Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 266 del 23/01/2025

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

266a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 23 GENNAIO 2025

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Presidenza del vice presidente CASTELLONE,

indi del vice presidente RONZULLI,

del presidente LA RUSSA

e del vice presidente CENTINAIO

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare: Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CASTELLONE

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,01).

Si dia lettura del processo verbale.

LOREFICE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Parlamento in seduta comune, nuova convocazione

PRESIDENTE. Comunico che la riunione del Parlamento in seduta comune, con all'ordine del giorno l'elezione di quattro giudici della Corte costituzionale, già prevista per oggi alle ore 11, è stata sconvocata.

Il Parlamento in seduta comune è nuovamente convocato giovedì 30 gennaio, alle ore 9, con il medesimo ordine del giorno. Voteranno per primi gli onorevoli senatori.

Svolgimento di interrogazioni (ore 10,06)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-01060 sulle concessioni demaniali marittime per attività sportive amatoriali.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

ABODI, ministro per lo sport e i giovani. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole interrogante per l'attenzione dedicata al tema delle concessioni demaniali marittime, fluviali e lacuali per finalità turistiche ricreative che, come è noto, ha avuto a che fare con la questione della compatibilità della disciplina normativa italiana con le norme europee, segnatamente la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi del mercato interno, la quale è stata, fin dalla sua genesi, oggetto di ampio dibattito e approfondimento istituzionale, oltre che di rilievi da parte della Commissione europea e di talune pronunce della Corte di giustizia d'Europa.

Voglio innanzitutto, al riguardo, premettere la mia personale soddisfazione per l'impegno costante di questo Governo nel seguire con attenzione ogni fase del percorso di dialogo e confronto istituzionale a tutti i livelli, sia nazionale, tra le varie amministrazioni coinvolte, che con le istituzioni europee, che ci hanno consentito di raggiungere l'importante risultato di una normativa nazionale che oggi rappresenta la giusta sintesi tra i principi eurounitari in materia di mercato e servizi e i fondamentali principi costituzionali in materia di promozione sociale e dell'attività sportiva, specialmente quando rivolta senza finalità lucrative.

Ciò alla luce delle valutazioni dello stesso legislatore comunitario, il quale, nelle premesse alla citata direttiva, ha inteso differenziare dalle altre, al "Considerando" 35, le attività sportive amatoriali senza scopo di lucro, che rivestono una notevole importanza sociale e che perseguono spesso, come ribadito dall'interrogante, finalità esclusivamente sociali o ricreative.

Dall'articolo 1 del decreto-legge 16 settembre 2024, n. 13, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi derivanti da atti dell'Unione europea e da procedure di infrazione e preinfrazione pendenti nei confronti dello Stato italiano, come convertito, con modificazioni, dalla legge 14 novembre 2024, n. 166, il Governo ha infatti provveduto a definire il processo di adeguamento della normativa nazionale a quanto previsto dal diritto eurounionale in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali.

La relativa disciplina, che interviene sulla legge 5 agosto 2022, n. 118, legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021, rappresenta un'innovativa riforma organica del settore, frutto dell'impegno del Governo nell'interlocuzione con la Commissione europea, che ha consentito di risolvere le criticità che sussistevano in materia, evitando allo stesso tempo di incorrere in infrazioni di diritto unionale.

Con specifico riguardo alle concessioni per finalità turistico ricreative e sportive, ricordo che io stesso ho provveduto ad istituire un tavolo tecnico con lo scopo di addivenire ad una soluzione che, nell'ambito dei principi euro unitari in tema di concessioni e mercato europeo e compatibilmente con gli stessi, tenesse conto del rango costituzionale che il nostro ordinamento attribuisce alla promozione dell'attività sportiva in tutte le sue forme.

I lavori del tavolo hanno contribuito a definire e ad accogliere, a seguito di un ampio confronto tecnico con le istituzioni europee, la proposta, condivisa trasversalmente dalle forze politiche nazionali, di una disciplina specifica di tali concessioni con finalità ricreative e sportive, che tiene oggi conto della specificità delle relative attività e della natura dei soggetti coinvolti, a tutela delle finalità sociali, ricreative e di promozione del benessere psicofisico connesse agli usi del demanio marittimo, lacuale e fluviale.

Come già confermato nelle precedenti occasioni di confronto sulla questione, il lavoro del Governo prosegue affinché possa procedersi, sempre attraverso la necessaria interlocuzione con le istituzioni europee, anche alla definizione di una disciplina specifica compatibile con i principi del diritto eurounitario in materia di canoni concessori per le predette attività, il cui percorso di definizione non può che seguire le orme di quello citato per ragioni sia legate ai vincoli di finanza pubblica, sia di necessario confronto tecnico-istituzionale, collaborando con le istituzioni europee. In questo senso, lo stesso Ministro dell'economia e delle finanze ha ribadito, nelle recenti occasioni di dibattito pubblico sul tema, l'opportunità di avviare il processo di valutazione della revisione dei canoni concessori legati a queste attività e che il passaggio del decreto-legge citato costituisce la condizione utile per poter definire la questione. Su questo, pertanto, per quanto mi compete, non posso che rinnovare l'impegno personale e del Governo per far sì che questo percorso sia avviato e possa concludersi nel senso auspicato non solo dall'interrogante, ma credo di poter dire da tutto l'arco istituzionale.

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Ministro, la ringrazio per la sua risposta, della quale mi dichiaro soddisfatta, in quanto lei ha ampiamente descritto il lavoro svolto da questo Governo per definire in modo chiaro quali sono le attività che possono avere, al proprio interno, uno scopo di lucro rispetto a quelle che di per sé non hanno questo scopo. Il problema, come è stato ben chiarito, è a monte, perché ci siamo ritrovati una eredità che arrivava dal Governo giallorosso, che era nata con il decreto-legge n. 104 del 2020. Quel provvedimento, nel rivedere la disciplina sull'applicazione dei canoni per le concessioni demaniali marittime, ha fatto di tutta l'erba un fascio, quindi si è passati da un canone annuale di circa 400 euro a un importo minimo di 2.500 euro annui. Tale canone, di fatto, risente anche degli adeguamenti Istat, quindi ci siamo ritrovati a passare dai 2.500 euro annui di allora ai 3.377 del 2024 anche per quelle associazioni che svolgono attività puramente sociali e sono veramente importanti, in modo particolare per i Comuni, laddove questi non riescano a svolgere iniziative che possono riguardare l'inclusione, il contrasto al disagio giovanile, il tema della tutela dell'ambiente, in modo particolare dell'ambiente marittimo. Ebbene, si è fatto di tutta l'erba un fascio e quindi si sono messe veramente in difficoltà queste associazioni che vivono di tesseramento.

Oggi finalmente si è fatta chiarezza, grazie all'iniziativa di questo Governo e alla seria volontà di affrontare in modo chiaro le possibilità di rivedere il contenuto del decreto-legge n. 104 del 2020. Bastava, già allora, semplicemente seguire la direttiva 2006/123/CE, cosiddetta direttiva servizi, che nelle premesse e nel "Considerando" 35 chiaramente affermava che: «Le attività sportive amatoriali senza scopo di lucro rivestono una notevole importanza sociale. Tali attività perseguono spesso finalità esclusivamente sociali o ricreative. Pertanto, esse non possono costituire un'attività economica ai sensi del diritto comunitario e non dovrebbero rientrare nel campo di applicazione della presente direttiva». Sarebbe, quindi, bastato applicare la direttiva, ma non è stato fatto.

Ringrazio, pertanto, il Ministro per aver avviato questo percorso e per aver coinvolto tutte le parti in questo processo. Sono convinta che riusciremo a dare una risposta positiva a questo importante settore che si occupa di sociale. (Applausi).

PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-01415 e 3-01416 sulla pericolosità della strada statale 309 Romea tra Ravenna e Mestre e i relativi piani di sviluppo.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.

FERRANTE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signora Presidente, in riferimento ai quesiti posti, rispondo congiuntamente alle interrogazioni 3-01415 e 3-01416 del senatore Amidei, in quanto vertono su argomenti analoghi.

Il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS), nella seduta del 21 marzo 2024, ha approvato il contratto di programma 2021-2025 tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la società Anas. Tale documento è stato predisposto dopo un attento lavoro di analisi e di confronto con gli enti territoriali, includendo nella sezione studi e progettazioni i progetti individuati dai territori e ritenuti strategici dal MIT. Tra questi è incluso lo studio di un nuovo collegamento Ravenna-Mestre, che prevede l'avvio di una progettazione strategica su tale itinerario, coordinata dalla struttura tecnica di missione del MIT e che vedrà la partecipazione della società Anas e dei rappresentanti delle Regioni e dei territori interessati.

Tale percorso di prossimo avvio seguirà un iter analogo a quello già previsto per la progettazione di altre opere considerate strategiche, con il finanziamento preliminare della redazione del documento di fattibilità e delle alternative progettuali. Nel corso dello studio citato sarà analizzato, contestualmente al tracciato principale, tutto l'insieme delle vie di comunicazione interferenti o interessate dal nuovo sistema viario, comprese le strade in gestione Anas, tra le quali certamente la strada statale 434 Transpolesana e le principali infrastrutture di collegamento in gestione agli enti territoriali.

Per quanto concerne il programma di manutenzione straordinaria per la riqualificazione dell'intero itinerario Orte-Mestre, avviato nell'ambito del vigente contratto di programma, la società Anas ha previsto interventi di risanamento della pavimentazione, di ammodernamento delle barriere di sicurezza, di risanamento di ponti e viadotti, di adeguamento degli impianti tecnologici di sicurezza in galleria, di rifacimento della segnaletica e altri rilevanti interventi per il miglioramento del livello del servizio e degli standard di sicurezza della circolazione.

Con riferimento, invece, agli investimenti lungo la sola strada E55, sono stati ultimati gli interventi per un valore di circa 108 milioni di euro, sono in corso di esecuzione interventi per circa 88 milioni di euro e sono stanziati circa 239 milioni di euro per quelli di prossimo avvio e in corso di progettazione.

In riferimento, invece, agli investimenti sulla SS434 Transpolesana, sono stati ultimati gli interventi per un valore di circa 62,7 milioni di euro; sono in corso di esecuzione interventi per circa 9,7 milioni di euro e sono stanziati circa 5,5 milioni di euro per quelli di prossimo avvio ed in corso di progettazione.

Confermo l'impegno del MIT a monitorare la realizzazione degli interventi volti alla costante manutenzione e al miglioramento della viabilità delle due arterie, per la mobilità in sicurezza degli utenti ed in considerazione anche della vocazione produttiva, economica e turistica dei territori che le attraversano.

In conclusione, la nuova strada Romea, per la sua particolare rilevanza dal punto di vista trasportistico, è fra le priorità strategiche del MIT e per la sua realizzazione è già in corso un confronto con i con i territori interessati dalla stessa infrastruttura e tutti i soggetti istituzionali coinvolti.

AMIDEI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMIDEI (FdI). Signora Presidente, ringrazio il signor Sottosegretario per quanto oggi ci ha rappresentato con questo documento, che crea buon umore per uno come me che vive in quel territorio.

Quella delle interrogazioni in oggetto è una storia quasi infinita, perché la superstrada Transpolesana SS434 compie quest'anno sessantadue anni; essa doveva vedere un prolungamento fino a mare, collegando quindi la provincia di Verona a quella di Rovigo, per poi trovare sbocco a mare, ad Adria almeno.

Quanto lei mi dice riguarda quell'arteria fondamentale che collega Mestre a Ravenna (E45 e E55), fondamentale per "sgolfare" la Romea attuale, che è veramente un palcoscenico di incidenti quotidiani con morti. L'unica speranza ad un futuro migliore risiede in quello che lei ha appena detto dove è attenzionata la questione affinché si costruisca quella che poi diventerà la Romea commerciale, l'attuale Romea turistica. Un territorio, il Polesine, che necessita di queste arterie per porsi in un contesto strategico di incrocio per poi consentire il transito delle merci e delle persone tra l'Italia e l'Europa.

Colgo allora con soddisfazione, sottosegretario Ferrante, la sua risposta. Dopo tanti anni sarebbe la prima volta che un Governo, come il nostro, che io mi sento con onore di rappresentare nel mio ruolo, riesca a dare avvio finalmente a queste due arterie fondamentali non solo per il Polesine, ma per l'Italia, con il prolungamento della Transpolesana e la realizzazione di quella che sarà la Romea commerciale, cioè il tratto Ravenna-Mestre. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Alessandro Farnese», di Caprarola, in provincia di Viterbo, che stanno assistendo ai nostri lavori. Benvenuti in Aula. (Applausi).

Ripresa dello svolgimento di interrogazioni (ore 10,21)

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01122 sull'ammissione al tirocinio per vice procuratore onorario per la procura di Novara.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

SISTO, vice ministro della giustizia. Signor Presidente, rispondo volentieri alla cortese interrogazione della collega. Con l'atto di sindacato ispettivo vengono formulati quesiti in merito ai criteri seguiti per l'ammissione al tirocinio da vice procuratore onorario per la copertura di un posto presso la procura della Repubblica presso il tribunale di Novara.

In particolare l'interrogazione fa riferimento alla delibera del 20 dicembre 2023 con cui il Consiglio superiore della magistratura ha approvato la graduatoria degli aspiranti ammessi al tirocinio ai fini della nomina a vice procuratore onorario per la posizione predetta, osservando che successivamente le due aspiranti avrebbero ricevuto comunicazione circa un asserito stravolgimento degli esiti della procedura di selezione delle cui ragioni si chiede comunque conto al Ministero della giustizia.

Invero da informazioni apprese dal Dicastero risulta che l'ufficio amministrativo della procura della Repubblica presso il tribunale di Torino il 27 dicembre 2023 riceveva comunicazione ufficiale proveniente dal CSM con cui venivano comunicati i nominativi delle due aspiranti ammesse al tirocinio ai fini della nomina a VPO. Successivamente con nota dell'11 marzo 2024 lo stesso CSM inviava provvedimento di motivata rettifica in cui deliberava l'annullamento in sede di autotutela della precedente graduatoria a seguito di accoglimento del reclamo di un aspirante che comportava la conseguente variazione della graduatoria su Novara.

Tanto premesso, mi corre tuttavia l'obbligo di evidenziare che la materia esula dalle prerogative del Ministero della giustizia per essere ad esclusivo appannaggio dell'organo di autogoverno della magistratura. Ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 116 del 2017 (questa è la fonte) spetta infatti alla sezione autonoma per i magistrati onorari del consiglio giudiziario redigere la graduatoria degli aspiranti e formulare le motivate proposte di ammissione al tirocinio sulla base delle domande ricevute e degli elementi acquisiti, proposte sulle quali poi delibera, come è avvenuto nella specie, il Consiglio superiore della magistratura.

Del resto diversamente non potrebbe essere, pena la violazione del suo primo principio per cui la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Il Ministero resta perciò del tutto estraneo alla procedura in discussione.

AMBROGIO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMBROGIO (FdI). Signor Presidente, ringrazio il vice ministro Sisto per la risposta e per aver chiarito le competenze rispetto alla vicenda. Mi rendo conto, dalla risposta che è stata fornita che il Ministero non ha una competenza precisa, spettando ad altri organi.

Auspico che ci sia anche in futuro la massima trasparenza, anche perché, a fronte di comunicazioni ufficiali, è opportuno che le eventuali variazioni o modifiche avvengano sempre attraverso i canali ufficiali. Dico questo perché, effettivamente, anche eventuali errori formali o comunicativi, come è avvenuto in questo caso, possono produrre comunque delle false aspettative in quello che è il portatore di interesse. Credo che le comunicazioni attraverso i canali ufficiali debbano evitare di generare eventuali ombre, da parte dei partecipanti, sulla correttezza del sistema. Auspico pertanto che in futuro ci sia la massima trasparenza da parte degli organi competenti, come risulta dalla risposta che mi è stata fornita.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01478 sulle criticità presso il carcere di Sulmona, in provincia de L'Aquila.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

SISTO, vice ministro della giustizia. Signor Presidente, ringrazio l'interrogante per il garbato esercizio delle prerogative parlamentari. Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in oggetto, con il quale l'interrogante, traendo spunto dalle aggressioni avvenute ai danni del personale della polizia penitenziaria presso la casa di reclusione di Sulmona, evidenzia asseriti aspetti di criticità, rappresento quanto segue.

Tengo innanzitutto a precisare che l'attenzione al sistema carcerario è tra le priorità di questo Dicastero e del Governo. È nostro dovere perseguire un modello di carcere che assicuri un'esecuzione della pena certa e al contempo non lesiva della dignità umana; un modello di carcere vivibile sia per chi vi è recluso, sia per chi vi lavora, in perfetta simmetria con l'articolo 27 della Costituzione, che, come è noto, privilegia sia i profili retributivi, ma anche e soprattutto i profili rieducativi.

In questa direzione si pone l'azione del Governo Meloni, che con il decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92 "carcere sicuro" ha dato risposte all'emergenza del sovraffollamento, ma anche soluzioni adeguate ai problemi strutturali del sistema penitenziario. Ovviamente è tutto un work in progress; vedremo queste soluzioni quanto saranno capaci di rispondere alle istanze del sistema.

Tra le misure più significative ci si limita a richiamare l'imponente opera di investimento per il reclutamento del personale degli istituti penitenziari e l'istituzione del commissario straordinario per le carceri, che avrà il compito di attuare in tempi rapidissimi il piano nazionale di interventi per l'aumento del numero dei posti detentivi e per realizzare nuovi alloggi destinati al personale di Polizia penitenziaria.

Con riguardo alla casa di reclusione di Sulmona, sottolineo in apertura che il 21 novembre 2024 è stato consegnato dall'amministrazione penitenziaria, secondo una tempistica anticipata rispetto alle originarie previsioni, il nuovo padiglione da 200 posti, per il quale sono in corso le attività di pulizia e approvvigionamento degli allestimenti necessarie all'attivazione.

Venendo ora all'evento critico citato dall'interrogante, posso riferire che, dalla documentazione trasmessa dalla direzione della Casa di reclusione di Sulmona, risulta che il 14 novembre 2024 il detenuto T.R. si rifiutava di rientrare nella camera di pernottamento, pretendendo di fruire del servizio doccia oltre l'orario consentito. Inoltre, per rivendicazione, lanciava un secchio d'acqua verso il personale di polizia penitenziaria e si faceva promotore altresì di una protesta tramite battitura delle inferriate.

Il giorno successivo, dopo essere stato convocato dal comandante di reparto, anziché attendere l'esito del consiglio di disciplina, iniziava a correre verso la sezione di appartenenza, estraendo una lametta e minacciando di autolesionarsi. Il personale di Polizia penitenziaria, nel tentativo di contenerlo, cadeva a terra insieme al detenuto e un agente riportava un trauma al ginocchio destro e difficoltà respiratorie, con prognosi di sette giorni. Il detenuto proseguiva ancora, in forte stato di agitazione, sbattendo la testa contro la finestra e provocando danneggiamenti alla camera e ai sanitari.

Preciso che, in relazione ai fatti descritti, la direzione penitenziaria applicava al detenuto la sanzione dell'esclusione dall'attività in comune per quindici giorni. Il detenuto veniva inoltre deferito all'autorità giudiziaria. In considerazione delle precedenti e numerose infrazioni disciplinari commesse dal detenuto, la direzione penitenziaria chiedeva alla direzione generale dei detenuti e del trattamento l'allontanamento del ristretto e di altri soggetti sodali per ragioni di sicurezza. Il detenuto T.R., con provvedimento del 7 gennaio 2025 della direzione generale dei detenuti e del trattamento, è stato trasferito dalla Casa di reclusione di Sulmona alla Casa di reclusione di San Gimignano, ove ha fatto ingresso il 14 gennaio scorso.

Più in generale, segnalo che la direzione generale ha adottato nel corso dell'anno 2024 nove provvedimenti di trasferimento dalla Casa di reclusione di Sulmona verso altre sedi penitenziarie del territorio nazionale di quei soggetti che si sono resi responsabili di condotte turbative della sicurezza. Dalle notizie acquisite dal competente Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, i dati riferiti all'organico della Casa di reclusione di Sulmona evidenziano che il personale in servizio ammonta a 231 unità, facendo registrare, rispetto all'organico previsto, una carenza di 43 unità appartenenti ai diversi ruoli del corpo. Le carenze maggiori si rilevano nei seguenti ruoli: funzionari, meno tre; agenti e assistenti, meno 32. Di contro, il ruolo di ispettore risulta in esubero di otto unità e quello dei sovrintendenti di tre unità.

Con riferimento alla carenza dei funzionari, rimarco che, per integrare l'organico, il 18 dicembre 2023 è stato avviato il 7° corso per il conseguimento della qualifica di commissario, relativo al concorso pubblico per 120 posti di allievo commissario della carriera dei funzionari del corpo, elevato successivamente a 132 posti, al cui esito si provvederà alla distribuzione delle risorse sul territorio nazionale in ragione delle vacanze organiche previste.

Il 6 settembre 2023 è stato indetto un concorso interno per titoli di servizio ed esami per 60 vice commissari della carriera di funzionario del corpo di polizia penitenziaria.

Per quanto riguarda invece il ruolo di agenti e assistenti, l'organico del reparto di polizia penitenziaria nell'istituto in esame è stato incrementato di 19 unità (17 maschili e 2 femminili) in occasione della mobilità ordinaria collegata all'assegnazione degli agenti del 182° corso (aprile 2024) e 183° corso (giugno 2024).

Infine evidenzio che il 22 luglio scorso ha preso avvio il 184° corso di formazione di allievi agenti e che al termine del corso nella distribuzione delle risorse si terrà conto anche delle carenze che connotano il penitenziario di Sulmona, attraverso l'assegnazione di un adeguato numero di unità di ruolo e in ragione delle vacanze organiche previste sul territorio nazionale.

Venendo all'introduzione di sistemi di rilevazione suggeriti dall'interrogante per l'inibizione delle frequenze cellulari negli istituti penitenziari, segnalo che è stato avviato un progetto per la schermatura degli istituti penitenziari del tipo jammer, che prevede l'adozione di un sistema in grado di intercettare tutte le telefonate effettuate dai dispositivi cellulari presenti all'interno degli istituti di pena del Paese. Tale sistema permette di discriminare i segnali telefonici da autorizzare tramite la creazione di white e black list. In tal modo solo gli utenti autorizzati inclusi nella white list potranno effettuare comunicazioni con l'esterno. A differenza del sistema jammer, quello proposto è completamente passivo e non comporta l'emissione di campi elettromagnetici, garantendo così la tutela della salute del personale di polizia penitenziaria, della popolazione detenuta e dei cittadini.

In attesa del reperimento necessario a copertura finanziaria, il progetto prevede una prima implementazione in venti istituti ritenuti i più critici. I tempi di realizzazione della schermatura dipenderanno dal numero di istituti da coprire e dalla possibilità di effettuare interventi simultanei, nonché dalla conformazione dell'istituto (collocazione in ambito urbano, estensione, forma del perimetro e quant'altro). I costi, sulla base di una prima analisi di mercato, variano tra gli uno e i tre milioni di euro, a seconda delle caratteristiche dell'istituto in termini di dimensioni e collocazione topografica.

DI GIROLAMO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIROLAMO (M5S). Signor Presidente, ringrazio il Vice Ministro della risposta, della quale però non posso ritenermi soddisfatta. Lei, Vice Ministro, mi parla di questioni di sovraffollamento che questo Governo sta risolvendo, ma le dico che nel carcere penitenziario di Sulmona il sovraffollamento dei detenuti risulta attualmente di 140 unità, con un sottodimensionamento della polizia penitenziaria. A me risulta, almeno al momento, per la pianta organica approvata nel 2024, una carenza di 57 unità. Mi fa piacere che i dati ministeriali smentiscano questa cosa; sono da confutare i dati che sono in dotazione delle organizzazioni sindacali, ovviamente per le piante organiche che conoscono loro.

Stavo dicendo, a proposito della questione dell'apertura del nuovo padiglione che prevede l'ingresso di 200 unità di detenuti, che deve assolutamente tenere in considerazione anche quello che ultimamente ha dichiarato il garante dei detenuti, ovvero che nell'attuale padiglione, quello vecchio, risulta inagibile il luogo delle celle (presenza di acqua, infiltrazioni, docce che non funzionano).

Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 10,34)

(Segue DI GIROLAMO). Lo stesso garante ha richiesto che vengano al momento trasferiti nel nuovo padiglione i detenuti presenti attualmente nel vecchio padiglione, affinché si possano effettuare degli adeguamenti. Anche perché, signor Vice Ministro, la questione sanitaria all'interno di un carcere è fondamentale, non solo a livello di medici, di operatori sociosanitari (OSS) e di infermieri necessari, ma anche per la salubrità dell'ambiente, che può generare condizioni che possono sfociare in situazioni di aggressione nei confronti degli agenti, che attualmente sono in sottodimensionamento.

Purtroppo non posso ritenermi soddisfatta della sua risposta.

Per quanto riguarda il jammer, abbiamo appreso dalla stampa, all'incirca il 20 dicembre scorso, di questa volontà ministeriale. È ottima la schermatura, che le avevo già proposto con questa interrogazione. La questione è però molto urgente. Lì si continuano a ritrovare dei cellulari che arrivano anche tramite droni. Nell'ultimo periodo sono stati trovati 4 cellulari. In tutto il 2024 sono più di 50 i cellulari sequestrati all'interno del carcere. Sulla circolazione della droga non mi ha risposto, signor Vice Ministro. Nell'interrogazione le chiedo la presenza di unità cinofile più assidue. Solo a Natale è stata ritrovata della droga nelle cartoline di auguri che ricevevano i detenuti. C'è quindi una certa fantasia nell'assortimento di questo materiale.

Credo che il carcere di Sulmona abbia sofferto abbastanza negli ultimi anni. Diverse sono state le mie interrogazioni e ho chiesto anche un incontro con i vertici del Dipartimento amministrazione penitenziaria per parlare proprio della questione dell'organico e delle prospettive. Mi auguro che si acceleri il tutto per rendere più vivibile la situazione, sia per gli agenti, che stanno veramente "scoppiando", che per gli stessi detenuti. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Alessandro Farnese» di Caprarola, in provincia di Viterbo, che stanno assistendo ai nostri lavori dalla Tribuna di II° ordine. (Applausi).

Ripresa dello svolgimento di interrogazioni (ore 10,36)

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01586 sulla gestione dell'Ente nazionale cinofilia italiana.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

LA PIETRA, sottosegretario di Stato per l'agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste. Signor Presidente, onorevoli senatori, in premessa ritengo opportuno precisare che l'ENCI è un ente privato riconosciuto, dotato di un proprio statuto che ne regola l'attività e le funzioni e ne specifica lo scopo, ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'agricoltura solo per l'attività di tenuta dei libri genealogici e registri anagrafici.

La funzione di tenuta del libro genealogico è soggetta al cosiddetto potere di vigilanza di questo Ministero, al quale è consentito intervenire in via sostitutiva mediante la nomina di commissari ad acta, laddove si verificano fatti o eventi che ledano o pongano in pericolo la corretta gestione del libro genealogico.

Pertanto, ogni altra attività gestionale, ivi comprese le scelte relative all'impiego delle risorse economiche disponibili, come pure la verifica circa i requisiti dei componenti degli organi tecnici, come i giudici e i presidenti di club, esula completamente dal rapporto di diritto pubblico che intercorre con il Ministero. Quindi, eventuali comportamenti scorretti da parte dei soci attengono alla diretta responsabilità degli stessi in forza delle autodichiarazioni sottoscritte e sono assoggettati ai meccanismi di controllo privatistici definiti dall'ENCI.

Occorre, infatti, precisare che un precedente provvedimento ministeriale di commissariamento dell'ENCI, adottato nel 2009, è stato annullato dagli organi della giurisdizione amministrativa sulla base della natura privatistica dell'ente e sui conseguenti limiti al potere di vigilanza del MASAF. In particolare, il Consiglio di Stato, con sentenza del 2016, ha ritenuto che la nomina del commissario ad acta con il compito di sostituirsi agli organi collegiali dell'ENCI, assorbendone ogni potere di istituto, si sia risolta in un'attività provvedimentale illegittima, siccome concretizzatasi in una espropriazione di prerogative rimesse alla volontà dell'ente privato che è deputato allo svolgimento di un'attività avente valore privilegiato pubblico, ma che rimane essenzialmente privata.

Tra l'altro, il MASAF non esercita alcun controllo di natura finanziaria e contabile su un patrimonio che è esclusivamente privato. Occorre ricordare che l'ENCI non beneficia da parte del Ministero di pubbliche erogazioni a qualsiasi titolo.

In relazione alla tenuta dei libri genealogici e dei registri di razza, la competenza del Ministero è strettamente confinata a una verifica e preliminare valutazione degli atti correlati all'attività cinotecnica, nonché alla correttezza della tenuta degli stessi. A tal scopo, periodicamente il Ministero svolge controlli mirati che effettua direttamente in loco.

Ciò premesso, rilevo che nel 2023 il Ministero, a seguito di alcune segnalazioni relativamente a talune criticità sulla tenuta del libro genealogico del cane di razza, contenuto in due dossier sull'inquinamento del libro genealogico del cane in Italia, ha provveduto alla relativa verifica. In tali occasioni, le modalità di controllo previste dall'ENCI sono risultate adeguate, tenuto anche conto che il libro genealogico del cane di razza ha natura fiduciaria e autodichiarativa.

Pertanto, l'emissione dei certificati genealogici si fonda sulle dichiarazioni rese dagli allevatori, delle quali questi ultimi si assumono la piena responsabilità. Tuttavia l'ente, al fine di accertare l'autenticità delle informazioni fornite, ha previsto agli articoli 11 e 12 del disciplinare, nonché all'articolo 8 delle norme tecniche, un sistema di controllo finalizzato a scongiurare il rischio di falsità delle informazioni da inserire nel libro genealogico di razza.

In particolare, tali disposizioni regolamentari prevedono diverse tipologie di controllo. Il controllo di cucciolata cosiddetto di primo livello, fatto dalla delegazione territoriale dell'ENCI secondo le sue direttive, consiste nella verifica a campione, presso il luogo di nascita della cucciolata, che l'identità della fattrice, il numero e il sesso dei cuccioli corrispondano a quanto dichiarato dall'allevatore al momento della denuncia di nascita. Vi è poi il controllo di cucciolata di secondo livello (verifica parentale), disposto direttamente dall'ENCI, ai sensi dell'articolo 8 delle norme tecniche del libro genealogico, con il quale, su un campione individuato con le analisi di una serie di fattori di rischio, vengono analizzati i campioni biologici dei cuccioli e degli ascendenti dichiarati, al fine della verifica della corretta attribuzione dell'ascendenza.

Ancora, vi è la verifica di parentela a campione, disposta dall'ENCI su un qualsiasi soggetto iscritto nel libro genealogico in seguito a segnalazioni o specifiche problematiche, oppure ancora il deposito del campione biologico obbligatorio per tutti i soggetti particolarmente interessanti sotto il profilo riproduttivo e di grande impatto sulla popolazione, così da averlo a disposizione in caso di successiva ed eventuale necessità di confermare l'identità del soggetto o di confermare lo stesso quale ascendente di altri soggetti sottoposti a verifica.

Le modalità di controllo previste in abbinamento all'obbligatorietà del deposito del campione biologico, soprattutto nei casi in cui il rischio di influenzare la popolazione è maggiore, sono risultate essere uno strumento tecnicamente appropriato e valido in considerazione delle numerosità e dell'eterogeneità del parco cinotecnico nazionale, che non consente ovviamente di provvedere a verifiche sulla totalità degli animali iscritti.

Nel complesso, pertanto, le procedure adottate sono state ritenute idonee alle finalità del libro genealogico. Successivamente, a ottobre 2023, una commissione ministeriale nominata nella Direzione generale dello sviluppo rurale del Ministero ha effettuato una verifica in loco presso l'ufficio centrale del libro genealogico gestito dall'ENCI, all'esito della quale è stata confermata la conformità della struttura e delle attività svolte alla normativa vigente, anche alla luce delle diverse azioni correttive già intraprese da parte dell'ente stesso, per superare situazioni di criticità. Pertanto, la commissione ha potuto constatare, tra le altre cose, anche un'evoluzione significativa quanto al numero di controlli effettuati dall'ente relativi all'ascendenza dei soggetti iscritti nel libro genealogico.

Pertanto, sulla base delle considerazioni sovraesposte, si conferma che ad oggi non sono emerse nuove e ulteriori irregolarità o ragionevoli dubbi di maltenuta dei libri genealogici e dei registri delle razze, tali da condurre il Ministero a procedere alla nomina di un commissario per la gestione del libro genealogico, attesa la verifica recente nella quale emerge la mancata evidenza di problematiche in atto che pongono a rischio la gestione del libro genealogico.

NATURALE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NATURALE (M5S). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per questa pronta risposta, ma la mia interrogazione a questo punto vuole essere davvero informativa, perché il Ministero non sa quanto succede nell'ENCI. Non sa le criticità e crede ciecamente a quello che infatti è un carrozzone di centrodestra.

Purtroppo, questa è la verità: i controlli vengono fatti da un laboratorio privato collegato all'ENCI, che è l'unico soggetto che può quindi accedere al libro genealogico, dando verifica dei controlli, ma è però tutto pilotato nell'ENCI.

Questa è una cosa gravissima, anche perché voi dite che il libro genealogico ha natura fiduciaria e autodichiarativa, quindi dipende dalla responsabilità degli allevatori. Pertanto, i pedigree italiani, quelli dei nostri cani di razza, sono fondati e basati assolutamente sul nulla, sulle autodichiarazioni degli allevatori, che hanno i loro interessi, e sulle dichiarazioni dell'ENCI, che ha interessi milionari. Dovrebbe infatti essere un'associazione non profit, ma con tutte le attività raggiunge i 10 milioni di euro annui, quindi possiamo ben capire gli interessi che vi sono sotto, ai danni dei nostri amici a quattro zampe che, alla fine, nascono e crescono con patologie genetiche che non dovrebbero esistere nei cani con pedigree.

Si inficia così quello che purtroppo dobbiamo chiamare mercato dei cani di razza. Io sinceramente preferirei che i cani venissero adottati nei canili e a questo punto sarebbe preferibile, visto che in Italia le certificazioni non sono assolutamente veritiere, dal momento che il Ministero ha affidato tutto ad un ente privato (l'ENCI), che è l'unica associazione che può garantire i controlli, fatti presso - lo ripeto - un laboratorio privato.

Nella mia interrogazione chiedevo proprio di rendere pubblico questo servizio, visto che il libro genealogico ha importanza e valenza pubblica, apportando cambiamenti radicali nell'ENCI, magari aprendo a una libera concorrenza fra associazioni, che possano controllarsi tra di loro e portare davvero a un equo mercato, dato che si sta parlando di mercato dei cani di razza e di un Governo che fa sempre marchette, purtroppo con persone legate alla sua linea politica e al suo elettorato.

La mia interrogazione quindi, a questo punto, è un atto di denuncia formale di un sistema che non va, e non si può delegare, lavandosene le mani come Ponzio Pilato e dicendo: la responsabilità non è mia.

L'ENCI, giustamente, è un ente privato e gli allevatori fanno l'autodichiarazione, ma così non c'è sicurezza: è stato dimostrato nei fatti che dall'estero non vengono a comprare i cani in Italia perché è tutto legato al dubbio e al caos.

Chiedo ulteriormente al Ministero e a lei, che è oggi in questa sede per rispondere, di prendere in mano la situazione, perché ne va anche del made in Italy dei nostri cani. (Applausi).

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

(La seduta, sospesa alle ore 10,48, è ripresa alle ore 15,03).

Presidenza del presidente LA RUSSA

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15,03)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e il Ministro dell'interno.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso e il fatto che stiamo iniziando i lavori in leggero ritardo.

Il senatore De Poli ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01620 sul sostegno alle imprese del settore agroalimentare, per tre minuti.

DE POLI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, colleghi, sottopongo oggi all'attenzione del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, l'onorevole Francesco Lollobrigida, che ringrazio per la sua presenza, una questione che mi sta particolarmente a cuore.

È noto a tutti come l'agricoltura e la pesca siano da sempre al centro dell'agenda politica di questa maggioranza. Sono di ieri gli ultimi dati positivi: l'agricoltura italiana è prima in Europa nel 2024 per valore aggiunto, con 42,4 miliardi di euro, superando per la prima volta nella storia la Francia e la Germania. Inoltre, segnali positivi arrivano anche dai redditi degli agricoltori: più 12,5 per cento.

Siamo tornati a crescere. Vorrei evidenziare, infatti, come l'Italia, grazie all'impegno del Governo, abbia saputo porre in giusto risalto in Europa importanti temi come l'agricoltura con la riforma della politica agricola comune (PAC), intesa come strumento diretto a incentivare la produzione e a non limitarla, quindi come strumento in grado di mettere al centro i nostri agricoltori, che sono i primi amici dell'ambiente - a me piace definirli i migliori custodi del territorio - in grado di produrre eccellenze che fanno del nostro agroalimentare uno straordinario biglietto da visita all'estero e nel mondo.

Allo stesso modo i pescatori, che il regista Vittorio De Seta non a caso definì in un celebre documentario i contadini del mare, sono le sentinelle del grande patrimonio dell'Italia che è il mare. Vi è, infine, l'acquacoltura, che è agricoltura di eccellenza dei nostri mari, settore in cui l'Italia figura tra i leader mondiali con l'allevamento di pesci e molluschi. È proprio di ieri, tra l'altro, la notizia del piano contro il fenomeno del granchio blu in Veneto e, ad esempio, in Emilia-Romagna. È cruciale - a nostro avviso - sostenere concretamente questi tre comparti.

L'impegno del Governo su questi fronti è tangibile: lo dimostrano i 10 miliardi di euro in poco più di due anni, comprese tutte le risorse europee. Nessun Governo, prima di adesso, ha mai investito così tante risorse nel settore primario, come dimostrano gli aumenti degli stanziamenti di bilancio del Ministero nel biennio 2023-2024 rispetto a quelli degli anni precedenti, che si attestano a circa 2,5 miliardi di euro nel 2024. Bisogna proseguire in questa direzione.

Con questa interrogazione, signor Ministro, vorremmo sapere quali siano le procedure messe in atto per accelerare l'attuazione degli interventi in questione e come il Governo intende intervenire per fare in modo che agli annunci di risorse stanziate sia dato seguito con la concreta erogazione delle stesse agli operatori dei settori interessati. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, onorevole Lollobrigida, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

LOLLOBRIGIDA, ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Signor Presidente, onorevoli senatori, il senatore De Poli mi dà la possibilità di illustrare lo sforzo compiuto dal Governo Meloni per ridare centralità a un settore che negli ultimi anni era stato indubbiamente trascurato e penalizzato a livello non solo nazionale, ma certamente anche europeo. Non si tratta di una centralità solo dichiarata, ma dimostrata concretamente, in primo luogo attraverso l'assegnazione di risorse adeguate al settore. Nel biennio 2023-2024, infatti, le risorse assegnate al Ministero sono state incrementate di 3,5 miliardi di euro rispetto al biennio precedente, raggiungendo la somma complessiva di 12 miliardi di euro, tra risorse stanziate in bilancio e risorse del PNRR.

Ci siamo resi conto immediatamente che questa maggiore disponibilità di risorse, unita alla grande mole di residui, ossia risorse non utilizzate dai Governi precedenti, ci avrebbe posto di fronte alla vera sfida, quella di far giungere in tempi rapidi ai beneficiari le risorse stanziate, in modo che agli annunci seguissero i fatti. Era necessario, in altri termini, lavorare per superare l'atavico difetto dell'amministrazione italiana, ossia l'incapacità di spendere le risorse assegnate, come dimostrano gli oltre 780 milioni di residui ereditati dagli anni precedenti.

Per questa ragione abbiamo proceduto a rivedere l'organizzazione del Ministero, rendendo più razionale la ripartizione delle competenze tra uffici, e a ridurre i tempi di pubblicazione dei bandi e dell'istruttoria per l'elaborazione delle graduatorie, nonché a sviluppare la digitalizzazione e l'informatizzazione dei procedimenti amministrativi. Grazie a questi interventi, le risorse impegnate dal Ministero in termini assoluti nel biennio 2023-2024 sono state pari a 4,1 miliardi di euro, aumentando la percentuale di impegno dal 57 per cento del 2022 al 79 per cento del 2024.

Tra le misure principali adottate a favore delle imprese ricordo il sostegno all'accesso al credito, lo sviluppo e il sostegno alle filiere, il sostegno all'innovazione e all'efficientamento energetico, il consolidamento degli investimenti per la sovranità alimentare. Inoltre, abbiamo sostenuto le famiglie più bisognose, attraverso un aiuto concreto con la Carta dedicata a te, che ha aiutato 1,3 milioni di nuclei familiari. Abbiamo agito per accelerare i pagamenti, affinché le risorse fossero effettivamente utilizzate dalle imprese. La percentuale dei pagamenti effettuati rispetto alle risorse disponibili nel periodo 2022-2024 è aumentata dell'11 per cento. A ciò si aggiunga che la grande mole di residui ereditati degli esercizi finanziari precedenti è stata sostanzialmente azzerata.

Tanto resta ancora da fare in termini di capacità di razionalizzazione delle politiche di investimento, al fine di concentrare le risorse pubbliche verso le colture deficitarie e sostenere i comparti in grado di mettere in campo innovazione e capacità di internazionalizzazione, in modo da evitare la polverizzazione delle risorse in microinterventi.

Ci rincuora però il fatto che l'enorme sforzo che stiamo compiendo comincia a produrre risultati. Proprio ieri l'Istat - come lei ricordava - nella sua relazione annuale sui conti economici dell'agricoltura, ha certificato che in Italia vi è stato un incremento dei volumi dei beni prodotti dal settore agricolo pari all'1,4 per cento e una crescita del valore aggiunto della produzione agricola pari al 9 per cento rispetto all'anno precedente. Si tratta di dati che consentono all'Italia di superare per la prima volta la Francia e di posizionarsi per la prima volta al vertice delle agricolture europee.

Il risultato che però mi dà più soddisfazione è l'aumento del reddito medio degli agricoltori, che risulta cresciuto nel 2024 del 12,5 per cento, grazie soprattutto all'aumento dei contributi alla produzione ricevuti dal settore e alle politiche che stiamo adottando che hanno permesso di portare l'export oltre i 70 miliardi di euro: un record storico, sostenuto soprattutto dalle Regioni del Mezzogiorno.

Sappiamo bene che c'è molto ancora da fare. Voglio concludere questo intervento, però, ringraziando i veri protagonisti di questo lavoro, che sono senza dubbio tutti coloro che lavorano all'interno del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e, ovviamente, tutto il mondo degli agricoltori e degli imprenditori agricoli, che si sforzano ancora oggi di superare le difficoltà nelle quali si sono trovati per politiche italiane a volte insufficienti, ma soprattutto per politiche europee sulle quali si dovrà far luce anche dopo le notizie che sono giunte ieri rispetto a un potenziale atteggiamento da parte del commissario Timmermans particolarmente discutibile. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Poli, per due minuti.

DE POLI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Ministro, mi ritengo soddisfatto della sua risposta, in modo particolare per aver riportato il primario, quindi il mondo dell'agricoltura e della pesca, ad essere fattore centrale all'interno delle politiche italiane, in particolare, ma anche rispetto alle politiche europee.

L'Italia nella storia era stata un po' dimenticata dall'Europa rispetto al mondo dell'agricoltura. Oggi, con questo Governo, con lei, Ministro, e con questa maggioranza abbiamo riportato il mondo dell'agricoltura in posizione centrale nell'ambito delle politiche, in modo particolare di quelle italiane. Credo che questo sia uno degli aspetti importanti che abbiamo di fronte.

Per questo motivo la ringrazio e mi ritengo soddisfatto. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Bergesio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01617 sulla recente disciplina della produzione di vini dealcolizzati, per tre minuti.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, l'Italia è il principale produttore mondiale di vino, con una tradizione millenaria che contribuisce significativamente all'economia nazionale, sia in termini di produzione, ma soprattutto in termini di esportazione e, fortemente, all'immagine del made in Italy nel mondo.

In base ai dati Istat, nel 2023 l'Italia ha ottenuto un primato con una produzione stimata tra i 45 e 50 milioni di ettolitri, superando la Francia e la Spagna, con un'ampia quota di produzione dedicata ai vini DOC, DOCG e IGP. È stata inoltre tra i principali esportatori mondiali sia per volume che per valore.

Recentemente il Ministero da lei presieduto ha adottato un decreto che disciplina la produzione di vini dealcolizzati e parzialmente dealcolizzati in Italia, in attuazione naturalmente del regolamento UE 2021/2117, che ne ha consentito la produzione e la commercializzazione a livello europeo.

L'introduzione della produzione di vini dealcolizzati rappresenta una novità significativa soprattutto per il settore vitivinicolo italiano, con potenziali implicazioni sul mercato sia interno che su quello internazionale.

È fondamentale assicurare che la promozione dei vini dealcolizzati non comprometta l'integrità del nostro settore vitivinicolo tradizionale, che rimane un pilastro dell'identità culturale dell'economia agricola italiana, e si possano così evitare delle distorsioni sul mercato, proteggendo i produttori da potenziali danni economici.

Le produzioni di vino nazionale sono tutelate dalle denominazioni di origine e dalle indicazioni geografiche che ne certificano la qualità e l'autenticità. La tutela e la valorizzazione delle produzioni certificate sono quindi fondamentali per continuare a garantire la distintività e la competitività del vino italiano.

Si chiede allora a lei, signor Ministro in indirizzo, se intende adottare delle misure particolari per tutelare il settore vitivinicolo nazionale, a prescindere dal decreto, in particolare sul tema delle denominazioni. Il fatto di denominare in etichetta come "vino" un prodotto che nulla ha a che fare con il vino potrebbe indebolire molto la catena vinicola italiana, soprattutto perché inganna il consumatore. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, onorevole Lollobrigida, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

LOLLOBRIGIDA, ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Signor Presidente, ringrazio il senatore Bergesio per avermi dato la possibilità di rivolgere l'attenzione su un settore di fondamentale importanza per l'economia della nostra Nazione, qual è la filiera vitivinicola. Con quasi 14 miliardi di fatturato, 240.000 imprese produttrici e 8 miliardi di euro di valore all'esportazione, il vino rappresenta il 10 per cento dell'agroalimentare nazionale, confermandosi una componente strategica del sistema Italia.

Sin dall'insediamento del Governo Meloni, il Ministero dell'agricoltura ha posto al centro della propria azione il sostegno alla filiera vitivinicola, nella consapevolezza che la produzione di vino non è solo un asset economico, ma - come lei ricordava - racchiude anche un insieme di valori connessi ai territori, alla storia, alla cultura della nostra Nazione e alla tutela dell'ambiente.

Il vino e, più in generale, il comparto delle bevande alcoliche, però, vive un momento di transizione, legato ai cambiamenti delle abitudini e delle modalità di consumo a livello globale. Tale evoluzione non può essere ignorata, ma deve diventare un punto di partenza e di riflessione per progettare il futuro e sostenere la competitività delle nostre aziende. Da un lato, occorre contrastare con forza la propaganda allarmistica che, attraverso il richiamo alle esigenze salutistiche, intende demonizzare il consumo del vino, al solo scopo di favorire alcune produzioni nazionali con tasso alcolemico peraltro molto più elevato. Penso a tutte quelle forme di etichettatura fuorvianti adottate da alcune nazioni (l'Irlanda e il Belgio, per esempio), che il Governo italiano sta contrastando in sede europea, trovando peraltro l'appoggio della stessa Commissione europea. Dall'altro lato, occorre continuare a sostenere il settore con risorse, anche europee, per favorire la promozione agroalimentare e garantire interventi immediati a favore dei nostri produttori colpiti dalle emergenze fitosanitarie, come peraltro il nostro Governo ha provveduto a fare stanziando 47 milioni per indennizzi alle imprese per la peronospora e 7,5 milioni di euro per le misure di contrasto alla flavescenza dorata.

In questo scenario si inserisce la tematica della produzione di vini dealcolizzati. Ho più volte espresso le mie perplessità sull'argomento, condividendo la posizione dell'OIV, l'Organizzazione mondiale che si occupa della vite e del vino, che considera l'alcol un elemento intimamente connesso al vino. Il confronto avviato con la filiera nazionale, tuttavia, ha evidenziato l'interesse dei mercati globali per questa nuova tipologia di prodotto e la necessità di introdurre anche in Italia regole chiare, con l'obiettivo di evitare uno svantaggio competitivo per il nostro settore di fronte alle produzioni già avviate dai principali Stati produttori. Per questo motivo ho recepito le istanze provenienti da tutta la filiera nazionale e, a seguito di un percorso condiviso con le Regioni e le associazioni di settore, ho adottato il decreto che lei ha richiamato.

Voglio però rispondere alle sue legittime preoccupazioni, che immagino possono essere quelle di tutti gli operatori del settore, precisando che il decreto garantisce la massima trasparenza per i cittadini e la tutela dell'integrità del settore vitivinicolo tradizionale. Nel decreto, infatti, si prevede che i prodotti dealcolati siano segnalati con adeguata etichettatura ed è imposto l'obbligo di separazione fisica in azienda tra la produzione convenzionale e la nuova tipologia di prodotto. Infine, in modo speciale, è stabilito il divieto di procedere alla dealcolazione per vini DOP e IGP. In questo modo si consente alle imprese una diversificazione dell'offerta e una netta distinzione tra differenti produzioni, salvaguardando la storia e l'eccellenza del nostro settore enologico.

Lavoreremo ancora con un'attenzione alle imprese, alla competitività e ovviamente, dall'altra parte, alla difesa dei nostri settori strategici per quello che complessivamente rappresentano. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Bergesio, per due minuti.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Ministro, il tema della trasparenza e la capacità di conoscere bene il settore da parte del suo Ministero sono molto importanti, perché sono una garanzia. Lei sa bene come il mantenimento della viticultura sia un'eredità straordinaria per il nostro Paese, anche dal punto di vista culturale; si pensi all'indotto che genera nel turismo. Io credo che - come ha scritto un noto produttore proprio in questi giorni su un quotidiano importante - gli italiani non abbiano il gusto di ubriacarsi e nemmeno di eccedere con un bicchiere in più. Normalmente chi si sballa lo fa diversamente (si parla di superalcolici).

Ho visto che ha fatto una riflessione sul tema della denominazione e la ringrazio, perché questo è molto importante.

Lei sa bene che noi riteniamo prioritario come sempre la difesa del nostro made in Italy. Proprio in questi giorni abbiamo letto che - secondo i dati certificati da Istat - la nostra agricoltura ha raggiunto oltre 42 miliardi di valore, con una crescita del 9 per cento del comparto agricolo. È un merito sicuramente del lavoro svolto dal suo Ministero e dal Governo, ma io direi anche da tutto il Parlamento, perché abbiamo approvato delle misure a mantenimento, a sostegno, e soprattutto che guardano allo sviluppo di tutti i settori. Voglio quindi ringraziare per tutto il lavoro che è stato fatto qui, ma soprattutto un grande ringraziamento lo dobbiamo ai nostri contadini e ai nostri agricoltori, che noi abbiamo definito - lei lo sa e la ringrazio anche per la collaborazione avuta - custodi dell'ambiente e del territorio (una definizione che abbiamo fatto diventare cogente). Dall'altra parte, ci sono anche quelle persone che svolgono con capacità, sacrificio, dignità e grande passione il lavoro di agricoltori. Viva gli agricoltori italiani. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore De Carlo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01619 sulle misure per contrastare la proliferazione del granchio blu e i danni alle aziende ittiche, per tre minuti.

DE CARLO (FdI). Signor Presidente, prima di iniziare con il quesito, mi permetta di rivolgere al Ministro e, per il suo tramite, a tutta la comunità della sua città, Subiaco, la nostra vicinanza per la perdita, ieri sera, del sindaco Domenico Petrini. (Applausi). È una perdita che ha lasciato tutti senza parole ed oggi ci tenevo, vista la mia amicizia personale, a fare in modo che anche quest'Assemblea ne avesse contezza e che il Ministro rappresentasse la nostra vicinanza a tutta la comunità.

Tornando al tema in discussione, il granchio blu, il Ministro in questi due anni ha profuso notevole energia nel tentativo di contrastarne la proliferazione e soprattutto nel supporto alla filiera pesantemente attaccata da questa specie invasiva, che ha avuto la sua maggior incidenza in un'area particolare, cioè quella di una parte del Friuli, dei Comuni di Rosolina, Porto Tolle, Porto Viro e Chioggia in Veneto, e di Goro in Emilia Romagna, e che ha messo in ginocchio, di fatto, un'economia, quella delle vongole, che era non solo importante per quei territori, ma che rappresentava anche un'eccellenza dei nostri territori. Ricordo a me stesso e a tutti che questa è la Nazione che ha il record mondiale di DOP e IGP, a dimostrazione di un'agricoltura - ce lo hanno detto i dati - che non si è arresa alla globalizzazione, ma che invece ha assolutamente esaltato le proprie peculiarità.

Il Governo - come dicevo - si è prontamente attivato e l'ha fatto tramite il Ministero, grazie al Ministro, ma anche tramite la Commissione; ricordo che abbiamo attivato una indagine parlamentare conoscitiva proprio sul contrasto al fenomeno del cambiamento climatico, per renderci conto se abbiamo gli strumenti per capire il cambiamento climatico in corso e soprattutto se disponiamo degli strumenti per intervenire.

Oggi, signor Ministro, anche alla luce della presentazione del piano di ieri, credo sia opportuno fare un punto di ciò che il Governo ha fatto, ma anche e soprattutto dare uno sguardo alle prospettive future su questo tema. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, onorevole Lollobrigida, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

LOLLOBRIGIDA, ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Senatore De Carlo, la ringrazio anche per aver ricordato il suo collega - anche lei è stato sindaco - morto ieri a trentotto anni, stroncato da un infarto sul tavolo di lavoro all'interno del Municipio. Riporterò le condoglianze del vostro Gruppo.

La ringrazio altresì di permettermi di parlare della strategia per affrontare una criticità e l'emergenza legata al granchio blu. La diffusione della specie - come da lei ricordato - colpisce l'allevamento di molluschi e in particolare di vongole veraci, una delle eccellenze dell'agroalimentare italiano a livello mondiale, un comparto di grande rilevanza economica e sociale. Il Governo ha operato su più fronti nella convinzione che ho espresso sin dall'agosto 2023, quando mi sono personalmente recato dai pescatori di Porto Viro e Porto Tolle, ossia che, per contrastarne la diffusione, fossero necessarie azioni coordinate e che, lavorando con spirito di iniziativa, si potesse trasformare un'emergenza anche in una potenziale occasione.

In quest'ottica sono stati stanziati circa 45 milioni di euro per le diverse finalità: 2,9 milioni di euro per la cattura e lo smaltimento del granchio blu e 500.000 euro annui per rimborsare una parte degli oneri previdenziali versati dalle imprese dell'acquacoltura; 37 milioni di euro per la semina, il ripopolamento e l'acquisto di strutture per la protezione degli allevamenti; ulteriori 4,5 milioni di euro al fine di indennizzare le imprese colpite, a valere sul Fondo di solidarietà nazionale.

Le misure hanno prodotto gli effetti sperati. Le catture di esemplari di granchio blu sono cresciute in maniera esponenziale, tanto che nel 2023 hanno toccato in alcune aree, come la Sacca di Goro, punte del più 940 per cento rispetto al 2022.

Non ci siamo limitati a questo. Con il cosiddetto decreto agricoltura, infatti, abbiamo previsto la nomina di un commissario straordinario con l'obiettivo di contrastare tempestivamente il fenomeno della proliferazione del granchio blu, nonché di impedire l'aggravamento dei danni provocati alla filiera ittica. Con il medesimo provvedimento è stata assegnata alla struttura commissariale una dotazione di 10 milioni di euro per realizzare le azioni ritenute necessarie.

Nel rispetto della tempistica prevista, il già prefetto Enrico Caterino, nominato commissario straordinario il 20 settembre 2024, insieme al collega Pichetto Fratin, che ringrazio, è riuscito a presentare nei novanta giorni previsti un piano condiviso con il territorio, le associazioni e le due Regioni principalmente coinvolte (Emilia-Romagna e Veneto). Il piano, redatto anche con il supporto di ISPRA, CREA e CNR, è frutto di un lavoro collegiale, che auspichiamo porti al risultato di anticipare le criticità che possono essere indotte da questo fenomeno e da altri simili a questo, rispetto alle specie aliene. Gli interventi del piano prevedono misure di contenimento della diffusione, quale il prelievo e lo smaltimento del granchio blu, nonché la messa in opera di strutture di contenimento, ma anche misure dirette all'attivazione di nuove filiere per il riutilizzo delle biomasse, farine, pet food, bioplastica, biogas, eccetera. Sono previsti contributi per le imprese che prenderanno parte alle attività, come ad esempio il prelievo e lo smaltimento del granchio blu, nonché la semina nelle aree di venericoltura, prediligendo il materiale biologico di provenienza nazionale.

Posso affermare che la nostra prima intuizione trova oggi un positivo riscontro. Le imprese potranno riprendere la produzione e c'è la possibilità concreta di rafforzare la filiera italiana e anche creare nuove filiere derivanti dallo smaltimento delle carcasse di granchio blu.

Tutto questo è stato possibile - vorrei sottolinearlo - solo grazie a una riforma che posso definire storica. Con la legge di bilancio 2024 gli strumenti e i benefici previsti dal decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, per il sostegno alle imprese in occasione di eventi calamitosi e straordinari, prima riservati solo agli agricoltori, oggi sono allargate anche ai pescatori e agli acquacoltori. Si tratta di un segno tangibile dell'impegno del Governo in quest'ottica.

Colgo l'occasione - lo faccio anche riferendomi a quanto il senatore prima ricordava - che ovviamente il lavoro svolto dai Ministeri e dal Governo è patrimonio della maggioranza e, in molti casi, anche dell'opposizione, quando si riesce a lavorare con uno spirito di servizio alla Nazione su temi concreti e rilevanti. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Carlo, per due minuti.

DE CARLO (FdI). Signor Ministro, sono soddisfatto non soltanto per l'approccio e le risorse dedicate a questo fenomeno, ma anche per l'approccio generale nei confronti dei problemi - tanti - dell'agricoltura.

Molti dei problemi si protraggono da anni, anche alla luce di ciò che emerge - lei, signor Ministro, l'ha accennato prima - rispetto alle derive ideologiche europee che, già nella scorsa legislatura, denunciavamo come assolutamente pessime per l'agricoltura non solo italiana, ma anche europea e del mondo, derive che oggi hanno una manifestazione plastica anche attraverso probabili scandali che la magistratura verificherà, ma che intanto sono emblematici di una cultura del negazionismo circa l'importanza dell'agricoltura, che ha messo in ginocchio gli agricoltori e li ha fatti percepire per anni come inquinatori. Questo Governo e noi, invece, siamo fermamente convinti che non esistano ambientalisti più veri e più puri dei nostri agricoltori. Crediamo che lo spirito del piano che è stato redatto sia proprio quello di creare le condizioni per continuare a fare agricoltura e acquacoltura e, nel contempo, intervenire laddove le condizioni economiche debbano essere ripristinate, per garantire a tutti la possibilità di vivere e soprattutto di continuare a perpetrare una straordinaria tradizione come quella della nostra agricoltura e dell'acquacoltura, che ci ha fatto grandi nel mondo. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Scalfarotto ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01621 su un episodio di allontanamento da parte della scorta assegnata alla Presidente del Consiglio dei ministri, per tre minuti.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, ringraziamo naturalmente il signor Ministro per la sua presenza in Aula, preziosa per chiarire storie che accadono nel nostro Paese, delle quali qualche volta perdiamo il filo. Ascolterò, quindi, con grande piacere la sua risposta, signor Ministro, all'interrogazione dei colleghi delle altre opposizioni che la interrogheranno sul signor Almasri e sulla sua rocambolesca liberazione.

Voglio però mettere sul tavolo un'altra storia perché lei possa aiutarci a capirla meglio. È una storia accaduta ormai qualche tempo fa, alla fine del mese di novembre del 2023, precisamente la notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre, quando due persone (due figuri) - riportano organi di stampa - si avvicinano alla macchina dell'ex compagno - credo di dire bene - della Presidente del Consiglio, parcheggiata sotto casa della Premier, che evidentemente armeggiavano lì vicino e questo ha provocato la reazione della scorta della Presidente del Consiglio, che ha allontanato quei due figuri, scorta che appartiene alla Digos. Il sottosegretario Mantovano, che è l'autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, ha negato che quelle due persone appartenessero all'Aisi, ma va sottolineato che dopo qualche giorno la Presidente del Consiglio chiede delle modifiche nella compagine della scorta che l'accompagnava.

Approfitto della sua presenza, quindi, per sapere se per caso ci può chiarire cosa accadde quella notte più precisamente e faccio riferimento, in particolare, al fatto che, trattandosi di uomini della Digos e quindi di poliziotti, immagino abbiano redatto qualcosa, abbiano identificato quelle due persone, abbiano chiesto loro i documenti, si siano accertati delle loro generalità. Insomma, quello che vorrei sapere, dato che di questa storia non abbiamo mai conosciuto il finale, è se per caso lei, nella sua qualità di Ministro dell'interno, può illuminarci e raccontarci dal suo punto di vista, per le carte che ha avuto modo di leggere, cosa accadde quella notte.

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, premetto che sarò necessariamente molto breve nella risposta e quindi forse deluderò l'interrogante - e me ne scuso - ma come è noto la sicurezza e le misure di protezione del Presidente del Consiglio dei ministri sono svolte dall'Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna.

Ciò detto, con riguardo allo specifico episodio evidenziato dall'interrogante, non vi sono elementi ulteriori da riferire rispetto a quanto già comunicato dall'autorità delegata per la sicurezza della Repubblica nelle competenti sedi. Peraltro - e termino - sull'avvenimento oggetto dell'interrogazione risultano in corso indagini da parte della procura della Repubblica di Roma, in quanto tali coperte da segreto istruttorio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Scalfarotto, per due minuti.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Ministro, la ringrazio. Naturalmente, non intendo chiederle informazioni che sono riservate al Copasir o ad altri luoghi. La domanda nasceva dal fatto che quelle persone che facevano parte della scorta sono della Digos e sono certo che abbiano redatto una relazione e quindi volevo, appunto, sapere se la relazione esista oppure no e che cosa ci sia scritto, trattandosi non di questioni legate ai Servizi, tant'è che il sottosegretario Mantovano - come ho avuto modo di dire nella mia illustrazione - ha negato che ci fosse un coinvolgimento dei Servizi.

Per quanto riguarda, invece, le notizie sulle quali sta indagando la procura della Repubblica, anche qui alzo le mani, nel senso che ovviamente attenderemo l'esito delle indagini della procura. Ma mi riservo eventualmente in un futuro di disturbarla ancora e di chiederle di venire a riferirci sugli esiti di tale indagine, in modo tale che questa vicenda non resti pendente e che anche l'opinione pubblica possa conoscerne la fine e i dettagli.

PRESIDENTE. La senatrice Maiorino ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01499 sui rischi di fenomeni di sfruttamento della prostituzione in relazione all'uso di piattaforme digitali a pagamento, per tre minuti.

MAIORINO (M5S). Signor Ministro, innanzitutto alcuni dati sulla piattaforma OnlyFans, che è l'oggetto dell'interrogazione. La piattaforma, nata nel 2016 in Gran Bretagna, offre contenuti di intrattenimento attraverso abbonamento. Si tratta di contenuti, nella maggior parte dei casi, sessualmente espliciti, su cui la società trattiene il 20 per cento dei guadagni dei cosiddetti creator.

La vera svolta porno di OnlyFans arriva però nel 2018, quando il fondatore britannico la vende a un grande magnate ucraino-americano, Leonid Radvinsky, già arricchitosi nell'industria pornografica attraverso il sito di webcam porno Myfreecams, che ne acquista il 75 per cento delle quote. È allora che OnlyFans fa il salto e diventa effettivamente un sito assolutamente pornografico.

L'utenza di OnlyFans è composta all'80 per cento da uomini e al 20 per cento da donne. Al contrario, i creator sono per la stragrande maggioranza donne; la fascia di utilizzatori è molto giovane, tra i diciotto e i trentaquattro anni, per oltre il 60 per cento. Dopo la pandemia, OnlyFans ha visto una crescita esponenziale dei suoi numeri, raggiungendo oltre 305 milioni di fan e 4 milioni di cosiddetti creator, con un fatturato che tutti possiamo immaginare miliardario, motivo per il quale si spiega facilmente la benevolenza con cui tutti i quotidiani italiani, senza distinzione di simpatie politiche, hanno regolarmente propinato, a cadenze regolari, storie di fortunate ragazze che faticavano ad arrivare a fine mese e che poi sono finalmente sbarcate su OnlyFans e hanno visto il proprio conto in banca ingigantirsi. Per questo servilismo desidero ringraziare pubblicamente in quest'Aula tutti gli autori di questi edificanti pezzi.

Occorre tuttavia sottolineare come OnlyFans si appoggi, per pubblicizzare i propri contenuti, alle cosiddette piattaforme family friendly, cioè quelle che sono in mano a tutti i nostri figli e alle nostre figlie, in sostanza indipendentemente dall'età. È lì che vengono pubblicizzati i contenuti che poi rimandano a OnlyFans.

La storia viene fuori attraverso la trasmissione «Cartabianca», perché una ragazza denuncia di essere stata vittima di abusi e costrizioni, attraverso un'agenzia alla quale si era affidata, che naturalmente le aveva promesso guadagni enormi. I servizi consistevano nel fatto che doveva andare a fare il famoso chinotto tour in giro per l'Italia, con rapporti sessuali da filmare con uomini molto più grandi. Francesca oggi è tornata in Italia, in una condizione rocambolesca.

Chiedo al Ministro di sapere se sia stata aperta un'indagine su questa vicenda che è solo quanto emerge; naturalmente, dietro c'è molto di più e ci sono centinaia di storie come quella di Francesca. Chiedo inoltre se non ravveda motivi per stringere i controlli su queste piattaforme.

Concludo dicendo che in Nuova Zelanda stanno per vietare l'utilizzo dei social ai minori di sedici anni; vorrei sapere cosa abbiamo intenzione di fare qui in Italia per prevenire questo enorme pericolo. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, va premesso che la rilevanza penale delle condotte riconducibili all'ambito dello sfruttamento della prostituzione rientra nell'attività di valutazione che compie l'autorità giudiziaria, con riguardo a ciascun specifico e concreto procedimento penale.

Ciò posto, il Dipartimento della pubblica sicurezza, per il tramite della polizia postale e per la sicurezza cibernetica, svolge una quotidiana attività di monitoraggio della Rete, finalizzata alla prevenzione e repressione dei reati commessi mediante gli strumenti informatici. L'attività di monitoraggio del web, assicurata sia a livello centrale che territoriale, si concreta specificatamente sui contenuti aperti e pubblicamente accessibili, gli unici che sono visualizzabili allorché si operi in termini di prevenzione.

In questo contesto operativo, qualora i contenuti rilevati offrano evidenze di interesse anche con riferimento ai reati prospettati dall'interrogante, le stesse vengono veicolate ai competenti uffici di polizia per i conseguenti interventi e la predisposizione di misure di contenimento di eventi potenzialmente pericolosi per l'ordine e la sicurezza pubblica, ovvero per gli utilizzatori della Rete.

Con particolare riferimento all'azione di tutela dei minori dalle insidie del web, presso il Ministero dell'interno opera il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, che si occupa della lotta alla pedofilia e alla pornografia minorile online e del contrasto di tutti i fenomeni che coinvolgono i minori.

Oltre all'attività di prevenzione e contrasto in senso stretto da parte della polizia postale, vi è poi un costante impegno nella progettazione e realizzazione di campagne di sensibilizzazione e di educazione al corretto uso delle tecnologie, al fine di far comprendere agli utenti e soprattutto agli adolescenti gli effetti e le conseguenze delle condotte tenute online, con specifico riferimento a quelle che presentano profili di rischio non immediatamente percepibili. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Maiorino, per due minuti.

MAIORINO (M5S). Signor Ministro, ho anche tenuto a farle sapere attraverso il sottosegretario Molteni, molto gentilmente, che non sono in modalità attacco. La questione non è infatti colpa sua, mi chiedo però se abbia letto almeno l'interrogazione. Mi ha risposto sostanzialmente quello che già sapevamo e che sappiamo tutti e cioè quali sono gli strumenti.

Il direttore della polizia postale è stato audito nell'ambito dell'indagine conoscitiva che ho promosso all'interno della Commissione affari costituzionali proprio sulla prostituzione online a dirci praticamente le stesse cose, ossia che gli strumenti sono molto fragili, perché novecenteschi. Oggi, nel 2025, i reclutatori vengono a reclutare i nostri bambini e le nostre bambine nelle loro stanze attraverso lo smartphone, mentre i genitori sono seduti sul divano a guardare la televisione. Si sta aprendo un abisso sotto i piedi delle nuove generazioni e lei viene qui a non darmi nessuna risposta, nessun allarme.

Non sappiamo se si è aperta un'indagine: capisco che questo non dipenda neanche da lei, ma io non ho altri mezzi per sapere che cosa si sta facendo e non soltanto per la ragazza che ha denunciato, ma in generale per questo fenomeno di cui la maggior parte di noi adulti è completamente all'oscuro.

Signor Ministro, ritengo pertanto la sua risposta assolutamente insoddisfacente, per non dire addirittura ingiuriosa, perché lei è venuto qui a ripetere cose che, mi scusi, ma io già sapevo. La risposta non è per niente pertinente alle domande molto puntuali che le ho rivolto rispetto ad una piattaforma che opera in Italia senza criteri necessari di trasparenza e mi lasci dire che abbiamo perso un'ottima occasione con il decreto Caivano quando avevo proposto un metodo per impedire davvero ai minori di diciotto anni di accedere alle piattaforme pornografiche. Avete preferito invece utilizzare strumenti assolutamente inadeguati. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore De Cristofaro ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01622 sulle comunicazioni ed i provvedimenti di competenza del Ministero dell'interno a seguito dell'arresto del comandante libico Almasri, per tre minuti.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, signor Ministro, nei giorni scorsi abbiamo appreso davvero, a dir poco, con sconcerto della scarcerazione e del rientro in patria con un aereo di Stato del comandante della polizia giudiziaria libica, conosciuto come Almasri, noto però alla polizia internazionale come torturatore di migranti, capo del famigerato carcere di Mitiga, dove aveva instaurato un regime di terrore con abusi sistematici delle persone arrivate in Libia nella speranza di mettere piede in Europa, che dal 2 ottobre 2024 era ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità e crimini di guerra, puniti con la pena massima, l'ergastolo.

La Corte, dopo aver appreso della sua presenza in Europa, il 18 gennaio ha spiccato un mandato di cattura internazionale, inviandolo a numerosi Stati, tra cui l'Italia, e all'alba del 19 gennaio, come abbiamo saputo, la Digos di Torino lo ha arrestato, portandolo al carcere delle Vallette.

Oggi però sappiamo che il suo arresto non è stato convalidato, me lo lasci dire, per quella che noi crediamo sia una scelta politica precisa del Governo Meloni. Infatti, la mancata comunicazione preliminare al Ministero sarebbe stata sanata con estrema facilità dal Ministro della giustizia, suo collega, il quale invece, anche se interpellato il 20 gennaio dalla Corte d'appello di Roma, soltanto il 21 ha comunicato di valutare la pratica. Nel frattempo però, Ministro, il Falcon 900, aereo di Stato (dei servizi segreti), pagato dai contribuenti italiani, era già partito da Roma, arrivato a Torino e in attesa di riportare a casa, davvero con tutti gli onori del caso, quello che evidentemente era considerato un celebre passeggero e non invece un criminale di guerra, riservandogli il trattamento degno di un vero e proprio alleato e non quello che sarebbe spettato a un criminale internazionale colpevole di assassini e di torture.

Seppure sia stato commesso un errore formale dalla questura di Torino, non si penserà che possiamo davvero credere che per un cavillo il personaggio di cui stiamo discutendo sia potuto tornare nel suo Paese.

Sappiamo peraltro che il ministro Nordio avrebbe avuto ben due giorni di tempo per convalidare l'arresto e invece non l'ha fatto.

Crediamo insomma che quanto accaduto costituisca una gravissima violazione degli impegni assunti dal nostro Paese nei confronti della Corte penale internazionale e corrisponda con evidenza, secondo noi, ad una precisa scelta politica del Governo.

Le chiedo quindi di spiegare, non soltanto a me, ma a tutto il Paese, signor Ministro, i veri motivi della scarcerazione di questo trafficante di esseri umani.

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, lo scorso 19 gennaio il cittadino libico Najeem Osema Almasri Habish, da poco arrivato a Torino, dopo essere stato nei giorni precedenti in altri Paesi europei, è stato sottoposto all'esecuzione del mandato di arresto internazionale a fini di estradizione, emesso il giorno precedente dalla Corte penale internazionale. Ad avvenuta esecuzione del provvedimento, sono stati informati gli uffici della procura generale presso la corte d'appello di Roma e il competente dipartimento del Ministero della giustizia, oltre al difensore nominato d'ufficio e alle autorità consolari.

Il cittadino libico è stato temporaneamente associato alla locale casa circondariale "Lorusso e Cutugno" e quindi messo a disposizione dell'autorità giudiziaria competente, ossia la corte d'appello di Roma e la citata procura generale presso la corte d'appello. Il successivo 21 gennaio la corte d'appello di Roma, nell'ambito delle prerogative di vaglio dei provvedimenti di limitazione della libertà personale, ha dichiarato il non luogo a provvedere sull'arresto del cittadino libico, valutato come irrituale, in quanto non previsto dalla legge, disponendone l'immediata scarcerazione, se non detenuto per altra causa.

L'uomo è stato dunque rilasciato nella serata dello stesso giorno, per poi essere rimpatriato a Tripoli per urgenti ragioni di sicurezza, con mio provvedimento di espulsione, vista la pericolosità del soggetto.

Il Governo ha dato la disponibilità a rendere un'informativa di maggiore dettaglio sul caso in questione, che avverrà la prossima settimana. Sarà quella l'occasione utile per approfondire e riferire su tutti i passaggi della vicenda, ivi compresa la tempistica riguardante la richiesta, l'emissione e l'esecuzione del mandato di cattura internazionale, che poi è maturata al momento della presenza in Italia del cittadino libico. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Cristofaro, per due minuti.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, di solito in quest'Aula si dice che non si è soddisfatti: io in questo caso non solo non sono soddisfatto, ma sono esterrefatto. (Applausi). Va bene, ne parleremo la prossima settimana.

Prendo atto di una cosa, dal mio punto di vista davvero incredibile: il nostro Paese fa finta di non ascoltare quello che c'è scritto per esempio nell'articolo 86 del Trattato di Roma. Lo conosce però, signor Ministro, l'articolo 86 dello statuto della Corte penale internazionale? Esso obbliga chiaramente gli Stati a cooperare «pienamente con la Corte nelle indagini e nelle azioni giudiziarie che la stessa svolge per crimini sui quali ha giurisdizione».

Ora, ho capito che a voi non importa nulla della Corte penale internazionale (l'avevo già capito da come avete parlato della vicenda di Netanyahu), ma davvero qui state facendo sprofondare il nostro Paese in una condizione di assoluta vergogna. Parlate di cavilli, quando invece evidentemente avete fatto una precisa scelta politica, perché è politica la ragione per cui avete rimandato indietro quel signore, perché evidentemente l'autorità libica è complice, purtroppo, del Governo italiano. Me lo lasci dire così, perché questo davvero mi lascia ancora una volta sconcertato.

Voi siete gli stessi che in questo Paese, in queste settimane, volete fare il pacchetto sicurezza, il disegno di legge sicurezza. Come funziona, Ministro? Voi mandate in galera per due anni un operaio che protesta per il suo posto di lavoro, mandate in galera per tre anni un attivista climatico che protesta contro i cambiamenti climatici e poi invece liberate un criminale internazionale torturatore, dopo che ci avete raccontato per mesi e per anni quella balla del globo terraqueo e del fatto che avreste inseguito dappertutto i trafficanti? (Applausi). Veramente io penso che ci sia un limite a tutto.

Signor Ministro, mi faccia una cortesia: mentre torna al Viminale, quando se ne andrà da qua, passi per Palazzo Chigi e dica alla presidente Meloni di venire immediatamente in Aula, perché una cosa del genere non è ammissibile. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Non è ammissibile che faccia cadere il Paese… (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. La senatrice Zampa ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01618 sul provvedimento di rimpatrio del comandante libico Najeem Osema Almasri Habish, per tre minuti.

ZAMPA (PD-IDP). Signor Presidente, signor Ministro, la vicenda Almasri è di una gravità inaudita. È una vicenda che ha ferito la dignità e l'onore di questo Paese e ha colpito e ferito l'opinione pubblica, che non dimenticherà le festanti urla di gioia per il rientro a Tripoli di un torturatore, né dimenticherà gli sberleffi riservati agli italiani che in questo momento circolano sui social.

La cronologia dei fatti, che è stata già richiamata, parla da sola e ci pone davvero di fronte a una certezza, perché tra il sabato in cui la Corte penale internazionale ha emesso il mandato e martedì mattina sono successe cose che vengono negate e tenute evidentemente nascoste. Non siamo infatti di fronte a un errore procedurale; se anche ci fosse stato, avrebbe potuto essere corretto in poche ore. Non si tratta di un errore nel mandato di arresto, ma di una decisione politica, compiuta dal Governo ai suoi vertici più alti: non c'è l'ombra di un dubbio.

Oggi la Corte penale internazionale, che nasce - guardi il paradosso - con il cosiddetto Statuto di Roma (quindi porta il nome di Roma), ci chiede di spiegare perché un criminale, imputato di torture, stupri e violenze, sia stato rimesso in libertà.

Noi le chiediamo, signor Ministro, di spiegare in particolare un punto che, secondo me, è quello a cui non è mai stata data alcuna risposta e che ci fa capire che viene nascosta la verità: perché non è stato semplicemente scarcerato, ma è stato riportato a casa con un aereo di Stato? (Applausi). Quell'aereo di Stato era pronto alle 11,45 del mattino sulle piste di Ciampino; è partito alla volta di Torino e da lì è andato a Tripoli. Questo è il punto che dimostra che non c'entrano gli errori procedurali. Lo si poteva scarcerare, se si fosse davvero stati in presenza di un errore, ma evidentemente lo si poteva tenere a disposizione, in libertà vigilata, e in poche ore si poteva porre rimedio. Questo dovete spiegare oggi.

La caccia ai trafficanti di uomini nel globo terraqueo (Applausi), di cui ci aveva parlato la presidente del Consiglio Meloni, evidentemente non contempla che sia praticabile in Italia? Questo davvero ci colpisce. O vogliamo immaginare che Torino sia fuori dal globo terraqueo? Quanta vergogna, signor Ministro. È una vergogna profondissima vedere la parte certo non… (Il microfono si disattiva automaticamente). …del popolo libico festeggiare oggi, sbeffeggiando l'Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, sulla ricostruzione dei fatti che hanno portato all'espulsione del cittadino libico Najeem Osema Almasri Habish richiamo quanto appena riferito in risposta ad altre interrogazioni sul medesimo episodio. A seguito della mancata convalida dell'arresto da parte della Corte d'appello di Roma, considerato che il cittadino libico era a piede libero in Italia e presentava un profilo di pericolosità sociale, come emerge dal mandato d'arresto emesso in data 18 gennaio dalla Corte penale internazionale, ho adottato un provvedimento di espulsione per motivi di sicurezza dello Stato, ai sensi dell'articolo 13, comma 1, del testo unico in materia di immigrazione. Il provvedimento è stato notificato all'interessato al momento della scarcerazione e nella serata del 21 gennaio, come ho detto, ha lasciato il territorio nazionale.

Evidenzio che l'espulsione, che la legge attribuisce al Ministro dell'interno, è stata individuata quale misura in quel momento più appropriata, anche per la durata del divieto di reingresso, a salvaguardare la sicurezza dello Stato e la tutela dell'ordine pubblico, che il Governo pone sempre al centro della sua azione, unitamente a ogni profilo di tutela dell'interesse nazionale.

Per ogni ulteriore approfondimento, come ho già detto, il Governo riferirà quanto prima al Parlamento in modo più circostanziato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Fina, per due minuti.

FINA (PD-IDP). Signor Presidente, signor Ministro, vorrei fare un omaggio alla presidente Giorgia Meloni, naturalmente quando torna dalla sua ricerca degli scafisti lungo tutto il globo terracqueo, come ha detto la senatrice Zampa, per riaccompagnarli tutti comodamente a casa.

L'omaggio è questa edizione del libro «Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino», un capolavoro della nostra letteratura. Si ricorderà, signor Ministro, che a un certo punto Pinocchio, derubato dal gatto e la volpe, va in tribunale, dove trova un giudice (che in quel caso è un gorilla), cui dice di essere stato derubato e, per questo, il giudice lo fa arrestare. Poi, dopo quattro mesi, essendo stata ordinata una scarcerazione generale in segno di giubilo, lui si deve dichiarare malandrino perché il giudice lo liberi.

La presidente Meloni si è attenuta esattamente a questo paradosso: la faccia truce, quando ci sono di fronte disperati e innocenti che arrivano magari con mezzi di fortuna, bambini maltrattati, donne stuprate e uomini torturati; chi invece è accusato di stupri, torture, abusi e omicidi è riaccompagnato comodamente a casa con un volo di Stato, magari con un caffè e una maglietta omaggio della Juve.

Alla fine, il punto è che il re è nudo. Il vostro è un sovranismo fru fru, figlio illegittimo di un nazionalismo di carta.

La questione è molto delicata e anche il Ministro ha detto che riferirà alcuni dettagli in altra sede, ma gli errori procedurali e anche la giustificazione che qualcun altro ha fatto altro (anche ciò è tipico di questo Governo) è non un'esimente, ma un'aggravante.

Noi vogliamo la risposta della presidente Meloni. Intendo non solo una risposta alla Corte penale internazionale (che già abbiamo capito essere delegittimata anche dal ministro Tajani, in pieno stile Trump), ma una risposta all'Italia (Applausi), che è un grande Paese, che ha difeso e difende i suoi cittadini, forgiati nella lotta alla mafia e al terrorismo, lasciando sul campo poliziotti, carabinieri… (Il microfono si disattiva automaticamente). …politici, sindacalisti.

Questo grande Paese non merita il ridicolo, perché il ridicolo ci espone al pericolo. Noi vogliamo che questo Paese non sia visto da tutti coloro che hanno guardato i video del rilascio di quel criminale come un Paese ridicolo, guidato da un Governo, per stare alla metafora collodiana, di gorilla. (Applausi).

Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 15,57)

PRESIDENTE. Il senatore Gasparri ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01615 sui recenti disordini e sulla sicurezza durante le manifestazioni di piazza, per tre minuti.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, vorrei esporre al ministro Piantedosi, che ben conosce i fatti, la preoccupazione del Gruppo Forza Italia per quanto è avvenuto nel corso delle manifestazioni che si sono tenute a Roma, Torino, Bologna e anche altrove giovedì 9 e sabato 11 gennaio 2025, per chiedere giustizia per Ramy Elgaml, la cui morte ovviamente ricordiamo con grande cordoglio e con enorme rammarico per quella giovane vita stroncata.

Devo tuttavia dire che ci sono stati episodi inquietanti: cento giovani hanno assalito la Polizia con bombe carta, fumogeni e lanci di bottiglia; durante gli scontri abbiamo avuto nove agenti feriti a Roma, cinque a Torino, dieci a Bologna; ci sono stati episodi molto inquietanti nella zona di San Lorenzo a Roma, con cassonetti rovesciati e incendiati, campane per la raccolta del vetro utilizzate per creare disordine nelle strade; una bomba carta è esplosa sul volto di un poliziotto, causandone il ferimento. A Bologna ci sono stati anche attacchi alla comunità ebraica e ai luoghi di culto, fenomeni che poi peraltro ho visto ripetersi in altri contesti e anche a Napoli nelle ultime ore. Colgo pertanto l'occasione per esprimere la piena solidarietà a tutte le comunità ebraiche d'Italia.

Il sindaco di Milano Sala e il suo consigliere per la sicurezza Franco Gabrielli hanno o taciuto o detto sciocchezze, perché, per quanto riguarda la vicenda dei Carabinieri e del noto inseguimento, sono stati smentiti dalla procura della Repubblica, che ne ha definito regolare l'azione. Quindi Gabrielli, che pure dovrebbe conoscere queste materie, ha perso l'occasione per tacere e ha fatto l'ennesima brutta figura, insieme al sindaco Sala.

Nel 2024 in Italia, Paese liberissimo, si sono svolte 12.000 manifestazioni di piazza, mentre alcuni fanno ostruzionismo, nel Palazzo del Senato, contro le norme a tutela del personale in divisa. È una vergogna che si ostacolino norme tese a garantire l'operatività del personale in divisa, inventando argomenti falsi e pretestuosi, visto che ci sono state 12.000 manifestazioni, ma abbiamo anche avuto 273 feriti tra gli appartenenti alle Forze dell'ordine.

C'è chi fa l'ostruzionismo per sostenere Askatasuna o altri centri sociali che amministratori locali ancora tengono in luoghi pubblici.

Noi chiediamo quali interventi si debbano assumere per stroncare le violenze. Mi auguro che in Parlamento chi fa l'ostruzionismo a sostegno dei violenti veda non accolte le proprie tesi e prevalga il buon senso della maggioranza. Rinnovo la tutela a tutto il popolo in divisa, dalla cui parte Forza Italia e, penso, tutto il centrodestra sono schierati con convinzione. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, gli episodi di aggressione nei confronti delle Forze di polizia che si sono registrati il 9 e l'11 gennaio scorsi a Roma, Bologna e Torino confermano uno schema già visto, che vede frange estremiste mimetizzarsi tra i manifestanti pacifici per poi dar luogo ad intollerabili forme di violenza.

Si è trattato di fatti gravissimi e inaccettabili, che hanno prodotto danni anche a strutture religiose, monumenti storici, al tessuto urbano e, come ho già avuto modo di sottolineare, rappresentano un attacco non solo ai beni materiali, ma anche ai valori di convivenza e di civiltà. Durante gli scontri con i manifestanti a Roma sono rimasti feriti dieci operatori della Polizia di Stato e a Bologna undici operatori hanno necessitato del ricorso a cure mediche ed è rimasto lievemente ferito anche un militare dell'Arma dei carabinieri. A Torino, a seguito degli episodi di violenza, hanno subito lesioni quattro agenti di polizia e un militare dell'Arma. Sono in corso approfondimenti investigativi finalizzati a risalire all'identità degli autori delle azioni delittuose, consumate nelle predette manifestazioni di piazza.

Solo la competenza, la professionalità e l'equilibrio delle Forze dell'ordine hanno evitato il verificarsi di danni ancora maggiori. Gli analisti delle dinamiche dell'ordine pubblico, anche sulla base delle risultanze investigative, ci restituiscono identikit ben precisi di questi soggetti, appartenenti a formazioni di aree antagoniste e anarchiche e ad alcuni centri sociali, che utilizzano come pretesto le manifestazioni di piazza, ispirate ai più svariati temi (penso alla TAV, all'ambiente o al Medio Oriente), e strumentalizzano anche una tragedia, come la vicenda del giovane Ramy, per porre in essere azioni di violenza e di attacco alle Forze di polizia.

Nel corso del 2024, come ricordato dall'interrogante, si sono registrate oltre 12.000 manifestazioni, il 10 per cento in più rispetto all'anno precedente, dato peraltro che contraddice chi diceva che il Governo era portato a comprimere la libertà di manifestazione del pensiero. È un dato di grande importanza, se messo in relazione al fatto che si registrano, da un lato, una decrescita delle manifestazioni che fanno rilevare una certa criticità e, dall'altro, un aumento di casi in cui le Forze dell'ordine sono state obiettivo prioritario dei manifestanti. Nel 2024, infatti, ci sono stati 273 feriti tra gli operatori di polizia, in crescita del 127 per cento rispetto all'anno precedente.

Anche per questo condivido ed auspico una rapida approvazione del disegno di legge in materia di sicurezza pubblica, già approvato alla Camera e ora all'esame del Senato, che contiene, tra l'altro, proprio misure dirette a rafforzare la tutela degli operatori di polizia, assicurando loro anche il miglioramento delle misure di assistenza legale e del relativo supporto finanziario.

Qualsiasi ulteriore strumento che vada nella direzione di assicurare la necessaria serenità nell'esercizio dei delicati e fondamentali compiti che le Forze di polizia svolgono, mi vedrà e vedrà il Governo sempre favorevoli. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Gasparri, per due minuti.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Ministro, voglio esprimere sinteticamente la soddisfazione per l'azione del Governo in materia di ordine pubblico, di grande garanzia del diritto democratico e di espressione, che è uno dei fondamenti della Costituzione, e anche per la capacità di fronteggiare con pazienza le azioni di disturbo e anche le polemiche che spesso, da alcuni settori dell'informazione (ho citato prima i casi di Sala a Milano e di Gabrielli), contrastando la verità che perfino la magistratura ha dovuto riconoscere, vanno a creare un discredito delle Forze di polizia, quasi aizzando ulteriori emuli dei violenti.

Voglio anche esprimere preoccupazione per le violenze che si sono verificate in varie città, anche spesso con intonazioni antisemite, ma di ostilità complessiva contro le istituzioni democratiche. Mi voglio dichiarare stupefatto - anzi, esterrefatto, per usare un'espressione che ho sentito poco fa qui - per l'ostruzionismo con il quale si contrastano alcune misure. Lo voglio ricordare: nel disegno di legge ci sono ad esempio misure per dare alle Forze di polizia tutela legale, perché spesso chi subisce aggressioni e insolenze deve anche spendere soldi per le cure sanitarie. Abbiamo già votato delle misure nel passato per la tutela legale. Fare l'ostruzionismo su queste materie è davvero incredibile.

Mi auguro quindi che l'ordinamento democratico risponderà con tutti gli strumenti che la Costituzione ci mette a disposizione, perché la necessità e l'urgenza della tutela dell'ordine pubblico possano essere garantite con tutti i mezzi legislativi che superino l'ostruzionismo di chi preferisce evidentemente la violenza dei centri sociali ai Carabinieri, alla Polizia, alla Guardia di finanza, alla polizia penitenziaria, alle polizie locali e a tutti i Corpi dello Stato, ai quali rinnovo solidarietà e stima a nome del Gruppo Forza Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.

Saluto l'assessore della città di Mondovì, Alessandro Terreno, che sta assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BILOTTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BILOTTI (M5S). «Ho parlato con i ministri Tajani e Nordio. Non ho l'abitudine di riferire ciò che si dice, ma non c'è nessun problema per chiunque venga a Roma, nemmeno per Netanyahu»: signor Presidente, lo scorso 15 gennaio «Il Fatto Quotidiano» riportava questo virgolettato che il Ministro degli esteri israeliano avrebbe proferito durante una visita alla Sinagoga di Roma.

«Mi pare che è tutto molto chiaro, ci sono delle immunità e le immunità vanno rispettate», avrebbe sentenziato il ministro Tajani a margine di un evento all'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede.

Entrambi si riferiscono chiaramente al mandato d'arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del Primo ministro israeliano. Ricordiamo, signor Presidente, che la camera d'appello della Corte penale internazionale ha stabilito che non esiste immunità per i Capi di Stato, in base al diritto consuetudinario, quando si tratta di crimini di competenza della Corte penale internazionale, quindi da una parte anche i Paesi non membri dello Statuto di Roma non possono invocare il diritto consuetudinario per proteggere i loro leader da procedimenti internazionali; dall'altra chi, come l'Italia, a quello Statuto ha aderito è obbligato a rispettarlo anche in casi che coinvolgono leader di Stati terzi.

Non potendo, in questa sede, soffermarmi sul dispositivo degli articoli 27 e 98 dello Statuto di Roma, mi limito a citare su questo argomento la sentenza della camera d'appello della Corte penale internazionale del 2019 nei confronti dell'allora Presidente del Sudan. Sembrava che, dopo l'iniziale scivolone del ministro Salvini, che dava il benvenuto in Italia a una persona su cui pende un mandato d'arresto per crimini di guerra e contro l'umanità, il Governo avesse tentato di raddrizzare il tiro per bocca del ministro Crosetto, che pur ritenendo sbagliata la sentenza della Corte penale internazionale aveva dichiarato che l'arresto andasse eseguito, perché noi rispettiamo il diritto internazionale. Purtroppo, anche più recenti fatti di cronaca - mi riferisco ovviamente al presunto torturatore libico che avete mandato a casa con un aereo di Stato - non lasciano presagire prospettive rosee, ma sappiate che noi saremo sempre qui a fare da sentinelle, perché le leggi e il diritto vengano rispettati, sempre. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 28 gennaio 2025

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 28 gennaio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 16,08).

Allegato A

INTERROGAZIONI

Interrogazione sulle concessioni demaniali marittime per attività sportive amatoriali

(3-01060) (09 aprile 2024)

Pucciarelli. - Al Ministro per lo sport e i giovani -

                    Premesso che:

            il decreto-legge n. 104 del 2020, all'articolo 100, comma 4, ha rivisto la disciplina che regola l'applicazione dei canoni per le concessioni demaniali marittime, fissando l'importo annuo degli stessi ad una somma non inferiore ad euro 2.500;

            nel 2023 l'importo annuo del canone dovuto quale corrispettivo dell'utilizzazione di aree e pertinenze demaniali marittime con qualunque finalità è stato fissato a 3.377,50 euro, ossia più 25,15 per cento rispetto al 2022;

            il decreto 17 dicembre 2023 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha previsto una lieve riduzione del 4,5 per cento, 152 euro. La misura minima di canone è stata, dunque, aggiornata a 3.225,50 euro;

            ritenuto l'importante ruolo svolto dalle realtà demaniali marittime con finalità di carattere sportivo, ricreativo e legate alle tradizioni locali nel nostro Paese;

            la stessa direttiva 2006/123/CE, al considerando 35, afferma infatti che: "le attività sportive amatoriali senza scopo di lucro rivestono una notevole importanza sociale. Tali attività perseguono spesso finalità esclusivamente sociali o ricreative. Pertanto, esse non possono costituire un'attività economica ai sensi del diritto comunitario e non dovrebbero rientrare nel campo di applicazione della presente direttiva",

            si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo stia mettendo in atto, d'intesa con il competente Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, affinché sia riconosciuta all'interno dell'ordinamento giuridico nazionale la specificità della disciplina delle concessioni demaniali marittime per attività sportive amatoriali, e dei relativi canoni, svolte da associazioni e società sportive dilettantistiche senza fini di lucro che perseguono esclusivamente o prevalentemente finalità sociali e ricreative.

