Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022

*ZANDA (PD). Signora Presidente, ho chiesto di parlare perché penso che la scomparsa di Eugenio Scalfari possa offrire oggi molti spunti di riflessione a un Senato impegnato in una votazione di estrema delicatezza. Scalfari è stato infatti uno straordinario giornalista, un uomo ironico, colto, ma ha avuto anche una grande passione politica. Ha diretto «L'Espresso», ha poi fondato «la Repubblica», un quotidiano diverso da tutti gli altri, e ne ha fatto un giornale molto autorevole, con un successo di diffusione che nessun altro quotidiano aveva mai raggiunto in così poco tempo. Sin dall'inizio ha schierato i suoi giornali nel campo del centrosinistra, senza farne, però, mai giornali di partito, anzi, spesso ospitando pareri diversi dal suo.

Colleghi, sollecitare altri punti di vista non è solo un riconoscimento della fragilità della politica italiana, una fragilità che anche noi oggi, in questo delicato frangente politico, stiamo confermando, ma corrispondeva per Scalfari anche alla sua natura, alla sua curiosità e al suo amore per la dialettica e per la polemica intellettuale.

Per cultura politica Scalfari era un socialista liberale ed è stato anche deputato del Partito Socialista Italiano per una legislatura. La sua cifra politica era di laico, un laico indipendente di sinistra. Non fu mai né comunista né democristiano, partiti che non gli appartenevano, ma che egli rispettava, tanto da mantenere forti legami di amicizia con molti dei loro dirigenti.

Scalfari era continuamente alla ricerca di un punto di equilibrio tra il rigore professionale e la passione politica; punto di equilibrio che anche noi oggi in questa votazione dovremmo sforzarci di trovare. Si è sempre assunto la responsabilità di quel che scriveva e non ha mai nascosto da che parte stava.

Con Scalfari l'informazione italiana è cresciuta e maturata. Ha formato intere generazioni di giornalisti. Ha insegnato un nuovo modo di fare i giornali più attento alle notizie, più profondo nelle analisi, più incisivo nelle inchieste, più spigliato e più combattivo, anche politicamente, ma non è stato solo un grande giornalista. La natura gli ha dato in dono tanti talenti, che egli non ha certamente sprecato, ma ha usato con la tenacia della sua Calabria; talenti di editore, di direttore, di intellettuale, di scrittore, di poeta: in tutte queste sue inclinazioni ha saputo eccellere. Non è stato mai banale, mai ininfluente, mai superficiale.

Scalfari non era credente, ma si interrogava sull'origine dell'uomo, e chi ha avuto la fortuna di ascoltare i suoi straordinari racconti dell'amicizia con Papa Francesco, le loro conversazioni e le loro telefonate, ha intuito la ricchezza della sua spiritualità laica.

Adesso che è scomparso, è di conforto per tutti noi ricordare che ha amato molto la vita che ha avuto, con i suoi libri, i suoi colleghi, i suoi amici e l'amore di Simonetta e Serena.

La vita gli è piaciuta tutta intera: leggeva, scriveva, suonava Armstrong e la Piaf, lo faceva quando era giovane e ha continuato a suonarli anche da vecchio. Fino a poche settimane dalla sua morte, a novantotto anni, le figlie Enrica e Donata gli leggevano Dante, D'Annunzio e Garcia Lorca.

Questo è stato Scalfari e con lui non solo è morta una persona speciale, ma è finito un pezzo importante della storia del nostro Paese e noi dovremmo riflettere su questo salto d'epoca che stiamo vivendo e cui stiamo assistendo.

Amava i giovani e i giovani lo amavano, perché riconoscevano in lui la voglia di lottare per il suo Paese. Il suo lascito più importante va proprio alle giovani generazioni, perché sappiano prendere sulle loro spalle il destino di un'Italia sempre più integrata nell'Europa.

Signor Presidente, mi ha fatto piacere poter ricordare, nel giorno della sua morte, Eugenio Scalfari e penso che sia stato importante poterlo ricordare nel corso di un dibattito nel quale, per tutti noi, la memoria del tempo che è stato potrebbe essere di grande insegnamento. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà.