Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 275 del 19/02/2025
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente RONZULLI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,05).
Si dia lettura del processo verbale.
STEFANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:
(1374) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 201, recante misure urgenti in materia di cultura (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 10,07)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1374, già approvato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta di ieri la relatrice facente funzioni ha svolto la relazione orale, hanno avuto luogo la discussione generale e l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti agli articoli del decreto-legge, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, e hanno avuto inizio le dichiarazioni di voto finale.
OCCHIUTO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
OCCHIUTO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, quando si costruisce qualcosa - una casa, un ponte, un teatro - il primo passo è sempre lo stesso: si scava, si va in profondità, si studia il terreno, si cerca la stabilità per le fondazioni. La cultura rappresenta esattamente questo: le fondamenta di un Paese. Se esse sono fragili, tutto ciò che vi costruiamo sopra traballa, se sono solide possiamo guardare avanti, progettare, osare. Costruire è sempre un atto di speranza.
Il disegno di legge al nostro esame non è solo una legge, ma è anche un atto di speranza, un atto di fiducia nel futuro, rappresenta la volontà di mettere mano alle fondamenta del nostro Paese e di renderle più forti.
Il Ministro ha scelto di intitolare il piano cardine di questo decreto ad Adriano Olivetti, che era prima di tutto un costruttore e costruiva non solo fabbriche per macchine da scrivere o calcolatrici, ma comunità. I suoi stabilimenti erano non luoghi di produzione, ma città in miniatura con biblioteche, teatri, scuole e abitazioni.
Promuoveva un'idea d'impresa orientata al benessere sociale dei lavoratori; credeva che il sapere fosse non un lusso, ma un diritto.
È proprio questo lo spirito del decreto-legge cultura: non proteggere la cultura come se fosse un'opera da museo, ma costruirla ogni giorno negli spazi delle nostre città, nella vita quotidiana delle persone.
La cultura ha bisogno di spazio, è come un'architettura sociale: ha bisogno di luoghi che la accolgano, la facciano respirare, la rendano accessibile. Pensiamo alle biblioteche, per esempio: per troppo tempo sono state viste come luoghi di conservazione, archivi polverosi dove il sapere si accumula senza essere vissuto. Una biblioteca, però, non è solo un deposito di libri: è un motore di comunità. Per questo il decreto-legge prevede un grande investimento nelle biblioteche pubbliche e in quelle scolastiche, trasformandole in presidi di conoscenza aperti a tutti, soprattutto ai giovani. Immaginate una biblioteca che sia non solo un luogo di studio, ma un laboratorio, uno spazio aperto dove le persone si incontrano, discutono, creano: un posto così cambia la vita di un quartiere, lo rende più sicuro, vivo, umano.
Lo stesso vale per i teatri. Il teatro è come una cattedrale, un tempio della cultura nella città. Se il teatro è chiuso, l'assenza pesa su un'intera città; un teatro aperto è un luogo dove le persone si riconoscono, si ritrovano e immaginano un domani. Il decreto-legge in esame rafforza il sostegno ai teatri, soprattutto quelli più piccoli, di provincia, che troppo spesso vengono dimenticati, perché ogni comunità ha bisogno di un palcoscenico dove raccontarsi.
Ho fatto il sindaco e una volta un bambino mi ha chiesto perché le cose belle stanno tutte in centro. È una domanda semplice, signor Ministro, ma la risposta è difficile. Le periferie non sono margini: sono il futuro, il laboratorio dove una città mostra se sta crescendo in modo armonico o se si sta spezzando tra luoghi sicuri e insicuri, tra luoghi ricchi e poveri, tra posti belli e brutti, tra posti luminosi e bui.
Oggi le periferie italiane sono spesso spazi senza identità, luoghi di aggregazione e occasioni di bellezza, ma se una città lascia indietro le sue periferie sta costruendo il proprio fallimento. Per questo bisogna accendere una luce proprio lì dove oggi c'è buio. Il decreto-legge in esame investe nella rigenerazione culturale delle periferie con interventi mirati: più biblioteche e librerie nei quartieri difficili, cinema e teatri diffusi per portare la cultura dove oggi non arriva, più fondi per i festival, i concerti e le iniziative locali che fanno vivere i territori.
La cultura, infatti, non può essere un privilegio riservato a chi ha la fortuna di nascere nel posto giusto: deve essere accessibile, presente e vicina a tutti. Immaginate una città dove ogni quartiere ha il suo teatro, la sua biblioteca, il suo cinema: una città senza zone d'ombra, una rete di spazi culturali che la tengono insieme.
Si sente spesso dire che la cultura è un costo, ma ogni opera costruita ha un costo iniziale e poi genera valore per le generazioni successive. Oggi l'industria culturale vale oltre il 5 per cento del PIL italiano e impiega centinaia di migliaia di persone: non solo artisti, ma anche tecnici, artigiani, restauratori, maestranze teatrali e operatori del settore audiovisivo. Eppure per troppo tempo questi lavoratori sono stati dimenticati senza tutele e certezze.
Il decreto-legge cultura cambia le regole del gioco: più protezione per i lavoratori dello spettacolo, più incentivi per chi investe in cultura, più risorse per le industrie creative, dall'artigianato alla moda, dal cinema all'editoria. La cultura è non un settore da proteggere con finanziamenti, magari a pioggia, ma un'industria che va potenziata, strutturata, resa più solida e competitiva e il decreto-legge in esame è un passo importante verso questa direzione.
Questo Governo è stato accusato di voler rendere la cultura popolare, come se questa fosse una colpa. Ma chi decide cosa sono la cultura alta e la cultura bassa? La cultura è nei festival di paese, nelle bande musicali, nei piccoli teatri di provincia, nei laboratori di pittura, nelle orchestre di quartiere. Chi critica il presente provvedimento lo fa perché vuole che la cultura rimanga in poche mani, ma questo Governo ha fatto una scelta chiara, ossia portare la cultura ovunque: non solo nei grandi teatri e nei grandi centri urbani, ma nei centri civici, nei borghi e nelle periferie; non solo nelle accademie, ma nelle scuole, nei laboratori, nei mercati.
Questo non è abbassare il livello della cultura, ma renderla più forte, diffusa e necessaria. È una visione più inclusiva della cultura.
Immaginate anche questo Palazzo, una sera, quando avete fatto tardi e state andando via: i corridoi sono vuoti, le luci soffuse, non ci sono voci, né passi, né il viavai dei commessi. Il grande respiro della politica si è fermato in un momento. Palazzo Madama resta imponente nella sua bellezza e nella sua storia, ma sembra quasi addormentato e sospeso nel tempo. Tornate il giorno dopo e tutto cambia: le parole nell'Aula e le idee che si scontrano, si intrecciano e prendono forma. I luoghi vivono proprio perché sono abitati.
La cultura è la stessa cosa: possiamo scrivere le leggi migliori, stanziare risorse e costruire spazi, ma senza le persone che la fanno propria, la cultura resta solo una struttura vuota, senza anima e senso.
C'è chi dice che questo disegno di legge sia un elenco di buoni propositi con poche risorse. La cultura non si misura però in numeri: è fatta di persone, idee e possibilità. Un teatro senza pubblico è solo un edificio; una biblioteca senza lettori è solo carta; un'orchestra senza strumenti è solo silenzio. Persino quest'Aula e questo Palazzo, senza le persone, sono un bellissimo monumento storico.
Il provvedimento al nostro esame non è un elenco di intenzioni, è un'idea nuova, un ponte che unisce persone, conoscenza e creatività, perché la cultura ha bisogno non solo di fondi, ma di luoghi dove respirare, tempo per maturare, mani che la tengano viva. È così che si costruisce qualcosa che dura.
Per questi motivi, il Gruppo Forza Italia dichiara il voto favorevole sul provvedimento. (Applausi).
Saluto ad una delegazione del Parlamento del Qatar
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea una delegazione del Parlamento del Qatar, guidata dalla vice presidente Hamda bint Hassan Al Sulaiti, che sta assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1374 (ore 10,17)
PIRONDINI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRONDINI (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, il decreto-legge al nostro esame, il cosiddetto decreto cultura, si fonda principalmente sull'articolo 1, ossia sul Piano Olivetti per la cultura che, oggettivamente, leggendo il testo, afferma cose assolutamente condivisibili, che non si possono contrastare.
L'articolo 1, comma 1, lettera a), recita: «favorire lo sviluppo della cultura come bene comune accessibile e integrato nella vita delle comunità». È un fattore sicuramente positivo. La lettera b) recita: «promuovere la rigenerazione culturale delle periferie, delle aree interne e delle aree svantaggiate, in particolare quelle caratterizzate da marginalità sociale ed economica, degrado urbano, denatalità e spopolamento».
Altri fattori condivisibili e positivi presenti nel provvedimento sono la valorizzazione delle biblioteche, con il loro patrimonio materiale e digitale, quali strumenti di educazione intellettuale e civica e la tutela e la valorizzazione del patrimonio e delle attività degli archivi, nonché degli istituti storici e culturali.
Leggendo il testo del Piano non si può non pensare di votarlo subito perché è ottimo, chiedendosi poi perché non lo si è pensato prima. Il problema è che poi si arriva alle coperture economiche e scopriamo che per realizzare tutte queste cose ottime non c'è nemmeno un euro. E allora è lì che il provvedimento, da decreto cultura, diventa decreto impostura. (Applausi). Di fatto si fonda su un raggiro e un equivoco. Si scrivono delle cose condivisibili e poi non si mette un euro per realizzarle.
In molti interventi della maggioranza e anche ieri da parte del Governo ho sentito dire che, però, non è necessario mettere anche i fondi per la cultura perché ci sono già le idee. Magari con le idee fate il ponte e comprate le armi, mentre i soldi metteteli nella cultura, che forse potrebbe avere più senso. (Applausi).
Stando al testo, come ho detto in Commissione, ci sono anche aspetti positivi. Cito in particolare l'articolo 4, che concerne la celebrazione del venticinquesimo anniversario della Convenzione europea sul paesaggio, rispetto al quale un emendamento della Lega chiedeva di sminuire il ruolo delle soprintendenze. Lei, Ministro, si è opposto e gliene do atto pubblicamente. Ha fatto una cosa corretta. Sappia che adesso quella proposta arriverà anche sotto forma di disegno di legge. Se si opporrà, anche in quel caso avrà il sostegno del MoVimento 5 Stelle, perché è una cosa corretta. (Applausi).
Ci sono altre cose positive, come gli investimenti per il Memoriale della Shoah, che ci trovano assolutamente d'accordo, e alcuni interventi, anche se oggettivamente poco significativi, su biblioteche e librerie. Sono temi corretti, ma mancano le risorse. Questo non è un fatto secondario, come è stato detto poco fa, ma è invece importante. L'attenzione rispetto a un tema la si vede da quanti investimenti fa un Governo: se non investe niente, vuol dire che a quel tema ci crede poco e, legato al tema della cultura, questo mi sembra un fattore preoccupante.
Siccome questo decreto-legge affronta delle materie urgenti, credo che il problema sia soprattutto cosa non c'è in questo testo (quello che c'è è, oggettivamente, leggerino). Ci sono dei temi, nell'ambito del lavoro dello spettacolo, veramente urgenti. Noi vorremmo quantomeno sottoporle questi temi e capire se possiamo fare un percorso di collaborazione per provare a risolverne alcuni, signor Ministro.
Il tema del debito storico delle fondazioni liriche non è un problema che ha creato questo Governo, ma lo possiamo affrontare e capire se, nell'arco di questa legislatura, possiamo risolverlo? Si tratta di un debito che si protrae da decenni; possiamo intervenire e fare un piano per sanarlo? Possiamo dire che la natura giuridica delle fondazioni liriche deve tornare ad essere pubblica? Siamo d'accordo o non siamo d'accordo? Se siamo d'accordo, lavoriamoci insieme e proviamo ad ottenere dei risultati. (Applausi).
La Commissione cultura ha votato all'unanimità, all'inizio di questa legislatura, un documento sulle ICO, le istituzioni concertistico-orchestrali, che sono dei presidi culturali fondamentali, delle eccellenze europee del nostro Paese. Esse vivono in una condizione di precarietà e di lavoro sottopagato che va contrastata. Il documento che abbiamo votato tutti in Commissione possiamo farlo diventare una proposta di legge, signor Ministro? Un lavoratore che magari è stato precario in un'orchestra italiana per dieci o quindici anni (e già questo è vergognoso), quando poi vince il concorso, sa quanto guadagna quando entra? Guadagna sì e no 1.200 euro al mese. Ma è possibile questa roba? (Applausi). Questa è una misura urgente: interveniamo per pagare decentemente delle persone che studiano una vita e fanno una professione per la quale siamo ambiti nel mondo.
Quest'anno al Concerto di Natale c'è stata l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in quest'Aula. Tutti l'abbiamo apprezzata: c'eravate lei, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera, il maestro Muti. A quell'orchestra avete tagliato 50.000 euro. Non si può fare lo spettacolo su Rai 1 e poi togliere 50.000 euro (Applausi) per finanziare altri progetti, perché alcuni disegni di legge arrivati in Commissione sono stati finanziati con il FUS. Questa cosa oggettivamente grida vendetta. Il FUS è un fondo competitivo, bisogna avere dei requisiti per accedervi. Se non si hanno questi requisiti, non si possono prendere i soldi del FUS e darli ad alcune iniziative che sono fuori dal FUS, perché questo è ingiusto. (Applausi).
Ci sono poi il tema del lavoro precario e il tema dell'arte e della bellezza come funzione sociale. Lei sa che le parliamo spesso del disegno di legge sugli asili musicali: possiamo lavorarci? Il progetto è stato realizzato nel Comune di Genova, che è amministrato (spero ancora per poco) dal centrodestra; però lì è stato fatto un lavoro insieme e sono nati 5 asili molto belli, dove i bambini di fascia di età zero-sei anni hanno a che fare con la musica fin da subito. Questo è un motivo per unirsi tra di loro, supera le barriere, sconfigge i luoghi comuni. Questo è importante. Possiamo trasportare su scala nazionale questo progetto? Penso che sia un progetto che non ha colore politico, ma ha una funzione sociale molto importante. Possiamo far passare un messaggio: il degrado che c'è in alcune zone del nostro Paese possiamo superarlo portando in quelle zone l'arte, la bellezza, la cultura. Questo è un progetto importante; proviamo a lavorarci insieme, signor Ministro.
C'è poi il tema dei corpi di ballo. Ieri sono intervenuto perché un emendamento è stato dichiarato inammissibile in quanto non inerente al tema della cultura. Ho già detto ieri che penso che il ripristino dei corpi di ballo stabili nelle fondazioni liriche sia un tema che ha un'evidente attinenza con la cultura. Avete bocciato anche l'ordine del giorno, che era un impegno leggermente più blando.
Al di là di questo, ci sono 14 fondazioni liriche in Italia, signor Ministro, e soltanto 4 hanno ancora un corpo di ballo. Quello dell'Arena di Verona è stato smantellato in un modo secondo me molto discutibile, perché licenziare dei lavoratori e poi riassumerli con contratti a tempo determinato è una cosa ai limiti della legalità. Detto questo, se ci sono ancora 4 corpi di ballo, possiamo intervenire per aumentare questo numero? Non dico di riportarne subito uno per fondazione, che sarebbe probabilmente anche troppo ambizioso come progetto, ma possiamo da 4 arrivare a 6 o 7, magari con una divisione per ambiti territoriali?
Possiamo dire che nel Paese in cui è nata la danza questo tema è per noi importante e chi vuol fare quel lavoro lo può fare in condizioni contrattuali e di stipendio dignitose? Lo possiamo dire, signor Ministro?
Le sottopongo anche un altro tema, quello dello sfruttamento del lavoro artistico. Ci sono attori italiani che partecipano magari a grandi produzioni internazionali o che vanno a finire su piattaforme digitali internazionali, ma che da quel lavoro poi ottengono pochi spiccioli. Ciò accade perché molto spesso queste grandi multinazionali non danno alle collecting society i dati per poter capire quanto remunerare gli attori e le attrici italiani. Penso che sia importante affrontare questo tema.
In Commissione ci sono due disegni di legge, uno dei quali a firma del senatore Turco e mia. Noi diciamo una cosa molto semplice: se queste multinazionali non danno in tempo (entro sessanta giorni) i dati per poter remunerare in modo accettabile e adeguato gli attori e gli artisti italiani, dovranno avere delle sanzioni che possano generare deterrenza rispetto a questo comportamento e far sì che i grandi introiti di queste piattaforme finiscano anche nello stipendio degli attori e delle attrici italiani (Applausi), che magari per molti mesi durante l'anno non lavorano. Infatti, questi lavori hanno una discontinuità quasi endemica legata al tipo di professione.
Dal nostro punto di vista, queste erano le cose urgenti delle quali occuparci.
In questo decreto-legge, signor Ministro, oggettivamente c'è pochino e lo sa anche lei. Credo che avesse anche lei volontà diverse, però prendiamolo come un punto di partenza. Il nostro approccio non è quello di criticare e basta; diamoci un appuntamento successivo, nel quale ragionare su questi temi che sono urgenze veramente importanti. Quando affronteremo in modo serio e con interventi economici importanti le vere urgenze del settore dello spettacolo e dell'ambito culturale, sappia che ci sarà anche la collaborazione del MoVimento 5 Stelle.
Per ora, su questo decreto-legge che oggettivamente è vuoto, pieno di buoni intenti e scarso di economie, il voto del MoVimento 5 Stelle sarà contrario. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico «Renato Donatelli» di Terni, che stanno assistendo ai nostri lavori. Benvenuti. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1374 (ore 10,26)
PAGANELLA (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANELLA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, il decreto-legge oggi in discussione prevede interventi di vario tipo, in ottemperanza all'articolo 9 della Costituzione, che annovera la promozione e lo sviluppo della cultura fra i principi fondamentali alla base della Repubblica.
La promozione della cultura ha rappresentato purtroppo in passato un'arma retorica di cui la politica ha fatto largo uso, senza avere però quasi mai la forza o la possibilità di far seguire i fatti alle parole. Certo, non sono mancate le forme di sostegno e finanziamento agli enti maggiormente accreditati nella produzione e diffusione del sapere, così come a singole iniziative particolarmente rilevanti. Il tutto, però, è avvenuto in modo estemporaneo, spesso casuale e comunque destinando quote poco significative del budget nazionale ad un settore considerato, spesso a torto, meno importante di altri.
L'Italia si è distinta troppo spesso per le scarse risorse messe a disposizione del proprio patrimonio culturale e artistico, nonostante si possa ben dire che esso, per quantità e rilevanza, non abbia eguali nel mondo. Il decreto-legge ora in approvazione ha perciò il merito di iniziare a provare ad affrontare il problema del finanziamento alla cultura almeno in alcuni ambiti specifici, spesso lasciati senza sostegno. Penso alle misure urgenti per l'editoria e le librerie e a quelle per la formazione e le istituzioni culturali. Una particolare attenzione è dedicata anche al settore del cinema e dell'audiovisivo, su cui nel Novecento si sono costruiti l'immaginario italiano e la stessa immagine italiana nel mondo.
Significativa è l'idea, che emerge dal decreto-legge e che sta molto a cuore a noi della Lega, di una cultura diffusa sul territorio come elemento di crescita non solo individuale, ma comunitaria, e quindi come fattore di coesione sociale e territoriale.
In particolare, il primo articolo affida al Ministero della cultura il compito di adottare un Piano Olivetti per la cultura. Il richiamo ad Adriano Olivetti è particolarmente appropriato perché fu proprio questa eccezionale figura di imprenditore e umanista a sviluppare negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso l'idea di un'azienda integrata nel proprio territorio, in uno scambio attivo di relazioni umane e culturali fra i membri della comunità.
L'intensità e la vivacità di rapporti di prossimità erano, per Olivetti, l'unica via per raggiungere il bene comune. Non fu un caso che egli chiamò a lavorare ad Ivrea, nella propria azienda, prestigiosi uomini di cultura, non solo tecnica, ma anche umanistica, affidando loro compiti di responsabilità e ruoli di vertice.
Il suo era un po' il modello delle botteghe rinascimentali, dove tecnici e strateghi, scienziati e umanisti, lavoravano fianco a fianco per creare opere di valore, non solo artistico, ma anche umano. Il tutto incentrato sull'idea di comunità, come ente intermedio fra l'individuo e lo Stato.
Oggi è assolutamente necessario che quell'idea sia ripresa, in un tempo in cui la competizione, anche economica, fra gli Stati si gioca proprio sulla capacità di creare le condizioni per una cultura diffusa che sappia premiare il merito e i talenti e favorire, con l'innovazione, il benessere sociale. La cultura, come diceva un grande pensatore del secolo scorso, è l'unico bene dell'umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande.
È in questa direzione che il secondo articolo di questo decreto assegna alla cooperazione culturale un ruolo centrale nel progetto di partenariato con l'Africa e il Mediterraneo allargato, previsto già dal Piano Mattei.
Non va poi dimenticato che la cultura, nel senso più ampio dell'espressione, è l'elemento centrale di identità per un popolo e un Paese. In un mondo che tende a omologare tutto e appiattire ogni cosa, solo la valorizzazione della nostra identità e delle nostre radici culturali, senza oscurarle e annacquarle, ci può aprire agli altri, stabilendo con loro un rapporto forte, leale e proficuo.
Quindi, con questo provvedimento vogliamo sicuramente dare un forte impulso per garantire la tutela del patrimonio culturale e anche paesaggistico in maniera più mirata ed efficace. Al contempo, con un disegno di legge del Gruppo Lega, a prima firma del senatore Marti, sulla revisione del codice dei beni culturali e del paesaggio, vogliamo, in merito ai procedimenti amministrativi delle Sovrintendenze, ridurre, velocizzare, semplificare, semplificare e semplificare, per evitare che la pubblica amministrazione diventi un ostacolo per cittadini e imprese, bloccando lo sviluppo economico e territoriale del Paese.
Su tutto questo la Lega, come sempre, darà il suo contributo, a lei, signor Ministro, e a tutto il Governo. È per tutti questi motivi che dichiaro il voto favorevole del nostro Gruppo alla conversione del decreto-legge in esame. (Applausi).
*VERDUCCI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, il Gruppo Partito Democratico voterà contro questo decreto-legge, perché noi riteniamo che non dia alcuna risposta alla situazione insostenibile in cui il Governo Meloni sta costringendo il settore culturale. Potremmo definirlo "disastro cultura": è il totale fallimento di questi due anni e mezzo di Governo della destra.
C'è un dato che dice tutto. Nel 2015, gli investimenti in cultura ammontavano a cinque miliardi e mezzo. Oggi, dopo tre leggi di bilancio del Governo Meloni, siamo a tre miliardi: la metà. È vero, ministro Giuli, lei è arrivato in corso d'opera e noi abbiamo rispetto per il suo lavoro. Ma saprà, come le avranno detto, che per ben due anni, dall'ottobre del 2022 al settembre 2024, l'unica politica culturale portata avanti dalla Destra è stata una sequenza di scandali, faide, cialtronaggine, amichettismo, prepotenza, occupazione feroce di tutti gli spazi, epurazioni di personalità di grande competenza, sostituite con amici spesso impresentabili. Tagli di risorse e occupazione di poltrone, (Applausi) questa è la politica culturale fatta dalla destra.
E nulla c'è in questo provvedimento, ad eccezione di pochissime cose che riteniamo importanti, come lo stanziamento per le biblioteche, seppur tardivo, per il quale ci siamo molto battuti, o le risorse per il Memoriale della Shoah a Milano, il Binario 21. E poco altro.
Il problema è che nel complesso questo decreto è imbarazzante e non può bastare l'aver sventato il tentativo sciagurato della Lega di colpire le soprintendenze, mettendo a rischio il nostro patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Questo è un atto che sembra uscito dal teatro dell'assurdo, dove le cose importanti, come quelle contenute nell'articolo 1 (sulla rigenerazione delle periferie, sulle aree interne), sono a invarianza finanziaria e quindi senza risorse e quindi una presa in giro; dove non c'è nulla per sbloccare la vertenza dei lavoratori a partita IVA del Ministero, che tengono in piedi archivi e soprintendenze; e dove però poi, signor Ministro, con un colpo di magia, avete trovato le energie mentali e pure qualche milione per rifinanziare la legge "mancia", cioè un insieme di micro-misure per i collegi elettorali di qualche vostro parlamentare, cioè tutto il contrario di una progettualità trasparente, sistemica e virtuosa. Ecco perché - come hanno detto ieri le senatrici Rando e D'Elia - questo decreto è un passo falso mortificante verso un'idea di cultura che sia infrastruttura strategica per il nostro Paese.
E purtroppo suona davvero male che questo testo venga intitolato ad Adriano Olivetti, perché è un uso strumentale del nome di una grande personalità del Novecento, protagonista della costruzione dell'Italia democratica e della Liberazione; l'Italia da trasformare attraverso l'ideale di un umanesimo integrale, di un capitalismo dal volto umano. La sua fabbrica avveniristica di Ivrea divenne luogo di raccolta di poeti, filosofi, sociologi, come Franco Fortini, Paolo Volponi, Giovanni Giudici, Luciano Gallino e tanti altri. Il lavoro in fabbrica divenne "libero e liberante"; il personale non era selezionato sulle competenze tecniche, ma sulle qualità umane e di sensibilità sociale. Ecco, in questo c'è un modello di società, c'è un modello di cultura e anche - lo voglio dire - un modello di scuola radicalmente diverso da quello grettamente disciplinare e reazionario che vorrebbe imporre il ministro Valditara, lontano anni luce dai bisogni degli studenti e della società. (Applausi)
Ministro Giuli, noi possiamo dire, con Adriano Olivetti, che abbiamo il dovere di immaginare una nuova società a partire dalla cultura. Per noi è una società inclusiva, che contrasta ogni discriminazione: la cultura come progetto sociale di trasformazione della società. La Olivetti fu la prima azienda a riconoscere le 150 ore retribuite per le attività culturali. Olivetti volle programmi di teatro e cinema per i lavoratori delle sue aziende. Allora, signor Ministro, questo è il punto: serve una grande iniziativa per sostenere i consumi culturali, soprattutto per permettere alle fasce sociali più deboli di andare a teatro, di vivere l'emozione di una sala cinematografica, di perdersi nella complessità di un museo, di una mostra d'arte. Nel nostro Paese i dati sui consumi culturali sono impietosi, tra i peggiori a livello europeo. Eppure voi avete voluto, di fatto, cancellare il bonus cultura che aveva aiutato un'intera generazione a comprare libri, ad andare a un concerto, ad abituarsi alla bellezza della cultura. Stiamo perdendo il legame tra cultura, beni culturali e popolo, che è un pezzo fondamentale del nostro essere cittadini e del nostro essere italiani.
Non c'è nulla qui per aiutare i Comuni a fare cultura, a fare teatro urbano, a costruire sicurezza, a contrastare emarginazione sociale accendendo le luci di musica e spettacolo dal vivo nei luoghi più complicati. Qui non c'è nulla per tamponare i tagli feroci del vostro Governo contro gli enti locali. Non c'è nulla, ancora una volta, per i lavoratori, interpreti, autori, tecnici, la filiera straordinaria di maestranze che sono un pezzo fondamentale dell'identità del nostro Paese, della sua riconoscibilità nel mondo e che stiamo rischiando di perdere.
Non c'è ancora traccia del codice dello spettacolo. State facendo morire la più importante conquista degli scorsi anni: l'indennità di discontinuità, che da strumento di welfare universale, come noi l'avevamo pensato, avete ridotto a mancia mortificante, appannaggio di pochi.
E ancora, signor Ministro, mi faccia dire: mentre il Governo ci tiene qui a discutere di un testo inconcludente, c'è un'urgenza drammatica fuori di qui. La principale industria culturale del Paese, quella del cinema, è totalmente ferma - da più di un anno - e le uniche menzogne, sottosegretaria Borgonzoni, sono quelle di chi nega la catastrofe in atto. (Applausi). Lo vada a dire alle professionalità che sono costrette a stare a casa dalla vostra crisi! Le produzioni italiane sono ferme; gli stabilimenti cinematografici sono vuoti; le sale continuano a chiudere e invece possono e devono vivere e noi chiediamo norme e risorse che le aiutino a reinventarsi, come chiede il pubblico, come luoghi aperti di socialità e cultura.
Le produzioni internazionali vanno altrove e non per un destino cinico e baro, ma per precisa responsabilità di questo Ministero. Sono state colpite e distorte completamente le norme sul tax credit, che da formidabile strumento di politica industriale qual era, capace di sviluppare un ritorno economico per l'intero Paese, è divenuto il grimaldello - tale lo avete fatto diventare - per una feroce ristrutturazione del sistema, con l'intento ossessivo di colpire le produzioni indipendenti, ritenute scomode. Il cinema poteva e doveva essere riformato, ma non così, perché sprechi e inefficienze - che vanno combattuti - non sono certo imputabili alle piccole produzioni indipendenti. E invece avete voluto solo macerie; avete voluto la destrutturazione di un sistema: con poche risorse appannaggio solo di pochi grandi, di fatto consegnando il cinema italiano nelle mani delle piattaforme multinazionali dell'intrattenimento. Altro che made in Italy, signor Ministro: quest'anno al Festival di Berlino non c'era neanche un film italiano! (Applausi).
Il caos legislativo che avete prodotto ha bloccato l'intero comparto e sta massacrando l'indotto: migliaia di lavoratori, con le loro professionalità e competenze, non riescono materialmente a sopravvivere e sono costretti a rinunciare e a cercare altri lavori. Questa è una ferita gigantesca ed è pazzesco che il Governo faccia finta di nulla. Questo è il delitto perfetto contro il cinema italiano! È un settore governato con pugno di ferro da pochissime persone che si contano sul palmo di una mano e che rispondono alla Lega e a Fratelli d'Italia, che decidono chi dev'essere finanziato e chi no, in un clima continuo di ricatto. Ormai però è un deserto e questa situazione è insostenibile.
In conclusione, signor Presidente, noi chiediamo che si apra subito un tavolo con tutti i soggetti e che venga rimesso al centro il tema dell'eccezione culturale, del pluralismo culturale e produttivo: non tutto può essere lasciato alla dittatura del mercato e degli algoritmi; senza le opere prime senza i film difficili o i film sbagliati non sarebbero nati gli autori che hanno fatto grande il cinema italiano.
Signor Presidente, chiediamo un grande piano di sostegno pubblico per fare della cultura la funzione sociale, economica e democratica nel nostro Paese, perché - come avrebbe detto Adriano Olivetti - solo la cultura può trasformare gli spazi distrutti di una città in luoghi di comunità, dove costruire futuro e non averne paura. (Applausi).
BUCALO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUCALO (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che oggi ci apprestiamo a votare può definirsi come un primo passo che delinea la linea che il ministro Giuli vuole imprimere al suo operato e a quello del suo Ministero. È un primo passo ambizioso, che tende a rafforzare la funzione della cultura come elemento centrale per il benessere della comunità e per la coesione sociale.
Oggi, come risaputo, viviamo un momento in cui le ristrettezze di bilancio ci impongono di fare delle scelte. Il decreto-legge traccia comunque una traiettoria, che inserisce le novità in un contesto di riorganizzazione di piani culturali e di altro genere, ma che insistono in ambito culturale e necessitino di essere riorganizzati. Su tutti, il Piano Olivetti, intitolato alla memoria di un uomo che è diventato simbolo, insieme a Enrico Mattei, di un'Italia migliore, che ereditava la sciagura della Seconda guerra mondiale. Un simbolo di quell'Italia del miracolo economico degli anni Cinquanta.
Il Piano mira ad essere una cornice legislativa per la catena della cultura e, all'articolo 2, prevede l'unità di missione per la cooperazione culturale del Mediterraneo, con l'obiettivo di potenziare la missione internazionale del Ministero, identificando la cultura come elemento identitario di soft power.
Il Piano Olivetti promuove la rigenerazione culturale delle aree periferiche e svantaggiate, colpite da degrado urbano, da denatalità e da spopolamento; una finalità importante, figlia di un processo lungo e complesso, che non a caso si innesta nei piani regionali o degli enti locali e ha un principale obiettivo: quello di ridurre le distanze culturali fra le diverse aree del nostro Paese, per la diffusione di una cultura che deve uscire dai tessuti urbani e recuperare spazi in quelle zone dove non esiste una biblioteca, dove non esiste una libreria, per uscire dalla logica della cultura accessibile solo a chi abita nelle ZTL.
Signor Presidente, colleghi, è proprio nelle zone periferiche, nelle aree interne, nei borghi che dobbiamo creare spazi polivalenti di aggregazione sociale per i giovani e i meno giovani. (Applausi). È lì che dobbiamo fare in modo che nascano luoghi di connessione sociale, biblioteche, librerie, magari gestite da under 35, che per la prima volta riceveranno dal Governo incentivi (quattro milioni di euro) per aprirle nelle zone marginali di questa Nazione.
Mattei e Olivetti hanno pagato il prezzo di aver portato in alto l'Italia, fieri di essere italiani. Oggi noi abbiamo il dovere di portare in alto la loro memoria e di restare fedeli a quel testamento morale. Il riferimento a questi due grandi italiani nel piano del Governo non è solo simbolico, ma dimostra l'intenzione di valorizzare figure emblematiche, che hanno esercitato un'imprenditoria umana che ha prodotto grandi risultati, non solo dal punto di vista economico, ma - quello che è più importante - anche sotto il profilo umano e socio-culturale. Serve ricordare che imprenditori illuminati come Olivetti hanno fondato il loro successo sulla crescita personale dei lavoratori, sulla loro valorizzazione professionale e sulla salvaguardia della loro dignità personale, facendo sentire partecipi del rinnovamento culturale proprio coloro che non avevano la possibilità di accedere alla cultura, coloro che, non potendosi permettere di studiare, erano tagliati fuori da ogni processo decisionale. A loro Olivetti ha fornito corsi di perfezionamento, per loro ha promosso eventi culturali all'interno dei luoghi di lavoro, ha dato loro libero accesso alle biblioteche, che ha messo a disposizione anche alle famiglie dei dipendenti e degli operai, generando una virtuosa comunità di apprendimento, in cui vi era la possibilità di migliorarsi, umanamente, oltre che professionalmente. Quale migliore esempio vogliamo per un piano che ha come scopo quello di ridurre le differenze tra pari, generare equità e fornire maggiori strumenti a chi, svantaggiato, non ha la possibilità di avere accesso a eventi o a occasioni culturali?
In questo contesto si sono già inseriti impegni fondamentali, quali ad esempio lo stanziamento di 44 milioni di euro per biblioteche, librerie, editoria, ma soprattutto di 30 milioni di euro per l'acquisto di libri da assegnare alle biblioteche e 10 milioni di euro per i quotidiani con la finalità di ampliare le loro pagine culturali. Impegni importanti dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista della visione che vi sta dietro.
Non finanziamenti fini a se stessi, ma volti a promuovere la lettura anche tra chi di norma legge pochi libri e a favorire la disponibilità di libri in quelle aree dove non esistono una libreria o una biblioteca.
Vi sono poi i progetti in raccordo con il Piano Mattei per un'Italia protagonista nel Mediterraneo attraverso scambi culturali, per un'Italia che si mette a disposizione di altri popoli, con le sue professionalità, con il suo patrimonio storico e archeologico, con l'istruzione, con gli istituti italiani di cultura all'estero.
Il decreto-legge contiene, inoltre, una serie di disposizioni che aiutano in modo decisivo gli operatori del settore degli spettacoli dal vivo, rendendo finalmente strutturale la semplificazione dell'organizzazione di spettacoli ed eventi culturali all'aperto fino a un massimo di 2.000 partecipanti. La misura garantirà maggiore continuità, favorendo un incremento dell'offerta di cultura nelle piazze delle nostre città.
Appare chiaro, signor Presidente, quale sia la visione del ministro Giuli e di questo Governo, ossia potenziare la catena del valore della cultura, che pur facendo i conti con un bilancio che non consente, al momento, di investire altre risorse o di rendere stabili alcune misure, si pone l'ambizioso obiettivo di rendere la cultura italiana capillare in ogni angolo del Paese, ma anche all'estero. Un ottimo esordio per un Governo che - sono certa - laddove ci saranno spazi nel bilancio, saprà ulteriormente valorizzare il patrimonio culturale italiano, ma anche il lavoro prezioso di tutti gli operatori culturali a cui, nelle legislature precedenti, sono state fatte solo promesse mai mantenute. (Applausi).
Desidero concludere il mio intervento con due passaggi importanti. Per rispondere a tutte le profezie catastrofiche, al bollettino di morte che ho sentito poco fa enunciare dal senatore Verducci, voglio solo citare il titolo di un articolo pubblicato da «Il Sole 24 Ore» il 15 luglio 2022, dal titolo: «Rapporto Federculture, crollo dei consumi e della partecipazione culturale». Ebbene, allora il Ministro non era il ministro Giuli, il Governo non era il Governo Meloni. (Applausi).
Infine, ricordo l'approvazione di un emendamento a me caro, nato dalla sinergia proficua dei ministri Bernini, Giuli e Valditara per sostenere finanziariamente il Memoriale della Shoah di Milano, noto come Binario 21. (Applausi). È lì che, grazie anche alla testimonianza della senatrice Segre, si continua a tenere alto il ricordo della Shoah per non dimenticare.
Annuncio, per tutti questi motivi, il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
BORGONZONI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGONZONI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, chiedo sia messo a verbale che non sono riuscita a votare.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Seguito della discussione della mozione n. 120 sui programmi di finanziamento pubblico alla ricerca (ore 10,53)
Approvazione della mozione n. 120 (testo 2)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della mozione 1-00120, presentata dalla senatrice Cattaneo e da altri senatori, sui programmi di finanziamento pubblico alla ricerca.
Ricordo che nella seduta del 12 febbraio è stata illustrata la mozione e ha avuto luogo la discussione. L'Assemblea, su proposta del senatore Gasparri, ha successivamente deliberato il rinvio della trattazione.
CATTANEO (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CATTANEO (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, colleghe e colleghi, intervengo per comunicare che, all'esito di una intensa interlocuzione con la ministra Bernini, ho depositato una riformulazione della mozione n. 120, a mia prima firma, e mi riservo, in sede di dichiarazione di voto, di illustrare le motivazioni e le ragioni alla base di quelle riformulazioni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione così come riformulata.
BERNINI, ministro dell'università e della ricerca. Signora Presidente, colleghi, ringrazio tutti voi e anche il senatore Gasparri per avermi dato l'opportunità di essere qui a rappresentare la ricerca, così come il Ministero dell'università, della ricerca e dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica sta cercando di servirla. Il mio è un ringraziamento non formale, in quanto la forma diventa sostanza, alla senatrice professoressa Elena Cattaneo che, nonostante, come si vedrà dalla mozione, su alcuni temi noi da tempo ci si confronti e non si abbia la stessa opinione, non ha mai fatto mancare al Ministero che mi onoro di servire, a questo Governo e quindi al Paese, la forza della sua esperienza e della comunità scientifica che rappresenta. Lo dico con convinzione, perché sulla ricerca penso (spero e credo che tutto quello che abbiamo fatto insieme in questi anni lo dimostri) non si debba assumere una posizione da tifoserie.
Credo che la ricerca sia in assoluto il luogo dove si dimostra di più la propria capacità di avere un'idea di futuro. La ricerca è insieme scoperta, conoscenza, innovazione, ma anche capacità di programmazione. Non sarei onesta se non dicessi che una buona parte delle patologie che sono state evidenziate dalla senatrice Cattaneo esiste e non mi piacerebbe fare una ragioneria delle responsabilità. Chiunque ricopra pro tempore un ruolo se ne assume la responsabilità fino in fondo e cerca soprattutto, al di là dell'identificazione degli elementi patologici, di fare quello che stiamo cercando di fare insieme da due anni e quattro mesi (su questo ho una contabilità piuttosto definita), cioè anamnesi remota (perché siamo a questo punto), anamnesi recente (che cosa abbiamo sbagliato recentemente), ma soprattutto diagnosi e terapia.
Quanto alla mozione in discussione, anticipo già la risposta alla domanda su quale sarà il parere del Ministero che mi onoro di servire, quindi del Governo, dicendo che sarà favorevole, nel senso che, al netto di dissonanze concettuali su cui io continuo a non pensarla allo stesso modo rispetto alla senatrice Cattaneo, sono ugualmente convinta che alcune cose vadano fatte. Cosa abbiamo fatto fino ad ora? La senatrice Cattaneo ce lo ha riconosciuto: abbiamo investito, tutti, anche chi è venuto prima di me. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza nasce prima di questo Governo e noi ne abbiamo vissuto i pro e i contro. Abbiamo creato un flusso di investimenti straordinariamente potente sulla ricerca, sia universitaria sia degli enti pubblici di ricerca e quindi, a cascame, anche sugli enti privati, sui cosiddetti ecosistemi, sulle infrastrutture di ricerca.
Il punto della mozione come riformulata, su cui sono assolutamente d'accordo con la senatrice Cattaneo, è che il tema da adesso in poi sarà quello di garantire non solo una continuità a questi fondi. Il Ministero che mi onoro di servire ha investito 11 miliardi (anzi li ha appostati, perché da adesso al 2026 verranno spesi) sulla ricerca universitaria e degli enti pubblici di ricerca. Si tratta di una cifra assolutamente record rispetto a quanto si è fatto sino ad ora. La nostra grande sfida è quella di dare non solamente continuità, ma quella di evitare l'andamento sinusoidale, che è il problema della ricerca in Italia: fondi che vengono spesso accorpati per essere più cospicui. Si è parlato di Progetti di rilevante interesse nazionale (PRIN) e di progetti finanziati con fondi di istituto (FIS); a volte i PRIN - scusate questi acronimi - sono fondi che vogliono valorizzare la ricerca dei ricercatori possibilmente giovani e per questo abbiamo identificato nuove categorie (lo abbiamo fatto insieme): non solamente i giovani ricercatori, ma anche i ricercatori giovani. Questo non è un bisticcio di parole, soprattutto nell'ottica del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Abbiamo cercato soprattutto di creare un ponte tra il profluvio di investimenti che è stato ricevuto fino ad oggi da università ed enti di ricerca e quello che verrà dopo il 2026. La prima cosa che mi sono trovata sul tavolo, senatrice Cattaneo, lei lo sa, è il risultato del tavolo Amaldi. Grandi scienziati (ricordo che partiamo dai ragazzi di via Panisperna, quindi dalla big science italiana, quella che ha fatto grande, sta facendo grande e continuerà a fare grande l'Italia nel mondo) che ci dicevano di fare attenzione perché dal 2026 in poi ci sarà l'effetto strapiombo. Vero e anche qui non avrebbe senso lamentarsi di qualcosa senza porre in essere anticorpi e terapie.
Per quanto ci riguarda gli anticorpi e le terapie sono, in primis, il rafforzamento delle infrastrutture di ricerca e su questo non possiamo che essere d'accordo. I cervelli escono dall'Italia e questo in sé non è patologico; l'importante è che i cervelli escano dall'Italia senza distinzioni di censo, cioè con la possibilità anche per chi non ha fondi di farlo con borse di studio, ma soprattutto devono avere occasione di tornare nel nostro Paese perché esistono infrastrutture di ricerca che rendono possibile questo ritorno. Se noi facciamo solo sgravi fiscali e rinchiudiamo i nostri ricercatori in una stanza con un computer, isolandoli dalla comunità scientifica, o non tornano o se lo fanno, non restano.
Noi abbiamo fatto investimenti che tutta la comunità scientifica conosce molto bene. Ringrazio la senatrice Cattaneo anche per aver esteso la sua mozione a un appello bellissimo che è stato rivolto alla comunità scientifica, a cui hanno aderito nomi che avranno la nostra eterna gratitudine, come ad esempio il professor Giorgio Parisi, non solo premio Nobel per la fisica, ma persona che ha accettato in maniera generosa di essere presidente del comitato promotore di una grandissima infrastruttura a cui stiamo concorrendo, che si chiama Einstein Telescope, un interferometro, un telescopio sensibilissimo e molto innovativo che capta onde gravitazionali, su cui il Governo ha appostato un miliardo e 200 milioni. Il professor Parisi sa molto bene tutto questo perché ha accettato generosamente di presiedere questo comitato e io lo ringrazio e continuerò a ringraziarlo per questo. 800 milioni sono stati appostati dal Governo e 800 milioni dalla Regione Sardegna senza soluzione di continuità, prima dal presidente Solinas, poi dalla presidente Todde. Perché le infrastrutture di ricerca, colleghi, non devono avere colore politico! (Applausi).
Quindi io ringrazio chi ha firmato questo appello e chi con noi vuole rafforzare le infrastrutture di ricerca. Noi abbiamo puntato sull'intelligenza artificiale e sui supercomputer. Anche qui abbiamo fatto un finanziamento che dimostra la nostra volontà di rafforzare infrastrutture di supercalcolo, a prescindere dal posizionamento geografico o politico. Abbiamo finanziato a Bologna, in Emilia-Romagna il supercomputer Leonardo e un centro nazionale che si chiama HPC (High performance computing), big data and quantum computing, che rappresenta il futuro del futuro. Abbiamo vinto un bando europeo su questo due mesi fa. Avremo un upgrade dell'upgrade di questo supercomputer e saremo secondi nel mondo.
Tra l'Accademia dei Lincei ha recentemente lanciato una bellissima sfida, che in realtà è una proposta. Non esistono le sfide nella ricerca, ma solo le sfide di crescita, nel senso che se si commette un errore si va avanti per trovare magari soluzioni migliori. Ha lanciato la splendida idea di fare una sorta di CERN dell'intelligenza artificiale. Facciamo un'alleanza di supercomputer, come già ce ne sono in Europa. Questo farà sì che l'Europa diventi una superpotenza dell'intelligenza artificiale in grado di competere con il resto del mondo. Nessuno è in grado di fare qualcosa da solo, nessuno può fare scienza, ricerca o innovazione da solo. Abbiamo puntato sulle terapie igieniche e farmaci con tecnologia RNA, abbiamo puntato sulla mobilità sostenibile, sull'agricoltura tecnologica, sulla biodiversità e sul contrasto alla perdita della biodiversità.
Questi sono i nostri investimenti; so che lei li condivide, senatrice Cattaneo, e che tutti voi li condividete. Capitale umano, persone: noi dobbiamo dare loro il maggior numero possibile di opportunità. Su questo poi mi fermo. Vi chiedo scusa, ma l'opportunità di parlare di ricerca con voi è un regalo immenso che questa mozione ci fa. Grazie. (Applausi).
Noi abbiamo posto in essere una serie di opportunità in forma di bandi, perfettibilissimi. Non ho nessuna intenzione di dire che i PRIN o i FIS (scusate ancora gli acronimi) siano ottimi o perfetti; sono ampiamente migliorabili, però non dimentichiamo quello che abbiamo fatto, perché qualcosa abbiamo fatto, e tanto. Abbiamo fatto chiamate dirette, abbiamo richiamato cervelli, ci stiamo predisponendo a fare nuove chiamate dirette di cervelli che sono già all'estero. Stiamo facendo molto e vogliamo fare molto, ma molto di più.
Qui affrontiamo l'unico tema su cui la senatrice Cattaneo ed io la pensiamo diversamente; ma non solo lei ed io, nel mondo ci sono sempre due diverse scuole di pensiero e di solito si cresce sulla teoria intermedia. Il tema è quello della creazione di un'agenzia per la ricerca. Vi dico la verità: questo Ministero (più che altro la sottoscritta e anche questo Governo) è un po' anticiclico, nel senso che tutti i Governi di solito vogliono la loro agenzia per la ricerca. È una sorta di attestato di appartenenza scientifica. Io non solo non lo reputo utile, ma lo reputo a rischio di essere controproducente, nel momento in cui diventa un'iperfetazione burocratica. Questo l'ho detto in ogni contesto possibile e ne ho parlato recentemente con il presidente Antonelli (presidente dell'Accademia dei Lincei), non perché non si abbia l'esigenza di programmare e valutare la ricerca; noi stiamo cambiando la programmazione della ricerca, rendendola triennale, e stiamo cambiando l'assetto del nostro Ministero, predisponendo una direzione sulla valutazione della ricerca che serva l'attuale organismo di valutazione della ricerca. Tale organo si chiama Comitato nazionale di valutazione della ricerca, creato nel 2021, composto democraticamente da 15 membri, che sono espressione del gotha della comunità scientifica nazionale ed internazionale, e presieduto da un accademico dei Lincei, il professor Marco Mancini, glottologo di chiarissima fama scientifica.
Condivido il fatto che le nostre grandi caratteristiche sono umanistiche e scientifiche insieme. E, mi permetterei di dire, artistiche. Non dimentichiamo il mondo dell'arte: la musica, il cinema, la danza, il teatro, il design, la moda, che, uniti alla tecnologia, fanno la vera innovazione. Per questo motivo noi, per la prima volta, abbiamo creato i dottorati all'interno dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica. Non li devono prendere in prestito dalle università: hanno i loro dottorati, glieli abbiamo dati noi, perché arte più tecnologia è uguale a vera innovazione. Ora nelle accademie non si trovano più i pennelli e gli scalpelli, ma si trovano i bracci elettronici, i bracci meccanici, l'intelligenza artificiale, le stampanti 3D, le tecnologie quantistiche, la realtà aumentata. Quindi arte più tecnologia è uguale a vera innovazione.
Vede, senatrice Cattaneo, quanti elementi abbiamo da discutere insieme? Condivido l'idea che ci debba essere una valutazione obiettiva e soprattutto, mi permetta (chiedo scusa se mi rivolgo a lei, mi rivolgo a tutti voi, ma è un discorso che va avanti da tempo), una valutazione di continuità, perché quello che in questo momento manca alla ricerca in termini di programmazione e finanziamento e quello che abbiamo cercato di fare in questi due anni e quattro mesi è dare continuità ai nostri progetti, ai nostri programmi, alla qualificazione e al posizionamento scientifico del nostro capitale umano.
Avrei tante altre cose da dirvi, ma mi trattengo, perché mi vergogno. Quello che io faccio, come sempre, è un appello alla collaborazione. Noi siamo tutti pro tempore (meno male), lei lo è un po' meno di noi. Al netto dei Governi, che cambiano, e delle legislature, che si consumano, lei è qui sempre: ci aiuti, io conto su di lei.
Accetto la proposta della Commissione per valutare l'opportunità di creare un organismo sulla ricerca. L'importante, ripeto, è la trasparenza; non casa di cristallo - ho ascoltato con molta attenzione il suo intervento - ma casa di vetro; non deve essere così fragile da potersi rompere al primo kick off. Una casa di vetro dove si veda tutto, ma dove sia possibile dare ai ricercatori fondi continuativamente, ma anche sicurezze. Soprattutto, ripeto, sfuggiamo - questo è il mio appello finale - alla sindrome dell'appropriazione dei temi della ricerca. È per questo che io non sono favorevole a un'agenzia per la ricerca: l'abbiamo già fatta, si è persa nel frattempo, poi ne abbiamo fatto un'altra; ha un andamento carsico l'agenzia per la ricerca. Facciamo cose utili per la ricerca, creiamo meccanismi obiettivi di valutazione. Questo è il nostro unico pensiero, il nostro unico obiettivo e su questo chiamo veramente ciascuno.
Lei, senatrice Cattaneo, è una grande risorsa e noi abbiamo tantissime risorse in Italia e all'estero. Quindi, chiamo tutti alla collaborazione, così come pure generosamente i nomi che ho citato e che hanno firmato il suo appello. Nel momento in cui Giorgio Parisi ha detto sì all'Einstein Telescope abbiamo avuto un'altra opportunità, una più grande opportunità nel mondo, per via della sua autorevolezza, data al progetto Einstein Telescope, su cui Governo e Regione Sardegna hanno appostato 1,2 miliardi di euro. Cito ancora l'istituto Mario Negri, il presidente Garattini (che ha firmato il suo appello), il professor Remuzzi; altre iniziative che continuativamente fanno crescere non solamente la ricerca. La ricerca è concretezza, è aspettativa di vita, è una vita più lunga, migliore e più degna di essere vissuta. Su questo, lo ripeto, non esistono possibili colorazioni politiche. (Applausi).
PRESIDENTE. Signor Ministro, ci deve dare il parere sulla riformulazione.
BERNINI, ministro dell'università e della ricerca. L'avevo detto en passant. Se non si è sufficientemente intuito da quello che ho detto, è favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.Grazie.
*CATTANEO (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CATTANEO (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, signora Ministra, gentili colleghi, voglio dare atto con questo intervento di una serrata, franca e importante interlocuzione con la ministra Bernini e con i suoi uffici di diretta collaborazione. Voglio ringraziare il professor Rubechi, la consigliera Di Cesare, la dottoressa Rivera per quello che è stato discusso e compiuto in questi giorni, anche a seguito della proposta del presidente Gasparri di rinviare il voto per cercare una riformulazione congiunta.
L'esito di oggi, se otterrà il vostro voto, credo che sarà un nuovo passo prezioso e importante per costruire e consolidare un sistema della ricerca pubblica italiana più competitivo nel Paese. Ne abbiamo bisogno - lo ricordo - per due motivi: perché dobbiamo ridurre l'emorragia di competenze e perché, signora Ministra, ogni Nazione europea prepara i suoi studiosi attraverso i bandi nazionali affinché siano più competitivi a livello europeo, affinché arrivino ai bandi europei con più dati preliminari e con idee più forti, e affinché possano vincere nella competizione europea, cosa che noi oggi facciamo male, da decenni: diamo più del 12 per cento delle risorse alla cassa europea e ne riportiamo a casa l'8,8 per cento. Ciò vuol dire che da anni facciamo male questo lavoro di preparazione nazionale, mentre gli altri ricercatori europei vincono più di noi. Noi possiamo e dobbiamo cambiare questa situazione; è possibile, ma bisogna affrontare il problema non in modo elettorale, ma in chiave strutturale, quindi con un insieme di strumenti, procedure, regole, competenze, capacità di analisi: è tutto qui. Guardate che le risorse vengono dopo; prima ci sono le procedure e le regole.
È con questo in mente che, nelle interlocuzioni che ci sono state, ho predisposto un nuovo testo, stringatissimo. Quattro sono gli impegni. Ho rimosso, di mio pugno, interamente le premesse, ma voglio ribadire che continuano ad essere vere. Sono il presupposto di questa mozione, perché descrivono la realtà. Dei quattro impegni, vorrei porre l'attenzione su due, che sono stati argomento di questa interlocuzione e che sono il cuore dell'atto.
L'impegno numero 2 chiede al Governo, in discontinuità con quanto accaduto dal 2007 ad oggi, di individuare le fonti di finanziamento stabile dei fondi dedicati alla ricerca, affinché, nel rispetto dei vincoli della finanza pubblica, già a partire dalla legge di bilancio 2026, possano essere previsti fondi destinati a bandi PRIN con cadenza annuale e data fissa. Lo ribadisco anche perché ci sono molti colleghi studiosi, che sono sicura ci stanno ascoltando in questo momento: bandi PRIN con cadenza annuale a data fissa che possano garantire ai ricercatori una programmazione nel tempo delle loro attività.
Credo che approvare questo impegno e quindi concordare su questo principio di almeno un bando PRIN all'anno sia importantissimo. Come ha ricordato il Ministro, i bandi PRIN sono l'humus culturale del Paese. Finanziano la ricerca di base in tutto lo scibile umano: dalla geologia, alla filologia, alle biotecnologie, alla biomedicina, alla storia, all'economia. Sono il seme necessario a permettere alle idee di accendersi, ai giovani gruppi di formarsi, di mettersi insieme e collaborare. Sono veramente il primo scalino.
Se non abbiamo quello e, soprattutto, se non abbiamo un'efficacia ed una efficienza dello strumento PRIN, come ricordava il lavoro del Tavolo tecnico per la strategia italiana in tema di ricerca fondamentale a cui faceva riferimento il Ministro, si diceva al tavolo tecnico cui si riferiva il Ministro, almeno del 24-25 per cento di percentuale di successo, non riusciamo a formare la rete nazionale dei nostri ricercatori.
Nel passato i bandi PRIN sono stati a intermittenza. Signor Ministro, nel 2023, 2024 e 2025 non abbiamo avuto bandi PRIN. Ebbene, per tenere saldo il principio di almeno un PRIN all'anno, ho rinunciato, rimuovendola di mia volontà, alla quantificazione economica di quanto deve essere l'impegno per questo PRIN annuale. Tale cifra andrà determinata nella prossima legge di bilancio.
Ciò significa, colleghi, che se approveremo questa mozione, e davvero chiedo il vostro aiuto su questo, da domani, dai prossimi mesi, quando si preparerà la legge di bilancio, noi dovremo sostenere il MUR, dovremo sostenere il Ministero in fase di elaborazione della nuova legge, per assicurare che almeno questi PRIN siano adeguati.
L'impegno numero 4, che è stato oggetto di grande discussione, aggiunge nella riformulazione odierna un ulteriore elemento necessario. Risorse e bandi non sono sufficienti. Servono regole, procedure e valutazioni terze, indipendenti e competenti.
Signor Ministro, tutti i Paesi europei hanno l'Agenzia per la ricerca. Il nostro Paese non l'ha mai avuta: non è che c'è stata ed ora non c'è più. Non l'ha mai avuta, non c'è proprio mai stata. È una casa di cristallo, che esegue il mandato politico di finanziare, negli ambiti decisi dalla politica, implementando e attuando le procedure. Essa, però, ha al suo interno professionalità specializzate. Queste a noi mancano. Verrà il momento dell'Agenzia, ma per ora, nella riformulazione proposta con il Ministero, ho voluto mantenere il riferimento alla necessità di istituire, presso il Ministero, una commissione di esperti manager, di alto profilo, con documentata esperienza e reputazione internazionale nella programmazione e organizzazione dei processi di valutazione della ricerca, che elabori le procedure - attenzione - che devono essere terze, competenti ed indipendenti dall'accademia e dal decisore politico di gestione e valutazione dei bandi pubblici del Ministero.
Questa riformulazione è importante, ma ha un limite, che credo tutti abbiate notato e che nella mia interlocuzione con il Ministro non sono riuscita a superare.
Questo impegno è preceduto dalla locuzione «valutare l'opportunità di» istituire questa Commissione. Comprendo la necessità di tutelare - dobbiamo farlo - l'autonomia organizzativa degli organi del Governo, ma qui - lo voglio affermare senza mezzi termini, signora Ministra - non si tratta di un'opportunità da valutare, ma di una necessità, un'urgenza, poiché l'inadeguatezza dei processi di valutazione attuali è notoria, a partire da decenni fa. Non è certo un unicum di questo Governo e Ministero, dove operano funzionari dedicati e capaci, ma quel che è evidente a tutti è che le competenze indispensabili per ideare, implementare, governare e fare quelle valutazioni sono diverse e sono da trovare altrove. Di certo non possono essere affidate o trovate nella stessa comunità scientifica nazionale che è oggetto di valutazione.
Quindi, se mai ce ne fosse bisogno, su questo punto le assicuro, Ministro, nelle prossime settimane e mesi le offrirò argomenti e mi farò tramite di dati, evidenze e testimonianze di tanti colleghi che potranno dissipare ogni possibile dubbio. Lei ha citato l'appello che è uscito sul sito «Scienza in rete»: non è un mio appello, ma un appello di tre studiosi, Antonio Musarò, Elisabetta Cerbai e Michele Simonato, a sostegno delle ragioni della mozione che adesso condividiamo, sottoscritto in poche ore da 5.000 studiosi, tra cui Giorgio Parisi e Silvio Garattini, che - riporto testualmente - ritengono «comprensibile la contestazione degli studiosi per le valutazioni generiche dei FIS, per i tempi delle valutazioni e per la scarsa efficienza del sistema di valutazione».
I bandi del Fondo italiano per la scienza sono una recente introduzione e assegnano cifre considerevoli a pochissimi. Con il bando FIS 1, sotto il precedente Governo, gli studiosi hanno dovuto attendere diciotto mesi per avere gli esiti della valutazione; con il FIS 2, sotto l'attuale Governo, ci sono voluti quindici mesi: sono comunque tempi biblici. In alcuni segmenti hanno inviato progetti 330 studiosi, ma soltanto sette di loro li hanno visti finanziati; c'è quindi un ulteriore problema, a riprova di un sistema non pensato all'origine per essere efficiente, peggio ancora se questo è l'unico bando aperto.
Soprattutto, colleghi, qui davvero chiedo la vostra attenzione e poi chiudo: le contestazioni per le valutazioni generiche e tardive che mi sono state riportate da coloro che hanno perso, ma anche da coloro che hanno vinto, fanno veramente senso. Ovviamente i vincitori sono vincitori e nessuno può mettere in dubbio la loro vittoria, anzi devono essere aiutati, Ministra, a realizzare il progetto ed essere messi nelle condizioni di farlo ma 100 di loro hanno vinto, su 2.000 progetti, e alcuni hanno condiviso con me le poche manciate di parole con le quali si sono visti assegnare un paio di milioni di euro e hanno accompagnato quelle parole generiche con alcune loro considerazioni. Ve le voglio leggere: le valutazioni solo numeriche nella prima fase, o eccessivamente sintetiche nelle fasi successive, rappresentano una cattiva pratica già consolidata in altri bandi; il problema della scarsa trasparenza del processo di valutazione dei bandi MUR è ampiamente noto; il giudizio dei revisori, anzi dell'unico valutatore che ha valutato il mio progetto, non esiste per nessun bando al mondo; è di una semplicità disarmante; l'assenza di tempi certi è scandalosa; sono rimasta piuttosto sorpresa dalla scarna giustificazione ai punteggi. Infine, dopo aver avuto un'esperienza diretta con l'ERC (European research council) di Bruxelles, che il bando FIS vuole emulare, aspettare un anno e mezzo per avere commenti scritti, probabilmente da un chatbot, è deprimente per me che ho vinto, non oso immaginare per gli altri. (Applausi).
Ecco, signor Ministro, colleghi, non so che effetto sortiscano in voi queste frasi, ma a me gettano nello sconforto e ancora di più voglio combattere un tale senso di sfiducia verso le nostre istituzioni e in questo sono con lei, signora Ministra. Non riesco più ad accettare che mi si dica che vincere un progetto di ricerca in Italia è come partecipare a una lotteria o, peggio, che se non sei nel giro degli amici non vincerai mai.
In conclusione, guardate che l'organizzazione e la programmazione dei processi di valutazione della ricerca non si improvvisano, ma servono esperienza e competenza. Per questo nella prima formulazione della mia mozione indicavo le agenzie per la ricerca presenti in tutti i Paesi europei come esempio a cui riferirsi. Per questo in una successiva ipotesi di interlocuzione con il Ministero ho proposto di fare tesoro delle migliori pratiche nazionali come quelle usate dalla fondazione Telethon o dalla fondazione AIRC, dove ci sono professionisti interamente dedicati a far funzionare il meccanismo e guardate che nessuno di loro, nei loro comitati di scienziati di riferimento, è intrecciato con la comunità accademica nazionale, prova che non esiste una specificità italiana che ci impedisca di lavorare bene, ma dobbiamo rimuovere ogni contiguità.
Chiudo, colleghi, ringrazio voi per la vostra attenzione e la signora Ministra per il suo intervento, le sue parole, la sua costante attenzione e la sua presenza anche in occasione della discussione di questa mozione.
Se quindi l'impegno a garantire bandi prima annuali e poi per sempre a partire dal 2026 è una svolta, ma veramente, ebbene, è solo attraverso procedure di valutazione trasparenti e rigorose, concepite, promosse e garantite da professionisti, per dar seguito alle decisioni del Governo, che daremo ai nostri ricercatori l'opportunità di competere ai massimi livelli, consolidando la loro eccellenza nella ricerca globale e con loro l'Italia.
Ecco, spero che possiate tutti riconoscervi in questa mozione, esito di tale importante interlocuzione, e ancora di più che questa mozione possa diventare il punto di partenza di un impegno concreto, duraturo e condiviso, affinché nessuno mai possa dire che l'Italia costringe i suoi studiosi a partire. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Benedetto Croce» di Paglieta e Torino di Sangro, in provincia di Chieti, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione della mozione n. 120 (ore 11,26)
FREGOLENT (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (IV-C-RE). Signora Ministra, lei, essendo rappresentante del Governo, può venire in Aula tutte le volte che lo ritiene opportuno, spero senza dover chiedere l'autorizzazione al suo capogruppo Gasparri. (Applausi). Almeno il Governo ha ancora una certa autonomia, o almeno me lo auguro.
La ringrazio quindi per la sua presenza qui. Forse sarebbe opportuno fare un consiglio o un intervento in seduta unica sulla ricerca, perché abbiamo capito di avere tante cose da dire ed evidentemente una mozione è troppo limitata per risolvere tutti i problemi.
Il tema principale, che però è il tema, è l'autonomia di valutazione, che lei non può liquidare come un'ennesima pastoia burocratica. Forse è arrivata tardi e immagino non abbia sentito le dichiarazioni di voto delle opposizioni. Ma, nel precedente provvedimento intitolato al povero Olivetti - immagino non si riconoscerebbe in quel decreto-legge - avete istituito una nuova direzione all'interno del Ministero della cultura che dovrà fare bandi e valutazioni. Quindi, non mi sembra che un'agenzia indipendente sia un elemento di pastoia burocratica e invece un'ennesima direzione al Ministero della cultura sia la snellezza in persona.
È questo il tema, che non dipende solo da lei, ma viene da molto lontano. Quanto la valutazione, sia nell'università che nel mondo della ricerca, deve essere indipendente? La dottoressa, la senatrice Cattaneo ha potuto individuare quali sono le criticità che riguardano la ricerca e le bocciature di progetti. Io ricevo lettere da ricercatori che rimangono eternamente ricercatori e non riescono a entrare nel mondo universitario come accademici definitivi, nonostante abbiano curricula straordinari; vengono richiesti dall'estero, ma le università italiane preferiscono altre persone, con curricula molto più leggeri, perché magari sono sponsorizzate dal rettore o dal professore più potente di turno.
Vogliamo fare veramente una discussione aperta e libera sull'università, sulla ricerca? Bene, è questo il luogo. Dopo una franca e aperta discussione, forse si riescono a trovare soluzioni per evitare che persone che hanno usufruito del nostro sistema scolastico e che, quindi, sono costate alla comunità (in senso positivo) poi prendano quei soldi e li portino all'estero, di fatto, perché vengono chiamate da altri Paesi, più spesso e con molta più facilità rispetto a qui.
Per questi motivi noi riteniamo un punto di partenza la mozione della senatrice Cattaneo, che, facendo parte del sistema, non soltanto deve denunciarne le criticità, ma deve anche agire in prima persona per cambiare gli eventi. È per questo motivo che il Gruppo Italia Viva voterà in senso favorevole alla mozione, con la speranza, Ministra, che presto vi sia un provvedimento che parli di ricerca e di università e dia giustizia a tutte quelle persone che cercano soluzioni alle proprie vite.
Qualche giorno fa mi ha scritto una persona di quarantatré anni che, all'ennesimo bando che era rivolto non a lui, ma a un'altra, nonostante il suo curriculum fosse straordinario, si è sentito dire che in fondo è ancora giovane. Certo, io ho cinquantatré anni e mi sento giovanissima, però forse a quarantatré anni una persona vorrebbe anche avere delle certezze per creare quella famiglia a cui, poi, voi date i bonus, ma non certezze. (Applausi).
OCCHIUTO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
OCCHIUTO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, sono lieto che sia stata raggiunta un'intesa su questa mozione, perché significa che si è trovato un equilibrio che non può che valorizzare la ricerca, senza introdurre elementi divisivi.
La senatrice Cattaneo ha ragione. Nella sostanza, diceva che questa mozione è un nuovo passo, perché solleva questioni che meritano attenzione e riguardano il funzionamento strutturale del sistema della ricerca italiana. È evidente che il nostro Paese deve rafforzare i meccanismi di finanziamento e di valutazione della ricerca per restare competitivo a livello globale. Questo non è il problema di un singolo Governo, ma è una sfida che attraversa il tempo e richiede continuità e visione.
Per troppo tempo in Italia abbiamo trattato la ricerca come un lusso, un extra, qualcosa di cui interessarci dopo aver pensato a tutto il resto. Ma oggi penso che tutti siamo d'accordo e ci chiediamo: vogliamo ancora che sia così? Come diceva prima molto bene il ministro Bernini, la ricerca non è un lusso: è una scelta strategica, un investimento, è il fondamento su cui si costruisce il futuro di un Paese.
Io sono architetto e so che ci sono opere che si costruiscono in pochi giorni (una strada provvisoria, un ponte leggero, un edificio temporaneo) e poi ci sono opere che richiedono tempo, visione, pazienza; opere che sono pensate per durare. Ecco, la ricerca è questo, non è un investimento a breve termine, non si misura con una finanziaria: è una costruzione collettiva che attraversa il tempo.
La ricerca - ne abbiamo dimostrazione nel passato - è il Pantheon. Duemila anni fa qualcuno ha avuto il coraggio di immaginare una cupola che sfidasse i tempi, i secoli, e quella cupola ancora è lì, perché dietro ci sono una ricerca avanzata e una sperimentazione sui materiali che ha anticipato i tempi: il calcestruzzo alleggerito con la pietra pomice, che riduceva il peso man mano che saliva in altezza.
La senatrice Cattaneo ha citato i ricercatori dell'Unical, che si interessano di ingegneria sismica, così come quelli dell'università di Napoli. La ricerca è proprio quello.
Ricordo un altro esempio, la cupola di Brunelleschi: per decenni nessuno sapeva come completarla.
Firenze intera aspettava, guardava al cielo con il dubbio di aver sognato troppo in grande. Una cattedrale incompiuta era quella di Firenze, e poi è venuto un uomo ha detto che si poteva fare. Non aveva i mezzi di oggi, non aveva software per i calcoli strutturali ma aveva la ricerca, la sperimentazione, il coraggio dell'innovazione. Ha inventato qualcosa che ancora oggi ispira gli architetti e gli ingegneri di tutto il mondo: una struttura a doppia calotta autoportante, con delle costolature. Ha inventato qualcosa che ancora oggi non è quasi spiegabile. La ricerca è questo: è osare, sperimentare, costruire, lasciare qualcosa di più grande a chi verrà dopo.
Negli ultimi anni, per la prima volta, signor Ministro, l'Italia ha fatto un investimento strategico sulla ricerca. In effetti, il PNRR è finalmente un'architettura solida da questo punto di vista: non ci sono più finanziamenti a singhiozzo, ma c'è un piano strutturato pensato per durare. Parliamo di 16,5 miliardi di euro, più di Germania, Francia e Spagna, senatrice. Sappiamo bene come sono stati impiegati, ossia per i dottorati di ricerca, per il capitale umano, per le infrastrutture di ricerca, per l'innovazione e il trasferimento tecnologico. Con il bando per i Progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN) per il 2022 sono stati assegnati 749 milioni e anche nel 2024 c'è stato lo scorrimento della graduatoria, perché c'era la necessità di spendere subito quelle risorse, rafforzando la spesa nella ricerca, con progetti validissimi che oltretutto risalivano al 2022 e che quindi rischiavano di non vedere mai la luce. Per la prima volta è stato fatto un bando PRIN per il sistema italiano dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), quindi per le eccellenze artistiche, mettendo così al centro la cultura nei progetti di ricerca. Sono stati destinati più fondi (475 milioni) per gli investimenti nella ricerca di base, ma non basta.
Come dicevano bene sia la senatrice Cattaneo, sia il Ministro, la ricerca ha bisogno di programmazione di lungo periodo. Nel bilancio sono stati stanziati 150 milioni per il 2027 e altri 150 per il 2028. Negli ultimi anni, proprio grazie all'impegno del ministro Bernini, sono stati compiuti passi importanti per garantire la stabilità a questi finanziamenti.
Oggi con questa mozione ribadiamo, quindi, un principio fondamentale, ossia che il futuro dell'innovazione in Italia deve essere una priorità condivisa, la ricerca non può dividerci. È stato assunto un impegno fondamentale: rendere il finanziamento della ricerca stabile nel tempo. Già a partire dalla legge di bilancio 2026 saranno previsti fondi annuali per i bandi PRIN con date fisse - come diceva la senatrice Cattaneo - e certezza per i ricercatori.
Un altro punto essenziale è la governance della ricerca; non servono nuove sovrastrutture; ci dividiamo su alcune valutazioni, e forse giustamente il ministro dice che è bene evitare di moltiplicare la burocrazia; non servono uffici e scrivanie, già abbiamo il CNR che in questo periodo è in crisi dal punto vista delle spese fisse. Forse è opportuno piuttosto un rafforzamento dell'esistente, con un approccio pragmatico, in linea con la visione del ministro Bernini, realizzando una nuova direzione generale per la programmazione e la valutazione di investimenti e finanziamenti, una commissione di esperti indipendenti con reputazione internazionale per garantire trasparenza e merito nella gestione delle risorse. Non credo che ci sia contraddizione fra necessità e opportunità. Forse bisogna farlo al meglio queste cose e, quindi, da questo punto di vista la necessità diventa un modo per realizzare un'opportunità in una fase ancora successiva. In sintesi, più efficienza e meno burocrazia, più opportunità per i ricercatori e meno ostacoli amministrativi.
Per questo motivo, noi senatori di Forza Italia riteniamo che questa mozione, così come riformulata, grazie alla senatrice Cattaneo e al ministro Bernini, sia in linea con lo spirito unitario che deve avere il Paese rispetto al tema della ricerca, sul quale non ci si può dividere fra partiti, fra opposizione e maggioranza, e voteremo quindi a favore della sua approvazione. (Applausi).
GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, in qualche modo nella mia sfaccettata e contraddittoria vita ho fatto anche lo scienziato; parlo al passato perché in questo momento non lo faccio, anche se forse, come per altre fondamentali realtà, non si smette mai, se lo si è, di essere scienziati.
Forse l'ho fatto per reazione alla mia vita, che è stata segnata dalla nascita da un errore scientifico del mio bisnonno ginecologo, ma queste sono cose mie.
Quello che vedo stamattina, con un po' di timore, è che tende a prevalere una visione edulcorata della scienza e della ricerca (sua figlia prossima) pura, distante da interessi e da complicità. Non è così: purtroppo la ricerca, e quindi tutto quello che ne consegue, è troppo spesso - e dobbiamo tenerne conto - condizionata da interessi politici, economici, da scelte e - se vogliamo - da combriccole. Questo non vuol dire che la scienza e quindi la ricerca (le due gemelle) siano compromettenti, ma dobbiamo tener conto che esiste una realtà: siamo creature umane e quindi siamo fortemente condizionati dal potere enorme che la ricerca in ogni caso esprime. Ritengo pertanto che sia giusto immettere all'interno di questa realtà immensa e gigantesca una struttura intermedia che possa mediare senza condizionare l'Agenzia nazionale e tutto quello che consegue, con un punto fermo, che non è né discriminatorio né screditatorio: siamo creature umane e quindi condizionanti e condizionabili.
La ricerca è uno strumento talmente potente che non può avere mediazioni in alcun modo, altrimenti può diventare il frutto del tirare da una parte e dall'altra e ciò procurerà solamente pericolosi svantaggi per i cittadini della terra e dell'Italia, Paese che sino ad oggi qualcosina nella ricerca lo ha dato e spero continuerà a farlo.
Mi ha molto emozionato il riferimento all'arte, perché credo sia fondamentale all'interno del complesso del mondo, dell'universo gigantesco e affascinante della ricerca. Credo, però, che alla fine la ricerca debba avere un Nord: non è libera del tutto e il Nord è la qualità della vita, la difesa della vita, il mantenere la vita compatibile con il nostro mondo; altrimenti una ricerca troppo astratta, che forse può essere affascinante, può diventare alla fine claustrofobica e asfittica e io di asfissia me ne intendo, perché ho cercato di superarla. Penso, quindi, a una ricerca realistica, sicuramente libera, ma non del tutto, perché la politica e il ragionamento devono salvaguardare i diritti delle persone, soprattutto di quelle più fragili. (Applausi).
CASTELLONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, colleghi, voglio innanzitutto ringraziare la senatrice Cattaneo per aver portato ancora una volta in quest'Aula la voce della ricerca e di tutta la comunità dei ricercatori italiani. Ringrazio anche la Ministra per essere riuscita a fare sintesi e aver portato oggi in Aula un testo e che andiamo ad approvare in maniera trasversale.
Voglio così annunciare all'inizio di questo mio intervento il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle alla mozione che stiamo discutendo e che abbiamo anche firmato.
È importante parlare di ricerca perché, quando si parla di ricerca, si fa riferimento a uno strumento che serve alla crescita sociale, culturale, ma anche economica di un Paese. Pensiamo che dalla ricerca dipende il 12 per cento del PIL italiano. Eppure, noi investiamo troppo poco in ricerca: appena l'1,4 per cento del PIL, di cui lo 0,9 viene da investimenti privati. Per inciso voglio dire che l'1,4 per cento è la stessa cifra che investiamo in spese militari. Eppure, gli investimenti in ricerca hanno un fattore moltiplicatore molto più alto rispetto agli investimenti nelle spese militari. (Applausi).
Nonostante gli scarsi investimenti, i nostri ricercatori sono ai primi posti nel mondo per risultati raggiunti e per la qualità dei lavori scientifici pubblicati. Eppure, quante occasioni stiamo perdendo?
Ministra, ho lavorato da ricercatrice negli Stati Uniti, dove ho pubblicato il mio lavoro scientifico più importante, un lavoro a primo nome su «Science», nato proprio da un'osservazione casuale che facemmo in laboratorio insieme a un mio collega. Quel lavoro è nato perché avevamo fondi disponibili per esplorare un ambito che non era quello finanziato. Purtroppo in Italia i nostri ricercatori non hanno questa libertà. Per questo mi chiedo quante occasioni stiamo perdendo. È proprio per avere più libertà che i nostri ricercatori lasciano il Paese. Negli ultimi dieci anni 14.000 ricercatori italiani sono andati a lavorare all'estero, facendo così parte degli oltre 100.000 giovani che ogni anno lasciano il nostro Paese perché qui non trovano lavoro e non vengono valorizzati.
Eppure, noi spendiamo molte risorse per formare un ricercatore o un dottore di ricerca: sono necessari circa 41.000 euro per formare un dottore di ricerca. Sono investimenti che noi stiamo regalando ad altri Paesi. I Paesi che ospitano i nostri ricercatori traggono beneficio dai talenti che gli stiamo regalando. Pensate che l'Italia è al quartultimo posto in Europa per numero di ricercatori su 1.000 abitanti.
Purtroppo oggi per i nostri ricercatori fare carriera di ricerca in Italia significa candidarsi a essere precari a vita, ad avere stipendi da fame, a non fare carriera, a non avere un budget di ricerca dedicato.
Fare il ricercatore è invece il lavoro più bello del mondo: è il lavoro che ti permette davvero di cambiare la vita delle persone, di trovare la cura o la causa di tante malattie genetiche o di tanti tumori che oggi, grazie alla ricerca, sono curati. I ricercatori ci hanno permesso di sconfiggere il Covid. Io sono convinta che, se continuiamo ad investire in ricerca, riusciremo anche a bilanciare l'appropriatezza e la sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale, che chiaramente richiede sempre più risorse.
Bisogna però cambiare modello ed è quello che si chiede con questa mozione. Bisogna mettere fine alla frammentazione della ricerca e garantire fondi stabili per i nostri ricercatori. C'è altresì bisogno di agenzie indipendenti di valutazione della ricerca. E non è vero che è sempre stato così. Non è vero che alla ricerca sono sempre stati tagliati i finanziamenti.
Se è vero che si investe troppo poco, voglio però ricordare con orgoglio come nella scorsa legislatura, grazie anche al PNRR, sono stati stanziati ben nove miliardi nella ricerca. (Applausi). Abbiamo più che raddoppiato le borse di dottorato di ricerca, che sono passate da 9.000 a 20.000; abbiamo più che raddoppiato i posti di specializzazione post-laurea in medicina, che erano 6.200 e oggi sono 13.400; abbiamo assunto 10.000 ricercatori in cinque anni. Si tratta, quindi, di progetti ambiziosi a cui bisogna dare continuità.
Però per dare continuità, Ministra, bisogna guardare al futuro. Sono d'accordo con chi dice che la ricerca è un tema trasversale. Lei però faccia attenzione, perché nella sua maggioranza ci sono ancora oggi negazionisti; ci sono persone che, per correre dietro a Trump, addirittura propongono di far uscire l'Italia dall'Organizzazione mondiale della sanità. (Applausi). Se lei, Ministra, avrà il coraggio di guardare avanti, le assicuro che la nostra forza politica sarà al suo fianco. (Applausi).
MINASI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINASI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, Ministro, lasciatemi dire in primis che sono lieta che la mozione a prima firma della senatrice Cattaneo giunga oggi riformulata all'esame dell'Assemblea. In questo colgo, sia da parte della collega, sia da parte del Governo, un segnale di grande pragmatismo e l'intenzione di mettere in campo un'alleanza forte fra il mondo delle istituzioni, quindi il mondo della politica, e il mondo della scienza.
Il dialogo tra donne e uomini di scienza da una parte e istituzioni dall'altra, particolarmente per il tempo che stiamo affrontando, che è un tempo di sfide complesse, è un punto di partenza necessario ed è qualcosa che comunque già caratterizza l'attività del Ministero dell'università e della ricerca. È per questo che voglio ringraziare per il suo impegno il ministro Bernini.
Certo, sulla ricerca scientifica c'è sempre un'aspettativa altissima, ed è bene che sia così, perché l'obiettivo del nostro Paese è certamente quello di attrarre talenti e considerare la ricerca un volano per lo sviluppo di interi territori. Per questo nel 2024 il Ministero ha stanziato importanti cifre: anzitutto la cifra di 880 milioni per le borse di studio, che vuol dire garantire il diritto allo studio e l'accesso al mondo universitario. Sono stati investiti un miliardo e 800 milioni nell'housing universitario e ancora 775 milioni per i dottorati di ricerca. Il Ministero ha poi investito la cifra record di 11 miliardi in infrastrutture universitarie e hanno ricevuto ingenti fondi cinque centri regionali di eccellenza, che operano in diversi settori quali, a mero titolo di esempio, i big data, le tecnologie quantistiche, le terapie genetiche e, non da ultima, l'agricoltura tecnologica.
Inoltre, con il disegno di legge governativo all'esame della 7a Commissione proprio in queste settimane si intende riorganizzare il sistema della ricerca, in particolare il segmento che intercorre fra la fine dell'istruzione universitaria e l'avvio della ricerca individuale, che è una fase determinante non solo per i giovani coinvolti, ma anche per le prospettive del sistema nel suo complesso. Se è vero - e ne siamo consapevoli tutti - che il sistema ricerca italiano è stato dopato dal PNRR, è altrettanto certo che il Governo è già al lavoro per colmare il divario che si creerà nel 2026, grazie a un'adeguata programmazione degli investimenti che potranno prevedere anche strategie multifattoriali e sinergie di università, enti di ricerca e imprese.
Oggi plaudiamo ai nuovi impegni che il Governo assume per continuare a rendere attrattiva la ricerca in Italia e per poter competere con i colleghi del mondo intero, cui non abbiamo nulla da invidiare in tema di competenze.
Si continuerà a rafforzare e a diversificare le linee di finanziamento per la ricerca, garantendo così una programmazione pluriennale trasparente, incentivando la collaborazione con il sistema produttivo per potenziare l'innovazione e il trasferimento tecnologico. Si individueranno fondi di finanziamento stabili per i fondi dedicati alla ricerca, come il FIS, per garantire una programmazione annuale dei bandi PRIN, permettendo ai ricercatori di pianificare le loro attività nel tempo.
Il Governo poi definirà anche indicatori delle prestazioni rigorosi e oggettivi per selezionare i centri nazionali e i partenariati che hanno utilizzato efficacemente le risorse ricevute, per poter premiare la serietà e la qualità della ricerca, soprattutto quando viene utilizzato denaro pubblico.
Con queste misure si contrastano le fragilità che hanno contraddistinto il sistema ricerca nel nostro Paese negli ultimi anni e si danno risposte concrete per il rilancio della produttività e della competitività del comparto ricerche in Italia.
Per questo, annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier. (Applausi).
*VERDUCCI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD-IDP). Signor Presidente, a nome del Gruppo Partito Democratico intendo ringraziare la senatrice Cattaneo per questa mozione e - senatrice, me lo lasci dire - per la sua battaglia appassionata, importantissima, politica e civile a sostegno della ricerca e del nostro Paese. È un tema decisivo urgente, eppure troppe volte ignorato da chi governa, con danni giganteschi per le potenzialità del nostro sistema Paese, soprattutto nel tempo che viviamo, quello di una potente rivoluzione tecnologica che è in continua accelerazione, che ridefinisce paradigmi e confini del mondo che conosciamo. Ecco perché è così urgente questa mozione, che denuncia l'attuale colpevole incertezza di fondi e bandi per la ricerca di base, che esprime l'orgoglio per le eccellenze della ricerca italiana capaci di primeggiare nel mondo, ma che contestualmente denuncia la mancanza di certezze e di programmazione che costringe tanti, troppi, studiosi e talenti a lasciare l'Italia. È un'emorragia che priva il nostro Paese di energie vitali e che avvantaggia altri Paesi, altri sistemi di ricerca molto più attrattivi del nostro.
Lo stallo denunciato dalla senatrice Cattaneo nelle premesse di questa mozione è reale ed è drammatico. Ed il fatto che nell'interlocuzione con il Governo per arrivare ad un parere favorevole - laddove la settimana scorsa inopinatamente il Ministero aveva espresso parere negativo - siano state cancellate le parti che fotografano la realtà, non cambia nulla: non sarà nascondendo i dati reali e negando la situazione esistente che i problemi potranno essere risolti; anzi, è vero esattamente il contrario. Così come allo stesso modo sappiamo che «l'ambiziosa azione di rafforzamento» - qui citata e inserita nella riformulazione - è dovuta in realtà al solo PNRR. La gran parte dell'ammontare delle risorse da lei citate, signora Ministra, viene dal PNRR e non dal Governo Meloni. Non siamo affatto contenti di dirlo, ma va detto per rispetto della realtà che non c'è alcun piano ambizioso di questo Governo sulla ricerca, al di là della propaganda. Basti dire che in legge di bilancio, pochi mesi fa, sono stati tagliati 40 milioni al Fondo italiano delle scienze applicate.
Signora Ministra, lei in passato ha definito "doping" i finanziamenti PNRR sulla ricerca, è citato nelle premesse di questa mozione. Noi invece pensiamo che quello sia il livello giusto di investimenti necessari e le chiediamo di adoperarsi per trasformare quel livello di risorse da temporaneo a strutturale. Questo è il tema politico che abbiamo. Signor Presidente, noi rischiamo di perdere circa 2.200 progetti di ricerca PRIN (di rilevante interesse nazionale) sui 5.000 previsti dalla missione 4 del PNRR, se non verranno aggiudicati entro il prossimo giugno! Ma allo stato attuale non sono attive le procedure da parte del Ministero e rischiamo di bucare un target che vale complessivamente 1,8 miliardi sulla ricerca. Signora ministra, questo è il rischio di un pazzesco corto circuito in un Paese, il nostro, che ha un numero insopportabilmente basso di ricercatori e che ha standard insopportabili di precariato e di stipendi sottopagati, che è uno dei motivi principali della fuga dei nostri talenti. (Applausi).
E mi sarei aspettato, signor Ministro, da parte sua, che avesse citato il capitale umano, le decine di migliaia di precari su cui si sostiene il sistema, il più delle volte utilizzati, masticati e poi sputati in maniera vergognosa.
Signor Presidente, la strada principale da percorrere è l'aumento dei fondi strutturali per finanziare attività di ricerca fondamentali, fuori dal mainstream e dalle esigenze del mercato: libertà e autonomia della ricerca, come è scritto nell'articolo 33 della Costituzione.
Mai come oggi questa battaglia è decisiva, per non lasciare la ricerca nelle mani di una tecno-oligarchia di privati, che, lo abbiamo visto, vuole distruggere quello che abbiamo conquistato in questi decenni: penso ad organismi internazionali fondamentali come l'Organizzazione mondiale della sanità. Una tecno-oligarchia che concentra un potere enorme ed arbitrario, che minaccia la sicurezza, la libertà, la democrazia di ogni Paese e dell'intera umanità.
Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, rafforzare le democrazie dai totalitarismi passa anche e soprattutto, in questo momento storico, dal rafforzamento della ricerca come bene pubblico per tutti, aperta, accessibile, inclusiva. Ed è per questo, anche per questo, che noi convintamente voteremo a favore della mozione della senatrice Cattaneo. (Applausi).
BUCALO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUCALO (FdI). Signor Presidente, come Gruppo Fratelli d'Italia accogliamo con grande soddisfazione la riformulazione della mozione.
Non volevo intervenire in tal senso, ma permettetemi di dire al collega Verducci che nessuno ha voluto nascondere situazioni attuali, perché nella mozione gran parte delle premesse erano riferite a delle situazioni che erano antecedenti a questo Governo.
Riteniamo di dover invece evidenziare le molteplici iniziative avviate, nel corso di questa legislatura, in questo ambito di fondamentale interesse per la crescita dell'intero Paese. In particolare, il finanziamento dei PRIN, già a partire dal 2022, è stato notevolmente incrementato rispetto agli anni precedenti. Le risorse aggiuntive sono state utilizzate per finanziare sia nuovi progetti, che quelli che, solo due anni prima, brillanti ricercatori avevano presentato ma che, pur avendo superato complesse procedure di selezione, non erano stati avviati proprio per la scarsità delle risorse finanziarie a disposizione.
Occorre dare risalto al grande sforzo che questo Governo sta facendo perché la ricerca nel nostro Paese non sia solo scientifica, ma anche artistica. Le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, sotto l'egida del MUR, stanno vivendo un vero e proprio momento di rinascimento, perché, senza la ricerca, anche la formazione artistica, musicale, della danza e dello spettacolo è destinata a rimanere conclusa in sé stessa, a non sperimentare nuove forme e nuove connessioni anche con altre discipline. Di questo si è ormai consapevoli ed è per tale motivo che, solo pochi mesi fa, è stato pubblicato un bando PRIN che vede come destinatarie proprio le istituzioni AFAM.
Un'ulteriore fonte di finanziamento della ricerca è poi costituita dal fondo italiano per la scienza, volto a finanziare progetti di ricercatori emergenti ed esperti sui principali ambiti della ricerca di base. Nel 2024 il finanziamento a favore di questa fondamentale risorsa è stato di ben 475 milioni.
Va inoltre dato risalto allo sforzo che il Ministero sta facendo per modificare addirittura la propria organizzazione amministrativa, per venire incontro alle esigenze della ricerca, con la previsione di ben due direzioni generali dedicate specificatamente alla programmazione, alla valutazione e alla sicurezza della ricerca stessa.
Si tratta di dati di fatto impossibili da non tenere in considerazione, azioni concrete che si inseriscono in un disegno progettuale che hanno in mente questo Governo e il ministro Bernini in primis: investire nella ricerca, pilastro fondamentale del progresso umano, significa investire nel futuro della Nazione. Ecco perché Fratelli d'Italia ha piena fiducia nell'attività del ministro Bernini e del Ministero da lei diretto. La invitiamo, Ministro, a proseguire su questa strada senza paura di smentite.
Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole di Fratelli d'Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 120 (testo 2), presentata dalla senatrice Cattaneo e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
L'approvazione è avvenuta all'unanimità. (Applausi).
Discussione e reiezione della mozione n. 119 sull'aumento dei prezzi dei beni essenziali e dell'energia (ore 12,06)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00119, presentata dal senatore Boccia e da altri senatori, sull'aumento dei prezzi dei beni essenziali e dell'energia.
Ha facoltà di parlare il senatore Misiani per illustrarla.
MISIANI (PD-IDP). Signora Presidente, discutiamo questa mozione in una condizione difficile dell'economia italiana: il PIL è fermo da sei mesi, la produzione industriale è in calo da ventitré mesi consecutivi e le previsioni su cui è stata costruita la legge di bilancio 2025 sono superate dai fatti, da un rallentamento dell'economia che è nelle cose.
Signora Presidente, da gennaio 2025 è previsto un diffuso aumento delle tariffe, delle imposte, dei tributi e dei prezzi di diversi beni e servizi essenziali. Questo rischia di diventare un problema grave per i bilanci di tante famiglie, a maggior ragione in una fase di stasi dell'economia.
Pensiamo a quanto sta accadendo a livello comunale: il Governo con la legge di bilancio ha incrementato i tagli alle amministrazioni locali e tanti Comuni stanno cercando di farvi fronte aumentando i tributi e le tariffe. Pensiamo all'aumento delle tariffe per il servizio idrico, che in alcuni ambiti supera il 15 per cento, dei pedaggi su gran parte della rete autostradale, delle tariffe RC auto e di molti beni di prima necessità. Per non parlare del tema drammatico in molte aree urbane del caro affitti: l'aumento in media nel 2024 è stato del 10,6 per cento, con punte molto più elevate in città a forte tensione abitativa.
Quando discutiamo di potere d'acquisto delle famiglie, non possiamo non affrontare il tema dei temi: i costi dell'energia che stanno pesando sulle famiglie e sulle imprese del nostro Paese. I dati sono impressionanti: rispetto ad un anno fa il prezzo del gas è in aumento del 71 per cento e quello della luce del 36 per cento. Dal 1° gennaio le tariffe dell'energia elettrica per 3,4 milioni di utenti vulnerabili (parliamo di anziani over settantacinque disabili, percettori di bonus sociale e altre categorie deboli) aumentano del 18,2 per cento.
Il Governo per mesi e mesi ha negato l'esistenza del problema ed è rimasto con le mani in mano; anzi, per dirla tutta, nella legge di bilancio avete dimezzato le detrazioni per l'efficientamento energetico delle abitazioni e prorogato senza gara per vent'anni le concessioni per la rete di distribuzione elettrica, senza dare al Parlamento un numero sull'impatto di questa scelta sulle bollette.
Chiediamo allora al Governo di intervenire e di farlo urgentemente, ripensando gli aumenti tariffari decisi in via amministrativa e riflettendo anche sul tema del riallineamento delle accise, che per gli automobilisti italiani vorrà dire aumento del costo del diesel senza alcuna compensazione per le categorie più fragili, per un intervento che rischia di essere regressivo sui cittadini.
Vi chiediamo di sollecitare le autorità di riferimento che vigilano sui mercati per verificare se ci sono distorsioni o aumenti ingiustificati dei prezzi che pesano sulle famiglie italiane.
Vanno rimesse in piedi le politiche per la casa: ricordo che i fondi sono a zero; anzi - bontà vostra - avete messo 10 milioni di euro sul Fondo morosità incolpevole, ma ce n'erano 330 di milioni per queste politiche fino al Governo Draghi.
C'è poi il grande tema dei costi dell'energia: il ministro Giorgetti - meglio tardi che mai - si è svegliato, riconoscendo che c'è un problema e persino che, come noi dicevamo da tempo, il passaggio dalla maggior tutela al mercato libero è stato gestito male da questo Governo. È necessario intervenire a partire dal tema del disaccoppiamento del costo dell'energia prodotta da rinnovabili rispetto a quella prodotta dal gas, perché in Italia il 45 per cento dell'energia elettrica ormai è prodotta da rinnovabili, ma la paghiamo il doppio, come se fosse tutta prodotta da gas.
Le nostre proposte allora, signor Presidente, sono depositate in Parlamento (anche in Senato): vi è il rafforzamento del ruolo di acquirente unico per calmierare il mercato; vi è il tema alcuni oneri di sistema impropri che vanno spostati sulla fiscalità generale; vi è la questione di un maggior sostegno nei confronti di settori industriali che stanno soffrendo particolarmente l'aumento dei costi dell'energia.
Non solo quelli classificati come energivori, ma anche la crisi dell'automotive e di altri settori è direttamente legata a quanto sta accadendo.
È necessario pertanto che il Governo intervenga per aiutare quelle imprese e la generalità delle famiglie italiane. (Applausi).
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare in discussione, ha facoltà di parlare il Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, Sandra Savino, alla quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione presentata.
SAVINO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, la mozione può essere accolta e ricevere un parere favorevole, che però è subordinato ad alcune riformulazioni degli impegni, che ora leggerò.
Per quanto riguarda il primo impegno, si chiede la seguente riformulazione: «a garantire, nell'ambito del riordino della disciplina delle accise, e nel rispetto della disciplina unionale in materia di SAD, la minimizzazione dell'eventuale impatto del riallineamento delle aliquote delle accise per diesel e benzina, sui settori dell'autotrasporto, del trasporto pubblico, dei lavori pubblici e sul comparto agricolo;».
Per quanto riguarda il secondo impegno, si propone la seguente riformulazione: «a proseguire nel monitoraggio dei prezzi dei beni e dei servizi connessi ai settori coinvolti, così come riportato nel quadro economico di riferimento della presente mozione, contribuendo così a mantenere acceso un faro sulle dinamiche interessate nell'ottica di minimizzare l'impatto sull'utenza delle variazioni convenzionali che dovessero medio tempore maturare».
Per quanto riguarda il terzo impegno, si richiede la seguente riformulazione: «a proseguire, in accordo con le autorità di riferimento di ciascun settore, nel monitoraggio dei prezzi nei settori coinvolti, così come riportato nel quadro economico di riferimento della presente mozione, contribuendo così a mantenere acceso un faro sulle dinamiche interessate, nell'ottica di garantire una equità sostanziale nella dinamica tariffaria di settore».
Per quanto riguarda il quarto impegno, la riformulazione è la seguente: «ad adottare appositi interventi finalizzati a garantire la piena tutela degli utenti cosiddetti vulnerabili che beneficiano del servizio di maggior tutela».
Per quanto riguarda il quinto impegno, il parere favorevole è subordinato alla seguente riformulazione: «a continuare ad adottare misure analoghe a quelle già adottate in legge di bilancio (cosiddetta IRES premiale) a sostegno delle imprese manifatturiere e delle imprese del settore agricolo».
Per quanto riguarda il sesto impegno, la riformulazione è la seguente: «a proseguire il lavoro di monitoraggio e verifica della dinamica dei prezzi dei carburanti, sia sui mercati internazionali che su quelli nazionali, approfondendo la dinamica dei fattori che incidono sui margini lordi di distribuzione ed i nuovi effetti connessi alla miscelazione dei biocarburanti; ciò anche nel confronto con le associazioni, sia petrolifere che della distribuzione dei prodotti alla pompa, in modo da garantire maggiore trasparenza per i cittadini e per i consumatori».
Per quanto riguarda il settimo impegno, il parere favorevole è subordinato alla seguente riformulazione: «a proseguire e a estendere le attività di monitoraggio sulla filiera dei prodotti agroalimentari, in linea con quanto già fatto nei recenti anni, attraverso il lavoro della Commissione di allerta prezzi e con la pubblicazione dei principali esiti dei monitoraggi sul sito ministeriale; sviluppando, altresì, specifici focus di approfondimento sui mercati nazionali (anche territoriali) e internazionali ed accendendo un faro di attenzione sui principali prodotti di uso e consumo familiare».
Sulle premesse il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Chiedo al senatore Misiani se intende accettare le riformulazioni.
MISIANI (PD-IDP). No, signora Presidente, non accettiamo le riformulazioni, che svuotano il senso della mozione, a partire dal primo impegno, che è un punto qualificante. Esse confermano e proseguono - naturalmente questo è legittimo da parte del Governo - l'attività che l'Esecutivo ritiene di aver svolto su questo fronte, che noi invece giudichiamo largamente insufficiente.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.
FREGOLENT (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (IV-C-RE). Signora Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, ringrazio il Partito Democratico e in particolare il collega Misiani per la mozione presentata, perché è una fotografia di quello che anche noi, come Italia Viva, denunciamo da tempo. Voi siete molto bravi a raccontare sui social, utilizzando la televisione di Stato e non solo, anche i giornalisti amici, che voi state facendo delle cose straordinarie per questo Paese. Però, alla fine, quando i cittadini devono farsi i conti in tasca, si trovano molto più in difficoltà.
Avete fatto una legge di bilancio assolutamente insufficiente per andare incontro alle famiglie, agli imprenditori e agli italiani; anzi, avete fatto gravare la vostra manovra su quello che un tempo veniva considerato il ceto più fortunato, capace di spendere e produrre ricchezza, cioè il ceto medio, che oggi si sente in difficoltà. Gli insegnanti, gli infermieri, i dirigenti pubblici, gli avvocati, i medici hanno il problema di arrivare a fine mese, perché non rientrano nell'ISEE dei bonus, che voi date col contagocce (è una specie di roulette russa arrivare a ottenerlo), e non sono tra i ricchissimi, che continuano a essere tali in questo Paese, pochi e fortunati, ai quali vi rivolgete in continuazione graziandoli anche del pagamento delle tasse. Di fatto, sul ceto medio grava la gran parte del finanziamento delle politiche di questo Paese ed esso si sente sempre più solo e insoddisfatto.
La denuncia fatta dal collega Misiani riguarda la liberalizzazione dell'energia, alla quale noi eravamo favorevoli, ma che non ha avuto alcun controllo, tanto è vero che l'effetto sperato, cioè la diminuzione del costo delle bollette grazie alla maggiore concorrenza, è praticamente vanificato. Anzi, i rincari riguardano proprio quelle categorie che dovevano essere tutelate, come giustamente il collega ha ricordato, cosa che è veramente un controsenso. Sono stati tolti, già con la legge di bilancio di due anni fa, gli incentivi che erano stati messi dal Governo Draghi per calmierare le bollette e che soltanto in una prima parte avevate, seppur ridimensionandoli, confermato.
Lo scorso anno, invece, lo avete eliminato, come se alla fine il problema del caro bollette non ci fosse e l'aumento del gas venisse - non so per quale motivo ne eravate così convinti - finalmente superato. Alla prova dei fatti, invece, il caro carrello della spesa e il caro bollette stanno fiaccando gli italiani.
Se uscite dai social e vi collegate con il mondo reale, forse riuscite a invertire la rotta di un Paese che si sta sempre più affannando a raggiungere quella serenità che voi a parole dite di avergli fatto trovare. Non diteci che nei sondaggi state andando bene, perché poi c'è una vita reale di persone talmente disilluse che non vanno neanche più a votare e che sono il vero dato oggettivo di questo Paese. La gente è stanca e vuole delle risposte e voi non le avete date in questa legge di bilancio: date sul caro affitti, sul problema della casa e alle famiglie, numerose e non.
Per questo motivo, voteremo a favore della mozione e ha fatto bene il collega a rifiutare la riformulazione, perché era una vera e propria riscrittura, con una fotografia a favore del Governo che non corrisponde invece alla realtà dei fatti. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Alessandro Lombardi» di Airola, in provincia di Benevento, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione della mozione n. 119 (ore 12,21)
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione a prima firma del senatore Boccia e illustrata dal senatore Misiani mi trova perfettamente concorde, in quanto affronta un tema molto caldo, che colpisce, come si usa dire, la carne viva dei cittadini e che coincide parzialmente con una interrogazione che tempo fa, prima ancora che accadesse quello che sta succedendo oggi, avevo rivolto, durante un question time, al ministro Giorgetti.
In sostanza, siamo di fronte a una situazione in cui il libero mercato, che in qualche caso aveva prodotto una tendenza al ribasso, ad esempio nel comparto della telefonia, presenta oggi aumenti esplosivi di costi. Tutte le famiglie sono tartassate giorno e notte, non so quante volte al giorno, da chi vende meglio il prodotto dell'energia, ma tutti lo vendono rialzando i costi. È quindi necessario un intervento da parte del Governo su questo tema, ad esempio rispetto alla questione delle accise, oggetto del question time di cui ho già parlato.
Il Presidente del Consiglio ha portato avanti la campagna elettorale sulla questione delle accise e dal finestrino della sua macchina spiegava al distributore di benzina che, dei soldi che pagava, un terzo andava a lui e due terzi andavano allo Stato, che era canaglia sulla questione della tassazione. Ora, però, non dice più nulla, non interviene.
Eppure, parliamo di un settore in cui in cui le compagnie si sono distribuite non i profitti, ma sostanziosi extraprofitti. Si parlava di introdurre una tassazione sugli extraprofitti e questo è proprio uno dei casi in cui bisognerebbe farlo, intervenendo sull'extragettito, che permetterebbe di calmierare i prezzi e quindi di tenerli fermi. È un'operazione che spetta alla politica ed è il Governo che deve intervenire, ma non viene fatta. Si dice che sono i soliti che vogliono introdurre tasse, ma io sto parlando del fatto che ci sono extragettiti, che quindi vanno oltre il profitto, che si potrebbero utilizzare per intervenire sulla calmierazione.
Questo è un primo elemento.
Il secondo concerne la questione delle accise. Io non sono così rivoluzionario come la Presidente del Consiglio che diceva che bisognava cancellarle; ho fatto una proposta più banale, ma molto concreta, cioè togliere la tassa sulla tassa. Noi, infatti, paghiamo l'IVA sulle accise, che sono una tassa. Bisognerebbe intervenire, anche perché c'è stata anche una sentenza su questo, perché non si dovrebbe avere una tassa su un'altra tassa. Le accise, infatti, sono una tassa su cui calcoliamo l'IVA. Certo che è poco, ma in termini generali è significativo. È un messaggio. Bisogna farlo, ma voi ci dite che non si può. È davvero propaganda, che però ha le gambe corte, perché su questo si può intervenire in quanto non è una questione di carattere internazionale. So benissimo che sul settore dell'energia c'è un'influenza della geopolitica e che bisogna considerare che il mondo è pieno di guerre.
Il terzo problema è che bisognerebbe spingere fortemente sulla transizione ecologica, per favorire ad esempio interventi anche dal punto di vista economico. A me è capitato (me lo hanno chiesto gli imprenditori) di fare una missione in un territorio in cui ci sono molti capannoni. Gli imprenditori dicevano che lì si potrebbero fare tetti di pannelli solari che permetterebbero di generare energia in modo autonomo per tutto il circondario di quella cittadella della logistica e addirittura di venderla. Non può, però, succedere quello che diceva il senatore Misiani, ossia che, producendo energia attraverso il solare e immettendola nella rete, ci sono dei casi in cui addirittura non si ha alcuna riduzione dei costi. Bisognerebbe quindi intervenire su queste cose. Voi vi rifiutate di fare cose semplici. Non si tratta di cambiare il mondo. Sarebbe opportuno intervenire sugli extraprofitti, sull'IVA sulle accise e spingere sul terreno dell'energia solare.
Questo Governo, invece, ha deciso di fare la battaglia contro l'energia green, mentre avrebbe dovuto svilupparla, con conseguenze positive in termini di contenimento dei costi sul terreno energetico e su molte filiere produttive. Oggi che siamo dipendenti da altri Paesi, in particolare dalla Cina, nessun imprenditore spende soldi per investire se l'idea della politica è quella di non sviluppare questo settore. La politica deve dare degli indirizzi, poi certamente l'imprenditore fa l'imprenditore, però siamo di fronte a questo.
È per questa ragione che io sostengo con grande forza e convinzione la mozione che è stata presentata. In questo caso sarebbe stato meglio affrontare in modo concreto questi temi, facendo piccoli passi che, però, determinino un'inversione di tendenza. Il dato, però, è che questo problema dell'energia svuota qualsiasi aumento salariale: i pochi contratti rinnovati vengono svuotati da questo aumento dei costi e i bonus che avete istituito vengono cancellati. Basta vedere le bollette dell'energia e del gas che arrivano.
Non venite poi a spiegarmi che la colpa è degli ecologisti che non hanno accettato il nucleare. No, c'è la possibilità di sviluppare energie alternative oggi, subito, in grado di dare autonomia anche a livello internazionale. Sviluppare in particolare l'energia solare (siamo il Paese del sole, almeno così dicono) è un modo per renderci autonomi anche di fronte ai conflitti.
Come tutti noi sappiamo, prendiamo il gas non più dalla Russia, ma dall'Egitto oppure dalla Libia. E allora si liberano i criminali perché forse bisogna garantire le nostre imprese. Per rendersi autonomi bisogna costruire l'energia, in particolare geotermica e solare. Noi ne siamo molto convinti e per questa ragione voteremo convintamente a favore della mozione al nostro esame.
DAMIANI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, sottosegretaria Savino, colleghi senatori, mi sia concessa una doverosa premessa iniziale, anche metodologica, sulla mozione. Leggendo il testo della mozione, prendendo anche gli ultimi dati Istat sulla situazione economica del nostro Paese, si evince chiaramente che essa è stata costruita esclusivamente su quella parte di dati negativi - e sono pochi - sui quali oggi ci sono delle difficoltà. Mi riferisco in particolar modo al tema dell'energia. Una mozione più attenta, obiettiva e adatta all'approfondimento di quest'Assemblea avrebbe dovuto esaminare tutti i dati, sia quelli positivi, che quelli negativi. Voglio guardare a questi dati e prendere in considerazione nel complesso entrambe le situazioni.
Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 12,31)
(Segue DAMIANI). Partirei dall'inflazione. Credo che essa sia un dato per eccellenza su tutti; con l'inflazione misuriamo anche il carrello della spesa degli italiani. Questo Governo si insedia nell'ottobre del 2022 con un'inflazione pari al 10,6 per cento. Oggi noi nel nostro Paese abbiamo l'inflazione più bassa d'Europa, essendo essa scesa all'1,3 per cento. Ecco che cominciamo a smontare la mozione. Ciò significa che il carrello della spesa è oggi più leggero anche per quanto riguarda gli italiani e che quindi anche i costi stessi che vengono denunciati come alti e impazziti all'interno della mozione non sono sicuramente veritieri.
Vorrei aggiungere che abbiamo di recente varato una manovra finanziaria, che conoscete tutti. È una manovra da 30 miliardi di euro, di cui 20 miliardi destinati esclusivamente ai ceti medio-bassi, alle famiglie e ai lavoratori. Voglio ricordare alcune di quelle misure importanti che sono andate proprio in favore del ceto medio e dei ceti bassi. Cominciamo dalla riforma delle tre aliquote dell'Irpef e dalla detrazione piena in busta paga di circa 1.000 euro l'anno per i redditi fino a 35.000 euro. Abbiamo destinato quasi 4,8 miliardi alla riduzione delle aliquote Irpef.
Gli interventi realizzati con queste misure riguardano circa 15 milioni di famiglie che hanno redditi medio bassi. È quindi un Governo sicuramente attento e impegnato su questo fronte e su misure economiche che, come dicevo, vanno anche nella direzione dei redditi medio bassi e che soprattutto hanno prodotto una riduzione importante dell'inflazione.
Ci sono poi tante altre misure; pensiamo al rafforzamento dell'assegno unico, ai congedi parentali, al Fondo prima casa e alla Carta Dedicata a Te. Sono misure tangibili e concrete messe a disposizione degli italiani.
Mi soffermo poi su un altro aspetto importante: la credibilità internazionale che il nostro Paese ha oggi nei mercati europei. Oltre alle collocazioni che abbiamo visto dei titoli di Stato di qualche mese fa che sono andati a ruba, abbiamo visto le ultime collocazioni, ancora in corso in questi giorni, del nuovo BTP. Ciò dimostra che oggi non soltanto gli italiani, ma anche gli investitori internazionali, hanno fiducia nel nostro Paese.
Quale altro tassello, allora, è andato oggi al posto giusto?
Finalmente i tassi di interesse si stanno riducendo, anche grazie a un impegno e alle doverose pressioni che il nostro Governo ha fatto in sede internazionale presso la Banca centrale europea. Questo ha comportato che noi paghiamo meno interessi, come ne pagano meno anche le famiglie italiane sui mutui (altro aspetto importante).
È chiaro che il tema dell'energia è forse il più complicato, ma ha dei riflessi negli anni. Non voglio sicuramente attaccare chi c'era prima, ma tutte le misure che voi oggi rivendicate e che dite devono essere adottate (sulla svolta green, sul fotovoltaico e sulla geotermia) si poteva forse iniziare ad assumerle anni fa, quando c'erano Governi di centrosinistra.
Oggi questo Governo, come dicevo, sta facendo qualcosa sull'energia con gli stoccaggi e con tante altre misure. Lo ha fatto anche con la legge annuale sulla concorrenza, per cercare delle tutele adeguate a tutte quelle famiglie che non riescono a pagare le bollette. Questo Governo è impegnato e lo sta facendo.
La mozione e i dati economici vanno visti nella loro interezza, considerando sia i dati positivi, che quelli negativi. (Applausi).
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signora Presidente, ringrazio, per il suo tramite, il senatore Damiani, che ci segnala che ci sono famiglie monoreddito che stanno brindando a ostriche e champagne nelle piazze italiane, perché va tutto benissimo, e stanno riempiendo tutti i consessi di grande felicità. (Applausi).
Ricordo, peraltro, che questo è il sesto o il settimo Governo più duraturo della storia della Repubblica italiana e che la forza politica che più ha governato negli ultimi vent'anni è Forza Italia. Quindi, se chi mi ha preceduto sosteneva che chi ha governato precedentemente doveva occuparsene, forse guardava vicino a casa sua e non sicuramente da questa parte dei banchi.
Detto questo, negare che oggi siamo in una condizione economica, industriale e sociale particolarmente complessa significa essere scollegati dalla realtà. Abbiamo in previsione (i dati non sono nostri inventati, ma della CGIA di Mestre) un aumento del 19,2 per cento delle bollette energetiche per le imprese; parliamo di 13,7 miliardi di euro di maggiori oneri per gas ed elettricità per le imprese italiane. Noto che sono ventitré mesi consecutivi e ventiquattro su venticinque di calo della produzione industriale in questo Paese: grande record del Governo Meloni. Per le famiglie è previsto un aumento del 10 per cento del costo delle bollette (216 euro all'anno di media per ogni famiglia italiana), tra gas ed energia. Su questo tema il Governo non sta facendo nulla, non sta dando alcuna risposta ad un Paese che si accinge, nel 2025, a determinare un ulteriore calo del reddito reale delle famiglie italiane. Ricordo che i salari in questo Paese crescono a livelli più bassi di tutti gli altri Paesi europei, al di fuori della Grecia.
Quando si dice che l'inflazione è rientrata e si parla dei tassi della BCE, questi sono elementi legati alle politiche economiche internazionali, su cui è difficile che un solo Paese membro riesca ad incidere. Quello che può fare è invece implementare misure di sostegno al reddito che funzionino. È stato citato il taglio del cuneo fiscale, che - lo ricordo - per le persone che guadagnano meno di 9.200 euro all'anno significa pagare 1.200 euro all'anno in più di tasse nel 2025 rispetto al 2024. (Applausi). Non mi sembra che sia la direzione giusta per sostenere chi poi non è in grado di pagare una bolletta che costerà 216 euro in più all'anno.
La mozione dei colleghi del Partito Democratico è molto ampia, prova a dare alcune risposte e ad impegnare il Governo sui fronti (e sono tanti) in cui non ha battuto ciglio nei suoi due anni e mezzo di attività.
È del tutto evidente che ad oggi nessuno può riconoscere una misura concreta di sostegno al tema del salario, che tanto ha a che fare con questa mozione, implementata da questo Governo. Dirò di più: personalmente non riesco a ricordare una misura per cui questo Governo passerà alla storia. (Applausi).
CANTALAMESSA (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANTALAMESSA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli senatori, signor Sottosegretario, leggerò un po' di dati prima di entrare nel merito del mio discorso: gli occupati in Italia superano i 24 milioni (record assoluto); la disoccupazione è al 5,7 per cento; la crescita del PIL è la più alta d'Europa, con l'inflazione più bassa; lo spread è sotto cento punti; siamo diventati il quinto Paese esportatore del mondo e quarto al netto del comparto auto. Anche per quel che riguarda gli stipendi, che è un problema atavico in Italia, gli stipendi nel 2024 sono cresciuti in media nei Paesi OCSE dello 0,6 per cento, mentre in Italia del 3,4 per cento. Questo per rispondere, per il suo tramite, signor Presidente, al collega Patuanelli. (Applausi).
Vorrei ringraziare il Partito Democratico, perché oggi ci permette un salutare esercizio di memoria, e sappiamo bene quanto la cosa costi alle sinistre, tifose delle varie tendenze wokiste che ci vorrebbero privare della nostra storia, anche quella politica e anche quella recente. Il Partito Democratico ha forse dimenticato o finge di aver dimenticato di aver firmato emendamenti per ridurre i SAD, ossia i sussidi ambientalmente dannosi. Si tratta di emendamenti che non risalgono a vent'anni fa, ma ad appena dodici mesi fa. Che cosa c'entra, mi chiederete? Ebbene, tra i SAD c'è proprio lo sconto delle accise sul diesel rispetto a quelle sulla benzina. Schlein, Braga, Bonafé e Scotto firmarono due emendamenti al decreto-legge assunzioni, per trovare 2 miliardi di euro da destinare al rinnovo dei contratti pubblici e al reclutamento di nuovo personale. Come? Con il taglio del 10 per cento dei SAD.
Dal Partito Democratico ad Alleanza Verdi e Sinistra fino al MoVimento 5 Stelle, in questi anni e anche recentemente abbiamo visto andare in scena su ogni palcoscenico della TV italiana la richiesta di abolizione progressiva dei SAD. Guardando al catalogo del 2020, il peso di questi sussidi è di 21 miliardi di euro. Parliamo di elementi del sistema fiscale che hanno come effetto quello di incentivare condotte potenzialmente dannose per l'ambiente. Tra le voci più importanti troviamo proprio l'accisa sul diesel, di circa 11 centesimi inferiore rispetto a quella della benzina. Si tratta di un differente trattamento fiscale tra benzina e gasolio che vale circa 3,1 miliardi.
Come se non bastasse, la riduzione dei SAD è proprio una richiesta dell'Europa e un impegno che l'Italia ha preso, insieme ai Governi sostenuti dal PD, all'interno del PNRR, prevedendo un taglio di 2 miliardi nel 2026 e ulteriori 3,5 miliardi entro il 2030.
Insomma, mentre le sinistre si dilettano sulla propaganda, noi agiamo e governiamo basandoci solo sui fatti, senza ignorare la realtà, che anche per noi è dura ma che, a differenza loro, non fingiamo che non esista, non proviamo ad ignorarla. Con il ministro Giorgetti, eletto per inciso come miglior Ministro delle finanze dell'anno del mondo (Applausi), abbiamo deciso di affrontare questa questione in maniera almeno leggermente indolore, non alzando - a farla breve - l'accisa sul gasolio, come prevedeva la NADEF, ma con un riallineamento delle accise: alzare un po' una e abbassare un po' l'altra, fino ad arrivare a un punto intermedio. Siccome i consumi di diesel sono più elevati di quelli della benzina, la variazione netta di un centesimo in più su una accisa e in meno sull'altra produrrà un gettito di circa 170 milioni in più per lo Stato: risorse da usare per il rinnovo dei contratti del trasporto pubblico locale. Quando entreranno a regime le due accise finiranno per convergere per un impatto di circa 1 miliardo, che farebbe sparire 3,1 miliardi di SAD.
Fa sorridere che questa mattina il PD si scagli contro la linea del Governo, richiesta dall'Unione europea e che unisce proprio due proposte del Partito Democratico: una è il taglio dei SAD fino alla loro abolizione, e l'altra è l'aumento dei fondi per il trasporto pubblico.
Signor Presidente, ricordo, prima di tutto a me stesso, che il Partito Democratico negli ultimi mesi non fa che ripetere che la spesa sanitaria si può aumentare tagliando propri il SAD. In altri termini, la Schlein, negli ultimi mesi, ha detto tutto ed il contrario di tutto. Un tempo a favore, ora contro. Ieri per il taglio, oggi no.
Un'unica costante: dire sempre e comunque l'opposto di quello che sostiene il Governo. Un gran bel modo di fare politica. Sarà che forse, a sinistra, a furia di parlare di Musk, che fino all'altro ieri osannavano quando era l'alleato di Obama, sono finiti su Marte. (Applausi).
Noi, invece, facciamo di tutto per restare con i piedi per terra. Nel frattempo, stiamo anche provando a riprenderci dallo scandalo delle ultime settimane: le lobby ecologiste finanziate dall'Unione europea, dei socialisti per fare pressioni a favore del green deal e promuovere i piani verdi dell'ex commissario Timmermans.
Lo spiego meglio. Dall'inchiesta che è emersa, pare che il legislatore, ovvero Timmermans, si sia messo a fare il lobbista per la sua legge, ovvero il green deal: uno scandalo per nulla da poco. Tutte anime belle questa mattina, che apparentemente ci vogliono fare la morale su come il Governo debba tutelare cittadini, aziende, agricoltura, ma nessuno che sottolinea che, se l'Italia paga bollette alte, ciò è anche colpa del grande bluff dell'ambientalismo folle di Bruxelles e di tutte le sinistre che per decenni hanno detto no a tutto, compreso il nucleare. Per queste ragioni, votiamo convintamente contro questa mozione. (Applausi).
MANCA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCA (PD-IDP). Signor Presidente, il rallentamento delle dinamiche economiche impatta certamente in un diffuso aumento di tariffe e bollette di autostrade, tram e tariffe locali. Al di là delle difese di parte dei colleghi Damiani e Cantalamessa, io continuo a pensare che sulle politiche economiche si compia il vostro primo grande fallimento.
Non regge più né l'opposizione al passato, cioè l'attribuire sempre al passato le responsabilità dell'assenza di un progetto per il futuro del Paese, né una difesa che fa apparire l'Italia quasi come un paese di Bengodi. Purtroppo, Boccaccio nel «Decamerone» lo declinava come un luogo immaginario, mentre voi state nascondendo la realtà, immaginando un Paese che non esiste, che non c'è e che è distante anni luce dalle reazioni concrete che le vostre politiche di bilancio stanno determinando.
Ecco perché dovete mettere da parte la retorica della colpa al passato. Io penso, invece, che le tariffe aumentino. I livelli di tassazione, in modo particolare sui redditi delle persone, purtroppo sono il frutto anche di politiche di tagli lineari che nella legge di bilancio avete introdotto. Io non so se non tornate nella realtà o quanto tempo impiegherete per tornare nella realtà, ma stanno aumentando i livelli di imposizione delle Regioni e dei Comuni, per effetto dei tagli lineari che la vostra legge di bilancio ha introdotto.
Solo questo mi fa pensare che dovreste ascoltare con maggiore attenzione quello che noi stiamo proponendo e che tutte le opposizioni hanno sottolineato, perché noi stiamo inquadrando un Paese reale, mentre voi state nascondendo l'Italia che soffre, che ha maggiori difficoltà, esclusivamente per ragioni di consenso.
Non posso immaginare, infatti, che autorevoli Ministri, che vengono qui declamati come i migliori Ministri dell'economia, non siano in presa diretta con questi dati, che non sono del Partito Democratico o di questa terribile opposizione. Guardate i dati delle autorità indipendenti, come l'Istat. Ascoltate, ad esempio, quello che questa mattina anche il Governatore della Banca centrale europea ha detto all'assemblea dell'ABI.
Ovviamente, il quadro macroeconomico che abbiamo di fronte evidenzia nella dimensione europea una debolezza più persistente di quello che avete previsto, che purtroppo abbiamo discusso con voi senza alcuna possibilità di farvi cambiare idea. Che ci sia una crescita inferiore nel 2024 rispetto alle vostre previsioni l'hanno già detto tutte le autorità indipendenti. Purtroppo, voi negate al Parlamento la possibilità di indicare come faremo a compensare questa minore crescita economica e come faremo a rafforzare il pilastro pubblico che voi avete così indebolito.
E la stessa debolezza, più persistente, che questa mattina il Governatore della Banca d'Italia ha individuato nell'area euro, dopo tre trimestri di crescita zero e tensioni sul settore manifatturiero, purtroppo, al di là della vostra declinazione di Bengodi, continuo a pensare che avrà e ha impatti già molto evidenti anche sull'occupazione. In sostanza state nascondendo i problemi reali rimanendo distanti dalle famiglie e dalle imprese italiane, negando la verità e, soprattutto, negando un piano strategico per lo sviluppo economico di questo Paese.
Il vostro fallimento sta nelle due direzioni: una maniacale reintroduzione dell'aggressione al pilastro pubblico e un'assenza di politiche economiche, che possiamo mettere in relazione alle vostre politiche fiscali. Anche la flat tax produrrà impatti sul lavoro e la vostra riforma che stimola sul mercato del lavoro maggiore precarietà, anziché maggiore qualità nel lavoro, che continua ad avere salari bassi e scarsa produttività, produce impatti negativi sulla crescita economica, ampliando le disuguaglianze e non favorendo la politica del sostegno ai consumi interni, che è l'altro grande fallimento.
Ci avevate raccontato che avremmo avuto impatti con la stabilizzazione del cuneo fiscale sul lavoro, sui redditi delle persone: sono impatti che sono già stati consumati per intero dall'incremento dei costi dell'energia. Sull'energia non c'è nulla, perché c'è un vuoto cosmico, c'è la negazione del cambiamento in atto nella dimensione ambientale. Toglietevi dalla testa la sostenibilità ambientale; le transizioni in campo ambientale, digitale e sociale sono una necessità con la quale dovrete confrontarvi e non basterà dare la colpa al passato, alle politiche europee, alla sinistra ambientalista. Sarà necessario prendere atto che se non produrrete quel disaccoppiamento del prezzo delle fonti rinnovabili dalle fonti fossili, se non favorirete l'installazione di nuova capacità di generazione di energia elettrica e di fonti rinnovabili per clienti finali energivori, metterete in ginocchio anche la manifattura italiana e produrrete disastri, soprattutto sui comparti che oggi reggono la poca crescita che abbiamo, che sono tutti legati alle esportazioni e alla capacità di portare nel mondo le nostre eccellenze. Pensate al comparto delle ceramiche, che è senza strategia e che rischia di essere uno dei comparti che andrà, nei prossimi mesi, dentro dinamiche recessive gravissime che produrranno conseguenze altrettanto gravi sull'occupazione.
Invece voi cosa fate? Proroga delle concessioni delle reti elettriche senza uno straccio di proposta su quali investimenti fare, proprio per favorire investimenti per l'energia verde, per un utilizzo più efficace delle comunità energetiche in autoconsumo. Insomma, state facendo l'esatto contrario, sempre più orientato a creare margini nelle assicurazioni e nelle banche, sempre orientato a creare fasce di maggiore povertà e di maggiore solitudine nel lavoro e grandi difficoltà per le imprese. È per questo che questa mozione vi propone un'altra idea di politiche economiche e sociali che voi state respingendo, negando la realtà esclusivamente per ragioni di consenso.
Cambiate strada, ne ha bisogno l'Italia, ne ha bisogno il Paese. (Applausi).
RUSSO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO (FdI). Signora Presidente, le opposizioni hanno accusato la maggioranza e il Governo di voler nascondere le condizioni reali del Paese per esigenze di consenso. Forse sono le opposizioni che stanno nascondendo gli effetti delle politiche del passato recente e di chi ha avuto responsabilità, quelle che hanno portato a questa situazione (Applausi), perché se si spendono 200 miliardi di euro… (Commenti).
PRESIDENTE. Vi prego, lasciate che il senatore Russo concluda il suo intervento. (Commenti). Tutti hanno avuto la possibilità di parlare, vi prego di non disturbare l'intervento. Senatore Licheri.
Prego, senatore Russo. (Commenti).
RUSSO (FdI). Signor Presidente, se mi viene consentito, provo ad articolare un ragionamento.
Lo ripeto: c'è un problema di fronte ai 200 miliardi impegnati per il superbonus, che dovevano servire - lo ricordo a me stesso - a efficientare il sistema energetico italiano attraverso l'utilizzo di un'importante opera di ristrutturazione edilizia. Se quelle somme così ingenti, che comunque - è un dato oggettivo anche questo - impattano sui conti pubblici, hanno riguardato solo un tre o un quattro per cento del sistema edilizio italiano, e, vista la condizione del costo dell'energia e dei problemi di approvvigionamento, non hanno portato alcun effetto sensibile sul bilancio energetico nazionale. Evidentemente c'è un problema. Sono quindi state fatte alcune scelte - per le quali qualcuno andrà sicuramente ricordato - che hanno orientato la politica economica del Paese verso qualcosa di cui adesso paghiamo le conseguenze.
È chiaro che qua nessuno si nasconde e che in questo momento un Paese notoriamente non ricco di fonti primarie è esposto alla congiuntura internazionale, ma è pure chiaro che nell'attuale contesto questo Governo, com'è stato richiamato pocanzi anche da alcuni colleghi della maggioranza, ha preso circa il 60 per cento delle risorse dell'ultima legge finanziaria per destinarle al ceto medio-basso.
Questo Governo quindi, che favorisce le assicurazioni e le banche, tutte le risorse che ha le indirizza sempre verso chi ha problemi. È chiaro che tutto si può fare meglio; è chiaro che, avendo risorse, tutto si può incrementare, soprattutto gli interventi di politica economica per coloro i quali certamente soffrono sensibilmente un momento socioeconomico particolare, ma è pur chiaro che questo va fatto con oculatezza. Come potete vedere infatti, la riacquisita capacità dell'Italia di essere credibile a livello internazionale si vede anche dal fatto che il famoso spread - che non io, ma altri hanno sempre ritenuto un grande segnale macroeconomico di credibilità di una Nazione - è sceso a livelli tanto bassi da dimostrare la capacità delle politiche economiche di questo Governo di posizionarsi attentamente sui mercati internazionali, quindi di dover pagare meno interessi e liberare così risorse che certamente nei prossimi provvedimenti cercheremo di orientare a favore delle categorie che stanno a cuore non solo alle opposizioni, ma a chiunque abbia responsabilità di Governo.
È chiaro quindi che non possiamo che esprimere un voto contrario a questa mozione, non tanto naturalmente per l'analisi economica, che è parziale, ma abbastanza oggettiva, com'è nelle premesse, ma soprattutto perché impegna il Governo su determinate misure: quelle che riguardano le accise il collega Cantalamessa le ha ampiamente descritte come assolutamente in contraddizione; soprattutto però le misure che non si comprende da quali fonti si dovrebbero finanziare sono le ennesime misure tampone per una Nazione che ha necessità di fare i conti col problema energetico non solo oggi, ma in prospettiva. Nessuno quindi è contro le fonti rinnovabili o la sostenibilità ambientale, ma l'importante è che questa sia compatibile con il sistema produttivo e legata al realismo dei fatti e non all'ideologismo dell'utopia e soprattutto che si facciano i conti anche con la realtà e con le scelte sbagliate del passato per non ripetere gli stessi errori. (Applausi).
Nel momento in cui, per esempio, si torna a parlare di nucleare, è perché chiaramente si tratta di una delle fonti di energia a più basso costo e a minor impatto, che può essere utile reinserire nel sistema e che scelte sbagliate del passato hanno sottratto alla nostra disponibilità, mentre altre Nazioni hanno continuato a investirvi.
È chiaro quindi che noi non ci nascondiamo, che continuiamo ad andare avanti e che il nostro voto non può che essere contrario di fronte a una mozione che esprime solo un'idea demagogica della politica. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 119, presentata dal senatore Boccia e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Come già annunciato, sospendiamo i nostri lavori che riprenderanno alle ore 16.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 13, è ripresa alle ore 16,07).
Presidenza del vice presidente CENTINAIO
Discussione della mozione n. 121 (testo 2) sul sostegno agli investimenti nel settore idroelettrico (ore 16,07)
Approvazione della mozione n. 121 (testo 3)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00121 (testo 2), presentata dal senatore Paroli e da altri senatori, sul sostegno agli investimenti nel settore idroelettrico.
Ha facoltà di parlare il senatore Trevisi per illustrarla.
TREVISI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, la mozione n. 121 (testo 2) punta a sostenere il settore dell'idroelettrico italiano. Secondo le ultime rilevazioni della società Terna, nel 2024 i consumi elettrici italiani sono aumentati del 2,2 per cento rispetto al 2023 e le fonti rinnovabili hanno raggiunto una quota sempre più alta della domanda, passando al 41,2 per cento rispetto al 37,1 per cento del 2023, quindi con una grossa crescita nell'ultimo anno. Il valore è aumentato grazie anche e soprattutto al contributo del fotovoltaico e dell'idroelettrico; pertanto la produzione idroelettrica è importantissima per il nostro Paese, perché rappresenta il grosso della produzione da fonti rinnovabili; però, a differenza delle altre fonti rinnovabili, quali il fotovoltaico e l'eolico, è programmabile e ciò significa che la possiamo utilizzare nel momento in cui abbiamo bisogno di energia. Le fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l'eolico, invece, non sono programmabili, ma discontinue.
In Italia la durata massima delle concessioni è di quarant'anni, fra le più basse in Europa: alcuni Paesi come la Finlandia, il Regno unito, la Norvegia e la Svezia hanno addirittura concessioni illimitate. L'Italia è anche uno dei pochi Paesi ad aver operato in un contesto europeo di non reciprocità, laddove gli Stati hanno prolungato la durata delle concessioni, ovvero si sono opposti alla riapertura del mercato in considerazione del fatto che l'acqua è una risorsa limitata, quindi preziosissima. Molti Paesi, quindi, hanno dato le concessioni, opponendosi al discorso del mercato libero, quindi non hanno svolto le gare.
Considerate che gli attuali bacini idroelettrici hanno bisogno di una grossa manutenzione, perché i sedimenti che si sono accumulati nel tempo ne hanno ridotto la capacità e quindi anche la possibilità di utilizzarli al massimo, sia come risorsa idrica sia per la produzione di energia idroelettrica.
Queste manutenzioni sono costose, bisogna fare degli ecodragaggi e togliere il materiale e i sedimenti che si sono accumulati nel tempo. Tali operazioni hanno costi d'investimento importanti. È un bene che non possiamo concedere al libero mercato, ma dobbiamo valutare concessione per concessione per dare la possibilità a chi poi ha diritto e prenderà questa concessione sia di fare le manutenzioni sia di sfruttare nella maniera più conveniente possibile la risorsa idrica ed elettrica.
È evidente pertanto l'esigenza di introdurre dei meccanismi di prolungamento della concessione anche a favore di chi già oggi la detiene. Infatti, all'avvicinarsi della data di scadenza delle concessioni, di solito i titolari limitano gli investimenti conservativi. Al contrario, una rideterminazione della durata delle concessioni garantirebbe un dispiegamento notevole di investimenti per interventi di manutenzione straordinaria al fine di incrementare la capacità produttiva di stoccaggio, oltre ad ottenere una maggiore efficienza delle infrastrutture e una migliore conservazione dei volumi dell'invaso.
L'aumento della produzione idroelettrica connessa ai nuovi investimenti consentirebbe di incrementare quindi la copertura del fabbisogno energetico con una fonte rinnovabile, pulita e programmabile e di ridurre le emissioni inquinanti, accrescendo l'indipendenza del Paese.
Chiediamo quindi un impegno al Governo così da avviare in Europa tutte le opportune interlocuzioni al fine di tutelare la filiera italiana dell'idroelettrico, in modo che essa rimanga in Italia anche attraverso la possibilità di una riassegnazione delle concessioni in essere al concessionario uscente, a patto che si effettuino le manutenzioni straordinarie che rendono questa risorsa utilizzabile in modo più ampio, come già anticipato dal ministro Pichetto Fratin.
Chiediamo tale impegno al Governo, prevedendo anche la possibilità per le Regioni e le Province autonome di avvalersi di un'ulteriore procedura per la riassegnazione delle concessioni a fronte di piani d'investimento condivisi con le stesse amministrazioni che garantirebbero importanti ricadute positive sia in chiave energetica che ambientale nei territori interessati e, in generale, per il nostro Paese, eliminando in tal modo le asimmetrie normative e di gestione degli asset energetici fra i diversi Paesi e i diversi Stati europei. Come vi ho detto, molti Stati favoriscono i propri concessionari nazionali, mentre noi spesso diamo queste risorse così importanti per il nostro Paese al libero mercato, venendo poi magari invasi da investitori stranieri che poi sfruttano, aumentando il prezzo dell'acqua e i costi della fornitura energetica. (Applausi).
Saluto ad una delegazione di amministratori locali
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i rappresentanti dell'amministrazione comunale del Comune di Voghera, in provincia di Pavia, che stanno assistendo ai nostri lavori. Benvenuti. (Applausi).
Ripresa della discussione della mozione n. 121 (testo 2) (ore 16,13)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Fina per illustrare l'ordine del giorno G1.
FINA (PD-IDP). Signor Presidente, sarò molto breve perché poi farò una dichiarazione di voto. Voglio solo annunciare e dire al Governo, oltre che ai proponenti della mozione, che abbiamo depositato l'ordine del giorno G1 nel quale abbiamo provato a insistere almeno su tre punti dei tanti che vogliamo osservare.
Il primo riguarda proprio il tema della reciprocità tra gli Stati membri dell'Unione europea. Il secondo, ancora più importante, riguarda gli investimenti; abbiamo bisogno di rivedere la disciplina su questa materia anche per superare la disomogeneità che caratterizza il territorio italiano, spingendo verso maggiori investimenti. Il terzo è l'attuazione dei piani di investimento infrastrutturale e ambientale che riguardano anch'essi notevolmente il rapporto con il territorio.
Nella dichiarazione di voto torneremo sul tema del rapporto con le autonomie locali, che è centrale nel nostro ragionamento, ma volevo richiamare il fatto che stiamo depositando questo ordine del giorno che il Governo sta valutando.
Noi auspichiamo, avendo scritto in questo documento cose che attengono alla vita concreta del rapporto tra i territori e la gestione di questa importante fonte di energia, che sia valutato positivamente, accolto dal Governo e considerato a completamento del ragionamento avviato in questa discussione. (Applausi).
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulla mozione e sull'ordine del giorno presentati.
GAVA, vice ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Signor Presidente, per quanto riguarda la mozione n. 121 (testo 2), le premesse sono accoglibili e il primo paragrafo del "considerato" è accoglibile. Il secondo è accoglibile con una riformulazione, di cui do lettura: «è evidente, pertanto, l'esigenza di valutare l'introduzione di meccanismi atti a favorire gli investimenti, anche attraverso la valorizzazione delle concessioni in essere, laddove compatibile con il diritto dell'Unione europea e con le previsioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR); infatti, all'avvicinarsi della data di scadenza delle concessioni idroelettriche, di solito i titolari si limitano agli investimenti conservativi; al contrario, la riassegnazione delle concessioni in favore del concessionario uscente potrebbe garantire un dispiegamento notevole di investimenti per interventi di manutenzione straordinaria, al fine di incrementare la capacità produttiva e di stoccaggio, oltre a una maggiore efficienza delle infrastrutture e una migliore conservazione dei volumi di invaso, garantendo vantaggi e compensazioni per i territori interessati».
Il terzo paragrafo del "considerato" è accoglibile. L'impegno è accoglibile con la seguente riformulazione: «ad avviare con la Commissione europea tutte le opportune interlocuzioni al fine di tutelare la filiera italiana dell'idroelettrico finalizzate alla modifica della disciplina contenuta nel decreto legislativo n. 79/1999, come modificato dall'articolo 7 della legge 5 agosto 2022, n. 118, in coerenza con le previsioni della milestone M1C2-6 del PNRR, relativamente alle modalità di affidamento delle concessioni idroelettriche, prevedendo, in particolare, la possibilità di una riassegnazione delle concessioni al concessionario uscente a fronte di piani di investimento condivisi con le stesse amministrazioni concedenti, che garantirebbero importanti ricadute positive sia in chiave energetica che ambientale per i territori interessati e in generale per il nostro Paese, eliminando in tal modo le asimmetrie normative di gestione degli asset energetici tra i diversi Stati».
Per quanto riguarda l'ordine del giorno, il parere è contrario sulle premesse e sul "considerato". Il parere è contrario sugli impegni nn. 1, 3 e 4 ed è favorevole sull'impegno n. 2, se riformulato come l'impegno al Governo della riformulazione della mozione Paroli.
PRESIDENTE. Chiedo al senatore Trevisi se accetta la riformulazione della mozione n. 121 (testo 2).
TREVISI (FI-BP-PPE). Sì, signor Presidente, in quanto chiarisce ancor meglio il senso della nostra mozione.
PRESIDENTE. Chiedo al senatore Fina se accetta la riformulazione del suo ordine del giorno.
FINA (PD-IDP). No, signor Presidente, è abbastanza insufficiente, perché cede in condizionale.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.
FREGOLENT (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (IV-C-RE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, innanzitutto chiedo al Partito Democratico se posso firmare l'ordine del giorno che hanno presentato. Devo dire all'amica Vannia Gava che mi ha un po' sorpreso che sia stato espresso un parere contrario, perché, leggendo la mozione e leggendo l'ordine del giorno, in quest'ultimo ho ritrovato molto della mozione che lei invece ha accolto, pur con qualche correzione.
Non è una piccola correzione. Noi come Italia Viva - ma anche il Partito Democratico l'ha fatto e anche Forza Italia, nel milleproroghe - abbiamo avanzato delle richieste tramite emendamenti e non tramite mozioni, le quali, con tutto il rispetto, lasciano un po' il tempo che trovano, nel senso che, se non verranno applicate, nessuno potrà dire che è stata violata la legge, mentre un emendamento è cogente e cambia effettivamente il corso degli eventi. Avevamo chiesto che ci fosse almeno una moratoria per i bandi di gara.
Il danno non l'ha fatto questo Governo e lo diciamo subito: aver messo nel disegno di legge concorrenza, sotto il Governo Draghi, la gara delle concessioni idroelettriche è stato un grave danno. E lo diciamo subito, perché noi siamo onesti intellettualmente: come Italia Viva insieme al Partito Democratico facemmo la battaglia anche quando eravamo maggioranza al Governo. Alla fine, come spesso accade, riuscimmo a ottenere il massimo, ossia che ci fosse un DPCM dove quell'ambito veniva individuato come un elemento relativo alla golden power. In tal modo, se i vincitori delle gare fossero stati soggetti estranei al mondo dell'energia e dell'acqua, oppure fondi di investimento se non proprio Stati canaglia, lo Stato italiano avrebbe impugnato la vittoria del bando di gara utilizzando la golden power. Qui sì che c'è invece la responsabilità dell'attuale Governo perché, caduto di lì a poco il Governo Draghi - caduto proprio sulla legge sulla concorrenza - non ha mai introdotto la golden power sulle concessioni idroelettriche. Questo perché c'è un partito che vuole le gare delle concessioni idroelettriche e che si chiama Lega, convinto in questo modo che i Comuni si uniscano insieme e vincano i bandi di gara. Oggi forse si rendono conto che la realtà è un po' più complessa, perché le gare sono state fatte, molte sono andate a vuoto e molti soggetti interessati a partecipare ad esse, soprattutto a quelle delle grandi concessioni idroelettriche, non sono i consorzi dei Comuni, che non ce la fanno. Sono invece quei fondi di investimento che rendono particolarmente vulnerabile la situazione in Italia, che è bisognosa di energia, ma che invece è l'unico Paese in Europa che dà a gara libera - in una sola botta, come si suol dire - l'acqua e l'energia. Come se noi avessimo tutta questa generosità da perdere sia sull'energia che sull'acqua.
Quando sottolineo che in fase di siccità hai voglia a rimettere in circolo l'acqua invece di produrre energia, come spesso succede d'estate, obbligando i concessionari a rimettere l'acqua in circolo, mi si risponde che ci sono le regole europee sul minimo deflusso delle acque. Certo, ma voglio vedere il fondo internazionale, che ha sede a Shanghai, che se ne fa del deflusso minimo vitale. Vuole produrre energia? Ha vinto il bando di gara sull'energia? Quindi, se ne frega assai di rilasciare l'acqua per la siccità delle comunità. Forse ve ne state accorgendo anche voi, ma non sapete come uscire dall'angolo.
Per questo apprezzo la mozione di Forza Italia che, come noi, aveva presentato l'emendamento al milleproroghe. Avevano avuto la fortuna che l'emendamento non era stato dichiarato inammissibile, ma alla fine non ha avuto buon esito. Chiedo dunque al Governo di approvare non solo la mozione, ma anche l'ordine del giorno. Secondo me, è fondamentale chiedere all'Europa, con maggiore nettezza di quella che giustamente una forza di partito di maggioranza può fare, che ci sia la reciprocità, che ci sia un interesse a che l'idroelettrico diventi di nuovo centrale nell'economia energetica del nostro Paese. È fondamentale per noi che non più tardi di due ore fa abbiamo discusso una mozione su quanto è cara l'energia nel nostro Paese. Ci possiamo permettere di perdere anche quella poca energia che autoproduciamo?
Per questo motivo voterò a favore della mozione di Forza Italia, ma chiedo un ulteriore sforzo al Governo per approvare l'ordine del giorno del Partito Democratico, dimostrando di aver compreso l'importanza della materia, che non è più rinviabile.
TREVISI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TREVISI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, logicamente apprezzo le parole della collega Fregolent. È proprio questo il tema della nostra mozione, cioè il fatto che noi siamo un Paese povero di energia, abbiamo poche risorse. La fonte idroelettrica è sempre stata una fonte che ha concesso al nostro Paese di svilupparsi, di essere ricco.
Io vengo dalla Puglia, dove non ci sono fiumi. Proprio la mancanza di energia idroelettrica ha fatto sì che la prima centrale termoelettrica, quindi una centrale alimentata con combustibili fossili, fosse installata a Bari nel 1953. In Pianura Padana, invece, grazie appunto alla fonte idroelettrica, nelle grosse città l'energia elettrica era disponibile già nei primi anni del Novecento: disponibile, sicura e programmabile, proprio grazie al fatto che nel Nord Italia questa fonte di energia era disponibile e anche a buon prezzo.
Quindi, quella fonte di energia, oltre ad essere una ricchezza, ha permesso alla Pianura Padana di svilupparsi prima di alcune Regioni che non avevano i fiumi. Quindi, un ritardo del nostro Mezzogiorno era dovuto anche al fatto che non c'era la ricchezza rappresentata dai fiumi. Il fatto che, invece, le Alpi generassero una tale potenza di energia cinetica, che veniva trasformata in energia elettrica tramite le turbine, ha permesso in quei territori la nascita di un capillare sistema produttivo.
Quindi, capite che noi non possiamo concedere questa risorsa così preziosa. L'acqua, poi, con i cambiamenti climatici, diventa sempre più un bene primario. Avete visto quello che sta succedendo con i ghiacciai. Quindi, non è detto che ogni anno avremo una disponibilità di risorsa idrica abbondante. Ci saranno degli anni in cui, probabilmente, vi saranno dei periodi sitibondi.
Quindi, concedere questa risorsa, che è un monopolio naturale, che io definirei un monopolio strategico del nostro Paese, in gestione a dei concessionari stranieri, potrebbe essere un danno. Magari sono concessioni decennali e il danno potrebbe essere irreparabile per il nostro Paese.
Dobbiamo riflettere. Qui stiamo parlando di un monopolio naturale. Stiamo parlando di un bene che non può essere posto sul libero mercato in maniera così semplice: stiamo parlando di un bene unico. L'acqua e l'energia che producono i ghiacciai del Nord Italia sono un bene unico, che non possiamo mettere assolutamente a libero mercato, trattandosi di un monopolio naturale.
Stiamo parlando veramente di un bene primario, di un bene strategico, di un bene e dobbiamo veramente riflettere su come potenziarlo e come far sì che investimenti privati, grazie alla cura e all'interesse pubblico, possano portare ai migliori risultati. Quindi, stiamo parlando di un tema imprescindibile e di un tema da cui dipenderà il futuro soprattutto delle Regioni del Nord Italia.
Io spero che queste concessioni vengano date proprio con tali fini: quelli di una manutenzione straordinaria, di un potenziamento del bacino, della rimozione dei sedimenti con dragaggi, della massimizzazione dell'efficienza energetica e della produttività energetica, nonché della destinazione dei bacini ai momenti sitibondi, che già si sono generati negli ultimi anni.
Ad esempio, abbiamo visto che in Emilia Romagna negli ultimi anni ci sono stati dei problemi con l'agricoltura. E voi capite che, in Regioni così produttive, la mancanza di risorse idriche crea anche un grosso danno al PIL nazionale e alla produttività di quei territori.
Stiamo parlando di un tema che veramente non possiamo ignorare, ma che dobbiamo rendere un interesse strategico nazionale, perché è un monopolio naturale, una ricchezza del nostro Paese che non può essere svenduta. Pertanto, spero che ci sia la massima attenzione del Governo su questo tema, perché da esso deriva il futuro produttivo di quel territorio. (Applausi).
LICHERI Sabrina (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LICHERI Sabrina (M5S). Signor Presidente, abbiamo sul tavolo il testo 2, con riformulazione, della mozione di Forza Italia.
Ebbene, signor Presidente, se il testo 1, che conteneva la proroga delle concessioni idroelettriche, a nostro avviso era scandaloso, il testo 2, con la riformulazione proposta, oltre che scandaloso, lo troviamo veramente imbarazzante. Questo perché nel testo 2 riformulato, signor Presidente, c'è un tentativo - direi fallito - di rendere più dolce la pillola, utilizzando altri termini. Si parla infatti di riassegnazione delle concessioni scadute e non più di rinnovi delle concessioni, quindi di proroga. Diciamo che si utilizza un termine più laico rispetto alla proroga, però l'imbarazzo resta, perché la volontà, le intenzioni e la sostanza rimangono le stesse.
Quindi, se non fosse già chiaro, il nostro voto sarà contrario e non per motivi meramente ideologici, ma per la semplice e pura sostenibilità del bene acqua, per la libera potestà in materia di politica energetica della pubblica autorità. Siamo contrari a questa mozione, perché totalmente lontana dalle vere emergenze, dalla realtà dei contesti territoriali dove invece è necessaria una valutazione precisa sulle modalità di concessione, dove sono attualmente in corso scelte importanti di politica energetica. La proroga, sponsorizzata da Forza Italia - perché di questo si tratta - significa mettere la rendita industriale di pochi davanti a tutto e tutti, prima dell'uso civile, prima dell'uso agricolo, prima dell'uso umano.
Vediamo come funziona in Italia: le concessioni sull'idroelettrico hanno una durata tra i trenta e i quarant'anni. Come peraltro stabilito dalla direttiva europea, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali con garanzie di imparzialità e trasparenza e, in particolare, con un'adeguata pubblicità circa l'avvio, lo scioglimento e il completamento della procedura. L'autorizzazione deve essere rilasciata per una durata limitata, adeguata e non può prevedere la procedura di rinnovo automatico, né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o ad altri che magari con tale prestatore ha dei legami particolari.
Questi principi della direttiva UE sono recepiti integralmente dal PNRR, nel quale il Governo italiano ha indicato le misure da inserire nella legge annuale sulla concorrenza, concordando con le istituzioni UE che, tra le riforme da includere, ci fosse anche la revisione del quadro normativo sulle concessioni idroelettriche. Tale revisione effettivamente è stata fatta con la legge sulla concorrenza 2021. Con il quasi contestuale decreto-legge n. 21 del 2022, invece, la disciplina delle concessioni idroelettriche veniva connessa a quella del golden power. Quindi, parliamo dello scudo attraverso il quale lo Stato protegge i suoi beni dagli assalti speculativi delle grandi società estere.
Con un nostro emendamento al decreto "taglia prezzi" del 2022, presentato dal senatore Cioffi, abbiamo esteso il golden power anche alle concessioni dell'idroelettrico. Abbiamo cioè consentito allo Stato di fare lo Stato, proteggendo un asset che da anni stuzzica quelli che sono famelici appetiti finanziari. Consentire allo Stato di fare lo Stato significa anche permettere alle Regioni autonome di disporre delle proprie infrastrutture, porre in essere le proprie politiche di produzione e di distribuzione dell'energia elettrica. Ebbene, coincidenza vuole che proprio in questi mesi in Regione Sardegna, la Regione guidata dalla presidente Alessandra Todde, si stia seguendo proprio questa strada con un piano di partecipazione regionale per la produzione di energia elettrica, con la costituzione di un'Agenzia elettrica regionale, con una revisione delle concessioni e dell'introduzione dei criteri di equity sugli investimenti dei concessionari e soprattutto di piena disponibilità dei bacini idroelettrici.
Rimanendo sempre in Sardegna, Presidente, trovo veramente singolare che questa mozione arrivi ora che sempre la Regione Sardegna, guidata dalla presidente Todde, abbia appena vinto con una sentenza storica in Corte di cassazione contro Edison, riappropriandosi finalmente delle concessioni idroelettriche, così come sancito dallo Statuto regionale sardo. (Applausi). Sarà un caso? Io sinceramente qualche dubbio ce l'ho. Non ho dubbi comunque sul fatto che la mozione di Forza Italia fa tutto tranne che muoversi a favore dei territori e dei cittadini.
Noi siamo - forse emerge - molto preoccupati, Presidente, ma giusto per parlarci chiaro: lei pensi che, durante le crisi siccitose, le Regioni che usano l'acqua per i propri cittadini, per le imprese, per gli agricoltori la devono rimborsare a questi gruppi industriali. Vogliono essere rimborsati, poi magari non pagano regolarmente i canoni concessori. Vi porto sempre l'esempio della Sardegna, perché da lì vengo: solo Enel deve quasi un miliardo di euro e poi hanno anche il coraggio di chiedere i danni per la mancata produzione. E ricordo che l'acqua è stata usata non per fare i giochi, ma è stata usata per le scuole, per gli ospedali. A ciò aggiungo che, con le attuali concessioni, sempre gruppi come Enel ed Edison pagano una miseria. Questi enti pagano l'acqua allo stesso prezzo pagata dall'imprenditore agricolo, da chi produce pomodori: è uno scandalo, uno scandalo che Forza Italia con la sua mozione vuole prorogare, anzi - per usare i termini più giusti - vuole riassegnare.
Torno al merito. I proponenti parlano di esigenza di favorire gli investimenti, ma sono chiacchiere. Gli investimenti possono essere fatti anche con nuove concessioni che abbiano un termine più consono ai tempi in cui viviamo. Puntare sull'importanza e sulla necessità degli investimenti si traduce, in realtà, in un escamotage per ulteriori proroghe, magari per poter richiedere indennizzi qualora vengano revocate le concessioni.
A me sembra veramente di tornare indietro nel passato. La verità è che noi non siamo una Repubblica sudamericana degli anni Ottanta e tanto meno il Parlamento è al servizio della General Fruit di turno. Pertanto, Presidente, restituiamo al mittente questa mozione con l'impegno di raccontarne gli effetti agli elettori dei proponenti. (Applausi).
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, l'Italia vanta una lunga tradizione nella produzione di energia idroelettrica, una fonte rinnovabile che gioca un ruolo cruciale nel mix energetico del nostro Paese.
Con 4.860 centrali idroelettriche sparse sul territorio nazionale, questa forma di energia pulita contribuisce significativamente alla sostenibilità ambientale e all'indipendenza energetica italiana. Lo sviluppo energetico del settore idroelettrico è stato impressionante: dal 2009 al 2024 il numero di impianti in Italia è più che raddoppiato, passando da 2.249 a oltre 4.860.
Questa crescita riflette l'importanza crescente dell'idroelettrico nel mix energetico. La potenza installata nelle centrali idroelettriche italiana raggiunge i 21.000 megawatt, testimoniando l'importanza di questa risorsa. Nel 2022 la produzione energetica da fonti idriche ha toccato i 30.000 gigawatt, rappresentando circa la metà dell'energia rinnovabile generata in Italia. Nel 2023 i 4.860 impianti hanno generato energia elettrica verde pari al fabbisogno di oltre 15 milioni di famiglie, per un valore di circa 2 miliardi di euro l'anno e impiegando circa 12.000 lavoratori altamente specializzati in forma diretta e nell'indotto.
A livello europeo vige una sostanziale disparità di trattamento nella disciplina dell'affidamento delle concessioni idroelettriche. Pochi Paesi prevedono concessioni limitate nel tempo e procedure di rinnovo competitive, mentre la maggior parte garantisce agli operatori nazionali rinnovi senza alcuna gara o addirittura concessioni illimitate.
La disciplina italiana, sin dall'adozione del cosiddetto decreto Bersani nel 1999, è quella maggiormente pro-concorrenziale in termini sia di durata delle concessioni, che di modalità di affidamento. Nonostante ciò, nel 2011 la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l'Italia, rinnovata nel 2013 e poi chiusa senza rilievi.
Appaiono evidenti i rischi per la concorrenza derivanti dalla mancata armonizzazione della disciplina delle concessioni idroelettriche a livello di Unione europea e dall'approccio caotico delle azioni poste in essere dalla comunità. Questa situazione di incertezza si ripeterà puntualmente in tutte le Regioni nel momento in cui si proverà a indire gare, come già accaduto in Piemonte, Lombardia e Abruzzo. Addirittura la norma della Provincia autonoma di Trento è stata impugnata di fronte alla Corte costituzionale dal Governo.
La messa a gara delle concessioni idroelettriche è stata inclusa tra gli impegni assunti dall'Italia per accedere ai fondi del Recovery and Resilience Facility. L'impegno è stato adempiuto con l'articolo 7 della legge 5 agosto 2022, n. 118 (legge annuale per il mercato e la concorrenza). Ogni tentativo successivo di modificare l'attuale normativa è stato accantonato dal Governo per evitare il rischio di dover restituire le rate dei fondi percepite dallo Stato sino ad ora.
In questo contesto l'unica soluzione in linea con quanto accade nel resto d'Europa e con le raccomandazioni contenute nella relazione Copas del 2022 sarebbe la previsione di un'ulteriore possibilità per le Regioni, in aggiunta alle tre attualmente già previste, vale a dire la riassegnazione delle concessioni agli attuali concessionari a fronte di un piano di investimento e potenziamento degli impianti.
Ciò consentirebbe di evitare discriminazioni per gli operatori italiani, che in Italia vedranno la concorrenza di produttori esteri senza alcuna reciprocità, non potendo concorrere per equivalenti gare in altri Stati dell'Unione europea, con il beneplacito della Commissione. È opportuno segnalare che tale opzione, la cosiddetta quarta via, già identificata dal ministro Picchetto Fratin - qui saluto e ringrazio, anche per il lavoro che sta svolgendo, il vice ministro Vannia Gava - è accolta con favore dalle Regioni a forte vocazione idroelettrica. Essa, qualora adottata, prevedendo gli opportuni meccanismi di valutazione degli investimenti proposti e delle ricadute per il territorio, equivarrebbe nei suoi effetti a quelli di una procedura concorrenziale, ma con la garanzia di tutelare il Paese, la filiera italiana e le imprese italiane. E questo è fondamentale. (Applausi).
Ringrazio, naturalmente, chi ha portato all'attenzione dell'Assemblea questa mozione, anche per aver recepito alcuni spunti importanti offerti dal Gruppo Lega-Salvini Premier, a nome del quale dichiaro il voto favorevole. (Applausi).
FINA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINA (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, rappresentanti del Governo, l'uso della risorsa idrica a fini idroelettrici è per il nostro Paese un asset energetico strategico che riguarda appieno i temi dello sviluppo, della competitività e delle politiche industriali: 4.800 impianti, 12.000 addetti, il 20 per cento della produzione dell'energia, il 40 per cento dell'energia rinnovabile. Questo nella logica vincolante della sostenibilità e della tutela del bene acqua e della vita dei nostri corsi d'acqua. Il tema - come sappiamo - tocca trasversalmente competenze concorrenti statali e regionali, ferma restando la titolarità dello Stato per la concessione di utilizzo di un bene demaniale. È l'articolo 117, secondo comma, della Costituzione a regolare come allo Stato sia riservata la competenza in via esclusiva della potestà legislativa per la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, tra cui la disciplina degli usi delle acque; al terzo comma del medesimo articolo, invece, viene stabilito che appartiene alla potestà legislativa concorrente tra Stato e Regioni la materia della produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia. In ultimo, per il diritto dell'Unione europea, la gestione di centrali idroelettriche è un servizio fornito dietro retribuzione.
È all'interno di questo quadro complessivo di contesto che il dibattito di oggi si concentra su una tematica fondamentale per il futuro del Paese, anche in merito al raggiungimento degli obiettivi di riforma collegati al PNRR. Partiamo da qui: la norma, che nel 2021 ha previsto per il settore lo svolgimento delle gare per l'assegnazione delle concessioni, è stata figlia di un contesto europeo e internazionale ben chiaro: la procedura di infrazione europea per il mancato avvio delle gare ha giustamente condizionato il legislatore dell'epoca verso una normazione conseguente. La procedura di infrazione è stata successivamente archiviata, circostanza che ha cambiato il quadro di riferimento, così come più tragicamente l'intervenuta invasione russa dell'Ucraina, che ha limitato l'approvvigionamento di fonti energetiche da Est, determinando una fase di crisi per l'autonomia energetica nazionale.
Il nuovo contesto ha stravolto completamente il quadro di riferimento. Questa circostanza esige, da parte del Governo e di tutti noi, una più determinata interlocuzione con la Commissione europea per la ricerca di nuove soluzioni, a partire da un sistema regolatorio che faccia della reciprocità del settore un punto fermo. Si tratta, dunque, di sollecitare e di spingere il Governo a una più forte azione in sede europea e poi con le Regioni, seguendo l'esempio di quanto realizzato nel campo, ad esempio, della geotermia, affinché si perseguano il rafforzamento dell'autonomia energetica e la promozione più diffusa delle energie rinnovabili. E, se a farlo è il partito di Governo - di cui pure fa parte il Ministro dell'ambiente - noi non possiamo che unirci a questa richiesta di maggiore solerzia. Serve, infatti, una più efficace strategia per il conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione del sistema energetico, anche in considerazione del caos climatico in atto, cui l'uso dell'acqua a fini idroelettrici può contribuire in modo decisivo, avviando con urgenza gli investimenti necessari a salvaguardare i bacini idrografici di pertinenza.
Lo dico, visto che i proponenti sono parlamentari di Forza Italia, in un quadro internazionale nel quale il presidente Trump, che qualcuno prende troppo a esempio, ha deciso di uscire dagli accordi di Parigi, di dichiarare chiuso il green deal e sostanzialmente di strizzare l'occhio a chi nega i cambiamenti climatici.
La mozione in discussione riporta un apprezzabile richiamo in questa direzione e non può non incontrare elementi di attenzione anche da parte nostra. Tuttavia, alcuni dirimenti rilievi devono essere segnalati. Se, infatti - come detto - la materia della proroga delle concessioni, fatta salva ogni preliminare - come abbiamo detto - e imprescindibile interlocuzione con l'Europa, può rispondere all'obiettivo di liberare risorse per gli investimenti e con essa la salvaguardia della sicurezza energetica nazionale, non è secondario in quale modalità questo venga realizzato. Da parte nostra crediamo che sia fondamentale il protagonismo delle autonomie locali: Regioni e Comuni devono avere voce in capitolo rispetto alla valutazione di programmi di investimento che i concessionari sarebbero chiamati a presentare insieme all'istanza di proroga concessoria ed essere i principali protagonisti della costruzione dei meccanismi di compensazione territoriale.
Inoltre, laddove il Governo ottenesse dall'Europa di determinarsi per una normativa che consenta la proroga delle concessioni in essere, resta per noi fondamentale che la riassegnazione avvenga solo a condizione dell'insussistenza, alla data di avvio dei procedimenti amministrativi, di situazioni debitorie a carico del concessionario scaduto o uscente nei confronti dell'amministrazione concedente inerenti alle concessioni.
Crediamo con convinzione che questi due elementi e quelli che ho richiamato prima, che sono scritti nel nostro ordine del giorno, in ossequio al principio di sussidiarietà, nel rispetto delle prerogative degli enti locali interessati alle concessioni e in ossequio alla trasparenza in materia di eventuali situazioni debitorie, debbano essere posti al centro dell'impianto di quanto espresso nella mozione stessa in discussione. Ne segnaliamo il rilievo con l'auspicio che il Governo, nell'azione di interlocuzione sovranazionale, li possa tenere in primaria considerazione.
Come segno di apertura alla maggioranza affinché tale convergenza possa essere praticata e al fine di segnalare gli elementi condivisione che la mozione porta in dote al confronto parlamentare, il Gruppo PD si asterrà nel voto. (Applausi).
Saluto a rappresentanze di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto «Caduti della Direttissima» di Castiglione dei Pepoli, in provincia di Bologna, dell'Istituto di istruzione superiore di Barga, in provincia di Lucca, e dell'Istituto superiore «Palmieri Rampone Polo» di Benevento, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione della mozione n. 121 (testo 2) (ore 16,47)
SIGISMONDI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SIGISMONDI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione presentata dai colleghi di Forza Italia ci offre l'opportunità di sottolineare ancora una volta l'importanza della produzione di energia idroelettrica per la nostra Nazione e la necessità di rafforzare la competitività del sistema idroelettrico italiano.
Mi preme ricordare che il Governo è fortemente impegnato con grande determinazione a perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione e della transizione energetica, implementando soprattutto le energie rinnovabili. Va sottolineata la visione strategica che ha il Governo Meloni nel rendere l'Italia uno snodo fondamentale per i flussi energetici tra l'Europa e l'Africa grazie anche al Piano Mattei. Riteniamo, infatti, che la cooperazione internazionale rappresenti uno straordinario strumento per il raggiungimento degli obiettivi della Conferenza COP28 per lo sviluppo sostenibile. A questo proposito vorrei ricordare il partenariato siglato recentemente ad Abu Dhabi tra Italia, Albania ed Emirati Arabi Uniti per la cooperazione nel settore delle energie rinnovabili e delle infrastrutture energetiche. Questo accordo consentirà la produzione di energia pulita in Albania per tre gigawatt, di cui uno sarà trasportato in Italia tramite un cavo sottomarino nel Mare Adriatico. È un risultato importante che si aggiunge a tutti i successi in termini di rapporti internazionali raggiunti da questa maggioranza.
In questo contesto, l'idroelettrico si conferma una risorsa energetica fondamentale per l'Italia, sia per la decarbonizzazione sia per garantire l'indipendenza energetica della nostra Nazione. Vale la pena sottolineare che, nel primo semestre del 2024, per la prima volta in Italia la produzione energetica prodotta da fonti rinnovabili ha superato quella prodotta da fonti fossili. L'idroelettrico rappresenta la principale fonte rinnovabile del nostro Paese. Le fonti rinnovabili hanno infatti coperto il 52,5 per cento della domanda elettrica, con l'idroelettrico che ha contribuito per il 46,8 per cento della produzione di energia rinnovabile, grazie inoltre a 4.800 impianti che, direttamente o nell'indotto, offrono lavoro a 12.000 professionisti altamente specializzati.
Nonostante questi risultati significativi, non possiamo ignorare la serie di preoccupazioni che affligge il settore. La normativa introdotta dal PNRR - come ricordato più volte in quest'Aula durante la discussione della mozione - ha di fatto bloccato gli investimenti nella manutenzione della rete e reso più difficile attrarre capitali a lungo termine; una normativa che non garantisce né un'adeguata concorrenza né un principio di reciprocità rispetto agli altri Stati membri dell'Unione europea. È stato evidenziato come, a differenza di altri Paesi europei che prevedono concessioni idroelettriche con durate molto più lunghe o persino illimitate, l'Italia abbia adottato un modello basato su concessioni di massimo quaranta anni. Mentre in altri Paesi si è scelto di prolungare le concessioni non applicando la direttiva sulla liberalizzazione del mercato elettrico, appellandosi alla natura limitata della risorsa idrica, l'Italia, a causa di scelte di precedenti Governi, ha invece optato per il ricorso alle gare.
Inevitabilmente questo approccio sta suscitando l'interesse di operatori stranieri, europei ed extraeuropei, mettendo così a rischio la possibilità per gli operatori nazionali di mantenere il controllo su questo asset energetico strategico. I nostri operatori, a causa del blocco della concorrenza, si troverebbero nella difficile condizione di non poter investire in altri Paesi europei, con il consequenziale rischio di perdita dei livelli occupazionali. È auspicabile quindi lavorare sulla valorizzazione delle concessioni in essere per stimolare gli investimenti e non rallentare il processo di decarbonizzazione.
Ricordo che puntare sull'idroelettrico vuol dire non soltanto incrementare la copertura del fabbisogno energetico con fonti rinnovabili, ma anche investire sulla prevenzione del dissesto idrogeologico e sulla tutela del territorio.
Condividiamo quindi l'impegno richiesto nella mozione al Governo affinché avvii un dialogo con le istituzioni europee per salvaguardare la filiera italiana dell'idroelettrico, magari anche con la riassegnazione delle concessioni in essere a fronte di piani di investimento condivisi.
È per questo motivo che annuncio il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia alla mozione presentata dai colleghi del Gruppo Forza Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 121 (testo 3), presentata dal senatore Paroli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Fina e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Seguito della discussione e reiezione della mozione n. 83 (testo 2) sul riconoscimento italiano e internazionale dello Stato di Palestina (ore 16,54)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della mozione 1-00083 (testo 2), presentata dalla senatrice Maiorino e da altri senatori, sul riconoscimento italiano e internazionale dello Stato di Palestina.
Ricordo che nella seduta del 28 gennaio scorso ha avuto luogo la discussione generale e si è svolto l'intervento del vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Cirielli, il quale, a nome del Governo, ha espresso un parere contrario sulle premesse della mozione, così come sull'impegno n. 2, e un parere favorevole, previa riformulazione, sull'impegno n. 1.
Chiedo alla senatrice Maiorino se intende confermare di non voler accettare la riformulazione.
MAIORINO (M5S). Signor Presidente, confermo e con l'occasione informo l'Assemblea di una leggera modifica del testo nell'ultimo paragrafo delle premesse, di cui do lettura e che poi lascio agli atti. Il nuovo testo recita: «era sin da subito evidente, altresì, il rischio che la reazione del Governo israeliano potesse essere sproporzionata, portando a un'escalation di violenza, in particolare a Gaza, senza il rispetto del diritto internazionale umanitario. Esiste un'unica strada: l'impegno di tutti per la soluzione due popoli, due Stati per Israele e Palestina».
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto, pertanto si procederà al voto del testo della mozione con le riformulazioni illustrate dalla senatrice Maiorino.
Passiamo dunque alla votazione.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario del Gruppo Italia Viva. Crediamo che la situazione della crisi israelo-palestinese sia ovviamente gravissima da tutti i punti di vista e pensiamo che qualsiasi cosa o qualsiasi intervento si vogliano porre in atto debbano andare nella direzione del raggiungimento della pace, una pace stabile, basata sul mutuo riconoscimento di Israele e dello Stato di Palestina, quando sarà riconosciuto.
È fondamentale che si arrivi alla soluzione di due popoli, due Stati, che siano due popoli e due Stati che vivono fianco a fianco, riconoscendosi non soltanto formalmente, sul piano del diritto internazionale, ma riconoscendo il ruolo di ciascuno, coabitando in un'area e in un quadrante delicati e ristretti. Il riconoscimento dello Stato di Palestina secondo noi deve essere il punto di arrivo di un processo.
Pensiamo, al contrario, che riconoscere lo Stato di Palestina adesso, ex abrupto, senza che da parte palestinese ci sia un pieno riconoscimento di Israele, sia controproducente, perché questo non avvicinerebbe una soluzione pacifica (la soluzione dei due popoli, due Stati), ma creerebbe una seconda entità, quella palestinese, che in questo momento dobbiamo chiederci da chi sia rappresentata. Questo è il grande interrogativo che abbiamo. Se, come ci insegnano i manuali di diritto internazionale, uno Stato è fatto da un territorio, da un popolo e da un Governo, io devo chiedermi oggi chi sarebbe e quale sarebbe il Governo di questo Stato di Palestina che andiamo a riconoscere. Qual è l'entità politica che di fatto, se non anche di diritto, esercita un controllo su quel territorio e su quel popolo?
Purtroppo, signor Presidente, molto dolorosamente dobbiamo dire che quell'entità è l'organizzazione terroristica conosciuta nel mondo con il nome di Hamas, che in questi giorni ha inscenato il vergognoso spettacolo della riconsegna degli ostaggi in situazioni che hanno ripugnato alla coscienza del mondo civile. (Applausi). Ricordiamo le ragazze liberate in mezzo alla folla urlante, terrorizzate anche nel momento in cui venivano rilasciate; gli ostaggi ridotti a larve umane e messi sui palcoscenici. Voglio ricordare oggi i due bambini Bibas restituiti cadaveri alle loro famiglie (o così pare). È questo il Governo che andiamo a riconoscere dello Stato di Palestina? Quello degli uomini armati di kalashnikov, con i passamontagna neri e le strisce verdi in testa?
Ebbene, io non credo che sarebbe una buona cosa, signor Presidente, neanche per il popolo palestinese, che ha pagato il prezzo di essere stato usato come scudo umano da una milizia terroristica armata dall'Iran degli ayatollah, che perseguitano il loro popolo e le loro donne, uccidono i loro figli e tagliano e comprimono i diritti di libertà nel loro Paese.
È quello il Governo che intendiamo riconoscere? L'OLP e Abu Mazen quale controllo esercitano su quel territorio? Non ritengo giusto quindi riconoscere così, senza una conseguenzialità, un progetto o un cammino condiviso, quello Stato di Palestina. Lo ripeto: non è contro il popolo palestinese.
A questo punto potremmo arrivare a riconoscere lo Stato Islamico. È chiaro che anche chi appartiene allo Stato Islamico vessa e comprime i diritti delle popolazioni, ma non è che noi, riconoscendo chi comanda di fatto su un territorio, facciamo un favore alle popolazioni che pagano il prezzo di vivere in territori gestiti con il terrore e dove non esistono nessun diritto politico, nessuna forma di democrazia, nessuna forma di libertà, nessun riconoscimento del ruolo delle donne (e non vado a parlare di quello che accade alle persone omosessuali come me, peraltro).
C'è un'ultima cosa che voglio dire. Pensiamo così di consentire ad Hamas di dire: vedete, abbiamo aspettato il riconoscimento della Palestina per tutti questi decenni e adesso, dopo il 7 ottobre, è arrivato, quindi probabilmente quella era la strada? Ecco, non penso che sia il caso neanche di avere l'illusione che così fermeremo Netanyahu, il cui Governo, signor Presidente, non ci piace per niente e lo dico molto sinceramente; però quella è una democrazia e gli israeliani hanno votato quel Governo. I Governi però passano e i Paesi restano. Ripeto, non ho proprio nessuna simpatia per Netanyahu, né per le cose che fa, né all'interno, né all'esterno di Israele e neanche per i suoi alleati. Penso però che il riconoscimento che viene proposto in questa mozione non servirebbe purtroppo neanche a fermare Netanyahu, quindi non avrebbe neanche quell'effetto. (Applausi).
Di conseguenza, signor Presidente, penso che questa mozione abbia finalità magari in buona fede e voglia andare in una direzione, ma noi non pensiamo che raggiunga quegli obiettivi; crediamo che faccia una buona propaganda di sani princìpi, ma che non faccia fare neanche un passo verso la pacificazione di quel territorio martoriato. (Applausi).
GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, colleghi, la mozione che oggi stiamo discutendo - lo dico con franchezza - rappresenta secondo noi un duplice errore. Si tratta infatti di una proposta sbagliata nel tempo sbagliato.
Alla luce dell'evoluzione della situazione politica, con un Medio Oriente dove non abbiamo una pace stabile e duratura, ma una tregua molto fragile, anche con i suoi risvolti macabri (proprio domani verranno consegnati i corpi di alcuni ostaggi, tra cui quelli dei bambini della famiglia Bibas), e anche per la volontà degli Stati Uniti di provare a consolidare questa tregua così fragile, francamente questa proposta non ci convince. Ciò non perché non siamo favorevoli alla sintesi "due popoli, due Stati": lo pensiamo da sempre e ne siamo tuttora convinti, ma l'automatismo sottinteso alla mozione, ossia poiché è già stato riconosciuto lo Stato di Israele è tempo di riconoscere lo Stato di Palestina, francamente è un qualcosa di semplificato, mentre la politica estera - permettetemelo di dire - forse non è così semplice e così rappresentata.
La verità è che, allo stato attuale, non ci sono gli elementi giuridici. Sappiamo che per procedere al riconoscimento di uno Stato servono tre elementi giuridici: qui ce n'è uno molto importante, sul quale tornerò, ossia il popolo palestinese, ma occorrono altri due elementi indispensabili secondo il diritto internazionale, che sono la presenza di un territorio dai confini certi, non contestati, e soprattutto di un Governo unitario.
Colleghi, perché non c'è un Governo unitario? Perché - lo dobbiamo dire con franchezza - a Gaza governano da quasi vent'anni i terroristi criminali di Hamas. L'Autorità Nazionale Palestinese ha fatto un passo indietro, ha perso il controllo di quel territorio e oggi è Hamas a guidare la Striscia di Gaza. (Applausi).
Perché non ci sono confini certi? Sappiamo infatti che per le scelte politiche fatte da Israele in Cisgiordania questo elemento non è presente.
Allora, di fronte alla mancanza dei requisiti giuridici per procedere al riconoscimento dello Stato di Palestina in questo contesto così complicato, il senso della mozione è quello di una posizione schiettamente politica e simbolica.
I proponenti provano a collegarsi alla risoluzione del Parlamento europeo del 2014, che è favorevole al riconoscimento della Palestina. Leggiamo testualmente cosa prevede quella risoluzione, che recita: il riconoscimento può avvenire con lo Stato di Israele in condizioni di sicurezza e uno Stato palestinese indipendente, democratico, contiguo e vitale, in una situazione in cui i due popoli vivano uno accanto all'altro in pace e in sicurezza.
Qualcuno può pensare, senza timore di essere smentito, che esistano queste condizioni? È di tutta evidenza che non esistono. Ne esiste solo una delle tre: la presenza del popolo palestinese. A quel popolo, a quella popolazione civile, ostaggio di Hamas, della violenza e del terrorismo, noi dobbiamo assicurare sostegno, aiuto e impegno.
In questa direzione dobbiamo riconoscere che vanno le azioni del Governo italiano, con la partecipazione e l'adesione al progetto Food for Gaza, con l'assistenza sanitaria e le missioni umanitarie italiane per prestare cura anche ai tanti pazienti pediatrici. E sicuramente dobbiamo esprimere in quest'Aula un plauso alle nostre forze di pace, per l'impegno che hanno svolto in quel territorio martoriato. (Applausi). La Presidente del Consiglio, durante il G7, insieme al ministro Tajani ha utilizzato l'autorevolezza e il peso del Governo italiano per concorrere al raggiungimento di una tregua.
Pur confermando una solidarietà attiva e partecipata al popolo palestinese, dobbiamo però ricordare che di quel popolo si è preoccupata più la comunità internazionale che i suoi sedicenti governanti di Hamas, che non ha avuto remore infatti a farsi scudo di bambini, donne e civili innocenti per perseguire il suo disegno criminale. (Applausi). Gli Stati che vorremmo riconoscere non sono quelli che hanno nel proprio statuto la distruzione di un altro popolo e di un altro Stato o l'utilizzo dei civili come scudi umani. Ecco perché non ci sono le condizioni.
Allora, dobbiamo dirci con franchezza che, in questo particolare e tragico contesto, riconoscere lo Stato di Palestina significherebbe solo fare un regalo a Hamas, a chi ha perpetrato il pogrom del 7 ottobre e a chi ha lanciato migliaia di missili dalla Striscia di Gaza verso le città israeliane e i civili di quel Paese. (Applausi).
Come può avvenire un riconoscimento in questo contesto? Non è possibile. Serve passare da una fragile tregua ad un accordo politico duraturo, che possa dare tranquillità a quel territorio: questo è il compito della politica.
Io voglio anche contestare il brodo culturale di questa mozione e non solo, ma anche dei tanti cortei e delle tante manifestazioni "pro-Pal" che hanno portato a un ribaltamento delle responsabilità tra l'aggredito e l'aggressore, hanno fanno fatto proprio lo slogan "dal fiume al mare", hanno portato alla delegittimazione e all'isolamento di Israele e alla sottovalutazione delle responsabilità di Hamas. (Applausi).
Vorrei anche ricordare alcuni dati storici, perché troppo facilmente si mettono in discussione i diritti all'esistenza dello Stato di Israele. Vorrei ricordare che Israele non minaccia gli Stati arabi, ma si è difeso dagli Stati arabi, raggiungendo la normalizzazione con l'Egitto negli anni Settanta, raggiungendo la normalizzazione con la Giordania negli anni Novanta e firmando, durante la prima presidenza Trump, gli accordi di Abramo, che hanno portato alla normalizzazione con gli Emirati Arabi, con il Bahrein, con il Sudan e con il Marocco. Prima del 7 ottobre era in corso un accordo anche con l'Arabia Saudita. Da lì nasce la volontà di Hamas di realizzare il pogrom del 7 ottobre per bloccare gli Accordi di Abramo. La volontà di Hamas e di Hezbollah con il sostegno dell'Iran non è la pace, ma la distruzione dello Stato di Israele.
Allora, colleghi, vi invito ad avere molta prudenza prima di dare lezioni di diplomazia e financo di democrazia all'unica democrazia del Medio Oriente, cioè Israele, perché chi pensa che Israele non abbia diritto a esistere o prova a isolare quello Stato dovrebbe ricordare che, nonostante gli errori che sicuramente il Governo Netanyahu ha fatto, è proprio quel Governo ad aver sottoscritto la tregua e ad aver pagato un prezzo politico importante, liberando migliaia di palestinesi, perdendo pezzi del proprio Governo e lasciando Hamas festeggiare. Io vorrei ricordare la liberazione di Eli Sharabi: è stata una messa in scena macabra, un qualcosa di inaccettabile. A quest'uomo, che era stato deportato nel tunnel, dopo essere stato liberato, è stata comunicata, irridendolo, l'uccisione del fratello; una volta libero, ha poi scoperto che due figlie e la moglie erano state arse vive.
Questo è Hamas e poiché l'antisemitismo è un qualcosa di molto diffuso e Liliana Segre ci ha invitato ad essere molto attenti al proliferare degli atti di antisemitismo, dobbiamo stare attenti anche alle ricostruzioni storiche di questo martoriato periodo, perché, se non vogliamo che gli atti di antisemitismo si moltiplichino, al di là delle partigianerie, dobbiamo ricostruire in maniera oggettiva le responsabilità. Noi non abbiamo dubbi, pur nel sostegno attivo e nella solidarietà sentita al popolo palestinese, a distinguere tra Hamas e il Governo di Israele. (Applausi).
Per tutte queste ragioni, francamente, a parte la disponibilità del Governo a rivedere un punto, il nostro parere su questa mozione è profondamente contrario. (Applausi).
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, a differenza di chi è intervenuto prima di me, io e il mio Gruppo voteremo convintamente a favore di questa mozione.
Non ci dimentichiamo le atrocità del 7 di ottobre; anzi, le avevamo condannate senza se e senza ma, però nello stesso tempo si dovrebbe affrontare la discussione, almeno sperando di poter arrivare a una pace in quel luogo. Lo abbiamo sperato di fronte al cessate il fuoco, però il Governo di Israele si è messo immediatamente ad attaccare, spostandosi da Gaza in Cisgiordania. Vorrei sottolineare un aspetto che nessuno sottolinea: il ruolo dei coloni e il fatto che vengano armati, da un punto di vista civile, e usino la forza per allargare il proprio territorio. Questo è quello che avviene giornalmente ed è dimostrato. Ho partecipato a un convegno poche settimane fa, in cui si dimostrava quello che sto dicendo. Ecco lo stato dell'arte.
Allora, non si può cancellare quello che è avvenuto, perché di fronte alle atrocità del 7 ottobre si è risposto con 50.000 morti, la maggioranza dei quali bambini e bambine; è stato distrutto il 90 per cento delle strutture sanitarie, che sostanzialmente sono state azzerate. Basta vedere le fotografie che oggi i droni ci proiettano di Gaza: le immagini sono più raccapriccianti di quanto si vedeva durante i giorni dei bombardamenti, perché la zona è totalmente devastata e bruciata. Tutto è stato raso al suolo.
Io sono sempre stato dalla parte del popolo israeliano, ma non del Governo israeliano; in sostanza, dobbiamo assumerci le responsabilità di questo indirizzo, perché il Governo Netanyahu è un Governo criminale e bisogna che ce lo ricordiamo.
È necessario che quest'Assemblea discuta francamente di cosa succede. Vi sembra possibile un "due popoli, due Stati", con uno Stato di cui si sa dove sono i confini e un altro in cui invece il nuovo Presidente degli Stati Uniti dice che bisogna deportare - questa è la parola usata - 2 milioni di persone? È questo "due popoli, due Stati"? Cominciamo a dire che lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina devono stare dove sono, quindi Gaza ha diritto di stare in Palestina, perché è Palestina. Non si fa il reso, come qualcuno pensa di fare. Questo è il dato: bisogna condannare e non ho sentito nessuno farlo. Anzi, molti di coloro che difendono Israele non parlano di questa cosa.
Si dice due popoli, due Stati, ma secondo voi, con tutto ciò che è accaduto e sta accadendo, le persone ci credono ancora, se non si stabilisce, ad esempio, che i coloni ritornino negli spazi che c'erano precedentemente, senza l'allargamento fatto e che Gaza rimanga palestinese, dando quindi continuità allo Stato palestinese? Questo è il dato: il riconoscimento del popolo palestinese significa riconoscere che esiste lì e non da un'altra parte dove si spostano i cittadini. (Applausi). Tutti hanno il diritto di vivere in sicurezza.
Certo, sappiamo tutti, compreso chi ha presentato la mozione, che oggi non c'è un Governo del popolo palestinese. Diciamocelo chiaro: in tutti questi anni, Hamas ha utilizzato anche le questioni dei palestinesi, ma non c'è dubbio che il primo ad averlo fatto sia stato Netanyahu, che ha cercato di mettere in discussione il Governo legittimo che era stato eletto in Palestina.
Affermare oggi il diritto dei palestinesi di avere uno Stato non è un'invenzione. Potrei domandare il contrario: ha diritto solo Israele di esistere in quel territorio? Penso che nessuno di noi sarebbe d'accordo. Se hanno diritto di esistere anche la Palestina e i palestinesi, qual è lo spazio? Diciamo a Israele che deve ritornare nei confini di quando sono stati fatti gli accordi. Non si può chiedere agli uni e permettere invece agli altri di fare qualsiasi cosa.
Oggi siamo di fronte al fatto che serve un atto politico forte; dovrebbe essere il Governo a riconoscere lo Stato palestinese, quindi a dare forza a chi vuole davvero una trattativa di pace di costruire una soluzione duratura, che non sia messa in discussione ogni giorno. Questo è quanto si chiede: riconoscere in quanto tale. Continuare a rinviare vuol dire invece riconoscere che l'unico interlocutore - in questo caso, terroristico - sarebbe il Governo di Israele, da una parte, e i terroristi di Hamas, dall'altra. Questo è il riconoscimento che ritenete giusto? Francamente non va bene. Se non vogliamo questo, dobbiamo dare spazio al popolo palestinese.
Questa è la ragione per cui voteremo convintamente a favore della mozione, che non risolve tutti i problemi, ma fissa certamente un punto fermo con cui noi affermiamo che ci sono due popoli e due Stati. È un modo per andare avanti. Non riconoscere ciò significa che nel frattempo si riconosce che esiste un solo Stato e non è accettabile. (Applausi).
DE ROSA (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE ROSA (FI-BP-PPE). Signor Presidente, desidero annunciare il voto contrario dei senatori di Forza Italia-Berlusconi Presidente e chiedere di poter consegnare il testo scritto del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.
MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). Signor Presidente, anche considerando gli interventi dei colleghi e delle colleghe che mi hanno preceduta, specialmente della maggioranza, partiamo dal ricordare quali sono le richieste formulate in questa mozione.
Con l'atto che stiamo esaminando, si chiede un impegno al Governo di riconoscere pienamente e formalmente lo Stato di Palestina nei confini del 1967, secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite, e di proporre e sostenere in tutte le sedi internazionali idonee l'adozione di un atto analogo da parte di tutti i Paesi membri dell'Unione europea, da intendersi come fondamentale contributo per il riavvio del processo e del negoziato di pace e come elemento ineludibile nell'ambito della lotta al terrorismo di stampo fondamentalista.
Queste sono le richieste di cui si sta parlando, ma facciamo ora un po' di cronistoria di questa mozione, che reca come data della prima presentazione il 24 gennaio 2024, ossia un anno fa. Per pura combinazione, poi, è stata messa all'ordine del giorno di quest'Assemblea il 28 gennaio del 2025, cioè un anno dopo, e per tragica ironia il giorno seguente all'ottantesimo anniversario della Giornata della memoria, alla cui celebrazione il Premier dello Stato di Israele non ha potuto partecipare perché, nel frattempo, era stato raggiunto da un mandato di cattura per crimini di guerra e contro l'umanità del Tribunale penale dell'Aja. Quella è stata anche la giornata in cui il Ministro degli esteri Tajani ci ha regalato la sua prima perla, già entrata negli annali, in cui ha affermato che la Corte penale dell'Aja non è la bocca della verità. Con questa affermazione il Governo inizia un'opera di picconamento e di delegittimazione degli organismi internazionali preposti al rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, che culmina nel riaccompagnare a casa su un volo di Stato il criminale internazionale Almasri (Applausi), vergogna per la quale noi ancora aspettiamo che la presidente del consiglio Meloni, sparita nel frattempo dai radar, si presenti qui in Aula e venga a riferire al Parlamento e quindi al popolo italiano. (Applausi).
Torniamo alla storia di questa mozione: per varie vicissitudini, ci troviamo invece a discuterla oggi, il 19 febbraio, ossia a distanza di un mese da quando era stata messa in calendario; in un mese, però, lo scenario politico e internazionale si è trasformato al punto che non sembra più lo stesso. Un mese fa, infatti, colleghi e colleghe, avrei ancora potuto fare appello e citare la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni, quando al vertice del Cairo per la pace aveva affermato perentoria: «Il popolo palestinese deve avere il diritto a essere una Nazione che si governa da sé, in libertà, accanto a uno Stato di Israele al quale deve essere pienamente riconosciuto il diritto all'esistenza e il diritto alla sicurezza. Su questo l'Italia è pronta a fare assolutamente tutto ciò che è necessario». Tutto ciò che è necessario, al punto che poco dopo Meloni getta il nostro Paese nella vergogna, astenendosi su due risoluzioni proprio in sede ONU che chiedevano il riconoscimento dello Stato di Palestina e il cessate il fuoco.
Cosa è davvero cambiato nel giro di questo mese? Il 20 gennaio scorso il suo guru, il suo mentore - oggi possiamo dire con assoluta certezza: il suo capo - si è insediato ufficialmente quale Presidente degli Stati Uniti; Trump è tornato a essere Presidente degli stati Uniti. Una curiosa coincidenza vuole che il giorno seguente, il 21 gennaio, sia iniziata l'operazione israeliana Muro di ferro in Cisgiordania, con incursioni terrestri e raid aerei che hanno causato fino a 55 morti, la distruzione di quattro campi profughi e lo sfollamento di 45.000 civili. Soprattutto però nel frattempo è successa un'altra cosa: Jared Kushner, uomo d'affari e genero di Trump, ha investito grandi sostanze in alcune società israeliane, tra cui la Phoenix Financial, società nota per finanziamenti immobiliari negli insediamenti all'interno dei territori occupati della Cisgiordania. Ed è proprio lui - guardate un po' - a lanciare per primo l'idea e a dire come Gaza sia un'area potenzialmente interessante di sviluppo immobiliare: le proprietà sul lungomare potrebbero essere molto preziose e, osservando il lungomare di Gaza, dice che è di gran pregio e che Israele può spostare tutti gli abitanti e ripulirlo. La butta lì, per vedere un po' l'effetto che fa: poco dopo, è proprio il Presidente degli Stati Uniti a parlare apertamente di deportazione dei palestinesi.
Non è vero, però, che usa la parola «deportazione»: Trump nel suo ultimo discorso non usa né la parola «deportazione», né la parola «palestinesi»; dice che quel posto, Gaza, è pericoloso e pieno di macerie e che le persone che ci vivono, se ci tornano, potrebbero incappare in altri pericoli: è meglio che se ne vadano. Non ha neanche il coraggio di dire qual è il piano. I palestinesi sono spariti dal radar, non vengono neanche menzionati; la Palestina già non esiste più nella mente del vostro guru Trump, è già sparita.
C'è questo meraviglioso progetto che sembra una presa in giro, ma c'è davvero da preoccuparsi, perché poi di fronte a tale delirio crudele non si è sentita volare una mosca da parte del Governo italiano. Anzi, Tajani ci ha regalato la seconda perla storica, direttamente da Israele; sperando forse che il fatto che la farfugliava in inglese attutisse un po' il colpo, è incappato in un cortocircuito logico. Infatti, il Ministro degli affari esteri italiano ha avuto il coraggio di dire che in questo momento non si può riconoscere lo Stato di Palestina, perché la Palestina non esiste, quindi è impossibile riconoscere uno Stato che non esiste. Ecco, saremmo alla tragicommedia, se non fosse assolutamente drammatico.
Questa è una comicità involontaria, ma, colleghe e colleghi, noi non siamo ingenui e ci rendiamo ben conto di tutte le difficoltà che ci sarebbero nel riconoscere lo Stato di Palestina, oggi che Hamas mette sui propri show per dimostrare di avere ancora il controllo del territorio. Sono settantasette anni che non è il momento giusto per riconoscere la Palestina. È chiaro che è richiesta reciprocità, è ovvio: pensate che non vogliamo anche noi che sia reciproco il riconoscimento della Palestina da parte di Israele e di Israele da parte della Palestina? Vi è però un dato di fatto e forse avete ragione a dire che questo è il momento meno adatto per riconoscere lo Stato di Palestina, visto che avete dichiarato e dimostrato in ogni sede di essere servi del satrapo Trump e quindi farete tutto quello che vi chiede. (Applausi). Pertanto, le parole pronunciate prima dalla presidente del Consiglio Meloni non contano più niente.
Tuttavia, come Gruppo MoVimento 5 Stelle, noi continuiamo a ritenere invece che sia nostro dovere morale chiedere ancora un sussulto di dignità per il nostro Paese e che invece lo Stato di Palestina si riconosca, perché è l'unico modo per procedere davvero a una pace in quel martoriato territorio. (Applausi).
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, se si voleva arrivare a un documento condiviso, direi che sicuramente chi mi ha preceduto non ha creato le condizioni per arrivarci. Tra l'altro, la proposta del Governo è stata formulata e non è stata accettata.
Rispetto alle accuse per cui questo Governo sarebbe chino nei confronti di Trump, non mi sembra che la presidente del Consiglio Meloni sia stata salutata con «Giorgina», ma un «Giuseppi» ce lo ricordiamo tutti. (Applausi).
Intervenire su un tema di enorme importanza e complessità richiede riflessione e senso di responsabilità. La questione del riconoscimento dello Stato di Palestina non può essere affrontata senza considerare il contesto attuale, profondamente segnato dal conflitto in corso, che ha avuto tragiche conseguenze per entrambe le popolazioni coinvolte.
Il popolo palestinese ha certamente diritto a un futuro di pace, stabilità e autodeterminazione, ma questo diritto non può realizzarsi in uno scenario segnato dalla violenza e dalla presenza di forze come Hamas, il cui attacco del 7 ottobre scorso ha sconvolto il mondo con la sua brutalità. È nostro dovere ribadire la condanna totale di quegli atti e in particolare lo dobbiamo fare oggi, nell'attesa della consegna dei cadaveri di Ariel e Kfir, di quattro anni e un anno, unitamente a quello della loro mamma. (Applausi).
Oggi ancora di più la stabilizzazione della Regione e la prospettiva di uno Stato palestinese richiedono anzitutto un percorso serio e sostenibile verso la pace. Non possiamo ignorare che questo processo passi inevitabilmente attraverso il pieno riconoscimento dello Stato di Israele e il rifiuto di qualsiasi ruolo di potere per Hamas, che con le sue azioni continua a rappresentare una minaccia alla sicurezza della Regione e un ostacolo per il futuro della popolazione palestinese stessa.
In questo senso la strada indicata dagli Accordi di Abramo rappresenta un modello da perseguire e ampliare. La normalizzazione delle relazioni tra Israele e i diversi Paesi arabi, promossa dall'amministrazione Trump, ha dimostrato che una pacificazione è possibile anche in un contesto così difficile.
Allargare questa rete di accordi a nuovi partner potrebbe creare le condizioni per un clima più favorevole e una soluzione negoziata e stabile che comprenda anche il futuro Stato palestinese. Il recente cessate il fuoco e gli sforzi diplomatici internazionali costituiscono segnali incoraggianti, ma dobbiamo essere chiari: non basta un atto formale per risolvere un conflitto così radicato, serve un impegno globale, coordinato per garantire che il percorso verso la creazione di uno Stato palestinese sia fondato sulla sicurezza, sul rispetto reciproco e sulla fine di ogni forma di terrorismo.
Per queste ragioni, condividiamo l'obiettivo ultimo di vedere i due Stati convivere in pace e sicurezza, ma riteniamo indispensabile lavorare prima di tutto per creare le condizioni che rendano quest'obiettivo realizzabile. Senza una stabilizzazione dell'area, senza un reale processo di pacificazione e senza la piena accettazione del diritto di Israele a esistere, ogni riconoscimento rischierebbe di essere solo simbolico e non contribuirebbe alla soluzione del conflitto.
L'Italia, come sempre, continuerà a sostenere gli sforzi diplomatici e a lavorare per un futuro in cui la pace prevalga sulla violenza. Per tutti questi motivi annunciamo il voto contrario alla mozione. (Applausi).
DELRIO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELRIO (PD-IDP). Signor Presidente, dico subito che noi esprimeremo un voto favorevole sulla mozione al nostro esame, anche se forse avremmo voluto una maggiore unità di quest'Assemblea su un argomento così delicato. La tradizione diplomatica e di politica estera del Governo italiano è sempre stata a favore della soluzione due popoli due Stati. Credo quindi che oggi abbiamo perso un'occasione per dare un segnale molto forte di come siamo vicini e non siamo obbligati a scegliere.
Cari amici e colleghi, lo voglio dire con molta chiarezza: nessuno di noi sceglie tra il padre e il figlio. (Applausi). Io ho padri e figli. Nessuno di noi sceglie. Gli ebrei sono i nostri padri, sotto tanti punti di vista, compreso quello culturale e religioso; gli amici arabi sono, da un punto di vista religioso, i nostri "figli". Nessuno sceglie. Qui non si tratta di prendere parte oggi, ma di riconoscere un diritto. Questo è il punto fondamentale. Martin Buber, un grande filosofo esponente del chassidismo e anche del sionismo, diceva che la terra può santificare l'uomo, ma può anche trascinarlo in basso e istigare la sua presunzione contro lo spirito. È questo ciò a cui stiamo assistendo in questo momento.
Vi è un malinteso rapporto idolatrico con la terra. I fanatici islamisti di Hamas dicono: "dal fiume al mare". È la stessa cosa che dicono gli haredim, i fanatici religiosi ultraortodossi ebrei: "dal fiume al mare". L'universo si espande, lo sapete, l'universo ogni minuto si espande; ma la terra di Israele non si espande, è sempre quella. Per cui la convivenza è inevitabile, non è una scelta, a meno che qualcuno, che si occupa più di diritto immobiliare che di diritto internazionale, non pensi che ci sia un problema di deportazione. (Applausi). Se pensiamo che l'unica soluzione sia la deportazione, è evidente che i problemi della politica internazionale non si risolvono.
Di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando del riconoscimento dello Stato di Palestina, quindi del riconoscimento di un popolo. Non vi è nessun divieto di riconoscimento. Il Governo italiano può fare questo atto, due terzi dei membri dell'ONU hanno già fatto questo atto. Ci sono diversi Paesi europei (Svezia, Slovacchia, Spagna, Irlanda, Norvegia, Slovenia, Bulgaria, Ungheria, Polonia, Romania) che hanno riconosciuto lo Stato di Palestina. Non è un atto di insurrezione e non è un atto contro Israele. Questo deve essere molto chiaro.
Io sono molto contrario al fatto che in quest'Aula, per supportare il diritto dello Stato di Palestina a esistere e il diritto del popolo palestinese ad avere una Nazione, si debba per forza attaccare il Governo israeliano. Non è questo il problema. Lo Stato di Israele ha avuto il suo diritto a esistere, il diritto alla terra, il diritto a ritornare al suo popolo. Vi leggo quello che disse Ben Gurion e che fece inserire nella dichiarazione di indipendenza di Israele: la terra d'Israele è stata la culla del popolo ebraico. Qui si è formata la sua identità spirituale, religiosa e politica. Dopo essere stato espulso forzatamente dalla sua terra, il popolo le è rimasto fedele e non ha mai smesso di pregare e di sperare per il suo ritorno a casa.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,39)
(Segue DELRIO). Queste stesse parole, amici, possono essere applicate al popolo palestinese. Possono e devono essere applicate al popolo palestinese, perché il principio etico universale dell'autodeterminazione, il diritto naturale del popolo ebraico è anche il diritto naturale e il principio dell'autodeterminazione del popolo palestinese. Questo è il punto fondamentale, questo è il discorso su cui ci dobbiamo concentrare. (Applausi).
E non riconosceremo Hamas, che ha fatto una specie di colpo di Stato per impossessarsi della Striscia di Gaza. Vorrei ricordare la storia: l'Autorità nazionale palestinese è il rappresentante del popolo palestinese e vorrei ricordarvi che Arafat nel 1993 scrive a Rabin esattamente questo, cioè che l'OLP riconosce il diritto dello Stato di Israele a vivere in pace e sicurezza e approva le risoluzioni del Consiglio di sicurezza. Quindi il problema del riconoscimento di Israele da parte dell'Autorità nazionale palestinese è un problema già risolto. Se noi dicessimo che neghiamo il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato perché c'è Hamas, è come se avessimo negato - lo dico all'amico Scalfarotto, che stimo - il diritto dello Stato di Israele a esistere perché c'era la banda Stern che faceva gli attentati. Non si può! (Applausi).
Il diritto è nel popolo, non è in quelli che hanno preso possesso del popolo, in quelli che violentemente e vergognosamente stanno ricattando il popolo palestinese, come quelli di Hamas, che lo hanno costretto a soffrire le pene dell'inferno per il loro delirante progetto di egemonia islamista. Questo è il punto. Non avremmo riconosciuto lo Stato di Israele, se avessimo visto quello che succedeva (gli attentati ai britannici e così via).
Noi siamo qui oggi a discutere di questo, del diritto all'autodeterminazione e del fatto che il Governo italiano, nella scia di una tradizione europea e di una cultura del diritto all'autodeterminazione dei popoli, pensi che la convivenza sia possibile. Servirebbe un po' più di coraggio e un po' più di attenzione da parte del Governo, nonostante avremmo voluto un accordo anche sulla formulazione del Governo, perché la pace richiede coraggio e anche la diplomazia richiede coraggio, non richiede che siano gli altri a muoversi, signor Sottosegretario. (Applausi). Non dobbiamo aspettare che sia Trump a riconoscere lo Stato palestinese, perché, quando lo farà lui, arriveremo tardi, come sull'Ucraina, come sull'Unione europea, eccetera eccetera. (Applausi).
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signora Presidente, se non fossi di ritorno da due giorni al Parlamento europeo di Bruxelles, dove in questa difficile situazione e accumularsi di crisi geopolitiche e di guerre si è parlato anche e soprattutto di disinformazione, di false notizie, di riscritture della storia che portano a guerre e a conflitti; se non fosse così immediato il ricordo di quello che ho sentito ieri sulla disinformazione e sulla misinformazione volutamente portata per difendere a tutti i costi le ragioni di una parte aggredita rispetto a un'altra parte aggressore, forse non avrei collocato la mozione, sulla quale oggi Fratelli d'Italia esprime un voto nettamente e completamente contrario, nel novero degli atti parlamentari che sono ispirati e motivati da una volontà di raccontare falsità, di negare il corso della storia. Un corso che è stato già descritto da alcuni interventi precedenti ricordando alcune precise situazioni e percorsi giuridici e negoziali, come ha fatto la senatrice Gelmini poco fa. Non avrei puntato l'attenzione su cos'è la mozione che sarà messa al voto oggi e sulla quale esprimo sin d'ora un parere fortemente contrario, e non l'avrei qualificata automaticamente nel novero della disinformazione e della riscrittura della storia.
Dico subito che ci sono state voci che si sono spese a favore di una parte sola, che per molti versi è la parte dell'aggressore, sicuramente Hamas con il 7 ottobre, e l'Iran con tutta la sua rete di proxy che ancora si muove a sostegno di tutti gli aggressori che abbiamo perfino in Europa in questi giorni. Se guardiamo alla realtà di questo mondo di aggressione contro Israele, onestamente non possiamo trascurare che poco più di un anno fa - credo fosse a gennaio del 2024 - un membro di questo Senato, che ha parlato anche poco fa, ha preso l'iniziativa di ospitare un convegno in un'Aula del Senato per consentire e per incoraggiare la special rapporteur, la rapporteur dei diritti umani in Palestina, dottoressa Albanese, a pronunciarsi su qual è la causa delle violazioni dei diritti umani in Palestina. Potrei anche leggere il suo intervento, perché ce l'ho sott'occhio, ma lo riassumo: il problema dei diritti umani in Palestina e in Medio Oriente è Israele; se non ci fosse Israele, i diritti umani sarebbero rispettati.
Ci rendiamo conto cosa significa invitare propagandisti delle Nazioni Unite a diffondere, attraverso la comunicazione del nostro Parlamento e attraverso i media che si collegano, messaggi di odio antisemita e di azione a priori anti-Israele come Stato membro delle Nazioni Unite e che è legittimamente parte degli organismi e degli organi delle Nazioni Unite?
Il guardare solo a questo, solo all'attacco verbale contro un Paese membro dell'ONU, è una cosa che non dovrebbe essere parte neanche di una mozione e di una descrizione della storia quale quella che fa parte di questa proposta di documento.
Fratelli d'Italia è molto chiaro, come è chiarissimo il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sull'obiettivo dei due popoli per due Stati che vivono in condizioni di sicurezza e di mutuo riconoscimento reciproco fra di loro e fra gli Stati della regione. E molto appropriatamente il ministro Tajani si è espresso durante la sua recente visita in Israele con questi termini. Il Governo italiano - ha detto nell'incontro con il Ministro Sa'ar - afferma la soluzione dei due Stati. Una soluzione per cui il futuro Stato palestinese dovrà riconoscere Israele ed essere riconosciuto da Israele. Tuttavia, oggi è impossibile per noi riconoscere uno Stato palestinese, perché non c'è. Non c'è uno Stato palestinese. È uno Stato governato da Hamas in gran parte del suo territorio: a Gaza e in Cisgiordania, a Tulkarem Jenin e in altri centri. È uno Stato dove l'autorità palestinese non ha una consistenza legittimata da elezioni recenti. È uno Stato la cui forza prevalente teorica, che è quella dell'autorità palestinese di Al Fatah, non riconosce neppure esplicitamente l'esistenza dello Stato di Israele in Palestina.
Il voto nettamente contrario alla mozione presentata dal MoVimento 5 Stelle è motivato dal fatto che essa contiene dei passaggi assolutamente fuorvianti, basati su una narrazione distorta di quanto accaduto in Medio Oriente dal 7 ottobre 2023 ad oggi ed anche da prima del 7 ottobre. La crisi di oggi non è affatto ascrivibile, come detto nella mozione, a motivi conflittuali storici, ma solo e soltanto a un odio genocidario e antisemita.
L'orrore dell'intera guerra a Gaza ricade interamente su Hamas e non è tollerabile alcun sì, ma, però, forse. L'uso gigantesco delle strutture civili, di quelle dell'Hurva, delle gallerie, della gente usata deliberatamente come scudi umani, perché, come Sinwar, il precedente leader di Hamas, ha sempre ammesso: ci serve il sangue dei palestinesi.
Nella mozione del MoVimento 5 Stelle si parla di rappresaglia indiscriminata di Israele con licenza di uccidere. Mi chiedo: ma dov'erano i firmatari di questa mozione il 7 ottobre 2023, quando più di mille innocenti sono stati trucidati? Dove erano, mentre scorrevano sui nostri video, sulle nostre televisioni, le immagini degli ostaggi torturati, fisicamente e moralmente, prima della liberazione e ancora trattenuti e usati, persino forzando la Croce rossa internazionale, a far passare quei teatri orrendi di propaganda con delle vittime che avevano patito e continueranno a patire, le cui famiglie e loro stessi - è stato citato il caso dei bambini Bibas - hanno dovuto rendersi conto soltanto al momento della liberazione da quell'inferno che i loro figli più piccoli erano stati orrendamente uccisi o addirittura bruciati nelle gallerie?
Nella mozione non c'è alcun riferimento al terrorismo e all'antisemitismo di Hamas: lo stesso delle altre organizzazioni a regia iraniana. Anzi, è scandaloso un riferimento, nella stessa mozione, a Marwan Barghouti, un terrorista pluricondannato all'ergastolo, che ha guidato la seconda Intifada e che ha causato quasi duemila vittime, con terroristi che hanno compiuto enormi attentati, in Israele e non soltanto in Israele, ma anche nei territori palestinesi. Hanno compiuto attentati sugli autobus, nei cinema, nelle pizzerie.
Questo signore, Marwan Barghouti, i firmatari della mozione hanno sottoscritto che è il Mandela palestinese. Il Mandela palestinese: un oltraggio terribile a un eroe della libertà, della lotta contro l'apartheid e dell'affermazione dei diritti umani e del senso umanitario. (Applausi). Quindi, ci sono delle persone in quest'Aula che danno a Marwan Barghouti l'immagine, il diploma, la credibilità di un eroe dell'umanità come era Nelson Mandela.
Nella mozione si parla anche di detenzione arbitraria di migliaia di palestinesi, che sono liberati a centinaia per ogni ostaggio che viene rilasciato, magari anche per i corpi degli ostaggi che vengono rilasciati. È questa la detenzione arbitraria di decine e decine di terroristi condannati all'ergastolo, come pure Marwan Barghouti è stato. Decine e decine di terroristi che vengono liberati unicamente come scambio, ma che certamente non sono in alcuna detenzione arbitraria nelle carceri israeliane. Sono detenuti dopo processi che seguono la giustizia israeliana di uno Stato di diritto, di una giustizia che è persino in grado di perseguire dei militari e di contrapporsi a centinaia di indagini aperte per operazioni militari svolte non solo oggi, ma anche in passato. È addirittura una giustizia che è stata in grado di perseguire perfino dei Primi Ministri e dei Capi di Stato di Israele. Sono esempi molto rari nel mondo nel quale viviamo.
Su questi terroristi, perché condannati da Israele, automaticamente si mette l'etichetta secondo cui "sono in reclusione arbitraria", perché tutto quello che viene dalla giustizia israeliana, diversamente dalla giustizia internazionale, è arbitrario.
Queste sono alcune considerazioni che già dicono molto sul valore modesto e negativo della mozione che viene presentata.
PRESIDENTE. La invito a concludere.
