Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022

ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Presidente, il Governo Draghi ha battuto ogni record: 50 fiducie in quindici mesi. Le spaccature in questa maggioranza a dir poco anomala e innaturale sono evidenti e, aggiungo, irrimediabili. L'iter del decreto aiuti alla Camera è stato emblematico, ma qui il problema è che alla politica si è sostituita sempre di più la tecnocrazia e l'idea di sostenere un Governo di unità nazionale con tutte le forze politiche tradizionali non poteva che risultare controproducente e fallimentare. Sembra che i nodi vengano al pettine solo ora, ma in realtà l'insofferenza nelle forze di maggioranza è ontologica: chi nasce tondo non può morire quadrato.

Il 17 e il 18 febbraio del 2021, quando il Senato e la Camera votarono la fiducia al nuovo Governo Draghi, ci fu un drappello di parlamentari che preferì non scendere a patti con le altre forze politiche e rifiutare gli inevitabili compromessi ai quali si sarebbe dovuti scendere e fu espulso immediatamente. (Applausi). Oggi, le principali forze politiche che si dichiaravano antisistema si interrogano sul proprio ruolo nell'Esecutivo, ma quale prospettiva veniva immaginata, quando fu prospettata l'idea di entrare nella nuova maggioranza?

PRESIDENTE. Senatrice Abate, non si può riprendere con il telefonino in Aula. Dopo quattro anni di legislatura ancora non lo sa? C'è scritto nel Regolamento.

Prego, senatrice Angrisani, prosegua.

ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV). Non era già ovvio che avrebbero perso la loro essenza e la loro anima all'interno della coalizione più eterogenea della storia repubblicana, tradendo anche quegli stessi parlamentari che avevano avuto fiducia in un nuovo indirizzo? Non potevamo dire sì a Draghi allora, figuriamoci ora, che sta conducendo il nostro Paese sempre più verso l'abisso.

È passato quasi un anno e mezzo dall'insediamento del Governo ad ora e alla vigilia del voto finale sul decreto aiuti qualcuno parla di linea dura della maggioranza. Mi spiace sia stata questa l'occasione di fare chiarezza e mettere nero su bianco il proprio programma politico, soprattutto in materia di welfare e sostegno alle fasce più deboli della popolazione, prendendo la distanza da un Governo che non aveva queste priorità. Solo in pochi avevamo avuto il coraggio di fare una scelta di campo contraria e di schierarci da subito all'opposizione.

Ora è tardi, si cerca di rattoppare uno strappo ormai non ricucibile. Il problema è che le condizioni andavano messe ben prima, perché, se si fosse rimasti coerenti con la linea programmatica, nessuno sarebbe entrato a far parte di un Esecutivo il cui Presidente ha passato la propria vita professionale in stretta correlazione con le lobby finanziarie. È palese che la presenza di forze politiche con ideali diametralmente opposti tra loro avrebbe causato l'implosione di qualche parte della causa, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Chi crede fermamente in certi valori come l'ambientalismo, la legalità, la giustizia sociale e il bene comune non può e non potrà mai essere concorde con certe scelte politiche, come l'inceneritore di Roma o il rigassificatore nella città di Piombino. Tutto ciò non aiuta i cittadini e le imprese. Si prosegue con l'invio di armi, per non parlare dei problemi che sta causando alle imprese e alle famiglie il blocco del superbonus. Il decreto aiuti avrebbe dovuto aiutare gli italiani ad affrontare l'inflazione, l'aumento dei prezzi delle materie prime, il caro benzina e altri problemi, ma di aiuto concreto c'è poco.

Oggi le principali forze politiche non sono rimaste coerenti con la linea programmatica e quindi le aziende riceveranno spiccioli in confronto alle loro reali esigenze. Alla Camera con i colleghi di Alternativa abbiamo proposto alcuni emendamenti per migliorare il provvedimento, uno dei quali intendeva abbassare l'IVA sui generi alimentari, ma purtroppo sono stati bocciati. Chi sostiene questo Esecutivo deve assumersi la responsabilità dell'intera azione di Governo, che sta agendo molto nel male e poco nel bene.

Questo Governo e la maggioranza che lo sostiene assomigliano molto al drago dell'apocalisse con sette teste: si guarda contemporaneamente da una parte, dall'altra e dall'altra ancora. Così, ad esempio, se qualche partito insiste sulla liberalizzazione delle droghe leggere e sulla riforma della cittadinanza, altri spingono nella direzione opposta, in un continuo tira e molla, portando al popolo sfiducia e incertezza. Ci sono poi il sostegno militare alla guerra in Ucraina e l'aumento sconsiderato del costo della vita, che ha contribuito all'aumento di un divario ancora più marcato tra le classi sociali. Si chiamano in causa tutti coloro che vogliono costruire un'agenda politica nuova, basata sul diritto e sul lavoro, antitetica al programma portato avanti da Draghi.

Non so chi staccherà la spina a questo Governo e quale conseguenza ciò causerà, ma noi abbiamo fatto questa scelta all'inizio e la rivendichiamo con orgoglio, dimostrando che la nostra valutazione era stata fatta con consapevolezza e coerenza.

In conclusione, il vero aiuto alla popolazione italiana non è questa misura, ma sarebbe mandare a casa questo Esecutivo e porre finalmente le basi per la costruzione di uno Stato sociale, che si occupi della qualità della vita reale e del benessere reale dei cittadini, senza deluderli ulteriormente. Sta a noi convincerli. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.