Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 431 del 23/06/2026

Passiamo alla votazione finale.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, meno di un anno fa abbiamo reso il 4 ottobre, ricorrenza di San Francesco, festa nazionale. Abbiamo scelto di onorare una figura che richiama il rispetto per la natura, il rapporto armonioso con gli animali, in modo particolare con gli uccelli.

Questo provvedimento non mi pare ispirato al messaggio di San Francesco. Esso vede l'ambiente come una risorsa da sfruttare, la caccia agli uccelli come una pratica da deregolamentare. E tutto questo avviene quando pende sull'Italia una procedura di infrazione in merito alla direttiva Uccelli.

Già nel 2021 la Commissione europea aveva messo in mora l'Italia, perché la legislazione statale e diverse normative regionali avevano esteso i calendari venatori e consentito il trappolaggio e l'abbattimento di specie selvatiche anche all'interno di riserve e aree protette. In più, Bruxelles contesta la mancata o insufficiente attivazione del Piano d'azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici, spesso con l'uso di richiami vivi.

La caccia illegale, anche a specie protette di uccelli, è ancora molto diffusa. La Lega italiana protezione uccelli (LIPU) stima che i volatili vittime di uccellagione sono ogni anno 5 milioni, tra cui 98 specie a rischio estinzione. Tra i Paesi del Mediterraneo, l'Italia è al secondo posto, dopo l'Egitto, per numero di uccelli catturati e uccisi.

A novembre 2024, la Commissione europea ha espresso l'ultimo avvertimento formale prima di mandare gli atti alla Corte di giustizia dell'Unione, con il rischio di pesanti sanzioni. E come reagisce la maggioranza? Con una riforma della caccia che va nella direzione opposta a quella indicata dall'Europa: deregolamenta ulteriormente i periodi di attività venatoria e apre nuovi spazi proprio nei momenti più delicati delle migrazioni e nidificazioni.

Tutto questo accade nonostante sia ormai evidente che il cambiamento climatico stia producendo squilibri particolarmente gravi per gli uccelli migratori, costretti ad affrontare, proprio nel periodo riproduttivo, una crescente scarsità di cibo. Abbiamo mesi di dicembre miti e mesi di marzo gelidi, la presenza di insetti sempre più ridotta, anche a causa dell'uso massiccio di pesticidi, siepi scomparse e coltivazioni intensive che impoveriscono gli habitat.

I dati 2025 del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste parlano di un calo degli uccelli nelle aree agricole tra il 30 e il 50 per cento. Anche per questo in Europa è stato approvato il Nature Restoration Act, che chiede a tutti gli Stati membri, Italia compresa, di adottare un Piano nazionale di ripristino della natura entro il 2030.

È difficile comprendere le vostre ragioni. Di certo chi caccia gli uccelli non svolge quella funzione di gestione faunistica che voi richiamate e che forse può avere senso in altri ambiti. Perché liberalizzare la caccia su creature già duramente colpite dalla crisi climatica, dalla perdita di habitat e dalle difficoltà delle migrazioni?

Solo per andare incontro alle lobby dei cacciatori di uccelli? Solo per compiacere chi continua a considerare gli uccelli canori una prelibatezza da servire a tavola?

Secondo Legambiente, da uno a due milioni di uccelli ogni anno finiscono in questo mercato. Anche se una legge del 2014 ne vieta la vendita e il commercio, la legge viene aggirata facendo finta di cedere gratuitamente piccole quantità di selvaggina e i controlli sono letteralmente impossibili. Pertanto, la caccia agli uccelli canori dovrebbe essere vietata, punto, come accade in altri Paesi, per esempio in Germania, già dal 1979, oppure in Austria.

Voi, invece, vorreste usare la tradizione come eccezione all'applicazione della direttiva europea sugli uccelli. Ma vi rendete conto? Anche il bracconaggio nasce da una tradizione antica ed è una tradizione antica anche il trafiggere gli occhi dei canarini con aghi roventi, affinché non smettano di cantare, come esche per altri volatili. Sono una tradizione anche le trappole chiamate archetti, dove gli uccelli restano a testa in giù con le zampe fratturate e muoiono dopo una lunga sofferenza. Pensate davvero che la furbata della tradizione possa essere accettata dall'Unione europea? Certe tradizioni certamente non sono da tutelare, dai richiami vivi agli uccelli catturati con trappole a colla, per essere poi destinati al consumo. Queste sono barbarie e vanno vietate.

Noi sudtirolesi ne sappiamo qualcosa. Il tordo nidifica nei nostri frutteti, dove tra maggio e giugno i predatori di nidi cercano di fare il loro sporco mestiere. I nostri agricoltori, cacciatori e guardie forestali organizzano vere e proprie veglie per osservare ogni presenza sospetta nei frutteti. Spesso si tratta di persone già conosciute, che tornano ogni anno, anche dopo essere state fermate con la loro preda di uccellini mezzi morti negli zaini. Abbiamo persino un centro dedicato a chi cerca di salvare il salvabile. Quest'arroganza di tornare anche dopo essere stati scoperti ha una sola spiegazione: le pene per l'uccellagione sono troppo lievi. Anche la vostra proposta di portare le ammende tra i 3.000 e gli 8.000 euro non è sufficiente, per non parlare della pena accessoria di sospensione della licenza di caccia solo fino a tre mesi.

Signor Presidente, questo disegno di legge va nella direzione sbagliata. È contrario allo spirito della riforma dell'articolo 9 della Costituzione ed è in palese contrasto con gli indirizzi europei. Soprattutto, non è degno di un Paese che ha in San Francesco il suo patrono. (Applausi).

FREGOLENT (IV-CR). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FREGOLENT (IV-CR). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, non credo che ci sia una legge immodificabile nella vita. Chi le parla addirittura ha cercato di modificare la Costituzione e non ci è andata benissimo. Non ci sono leggi immodificabili, soprattutto perché la legge n. 157 del 1992 oggi compie trentaquattro anni e, quindi, sicuramente un tagliando a quella legge andava fatto. Quando è stata creata, infatti, molte delle questioni che noi dibattiamo, tra le quali i cambiamenti climatici, non dico che non esistevano, ma non erano così pressanti e forse non c'era una sensibilità così acuta verso determinati temi.

Vorrei però dire che la legge del 1992 nacque dopo che il referendum sulla caccia del 1990 non raggiunse il quorum: nonostante il fatto che, del 43 per cento dei cittadini che andarono a votare, il 92 per cento votò per l'abolizione della caccia, tecnicamente il quorum non fu raggiunto.

Allora si creò un insieme - secondo me riuscito - tra cacciatori, associazioni ambientaliste e agricoltori, che si misero intorno a un tavolo e trovarono, nel limite del possibile, una condivisione, un confronto. Fu un grande passo in avanti, anche per la tutela della biodiversità, perché non è vero che i cacciatori non sono per la tutela della biodiversità; chi lo sostiene pensa probabilmente a cacciatori come Rambo. Devo dire, però - ahimè - che in un certo senso li avete aiutati voi della maggioranza a sospettare su alcuni tipi di caccia, nel momento stesso in cui la caccia - quella che abbiamo conosciuto noi, quella sociale, quella pubblica, quella senza scopo di lucro - viene radicalmente trasformata. Io credo che, se ci fosse stato un "tagliando" della legge n. 157 del 1992, passando prima attraverso una commissione di studio, introducendo e coinvolgendo anche l'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), per comprendere quali fossero gli elementi da cambiare, probabilmente saremmo arrivati maggiormente sereni a questo appuntamento.

Purtroppo, quando ho cominciato a percepire una certa fretta da parte della Commissione, io mi permisi di dire di prestare attenzione, perché stiamo toccando un tema sensibilissimo. Oggi le sensibilità ambientali e anche verso gli animali sono drasticamente aumentate e mutate. Se voi fate delle forzature, vi troverete di fronte a una reazione a volte anche emotiva da parte di persone che non condividono la vostra visione. Quindi, forse, se si va non soltanto più lentamente, ma anche cercando di trovare una maggiore condivisione, male non fa. Si arriverà comunque a una legge sulla caccia, ma magari più condivisa.

Questo mio appello non soltanto non è stato ascoltato, ma addirittura è stato mal interpretato. Io ho parlato semplicemente di una mia esperienza personale: quando ero una collaboratrice presso l'Assessorato all'ambiente della Regione Piemonte - tanti anni fa, ero molto più giovane, ma i problemi più o meno erano gli stessi - ci fu richiesta una selezione di caprioli dovuta al fatto che erano aumentati in maniera incontrollata e, purtroppo, lesionavano con le loro corna le piante di nocciole. Quindi noi, terra di nocciole e terra di Nutella - adesso dico nome e cognome per far capire il problema - avevamo il problema che le piante morivano; e le piante, morendo, non creavano i frutti e c'era un danno economico per agricoltori e industriali. Si chiese una selezione. Si chiese non di abbattere tutti i caprioli, ma una selezione.

Allora, un venerdì sera, in una trasmissione televisiva, Vittorio Sgarbi andò in televisione e disse: "La Regione Piemonte vuole uccidere Bambi". Mi sembrava una boutade, anche perché Bambi non è un capriolo, non ha le corna, però bastò questa immagine - poi ci fu anche la bravura, e cioè la scelta del venerdì sera, per cui passò tutto il weekend - per far sì che il lunedì mattina io aprissi il mio computer ed esplodessero migliaia di e-mail: "Non uccidete Bambi". Ma chi voleva uccidere Bambi? Pensai: chissà cosa sta succedendo. Era bastato questo fatto.

Quando l'ho detto al presidente De Carlo, lui ha pensato che io volessi fare mailbombing. Non è nel mio stile e non è nello stile di Italia Viva fare mailbombing, avendolo subìto negli anni. Noi facciamo politica, non abbiamo bisogno di e-mail, ma è quello che è successo. Quante e-mail abbiamo ricevuto in questi giorni contro la legge sulla caccia? Forse, se si fossero fatte una maggiore apertura e una maggiore condivisione, non dico che non avremmo ricevuto e-mail, ma forse avremmo anche convinto, ad esempio, il presidente di Arcicaccia, che non mi sembra non sia a favore di una modifica della legge sulla caccia, ma che aveva chiesto alcune modifiche.

Forse viene da una tradizione di caccia simile a quella del Piemonte, dell'Emilia, della Toscana, dove abbiamo piacere che le Province abbiano ancora un ruolo, che ci sia una selezione pubblica, che non ci sia una trasformazione nelle aziende privatistiche, che non ci sia la vendita della carne, che ci sia una tradizione culturale che, insieme a quella dell'agricoltura, ha permesso la tutela della biodiversità. Chiedeva solamente delle modifiche, e non credo che tutte le modifiche venissero da un mondo ottuso che prevedeva la criminalizzazione dei cacciatori. Chiedevano probabilmente una maggior condivisione, esattamente il lavoro che fu fatto nel 1992. Invece no, voi vi siete rinchiusi nella vostra idea di caccia, che è diametralmente opposta rispetto alla tradizione che dite di voler tutelare e che invece non avete tutelato. Anche gli stessi cacciatori, che fanno parte di quella selezione pubblica e che sono tanto affezionati a questo, non sono così contenti di questa radicale trasformazione. Sicuramente avete esasperato i toni perché, nel momento stesso in cui nessuna delle modifiche è stata apportata, il muro contro muro è stato inevitabile.

Noi vi abbiamo detto fin dal primo minuto che avremmo fatto puntuali richieste di modifica. Non abbiamo presentato migliaia di emendamenti: ne avremo presentati al massimo una ventina. Tuttavia, siamo stati trattati esattamente come quelli che hanno fatto l'ostruzionismo. Quindi, forse da parte nostra avrebbe avuto senso presentare migliaia di emendamenti: se il trattamento era uguale, almeno perdevamo del tempo. Pensiamo invece che ci siano delle motivazioni vere per una possibile modifica. Dal 1992 ad oggi è cambiato il mondo, molte delle aree rurali interne sono state abbandonate e il motivo per cui ci troviamo molti animali selvatici in città è perché in città c'è il cibo, che non c'è più nelle aree interne, perché molte zone agricole - a differenza dello storytelling - vengono abbandonate. È vero che ci sono i danni, ma non avete fatto una legge che risarcisce gli agricoltori. Come si risarciscono gli agricoltori? Come nel 1992. Se un cinghiale va in un vigneto del Brunello di Montalcino o di Barolo e distrugge il vigneto, ancora oggi viene risarcito il vigneto, il filare, e non quello che vuol dire in termini di produzione economica. È ovvio che il vigneto come tale ha meno valore del vigneto stesso, una volta trasformato in produzione.

Mi avvio a concludere, ma questa è una questione forse ancora più seria di quella che ho affrontato fino ad ora: non avete neanche ascoltato un certo richiamo molto elegante del commissario per la lotta alla peste suina, il quale, in audizione da noi su questo tema, ha detto che prevedere la possibilità per i cacciatori di non rimanere nel proprio territorio, che conoscono, e di venire da altre Regioni avrebbe determinato un pericolo per la diffusione di malattie come la peste suina, che sono portate dall'uomo, perché rimangono appiccicate sulla suola della scarpa per due settimane. Quindi, c'è il rischio che, se uno non conosce bene il territorio, possa fare danni incredibili. Inoltre, raccontava la formazione che hanno fatto a cacciatori e selezionatori per evitare che questa cosa succedesse, perché - lo ripeto - è stato proprio l'uomo a trasportare i virus del cinghiale in territori intonsi. Tuttavia, neanche quel richiamo avete ascoltato.

Il mio voto sarà quindi contrario e devo dire di essere anche un po' delusa perché in questi quattro anni trascorsi nelle Commissioni ambiente e agricoltura non abbiamo mai fatto questioni pregiudiziali; siamo sempre entrati nel merito, però siamo stati trattati esattamente alla stregua degli altri, quindi il vostro muro contro muro vi si ritorcerà contro, perché le e-mail che arriveranno del tipo "non uccidete Bambi" saranno infinitamente numerose, dal momento che ci sono la sensibilità e la delusione di tutto un mondo che non è stato assolutamente ascoltato. (Applausi).

SALVITTI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVITTI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, capisco che nell'era della semplificazione la ricerca di un titolo assuma un valore ben maggiore rispetto ai singoli provvedimenti di cui si discute, ma spacciare uno slogan per una notizia mi sembra decisamente troppo. È una pratica purtroppo oramai consolidata dell'attuale opposizione. Potrei citare la stantia litania della pressione fiscale che aumenta a causa dell'incremento delle tasse (cosa altrettanto falsa). Potrei citare la questione della percezione della sicurezza che diminuisce, quando invece i dati parlano chiaro e mostrano che il numero dei reati è in calo. Potrei ricordare tutte le volte in cui dall'Europa sarebbero dovute arrivare - come ci è stato detto - più e più volte bocciature e poi l'Unione europea ha deciso di seguire l'Italia, come sulla gestione dei flussi dei migranti irregolari; o ancora, cos'è accaduto pochi giorni fa sulla carne sintetica o sulle tecniche di evoluzione assistita (TEA), su cui l'Italia ha saputo portare in Europa una visione completamente diversa, convincendola a farla propria.

Ma vado oltre, perché non vorrei cadere nel tranello delle opposizioni, che parlano di tutto e del contrario di tutto in nome di quella strategia della confusione che porta - come si dice a Roma - a "fa' caciara". Si fa caciara per evitare che si approfondisca l'argomento che stiamo effettivamente trattando.

Come sapete, il settore è regolato da una legge frutto di un referendum che - come accennato precedentemente dalla mia collega - non è andato a buon fine per il mancato raggiungimento del quorum, ma che ha comunque evidenziato l'altissima sensibilità degli italiani, dato che una percentuale molto elevata votò per l'abolizione della caccia e solo per la mancanza del quorum non si è arrivati all'abolizione. Quella consultazione costrinse tutti a contribuire alla nascita della legge n. 157, che ancora oggi regola l'attività venatoria sul territorio nazionale.

Tuttavia - come ha specificato bene l'altro giorno il senatore De Carlo durante la votazione degli emendamenti - questa norma ha subìto una serie infinita di modifiche e aggiornamenti, perché è ormai anacronistica rispetto a quando fu formulata, nel 1992. Sono passati tantissimi anni e andava necessariamente aggiornata. L'aggiornamento è arrivato dopo che, nel 2021, una risoluzione della Commissione agricoltura - approvata senza alcun voto contrario - ha ribadito la necessità fondamentale di modificare una legge vecchia di oltre trent'anni, perché era cambiato il mondo, le situazioni erano cambiate, e si guardava alle attività nella natura in maniera completamente diversa.

Il disegno di legge in esame è stato incardinato il 3 luglio 2025. Chi dice che non è stato discusso mente sapendo di mentire: in Commissione, fino al 26 maggio 2026, c'è stato un anno di discussione, con oltre 2.000 emendamenti e ore e ore di audizioni.

La legge n. 157 fu concepita in una fase storica in cui molte specie selvatiche risultavano in diminuzione. Oggi la situazione è completamente opposta e negarlo è da incoscienti o da persone che vogliono solo cavalcare politicamente, per un mero calcolo elettorale, una decisione presa con responsabilità da questo Governo.

L'esclusione del lupo dall'elenco delle specie particolarmente protette è in totale coerenza con la nuova normativa europea; noi seguiamo l'indirizzo europeo.

Sul calendario venatorio, le Regioni possono discostarsi dai pareri dell'ISPRA e del Comitato faunistico-venatorio nazionale, con argomentazioni scientifiche indicate dalla Commissione europea.

Il controllo della fauna da parte degli imprenditori agricoli è previsto solo ed esclusivamente se questi sono abilitati all'esercizio venatorio e adeguatamente formati. Resta obbligatorio il coinvolgimento del personale dei Corpi e servizi di Polizia regionale, provinciale, locale e delle città metropolitane nel Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica. Sono state aumentate ed elevate le ammende e le sanzioni in caso di violazione delle prescrizioni.

Non si sparerà né per strada, né sulle spiagge. Tra l'altro, in estate la caccia non è prevista, come giustamente ha ricordato l'altro giorno il sottosegretario La Pietra.

La caccia poi è vietata di notte e gli strumenti ottici per l'attività venatoria - vanno dette le verità - sono autorizzati solo ed esclusivamente per la caccia di selezione, basata su criteri scientifici, che mirano a identificare il capo da abbattere, ammalato o anziano. L'ISPRA non viene assolutamente declassata - cosa che è stata detta ai quattro venti, una falsità assoluta - ma è affiancata dal tavolo tecnico faunistico-venatorio che - mi permetto di ricordarlo - dai precedenti Governi non è stato mai, mai, mai convocato.

Nei valichi non si potrà andare a caccia liberamente. Attraverso una cartografia precisa e all'interno di ogni zona definita come valico, verrà attuata la direttiva Uccelli, affinché sia costituita una ZPS, una zona di protezione speciale, un meccanismo che indica specifici regolamenti per definire tempi, modi e specie cacciabili dalla fauna migratoria fino alla fauna terrestre.

Infine, accusarci di strizzare l'occhio ai bracconieri è veramente, in un certo senso, da sciacalli. Abbiamo inserito una norma che di fatto raddoppia tutte le sanzioni - e sottolineo "tutte" - di carattere sia amministrativo sia di altro genere, inserite all'interno della legge n. 157.

Il cacciatore non è un killer. La Corte costituzionale nel 2021 lo ha stabilito e ne ha riconosciuto la figura come di utilità pubblica. Questo provvedimento mira soprattutto a regolamentare e a governare la fauna selvatica e prevenire alcune situazioni critiche che sono sotto gli occhi di tutti, perché è innegabile che alcune specie siano aumentate in modo incontrollato. Cito su tutti i cinghiali, che portano la peste suina africana, a cui veniva fatto riferimento prima. Oltre ad aver provocato il blocco delle esportazioni - ridotto ed eliminato grazie al lavoro del ministro Lollobrigida - diversi studi hanno quantificato i danni conseguenti dall'aumento dei cinghiali in oltre 200 milioni di euro. Parliamo solamente dei danni diretti, senza considerare i pericoli per la sicurezza pubblica, il verificarsi di incidenti stradali e quant'altro. Tutto questo rappresenta un costo per lo Stato, per la collettività, per tutti quanti noi e lo Stato ha il dovere di regolamentare tali fenomeni senza pietismi di cui non abbiamo bisogno, come i riferimenti a Bambi - come veniva detto prima - degni di un intervento in una scuola dell'infanzia, non certo dentro un'Aula parlamentare.

Sempre per dare un elemento concreto di dibattito, oltre ai lungometraggi d'animazione Disney, è utile ricordare che l'Italia è il primo esportatore mondiale di salumi, con un fatturato di circa 10 miliardi di euro. Per noi è un'economia importante quella e siamo tutti quanti magari a tavola a mangiarli, senza ricordarci da dove vengono. Il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste - per restare in tema di costi e di argomentazioni da Aule parlamentari - ha stanziato oltre 110 milioni di euro per affrontare l'emergenza sanitaria e risarcire le aziende danneggiate. Sempre per restare all'interno del Grande raccordo anulare, ricordo le famigliole di cinghiali che passeggiano per le strade di Roma come se fossero turisti. Il commissario per la peste suina, al di là di quello che diceva la senatrice Fregolent, il dottor Filippini, è stato chiarissimo e ha detto in audizione che senza i cacciatori avrebbe fatto molta più fatica a gestire una crisi grave, grave anche da un punto di vista economico, che tocca i territori che sono vocati a quello.

Abbiamo modificato la legge n. 157 seguendo un indirizzo preciso, ed è questa la vera riforma: la gestione come strumento per raggiungere l'obiettivo della conservazione. Quando si ha un ruolo pubblico ci si deve assumere la responsabilità, in un pianeta ormai completamente antropizzato e con le necessità legittime che derivano dallo sviluppo umano, di indirizzare questo tema e di guidarlo in maniera esemplare per far sì che si possa gestire nella migliore maniera possibile.

Vi parla una persona, firmataria di questa norma, che non ha il coraggio di uccidere una formica, una zanzara, una mosca: le faccio uscire di casa. Bisogna però assumersi le proprie responsabilità quando si fanno provvedimenti di questo genere, perché sono ambiti che vanno regolamentati e perché vanno protetti settori economici

importanti per la nostra Nazione. E va fatto con assoluto senso di responsabilità, sapendo su cosa e dove andiamo a incidere, chiedendo a tutti i colleghi senatori di avere il coraggio di dire come stanno le cose alla popolazione che soffre di questo problema, evitando di dire bugie. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, siamo arrivati in Assemblea con questo provvedimento dopo una lunga discussione di molti mesi in Commissione, che però - purtroppo - è stata completamente inutile nonostante le audizioni, le proposte, gli emendamenti e le tante richieste di confronto; tutte le ipotesi e i tentativi dell'opposizione si sono sempre infranti contro un muro. Non c'è stato infatti nemmeno un punto - mi dispiace doverlo dire al Governo - sul quale la maggioranza ha ritenuto di aprire una discussione vera.

Credo che già questo sia un fatto politico, anche perché - non dimentichiamolo mai - stiamo parlando non semplicemente della modifica di una legge, ma del fatto che si sta smantellando una legge - perché altra parola non c'è - ossia la legge 11 febbraio 1992, n. 157, che per circa trent'anni ha rappresentato un equilibrio sicuramente difficile, ma importante tra l'attività venatoria e la tutela della fauna selvatica, che peraltro la nostra legislazione, come sappiamo, riconosce come patrimonio indisponibile dello Stato.

Il primo grande problema politico è che questo equilibrio trentennale viene invece clamorosamente interrotto con questa scelta del Governo; viene ampliata l'attività venatoria, sono estesi i periodi di caccia, indeboliti i pareri scientifici, ridotte le tutele, aumentate le deroghe e trasformata la fauna selvatica, in questo modo, dal bene comune che dovrebbe rappresentare a una vera e propria risorsa economica.

Credo che questa cosa vada detta con chiarezza: penso che dietro questo disegno di legge ci sia proprio un'idea del mondo - e mi dispiace dirlo così - ossia quella secondo la quale la natura esiste, ma esattamente perché dev'essere sfruttata, gli animali sono oggetti da gestire e i limiti ecologici ostacoli da rimuovere. È la solita visione totalmente ideologica. (Applausi). È veramente indicativo che proprio chi accusa gli ambientalisti di ideologismo, come fa la maggioranza di Governo, alla fine presenti una proposta di legge totalmente ideologica, una delle più ideologiche degli ultimi anni, perché in realtà questa legge nega la crisi della biodiversità, ignora il collasso degli ecosistemi e tratta la tutela ambientale come una sorta di fastidio burocratico.

Questo non è realismo, ma si chiama ideologia antiscientifica, la stessa che vi ha fatto negare per decenni i cambiamenti climatici che invece, caro Ministro, come si vede andando semplicemente qua fuori, in questi giorni, fanno squagliare noi e l'intero pianeta. Voi li avete negati per decenni.

Queste cose le diciamo non soltanto noi o le associazioni ambientaliste, che peraltro sono in piazza del Pantheon e che voglio salutare e ringraziare per lo straordinario lavoro che hanno fatto in queste settimane e che fanno da tanti anni a questa parte e che con noi sono dentro questa battaglia politica. (Applausi). Tutti questi rilievi sono stati fatti anche dalla Commissione europea, come abbiamo sottolineato innumerevoli volte in tutte queste settimane. C'è stata una lettera ufficiale, ma non sono state date risposte sufficienti. Perché questa lettera ufficiale è stata tenuta nascosta per mesi? Perché avete dovuto aspettare che si promuovesse un question time da parte del nostro Gruppo parlamentare alla Camera per poter ammettere che questa lettera esisteva? Perché nascondere al Parlamento della Repubblica un fatto così importante?

Peraltro, voi state portando l'Italia verso nuove inevitabili procedure d'infrazione, che peraltro, molto probabilmente, pagherà il Governo successivo al vostro, e anche a nuove sanzioni, pur di soddisfare una precisa parte politica e una precisa lobby, che va chiamata per quella che è, la lobby delle armi. Questo è il punto. (Applausi).

Noi abbiamo assistito a una scena davvero surreale: i Ministri che correggono i propri emendamenti, il Governo che interviene più volte per recepire indicazioni esterne, la maggioranza che modifica il testo sulla base delle richieste delle associazioni venatorie, rinunciando, in maniera finanche un po' clamorosa, all'autonomia politica che invece dovrebbe segnare la vita stessa di un Governo; un Governo che, per l'appunto, smette di governare ed obbedisce ad un fattore esterno. A chi obbedisce? Obbedisce, purtroppo, esattamente a quella lobby di cui stiamo parlando.

Altro tema è quello della sicurezza. Ma davvero vi sembra normale questo? Proprio voi, che in tutti questi mesi vi siete riempiti la bocca con questa retorica della sicurezza, che avete approvato un'infinità di decreti sicurezza, che avete fatto diventare questa parola "sicurezza" una specie di mantra della vostra iniziativa politica, quando poi il Paese continua a non essere sicuro per nulla, invece su un piccolo grande dato che riguarda la sicurezza, in questo caso non dite una parola.

Il dato è il seguente: dal 2007 al 2025 in Italia ci sono stati 462 morti per incidenti di caccia; 462 morti significano 26 persone ogni anno, che sono uomini, che sono donne, che sono passanti, che sono cittadini, che sono cacciatori. E solo il fatto che voi, dinanzi a questi numeri così significativi, non solo non restringete l'attività venatoria, non solo non aumentate le tutele, non solo non rafforzate i controlli, ma fate invece esattamente l'inverso, è davvero una scelta di campo.

Ampliate i periodi di caccia, estendete le possibilità di abbattimento, riducete gli spazi di tranquillità della fauna, indebolite il principio del silenzio venatorio e allora davvero viene da chiedersi quale sia questa idea di sicurezza. Il Presidente del Consiglio recentemente ha detto che non esiste ambientalista più autentico di un conservatore; questa maggioranza, però, non conserva proprio nulla, nemmeno della normativa precedente, a parte i privilegi, gli interessi particolari e, secondo me, anche una visione profondamente sbagliata della persona umana e del mondo vivente. Voi, in realtà, mettete la persona umana al centro, attribuendogli però un diritto, a mio avviso non scontato, di prevalere su tutto il resto. Io penso che questo confligga con quello invece che servirebbe oggi.

Vogliamo poi parlare di un altro articolo di cui forse si è discusso poco in questi mesi e in queste settimane, ma che dice in maniera molto chiara qual è la filosofia di questo provvedimento? Si tratta dell'articolo 15. Cosa succede con l'articolo 15? Succede che, con quella norma, voi non vi limitate semplicemente a colpire gli animali, ma colpite anche chi difende gli animali. Sanzionate finanche chi protesta pacificamente, chi organizza un sit-in, chi disturba una battuta di caccia, chi manifesta il proprio dissenso in maniera non violenta. Siete arrivati al punto di punire persino chi rallenta l'attività venatoria. Rallentare è una parola davvero incredibile, perché dentro quella parola può entrare, come capite bene, qualunque forma di protesta pacifica: perfino una persona che fa rumore per allontanare un animale.

In questo modo, mentre ci dite che volete più libertà, introducete una norma che limita la libertà di manifestare: ma di questo siete esperti, perché è esattamente quello che avete fatto in tutti questi mesi, rendendo molto più difficile in questo Paese la libertà di manifestazione e di partecipazione democratica su mille questioni.

Quindi, da una parte, difendete il diritto di sparare e, dall'altra, mettete sotto sanzione il diritto di dissentire. Io voglio dire al Governo nella maniera più forte possibile che noi non ci faremo intimidire. Non saranno queste sanzioni a fermare chi difende la biodiversità. Non saranno queste norme a silenziare l'indignazione giusta e sacrosanta di centinaia di migliaia di persone, di milioni di persone in questo Paese.

Potete anche approvare questo disegno di legge, potete anche piegare la maggioranza ai vostri interessi, potete anche trasformare la caccia in un privilegio da proteggere (come state facendo), ma non riuscirete a trasformare il dissenso in illecito, perché noi continueremo a manifestare, continueremo a presidiare i territori, continueremo a difendere gli animali e la natura. (Richiami del Presidente). Sto finendo, signor Presidente. In quest'Aula voi state scegliendo di stare dalla parte delle doppiette e noi invece cerchiamo di stare dalla parte della vita.

Signor Ministro, questo è un provvedimento profondamente ingiusto. Voglio allora concludere rivolgendomi non a lei, non alla sua maggioranza di Governo, che è sorda a quello che abbiamo detto in tutti questi mesi, ma ai nostri alleati, che con noi costruiranno la coalizione progressista che vi manderà a casa fra pochi mesi. Voglio dire a loro che l'impegno che dobbiamo prendere qui, oggi, mentre combattiamo questo provvedimento, e che dobbiamo prendere con il Paese, è che quando diventeremo noi forza di Governo, questa legge la abrogheremo, la toglieremo di mezzo. (Applausi).

Certo, sarà una lista lunga quella delle leggi pessime che sono state fatte in questi anni e che dovremo abrogare, ma certamente questa entra di diritto all'interno di questa lista. Lo faremo quando andremo a governare e lo faremo fin da subito, avversandola in tutti i modi leciti. Io penso, signor Presidente, che, quando le leggi sono ingiuste, non solo è giusto - scusatemi il gioco di parole - ma è addirittura doveroso disobbedire, se questo avviene in forma non violenta e pacifica, naturalmente. Lo faremo, disobbediremo a questa legge ingiusta. (Applausi).

PAROLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAROLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi, questa riforma nasce da un'esigenza riconosciuta da tutte le forze politiche, al di là delle posizioni che poi sono state prese in quest'Aula la settimana scorsa e questa settimana. Tutte le forze politiche e le Regioni erano e sono consapevoli che è fondamentale aggiornare una normativa ormai superata rispetto ai mutamenti del territorio, della fauna, delle competenze istituzionali. Sono passati trent'anni ed è cambiato il territorio. È cambiata la distribuzione delle differenti specie animali, così come ci sono nuovi e differenti problemi di convivenza ed è cambiato anche il ruolo delle Regioni.

Prima di oggi, la legge n. 157 del 1992 è stata emendata molte volte, ma solo con modifiche puntuali e non con interventi organici, come questo che ci accingiamo a votare. La crescita incontrollata di alcune specie, non solo gli ungulati, ha generato e genera continui danni agricoli, ma anche rischi sanitari e problemi di sicurezza; anche questo tema è stato affrontato più volte, ma non si capisce quali possano essere le soluzioni. La riforma mira a chiarire le competenze, intende ridurre il contenzioso e punta ad aggiornare la pianificazione faunistica.

Vanno anche rassicurati coloro che non sono favorevoli alla caccia, soprattutto per le bugie che abbiamo avuto modo di sentire in queste settimane. La riforma non amplia le aree dove si può cacciare; non riduce i parchi e le aree protette; non mette a rischio le specie protette; non consente la caccia al lupo; non permette la caccia nei centri abitati; non liberalizza i richiami vivi; non elimina il silenzio venatorio; non apre alla caccia senza limiti tramite visori notturni; non favorisce il bracconaggio, anzi, le sanzioni - come già hanno detto alcuni altri colleghi - vengono ora inasprite e non di poco; non elimina il ruolo dell'ISPRA, che resta il riferimento tecnico-scientifico nazionale del settore della caccia e le Regioni mantengono la piena competenza sulla pianificazione venatoria. Nessuna liberalizzazione, ma si aggiorna la fotografia del territorio per evitare incoerenze. Il ruolo dell'ISPRA viene inserito in un sistema consultivo più ampio, il Comitato tecnico faunistico-venatorio, dove siedono anche le Regioni e le associazioni venatorie, agricole e ambientalistiche.

Per quanto riguarda la gestione faunistica, la riforma introduce il concetto di gestione non come riduzione della tutela, ma come strumento per garantire equilibrio ecologico. Proteggere la fauna vuol dire anche adottare alcune forme di controllo, come, ad esempio, il contenimento dei cinghiali per contrastare la peste suina africana, ma anche per ridurre il numero dei tanti incidenti e investimenti di cinghiali da parte di automobili.

La riforma prevede anche l'adozione di attività selettive, già autorizzate da molte Regioni, anche in aree protette. In questo ambito viene definito più puntualmente il ruolo del cacciatore, che diventa un soggetto controllato che va a caccia solo dopo un'adeguata formazione. La sua presenza, inoltre, può contribuire al monitoraggio, al presidio del territorio e al prelievo selettivo.

S'introduce una precisa regolamentazione degli strumenti utilizzati per la caccia, con la chiara finalità di avere maggiore sicurezza. Allo stesso tempo, sono previste chiare disposizioni di contrasto al bracconaggio, con sanzioni molto più severe rispetto ad oggi. Inoltre, la nuova normativa affronta aspetti economici e organizzativi che ruotano attorno alla caccia, introducendo regole di trasparenza fiscale e di reinvestimento nella conservazione. A tale scopo, le aziende faunistico-venatorie potranno assumere forma d'impresa, ma restando vincolate alla gestione ambientale e faunistica.

Ecco perché, colleghi, pensiamo di essere di fronte a una legislazione più equilibrata e adeguata ai tempi di oggi, che, per queste ragioni, vedrà il voto favorevole dei senatori di Forza Italia. (Applausi).

BEVILACQUA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEVILACQUA (M5S). Signora Presidente, oggi siamo qui per dire una cosa semplice: questo disegno di legge "sparatutto" è un errore. Non è una piccola correzione per adeguarsi ai tempi che sono cambiati, non è una semplice modifica tecnica. No, questo provvedimento incide pesantemente sulla legge n. 157 del 1992, che era nata per proteggere la fauna selvatica, per mettere un limite, per dire che gli animali selvatici non sono proprietà di qualcuno, ma patrimonio di tutti.

Questo disegno di legge "sparatutto", invece, cambia l'impostazione e sposta il baricentro, perché parla di gestione, parla di prelievo venatorio, inserisce il richiamo alle tradizioni, come se la natura potesse essere piegata alle abitudini di pochi. Stiamo parlando della lobby dei cacciatori, che rappresentano l'1 per cento dei cittadini italiani. (Applausi).

Vede, Presidente, ci sono punti molto gravi. Il testo prevede nuove specie cacciabili e questo già basta a capire la direzione, la scelta politica di questo provvedimento: meno tutela, più pressione sulla fauna. La "sparatutto" - nonostante i colleghi della maggioranza che mi hanno preceduto dicano che non è così - indebolisce pesantemente il ruolo della scienza. L'ISPRA viene ridimensionato e declassato, perché i suoi pareri non sono più vincolanti, ma sono meramente consultivi. E la cosa ancora più grave è che venga affiancato - e con questo voi pensate di salvaguardare la scienza - da un comitato scientifico di cui fanno parte, sapete chi? I cacciatori! Ma chi volete prendere in giro? (Applausi). Voi evidentemente non avete chiara la differenza tra potenziamento e declassamento e lo avete dimostrato, per esempio, votando un altro obbrobrio, consegnando l'Italia ai Paesi che hanno acconsentito al declassamento della protezione del lupo.

E che dire dell'uso di strumenti ottici e optoelettronici nella caccia di selezione agli ungulati? È un altro salto in avanti, un salto pericoloso. La caccia diventa sempre più tecnologica, sempre più invasiva, sempre meno compatibile con l'equilibrio naturale. Per non parlare, poi, dei richiami vivi: viene liberalizzata una pratica di una brutalità inaccettabile, spalancando la porta a traffici e bracconaggio. (Applausi).

Non solo: la "sparatutto" - e nome più giusto di questo non ci viene in mente - allarga la platea dei predatori, ampliando il campo del controllo faunistico, perché coinvolge cacciatori, proprietari, conduttori dei fondi e guardie private. Permette agli imprenditori agricoli e ai proprietari autorizzati di partecipare al controllo del cinghiale, quindi il confine si fa più debole, il controllo diventa caccia, la tutela diventa abbattimento.

Un'altra ferita inferta alla fauna selvatica è la facoltà di cacciare sui terreni innevati. La "sparatutto" consente la caccia in più casi: nelle Alpi, nella selezione degli ungulati, nella braccata al cinghiale, sulla neve. La neve però rende gli animali più vulnerabili, e una fauna più vulnerabile dovrebbe essere più protetta, non più cacciata. (Applausi).

Altro gravissimo errore è la modifica della disciplina dei valichi montani, che sono luoghi delicati, sono luoghi di migrazione, sono luoghi essenziali per l'avifauna. Anche qui si apre un sistema più permissivo. I valichi non sono luoghi qualunque in cui andare a cacciare: sono corridoi di vita che la "sparatutto" permette che vengano violati. Intervenite anche sulle aziende faunistiche-venatorie e agri-turistico-venatorie, e togliete il riferimento "senza fine di lucro". Prevedete possibili estensioni del periodo venatorio e quindi date un altro segnale. La fauna rischia di diventare risorsa economica (Applausi), e per voi non è più un bene da proteggere.

Questo disegno di legge equipara anche le abilitazioni venatorie rilasciate negli Stati dell'Unione europea a quelle italiane. Anche questo punto è gravissimo, perché aumenta chiaramente il rischio della pressione venatoria. In pratica state trasformando l'Italia nel luna park dei cacciatori d'Europa: vi rendete conto di quello che state facendo? (Applausi).

Per queste ragioni noi opposizioni, noi del MoVimento 5 Stelle e le associazioni ambientaliste ci stiamo opponendo. Ente nazionale protezione animali (ENPA), Lega per l'abolizione della caccia (LAC), Lega antivivisezione (LAV), Legambiente, LIPU e World Wide Fund for Nature (WWF) fin dall'inizio sono stati al nostro fianco. Oggi virtualmente li porto qui sul bavero della mia giacca, sul cuore, perché insieme a noi fin dall'inizio hanno denunciato i rischi del testo che ci apprestiamo a votare. Fino a poco fa sono stati in tribuna e hanno visto con quanta indifferenza e con quanta noncuranza voi della maggioranza state ignorando ogni loro grido di allarme. (Applausi). Signor Presidente, in quest'Aula noi oggi siamo anche la loro voce, siamo anche la voce dell'oltre 80 per cento di italiani che sono contro la caccia, siamo la voce delle generazioni future a cui voi da oggi consegnerete ecosistemi e biodiversità più vulnerabili, perché state mettendo l'interesse di pochi sopra il loro sacrosanto diritto, riconosciuto dall'articolo 9 della Costituzione, a vivere in un ambiente sano.

Noi diciamo di no alla legge "sparatutto" perché ci opponiamo a una gestione senza equilibrio, ci opponiamo all'idea che ogni problema si risolva sparando, ci opponiamo a una riforma che riduce le tutele e colpisce la biodiversità. Per questo, signor Presidente, mi appello ai senatori della maggioranza affinché guardino bene cosa c'è nelle loro coscienze perché, in questo preciso momento in cui ci accingiamo ad esprimere il voto finale su questo provvedimento, loro potrebbero fermarlo. Vi chiediamo di riscriverlo, vi chiediamo di ascoltare la scienza, vi chiediamo di ascoltare le associazioni, vi chiediamo di ascoltare i cittadini italiani. (Applausi). La fauna selvatica non è un bersaglio, la biodiversità non è un fastidio, la natura non è un terreno di conquista, ma è un bene comune, e come bene comune va difeso.

Se voi oggi non vi fermate, noi ci impegniamo sin da ora a rimediare alla ferita che oggi infliggete alla fauna selvatica, agli ecosistemi e alla biodiversità, e sapete come? Cancellando quest'obbrobrio che vi accingete a votare fra le prime cose che faremo nella prossima legislatura. (Applausi).

Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 18,39)

(Segue BEVILACQUA). Sì, perché sulle macerie che state lasciando, toccherà a noi ricostruire un Paese migliore per tutti, anche per i vostri figli. (Applausi).

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo, naturalmente, con il senso di responsabilità di chi vive il territorio e ne ascolta il grido d'aiuto quotidiano. Per troppi anni l'approccio ideologico ha penalizzato la gestione della nostra fauna selvatica, nascondendosi dietro una norma che ha più di trent'anni, una legge nata in un'epoca in cui le specie erano in diminuzione, mentre oggi la realtà ci mette davanti a una vera e propria emergenza.

Spiace constatare che l'intero fronte dell'opposizione abbia votato contro quello che noi definiamo il buonsenso, contro le necessità reali dei nostri agricoltori, delle nostre aree interne e dei cittadini che hanno bisogno di sicurezza, soprattutto nelle aree montane che sovente si sentono abbandonate.

Come membro della Commissione agricoltura, non posso non guardare con estrema preoccupazione ai numeri degli ultimi anni: si stimano oltre 200 milioni di euro di danni all'agricoltura italiana ogni anno, causati dalla fauna selvatica. Un danno drammatico che - lo sa bene il Presidente e lo sa bene il Sottosegretario - è ampiamente sottostimato, perché molti dei nostri agricoltori e allevatori, esasperati dalla lentezza della burocrazia e soprattutto dai mancati risarcimenti, hanno persino smesso di denunciare.

Qui non stiamo parlando solo di numeri, ma di famiglie, di imprese e di eccellenze della nostra bellissima Italia e del nostro made in Italy, che rischiano di chiudere i battenti. Ecco perché il voto favorevole a questo provvedimento non è un semplice atto politico, ma un patto di protezione verso il nostro tessuto produttivo. Con questa riforma passiamo finalmente da un concetto superato di sola conservazione a quello, moderno e necessario, di gestione attiva, già presente in molti altri Stati europei.

Sentiamo in queste ore la segretaria del più importante partito di opposizione parlare di resa incondizionata alle frange estremiste o di provvedimento incostituzionale. Addirittura si brandiscono lettere da Bruxelles o si accusa il Governo di voler sostituire la scienza con la politica - l'abbiamo sentito qui anche poc'anzi - solo perché noi restituiamo all'ISPRA la sua corretta natura consultiva, valorizzando al contempo un Comitato tecnico faunistico-venatorio dove tutte le competenze del territorio trovano ascolto.

Questo non è un attacco alla biodiversità, né una violazione del diritto europeo: è democrazia, è pragmatismo, è la fine dell'egemonia di un ambientalismo da salotto ideologico che preferisce i veti alla tutela della vita reale dei nostri cittadini. (Applausi).

Nell'insieme ben dosato di interventi che è questo provvedimento, abbiamo inserito punti altamente strategici. Penso, prima di tutto, alla sicurezza dei nostri allevamenti di fronte alla proliferazione incontrollata dei cinghiali, che non è solo una minaccia per i campi, ma un pericolo mortale per la nostra filiera suinicola. Come abbiamo detto prima, parliamo di un patrimonio strategico fatto di 23.000 allevamenti che custodiscono le nostre DOP (Denominazione di origine protetta) e IGP (Indicazione geografica protetta).

Lo stesso vale per il nostro patrimonio avicolo, minacciato dall'influenza aviaria, che viene purtroppo trasmessa dalla fauna selvatica. Proteggere questi allevamenti e questi allevatori dal collasso economico è un dovere nazionale e un pilastro della nostra sovranità alimentare.

Con lo stesso pragmatismo e in coerenza con le linee europee, interveniamo sulla gestione dei grandi predatori come il lupo, per difendere i pastori e gli allevatori di alta quota che subiscono continue predazioni.

C'è poi un aspetto umano e sociale fondamentale che questa riforma affronta: le età sono cambiate, dal 1992 al 2026.

Dobbiamo guardare in faccia la realtà: rispetto al 1992 il mondo venatorio ha visto ridursi i propri praticanti del 60 per cento. Ci troviamo di fronte a una comunità con un'età media avanzata, fatta di uomini e donne che per decenni - lo dobbiamo dire in quest'Aula - hanno custodito i nostri territori, conosciuto gli habitat, protetto le campagne. (Applausi). Cacciatori e agricoltori in qualità di custodi storici delle nostre campagne hanno garantito per anni un presidio silenzioso, ma fondamentale. Oggi non possono essere lasciati soli, non possono essere denigrati, e lo diciamo a gran voce: l'articolo 9 della Costituzione ci ricorda che la tutela della biodiversità è un dovere concreto che passa anche per una gestione della faunistica, della fauna seria, una presenza sul territorio e una responsabilità verso le nuove generazioni. Per questo è importante tramandare ai giovani questa tradizione fatta di conoscenza degli ecosistemi, di rispetto della natura, di protezione e di gestione, ma anche e soprattutto di sicurezza. Pensiamo agli incidenti, pensiamo alle migliaia e migliaia di incidenti all'anno, alle vittime e ai feriti - quasi 200 all'anno - per la fauna selvatica. È per questo che la riforma, poi, introduce anche elementi di forte semplificazione, eliminando vincoli burocratici asfissianti, come l'obbligo di opzione esclusiva, garantendo validità nazionale alle abilitazioni.

Noi dobbiamo permettere alle vecchie generazioni di trasmettere questa tradizione culturale come un presidio ambientale e, al contempo, favorire un ricambio snellendo le procedure per chi vuole impegnarsi oggi nella gestione del territorio. Qui subentra l'importanza cruciale della gestione coordinata: gli agricoltori non saranno più vittime passive. Chi vive il fondo, chi coltiva la terra, se formato e abilitato, potrà diventare parte attiva dei piani di controllo ecologico, collaborando con i Corpi di polizia locale, anche quella regionale, con le guardie riconosciute; restituiamo dignità, strumenti giuridici a chi possiede e conduce terreni, permettendo loro anche di trattenere i capi che saranno abbattuti, previo rigido controllo igienico-sanitario.

Questa non è quella che viene definita la cosiddetta caccia selvaggia, questa è pianificazione, è biosicurezza, è cura del territorio. Abbiamo inoltre riorganizzato gli ambiti territoriali, dando più forza alle Regioni, collegando la pianificazione faunistica ai piani di sviluppo rurale e trovando un accordo stabile e con le organizzazioni agricole, che voglio ringraziare per il loro impegno anche e soprattutto nella fase importante di discussione di questo provvedimento. (Applausi).

Abbiamo equiparato le tradizioni venatorie italiane a quelle europee, regolamentando i richiami vivi, con trasparenza, con tracciabilità, sanzionando duramente chi fa bracconaggio o chi, con metodi violenti e con ecovandalismi cerca di impedire i piani di controllo pubblico e la sicurezza dei cittadini.

Cari colleghi, la fauna selvatica è una ricchezza. È un patrimonio di biodiversità che l'Italia vanta orgogliosamente in Europa, ma quando l'equilibrio si rompe, le istituzioni hanno il dovere di intervenire per tutelare l'incolumità pubblica. Basti pensare a tutto quello che accade quando non c'è controllo. Noi con questo provvedimento difendiamo la sicurezza dei cittadini, la salute degli animali, il futuro delle nostre aziende agricole, la sopravvivenza dei nostri anziani, custodi della terra, delle nostre famiglie che presidiano le aree interne e le montagne.

Voglio ringraziare il sottosegretario La Pietra per l'impegno costante in Commissione e per aver accettato anche emendamenti presentati dal nostro Gruppo. Ringrazio anche chi, insieme a me, ha svolto il ruolo di relatore, la senatrice Tubetti, il presidente De Carlo, ma voglio ringraziare il nostro capo dipartimento caccia e gestione faunistica del Gruppo Lega, l'onorevole, già senatore, Francesco Bruzzone. (Applausi).

Lo voglio ringraziare perché viene additato a volte, ingiustamente, con epiteti oppure con frasi ingiuriose. Lo voglio sottolineare qui perché il suo impegno è costante, soprattutto su questo tema così importante e così delicato.

È per tutte queste ragioni, signor Presidente, che la Lega non farà un passo indietro di fronte ai veti ideologici e ai tentativi di paralisi burocratica. Con la forza dei patti e col pragmatismo del buonsenso, rivendichiamo una riforma attesa da oltre trent'anni, che restituisce dignità a chi lavora la terra e sicurezza a chi vive i territori. A nome di tutto il Gruppo Lega esprimo quindi con convinzione il nostro voto favorevole a questo provvedimento. (Applausi).

FRANCESCHELLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCHELLI (PD-IDP). Signor Presidente, voglio muovere dalla genesi della legge n. 157 del 1992, il cui percorso, iniziato alla fine degli anni Ottanta, ha visto protagonisti il mondo venatorio, rappresentato in quel contesto dalle associazioni; la cultura agricola, rappresentata dalle confederazioni agricole, e il mondo ambientalista, con la finalità di sedersi tutti intorno a un tavolo per una lunga discussione, che partiva da punti di vista diversi, per arrivare a costruire un nuovo equilibrio fondato su un principio destinato a rappresentare il filo conduttore di trentacinque anni di vigenza di questa norma; un principio essenziale, che oggi viene stravolto, per cui la fauna selvatica non appartiene ai cacciatori, ai proprietari dei terreni e - arriviamo a dire - nemmeno allo Stato, ma costituisce un patrimonio indisponibile della collettività, la cui gestione dev'essere affidata a strumenti pubblici partecipati e programmati. (Applausi). Quella legge non fu una vittoria del mondo venatorio, né del fronte abolizionista: fu una mediazione studiata e voluta con sacrificio, dedizione e perseveranza.

Oggi che cosa si è voluto fare? Si è voluto affrontare un tema, che poi dirò successivamente, di riforma di quella legge. Dico anche che, dopo trentacinque anni, è legittimo che uno strumento abbia una revisione conforme al dettato dei tempi, ai cambiamenti intervenuti negli ecosistemi, al cambiamento climatico, alle attività agricole nei loro bisogni, alla distribuzione della fauna sui territori, alle nuove specie.

Tuttavia, la riforma che avete promosso nasce con limiti di metodo e di merito e appare fortemente condizionata da esigenze propagandistiche non sostanziali e reali degli attori e dei protagonisti della gestione faunistico-venatoria di un territorio. (Applausi). Questa revisione doveva partire da un presupposto fondamentale che era previsto nella norma stessa: la relazione sullo stato di applicazione della legge elaborata dal Governo, d'intesa con le Regioni, con il supporto scientifico dell'ISPRA; una reale relazione tecnica che avrebbe consentito a noi legislatori di valutare dati, criticità, risultati e limiti emersi nel corso di questi anni. Partendo da quest'analisi andava aperto un confronto fra tutti i mondi coinvolti: il mondo ambientalista, il mondo faunistico-venatorio e il mondo degli agricoltori, a cui ci siamo limitati a fare delle audizioni standard. È inutile dire che sono durate ore: sembrava quasi una prassi dovuta per dare il giusto sfogo a un iter, ma non a un confronto vero, reale e di sostanza. Questo produrrà effetti anche in futuro, perché solo attraverso un percorso di concertazione si sarebbe potuti arrivare a modifiche condivise, discusse - sì - ma costruttive, nell'interesse della gestione del territorio e della fauna selvatica, garantendo la tutela delle produzioni agricole e la sicurezza dei cittadini.

Così non è stato. Da parte del Governo Meloni si è voluto portare la discussione a uno scontro ideologico che fa sì che oggi riteniamo che sia anche ingiusto parlare di una revisione della legge n. 157, perché quei presupposti non ci sono più. (Applausi). Questa è una nuova norma che avete costruito partendo dallo stravolgimento del principio essenziale: la fauna patrimonio indisponibile. Voi oggi avete trasformato questo patrimonio indisponibile in un'attività riconosciuta come attività d'impresa e con scopo di lucro: l'opposto preciso del fondamento della legge n. 157 del 1992, l'opposto preciso! (Applausi).

È legittimo, per carità di Dio, ma bisogna dirlo e bisogna dirlo con trasparenza e con onestà ai nostri cittadini. Con la legge n. 157 il mondo del faunistico-venatorio aveva trovato un equilibrio con il mondo dell'ambiente; con il mondo dell'agricoltura, ci dovevamo ancora lavorare. Il mondo faunistico-venatorio, che voi oggi avete trasformato in predazione, è anche quel mondo del volontariato che fa i censimenti che sono alla base delle decisioni che i distretti prendono per svolgere le funzioni della caccia di selezione. È anche quel mondo che manutiene i sentieri nel bosco. È quel mondo che fa le pratiche antincendio e costituisce i nuclei antincendio boschivi nelle aree interne. È quel mondo che, quando una persona si perde perché va a cercare funghi, o un ragazzo o una ragazza scappano di casa, noi chiamiamo per primi, perché sono profondi conoscitori del territorio.

Ebbene, voi li avete messi alla berlina del Paese. In confronto a quella funzione che hanno svolto con rispetto, oggi li avete trasformati in coloro che, nell'immaginario collettivo e ingiustamente, sono visti come quelli che vanno a caccia la notte con strumenti optoelettronici, purché non siano armi da guerra. E poi parlate di tradizione? Ma dov'è la tradizione in questa modalità di gestione faunistico-venatoria? Qui non c'è gestione! (Applausi).

Leggiamo la norma che consente l'uso di questi strumenti all'avanguardia. Mio nonno aveva lo schioppo, che era cosa diversa da un'arma di natura altamente sofisticata al punto di dover precisare: purché non sia un'arma da guerra. Siamo arrivati a un livello di ammissibilità talmente alto che si è dovuto specificare il limite oltre il quale non andare, e non solo.

Questo mondo oggi fa i conti con un forte cambiamento anche nella cultura, perché è stato detto ripetutamente che oggi facciamo arretrare il mondo faunistico-venatorio anche nella sua funzione sociale. Premesso che la caccia è una pratica che si può condividere, non condividere o a cui essere indifferenti, perché dipende dalla sensibilità che ciascuno ha, figlia anche dei luoghi dove si è nati e vissuti, è legittimo questo approccio, ma non è legittimo trasformare la caccia sociale in attività d'impresa o in un baratto. Questo è quello che voi fate, al punto di dire che è uno strumento, una leva economica per le aree interne.

Ve lo abbiamo già detto, come Partito Democratico, cosa vogliamo nelle aree interne: vogliamo il medico di famiglia, vogliamo le scuole, vogliamo le strade manutenute. (Applausi). Su questo punto pongo l'accento: quando si parla di sicurezza delle strade, oggi, grazie alle politiche di Giorgia Meloni e del suo Governo, noi non abbiamo le strade che passano nei boschi, nelle aree interne, ma abbiamo i boschi nelle strade, perché non si dà più un euro alle Province e agli enti proprietari per manutenerle.

Poi, di pari passo, si bloccano venti miliardi per il ponte di Messina. È pur legittimo fare un ponte, ma ci sono priorità in questo Paese: prima si manutiene l'esistente e, se si hanno le risorse, si fanno nuove opere, però, se non si manutiene l'esistente, c'è un arretramento del Paese complessivo.

In tutta questa discussione il mondo ambientalista è stato completamente cancellato, vissuto quasi come tollerato all'interno della discussione, ma noi la facciamo, fuori di qui, una valutazione sul sentimento delle nuove generazioni? Quel sentimento di tante donne e tanti uomini, tanti ragazzi, che vedono nell'ambiente le basi del loro futuro? (Applausi). E noi non abbiamo dato loro accesso, se non per quei dieci minuti di un'audizione. Non è ammissibile questa cosa! Visto che il tempo è tiranno, chiudo sugli agricoltori, un tema che a me sta tanto caro.

Leggo l'articolo 12, comma 3-bis: «A compensazione dei danni subiti e dei costi sostenuti, gli imprenditori agricoli nonché i proprietari e i conduttori dei fondi possono trattenere gli animali abbattuti nell'esercizio delle attività di controllo». Il codice civile ammette la compensazione, ma ammette la compensazione legale giudiziale tra crediti certi, liquidi ed esigibili. Questa non è compensazione: la dovete chiamare baratto. Ha mangiato 5 quintali d'uva? Quanto vale l'uva? 200 euro al quintale? Sono 1.000 euro. Quanto si può ricavare da un cinghiale? 100 euro? Si ammazzano 10 cinghiali. Ma gli agricoltori non vogliono il baratto. (Applausi). Gli agricoltori vogliono la prevenzione. (Applausi).

Di tutti gli emendamenti a questa norma sulla prevenzione non ne è passato uno. Avevamo chiesto l'istituzione di un fondo nazionale per i danni - lo ripeto: risarcimento danni, non una misura di aiuto agli agricoltori - e non avete accolto l'emendamento. Poi dite di essere vicini agli agricoltori!

Concludo, Presidente, perché capisco di aver sforato i tempi. L'altro giorno parlavo con alcuni agricoltori, per capire cosa pensassero di questo provvedimento. Mi hanno chiesto se a Roma si sa che loro lavorano dall'alba al tramonto, e la sera sono anche stanchi e vorrebbero andare a dormire e non abbattere i cinghiali che gli hanno procurato danni. Lo Stato deve fare lo Stato: non può delegare la protezione ai singoli. (Applausi). E questo vale per la caccia, vale per la sicurezza, vale per tutti i fenomeni della vita quotidiana. Noi dobbiamo rispettare i nostri cittadini, siano essi portatori dei diritti dell'ambiente, del mondo faunistico-venatorio o i nostri agricoltori, che faticano tanto e, purtroppo, ricavano poco. (Applausi).

ZEDDA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZEDDA (FdI). Signor Presidente, Governo, gentili colleghi, io voglio partire con dei ringraziamenti, prima di tutto ai colleghi senatori Tubetti e Bergesio, in qualità di relatori di questo provvedimento, al collega senatore sottosegretario La Pietra e a tutti i componenti delle Commissioni 8a e 9a per il lavoro svolto in questi mesi, che non sono stati pochi. Ma un ringraziamento particolare - concedetemelo - voglio farlo direttamente al presidente della 9a Commissione, senatore De Carlo (Applausi), perché, pur non essendo cacciatore, da sempre ha conosciuto e conosce il mondo della caccia, come s'intreccia con le nostre tradizioni, col mondo agricolo e col mondo ambientale. È questa la linea che ha utilizzato per i lavori nelle due Commissioni riunite.

È dal 1998 che la politica tutta, a destra e a sinistra, cerca di modificare la legge n. 157 del 1992, ma nessuno è riuscito a fare una modifica organica, inserita nell'attualità che viveva e con uno sguardo al futuro. Noi, pare, ci stiamo riuscendo. Era necessario modificare la citata legge n. 157? La risposta è una, unica e sola: sì, per i cambiamenti di flora e fauna, per i cambiamenti delle abitudini dell'essere umano all'interno dell'ambiente e, quindi, per la salvaguardia degli ecosistemi.

Vi svelo un segreto, forse due. Fino a oggi la caccia era una pratica consentita e normata e il bracconaggio era un'azione - ahimè - praticata e diffusa. Da domani, la caccia sarà una pratica consentita e normata con maggiore chiarezza e il bracconaggio sarà un'azione brutalmente punita e sanzionata, anche contro il vostro voto contrario. (Applausi).

I parlamentari di maggioranza - va ricordato che questo è un provvedimento parlamentare, presentato dai Capigruppo dei Gruppi parlamentari di maggioranza, a prima firma Malan - hanno scelto di modificare la legge n. 157 del 1992 anche vista l'azione parlamentare della passata legislatura, che all'unanimità votò un provvedimento in questa direzione.

Se aveste basato il confronto sul merito del provvedimento e non sull'ideologia e, in alcuni casi, anche sull'invidia dell'azione politica, avreste potuto leggere e lavorare su una norma assolutamente equilibrata e di buonsenso, che ci porta in linea con la normativa europea, nonostante le vostre bugie, che mette al centro la fauna e la flora, con i nuovi ecosistemi 3.0 da tutelare, ma con l'uomo al centro come bioregolatore.

