Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 272 del 12/02/2025
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Discussione della mozione n. 120 sui programmi di finanziamento pubblico alla ricerca (ore 10,59)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00120, presentata dalla senatrice Cattaneo e da altri senatori, sui programmi di finanziamento pubblico alla ricerca.
Ha facoltà di parlare la senatrice Cattaneo per illustrarla.
*CATTANEO (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signora Presidente, ringrazio l'Assemblea, il Governo e i Capigruppo per l'occasione di trattare oggi questa mozione, su cui intervengo con due sentimenti contrastanti, uno di orgoglio e il secondo di imbarazzo. L'orgoglio deriva dal fatto di poter portare alla vostra attenzione oggi in Aula la discussione sul tema della ricerca, di come vogliamo alimentarla e sostenerla. È un'attività che da decenni rappresenta la mia vita quotidiana e che è anche il motivo, la causa per la quale io oggi sono qui tra voi. L'orgoglio deriva dal fatto di poter parlare con voi di cosa significa scoprire, di cosa significa essere i primi al mondo, il primo uomo o la prima donna al mondo a vedere un risultato, per poi consegnarlo ai nostri cittadini, che cosa significa capire le cose che nessuno conosce.
L'orgoglio, colleghi, deriva dal fatto di poter sottolineare con voi che questo Paese ancora oggi, un Paese un po' strano, sempre in bilico tra realtà e finzione, tra competenze e superstizione, dal Nord al Sud, dall'Est all'Ovest, esprime straordinarie capacità in tutte le discipline, da quelle umanistiche a quelle scientifiche. Non posso fare altro che ricordarvi - e devo dire che questo mi commuove ogni volta - che il nostro Paese, negli ultimi dieci anni, è stato il Paese che per primo al mondo ha consegnato a tutti le prime terapie a base di cellule staminali. (Applausi). Non sono state scoperte negli Stati Uniti e nemmeno in Giappone, ma sono made nelle università di Modena e Reggio Emilia e al San Raffaele di Milano.
Io non riesco a non sottolineare con voi che i nostri geologi dell'università di Ferrara sono secondi, dopo gli stati Uniti e prima del colosso cinese, per quel che riguarda lo studio delle frane. Gli stessi studiosi dell'università di Ferrara sono i primi al mondo per gli studi sulle grandi estinzioni biologiche del passato. E come non citare i colleghi dell'università di Sassari e del CNR, che primeggiano nel mondo per gli studi sulla genomica? Come non citare l'università della Calabria? Ma voi sapete che gli ingegneri sismici, donne e uomini, dell'università della Calabria hanno sviluppato un modello che prende il nome della studiosa Maria Giovanna Durante, dell'università della Calabria, un modello per le costruzioni in zona sismica, il modello Durante, che viene adottato dagli Stati Uniti ed entra nelle linee guida degli Stati Uniti? (Applausi).
E come non citare l'Università degli studi di Napoli e l'INFN, i cui studiosi hanno dedicato la vita per capire, raggiungere e fotografare quei buchi neri, quel buco nero meraviglioso (M87) che l'umanità vede per la prima volta nel 2019? Sapete quanto dista da noi quel buco nero? 55 milioni di anni luce. Volete sapere quanti chilometri sono? Scrivete 495 e metteteci diciotto zeri. Loro l'hanno inseguito, catturato, fotografato, capito e continuano a studiarlo. E potrei veramente andare avanti con questa lista di cose straordinarie del nostro Paese. (Applausi).
Ho fatto questi esempi per darvi il polso della sfida alla conoscenza che i ricercatori italiani, giovani e meno giovani, sono abituati ad affrontare.
Dov'è l'imbarazzo, se questo è l'orgoglio?
L'imbarazzo c'è ed è forte perché, vedete, io avrei voluto essere qui con voi oggi con una mozione ambiziosa da discutere con voi, con le vostre visioni e le vostre priorità per decidere insieme dove vogliamo essere come Paese tra dieci o venti anni, quale frontiera della conoscenza vogliamo perlustrare, dove vogliamo essere primi al mondo, dove vogliamo guidare l'Europa e il mondo intero. Sono qui invece a chiedere a voi e al Governo il minimo indispensabile in quanto a regole, procedure e risorse, che possano resistere ai cambi di governo e ai passaggi di legislatura, per dare una proiezione ai nostri studiosi e ai nostri giovani.
Cosa vuol dire il minimo indispensabile? E guardate che stiamo parlando proprio del minimo. Significa bandi pubblici a data certa (Applausi) in modo da consentire una programmazione ai nostri studiosi. Significa valutazione dei progetti in tempi certi, significa soprattutto valutazioni profonde che non diano la percezione ai nostri ricercatori che in realtà stanno semplicemente applicando a una lotteria (Applausi) e non all'assegnazione delle risorse pubbliche alle migliori idee disponibili.
Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 11,06)
(Segue CATTANEO). Non avere tutto questo non è senza conseguenze. Un giorno sì e l'altro pure ci si chiede perché gli studiosi e i talenti se ne vanno. Le risposte sono qui; negli ultimi dieci anni abbiamo perso 14.000 ricercatori. Se ne vanno 1.400 ogni anno. Sono i nostri figli, i nostri nipoti, i nostri studiosi. A me verrebbe da dire che un'emorragia di competenze così vistose dovrebbe essere l'ossessione di ogni Governo, ogni giorno. (Applausi). Invece non è così e, con i minuti che mi sono concessi, vorrei spiegarvi che cosa succede alla ricerca italiana… (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo intervenire la senatrice. Grazie.
CATTANEO (Aut (SVP-PATT, Cb)). Scusate, colleghi, io vorrei precisare che questa è una mozione neutra… (Commenti).
PRESIDENTE. Senatore De Carlo, per favore lasciamo intervenire la senatrice. (Commenti). Senatrice Paita, per favore. Lo chiedo a tutti, lasciamo intervenire la senatrice Cattaneo. Se volete, potete chiedere la parola in discussione e dire la vostra opinione.
CATTANEO (Aut (SVP-PATT, Cb)). C'è un problema strutturale, che non è di un Governo o di un altro, che va avanti da vent'anni. (Applausi). Questo descrive la mozione. Quali sono quindi i motivi? Pensate ai nostri studiosi, guardate che li abbiamo fatti studiare noi.
Quali sono i motivi di questo disastro emorragico? Vi devo spiegare come funziona la ricerca. Non esiste ricercatore nel CNR, nelle università o in un ente pubblico che abbia, per il solo fatto di essere membro di quell'ente, fondi per le sue ricerche. Assolutamente no, ma è giustissimo. I ricercatori devono guadagnarsi le risorse per proiettare e sperimentare le loro idee attraverso i bandi pubblici. Posso darvi un'idea di quali sono le risorse necessarie per un progetto di biomedicina. Possono essere 150.000 o 200.000 ogni anno per quattro, cinque o sei anni continuativi perché una ricerca non si esaurisce in un solo anno.
Che strumenti abbiamo nel Paese? Dal 2007 abbiamo i bandi definiti progetti di rilevante interesse nazionale (PRIN). Alla domanda come sono andati i bandi dei Progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN) dal 2007, faccio prima a dirvi per quanti anni non li abbiamo avuti: negli anni 2013, 2014, 2016, 2018, 2019 e 2021 ci sono stati zero bandi PRIN; prima ci sono stati nel 2010, 2012 e 2015, ma con poche risorse (100 milioni, 30 milioni) con cui non fai niente. Quest'anno, nel 2025, non esiste bando PRIN e questo significa che si chiudono le idee, si sciolgono i gruppi, i giovani se ne vanno, è tutto finito, si interrompono - peggio ancora - ricerche in corso. Non è andata meglio nel 2024, perché invece di indire nuovi bandi, a dicembre 2024 il Ministero dell'università e della ricerca ha disposto lo scorrimento delle graduatorie PRIN del 2022, quindi progetti ormai cadaveri, scusate la parola. Lo scorrimento sarebbe come assegnare nel 2025 gli Oscar ai candidati del 2022, escludendo i film attuali, invece di farli concorrere. (Applausi).
Questo era il PRIN, che tra l'altro permette ai ricercatori di lavorare insieme; è uno strumento buono, perché si fanno le cordate. C'è un secondo strumento dal 2021: mi riferisco ai bandi del Fondo italiano per la scienza (FIS), il cui obiettivo era emulare i bandi dello European research council (ERC) di Bruxelles; bandi che tra l'altro conosco benissimo avendo applicato e vinto in alcune occasioni. In cosa consistono questi bandi FIS che vogliono emulare quelli dell'ERC? Sono dei bandi individuali, quindi ciascuno di noi fa domanda al fondo FIS individualmente per poi essere valutato. Comunque, l'obiettivo della emulazione è fallito nei fatti e nei tempi. Per farvi capire cosa significa vi dico che i bandi ERC veri, quelli di Bruxelles, hanno date certe, scadenze fisse; la domanda si sottomette sempre a novembre, a marzo si sa se si è passato il primo step, a luglio il secondo, a settembre si va a fare un interview a Bruxelles, perché ti torturano sul tuo progetto. Gli esiti dei bandi FIS 1 (parliamo di un altro Governo) sono arrivati dopo diciotto mesi e adesso che è in corso il FIS 2 sono già passati quindici mesi. Tra l'altro, ci siamo trovati con la contraddizione che per molti settori del FIS 2 non sono ancora arrivate le valutazioni, ma a dicembre è stato aperto il FIS 3, quindi pensate che contraddizione e che difficoltà nel settore. Peraltro, la chiusura del bando FIS 3 era il 27 gennaio, ma tre giorni prima è intervenuta la proroga: la scadenza per la sottomissione è prorogata di un mese e mezzo. Ne abbiamo capito le ragioni: ancora non c'erano gli esiti del FIS 2. Capite che per gli enti, per i ricercatori, per i dipartimenti che hanno cambiato priorità, per le amministrazioni questa è una tragedia! Significa veramente lavorare in modo totalmente casuale. (Applausi).
Si è, quindi, fallito nei tempi, ma soprattutto nelle valutazioni. Guardate che le valutazioni dei progetti PRIN o FIS sono qualcosa che veramente fa venir voglia di urlare, tanto sono inaccettabili. Non capisci nemmeno quanti valutatori hanno valutato il tuo progetto. La valutazione è fatta di cinque o dieci parole, quando va bene sono sessanta, superficiali, generiche; sembrano quasi scritte da un robot. Nel bando che si voleva emulare, quello dello European research council (lo so perché le ho avute anche sui miei progetti), le valutazioni arrivano a 9.000 o 10.000 parole; si hanno dieci valutatori; quando vai a Bruxelles ci sono quindici soggetti che ti torturano sul tuo progetto. Le valutazioni italiane, quindi, non vanno bene. Tali progetti, poi, sono falliti nel tasso di successo.
Agli stati generali della ricerca avevo mostrato una diapositiva, c'era l'ex Ministra dell'università portoghese e mi ha chiesto se avessi sbagliato a indicare in una diapositiva la percentuale di successo di un settore (gli Advanced) del FIS 2: il 2,92 per cento. Questo dato, infatti, significa che si chiede a 100 ricercatori di applicare e se ne finanziano due e mezzo. Capite che è un sistema inefficiente e la stessa strategia fondamentale per la ricerca studiata dal tavolo tecnico voluto dal MUR sottolinea che è necessario e indispensabile, per mantenere la rete di ricerca, arrivare a dei tassi di successo del 24-25 per cento.
Questo è quello che succede in tutti gli altri Paesi, quindi non ci siamo proprio, ma non è davvero una critica a un Governo in particolare, perché questo è un problema strutturale di organizzazione e gestione delle procedure, dei tempi e delle valutazioni. È per questo che i nostri ricercatori se ne vanno e non ne arrivano: non c'è nessuna affidabilità del sistema ricerca. E come fanno gli altri Paesi? Perché i nostri ricercatori vanno negli altri Paesi? Pensate che a garantire date, tempi e serietà alle valutazioni, tutti gli altri Paesi in Europa intorno a noi, tranne Malta e Lussemburgo, hanno un'agenzia per la ricerca, che è una casa di cristallo, che opera su mandato politico, ma nel momento in cui il mandato viene ricevuto si stacca. Le valutazioni, le procedure e le competenze, valutare un progetto e dire che non è buono sono tutte cose che comportano professionalità; bisogna entrare nel dettaglio, sapere come fare, non ci si può improvvisare. Tutti hanno un'agenzia di questo tipo. Pensate che, con mia grande rabbia, l'ultima Nazione che ha istituito la sua agenzia per la ricerca nel 2016 è la Grecia, con un prestito della Banca europea investimenti, che ci ha messo altri 150 milioni. Insomma, siamo proprio gli ultimi, con una commistione di interessi anche con i beneficiari, perché i beneficiari (i ricercatori) fanno parte delle commissioni chiamate a decidere e quindi non va bene, perché la casa di cristallo è proprio un elemento di rottura tra la politica (chi eroga) e i beneficiari. Mi è capitato tante volte di fare parte delle agenzie di altri Paesi per le valutazioni, ebbene all'Agenzia nazionale della ricerca francese hanno cominciato nel 2005 ed erano in cinque funzionari, con 350 milioni di euro da gestire; lo scorso anno sono arrivati a 350 unità di personale e 1,5 miliardi di euro, con migliaia di progetti che vengono analizzati e discussi. Questo perché la valutazione non è solo una necessità della scienza, ma è un obbligo per garantire la buona amministrazione del denaro pubblico. È questo il punto su cui noi siamo carenti. (Applausi).
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice.
CATTANEO (Aut (SVP-PATT, Cb)). Ovviamente in legge di bilancio abbiamo visto che c'è poco o nulla per la ricerca, che questa è la situazione dei ricercatori, ma ci sono 150 milioni per il 2027 e per il 2028 per sostenere i cinque centri nazionali del PNRR e i 14 partenariati. Spero che questo sia un esercizio per implementare valutazioni. Non è necessariamente una buona notizia avere tutti questi soldi in assenza di procedure di valutazione. Spero che il Ministero che ne ha la possibilità e le competenze stabilisca criteri rigorosi per scegliere, perché non possono essere sostenuti tutti quelli lo richiedono, ma bisogna scegliere quelli che hanno operato meglio.
Per concludere, se c'è ancora chi si domanda come mai tanti ricercatori scelgano di portare le loro idee all'estero, la risposta sta nelle criticità qui elencate, quindi nella totale incertezza sui bandi, nei tempi di valutazione, nelle valutazioni insufficienti o inesistenti, nelle risorse inadeguate o assenti.
Con questa mozione non faccio altro che chiedere a voi e al Governo di affrontare le politiche per la ricerca con una visione strutturale, allineandoci agli standard europei, soprattutto attraverso un impegno a stabilizzare annualmente almeno i bandi PRIN, con 350 milioni di euro l'anno, fissando tempistiche certe e garantendo valutazioni con standard europei.
Chiedo altresì l'istituzione presso il Ministero dell'università e della ricerca di una commissione di esperti, che elabori una proposta per la creazione di un'agenzia per la ricerca indipendente dall'accademia e dalla politica. Credo che solo partendo da qui potremo garantire ai giovani la possibilità di immaginare un futuro per loro nel nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà.
CASINI (PD-IDP). Signor Presidente, colleghi, io sono il più anziano per militanza istituzionale in quest'Aula e vorrei - se mi consente il Vice Presidente del Senato - cogliere lo spunto di questo intervento per ringraziare la senatrice Cattaneo. Con il suo intervento, infatti, lei ha onorato il Senato e anche l'istituto dei senatori a vita che rappresenta in quest'Assemblea. (Applausi).
Vi devo dire la verità, credo che il suo monito oggi non abbia un segno di parte. Questo è il valore delle parole che abbiamo sentito (Applausi); le ha dirette a tutte le parti politiche, a chi governa e a chi sta all'opposizione, mettendosi in una posizione di terzietà che ci richiama alle nostre responsabilità davanti alla fuga di migliaia di giovani ricercatori che se ne vanno dalle nostre città e dalla nostra Nazione. (Applausi).
Colleghi, mi augurerei - e non mi riferisco a chi non sta bene di salute, evidentemente, perché la sua assenza è pienamente giustificata - che tutti i senatori a vita volessero prendere spunto proprio da queste parole per svolgere analoghi riflessioni sui settori per i quali sono stati indirizzati al Senato. (Applausi). Questo significa adempiere a quel ruolo di terzietà che l'istituto del senatore a vita, finché c'è, richiede.
Grazie, dunque, senatrice. La mia è solo una riflessione che viene dal cuore e che voglio condividere con i colleghi, perché lei oggi veramente ha aperto una bella pagina per questo Senato. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giacobbe. Ne ha facoltà.
GIACOBBE (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, stabilità, certezze, innovazione e finanziamenti sono ciò che serve per attrarre, anzi per trattenere i talenti che possono contribuire al rilancio del Paese.
