Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022

Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, passiamo alla votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2668, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, un anno e mezzo fa il nostro Gruppo rispose all'appello del presidente Mattarella per un Governo di unità nazionale per fronteggiare la pandemia. Bisognava sviluppare la campagna vaccinale e si dovevano mettere a terra i progetti del PNRR. Nel frattempo è scoppiata una guerra che ha strappato le regole di ingaggio a livello internazionale, mostrato la nostra fragilità energetica e determinato una crisi economica ancora più profonda. Contestualmente, le conseguenze del riscaldamento globale, tra siccità e incendi, stanno entrando a gamba tesa nella nostra vita quotidiana. Come se non bastasse, la pandemia ha ripreso a colpire duramente e i prossimi mesi sono ancora una volta un punto interrogativo.

Davanti a una situazione così delicata, noi siamo tra coloro che chiedono al Governo non di cambiare marcia, ma di andare avanti con la stessa convinzione e la stessa determinazione che ha dimostrato dalla sua nascita. Agli occhi delle Cancellerie straniere e dei mercati (dove viene finanziato il nostro debito), ma soprattutto dei cittadini, che ogni giorno perdono potere di acquisto, e delle imprese, che scontano problemi di aumento dei costi e di accesso alle materie prime, una crisi di Governo apparirebbe come un fatto assurdo e incomprensibile. Lo sarebbe ancora di più se questa crisi nascessi attorno a un provvedimento pensato per aiutare chi soffre. Vi sono 16,5 miliardi per finanziare interventi come il bonus energia di 200 euro a favore dei redditi medio-bassi, per il credito di imposta anche per le imprese non energivore, per gli aiuti per il settore dell'autotrasporto, per le semplificazioni per il settore delle rinnovabili, per i fondi e le garanzie per imprese in crisi di liquidità, per le misure a contrasto del caro materiali, per la messa in sicurezza delle opere connesse al PNRR.

Signor Presidente, il nostro non è solo un voto favorevole sul provvedimento, ma è anche un voto convinto su questo Governo, che gode e continuerà a godere della nostra fiducia e del nostro sostegno. La lotta all'inflazione e contro il carovita, l'impegno per l'affrancamento dal gas russo e lo sviluppo di nuove politiche energetiche, l'uso dei fondi del PNRR e il contrasto alla pandemia e alla siccità, per non parlare dei numerosi dossier che dobbiamo affrontare in sede europea: davanti a questi problemi, che richiedono risposte nell'arco non di anni, ma di qualche settimana, l'unica strada è ancora quella della responsabilità e dell'unità nazionale. Certo, si può discutere e ci si può affrontare se la strada migliore sia quella del salario minimo o del taglio del cuneo fiscale; se sia necessario un nuovo scostamento di bilancio o se bisogna avere un piglio più deciso in Europa; se bisogna lavorare sull'accesso al credito o si debba intervenire sulle cartelle Equitalia. Quello che però non si può fare è pensare di destabilizzare il Paese nella speranza di lucrare politicamente da questa situazione, ed è ciò che vedo al momento. Anche perché, a destra come a sinistra, non credo che nessuno trarrà alcun tipo di vantaggio.

Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,54)

(Segue STEGER). Per noi, questo Governo deve andare avanti con il confronto, certo, e con quello spirito di unità e responsabilità che non può venir meno proprio adesso. Ce lo impongono il buonsenso, la logica e il rispetto per le numerose famiglie e imprese che attendono risposte concrete e che semplicemente resterebbero impietrite davanti a una crisi politica nel pieno della tempesta.

Noi, come Autonomisti, continueremo a sostenere il Governo con determinazione e con responsabilità. (Applausi).

DI NICOLA (Ipf-CD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI NICOLA (Ipf-CD). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, intervengo per esprimere il sì alla questione di fiducia del Gruppo Insieme per il futuro. È un sì convinto a un decreto-legge non a caso denominato «aiuti», concepito e varato per contrastare le mille emergenze che i cittadini italiani vivono quotidianamente; emergenze provocate dalla crisi pandemica, dal rincaro dell'energia e delle materie prime, dall'inflazione galoppante e da tutte le altre difficoltà provocate dalla folle guerra scatenata dalla Russia di Putin contro i bambini, le donne, gli uomini e le famiglie innocenti dell'Ucraina.

A quelle persone inermi, aggredite in casa propria e che da mesi resistono e difendono i propri spazi vitali, i campi coltivati con sacrificio, le fabbriche e le infrastrutture fondamentali per la loro economia; a quelle persone che eroicamente resistono e difendono quei valori di indipendenza e democrazia nei quali anche noi ci riconosciamo, vanno il nostro sostegno e la nostra piena solidarietà. Signor Presidente, la nostra non è una solidarietà di circostanza. Come figli di una generosa ed eroica resistenza all'oppressione nazifascista dalla quale è nata la nostra Repubblica, e come parlamentari, cogliamo in pieno il valore del sacrificio dei cittadini ucraini impegnati, anche per nostro conto, a difendere e tutelare i valori migliori dell'Occidente e dell'Europa democratica. (Applausi).

Anche per tutelare questi valori, signor Presidente, è nato il Gruppo parlamentare cui appartengo, orgoglioso di sostenere la lotta del popolo ucraino insieme all'intera Europa e ai nostri alleati; orgoglioso di riaffermare la validità della nostra collocazione internazionale; orgoglioso e deciso a garantire un Governo a questo Paese in una delle fasi più drammatiche della nostra storia repubblicana.

Come abbiamo detto e ripetuto negli ultimi giorni, ribadisco oggi in quest'Aula che davanti a questa situazione drammatica noi proprio non arriviamo a comprendere e a giustificare come si possano mettere in continua fibrillazione la maggioranza di Governo e lo stesso Esecutivo; come si possa portare avanti con pervicacia un'azione destabilizzante magari solo per conquistare qualche titolo di giornale, nella speranza di aumentare qualche punto nei sondaggi in vista delle prossime elezioni politiche. Diciamo e chiariamo con forza, anche davanti ai cittadini che oggi ci seguono preoccupati sui canali televisivi, che chi sta inseguendo interessi di parte e di partito sta anche vigliaccamente girando le spalle al Paese. (Applausi). Si tratta di un comportamento politicamente irresponsabile, del quale saranno chiamati a rispondere non solo in queste settimane, ma probabilmente nei libri di storia.

Per questo ci chiediamo come si faccia a negare il proprio sostegno alle misure contenute nel decreto-legge in esame. Abbiamo milioni di disoccupati, milioni di lavoratori sottopagati, milioni di cittadini vittime della povertà più assoluta, centinaia di migliaia di aziende sull'orlo del fallimento, autotrasportatori e pescatori impossibilitati a riempire i loro serbatoi per i prezzi stellari dei carburanti; il sistema sanitario sull'orlo del collasso è chiamato ancora una volta negli ultimi giorni a reggere l'urto terribile dei contagi dilaganti. Sono questi i drammi che abbiamo di fronte e tanti altri ai quali questa maggioranza e questo Governo cercano di dare una risposta adeguata proprio con il decreto-legge aiuti. Lo fa con provvedimenti che abbracciano più materie e ambiti di competenza. Si va - come dicevo - dalle misure riguardanti il contenimento dei prezzi dell'energia per famiglie e imprese, alle linee di sostegno delle aziende, ai provvedimenti di politica fiscale e finanziaria, il credito di imposta e tutte le altre misure che toccano il sociale, come il famoso bonus di 200 euro, per non parlare dei provvedimenti in favore della cultura, dell'istruzione e degli enti locali. Questo per ricordare solo alcune delle misure e neanche tutte le più importanti; misure che giovani, pensionati, famiglie e imprese attendono con ansia.

Per questo noi non abbiamo dubbi nel votare il provvedimento in esame. Non abbiamo dubbi sulla necessità di dare forza al Governo, perché nelle prossime settimane e nei prossimi mesi possa continuare a lavorare per mettere in campo tutte le riforme, tutte le misure necessarie per esaurire le procedure legate all'acquisizione e all'impiego delle risorse del PNRR e per portare a compimento il lavoro che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ha indicato alla nascita di questo Governo.

Sono tre le famose emergenze, signor Presidente: quella pandemica, quella economica e quella sociale, cui purtroppo si è aggiunta la quarta, ancora più drammatica, quella bellica legata all'invasione russa dell'Ucraina; un compito gravoso, che oserei definire titanico, per il quale c'è bisogno del massimo della solidarietà.

Per questo mi rivolgo a tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Mai come in questi giorni c'è bisogno di una onesta e limpida collaborazione, all'insegna dell'unità e della solidarietà repubblicana, mettendo alle nostre spalle ogni interesse di parte e di partito. Serve un nuovo patto per l'Italia, che le forze politiche presenti in questo Parlamento possono certamente favorire, e rispetto al quale un buon segnale sono stati gli incontri avuti nei giorni scorsi dal presidente Draghi con le parti sociali, i sindacati e Confindustria.

A seguito di questo decreto aiuti, è stato già annunciato dal presidente Draghi un corposo provvedimento, da adottare entro la fine del mese di luglio, con interventi urgenti a sostegno delle imprese e delle famiglie. In questa direzione, il presidente Draghi ha tutto il nostro sostegno e il nostro incoraggiamento.

Un provvedimento sostanzioso sarebbe certamente un buon viatico per il lavoro da fare, con il Parlamento e le parti sociali, in vista della stesura di una legge di bilancio in grado di varare provvedimenti strutturali a sostegno di una crescita economica e solidale. Al primo punto dell'agenda deve esservi sicuramente la lotta all'inflazione, una tassa iniqua che colpisce certamente i più poveri e che noi dobbiamo contrastare per evitare l'ulteriore erosione del potere d'acquisto delle famiglie e gli aumenti dei costi di produzione dell'apparato produttivo.

Altra emergenza è sicuramente il lavoro, che ha bisogno di adeguate misure di sostegno, in grado di far lievitare a livelli accettabili i salari, in modo da combattere quel fenomeno inaccettabile ormai semplicemente definito lavoro povero. Non c'è bisogno che lo ricordi, visto che lo stesso presidente Draghi lo ha messo ai primi punti della sua agenda.

Vi è poi la questione annosa del cuneo fiscale, rispetto al quale questo Governo e questa maggioranza hanno ripetutamente espresso la volontà di arrivare al più presto a un taglio robusto, in maniera da riempire le buste paga dei lavoratori. Ancora vi è molto da fare, anche se molto è stato già fatto.

I cittadini ci guardano, aspettando fiduciosi che questo Governo possa continuare a lavorare per risolvere i loro drammatici problemi. Penso soprattutto alle persone che in questo momento sono negli ospedali, agli anziani e ai giovani che la sera guardano tristi spettacoli in televisione, dove si assiste a risse in un politichese che non comprendono. E non credo si divertano a seguire, davanti agli schermi televisivi, sui giornali e sui social, coloro che sembrano volersi impegnare sempre più a rendere impotente il Governo e a umiliarlo.

Signor Presidente, noi continuiamo a sperare proprio in quello spirito repubblicano che, nei momenti peggiori della nostra storia, ha saputo chiamare a raccolta le forze politiche e i cittadini per uscire unitariamente dalle emergenze più drammatiche, e questo è un momento drammatico. Le sfide che ci aspettano sono colossali. C'è bisogno di tutti. C'è bisogno della fiducia del Senato, che certamente il presidente Draghi avrà, così come noi di Insieme per il futuro-Centro Democratico le esprimiamo la nostra. (Applausi).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,03)

CRUCIOLI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRUCIOLI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, l'altro ieri ho ascoltato il presidente del Consiglio Draghi affermare, davanti alla stampa estera, che grazie al Governo sono stati centrati tutti gli obiettivi e che l'Italia sarebbe un Paese più forte. Non so che Paese veda lui, ma io, ovunque giri gli occhi, vedo i danni provocati da questo Governo nel Paese, danni allo spirito del Paese, innanzitutto.

Io vedo un popolo diviso, vedo un popolo fiaccato, confuso e impaurito, e vedo soprattutto danni all'economia.

Innanzitutto i danni sono raffigurati in maniera plastica dai 2.800 miliardi di debito. È chiaro che questi debiti si sono depositati e accumulati nel corso degli anni. Ma, se guardiamo al periodo della pandemia, da quando è iniziata, e alla modalità di gestione isterica e paternalistica della pandemia stessa, vediamo che il debito è aumentato di ulteriori 500 miliardi. Siamo stati il Paese con maggiori chiusure e con maggiori provvedimenti divisivi, che hanno creato odio e divisioni in tutte le famiglie, che hanno creato discriminazioni e hanno prodotto il danno economico che ha portato all'enorme aumento del deficit.

Guardiamo poi cosa sta succedendo per quanto riguarda l'allineamento alle posizioni più oltranziste della NATO sulla guerra da parte di questo Governo. Prima la NATO ha abbaiato di fronte alla Federazione russa, provocando il conflitto, e adesso non vuole arrivare ad alcun tipo di compromesso. Per noi non è un tabù quello di dire che un compromesso, anche di natura territoriale, per porre fine immediatamente al conflitto deve essere preso in considerazione. Invece l'Italia, con un'adesione alle posizioni della NATO in maniera veramente acritica e contro i propri interessi, considera un tabù questa discussione e prosegue con una politica di contrapposizione netta e di contrasto fino in fondo, qualunque siano le conseguenze che ciò comporta, anche di natura economica, oltre a quelle di un rischio militare e nucleare. Stiamo vedendo tali conseguenze attraverso i rincari delle materie prime e dell'energia: abbiamo infatti la triplicazione del costo delle bollette, la benzina stabilmente sopra i due euro al litro, l'inflazione che su base annua è aumentata dell'8 per cento e che nell'ultimo mese è aumentata ulteriormente dell'uno per cento. L'inflazione quest'anno ha provocato e provocherà un aumento di 500 euro per ogni famiglia soltanto per il carrello della spesa. Ci sono poi 5,6 milioni di persone in povertà assoluta; la povertà è ai massimi storici, in aumento ulteriore quest'anno, con un milione di poveri assoluti in più. Ci sono quasi cinque milioni di lavoratori che prendono meno di 1.000 euro al mese; c'è la crisi delle imprese, che a settembre e a ottobre vedremo provocare un aumento della disoccupazione mai vista prima. Di fronte a tutto questo, il nostro Presidente del Consiglio dice che l'Italia è più forte e abbiamo centrato tutti gli obiettivi. Quali sono i suoi obiettivi? Non sono certo quelli di fare il bene del popolo, se la situazione è quella che ho descritto. Se i dati sono questi, quali obiettivi sono stati centrati?

Per quanto riguarda poi il decreto aiuti, c'è una tassazione degli extraprofitti delle imprese che hanno lucrato sulla crisi dell'energia al 25 per cento. È chiaramente una misura insufficiente; si sarebbe dovuta adottare una tassazione molto più alta per quelle imprese. E la mancia dei 200 euro? Abbiamo detto che, soltanto per la maggiorazione del costo del cibo, i cittadini italiani spenderanno 500 euro in più, ciascuno di loro, per comprare il cibo e si danno 200 euro una tantum a una fascia ristretta di popolazione, peraltro con l'erogazione a ottobre per una grossissima fetta di coloro che ne avranno diritto. E poi soprattutto non si sblocca in maniera decisiva la cessione dei crediti fiscali, del superbonus, mettendo in crisi migliaia di imprese del settore e le famiglie che avevano fatto affidamento su questa misura.

Avevamo proposto alla Camera di tagliare l'IVA sui generi alimentari, ma l'emendamento è stato bocciato. Non si ottiene quella pacificazione che si poteva cominciare a perseguire nell'ambito del green pass e degli obblighi vaccinali, perché la norma che ritarda per gli ultracinquantenni la possibilità di essere multati e avrebbe dovuto essere una sorta di moratoria, consentendo di cessare le sanzioni per chi aveva liberamente scelto di non vaccinarsi.

Di fronte a questa catastrofe e a questa impossibilità da parte del Governo di porre mano alle situazioni economiche più gravi, perché con un debito di questo tipo e con la fine dell'acquisto straordinario da parte della BCE dei nostri titoli di Stato è chiaro che il Governo non può fare di più, perché i partiti in tutti questi anni si sono mangiati letteralmente l'Italia e oggi non c'è più un euro in cassa, è evidente che qualcuno vuole prendere le distanze. Ma non servirà, perché chi per quasi due anni, da febbraio dell'anno scorso, ha appoggiato tutte le misure divisive, tutte le misure che hanno portato ad un divario ancora maggiore tra i super-ricchi e i molto poveri, tutti coloro che hanno condiviso l'impostazione di questo Governo non se la caveranno non votando la fiducia oggi.

Gli italiani hanno capito che chi fino ad oggi ha appoggiato l'invio di armi, l'aumento delle spese in armamento, la distruzione del superbonus e ha portato alla perdita della fiducia dei cittadini italiani nelle istituzioni, oggi non si può chiamare fuori con questa farsa, uscendo dal Senato e non prendendosi la propria responsabilità. Due anni di condivisione di questa politica gli rimarranno come un marchio di infamia.

Noi lo sapevamo, l'avevamo detto fin dall'inizio che il Governo Draghi non avrebbe portato nulla di buono; era una sciagura, è il vero virus che ha colpito l'Italia e oggi lo vogliamo rimarcare e lo rimarchiamo con un secco no, ancora una volta, come abbiamo fatto sempre, alla fiducia a questo Governo. (Applausi).

RENZI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-PSI). Signor Presidente del Senato, membri del Governo, onorevoli colleghi, il dibattito di queste ore ha preso una piega totalmente diversa o comunque ultronea rispetto al provvedimento su cui oggi Italia Viva annuncia il proprio voto favorevole.

Nel merito, la collega Conzatti qualche minuto fa ha espresso con grande chiarezza le ragioni del nostro sostegno al decreto-legge aiuti, ma la situazione che si è creata pone l'esigenza di lanciare da quest'Aula un appello alla responsabilità e con un destinatario, che è il presidente del Consiglio Mario Draghi e nessun altro. Ci arriverò alla fine di un brevissimo intervento con tre pensierini introduttivi, signor Presidente, il primo dei quali riguarda il passato.

Il 14 luglio è un giorno impegnativo per iniziare una nuova storia. Chi la storia la ama e la conosce sa che la Rivoluzione francese è sicuramente una pietra miliare della storia del nostro continente e non solo, ma sa anche che molti di quelli che partirono per ghigliottinare finirono ghigliottinati e in un determinato momento il club dei giacobini ebbe un consenso pazzesco. Facevano a pugni per entrare alle riunioni dei giacobini, tutti erano per i giacobini e poi gli stessi dirigenti giacobini finirono - ahimè - non benissimo, con la testa sul patibolo. Questo naturalmente è un pensiero che ha a che fare con il passato e nessuno potrebbe paragonarlo a ciò che sta avvenendo ora; la Rivoluzione francese con tutti i suoi limiti è stata una cosa seria. Una cosa seria non è stata invece il dibattito di queste ore.

Vengo al secondo pensierino sul presente e mi rivolgo segnatamente ai colleghi del MoVimento 5 Stelle. Io qui dentro ho il dovere di dire che se uno apre una crisi in un momento di difficoltà ha pienamente titolo per farlo; sarei poco credibile se non lo dicessi, dopo quello che è successo un anno e mezzo fa. Quindi, onestà intellettuale vuole che si dica che se i colleghi del MoVimento 5 Stelle hanno scelto, con le loro procedure che non sono le nostre, di non votare la fiducia, questo è legittimo e non è accettabile il disegno moralista di chi dice ai grillini che non si apre una crisi in un momento di difficoltà.

C'è, però, una cosa da dire ai colleghi grillini: se si decide di non votare la fiducia, allora si firma la lettera di dimissioni dei Ministri e dei Sottosegretari, perché è ridicolo che in quest'Aula, dieci minuti fa, il ministro dei rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà del MoVimento 5 Stelle, abbia posto a nome del Governo la questione di fiducia mentre, tra qualche minuto, la capogruppo del MoVimento 5 Stelle spiegherà del tutto legittimamente perché la fiducia non la votano.

Dov'è il Ministro delle politiche agricole? Cosa fa il senatore Patuanelli? Vota la fiducia al Governo a cui appartiene o non la vota? Voi potete fare quello che volete con le vostre scelte, ma c'è un limite, in termini di dignità, di decenza e di onore, che avete sorpassato in queste ore. (Applausi). C'è un punto che riguarda il futuro, lo dico prima di arrivare all'appello finale. (Applausi). Quando si dice la verità si producono effetti di questo genere.

Lo dico agli amici del Partito Democratico. Parlando con alcuni di loro, in queste ore mi è stato detto: vedendo il comportamento del professor Conte fatichiamo a capire le ragioni della crisi di quest'anno. È vero, anche noi. Vedendo il comportamento del professor Conte, però, spero abbiate capito le ragioni della crisi dello scorso anno. (Applausi).

Aver portato Draghi al posto di Conte non è stato un atto di irresponsabilità. Aver portato Draghi al posto di Conte ha salvato l'Italia - che è la cosa più importante - ma consente al Partito Democratico di uscire dal tunnel della subalternità rispetto a quello che definivano il punto di riferimento del progressismo: erano i vostri fantasmi; tornate al riformismo, il riformismo non potrà mai essere populismo.

Infine, l'appello più importante lo faccio al Presidente del Consiglio, suo tramite, signor Presidente del Senato.

Qui abbiamo detto tutti che è il momento della responsabilità. È vero, vale per ciascuno di noi; quando si fanno certe affermazioni bisogna innanzitutto guardarsi allo specchio: la guerra in Ucraina, un'emergenza pandemica che non è più quella di un anno fa, ma che ha numeri comunque impegnativi, una situazione energetica complicata.

Ieri è passato sotto silenzio l'annuncio di Gazprom sui problemi di Nord Stream; non ne ha parlato nessuno, ma guardate che quello è il vero problema dei prossimi mesi insieme alla questione dell'inflazione, perché l'inflazione così alta non c'era da anni, e non soltanto in Europa o in Italia.

Ieri l'America ha detto che un'inflazione al 9,1 per cento non c'era da quarant'anni: sarà un problema globale da affrontare tutti insieme? Poi ci sono problemi che non dipendono da noi, come la nuvola porta sfortuna: la siccità; ci sono problemi legati alla carestia, all'immigrazione. Insomma, ci sono una serie di problemi. L'ansia di responsabilità deve valere anche nei confronti del Governo in carica e del Presidente del Consiglio.

Come sapete, sono un estimatore del presidente Draghi, sono orgoglioso che egli sia il nostro Presidente del Consiglio. Con la stessa franchezza, amicus Plato, sed magis amica veritas, bisogna avere il coraggio di dire al presidente del Consiglio Mario Draghi che nulla giustifica oggi uno stop del Governo in questa situazione. Bisogna arrivare a chiudere il pacchetto PNRR, la legge di bilancio e poi il prossimo anno andare alle elezioni e ciascuno di noi farà la propria campagna elettorale.

Pensare di utilizzare schiamazzi diurni, come quelli che abbiamo visto in queste ore, per bloccare un'attività fondamentale non per noi, ma per il sistema Paese, sarebbe inaccettabile.

Concludo su questo, signor Presidente. Sono momenti delicati, non ne parla nessuno. A livello internazionale abbiamo detto giustamente che siamo dalla parte della democrazia, giustamente abbiamo combattuto tutti insieme sui nostri valori - ovviamente da posizioni diverse - ma qui non c'è nessuno che abbia il coraggio di dire che la democrazia in questo 2022 sta vivendo una pagina di difficoltà enorme.

È la prima volta che parlo in Senato dopo la morte di un amico come Abe Shinzo, il primo ministro giapponese; la democrazia è in crisi in Giappone. È la prima volta che facciamo una discussione vera dopo quello che è successo nel Regno Unito, dove comunque - piaccia o non piaccia - Johnson aveva vinto le elezioni e va a casa. È la prima volta che facciamo una discussione vera dopo tre sentenze della Corte costituzionale americana - al di là del merito, le metto in fila: armi, aborto e ambiente - che in una settimana hanno segnato una nuova pagina nei rapporti tra Casa Bianca, Corte Suprema e Congresso. È la prima volta persino che discutiamo dopo i problemi democratici in Sri Lanka.

Dallo Sri Lanka, che non è propriamente il Paese numero uno al mondo, almeno come popolazione, fino agli Stati Uniti, c'è una situazione di difficoltà democratica pazzesca.

Non vorrei che all'elenco di questa triste lista si dovesse sommare, da domani mattina, anche l'Italia, perché il fatto che oggi Draghi sia Presidente del Consiglio è stato frutto di una scelta politica di un anno e mezzo fa che noi rivendichiamo, ma oggi Draghi deve continuare a rivestire il ruolo di Presidente del Consiglio perché serve all'Italia e lasciatemi dire che forse, se oggi ci fosse una crisi, in altre capitali non propriamente democratiche stasera o domani qualcuno festeggerebbe. Voglio che festeggino gli italiani e che non festeggino gli altri. Buon lavoro, Presidente. (Applausi).

CIRIANI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRIANI (FdI). Signor Presidente, colleghi, la prima cosa che vorrei dire in premessa è che pensiamo - noi come forza di opposizione, ma credo tutti qui in Senato - che in un momento così grave e difficile per la politica italiana, in cui non sappiamo se avremo un Governo oggi pomeriggio, vi sia un solo posto dove il Presidente del Consiglio dovrebbe stare adesso e quel posto è qui nel Senato della Repubblica, perché noi ci vogliamo confrontare con il Presidente, non con i banchi vuoti di un Governo fantasma. (Applausi).

La seconda cosa che vorrei dire in premessa è che abbiamo letto le agenzie, perché noi non facciamo parte della maggioranza, e sappiamo dei tentativi messi in campo questa mattina per cercare di tenere insieme la maggioranza non sulla fiducia, senza votare la fiducia, ma votando gli emendamenti in modo tale da poter proseguire nell'azione di Governo, secondo un ragionamento talmente bizantino che nessuno è riuscito a capirlo. Lo voglio ricordare perché quando qualcuno di voi, qualcuno dei giornali o delle televisioni, o qualche intellettuale da strapazzo ci verrà a dire che questo è il Governo della serietà, noi gli ricorderemo le scene da basso impero di questa mattina. (Applausi).

Noi abbiamo di fronte sfide terribili ed epocali, cui in parte hanno già fatto cenno i colleghi del Gruppo che sono intervenuti. Ricorderò soltanto un dato che è stato rilasciato con l'ultimo bollettino dell'Autorità per l'energia: nell'ultimo anno il prezzo medio della bolletta del gas per le famiglie italiane è salito del 70,7 per cento; la bolletta dell'elettricità da adesso a luglio 2023 salirà del 91,4 per cento. Anch'io sono costretto a fare il quadro geopolitico - oserei dire - della situazione in cui siamo tutti noi coinvolti: c'è la guerra a 700 chilometri dal confine italiano, c'è una difficoltà enorme a garantire l'approvvigionamento del gas, c'è un problema enorme a far uscire il grano sul Mar Nero, c'è il rischio della carestia nei Paesi africani, c'è il rischio concretissimo che la carestia generi nuove ondate migratorie che si aggiungono a quelle già esistenti, c'è il problema dell'inflazione mai così alta dal 1986, c'è una pandemia che non sappiamo ancora se sia alle nostre spalle, c'è una crisi di siccità che mette in ginocchio l'agricoltura. Queste sono tutte le emergenze di cui gli italiani si preoccupano e che gli italiani credono dovrebbero essere al centro dell'azione del Governo.

Ci vorrebbe, però, un Governo forte, coeso e serio, invece noi da settimane - ho perso il conto di quante - viviamo in una bolla fatta di ricatti, di teatrini, di ultimatum e penultimatum, tutte cose che appartengono alla peggiore prima Repubblica. Abbiamo un ex Presidente del Consiglio, Conte, che deve ancora elaborare il duplice lutto derivante dalla scissione di Di Maio e dal suo sfratto da Palazzo Chigi e che un giorno sì e l'altro pure bombarda il Governo. Il Presidente del Consiglio italiano è in missione a Kiev, in zona di guerra, e mentre è a Kiev non sa se il suo Paese ha una politica estera, perché negli stessi giorni in Italia la sua maggioranza di politiche estere ne mette in campo tre o addirittura quattro.

E poi, pochi giorni dopo, a Madrid, abbiamo una riunione storica della NATO per decidere l'ingresso di Svezia e di Finlandia, ma il nostro Presidente del Consiglio, sempre Draghi, deve ritornare precipitosamente in Italia: è una bellissima figura che il nostro Paese fa sullo scenario internazionale! Voi ci dite che il Governo è quello che garantisce l'immagine dell'Italia all'estero. Ebbene, Draghi prende l'aereo, torna in Italia, perché succede che Conte, Grillo e pezzi dei 5 Stelle si rinfacciano reciprocamente il fatto di essere totalmente inadeguati. E se lo dicono loro noi naturalmente ci crediamo. (Applausi).

Se non bastasse, alla Camera il Partito Democratico pianta le proprie bandierine ideologiche, sapendo di non avere alcuna possibilità di far approvare lo ius scholae o la legge sulla liberalizzazione della droga, con il solo e unico scopo di irritare e di provocare gli alleati del centrodestra.

Di fronte a questo, a quello che è avvenuto e sta avvenendo, noi abbiamo atteso per settimane, Presidente, colleghi, che qualcuno dalle parti del Governo si alzasse e dicesse o gridasse: «Guardate ragazzi miei, la ricreazione è finita!». Ma nessuno si è alzato a dire questo, Presidente. Sembra che il Governo sia un Titanic, che va verso lo scoglio mentre l'orchestrina suona sempre più forte ed è sempre più affollato.

Il Governo sedicente "dei migliori" si è presentato al giudizio dell'opinione pubblica e del Parlamento dicendo che sarebbe stato il Governo che avrebbe garantito le riforme, le cose importanti, la lotta contro le emergenze, la stabilità; ma il risultato che voi oggi portate qui è esattamente il fallimento su tutti questi fronti. Voi oggi ci consegnate il bilancio fallimentare della vostra azione di Governo.

Domando a coloro che hanno chiesto, anche in queste ore, se il Governo debba continuare la sua azione anche dopo: voi affidereste il governo dell'Italia in autunno a una maggioranza che cade perché non è in grado di approvare la realizzazione di un termovalorizzatore in provincia di Roma? (Applausi). Se non siete in grado di approvare questo, quali riforme potete approvare in autunno? Quale guerra alle emergenze potete fare, se non siete in grado di fare neanche l'abc della politica?

Questo succede perché non esistono governi tecnici, non esistono governi istituzionali; esistono soltanto governi politici. Questo è un Governo politico con tutti dentro. Ma un Governo politico con tutti dentro non può che fare la fine che sta facendo: va a sbattere. È come guidare una macchina all'interno della quale ci sono passeggeri ognuno dei quali vuole una destinazione diversa. La fine è questa: o si rimane fermi o si va contro il muro. Purtroppo quello a cui assistiamo è esattamente lo scontrarsi del Governo contro un muro e nel far ciò porta insieme a sé anche il destino dell'Italia.

Signor Presidente, io non so - ascolteremo adesso le dichiarazioni di voto finale - cosa diranno i colleghi del MoVimento 5 Stelle. So che in queste settimane hanno detto che vogliono stare nel Governo, ma anche starne fuori; che votano la fiducia, ma non la votano; che sono contro questo Esecutivo, ma i Ministri stanno ben stretti all'interno dell'Esecutivo. Vorrei dire che la situazione è grave ma non è seria.

Anche rispetto a questo, noi di Fratelli d'Italia rivendichiamo la bontà, la giustezza, il coraggio, la lungimiranza, la serietà di essere rimasti unica forza di opposizione e ribadiamo ancora una volta che noi non siamo e non saremo disponibili a fare la stampella di nessun Governo, perché noi vogliamo soltanto far parte di un Governo eletto dai cittadini di centrodestra. (Applausi).

Signor Presidente e colleghi, dispiace che non ci sia il presidente Draghi, perché vorrei dirgli che noi da lui ci aspettiamo - perché crediamo che sia una persona seria, al di là delle differenze politiche - coerenza rispetto a quanto ha annunciato soltanto quarantotto ore fa in una conferenza stampa, quando ha detto che non c'è e non ci sarà un altro Governo Draghi, successivo a questo, senza l'attuale maggioranza.

Aggiungo che solo chi teme o chi disprezza la democrazia ha paura del giorno delle elezioni. Questa maggioranza, colleghi, è finita ed è finito anche questo Governo. Diamo la parola agli italiani con il voto, lasciamo finalmente che siano loro a decidere da chi essere governati. (Applausi).

ERRANI (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Senatrice, non siamo proprio all'ultimo giorno di scuola.

ERRANI (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, il nostro gruppo LeU-Ecosolidali voterà a favore della fiducia. Il provvedimento contiene diverse misure utili e necessarie a fronte della crisi. Certo, non risolutive, ma comunque assolutamente necessarie. Anche noi non condividiamo tutte le scelte contenute in questo decreto-legge; ci sono questioni, come il superbonus, su cui, come molti colleghi da più parti hanno detto, bisogna trovare una risposta. C'è il tema dei 200 euro che non tutti i lavoratori percepiscono ed è un problema da affrontare assolutamente. C'è poi la norma relativa al termovalorizzatore di Roma, che qualcuno nel nostro Gruppo non condivide. Voglio dire ai colleghi e ai membri del Governo che, volendo fare questa scelta, si potevano scegliere diverse strade per evitare di trovarci di fronte a delle complicazioni come quelle dinanzi alle quali purtroppo ci troviamo ora. Ci sono scelte utili per le questioni energetiche, per le imprese, per gli enti locali, per la sanità e le Regioni.

Voglio soffermarmi tuttavia su alcune considerazioni politiche, che mi sembrano indispensabili. La prima che voglio fare è la seguente: la sovranità appartiene al popolo e le elezioni sono un elemento di democrazia, come è evidente. C'è poi la situazione reale del Paese. Capisco però le diverse forze politiche perché, al di là dei pronunciamenti (mettere davanti all'interesse di partito gli interessi del Paese), poi qualche confusione nei fatti si fa. Ciò che a me non ha convinto è la rappresentazione del dibattito e della discussione politica di questi giorni. Non mi ha convinto perché trovo che ci sia una distanza grande, troppo grande, a proposito della crisi delle democrazie tra la vita reale del Paese e le discussioni che stiamo facendo in quest'Aula. È un problema che interroga tutti, non solo qualcuno. Da questo punto di vista voglio essere chiaro perché non ci siano ambiguità; è il momento della chiarezza per ciascuno di noi. Io capisco, lo dico con sincerità, il disagio del MoVimento 5 Stelle. Un disagio che peraltro anche altre forze politiche, in altri termini, vivono. Capisco, per averlo visto anch'io, che gli attacchi strumentali al Movimento 5 Stelle avevano magari l'obiettivo di mettere da parte il MoVimento. Consentitemi di dirvelo con sincerità e franchezza. È un errore politico non partecipare al voto.

È una scelta sbagliata che mette a rischio oggi e - lo sottolineo - domani una prospettiva alla quale abbiamo lavorato insieme in questi anni, duramente e in modo non sempre semplice.

Se vogliamo essere intellettualmente onesti, dobbiamo anche dirci un'altra cosa. Se ci troviamo in questa situazione, la responsabilità non sta solo da una parte. Si poteva e doveva costruire un percorso diverso al fine di non trovarci qui.

Vorrei che riflettessimo su questo, anche per quello che dobbiamo fare da oggi pomeriggio in avanti. Ci sono la guerra, la crisi energetica, la pandemia (che è tutt'altro che sconfitta) e il PNRR da far atterrare (abbiamo, sì, raggiunto gli obiettivi dell'anno scorso e i primi obiettivi di questo semestre, ma l'atterraggio è un'impresa ancora molto complicata). Dobbiamo verificare con chiarezza e trasparenza se ci sono da parte di tutti le condizioni per affrontare le questioni che abbiamo di fronte.

Qual è la prima questione che abbiamo di fronte? Dobbiamo affrontare la foto che ci ha proposto l'Istat; siamo di fronte alla più grande questione sociale che, forse, in autunno ci troveremo a dover risolvere in modo pesantissimo e dobbiamo decidere come affrontarla. È chiaro che siamo in una maggioranza con posizioni molto diverse, ma il fatto che negli ultimi trent'anni il potere d'acquisto dei salari in Italia si sia ridotto, mentre negli altri Paesi europei è aumentato è un problema o no? Il fatto che ormai abbiamo un'intera generazione nella precarietà è un problema o no? Il fatto che, secondo l'Istat, il 50 per cento dei nuovi assunti del 2021 sia già in una condizione di povertà è un problema o no? È questo che dobbiamo verificare, ossia se siamo in grado, con un colpo di reni, di dare una risposta e superare la distanza che c'è tra la vita reale e la narrazione dominante che a me non convince. Lo dobbiamo verificare qui in Parlamento, come hanno già detto altri colleghi.

Su questo Draghi - è una cosa importante - ha assunto l'impegno, che per me è un elemento centrale, per un nuovo patto sociale che affronti, in primo luogo, questa crisi sociale e questi problemi che riguardano una parte significativa della nostra popolazione. Verifichiamolo e ciascuno qui si assumerà le proprie responsabilità.

L'unica cosa che non possiamo fare è andare avanti facendo finta di nulla, ma in relazione non al voto del MoVimento 5 Stelle, bensì alla crisi sociale che abbiamo di fronte, alla sfida enorme della transizione ecologica e di quanto stanno facendo gli altri Paesi. Ma davvero dobbiamo continuare a camminare con la testa rivolta all'indietro?

Fra dieci, sette o cinque anni, se non intraprendiamo per davvero la transizione ecologica come nuovo modello, il differenziale di produttività o di costo dell'energia quanto sarà più grande rispetto a quello precedente alla crisi pandemica tra noi, la Germania e la Francia? È di questo che dobbiamo parlare. Ci sono dei nodi gordiani da tagliare e vanno affrontati con uno spirito di responsabilità, di solidarietà nazionale, a fronte del fatto che rispondiamo prima di tutto ai cittadini che non ce la fanno, poiché l'inflazione supera di gran lunga quella dichiarata ed hanno bisogno di un Parlamento che sia in grado, come diceva don Milani, di farsi carico di questo problema.

Noi votiamo la fiducia e ci siamo nel fare seriamente questa discussione, sapendo che le nostre posizioni non potranno essere quelle di tutti, ma volendo ottenere i risultati fondamentali per cambiare lo stato di cose di questo Paese. (Applausi).

MALPEZZI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, oggi doveva essere soltanto una bella giornata, per le famiglie, i lavoratori e le imprese a cui questo provvedimento dà delle risposte importanti. Una bella giornata doveva esserlo anche per la politica, che queste risposte le ha trovate. Avremmo dovuto tutti essere fieri di cosa si vota oggi con questo passaggio al Senato, ossia un decreto-legge che non ha un nome a caso: aiuti. Tale provvedimento prevede 20 miliardi per le famiglie, i lavoratori e le imprese, per sostenere il potere d'acquisto, contenere i costi dell'energia, rinnovare e rafforzare gli interventi per i redditi più bassi (a partire dal bonus di 200 euro), evitare che si blocchino i cantieri legati al PNRR. Avremmo dovuto essere felici perché si portavano a casa misure importanti per i cittadini e il Paese.

Oltretutto, si tratta di un decreto-legge che viene convertito due giorni dopo l'apertura del Governo ad una grande opportunità, quella della costruzione di un'agenda sociale, con la riduzione delle tasse sul lavoro, la lotta all'inflazione, la difesa del potere d'acquisto dei salari: misure contro la precarietà in un momento - lo abbiamo ricordato qui tutti oggi - molto complesso per il Paese. Doveva essere una bella giornata perché la politica fa il suo mestiere: trova risposte ai bisogni dei cittadini. I problemi, infatti, oltre che rappresentati, vanno governati. (Applausi). Si mostra agli italiani che non sono soli, che i loro rappresentanti in Parlamento lavorano in questo tempo difficile per sostenere l'economia e vogliono continuare per prevenire le difficoltà di un autunno che non si preannuncia per nulla facile.

Quando la politica riesce a essere compatta porta nel Paese anche una grande speranza, che è un termine che utilizziamo troppo poco. Mentre nelle Aule parlamentari si riescono a trovare soluzioni, chi ci guarda da fuori si sente meno solo. La politica che interviene sulla solitudine è una politica che fa il bene. Allora come sarebbe stato bello poter raccontare questa giornata come quella di un percorso che continua guardando al Paese, raccontando un filone complessivo di interventi del Governo Draghi per 33 miliardi e cominciando a progettare le linee di quel prossimo provvedimento che il Governo ha definito corposo e che dovrebbe arrivare alle Camere alla fine del mese e che darà il via a questo grande patto sociale con i sindacati, con le imprese, contro la precarietà, per il salario minimo, contro gli effetti dell'inflazione, per il taglio del cuneo fiscale. (Applausi). Ma faremmo un torto a noi, che sosteniamo questo Governo, se non ci ricordassimo che gli interventi per i cittadini e a favore delle famiglie li facciamo da quando questo Governo è nato. Perderemmo anche noi la prospettiva di quello che abbiamo fatto in questi mesi, mettendo sempre al centro i bisogni del Paese.

La politica è anche l'arte del prevedere; deve essere capacità di visione, deve guardare oltre e questo lo abbiamo detto nella maggioranza. Come Partito Democratico siamo stati in prima linea anche quando abbiamo votato il Documento di economia e finanza, perché abbiamo ricordato che avremmo monitorato quelle previsioni per essere in grado di fare interventi mirati a sostegno di un Paese che ha bisogno di aiuto. È accaduto questo, anche grazie all'autorevolezza rappresentata dal presidente Draghi, non ce lo possiamo dimenticare. Questo Governo è nato per questo motivo e, in una situazione di emergenza, come un Esecutivo di unità nazionale composto da forze politiche diverse tra loro, che si sono assunte, di fronte al Presidente della Repubblica e all'Italia, proprio la responsabilità di fare cose per il Paese, non per la singola forza politica.

Noi avremmo voluto parlare di tutto questo e avremmo parlato in questo modo ai cittadini che aspettano tutti questi interventi. Purtroppo, invece, da qualche giorno ci troviamo a parlare di altro, usando questioni tutte interne alla politica, lontane dai cittadini, con termini lontani dai cittadini e soprattutto dai loro bisogni. Noi come Partito Democratico non possiamo che prendere atto della scelta del MoVimento 5 Stelle, che ha annunciato la non partecipazione al voto di fiducia; è una scelta che noi riteniamo sbagliata e che non ci lascia indifferenti nel merito e nel metodo.

Nel merito, in questi giorni proprio il PD ha difeso la necessità delle diverse forze politiche di questa maggioranza di sollevare istanze. Sappiamo che siamo forze diverse e questo atteggiamento lo abbiamo visto assumere diverse volte da parte anche di altri partiti. Non abbiamo considerato le questioni che avete posto come degli ultimatum; le abbiamo considerate pungolo, stimolo. Tuttavia abbiamo anche visto un Governo pronto a mettere al centro della propria azione l'agenda sociale (che, come dicevo prima, non è nata ieri perché, quest'agenda, questa propensione al sociale già lo caratterizza) come una nuova risposta, anche più forte, al nuovo quadro economico che stiamo affrontando. Non si tratta, quindi, di un Governo sordo.

Per lavorare a quest'agenda serve però la compattezza di tutta la maggioranza, che deve essere consapevole che i risultati importanti ottenuti dal Governo sono di tutti, sono frutto di un lavoro di sintesi (Applausi), che magari non genererà felicità nelle singole forze politiche, ma rappresenta il noi da cui è composta questa maggioranza, che ha scelto, come ho ripetuto prima, di sostenere il governo Draghi; i risultati si possono trovare solo insieme.

Non siamo rimasti indifferenti neanche con riferimento al metodo, perché oggi si vota la fiducia al Governo ed è un dovere per i Gruppi di maggioranza votare la fiducia all'Esecutivo di cui si fa parte. (Applausi). Il nostro, allora, non può essere che un appello alla responsabilità, una responsabilità vera. A tutte le forze politiche della maggioranza dico che considero indispensabile un chiarimento tra di noi, tra noi tutti, in Parlamento sulla volontà dell'attuale maggioranza di continuare insieme questa esperienza di Governo che ritengo, sia chiaro, necessaria per il Paese. Ogni forza politica dovrà dire che cosa vuol fare rispetto alla prosecuzione di questa esperienza, in questa condizione che - lo ripeto, come abbiamo ricordato tutti - per i cittadini è complessa e difficile. Bisogna quindi essere conseguenti se si dice che questa situazione è complessa e difficile. È anche giusto che il presidente Draghi qui in Aula definisca il percorso di qui ai prossimi mesi.

Il premier Draghi è autorevole, con una grande credibilità sul piano internazionale, ed è una garanzia per il nostro Paese. (Applausi) È un premier che ha la fiducia dei cittadini e che ha accettato di guidare un Governo di unità nazionale in una situazione di emergenza, che questo quadro internazionale oggi rende più urgente.

Pertanto, quello del Partito Democratico è stato e resta un appello alla responsabilità di tutti nei confronti del Paese. È al Paese che dobbiamo rispondere. Le priorità, per il Partito Democratico, sono i problemi degli italiani, non le convenienze dei partiti, lo sottolineo. (Applausi). Per risolverli, serve difendere la stabilità e l'equilibrio del quadro politico. Se tutti metteremo al centro proprio gli interessi del Paese, allora sì che svolgeremo davvero il nostro compito di rappresentanti degli italiani. (Applausi).

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI(ore 13,50)

BERNINI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERNINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo colleghi, unitamente al Gruppo parlamentare che mi onoro di rappresentare, Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC, ho apprezzato molto gli interventi che mi hanno preceduto: ho apprezzato la forza di alcuni, la moderazione e il tentativo di appeasement di altri.

Colleghi, amici, credo però che sia venuto il momento di raccontarci la verità. Da fuori ci guardano e capiscono molto poco di quello che sta succedendo in questi giorni. Anzi, per iniziare questo mio intervento stavo cercando la parola giusta per descrivere questi due giorni di non lucida follia, che hanno un nome e un cognome: MoVimento 5 Stelle! (Applausi). Diciamoci la verità, colleghi: è così.

Apprezzo la trasparenza, che dovrebbe essere una cifra distintiva. Comprendo i travagli interni, ma non la presa in giro, nei confronti di quest'Assemblea e del Paese, in un continuo stare dentro e stare fuori, con una fiducia a correnti alternate, a seconda della Camera di appartenenza. Entriamo, sì, ma ci si nota di più se stiamo dentro e stiamo zitti o se stiamo fuori e scalciamo e facciamo rumore? (Applausi). È complicato così, colleghi, molto complicato riportare a votare quel 50 per cento degli italiani che non crede in noi.

Noi non possiamo rimanere appesi. Lo dico lealmente, come sempre è stato leale, responsabile e onesto il sostegno che Forza Italia ha dato a questo Governo, che ha voluto fortissimamente. Noi non possiamo, però, come accaduto troppe volte, anche per il Governo precedente, rimanere appesi alle riflessioni notturne, che purtroppo non portano ad una conversione del presidente Conte, e lo dico con grande rispetto. (Applausi). Non lo possiamo fare! Non ce lo possiamo permettere!

A parte i travagli, le sofferenze e i capricci del MoVimento 5 Stelle, infatti, ci sarebbero anche un Paese in crisi, una guerra, una pandemia, un'emergenza economica, un'emergenza energetica e un'emergenza alimentare che chiedono di essere risolte. Il Governo c'è, colleghi. Il problema è che mi sembra che manchi la maggioranza relativa. Adesso manca anche l'unico Ministro sopravvissuto, il ministro D'Incà, che immagino dovrebbe trarne le conseguenze, ma mi si dice che non si sa, perché qui la sorpresa è d'obbligo e, come per un buon giallo che non possiamo leggere dalla fine, noi non sapremo se il MoVimento 5 Stelle ci sarà o non ci sarà, se si smezzerà, se starà metà dentro e metà fuori, fino a che non ne avremo la dichiarazione di voto, che viene subito dopo quella dei colleghi della Lega: quindi, suspense. Immagino, però, che il ministro D'Incà trarrà le debite conseguenze da quello che succederà, così come i suoi colleghi Ministri e Sottosegretari.

Colleghi del Movimento 5 Stelle, ve lo chiedo da bolognese: il MoVimento 5 Stelle di una volta, quello che arringò l'Italia dalla mia Bologna con un gigantesco beep, che cosa direbbe del MoVimento 5 Stelle di oggi (Applausi), del partito di maggioranza relativa che sta dentro, ma sta fuori; che ci crede, ma non ci crede; che vota la fiducia, ma non vota il provvedimento? Che cosa direbbe, se non beep? (Applausi). Confusi e infelici.

Che cosa direbbe Beppe Grillo di Ministri che, dopo essere stati formalmente sfiduciati dal loro movimento politico, dal partito di maggioranza relativa di questo Governo, rimangono comodamente seduti e imbullonati alla loro poltrona? (Applausi). Adesso il ministro D'Incà se n'è andato, forse sta facendo le prove generali. Beppe Grillo direbbe: dimettetevi (non beep) e fatevi accompagnare a casa, facendovi dare un ultimo passaggio dalle vostre auto blu, pagate con i soldi dei contribuenti! (Applausi. Commenti). Vedete che, se vogliamo, anche noi sappiamo essere populisti? (Applausi. Commenti). Auto blu. Mi suggerisce il collega Gasparri che alcune sono nere, è vero. Vedete, colleghi, che, se vogliamo... (Commenti). La verità vi fa male, colleghi, ma la coerenza purtroppo vi difetta. Beep! (Applausi. Commenti). Vedete che, se vogliamo, anche noi sappiamo essere populisti e demagoghi? Basta dire cose becere, fare promesse che non si possono mantenere e dare soluzioni semplici a problemi difficili. (Applausi). Non esistono, colleghi, soluzioni semplici a problemi difficili.

Noi non siamo così, però. Noi coltiviamo la nostra responsabilità, il nostro senso di lealtà e la nostra coerenza. Conoscete questa parola, "coerenza"? (Applausi). Quindi, non faremo i capricci su un decreto che si chiama, non a caso, aiuti e che prevede aiuti per quasi 20 miliardi di euro a favore delle famiglie, per pagare le bollette e per aiutarle a contenere l'extracosto dei generi alimentari, e a favore delle imprese, per continuare a produrre. A parte i vostri giochi di palazzo, cari amici dei 5 Stelle, c'è un mondo imprenditoriale che sta smettendo di produrre, perché l'energia costa troppo cara. (Applausi). Gli enti locali, se non avranno gli sgravi fiscali e i crediti d'imposta che sono previsti in questo provvedimento, dovranno mettere nuove tasse. Conoscete l'espressione "nuove tasse", colleghi 5 Stelle? Coerenza. (Applausi).

Roma: vogliamo liberarla dall'immondizia. Roma, che è la vetrina internazionale del nostro Paese, brucia. (Applausi). Roma, che è un'icona immortale di bellezza, cultura e storia, puzza. (Applausi). E voi uscite dall'Aula per un termovalorizzatore? Non è serio, colleghi. (Applausi. Commenti). Presidente, mi scusi, non saranno coerenti...

PRESIDENTE. Avrete il tempo di dire poi il vostro pensiero. Fate liberamente esprimere il pensiero degli altri. (Commenti). Avrete tutto il tempo di fare la vostra dichiarazione di voto. Per cortesia, fate continuare. (Commenti).

Prego, senatrice Bernini.

BERNINI (FIBP-UDC). Presidente, non saranno coerenti, ma sono molto tolleranti. (Applausi. Commenti). Quindi, Presidente, ho la sensazione che, ove... (Commenti).

PRESIDENTE. Qui ognuno può esprimere quello che crede. Quindi, vi pregherei... (Vivaci commenti). Se voi fate così, legittimate poi gli altri a fare altrettanto; poi, non dovete lamentarvi. Per cortesia.

BERNINI (FIBP-UDC). La ringrazio, ma forse è qualcuno del MoVimento 5 Stelle di una volta, non del MoVimento 5 Stelle di oggi, che ci sta insultando e sta insultando se stesso. (Applausi).

Come dicevo, noi continueremo ad essere coerenti, come siamo stati sempre, però è chiaro che chiediamo la coerenza a tutti, a tutto questo emiciclo e a tutte le forze politiche che hanno rappresentato questa maggioranza di Governo. È evidente che, se qualcuno non voterà la fiducia, qui oggi nascerà una nuova maggioranza di Governo. (Applausi).

Non abbiamo paura, Presidente: non abbiamo paura delle contestazioni; non abbiamo paura di essere coerenti con noi stessi e di votare i provvedimenti che fanno bene al Paese, come abbiamo fatto fino ad ora; non abbiamo paura delle elezioni. Non abbiamo paura di niente. (Applausi).

Signora Presidente, mi avvio alla conclusione. Vedendo che ho ancora tempo, ne lascio un po' a chi avrà molta più difficoltà di noi a spiegare le sue motivazioni. (Applausi). Comunque sulla fiducia Forza Italia, come sempre, c'è. (Applausi. Commenti).

TOSATO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOSATO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, Governo, colleghi, è evidente a tutti che questo voto di fiducia non è come tutti gli altri, ma può portare alla caduta di questo Governo e alla dimissioni del presidente Draghi e - chissà - forse anche alla fine di questa legislatura.

Noi voteremo la fiducia, la voteremo soprattutto perché i provvedimenti contenuti in questo decreto-legge sono utili; direi di più, sono necessari al Paese in questa situazione drammatica. (Applausi). Togliere la fiducia ad un Governo è una scelta legittima; farlo su questo provvedimento è da irresponsabili. (Applausi).

Non dare la fiducia oggi al Governo significa dire no a misure in materia di energia per tutelare famiglie e imprese; significa dire no all'azzeramento degli oneri di sistema del settore elettrico per il terzo trimestre 2022; significa dire no alla riduzione dell'IVA a oneri generali nel settore del gas; significa dire no al credito d'imposta per le imprese, per gli autotrasportatori, per il settore della pesca e per l'acquisto di energia, gas e carburanti. Significherebbe, colleghi, dire no a nuove norme per facilitare e accelerare la produzione di gas nel nostro Paese ed energie da fonti rinnovabili. (Applausi).

Non votare questa fiducia significa anche dire no a misure a sostegno della liquidità delle imprese, che sappiamo quanto sia necessaria. Significa dire no a misure in materia di politiche sociali, a misure in favore degli enti territoriali, Regioni, Province e Comuni e a tutti gli emendamenti che i parlamentari hanno approvato alla Camera con il consenso del Governo, migliorando questo decreto-legge. (Applausi). Significa disconoscere il lavoro fatto dal Parlamento (si tratta di oltre 20 miliardi). Significa poi mettere in discussione il prossimo decreto-legge, quello di fine luglio, annunciato dal Governo e in cui riponiamo molta fiducia: ulteriori risorse per affrontare la situazione più drammatica che il nostro Paese abbia vissuto dal dopoguerra ad oggi.

Far parte di questo Governo e sostenerlo è facile? Certamente no.

Certamente non lo è per noi, per la Lega, una forza politica che non ha nulla a che spartire con le politiche del Partito Democratico, del MoVimento 5 Stelle e di LeU. È stata però una scelta dettata dalla necessità: non c'era una maggioranza chiara in questa legislatura; era necessario che ognuno di noi si assumesse la responsabilità in base alle proprie possibilità e alla situazione che stavamo vivendo.

Stiamo vivendo una situazione drammatica, non solo per la pandemia, ma soprattutto per le conseguenze della guerra in Ucraina. Si sono sviluppati in questa legislatura scenari impensabili e altri che speravamo fossero ormai consegnati alla storia. Si sono alzati nuovi muri commerciali, economici e politici, con conseguenze drammatiche per le famiglie e per il nostro sistema economico.

Il caro energia di gas luce e carburanti è un fenomeno talmente grave che ogni nostro tentativo di arginarlo risulta ancora oggi, allo stato attuale, insufficiente e inadeguato; nonostante le decine di miliardi stanziati dal Governo per contenerne gli effetti, non si vede ancora una soluzione favorevole per tutelare le famiglie e le imprese.

Chi politicamente oggi vorrebbe trovarsi a gestire questa situazione? Chi vorrebbe avere la responsabilità di affrontare queste emergenze? È evidente che è difficile per tutti, lo è anche per la Lega, che ha scelto però di dare il proprio sostegno al Governo Draghi e lo ha fatto sempre con il massimo impegno dei suoi Ministri e dei suoi Gruppi parlamentari alla Camera e al Senato. (Applausi). Non ci siamo sottratti a questa responsabilità, perché il momento era ed è eccezionale.

Era certamente più facile rimanere a bordo campo, all'opposizione, a criticare ciò che fa o non fa il Governo; sarebbe stata una scelta sicuramente più redditizia a livello elettorale, una scelta di comodo, ma inutile per cercare di risolvere le situazioni drammatiche che sta vivendo il nostro Paese. (Applausi). Noi preferiamo metterci alla prova tutti i giorni, nelle Commissioni e in Aula, per migliorare i provvedimenti di questo Governo.

È certamente più facile abbandonare ora la partita, fuggire e scappare dalle proprie responsabilità, nel momento in cui si annuncia un autunno molto difficile e molto gravoso per chi dovrà assumere decisioni politiche.

Non voglio dare giudizi ai comportamenti di un Movimento che ha deciso di togliere la fiducia al Governo, ma una richiesta mi sento di farla: fatelo in modo responsabile, non mettete a rischio l'approvazione di questo e del prossimo decreto-legge e lo stanziamento di decine di miliardi necessari e utili a famiglie e imprese.

Termino questo intervento, Presidente, con alcune richieste al Governo, se ce ne sarà ancora uno.

Molto è stato fatto: oltre 33 miliardi per cercare di arginare l'aumento delle bollette del gas e dei carburanti; molto, ma non abbastanza, al di là della buona volontà e dell'impegno del Parlamento e del Governo. Cosa manca? Innanzi tutto, per noi servono la pace fiscale e la rottamazione delle cartelle esattoriali. (Applausi). Non possiamo pensare che, di fronte a questa crisi e a tutti gli aumenti, molti italiani che hanno compiuto sempre il proprio dovere, che non sono evasori fiscali e che hanno retto alle crisi economiche più gravose si trovino ad affrontare anche l'arrivo di decine di migliaia di cartelle esattoriali. Ci vuole buon senso, occorre responsabilità. E poi, chiediamo anche noi la soluzione per chi ha investito sul bonus edilizio al 110 per cento; ci vuole equilibrio. (Applausi).

Questo provvedimento nasce da un Governo precedente. Probabilmente ha commesso errori, ma si sono create aspettative. Sono in corso investimenti di imprese e famiglie, che non possono essere abbandonate a metà strada. Bisogna accompagnarle con gli investimenti necessari e trovare una soluzione. (Applausi).

Del reddito di cittadinanza chiediamo una correzione. Colleghi, sta creando grossi problemi: invece di creare occupazione, sta allontanando dal mondo del lavoro persone che invece potrebbero trovare occupazione nei settori del turismo e dell'agricoltura c'è carenza di personale, eppure la spesa per il reddito di cittadinanza aumenta. C'è un cortocircuito che va corretto. (Applausi).

C'è il gravissimo tema del potere d'acquisto delle famiglie italiane. L'aumento dei costi energetici ha messo in evidenza quanto il potere d'acquisto sia assolutamente inadeguato, c'è un'inflazione reale che consideriamo oltre il 10 per cento e serve intervenire per tutelare il potere d'acquisto di lavoratori e pensionati italiani. Il Governo ha avviato questo dibattito, la Lega sarà presente e partecipe con proposte concrete per ridare dignità al potere d'acquisto delle famiglie.

Quanto al tema dell'autosufficienza energetica, crediamo negli investimenti, non siamo il partito del no a tutto (ai termovalorizzatori, a rigassificatori e agli strumenti che danno autosufficienza energetica al nostro Paese). (Applausi).

Chiediamo anche al Governo che cerchi con più convinzione, a livello europeo e internazionale, la strada per trovare la fine di questa guerra, che ha portato ad aumenti energetici che non siamo in grado di reggere. La guerra sta facendo danni a tutti e al nostro Paese forse più che agli altri.

Presidente, la Lega è stata ed è leale, ha compiuto e compirà fino alla fine di questa legislatura il proprio dovere per tutelare famiglie, lavoro e imprese. (Applausi). Se però non ce ne sono più le condizioni, se ne prenda atto e si vada al voto. (Applausi). La situazione drammatica del Paese non può attendere le risposte lente e macchinose della politica: servono risposte rapide e concrete. (Applausi).

CASTELLONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, nel 2018 il MoVimento 5 Stelle si è presentato agli elettori con un programma elettorale chiaro, per un Paese che percorresse la strada di una vera transizione ecologica; un Paese che sapesse valorizzare i suoi giovani e il lavoro delle donne e dove diritti e servizi fossero distribuiti in modo equo da Nord a Sud; un Paese che sapesse accompagnare i cittadini con misure come il reddito di cittadinanza, il salario minimo, la lotta al precariato e il taglio del cuneo fiscale. (Applausi).

Per cambiare questo Paese, che era immobile da decenni, avevamo anche detto chiaramente che, se non avessimo potuto governare da soli, l'avremmo fatto con chi con noi condivideva quei temi (Applausi), perché, al di là delle ideologie, ci interessa da sempre fare le cose. E così, abbiamo dato vita a due Governi, guidati dal nostro presidente Giuseppe Conte, nei quali abbiamo realizzato più di metà di quel programma elettorale. (Applausi).

Nel Governo Conte I abbiamo approvato la legge sul reddito di cittadinanza, la legge spazzacorrotti, il decreto dignità che combatteva il precariato, il taglio dei costi della politica. Nel Governo Conte II, nonostante siamo stati investiti da una pandemia, abbiamo lavorato in modo incessante per trasformare quella tragedia in opportunità e abbiamo introdotto il concetto di debito comune condiviso europeo, ottenendo ben 209 miliardi di euro di finanziamenti per fare le riforme che questo Paese aspettava da decenni. (Applausi). Abbiamo investito 13 miliardi di euro in sanità, altri 17 sono stanziati nel PNRR anche per la medicina territoriale; abbiamo inventato il superbonus, che è una nostra legge, che ha fatto ripartire un settore che era fermo da anni. (Applausi). Abbiamo potenziato il diritto allo studio, abbiamo utilizzato il cashback e abbiamo fatto partire le prime comunità energetiche di questo Paese. (Applausi).

Il Governo Conte II cadde per mano di chi oggi parla di responsabilità (Applausi. Commenti), che però all'epocasignor Presidente, non si fece scrupoli a non votare il PNRR in Consiglio dei ministri, rifiutando, di fatto, 209 miliardi di euro. (Applausi). Ebbene, anche allora, Presidente, abbiamo appoggiato la nascita di questo Governo, rispettando le indicazioni del presidente Mattarella e con grande generosità, perché non potevamo volgere le spalle al Paese, nel momento in cui bisognava completare la campagna vaccinale e il PNRR. Non si può nascondere che aver appoggiato questo Governo ha fortemente provato i cittadini che credono nel MoVimento, ma noi abbiamo sempre lavorato per un confronto serio su tutti i temi e per trovare soluzioni, evitando polemiche inutili.

Non è stato questo, però, l'atteggiamento di tutte le altre forze politiche di maggioranza. Abbiamo subito attacchi e provocazioni continui e c'è stata totale indifferenza rispetto alle nostre richieste. (Applausi. Commenti). Mi lasci dire, Presidente, che nessuno avrebbe continuato, come abbiamo fatto noi, a lavorare a testa bassa in Aula, in Commissione e al Governo, perché per alcune forze politiche l'unico obiettivo di questi diciotto mesi è stato smantellare ogni nostra misura. (Applausi).

Partiamo, ad esempio, dal superbonus, uno strumento che ha contribuito, come mai nessun'altra misura, alla crescita del PIL e ha rilanciato il settore edilizio. Oggi «Il Sole 24 ore» certifica che, a fronte di 38 miliardi di costi, il beneficio sul sistema economico è di 125 miliardi all'anno. (Applausi). Nonostante questo e nonostante gli apprezzamenti pubblici della Commissione europea, si sono susseguiti numerosi interventi governativi che hanno cambiato le regole in corso, hanno bloccato la circolazione dei crediti e, di fatto, oggi migliaia di imprese rischiano il fallimento. (Applausi). Si tratta di cittadini e imprese che avevano creduto nello Stato, che poi ha cambiato le regole in corso d'opera.

Parliamo del reddito di cittadinanza. Colleghi, non possiamo più assistere, come avvenuto anche oggi in quest'Aula, ad attacchi strumentali a una misura di protezione sociale. (Applausi). Sono attacchi contro le fasce più vulnerabili della popolazione. L'Istat ha certificato che con il reddito di cittadinanza abbiamo evitato un milione di poveri in più.

Parliamo del cashback, una misura che ha contribuito ad accelerare il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione e a contrastare l'economia sommersa: è stato cancellato, senza neppure consultarci. (Applausi).

Parliamo del decreto-legge dignità, un insieme di norme destinate a contrastare il precariato, che si sta demolendo pezzo a pezzo. Infatti, i contratti precari non sono mai stati così tanti.

Oggi in quest'Aula discutiamo su un decreto-legge che in realtà è la sintesi di due provvedimenti: il decreto aiuti e il cosiddetto decreto bollette. Si tratta di quasi 18 miliardi di euro per famiglie e imprese, che vengono anche dalla tassazione al 25 per cento degli extraprofitti, che è una cosa che noi abbiamo chiesto a gran voce. Sono risorse importanti, ma certamente non sufficienti, perché servono altre misure e altri sostegni per rispondere alla crisi economica che sta attanagliando famiglie e imprese. Non c'è tempo da perdere.

Il provvedimento in esame ha un problema di metodo, perché in esso nessuna delle nostre proposte è stata accolta.

Non ci è stato concesso di emendare il testo in alcun modo, nulla per sbloccare la cessione dei crediti, nulla sul prezzo dell'energia, nulla sui contratti, nulla sui salari (Applausi), nemmeno la ragionevole richiesta che abbiamo avanzato di modificare quella norma che il Partito Democratico ha voluto e che era totalmente estranea, che affidava al sindaco Gualtieri il potere di costruire un inceneritore, andando contro il piano regionale dei rifiuti. (Applausi). Una follia che condanna i cittadini romani a pagare di tasca propria 700 milioni di euro e che, senatrice Bernini, non può aiutare a gestire la questione dei rifiuti che bruciano oggi, perché l'inceneritore sarà pronto tra sei-sette anni.

Abbiamo vissuto due anni di emergenza Covid e oggi siamo di fronte alla più grave crisi economica di sempre. L'inflazione è salita all'8 per cento. Solo quest'anno 100.000 imprese rischiano di fallire e centinaia di migliaia di persone ogni giorno devono decidere se pagare le bollette o mettere un piatto a tavola. Noi crediamo che a questa situazione straordinaria di crisi debbano rispondere misure straordinarie e allora bisogna intervenire per un taglio sul cuneo fiscale, che renda le buste paga più pesanti. Bisogna davvero potenziare la transizione ecologica, investendo in fonti rinnovabili e semplificando i processi di autorizzazione. Bisogna dare risposte a quei 4,5 milioni di lavoratori poveri, introducendo il salario minimo. Tutti questi punti, però, per noi prioritari, sono contenuti nella lettera che il presidente Conte ha consegnato al presidente Draghi.

Accogliamo con favore l'apertura del tavolo sui salari con i sindacati, anche se non ci convince una proposta sul salario minimo che manca della soglia minima di 9 euro. (Applausi). È bene avere anche annunciato un nuovo decreto-legge aiuti entro fine mese; se serve un nuovo provvedimento, vuol dire che abbiamo ragione a dire che questi aiuti non sono sufficienti. (Applausi).

E allora il nostro non voto di oggi è coerente con quanto già espresso dai nostri Ministri e dai nostri colleghi alla Camera. Noi oggi non partecipiamo al voto su questo provvedimento, perché non ne condividiamo né parte del merito né il metodo. Questa nostra posizione si sottrae però alla logica della fiducia al Governo e dire che si indebolisce l'azione del Governo (Applausi)... Presidente, le chiedo un minuto in più.

PRESIDENTE. Gliel'ho già dato.

CASTELLONE (M5S). Dire che si indebolisce l'azione del Governo, quando si sta cercando di indicare con chiarezza la linea politica, è falso. Chi vuole confondere i piani lo fa per strumentalizzare la situazione e dare a noi la colpa del momento di sofferenza che il Paese sta vivendo. Bisogna rispondere al malessere sociale che sta montando in maniera chiara e decisa. (Applausi).

Signor Presidente, mi lasci concludere richiamando tre concetti che abbiamo sentito spesso in quest'Aula: la responsabilità, la stabilità e la dignità. La responsabilità non è tacere, non è far finta che i problemi non esistano. Irresponsabili non siamo noi, irresponsabile è chi non dà risposte al Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

CASTELLONE (M5S). La stabilità si costruisce su pilastri e basi solide. La stabilità di un Paese si costruisce sulle azioni che il Governo mette in campo.

Infine, la dignità è quella che stiamo difendendo oggi, quella di un Gruppo parlamentare e di una forza politica che si comportano con lealtà da anni, subendo però attacchi vergognosi. Confermo allora la non partecipazione al voto del mio Gruppo. (Applausi).

PARAGONE (Misto-IpI-PVU). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PARAGONE (Misto-IpI-PVU). Signor Presidente, adesso abbiamo anche il voto di sfiducia salvo intese. (Applausi). Se ho capito bene, il tema è sociale: questa crisi si apre perché c'è un problema sociale grave. Benvenuti nel Paese reale. E chi pone la questione del precariato, della tenuta dei diritti dei lavoratori? Un ex Presidente del Consiglio che non ha saputo revocare le concessioni autostradali ai Benetton dopo la tragedia del ponte Morandi. Ma con quale faccia parlate? Un ex Presidente del Consiglio che dava i soldi alle multinazionali, che poi chiudevano baracca e burattini (Applausi): Embraco, Whirlpool e compagnia cantante. Cosa ha fatto Conte per quei lavoratori?

Vado avanti. A porre la questione sociale è una forza il cui capo è l'ex Premier che ha dato l'Italia nelle mani di Arcuri. Persino l'Ilva avete dato ad Arcuri. Sono quattro anni che i 5 Stelle governano e il lavoro è diventato un'emergenza generazionale che non tocca soltanto gli under 30 precari, ma anche gli over 50, i quali, se perdono il lavoro, non lo ritrovano più: sono dei fantasmi sociali. A costoro avete messo l'obbligo vaccinale per andare a lavorare: un vero e proprio ricatto. Non basta tentare di usare il gel disinfettante, magari quello che portava Arcuri, per togliervi dall'imbarazzo del Governo Draghi: voi siete ormai draghiani. E mentre Draghi incontra Uber e Zuckerberg a Palazzo Chigi, io dico: onore ai tassisti in protesta; onore ai ristoratori in piazza; onore ai balneari che si oppongono alle aste; onore ai commercianti che riescono a stare contro quello che avete regalato ad Amazon; onore alle piccole e medie imprese, alle famiglie, ai lavoratori, a tutti coloro che dalla pandemia in poi avete soltanto illuso con le parole e mai dato soldi. Da voi i soldi li hanno ottenuti le multinazionali, Big Pharma e i signori delle armi.

La pace fiscale? Fatela, invece di mandare le lettere vergate dall'Agenzia delle entrate a chi non si è vaccinato; ora l'Agenzia delle entrate sta mandando le lettere con le multe. Il decreto-legge aiuti, come tutti gli altri, è soltanto fatto di parole. Infatti qui né Draghi né il ministro Franco ci mettono la faccia, perché è un decreto vuoto. Le bollette sono care e il pieno di benzina diventa un lusso. Parlate di Stato, di patti che vanno a ramengo: il tradimento del superbonus è il tradimento del principio pacta sunt servanda. State fregando gli imprenditori. Altro che aiuti!

Che dire del tema della sicurezza? Più immigrati, più insicurezza nelle città. Complimenti al ministro Lamorgese.

Mi avvio a concludere. Questo Parlamento non rappresenta gli italiani, così come Draghi, Speranza, Lamorgese, Cingolani e Colao non rappresentano l'Italia, ma altre potenze, potenze incappucciate. Italexit dice no. (Applausi).

NUGNES (Misto-Man.A Pap PRc-Se). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

NUGNES (Misto-Man.A Pap PRc-Se). Signor Presidente, noi non abbiamo mai votato la fiducia al presidente Draghi, perché non ci siamo mai illusi e non abbiamo confuso un top manager, un uomo della finanza e delle banche, con un grande uomo di Stato. E le ripetute fiducie lo dimostrano: manca assolutamente la fiducia nelle istituzioni da parte del presidente Draghi.

Quello che abbiamo capito è che chiaramente questo provvedimento non è sufficiente per risolvere la situazione del Paese e per andare incontro a quello che sarà un autunno estremamente caldo.

La situazione che ci troviamo da affrontare non si può risolvere con dei pannicelli caldi. Noi abbiamo una situazione di disparità sociale ed economica disastrosa: in Italia gli stipendi non vengono aumentati come nel resto d'Europa da diversi decenni. Olivetti sosteneva che nessun manager avrebbe dovuto guadagnare oltre 12 volte l'ultimo operaio, ma già negli anni Ottanta il Paese aveva manager che guadagnavano 45 volte di più del lavoratore medio; nel 2008, in piena crisi economica, le vette erano intorno alle 400 volte; nel 2020 un top manager guadagnava in media 650 volte più un lavoratore e faccio riferimento alla media, perché può arrivare anche oltre a 1.000 volte, mentre gli stipendi non sono aumentati. Questo non può sussistere. Bisogna aumentare gli stipendi e soprattutto bisogna prendere atto di quanto contenuto nel rapporto di Istat e INPS: abbiamo 4 milioni di persone che lavorano guadagnando meno di 12.000 euro all'anno; in quindici anni sono triplicati i poveri e la cosa non potrà che peggiorare.

Dal punto di vista della transizione ecologica, non solo si torna al gas e al petrolio, ma si parla di nuovo di inceneritori e di centrali nucleari in piena siccità, e cioè in gravissima crisi idrica. Quindi, non siete i migliori, ma siete assolutamente inadeguati al compito che vi è stato assegnato. (Applausi).

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.