impegno nei campi della produzione energetica da fonti rinnovabili, dell'uso dell'idrogeno come vettore energetico e della produzione elettronucleare di nuova generazione;

a sostenere la ricerca e la sperimentazione della cattura e del sequestro sicuro dell'anidride carbonica, che potrebbe consentire un utilizzo pulito dei combustibili fossili e dell'idrogeno, un vettore potenzialmente in grado di consentire l'accumulo ed il trasporto dell'energia rinnovabile ed un suo successivo uso pulito con impieghi ad elevata efficienza energetica;

a promuovere il miglioramento dell'efficienza delle reti di distribuzione dell'energia;

a convocare al più presto la preannunciata Conferenza nazionale sull'energia, così da definire ed implementare una strategia organica e coordinata che consenta al nostro Paese di partecipare da protagonista all'impegno per fronteggiare i mutamenti climatici, ricavandone il massimo beneficio in termini di innovazione tecnologica, modernizzazione del sistema produttivo, maggiore autosufficienza energetica, alleggerimento dei costi energetici a carico delle famiglie, competitività delle imprese.