Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 185 del 07/05/2024
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
185a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MARTEDÌ 7 MAGGIO 2024
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Presidenza del presidente LA RUSSA,
indi del vice presidente CASTELLONE
e del vice presidente RONZULLI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,04).
Si dia lettura del processo verbale.
PAGANELLA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 30 aprile.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
In ricordo delle vittime di incidenti sui luoghi di lavoro
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Onorevoli colleghi, come purtroppo già sapete, ieri a Casteldaccia, in provincia di Palermo, si è consumata l'ennesima tragedia sul posto di lavoro. Purtroppo, un'occasione come questa si ripete quasi ogni giorno, in maniera drammatica o, se volete con altre parole, ma credo che converrete con me, in maniera inammissibile. Non è più ammissibile, infatti, che tutte le settimane, quasi tutti i giorni si debbano ricordare persone che perdono la vita mentre stanno lavorando, esclusivamente perché mettono il proprio corpo, sé stessi, le proprie braccia e la propria testa al servizio di un lavoro e in cambio ne ricevono la morte.
Cinque operai sono rimasti uccisi dalle esalazioni di idrogeno solforato e un sesto è tuttora in gravissime condizioni. Prima di questa strage - chiamiamola con la parola giusta - ci sono stati altri episodi, solo per citare gli ultimi, a Suviana, a Firenze, a Brandizzo, a Gioia del Colle e purtroppo potremmo andare avanti con una sfilza di luoghi. Mentre parliamo, stiamo attenti che già non arrivi un'altra drammatica notizia. Negli ultimi anni certamente sono aumentate le norme che vorrebbero tutelare la sicurezza di chi lavora, certamente sono aumentate le verifiche degli ispettori e anche i controlli, anche se a mio avviso ancora non sufficienti, in materia di sicurezza sul lavoro e continueranno ad aumentare. Tuttavia, ci troviamo ancora a piangere delle vite spezzate, il che comporta la necessità di fare qualcosa tutti insieme, di fare uno sforzo straordinario perché questo tema sia una priorità per le Camere, per il Governo, per la società. Credo che ci sia bisogno - come abbiamo già detto non è più rinviabile - di un impegno di tutti, anche delle aziende e di coloro che sono preposti al controllo, persino degli stessi operatori, ai quali mi rivolgo perché non trascurino di esercitare essi stessi un controllo, una verifica, un'attenzione ancora maggiore.
Questa ennesima tragedia sul lavoro, come ha detto il presidente Mattarella, deve riproporre con forza la necessità di una risposta comune. Ci auguriamo che le autorità preposte facciano chiarezza sulla tragedia di Casteldaccia, ma come diciamo sempre la chiarezza non riporta in vita chi è morto. Certo, fa giustizia e quindi è auspicabile e auspicata, ma non possiamo accontentarci ogni volta di chiedere che si capiscano le ragioni, le responsabilità, le colpe di un dramma: occorre qualcosa di più, lo ribadisco, e non è la prima volta che da quest'Aula lo diciamo in forma unitaria e con forza. Mi auguro che stavolta riusciremo a passare, d'accordo con tutti i soggetti coinvolti, dalle parole ai fatti.
Rivolgo veramente le nostre sentite condoglianze alle famiglie delle vittime, del ferito, a tutti gli altri soggetti, alle aziende e a tutti i Comuni coinvolti. Ripeto, rivolgo loro le nostre più sentite condoglianze e vi invito a pensare per qualche istante alla necessità di fare qualcosa. Vi invito ad osservare alcuni istanti di silenzio comune. (L'Assemblea osservano un minuto di silenzio).
Comunicazioni del Presidente (ore 16,14)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente».
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi il 30 aprile scorso, ha approvato a maggioranza il calendario dei lavori fino al 16 maggio.
Nella seduta di oggi saranno discussi i documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
Domani avrà inizio la discussione generale del disegno di legge costituzionale in materia di elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri. Gli emendamenti al provvedimento dovranno essere presentati entro le ore 10 di mercoledì 8 maggio.
La seduta di giovedì 9 maggio, con inizio alle ore 15, prevede il question time con la presenza dei Ministri degli affari esteri, dell'agricoltura e per le riforme istituzionali.
Vi prego di prestare attenzione al fatto che nella mattinata di giovedì, alle ore 11, si terrà in Aula una cerimonia commemorativa delle vittime del terrorismo, con la presenza del Presidente della Repubblica. Tale cerimonia si svolge un anno alla Camera e un anno al Senato. Quest'anno avremo qui il Presidente della Repubblica.
Il calendario della prossima settimana prevede il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale per l'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri.
Mercoledì 15 maggio, a partire dalle ore 15 e senza orario di chiusura, sarà discusso il decreto-legge in materia di agevolazioni fiscali, anche ove non concluso in Commissione, con eventuale seguito nella giornata di giovedì 16.
Sempre giovedì 16 maggio, alle ore 15, avrà luogo il question time.
Martedì 14 maggio, in apertura di seduta, sarà commemorata la figura dell'ex senatore Nino Strano.
Diremo in seguito se, come è possibile, nel corso dei prossimi lavori sarà prevista anche una votazione per l'elezione di un componente della Corte costituzionale. Per adesso non c'è ancora la data.
Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 30 aprile 2024, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di marzo e aprile 2024:
- Disegno di legge costituzionale n. 935 e connesso - Modifiche agli articoli 59, 88, 92 e 94 della Costituzione per l'elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, il rafforzamento della stabilità del Governo e l'abolizione della nomina dei senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica (prima deliberazione del Senato) (voto finale con la presenza del numero legale)
Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposta di modifica
PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il nuovo calendario dei lavori fino al 16 maggio:
| Martedì | 7 | maggio | h. 16-20 | - Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari |
| Mercoledì | 8 | maggio | h. 10-19 | - Disegno di legge costituzionale n. 935 e connesso - Elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri (prima deliberazione del Senato) |
| Giovedì | 9 | maggio | h. 15 | - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento |
Gli emendamenti al disegno di legge costituzionale n. 935 e connesso (Elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri) dovranno essere presentati entro le ore 10 di mercoledì 8 maggio.
| Martedì | 14 | maggio | h. 16-20 | - Seguito disegno di legge costituzionale n. 935 e connesso - Elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri (prima deliberazione del Senato)
- Disegno di legge n. 1092 - Decreto-legge n. 39, Agevolazioni fiscali (scade il 28 maggio) (mercoledì 15, ore 15)
- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 16, ore 15) |
| Mercoledì | 15 | " | h. 10 | |
| Giovedì | 16 | " | h. 10 |
Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1092 (Decreto-legge n. 39, Agevolazioni fiscali) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1092
(Decreto-legge n. 39, Agevolazioni fiscali)
(Gruppi 4 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| FdI |
| 50' |
| PD-IDP |
| 35' |
| L-SP-PSd'AZ |
| 30' |
| M5S |
| 29' |
| FI-BP-PPE |
| 24' |
| Misto |
| 20' |
| IV-C-RE |
| 17' |
| Aut (SVP-PATT, Cb) |
| 17' |
| Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE |
| 17' |
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, come è noto, il calendario dell'Aula non è stato votato all'unanimità nella Conferenza dei Capigruppo; in particolare c'è stata la contrarietà di diversi Gruppi di opposizione. Ciò è dovuto ad un'accelerazione e a un calendario che riteniamo di non dover accettare rispetto alla riforma costituzionale sul premierato, che porta, ad esempio, alla situazione quasi surreale di avere la scadenza degli emendamenti che coincide con l'inizio della discussione generale.
È evidente che una discussione su una riforma così importante, che si può condividere o meno, ma che rimane di enorme importanza per il nostro Paese, può essere svolta soltanto dopo aver visto anche le proposte emendative che potranno essere delle opposizioni e anche della maggioranza. È del tutto evidente infatti che il quadro emendativo possa stimolare in qualche modo un dibattito in discussione generale, che, senza il tempo di analizzare le proposte emendative presentate, diventa un dibattito sul testo uscito dalla Commissione, profondamente diverso da quello entrato in Commissione. Adesso non entro nel merito della riforma proposta dal Governo e dalla maggioranza, che modifica in modo a nostro avviso pericoloso i pesi e i contrappesi del dettato costituzionale, ma ritengo che quest'Assemblea non abbia nessuna urgenza di comprimere i tempi del dibattito.
La nostra proposta è duplice ed è quella di inserire la discussione del disegno di legge di riforma della Costituzione (premierato) non nel calendario della settimana corrente, ma fra due settimane, di lasciare a domani il termine per la presentazione degli emendamenti, in modo da avere due settimane di tempo per l'analisi degli emendamenti, e di dedicare la giornata di giovedì di questa settimana, oltre al previsto question time, alla discussione di una mozione che abbia ad oggetto il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, in modo da poter condividere tra tutte le forze politiche qualche proposta in tal senso. Proponiamo quindi di dedicare questa settimana, oltre che alla discussione e al voto dei documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, che possiamo pensare di svolgere già oggi, alla discussione, nella giornata di giovedì, di una mozione possibilmente unitaria sul tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, rimandando di due settimane l'inizio della discussione generale sul disegno di legge di riforma della Costituzione, con l'introduzione di un unicum sul pianeta, che è quello del premierato. (Applausi).
PRESIDENTE. Come sapete, in questa fase gli interventi sono finalizzati ad avanzare proposte alternative di calendario. La proposta di Patuanelli è molto chiara: rinviare il primo punto all'ordine del giorno ed eventualmente inserire una mozione, che non c'è ancora, ma che potrebbe nascere. Il senatore Boccia intende avanzare una proposta diversa, immagino, perché gli interventi in questa fase sono in relazione alle proposte. Dopo avremo gli interventi in dichiarazione di voto sulle proposte formulate.
BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, allora mi limito a sostenere la proposta del presidente Patuanelli e ad integrarla eventualmente con ulteriori provvedimenti, perché condividiamo con il presidente Patuanelli la richiesta di uno slittamento dell'inizio della discussione generale sulla riforma costituzionale e di integrazione del calendario - così come ci eravamo detti in Conferenza dei Capigruppo - con alcuni provvedimenti che possono essere inseriti. Ci sono delle mozioni che i Gruppi parlamentari hanno segnalato e purtroppo, anche riallacciandoci all'apertura della seduta da lei fatta, il Gruppo Partito Democratico ha chiesto di svolgere una seduta straordinaria sul tema degli incidenti sul lavoro, con la presenza della Presidente del Consiglio.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, mi associo ai due interventi del presidente Patuanelli e del presidente Boccia. Vorrei aggiungere delle considerazioni di merito, quindi mi dica lei se devo farlo ora o se lo farò in sede di dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Finiamo prima di definire ciò su cui dobbiamo votare e poi faremo gli interventi in dichiarazione di voto.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Allora in questa sede mi associo semplicemente alle loro richieste e mi riservo di intervenire in dichiarazione di voto.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, intervengo per associarmi e preannunciare che chiederò di parlare in dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono altre proposte di modifica, a questo punto la proposta è codificata: sostituire il punto all'ordine del giorno che prevede la discussione della riforma costituzionale con una mozione sul tema del lavoro o su altri temi indicati nella riunione dei Capigruppo. La discussione sulla questione del lavoro forse è bene che avvenga in un clima di maggiore coesione generale. Comunque con altre mozioni, diciamo così.
Passiamo alla votazione della proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dai senatori Patuanelli, Boccia, De Cristofaro e Borghi Enrico.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, abbiamo espresso già in sede di Conferenza dei Capigruppo con le altre forze dell'opposizione, come lei ha ascoltato in quella sede e come naturalmente avrà capito anche adesso e come anche i colleghi stanno comprendendo in questi minuti, le ragioni per cui abbiamo espresso un dissenso rispetto alla scelta che è stata fatta e che sarà da qui a pochi minuti imposta a quest'Assemblea con un voto: il modo davvero peggiore per cominciare l'iter di una riforma costituzionale. L'ideale sarebbe fare insieme le riforme costituzionali e in qualche modo costruire un consenso ampio attorno a un tema grande come l'assetto istituzionale del Paese e la sua architettura istituzionale. Anche in mancanza di una condivisione di merito, sarebbe particolarmente utile almeno mettersi d'accordo sul percorso. Poi si vede se anche sul merito ci sono elementi di condivisione o meno, e in questo caso, almeno stando a quanto accaduto in Commissione nel corso di questi mesi, evidentemente ci sono posizioni diverse.
Devo dire che pensavo e continuo a pensare che almeno sul metodo, cioè sul fatto di decidere assieme le tappe dell'iter parlamentare, si potesse arrivare ad un accordo. Dico con sincerità in quest'Aula che trovo davvero molto grave che si voglia fare questa forzatura. Perché la si vuole fare? Qual è il motivo per cui l'Assemblea del Senato deve cominciare a discutere la riforma costituzionale adesso? Stiamo forse parlando di un decreto-legge che scade, signor Presidente? Abbiamo una scadenza prevista dalla legge, per cui da qui a qualche settimana, venuta meno la scadenza, viene meno il decreto? Oppure parliamo di un provvedimento di altra natura, ossia di una riforma costituzionale che peraltro, come sappiamo, necessita di un doppio passaggio parlamentare, ossia di due passaggi alla Camera e due passaggi al Senato? Erano stati molto saggi i Padri costituenti all'epoca quando previdero questo tipo di andamento, perché evidentemente immaginavano che la riforma costituzionale dovesse essere sempre non soggetta a forzature di alcun genere.
Mi chiedo dunque le ragioni per cui, dinanzi alla richiesta di darsi un metodo condiviso prima ancora che un merito condiviso, da parte dei partiti della maggioranza ci sia la volontà di fare questa accelerazione. Mi chiedo: c'entra forse qualcosa questa anticipazione che si vuole fare e questo voto che probabilmente si vuole dare nelle prossime settimane con i tanti manifesti che vediamo in giro per l'Italia? Voi avete visto i manifesti come li ho visti io: è stata una campagna propagandistica pubblicitaria significativa e immagino anche onerosa; ovunque si rivolge lo sguardo, non c'è angolo del Paese dove non si vedano dei grandi manifesti con il volto del Presidente del Consiglio e la scritta «Con Giorgia».
Ho anche appreso - non lo sapevo, perché pensavo che Giorgia fosse il nome di battesimo della Presidente del Consiglio - che invece è anche una sorta di soprannome. Ho scoperto, signor Presidente, che alle elezioni europee che verranno è possibile addirittura votare semplicemente "Giorgia". Eppure nella nostra storia, quando si scrive... (Commenti). Signor Presidente, c'entra eccome e adesso le spiego perché: quando c'è scritto "detto" sul nome di un candidato è perché evidentemente il nome del candidato è diverso dal nome che si scrive. Invece in questo caso, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, scopriamo che ci si può candidare alle elezioni con il proprio nome e ci si fa dire "detto" sempre con il proprio nome, non con un nome diverso dal proprio. I manifesti di Giorgia sono dappertutto nel nostro Paese e contemporaneamente si forza sulla necessità di votare in prima istanza il premierato, prima delle elezioni europee. Ma pensate davvero che qualcuno non capisca? Davvero pensate che c'è qualcuno che possa non avere la minima percezione di quello che sta accadendo e non pensare che state piegando la riforma costituzionale a un interesse di parte e di propaganda? Lo state facendo, evidentemente perché questa cosa serve dal punto di vista elettorale per le elezioni europee. (Applausi). Pensate davvero di poter umiliare la Costituzione italiana in questo modo, Presidente?
Capisco bene che, da parte di molti di quelli che portano avanti questo tipo di riforma, c'è una qualche allergia nei confronti della Costituzione italiana (Commenti). Lo vedo tutti i giorni, lo vedo il 25 aprile, quando si fa fatica a riconoscere, per esempio, la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana. Quindi, capisco bene che ci possa essere qualche elemento di allergia nei confronti della Costituzione; lo capisco, del resto è una cosa nota che sappiamo da molti anni e da molti decenni. Questo evidentemente non mi sorprende. Tuttavia penso, signori Ministri, che siccome su quella Costituzione giurate, nei confronti di quella Costituzione dovreste mostrare il rispetto che merita e dovreste perlomeno evitare di piegare il cambiamento della Costituzione a un interesse di parte facendolo nel modo che state scegliendo, perlappunto con una forzatura, subito prima delle elezioni europee, con manifesti che coprono tutte le strade e tutte le piazze delle nostre città, che di fatto stanno facendo immaginare una sorta di premierato anticipato. Davvero voi pensate che si possa fare tutto? Guardate che avere la maggioranza dei voti, aver vinto le elezioni politiche, cosa che - com'è evidente - tutti vi riconoscono, perché naturalmente sta nei numeri, non vi autorizza ad immaginare di stravolgere in questo modo le regole di fondo. Le regole prescindono dai numeri; i numeri determinano le maggioranze e le minoranze, poi però ci sono le regole che dovrebbero impegnare tutti, maggioranze e minoranze.
Allora, credo francamente che il voler fare questa forzatura adesso e voler portare a casa questo scalpo, perché di questo si tratta, evidentemente ha delle ragioni che non c'entrano niente con la necessità di fare un approfondimento serio su una riforma - non la raccontate in maniera diversa da quella che è - che non è vero che tocca leggermente i poteri di questa Costituzione, ma cambia radicalmente la Costituzione di questo Paese (Applausi), mettendo in discussione radicalmente quell'idea di Governo parlamentare su cui si è fondata la Repubblica italiana per decenni, mettendo clamorosamente in discussione quell'equilibrio dei poteri che dovrebbe essere sempre la prima regola attorno alla quale si definisce una democrazia.
Poi, naturalmente, entreremo nel merito già domani mattina, quando presenteremo le pregiudiziali, ma voglio stare al metodo adesso e voglio sapere qual era la ragione di forzare. Perché dovete portare questo scalpo? Lo dovete fare probabilmente perché alla Camera è in discussione il disegno di legge sull'autonomia differenziata ed evidentemente i due partiti principali che compongono l'alleanza di Governo avevano bisogno di questo scambio reciproco? Perché nel momento in cui si fa l'autonomia alla Camera, bisognava necessariamente fare anche il premierato al Senato? Evidentemente le ragioni sono queste, non hanno nulla a che fare con una normale dialettica democratica.
Qui non si sta chiedendo di essere tutti d'accordo. Si può essere contrari, naturalmente, e si può avere anche un dissenso, com'è evidente, su come e se cambiare la Costituzione. Io, per esempio, non l'avrei toccata e avrei fatto tutt'altro in questi mesi. Non la ritengo certo l'urgenza e la priorità di questo Paese. Qui però non si sta discutendo il merito, ma il metodo. Io e il mio Gruppo, Alleanza Verdi e Sinistra, consideriamo questa una forzatura totalmente inaccettabile. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio. Io, naturalmente, non entro nel merito di nessun intervento, però voglio rassicurare lei e tutta l'Assemblea che il rispetto delle regole è garantito da me, dal Consiglio di Presidenza e dalla riunione dei Capigruppo. Ci possono essere divergenze sul percorso, e ci sono, ma non vi è nessuna violazione di regole, anzi, nel caso specifico devo dire che, se non venisse modificato, il calendario prevede per la discussione di questo provvedimento tutta la giornata di domani, la prossima settimana e poi ancora la settimana successiva e ci sono già circa 90 iscritti a parlare in discussione generale, oltre alle pregiudiziali. Non mi pare che ci sia una violazione di regole. Va benissimo tutto, ma vi prego di non dire che c'è una violazione di regole, perché attiene alla mia responsabilità garantire che le regole siano rispettate.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione sul disegno di legge di riforma costituzionale è sicuramente uno dei momenti più qualificanti, più impegnativi e certamente più delicati che in un ordinamento come il nostro un'Assemblea parlamentare può affrontare.
È utile nella circostanza ribadire un antico distico che chi ha iniziato a fare politica qualche anno fa si sentiva ripetere quasi in maniera da giaculatoria di chiesa, e cioè che in politica la forma è sempre sostanza. Dunque la discussione sulla forma con la quale l'Assemblea si appresta ad affrontare e licenziare un provvedimento così importante non è né una vicenda oziosa, né una questione leziosa. È una questione strutturale e lo è, signor Presidente, ancor più a fronte del modo con il quale la Presidenza ha ritenuto di dovere investire la Conferenza dei Capigruppo dell'organizzazione di questi lavori. Infatti, e lo dico senza amor di polemica, ma per cercare di portare un contributo che vada nella direzione di sgombrare il campo rispetto all'introduzione di spurie modalità di interpretazione di questa nostra odierna attività, la proposta che ha fatto la Presidenza in seno alla Conferenza dei Capigruppo è stata eccessivamente zelante, signor Presidente. (Brusìo).
PRESIDENTE. Che succede?
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Vorrei solo maggiore cortesia da parte dei colleghi dell'Aula.
PRESIDENTE. Le assicuro che il brusìo non è eccessivo.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Per lei forse no, ma da questa parte le assicuro che è abbastanza fastidioso.
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di rispettare la tranquillità del collega Borghi che svolge il suo intervento.
Evidentemente ero io che non avvertivo il disturbo.
Prego, senatore Borghi.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). La ringrazio, signor Presidente.
Come dicevo, la proposta con la quale la Presidenza ha impostato questi nostri lavori è sembrata quasi interpretare l'esame del provvedimento alla stregua di una ratifica alla quale quest'Assemblea è per troppe volte stata chiamata, come se la riforma costituzionale fosse la traduzione in legge di un decreto che, una volta conclusa l'analisi in Commissione, debba essere molto rapidamente affrontato e concluso in Assemblea.
Ora, non è certo in discussione il diritto-dovere di avviare la discussione di un procedimento una volta che sia concluso l'esame in Commissione. Su questo noi diamo atto che la Presidenza si sta muovendo nel rango delle prerogative e dei doveri che possiede. Si è concluso in Commissione un iter ed è giusto doveroso che l'Assemblea inizi la discussione. Il punto, però, è la modalità con la quale questa discussione si apre, immaginando di poter aprire e chiudere la discussione in un arco temporale già predefinito, come era nei desiderata originali. Solo a seguito degli interventi in sede di Conferenza dei Capigruppo questo arco temporale, già circoscritto e predeterminato, è limitato all'interno del mese di maggio, come se l'esame del provvedimento di riforma della Costituzione fosse l'approvazione di un decreto. Tale modalità è evidentemente una questione che tradisce il retro pensiero circa il fatto che l'Aula debba sostanzialmente e fattualmente ratificare l'operato della Commissione. (Applausi).
Così non è: questo il primo punto, colleghi. È doveroso che l'Aula inizi la discussione, ma è altrettanto doveroso che la discussione si sviluppi in tempi e modalità consoni alla possibilità di entrare nel merito delle proposte emendative, senza pregiudicare la possibilità di un'eventuale modifica. Diversamente, infatti, verremmo meno alla funzione essenziale della nostra attività.
Dico ciò riprendendo un precedente, signor Presidente, che mi sono andato a studiare e che forse potrebbe essere utile per l'impostazione dei nostri lavori. Un'analoga situazione si verificò nella XVII legislatura, quando il Governo presentò una riforma della Costituzione che prevedeva, in quel caso, il superamento del bicameralismo paritario perfetto. Vorrei solo fornire qualche dato.
Il Senato iniziò la discussione il 9 luglio 2014 e concluse le votazioni l'8 agosto del 2014. Vi furono trenta interventi sull'andamento dei lavori, 163 interventi in discussione generale, che, nettizzandoli rispetto alla riduzione del numero dei parlamentari, corrisponderebbero a 108 parlamentari senatori che potrebbero intervenire nell'ambito della discussione generale. Vi furono 26 sedute, 744 interventi sugli articoli con relative votazioni, 144 ore di discussione. Questo è il range di una discussione parlamentare di modifica costituzionale almeno pari a quello di cui stiamo discutendo.
Io credo sarebbe stata buona cosa se, partendo dai precedenti, si fosse immaginato di investire il nostro lavoro circoscrivendo, all'interno di un perimetro di questa natura, una ipotesi dei nostri lavori. Invece, ci siamo trovati nella condizione per la quale dapprima si pensava di chiudere un percorso molto stretto.
Mi rivolgo ai colleghi della maggioranza, perché ora vi è una questione non detta che dovrebbe essere sgomberata, dal punto di vista politico: mi riferisco al dubbio, in alcuni casi anche al sospetto, che si vogliano circoscrivere la discussione e la votazione come oggetto della imminente campagna elettorale per le elezioni europee. Questo sarebbe un errore, contro l'interesse stesso dei proponenti della riforma, perché significherebbe introdurre nel dibattito elementi spuri che nulla hanno a che vedere con le questioni di merito.
Dividiamoci pure sui palchi dei comizi delle elezioni europee; ma, quando ci troviamo a discutere della Costituzione, facciamo lo sforzo di trovare un minimo comune denominatore. Se traduciamo gli elementi della divisione partitica nella costruzione degli elementi strutturali della nostra democrazia, infatti, noi non rendiamo un buon servizio alla qualità del nostro lavoro.
E vorrei anche dire, ai colleghi della maggioranza, che neppure voi rendete un buon servizio al vostro lavoro, perché rischiate di introdurre, all'interno di questi lavori, elementi di perturbazione che inevitabilmente emergerebbero nel corso d'opera dei nostri lavori.
Signor Presidente, immaginiamo di poter impostare i lavori nei termini che ho detto, attraverso l'impiego temporale cui ho fatto riferimento, magari ipotizzando di dilatare il termine della presentazione degli emendamenti, che è fissato per domani mattina alle 10. Siccome sappiamo tutti, cari colleghi, che la prima lettura del Senato è l'unico momento nel quale potremo realmente intervenire in modo modificatorio perché, dopo che si sarà andati in seconda lettura alla Camera - e quella sarà la reale occasione nella quale, anche per motivi di merito su cui non entro, si modificherà il testo - noi qui dovremo correre con gli stivali delle sette leghe senza poter cambiare assolutamente nulla, avendo qualcuno già detto che tanto l'obiettivo finale è il referendum.
Siccome noi crediamo ancora, anzi crediamo fermamente che la funzione del Parlamento, soprattutto nel momento in cui viene trasformato in Assemblea costituente, non è né di ratifica né di carattere propagandistico; e siccome noi abbiamo delle opinioni di merito - domani saranno espresse anche sulle questioni pregiudiziali dalla collega Musolino - che per alcuni aspetti ci differenziano dalle altre opposizioni, a maggior ragione perché abbiamo questa posizione riteniamo che lo strumento di garanzia di tutte le opposizioni per entrare nel merito della possibilità di articolare al meglio le proprie posizioni sia un elemento che debba essere tenuto in assoluta considerazione anzitutto dalla maggioranza. (Applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, vorrei ricordare la materia su cui stiamo discutendo: dobbiamo votare modifiche al calendario dei lavori approvato dalla Conferenza dei Capigruppo. Tale calendario, che può essere modificato con le proposte che sono state avanzate, prevede per domani l'apertura della discussione generale della riforma costituzionale su cui si sono già iscritte 90 persone, il cui numero può aumentare. Il seguito è previsto per la settimana prossima, nelle giornate di martedì e in buona parte di mercoledì, ma non è previsto per quella data il voto conclusivo, per cui si potrà andare avanti se ci saranno richieste (compatibili col Regolamento) di proseguire nella discussione e nella votazione; poi ci sarà la votazione degli emendamenti e quant'altro. Vorrei dire che, come oggetto di questo dibattito, è previsto non un termine di chiusura, ma uno di inizio, che è quello odierno.
Se venisse approvata proprio la proposta alternativa, il cambiamento sarebbe che oggi non si inizierebbe. Tuttavia, non si discute di quando finisce l'esame di questo provvedimento, perché non è previsto dal calendario dei lavori.
MAIORINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). Signor Presidente, la ringrazio anche per il suo chiarimento. Tuttavia, io intervengo a sostegno della proposta di modifica del calendario avanzata dal presidente Patuanelli, e non perché speri di far cambiare idea alla maggioranza, perché naturalmente andrà avanti come ha sempre fatto, sorda e cieca, ma perché intendo svolgere un intervento di denuncia a partire sin da ora.
Vi accingete a far ingurgitare anche a quest'Assemblea la riforma costituzionale a partire da domani e - come è stato ricordato anche poco fa dal collega Enrico Borghi - in realtà un termine è stato messo ed era quello del 21 maggio; poi, di fronte alle proteste dell'opposizione in sede di Conferenza dei Capigruppo, questo limite temporale è diventato improvvisamente più sfumato, ma il gioco è chiarissimo.
Al di là di questo, la mia è una denuncia - e quindi non è per i colleghi di maggioranza, che sono certa, purtroppo, non ascolteranno - per chi potrà ascoltare al di fuori di questi palazzi. Questa riforma costituzionale nasce già non condivisa, nasce già da una finta volontà di ascolto e condivisione: era già tutto predeterminato. Penso alle delegazioni che sono andate dalla ministra Alberti Casellati e poi da Giorgia. A questo punto, credo di potermi prendere la libertà di chiamare il Presidente del Consiglio Giorgia, visto che lo fa scrivere addirittura sulle urne.
PRESIDENTE. È il suo nome.
MAIORINO (M5S). Siamo andati anche da Giorgia, ma naturalmente l'ascolto era finto, perché avevate già in mente come intervenire, stravolgendo la nostra Costituzione.
Vi siete vantati che questa è una riforma chirurgica e non invasiva; chirurgica come un taglio netto alla giugulare della nostra Costituzione, perché questo è quello che questa riforma fa: dissangua la Costituzione repubblicana e la trasforma in qualcos'altro, qualcosa di lontanissimo da ciò che i nostri Padri e Madri costituenti avevano immaginato e voluto per il nostro Paese. E lo fate in maniera assolutamente non condivisa e con la forza dei numeri. Devo citare nuovamente il collega Borghi, perché ha fatto riferimento alla famosa riforma Renzi del 2014 quasi come ad una buona prassi, perché non so quanti interventi e quante ore di discussione ha consentito. Eppure, anche per quella riforma non si cercò una condivisione trasversale, ma si andò avanti con la forza dei numeri. E tenete conto, colleghe e colleghi, che le riforme costituzionali che vengono imposte con la forza dei numeri non portano bene a chi le impone. Quindi state in guardia rispetto a quello che fate, perché il popolo italiano non si fa prendere in giro così facilmente. Anche oggi, con il voto del calendario, potrete imporre l'inizio della discussione di questa riforma già a partire da domani e magari anche vederla approvata secondo i desideri di Giorgia, prima dell'inizio della campagna elettorale per le europee. È questo quello che volete: portare lo scalpo del Sud Italia alla Lega Nord con l'autonomia differenziata e lo scalpo della Costituzione repubblicana a quelli che sono i vostri elettori, che state ingannando comunque con degli slogan fasulli. (Applausi).
Noi non possiamo far altro che opporci con la forza della ragione: i numeri non sono dalla nostra parte, ma vi chiediamo di aspettare perlomeno questo tempo, in modo da non strumentalizzare una riforma costituzionale di tale peso e di tale importanza per il Paese e di iniziare la discussione dopo che il Paese si sarà espresso per il Parlamento europeo. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Sylos» di Bitonto, in provincia di Bari, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione sul calendario dei lavori dell'Assemblea
GELMINI (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ricordo che può intervenire un senatore per Gruppo, ma per il Gruppo Misto mi arrogo il diritto di dare la metà del tempo, tre minuti, anche alla senatrice Gelmini. Pertanto, ne ha facoltà.
GELMINI (Misto-Az-RE). Signor Presidente, penso sia emerso anche durante i lavori in Commissione affari costituzionali che Azione non ha un atteggiamento ostruzionistico nei confronti della riforma costituzionale. Noi abbiamo avanzato un modello diverso, che è il modello tedesco. Siamo critici, ma riconosciamo il diritto della maggioranza di procedere alla riforma costituzionale.
Vengo a quello che però non ci convince, signor Presidente. Prima il collega Borghi diceva che la forma è sostanza. Io aggiungo che anche la scelta di tempo in politica è un fatto non secondario. Poiché dobbiamo ammettere tutti che questo non è un mese come gli altri, ma è il mese nel quale le forze politiche si confrontano e spesso si scontrano all'interno di una campagna elettorale plurima che riguarda le europee, ma anche le elezioni amministrative; e poiché questo Paese non ha trovato una via produttiva alle riforme costituzionali, perché sia la via dell'articolo 138 della Costituzione che la via della bicamerale sono fallite entrambe, penso che quello che non dobbiamo fare sia ripercorrere gli errori del passato.
Penso che la fretta in questo caso sia nemica del bene e non sia forse il caso di accelerare, visto che in Conferenza dei Capigruppo c'è stato non un voto all'unanimità, ma sostanzialmente una profonda conflittualità sull'andare a votare il provvedimento, sull'esaminarlo o meno. Io credo che il buonsenso e la saggezza suggeriscano un supplemento di riflessione. Presidente, nel frattempo, anche chi ha votato, come la sottoscritta, a favore dell'autonomia differenziata, non può non considerare che i LEP non sono stati ancora minimamente finanziati. Non c'è un passo avanti sui LEP. Credo allora che, per evitare polemiche e contrapposizioni; per dare la sensazione di un intendimento vero a realizzare le riforme, dovreste cominciare a dare continuità al finanziamento dei LEP dentro l'autonomia differenziata che quest'Aula ha già analizzato; far passare la campagna elettorale e, poi, provare a trovare una via condivisa per costruire riforme costituzionali che non siano accomunate dallo stesso destino di quelle precedenti di altri Governi che, essendo frutto di una posizione solo di maggioranza, anche quando erano riforme organiche, alla fine si sono schiantate contro un muro.
Affrontare un tema come la riforma costituzionale in piena... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...molto molto azzardato.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ovviamente la mia opinione è diversa da quelle che ho ascoltato prevalentemente. Il Gruppo Forza Italia condivide, infatti, il calendario proposto. Si dice che nel merito entreremo successivamente, che saranno presentate delle questioni pregiudiziali; immagino allora che alcuni argomenti li riprenderemo domani, sempre che il calendario venga approvato, come vedremo tra poco.
Rispetto alla vicenda del calendario, quindi prescindendo al momento dal merito, da quello che sentiamo e ascoltiamo, io voglio innanzitutto rilevare che noi arriviamo a questa discussione diciotto mesi dopo le elezioni. La tematica dell'elezione del Presidente della Repubblica non si è più fatta; quella del Premier è già un modo per andare incontro a delle tesi diverse, dal momento che c'erano varie declinazioni del principio di democrazia diretta. Io, per esempio, personalmente sarei favorevole, come tanti, a un presidenzialismo ancora diverso. L'elezione del Premier però è già stata concepita dalla maggioranza come un'apertura a delle tesi diverse. Poi è ovvio che, se si fa il Premier, non va bene; serve non si sa che cosa; se si fa o non si sa che cosa, ce ne vorrebbe un'altra. È un po' una legittima strategia di giocare al ribasso.
Arriviamo quindi a questa discussione sul calendario, non nel merito, dopo mesi di confronto in Commissione, dove non mi risulta sia stato coartato nessuno. Il dibattito c'è stato, sono stati presentati emendamenti, proposte e modifiche. Lo stesso Governo e la maggioranza hanno modificato il testo in corso d'opera. E, siccome questa procedura prevede la doppia lettura - come è giusto che sia - del Senato e della Camera per una modifica della Costituzione, io immagino che anche nel dibattito e nel confronto d'Aula al Senato ci saranno delle modifiche ulteriori. Leggo vari approcci: c'è chi non condivide l'aver tolto dalla Costituzione la soglia di sbarramento delle cifre riguardanti la legge elettorale. Io invece ho ritenuto giusto non scrivere nella Costituzione quelle soglie, che saranno poi definite dalle leggi elettorali. C'è un dibattito aperto. Oggi alcuni costituzionalisti meno astiosi - penso a Ceccanti ed altri - hanno fatto delle altre proposte che discuteremo e prenderanno forma di emendamenti. La cosa non mi scandalizza. Anche nella maggioranza ci sono delle voci che hanno espresso delle chiavi di lettura diverse.
Noi però facciamo un discorso di calendario. Oggi siamo a maggio 2024 e si è votato, se non ricordo male, nel settembre del 2022, e ci si dice che vogliamo soffocare i tempi. Noi siamo in ritardo verso i nostri elettori semmai per questo punto del programma del centrodestra. Siamo in ritardo con gli italiani con i quali ci siamo impegnati a fare una riforma di questo genere. Non siamo in anticipo soffocatorio del dibattito parlamentare. Ma, per carità.
Poi, entrando nel dettaglio, ero presente alla Conferenza dei Capigruppo e, d'accordo con la Presidenza, si è detto di non fare questo giorno, ma di farne un altro; non abbiamo messo, come non mi risulta dalla proposta di calendario, una data di chiusura nel provvedimento. A volte si mette nel calendario la data di votazione, alcune settimane dopo. Qui non è stato nemmeno indicato se il 21 maggio ci sarà una votazione o meno; si vedrà. Se ci sarà una discussione generale, sarà molto ampia, e vi parteciperanno tutti i colleghi che vorranno ed è già previsto. Si è ipotizzato che domani inizi una discussione che potrà proseguire nelle settimane successive; poi ci sono i decreti-legge e c'è una serie di adempimenti che l'Assemblea, per motivi regolamentari, dovrà anteporre. Quindi, andare a raccontare al Paese che siamo in una fretta spasmodica è una cosa infondata e non vera, rispetto ai tempi della storia e ai tempi della cronaca. Questa è la realtà dei fatti, cari colleghi.
Inoltre - questo lo diremo anche domani, quando ci saranno le pregiudiziali di merito - noi non siamo in anticipo di un paio di settimane: siamo semmai in ritardo di trent'anni rispetto a una riforma materiale della Costituzione che l'elettorato ha già fatto. (Applausi). Caro collega Boccia, allarga le braccia quanto vuoi. Giorni fa sono stato invitato da Franco Bassanini - penso a sinistra sia conosciuto - a un seminario del suo centro studi che credo si chiami Astrid. C'erano vari costituzionalisti, alcuni dal vivo, alcuni collegati da remoto. Io ho fatto un intervento sulla Costituzione materiale, perché dal 1994 gli italiani pensano che, quando votano, o vince Prodi, o vince Berlusconi, o vince la Meloni, o vince non so chi era il candidato dall'altro lato, o vince Veltroni. Gli elettori dal 1994 votano pensando di scegliere chi guida il Governo. È la Costituzione che è in ritardo sulla democrazia reale che il popolo italiano vive dal 1994. (Applausi). E ne avete fruito anche voi, quando avete vinto. Questa è la realtà.
Quindi siamo in anticipo di una settimana? Ci dovrebbero fischiare i nostri elettori, quelli del centrodestra: siamo in ritardo di trent'anni rispetto a un'interpretazione legittima, democratica, popolare della scelta dei Governi. Poi ci sono state - ma lì si dovrebbe discutere delle leggi elettorali - legislature in cui non c'erano maggioranze e in cui poi finiva sempre uno del Partito Democratico a fare il Presidente del Consiglio, quando non c'erano le maggioranze. (Applausi). Io me li ricordo i Governi Letta, Gentiloni o altri Governi. È chiaro che a voi non piace questo sistema, perché volete pescare nel torbido del sistema indifferenziato, dove non si sa chi vince.
Allora accettate questa discussione sulla democrazia del Paese, che viene rafforzata dal premierato e lasciamo perdere il presidenzialismo. Poi domani sulle pregiudiziali parleremo anche dei poteri. Una volta il Presidente del Senato è stato criticato perché avrebbe criticato i poteri del Presidente della Repubblica. Io ho capito cosa voleva dire il presidente La Russa, che poi lo ha spiegato: a volte le carenze del sistema attuale hanno costretto, per bene di Patria, i Presidenti della Repubblica a un'azione suppletiva: scegliere i Governi quando non c'erano maggioranze definite, perché il Paese doveva essere governato. È successo questo in Italia. La constatazione è che semmai i poteri dei Presidenti della Repubblica si sono allargati, forse per difetto del sistema politico, che non era bipolare e aveva tre o quattro poli, per circostanze che hanno anzi consentito a quei Presidenti di garantire la continuità della Repubblica e della nostra democrazia. Semmai è un merito, ma è un dato di fatto che quei poteri si siano allargati.
In quella lezione di diritto costituzionale materiale ho raccontato alcuni episodi. Volete sapere come si eleggono i Vice Presidenti del CSM? Volete sapere i Presidenti della Repubblica come si occupano di queste vicende? Lo racconteremo in costanza di dibattito. E non mi scandalizzano queste cose, cari colleghi. Non mi scandalizzano, perché poi qualcuno deve - come dire - aiutare la democrazia ad esprimersi, quando noi non riusciamo a eleggere i giudici della Corte costituzionale o in altre situazioni.
Io credo che non ci sia alcuna fretta del Regolamento. La proposta che è uscita a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo consente di discutere nel mese di maggio, e forse non discuteremo. C'è poi la storia secondo cui "devono votare prima delle elezioni europee". Ma, se siamo in ritardo di trent'anni, io non sono preoccupato, avendoli vissuti questi anni in Parlamento, se si voterà il 28 maggio o il 18 giugno, rispetto a un appuntamento con la storia. Ci sarà poi la lettura della Camera e poi il provvedimento tornerà al Senato: quanta acqua deve scorrere sotto i ponti del Tevere prima che questa riforma prenda corpo secondo le regole costituzionali!
Quindi l'argomento anti-calendario è infondato, perché non c'è alcun tipo di compressione dei tempi. Se poi ci deve essere il veto sulla necessità di attuare un programma votato dagli elettori italiani, noi non ci facciamo mettere un veto su tale programma (Applausi). Questa è la realtà, che è perfettamente compatibile con la democrazia repubblicana, con la democrazia americana, con la democrazia francese, con tutte le democrazie che in vario modo danno più potere ai cittadini nella scelta. Difatti noi non temiamo discussioni.
Credo di avere esaurito il tempo del mio intervento e dovreste essere contenti, così perdiamo tempo e non si fa la votazione sul premierato. Ho voluto però intervenire per ribadire la nostra posizione: riteniamo che sia pieno diritto della maggioranza attuare uno degli aspetti del suo programma, un dibattito che dura da decenni e che nella coscienza democratica - parlate con i vostri elettori - è già in vigore, secondo molti. Credo che la discussione di merito avverrà e parleremo dell'emendamento, del subemendamento e quant'altro; poi verranno le leggi elettorali e verrà altro.
Signor Presidente, noi rivendichiamo il diritto di attuare quella proposta di calendario uscita a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo. Non siamo a strangolare le settimane di dibattito. Siamo semmai - e mi scuso con i nostri elettori - in ritardo di qualche anno e vorremmo finalmente una democrazia che decida su se stessa. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Gasparri, mi complimento con lei perché ha parlato esattamente nell'ambito dei 10 minuti a sua disposizione, né un secondo in più e né un secondo in meno.
BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, il presidente Gasparri ci ha dato una notizia che ci conforta. La notizia che il presidente Gasparri ha appena dato all'Assemblea è che parteciperanno alla discussione. Purtroppo in questi mesi, presidente Gasparri, abbiamo cercato di costruire un confronto con la maggioranza e abbiamo provato a stimolare. Lei sa che, se c'è un tema particolarmente caro a me, al presidente Patuanelli, al presidente De Cristofaro, alla presidente Unterberger, al collega Enrico Borghi, è la tutela spasmodica della credibilità di quest'Assemblea e, quindi, del Parlamento. Ogni volta ci mettiamo nella condizione di difendere fino in fondo le prerogative del Parlamento.
Signor presidente Gasparri, lei e i Gruppi di maggioranza non ci avete consentito un confronto profondamente costruttivo in Commissione; e questo non perché non ce l'ha consentito il Presidente con le procedure, ma perché semplicemente siete stati assenti, siete stati silenti, siete stati supini, siete stati obbedienti. (Applausi). La cosa che ci preoccupa, signor Presidente, e che dovrebbe preoccupare tutti in quest'Aula è che lo avete fatto perché una riforma costituzionale come questa, che è su proposta del Governo, è un ordine per uno scambio politico tra i due principali partiti di maggioranza. All'improvviso vi svegliate perché di là, a Montecitorio, parte il miglio finale sull'autonomia che spacca l'Italia e che abbiamo denunciato qui più volte. Le nostre colleghe e i nostri colleghi si opporranno in tutti i modi a questo scempio. All'improvviso il Gruppo Fratelli d'Italia scopre che non si può non rendere solvibile, liquido questo scambio, sulla pelle delle italiane e degli italiani.
La democrazia, signor presidente La Russa, è sempre un esperimento: non è data, non è una certezza; è un esperimento che non finisce mai e che viene rafforzato o indebolito dalle classi dirigenti che ne hanno la responsabilità. Questa volta, per i numeri e non per la politica, tocca a voi avere questa responsabilità. Guardate che la qualità della democrazia incide sulle libertà.
Al presidente Gasparri, signor Presidente, vorrei ricordare - perché forse lo ha dimenticato nel suo intervento - che la «legge fondamentale» - si chiama così la Costituzione - della Repubblica incide sulle libertà politiche, sulle libertà di pensiero, sulle libertà che ad un certo punto sono state messe in discussione, come quelle di integrità fisica - pensate un po' - che la Costituzione italiana tutela: le libertà di associazione, di diritto alla vita, di vita politica. Voi pensate che tutto questo non venga messo in discussione dall'impianto folle che avete messo su?
Non se la prenda la ministra Casellati, che ha tentato di tenere insieme "pere e mele", ma questa è una riforma della nostra Costituzione che avviene per ordine del Governo di turno. Ce ne sono stati tanti, anche questo passerà e vedremo quanto sarà ricordato - sfido chiunque di voi a ricordarsi tutti i Governi della Repubblica - ma il Parlamento resta. Rispetto a questo disegno di legge governativo, presentato in un modo, poi stravolto e cambiato completamente - tutti gli ex presidenti della Consulta e tutti i Presidenti emeriti di fatto vi hanno detto che con questa riforma non si va lontano, e tutti i costituzionalisti, tranne l'estensore della riforma, hanno detto che era un pasticcio e un disastro - non sentite sulle vostre spalle la responsabilità di quello che state facendo?
Noi chiediamo lo slittamento perché intanto pensiamo che lo scambio vergognoso sul piano politico tra Lega e Fratelli d'Italia, che plasticamente si vede anche nelle due Aule, tra Senato e Camera, umili la Repubblica e vada fermato. Ma, se anche non volete fermarlo, provate ad entrare nel merito fino in fondo; assumetevi la responsabilità, colleghe e colleghi della maggioranza, di fare una proposta parlamentare da mettere sul tavolo del Governo di turno, del Governo pro tempore. Invece no: siete lì che guardate, quasi inebetiti, la prova muscolare del Governo (Commenti). Inebetiti: lo dico, Presidente, senza offendere nessuno. Nei dibattiti della Commissione affari costituzionali... (Brusio).
PRESIDENTE. Lasciate proseguire il senatore Boccia. Non erano inebetiti: hanno raccolto. Quindi, possiamo proseguire.
BOCCIA (PD-IDP). Nel dibattito in Commissione affari costituzionali non abbiamo sentito tante proposte. Ne avremmo volute altre e non ce l'abbiamo fatta. Ma la cosa che vogliamo sottolinearvi oggi, prima del voto, è che far slittare di alcune settimane questo passaggio potrebbe consentirci di ritrovare le ragioni di modifiche che incidono pesantemente sulla funzione del Presidente della Repubblica e lo abbiamo denunciato più volte. Una volta poi costruito questo impianto e portato al voto, immaginiamo che - così com'è stato fatto in Commissione - anche in Aula la maggioranza non presenterà emendamenti o presenterà ordini del giorno connessi ad impegni possibili durante il dibattito nelle diverse letture.
Signor Presidente, noi pensiamo che questa sia un'occasione che riguarda non un Gruppo parlamentare o un altro, ma la credibilità di tutto il Parlamento. Dietro ogni articolo della Costituzione - ricordava il presidente Pertini - ci sono centinaia di morti della Resistenza (Applausi), dietro ognuno dei 139 articoli. Sì, presidente Gasparri, probabilmente dovremmo leggerli qui in Aula tutti i 139 articoli per capire quanto è bella la nostra Costituzione. È bella perché è scritta, perché è rigida, perché è lunga, perché laica, perché democratica, perché programmatica e perché soprattutto - signor presidente La Russa - è votata dal popolo. È lì che ritorniamo: evitiamo di tornare lì, affrontiamolo qui il nodo. Non sono trent'anni, presidente Gasparri; forse per lei questa Costituzione è da settantotto anni che doveva essere cambiata, ma purtroppo c'è, esiste e gli italiani la ritengono la propria Costituzione (Applausi).
Allora, signor presidente La Russa, siccome per proposta e imposizione del Governo ci ritroviamo in questa condizione sia per la riforma della Carta fondamentale, da una parte, che per un'autonomia che spacca l'Italia, dall'altra, facciamo davvero l'ultimo appello prima del voto del calendario: fermatevi finché siete in tempo. Noi faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità democratiche per fermare questo scempio. (Applausi).
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, avrei anche potuto evitare di intervenire. Sentendo però il collega del Partito Democratico continuare a insistere sulla questione legata allo scambio politico tra la Lega e Fratelli d'Italia sul tema dell'autonomia e del premierato... (Commenti). Ma no, ve l'ho detto anche in una occasione precedente: non è una questione di scambio politico. C'è una coalizione, ma evidentemente voi faticate a comprendere cosa significhi fare una coalizione (Applausi), visto che sono mesi che parlate del campo largo che alla fine è diventato stretto e poi minato, per non dire altro. In una coalizione ci sta benissimo che ogni partito che ne fa parte, quando presenta un programma elettorale, un programma politico, metta in evidenza le proprie priorità. Io ho fatto parte del gruppo di lavoro del centrodestra prima delle elezioni politiche, nel quale abbiamo affrontato il tema delle riforme in tre punti cardine: la Lega voleva l'autonomia, Fratelli d'Italia puntava su una maggiore stabilità del Governo - presidenzialismo o premierato è una scelta che è stata fatta in un secondo momento - e Forza Italia voleva la riforma della giustizia. Cosa c'è di più trasparente e di più chiaro nel voler portare avanti tutte e tre le riforme nello stesso identico momento, per dare dimostrazione ai nostri elettori che non li vogliamo prendere in giro? (Applausi).
Io posso capire che dall'altra parte si dica che non si è d'accordo. Ci sta: ognuno legittimamente la pensa alla propria maniera e utilizzerà tutti gli strumenti che la democrazia e i regolamenti gli mettono a disposizione per poter contrastare quello su cui non è d'accordo. Anzi, il confronto è bello e grazie al cielo, grazie a Dio che abbiamo ancora la possibilità di un confronto, questo sì.
L'ho detto anche quando abbiamo trattato il tema dell'autonomia: a fronte di dare più stabilità al Governo del Paese, più poteri al Presidente del Consiglio e quindi una maggiore garanzia di unità ad un Paese che già adesso sappiamo essere purtroppo diviso - e questo ormai lo certificano i dati di Bankitalia, dell'Istat e quant'altro - è assolutamente nella logica dell'equilibrio e del buonsenso che, come contrappeso, si diano più poteri ai territori. È un elemento talmente trasparente, semplice e se volete anche banale, che davvero fatichiamo a comprendere come quelli del Partito Democratico e delle opposizioni non riescano a capirlo. Davvero fatichiamo a comprenderlo. Nessuno scambio, massima trasparenza e massima volontà di portare avanti le riforme.
Poi - come ha detto bene il collega Gasparri - non vi si chiede la settimana prossima di approvare la riforma. Ci sarà una discussione, ci sono gli emendamenti; avrete modo di poterli presentare, di votarli, di poter presentare dei miglioramenti al testo rispetto al lavoro che è stato fatto in Commissione. C'è un confronto politico in Aula che è più che legittimo.
Quindi, perché continuare a insistere sullo scambio politico? Ma quale scambio politico? È una coalizione e, quando ci sono le coalizioni - glielo dico, presidente Boccia - bisogna mediare, come normalmente si fa in politica, e bisogna spesso e volentieri scendere a compromessi. Il centrodestra è capace di farlo e voi non ci riuscite. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Signor Presidente, la ragione per cui stiamo chiedendo la calendarizzazione di questo provvedimento, così come è stato calendarizzato il provvedimento sull'autonomia differenziata, è che esso è una parte del programma elettorale sulla quale ci siamo impegnati davanti agli elettori. Gli elettori hanno liberamente scelto di dare fiducia alla coalizione che ha presentato questo programma e noi riteniamo che gli impegni presi con gli elettori siano impegni da mantenere. Questa è la ragione per cui stiamo portando avanti queste riforme. (Applausi).
Per quanto riguarda i tempi, io ringrazio il senatore Enrico Borghi per avere ricordato il precedente della cosiddetta riforma Renzi-Boschi (perché le firme erano le loro) di qualche anno fa e per averne ricordato i tempi. Oltre i tempi, però, vi sono anche questioni di sostanza. I tempi sono i seguenti.
Questa riforma è stata presentata al Senato il 15 novembre e noi chiediamo che la discussione abbia inizio domani, quando saranno passati poco meno di sei mesi dalla sua presentazione (precisamente, cinque mesi e ventitré giorni). Ebbene, la riforma Renzi-Boschi fu presentata l'8 aprile 2014 e il voto finale avvenne in Senato il 7 agosto, cioè un giorno in meno di quattro mesi.
Questo vorrebbe dire che noi, per tenere la stessa velocità, avremmo dovuto avere il voto finale in Aula, nell'Assemblea legislativa, il 14 marzo scorso. Quindi, come anche detto dal presidente Gasparri, semmai siamo in ritardo, nel senso che, per tenere la stessa velocità di coloro che adesso dicono che l'esempio è quello che hanno stabilito loro, avremmo dovuto già votare due mesi fa. (Applausi).
Aggiungo un dettaglio che è tutt'altro che secondario. Quella riforma comportava modifiche o addirittura riformulazioni complete di ben cinquantatré articoli della Costituzione. Questa riforma, invece, tocca sette articoli della Costituzione. Pertanto, se andiamo a vedere il tempo dedicato ad ogni articolo, evidentemente, per quella riforma vi è stata meno di una seduta di Commissione dedicata ad ogni articolo, mentre qui abbiamo avuto settantasei sedute di Commissione dedicate a questa riforma, cioè dieci per articolo.
Questo riguarda i numeri. A proposito invece di queste sedute, vorrei innanzitutto ringraziare i colleghi della Commissione affari costituzionali, a cominciare dal presidente, senatore Balboni, che è anche relatore, insieme a tutti i componenti della Commissione, per il grande lavoro che l'esame di questo provvedimento ha comportato. (Applausi).
Per quanto riguarda la chiusura che il presidente Boccia ha attribuito alla maggioranza, i componenti della 1ª Commissione mi ricordano quanto segue. Il rappresentante del Partito Democratico responsabile delle riforme costituzionali, senatore Alfieri, seguito da molti altri, che hanno ripetuto la stessa cosa, insieme anche al leader del Partito Democratico, Elly Schlein, ha detto che, se c'è l'elezione diretta del Presidente del Consiglio, non c'è dialogo e impediranno in tutti i modi di andare avanti.
È legittimo. L'ostruzionismo è una pratica pienamente legittima e fortemente radicata nei sistemi democratici. Sta di fatto, però, che non è cercare il dialogo presentare 2.600 emendamenti, un migliaio dei quali sono stati dichiarati o inammissibili o preclusi per l'approvazione di altri emendamenti. Di conseguenza, ne sono stati esaminati 1.600, la maggior parte dei quali con portata esclusivamente ostruzionistica, senza sostanziali modificazioni, se non una straordinaria proliferazione di micromodifiche, e con microdifferenze tra un emendamento e l'altro.
Pertanto, se non c'è stato questo dialogo, che noi pure auspichiamo, non è da attribuirsi alla maggioranza, ma alle cose che l'opposizione ha dichiarato e ha coerentemente messo in atto.
Aggiungo che, nel corso dell'esame degli emendamenti, sono stati approvati, in un testo molto breve e di conseguenza senza lo spazio per l'approvazione di molti altri, anche tre proposte emendative dell'opposizione. Anche questa non mi sembra una chiusura del dialogo.
Tornando alla riforma di ormai dieci anni fa, promossa da un Governo guidato da un Presidente del Consiglio che era il leader del Partito Democratico e che oggi è presente in un altro Gruppo, ma comunque qui autorevolmente rappresentato, non di persona (perché oggi non c'è), ma dal presidente del suo Gruppo Enrico Borghi, ricordo che fu presentato un emendamento premissivo all'articolo 1 per evitare di dover fare troppi voti e per precluderne molti altri in Aula. Pertanto, anche in quel caso non abbiamo molto da imparare; semmai, potremmo avere la tentazione di imitare questo modo di limitare - in questo caso, davvero - la discussione.
Come dicevo, dall'anno scorso abbiamo fatto 76 sedute in Commissione, mentre dieci anni fa le sedute furono 45, per cui, come dicevo, meno di una seduta per ogni articolo della Costituzione che veniva modificato. Condividiamo col presidente Boccia l'atteggiamento di sacralità e di rispetto verso la Costituzione, quella Costituzione che è costata grandi sacrifici di tanti; era sempre quella però la Carta della quale voi volevate cambiare 53 articoli: allora a quell'epoca non era sacra la Costituzione? Non c'era più bisogno di rispettarla? (Applausi).
Ricordo anche che la riforma dell'autonomia differenziata che oggi affrontiamo con un disegno di legge applicativo è stata voluta dal centrosinistra, con una maggioranza di ben quattro deputati nella Camera da 630 componenti, nell'anno 2000. Era sempre quella la Costituzione che avete cambiato e che adesso dite che verrebbe stravolta. L'autonomia differenziata è stata votata dalla maggioranza di centrosinistra nell'anno 2000, per cui anche in quel caso la Costituzione era sempre la stessa, quella che dobbiamo guardare giustamente con rispetto. Noi sosteniamo che la Costituzione va guardata con rispetto non soltanto a parole, ma va rispettata e non va interpretata secondo nuove concezioni. La Costituzione è quella, tutti coloro che hanno combattuto e che hanno lavorato hanno voluto scrivere quella Costituzione e non quella che oggi qualcuno può pensare di interpretare, cioè di stravolgere, il che è molto peggio. Se si vuole cambiare la Costituzione, si propongono modifiche, specialmente nella prima parte. Non si può andare avanti a forza di interpretazioni.
Pertanto noi auspichiamo che in quest'Aula si possa procedere con l'esame di questa riforma a cui attribuiamo grande importanza. Io credo che tutti coloro che si oppongono (naturalmente più che legittimamente) a questa riforma dovranno spiegare ai cittadini italiani perché non vogliono che siano i cittadini stessi, attraverso il loro voto, a scegliere chi governa e che invece dobbiamo continuare ad avere Governi guidati da chi non è mai stato eletto da nessuno. Anche in questo caso, chi dieci anni fa promosse quella riforma non era stato eletto da nessuno, se non dai rispettabilissimi cittadini di Firenze, che però non sono il popolo italiano e che lo avevano eletto sindaco e non capo del Governo italiano. Noi, invece, vorremmo essere simili a quello che succede in altri Paesi, dove non cambia un Esecutivo all'anno, dove c'è stabilità dei Governi e vorremmo farlo con strumenti appropriati che vadano nel solco della nostra tradizione costituzionale, che è anch'essa diversa da quelli degli altri Paesi.
Ribadisco pertanto il voto contrario di Fratelli d'Italia alle modifiche al calendario che sono state proposte, auspicando un proficuo confronto, volto eventualmente a migliorare il testo e non semplicemente a fare un'opposizione cieca e inefficace. (Applausi).
PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dai senatori Patuanelli, Boccia, De Cristofaro e Borghi Enrico, volta a non procedere all'avvio della discussione del provvedimento relativo alla riforma costituzionale.
Non è approvata.
Dispongo la controprova.
Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.
Non è approvata.
Sul regime delle concessioni balneari
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 17,30)
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 92 del nostro Regolamento, desidero portare all'attenzione di quest'Assemblea un tema che ci ha visti anche protagonisti in passato, ma che ora diventa assolutamente dirimente e fondamentale.
Mi riferisco al caos che si è venuto a creare sulla questione delle concessioni balneari. Prescindo dalle diverse posizioni in campo, in quanto non mi interessa tornare sul merito della discussione su chi è favorevole alle gare, su chi vorrebbe prorogare, su chi invece le gare non le vorrebbe mai fare, perché non è questo il punto della questione. Il punto è che alla vigilia dell'apertura della stagione ci sono più sentenze che tra l'altro finiscono anche per contraddirsi, perché abbiamo visto la recente sentenza del Consiglio di Stato dire fondamentalmente che bisogna procedere subito alle gare e che non vale la proroga che abbiamo votato noi, poi c'è una sentenza del TAR di oggi, che invece dice che i titoli sono validi fino al 2033. Ribadisco che non mi interessa quali siano le diverse posizioni, anche perché le nostre sono ben chiare, come sono ben chiare quelle degli altri, ma c'è un dato di fatto che dobbiamo mettere sul tavolo: stiamo parlando di un settore strategico, che coinvolge 300.000 lavoratori e 30.000 aziende. (Applausi). Che le leggi e le norme vengano stabilite da sentenze della giurisprudenza, a nostro giudizio, non deve assolutamente esistere. (Commenti). È così, senatore, lasciate parlare.
PRESIDENTE. Per favore, lasciate parlare il senatore Romeo, poi potrete intervenire a vostra volta.
ROMEO (LSP-PSd'Az). A me dispiace sentir parlare dei senatori che dovrebbero essere i primi a dire che è la politica che deve decidere quello che succede nel nostro Paese e invece siete lì pronti a giustificare interventi di qualsiasi altro tipo. Noi vogliamo che sia la politica a decidere quale futuro debba avere un settore strategico come quello turistico, delle spiagge e delle concessioni balneari, nel nostro Paese. È questo ciò che noi rivendichiamo: non può essere una sentenza del Consiglio di Stato o di un TAR a stabilire cosa bisogna fare in futuro, anche perché se andiamo a vedere nel merito, addirittura c'è l'organo giurisdizionale che stabilisce che la risorsa non è scarsa, quando la Corte di giustizia europea, con sentenza del 20 aprile 2023, ha stabilito che il compito di decidere i criteri per la sua determinazione dev'essere affidato in modo inequivocabile al legislatore nazionale. È lo Stato italiano - quindi la legge, il Parlamento, il Governo - che deve stabilire se la risorsa è scarsa o no (certo, in accordo con la Commissione europea, che è quello che in questo momento il Governo sta facendo).
Allora, alla luce di un'interlocuzione e della fine di un lavoro che si sta facendo con la Commissione europea per stabilire se la risorsa è scarsa o meno sulla base di alcune controdeduzioni che sono state fatte, ossia che il criterio utilizzato è quantitativo e che invece ce ne vorrebbe uno qualitativo, la sentenza di un organo come il Consiglio di Stato non fa altro che indebolire la posizione che il Governo e questa maggioranza stanno tenendo nella trattativa con l'Unione europea.
Ciò non è ammissibile a prescindere dalle posizioni in campo; è la politica che deve decidere sul tema delle concessioni balneari e su come vogliamo regolare questo settore in futuro. Non possiamo affidare tale tema alla magistratura. Ciò non vale solo su questo tema, ma anche su tanti altri. Noi stiamo abdicando al nostro ruolo, facendo decidere alla magistratura. Mi chiedo allora se la politica voglia avere almeno un sussulto d'orgoglio e un minimo di dignità e dire che siamo noi che decidiamo. (Applausi). C'è una maggioranza politica che decide; uno può essere d'accordo o meno (naturalmente in accordo con l'Unione europea, ci mancherebbe, sappiamo bene quali sono i vincoli); si stabilisce poi cosa sarà; non può essere però tutte le volte la sentenza della magistratura, di un organo di giurisdizione, che va in questa direzione. Lo diciamo e abbiamo ragioni da vendere da questo punto di vista. Pensiamo infatti - e lo dico al Governo - che a questo punto (in questo caos totale su una sentenza, con l'altra che dice l'opposto, come dicevamo all'inizio) l'unica soluzione è quella che il Governo prenda e faccia una norma che chiarisca bene cosa si deve fare su questo settore, che la faccia al più presto e che si rispetti il lavoro che è stato fatto. Il tavolo che è stato istituito per stabilire la mappatura e che ha portato al lavoro del Ministero dei trasporti e ad arrivare alla considerazione che la risorsa ora è scarsa è stato previsto in un emendamento che la Lega ha presentato in quest'Aula, che è stato votato; diventato legge, il tavolo è stato istituito. (Applausi).
Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 17,35)
(Segue ROMEO). Questa è una legge. Finiamo questo lavoro e l'interlocuzione con l'Europa, poi la politica prenda una decisione. Lasciare tutto così com'è, nel caos generale, rischia di rovinare un settore.
Non entro nel merito di quelle che possono essere le posizioni, la nostra la conoscete benissimo, perché il vice presidente del Senato Gian Marco Centinaio si è espresso bene al riguardo, così come più volte mi sono espresso io e si sono espressi tanti altri colleghi su questo tema. Pretendiamo però che venga fatta una norma immediata. Come Lega diciamo che su tutti i provvedimenti che arrivano da adesso in poi, noi presenteremo sempre un emendamento che chiarisce una volta per tutte cosa bisogna fare per uscire da questa totale impasse.
Lo ribadisco: conclusione della mappatura, in accordo con l'Europa, periodo transitorio e poi, quando la risorsa sarà scarsa, vorrà dire che si andrà a evidenza pubblica con premialità oppure con una prelazione sul modello del Portogallo. Questa è la nostra posizione, che porteremo avanti, e il Governo deve decidere al più presto. (Applausi).
GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, la ringrazio per questa opportunità di cui mi avvarrò per pochissimi minuti.
La richiesta di intervenire oggi deriva anche dal fatto che noi assistiamo a un susseguirsi di sentenze molto diverse. Giorni fa, il Consiglio di Stato è stato molto severo, ripetendo un orientamento che già conoscevamo. Arriva però oggi la notizia che il TAR di Bari addirittura rimette in vita, secondo la sua decisione, la proroga al 2033 che era stata fatta alcuni Governi fa. Un Governo giallo-verde, guidato da Conte, fece infatti in una manovra finanziaria tale proposta. Era Ministro il senatore Centinaio e, pur stando noi all'opposizione di quel Governo, condividemmo la proposta di una proroga al 2033, che poi fu cassata da una sentenza del Consiglio di Stato, che diceva che quella legge andava disapplicata. La Cassazione ha poi in qualche modo non dico rimesso in vita, ma in ogni caso rivitalizzato tale proposta, affermando che il Consiglio di Stato non poteva fare quella sentenza.
Mettiamoci nei panni, comunque la si voglia pensare, di un imprenditore balneare che deve fare degli investimenti, ha avuto una mareggiata quest'inverno e deve ripristinare un'attività; chiediamoci cosa debba fare, quando il Consiglio di Stato disse "per carità, chiudete tutti subito" e la Cassazione dice invece che il Consiglio di Stato non doveva decidere. Il TAR conta meno del Consiglio di Stato, questo lo sappiamo; tuttavia, il TAR di Bari non è che non lo sappia che c'è stata una sentenza del Consiglio di Stato pochi giorni fa, ma sostiene che la proroga debba avvenire fino al 2033. Ora, cosa deve fare un'impresa balneare di Monopoli? La sentenza infatti vale per quel luogo; in altri posti, invece, sono state fatte gare. È chiaro che serve una decisione.
Si dice che poi decide l'Europa, che però - voglio che restino agli atti queste considerazioni - in una sentenza della Corte di giustizia del 20 aprile 2023, al punto 43 (qui non stiamo facendo discorsi politici di parte), ha dichiarato che bisogna fare la famosa mappatura e accertare se la risorsa è scarsa o meno. Questo Governo ha fatto un accertamento e ha stabilito che la risorsa non è scarsa, ma che ci sono spazi per nuove imprese, le quali, se vogliono intraprendere questa attività, lo possono fare; il Consiglio di Stato ha detto che la risorsa invece è scarsa: ma è valido il monitoraggio fatto dal Governo, con la decisione che prese il Governo Conte di prorogare al 2033 le concessioni, o ha ragione il Consiglio di Stato?
Ho trovato un articolo di Eugenio Scalfari, la cui tesi non condivido, il quale su «la Repubblica», il 9 febbraio 1997 (c'era il Governo Prodi), dando sostegno a quel Governo, diceva di abolire il Consiglio di Stato. Io non lo penso e non lo sto dicendo. «Consiglio di Stato da buttare»: Eugenio Scalfari è stato a lungo un decano del giornalismo ed è scomparso qualche anno fa. Parlava delle riforme che doveva fare il Governo Prodi (a proposito di riforme); diceva che dovevano fare delle riforme, altro che il premierato. Pensa se uno di noi si alzasse e dicesse di abolire il Consiglio di Stato, diceva: troveremmo alle porte dei poliziotti (già ci sono), che, invece di fare i controlli di sicurezza, ci arresterebbero. Eugenio Scalfari voleva abolire il Consiglio di Stato; non lo hanno ascoltato, quel consiglio non è stato recepito. Non lo faccio mio, però mi chiedo come mai il Consiglio di Stato neghi l'evidenza del monitoraggio, il TAR non ne tenga conto a Bari e l'Europa ("l'ha detto l'Europa") al punto 43 della sentenza dica che sulla risorsa scarsa il monitoraggio può essere nazionale. E qui mi fermo.
Noi tuteliamo delle imprese, che servono al turismo italiano e che devono pagare le concessioni giuste. Non è neanche vero che pagano 100 milioni di concessioni e incassano 7-8 miliardi. L'incasso è sulle attività; poi ci sono gli stipendi del personale, l'IVA, l'Irpef, gli approvvigionamenti, la manutenzione e la mareggiata. Non è che uno paga la concessione, che può essere aumentata. Lo sapete chi ha aumentato le concessioni? Il Governo Meloni ha aumentato le concessioni e tale aumento è stato annullato dal TAR. Forse aveva ragione Scalfari, forse bisogna abolire sia il Consiglio di Stato sia il TAR, ma insomma questo Governo ha aumentato le concessioni e la giustizia amministrativa ha cancellato l'aumento. Serve un po' di ordine, perché un TAR dice una cosa, il Consiglio di Stato ne dice un'altra, l'Europa è severa, ma nella sentenza della Corte di giustizia c'è il punto 43 (studiatevelo).
Io credo che tutelare delle imprese in questo caso sia legittimo; è un compito del legislatore, se glielo lasciano fare, e anche del Governo. Quindi rivolgiamo a noi stessi e a tutti un appello a tutelare imprese che creano lavoro e sviluppo. Speriamo che la stagione turistica che si avvicina possa essere vissuta con certezza da chi crea lavoro e accoglie famiglie italiane e turisti stranieri. (Applausi).
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signora Presidente, devo intervenire perché ho sentito cose che non sono corrette e non corrispondono alla verità. Se avete fatto caos, se avete creato il caos nella situazione delle spiagge, la responsabilità è solo vostra. (Applausi).
Presidente Romeo, la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla legge e dalla Costituzione. Bisogna leggerlo tutto l'articolo 1 e non è la sentenza del Consiglio di Stato ad aver dichiarato l'abdicazione del potere del Parlamento. È il diritto dell'Unione europea che ci dice da anni che c'è una regola che si chiama concorrenza che va applicata. Vi abbiamo detto quando c'era il milleproroghe e in occasione della legge di delegazione europea che, se non volevate mettere in difficoltà tutto il settore turistico e balneare, non dovevate continuare con la proroga delle concessioni che sono sotto una procedura di infrazione.
Presidente Gasparri, lei mi cita la sentenza della Corte di giustizia, ma perché non cita la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia? (Commenti).
PRESIDENTE. Senatore Lombardo, si rivolga alla Presidenza.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Ha ragione, Presidente.
Perché non ci dite come mai da anni e anni avete smesso di dichiarare un principio che non è solo del diritto nazionale, ma anche del diritto dell'Unione europea, ossia il principio di concorrenza? Esiste un modo per tutelare chi lavora e la produttività degli stabilimenti balneari, per non mettere in difficoltà la stagione turistica, ma questo lo dovevate fare nel milleproroghe. Non avete sentito quello che le opposizioni vi dicevano, ma non avete sentito neanche quello che il Presidente della Repubblica vi diceva, invitandovi a cautelare di più l'argomento, perché era soggetto a quello che poi era inevitabile, cioè la sentenza del Consiglio di Stato che ora annulla e crea confusione e disorientamento, ma questa responsabilità non è nostra, bensì vostra. (Applausi).
CROATTI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROATTI (M5S). Signor Presidente, è stato tirato fuori per l'ennesima volta il tema delle concessioni balneari, che questo Parlamento non è mai riuscito ad affrontarle nella maniera dovuta. La direttiva Bolkestein doveva essere un'opportunità per migliorare la qualità delle nostre offerte turistiche; doveva essere un'opportunità per migliorare i litorali e l'offerta che diamo ai turisti che vengono in Italia; doveva essere un efficientamento di qualità per alzare il livello dell'offerta e della visione turistica del nostro Paese. Invece, per l'ennesima volta e anche oggi in quest'Aula, continuo a sentir parlare di un modo sbagliato di affrontare il tema.
Il primo problema lo stiamo generando sugli imprenditori. Qui si parla solamente di balneari, ma in realtà si tratta di un intero settore turistico di imprenditori, di tutti coloro che lavorano nel settore balneare, degli albergatori, e di chi offre servizi sui litorali: sono tutti in attesa di poter investire e di poter migliorare l'offerta. Tutte le volte che si arriva alle soglie dell'estate ci si ritrova nella medesima situazione, ma intanto sono arrivate sentenze drammatiche per quel settore. Non capisco - anzi, lo capisco - perché si vuole gettare nel caos per l'ennesima volta il settore balneare. È per una mera strumentalizzazione politica prima delle elezioni. Quello è un settore che invece ha bisogno di certezze e noi continuiamo a trascinarlo avanti con mancate risposte.
Ciò che ha detto il collega Romeo è giusto: è il Parlamento che deve lavorare su questo tema, ma il Parlamento a suo tempo l'ha fatto, e lui era presente insieme a noi. Durante l'esame del decreto-legge sulla concorrenza del Governo Draghi sono stati scritti due articoli: il primo era sulla mappatura, il secondo era diretto a portare ad evidenza pubblica e dare linee guida. Raccolgo l'appello del senatore Romeo e ne faccio uno anch'io al rappresentante del Governo, presente qui in Aula oggi: serviva la mappatura, che è stata fatta; ora servono i decreti attuativi, che sono necessari, perché i Comuni e i dirigenti comunali non sanno come affrontare questo processo e stanno aspettando tutti che voi diate loro le direttive per fare i bandi. (Applausi). Questo è ciò che va fatto in questo momento. È tutto scritto: gli emendamenti che ha presentato il MoVimento 5 Stelle vi danno per filo e per segno la traccia da seguire. Dovete creare le linee guida per i Comuni: la responsabilità non può essere scaricata come sempre sui sindaci di questo Paese e sui dirigenti comunali. Dovete fare quel lavoro ed io raccolgo l'appello che ha fatto il senatore Romeo. Fate i decreti attuativi e liberate i Comuni. (Applausi).
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, devo dire che sono rimasto basito dall'intervento del presidente Romeo, perché tutte le volte che ci sono le elezioni si deve trovare qualcosa per alimentare il dibattito e prendere voti.
Poiché abbiamo partecipato tutti - quelli presenti in Commissione bilancio, ad esempio - alla discussione in cui abbiamo dovuto affrontare la questione proposta dalla Lega, quando anche la maggioranza aveva difficoltà ad affrontare questo tema, la colpa è tutta vostra, perché io sono preoccupato per la questione degli imprenditori e dei lavoratori. Voi non potete scaricare sugli altri l'incapacità di proporre a tempo debito una soluzione che desse una risposta a quanto poneva la Commissione europea, rispetto alla situazione attuale. Invece, avete sostanzialmente mantenuto inalterata la questione e adesso siamo qui ad affrontarla "da capo a dodici" e non potete neanche venire in questo Parlamento a mettere in discussione organi di poteri autonomi come la giustizia. Questa cosa è inaccettabile: voi venite qua ad accusare chi prende una decisione nei tribunali o emette una sentenza nel TAR e li mettete in discussione, ma la politica deve rispettare la separazione delle responsabilità, quindi non potete venire a porre questa questione.
Voi scaricate sulla giurisdizione l'incapacità di aver affrontato la questione, visto che ci era stata posta. Siete stati incapaci perché, in sostanza, volevate mantenere lo status quo. Questo è il dato fondamentale e ve ne assumete la responsabilità. Io sono d'accordo: se il Parlamento deve legiferare, deve farlo su proposte comprensibili. Voi non avete legiferato, perché prima avete spinto chi gestiva lo spazio e poi, nel momento in cui si sono ribellati, vi siete tirati indietro e adesso abbiamo una situazione di stallo, in cui ci sono incongruenze anche dal punto di vista giurisprudenziale, che però non potete mettere in discussione in questo modo. E non venite qui a tirar fuori questo problema, scaricandolo sull'opposizione, quando ce l'avete tutti voi in casa.
Quindi, se siete in grado, fate una proposta, ne discutiamo e vediamo quale soluzione trovare, per il bene dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese. (Applausi).
Discussione del documento:
(Doc. IV, n. 2) Domanda di autorizzazione a eseguire un sequestro di corrispondenza nei confronti del senatore Matteo Renzi nell'ambito di un procedimento penale trasmessa dal Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale di Firenze (ore 17,53)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV, n. 2, recante: «Domanda di autorizzazione a eseguire un sequestro di corrispondenza nei confronti del senatore Matteo Renzi nell'ambito di un procedimento penale (n. 1227/22 R.G.N.R. - 777/22 R.G. GIP) pendente per il reato di cui agli articoli 7 della legge n. 195 del 2 maggio 1974, 4 della legge n. 659 del 18 novembre 1981, 110 e 81 del codice penale (concorso nel reato continuato di finanziamento illecito) trasmessa dal Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale di Firenze il 20 novembre 2023».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata già stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, a maggioranza, di proporre all'Assemblea il diniego dell'autorizzazione a eseguire un sequestro di corrispondenza nei confronti del senatore Matteo Renzi, ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione.
Chiedo al relatore, senatore Durnwalder, se intende intervenire.
DURNWALDER, relatore. Signor Presidente, mi permetto di ripercorrere brevemente la questione.
La richiesta di sequestro del tribunale di Firenze è diretta ad una serie di messaggi scambiati con e-mail e chat WhatsApp, delle quali viene allegato un elenco, che vedono come interlocutore il senatore Matteo Renzi ed alcuni deputati, relativi ad un periodo temporale ampio, all'incirca dal 2012 al 2019. Tali comunicazioni sono state rinvenute all'interno dei dispositivi informatici sequestrati ad alcuni finanziatori della Fondazione Open, nonché nel corso della perquisizione avvenuta presso lo studio legale del Presidente della stessa Fondazione.
Secondo l'impostazione dell'autorità giudiziaria, tale richiesta di sequestro è stata proposta in ottemperanza alla sentenza della Corte costituzionale n. 170 del 2023, la quale, nel decidere il conflitto di attribuzione sollevato dal Senato della Repubblica nei confronti della procura di Firenze in relazione al sequestro di alcune conversazioni che vedevano come interlocutore lo stesso senatore, ha chiarito che i messaggi di posta elettronica e WhatsApp, già ricevuti e letti dal destinatario, conservati nella memoria dei dispositivi elettronici del destinatario stesso o del mittente, hanno natura di corrispondenza fino a quando, per il decorso del tempo, essi abbiano perso il carattere di attualità.
Pertanto il tribunale, qualificando come corrispondenza le comunicazioni in premessa, peraltro già estratte dai dispositivi elettronici sequestrati ai terzi, ha chiesto l'autorizzazione del Senato, ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione. Il procedimento penale relativo alla richiesta di sequestro vede il senatore Matteo Renzi imputato, in concorso con altre persone, per il reato di finanziamento illecito di cui agli articoli 7 della legge n. 195 del 1974, 4 della legge n. 659 del 1981 e 110 e 81 del codice penale.
In estrema sintesi, viene contestato al senatore Renzi, quale segretario nazionale del Partito Democratico dal 15 dicembre 2013 al 12 marzo 2018, con esclusione del periodo dal 19 febbraio 2017 al 7 maggio 2017, parlamentare dal 23 marzo 2018 e, secondo l'accusa, gestore effettivo della Fondazione Open, ritenuta dall'autorità procedente di fatto articolazione politica organizzativa del Partito Democratico, di aver ricevuto, in violazione della citata normativa, alcuni contributi di denaro, consegnati da finanziatori alla stessa Fondazione e utilizzati per sostenere l'attività politica negli anni 2014-2018. Il senatore, in concorso con gli altri componenti del consiglio direttivo della Fondazione, avrebbe inoltre ricevuto, sempre in violazione della suddetta normativa, a mezzo dell'interposizione fittizia della Fondazione stessa, contributi in forma indiretta consistenti in beni e servizi acquistati da quest'ultima utilizzando i proventi versati dai finanziatori.
Tali fatti sarebbero stati commessi tra il 7 novembre 2014 e l'11 luglio 2018. Secondo l'autorità giudiziaria, le comunicazioni in oggetto apparirebbero pertanto rilevanti al fine di apprezzare le relazioni intercorrenti tra il parlamentare, i consiglieri della Fondazione e i finanziatori stessi della stessa, allo scopo di accertare i fatti contestati.
La sentenza della Corte costituzionale n. 170 del 2023, richiamata dall'autorità giudiziaria, è la decisione con la quale la Consulta ha accolto il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Senato della Repubblica nei confronti della stessa procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Firenze, per avere quest'ultima acquisito agli atti del procedimento penale pendente nei confronti del senatore Matteo Renzi e di altri soggetti corrispondenza scritta riguardante il medesimo senatore senza previa autorizzazione del Senato, in quanto mai richiesta, menomando con ciò le attribuzioni garantite a quest'ultimo dall'articolo 68, terzo comma, della Costituzione.
Nella medesima sentenza, la Consulta ha respinto la tesi del tribunale resistente, secondo cui si sarebbe di fronte ad una generica acquisizione di documenti, ai sensi dell'articolo 234 del codice di procedura penale, non rientranti quindi nel novero degli atti dell'articolo 68 della Costituzione, ed ha accolto la tesi del Senato, sulla base della propria giurisprudenza, che ha esteso la tutela costituzionale di cui all'articolo 15 e all'articolo 68 anche ai dati esteriori delle comunicazioni, quelli cioè che consentono di identificare autore, tempo e luogo, ovvero i tabulati telefonici, deducendone che, a maggior ragione, tale tutela deve comprendere il sequestro dei messaggi elettronici, anche se già recapitati al destinatario. Tale operazione consente infatti di venire a conoscenza non soltanto dei dati identificativi estrinseci delle telecomunicazioni, ma anche del loro contenuto, dunque con attitudine intrusiva intenzionalmente maggiore. A supporto di tale conclusione, la Corte ha richiamato anche la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sull'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU).
Pertanto, la Corte costituzionale ha concluso che l'articolo 68, terzo comma, della Costituzione tuteli la corrispondenza dei membri del Parlamento, ivi compresa quella elettronica, anche dopo la ricezione da parte del destinatario, almeno fino a quando, per il decorso del tempo, essa non abbia perso ogni carattere di attualità in rapporto all'interesse della sua riservatezza, trasformandosi in un mero documento storico.
Di conseguenza, per tale punto la Corte ha dichiarato che non spettava alla procura di Firenze sequestrare ed acquisire agli atti del procedimento penale la corrispondenza riguardante il senatore Matteo Renzi, costituita da messaggi di testo scambiati tramite l'applicazione WhatsApp e da messaggi di posta elettronica, annullando il relativo atto di sequestro.
La Corte ha anche fornito indicazioni procedurali chiare ai giudici su come eseguire la richiesta di autorizzazione al sequestro sulla base dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003. Qualora, nell'ambito di un sequestro di dispositivi elettronici di terzi non parlamentari, l'autorità giudiziaria riscontri la presenza di messaggi intercorsi con un parlamentare, deve sospendere l'estrazione di tali messaggi dalla memoria del dispositivo o dalla relativa copia e chiedere l'autorizzazione alla Camera di appartenenza del parlamentare, a norma del richiamato articolo 4 della legge n. 140 del 2003.
Nel caso in questione, in realtà, il tribunale di Firenze ha già acquisito il materiale probatorio senza interpellare ex ante la Camera di appartenenza del senatore Renzi, avendo quindi già conoscenza del contenuto dei messaggi di testo inviati tramite WhatsApp e posta elettronica. Circostanza anomala e irrispettosa delle prescrizioni della Corte costituzionale, che corrobora le considerazioni in merito alla conclusione raggiunta per il diniego di sequestro.
Analizzando infatti le numerose pronunce della Corte di Cassazione che sono intervenute nella medesima vicenda della Fondazione Open, oltre che la stessa sentenza della Consulta sopraindicata, la Giunta è addivenuta all'affermazione della presenza di un fumus persecutionis da parte dell'autorità giudiziaria nei confronti del senatore Renzi, qualificato dal ripetuto e non corretto esercizio del potere di indagine. Si tratta di un fumus di contesto specifico e puntuale, reso evidente da diverse pronunce della Corte di cassazione su vicende relative alla Fondazione Open.
Si premette che la dottrina e la giurisprudenza parlamentare distinguono tre tipologie di fumus persecutionis: il fumus di primo grado, inteso come la soggettiva intenzione persecutoria del magistrato, dovuta, ad esempio, ad una inimicizia o ad una avversione personale; il fumus di secondo grado, ossia le modalità particolari dell'azione promossa dai magistrati atta a far trapelare, da elementi oggettivi, il fumus stesso, ad esempio dalla ripetizione di azioni investigative sul medesimo titolo di reato, tutte terminate con decisioni favorevoli all'indagato; infine, il fumus di terzo grado, attinente alle manifesta infondatezza dell'attività dell'autorità giudiziaria.
Nel caso della richiesta di sequestro di corrispondenza relativa al senatore Matteo Renzi si ravvisa una tipica figura sintomatica in grado di evidenziare il fumus di secondo grado, ovvero la ripetizione di atti di ricerca della prova, specie quando gli stessi risultano illegittimi a seguito del vaglio della Corte di cassazione, che dimostra un'attenzione investigativa eccessiva, caratterizzata da un ripetuto non corretto esercizio del potere di indagine relativo alla Fondazione Open, con la precisazione che la predetta non correttezza emerge, per tabulas, dalla lunga serie di decisioni di annullamento pronunciate in tale contesto dalla Corte di cassazione penale. Il rinvio sul punto è alle cinque sentenze citate nella relazione che è già nelle vostre mani.
La violazione ripetuta dei principi di diritto affermata nelle sentenze della Corte di cassazione relative alla Fondazione Open costituisce un evidente indice sintomatico di un fumus persecutionis, desumibile dall'ostinazione a non uniformarsi alle indicazioni di diritto della suprema Corte.
Tra gli elementi evidenziati emerge un quadro sintomatico piuttosto articolato, caratterizzato da un attacco investigativo al senatore Renzi e alla Fondazione Open, con una pluralità di atti investigativi puntualmente annullati dalla Cassazione per una serie di carenze evidenziate con precisazione nelle sentenze richiamate nella relazione sottoposta all'Assemblea.
In considerazione di tutte queste motivazioni, la Giunta ha deliberato a maggioranza di proporre all'Assemblea il diniego dell'autorizzazione, a seguire un sequestro di corrispondenza nei confronti del senatore Matteo Renzi, ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione.
Saluto a rappresentanze di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto arcivescovile paritario «Santa Caterina» di Pisa, nonché gli studenti della Scuola di formazione politica «Codice Sorgente» di Trento, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del documento IV, n. 2(ore 18,01)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.
RENZI (IV-C-RE). Signor Presidente, onorevoli colleghi è la terza e, fortunatamente, ultima volta che ho la responsabilità di intervenire sulla vicenda Open. Nel primo caso, nel dicembre 2019, sono intervenuto per avvertire di un pericolo, che era quello del mancato rispetto della separazione dei poteri. Nel secondo caso, è stato per porre il tema di fronte alla Corte costituzionale, nel febbraio del 2022, e oggi per votare.
Si chiude, dunque, una vicenda umanamente molto dolorosa e voglio sgombrare il campo da ogni dubbio. Per il processo, qualsiasi cosa voi decidiate, onorevoli senatori, non cambierà niente, perché, al termine della votazione, io depositerò il testo dei messaggi oggetto della contestazione, anche ove voi votiate, come credo logico e naturale, per respingere l'autorizzazione. E se questo vi sembra un atto di sfida nei confronti dei pm, sappiate che è esattamente così, nel senso che, ritenendo questo processo una farsa senza precedenti, io, una volta che il Parlamento avrà posto la parola fine a questa storia dicendo che non c'è diritto di violare l'articolo 68 della Costituzione, comunque prenderò questi quattro messaggi e WhatsApp e li metterò agli atti. Ciò affinché nessuno possa dire un domani che questo processo finisce per la mancata autorizzazione. Questo processo finisce perché non doveva neanche iniziare, ma è una vicenda che mi vedo io a parte. Non vengo a mettervi in campo le discussioni che riguardano la dinamica processuale; sappiatelo per votare in piena libertà.
Ci sono cinque argomenti, li tocco rapidamente. Il primo è che non è della farsa processuale che siamo chiamati a occuparci, ma dello scandalo istituzionale. Ripeto per l'ultima volta: nel settembre 2019 lascio il mio partito per fondare una nuova comunità politica; due mesi dopo 197 finanzieri, alle ore 7,30 del mattino, perquisiscono le case di cittadini che non avevano ricevuto alcun tipo di provvedimento (non erano neanche indagati), responsabili, colpevoli soltanto di aver finanziato in modo trasparente una fondazione che organizzava l'evento politico Leopolda. Questo finanziamento avveniva attraverso dei bonifici bancari; pertanto, ove si fosse voluto prendere la copia del bonifico, si sarebbe potuto limitarsi a chiederla in banca. No, si fanno perquisizioni con 197 finanziari (oggi neanche un'operazione sulla 'ndrangheta ha 197 finanziari), che vengono mandati con grande schieramento di forze e tutti i talk show, i tg, i media per giorni e giorni aprono sul cosiddetto scandalo Open.
Contemporaneamente - apro e chiudo una parentesi perché resti agli atti (sono certo che non interesserà la stampa) - in quelle stesse ore, per la prima volta si ha l'accesso, attraverso la banca dati dell'unità di informazione finanziaria per l'Italia (UIF) della Banca d'Italia, alle famose segnalazioni di operazioni sospette (SOS) su cui poi il ministro Crosetto nel 2022 farà una denuncia e che porterà alla critica di quel cosiddetto metodo Striano. Si sappia - non lo ha scritto nessuno - che la prima volta in cui questa vicenda si verifica in Italia non è sullo scandalo Open, ma è su un accesso abusivo al mio database, fatto - ho ragione di credere - casualmente dalle stesse persone implicate nella vicenda Crosetto. Questa storia non è nel procedimento Open; se dico questa cosa è perché so di cosa sto parlando. Si mettono nella stessa identica ora insieme la vicenda Open e una storia che non c'entra niente, che è l'acquisto della mia casa, fatto evidentemente dal sottoscritto e da sua moglie, ma su cui ci sono un accesso abusivo e la pubblicazione di materiale casualmente nello stesso momento. Lo dico perché resti agli atti per il futuro.
Nel novembre del 2020 io ho già fatto il mio primo intervento da non indagato. Da quei banchi dico che è uno scandalo l'atteggiamento della procura di Firenze, che vuole disciplinare le forme della politica, per le ragioni che sto per indicarvi. Tuttavia parlo da non indagato, perché sarò indagato soltanto nel novembre del 2020. Un minuto dopo essere indagato, consapevole del mio ruolo di ex Presidente del Consiglio e di membro del Senato della Repubblica, quindi di rappresentante delle istituzioni, mi rivolgo con rispetto al procuratore aggiunto, dottor Luca Turco, titolare dell'inchiesta. Gli scrivo qualcosa del seguente tenore: signor procuratore, come ella sa io sono un parlamentare della Repubblica, vedo dai giornali - perché ancora non avevo accesso alle carte - che ci sono delle informazioni che vengono prese attraverso l'utilizzo di materiale coperto dalle previsioni di cui all'articolo 68 della Costituzione.
La invito formalmente a rispettare le procedure della Carta costituzionale, dando da subito la mia disponibilità a votare a favore dell'eventuale richiesta di autorizzazione a prendere il materiale che mi riguarda, perché non ho niente da nascondere, ma siccome sono un parlamentare della Repubblica e l'articolo 68 della Costituzione non è una mia guarentigia, ma è una guarentigia delle istituzioni, del Senato, del Parlamento, prendo carta e penna, metto la firma e dico che lei ha il dovere di rispettare la Costituzione. Accade una cosa incredibile, che se soltanto il Consiglio superiore della magistratura aprisse la pratica disciplinare nei confronti del procuratore che il ministro Nordio ha iniziato, ma che si è persa nella discussione del CSM, sarebbe interessante domandare perché quel procuratore risponde a tutte le istanze che io gli faccio tranne che a questa. Il procuratore, se fosse stato convinto della bontà delle sue azioni, avrebbe potuto dire: caro senatore, o meglio caro indagato, lei non ha alcun titolo per citare l'articolo 68, perché non va bene, io ho diritto di prendere le carte e a quel punto si sarebbe chiaramente posto al di là della legge e io dico della Costituzione. Oppure, avrebbe potuto dire: ha ragione, interrompo e apro la procedura chiedendo al Senato della Repubblica l'autorizzazione a prendere il materiale. Questo avrebbe dovuto fare un procuratore della Repubblica che avesse voluto rispettare la legge e la Costituzione, ma non lo fa e non mette per iscritto il diniego alla mia richiesta (perché io sono impeccabile nelle forme e nella sostanza, non scappo dal processo, metto tutto nero su bianco). Se il procuratore della Repubblica Luca Turco avesse seguito la legge e la Costituzione, noi non saremmo arrivati qui oggi, non avremmo dovuto chiedere alla Corte costituzionale di decidere sul conflitto di attribuzione. Avremmo avuto un procedimento corretto. Invece no: la procura di Firenze decide di andare diritto e dunque c'è bisogno della sentenza della Corte costituzionale che dice che non è giusto quello che è stato fatto. Ora, questa sentenza della Corte costituzionale - lo ricordo a me stesso per ricordarlo a voi per l'ultima e definitiva volta, amici e colleghi - arriva dopo che cinque sentenze della Corte di cassazione hanno detto che il sequestro del materiale da parte dei 197 finanzieri del novembre 2019 non soltanto è illegittimo, ma è «un inutile sacrificio di diritti», perché punta a «una non consentita funzione esplorativa». Questo vuol dire che la Corte di cassazione, non il comitato dei probiviri di Italia Viva, dice ai pm di Firenze: avete preso i telefonini di persone non indagate, con 197 finanzieri tolti dalla strada, dagli uffici o dalla lotta alla criminalità, per andare a capire in modo non consentito se c'è qualcosa sotto agli amici di Renzi. Tu hai dato un contributo alla Leopolda? Benissimo, io vengo a casa tua alle 7 del mattino, ti prendo il telefono, ti perquisisco gli uffici, vado a vedere il tuo telefonino e questa cosa un pm non la può fare e non semplicemente per una ragione di privacy sacrosanta, ma perché la legge non permette tutto ciò. Se voi non capite che in questa vicenda non c'è la persona di Matteo Renzi che, vivaddio, se la gode ampiamente per i fatti suoi, ma c'è il vostro futuro e il destino di questa istituzione, non è più un problema mio.
