Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022
Azioni disponibili
CALANDRINI (FdI). Signor Presidente, quanto sta avvenendo oggi in quest'Aula è l'ennesima prova che questo Parlamento sta diventando un'appendice di se stesso. Abbiamo ascoltato poco fa la relatrice Rivolta comunicarle che non c'è stata la possibilità di lavorare in Commissione bilancio e che si è arrivati in Aula senza aver dato mandato al relatore. Ciò significa che in Commissione non abbiamo potuto fare nulla; abbiamo avuto 48 ore di tempo per esaminare questo provvedimento e, nonostante fossero stati presentati solo 110 emendamenti, di cui anche 30 di questa eterogena maggioranza, ci siamo visti respingere qualsiasi proposta di modifica e di fatto ci troviamo a discutere un provvedimento nel testo approvato alla Camera dei deputati. Signor Presidente, sarebbe stato bello poter dire che il presente decreto-legge non aveva bisogno di modifiche, ma la verità è che siamo davanti ad un provvedimento che dà una risposta blanda ai problemi degli italiani.
Passiamo quindi a esaminare velocemente ciò che il provvedimento in esame accoglie con un nome altisonante, un po' come è accaduto per tutti gli altri provvedimenti succedutisi in questi ultimi due anni. Il decreto-legge aiuti suggerisce che vada incontro ai problemi e che magari risolva pure qualche problema agli italiani. Sicuramente abbiamo risolto il problema del ministro Franceschini, che è sempre molto presente nei decreti-legge che vengono approvati, per mantenere il suo staff di collaboratori, cui viene prorogato il contratto; abbiamo aiutato anche i navigator, loro malgrado simbolo del fallimento del reddito di cittadinanza, che si vedono anche loro prorogare contratto e stipendio. Noi non abbiamo nulla contro i navigator, che sono vittime di un sistema che non ha funzionato e che noi evidentemente abbiamo sempre chiesto di poter cancellare. Il provvedimento in esame dà anche un aiuto (e che aiuto) all'INPS: 40 milioni per acquisti di beni e servizi; addirittura ci concediamo anche l'onore di dare un milione di euro a Como per - badate bene - interventi stradali urgenti. In un decreto-legge che dovrebbe affrontare il tema del caro bollette, del caro materiali, di caro energia, diamo un milione di euro di fatto per asfaltare una strada nella provincia di Como. Questa e tante altre mancette elettorali sono contenute nel decreto-legge in discussione e negli altri che si sono succeduti negli ultimi anni. Insomma, una mancetta non la ne neghiamo a nessuno, ma qualcuno ci deve spiegare cosa hanno a che fare i collaboratori di Franceschini, i navigator, l'acquisto di materiale di cancelleria per l'INPS, gli interventi su strade e ambiente con tutto ciò che invece doveva contenere il provvedimento in discussione.
Figuratevi se questa maggioranza, che sta pensando solo alla propria sopravvivenza, è in grado di aiutare veramente il popolo italiano. Questo, più che decreto aiuti, doveva chiamarsi decreto ricatti, da parte di forze politiche di una maggioranza che oggi perderà dei pezzi importanti.
Probabilmente qualcuno è già in campagna elettorale e di questo noi siamo contenti, ci fa piacere. Anche noi non vediamo l'ora di andare al voto, invece di assistere a questo teatrino impietoso di chi ieri votava la fiducia alla Camera ed oggi, invece, la negherà in questa Aula del Senato.
Non è questo il momento delle scenate e dei tristi spettacoli di tristi figuri. Ma del resto, da questo Governo e dalla coalizione che lo sostiene, non potevamo aspettarci nulla di diverso: un miscuglio, un coacervo di forze politiche troppo diverse tra loro per stare insieme era evidentemente destinato a fallire; un compromesso al ribasso che noi abbiamo sempre denunciato.
Mentre fuori da questa Aula c'è un Paese che arranca, un Paese in difficoltà che cerca di uscire da questa crisi economica fatta di inflazione, caro energia, caro bolletta, caro carburante, questo Governo e questa maggioranza litigano, pongono veti, discutono del reddito di cittadinanza e di cannabis, dimenticando che questo Paese è in braghe di tela e che sta facendo leva solo sulle proprie braccia per potersi risollevare.
Non siete stati capaci di mettervi d'accordo neanche tra di voi. Siete un'armata Brancaleone, legati solo al potere e al tirare a campare. Avete utilizzato la nobiltà dell'emergenza e della solidarietà nazionale per fare interessi di potere soltanto vostri. Avete abbandonato questo Paese a sé stesso in maniera colpevole e strumentale. Siete responsabili, dinanzi agli italiani, di non aver saputo essere classe dirigente nel momento in cui il Paese aveva bisogno di una guida autorevole. Avete trasformato gli aiuti in elemosina. Avete fatto diventare gli italiani dei questuanti.
Di questo darete conto al Paese a breve, perché state tirando a campare. È però questione di pochi mesi: siamo arrivati. Il voto è vicinissimo. Noi crediamo che, dopo il voto di oggi, non si possa più parlare di Governo Draghi. La tenuta di questa maggioranza è franata sotto i Diktat di chi ha pensato solo a se stesso e a racimolare qualche consenso politico. Con questo clima di ricatti, di beghe, di liti interne, di tutti contro tutti state tenendo in ostaggio il Paese.
Non potevate produrre nulla di buono prima; tantomeno potete farlo oggi, tentando di racimolare qualche voto in più e pensando che fare opposizione a voi stessi vi salvi la faccia e salvi la vostra dignità. Noi ci auguriamo di assistere, tra poche ore, a uno scatto di orgoglio da parte di questa Aula, ad una presa di coscienza di una esperienza che è giunta al capolinea e lo diciamo con tutto il rispetto per il presidente Draghi, la cui autorevolezza, purtroppo, non è stata sufficiente a placare gli appetiti di alcune forze politiche.
Oggi, forse, salvo altri clamorosi colpi di teatro, quel famoso e fatidico giorno è arrivato. Mandiamo a casa questo Governo e questa maggioranza fallimentare; basta con i giochi di Palazzo. Confidiamo nella serietà di Draghi, che ha escluso un Draghi-bis, e confidiamo anche nel ruolo del Capo dello Stato, affinché non siano tirati fuori altri conigli dal famoso cilindro.
Mentre, infatti, qualcuno pensa al rimpasto pur di tenersi stretta la poltrona, noi diciamo chiaramente che è giunto il momento di voltare pagina e tornare al voto. Torniamo al voto e restituiamo agli italiani l'opportunità di scegliersi un Governo: un Governo forte, che faccia gli interessi della nazione e non gli interessi di qualcuno in particolare.
Ognuno di noi oggi potrà votare secondo coscienza, ma state certi che da Fratelli d'Italia non arriverà alcun sostegno, come sempre abbiamo fatto, e che non saremo mai complici di una coalizione tanto deleteria quanto disastrosa per il nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà.