Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022

DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, cari colleghi, spero che siamo alla fine delle comiche e spero che questa situazione, che ormai gli italiani hanno compreso essere portata avanti solamente per interesse forse di qualcuno di noi, ma non certo del popolo italiano, sia arrivata alla conclusione.

Mi rivolgo allora prima di tutto ai partiti del centrodestra, ma in generale a tutto il Parlamento e a tutte le forze politiche, affinché si abbia il coraggio finalmente di dire: punto, è finita l'esperienza di un Governo che ha cercato per troppo tempo di unire tutto e il contrario di tutto e l'estrema sinistra a chi crede nella meritocrazia, nei valori liberali e nell'autonomia. I risultati quali sono stati? Sono quelli che vediamo nelle piazze e nei numeri e che leggiamo nelle fonti oggettive, non nelle parole di un rappresentante dell'opposizione.

Tanto per cominciare - e mi rivolgo alla stimata e corregionale amica e collega che mi ha preceduto, la senatrice Conzatti - da irresponsabili è continuare con questo Governo, che - lo dobbiamo sottolineare - ha visto aumentare di 12 miliardi il debito della pubblica amministrazione verso le imprese, per citare un numero. Quindi il cosiddetto "Governo dei migliori" non è stato capace nemmeno di ridurre l'impatto del debito che sta penalizzando il sistema imprenditoriale, perché l'ente pubblico non paga. Non solo non lo ha ridotto - e con un banchiere del livello del professor Draghi qualche speranza ce l'avevamo anche noi, che eravamo e rimaniamo all'opposizione - ma lo ha addirittura aumentato di 12 miliardi.

Quello che è peggio, cari colleghi, riguarda le risposte che si potevano dare in un decreto-legge che, secondo me, ha l'arroganza oggi di chiamarsi decreto aiuti (dopo spiegherò perché parlo di arroganza). Si poteva utilizzare la moneta fiscale, che poteva essere una pronta e immediata risposta alle imprese che non vengono pagate dalla pubblica amministrazione; poteva essere una pronta risposta alle imprese che sono in difficoltà perché lo Stato, le Regioni e i Comuni non le pagano. A quelle imprese che, grazie al Governo Draghi, hanno visto aumentare di 12 miliardi l'esposizione si potevano riconoscere crediti d'imposta a scadenza, anche quinquennale, permettendo però a tali crediti di circolare, che è esattamente quello che non state permettendo ai bonus edilizi.

Finalmente - voglio prenderlo in parola - il MoVimento 5 Stelle decide oggi (sembra) di non partecipare al voto, cioè di non dare la fiducia al Governo, su un tema come i bonus edilizi, sul quale il Governo sta prendendo in giro gli italiani.

Anche nel decreto-legge in esame, come i colleghi sanno benissimo, sul tema della cessione dei crediti d'imposta e della moneta fiscale non si sta facendo l'interesse del Paese; si stanno semplicemente seguendo le cose che vengono dette sotto dettatura al di fuori di questo Paese, probabilmente da Bruxelles e dalle società finanziarie che hanno interesse a mantenere un certo tipo di rating per il nostro Paese, che hanno interesse a che il nostro Paese non cresca e magari a che le società finanziarie del nostro Paese, non perché sono meno brave, ma perché hanno un rating più basso, non possano competere nella gestione del risparmio con quelle provenienti dal di fuori del nostro Paese, magari tedesche e francesi. In questo modo, il nostro risparmio non viene gestito e utilizzato in Italia, ma all'estero. Queste sono dunque le risposte che il Governo e il professor Draghi devono dare non a Fratelli d'Italia, che lo sta chiedendo, ma agli italiani, che meritano di ascoltarle.

Credete davvero che l'articolo 14 del decreto-legge aiuti risolva, ad esempio, il problema di 60.000 imprese italiane che stanno per fallire per l'incongruente e perseverante posizione del Governo sul tema del superbonus? Il Governo, infatti, da una parte, sembra dare un'apertura e dire di riaprire la circolazione dei crediti, permettendo alle banche con l'articolo 14 di fare una cessione in più alle partite IVA. Si permette quindi alle banche (che non comprano più crediti, per questo le imprese sono azzoppate e i cittadini sono disperati) di liberare il proprio cassetto fiscale e quindi di ricominciare. Questa sarebbe la logica che ciascun benpensante potrebbe avere. Invece questo Governo, da una parte, inserisce l'articolo 14, ma dall'altra, guarda caso, contemporaneamente esce una circolare dell'Agenzia delle entrate (chissà da chi ispirata) secondo la quale il cessionario, cioè l'imprenditore che dovrebbe acquistare il credito, è corresponsabile della bontà del credito stesso. Capite benissimo che, prima di tutto, questa è una previsione che non serve, perché a monte c'è un visto di conformità dei professionisti, quindi l'attività delle banche e delle assicurazioni che hanno ovviamente verificato tutto; pertanto, pretendere che un semplice imprenditore, che non fa il lavoro del banchiere, né il controllore di Stato o il funzionario dell'Agenzia delle entrate, nel comprare il credito sia pure ritenuto responsabile di quello che è successo a monte, vuol dire con una mano dare un'apertura e con l'altra stabilire una chiusura, quindi prendere in giro gli italiani.

Questi sarebbero gli aiuti, cari colleghi? Chi sostiene questo Governo crede davvero che gli italiani abbiano le fette di prosciutto sugli occhi? Credete davvero che, 60.000 imprese, 500.000 lavoratori e i circa 5 milioni di italiani coinvolti nel superbonus abbiano le fette sugli occhi e credano alle vostre bazzecole e alle vostre prese in giro?

Possiamo andare avanti sempre su quello che avete il coraggio di chiamare decreto-legge aiuti. Ci sono i crediti d'imposta che riconoscete, ma, guarda caso, la settimana scorsa (e non è un caso, perché noi di Fratelli d'Italia non ci affidiamo al caso) abbiamo interrogato il Governo per chiedere come devono essere trattati quei crediti d'imposta. Il Governo ci ha risposto che sono alla pari degli aiuti di Stato a fondo perduto, quindi vuol dire che supereremo il plafond, pertanto quelle imprese alle quali voi avete riconosciuto e riconoscete crediti d'imposta dovranno restituirli allo Stato: un'ulteriore presa in giro.

Potrei poi parlare, signor Presidente, dei crediti d'imposta nel settore energetico. Al comma 3-ter dell'articolo 2 avete legato il credito d'imposta al de minimis, quindi di fatto queste imprese non prenderanno un bel niente, perché con il de minimis non avranno diritto di prendere questo denaro. Questa è un'altra presa in giro; non credo che sia un parere, questi sono dati oggettivi.

Avviandomi alla conclusione, perché mi sembra che il tempo stia volgendo al termine, mi piacerebbe anche che il Governo desse qualche risposta agli italiani e magari anche a noi (io di deficienze cognitive ne avrò sicuramente tante).

Attendiamo di sapere dal Governo, sul tema dei carburanti, come mai quindici anni fa il costo al barile del petrolio fosse più alto di quello di oggi, ma il carburante costava notevolmente meno. Dovete spiegarci perché oggi stiamo prendendo in giro gli italiani anche alla pompa della benzina. Questo non è il modo di gestire un Paese. Abbiamo tutti un sussulto di dignità, ve lo chiedo col cuore: mandiamo il Parlamento davanti agli elettori, riconsegniamo al Paese una maggioranza politica coerente e leale, che possa finalmente governare e non prenda in giro questo Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà.