Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022

GRANATO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRANATO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, colleghi, voglio portarvi a conoscenza della situazione di grave disagio vissuta dai farmacisti dipendenti. Queste figure professionali, infatti, vengono inquadrate come operatori commerciali sotto il profilo del trattamento economico, ma come professionisti sanitari per quanto attiene obblighi e oneri di versamento dei contributi previdenziali.

Infatti, il contratto commercio cui sono sottoposti prevede uno stipendio di 1.450 euro netti al mese, ma poi, per sostenere obblighi vaccinali e per il versamento dei contributi ENPAF, diventano professionisti della sanità. In qualità di lavoratori dipendenti, da una parte, hanno l'Inps, cui i titolari versano i contributi pensionistici; dall'altra, l'ENPAF, cui, in qualità di professionisti del settore, devono effettuare tre versamenti all'anno, per un totale di circa 750 euro entro il 31 dicembre.

Se il farmacista dipendente, assunto a tempo determinato, dimentica la richiesta di riduzione dell'aliquota, gli viene addebitata quella di farmacista titolare, che va dai 2.500 ai 4.700 euro l'anno. Il libero professionista che non ha una farmacia, ma che vuole lavorare con partita IVA è obbligato a pagare l'aliquota intera di 4.700 euro.

Se il farmacista dipendente è dunque già legato ad altre casse previdenziali deve inoltrare un'altra richiesta di riduzione ENPAF, che va dall'85 al 35 per cento dell'aliquota intera. La maggior parte chiede la riduzione all'85 per cento, che ammonta a 750 euro che il dipendente deve defalcare dal misero stipendio mensile di 1.450 euro.

I dipendenti sospesi perché inadempienti nei confronti degli obblighi vaccinali, non solo sono stati privati del già misero stipendio, ma sono stati equiparati, ai fini previdenziali, ai liberi professionisti. Quindi, è stata attribuita loro la stessa aliquota di 4.700 euro spettante a questi ultimi e, per i morosi, sono partite anche le cartelle esattoriali.

Siamo di fronte a una vera e propria pratica estorsiva ai danni di una categoria che, sotto il profilo del trattamento economico, beneficia di un contratto commerciale e, sotto quello degli oneri e delle responsabilità, viene trattato come libero professionista. Peraltro, non può neanche sospendere temporaneamente versamenti alla cassa, come avviene per altri ordini professionali, senza vedere arrivare le cartelle esattoriali. Anzi, si vede pure inquadrato nella categoria con l'aliquota più alta.

Questo perché in Italia ci sono circa venti casse previdenziali a gestione privata che hanno la stessa configurazione giuridica di quelle pubbliche e, quindi, possono inoltrare cartelle esattoriali. Non c'è limite alle afflizioni imposte ai lavoratori da questo Governo: dal bavaglio alle sospensioni senza stipendio, alle cartelle esattoriali. Mentre la cassa è intoccabile, la vita dei cittadini è stata trasformata in un inferno.