Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 360 del 29/10/2025

DI GIROLAMO (M5S). Signora Presidente, colleghe e colleghi, signor Vice Ministro, buon pomeriggio. Oggi qui stiamo parlando nuovamente di un disegno di legge di riforma costituzionale che ci restituisce bene l'idea che avete della giustizia, un'idea che noi rifiutiamo categoricamente. Signor Vice Ministro, lei lo sa e lo continuiamo a ribadire, perché questa che avete voi per noi è un'idea completamente distorta della giustizia ed è un'idea che adesso state cercando di cristallizzare in norma.

Noi ci dissociamo da tutto il discorso che voi fate, anche perché a noi è chiaro il disegno che avete in mente. È un disegno che ci avete raccontato più e più volte, lo avete raccontato attraverso i vostri provvedimenti, ce lo avete detto quando avete eliminato l'abuso d'ufficio. Com'è stato già detto più volte in quest'Aula e ribadisco, è un reato sentinella, che avete smantellato assicurando impunità ai colletti bianchi. A proposito, i 28 indagati per concorsi pilotati a Firenze vi ringraziano anche per questo. (Applausi). Questa è la vostra idea.

Ancora, ce l'avete raccontato quando avete imposto pericolosissimi e assurdi limiti all'uso delle intercettazioni. Si sa che questa riforma era il sogno di Berlusconi, però, colleghi, prima di separare le carriere, a mio avviso, sarebbe giusto da parte vostra imparare a fare un distinguo e quindi separare anche le sentenze, non come avete fatto negli ultimi giorni, ad esempio con la sentenza che riguardava alcune misure di prevenzione patrimoniale a carico di Marcello Dell'Utri, che voi avete utilizzato per inneggiare alla beatificazione raggiunta da Silvio Berlusconi, perché non è così. Assolutamente non è così e dite una falsità; quella sentenza riguarda Dell'Utri e non mette minimamente in discussione l'altra sentenza, quella definitiva del 2014, che stabilisce i contatti costanti e di intermediazione con Cosa Nostra che Dell'Utri portò avanti per anni (Applausi), mediazione che svolgeva per Berlusconi. Quella sentenza non è stata toccata, diciamocelo chiaro.

Veniamo all'argomento all'ordine del giorno. Signora Presidente, il ministro Nordio vuole a tutti i costi la separazione delle carriere e per giustificare questa riforma, insieme a tutta la maggioranza, il Ministro sta facendo passare una narrazione per spiegarlo ai cittadini, perché è necessario separare le carriere. È necessario perché c'è un flusso continuo, un andirivieni di giudici che cambiano ruolo e cambiano le proprie funzioni. È necessario oggi, adesso e senza più attendere altro tempo, incidere e mettere mano alla separazione. Mettiamo mano alla separazione delle carriere, perché c'è un flusso di magistrati che cambiano funzione. Ebbene, non è così. Voi fate passare questa narrazione, quest'urgenza al Paese, ma non è così. Dati e statistiche alla mano ci dicono che solo l'8 per cento dei pubblici ministeri ambisce a diventare giudice e solo lo 0,2 per cento dei giudici decide di cambiare funzione. Allora, per questa irrisoria percentuale voi decidete di cambiare, a botte di maggioranza, la Costituzione. È evidente nonostante continuate a giustificarvi e a dire che non volete mettere sotto lo scacco del Governo la magistratura.

C'è un documento che tutti noi ormai conosciamo, ben noto, di qualche anno fa, in cui testualmente leggiamo: «Nella storia dell'Italia repubblicana l'indipendenza del pubblico ministero rispetto all'Esecutivo e l'unicità della magistratura ha rappresentato in concreto una garanzia per l'affermazione della legalità e la tutela dei princìpi di eguaglianza dinanzi alla legge».

Si tratta di un documento contro la separazione delle carriere; è lo stesso documento che il ministro Nordio firmò qualche anno fa, mentre adesso ci viene a dire che della separazione delle carriere non se ne può fare a meno. A me viene in mente un paragone molto semplice, purtroppo per Nordio, che mi sembra, in questo momento, un po' come Salvini e il suo ponte: anni fa Salvini era contrario al ponte sullo Stretto di Messina, perché gli ingegneri dicevano che non stava in piedi, ma oggi mi pare che l'unico a stare in piedi grazie al ponte è proprio Salvini (Applausi); oggi vediamo che il ministro Nordio sostanzialmente fa una capriola e si comporta esattamente come il suo collega.

All'articolo 3 sancite la separazione di queste carriere. Vi abbiamo chiesto, visto che voi lo negate, di dichiarare con scrittura nero su bianco sul testo che voi non volete assoggettare la magistratura ai poteri del Governo. Abbiamo detto: scrivetelo nel testo. Vi abbiamo chiesto di approvare un emendamento in prima lettura e poi in seconda lettura alla Camera. Oggi qui non possiamo presentare alcun emendamento perché il testo blindato non ha subito variazioni. Vi abbiamo chiesto di porre l'accento sul fatto che la magistratura, configurata come ordine autonomo e indipendente, debba essere anche libera da qualsivoglia forma di condizionamento da parte degli altri poteri dello Stato, in particolare di quello politico, ma voi questo emendamento non l'avete votato: è la risposta all'obiettivo che vi state dando con questa riforma. (Applausi). Vi siete risposti da soli, avete risposto ai cittadini fuori da quest'Aula, avete risposto a noi, non con le parole ma con i fatti, con un voto.

Signor Presidente, cosa possiamo dire poi del sistema del sorteggio? Un sistema che in pratica azzera l'autorevolezza dei magistrati rispetto alla componente politica. Ovviamente è questo che voi volete, è questo che vi permetterà di dire ai magistrati: voi state lì a caso perché i vostri nomi sono stati estratti (Applausi), mentre noi siamo stati votati, quindi legittimati dal popolo.

All'articolo 4 attribuite ad un'Alta corte la giurisdizione disciplinare nei riguardi di magistrati ordinari, giudicanti e requirenti. Anche sull'Alta corte prevedete un cortocircuito: la componente politica potrà eleggere tra i suoi membri non solo i Vice Presidenti dei due CSM, ma anche il Presidente dell'Alta corte. Non contenti di ciò, avete previsto che le decisioni assunte dall'Alta corte non saranno ricorribili per Cassazione, ma soltanto dinanzi all'Alta corte. Anche in questo caso abbiamo provato a dirvi che sarebbe stato opportuno garantire almeno la possibilità di ricorrere in Cassazione. Abbiamo altresì proposto di attribuire a ciascun CSM la funzione disciplinare in seconda istanza rispetto ai provvedimenti emessi nell'Alta corte disciplinare. Abbiamo proposto di attribuire a ciascun CSM la funzione disciplinare in prima istanza e come appello all'Alta corte disciplinare, ma niente: anche in questo caso ci siamo trovati di fronte al muro di gomma che avete costruito intorno a questa riforma costituzionale. Il provvedimento non può essere cambiato, il provvedimento è inemendabile: è questo quello che avete sempre detto; lo avete detto e l'avete fatto in spregio alla necessaria condivisione che dovrebbe accompagnare una riforma costituzionale. Ora vi appellate al popolo con il referendum. Non lo avete fatto in queste Aule con i rappresentanti del popolo, che saremmo noi dell'opposizione, e ora lo andate a chiedere al popolo direttamente all'esterno? A me sembra una scappatoia che davvero non riesce a coprire; sembra una pezza più grossa del buco. (Applausi). Siete pieni di giustificazioni.

Lo scopo di questa riforma non è tanto separare le carriere, signor Presidente, quanto ridimensionare o, meglio, mortificare il ruolo del pubblico ministero, che si trasforma in burocrate al servizio dell'Esecutivo. Nel precedente passaggio in quest'Aula e anche nell'altro ramo del Parlamento, da più parti abbiamo sentito dire con eccessiva superficialità, a mio umilissimo avviso, che anche Giovanni Falcone voleva la separazione delle carriere. Ebbene, questo è uno sfacciato tentativo di attribuire la paternità di questa riforma anche al giudice ucciso a Capaci. (Applausi). È un'altra menzogna costruita ad arte. Alla fine basterebbe davvero poco: basterebbe andare a rileggere quanto sosteneva Falcone; ne avete la possibilità. Oppure potreste parlare con chi nel tempo e negli anni ha lavorato spalla a spalla con il giudice Falcone. Lo abbiamo qui, c'è il senatore Scarpinato, potremmo parlare direttamente con lui e chiedergli che cosa ne pensa.

No, non lo fate, non ci parliamo e, per di più, lo cacciamo fuori dalla Commissione antimafia. (Applausi). Sinceramente, ancora più eloquente è il fatto che spesso in quest'Aula sentiamo citare Paolo Borsellino, ma nel passaggio su questo provvedimento, in questa fase specifica, non è stato fatto da nessuno ed è ovvio il motivo.

Cito testualmente cosa pensava al riguardo il magistrato che è stato ucciso in via D'Amelio: separare la carriera significa spezzare l'unità della magistratura. Il magistrato requirente deve poter svolgere la sua funzione senza dover rendere conto al potere politico. Ancora, questa la sua definizione della separazione delle carriere: un cavallo di Troia per disarticolare la forza unitaria dell'azione giudiziaria. E queste cose voi le sapete bene.

Signor Presidente, questa riforma è inutile ed è dannosa. È inutile, perché non risolve minimamente i problemi legati alla giustizia del nostro Paese. Ed è una riforma dannosa, perché l'obiettivo, non dichiarato e malcelato, è evidentemente quello di mettere l'azione del pubblico ministero sotto il controllo del potere dell'Esecutivo. Allora, state creando uno squilibrio gravissimo. Lo state creando tra poteri e lo state facendo nel peggiore dei modi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà.