Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 152 del 31/01/2024
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Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(924) Istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 12,32)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 924.
La relatrice, senatrice Bucalo, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
BUCALO, relatrice. Grazie, Presidente. Onorevoli senatori, Governo, giunge all'esame dell'Assemblea il disegno di legge n. 924, di iniziativa del Governo e collegato alla legge di bilancio, approvato dalla 7a Commissione permanente lo scorso 21 dicembre. La Commissione, all'esito dell'esame in sede referente del testo risultante a seguito dello stralcio delle disposizioni in materia di valutazione del comportamento degli studenti, è pervenuta alla definizione di un testo senz'altro arricchito, con l'accoglimento di diversi emendamenti avanzati dai Gruppi sia di maggioranza, sia di opposizione, a conferma di un clima di sereno confronto favorito dal presidente Marti, a cui va il mio personale ringraziamento.
Quello in esame è un testo in grado di porsi come valido strumento normativo per rispondere alle esigenze educative, culturali e professionali delle giovani generazioni e alle inderogabili richieste di qualificazione specialistica provenienti dal settore imprenditoriale. Signor Presidente, oggi in Italia c'è una reale difficoltà di reperire figure professionali specializzate, figure nuove che sono richieste dal mercato del lavoro.
Dall'ultima indagine di Unioncamere e ANPAL risulta che, su 508.000 assunzioni programmate dalle nostre imprese, purtroppo 205.000 pagano lo scotto di non avere candidati formati oppure con una formazione non adeguata. Questo ci dice tutto. È evidente che la scuola, in questo momento, è distante, in termini di competenze e in termini di formazione, rispetto a quello che chiede oggi sempre più il mondo del lavoro.
Il disegno di legge, composto da quattro articoli, reca l'istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale, con l'obiettivo di incrementare l'efficacia della riforma degli istituti tecnici e professionali, prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e attuata dagli articoli 26, 27 e 28 del decreto-legge n. 144 del 2022, in tal modo contribuendo a quello che è il potenziamento dell'offerta dei servizi di istruzione.
L'istituzione della filiera intende, quindi, realizzare l'interconnessione che deve necessariamente sussistere tra l'offerta formativa e il sistema delle imprese, attraverso la ridefinizione e l'ampliamento dei contenuti dell'offerta formativa, in modo tale che essi contribuiscano costantemente alle competenze, alle esigenze economico sociali e soprattutto alle caratteristiche dei territori. Tali contenuti consentono, quindi, ai giovani di accedere a una preparazione più qualificata, più formata, anche sotto un profilo tecnico e pratico.
L'articolo 1, mediante l'inserimento di un apposito articolo, il 25-bis, nel decreto-legge n. 144 del 2022, istituisce, a decorrere dall'anno scolastico e formativo 2024-2025, la filiera formativa tecnologico-professionale, nella quale sono ricompresi: i percorsi quadriennali sperimentali di istruzione secondaria di secondo grado, che saranno attivati ai sensi del comma 2 del medesimo articolo; i percorsi formativi degli istituti tecnologici superiori, ITS Academy, di cui alla legge n. 99 del 2022; i percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al capo III del decreto legislativo n. 226 del 2005; infine, i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 gennaio del 2008.
Come ho già detto, il provvedimento in esame, nel rispetto delle competenze costituzionali poste in capo allo Stato e alle Regioni in materia di istruzione e formazione, intende realizzare un'integrazione tra gli interventi statali relativi al sistema educativo e di istruzione e gli interventi regionali sul sistema educativo dell'istruzione e formazione professionale.
Con apposite disposizioni, viene pertanto disciplinato il ruolo delle Regioni nell'ambito della nuova filiera. In particolare, si stabilisce che, ferme restando le competenze regionali in materia di programmazione dell'offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale, le Regioni possono aderire alla filiera mediante la stipula, con gli uffici scolastici regionali, di accordi funzionali alle esigenze specifiche dei territori e finalizzati ad ampliare l'offerta formativa dei percorsi sperimentali. I suddetti accordi possono anche prevedere le istituzioni di reti, denominate campus, in grado di offrire percorsi formativi condivisi e integrati con i vari soggetti che ne fanno parte.
Al comma 6 del nuovo articolo 25-bis sono espressamente individuati i contenuti dei predetti accordi e dei percorsi sperimentali, che saranno attivati ai sensi del comma 2: l'adeguamento e l'ampliamento dell'offerta formativa, la promozione dei passaggi fra percorsi diversi, la quadriennalità del percorso di istruzione secondaria di secondo grado, assolutamente imprescindibile al fine di adeguare il sistema formativo nazionale agli standard europei e, più in generale, al fine di supportare l'importante criticità dovuta al ritardo con il quale i nostri giovani accedono al mondo del lavoro o agli studi universitari.
Vi è poi il ricorso alla flessibilità didattica e organizzativa, alla didattica laboratoriale, all'adozione di metodologie innovative; la stipula di contratti di prestazione d'opera per attività di insegnamento e di formazione, nonché di addestramento nell'ambito delle attività laboratoriali e dei percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento (PCTO) con soggetti del sistema delle imprese e delle professioni; la certificazione delle competenze trasversali e tecniche.
Sono altresì individuati i contenuti facoltativi dei medesimi accordi, tra i quali l'introduzione nelle istituzioni scolastiche dell'apprendimento integrato dei contenuti e delle attività formative programmate in lingua straniera; la promozione di accordi di partenariato, la valorizzazione delle opere dell'ingegno e dei prodotti oggetto di diritto d'autore e di proprietà industriale, realizzate all'interno dei percorsi formativi della nuova filiera, e il trasferimento tecnologico verso le imprese.
Sono poi disciplinate le modalità di accesso agli ITS Academy da parte dei soggetti che hanno concluso i percorsi quadriennali previsti per il conseguimento di un titolo di diploma professionale. L'accesso diretto agli ITS Academy da parte dei soggetti che hanno concluso il percorso quadriennale costituisce uno degli aspetti fondamentali e soprattutto innovativi del provvedimento in esame e la vera sfida di questo provvedimento.
È infine disciplinata la possibilità per coloro che hanno concluso i percorsi quadriennali, di cui all'articolo 17, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 226, che partecipano alla sperimentazione e che sono sottoposti alla validazione di Invalsi, di sostenere l'esame di Stato presso l'istituto professionale assegnato dall'Ufficio scolastico regionale di competenza, senza dover previamente sostenere l'esame preliminare.
L'articolo 2 provvede all'istituzione, presso il Ministero dell'istruzione del merito, di una struttura tecnica di livello dirigenziale a cui è affidata un'importante missione, quella di promuovere la filiera formativa, tecnologica e professionale. Alla struttura tecnica sono attribuite in particolare le funzioni di promuovere le sinergie tra la filiera formativa, tecnica, tecnologica e professionale e il settore imprenditoriale, industriale e scientifico-tecnologico; di ampliare la progettazione dei percorsi didattici finalizzati alla formazione delle professionalità innovative necessarie allo sviluppo del Paese, di favorire una progressiva adesione del sistema di istruzione e formazione professionale al sistema nazionale di valutazione coordinato dall'Invalsi.
Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 12,43)
(Segue BUCALO, relatrice). L'articolo 3 disciplina l'istituzione, presso la suddetta struttura tecnica, di un Comitato di monitoraggio nazionale per la filiera formativa, tecnologica e professionale, al quale è attribuito il compito di proporre l'aggiornamento dei profili di uscita e dei risultati di apprendimento dei percorsi sperimentali della filiera formativa, anche in relazione ai mutamenti del sistema delle imprese e in funzione delle esigenze specifiche dei territori.
Infine, l'articolo 4 istituisce il Fondo per la promozione dei campus della filiera formativa tecnologico-professionale, con una dotazione di 10 milioni di euro per l'anno 2024 e 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Crisanti. Ne ha facoltà.
CRISANTI (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, il disegno di legge che discutiamo oggi avrebbe l'obiettivo di riorganizzare il percorso formativo dell'istruzione secondaria professionale di secondo livello che coinvolge gli istituti tecnici, gli istituti professionali e la formazione regionale. Questo è un provvedimento che giunge in Aula ampiamente emendato. E colgo l'occasione per suo tramite, signor Presidente, per ringraziare sia il Presidente della Commissione, sia la relatrice Bucalo che, nonostante fossero incalzati dal Governo, hanno permesso un'ampia discussione e anche l'accettazione di numerosi emendamenti. Tuttavia, ci sono ancora, per quello che ci riguarda, alcuni aspetti critici che colgo qui l'occasione per evidenziare e non posso fare a meno di discutere di che cosa cambia rispetto alla situazione attuale, ovvero il curriculum degli studi e il modello organizzativo.
Per quanto riguarda il curriculum degli studi, si prevedono la riduzione della durata, che passa da cinque a quattro anni - e su questo non abbiamo una preclusione di merito - l'incremento delle ore pratiche e di laboratorio; il coinvolgimento nella didattica e nella formazione di personale che viene dal mondo imprenditoriale e dal mondo del lavoro del territorio in cui l'istituto professionale ha sede; l'autonomia dei singoli istituti a progettare percorsi per competenze trasversali e orientamento. Particolare enfasi viene posta sull'apprendimento della lingua inglese e sulla valorizzazione della proprietà intellettuale.
Trattandosi però di giovani, pieni di entusiasmo e di inesperienza nel momento in cui affrontano il lavoro, penso che manchi una formazione sulla sicurezza del lavoro. In Italia, ogni anno muoiono più di 1.000 persone per incidenti sul lavoro e per questi giovani che indirizziamo al lavoro così presto forse una formazione di questo tipo sarebbe auspicabile.
Anche il modello organizzativo cambia, come è stato evidenziato dalla relatrice. Cambiano le modalità di accesso all'ITS Academy; cambia il requisito per l'esame di Stato per alcune categorie e poi c'è la formazione delle reti didattiche che coinvolge l'ITS Academy, le università, le industrie e - come è stato detto - le Regioni.
Ci sono sicuramente degli aspetti estremamente positivi in questa impostazione, ma non si può fare a meno di sottolineare che è un indirizzo formativo strettamente ancorato al territorio, chiaramente per sfruttare le competenze e le opportunità che il territorio può offrire. È chiaro, però, che questo avviene a spese di una frammentazione della formazione e anche, forse, in assenza di una attività e di un'offerta formativa comune con standard uguali su tutto il territorio nazionale, perlomeno su alcuni aspetti. Tutto questo ha una ricaduta sulle opportunità dei nostri studenti. È chiaro, a questo punto, che uno studente, che inizia un percorso professionale al Sud e in un'area poco industrializzata e con poche offerte, ha un percorso formativo completamente diverso da quello di uno che invece magari ha la fortuna di trovarsi nel distretto industriale Monza-Brianza o Treviso-Vicenza-Padova. Ho presentato a questo proposito un emendamento, che è stato poi accolto come ordine del giorno - e di questo ringrazio il Governo - che aveva l'obiettivo di permettere agli studenti delle aree più svantaggiate di passare dei periodi nelle strutture che evidentemente possono offrire più opportunità di formazione e di inserimento. Spero che questo ordine del giorno venga preso sul serio, perché effettivamente può fare la differenza per diminuire le disuguaglianze tra Nord e Sud e tra aree sviluppate e aree poco sviluppate.
La polarizzazione della formazione ha anche altre conseguenze che interessano tutti gli studenti e che non possono essere ignorate. La focalizzazione del curriculum verso l'inserimento degli studenti in attività produttive sul territorio avviene a spese di competenze trasversali e trasferibili. E sono queste competenze, trasversali e trasferibili, che possono essere utilizzate indipendentemente dal lavoro e possono aiutare gli studenti a cambiare lavoro in un momento in cui la nobiltà caratterizza così tanto il mondo lavorativo. E quali sono queste competenze trasferibili? Sono la capacità di comunicazione orale e scritta, la capacità di ascolto, la capacità di analisi dei dati, il pensiero creativo e critico. Sono tutte abilità che si imparano con materie oggi un po' desuete, come l'italiano, la storia, la matematica, la fisica, la filosofia, e non penso che debbano essere scartate in blocco per accelerare l'inserimento nel mondo del lavoro. L'istruzione, anche se professionale, deve avere l'obiettivo di formare dei cittadini, non utili ingranaggi a un processo produttivo. Una persona alla quale la scuola abbia negato determinate competenze trasversali e trasferibili avrà difficoltà a cambiare lavoro, se questo accade o se si trova in questa condizione. Questa è una persona vulnerabile sul piano dei rapporti di lavoro, quindi sicuramente meno libera, e questo non ci piace.
Nelle intenzioni, il disegno di legge in esame avrebbe una connotazione sperimentale. Questo aspetto mi ha incuriosito, perché di esperimenti un po' me ne intendo (Ilarità. Applausi). Chiaramente, però, c'è una differenza fondamentale tra un esperimento e un cambiamento senza base razionale. Sono tre gli elementi: il disegno sperimentale, gli indicatori misurabili e il punto di arrivo. Questo disegno di legge, però, giunge in Aula senza queste caratteristiche, per cui non capisco cosa sperimentiamo, cioè cosa misuriamo. A questo punto questo cambiamento può avere tre effetti (neutro, negativo o positivo) e a me piacerebbe sapere se è possibile arrivare a un giudizio su questo aspetto, perché ha un valore etico fondamentale. Infatti, se questo meccanismo, questo disegno di legge non funziona, di fatto creiamo un danno agli studenti e anche agli insegnanti e non possiamo utilizzare quelle persone come cavie. Abbiamo una responsabilità.
Sicuramente il disegno di legge prevede la presenza di un struttura di monitoraggio che, tra l'altro, si avvale anche dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (Invalsi) e dell'Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educativa (INDIRE). Tuttavia, se il disegno è sbagliato all'inizio, i dati non saranno utilizzabili. Faccio un esempio: il fatto di prendere 150 istituti a caso, senza alcun istituto di controllo, non ci dirà nulla; inoltre, all'interno degli stessi istituti si sarebbero dovute prevedere delle classi che rimanevano così com'erano. Mi preoccupa proprio questo aspetto, cioè il fatto che introduciamo un cambiamento senza una ratio, senza un disegno sperimentale. Badate bene che se è sperimentale, questa misura ha un impatto sulle vite delle persone e, quindi, ha anche un aspetto etico. Quando introduciamo una cosa sperimentale, dobbiamo considerare se stiamo facendo del danno, calcolare il rischio, perché alla fine abbiamo a che fare con delle persone. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Aloisio. Ne ha facoltà.
ALOISIO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo oggi a discutere un provvedimento che istituisce la filiera formativa tecnologico-professionale, che sarà costituita dai percorsi sperimentali del secondo ciclo di istruzione, dai percorsi formativi degli ITS Academy, dai percorsi di istruzione e formazione professionale e da quelli di istruzione e formazione tecnica superiore. Inoltre, è stato previsto che anche le Regioni possano aderire alla filiera formativa tecnologica.
Ho appreso a mezzo stampa le parole trionfanti della ministra del lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone, per cui questo provvedimento consentirà ai giovani e alle famiglie che scelgono questo percorso di raggiungere tutti i più alti livelli dei titoli terziari e post terziari: diploma di specializzazione per le tecnologie applicate, lauree, dottorati in apprendistato duale di terzo livello. Mi chiedo se il Governo, o quando meno la maggioranza, abbia mai prestato ascolto alle parole espresse dalle parti sociali, che hanno bocciato in toto questo provvedimento, esprimendo un giudizio fortemente negativo, atteso il generale impoverimento dell'impianto didattico che si viene a realizzare.
Lo ribadiscono, ad esempio, a gran voce CGIL e FLC-CGIL, che esprimono grandissima preoccupazione. Onestamente, non si comprende tutta questa fretta, tutta l'attenzione e tutto l'interesse nel portare avanti così velocemente tale provvedimento; o meglio, si intuisce leggendo la relazione illustrativa, dove scorgiamo l'evidente assist che questa riforma intende offrire agli enti privati e alle aziende, che sembra si sostituiscano alla definizione dei programmi educativi, dettando addirittura i tempi dei percorsi formativi. È chiaro il tentativo, sempre più spinto da parte di questo Governo, di privatizzare tutto, dalla sanità alla scuola, come emerge dalla lettura del testo.
Tuttavia, le priorità sono altre: penso ad esempio alla necessità di garantire il tempo pieno nelle scuole, soprattutto nelle aree più disagiate del Paese; un'iniziativa che offrirebbe agli studenti maggiore opportunità di apprendimento, contribuendo a ridurre le disuguaglianze educative e a fornire un importante supporto sociale ed emotivo, contribuendo anche a ridurre il rischio di coinvolgimento in attività criminali. Ma si tratta di una scelta che viene da lontano, giacché già dal tempo degli anni Settanta e Ottanta si è deliberato in maniera scientifica lo smantellamento delle scuole di secondo grado a tempo pieno, che faticosamente i politici oculati degli anni Sessanta avevano attuato.
Se, come recita il testo, l'organico potrà essere integrato con contratti di insegnamento stipulati con esperti provenienti dal mondo delle imprese, chiederei alla ministra Calderone se è sicura che gli insegnanti abbiano letto questo provvedimento. In sintesi, state legittimando di mettere sotto contratto manager e imprenditori e lasciare a casa gli insegnanti, che già nascono tra contratti precari e supplenze (Applausi), in spazi logistici obsoleti e che spesso non rispondono ai requisiti minimi di agibilità. Lo diciamo senza giri di parole, accogliendo le istanze provenienti dagli auditi: istituire relazioni stabili di coprogettazione dell'offerta formativa con le aziende e le realtà produttive del territorio rappresenta un rischio enorme soprattutto per l'autonomia didattica.
Si tratta, in sintesi, dell'ennesimo colpo di grazia che state dando al mondo della scuola, al personale ATA, al corpo docenti e soprattutto alle nostre figlie e ai nostri figli. State svendendo la scuola al privato, abbreviando i percorsi didattici e anticipando le esperienze lavorative. Ma soprattutto state impoverendo il concetto stesso di istruzione che, per noi, rimane legato a una comunità educante, ignorando le vere criticità che provengono dal mondo della scuola. Penso alla sicurezza dei nostri figli, laddove, dal ventesimo rapporto Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola redatto da Cittadinanzattiva, emerge che il 58 per cento degli istituti scolastici italiani non ha il certificato di agibilità statica e di prevenzione incendi, mentre oltre il 40 per cento è privo del collaudo statico, anche a fronte di undici Regioni che presentano un elevato rischio sismico.
Queste sono solo alcune fra le priorità su cui si dovrebbe intervenire. Il MoVimento 5 Stelle ha dato il massimo per arginare le numerose criticità di questa riforma, presentando moltissimi emendamenti che avete respinto al mittente, temendo qualche corto circuito rispetto al vostro piano di privatizzare gli ITS. Nonostante la maggioranza avesse remato in direzione diametralmente opposta rispetto al buon senso, non ha potuto però non approvare un mio emendamento - e di questo vi ringrazio - che recava l'obiettivo di aiutare gli studenti disabili. In questo modo, grazie a una proposta emendativa del MoVimento 5 Stelle a mia prima firma, riusciremo quantomeno a sostenere, durante il loro inserimento nei contesti lavorativi, i soggetti più fragili. (Applausi). È cruciale che istituzioni educative, organizzazioni e comunità si impegnino a promuovere una cultura dell'accettazione, dell'accoglienza, dell'empatia e del sostegno reciproco e, cioè della condivisione.
Pertanto, occorre lavorare insieme per abbattere le barriere sia fisiche che sociali che impediscono alle studentesse e agli studenti disabili di partecipare pienamente alla vita accademica e professionale, a sperimentare il comune vivere delle difficoltà che la vita presenta nel quotidiano.
Onorevoli colleghi, ancora una volta ci troviamo a dibattere di una scatola vuota, dell'ennesimo provvedimento propagandistico che portate a casa solo per tornaconto politico elettorale e che ha l'esclusivo obiettivo di rispondere agli interessi di un sistema scolastico privato, fortemente supportato dalle lobby.
Non è questo il modo di trattare la nostra scuola, il futuro dei nostri figli e delle generazioni che verranno. Il sigillo di questa riforma è il marchio della disuguaglianza ed espressione propria di un Governo che è già passato alla storia come il pallido custode dell'ingiustizia e dell'abbandono di 60 milioni di italiani.
Tuttavia, non voglio concludere questo mio intervento con un concetto così triste, una presa d'atto di un provvedimento, l'Atto Senato 924, del tutto disancorato da quanto si sarebbe potuto fare. L'auspicio è che questo Governo, presieduto da una donna, Giorgia Meloni, possa ravvedersi, osservare con più attenzione i bisogni dei giovani e della società, e possa attuare quei cambiamenti nel mondo scolastico, anche per ridurre l'abbandono, la mortalità scolastica e, in sintesi, quella povertà educativa che in alcune realtà ha raggiunto proporzioni allarmanti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà.
MALPEZZI (PD-IDP). Signor Presidente, ben trovata alla Sottosegretaria, sono contenta che ci sia qui lei oggi. Senza nulla togliere alla Sottosegretaria, trovandoci di fronte alla discussione generale di un provvedimento che è una riforma del mondo dell'istruzione, ci saremmo però aspettati la presenza del Ministro, che forse dovrebbe venire in Parlamento anche ad ascoltare quello che è il dibattito. Verrà magari per le dichiarazioni di voto, ma avrei preferito poterlo vedere anche per il dibattito. Cara Sottosegretaria, ci troviamo di fronte a un'occasione mancata. Perché ci troviamo di fronte a un'occasione mancata quando affrontiamo questo provvedimento? La fretta rischia di fare i gattini ciechi. Diceva così un vecchio proverbio contadino: la gattina furiosa ha fatto i gattini ciechi.
Il provvedimento nasce per provare a dare una risposta alla dispersione scolastica; provare a rendere la nostra scuola, per alcuni aspetti, anche vicina - come ricordava prima la relatrice in un passaggio - ai sistemi europei; per provare a garantire ai ragazzi una diversificazione anche di formazione a seconda delle proprie intelligenze emotive. Non tutti apprendono nello stesso modo e, proprio perché serve una scuola che risponda alle esigenze dei ragazzi, è bene che la scuola stessa si interroghi e possa anche cimentarsi in riforme. Quando però le riforme e i grandi cambiamenti vengono fatti così in fretta, io mi preoccupo dei rischi, che sono quelli che ha messo ben in evidenza nel suo intervento il collega Crisanti, senza alcuna presa di posizione ideologica, ma proprio perché dei rischi ci sono.
Perché dico che ci sono dei rischi? Ce lo dicono i numeri di chi ha aderito alla sperimentazione. Vorrei sottolineare quello che il collega Crisanti prima ha detto. Noi siamo di fronte a una sperimentazione, a una riforma sperimentale o a un vero e proprio cambiamento di passo? Quando in Parlamento è arrivato questo provvedimento di riforma, noi ci siamo trovati subito dopo le scuole che ci chiamavano perché era arrivata una circolare che diceva loro di far partire la sperimentazione. Diceva loro cioè che il Parlamento stava discutendo, ma intanto potevano partire con la riforma, lasciando libertà di scelta sull'adesione visto che era importante partire.
Il problema è che anche questa richiesta di adesione sperimentale è arrivata a dicembre e voi sapete, perché la scuola la frequentate - nel senso che la frequentate dai banchi del Governo, perché vi occupate delle norme che la riguardano - che c'è un termine per le iscrizioni al primo anno delle scuole secondarie di secondo grado, che è dovuto slittare sia per questa sperimentazione che per il liceo made in Italy. Le scuole non hanno avuto neanche il tempo di poter dire che vogliono cimentarsi in questo grande cambiamento, perché nel giro di tre settimane dovevano convincere i collegi dei docenti ad aderire alla proposta e rivoluzionarsi al loro interno.
Cosa è successo? Cosa ci dicono i numeri? Ci dicono che hanno aderito a questa sperimentazione, che ha come finalità anche quella di dare una risposta alla dispersione scolastica, di provarci, di aprire uno sguardo diverso rispetto a un settore importante come quello tecnologico-professionale, solo le scuole che erano già pronte a un'innovazione, con una grande discrepanza rispetto al resto del Paese. Pensate per esempio che la Lombardia è quella che ha avuto il numero più alto di adesioni. I numeri sono usciti l'altro giorno, li ha mandati in giro il Ministero: ci sono 176 istituzioni scolastiche che hanno deciso di partecipare alla sperimentazione, su 1.700 che avrebbero potuto farlo. Per carità, erano libere di farlo. Ma il fatto che solo 176 lo abbiano fatto, quando la finalità è così importante, come quella che voi avete delineato nella relazione della collega Bucalo, significa che qualche difficoltà nell'organizzazione c'è.
La maggioranza di queste istituzioni sono in Lombardia oppure sono laddove la sperimentazione sui professionali e sull'istruzione e formazione professionale è già avanzata. Vi do due dati: uno riguarda la Puglia, che è al secondo posto rispetto a queste richieste e a queste adesioni, e l'altro la Calabria. Erano già pronte, perché stavano lavorando su una determinata filiera. Ecco che allora c'è un problema, perché il resto d'Italia fa fatica. Voi capite bene che, se fate partire una sperimentazione, che rischia di non essere sperimentazione e di andare poi a norma, perché stiamo correndo su questo provvedimento, le scuole non sono pronte ad aderire.
Onde evitare che qualcuno possa pensare che io abbia pregiudizi sui quadriennali, vi dico che una delle mie figlie va in un quadriennale e fa già una sperimentazione quadriennale. È bene ricordare che si tratta di una sperimentazione che è in corso dal 2008 e che è stata poi ripotenziata. Una delle mie figlie ci va. La sua scuola è una di quelle che in Lombardia ha aderito anche alla sperimentazione di filiera tecnologico-professionale. Ma è chiaro che per loro è più facile, perché hanno già un'abitudine, anche nella didattica e nella valutazione per competenze, che agevola il passaggio. Quei ragazzi forse potranno godere di uno strumento in più, ma questo non è dato a tutta Italia. Allora è lì il tema delle disuguaglianze, che non è accessibile a tutti.
Devo riconoscere che il presidente Marti ha fatto uno sforzo enorme, con il suo emendamento, per mettere le risorse sui campus. Queste risorse, però, dovevano essere impiegate in primo luogo per aiutare gli insegnanti a formarsi a una didattica per le competenze, che aiuta il passaggio dai cinque ai quattro anni. Se queste risorse non ci sono, le scuole faranno fatica e ancora una volta - ecco lì l'occasione mancata - una possibilità che poteva esserci, con tutta una serie di limiti che anche altri colleghi metteranno in evidenza, diventa una possibilità che verrà data a pochi.
Perché avete voluto correre? Poteva partire la sperimentazione e, al contempo, ci sarebbe stato un passaggio più approfondito qui in Parlamento. Si lasciavano libere le scuole, senza pressione, e magari si riusciva a spingere, attraverso una sorta di peer education, le scuole già pronte, perché hanno i quadriennali in corso, a dare una mano alle altre scuole a cimentarsi in questo. Questa poteva essere un'opportunità.
Si poteva anche lavorare tutti insieme. Non faccio parte di quella Commissione, ma so che c'è stato un bel clima in 7a, per quanto anche lì un po' di corsa, senza capirne i motivi, soprattutto quando, a ridosso dell'incardinamento del provvedimento qui al Senato, il Ministro - ricordo non è presente mentre noi stiamo discutendo di questa importante riforma - aveva deciso di far partire subito la circolare. È un'occasione mancata. Le innovazioni possono sempre far paura ed essere viste con uno sguardo di sospetto, anche dal mondo della scuola (posso dirlo perché provengo da quel mondo, quindi so che spesso ci sono tante paure), ma funzionano quando partono dal basso, cioè quando si riesce a far partire un coinvolgimento il più ampio possibile.
Se partono gli istituti che già sono pronti a sperimentare, forse un buon servizio al mondo della scuola e soprattutto ai nostri ragazzi non lo abbiamo fatto, perché il prossimo anno scolastico partirà con sperimentazioni che non verranno attuate in tutta Italia. Vi saranno, sì, in tutte le Regioni, ma con gradazioni diverse, senza risorse, che quindi non daranno questa ulteriore spinta, ed è un peccato.
Aggiungo un altro elemento che mi sta particolarmente a cuore, perché so che il Ministero ha lavorato a un tavolo per l'istruzione e la formazione professionale, con la formazione delle Regioni, e so che c'è stato un grande coinvolgimento. L'istruzione e la formazione professionale affidate alle Regioni però non sono omogenee su tutto il territorio nazionale. E quel coinvolgimento, estremamente positivo - perché ci è stato detto che lo è stato - non dà, anche in questo caso, una possibilità su scala nazionale.
Anche lì, forse servivano risorse aggiuntive, per aiutare anche le Regioni a far partire più percorsi di istruzione e formazione professionale o quantomeno a creare quella programmazione che oggi non c'è. Voi qui parlate del quarto anno di istruzione e formazione professionale, ma sapete che, in tantissime Regioni, si è fermi ancora al terzo? E diventa difficile, poi, se non c'è un adatto ed adeguato finanziamento, arrivare tutti allo stesso livello.
Anche qui, una piccola chiosa: vanno messe in atto misure, che non si possono fare a costo zero, tali per cui i ragazzi che vanno in quegli istituti di istruzione e formazione professionali abbiano davvero la possibilità di completare in maniera serena il loro percorso. Se è vero infatti che non tutti apprendiamo allo stesso modo, le fatiche sono tante e differenti.
Questo percorso si propone di creare una scuola a misura di studente, ma, senza risorse, i ragazzi più fragili, come ricordava prima il collega e amico, professor Crisanti, rischiano di rimetterci ancora di più, perché rischiano di non veder raggiunto l'obiettivo che sulla carta è scritto, ma che, senza alcun intervento aggiuntivo, rimane un'utopia e basta. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pirondini. Ne ha facoltà.
PIRONDINI (M5S). Signor Presidente, il MoVimento 5 Stelle esprime, nel merito, un parere negativo su questo provvedimento, che tocca un tema assolutamente importante, come quello del raccordo tra istruzione e lavoro, ma in questo caso, lo fa, a nostro avviso in modo frettoloso, incompleto e superficiale. Il disegno di legge n. 924 tratta appunto il tema dell'istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale, modificando il ruolo della scuola e ponendolo in una funzionalità purtroppo subordinata.
Diciamo subito che l'accelerazione impressa al provvedimento affinché possa partire già dall'anno scolastico 2024-2025 è un errore, che abbiamo provato a evitare presentando diversi emendamenti. Un nostro emendamento, tra i tanti che abbiamo presentato per provare a migliorare il testo, proponeva che questa riforma scolastica (perché, di fatto, questa lo è) partisse almeno dall'anno scolastico 2025-2026.
Tra l'altro, ricordo che in Commissione vi era un consenso anche all'interno della maggioranza su questo tema. Evidentemente, il Governo la pensava diversamente e, purtroppo, ha prevalso questa linea. L'emendamento del MoVimento 5 Stelle, mirante ad affrontare con maggiore attenzione e con maggiori approfondimenti il tema, presentato anche da altre forze politiche di minoranza, è stato bocciato, quando invece avrebbe dovuto indurre a una riflessione seria sull'evidente problema di tempistica rispetto alla possibilità di scelta che studentesse e studenti dovrebbero poter maturare.
La fretta, signor Presidente, non è mai una buona consigliera e questo provvedimento arriva in Aula con troppa fretta. Il suo iter non gioverà certamente a trasformazioni di tale portata. La distinzione non era quindi tra fare le cose velocemente o lentamente, ma tra farle bene o male e questo Governo sceglie sempre la seconda alternativa.
Sul provvedimento esprimiamo un giudizio negativo, sia perché si va nella direzione sbagliata dell'impoverimento dell'impianto culturale del sistema di istruzione, sia perché l'obiettivo, in astratto condivisibile, di raccordare meglio l'istruzione con il mondo del lavoro viene attuato in questo testo con una metodologia affrettata, pericolosa e lacunosa. Molti percorsi scolastici risulteranno ridimensionati, come nel caso della riduzione sperimentale a quattro anni dei percorsi d'istruzione quinquennale. La domanda è: può essere questa una soluzione? Può essere la riduzione dell'istruzione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi essere un passo in avanti? Può essere il fatto di mandare meno a scuola le nostre ragazze e i nostri ragazzi un miglioramento per il nostro Paese?
Signor Presidente, per comprendere quanto nel nostro Paese ci sia bisogno di più scuola e non di meno scuola, basta ascoltare i ragionamenti di alcuni Ministri di questo Governo: basta ascoltare il ragionamento che fa il Ministro che parla di sostituzione etnica per capire che abbiamo bisogno di più scuola, non di meno scuola (Applausi); basta ascoltare lo stesso Ministro parlare del fatto che i poveri mangiano meglio dei ricchi per capire quanto abbiamo bisogno di scuola in questo Paese (Applausi); basterebbe il ragionamento che fa il Ministro della cultura, secondo il quale Dante Alighieri sarebbe il fondatore del pensiero della destra italiana: quest'affermazione, oltre a farci capire che abbiamo veramente bisogno di tantissima scuola in più, ci fa capire un'altra cosa, ossia che il Ministro della cultura è poco informato. Peraltro, chiedo al Ministro, tramite lei Presidente, quale sarebbe il canto della «Divina Commedia» in cui si parla, ad esempio, della cancellazione del reato di abuso d'ufficio, della devastazione della sanità pubblica (Applausi) o della devastazione della scuola pubblica, perché evidentemente sono in un canto dell'Inferno, che però dev'esserci sfuggito.
Tornando al provvedimento, il principio che lo muove è più formazione con minor tempo a scuola, principio che chiaramente non potrà funzionare. Guardi, Presidente, non voglio nemmeno ipotizzare che questa devastazione della scuola italiana avvenga esclusivamente per creare manodopera a basso costo, magari da pagare tre o quattro euro l'ora. La scuola, Presidente, è infatti il luogo dove formare nuovi cittadini e nuove cittadine consapevoli e non quello in cui formare i nuovi schiavi moderni.
Con la frase «in funzione delle esigenze specifiche dei territori», questo provvedimento divide ancora di più il sistema scolastico italiano, che già subirà drammatiche conseguenze dallo scriteriato progetto dell'autonomia differenziata. Basti pensare che gli istituti tecnici superiori (ITS) sono situati prevalentemente nelle grandi Regioni, mentre nel Molise, in Umbria e in Basilicata c'è n'è soltanto uno. La scuola dovrebbe essere lo strumento migliore che il Paese ha a disposizione per garantire pari opportunità alle nuove generazioni e per ridurre le disuguaglianze generate dalle diverse realtà e opportunità territoriali. La scuola ha il ruolo di fornire ai giovani le competenze intellettuali e operative capaci di accompagnare le tante mutazioni che il mondo sociale e quello produttivo dovranno vivere. Per questo è fondamentale che mantenga sempre uno sguardo ampio e alto.
Tale sperimentazione - perché è di questo che stiamo parlando - onestamente ci preoccupa non poco, perché pare voler anticipare un pericoloso percorso di riforma sostanziale dell'istruzione secondaria, nazionale e regionale, che avrà ripercussioni anche su quella terziaria, visto che ne modifica le forme di accesso, addirittura con la previsione di accesso agli ITS di studenti non solo con tipologie e livelli di formazione estremamente diversi, ma alcuni con l'esame di Stato superato e altri senza, con conseguenti diversificazioni negli eventuali percorsi successivi. Uno dei rischi è che percorsi così abbreviati e impoveriti producano l'effetto di una complessiva percezione di inutilità dello studio, di uno svilimento del tempo passato a scuola e della complessiva perdita di senso dell'istruzione in luogo di un precoce accesso al lavoro.
La cultura del lavoro è uno strumento importante per fare scuola, ma viene svilita, se ridotta a singole esperienze proposte precocemente ad allievi che ancora non hanno sviluppato competenze di base e un'adeguata consapevolezza dei propri interessi e attitudini. Noi non siamo certamente contrari in assoluto al fatto che le scuole formino gli studenti anche rispetto a professioni specifiche, magari per un inserimento lavorativo più agevole, ma le modalità con le quali lo si sta facendo ci trovano in totale disaccordo, poiché sbrigative e controproducenti.
Il modello proposto rischia di essere un boomerang, tra l'altro, anche per il mondo imprenditoriale, perché la spinta ad accompagnare precocemente gli studenti verso il mondo del lavoro, ben prima che acquisiscano i saperi e le conoscenze che rappresentano il presupposto di abilità e competenze specifiche, è contraria anche ad una politica di sviluppo che richiederà, in un mondo sempre più complesso e globalizzato, l'impiego di lavoratori più consapevoli e meglio formati. E che succederà, Presidente, se l'unica professione per la quale un nostro studente si sarà formato sarà tra quelle sostituite dall'intelligenza artificiale? Quale sarà il suo futuro, se avrà ricevuto una carente formazione scolastica? Al massimo, potrà fare il Ministro della cultura in questo Governo, ma non vedo tante altre alternative. (Ilarità. Applausi). Quali sarebbero quindi i presunti benefici di questo provvedimento? Per la scuola pubblica, praticamente nessuno, mentre ci saranno per gli enti privati e per le imprese, in un disegno complessivo di privatizzazione dell'istruzione sempre più preoccupante.
Noi ribadiamo con grande forza che si tratta di un processo che minaccia il sistema nazionale d'istruzione e che è doveroso fermare. Peraltro, per capire le sorti di questo progetto basta guardare i dati delle precedenti sperimentazioni quadriennali: solo 243 scuole sulle 1.000 previste dal decreto ministeriale n. 344 hanno chiesto di sperimentare il modello del diploma in quattro anni e le 192 sperimentazioni sono passate a 175 già l'anno successivo e ad oggi sono ridotte addirittura a 98. Si dimostra quindi chiaramente che le istituzioni scolastiche che hanno fatto esperienza diretta di un modello di scuola impoverito non lo hanno considerato efficace e di conseguenza lo hanno abbandonato.
In conclusione, signor Presidente, secondo noi questo è un disegno di legge sul quale si doveva cercare una più ampia condivisione con il mondo della scuola, rimandandone nel frattempo l'attuazione. Invece, si sono di fatto respinte quasi tutte le proposte emendative sostanziali della minoranza in nome del principio del facciamolo subito e facciamolo male, che è ormai la consueta cifra stilistica di questo Governo.
Per questo provvedimento ringrazieranno i privati, chiaramente a discapito del sistema scolastico pubblico, che è un po' quello che accade anche con la sanità. Il ministro Valditara disse mesi fa la seguente frase: «L'umiliazione è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità». Vorremmo dire al Ministro dell'accorpamento delle scuole, al Ministro della perenne strizzata d'occhio ai privati, che è anche Ministro della scuola, purtroppo, che, se il suo obiettivo è quello di umiliare la scuola pubblica, purtroppo ci sta riuscendo alla grande. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paganella. Ne ha facoltà.
PAGANELLA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, con questo provvedimento voluto dal ministro Valditara si interviene in modo concreto in una sfida strategica per il nostro Paese, per il suo tessuto produttivo e per il suo sistema formativo. Dobbiamo ammettere infatti che il nostro sistema formativo al momento non è sempre in grado di formare adeguatamente proprio le professionalità maggiormente richieste dal nostro sistema produttivo, che eccelle per caratteristiche di innovatività e intraprendenza note in tutto il mondo. Questa riforma, frutto anche del leale confronto con le Regioni, nel corso di un proficuo percorso legislativo in Commissione, costituisce una tappa fondamentale per la realizzazione di un progetto ambizioso e innovativo, rivolto a studenti e imprese, in grado di ridurre questo divario ereditato da un sistema formativo professionalizzante ormai obsoleto. (Applausi).
L'istituzione della filiera tecnologico-professionale ha la finalità di ampliare l'offerta formativa a beneficio delle giovani generazioni attraverso un'integrazione tra il sistema formativo statale, principalmente consistente negli istituti tecnici e professionali, ma non solo, e quello della formazione professionale regionale, il tutto con il coinvolgimento fattivo del sistema delle imprese. Il cuore della riforma è rappresentato dalla costruzione di una filiera quattro più due, che significa che i quattro anni di istruzione tecnico-professionale saranno collegati, anche dal punto di vista del percorso formativo, con il biennio degli ITS. Essendo il percorso di quattro anni, si potrà accedere prima agli ITS, ma anche all'università o direttamente al mondo del lavoro, senza che questo comporti una diminuzione della preparazione. La riforma punta, infatti, da una parte, al rafforzamento delle materie di base, come italiano, matematica e inglese, nelle quali oggi la formazione tecnico-professionale ottiene risultati sicuramente meno soddisfacenti rispetto alla formazione liceale e alle esperienze straniere, e, dall'altra, al rafforzamento dell'attività di laboratorio, dell'alternanza scuola-lavoro e del collegamento con il mondo delle imprese.
Inoltre, realizzandosi la riforma a invarianza di organico, ci saranno più docenti a disposizione degli studenti, potendosi così personalizzare la formazione sempre di più proprio nella direzione voluta dal Ministro, anche con l'introduzione del docente tutor. (Applausi).
Inoltre, non si tratterà, come nelle precedenti sperimentazioni, di una semplice compressione dei programmi quinquennali in quattro anni, ma di programmi nuovi, pensati per le nuove esigenze didattiche e formative. In poche parole, si tratterà di una formazione di maggior qualità, in quanto più mirata, in grado di assicurare sbocchi professionali più qualificati in minor tempo.
La stretta connessione con il sistema delle imprese passa poi attraverso due elementi: il ricorso all'apprendistato formativo di primo livello e il potenziamento del sistema alternanza scuola-lavoro e delle forme di inserimento in contesti lavorativi, anche attraverso i servizi di collocamento mirato per studenti con disabilità. Il percorso sperimentale è particolarmente innovativo, perché darà più opportunità lavorative e di maggior successo professionale ai nostri giovani, che troveranno più velocemente lavoro e al tempo stesso consentirà al mondo produttivo di essere più competitivo.
Il disegno di legge contiene altresì un'importante passaggio, che consente di arricchire le specializzazioni laddove manchino i profili necessari tra i docenti. Le scuole potranno stipulare contratti diretti con imprenditori, tecnici o manager perché salgano in cattedra per insegnare ai ragazzi. Le novità poi riguardano le attività formative in lingua straniera, la promozione di accordi di partenariato, la valorizzazione delle opere dell'ingegno e il trasferimento tecnologico verso le imprese. Nella riforma, l'internazionalizzazione, infatti, giocherà un ruolo chiave, con collegamenti con istituti all'estero, stage e attività formative sulla base delle migliori esperienze europee.
Le novità descritte troveranno immediata applicazione con riferimento ai percorsi quadriennali già avviati nell'ambito del progetto nazionale di sperimentazione relativo alla filiera formativa attivato per l'anno scolastico 2024-2025 dal Ministero dell'istruzione e del merito. Ricordo infatti che questa riforma legislativa intende consolidare una sperimentazione avviata dal Ministro, in modo che questi percorsi possano essere attivi già dal prossimo anno scolastico. Così, questa legge avrà certamente una sua effettiva e rapida attuazione: sono già 176 gli istituti tecnici e professionali che hanno avviato una sperimentazione che attende la consacrazione di questa riforma legislativa per dispiegare tutti i propri effetti.
La concreta attuazione della filiera passa dal necessario coinvolgimento delle Regioni, a cui compete, come noto, la programmazione dell'offerta formativa sul territorio e il disegno di legge valorizza al massimo questo ruolo. Alle Regioni è rimessa la piena libertà di aderire e di definire in concreto le modalità realizzative, al fine di integrare e ampliare l'offerta formativa in funzione delle esigenze specifiche dei territori. Per riorganizzare l'offerta formativa viene prevista anche la possibilità di costituire reti denominate campus, in grado di offrire percorsi formativi condivisi e integrati con i vari soggetti che ne fanno parte.
Per dare un segnale concreto e tangibile a supporto della realizzazione della filiera, si è prevista l'istituzione di un fondo con una dotazione iniziale di 10 milioni per il 2024 e cinque milioni per ciascuno degli anni 2025 e 2026 per la progettazione degli interventi infrastrutturali. L'approvazione di un emendamento della Lega, infatti, segna un'innovazione anche di tipo infrastrutturale: i campus, dunque, quali luoghi di elezione per questa formazione integrata, potenzialmente aperti a tutti i gradi e le forme di istruzione collocati in quei distretti che si caratterizzano per la loro innovatività. (Applausi). Con questo fondo di complessivi 20 milioni si mette a disposizione delle realtà più intraprendenti del nostro territorio un patrimonio anche di risorse necessarie per la loro progettazione.
Con questa riforma, dunque, si compie un passo avanti determinante per la modernizzazione del Paese, nella piena convinzione che il suo sviluppo debba passare dal rinnovamento dei suoi sistemi formativi, dall'ampliamento delle possibilità di scelta a beneficio dei nostri studenti e dalla piena sinergia con la parte più attiva e intraprendente del suo sistema produttivo. Di questo, come Gruppo Lega, ringraziamo sicuramente il ministro Valditara e personalmente ringrazio il presidente Marti e i colleghi della 7a Commissione, che non hanno fatto mai mancare il loro contributo all'esame di questo provvedimento. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà.
*VERDUCCI (PD-IDP). Signor Presidente, questo provvedimento del Governo avrà effetti molto pesanti e strutturali sulla nostra scuola e sulla nostra società, eppure ancora una volta è completamente calato dall'alto, senza condivisione con il mondo dell'istruzione, che subirà un impatto deformante con ripercussioni molto negative. Non è un caso che il Consiglio superiore della pubblica istruzione abbia espresso contrarietà; non è un caso che la gran parte degli organi collegiali delle scuole in ogni parte d'Italia (anche quelle a maggior trazione economica o manifatturiera), collegi dei docenti e consigli d'istituto, abbiano detto no alla richiesta pressante che viene dal Ministero per aderire immediatamente alla sperimentazione della riforma. Ci sono stati casi di forzature che hanno violato regole e statuti della democrazia scolastica e degli organi collegiali. In particolare, a dire no sono gli studenti, perché questa che voi, signori del Governo, chiamate riforma in realtà - ecco il rischio che vediamo - può scardinare un principio fondamentale del diritto allo studio, cioè l'eguaglianza nelle scelte e nell'accesso al sapere.
Noi in Commissione cultura abbiamo dovuto insistere perché si tenessero almeno le audizioni su un provvedimento così impattante. Eppure, durante la discussione parlamentare, con uno sfregio evidente per gli auditi e per le scelte dei parlamentari, è arrivato il decreto del Ministro a silenziare, di fatto, tutti. Invece quelle audizioni sono voci fondamentali e vanno ascoltate, signor Presidente. Noi denunciamo il rischio che questo provvedimento scardini l'impostazione della scuola com'è scritta nella nostra Costituzione: una scuola per tutti, pubblica, universale e inclusiva. Questo atto rischia di spezzare in due il sistema dell'istruzione.
Viene detto, con enfasi, con tutta la retorica della propaganda, che questa filiera formativa, tecnologica e professionale sarà innovativa. Noi pensiamo che non sarà così, intanto perché si tratta dell'ennesima riforma a costo zero: non c'è neanche un euro per i ragazzi o per i progetti didattici; gli unici fondi che vengono stanziati sono per una fantomatica struttura tecnica per la promozione della filiera. Ecco, ancora una volta, solo propaganda.
Dite che gli istituti tecnici e professionali - che voi giudicate di serie B - domani diventeranno di serie A. Niente di tutto questo è vero, perché non c'è niente di innovativo nel ridurre il tempo scuola, nell'abbassare la qualità degli apprendimenti, nell'impoverire la preparazione complessiva degli studenti, nel rendere rigidi, senza alternative e già predeterminati i percorsi di sbocco per gli studenti, come ai tempi di quella che fu la scuola dell'avviamento prima del 1962. Qui c'è un "avviamento 2.0", altro che innovazione. Utilizzate parole altisonanti come «campus», ma in realtà c'è il rischio di cancellare conquiste sociali fondamentali.
Si tratta di un modello regressivo che, di fatto, rischia di servire solo a fornire alle imprese manodopera a basso costo. È un modello che non contrasterà né dispersione scolastica, né povertà educativa. Per questo, la mia opposizione. Qui voglio esprimere un no forte e determinato e un no politico a questo provvedimento e a un'idea di Paese in cui a studiare e ad andare avanti sono solo coloro che già sono avanti, perché vengono da famiglie forti e benestanti, mentre la gran parte dei ragazzi, che vengono da famiglie che ogni giorno fanno i conti con le difficoltà, con la precarietà e con la crisi sociale, rischiano di non avere scelta di futuro e di non avere possibilità se non dentro un contesto che è già deciso da altri.
Questo rischia di essere un ennesimo muro che impedirà a migliaia di ragazzi di accedere al sapere, che è un grande patrimonio sociale a cui tutti devono avere diritto, in particolare nel tempo che viviamo, quello di una piena e sconvolgente rivoluzione tecnologica. La scuola non è e non può essere una mera succursale del lavoro, di più se è un lavoro che rischia di essere dequalificato, precario e sottopagato.
Con questa riforma viene introdotto di fatto un apprendistato senza retribuzione, cui i ragazzi devono sottostare, aumentando le ore di alternanza scuola-lavoro. Il rischio - lo voglio ribadire - è di avere manodopera formata, ma a basso costo.
Presidente, dopo il colpo mortale dell'autonomia differenziata, anche qui viene prefigurata la fine del sistema di istruzione nazionale, disgregato in tanti circuiti locali, con differenze enormi da territorio a territorio. La scuola che viene qui definita non ha più un rapporto di primazia, di promozione nei confronti degli altri soggetti della società territoriale, com'era nelle intenzioni dell'autonomia scolastica. No, qui viene svuotata completamente quell'impostazione e viene imposto un modello subalterno, piegato completamente alle esigenze del mercato e delle imprese, con anche in cattedra esponenti di aziende, che non hanno i requisiti per insegnare.
Attenzione, Presidente, nessuno di noi disconosce l'importanza del mercato e delle imprese, ma qui il tema è non svendere la scuola pubblica e le sue potenzialità sociali e non barattare il destino di tanti ragazzi. Ridurre il numero di anni di studio metterà strutturalmente a rischio - checché se ne dica - organici e didattica. Ridurre il numero di anni di studio significa di fatto dequalificare, far calare il grado d'istruzione dei giovani. Questo acuisce diseguaglianze, disparità e discriminazioni sociali in un Paese - il nostro - in cui la scuola non è più un ascensore sociale e la parola merito, che voi avete messo a propaganda del vostro Ministero, in realtà significa privilegio. Non c'è niente di peggio infatti che dare di meno a chi ha già di meno, come qui si sta facendo.
La disoccupazione giovanile in Italia oggi non è causata dal fatto che manchi una formazione funzionale alle imprese, ma dal fatto che spesso è impossibile trovare un'occupazione dignitosa e che l'offerta di lavoro è molto scarsa e perlopiù precaria e sottopagata.
Noi diciamo che serve una scuola che sappia colmare il divario di partenza. Qui invece voi fate il contrario: acuite e rendete immodificabile il divario. Già oggi la gran parte delle scelte scolastiche dei ragazzi non dipende da inclinazioni, passioni, volontà, desideri e sogni propri del singolo, ma dalla collocazione sociale dei genitori. I figli di alcune famiglie vanno al liceo. I figli della gran parte delle altre famiglie vanno negli istituti tecnici e professionali. Nella gran parte dei casi non è una scelta libera, ma condizionata. I primi poi andranno all'università e ambiranno ad alcuni ruoli sociali. I secondi, tendenzialmente, non potranno andare all'università, come rilevano già ora le statistiche, e si vedranno precluse possibilità e opportunità.
Questa che chiamate riforma certifica una barriera di censo e di classe, spaccia per modernità e innovazione qualcosa di molto vecchio, che abbiamo già conosciuto. È un passo nel passato, che pregiudica diritti fondamentali, conquistati in anni importanti della nostra Repubblica.
Per questo, Presidente, dico qui il mio no. Non è questa la nostra idea d'Italia e non è questo ciò che serve all'Italia e alle nuove generazioni. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Amidei. Ne ha facoltà.
AMIDEI (FdI). Signor Presidente, esordisco innanzitutto con una premessa, ringraziando il Governo per questo provvedimento, che segna un passo importante. È presente il sottosegretario Frassinetti, che saluto, rivolgendo però anche un ringraziamento al ministro Valditara, alla relatrice Bucalo e chiaramente anche al presidente della 7a Commissione Marti, che ha consentito che questo provvedimento arrivasse oggi in Aula.
Per entrare nel merito di quanto oggi andremo a votare, devo dire che questo disegno di legge apre veramente una strada nuova per gli studenti. Apre una strada nuova, dopo tanti anni che si dice che la scuola rimane solo una formazione fine a sé stessa e che non prepara gli studenti al mondo del lavoro. Nel momento in cui arriviamo a deliberare un provvedimento in questo senso, chissà perché nascono mille problemi, mille paure e mille contraddizioni, oserei dire.
Finalmente invece oggi diamo una strada e apriamo un'opportunità, attraverso questo corso quadriennale, per far sì che gli studenti arrivino già preparati in un certo mondo del lavoro, avendo già una qualifica specifica in questo senso. Debbo dire che anche nell'individuazione dei cosiddetti campus si è voluta creare una condivisione con l'impresa e con il mondo del lavoro, un qualche cosa che fino adesso non avveniva. In questo senso il Governo sta dimostrando attenzione concreta nella formazione degli studenti al mondo del lavoro (si veda anche il liceo del made in Italy).
Ebbene, prendo alcuni spunti che i colleghi intervenendo mi hanno dato, nel criticare l'istituzione della filiera tecnologico-professionale. Parto da ultimo con il senatore Verducci, quando parla di manodopera a basso costo. Non so in base a quali principi asserisca questo, faccio fatica francamente, con tutta la buona volontà, a capire cosa c'entri la manodopera a basso costo con l'istituzione della filiera tecnologico-professionale. Poi alla fine coerentemente dice: «Il mio è un no politico». Allora, nel rispetto ideologico accettiamo anche il no politico; diverso è invece il no nel merito di questo provvedimento.
Cito alcuni passaggi, neanche fossimo di fronte dell'annuncio di una terza guerra mondiale (speriamo di non averne occasione). Si dice addirittura - mi riferisco alla senatrice Aloisio dei 5 Stelle, che non c'è - premettendo che gli insegnanti hanno letto questo provvedimento, che si sta svendendo la scuola ai privati; si dice che è una scatola vuota, si dice che è supportato dalle lobby, si dice che è un marchio di disuguaglianza, si dice che è di proporzioni allarmanti. Mi chiedo, rivolgendomi ai colleghi dell'opposizione, se veramente hanno letto questo provvedimento.
Si parla poi di disomogeneità sul territorio di questa formazione, in quanto, per ovvie ragioni, ogni Regione ha una sua storia e ogni Regione ha un suo tessuto industriale che la caratterizza, ma non la sminuisce rispetto ad altre aree del territorio nazionale. Anzi, se volessimo vederla in senso positivo, anche nella logica dell'autonomia differenziata che abbiamo poco fa approvato in quest'Aula (Applausi), viene assolutamente riconosciuta - e qui il plauso ci sta tutto - anche attraverso quel provvedimento, l'autonomia da parte delle Regioni di individuare una formazione specifica per il proprio territorio. Questo non è negativo, ma è assolutamente positivo.
Cito altri colleghi, per dire che questa non omogeneità, casomai ci fosse, è un valore aggiunto. Francamente non voglio dilungarmi più di tanto, perché faccio fatica a individuare aspetti che non vanno in questo provvedimento. Ne contiene solo di positivi, a fin di bene, formativi, innovativi verso la formazione dello studente, focalizzato poi ad inserirsi nel mondo del lavoro.
Prendo infine ad esempio quanto detto dalla senatrice Malpezzi.
Senatrice Malpezzi, mi piace l'adagio che ha usato parlando della gattina frettolosa che partorisce i figli ciechi. Magari in una cucciolata in cui mediamente una gatta partorisce quattro o cinque gattini, arrivando anche a dieci, può esserci anche un cucciolo cieco. Qualora ci fosse anche il gattino cieco, questa sarebbe un'opportunità, per capire come aiutarlo, nel caso in cui in questa formazione, per utilizzare la similitudine, non fosse del tutto riconosciuto. Dunque, è un valore aggiunto anche questo, cara senatrice Malpezzi, anche il gattino cieco, che ci aiuta ad aiutare chi ne ha bisogno e non è nato come gli altri.
Per continuare con queste dichiarazioni preoccupanti, si vuole annullare il provvedimento perché si dice che non c'è stata una sperimentazione. Però, nel momento in cui vogliamo fare, è vero che sotto certi aspetti si bruciano certe tappe, ma, per carità, pur di fare, si faccia. Finalmente si faccia. Smettiamola di parlare, smettiamola di far passare il tempo, ma diamo opportunità.
La senatrice Malpezzi parla di un'occasione mancata. Non è un'occasione mancata, cara collega. È semplicemente un'occasione còlta e, in un gioco di parole, oserei dire che è un'occasione cólta. Grazie, dunque, colleghi per questo grande provvedimento. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16.
(La seduta, sospesa alle ore 13,46, è ripresa alle ore 16,05).
Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 16,05)
Ha facoltà di parlare la relatrice.
BUCALO, relatrice. Signor Presidente, vorrei entrare nel merito di alcuni problemi che ho sentito avanzare dalle opposizioni, in modo particolare relativamente ai tempi di approvazione. È stato detto che la scuola viene scardinata, che si determina una perdita per le istituzioni scolastiche del ruolo di titolarità rispetto al rapporto con le aziende e le realtà produttive del territorio, che non vi è nessuna possibilità di scelta per i ragazzi. Ebbene, signor Presidente, questi non sono problemi, anzi, direi che sono problemi legati solo ad un retaggio culturale sbagliato. Quanto ai tempi di approvazione, nel mese di gennaio del 2024 si è raggiunta la quota del 49 per cento tra la domanda e l'offerta del mercato del lavoro, mancano figure specializzate nel campo dell'industria tessile e delle confezioni. Siamo arrivati ad una percentuale del 72 per cento di figure specializzate che mancano e ricordo a me stessa e ai colleghi che il nostro è il secondo Paese in Europa nel campo della manifattura. Manca il 70 per cento delle figure specializzate fra i tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi. Stiamo parlando di settori importantissimi di traino per la nostra economia che sono indietro sia nella produzione, sia nella consegna, con un mancato PIL pari a 38 miliardi di euro.
Di contro, ci ritroviamo con un tasso di disoccupazione giovanile del 20 per cento, quindi di cosa stiamo parlando? Questo è un provvedimento necessario, è un provvedimento che ha avuto la forza e la capacità di cogliere al volo il grido delle nostre imprese, del nostro mondo produttivo.
È stato detto che i ragazzi non hanno nessuna possibilità, ma aver coordinato la sperimentazione e il disegno di legge è un vantaggio per loro, perché già per il prossimo anno scolastico possiamo dire che questa legge avrà una più rapida attuazione. In 171 istituti tecnici e professionali, sono stati avviati complessivamente 193 corsi in sperimentazione che si caratterizzano soprattutto per le progettualità innovative e per il concreto coinvolgimento del territorio e delle imprese. E voi mi dite che questo non è un beneficio per i nostri ragazzi? Ma è evidente che tutto questo è il futuro per i ragazzi, è una possibilità importante per il loro futuro.
Un'altra sfida è data dal carattere quadriennale della sperimentazione. Sappiamo tutti che i nostri giovani arrivano nel mondo del lavoro o accedono agli studi universitari in ritardo e questa è la vera sfida del disegno di legge in esame.
Capisco, signora Presidente, alcuni dei concetti di cui si parla: mi riferisco alla paura che la scuola si inchini al mondo delle imprese. Io invece la vedo come una sinergia, come un dialogo necessario per il nostro Paese. Capisco, come ho già detto, che per le opposizioni questi concetti siano distanti, perché in questi anni, soprattutto nell'ultimo anno, 1,5 milioni di giovani tra i venticinque e i trentaquattro anni non si sono accostati al mondo del lavoro e il nostro Paese, purtroppo, ha il primato negativo nell'Unione europea per giovani inattivi. Cosa si è fatto in tutti questi anni se non offrire strumenti basati sull'assistenzialismo, dando ai nostri ragazzi solo il reddito di cittadinanza? Non c'è stata una possibilità intelligente di formarli, capace di dare ulteriori possibilità di un futuro lavorativo, di avere in tempi brevi ragazzi ben formati e soprattutto capaci di trovare un posto di lavoro. (Applausi).
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica.
Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.