Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 143 del 10/01/2024

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

143a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 10 GENNAIO 2024

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Presidenza del vice presidente CASTELLONE,

indi del vice presidente RONZULLI

e del presidente LA RUSSA

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 145 del 16 gennaio 2024
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CASTELLONE

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,03).

Si dia lettura del processo verbale.

PAGANELLA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori (ore 10,05)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori».

La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi ieri, ha approvato integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 1° febbraio.

Nella seduta di oggi sarà discussa la proposta di modificazione del Regolamento recante l'introduzione di un'ulteriore disposizione transitoria per l'integrazione del Consiglio di Presidenza nella XIX legislatura. È previsto il voto a maggioranza assoluta dei componenti del Senato.

Alle ore 15 il Ministro della difesa renderà comunicazioni in materia di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina. Si terranno le sole dichiarazioni di voto sugli strumenti di indirizzo presentati.

L'ordine del giorno della seduta di domani, alle ore 10, prevede un'informativa del Ministro delle imprese e del made in Italy sulla situazione dell'acciaieria ex Ilva. I Gruppi potranno intervenire per cinque minuti.

A seguire si terranno il sindacato ispettivo e, alle ore 15, il question time con la presenza dei Ministri della giustizia, delle imprese e della cultura.

La prossima settimana saranno discussi il disegno di legge sull'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario collegato alla manovra di finanza pubblica e il disegno di legge costituzionale di iniziativa popolare di modifica agli articoli 116 e 117 della Costituzione.

Per entrambi i disegni di legge si è proceduto alla ripartizione dei tempi tra i Gruppi.

Gli emendamenti ai due provvedimenti dovranno essere presentati entro le ore 17 di domani, giovedì 11 gennaio.

Mercoledì 17 gennaio, alle ore 16, il Ministro della giustizia svolgerà la Relazione sull'amministrazione della giustizia. I tempi della discussione, che prevede il voto di risoluzioni, sono stati ripartiti tra i Gruppi.

Giovedì 18 gennaio, alle ore 15, si terrà il question time.

Nella settimana del 23 gennaio sarà discusso il decreto-legge di proroga della cessione di equipaggiamenti militari all'Ucraina.

Nella settimana del 30 gennaio sarà discusso il decreto-legge in materia di sicurezza energetica e fonti rinnovabili, attualmente all'esame della Camera dei deputati.

Mercoledì 31 gennaio avrà luogo la votazione a scrutinio segreto, mediante schede, per l'elezione di quattro componenti effettivi e quattro supplenti della Commissione per la vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti.

Giovedì 25 gennaio e giovedì 1° febbraio si terranno il sindacato ispettivo e, alle ore 15, il question time.

Il calendario potrà essere integrato con la votazione a scrutinio segreto per l'elezione di senatori Segretari.

Programma dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi il 9 gennaio 2024, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma dei lavori del Senato per i mesi di gennaio e febbraio 2024:

- Documento II, n. 3 - Introduzione di una ulteriore disposizione transitoria per l'integrazione del Consiglio di Presidenza nella XIX legislatura (voto a maggioranza assoluta dei componenti del Senato) (voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge n. 615 e connessi - Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione(collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge costituzionale n. 764 - Modifica dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, concernente il riconoscimento alle Regioni di forme e condizioni particolari di autonomia, e modifiche all'articolo 117, commi primo, secondo e terzo, della Costituzione, con l'introduzione di una clausola di supremazia della legge statale e lo spostamento di alcune materie di potestà legislativa concorrente alla potestà legislativa esclusiva dello Stato (prima deliberazione del Senato)(voto finale con la presenza del numero legale)

- Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia

- Elezione di organi collegiali

- Disegni di legge di conversione di decreti-legge

- Ratifiche di accordi internazionali

- Documenti di bilancio

- Mozioni

- Interpellanze e interrogazioni

- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

Calendario dei lavori dell'Assemblea

Discussione e reiezione di proposta di modifica

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 1° febbraio:

Mercoledì

10

gennaio

h. 10

- Documento II, n. 3 - Proposta di modificazione del Regolamento recante «Introduzione di una ulteriore disposizione transitoria per l'integrazione del Consiglio di Presidenza nella XIX legislatura» (voto a maggioranza assoluta dei componenti del Senato)

- Comunicazioni del Ministro della difesa in materia di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina (mercoledì 10, ore 15)

- Informativa del Ministro delle imprese e del made in Italy sulla situazione dell'acciaieria ex Ilva (giovedì 11, ore 10)

- Sindacato ispettivo (giovedì 11)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 11, ore 15)

Giovedì

11

"

h. 10

Martedì

16

gennaio

h. 16,30-20

- Disegno di legge n. 615 e connessi - Attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario (collegato alla manovra di finanza pubblica) (voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge costituzionale n. 764 - Modifiche agli articoli 116 e 117 della Costituzione, in materia di autonomia regionale e riparto di competenze legislative (prima deliberazione del Senato) (voto finale con la presenza del numero legale)

- Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia (mercoledì 17, ore 16)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 18, ore 15)

Mercoledì

17

"

h. 10-20

Giovedì

18

"

h. 10

Gli emendamenti al disegno di legge n. 615 e connessi (Attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario) e al disegno di legge costituzionale n. 764 (Modifiche agli articoli 116 e 117 della Costituzione, in materia di autonomia regionale e riparto di competenze legislative) dovranno essere presentati entro le ore 17 di giovedì 11 gennaio.

Martedì

23

gennaio

h. 16,30-20

- Eventuale seguito argomenti non conclusi

- Disegno di legge n. 974 - Decreto-legge n. 200/2023, Proroga cessione di equipaggiamenti militari all'Ucraina (scade il 19 febbraio)

- Sindacato ispettivo (giovedì 25, ore 10)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 25, ore 15)

Mercoledì

24

"

h. 10-20

Giovedì

25

"

h. 10

Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 974 (Decreto-legge n. 200/2023, Proroga cessione di equipaggiamenti militari all'Ucraina) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.

Martedì

30

gennaio

h. 16,30-20

- Eventuale seguito argomenti non conclusi

- Disegno di legge … - Decreto-legge n. 181/2023, Sicurezza energetica e fonti rinnovabili (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade il 7 febbraio)

- Votazione per l'elezione di quattro componenti effettivi e quattro supplenti della Commissione per la vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti * (mercoledì 31 gennaio)

- Sindacato ispettivo (giovedì 1° febbraio, ore 10)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 1° febbraio, ore 15)

Mercoledì

31

"

h. 10-20

Giovedì

febbraio

h. 10

Il termine di presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. … (Decreto-legge n. 181/2023, Sicurezza energetica e fonti rinnovabili) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.

* Ciascun senatore riceverà una scheda sulla quale dovrà indicare i nominativi di tre Senatori quali componenti effettivi e tre supplenti.

Il calendario potrà essere integrato con la votazione per l'elezione di senatori Segretari (votazione a scrutinio segreto).

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 615 e connessi
(Attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario)

(Gruppi 4 ore, escluse dichiarazioni di voto)

FdI

50'

PD-IDP

35'

L-SP-PSd'AZ

30'

M5S

30'

FI-BP-PPE

24'

Misto

20'

IV-C-RE

17'

Aut (SVP-PATT, Cb)

17'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

17'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge costituzionale n. 764
(Modifiche agli articoli 116 e 117 della Costituzione, in materia di autonomia regionale
e riparto di competenze legislative)

(Gruppi 4 ore, escluse dichiarazioni di voto)

FdI

50'

PD-IDP

35'

L-SP-PSd'AZ

30'

M5S

30'

FI-BP-PPE

24'

Misto

20'

IV-C-RE

17'

Aut (SVP-PATT, Cb)

17'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

17'

Ripartizione dei tempi per la discussione
sulla Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia

(Gruppi 3 ore e 30 minuti, incluse dichiarazioni di voto)

Governo

30'

Gruppi 3 ore, di cui:

FdI

38'

PD-IDP

26'

L-SP-PSd'AZ

23'

M5S

22'

FI-BP-PPE

18'

Misto

15'

IV-C-RE

13'

Aut (SVP-PATT, Cb)

13'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

13'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 974
(Decreto-legge n. 200/2023, Proroga cessione di equipaggiamenti militari all'Ucraina)

(Gruppi 4 ore, escluse dichiarazioni di voto)

FdI

50'

PD-IDP

35'

L-SP-PSd'AZ

30'

M5S

30'

FI-BP-PPE

24'

Misto

20'

IV-C-RE

17'

Aut (SVP-PATT, Cb)

17'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

17'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 181/2023, Sicurezza energetica e fonti rinnovabili)

(Gruppi 3 ore, escluse dichiarazioni di voto)

FdI

38'

PD-IDP

26'

L-SP-PSd'AZ

23'

M5S

22'

FI-BP-PPE

18'

Misto

15'

IV-C-RE

13'

Aut (SVP-PATT, Cb)

13'

Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE

13'

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signora Presidente, non essendo stata raggiunta ieri in Conferenza dei Capigruppo l'unanimità sul calendario, prendo la parola per chiederne un'inversione, su cui vorrei che l'Assemblea si esprimesse.

Insieme ai Presidenti di altri Gruppi parlamentari abbiamo chiesto che fossero invertiti due punti che lei ha citato poco fa, relativi ai disegni di legge in tema di autonomia.

Lo dico ai colleghi che non fanno parte della Commissione affari costituzionali e quindi giustamente non conoscono l'iter di questo percorso. Noi abbiamo a che fare con due diversi disegni di legge sulla cosiddetta autonomia differenziata. Il primo è stato discusso dalla 1a Commissione nel corso di questi mesi e lo chiamerò, per facilità di linguaggio, il disegno di legge Calderoli. Poi esiste un secondo disegno di legge, che è un disegno di legge costituzionale, che è arrivato qui in Senato perché forte di 100.000 firme raccolte tra i cittadini nel corso dei mesi passati.

Ora, Presidente, innanzitutto richiamo il comma 3 dell'articolo 74 del nostro Regolamento, che dice, in maniera abbastanza inequivocabile, che un disegno di legge di iniziativa popolare, a meno che non venga esaminato dalla Commissione competente, che in questo caso è la 1a Commissione, viene iscritto d'ufficio al calendario d'Aula. Peraltro stiamo parlando di un disegno di legge che è stato assegnato alla 1a Commissione nel mese di giugno scorso, quindi sono passati già sette mesi dal momento dell'assegnazione; esso è stato poi incardinato all'inizio del mese di agosto ed è però rimasto lettera morta in Commissione.

Ora, perché io chiedo e noi chiediamo l'inversione della discussione di questi due disegni di legge? Perché è vero che incidono sulla stessa materia, ma uno, quello di iniziativa popolare, è un disegno di legge di revisione costituzionale, che cambia cioè gli articoli 116, terzo comma, e 117 della Costituzione, intervenendo sostanzialmente sulla vecchia riforma del Titolo V fatta nel 2001. L'altro invece, il disegno di legge Calderoli, non interviene sulla Costituzione, nel senso che non la modifica, ma si limita ad attuare per l'appunto gli articoli 116 e 117, così come modificati nel 2001 dalla riforma del Titolo V.

Ora, a me pare del tutto logico che, se si seguisse una normale procedura in quest'Aula, si dovrebbe prima discutere il disegno di legge di iniziativa popolare, che cambia, o almeno chiede di cambiare, gli articoli 116 e 117 della Costituzione, e in un secondo momento si dovrebbe discutere invece il disegno di legge che arriva dalla Commissione, per il motivo banale che, se astrattamente il Senato modificasse gli articoli 116 e 117 così come richiesto dal disegno di legge di iniziativa popolare, evidentemente renderebbe vano il secondo disegno di legge, quello che invece arriva dalla Commissione.

Purtroppo, nonostante mi pare di poter dire che questa sia un'obiezione di puro buon senso, nel senso che sarebbe del tutto evidente, in una condizione normale, affrontare prima il processo di revisione costituzionale e poi l'altro disegno di legge, nonostante questa osservazione di buon senso e di logica parlamentare sia stata fatta ieri in Conferenza dei Capigruppo da diversi Capigruppo (innanzitutto da me, ma anche da altri), si è deciso di partire dal disegno di legge Calderoli. Poi naturalmente discuteremo nel merito questo disegno di legge, quando sarà il momento; esso dal nostro punto di vista presenta delle criticità enormi e spacca definitivamente questo Paese. Capisco bene e so bene che esiste un vero e proprio scambio politico all'interno della maggioranza tra l'autonomia differenziata, cara alla Lega, e il premierato, caro a Fratelli d'Italia. Ma ritengo e sostengo che questo scambio non lo si possa fare né sulla pelle dei cittadini e nemmeno sulla pelle di questo Parlamento. (Applausi).

Quindi chiedo che almeno le prerogative parlamentari possano essere salvate su un punto come questo e che si possa fare per lo meno quello che dovrebbe essere del tutto logico: prima affrontare un disegno di legge di revisione costituzionale e poi, in un secondo momento, affrontare un disegno di legge che interviene sullo stesso argomento, senza però cambiare la Costituzione. Il fatto che non lo si voglia fare mi pare di poter dire che dimostri una chiara e precisa volontà politica. Penso che quest'Aula dovrebbe avere un sussulto di dignità, almeno su questo punto, e almeno dal punto di vista del calendario dovrebbe ristabilire e ripristinare un ordine che francamente mi sembrerebbe, in una situazione normale, del tutto scontato e del tutto naturale. (Applausi).

PRESIDENTE. Il presidente De Cristofaro, quindi, propone un'inversione dell'ordine del giorno nel calendario dei lavori. (Brusìo). Colleghi, vi prego di ridurre il brusìo, perché per me è davvero complicato ascoltare.

MAIORINO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signora Presidente, il mio non vuol essere un intervento meramente retorico, ma un autentico appello alla maggioranza, perché credo che nella Conferenza dei Capigruppo, in cui si è negata la possibilità di invertire l'esame di questi due provvedimenti, non si sia compreso il quadro complessivo. Il Regolamento del Senato vincola la Commissione competente a prendere in esame la legge di iniziativa popolare entro un mese dal deposito e a terminarne l'esame entro tre mesi.

Come sapete, colleghe e colleghi, la malattia che affligge la nostra democrazia è la disaffezione alla politica, la scarsa partecipazione, perché i cittadini e le cittadine non si sentono più capaci di dare un indirizzo politico e di partecipare attivamente. Ebbene, le leggi di iniziativa popolare sono tra i pochissimi strumenti che ancora consentono, invece, ai cittadini di partecipare davvero alla gestione della cosa pubblica. Già questo Senato e la 1a Commissione si sono macchiati, quindi, della colpa di non aver ascoltato la voce dei cittadini e di aver lasciato decadere questo disegno di legge di iniziativa popolare che ha raggiunto più del doppio delle firme necessarie perché fosse presa in esame dai rappresentanti del popolo, che siamo noi, e quindi passa d'ufficio in Assemblea, come previsto dal Regolamento. Questo disegno di legge di iniziativa popolare, però, prevede una modifica della Costituzione a quella tanto controversa modifica del Titolo V cui si lega il disegno di legge Calderoli in esame nello stesso giorno. È soltanto logico chiedere, quindi, l'inversione dell'esame di questi due provvedimenti, perché uno è la cornice entro cui poi si va a inscrivere la legge presentata dal senatore Calderoli sull'autonomia differenziata.

Quello che voglio sottolineare a questa Assemblea e il mio appello è che non si tratta soltanto di logica - perché già soltanto in base alla logica si agisce prima sulle fondamenta e poi sulla costruzione della casa e voi invece partite dal tetto e poi esaminerete le fondamenta -, ma si tratta di ascoltare l'opinione pubblica, i cittadini e le cittadine che ci hanno chiesto di esaminare un provvedimento di revisione del Titolo V. Voi, invece, negando l'inversione, vi tappate le orecchie di fronte a queste richieste e procedete ciechi e sordi rispetto, peraltro, ad un disegno che è quello dell'autonomia differenziata della Lega Nord di antica memoria, che oggi non è più minimamente attuale e che andrebbe ripensato, appunto, a partire dalle fondamenta. Dal momento che avete già deciso di procedere in questo senso, in virtù dello scambio politico di cui ha già parlato il collega De Cristofaro (premierato per autonomia differenziata), almeno per la forma fate finta di ascoltare i cittadini e anticipate l'esame della legge di iniziativa popolare e poi esaminate la legge Calderoli. In questo modo potrete almeno far finta di aver ascoltato l'opinione pubblica e quello che vi chiede il Paese.

Ribadisco quindi il mio appello a invertire quantomeno l'esame di questi due disegni di legge. (Applausi).

GIORGIS (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIS (PD-IDP). Signora Presidente, vorrei ripercorrere, seppur brevemente, l'iter del disegno di legge di iniziativa popolare e l'iter del disegno di legge di iniziativa governativa sul tema dell'autonomia differenziata.

Il 1° giugno 2023 viene presentato un disegno di legge di iniziativa popolare e il 22 giugno viene assegnato alla 1a Commissione permanente; il primo agosto il disegno di legge viene incardinato e con esso vengono incardinati due disegni di legge costituzionali, anch'essi di riforma del Titolo V. (Brusìo. Richiamo del Presidente). Insieme al disegno di legge di iniziativa popolare, vengono incardinati due disegni di legge di iniziativa parlamentare volti anch'essi, come quello di iniziativa popolare, a modificare parte del Titolo V, in particolare gli articoli 116 e 117. Il 12 settembre viene audito il rappresentante del comitato popolare.

Se prendiamo in mano l'articolo 74 del Regolamento, troviamo scritto in maniera molto chiara e inequivoca che i disegni di legge di iniziativa popolare debbono essere trattati in Commissione entro un mese (questo termine, naturalmente, non è stato rispettato) e in ogni caso, se i promotori lo richiedono, debbono essere trattati dall'Assemblea entro tre mesi; allo scadere del terzo mese, secondo quanto prevede il nostro Regolamento, l'Assemblea deve iniziare la discussione e la votazione di questi disegni di legge.

Io vorrei che i colleghi senatori prestassero attenzione, perché discutere di procedure e delle regole che disciplinano il nostro lavoro significa discutere di questioni fondamentali. Ieri, signora Presidente, tutti i Gruppi sono intervenuti per celebrare il contributo civile, oltre che scientifico, di Norberto Bobbio e tutti i Gruppi hanno reso omaggio alla sua riflessione e ai suoi moniti sull'importanza che hanno le regole per garantire l'effettività della democrazia. (Applausi).Avete tutti ringraziato il professore e senatore a vita Bobbio per i richiami che ha più e più volte fatto su quanto sia importante che la maggioranza, ogni maggioranza, rispetti le regole della democrazia, perché la democrazia è innanzitutto limite al potere della maggioranza: il numero non può tutto. (Applausi). Dove c'è una democrazia costituzionale la maggioranza legittimamente eletta, la maggioranza che rappresenta la maggioranza dei cittadini, incontra dei limiti, che sono innanzitutto le regole che ci siamo dati per disciplinare lo svolgimento dei nostri lavori. Tre mesi non sono un termine ordinatorio; sono un termine entro il quale dobbiamo dimostrare di corrispondere a un'iniziativa popolare.

Si dirà che l'iniziativa del Governo è collegata alla legge di bilancio: altra vergognosa violazione delle regole. (Applausi). Sapete benissimo, infatti, perché nel disegno di legge a prima firma del ministro Calderoli è scritto, che l'approvazione del disegno di legge sull'autonomia differenziata non debba comportare nessuna modifica dei conti pubblici. Allora delle due l'una: se nello stesso disegno di legge si dice che non comporta nessun tipo di onere per lo Stato, come lo si può collegare alla legge di bilancio? (Applausi). Lo si è collegato per aggirare le nostre norme regolamentari che affermano che durante la sessione di bilancio non si possono trattare altri disegni di legge. (Applausi).E noi, durante la sessione di bilancio, in Commissione abbiamo continuato a discutere dell'autonomia differenziata.

Durante tutto il periodo della sessione di bilancio abbiamo trattato gli emendamenti, abbiamo svolto la discussione e alla fine abbiamo concluso i lavori, nonostante non ci sia stato neanche l'intervento del ministro Giorgetti, che pure ci aveva assicurato di intervenire per darci una qualche spiegazione su come finanziare l'autonomia differenziata, su come finanziare i Livelli essenziali delle prestazioni (LEP), o almeno sul fatto che quell'abbinamento era palesemente in violazione delle norme regolamentari.

Ora noi cosa ci sentiamo dire? Che siccome è collegato alla legge di bilancio, siccome si è consumata una forzatura, adesso si deve consumare una seconda forzatura: iniziare prima la trattazione del disegno di legge ordinario e poi di quello di iniziativa popolare, che è legge costituzionale. Lo ricordava prima il collega De Cristofaro: anche il buon senso, oltre che le regole, suggerirebbero di trattare prima una riforma costituzionale e dopo una legge ordinaria. Anche da questo punto di vista sarebbe necessario che qualcuno della maggioranza si alzasse in piedi e dicesse che li abbiamo convinti, che le regole sono importanti e che iniziamo dalla trattazione del disegno di legge costituzionale e dopo tratteremo il disegno di legge di iniziativa parlamentare.

Onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, è un po' difficile chiederci di discutere in maniera costruttiva di riforme costituzionali e poi praticare un tale spregio delle regole che disciplinano i nostri lavori. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Luigi Einaudi», di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sul calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, chiedo se ci sono altre proposte di modifica del calendario rispetto alle proposte - che poi sono convergenti - avanzate dai senatori De Cristofaro, Maiorino e Giorgis, con cui si chiede di invertire i punti all'ordine del giorno e discutere prima la proposta di iniziativa popolare e poi il disegno di legge Calderoli.

Non essendovi altre richieste di intervento, passiamo alla discussione delle proposte di modifica avanzate.

LISEI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LISEI (FdI). Signor Presidente, ho ascoltato gli interventi che hanno ricostruito un percorso di Commissione che è solo in parte coincidente con quello che è avvenuto.

Sull'autonomia differenziata, innanzitutto dobbiamo dire che sarebbe forse riduttivo definire approfondito il percorso del provvedimento in Commissione. Il disegno di legge sull'autonomia differenziata è stato oltre otto mesi in Commissione e ringrazio il Presidente e anche le opposizioni per i tanti contributi che hanno offerto in questo arco di tempo. Ringrazio anche il ministro Calderoli, ma tutto si può dire tranne che non sia stato un percorso partecipato, approfondito ed esaustivo e che il Presidente e la maggioranza non abbiano ascoltato le opposizioni durante quel percorso, nel quale sono state aperte più volte le audizioni, abbiamo ascoltato tutti e nel quale, anche successivamente alla chiusura delle audizioni, abbiamo accolto le giuste richieste di audire ulteriori soggetti, compreso il bravissimo professor Cassese.

Lungo questo percorso e nel corso della discussione sull'autonomia differenziata è arrivata anche la proposta di iniziativa popolare di modifica della Costituzione che è stata, come ha ribadito anche il collega Giorgis, immediatamente incardinata, in pochissimo tempo. I soggetti sono stati auditi in sede di discussione del disegno di legge sull'autonomia differenziata, è stata data ai presentatori la possibilità di spiegare il progetto e sono state audite più persone. Poi è arrivata una lettera alla Presidenza che chiedeva che questo disegno di legge venisse portato immediatamente in Aula e così è stato oggettivamente fatto.

Il provvedimento è quindi approdato oggi in Assemblea perché una richiesta specifica ha impedito che potesse essere trattato e approfondito ulteriormente all'interno della Commissione. Diversamente si sarebbe infatti ben potuto all'interno della Commissione proseguire la trattazione di quel disegno di legge e approfondirlo ulteriormente. Questo anche perché, come sanno i colleghi che hanno una vocazione giuridica, ci sono termini perentori e termini ordinatori e i tre mesi che vengono citati dal Regolamento non sono un termine perentorio, ma ordinatorio. Si tratta di termini che non mi risulta che in passato siano sempre stati rispettati in maniera rigida e rigorosa proprio per la necessità di dare soddisfazione anche a chi ha proposto petizioni per svolgere su un determinato disegno di legge un percorso esaustivo e approfondito. Tale percorso è stato interrotto invece in Commissione non per volontà della stessa, ma per volontà di chi ha chiesto che il provvedimento venisse in Aula.

Viene allora il sospetto, forse non troppo lontano dalla realtà, visto che anche dalle ricostruzioni mi pare che si sia voluto fare più gli azzeccagarbugli che la ricostruzione reale dei fatti, che in realtà si stia cercando un pretesto per interrompere il percorso, che invece è stato assolutamente positivo e costruttivo, sull'autonomia differenziata.

Come maggioranza, visto che finora all'interno della Commissione il contesto di lavoro sia stato più che soddisfacente per tutti e più che collaborativo, siamo molto delusi che si cerchino dei pretesti di scontro in Assemblea quando tutte le procedure sono state rispettate dalla Commissione, dal Presidente, dal Ministro che è stato presente e dalla maggioranza.

Ci dispiace molto, ma capiamo che evidentemente tale collaborazione ha messo in difficoltà le minoranze che quindi cercano ulteriori e sempre nuovi pretesti per non esprimersi su un testo che invece ovviamente è una priorità per la maggioranza. (Applausi).

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, non entro nel merito del disegno di legge Calderoli sull'autonomia differenziata; avremo tempo e modo di esprimere tutte le criticità che ad avviso del Gruppo del MoVimento 5 Stelle, ma credo di tutte le opposizioni, quel testo presenta, rilevando la pericolosità del dissolvere l'unità nazionale, che dovrebbe essere un principio sacrosanto anche per chi si professa patriota.

Entro invece nel merito di alcune considerazioni appena fatte dal collega che mi ha preceduto. L'articolo 75 del Regolamento del Senato stabilisce che «L'esame in Commissione deve essere concluso entro tre mesi dall'assegnazione». «Deve», non «può». Questo termine è perentorio, non è ordinatorio. Lo dice il Regolamento del Senato. (Applausi). Non è un capriccio delle opposizioni aver chiesto di portare in Assemblea direttamente il disegno di legge di iniziativa popolare di riforma costituzionale. È un atto dovuto da Regolamento.

La logica che porta a discutere prima il disegno di legge Calderoli e, dopo, il disegno di legge di iniziativa popolare è oggettivamente incomprensibile. Sappiamo perfettamente che il disegno di legge di iniziativa popolare non ha i numeri per essere approvato in quest'Aula. Non comprendiamo il motivo per il quale si faccia una forzatura logica, non regolamentare. È assolutamente lecito fare prima l'autonomia differenziata, ma è una forzatura logica e di buon senso. Se si interviene infatti su un dispositivo che attua alcuni articoli della Costituzione e, successivamente, si interviene su un altro provvedimento che abroga gli articoli di cui si occupa il disegno di legge che viene discusso prima, è chiaro che è una forzatura logica e di buon senso. Non riusciamo a comprendere perché non si è data la possibilità di discutere con un senso logico gli argomenti che l'Assemblea affronta. Ciò è semplicemente strumentale rispetto al dibattito politico. Tutto è lecito, lo ripeto.

Basta dire le cose come stanno, non dire che questi sono termini ordinatori e non perentori. Il termine è perentorio perché non c'è la parola "può": l'esame deve essere concluso in tre mesi e, in alternativa, deve essere iscritto ai lavori d'Aula. Questo è quello che abbiamo chiesto. Mi sembrava logico chiederlo ed era molto più logico consentire a quest'Aula di avere un percorso ordinato rispetto al tema dell'autonomia. (Applausi).

MUSOLINO (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSOLINO (IV-C-RE). Signora Presidente, ritengo necessario fare una riflessione, perché evidentemente si parla, come ha detto il Presidente della Repubblica nel discorso di fine anno, di quei diritti che la Costituzione riconosce. E nel momento in cui li riconosce, come egli ha detto autorevolmente, vuol dire che questi diritti preesistono.

Fra questi diritti c'è quello dell'iniziativa popolare, quel diritto che i Padri costituenti hanno voluto sancire, riconoscere, proprio per dire ai cittadini che la loro partecipazione alla vita democratica è non soltanto favorevolmente considerata, ma disciplinata con un sistema più celere di trattazione di provvedimenti di iniziativa popolare, proprio perché il volere popolare deve essere privilegiato.

Noi siamo espressione, rappresentanti, del volere popolare. Quando, però, il popolo decide di esprimersi direttamente e raccoglie le firme per presentare un disegno di legge, in questo caso noi dobbiamo essere al servizio di questo disegno di legge e lo dobbiamo esaminare in maniera celere. Ecco perché lo stesso Regolamento del Senato detta una linea di intervento e una tempistica che vuole necessariamente incanalare questo disegno di legge di iniziativa popolare con tempi certi.

Sarebbe davvero un abuso, infatti, e un tradimento del nostro ruolo, pensare che i cittadini raccolgono le firme, che la legge di iniziativa popolare raggiunge finalmente le Camere e poi i parlamentari la mettono in un cassetto dicendo: quando vogliamo, la trattiamo; quando siamo comodi, la discutiamo. Prima facciamo quello che ci interessa e poi discutiamo di quello che vuole fare il popolo. Questa sarebbe davvero una violazione del principio costituzionale fondamentale della nostra Carta.

In Commissione affari costituzionali, di cui sono diventata componente da poco, la questione è stata dibattuta, proprio perché ci si è avveduti ed è stato denunciato in seno alla Commissione il fatto che, appunto, questo disegno di legge non è stato messo all'ordine del giorno dei lavori della Commissione. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, vi assicuro che non è bello vedere colleghi che danno le spalle alla Presidenza e non seguono un dibattito così importante, non credo solo per l'opposizione, ma per il Paese. Prego, senatrice Musolino, riprenda pure il suo intervento. (Applausi).

MUSOLINO (IV-C-RE). Signora Presidente, forse dovrei fare un piccolo riepilogo a beneficio di chi era impegnato in altre conversazioni. Lo dirò ancora più celermente, più brevemente, ma spero più incisivamente: la volontà appartiene al popolo. Questo è il nostro principio. Questo è uno dei valori fondanti della nostra Costituzione. Quando il popolo raccoglie le firme e presenta un disegno di legge di iniziativa popolare, è dovere del Parlamento trattarlo, discuterlo, porlo in votazione. Quando non si fa questo, si viene meno al nostro mandato, che è quello di rappresentare e servire il popolo.

In questo caso, in Commissione affari costituzionali non è stata calendarizzata la discussione di questo disegno di legge di iniziativa popolare. Il termine dei tre mesi non è un termine ordinatorio, ma, se anche lo fosse, la sua violazione non sarebbe meno grave della violazione di un termine perentorio. La perentorietà comunque deriva dal fatto che il Regolamento stabilisce che tale disegno di legge deve essere discusso. La violazione del termine fa sì che questo disegno di legge passi direttamente dalla Commissione all'Aula. Questa è la conseguenza della violazione di non averlo discusso in Commissione.

L'iniziativa popolare riguarda il testo di un disegno di legge costituzionale, una riforma costituzionale. Le leggi ordinarie sono sottoposte, ovviamente, nella gerarchia delle fonti, alla Costituzione. Sarebbe come dire che noi trattiamo prima un affare speciale e poi un affare generale: un'inversione, non soltanto dal punto di vista logico, ma anche e soprattutto della gerarchia delle fonti, che costituisce, anche questo, uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico.

Siccome siamo i rappresentanti ed esercitiamo in questo Parlamento il potere legislativo, sarebbe veramente abnorme che chi esercita in persona il potere legislativo andasse a violare le leggi e soprattutto i suoi principi fondamentali.

Credo che non ci sia bisogno di aggiungere altro per rendere evidente e palese che la discussione sul disegno di legge di riforma costituzionale deve necessariamente precedere quella su una legge ordinaria: lo vuole il sistema delle fonti, lo vuole la logica e lo vuole il nostro ruolo, che è quello di dare voce, espressione e parola alla volontà dei cittadini. (Applausi).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, come Gruppo Lega respingiamo la proposta di invertire i punti dell'ordine del giorno, ossia discutere prima il disegno di legge costituzionale di modifica degli articoli 116 e 117 della Costituzione rispetto alla sua attuazione. Sorvolo peraltro su quella che è in un certo senso una curiosità: una volta che arriva in quest'Aula la possibilità di attuare un articolo della Costituzione, e specificamente l'articolo 116, terzo comma, arriva proprio nello stesso momento una modifica della Costituzione su quel punto. È un po' sospetto.

Ma, dal momento che mi sono prefisso l'impegno di essere mite con l'inizio dell'anno, per cercare di evitare il più possibile le varie conflittualità, comincio innanzitutto a dire che uno dei motivi per cui respingiamo la richiesta di inversione dell'ordine del giorno è che ci troviamo di fronte a due provvedimenti, uno dei quali, quello della riforma costituzionale, a cui voi dell'opposizione volete dare precedenza, risulta essere iscritto in Aula d'ufficio, ossia per via di un articolo del Regolamento,. Dall'altra parte... (Commenti).

Scusate, colleghi, ho ascoltato con attenzione i vostri interventi senza fare commenti. Ho invitato alla mitezza e, quindi, per favore fatemi almeno discutere e ragionare. Poi ognuno farà le proprie considerazioni.

Stavo dicendo che, dall'altra parte, c'è un provvedimento che è arrivato in Senato il 23 marzo 2023. Siamo a gennaio 2024, è stata chiesta su questo provvedimento una serie di approfondimenti e di interventi che hanno dato alla Commissione una tempistica veramente elevatissima per poter approdare in Aula, dove arriva dopo una discussione importante, fondamentale. Perché bisognerebbe dare precedenza a un provvedimento che ci arriva d'ufficio per un articolo del Regolamento - considerato che non ci sarebbe mai arrivato se non ci fosse stato quell'articolo - rispetto a un provvedimento che è stato approfondito in Commissione per otto mesi? Tra l'altro, una delle richieste che arrivano spesso dall'opposizione è che i provvedimenti devono essere approfonditi proprio nelle Commissioni competenti.

Allora dico: se aveste avuto un po' di celerità nello sbrigare il tema del cosiddetto disegno di legge Calderoli, probabilmente avremmo avuto anche il tempo in Commissione di poter approfondire il disegno di riforma costituzionale. Ma prescindiamo da questo ragionamento sul diritto di precedenza o meno. Ricordo che è stato richiamato il principio della volontà del popolo, le 100.000 firme e quant'altro, ma scusate: se la volontà del popolo deve essere sempre tenuta in considerazione, noi pensiamo che 3 milioni di persone che hanno votato in un referendum consultivo popolare nel 2017, le cui richieste non sono ancora state attuate, abbiano un po' più di precedenza a essere ascoltati rispetto a 100.000 cittadini (Applausi) che hanno fatto la richiesta qualche mese fa. Se vogliamo parlare di volontà popolare e di rispetto della democrazia, cominciamo da quello e andiamo ad attuare quanto 3 milioni di cittadini italiani hanno chiesto nel 2017 con dei referendum che si sono svolti. Lo dico in maniera molto chiara.

Dall'altra parte, parleremo dei tempi e dei modi di discussione del tema dell'autonomia differenziata o meno. Tra l'altro, qualcuno mi dovrà anche spiegare come mai il Partito Democratico - ai tempi in Emilia Romagna, come Regione, non fece un referendum, ma votò, come Consiglio regionale (presidente Bonaccini e vicepresidente l'attuale segretario del Partito Democratico), la richiesta di autonomia differenziata - improvvisamente abbia cambiato idea e l'autonomia differenziata non sia più un obiettivo da raggiungere, nonostante quanto avesse portato avanti anni fa. (Applausi). Bisogna anche tenere conto della coerenza.

Questo ci fa sospettare che evidentemente l'obiettivo non sia tanto riformare il Titolo V, cosa che avreste potuto fare negli ultimi dieci anni che siete stati al Governo e avete governato da soli, avendo i numeri per poterlo fare, perché - come detto - questa richiesta arriva adesso. Dall'altra parte, sottolineo che la questione, che politicamente mettete in campo, dello scambio tra il premierato e l'autonomia, come aspetto politico alle spalle del Paese, penso stia nell'ordine naturale delle cose. È anche nel rispetto di un equilibrio istituzionale dei poteri il fatto che, a fronte di una riforma costituzionale che vuole dare più poteri al Premier, dall'altra parte vi sia un adeguato bilanciamento dando i poteri dal centro alle periferie. È un aspetto istituzionale. (Applausi).

Teniamo conto di ciò e, per tutte queste ragioni, ripeto ancora che il diritto di precedenza su questo tema - se c'è - ce l'ha l'attuazione della Costituzione. Non dimentichiamolo. Ricordo che nella prima seduta di questa legislatura, presieduta dalla senatrice a vita Liliana Segre, in un passaggio la senatrice esortò a dare più importanza ad attuare la Costituzione piuttosto che a riformarla. Noi a quell'appello ci crediamo ancora. (Applausi).

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, non so se i temi che abbiamo oggi sul tappeto siano proprio relativi all'applicazione della Costituzione. Vorrei sottolineare, prima di tutto, che la Costituzione prevede che le Aule parlamentari abbiano un potere di intervento. Invece, nell'anno passato di legislatura, sono state poste cinquanta questioni di fiducia: questo è un modo per non applicare la Costituzione. (Applausi).

Inoltre, noi siamo una Repubblica parlamentare e non presidenziale, e voi state proponendo esattamente il contrario. Se vogliamo fare questa discussione, iniziamola pure.

Inoltre, premesso che sono uno di quelli che si è battuto sempre contro l'autonomia differenziata e ha fatto la battaglia contro il referendum consultivo proposto in Lombardia e in Veneto (dove abbiamo votato elettronicamente, con i tablet che sono spariti e sono ancora nelle cantine delle scuole, inutilizzabili, spendendo soldi per un referendum totalmente inutile), vorrei sottolineare che certamente deve esserci una discussione. Non c'è - come diceva il senatore Lisei - qualcuno che pensa di porre una questione per nasconderne un'altra. E la dimostrazione è che abbiamo discusso in Commissione - come hanno spiegato prima di me i senatori De Cristofaro, Giorgis e Majorino - dove tutti hanno partecipato.

C'è però un dato: la richiesta di porre in calendario la discussione sulla proposta di legge di iniziativa popolare è stata posta in Conferenza dei Capigruppo in tempi non sospetti, perché erano passati i tre mesi previsti; sono quindi mesi che si pone tale problema e non c'è niente di nascosto. Dovreste quindi avere la forza - avete i numeri per poterlo fare - di affrontare il tema. Magari avete qualche difficoltà ad affrontare il fatto che in quella proposta vi è una discussione sui famosi livelli uniformi di prestazione e non sui LEP (livelli essenziali delle prestazioni), che non si sa cosa siano. Questo è il dato. Nella proposta c'è scritto «livelli uniformi», perché l'unità del Paese sta in questi termini, ossia nel fatto che i servizi, le prestazioni e i cittadini devono essere tutti uguali. Questo è il dato fondamentale.

Questa è la discussione che bisogna fare. E allora la facciamo? Avete i numeri per farla e per poter proporre delle modifiche. Nessuno vi nega la discussione in Commissione e, a seguire, il dibattito in Assemblea. Dovreste avere, in questo caso, la forza e il coraggio di dimostrare che siete una maggioranza politica, presentando in termini politici una proposta che risponda alle esigenze poste dai cittadini con 100.000 firme. Non vorrei infatti che si sminuisse il fatto che i cittadini hanno firmato per sollevare il tema e chiedere a questo Parlamento di discuterlo. Questo è il senso della nostra democrazia e vorrei che venisse rispettato. (Applausi).

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, per la verità, dopo aver ascoltato il presidente Romeo, la nostra convinzione sulla difesa della figura del Presidente della Repubblica, così come codificata nella nostra Costituzione, è ancora più forte. (Applausi). Il presidente Romeo, con il suo intervento, ha confermato che il disegno scellerato di questa maggioranza è smontare l'intelaiatura della Repubblica dando attraverso una sorta di patchwork... (Brusio). Sì, ministro Calderoli, non si agiti, è così.

Peraltro, attraverso la Presidente, vorrei porre qualche domanda al Governo, che è silente. Il ministro Calderoli ha occupato per otto mesi la Commissione affari costituzionali e forse è per questo che il presidente Balboni non è stato in grado di porre all'ordine del giorno l'iniziativa popolare di modifica costituzionale. È per questo che stiamo facendo questo dibattito, presidente Romeo: non siamo stati in grado di ottenere la discussione di quella riforma costituzionale in Commissione. O qualcuno può smentirci? E siamo in Aula grazie al Regolamento e alle regole che, per fortuna, ci sono. Volete cambiare anche queste senza nemmeno dircelo? Purtroppo non potete farlo. Speriamo che non possiate farlo, a meno che non decidiate di imitare alcuni vostri predecessori di un tempo lontano. Speriamo di no.

In questo momento ci viene spontaneo dirvi una cosa. Ministro Calderoli, lo ha sottolineato il senatore Giorgis: qui è un problema anche di auto-vincoli legislativi. Presidente, il legislatore ordinario può vincolare se stesso? Chi impedisce a un'altra maggioranza - o alla stessa - di modificare una norma così debole - noi aggiungiamo pasticciata - che smonta il Paese? Lo dico e lo sottolineo soprattutto per i colleghi e le colleghe di Fratelli d'Italia e Forza Italia. Chi vive nelle aree interne e di montagna e nel Mezzogiorno lo sa: non c'è un euro nello Spacca Italia di Calderoli. Ripeto: non c'è un centesimo. (Applausi). Lo avete vincolato alla legge di bilancio in maniera strumentale e disonesta sul piano politico e legislativo.

Non è un caso che, dopo l'intervento del presidente Romeo, non si sia levato un applauso dagli altri Gruppi sui banchi della maggioranza. Erano tutti silenti, sperando che accada qualcosa. Colleghi, non accadrà nulla se non vi ribellate e se votate esattamente quello che la Lega vi sta chiedendo.

E guardate che il problema non è solo tra Nord e Sud. Il problema è che - come detto poco fa dal collega Magni - non essendoci un centesimo per i livelli essenziali delle prestazioni, non ci sarà un centesimo per riequilibrare le diseguaglianze. Non ci sarà nei settori del trasporto pubblico locale, della scuola, della sanità e dell'assistenza. (Applausi). Voi sarete responsabili di questo scempio.

Chiudo, ministro Calderoli e presidente Balboni. Il dibattito potreste farlo anche in un altro contesto e in un altro luogo. Mi pare fin troppo evidente - e va spiegato a chi è fuori da quest'Aula - che differenziazione e specialità sono due aspetti completamente diversi che state spacciando per simili. Sono due aspetti diversi. Non penso di dover chiedere ai colleghi che vengono dalle Regioni a Statuto speciale di spiegare la differenza a quest'Aula. Penso che siate tutti edotti e tutti dotti in materia. Invece la Lega sta continuando a spacciare alle Regioni a statuto ordinario questa porcheria - perché è una porcheria - come l'Eldorado: avrete tutti l'autonomia e farete tutti quello che volete. Non è così, presidente Romeo, perché il coordinamento della finanza pubblica, per fortuna, impone allo Stato di riequilibrare. Ma, se noi smontiamo un pezzo, lo Stato non ha più le risorse per riequilibrare e dovrete rispondere voi al Paese intero, con la vostra responsabilità politica, degli interventi che non sarà più possibile fare.

Noi ovviamente ve lo impediremo con tutti gli strumenti democratici a disposizione. (Commenti). Presidente Zaffini, se posso darle un consiglio, tutta quella arroganza me la risparmierei. Utilizzate l'energia - e ne avete tanta - per fare propaganda, per allargare il fossato sociale e alimentare gli scontri. Ho la sensazione che, se decideste di dedicare una piccola parte di quell'energia che sprecate facendo propaganda nella risoluzione dei problemi degli italiani, forse qualcosa riuscireste anche a fare. (Applausi).

BALBONI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Presidente Balboni, il suo Gruppo è già intervenuto ed è previsto un intervento per Gruppo.

BALBONI (FdI). Presidente, le chiedo di intervenire per fatto personale, visto che il collega Boccia e anche altri prima di lui mi hanno citato personalmente. Credo di avere il diritto di replicare, se me lo consentite, perché sono stato accusato di non aver rispettato il Regolamento e credo che una tale accusa meriti una risposta in questo momento.

PRESIDENTE. Presidente Balboni, per fatto personale si interviene a fine seduta. Ma, in quanto Presidente di Commissione e poiché ritengo che l'argomento sia molto importante, le do la parola.

BALBONI (FdI). Presidente, la ringrazio molto.

Ci tengo a chiarire all'Aula e ai colleghi che l'esame del disegno di legge di iniziativa popolare è iniziato in Commissione con l'audizione del comitato promotore. Poco tempo dopo quell'audizione, la Commissione aveva in animo di entrare nel merito con l'apertura della discussione generale. Voglio ricordare ai colleghi che erano stati abbinati, su richiesta del Gruppo PD - collega Boccia - altri disegni di legge di riforma costituzionale, a prima firma Giorgis, a prima firma Pirro e a prima firma di altri colleghi. Avevamo deciso pertanto di svolgere un esame congiunto e complessivo di quei disegni di legge insieme al disegno di legge di iniziativa popolare di cui oggi stiamo discutendo.

Tuttavia, poco dopo questa decisione, è arrivata una lettera, che è agli atti ed è a disposizione, che il senatore Giorgis ha letto, insieme a me e insieme a tutti gli altri componenti della Commissione, che ci ha posto anche un quesito di natura regolamentare piuttosto complicato, in base alla quale i promotori chiedevano di venire direttamente in Aula, perché decorsi i tre mesi assegnati dal Regolamento. Però lei, presidente Boccia, mi insegna che non si può immaginare di iniziare e concludere l'esame di un disegno di legge di riforma costituzionale e di altri quattro disegni di legge congiunti in tre mesi. Credo che questo sia sotto gli occhi di tutti. Quindi, non aveva torto il collega Lisei quando diceva che si tratta comunque di un termine non perentorio.

Quella lettera, in cui si chiedeva espressamente di andare in Aula ai sensi del Regolamento, ha bloccato il nostro esame, perché non avevamo ancora capito se potevamo disgiungere l'esame degli altri disegni di legge di iniziativa parlamentare, proseguire con quelli e lasciare che il disegno di legge di iniziativa popolare venisse in Aula e seguisse il suo iter, come richiesto dai promotori. Quando finalmente la Presidenza e l'esame del Regolamento ci hanno chiarito che si potevano disgiungere, staccando i vagoni dei disegni di legge di iniziativa parlamentare dal vagone del disegno di legge di iniziativa popolare, abbiamo deciso di proseguire. Tant'è vero - do una notizia all'Assemblea e al presidente Boccia - che oggi alle ore 12 riprende la discussione generale in Commissione proprio sui disegni di legge a firma dei senatori Giorgis, Pirro e altri. Credo, quindi, che la Commissione affari costituzionali da me presieduta abbia adempiuto esattamente al compito che il Regolamento e la politica le assegnano.

Sulla riforma dell'autonomia, mi permetto di ricordare ai colleghi dell'opposizione che non solo abbiamo impiegato otto mesi per approfondire in ogni modo possibile e immaginabile questa importante riforma, ma che forse anche grazie un po' a questo Presidente sono stati approvati ottanta emendamenti al disegno di legge, dei quali più di quaranta a prima firma dei colleghi dell'opposizione, a dimostrazione del fatto che abbiamo lavorato bene, cercando di rimanere al merito.

Le questioni di propaganda non riguardano questo Presidente, per cui mi esimo dall'entrare nel merito. (Applausi).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dai senatori De Cristofaro, Maiorino e Giorgis, volta a invertire l'ordine del giorno della prossima settimana, quindi di discutere e votare prima il disegno di legge costituzionale di iniziativa popolare di modifica degli articoli 116 e 117 della Costituzione e poi il disegno di legge sull'attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario collegato alla manovra di finanza pubblica.

Non è approvata.

Dispongo la controprova.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all'Assemblea.

Discussione e approvazione del documento:

(Doc. II, n. 3) BORGHI Enrico ed altri. - Introduzione di una ulteriore disposizione transitoria per l'integrazione del Consiglio di Presidenza nella XIX legislatura (Votazione qualificata ai sensi dell'articolo 167, comma 5, del Regolamento) (Relazione orale)(ore 11,03)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento II, n. 3.

Ricordo che, per l'approvazione delle modifiche al Regolamento, l'articolo 64, primo comma, della Costituzione e l'articolo 167, comma 5, del Regolamento prescrivono il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti del Senato.

Il senatore Liris svolge la relazione orale.

LIRIS (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il documento in esame reca l'introduzione di un'ulteriore disposizione transitoria per l'integrazione del Consiglio di Presidenza nella XIX legislatura.

Tale proposta, sottoscritta da tutti i Capigruppo, prevede che, limitatamente alla legislatura in corso, tutti i Gruppi parlamentari costituiti dall'inizio della legislatura siano rappresentati in seno al Consiglio di Presidenza. In caso di Gruppi non rappresentati si procede all'elezione di ulteriori segretari. Attualmente risulta non rappresentato il solo Gruppo Italia Viva-Il Centro-Renew Europe.

Peraltro, al fine di non alterare il rapporto tra maggioranza e opposizione nel Consiglio di Presidenza, nel caso in cui, per effetto della disposizione in esame, il rapporto numerico tra maggioranza e opposizione dovesse risultare alterato a sfavore dei componenti di Gruppi di maggioranza, in sede di votazione si procede alla contemporanea elezione di un ulteriore segretario.

La Giunta per il Regolamento ha esaminato tale proposta nella seduta di ieri pomeriggio, approvandola all'unanimità.

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare in discussione, passiamoalla votazione del documento II, n. 3, composto del solo articolo 1, nel testo proposto dalla Giunta per il Regolamento.

PAROLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAROLI (FI-BP-PPE). Signora Presidente,non ho molto da aggiungere, ma vorrei solo dire che Forza Italia ha sposato questa posizione e credo che il nostro favore sia soprattutto legato al fatto che la disposizione transitoria riguarda solo l'attuale legislatura. Vi è poi una consapevolezza che riguarda la maggioranza: anche questa volta, di fronte a una realtà che vede la mancata rappresentanza di un Gruppo, non certo per colpa o attività della maggioranza, ma per accadimenti che non la riguardano, credo sia particolarmente apprezzabile la disponibilità della maggioranza stessa a intervenire in modo tale che questo tema possa essere risolto.

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente,intervengo molto rapidamente per confermare il voto favorevole del Movimento 5 Stelle sulla proposta di modifica del Regolamento.

Approfitto per ribadire quanto già detto in sede di Giunta per il Regolamento: credo che dovremmo pensare di rendere valida per sempre, non soltanto rinnovandola di legislatura in legislatura, la previsione che consente a tutti i Gruppi parlamentari che nascono all'inizio della legislatura di avere presenza e rappresentanza nel Consiglio di Presidenza.

Pertanto, votiamo a favore perché consideriamo giusto che ogni Gruppo parlamentare abbia una propria rappresentanza in Consiglio di Presidenza.

STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANI (LSP-PSd'Az). Signora Presidente,annuncio anche a nome del Gruppo della Lega il voto assolutamente favorevole sulla decisione in esame. Sottolineo che, anche se è già passato un anno dall'inizio di questa legislatura, l'inserimento del senatore Segretario nel Consiglio di Presidenza, nel caso di alterazione delle proporzioni fra maggioranza e opposizione, è assolutamente opportuno. Ciò, infatti, dà ai Gruppi parlamentari e a un componente del Gruppo Misto, che comunque in questo caso ha una natura politica, la possibilità di esprimersi all'interno del Consiglio di Presidenza e di condividere le scelte molto importanti che verranno fatte da tale organismo.

PARRINI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARRINI (PD-IDP). Signor Presidente,anche da parte del Gruppo Partito Democratico c'è condivisione dell'esito della riflessione condotta nella Giunta per il Regolamento. Il principio che tutti i Gruppi siano rappresentati nel Consiglio di Presidenza merita di essere sostenuto. Pertanto, annuncio il nostro voto favorevole alla proposta di modifica del Regolamento.

Accertamento del numero dei presenti

PRESIDENTE. Prima di procedere alla votazione finale del documento II, n. 3, dispongo, ai sensi dell'articolo 107, comma 3, del Regolamento, l'accertamento del numero dei presenti.

(Segue l'accertamento del numero dei presenti).

Stante l'esito dell'accertamento testé condotto, passiamo alla votazione.

Ripresa della discussione del documento II, n. 3(ore 11,11)

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 167, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del documento II, n. 3, composto del solo articolo 1, nel testo proposto dalla Giunta per il Regolamento.

(Segue la votazione).

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo:

Senatori presenti

144

Senatori votanti

143

Maggioranza

103

Favorevoli

142

Contrari

0

Astenuti

1

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Sospendo ora la seduta, che riprenderà alle ore 15 con le comunicazioni del Ministro della difesa in materia di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina.

(La seduta, sospesa alle ore 11,13, è ripresa alle ore 15,08).

Presidenza del vice presidente RONZULLI

Comunicazioni del Ministro della difesa in materia di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina e conseguente discussione (ore 15,08)

Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 2, 4 e 5

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Ministro della difesa in materia di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina».

Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo del 9 gennaio, la discussione sarà limitata alle sole dichiarazioni di voto per un tempo di dieci minuti per Gruppo.

Ha facoltà di parlare il ministro della difesa, Crosetto.

CROSETTO, ministro della difesa. Signor Presidente, onorevoli senatori, quella di oggi è un'occasione per fornire un punto di situazione sul conflitto in Ucraina, su ciò che l'Italia ha fatto, fa e farà a supporto del Governo ucraino, con particolare riferimento alla proroga del 31 dicembre 2024 dell'autorizzazione per la fornitura di aiuti anche militari a Kiev.

Purtroppo, la controffensiva estiva dell'Ucraina non ha dato i risultati che alcuni speravano e l'esercito di Kiev sta ora affrontando un nuovo inverno di guerra, dovendo a sua volta fare fronte alla prevedibile violenta reazione russa, per lo più basata sul lancio di missili e droni dall'Est del Paese.

Anche grazie alla promessa di un futuro ingresso dell'Ucraina in Europa, che auspichiamo, e agli appuntamenti elettorali già previsti nell'Unione europea, negli Stati Uniti e anche in Russia, il 2024 sarà un anno cruciale del conflitto iniziato il 24 febbraio 2022.

L'Italia, recependo tutte le risoluzioni del Parlamento in merito, supporta dall'inizio con determinazione ogni azione per favorire l'apertura di un confronto diplomatico e arrivare quanto prima a una soluzione negoziale che non sia disgiunta da una pace giusta e senza che ciò venga erroneamente interpretato come una volontà di disimpegnarsi dal nostro sostegno e da quello della comunità internazionale a fianco dell'Ucraina, che resta forte, inalterato, imprescindibile. La gravità della situazione e la minaccia che essa pone all'ordine e alla stabilità europea e globale infatti confermano quanto sia importante continuare a sostenere la lotta e lo sforzo del popolo e delle forze armate ucraine affinché siano in grado di resistere all'aggressione che è stata portata al loro Paese. In questo contesto, lo scorso 19 dicembre il Consiglio dei ministri ha ritenuto necessaria la proroga per un altro anno, previo il successivo e doveroso passaggio parlamentare per la conversione del decreto-legge e l'autorizzazione a fornire aiuto concreto con mezzi materiali ed equipaggiamenti sia militari che civili al Governo dell'Ucraina.

Dopo quasi due anni, il conflitto presenta le caratteristiche di una tradizionale guerra di posizione, anche in considerazione del fatto che gli sforzi finora sostenuti hanno esaurito le risorse necessarie per alimentare ulteriori spinte offensive. La stagione invernale tende a cristallizzare la situazione sul campo ed è prevedibile che la reazione russa sarà particolarmente dura e farà ricorso ad ulteriori massicci attacchi con missili e droni contro le infrastrutture civili e militari più critiche. Lo scopo è quello di fiaccare ancora di più il morale della popolazione ucraina, indebolendone la volontà di combattere, creando una frattura interna e fiaccandone il morale.

La controffensiva ucraina ha avuto un andamento generoso, ma irregolare, non riuscendo a liberare dall'occupazione russa aree significative e non cogliendo l'obiettivo che si era posta Kiev, cioè raggiungere il Mare di Azov e interrompere la continuità territoriale tra Crimea e Donbass. Per esplicita ammissione delle autorità ucraine, il contrattacco sviluppatosi soprattutto nel Sud degli oblast di Zaparizhzhia e Kherson ha permesso di recuperare all'occupazione russa poche decine di chilometri quadrati di terreno. Le principali difficoltà riscontrate sono da imputare a una presenza di vasti campi minati - pensate che l'intelligence ucraina stima in oltre otto milioni il numero di mine impiegate dai russi a protezione delle proprie posizioni - e alla superiorità numerica e aerea delle forze di Mosca. Lo stesso presidente Zelensky ha dichiarato la necessità che l'esercito ucraino riesca a mobilitare altri 450-500.000 effettivi e soprattutto che venga garantito il costante sostegno occidentale a Kiev in termini di armamenti e addestramento.

La Russia, sebbene abbia mancato gli obiettivi che si era posta, non sembra dare segni di cedimento. Putin ha tamponato le difficoltà stabilizzando il fronte interno ed esterno, al punto da invertire alcune delle dinamiche preesistenti. Se ricordate, dissi in un'Aula parlamentare tempo fa che la forza principale di Putin era il fatto che per lui il tempo ed i morti non avessero importanza, tanto che il fattore tempo, che alcuni pensavano giocasse a favore di Kiev, ora appare più favorevole a Mosca. Purtroppo, anche in questo campo si nota la differenza tra un'autocrazia, la Russia, e una democrazia, l'Ucraina.

Mosca, inoltre, è stata capace, proprio per il fatto di non essere una democrazia, di sostenere il suo sforzo bellico aggirando le sanzioni occidentali, intensificando gli scambi con Corea del Nord, Iran, Cina e altri partner del Sud globale, aumentando la spesa pubblica e con una disponibilità di un settore privato particolarmente resistente. Le sanzioni non hanno avuto effetto sulla crescita del prodotto interno lordo russo, anche perché i prezzi delle materie prime che esportavano si sono alzati.

La Russia sembra sostanzialmente intenzionata a puntare a un conflitto di logoramento, sul tempo, sui tempi lunghi, nella convinzione che, nel lungo periodo, le opinioni pubbliche occidentali si stancheranno e ci saranno defezioni tra i ranghi dei Paesi che hanno finora sostenuto Kiev. In questo senso, è inevitabile pensare all'influenza che potrebbero generare le prossime scadenze elettorali negli Stati Uniti e in Europa e le relative campagne politiche. Tendenze isolazionistiche di disimpegno dal sostegno dell'Ucraina potrebbero, presto o tardi, manifestarsi nell'elettorato americano, come in altri; ma sono presenti anche a livello europeo, come sapete bene.

Quello appena descritto è un breve accenno sullo scenario che oggi caratterizza il conflitto russo-ucraino e che impone a noi, all'Italia, una scelta di coerenza, di sostegno e dunque di proroga degli aiuti all'Ucraina, in linea con gli impegni internazionali che ci siamo assunti in sede NATO e in sede di Unione europea. L'impegno della Difesa è stato pronto e concreto fin dai primissimi giorni del conflitto: abbiamo aderito a tutte le iniziative di supporto all'Ucraina - lo ricordo - in ambito NATO, nel contesto delle iniziative alleate volte a potenziare la postura di deterrenza e difesa sul fianco Est abbiamo partecipato con dispositivi aerei, navali e terrestri in Lettonia, Ungheria e Bulgaria; abbiamo inviato una batteria di difesa aerea e missilistica SAMP/T in Slovacchia e un'unità navale, parimenti dotata di capacità di difesa aerea, nel mar Baltico (a protezione della Polonia).

In seno all'Unione europea abbiamo organizzato corsi di formazione e addestramento per le truppe ucraine, all'interno della missione EUMAM, e nel 2023 abbiamo soddisfatto tutte le richieste formative che ci sono pervenute. Su base multilaterale, con la partecipazione al consesso di Ukraine Defense Contact Group, al cui interno si stanno creando le cosiddette coalizioni di capacità, abbiamo sviluppato tutte le opportunità che ci venivano offerte e abbiamo portato avanti la possibile interoperabilità tra Forze armate ucraine con i Paesi della NATO e l'adeguamento agli standard occidentali.

Le coalizioni di capacità segnano un altro salto di qualità nelle modalità di supporto all'Ucraina. L'idea è quella di aggregare gruppi di Nazioni, guidate da uno o più leader, che concordino con Kiev lo sviluppo di specifici settori delle loro Forze armate. Al riguardo, gli sviluppi del filone di lavoro delle coalizioni avranno implicazioni in diversi ambiti e saranno il driver principale dello sviluppo della difesa nazionale ucraina nell'alveo della NATO e dell'Unione europea. In questo contesto, l'Italia ha manifestato interesse a partecipare alla demining coalition, promossa dalla Lituania (proprio perché abbiamo parlato prima di otto milioni di mine che prima o poi andranno estirpate da quel Paese), e quindi alla ricostruzione delle unità del genio deputate al forzamento dei campi minati (pensando a un'Ucraina che, finita la guerra, dovrà riprendersi il suo terreno e liberarlo dal veleno che vi è stato versato). Abbiamo chiesto di partecipare all'information technology coalition, a guida estone e lussemburghese, per la creazione di un'infrastruttura di comunicazione con capacità di difesa dagli attacchi cyber, e alla maritime coalition, guidata da Gran Bretagna e Norvegia, per la ricostruzione di una marina ucraina.

Appare importante l'identificazione di mezzi, materiali e sistemi d'arma di produzione nazionale, disponibili nell'immediato e nel breve periodo, che possano essere rilevanti all'interno di queste coalizioni e per i quali esista un'adeguata capacità produttiva, perché non possiamo pensare di andare a detrimento dei programmi di acquisizione della difesa italiana. Al tempo stesso, si dovranno valutare attentamente i meccanismi di finanziamento di queste iniziative, che, al netto dei possibili parziali ristori ottenibili mediante i fondi europei, non possono ricadere sulle ordinarie assegnazioni destinate alla Difesa italiana.

Allo stato attuale, pensiamo di fornire sistemi d'arma in nostro possesso, in linea con l'attuale quadro normativo. In futuro, non possiamo escludere la necessità di svolgere un più efficace ruolo nazionale all'interno di queste coalizioni. In tal caso, verranno adottati gli adempimenti volti a far rientrare le attività poste in essere in un adeguato perimetro autorizzativo.

Vorrei soffermarmi brevemente sul contributo nazionale in termini di consegna di aiuti. Dopo sette pacchetti di aiuti militari già formalizzati dall'inizio del conflitto, abbiamo da poco dato il via libera all'invio a Kiev di un'ottava tranche di equipaggiamenti, materiali, mezzi e sistemi, sulla base delle esigenze rappresentate dalle autorità ucraine per far fronte al conflitto. Ho illustrato nel dettaglio questo nuovo decreto al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), lo scorso 19 dicembre. Come ben sapete, infatti, il Governo ha ritenuto di dover proseguire nel solco del precedente Esecutivo, ponendo la classifica di segretezza sugli aiuti inviati a Kiev, ma posso confermare che anche questo ottavo pacchetto di aiuti militari è costituito da equipaggiamenti e sistemi d'arma volti a rafforzare le capacità difensive delle forze armate ucraine. Al contempo, quale attività complementare alle cessione di aiuti militari, stiamo studiando delle soluzioni che permettano il mantenimento e l'operatività dei sistemi già ceduti.

La strada da percorrere a fianco dell'Ucraina è ancora lunga e sono consapevole della complessità della situazione e delle difficoltà che si pongono, ma sarebbe un errore strategico e politico fare un passo indietro. Il nostro sostegno alle Forze armate dell'Ucraina deve continuare finché non cesseranno gli attacchi dei russi.

Consentitemi alcune riflessioni finali. La piena integrità territoriale dei confini riconosciuti dell'Ucraina rimane l'obiettivo dell'intera comunità internazionale. Ancora una volta, dunque, l'Italia sceglie di essere dalla parte della libertà delle Nazioni e del rispetto del diritto internazionale, con l'obiettivo di arrivare, in linea con la posizione assunta dai nostri alleati, a una pace giusta e duratura. Al contempo, dobbiamo essere realisti e non possiamo ignorare la situazione militare sul campo che, sebbene si possa, al momento, considerare in equilibrio, disegna una geografia politica diversa da quella che ci si aspettava un anno fa. A ciò si aggiungono le già citate considerazioni circa la reale capacità ucraina di contrastare sul lungo periodo l'opponente russo in una condizione di persistente inferiorità numerica e di inferiorità aerea. Se la prospettiva di un nuovo inverno di guerra preoccupa la popolazione ucraina, parimenti i Paesi occidentali non sono indifferenti a tale scenario, con particolare attenzione alla sensibilità delle opinioni pubbliche. In quest'ottica, come ho accennato, parrebbe giunto il momento per un'ulteriore incisiva azione diplomatica che affianchi - e non sostituisca - gli aiuti che stiamo portando avanti, perché si rilevano una serie di segnali che dobbiamo cogliere, perché dobbiamo pensare di trovare in questa disgrazia che stiamo affrontando anche qualche segnale che ci dia la speranza che si stia arrivando alla fine.

Questi segnali giungono da entrambe le parti. Le dichiarazioni di diversi interlocutori da parte russa evidenziano una lenta e progressiva maturazione di una disponibilità al dialogo per porre fine alla guerra, lasciando intravedere l'ipotesi di ripristinare rapporti e consessi che in passato hanno agito con efficacia per prevenire e risolvere crisi e tensioni internazionali. L'economia russa, per quanto si sia riconfigurata in un'economia di guerra capace di sostenere uno sforzo bellico protratto nel tempo, non potrà contare all'infinito sul supporto della popolazione russa, anch'essa colpita dalla cosiddetta war fatigue e da continue privazioni. In Ucraina il fronte interno appare più in difficoltà, meno compatto nel sostenere questa politica e si evidenziano alcune divergenze che sono state rappresentate dagli organi di stampa.

Tutto questo dobbiamo necessariamente tenerlo in considerazione nel percorso di avvicinamento alle trattative per l'interruzione del conflitto e per il successivo processo di normalizzazione dei rapporti. La Russia deve e dovrà comprendere, però, la totale risolutezza dei Paesi occidentali al fine di evitare di inasprire situazioni di tensione e, soprattutto, scongiurare nuove velleità di conquista in altre regioni dell'Est dell'Europa.

Pertanto, l'azione dei prossimi mesi dovrà commisurare deterrenza e diplomazia, iniziative sanzionatorie e opportunità de-escalatorie, dialettiche di ferma condanna e momenti di dialogo, dovendo evitare di innescare una narrativa pessimistica e di abbandono dell'Ucraina al suo destino, che sarebbe un gravissimo e inaccettabile nocumento non per l'Ucraina, ma per l'intero Occidente, per l'Europa in primis, e allontanerebbe ogni possibilità di un serio negoziato.

In tale contesto, la credibilità della capacità e del supporto della difesa italiana, al pari di quella di tutti gli altri Paesi europei, dovrà essere da traino e sprone per l'Unione europea e le sue istituzioni, affinché creino le condizioni per avviare interlocuzioni con Mosca, nella piena consapevolezza che quello in Ucraina è un conflitto sul territorio europeo che mette a rischio la sicurezza, il sistema valoriale europeo e quindi anche italiano.

Per ogni trattativa di pace - che pure auspichiamo - non possiamo che partire dal presupposto che per noi, patria del diritto, è un principio faro: nella guerra tra Russia e Ucraina esiste un aggredito ed esiste un aggressore; nella guerra tra Russia e Ucraina esiste una Nazione che ogni giorno bombarda obiettivi militari e civili in un'altra Nazione; ogni giorno questa guerra ci ricorda che noi abbiamo il dovere di difendere la libertà delle Nazioni e il diritto internazionale. Ogni possibile trattativa di pace non può che partire da qui; non può che partire da una visione univoca che non è discutibile su questa guerra e su chi tra le due Nazioni che la stanno combattendo sia quella che ha violato ogni regola di convivenza civile.

Noi in questa lunghissima tragedia nel centro dell'Europa abbiamo da anni scelto con difficoltà, perché è uno sforzo politico, militare, economico, di schierarci dalla parte dell'aggredito. Lo abbiamo fatto e continuiamo a farlo con convinzione e guardiamo con sofferenza alla lunghezza di questa guerra e alle ferite che sta producendo nel tessuto ucraino, nell'Europa stessa, nella pace e nella possibilità di una sicurezza allargata. Tutti infatti avete una piena evidenza che anche gli altri conflitti, le altre ferite che si sono aperte sono generate da questa ferita profonda e ogni giorno il pus, l'infezione sta aumentando. Il peggioramento delle condizioni di sicurezza e di pace è evidente ad ognuno di noi. Il conflitto si è allargato al Medio Oriente, al Mar Rosso, Dio non voglia che si aprano altri fronti anche da altre parti in quest'anno difficile.

Noi abbiamo scelto di difendere il diritto internazionale, principi e valori, non una Nazione. Non abbiamo scelto di difendere solo l'Ucraina; abbiamo scelto di difendere qualcosa di più grande, perché in ballo c'è qualcosa di più grande, ancora di più grande del popolo ucraino e dell'Ucraina. La guerra che ha portato avanti la Russia è ai principi, ai valori, alle regole che la comunità delle Nazioni ha fissato nel tempo per convivere pacificamente. È qualcosa che supera i nomi delle Nazioni e dei popoli e noi con forza e determinazione stiamo ribadendo questo. Noi non accettiamo che nel mondo riprenda la regola del più forte (Applausi), perché se il consesso delle Nazioni si piega a questa regola, finisce la pace non solo per l'Ucraina, ma per il mondo. È difficile, sì; è un percorso drammatico e difficile, perché è difficile farlo capire, perché è più comodo spiegare che potremmo tranquillamente girarci dall'altra parte dicendo che quello che succede in Medio Oriente è lontano da noi, che quello che fanno gli Houthi non ci riguarda, che cosa fa Putin con gli ucraini non è cosa nostra. È facile perché per molte persone è difficile capire quanto quella guerra possa incidere su di noi, sulla nostra libertà, sul nostro futuro. Secondo me, però, questo è il compito della politica e del Parlamento; quello cioè di spiegare all'opinione pubblica che non è in gioco un'alleanza.

Ogni tanto sento qualcuno parlare di sudditanza dell'Europa agli Stati Uniti, di una scelta che l'Europa e l'Italia avrebbero fatto perché gli Stati Uniti hanno deciso di farla. Gli Stati Uniti sono a 10.000 chilometri di distanza dall'Ucraina e dalla Russia, mentre noi siamo a qualche centinaio di chilometri di distanza da una potenza militare che ha deciso, dalla sera alla mattina, di invadere un'altra Nazione con centinaia di migliaia di soldati e migliaia di carri armati. Tutto questo dalla sera alla mattina. Noi molto spesso ci opponiamo a questo modo di agire, che non è unico e non riguarda solo la Russia, ma riguarda qualunque autarchia, con le regole democratiche che ci siamo dati e che sono necessariamente sviluppate per un confronto diverso. In un consesso NATO, qualche mese fa, mi sono permesso di dire con durezza ai miei colleghi: signori, sono dodici mesi che vedo il collega svedese seduto a questo tavolo e in dodici mesi non siamo riusciti a farlo entrare nella NATO e ci confrontiamo con potenze che in un giorno decidono di invadere una Nazione sovrana. Anche questo dobbiamo porci come tema nel futuro del confronto.

Oggi il Governo chiede di portare a fine 2024 la possibilità che il decreto-legge ci dà di fornire aiuto all'Ucraina, quindi di farlo in modo diverso da come prevedrebbero le leggi italiane, soprattutto la parte militare di aiuti, come sapete benissimo. Vi ridico la stessa cosa che ho detto alla Camera: io mi auguro di non utilizzare questa facoltà e di non dover fare un'ulteriore pacchetto (il secondo, il terzo, eccetera), perché ogni pacchetto di aiuti militari che viene fatto dal Governo italiano e da me stesso (ci sono tre firme, la mia, quella di Tajani e quella di Giorgetti sul decreto-legge) è per noi motivo di sofferenza, perché significa che questa guerra sta andando avanti. Però, come ho detto oggi alla Camera, la guerra finirà il giorno in cui i missili smetteranno di cadere sull'Ucraina, perché c'è una cosa che è evidente a tutti: se la Russia smetterà di lanciare i suoi missili, finirà la guerra; se l'Ucraina smetterà di difendersi dai missili che vengono lanciati finirà l'Ucraina, ed è una differenza sostanziale. (Applausi).

Quando qualcuno mi ricorda che noi stiamo dando armi e queste armi vanno contro la pace, faccio un altro ragionamento: questo Governo, questo Paese, così come il Governo precedente, tutti voi, tutti i partiti che fanno parte di questo consesso (perché nel Governo precedente anche i partiti che oggi sono contro erano a favore di questi aiuti) hanno consentito a qualche asilo, a qualche ospedale, a qualche luogo civile ucraino di non essere annientato da una bomba russa che cadeva, perché è stato intercettato da uno di quegli aiuti che noi gli abbiamo dato. A me piace pensarlo in questo modo l'aiuto militare che l'Italia ha fornito all'Ucraina: abbiamo fornito la possibilità ad alcune persone di essere vive grazie all'aiuto che noi abbiamo dato loro. (Applausi).

Abbiamo fornito a una Nazione libera la possibilità di continuare a esistere e di continuare a sperare di avere un futuro di esistenza. Guardate: è un discorso drammatico pensare che la pace si possa raggiungere passando attraverso la guerra, ma la guerra la decide l'aggressore quando finisce, quando entra in un altro Paese. Non è una guerra per conquistare un luogo o una risorsa naturale, ma è una guerra in cui qualcuno cerca di togliere la Nazione a un altro Paese. Per cui penso che l'approvazione di questo Parlamento - che auspico, com'è stato alla Camera dei deputati, più ampia possibile - serva a dare questa opportunità, ma sappiamo noi per primi - e lo voglio ribadire - che, stante il conflitto oggi e stante le forze in campo, nessuno può pensare - lo dico da mesi - a una soluzione militare. La soluzione militare era quella che consentiva all'Ucraina di sopravvivere, di impedire all'invasore di conquistarla e annientarla e che gli consente oggi di resistere, perché ancora oggi quei carri armati supererebbero la linea e cercherebbero di arrivare a Kiev, perché nessuno si è fermato. Sono stati fermati, non si sono fermati; sono stati bloccati dalla resistenza di persone che, nel bloccarli, non hanno solo difeso la loro integrità, ma hanno difeso qualcosa che probabilmente da lì, se si fosse chiusa in cinque o sei giorni, poteva arrivare da altre parti.

Le condizioni a cui siamo arrivati ora devono essere il punto di partenza per una soluzione politica.

Certo che, a fianco della fornitura di armi, ci deve essere una politica con la "P" maiuscola, che si muove, che deve essere spinta dal nostro Paese come in questi mesi è stato fatto, dicendo cose nei consessi internazionali che nessuno ha mai detto prima con la forza della verità e dell'obiettività.

Il nostro punto di arrivo - il punto di arrivo del Governo e dell'Italia - è la pace in Ucraina. Il nostro punto d'arrivo sono le ventiquattro ore in cui non cadranno bombe. In quel giorno noi potremo iniziare a costruire il tavolo di pace, quando cioè ci sarà un giorno di pace. Quelle bombe però non le decide l'Ucraina, non le ha decise l'Europa, l'Italia o la NATO. Quelle bombe sono lanciate da una Nazione che si chiama Russia, che ha trovato partner disposti a fornirle queste bombe. Penso all'Iran e alla Corea del Nord, che hanno approfittato di questa guerra per sviluppare tecnologie.

Voglio dirlo in questa Aula perché non è un segreto: la capacità produttiva di questa coalizione è superiore alla capacità produttiva dell'altra coalizione di cui facciamo parte noi. Noi non abbiamo infatti riconvertito, giustamente, le nostre economie in economie di guerra perché siamo Paesi democratici. La nostra capacità produttiva in questo momento è quindi inferiore alla loro. Se vogliamo guardare con obiettività al mondo, dobbiamo dirci anche questo.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 15,35)

(Segue CROSETTO, ministro della difesa). Ripeto: ritengo quello di oggi un passaggio fondamentale perché non è una posizione di Governo o di partito, ma la posizione di una Nazione. Sui valori internazionali, sul diritto internazionale, sul diritto di una Nazione di esistere e di non essere aggredita non c'è una discussione politica o ideologica; sono le regole su cui si basa l'esistenza della democrazia, l'esistenza di questa stessa Aula. Questa Aula esiste perché c'è una democrazia che permette ad essa di esistere (Applausi), una democrazia che si basa sulla sicurezza che ci dà la pace e sulla difesa che garantisce la sicurezza che ci porta la pace.

Vorrei che su questi argomenti che non sono di parte riuscissimo a trovare momenti di unione anche nelle risoluzioni. Poi, per motivi politici, qualcuno voterà una risoluzione, qualcuno ne voterà un'altra o ci si asterrà; non lo so. È però importante che giunga forte ai nostri alleati europei e agli ucraini, così come ai russi, che l'Italia su questi temi non si divide, ma è compatta. (Applausi).

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro della difesa Guido Crosetto.

Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, n. 2, dai senatori Borghi Enrico e Gelmini, n. 3, dal senatore Patuanelli e da altri senatori, n. 4, dal senatore Alfieri e da altri senatori, e n. 5, dai senatori Barcaiuolo, Pucciarelli, Gasparri, Petrenga e da altri senatori.

Ha facoltà di intervenire il Ministro della difesa, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

CROSETTO, ministro della difesa. Signor Presidente, esprimo parere contrario sulle proposte di risoluzione nn. 1 e 3. Esprimo parere favorevole sulle proposte di risoluzione nn. 2 e 5. Sulla proposta di risoluzione n. 4 mi rimetto all'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.

GELMINI (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GELMINI (Misto-Az-RE). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, siamo a quasi un anno dalla fase 2 dell'attacco della Federazione russa all'Ucraina. Parlo di fase 2 perché questa guerra non è cominciata nel 2022, ma è iniziata nel 2014 con l'annessione della Crimea e l'invasione del Donbass. Dovrebbe essere chiaro a tutti che il fronte ucraino rappresenta la trincea di resistenza di tutta l'Europa democratica contro l'imperialismo e il totalitarismo di Putin.

Si tratta, come ha detto il ministro Crosetto, di una scelta di campo tra la difesa delle democrazie e chi invece sta dalla parte degli autocrati. Proprio perché questa è la posta in gioco, non solo la difesa del popolo ucraino, ma della libertà, della democrazia, dei valori dell'Occidente, non sono ammesse ambiguità, incertezze o debolezze nei passi che dobbiamo compiere.

Credo che sia doveroso, in quest'Aula, rivolgere un ringraziamento sentito alle Forze armate, a tutte le donne e agli uomini delle Forze armate che rendono onore al nostro Paese. (Applausi). Così come non possiamo non sottolineare la generosità e l'amicizia che le famiglie italiane hanno dimostrato al popolo ucraino, ospitando donne e bambini e dando aiuti. Non possiamo dimenticare l'impegno di tutto il mondo del volontariato. Quindi, proprio perché di questo stiamo parlando, della difesa dello Stato di diritto, della difesa della libertà e della democrazia, essere dalla parte di Kiev vuol dire, non solo difendere il suo diritto ad entrare a far parte dell'Unione europea, anche se sappiamo che non sarà un processo immediato, ma significa innanzitutto garantire all'Ucraina nuove risorse e anche nuovi aiuti militari.

Dico questo da cattolica, avendo profondo rispetto per il sentimento di estraneità che tanti cittadini e tutti i credenti hanno, nei confronti di una guerra che è figlia del secolo scorso e che nulla ha a che vedere con un sentimento di pace che tutti avvertiamo. Oggi, però, dobbiamo sapere che non garantire un supporto militare all'Ucraina non significherebbe garantire la pace, ma determinare una resa (Applausi): la resa del popolo ucraino rispetto a chi calpesta lo Stato di diritto. Soprattutto, significherebbe dare l'immagine di un Occidente debole, impigrito, incapace di sacrifici per garantire la libertà. Questo sarebbe un messaggio devastante, non solo verso Putin, ma verso i tanti autocrati che purtroppo popolano questo pianeta.

Dobbiamo ricordare che Vladimir Putin pensava e confidava in una vittoria lampo. Questa vittoria lampo non c'è stata, perché il popolo ucraino ha scelto di combattere, di portare avanti una battaglia difficile, al costo di tante vite umane, pur di non tornare schiavo. Allora, quando alcuni, anche all'interno del nostro Paese, richiamano la condizione di fragilità del bilancio dello Stato, i tanti debiti che l'Italia ha e i sacrifici che questo supporto all'Ucraina comporta, vorrei ricordare loro che è vero che noi ci sacrifichiamo dal punto di vista economico, che diamo risorse e supporto militare, ma non dobbiamo dimenticare che il popolo ucraino combatte con il sangue dei propri figli e lo fa a costo di tante vite umane.

Pertanto, mi sento semplicemente di dare un alert al ministro Crosetto: l'unità del sostegno europeo all'Ucraina può essere messa a repentaglio dall'opposizione dell'Ungheria, di presidenti come Orban e di altri Paesi che predicano il disimpegno e l'abbandono dell'Ucraina al suo destino. Io penso che tenere le distanze da quei leader sia un fatto importante, perché l'Italia deve dimostrare, in questo contesto, di essere dalla parte dell'Occidente, della democrazia e della libertà.

Come Azione, con Carlo Calenda noi siamo stati fra i primi a raggiungere l'Ucraina, ad essere dalla parte di quel popolo, proprio perché in ballo ci sono i valori democratici legati alla nostra Costituzione. Questa è la ragione per cui noi, come tanti colleghi hanno fatto anche alla Camera, voteremo a favore di tutte le risoluzioni che, con la schiena dritta, senza se e senza ma, si schierano dalla parte di questi valori e dalla parte del popolo ucraino.

Siamo chiamati ad un appuntamento con la storia e dobbiamo essere nelle condizioni, non solo di svolgere al meglio il nostro dovere, ma di fare in modo che il nostro Paese tutto unito, sia dalla parte... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Salutiamo e ringraziamo di averci fatto visita i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Enrico Forzati-Antonio De Curtis» di Sant'Antonio Abate, in provincia di Napoli. Benvenuti. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro della difesa (ore 15,45)

PETRENGA (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRENGA (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, il mondo è cambiato dopo il 24 febbraio 2022. L'aggressione militare della Russia nei confronti dell'Ucraina ha spezzato un ordine geopolitico mondiale e ha anche messo in crisi il paradigma di sicurezza dell'intero Occidente. È una guerra in Europa e i Paesi europei rafforzano le proprie strutture di difesa e sicurezza, accolgono - alcuni Paesi più di altri - i rifugiati ucraini e inviano aiuti e sistemi d'arma. Di fronte alla crisi ucraina, l'Europa si è trovata costretta a fare i conti con la prolungata assenza di una politica estera, con la debolezza delle sue diplomazie e con la mancanza di una forza di difesa comune. La diplomazia italiana non ha avuto un ruolo di primo piano nello scenario di tensione e di crisi che preludeva lo scoppio della guerra. Siamo stati - diciamolo - piuttosto assenti e silenti, ma anche un po' marginalizzati in quei tentativi internazionali, poi falliti, di trovare una soluzione diplomatica.

La nostra posizione è stata netta da subito e non l'abbiamo mai cambiata. Una scelta di campo inevitabile e inesorabile: da un lato i carri armati e dall'altro la popolazione civile; da un lato l'aggressore e dall'altro l'aggredito. Pur confidando sempre nelle diplomazie, nei negoziati, nella risoluzione di conflitti con il diritto internazionale, ci sono momenti come questo in cui non c'è spazio per i tentennamenti, per i distinguo sofisticati e per una sorta di pacifismo. Noi non faremo mai l'elogio della guerra, ne siamo atterriti come tutti e ne siamo orripilati, ma non accettiamo neppure chi pretende la resa degli ucraini come un dovere. Solo il popolo ucraino può reclamare il diritto alla resa, così come può essere il solo ad esercitare il proprio diritto di difendersi e di difendere la sua sovranità nazionale. Noi pensiamo che l'aggredito debba contare sulla solidarietà e sugli aiuti delle democrazie occidentali. Ci stiamo commuovendo per la bellissima resistenza ucraina, che vediamo giustamente come qualcosa che fa rinascere l'Europa e rivitalizza il senso dell'Occidente democratico.

Il problema della democrazia e del diritto è strettamente connesso alla pace. Non c'è pace possibile nell'equidistanza tra chi è costretto a usare la forza per difendersi e per affermare il diritto contro chi la usa per violarlo. Non si può non aiutare in ogni modo una popolazione che resiste a un'invasione militare da parte di una potenza nucleare, preparando delle molotov nei giardini pubblici delle città assediate.

Le preoccupazioni sull'invio degli armamenti alla resistenza ucraina nascono dal comprensibile timore di contribuire alla proliferazione di armamenti e di fomentare il prolungamento del conflitto. I timori sarebbero fondati se lo scenario fosse quello di una controversia fra due Stati, ma lo scenario non è questo. L'obiettivo del Cremlino è di trasformare il Paese in un vassallo, come la Bielorussia, e negare l'ambizione liberamente espressa dal popolo ucraino di far parte dell'Occidente. Questa operazione viola i principi della Costituzione italiana e dei Trattati europei. Inviare armi all'Ucraina è giusto due volte: moralmente e politicamente.

L'invio di armi all'Ucraina non viola dunque l'articolo 11 della Costituzione, secondo il quale l'Italia ripudia la guerra, ed è in linea con i trattati internazionali sottoscritti dal nostro Paese; non è un atto di guerra nei confronti della Russia. La decisione di inviare armi a Kiev, anche se non piace al 55 per cento degli italiani, come evidenziato dai sondaggi, è in linea sia con la Carta, sia con le norme sovranazionali, che ci impongono di adeguarci alle scelte fatte dagli Stati con i quali l'Italia ha sottoscritto trattati internazionali.

A chiarire la portata dell'articolo 11 della Costituzione è stato il presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli, che ha sgombrato il campo dalla possibilità di invocare quanto messo nero su bianco dai nostri Padri costituenti per fermare l'invio di materiale di difesa in Ucraina. Quanto scritto nell'articolo 11 ha carattere di un'enunciazione generale, ha spiegato Mirabelli, e va a letto come il ripudio della guerra di aggressione o intesa come uno strumento di soluzione delle controversie internazionali. Ma per la Carta la guerra esiste, può essere deliberata dal Parlamento e proclamata dal Presidente della Repubblica, anche se questo aspetto non ci interessa, perché noi non siamo in guerra. L'attenzione va perciò spostata sul diritto naturale di ogni popolo a difendersi, affermato dallo statuto delle Nazioni Unite. In questo caso, sia l'Assemblea delle Nazioni Unite sia la Corte dell'Aja hanno condannato la guerra di aggressione contro l'Ucraina.

Dunque prestare aiuto senza entrare nel conflitto è costituzionalmente legittimo, un sostegno che può essere fornito con gli strumenti più vari. Certo con l'assistenza sanitaria ai rifugiati, per respingere l'aggressore, sempre nel rispetto del criterio di proporzionalità, anche se lo sforzo maggiore, proprio nel rispetto dell'articolo 11 della Costituzione, deve essere compiuto al tavolo dei negoziati, perché la Carta non nega la possibilità della guerra di difesa, ma indica la via maestra della diplomazia come soluzione dei conflitti internazionali.

Questo Governo sta realizzando l'obiettivo di creare l'Italia contemporanea, la sorpresa gentile dell'Europa, la leadership naturale del Mediterraneo. L'Italia ha deciso di stare dalla parte della libertà e della giustizia. L'Ucraina è vittima di un'aggressione inaccettabile. L'Italia continuerà a essere partner affidabile in seno all'Alleanza atlantica, a partire dal sostegno al valoroso popolo ucraino che si oppone all'invasione della Federazione russa, non soltanto perché non possiamo accettare la guerra di aggressione e la violazione dell'integrità territoriale di una Nazione sovrana, ma anche perché è il modo migliore di difendere il nostro interesse nazionale. È per questo motivo che esprimo il voto favorevole del mio Gruppo alla proposta di risoluzione della maggioranza. (Applausi).

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, colleghi, Governo. Ministro, la ringrazio per la consueta franchezza. Il nostro punto di arrivo è la pace in Ucraina e questo deve essere ribadito a chiare lettere. Ma va anche detto - è lei lo ha detto, io mi permetto di riassumerlo - che questa non è guerra loro; questa è guerra nostra, perché è la guerra tra gli assolutismi e le democrazie. E dobbiamo vincerla, con tutte le difficoltà che lei ha esposto.

Ha fatto bene a ricordare che, in una guerra di logoramento, un'autocrazia, che se ne infischia delle vittime e dei costi sociali, ha un grande vantaggio rispetto alle democrazie, perché le democrazie fanno i conti con le proprie pubbliche opinioni. Nelle democrazie mature però - come lei stesso ha sostenuto - i governanti devono essere in grado di spiegare ai cittadini le proprie scelte, assumendosene la responsabilità. L'aggressione russa dell'Ucraina è stata la più grave violazione del diritto internazionale sul territorio europeo dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Se l'Occidente si fosse voltato dall'altra parte avrebbe legittimato l'ordine mondiale auspicato da Putin e dagli autocrati, quello della prevaricazione del più forte ai danni del vicino più piccolo e più debole. È vero, come lei ha detto, sul piano militare la controffensiva di Kiev non ha dato i risultati sperati, ma è anche vero che allo scoppio del conflitto in molti pensavano che la resistenza ucraina sarebbe caduta in pochi giorni e invece Kiev ha resistito questi due anni, costringendo Putin in un conflitto che ne ha minato la credibilità internazionale - perché bisogna dirlo - e che ha avuto enormi costi economici, umani e militari anche per la Russia. Se la Russia dovesse vincere questa guerra, quei costi e quell'isolamento lascerebbero lo spazio alla vanagloria putiniana e a un disegno imperiale ottocentesco che non si arresterebbe con la conquista di parte del territorio ucraino. Se la Russia dovesse vincere questa guerra, sarebbe la vittoria delle dittature sulle democrazie, come detto, provocando danni enormi e imprevedibili alle democrazie di tutto il mondo e dando nel contempo slancio agli assolutismi già fin troppo presenti sul nostro pianeta. Per inciso, a proposito del fatto che è una guerra nostra, la mia città, Bolzano, è distante dal confine ucraino quanto dalla Puglia, cioè siamo vicini, siamo a due passi, Palermo è molto più distante da Bolzano che non Leopoli. Ci tengo a dirlo perché forse questi aspetti geografici sfuggono. Sarebbe in sostanza la vittoria del modello autocratico su quello democratico, l'idea che il primo sia quello più confacente alle sfide di un mondo basato sulla competizione permanente tra gli Stati e su questo aspetto della competizione si è espresso anche il Presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno. Noi abbiamo dato il nostro sostegno all'Ucraina, che non deve venire meno, un sostegno non solo militare, ma che passa anche dall'importante passo per la candidatura dell'Ucraina a membro dell'Unione europea, sicuramente la cosa migliore che l'Europa è stata in grado di fare dall'inizio del conflitto. Un sostegno che è anche quello per la pace che, come ha detto il Presidente della Repubblica, per l'appunto, nel suo discorso di fine anno, non è neutralità o indifferenza rispetto a ciò che accade: perseguire la pace vuol dire respingere la logica di una competizione permanente tra gli Stati che mette a rischio le sorti dei rispettivi popoli e che mina le basi di una società fondata sul rispetto delle persone.

Signor Presidente, Ministro, il nostro Gruppo sostiene la posizione del Governo che - è giusto riconoscerlo - su questo ha sempre avuto un atteggiamento responsabile. Per questo sosterremo il provvedimento quando arriverà in Aula, cioè a breve, e soprattutto sosteniamo lo sforzo delle nostre istituzioni impegnate a spiegare agli italiani le ragioni per cui non ci si può voltare dall'altra parte. Per usare ancora una volta le parole del presidente Mattarella, sarebbe ingiusto e anche piuttosto spregevole girarsi dall'altra parte. (Applausi).

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, vorrei fare innanzitutto una riflessione sulla risoluzione che oggi siamo chiamati a votare, che credo esprima la giusta funzione di un Parlamento che, su queste vicende così complesse e più in generale in una democrazia compiuta, deve svolgere due indispensabili funzioni: da un lato di indirizzo delle azioni del Governo e dall'altra di controllo di quanto l'Esecutivo compie. Da questo punto di vista, vorrei dire al ministro Crosetto che noi valutiamo positivamente l'iniziativa assunta dal Governo, che peraltro ha anche sgombrato il campo da alcune voci che si erano diffuse nelle ultime settimane dell'anno scorso e che tendevano a non immaginare più un impegno del nostro Paese in questa direzione, secondo una posizione che sarebbe stata letta anche come un potenziale disimpegno. No, l'Italia non si disimpegna, l'Italia continua a svolgere la sua funzione nel concerto delle Nazioni democratiche e libere e noi siamo chiamati in questo momento a decidere che parte vogliamo svolgere, chi vogliamo essere.

Vogliamo essere i cinici che sfruttano le difficoltà della storia? Vogliamo essere gli idealisti, che sfuggono di fronte alla complessità del momento? O vogliamo essere i realisti pragmatici, che si assumono la responsabilità in un momento così complesso? Noi infatti, dobbiamo dire, come hanno fatto alcuni colleghi e io desidero ribadire il concetto, che non siamo solo in presenza di una drammatica guerra di aggressione nei confronti di uno Stato e di un popolo libero, perché quella drammatica guerra di aggressione è un pezzo di una strategia, di un'azione di altre guerre che si stanno conducendo: mi riferisco alla cosiddetta guerra ibrida, che è una guerra di disinformazione, di misinformazione, di notizie false. Prepariamoci, colleghi: abbiamo davanti sei mesi in cui ne vedremo di tutti i colori (Applausi), perché dal Cremlino la centrale dell'inquinamento dei pozzi della libertà e dell'informazione delle democrazie sarà permanente e forse abbiamo già cominciato a vedere qualcosa anche in questo Paese.

La risposta rispetto al voto che noi compiremo è la risposta alla seguente domanda: quale Italia, quale Europa vogliamo consegnare alle future generazioni? Vogliamo che le nostre generazioni future, che i nostri figli, che i nostri nipoti abbiano le stesse nostre opportunità in termini di pace, di sviluppo, di prosperità e di sicurezza, oppure no? Questo dipende dalle scelte che noi compiremo o che non compiremo; dipende se saremo dalla parte della responsabilità o dalla parte dell'ignavia.

Dico questo perché ci sono due questioni di fondo dietro questa drammatica vicenda. La prima è la difesa dello Stato di diritto, del concetto di Stato di diritto come un bene comune importante e da difendere quando è il caso. La seconda è l'idea che l'Unione europea sia o non sia un attore geopolitico di questi tempi complessi. L'Unione europea, infatti, nasce come un progetto di pace, è un progetto di pace: è lo strumento che ci ha consentito di consegnare alla storia (noi speriamo definitivamente) l'idea di un'Europa terra di guerra che ha attraversato i secoli. Tuttavia questo strumento di pace come si attrezza in un mondo dove la guerra è ritornata ad affacciarsi?

L'Ucraina, cari colleghi, è un avamposto dell'Europa, dell'idea dello Stato di diritto (Applausi), dell'idea dell'Unione europea come attore geopolitico e la Russia, se vogliamo dire le verità scomode ma reali, non è solo una minaccia per l'Ucraina: la Russia minaccia l'intera Unione europea (Applausi). Certo, sono verità non facili, ma questo è il tempo in cui noi siamo chiamati a rimanere saldi e a sapere che cosa ci aspetta. Chi pensa che stiamo esagerando, si faccia un giro; lo vada a chiedere ai cittadini della Moldova, ai cittadini della Georgia, ai cittadini dei Balcani occidentali, ai cittadini dei Paesi baltici, che sono già dentro alla nostra alleanza militare (Applausi). Loro sanno che dietro Putin, i suoi dirigenti e la loro follia, c'è l'ossessione di rifare il perimetro di quella che era una volta l'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, certo con un'ideologia diversa, ma il concetto di imperialismo è analogo.

Bisogna sapere, come ha ricordato il Ministro, che la Russia ha riconvertito la sua economia in una economia di guerra. La Russia acquista armi dall'Iran. Il fornitore delle armi alla Russia è la Corea del Nord.

Allora, se non ci rendiamo conto di questi aspetti e pensiamo che basti evocare la parola pace, come se si potesse schiacciare un interruttore come si fa per accendere o spegnere la luce, senza tenere conto delle dinamiche geopolitiche e della capacità di lavorare su tali dinamiche per trovare la soluzione, anziché iscriversi al partito dei contrari o dei favorevoli, dei manichei o dei faziosi, semplicemente non saremo in grado di essere all'altezza del compito che siamo chiamati a dover svolgere.

Peraltro, vorrei ricordare in quest'Aula le parole che proprio ieri la vice premier del Governo ucraino Olga Stefanishyna ha pronunciato nell'Aula del Parlamento europeo. Rivolgendosi agli europei ha detto che, attraverso l'aiuto all'Ucraina, ci garantiamo la nostra pace, la nostra sicurezza e la nostra stabilità. (Applausi).

Poi c'è un ulteriore aspetto per il quale voteremo le risoluzioni che vanno nella direzione che sto illustrando. I Governi dell'Unione europea lo scorso 14 dicembre - non nella notte dei tempi, ma il 14 dicembre - in sede di Consiglio europeo, hanno dato il via libera all'adesione dell'Ucraina e al percorso di negoziato della Repubblica di Moldova insieme con i Balcani occidentali, la Bosnia Erzegovina e la Macedonia del Nord. Dopo un mese, dopo essere andati a dire agli ucraini che volevamo che entrassero nell'Unione europea, come leggerebbero loro e il mondo intero una nostra attività di disimpegno nei loro confronti? (Applausi).

Colleghi, diciamo anche qui verità non facili, perché è più semplice accarezzare la tigre per il verso del pelo; ma, quando cadi dalla tigre, poi la tigre ti sbrana: lo vorrei dire a quelli che giocano con queste cose. Però la nostra stanchezza è una condanna letale innanzitutto per Kiev, per quel popolo e per quella Nazione. Ma - come ho cercato di spiegare - dietro a Kiev c'è ben altro: c'è la difesa dell'idea dello Stato di diritto e del diritto internazionale; c'è l'affermazione o il fallimento dell'Europa come attore geopolitico. Noi pensiamo davvero di essere immuni da una deprecabile, non auspicabile e - arrivo a definirla tale - terribile azione di fallimento dell'Europa come soggetto geopolitico? (Applausi). Noi ne verremmo travolti. E pensate a come dovrebbero leggere una fase di disimpegno e di ignavia, per esempio, quelli che in questo momento ci stanno difendendo a Gibuti e sostengono una difficile azione di tutela, che non è solo una tutela dell'Italia, ma è la tutela del commercio europeo. Quei missili che vengono lanciati su quelle navi arrivano dall'Iran. (Applausi). Capiamo che cosa c'è dietro un'operazione di questo genere.

Da ultimo, signor Presidente, con la nostra risoluzione vogliamo ribadire che questa è una guerra di aggressione e quindi la Russia e i dirigenti russi che hanno la responsabilità di una tale azione devono rispondere pienamente della guerra e dei crimini compiuti, anche in termini di risarcimento patrimoniale. (Applausi). I danni in Ucraina si paghino con gli asset russi sequestrati.

Concludo, signor Presidente: sulla responsabilità, diceva un grande italiano che se fosse possibile saltare il tempo che viviamo e andare al domani, sarebbe semplice. Ma questo non è possibile, perché oggi dobbiamo vivere e oggi è la nostra responsabilità. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, sarò rapido non solo perché il tempo è poco, ma anche perché molte delle cose che dirò oggi in quest'Aula ho avuto modo di dirle già più volte nel corso di questi quasi due anni e mezzo ormai, fin da quando - devo dire in grande solitudine - il mio Gruppo parlamentare all'epoca espresse una posizione difficile di dissenso rispetto a quella che invece era un'opinione largamente prevalente in questo Paese. Per l'appunto, questa posizione e questa coerenza - se una volta tanto posso dire così - mi consentono oggi di aggiungere soltanto qualche notazione. Naturalmente le dico in anticipo, ma questo è scontato, che noi voteremo la risoluzione che abbiamo presentato e voteremo tutto quello che in quest'Aula dice chiaramente che bisogna interrompere il sostegno militare, mentre sul resto voteremo naturalmente in altro modo.

Signor Presidente, mi rivolgo al Ministro: ho trovato, ministro Crosetto, la descrizione dello stato delle cose anche realistica e franca. Lei ha detto con chiarezza e ha riconosciuto che il conflitto è in una fase di grande stallo - peraltro non lo dice soltanto lei, ma ormai da diversi mesi lo affermano tutti gli analisti - ed esiste una situazione drammatica dal punto di vista umanitario. Anche in questo caso non lo dice soltanto lei. Le fonti del «The New York Times» parlano di 500.000 morti tra i soldati ucraini e russi, 10.000 civili morti e 1.068 persone morte, considerando soltanto quelle saltate sulle mine sparpagliate sul territorio in numero impressionante (si parla addirittura di 8 milioni di mine).

Ha riconosciuto anche che all'inizio della guerra si credeva che il tempo potesse in qualche modo giocare a favore della cosiddetta controffensiva ucraina e invece è successo evidentemente tutt'altro, aggiungendo anche che l'Italia e l'Europa dovrebbero fare di più sulla necessità di aprire un percorso diplomatico. Anche su questo sarei d'accordo, se però non ci fosse una grande ipocrisia in questa frase.

Ministro, lei non ha detto però che la strategia che è stata seguita dall'Unione europea e, purtroppo, anche dall'Italia, nel corso degli ultimi due anni, si è rivelata totalmente fallimentare. (Applausi). Purtroppo, Ministro.

Noi in grande solitudine, il movimento pacifista di questo Paese - perché è esistito anche un movimento pacifista in questo Paese - in questi due anni si è sentito dire di tutto. Si è sentito dire di girare la faccia dall'altra parte. Si è sentito dire addirittura di essere filoputiniano, quando invece ha sempre condannato l'aggressione di Putin all'Ucraina (Applausi), ricordando sempre, anche in quest'Aula, che gli amici di Putin sono da un'altra parte. (Applausi). Sono esattamente tra le file della maggioranza parlamentare che oggi purtroppo sostiene la guerra. Il movimento pacifista è stato tacciato di diserzione, di girare la faccia dall'altra parte. In questo Paese sono state fatte le liste di proscrizione contro i pacifisti; sono stati oscurati i profili Facebook di quelli che dicevano che contro la guerra bisognava mettere in campo una cultura di pace. Adesso, due anni dopo, scopriamo che la tesi secondo la quale il sostegno militare avrebbe effettivamente comportato la fine della guerra e la risoluzione del conflitto si è rivelata invece fallimentare, perché la situazione è quella dello stallo, aumentano i morti, aumenta la distruzione e si è evidentemente persa qualunque possibilità di giocare un ruolo politico. Questo è il punto di fondo (Applausi) che dico anche ai miei colleghi stasera, come non ho mai smesso di dire negli ultimi due anni. È del tutto evidente che, se l'Unione europea e l'Italia dentro l'Unione europea scelgono da due anni a questa parte solo ed esclusivamente la tesi del sostegno militare come unica iniziativa politica e non mettono invece in campo una strategia che parli in qualche modo della necessità di un'iniziativa diplomatica, è evidente che poi perdi voce e non giochi più un ruolo.

Allora la vogliamo fare, Presidente... (Il microfono si disattiva automaticamente). Possiamo fare in quest'Aula una discussione su cosa significa esattamente costruire una iniziativa diplomatica? Voglio parlare di questo dopo due anni. Vorrei capire esattamente cosa significa oggi una iniziativa diplomatica. Significa, per esempio, ripartire dagli accordi di Minsk, che potrebbe essere una delle cose da fare, o provare a rompere l'idea attorno alla quale si è lavorato in questi anni?

Io credo che il Parlamento italiano dovrebbe avere il coraggio di fare questa discussione. (Applausi). Credo che questa discussione sarebbe molto più efficace, questa sì, per sostenere realmente la popolazione ucraina. È troppo comoda la guerra per procura. È troppo comoda la guerra quando a morire sono i soldati russi, ucraini e in due anni rimangono 500.000 morti sul terreno. (Applausi).

È troppo comodo.

Io vi chiedo, su questo, di avere il coraggio di costruire una riflessione reale all'interno di questo Parlamento e di provare a sconfiggere questa insopportabile retorica di guerra: l'idea, secondo la quale, se non ci si mette l'elmetto, ci si gira dall'altra parte. Io l'elmetto non lo metto, ma non per questo mi giro dall'altra parte. (Applausi).

CRAXI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRAXI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi senatori, sono trascorsi quasi due anni dal 24 febbraio 2022, un giorno infausto, che ha segnato una cesura profonda rispetto al passato, spazzando via illusioni e certezze consolidate. L'aggressione russa all'Ucraina ha inferto un colpo durissimo al sistema delle relazioni internazionali, letteralmente scompaginato in termini di assetti e alleanze; ha riportato la guerra nel cuore dell'Europa; ha riportato indietro le lancette della storia, materializzando una stagione degli orrori che speravamo fosse consegnata per sempre all'album dei brutti ricordi.

Ho ripetuto in diverse occasioni che si è trattato di un game changer con il quale, nostro malgrado, siamo stati tutti chiamati a confrontarci, orientando di conseguenza la bussola che ha definito scelte e comportamenti. Basti pensare alle determinazioni che abbiamo dovuto adottare in campo energetico, oppure all'impulso nuovo che ha caratterizzato il dibattito, non sempre lineare, talvolta strumentale, piegato alle logiche di parte, sul raggiungimento dell'obiettivo del 2 per cento del PIL in spese per la difesa, che certo non vuol dire sposare un approccio bellicista.

Da quel 24 febbraio 2022, senza tentennamenti, l'Italia è stata al fianco del popolo ucraino, ne ha sostenuto e ne sostiene la battaglia di libertà, nel convincimento che i principi del diritto internazionale e il rispetto dei diritti dei popoli violati da Mosca impongano doveri morali prima ancora che politici.

Colleghi senatori, il conflitto, ogni conflitto porta con sé macerie, distruzione e morte. Il conflitto, ogni conflitto, costringe a misurarsi con i drammi di milioni di persone, soprattutto quelle più deboli, più fragili, più vulnerabili. Oggi possiamo dire che la resistenza eroica di chi combatte per difendere il suo Paese aggredito, per rivendicarne sovranità e indipendenza, è un tassello del mosaico della libertà che lentamente si compone, che non si piega alle inammissibili logiche del dominio e della sopraffazione.

Possiamo anche dire, senza infingimenti e senza ipocrisie, che coloro che sostengono anche militarmente l'Ucraina, come sta facendo l'Italia, stanno lavorando per la pace. Cosa avverrebbe in caso contrario? Cosa sarebbe accaduto se avessimo abbandonato Kiev al suo destino; se avessimo voltato le spalle dinanzi al dramma delle madri ucraine, costrette a fuggire, ad abbandonare le loro case, i loro quartieri, le loro città, tenendo per mano dei figli che avranno per tutta la vita davanti agli occhi le devastazioni della guerra? Bambini che la violenza dell'uomo ha sradicato dal loro tempo, il tempo dell'innocenza, del gioco, degli affetti, costringendoli a diventare grandi all'improvviso.

Semplicemente, colleghi senatori, voltandoci dall'altra parte noi avremmo legittimato il principio che il più forte ha il diritto di invadere, sopraffare, uccidere, umiliare, cancellare identità nazionali e tradizioni del più debole. E tutto ciò avrebbe naturalmente costituito un pericolosissimo precedente, di cui del resto non mancano tracce nei libri di storia.

Ad oggi, il rischio concreto è quello di un conflitto congelato, una circostanza che naturalmente avrebbe conseguenze esiziali non solo per i popoli delle parti direttamente coinvolte, ma anche per l'architettura stessa della sicurezza globale, di cui andranno obbligatoriamente ricostruite le fondamenta.

Non mi sfuggono e non sottovaluto i rischi dell'assuefazione, della stanchezza che pervade settori crescenti dell'opinione pubblica in Italia come in altre parti del mondo. Non sottovaluto il pericolo di una tendenza a indietreggiare, ad abbracciare l'isolazionismo, a ritrarsi dai cosiddetti conflitti lontani, da quelle che appaiono le guerre degli altri. È su questo terreno, del resto, che prosperano le minacce ibride, quelle che trovano alimento grazie all'utilizzo massiccio della propaganda e della disinformazione con strategia sofisticata, funzionale a generare il caos.

Per questo non bisogna mai smettere di ripetere che in gioco c'è la sopravvivenza stessa di un corredo identitario che si compone di libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani. Con il decreto di proroga degli aiuti all'Ucraina, il Governo italiano compie una scelta di coerenza morale e politica, in linea con gli impegni internazionali assunti in sede europea e atlantica. Certo, l'obiettivo da non smarrire è quello di pavimentare il percorso che conduce alla pace. E a questo riguardo vanno apprezzati gli sforzi del Presidente del Consiglio, del Ministro della difesa e del Ministro degli affari esteri, ai quali rinnoviamo l'appello a proseguire nei consessi internazionali l'opera di stimolo a tutte le iniziative che possano aprire spiragli utili alla definizione di uno sbocco negoziale.

Sia chiaro, però, che una pace disarmata sta nel campo dell'ideale e che a un futuro tavolo di trattative le parti belligeranti non possono che sedersi in condizioni di uguale forza e dignità. Si deve giungere alla pace, ma a una pace giusta che solo il popolo ucraino, sulle cui spalle ricadono il peso e la sofferenza di un'invasione scellerata, potrà scegliere e determinare.

So bene che in questo momento il pessimismo rischia di avere il sopravvento. Ma, oltre al dovere di ricercare la pace, dobbiamo tenere bene in mente il dovere di difendere la libertà dei popoli. Le due cose stanno insieme, perché senza l'una non può esserci l'altra: senza libertà non ci può essere pace e il prezzo della pace non può essere la sopraffazione di un popolo.

Forza Italia non ha mai fatto mancare i suoi voti e la sua voce in difesa della libertà dell'Ucraina. Continueremo a sostenere le ragioni della sua gente, le ragioni della democrazia e del diritto internazionale contro le pretese di chi vuole metterle in discussione. (Applausi).

MARTON (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, ministro Crosetto, tra non molto sarà il secondo assurdo anno trascorso con una guerra alle porte aperte dell'Europa. In questi due anni abbiamo fatto la nostra parte per l'Ucraina, ne sono convinto. Abbiamo giustamente - ribadisco giustamente - inviato armamenti all'inizio del conflitto per permettere loro di difendere il proprio territorio. Abbiamo sostenuto con aiuti umanitari e reso disponibile ogni tipo di supporto possibile. Era giusto, lo è stato. A quella prima fase, però, doveva seguire un impegno per una precisa e decisa azione diplomatica: no a un invio di armi a oltranza; sì invece a continuare a inviare aiuti umanitari. Eravamo consapevoli che lo strumento militare non fosse idoneo a risolvere il conflitto e a far desistere Putin dai propri propositi, e a onor del vero anche il Papa aveva la nostra stessa posizione. Lo stesso segretario generale della NATO Stoltenberg, dopo due anni di inguaribile ottimismo, ha ammesso - cito testualmente - che il sostanzioso sostegno militare da parte degli alleati non è riuscito ad aiutare gli ucraini a spostare la linea del fronte e la situazione non è destinata a migliorare. Anzi - ha aggiunto Stoltenberg - dovremmo essere preparati anche alle cattive notizie.

Signor Ministro, noi siamo stati etichettati - come è successo agli amici come De Cristofaro e al suo partito - come filoputiniani. Ma che anche il Papa lo fosse, secondo i vostri canoni, mi ha sorpreso non poco. Ora pure Stoltenberg lo è? Magari è filo-Putin anche il generale ucraino Valeri Zaluzhn, il comandante delle forze armate dell'Ucraina, che ha detto a «The Economist» che la guerra è entrata in una fase di stallo come nella Prima guerra mondiale, trasformandosi in una guerra di trincea che può durare per anni, logorando lo Stato ucraino che, a differenza della Russia, non ha una riserva umana quasi illimitata?

Vista la situazione, a Washington hanno deciso un cambio di strategia. Si parla non più di controffensiva per recuperare i territori invasi, ma di guerra difensiva: mantenere e difendere le posizioni per arrivare a uno stallo e obbligare le parti a una fase diplomatica negoziale. È quello che si poteva fare oltre un anno fa, quando lo dicevamo noi. Quanta morte e distruzione avremmo evitato se si fossero avviati i negoziati a fine 2022 e quanto più forte sarebbe stata la posizione negoziale dell'Ucraina, contrariamente a quella che è oggi debolezza e stanchezza? Comunque sia, meglio arrivarci subito che tra un anno - le cose potrebbero peggiorare, come è già stato fatto notare - prima appunto che la situazione peggiori, prima che la Russia possa approfittare della debolezza militare per nuove offensive e prima che un cambio politico a Washington apra la strada a uno scenario afgano, che significherebbe la caduta di Kiev e dell'Occidente.

Una pace giusta e non una resa incondizionata è stato il vostro mantra, e via di armi. Le armi: sembra che abbiate una vera e propria ossessione, ve le portate anche alle feste ormai (Applausi); armi che hanno contribuito a salvare i civili ucraini dai missili russi, certo, ma che hanno anche alimentato una controffensiva fallimentare, costata la vita umana di oltre 50.000 soldati ucraini. Un ufficiale della sicurezza britannica ha dichiarato al "Washington Post" che, per liberare tutta l'Ucraina, ci vorrebbero anni e un bagno di sangue. L'Ucraina è disposta a tutto questo? Quali saranno le conseguenze per quanto riguarda le vite umane? E le conseguenze economiche? E quelle per il sostegno occidentale? Ministro, voi quando vi fermerete? Per quanto tempo ancora perseguirete la strategia di invio delle armi per porre fine al conflitto? Ministro, quanto è realistico pensare che l'Ucraina possa riavere i territori occupati, Crimea compresa, e che Putin desista dai suoi obiettivi ritirando le truppe?

È arrivato il momento di una scelta coerente tra pace e guerra, e lo diciamo a tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione. Non basta parlare di pace e di diplomazia come ha fatto oggi lei, Ministro, se si continua poi ad agire per alimentare la guerra inviando armi. La pace non arriva da sola: serve un'iniziativa diplomatica forte da parte dell'Unione europea, che finora non si è vista, a parte dodici pacchetti di sanzioni che a nulla sono serviti e che nulla hanno fatto per indebolire la Russia. E non basta certo, Ministro - mi permetta - offrire un passaggio in aereo all'inviato del Papa.

Quando lei, ministro Crosetto, dice che la pace potrà arrivare solo dopo che gli attacchi russi si saranno fermati per almeno ventiquattro ore, lo sa come si arriva a questo? Ce l'ha un'idea di come si può arrivare a questo? Non credo che avvenga aspettando che Putin finisca le munizioni, Ministro. Non ci credo proprio. Allora iniziamo a fermare noi l'invio di armi.

E poi, Ministro, mi permetta una considerazione personale. Lei utilizza spesso esercizi retorici. Prima ha fatto un bell'esempio, su cui concordo pienamente: noi mandiamo i missili per fermare i missili russi che possono cadere su una scuola e, quindi, difendiamo i bimbi ucraini, che nel frattempo comunque con la guerra continuano a morire, Ministro.

Vede, Ministro, quello che divide me da lei non è l'obiettivo da raggiungere, ma è il modo in cui lei lo vuole raggiungere e io lo voglio raggiungere. Lei pensa che inviare armi aumenti la possibilità di dialogo; io invece penso che la diminuisca enormemente e penso che tutto quello che sta facendo sia sulle spalle degli ucraini.

Mi chiedo se davvero - e Dio non voglia - la sua opzione sia quella di aiutare fino in fondo l'Ucraina. Con questo intendo anche mandare i nostri uomini, perché prima o poi bisognerà parlare anche di questo. Prima o poi bisognerà decidere se quei valori di cui lei prima parlava e che condivido siano da difendere fino in fondo. Prima o poi dovremo parlare di inviare anche truppe europee o truppe NATO, perché a quello arriveremo, se non ci fermiamo prima.

Ministro, questo è il momento di fermarsi, di attendere le famose ventiquattro ore di cui lei parlava e di far sedere al tavolo anche il più forte. Quando due persone litigano, Ministro, e una è più forte dell'altra, non si dà un bastone al più debole: li si blocca e si cerca di farli fermare. (Applausi).

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, signor Ministro della difesa, abbiamo ascoltato con attenzione le sue comunicazioni concernenti la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, il punto di situazione sul conflitto e su ciò che l'Italia ha fatto e che farà. A distanza di quasi due anni dall'inizio dell'invasione russa nei confronti dell'Ucraina, attualmente anche a causa dell'inverno, la situazione è pressoché invariata. Ci ritroviamo nuovamente in quest'Aula a discutere sul rinnovo dell'invio di mezzi, materiali ed equipaggiamenti in favore di un popolo che è stato militarmente attaccato e ha il diritto di difendersi.

È vero, signor Ministro, quanto da lei detto e cioè che quello che affrontiamo è un percorso drammatico e difficile. Camminiamo su un crinale perché cerchiamo la pace offrendo armi a chi si deve difendere. E non lo facciamo perché siamo guerrafondai, ma lo facciamo perché abbiamo scelto di seguire il diritto internazionale, i principi e i valori che in esso sono contenuti, le cui regole hanno consentito di fermare i conflitti per molto tempo. E lo facciamo con senso di responsabilità, bilanciando quello che è un aiuto per la difesa di un popolo aggredito con l'attenzione a non mettere in pericolo la necessità di preservare la difesa italiana. Questo non è un fattore secondario, anche perché oggi l'Italia, l'Europa, ma anche gli Stati Uniti hanno difficoltà nel reperire il materiale necessario alla produzione di armamento. E abbiamo visto come di fronte a questa guerra tutti i Paesi si sono trovati impreparati e pressoché scoperti, banalmente per l'impossibilità di produrre in modo autonomo.

Questa è una riflessione che in tutta serenità dobbiamo fare, chiedendoci qual è il limite che non possiamo oltrepassare per non mettere in difficoltà la difesa e la sicurezza nazionale, proprio in un momento in cui in diverse parti del mondo la pace è attaccata. Non a caso Papa Francesco nei giorni scorsi ha parlato di una guerra mondiale a pezzi.

Se il giorno dopo l'invasione dell'Ucraina non avessimo deciso da che parte stare; se non avessimo deciso di aiutare l'Ucraina a difendersi da chi l'ha attaccata militarmente, saremmo venuti meno rispetto agli ideali di democrazia e libertà dei popoli; libertà che non è più così scontata e che ora più che mai deve essere difesa. Vediamo tutti i focolai in atto, le diverse aree di crisi, i nuovi equilibri geopolitici in atto. E non possiamo permetterci di pensare che, se un problema o una situazione sono lontani da casa, poi non arriveranno anche da noi. Lo abbiamo fatto con il Covid, pensando che rimanesse circoscritto ai confini cinesi, e puntualmente è arrivato in Europa e in Italia.

In quest'ottica, facendo riferimento a quanto sta avvenendo nel Mar Rosso circa gli attacchi dei pirati Houthi nei confronti delle navi in transito, giustamente lei, signor Ministro, ha sottolineato l'interconnessione tra la sicurezza e la difesa di uno Stato quali prerequisiti della democrazia e dello sviluppo sociale. Ebbene, quanto sta avvenendo senza che, fortunatamente, ad oggi si siano registrate vittime in conseguenza di quegli attacchi, sta cagionando però un danno economico importante che sta già arrivando nelle nostre case: abbiamo ritardi nelle consegne nei porti, il rincaro generale dei prezzi, in ultimo quello delle assicurazioni proprio sulle navi, con il rischio che alcune compagnie scelgano di circumnavigare l'Africa e magari che non si dirigano in Italia e vadano invece a Rotterdam.

La ringrazio, quindi, signor Ministro, per aver messo una nostra unità navale del dispositivo Mediterraneo sicuro a protezione delle navi mercantili ove vi sia la richiesta e con lei ringrazio gli uomini e le donne in divisa che vi operano. In questo contesto, però - me lo lasci dire, Ministro - l'Europa è assente, direi quasi inesistente da un punto di vista di politica estera, di difesa europea, di risposta europea a problemi che possono riguardare anche un singolo Stato, come abbiamo visto per l'immigrazione. E questo, come giustamente lei sottolineava, è un problema che arriva da lontano e non per colpa dell'attuale Governo. Oggi il rischio che l'Europa sia assente è ancora più elevato in considerazione della prossima tornata elettorale europea e sul fronte della guerra in Ucraina in modo particolare non ce lo possiamo permettere. In questo l'Italia può fare da sprone, essere protagonista in una necessaria azione diplomatica per arrivare a che questa guerra si fermi e lo può fare proprio in virtù del fatto che l'Italia sin da subito non ha esitato, balbettato, o avuto tentennamenti sul prendere una posizione. Lo può fare anche perché allo stato attuale è l'unica Nazione con un Governo stabile e votato dai cittadini.

Concludendo, signor Presidente, oggi quello che chiediamo è un impegno al Governo a proseguire nel sostegno all'Ucraina, a profondere tutti gli sforzi diplomatici in tutte le sedi, con l'obiettivo di porre fine al conflitto e alle sofferenze di un popolo, quello ucraino, e di giungere ad una pace giusta, duratura ed equilibrata, che ristabilisca la sicurezza e l'ordine mondiale, nel rispetto del diritto internazionale, oltre che di continuare a garantire l'assistenza umanitaria al popolo ucraino, pesantemente logorato dalla guerra.

Annuncio, pertanto, signor Presidente, il voto favorevole del Gruppo Lega alla proposta di risoluzione n. 5. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «San Bernardino da Siena» di Siena, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro della difesa (ore 16,36)

ALFIERI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, quello di oggi penso sia un passaggio importante, perché ci accingiamo a votare delle proposte di risoluzione che sono state fortemente volute come strumento proprio dal Partito Democratico nella passata legislatura quando, insieme al MoVimento 5 Stelle, chiedemmo che in ogni passaggio in cui si decideva sull'invio di armi all'Ucraina ci fosse un pieno coinvolgimento delle Camere. Penso che questo sia un passaggio corretto e desidero dirlo perché nessuno di noi prende mai queste decisioni a cuor leggero, perché siamo tutte persone che riflettono e approfondiscono; queste decisioni non si prendono sulla base di un dettame ideologico, ma sulla base di un coinvolgimento, di una scelta politica, a volte anche sofferta.

Lo dico perché, nel momento di sbandamento dei primi giorni di febbraio 2022, quando ci fu un'aggressione di inusitata violenza contro ogni previsione, almeno nel mondo europeo, da parte della Russia, il primo a dire parole con chiarezza fu proprio l'allora leader del Partito Democratico, Enrico Letta, che disse: noi non possiamo che stare a fianco delle democrazie liberali e dell'Ucraina, che è in lotta per la sua libertà e noi saremo a fianco di chi opera in termini di legittima difesa. Così abbiamo approvato in tutti i passaggi i decreti-legge che hanno definito gli aiuti economici e militari e che hanno aperto le porte agli ucraini che scappavano da quella terra e sono stati accolti in Europa; per la prima volta abbiamo adottato la direttiva che ha permesso l'accoglienza automatica di tanti, senza bisogno di ulteriori decisioni da parte dei singoli Governi. Lo abbiamo fatto a testa alta e convinti.

Oggi la situazione sul terreno è cambiata, dobbiamo prenderne atto. Ho ascoltato le parole del Ministro: quella che doveva essere una controffensiva che portava l'Ucraina a conquistare terreno non c'è stata e questo è un dato politico oltre che militare che dobbiamo tenere in considerazione. Allo stesso modo andrebbe fatta una riflessione seria sul sistema delle sanzioni; noi abbiamo sostenuto i pacchetti delle sanzioni in tutti i passaggi: quelle individuali funzionano (alcune sanzioni economiche puntuali sulla tecnologia militare), però non tutte stanno funzionando, anche perché purtroppo, per il meccanismo dell'aumento del prezzo delle materie prime, la Russia non è stata colpita come ci aspettavamo. Questi due dati vanno tenuti in considerazione per le iniziative politiche che dovremo prendere. Bisogna essere conseguenti e quindi anche il Governo - forse questo è il pezzo dove l'Esecutivo è mancato - doveva prendere iniziative a livello europeo per provare a mettere in campo un'iniziativa di pace (ci arriverò alla fine del mio intervento). Da questo punto di vista la posizione del Governo è chiara, ma lo è anche la nostra, del Partito Democratico.

Noi mettiamo in evidenza queste situazioni che si stanno evolvendo sul terreno, però dissentiamo da chi sostiene che questi cambiamenti sul terreno debbano essere le motivazioni per abbandonare il sostegno all'Ucraina e per non sostenerla più con tutti i mezzi necessari. Anzi, penso che sia proprio questo il momento di non farlo: il momento di stanchezza delle opinioni pubbliche europee che vedono quello che sta succedendo, una situazione di stallo e la stanchezza anche rispetto alla decrescita del potere d'acquisto e all'inflazione dovuta a una guerra nel cuore dell'Europa. Noi pensiamo che sia proprio in questo momento di massima difficoltà che dobbiamo far sentire la vicinanza al popolo ucraino (Applausi) e dobbiamo farlo anche per non incrinare il fronte delle democrazie liberali. Lo abbiamo fatto nel febbraio del 2022, quando Putin pensava di poter entrare nel ventre molle europeo davanti al ritiro degli Stati Uniti dall'Afghanistan e dal Medio Oriente. Pensavano a un'Europa debole e divisa e abbiamo dato un segnale importante. Poi forse non c'è stato un atteggiamento conseguente rispetto alle iniziative che l'Europa avrebbe potuto portare avanti.

C'è stato un tentativo in quella foto che fa un po' arrabbiare la Presidente del Consiglio, ma è stata una foto importante, quella in cui Scholz, Macron e Draghi insieme su quel treno sono andati a dimostrare la forza delle principali democrazie europee, a fianco dell'Ucraina, in un momento di massima difficoltà, perché simboleggiava l'idea di costruire una politica estera e di difesa comune: quella deve essere la nostra bussola strategica. Noi l'abbiamo fatto in maniera convinta in passato e continueremo a farlo. Bene quindi che ci sia stato un voto unanime qui dentro a sostegno del Governo, nel momento in cui abbiamo dato lo status di candidato all'Ucraina e questo è stato un segnale importante e lo daremo anche votando il prossimo decreto-legge: lo dico fin d'ora.

Cos'è che non va ed è il motivo per cui noi ci asterremo sulla risoluzione del Governo? Noi voteremo a favore del decreto-legge, quando arriverà in Aula, di sostegno in modo netto e chiaro al popolo ucraino nel suo esercizio alla legittima difesa rispetto all'aggressione russa, ma ci asterremo oggi perché vorremmo un Governo più netto in Europa su due fronti. Il primo, su cui non ho sentito parole chiare e non abbiamo visto riferimenti nella risoluzione del Governo, è rispetto all'atto dissennato di Orban che si è rifiutato di sostenere il pacchetto da 50 miliardi. (Applausi). Orban, amico della Lega, amico di Fratelli d'Italia, merita una risposta netta: 50 miliardi, peraltro di aiuti non militari, ma aiuti economici necessari per sostenere i fondamentali economici di quel Paese in un momento di difficoltà, le infrastrutture strategiche danneggiate dai bombardamenti russi che costringono la popolazione Ucraina a stare per lunghe ore al freddo e al buio; 50 miliardi che devono essere al più presto sbloccati. A gennaio ci sarà un nuovo appuntamento e chiediamo al Governo di essere molto netto nella condanna del comportamento di Orban e, visto che fate parte della stessa famiglia politica, di convincerlo a togliere il veto su quel pacchetto (Applausi) e non accettare il ricatto da parte di Orban rispetto anche allo Stato di diritto. Noi non ci piegheremo a quel ricatto.

Poi vi è l'iniziativa diplomatica: oggi - e lo misureremo anche in vista delle elezioni europee - la partita si gioca su alcuni grandi temi, come la transizione ecologica e digitale e la capacità dell'Europa di parlare con una voce sola. Lo è sul Medio Oriente, dove rischiamo di andare sempre e solo a rimorchio degli Stati Uniti, e non vorremmo che lo fosse anche sull'Ucraina. Grandi Paesi come l'Italia, la Germania e la Francia devono saper parlare con una voce sola, prendere un'iniziativa di pace ed è il motivo per cui noi l'abbiamo messo al primo punto della nostra risoluzione: riprendere un'iniziativa che possa portare i principali attori intorno a un tavolo e costruire le condizioni di un cessate il fuoco e anche quelle della ricostruzione.

Condivido ogni parola del ministro Crosetto rispetto alla prospettiva e anche al contributo italiano sullo sminamento e sulla ricostruzione di quel Paese. Siccome ci sono le condizioni, penso che un grande Governo come quello italiano non debba far mancare il proprio contributo per costruire un'iniziativa diplomatica e ospitare magari a Roma una futura conferenza di pace.

Chiudo su un tema che ha sollevato correttamente il collega che stimo, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Peppe De Cristofaro.

Condivido un passaggio del suo intervento. Io penso che se vogliamo in maniera civile andare avanti costruendo un terreno bipartisan su questi passaggi fondamentali della politica estera, dovremmo pensare di abbandonare le etichette. Quando prendiamo questa decisione, abbiamo grande rispetto e lo facciamo con grande rispetto di tutte le sensibilità. Sono davvero a disagio allora quando sento definire filoputinisti coloro che in maniera autentica manifestano una sensibilità pacifista (Applausi), così come rifiuto l'etichetta di guerrafondai a chi sostiene il fronte delle democrazie liberali davanti ad un'aggressione militare.

Penso che se noi facessimo tutti questo salto in avanti, renderemmo più civile il nostro confronto politico. (Applausi).

SPERANZON (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPERANZON (FdI). Signor Presidente, voglio innanzitutto ringraziare il Ministro non solo per essere presente in Aula, come ha sempre fatto ogniqualvolta è stato richiesto da questo ramo del Parlamento e anche dall'altro, ma anche e soprattutto per l'onestà e la schiettezza con le quali ha dato le comunicazioni che abbiamo ascoltato quest'oggi. Comunicazioni prive di demagogia, che attestano un grande senso di responsabilità da parte del ministro Crosetto e del Governo rispetto a quello che accade in questo momento in Ucraina.

Voglio anche ringraziare le donne e gli uomini in divisa (Applausi) che sono presenti non solo ai confini dell'Ucraina, ma in ogni contesto internazionale, dove sono richieste la capacità, l'umanità e le prerogative tipiche dell'Esercito italiano.

Il 24 febbraio di due anni fa è successa una cosa che non dobbiamo mai dimenticare; una parte, l'esercito russo, ha invaso un'altra parte, cioè il territorio libero e sovrano dell'Ucraina. Da quel momento la chiarezza da parte di tutti deve essere rispetto all'individuazione di chi è l'aggressore e di chi è l'aggredito. (Applausi).

Partiamo da questo elemento. Il rischio è infatti che si rubrichi questa fase ad una sorta di contesa e di litigio, nella quale noi in qualche misura se possiamo evitare di metterci in mezzo è meglio o, addirittura, ascoltando alcune metafore che ho sentito poc'anzi in quest'Aula, in particolare quella del senatore Marton, di fronte al fatto che c'è un individuo con un bastone in mano che cerca di aggredire un altro, noi non dovremmo armare quell'altro per potersi difendere, ma dovremmo fare cosa? Ecco, questo è l'elemento che manca nel dibattito. Quelli che lamentano il fatto che siamo all'ottavo invio di materiali e mezzi militari in Ucraina che alternativa darebbero a questo? Quale tipo di pace vorrebbero ottenere?

È infatti del tutto evidente che se noi non inviassimo le armi in Ucraina, se il mondo occidentale - perché non è un problema solo dell'Italia - quello che difende i valori della libertà e della democrazia (Applausi), non mettesse in condizione il popolo ucraino di difendersi, oggi la guerra sarebbe finita? Sì, sarebbe finita, ma sarebbe finita con un'invasione, con la soppressione della democrazia, con la riduzione sostanzialmente in schiavitù del popolo ucraino, così come avvenne qualche decennio fa quando c'era l'Unione sovietica.

È evidente allora che da parte del Governo italiano e delle forze politiche che compongono l'intero Parlamento dovrebbe esserci una posizione univoca rispetto a quale sia la parte da difendere e quale la parte che dobbiamo aiutare a difendersi.

Il ministro Crosetto ha fatto bene a ricordare nella sua replica in Aula che le armi che noi diamo agli ucraini servono per difendere gli asili, le scuole e i civili (Applausi) dai bombardamenti, dai droni e dai missili russi che piovono sulla loro testa. Non sono armi di offesa, ma di difesa. Imparate la differenza tra l'offesa e la difesa anche dal punto di vista lessicale.

E noi siamo orgogliosi di avere un Ministero della difesa! E le armi che vengono usate per la difesa sono quelle che garantiscono la sicurezza nazionale, sono quelle che garantiscono, quindi, anche la stabilità. E quando viene a mancare la stabilità, allora sì, in quel momento viene meno la libertà. (Applausi).

Quello che sta cercando di fare questo Governo, a livello internazionale, è far comprendere a tutti che è evidente che non possiamo andare avanti per l'eternità a dare armi all'Ucraina: perché la speranza di tutti, in primis del ministro Crosetto, ma di ogni persona di buon senso, in ogni angolo del pianeta, è che le ostilità in Ucraina cessino il più presto possibile.

Ma chi lo dice a Putin di smetterla di lanciare i missili? Senatore Marton, onorevole Conte, andate voi, con un mazzolino di fiori, al cospetto di Putin, a dirgli smettila di mandare missili e droni sopra la testa degli ucraini cosicché potremo finalmente anche noi smettere di mandare le armi all'Ucraina per difendersi? (Commenti).

PRESIDENTE. Invito il Capogruppo del Gruppo Misto a ricordarsi di essere appunto un Capogruppo. Prego, senatore Speranzon, prosegua pure.

SPERANZON (FdI). Signor Presidente, prima ho ringraziato i nostri militari, ma voglio anche ringraziare i combattenti e il popolo ucraino, perché, difendendo la loro patria, in questi mesi hanno difeso gli interessi della nostra comunità, dei nostri valori, dei nostri principi e hanno messo in gioco la propria vita.

C'è una certa preoccupazione, signor Presidente, per certi segnali, che arrivano anche da quest'Assemblea, dell'avvicinamento del Partito Democratico, che su questo punto nei mesi scorsi ha sempre preso posizioni nette, dimostrando grande senso di responsabilità rispetto al sostegno al Governo sulla politica estera. Invece, nelle ultime ore, negli ultimi giorni, nelle ultime settimane, il Partito Democratico sta ammiccando, sta ammorbidendo, sta modificando la propria posizione, forse per inseguire quelle posizioni filorusse del MoVimento 5 Stelle, col quale magari costruire qualche alleanza a livello locale o a livello internazionale.

Questo ci preoccupa e ci preoccupa non solo come forza politica. Forza politica che, ricordiamolo, su questo è sempre stata coerente. Quando Fratelli d'Italia era all'opposizione, infatti, ha sempre avuto il coraggio di votare a favore di decreti, come il decreto sull'Ucraina, che riteneva giusti per gli interessi dell'Italia e per i valori che vogliamo difendere. Dispiace, allora, vedere che ci sono forze politiche che evidentemente hanno paura e che hanno perso il coraggio di difendere quelli che sono interessi nazionali nel momento in cui sono finite all'opposizione. Ebbene, all'opposizione ci siete finiti, forse, anche perché non avete saputo dimostrare coerenza.

Anche quest'oggi, in quest'Aula si è dimostrato, alla luce di quello che è stato detto, che un'alternativa a questo Governo non esiste. La maggioranza ha una propria risoluzione, infatti, sulla quale vota compatta, e che dimostra che i valori e i princìpi che noi difendiamo sono ampiamente condivisi, non solo dai nostri elettori, ma anche dai nostri rappresentanti al Governo e nelle istituzioni. Dalla parte opposta, invece, sentiamo di tutto. (Applausi).

Signor Presidente, non è possibile sospendere gli aiuti. Parlare di negoziati, certo, si può e si deve. Si deve ricercare la pace con ogni mezzo; si devono ricercare la pace, i negoziati, la diplomazia, certo. Però, fintanto che missili, droni e l'artiglieria russa - e rossa - bombardano quotidianamente le città e i civili ucraini, questo diventa impossibile.

Se l'Italia decidesse oggi di voltare le spalle all'Ucraina, perderebbe non solo la faccia, ma l'indipendenza. Noi crediamo che, per essere amici della pace, bisogna andare oltre le parole; sono semplici e facili, le parole; hanno stancato tante parole, che sono vuote. (Applausi). Per raggiungere la pace bisogna che Putin la smetta di lanciare i missili, altrimenti non è pace, non è una pace giusta, ma è un'invasione. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Magni, la vedo agitato.

Colleghi, il senatore Speranzon sta intervenendo e vi prego di ascoltare.

SPERANZON (FdI). È la vittoria della negazione del diritto internazionale.

L'Italia sceglie di stare dalla parte delle Nazioni e del rispetto del diritto internazionale, con l'obiettivo di arrivare a una pace giusta e duratura, non a una resa incondizionata alla quale probabilmente e purtroppo vorrebbero relegare l'Ucraina anche alcune irresponsabili forze politiche italiane. Per questa ragione, il Gruppo di Fratelli d'Italia voterà a favore della proposta di risoluzione della maggioranza. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Magni, mi fa piacere che lei applauda l'intervento che ha appena sentito. Sicuramente sarà con ironia.

CASINI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (PD-IDP). Signor Presidente, colleghi, intervengo per chiarezza e molto brevemente. La pace non potrà mai essere costruita sulla capitolazione dell'Ucraina, per cui qualsiasi iniziativa di pace, che giustamente sollecita fortemente la proposta di risoluzione del PD, che ho firmato convintamente, non può prescindere dagli aiuti che noi abbiamo già ripetutamente votato all'Ucraina. Chi oggi - lo dico all'amico Marton, ma mi verrebbe quasi da aggiungere anche il collega di Fratelli d'Italia che è appena intervenuto - lavora per fiaccare ogni resistenza dell'Ucraina sono partiti e Paesi sovranisti, a partire dall'Ungheria di Orban (Applausi), vero riferimento russo in Europa. Qui sono in gioco per me valori non negoziabili dell'Occidente. Per questo, signor Presidente, non vedo francamente ostacoli a che io voti la proposta di risoluzione del senatore Alfieri, che ho sottoscritto, la proposta di risoluzione dei colleghi Borghi e Gelmini, che ho attentamente letto e convintamente sottoscrivo, e quella della maggioranza.

Nelle parole del ministro Crosetto, che ho ascoltato, non vedo francamente, pur essendo un membro convinto dell'opposizione in questo Senato, alcun ostacolo ad una convergenza parlamentare ampia e risoluta sul presupposto della solidarietà all'Ucraina e della ricerca della pace.

PRESIDENTE. Senatore Casini, non so se il suo intervento fosse in dissenso dal Gruppo, perché non ho sentito come voteranno i Gruppi sulle altre proposte di risoluzione, ma le ho dato comunque la parola.

Ricordo che il ministro della difesa Guido Crosetto ha accolto le proposte di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Borghi Enrico e Gelmini, e n. 5, presentata dai senatori Barcaiuolo, Pucciarelli, Gasparri, Petrenga e da altri senatori. Il Ministro ha dichiarato di rimettersi all'Assemblea sulla proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Alfieri e da altri senatori. Ha infine espresso parere contrario sulle proposte di risoluzione n. 1, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, e n. 3, presentata dal senatore Patuanelli e da altri senatori.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Borghi Enrico e Gelmini.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 5, presentata dai senatori Barcaiuolo, Pucciarelli, Gasparri, Petrenga e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 4.

MAIORINO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Chiediamo il voto per parti separate dei punti n. 2 e 4 del dispositivo.

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate della proposta di risoluzione n. 4, avanzata dalla senatrice Maiorino.

È approvata.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Alfieri e da altri senatori, ad eccezione dei punti nn. 2 e 4 del dispositivo.

MAIORINO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ho dichiarato aperta la votazione, però la annullo.

Prego, senatrice Maiorino.

MAIORINO (M5S). I punti nn. 2 e 4 andrebbero votati separatamente.

PRESIDENTE. Stiamo votando il resto. È in anticipo, la sua richiesta. Si accomodi, ci penso io. Ho capito.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Alfieri e da altri senatori, ad eccezione dei punti nn. 2 e 4 del dispositivo.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del punto n. 2 della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Alfieri e da altri senatori.

Aspettate un attimo, annullo la votazione. Mentre il Governo si è rimesso all'Assemblea su tutta la proposta di risoluzione, non so se mantenga lo stesso indirizzo anche sulle due votazioni separate che andremo ad effettuare. Vedo che il Governo mantiene l'orientamento e quindi si rimette all'Assemblea anche per le due votazioni separate.

Indìco dunque la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Alfieri e da altri senatori, sul solo punto 2 del dispositivo.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Alfieri e da altri senatori, sul solo punto 4 del dispositivo.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Essendo state approvate le proposte di risoluzione nn. 2, 4 e 5, risultano precluse le proposte di risoluzione nn. 1 e 3.

Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 17,06)

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

*VERDUCCI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERDUCCI (PD-IDP). Signor Presidente, è una vicenda drammatica quella che voglio menzionare, denunciata all'opinione pubblica per prima dalla senatrice Ilaria Cucchi, che ringrazio sempre per le sue battaglie civili e politiche. Matteo Concetti aveva ventitré anni quando lo scorso 5 gennaio, nella sera che precede l'Epifania, è morto nel carcere di Ancona. Matteo aveva una giovane vita, piena di difficoltà, di rabbia, di frustrazione. Era riuscito a risollevarsi dalla tossicodipendenza, aveva il suo mondo e una famiglia dalla sua parte, i suoi genitori, la compagna con la quale viveva. Matteo, tuttavia, combatteva con un disagio oscuro che lo portava a perdersi, a sbagliare. Era stato condannato per reati contro il patrimonio ed era in carcere, ma Matteo, che soffriva di una gravissima patologia psichiatrica accertata, non doveva essere in carcere.

Lo scorso novembre Matteo (che non sarebbe dovuto essere in carcere, che avrebbe avuto diritto a scontare la sua pena in una struttura alternativa, che era tornato in reclusione per aver fatto un'ora - una sola ora - di ritardo rispetto all'orario prestabilito dal giudice nel tornare a casa dal lavoro di pizzaiolo che conduceva in regime di semilibertà), è stato trasferito dal carcere di Fermo a quello di Ancona, dal quale non ha fatto più ritorno. La sera del 5 gennaio Matteo si è ucciso nel bagno della cella di isolamento dove era stato messo per punizione. Solo poche ore prima i genitori avevano potuto vederlo e Matteo aveva detto alla madre Roberta: "Mamma, non mi lasciare, se mi portano di nuovo laggiù io mi impicco". La madre, disperata, aveva implorato tutti di proteggere Matteo, ma così non è stato. La sera stessa, nella cella dove era costretto in isolamento, Matteo era morto.

Abbiamo il dovere, signora Presidente, di non tacere su questa morte. Nessuno. Non dobbiamo tacere sul numero altissimo di suicidi nelle nostre carceri, spesso morti annunciate e non impedite, sulle violenze, sul sovraffollamento drammatico, sulla carenza di medici e infermieri, sulle condizioni proibitive in cui lavorano gli agenti di Polizia penitenziaria, sulla negazione delle misure alternative e di percorsi reali di riabilitazione e di rinascita. È il fallimento dello Stato di diritto, è il fallimento della giustizia, è il tradimento della nostra Costituzione.

Tra otto mesi Matteo sarebbe dovuto uscire, ma anche per lui, che aveva commesso reati minori, il carcere è divenuto un circuito vizioso, un gorgo gigantesco e criminogeno da cui è impossibile uscire. «Ogni volta che entro in un carcere mi domando: perché loro e non io?». Sono parole di Papa Francesco. Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare, a tutti è capitato, ma tutti abbiamo il diritto ad una nuova vita, a non essere uccisi dai pregiudizi.

Signora Presidente, abbiamo il dovere di denunciare quanto accaduto a Matteo, di non lasciarlo solo nella morte come gli è accaduto nella vita. (Applausi).

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signora Presidente, il 2 gennaio scorso è mancato a Siracusa l'avvocato Ezechia Paolo Reale. Molti di noi lo hanno conosciuto, io ho avuto la fortuna di avere con lui uno stretto rapporto di collaborazione per molti anni. Era una grande personalità, internazionalmente riconosciuta e apprezzata soprattutto nel campo della giustizia penale internazionale, era segretario generale dell'Istituto internazionale di Siracusa per la giustizia penale e per i diritti umani, ed è stato uno degli uomini, degli studiosi, dei giuristi fondamentali nella definizione della Corte penale internazionale nella Convenzione di Roma nel 1998 e ancora nel 2010, alla conferenza di Kampala, per la definizione (abbiamo appena sentito il ministro Crosetto e gli interventi in Aula sulla questione della enorme tragedia ucraina) del crimine di aggressione e della sanzione di questo crimine. È stato uno dei momenti più significativi della sua carriera, ma è lontano dall'essere l'unico, ce ne sono stati moltissimi altri.

Nella sua azione di avvocato internazionalista alla Corte europea dei diritti dell'uomo, in molte istanze internazionali, in un'infinità di negoziati e di congressi, è importantissima l'affermazione di un diritto umano universale alla conoscenza ottenuta dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa pochissimi anni fa, anche discussa e approvata con valore politico presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato.

Ezechia Paolo Reale era un uomo di straordinaria umanità, un vero membro, convinto e responsabile, della polis, della comunità alla quale apparteneva, alla quale ha dato dei contributi enormi anche sul piano politico, della politica regionale e di quella locale. Soprattutto, però, era un uomo di grandissima umanità e disponibilità nel rispondere sempre, nell'essere attivo nel portare avanti il progresso del diritto internazionale sui grandi temi dei diritti umani e dello Stato di diritto.

Ho voluto cogliere questa occasione, signora Presidente, per poter esprimere, a nome di tutti coloro che lo conoscevano, ma anche, se me lo consente, a nome dei colleghi presenti, un cordiale e affettuoso segno di solidarietà alla sua famiglia, a sua moglie Titti, ai suoi figli Violante, Federico e Michele, che saluto direttamente, pur non essendo qui. Mi auguro di poterli incontrare presto, in un'occasione nella quale esprimere non soltanto solidarietà, ma anche l'impegno a proseguire l'enorme lavoro e la grande missione di Ezechia Paolo Reale nell'affermazione dei diritti umani e del diritto alla conoscenza. (Applausi).

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, l'avvocato siracusano Ezechia Paolo Reale, giurista raffinatissimo di respiro internazionale e politico appassionato, si è spento dopo una lunga malattia a soli sessantatré anni.

Ripercorrendo brevemente alcuni attimi del suo appassionato percorso da giurista, vediamo che gran parte, se non la maggior parte della sua vita, l'ha spesa per una branca del diritto oggi più importante che mai, ovverosia la tutela dei diritti umani. Già solo leggendo alcune parole di cordoglio dei suoi colleghi traspare la genuina ammirazione di cui godeva: un uomo di grande spessore, rilievo morale e professionale.

La sua eredità nel campo del diritto e dei diritti umani lascia un segno profondo, ispirando le future generazioni a lottare per la giustizia, l'educazione e il progresso sociale. Infatti, fu anche nominato componente della Commissione ministeriale istituita il 22 marzo del 2022 dal ministro della giustizia Marta Cartabia per l'elaborazione di un progetto di codice dei crimini internazionali: un contributo fondamentale che lui ha fornito, oltre all'adozione di una raccomandazione e una risoluzione nel 2021 sul riconoscimento del diritto alla conoscenza come nuovo diritto umano da parte dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Fu audito anche dalla Commissione per i diritti umani nel dicembre 2021, dove sottolineò la grande rilevanza del diritto alla conoscenza: il diritto umano alla conoscenza deve essere plasmatico e omogeneo con il progresso e deve essere necessariamente alla portata del cittadino. Il ruolo del Governo, di noi con ruoli istituzionali - sottolineò nel suo intervento - è costruire una nuova e solida rete di protezione dei diritti umani fondamentali. Il diritto all'apprendimento e alla cultura è un diritto di tutti e per tutti, il cui pulsante di attivazione non deve essere di esclusiva disponibilità di chi detiene il potere.

Il 2 gennaio scorso ci lascia dunque un difensore della libertà e un prezioso attore nel percorso di costruzione della giustizia internazionale e di promozione dello Stato di diritto e dei diritti umani. I diritti umani sono i diritti di tutti, senza distinzione alcuna. Colui o coloro che si fanno portavoce e difensori della categoria fanno sì che venga dato colore alla voce dei fragili fra i più fragili.

Chiudo - e vi ringrazio per l'attenzione - con una citazione di don Lorenzo Milani che a mio avviso lo rappresenta: «A che serve avere le mani pulite, se si tengono in tasca?».

Concludo avvicinandomi al cordoglio della famiglia e mi auguro che le sue idee e il suo percorso di lotta e salvaguardia dei diritti dei senza voce venga proseguito con devozione. (Applausi).

NICITA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICITA (PD-IDP). Signora Presidente, ringrazio i colleghi che hanno ricordato il siracusano Ezechia Paolo Reale, mio concittadino. I funerali si sono svolti qualche giorno fa a Siracusa, rappresentando un'unità della città, del mondo della cultura, dell'avvocatura, ma anche del mondo della politica, nel quale Ezechia Paolo Reale ha svolto anche una parte della sua attività.

Recentemente ci eravamo incontrati, anche con il presidente Terzi di Sant'Agata, su un punto sul quale lui insisteva moltissimo e che ha rappresentato una parte importante del suo impegno di giurista e di uomo di cultura, anche come rappresentante dell'Istituto internazionale di Siracusa per i diritti umani. In sostanza, il punto fondamentale era quello di mettere insieme l'analisi della conoscenza del diritto per arrivare ad affermare il diritto della conoscenza come un diritto umano, come uno dei diritti dell'umanità da preservare. Le nostre discussioni recenti, anche presso la Fondazione Einaudi, hanno riguardato proprio l'idea di un terreno di incontro comune, anche partendo da idee e formazioni politiche diverse: si parlava della tradizione liberale dell'informazione come bene diffuso, quindi da coniugare ad una libertà che non fosse associata ad un rapporto diritto-dovere. La libertà di informare e la libertà di conoscere non comportavano, da parte di qualcuno, un dovere di produrre conoscenza.

Lui portò al Consiglio d'Europa un'idea fondamentale, cioè quella che non basta avere la libertà di ricerca delle informazioni, la libertà di cultura, ma occorre proprio inserire il diritto alla conoscenza come una caratteristica della nostra umanità, il che comporta un dovere, innanzitutto delle Istituzioni, di produrre trasparenza e accesso alle informazioni e alla cultura.

Ecco, in questa sintesi si univa, da una parte, una tradizione più liberale, e, dall'altra parte, una tradizione che si riconosce nella necessità che le Istituzioni creino opportunità per tutti, anche introducendo forme di sostegno diffuso e universalità nell'accesso. Tale sintesi era un incontro fra culture e politiche diverse.

In questi giorni, proprio a Siracusa, in Sicilia, si sono riunite diverse associazioni e diverse persone per ricordarne la figura e il contributo. Sicuramente, a proposito di diritto della conoscenza, perdiamo un grande patrimonio che ci avrebbe potuto aiutare anche qui in Senato, dove pure avevamo progettato con lui di costruire dei momenti di confronto e di accrescimento.

Per noi è un'eredità di cultura e di pensiero, ma è anche un dovere ricordare le persone che sono state così preziose nel farci fare dei passi avanti sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista della cultura del diritto e del rispetto della dignità umana. (Applausi).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Comunico che gli atti di sindacato ispettivo ordinario, previsti per la seduta di domani, saranno svolti in altra data.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 11 gennaio 2024

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 11 gennaio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,22).

Allegato A

DOCUMENTO

Introduzione di una ulteriore disposizione transitoria per l'integrazione del Consiglio di Presidenza nella XIX legislatura (Doc. II, n. 3)

ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA GIUNTA PER IL REGOLAMENTO

Art. 1.

        1. Nel Regolamento è aggiunta, in fine, la seguente disposizione transitoria:

            « DISPOSIZIONE TRANSITORIA

        1. Limitatamente alla XIX legislatura, al fine di assicurare la piena rappresentatività del Consiglio di Presidenza, tutti i Gruppi parlamentari costituiti all'inizio della legislatura sono rappresentati in seno al Consiglio di Presidenza.

        2. Qualora, per effetto della presente disposizione transitoria, risulti alterato a sfavore dei componenti dei Gruppi di maggioranza il rapporto numerico tra essi e i componenti dei Gruppi di opposizione, nella votazione di cui al comma 3 si procede alla contemporanea elezione di un ulteriore Segretario.

        3. Il Presidente stabilisce la data delle votazioni. Ciascun Senatore può scrivere sulla scheda un solo nome. È eletto, in numero non superiore a uno per ogni Gruppo non rappresentato e per la maggioranza nell'ipotesi di cui al comma 2, il senatore che ottiene il maggior numero di voti ».

        2. La delibera del 1° febbraio 2023, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 29 del 4 febbraio 2023, è abrogata.

________________

N.B. Approvato il documento composto del solo articolo 1 .

COMUNICAZIONI DEL MINISTRO DELLA DIFESA IN MATERIA DI PROROGA DELL'AUTORIZZAZIONE ALLA CESSIONE DI MEZZI, MATERIALI ED EQUIPAGGIAMENTI MILITARI IN FAVORE DELLE AUTORITÀ GOVERNATIVE DELL'UCRAINA

PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4 E 5

(6-00063) n. 1 (10 gennaio 2024)

De Cristofaro, Cucchi, Aurora Floridia, Magni.

Preclusa

Il Senato,

            sentite le comunicazioni del Ministro della difesa ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge n. 200 del 2023, "Disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina",

        premesso che:

            l'articolo 1 del decreto-legge 21 dicembre 2023, n. 200 prevede la proroga, fino al 31 dicembre 2024, previo atto di indirizzo delle Camere, dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina;

            il 19 dicembre 2023 il Ministro della difesa è stato audito dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica in riferimento ai contenuti del cosiddetto "ottavo pacchetto" di invio di materiali e equipaggiamenti militari all'Ucraina. Tale invio giunge sette mesi dopo il cosiddetto "settimo pacchetto", autorizzato con decreto del Ministro della difesa del 23 maggio 2023. Con il decreto-legge n. 185 del 2022, infatti, era stata prorogata fino al 31 dicembre 2023 l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali e equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina;

            a quasi due anni dall'invasione russa dell'Ucraina, bisogna constatare che la situazione è di sostanziale stallo, la controffensiva lanciata dall'esercito ucraino non ha raggiunto gli obiettivi che il Governo di Kiev si era prefisso, il conflitto si prefigura oramai come una guerra di posizione e di logoramento destinata a protrarsi sul lungo periodo prolungando e aumentando così il carico di morte, distruzione e sofferenza;

            secondo un'inchiesta del New York Times dell'agosto 2023 basata su fonti del Pentagono, ritenuta attendibile dai maggiori istituti di studi strategici, il numero totale di soldati ucraini e russi, uccisi o feriti dall'inizio della guerra, si avvicina a 500.000;

            la Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina (Hrmmu) ha accertato nel novembre scorso che i civili uccisi in Ucraina, dall'inizio dell'invasione russa del 24 febbraio 2022, sarebbero oltre 10.000 di cui 560 sono bambini;

            secondo Save the Children, l'Ucraina è diventata il Paese più minato al mondo: almeno 1.068 persone sono state uccise o ferite da questi ordigni o residuati bellici inesplosi dall'inizio della guerra, ovvero due persone al giorno dal febbraio 2022;

            negli ultimi giorni del 2023 vi è stata una notevole intensificazione dei bombardamenti: il 29 dicembre 2023 diverse città ucraine sono state colpite da un lungo ed estesissimo bombardamento russo, in cui secondo le autorità ucraine sono state uccise almeno 30 persone; il 30 dicembre 2023 l'Ucraina per ritorsione ha compiuto un attacco con missili e droni sul territorio russo nella regione di confine di Belgorod, nel quale sarebbero morte 21 persone; il 1° gennaio 2024 la Russia ha lanciato più di 90 droni contro varie città dell'Ucraina;

            il 2 gennaio 2024, l'ambasciatore francese all'ONU, Nicolas de Riviere, presidente di turno del Consiglio di sicurezza, ha dichiarato: "Non vedo nessuna speranza di un inizio di negoziati per la pace nel breve termine in Ucraina, ma dobbiamo continuare a fare pressione per questo obiettivo e dobbiamo fare il possibile per portare la pace in questo Paese. La situazione rimane disastrosa e non migliora, al contrario sta peggiorando: negli ultimi giorni sono aumentati i bombardamenti russi, Mosca prende di mira strutture civili con una chiara agenda disegnata per spaventare la popolazione, e tutto questo è contrario alle leggi umanitarie. Tutta la guerra è una chiara violazione della carta ONU.";

            è ormai sempre più evidente che senza una immediata iniziativa di pace questa guerra proseguirà a lungo e sempre più sanguinosa;

            la diplomazia internazionale ed europea non può restare inerme, è necessario un cambio di strategia e di prospettiva finalizzato a rendere prioritaria la via negoziale per la ricerca della pace e la fine del conflitto. È a tal fine necessario farsi carico di uno sforzo negoziale e diplomatico, nella consapevolezza della difficoltà e della fatica del percorso, ma ancor più del fatto che questo rappresenti l'unica strada possibile per la fine della guerra, per interrompere ulteriori escalation e allargamenti del conflitto;

            una immediata iniziativa diplomatica si rende ancora più necessaria per allontanare scenari drammatici per la sicurezza globale in considerazione anche del riesplodere della crisi in Medioriente, a seguito degli attacchi terroristici multipli e indiscriminati di Hamas in Israele del 7 ottobre e della reazione di Israele che ha travalicato i limiti del diritto internazionale umanitario;

            la fornitura di mezzi e materiali d'armamento all'Ucraina era stata considerata come uno strumento volto a consentire la determinazione di migliori condizioni negoziali. Essa si è rivelata, però, del tutto inefficace rispetto a questa ambizione ed è stata persino controproducente, contribuendo invece ad indebolire il ruolo dell'Unione europea nella ricerca di una soluzione al conflitto;

            continuare a ritenere che una delle parti possa vincere sul terreno del conflitto alimenta la corsa agli armamenti e fa sì che gli sforzi siano tutti concentrati sull'approvvigionamento militare invece che sulla ricerca di una soluzione politica;

            l'assenza di una ricerca di una soluzione politica rischia di indebolire lo stesso Governo ucraino, il quale sta incontrando difficoltà nella conferma di aiuti economici e militari anche da parte degli Stati Uniti, i cui maggiori oppositori sono, per chiarezza, non i settori pacifisti dei Democratici, ma la Destra Repubblicana;

            la pace non si ottiene con le armi. In questo quadro, un'ulteriore proroga della fornitura di mezzi e materiali di armamento all'esercito ucraino appare una scelta inopportuna e che rischia di indebolire quella auspicabile posizione di supporto negoziale e diplomatico che l'Italia e l'Unione europea nel suo complesso dovrebbero e potrebbero avere;

            l'Europa politica, priva di quella Difesa comune che era stata sognata a Ventotene, potrebbe fare la differenza nella costruzione della pace, anche attraverso l'istituzione di un Corpo civile di pace europeo,

        impegna il Governo:

                  1) a interrompere la cessione di mezzi e materiali d'armamento in favore delle autorità governative dell'Ucraina, concentrando le risorse sull'assistenza umanitaria e sulla ricostruzione anche attraverso l'aumento e il finanziamento dei progetti dei Corpi civili di pace;

                  2) a promuovere un'azione politica e diplomatica che raggiunga l'obiettivo di un immediato cessate il fuoco e che costruisca le condizioni per un processo di pace in un contesto multilaterale, di cui l'Italia e l'Unione europea siano protagonisti, per la risoluzione del conflitto su un terreno non militare;

                  3) a coinvolgere le Camere sugli sviluppi della guerra in Ucraina, secondo le modalità di cui al comma 3, dell'articolo 2-bis del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14 e a trasmettere al Parlamento una informazione trasparente e completa delle forniture militari cedute in favore delle autorità governative dell'Ucraina, come peraltro avviene in molti Paesi dell'UE in cui le informazioni su mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore dell'Ucraina sono rese pubbliche.

                  4) a promuovere all'interno delle istituzioni UE l'istituzione di un Corpo civile di pace europeo, che riunisca le competenze degli attori istituzionali e non istituzionali in materia di prevenzione dei conflitti, risoluzione e riconciliazione pacifica dei conflitti.

(6-00064) n. 2 (10 gennaio 2024)

Enrico Borghi, Gelmini.

Approvata

Il Senato,

        premesso che:

            alla luce del protrarsi della grave crisi internazionale in atto in Ucraina, l'articolo 1 del decreto-legge 21 dicembre 2023, n. 200, ha previsto la proroga fino al 31 dicembre 2024, dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle Autorità governative dell'Ucraina di cui all'articolo 2-bis del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 aprile 2022, n. 28, nei termini e con le modalità ivi stabilite, previo atto di indirizzo delle Camere, già precedentemente prorogata al 31 dicembre 2023 dal decreto-legge 2 dicembre 2022, n. 185, convertito dalla legge 27 gennaio 2023, n. 8;

            il predetto articolo 2-bis autorizza, previo atto di indirizzo delle Camere, la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle Autorità governative ucraine, demandando a uno o più decreti del Ministro della difesa, adottati di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e con il Ministro dell'economia e delle finanze, la definizione dell'elenco degli assetti oggetto di cessione, incluso in un allegato classificato, nonché le modalità di realizzazione della stessa;

            lo stesso articolo 2-bis prevede che il Ministro della difesa e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale riferiscano, con cadenza almeno trimestrale, alle Camere sull'evoluzione della situazione in atto;

            in attuazione del predetto articolo sono stati approvati una serie di decreti del Ministro della difesa per l'invio di aiuti militari, di cui l'ultimo dello scorso mese di dicembre che giunge però ben sette mesi dopo il Settimo pacchetto, ovvero quello autorizzato con il decreto del 23 maggio 2023, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 maggio 2023;

            in relazione a ciascuno dei decreti, adottati in attuazione di quanto disposto dal richiamato articolo 2-bis, il Ministro della difesa è stato audito preventivamente dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica;

            tali provvedimenti sono stati opportuni e necessari per la preoccupante e rapida degenerazione del conflitto, in cui si assiste alla persistente, anche negli ultimi giorni, forte intensificazione dei bombardamenti e degli attacchi missilistici e con droni, a danno delle città e delle infrastrutture strategiche ucraine, con la tragica e inevitabile conseguenza dell'incremento del numero di vittime e di feriti tra la popolazione civile;

            le cessioni di mezzi, materiali e armamenti disposte dai suddetti decreti avvengono a titolo totalmente gratuito per l'Ucraina e sono parzialmente rimborsate dall'Unione europea attraverso i fondi dello "Strumento europeo per la pace" (European Peace Facility - EPF), istituito nel marzo 2021 con una dotazione di circa 5,7 miliardi di euro per il periodo 2021-2027;

            con tali decisioni l'Unione europea ha risposto alla richiesta di assistenza del Governo ucraino, in modo condizionato al rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, e fermo l'obiettivo di sostenere e "difendere l'integrità territoriale e la sovranità dell'Ucraina" e "proteggere la popolazione dall'aggressione militare in corso";

            il 1° marzo 2022 i due rami del Parlamento, a conclusione delle comunicazioni sugli sviluppi della guerra della Russia all'Ucraina rese dal presidente del Consiglio Mario Draghi, hanno approvato risoluzioni firmate da tutti i Gruppi parlamentari (al Senato 6-00208, alla Camera 6-00207), che impegnavano, tra l'altro, il Governo ad attivare "con le modalità più rapide e tempestive, tutte le azioni necessarie per assicurare assistenza umanitaria, finanziaria, economica e di qualsiasi altra natura, nonché - tenendo costantemente informato il Parlamento e in modo coordinato con gli altri Paesi europei e alleati - la cessione di apparati e strumenti militari che consentano all'Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e di proteggere la sua popolazione";

            tale orientamento è stato confermato in occasione delle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 giugno 2022 con le risoluzioni 6-00226 e 6-00224 del 21 e 22 giugno, che impegnavano il Governo, tra l'altro, "ad esigere, insieme ai partner europei, dalle autorità russe l'immediata cessazione delle operazioni belliche e il ritiro di tutte le forze militari che illegittimamente occupano il suolo ucraino" e "a garantire sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, legittimati dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che sancisce il diritto all'autodifesa individuale e collettiva";

            in questa legislatura, il 30 novembre 2022 la Camera dei deputati ha esaminato le mozioni concernenti le iniziative dell'Italia in relazione al conflitto tra Federazione Russa e Ucraina, in particolare impegnando il Governo a prorogare al 31 dicembre 2023 il programma di sostegno militare in favore dell'Ucraina, anche alla luce della nuova offensiva russa, con le medesime modalità di cui al citato articolo 2-bis;

            sempre in occasione della medesima seduta, la Camera ha altresì approvato la mozione 1/00022 con cui si impegnava il Governo a "stimolare e sostenere tutte le iniziative diplomatiche" volte a garantire l'immediata cessazione delle ostilità e secondo accordi che incontrino comunque il pieno consenso del Governo ucraino;

            il 13 dicembre 2022, i due rami del Parlamento hanno approvato risoluzioni (al Senato risoluzione 6-00008, alla Camera 6-00014), che impegnavano il Governo a proseguire nel programma di sostegno in tutte le forme all'Ucraina perché questa possa continuare a contrastare, fino a che sarà in corso, l'aggressione russa e determinare le condizioni per l'avvio di un negoziato effettivamente paritario, a concentrare il programma di assistenza umanitaria in Ucraina sulle forniture essenziali per ridurre le gravose sofferenze cui è costretta la popolazione civile e a promuovere e sostenere ogni iniziativa diplomatica che possa portare in tempi rapidi al cessate il fuoco, senza pregiudicare il diritto alla libertà, alla sicurezza e alla sovranità politica e territoriale dell'Ucraina, e ad operare perché su questo tema si giunga con chiarezza a una posizione comune di istituzioni europee e Stati membri;    

            in ultimo, lo scorso 12 dicembre, il Presidente del Consiglio dei ministri, in occasione delle sue comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2023, ha ribadito come "la sicurezza dell'Ucraina è anche sicurezza dell'Europa e la difesa della democrazia e dell'ordine internazionale basato sulle regole passa oggi dalla difesa di Kiev" e che "noi siamo e resteremo al fianco dell'Ucraina";

            a quasi due anni dall'inizio delle ostilità, come premesso, la proroga prevista dal decreto-legge n. 200 si rende necessaria alla luce del protrarsi delle ostilità su territorio ucraino e dei rischi connessi ad una guerra che da conflitto di movimento si è trasformata inesorabilmente in una di attrito e logoramento su un fronte lungo oltre 1.000 chilometri;

            secondo il comandante dell'esercito ucraino, generale Zaluzhny, e lo stesso presidente Zelensky, la controffensiva lanciata ad inizio estate 2023 non ha prodotto i risultati sperati assestandosi su una pericolosa fase di stallo, anche a causa della lentezza della fornitura degli equipaggiamenti militari, a differenza dell'anno precedente quando l'esercito di Kiev era invece riuscito a riguadagnare in parte del terreno;

            fin dall'inizio delle ostilità la popolazione civile ucraina si è rivelata la principale vittima del conflitto, con diversi milioni di ucraini - in massima parte donne e bambini - registrati dall'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati come rifugiati in Europa, e altri milioni sfollati all'interno dei confini nazionali; sarebbero inoltre migliaia i bambini trasferiti forzatamente in Federazione Russa dai territori occupati dell'Ucraina e, in molti casi, resi adottabili;

            dall'inizio dell'invasione, continuano ad essere innumerevoli le segnalazioni e le testimonianze di crimini di guerra, così come i ritrovamenti di fosse comuni, su cui la comunità internazionale sta ancora cercando di fare luce;

            gli attacchi russi sull'Ucraina persistono a concentrarsi su infrastrutture e obiettivi civili, con metodi e finalità che, in più occasioni, il Parlamento europeo ha definito esplicitamente terroristiche, a partire dalla risoluzione approvata il 23 novembre 2022, portando l'Unione europea e gli Stati Uniti a intensificare i pacchetti di sanzioni già approvati nei confronti della Russia;

            i civili, dunque, subiscono in prima persona gli attacchi missilistici russi, con un ultimo grave caso risalente a pochissimi giorni fa in cui 11 persone, di cui 5 bambini, hanno perso la vita a seguito di un attacco con missili dei sistemi S-300 contro la cittadina di Pokrovsk, nel Donetsk;

            le forze armate ucraine sono riuscite a liberare più della metà del territorio illegittimamente occupato dalle truppe russe, anche grazie ai mezzi e agli equipaggiamenti militari e al sostegno prontamente assicurato dai Paesi europei, scongiurando l'ipotesi - temuta già dall'inizio del conflitto - di una eventuale capitolazione dell'Ucraina;

            secondo le stime di Renew Democracy Initiative (RDI), un'organizzazione fondata nel 2017 dall'ex campione mondiale di scacchi e dissidente russo Garry Kasparov, i costi della ricostruzione dell'Ucraina, non solo delle infrastrutture ma anche dei danni sociali, superano oggi i 400 miliardi di dollari, mentre gli asset bancari russi congelati come risposta all'aggressione, ai crimini di guerra e ai crimini contro l'umanità messi in atto dalla Russia a partire dal febbraio 2022, superano i 300 miliardi di dollari;

            il diritto internazionale prevede contromisure purché siano di carattere pacifico e proporzionali alla lesione subita, attivate anche da soggetti terzi quando gli obblighi violati sono di natura erga omnes;

            l'anno appena iniziato metterà alla prova dei fatti l'impegno dell'Unione europea a sostenere l'Ucraina, infatti, al di là dell'impegno a fornire aiuti per 50 miliardi di euro, oggi l'esercito di Kiev ha una necessità impellente di munizioni e pezzi di artiglieria per sostenere un'intensità di fuoco che in Europa non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale e che da allora si è ripetuta in pochissimi altri conflitti al mondo;

            è proprio sui sistemi di artiglieria che si gioca in queste settimane la partita più importante per l'esito della crisi e per l'impegno dell'UE stessa a sostegno dell'Ucraina. Infatti, diversi leader europei - tra cui il ministro della difesa tedesco Pistorius - sostengono che sarà impossibile mantenere la promessa di consegna all'Ucraina di 1 milione di munizioni di artiglieria entro il prossimo marzo, considerando che finora ne sarebbero state consegnate meno della metà;

            lo stesso Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Borrell, ha sollevato il paradosso per cui il problema non sia dovuto tanto alla capacità industriale bellica europea - la cui produzione è aumentata del 30 per cento nel corso dell'ultimo anno - quanto al fatto che, operando sui mercati, circa il 40 per cento della produzione venga esportata a Paesi terzi invece che essere consegnata al Governo di Kiev;

            l'esercito ucraino, allo stato attuale, conta un fabbisogno di circa 2 milioni di pezzi di artiglieria all'anno, con un costo di produzione per l'industria occidentale di circa 8 miliardi di euro, ma le imprese della Difesa continuano a vendere all'estero nel rispetto degli ordinativi preesistenti al conflitto russo-ucraino e i rispettivi Governi evidentemente non ritengono di avere interesse nel coprire le eventuali penali in caso di mancato rispetto degli ordinativi stessi;

            a tal proposito, il presidente di Leonardo, Pontecorvo, ha recentemente affermato di essere disponibile ad aumentare la produzione attraverso l'installazione di nuova capacità industriale, ma solamente previa garanzia di contratti pluriennali;

            il segretario generale della NATO, Stoltenberg, ha ribadito la difficoltà della situazione sul campo confermando come l'attuale fase di stallo, a ventitré mesi dall'inizio dell'invasione, rischia sempre più di trasformarsi in un'occasione mancata per il rafforzamento dell'esercito ucraino e della sua controffensiva;

            l'Ucraina ha anche una forte carenza di missili antiaerei e mentre il mese scorso il Congresso degli Stati Uniti non è riuscito ad approvare un pacchetto di aiuti da 50 miliardi di dollari per la sicurezza a favore dell'Ucraina, Kiev sta ancora aspettando di ricevere un pacchetto da 50 miliardi di euro dalla UE, la cui consegna resta incerta dopo il veto posto dall'Ungheria;

            tutto ciò avviene mentre la Russia riesce a rifornirsi di milioni di munizioni di artiglieria in modo più efficace ed economico, sia attraverso una massiccia riconversione dei propri impianti industriali che grazie al supporto di Iran e Corea del Nord, la quale ha venduto in pochi mesi a Mosca una partita di artiglieria superiore alla capacità produttiva annuale degli Stati Uniti;

            la situazione descritta si è resa ancor più critica a seguito della crisi mediorientale scaturita dagli attacchi di Hamas ai danni di Israele, che ha spostato l'attenzione sia mediatica che politica e a partire da cui persino le forniture statunitensi a favore di Kiev sono diminuite del 30 per cento;

            ci si trova sostanzialmente di fronte ad un bivio: per aprire la strada a un vero "cessate il fuoco", che eviterebbe di aggiungere ulteriori vittime, è essenziale che le condizioni del negoziato tra le parti siano paritarie e rispettose del principio della piena libertà politica e integrità territoriale dell'Ucraina;

            al contempo, il sostegno politico e militare all'Ucraina deve essere funzionale all'obiettivo di determinare condizioni negoziali propizie all'avvio di una trattativa diplomatica, con l'immediata cessazione delle operazioni belliche e il ritiro di tutte le forze militari russe;

            le trattative di pace devono necessariamente vedere l'Unione europea quale protagonista e, come affermato recentemente dallo stesso Ministro della difesa, la comunità internazionale ha "il dovere di pensare se sia possibile ottenere attraverso la politica ciò che non è stato finora possibile ottenere fino in fondo con le armi", evidenziando come dalla fase di conflitto armato sia necessario passare, il prima possibile, a una fase di negoziato politico;

            tale fase, però, non può prescindere da un rinnovato sostegno militare all'esercito ucraino, il quale altrimenti rischierà certamente di soccombere di fronte ad una rinnovata capacità bellica russa e ad una guerra di logoramento che non può reggere senza il supporto di tutto l'Occidente,

        impegna il Governo:

             1) a proseguire nel programma di sostegno, in tutte le forme, all'Ucraina, perché questa possa continuare a contrastare, fino a che sarà in corso, l'aggressione russa e determinare le condizioni per un avvio di un negoziato effettivamente paritario;

             2) a porre in essere, in sede europea e con i principali partner internazionali, iniziative che permettano di rispettare gli impegni presi con il Governo ucraino, dando massima priorità all'approvvigionamento di mezzi, materiali ed equipaggiamenti a favore dell'esercito di Kiev e garantendo all'industria bellica le condizioni produttive necessarie per soddisfare tutti gli ordini di consegna nel più breve tempo possibile;

             3) a sostenere il finanziamento della partecipazione del nostro Paese all'iniziativa EU for Ukraine Fund (EU4U), della Banca europea degli investimenti, nell'ambito del pacchetto di sostegno all'Ucraina (Ukraine Support Package) e il rifinanziamento della partecipazione italiana all'European Peace Facility;

             4) a garantire, in modo particolare e con assoluta urgenza, equipaggiamenti e mezzi militari in grado di proteggere la popolazione civile e le infrastrutture ucraine;

             5) a rafforzare e sostenere le iniziative di dialogo e cooperazione internazionale volte al sostegno della popolazione ucraina, condotte dal terzo settore e dalle imprese italiane operanti sul territorio;

             6) a promuovere e sostenere ogni iniziativa diplomatica che possa portare in tempi rapidi al cessate il fuoco, senza pregiudicare il diritto alla libertà, alla sicurezza e alla sovranità politica e territoriale dell'Ucraina, e ad operare perché su questo tema si giunga con chiarezza a una posizione comune di istituzioni europee e Stati membri;

             7) ad assumere tutte le iniziative necessarie nell'ambito dell'Unione europea e della Presidenza pro tempore del G7, affinché - nel rispetto del diritto internazionale - gli asset bancari dello Stato russo congelati nell'ambito dei diversi meccanismi sanzionatori a seguito dell'aggressione russa all'Ucraina possano essere trasferiti allo Stato ucraino;

             8) a garantire il pieno coinvolgimento del Parlamento fino al termine delle operazioni di sostegno militare;

             9) a concentrare il programma di assistenza umanitaria in Ucraina sulle forniture essenziali per ridurre le gravose sofferenze cui è costretta la popolazione civile, in un Paese in cui le temperature sono adesso molto rigide e in cui grossa parte delle infrastrutture energetiche è stata distrutta dai bombardamenti russi.

             10) a sostenere, come obiettivo di breve termine, la costituzione e l'implementazione della capacità di dispiegamento rapido europeo, con adeguato contingente militare, e a considerare come prioritaria, nell'ambito delle auspicate riforme dei Trattati europei, l'esigenza di costituire un esercito comune europeo, come potenziamento della cooperazione per la difesa;

             11) a garantire nelle sedi europee che, nell'imminenza delle prossime consultazioni per il rinnovo del Parlamento e della Commissione europei e dopo l'insediamento dei nuovi vertici istituzionali dell'Unione, sia confermata la continuità degli aiuti, tanto civili che militari, e, più in generale, in tema di politiche di difesa, sicurezza europea e bussola strategica.

(6-00065) n. 3 (10 gennaio 2024)

Patuanelli, De Rosa, Ettore Antonio Licheri, Marton, Aloisio, Bevilacqua, Bilotti, Castellone, Castiello, Cataldi, Croatti, Damante, Di Girolamo, Barbara Floridia, Guidolin, Sabrina Licheri, Lopreiato, Lorefice, Maiorino, Mazzella, Naturale, Nave, Pirondini, Pirro, Scarpinato, Sironi, Trevisi, Turco.

Preclusa

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Ministro della difesa ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 21 dicembre 2023, n. 200;

        premesso che:

            il decreto-legge 21 dicembre 2023, n. 200, recante «Disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle Autorità governative dell'Ucraina», in corso di esame al Senato, dispone all'articolo 1 la proroga fino al 31 dicembre 2024, previo atto di indirizzo delle Camere, per l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, originariamente prevista, fino al 31 dicembre 2022, dall'articolo 2-bis del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, convertito con modificazioni dalla legge 5 aprile 2022, n. 28, e in seguito prorogata al 31 dicembre 2023 dall'articolo 1 del decreto-legge 2 dicembre 2022, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 27 gennaio 2023, n. 8;

            l'articolo 2-bis del decreto-legge n. 14 del 2022 ha autorizzato, previo atto di indirizzo delle Camere, la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità governative ucraine, in deroga alla legge 9 luglio 1990, n. 185, e agli articoli 310 e 311 del Codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010 e alle connesse disposizioni attuative, che disciplinano la cessione di materiali di armamento e di materiali non di armamento;

            in attuazione del citato articolo 2-bis, ad oggi, sono stati emanati otto decreti interministeriali contenenti allegati con il dettaglio delle forniture. Gli allegati in questione sono considerati «documenti classificati» e sono stati illustrati dal Governo in seno al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir);

            la proroga prevista dall'articolo 1 del decreto-legge n. 200 del 2023, dunque, rappresenta la base giuridica necessaria all'ulteriore autorizzazione di cessioni di armamenti alle autorità ucraine;

            preme sottolineare che la succitata legge n. 185 del 1990 prevede alcune fattispecie di divieto relative all'esportazione e all'importazione di materiali di armamento, nonché i requisiti imprescindibili per operare nel settore disciplinandone nel dettaglio le modalità e le fasi autorizzative;

            in particolare, essa vieta l'autorizzazione ad effettuare le movimentazioni di prodotti per la difesa quando queste contrastino con il principio della Costituzione italiana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali di cui all'articolo 11;

            tuttavia, per garantire il diritto alla legittima difesa dell'Ucraina ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, è stata prevista una deroga a tale fondamentale disposizione di garanzia;

        considerato che:

            l'aggressione della Federazione Russa nei confronti dell'Ucraina si protrae da quasi due anni e nel frattempo si è trasformata in una guerra di logoramento che va avanti in una totale assenza di interventi diplomatici al fine di giungere a una soluzione di pace. In tal modo gli interventi a sostegno dell'Ucraina si sono cristallizzati in un mero e continuo invio di armamenti;

            nella fase iniziale del conflitto, considerata l'asimmetria delle forze schierate in campo, era necessario sostenere militarmente il popolo ucraino per garantirgli il diritto alla legittima difesa, come sancito dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite;

            dopo quasi due anni dall'inizio del conflitto, l'escalation militare sembra non arrestarsi, come dimostrato dai recenti attacchi della Russia contro l'Ucraina che dal 29 dicembre ad oggi ha lanciato circa 300 missili e 200 droni;

            il Governo e il popolo ucraini si apprestano a vivere il terzo inverno di guerra, in una situazione di totale stallo in cui il nuovo contesto geopolitico - determinatosi a seguito delle tornate elettorali in alcuni Stati membri dell'UE sul confine orientale e del fronte di guerra apertosi in Medioriente - ha ancor più paralizzato gli sforzi diplomatici per giungere a un accordo di pace nel rispetto del diritto internazionale;

            si delinea, nel breve periodo, solamente un ulteriore sforzo militare europeo e nessuna concreta e penetrante prospettiva negoziale volta a porre fine alle operazioni belliche in territorio ucraino. In tal senso, le prospettive di ricostruzione e pace giusta sembrano solo dei proclami;

            le aziende del settore difesa hanno registrato una notevole crescita in tutti gli indici, come confermato da un recente studio condotto dall'Area Studi Mediobanca sui conti annuali di oltre 240 multinazionali, con un focus sui principali gruppi della Difesa, da cui emerge che le spese raggiungono il massimo storico di 2.113 miliardi di dollari, pari al 2,2 per cento del PIL mondiale, segnando di conseguenza una notevole crescita delle aziende di settore;

            in particolare, le 30 multinazionali dell'Aerospazio, Difesa e Sicurezza (AD&S) hanno realizzato ricavi complessivi nel core business della Difesa per oltre 315 miliardi di euro, con una capitalizzazione in Borsa di 721 miliardi di euro al marzo 2023, lo 0,8 per cento del valore complessivo delle piazze affari mondiali;

            lo scorso 21 dicembre, il Consiglio dell'UE ha raggiunto un accordo sulla proposta di riforma del quadro di governance economica dell'UE avanzata dalla Commissione europea nell'aprile dello scorso anno, che prevede lo scorporo dai vincoli di bilancio delle spese per la difesa, in particolare per nuovi armamenti. Su richiesta dell'Italia, infatti, questa tipologia di spesa sarà considerata quale fattore rilevante per giustificare scostamenti dalle regole di bilancio, garantendo a tale voce un trattamento privilegiato rispetto alle altre spese in investimenti produttivi come sanità, istruzione e pensioni;

        considerato, altresì, che:

            il nostro Paese ha sostenuto, sinora, costi per oltre 1 miliardo di euro per l'invio di armi all'Ucraina, tenuto conto della modalità internazionale di copertura decisa a livello europeo, facendo anche ricorso allo strumento europeo per la pace (European Peace Facility - EPF), istituito il 22 marzo 2021 con una decisione del Consiglio europeo;

            in base al meccanismo di funzionamento dell'European Peace Facility, ogni Stato membro può richiedere il rimborso dei costi sostenuti relativi ai materiali d'armamento ceduti alle autorità governative ucraine;

            l'articolo 29-bis del decreto-legge n. 21 del 2022 ha novellato l'articolo 2-bis del citato decreto-legge n. 14 del 2022 al fine di specificare che le somme in entrata derivanti dai decreti ministeriali che definiscono l'elenco dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti militari oggetto di cessione all'Ucraina devono essere riassegnate integralmente sui pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero della difesa;

            l'EPF, fondo fuori dal bilancio dell'UE, è stato istituito con un duplice scopo: rafforzare le missioni PSDC e finanziare misure di assistenza nel settore della difesa a favore di organizzazioni internazionali (in particolare l'Unione Africana) e paesi partner. In particolare sarebbe volto a rafforzare la capacità dell'UE di prevenire conflitti, costruire la pace e rafforzare la sicurezza internazionale;

            ad oggi, invece, EPF è lo strumento principale per il sostegno militare UE a Kiev, attraverso il rimborso dei trasferimenti di armi effettuati dagli Stati membri;

            a fronte del protrarsi della guerra, lo stanziamento iniziale di EPF (che era di circa 5,7 miliardi di euro, per il periodo 2021-2027) si è rivelato ben presto insufficiente. A marzo 2023 il Consiglio ha incrementato una prima volta il budget, portandolo a 7,98 miliardi. A giugno 2023 il bilancio complessivo è stato ulteriormente aumentato a poco più di 12 miliardi di euro, sempre fino al 2027. EPF è finanziato direttamente dagli Stati membri, in proporzione al proprio PIL, dunque ogni aumento del budget complessivo richiede un nuovo rifinanziamento nazionale. In tal senso, nell'ultima legge di bilancio, il contributo italiano al fondo è stato incrementato per gli anni dal 2024 al 2027 di 1 miliardo di euro;

            alla luce di quanto suesposto,

        impegna il Governo:

            1) a interrompere immediatamente la fornitura di materiali d'armamento alle autorità governative ucraine, ferme restando le misure destinate agli aiuti umanitari;

            2) a voler comunicare preventivamente al Parlamento l'indirizzo politico da assumere in occasione di consessi internazionali con riferimento all'evoluzione del conflitto Russia-Ucraina;

            3) a voler interpretare l'articolo 1 del decreto-legge 21 dicembre 2023, n. 200, nel senso che il Governo comunica preventivamente alle Aule parlamentari in merito a ciascuna autorizzazione relativa all'invio di armi, al fine di garantire un ampio coinvolgimento delle Camere in merito;

            4) a relazionare, nelle opportune sedi, i dettagli in merito alle spese sostenute per le cessioni di forniture militari, nonché illustrare alle Camere la specifica della natura delle somme in entrata derivanti dai decreti interministeriali che definiscono l'elenco dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti militari oggetto di cessione all'Ucraina, riassegnate integralmente sui pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero della difesa;

            5) a imprimere una concreta svolta per profondere il massimo ed efficace sforzo sul piano diplomatico, in sinergia con gli altri Paesi europei, per l'immediata cessazione delle operazioni belliche con iniziative multilaterali o bilaterali utili a una de-escalation militare, portando il nostro Paese finalmente a farsi capofila di un percorso di soluzione negoziale del conflitto che non lo impegni in ulteriori forniture di materiali di armamento, per il raggiungimento di una soluzione politica in linea con i principi del diritto internazionale;

            6) ad adottare le opportune iniziative, anche di carattere normativo, volte a una graduale diminuzione delle spese per i sistemi di armamento, che insistono sul bilancio dello Stato, considerata la grave crisi economica e sociale in atto, conseguenza diretta della recente crisi energetica, al fine di non distrarre le risorse finanziarie necessarie a sostenere il tessuto sociale ed economico del Paese e a garantirne la ripresa;

            7) ad intraprendere tutte le azioni necessarie atte a scongiurare la distrazione delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza a favore del cofinanziamento dell'industria della difesa, in particolare per la produzione di armamenti, considerato che tali fondi rappresentano lo strumento principale di ripresa e rilancio dell'economia del Paese provato dalla recente pandemia e non uno strumento di supporto ad una economia di guerra;

            8) nell'ambito dei negoziati in corso per la riforma del quadro di governance economica europea, a rivedere l'accordo raggiunto in relazione allo scorporo dai vincoli europei di bilancio della spesa per la difesa, in particolare quella destinata alla produzione di armamenti e, al contempo, a sostenere in sede europea la richiesta di esclusione dal calcolo del deficit di determinate categorie di investimenti pubblici nazionali produttivi, che sono ostacolati dall'attuale quadro di bilancio, tra i quali gli investimenti destinati all'istruzione, quelli in ambito di spesa sanitaria, gli investimenti green, quelli destinati alle energie rinnovabili e ai beni pubblici europei;

            9) ad adottare misure di carattere normativo volte ad introdurre un contributo solidaristico sui cosiddetti extraprofitti netti conseguiti dalle aziende del settore dell'industria della difesa a seguito del mutato contesto geopolitico internazionale aggravato dal protrarsi del conflitto in Ucraina;

            10) a rafforzare in modo massiccio e costante l'invio di aiuti umanitari per la popolazione ucraina, nonché le misure di accoglienza adottate per le persone in fuga dalla crisi bellica, con particolare attenzione alle esigenze dei soggetti minori, anche al fine di assicurare la tutela dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e alle esigenze dei soggetti più fragili, tra cui anziani e disabili.

(6-00066) n. 4 (10 gennaio 2024)

Alfieri, Boccia, Casini, Delrio, La Marca, Bazoli, Lorenzin, Mirabelli, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa.

Approvata. Votata per parti separate.

Il Senato,

        premesso che:

            l'invasione dell'Ucraina da parte della Federazione Russa rappresenta una violazione di princìpi e norme che regolano la vita della comunità internazionale e, in particolare, il rispetto dell'indipendenza, sovranità e integrità territoriale di ogni Stato;

            la Federazione Russa si è resa colpevole di una gravissima violazione del diritto internazionale, aggredendo l'Ucraina, anche attraverso atrocità e azioni ostili nei confronti di obiettivi civili;

            in linea con la Carta delle Nazioni Unite e con il diritto internazionale, l'Ucraina ha esercitato il suo legittimo diritto di difendersi dall'aggressione russa per riconquistare il pieno controllo del proprio territorio e liberare i territori occupati entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale;

            il Governo italiano - allora presieduto dal presidente Draghi - ha condannato immediatamente e con assoluta fermezza l'aggressione russa all'Ucraina, inaccettabile e ingiustificata, e tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento hanno espresso analoga condanna; il Governo ha fornito sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, lavorando al fianco degli alleati europei e della NATO per rispondere immediatamente, con unità e determinazione, alla crisi militare ed umanitaria che ne è nata;

            anche l'Unione europea ha costantemente ribadito la ferma condanna dell'aggressione russa e il pieno sostegno al diritto naturale di autotutela dell'Ucraina, in linea con l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, per la sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale;

            la guerra voluta dalla Russia, infatti, ha provocato e continua a provocare ingenti perdite umane, sofferenze, distruzioni, nonché consistenti flussi di profughi e una grave emergenza umanitaria;

            dopo quasi due anni dall'inizio del conflitto, non si fermano gli attacchi perpetrati dalla Russia a danno dei civili e delle infrastrutture critiche dell'Ucraina, anzi, proprio nell'ultimo periodo sono tornati ad intensificarsi in maniera costante e massiccia i bombardamenti sulla capitale e sulle principali città ucraine, sono stati colpiti ospedali e obiettivi civili con numerose vittime e sono frequentissimi blackout energetici in tutto il Paese;

            la popolazione ucraina vive in condizioni disperate e sempre più stremata dal perdurare dell'aggressione russa; 17,6 milioni di ucraini, quasi la metà della popolazione, necessita di assistenza e protezione umanitaria, secondo le Nazioni Unite: si tratta di un aumento significativo rispetto ai tre milioni di persone assistite all'inizio del 2022, prima dell'invasione russa;

            l'Unione europea, inoltre, si è da subito adoperata per sostenere con forza l'economia, la società e la futura ricostruzione dell'Ucraina: dall'inizio della guerra di aggressione della Russia, l'UE e i suoi Stati membri hanno messo a disposizione per il sostegno dell'Ucraina e della sua popolazione oltre 31 miliardi di euro in assistenza finanziaria, di bilancio e umanitaria, 17 miliardi di euro in sostegno ai rifugiati all'interno dell'UE e 9,45 miliardi di euro in sovvenzioni, prestiti e garanzie forniti dagli Stati membri dell'UE;

            il regime russo è rimasto sordo ai ripetuti appelli per porre fine alla guerra di aggressione mossi dalla comunità internazionale - tra cui, con forza, Papa Francesco - e ha più volte minacciato il ricorso ad armi nucleari di distruzione di massa;

            sebbene l'Unione europea si sia profusa sin dall'inizio del conflitto per garantire, in un quadro multilaterale, sostegno e solidarietà alla popolazione e alle istituzioni ucraine, gli sforzi compiuti fin qui per la costruzione di una soluzione di pace appaiono ancora insufficienti; crediamo convintamente che le iniziative diplomatiche debbano intensificarsi e che l'Unione europea debba far valere maggiormente il proprio peso politico nello scacchiere internazionale, anche con i paesi politicamente vicini alla Federazione Russa, per il perseguimento di una pace giusta e sicura;

        considerando che,

            le cessioni di mezzi, materiali e armamenti avvengono a titolo non oneroso per il Governo ucraino, ma, al pari di quelle realizzate dagli altri Stati membri, sono parzialmente rimborsate dall'Unione europea attraverso i fondi dello Strumento europeo per la pace (European Peace Facility), che il Consiglio europeo ha peraltro chiesto di aumentare, sulla scorta della proposta dell'Alto Rappresentante;

            la Commissione europea in questi quasi due anni ha adottato 12 pacchetti di sanzioni verso membri delle Forze armate russe, funzionari ufficiali e aziende operanti nel settore della difesa, ma anche membri della Duma, dei Ministeri, dei partiti politici e governatori;

            il Parlamento italiano si è adoperato sin dallo scoppio della guerra, anche nel quadro della cooperazione europea ed internazionale, per assicurare sostegno e solidarietà al popolo ucraino e alle sue istituzioni, attivando, con le modalità più rapide e tempestive, tutte le azioni necessarie a fornire assistenza umanitaria, finanziaria, economica e di qualsiasi altra natura, anche militare, votando a larghissima maggioranza le risoluzioni in materia, a partire dalla risoluzione 6-00207 del 1° marzo 2022 e approvando il decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 aprile 2022, n. 28, nella quale, grazie all'iniziativa del Partito Democratico, è stata introdotta la previsione che obbliga i Ministri della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale a riferire alle Camere, con cadenza trimestrale, sull'evoluzione della situazione in atto;

            accogliamo favorevolmente che il Consiglio europeo abbia annunciato l'apertura dei negoziati di adesione dell'Ucraina all'Unione europea e constatiamo con rammarico che il presidente ungherese Victor Orban non abbia partecipato al voto per l'adesione dell'Ucraina nell'UE e abbia invece posto il veto alla revisione del bilancio dell'Unione, bloccando di fatto il pacchetto di aiuti da destinare a Kiev,

        impegna il Governo:

            1) a sostenere il ruolo dell'Italia in un rinnovato e più incisivo impegno diplomatico e politico dell'Unione europea, in collaborazione con gli alleati NATO e in un quadro multilaterale, anche con l'auspicio di poter ospitare una futura conferenza di pace a Roma, per mettere in campo tutte le iniziative utili al perseguimento di una pace giusta e sicura;

            2) a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, anche al fine di assicurare quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite - che sancisce il diritto all'autodifesa individuale e collettiva - confermando tutti gli impegni assunti dall'Italia nel quadro dell'azione multilaterale, a partire dall'Unione europea e dall'Alleanza Atlantica, rispetto alla grave, inammissibile ed ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina;

            3) ad adoperarsi in ogni sede internazionale per l'immediato cessate il fuoco e il ritiro di tutte le forze militari russe che illegittimamente occupano il suolo ucraino, ripristinando il rispetto della piena sovranità e integrità territoriale dell'Ucraina;

            4) ad adoperarsi, già a partire dal prossimo vertice europeo, affinché vengano superate le resistenze dell'Ungheria sul sostegno agli aiuti europei per l'Ucraina;

            5) a proseguire l'azione fattiva e costante già svolta dall'Italia per il sostegno della popolazione ucraina in patria, nonché a implementare le misure di accoglienza adottate per le persone in fuga dalla crisi bellica, con particolare attenzione alle esigenze dei soggetti minori;

            6) ad adoperarsi in sede europea e internazionale per promuovere azioni di solidarietà nei confronti dei cittadini russi perseguitati, arrestati o costretti a fuggire dal Paese, per aver protestato contro il regime e contro la guerra.

(6-00067) n. 5 (10 gennaio 2024)

Barcaiuolo, Pucciarelli, Gasparri, Petrenga, Craxi, Terzi Di Sant'Agata.

Approvata

Il Senato,

            udite le comunicazioni del ministro della difesa Guido Crosetto, rese ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 21 dicembre 2023, n. 200, recante «Disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina»;

        premesso che:

            lo scorso 13 dicembre 2022 la Camera ha impegnato il Governo a sostenere, coerentemente con quanto concordato in ambito NATO e Unione europea, nonché nei consessi internazionali di cui l'Italia fa parte, le autorità governative dell'Ucraina anche attraverso la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari, così come stabilito chiaramente dall'articolo 1 del decreto-legge 2 dicembre 2022, n. 185, che consentano all'Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e di proteggere la sua popolazione;

            prosegue la resistenza del popolo ucraino che, in una guerra divenuta ormai di posizione e di logoramento, che non risparmia attacchi ai civili, è sottoposto a indicibili sofferenze;

            la Federazione Russa continua, in spregio al diritto internazionale, nella sua aggressione a una Nazione e a un popolo sovrani, facendo leva su un auspicato spostamento dell'attenzione da parte della comunità internazionale sugli ulteriori fronti aperti dal riacuirsi del conflitto israelo-palestinese;

            l'inferiorità numerica e aerea dell'Ucraina unitamente alla pervicacia del sistema autocratico russo e alla resilienza dell'economia russa, attraverso lo spostamento dei principali scambi commerciali verso Paesi quali Cina, Corea del Nord e Iran, hanno prodotto uno stallo nel conflitto che, giocando sul fattore tempo, rischia di fiaccare l'incredibile motivazione delle Forze armate e del popolo ucraino, nonché di indebolire il sostegno delle opinioni pubbliche occidentali;

            l'Unione europea, oltre al sostegno militare e finanziario, non ha fatto mancare il proprio imponente sostegno politico ad un Paese attaccato nel cuore dell'Europa fino ad arrivare all'apertura dei negoziati di adesione dell'Ucraina all'Unione, impegnandosi a sostenere, in coordinamento con i partner internazionali, la riparazione, la ripresa e la ricostruzione dell'Ucraina, compresi il processo di sminamento e la riabilitazione psicosociale;

            il sostegno all'Ucraina è stato ampio e condiviso in ambito NATO ed europeo, anche attraverso nuove forme di cooperazione fra alleati quali le coalizioni di capacità, di cui l'Italia è parte, incentrate su specifici settori e determinati obiettivi;

            dal punto di vista politico e sociale la crisi russo-ucraina, posteriore alla pandemia globale, ha cambiato il modo di vedere il mondo e di vedersi nel mondo da parte delle Nazioni sovrane, portando alla luce nuovi concetti di difesa e sicurezza che hanno inglobato l'autonomia strategica delle Nazioni, la protezione delle rotte commerciali e delle infrastrutture critiche, la sicurezza energetica e alimentare, nonché la tutela degli asset, del know-how e delle tecnologie;

            in questo quadro, e con l'ampio sostegno del Parlamento, i decreti-legge nn. 14 e 185 del 2022 hanno consentito, previo atto di indirizzo delle Camere, a due Governi e in due differenti legislature, di sostenere l'Ucraina attraverso la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari;

            il decreto-legge n. 200 del 2023, attualmente all'esame del Senato della Repubblica per la conversione in legge, dispone adesso, in considerazione del perdurare del conflitto russo-ucraino, la necessaria proroga fino al 31 dicembre 2024 dell'autorizzazione, sempre previo atto di indirizzo delle Camere, alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità governative ucraine, nei termini e con le modalità previste dall'articolo 2-bis del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, convertito con modificazioni dalla legge 5 aprile 2022, n. 28;

            nell'ambito dello European Peace Facility, l'Unione europea ha proseguito il supporto agli ucraini, arrivando a stanziare più di 5 miliardi di euro per le misure di assistenza finanziaria a favore dell'Ucraina;

            l'Italia, aderendo al mandato ricevuto dal Parlamento, in coerenza con gli impegni internazionali assunti nella NATO e in Unione europea e con il coinvolgimento costante del Copasir, ha messo in campo otto tranches di aiuti, che si sono concretizzati nell'invio, non solamente di armi e mezzi, ma anche di materiali di equipaggiamento di supporto;

            il sostegno italiano si è concretizzato, altresì, nella formazione e nell'addestramento delle Forze ucraine nel quadro della missione EUMAM, così come nel distacco di esperti e di un magistrato presso la missione civile di consulenza EUAM;

            non si possono fare passi indietro nel sostegno all'Ucraina, essendo la guerra degli ucraini una guerra per la difesa della democrazia, della libertà, del diritto di autodeterminazione dei popoli e dei diritti umani, princìpi cardine della civiltà europea e occidentale;

            il sostegno all'Ucraina a fronte dell'aggressione russa continuerà a rappresentare una priorità nel quadro della Presidenza italiana del G7, anche con un impegno a favore della ricostruzione,

        impegna il Governo a:

            1) continuare a sostenere, in linea con gli impegni assunti e con quanto sarà ulteriormente concordato in ambito NATO e Unione europea, nonché nei consessi internazionali di cui l'Italia fa parte, le autorità governative dell'Ucraina anche attraverso la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari, così come stabilito dall'articolo 1 del decreto-legge 19 dicembre 2023, n. 200;

            2) profondere tutti gli sforzi diplomatici in tutte le sedi, anche in qualità di Presidente di turno del Gruppo G7, con l'obiettivo di porre fine al conflitto e alle sofferenze del popolo ucraino e giungere ad una pace giusta, duratura ed equilibrata, che ristabilisca la sicurezza e l'ordine mondiali nel rispetto del diritto internazionale;

            3) continuare a garantire l'assistenza umanitaria al popolo ucraino pesantemente logorato dalla guerra;

            4) assicurare il supporto a tutte le iniziative di ricostruzione e ripartenza economica, sociale, politica e istituzionale della Nazione ucraina, in piena sinergia con gli intendimenti dell'Unione europea e degli alleati occidentali;

            5) a mantenere un costante dialogo con il Parlamento in riferimento all'andamento del conflitto e sugli sviluppi politici e diplomatici.

 

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borghese, Borgonzoni, Butti, Calenda, Castelli, Cattaneo, Cosenza, De Poli, Durigon, Fazzolari, Galliani, Garavaglia, Giacobbe, La Pietra, Minasi, Mirabelli, Monti, Morelli, Murelli, Ostellari, Rauti, Renzi, Rosso, Rossomando, Rubbia, Segre, Silvestroni, Sisto, Spinelli, Zambito e Zedda.

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Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cantalamessa, De Carlo e Nave, per attività della 9ª Commissione permanente; Borghi Claudio, Borghi Enrico, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 29 settembre 2023, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 dicembre 2023, recante l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in relazione alla notifica della società Cinven Capital Management (V) General Partner Ltd. Synlab AG e Qatar Holding LLC. -Acquisizione del controllo esclusivo di Synlab AG, unitamente alle sue controllate in Italia, da parte di Cinven Capital Management (V) General Partner Limited.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 331).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 9 gennaio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento dei seguenti incarichi:

- al dottor Giancarlo Cirielli, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della giustizia;

- al dottor Emilio Gatto, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'agricoltura.

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 5 gennaio 2024, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, la procedura di informazione, attivata presso la Commissione europea dall'Unità Centrale di notifica del Ministero delle imprese e del made in Italy, concernente la notifica 2023/0003/IT - C50A, "Schema di decreto interministeriale che abroga e sostituisce il decreto 21 settembre 2005 del Ministro delle attività produttive e del Ministro delle politiche agricole e forestali concernente la disciplina della produzione e della vendita di taluni prodotti di salumeria".

La predetta documentazione è deferita alla 4a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 330).

Il Ministro delle imprese e del made in Italy, con lettera in data 28 dicembre 2023, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 5-bis, comma 1, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, la relazione sulle attività del sistema camerale, riferita all'anno 2022 (Doc. CXX, n. 2).

La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente.

Governo, trasmissione di sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea. Deferimento

Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri ha trasmesso, in data 15 dicembre 2023, le seguenti sentenze e ordinanza della Corte di giustizia dell'Unione europea, relative a cause in cui la Repubblica italiana è parte o adottate a seguito di domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da un'autorità giurisdizionale italiana, chesono inviate, ai sensi dell'articolo 144-ter del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni:

Sentenza della Corte (Terza sezione) del 16 novembre 2023, causa C-196/22, IB contro Regione Lombardia e altro. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte suprema di cassazione. Politica agricola comune - Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEAOG), sezione «Garanzia» - Regime comunitario di aiuti alle misure forestali in agricoltura - Regolamento (CEE) n. 2080/92 - Articolo 4 - Attuazione, da parte degli Stati membri, del regime di aiuti mediante programmi pluriennali - Tutela degli interessi finanziari dell'Unione - Regolamento(CE, Euratom) n. 2988/95 - Articolo 1 - Nozione di «irregolarità» - Articolo 2 - Carattere effettivo, proporzionato e dissuasivo delle misure e delle sanzioni amministrative - Articolo 4 - Revoca del vantaggio indebitamente ottenuto - Modalità di applicazione del sistema integrato di gestione e di controllo relativo a taluni regimi di aiuti dell'Unione - Normativa nazionale che prevede la decadenza dall'aiuto e la restituzione delle somme percepite in caso di irregolarità constatate - Principio di proporzionalità - alla 2a, alla 4a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XIX, n. 11);

Sentenza della Corte (Seconda sezione) del 30 novembre 2023, cause riunite C-228/21, C-254/21, C-297/21, C-315/21 e C-328/21, Ministero dell'interno, Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, Unità Dublino e altri contro CZA e altri. Domande di pronuncia pregiudiziale proposte dalla Corte suprema di cassazione, dal tribunale di Roma, dal tribunale di Firenze, dal tribunale di Milano e dal tribunale di Trieste. Politica d'asilo - Regolamento (UE) n. 604/2013 - Articoli da 3 a 5, 17 e 27 - Regolamento (UE) n. 603/2013 - Articolo 29 - Regolamento (UE) n. 1560/2003 - Allegato X - Diritto all'informazione del richiedente protezione internazionale - Opuscolo comune - Colloquio personale - Domanda di protezione internazionale presentata in precedenza in un primo Stato membro - Nuova domanda presentata in un secondo Stato membro - Soggiorno irregolare nel secondo Stato membro - Procedura di ripresa in carico - Violazione del diritto di informazione - Mancanza di colloquio personale - Protezione contro il rischio di refoulement indiretto - Fiducia reciproca - Controllo giurisdizionale della decisione di trasferimento - Portata - Constatazione dell'esistenza, nello Stato membro richiesto, di carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale - Clausole discrezionali - Rischio di violazione del principio di non-refoulement nello Stato membro richiesto- alla 1a, alla 2a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XIX, n. 12);

Ordinanza della Corte (Ottava sezione) del 16 novembre 2023, causa C-636/22, PY con l'intervento della procura della Repubblica presso il tribunale di Lecce. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla corte d'appello di Lecce. Articolo 99 del regolamento di procedura della Corte - Risposta chiaramente desumibile dalla giurisprudenza - Cooperazione giudiziaria in materia penale - Mandato d'arresto europeo - Decisione quadro 2002/584/GAI - Garanzie che lo Stato membro di emissione deve fornire - Articolo 5, punto 3 - Obiettivo di reinserimento sociale - Cittadini di paesi terzi che risiedono nel territorio dello Stato membro di esecuzione - Parità di trattamento - Articolo 20 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea - alla 2a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XIX, n. 13);

Sentenza della Corte (Prima sezione) del 30 novembre 2023, causa C-270/22, GD e altri contro Ministero dell'istruzione e altro. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal tribunale ordinario di Ravenna. Politica sociale - Direttiva 1999/70/CE - Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato - Clausola 4 - Settore pubblico - Docenti - Assunzione come dipendenti pubblici di ruolo di lavoratori con contratto a tempo determinato mediante una procedura di selezione per titoli - Determinazione dell'anzianità di servizio - alla 2a, alla 4a, alla 7a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XIX, n. 14);

Sentenza della Corte (Terza sezione) del 9 novembre 2023, causa C-477/22, ARST Spa - Azienda regionale sarda trasporti contro TR e altri. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte suprema di cassazione. Trasporti su strada - Armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale - Regolamento (CE) n. 561/2006 - Articolo 3, lettera a) - Nozione di «percorso [di linea che] non supera i 50 chilometri» - Trasporti stradali effettuati a mezzo di veicoli adibiti al trasporto di passeggeri in servizio regolare ‑ Percorso di linea che non supera i 50 chilometri - Inapplicabilità del regolamento n. 561/2006 ‑ Veicoli adibiti a uso misto - Articolo 4, lettere e) e j) - Nozioni di «altre mansioni» e di «tempo di guida» - Articolo 6, paragrafi 3 e 5 - Periodo di guida complessivamente accumulato in un periodo di due settimane consecutive - Periodo trascorso alla guida di un veicolo escluso dall'ambito di applicazione di tale regolamento - alla 2a, alla 4a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XIX, n. 15).

Corte dei Conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 10 gennaio 2024, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

di Arexpo S.p.A. per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 9ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 168);

della Rete Autostrade Mediterranee per la logistica, le infrastrutture ed i trasporti Società per Azioni (RAM Logistica Infrastrutture e Trasporti S.p.A.) per l'esercizio 2021. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 8ª Commissione permanente (Doc. XV, n. 169).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti. Deferimento

Sono pervenuti al Senato i seguenti voti:

- della regione Emilia Romagna concernente la risoluzione sulla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul monitoraggio del suolo e della resilienza (Normativa sul monitoraggio del suolo) - COM (2023) 416 del 5 luglio 2023 (n. 11). Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 4a e alla 8a Commissione permanente;

- della regione Puglia relativo alla Proposta di raccomandazione del Consiglio sullo sviluppo delle condizioni quadro dell'Economia Sociale. Il predetto voto è deferito, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (n. 12).

Mozioni

UNTERBERGER, CATTANEO, PATTON, SPAGNOLLI, DURNWALDER - Il Senato,

premesso che:

dopo il 2020, anche a causa degli effetti post traumatici della pandemia da COVID-19, i dati relativi ai disturbi alimentari in Italia hanno registrato un costante aumento, con un'attenzione particolare per la fascia d'età compresa tra i 12 e i 17 anni e con un evidente anticipo nell'insorgenza di queste patologie;

secondo la survey epidemiologica nazionale del Ministero della salute sui disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, le persone complessivamente trattate oggi per i casi di disturbi alimentari (anoressia, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata, detto "binge eating") sono in costante aumento in tutto il territorio nazionale e la difficoltà di accesso alle cure in molte regioni italiane comporta gravi conseguenze sulla prognosi;

quasi 4 milioni di malate e malati in Italia, di cui il 40 per cento, cioè un milione e mezzo, ha tra i 12 e i 17 anni, il 25 per cento ha meno di 14 anni, il 6 per cento nemmeno 12 anni; le femmine sono il 90 per cento e i maschi sempre di più;

sono numeri sottostimati, in quanto riguardano solo coloro che entrano in contatto con il servizio sanitario nazionale, il che indica che c'è un enorme sommerso ed è il dato più drammatico: è il male nascosto e più grave della "generazione Z" e lo stesso Ministero della salute lo ha definito "un'epidemia";

anche i dati RENCAM (registro nominativo cause di morte) regionali rilevano, per il 2022, numeri molto elevati: 3.158 decessi con diagnosi correlate ai disturbi dell'alimentazione e della nutrizione, secondo un indice di variabilità maggiore nelle fasce di età più basse e nelle regioni dove le strutture di cura e i servizi per questo tipo di problemi non soddisfano i requisiti di base o sono addirittura assenti;

l'ultimo censimento del Centro nazionale dipendenza e doping dell'Istituto superiore di sanità, realizzato con il supporto del Ministero, ha individuato (al 28 febbraio 2023) 126 strutture dislocate su tutto il territorio nazionale (nel 2018 erano 164), di cui 112 pubbliche e 14 appartenenti al settore privato accreditato: il maggior numero dei centri si trova nelle regioni del Nord (63 su 126), i restanti sono distribuiti tra le regioni del Centro, il Sud e le isole, ma soprattutto solo il 48 per cento di questi ha dichiarato di prendere in carico minori fino a 14 anni;

i dati dimostrano che i centri di recupero per la cura dei disturbi da comportamento alimentare sono del tutto insufficienti e che, mentre la diffusione di tali disturbi avanza e l'età di esordio si abbassa, le Regioni riducono posti di ricovero e di riabilitazione, con conseguente aumento delle liste di attesa per l'accesso alle cure e delle morti, anche in età pediatrica, dovute ai ritardi nel trattamento della malattia;

secondo una recente ricerca condotta in Italia e commissionata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri ("Dipendenze comportamentali nella Generazione Z"), oltre un milione e 150.000 adolescenti sono a rischio di dipendenza da cibo e quasi 100.000 studenti tra gli 11 e i 17 anni presentano caratteristiche compatibili con una dipendenza dai social media, con una maggiore probabilità di sviluppare ansia sociale, che può diventare fattore di rischio per bassa autostima, depressione o aggravamento di disturbi alimentari;

i disturbi alimentari sono una nuova forma di depressione giovanile e chi soffre di queste patologie sviluppa un'ossessione per il proprio corpo, del quale ha una percezione distorta, sovrapponendovi un'altra ossessione occidentale, vale a dire la magrezza come valore assoluto;

alla lunga esposizione dei giovani ai contenuti dei social media (da 2 a 4 ore al giorno nel 40 per cento dei casi, mentre per il 44 per cento il tempo è illimitato, senza controlli e regole di utilizzo), si associano spesso messaggi sbagliati, veicolati non solo attraverso questi canali, ma anche attraverso la televisione: la maggior parte dei giovani di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, soprattutto di sesso femminile, è stata esposta a consigli di bellezza "tossici", con contenuti che esibiscono corpi perfetti e irrealistici e che contribuiscono a minare la loro autostima e il loro benessere mentale, incoraggiando spesso la perdita di peso (si stima che i contenuti dei social media mettono a rischio la salute mentale di circa un giovane su 2);

l'industria pubblicitaria contribuisce notevolmente, sia attraverso la televisione, sia attraverso i canali social, a diffondere immagini di donne magrissime, legate a ideali di bellezza irraggiungibili, che diventano sfide pericolose per coloro, come le giovanissime, che non hanno ancora la maturità per comprendere quanto questo ideale sia praticamente irraggiungibile seguendo abitudini alimentari corrette e normali, venendo così incoraggiate a perdere peso,

impegna il Governo:

1) ad introdurre, all'interno dei piani di offerta formativa delle scuole primarie e secondarie, l'insegnamento dell'educazione alimentare da parte di personale esperto in materia, della durata di almeno un anno scolastico per ciascun ciclo di istruzione, con affiancamento a percorsi specifici di prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) rivolto ai genitori;

2) per aiutare le nuove generazioni a crescere con un rapporto positivo nei confronti del proprio aspetto, a prevedere l'inserimento, all'interno del percorso scolastico, di progetti legati allo sviluppo dell'autostima e dell'autoefficacia;

3) a prevedere altresì un percorso educativo specifico e approfondito sull'uso consapevole dei social media (cosiddetta educazione digitale), in attuazione della legge n. 92 del 2019 sull'educazione civica nelle scuole, al fine di rendere le piattaforme on line un ambiente più sicuro per le future generazioni, soprattutto attraverso il rispetto dei limiti di età all'utilizzo dei social network;

4) a garantire che i docenti chiamati a svolgere le attività didattiche relative a questi temi siano adeguatamente formati e che anche le famiglie siano coinvolte, con particolare attenzione ai nuclei familiari con genitori affetti da DCA, affinché gli obiettivi di educazione digitale trovino coerenza tra casa e scuola;

5) a promuovere iniziative di sensibilizzazione pubblica, che coinvolgano professionisti a tutti i livelli, al fine di diffondere, attraverso tutti i canali istituzionali, informazioni realistiche e veritiere sulle conseguenze fisiche e mentali connesse ai disturbi dell'alimentazione;

6) a limitare il più possibile, disincentivandola, la diffusione di contenuti pubblicitari e rappresentazioni mediatiche fuorvianti, che esibiscono corpi irrealistici ed esageratamente magri, al fine di tutelare gli utenti, specialmente i giovani durante la "fascia protetta", che presentano un rischio maggiore di sviluppare disturbi connessi a queste patologie;

7) ad introdurre, al pari di altri Paesi europei, una normativa ad hoc per valutare lo stato generale di salute di coloro che intendono esercitare l'attività di modelli, al fine di proteggere una categoria particolarmente toccata dal rischio di sviluppare patologie connesse ai disturbi dell'alimentazione e, al contempo, ad agire sull'immagine del corpo nella società per evitare la promozione di ideali di bellezza inaccessibili e prevenire l'anoressia nei giovani;

8) a predisporre un piano nazionale, con il coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, finalizzato a consolidare e ampliare i servizi sociosanitari, soprattutto quelli che si occupano di disturbi dell'alimentazione, attraverso la creazione di una rete complessa di assistenza, rivolta anche specificamente ai minori di età e articolata su quattro livelli: ambulatori specializzati nei disturbi alimentari; servizi semiresidenziali; servizi residenziali extraospedalieri, che dovrebbero garantire una presa in carico dei pazienti in medio-lunga degenza e, infine, servizi ospedalieri, che prevedono il ricovero salvavita e la nutrizione artificiale per coloro che rifiutano le cure;

9) considerata la portata e la diffusione di queste patologie, ad inserire i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione (DNA) all'interno dei livelli essenziali di assistenza;

10) al fine di scongiurare la chiusura degli ambulatori specializzati, nelle more dell'aggiornamento dei LEA, a provvedere al rifinanziamento del fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, di cui all'articolo 1, comma 688, della legge di bilancio n. 234 del 2021, che ha previsto uno stanziamento solo per gli anni 2022 e 2023;

11) a garantire, attraverso i servizi sociosanitari dislocati sui territori, un adeguato supporto psicologico ai pazienti per tutta la fase della malattia, dall'insorgenza della patologia e fino alla completa guarigione, con il coinvolgimento delle famiglie.

(1-00079)

PATUANELLI, MAIORINO, DI GIROLAMO, NAVE, PIRRO, ALOISIO, BEVILACQUA, BILOTTI, CASTELLONE, CASTIELLO, CATALDI, CROATTI, DAMANTE, DE ROSA, FLORIDIA Barbara, GUIDOLIN, LICHERI Ettore Antonio, LICHERI Sabrina, LOPREIATO, LOREFICE, MARTON, MAZZELLA, NATURALE, PIRONDINI, SCARPINATO, SIRONI, TREVISI, TURCO, DE CRISTOFARO, CUCCHI, FLORIDIA Aurora, MAGNI, BOCCIA, ALFIERI, BASSO, BAZOLI, CAMUSSO, CRISANTI, D'ELIA, DELRIO, FINA, FRANCESCHELLI, FRANCESCHINI, FURLAN, GIACOBBE, GIORGIS, IRTO, LA MARCA, LORENZIN, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MELONI, MIRABELLI, MISIANI, NICITA, PARRINI, RANDO, ROSSOMANDO, SENSI, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI, ZAMBITO, ZAMPA - Il Senato,

premesso che:

da un articolo pubblicato da "il Fatto Quotidiano" il 24 ottobre 2023, è emerso che il sottosegretario per la cultura Vittorio Sgarbi avrebbe percepito, nel corso del 2023, sostanziosi emolumenti, pari a oltre 300.000 euro, per aver presenziato a inaugurazioni, mostre, conferenze, premi e manifestazioni culturali;

il quotidiano afferma, inoltre, che, sulla base dei documenti visionati, "attorno al critico-politico e ai suoi collaboratori di fiducia ruoterebbe invece una vera e propria industria fondata sull'arte di procacciare attività che si svolgono pure alla luce del sole, ma le cui remunerazioni restano nell'ombra, a volte erogate ad altri, non di rado spacciate come 'missioni' e poi messe a rimborso del ministero";

sempre in un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 25 ottobre, si riporta che il sottosegretario Sgarbi sarebbe indagato a Roma per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, per non aver onorato debiti con l'Agenzia delle entrate (un totale pari a circa 715.000 euro) e per l'acquisto di quadri (si veda "il Fatto Quotidiano" del 9 gennaio 2024) il medesimo sottosegretario Vittorio Sgarbi risulterebbe indagato per furto di beni culturali, in merito a una vicenda oggetto di un'inchiesta svolta, da ultimo, dalla trasmissione "Report" e dallo stesso "il Fatto Quotidiano";

in particolare l'inchiesta si è concentrata su un quadro di Rutilio Manetti, pittore senese del Seicento, "La cattura di San Pietro", che fino al 2013 si trovava esposta presso il castello di Buriasco (vicino a Pinerolo, in Piemonte). La proprietaria del castello e del dipinto, Margherita Buzio, a febbraio 2013 denunciò il furto dell'opera: la tela era stata tagliata nella notte, lasciando la cornice; all'epoca le indagini furono senza esito;

la trasmissione "Report" ha sottolineato che, stando alle dichiarazioni di Buzio, poche settimane prima del furto si era detto interessato all'acquisto Paolo Bocedi, collaboratore di Sgarbi fino al 2003 e ancora in buoni rapporti con il sottosegretario. Il servizio di "Report" aggiunge che il critico d'arte avrebbe già visto l'opera alcuni anni prima, in un pranzo al castello, cosa che lo stesso Sgarbi ha confermato;

il dipinto, secondo quanto riportato da "Report", sarebbe quindi riapparso nel 2021 in una mostra inaugurata dallo stesso Sgarbi, in cui sarebbe stato esposto un dipinto di Manetti "inedito". L'opera esposta dal sottosegretario è estremamente simile a quella sparita nel 2013: una differenza visibile è la presenza, in alto a sinistra, di una candela che nel dipinto rubato non c'era. Sgarbi, negando che si tratti della stessa opera, ha parlato di "coincidenze": il dipinto esposto, infatti, si sarebbe trovato in una villa nel viterbese che Rita Cavallini (madre di Sgarbi) aveva acquistato anni prima, nel 2000, e già presente in un inventario dei beni della villa risalente al Seicento. Tuttavia "Report" ha sottolineato come, nell'inventario in questione, l'opera non risulti;

la stessa trasmissione di RAI3 avrebbe interpellato anche Gianfranco Mingardi, restauratore di Brescia, che ha detto di aver ricevuto la tela senza cornice, la quale sembrerebbe identica all'opera trafugata a Pinerolo, se non per il particolare di una candela che non c'era sul dipinto da lui sistemato. Sgarbi, dal canto suo, ha negato e da articoli di stampa emerge che il legale di Vittorio Sgarbi abbia inviato una PEC diffidando la RAI prima della messa in onda della puntata di "Report";

tuttavia, a quanto pare, ciò che per Sgarbi era solo frutto di fantasia, incompetenza e livore giornalistico, sembra sia divenuto un fascicolo aperto dalla Procura di Imperia e trasmesso alla Procura di Macerata;

considerato che:

la legge n. 215 del 2004 impone a chi ricopre un incarico di Governo di dedicarsi "esclusivamente alla cura degli interessi pubblici". Dal giuramento in poi, "al titolare non può derivare, per tutta la durata del governo, alcuna forma di retribuzione o vantaggio". La legge vieta altresì di "esercitare attività professionali o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, a favore di soggetti pubblici o privati". Il legislatore precisa: "Sono vietate anche all'estero";

tuttavia, ad avviso dei firmatari del presente atto, oltre ai connessi profili di carattere penale, la condotta getta un'oscura e pesante ombra sull'attività governativa del sottosegretario in un dicastero di tale rilievo e delicatezza e, dunque, si pone in palese contrasto con l'articolo 54 della Costituzione che recita: "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore";

le condotte menzionate, inoltre, lascerebbero trasparire in ogni caso una condotta grave, uno sfacciato abuso del potere, una violazione dei doveri, non compatibile con il decoro e la decenza delle istituzioni;

non può, in altri termini, ritenersi che l'azione del sottosegretario sia stata ispirata in tale frangente dal superiore interesse esclusivo della nazione, come espressamente imposto dalla legge n. 400 del 1988,

impegna il Governo ad avviare immediatamente le procedure di revoca, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, della nomina a Sottosegretario di Stato del professor Vittorio Sgarbi.

(1-00080p. a.)

Interrogazioni

DE CRISTOFARO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

dopo essere stata arrestata l'11 febbraio 2023, da allora l'italiana Ilaria Salis, militante antifascista, maestra elementare, è rinchiusa in custodia cautelare presso il carcere di massima sicurezza di Budapest, in attesa del processo con l'accusa di aver aggredito due neonazisti durante la manifestazione neonazista denominata "Giorno dell'onore", appuntamento durante il quale gruppi di estrema destra di tutta Europa si radunano in Ungheria per celebrare la memoria di un battaglione delle SS ucciso dall'Armata rossa durante la seconda guerra mondiale;

la Salis rischia una pena fino a 16 anni per lesioni gravi (anche se guarite in 5 e 8 giorni). Inoltre, le viene addebitato, senza nessuna apparente prova a suo carico, di essere legata a "Hammerbande", organizzazione tedesca che si propone di "attaccare e assaltare militanti fascisti o di ideologia nazista";

per lo stesso episodio e gli stessi capi d'accusa, che, se confermati, nel nostro Paese porterebbero ad una pena massima di quattro anni, è attualmente ai domiciliari in Italia Gabriele Marchesi, sul quale la Procura di Milano ha recentemente negato la richiesta estradizione promossa dall'Ungheria, proprio in ragione della palese sproporzione della pena in relazione al fatto contestato;

a Budapest, Ilaria Salis è sottoposta a condizioni di detenzione disumane e degradanti: per quasi sette mesi le è stato vietato qualunque contatto con il mondo esterno, compresi i genitori che ha visto per la prima volta ad agosto. Più volte è stata costretta a muoversi e a salire le scale con piedi e mani immobilizzati. In carcere i detenuti sarebbero legati sia ai polsi che alle caviglie attraverso due cavigliere di cuoio chiuse da due lucchetti e unite tra loro da una catena lunga circa 25 centimetri. Durante il trasporto dei detenuti sarebbe stato usato anche un guinzaglio di cuoio, fissato a una manetta e tenuto all'estremità dall'agente di scorta. E poi celle minuscole con scarafaggi, topi e cimici, malnutrizione, una sola ora d'aria al giorno, gravi limiti all'igiene personale, lavoro non retribuito;

da tempo il padre di Ilaria, con una lettera indirizzata alla Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della giustizia e ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, ha sollecitato un intervento deciso di fronte alle palesi violazioni dei diritti umani che la figlia sta subendo in carcere dove è detenuta: appello rimasto senza esito;

il regime carcerario imposto dall'Ungheria è incompatibile con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che vieta trattamenti inumani e degradanti e per i quali l'Ungheria è già stata condannata dalla CEDU più volte, anche con riferimento al sovraffollamento carcerario;

considerato che la violazione dello stato di diritto e dei diritti fondamentali da parte del Governo di Orban è stata documentata anche dal Parlamento europeo e ha portato anche al congelamento dei fondi del "Recovery Plan",

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di doversi prontamente attivare per promuovere l'immediata applicazione delle convenzioni vigenti e avviare la procedura necessaria affinché la connazionale Ilaria Salis possa essere subito trasferita in Italia, trascorrere nel proprio Paese il periodo di custodia cautelare e partecipare al processo in videocollegamento, analogamente a quanto consentito a Gabriele Marchesi.

(3-00849)

ZAFFINI, DE CARLO, POGLIESE, AMIDEI, ANCOROTTI, FALLUCCHI, MAFFONI - Al Ministro delle imprese e del made in Italy. - Premesso che:

la legge di bilancio per il 2024, appena approvata dal Parlamento, nonostante la congiuntura economica internazionale in atto, ha ottenuto riconoscimenti positivi dalle principali agenzie di rating;

tali riconoscimenti sono suffragati dai dati positivi dell'ISTAT in merito al tasso di occupazione, alla crescita del reddito e del potere d'acquisto delle famiglie e al calo della pressione fiscale;

grazie al contributo fattivo e al senso di responsabilità dei parlamentari di maggioranza, con la legge di bilancio per il 2024 il Governo ha fornito diverse risposte alle imprese, dimostrando di mantenere fede al programma presentato agli elettori, nel quale si assegnava un ruolo nevralgico alle imprese e al lavoro;

la legge di bilancio ha dovuto anche tener conto delle sfide di transizione green e digitale in atto, al fine di salvaguardare le imprese italiane in questa delicata fase;

grazie all'operato del Governo Meloni l'Italia sta portando in Europa una filosofia capace di tenere insieme transizione green e tutela del sistema produttivo;

una prova recente di ciò si è avuta con il piano "Transizione 5.0", approvato dalla Commissione europea nel novembre 2023 nell'ambito del REPowerEU e che rappresenterebbe l'evoluzione del piano "Transizione 4.0";

questo piano servirà a rendere più competitive le imprese italiane in Europa e nel mondo, a favorire la creazione di nuovi posti di lavoro e, al contempo, garantire il rispetto degli impegni europei sulla transizione verde, in forme che possono risultare sostenibili per le imprese del nostro Paese;

pertanto, al di là di talune polemiche strumentali, dalla legge di bilancio e dal piano transizione 5.0 emerge, in linea generale, la volontà dell'Esecutivo di essere al fianco del mondo produttivo italiano nel cammino verso una transizione verde e digitale guidata dalla ragionevolezza e non dall'ideologia,

si chiede di sapere quali misure, nello specifico, il Governo abbia previsto a favore delle imprese e quale sia lo stato di attuazione del piano "Transizione 5.0".

(3-00850)

RENZI, BORGHI Enrico, PAITA, FREGOLENT, MUSOLINO, SBROLLINI, SCALFAROTTO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

nella notte del 31 dicembre 2023, durante i festeggiamenti nella Pro loco di Rosazza (Biella), cui partecipavano il deputato Pozzolo e il sottosegretario Delmastro delle Vedove, dalla pistola del primo partiva un colpo che feriva Luca Campana;

secondo le ricostruzioni, risulta che al veglione di Capodanno organizzato dal sottosegretario Delmastro delle Vedove ci fossero diversi familiari della sua scorta (tra cui la moglie, la figlia e Luca Campana, appunto, il marito della figlia del capo della scorta Pablito Morello) e numerosi agenti della polizia penitenziaria;

il rapporto tra il sottosegretario Delmastro e la polizia penitenziaria appare consolidato non solo sul piano istituzionale e per via delle competenze riconosciute sul Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria (cui la polizia penitenziaria fa riferimento), ma per motivi personalissimi consolidati nel corso del tempo (si pensi alla partecipazione del Sottosegretario a una grigliata nel carcere di Biella, organizzata dalla polizia penitenziaria) anche grazie a una conoscenza, amicizia e condivisione di idee politiche con il capo della propria scorta (il citato Morello), con cui condivide da anni anche le battaglie sindacali nel SINAPPE;

risulta assai raro che l'Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale assegni scorte attingendo dal personale della polizia penitenziaria, ma appare del tutto inopportuno che un sottosegretario di Stato indichi un proprio compagno di partito quale responsabile della propria scorta armata;

dalle ricostruzioni emerge che il sottosegretario avrebbe abbandonato per qualche minuto la sala della festa, da solo e senza la scorta, che sarebbe rimasta all'interno a proseguire i festeggiamenti in maniera del tutto anomala e irrituale;

le circostanze della notte di San Silvestro evidenziano un legame diretto e personale tra il sottosegretario Delmastro delle Vedove e una parte della polizia penitenziaria (i cui agenti hanno persino sfilato con magliette di sostegno al sottosegretario anche durante il veglione, contestando la decisione di rinvio a giudizio disposta dall'autorità giudiziaria per la rivelazione di atti secretati relativi al caso Cospito), rendendo plastica una pericolosa commistione tra istituzione, ruolo di governo e persona, che si traduce in un ricorso disinvolto e sconsiderato di personale addestrato e armato,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritenga utile intervenire affinché venga fugata ogni possibile interferenza, ingerenza o influenza del sottosegretario Delmastro rispetto agli organi della polizia penitenziaria e al personale della sua scorta.

(3-00851)

ROSSOMANDO, BOCCIA, BAZOLI, MIRABELLI, VERINI, LORENZIN, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, MALPEZZI, PARRINI, ROJC, LOSACCO, RANDO, TAJANI, FURLAN, SENSI, DELRIO, GIACOBBE, CAMUSSO, VERDUCCI, FRANCESCHELLI, LA MARCA, MANCA, GIORGIS - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

come noto durante un veglione a Rosazza, in provincia di Biella, tenutosi nella sede della locale Pro loco, la pistola di proprietà del deputato Emanuele Pozzolo ha esploso un colpo e ferito un giovane, genero di uno degli agenti della scorta del sottosegretario Andrea Delmastro, che insieme ad altri aveva organizzato una festa familiare, alla quale erano presenti anche diversi minori e lo stesso onorevole Pozzolo;

in merito alla vicenda, oggetto di indagine da parte della Procura di Biella, emergono tuttavia tramite diversi articoli riportati da organi di stampa alcuni aspetti ancora da chiarire e che destano a dir poco perplessità sul piano politico-istituzionale. Risulterebbe che molti degli agenti presenti alla festa insieme alle loro famiglie appartengano alla Polizia penitenziaria, il cui compito è la sorveglianza dei detenuti. Al riguardo, val la pena evidenziare come il sottosegretario Delmastro Delle Vedove sia delegato alla trattazione degli affari di competenza del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria;

anche il capo della scorta del sottosegretario Delmastro, l'ispettore capo Pablito Morello, appartiene alla Polizia penitenziaria ed era presente alla festa con la moglie, la figlia e il marito della figlia;

come riportato dal quotidiano on line "il Post" l'ispettore capo Morello e il sottosegretario condividono da anni un comune impegno politico e, quando nel febbraio 2023 l'Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale (UCIS) ritenne di assegnare una scorta al sottosegretario Delmastro, egli stesso avrebbe indicato il nome dell'ispettore capo Morello;

considerato che:

lo scorso 3 dicembre 2023 a Biella è stata organizzata la cena per gli auguri di Natale di Fratelli d'Italia dove erano presenti, tra gli altri, il sottosegretario Delmastro e l'onorevole Pozzolo e dove, sempre secondo quanto riportato da organi di stampa, uno dei tavoli del ristorante che ha ospitato l'evento sarebbe stato riservato alla Polizia penitenziaria;

secondo quanto si legge sul quotidiano citato: "La cena è stata anche l'occasione per una grande dimostrazione di solidarietà verso Delmastro, che quattro giorni prima era stato rinviato a giudizio per avere rivelato documenti riservati legati al caso Cospito. Nella sala principale c'era un grande striscione con su scritto: 'Siamo tutti Delmastro'. Alcuni agenti della Polizia penitenziaria locale, iscritti al sindacato SINAPPE, hanno sfilato tra i tavoli indossando una maglietta con scritto 'anche io sono Delmastro', tenendo in mano un cartoncino con la faccia del sottosegretario". Vale la pena ricordare in questa sede che, con riferimento ai fatti che hanno dato origine al rinvio a giudizio e indipendentemente dal merito e dall'esito che avrà la vicenda processuale a carico del sottosegretario Delmastro, sul piano politico-istituzionale rileva il fatto che egli ha rivelato a un collega di partito il contenuto di documenti che non erano divulgabili;

nel corso della XVIII Legislatura il sottosegretario Delmastro ha portato avanti iniziative care ad un sindacato autonomo di cui peraltro l'ispettore capo Morello è stato per anni rappresentante locale, tra queste vale la pena ricordare ad esempio quella relativa all'assegnazione al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria della responsabilità per la sola tutela degli agenti di polizia, e non anche delle condizioni dei detenuti;

e ancora, alcune vicende che hanno interessato l'istituto penitenziario di Biella sono state oggetto di inchieste della magistratura. Nel marzo 2023 il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Biella ha sospeso dal servizio 23 agenti e posto agli arresti domiciliari il vicecomandante della Polizia penitenziaria contestando loro l'ipotesi di reato di tortura di cui all'articolo 613-bis del codice penale, a seguito di alcuni casi di presunti maltrattamenti e violenze nei confronti di tre detenuti stranieri;

successivamente il Tribunale del riesame di Torino, che doveva valutare l'opportunità delle misure adottate nei confronti dei 23 agenti, ordinò la "remissione delle misure cautelari" (confermando "che gli agenti avevano 'operato sì impropriamente nell'adozione di misure di rigore complessivamente eccessive e illegittime', ma che non lo avevano fatto per una gratuita volontà di tortura", "il Post" del 5 gennaio 2024) e gli agenti furono dunque reintegrati in servizio. Alcuni di loro parteciparono poi insieme a colleghi e famiglie a una "grigliata" nella caserma del carcere di Biella la sera del 27 luglio, già oggetto dell'atto di sindacato ispettivo 3-00642 presentato dagli interroganti in data 2 agosto 2023, cui il Ministro della giustizia non ha ancora dato risposta. Alla "grigliata", inoltre, sempre secondo quanto riportato dal "Post", vi sarebbero stati anche brindisi per l'abolizione del reato di tortura;

sempre da notizie di stampa nel mese di settembre una nuova inchiesta della procura di Biella ha coinvolto lo stesso istituto penitenziario, con 89 persone indagate e 56 fermate, tra cui tre agenti della Polizia penitenziaria, mentre per altri tre è stata chiesta la sospensione dal servizio. L'inchiesta è ancora in corso e ha ad oggetto un presunto sistema di spaccio di stupefacenti all'interno del carcere, "al quale avrebbero collaborato anche alcuni agenti" (come riportato dal "Post"),

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in relazione ai fatti esposti;

se non ritenga opportuno chiarire la natura dei rapporti intercorrenti tra il sottosegretario Delmastro e alcuni settori della Polizia penitenziaria vicini al suo partito, e se non ritenga che tali rapporti abbiano creato una sovrapposizione tra il ruolo istituzionale che la delega assegna al sottosegretario Delmastro e attività di propaganda di partito, e se infine, per questo e altri fatti ricordati, ritenga ancora compatibile l'esercizio di una delega così delicata in capo all'on. Delmastro.