Vengo al terzo punto. La procura di Firenze, signora Presidente, intende stabilire e disciplinare le forme della politica e anche qui c'è un'invasione nei vostri campi. I denari di cui stiamo parlando - vi prego di seguirmi per l'ultima volta un secondo - vengono bonificati in modo legittimo, trasparente e regolare da persone fisiche o società a una fondazione. La Fondazione è trasparente, registrata e presenta il proprio bilancio. Si sta parlando quindi di transazioni senza passaggio di soldi cash, senza mancanza di trasparenza. Tutto è legittimo e regolare. Tali denari vanno a una fondazione. Dov'è allora l'elemento per il quale la procura di Firenze interviene? È straordinario. La procura di Firenze decide che quella fondazione non è una fondazione, ma è un partito, o meglio è un'articolazione di partito? Cioè la procura di Firenze rivendica agli inquirenti il diritto di disciplinare le forme della politica che la Costituzione, all'articolo 49, ha rimesso non soltanto nella titolarità del Parlamento, ma che il costituente stesso - basta aver seguito i lavori preparatori dell'Assemblea Costituente - fatica a disciplinare stante il grande dibattito culturale e filosofico tra la Democrazia Cristiana in primis e il Partito Comunista su come disciplinare un partito politico. Questa fondazione organizza un evento che si si chiama Leopolda, sul quale c'era stata una polemica mediatica perché gli organizzatori, io tra questi, avevamo chiesto di non avere le bandiere del Partito Democratico. Quindi non soltanto non eravamo partito, ma rivendicavamo di non volere le bandiere del PD in quella sede. La polemica sulle ragioni per cui non mettevamo le bandiere del PD alla Leopolda era su tutti i giornali. Ebbene i magistrati non potendo provare alcunché di irregolare nel rapporto tra l'imprenditore che dà i soldi e la fondazione, decidono che non è una fondazione, ma un partito. Vi rendete conto cosa è questo? Per imbastire un'indagine su niente si trasforma la fondazione in un partito. E chi lo decide? Un pm. La Cassazione dice che non è così. Nella sentenza la Cassazione dice che non ci sono prove che sia un partito. Peraltro il partito ha delle regole democratiche interne che la fondazione si guardava bene dall'avere. Voglio essere molto chiaro. Faceva tutt'altra cosa.
Quarto punto. In questo preciso dibattito sarà un caso, ma è impegnato un procuratore della Repubblica e siccome io mi posso permettere il lusso della verità e della mancanza di diplomazia, ho fatto nome e cognome e continuerò a farlo perché io non ho paura di dire le cose in faccia. Si chiama Luca Turco. Nominato procuratore aggiunto della Repubblica di Firenze dal CSM, il cosiddetto CSM Palamara. Nominato procuratore aggiunto di Firenze, è, del tutto casualmente perché io non voglio parlare di fumus persecutionis, ma di coincidenze, lo stesso procuratore che chiede l'arresto di mio padre e di mia madre; lo stesso procuratore che chiede di portare a processo per otto anni mio cognato per un presunto scandalo UNICEF, al termine del quale egli stesso, il procuratore, chiede l'assoluzione, dopo otto anni di gogna mediatica; è lo stesso procuratore che mi indaga per una conferenza all'estero reperibile sul sito di Bloomberg e giudicata inesistente; è lo stesso procuratore che indaga mio padre per un traffico di influenze, che mi tiene ventun mesi per un'accusa di falsa fatturazione. Lo stesso nel giro di pochi anni. Ora sarà un caso, ma mio padre arriva a sessantaquattro anni senza aver avuto alcun problema con la giustizia e, casualmente, nell'anno in cui io divento Presidente del Consiglio, la mia famiglia diventa la famiglia di Bonnie and Clyde e diventa la famiglia verso la quale quel procuratore ha una particolare predilezione. Ho dimenticato un avviso di garanzia a mia sorella; fortunatamente, al momento, ne è rimasta fuori mia nonna che ha centoquattro anni. Sì, forse è per questo.
Voi direte: è giusto che un procuratore, è giusto che una procura segua ciò che avviene, secondo il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale. Se vede un reato o un'ipotesi di reato, è giusto che indaghi.
Bene, io voglio che questo Parlamento, prima di chiudere, rifletta su quello che è accaduto nel settembre 2022, quando questo procuratore, il dottor Luca Turco, è diventato procuratore facente funzioni di capo alla procura di Firenze. Accade che un immobile, situato in via Maragliano, quartiere 1 di Firenze (non proprio il centro storico, ma nelle immediate vicinanze del centro storico), viene occupato abusivamente. Il Comune di Firenze, la DIGOS e le Forze dell'ordine chiedono alla procura di intervenire per sgomberare. La procura di Firenze, guidata dal dottor Turco, evidentemente impegnata a leggere i ricorsi in Corte costituzionale o in Corte di cassazione, non interviene. Non interviene per settimane e mesi. Quel luogo diventa sempre più un luogo di malaffare e di criminalità. Crescono le richieste di sgombero, ma la procura di Firenze non si occupa di dare una risposta di giustizia ai cittadini che chiedono lo sgombero.
Nel maggio 2023 (sono passati otto mesi), un occupante abusivo dell'immobile abusivamente occupato vola dal terzo piano, mentre c'è un regolamento di conti tra le bande che si affrontano dentro l'ex Astor. La procura di Firenze non fa niente. Una persona vola dal terzo piano e si salva per miracolo; non è che la procura pensa che forse è il caso di fare lo sgombero, come le hanno chiesto; non fa niente. Finché il 10 giugno 2023, data tatuata nel cuore di chi ama Firenze (perché Firenze è la città che ha sempre accolto i bambini all'Istituto degli innocenti, dai tempi del Medioevo e del Rinascimento fino a Zeffirelli e agli altri), una bambina peruviana di cinque anni (si chiama Kata) sparisce da quell'hotel abusivamente occupato e non sgomberato per scelta della procura di Firenze, guidata dal procuratore facente funzioni di capo Luca Turco; a distanza di undici mesi, non è stata ancora ritrovata. Soltanto dieci giorni dopo che Kata è stata rapita o portata via (non sappiamo) arriverà lo sgombero di quell'immobile.
Perché vi ho raccontato la storia di Kata, che non ha niente a che vedere con Open? Perché questo è ciò che provano i cittadini che non possono parlare in Parlamento, in tribunale o sui giornali. Vedono il concentrarsi delle attenzioni su una vicenda che non ha niente di sostanziale, con decine e decine di finanzieri, centinaia e centinaia di migliaia di euro sprecati in ricorsi e controricorsi, quando chiaramente non c'è niente, e con il Parlamento costretto almeno tre volte a occuparsi di questa vicenda. Però, nel frattempo, una bambina sparisce, un cittadino vola dal terzo piano e non si dà giustizia come si sarebbe dovuto dare. Questo è il punto fondamentale per me.
Io non ho problemi da porre oggi alla vostra attenzione. Ho soltanto da domandare a questo Parlamento se intende ricordarsi che c'è una Carta costituzionale, c'è un articolo 68, ma c'è anche e soprattutto un principio di garantismo. Lo dico oggi, in un giorno particolare per il dibattito del Paese. Si è garantisti quando si è garantisti con gli avversari politici, non con gli amici. Quando si è garantisti solo con gli amici, si è ipocriti. Il garantismo si esercita quando si va con gli avversari. Questo è un passaggio difficile, perché a noi il garantismo non ce l'avete dato, neanche voi che oggi fate sfoggio di questo. Non ci avete fatto professione di fede garantista quando ci sono stati gli scandali (o presunti tali) legati alle banche, legati a Open e legati alle vicende della famiglia.
Noi siamo orgogliosi di essere stati garantisti con voi, anche quando voi non siete stati garantisti con noi. Ma quello che è certo è che o siamo garantisti o la politica avrà perso la propria dignità, perché la dignità della politica - ed è la ragione con la quale concludo il mio appello - è quella che porta a dire che questa vicenda ha distrutto la mia privacy, persino il conto corrente, e ha messo a dura prova la vita della famiglia, perché potete immaginare cosa voglia dire spiegare a dieci nipotini che i nonni sono stati arrestati (e poi liberati dopo dieci giorni). Il TG1 che apre con l'immagine della stanza dell'interrogatorio, in violazione di tutte le leggi e di tutti i codici di deontologia professionale. Ha violentato i miei finanziatori e ha danneggiato il mio partito. Noi abbiamo perso nel giro di una settimana la metà delle stime dei sondaggi, immediatamente: il 19. Ovvio, in televisione non si parlava più di politica, ma si doveva spiegare come avevo comprato la casa o perché avevo fatto un acquisto con la carta di credito.
Questa vicenda, però, non ha fatto venire meno, almeno in me, la voglia di continuare a combattere perché questo sia un Paese in cui lo slogan di giustizia giusta che quarant'anni fa, alla vigilia delle europee, il Partito Radicale lanciò per candidare Enzo Tortora (in quel caso sì una vicenda di malagiustizia molto più grave, incommensurabilmente più grave della mia), sia ancora oggi difeso e si cerchi di attuarlo. Non so se questo è uno dei miei ultimi interventi in questo Senato, ma mi piace pensare che sia l'ultimo su Open. Dopo tre interventi, non auguro a nessuno di passare quello che abbiamo passato noi, ma dico a chi ce l'ha fatto passare che noi siamo sempre i soliti: sorridenti, tenaci e gagliardi. Quello che è certo, però, è che se questa cosa, anziché andare su delle spalle che possono reggere il peso della polemica e dell'aggressione, va su cittadini che non hanno la forza di reagire, questi cittadini ne rimangono schiacciati.
Colleghi, comunque votiate, sappiate che io, in gesto di sfida ai pubblici ministeri, quei messaggi glieli do lo stesso. Comunque votiate, sappiate che non si sta discutendo di me, ma ricordatevi che si sta discutendo della dignità del Parlamento della Repubblica, della dignità del Senato della Repubblica, della dignità delle nostre istituzioni. Buon lavoro a tutti voi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Potenti. Ne ha facoltà.
POTENTI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, come è stato anticipato dal relatore, la Giunta ha compiuto un'attenta disamina sulla vicenda che il senatore Renzi poc'anzi stava ricordando in maniera anche chiaramente emozionata, riguardandolo personalmente e riguardando gli affetti più cari che una persona si trova attorno, soprattutto nel momento nel quale si sa di aver subito probabilmente un grave torto - da un punto di vista formale e senza dover entrare poi nel merito della vicenda - che non ha un'afferenza alle attività che deve compiere la Giunta delle elezioni.
Riguardo alla prima evidenza che abbiamo avuto, devo dire - anticipo i contenuti della relazione che poc'anzi il relatore ci ha specificato andando poi a concludere proponendo il respingimento della richiesta di sequestro in questione - che questa disamina ha certamente tutta la possibile nostra preoccupazione per gli aspetti che la magistratura si trova quotidianamente a dover dirimere e regolamentare.
Siamo poc'anzi usciti da una discussione che riguardava l'intervento sull'economia, quello sull'aspetto collegato alla disciplina delle gare della Bolkestein e la questione dei balneari, che guarda caso vede dei magistrati dirimere o tentare di farlo, perché si è dimostrato come ci siano addirittura anche tra Corti della stessa natura amministrativa diverse visioni del problema. Abbiamo visto come la magistratura - lo ricordava il senatore Renzi - possa intervenire a gamba tesa su vicende che hanno a che fare anche con la legittimazione diretta da parte del popolo dei rappresentanti che devono andare ad amministrare la cosa pubblica, e quindi anche sulle libertà che vengono conseguentemente limitate, a fronte di esercizio dell'attività giurisdizionale.
Naturalmente le ragioni poste dalla Giunta per la propria determinazione trovano fondamento nella Carta costituzionale. Sono delle limitazioni poste dalla Carta costituzionale, a ben vedere, sull'azione invasiva e intrusiva, che può essere naturalmente anche legittima, della magistratura. Ma probabilmente il Costituente, dopo le note vicende in materia politica e bellica che vedevano l'Italia uscire da una guerra civile, aveva ben visto la necessità di porre un freno a quelle azioni che potevano anche rivolgersi nei confronti di soggetti eletti nelle sedi parlamentari e che per ciò solo lo avevano probabilmente stimolato a rendere palesi alcuni limiti oltre i quali sarebbe stato necessario coinvolgere l'organo di appartenenza dell'eletto per rappresentare le ragioni di un esercizio giurisdizionale a carico di un parlamentare.
Non siamo qui, ovviamente, a difendere la categoria, non lo vogliamo certo fare, ma nel momento in cui addirittura la Corte costituzionale, che va ad interpretare queste norme, riconosce e qualifica dei contenuti relativi a una corrispondenza documentale che viene posta all'attenzione del magistrato come possibile materiale dal quale estrarre dei convincimenti che non sono corroborati fino a quel punto, ma che si presume lo possano diventare in ragione delle conversazioni scambiate tra soggetti, peraltro estranei all'indagine, ebbene in quel momento anche la Corte costituzionale si sente motivata nel dare la propria lettura dei fatti. Lo fa naturalmente anche limitando il soggetto inquirente nella possibile qualifica della natura della fondazione nei rapporti con i partiti politici. Lì si apre una vicenda ancora più dettagliata, perché si intende specificare che manca del tutto la motivazione per la quale si ritiene che quel soggetto giuridico, facente funzioni di un ente come la fondazione, possa essere ricondotto a uno strumento di finanziamento della politica per il solo fatto di trovarsi alcuni suoi membri come politici di quella parte che poi riceve indirettamente delle elargizioni - chiamiamole così - o comunque delle attività che vengono sviluppate all'interno della nota sede della Leopolda.
Ebbene, è evidente che la Giunta non può non trovarsi d'accordo con la serie continuativa di pronunciamenti della Cassazione, che in quel momento vanno a costituire quella "plausibilità" - così la definisce il relatore - che rende evidente trovarsi di fronte ad una situazione veramente paradossale, in quanto l'insistenza dell'organo inquirente e poi naturalmente anche le tesi del tribunale del riesame, che tendono a confermare quella lettura inquisitoria, vanno a costituire anche quella verosimiglianza che noi, membri della Giunta, dobbiamo utilizzare per rendere estrinseci gli elementi del fumus persecutionis. Ebbene, non posso che trovarmi d'accordo quando il relatore, dando una compiuta esposizione dei famosi tre gradi del fumus persecutionis, che vengono appunto individuati attraverso una - in quanto funzione primaria - attività persecutoria del magistrato, quando appunto si chiama fumus di primo grado, una modalità di azione promossa al di fuori delle ragioni di un'azione persecutoria e di un'azione promossa in sede giudiziaria non motivata - e quindi siamo di fronte a un fumus di secondo grado - e infine un fumus di terzo grado quando siamo davanti alla manifesta infondatezza dell'azione.
Ebbene, gli strumenti di accertamento a disposizione dell'autorità giudiziaria attraverso i quali si intendono acquisire le testimonianze, in qualche modo fondano la stessa ragione dell'azione senza altri punti indiziari e qualificano quella persecutorietà dell'azione giudiziaria che noi siamo chiamati a identificare e a rendere motivo della decisione di diniego della Giunta.
È ovvio che tutta questa storia responsabilizza il legislatore rispetto a misure di contenimento di quegli eccessi che spesso e volentieri una parte della magistratura, purtroppo, fa emergere come esigenze che noi dobbiamo risolvere. Ad esempio, un giudice può venire assolto in sede disciplinare senza che vi sia un vaglio della sezione del CSM e il procuratore generale della Cassazione si trova ad nutum a poter chiudere una prima archiviazione istruttoria o addirittura una soluzione per scarsa rilevanza, mancando lo strepitus fori.
Noi quindi abbiamo di fronte strumenti che dobbiamo mettere in atto per far sì che tali eccessi possano trovare una limitazione all'interno delle necessarie azioni degli organi disciplinari, in questo caso del Consiglio superiore della magistratura.
Riteniamo che fatti simili accadano troppo spesso. Non voglio certamente ricordarne uno ancora aperto, ma spero che il mio leader Matteo Salvini esca con una assoluzione con formula piena da una vicenda giudiziaria assurda che, guarda caso, riguarda un'altra Open. Ebbene, ricordando anche persone che non sono più tra noi come Giovanni Paolo Bernini, che per tanti anni ha fatto della sua vicenda giudiziaria un motivo di lotta che lo ha portato probabilmente nel dolore anche a morire prematuramente, io ritengo che quella che ha definito la Giunta del Senato sia una vicenda dalla quale prendere assolutamente spunto per il futuro. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Poiché il relatore non intende intervenire in sede di replica, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, la Giunta, da massimo consesso paragiurisdizionale a cui è assegnato il compito di procedere alla verifica dei titoli di ammissione e alla valutazione delle cause di ineleggibilità o di incompatibilità, oltre a quello di esaminare le domande di autorizzazione a procedere e di quelle relative ai reati ministeriali, si è trasformata - ahimè e sottolineo ahimè - nell'organismo politico per eccellenza.
Oramai ci troviamo di fronte ad un organo che, in base alla mera convenienza politica e non allo studio delle carte, istruisce e consegna all'Assemblea il verdetto da votare. La maggioranza ci sta mostrando che tutto può essere strumentalizzato. Tutto può essere o bianco o nero o grigio, a seconda della convenienza politica del momento. Non fa eccezione, purtroppo, la materia del contendere.
Per la prima volta in questa legislatura - e non lo dico perché vi sia stata una convenienza politica, ma sarà sicuramente frutto del caso - la relazione conclusiva della Giunta si basa quasi esclusivamente su pronunce della magistratura. Fino ad ora i lavori in Giunta sono stati mossi da interpretazioni giuridico-politiche volte a rivedere le valutazioni dell'organo giudiziario al fine di escludere l'applicabilità delle richieste provenienti da quest'ultimo. Adesso avviene il contrario. Siccome nel caso in specie le sentenze della Cassazione potevano essere utilizzate come elemento a favore della deliberazione volta al diniego dell'autorizzazione a procedere, esse sono state quasi integralmente riproposte nella relazione.
Tale questione, utile ai fini del caso di specie, ha suscitato però forti preoccupazioni in Giunta, tant'è che - come da resoconto sommario - sia il senatore Scalfarotto che la senatrice Spelgatti hanno sollevato preoccupazioni in merito al fatto che la Giunta, per i futuri casi, non dovrà essere vincolata da sentenze della Cassazione per quel che concerne il fumus persecutionis. Sarebbe come voler dire: in questo caso seguiamo la Cassazione, perché le sue decisioni possono essere prese come pezze di appoggio per avanzare la proposta di diniego all'autorizzazione a procedere; ma non fossilizziamoci troppo su queste ultime, poiché ce ne potrebbero essere alcune che, invece, siano tali da giustificare un'eventuale decisione a favore della concessione dell'autorizzazione.
Insomma, gli elementi vanno analizzati caso per caso, ma a seconda della mera convenienza politica, a tutto danno della certezza del diritto. Diciamo che, relativamente a questo modo di intendere le regole, l'attuale maggioranza non teme confronti.
Un ultimo esempio di equilibrismo politico istituzionale si è avuto in Commissione affari costituzionali della Camera, laddove era in corso di votazione il provvedimento sull'autonomia differenziata o meglio lo "spacca Italia". Il Presidente di Commissione, non curante del fatto che si fosse raggiunta la maggioranza per l'approvazione di un emendamento a prima firma di un componente del MoVimento 5 Stelle, ha interrotto le votazioni e riconvocato la Commissione per il giorno successivo. Bel modo di legiferare: piegate la realtà a vostro piacimento. (Applausi).
Altro esempio: tutti sanno che lo sviluppo dell'Italia necessita del Mezzogiorno. Una crescita equilibrata e di qualità del Sud assicura un grande beneficio all'intero territorio nazionale. Voi, però, siete più preoccupati del voto di scambio tra premierato e autonomia differenziata che delle sorti dell'Italia. Complimenti: state piegando le istituzioni a vostro comodo e per di più a Costituzione invariata. Figuriamoci cosa accadrà con il premierato.
A proposito di premierato, colgo la palla al balzo, perché qui in Aula abbiamo il fautore dell'ultima riforma costituzionale, colui il quale avrebbe dovuto abbandonare la politica se il referendum del 2016 non fosse andato in porto. Non pensiate di raggiungere un risultato diverso qualora doveste avere l'ardire di approvare in duplice lettura la vostra riforma costituzionale. (Applausi).
Torniamo a noi. La relazione conclusiva del relatore offre una valutazione che il Gruppo che ho l'onore di rappresentare non condivide. Richiamando una ripartizione in tre tipologie di gradi del fumus persecutionis, si apprezza lo sforzo del relatore nell'aver ripreso una dottrina minoritaria che si è palesata in un paio di occasioni nel 2015.
Il cosiddetto fumus persecutionis di secondo grado, quello che motiverebbe la presente deliberazione, si manifesta quando le modalità particolari dell'azione promosse dai magistrati siano atte a far trapelare, da elementi oggettivi, la parvenza della persecuzione: così dal resoconto sommario della seduta della Giunta del 18 febbraio 2016.
Ma dov'è il fumus nei confronti del senatore Renzi? Ci sono state per caso modalità particolari delle azioni promosse da magistrati che facciano trapelare la parvenza della persecuzione? Da quello che si evince dalla lettura delle carte non si direbbe.
Sul punto, esprimo valutazioni diverse da quelle del relatore. La prima valutazione è la seguente. Facendo seguito alla sentenza della Consulta, che ha equiparato chat ed e-mail alla corrispondenza, il gup del tribunale di Firenze ha richiesto al Presidente del Senato l'autorizzazione al sequestro in relazione all'ipotesi di reato di finanziamento illecito. Non avrebbe potuto fare tale richiesta ex ante, come invece erroneamente si ipotizza nella relazione conclusiva, in quanto, prima della sentenza della Corte costituzionale, la n. 170 del 2023, la giurisprudenza qualificava gli atti oggetto della richiesta come documenti, quindi, estranei rispetto al concetto di corrispondenza, quest'ultima sì rientrante nelle guarentigie di cui all'articolo 68 della Costituzione.
La seconda valutazione: il fumus deve essere circoscritto al soggetto verso il quale la deliberazione ha gli effetti. Nella relazione conclusiva si qualifica la presunta persecuzione in ragione dei provvedimenti emessi dalla Suprema corte, che in alcuni casi ha cassato, con o senza rinvio, le diverse deliberazioni del tribunale del riesame in merito all'applicabilità del sequestro di dispositivi elettronici. Ebbene, anche in questo caso, dove è il fumus nei confronti del senatore Renzi? Che c'entra con il fumus il fatto che vi siano stati dei provvedimenti della Cassazione che hanno annullato le pronunce del tribunale del riesame in relazione a soggetti terzi rispetto al senatore Renzi? Il sequestro può essere considerato come onnivoro o invasivo nei confronti dei privati finanziatori - mi rifaccio a quanto riferito alle pagine 8 e 9 del documento conclusivo del relatore - e invece come indispensabile per il senatore Renzi, al fine di appurare se le chat e le e-mail contenute nel dispositivo siano rilevanti nell'apprezzamento delle relazioni intercorrenti tra il parlamentare, i consiglieri della fondazione e i finanziatori della stessa, e nel valutare le funzioni e le finalità delle donazioni in ragione del fatto di escludere eventuali collegamenti col sostegno della sua attività politica esclusiva e dei parlamentari a lui vicini.
Siamo anche stupiti del fatto che il senatore Renzi abbia annunciato comunque che depositerà in giudizio il citato materiale, a prescindere dalle valutazioni del Senato. Siamo stupiti, ma fino a un certo punto. Del resto, anche lo stesso senatore ha annunciato, quando è stato audito in Giunta, la prossima prescrizione. È giusto?
Attraverso lei, signora Presidente, auguriamo al senatore Renzi di essere eletto alle consultazioni europee, ma gli ricordiamo che a Bruxelles vigono sensibilità e regole severe in materia di conflitto di interessi. Per queste ragioni, non reputando sussistere gli elementi oggettivi atti a sostenere la tesi di fumus persecutionis, esprimo il voto contrario alla relazione conclusiva del relatore. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, il tema di cui trattiamo oggi è di particolare importanza; in realtà possiamo considerarlo come un passaggio che ricorderemo anche per l'avvenire.
La decisione che oggi siamo chiamati a prendere nasce da un importante conflitto di attribuzione che è stato sollevato, tra l'altro, proprio dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato della scorsa legislatura e che riguardava una tematica particolarmente delicata. Ciò è tanto vero che la sentenza della Corte costituzionale n. 170 del 2023 non si pone quasi come una pietra miliare su un tema particolare, ma di sicuro segnerà una distinzione fra il periodo prima della sentenza n. 170 e quello che avverrà dopo tale sentenza, in particolare con riferimento alla corrispondenza. Il rispetto della segretezza della corrispondenza è un principio cardine della nostra Costituzione, tant'è che proprio l'articolo 15 la dichiara inviolabile, per cui i procedimenti e i provvedimenti che vanno a incidere sulla segretezza e l'inviolabilità della corrispondenza devono avere un particolare peso.
L'importanza della sentenza n. 170 del 2023 della Corte costituzionale è stata quella di aver ben delineato l'ambito di descrizione di quello che si intende per corrispondenza. È chiaro che, da quando è stata scritta la Costituzione ad oggi, sono intervenute delle modifiche tecnologiche e anche del nostro modo di intendere, per cui ci troviamo di fronte a qualcosa che non esisteva al tempo dei Padri costituenti, e cioè WhatsApp e le e-mail. Andando quindi a considerare WhatsApp e le e-mail come meri documenti - come intendeva fare la procura - chiaramente si va a incidere pesantemente sui diritti di ogni persona, di ogni cittadino italiano, come ad esempio il rispetto delle informazioni trattate attraverso le e-mail o la messaggistica WhatsApp.
L'importanza, quindi, del passaggio di questa sentenza sta nell'aver considerato i nuovi strumenti come ricadenti appieno nell'ambito della corrispondenza. Se non fosse stato così, saremmo arrivati a intendere il contenuto della corrispondenza veramente in uno strettissimo ambito, ovvero quello della corrispondenza cartacea, della lettera, che ormai penso sia diventata desueta, perché penso che usiamo quella manoscritta soltanto nei biglietti di auguri. Questo è stato il primo passaggio.
Il conflitto di attribuzione è stato sollevato dal Senato ovviamente non per tutelare la posizione di un singolo senatore e a prescindere dalla notorietà e dalla riconoscibilità del soggetto interessato dal provvedimento. È chiaro che nel conflitto di attribuzione il Senato difende le prerogative non del singolo senatore, ma dell'istituzione parlamentare e in questo senso tutto l'ambito della corrispondenza è stato ricondotto nel campo dell'articolo 68, rendendo così necessario che vi fossero delle autorizzazioni prima di poter procedere al sequestro. In realtà, però, la sentenza, che è molto importante, va anche oltre, parlando, ad esempio, del sequestro dei cosiddetti contenitori dei dati informatici, ovvero telefoni cellulari, computer, dispositivi elettronici. Abbiamo adottato molto recentemente, un paio di settimane fa, proprio in quest'Aula, un provvedimento sul sequestro degli smartphone, dei dispositivi elettronici, dei computer. Fino ad oggi a questi strumenti veniva applicata meramente la procedura del sequestro, anche se all'interno degli smartphone sono contenuti dei dati riservatissimi, che riguardano la nostra vita, le nostre informazioni personali, ossia dati sanitari, rapporti personali o della propria famiglia. Ebbene, questa importante sentenza si è soffermata proprio su questo tema.
Risolto dunque il conflitto di attribuzione e richiesto che il provvedimento di sequestro dovesse passare attraverso la Camera di appartenenza del senatore, arriviamo così a discutere del tema. Affinché sussista la prerogativa - ripeto che si va oltre la tutela del singolo senatore e vale nel rispetto dell'istituzione - si passa attraverso la valutazione di questo fumus persecutionis. Checché se ne possa dire, a prescindere dal fatto che possa essere simpatico o non simpatico il senatore interessato, non si può non pensare, a fronte di atti di ricerca della prova che sono stati tutti annullati davanti alla Corte di cassazione per ben cinque volte, prima ancora che si arrivasse all'udienza preliminare, che vi sia un intento di persecuzione.
Vi sono vari livelli per considerare il fumus, che sono stati prima anche ampiamente illustrati dal senatore Durnwalder al relatore, che tra l'altro ringrazio anche per il lavoro che ha fatto su un tema che richiede un particolare equilibrio e una particolare attenzione, come si può vedere dalla relazione ben articolata che tutti possiamo leggere. Il fumus persecutionis, comunque, non è limitato soltanto a certi casi - e credetemi: non può non essere considerato una persecuzione nel momento in cui ogni provvedimento che viene fatto e sistematicamente annullato dalla Cassazione poi venga ripresentato e venga di nuovo sanzionato dalla Corte di cassazione - ma riguarda anche altre tematiche. Se esaminiamo la sentenza della Corte di cassazione, vediamo che parla addirittura di carattere esplorativo e sproporzionato delle indagini e di carattere onnivoro e invasivo del sequestro, termini che non possono che portare a ritenere chiaramente sussistente il requisito del fumus persecutionis.
Solo per concludere, credendo che non occorra nemmeno aggiungere altro, quello che sottolineiamo è che le guarentigie e le immunità parlamentare riguardano non il singolo soggetto, ma il rispetto di tutta la nostra istituzione. Il principio di separazione dei poteri è sacro e garantisce l'equilibrio di un'intera democrazia. Dobbiamo veramente difenderlo, a prescindere dagli interessi dei singoli, dall'amicizia o dall'inimicizia. È chiaro che poi possono essere coinvolte le singole storie che delle volte denunciano delle realtà che sono dei fatti. Il problema in sé non è la condanna: se interviene la condanna, è chiaro che va rispettata; una condanna non va commentata e una sentenza va semplicemente eseguita. Il problema è quando i processi nascono sulle indagini e chi ricopre cariche pubbliche, chi ha l'onore e, per certi versi, anche l'onere di rappresentare i propri cittadini e di lavorare nel mondo della politica, è particolarmente esposto. Queste macchine che iniziano con delle indagini hanno spesso portato alla distruzione di carriere, di persone e famiglie, magari poi per arrivare al nulla.
Non si sta dicendo di non fare i processi: si sta dicendo di fare i processi con la tutela delle garanzie. È quello che stiamo facendo e che abbiamo fatto con molti provvedimenti della Commissione giustizia proprio nell'ultimo anno e penso che questo sia un percorso che dobbiamo costantemente continuare con equilibrio.
Per questa ragione, come abbiamo fatto anche nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, tutto il Gruppo Lega conferma la bontà della relazione del senatore Durnwalder, anticipando fin da ora il voto a favore.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che l'orario di chiusura è previsto per le ore 20 e c'è un ulteriore documento della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari da esaminare.
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, cercherò di evitare di ripetere tante cose che già sono state dette. In particolare è stato ricordato da tutti, anche dalla collega Stefani e dal senatore Renzi, che quella odierna è la seconda volta che quest'Aula esamina un documento che riguarda l'inchiesta della Fondazione Open e il senatore Renzi. Quest'Aula si era espressa già nella scorsa legislatura quando sollevò il conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Firenze per il sequestro delle chat del senatore Renzi. Quel conflitto di attribuzione portò a quella famosa sentenza che è stata illustrata testé dalla senatrice Stefani, con la quale la Corte costituzionale ha riconosciuto che le chat e le e-mail non sono meri documenti, ma sono corrispondenza e quindi, come tali, devono essere sottoposte alle guarentigie previste dall'articolo 68 della Costituzione. Quella sentenza ha innovato profondamente la giurisprudenza costante. Bisogna ricordare che prima di questa sentenza della Corte costituzionale si riteneva pacificamente che le e-mail e le chat, anche quelle di WhatsApp, fossero mera documentazione e quindi sequestrabili liberamente e non sottoposte ai limiti del sequestro della corrispondenza. Lo dico perché l'argomento che viene utilizzato per cui il tribunale di Firenze si sarebbe comportato illegittimamente sequestrando direttamente le chat e le e-mail è infondato perché il tribunale di Firenze agì sulla base di una giurisprudenza costante, che poi è stata innovata dalla Corte costituzionale con sentenza apprezzabile, con la quale è stato invece riconosciuto che quel tipo di documentazione è in realtà assimilabile a corrispondenza e quindi, come tale, deve avere anche i limiti della corrispondenza e quindi essere sottoposto anche ai limiti previsti all'articolo 68 della Costituzione.
Per questo siamo tornati a occuparci della questione per verificare se, ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione, la richiesta dei pubblici ministeri di Firenze di avere la disponibilità di quelle chat ed e-mail fosse o meno accettabile o se in realtà ci fosse un plausibile fumus persecutionis.
Ora sul punto, a prescindere dal fatto che - come ha detto il senatore Renzi - la scelta che assumeremo noi sul piano pratico, che riguarda il processo in sé, è irrilevante, perché - come ha dichiarato ripetutamente il senatore Renzi - egli depositerà quelle chat ed e-mail comunque agli atti - quindi dal punto di vista processuale la nostra decisione è ininfluente - è molto importante invece che noi facciamo una valutazione di natura giuridica, stabilendo anche un precedente, perché la guarentigia di cui all'articolo 68 è un diritto indisponibile.
Ora il punto è che - come peraltro è stato ricordato da quasi tutti quelli che mi hanno preceduto - in questa vicenda sono intervenute ben cinque sentenze della Corte di cassazione, che hanno riguardato esattamente sequestri disposti dalla procura di Firenze nell'ambito dell'indagine sulla Fondazione Open. Quelle sentenze si sono ripetute, talune anche costrette a farlo sullo stesso sequestro, perché per due volte la Corte di cassazione ha stabilito che il sequestro fatto dalla procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta era illegittimo e ha invitato la procura a uniformarsi ai principi di diritto che stabiliva la Corte di cassazione. E per due volte la procura ha ignorato i rilievi della Corte di cassazione, la quale alla fine, con la terza sentenza riguardante il medesimo sequestro, è stata costretta a cassare senza rinvio il provvedimento di sequestro, continuando a ritenere che si trattasse di un sequestro illegittimo. Questo per dire quanto la Corte è stata costretta a intervenire. È importante ricordare i rilievi che ha fatto la Corte di cassazione nell'annullare ripetutamente i provvedimenti di sequestro della procura di Firenze.
È già stato detto - ma penso sia opportuno ribadirlo - che la Corte di cassazione ha anzitutto ritenuto che mancasse il cosiddetto fumus commissi delicti: ha cioè ritenuto che il tribunale non abbia mai provato adeguatamente la tesi che sta alla base dell'inchiesta, cioè che la Fondazione Open fosse uno schermo fittizio dietro il quale si nascondeva un'articolazione del Partito Democratico o fosse essa stessa direttamente un'articolazione del Partito Democratico. La Corte di cassazione ha detto che questa tesi non è in alcun modo suffragata da elementi indiziari, con i quali il tribunale doveva confrontarsi prima di emettere un provvedimento di sequestro. Per ben cinque volte, nelle sentenze che si sono ripetute (da ultimo nella sentenza del 2022), la Corte di cassazione ha detto che non c'era il fumus commissi delicti e quindi ha fatto crollare la tesi sulla quale si fonda l'inchiesta della procura di Firenze.
Ma non solo. Come è stato ricordato, la Corte di cassazione ha ripetutamente stigmatizzato le modalità con le quali sono stati fatti i sequestri e i criteri utilizzati per effettuare i sequestri stessi, dicendo alcune cose molto pesanti su di essi. Ha detto, cioè, che si trattava di sequestri a carattere esplorativo, cosa non consentita. I sequestri si fanno per acquisire elementi probatori e indiziari definiti e predefiniti; non si fanno a strascico per eventualmente valutare, se dentro la pesca a strascico, si trova qualche elemento indiziario. Quindi, non si fa un sequestro a carattere esplorativo e sproporzionato, cioè non proporzionato al sacrificio dei diritti di privacy e di libertà delle persone alle quali sono stati sequestrati le chat, le e-mail e i cellulari, rispetto alla necessità di accertare il reato. Ha parlato anche ripetutamente di un sequestro onnivoro - stiamo parlando appunto di un sequestro eccessivo - invasivo di una serie indifferenziata di dati personali e strutturalmente asimmetrico rispetto alla notizia di reato.
La Corte di cassazione ha fatto ripetutamente tutti questi rilievi ed è stata costretta a farli tre volte nell'ambito di un medesimo sequestro, perché, per due di quelle tre volte, il tribunale non si è uniformato alle indicazioni che venivano dalla Corte di cassazione. E ciò è tanto vero che, alla fine, la Corte di cassazione è stata costretta ad annullare il sequestro senza neanche rinviare al tribunale per riesaminare il provvedimento.
A noi pare che tutti questi elementi concorrano nel ritenere fondata la valutazione che ha fatto il relatore nel documento che ha proposto alla Giunta e ora viene proposto all'Aula. In termini di plausibilità - noi non dobbiamo accertare che ci sia una persecuzione in atto, ma dobbiamo semplicemente accertare se dagli elementi che ci sono stati forniti è plausibile ritenere che ci sia un fumus persecutionis - a noi pare che gli elementi siano abbastanza limpidi nel supportare la nostra valutazione, che è di consenso rispetto alla proposta del relatore. Pertanto voteremo a favore della proposta. (Applausi).
RASTRELLI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RASTRELLI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo a nome del Gruppo Fratelli d'Italia per illustrare la serie di ragioni per le quali la vicenda giudiziaria che afferisce al senatore Renzi riveste indubbiamente una valenza particolare in termini regolamentari, in termini di diritto parlamentare, in termini di giurisprudenza costituzionale, ma anche in termini strettamente politici. Riveste una particolare rilevanza proprio in funzione della necessità di tutela delle prerogative irrinunciabili e, in quanto tali, indisponibili connesse alle funzioni parlamentari e, quindi, nella disponibilità e nella tutela dell'Assemblea e del singolo parlamentare.
La vicenda che occupa oggi l'Assemblea e che la impegna alla responsabilità del voto attiene non alla persona del senatore Renzi quanto piuttosto al tema estremamente delicato e dirimente della necessità di bilanciamento di due interessi contrapposti, entrambi costituzionalmente tutelati: da un lato, il diritto-dovere di svolgere investigazioni giudiziarie in ambito penale e, quindi, la necessità di tutelare il vincolo reale, il sequestro degli eventuali elementi di prova; dall'altro lato, però, la valutazione della necessità di comprimere il diritto, la libertà e l'indipendenza della funzione parlamentare. Questo naturalmente prescinde del tutto dalla persona fisica del diretto interessato, dal suo ruolo politico, dalla sua notorietà giudiziaria, dalla sua collocazione ideologica, dalla sua presa di posizione politica.
Dobbiamo tutti partire da un presupposto necessario per il quale l'articolo 68 della Costituzione, anche in tema di autorizzazione preventiva al sequestro di qualunque forma di corrispondenza, anche informatica, di un parlamentare della Repubblica, offre delle guarentigie, insieme alla legge n. 140 del 2003, che sono a tutela primaria della sovranità e dell'indipendenza dell'Assemblea legislativa rispetto a potenziali aggressioni da qualunque altro organo o potere dello Stato, e soltanto successivamente e strumentalmente a tutela della persona che in quel momento rivesta la pubblica funzione. Questo comporta che la nostra valutazione oggi in Aula debba sfumare dalla tutela della posizione del senatore Renzi, arrivando a valutare invece i rischi costanti dell'esistenza del fumus persecutionis.
Mi riferisco alla possibile aggressione alla sfera dell'indipendenza dell'organo legislativo da parte del potere dell'autorità giudiziaria. È questo il tema indifferibile che dobbiamo porci quest'oggi. E, rispetto al tema del fumus persecutionis, noi abbiamo un'evidenza talmente incidente e massiva da aver comportato, da un lato, l'intervento della Corte costituzionale (è stata ricordata la sentenza n. 170 del 2023, che ha stabilito una volta e per tutte che qualunque forma di comunicazione afferisca alla posizione di un parlamentare vada salvaguardata con l'autorizzazione preventiva della Camera alla quale appartiene) e, dall'altro, un numero impressionante di pronunce di merito da parte del tribunale del riesame e della libertà.
Vi sono state inoltre ben sei, se non sette pronunce di legittimità da parte della suprema Corte di cassazione, che ha espresso parole lapidarie, che sono la mortificazione per un determinato modo di svolgere la funzione giudiziaria, quando si parla di uso «esplorativo» dei mezzi di ricerca della prova; quando si giunge a ritenere che l'attività di una procura della Repubblica abbia assunto caratteri invasivi o onnivori, e quindi privi di qualunque controllo; quando è possibile che perfino il relatore alla Giunta delle elezioni e delle immunità, di ben altro schieramento politico, abbia potuto argomentare - certo in termini di plausibilità e di verosimiglianza - di un quadro sintomatico di un attacco investigativo alle garanzie di un parlamentare della Repubblica.
Allora, dinanzi a questo scenario, di assoluta inquietudine per un'Assemblea parlamentare, dinanzi alla quale massima dovrebbe essere l'attenzione dell'Assemblea sovrana, soltanto una fortissima dose di irresponsabilità, unita certo a un'altrettanta forte dose di cinismo, può permettere di derubricare quanto sta accadendo a una sorta di epitaffio funerario nei confronti del senatore Renzi: «Sic transit gloria mundi».
Noi in questo momento dobbiamo essere liberi da questa forma di irresponsabilità e di cinismo, perché il cinismo è proprio e soltanto di chi conosce il prezzo di ogni cosa e non conosce il valore di nulla. Noi, invece, da destra ancora oggi confermiamo di avere forte il senso delle istituzioni; di avere l'apprezzamento e il faro della Costituzione; di apprezzare fino in fondo la forza delle leggi e di avere il coraggio della lealtà verso l'avversario politico, anche quando questo non sarebbe conveniente. Abbiamo il senso della responsabilità che, nel nostro caso, è l'etica della responsabilità, che deve sempre accompagnarsi all'orgoglio e al culto dell'appartenenza.
Per noi sarebbe stato molto semplice e comodo partecipare al rito dello sciacallaggio e contribuire ad azzannare alla gola il mostro di Firenze. (Applausi). Avremmo potuto tranquillamente infierire, forti della copertura e dell'alibi di una così invasiva procedura giudiziaria. Ma noi abbiamo un'altra forma mentis, un'altra statura, un'altra forma di correttezza nei confronti dell'avversario politico. Allora, nonostante i numeri ce lo consentissero, sia in Giunta che oggi in Aula, noi rifiutiamo la tesi dell'abdicazione rispetto al ruolo del quale siamo consapevoli protagonisti. Avremmo anche potuto abbandonare il senatore Renzi al suo destino. «Faccian le bestie fiesolane strame di lor medesime». Ma noi non abbiamo inteso farlo, perché rivendichiamo fino in fondo la dignità del ruolo parlamentare (Applausi), la forza, la costanza, la pienezza del ruolo parlamentare.
E si badi: i temi sollevati con l'inchiesta giudiziaria alla base di questa attività così invasiva sarebbero stati degni di maggiori approfondimenti: i rapporti del Partito Democratico con la Fondazione Open ritenuti opachi; l'equivoco del finanziamento alla Fondazione Open; i rapporti del senatore Renzi con i responsabili della Fondazione, la sistematica messa a disposizione da parte della Fondazione e a favore di parlamentari del Partito Democratico di carte di credito e di carte bancomat come risultanti dall'inchiesta; il famoso volo ricco di suggestioni, pagato per il senatore Renzi verso Washington; 135.000 euro, pagati non si sa a che titolo dalla Fondazione Open a favore di un soggetto che non risultava il titolare del potere decisionale. Ma soprattutto, dietro una possibile attività di accertamento giudiziario, c'era il tema, delicatissimo, del finanziamento ai partiti e se quindi la Fondazione potesse essere considerata un'articolazione del Partito Democratico attraverso la quale aggirare il divieto di finanziamento pubblico previsto dalla legge.
Ma se questi sono gli argomenti, noi ci siamo dovuti inchiodare alla responsabilità quando abbiamo preso atto della legge costituzionale, dell'articolo 15 della Costituzione, dell'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. E, quindi, in questo senso, noi, Presidente, voteremo a favore della proposta del relatore di diniego dell'autorizzazione per un ordine di fattori ben evidente, e uso le parole del senatore Renzi: noi sappiamo distinguere la giustizia dal giustizialismo, le garanzie dalla gogna. Noi abbiamo il coraggio e la visione romantica di affrontare e sconfiggere il nemico sul piano politico. Per dirla come Indro Montanelli: noi siamo ancorati a una visione romantica della vita e della politica, per cui continuiamo a preferire, se necessario, "le zanne delle belve alla bava degli sciacalli". (Applausi).
PRESIDENTE. Bella questa, senatore Rastrelli. Scusate, mi è scappato un commento.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di proporre all'Assemblea il diniego dell'autorizzazione a eseguire un sequestro di corrispondenza nei confronti del senatore Matteo Renzi, ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione del documento:
(Doc. IV-quater, n. 3) Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del senatore Matteo Renzi pendente dinanzi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza (ore 19,17)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV-quater, n. 2, recante: «Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del senatore Matteo Renzi pendente dinanzi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza (n. 416/2021 - 3121/2022 mod. 21 RGNR)».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata già stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, a maggioranza, di proporre all'Assemblea di ritenere che il fatto, per il quale è pendente nei confronti del senatore Matteo Renzi un procedimento penale per diffamazione dinanzi alla procura della Repubblica presso il tribunale di Potenza, concerne opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e che, pertanto, vige nel caso di specie la garanzia costituzionale di insindacabilità di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Chiedo alla relatrice, senatrice Stefani, se intende intervenire.
STEFANI, relatrice. Signor Presidente, il procedimento in discussione è pendente dinanzi alla procura della Repubblica presso il tribunale di Potenza. È un procedimento che riguarda un prefigurato reato di diffamazione a carico del senatore Matteo Renzi a seguito di una querela presentata dal dottor Francesco Basentini, magistrato della procura di Potenza, ex direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, in relazione ad alcune affermazioni che il senatore Renzi avrebbe effettuato, a riguardo della citata procura, nell'ambito della cosiddetta indagine Tempa Rossa, nonché sulla nomina dello stesso dottor Basentini a capo del DAP da parte del Ministro della giustizia.
Si evince che questa querela sia stata sporta a seguito di alcune dichiarazioni fatte dal senatore Renzi durante una trasmissione televisiva del 29 maggio 2022. Per quanto riguarda le singole puntualizzazioni, io mi richiamo all'intera relazione.
Dal punto di vista procedurale, per quanto concerne queste dichiarazioni, il senatore Renzi ha sottolineato, anche in audizione, di aver più volte avanzato istanza, nel corso del procedimento, affinché fosse sottoposta alla Camera di appartenenza la decisione riguardante la sindacabilità o meno delle dichiarazioni che aveva fatto durante questa trasmissione televisiva.
Il magistrato, a seguito dell'istanza, ha due vie da scegliere: una è di decidere e di considerare che sussista la prerogativa parlamentare; oppure, nel caso in cui ritenga che questa non vi sia o abbia dubbi riguardo alla medesima, può deferire la decisione alla Camera di appartenenza, in questo caso il Senato. Vi è un ulteriore modulo procedurale, che è il caso in cui lo stesso senatore possa attivare motu proprio e promuovere egli stesso la decisione della Giunta.
Nel caso di specie, nonostante le sue ripetute istanze, il senatore Renzi, non avendo avuto una risposta, ha ritenuto di avvalersi della procedura speciale, quindi di attivare e di promuovere direttamente la decisione della Giunta.
Sul piano sostanziale, dobbiamo ancora ricordare, com'è già noto a quest'Assemblea, che, come costante giurisprudenza della Corte costituzionale, affinché possa sussistere l'insindacabilità, occorre che vi sia innanzitutto un nesso funzionale con l'esercizio del mandato parlamentare rispetto all'opinione espressa all'esterno e alle opinioni espresse nell'ambito dell'attività parlamentare.
Abbiamo potuto verificare che, sempre nel caso, il senatore Renzi era intervenuto, durante la seduta del Senato del 20 maggio 2020, proprio sulle mozioni di sfiducia nei confronti dell'allora ministro della giustizia Bonafede. In sede di illustrazione della mozione, aveva fatto esplicito riferimento alla questione della nomina a capo del DAP del dottor Basentini. Nella seduta dell'Assemblea, quindi, aveva più volte ricordato l'attività che era stata svolta dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, soprattutto rispetto alle scarcerazioni durante il periodo Covid-19.
Si ritiene pertanto che, nel caso di queste dichiarazioni rese nel corso dei lavori parlamentari, si riproducano le dichiarazioni che sono state rese all'esterno: vi è quindi una corrispondenza fra le cosiddette dichiarazioni rese extra moenia e quelle rese intra moenia. Riteniamo, poi, che sussista anche il requisito temporale, in quanto fra la dichiarazione esterna, resa nel corso della trasmissione televisiva, e quella resa all'interno di quest'Aula vi sia un lasso di temporale piuttosto ridotto.
Abbiamo svolto ovviamente in Giunta la discussione e l'analisi della questione in esame. La Giunta ha quindi deliberato a maggioranza di proporre all'Assemblea di ritenere che il fatto per il quale è pendente nei confronti del senatore Matteo Renzi il procedimento penale per diffamazione davanti alla procura della Repubblica presso il tribunale di Potenza concerna opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e che pertanto viga nel caso di specie la garanzia costituzionale di insindacabilità, di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, non solo è interessante che quest'oggi ci occupiamo di due casi che riguardano lo stesso nostro collega, il senatore Renzi; ma in realtà credo sia interessante la seduta di quest'oggi perché ci siamo occupati di due aspetti diversi dell'articolo 68 della Costituzione.
Nel primo caso, abbiamo dovuto decidere sulla possibilità di sequestrare la corrispondenza di un parlamentare; adesso, ci occupiamo invece dell'insindacabilità delle opinioni espresse. Devo dire che questo dell'insindacabilità è un caso più semplice, nel senso che anche la giurisprudenza della Corte costituzionale è consolidata; sappiamo che quando le dichiarazioni che vengono espresse da un parlamentare all'esterno del Parlamento corrispondono in via funzionale a ciò che egli ha detto intra moenia, quindi all'interno dell'istituzione, quelle opinioni non possono essere soggette a un giudizio penale.
Quello che affrontiamo oggi, che riguarda la causa intentata dal dottor Basentini nei confronti del senatore Renzi, come diceva bene la collega Stefani, è proprio il caso di scuola, perché Renzi ha espresso delle opinioni circa l'operato in particolare del DAP allora diretto dal dottor Basentini e quelle dichiarazioni erano state molto simili a quelle espresse non soltanto in un dibattito parlamentare, ma addirittura in un dibattito sulla fiducia al ministro della giustizia Bonafede e quindi per la Giunta la decisione è stata abbastanza semplice.
Mi lasci dire però, signora Presidente, che come pure sottolineava la relatrice, la collega Stefani, anche in questo caso abbiamo un elemento curioso: questo procedimento non è cominciato, come accade normalmente, con l'autorità giudiziaria che si trova di fronte alle opinioni di un parlamentare e si ferma, evocando l'articolo 68 della Costituzione e rimettendo al Parlamento la decisione. Anche in questo caso, nonostante l'interessato fosse un membro del Parlamento e avesse fatto rilevare di essere un senatore, quindi di dover godere delle guarentigie che - voglio sottolinearlo - non sono dettate dal costituente a favore del singolo parlamentare, ma a favore del Parlamento e dell'attività parlamentare nel suo complesso, singolarmente il giudice non ha tenuto conto dell'istanza presentata dall'indagato, cioè dal senatore Renzi, il quale pertanto ha dovuto utilizzare una norma della legge ordinaria che dà esecuzione all'articolo 68, quindi è soltanto per questo che siamo arrivati a decidere in Giunta sulla questione.
Sollevo questo punto perché nel dibattito precedente ho trovato molto interessanti alcuni rilievi che sono stati fatti, tali per cui si è data la colpa alla Giunta di essere larga di manica. Ora, essere larghi di manica e allargare eccessivamente il significato e la portata della norma costituzionale è probabilmente un comportamento che non va tenuto, ma devo dire che ancor peggio sarebbe il contrario e una forza politica che siede nella Giunta per le autorizzazioni sostanzialmente non ci ha ancora mai illustrato neanche un caso in cui ritiene che l'articolo 68 della Costituzione sarebbe applicabile. Non c'è il fumus persecutionis, se un parlamentare viene attaccato con provvedimenti giudiziari che per cinque volte la Corte di cassazione ritiene illegittimi? Sottolineo che la Corte di cassazione non è soltanto fatta da magistrati, ma è la più alta istanza giurisdizionale del Paese, quindi ci riferiamo non soltanto a dei magistrati, ma a dei signori magistrati. Non c'è fumus persecutionis perché i cellulari sequestrati non erano dell'interessato, ma sappiamo benissimo che sono stati sequestrati a persone collegate all'interessato. Non c'è in questo caso nemmeno l'insindacabilità, come non c'è mai stata in nessun caso.
Oggi abbiamo avuto l'ulteriore ipotesi di un ex senatore che, nonostante sia stato indagato per opinioni espresse, è stato addirittura condannato. C'è stato cioè un giudice che non ha chiesto l'autorizzazione del Parlamento - scusatemi se utilizzo un francesismo - fregandosene altamente dell'articolo 68 e anche del senso di tale articolo. Noi dobbiamo metterci un po' d'accordo: o la Costituzione italiana è la più bella del mondo sempre o non lo è. Quando la Costituzione italiana decide di proteggere la funzione parlamentare e la libertà dei parlamentari di esercitare la loro attività di rappresentanti del popolo, tale norma esprime la medesima bellezza che noi vediamo promanare dall'intera Costituzione. Diventa allora molto sospetto il caso addirittura di un giudice che non soltanto non si ferma quando gli viene detto che dovrebbe fermarsi, ma addirittura emette e pronuncia una sentenza di condanna di primo grado. Sebbene chiunque, qualsiasi imputato, sia innocente fino a sentenza passata in giudicato, avere una sentenza di condanna di primo grado sulle spalle non è certamente piacevole e non lo è in particolare per chi esercita un'attività pubblica politica come un parlamentare o un ex parlamentare.
Allora la preghiera che rivolgo a tutte le forze politiche è proprio quella di spogliarci degli aspetti ideologici e di parte e di ricordarci che tra le nostre responsabilità c'è anche quella di preservare la funzione parlamentare e di passarla alle prossime legislature così come l'abbiamo ricevuta da quelle precedenti, di non abdicare mai al prestigio del Parlamento, di non rinunciare mai alla sua libertà e di non accettare mai invasioni di campo da altri poteri dello Stato, che queste Camere rispettano sacralmente. Infatti noi davanti all'autogoverno e all'autonomia della magistratura ovviamente ci fermiamo, però, così come noi ci fermiamo davanti a quelli, dobbiamo pretendere - non per noi, ma per l'istituzione che rappresentiamo, che è la massima istituzione di rappresentanza popolare - che le prerogative del Parlamento siano sacralmente rispettate.
Per tali ragioni, voteremo a favore della relazione della collega Stefani.
DAMANTE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMANTE (M5S). Signor Presidente, anticipo subito il voto contrario alla relazione conclusiva proposta dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e dunque il voto contrario del Gruppo MoVimento 5 Stelle sulla richiesta di insindacabilità delle opinioni espresse, avanzata dal senatore Renzi in relazione al procedimento penale pendente nei suoi confronti dinanzi alla procura della Repubblica presso il tribunale di Potenza. Cercherò di illustrare le motivazioni.
Signor Presidente, a discapito di quello che hanno detto alcuni colleghi, abbiamo provato a spiegare le nostre motivazioni, ma a quanto pare non abbiamo convinto i membri della Giunta. Non ci sono riuscita. È un dato di fatto, siamo stati l'unico Gruppo parlamentare che ha votato contro. Ho ascoltato i commenti che i colleghi hanno fatto nella Giunta delle elezioni, come fanno sempre, non solo in occasione di quella dichiarazione di voto, con quei sorrisini e quelle risatine, perché siamo gli unici che, come sempre, ribadiscono il no, continuamente e convintamente solo per principio. Ci ridono sopra e ci sopportano.
Proverò oggi a spiegare meglio non tanto ai colleghi della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, quanto ai colleghi presenti in quest'Aula e soprattutto a chi ci ascolta ancora da casa - spero tanti - che il Gruppo che io rappresento non è il partito che dice no per principio. Proverò a spiegare in dieci minuti che non siamo i seguaci del no a tutto, ma che siamo un gruppo politico - e lo rivendico con orgoglio - che afferma il dovere di dire no al salvataggio, a volte indiscriminato, dall'eventuale processo di tutti i parlamentari. (Applausi).
Andiamo ai fatti e ai lavori della Giunta. Stavolta voglio entrare proprio in maniera quasi banale e diretta sui fatti e sui lavori che abbiamo affrontato in Giunta. Il pubblico ministero di Potenza Giuseppe Borriello ha disposto la citazione a giudizio per il senatore Matteo Renzi, per la diffamazione a mezzo stampa nei confronti dell'ex capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Francesco Basentini, in riferimento all'inchiesta cosiddetta Tempa Rossa condotta proprio dal magistrato nel 2016.
Quali sono state le parole che hanno portato Basentini a fare questa denuncia? Sono state le parole proferite da Matteo Renzi, intervistato in una trasmissione condotta da Massimo Giletti, "Non è l'Arena", il 22 maggio 2022 (specifico le date), proprio in merito alla vicenda delle dimissioni di Francesco Basentini. Leggo testualmente le parole usate da Renzi: «Ora che Basentini non è più a capo del DAP, qualcuno dovrebbe farsi delle domande sulla famosa inchiesta Tempa Rossa. Il suo merito, agli occhi della maggioranza di allora, fu proprio quell'inchiesta fuffa. Ci fu un enorme dispiegamento di forze, vennero pubblicate intercettazioni sulla vita privata delle persone, la bravissima ministra Guidi fu costretta a dimettersi, eppure l'indagine non portò a nullaۛ». Continua il senatore Renzi (testuali parole): «L'obiettivo non era fare un processo, Basentini ha organizzato, ha indagato partendo da una presunta ipotesi di reato, è stato protagonista di un buco nell'acqua e, come premio, è andato al DAP».
Parliamo ora di questa inchiesta, Tempa Rossa. In quell'inchiesta fu indagato Gianluca Gemelli, all'epoca compagno della ministra dello sviluppo economico del Governo Renzi, Federica Guidi, che proprio in seguito agli sviluppi di quell'inchiesta si dimise. Per l'accusa, Gemelli aveva commesso il reato di traffico di influenze illecite, perché, approfittando della convivenza con la Ministra, avrebbe ottenuto promesse, requisiti e qualifiche necessari a partecipare alla gara per i lavori dell'impianto estrattivo di Tempa Rossa. Secondo le intercettazioni telefoniche, Gemelli sarebbe stato rassicurato dall'ex Ministra in merito all'inserimento di un emendamento, che poi fu presentato nel 2014, con cui ne avrebbe favorito gli interessi imprenditoriali. Tale emendamento, proprio in virtù del fatto che le opere connesse alle attività estrattive di gas e petrolio erano di interesse nazionale, prevedeva uno snellimento delle procedure e dell'iter per il via libera alle attività industriali, una specie di meccanismo taglia controlli, eliminando le verifiche da parte dei Comuni e delle Regioni e lasciando solo al Governo la possibilità di esprimere... (Brusio).
Signor Presidente, ho intorno un brusio continuo sottovoce e mi viene difficile parlare, glielo dico chiaramente: non lo so, forse si deve alzare il microfono.
PRESIDENTE. Vada avanti, senatrice Damante.
DAMANTE (M5S). Si lasciava quindi solo al Governo la possibilità di esprimere l'ultima parola sulla costruzione di tali opere.
Nel decreto viene specificato che, dopo l'avviso di conclusione delle indagini parlamentari, Renzi ha richiesto di rendere interrogatorio, che però in due occasioni, il 6 ottobre e il 13 ottobre 2023 (perché il processo è ancora in corso), non si è svolto per l'assenza dello stesso Renzi, che una volta ha presentato un legittimo impedimento, la seconda volta invece senza giustificarlo, né documentarlo. Il 13 novembre 2023, data indicata dallo stesso Renzi per presentarsi all'interrogatorio, che egli stesso aveva indicato come richiesta di rinvio, non si presenta e contestualmente rinuncia all'interrogatorio e riporta le memorie difensive depositate dal suo avvocato di fiducia. Questi i fatti.
In Giunta viene ascoltato il senatore Renzi e, così come proposto dalla relazione conclusiva, si dice che ci sono un collegamento e un nesso funzionale tra le parole usate nella trasmissione televisiva del 2023 (Commenti. Richiami del Presidente) da Matteo Renzi con il suo intervento in Aula del 20 maggio 2020, in virtù della mozione di sfiducia nei confronti dell'allora ministro della giustizia Bonafede, che facevano riferimento alla questione della scelta del vertice del DAP e alla gestione delle carceri al tempo del Covid.
Colleghi, ho letto il resoconto di quell'intervento, però - e lo sottolineo - nella dichiarazione di voto del suo partito sulla sfiducia al Ministro, il senatore Renzi si limitava a denunciare una certa superficialità nella gestione del Covid nelle carceri, alludendo a un suo suggerimento - inascoltato - al Ministro della giustizia per la nomina del DAP. Nel citato intervento, dunque, non veniva in nessun modo fatto riferimento all'inchiesta Tempa Rossa condotta dal magistrato nel 2016, né tanto meno si ventilava un'ipotesi di complotti giudiziari addebitati allo stesso nel maggio del 2022.
Queste sono le motivazioni per cui abbiamo votato contro la relazione proposta. (Applausi). In nessun modo c'è coincidenza contenutistica, né tantomeno connessione funzionale, tra le dichiarazioni rese in Assemblea e quelle rese nella trasmissione televisiva. Non ci sono neanche altri atti intra moenia di Renzi e, in generale, azioni politiche dell'ex Premier che rimandino vagamente alla vicenda Tempa Rossa o al ruolo avuto dall'allora procuratore Basentini. Al contrario, ricordiamo bene tutti che, all'epoca dei fatti (2014-2016), la posizione politica del premier Renzi fu del tutto opposta. Basta fare una ricerca su Internet e si trovano le parole utilizzate dal premier Renzi nei confronti dell'allora ministra Guidi. Ne ho citate diverse in Giunta e ce ne fu un'altra in un'intervista al TG2 che, rivendicandolo con forza, diceva testualmente: «Il ministro Guidi ha fatto un errore. Non c'è niente di illecito ma ha fatto un errore e ne va preso atto. In Italia adesso chi sbaglia va a casa». Io dico: magari|! (Applausi).
Mi accingo a concludere, Presidente, e voglio condividere con voi una riflessione soprattutto sui lavori della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, e non me ne voglia il Presidente. (Brusio).
PRESIDENTE. Senatrice, concluda per cortesia. Invito tutti i colleghi a ridurre i tempi della dichiarazione di voto per lasciare spazio agli interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno. Le votazioni avranno luogo entro le ore 20.
DAMANTE (M5S). Ci Proverò.
Rilevo che la Commissione che deve giudicare sull'applicazione dell'articolo 68 ha da tempo adottato una linea di condotta sulla quale è opportuno fare una riflessione sincera. Più che d'immunità parlamentare, la dovremmo chiamare d'impunità parlamentare. (Applausi).
PRESIDENTE. Concluda.
DAMANTE (M5S). Non è stata accolta in questa legislatura una sola richiesta di autorizzazione a procedere, salvando così i parlamentari dall'eventuale processo: l'immunità non è mai stata negata a nessun parlamentare di qualsiasi partito; sembra quasi che ci sia un tacito accordo secondo il quale tutti salvano tutti, perché oggi io salvo te e domani tu salvi me. (Applausi). È una logica che è ben distante dalla natura stessa dell'articolo 68 della Costituzione, il cui scopo è - o, meglio, doveva essere -quello di impedire che la libertà dei parlamentari venga limitata dalle autorità giudiziarie. Era quindi un articolo... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatrice, le faccio attivare il microfono solo per esprimere il voto del suo Gruppo, non per continuare.
DAMANTE (M5S). Ma l'ho già espresso prima: volevo soltanto concludere.
PRESIDENTE. Perfetto, allora adesso diamo la parola all'onorevole Spelgatti. (Commenti). Senatrice, le ho dato due minuti in più. Come già ricordato, dobbiamo concludere la seduta entro le ore 20, come da calendario dei lavori. Stiamo perdendo tempo inutilmente. (Reiterati commenti).
SPELGATTI (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, sarò velocissima e parlo più forte. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatrice Spelgatti, può iniziare la sua dichiarazione di voto. (Proteste. Commenti). Non tollero la maleducazione.
SPELGATTI (LSP-PSd'Az). Sarò molto veloce, perché richiamo nel contenuto quanto già espresso in maniera eccelsa dalla collega Stefani: la relazione è assolutamente esaustiva, quindi non c'è molto altro da dire.
Sono veramente perplessa e colpita dall'atteggiamento tenuto in Aula anche dalla collega che mi ha preceduto. Vorrei soltanto ricordare, per suo tramite, Signor Presidente, alla collega e a tutto il MoVimento 5 Stelle che quello che noi dobbiamo fare in Giunta è attenerci strettamente alla Costituzione. L'articolo 68, primo comma, della Costituzione, tutela la libertà delle opinioni espresse dai parlamentari nell'esercizio delle loro funzioni: è una garanzia costituzionale. La Costituzione non la si può invocare quando si vuole e dimenticare in altre occasioni. Noi dobbiamo limitare l'esame, quando siamo in Giunta, soltanto a due fattori per applicare la prerogativa dell'insindacabilità ex articolo 68, primo comma, della Costituzione: se c'è il nesso funzionale tra le opinioni rese extra moenia, quindi fuori dal Parlamento, rispetto a quello che è stato detto in Parlamento e se c'è una un legame temporale rispetto alle dichiarazioni. Il caso che oggi trattiamo, quello del senatore Renzi, rispecchia esattamente questi due criteri, per tutte le motivazioni che sono state dette prima.
Noi dobbiamo attenerci soltanto a questo, non alla simpatia, non all'antipatia, non al partito politico, e non dobbiamo entrare nel merito delle questioni. Dobbiamo fare semplicemente queste due verifiche. Le verifiche sono state fatte, i requisiti ci sono e ricordo che non è fatto per coprire qualcuno o per garantire qualcuno, ma per garantire la libertà di espressione dei parlamentari che sono stati eletti dai cittadini. È quindi il sistema democratico che viene tutelato in questa maniera. La spiegazione del motivo per cui certe posizioni vengono tenute in Giunta o di quello che è stato detto oggi l'ha fatta la stessa collega precedentemente, nel momento in cui ha detto espressamente: dico a chi ascolta. Questi sono discorsi che non hanno nulla a che vedere con l'ambito giuridico che deve essere applicato nel caso concreto e quindi con la Costituzione, le sentenze giurisprudenziali e tutti i precedenti che stabiliscono a che cosa dobbiamo attenerci, ma semplicemente si vuole dire ai cittadini: noi siamo i buoni, loro sono i cattivi. Mi dispiace, ma secondo me questo non è un modo corretto di fare politica. (Applausi).
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signora Presidente, intervengo solo per annunciare il voto favorevole del nostro Gruppo. (Applausi).
RASTRELLI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RASTRELLI (FdI). Signor Presidente, in estrema sintesi, l'articolo 68, a saperlo leggere e comprendere, dice che i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere dei voti dati e delle opinioni espresse nel corso delle funzioni parlamentari. Per comprenderlo, basta semplicemente avere un minimo di senso delle istituzioni, non essere succubi delle pronunce e delle richieste dell'autorità giudiziaria e non essere adusi al "servo encomio" ed al "codardo oltraggio"; poiché intelligenti pauca, esprimo il voto favorevole di Fratelli d'Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di ritenere che il fatto, per il quale è pendente nei confronti del senatore Matteo Renzi un procedimento penale per diffamazione dinanzi alla procura della Repubblica presso il tribunale di Potenza, concerne opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e che, pertanto, vige nel caso di specie la garanzia costituzionale di insindacabilità di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
BIZZOTTO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti).
BIZZOTTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, chiedo solo la cortesia di ascoltarmi un minuto per un intervento sentito e doveroso. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, la senatrice Bizzotto deve ricordare Stefano Stefani, dunque vi chiedo per cortesia di uscire dall'Aula, se non siete interessati, o comunque di rimanere in doveroso e rispettoso silenzio.
BIZZOTTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli senatori, la settimana scorsa è venuto a mancare Stefano Stefani, figura storica della Lega e uomo politico di primissimo piano. Senatore per due legislature, tre volte deputato, Presidente della Commissione affari esteri della Camera, Stefani ha ricoperto importanti ruoli di Governo come Sottosegretario all'ambiente e come Sottosegretario alle attività produttive in due Governi Berlusconi. Imprenditore di successo, presidente federale della Lega Nord, Stefani è stato un punto di riferimento importantissimo per tutti i militanti e i dirigenti della Lega, soprattutto per noi veneti. Protagonista di mille battaglie, uomo di lotta e di Governo, sempre in prima fila nella battaglia per la libertà e l'autonomia del Nord e del Veneto, Stefani è stato un esempio di passione politica, di dedizione e di generosità.
A nome del Gruppo Lega, esprimo alla famiglia la nostra vicinanza e il nostro profondo cordoglio. Addio presidente Stefani, grande veneto, grande vicentino, grande leghista. (Applausi).
PIRRO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRRO (M5S). Signora Presidente, in quest'Aula abbiamo avuto modo diverse volte di discutere della nostra sanità e dei problemi del sistema sanitario regionale. Spesso dalle opposizioni si attacca la maggioranza, dicendo che hanno intenzione di privatizzare la nostra sanità e, in tutta risposta, sentiamo grandi proclami di innocenza, la volontà di salvare il nostro sistema sanitario e di tutelare e valorizzare il nostro personale sanitario.
Beh, direi che questa maggioranza, tramite il suo candidato Presidente e Governatore della Regione Piemonte, sta calando la maschera, perché è di ieri l'annuncio dell'attuale e forse futuro - ahinoi - presidente del Piemonte Cirio, che ha dichiarato a Torino la nascita di un pronto soccorso gestito da privati. E via: dopo che l'aveva annunciato l'assessore alla sanità Icardi, smentito dallo stesso Cirio, oggi è lo stesso Cirio a dichiarare di voler consegnare i pronto soccorso del Piemonte alla sanità privata. Questo è un primo passo. Ci sarà un bando nei prossimi mesi, entro ottobre, e chissà che cosa seguirà. Ecco che cade quindi la vostra maschera e dichiarate innocentemente, strizzando l'occhio in campagna elettorale alla sanità privata, che della salute dei cittadini piemontesi, ma anche italiani, non ve ne frega niente. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 8 maggio 2024
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 8 maggio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,53).
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Doc. IV, n. 2:
sulla proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, la senatrice Ternullo avrebbe voluto esprimere un voto favorevole;
Doc. IV-quater, n. 3:
sulla proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Lotito avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Calenda, Castelli, Cattaneo, Craxi, De Poli, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Germana', La Pietra, Mirabelli, Monti, Morelli, Nastri, Nicita, Ostellari, Pirovano, Rauti, Rubbia, Segre, Sisto e Unterberger.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Barcaiuolo, Borghesi, Castellone, Losacco, Malpezzi, Marcheschi, Orsomarso e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Alfieri, Bilotti per attività dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE; Murelli, per partecipare a un incontro internazionale.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Gasparri Maurizio
Istituzione della giornata in memoria della Marocchinate del maggio 1944 (1126)
(presentato in data 02/05/2024);
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocollo, fatto a Roma il 23 marzo 2019 (1127)
(presentato in data 03/05/2024);
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e lo Stato di Libia per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, fatta a Roma il 10 giugno 2009, con Scambio di Note emendativo fatto a Roma il 7 e il 22 agosto 2014 (1128)
(presentato in data 03/05/2024);
senatori Tosato Paolo, Bergesio Giorgio Maria, Bizzotto Mara, Borghi Claudio, Cantu' Maria Cristina, Germana' Antonino, Potenti Manfredi, Stefani Erika
Delega al Governo in materia di revisione del sistema di vigilanza sulle cooperative (1129)
(presentato in data 03/05/2024);
senatrice Mennuni Lavinia
Istituzione della "Festa nazionale della mamma" e della "Festa nazionale del papà" (1130)
(presentato in data 06/05/2024);
senatrice Gelmini Mariastella
Politiche, programmi e interventi di rigenerazione urbana (1131)
(presentato in data 07/05/2024);
senatore Fazzone Claudio
Disposizioni per la costruzione di nuovi impianti di produzione di energia nucleare (1132)
(presentato in data 07/05/2024).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
Sen. Borghi Enrico ed altri
Istituzione dell'Agenzia sulla disinformazione e la sicurezza cognitiva (1090)
previ pareri delle Commissioni 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
(assegnato in data 06/05/2024);
1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione
Sen. Marti Roberto ed altri
Modifiche all'articolo 100 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, in materia di sospensione della licenza per i pubblici esercizi (1115)
previ pareri delle Commissioni 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare
(assegnato in data 07/05/2024);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Cataldi Roberto
Modifiche all'articolo 44 della legge 4 maggio 1983, n. 184, e introduzione dell'articolo 250-bis del codice civile, in materia di disciplina del rapporto di filiazione omogenitoriale (773)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 07/05/2024);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Silvestroni Marco
Modifiche all'articolo 168 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (1068)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 07/05/2024);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Scalfarotto Ivan
Modifiche al codice di procedura penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, al fine di tutelare la libertà personale dell'imputato durante le udienze (1093)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 07/05/2024);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Rosso Roberto
Istituzione di una zona franca extradoganale montana per lo sviluppo economico della Valle di Susa (1079)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 07/05/2024);
7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
Sen. Malpezzi Simona Flavia
Disposizioni per la promozione e il rafforzamento della partecipazione studentesca (889)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 07/05/2024);
7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
Sen. Romeo Massimiliano ed altri
Disposizioni in materia di equipollenza alla laurea magistrale (classe LMR02) dei titoli di studio nel campo del restauro dei beni culturali nonché per l'accesso all'elenco dei restauratori di beni culturali (1081)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 07/05/2024);
7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
Sen. Boccia Francesco ed altri
Istituzione del Parco archeologico culturale del Tuscolo (1114)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 07/05/2024);
7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
Sen. Garavaglia Massimo
Modifica all'articolo 3 della legge 20 agosto 2019, n. 92, in materia di svolgimento di iniziative di educazione alimentare e stili di vita salutari e di diffusione della cultura alimentare e delle tradizioni gastronomiche italiane, nell'ambito dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica (1117)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 07/05/2024);
7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
Sen. Stefani Erika
Istituzione della Giornata nazionale della cittadinanza digitale (1123)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 07/05/2024);
8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
Sen. Bergesio Giorgio Maria
Disposizioni concernenti l'adozione di una disciplina temporanea per la sperimentazione dell'impiego di sistemi di intelligenza artificiale (1116)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
(assegnato in data 07/05/2024);
8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
Sen. De Priamo Andrea ed altri
Disposizioni in materia di rigenerazione urbana (1122)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 07/05/2024);
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Sen. Ternullo Daniela
Disposizioni in materia di patente a punti per la sicurezza delle imprese (1034)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 07/05/2024);
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Sen. Di Girolamo Gabriella
Disposizioni in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e nelle abitazioni in zone sismiche (1046)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
(assegnato in data 07/05/2024);
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Sen. Zullo Ignazio
Disposizioni per il riconoscimento dell'obesità come malattia cronica e strategie di prevenzione, contrasto e presa in carico del paziente (1074)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 07/05/2024);
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Sen. Magni Tino ed altri
Nuove norme in materia di diffusione della cultura della sicurezza sul lavoro nelle scuole e nelle aziende, sostegno alle famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro e adeguamento dei limiti di età per l'assegno di incollocabilità erogato dall'INAIL, nonché a tutela delle vittime dell'amianto e dei tumori professionali (1101)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport
(assegnato in data 07/05/2024);
2ª (Giustizia) e 10ª (Sanità e lavoro)
Sen. Castellone Maria Domenica ed altri
Disposizioni concernenti la gravidanza per altri solidale e altruistica (1087)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 07/05/2024);
7ª (Cultura, istruzione) e 10ª (Sanità e lavoro)
Sen. Cantu' Maria Cristina ed altri
Disposizioni in materia di innovazione ed evoluzione dei contratti di formazione medico-specialistica e per la valorizzazione dei ricercatori sanitari (823)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 07/05/2024).
In sede referente
10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Sen. Mazzella Orfeo ed altri
Delega al Governo per la definizione delle tecniche di sperimentazione della procreazione medicalmente assistita attraverso la donazione mitocondriale in donne portatrici di mutazioni del DNA mitocondriale (1052)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 07/05/2024);
2ª (Giustizia) e 10ª (Sanità e lavoro)
Sen. D'Elia Cecilia ed altri
Disposizioni in materia di vita familiare delle coppie formate da persone dello stesso sesso, di stato giuridico dei figli e di accesso all'adozione e alla procreazione medicalmente assistita per le persone di stato libero, nonché delega al Governo per l'adeguamento della legislazione vigente (1069)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio
(assegnato in data 07/05/2024).
Disegni di legge, ritiro
Il senatore Fazzone ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Fazzone. - "Disposizioni per la riattivazione delle centrali nucleari esistenti sul territorio nazionale e la costruzione di nuovi impianti di produzione di energia nucleare" (1063).
Camera dei deputati, trasmissione di documenti
Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 24 aprile 2024, ha trasmesso il documento concernente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) 2021/2115 e (UE) 2021/2116 per quanto riguarda le norme sulle buone condizioni agronomiche e ambientali, i regimi per il clima, l'ambiente e il benessere degli animali, le modifiche dei piani strategici della PAC, la revisione dei piani strategici della PAC e le esenzioni da controlli e sanzioni (COM(2024) 139 final), approvato, nella seduta del 23 aprile 2024, dalla XIII Commissione (Agricoltura) della Camera dei deputati, nell'ambito della verifica di sussidiarietà di cui all'articolo 6 del Protocollo n. 2 allegato al Trattato di Lisbona (Doc. XVIII, n. 17) (Atto n. 469).
Detto documento è depositato presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli Onorevoli senatori.
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Ministro della cultura, con lettera del 6 maggio 2024, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nel capitolo 2570 del centro di responsabilità «Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali» dello stato di previsione del Ministero della cultura per l'anno 2024, relativo ai contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 154).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 20 giorni dall'assegnazione.
Governo, trasmissione di atti e documenti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 30 aprile 2024, ha inviato gli estratti della seguente documentazione concernente l'esercizio di poteri speciali, ai sensi del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56:
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 aprile 2024, ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante l'approvazione, con prescrizione, del Piano annuale 5G, notificato dalla società Fastweb S.p.a.. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 470);
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 aprile 2024, ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, recante l'approvazione, con prescrizioni, del Piano annuale 5G, notificato dalla società TIM S.p.a.. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 471);
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 aprile 2024, ai sensi degli articoli 1 e 2, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica, con condizioni e prescrizioni, della società F2I SGR S.P.A. - Acquisizione di una partecipazione tra il 10 per cento e l'11 percento nel capitale sociale di Optics Holdco S.r.l.. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 472);
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 aprile 2024, ai sensi dell'articolo 2, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, in ordine alla notifica, con prescrizioni, della società VITOL B.V. e SARAS S.P.A. - Acquisizione da parte di Vitol B.V. di una partecipazione pari a circa il 35 per cento del capitale sociale di Saras S.p.a. e successiva promozione di un'offerta pubblica di acquisto sulle rimanenti azioni. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 473).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 3 e 6 maggio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento dei seguenti incarichi:
- al dottor Donato Liguori, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
- al dottor Luigi Polizzi, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste;
- al dottor Fabio Le Donne, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero del turismo.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Il Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 6 maggio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9, comma 2-bis, del decreto-legge 11 marzo 2020, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 maggio 2020, n. 31, la relazione consuntiva, predisposta dalla Federazione Italiana Tennis, sulle attività organizzative concernenti le Finali ATP Torino 2021-2025, riferita all'anno 2023.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 15).
Il Ministero dell'università e della ricerca, con lettere in data 2 maggio 202a, ha inviato, ai sensi dell'articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213, le comunicazioni concernenti le nomine:
- del professor Michele Pipan a a componente del Consiglio di amministrazione dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS) (n. 41);
- del dottor Massimo della Valle a componente del Consiglio di amministrazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) (n. 42).
Tale comunicazioni sono deferite, per competenza, alla 7a Commissione permanente.
Nello scorso mese di aprile 2024, sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione del Ministero della difesa e del Ministero dell'università e della ricerca, per l'esercizio finanziario 2024, concernenti le variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità previsionali di base e in termini di competenza e cassa.
Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti.
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Proposta di decisione di esecuzione del Consiglio che modifica la decisione di esecuzione (UE) (ST 10160/21 INIT; ST 10160/21 ADD 1 REV 2), del 13 luglio 2021, relativa all'approvazione della valutazione del piano per la ripresa e la resilienza dell'Italia (COM(2024) 193 definitivo), alla 4a e alla 5a Commissione permanente;
Comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Una nuova strategia industriale europea per il settore della difesa: conseguire la prontezza dell'UE attraverso un'industria europea della difesa reattiva e resiliente (JOIN(2024) 10 definitivo), alla 3a e alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Carenze di manodopera e competenze nell'UE: un piano d'azione (COM(2024) 131 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Nell'interesse superiore del minore: comunicazione che accompagna la raccomandazione della Commissione sui sistemi integrati di protezione dei minori (COM(2024) 188 definitivo), alla 1a e alla 2a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2023/2124 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 ottobre 2023, relativo a talune disposizioni per la pesca nella zona di applicazione dell'accordo relativo alla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) (COM(2024) 183 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.
Governo e Commissione europea, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel periodo dal 16 al 30 aprile 2024, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea.
Nel medesimo periodo, la Commissione europea ha inviato atti e documenti da essa adottati.
L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti.
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento
La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, le seguenti sentenze, che sono deferite, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni competenti per materia:
sentenza n. 75 del 19 marzo 2024, depositata il successivo 30 aprile 2024, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 54, comma 1, del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443 (Ordinamento del personale del Corpo di polizia penitenziaria, a norma dell'articolo 14, comma 1, della legge 15 dicembre 1990, n. 395), nella parte in cui non prevede l'allineamento della decorrenza giuridica della qualifica di vice sovrintendente promosso per merito straordinario a quella più favorevole riconosciuta al personale che ha conseguito la medesima qualifica all'esito della selezione o del concorso successivi alla data del verificarsi del fatto (Doc. VII, n. 71) - alla 1a, alla 2a, alla 5a e alla 10a Commissione permanente;
sentenza n. 77 del 7 marzo 2024, depositata il successivo 6 maggio 2024, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 36, commi 1 e 2, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica) (Doc. VII, n. 72) - alla 1a, alla 2a, alla 5a e alla 10a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 3 maggio 2024, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
della società Giubileo 2025 S.p.A., per l'esercizio 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 228);
del Consorzio Interuniversitario CINECA, per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 229);
di EUTALIA S.r.l., per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 230);
di SACE S.p.A. - Servizi Assicurativi del Commercio Estero, per l'esercizio 2022. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 9a Commissione permanente (Doc. XV, n. 231).
Interrogazioni
TURCO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
in data 2 maggio 2023 veniva presentato dall'interrogante l'atto di sindacato ispettivo 3-00394, che ad oggi non ha ricevuto risposta, riferito all'annosa vicenda dei lavoratori SIET (poi Nuova SIET), un'impresa dell'indotto ex ILVA dal 1971, impegnata a svolgere lavori di movimentazione stradale e trasporti a collegati al ciclo integrato per la produzione di acciaio e relativi derivati, che impiegava più di 600 dipendenti ai tempi della gestione pubblica dell'impianto siderurgico (Italsider);
nella citata interrogazione si sottolineava che nel 1997, poiché la convivenza della Nuova SIET con la nuova gestione del siderurgico, affidata alla famiglia Riva, era divenuta insostenibile, la società torinese decise di andare via da Taranto e la quasi totalità dei dipendenti fu assorbita dall'ILVA con il meccanismo della novazione contrattuale. Sempre nel 1997 l'azienda comunicò ai sindacati un esubero strutturale di circa 40 dipendenti, che vennero poi assorbiti, assieme a macchinari, attrezzature, capannoni e attività, nell'ottobre del 1998 dall'ILVA attraverso nuove assunzioni e non con le tutele di trasferimento d'azienda (ex art.2112 del codice civile);
quanto descritto ha causato danni salariali e contributivi ai lavoratori che si sono visti dare ragione grazie ad una sentenza della Corte di cassazione che, dichiarando prescritti i reati penali degli imputati, ha rimandato alla Corte di Appello la quantificazione del danno relativo ai livelli retributivi al pari del rapporto di lavoro con Nuova SIET, assieme al relativo ricalcolo dei contributi ai fini pensionistici;
la mancata contribuzione per l'avvenuto trasferimento di azienda è stata successivamente accertata in 4.786.166.533 di vecchie lire e l'INPS di Taranto ha emesso le relative cartelle esattoriali a tutt'oggi non pagate;
dal 2011 i dipendenti della ex Nuova SIET attendono il riconoscimento da parte dell'INPS della copertura contributiva mai versata dall'ILVA, oltre ad attendere che la giustizia assicuri loro una quantificazione adeguata del danno salariale subito;
ad oggi, non solo non viene riconosciuto il danno, ma si chiede ai lavoratori di pagare anche le spese processuali. In sintesi viene accertato il reato, ma non si riconosce il risarcimento;
considerato che:
nel frattempo, la Sezione Lavoro del Tribunale di Taranto ha riconosciuto ad un dipendente ex Nuova SIET l'avvenuto trasferimento di azienda ai sensi dell'art. 2112 del codice civile, e quindi le retribuzioni pregresse fino al pensionamento del lavoratore;
tale giudizio non è stato appellato e pertanto è divenuto definitivo;
attualmente, invece, il riconoscimento del danno retributivo e delle differenze retributive delle 250 famiglie è fermo da anni;
considerato inoltre che, a parere dell'interrogante:
appare paradossale pensare che una società privata, mantenuta in vita grazie ai decreti-legge e ai milioni di euro pubblici, sia stata inadempiente anche nei confronti dell'INPS, come accaduto proprio per l'ex Nuova SIET;
è importante che l'Ente previdenziale riconosca la copertura contributiva a tutti i dipendenti dell'ex Nuova SIET, in modo da permettere il ricalcolo del trattamento pensionistico,
si chiede di sapere se sia nelle intenzioni del Ministro in indirizzo adoperarsi affinché venga esteso il riconoscimento dell'avvenuto trasferimento d'azienda e il conseguente consolidamento dei diritti contributivi acquisiti, così come disposto dalla sentenza della sezione lavoro del Tribunale di Taranto anche agli altri lavoratori ex Nuova SIET, in modo da addivenire all'adeguamento pensionistico e al riconoscimento di eventuali indennità spettanti.
(3-01101)
NICITA - Ai Ministri del turismo e per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. - Premesso che:
il piano "SeeSicily" nasce come progetto varato dalla Regione Sicilia per sostenere e supportare le imprese del settore turistico regionale, gravemente colpito dalla pandemia di COVID-19;
il piano, finanziato con fondi europei, prevedeva l'acquisto da parte della Regione Sicilia di servizi turistici (pernottamenti, visite guidate, servizi accessori forniti da agenzie di viaggio e tour operator e sconti relativi a biglietti aerei, per traghetti e aliscafi) da mettere a disposizione dei turisti attraverso appositi voucher; a sostegno della misura è stata poi disposta la realizzazione di una campagna di comunicazione integrata, per la promozione del progetto;
la dotazione finanziaria del Piano determinava in prima delibera (la n. 246/2020) lo stanziamento di 37,2 milioni per i pernottamenti, 18,1 milioni per le escursioni e 13 milioni per gli sconti sui mezzi di trasporto, per un totale di 68 milioni da investire in voucher; due interventi della Giunta regionale hanno successivamente rimodulato il piano, che con la delibera n. 136/2022 si è assestato su una riduzione dei fondi fino a 48,4 milioni, accompagnata però dalla previsione di un aumento delle risorse dedicate a "promozione e monitoraggio" da 4,8 a 28,8 milioni;
secondo quanto riportato dal quotidiano "La Sicilia" in data 29 aprile 2024, l'intervento di promozione turistica, iniziato nel 2020 e prolungato fino a dicembre 2023, si è rivelato un sostanziale fallimento, e sono emerse numerose criticità relativamente all'impiego delle risorse, alla distribuzione delle stesse nelle diverse operazioni e, complessivamente, nell'opera di rilancio del settore; il quotidiano riporta inoltre i dati del report che l'Autorità regionale di Audit ha consegnato alla Commissione europea, da cui emergerebbero 10,7 milioni di spese considerate inammissibili;
considerato che:
secondo quanto riportato dal quotidiano "La Sicilia", rispetto allo stanziamento complessivo di risorse, il valore dei voucher richiesti, e pagati dalla Regione alle imprese, arriverà infatti a circa un quarto dei 48,4 milioni stanziati, circa 12 milioni di euro; quando poi si arriva ai voucher realmente fruiti, la cifra scende ancora, tanto che risulterebbe che il traino di "SeeSicily" sul turismo siciliano sia stato pari a poco più di 5 milioni di euro; considerando i dati dell'Audit riferiti al solo 2022/2023, l'investimento negli alberghi in Sicilia ammonta a 72.819 euro (1.344 voucher) con 787 pernottamenti rimasti non goduti; con riferimento ai servizi accessori pagati alle agenzie (2.400 buoni, costati 216.000 euro) sono rimasti inutilizzati 1.618 ticket, pari a oltre 145.000 euro; per quanto riguarda gli sconti su voli, traghetti e aliscafi, per i quali erano stanziati 13 milioni, l'intervento sarebbe stato pari a soli 237.244,15 euro, soltanto l'1,8 per cento delle risorse;
una parte consistente delle strutture ricettive e di tour operator, dunque, avrebbero incassato voucher, anche per l'importo massimo erogabile, senza erogare effettivamente i servizi acquistati dalla Regione; risulterebbe infatti che sui 348 destinatari dei fondi per i servizi turistici, ben 90 tra agenzie e tour operator che hanno ricevuto il massimo contributo erogabile non hanno fornito alcun servizio; che ben 19 strutture alberghiere siciliano hanno incassato una cifra superiore a 100.000 euro per i voucher prepagati, ed in ogni caso che in molti casi i voucher non sono stati fruiti, per cifre anche estremamente rilevanti;
in tutto questo, appaiono inoltre assolutamente spropositate le risorse stanziate per la promozione, che non sembrano aver prodotto risultati sul piano del ritorno della campagna pubblicitaria e di comunicazione;
a quanto si apprende dall'articolo del quotidiano, infine, la Commissione europea avrebbe contestato l'utilizzo dello strumento del voucher perché considerato "non ammissibile al sostegno del FESR", in quanto non previsto dal Regolamento di settore e non considerabile "come capitale circolante in quanto il costo del voucher non sarebbe sostenuto dalle PMI"; per di più, sembrerebbe essere stata avanzata dall'Assessorato al turismo una timida richiesta di restituzione del corrispettivo dei voucher non goduti,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato in premessa, quali siano le loro valutazioni in merito e se non ritengano assolutamente inadeguate le scelte di politica di promozione del turismo effettuate dalla Giunta regionale siciliana, considerati i benefici che ne sono effettivamente derivati a fronte delle ingenti risorse stanziate, anche considerando l'ingente costo dei piani di comunicazione risultati sostanzialmente inidonei a generare un ritorno in termini di reale promozione dell'intervento;
come si valuti il criterio che ha guidato la destinazione dei fondi decisa dalla Regione siciliana attraverso la scelta del voucher quale strumento di promozione del settore turistico, in considerazione della scarsa rispondenza tra costi pubblici sopportati e servizi effettivamente erogati e fruiti, e della scarsa rispondenza rispetto ai propositi del progetto "SeeSicily";
quale si ritenga essere la motivazione per la quale la Regione Sicilia, nel novero delle scelte di intervento da attuare grazie alle risorse europee, abbia deciso di impiegare uno strumento come quello dei voucher, considerato dalla Commissione europea inammissibile nell'ambito del sostegno FESR, invece di optare per regimi di intervento notoriamente ammissibili e già utilmente impiegati da altre Regioni;
quali iniziative di propria competenza i Ministri intendano porre in essere per garantire il corretto impiego delle risorse derivanti dai fondi europei, al fine di evitare situazioni di cattiva gestione di detti fondi, capaci di determinare danni per il bilancio come avvenuto nel caso di specie, e riuscendo invece ad attuare politiche concrete a sostegno di imprese e cittadini.
(3-01102)
GIORGIS, ROSSOMANDO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
in data 22 aprile 2024, una delegazione di parlamentari composta dai senatori Giorgis e Rossomando si recava in visita presso la Casa circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino;
a seguito della visita, emergevano significative criticità, le quali si legano peraltro alla più generale situazione di grave sofferenza che affligge il sistema carcerario italiano, in termini di sovraffollamento, qualità delle strutture, effettività e qualità dei servizi trattamentali, condizioni di lavoro del personale della Polizia penitenziaria e insufficienza del numero di agenti; una situazione che determina un grave e intollerabile impatto sulle condizioni di detenzione e, quindi, sulla dignità delle persone detenute;
con specifico riferimento alla Casa circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino emergeva in particolare, in primo luogo, una fortissima carenza di personale di Polizia penitenziaria, stimato dagli operatori in circa 250 unità mancanti a fronte dell'organico che sarebbe necessario per l'adeguata gestione della struttura e del numero di persone ristrette;
in secondo luogo, emergeva la necessità di interventi urgenti e improrogabili di ammodernamento e ristrutturazione dei padiglioni, molti dei quali versano in condizioni di gravissimo ammaloramento con riferimento alla struttura e agli impianti (ivi compreso l'impianto idraulico) con evidente intollerabile impatto sulle condizioni di detenzione;
emergevano, inoltre, gravi carenze in termini di funzionalità degli apparati di video-sorveglianza, presidio fondamentale per assicurare la sicurezza della struttura e delle stesse persone detenute;
considerato che:
le criticità rilevate sono state più volte evidenziate dalle organizzazioni sindacali del personale di Polizia penitenziaria; esse, come accennato, si legano a una più generale condizione di grave e intollerabile sofferenza del sistema carcerario italiano;
al momento, la Casa circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino affronta una significativa situazione di sovraffollamento, conseguente alla presenza di circa 1.430 persone detenute in una struttura che dispone di poco più di 1.000 posti effettivi;
tale condizione determina, in particolare, il sovraccarico dei servizi di assistenza psicologica e dell'articolazione di salute mentale che, pur presenti nella struttura, non riescono ad assorbire l'elevato numero di persone detenute, che versano in condizioni di disagio psichico o psicologico e che, proprio per la presenza di una articolazione di salute mentale, vengono assegnate alla casa circondariale torinese;
anche in conseguenza delle criticità rilevate, la Casa circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino detiene, assieme agli istituti di Roma "Regina Coeli", Terni e Verona, il triste primato del numero di suicidi avvenuti nel corso del 2023 e dei primi mesi del 2024, con quattro detenuti che si sono tolti la vita, l'ultimo dei quali il 24 marzo 2024;
la qualità delle condizioni di detenzione rappresenta per uno Stato costituzionale, assieme alla tutela delle condizioni di lavoro del personale penitenziario, uno dei più significativi indicatori di qualità della vita democratica e della tenuta del valore di dignità della persona; tanto si desume da numerosi interventi della Corte costituzionale, a partire dalla sentenza n. 349/1993, nella quale si legge che "chi si trova in stato di detenzione, pur privato della maggior parte della sua libertà, ne conserva sempre un residuo, che è tanto più prezioso in quanto costituisce l'ultimo ambito nel quale può espandersi la sua personalità individuale"; da ciò discende l'esigenza di assicurare condizioni di detenzione idonee ad evitare ogni irragionevole sacrificio dei principi di libertà e dignità individuale giacché, come affermato dalla stessa Corte nella sentenza n. 26/1999, "la dignità della persona anche in questo caso - anzi: soprattutto in questo caso, il cui dato distintivo è la precarietà degli individui, derivante dalla mancanza di libertà, in condizioni di ambiente per loro natura destinate a separare dalla società civile - è dalla Costituzione protetta attraverso il bagaglio degli inviolabili diritti dell'uomo che anche il detenuto porta con sé lungo tutto il corso dell'esecuzione penale",
si chiede di sapere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per superare le problematiche di un sistema carcerario che non riesce a garantire i pieni diritti della popolazione detenuta e la funzione rieducativa della pena;
quali misure intenda altresì intraprendere per risolvere le specifiche criticità della Casa circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino.
(3-01103)
MARTELLA, FRANCESCHELLI, CAMUSSO, ROJC, VERINI, VERDUCCI, MISIANI, ROSSOMANDO, RANDO, D'ELIA, TAJANI, IRTO, ZAMBITO, MANCA, FURLAN, LA MARCA, BASSO, DELRIO, MALPEZZI, GIORGIS, CRISANTI, FINA, GIACOBBE - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:
in data 29 aprile 2024, il commissario di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, Giovanni Fiori, durante l'incontro a palazzo Chigi con Governo e sindacati dei metalmeccanici, ha presentato una bozza di piano industriale per Acciaierie d'Italia;
prevede un ottimistico rilancio della produzione d'acciaio presso lo stabilimento ex ILVA di Taranto. Nel 2025, la produzione di acciaio dovrebbe raggiungere la soglia di 6 milioni di tonnellate attraverso il pieno utilizzo degli altiforni Afo 1, Afo 2 e Afo 4. Dal 2026, la produzione di 6 milioni di tonnellate dovrebbe essere garantita dall'altoforno Afo 2 e dall'entrata in funzione, in sostituzione degli altiforni 1 e 4, di due forni elettrici la cui costruzione inizierà nel primo semestre 2025. Ognuno degli altiforni elettrici dovrebbe garantire una produzione di acciaio di 2 milioni di tonnellate all'anno;
nel corso dell'incontro, il Ministro in indirizzo ha annunciato, altresì, ai sindacati che nella seconda metà di maggio 2024 sono programmate visite presso l'ex ILVA di Taranto di società che hanno manifestato interesse all'acquisto dello stabilimento;
nel corso dell'incontro, i sindacati sono stati informati della possibilità di un nuovo intervento per sbloccare ulteriori risorse, pari a circa 150 milioni di euro (aggiuntive rispetto ai 150 milioni di euro già messi a disposizione dei commissari), necessarie per conferire liquidità ad Acciaierie d'Italia, in attesa del via libera dalla UE al prestito ponte da 320 milioni di euro, senza le quali lo stabilimento siderurgico sarebbe destinato alla chiusura immediata. Tali ulteriori risorse sarebbero prelevate dalle risorse del patrimonio destinato in dotazione ai commissari straordinari di ILVA in amministrazione straordinaria;
nel complesso, pertanto, le risorse che si prospettano disponibili per la continuità operativa degli stabilimenti siderurgici di ADI in amministrazione straordinaria sono pari a circa 620 milioni di euro;
considerato che:
attualmente nello stabilimento siderurgico di Taranto è in funzione soltanto l'altoforno Afo 4, mentre Afo 1 e 2 sono fermi per manutenzione. In particolare, Afo 1 è fermo da agosto 2023. Secondo quanto indicato dai sindacati, questo altoforno ha bisogno di interventi di messa in sicurezza per un investimento pari a non meno di 100 milioni di euro. Afo 2 è fermo dal dicembre 2023 per manutenzione e problemi tecnici. Molto più complessa la situazione di Afo 5, il più grande d'Europa, ormai fermo dal 2015 e in una situazione impiantistica disastrosa per cui, secondo la bozza di piano industriale, non sarà rimesso in funzione. La produzione è pertanto ai minimi e si attesta ad 1,6 milioni di tonnellate;
per la ripresa dell'attività produttiva degli altiforni 1 e 2 e per garantire i livelli di produzione stimati per il 2025, occorrono ulteriori ingenti risorse che attualmente, anche in ragione dell'amministrazione straordinaria di Acciaierie d'Italia in atto e della cronica mancanza di liquidità, non sembrano immediatamente disponibili se non per piccoli interventi di manutenzione;
l'ipotesi prospettata dalla bozza di piano industriale della realizzazione e dell'entrata in funzione dei due forni elettrici nel 2026, in sostituzione degli altiforni 1 e 4, prefigura ricadute occupazionali per circa 4-5.000 esuberi, per non parlare dei 1.700 lavoratori di ILVA in amministrazione straordinaria già oggi in esubero, nonché un ridimensionamento, rispetto al precedente piano, dei livelli produttivi da 8 a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio;
tenuto conto che:
a fronte di queste difficoltà, le risorse messe a disposizione per la continuità operativa degli stabilimenti ex ILVA e il rilancio di Acciaierie d'Italia sono del tutto insufficienti. Quelle disponibili serviranno nei prossimi mesi soltanto per pagare gli stipendi, le forniture di gas e a stento per garantire una minima ripartenza per le ditte dell'indotto in relazione alla manutenzione degli impianti;
a seguito dell'incontro, i sindacati hanno espresso una totale contrarietà ai contenuti della bozza di piano industriale per il rilancio di Acciaierie d'Italia: per i sindacati, in assenza di nuove intese, rimangono valide quelle già sottoscritte nel 2018 a difesa dell'occupazione di migliaia di lavoratori, sia ex ILVA sia di ADI;
la bozza di piano industriale di ADI in amministrazione straordinaria prefigura un forte ridimensionamento produttivo ed occupazionale per gli stabilimenti ex ILVA e, a parere dei sindacati, sembra utile soltanto a rinviare la soluzione dei problemi e ad ottenere nell'immediato il via libera dalla UE per il prestito ponte di 320 milioni di euro,
si chiede di sapere:
quali ulteriori iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, nel rispetto delle procedure di amministrazione straordinaria, per garantire l'effettiva e rapida ripresa delle attività produttive ed occupazionali negli stabilimenti ex ILVA di Taranto, nonché di Genova Cornigliano e Novi Ligure e se, a tal fine, non ritenga ancora validi i contenuti dell'intesa con i sindacati e dell'accordo sottoscritto nel 2018;
quali misure intenda adottare al fine di garantire il superamento delle problematiche di manutenzione e messa in sicurezza degli altiforni 1 e 2, indispensabili per consentire un effettivo incremento degli attuali livelli di produzione di acciaio;
se non ritenga opportuno che il piano industriale per il rilancio produttivo ed occupazionale sia preventivamente concordato con i sindacati e le imprese dell'indotto, a maggiore tutela di migliaia di lavoratori e di importanti attività imprenditoriali locali, nonché con le istituzioni locali, al fine di garantire, oltre alla ripresa produttiva ed occupazionale, anche l'attuazione dei progetti relativi all'area di Taranto in materia di bonifica e risanamento ambientale, transizione ecologica degli impianti e tutela della salute;
quali iniziative intenda intraprendere al fine di favorire il passaggio degli stabilimenti ADI in amministrazione straordinaria ad una proprietà con uno o più soci industriali in grado di investire risorse per il rilancio della produzione e dell'occupazione negli stabilimenti siderurgici.
(3-01104)
NICITA - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
la lunga e travagliata vicenda della reindustrializzazione del sito industriale di Termini Imerese (Palermo) non ha ancora trovato un'efficace soluzione che assicuri il pieno e fattivo riutilizzo produttivo dell'area e lo sviluppo dell'occupazione. Dopo la chiusura nel 2011 degli stabilimenti della FIAT e delle numerose aziende dell'indotto, con la perdita di circa 2.500 posti di lavoro, l'area industriale è andata in crisi e con essa anche la città con pesanti ricadute economiche e sociali. A nulla è valso l'insediamento forzoso della Blutec S.p.A., cui era stato affidato il compito di riqualificare il sito ex FIAT per farlo diventare la sede di un centro di ricerca e sviluppo per la mobilità sostenibile e un centro di produzione di batterie a ioni per le autovetture elettriche, mai concretamente realizzato dall'azienda, con conseguente ricorso alla cassa integrazione straordinaria e poi in deroga per i lavoratori che interessa circa 580 diretti e 200 dell'indotto;
la Blutec, a seguito del fallimento dell'operazione di riqualificazione del sito ex FIAT, è stata sottoposta alle procedure di amministrazione straordinaria, con la nomina di commissari, e in data 28 marzo 2024, il Ministro delle imprese e del made in Italy, a seguito dell'individuazione da parte dei commissari straordinari e previo parere del comitato di sorveglianza, ha autorizzato il perfezionamento dell'atto di cessione del ramo d'azienda di Termini Imerese di Blutec in amministrazione straordinaria alla Pelligra Italia holding S.r.l., in quanto aggiudicataria della gara;
come riportato nel comunicato pubblicato sul sito dello stesso Ministero, "il piano di Pelligra Holding Italia Srl, comparato alle altre offerte ricevute (5 in tutto) è risultato l'unico pienamente rispondente alla disciplina di gara, con una offerta di 8 milioni di euro e la previsione della conversione immobiliare dell'impianto al fine di creare un distretto industriale ad alta tecnologia da destinare a uso misto commerciale/manifatturiero e l'assunzione di almeno 350 dipendenti, attualmente in cassa integrazione";
tale assegnazione, per come ricordato dal Ministro, "si inserisce in un più ampio progetto di rilancio del polo industriale di Termini Imerese che riguarda, oltre alla riqualificazione dell'area industriale, il potenziamento del porto e lo sviluppo di un interporto integrato all'area che lo renderà il baricentro intermodale di un'ampia zona di produzione. Proprio sull'area complessa di Termini Imerese, in occasione della riunione, tenutasi a Palazzo Piacentini lo scorso 28 marzo 2024, il Ministro delle imprese e del Made in Italy ha annunciato il progetto di rendere Termini Imerese "il più grande porto commerciale e logistico di tutta la Sicilia occidentale" attraverso "lo spostamento delle attività di Msc da Palermo" a partire dal prossimo mese di novembre 2024;
considerato che:
su diversi organi di informazione in data 2 maggio 2024 è stata pubblicata la notizia della presentazione da parte dello studio legale Ferraris di Milano che difende la Sciara holding limited e la Smart city group S.c.r.l. (società interessate a rilevare il ramo d'azienda di Termini Imerese della Blutec) di un ricorso al TAR del Lazio, con annessa richiesta di sospensione delle procedure di assegnazione, mosso contro il Ministero delle imprese, la Blutec in amministrazione straordinaria e la Pelligra holding Italia quale società aggiudicataria;
secondo i ricorrenti, e per come riportato su diversi organi di stampa nazionali e regionali, l'assegnazione è avvenuta in violazione delle norme di legge vigenti in materia di bandi pubblici poiché, "senza le proroghe e le remissioni dei termini della gara", la Sciara holding e la Smart city group sarebbero state le probabili società assegnatarie dell'avviso avendo presentato una proposta ritenuta migliore. Secondo quanto sostenuto dai ricorrenti, la procedura di gara, oggetto di ricorso, si è caratterizzata di varie proroghe e diverse remissioni in termini che non troverebbero una giustificazione nella documentazione acquisita a seguito di richiesta di accesso agli atti effettuata il 4 aprile 2024;
il ricorso, se accolto in via cautelare, così come se accolto nella sua interezza, segnerebbe l'ennesima battuta di arresto in un percorso faticosissimo di rilancio dell'area,
si chiede di sapere:
quali iniziative, per quanto di rispettiva competenza, i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di garantire l'effettivo rilancio produttivo del sito ex FIAT e per tutelare la delicata situazione occupazionale che interessa i dipendenti ex Blutec;
se ritengano che le procedure del bando di gara e di assegnazione del ramo d'azienda di Termini Imerese di Blutec in amministrazione straordinaria alla Pelligra Italia holding, aggiudicataria della gara, siano avvenute nel pieno rispetto delle norme di legge vigenti in materia di bandi pubblici e se siano state attentamente valutate tutte le proposte delle società partecipanti al bando; quali misure intendano adottare a tutela dei lavoratori qualora il ricorso al TAR del Lazio dovesse bloccare l'assegnazione della Blutec alla Pelligra;
se ritengano che il piano di Pelligra Italia holding sia effettivamente adeguato al rilancio industriale del sito ex FIAT, tenuto conto della prefigurata conversione immobiliare dell'impianto da destinare ad un uso misto commerciale-manifatturiero e all'assunzione di soli 350 lavoratori attualmente in cassa integrazione;
quali iniziative intendano concretamente assumere al fine di garantire l'impegno più volte affermato di rilancio strategico del territorio di Termini Imerese, a partire dal potenziamento del porto e dallo sviluppo di un interporto integrato all'area del sito industriale ex FIAT; se corrisponda al vero e se siano in grado di confermare, alla luce delle nuove evidenze, i tempi dello spostamento delle attività di MSC da Palermo a Termini Imerese.
(3-01105)
FURLAN, MALPEZZI, BASSO, RANDO, LA MARCA, MARTELLA, SENSI, NICITA, CRISANTI, CAMUSSO, FINA, TAJANI, ROJC, GIACOBBE, ZAMBITO, ZAMPA, VALENTE, LOSACCO, VERDUCCI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
Nidil CGIL, FeLSA CISL e UILTemp hanno portato alla luce la vertenza che pone la necessità di garantire la continuità occupazionale degli oltre 300 lavoratori e lavoratrici con contratto di collaborazione coordinata e continuativa che, dopo anni di impegno e professionalità, oggi sono coinvolti nel cambio di appalto del servizio ISTAT di conduzione e gestione delle interviste "CAPI", attraverso le quali vengono aggiornati i dati sulla spesa delle famiglie e la forza di lavoro;
l'ISTAT continua a rifiutarsi di assumere la responsabilità, come committente, di convocare formalmente le parti sociali ed il consorzio CSA, la società vincitrice dell'appalto con un ribasso di oltre il 30 per cento;
sin dall'assegnazione della gara d'appalto le organizzazioni sindacali citate hanno mostrato forti preoccupazioni per via di una concessione che ha visto un forte ribasso, "certi che questo avrebbe causato importati ripercussioni sulle lavoratrici e sui lavoratori coinvolti mettendo a rischio la continuità occupazionale e la garanzia dei livelli salariali";
come spiegano le sigle sindacali, "nonostante i numerosi tentativi di dialogo con l'azienda subentrante e le molteplici manifestazioni e scioperi che hanno visto protagonisti centinaia di collaboratrici e di collaboratori, l'azienda continua a rifiutare il confronto con i sindacati diffondendo piuttosto informazioni che alimentano le preoccupazioni degli stessi sindacati, affermando che ci sarà un taglio dei rilevatori e una significativa riduzione dei compensi";
le organizzazioni sindacali denunciano che la dirigenza dell'ISTAT, ad oggi priva di una direzione politica per via della mancata nomina del presidente, "è totalmente sorda" alle richieste dei sindacati che chiedono una presa di responsabilità forte per garantire l'occupazione di tutte le collaboratrici e di tutti i collaboratori e il mantenimento di tutti gli elementi salariali, con il fine ultimo di mantenere l'efficienza di un servizio così importante, dal quale dipendono numerose scelte politiche del nostro Paese in tema occupazionale ed economico,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda adottare al fine di agevolare urgentemente il confronto tra le parti interessate e allo stesso tempo garantire la qualità del servizio e la salvaguardia occupazionale di tutte le lavoratrici e lavoratori interessati dalla vertenza.
(3-01106)
SCALFAROTTO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
nella notte tra il 24 e 25 febbraio 2024, nella città di Miami è stato arrestato Matteo Falcinelli, uno studente italiano di venticinque anni iscritto alla Florida International University;
le vicende che hanno portato all'arresto non sono state ancora del tutto chiarite: Matteo Falcinelli sarebbe entrato in un locale notturno e, secondo i suoi avvocati, ci sarebbe stato un diverbio circa un mancato pagamento, durante il quale Falcinelli si sarebbe accorto della mancanza dei suoi due cellulari;
mentre tentava di rinvenire i dispositivi elettronici, i gestori della sicurezza del locale avrebbero chiamato la polizia per denunciare il disturbo arrecato da Falcinelli;
accorsi sul posto, quattro agenti della polizia di Miami (da quanto si evince dagli stessi video delle proprie body cam) avrebbero ignorato le pacifiche richieste di Falcinelli di riottenere i propri cellulari ancora nel locali, procedendo invece con un arresto brutale, che vede Falcinelli scaraventato a terra, con la testa schiacciata tra il marciapiede e il ginocchio di uno degli agenti (cioè con la famigerata tecnica "hogtie"che ha portato al decesso di numerosi arrestati, tra cui George Floyd nel maggio 2020);
gli stessi video dimostrano come uno degli agenti, una volta entrato nel locale per recuperare i cellulari, li inserisce con altri documenti di Falcinelli, simulando un sequestro simultaneo degli stessi al momento dell'arresto;
sempre mentre Falcinelli è a terra, ammanettato e col ginocchio sulla nuca, si sentono gli agenti discutere su come giustificare l'arresto, finché uno di loro suggerisce di motivare il tutto col fatto che lui abbia toccato gli agenti: verrà incriminato per resistenza a pubblico ufficiale, nonostante dal video sia evidente che il dito, del tutto innocuo, che egli punta verso una delle targhette degli agenti era dovuto al fatto che Falcinelli avesse richiesto i loro nominativi per chiedere tutela rispetto al sopruso appena subito;
sempre dalle registrazioni della stessa polizia si ricava che alle 4.29 del 25 febbraio 2024 Falcinelli, che si trova inerme a camminare in cella, viene raggiunto in cella da quattro agenti, che cominciano a torturarlo: gli legano i piedi con una cinghia e lo ammanettano con i polsi dietro la schiena, lasciandolo da solo nella stanza, costretto in una posizione tale da provocare appositamente dolore e difficoltà nella respirazione, per ben 13 minuti;
Matteo Falcinelli è uscito di prigione grazie al pagamento di una cauzione cui hanno contribuito i suoi stessi colleghi di università, preoccupati della sua scomparsa: a causa delle percosse e delle violenze subite, Matteo Falcinelli è stato ricoverato in ospedale e posto nel reparto di psichiatria a causa del devastante quadro psicologico che presentava, con un alto rischio di suicidio;
dopo le violenze e le torture subite, ancora oggi ha difficoltà a compiere movimenti banali di vita quotidiana con le mani, presentando inoltre un evidente trauma psicologico che, secondo gli esperti, è alla base della sua attuale condizione di debilitazione, paura e sconvolgimento;
le violenze e le torture subite da Matteo Falcinelli rappresentano una chiara lesione dei diritti umani, del divieto di tortura e un attacco diretto alla dignità di un nostro concittadino che è stato lasciato solo, insieme alla sua famiglia, in tutto questo calvario, che rischia di condizionare per sempre la sua esistenza;
la totale inerzia delle autorità italiane nel corso di tutti questi mesi deve ora lasciare spazio a un'urgente iniziativa diplomatica volta a rendere giustizia per le barbarie violenze perpetrate a Matteo Falcinelli,
si chiede di sapere:
quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo abbia assunto nei confronti del Governo statunitense, sia direttamente, che tramite l'ambasciata, durante la vicenda descritta in premessa e quali iniziative intenda adottare per assicurare ogni tipo di supporto a Matteo Falcinelli e alla propria famiglia, nonché per assicurare che i responsabili di tali torture vengano assicurati prontamente alla giustizia;
se non ritenga di attivarsi, almeno in questa fase, per assicurare che Matteo Falcinelli non subisca pregiudizio dalla condanna ingiustamente comminatagli negli Stati Uniti.
(3-01107)
BORGHI Enrico - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
il 27 aprile 2024, durante la convention elettorale di Fratelli d'Italia tenutasi a Pescara, il direttore generale dell'Agenzia per la cybersicurezza Bruno Frattasi e il presidente di Leonardo Stefano Pontecorvo, dopo essere intervenuti sul palco, si sono fatti immortalare mentre mostravano una maglietta con impresso lo slogan elettorale di Fratelli d'Italia per le prossime elezioni europee;
Frattasi e Pontecorvo sono ai vertici di due realtà fondamentali per la sicurezza e la capacità di difesa del nostro Paese e il fatto che la loro nomina derivi dal Presidente del Consiglio dei ministri non può in alcun modo giustificare una loro qualche affinità politica al partito di Fratelli d'Italia, posto che chi riveste cariche pubbliche, ancorché in società partecipate, è obbligato a svolgere il proprio ruolo in maniera assolutamente equidistante e imparziale, a presidio degli interessi generali perseguiti e del buon andamento;
le prese di posizione di Frattasi e Pontecorvo a favore della campagna elettorale di Fratelli d'Italia rappresentano l'ennesimo episodio di dirigenti e manager pubblici in cerca di una copertura politica per fini personali, il che conferma il preoccupante e progressivo venire meno di un senso istituzionale che dovrebbe contraddistinguere chiunque rivesta cariche pubbliche, ancorché non elettive;
occorre ribadire con fermezza che ogni istituzione della Repubblica, così come ogni ente pubblico o partecipato, deve osservare costantemente le "stelle polari" dell'imparzialità e del buon andamento, senza assumere, neanche indirettamente, posizioni politiche che possano far pensare che parti o componenti dello Stato siano pronte a sostenere politicamente un determinato partito politico, a pregiudizio del pluralismo democratico che deve caratterizzare la normale vita della Repubblica,
si chiede di sapere:
se si ritenga opportuno che manager pubblici, dirigenti e direttori delle amministrazioni pubbliche, di società partecipate e di agenzie governative poste a tutela della sicurezza della Repubblica partecipino e prendano parte a eventi elettorali di un partito politico;
se sia stata sollecitata la presenza di Pontecorvo e Frattasi all'evento richiamato o se la richiesta di partecipare sia pervenuta direttamente da loro e da chi sia stata avanzata.
(3-01108)
BORGHI Enrico - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, disciplinata dal decreto-legge 14 giugno 2021, n. 82, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2021, n. 109, ha il compito di valorizzare gli aspetti di sicurezza e resilienza cibernetiche, al fine di prevenire e mitigare il maggior numero di attacchi cibernetici, nella più ampia tutela della sicurezza nazionale dello spazio cibernetico e del raggiungimento dell'autonomia tecnologica;
l'avvio della campagna elettorale per le elezioni del Parlamento europeo rappresenta una fase estremamente delicata in ragione dei diversi conflitti bellici e delle minacce globali attualmente in corso;
in un simile contesto l'Agenzia della cybersicurezza è chiamata a vigilare con estrema attenzione su eventuali ingerenze straniere che si propongono possano diffondere disinformazioni finalizzate ad agevolare Paesi con interessi e valori opposti rispetto all'Unione europea;
è oramai assodato come nell'ultimo decennio Paesi come la Russia abbiano compiuto ingerenze volte a promuovere una vasta rete di disinformazione durante lo svolgimento della campagna elettorale, al fine di influenzare i processi democratici e favorire partiti politici non ostili alla politica del Governo russo;
in vista delle prossime elezioni, il Parlamento europeo ha adottato una Risoluzione riguardante le ingerenze russe nel processo decisionale europeo, muovendo le proprie considerazioni sulla ormai evidente diffusione di disinformazione e propaganda finalizzata a promuovere posizioni in linea con gli interessi russi tramite i social media e gli organi di informazione tradizionali, al fine di condizionare l'agenda politica europea;
la citata risoluzione, in particolare, propone di rafforzare le procedure europee di sicurezza interna, includendo indagini approfondite per valutare eventuali casi di interferenze straniere e la piena applicazione del suo quadro sanzionatorio;
un'azione di prevenzione e contrasto della diffusione di notizie false nel dibattito pubblico, tanto più in campagna elettorale, non appare più procrastinabile: l'esperienza e l'intensificarsi delle interferenze nella vita democratica del nostro Paese richiedono l'istituzione di un'Agenzia per la disinformazione e la sicurezza cognitiva, da affiancare ai servizi segreti italiani sotto il coordinamento Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, con la funzione di monitorare e interpretare l'andamento dei fenomeni di disinformazione nel nostro Paese, come proposto dal disegno di legge Atto Senato n. 190, presentato in data 28 marzo 2024,
si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda adottare, al fine di evitare che Paesi stranieri possano interferire attraverso l'influenza del dibattito pubblico con il processo decisionale del nostro Paese, mettendo così a rischio il nostro sistema democratico, e se non ritenga di istituire un'Agenzia ad hoc che possa prevenire il diffondersi di disinformazioni nel nostro Paese finalizzate e influenzare il processo decisionale italiano.
(3-01109)
POTENTI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
domenica 5 maggio 2024 a Volterra (Pisa) è crollata una ventina di metri della cinta muraria medievale in via della Pietraia, a ridosso della porta San Felice, ferendo un'anziana di 90 anni colpita da una pietra;
i detriti sono caduti lungo viale Lorenzini, una delle strade più trafficate e sulla quale, per fortuna, in quel momento non si trovavano automobili;
mentre sono ancora in corso sopralluoghi e azioni per mettere in sicurezza la parte ancora pericolante, una prima stima dei danni fatta dal Comune di Volterra si aggira attorno ai 3 milioni di euro;
a Volterra ci sono già stati episodi del genere nel 2014, in via Lungo le Mura dove crollò un tratto di circa 30 metri portando via anche un tratto di strada e in piazza Martiri della libertà dove crollò lo sperone delle mura etrusche;
da testimonianze ed immagini precedenti al crollo, ricavabili anche attraverso il programma "Google maps" aggiornato al 2024, è possibile visualizzare una fenditura della parete muraria,
si chiede di sapere:
di quali informazioni sia in possesso il Ministro in indirizzo;
se, in ragione del danno determinatosi all'importante bene storico murario, ritenga che vi siano state, da parte degli uffici preposti, le opportune attività di verifica e controllo preventivo;
se non ritenga necessario prevedere un fondo ad hoc per la messa in sicurezza della porta San Felice e, più in generale, delle aree d'interesse storico di Volterra che presentano più criticità o rischi, anche in previsione delle numerose presenze turistiche che negli anni prossimi ci saranno a Volterra per la visita dell'anfiteatro romano;
quali iniziative intenda promuovere per tutelare la vocazione turistica di Volterra.
(3-01110)
BIANCOFIORE - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
in Italia si era persa la memoria circa il dramma e il destino dei "legionari italiani", perlopiù altoatesini che 70 anni fa furono arruolati nella Legione straniera francese per combattere in Indocina, con un'imponente campagna stampa e mediatica porta a porta, che prometteva a figli disperati di un Paese povero che usciva dalla guerra futuro, lavoro e soprattutto alti compensi;
oggi, grazie al giornalista altoatesino Luca Fregona, questa storia italiana rimossa dalla memoria è riemersa in tutta la sua drammaticità raccontata nei suoi due libri editi dalla casa editrice "Athesia" rispettivamente nel 2021 "Soldati di sventura" e "Laggiù dove si muore" del 2023, che stanno avendo molto successo, suscitando, specie in Alto Adige-Südtirol, allo stesso tempo emozione e indignazione;
si tratta di ragazzi italiani nati tra il 1929 e il 1935 finiti, perlopiù ingenuamente, nella Legione straniera francese, propagandata come un'oasi di avventura e dal mito romantico, ignorando di essere destinati ad essere "carne da macello" nella guerra di riconquista coloniale in cui la Francia era impegnata in Indocina, volendo evitare spargimento di sangue francese;
la Legione straniera francese, nata nel 1831, venne impiegata nel XIX e XX secolo in vari scenari: soprattutto quando si preferiva evitare l'invio di truppe francesi "regolari", si impiegavano appunto legionari e truppe coloniali (senegalesi, marocchini, algerini). Tra le file della Légion étrangère i ragazzi italiani rappresentavano il contingente più numeroso;
gli italiani che combatterono nella Legione straniera francese in Indocina furono tra i 7 e i 10.000; circa 1.300 morirono in azione, per le ferite o per le malattie, altre centinaia rimasero mutilati o riportarono traumi psicologici gravissimi, altri ancora sopravvissero nei campi di prigionia;
in particolare, il 7 maggio 1954, nella tristemente nota battaglia della conca di Dien Bien Phu che sancì la sconfitta della Francia, finirono nelle micidiali trappole dei Viet centinaia di migliaia di giovani italiani, dei quali i genitori non hanno neppure potuto piangere o riporre i corpi;
tra questi vi è stato per esempio Alfredo Decarli, le cui tracce erano totalmente scomparse e la cui storia esemplificativa è venuta alla luce solo grazie al libro di Fregona;
"Fredi", soprannome di Decarli, era un italiano altoatesino strappato alla famiglia con le suddette promesse, partito come tanti altri per sconfiggere la povertà e per dimostrare ai genitori della sua ragazza di avere uno stipendio che lo rendesse degno di poterla sposare. Il ragazzo fu portato a Nizza da un intermediario francese infiltrato in Alto Adige-Südtirol e arruolato tra le truppe della Legione straniera francese il 20 agosto 1953, inquadrato dapprima nella terza compagnia di passaggio, poi nel primo reggimento di fanteria straniero, nella regione di Mascara, Algeria nord occidentale, ed infine nella quarta compagnia di passaggio che, a Nouvion, addestrava i rinforzi da spedire in Indocina;
Alfredo Decarli, come risulta da un copioso carteggio epistolare intrattenuto con la propria sorella e la propria compagna all'epoca della guerra, nonché da documentazione attestata dal Bureau des anciens de la Légion étrangère, sarebbe arrivato in Indocina il 13 aprile 1954 e poi paracadutato a Dien Bien Phu il 18 aprile;
dalla scheda segnaletica della Legione straniera attestata dal Bureau des anciens, si apprende che Alfredo Decarli sarebbe deceduto a Dien Bien Phu il 19 aprile 1954 e ivi inumato il giorno successivo;
con l'ordine generale n. 1529 della Repubblica francese, il generale d'armata Paul Ely, commissario generale di Francia e comandante capo in Indocina cita Alfredo Decarli all'ordine del merito quale "valoroso combattente. Sebbene non avesse seguito alcun addestramento precedente, pare che si offrì volontario per essere paracadutato a Dien Bien Phu (Vietnam del Nord) dove fu sganciato appunto il 18 aprile 1954";
tale citazione comporterebbe il conferimento della croce di guerra per i teatri d'operazione esteri con la stella d'argento;
considerato che il nome di Alfredo Decarli non appare stranamente tra i nominativi dei combattenti incisi nel monumento commemorativo ai caduti della Legione straniera della guerra in Indocina a Fréjus, in Francia, così come neppure è mai stata corrisposta alla famiglia superstite né la piastrina identificativa del legionario, né si sa dove siano finiti i soldi degli stipendi, né è mai stata corrisposta alcuna indennità di guerra o vitalizio, diversamente da altri combattenti insigniti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative di competenza intenda assumere presso il Governo francese affinché possa assicurare ai familiari superstiti di Alfredo Decarli e di altri sfortunati ragazzi italiani caduti in Indocina l'indennità di guerra vitalizia retroattiva e il riconoscimento dell'opera valorosa prestata, per la quale hanno perso la loro giovane vita per una nazione straniera che li ha abbandonati.
(3-01111)
ZAMBITO, FRANCESCHELLI, PARRINI - Al Ministro della cultura. - Premesso che:
lo scorso 5 maggio 2024 si è verificato il crollo di una parte delle mura medievali della città di Volterra (Pisa), in prossimità della porta di San Felice, seguito a distanza di due ore da un altro crollo nei pressi del medesimo luogo;
il crollo non ha fortunatamente provocato incidenti gravi, solo una donna anziana è rimasta ferita con prognosi di 10 giorni;
i massi caduti hanno invaso la carreggiata della strada provinciale, che a tutt'oggi risulta non percorribile, costringendo il sindaco di Volterra a dover aprire la zona a traffico limitato del centro storico per garantire l'attraversamento della città;
altri episodi simili erano avvenuti in passato su altre parti delle mura medievali: un primo episodio nel gennaio 2014 su via Lungo le mura ed il 3 marzo 2014 in piazza Martiri della Libertà;
l'amministrazione comunale ha manifestato l'impossibilità, dal punto di vista del costo degli interventi, a provvedere alla messa in sicurezza delle mura medievali e al ripristino della viabilità urbana e interurbana;
l'ennesimo crollo delle mura rischia di avere un impatto negativo sul turismo, proprio all'approssimarsi della stagione estiva,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda adottare nell'ambito delle proprie competenze per sostenere con urgenza il Comune di Volterra nei lavori di ripristino della viabilità e per la messa in sicurezza di un bene architettonico di pregio come le mura medievali, anche prevedendo un sostegno economico.
(3-01112)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
VERDUCCI, D'ELIA, RANDO, BAZOLI, BASSO, CAMUSSO, FINA, FRANCESCHELLI, FURLAN, LA MARCA, MALPEZZI, ROJC, TAJANI, VERINI - Ai Ministri dell'università e della ricerca, per la pubblica amministrazione e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
l'articolo 24, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, istituisce un meccanismo derivato che riporta gli stipendi dei docenti universitari in linea con quanto stabilito dalla contrattazione del pubblico impiego; infatti, al pari di quelli degli altri settori non contrattualizzati della pubblica amministrazione, essi non prevedono procedure negoziali di regolazione, a partire dal necessario adeguamento al costo della vita;
a decorrere dal 1° gennaio 1998 gli stipendi, l'indennità integrativa speciale e gli assegni fissi e continuativi dei docenti e dei ricercatori universitari, del personale dirigente della Polizia di Stato e gradi di qualifiche corrispondenti, dei Corpi di polizia civili e militari, dei colonnelli e generali delle forze armate, del personale dirigente della carriera prefettizia e del personale della carriera diplomatica sono adeguati di diritto annualmente in ragione degli incrementi medi, calcolati dall'ISTAT, conseguiti nell'anno precedente dalle categorie di pubblici dipendenti contrattualizzati sulle voci retributive, ivi compresa l'indennità integrativa speciale, utilizzate dal medesimo Istituto per l'elaborazione degli indici delle retribuzioni contrattuali;
il cosiddetto adeguamento ISTAT è un meccanismo confermato anche dall'articolo 5, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 2011, n. 232, ovvero il regolamento per la disciplina del trattamento economico dei professori e dei ricercatori universitari, a norma dell'articolo 8, commi 1 e 3, della legge 30 dicembre 2010, n. 240;
fermo restando quanto previsto dall'articolo 9, comma 21, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, le tabelle di cui agli allegati 1, 2, 3 e 4 sono aggiornate ai sensi dell'articolo 24 della legge n. 448 del 1998;
considerato che:
la procedura prevede il calcolo da parte dell'ISTAT, il visto del Ministero dell'economia e delle finanze e della Corte dei conti e quindi, entro il 30 aprile di ogni anno, un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con decorrenza dal 1° gennaio dell'anno in questione (e conseguente corresponsione dei mesi arretrati rispetto alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale da parte degli atenei);
sino al 2010, il decreto veniva emanato, di norma, entro il 30 aprile; dal 2011 al 2017, in seguito al blocco della contrattazione per i dipendenti pubblici, non è stato erogato alcun adeguamento ISTAT; dal 2018, con la ripresa degli adeguamenti per i rinnovi dei contratti collettivi nazionali, i decreti sono stati generalmente emanati tra settembre e novembre (tranne il caso del 2021 in cui venne emanato a marzo dell'anno successivo). Nel 2022, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è stato pubblicato il 25 luglio, di nuovo con alcuni mesi di ritardo rispetto a quanto previsto;
ad oggi, il decreto non risulta pubblicato. Come è noto, i dipendenti pubblici solo lo scorso anno hanno iniziato a rinnovare i propri contratti relativi al triennio 2019-2021 e sono ancora in attesa delle risorse e quindi dell'avvio delle trattative per il triennio in corso (2022-2024), segnato da un'inflazione particolarmente alta. In questo quadro, l'adeguamento degli stipendi dei docenti universitari risulta essere particolarmente colpito sia dal ritardo dei rinnovi (non accedendo agli arretrati degli anni precedenti), sia dalla lunghezza delle procedure di rinnovo, che in ogni caso trasferisce l'avvio degli aumenti solo all'anno successivo della loro effettiva erogazione ai dipendenti contrattualizzati della pubblica amministrazione;
tenuto conto che:
il ritardo nel rinnovo del contratto 2019-2021 è corrisposto, negli ultimi tre anni, a un ammanco pari a oltre una mensilità stipendiale; l'aumento previsto dal Governo nel disegno di legge di bilancio per il 2024, in corso di esame da parte del Parlamento, per i dipendenti pubblici contrattualizzati copre in realtà solo un terzo dell'inflazione di questi anni (6,6 per cento annuo per il 2022 e 2023, 2,9 per cento previsto per il 2024), come segnalato dalle principali organizzazioni sindacali;
la manovra stanzia risorse solo per aumenti del 5,78 per cento, a fronte di un'inflazione complessiva di oltre il 16 per cento. In prospettiva, dal 2026, il rischio sarà quello di perdere almeno 4.000 euro annui lordi per i livelli iniziali di ricercatore a tempo determinato e di ricercatore a tempo indeterminato (oltre 300 euro al mese), 5.000 euro annui per quelli deiprofessore associato (oltre 500 euro al mese), 8.000 per quelli di professore ordinario (più di 600 euro al mese), ovvero il corrispettivo di più di un mese di retribuzione ogni anno;
il fondo per il finanziamento ordinario delle università sarà ridotto nelle sue risorse nominali, in base ai dati emergenti dalle tabelle allegate al disegno di legge di bilancio, oltre che colpito duramente nella sua capacità di spesa dall'inflazione e compresso, nella sua effettiva disponibilità, dalle risorse che dovranno esser destinate all'adeguamento degli stipendi, per l'effetto combinato della messa a regime degli aumenti del contratto collettivo nazionale 2019-2021, degli adeguamenti ISTAT relativi, degli anticipi previsti dal Governo per il rinnovo 2022-2024,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario e urgente destinare ulteriori risorse al comparto università e ricerca, onde evitare di caricare sul fondo di finanziamento ordinario le maggiori risorse necessarie per gli adeguamenti contrattuali, a discapito della programmazione delle università in termini di didattica, servizi agli studenti, ricerca;
in quali tempi si intenda emanare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri relativo all'anno 2023, valutando, inoltre, di predisporre entro i termini di legge il successivo, ovvero entro il 30 aprile 2024, al fine di dare immediata erogazione agli adeguamenti ISTAT.
(4-01179)
(già 3-00819)
IRTO, RANDO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
con decreto del Ministro dell'interno n. 557 del 17 gennaio 2013 riportante testualmente: "considerata la necessità di riallocare il Reparto Prevenzione crimine Calabria Sud Occidentale con sede a Rosarno (RC), presso una nuova sede maggiormente rispondente alle esigenze operative del Reparto; valutato che il trasferimento nella sede di Vibo Valentia, presso la struttura che ospita la locale scuola Allievi Agenti , consente di rendere più incisivo il dispositivo di controllo del territorio, segnatamente nella Regione Calabria, garantendo un più razionale impiego delle risorse e minori costi di esercizio", è disposto il trasferimento del reparto di Rosarno nella sede di Vibo, con la denominazione di Reparto Prevenzione Crimine Calabria Centrale;
in data 11 marzo 2024, il dirigente del Reparto Prevenzione Crimine di Vibo Valentia è stato trasferito ad altra sede e, a tutt'oggi, non risulta essere stato sostituito;
recenti fonti di stampa riportano l'allarme lanciato dai sindacati della Polizia di Stato circa la riorganizzazione dei reparti prevenzione crimine nel territorio calabrese;
detti reparti costituiscono avamposti di legalità a tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini;
i risultati ottenuti fin dalla loro istituzione in termini di contrasto alla criminalità e di repressione dei reati ne sono la pura testimonianza;
la paventata scelta della soppressione o trasferimento di alcuni di questi reparti costituirebbe un segnale pericoloso per i cittadini calabresi che si aspettano, invece, segnali di vicinanza e sostegno sul tema della sicurezza;
la Calabria avrebbe bisogno non solo di consolidare questi presidi, ma eventualmente anche di estenderli in altri territori;
l'unica strada che può garantire tenuta democratica, crescita civile e sviluppo è la presenza di questi avamposti fondamentali, la cui esistenza rafforza la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni quale segno tangibile nella lotta contro il crimine organizzato;
i sindacati di Polizia hanno dichiarato che la chiusura del Reparto Prevenzione Crimine di Vibo rappresenterebbe un arretramento dello Stato in terra di "'ndrangheta";
gli stessi sindacati nel lanciare l'allarme sulla paventata soppressione (o unificazione) del RPC vibonese hanno chiesto fermamente alle istituzioni di intervenire per salvare quello che è «un presidio di legalità fondamentale»;
unificare i reparti calabresi in un'unica sede a Catanzaro a causa della mancanza di elementi dirigenziali, rappresenterebbe un chiaro segnale di una chiusura che, affermano i sindacati, non è supportata da elementi obiettivi;
il mantenimento del Reparto di Vibo ha molteplici fattori a proprio favore, tra cui la centralità territoriale (vicino all'A2, in 40-50 minuti si raggiungono Cosenza, Catanzaro e Reggio) e nessuna condizione ostativa al mantenimento, sia da un punto di visto di costi/benefici che da un punto di vista operativo;
non meno importante l'aspetto del trasferimento di oltre cinquanta famiglie se ciò dovesse succedere davvero;
considerato che:
alla base dello sviluppo delle città non può che esserci la sicurezza;
spostare il Reparto Prevenzione Crimine di 70 km a nord-est, in una città che non vanta sicuramente un'autostrada vicina, sarebbe un erroneo ritorno al passato perché lo spostamento avvenuto nel luglio 2013 dalla sede di Rosarno a quella di Vibo Valentia, fu motivato dal Dipartimento della P.S. per "indubbi vantaggi in termini di resa operativa e di economia di esercizio";
pertanto in un'ottica di garanzia si auspica che a distanza di 10 anni non si voglia rinunciare a questi vantaggi ormai consolidati sul territorio in termini di sicurezza,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali urgenti azioni intenda intraprendere al fine di tutelare tali presidi di legalità presenti sul territorio;
quali tempestive azioni di competenza intenda intraprendere al fine di scongiurare la chiusura del Presidio di Vibo, garanzia di legalità, ordine pubblico e sicurezza dello Stato e dei cittadini.
(4-01180)
VERDUCCI, D'ELIA, NICITA, IRTO, MALPEZZI, ALFIERI, CAMUSSO, FINA, FRANCESCHELLI, FURLAN, GIACOBBE, LA MARCA, MANCA, ROJC, SENSI, TAJANI, VERINI, CRISANTI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:
a distanza di mesi dai numerosi sit-in di protesta delle studentesse e degli studenti universitari, accampatisi di fronte agli atenei per manifestare contro il "caro affitti" e rivendicare il proprio diritto costituzionale allo studio, non si registra alcun passo avanti sul fronte dell'emergenza abitativa;
l'operato del Governo negli ultimi mesi, infatti, è stato caratterizzato da un approccio a giudizio degli interroganti miope al tema del welfare studentesco e da un'indifferenza pressoché totale nei confronti delle condizioni materiali e di vita degli studenti fuorisede;
dal 2021 il fenomeno dei rincari sugli affitti, spargendosi a macchia d'olio in tutta la penisola, ha fatto registrare in alcune città aumenti dal 20 al 40 per cento;
così facendo, il Governo ha di fatto abdicato a qualsiasi pretesa di miglioramento delle condizioni abitative degli studenti universitari, cristallizzando una situazione che, in assenza di un intervento deciso dello Stato, rischia di rendere inaccessibile ad una fascia sempre più ampia di giovani la frequenza universitaria, soprattutto nei grandi centri urbani;
considerato che:
emblematico in questo senso è il caso dell'"Officina delle arti Pier Paolo Pasolini", un animato centro culturale, che, grazie a una ricca offerta di spettacoli, concerti, incontri letterari e proiezioni cinematografiche, è assurto negli ultimi anni a punto di riferimento culturale per numerosi studenti della capitale. Oltre ad ospitare eventi e un laboratorio creativo residente, si trova all'interno del complesso anche lo studentato ex Civis al Foro italico di Roma, una struttura che, se messa a norma, offre oltre 400 posti letto per studenti fuorisede a prezzi fissi e accessibili;
alla luce dei fatti esposti, appare quanto più inopportuno e controproducente l'accordo siglato dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, in sinergia con Regione Lazio, Agenzia del demanio e provveditorato per le opere pubbliche per la realizzazione, nell'area del complesso ex Civis dove sorge l'Officina Pasolini, di una sede definitiva da assegnare all'Agenzia per la cooperazione e gli uffici per la cooperazione e lo sviluppo;
il progetto, che ha suscitato forti proteste tra le associazioni studentesche, prevede lo smantellamento definitivo dello studentato, del polo culturale, del teatro intitolato a Eduardo De Filippo e la costruzione di un nuovo edificio in un'area attualmente verde per fare spazio a uffici, foresteria e depositi auto: una scelta molto dannosa non solo perché priverebbe la cittadinanza di uno spazio dal comprovato valore culturale, artistico e formativo, ma perché andrebbe a ridurre ulteriormente il già esiguo numero di posti letto attualmente disponibili nelle residenze universitarie;
il progetto di riconversione dell'Officina Pasolini altro non è che l'ennesima dimostrazione della scarsa considerazione dell'Esecutivo nei confronti della cultura e delle problematiche che affliggono le nuove generazioni, indispensabile linfa vitale del sistema Paese. Anziché essere relegato ai margini dell'agenda politica, il diritto allo studio e il tema del "caro affitti" dovrebbero rientrare tra le priorità assolute di un Governo che si professa vicino alle esigenze dei giovani,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire affinché venga rivisto il progetto di riconversione in essere degli spazi dell'Officina Pasolini e dello studentato ex Civis al Foro italico, in modo da tutelare l'offerta di residenzialità studentesca e di non mortificare le esigenze degli studenti che lo frequentano e lo abitano, nonché la comunità di chi fruisce dell'offerta culturale dell'Officina Pasolini.
(4-01181)
(già 3-00859)
GASPARRI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
in data 15 novembre 2023 l'interrogante ha presentato insieme al sen. Rosso un'interrogazione (4-00848) al Ministro in indirizzo con la richiesta di verificare la sussistenza dell'elevato numero di querele, prevalentemente per il reato di diffamazione, nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci e dei suoi collaboratori;
l'interrogazione fu presentata perché Ranucci avrebbe sostenuto di non temere tali iniziative perché certo di autorevoli tutele di cui sarebbe beneficiario;
nella risposta al suddetto atto, fornita il 23 febbraio 2024, il Ministro ha affermato che "dal mese di gennaio 2021 ad oggi risultano iscritti nel registro delle notizie di reato 21 procedimenti penali nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci, come emerge dalla nota estesa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma";
si legge inoltre che "Per la precisione, di questi 6 sono attualmente pendenti in fase di indagini preliminari, 2 sono stati trasferiti per competenza ad altri uffici, tutti gli altri sono stati definiti con provvedimento di archiviazione";
a seguito della risposta, in un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" il 13 marzo 2024, si legge "il senatore Gasparri avrebbe fatto un'affermazione non veritiera e, a sostegno delle sue critiche nei miei confronti, il giornalista Tommaso Rodano cita la risposta del Ministro Nordio",
tuttavia si rileva che, nel corso di un'audizione in Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, il 7 novembre 2023, Ranucci avrebbe detto di avere "la fedina penale ancora pulita nonostante abbia affrontato 176 tra querele e richieste di risarcimento danni";
oltre a considerare certamente veritiera per definizione la risposta del ministro Nordio, basata su notizie della Procura della Repubblica di Roma, si ritiene che non ci possano essere denunce pendenti presso altre sedi giudiziarie, posto che la trasmissione "Report" va in onda da Roma e pertanto le vicende di rilevanza penale dovrebbero essere esaminate dalla Procura della capitale;
muovendo dal presupposto che una persona conosciuta come Ranucci non può aver mentito dinanzi alla Commissione di vigilanza, si può pensare che le fonti di informazione del Ministro potrebbero essere state imprecise,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di fare ulteriori verifiche, rispetto a quanto comunicato nella risposta all'atto di sindacato ispettivo, per chiarire se anche la definizione dei procedimenti possa aver determinato una parziale informazione da parte della Procura della Repubblica.
(4-01182)
SCALFAROTTO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
secondo organi di stampa, 13 agenti della Polizia penitenziaria in servizio presso il carcere minorile "Beccaria" di Milano sono stati arrestati e altri 8 sospesi, con l'accusa di tortura, abuso d'ufficio, maltrattamenti in danno di minori, anche mediante omissione, aggravati dalla minorata difesa e dall'abuso di potere, mentre in un caso vi sarebbe anche un'accusa di tentata violenza sessuale nei confronti di un detenuto;
secondo le indagini dell'autorità giudiziaria, le vittime sarebbero 12 e gli episodi contestati andrebbero dalla fine del 2022: fatti che, dalle ricostruzioni effettuate grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza, mettono in luce un'allarmante gestione del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità presso il Ministero della giustizia;
in origine tale struttura era un ufficio interno al più ampio Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Successivamente, con la riorganizzazione ministeriale attuata dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 giugno 2015, n. 84, si è deciso di dislocare tale ufficio rendendolo e trasformandolo in un Dipartimento autonomo;
a giudizio dell'interrogante la creazione del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, alla luce dei tempi, appare essere stata una scelta del tutto controproducente e inefficace, testimoniata in modo evidente dall'aumento costante e significativo di violenze che avvengono ogni anno nelle carceri minorili italiane e da una gestione del tutto inadatta dei detenuti minorenni. Si ricorda infatti che tra i detenuti "minorenni" vi rientrano anche soggetti con più di 24 anni di età, costringendo così detenuti che hanno compiuto reati di diversa gravità a convivere in promiscuità, rendendo maggiormente difficile il loro processo rieducativo;
l'introduzione del Dipartimento ha reso nel tempo la giustizia minorile un appartato a sé, privo di controlli e inefficace in termine di reale recupero sociale: i fatti di Milano costituiscono l'ennesima prova delle serissime difficoltà in cui si dibatte il sistema carcerario minorile, che dimostra di essere lontano dall'assolvere la sua funzione costituzionale di reinserimento sociale del detenuto, non riuscendo neanche a garantire la basilare sicurezza e incolumità delle persone che si trovano al suo interno;
appare di impellente necessità che il Ministero agisca rapidamente per cercare di riportare alla piena e corretta funzionalità il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, anche tramite il commissariamento o le dismissioni dell'intero Dipartimento;
è assolutamente inammissibile che lo Stato eserciti violenza fisica su persone affidate alla sua custodia, con l'aggravante che i soggetti in questione sono detenuti minorenni per i quali ci dovrebbero essere maggiori tutele e un notevole sforzo nella rieducazione e nel reinserimento nella società, non solo secondo i dettami costituzionali ma anche secondo i principi di una società civile,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda svolgere un'indagine interna volta a mettere in luce le cause che hanno determinato i gravi fatti contestati nel carcere minorile Beccaria di Milano, anche attraverso l'invio di ispettori, per accertare in maniera approfondita le lacune di controllo e verifiche che hanno consentito il verificarsi degli incresciosi avvenimenti;
alla luce dell'evidente inefficacia del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, quali iniziative intenda adottare per rendere tale struttura in grado di svolgere il proprio compito di gestione e rieducazione dei detenuti minori, anche al fine di evitare che possano accadere nuovi fatti di violenza nelle carceri minorili che testimoniano l'insuccesso evidente nella fase rieducativa dei minori detenuti.
(4-01183)
BIANCOFIORE - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il 17 aprile 2024, la Commissione Sanità del Consiglio regionale della Puglia ha approvato una proposta di legge per far diventare a gestione pubblica il presidio riabilitativo di Ceglie Messapica (Brindisi);
il presidio rappresenta uno dei fiori all'occhiello nelle esperienze di sperimentazione di gestione pubblico-privato e faceva parte di una delle tante opere incompiute del Mezzogiorno; è oggi gestito da un ente no profit, che ha sempre garantito una proficua gestione della struttura dal punto di vista qualitativo assicurando elevati standard di cure a beneficio di decine di migliaia di pazienti in situazione di elevata complessità per il trattamento di cerebrolesioni, paraplegie, tetraplegie, ictus, post coma, traumi ortopedici, anche in età pediatrica;
oggi il presidio è considerato tra i primissimi centri italiani per il trattamento di tali patologie con una significativa lista di attesa, contribuendo alla riduzione della mobilità passiva e permettendo a tantissime famiglie pugliesi di risparmiarsi la terribile esperienza dei viaggi della speranza, un'eccellenza classificata di alta specialità e riconosciuta a livello internazionale che, nel corso degli anni, ha sviluppato molteplici convenzioni e collaborazioni con diversi enti e università finalizzate alla ricerca e alla cogestione di progetti di sperimentazione ed implementazione di metodiche assistenziali, oltre all'ottenimento ed alla conferma di numerose certificazioni di qualità in relazione alle attività di riabilitazione neuromotoria, assistenza subintensiva in regime di ricovero ordinario e riabilitazione pediatrica in regime di day hospital, laboratorio di analisi e radiodiagnostica;
dal punto di vista economico, considerato che l'attuale gestore versa annualmente nelle casse della ASL di Brindisi circa 1.500.000 euro, questa proposta di legge comporterebbe un significativo aggravio di spesa, senza considerare il rischio di eventuali azioni risarcitorie e per danni da parte dell'attuale gestore;
inoltre, tale valutazione non può prescindere dal piano di rientro dal deficit sanitario cui è sottoposta la Regione Puglia;
infatti, per le Regioni sottoposte a piano di rientro, l'art. 2, comma 80, della legge n. 191 del 2009 prevede che gli interventi individuati dal piano siano vincolanti per la Regione, che è obbligata a rimuovere i provvedimenti, anche legislativi, e a non adottarne di nuovi, che siano di ostacolo alla piena attuazione del piano di rientro;
ci si chiede come questa proposta di legge, che prevede, tra l'altro, il transito del personale oggi in servizio anche in assenza di pubblico concorso in contrasto con quanto previsto dall'articolo 97, terzo comma della Costituzione, e, quindi, con il rischio di lasciare senza lavoro oltre 200 unità lavorative, possa essere approvata, disperdendo un patrimonio rappresentato dall'impiego di numerosi professionisti con oltre 25 anni di esperienza e costantemente aggiornati con oltre 30.000 ore di formazione continua;
a giudizio dell'interrogante si deve evitare un ulteriore deficit nella sanità pugliese con un'operazione che sembra avere le connotazioni di un esempio di politica clientelare che risponde solo a logiche di tipo elettorale,
si chiede di sapere:
come questa proposta di legge possa essere approvata;
se l'operazione sia compatibile con il piano di rientro e per quale motivo si voglia disperdere un patrimonio che è un fiore all'occhiello nelle esperienze di gestione pubblico-privato con una proposta di legge portata avanti dalla Giunta Emiliano in contrasto con quanto dettato dal Ministero della salute;
quali iniziative si intenda intraprendere per evitare un ulteriore deficit nella sanità pugliese.
(4-01184)
GASPARRI - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e della giustizia. - Premesso che:
Meta platforms Inc. è una azienda basata negli USA, proprietaria, tra l'altro, dei cosiddetti social network "Facebook" e "Instagram";
in Italia, come nel resto del mondo (dove si contano oltre 3 miliardi di profili attivi), i social Meta sono largamente utilizzati dalla popolazione, anche tramite servizi di messaggistica istantanea, microblogging, e alimentano dibattiti e discussioni costanti, anche orientando l'opinione pubblica;
le piattaforme di cui Meta è proprietaria accolgono anche nel nostro Paese identità digitali e contenuti di personaggi pubblici, aziende, enti ed istituzioni consentendo anche tramite servizi a pagamento di promuovere pagine e post;
Meta ha prima annunciato e poi implementato un meccanismo di diretto controllo sull'informazione ritenuta politica, che autorizza la multinazionale a leggere, analizzare, valutare e alterare tramite un'intelligenza artificiale la visibilità dei contenuti da essa considerati politici, senza darne diretta notizia agli interessati;
Meta sostiene un funzionamento erga omnes di tale meccanismo, ossia su tutti i contenuti pubblicati dagli utenti di tutte le sue piattaforme, quindi oltre 3 miliardi di persone con miliardi di contenuti pubblicati settimanalmente;
la Commissione europea, in data 30 aprile 2024, ha ufficialmente aperto un'inchiesta contro Meta, sospettando che la sua policy di controllo dell'informazione politica sia illegittima in quanto violi il recente "Digital service act";
Meta svolgerebbe il proprio servizio in maniera totalmente arbitraria, sfuggendo a qualsivoglia regolamentazione di pariteticità tra i partecipanti attivi delle proprie piattaforme;
sembrerebbe che Meta non abbia condiviso le metodologie e i criteri con i quali valuta un contenuto "politico", né quelli con i quali classifica, valuta e aumenta o diminuisce la visibilità di questa tipologia di contenuto nella newsfeed (elenco dei contenuti) delle sue piattaforme;
dato che lo sforzo richiesto per analizzare, classificare e regolare nell'arco di pochi minuti, con un sistema di intelligenza artificiale, miliardi di contenuti prodotti da miliardi di utenti sarebbe quasi certamente inaccessibile anche per una multinazionale come Meta, si sospetta che la multinazionale non operi questo sistema di controllo su tutti gli utenti, ma solo su apposite liste con personaggi politici, giornalisti e opinionisti,
si chiede di sapere:
quale sia la funzione che regola l'approvazione temporale di inserzioni, la cui eventuale disparità spesso costituisce un discrimine tra aziende o partiti o personaggi che trattano lo stesso tema;
quale sia l'indice di comparsa dei post da parte delle pagine pubbliche sulle bacheche dei follower;
che cosa Meta intenda, con esattezza, per "contenuto politico" e come funzioni il meccanismo che oggi è alla base di questa policy di controllo sull'informazione politica, che ne regola appunto la visibilità;
quale sia la composizione delle liste di personaggi politici, opinionisti, giornalisti o altri autori su cui Meta fa operare questo sistema di controllo e quali siano le ragioni dietro la loro compilazione;
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di queste pratiche e che cosa intendano fare per salvaguardare il corretto funzionamento dell'informazione politica su piattaforme che costituiscono, di fatto, un'infrastruttura critica;
inoltre, attesa la grande attività di relazioni istituzionali intrattenuta da Meta nel nostro Paese, di quali società di lobby e pubbliche relazioni Meta si serva, con i relativi contratti, e quali clienti di queste società intrattengano rapporti commerciali con Meta e quali siano i termini e le condizioni di trattamento su inserzioni e comparsa dei relativi post.
(4-01185)
MAGNI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
in data 4 maggio 2024, verso le ore 17.00, a Pavia, nei pressi di piazza Cavagneria, il segretario provinciale di Sinistra italiana Pavia, Luca Testoni, e il referente regionale dell'Unione giovani di Sinistra giovanile del partito, Lorenzo Colombo, mentre stavano distribuendo dei volantini elettorali, sono stati aggrediti da due passanti, il primo dei quali si è autodefinito fascista e "figlio di Mussolini", e il secondo ha anche colpito con un pugno al volto Colombo, facendogli saltare gli occhiali che indossava;
gli aggressori si sono successivamente allontanati, ma Colombo li avrebbe seguiti, in modo pacifico, per chiedere le loro generalità e poter avviare azioni legali nei confronti dei due; tuttavia, a seguito di tale richiesta, si è verificato un secondo episodio violento, ovvero un altro pugno al volto prima a Colombo e poi a Testoni, mentre quest'ultimo era al telefono con le forze dell'ordine;
i due aggressori fascisti si sono poi dileguati, scappando verso piazza Duomo, mentre i due militanti di Sinistra italiana sono stati portati al pronto soccorso dell'ospedale di Pavia, dove sono state riscontrate loro diverse ferite, in relazione alle quali sono stati assegnati alcuni giorni di prognosi;
a tale episodio ha fatto anche seguito, nella notte di domenica 5 maggio, un grave attacco vandalico che ha danneggiato la sede del comitato elettorale del candidato sindaco Giuseppe Foglia, sostenuto dal centrosinistra (Partito democratico, Alleanza verdi sinistra, lista civica Rozzano in comune);
in particolare, contro la sede del comitato è stato scagliato probabilmente un sasso che ha danneggiato la vetrina, e proprio nello stesso giorno nel quale si era tenuta la presentazione delle liste e dei candidati a sostegno di Foglia, alla presenza anche dell'assessore Pierfrancesco Maran, candidato alle europee;
a parere dell'interrogante, è assolutamente inaccettabile che si verifichino tali episodi di violenza, in particolare aggressioni evidentemente di matrice fascista, e che la campagna elettorale in pieno corso debba svolgersi in un clima di aggressività tale da impedire a liberi cittadini e militanti di partito di fare in sicurezza la propria attività politica,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo su quanto riportato e, in particolare, se non ritenga che i cittadini debbano ormai sentirsi intimoriti nello svolgimento di libere iniziative democratiche previste e tutelate dalla nostra Costituzione;
come intenda garantire la sicurezza dei cittadini che potrebbero essere a rischio di aggressione a causa di loro posizioni politiche o loro attività civiche, assolutamente pacifiche.
(4-01186)
MAGNI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 maggio 2024 si è verificato un grave attacco vandalico ai danni della sede del comitato elettorale del candidato sindaco Giuseppe Foglia, sostenuto dal centrosinistra (Partito democratico, Alleanza verdi sinistra, lista civica Rozzano in comune);
in particolare, la vetrina della sede del comitato è stata sfondata ad opera di colpi inferti con una griglia d'acciaio di un tombino stradale, e proprio nello stesso giorno, nel quale si era tenuta la presentazione delle liste e dei candidati a sostegno di Foglia, alla presenza dell'interrogante, nonché dell'assessore Pierfrancesco Maran, candidato alle europee;
a parere dell'interrogante, è assolutamente inaccettabile che si verifichino tali episodi di violenza e che la campagna elettorale, in pieno corso, debba svolgersi in un clima di aggressività tale da impedire a liberi cittadini e militanti di partito di svolgere in sicurezza la propria attività politica;
tale grave episodio fa seguito, peraltro, ad un'aggressione avvenuta a Pavia solo il giorno prima ai danni del segretario provinciale di Sinistra Italiana Pavia, Luca Testoni, e del referente regionale dell'Unione Giovani di Sinistra giovanile del partito, Lorenzo Colombo, mentre stavano distribuendo dei volantini elettorali, ad opera di due passanti, uno dei quali si era definito fascista e "figlio di Mussolini", e che ha provocato numerose ferite ai due militanti, con l'assegnazione di diversi giorni di prognosi, oggetto anche di un atto di sindacato ispettivo presentato dall'interrogante,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo su quanto riferito in premessa e, in particolare, se non ritenga che simili episodi di violenza limitino, se non impediscano, il diritto dei cittadini e dei militanti di partito di svolgere, e in sicurezza, libere iniziative democratiche previste e tutelate dalla nostra Costituzione;
se non ritenga di dover adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza dei cittadini rispetto alla libertà di espressione e di propaganda elettorale.
(4-01187)
RUSSO - Ai Ministri della cultura e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
l'articolo 3 della legge 8 novembre 2002, n. 264 ha autorizzato la concessione di un contributo di 1.500.000 euro per ciascuno degli anni 2002, 2003 e 2004, in favore del Comune di Capaci (Palermo), per la realizzazione del «Museo del mare», successivamente incrementati di 500.000 e un milione di euro, rispettivamente per il 2004 e il 2005, dalla legge 16 ottobre 2003, n. 291;
con decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2004, n. 191, la quota stanziata per l'anno 2003 veniva decurtata di 493.000 euro;
l'11 novembre 2004 il Ministero dei beni e delle attività culturali - Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici - Direzione generale per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico ha stipulato una convenzione con il Comune di Capaci per la realizzazione del Museo del Mare, quale polo scientifico, culturale, amministrativo e gestionale;
come si legge nella nota ministeriale prot. 31591 del 29 aprile 2004, gli impegni di spesa disposti per il triennio 2002-2004 andavano «perenti tranne l'ordine di pagare emesso il 27.12.2004 di € 1.500.000, 00 sul Conto di Tesoreria del Comune di Capaci. Per quanto concerne gli anni 2004 e 2005 […] anche questi fondi sono andati perenti per mancanza di individuazione del creditore», motivo per cui, la convenzione scadeva il 10 novembre 2009, senza possibilità di rinnovo, poiché il Ministero non avrebbe potuto chiedere le somme andate perenti «non essendo stata effettuata la gara d'appalto per la realizzazione del Museo»;
la medesima convenzione prevedeva la restituzione al Ministero dei beni e delle attività culturali delle somme già versate nell'ipotesi in cui il Comune di Capaci non avesse dimostrato l'effettivo stato di avanzamento dei lavori o la realizzazione, anche parziale, dell'intervento oggetto di finanziamento;
ad oggi, nulla è dato sapere in merito all'ideazione, progettazione e realizzazione del «Museo del Mare di Capaci»,
si chiede di sapere di quali informazioni dispongano i Ministri in indirizzo in merito alla realizzazione del Museo del Mare di Capaci di cui in premessa, con particolare riguardo allo stato di avanzamento del relativo progetto esecutivo e alla destinazione e fruizione dei contributi statali versati in favore dell'amministrazione comunale.
(4-01188)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente:
10ª Commissione permanente(Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):
3-01101 del senatore Turco, sui diritti contributivi acquisiti dai lavoratori ex Nuova SIET;
3-01106 della senatrice Furlan ed altri, sulla continuità occupazionale dei lavoratori coinvolti nel cambio di appalto di un servizio ISTAT.