Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00130

Atto n. 3-00130

Pubblicato l'11 gennaio 2023, nella seduta n. 27
Svolto question time il 12 gennaio 2023 nella seduta n. 28 dell'Assemblea

FLORIDIA Barbara, TURCO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -

Premesso che:

l'articolo 2 del decreto-legge n. 176 del 2022 (detto decreto aiuti quater), come modificato nel corso dell'esame in sede referente presso la 5a Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato, proroga la più volte disposta riduzione delle aliquote di accisa applicabili ad alcuni prodotti energetici utilizzati come carburanti. In particolare, si prevede che le misure ridotte d'accisa in vigore dal 22 marzo 2022 restano ferme fino al 30 novembre 2022 (in luogo del 31 dicembre 2022, come previsto dal testo originario del provvedimento) e dal 1° dicembre al 31 dicembre 2022 viene disposto un lieve aumento delle medesime aliquote, che tuttavia rimangono inferiori agli importi vigenti fino al 21 marzo 2022. Viene inoltre prorogata al 31 dicembre 2022 l'applicazione di un'aliquota IVA ridotta, pari al 5 per cento, alle forniture di gas naturale impiegato in autotrazione;

a partire dal 1° gennaio 2023, dunque, non è più in vigore lo sconto sulle accise sui carburanti. La prima legge di bilancio dell'Esecutivo in carica, dunque, pur destinando la maggior parte delle risorse alla lotta al caro energia, pari a 21 miliardi di euro su 35 complessivi, e prevedendo un blocco degli aumenti delle multe stradali in proporzione all'inflazione per i prossimi due anni, non ha rinnovato la misura agevolativa in scadenza il 31 dicembre 2022;

rilevato che:

le associazioni per i diritti dei consumatori hanno stimato che, solo per effetto della mancata proroga al taglio delle accise, la maggiore spesa per i rifornimenti raggiungerà nel 2023 un totale di 366 euro a famiglia, a cui vanno aggiunti gli effetti indiretti in termini di rincari a cascata sui listini dei prodotti trasportati e sulle tariffe di una moltitudine di servizi;

il rialzo del prezzo del gasolio rischia di avere un impatto dirompente sui servizi erogati dalle società di trasporto passeggeri con autobus, sia di quelli destinati al trasporto pubblico locale che di quelli per il trasporto di linea e noleggio non soggetto ad obblighi di servizio pubblico. Le associazioni di settore hanno segnalato che la mancata proroga del taglio delle accise fa volare il prezzo del gasolio e, in assenza di contromisure, l'impatto sui conti delle imprese di trasporto passeggeri con autobus rischia di diventare insostenibile, mettendo a serio rischio la sostenibilità e la regolarità di servizi essenziali per la collettività. Anche le imprese del trasporto rischiano di essere drasticamente penalizzate dalla mancata riduzione delle accise e da una situazione di perenni rincari che rappresenta l'ennesimo peso per un comparto che ha subito un ridimensionamento del volume d'affari a causa della crisi generalizzata;

il Consiglio dei ministri ha approvato, il 10 gennaio 2023, un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo e sanzionatori del garante dei prezzi. Il monitoraggio dei prezzi ai distributori non sarà più settimanale ma giornaliero e viene introdotto l'obbligo di esporre il prezzo alla pompa. Da più parti, però, e all'interno della stessa maggioranza di Governo, viene rilevato che non è in atto una speculazione, ma di certo c'è un tema legato non solo all'andamento dei prezzi, ma soprattutto all'incidenza della tassazione sul prezzo finale;

secondo quanto emerge dal consueto monitoraggio nazionale dei prezzi dei carburanti realizzato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, la ragione dei rincari non sarebbe connessa ad ipotesi speculative, ma proprio al rialzo dovuto alla predetta mancata proroga. Il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, infatti, ha rilevato nella prima settimana di gennaio 2023 un aumento dei prezzi dei carburanti in linea con il rialzo dovuto alla mancata proroga del taglio delle accise. Difatti, dal 1° gennaio il rialzo delle accise è stato di 18 centesimi. Tra il 1° e l'8 gennaio, secondo i dati disponibili sulla pagina web del Ministero, la benzina al self service è salita da 1,644 a 1,812 euro al litro con un aumento di 16,8 centesimi. Il gasolio, invece, è passato da 1,708 a 1,868 euro, con un rialzo di 16 centesimi;

considerato che:

nel corso del 2021 e nell'anno in corso, il Governo Draghi ha adottato una serie di misure volte a mitigare gli effetti sulle famiglie e sulle imprese degli aumenti di prezzo dell'energia elettrica, del gas e dei carburanti verificatisi a partire dal secondo semestre del 2021 e accentuatisi in coincidenza con la crisi ucraina;

secondo quanto riportato nel dossier del Servizio Bilancio del Senato, intitolato "Effetti finanziari delle misure adottate nel 2022 contro il 'caro energia'", che ricostruisce gli effetti sui saldi di finanza pubblica di tutte le misure adottate nei primi nove mesi dell'anno 2022 per sostenere famiglie e imprese e contrastare gli effetti del "caro energia", gli effetti finanziari delle misure adottate fino al 30 settembre 2022 ammontano, in termini di indebitamento netto sul 2022, a circa 55 miliardi di euro. Dei complessivi 55 miliardi, circa 40,97 derivano dalle misure direttamente rivolte a contenere la spesa per elettricità, gas e carburante e circa 14,04 miliardi destinati ad ulteriori misure volte a tutelare il potere d'acquisto dei lavoratori e delle famiglie (circa 12,49 miliardi di euro) e a sostenere le imprese (circa 1,55 miliardi) favorendone la liquidità e favorendo processi di conversione energetica e di miglioramento della loro efficienza energetica. Complessivamente, nei primi 10 mesi del 2022, per la riduzione temporanea delle accise e dell'IVA sui carburanti, sono stati stanziati con norme di legge circa 4,51 miliardi di euro;

la mancata proroga delle riduzioni delle accise e dell'IVA sui carburanti è un chiaro esempio di come la manovra di bilancio 2023 dell'Esecutivo in carica, ad eccezione delle misure che ricalcano interventi molto simili a quelli introdotti dal Governo precedente, restituisce una visione che va in direzione opposta rispetto ai bisogni reali del Paese e pone le premesse perché lo stato dell'economia si aggravi, tenuto conto che non affronta in maniera efficace i temi della crisi energetica e della recessione, e che gran parte degli interventi non hanno carattere strutturale, ma esauriscono i propri effetti nel 2023 o addirittura nel primo trimestre 2023;

le tensioni inflazionistiche in atto e la perdurante instabilità geopolitica, oltre alle debolezze strutturali del nostro sistema economico-produttivo, richiederebbero ben altri interventi economici e sociali, di sostegno alla domanda, ai redditi e all'occupazione, per i settori pubblici come per quelli privati, per contrastare l'effetto recessivo e depressivo della perdita di potere d'acquisto, dell'aumento dei tassi di mercato e delle aspettative negative,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda prevedere, nel corso dei prossimi provvedimenti normativi, l'adozione di misure concrete e risolutive volte a mitigare gli effetti sulle famiglie e sulle imprese più vulnerabili allo shock energetico in linea con gli stanziamenti già riservati nei primi 9 mesi del 2022 e se sia pronto ad "aggiustare la spesa corrente all'evolversi della situazione", coerentemente con quanto previsto nelle raccomandazioni specifiche nell'ambito della finanza pubblica del Consiglio della UE adottate lo scorso luglio, valutando l'opportunità di ripristinare lo sconto sulle accise, nonché di aumentare la tassazione sugli extra profitti delle imprese energetiche e sulle transazioni finanziarie altamente speculative.