Interrogazioni sulla pericolosità della strada statale 309 Romea tra Ravenna e Mestre e i relativi piani di sviluppo

(3-01415) (16 ottobre 2024) (già 4-00783) (24 ottobre 2023)

Amidei. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -

                    Premesso che:

            la strada statale 309 Romea fa parte della strada europea E55 e collega Ravenna a Mestre (di poco meno di 127 chilometri di lunghezza, dei quali 71 attraversano la regione Veneto);

            per l'alto numero di incidenti che la caratterizzano è sopranominata la "strada della morte"; le rilevazioni della localizzazione degli incidenti stradali da parte di ACI e di ISTAT evidenziano infatti che questa strada statale è tra le meno sicure d'Italia; la pericolosità è dovuta dall'aumento costante della commistione di traffico leggero e pesante che grava sul non adeguato tratto stradale, dal crescente pendolarismo che determina in alcuni orari della giornata forti criticità nella percorrenza, dall'intersezione con altre strade che la rendono ancora più fragile dal punto di vista della sostenibilità del traffico;

            da tempo si dibatte del progetto di realizzazione della Orte-Mestre, seguendo i tracciati della E45, della E55 e della strada statale 309, ed ultimamente, anche a fronte di un rinnovato interessamento da parte della Regione Veneto, di "nuova Romea" o "variante alla Romea", che di fatto consisterebbe nella realizzazione del troncone nord della Orte-Mestre cioè di quel tratto viario della E55 che attualmente insiste sul tracciato esistente della strada statale 309 "Romea"; la Regione Veneto considera questa opera non solo un rafforzamento dell'asse infrastrutturale regionale ma anche il superamento di criticità sempre più legate alla sicurezza in quanto diverrebbe un'autostrada affiancata all'attuale strada statale dedicata essenzialmente al traffico pesante;

            sull'opera, già inserita nella legge obiettivo, che nel 2010 ha avuto l'approvazione del progetto preliminare della commissione VIA nazionale e nel 2013 quella dell'allora CIPE, gravano però gli aumenti dei costi di realizzazione e di approvvigionamento dei materiali dovuti anche alle note vicende internazionali tra Russia e Ucraina,

            si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di superare le criticità che da sempre caratterizzano la Romea e se la realizzazione della "nuova Romea" rientri tra le priorità strategiche che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti intende adottare per facilitare lo sviluppo e la sicurezza del territorio.

(3-01416) (16 ottobre 2024) (già 4-00851) (16 novembre 2023)

Amidei. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -

                    Premesso che:

            la strada statale 434 "Transpolesana", classificata come strada extraurbana principale, è un'importante strada statale che collega Verona a Rovigo. L'asse viario ha una lunghezza di oltre 80 chilometri, con sezione a quattro corsie e con separazione di carreggiata a mezzo di barriera spartitraffico centrale. Il percorso, che inizia a Verona, allacciandosi alla tangenziale tra le uscite dell'autostrada A4 di Verona sud e Verona est, attraversa i comuni della bassa veronese, entra in provincia di Rovigo nel comune di Giacciano con Baruchella, attraversa Badia Polesine, Lendinara, Villamarzana (dove è stato costruito uno svincolo dell'autostrada A13), per terminare in una rotatoria in località Borsea del comune di Rovigo;

            l'accordo di programma quadro, sottoscritto dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal presidente della Regione Veneto nel 2001, definito come strumento attuativo dell'intesa istituzionale di programma, prevedeva, all'articolo 2, comma 5, lettera a), la verifica delle condizioni utili per garantire il completamento dell'itinerario europeo E45-E55 mediante la realizzazione dell'asse Ravenna-Venezia, detto "nuova Romea", e delle bretelle di collegamento dell'asse medesimo con la strada statale 434 Transpolesana e con la strada statale 309 "Romea" per la connessione turistica con il parco del delta del Po e con il porto di Chioggia;

            inoltre, all'articolo 3, comma 3, lettera c), era previsto che le parti, per quanto concerneva gli ulteriori interventi, si impegnassero ad individuare, attraverso un idoneo percorso negoziale, le condizioni di natura tecnico-procedurale e finanziaria ritenute utili a garantire la realizzazione dell'asse autostradale Ravenna-Venezia "nuova Romea" e delle relative bretelle di collegamento con la strada statale 434 Transpolesana e con la strada statale 309 Romea per la connessione turistica con il parco,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, anche nell'ambito delle iniziative relative alle disponibilità del PNRR e allo sviluppo delle assi infrastrutturali del Paese, non ritenga opportuno procedere verso la realizzazione di questo importante sistema viario.

Interrogazione sull'ammissione al tirocinio per vice procuratore onorario per la procura di Novara

(3-01122) (08 maggio 2024)

Ambrogio. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            il bando di concorso pubblicato nel supplemento ordinario n. 1 alla Gazzetta Ufficiale, IV serie speciale, n. 28 dell'11 aprile 2023 introduceva l'iter procedurale di selezione per l'ammissione al tirocinio ai fini della nomina di vice procuratore onorario (VPO) per la copertura di un posto presso la Procura della Repubblica del Tribunale ordinario di Novara;

            in data 8 giugno 2023 sono state pubblicate, sul sito del Consiglio superiore della magistratura, la relativa graduatoria e, in data 20 dicembre 2023, la delibera definitiva (pratica n. 218/CV/2023);

            considerato che, per quanto risulta all'interrogante:

            la delibera, nel riportare i due nominativi ammessi al tirocinio ed i rispettivi punteggi, ha delineato una graduatoria finale molto chiara;

            nelle more dell'incontro conoscitivo convocato presso la Procura di Novara, è stato verbalmente comunicato alle due aspiranti che la graduatoria era da considerarsi errata e che, in esito a controlli, conseguente revisione e relativa delibera di revoca, non solo si è proceduto al ribaltamento di posizione tra le due candidate, ma si è escluso ex nunc la prima classificata, non ammissibile in quanto collocata in posizione non utile per tutte le sedi prescelte;

            la sostituzione è avvenuta, come comunicato in un secondo momento esclusivamente a mezzo di e-mail ordinaria, poiché una terza candidata, scegliendo una sede diversa da quella assegnata, aveva alterato la graduatoria e aveva pertanto escluso l'aspirante, prima classificata sulla base della delibera definitiva del CSM del 20 dicembre 2023, dalla possibilità di iniziare il tirocinio di ruolo;

            evidenziato che:

            ad oggi, sul sito del CSM, sono ancora pubblicate le medesime graduatorie e le medesime delibere richiamate;

            non risulta pubblicata documentazione ufficiale attestante scivoli, scorrimenti o modifiche sostanziali dei citati documenti,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno approfondire quanto esposto e fornire chiarimenti riguardanti i criteri sulla base dei quali è stata disposta, in ultimo, l'ammissione al tirocinio.

Interrogazione sulle criticità presso il carcere di Sulmona (L'Aquila)

(3-01478) (19 novembre 2024)

Di Girolamo. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            già nel corso della XVIII Legislatura la prima firmataria del presente atto si era attivata presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per ricevere rassicurazioni sull'invio di nuovo personale presso il carcere di Sulmona (L'Aquila);

            con l'interrogazione 4-00967, presentata il 24 gennaio 2024, l'interrogante segnalava l'allarmante situazione della casa di reclusione di Sulmona. Da anni le organizzazioni sindacali rappresentative del personale di Polizia penitenziaria lamentano, a ragione, carenze di personale e condizioni lavorative estremamente difficili;

            negli ultimi mesi la situazione denunciata è ulteriormente peggiorata, anche per le continue aggressioni a carico del personale di Polizia penitenziaria, come testimoniato dall'aggressione subita da un agente da parte di un detenuto, già in precedenza sorpreso a introdurre nel carcere cellulari e droga e, da ultimo, dalla colluttazione del 14 novembre 2024, in seguito alla quale per un agente è stato necessario l'invio d'urgenza in ambulanza all'ospedale per una subentrata crisi respiratoria e una forte contusione al ginocchio;

            con circolare del 22 luglio 2020, n. 3689/6139, recante "Aggressioni al personale - Linee di intervento", il Ministero della giustizia - Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria esortava le autorità competenti a reagire con fermezza alle aggressioni contro il personale di servizio, attuando le dovute misure disciplinari e la puntale attuazione delle direttive sui trasferimenti per ragioni di ordine e sicurezza;

                    considerato che:

            dal mese di gennaio 2024 ad oggi sono stati sequestrati oltre 50 telefoni cellulari entrati nelle disponibilità dei detenuti. A quanto risulta all'interrogante, ad oggi, nessuno dei detenuti trovati in possesso di telefono è stato trasferito in altra struttura;

            ad avviso dell'interrogante sarebbe opportuna e non più rinviabile l'introduzione nelle carceri italiane di sistemi jammer per l'inibizione delle frequenze, al fine di precludere ai detenuti la possibilità di comunicare tra di loro e con l'esterno,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta e delle problematiche riguardanti la casa di reclusione di Sulmona, ormai al collasso;

            se e quali iniziative siano state messe in atto al fine di garantire l'incremento dell'organico e la sicurezza degli agenti di Polizia penitenziaria;

            per quale motivo non siano state messe in atto le disposizioni contenute nella suddetta circolare del 22 luglio 2020, n. 3689/6139, con particolare riferimento al trasferimento in altra struttura dei detenuti particolarmente facinorosi;

            se non ritenga necessario l'invio di unità cinofile nella struttura carceraria di Sulmona, al fine di contrastare in maniera concreta ed efficace la circolazione di sostanze stupefacenti tra i detenuti;

            se non ritenga opportuno attivarsi per l'introduzione di jammer nella casa di reclusione di Sulmona e nelle carceri italiane.

Interrogazione sulla gestione dell'Ente nazionale cinofilia italiana

(3-01586) (09 gennaio 2025)

Naturale, Bevilacqua, Sabrina Licheri, Castellone, Mazzella, Bilotti, Lorefice, Maiorino, Croatti, Nave, Sironi. - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -

                    Premesso che:

            dall'inchiesta del programma televisivo "Report", trasmessa il 5 gennaio 2025, sono emerse numerose problematiche riguardanti l'Ente nazionale cinofilia italiana (ENCI), aventi differenti profili di gravità;

            nel servizio è stata ripercorsa la questione, risalente al 2005, relativa alla mancata professionalità di alcuni componenti dell'ente e, in generale, è stata fatta leva sull'assenza di tratti di esperienziali specifici dal punto vista professionale dei vertici dell'ente, con nomine aventi forti connotazioni politiche;

            sul punto, proprio il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, in un carteggio di risposta alla richiesta di informazioni avanzata dal programma televisivo, ha escluso un proprio "potere decisionale sulla scelta degli organi componenti l'ente e sulle decisioni da essi intraprese nello svolgimento delle attività previste da disciplinare". Tuttavia, per stessa ammissione del Ministero, al dicastero stesso "è devoluta la cura degli interessi pubblici coinvolti dall'attività dell'ente", oltre alla facoltà di "intervenire in via sostitutiva, mediante la nomina di Commissari ad acta, laddove si verifichino fatti o eventi che ledono o pongono in pericolo la corretta gestione del libro genealogico";

            proprio la corretta gestione del libro genealogico è risultata, nel corso del tempo, oggetto di aggiuntive criticità, con genealogie dubbie e inattendibilità dei sistemi di controllo delle discendenze, riconducibili all'emissione fiduciaria e autodichiarativa dei certificati genealogici, perché fondati sulle comunicazioni rese dagli stessi allevatori;

            un ulteriore problema, sottolineato anche nel servizio giornalistico, risultava quello sul doping, cioè la somministrazione di sostanze vietate per migliorare le prestazioni dei cani, una vera e propria piaga avente l'effetto di influenzare artificialmente le prestazioni e di incidere negativamente sul benessere animale. Al riguardo, tra l'altro, in uno dei punti salienti dell'inchiesta, e attinente proprio ai bilanci dell'ENCI, sono stati rimarcati gli esigui costi registrati per i controlli antidoping (pari a circa 10.000 euro) a fronte di entrate di circa 10 milioni di euro,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo, stanti le preoccupanti evidenze riguardanti l'ENCI, intenda intraprendere un processo di riforma della tutela delle razze canine riconosciute e della disciplina della tenuta dei libri genealogici e dei registri anagrafici delle medesime razze canine, teso a superare gli attuali ostacoli operativi rilevati anche a livello ministeriale;

            se ritenga necessario avviare, attraverso misure normative mirate, il superamento del regime di autodichiarazione dei certificati genealogici, al fine di garantire una maggiore attendibilità, nonché autenticità e trasparenza delle informazioni di riferimento;

            se, alla luce dei gravissimi fatti emersi, e nelle more degli imprescindibili processi di rinnovamento e riforma, reputi inderogabile il potenziamento delle attività di controllo rientranti nell'attuale perimetro di vigilanza di competenza del Ministero.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO

Interrogazione sul sostegno alle imprese del settore agroalimentare

(3-01620) (22 gennaio 2025)

De Poli, Salvitti, Biancofiore. - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -

                    Premesso che:

            come noto, il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, sin dall'insediamento del Governo Meloni, ha visto una rinnovata attenzione per l'agricoltura e della pesca;

            tale impegno ha comportato ad un aumento significativo degli stanziamenti di bilancio del Ministero nel biennio 2023-2024 rispetto agli anni precedenti, attestandosi a circa 2,5 miliardi di euro nel 2024;

            lo stanziamento di queste risorse rappresenta un segnale tangibile dell'attenzione del Governo nel sostenere e sviluppare settori che risultano centrali per l'economia italiana, quali l'agricoltura, la pesca e l'acquacoltura;

            a fronte dell'allocazione delle risorse economiche, la quanto più celere e sollecita attuazione delle misure collegate è un obiettivo di primario interesse da raggiungere, affinché queste arrivino ai beneficiari nel minor tempo possibile e costituiscano un reale supporto alle dinamiche competitive delle imprese;

            negli anni e nelle amministrazioni precedenti, infatti, parte delle risorse messe a disposizione sono rimaste inutilizzate, colpendo non solo le aspettative dei settori ma il potenziale di investimento delle imprese,

            si chiede di sapere quali procedure il Ministro in indirizzo abbia messo in atto nel suo Dicastero per accelerare l'attuazione degli interventi e fare in modo che agli annunci di risorse stanziate sia stato dato seguito la concreta erogazione agli operatori dei settori interessati.

Interrogazione sulla recente disciplina della produzione di vini dealcolizzati

(3-01617) (22 gennaio 2025)

Bergesio, Bizzotto, Centinaio, Cantalamessa, Romeo. - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -

                    Premesso che:

            l'Italia è il principale produttore mondiale di vino, con una tradizione millenaria che contribuisce significativamente all'economia nazionale, sia in termini di produzione che di esportazione, e all'immagine del made in Italy nel mondo;

            in base ai dati ISTAT, nel 2023 l'Italia ha ottenuto il primato con una produzione stimata tra i 45 e i 50 milioni di ettolitri, superando Francia e Spagna, con un'ampia quota di produzione dedicata ai vini DOC, DOCG e IGP. È stata inoltre tra i principali esportatori mondiali, sia per volume che per valore;

            nel 2022, il settore vitivinicolo italiano ha registrato un valore totale delle produzioni a indicazione geografica superiore a 11 miliardi di euro, con un incremento del 4,6 per cento rispetto all'anno precedente;

            il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha recentemente adottato un decreto che disciplina la produzione di vini dealcolizzati e parzialmente dealcolizzati in Italia, in attuazione del regolamento (UE) n. 2021/2117, che ne ha consentito la produzione e la commercializzazione a livello UE;

            l'introduzione della produzione di vini dealcolizzati rappresenta una novità significativa per il settore vitivinicolo italiano, con potenziali implicazioni sia sul mercato interno che su quello internazionale;

            è fondamentale assicurare che la promozione dei vini dealcolizzati non comprometta l'integrità del settore vitivinicolo tradizionale, che rimane un pilastro dell'identità culturale e dell'economia agricola italiana, evitando distorsioni sul mercato e proteggendo i produttori da potenziali danni economici;

            le produzioni di vino nazionale sono tutelate dalle denominazioni di origine e indicazioni geografiche che ne certificano la qualità e l'autenticità; la tutela e la valorizzazione delle produzioni certificate sono quindi fondamentali per continuare a garantire la distintività e la competitività del vino italiano,

            si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per tutelare il settore vitivinicolo nazionale, ed in particolare le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche riconosciute, in un contesto segnato dall'ampliamento dell'offerta vitivinicola con la produzione di vini dealcolizzati, che potrebbe alterare la percezione dei consumatori rispetto al valore identitario e culturale espresso dal vino tradizionale.

Interrogazione sulle misure per contrastare la proliferazione del granchio blu e i danni alle aziende ittiche

(3-01619) (22 gennaio 2025)

De Carlo, Amidei, Malan, Pogliese, Ancorotti, Fallucchi, Maffoni. - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -

                    Premesso che:

            come noto, a partire dalla primavera del 2023, si è registrata un'esplosione demografica della specie "granchio blu", in particolare nell'area del delta del Po, nelle lagune e nei tratti costieri dell'alto Adriatico;

            tale fenomeno invasivo ha determinato e continua a determinare danni ingenti alle produzioni di pesca e acquacoltura, con particolare riferimento alla molluschicoltura, nelle regioni Friuli-Venezia Giulia, Veneto ed Emilia-Romagna;

            il Governo si è prontamente attivato per affrontare l'emergenza, avviando un percorso di collaborazione con gli enti territorialmente competenti, con il mondo produttivo e gli enti di ricerca, nonché stanziando varie risorse a sostegno del comparto ittico con più provvedimenti nel corso degli ultimi due anni;

            tali interventi sono stati predisposti con l'obiettivo di contrastare la prolificazione della specie granchio blu, nonché al fine di impedire l'aggravamento dei danni provocati alla filiera ittica,

            si chiede di sapere quali iniziative siano state messe in atto per affrontare l'emergenza e quali misure siano state adottate per contrastare l'emergenza e per sostenere le imprese danneggiate.

Interrogazione su un episodio di allontanamento da parte della scorta assegnata alla Presidente del Consiglio dei ministri

(3-01621) (22 gennaio 2025)

Enrico Borghi, Scalfarotto, Renzi. - Al Ministro dell'interno -

                    Premesso che:

            nei mesi scorsi organi di stampa avevano riportato come tra la notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre 2023, due uomini si sarebbero avvicinati all'auto di Andrea Giambruno, ex compagno della Presidente del Consiglio dei ministri, parcheggiata sotto casa della stessa, i quali sarebbero stati allontanati dalla scorta assegnata nei pressi dell'abitazione, appartenente alla DIGOS;

            il sottosegretario Alfredo Mantovano ha smentito che i due uomini appartenessero all'AISI: tuttavia, a porre ulteriori interrogativi in una vicenda poca chiara, rimane sullo sfondo la coincidenza per la quale la Presidente del Consiglio dei ministri avrebbe chiesto cambi nel dispositivo della propria scorta,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda chiarire gli eventi richiamati in premessa e se esista una relazione, un rapporto di servizio o qualunque atto che riscontri che cosa sia realmente accaduto nella notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre 2023, anche alla luce della riferita appartenenza alla DIGOS dei soggetti coinvolti.

Interrogazione sui rischi di fenomeni di sfruttamento della prostituzione in relazione all'uso di piattaforme digitali a pagamento

(3-01499) (26 novembre 2024) (già 4-01553) (29 ottobre 2024)

Maiorino, Sironi, Sabrina Licheri, Bevilacqua. - Al Ministro dell'interno -

                    Premesso che:

            "OnlyFans" è un sito web per adulti, nato nel 2016 a Londra, che offre servizi di intrattenimento tramite abbonamento. I creatori di contenuti (content creator) possono guadagnare denaro dagli utenti, definiti fan, che si iscrivono ai loro contenuti. Si tratta quindi contenuti esclusivi a pagamento che risultano essere per la grandissima parte di natura sessuale. La società paga l'80 per cento delle commissioni riscosse al creatore dei contenuti, mentre il restante 20 per cento è trattenuto da OnlyFans;

            i contenuti sessualmente espliciti non sono mancati sin dall'esordio nel 2016, ma la vera svolta "porno" di OnlyFans è arrivata nel 2018, quando l'imprenditore britannico Timothy Stokely, il fondatore, ha venduto il 75 per cento delle quote della Fenix international, la società cui OnlyFans fa capo, all'imprenditore ucraino-americano Leonid Radvinsky, già noto magnate dell'industria pornografica e proprietario del sito di webcam erotiche "MyFreeCams";

            sulla piattaforma OnlyFans il rapporto con i fan è molto più diretto, se confrontato con i tradizionali social network. La relazione intima con i "seguaci" assicura una certa fidelizzazione, ma comporta anche dei rischi per i creator, specialmente se inesperti;

            per avere un profilo di successo bisogna impegnarsi molto e non solo nella creazione di contenuti: in realtà, gran parte del lavoro è di promozione che avviene su altri canali social, soprattutto "Twitter". È questa la ragione per cui intorno a OnlyFans sono nate parecchie agenzie che gestiscono i profili dei creator, addirittura rispondendo ai messaggi in chat al loro posto;

            la trasmissione televisiva "È sempre Cartabianca", andata in onda il 22 ottobre 2024, è tornata ad analizzare il fenomeno del web OnlyFans in costante crescita, soffermandosi sui format a sfondo sessuale e sugli influencer sempre più comuni tra content creator, anche giovanissimi;

            in particolare, una parte della trasmissione, sotto il titolo "Sesso e influencer: chi c'è dietro?", riporta l'intervista di Francesca, una diciottenne content creator, che racconta la sua storia cominciata con l'iscrizione a OnlyFans e l'inserimento di contenuti decisi unicamente da lei. Successivamente all'iscrizione, Francesca è stata contattata da una persona molto famosa sulla piattaforma per fare una collaborazione insieme. A collaborazione avvenuta, la stessa persona l'ha invitata ad entrare nell'agenzia del suo fidanzato per aumentare i propri risultati sulla piattaforma e, di conseguenza, le entrate economiche. Francesca ha deciso di entrare ed effettivamente da allora i suoi guadagni sono aumentati in modo spropositato. A quel punto, l'agenzia, che trattiene il 50 per cento dei guadagni della ragazza, l'ha convinta a trasferirsi a Bucarest per pagare meno tasse. Francesca ha lasciato la scuola, 2 mesi prima di finire il quinto anno, e si è trasferita a casa del gestore dell'agenzia a Bucarest dove, insieme, realizzano i contenuti;

            l'autonomia di Francesca nel definire i propri contenuti, però, è finita dopo solo 2 mesi quando l'agenzia le ha chiesto di modificare il format, perché non bastava più vendere solo le foto, e le ha proposto di fare un tour d'Italia dove andava a dire ai fan (giovani scelti dall'agenzia) che potevano fare un video insieme a lei. Da allora le richieste sono sempre state maggiori e sono seguiti altri tour con persone più adulte, sempre scelte dall'agenzia;

            la creator ha spiegato che, anche quando le richieste diventano pesanti, è difficile lasciare le agenzie a causa delle numerose ripercussioni. Il contratto firmato con l'agenzia prevede per il recesso un preavviso di 90 giorni e una penale d'uscita, e, cosa non da poco, dopo aver lasciato l'agenzia la stessa trattiene il diritto allo sfruttamento dell'immagine della creator per un anno. Francesca ha evidenziato come sui social 90 giorni rappresentano un tempo troppo lungo che potrebbe comportare la "morte" del proprio personaggio;

            Francesca infine ha affermato che il 99 per cento delle creator ha dietro un'agenzia e non è vero che le ragazze lavorano in proprio come spesso dichiarano;

                    considerato che:

            il pubblico di OnlyFans è composto per l'80 per cento da uomini e per il 20 per cento da donne, al contrario i creator sono per la maggior parte giovani donne e attirano specialmente utenti giovanissimi: più del 60 per cento degli iscritti ha un'età compresa fra 18 e 34 anni, anche se non è trascurabile la sua diffusione fra il pubblico più maturo (27,5 per cento fra 35 e 54 anni);

            secondo il rapporto annuale sui guadagni del 2023, pubblicato dalla società madre di OnlyFans, Fenix international, gli account degli utenti sono aumentati del 28 per cento in un anno fino a raggiungere ben 305 milioni di fan. Per via della crescente popolarità di OnlyFans sempre più persone, anche giovanissime, scelgono di condividere on line video e foto hard, allettate da una promessa di facili guadagni. Risulta anche che la base dei creatori è aumentata del 29 per cento, raggiungendo i 4,1 milioni di account;

            ci sono stati rapporti contrastanti sul sito in termini di sicurezza personale e sicurezza economica. Risulta che i creatori sarebbero stati perseguitati e molestati dai clienti, a volte con conseguente fuga di informazioni personali del creatore;

            un documentario della "BBC Three" ha sostenuto nel 2020 che un terzo dei profili Twitter a livello globale che pubblicizzano contenuti pornografici o simili appartengono a individui minorenni, molti dei quali hanno usato la piattaforma per condividere i loro contenuti. Nel maggio 2021, la BBC ha riferito che OnlyFans stava fallendo nell'intento di impedire agli utenti minorenni di vendere e apparire in video espliciti, dopo un'indagine eseguita dall'ente televisivo. Questa prendeva in considerazione anche segnalazioni da parte della polizia britannica, scuole e enti a sostegno dei minorenni che hanno subito abusi sessuali;

            nel 2021 una coalizione bipartitica negli Stati Uniti ha deciso di fare pressione sul Dipartimento di giustizia per indagare su OnlyFans per sfruttamento minorile, citando le crescenti segnalazioni delle forze dell'ordine e delle organizzazioni per la sicurezza dei bambini su minori venduti sulla piattaforma, così come i casi di traffico di sesso e di abuso basato sulle immagini;

            considerato infine che con il termine prostituzione, secondo la definizione contenuta nella sentenza della sezione III della Corte di cassazione, 8 ottobre 2004, n. 45785, si intende testualmente "qualsiasi prestazione sessuale effettuata dietro corrispettivo, senza che la prestazione sessuale debba necessariamente consistere nella 'congiunzione carnale': infatti, qualsiasi attività diretta a eccitare e soddisfare la libidine sessuale del destinatario si configura come 'prestazione sessuale' e integra prostituzione se è appositamente retribuita dal destinatario della medesima". Pertanto, rientra nella prostituzione qualsiasi attività sessuale posta in essere dietro corrispettivo in denaro, anche se priva del contatto fra due soggetti, cioè on line,

            si chiede di sapere:

            se non si ravvedano profili di sfruttamento della prostituzione e della prostituzione minorile;

            se il Ministro in indirizzo intenda agire sulle piattaforme che ospitano contenuti per soli adulti ove non sia verificato e verificabile che i/le creator siano effettivamente liberi nella creazione di contenuti e non costretti a sottostare a richieste che li portano a spingersi ben oltre quello che avevano immaginato.

Interrogazione sulle comunicazioni ed i provvedimenti di competenza del Ministero dell'interno a seguito dell'arresto del comandante libico Almasri

(3-01622) (22 gennaio 2025)

De Cristofaro. - Al Ministro dell'interno -

                    Premesso che:

            da notizie di stampa si è appreso della scarcerazione e del rientro in patria tramite un aereo di Stato del comandante della polizia giudiziaria libica Najeem Osema Almasri Habish, conosciuto come "Almasri", e soprattutto noto come torturatore dei migranti, capo del famigerato carcere di Mitiga dove aveva instaurato un regime del terrore e compiva abusi sistematici sui diseredati arrivati in Libia nella speranza di mettere piede in Europa;

            su di lui pendeva un mandato della Corte penale internazionale per "crimini contro l'umanità e crimini di guerra commessi nella prigione di Mitiga, puniti con la pena massimo dell'ergastolo";

            l'arresto non sarebbe stato convalidato a quanto pare per un vizio di forma: la mancata comunicazione preliminare al Ministero, che avrebbe portato la Corte d'appello di Roma a disporre con ordinanza l'immediata scarcerazione dell'uomo;

            in particolare l'errore sarebbe da addebitarsi alla Questura di Torino che non avrebbe comunicato preventivamente l'arresto al Ministro competente;

                    considerato che:

            la scarcerazione costituisce una violazione degli impegni assunti dal nostro Paese nei confronti della Corte penale internazionale, appare come il risultato di una scelta politica sulla quale è indispensabile garantire piena trasparenza;

            risulta che il Ministro in indirizzo avesse già ordinato l'espulsione per le tre persone che erano con il carnefice di Mitiga non inseguiti da alcun mandato, che Almasri è ricaduto nella stessa decisione del Viminale ed è quindi volato serenamente a Tripoli;

            quello di Almasri risulta essere il secondo caso in pochi giorni in cui un pericoloso criminale internazionale viene scarcerato per motivi politici dalle massime istituzioni del Paese,

            si chiede di sapere per quale motivo la Questura di Torino non abbia per tempo adempiuto alla preliminare comunicazione al Ministero così consentendo la scarcerazione del trafficante di esseri umani libico.

Interrogazione sul provvedimento di rimpatrio del comandante libico Najeem Osema Almasri Habish

(3-01618) (22 gennaio 2025)

Zampa, Fina. - Al Ministro dell'interno -

                    Premesso che:

            gli organi di stampa hanno dato ampio risalto alla notizia dell'arresto, tra domenica 19 e lunedì 20 gennaio 2025, a Torino, di Najeem Osema Almasri Habish, comandante libico, capo della polizia giudiziaria di Tripoli e direttore del carcere di Mitiga, presso Tripoli;

            l'arresto è stato eseguito in conseguenza di un mandato emesso dalla Corte penale internazionale, per gravissimi addebiti di tortura, formulati anche grazie al lavoro investigativo e di inchiesta relativo alle mafie libiche e al loro ruolo nel traffico di esseri umani, condotto da giornalisti italiani che ancora oggi sono sotto protezione;

            in data 21 gennaio 2025 la Corte d'appello di Roma ha ritenuto l'arresto irrituale in quanto eseguito sulla base della procedura di cui all'articolo 716 del codice di procedura penale, relativo all'estradizione, e, dunque, senza rispettare la più articolata procedura prevista dall'articolo 11 della legge 20 dicembre 2012, n. 237; secondo tale procedura, come interpretata dalla Corte d'appello di Roma sulla base del combinato operare tra gli articoli 2, 4 e 11 della predetta legge, sarebbe stato necessario, ai fini dell'esecuzione della misura, un previo atto del Ministro della giustizia, nella specie difettante; di qui, l'irritualità della mera iniziativa della polizia giudiziaria e, dunque, il pedissequo ordine di scarcerazione dell'arrestato;

            contestualmente alla pronuncia della Corte d'appello di Roma (e, come ricostruito dalla stampa, già nella tarda mattinata di martedì 21 gennaio) sono state immediatamente avviate le procedure per il rimpatrio di Najeem Osema Almasri Habish; il rimpatrio è avvenuto nel pomeriggio dello stesso giorno a mezzo di un aereo Falcon 900 italiano, partito da Ciampino alla volta di Torino, luogo ove si trovava l'arrestato, e poi definitivamente partito per Tripoli; all'arrivo a Tripoli, come risulta da molteplici documenti video consultabili on line, Najeem Osema Almasri Habish è stato accolto trionfalmente;

            nelle stesse ore in cui veniva avviato ed eseguito il rimpatrio, e in particolare nel pomeriggio del 21 gennaio, il Ministero della giustizia ha diffuso una nota così formulata: "È pervenuta la richiesta della Corte Penale Internazionale di arresto del cittadino libico Najeem Osema Almasri Habish. Considerato il complesso carteggio, il Ministro sta valutando la trasmissione formale della richiesta della CPI al Procuratore generale di Roma, ai sensi dell'articolo 4 della legge 237 del 2012";

                    considerato che:

            su Najeem Osema Almasri Habish gravano addebiti gravissimi e in particolare accuse di tortura e trattamenti inumani e degradanti soprattutto ai danni di persone migranti, relativamente al periodo di loro detenzione nelle carceri di Mitiga e Ain Zara; in particolare, secondo quanto riportato nel rapporto sui diritti umani in Libia del Dipartimento di Stato USA, alla voce "torture and other cruel, inhuman, or degrading treatment or punishment", stando alle "testimonianze di ex detenuti nel carcere di Mitiga, gli amministratori della Special Deterrence Force (SDF) hanno sottoposto i detenuti a torture. Gli ex detenuti di Mitiga hanno riferito di aver subito sospensioni dalle spalle per molte ore con conseguenti lussazioni; percosse durate fino a cinque ore; percosse con tubi di plastica; percosse ai piedi con uno strumento di tortura chiamato gabbia 'al-Falqa'; nasi e denti rotti. I leader delle SDF Khalid al-Hishri Abuti, Moadh Eshabat, Hamza al-Bouti Edhaoui, Ziad Najim, Nazih Ahmed Tabtaba, nonché il capo dell'SDF Abdulrauf Kara e i direttori della prigione Usama Najim e Mahmoud Hamza supervisionavano la prigione, secondo un ex detenuto della struttura";

            secondo l'articolo 4, comma 1, della legge n. 237 del 2012 "il Ministro della giustizia dà corso alle richieste formulate dalla Corte penale internazionale, trasmettendole al procuratore generale presso la corte d'appello di Roma perché vi dia esecuzione"; ai sensi del successivo articolo 11, comma 1, "quando la richiesta della Corte penale internazionale ha per oggetto la consegna di una persona nei confronti della quale è stato emesso un mandato di arresto ai sensi dell'articolo 58 dello statuto ovvero una sentenza di condanna a pena detentiva, il procuratore generale presso la corte d'appello di Roma, ricevuti gli atti, chiede alla medesima corte d'appello l'applicazione della misura della custodia cautelare nei confronti della persona della quale è richiesta la consegna";

            anche prescindendo da ogni valutazione di carattere tecnico-giuridico in merito alla decisione assunta dalla Corte d'appello di Roma, destano sconcerto e grave preoccupazione le decisioni successive ad essa;

            in particolare, mentre le vicende che hanno condotto alla scarcerazione rientrano nelle competenze del Ministero della giustizia, la decisione di procedere immediatamente al rimpatrio dell'arrestato rientra nelle competenze del Ministro in indirizzo;

            tale decisione ha definitivamente vanificato ogni possibilità di rispettare e dare esecuzione a quanto richiesto dalla Corte penale internazionale; e destano altresì sconcerto, se confermate, le modalità con cui il rimpatrio è avvenuto;

            appare in particolare gravissimo, per la serietà delle accuse e per la rilevanza dell'obbligo internazionale, gravante sull'Italia, di dare esecuzione alle richieste della Corte penale internazionale, che non si sia ritenuto di trattenere in ogni caso Najeem Osema Almasri Habish in Italia, onde favorirne la successiva consegna alla Corte nel rispetto delle procedure all'uopo previste; tutto al contrario, fermo restando il doveroso rispetto dell'ordine di scarcerazione, si è ritenuto di favorirne, agevolarne e, ciò che è peggio, direttamente determinarne il rientro in Libia, così definitivamente sottraendolo alla giustizia internazionale,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quale ricostruzione dei fatti sia in grado di fornire, con particolare riguardo al rimpatrio di Najeem Osema Almasri Habish, e alle motivazioni che hanno condotto ad assumere tale decisione.

Interrogazione sui recenti disordini e sulla sicurezza durante le manifestazioni di piazza

(3-01615) (21 gennaio 2025)

Gasparri, Damiani, De Rosa, Fazzone, Galliani, Lotito, Paroli, Occhiuto, Ronzulli, Rosso, Silvestro, Ternullo, Trevisi, Zanettin. - Al Ministro dell'interno -

                    Premesso che:

            nel corso delle manifestazioni svoltesi a Roma, a Torino e a Bologna giovedì 9 e sabato 11 gennaio 2025, per chiedere giustizia per Ramy Elgaml (il diciannovenne egiziano del quartiere Corvetto di Milano, morto lo scorso 24 novembre in scooter durante un inseguimento con i carabinieri nel capoluogo lombardo), almeno 100 giovani hanno assalito la polizia con bombe carta, fumogeni e lanci di bottiglie. Durante gli scontri sono stati feriti 9 agenti a Roma, 5 a Torino e 10 a Bologna;

            di particolare gravità è stato l'assalto contro il reparto mobile nella zona San Lorenzo a Roma, nel corso del quale i manifestanti hanno rovesciato alcuni cassonetti e campane per la raccolta del vetro e sono avanzati verso le forze dell'ordine lanciando fumogeni e bombe carta, una delle quali è esplosa sul volto di un poliziotto, causandone il ferimento, mentre a Bologna si sono registrati tafferugli nei pressi degli uffici della comunità ebraica, con atti vandalici e minacce contro la sinagoga;

            tali ennesimi, deprecabili episodi di disordine sono ben distanti dal diritto di libertà di manifestare, l'esercizio del quale non può e non deve giustificare atti di violenza, aggressioni, devastazioni e resistenza alle forze dell'ordine, chiamate a svolgere il proprio dovere per tutelare e garantire la sicurezza dei cittadini e dei luoghi;

            in molti casi vengono posti in atto da parte dei manifestanti veri e propri atti che, oltre a mettere a rischio l'incolumità degli agenti, rappresentano un evidente attacco alle istituzioni democratiche e appare evidente che una rete di sedicenti antagonisti alimenta questi scontri di piazza;

            sia il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che il suo consigliere per la sicurezza, Franco Gabrielli, sono stati smentiti, nei loro precipitosi giudizi sull'inseguimento da parte della pattuglia dell'Arma, dalla Procura di Milano che ha definito regolare l'azione dei carabinieri in servizio, che non avrebbero violato alcuna procedura prevista;

            nel 2024 in Italia si sono svolte più di 12.000 manifestazioni di piazza, in 322 casi si sono registrate delle criticità e si sono avuti complessivamente 273 feriti tra gli appartenenti alle forze dell'ordine;

            è quindi necessario condannare con fermezza ogni episodio di violenza e fare in modo che le forze di polizia possano operare a tutela della libertà di manifestazione, ma garantendo l'ordine pubblico, in condizioni di sicurezza, legittimati da tutte le istituzioni a svolgere il proprio importante e fondamentale lavoro,

            si chiede di sapere:

            se siano stati individuati tutti i responsabili dei disordini verificatisi delle manifestazioni citate e quali provvedimenti si stiano adottando nei loro confronti;

            in considerazione del reiterarsi e dell'aumento di episodi di violenza e di delinquenza che si verificano nel corso di manifestazioni, se e quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere;

            quali misure intenda adottare per garantire il pieno rispetto e l'incolumità delle forze dell'ordine e dei cittadini e al fine di evitare con fermezza che simili episodi abbiano ancora a verificarsi nel corso di manifestazioni analoghe e, con riferimento ai fatti di Bologna, anche nel rispetto delle sensibilità e dei diritti altrui, compresi i simboli religiosi.

 

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Calenda, Castelli, Cattaneo, De Poli, Dreosto, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Giacobbe, La Pietra, Meloni, Mirabelli, Monti, Morelli, Musolino, Nastri, Ostellari, Rauti, Rubbia, Segre e Sisto.

.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Lombardo, Magni e Murelli, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Sbrollini Daniela, Musolino Dafne

Disposizioni in favore delle persone con sindrome fibromialgica (1356)

(presentato in data 23/01/2025);

senatore Marti Roberto

Adozione del "Piano triennale della prevenzione e promozione della salute nelle scuole" nonché istituzione della Giornata nazionale della prevenzione e promozione della salute e dei corretti stili di vita in memoria di Umberto Veronesi (1357)

(presentato in data 22/01/2025).

Camera dei deputati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettere in data 21 gennaio 2025, ha trasmesso:

il documento concernente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un'interfaccia pubblica connessa al sistema di informazione del mercato interno per le dichiarazioni di distacco dei lavoratori e recante modifica del regolamento (UE) n. 1024/2012 (COM(2024) 531 final), approvato, nella seduta del 15 gennaio 2025, dalla XIV Commissione (Politiche dell'unione europea) della Camera dei deputati, nell'ambito della verifica di sussidiarietà di cui all'articolo 6 del Protocollo n. 2 allegato al Trattato di Lisbona (Doc. XVIII-bis, n. 42) (Atto n. 642);

il documento concernente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un'applicazione per la trasmissione elettronica dei dati di viaggio ("applicazione di viaggio digitale dell'UE") e che modifica i regolamenti (UE) 2016/399 e (UE) 2018/1726 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2252/2004 del Consiglio per quanto riguarda l'uso delle credenziali di viaggio digitali (COM(2024) 670 final), approvato, nella seduta del 15 gennaio 2025, dalla XIV Commissione (Politiche dell'unione europea) della Camera dei deputati, nell'ambito della verifica di sussidiarietà di cui all'articolo 6 del Protocollo n. 2 allegato al Trattato di Lisbona (Doc. XVIII-bis, n. 43) (Atto n. 643).

Detti documenti sono depositati presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli Onorevoli senatori.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro della giustizia, con lettera in data 22 gennaio 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 20, ultimo comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354, la relazione sull'attuazione delle disposizioni di legge relative al lavoro dei detenuti, riferita all'anno 2024.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2ª Commissione permanente (Doc. CXVIII, n. 3).

Il Ministro della giustizia, con lettera in data 22 gennaio 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1 della legge 17 maggio 1952, n. 629, il bilancio di previsione degli Archivi notarili per l'anno finanziario 2025 e per il triennio 2025-2027.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 645).

Il Ministro delle imprese e del made in Italy, con lettera in data 20 gennaio 2025, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 5-bis, comma 1, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, la relazione sulle attività del sistema camerale, riferita all'anno 2023 (Doc. CXX, n. 3).

La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente.

Con lettere in data 21 e 22 gennaio 2025, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Santa Maria di Sala (VE), Eraclea (VE), Scalea (CS), Rossiglione (GE), Fiano Romano (RM), Malvicino (AL), Ponzano Romano (RM), Genova, Vallecrosia (IM), Sulmona (L'Aquila) e Ravenna.

Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione

Il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, con lettera in data 21 gennaio 2025, ha inviato, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sulla procedura d'infrazione n. 2024/2226 - ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - concernente la violazione degli obblighi imposti dall'articolo 7, paragrafo 2, dall'articolo 14, dall'articolo 16, paragrafo 2, lettera a), e dall'articolo 17 del regolamento UE n. 1143/2014 relativo alla diffusione delle specie esotiche invasive, per quanto riguarda la specie Solenopsis invicta "formica di fuoco".

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 42/1).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente documento dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

- Proposta di decisione del Consiglio sulla sospensione parziale dell'applicazione dell'accordo tra l'Unione europea e la Georgia di facilitazione del rilascio dei visti (COM(2024) 594 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 4a Commissione permanente.

Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento

In data 21 gennaio 2025 è pervenuta, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2024 dal Garante del contribuente per la Calabria.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Atto n. 644).

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 17 al 23 gennaio 2025)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 85

BORGHI Claudio: sulla vicenda dell'account "RadioGenoa" gestito da Antonio Mastantuono (4-01338) (risp. NORDIO, ministro della giustizia)

CUCCHI: sulle condizioni dei detenuti nel carcere di Montacuto ad Ancona (4-01477) (risp. NORDIO, ministro della giustizia)

GASPARRI: su un'inchiesta del quotidiano "Il Tempo" relativa all'operato dell'ex sindaco Mimmo Lucano (4-01609) (risp. NORDIO, ministro della giustizia)

IANNONE: sull'arresto del presidente della Provincia di Salerno (4-01525) (risp. NORDIO, ministro della giustizia)

POTENTI, STEFANI: sull'implementazione del fondo per l'indennizzo in favore delle vittime di reato (4-01655) (risp. NORDIO, ministro della giustizia)

SCALFAROTTO, FREGOLENT: sull'annullamento di uno spettacolo teatrale all'interno del carcere "Lorusso e Cotugno" di Torino (4-01514) (risp. NORDIO, ministro della giustizia)

Mozioni, nuovo testo

La mozione 1-00083, della senatrice Maiorino ed altri, pubblicata il 24 gennaio 2024, deve intendersi riformulata come segue:

MAIORINO, PATUANELLI, MARTON, LICHERI Ettore Antonio, ALOISIO, BEVILACQUA, BILOTTI, CASTELLONE, CATALDI, CROATTI, DAMANTE, DI GIROLAMO, FLORIDIA Barbara, GAUDIANO, GUIDOLIN, LICHERI Sabrina, LOPREIATO, LOREFICE, MAZZELLA, NATURALE, NAVE, PIRONDINI, PIRRO, SCARPINATO, SIRONI, TURCO

Il Senato,

premesso che:

i popoli israeliano e palestinese hanno diritto alla pace e alla sicurezza e ciò può essere garantito solo attraverso una forte azione da parte della comunità internazionale, che porti ad una pace giusta e duratura basata sul rispetto del diritto internazionale e la piena applicazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In particolare, il popolo palestinese attende il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte della comunità internazionale dal 1948;

l'attacco terroristico di Hamas verso Israele del 7 ottobre 2023 ha riacceso il conflitto tra i due popoli, con una lunga storia di ostilità e guerre. La crisi che ne è derivata, oltre ad essere probabilmente la più grave mai verificatasi in terra mediorientale, è scaturita da una situazione radicata e probabilmente sottovalutata dalla politica internazionale. Le condizioni umanitarie nella "Striscia di Gaza", con il passare dei mesi, sono diventate sempre più drammatiche, in particolare per il numero significativo di bambini e civili coinvolti. Il bilancio di vittime e feriti è aumentato costantemente superando a inizio anno le 45.800 vittime. Tutto questo nonostante il fatto che il 27 ottobre 2023 l'Assemblea generale dell'ONU avesse adottato una risoluzione avanzata dalla Giordania sul conflitto tra Israele e Hamas. La risoluzione era stata approvata con 120 voti a favore, 14 contrari e 45 astensioni, tra cui quella dell'Italia, ma non ha fermato il conflitto;

a gennaio 2024 si è riunito il Consiglio Affari esteri dell'Unione europea proprio per discutere su questi temi, anche con riferimento all'obiettivo del riconoscimento di due Stati per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese;

il 19 gennaio 2025, dopo quindici mesi di combattimenti, Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco che comporta il rilascio degli ostaggi ancora prigionieri e di detenuti palestinesi, la fine dei bombardamenti e un importante afflusso di aiuti nella Striscia di Gaza;

considerato che:

prima del riaccendersi del conflitto, il processo di pace avviato dagli accordi di Oslo del 1993-1995 si era, di fatto, arrestato con l'uccisione di uno dei firmatari degli accordi stessi: il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, assassinato nel novembre 1995 da estremisti sionisti contrari allo smantellamento delle colonie e alla costituzione dello Stato di Palestina. Da quel momento gli insediamenti di israeliani sui già scarsi territori palestinesi si sono moltiplicati a dispetto degli impegni sottoscritti e in contrasto con i principi del diritto internazionale. Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania avvenuti successivamente all'occupazione del 1967 sono frutto di un lungo processo di colonizzazione condannato dalle Nazioni Unite e ritenuto illegale secondo il diritto internazionale umanitario;

la IV convenzione di Ginevra del 1949, all'ultimo periodo dell'articolo 49, dispone: "La Potenza occupante non potrà procedere alla deportazione o al trasferimento di una parte della sua propria popolazione civile nel territorio da essa occupato". A questo si erano aggiunte la detenzione arbitraria di migliaia di palestinesi (tra i quali Marwan Barghouti, il "Mandela palestinese", uno degli estensori degli accordi di Oslo), l'umiliazione a cui sono stati costretti i palestinesi nei continui checkpoint dei militari israeliani, e il proseguimento di esecuzioni extragiudiziali e punizioni collettive (distruzione di case per rappresaglia). Negli anni alcune scelte del Governo israeliano, quali il trasferimento di parte della propria popolazione nei territori occupati, la costante presenza di checkpoint presidiati da militari israeliani e il mantenimento di condizioni di vita difficilissime per la popolazione palestinese, hanno rafforzato e non indebolito le posizioni fondamentaliste religiose, finendo per favorire l'ascesa dei terroristi di Hamas a discapito di altre formazioni laiche, fino agli ultimi drammatici sviluppi;

il 29 novembre 2012 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato a larga maggioranza, e con il voto favorevole dell'Italia, la risoluzione n. 67/19 per la concessione dello status di osservatore permanente allo Stato di Palestina ("non-member observer State status"), conferendo allo Stato palestinese uno status equivalente, in seno all'ONU, a quello dello Stato della Città del Vaticano. La risoluzione n. 67/19, riaffermando il diritto della popolazione palestinese all'autodeterminazione, ha rappresentato un importante passo verso il riconoscimento dei diritti fondamentali dei palestinesi. Il 17 dicembre 2014 il Parlamento europeo ha approvato, con 498 voti favorevoli, 88 contrari e 111 astenuti, la risoluzione n. 2014/2964 che "sostiene in linea di principio il riconoscimento dello Stato palestinese e la soluzione a due Stati, e ritiene che ciò debba andare di pari passo con lo sviluppo dei colloqui di pace", che occorre far avanzare;

il 23 dicembre 2016 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione n. 2334/2016 con 14 voti favorevoli su 15 e un astenuto: gli Stati Uniti d'America, che non hanno, quindi, esercitato il potere di veto che spetta loro in quanto membri permanenti del Consiglio. Il preambolo della risoluzione, sottolineando l'insostenibilità dello status quo, esprime grave preoccupazione in relazione al fatto che le continue attività di insediamento da parte israeliana stessero mettendo in pericolo la percorribilità della soluzione dei due Stati basata sui confini del 1967. Inoltre, si condannano il trasferimento di popolazione israeliana nelle colonie, la confisca delle terre dei palestinesi, la demolizione delle loro abitazioni e lo sfollamento degli occupanti in tutto il territorio occupato, che avvengono in flagrante violazione del diritto internazionale umanitario e delle rilevanti risoluzioni delle Nazioni Unite. Nella sezione dispositiva, la risoluzione condanna esplicitamente la costituzione delle colonie israeliane nel territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme est, come attività priva di validità legale, reiterando la richiesta di cessare tali attività e sottolineando che il Consiglio non riconoscerà alcun cambiamento dei confini del 4 giugno 1967 se non diversamente concordato dalle parti. Infine, chiede alle parti interessate di prendere provvedimenti per prevenire gli atti di violenza contro i civili, inclusi gli atti di terrorismo, gli atti provocatori o di incitamento anche al fine di favorire la distensione della situazione;

il 4 dicembre 2024 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato, con 157 voti a favore, otto contrari e sette astensioni, una risoluzione volta a convocare la "Conferenza internazionale di alto livello per la soluzione pacifica della questione palestinese e l'attuazione della soluzione dei due Stati", che si terrà nel giugno 2025 a New York, co-presieduta da Francia e Arabia Saudita, e a ribadire l'appello per una pace "globale, giusta e duratura" in Medio Oriente. Inoltre, nella medesima risoluzione si invita Israele a "cessare immediatamente e completamente ogni forma di violenza, compresi gli attacchi militari, le distruzioni e gli atti di terrore" e le "nuove attività di insediamento" nei territori palestinesi occupati, ad evacuare tutti i coloni e a porre fine alle "loro azioni illegali". Inoltre, ricorda che lo Stato ebraico, in quanto potenza occupante, deve rispettare gli obblighi descritti nel parere consultivo della Corte internazionale di giustizia;

considerato, altresì, che:

numerosi Paesi hanno già riconosciuto lo Stato di Palestina nei confini del 1967, secondo quanto previsto dalle citate risoluzioni delle Nazioni Unite, con Gerusalemme est quale sua capitale. Di grande significato per l'Italia è il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di diversi membri dell'Unione europea e recentemente altri si sono detti pronti a farlo. Questo dovrebbe stimolare il Governo di Israele a ripensare la politica delle colonie e a favorire la ripresa del processo di pace;

il conflitto tra Israele e Palestina può essere risolto solo con la soluzione a due Stati, negoziata secondo i dettami del diritto internazionale, e una soluzione a due Stati richiede il riconoscimento reciproco e la volontà di una convivenza pacifica; è urgente pertanto che la comunità internazionale adotti nuove iniziative per contribuire al rispetto del diritto internazionale e delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite;

il Ministro degli affari esteri italiano, nella sua visita del 20 gennaio 2025 tra Gerusalemme, Tel Aviv e Ramallah, ha dichiarato: "Noi vorremmo che finita la guerra si potesse procedere dove eravamo rimasti il 6 di ottobre e si ripartisse con gli accordi di Abramo per poter finalmente dare stabilità a questa area, con una soluzione due popoli e due stati, per dare a Israele e Palestina mutuo riconoscimento";

la Presidente del Consiglio dei ministri, al vertice de Il Cairo per la pace del 21 ottobre 2023 ha dichiarato: "il Popolo Palestinese deve avere il diritto a essere una Nazione che si governa da sé, in libertà, accanto a uno Stato di Israele al quale deve essere pienamente riconosciuto il diritto all'esistenza e il diritto alla sicurezza. Su questo l'Italia è pronta a fare assolutamente tutto ciò che è necessario". Il premier israeliano Netanyahu ha tuttavia dichiarato: "Finché sarò premier, nessuno stato palestinese" e ha aggiunto: "Come premier di Israele sostengo questa posizione con determinazione anche di fronte a pressioni enormi internazionali e interne. È stata questa mia ostinazione a impedire per anni uno Stato palestinese che avrebbe costituito un pericolo esistenziale per Israele. Finché sarò primo ministro, questa sarà la mia posizione";

il riconoscimento dello Stato di Palestina, così come è stato riconosciuto lo Stato di Israele, potrebbe imprimere una svolta positiva al necessario negoziato tra le parti per giungere a una soluzione e garantire la coesistenza nella libertà, nella pace e nella democrazia dei due popoli;

l'atroce eccidio compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023 non può trovare alcuna giustificazione e il diritto all'esistenza di Israele e a tutelare la sicurezza dei propri cittadini non può essere messo in discussione;

era sin da subito evidente, altresì, il rischio che la reazione del Governo israeliano potesse trasformarsi in una rappresaglia indiscriminata con piena "licenza di uccidere", in spregio a qualsiasi regola del diritto internazionale umanitario. Esiste un'unica strada, è la stessa da mesi: voce e azioni forti contro la carneficina a Gaza; impegno di tutti per la soluzione due popoli e due Stati per Israele e Palestina,

impegna il Governo:

1) a riconoscere pienamente e formalmente lo Stato di Palestina nei confini del 1967 secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite;

2) a proporre e sostenere, in tutte le sedi internazionali idonee, l'adozione di un atto analogo da parte di tutti i Paesi membri dell'Unione europea, da intendersi come fondamentale contributo per il riavvio del processo e del negoziato di pace e come elemento ineludibile nell'ambito della lotta al terrorismo di stampo fondamentalista.

(1-00083) (Testo 2)

Interrogazioni

BEVILACQUA, FLORIDIA Barbara, MARTON, PIRRO, PIRONDINI - Ai Ministri della difesa, delle infrastrutture e dei trasporti e delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

la società RAI Way S.p.A., controllata da RAI S.p.A., gestisce una rete di torri e infrastrutture di trasmissione televisiva e radiofonica che rappresentano un asset strategico per il sistema delle comunicazioni italiane, con potenziali applicazioni anche in ambiti di rilevanza per la difesa nazionale e per le infrastrutture critiche;

RAI Way è attualmente partecipata al 65 per cento dalla RAI, ma il Governo ha recentemente annunciato la possibilità di ridurre tale quota fino al 30 per cento, in parallelo alla valutazione di una fusione tra RAI Way ed EI Towers, società infrastrutturale del gruppo Mediaset, come indicato nel memorandum sottoscritto a dicembre 2024 da RAI Way, EI Towers e il fondo infrastrutturale F2i;

le torri e le infrastrutture di RAI Way potrebbero, per loro natura, costituire un asset utile non solo per il servizio pubblico radiotelevisivo, ma anche per la gestione di reti di comunicazione rilevanti per la sicurezza, le telecomunicazioni d'emergenza e il coordinamento delle infrastrutture critiche del Paese;

nello stesso contesto si iscrive la vicenda di Sparkle, società del gruppo TIM che possiede una rete globale di oltre 600.000 chilometri di fibra ottica, e che evidenzia ulteriormente i rischi di cessione di asset strategici. Nonostante Sparkle sia fondamentale per la sovranità digitale e per le comunicazioni globali del Paese, il Governo ha scelto di cederne una parte a un fondo spagnolo, rinunciando all'idea di acquistarne il pieno controllo pubblico, come in precedenza annunciato;

considerato che:

nel contesto attuale, in cui la sicurezza cibernetica e il controllo delle infrastrutture digitali assumono un ruolo centrale per la difesa e per la resilienza delle reti nazionali, è fondamentale chiarire il ruolo delle infrastrutture gestite da RAI Way nel sistema complessivo delle comunicazioni italiane, incluse eventuali integrazioni con le reti militari e di emergenza;

la decisione di ridurre la partecipazione pubblica in RAI Way e la prospettiva di fusione con EI Towers sollevano interrogativi sulla capacità di garantire il controllo nazionale e l'accesso sicuro a queste infrastrutture, anche per applicazioni critiche o di difesa;

analogamente, eventuali collaborazioni o modelli operativi che prevedano l'adozione di tecnologie ispirate a Starlink, come suggerito dalle dichiarazioni pubbliche di alcuni dirigenti di RAI Way, necessitano di una chiara valutazione delle implicazioni per la sicurezza nazionale e la resilienza delle comunicazioni critiche;

la gestione di Sparkle e di RAI Way, con i relativi rischi legati alla sicurezza nazionale, evidenzia una progressiva perdita di controllo pubblico su infrastrutture cruciali per la resilienza delle comunicazioni e per il sistema delle infrastrutture critiche del Paese, incluse applicazioni di difesa e trasporti,

si chiede di sapere:

se e in quale misura il sistema infrastrutturale di RAI Way sia attualmente integrato con le reti di comunicazione gestite dal Ministero della difesa o utilizzato per applicazioni critiche, incluse le telecomunicazioni d'emergenza e la gestione di infrastrutture strategiche;

quali valutazioni siano state condotte dal Ministro della difesa in merito alla riduzione della partecipazione pubblica in RAI Way e all'eventuale fusione con EI Towers, e se tale decisione possa influire sulla sicurezza e sull'autonomia del sistema delle comunicazioni nazionali;

se il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti preveda l'uso delle infrastrutture di RAI Way per supportare le reti di comunicazione connesse alla gestione dei trasporti e alla resilienza delle infrastrutture critiche, e come intenda garantire che tali applicazioni non siano compromesse da modifiche alla governance o alla proprietà della società;

se esistano progetti o accordi in corso per l'uso delle torri e delle infrastrutture di RAI Way nell'ambito delle telecomunicazioni strategiche, incluse collaborazioni con operatori privati o modelli ispirati a Starlink, e quali siano le implicazioni previste per la sicurezza e la protezione dei dati;

quali azioni i Ministri in indirizzo intendano intraprendere per assicurare che eventuali cambiamenti nella struttura proprietaria o nelle modalità operative di RAI Way non compromettano l'accesso alle sue infrastrutture per scopi di difesa, sicurezza e gestione delle emergenze;

in che modo intendano collaborare per garantire che le infrastrutture gestite da RAI Way continuino a servire le esigenze strategiche del Paese, mantenendo al contempo la trasparenza e il controllo pubblico necessari per la sicurezza nazionale;

quali valutazioni siano state poste in essere per garantire che le infrastrutture gestite da Sparkle continuino a servire esigenze di sicurezza nazionale e sovranità digitale, incluse le reti di comunicazione strategiche, e come queste valutazioni si intersechino con l'uso delle infrastrutture di RAI Way per finalità simili.

(3-01623)

BEVILACQUA, FLORIDIA Barbara, PIRRO, MARTON, PIRONDINI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

la società RAI Way S.p.A., controllata da RAI S.p.A., gestisce le torri e le infrastrutture di trasmissione televisiva e radiofonica, configurandosi come un asset strategico per il sistema delle comunicazioni italiane, con rilevanti implicazioni per la sicurezza nazionale e per il servizio pubblico radiotelevisivo;

RAI Way è attualmente partecipata per circa il 65 per cento dalla RAI S.p.A., con il restante capitale in mano a investitori privati, ed è soggetta a obblighi di servizio pubblico che ne definiscono il ruolo centrale nel garantire la trasmissione dei contenuti della televisione di Stato;

nel dicembre 2024, RAI Way S.p.A., EI Towers S.p.A. (società proprietaria dell'infrastruttura di rete necessaria alla trasmissione del segnale del gruppo Mediaset del quale faceva parte) e il fondo infrastrutturale F2i hanno annunciato la sottoscrizione di un memorandum di intesa volto a esplorare una fusione tra RAI Way ed EI Towers, con l'obiettivo di creare un unico grande operatore nazionale nel settore delle infrastrutture di trasmissione televisiva e radiofonica, in grado di ottimizzare le risorse e le competenze tecniche esistenti;

il Governo, sfruttando quanto stabilito dal Governo pro tempore Draghi per mezzo del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 febbraio 2022, ha indicato la volontà di ridurre la quota di partecipazione pubblica in RAI Way dal 65 fino al 30 per cento. Tale riduzione della partecipazione pubblica rischia di compromettere il controllo diretto su un'infrastruttura strategica, aprendo la strada a potenziali interferenze da parte di soggetti privati o stranieri, con ricadute sulla tutela dell'interesse nazionale;

nello stesso contesto si inserisce la vicenda di Sparkle, società strategica del gruppo TIM, che possiede e gestisce una rete globale di oltre 600.000 chilometri di fibra ottica, comprendente dorsali terrestri e sottomarine in Europa, Nord America e Sud America. Nonostante Sparkle possa rappresentare un asset fondamentale per la sovranità digitale del Paese, il Governo ha deciso di non acquistare, come inizialmente previsto e annunciato, il 100 per cento di Sparkle, ma di presentare un'offerta assieme a un fondo spagnolo (Asterion), che andrebbe ad acquisire il 30 per cento dell'azienda, lasciandone il 70 per cento in mano pubblica;

l'acquisto solo parziale di Sparkle, insieme alla riduzione della partecipazione pubblica in RAI Way e alle implicazioni della fusione con EI Towers, sembra delineare una progressiva perdita di controllo pubblico su infrastrutture cruciali per le comunicazioni e la sicurezza nazionale;

a destare ulteriori preoccupazioni sono le dichiarazioni pubbliche di alcuni dirigenti di RAI Way, che hanno espresso interesse verso il modello Starlink, sviluppato da "SpaceX" di Elon Musk, in riferimento a possibili collaborazioni per superare il divario digitale in Italia;

il modello Starlink, basato su una rete globale di satelliti in orbita bassa (LEO), è considerato rivoluzionario per la connettività in aree remote, ma presenta criticità legate alla sicurezza dei dati, al controllo pubblico delle infrastrutture e alla possibilità di una dipendenza tecnologica da un attore privato straniero, noto per le sue decisioni imprevedibili, come dimostrato in contesti geopolitici complessi;

la questione delle comunicazioni strategiche si inserisce in un contesto di crescente competizione globale tra attori statunitensi, europei e cinesi, in cui l'Italia, pur essendo parte dell'Unione europea, appare sempre più subordinata alle dinamiche decise da attori esteri, come nel caso della recente acquisizione della rete unica di telecomunicazioni da parte del fondo KKR, in cui il ruolo dello Stato italiano è stato limitato a una partecipazione minoritaria al 20 per cento;

sul piano europeo, il progetto "Iris2", promosso dall'Unione europea per la realizzazione di una costellazione satellitare in orbita bassa con finalità civili e militari, rappresenta un'opportunità strategica per rafforzare l'autonomia tecnologica del continente e ridurre la dipendenza da operatori come Starlink, ma non sarà operativo prima del 2030;

la crescente complessità del settore e l'interesse di attori internazionali richiedono una visione chiara e condivisa delle strategie di sviluppo delle infrastrutture digitali italiane, con particolare attenzione alla sicurezza nazionale, al rispetto degli obblighi di servizio pubblico e alla tutela del pluralismo e della concorrenza,

si chiede di sapere:

quali siano le effettive motivazioni alla base della decisione di ridurre la quota statale in RAI Way fino al 30 per cento e come tale scelta si concili con la necessità di preservare il controllo pubblico su infrastrutture strategiche;

quali siano i contenuti specifici del memorandum di fusione tra RAI Way, EI Towers e F2i, e in che modo si intenda vigilare affinché l'operazione rispetti i principi di trasparenza, tutela della concorrenza e protezione dell'interesse nazionale;

se si intenda fornire chiarimenti circa la coerenza strategica delle dichiarazioni pubbliche dei dirigenti di RAI Way sul modello Starlink e sugli eventuali progetti di collaborazione con la società di Elon Musk, alla luce delle implicazioni economiche, industriali e di sicurezza per il Paese;

quali siano le ragioni che hanno portato il Governo a rinunciare alla completa acquisizione di Sparkle e ad accettare il coinvolgimento di un fondo spagnolo nella gestione di un asset così rilevante per la sicurezza delle comunicazioni e per la sovranità tecnologica del Paese;

quali azioni siano state previste per garantire che eventuali modifiche nella governance e nella struttura proprietaria di RAI Way non compromettano la capacità della società di adempiere al suo ruolo di servizio pubblico, né pregiudichino la sicurezza e l'integrità delle infrastrutture;

in che modo si intenda rafforzare la trasparenza nelle strategie di gestione delle infrastrutture strategiche di telecomunicazione, inclusa RAI Way, e garantire il pieno coinvolgimento del Parlamento in tutte le decisioni rilevanti per la sicurezza e il futuro digitale del Paese.

(3-01624)

BILOTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'articolo 3-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, indica che le Regioni disciplinano l'organizzazione dei distretti delle unità sanitaria locali in modo da garantire anche l'assistenza primaria, ivi compresa la continuità assistenziale, attraverso il necessario coordinamento e l'approccio multidisciplinare, in ambulatorio e a domicilio, tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, servizi di guardia medica notturna e festiva e i presidi specialistici ambulatoriali. L'articolo 8 prevede che il rapporto tra il servizio sanitario nazionale, i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta sia disciplinato da apposite convenzioni di durata triennale conformi agli accordi collettivi nazionali stipulati, ai sensi dell'articolo 4, comma 9, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, con le organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative in campo nazionale;

l'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, relativo al triennio 2019-2021, è stato oggetto di intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in data 4 aprile 2024 e prevede una serie di disposizioni volte a garantire l'assistenza primaria, la continuità assistenziale e la qualità dei servizi sanitari territoriali. Per quanto riguarda i casi di assenza temporanea dei medici di medicina generale, l'articolo 36 dell'accordo regola le modalità di sostituzione, stabilendo che il medico titolare di un incarico a ciclo di scelta ha l'obbligo di farsi sostituire fin dall'inizio dell'assenza;

considerato che:

nonostante tali disposizioni normative, si registrano numerosi casi di ritardi nella sostituzione dei medici di medicina generale, soprattutto in caso di termine del contratto o di pensionamento, con conseguenti disagi per i cittadini e interruzioni nella continuità assistenziale, soprattutto in aree già caratterizzate da carenze di personale sanitario, come nel caso del comune di Acerno (Salerno);

tali ritardi sembrano essere dovuti a una serie di fattori, tra cui la mancanza di medici disponibili per le sostituzioni, la complessità delle procedure burocratiche e la carenza di risorse finanziarie dedicate alle sostituzioni;

considerato inoltre che:

l'assistenza primaria e la continuità assistenziale rappresentano principi fondamentali del servizio sanitario nazionale, sancito anche dalla legge 23 dicembre 1978, n. 833, e deve essere garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale;

i ritardi nella sostituzione dei medici di medicina generale possono comportare un aumento degli accessi impropri al pronto soccorso, con conseguente sovraccarico delle strutture ospedaliere e un incremento dei costi per il sistema sanitario;

è necessario garantire che le unità sanitarie locali dispongano delle risorse necessarie per attuare le sostituzioni in modo tempestivo ed efficace, rispettando le disposizioni dell'accordo collettivo nazionale e assicurando la continuità delle cure ai cittadini,

si chiede di sapere:

quali siano le cause principali dei ritardi nella sostituzione dei medici di medicina generale, nonostante le disposizioni previste dal decreto legislativo n. 502 del 1992 e dal contratto collettivo nazionale 2019-2021, anche con riferimento alla situazione del comune di Acerno, dove si è verificata una grave interruzione dei servizi sanitari essenziali a seguito della mancata sostituzione tempestiva dei medici di medicina generale e del pediatra di libera scelta;

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire che le aziende sanitarie rispettino le tempistiche previste dal decreto legislativo n. 502 del 1992 e dall'accordo collettivo nazionale in materia di sostituzioni, temporanee o permanenti, assicurando la continuità assistenziale ai cittadini, soprattutto nelle aree interne e a popolazione sparsa come Acerno;

quali misure siano state adottate o siano in fase di adozione per incentivare la disponibilità dei medici a svolgere attività di sostituzione, anche attraverso la previsione di compensi adeguati e la semplificazione delle procedure burocratiche, in linea con i principi di coordinamento e integrazione multidisciplinare previsti dal decreto legislativo n. 502 del 1992;

se intenda promuovere un monitoraggio sistematico delle sostituzioni dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, al fine di individuare le criticità e adottare interventi correttivi tempestivi, garantendo il rispetto delle norme vigenti e dell'accordo collettivo nazionale, nonché la tutela della salute dei cittadini, con particolare attenzione alle aree interne e a popolazione sparsa.

(3-01625)

MARTELLA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

tra i lavoratori della Superjet international di Tessera (Venezia), azienda del comparto aereonautico, si è diffusa una forte preoccupazione circa il futuro produttivo dell'azienda, considerata l'inerzia delle istituzioni rispetto ad una vertenza delicatissima che riguarda l'evoluzione degli assetti societari;

la mancata tempestiva risposta da parte del comitato di sicurezza finanziaria, insieme al Ministero dell'economia e delle finanze e all'Agenzia del demanio riguardo al nuovo pacchetto societario e al relativo piano di rilancio proposto, rischia di determinare la liquidazione dell'azienda, con conseguente perdita immediata e diretta dei 115 posti di lavoro e del piano di rilancio da circa 500 milioni di euro proposto dai soci;

come già segnalato con precedente atto di sindacato ispettivo depositato dall'interrogante in data 16 luglio 2024 (4-01319), da oltre un anno si è in attesa della risposta alla richiesta esperita dal fondo emiratino Mark AB capital di subentrare nell'assetto societario alla russa United aircraft corporation, il cui 49 per cento di azioni era stato congelato nel marzo 2022 a seguito delle sanzioni alla Russia, dopo che la società ha sottoposto all'Agenzia del demanio la documentazione a sostegno, corredata anche da un piano di rilancio della società ancora;

la Superjet international sostiene che, non avendo ancora ricevuto riscontro da parte del comitato di sicurezza finanziaria, ha inviato ad inizio anno una lettera ai Ministeri dell'economia e delle finanze e delle imprese e del made in Italy, al predetto comitato e all'Agenzia del demanio, per informare che, in assenza di un urgente riscontro positivo, il consiglio di amministrazione si vedrebbe costretto a convocare l'assemblea dei soci per richiedere la messa in liquidazione della società;

l'ipotesi della messa in liquidazione avrebbe impatti negativi pesantissimi sul territorio considerata la strategicità e la rilevanza dell'impianto che coinvolge circa 2.000 lavoratori in maniera diretta e indiretta,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati;

quali tempestive iniziative, ciascuno per le proprie competenze, intendano assumere con urgenza al fine di scongiurare la chiusura dell'impianto Superjet di Tessera;

se non ritengano urgente adoperarsi per quanto di competenza per affrontare tutti i nodi ancora irrisolti consentendo la ripresa produttiva dell'impianto e salvaguardando i livelli occupazionali.

(3-01626)

FALLUCCHI - Ai Ministri dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:

la proliferazione incontrollata in Italia della popolazione di cinghiali e di altra fauna selvatica ha determinato negli ultimi decenni gravi problematiche per la sicurezza pubblica, l'agricoltura e gli equilibri ecosistemici;

per l'invasione delle strade da parte di animali selvatici, soprattutto ungulati, nel 2022 si è registrato un incidente ogni 41 ore, con 13 vittime e 261 feriti gravi;

non meno gravi sono i danni che i cinghiali provocano agli agricoltori, i cui terreni seminativi e colture vengono devastati con perdite economiche medie annuali pari a oltre 17 milioni di euro;

la popolazione di cinghiale (Sus scrofa), secondo uno studio di ISPRA e della Coldiretti, è stimata rispettivamente da 1,5 a 2,3 milioni di capi con tendenza ad aumentare a causa della capacità di questa specie di adattarsi a diversi ambienti e della mancanza di predatori;

la Puglia è una delle regioni in cui l'emergenza è maggiore. Le stime contano 250.000 animali selvatici (una vera e propria invasione) e questo comporta non solo la peste dei cinghiali, ma il serio rischio per l'incolumità delle persone, visto che è noto che oramai i cinghiali arrivano in massa fino ai centri abitati con le aree della Murgia barese e tarantina, del Gargano e del subappennino dei monti Dauni divenute purtroppo habitat dei cinghiali;

ad oggi il piano di monitoraggio e di gestione del cinghiale disposto dalla Regione Puglia è oggettivamente insufficiente, visto che a distanza di mesi dalla deliberazione della Giunta regionale n. 1526/2021 la situazione è visibilmente peggiorata;

i dati mostrano in Puglia una superficie agricola utilizzata (SAU) di circa 1.415.597 ettari, collocandosi al secondo posto, dopo la Sicilia, a livello nazionale. Quindi è palese che il Governo regionale avrebbe dovuto e dovrebbe, vista la peculiarità del territorio regionale, intervenire in modo strutturale per tutelare l'economia regionale e delle sue imprese agricole (motore economico e sociale del territorio), nonché per la sicurezza dei cittadini;

in ambito agricolo, le colture più interessate dai danni da cinghiale sono i cereali autunno-vernini, il mais, vigneti, oliveti e frutteti, dove il danno maggiore è dovuto sia all'asportazione dei prodotti di cui si nutrono che all'azione di calpestamento e grufolamento che può determinare la distruzione o l'allettamento di intere colture che non possono più essere sottoposte a raccolta meccanica;

l'impatto del cinghiale incide in primis sulla conservazione delle specie animali e vegetali;

la perdita di ricchezza e diversità di specie, e quindi l'alterazione del funzionamento di un ecosistema costituiscono la principale conseguenza dell'impatto di questa specie. È quindi paradossale come la densità del cinghiale sia particolarmente elevata proprio nelle aree protette, primariamente vocate proprio alla conservazione della biodiversità;

considerato che:

il costante aumento della popolazione di cinghiali, su scala nazionale, ed in particolar modo nel territorio pugliese, richiede l'adozione urgente di una strategia di intervento, estesa a tutto il territorio nazionale, sulla base delle più aggiornate conoscenze scientifiche, che integri interventi di prevenzione dei danni e di contenimento delle popolazioni, e che assicuri prelievi selettivi e pianificati coerentemente con l'obiettivo prioritario di riduzione dei danni sotto ogni profilo;

l'intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni nelle ultime settimane rappresenta un passo fondamentale per l'adozione di un piano straordinario per la gestione e contenimento della fauna selvatica da emanare dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste di concerto con quello dell'ambiente e della sicurezza energetica,

si chiede di sapere con quali tempi, anche a seguito dell'intesa raggiunta con le Regioni, saranno attuati gli interventi previsti dal piano straordinario citato, e se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno individuare ogni utile azione volta a garantire la realizzazione delle attività necessarie alla gestione del fenomeno e al contenimento in caso di eventuale inerzia delle amministrazioni regionali.

(3-01627)

(già 4-00498)

VERDUCCI, MALPEZZI, CAMUSSO, MANCA, RANDO, IRTO, ZAMBITO, LA MARCA, D'ELIA, ROJC, VALENTE, FURLAN, ROSSOMANDO, NICITA, LOSACCO, GIACOBBE, DELRIO - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:

in data 30 dicembre 2024 la Giunta della Regione Marche ha approvato la deliberazione avente ad oggetto la "programmazione della rete scolastica e dell'offerta formativa per l'anno scolastico 2025/2026 ai sensi dell'art. 138 del D.Lgs. n. 112/1998, dell'art. 19 comma 5 ter del D.L. n. 98/2011, convertito con modificazioni dalla L. 111/2011, e del decreto interministeriale n. 127/2023";

è stato previsto l'accorpamento dell'istituto comprensivo "Montessori" con l'istituto comprensivo "Montalcini", entrambi nel comune di Chiaravalle (Ancona), in sostituzione dell'iniziale e previsto accorpamento proposto fra l'istituto comprensivo di Piandimeleto e quello di Macerata Feltria "Raffaello Sanzio";

in data 23 dicembre 2024, con delibera di Giunta n. 2016, l'ufficio scolastico regionale per le Marche ha trasmesso una proposta che non prevedeva tale accorpamento e che è stata sottoposta al parere della competente commissione consiliare che si è espressa con parere favorevole nella seduta straordinaria n. 190 del 30 dicembre 2024 (parere n. 226/24), e al consiglio autonomie locali, che si è espresso, anch'esso, con parere favorevole (prot. 9330|30/12/2024|CRMARCHE|P);

la proposta, tuttavia, è stata successivamente modificata disponendo il diverso accorpamento di cui sopra;

considerato che, a giudizio degli interroganti:

non risultano chiare le ragioni e le motivazioni sottese alla scelta di operare un accorpamento che non tiene conto né dell'importanza dell'autonoma scuola montessoriana a Chiaravalle, né delle intrinseche difficoltà di far convivere nello stesso istituto due metodologie di insegnamento diverse tra loro;

l'accorpamento, pur lasciando il nome "Montessori", di fatto, determinerà il sorgere di una scuola "mista", con un collegio dei docenti in maggioranza senza abilitazione montessoriana e che pertanto determinerà la perdita dello "status" acquisito nel tempo e faticosamente mantenuto dall'istituto. Il richiamo inserito nella delibera e relativo alla necessità di salvaguardare l'identità montessoriana diventa pertanto poco più che rituale dal momento che, per legge, spetta al collegio dei docenti e non ai principi di una delibera regionale la determinazione dell'offerta formativa di un istituto scolastico;

contrariamente a quanto indicato e auspicato nella delibera, con tale scelta non è stata tutelata in modo adeguato l'offerta formativa montessoriana proprio nell'istituto del comune dove è nata l'illustre pedagogista e costituisce un unicum in Italia di scuola pubblica interamente montessoriana;

tenuto conto che:

l'intervento normativo della Regione si inserisce in una fase avanzata della finestra temporale dedicata alle iscrizioni per l'anno scolastico 2025/2026 e numerose attività di orientamento sono state già effettuate senza alcuna ipotesi riguardo al disposto accorpamento dei due istituti chiaravallesi;

al fine di motivare la contrarietà all'accorpamento degli istituti Montessori e Montalcini sono state comunicate per tempo alle istituzioni regionali le delibere di collegio dei docenti e del consiglio di istituto delle rispettive strutture;

dalle determinazioni assunte con la delibera regionale emerge che non sono state prese in considerazione le motivazioni contrarie all'accorpamento dei due istituti comprensivi;

secondo l'amministrazione comunale di Chiaravalle "va rilevata l'estemporaneità di un provvedimento preso ad appena un giorno dalla fine del 2024 e dalla scadenza dei termini per le delibere sugli accorpamenti, peraltro in contraddizione rispetto a una precedente bozza del 23 dicembre in cui non si faceva menzione delle scuole di Chiaravalle",

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario reperire ulteriori informazioni relativamente alla scelta operata dalla Giunta della Regione Marche circa l'accorpamento dell'istituto Montessori con l'istituto Montalcini e se, proprio in ragione dell'importanza e rilevanza dell'istituto Montessori di Chiaravalle, non ritenga necessario intervenire, per quanto di competenza, affinché venga disposta la revisione di una delibera che rischia di cancellare la chiara identità montessoriana dell'istituto che insiste proprio nel comune che ha dato i natali all'illustre educatrice e pedagogista.

(3-01628)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

SBROLLINI - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

nei giorni scorsi 19 assessori di 10 grandi Comuni italiani hanno scritto una lettera al Ministro in indirizzo per manifestare la loro profonda preoccupazione dopo la decisione del Governo di non rifinanziare il fondo per il contrasto alla povertà educativa, istituito durante il Governo Renzi con la legge di bilancio per il 2016 (articolo 1, commi 392-394, della legge 28 dicembre 2015, n. 208): il fondo è stato ideato con l'obiettivo di rimuovere gli ostacoli economici, culturali e sociali, che impediscono ai minori di partecipare pienamente ai processi educativi e nel corso di questi anni, grazie alle risorse messe a disposizione, sono stati avviati progetti cruciali in molte scuole e territori, risultando uno strumento imprescindibile nel contrasto alle disuguaglianze;

il fondo è stato utilizzato anche per programmi a favore degli orfani di femminicidio, contro il bullismo e per il recupero dei minori responsabili di reati: il taglio del fondo è estremamente grave, se si aggiunge alla temuta perdita di migliaia di posti negli asili nido rispetto alle previsioni del PNRR, facendo emergere un quadro di scarsa attenzione del Governo per i minori;

nella missiva, inoltre, viene tristemente rammentato come in Italia vi siano 1,3 milioni di minori in povertà assoluta e migliaia di ragazze e ragazzi esclusi da opportunità imprescindibili per loro sviluppo educativo: i dati ISTAT mostrano una situazione assai critica, riportando come il 70 per cento dei giovani tra i 3 e i 19 anni non abbia mai visitato una biblioteca, quasi il 40 per cento non pratichi sport e molti non abbiano mai avuto accesso a esperienze culturali come il teatro, il cinema o i musei;

il fondo per il contrasto alla povertà educativa ha promosso una moltitudine di interventi e consentito di realizzare centinaia di progetti in tutto il Paese, attivando una profonda connessione tra gli enti territoriali e le istituzioni scolastiche: la decisione da parte del Governo di non rifinanziare, all'interno dell'ultima legge di bilancio per il 2025, il fondo per il contrasto alla povertà educativa appare grave e priva di qualsiasi ragione, considerato l'importante contributo fornito nel corso degli ultimi anni;

secondo l'interrogante è necessario procedere al pronto rifinanziamento del fondo, consentendo così agli enti locali e alle istituzioni scolastiche di proseguire con interventi e attività finalizzate l'attività di contrasto alle disuguaglianze minorili su tutto il territorio nazionale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda esporre le motivazioni che hanno portato a non rifinanziare il fondo per il contrasto alla povertà educativa e quali misure urgenti intenda promuovere affinché siano stanziate nuove risorse per il fondo.

(4-01758)

ROJC, RANDO, GIACOBBE, ROSSOMANDO, VERDUCCI, IRTO, FRANCESCHELLI, LA MARCA, ZAMBITO, FURLAN, CAMUSSO, BASSO, MANCA, MALPEZZI, VERINI - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

nel comune di Sgonico (Trieste) è da anni attiva la multinazionale svizzera U-Box, che opera nel settore delle telecomunicazioni;

è di qualche giorno fa la decisione unilaterale di dismettere il ramo internazionale della telefonia cellulare;

si tratta di una decisione grave per l'intera economia giuliana poiché comporterà il licenziamento di tutti i 197 dipendenti, attivi non nella produzione ma nell'ambito della ricerca e sviluppo;

il ramo dei cellulari conta oltre 200 dipendenti nel mondo, pressoché interamente concentrati nello stabilimento triestino; U-Box ha affermato che questo settore, nel primo semestre 2024, ha prodotto una perdita EBIT di circa 16 milioni di euro. Il ceo, Stephan Zizala, afferma che "i nostri sforzi per trovare un percorso praticabile per il business cellular non hanno funzionato, inclusa l'esplorazione di una potenziale vendita, portandoci alla decisione di eliminare gradualmente questo business";

dal canto suo FIOM-CGIL ha chiesto che "il possibile licenziamento di circa 200 lavoratori e ricercatori qualificati, eccellenza nel territorio nazionale, deve essere smentito e rientrare dentro una logica che salvaguardi professionalità, intelligenze e preziosi posti di lavoro";

c'è da osservare che la notizia del licenziamento è arrivata senza alcun preavviso di crisi per il sito di Sgonico, tanto che la rappresentanza sindacale unitaria ha sottolineato in una nota che "il 15 gennaio scorso un consulente dell'azienda ha comunicato le decisioni ai sindacati, senza chiarire i tempi della dismissione e le modalità che saranno prescelte per accompagnare l'uscita dei dipendenti";

negli ultimi giorni, CGIL, CISL e UIL hanno sottolineato che "le ultime crisi, che hanno coinvolto Colombin, Principe, Cartubi, Wartsila e indotto, Flex, Tirso e da ultimo U-Box, sono il sintomo di un tessuto industriale impoverito che pone Trieste davanti a uno scenario sconfortante" a fronte del quale "non è più rinviabile una discussione pubblica sulla desertificazione industriale" a Trieste, e hanno chiesto "un tavolo istituzionale di confronto, al quale partecipino tutti i soggetti interessati";

in particolare, i sindacati per Flex chiedono che il "Governo blocchi la vendita in assenza di un piano industriale che garantisca la salvaguardia dei posti di lavoro e colga l'occasione di ricostruire anche con un intervento pubblico l'ennesimo settore industriale a pezzi";

sulle vertenze Flex e U-box sono intervenuti duramente la Regione, Confindustria dell'alto Adriatico e lo stesso vescovo di Trieste,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo stia seguendo l'evolversi delle crisi industriali che sono scoppiate nell'area giuliana e se vi sia il proposito di impegnarsi direttamente e in coordinamento con la Regione Friuli-Venezia Giulia per evitare la perdita di settori e produzioni strategiche assieme a rilevanti professionalità e competenze acquisite;

se sia disponibile ad aprire un tavolo istituzionale ad hoc, con la Regione, l'Autorità di sistema portuale, le categorie datoriali, i sindacati, ove strutturare un coordinamento strategico che rinnovi e attualizzi la formula con cui è stato costruito l'accordo di programma del 2017 per la riqualificazione e il rilancio dell'industria a Trieste;

se sia disponibile a dare il suo supporto istituzionale nelle crisi Flex e U-box, fermando i preannunciati licenziamenti.

(4-01759)

PIRRO, CASTELLONE, SCARPINATO, GAUDIANO, NAVE, LOREFICE, MAZZELLA, MARTON, LICHERI Ettore Antonio - Al Ministro della salute. - Premesso che:

il 18 febbraio 2019 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il bando di gara per la realizzazione del parco della salute della ricerca e dell'innovazione di Torino (PSRI). Il progetto dovrebbe dare a Torino una nuova struttura sanitaria all'avanguardia a livello internazionale e permettere la riqualificazione di una vasta area della città;

il parco dovrebbe sorgere all'interno dell'area ex Avio-Oval, in zona Lingotto, e occupare una superficie di circa 140.000 metri quadrati;

il progetto prevedrebbe quattro poli funzionali connessi tra loro: il primo polo andrà a sostituire gli ospedali che attualmente compongono la "città della salute e della scienza" (creata nel 2012 e formata dagli ospedali "Molinette", il centro traumatologico ortopedico e di malattie sociali e del lavoro (CTO), "Regina Margherita" e "Sant'Anna", con 9.400 dipendenti, il più grande polo ospedaliero d'Italia e d'Europa); il secondo polo è destinato alla ricerca clinica; il terzo polo alla didattica; il quarto all'alloggiamento del personale;

l'importo complessivo stimato dell'investimento oggetto del contratto di partenariato pubblico-privato (realizzazione della componente edilizia ed impiantistica) di cui al documento programmatico (approvato con deliberazione di Giunta regionale n. 1-5997 del 29 novembre 2017) è pari a 437.749.111 euro, con un finanziamento pubblico di 131.500.000 euro;

con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 1451 del 5 aprile 2023, l'avvocato di Stato Marco Corsini è stato nominato commissario straordinario per l'espletamento delle attività connesse alla gara per la progettazione, l'esecuzione degli interventi per la realizzazione e la gestione del parco della salute;

con diversi decreti, nel tempo, il commissario ha incrementato il valore stimato dell'investimento fino alla cifra di 546.823.533 euro, di cui 238.716.842 di contributo pubblico (226.778.260 dallo Stato e 11.938.582 dalla Regione Piemonte) e 308.106.691 euro di investimento privato (decreto n. 0000005 del 29 maggio 2024);

il costo annuo dei canoni, da corrispondere per 25 anni, è pari a 39.988.000 euro, come risulta dall'offerta del raggruppamento d'impresa che si è aggiudicato la gara, il consorzio SIS della famiglia Dogliani e, secondo il cronoprogramma del progetto, l'avvio dei lavori è previsto per il 2025;

considerato che:

con decreto del presidente della Giunta regionale Piemonte n. 61 del 28 dicembre 2023, è stato deciso, a partire dal 1° gennaio 2024, di scorporare dal progetto l'ospedale infantile Regina Margherita, a detta del presidente della Regione "per garantire le sue specificità per l'eccellenza nella cura dei bambini", creando così uno scompenso economico derivante dai conseguenti costi di adeguamento della struttura di diverse decine di milioni di euro;

è di questi giorni la notizia che l'assessore per la sanità regionale Riboldi ha comunicato, durante un'inaugurazione al fianco del presidente Cirio, lo scorporo dal parco della salute anche dell'ospedale Sant'Anna, che andrà a formare, a suo dire, una nuova struttura (unitamente al Regina Margherita) tutta dedicata al percorso clinico mamma-bambino ("lospiffero.com", 17 gennaio 2025);

questi scorpori e variazioni al progetto iniziale sono destinati a determinare un problema serio ai conti della sanità del Piemonte;

allo stato attuale non ci sono dati per ipotizzare quale potrebbe essere il "conto economico" (ricavi-costi) dell'operazione, ma il costo per l'adeguamento delle strutture potrebbe arrivare a superare gli 80 milioni di euro;

considerato infine che il commissario straordinario Corsini, interrogato sul tema degli scorpori, che ridurrebbero il progetto del parco della salute ad una sorta di "Molinette 2", ha risposto che il suo mandato consiste nella realizzazione del lotto 1 del progetto (127.000 metri quadrati, di cui 5.000 per la formazione clinica e un numero di posti letto pari a 1.040, di cui 70 tecnici) e che compete alla sanità piemontese decidere quali saranno i presidi sanitari compresi nel progetto,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;

se condivida i nuovi indirizzi della Regione Piemonte, che, di fatto, stravolgono l'idea iniziale del progetto;

se intenda, di conseguenza, procedere a siglare un nuovo accordo di programma che stanzi le necessarie risorse aggiuntive.

(4-01760)

PATUANELLI, TURCO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

il risparmio costituisce un valore costituzionale che, ai sensi dell'articolo 47 della Costituzione, lo Stato deve incoraggiare attivamente;

l'ordinamento del settore bancario e finanziario si fonda sulla normativa europea che disciplina innanzitutto le condizioni per l'accesso all'attività bancaria, la libertà di stabilimento delle banche nell'Unione e la libera prestazione dei loro servizi, il controllo prudenziale, le riserve patrimoniali addizionali e il governo societario delle banche;

ciononostante, al fine di salvaguardare gli assetti proprietari delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale, il legislatore ha organicamente disciplinato la materia dei poteri speciali esercitabili dal Governo che si sostanziano principalmente nella facoltà di porre un veto rispetto all'adozione di determinate delibere, atti e operazioni delle imprese che gestiscono attività strategiche in specifici settori, tra i quali quello finanziario, ivi incluso quello creditizio e assicurativo, di dettare impegni e condizioni in caso di acquisito di partecipazioni in tali imprese, ovvero di opporsi all'acquisto delle medesime partecipazioni;

considerato che:

il 21 gennaio 2025 Assicurazioni Generali e Natixis, parte del gruppo francese BPCE, hanno annunciato la firma di un memorandum of understanding non vincolante per la creazione di una joint venture tra le rispettive società di asset management, Generali investments holding e Natixis investment managers nella quale ciascuna deterrebbe il 50 per cento della società nata dalla combinazione, "con equilibrati diritti di governance e controllo";

la joint venture deriverebbe dal conferimento di asset e attività per un valore complessivo di circa 9,5 miliardi di euro e dall'accordo nascerebbe uno dei maggiori operatori globali, con 1.900 miliardi di euro di asset in gestione, al nono posto a livello mondiale per masse gestite e leader nell'asset management in Europa con 4,1 miliardi di ricavi, oltre che primo al mondo nella gestione di asset per la clientela assicurativa. In tale contesto, secondo le notizie di stampa, BPCE e Generali manterrebbero piena autorità sulle decisioni di asset allocation per i rispettivi asset;

secondo quanto dichiarato dal ceo di Generali Philippe Donnet, Generali investments (Gih) fornirà alla joint venture 15 miliardi di euro di "seed and acceleration capital" (di avviamento e accelerazione) in 5 anni. Questi investimenti sono rappresentati in massima parte da risparmi dei clienti di Generali;

rilevato che:

in una joint venture paritetica nessun socio ha il controllo azionario e la governance gioca un ruolo essenziale. Non vi è dunque alcuna garanzia che la futura politica d'investimento del nuovo gruppo anteponga solidità e prudenza alla massimizzazione dei rendimenti, con tutto ciò che ne consegue in termini di maggiori rischi e quindi di potenziale depauperamento dei risparmi di una vita del cliente finale;

gli asset verranno allocati per un periodo di 7 anni senza poterli richiamare e di fatto sarà il gestore a decidere come e dove investire. Il socio italiano, non avendo il controllo sugli asset conferiti, avrà margini di manovra estremamente limitati. In caso di attacco ostile, Generali potrebbe trovarsi in difficoltà nel disporre dei mezzi finanziari dati in gestione alla joint venture e quindi nel predisporre una strategia di difesa. Si troverebbe nella condizione di dover ricorrere all'indebitamento con il rischio di indebolire la propria solidità finanziaria;

sono in molti a chiedersi se sia quindi conveniente, in termini di rischi, affidare per un periodo così lungo un mandato esclusivo ad un unico gestore, tenuto anche conto che l'accordo siglato non è vincolante e non disciplina come risolvere le questioni in caso di recesso unilaterale;

se le commissioni di gestione della joint venture dovessero risultare in futuro più elevate rispetto a quelle praticate dalla concorrenza, si comprometterebbe la competitività e quindi l'attrattività dei prodotti "vita" di Generali con possibili ricadute negative sui volumi di vendita;

Generali investe in buoni del tesoro pluriennali 37 miliardi di euro, facendo della compagnia uno dei pilastri fondamentali della strategia di crescita del Paese. 11 milioni di clienti, una famiglia su 3 e un'impresa su 4 è assicurata con Generali. Nel pieno della crisi dei debiti sovrani Generali ha sostenuto l'Italia arrivando a detenere 80 miliardi di euro. Un eventuale "trasferimento" dei risparmi italiani in Francia avrebbe inevitabili ripercussioni sul nostro debito pubblico;

dal 1831 Generali è basata a Trieste, città che ha fornito negli anni una buona parte di quel capitale umano che ha consentito alla compagnia di crescere ed assumere un ruolo di primo piano nel settore assicurativo;

i recenti accordi si accompagnano ad un rischio elevato di allontanamento del baricentro decisionale dalla città che potrebbe determinare pesanti ricadute in termini occupazionali. Diventa quindi fondamentale evitare derive analoghe a quelle avvenute nel settore dell'automotive e, di conseguenza, a Torino come sua città simbolo;

fermo restando l'imprescindibile rispetto dei diritti relativi alla libertà di impresa, gli interessi coinvolti non possono vedere il Governo italiano nella veste di spettatore subalterno,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda adottare con la massima urgenza per garantire la tutela del risparmio che, unitamente all'esercizio del credito, costituisce uno dei fattori principali dell'equilibrio economico di un Paese;

se e quali valutazioni abbia compiuto circa gli effetti dell'operazione sullo stato e la consistenza del debito pubblico italiano;

se non ritenga opportuno rendere note le intenzioni del Governo circa l'eventualità di esercitare o meno i poteri speciali;

quali iniziative intenda promuovere per garantire la tutela dei livelli occupazionali della compagnia.

(4-01761)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

7ª Commissione permanente(Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-01628 del senatore Verducci ed altri, sull'accorpamento di due istituti comprensivi di Chiaravalle (Ancona), uno dei quali di matrice montessoriana.