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Vorrei concludere tornando alle mie prime parole sul tema della disinformazione. Questo tipo di operazioni politiche sono un elemento di disinformazione e di riscrittura di falsità storiche che provocano soltanto altri conflitti, altro terrorismo e altra guerra. È per questo che votiamo contro, perché non vogliamo tutte queste conseguenze e tutte queste cose. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo classico «Nicola Spedalieri» di Catania, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione della mozione n. 83 (testo 2) (ore 17,52)
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere la firma alla mozione in esame.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 83 (testo 3), presentata dalla senatrice Maiorino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Seguito della discussione della mozione n. 97 sulle iniziative volte a sostenere il processo di pacificazione tra Armenia e Azerbaijan (ore 17,53)
Approvazione della mozione n. 97 (testo 2)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della mozione 1-00097, presentata dal senatore Scalfarotto e da altri senatori, sulle iniziative volte a sostenere il processo di pacificazione tra Armenia e Azerbaijan.
Ricordo che nella seduta del 28 gennaio scorso si è svolta l'illustrazione e che il vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Cirielli, ha espresso, a nome del Governo, un parere in parte favorevole e in parte contrario sulle premesse della mozione e un parere favorevole sugli impegni, con riformulazione degli stessi e con l'aggiunta di un ulteriore impegno.
Il senatore Scalfarotto ha dichiarato di non accettare la riformulazione proposta dal Governo nel suo complesso. Inoltre, si sono svolti alcuni interventi in dichiarazione di voto. Quindi, l'Assemblea, su proposta del senatore Malan, ha deliberato il rinvio della trattazione alla seduta odierna.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signora Presidente, la ringrazio anche per aver riepilogato quello che è successo in quella seduta piuttosto concitata di un paio di settimane fa.
La mozione che stavamo votando era firmata da tutti i Gruppi presenti in Aula, firmata dalla presidente della Commissione esteri, senatrice Craxi, dal vice presidente, senatore Menia, e dai rappresentanti di tutti i Gruppi. Nonostante questo, quindi che ci fosse un accordo di tutto il Senato, il Governo è intervenuto suggerendo delle sostanziali riformulazioni ed è per questo che non abbiamo accettato. Poi ci siamo fermati per valutare, posto che c'era un accordo complessivo da parte dell'Assemblea, se si riusciva a far propri alcuni dei suggerimenti del Governo. Sempre con l'accordo di tutti (perché i rappresentanti di tutti i Gruppi sono stati coinvolti, così come la senatrice Craxi e il senatore Menia), siamo riusciti ad arrivare a una nuova formulazione che sottopongo nuovamente al Governo, sperando che questa volta, visto che siamo tutti d'accordo, sia allineato non solo con la sua maggioranza, ma anche con l'opposizione.
Riepilogo brevemente cosa abbiamo cambiato. La mozione, come detto anche dal presidente Casini, era molto equilibrata nel senso che, proprio per avere il consenso di tutti, non prendeva parte per nessuno dei due Paesi in questione, ma cercava soltanto di stabilire un ruolo attivo dell'Italia per spingere le due parti a giungere a soluzioni negoziate e non militari. Abbiamo cercato di mantenerla sempre molto equilibrata e vi dico cosa è cambiato.
Nel primo punto delle premesse, il Governo ha tenuto molto a fare in modo che scrivessimo che il Nagorno Karabakh si trova all'interno dei confini internazionalmente riconosciuti della Repubblica dell'Azerbaijan. Questo non era scritto prima. Abbiamo detto che, tradizionalmente, la regione è stata però abitata a maggioranza da cittadini di etnia armena.
Al quarto punto il Governo ci ha chiesto di inserire un profilo relativo al tema dello sminamento dei territori. Lo abbiamo scritto; se ci sono territori da sminare, che lo si faccia.
Ancora, il Governo ci ha chiesto di eliminare i numeri dei morti e dei feriti che avevamo indicato con precisione. Quindi adesso è scritto soltanto che ci sono stati morti e feriti da entrambe le parti.
Il Governo ci ha chiesto di rettificare il numero di 120.000 armeni che avevano dovuto lasciare il territorio e scrivere che erano 100.000. Ha fatto anche un'altra richiesta, a fronte di queste persone che, come sappiamo, erano rimaste chiuse nel Nagorno Karabakh, perché il corridoio di Lachin (che era l'unica strada che consentiva il rifornimento di medicine e viveri) era stato chiuso dagli azeri e, quindi, erano dovute andare via a seguito della ripresa della guerra nel 2023. Il Governo ha voluto che indicassimo che ci sono gli armeni che hanno dovuto lasciare il Nagorno Karabakh (che abitavano da sempre con tutte le loro insegne, i loro monumenti, in ricordo anche della loro religione cristiana), ma anche che ci sono degli sfollati azeri che devono rientrare nelle loro case nelle aree circostanti il Nagorno Karabakh e che hanno problemi a farlo per via dello sminamento dei territori.
Il Governo ha anche chiesto di eliminare un elemento di condizionalità che noi avevamo introdotto. Avevamo scritto che il Governo si facesse portatore di un rafforzamento della collaborazione economica, condizionandolo però al fatto che le due parti procedano pacificamente. Ci è stato fatto notare che nel diritto internazionale questa condizionalità non sarebbe opportuna. Abbiamo provato a rispondere che questo atto non ha effetto sul piano internazionale, in quanto è un atto interno di indirizzo politico del Parlamento nei confronti del Governo, che poi a livello internazionale fa quello che deve (sappiamo bene che la potestà, in politica estera, appartiene al Governo). Abbiamo comunque accondisceso a questa condizione, ma indicando che questo rafforzamento delle relazioni economiche tra Italia, Armenia e Azerbaijan deve essere non solo intenso, ma anche molto bilanciato. Chiediamo al Governo che tutti gli sforzi che vengono fatti nei confronti di una parte siano fatti anche nei confronti dell'altra. Quindi, mai si deve dare l'impressione che, per qualche ragione, vi sia una maggiore intensità nei confronti di una delle due parti in causa rispetto all'altra. Pensiamo che la cooperazione economica possa incentivare le due parti a procedere ancora verso accordi che risolvano le questioni politicamente e non militarmente. Crediamo che se l'Italia stringe i rapporti in modo intenso e bilanciato con le due parti in causa, questo può servire anche - lo abbiamo detto - come una gentile pressione nei confronti di Armenia e Azerbaijan, proprio perché nel Caucaso meridionale non sorgano altre crisi. Su questo testo c'è l'accordo di tutti i Gruppi, l'ho anticipato ai Gruppi di opposizione, ma so che la senatrice Craxi ha fatto lo stesso anche con i Gruppi di maggioranza. Credo che abbiamo preso atto di alcune preoccupazioni del Governo, mi sembra insomma che abbiamo raggiunto un accordo soddisfacente che consente all'Italia, anche dal punto di vista parlamentare, di essere protagonista in questa vicenda nella quale il ministro Tajani - va riconosciuto - ha avuto sempre un atteggiamento molto proattivo. Ricordiamo l'incontro che ha avuto un paio di assemblee generali fa con i due Ministri degli esteri delle due parti in causa, quindi è un modo che ha il Parlamento per chiedere al Governo di continuare questa sua proattività, perché nonostante ci siano tante crisi nel mondo, il Senato non dimentica la crisi che c'è stata tra Armenia e Azerbaijan ed è naturalmente vicino alle due popolazioni, preoccupato per il mantenimento dell'eredità storica di quelle terre. L'Italia vuole essere vicina e presente, essendo uno dei Paesi del G7, fondatore dell'Unione europea, uno dei Paesi politicamente più rilevanti del mondo.
PRESIDENTE. Chiedo al rappresentante del Governo se ha avuto contezza della riformulazione e, in tal caso, di esprimere il proprio parere.
SILLI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Signor Presidente, esprimo parere favorevole.
PRESIDENTE. Avverto che la mozione, nel testo riformulato, è stata sottoscritta da tutti i Gruppi.
Passiamo dunque alla votazione della mozione nel nuovo testo.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, ho già parlato abbastanza, quindi intervengo soltanto per esprimere la nostra soddisfazione sia per il parere del Governo, sia per il lavoro svolto da tutti i Gruppi. Desidero esprimere un vivo ringraziamento alla presidente Craxi e al vice presidente Menia e anche al vice ministro Cirielli per aver così attivamente partecipato al processo, scrivendo anche una lettera a tutti noi, un fatto forse senza precedenti, che però prendiamo come un segno della passione con la quale gestisce il proprio ruolo. Ringrazio, naturalmente, tutti i Gruppi, sperando che questa nostra mozione possa parlare anche alle rappresentanze diplomatiche dei due Paesi a Roma, come un messaggio di pace e di incoraggiamento da parte del Senato per la continuazione dei rapporti. Ringrazio moltissimo anche gli Uffici che, come sempre, sono a disposizione e ci aiutano, porgendoci la loro straordinaria competenza tecnica. Ringraziando davvero tutti, quindi, spero che riusciamo finalmente ad approvare questo importante documento. (Applausi).
Signor Presidente, deposito agli atti il nuovo testo della mozione.
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, intervengo brevemente, non per sminuire la decisione, ma anzi proprio per dire chiaramente che siamo favorevoli a questa mozione. Siamo anche contenti che alla fine si sia trovata una soluzione, perché quanto era emerso la volta precedente apriva certamente un conflitto. Vorrei sottolineare, però, la necessità di non dimenticare mai qual è la situazione e che di fronte a un conflitto ci sono persone che perdono la casa e il lavoro, c'è una situazione di precarietà e quindi è necessario operare a tutti i livelli per far sì che queste persone trovino una vita migliore di quella che hanno avuto e che hanno ora. L'importante è che dal punto di vista internazionale ci siano gli aiuti necessari perché poi, al di là delle parole, contano i fatti.
Come Alleanza Verdi e Sinistra voteremo a favore della mozione, di cui io stesso sono firmatario.
DE ROSA (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE ROSA (FI-BP-PPE). Signora Presidente, colleghi, se sei umano mescolati agli esseri umani, perché gli umani stanno bene tra di loro. Questo scriveva il poeta azero Nizami Ganjav. Nelle plaghe d'Oriente sia pace sulla terra, aggiungeva l'armeno Daniel Varujan.
La questione della convivenza tra armeni e azerbaigiani è aperta da sempre e rappresenta il nervo scoperto del Caucaso; in un crescendo di tensioni si è giunti a veri e propri conflitti, a guerre che hanno segnato con il loro dramma anche il recente passato. Le differenze e le divisioni sono nutrite di ragioni etniche, sociali e religiose; hanno prodotto scontri che hanno attraversato anche tutta la modernità e che sono stati sopiti, ma non risolti, nei periodi in cui i due popoli sono stati sotto il giogo prima dell'impero russo e poi di quello sovietico.
Con l'atto di indirizzo oggi in discussione il Governo italiano viene sollecitato a intensificare gli sforzi affinché i due Paesi abbandonino le logiche della contrapposizione e il ricorso all'utilizzo della forza, sedendosi al tavolo del confronto diplomatico e costruttivo, volto al superamento delle controversie per pavimentare insieme il cammino della pace. Fondamentalmente, anche la leva della cooperazione con Baku e Yerevan è un tassello che potrebbe completare il mosaico, in un'ottica di promozione della crescita economica e sociale che possa farsi volano di pace e benessere per le popolazioni della regione.
La guerra che investe il vicino quadrante ucraino ha inevitabili ripercussioni negli equilibri tra Azerbaijan e Armenia per il ruolo stesso della Russia, che da sempre esercita un'influenza decisiva nel Caucaso. Né va sottovalutato il relativo e recente cambio di regime a Yerevan, che ha prodotto un avvicinamento del Paese all'Europa occidentale, fino all'approvazione di un disegno di legge per dare avvio a un processo di adesione all'Unione europea.
Abbiamo chiesto che si investa sul dialogo, assumendo come base i principi di Madrid, certamente perfettibili e peraltro non siglati da nessuno dei soggetti coinvolti nella crisi, da loro diversamente interpretati sulla questione centrale della definizione della questione statuale, ma che rappresentano l'unica base esistente per dare linfa e spinta propulsiva a una prospettiva di pace.
In questo frangente, però, nessuno pensi di poter approfittare di una serie di circostanze per annettere territori, magari approfittando del sostegno dei rispettivi alleati, i quali a loro volta devono guardarsi dalla tentazione di agire sulla crisi per regolare altri conflitti. Tanto è vero che l'Armenia, dopo il cessate il fuoco del 2023, ha riconosciuto l'integrità territoriale dell'Azerbaijan e dunque la sua sovranità sul Nagorno Karabakh.
Bisogna inoltre ricordare che l'Italia e l'Unione europea nel suo complesso hanno profondi legami economici e culturali con le due repubbliche caucasiche e pertanto possono, anzi devono fare leva su questo e sulle proprie capacità diplomatiche per porre fine alla spirale della violenza e scongiurare così ulteriori crisi umanitarie. Una prospettiva di pace è possibile solo se negli orizzonti concettuali dei player coinvolti maturerà il convincimento che le ragioni della stabilizzazione, dello sviluppo e della prosperità sono assai più vantaggiose per i popoli e per gli Stati, anziché gli scontri e le idiosincrasie. L'Italia è chiamata a fare la sua parte e anche ad essere stimolo di azione europea. La leva della diplomazia parlamentare - in questo caso mi sia consentito di rivolgere un plauso al lavoro della Commissione esteri e difesa, meritoriamente compatta nelle sue articolazioni politiche - può rivelarsi certamente strumento utile ed efficace, affiancando nella sua autonoma determinazione l'operato del Governo nel perseguimento degli obiettivi prefissati. La fine dei conflitti, la pacifica convivenza tra gli Stati, la garanzia di benessere per i popoli devono vederci tutti schierati dalla stessa parte. Per questo annuncio il voto favorevole dei senatori del Gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE. (Applausi).
MARTON (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTON (M5S). Signora Presidente, mi consenta di integrare il suo riassunto perché non è completo, in quanto non ha descritto secondo me completamente e in maniera corretta quello che è successo due settimane fa, che secondo me è piuttosto grave. In questo Senato è stata scritta una mozione praticamente all'unanimità da parte di tutti i Gruppi, sottoscritta dalla presidente della 3a Commissione Stefania Craxi, di Forza Italia, dal vice presidente della 3a Commissione, senatore Menia, e da tutti i rappresentanti di quella Commissione, nonché da altri appartenenti ai Gruppi parlamentari presenti in Senato. Era una mozione condivisa.
Siamo arrivati in Aula e, nel momento in cui c'è stato da discutere della mozione, il vice ministro Cirielli, che io non riesco a ringraziare, come ha fatto in maniera ironica il senatore Scalfarotto, trattenendomi invece dal proferire qualsiasi tipo di considerazione, ha disatteso quello che era un accordo tra i Gruppi. È entrato a gamba tesa e ha riscritto completamente la mozione, stravolgendo quella che era l'intenzione del potere legislativo. Noi chiedevamo equidistanza o equivicinanza, a seconda di come la si voglia vedere, e impegni che portassero in maniera molto semplice al divieto di utilizzo della violenza per superare i conflitti in atto tra Armenia e Azerbaijan; non c'era nessuna volontà di prendere posizione per una parte o per l'altra.
Come detto dal senatore Casini, si trattava di impegni abbastanza tranquilli, quindi nulla di particolare se non che il vice ministro Cirielli ha deciso di prendere parte per una delle due parti (scusate il gioco di parole). Eravamo arrivati addirittura alle dichiarazioni di voto, tant''è vero che il senatore del Gruppo Forza Italia che stava per dichiarare un voto favorevole, è dovuto tornare sui suoi passi ed esprimere invece un voto contrario. Questo solo per una presa di posizione personale di un appartenente del Governo.
La settimana successiva, in audizione, ho chiesto al ministro Tajani quale fosse la posizione reale del Governo e la sua posizione era esattamente quella indicata da questo Senato. Ora, delle due l'una: o abbiamo un Vice Ministro che lotta contro il proprio Governo, o un Vice Ministro che ha - perdonatemi - interessi personali su questa vicenda, oppure io non mi capacito. (Applausi).
Se il Governo si chiama potere esecutivo ci sarà un motivo. Se il Parlamento dà un'indicazione precisa e il Governo si rifiuta di adempiere al proprio mandato, io credo che politicamente ci sia un problema molto serio. Fare finta di niente e che tutto questo non sia successo perché oggi il sottosegretario Silli esprime invece un parere favorevole su quella che era più o meno la formulazione originale del documento, mi fa capire che all'interno della maggioranza è successo qualcosa. E allora io mi chiedo se abbia ancora senso dare quel dossier al vice ministro Cirielli. Io una domanda me la pongo e vorrei anche magari una risposta dal ministro Tajani.
Prendo atto che finalmente siamo arrivati all'esecuzione del volere di questo Senato e ringrazio, questo sì, non in maniera ironica, come ha fatto il collega Scalfarotto, il sottosegretario Silli e mi auguro che tutti i Gruppi votino a favore come faremo noi. (Applausi).
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, Governo, anch'io ringrazio i colleghi e altresì il Governo per essere arrivati dopo un blocco dei lavori a quello che oggi è un testo che vedrà, almeno credo, il voto unanime quest'Aula. Al di là di quelle che possono essere alcune polemiche e alcuni momenti in cui ci si deve chiarire su alcuni passaggi, penso che arrivare in Aula con un documento condiviso sia un risultato per tutti noi. Direi quindi in senso positivo che a volte è meglio avere una discussione, ma arrivare poi qui con un fronte unico per avere un documento che ha più forza.
Nel documento che tra poco andremo ad approvare, di fatto, gli impegni sono rimasti gli stessi.
Quello che viene evidenziato è l'impegno dell'Italia, nel suo ruolo di ponte per il dialogo, per far sì che, attraverso le iniziative diplomatiche, si possa agevolare il processo di pace tra l'Armenia e l'Azerbaijan; si possa far sì che i due Paesi abbandonino il ricorso all'uso della forza; si possa tornare a un confronto diplomatico e pacifico e sostenere concretamente il dialogo tra essi, mediando e rendendo il nostro Paese parte attiva di un processo di normalizzazione e di pacificazione della regione.
Questi sono impegni concreti, che dimostrano ancora una volta quanto sia importante l'Italia negli scenari internazionali e nella politica estera, cosa che fino a poco tempo fa per l'Italia era una materia quasi sconosciuta. (Applausi).
CASINI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASINI (PD-IDP). Signora Presidente, vorrei anzitutto complimentarmi con l'ottimo collega Scalfarotto, che ha fatto un lavoro di importante interlocuzione con il Governo a nome di molti di noi firmatari di questa mozione. Naturalmente la mozione è finalizzata a supportare un processo di ricomposizione tra Armenia e Azerbaijan, a evitare che nel futuro di questi Paesi ci sia il ricorso alla forza e a far sì che si metta al centro un'iniziativa diplomatica per il dialogo e per la pace.
Voi sapete che sono Paesi molto diversi. Uno è un Paese dotato di un grandissimo potenziale energetico, che per l'Italia ha un significato molto particolare, perché il TAP, che è una delle grandi risorse per il nostro Paese, è alimentato dall'Azerbaijan e arriva nel Salento; esso è un fattore molto importante per il nostro equilibrio energetico. L'altro è l'Armenia, il cui popolo, anche dal punto di vista religioso, presenta tanti elementi identitari che lo avvicinano alla tradizione cristiana e alla nostra storia. È chiaro che è una disfida tra forze impari di per sé.
Io vorrei lanciare un messaggio a tutti, dicendo che la via è quella della pace, del dialogo e della concordia. Apprezzo che il Ministro degli affari esteri abbia recentemente assunto un'iniziativa proprio per favorire il dialogo tra questi due Paesi. Auspico che il lavoro del Ministro degli affari esteri sia non episodico, ma sistemico, e cioè si collochi all'interno di una strategia basata non su un incontro spot, ma su una vera e propria iniziativa politica del sistema Italia.
Infine, se mi consentite, perché ho avuto l'onore di essere in quel Paese a rappresentare la Repubblica italiana, mandato dall'allora Presidente della Repubblica in occasione di un importante anniversario, vorrei rivolgere un saluto al popolo armeno. È un popolo che ha sofferto, è un popolo che noi non dimentichiamo e per il quale esprimiamo una grande solidarietà e amicizia. (Applausi).
MENIA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MENIA (FdI). Signor Presidente, anche da parte mia vorrei prima di tutto rivolgere un ringraziamento al Governo, perché, con la sua pronuncia e con il sostegno a questa mozione, che è stata difficile tra l'altro da costruire, dà un grande segno di unità e di sintonia con questo Parlamento, che è quello che poi rappresenta la Nazione, come dice la Costituzione.
Un ringraziamento lo devo anche al senatore Scalfarotto, che è il primo estensore di questa mozione; l'ha fatto con capacità, insistendo anche laddove era difficile continuare.
Portavo con l'amaro in bocca il ricordo interiore di come si era conclusa quella seduta qualche settimana fa. Davo per scontato che ci si ritrovasse su un consenso unanime, che oggi arriva come era giusto arrivasse, ma arriva dopo l'elaborazione di tanti. Qualcuno mi ha detto che questa è una mozione che comunque arriva tardi e ha chiesto se non ci siamo accorti che era accaduto qualcosa. Comprendo in realtà come in questo Parlamento, anche all'interno degli stessi Gruppi, le posizioni non siano sempre le stesse. Soprattutto, quando vi sono questioni che sposano convenienze di Stato ed economiche o altre posizioni, che sono magari più interiori e vorrei dire quasi spirituali, vi possono essere conflitti negli stessi Gruppi o spesso anche interiori. Il Caucaso è in tutta evidenza una zona difficile, poiché vi si incontrano popoli e storie con identità differenti, magari identità che si portano dietro ricordi di guerra, identità magari contrapposte. C'è chi ragiona più con il cuore e con la storia, magari anche antica, e chi guarda invece - perché no - alle questioni del presente o anche alle questioni del presente. Non sempre poi la ragion di Stato coincide con le ragioni del cuore.
Personalmente di queste cose ho avuto modo di trattare. Ricordo quando in questo Parlamento - accadde più di un anno fa - quando il blocco del corridoio di Lachin determinò di fatto la fine della presenza armena nell'Artsakh o Nagorno Karabakh, a seconda che lo si chiami con una dizione o con l'altra. Determinò di fatto la scomparsa in quella zona del Caucaso della presenza armena. È vero anche - noi lo sappiamo - che quella entità autonoma armena autoproclamata era fatta sì da una presenza sostanzialmente quasi integrale nella popolazione di presenza armena, ma stava all'interno dei confini dell'Azerbaijan, internazionalmente riconosciuti e che nascono tra l'altro dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica, la quale ha disegnato con tratti di penna i diversi confini territoriali. Quindi, sono tante le questioni che si sovrapponevano.
Vi dico personalmente e intimamente che non posso dimenticare quando, parecchi anni fa, proprio con una missione parlamentare andai in Armenia e potei vedere dal vero quelle cose che già mi toccavano il cuore leggendole. Ho un ricordo magnifico di un monastero scavato nella roccia dove all'interno cantavano il Padre Nostro nella vecchia lingua armena e dove mi pareva di sentire il canto gregoriano. Vedevo le miniature che sembravano quelle del Rinascimento italiano e mi chiedevo come fosse possibile che a migliaia e migliaia di chilometri ci fosse una tale consonanza.
Del resto, gli armeni rivendicavano con orgoglio il fatto di essere stati cristiani prima di Roma, perché la prima Nazione cristiana è l'Armenia, nel 301, mentre Roma dovette aspettare l'editto di Tessalonica di Teodosio, ottant'anni dopo. È quindi vero che ci sono anche questioni che attengono al cuore e alla identità. Dopodiché riconosco tante cose. È vero che quella era una Repubblica autoproclamata. È vero che, tra l'altro, tutto intorno al Nagorno Karabakh ci sono zone totalmente minate in cui non possono tornare i profughi azeri.
Devo dire che il ministro Tajani in diverse sedi, prima di tutto a New York, ma poi quando ha incontrato le diverse rappresentanze sia azere sia armene, ha spinto a quel percorso di pace che è poi l'auspicio che fa questo Parlamento. I punti con i quali noi diamo un'indicazione al Governo sono proprio questi: la promozione di azioni diplomatiche volte ad agevolare e supportare il processo di pace; il fatto di ripudiare per il futuro il ricorso alle armi e alla forza; il fatto di sostenere concretamente il dialogo tra i due Paesi in un processo di normalizzazione che noi auspichiamo.
Da una parte, c'è una giovane democrazia come quella armena e, dall'altra parte - come è stato opportunamente sottolineato - vi è un grande Paese; un Paese che sta diventando grande, che sta avviando una modernizzazione che lo fa, tra l'altro, protagonista di quell'area, perché è possessore di grandi risorse energetiche. Noi abbiamo convenienza, da italiani, a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi, nel rispetto della storia, nel rispetto del presente e nel rispetto del futuro.
Tutto ciò siamo riusciti a dire tutti insieme e questo mi fa piacere. Il voto unanime di un Parlamento, che qualche settimana fa pareva invece spaccato su tale questione, è positivo per tutti. Io invito, anzi, altri miei colleghi o chi ritiene di apporre la sua firma a questa mozione, per dare anche una sottolineatura in più. Quindi, non posso che annunziare con gioia il voto favorevole di Fratelli d'Italia alla mozione in esame. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 97 (testo 2), presentata dal senatore Scalfarotto e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
NAVE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NAVE (M5S). Signor Presidente, vorrei portare all'attenzione dell'Aula quanto sta accadendo nell'area flegrea, tra Pozzuoli e tutte le aree limitrofe. Dal 15 febbraio si sono succedute 555 scosse di terremoto. La popolazione è stremata e l'incontro tra prefettura e protezione civile nazionale e regionale non ha dato le risposte che in realtà i cittadini aspettano.
Io e i miei colleghi campani siamo ovviamente - come è giusto che sia - compulsati da cittadini, che ci chiamano continuamente, che hanno paura, che hanno voglia di informazioni e di controllo.
Signor Presidente, dopo due decreti che erano fatti apposta per i Campi Flegrei, ancora si tarda con gli interventi; ancora si chiede informazione ai cittadini; ancora si attendono quei controlli necessari. Tutte le costruzioni che sono nell'area stanno subendo delle deformazioni ed è importante conoscere qual è il loro livello. Noi chiediamo, pertanto, che il ministro Musumeci si faccia vedere sul territorio e dia informazioni ai cittadini.
Signor Presidente, io non so in che modo si possa riuscire a vivere dopo 555 scosse continue, perché io ho vissuto solo due di tali scosse, di magnitudo 3.9. Ebbene, ricordo che questa mattina il commissario straordinario Ciciliano ha ammesso che, con una scossa di magnitudo 5.0, cadono i palazzi e si contano i morti. Questo getta ancora di più nello sconforto e nella preoccupazione i cittadini.
Signor Presidente, chiedo quindi che vengano attuati tutti quei procedimenti, a seguito anche di quei decreti che abbiamo votato e che non abbiamo contestato, pur essendoci gli elementi per farlo. Chiedo che vengano attuati. (Applausi).
PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, si sono celebrati ieri i funerali di Renato Ballardini, scomparso negli scorsi giorni all'età di novantasette anni. Originario di Riva del Garda, avvocato, è stato partigiano e deputato del Partito Socialista Italiano per cinque legislature. Da sempre attento alle istanze del nostro territorio, impegnato sui diritti sociali e civili, fu membro della Commissione affari costituzionali della Camera, di cui fu anche Presidente, così come fu Presidente della Commissione istruzione e di quella del lavoro.
Il suo percorso parlamentare è da sempre legato alla partecipazione alla Commissione dei 19, istituita per risolvere la questione sudtirolese, con la nascita del secondo Statuto d'autonomia, cui contribuì in maniera determinante.
Ballardini fu un esponente di spicco del socialismo trentino italiano, che lasciò nel 1981 per una serie di divergenze politiche con l'allora segretario Bettino Craxi.
Per Ballardini, che poi aderì al Partito Comunista Italiano, fu una scelta molto sofferta, perché a quei tempi, per quelle generazioni che avevano fatto la Resistenza, fare parte di una comunità politica era - per dirla con le parole di Giorgio Amendola - «una scelta di vita». Il presidente Giorgio Napolitano, nella prefazione a un libro a lui dedicato, affermava: «Renato Ballardini appartiene a quella categoria di persone per cui la politica è prima di tutto un servizio alla comunità».
Continuerà poi a lavorare per il nostro territorio come consigliere regionale del Partito Comunista Italiano e poi come figura di riferimento per tanti protagonisti del mondo politico, tanto da ricevere nel 2012 l'aquila di San Venceslao dal Consiglio provinciale di Trento. È stato anche un grande avvocato e ha preso parte a importanti processi, fra i quali quello sulla strage di Piazza della Loggia a Brescia.
Con Ballardini se ne va una grande personalità che ha contribuito a scrivere pagine molto importanti della storia recente della nostra terra e non solo. Ai suoi cari, ai figli Franco e Laura, vanno il nostro abbraccio e il nostro più sentito cordoglio. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza, assieme all'Assemblea, si unisce al cordoglio per i familiari.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, Iqra aveva tredici anni, viveva in Pakistan e, anziché andare a scuola e passare le giornate nella spensieratezza della sua età, andava a lavorare e faceva la domestica. Lo faceva da quando aveva otto anni, poiché aiutava il papà indebitato. Iqra è stata accusata dalla padrona di aver rubato dei cioccolatini, ma, nonostante lei si dichiarasse innocente, non è stata creduta e quindi la sua padrona, di fatto, l'ha brutalmente picchiata fino a farla morire. L'ha massacrata di botte; non solo l'ha massacrata di botte, ma prima di farla morire, l'ha torturata. Infatti, il corpo di questa ragazzina ha delle fratture alle gambe, alle braccia, alle caviglie e alla testa.
Il caso ha destato indignazione in Pakistan e, sebbene in Pakistan sia illegale impiegare i bambini di età inferiore ai quindici anni, la pratica del loro uso nel lavoro è molto frequente. Oggi, quindi, nel ribadire che occorre accendere i riflettori sul lavoro minorile e il maltrattamento delle lavoratrici domestiche, quello che chiedo alle autorità pakistane, attraverso quest'Aula, è che gli assassini di Iqra abbiano una giusta condanna e non ci si accontenti di arrivar a una risoluzione di quella che è una barbarie, un omicidio commesso con una tale atrocità, attraverso la via extragiudiziale. Ritengo che questo omicidio debba avere giustizia. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 20 febbraio 2025
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 20 febbraio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,34).