(3-00852)

MINASI, ROMEO - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

la cucina italiana è la candidatura ufficiale del Governo italiano quale bene patrimonio dell'umanità UNESCO per il 2023. Su proposta dei Ministri della cultura e dell'agricoltura e sovranità alimentare si è deciso di proporre la nostra cucina nella lista rappresentativa dei patrimoni culturali immateriali. La commissione nazionale ha approvato all'unanimità la proposta che va ora all'esame del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Il dossier verrà poi trasmesso dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale all'UNESCO dove inizierà l'iter di valutazione. La decisione è attesa nel 2025;

la cucina italiana è un mosaico di tradizioni che riflette la diversità bioculturale del Paese e si basa sul comune denominatore di concepire il momento della preparazione e del consumo del pasto come occasione di condivisione e di socialità. Intorno alla cucina italiana si racchiude un insieme di valori che, muovendo dal variegato patrimonio enogastronomico, ricomprendono aspetti che interessano la storia, la cultura e le tradizioni del nostro Paese che, trovando concretezza nei tanti saperi locali, fanno nell'insieme dell'Italia un Paese unico nel mondo;

quest'insieme di valori riflette la diversità bioculturale del Paese e si basa sul comune denominatore di concepire il momento della preparazione e del consumo del pasto come occasione di condivisione, confronto e crescita culturale;

la cucina italiana non costituisce unicamente un grande patrimonio nazionale, che riguarda gli italiani che vivono in Italia, che sono 60 milioni, ma anche 70 milioni che vivono al di fuori del nostro Paese, che amano mantenere vive le tradizioni alimentari italiane, e anche tutti gli stranieri che amano la nostra cucina e il nostro Paese;

ad oggi già fanno parte del patrimonio immateriale UNESCO le cucine messicana, francese, giapponese e coreana, ma, senza nulla togliere a queste realtà culinarie, a maggior ragione la cucina italiana deve prendere il posto che le compete visto l'enorme apprezzamento di cui gode a livello internazionale. Tutte le componenti della filiera che consentono ai nostri apprezzati cuochi di impiattare delizie dovranno essere valorizzate, dal produttore all'allevatore fino ad arrivare al trasformatore di un bene prezioso che deve essere raccontato in sala dal personale, da formare in una delle nostre ottime scuole alberghiere;

la candidatura della cucina italiana a bene patrimonio dell'umanità è la risposta a chi vuole imporre una dieta globale fondata su insetti e cibi sintetici senza alcun legame con il territorio: un annuncio che arriva con il record storico realizzato dalle esportazioni agroalimentari made in Italy nel mondo dove hanno raggiunto il valore di 60,7 miliardi di dollari,

si chiede di sapere, dato che il Governo ha avuto l'intuizione di abbinare la forte capacità attrattiva della nostra lunga tradizione enogastronomica a quella dell'immenso patrimonio culturale italiano, quali iniziative ed eventi, da oggi al 2025, saranno portati avanti per presentare la candidatura della cucina italiana quale bene patrimonio dell'umanità, in Italia e all'estero, e per promuovere l'idea della qualità del vivere italiano che è fatto di arte, di cultura, di paesaggi, al fine di dare ancora maggiore lustro alla cultura enogastronomica italiana e alla dieta mediterranea, universalmente riconosciuta come lo stile di vita più sano al mondo.

(3-00853)

GASPARRI, CRAXI, DAMIANI, FAZZONE, GALLIANI, LOTITO, OCCHIUTO, PAROLI, RONZULLI, ROSSO, SILVESTRO, TERNULLO, ZANETTIN - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

il Ministro in indirizzo ha avanzato le proprie proposte per una riforma organica della giustizia;

in linea con le indicazioni del programma di governo della coalizione di centrodestra, ha proposto la prima delle tre parti della riforma della giustizia penale, che riguarda, in particolare, l'abrogazione del reato di abuso d'ufficio, la stretta sulle intercettazioni telefoniche, le limitazioni all'appello del pubblico ministero, la ridefinizione del reato di traffici illeciti e la custodia cautelare, con l'intenzione di dare un'indicazione garantista a questi istituti di diritto penale sostanziale e processuale;

al Senato è in corso l'esame del disegno di legge relativo alle modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, all'ordinamento giudiziario e al codice dell'ordinamento militare (AS 808),

si chiede di sapere quale sia il successivo cronoprogramma in materia di giustizia e quali le proposte, con particolare riferimento:

ad un riesame della normativa sul cosiddetto Trojan, e dei mezzi di captazione utilizzati nelle intercettazioni, che il Ministro in indirizzo si era impegnato a fare in occasione della conversione alla Camera del decreto-legge n. 105 del 2023, detto "Omnibus", sulla giustizia;

all'utilizzo "disinvolto" dei social network da parte dei magistrati, tema che in passato è già stato oggetto di iniziative presso il CSM, peraltro senza esito positivo, e che è di recente tornato oggetto delle cronache.

(3-00854)

SCARPINATO, LOPREIATO, BILOTTI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

la 2a Commissione permanente (Giustizia) del Senato ha iniziato l'esame delle proposte emendative relativamente al "disegno di legge Nordio", che prevede, tra l'altro, l'abrogazione del delitto di abuso d'ufficio e il depotenziamento del traffico di influenze illecite. Sono molteplici, a giudizio degli interroganti, le criticità insite nell'intervento normativo, ma ancor di più desta preoccupazione l'analisi nel complesso. Infatti, anche il tenore degli emendamenti di maggioranza presentati desta un considerevole allarme;

la previsione dell'abrogazione dell'abuso d'ufficio, unitamente ad una modifica in peius del delitto di traffico di influenze, determinerebbe un alleggerimento ingiustificabile nella lotta al malaffare. L'esistenza di una norma penale a presidio dell'uso legittimo delle funzioni di ufficio, pur con tutte le tipizzazioni ritenute necessarie, appare indispensabile quale forma di tutela della cittadinanza al fine di offrire protezione nei casi di sviamento rispetto al corrispondente dovere dell'azione amministrativa di agire nel rispetto della legalità, del buon andamento e dell'imparzialità;

l'abolitio criminis relativamente al delitto di abuso d'ufficio, inoltre, significherebbe prefigurare un'ipotetica procedura di infrazione nei confronti dell'Italia che, per giunta, sul piano internazionale, veicolerebbe un messaggio opposto rispetto a quello del rigore nel contrasto all'illegalità nella pubblica amministrazione così come disposto dall'ultima proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta contro la corruzione. A tacere anche sul fatto che dall'analisi delle informazioni comunicate dagli Stati membri nell'ambito della predisposizione della direttiva, emerge che tutti i Paesi prevedono, nella propria normativa nazionale, reati di corruzione nei settori pubblico e privato, peculato, appropriazione indebita, intralcio alla giustizia e abuso d'ufficio. L'Italia, quindi, in virtù dell'abrogazione sarebbe un unicum a livello europeo per quanto concerne il mancato contrasto al delitto di abuso d'ufficio;

analizzando gli emendamenti presentati al disegno di legge, ne esce un quadro allarmante: divieto assoluto di intercettazioni tra indagato e difensore con relativa trasformazione del cellulare del difensore in una sorta di criptofonino; impossibilità di intercettazioni con lo strumento del trojan per i delitti contro la pubblica amministrazione; modifica in senso peggiorativo della "legge Severino" per quanto concerne gli amministratori locali al fine di sopprimere l'istituto della sospensione dalle cariche elettive in conseguenza di condanna non definitiva. Il combinato disposto di quanto previsto originariamente dal disegno di legge governativo, unitamente agli emendamenti presentati dalla maggioranza, rappresenta un indubbio passo indietro nella lotta al malaffare e, in generale, un'attenuazione al contrasto ai delitti contro la pubblica amministrazione;

gli emendamenti presentati dal Gruppo del Movimento 5 Stelle sono, a contrario, volti a rendere maggiormente effettivo il contrasto al malaffare. La cronaca quotidiana, purtroppo (e solo quella), va nel verso auspicato dallo stesso Gruppo parlamentare: ripristino dell'abuso d'ufficio, rafforzamento del traffico di influenze, quest'ultimo indissolubilmente connesso ad una modifica della vetusta legge sul conflitto di interessi e ancor di più sulla sempre auspicata, ma mai attuata, legge recante la regolamentazione delle lobby. Il delitto di traffico di influenze è, infatti, strettamente connesso ad una definizione di ciò che sia lecito e ciò che, invece, ricade nell'illecito nell'ambito delle relazioni istituzionali. Il Paese è ormai pronto per regolamentare un settore che necessita di un rigido inquadramento giuridico affinché sia chiaro che cosa i portatori di interessi particolari possano e non possano fare,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda recedere dall'intento di abrogazione del delitto di abuso d'ufficio e del depotenziamento del delitto di traffico di influenze illecite, anche in ragione dei fatti di cronaca ultimamente emersi;

se, a prescindere dai pareri contrari resi agli emendamenti presentati da esponenti della maggioranza, non sia intenzione di questo Governo alleggerire comunque il trattamento repressivo nei confronti di condotte così allarmanti quali i delitti contro la pubblica amministrazione;

se reputi urgente ed opportuno addivenire ad un aggiornamento della normativa in materia di conflitto di interessi nonché alla regolamentazione di un settore così importante quale quello dei lobbisti, onde evitare commistioni tra la normale attività di portatore di interessi e il delitto di traffico di influenze illecite.

(3-00855)

MARTELLA - Al Ministro della salute. - Premesso che:

in Veneto dalla seconda metà di dicembre 2023 si è registrata una curva crescente in maniera esponenziale di pazienti afflitti da influenza stagionale;

l'elevato numero dei contagi, cui bisogna aggiungere quelli da COVID, ha messo e sta mettendo in difficoltà la rete del servizio sanitario regionale, con un forte incremento degli accessi ai punti di pronto soccorso;

nell'ultima settimana nel vicentino si sono verificati due decessi che inizialmente gli organi di informazione avevano attribuito all'influenza "suina", successivamente smentita dalla direzione prevenzione del Veneto in quanto attribuibili al virus H1N1;

la campagna vaccinale ha stentato e questo rischia di riverberarsi negativamente anche per le prossime settimane in termini di copertura dai virus,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo risulti essere a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative per quanto di propria competenza intenda attivare per promuovere un rafforzamento della campagna vaccinale e per assicurare ai cittadini del Veneto adeguata tutela da parte dei servizi sanitari territoriali considerata la diffusa incidenza dei virus influenzali in circolazione.

(3-00856)

CRISANTI, ROJC, GIACOBBE, CASINI, VERDUCCI, MARTELLA, FURLAN, CAMUSSO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'8 dicembre 2023, all'ospedale "San Giovanni Evangelista" di Tivoli (Roma) è scoppiato un incendio sulle cui cause sta indagando la Procura della Repubblica, che ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per omicidio colposo plurimo e incendio colposo e posto sotto sequestro il nosocomio;

l'origine dell'incendio sembrerebbe essere l'incendio dei rifiuti speciali non ancora smaltiti e stoccati sul retro dell'ospedale;

l'incendio ha provocato la morte di 3 pazienti ricoverati presso l'ospedale, deceduti sembrerebbe per asfissia dai vapori della combustione e shock termico. Il rogo ha coinvolto inoltre 200 pazienti, tra cui 7 bambini e diversi neonati, che hanno dovuto essere evacuati in piena notte;

le operazioni di soccorso sono risultate particolarmente complicate, poiché l'impianto antincendio dell'ospedale non è entrato in funzione. La mancata rilevazione del fumo avrebbe causato un blackout che ha interrotto l'alimentazione elettrica dei macchinari vitali;

la dirigenza dell'ospedale non è stata in grado di provvedere tempestivamente all'evacuazione di tutti i piani interessati dal rogo, in quanto non aveva predisposto nessuna prova di evacuazione recente per il personale;

la ASL Roma5 copre un bacino d'utenza di 462.690 abitanti (dati aggiornati al 2021);

considerato che:

il report del programma nazionale esiti (PNE) del 2023 dell'AGENAS, strumento di valutazione a supporto di programmi di audit clinico, ha classificato l'ospedale "San Giovanni Evangelista" di Tivoli come l'ottavo tra i "peggiori" ospedali nazionali. Anche negli scorsi anni lo stesso ospedale è stato classificato dal PNE come uno dei peggiori;

il dottor Giulio Santonocito, direttore generale della ASL Roma5, risulterebbe attualmente tra gli 8 indagati per falso in bilancio dalla Procura di Roma. Il fascicolo d'indagine è stato aperto a seguito di un esposto della Corte dei conti;

dal giugno 2022, a seguito di un'ispezione dell'Ispettorato del lavoro presso l'ospedale, Giulio Santonocito è iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Tivoli per omissione della nomina del medico competente del reparto di radiologia, figura prevista per legge, che ha il compito di valutare i rischi dell'esposizione alle radiazioni ed effettuare la sorveglianza sanitaria dei lavoratori ogni sei mesi. Precedentemente, a quanto risulta agli interroganti da notizie di stampa, nel dicembre 2021, gli ispettori dell'INAIL avevano firmato un verbale di contravvenzione e prescrizione nei confronti di Giorgio Giulio Santonocito in qualità di datore di lavoro per alcune violazioni delle norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per sanare la vergognosa gestione di cui sono vittime l'ospedale "San Giovanni Evangelista" di Tivoli e la cittadinanza;

se non ritenga opportuno e urgente adoperarsi affinché sia sollevato dal suo incarico il direttore generale Santonocito.

(3-00857)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

GASPARRI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:

la Corte dei conti è un organo di rilievo costituzionale che svolge una delicata funzione di verifica di tutti i bilanci pubblici ed è la magistratura contabile del Paese;

Marcello Degni è consigliere del suddetto organo e fu nominato ai tempi del Governo Gentiloni;

sui suoi canali social personali emergerebbero interventi di aperta contestazione nei confronti del Governo di centrodestra, del quale si è augurato la caduta in più di un'occasione;

il magistrato contabile deve svolgere il controllo sulla gestione del bilancio dello Stato e non esercitare una funzione di militanza politica;

l'ostentazione pubblica con la quale Degni continua, con interviste e dichiarazioni, a rivendicare la sua, a giudizio dell'interrogante, inaudita condotta sta gettando nel discredito l'intera Corte dei conti,

si chiede di sapere quali siano le valutazioni in ordine alle dichiarazioni del consigliere della Corte dei conti Degni.

(4-00936)

GASPARRI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

a quanto si apprende dalla stampa, il gruppo Gedi ed alcuni suoi manager sarebbero coinvolti in un'inchiesta su danno erariale legata a vicende previdenziali;

attraverso trasferimenti di dipendenti da un'azienda del gruppo ad altre che godevano di ammortizzatori previdenziali, riscatti di annualità mai lavorate, demansionamenti di dirigenti non pensionabili, che mantenevano comunque il medesimo livello retributivo, trasferimenti di personale per accedere indebitamente a scivoli previdenziali, sarebbero stati concessi contributi in danno dello Stato per oltre 38 milioni di euro;

a fronte di questa indagine i manager al centro della vicenda continuano a ricoprire i propri ruoli, mentre i dipendenti più umili hanno visto sospesa la propria pensione;

al momento non c'è notizia di un avvio del processo penale ai danni del gruppo Gedi;

nel procedimento risulterebbero indagati anche alcuni dipendenti INPS, che avrebbero favorito queste operazioni,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza della vicenda;

se risulti per quali ragioni non si sia ancora proceduto all'avvio del processo penale in merito;

quali iniziative si intenda intraprendere a tutela dello Stato e dei dipendenti vittime di quello che, se confermato, risulterebbe essere un vero e proprio sistema criminale.

(4-00937)

PAITA - Ai Ministri della cultura e dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:

nel territorio della regione Lazio si rende necessario ricollocare un gran numero di siti per la demolizione dei veicoli fuori uso, gli "sfasciacarrozze", accentrandoli, sia per ragioni di sicurezza che per un maggiore controllo delle attività abusive;

nel tempo Regione e Comuni si sono rimandati la responsabilità di quale sia il soggetto preposto all'individuazione dei siti;

in particolare, organi di stampa riferiscono come il Comune di Roma avrebbe fatto trapelare l'intenzione di procedere con la delocalizzazione degli autodemolitori dalla zona di viale Palmiro Togliatti alla zona della Barbuta, che è collocata al confine con il territorio del comune di Ciampino;

secondo quanto riportano i comitati di cittadini che si oppongono a questa localizzazione, l'area risulta vincolata a livello paesaggistico dal piano territoriale paesistico e si trova in una zona di alto valore archeologico, confinante con l'ippodromo delle Capannelle, posizionata su una vasta falda acquifera (la fonte della sorgente Appia, vicina alla fonte dell'acqua Capannelle), ubicata nelle vicinanze di un territorio connotato da alta densità di popolazione, rappresentata dal Comune di Ciampino, che ha una popolazione di circa 40.000 abitanti in un territorio piccolissimo, di poco più di 10 chilometri quadrati e che confina con tutto il quartiere Morena del 7° Municipio di Roma, con una popolazione di circa 200.000 abitanti;

il 3 luglio 2023 il Consiglio comunale di Ciampino ha votato all'unanimità un ordine del giorno in cui esprime la propria contrarietà all'ipotesi di delocalizzazione degli autodemolitori da via Togliatti alla zona de La Barbuta, definendo questa scelta "un'ipotesi tanto nefasta per la comunità ciampinese" e denunciando le criticità, anche di sicurezza che gravano sull'area, nonché "gli impatti di natura ambientale, archeologico, paesistico, idrogeologico e sociale emerse nel dibattito del consiglio comunale a porte aperte";

ha altresì preannunciato un'iniziativa volta a chiarire, attraverso un'interlocuzione formale con il Ministero della cultura, "sull'inderogabilità dei vincoli attualmente vigenti in materia archeologica e paesistica sull'area oggetto del potenziale intervento di delocalizzazione",

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e in particolare se risultino criticità di natura ambientale ovvero vincoli in materia archeologica, paesaggistica o di altra natura, e in questo caso quali iniziative intendano adottare per impedire la localizzazione nella zona, nonché come intendano garantire un maggiore coinvolgimento della cittadinanza coinvolta.

(4-00938)

TREVISI, BEVILACQUA, DI GIROLAMO, PIRONDINI, LOPREIATO, DAMANTE - Ai Ministri dell'università e della ricerca e della giustizia. - Premesso che:

presso i dipartimenti di Scienze giuridiche delle università italiane ai sensi del decreto ministeriale n. 537 del 1999 esistono le scuole di specializzazione per le professioni legali (SSPL);

ogni anno si deve attendere la pubblicazione dei decreti dei Ministeri dell'università e della ricerca e della giustizia propedeutici all'emanazione del bando di ammissione alla scuola di specializzazione per le professioni legali;

l'emanazione del bando di ammissione alla scuola avviene con decreto rettorale sulla base di quanto stabilito dai decreti interministeriali dell'università e della giustizia;

per l'anno accademico 2023/2024, i decreti interministeriali propedeutici all'emanazione del bando di ammissione alla scuola di specializzazione per le professioni legali (n. 1507 e n. 1508) sono stati pubblicati il 15 novembre 2023, prevedendo quale data di scadenza del bando il 20 novembre 2023, con un lasso temporale per presentare le domande di appena 5 giorni;

il 16 novembre 2023, con nota ufficiale n. 2437, il Ministero dell'università ha rettificato la data di scadenza, indicando il 28 novembre 2023, alle ore 23.59, quale termine ultimo da riportare nel bando per la presentazione delle domande di ammissione;

il 17 novembre 2023 è stato inviato alla firma del rettore il decreto rettorale n. 1028/2023 di emanazione del bando di ammissione alla scuola di specializzazione per le professioni legali "Vittorio Aymone" dell'università del Salento. Esso è stato registrato il 20 novembre 2023. Il bando è stato pubblicato sul sito dell'ateneo il 21 novembre con scadenza alle ore 23.59 del 28 novembre 2023;

considerato che:

all'esito della scadenza del bando di ammissione, la scuola "Vittorio Aymone" conta solo 4 candidature (a fronte dei 73 posti assegnati dal decreto interministeriale n. 1507 del 15 novembre 2023); ciò, nonostante l'ateneo abbia compiuto con assoluta celerità tutti gli adempimenti a proprio carico (ricezione della nota ministeriale giovedì 16 novembre; adozione e firma del decreto il giorno dopo, venerdì 17 novembre; registrazione del decreto il primo giorno utile successivo, ossia lunedì 20 novembre; pubblicazione on line del bando sin dalla mattina del martedì 21 novembre), la scadenza fissata dal Ministero al 28 novembre ha lasciato ai potenziali interessati appena 7 giorni per presentare la domanda, inclusi il sabato e la domenica;

quello fissato risulta un termine incongruo, in violazione dei principi di trasparenza, pubblicità, massima apertura partecipativa, ragionevolezza e proporzionalità;

diversi laureati interessati, del resto, hanno contattato gli uffici della scuola "Vittorio Aymone" dell'università del Salento;

per i precedenti anni accademici, i Ministeri competenti avevano stabilito termini partecipativi molto più ampi. In particolare, il decreto interministeriale n. 23139 del 26 agosto 2020, per l'anno accademico 2020/2021, aveva fissato come termine per la presentazione delle domande il 9 ottobre 2020, per un totale di 44 giorni, pari a quasi tre volte e mezzo il termine di 13 giorni di cui all'odierno decreto interministeriale; ancora, il decreto interministeriale n. 19616 del 29 agosto 2022, per l'anno accademico 2022/2023, aveva fissato come termine il 30 settembre 2022, per un totale di 32 giorni, pari quasi a due volte e mezzo il termine di cui all'odierno decreto interministeriale;

tale situazione ha comportato, come inesorabile conseguenza, un numero di domande del tutto insufficiente e un connesso rischio di insostenibilità economico-finanziaria delle attività amministrative e didattiche del primo anno di specializzazione;

dalla situazione emergono profili di eccesso di potere per illogicità, disparità di trattamento, contraddittorietà e ingiustizia manifesta;

è altresì possibile che emergano potenziali profili di danno erariale come diretta conseguenza dell'irragionevole scelta dei Ministeri competenti di contrarre a livelli inaccettabili il termine di presentazione delle domande, con spreco di energie e risorse pubbliche;

nulla può essere addebitato agli atenei e ai dipartimenti, essendo questi ultimi tenuti all'esecuzione di quanto stabilito, a livello nazionale, dai decreti interministeriali;

in data 11 dicembre 2023 è stata inviata con PEC ai Ministri dell'università e della giustizia la richiesta di riapertura dei termini del bando di ammissione, alla quale non è stato dato alcun riscontro,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

se non ritengano che tale condotta contrasti con il principio di efficienza dell'attività della pubblica amministrazione, avendo privato l'università dei margini di programmazione necessari a far fronte all'avvio delle attività del primo anno della scuola di specializzazione per le professioni legali;

se non ritengano opportuno intervenire con tempestivi e adeguati provvedimenti, anche di carattere normativo, al fine di rimediare alla situazione pregiudizievole creatasi a causa del ristretto lasso di tempo residuato per la presentazione delle candidature;

se non valutino, più in generale, di intervenire al fine di ristabilire l'originario ruolo delle scuole di specializzazione per le professioni legali nel panorama della formazione dei futuri giuristi.

(4-00939)

MAGNI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:

il comune di Battir è una piccola cittadina di 4.000 abitanti a sud di Gerusalemme nel governatorato di Betlemme. È situata a ridosso della "green line" che traccia il confine stabilito dall'ONU nel 1948 tra Israele e Palestina;

il perimetro municipale è situato negli altopiani centrali tra Nablus e Hebron: il paesaggio collinare di Battir comprende una serie di valli coltivate, dette widian, con caratteristici terrazzamenti in pietra, alcuni dei quali sono irrigati per la produzione di orti, mentre altri sono aridi e coltivati a vite e olivo. Lo sviluppo dell'agricoltura a terrazza in una regione così montuosa è sostenuto da una rete di canali di irrigazione alimentati da fonti sotterranee. Un sistema tradizionale di distribuzione viene poi utilizzato per condividere l'acqua raccolta attraverso questa rete tra le famiglie del vicino villaggio di Battir. Questo paesaggio agricolo a terrazzamenti risale all'epoca romana, è ancora coltivato ed è ben protetto dalle leggi palestinesi, tra cui la Carta nazionale per la conservazione del patrimonio culturale in Palestina, redatta con il contributo dell'UNESCO e dell'ICCROM. Il consiglio del villaggio sta attualmente finalizzando un piano di gestione e si stanno intraprendendo azioni per preservare le terrazze, i sentieri e il sistema di irrigazione. Per garantire un sistema sostenibile di gestione e tutela è stato creato un ecomuseo. Questi sforzi sono stati portati avanti in piena collaborazione con i principali stakeholder e la comunità locale. Per queste sue caratteristiche è stato riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità nel 2014 e il Comune negli anni seguenti ha siglato vari gemellaggi con città europee e italiane, tra le quali, in Italia, San Casciano Val di Pesa in Toscana;

nei giorni successivi a Natale il sindaco Akram Bader ha scritto a tutti i contatti internazionali per chiedere aiuto in merito alla presenza di coloni israeliani scortati dall'esercito e intenzionati a realizzare un insediamento illegale all'interno del territorio municipale, occupando terreni di proprietà di famiglie palestinesi di Battir ed utilizzati per attività agricole. Il sindaco denuncia inoltre danneggiamenti alle terre e proprietà dei contadini palestinesi oltra ad attività di intimidazione finalizzate a tenere lontani i legittimi proprietari dei terreni;

quello in corso è il quarto tentativo in questo senso, in passato simili episodi di tentati espropri di terre palestinesi fu bloccato dalla Corte suprema israeliana (uno dei pochi casi) grazie proprio al riconoscimento UNESCO della zona;

i coloni starebbero approfittando della drammatica situazione in Cisgiordania e della Palestina in generale, del clima caratterizzato da violenze generalizzate contro palestinesi disarmati, per vandalizzare, rubare e impedire ai legittimi proprietari di accedere ai terreni e alle abitazioni;

si evidenzia che la maggior parte della terra a Battir è stata dichiarata parte dell'area C, sotto il controllo militare e amministrativo di Israele, ed è da tempo un obiettivo dell'espansione delle colonie israeliane. L'area C corrisponde al 61 per cento della Cisgiordania occupata, Israele non vi consente la costruzione di strutture palestinesi o la coltivazione di qualsiasi terra senza una licenza da parte delle autorità d'occupazione, che usualmente vengono negate;

considerati i sistematici, drammatici fatti di violenza perpetrati negli ultimi mesi ai danni di civili palestinesi disarmati che spesso hanno configurato secondo gli osservatori internazionali veri e propri crimini di guerra;

visto che la comunità internazionale considera gli insediamenti israeliani nei territori occupati come illegali e una violazione della quarta Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949. Secondo la Convenzione, che ha come oggetto la protezione di civili in tempo di guerra, è illegale che una potenza occupante trasferisca parte della propria popolazione nel territorio occupato: ciò che avviene impunemente in Cisgiordania da decenni;

considerati altresì i rapporti di leale amicizia esistenti nello specifico fra il Comune di Battir e il Comune di San Casciano Val di Pesa e il particolare valore culturale, ambientale del sito riconosciuto anche dall'UNESCO,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere in sede internazionale per sollecitare interventi efficaci diretti a garantire nell'area di Battir il rispetto del diritto internazionale.

(4-00940)

SCALFAROTTO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

il 5 gennaio 2024 nel carcere di Ancona Montacuto, nelle Marche, è morto il 23enne Matteo Concetti: secondo le informazioni fornite dal carcere si sarebbe suicidato con un lenzuolo, mentre era in cella di isolamento;

nonostante Concetti soffrisse di una patologia psichiatrica riconosciuta, infatti, è stato disposto che scontasse la sua pena in carcere;

si tratta solo dell'ultimo caso noto di suicidio di un detenuto con disturbi psichiatrici nelle carceri italiane e che, con ogni evidenza, si sarebbe potuto scongiurare, ricorrendo a strutture appropriate, la cui carenza risulta ormai strutturale nel sistema penitenziario italiano;

per le persone con disturbi psichiatrici dovrebbe essere prevista la detenzione in strutture diverse dalle carceri ordinarie o, a seconda dei casi, quanto meno in un istituto che abbia un reparto specifico per detenuti con un'infermità psichica (circostanza, questa, che non si verifica nel carcere di Ancona);

la famiglia di Concetti ha denunciato il carcere per istigazione al suicidio, sostenendo che la sua morte si sarebbe potuta evitare, anche per le numerose segnalazioni che la stessa famiglia ha fatto all'istituto, che era stato reso edotto dell'intenzione, manifestata da Matteo Concetti, di togliersi la vita;

risulta all'interrogante, infatti, che, al contrario, Concetti fosse stato collocato in isolamento;

Concetti stava scontando una pena per alcuni reati minori di natura patrimoniale e aveva scontato gran parte della stessa con misure alternative alla carcerazione: prima per due anni in una comunità terapeutica (una struttura per il recupero di persone che hanno dipendenze), poi agli arresti domiciliari, ma con la possibilità di uscire per andare a lavoro, sino al provvedimento di ricollocamento in carcere adottato per via di un ritardo di circa un'ora che Concetti aveva maturato rispetto all'orario stabilito per rientrare nella propria abitazione;

collocato nel carcere di Fermo, per poi essere trasferito ad Ancona, Concetti avrebbe dovuto scontare ancora appena 8 mesi di carcere,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda adottare per favorire l'accertamento delle circostanze che hanno portato Matteo Concetti al suicidio;

se non intenda disporre l'invio di ispettori nel carcere di Ancora, al fine di fugare ogni incertezza circa la gestione dell'intera vicenda;

quali iniziative concrete intenda adottare per contrastare il fenomeno dei suicidi in carcere, che rischia di compromettere la percezione del sistema di giustizia del Paese, gettando discredito sul sistema giudiziario e creando un intollerabile allarme sociale;

quali iniziative intenda adottare per favorire la disponibilità di strutture adeguate, che consentano a persone con disturbi psichiatrici di accedere a trattamenti appropriati, anziché a un ordinario regime di detenzione.

(4-00941)

SCALFAROTTO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

in data 8 gennaio 2024, la Corte di appello ha confermato la condanna a 5 anni di reclusione per Kelvin Egulbor;

Kelvin Egulbor, ragazzo nigeriano di 25 anni, è stato in carcere per 20 mesi a Poggioreale, dopo essere stato condannato a cinque anni, in primo grado, con l'accusa di estorsione per soli 2 euro. Secondo l'accusa, Egulbor avrebbe minacciato un uomo di tagliargli la cappottina dell'auto se non gli avesse dato 2 euro per parcheggiare nella zona di Fuorigrotta a Napoli;

al giovane, che ha trascorso già 20 mesi nel carcere di Poggioreale, sono stati concessi gli arresti domiciliari;

come sottolineato dall'avvocato Antonelli e dal garante dei detenuti Ciambriello, durante il processo non è stata presa in considerazione la possibilità di derubricare il reato "in violenza privata";

l'entità della pena appare del tutto sproporzionata rispetto ai fatti accertati in giudizio,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare iniziative volte a garantire pene proporzionate e fattispecie criminose fortemente tipizzate al fine di scongiurare, come in questo caso, condanne fortemente sbilanciate rispetto ai fatti accertati in giudizio.

(4-00942)

Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea

L'interrogazione 3-00543, del senatore Turco ed altri, e precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 3ª Commissione permanente(Affari esteri e difesa), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 142a seduta pubblica del 9 gennaio 2024, a pagina 38, alla terza riga del terzo capoverso, sostituire le parole: "Doc. CCLII, n. 2" con le seguenti: "Doc. CLXXII, n. 2".