Invece, oramai da tanto tempo, assistiamo a un'emorragia silenziosa ma devastante, che priva l'Italia delle sue competenze migliori. Ogni anno, purtroppo, migliaia di ricercatori, scienziati, ingegneri, manager e professionisti altamente qualificati scelgono di portare il loro sapere all'estero, non per mancanza di patriottismo, ma perché trovano altrove condizioni di lavoro più favorevoli, stipendi competitivi e soprattutto un sistema che valorizza il merito e la ricerca.
Da ex accademico all'estero conosco bene le condizioni in cui operano i nostri ricercatori all'estero. Ho avuto modo di confrontarmi con le realtà accademiche di altri Paesi e vi posso assicurare che, rispetto all'Italia, le opportunità offerte a chi fa ricerca sono enormemente migliori. Strutture adeguate, finanziamenti costanti, meno burocrazia, processi di valutazione trasparenti e stabilità nella progettazione sono quegli elementi che creano un ambiente fertile, in cui la conoscenza può crescere e tradursi in progresso e ricchezza economica e sociale.
In Italia, invece, negli ultimi anni abbiamo compiuto delle scelte miopi. Spesso chiedo ai nostri ricercatori all'estero i motivi della loro emigrazione e che ne impediscono il ritorno: mi dicono che in Italia non abbiamo un sistema che valorizza il merito e il talento, non forniamo possibilità di impiego ed esperienza ad eccellenti neo laureati, non prevediamo adeguate condizioni di impiego, progressione professionale, carriera, riconoscimento e valorizzazione. Purtroppo si parla spesso dei cervelli in fuga, ma poco viene fatto per farli rientrare in Italia.
Oggi l'importanza della ricerca e del talento dei ricercatori è ancora più rilevante. Il mondo sta vivendo una nuova rivoluzione tecnologica, quella legata all'intelligenza artificiale, che sta ridimensionando interi settori produttivi e scientifici. È di qualche giorno fa la notizia della nuova rivoluzione targata Deep Seek. Siamo davanti ad un azzeramento delle posizioni di partenza, una finestra di opportunità che l'Italia non può permettersi di perdere. Per cogliere queste occasioni servono competenze che purtroppo oggi lavorano altrove, dando un contributo straordinario alla crescita di altri Paesi e che in alcuni casi è di rilevanza talmente grande da essere riconosciuto a livello mondiale.
Il professore Giuseppe Barca dell'Università di Melbourne, un italiano che ha compiuto i suoi studi e la sua specializzazione in Italia, è alla guida di un team internazionale australiano-statunitense ed è stato recentemente insignito del Gordon Bell Prize, più comunemente conosciuto come il Nobel del supercalcolo, per lo sviluppo di un algoritmo rivoluzionario che migliora la comprensione della chimica e della biologia. Signor Presidente, si tratta del primo italiano nella storia ad aggiudicarsi questo prestigiosissimo riconoscimento. (Applausi).
Io, umile senatore, italiano residente all'estero da quarant'anni, mosso da un misto di orgoglio e ammirazione, gli ho voluto scrivere un messaggio di congratulazioni, pensando di accodarmi alla sfilza di complimenti che le istituzioni italiane gli avrebbero riservato. Però, sono stato troppo ottimista: ho appreso con amarezza che sono stato l'unico rappresentante istituzionale a scrivergli per congratularmi con lui.
Signor Presidente, le eccellenze italiane sono tali anche se vivono e lavorano all'estero e noi siamo tenuti non solo a fare il massimo per sostenerle, ma anche - molto più importante - a impegnarci fattivamente perché si realizzino anche nel nostro Paese, agevolandone il ritorno in patria.
Serve un piano strumentale strutturale per la ricerca e l'innovazione, servono investimenti seri, servono condizioni di lavoro competitive, servono anche incentivi fiscali per chi ritorna, ma serve soprattutto una visione politica che metta la scienza e il sapere al centro dello sviluppo del Paese e garantisca ai nostri cervelli un lavoro dignitoso, la certezza di andare avanti nella ricerca, la progressione professionale ed un salario adeguato. In fondo, si tratta di valorizzare la dignità professionale.
Per questo, colleghi, sono onorato di aver sottoscritto la mozione della senatrice Cattaneo, che ringrazio per averla presentata. Vi invito a discutere e sostenere con convinzione questa mozione, perché arginare la fuga dei cervelli e far rientrare i nostri talenti in Italia non è solo una questione di giustizia verso i nostri ricercatori, ma è anche una necessità strategica per il futuro del nostro Paese. (Applausi).