Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 309 del 28/05/2025

TAJANI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, vorrei chiedere a lei, prima del mio intervento, di far osservare un minuto di silenzio da quest'Assemblea per commemorare le vittime civili innocenti, palestinesi e israeliane.

PRESIDENTE. Lei, Ministro, me lo aveva preannunciato. Lo facciamo ben volentieri. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio). (Applausi).

TAJANI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente. signori senatori e senatrici, la Striscia di Gaza, da oltre un anno e mezzo dal brutale attacco di Hamas del 7 ottobre, restituisce ogni giorno immagini di distruzione e sofferenza.

Quanto avviene a Gaza, come ho detto di fronte ai vostri colleghi deputati, suscita un dolore immenso. La popolazione della Striscia sta pagando da troppo tempo un prezzo altissimo. Lo stanno pagando, in particolare, come ha sottolineato Papa Leone XIV, i bambini, le donne, gli anziani e le persone malate. Questi morti innocenti feriscono i nostri valori e fanno indignare le nostre coscienze.

La legittima reazione del Governo israeliano a un terribile e insensato atto terroristico sta purtroppo assumendo forme assolutamente drammatiche e inaccettabili, che chiediamo a Israele di fermare immediatamente. I bombardamenti devono finire, l'assistenza umanitaria deve riprendere al più presto, il rispetto del diritto internazionale e umanitario deve essere ripristinato. Raccolgo e con convinzione rilancio l'appello lanciato poco fa dal Santo Padre per un immediato cessate il fuoco. (Applausi).

Fermare gli attacchi e liberare tutti gli ostaggi, lo voglio ribadire chiaramente, è l'unica prospettiva possibile per la pace. L'obiettivo irrinunciabile resta l'avvio di un processo politico, che porti alla creazione di due Stati che convivano in pace e sicurezza. Queste sono le priorità che guidano l'azione politica del Governo, su cui stiamo lavorando, con un'azione coordinata con tutti i nostri partner, a partire da quelli europei e dal segretario di Stato americano Rubio, con cui stiamo portando avanti un'intensa azione diplomatica per riannodare i fili del dialogo e fermare la catastrofe.

Come si ricorderà, sono stato uno dei primi Ministri degli esteri europei a recarsi, dopo il 7 ottobre, nelle aree colpite da Hamas, per manifestare solidarietà e vicinanza. Proprio in quell'occasione ho invitato con grande fermezza il Governo israeliano a una reazione proporzionata. Da amico di Israele dico, allo stesso tempo, che è fondamentale porre subito fine all'escalation e all'emergenza umanitaria nella Striscia.

Questa azione di pressione coordinata con i partner ha già prodotto i primi risultati. L'afflusso di aiuti è ripreso negli ultimi giorni. Nel fine settimana sono entrati a Gaza, attraverso il valico di Kerem Shalom, anche i 15 camion italiani che abbiamo donato al Programma alimentare mondiale e che abbiamo fatto uscire dal porto di Ashdod: saranno utilizzati all'interno della Striscia per distribuire farina e altri aiuti alimentari.

Abbiamo scelto volutamente di affidarci a un'agenzia delle Nazioni Unite, proprio perché crediamo che la distribuzione degli aiuti, per essere più efficace, deve essere affidata a una organizzazione multilaterale e non ai privati. Sappiamo che questo non è sufficiente e continuiamo a lavorare affinché l'afflusso di aiuti venga intensificato attraverso ulteriori azioni concrete sul terreno.

Il Governo non ha mai abbassato la guardia sui comportamenti israeliani, che abbiamo ritenuto meritevoli di censura. Penso a quando l'esercito è arrivato a sparare anche dentro la parrocchia cattolica di Gaza, a dicembre 2023; l'abbiamo detto subito con forza: non era lì che si nascondevano i terroristi di Hamas. Oppure penso a quando abbiamo condannato l'attacco contro gli operatori umanitari di World Central Kitchen di aprile dello scorso anno o le operazioni militari che hanno reso complicatissima anche la campagna per la vaccinazione dei bambini contro la poliomelite, in cui anche l'Italia è stata in prima fila a sostegno dell'Organizzazione mondiale della sanità.

Chi dice che il Governo sta ignorando la crisi di Gaza offende la verità, ma soprattutto offende i tanti italiani che in un'azione di sistema coordinata dal Governo - che non ha eguali tra i nostri partner - hanno offerto il proprio contributo concreto a favore della popolazione palestinese. Enti locali, strutture sanitarie, imprese, associazioni di categoria, istituzioni accademiche, terzo settore, mondo dell'associazionismo cattolico: sono tantissimi ad aver dato un contributo fattivo, lontano da facili e sterili strumentalizzazioni. (Applausi).

Ne è un esempio concreto l'iniziativa Food for Gaza, grazie alla quale da marzo dello scorso anno abbiamo fatto arrivare nella Striscia oltre 110 tonnellate di aiuti alimentari, sanitari e beni di prima necessità. Abbiamo voluto realizzarla da subito con il Programma alimentare mondiale e la Croce rossa internazionale, istituzioni autorevoli ed imparziali, che godono della fiducia di entrambe le parti che abbiamo coinvolto sin dal primo momento dell'iniziativa. Food for Gaza infatti ha il pieno sostegno dell'Autorità nazionale palestinese e di Israele. Il ministro degli esteri israeliano Sa'ar e il primo ministro palestinese Mustafa l'hanno indicata più volte come un modello da seguire. Questa iniziativa ha raccolto gli elogi sia dell'Unione europea, sia dei vertici del G7.

Il nostro è anche tra i principali Governi occidentali ad aver organizzato operazioni di evacuazione da Gaza. Abbiamo consentito a oltre 700 persone di lasciare la Striscia, tra cittadini italiani, italo-palestinesi, detentori di permesso di soggiorno e loro familiari. Non è stata un'operazione semplice, ma è costata tanto lavoro e tanti sacrifici. Proprio in queste ore stiamo portando a termine una nuova evacuazione da Gaza di 31 palestinesi, parenti di cittadini italiani o detentori di permesso di soggiorno. Le nostre ambasciate in Israele, in Giordania e il consolato a Gerusalemme stanno lavorando in stretto contatto con la Croce rossa per concludere con successo questa operazione già nelle prossime ore.

I numeri - è stato detto alla Camera - sono irrisori. Non è così; soltanto chi sa cosa significa poter far uscire un palestinese dalla Striscia di Gaza sa quanto sacrificio e quanto lavoro svolgono i nostri diplomatici e i nostri volontari. (Applausi). Ecco perché voglio ringraziarli tutti: l'ambasciata d'Italia in Egitto, l'unità di crisi, il personale impegnato in Food for Gaza, la rappresentanza d'Italia presso la FAO, tutto il personale del Ministero degli Esteri, del Ministero della difesa e della Presidenza del Consiglio, impegnati nel sostegno alla popolazione della Striscia, per la dedizione e l'impegno paziente, preciso e senza riserve per portare a termine ogni iniziativa con il massimo successo e sempre in sicurezza.

Le evacuazioni sanitarie ci permettono di aiutare i soggetti più vulnerabili, a partire dai bambini. Il 14 maggio ne abbiamo accolti altri 14, attraverso una nuova operazione coordinata dalla Protezione civile, dall'Unità di crisi del Ministero degli esteri, in collaborazione con il Comando operativo di vertice interforze. È solo l'ultima di una serie di operazioni realizzate in costante contatto con il Patriarcato latino di Gerusalemme del cardinale Pizzaballa e la Comunità Papa Giovanni XXIII di don Aldo Buonaiuto. Ad oggi, 133 piccoli pazienti e le relative famiglie, per un totale di 393 persone, sono in cura presso strutture italiane. Voglio ricordare, poi, anche il dispiegamento della nave Vulcano al porto di Al Arish in Egitto, dove nei primi mesi di crisi sono state offerte cure mediche e chirurgia d'urgenza alle vittime del conflitto. A bordo, nel dicembre 2023, è nata una bambina, che la madre ha voluto chiamare Italia, come segno di speranza e di riconoscenza nei confronti del nostro Paese. (Applausi).

Ha detto Padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa, una delle persone più impegnate ad alleviare le sofferenze della gente di Gaza, con tanti fatti e poche parole, però le poche che dice hanno un grande significato. Cito testualmente: «Ringrazio veramente il popolo italiano e il Governo per quello che hanno fatto per curare i bambini in Italia e per essere sempre vicini al popolo palestinese». (Applausi).

E ha aggiunto: «Gli italiani non offrono solo parole, ma realizzano azioni concrete di persone che mettono avanti la disponibilità del cuore e lo fanno con competenza e cura».

Padre Ibrahim ha anche detto un'altra cosa bellissima, in cui mi riconosco pienamente: accogliere i bambini, i loro bisogni e i loro diritti è la forma più alta di civiltà che un popolo possa esprimere. L'arrivo dei bambini di Gaza è qualcosa che illumina un po' tutto - ha detto ancora padre Ibrahim - non si tratta soltanto di questi bimbi, ma del fatto che finalmente c'è una notizia di speranza e non una di quelle notizie di morte a cui siamo ormai abituati.

Ne siamo fermamente convinti e per questo continueremo a compiere ogni sforzo per salvare vite umane e garantire un futuro di speranza ai giovani palestinesi, anche attraverso lo strumento delle borse di studio. Ne abbiamo riservate loro oltre 100, tra i bandi ordinari e il progetto «Educare alla pace», che ho voluto lanciare insieme al ministro Bernini, quindi è un lavoro collegiale del Governo. «Food for Gaza» è parte di un progetto che potrei definire Italy for Gaza. Il programma che abbiamo elaborato con il ministro Bernini coinvolge 41 università italiane, le scuole di Terra Santa e la Fondazione Giovanni Paolo II.

L'impegno del Governo, però, non si limita alla pur doverosa assistenza umanitaria. Stiamo già lavorando in vista della ricostruzione di Gaza, che per noi è una priorità ben chiara, perché - voglio ripeterlo ancora una volta - il nostro obiettivo sono due Stati. Nostri esperti provenienti dall'Istituto universitario di architettura di Venezia collaboreranno con i loro colleghi palestinesi nelle attività di progettazione e ricostruzione, grazie a un finanziamento di 5 milioni di euro, in un progetto delle Nazioni Unite. L'ho voluto con forza e lo avevo annunciato io stesso al primo ministro Mustafa, incontrandolo a Ramallah.

Sempre nell'ottica della ricostruzione, lavoriamo per rafforzare anche il sistema sanitario palestinese, un settore cruciale che abbiamo difeso e sostenuto anche alle Nazioni Unite. Sono di questi giorni i voti favorevoli dell'Italia alle risoluzioni sulla Palestina presentate all'Organizzazione mondiale della sanità. Sempre insieme al ministro Bernini, abbiamo voluto inviare a Ramallah una squadra di medici del Policlinico Regina Margherita di Torino e del Policlinico Umberto I di Roma, per valutare le esigenze più immediate.

La nostra cooperazione nei territori palestinesi è attiva a 360 gradi, con numerosi progetti per un valore complessivo, ad oggi, di circa 110 milioni di euro, con due principi fondamentali: alleviare le sofferenze della popolazione palestinese e massima attenzione a che nemmeno un euro finisca nelle tasche dei terroristi.

Siamo molto attivi anche in Cisgiordania, dove siamo presenti con numerosi progetti: negli ultimi mesi abbiamo finanziato due iniziative da 5 milioni di euro, con l'Organizzazione mondiale della sanità e con la FAO, finalizzati al potenziamento dei settori sanitario ed agroalimentare; abbiamo altresì sostenuto le sanzioni inflitte dall'Unione europea a coloni particolarmente violenti.

Il Consiglio dei ministri del 9 maggio ha inoltre prorogato lo stato di emergenza per interventi nella Striscia di Gaza, con un ulteriore stanziamento di 2,5 milioni.

Il nostro sostegno al popolo palestinese - lo ripeto - è concreto e fattivo; un impegno che ci viene costantemente riconosciuto dai nostri partner, a partire dal primo ministro Mohammad Mustafa, con cui sono in costante contatto. Proprio pochi giorni fa, ricevendo una delegazione ufficiale del Parlamento guidata dalla presidente della Commissione esteri e difesa del Senato, Stefania Craxi, il premier Mustafa ha pubblicamente ribadito il grande apprezzamento delle autorità palestinesi per il nostro continuo sostegno umanitario alla popolazione di Gaza e per la nostra disponibilità a contribuire alla ricostruzione. Per inciso, a maggio dello scorso anno Mustafa aveva scelto l'Italia per la prima missione all'estero dopo il suo insediamento. Non mi sembra proprio un segno di sfiducia nei confronti del nostro Paese. Tutt'altro.

Il ripristino del cessate il fuoco è un passaggio indispensabile: lo abbiamo sostenuto nelle risoluzioni presentate alle Nazioni Unite e in tutti i comunicati del G7 durante la Presidenza italiana, dalla riunione di Capri a quella di Fiuggi, e poi nell'ultima riunione dei Ministri degli esteri del G7 in Canada a marzo, offrendo sempre il sostegno del nostro Paese alla mediazione degli Stati Uniti e dei partner arabi. Mentre era in vigore la tregua, abbiamo inviato i carabinieri nel quadro della missione European Union Border Assistance Mission for the Rafah Crossing Point (EUBAM Rafah), per assicurare l'apertura del valico; li ho incontrati a febbraio, quando sono stato in missione ad Ashdod, insieme a dieci carabinieri impegnati nella missione bilaterale di addestramento e interscambio (Miadit) in Palestina, dedicata alla formazione e all'addestramento delle forze di sicurezza palestinesi, su richiesta proprio di Ramallah e dei nostri partner internazionali.

Intanto siamo stati chiamati nei giorni scorsi a guidare a New York, alle Nazioni Unite, insieme all'Indonesia, un gruppo di lavoro dedicato proprio ai profili di sicurezza tra israeliani e palestinesi. Il rafforzamento delle forze di sicurezza palestinesi, oltre al completo disarmo e all'estromissione di Hamas, è un pilastro essenziale per la creazione del futuro Stato palestinese; uno Stato che può nascere solo da un autentico processo negoziale che conduca a un riconoscimento reciproco con lo Stato di Israele.

Non servono solo slogan: serve un impegno concreto e paziente, come quello che sta portando avanti il Governo e di cui sono gli stessi israeliani e palestinesi a darci merito. Solo in questo modo il riconoscimento della Palestina potrà avere un impatto reale e contribuire in modo sostanziale alla pace, evitando di ridursi a un gesto puramente simbolico. È attraverso questo percorso che si potrà giungere alla soluzione "due popoli, due Stati", l'unica in grado di garantire il rispetto della dignità e dei diritti di entrambe le popolazioni.

Voglio ribadirlo anche oggi, in quest'Aula, con la massima chiarezza: l'espulsione dei palestinesi da Gaza non è e non sarà mai un'opzione accettabile per l'Italia. Per questo, sosteniamo con convinzione il piano arabo, a guida egiziana, per la ripresa e la ricostruzione della Striscia, che è incompatibile con qualsiasi ipotesi di sfollamento forzato. L'ho confermato al presidente al-Sisi nel corso della mia recente missione in Egitto e lo abbiamo nuovamente sottolineato, da ultimo, domenica scorsa durante la riunione ministeriale di Madrid sulla Palestina, alla quale ha partecipato il sottosegretario Tripodi.

Come ho ribadito più volte insieme al ministro Crosetto, l'Italia è invece pronta a contribuire a un'eventuale missione internazionale di mantenimento della pace nella Striscia di Gaza sotto l'egida delle Nazioni Unite e a guida araba. Siamo convinti che il ruolo dei Paesi arabi moderati sia la chiave di volta per costruire una nuova architettura politica e di sicurezza nella regione.

Per questo, nel corso della Presidenza italiana del G7 ho voluto associare alla riunione dei Ministri degli esteri di Fiuggi i quattro Paesi del cosiddetto quintetto arabo. Così come ho voluto invitare al G7 di Pescara i rappresentanti dei Governi israeliano palestinese e libanese, offrendo loro, per la prima volta, un'importante occasione di dialogo. Vogliamo continuare a rappresentare un punto di riferimento solido e affidabile per l'Autorità nazionale palestinese, così come per Israele. Ogni mia missione in Medio Oriente ha sempre previsto una doppia visita: quella a Israele e quella a Ramallah, all'Autorità nazionale palestinese, senza fare preferenza alcuna. Il dialogo per noi resta la via maestra.

A quanti vorrebbero isolare Israele, ad esempio richiamando l'ambasciatore, voglio chiedere direttamente: quale soluzione pacifica e negoziata è mai stata raggiunta senza lasciare la porta aperta al dialogo? È essenziale mantenere aperto ogni canale con le autorità israeliane, incluso quello dell'accordo di associazione con l'Unione europea: è un formato che in questi mesi si è rivelato prezioso, permettendoci di affrontare in modo franco, diretto e, appunto, anche critico questioni di grande rilevanza politica, economica e di sicurezza. Per questo abbiamo deciso, insieme alla Germania e ad altri Paesi membri dell'Unione, di non recidere questo canale di dialogo. Tra Paesi amici è non solo possibile, ma doveroso affrontare le questioni più complesse in modo aperto e leale.

A proposito del Memorandum tra Italia e Israele sulla cooperazione militare, voglio ricordare che il rinnovo è previsto nell'aprile 2026 e non - come erroneamente detto - nel giugno di quest'anno.

Ancora, a proposito di questioni militari, sul tema del trasferimento delle armi a Israele voglio sottolineare che questo Governo è tra quelli che in Europa hanno assunto sin dal primo momento un approccio particolarmente restrittivo, sospendendo tutte le licenze per le esportazioni di armi a partire dal 7 ottobre 2023, nonostante tutte le numerose e forti sollecitazioni ricevute. Ricordo, per quanto riguarda la vendita di armi ad Israele, che siamo passati dai 28 milioni del 2019 (Governo Conte I) e 21 milioni del 2020 (Governo Conte II) ai 9,9 milioni nel 2023, prima della sospensione decisa dal Governo in carica. Le cifre parlano da sole.

Il dialogo critico lo abbiamo avuto anche la scorsa settimana, dopo il gravissimo incidente a Jenin, quando soldati israeliani hanno aperto per errore il fuoco durante la visita di una delegazione diplomatica al campo profughi, che includeva anche il nostro vice console a Gerusalemme.

Usare le armi contro una delegazione diplomatica è inaccettabile e per questo ho fatto convocare poche ore dopo, dal Segretario generale del Ministero degli esteri, l'ambasciatore d'Israele a Roma per ribadire che episodi del genere non devono mai più ripetersi. Tale iniziativa è stata poi seguita da tanti altri Paesi europei. Durante quell'incontro non si è parlato soltanto delle minacce ai diplomatici. Il Segretario generale ha avuto mandato anche di ribadire con forza la questione delle operazioni militari a Gaza. Abbiamo ribadito che Israele deve interrompere le operazioni, che deve puntare sul negoziato per la liberazione degli ostaggi israeliani e per raggiungere un cessate il fuoco. Soprattutto, anche in quell'occasione, abbiamo chiesto l'apertura immediata dei varchi per l'accesso degli aiuti umanitari.

Onorevoli senatori, prima di concludere, vorrei condividere anche in quest'Aula la mia forte preoccupazione per i rigurgiti di antisemitismo a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi e a cui continuiamo ad assistere in questi giorni. Episodi vergognosi come il cartello appeso in un negozio a Milano per scoraggiare l'ingresso degli ebrei non possono essere derubricati a fatti di cronaca; così come non lo possono essere la cacciata dall'Università di Roma e di Napoli di David Parenzo e dell'ex direttore del quotidiano «la Repubblica» Molinari, cacciati perché ebrei. (Applausi). Persino la senatrice Liliana Segre, a cui va la mia solidarietà e quella di tutto il Governo, è stata oggetto di incredibili e aberranti insulti antisemiti. (Applausi). Una vittima della Shoah aggredita oggi perché è ebrea e perché su di lei devono ricadere le colpe del Governo Netanyahu: questo è inaccettabile. Non si possono far ricadere sugli ebrei le azioni del Governo israeliano. Mai più! Nessuno dovrà mai più avere paura di essere ebreo in Italia e in Europa. (Applausi).

Come diciamo a Israele di fermarsi e porre fine agli attacchi nella Striscia di Gaza, allo stesso modo dico anche a chi fomenta l'antisemitismo per piccole, miopi convenienze di bottega: fermatevi, fermatevi ora, non abbiamo bisogno di cattivi maestri che incitino all'odio razziale. (Applausi). Il virus dell'antisemitismo non può e non deve avere diritto di cittadinanza nelle nostre società. La retorica incendiaria contro il popolo ebraico ci riporta agli orrori del passato, come dimostra il recente tragico assassinio di due giovani dipendenti dell'ambasciata israeliana a Washington. Ripeto - come ho detto anche al museo dell'Olocausto Yad Vashem a Gerusalemme - che l'antisemitismo è un'erba maligna da estirpare con un forte impegno quotidiano, istituzionale e sociale.

Signor Presidente, senatrici e senatori, la tregua dello scorso gennaio ha offerto uno spiraglio per la ripresa di un processo politico in grado di restituire speranza alle popolazioni di questa martoriata regione; una speranza che l'escalation delle ultime settimane sembra aver tragicamente annientato. Eppure, è da lì che bisogna ripartire. Noi non ci stancheremo di lavorare per la pace e non faremo mai mancare il nostro sostegno alla popolazione palestinese, ai bambini, alle donne, ai malati, agli anziani, lontani dalle polemiche e dalle tentazioni di facili strumentalizzazioni che nulla hanno a che vedere con Gaza. Stiamo lavorando per rafforzare Food for Gaza e fare sempre di più un punto di riferimento concreto e operativo per la società civile le imprese che vogliono contribuire all'assistenza alla popolazione della Striscia. Porteremo altri aiuti, cercheremo tutti i canali di dialogo per arrivare alla pace, al cessate il fuoco, alla liberazione di tutti gli ostaggi nelle mani di Hamas e alla ricostruzione di Gaza.

Gentili senatrici, gentili senatori, questo è quello che il Governo ha fatto e continua a fare ogni giorno per favorire la pace a Gaza e per assistere la popolazione della Striscia. Il nostro è l'unico Paese europeo operativo sul terreno, con un'iniziativa forte, riconosciuta e apprezzata da tutti. Con questa determinazione intendiamo andare avanti senza passi indietro, per dare il nostro contributo all'impegno per la pace.

Permettetemi di concludere questo intervento, signor Presidente, con le parole della ministra di Stato agli esteri palestinese Varsen Aghabekian che, nel corso della sua ultima visita a Roma, poche settimane fa, incontrando al Policlinico Umberto I una giovane paziente palestinese che noi abbiamo in cura in Italia, ha voluto esprimere la sua gratitudine a tutto il popolo italiano per lo sforzo corale a sostegno di Gaza.

Cito testualmente. «L'Italia è il Paese europeo che si è dimostrato più solidale in questa tragedia, quasi 200 sono i bambini accolti qui. Numeri così alti li hanno offerti solo l'Egitto, il Qatar e altri Stati arabi».

Questo riconoscimento ripaga il nostro lavoro, ci impegna a fare sempre di più, ma soprattutto conforta le nostre coscienze e cancella gli insulti e i toni violenti di chi attacca il Governo. Quello che conta è il giudizio dei palestinesi e non quello di chi strumentalizza a fini di politica interna un dramma che ha ferito il cuore di tutti quanti noi. (Applausi).