Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022
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CORRADO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, colleghi, affronterò un solo aspetto del cosiddetto decreto-legge aiuti ed è quello che riguarda la cultura, perché di cultura si parla molto poco in questo provvedimento e il Ministero competente è menzionato solo agli articoli 10 e 51. Nell'articolo 10 - mi rivolgo a quanti non vi avessero fatto caso - la novità è che viene eliminato il diritto di voto in capo al rappresentante del Ministero della cultura nella commissione tecnica PNRR-PNIEC. Complimenti al Governo Draghi e a chi lo sostiene; è davvero un bel progresso per l'Italia.
Del resto, il 30 luglio 2021, nell'ormai celebre siparietto Draghi-Franceschini al G20 nel Colosseo, in cui il Presidente affermò che se si sta a sentire gli esperti non si va da nessuna parte, fu subito chiaro a tutti che si riferiva esclusivamente agli esperti dei beni culturali: sono quelli e solo quelli i reprobi; è per colpa loro che non si va da nessuna parte. Dove invece ci portano Draghi e i suoi esperti, i migliori per definizione, è finalmente chiaro a tutti i cittadini. Veniteci a raccontare ancora una volta, ministri Franceschini, Cingolani, Garavaglia e tutti gli altri esponenti del Governo e del sottogoverno, che l'Italia è la patria della cultura, che il nostro paesaggio è un patrimonio dell'umanità, che i nostri borghi sono una risorsa straordinaria e la nostra storia non ha eguali. «Ma ci faccia il piacere» avrebbe detto Totò.
Quanto all'articolo 51, i commi 1 e 4 sono disposizioni per il rinnovo di incarichi di collaborazione già in atto presso il Ministero della cultura e l'autorizzazione ad assegnarne altri, mentre il comma 2 consente di integrare la segreteria tecnica della soprintendenza speciale per il PNRR con altri esperti, ai sensi dell'articolo 7, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001. Non mi soffermo sulle anomalie di queste "chiamate", poiché le ho deplorate fin troppe volte, ovviamente nel metodo, perché la scopertura della pianta organica del Ministero della cultura, pari almeno a 10.000 unità ad oggi, è ormai paragonabile ad un buco nero.
È però il comma 3 dell'articolo 51 a destare più attenzione e sconcerto da parte mia, perché stanzia 2,5 milioni di euro per ciascun anno dal 2022 al 2026 a favore di Ales SpA, la società in house del Ministero della cultura che, come ho detto in altre occasioni, lungi dal limitarsi a fornire all'amministrazione in tutte le direzioni generali e negli istituti un supporto tecnico, amministrativo e contabile a carattere temporaneo ed eccezionale, come richiederebbe la norma, affiancando al personale ministeriale professionalità con competenze specialistiche assenti nella pianta organica, ha di fatto sostituito progressivamente i dipendenti del suddetto Ministero. I dipendenti della Ales svolgono mansioni ordinarie; essi cioè suppliscono in tutto e per tutto ai compiti dei dipendenti pubblici, ma senza firmare.
In questo modo Ales si è letteralmente mangiata il Dicastero e con il consenso della "vittima", come una specie di novello Moloch a cui il collegio romano ha sacrificato primizie e primogeniti, ovvero le migliori risorse finanziarie e le migliori professionalità, assoggettando queste ultime, fin dall'inizio della loro carriera lavorativa, a condizioni capestro che ne hanno garantito una subalternità strutturale. Basti pensare alla convenzione per sedici unità di personale tecnico-scientifico stipulata nel dicembre 2021 dal direttore del Vittoriano e Palazzo Venezia con Ales, di cui il Ministero della cultura ha accettato l'offerta non soggetta a valutazione di congruità, ma che la Corte dei conti, con delibera del 23 febbraio 2022, ha ammesso in registrazione contestando altresì la potenziale violazione di almeno tre articoli della Costituzione, in particolare dell'articolo 97, comma 4, che subordina l'accesso alla pubblica amministrazione al concorso pubblico e definendo espressamente un regime inaccettabile di favore il rapporto tra il Ministero di Franceschini e Ales.
I concorsi non si fanno o sono lentissimi e il fabbisogno è scientemente sottostimato, mentre tramite Ales, di cui detiene il cento per cento, il Ministero presta a sé stesso, di fatto, lavoratori che gli costano ben più degli interni, ma guadagnano assai meno dei colleghi inquadrati nella pubblica amministrazione. Riformare il Ministero che fu di Spadolini è dunque una necessità ineludibile e la riforma più urgente consiste nel liberarlo dallo pseudo riformatore, onorevole Franceschini, un titolare inadeguato che si affianca - frutto di sue scelte fiduciarie - ad un vertice amministrativo del tutto inadatto a rappresentare il Dicastero e realizzare il proprio mandato.
Da circa un anno inopportunamente ribattezzato Ministero della cultura, con la C minuscola che è rivelatrice, esso è non solo sempre più incapace e disinteressato a concretizzare quella funzione civile che l'articolo 9 della Costituzione affida e riconosce al patrimonio culturale pubblico, ma agisce ormai di prassi al limite del lecito, non senza compiacersi di debordare talvolta nell'illegalità vera e propria.
Colgo allora l'occasione per avanzare, in estrema sintesi, la proposta che tra le diverse vie d'uscita mi appare più opportuna e ragionevole. Non è mia, si intende, colleghi, ma è già stata presentata ufficialmente nella rivista dell'Istituto per la documentazione e gli studi legislativi nel 2021. Si tratta dell'idea di creare un'agenzia nazionale per la valorizzazione del patrimonio culturale, ovvero un soggetto unico tecnicamente specializzato che, con un approccio coordinato e strategico, sappia mettere a fuoco obiettivi, strumenti e azioni per assicurare al pubblico, mediante l'adozione di modelli e metodi adatti a gestire e valorizzare in modo diretto o indiretto i beni culturali statali materiali e immateriali in modo efficiente e sostenibile, un'offerta di servizi di qualità che producano reddito. Non c'è nulla di male in questo, anzi la capacità di autofinanziamento degli istituti statali va certo potenziata, mantenendo però bassi i costi e acceso il faro della missione civile che la Costituzione assegna al patrimonio. Basta con i nani e le ballerine: è tempo di restituire dignità al Ministero della cultura. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calandrini. Ne ha facoltà.