Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BINETTI (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, diciamo che comunque oggi un intervento di fine seduta è un atto di speranza. Vorrei semplicemente sollecitare alla ministra dell'università e della ricerca Messa la risposta a una serie di interrogazioni che hanno per oggetto la correttezza di una serie di procedure concorsuali. Io credo che iniziare l'anno accademico tra poche settimane senza aver fatto chiarezza su uno degli obiettivi più importanti dell'università, che è il reclutamento dei docenti, possa costituire davvero una spina nel fianco. Chiedo pertanto che la Ministra venga in Aula a riferire del perché una serie di concorsi che sono andati anche in mano alla magistratura non hanno avuto una risposta coerente fino in fondo, in omaggio alla verità e anche alla serietà dell'università.

LANNUTTI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, vorrei mettere agli atti del Senato una vicenda che riguarda l'azzardo morale dei banchieri, i crack e le bancarotte seriali con il concorso dei contigui controllori Banca d'Italia e Consob, che hanno provocato il triste fenomeno del risparmio tradito, bruciando sudore e sacrifici di migliaia di famiglie per almeno 200 miliardi di euro, a cominciare dal buco nero di Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS), il cui colpo di grazia fu inferto con la delibera firmata dall'allora governatore Draghi per l'acquisto di Antonveneta al prezzo folle di 17 miliardi per una banca che ne valeva tre e che mi riguarda direttamente come Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari (ADUSBEF).

Il 4 febbraio 2013 Fabrizio Saccomanni, nella sua qualità di direttore generale della Banca d'Italia, inviò una mail al presidente della Consob Vegas, per conoscenza al governatore della Banca d'Italia Visco, al direttore del Tesoro Lavia, al fine di sollecitare un decisivo intervento contro il sottoscritto, all'epoca presidente dell'ADUSBEF, in quanto lo stesso in un comunicato stampa aveva detto che il crack MPS equivaleva a 15,4 miliardi di euro addossati a lavoratori, correntisti e risparmiatori nello scandalo più grave della Repubblica, iniziato nel 2006, che non sarebbe potuto avvenire se non ci fossero state complicità e connivenze da parte del triangolo incestuoso tra Associazione bancaria italiana (ABI), Consob e Banca d'italia. Saccomanni lamentava che dichiarazioni infondate come quelle dell'ADUSBEF, circolate per un crack da 15 miliardi di euro, potevano avere conseguenze molto gravi su MPS e che sarebbe stato grato di un cortese riscontro. Il Presidente della Consob, come risulta da annotazioni del 5 febbraio 2013 a margine della lettera, si attivava contro il sottoscritto, reo di aver detto la verità nella tutela di vessati e massacrati risparmiatori. Quella verità uscirà fuori il 26 aprile 2022, quando il ministro dell'economia Franco, davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche, ha confermato il buco nero di 65,7 miliardi di euro di MPS, calcolati dal sottoscritto a fare data dal 2006 (quotava 14,8 miliardi e ne quota 500 milioni), seppur chiosando che non si tratta di pubblico risparmio, ignorando così l'articolo 47 della Costituzione che tutela anche un euro di chi risparmia.

Signora Presidente, concludo ringraziandola perché la violenza giudiziaria con cui Consob e Banca d'Italia hanno investito non gli artefici del crack, ma chi lo denunciava è la prova provata di un abuso di potere dettato dalla volontà di nascondere la verità, che tuttavia è venuta a galla nove anni dopo. Si tratta di un accanimento giudiziario ancor vivo e attuale per occultare la verità dei fatti da parte un sistema di potere vendicativo, a conferma della triste realtà di un Paese alla rovescia, tra i primi posti per corruzione, che perpetua se stesso, punendo onesti e servitori dello Stato, premiando ladri, corrotti, faccendieri, prova provata dell'inarrestabile declino italiano e delle sue massime istituzioni. (Applausi).

GRANATO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRANATO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, colleghi, voglio portarvi a conoscenza della situazione di grave disagio vissuta dai farmacisti dipendenti. Queste figure professionali, infatti, vengono inquadrate come operatori commerciali sotto il profilo del trattamento economico, ma come professionisti sanitari per quanto attiene obblighi e oneri di versamento dei contributi previdenziali.

Infatti, il contratto commercio cui sono sottoposti prevede uno stipendio di 1.450 euro netti al mese, ma poi, per sostenere obblighi vaccinali e per il versamento dei contributi ENPAF, diventano professionisti della sanità. In qualità di lavoratori dipendenti, da una parte, hanno l'Inps, cui i titolari versano i contributi pensionistici; dall'altra, l'ENPAF, cui, in qualità di professionisti del settore, devono effettuare tre versamenti all'anno, per un totale di circa 750 euro entro il 31 dicembre.

Se il farmacista dipendente, assunto a tempo determinato, dimentica la richiesta di riduzione dell'aliquota, gli viene addebitata quella di farmacista titolare, che va dai 2.500 ai 4.700 euro l'anno. Il libero professionista che non ha una farmacia, ma che vuole lavorare con partita IVA è obbligato a pagare l'aliquota intera di 4.700 euro.

Se il farmacista dipendente è dunque già legato ad altre casse previdenziali deve inoltrare un'altra richiesta di riduzione ENPAF, che va dall'85 al 35 per cento dell'aliquota intera. La maggior parte chiede la riduzione all'85 per cento, che ammonta a 750 euro che il dipendente deve defalcare dal misero stipendio mensile di 1.450 euro.

I dipendenti sospesi perché inadempienti nei confronti degli obblighi vaccinali, non solo sono stati privati del già misero stipendio, ma sono stati equiparati, ai fini previdenziali, ai liberi professionisti. Quindi, è stata attribuita loro la stessa aliquota di 4.700 euro spettante a questi ultimi e, per i morosi, sono partite anche le cartelle esattoriali.

Siamo di fronte a una vera e propria pratica estorsiva ai danni di una categoria che, sotto il profilo del trattamento economico, beneficia di un contratto commerciale e, sotto quello degli oneri e delle responsabilità, viene trattato come libero professionista. Peraltro, non può neanche sospendere temporaneamente versamenti alla cassa, come avviene per altri ordini professionali, senza vedere arrivare le cartelle esattoriali. Anzi, si vede pure inquadrato nella categoria con l'aliquota più alta.

Questo perché in Italia ci sono circa venti casse previdenziali a gestione privata che hanno la stessa configurazione giuridica di quelle pubbliche e, quindi, possono inoltrare cartelle esattoriali. Non c'è limite alle afflizioni imposte ai lavoratori da questo Governo: dal bavaglio alle sospensioni senza stipendio, alle cartelle esattoriali. Mentre la cassa è intoccabile, la vita dei cittadini è stata trasformata in un inferno.