Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022
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DE VECCHIS (Misto-IpI-PVU). Signor Presidente, avrei voluto parlare del decreto-legge aiuti, arrivato all'esame della 11a Commissione martedì e licenziato in cinque minuti, ma non ci è stata data la possibilità di discuterlo né di analizzare gli emendamenti. Avrei voluto parlare degli esodati del commercio, abbandonati da questo Governo, dei lavoratori del mondo agricolo, dei precari che debbono elemosinare un contratto, dei pescatori (che saluto) che in questo momento stanno manifestando contro il caro gasolio, che voi mitigate, ma non abbattete. Avrei voluto parlare dei tassisti, degli albergatori e dei ristoratori, che in questo momento sono in piazza a manifestare per i loro diritti, per mantenere le loro famiglie, da voi dimenticate. (Applausi). Avrei voluto parlare della crisi in Ucraina, perché parlate di pace, ma nessuno si applica per la diplomazia, per trovare una soluzione diplomatica: inviamo le armi e soldi per le armi, mentre la gente muore e gli italiani subiscono la crisi economica a causa di questa guerra.
Avrei voluto parlare di queste cose, ma debbo parlare di una delle virtù dei senatori: il coraggio. Tutti state facendo finta di non capire quello che sta avvenendo: una forza politica che è al Governo da quattro anni oggi ci parla di salario minimo, ma il provvedimento sul salario minimo è stato incardinato in 11a Commissione proprio quattro anni fa, quindi siete voi che non lo approvarlo! Anche il disegno di legge sui caregiver siete stati voi a non approvarlo! Oggi però leggiamo sui giornali che i senatori di quella forza politica non partecipano al voto. I senatori devono essere coraggiosi e partecipare al voto: sì o no alla fiducia al Governo Draghi, sì o no. Altrimenti è fuggire e sono i vili a farlo. Noi stiamo offendendo la memoria dei senatori di Roma antica, sempre rimasti al loro posto. Visto che c'è il Regolamento del Senato, cambiamo anche nome, perché non siete degni dei senatori di Roma antica, che state offendendo con questo teatrino, come state offendendo il popolo italiano: sì o no, dentro o fuori; invece, vediamo e non vediamo, oggi sì e domani no, vediamo quello che accadrà. Il popolo italiano non può aspettare, perché sta soffrendo.
Ieri con il senatore Paragone abbiamo parlato con i tassisti, che piangevano, perché vedono il loro futuro incerto, non sicuro per le loro famiglie, mentre vogliono semplicemente lavorare. Voi state giocando sui lavoratori, sulle persone che veramente soffrono, sui disabili, su tutte quelle realtà che a voce volete difendere, ma che in realtà non state difendendo. Parlate del fatto che i cittadini non votano e dell'astensionismo: forse accade perché non si sentono più rappresentati. Avete inventato quell'escamotage per permettere ad alcuni partiti di raccogliere le firme, mentre altri le dovranno raccogliere. A noi interessa poco: le raccoglieremo, perché saremo presenti nelle piazze per raccontare quello che è accaduto.
Il provvedimento sul salario minimo è all'esame della 11a Commissione da quattro anni; il disegno di legge sui caregiver è all'esame della Commissione.
Dite la verità: alcuni provvedimenti non sono stati ancora approvati perché dovevano portare la firma di questo o di quell'altro senatore, prima di questo o di quell'altro partito. Diciamo la verità: giochi di Palazzo, quei giochi che noi vogliamo abbattere, che qualcuno ha detto che avrebbe abbattuto e, invece, oltre alla scatoletta di tonno si è preso i grissini e anche la bistecca, mentre c'è gente veramente che, con 4 euro all'ora, non riesce ad avere quella bistecca.
Scusate se semplifico con parole povere, ma io vengo dal popolo, sono uno del popolo e ho sofferto per essere stato disoccupato come tanti. Quindi, voglio parlare al popolo. Non sto parlando a voi, ma sto parlando al popolo. Vinceremo, popolo, perché voi andrete a casa! Noi non abbiamo paura di andare al voto! Dimettetevi e andiamo al voto! (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà.