Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 235 del 29/10/2024
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
235a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MARTEDÌ 29 OTTOBRE 2024
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Presidenza del presidente LA RUSSA,
indi del vice presidente RONZULLI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,44).
Si dia lettura del processo verbale.
TERNULLO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 22 ottobre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Sui recenti episodi di accesso illecito a dati personali
MALAN (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Signor Presidente, ho chiesto la parola per manifestare, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, la preoccupazione per quei fenomeni di dossieraggio che stanno investendo un numero sempre maggiore di persone. Stanno emergendo dettagli preoccupanti che indicano un'incidenza addirittura sui meccanismi democratici e sul funzionamento delle istituzioni da parte di coloro che effettuano detti accessi, attività spionistiche e di intrusione nella vita altrui, peraltro in un ambito ampiamente e specificamente protetto dalla Costituzione.
Auspico - immaginando che questo sia - che tutte le forze politiche qui rappresentate si rendano disponibili, a cominciare naturalmente da quella che io ho l'onore di presiedere qui, per ogni attività che possa essere utile a fare chiarezza su questi fenomeni e, eventualmente, a prendere iniziative legislative per contrastarli e prevenirli. (Applausi).
BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Sapete che la prassi consente ai Presidenti di Gruppo di intervenire ad inizio di seduta e, certo, non la interrompiamo noi. Ne ha facoltà.
BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo per riprendere il tema appena citato dal presidente Malan.
Sulla vicenda, grave e allucinante sotto molti aspetti, che riguarda dati rubati, privacy violata, spionaggio industriale e spionaggio privato, signor Presidente, voglio esprimere, a nome del Gruppo Partito Democratico, la massima solidarietà alla sua persona e alla sua famiglia; solidarietà che estendiamo, colleghe e colleghi della maggioranza, a tutte le italiane e gli italiani che si trovano nella stessa condizione della famiglia del presidente La Russa.
Se c'è un problema grande che la società digitale ci chiede di affrontare, questo è il problema della privacy. Dobbiamo avere chiaro, presidente Malan, che privacy non significa nascondere agli altri la vita privata, ma evitare che la vita privata degli altri irrompa dentro quella di ognuno di noi. Su quello che è successo a Milano, signor Presidente, non c'è ancora stata una parola del Governo, che sia una. Il Paese da tre giorni prova a chiedersi che cosa sia successo dentro gli apparati dello Stato e dentro i nostri sistemi di sicurezza, ma dal Governo non è arrivata alcuna parola.
Vogliamo sapere, signor Presidente, che cosa pensa il Governo, e per questo abbiamo chiesto che la Presidente del Consiglio e i Ministri competenti vengano in Aula a riferire. Non è sufficiente dire che i colpevoli verranno puniti, perché in questo caso è evidente che c'è un serissimo problema connesso alla sicurezza non solo interna, ma anche di molte banche dati sensibili. Dalle notizie che si evincono, è una vicenda di dossier predisposti nell'interesse di autorevoli esponenti politici contro altri esponenti politici, tutti purtroppo rigorosamente di destra. E mi riferisco ai committenti.
Allora, signor Presidente, chiediamo alla maggioranza di unirsi a noi nella richiesta di dimissioni di Pazzali, che ancora oggi è alla guida della Fondazione Fiera di Milano. (Applausi). Non esiste nel nostro sistema l'istituto dell'autosospensione, quando si è al vertice di un'azienda o di un ente pubblico, men che meno di una fondazione. Ci auguriamo che la destra tutta unita, a partire da quella milanese - che fa finta di non capire cosa sta succedendo - si unisca a noi non solo nella richiesta di dimissioni di Pazzali e di coloro che, come lui, ricoprono ruoli pubblici, ma anche nella richiesta di chiarimenti da parte del Governo, a partire dalla Presidente del Consiglio.
Sono convinto che, se uniamo le forze, facciamo chiarezza su questa vicenda e difendiamo insieme non solo la credibilità delle istituzioni repubblicane, ma anche il funzionamento degli apparati dello Stato, che è evidente che sono stati a dir poco vulnerati. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Boccia. Vedo che l'appello è bipartisan.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Da stamattina ho chiesto di intervenire, signor Presidente.
PRESIDENTE. A chi?
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Agli Uffici.
PRESIDENTE. Aspetti, perché non lascio scivolare queste cose, senatore Borghi: lei ha chiesto alla segreteria, quando già gli altri due Presidenti avevano avanzato la richiesta; bene, prego.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Ne prendo atto, signor Presidente.
Le vicende e le notizie che ci stanno arrivando da Milano sono estremamente preoccupanti.
Dal nostro punto di vista, il Parlamento e le istituzioni, nel pieno rispetto delle competenze, degli equilibri dei poteri e delle garanzie attribuiti ad ogni livello istituzionale, debbono immediatamente fornire risposte adeguate in tempi rapidi. Signor Presidente, stiamo parlando di un dossieraggio che ha riguardato - così narrano le cronache - più di 800.000 file. È come se l'intera città di Torino fosse stata illegalmente dossierata. Pare che addirittura il server del Quirinale sia stato bucato. Certamente è stata coinvolta la Camera nella quale siamo seduti, perché il Presidente del Senato, al quale va la nostra solidarietà, insieme con la sua famiglia, è stato oggetto di un illecito esercizio di dossieraggio. Certamente riguarda questa Camera, perché un ex Presidente del Consiglio che siede qui ed è leader di uno dei partiti dell'opposizione, il senatore Matteo Renzi, è stato oggetto illegale di dossieraggio. Questi aspetti di per sé già meriterebbero un'adeguata risposta, non in funzione di generiche garanzie, ma della tutela degli equilibri democratici del Paese.
Signor Presidente, i pubblici ministeri di Milano hanno usato frasi di fuoco e hanno parlato di eversione. Sin qui potremmo dire che sia una valutazione di parte, perché occorrerà capire cosa decideranno gli altri giudici, ma il Presidente del Consiglio, nei giorni scorsi, ha usato la stessa parola utilizzata dai pubblici ministeri di Milano: ha parlato di eversione, ha detto che siamo vicini all'eversione.
Se le cose stanno in questi termini, noi pensiamo che il Parlamento debba dare immediata risposta, quantomeno su tre livelli. Il primo livello riguarda le competenze di ciascuna responsabilità interna e ci risulta che già il Copasir e la Commissione antimafia stiano lavorando su questo versante, ma ciò non è sufficiente e di per sé non è esaustivo. Noi crediamo che sia indispensabile un'informativa immediata della Presidente del Consiglio, che deve venire in quest'Aula a riferire in dettaglio delle questioni, anche perché gli squarci che arrivano dalla vicenda sono oggettivamente inquietanti. Noi non sappiamo se il sistema di difesa interforze sia stato - come si dice in gergo - bucato, o sia stato intercettato, o se questa malevola attività sia frutto di corpi infedeli all'interno delle strutture della Repubblica. Non lo sappiamo, ma certamente già solo questi sono inquietanti interrogativi che devono essere immediatamente chiariti in questa sede da parte del Governo.
Riteniamo anche, per la gravità dei fatti, per il fatto che sia stato coinvolto il Presidente di questa Camera, per il fatto che dobbiamo dare risposte anche in una direzione di tutela del principio di autodichia, che ci sia la necessità di mettere in campo immediatamente una Commissione monocamerale di inchiesta, avvalendoci delle misure previste dal nostro Regolamento e dalla strumentazione giuridica del Senato. Questa è la formula con la quale evitiamo colli di bottiglia, imbuti legislativi o rinvii e rimandi, e in tal modo diamo una risposta immediata di garanzia della tenuta e dalla salvaguardia delle istituzioni repubblicane. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio davvero, senatore Borghi, così come ringrazio anche il senatore Boccia, anche per il riferimento alla mia persona.
CANTALAMESSA (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANTALAMESSA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, innanzitutto, come Gruppo Lega, ci associamo alle parole che hanno espresso gli altri Gruppi, di solidarietà per l'attacco che avete subito lei e la sua famiglia.
Vorrei poi far presente che, dal 6 marzo 2024, quando è venuto in audizione il procuratore nazionale antimafia Melillo, stiamo assistendo in questo Paese a un film che sembra del terrore. In procura nazionale antimafia ci sono stati 230.000 accessi abusivi in tre anni. Questo vuol dire che in procura nazionale antimafia, che dovrebbe essere la sede della sicurezza e della legalità, si è verificato un accesso abusivo ogni minuto e ventuno secondi, e non è un caso che il partito più dossierato - come hanno detto tutti i giornalisti - sia stata la Lega: trovo che sia un attacco ancor più grave di quello che è avvenuto nelle altre sedi. (Applausi).
Infatti, poi ci sono state Bari, Napoli e Milano, ma gli attacchi fatti al primo partito d'Italia dell'epoca, la Lega, dalla procura nazionale antimafia trovo che siano un qualcosa di inquietante, non solo per la Lega, ma per tutto il Parlamento e per la democrazia nel nostro Paese.
Aggiungo che scinderei il problema in due categorie. Da un lato, c'è il tema della cybersicurezza, che riguarda le banche, le aziende e la politica; e su questo ci dobbiamo interrogare. Dall'altro, chi sono i mandanti? E con quali motivazioni stanno portando avanti un attacco alla democrazia? Su questo dobbiamo andare avanti, senza se e senza ma, negli interessi non solo della Lega, ma anche della democrazia del nostro Paese. (Applausi).
GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, intanto le esprimo la solidarietà per essere, statisticamente, il soggetto più coinvolto in qualsiasi dossieraggio. Del resto, è la seconda carica dello Stato e, dovendo rispettare la prima, per ragioni evidenti di garbo, cominciano dalla seconda, evidentemente proseguendo verso le altre.
Non conosco i dettagli della vicenda milanese, se non quelli che ho letto sulla stampa. Il fatto che qualcuno abbia incarichi o meno e che si debba dimettere saranno valutazioni che farà lo stesso interessato, che personalmente non conosco, e che faranno gli organi di ordine territoriale che dirige.
Tre sono state le vicende più eclatanti. Leggo poi sulle agenzie che anche a Roma c'era gente che, in collegamento con Milano, svolgeva quest'attività. Non è però questa la sede e non ci sono i tempi per un'analisi dettagliata.
La prima vicenda che è esplosa, nella fase recente, è quella che riguarda la procura nazionale antimafia, già citata dal senatore Cantalamessa, e sulla quale stiamo lavorando in Commissione antimafia. Su di essa sentivo prima il senatore Boccia che invocava le dimissioni di questo o di quello. Noi abbiamo chiesto l'astensione di chi, essendo Vice Presidente dell'antimafia, non può indagare sulla sua attività precedente di procuratore nazionale antimafia. (Applausi). Infatti, in quanto a dimissioni e a incompatibilità, se vogliamo aprire un dibattito qui, lo apriamo, ma lo stiamo facendo già altrove.
C'è la vicenda della banca di Bisceglie. Che un banchiere, non un bancario, entri in tutti i conti correnti è sorprendente, ed anche lì, signor Presidente, lei è stato tra i colpiti. Ci sono norme che consentono di multare con cifre non irrilevanti le banche che commettono siffatti errori e io mi auguro che qualcuno cominci a punire. Cantone voleva arrestare Striano, ma il gip non gliel'ha fatto arrestare. Per le banche, se hanno sbagliato, ci sono delle regole evidenti. Vedremo poi quest'altra vicenda.
Noi chiediamo, signor Presidente, non solo che la Commissione antimafia vada avanti senza conflitti d'interesse interni, perché qui abbiamo quelli che fanno le domande e si danno le risposte; poi, quando ci sono intercettazioni di alcuni, non bisogna parlarne; prima, però, venivano pubblicate a puntate le intercettazioni degli altri.
Ci sono altre incompatibilità. Signor Presidente, lei pose questo tema in una Conferenza dei Capigruppo, dicendo: si reagisce a questa o quella vicenda. Io penso che dovremmo svolgere un dibattito in Aula su tali questioni, per valutare se l'Autorità della privacy lavori bene e se l'Autorità per la cybersicurezza, istituita da un paio d'anni, funzioni bene. Abbiamo mille apparati, mille autorità e un milione di intercettazioni. Qualcosa non va e il Parlamento se ne deve occupare.
Il mondo del centrodestra è statisticamente la vittima principale. E altri hanno al loro interno conflitti per cui stavano alla guida delle procure e devono indagare su se stessi.
Noi tutto questo non lo possiamo accettare, dunque chiediamo trasparenza e discussione in Parlamento. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Gasparri.
Doverosamente, ho dato la parola ai Capigruppo che me l'hanno chiesta. Ricordo che in una sede diversa - com'è stato ricordato dal senatore Gasparri - cioè la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, avevo registrato la necessità di approfondire questo tema anche in Assemblea, magari in una seduta più ampia.
Ringrazio per la solidarietà, ma conta per me fino a un certo punto, e anche abbastanza poco. Considerati gli avvenimenti relativi prima alla Commissione antimafia, poi a Banca Intesa e adesso alla vicenda milanese e a quella di Napoli cui è stato fatto cenno, ritengo che l'allarme che è stato sollevato oggi dal centro, da destra e da sinistra, quindi da tutti i Gruppi, non vada sottovalutato e vada affrontato, non so se con la proposta del senatore Enrico Borghi o con altro. Quello che sta succedendo, infatti, riguarda non le singole persone, ma, credo, le istituzioni e la democrazia, maggioranza e opposizione. (Applausi).
Discussione della richiesta di autorizzazione, ai sensi dell'articolo 10, comma 1, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1 (Relazione orale)(ore 17,06)
Approvazione delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Discussione dalla richiesta di autorizzazione, ai sensi dell'articolo 10, comma 1, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, in ordine alla documentazione fatta pervenire dal Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Roma, con riferimento all'acquisizione di corrispondenza del dottor Gennaro Sangiuliano, Ministro della cultura pro tempore».
Il relatore, senatore Paroli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
PAROLI, relatore. Signor Presidente, preliminarmente, come lei sa, faccio presente che il sottoscritto è stato incaricato dalla Giunta di riferire oralmente all'Assemblea, così come prescritto dall'articolo 135-bis del Regolamento del Senato, per quanto concerne la richiesta di autorizzazione ad acta di cui all'articolo 10, comma 1, della legge costituzionale n. 1 del 1989.
A tale proposito si rappresenta che, in data 11 ottobre 2024, al Senato della Repubblica è stata notificata la richiesta di autorizzazione ad acquisire la corrispondenza dell'ex ministro della cultura Gennaro Sangiuliano da parte del collegio per i reati ministeriali del Tribunale di Roma e, in pari data, tale richiesta è stata trasmessa alla Giunta.
La Giunta ha esaminato la questione nelle sedute del 16, del 22 e del 29 ottobre 2024. L'istanza in oggetto si iscrive nell'ambito del procedimento pendente innanzi al predetto Tribunale dei Ministri presso il Tribunale di Roma a carico del dottor Sangiuliano per i reati di cui agli articoli 314-bis (indebita destinazione di denaro o cose mobili) e 326 (rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio) del codice penale, commessi in epoca anteriore al 5 settembre 2024, data della denuncia-querela presentata dall'onorevole Bonelli in relazione ad asserite irregolarità poste in essere dall'allora Ministro in ordine all'utilizzo di beni, servizi e mezzi dello Stato e di altri enti pubblici in favore di Maria Rosaria Boccia, nonché in ordine alla diffusione di informazioni riservate di origine ministeriale o governativa, che sarebbero state portate a conoscenza della stessa Boccia.
L'autorità giudiziaria espone inoltre - come da notizie apprese da fonti aperte nell'ambito del successivo procedimento penale incardinato presso il Tribunale di Roma, a seguito della denuncia presentata dal dottor Sangiuliano nei confronti della dottoressa Boccia - che risulta sia stato eseguito il sequestro di dispositivi elettronici e di telefoni cellulari da cui è stata estratta la copia forense dei documenti elettronici e delle comunicazioni intercorse anche con l'ex ministro. Il collegio dei reati ministeriali di Roma ritiene che tale documentazione informatica sia rilevante nel procedimento di cui trattasi, in ottemperanza alle conclusioni della Corte costituzionale, nella sentenza n. 170 del 2023 sul conflitto di attribuzione sollevato per il caso del senatore Renzi.
In virtù di tale sentenza, la Consulta ha stabilito che le comunicazioni mediante strumenti telematici come messaggi o posta elettronica siano da considerare corrispondenza e, come tale, soggetta per i parlamentari alle garanzie di cui all'articolo 68, terzo comma, della Costituzione; ha valutato che analoga autorizzazione vada richiesta per la corrispondenza dei Ministri, stante il disposto dell'articolo 10, comma 1, della legge costituzionale n. 1 del 1989.
In conclusione, il collegio procedente ha ritenuto che l'acquisizione e la successiva analisi della corrispondenza intercorsa tra la dottoressa Boccia e l'allora ministro Sangiuliano, già estratta dai dispositivi elettronici sequestrati all'indagata nel procedimento per reato comune, originato dalla denuncia dello stesso ex Ministro, sia possibile solo a seguito della concessione dell'autorizzazione di cui all'articolo 10 della citata legge costituzionale. Richiede quindi al Senato l'autorizzazione ad acquisire copia della copia forense integrale della memoria dei dispositivi sequestrati all'indagata e ad estrarre copia delle comunicazioni eventualmente intercorse con l'ex Ministro, che potrebbero essere utilizzate a fine di prova nel procedimento per i reati ministeriali innanzi descritti.
Si fa presente che, in data 18 ottobre 2024, l'ex ministro Sangiuliano ha trasmesso alla Giunta una memoria scritta, nella quale ha concluso per il rigetto della richiesta del Tribunale dei Ministri, ritenendola inammissibile sul piano processuale e sostanziale. Occorre anche ricordare che l'articolo 10, primo comma, della citata legge costituzionale n. 1 del 1989 dispone che, nei procedimenti per i reati indicati dall'articolo 96 della Costituzione, il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri, nonché gli altri inquisiti, che siano membri del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, non possano essere sottoposti a misure limitative della libertà personale, a intercettazioni telefoniche o sequestro o violazione della corrispondenza, ovvero a perquisizioni personali e domiciliari, senza l'autorizzazione della Camera competente.
Occorre considerare che la Giunta, nelle ipotesi di richieste di autorizzazione al sequestro di corrispondenza, deve valutare il fumus persecutionis. Tale fumus può rivestire una connotazione soggettiva, ossia riguardare un'inimicizia o un'intenzione persecutoria del magistrato procedente, e tale fattispecie viene connotata con l'espressione fumus persecutionis di primo grado. È tuttavia possibile che il fumus sia di secondo grado, cioè che lo stesso rivesta una connotazione oggettiva, legata alle modalità concrete con cui l'autorità giudiziaria ha proceduto. Sussiste poi un fumus di terzo grado, quando vengano ravvisati profili di illegittimità talmente macroscopici da radicare il sospetto di una persecutorietà.
Nel caso di specie, non ci sono elementi per configurare il fumus di primo grado, né tantomeno profili di illegittimità tanto evidenti da consentire il radicarsi di un fumus di terzo grado. Sussistono invece profili idonei a configurare il fumus di secondo grado. Il carattere persecutorio dell'azione giudiziaria, sotto il profilo del fumus di secondo grado, può evincersi dall'assenza di un nesso specifico e motivato tra l'adozione del mezzo di ricerca della prova prescelto e la configurazione dei reati contestati, cosicché la generalizzata acquisizione del materiale probatorio, specie se telematico o telefonico, fa assumere al vincolo cautelare reale carattere esplorativo e sproporzionato (Cassazione penale, sentenza n. 11835 del 2022; anche, nella stessa vicenda, Cassazione penale n. 30225 del 2020), connotando il sequestro come onnivoro ed invasivo di una serie indifferenziata di dati personali (Cassazione penale 34265 del 2020 sullo stesso caso).
Come nel richiamato precedente a cui si riferiscono le predette sentenze, anche nel caso di specie non è espressa la finalità probatoria del sequestro rispetto alla configurazione concreta dei reati perseguiti e l'indiscriminata acquisizione di una serie indefinita di dati, oltre che ledere la riservatezza dell'indagato, non appare finalizzata e funzionalmente correlata con la dimostrazione delle ipotesi di reato per cui si procede, manifestando anche in tal caso il carattere sproporzionato del provvedimento che fa radicare il plausibile sospetto della sussistenza del fumus persecutionis di secondo grado.
Non è dato conoscere quali elementi stia ricercando l'autorità giudiziaria, né quali elementi indiziari siano finora emersi, né tantomeno quali siano eventualmente da verificare e provare.
In altri termini, la genericità e la vaghezza delle finalità e delle motivazioni, nel caso di specie, lasciano emergere il fumus persecutionis di secondo grado. Si ricorda che il fumus non richiede una probatio della persecutorietà, ma solo la parvenza (il fumus, appunto) della stessa.
Tutto quanto considerato ed esposto, la Giunta ha pertanto deliberato a maggioranza di proporre all'Assemblea il diniego di autorizzazione all'acquisizione di corrispondenza del dottor Gennaro Sangiuliano, Ministro della cultura pro tempore.
Per mere esigenze di completezza istruttoria, ad abundantiam, si sottolinea infine che un altro aspetto problematico concerne la circostanza che le conversazioni e la corrispondenza telematica che riguardano l'ex Ministro sono già state estratte dai dispositivi elettronici e telefonici della dottoressa Boccia, indagata in un procedimento penale successivo rispetto a quello del dottor Sangiuliano e innescato su sua stessa denuncia.
A tal proposito, occorre sottolineare che, pur non sottacendosi la giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di prerogative, che ha sempre affermato che tali norme sono di stretta interpretazione, in quanto derogano all'ordine generale della tutela giurisdizionale dei cittadini, tuttavia non può non evidenziarsi che all'epoca dell'acquisizione del materiale probatorio nel procedimento nei confronti della dottoressa Boccia era già fatto notorio che fosse pendente il procedimento penale per reati ministeriali nei confronti dell'ex ministro Sangiuliano.
In un contesto di leale collaborazione tra poteri dello Stato, anche il giudice del procedimento per reato comune avrebbe dovuto porsi il problema della possibilità di estrarre tale corrispondenza senza la previa richiesta di autorizzazione, anche perché, diversamente opinando, sarebbe sempre possibile aggirare le prescrizioni della legge costituzionale n. 1 del 1989 attivando un procedimento penale a carico di uno stretto collaboratore di un Ministro ed acquisendo il materiale probatorio senza le limitazioni e le garanzie dell'articolo 10 della legge costituzionale, in elusione quindi del dettato normativo.
Mi verrebbe da obiettare che, in tal caso, il procedimento per il reato comune era stato originato da una denuncia sporta dallo stesso ex Ministro, cui la garanzia del predetto articolo 10 si riferisce, in quanto, com'è noto, le prerogative e le guarentigie costituzionali a tutela del singolo, ma anche dell'istituzione rappresentata, non sono rinunciabili da parte dell'interessato. Gli elementi per ultimo citati potrebbero radicare un'invalidità per così dire derivata della stessa, essendo già stata estratta la corrispondenza in questione in un altro procedimento iniziato dopo quello per reato ministeriale.
In altri termini, l'estrazione della corrispondenza in questione senza autorizzazione potrebbe inficiare in via derivata la legittimità della richiesta del Tribunale dei Ministri, che infatti chiede testualmente copia della copia, con tutti i risvolti di contraddizione sul piano logico, prima che giuridico. Se la copia è già stata estratta, la richiesta di copia della copia è illegittima, in quanto riveste una valenza in senso complessivo ex post, come fin qui spiegato, e non quindi ex ante, come sarebbe stato invece necessario.
Si precisa infine che il Senato non ha alcuna conoscenza del contenuto di tutto il materiale acquisito dall'autorità giudiziaria ordinaria. In ogni caso, laddove fosse emersa una fattispecie di reato ministeriale, la procura avrebbe dovuto trasmettere d'ufficio la notizia di reato al Tribunale dei Ministri (che in fondo è quello che il Tribunale dei Ministri sta chiedendo a noi).
Presenta profili anomali la translatio probationis avvenuta, nel caso di specie, da un processo a un altro di un mezzo di prova già formato e compiutamente acquisito in altro procedimento, senza che sia stata richiesta preventivamente l'autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro. Su questo tema ci siamo posti il problema di precedenti che non esistono nel nostro ramo del Parlamento; esistono invece precedenti alla Camera dei deputati.
È chiaro che anche il fatto che vi siano precedenti o meno è questione valutativa da parte di ciascuno di noi, ma si richiama a tal proposito il precedente della Camera dei deputati del 2 febbraio del 1994, relativo al deputato Paolo Cirino Pomicino, nella sua qualità di Ministro del bilancio e della programmazione economica pro tempore, nonché il precedente, sempre della Camera dei deputati, del 5 agosto 1993 inerente al deputato Prandini nella sua veste di Ministro dei lavori pubblici pro tempore. In entrambi i casi predetti, l'autorizzazione a procedere fu presentata dall'autorità giudiziaria contestualmente alla richiesta di autorizzazione ad acta, con la conseguenza che in Assemblea, alla Camera dei deputati, si votò prima l'autorizzazione a procedere ai sensi dell'articolo 8 della legge costituzionale n. 1 del 1989 e solo successivamente l'autorizzazione ad acta, di cui all'articolo 10 della predetta legge costituzionale.
Nel caso del ministro Sangiuliano, l'anomalia va ravvisata nella circostanza che è pervenuta in Senato esclusivamente la richiesta di autorizzazione ad acta e ciò nonostante la traslatio probationis cui si accennava in precedenza.
Nel ringraziare l'Assemblea per l'attenzione, mi scuso per non aver riassunto il mio intervento, ma ho dovuto svolgere la relazione in forma orale, non essendo stato possibile consegnarne una da parte della Giunta, che molto volentieri avrei sintetizzato in alcuni punti.
PRESIDENTE. Infatti le ho lasciato più tempo, vista la delicatezza del tema.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo classico «Rosario Livatino» di San Marco dei Cavoti, in provincia di Benevento, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Sulla scomparsa di Matilde Lorenzi
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Approfitto per portare alla vostra attenzione il ricordo di una giovane sportiva, Matilde Lorenzi, che, a seguito della caduta durante un allenamento, purtroppo ha perso la sua giovane e bella vita. A lei e ai suoi familiari va il cordoglio di tutto il Senato. (Applausi).
Ripresa della discussione sulla richiesta di autorizzazione ai sensi
dell'articolo 10, comma 1, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1
(ore 17,22)
PRESIDENTE. Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario del Gruppo Italia Viva sulla relazione del senatore Paroli. Ci siamo avvicinati a questo caso con grande attenzione e grande cautela, dato che per molti versi costituisce un primo caso nella materia. Per esempio, abbiamo due procedimenti penali che stanno procedendo in parallelo e, come diceva giustamente il collega Paroli, in uno dei due, quello avviato dall'ex ministro Sangiuliano, la corrispondenza - di cui oggi il Tribunale dei Ministri chiede l'acquisizione - è già stata acquisita dalla Procura, per cui ci troviamo davanti a una richiesta della copia della copia forense di questa corrispondenza.
Come dicevo, non è soltanto una questione di novità, ma anche di delicatezza del caso; da questi scranni, quando si parla delle prerogative parlamentari e della separazione dei poteri delle più alte cariche dello Stato, siamo particolarmente accurati nel valutarne la fondatezza e nel proteggerne l'esistenza, perché le riteniamo elementi preziosi nel bilanciamento dei poteri e del funzionamento della nostra Repubblica. Per quale motivo, allora, voteremo contro la relazione del collega Paroli?
Il collega Paroli, come abbiamo appena sentito, ci dice che il Tribunale dei Ministri ha rilevato come rilevanti queste conversazioni, ma egli ritiene che invece si tratti sostanzialmente di una sorta di pesca a strascico. In sostanza, sulla base di un'ipotesi di reato molto fumosa, si chiede di ottenere le conversazioni per andare a trovare il reato; questo fa configurare una forma di fumus persecutionis e, di conseguenza, dovremmo rispondere negativamente al Tribunale dei Ministri.
Sempre il relatore, evidenzia poi un'altra questione: il Tribunale dei Ministri non ha chiesto prima l'autorizzazione a procedere, ma chiede un'autorizzazione ad acta, specificamente rivolta ad ottenere le conversazioni in vista della richiesta dell'autorizzazione a procedere.
I due argomenti del collega non resistono, a mio avviso, alla prova della norma costituzionale della quale ci stiamo occupando e anche, devo dire, del codice penale. Si potrebbe sicuramente configurare una pesca a strascico se, come dice il relatore, ci trovassimo in una situazione fumosa nella quale il reato non è chiaro. In realtà il Tribunale dei Ministri, quando si rivolge alla Giunta del Senato e al Senato, non parla di una rilevanza di queste conversazioni ai fini dell'indagine, ma le definisce indispensabili. La differenza - e la ragione della differenza - tra "rilevanti" e "indispensabili" è che queste conversazioni servono a verificare l'esistenza di un'ipotesi di reato molto specifica, che è quella dell'articolo 326 del codice penale, cioè della rivelazione di segreto d'ufficio. Il tribunale quindi non ci chiede questa conversazione per provare, attraverso la lettura delle chat, l'esistenza di una condotta esterna; non ci chiede di leggere le conversazioni per verificare, per esempio, che vi siano stati corruzione, omicidio o qualsiasi reato di altro genere, come avverrebbe se volessi leggere per vedere se colui che ritengo essere il reo abbia per esempio scritto nelle chat di avere effettuato la malversazione, la concussione, la corruzione o quello che è. Il tribunale ci chiede come indispensabili quelle chat perché, nella rivelazione del segreto d'ufficio, la chat è il fatto criminoso. Il crimine cioè non è provato attraverso la chat, ma è commesso attraverso di essa.
Il Tribunale dei Ministri si chiede allora come sia possibile verificare, senza leggere la chat, la rivelazione di segreto d'ufficio che è avvenuta tramite quelle conversazioni. Questa differenza, secondo me, ci spinge a dire che il Tribunale dei Ministri si è ben comportato anche per ciò che attiene al secondo aspetto. Il Tribunale dei Ministri ci chiede subito di rinviare a giudizio l'ex ministro Sangiuliano? No, ma dice di aver bisogno di vedere quegli atti per stabilire se il reato sia stato commesso e dunque, a quel punto, chiedere eventualmente l'autorizzazione a procedere, caso che è esattamente previsto dalla legge, tant'è che oggi siamo qui con un termine molto breve che la legge ci impone, pari a quindici giorni.
Signor Presidente, siamo in realtà a diciassette giorni, perché la legge dice che, quando c'è una richiesta di questo tipo, bisogna risolverla subito, in quanto fa parte delle indagini. Se quindi la richiesta del tribunale è arrivata quindici giorni fa, tu, Senato, mi devi dire se mi dai gli atti o meno: ciò in modo tale che io tribunale possa fare le indagini e giungere alla conclusione, chiedendo eventualmente il rinvio a giudizio. Badate bene, però, che il tribunale potrebbe anche decidere l'archiviazione, una volta lette quelle chat. La consegna delle chat paradossalmente - anzi, neanche paradossalmente - può essere determinata anche a favore della persona imputata del reato. Il Tribunale dei Ministri infatti potrebbe leggerle e non ravvedere alcuna fuga di notizie o rivelazione di segreto d'ufficio.
Infatti, quando poi il Tribunale dei Ministri eventualmente dovesse chiederci di rinviare a giudizio l'ex ministro Sangiuliano, noi avremmo sessanta giorni, un tempo assai più lungo. La differenza dei termini, signor Presidente, ci spiega che i due atti sono di per sé indipendenti e non sono connessi.
I precedenti cui si riferiva il collega Paroli, che riguardavano la Camera dei deputati, avevano a che fare con reati di tipo corruttivo e con fatti che erano esterni, quindi gli atti di cui si chiedeva l'acquisizione non erano la prova del reato, ma intervenivano insieme ad altri atti istruttori, com'è giusto che la magistratura faccia. Non va neanche bene quando diciamo che si fa la pesca a strascico e non si fa attività istruttoria, ma l'unica cosa che si fa è mettere il naso dentro i telefoni e i computer dei cittadini. In quel caso, appunto, c'erano da fare anche altri atti istruttori. Qui mi pare che la situazione sia completamente diversa; di conseguenza, dobbiamo agire diversamente, anche a tutela dell'ex ministro Sangiuliano.
Tra l'altro, voglio sottolineare che qui ci stiamo occupando di un reato ministeriale, perché l'ex ministro Sangiuliano non è un parlamentare. I casi nei quali sono state utilizzate intercettazioni nei confronti di parlamentari sono differenti, perché il parlamentare è coperto a trecentosessanta gradi, data la propria funzione, mentre i membri di Governo, i Ministri in particolare, sono coperti da una legge costituzionale apposita, quando commettono reati nella loro qualità di Ministri, quindi cogliamo anche questa differenza.
Per tutte queste ragioni, ritengo che la relazione del collega Paroli non sia condivisibile dal punto di vista tecnico: penso dunque che sia opportuno rispondere alla domanda del Tribunale dei Ministri, affinché si concluda l'attività istruttoria e poi il Parlamento possa decidere, nella sua amplissima autonomia, se vi saranno elementi sufficienti per il rinvio a giudizio oppure no.
In questa fase preliminare, io direi che la richiesta del Tribunale dei Ministri è equilibrata e accoglibile e tiene conto della più recente giurisprudenza della Corte costituzionale, quindi della natura di corrispondenza anche delle chat di messaggistica immediata. Di conseguenza, il Gruppo Italia Viva-Il Centro-Renew Europe voterà contro la relazione che abbiamo appena ascoltato. (Applausi).
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, relativamente al caso di specie si è discusso in ogni dove nel globo terracqueo; finalmente, abbiamo l'opportunità di affrontare la questione nel luogo ad esso deputato.
L'Assemblea è chiamata a decidere in merito alla richiesta di autorizzazione ad acquisire la corrispondenza dell'ex ministro della cultura Gennaro Sangiuliano da parte del Collegio per i reati ministeriali del Tribunale di Roma. I reati contestati sono: indebita destinazione di denaro o cose mobili e rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio, in relazione ad asserite irregolarità poste in essere dall'allora Ministro in ordine all'utilizzo di beni, servizi e mezzi dello Stato e di enti pubblici in favore della dottoressa Boccia, nonché in ordine alla diffusione di informazioni riservate di origine ministeriale o governativa, che sarebbero state portate a conoscenza della stessa Boccia.
A completamento della narrazione, si segnala che l'autorità giudiziaria, specificatamente il Tribunale di Roma, ha incardinato un procedimento che vede la suddetta in qualità di indagata per violenza o minaccia a corpo politico e lesioni, in seguito alla denuncia effettuata proprio dall'ex Ministro, dalla quale è scaturito il sequestro di dispositivi elettronici e di telefoni cellulari, da cui è stata estratta copia forense.
Tutti i fatti sovraesposti sono di dominio pubblico, in quanto sono stati proprio gli stessi interpreti a monopolizzare l'attenzione mediatica sulla vicenda, mediante comparsate in TV, post sui social, articoli di stampa e perfino utilizzando in maniera alquanto discutibile il telegiornale della rete ammiraglia della televisione pubblica, andando a creare una sovrapposizione quasi perfetta tra il TG1 e la soap «Un posto al sole». (Applausi). Di lì a poco, le sacrosante dimissioni e l'avvicendamento con il quasi dottor Giuli. Dal posto al sole al pensiero solare è stato un attimo; sicuramente, uno spettacolo non edificante per la classe politica.
La relazione conclusiva del relatore fa propendere l'Assemblea per respingere la richiesta di autorizzazione al sequestro di corrispondenza, in quanto sussistente il fumus persecutionis di secondo grado, legato alle modalità con le quali l'autorità giudiziaria ha proceduto.
Intanto sorge spontanea una domanda: come può sussistere la persecuzione, se nell'ambito dell'altro procedimento - in cui l'ex Ministro figura come querelante - sono stati già sequestrati all'indagata Boccia i dispositivi dai quali sono state già estratte le comunicazioni ritenute rilevanti ai fini del reato per il quale si procede? Sussiste quindi sempre persecuzione quando un Ministro viene indagato, mentre non c'è mai quando il Ministro denuncia? Da ciò consegue che, relativamente a un procedimento in cui l'ex Ministro risulta il soggetto che ha sporto querela, egli può beneficiare di tutti gli strumenti investigativi di cui risulta dotato il codice, mentre nei casi in cui trattasi di reati ministeriali sussiste l'impedimento generato dal fumus. Può mai essere che un soggetto si trinceri dietro prerogative ministeriali e, al contempo, promuova un'azione penale sfruttando quegli stessi mezzi che all'altra parte sono preclusi, a causa del diniego all'autorizzazione, in ragione della forza dei numeri di maggioranza? È mai possibile che un soggetto venga eventualmente condannato per un reato comune sulla base del materiale estratto da un dispositivo, mentre - per un reato ministeriale che nulla ha a che vedere con la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo - quello stesso materiale sia impossibile da acquisire in ragione di una valutazione politica da parte del Senato? Così dispone l'articolo 10 della legge costituzionale n. 1 del 1989. La richiesta però dev'essere oggetto di un attento scrutinio da parte della Giunta e poi dell'Assemblea e può essere autorizzata o meno, non rigettata a prescindere. Il fumus, infatti, dev'essere riscontrato e nel caso di specie non lo si ravvede.
L'integrazione di materiale istruttorio sarebbe stata necessaria ai fini della decisione in merito all'eventuale fumus anche in ragione del fatto che l'unico atto acquisito dalla Giunta è stata la memoria scritta dai legali, che hanno addirittura paventato, forse trascurando quanto disposto dalla legge costituzionale, anche l'illegittimità dell'acquisizione del materiale probatorio derivante dal sequestro del dispositivo mobile dell'addetto della dottoressa Boccia, in quanto manchevole della preventiva autorizzazione da parte del Senato.
Il relatore, nella relazione conclusiva, parla di sequestro a carattere esplorativo e sproporzionato, onnivoro e invasivo di una serie indifferenziata di dati personali. Quali sono gli elementi individuati dallo stesso al fine di motivare tale assunto ed esplicativi dell'abnormità della richiesta? Secondo lo schema dettato, la richiesta dell'autorità giudiziaria andrebbe rigettato in quanto in violazione della privacy dell'ex Ministro (lo ripeto: la privacy dell'ex Ministro). Colleghi, è stato però proprio il dottor Sangiuliano a rendere edotta l'intera Nazione dei dettagli delle stesse conversazioni in quei diciassette minuti in cui ha strumentalizzato il più importante TG della RAI per autoassolversi, salvo poi dimettersi. (Applausi. Brusio).
PRESIDENTE. Senatore Lotito, so che sta parlando di altro, ma…
LOPREIATO (M5S). Grazie, signor Presidente.
Si fa riferimento anche a una scarsa motivazione nella richiesta da parte del Tribunale dei Ministri…
PRESIDENTE. Parlava della Lazio, lo so.
LOPREIATO (M5S). Invece parliamo di un ex Ministro.
PRESIDENTE. Prego, senatrice Lopreiato, prosegua.
LOPREIATO (M5S). Grazie, signor Presidente.
Come dicevo, si fa riferimento anche a una scarsa motivazione nella richiesta da parte del Tribunale dei Ministri; invece è stata sufficientemente motivata, a meno che non si voglia una disclosure anticipata delle indagini. Secondo la logica della maggioranza è quindi corretto monopolizzare il servizio pubblico d'informazione per autoassolversi senza contraddittorio; è giusto usufruire di tutti i mezzi quando l'esponente politico di appartenenza sia il querelante in un procedimento penale, mentre nei casi in cui trattasi di indagato si è pronti a raggiungere anche l'undicesimo livello di fumus, pur di sviare qualsiasi tipo di procedimento.
Per le ragioni esposte, la richiesta del relatore dev'essere letta in chiave quasi provocatoria.
A proposito di chiave, signor ex Ministro, ma addo' sta a' chiave? La chiave dov'è? Cadeaux vari. Per queste ragioni, dichiaro il voto contrario del Gruppo MoVimento 5 Stelle alla relazione conclusiva del relatore. (Applausi).
CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, intervengo brevemente per dichiarare il voto contrario dell'Alleanza Verdi e Sinistra sulla relazione della Giunta. Diversamente dalla maggioranza, infatti, riteniamo che questo caso specifico si discosti, e non poco, dai precedenti citati nella relazione, i quali si riferiscono a ipotesi di reato completamente diverse da quelle ipotizzate a carico dell'allora ministro Sangiuliano.
Pensiamo infatti che in questo caso specifico il contemperamento degli interessi e dei diritti in gioco penda a favore dell'interesse pubblico alla conoscenza precisa dei fatti. La gravità di quanto accaduto, la risonanza mediatica data alla vicenda, ma anche e soprattutto le sue possibili ripercussioni impongono, a nostro avviso, signor Presidente, che la magistratura sia autorizzata all'acquisizione dei dati necessari per appurare se, quando era Ministro, il dottor Sangiuliano abbia impiegato o meno soldi pubblici per fini personali e per fare piena chiarezza sulla nomina di Maria Rosaria Boccia come consigliera del Ministro della cultura.
Inoltre, diversamente da quanto ritenuto nella relazione, l'esposto a firma dell'onorevole Bonelli è sufficientemente circostanziato: si riferisce a ipotesi di reato specifiche ed è ampiamente documentato.
Per questi motivi, signor Presidente, come anticipato, dichiaro il voto contrario dell'Alleanza Verdi e Sinistra alle conclusioni della Giunta.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, la relazione del senatore Paroli ci ha convinto su questo caso, che comunque ha dei precedenti, ma non così similari, tanto da imporre - come ci hanno imposto la Giunta e così quest'Assemblea - di prendere una decisione che può anche segnare quasi un precedente nella casistica.
Per fare un po' di chiarezza, magari senza dilungarci in eccessivi sofismi, forse occorre ricordare che abbiamo una legge costituzionale, la n. 1 del 1989, che prevede che, nei procedimenti per reati ministeriali nei confronti, in questo caso, di Ministri, non possano essere fatte intercettazioni, né sequestri, né si possa violare la corrispondenza, se non previa autorizzazione della Camera interessata (in questo caso, del Senato), ed è il caso che qui ci occupa.
Secondo l'interpretazione di tale norma, i limiti dell'utilizzabilità di questo tipo di conversazioni, delle intercettazioni, come dell'utilizzo della corrispondenza, come nel caso di specie, seguono un principio, quello della valutazione fatta dalla Giunta se esista o meno il fumus persecutionis.
Proprio nell'istanza che è stata portata avanti dal Tribunale dei Ministri si dice che questa documentazione si intende non solo importante, ma rilevante, anzi, indispensabile. Questo a dire che, per radicare il procedimento e costruire un'azione penale, è necessaria questa documentazione.
Il magistrato del Tribunale dei Ministri non può conoscere il contenuto di questa chat, perché non è prodotta ancora in quel processo, quindi significa che ne ha una notizia. Da ciò, il fatto di volerla utilizzare a tutti i costi denota un intento chiaramente esplorativo per vedere se esista il reato. Ne consegue che non possiamo che ritenere questa un tipo di condotta che possa comunque sussumersi nelle condizioni di un'azione persecutoria.
Per questa ragione, voteremo a favore della relazione.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo alcuni principi e passaggi logici: innanzitutto, com'è noto, almeno per ora nel nostro Paese vige l'obbligatorietà dell'azione penale, che subisce un'eccezione ormai solo per quanto riguarda i cosiddetti reati ministeriali. La relativa legge costituzionale infatti, prevedendo quest'eccezione, nel contemperamento degli interessi, prevede limiti molto precisi e anche, a salvaguardia del Ministro o della Ministra in questione, una doppia garanzia, perché prima di chiedere l'autorizzazione a procedere, cioè a svolgere un processo, che poi eventualmente sfocia nelle aule giudiziarie vere e proprie, debbono essere svolte delle indagini, come riportato testualmente - non poteva essere diversamente - nella relazione del collega Paroli e (come risulta anche dai resoconti) nella citazione della legge costituzionale interessata.
Ci sono quindi due passaggi: il primo è lo svolgimento delle indagini, all'esito delle quali si può anche archiviare; archiviando, non si chiede neanche l'autorizzazione a procedere, a salvaguardia di chi ricopre l'incarico ministeriale. Siamo esattamente in questo caso.
La questione sollevata è interessante: l'abbiamo affrontata molto seriamente e con molta attenzione, proprio per la salvaguardia di questo equilibrio tra i poteri dello Stato. Dico subito che le analogie con i precedenti, per usare un linguaggio processuale, non sono citazione in termini, nel senso che riguardano casi non paragonabili. Uno dei due era deciso contestualmente, perché c'era anche la richiesta d'arresto. Ora qui, in realtà, a garanzia del Ministro, prima di procedere oltre, si richiede di fare questa valutazione. Diciamo subito che l'argomentazione della relazione giunge a considerare di non concedere l'autorizzazione all'acquisizione di questi elementi di prova sotto il profilo del fumus cosiddetto di secondo grado: esso viene enucleato nei seguenti termini, cioè ci dev'essere un'assenza di nesso specifico e motivato tra l'adozione del mezzo di ricerca della prova prescelto e la configurazione dei reati contestati, quindi occorre assenza di nesso specifico e motivato. Non basta dire che sembra che ci sia un intento persecutorio: da questo non si sfugge. Ringrazio il relatore per averlo esattamente enucleato in questi termini.
Stiamo quindi ovviamente tutti molto attenti che non ci sia una pesca a strascico, come si suol dire in termini non elegantissimi, ossia un andare a cercare a prescindere: vediamo se c'è un reato. Non siamo in questa situazione.
I passaggi sono allora i seguenti: c'è stato un esposto che la richiesta del Tribunale dei Ministri - arrivata a noi - descrive nel senso che ci sono asserite irregolarità, poste in essere dal Ministro in ordine all'utilizzo di beni, servizi e/o mezzi dello Stato o altri enti pubblici in favore della signora Boccia e/o alla diffusione di informazioni riservate di origine ministeriale o governativa portandole a conoscenza della medesima. Questo è il richiamo all'esposto, seppur molto sintetico, ma che non può che ritenersi circostanziato, che fa la richiesta del Tribunale dei Ministri. Risulta inoltre che il Tribunale dei Ministri dica che si ritiene che l'acquisizione e l'analisi di ciò che si vuole acquisire (ossia tale documentazione, la corrispondenza, per la quale dopo la nota sentenza che nasce dal conflitto di attribuzioni sollevato da questa Camera si deve richiedere l'autorizzazione) siano indispensabili, in particolare per il reato di rivelazione di segreti d'ufficio, come hanno detto molto bene i miei colleghi, soprattutto il senatore Scalfarotto. Ai fini delle indagini, è indispensabile e rilevante; poi, si può non condividere, ma qui stiamo discutendo se ci siano o meno una motivazione o un collegamento, non se sia giusto o meno.
La relazione del collega Paroli può passare solo se risulta che non vi sono alcun nesso o motivazione proposta. A noi invece la motivazione è stata proposta: non quella di andare a vedere se c'è un reato; c'è un esposto circostanziato e quindi - anche a garanzia del Ministro in questione - prima di chiedere a voi l'autorizzazione a procedere, dobbiamo verificare se invece dobbiamo archiviare.
Faccio presente che - io personalmente, supportata però anche da altri colleghi della Giunta - abbiamo chiesto l'acquisizione di questo esposto, posto che nella stessa memoria, a difesa dell'ex Ministro, si dice «qualora fosse generico, allora», mentre è circostanziato, perché giustamente fanno un ragionamento logico-consequenziale. Tuttavia, una maggioranza della Giunta ci ha negato l'acquisizione di questo documento, pur richiamato nella richiesta del Tribunale dei Ministri, il quale pure aveva detto però che eventuali atti in suo possesso, ritenuti da noi necessari per la decisione, avrebbero potuto essere richiesti e ce li avrebbe dati tranquillamente.
Il punto ora è - com'è stato detto - che, se il reato ipotizzato è circostanziato nell'esposto, così com'è stato richiamato dalla relazione del Tribunale dei Ministri, il segreto d'ufficio richiede di per sé di acquisire la corrispondenza, perché è esattamente quello in cui si concreta: è il fatto, il corpo di reato e il mezzo.
Tra l'altro, è stata posta un'altra questione, incidenter tantum, sulla questione della non autorizzazione richiesta nel procedimento parallelo. Attenzione: qui l'estensione della garanzia del fatto che dev'essere chiesta l'autorizzazione anche per acquisire la corrispondenza fatta ai Ministri è esattamente nel perimetro dei reati ministeriali. L'altro procedimento è nato non per un reato ministeriale (non è tanto il problema della persona offesa o non offesa); certo, è una singolarità, ma ci chiederemo poi in futuro se questi casi possano essere affrontati diversamente; dal punto di vista strettamente formale però è diverso, mentre il parlamentare, anche se persona offesa e per qualsiasi reato, gode ovunque di tale garanzia.
In conclusione, stiamo parlando di un elemento di prova indispensabile e rilevante, che viene chiesto sulla base di un esposto che viene descritto come circostanziato, richiamando una descrizione di condotta, perché quando si dice «sono stati utilizzati» viene descritta una condotta. Peraltro, la notitia criminis era diffusa e sotto vigenza dell'obbligatorietà dell'azione penale: è ciò che avviene quando ci sono notizie. Abbiamo ampiamente letto sui giornali - ahimè - brani di comunicazioni che sono a disposizione di chiunque e hanno collegamento con questo fatto. Il nesso allora c'è, è dichiarato, è chiaro ed è motivato. Ci si richiama all'esposto sulle asserite irregolarità, pertanto è evidente che sussistano tutti gli elementi per non negare l'autorizzazione all'acquisizione di questo elemento di prova.
Credo che sia giusto che ci interroghiamo, affrontiamo i temi con molta attenzione e stiamo molto attenti in situazioni diverse, dove effettivamente si dovesse palesare un andare a cercare a prescindere dalla sussistenza di un reato, per le funzioni che ha il Governo e per la separazione tra i poteri dello Stato. Ce lo siamo posti con grande serietà; però con altrettanta serietà, se vogliamo che la nostra funzione legittimamente sia anche a difesa delle prerogative del Parlamento e - in questo caso - di chi esercita funzioni di Governo, non possiamo che essere conseguenti, autorizzando quindi l'acquisizione della corrispondenza.
Per questo motivo, voteremo contro le conclusioni della Giunta. (Applausi).
RASTRELLI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RASTRELLI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in tutte le vicende procedurali che la Giunta per le immunità parlamentari rassegna all'Assemblea, inevitabilmente si intrecciano sullo sfondo pubblico e privato, a volte reati e peccati, vizi e virtù, errori ed espiazioni.
È proprio per questo motivo però che l'Assemblea, con un voto politico, è onerata della necessità e della responsabilità di lasciare sullo sfondo e confinare in un angolo il voyeurismo d'accatto, l'informazione deformata e deformante di giornalismo di terz'ordine e anche l'ipocrisia immorale dei moralizzatori. (Applausi). Deve piuttosto occuparsi di qualcosa di più sacro, solenne e rilevante: deve dare un senso, un significato e un valore a termini eterni e superiori come dignità, rispetto, reputazione, disciplina e onore. (Applausi).
Nel nostro dettato costituzionale è specificamente indicato che tutti i cittadini devono osservare lealmente la fedeltà alla Repubblica, alla Costituzione e alle leggi, però è anche indicato che i cittadini investiti di pubbliche funzioni hanno il dovere non soltanto di adempiervi, ma anche di farlo con disciplina e onore.
Badate che la disciplina e l'onore sono termini che, mai come in questo caso, riportano alla mente anche fatti storici. Francesco I di Francia disse: tutto è perduto, fuorché l'onore. Egli fu accusato di dissolutezza. Re di Francia, uomo di cultura, mecenate delle arti, uomo del Rinascimento francese, che aveva portato Leonardo da Vinci alla sua corte, commise un unico, imperdonabile errore: quando ci fu il conflitto contro Carlo di Spagna, schierò in prima linea la sua cavalleria pesante, perché secondo gli schemi medievali quello era il sistema per vincere con gloria e onore; fece però l'errore di non poter utilizzare l'artiglieria contro il nemico, perché in quel momento per lui l'onore veniva prima di qualunque altra questione.
È stato scritto che la reputazione è ciò che gli altri pensano di noi; l'onore è quello che ciascuno di noi conosce di se stesso. La prima riflessione che s'impone dinanzi alla questione del ministro Sangiuliano è allora che, a fronte dell'aggressione cinica, spietata, immorale e volgare contro la reputazione dell'uomo Sangiuliano, vi è più forte l'onore del Sangiuliano ministro. (Applausi).
In secondo luogo, l'Assemblea è oggi chiamata non soltanto a una riflessione tecnica, ma anche a un voto di coscienza politica e cultura istituzionale. Dobbiamo infatti valutare se e in che misura siano state rispettate le garanzie costituzionali, perché è questo che delinea l'architettura costituzionale di uno Stato di diritto.
Intorno al tema delle immunità funzionali, che valgono tanto per i membri del Parlamento, quanto per i Ministri della Repubblica, si intreccia il nodo focale della separazione dei poteri e del loro equilibrio. E proprio per difendere questo equilibrio funzionale il legislatore costituzionale ha stabilito, con l'articolo 10 della legge costituzionale n. 1 del 1989, che il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri della Repubblica non possano essere soggetti a limitazioni della loro libertà personale, sottoposti a intercettazioni e perquisizioni o violati nella loro corrispondenza (sia fisica, sia informatica) senza che vi sia l'autorizzazione della Camera competente, che in questo caso è il Senato della Repubblica. Questa norma costituzionale è servita proprio a riportare i reati ministeriali, che prima erano deferiti alla Corte costituzionale, nell'alveo del processo penale ordinario, ma con un filtro essenziale, quello politico dell'Assemblea parlamentare.
È chiaro che era ed è necessario che il concetto della parità davanti alla giurisdizione, che è anche un corollario del principio di eguaglianza, va bilanciato con la garanzia della funzione di Governo. L'Assemblea quindi oggi non può creare precedenti, non può ammettere che vengano svolte indagini preliminari senza che prima sia stata richiesta l'autorizzazione a procedere. (Applausi). Non può agire in tema di fumus persecutionis (non probatio, ma parvenza, sospetto). Questo significa certezza che l'attività giudiziaria non possa essere ispirata - neanche solo per ipotesi - a nuocere all'attività di Governo, anziché all'accertamento della verità, alla ricerca delle prove e all'accertamento dei fatti. Chi non vede un fumus persecutionis quando si richiede a titolo esplorativo l'acquisizione della corrispondenza privata di un Ministro della Repubblica sulla base di un esposto generico, infondato, basato su fonti aperte e prodotto da un parlamentare dell'opposizione? Questa è la verità.
In questo momento, allora, se la Giunta è il luogo della riflessione tecnica, l'Aula è il luogo della decisione politica, per cui noi voteremo a favore della proposta del relatore contro la richiesta di acquisizione dei tabulati, perché - torno all'origine - il ministro Sangiuliano mai come in questo caso ha dimostrato nei fatti cosa significhi adempiere alle funzioni pubbliche con disciplina e onore. (Applausi). Appena si è palesato, anche solo per ipotesi, che vi fosse un conflitto d'interessi, egli non ha esitato un istante a difendere la ragione di Stato, giungendo persino a dimettersi e assumendosi responsabilità che non aveva, perché questo significa cultura politica per la destra: senso dello Stato, dirittura morale, rispetto delle istituzioni. (Applausi). Questa è la verità e rispetto alle vostre illazioni opponiamo la nostra sovrana indifferenza.
Badate che l'uomo Sangiuliano, così pulito, capace e onesto, non va insolentito, ma rispettato. Il ministro Sangiuliano non va né perseguito, né indagato, ma piuttosto ringraziato per quello che ha fatto non per il Governo, ma per la comunità nazionale, in un'operazione straordinaria di rilancio e valorizzazione del nostro patrimonio culturale. (Applausi).
Siamo convinti che anche il ministro Giuli andrà nella stessa direzione di difesa ad oltranza della nostra cultura nazionale, perché questo è quello che conta per un popolo che ha memoria ed identità e continuerà ad agire in discontinuità rispetto agli sconci del passato e in continuità, invece, con l'attività amministrativa e di governo che in due anni ci ha consentito di cambiare l'Italia. (Applausi).
È morto il re, viva il re! (Applausi. Commenti).
PRESIDENTE. Tutti i Gruppi sono intervenuti in dichiarazione di voto, anche il suo, senatore Nave.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di negare l'autorizzazione all'acquisizione di corrispondenza del dottor Gennaro Sangiuliano, Ministro della cultura pro tempore, in ordine alla documentazione fatta pervenire dal collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Roma.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Prego di verbalizzare che il senatore Guidi non ha potuto votare.
Discussione del documento: (Doc. XVI, n. 1) Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla questione se il Senato debba promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato innanzi alla Corte costituzionale con riguardo alla sentenza di condanna (n. 225/2024) comminata dal tribunale di Matera all'onorevole Saverio De Bonis, senatore all'epoca dei fatti (ore 18,04)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento XVI, n. 1.
La Giunta ha concluso, all'unanimità, nel senso di proporre all'Assemblea di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in quanto l'autorità giudiziaria non ha trasmesso gli atti al Senato, ai sensi della legge 20 giugno 2003, n. 140, per consentire il procedimento parlamentare sulla questione dell'insindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole De Bonis, in attuazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
La relazione è stata già stampata e distribuita. La relatrice, senatrice Ambrogio, non intende integrarla.
Non essendovi iscritti a parlare in discussione, passiamo quindi alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, esprimeremo un voto favorevole alla costituzione del Senato nel conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale. Si tratta, a mio avviso, di un caso veramente abnorme. Capita di tanto in tanto che la magistratura e le procure procedano nei confronti di parlamentari senza prima chiedere alla Giunta delle Camere di appartenenza una valutazione sull'insindacabilità ex articolo 68, ma in questo caso è successo che il tribunale è arrivato addirittura ad emettere sentenza di condanna nei confronti dell'ex parlamentare senza rendersi conto che, ai sensi della Costituzione, avrebbe dovuto fermarsi e chiedere il da farsi alla Camera di appartenenza.
Il Senato si costituirà affinché la sentenza emessa venga annullata, ma di fatto c'è un evento che si è prodotto nel mondo giuridico contro l'ex collega De Bonis, in assenza di un elementare principio di rispetto della funzione del potere legislativo da parte del potere giudiziario. Se c'è quindi un caso nel quale il conflitto di attribuzione è macroscopico, credo sia proprio questo.
PRESIDENTE. Chiaro.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Presidente, io parlo tutto il tempo che il Regolamento mi dà a disposizione.
PRESIDENTE. Nessuno le ha tolto il tempo.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Menomale, perché sono stato caldamente incoraggiato, ma comunque ero arrivato alla conclusione; non stavo facendo una dichiarazione di voto puramente burocratica, ma la stavo riempiendo di un contenuto a mio avviso rilevante; se però ciò che viene pronunciato dai senatori non interessa, ne prendiamo atto e mi fermo qui.
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle.
PRESIDENTE. Brava, senatrice Lopreiato, così si fa.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Signor Presidente, poche parole, che però credo sia giusto pronunciare.
Siamo di fronte ad un caso che ultimamente non è proprio rarissimo: un caso nel quale, diversamente da com'è prescritto da una legge costituzionale, nonostante sia stata sollevata l'eccezione di sindacabilità dal parlamentare, il tribunale poteva negarla, ma aveva il dovere di trasmettere la copia degli atti al Senato, affinché questo si pronunciasse. Aveva due doveri: trasmettere e sospendere. Ciò invece non è stato fatto, nonostante le reiterate richieste, quindi ovviamente solleviamo un conflitto di attribuzione.
La questione ci può essere posta direttamente dal parlamentare, in questo caso dal senatore, pertanto abbiamo votato all'unanimità a favore della proposta di sollevare un conflitto di attribuzione e anche ora il nostro voto sarà favorevole. Nella legittima separazione dei poteri e delle attribuzioni, il tribunale non si può sostituire a questa Camera. Lo sosteniamo con grande tranquillità, perché sappiamo viceversa che, in altre situazioni, neanche questa Camera può sostituirsi o sovrapporsi alle spettanze della magistratura. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, per consentire il procedimento parlamentare sulla questione dell'insindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole De Bonis, in attuazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
La Presidenza si intende pertanto autorizzata a dare mandato a uno o più avvocati del libero foro.
Discussione del documento:
(Doc. IV-ter, n. 7) Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti dell'onorevole Saverio De Bonis, senatore all'epoca dei fatti (ore 18,10)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento: «Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti dell'onorevole Saverio De Bonis, senatore all'epoca dei fatti, procedimento civile n. 1538/2023 R.G., trasmessa dal Tribunale di Matera il 19 giugno 2024».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha proposto, a maggioranza, all'Assemblea di deliberare che le dichiarazioni rese dall'onorevole Saverio De Bonis, senatore all'epoca dei fatti, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Chiedo alla relatrice, senatrice Ambrogio, se intende intervenire.
AMBROGIO, relatrice. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, devo dire che in Commissione facciamo un lavoro molto accurato. Studiamo le carte, consapevoli della natura paragiurisdizionale dell'organismo del quale siamo parte e anche della delicatezza delle decisioni che prendiamo, perché si tratta della libertà personale e della fedina penale di persone che sono state chiamate a ricoprire il ruolo di parlamentari di questo Paese.
Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 18,12)
(Segue SCALFAROTTO). Trovo allora umiliante, francamente, che il Presidente del Senato mi abbia fatto segno di stringere, nel momento in cui stavamo parlando di sollevare un conflitto di attribuzione tra il Senato e la magistratura davanti alla Corte costituzionale. Può essere un argomento molto tecnico, che magari non interessa alla maggior parte dei colleghi, ma, fino a quando l'Assemblea sarà sovrana e dovrà ratificare le decisioni della Giunta, credo che faccia parte dei nostri doveri d'ufficio dare a voi, colleghi, tutte le informazioni e spiegare il caso per come lo abbiamo diligentemente studiato in Giunta. Se il Presidente del Senato mi rimprovera perché parlo troppo in questo momento, trovo che sia un'umiliazione per quest'Assemblea e francamente…
PRESIDENTE. Scusi però, senatore Scalfarotto, io ero in Aula e il presidente La Russa non l'ha interrotta, non l'ha rimproverata e non le ha tolto minuti: soltanto per metterlo agli atti.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Io vorrei che venisse messo agli atti che il presidente La Russa ha detto alla senatrice Lopreiato: «Brava, Lopreiato, così si fa». Questo perché la senatrice Lopreiato…
PRESIDENTE. È un'altra cosa, però; prosegua pure e stiamo sul punto.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Io sono sul punto e sto dicendo per quale motivo parlerò anche di questo caso e di tutti quelli che seguiranno.
PRESIDENTE. Lei può parlare quanto vuole. In questo momento, può farlo per altri otto minuti e trentacinque secondi.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, io non parlo perché me lo concede lei; parlo perché me lo concede la Costituzione repubblicana.
PRESIDENTE. Certo, io le ho detto per quanto tempo: otto minuti e trentuno secondi.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Li utilizzerò tutti, signora Presidente, o quanti deciderò di utilizzarne, avendo esaurito i miei argomenti.
PRESIDENTE. Prego, senatore Scalfarotto.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Noi abbiamo fatto anche in questo caso quello che si fa per valutare se l'articolo 68 sia applicabile, cioè se le opinioni che sono state espresse dal parlamentare siano state espresse nell'esercizio della medesima attività parlamentare. Abbiamo audito il senatore De Bonis, anche perché si trattava di una causa non soltanto penale, ma anche civile. Il senatore De Bonis ci ha spiegato che quello di cui si trattava era un caso di cui egli si era occupato ampiamente durante la sua attività parlamentare e in generale politica (ma in particolare in quella parlamentare). Verificato che questi presupposti, che sono quelli dettati dalla giurisprudenza costituzionale, fossero presenti, abbiamo quindi stabilito a maggioranza di sostenere la tesi della relatrice, che era quella di riconoscere l'insindacabilità ex articolo 68.
Di conseguenza, in coerenza con questa posizione, il mio Gruppo voterà a favore dell'insindacabilità, quindi a favore della relazione della relatrice. (Applausi).
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, anticipo il voto a favore del Gruppo Lega.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il voto favorevole del Partito Democratico. Questo è un classico caso in cui le dichiarazioni del parlamentare sono state numerose e precedute da interventi in Aula, interrogazioni e finanche un impegno su una Commissione che si occupa specificatamente del tema.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di ritenere che le dichiarazioni rese dall'onorevole Saverio De Bonis, senatore all'epoca dei fatti, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione congiunta dei documenti:
(Doc. IV, n. 3) Domanda di autorizzazione all'acquisizione dei dati di traffico telefonico/telematico, in sola entrata, delle utenze in uso al senatore Claudio Lotito, in riferimento ad un procedimento penale pendente dinanzi la Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Roma
(Doc. IV, n. 4) Domanda di autorizzazione all'acquisizione dei dati di traffico telefonico/telematico, in sola entrata, di un'utenza in uso al senatore Claudio Lotito, in riferimento ad un procedimento penale pendente dinanzi la procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Roma (ore 18,18)
Approvazione delle proposte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei documenti IV, nn. 3, recante: «Domanda di autorizzazione all'acquisizione dei dati di traffico telefonico/telematico, in sola entrata, delle utenze in uso al senatore Claudio Lotito nell'ambito di un procedimento penale (n. 11968/2024/I R.G.N.R.) pendente per il reato di cui all'articolo 612, comma 2, del codice penale (minacce aggravate reiterate) trasmessa dalla procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Roma il 1° agosto 2024», e 4, recante: «Domanda di autorizzazione all'acquisizione dei dati di traffico telefonico/telematico, in sola entrata, delle utenze in uso al senatore Claudio Lotito nell'ambito di un procedimento penale (n. 66838/2024/I R.G.N.R.) pendente per i reati di cui agli articoli 56, 629 e 612, comma 2, del codice penale (tentata estorsione e minacce aggravate reiterate) trasmessa dalla procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Roma il 5 agosto 2024».
Le relazioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sono state già stampate e distribuite.
Nei due casi di specie la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, all'unanimità, di proporre all'Assemblea la concessione dell'autorizzazione a procedere con riguardo all'acquisizione dei dati di traffico telefonico/telematico in questione relativi ad utenze telefoniche in uso al senatore Claudio Lotito, ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, di cui ai documenti IV, nn. 3 e 4.
Chiedo al relatore, senatore Della Porta, se intende intervenire.
DELLA PORTA, relatore. Signor Presidente, desidero solo aggiungere che, nella seduta del 6 agosto 2024, il senatore Lotito si è presentato e ha ribadito egli stesso il consenso all'acquisizione dei dati.
PRESIDENTE. Avverto sin d'ora che, pur svolgendosi un'unica discussione, l'Assemblea delibererà separatamente su ciascuna delle proposte della Giunta.
Poiché non vi sono iscritti a parlare nella discussione congiunta, passiamo alla votazione delle proposte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole, come in tutti i casi nei quali correttamente, essendo il parlamentare anche il querelante, quindi la persona che dà inizio al processo, nel momento in cui gli inquirenti si trovano davanti a documenti che lo o la riguardano, ci si rivolge alla Giunta delle elezioni affinché essa, essendo il parlamentare anche parte lesa, possa autorizzare l'acquisizione di quegli atti.
Bisogna dare atto alla magistratura che procede di aver seguito appunto questi passi. Abbiamo sentito il senatore Lotito, che è venuto personalmente in Giunta a dirci che autorizzava l'acquisizione degli atti. Ovviamente, come accade in tutti questi casi, non abbiamo alcuna ragione per votare contro e voteremo a favore.
DAMANTE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMANTE (M5S). Signor Presidente, anticipo subito il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. Ero quasi indecisa se intervenire con l'argomentazione del motivo per cui abbiamo votato favorevolmente in Giunta. Il perché era molto semplice. Il senatore Lotito ha chiesto che venissero trasmessi gli atti: quindi che cosa dire di più?
Ne approfitto però per fare una riflessione proprio sull'articolo 68, nello specifico sul comma 3, che richiede l'autorizzazione del Parlamento per l'acquisizione di intercettazioni o dati comunicativi che riguardano i parlamentari. Questo articolo rappresenta una garanzia fondamentale non solo per la tutela delle prerogative parlamentari, ma anche per assicurare trasparenza e rigore nel bilanciamento tra esigenze e - come diceva il collega Rastrelli - equilibrio tra esigenze investigative e rispetto delle funzioni istituzionali.
L'articolo 68, nella sua applicazione, garantisce che qualsiasi richiesta da parte dell'autorità giudiziaria sia sottoposta al vaglio parlamentare - il che è giustissimo - assicurando così una più attenta e corretta analisi probatoria dei tribunali. Questo meccanismo permette di operare con maggiore trasparenza e responsabilità, evitando il rischio di abusi o scorrettezze che potrebbero compromettere non solo i singoli parlamentari, ma anche - e lo sottolineo - il corretto funzionamento delle nostre istituzioni democratiche.
Nel caso specifico, voglio brevemente ringraziare il senatore Lotito per la sua cooperazione e il suo consenso, espresso in modo diretto, trasparente e univoco. Egli ha dimostrato l'importanza di una collaborazione tra i poteri dello Stato, in un'ottica di rispetto reciproco e di fiducia. È un esempio positivo di come l'applicazione dell'articolo 68 non debba essere vista come una protezione ad ogni costo, ma piuttosto come uno strumento per assicurare che la giustizia si muova sempre nel rispetto dei principi costituzionali.
Mi spingo oltre. Secondo me, il gesto del senatore Lotito mostra più di quanto vorrebbe: non solo trasparenza di chi non teme, ma soprattutto le oscure ragioni di chi invece utilizza l'articolo 68 per impedirne la reale applicazione, ed è per questo che lo ringrazio. Il senatore Lotito ha ridato dignità e senso all'articolo 68. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, anticipiamo il voto a favore del Gruppo Lega, sottolineando come sia sottratto comunque alla disponibilità, anche da parte del senatore, l'utilizzo di questo tipo di dati del traffico telefonico. La guarentigia giunge al punto che, anche nel momento in cui i dati debbano essere utilizzati a proprio favore, occorra comunque l'autorizzazione.
Noi confermiamo quindi il voto a favore della relazione.
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, anche noi voteremo a favore della relazione per le ragioni che sono state già ben argomentate in primis dal senatore Scalfarotto.
Si tratta di un procedimento in cui il senatore Lotito è persona offesa; lui stesso ha chiesto l'acquisizione dei tabulati e delle sue conversazioni per accertare i reati che ha denunciato, per cui non ci sono ragioni che ostano a concedere l'autorizzazione. Ovviamente si deve passare dal Senato perché è un diritto non rinunciabile, quello relativo alle prerogative del parlamentare, quindi si passa da questa sede, ma in questo caso ovviamente non ci sono ragioni ostative, per cui voteremo a favore.
Questa dichiarazione di voto vale anche per il prossimo documento.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di concedere l'autorizzazione all'acquisizione dei dati di traffico telefonico/telematico, in sola entrata, delle utenze in uso al senatore Claudio Lotito, persona offesa dal reato e a cui tutela si procede, per il periodo di tempo compreso tra il mese di agosto 2023 e il giorno dell'esecuzione del decreto di acquisizione, nell'ambito di un procedimento penale pendente dinanzi alla procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Roma.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di concedere l'autorizzazione all'acquisizione dei dati di traffico telefonico/telematico, in sola entrata, delle utenze in uso al senatore Claudio Lotito, persona offesa dal reato e a cui tutela si procede, per il periodo di tempo compreso tra il mese di aprile 2024 e il giorno dell'esecuzione del decreto di acquisizione, nell'ambito di un procedimento penale pendente dinanzi alla procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Roma.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione del documento:
(Doc. IV-ter, n. 8) Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti dell'onorevole Vanna Iori, senatrice all'epoca dei fatti (ore 18,25)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento: «Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti dell'onorevole Vanna Iori senatrice all'epoca dei fatti per il reato di cui all'articolo 595, comma 2, del codice penale (diffamazione) trasmessa dal giudice del tribunale di Reggio Emilia - Sezione dibattimento penale monocratico il 3 luglio 2024».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha proposto, a maggioranza, all'Assemblea di deliberare che le dichiarazioni rese dall'onorevole Vanna Iori, senatrice all'epoca dei fatti, oggetto del procedimento penale pendente presso il predetto Tribunale di Reggio Emilia, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
La relatrice, senatrice Cucchi, non intende intervenire.
Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signora Presidente, mi preme dire inizialmente, anche per controbilanciare l'intervento della collega Damante, che la ex senatrice Iori ha correttamente azionato l'articolo 68, perché tale articolo è in Costituzione: quindi non c'è una correttezza maggiore da parte di chi vi rinuncia. Soprattutto, non voglio togliere niente al collega Lotito, ma nel caso precedente egli era parte lesa, per cui che ragione aveva di non chiedere l'applicazione dell'articolo 68? (Applausi). Il collega Lotito ha tanti pregi, ma in questo caso si è limitato a fare quello che gli serviva, cioè far partire la querela che egli stesso aveva presentato. Sarebbe stato ben strano che avesse fatto una querela e poi fosse venuto in Giunta per chiedere di non dire niente ai magistrati. Non c'è quindi una correttezza di chi utilizza l'articolo 68 e una scorrettezza da parte di chi non lo utilizza, fintanto che l'articolo 68 c'è, perché la collega Damante ha l'iniziativa legislativa, come tutti i parlamentari, quindi può presentare un bel disegno di legge di modifica dell'articolo 68, così eliminiamo l'insindacabilità dei voti e delle opinioni dei parlamentari. Finché c'è però, dato che parliamo tutti della bellezza della nostra Costituzione, o la Costituzione è bella tutta, o non può esserlo soltanto a pezzi.
È bella anche quando protegge il Parlamento e consente ai parlamentari di svolgere la loro funzione, non di portavoce, ma di rappresentanti democraticamente eletti dal popolo in piena libertà e senza che vi siano azioni di disturbo che possano limitare quelle libertà.
Detto questo, il caso della senatrice Iori è da manuale, perché è stata querelata per diffamazione da tale Dino Giarrusso, che era stato nominato consulente dell'ex ministro dell'istruzione Fioravanti: si era acceso un grande dibattito pubblico su questa nomina, perché il Giarrusso era stato nominato coordinatore di un osservatorio sui concorsi universitari e molti avevano fatto notare che il suo curriculum non era assolutamente adeguato; tra questi vi era anche la senatrice Iori, che era stata anche cofirmataria di un'interrogazione su un caso politico: il Ministro che nomina come consulente una persona che non ha i titoli per essere nominata. Il Giarrusso ha querelato la Iori per diffamazione e la Giunta si è limitata a fare quello che deve fare, cioè a leggere l'articolo 68 e a verificarne l'applicabilità nel caso concreto.
Cosa dice la Corte costituzionale? Se le opinioni o i voti sono stati espressi da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni e quindi - dice la Consulta - sono rinvenibili anche in un atto parlamentare e sono contemporanei all'espressione che viene fatta fuori dal Parlamento, quell'opinione è insindacabile: ciò perché è l'espressione della libertà del rappresentante del popolo, che deve poter dire, per esempio, che un Ministro ha preso una decisione sbagliata.
Abbiamo fatto quindi questa verifica: la relatrice Cucchi ha concluso dicendo che era proprio un caso di scuola, da manuale; voglio quindi annunciare il voto favorevole alla relazione della senatrice Cucchi, sottolineando anche che non stiamo concedendo un privilegio alla senatrice Iori. Abbiamo soltanto fatto in modo che quella persona, che rappresentava decine di migliaia di elettori che l'avevano portata qui, stava esprimendo una valutazione più che legittima nei confronti dell'autorità di Governo: quell'espressione, per definizione, non può essere dunque bloccata da un'azione giudiziaria, perché, se così fosse, tutti coloro che sono seduti in questo altissimo consesso non potrebbero portare a termine e condurre correttamente le responsabilità per le quali sono stati mandati qui dentro. (Applausi).
DAMANTE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMANTE (M5S). Signora Presidente, il Gruppo MoVimento 5 Stelle non concorda nella maniera più assoluta con le conclusioni proposte dalla relazione, individuate dalla relatrice. Mi devo allacciare anche a quello che ha detto il senatore Scalfarotto, che mi ha preceduto, perché, secondo la relatrice e anche secondo il Gruppo Italia Viva, non c'è nessuna discrasia e addirittura c'è la sussistenza di quello che è previsto dalla Corte costituzionale, cioè i due requisiti della contemporaneità dell'atto intra moenia e dell'atto extra moenia. Per noi non è così e c'è anche la motivazione, che non è solo tecnica, ma ci sarebbero anche altre considerazioni da fare.
Intanto i fatti quali sono? Il 5 settembre 2018, su una testata giornalistica online, Iori, senatrice all'epoca dei fatti, etichettava l'allora segretario particolare del vice ministro all'istruzione, Dino Giarrusso, come venditore di bufale antiscientifiche e campione TV dell'antiscienza e dei processi TV, in un articolo intitolato «Dino Giarrusso? La competenza non è più una virtù»: questo il 5 settembre 2018. In data 11 settembre 2018, invece, veniva presentata al Senato un'interrogazione avente ad oggetto la vicenda commentata nel suo articolo: un'interrogazione sul tema presentata solo successivamente, proprio per giustificare, forse retroattivamente, dichiarazioni forti ed offensive.
Prima in Giunta e oggi in Aula siamo quindi stati chiamati a capire se tali manifestazioni verbali e comportamenti tenute dalla parlamentare siano assistite dalla prerogativa di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Colleghi, vi chiedo: può mai la caratteristica dello status parlamentare essere estesa sino a ricomprendere anche gli insulti (di questo parliamo), solo perché non vengono giustificati come opinioni politiche? Siamo sicuri che questi insulti fossero opinioni politiche? Aggiungo che si arrogano anche il diritto di dire che l'atto di sindacato ispettivo a cui si fa riferimento non è della senatrice Iori, ma del Gruppo parlamentare cui appartiene. Lei è solo cofirmataria. L'interrogazione a risposta orale 3-00187, atto da cui si farebbe discendere l'applicabilità dell'istituto dell'insindacabilità, ha come cofirmataria l'onorevole Iori. Ricordo che il cofirmatario non ha lo stesso potere del primo firmatario. L'unico che può disporre, modificare, ovvero decretare la morte dell'atto mediante il ritiro è proprio il primo firmatario; il cofirmatario ha una funzione meramente secondaria, tanto che, in caso di un'eventuale riformulazione dell'atto, non ha alcun potere di intervento, se non quello di chiamarsene fuori ritirando la firma.
Inoltre, l'atto di sindacato ispettivo citato nella relazione è cofirmato da altri 25 senatori, colleghi di Gruppo. Sulla base dell'assunto che tale atto sia sufficiente a far dipendere la sussistenza dell'insindacabilità, se ne dedurrebbe che, qualora tutti e 26 i cofirmatari avessero posto in essere manifestazioni verbali e comportamenti materiali volti a denigrare il Giarrusso di turno, sarebbero comunque stati coperti dall'insindacabilità. Ciò risulta assolutamente in distonia rispetto alla ratio dell'istituto in parola.
Questa interpretazione estesa dell'articolo 68 della Costituzione, che sembrerebbe offrire un'immunità collettiva ai membri di uno stesso Gruppo, appare costituzionalmente inappropriata. Diversi sono i pronunciamenti della Corte costituzionale che ribadiscono che una simile lettura dell'articolo 68 porterebbe a giustificare il comportamento di un parlamentare per atti intra moenia posti in essere da altri, perché semplicemente appartenenti allo stesso schieramento (sentenze n. 146 del 2005, n. 347 del 2004, n. 249 del 2006 e n. 97 del 2007). Questo significherebbe davvero oltrepassare i confini costituzionali.
Vale la pena ricordare che l'immunità parlamentare prevista dall'articolo 68 della Costituzione fu pensata per impedire che la libertà dei parlamentari venisse limitata dalle autorità giudiziarie. Era quindi un articolo di garanzia per il lavoro dei parlamentari e non una garanzia di impunità per i parlamentari. Usare l'immunità parlamentare per arrogarsi il diritto di insultare un cittadino o chicchessia vuol dire svilire l'importanza dell'istituto. È una prassi che rischia di trasformare una prerogativa nata per tutelare la libertà di discussione in un inaccettabile privilegio di carattere personale. Non stupiamoci se poi i cittadini indicano l'immunità parlamentare tra i più odiosi privilegi della politica. L'ho detto e lo ripeto: impegniamoci affinché rimanga immunità parlamentare e non impunità parlamentare. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega.
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli sentori, anche noi voteremo a favore della proposta della Giunta, perché ne condividiamo le motivazioni.
Penso che questo sia un caso di scuola del funzionamento dell'articolo 68 della Costituzione, a tutela delle prerogative dei parlamentari. La Corte costituzionale ha ripetutamente precisato che il requisito per garantire l'immunità funzionale (che, appunto, non è personale, ma funzionale) risiede proprio nel fatto che le dichiarazioni rese fuori da qui siano state in qualche modo riprese e utilizzate anche in atti cosiddetti intra moenia, cioè dentro questo Palazzo.
In questo caso, le dichiarazioni della nostra ex collega Vanna Iori hanno lo stesso identico contenuto di quella interrogazione depositata pochi giorni dopo dalla stessa senatrice e quindi in uno stato di sostanziale contestualità temporale che è un requisito richiesto dalla Corte costituzionale. Francamente, non riesco bene a comprendere gli argomenti che ho appena sentito, come quello per cui se un senatore firma insieme ad altri di fatto non firma, perché il firmatario sarebbe solo il primo e gli altri non contano nulla: se un senatore firma insieme ad altri senatori, ha firmato quell'atto e quindi ne assume totalmente la paternità. Pertanto, in questo caso mi pare che siamo esattamente nell'ambito di applicazione dell'articolo 68.
Tra l'altro, nelle dichiarazioni della senatrice Iori non è nemmeno dato riscontrare alcun insulto, quindi non siamo dentro quell'eccezione che è stata evocata, per cui francamente non trovo una ragione che sia una per negare in questo caso l'applicazione de plano dell'articolo 68 alle dichiarazioni rese dalla senatrice Iori. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di deliberare che le dichiarazioni rese dall'onorevole Vanna Iori, senatrice all'epoca dei fatti, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione del documento:
(Doc. IV-ter, n. 9) Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del senatore Carlo Calenda (ore 18,40)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento: «Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del senatore Carlo Calenda per il reato di cui all'articolo 595, comma 3, del codice penale (diffamazione con il mezzo della stampa) trasmessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma il 2 luglio 2024».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha proposto, a maggioranza, all'Assemblea di deliberare che le dichiarazioni rese dal senatore Carlo Calenda, oggetto del procedimento penale pendente presso il Tribunale di Roma, non costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e non ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Chiedo alla relatrice, senatrice Lopreiato, se intende intervenire.
LOPREIATO, relatrice. Signor Presidente, con missiva del 2 luglio 2024 il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma ha trasmesso al Senato, ai sensi dell'articolo 3 della legge 20 giugno 2003, n. 140, copia degli atti relativi al procedimento penale n. 21941/2024 R.G.N.R. - n. 17589/2024 R.G. Gip pendente nei confronti del senatore Carlo Calenda per accertare se le condotte oggetto del procedimento penale de quo integrino o meno l'ipotesi di espressione di opinioni insindacabili a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Tale procedimento ha ad oggetto il reato di diffamazione aggravata ed è originato da una querela sporta dall'onorevole Mario Clemente Mastella in relazione alle affermazioni pubblicate dal senatore Calenda in data 3 aprile 2024 sulle proprie pagine di profilo dei social network X (denominato in passato Twitter), Facebook e Instagram, contenute in un intervento in risposta al post pubblicato sul profilo Facebook dall'onorevole Emma Bonino. Le dichiarazioni a cui si riferisce la querela sono sostanzialmente le seguenti: «Non ha alcun senso portarsi dietro, sia pure per interposta persona, Cuffaro, Cesaro e Mastella. La cultura della mafia è l'opposto della cultura europea. Non ha alcun senso candidare in UE […] chi è pagato da dittatori stranieri. Chiamare la lista Stati Uniti d'Europa non può coprire personaggi e comportamenti che rappresentano l'opposto dei valori europei». L'onorevole Mastella aveva ritenuto tali espressioni lesive della propria reputazione, con particolare riguardo all'accostamento della sua persona e della sua storia politica alla mafia e a personaggi politici che sono stati coinvolti in vicende giudiziarie per fatti di mafia.
Il senatore Calenda, nella memoria scritta depositata anche in sede di audizioni dinanzi alla Giunta, ha precisato che - come risulta da una nota diramata dal proprio partito lo stesso 3 aprile 2024 - non aveva inteso definire «mafioso» l'onorevole Clemente Mastella, in quanto il riferimento alla cultura della mafia nelle dichiarazioni contestate atteneva esclusivamente alle vicende giudiziarie di Salvatore Cuffaro.
Sotto altro profilo, ha sostenuto che, in ogni caso, le sue affermazioni rientrassero nel perimetro di applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione in virtù del nesso funzionale ribadito dalla Corte costituzionale nella recente sentenza n. 104 del 2024. Alla luce di tali principi, a suo avviso, avrebbero dovuto soccorrere nel caso di specie gli interventi del deputato di azione Antonio D'Alessio, il quale, nelle date del 23 maggio, 11 giugno e 19 luglio 2024, aveva evidenziato l'importanza della lotta alla mafia e alla cultura mafiosa.
Nel corso dell'esame dinanzi alla Giunta, richiamando la giurisprudenza costante della Consulta in materia di insindacabilità parlamentare, è stato rilevato che nel caso in esame non si è rinvenuto alcun atto parlamentare, né contestuale né immediatamente precedente o successivo, nel quale il senatore Calenda tratti la questione affrontata nelle dichiarazioni rese all'esterno delle Aule parlamentari.
È stato peraltro rammentato che la stessa Corte costituzionale ha chiarito come la verifica del nesso funzionale tra dichiarazioni rese extra moenia ed attività tipicamente parlamentare, nonché il controllo sulla sostanziale corrispondenza tra le prime e le seconde, debbano essere effettuati con riferimento alla stessa persona, mentre sono irrilevanti gli atti di altri parlamentari, non potendosi configurare una sorta di insindacabilità di gruppo.
Per tali motivi, nella seduta del 1° ottobre 2024 la Giunta ha deliberato a maggioranza di proporre all'Assemblea l'insussistenza della insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal senatore Calenda nel procedimento de quo.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, credo che questo caso sia utile anche a fini didattici, essendo completamente diverso da quello precedente della ex senatrice Iori. L'articolo 68 della Costituzione è però sempre lo stesso e lo stesso è il compito della Giunta, che opera verificando se le opinioni espresse dal parlamentare siano suscettibili di essere considerate insindacabili ex articolo 68.
Nel caso precedente abbiamo visto che le parole incriminate, che avevano fatto sentire diffamato colui che aveva poi querelato la ex collega, erano state dette in sede politica e contenute dentro atti parlamentari, quindi, in ossequio alla giurisprudenza della Corte costituzionale, la Giunta ha optato per l'insindacabilità.
Nel caso che riguarda il senatore Calenda, purtroppo tali requisiti non ci sono, nel senso che qui abbiamo un tweet che ha fatto sentire una terza persona, in questo caso l'onorevole Mastella, colpito nella sua onorabilità.
Dobbiamo quindi verificare se possiamo sacrificare il diritto del cittadino, che si è sentito leso e vuole soddisfazione in tribunale, perché dobbiamo dire che il parlamentare ha esercitato una sua prerogativa. Dall'audizione del senatore Calenda e poi dalla sua memoria purtroppo non abbiamo ravvisato questi requisiti, perché il senatore Calenda ha detto che non si riferiva all'onorevole Mastella e quindi non voleva offenderlo. Per questo ha esibito un'agenzia che diceva che fonti del suo partito interpretavano il suo pensiero, ma l'onorevole Mastella non ha ritirato la querela, che quindi è rimasta in piedi. Abbiamo allora dovuto cercare se ci fossero atti non tanto nei quali il senatore Calenda, come ci ha detto, aveva preso le distanze dalla mafia, perché non era questo l'argomento del contendere, che invece era stabilire se l'espressione usata nei confronti dell'onorevole Mastella, come nel caso precedente nei confronti dell'onorevole Giarrusso, fosse contenuta in atti parlamentari. Purtroppo di questi atti parlamentari non vi è traccia. Il senatore Calenda ha presentato ed esibito due interventi fatti nell'Aula della Camera dall'onorevole del Gruppo Azione D'Alessio. L'onorevole Calenda ha detto che il suo partito è contro la mafia. Il problema è che l'articolo 68 non copre i segretari di partito, copre i parlamentari.
Non si può cioè configurare l'insindacabilità ex articolo 68 se ad esprimersi in quel modo è stato un collega di partito, tanto più se sta in una Camera diversa da questa. Fondamentalmente a noi è mancato il collegamento, che deve esserci, tra le espressioni rivolte all'onorevole Mastella e un atto parlamentare, compiuto dal senatore Calenda in quanto parlamentare, che appunto dicesse qualcosa legato alla cultura della mafia e alla persona dell'onorevole Mastella.
Di conseguenza, pur comprendendo che si tratta in questo caso di una critica politica, posto che la persona che si è sentita lesa permane nella sua convinzione - e posto che purtroppo non c'è un legame funzionale tra le cose dette in quel tweet e l'attività parlamentare del senatore Calenda (tant'è che ha dovuto ricorrere ad atti appartenenti ad altro parlamentare) - diventa complesso riconoscere l'esercizio di una prerogativa che appartiene ai parlamentari, di cui all'articolo 68 della Costituzione. Abbiamo pertanto aderito alle conclusioni della senatrice Lopreiato e voteremo a favore della relazione.
DAMANTE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMANTE (M5S). Signora Presidente, intervengo solo per dichiarare il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle.
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signora Presidente, anche noi voteremo a favore della proposta della relatrice. Come ha rilevato poc'anzi il senatore Scalfarotto, questo è un caso speculare rispetto a quello della senatrice Iori, ma nel senso opposto, perché, come lì abbiamo dovuto verificare, in ossequio alle sentenze e alla giurisprudenza consolidata della Corte costituzionale, che ci fossero atti cosiddetti intra moenia, cioè tipici parlamentari, nei quali fossero riportate le stesse considerazioni che erano state fatte esternamente, così abbiamo dovuto procedere anche in questo caso a tale verifica, che però ha dato esito negativo. Non ci sono infatti atti parlamentari, coevi a quella dichiarazione che è stata considerata lesiva del proprio onore da parte dell'onorevole Mastella, nei quali il senatore Calenda abbia in qualche modo preso in considerazione gli argomenti utilizzati in quel tweet.
Per queste ragioni, che sono puramente tecniche e giuridiche, non possiamo che votare a favore della sindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Calenda nei confronti dell'onorevole Mastella.
Contestualmente - ribadendo in questa sede quanto ho già detto in Giunta - non possiamo che formulare il forte auspicio che ci sia una composizione delle ragioni di doglianza dell'onorevole Mastella nei confronti del senatore Calenda, perché si tratta evidentemente di una dichiarazione con la quale il senatore Calenda, come egli stesso ha ripetutamente detto, non intendeva assolutamente accostare il nome di Mastella alla criminalità organizzata. Penso pertanto che ci siano tutti i presupposti perché questa vicenda non prosegua nelle aule di tribunale, ma, per quanto ci è dato decidere qui, non possiamo che votare a favore della relazione della relatrice.
SALLEMI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALLEMI (FdI). Signor Presidente, la relatrice, senatrice Lopreiato, ha messo bene in evidenza i tratti salienti di questa vicenda, ragion per cui non tornerò sui fatti che ha evidenziato. La relazione però non convince fino in fondo, perché nasconde zone d'ombra legate a un giustizialismo superato dal tempo e sembra celare regolamenti di conti all'interno del campo largo (o campo morto che sia).
Certamente le affermazioni del collega Calenda, nella lettura complessiva delle frasi pubblicate sui social network, risultano di portata lesiva per l'onorabilità del querelante, con particolare riguardo all'accostamento dell'onorevole Mastella alla cultura mafiosa o comunque a personaggi politici che sono stati coinvolti in vicende giudiziarie per fatti di mafia.
Mi preme però sottolineare che, pur valutando positivamente alcuni passaggi della relazione, non posso negare le mie perplessità, condivise dal mio Gruppo, in riferimento alla differenza ivi nettamente tracciata tra attività politica e attività parlamentare. A nostro parere, non è possibile delineare una demarcazione netta tra i due aspetti, pur essendo indiscutibile che le guarentigie dei parlamentari vadano interpretate sempre all'interno della cornice tracciata dalla Costituzione e dalla Corte costituzionale. A tal proposito, ricordo come l'ordinamento costituzionale italiano abbia compiuto una scelta chiarissima: proteggere il parlamentare dal punto di vista funzionale laddove vi sia un nesso stretto e qualificato con l'attività parlamentare.
Con la sentenza n. 104 del 2024, la Consulta ha però evidenziato come i parametri storicamente enucleati per individuare il nesso funzionale allo svolgimento dell'attività parlamentare siano meri indici rilevatori, non potendo costituire un limite al ruolo che la Giunta deve avere nell'applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, alla fattispecie concreta. La Giunta deve pertanto rivendicare il ruolo di organo che detiene il potere di valutare, in modo responsabile, ma anche elastico, la delimitazione dell'area del nesso funzionale in senso costituzionalmente orientato.
Proprio per questo il nostro Gruppo aveva chiesto alla relatrice di rivedere il percorso motivazionale, discostandosi dalla logica restrittiva che era posta a fondamento della sindacabilità in sede giurisdizionale delle affermazioni rese dal senatore Calenda. Il nostro ruolo oggi è decidere se l'opinione espressa dal senatore Calenda rientri nell'esercizio delle attività politico-parlamentari. Se, a parere del sottoscritto, è difficile immaginare il contrario, è altrettanto difficile esaminarla alla luce delle circostanze in cui si è delineata la fattispecie incriminatrice e soprattutto dei condizionamenti politici che hanno portato alla stesura della relazione finale.
Per questi motivi, il Gruppo Fratelli d'Italia si asterrà. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di ritenere che le dichiarazioni rese dal senatore Carlo Calenda, oggetto del procedimento penale pendente presso il Tribunale di Roma, non costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e non ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che in data 28 ottobre 2024 è stato trasmesso dal Ministro per i rapporti con il Parlamento il seguente disegno di legge di iniziativa del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, del Ministro dell'interno e del Ministro della giustizia:
«Conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2024, n. 158, recante disposizioni urgenti in materia di procedure per il riconoscimento della protezione internazionale» (1280), già presentato alla Camera dei deputati il 23 ottobre 2024.
Parlamento in seduta comune, convocazione
PRESIDENTE. Come già comunicato ai Gruppi, il Parlamento in seduta comune è convocato domani, mercoledì 30 ottobre 2024, alle ore 16,30, con all'ordine del giorno la votazione per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale. Voteranno per primi gli onorevoli senatori.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, il 25 ottobre dello scorso anno, alla soglia dei novantun anni, ci lasciava il professor Pietro Nervi, nato in Liguria e diventato trentino a pieno titolo, professore emerito dell'Università di Trento, dov'è stato titolare dei corsi di economia delle comunità europee e di economia montana e forestale. Per più di vent'anni è stato docente all'Istituto agrario di San Michele all'Adige, direttore della Scuola superiore di servizio sociale, vero e proprio inventore dell'Università della terza età e del tempo disponibile.
Il professor Nervi ha insegnato ai suoi allievi il rispetto per la terra, ai giovani l'amore per lo studio e agli anziani che non si finisce mai di imparare, ma anche queste Aule gli devono tanto. Egli fu l'autore del testo di legge approvato in via definitiva dal Parlamento il 20 novembre 2017, la legge n. 168, sulle norme in materia di domini collettivi.
Nervi è stato infatti uno dei padri nobili della tutela degli usi civici, cui ha dedicato studi e convegni, dibattiti e un impegno fuori dall'ordinario per far comprendere che le terre di antico godimento collettivo non potevano essere indirizzate a finalità diverse da quelle dell'interesse generale.
Laureatosi nel 1957 in scienze agrarie, collaborò prima con una Commissione ministeriale chiamata a occuparsi dei problemi del settore agricolo. Poi, nel 1961, fu chiamato a Trento per contribuire alla stesura del Piano urbanistico provinciale, il primo piano urbanistico.
A un anno dalla sua scomparsa vogliamo ricordarlo come colui che ha salvato il Trentino da chi vagheggiava una megalopoli lungo la Valle dell'Adige, una città lineare di 80 chilometri tra Bolzano e Rovereto. Pietro Nervi, invece, contribuì alla nascita dei comprensori, della città diffusa, in grado di frenare lo spopolamento delle valli con la delocalizzazione dei servizi.
Un mese prima della scomparsa, il sindaco di Trento ha voluto attribuirgli la massima onorificenza della città, l'Aquila di San Venceslao, antico sigillo del Principato tridentino. La memoria del professor Pietro Nervi rende onore a uno degli ultimi costruttori di un Trentino autonomo, orgoglioso della propria storia e strenuo difensore della sua dimensione comunitaria. Per le future generazioni, un esempio fulgido di impegno intellettuale e civile, sempre a difesa del bene comune e dell'interesse generale. (Applausi).
BALBONI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, prendo la parola in quest'Aula, che è il tempio della democrazia, per denunciare un grave episodio di intolleranza politica avvenuto oggi stesso presso la facoltà di lettere dell'Università di Ferrara, la mia città. È successo infatti che, mentre uno studente di Azione Universitaria (che, come tutti sanno, è l'organizzazione dei giovani universitari vicina a Fratelli d'Italia) stava illustrando il programma della propria lista in occasione delle prossime elezioni universitarie, si sia sentito apostrofare come fascista dalla stessa insegnante che si trovava seduta accanto a lui in cattedra, di fronte agli studenti che stavano in ascolto.
Alla risposta del ragazzo, che non si interessava di politica, ma solo di rivendicazioni studentesche, l'insegnante replicava tuttavia, testualmente, che Azione Universitaria è fascista e che anche il Governo Meloni è fascista. Questo è un professore universitario nell'esercizio delle sue funzioni.
Cari colleghi, è un brutto episodio, che purtroppo non fa onore all'Università di Ferrara e che mi auguro venga adeguatamente sanzionato, perché i giovani non hanno bisogno di cattivi maestri che abusano della propria posizione per diffondere odio tra le giovani generazioni, ma di credere nel valore del reciproco rispetto, sul quale sempre deve fondarsi il confronto, pur nella legittima diversità di opinioni.
PRESIDENTE. Mi accingo a dare lettura dell'ordine del giorno della seduta di domani.
ZAMPA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. La senatrice Zampa vorrebbe svolgere un intervento di fine seduta, nonostante non abbia avvisato la Presidenza di tale richiesta. Stavo già leggendo l'ordine del giorno, quindi in via del tutto eccezionale le concedo la parola.
ZAMPA (PD-IDP). Signora Presidente, la ringrazio doppiamente per avermi concesso la parola. Ne sono consapevole, ma sarebbe stato impossibile chiederlo questa mattina, dato che vorrei parlare di un episodio che si è svolto nella notte e di cui siamo venuti a conoscenza questa mattina. Vorrei cioè denunciare un gravissimo episodio, che si è svolto a Bologna, nella mia città, dove sono comparse scritte ingiuriose e minacciose nei confronti del segretario di un circolo che è stato completamente deturpato all'esterno.
Si sta alimentando un clima di odio e di violenza che credo sia davvero un cattivo messaggio ai più giovani. È difficile riuscire a insegnare qualcosa di buono e una parola di pace o comunque di confronto civile, lasciando che queste cose si moltiplichino e che queste espressioni di odio e di intolleranza nei confronti degli avversari politici, magari perché c'è la campagna elettorale in corso, avvengano senza nessuna censura. Sentivo davvero il bisogno di ripetere a noi stessi che forse il confronto politico deve tornare a una maggiore civiltà. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 30 ottobre 2024
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 30 ottobre, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,07).
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Richiesta di autorizzazione ai sensi dell'articolo 10, comma 1, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1:
sulla proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore De Cristofaro avrebbe voluto esprimere un voto contrario;
Doc. IV-ter, n. 9:
sulla proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, la senatrice Bucalo avrebbe voluto esprimere un voto di astensione.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Ancorotti, Barachini, Bongiorno, Borghese, Borgonzoni, Butti, Calenda, Casini, Castelli, Castiello, Cattaneo, De Poli, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Gelmetti, Giacobbe, La Marca, La Pietra, Malpezzi, Mazzella, Meloni, Mirabelli, Misiani, Monti, Morelli, Ostellari, Pera, Pucciarelli, Rauti, Rubbia, Segre, Sisto e Verducci.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Lorefice, Pellegrino e Terzi Di Sant'Agata, per attività della 4ª Commissione permanente; Borghi Claudio, Borghi Enrico, Mieli, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
DDL Costituzionale
Regione Friuli-Venezia Giulia
Modifiche alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, recante Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia (1279)
(presentato in data 24/10/2024)
C.976 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Bizzotto Mara, Bergesio Giorgio Maria, Cantu' Maria Cristina, Dreosto Marco, Murelli Elena, Potenti Manfredi, Romeo Massimiliano, Spelgatti Nicoletta, Stefani Erika
Disposizioni per la manutenzione degli alvei dei fiumi e dei torrenti (1278)
(presentato in data 23/10/2024);
Presidente del Consiglio dei ministri
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Ministro dell'interno
Ministro della giustizia
Conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2024, n. 158, recante disposizioni urgenti in materia di procedure per il riconoscimento della protezione internazionale (1280)
(presentato in data 28/10/2024);
senatori Meloni Marco, Nicita Antonio
Disposizioni per adeguare la normativa in materia di concorsi pubblici agli svantaggi derivanti dalla condizione di insularità (1281)
(presentato in data 26/10/2024);
senatore Lombardo Marco
Delega al Governo in materia di organizzazione, potenziamento e sviluppo tecnologico dei centri di elaborazione dati (1282)
(presentato in data 28/10/2024).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare
Sen. Cantalamessa Gianluca ed altri
Riconoscimento della qualifica di pizzaiolo e istituzione dell'albo nazionale dei pizzaioli professionisti (1267)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 23/10/2024);
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Sen. Mazzella Orfeo
Disposizioni in materia di terapie complementari e integrative (1251)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
(assegnato in data 23/10/2024);
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Sen. Mazzella Orfeo
Disposizioni per l'istituzione delle Pancreas Units per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle neoplasie pancreatiche (1252)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 23/10/2024).
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
Gov. Meloni-I: Presidente del Consiglio dei ministri Meloni Giorgia, Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Tajani Antonio ed altri
Conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2024, n. 158, recante disposizioni urgenti in materia di procedure per il riconoscimento della protezione internazionale (1280)
previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, Comitato per la legislazione
(assegnato in data 29/10/2024);
3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa
Ministro per la pubblica amministrazione Zangrillo Paolo, Gov. Meloni-I: Ministro della difesa Crosetto Guido
Disposizioni per l'esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, nonché di proroga della delega di cui all'articolo 9, comma 15, della legge 28 aprile 2022, n. 46 (1273)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 23/10/2024).
Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli
In data 29/10/2024 la 2ª Commissione permanente Giustizia ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Conversione in legge del decreto-legge 1° ottobre 2024, n. 137, recante misure urgenti per contrastare i fenomeni di violenza nei confronti dei professionisti sanitari, socio-sanitari, ausiliari e di assistenza e cura nell'esercizio delle loro funzioni nonché di danneggiamento dei beni destinati all'assistenza sanitaria" (1256)
(presentato in data 01/10/2024)
In data 24/10/2024 la 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale ha presentato il testo degli articoli approvati in sede redigente dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Misure di semplificazione per il potenziamento dei controlli sanitari in ingresso sul territorio nazionale in occasione del Giubileo della Chiesa cattolica per il 2025" (1184-bis)
(presentato in data 11/09/2024) Derivante da stralcio art. 23 del DDL S.1184
Disegni di legge, ritiro
Il senatore Cantalamessa in data 24 ottobre 2024 ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Cantalamessa. - "Disposizioni in materia di criteri per l'esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi" (1271).
Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte
È stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Enrico Borghi, Fregolent, Musolino, Paita, Sbrollini, Scalfarotto - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul dossieraggio avvenuto ai danni di esponenti politici e cariche dello Stato" (Doc. XXII, n. 16).
Camera dei deputati, trasmissione di documenti
Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 25 ottobre 2024, ha trasmesso il documento approvato, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento della Camera dei deputati, dalla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea), nella seduta del 23 ottobre 2024, concernente la relazione della Commissione sull'applicazione nel 2023 del regolamento (CE) n. 1049/2001 relativo all'accesso del pubblico ai documenti dei Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (COM(2024) 266 final) (Doc. XVIII, n. 20) (Atto n. 583).
Detto documento è depositato presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli Onorevoli senatori.
Governo, trasmissione di atti e documenti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 25 ottobre 2024, ha inviato, ai sensi degli articoli 1 e 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 ottobre 2024, recante l'esercizio dei poteri speciali, con condizioni, in ordine alla notifica della società Kalyani Strategic Systems Limited e Edgelab S.r.l. - Acquisizione da parte della società indiana Kalyani Strategic Systems Limited del 30% della società Edgelab S.r.l.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 1a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 582).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 23 ottobre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale all'ingegner Stefano Fabrizio Riazzola, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 24 ottobre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, il parere circostanziato emesso, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/1535, dalla Repubblica di Malta, in ordine al progetto di regola tecnica di cui alla notifica 2024/405/IT, relativa al provvedimento concernente "Regole tecniche relative al rapporto di concessione per l'esercizio e la raccolta dei giochi di cui all'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41".
La predetta documentazione è deferita alla 4a e alla 6a Commissione permanente (Atto n. 580).
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 24 ottobre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, le osservazioni formulate dalla Spagna ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2 della direttiva (UE) 2015/1535, in ordine alla notifica 2024/0438/IT, relativa al provvedimento recante "Art. 5, comma 1, lettera d) e art. 23 del disegno di legge «Disposizioni e delega al Governo in materia di intelligenza artificiale».
La predetta documentazione è deferita alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Atto n. 581).
Il Ministro della salute, con lettera in data 25 ottobre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 8 marzo 2017, n. 24, la relazione sull'attività svolta dall'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità, riferita all'anno 2023.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. CXXIV, n. 2).
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 24 ottobre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4, comma 2, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, la relazione sull'attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, nonché il rapporto annuale sull'attività svolta dall'Unità di informazione finanziaria (UIF) della Banca d'Italia, riferiti all'anno 2023.
La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 2a e alla 6a Commissione permanente (Doc. CLX, n. 3).
Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione
Il Ministro delle imprese e del made in Italy, con lettera in data 24 ottobre 2024, ha inviato, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione sulla procedura d'infrazione 2024/2221 - ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - concernente il non corretto recepimento della direttiva UE 2016/97 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 gennaio 2016, sulla distribuzione assicurativa.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, alla 4a e alla 9a Commissione permanente (procedura d'infrazione n. 40/1).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Quarta relazione annuale sul controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione (COM(2024) 464 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
- Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio a norma dell'articolo 14, paragrafo 3, del regolamento (UE) 2019/880 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, relativo all'introduzione e all'importazione di beni culturali (28 giugno 2023 - 29 giugno 2024) (COM(2024) 458 definitivo), alla 7a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
- Comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni e alla Banca europea per gli investimenti - Costruire partenariati internazionali sostenibili con un approccio Team Europa (JOIN(2024) 25 definitivo), alla 3a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 24 e 25 ottobre 2024, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale, per l'esercizio 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 300);
dell'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV), per l'esercizio 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 301);
dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), per l'esercizio 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 302);
dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna, per l'esercizio 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 303);
di ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, per l'esercizio 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 9a Commissione permanente (Doc. XV, n. 304).
Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), trasmissione di documenti. Deferimento
Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con lettera in data 21 ottobre 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10-bis, comma 1, lettera a), della legge 30 dicembre 1986, n. 936, la relazione sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini, riferita all'anno 2023.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 8a, alla 9a e alla 10a Commissione permanente (Doc. LXXVII, n. 1).
Parlamento europeo, trasmissione di documenti. Deferimento
Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera inviata il 24 ottobre 2024, ha inviato il testo di due documenti, approvati dal Parlamento stesso nella tornata dal 7 al 10 ottobre 2024, trasmessi, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia:
risoluzione sul tema "Rafforzare la resilienza della Moldova dinanzi alle interferenze russe in vista delle prossime elezioni presidenziali e di un referendum costituzionale sull'integrazione nell'UE", alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 544);
risoluzione sul regresso democratico e le minacce al pluralismo politico in Georgia, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XII, n. 545).
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento
La Commissione europea ha trasmesso, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:
in data 23 ottobre 2024, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2020/2220 per quanto riguarda misure specifiche a titolo del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per fornire assistenza supplementare agli Stati membri colpiti da calamità naturali (COM(2024) 495 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 23 ottobre 2024. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4ª;
in data 28 ottobre 2024, la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio - Restore - Sostegno regionale di emergenza per la ricostruzione, che modifica i regolamenti (UE) 2021/1058 e (UE) 2021/1057 (COM(2024) 496 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 28 ottobre 2024. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 4ª e 5a.
Mozioni, apposizione di nuove firme
I senatori Ternullo, Mancini, Leonardi, Liris, Satta, Zanettin, Sallemi, De Cristofaro, Stefani e Valente hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00102 della senatrice Paita ed altri.
Mozioni
SBROLLINI, ANCOROTTI, LIRIS, MUSOLINO, CASTELLONE - Il Senato,
premesso che:
la psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle, caratterizzata da una crescita anomala dell'epidermide con macchie rosse, la quale può colpire tutte le aree corporee e condizionare negativamente attività quotidiane di tipo personale, lavorativo e sociale, non risultando tuttavia contagiosa;
la psoriasi ha una patogenesi complessa di tipo multifattoriale, nella quale intervengono fattori genetici, infiammatori e ambientali. I meccanismi immunitari sono attualmente piuttosto noti anche se non del tutto elucidati, e implicano la partecipazione dei pathway dell'IL17, 23 e 12;
la psoriasi presenta importanti comorbidità, tra cui le patologie reumatiche, le malattie cardiovascolari, la sindrome metabolica (obesità), l'epatopatia steatosica e la depressione;
il 24 maggio 2014, la sessantasettesima, Assemblea mondiale della sanità indetta dall'Organizzazione mondiale della sanità ha approvato una risoluzione (WHA 67.9), che riconosce la psoriasi come malattia invalidante, caratterizzata da un significativo impatto psicosociale e che richiede una maggiore sensibilizzazione;
la diagnosi della psoriasi è spesso tardiva; è ancora frequente un approccio di tipo biomedico che non tiene conto di quello psicosociale. Soprattutto nelle forme medio-gravi, inoltre, la psoriasi impone una gestione multidisciplinare, per cui è fondamentale implementare modelli di gestione integrata sia sanitaria che sociosanitaria;
bisogna contribuire al rafforzamento del quadro assistenziale e al superamento delle troppe difformità territoriali che ancora persistono sul piano delle prestazioni sanitarie relative a questa patologia;
il peso epidemiologico della psoriasi, il suo impatto invalidante, le complessità che ne caratterizzano la diagnosi e l'accesso alle cure, oltre al suo peso sul piano dei costi sanitari e sociali, giustificano ampiamente l'inserimento di questa patologia, nelle sue diverse forme e manifestazioni, nel Piano nazionale delle cronicità;
in Italia, circa il 3 per cento della popolazione risulta colpito da psoriasi (di cui 150.000 in forma severa, si stimano infatti circa 2 milioni di persone su 20 milioni che presentano patologie dermatologiche);
la prevalenza di alcune malattie cutanee, prima fra tutte la psoriasi, registra un costante aumento che comporta un carico assistenziale, dovuto alle complicanze, non più ignorabile dal Sistema sanitario nazionale,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative per aggiornare, d'intesa con le Regioni, il Piano nazionale della cronicità, potenziando la strategia complessiva e inserendo all'interno di esso la voce specifica «Psoriasi» con definizione del relativo inquadramento, degli obiettivi generali, degli obiettivi specifici, delle linee di intervento, dei risultati attesi e degli indicatori;
2) ad adottare iniziative di competenza, in raccordo con le Regioni, affinché queste redigano specifici percorsi diagnostico terapeutici assistenziali finalizzati a intervenire sugli aspetti critici dal punto di vista clinico, organizzativo, operativo, puntando sul potenziamento dell'assistenza di prossimità, a garanzia dell'equità di accesso alle cure, nonché alla qualità della vita dei pazienti e dei caregiver familiari;
3) ad adottare iniziative per favorire l'implementazione di reti assistenziali, che integrino strutture multidisciplinari con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, reumatologi, specialisti, infermieri e farmacisti, così da garantire una diagnosi precoce e un controllo maggiore sull'aderenza alle terapie, nonché incentivare il supporto psicologico per migliorare la convivenza con la patologia;
4) ad incentivare iniziative di prevenzione primaria, nonché campagne informative sul tema della psoriasi, sulle terapie e sui trattamenti disponibili, anche avvalendosi del canale delle farmacie che godono di un'ampia capillarità sul territorio.
(1-00105)
Interrogazioni
ROSSOMANDO, RANDO, GIORGIS, VERINI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
nei giorni scorsi da fonti stampa ("La Stampa" del 6 ottobre 2024, in un articolo dal titolo "Testimone di giustizia: "Un pentito mi ha detto che i boss volevano ammazzarmi, ma dalle istituzioni silenzio") si è appreso di una vicenda riguardante Pino Masciari, testimone di giustizia da quando, nel 1994, da imprenditore edile denunciò i propri estorsori, indicando appartenenti alle cosche di 'ndrangheta, e fu costretto a lasciare la Calabria insieme a tutta la sua famiglia;
come si apprende da diversi articoli di giornale lo stesso Masciari ha raccontato che nel dicembre 2023 avrebbe ricevuto dei messaggi da Andrea Mantella, noto ed accreditato collaboratore di giustizia (dal 2016);
sempre da quanto riportato dagli organi di stampa, Mantella, nei messaggi indirizzati a Masciari, lo avrebbe avvisato di un progetto criminoso nei confronti dell'imprenditore da parte dei cosiddetti "viperari" ("una consorteria di 'ndrangheta vibonese") che nel 2004 avrebbero avuto intenzione di vendetta nei suoi riguardi, chiedendo ausilio a una feroce cosca di Sant'Onofrio ai tempi alleata proprio di Mantella;
da quel momento, appresa questa intenzione minacciosa, rafforzata dalla dichiarazione dello stesso Mantella secondo il quale "… la 'ndrangheta non dimentica, la loro vendetta è solo una questione di tempo… è un predestinato", Pino Masciari, che ha vissuto nel programma speciale di protezione dal 1997 al 2010 e dal 2009 vive sotto scorta, si è rivolto alle istituzioni, sia per suo tramite che per tramite dei suoi legali, ricevendo a suo dire - come dichiarato dallo stesso in articolo apparso sul giornale La Voce lo scorso 6 ottobre - "solo risposte evasive, nei rari casi in cui ci sono state";
in più, sempre da quanto afferma Masciari, e da ricostruzioni di stampa, la protezione cui è stato sottoposto in questi anni sarebbe stata sempre più ridotta passando dal livello II di protezione (rinforzato durante i viaggi in Calabria) a quello più basso, ovvero il IV,
si chiede di sapere se, alla luce dei fatti esposti, il Ministro in indirizzo ritenga necessario ed urgente verificare se il dispositivo tutorio al quale è sottoposto il Masciari sia adeguato e sufficiente e nel caso quali iniziative intenda porre in essere per garantire appieno la sicurezza dell'imprenditore e della sua famiglia.
(3-01430)
VERINI, ZAMBITO, PARRINI, FRANCESCHELLI, RANDO, MIRABELLI, VALENTE, VERDUCCI, CAMUSSO, SENSI, MALPEZZI, MARTELLA, ROJC, CASINI, GIACOBBE, FURLAN, BASSO, TAJANI, ROSSOMANDO, GIORGIS, NICITA, ZAMPA, LA MARCA, DELRIO, MANCA, ALFIERI - Ai Ministri della giustizia e dell'interno. - Premesso che:
"Prato è un polo industriale di proporzioni significative in ambito nazionale ed è, al contempo, crocevia sempre più importante di flussi migratori, affaristici, economici e criminali". A scriverlo è il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, in una relazione indirizzata Ministero della giustizia e al Ministero dell'interno e pubblicata integralmente sul sito della Procura di Prato;
Prato è certamente una città laboriosa ed operosa, con un tessuto civile e democratico solido ma, come è sottolineato nella relazione, si susseguono sistematicamente, come avviene purtroppo anche in altre città, aggressioni, incendi, intimidazioni, minacce, lesioni, sfruttamento del lavoro, nonostante, per quest'ultimo aspetto, l'azione svolta, per competenza, con meticolosità dagli ispettori ASL e dagli agenti della Polizia municipale, anche se servirebbe un potenziamento degli organismi preposti al controllo che lo Stato dovrebbe garantire unitamente al rafforzamento della Guardia di finanza per contrastare il fenomeno dell'evasione fiscale;
permangono le violenze di ogni genere che nell'ultimo anno sono aumentate, per non parlare poi delle infiltrazioni mafiose calabresi e campane o del "racket delle grucce";
a quanto detto si aggiunga che da parte di un gruppo di soggetti cinesi e di altre nazionalità è stato organizzato un servizio di pagamento tipico delle attività bancarie, ma del tutto abusivo, che è stato messo a disposizione di organizzazioni criminali di tipo mafioso presenti sul territorio nazionale, dedite al traffico di droga. Così le mafie hanno trovato a Prato agevolazioni nella loro attività di narcotraffico attraverso "un servizio in grado di operare la movimentazione su vasta scala di capitali di origine illecita e di permetterne il reimpiego". È questo uno dei fatti inquietanti riportati dal procuratore capo Luca Tescaroli nella sua relazione;
Prato risulta essere settima, secondo i dati forniti dal Ministero dell'interno nel 2023, nella classifica sull'indice della criminalità rispetto alle altre province italiane;
Prato e la sua provincia, come segnalato dal Procuratore capo, sono caratterizzate da una complessità e da una pericolosità criminale che non sono del tutto note e non adeguatamente comprese. Una situazione che richiederebbe organici di magistratura e di appartenenti alle forze dell'ordine ben più consistenti di quelli esistenti per contrastare tali fenomeni;
nella Procura di Prato attualmente manca un sostituto, vi sono nove pubblici ministeri e il Procuratore. C'è una riduzione di personale nell'attuale assetto del Tribunale penale di Prato, per il trasferimento di alcuni giudici e per il pensionamento del Presidente, e c'è una riduzione dei collegi, che sono passati da tre a uno, così come il congelamento di alcuni ruoli dei giudici monocratici. La conseguenza è il cosiddetto effetto "imbuto" sui processi. Il tempo medio di fissazione delle udienze monocratiche tra la richiesta e la prima udienza è di 973 giorni, oltre due anni e mezzo. Tempo che è destinato ad aumentare;
il procuratore capo Tescaroli, alla luce di quanto evidenziato, ha espresso l'auspicio che venga creata, nell'ambito della Direzione distrettuale antimafia, anche una sezione della stessa presso la Procura di Prato,
si chiede di sapere:
quali siano le opinioni dei Ministri in indirizzo in merito alla relazione del procuratore capo Tescaroli e se non ritengano opportuno approfondire con il diretto interessato e con le forze di polizia gli aspetti critici derivanti dalla complessità della situazione, anche al fine di garantire maggiore sicurezza alla comunità pratese e se non ritengano opportuno, altresì, alla luce dell'eccezionalità degli eventi criminali che negli anni si sono susseguiti, prevedere la creazione di una sezione della Direzione distrettuale antimafia che abbia sede a Prato e integrare al contempo gli organici della Procura e del Tribunale penale;
se non ritengano opportuno attivare un tavolo di lavoro con gli altri Ministeri interessati per affrontare, per competenza, le diverse criticità che si trova a vivere il Comune di Prato.
(3-01432)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
GIORGIS, ROSSOMANDO, VERDUCCI, FREGOLENT, PIRRO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
in data 23 ottobre 2024, gli organi di informazione hanno dato ampio risalto alla vicenda della prospettata chiusura di cinque uffici postali nel territorio del comune di Torino;
in particolare, come emerge dal piano di razionalizzazione degli uffici postali per l'anno 2024, si tratterebbe di uffici postali ubicati non solo nel centro della città, ma anche, tra gli altri, nei quartieri Barriera di Milano e San Salvario, con un'utenza composta per lo più da popolazione anziana; in conseguenza delle prospettate chiusure, l'utenza sarebbe sottoposta a gravi disagi, dovendosi recare in sedi alternative, che in alcuni casi distano più di un chilometro da quelle di cui si prospetta la chiusura;
considerato che:
il servizio di cui Poste Italiane è concessionaria è un servizio di primario interesse pubblico la presenza del quale, per la sua natura, deve essere assicurata su tutto il territorio nazionale con carattere di massima prossimità; ciò, in particolare, per assicurare all'utenza più fragile e vulnerabile, nonché meno avvezza alle alternative tecnologiche e digitali, la possibilità di avvalersi dei servizi di invio e ricezione di corrispondenza, ma anche dei servizi finanziari e di pagamento assicurati da Poste, anche in relazione, ad esempio, al pagamento delle pensioni;
occorre pertanto assicurare che i piani di razionalizzazione realizzati da Poste Italiane tengano nella dovuta considerazione tale fondamentale vocazione universalista del servizio prestato, nonché della sua rilevante incidenza sull'esercizio di diritti fondamentali da parte dell'utenza e, quindi, sulla tenuta della coesione sociale e che, pertanto, gli stessi rispettino criteri di ampia diffusione territoriale e prossimità rispetto all'utenza,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative ritenga di adottare per assicurare la diffusione del servizio postale e degli altri servizi assicurati da Poste Italiane secondo criteri di prossimità all'utenza.
(3-01431)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
PAITA, SBROLLINI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia. - Premesso che:
alcuni recenti servizi del programma televisivo "Le Iene", in onda sui canali Mediaset, hanno raccontato in modo sconvolgente e inaccettabile come recenti femminicidi siano stati commessi nonostante fossero stati adottati e applicati i "braccialetti elettronici", mettendo in risalto tristemente come non tutti questi strumenti siano correttamente funzionanti a causa dei persistenti problemi di connessione, di fatto privando diverse donne di uno strumento fondamentale per prevenire inaccettabili atti di violenza;
in un servizio del 13 ottobre 2024 è stata raccontata la denuncia di una donna che ha segnalato come il proprio dispositivo, il quale informa sui movimenti della persona sottoposta alla misura cautelare del divieto di avvicinamento, non ha emesso alcun allarme quando è stato violato il raggio stabilito dei 500 metri, mentre in altri casi il dispositivo ha inviato segnali anomali: inoltre, in modo ancor più preoccupante, la donna ha denunciato come l'apparecchio si scaricherebbe in modo estremamente veloce, sottolineando perdipiù come il tasto "sos" risulterebbe difettoso, non consentendo quindi di inviare l'allarme alle forze dell'ordine in caso di pericolo;
ancor più gravemente, dopo il primo servizio televisivo di denuncia, diverse donne hanno segnalato il malfunzionamento dei loro dispositivi di segnalazione, i quali risultano fondamentali per mettere in sicurezza le donne vittime di persecuzione e stalking, mettendo in evidenza come tale problematica, legata alla difettosa connessione dei dispositivi, sia invero diffusa e riguardi più donne;
nei giorni scorsi, come raccontato in un successivo servizio del 20 ottobre, tristemente si è compiuto un orrendo femminicidio a San Severo (Foggia), dove, nonostante l'uomo indossasse il braccialetto elettronico, il dispositivo dato in uso alla vittima non ha funzionato in modo rapido, seppure la donna, nei minuti prima del tragico evento, avesse avvisato i carabinieri di aver incontrato l'uomo, facendo anche presente che il dispositivo non aveva dato l'allarme;
un altro inaccettabile caso di femminicidio è avvenuto, sempre nei giorni scorsi, a Civitavecchia (Roma), dove anche in questo caso il "braccialetto elettronico" non ha funzionato: le indagini della polizia hanno subito individuato come assassino l'ex compagno della vittima, il quale era stato indagato in passato per stalking proprio nei confronti della donna e per questo sottoposto al divieto di avvicinamento e al braccialetto elettronico;
a Genova, inoltre, organi di stampa riportano come ogni giorno scattino all'incirca mille segnalazioni di allarme, ma i controlli risultano incerti a causa del malfunzionamento dei braccialetti elettronici e dei dispositivi: da quello che si apprende, a causare i disagi sarebbero i sistemi di ricarica dei dispositivi, comportando così, per i giudici di Genova, serie difficoltà nel far rispettare le distanze imposte dalle misure di allontanamento;
appare evidente come vi sia un grave malfunzionamento dei braccialetti elettronici, legato a perduranti problemi di connessione che non consente né di dare l'allarme in caso di pericolo né di segnalare l'eventuale violazione delle misure di allontanamento: pertanto, date le segnalazioni riportate, è necessario che il Ministro in indirizzo si attivi in modo rapido insieme all'operatore sotto contratto per risolvere le lacune e i problemi di connessione dei dispositivi;
è inaccettabile che il Governo, dopo gli omicidio di tre donne in meno di un mese causati anche del malfunzionamento dei braccialetti elettronici, non abbia ancora posto in essere misure decisive per chiedere all'operatore del servizio rapidi accorgimenti per il corretto funzionamento dei dispositivi: tali strumenti risultano fondamentali e indispensabili per la sicurezza delle donne vittime di violenza e stalking, ed è necessario che lo Stato si impegni costantemente al fine di garantire la sicurezza e la protezione in accertate situazioni di pericolo per le donne,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo abbiano verificato il funzionamento del servizio di connessione e delle batterie dei braccialetti elettronici;
quali misure intendano adottare per rendere totalmente funzionanti tutti i braccialetti elettronici e i dispositivi di segnalazione, strumenti fondamentali ed essenziali per proteggere le donne vittime violenze e stalking.
(4-01540)
GASPARRI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute. - Premesso che:
nei mesi scorsi, l'interrogante ha presentato i seguenti atti di sindacato ispettivo per denunciare per denunciare le carenze dell'ospedale "Careggi" di Firenze per quanto riguarda l'uso della triptorelina, un farmaco che blocca la pubertà nei bambini di 12 e 13 anni per il cambio di sesso: 1) 4-00901, pubblicato il 18 dicembre 2023, nella seduta n. 137, che ha ricevuto risposta pubblicata il 19 febbraio 2024 nel fascicolo delle risposte scritte n. 50; 2) 4-01123 pubblicato il 28 marzo 2024, nella seduta n. 175, che ha ricevuto risposta pubblicata il 5 aprile 2024 nel fascicolo n. 56; 3) 4-01210 pubblicato il 15 maggio 2024, nella seduta n. 189;
come dettagliatamente esposto negli atti, la somministrazione del suddetto farmaco è avvenuta senza l'adeguata assistenza di psicoterapeuti specializzati per l'infanzia e quindi non rispettando i protocolli e le regole del Comitato di bioetica e dell'AIFA;
a seguito della denuncia dell'interrogante attraverso i citati atti di sindacato ispettivo, il Ministero della salute ha disposto un'ispezione che ha accertato i dubbi sollevati e un'effettiva carenza nella filiera di assistenza, come si evince dalle risposte fornite alle prime due interrogazioni;
il Comitato di bioetica, che nel frattempo si è costituito con nuovi membri, si sta occupando della vicenda e anche il Ministro della salute e il Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità si sono incontrati per confrontarsi su questo tema, considerata la sua estrema delicatezza;
nonostante gli atti di sindacato ispettivo depositati e le risposte fornite dal Ministero della salute, si rappresenta la totale insoddisfazione per la lentezza, l'inerzia e la non adeguata rapidità di revisione delle regole da parte dei Ministeri competenti;
la gravità di quanto accaduto all'ospedale Careggi impone tempi rapidi nelle verifiche affinché i principi contenuti nel protocollo vengano rispettati,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi alla base della lentezza e del grave ritardo nella revisione delle regole;
a distanza di sei mesi dalla relazione ministeriale, quale sia la situazione al centro disforia del Careggi;
se continuino, e in che modo, le pratiche di transizione per i bambini;
se e quali iniziative siano state intraprese per garantire la corretta applicazione del protocollo e delle regole di assistenza ai minori e alle famiglie.
(4-01541)
BORGHESE - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
in data 11 ottobre 2024 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 11 ottobre 2024, n. 145, recante "Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali";
tra i Paesi con i quali l'Italia ha accordi bilaterali in politica migratoria non risulta l'Argentina;
i suddetti Paesi hanno diritto a quote riservate per l'ingresso di propri cittadini in Italia;
l'Argentina, come dichiarato più volte dal ministro Tajani, anche da ultimo durante una missione proprio in Argentina, è un Paese con cui è necessario instaurare sempre migliori forme di cooperazione in tutti i campi;
nella legislazione in tema di migrazione è prevista una riserva di ingresso per lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea diretta di ascendenza, residenti in Venezuela, fino ad un massimo di 100 unità, di cui 90 per lavoro subordinato e 10 per lavoro autonomo,
si chiede di sapere se vi siano stati progetti, a breve termine, per realizzare accordi bilaterali in tema di migrazione con l'Argentina o azioni per riservare quote di ingresso e quali misure il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di raggiungere l'obiettivo descritto.
(4-01542)
MAGNI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
la multinazionale svizzera Bystronic, che si occupa della progettazione e produzione di macchine per l'automazione industriale, è intenzionata a chiudere le fabbriche di San Giuliano e Fizzonasco (Milano);
il 10 ottobre 2024, i dipendenti Bystronic di queste sedi (circa 150 lavoratori, tra i quali anche diversi ultracinquntenni) hanno appreso, con grande sconcerto, che sarebbero stati licenziati in tronco, senza aver avuto alcun sentore di quanto stava accadendo, e senza alcun preavviso da parte dell'azienda;
come dichiarato dal rappresentante sindacale dei dipendenti, circa un mese fa era arrivata una comunicazione in merito ad alcuni potenziali tagli sul territorio italiano, oltre agli 80 già effettuati in Svizzera, e, a seguito della richiesta di un incontro con l'amministratore delegato, non vi sono state né rassicurazioni, né spiegazioni in merito a che cosa sarebbe successo;
la decisione da parte di Bystronic risulta ancora più inaspettata se si guarda il fatturato: Bystronic automation, come si può verificare tramite l'ufficio camerale, ha infatti fatturato oltre 55 milioni di euro solamente nel 2023;
in particolare, Bystronic è attualmente leader a livello mondiale nel settore della lavorazione delle lamiere, e conta 40 sedi a livello mondiale con oltre 3.500 dipendenti;
la vicenda è particolarmente grave e preoccupante, basti pensare che, poiché l'azienda ha dichiarato la cessazione delle attività, per legge i dipendenti non hanno diritto a nessun ammortizzatore sociale, ovvero non potranno contare né sulla cassa integrazione, né sulla buonuscita;
il 15 ottobre, peraltro, i sindacati avevano chiesto un confronto con l'amministratore delegato per l'Italia della Bystronic al fine di far ritirare la procedura di licenziamento per i 150 lavoratori impegnati presso i siti produttivi di San Giuliano e Fizzonasco, richiesta purtroppo non andata a buon fine, in quanto l'azienda intende procedere con la chiusura dell'attività, nonché la possibilità di convocare un tavolo di confronto con l'azienda, ove presentare proposte a tutela dei lavoratori che prevedrebbero anche l'impiego degli ammortizzatori sociali, richiesta anche questa non accolta;
sulla vicenda si è mossa anche la politica locale: i sindacati sono stati ascoltati nell'ambito di audizioni ed incontri nelle commissioni attività produttive a livello di Consiglio comunale e regionale. In tale ultima sede, in particolare, i rappresentanti dell'azienda hanno segnalato l'urgenza di una ristrutturazione dell'attività, motivandola col forte calo di ordini e fatturato e del cambiamento del mercato. ln tale contesto, il gruppo ha maturato la volontà di eliminare dalla propria offerta la quota relativa alle soluzioni customizzate in quanto scarsamente richieste dal mercato e di privilegiare la produzione di soluzioni di automazione standard, ovvero prodotti con specifiche standardizzate per tutti i clienti, realizzati nel sito produttivo di Niederonz, in Svizzera, dove è presente un centro di ricerca e sviluppo del prodotto e nel quale il gruppo intende concentrare i propri investimenti in futuro;
da parte dei sindacati e della rappresentanza sindacale unitaria, nella stessa sede, è stata invece ribadita la richiesta della cessazione immediata della procedura di licenziamento in quanto non giustificata dalla situazione dell'azienda, che non è mai ricorsa ad ammortizzatori sociali, e le cui decisioni sono state prese all'improvviso e senza tener conto delle ricadute su famiglie e lavoratori;
proseguono le mobilitazioni e le manifestazioni pacifiche contro tali licenziamenti, che non possono non apparire fortemente preoccupanti,
si chiede di sapere quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo sulla situazione e se non ritengano, per quanto di competenza, di intervenire al più presto per dare seguito alla richiesta dei sindacati, convocando un tavolo di concertazione al fine di trovare una soluzione immediata rispetto al licenziamento di 150 lavoratori, ed in via subordinata per agevolare quantomeno il loro accesso agli ammortizzatori sociali.
(4-01543)
NAVE, PIRRO - Ai Ministri della salute, dell'ambiente e della sicurezza energetica e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
secondo quanto riportato dalla "Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro", con il nome amianto (o asbesto) si indicano sei diversi minerali della classe dei silicati. L'amianto, nella sua peculiarità, è formato da fibre molto sottili e inodore, flessibili e resistenti. Le polveri contenenti fibre di amianto, se inalate, causano il mesotelioma, un cancro delle membrane sottili che rivestono il torace e l'addome. Ancora, tali fibre possono causare tumori del polmone, della laringe e dell'ovaio;
ai sensi della legge n. 257 del 1992 è vietata l'estrazione, l'importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto;
il decreto ministeriale 6 settembre 1994 ha definito le modalità tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie;
in particolare, vi è l'obbligo di comunicazione della presenza di amianto da parte del proprietario dell'immobile agli enti preposti;
le imprese incaricate della bonifica devono essere specializzate ed autorizzate, oltre a essere iscritte all'Albo nazionale gestori ambientali nella categoria specifica 10A o 10B, e prima di eseguire ogni intervento di rimozione devono redigere un Piano di lavoro, che mira anche a garantire la sicurezza dei lavoratori coinvolti e che deve essere inviato all'organo di vigilanza prima dell'avvio dei lavori;
la rimozione dell'amianto causa la produzione di rifiuti pericolosi che devono essere gestiti secondo la normativa di riferimento, tra cui il decreto legislativo n. 152 del 2006, pertanto è necessario rivolgersi ad aziende specializzate nella bonifica che siano autorizzate al trasporto del materiale presso centri di smaltimento autorizzati;
considerato che a quanto risulta agli interroganti:
con permesso di costruire n. 13/2023, il Comune di Sant'Antimo (Napoli) permetteva alla "Nereide s.r.l." la ristrutturazione edilizia attraverso la demolizione di un fabbricato dismesso (ex lanificio Inalla) per la realizzazione di un nuovo e diverso manufatto a destinazione residenziale per civili abitazioni;
con il ricorso presentato presso il Tribunale amministrativo regionale (TAR) della Campania, da parte delle signore A. e D. B., residenti e confinanti con il fabbricato suddetto, (r.g. n. 5654 del 2023), veniva chiesto l'annullamento del permesso di costruire n. 13/2023. Tra i motivi di gravame esposti nel ricorso si lamentava che il Comune di Sant'Antimo non avrebbe coinvolto nel procedimento l'ASL, attesa la presenza nello stesso fabbricato dismesso (ex lanificio Inalla) di amianto;
dopo che si era già provveduto ad abbattere parte del fabbricato dismesso, con sentenza n. 2771/2024 il TAR Campania (sezione seconda) disponeva l'annullamento del permesso di costruire n. 13/2023 (ingiunzione n. 07/ Urb. del 26 luglio 2023 della P.M);
con nuovo permesso di costruire n. 21343/2024, il Comune di Sant'Antimo rimetteva alla "Nereide s.r.l." i lavori di messa in sicurezza e bonifica dell'ex lanificio Inalla per delle parti pericolanti;
l'impresa esecutrice dei suddetti lavori di messa in sicurezza e bonifica è la "Ciro Capasso Service s.r.l.", che sull'Albo nazionale gestori ambientali risulta potere operare in categorie differenti da quelle 10A o 10B;
in data 10 settembre 2024 le signore A. e D. B. presentavano ricorso presso il Tribunale di Napoli Nord per accertamento tecnico preventivo (ATP), ex artt. 696 e 696-bis del Codice di procedura civile, relativamente alla presenza di materiali contenenti amianto nell'area del fabbricato dismesso;
successivamente, le signore A. e D. B. presentavano un esposto-denuncia, nonché richiesta urgente di sopralluogo presso il fabbricato dismesso all'Ispettorato d'area metropolitana di Napoli, per gravi rischi alla salute pubblica ed omissione di norme di sicurezza;
secondo quanto dichiarato dalle signore A. e D. B. al network metropolitano "Noi Napoli TV", documentato da foto e video, tali lavori di messa in sicurezza si configurerebbero, in realtà, come veri e propri lavori di abbattimento dell'intero fabbricato dismesso;
nel corso dell'intervista le signore B. denunciano un'accelerazione dei lavori, a seguito del ricorso del 10 settembre 2024;
inoltre, nell'intervista si denunciano lavori eseguiti senza i dovuti indumenti di protezione dall'amianto necessari per i lavoratori del cantiere, essendo essi a contatto diretto con le polveri nocive contenenti fibre di amianto;
con decreto di sequestro preventivo d'urgenza emesso in data 14 ottobre 2024 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord (P.P. 500531/24 R.G.N.R.), l'immobile è stato sottoposto a sequestro preventivo,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e come intendano risolvere le citate criticità, tutelando i diritti alla salute, all'ambiente e alla sicurezza sul lavoro;
se non ritengano vi siano state irregolarità edilizie ed omissione di comunicazione circa la presenza di amianto agli enti preposti in riferimento ai lavori di messa in sicurezza e bonifica dell'ex lanificio Inalla, ora sottoposto a sequestro preventivo;
se non ritengano opportuno approfondire la destinazione finale dei rifiuti pericolosi relativi alla rimozione di materiale contenente amianto nel corso dei lavori di messa in sicurezza e bonifica dell'immobile in questione, in quanto l'impresa esecutrice dei lavori "Ciro Capasso Service s.r.l." risulta non essere specializzata per la bonifica di beni contenenti amianto e, di conseguenza, non autorizzata al trasporto dei rifiuti pericolosi presso centri di smaltimento autorizzati;
se non ritengano vi sia una responsabilità del Comune di Sant'Antimo, oltre che una violazione di norme da parte della ditta committente dei lavori "Nereide s.r.l." e dell'impresa esecutrice "Ciro Capasso Service s.r.l.".
(4-01544)
SCALFAROTTO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
con il decreto ministeriale del 6 settembre 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 settembre 2024, n. 2017, il Ministro in indirizzo, Adolfo Urso, ha deciso di nominare, come commissari straordinari della Società italiana per Condotte d'Acqua S.p.A., Francesco Paolo Bello, Alfonso Di Carlo e Michele Onorato, dopo la revoca dei precedenti commissari Giovanni Bruno, Gianluca Piredda e Matteo Uggetti;
organi di stampa riportano come Francesco Paolo Bello sia un ex socio del Ministro, avendo collaborato in passato con una società dello stesso Ministro, nonché in altri contesti lavorativi;
per quanto concerne la revoca dei tre precedenti commissari di Condotte d'Acqua, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, il 18 ottobre scorso, ha sospeso la revoca di Giovanni Bruno, Gianluca Piredda e Matteo Uggetti, quest'ultimo, peraltro, già dimissionario; la sentenza, inoltre, è stata confermata il giorno successivo dal Consiglio di Stato, a cui aveva fatto ricorso il Ministro in indirizzo;
secondo gli organi di stampa Giovanni Bruno, nei giorni scorsi, avrebbe presentato un esposto alla Procura di Roma denunciando come i vertici del dicastero in indirizzo abbiano rappresentato ai commissari l'ipotesi che, se avessero rassegnato le dimissioni spontanee, ci sarebbe stato un riconoscimento economico per il lavoro svolto, mentre in caso contrario, si sarebbe proceduto alla revoca degli incarichi: si deve tuttavia ricordare come i commissari straordinari, nominati in procedure fallimentari, possano essere rimossi solo per giusta causa, non trattandosi di cariche di tipo fiduciario;
sempre secondo gli organi di stampa, il Ministro in indirizzo avrebbe deciso di provvedere alla sostituzione degli attuali commissari perché "colpevoli" di aver operato contro gli interessi della commissariata Condotte d'Acqua nella cessione delle quote che questa deteneva in Eurolink;
a parere dell'interrogante è doveroso, per il Ministro, chiarire in modo esaustivo e completo le motivazioni che lo hanno spinto alla revoca degli attuali commissari (sospesa dalla giurisdizione amministrativa), al fine di fugare ogni dubbio circa l'eventuale messa in opera di una concezione proprietaria delle proprie prerogative istituzionali, consistente nel favorire l'attribuzione di incarichi sulla base di rapporti meramente personali,
si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risulti che siano veri i fatti riportati in premessa;
quali siano le reali motivazioni che hanno spinto alla revoca dei tre commissari straordinari di Condotte d'Acqua e quali siano stati i criteri professionali utilizzati per la nomina di Francesco Paolo Bello come commissario straordinario.
(4-01545)
ROJC, FURLAN, VERDUCCI, BASSO, D'ELIA, MALPEZZI, RANDO, LA MARCA, CAMUSSO, FRANCESCHELLI, PARRINI, ZAMBITO, SENSI, MARTELLA, VALENTE, DELRIO, ROSSOMANDO, ZAMPA, TAJANI, IRTO, NICITA, LORENZIN, GIACOBBE, GIORGIS, VERINI, MANCA, SCALFAROTTO, PATUANELLI, UNTERBERGER, SPAGNOLLI, PATTON, CRISANTI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
il 15 ottobre 2024, a San Pietro al Natisone (Udine) il sindaco di Lusevera/Bardo, Mauro Pinosa, in occasione del 40° anniversario della scuola bilingue "Pavel Petricic", e alla presenza della Presidente della Repubblica di Slovenia Nataša Pirc Musar, ha dichiarato che "nell'Alta val del Torre non siamo sloveni, non si parla e non si capisce lo sloveno (...) e che la tutela dello sloveno ucciderà quel poco che resta del nostro po-nasem". E ancora: "la legge n. 38/2001 finanzia in modo esponenziale gli interessi e la salvaguardia della Comunità e della cultura slovena. Le briciole sono riservate a quello che più serve alla nostra realtà e che il rispetto di una legge dello Stato non preclude la possibilità di cambiarla affinché i maggiori stanziamenti previsti non vengano destinati alla slovenizzazione ma allo sviluppo sociale del territorio. Con quella legge si tutelerà la comunità e la cultura slovena dei cinghiali e delle vipere, ultimi abitanti che rimarranno nelle nostre valli";
l'art. 1 della citata legge n. 38 del 2001 dichiara che la Repubblica riconosce e tutela i diritti dei cittadini italiani appartenenti alla minoranza linguistica slovena presente nelle province di Trieste, Gorizia e Udine, a norma degli articoli 2, 3 e 6 della Costituzione e dell'articolo 3 della legge costituzionale n. 1 del 1963, recante l'approvazione dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia, in conformità ai principi generali dell'ordinamento ed ai principi proclamati nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, nelle convenzioni internazionali e nei trattati sottoscritti dal Governo italiano; all'art. 21, comma 3, espressamente la legge dice che per consentire l'attuazione di interventi volti allo sviluppo dei territori dei comuni della provincia di Udine compresi nelle comunità montane del canal del Ferro-val Canale, valli del Torre e valli del Natisone, nei quali è storicamente insediata la minoranza slovena, a decorrere dall'anno 2001 lo Stato assegna alla Regione un contributo annuo pari a 1.000 milioni di lire;
la presidente del centro ricerche culturali, attivo a Lusevera/Bardo da oltre 60 anni, Luisa Cher, ha dal canto suo ricordato alcuni episodi recentemente avvenuti nel territorio che evidenziano invece metodi e imposizioni del più buio e triste periodo per quelle terre: quello fascista e successivamente quello della guerra fredda;
in particolare, è stato ricordato che l'associazione ex emigrati di Lusevera/Bardo quest'anno si è aggiudicata un progetto europeo "Erasmus" che ha consentito di ospitare nella valle del Torre 24 giovani provenienti da 6 diversi Paesi europei, ma non ha ottenuto il permesso da parte dell'amministrazione comunale di utilizzare i locali del centro sociale "Stolberg", centro che fu donato alla comunità dopo il terremoto del 1976. Il Comune, tra l'altro, ha inviato la risposta di diniego all'associazione pochi giorni prima dell'arrivo dei giovani ospiti;
e ancora: gli organizzatori della mostra fotografica "Aperture", che si è svolta nella valle del Torre ad agosto e che ha visto la partecipazione di alcuni giovani fotografi, hanno dovuto trovare una sede alternativa per la mostra finale e per la serata conclusiva poiché il Comune non ha dato alcuna risposta alla domanda di concessione inviata dal centro ricerche culturali, partner del progetto, finanziato anche dalla Regione;
inoltre, al parroco di Lusevera/Bardo, don Renzo Calligaro, che da anni collabora con il centro ricerche e altre associazioni slovene tutelate dalla legge n. 38 del 2001 e che ha contribuito a far sì che la lingua slovena tornasse a farsi sentire in chiesa nell'alta val del Torre, è stata vietata la processione. I carabinieri lo hanno aspettato davanti alla porta della chiesa per far eseguire l'ordinanza del sindaco;
così come è stato annullato anche l'evento "Balconi fioriti", organizzato dalla locale associazione pro loco, ed è stato anticipato che saranno annullate tutte le manifestazioni relative all'evento benefico "Mille note per Jenny", che si tengono a fine ottobre 2024;
vengono quindi annullati tutti gli eventi organizzati dai membri delle associazioni non gradite all'attuale amministrazione comunale, ledendo i loro diritti di cittadini;
in data 22 agosto 2024, il consigliere comunale di Lusevera/Bardo, Igor Cerno, in relazione al diniego dell'amministrazione comunale per l'utilizzo della struttura comunale "Stolberg" ad associazioni del territorio, ha scritto una lettera al difensore civico della Regione, al quale ha fatto espressa richiesta di "intervenire in quanto alle richieste fatte secondo quanto prescrive il regolamento comunale di Lusevera o non è seguita alcuna risposta da parte dell'amministrazione oppure il diniego all'utilizzo non è stato in alcun modo motivato. Le Associazioni di Lusevera hanno bisogno dello spazio comunale del Centro Stolberg, che è l'unico esistente per realizzare le proprie attività. L'amministrazione tuttavia o non risponde alle richieste di utilizzo, o risponde senza motivare il diniego e con grande ritardo. Senza le attività di queste associazioni il paese muore. Queste associazioni che operano in paesi di montagna, spopolati e che già fanno un'immensa fatica a realizzare i propri progetti, come possono continuare a svolgere la propria attività se il Comune, un'amministrazione dello Stato Italiano, non adempie ai propri doveri?",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti poiché è del tutto evidente che si sia di fronte ad un'amministrazione comunale che viola ripetutamente quanto previsto dalla legge di tutela della minoranza linguistica slovena (n. 38 del 2001) e se, avendo ravvisato tale comportamento contrario alle indicazioni di una legge dello Stato, non intenda intervenire con la massima sollecitudine al fine di far rispettare diritti costituzionalmente garantiti anche perché si è in presenza di un clima molto preoccupante che mira a ristabilire una conflittualità con la minoranza linguistica slovena accusata (sono parole del "Giornale di Udine") "di perseguire pervicacemente la politica "annessionista" della Slovenia, avvallata dal comportamento complice della Regione Fvg" e più avanti tale pubblicazione parla di "tesi filo-sloveniste che continuano nella loro azione tenace di annessione culturale". Sono parole che alimentano solo odio e intolleranza nei confronti degli appartenenti alla minoranza linguistica slovena e che riportano agli anni del fascismo e delle politiche antislovene del dopoguerra, molto efficacemente riassunte nel volume "Gli anni bui della Slavia - Attività delle organizzazioni segrete nel Friuli orientale", edito nel 1996 e che descrive il percorso doloroso di questo lembo di terra.
(4-01546)
LOMBARDO - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:
l'art. 1, comma 10 della legge 13 luglio 2015 n. 107 prevede l'organizzazione di attività di formazione sulle tecniche di primo soccorso nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, con l'obiettivo di promuovere la conoscenza di manovre salvavita, incluse la rianimazione cardiopolmonare, l'uso del defibrillatore semiautomatico e automatico e la disostruzione delle vie aeree da corpo estraneo;
le linee di indirizzo emanate dal Ministero dell'istruzione, in collaborazione con il Ministero della salute, stabiliscono che tali attività siano estese in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, includendo anche scuole dell'infanzia e primarie e che siano realizzate in collaborazione con il Servizio di emergenza territoriale 118;
la formazione prevede moduli teorici e pratici, con particolare attenzione alle manovre salvavita, rivolti non solo agli studenti, ma anche al personale scolastico, al fine di garantire un'efficace azione di primo soccorso in situazioni di emergenza;
l'effettiva implementazione della legge è di fondamentale importanza per garantire la sicurezza nelle scuole, diffondere tra gli studenti competenze utili a rispondere a situazioni di emergenza nei più vari contesti della vita sociale e contribuire a ridurre la mortalità evitabile grazie ad un intervento tempestivo;
vi sono diverse segnalazioni che indicano una mancata attuazione della legge; tra queste quella di Mario Balzanelli, presidente della Società Italiana Sistema 118, che ha dichiarato in un'intervista rilasciata all'agenzia "ANSA" del 17 settembre 2024 che la norma prevista dal comma 10 dell'art. 1 della legge 13 luglio 2015 n.107 ad oggi, purtroppo, è ancora completamente inattuata;
le linee guida stabiliscono la necessità di monitoraggio e valutazione costanti per garantire l'efficacia dei percorsi formativi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo possa fornire un quadro aggiornato sull'attuazione dell'art. 1, comma 10, della legge 13 luglio 2015, n. 107, con particolare riferimento al numero di istituti scolastici in cui sono stati organizzati corsi di rianimazione e primo soccorso e alle modalità di erogazione;
se esista un sistema di monitoraggio nazionale sull'efficacia dei corsi realizzati, come previsto dalle linee di indirizzo, e quali siano i risultati finora ottenuti in termini di partecipazione e competenze acquisite dagli studenti e dal personale scolastico;
quali misure siano state adottate o si intenda adottare per garantire l'omogeneità e la qualità dei corsi di formazione in tutte le scuole italiane, in conformità con le linee guida ministeriali e le evidenze scientifiche disponibili;
se, nell'attuazione dei corsi di rianimazione e primo soccorso nelle scuole, sia prevista una forma di verifica finale che attesti le competenze effettivamente acquisite dagli studenti e dal personale scolastico, che possa garantire che tutti i partecipanti abbiano effettivamente acquisito le competenze necessarie per intervenire in situazioni di emergenza, in linea con gli obiettivi previsti dalla legge n. 107 del 2015 e come previsto dalle linee di indirizzo emanate dal Ministero dell'istruzione.
(4-01547)
SBROLLINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il 24 ottobre 2024, Federfarma Veneto ha denunciato una grave situazione legata al malfunzionamento della piattaforma informatica predisposta al caricamento delle ricette mediche, che rende impossibile per le farmacie venete risalire ai farmaci prescritti: il problema è strutturale e perdura dallo scorso 12 ottobre, con particolari difficoltà nella settimana del 21 ottobre, dove ci sono state due giornate di forte criticità per le farmacie di tutto il territorio;
il malfunzionamento, che si trasforma per il cittadino in un vero e proprio disservizio, ha causato la protesta di numerosi farmacisti in forte difficoltà, i quali senza una ricetta in piattaforma non possono erogare il farmaco richiesto: il problema è stato evidenziato anche dai medici di base, che denunciano un analogo allarme già scattato anche un paio di settimane prima;
come denunciato, nella piattaforma regionale o in quella nazionale si sta verificando un grave malfunzionamento e un conseguente disservizio strutturale e frequente, il quale sta causando interminabili file dei cittadini, costretti, nell'arco della stessa giornata, a tornare più volte in farmacia con la speranza di poter ritirare il farmaco prescritto;
le farmacie sono i primi erogatori del farmaco e il primo presidio sanitario sul territorio nonché il primo interlocutore per il cittadino in cerca di aiuto o consigli: è inaccettabile un così protratto malfunzionamento del sistema informatico tale da non consentire l'erogazione dei farmaci da chi di dovere, negando così ai cittadini veneti il fondamentale diritto alla salute ex articolo 32 della Costituzione;
pertanto sono necessarie misure urgenti da parte del Ministro in indirizzo affinché venga individuata l'origine del malfunzionamento informatico e venga risolto in tempi brevi, nel tentativo, inoltre, di evitare di dover tornare al ricettario cartaceo, cosa che rappresenterebbe un evidente passo indietro rispetto ai vantaggi derivanti dalla digitalizzazione,
si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di risolvere alla radice il malfunzionamento dei sistemi informativi preposti al caricamento delle ricette mediche, garantendo così ai cittadini veneti un fondamentale diritto, e quali azioni intenda intraprendere affinché si rafforzi la piattaforma informatica, con l'obiettivo di scongiurare nuovi malfunzionamenti nel prossimo futuro.
(4-01548)
BORGHI Enrico - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
ormai da tempo si segnala una cronica e profonda di carenza di organico del personale delle forze dell'ordine, assolutamente preoccupante e allarmante in considerazione dell'attuale situazione di instabilità internazionale, che richiede la massima attenzione sul nostro territorio nazionale;
all'interno del nostro ordinamento sono riconosciute importanti associazioni, come ad esempio l'Associazione nazionale della Polizia di Stato (ANPS), ente morale istituito con decreto del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1970, n. 820, nella quale gli associati, perlopiù dipendenti della Polizia di Stato in congedo, compiono importanti attività di volontariato sul territorio;
data la carenza strutturale dell'organico del personale delle forze dell'ordine, potrebbe risultare decisivo agevolare ulteriori canali di volontariato, oltre a quelli delle associazioni, affinché i dipendenti della Polizia di Stato in congedo, su base volontaria, possano aiutare nelle ordinarie attività il personale attualmente in servizio: così facendo, si potrebbe avere personale esperto in ruoli d'ufficio, amministrativi e di piantonamento, al fine di consentire al personale di polizia di vigilare sul territorio e aumentare la sicurezza delle città;
sebbene risulti cruciale che nei prossimi mesi il Ministro in indirizzo attivi importanti e decisivi piani per aumentare in modo consistente il personale delle forze dell'ordine, fornendo anche il necessario supporto materiale e adeguate risorse economiche, attivare ulteriori canali di volontariato per i dipendenti delle forze dell'ordine in congedo potrebbe aiutare, nel breve periodo, a sopperire alla cronica carenza del personale, senza che vi siano oneri per le finanze pubbliche,
si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per incrementare in modo rapido e consistente gli organici delle forze di polizia e se non ritenga necessario attivare canali di volontariato per i dipendenti in congedo, i quali potrebbero aiutare, nel breve periodo, il personale in servizio nelle ordinarie attività d'ufficio e amministrative.
(4-01549)
BORGHI Enrico - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
organi di stampa riportano come il colosso cinese degli scanner Nuctech (per la maggior parte di proprietà del Governo di Pechino e con legami diretti con il suo complesso di fusione civile-militare) qualche settimana fa è risultato vincitore di due bandi di gara dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli italiana per l'installazione di sei scanner mobili per altrettanti porti italiani e di quattro scanner a retrodiffusione di raggi X per gli uffici dell'Agenzia;
da quello che si apprende, l'offerta della cinese Nuctech è stata valutata la migliore rispetto alle concorrenti poiché decisamente meno costosa nel caso dei primi sei scanner da installare nei porti (7 milioni di euro in meno rispetto al prezzo di gara) e più veloce nella consegna dell'attrezzatura: secondo organi di stampa internazionali, il costo complessivo per l'Agenzia delle dogane sarebbe di 15 milioni di euro che arriverebbero almeno in parte da fondi europei provenienti dal Customs control equipment instrument (CCEI);
si ricorda che ad aprile 2024 la Commissione europea ha compiuto "un'ispezione a sorpresa" negli uffici Nuctech in Polonia e nei Paesi Bassi, dopo aver aperto un'indagine, ancora in corso, su eventuali sussidi statali cinesi ricevuti dall'azienda che avrebbero manipolato il mercato europeo;
a destare profonda preoccupazione, tuttavia, sono diverse riserve in merito alla sicurezza dei prodotti dell'azienda Nuctech;
nel 2020 il Governo canadese ha prodotto una valutazione delle minacce legate a Nuctech, dichiarando che "le macchine a raggi X fornirebbero numerose opportunità di attacco", anche attraverso la "raccolta segreta di immagini di scansione", "la compromissione di dispositivi elettronici portatili" e "la cattura di segnali Bluetooth, mobili o persino di emanazioni elettromagnetiche";
nello stesso 2020 gli Stati Uniti d'America hanno inserito la società nella lista nera delle aziende cinesi che non possono operare nel Paese;
nel 2022, il Belgio ha escluso Nuctech dagli appalti per ragioni di sicurezza nazionale, una decisione confermata in tribunale;
altri Paesi europei, come la Lituania, hanno sollevato simili preoccupazioni di sicurezza nazionale;
a livello europeo, è doveroso ricordare come con un'interrogazione parlamentare (Ares (2022) 8423484), la Commissione europea ha sottolineato come gli Stati membri, essendo responsabili delle procedure di appalto per l'acquisto, l'aggiornamento o la manutenzione delle attrezzature finanziate nell'ambito dello strumento, debbano privilegiare tutti gli aspetti relativi alla sicurezza, alla protezione dei dati e alla cybersecurity;
ancora una volta, il nostro Paese si dimostra totalmente inadeguato e disattento rispetto alla grande sfida della sicurezza nazionale, messa a repentaglio con ogni evidenza dalle nuove tecnologie che pongono seri pericoli riguardanti la cybersicurezza: è sconsolante e deplorevole che il colosso cinese Nuctech sia risultato vincitore del bando, non essendoci stato alcun filtro alla partecipazione dell'azienda alla gara di appalto, seppur ormai siano certificati i potenziali rischi legati a uno stretto, se non sovrapponibile, rapporto con il Governo cinese;
appare evidente, quindi, come l'aggiudicazione di Nuctech dei due bandi di gara dell'Agenzia delle dogane metta in serio repentaglio la sicurezza nazionale, arrecando grave pericolo alla cybersicurezza nazionale e al diritto alla privacy dei cittadini: si deve infatti ricordare come, secondo la legge cinese sulla sicurezza del 2017, le aziende cinesi, se richiesto, sono obbligate a mettere a disposizione i dati ai servizi di intelligence;
le responsabilità del Governo, in merito alla questione, sono ancora più evidenti considerati anche gli avvertimenti giunti dai nostri partner e alleati statunitensi (i quali, si ricorda, hanno vietato a Nuctech di operare sul suolo americano) e della Commissione europea, che ha posto in essere azioni straordinarie nei confronti dell'azienda cinese,
si chiede di sapere:
se si fosse a conoscenza delle decisioni di Stati Uniti, Australia, Canada, Lituania e Belgio di escludere Nuctech dalle gare d'appalto per motivi di sicurezza nazionale e se si ritenga opportuno affidare a tecnologie espressamente ritenute non affidabili dai partner e alleati statunitensi l'espletamento delle operazioni doganali;
in quale misura e con quali criteri siano stati presi in considerazione i rischi per la sicurezza nazionale nelle due gare;
se siano stati utilizzati i fondi del PNRR da parte dell'Agenzia delle dogane per l'acquisto, tramite bando, delle tecnologie cinesi dell'azienda Nuctech;
quanti scanner Nuctech siano attualmente impiegati sul territorio italiano, quale sia la strategia complessiva del Governo di derisking nei confronti della Repubblica popolare cinese e quando si intenda riferire sul punto.
(4-01550)
MELCHIORRE - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
il registro pubblico delle opposizioni è stato istituito con decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 178, per offrire la possibilità agli utenti di opporsi alla ricezione di telefonate e corrispondenza cartacea con finalità commerciali;
originariamente il servizio di opposizione all'utilizzo del proprio numero telefonico era riservato alle sole utenze presenti negli elenchi telefonici pubblici. Il decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio 2022, n. 26, ha esteso l'ambito di applicazione del registro anche alle numerazioni mobili;
il servizio non si dimostra efficace nei confronti di quei soggetti, generalmente operanti dall'estero, che mascherano il proprio numero di telefono effettivo con la tecnica della falsificazione dell'identificativo, una tecnica fraudolenta denominata calling line identity spoofing (CLI spoofing) tramite la quale la chiamata appare provenire da un numero di cellulare non riconducibile al chiamante, o inesistente e non richiamabile;
considerato che:
il Garante per la protezione dei dati personali ha più volte evidenziato l'eccessiva frequenza con cui si verificano tali fenomeni e la necessità di intervenire per contrastare questa tecnica al fine di eliminare il telemarketing indesiderato, che oltre a non tutelare il consumatore crea una concorrenza sleale nei confronti di tutte quelle imprese che sono rispettose del diritto della persona alla propria privacy;
il Governo per contrastare questo fenomeno, crescente, ha approvato il decreto legislativo 24 marzo 2024, n. 48, in vigore dal 28 aprile, con cui conferisce all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il potere di imporre agli operatori di comunicazioni elettroniche l'adozione di misure che impediscano le chiamate in modalità CLI spoofing;
queste misure, da tempo in uso negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed in Francia, riguardano l'installazione di appositi software sulla rete degli operatori telefonici che analizzano le chiamate provenienti da un'altra rete e bloccano quelle effettuate da recapiti telefonici falsi o inesistenti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, non ritenga opportuno sollecitare l'AGCOM affinché venga applicato nei confronti degli operatori telefonici l'obbligo di adottare i sistemi e le misure di prevenzione contro il CLI spoofing;
in che modo e con quali tempistiche l'AGCOM intenda confrontarsi con le categorie interessate per garantire un'efficace tutela per gli utenti.
(4-01551)
SCALFAROTTO - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
l'Agenzia delle entrate, nel luglio 2022, con la risoluzione n. 41 ha repentinamente modificato il proprio indirizzo in relazione ai settori creativi del made in Italy ai fini dell'ammissibilità del credito d'imposta ricerca e sviluppo 2015-2019, rendendo, con grande sconcerto per le imprese del settore, non idonei ad ottenere il bonus alcuni investimenti nel settore moda, come quelli per i campionari;
a destare sgomento, in particolare, è l'interpretazione retroattiva della norma, tale da causare la richiesta di restituzione, da parte delle aziende, delle somme fruite legittimamente tramite i crediti di imposta, mettendole così in seria difficoltà;
in particolare, con tale risoluzione, si sono escluse dal tax credit le imprese i cui investimenti non fossero motivati dal "superamento di un ostacolo o l'incertezza scientifica o tecnologica non superabile con le conoscenze e le capacità già disponibili, in materia": a seguito di tale interpretazione, assunta con valenza retroattiva, i soggetti che intendono avvalersi della procedura di riversamento spontaneo devono inviare un'apposita richiesta all'Agenzia delle entrate entro il 31 ottobre 2024, specificando il periodo o i periodi d'imposta di maturazione del credito d'imposta per cui è presentata la richiesta e i relativi importi e dati connessi;
includendo tutte le imprese, non solo quelle del settore moda, secondo i dati delle dichiarazioni elaborati dell'Ufficio parlamentare di bilancio, in 5 anni il numero di beneficiari del credito d'imposta è quasi triplicato, passando da 10.268 nel 2015 a 27.072 nel 2019;
l'ipotesi della "restituzione" volontaria (al fine di evitare una sanzione) appare del tutto inaccettabile e contraria ad ogni principio giuridico: molte realtà del settore della moda, legittimamente, hanno fruito del credito d'imposta messo a disposizione, vedendosi successivamente contestare l'utilizzo a causa di una diversa interpretazione di legge, perdipiù retroattiva, con il paradosso di essere "colpevoli" di aver agito secondo legge e di aver usufruito dei vantaggi fiscali messi a disposizione dallo Stato;
molte aziende si sono viste contestare ingenti somme, mettendo così in serio pericolo il futuro di tante piccole e medie imprese che costituiscono il fondamento dell'industria e dell'economia italiana;
la richiesta di pagamento delle somme fruite dalle aziende del settore moda appare irrazionale, incoerente e dannosa, oltre che contraria a ogni principio di certezza del diritto e di irretroattività della legge tributaria come sancito dallo statuto del contribuente;
essa lede direttamente anche il principio del legittimo affidamento, oltre agli interessi stessi della Repubblica a favorire la crescita, l'idea di prevedere vantaggi fiscali, sui quali le aziende legittimamente fanno affidamento e investono, e a distanza di pochi anni chiederne la restituzione, trasformando la propria azione amministrativa in un insormontabile ostacolo per lo sviluppo e crescita delle imprese del nostro Paese,
si chiede di sapere quali misure urgenti i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di evitare che entro il 31 ottobre prossimo le aziende del comparto moda interessate debbano restituire, al fine di evitare una sanzione, le somme legittimamente fruite derivanti dall'applicazione dei crediti di imposta ricerca e sviluppo 2015-2019, la cui restituzione rappresenta con ogni evidenza una violazione della certezza del diritto.
(4-01552)
MAIORINO, SIRONI, LICHERI Sabrina, BEVILACQUA - Ai Ministri dell'interno e della giustizia. - Premesso che:
"OnlyFans" è un sito web per adulti, nato nel 2016 a Londra, che offre servizi di intrattenimento tramite abbonamento. I creatori di contenuti (content creator) possono guadagnare denaro dagli utenti, definiti fan, che si iscrivono ai loro contenuti. Si tratta quindi contenuti esclusivi a pagamento che risultano essere per la grandissima parte di natura sessuale. La società paga l'80 per cento delle commissioni riscosse al creatore dei contenuti, mentre il restante 20 per cento è trattenuto da OnlyFans;
i contenuti sessualmente espliciti non sono mancati sin dall'esordio nel 2016, ma la vera svolta "porno" di OnlyFans è arrivata nel 2018, quando l'imprenditore britannico Timothy Stokely, il fondatore, ha venduto il 75 per cento delle quote della Fenix international, la società cui OnlyFans fa capo, all'imprenditore ucraino-americano Leonid Radvinsky, già noto magnate dell'industria pornografica e proprietario del sito di webcam erotiche "MyFreeCams";
sulla piattaforma OnlyFans il rapporto con i fan è molto più diretto, se confrontato con i tradizionali social network. La relazione intima con i "seguaci" assicura una certa fidelizzazione, ma comporta anche dei rischi per i creator, specialmente se inesperti;
per avere un profilo di successo bisogna impegnarsi molto e non solo nella creazione di contenuti: in realtà, gran parte del lavoro è di promozione che avviene su altri canali social, soprattutto "Twitter". È questa la ragione per cui intorno a OnlyFans sono nate parecchie agenzie che gestiscono i profili dei creator, addirittura rispondendo ai messaggi in chat al loro posto;
la trasmissione televisiva "È sempre Cartabianca", andata in onda il 22 ottobre 2024, è tornata ad analizzare il fenomeno del web OnlyFans in costante crescita, soffermandosi sui format a sfondo sessuale e sugli influencer sempre più comuni tra content creator, anche giovanissimi;
in particolare, una parte della trasmissione, sotto il titolo "Sesso e influencer: chi c'è dietro?", riporta l'intervista di Francesca, una diciottenne content creator, che racconta la sua storia cominciata con l'iscrizione a OnlyFans e l'inserimento di contenuti decisi unicamente da lei. Successivamente all'iscrizione, Francesca è stata contattata da una persona molto famosa sulla piattaforma per fare una collaborazione insieme. A collaborazione avvenuta, la stessa persona l'ha invitata ad entrare nell'agenzia del suo fidanzato per aumentare i propri risultati sulla piattaforma e, di conseguenza, le entrate economiche. Francesca ha deciso di entrare ed effettivamente da allora i suoi guadagni sono aumentati in modo spropositato. A quel punto, l'agenzia, che trattiene il 50 per cento dei guadagni della ragazza, l'ha convinta a trasferirsi a Bucarest per pagare meno tasse. Francesca ha lasciato la scuola, 2 mesi prima di finire il quinto anno, e si è trasferita a casa del gestore dell'agenzia a Bucarest dove, insieme, realizzano i contenuti;
l'autonomia di Francesca nel definire i propri contenuti, però, è finita dopo solo 2 mesi quando l'agenzia le ha chiesto di modificare il format, perché non bastava più vendere solo le foto, e le ha proposto di far un tour d'Italia dove andava a dire ai fan (giovani scelti dall'agenzia) che potevano fare un video insieme a lei. Da allora le richieste sono sempre state maggiori e sono seguiti altri tour con persone più adulte, sempre scelte dall'agenzia;
la creator ha spiegato che, anche quando le richieste diventano pesanti, è difficile lasciare le agenzie a causa delle numerose ripercussioni. Il contratto firmato con l'agenzia prevede per il recesso un preavviso di 90 giorni e una penale d'uscita, e, cosa non da poco, dopo aver lasciato l'agenzia la stessa trattiene il diritto allo sfruttamento dell'immagine della creator per un anno. Francesca ha evidenziato come sui social 90 giorni rappresentano un tempo troppo lungo che potrebbe comportare la "morte" del proprio personaggio;
Francesca infine ha affermato che il 99 per cento delle creator ha dietro un'agenzia e non è vero che le ragazze lavorano in proprio come spesso dichiarano;
considerato che:
il pubblico di OnlyFans è composto per l'80 per cento da uomini e per il 20 per cento da donne, al contrario i creator sono per la maggior parte giovani donne e attirano specialmente utenti giovanissimi: più del 60 per cento degli iscritti ha un'età compresa fra 18 e 34 anni, anche se non è trascurabile la sua diffusione fra il pubblico più maturo (27,5 per cento fra 35 e 54 anni);
secondo il rapporto annuale sui guadagni del 2023, pubblicato dalla società madre di OnlyFans, Fenix international, gli account degli utenti sono aumentati del 28 per cento in un anno fino a raggiungere ben 305 milioni di fan. Per via della crescente popolarità di OnlyFans sempre più persone, anche giovanissime, scelgono di condividere on line video e foto hard, allettate da una promessa di facili guadagni. Risulta anche che la base dei creatori è aumentata del 29 per cento, raggiungendo i 4,1 milioni di account;
ci sono stati rapporti contrastanti sul sito in termini di sicurezza personale e sicurezza economica. Risulta che i creatori sarebbero stati perseguitati e molestati dai clienti, a volte con conseguente fuga di informazioni personali del creatore;
un documentario della "BBC Three" ha sostenuto nel 2020 che un terzo dei profili Twitter a livello globale che pubblicizzano contenuti pornografici o simili appartengono a individui minorenni, molti dei quali hanno usato la piattaforma per condividere i loro contenuti. Nel maggio 2021, la BBC ha riferito che OnlyFans stava fallendo nell'intento di impedire agli utenti minorenni di vendere e apparire in video espliciti, dopo un'indagine eseguita dall'ente televisivo. Questa prendeva in considerazione anche segnalazioni da parte della polizia britannica, scuole e enti a sostegno dei minorenni che hanno subito abusi sessuali;
nel 2021 una coalizione bipartitica negli Stati Uniti ha deciso di fare pressione sul Dipartimento di giustizia per indagare su OnlyFans per sfruttamento minorile, citando le crescenti segnalazioni delle forze dell'ordine e delle organizzazioni per la sicurezza dei bambini su minori venduti sulla piattaforma, così come i casi di traffico di sesso e di abuso basato sulle immagini;
considerato infine che con il termine prostituzione, secondo la definizione contenuta nella sentenza della sezione III della Corte di cassazione, 8 ottobre 2004, n. 45785, si intende testualmente "qualsiasi prestazione sessuale effettuata dietro corrispettivo, senza che la prestazione sessuale debba necessariamente consistere nella 'congiunzione carnale': infatti, qualsiasi attività diretta a eccitare e soddisfare la libidine sessuale del destinatario si configura come 'prestazione sessuale' e integra prostituzione se è appositamente retribuita dal destinatario della medesima". Pertanto, rientra nella prostituzione qualsiasi attività sessuale posta in essere dietro corrispettivo in denaro, anche se priva del contatto fra due soggetti, cioè on line,
si chiede di sapere:
se non si ravvedano profili di sfruttamento della prostituzione e della prostituzione minorile;
se i Ministri in indirizzo intendano agire sulle piattaforme che ospitano contenuti per soli adulti ove non sia verificato e verificabile che i/le creator siano effettivamente liberi nella creazione di contenuti e non costretti a sottostare a richieste che li portano a spingersi ben oltre quello che avevano immaginato.
(4-01553)
DE CRISTOFARO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:
da alcuni mesi sarebbe giacente al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una richiesta dell'Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia orientale di ampliamento dell'area di pertinenza del porto di Catania;
l'ampliamento richiesto interessa la zona a sud dell'attuale area portuale di Catania, ove scorre il torrente Acquicella, e prevede la distruzione di uno degli ambienti più significativi della fascia costiera sabbiosa di Catania, in cui la presenza di acqua dolce fluente tutto l'anno, della linea di battigia, delle dune costruite e trattenute dalla vegetazione psammofila, ha determinato un ecosistema costiero di eccezionale valore conservazionistico per la presenza di piante ed animali estremamente specializzati, la cui tutela è definita dalle due direttive europee "Uccelli" e "Habitat";
considerato che:
il torrente Acquicella inoltre è stato riconosciuto dal piano paesaggistico fra i valori più significativi del territorio, indicandolo al livello 3 di massima tutela. Lo stesso torrente contiene valori conservazionistici tali da essere riconosciuto quale sito "Natura 2000" ai sensi delle due direttive europee, la direttiva Habitat 92/43/CEE del 1992 e direttiva Uccelli 2009/147/CE del 2009;
negli anni 2010-2012 la precedente Autorità portuale aveva realizzato la nuova darsena a sud, spostando di alcune centinaia di metri il corso del torrente Acquicella; questo atto venne considerato dal tribunale di Catania una violazione della legge Galasso n. 431 del 1985, e della legge regionale n. 25 del 1993, art. 94, che prescrive: "nel territorio della regione gli interventi di manutenzione idraulica nell'ambito degli ecosistemi fluviali possono comprendere solo lavori di manutenzione ordinaria di manufatti già esistenti, nonché lavori di rimozione dall'alveo di rifiuti o di corpi estranei alle condizioni naturali dei luoghi";
sulla vicenda intervenne la Soprintendenza con l'ordinanza sospensiva del 3 luglio 2012, per violazione della normativa ambientale vigente. Successivamente si avviò un'indagine della magistratura e si tenne il processo ai responsabili;
l'ampliamento richiesto interessa anche la zona a nord dell'attuale area portuale, nella scogliera, oggi lasciata a godimento dei cittadini catanesi, fino all'area della stazione ferroviaria centrale;
ritenuto che:
l'ampliamento sulla parte nord coinvolge la scogliera dell'Armisi, conosciuta a Catania come "il Caitu". Essa è fra gli esempi più belli paesaggisticamente e più interessanti della costa rocciosa di Catania; è colonizzata da una vegetazione alofila e da macchia mediterranea, ed è caratterizzata da pareti con altezze significative su cui si aprono delle grandi grotte di erosione marina, fra le più spettacolari del litorale catanese. Peraltro questa scogliera, a differenza del resto della gran parte della scogliera del litorale di Catania, è stata datata dall'INGV tramite indagini di tipo paleomagnetiche come risalente da 5.494 a 5.387 anni fa. L'area antistante alla scogliera presenta biocenosi marine uniche caratterizzate dalla presenza di habitat a coralligeno ancora in buono stato di salute, in controtendenza rispetto alle condizioni di contrazione di tale ecosistema rilevate in tutta la costa;
l'ampliamento in aree demaniali viene giustificato dall'autorità portuale dall'esigenza di realizzare il nuovo porto turistico, ma la richiesta dell'Autorità di sistema portuale defrauderebbe la cittadinanza catanese di oltre 2 chilometri di costa, in pieno centro cittadino;
ritenuto altresì che:
il nuovo porto turistico potrebbe invece essere realizzato all'interno dell'attuale area portuale, prolungando ed ampliando verso est il molo sud, con una tipologia di soluzione che peraltro si sta adottando per le saline "Mulinello" di Augusta, ed andando a razionalizzare le attuali aree del porto di Catania, anche alla luce del trasferimento delle attività commerciali ad Augusta (Siracusa);
la proposta di piano regolatore del porto di Catania ancora non è stata ancora approvata dall'Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia orientale, perché la parte in cui si prevede l'espansione e la cementificazione appartiene al demanio e quindi al momento è inedificabile. Questa è quindi la ragione della richiesta di ampliamento a nord ed a sud dell'area di pertinenza del porto di Catania, che può essere determinata solo con un decreto del Ministero, che ampli il tratto di costa di pertinenza dell'Autorità,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano di attivarsi, per quanto di competenza, al fine di negare la richiesta di ampliamento del porto di Catania, presentata dall'Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia orientale, ed in particolare dell'area portuale a sud, in area vincolata dalla legge Galasso n. 431 del 1985 e dalla legge regionale n. 25 del 1993, art. 94, ed in particolare in presenza del letto del torrente Acquicella;
se non ritengano altresì che si debba negare la richiesta di ampliamento presentata dall'Autorità dell'area portuale a nord, in presenza di scogliera lavica di particolare pregio, ancor più utilizzata quotidianamente dai cittadini catanesi, negando così l'unico accesso a mare nel centro storico della città.
(4-01554)
LICHERI Sabrina - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
Portovesme S.r.l., società del polo industriale di Portovesme, nel territorio del Sulcis-Iglesiente in Sardegna, è di proprietà di una società controllata del gruppo Glencore international plc, leader mondiale nel commercio di metalli non ferrosi, unico produttore di zinco e piombo in Italia, ed occupa circa 1.250 lavoratori. Già nel febbraio 2023, Glencore fermò la produzione di piombo, e nell'ottobre successivo venne sottoscritta l'intesa per la cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale per 527 lavoratori;
il 10 maggio 2024 è scattato il licenziamento collettivo di 40 dipendenti delle unità di Portovesme e San Gavino, con la società proprietaria che spiegò le ragioni, legate al forte aumento del costo dell'energia, sottolineando quanto la struttura produttiva fosse sovradimensionata rispetto al regime effettivo degli impianti, annunciando il ridimensionamento delle attività dello stabilimento, per favorire una transizione dalla produzione di zinco e piombo verso un'attività basata esclusivamente sul processo Waelz, annunciando la chiusura della linea SX e dell'impianto di elettrolisi;
il 5 settembre 2024 il gruppo anglo-svizzero ha annunciato la chiusura della linea di produzione di zinco, con gli operai in cassa integrazione, spiegando come il mercato dello zinco fosse crollato a causa del forte rallentamento della domanda;
il 24 settembre, il ministro Urso ha presieduto un primo tavolo di crisi con la società, l'amministrazione regionale e le organizzazioni sindacali, ribadendo di voler scongiurare la chiusura industriale e l'abbandono del nostro Paese di Glencore senza che l'azienda si assuma le proprie responsabilità, dichiarando di voler mettere in campo le azioni necessarie per salvaguardare l'economia nazionale e proteggere il tessuto socioeconomico del territorio;
l'azienda, dal canto suo, ha manifestato l'intenzione di proseguire l'attività produttiva di Portovesme, convertendo la produzione di zinco in impianti di costruzione di batterie con la produzione di nichel, cobalto, manganese e litio, e avviando un progetto di recupero e raffinazione dei materiali provenienti dalle batterie esauste, su cui vi sarebbe l'interesse del comparto produttivo dell'acciaio;
tale scelta comporterebbe un netto ridimensionamento del numero dei dipendenti, da oltre 1.200 a poco più di 300, con inevitabili ripercussioni sociali ed economiche per le famiglie colpite e ricadute occupazionali negative sulle imprese esterne dell'indotto che assicurano lavoro ad altre 600 persone;
inoltre, i proprietari hanno sostenuto, non senza contraddizioni, da un lato, di aver presentato un progetto su cui è stato chiesto il riconoscimento del suo carattere "strategico" all'Unione europea e di cui però non si ha traccia, e dall'altro di aver avviato gli opportuni studi per la riconversione produttiva degli impianti, circostanza che escluderebbe l'esistenza di una proposta compiuta innanzi alle autorità europee;
in data 8 ottobre 2024 si è tenuto un secondo incontro tra Ministero e vertici di Glencore, dal quale non è trapelata alcuna informazione, né lo stesso Governo ha ritenuto, fino a oggi, di convocare un confronto per dar conto dello stato della vertenza e dei rapporti con la multinazionale;
considerato che:
il polo industriale di Portovesme è stato definito dallo stesso Ministero delle imprese e del made in Italy di importanza strategica nazionale, rilevata la sua unicità in Italia per la produzione di zinco e piombo, anche grazie ad una produzione che negli anni si è trasformata, passando dai cosiddetti forni a vento ad un sistema elettrolitico, molto meno impattante su ambiente e salute;
il fabbisogno di zinco risulta pari a 150.000 tonnellate in più di quanto l'azienda è in grado di produrre oggi;
il segretario della CGIL Sardegna, Fausto Durante, ha di recente sottolineato che il ministro Urso aveva condiviso la necessità che non vengano in alcun caso smantellate le produzioni attuali;
i sindacati e la nuova Giunta regionale hanno manifestato perplessità sull'esistenza effettiva di un progetto produttivo concreto alternativo, sottolineando l'importanza dirimente di non chiudere gli stabilimenti di zinco;
la rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento di San Gavino, in una nota del 6 settembre 2024, ha manifestato seria preoccupazione per la decisione di fermare l'80 per cento degli impianti dello stabilimento di Portoscuso (con la fermata totale della linea zinco e il mantenimento dei soli forni Waelz) e per il riavvio solo temporaneo dell'impianto di San Gavino, rilevando che sulla riconversione ad oggi non si ha nessuna certezza, considerato che lo studio di fattibilità, che inizialmente doveva essere concluso entro dicembre 2023 e poi entro giugno 2024, ancora non ha tempi certi di conclusione;
non sono mancati scioperi e proteste. CGIL, FIOM, FSM, UILM E CUB hanno chiesto al Governo di prendere atto dell'inaffidabilità dell'azienda che ancora ha chiesto ulteriori finanziamenti a garanzia pubblica, il sindaco di Carbonia Morittu e altri 23 sindaci della provincia hanno aderito a un sit in in solidarietà con i lavoratori, ribadendo come il venir meno della Portovesme sia un problema per tutto il territorio, che già soffre di emorragia di giovani pronti a lasciare la Sardegna per lavoro,
si chiede di sapere:
se vi sia la volontà da parte dei Ministri in indirizzo di rendere note le recenti interlocuzioni con la società Glencore, e di riconvocare un nuovo tavolo a Roma nel quale ribadire l'importanza strategica della produzione dei beni essenziali trattati nonché richiamare la società alle proprie responsabilità nei confronti della Sardegna e dell'intero Paese, senza cedere alla volontà della multinazionale di delocalizzare o dismettere buona parte di produzione;
se si intenda, in caso di chiusura della produzione di zinco, applicare l'art. 5 del decreto-legge n. 87 del 2018, che prevede la revoca degli incentivi e la restituzione di quelli già ottenuti dall'azienda qualora delocalizzasse il processo produttivo o alcune sue fasi in Stati non appartenenti all'Unione europea, ad eccezione degli Stati aderenti allo Spazio economico europeo, entro 5 anni dalla data di conclusione dell'iniziativa agevolata, ovvero entro 10 anni se si tratta di grandi imprese;
quali altri iniziative i Ministri vogliano intraprendere al fine di salvaguardare l'economia nazionale e proteggere il tessuto socioeconomico dei territori interessati.
(4-01555)
BORGHESE - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
in data 3 ottobre 2024 il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione (per precisione: la Direzione centrale per i Diritti civili, la Cittadinanza, le Minoranze) trasmetteva ai prefetti di tutta Italia, affinché ne dessero notizia ai sindaci e agli ufficiali di stato civile, una nota nella quale si dà conto della più recente prassi giurisprudenziale in ordine al riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis;
tale interpretazione considera interrotte le linee di trasmissione della cittadinanza per un soggetto minore, qualora il genitore perda la cittadinanza italiana per naturalizzazione volontaria in altro Paese;
tenuto conto che:
le argomentazioni interpretative muovono dall'analisi della legge n. 555 del 1912 che, dunque, allo stato è una fonte-atto approvata più di cento anni fa;
i soggetti che sarebbero colpiti da tale nuova interpretazione sono un numero molto ingente, anche difficile da quantificare;
considerato che appare ovvio che il Ministero, e così tutti i pubblici poteri, debbano adeguarsi a interpretazioni recenti della Suprema Corte di cassazione,
si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda fare fronte alle esigenze che emergono da tale nuova interpretazione e se vi siano allo stato progetti normativi, a breve termine, per fare fronte a tale emergenza.
(4-01556)
GELMETTI, ZEDDA - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
l'acciaieria di Taranto, la più importante d'Italia, potenzialmente la più grande d'Europa, è gestita dal 2021 da Acciaierie d'Italia S.p.A., società partecipata per il 62 per cento dal gruppo ArcelorMittal e per il 38 per cento dall'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.A. (Invitalia);
il 20 febbraio 2024, su istanza del socio pubblico Invitalia, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha ammesso Acciaierie d'Italia alla procedura di amministrazione straordinaria a fronte delle conclamate inadempienze;
diverse fonti stampa hanno pubblicato articoli e documenti che rappresentano la situazione contabile e industriale particolarmente difficile e compromessa della società, rendendo noti in particolare i costi di comunicazione sostenuti durante la gestione dell'amministratore delegato Lucia Morselli;
dal 2020 ad oggi sembra che siano stati spesi oltre 4 milioni di euro per i servizi di comunicazione e consulenza strategica resi dalla società Lifonti & Company S.r.l., di cui 2 milioni solo nel 2023 nonché, nel medesimo quadriennio, quasi mezzo milione di euro per i servizi forniti dalle agenzie di stampa nazionali,
si chiede di sapere se esista un resoconto dettagliato delle attività svolte per Acciaierie d'Italia dalla società di comunicazione Lifonti & Company, e se il Ministro in indirizzo ritenga che le spese per la comunicazione sostenute da Acciaierie d'Italia, in un momento in cui la società versava in una situazione di acclarato dissesto economico e le prospettive industriali erano seriamente compromesse, fossero il frutto di una scelta aziendale utile e proficua.
(4-01557)
Risoluzioni in commissione
TAJANI, BOCCIA, LOSACCO - La 6ª Commissione permanente,
premesso che:
secondo i dati ISTAT, i Comuni rappresentano attualmente circa il 6,5 per cento della spesa pubblica;
nel corso dell'ultimo decennio, i Comuni hanno assicurato il risanamento della finanza pubblica con un contributo annuo che ha fatto scendere la spesa del comparto dall'8,2 per cento agli attuali livelli. La manovra sui Comuni a fine 2022, per il combinato disposto di tagli alle risorse intervenuti nel corso del passato decennio e accantonamenti FCDE, resi obbligatori a partire dal 2015, si è attestata su circa 14 miliardi di euro. Nello stesso periodo, l'indebitamento dei Comuni è sceso dal 3 all'1,5 per cento;
nella legge di bilancio per il 2024, il Governo in carica, nonostante il contributo già fornito dal comparto, ha richiesto ai Comuni un ulteriore gravoso contributo al risanamento della finanza pubblica per il quinquennio 2024-2028 per un ammontare complessivo pari a circa 1 miliardo di euro. Le stesse misure pongono, inoltre, a carico delle Città metropolitane e delle Province un taglio complessivo di circa 300 milioni di euro;
il recente Piano strutturale di bilancio a medio termine ha prospettato un ulteriore contributo aggiuntivo sugli enti locali, delineando, in alternativa, due possibili misure: un incremento della dimensione dei tagli, sotto forma di contributi obbligatori, ad integrazione di quelli già attivati per il quinquennio 2024-2028, oppure un obbligo di spostamento di risorse disponibili nei bilanci locali dalla parte corrente agli investimenti e alla riduzione del debito;
il pesante contributo prefigurato per i Comuni è stato successivamente confermato nel Documento programmatico di bilancio 2024 trasmesso alla Commissione europea e dalle prime notizie che sono state diffuse in merito alla composizione della prossima legge di bilancio;
considerato che:
i Comuni si trovano ad affrontare incrementi di costi di beni e servizi di notevole entità. Nel corso degli ultimi anni hanno inciso in misura significativa sulla spesa reale dei Comuni, il forte aumento dei costi per le forniture, in primo luogo quelle energetiche, per i servizi e soprattutto per la spesa sociale, nonché gli oneri per far fronte agli aumenti dei contratti collettivi nazionali del lavoro e gli aumenti della spesa per il personale;
l'ipotesi di accantonamenti sulla parte corrente dei bilanci dei Comuni, prospettata nei documenti del Governo, in modo tale che, una volta accertato che non vi siano necessità sugli equilibri, lo si possa spendere sulla parte investimenti, rappresenta un forte e preoccupante vincolo che non consentirebbe ai Comuni di poter affrontare spese di carattere essenziale per i propri cittadini, a partire da quelle per i servizi sociali, la scuola e il sostegno alle emergenze locali;
accanto all'improvviso incremento delle spese per forniture energetiche, migliaia di Comuni si trovano altresì ad affrontare il repentino incremento delle spese in bilancio per fronteggiare il dissesto idrogeologico dei territori conseguente al cambiamento climatico in atto e agli eventi climatici estremi, ivi compresa la siccità e la riduzione delle disponibilità idriche per uso potabile;
tenuto conto che:
gli investimenti rappresentano uno degli aspetti decisivi dell'attuale fase di gestione della finanza locale. Con il ritorno alla contribuzione statale a partire dal 2018, successivamente rafforzata dall'avvio del PNRR, si sono prodotti risultati di particolare rilievo. Gli investimenti effettivi (le spese annuali in termini di cassa) sono raddoppiati tra il 2017 (circa 8 miliardi di euro) e il 2023 (oltre 16 miliardi di euro) e sono tuttora in ulteriore crescita (più 28 per cento nei primi 9 mesi del 2024 rispetto al medesimo periodo del 2023);
i dati di forte ripresa degli investimenti rappresentano una motivazione sufficiente per non procedere con ulteriori restrizioni nei confronti dei Comuni, al fine di evitare di mettere a rischio non soltanto i risultati già raggiunti dal comparto, ma anche nell'attuazione del PNRR;
su tale versante occorre un'attenta riflessione che dovrebbe condurre all'esclusione dei Comuni da nuove restrizioni quantitative, ovvero alla loro radicale limitazione quantitativa, anche in ragione delle tendenze e dell'assetto finanziario attualmente rilevabili;
osservato che:
la "spesa primaria netta", parametro fondamentale del nuovo PSC, è un aggregato non completamente chiarito per ciò che riguarda il livello nazionale e che, in particolare, mal si presta ad una trasposizione meccanica sulle grandezze che caratterizzano gli enti territoriali;
difficoltà tecniche e di opportunità giuridica, fino a possibili contrasti con la ripetuta giurisprudenza costituzionale sulla difficoltà di imporre tetti di spesa, rendono quanto mai complicato traslare sui comparti finanziari locali il parametro della spesa primaria netta. Tale traslazione sarebbe, peraltro, ancor più insostenibile se concepita come limite di riferimento applicabile a ciascun singolo ente locale. La differenziazione delle condizioni finanziarie, fortemente influenzata dai contesti socio-territoriali, comporta altrettanto acute differenze nelle capacità di spesa, che la perequazione non è in grado di superare, lasciando insoddisfatte importanti quote di fabbisogno meritorio;
le manovre espansive, attivate negli ultimi anni per rispondere all'esigenza straordinaria di riequilibrio socio-territoriale, rischiano di essere le prime vittime della prossima legge di bilancio, attraverso la riduzione delle spese dei Ministeri, che in buona parte si concretizza nella riduzione di fondi destinati agli enti locali o a servizi ai territori con surroga degli enti locali. Il taglio di risorse previsto per la legge di bilancio in costruzione appare in tal senso molto preoccupante per le ricadute sulle funzioni e i compiti assegnati ai Comuni;
su alcuni segmenti sensibili della spesa corrente occorre proseguire nel percorso tracciato che si concretizza in maggiori assegnazioni di risorse statali, quasi integralmente vincolate al raggiungimento di obiettivi di sviluppo in diversi campi di rilevanza sociale quali fondi sociali e scuola, incrementi del Fondo di solidarietà comunale per servizi sociali comunali, gli asili nido e il trasporto scolastico degli studenti con disabilità. Nel complesso, pur nell'incertezza dell'andamento di taluni dei fondi che compongono i finanziamenti per il sociale e la scuola, sono attualmente prevedibili maggiori finanziamenti statali per una dimensione a regime superiore ai 2 miliardi di euro annui, da raggiungere entro il 2030. Si tratta di tendenze espansive, comunemente considerate di grande valore economico e sociale, rese possibili dalla ripresa di trasferimenti statali vincolati al raggiungimento di specifici obiettivi. Tra questi, l'incremento della spesa corrente locale a fronte dell'erogazione di maggiori servizi considerati essenziali o particolarmente meritori;
rilevato che:
la perequazione, attuata quasi solo per i Comuni, è allo stato attuale gravemente carente, in quanto non sostenuta da un fondo perequativo statale e affidata quasi esclusivamente al riequilibrio delle risorse interne al comparto comunale;
l'assenza di un contributo statale verticale e senza vincoli di destinazione costituisce una grave contraddizione rispetto all'articolo 119 della Costituzione. La progressione della perequazione comporterà, a legislazione vigente, un travaso di risorse all'interno del comparto per circa 650 milioni di euro tra il 2025 e il 2030. Un dato quantitativo che aggrava un'ampia fascia di Comuni contributori (circa 4.000), aggiungendosi ai tagli già previsti a legislazione attualmente vigente,
impegna il Governo:
1) ad escludere, in vista della predisposizione della prossima legge di bilancio, qualsiasi misura restrittiva delle principali grandezze riguardanti la situazione finanziaria dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane, in quanto già allineati con i parametri di virtuosità finanziaria previsti da precedenti manovre e con la traiettoria di contenimento della spesa che il Paese si prefigge per i prossimi anni;
2) a garantire il rafforzamento dei fattori decisivi dell'attuale fase di gestione della finanza locale, ossia gli investimenti e i servizi di rilevanza sociale, quali i servizi sociali, la scuola e il sostegno alle emergenze locali; a sostenere i Comuni sul fronte degli incrementi di spesa dovuti all'aumento dei costi delle forniture di beni e servizi, a partire da quelli energetici, e delle spese sostenute per gli interventi sul dissesto idrogeologico;
3) a garantire il confronto preventivo con i Comuni su qualsiasi manovra del Governo volta al contenimento della spesa di tali enti e delle loro risorse disponibili, al fine di non mettere a rischio l'erogazione da parte dei Comuni dei servizi essenziali, e che la stessa sia concepita solo a livello di comparto e su un orizzonte pluriennale e non sul singolo Comune;
4) a predisporre un confronto preventivo con i Comuni nel cui ambito condividere le informazioni e valutare soluzioni alternative ed aggiustamenti, in tutte le fasi di definizione e valutazione delle nuove regole di finanza pubblica cui gli enti dovranno attenersi; ad evitare, comunque, la trasposizione meccanica del parametro della "spesa primaria netta" sulle grandezze che caratterizzano gli enti locali.
(7-00019)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
2ª Commissione permanente (Giustizia):
3-01432 del senatore Verini ed altri, sulle misure per contrastare la presenza della criminalità organizzata a Prato.
Risoluzioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 50 del Regolamento, la seguente risoluzione sarà svolta presso la Commissione permanente:
6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):
7-00019, della senatrice Tajani ed altri, sul contributo dei Comuni per il risanamento della finanza pubblica.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 106ª seduta pubblica del 27 settembre 2023, a pagina 12, alla quindicesima riga, prima delle parole: "5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio,", aggiungere le seguenti: "3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa,".
Nel Resoconto stenografico della 226ª seduta pubblica del 1° ottobre 2024, a pagina 129, alla sesta riga, eliminare le parole da: ", 10ª Commissione permanente" a "previdenza sociale".
Nel Resoconto stenografico della 234ª seduta pubblica del 22 ottobre 2024, a pagina 9, sotto il titolo "Congedi e missioni", alla nona riga, sostituire le parole: "per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO" con le seguenti: "per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa".
Nello stesso Resoconto, a pagina 10, alla prima riga del terzo capoverso sostituire le parole: "Salvini Matteo", con le seguenti: "Gasparri Maurizio, Salvitti Giorgio".