Avete preferito invece raccontare una marea di bugie. La riforma allarga le aree in cui si può cacciare? No. La riforma intende ridurre le aree protette? No. La riforma mette a rischio specie protette? No. (Applausi). Qualcuno ha parlato di stambecco o forse lo ha confuso con Bambi, non lo so. Nella norma non c'è scritto, ma è scritto nel dossier. Quindi mi sorge il dubbio, Presidente, che qualche collega, per studiare la norma, non abbia per nulla letto la norma e si sia basato su una lettura veloce del dossier. Consiglio di effettuare entrambe le letture, prima la norma e poi il dossier in aiuto, perché così potete capire cosa c'è scritto nella norma e se c'è qualcosa di sbagliato nel dossier.

È vero che la Commissione europea ha bocciato la norma? No. C'è stato un confronto informale con una lettera; ci sarà poi dopo un confronto, com'è normale che sia. Gestire la fauna equivale a indebolirne la protezione? No. Significa rafforzarla e, se non l'avete capito fino a oggi, nonostante lauree, master e dottorati, forse avete un problema. Il cacciatore è nemico dell'ambiente? No. Assieme agli agricoltori e ai pastori, egli è il primo custode dell'ambiente, vedi le problematiche su incendi, siccità e peste suina. (Commenti). Sento un'oca starnazzare. In Sardegna ho partecipato a innumerevoli tavoli… (Commenti).

PRESIDENTE. Scusi, senatrice.

ZEDDA (FdI). Sento qualcuno starnazzare, lo ripeto.

PRESIDENTE. Senatrice, non starnazza nessuno.

ZEDDA (FdI). Parrebbe.

PRESIDENTE. No, non starnazza nessuno. (Commenti). Senatore De Carlo, non starnazza nessuno. (Commenti). Allora, non starnazza nessuno. È compito della Presidenza chiedere ai colleghi di minoranza, per favore, di lasciar parlare la collega, come i colleghi di maggioranza hanno lasciato parlare voi, grazie, ma non starnazza nessuno.

ZEDDA (FdI). Dicevo che da amministratore regionale… (Commenti).

PRESIDENTE. Per favore, quando ha parlato il suo collega del PD, nessuno ha parlato, siamo stati e sono stati tutti in silenzio ad ascoltarlo. Chiedo la stessa cosa: non riesco a capire perché, tutte le volte che parla qualcuno di maggioranza, bisogna intervenire. Non è necessario intervenire, colleghi: è necessario ascoltare.

ZEDDA (FdI). Come dicevo, ho partecipato a innumerevoli tavoli quando ho fatto parte della maggioranza governativa regionale sulla peste suina e la partecipazione dei cacciatori e delle associazioni venatorie era fondamentale in quel tavolo. A riconoscerlo non sono solo io e non devo essere solo io. Occorre riprendere a convivere con le nostre montagne e le nostre colline, che abbiamo abbandonato. Vederle esaminate come parti separate dall'essere umano (come a volte si fa con un emendamento) ha portato a un impoverimento del territorio e a nuovi rischi.

Vi faccio un esempio tangibile. Il collega che mi ha preceduto ha parlato dell'attività delle società faunistico-venatorie e delle aziende faunistico-venatorie. Forse ne ha parlato anche qualcun altro, ma non ero attenta; ero però in silenzio. Riporto il censimento… (Brusio). Sto facendo silenzio apposta.

PRESIDENTE. Ho capito, senatrice, ma il livello era normale rispetto al solito. Il silenzio di tomba diventa un po' difficile da riuscire a ottenere in quest'Aula.

ZEDDA (FdI). Riporto il censimento del gennaio 2026 della sola laguna di Venezia. Lo ripeto: sono dati di gennaio 2026. Vi dirò, alla fine dei dati, quali sono le associazioni che hanno fatto il lavoro. Un tipo di associazione ha censito, nel terreno di sua competenza, 467 esemplari; un altro tipo di associazione ha censito 654.474 esemplari.

La superficie totale per la prima tipologia di azienda era di 300 ettari, mentre per la seconda era di 7.783. Chi non è bravo in matematica potrebbe dire che c'era più superficie, ma il dato che dovrebbe farvi ragionare e che dovrebbe aprire gli occhi a chi parla di un certo tema è il dato di esemplare per ettaro: la prima associazione di fatto ha censito 1,56 esemplari per ettaro, mentre la seconda tipologia di associazione ha censito 84,09 esemplari per ettaro. Il lavoro dell'oasi WWF sta a 1,56, mentre il lavoro dell'azienda faunistico-venatoria sta a 84,09. Quindi, fatevi una domanda e datevi una risposta, poiché i numeri sono chiari. (Applausi).

Il cacciatore è violento? No, è tra i cittadini più controllati sotto l'occhio vigile dei Carabinieri forestali e del Corpo forestale. Ringrazio che, con questa modifica normativa, venga inserito anche il Corpo forestale per le Regioni a Statuto speciale con un emendamento prima presentato dalla maggioranza e poi dai relatori. Il cacciatore è soggetto a un sistema sanzionatorio severo anche a carattere preventivo.

Si potrà cacciare nei parchi? No, perché la legge che regola questo aspetto è la n. 394 del 1991, che regola quest'azione, ma noi non l'abbiamo modificata. Si potrà cacciare in città o nelle spiagge? No. A Cagliari non vedremo i cacciatori in costume mimetico tra il Poetto e Piazza Garibaldi. Le foreste demaniali, i valichi montani, i terreni innevati diventeranno zone di caccia? No. Si potrà cacciare il lupo? No. E, se qualcuno di voi in maniera onesta avesse raccontato cos'accadeva nella Conferenza delle Regioni dal 2019 in poi - qualcuno di voi in qualche Regione vi sedeva - saprebbe e avrebbe raccontato che quello del lupo è un problema datato. In questo provvedimento il lupo mantiene lo status di specie in regime di tutela e gli interventi previsti sono in linea con l'Europa in totale rispetto della direttiva Habitat e della Convenzione di Berna. Fatevene una ragione. Analogamente, siamo in linea con la direttiva 2009/147/CE sulla conservazione degli uccelli e siamo in linea con il regolamento Reach sulle zone umide e piombo, sul quale oggi avete votato contro: più piombo per tutti, oserei dire.

Siete stati capaci d'inventare tutto questo e molto altro ancora. Ma tranquilli, cari colleghi del campo largo, l'Arcicaccia, anche se non avete fatto ciò che vi ha chiesto, cioè votare questo provvedimento, vi voterà, mentre non voterà noi, nonostante abbiate votato contro anche oggi in Aula, a parte Italia Viva, che mi pare si sia astenuta. Mettiamo un macigno sul bracconaggio e contro chi lo pratica, mentre voi avete votato contro. (Applausi).

Con questo provvedimento lasciamo alle Regioni la pianificazione venatoria, allarghiamo gli ATC (ambiti territoriali di caccia) e contestualmente obblighiamo i cacciatori a scegliere. Riformiamo le aziende faunistico-venatorie affinché ci possa essere maggior tutela. Volete che vi rilegga i dati sulle aziende venatorie e i dati sulle associazioni WWF? Sono qui. In Regioni come la mia, il provvedimento sulla pianificazione venatoria è molto importante. A supporto di scelte politiche della mia Regione ci sono studi scientifici non solo locali, ma anche europei. La mia Regione, per esempio, potrà operare una scelta sul calendario venatorio e sulla durata, ad esempio, in linea con quello che accade in Corsica; quindi, si potrà andare a caccia anche nel mese di febbraio a tutela dei nostri agricoltori, perché il tordo alle nostre coltivazioni e alle coltivazioni degli ulivi in Sardegna fa un danno inestimabile.

Collega De Cristofaro, l'unica lobby di cui siamo amici è proprio quella degli agricoltori.

Per tutti questi motivi, esprimo il voto favorevole del mio Gruppo, perché anche in questo caso salviamo l'Italia non dalle macerie, signor Presidente, ma dalla devastazione dei Governi targati campo largo. (Applausi).

Mi conceda un ultimo appunto, signor Presidente. Nei giorni passati sono stati citati Papa Leone e il direttore Feltri. Papa Leone su questo disegno di legge si è espresso, ma si è espresso anche su migrazioni e sul diritto a non emigrare, e anche su aborto e sul valore della vita. Ascoltare sempre no?

Il direttore Feltri ha fatto una lettera, ma nella nostra parte politica, quando qualcuno è in dissenso, lo può esprimere serenamente.

Visto che ha tenuto in considerazione le parole del direttore Feltri, vorrei però invitare la collega Maiorino - sempre per suo tramite, signor Presidente - a utilizzare le parole dello stesso direttore Feltri quando dice: non c'è nulla da querelare. Conte vada a spiegare in Commissione Covid 1,251 miliardi, la più grande commessa di tutti i tempi. Tutto in regola? Basta rispondere. Questo è il direttore Feltri, in una risposta riferita a Giuseppe Conte. (Applausi).

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, chiedo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, dispongo la votazione, come richiesto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 1552, nel suo complesso, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 596, 1302, 1577 e 1656. (Applausi. Commenti).