Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Presutto. Ne ha facoltà.

PRESUTTO (Ipf-CD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, oggi siamo qui in un contesto estremamente complesso e dobbiamo essere tutti consapevoli di vivere un periodo storico che porta grandi sfide rispetto a quelle che erano non solo le nostre reali aspettative, ma anche quelle dei cittadini italiani. È necessario, ma ancora più opportuno, comprendere che le difficoltà che dovremo superare nei prossimi mesi dovranno essere affrontate adeguatamente ed immediatamente per recuperare in poco tempo trenta anni di ritardi. Il nostro Paese, infatti, signori colleghi, è arrivato tardi; la crescita dell'Italia rispetto a partner come la Francia, la Spagna e la Germania, ci ha trovati indifesi rispetto alla crisi prodotta dalla pandemia e ora dalla crisi geopolitica che vede purtroppo la Russia invadere l'Ucraina. Quindi, prima di parlare del cosiddetto decreto aiuti, che ha un valore simbolico e politico notevolissimo, dobbiamo capire in quale scenario noi ci stiamo muovendo.

L'Italia vive una crisi economica e sociale causata dalla pandemia, come ho detto prima, che sta condizionando lo stile di vita degli italiani con effetti irreversibili. Come abbiamo detto più volte, nulla sarà come prima ed è realmente così con delle aggravanti. Abbiamo poi una crisi geopolitica in atto che vede contrapposti non semplicemente la Russia e l'Ucraina, ma due blocchi: il blocco occidentale e quello asiatico. Il blocco occidentale ha nell'Europa un punto di fulcro centrale. L'elemento critico di questa contrapposizione vede nella debolezza attuale dell'Europa un elemento che assolutamente dobbiamo contenere e superare. I due blocchi in questo momento sono impegnati in un conflitto, non bellico, ma politico e commerciale, che li vede impegnati nell'accaparramento di risorse energetiche e materie prime, con il rischio peraltro di una carestia alle porte. Ciò potrebbe riguardare l'Africa in modo particolare perché se non partono le navi dall'Ucraina, dal porto di Odessa in modo particolare, circa 250 milioni di africani non potranno avere né farina né grano e questo potrebbe creare un fenomeno fuori controllo, per quanto riguarda l'immigrazione. Avremo quindi il rischio di perdite di vite umane, ma soprattutto un impatto sul nostro territorio molto gravoso.

Il conflitto tra Russia e Ucraina è alle porte dell'Unione europea e dentro il cuore dell'Europa e fino ad ora ha provocato effetti devastanti prima da un punto di vista socio-umanitario e poi da un punto di vista alimentare ed energetico. Si tratta, ripeto, di un elemento di sintesi rispetto ad un conflitto molto più ampio che certamente non finirà lì, ma non dal punto di vista militare, quanto per ciò che concerne il confronto tra potenze asiatiche ed occidentali.

Se vogliamo guardare alle conseguenze immediate sull'economia del nostro Paese, è la crisi energetica quella che ci sta colpendo maggiormente. Tale crisi prospetta anzitutto un vertiginoso taglio della produzione; immaginiamo, ad esempio, le imprese energivore che hanno bisogno di gas e di petrolio per poter lavorare. Non solo, tale crisi durerà per tutto l'inverno. Parallelamente avremo un aumento dei costi insostenibile per i nostri cittadini che determinerà un aumento dell'inflazione incontrollato. Ricordo che essa è già aumentata, attestandosi quasi all'8 per cento.

Proprio quest'ultima, specie se causata da motivi esogeni, sarà difficile da poter controllare: determinerà povertà e potrà essere causa di instabilità sociale. Si tratta di un elemento critico che dobbiamo valutare.

Nel breve e medio termine occorrerà gestire e contenere diversi problemi oltre all'inflazione, come il perdurante rallentamento della crescita economica e la stagnazione. Sappiamo che inflazione e stagnazione creano stagflazione, che per gli economisti è una parola molto gravosa. Dovremo rivedere le politiche di approvvigionamento delle energie e delle materie prime, tenere sotto controllo l'incremento dello spread (ossia il grado di fiducia che il mondo ha verso l'Italia, visto che potrà avere effetti negativi sui tassi di interesse) e favorire, rafforzando il ruolo dell'Italia, i negoziati per contenere e finalmente risolvere la guerra tra Russia e Ucraina. Questo, però, lo potremo fare solo se saremo compatti, uniti e forti.

Bisogna portare la pace in Ucraina il prima possibile, ma ciò potrà avvenire soltanto con un'Italia in grado di mantenere alta la propria credibilità (soprattutto politica, viste le criticità di questo momento rispetto ai partner storici) e con una politica estera che garantisca un allineamento forte con l'Unione europea e la NATO. La politica estera è un argomento serio rispetto al quale non possiamo scherzare. L'Italia deve essere un partner certo per chiunque interagisca con il nostro Paese.

In sostanza, occorre che il nostro Paese sia forte e capace di affrontare immediatamente una serie di innumerevoli problematiche che ricadono quotidianamente sui nostri cittadini e sulla loro vita. È necessario, dunque, che il Governo intervenga e che le istituzioni e lo Stato siano presenti e si facciano sentire vicini agli italiani.

Per questo motivo, bisogna votare il provvedimento in esame, che presuppone un'azione di responsabilità nei confronti dei cittadini. Il decreto aiuti ha oggi un valore simbolico politico che va oltre i contenuti in esso riportati, dando la possibilità di stanziare miliardi di euro per ridurre il caro bollette a favore sia delle imprese, che dei cittadini e sostenere i redditi delle famiglie colpite dall'inflazione.

In questa sede è oggi importante capire quali sono i cambiamenti e le nuove misure contenute nel testo di conversione del decreto, ricordando che si tratta di un provvedimento economico nato dall'esigenza specifica di contenere l'aumento dei prezzi causato dalla guerra tra Russia e Ucraina che però, come ho detto prima, non terminerà con la fine del conflitto. Infatti, anche se domani mattina si interrompesse questa guerra, la crisi che vede contrapposti Occidente e Asia per l'approvvigionamento delle materie prime non terminerà.

Nel corso del passaggio alla Camera il provvedimento è stato migliorato. Noi sappiamo che nessun provvedimento può essere così perfetto da poter risolvere un problema molto complesso. Pertanto, si è cercato di intervenire sul reddito di cittadinanza, uno strumento importantissimo che ha aiutato le persone meno abbienti. C'è poi il problema della cedibilità del credito d'imposta; parliamo, in questo caso, del superbonus, che ha dato un grande aiuto alle imprese edili. Ci sono state delle difficoltà. Tuttavia - ripeto - nessun provvedimento è perfetto alle origini. Abbiamo guardato con attenzione ai lavoratori con contratti part-time e dato una serie di aiuti, ma non si tratta della soluzione definitiva.

Questi sono solo alcuni esempi che fanno comprendere quanto sia vitale, importante e assolutamente necessario approvare un provvedimento di tale portata e quanto questa decisione corrisponda a un'assunzione di responsabilità nei confronti di tutti gli italiani a fronte dei problemi legati alla crisi geopolitica mondiale che stiamo vivendo e che ci obbliga necessariamente alla compattezza tra tutte le forze politiche per poterci risollevare dalla crisi economica e sociale che si abbatte sulla nostra società. Gli italiani oggi più che mai chiedono al nostro Paese compattezza politica. Le divisioni per finalità elettorali non servono agli italiani. Stiamo parlando di miliardi di aiuti alle famiglie e ai lavoratori per affrontare un lungo periodo, che si protrae già da due anni a causa della pandemia, in cui siamo stati attanagliati da difficoltà sanitarie ed economiche.

Certo, c'è da fare molto e questo provvedimento è un passaggio intermedio rispetto alle altre misure che verranno adottate, tutte migliorabili e perfezionabili. L'invito che però, a nome del mio Gruppo, faccio a tutti i colleghi è alla compattezza politica. Gli italiani vogliono uno Stato forte che guardi agli interessi dell'Italia oggi e per il futuro. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Corrado. Ne ha facoltà.

CORRADO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, colleghi, affronterò un solo aspetto del cosiddetto decreto-legge aiuti ed è quello che riguarda la cultura, perché di cultura si parla molto poco in questo provvedimento e il Ministero competente è menzionato solo agli articoli 10 e 51. Nell'articolo 10 - mi rivolgo a quanti non vi avessero fatto caso - la novità è che viene eliminato il diritto di voto in capo al rappresentante del Ministero della cultura nella commissione tecnica PNRR-PNIEC. Complimenti al Governo Draghi e a chi lo sostiene; è davvero un bel progresso per l'Italia.

Del resto, il 30 luglio 2021, nell'ormai celebre siparietto Draghi-Franceschini al G20 nel Colosseo, in cui il Presidente affermò che se si sta a sentire gli esperti non si va da nessuna parte, fu subito chiaro a tutti che si riferiva esclusivamente agli esperti dei beni culturali: sono quelli e solo quelli i reprobi; è per colpa loro che non si va da nessuna parte. Dove invece ci portano Draghi e i suoi esperti, i migliori per definizione, è finalmente chiaro a tutti i cittadini. Veniteci a raccontare ancora una volta, ministri Franceschini, Cingolani, Garavaglia e tutti gli altri esponenti del Governo e del sottogoverno, che l'Italia è la patria della cultura, che il nostro paesaggio è un patrimonio dell'umanità, che i nostri borghi sono una risorsa straordinaria e la nostra storia non ha eguali. «Ma ci faccia il piacere» avrebbe detto Totò.

Quanto all'articolo 51, i commi 1 e 4 sono disposizioni per il rinnovo di incarichi di collaborazione già in atto presso il Ministero della cultura e l'autorizzazione ad assegnarne altri, mentre il comma 2 consente di integrare la segreteria tecnica della soprintendenza speciale per il PNRR con altri esperti, ai sensi dell'articolo 7, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001. Non mi soffermo sulle anomalie di queste "chiamate", poiché le ho deplorate fin troppe volte, ovviamente nel metodo, perché la scopertura della pianta organica del Ministero della cultura, pari almeno a 10.000 unità ad oggi, è ormai paragonabile ad un buco nero.

È però il comma 3 dell'articolo 51 a destare più attenzione e sconcerto da parte mia, perché stanzia 2,5 milioni di euro per ciascun anno dal 2022 al 2026 a favore di Ales SpA, la società in house del Ministero della cultura che, come ho detto in altre occasioni, lungi dal limitarsi a fornire all'amministrazione in tutte le direzioni generali e negli istituti un supporto tecnico, amministrativo e contabile a carattere temporaneo ed eccezionale, come richiederebbe la norma, affiancando al personale ministeriale professionalità con competenze specialistiche assenti nella pianta organica, ha di fatto sostituito progressivamente i dipendenti del suddetto Ministero. I dipendenti della Ales svolgono mansioni ordinarie; essi cioè suppliscono in tutto e per tutto ai compiti dei dipendenti pubblici, ma senza firmare.

In questo modo Ales si è letteralmente mangiata il Dicastero e con il consenso della "vittima", come una specie di novello Moloch a cui il collegio romano ha sacrificato primizie e primogeniti, ovvero le migliori risorse finanziarie e le migliori professionalità, assoggettando queste ultime, fin dall'inizio della loro carriera lavorativa, a condizioni capestro che ne hanno garantito una subalternità strutturale. Basti pensare alla convenzione per sedici unità di personale tecnico-scientifico stipulata nel dicembre 2021 dal direttore del Vittoriano e Palazzo Venezia con Ales, di cui il Ministero della cultura ha accettato l'offerta non soggetta a valutazione di congruità, ma che la Corte dei conti, con delibera del 23 febbraio 2022, ha ammesso in registrazione contestando altresì la potenziale violazione di almeno tre articoli della Costituzione, in particolare dell'articolo 97, comma 4, che subordina l'accesso alla pubblica amministrazione al concorso pubblico e definendo espressamente un regime inaccettabile di favore il rapporto tra il Ministero di Franceschini e Ales.

I concorsi non si fanno o sono lentissimi e il fabbisogno è scientemente sottostimato, mentre tramite Ales, di cui detiene il cento per cento, il Ministero presta a sé stesso, di fatto, lavoratori che gli costano ben più degli interni, ma guadagnano assai meno dei colleghi inquadrati nella pubblica amministrazione. Riformare il Ministero che fu di Spadolini è dunque una necessità ineludibile e la riforma più urgente consiste nel liberarlo dallo pseudo riformatore, onorevole Franceschini, un titolare inadeguato che si affianca - frutto di sue scelte fiduciarie - ad un vertice amministrativo del tutto inadatto a rappresentare il Dicastero e realizzare il proprio mandato.

Da circa un anno inopportunamente ribattezzato Ministero della cultura, con la C minuscola che è rivelatrice, esso è non solo sempre più incapace e disinteressato a concretizzare quella funzione civile che l'articolo 9 della Costituzione affida e riconosce al patrimonio culturale pubblico, ma agisce ormai di prassi al limite del lecito, non senza compiacersi di debordare talvolta nell'illegalità vera e propria.

Colgo allora l'occasione per avanzare, in estrema sintesi, la proposta che tra le diverse vie d'uscita mi appare più opportuna e ragionevole. Non è mia, si intende, colleghi, ma è già stata presentata ufficialmente nella rivista dell'Istituto per la documentazione e gli studi legislativi nel 2021. Si tratta dell'idea di creare un'agenzia nazionale per la valorizzazione del patrimonio culturale, ovvero un soggetto unico tecnicamente specializzato che, con un approccio coordinato e strategico, sappia mettere a fuoco obiettivi, strumenti e azioni per assicurare al pubblico, mediante l'adozione di modelli e metodi adatti a gestire e valorizzare in modo diretto o indiretto i beni culturali statali materiali e immateriali in modo efficiente e sostenibile, un'offerta di servizi di qualità che producano reddito. Non c'è nulla di male in questo, anzi la capacità di autofinanziamento degli istituti statali va certo potenziata, mantenendo però bassi i costi e acceso il faro della missione civile che la Costituzione assegna al patrimonio. Basta con i nani e le ballerine: è tempo di restituire dignità al Ministero della cultura. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calandrini. Ne ha facoltà.

CALANDRINI (FdI). Signor Presidente, quanto sta avvenendo oggi in quest'Aula è l'ennesima prova che questo Parlamento sta diventando un'appendice di se stesso. Abbiamo ascoltato poco fa la relatrice Rivolta comunicarle che non c'è stata la possibilità di lavorare in Commissione bilancio e che si è arrivati in Aula senza aver dato mandato al relatore. Ciò significa che in Commissione non abbiamo potuto fare nulla; abbiamo avuto 48 ore di tempo per esaminare questo provvedimento e, nonostante fossero stati presentati solo 110 emendamenti, di cui anche 30 di questa eterogena maggioranza, ci siamo visti respingere qualsiasi proposta di modifica e di fatto ci troviamo a discutere un provvedimento nel testo approvato alla Camera dei deputati. Signor Presidente, sarebbe stato bello poter dire che il presente decreto-legge non aveva bisogno di modifiche, ma la verità è che siamo davanti ad un provvedimento che dà una risposta blanda ai problemi degli italiani.

Passiamo quindi a esaminare velocemente ciò che il provvedimento in esame accoglie con un nome altisonante, un po' come è accaduto per tutti gli altri provvedimenti succedutisi in questi ultimi due anni. Il decreto-legge aiuti suggerisce che vada incontro ai problemi e che magari risolva pure qualche problema agli italiani. Sicuramente abbiamo risolto il problema del ministro Franceschini, che è sempre molto presente nei decreti-legge che vengono approvati, per mantenere il suo staff di collaboratori, cui viene prorogato il contratto; abbiamo aiutato anche i navigator, loro malgrado simbolo del fallimento del reddito di cittadinanza, che si vedono anche loro prorogare contratto e stipendio. Noi non abbiamo nulla contro i navigator, che sono vittime di un sistema che non ha funzionato e che noi evidentemente abbiamo sempre chiesto di poter cancellare. Il provvedimento in esame dà anche un aiuto (e che aiuto) all'INPS: 40 milioni per acquisti di beni e servizi; addirittura ci concediamo anche l'onore di dare un milione di euro a Como per - badate bene - interventi stradali urgenti. In un decreto-legge che dovrebbe affrontare il tema del caro bollette, del caro materiali, di caro energia, diamo un milione di euro di fatto per asfaltare una strada nella provincia di Como. Questa e tante altre mancette elettorali sono contenute nel decreto-legge in discussione e negli altri che si sono succeduti negli ultimi anni. Insomma, una mancetta non la ne neghiamo a nessuno, ma qualcuno ci deve spiegare cosa hanno a che fare i collaboratori di Franceschini, i navigator, l'acquisto di materiale di cancelleria per l'INPS, gli interventi su strade e ambiente con tutto ciò che invece doveva contenere il provvedimento in discussione.

Figuratevi se questa maggioranza, che sta pensando solo alla propria sopravvivenza, è in grado di aiutare veramente il popolo italiano. Questo, più che decreto aiuti, doveva chiamarsi decreto ricatti, da parte di forze politiche di una maggioranza che oggi perderà dei pezzi importanti.

Probabilmente qualcuno è già in campagna elettorale e di questo noi siamo contenti, ci fa piacere. Anche noi non vediamo l'ora di andare al voto, invece di assistere a questo teatrino impietoso di chi ieri votava la fiducia alla Camera ed oggi, invece, la negherà in questa Aula del Senato.

Non è questo il momento delle scenate e dei tristi spettacoli di tristi figuri. Ma del resto, da questo Governo e dalla coalizione che lo sostiene, non potevamo aspettarci nulla di diverso: un miscuglio, un coacervo di forze politiche troppo diverse tra loro per stare insieme era evidentemente destinato a fallire; un compromesso al ribasso che noi abbiamo sempre denunciato.

Mentre fuori da questa Aula c'è un Paese che arranca, un Paese in difficoltà che cerca di uscire da questa crisi economica fatta di inflazione, caro energia, caro bolletta, caro carburante, questo Governo e questa maggioranza litigano, pongono veti, discutono del reddito di cittadinanza e di cannabis, dimenticando che questo Paese è in braghe di tela e che sta facendo leva solo sulle proprie braccia per potersi risollevare.

Non siete stati capaci di mettervi d'accordo neanche tra di voi. Siete un'armata Brancaleone, legati solo al potere e al tirare a campare. Avete utilizzato la nobiltà dell'emergenza e della solidarietà nazionale per fare interessi di potere soltanto vostri. Avete abbandonato questo Paese a sé stesso in maniera colpevole e strumentale. Siete responsabili, dinanzi agli italiani, di non aver saputo essere classe dirigente nel momento in cui il Paese aveva bisogno di una guida autorevole. Avete trasformato gli aiuti in elemosina. Avete fatto diventare gli italiani dei questuanti.

Di questo darete conto al Paese a breve, perché state tirando a campare. È però questione di pochi mesi: siamo arrivati. Il voto è vicinissimo. Noi crediamo che, dopo il voto di oggi, non si possa più parlare di Governo Draghi. La tenuta di questa maggioranza è franata sotto i Diktat di chi ha pensato solo a se stesso e a racimolare qualche consenso politico. Con questo clima di ricatti, di beghe, di liti interne, di tutti contro tutti state tenendo in ostaggio il Paese.

Non potevate produrre nulla di buono prima; tantomeno potete farlo oggi, tentando di racimolare qualche voto in più e pensando che fare opposizione a voi stessi vi salvi la faccia e salvi la vostra dignità. Noi ci auguriamo di assistere, tra poche ore, a uno scatto di orgoglio da parte di questa Aula, ad una presa di coscienza di una esperienza che è giunta al capolinea e lo diciamo con tutto il rispetto per il presidente Draghi, la cui autorevolezza, purtroppo, non è stata sufficiente a placare gli appetiti di alcune forze politiche.

Oggi, forse, salvo altri clamorosi colpi di teatro, quel famoso e fatidico giorno è arrivato. Mandiamo a casa questo Governo e questa maggioranza fallimentare; basta con i giochi di Palazzo. Confidiamo nella serietà di Draghi, che ha escluso un Draghi-bis, e confidiamo anche nel ruolo del Capo dello Stato, affinché non siano tirati fuori altri conigli dal famoso cilindro.

Mentre, infatti, qualcuno pensa al rimpasto pur di tenersi stretta la poltrona, noi diciamo chiaramente che è giunto il momento di voltare pagina e tornare al voto. Torniamo al voto e restituiamo agli italiani l'opportunità di scegliersi un Governo: un Governo forte, che faccia gli interessi della nazione e non gli interessi di qualcuno in particolare.

Ognuno di noi oggi potrà votare secondo coscienza, ma state certi che da Fratelli d'Italia non arriverà alcun sostegno, come sempre abbiamo fatto, e che non saremo mai complici di una coalizione tanto deleteria quanto disastrosa per il nostro Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà.

DAL MAS (FIBP-UDC). Signor Presidente, dire che siamo in un momento particolare di questa legislatura, quasi epigonale, mi pare che sia fuori discussione. Oggi discutiamo o dovremmo discutere di un decreto-legge che comunque finanzia per il 2022, cioè per l'anno in corso, più di 20 miliardi; sono 20 miliardi di aiuti alle persone, alle famiglie e alle imprese. Ci sono provvedimenti che contengono un sostegno a chi percepisce un reddito modesto, ci sono provvedimenti che prevedono un abbattimento del costo del terzo trimestre delle bollette, conseguente al caro energia. Si tratta quindi di un insieme di provvedimenti che trova la propria fonte in circa 6 miliardi e mezzo, che praticamente è il valore complessivo dell'extraprofitto che le imprese produttrici o che gestiscono l'energia hanno ricavato in questo momento dovuto alla particolare, singolare e drammatica vicenda che stiamo vivendo in Europa e nel mondo. Tale vicenda vede un Paese in guerra, un Paese illegittimamente invaso, e vede tutta la drammaticità di ciò che è successo da parte di una non democrazia, di una democratura che si impone con forza e violenza nei confronti di un popolo libero.

Bene, che cosa prevediamo? Ci sono degli interventi anche sul superbonus del 110 per cento, ma non risolvono il problema, perché il problema della cessione del credito rimane, soprattutto per chi ha applicato lo sconto in fattura; non se ne viene fuori e c'è il rischio del fallimento di molte imprese. È poi evidente che questa misura sviluppista incontrerà o sta incontrando delle difficoltà, soprattutto per quanto riguarda la platea più ampia dei condomini, i cui interventi dovrebbero completarsi entro il dicembre del 2023, con problemi non certamente banali, ammesso che ci si riesca. Nessuno mette in dubbio che questa sia stata una misura efficace, però sicuramente è una misura migliorabile; e nessuno mette in dubbio la necessità di evitare le frodi.

Bene, veniamo al punctum dolens. Diceva Prezzolini, credo, o Flaiano che nulla in Italia è più definitivo del provvisorio. E il carattere ontologicamente provvisorio è tipico dei bonus, giustificati e giustificabili in un momento di crisi davanti all'emergenza. Il 110 nasce da una misura di sviluppo del Paese, soprattutto per dare rilancio al sistema dell'edilizia, che ben sappiamo essere uno degli elementi trainanti della nostra economia. Ma lì abbiamo anche scoperto la mole ingente delle frodi, così come abbiamo scoperto un'altra cosa. Lo dice uno che non è personalmente contrario al sostegno e che anzi vuole il sostegno nei confronti di chi perde il lavoro, ma che capisce anche che con il reddito di cittadinanza, così come impostato, abbiamo perso quella cultura tipica dell'Italia nelle politiche attive del lavoro. (Applausi).

Non vorrei citare Biagi, perché penso sia scontato. Praticamente abbiamo quasi ipostatizzato il mercato della rinuncia, perché di questo si è trattato.

È la cattiva applicazione di una misura solidaristica.

Ricordo il bellissimo intervento che fece Calamandrei, credo all'Università degli studi di Firenze, sulla nostra Costituzione, in cui disse che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono la libera iniziativa e soprattutto l'uguaglianza nelle condizioni di partenza degli individui, che è il presupposto di uno Stato democratico e liberale: in un bellissimo intervento, che in parte oggi non si rispecchia in quello che produce talvolta quest'Assemblea.

Il Governo Draghi è politico, non tecnico. È un Governo che ha avuto - e ha - una delle voci più autorevoli dell'Italia e dell'Europa, riconosciuta nel mondo, ma oggi ci troviamo in questa condizione (cito ancora una volta Flaiano, che oggi, evidentemente, mi torna alla memoria: sarà la giornata, come suggerisce il senatore Mallegni): la via più breve tra due punti in Italia è l'arabesco.

Abbiamo infatti assistito a un Movimento 5 Stelle che definire movimento è un obbrobrio semantico, perché è una compagine (Applausi), nata sfruttando un atteggiamento populista, intriso di rancore, che oggi non ha più alcuna visione di ciò che sta succedendo (Applausi). Esso sta tenendo inchiodati questo Paese e gli italiani, che stanno rivendicando attenzione per la loro situazione economica, per la crisi energetica e per un mondo che si sta dividendo davanti alla Russia, il cui disegno neozarista sta mettendo nuovamente in discussione gli equilibri del dopo Jalta (Applausi). Ma dove pensate di andare in questo modo? Quale responsabilità avete rispetto al Paese?

È solo questo il tema che sta al centro del dibattito politico e della discussione di oggi e starà al centro di ciò che accadrà nelle prossime ore. Faccio un appello al presidente Draghi, uomo che in questo momento rappresenta - come ho detto - l'Italia. (Richiami del Presidente). Concludo, Presidente: è stata fin troppo gentile nei miei confronti, la ringrazio veramente di cuore.

Credo che stiamo sprecando l'occasione per un ordinato concludersi di questa legislatura, che vada nella direzione di aiutare gli italiani nelle difficoltà e che soprattutto dia la possibilità di una politica estera chiara. Oggi Draghi è un punto di riferimento nell'Europa; è in difficoltà Macron, non c'è Boris Johnson. Quale Europa volete? Quale Alleanza atlantica volete? Volete rafforzare il disegno putiniano e l'alleanza con la Russia? Bene: io non ci sto! (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, questo decreto aiuti è il nono provvedimento che prevede misure per fronteggiare il caro energia ed il caro carburante: complessivamente, ad oggi, ammontano ad oltre 33 i miliardi stanziati.

Queste, in sintesi, le misure introdotte dal provvedimento. Per le imprese vengono potenziati i crediti di imposta per le spese sostenute per i consumi di luce e gas nel secondo trimestre; vi sono ulteriori contributi straordinari agli enti locali per fronteggiare gli aumenti delle bollette: 150 milioni ai Comuni, 30 milioni alle Province. Contro il caro carburanti per gli autotrasportatori vi è il credito di imposta del 28 per cento delle spese sostenute per l'acquisto di gasolio, effettuato però solo nel primo trimestre del 2022. Contro la spirale dell'inflazione, vi è il riconoscimento del bonus di 200 euro a una platea di 31 milioni di italiani.

Vi è poi la proroga al terzo trimestre dell'azzeramento degli oneri di sistema nelle bollette elettriche per tutte le utenze; della riduzione degli oneri di sistema nelle bollette del gas; dell'IVA agevolata al 5 per cento per i consumi di gas naturale per usi civili e industriali.

Sempre al terzo trimestre vi è anche la proroga del bonus sociale energia alle famiglie in difficoltà economica e per i cittadini in gravi condizioni di salute: parliamo di 5,2 milioni di soggetti.

Per l'accesso a questo bonus - voluto dalla Lega, che ne ha fatto una battaglia di equità e giustizia (Applausi) - si è aggiunta la retroattività con la compensazione dell'automatismo, dopo che avevamo denunciato come l'automatismo stesso all'inizio valesse solo per i percettori del reddito di cittadinanza, mentre per le restanti famiglie in difficoltà economica, moltissime delle quali ignare del diritto del beneficio e che in questi mesi hanno continuato a pagare bollette salatissime, correva l'obbligo di presentare al Comune la documentazione sostitutiva unica: una discriminazione inaccettabile, che ora abbiamo rimosso, a beneficio di milioni di famiglie. (Applausi).

Altre misure significative del decreto-legge sono i commissari per i due rigassificatori galleggianti di Piombino e Ravenna, le ulteriori semplificazioni per le rinnovabili e le comunità energetiche, qualcosa sul superbonus e sulla cessione dei crediti, 3 miliardi contro il caro materiali per i lavori pubblici; vi è anche la gestione dei rifiuti a Roma, con il termovalorizzatore che confidiamo venga realizzato quanto prima (Applausi), per rimuovere la vergogna in cui da troppi anni versa la Capitale.

Non tutto, però, è filato liscio: con la riformulazione da parte dell'Esecutivo di un emendamento parlamentare alla Camera, è stato incredibilmente introdotto il de minimis per il riconoscimento alle imprese dei crediti d'imposta per gli acquisti di gas ed elettricità; è una norma che ci ha lasciato esterrefatti per l'approssimazione e che ha gettato le imprese nel panico.

È inaccettabile come il Governo, mentre con una mano prevede il credito di imposta per dare una boccata d'ossigeno alle imprese, con l'altra, invece - mi dicono al Dipartimento delle politiche europee - intenda comprimere, se non persino azzerare, questi stessi benefici, voltando le spalle alle imprese, peraltro in questo periodo di caro energia, in cui anche l'Europa ha allargato le maglie in tema di aiuti di Stato. Il vincolo, dunque, è assolutamente da rimuovere, perché il de minimis prevede a 200.000 euro il massimale di aiuti ottenibili, ma su base triennale e per tutte le imprese appartenenti allo stesso gruppo, e la cifra di 200.000 euro risulta in questo momento assolutamente inadeguata alle finalità del sostegno alle imprese. (Applausi).

L'impegno del MEF, anche su spinta del ministro Giorgetti, di effettuare l'intervento correttivo, dopo la richiesta della Lega, è importante, ma i tempi per attuarlo sono ristretti. Se la distorsione non verrà rimossa entro il 16 luglio, dopodomani, le imprese, già pesantemente colpite dal caro bollette, non potranno operare la compensazione dei crediti d'imposta maturati nel secondo trimestre, dunque subirebbero ulteriori difficoltà finanziarie, senza contare poi il problema dei crediti già usufruiti, in contrasto con la norma sopravvenuta.

Altra assurdità accaduta è che, mentre il Governo ha prorogato per altri tre mesi - questo il 30 giugno, dunque fino a settembre - l'IVA agevolata al 5 per cento per i consumi di gas naturale per usi civili e industriali, misura in vigore dall'ottobre 2021, ecco che arriva a sorpresa l'Agenzia delle entrate, che di fatto, con una propria interpretazione, vuole mettere le mani nelle tasche degli italiani, chiedendo la restituzione di parte dell'agevolazione. (Applausi).

Lo scorso 7 luglio, l'Agenzia ha infatti sentenziato, andando, secondo noi, contro un chiaro principio di matrice unionale, che l'aliquota ridotta del 5 per cento si applica solo alla materia prima, la commodity, ma non può estendersi ai servizi accessori o alla quota fissa della tariffa, di fatto imponendo agli operatori di vendita, che ora sono nel panico totale, di rettificare tutte le fatture emesse sino ad oggi dall'ottobre 2021, addebitando l'imposta retroattiva agli utenti.

Chi lo dice ora agli italiani che dovranno pagare il 17 per cento di IVA su più del 50 per cento della bolletta?

Tutto questo, inoltre, con effetto retroattivo dal 1° ottobre. Su questo è assolutamente necessario che il direttore dell'Agenzia prenda in mano la questione e revochi l'interpretazione dei suoi uffici.

Sul fronte della sicurezza energetica e dell'affrancamento dal gas russo, il Governo e il ministro Cingolani stanno facendo tanto, ma sul fronte del caro energia, stanti le vicende geopolitiche, l'instabilità dei mercati, la difficoltà di approvvigionamento del gas (in questi giorni abbiamo anche lo stop di fornitura del gas russo attraverso il Nordstream)… Presidente, non riesco ad andare avanti, le chiedo se è possibile prendere una pausa e riprendere più avanti il mio intervento.

PRESIDENTE. Certamente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Angrisani. Ne ha facoltà.

ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Presidente, il Governo Draghi ha battuto ogni record: 50 fiducie in quindici mesi. Le spaccature in questa maggioranza a dir poco anomala e innaturale sono evidenti e, aggiungo, irrimediabili. L'iter del decreto aiuti alla Camera è stato emblematico, ma qui il problema è che alla politica si è sostituita sempre di più la tecnocrazia e l'idea di sostenere un Governo di unità nazionale con tutte le forze politiche tradizionali non poteva che risultare controproducente e fallimentare. Sembra che i nodi vengano al pettine solo ora, ma in realtà l'insofferenza nelle forze di maggioranza è ontologica: chi nasce tondo non può morire quadrato.

Il 17 e il 18 febbraio del 2021, quando il Senato e la Camera votarono la fiducia al nuovo Governo Draghi, ci fu un drappello di parlamentari che preferì non scendere a patti con le altre forze politiche e rifiutare gli inevitabili compromessi ai quali si sarebbe dovuti scendere e fu espulso immediatamente. (Applausi). Oggi, le principali forze politiche che si dichiaravano antisistema si interrogano sul proprio ruolo nell'Esecutivo, ma quale prospettiva veniva immaginata, quando fu prospettata l'idea di entrare nella nuova maggioranza?

PRESIDENTE. Senatrice Abate, non si può riprendere con il telefonino in Aula. Dopo quattro anni di legislatura ancora non lo sa? C'è scritto nel Regolamento.

Prego, senatrice Angrisani, prosegua.

ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV). Non era già ovvio che avrebbero perso la loro essenza e la loro anima all'interno della coalizione più eterogenea della storia repubblicana, tradendo anche quegli stessi parlamentari che avevano avuto fiducia in un nuovo indirizzo? Non potevamo dire sì a Draghi allora, figuriamoci ora, che sta conducendo il nostro Paese sempre più verso l'abisso.

È passato quasi un anno e mezzo dall'insediamento del Governo ad ora e alla vigilia del voto finale sul decreto aiuti qualcuno parla di linea dura della maggioranza. Mi spiace sia stata questa l'occasione di fare chiarezza e mettere nero su bianco il proprio programma politico, soprattutto in materia di welfare e sostegno alle fasce più deboli della popolazione, prendendo la distanza da un Governo che non aveva queste priorità. Solo in pochi avevamo avuto il coraggio di fare una scelta di campo contraria e di schierarci da subito all'opposizione.

Ora è tardi, si cerca di rattoppare uno strappo ormai non ricucibile. Il problema è che le condizioni andavano messe ben prima, perché, se si fosse rimasti coerenti con la linea programmatica, nessuno sarebbe entrato a far parte di un Esecutivo il cui Presidente ha passato la propria vita professionale in stretta correlazione con le lobby finanziarie. È palese che la presenza di forze politiche con ideali diametralmente opposti tra loro avrebbe causato l'implosione di qualche parte della causa, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Chi crede fermamente in certi valori come l'ambientalismo, la legalità, la giustizia sociale e il bene comune non può e non potrà mai essere concorde con certe scelte politiche, come l'inceneritore di Roma o il rigassificatore nella città di Piombino. Tutto ciò non aiuta i cittadini e le imprese. Si prosegue con l'invio di armi, per non parlare dei problemi che sta causando alle imprese e alle famiglie il blocco del superbonus. Il decreto aiuti avrebbe dovuto aiutare gli italiani ad affrontare l'inflazione, l'aumento dei prezzi delle materie prime, il caro benzina e altri problemi, ma di aiuto concreto c'è poco.

Oggi le principali forze politiche non sono rimaste coerenti con la linea programmatica e quindi le aziende riceveranno spiccioli in confronto alle loro reali esigenze. Alla Camera con i colleghi di Alternativa abbiamo proposto alcuni emendamenti per migliorare il provvedimento, uno dei quali intendeva abbassare l'IVA sui generi alimentari, ma purtroppo sono stati bocciati. Chi sostiene questo Esecutivo deve assumersi la responsabilità dell'intera azione di Governo, che sta agendo molto nel male e poco nel bene.

Questo Governo e la maggioranza che lo sostiene assomigliano molto al drago dell'apocalisse con sette teste: si guarda contemporaneamente da una parte, dall'altra e dall'altra ancora. Così, ad esempio, se qualche partito insiste sulla liberalizzazione delle droghe leggere e sulla riforma della cittadinanza, altri spingono nella direzione opposta, in un continuo tira e molla, portando al popolo sfiducia e incertezza. Ci sono poi il sostegno militare alla guerra in Ucraina e l'aumento sconsiderato del costo della vita, che ha contribuito all'aumento di un divario ancora più marcato tra le classi sociali. Si chiamano in causa tutti coloro che vogliono costruire un'agenda politica nuova, basata sul diritto e sul lavoro, antitetica al programma portato avanti da Draghi.

Non so chi staccherà la spina a questo Governo e quale conseguenza ciò causerà, ma noi abbiamo fatto questa scelta all'inizio e la rivendichiamo con orgoglio, dimostrando che la nostra valutazione era stata fatta con consapevolezza e coerenza.

In conclusione, il vero aiuto alla popolazione italiana non è questa misura, ma sarebbe mandare a casa questo Esecutivo e porre finalmente le basi per la costruzione di uno Stato sociale, che si occupi della qualità della vita reale e del benessere reale dei cittadini, senza deluderli ulteriormente. Sta a noi convincerli. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.

MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, Governo, colleghi, oggi è sicuramente una giornata che ricorderemo. Abbiamo infatti lavorato moltissimo questi mesi per cercare di rispondere alle emergenze del nostro Paese. Lo abbiamo fatto con responsabilità. Noi di Forza Italia lo abbiamo fatto con la grande responsabilità che ci ha chiesto il presidente Berlusconi.

I fatti di questi ultimi giorni però, francamente, ci lasciano abbastanza allibiti. Oggi discuteremo infatti il decreto aiuti, che serve sicuramente al Paese, perché ha tutta una serie di provvedimenti che riguardano ad esempio le bollette, le imprese e, più in generale, le misure che gli italiani richiedono, e ci siamo trovati di fronte all'ennesima fibrillazione. Una volta si dice che è per via del termovalorizzatore, una che è per i nuovi punti e un'altra si inventano questioni che non hanno assolutamente niente a che fare probabilmente con le questioni vere e reali del Paese. (Applausi).

Per noi è importante far capire che abbiamo sulla schiena il senso e il peso di questa responsabilità e vorremmo che le altre forze facessero lo stesso. Non so cosa pensino di inseguire coloro i quali ritengono che la strada migliore sia far fibrillare il Parlamento e un Governo autorevole, che soprattutto ci ha resi autorevoli in Europa e non solo, che è riuscito a far passare la dipendenza dal gas della Russia dal 40 al 25 per cento (Applausi) e che è posizionato chiaramente in Europa e nell'ambito dell'Alleanza atlantica. Destabilizzare tale quadro significa evidentemente avere in testa scenari diversi per il nostro Paese, in un momento come quello che stiamo vivendo, attraversato da una grave crisi internazionale.

In questi giorni abbiamo capito che i nostri cittadini e i nostri elettori questo balletto parlamentare non lo capiscono e - peggio - ne hanno paura, temendo quello che può succedere. È questo il più grosso richiamo alla responsabilità che penso debba essere fatto nella giornata di oggi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà.

TESTOR (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, oggi è una giornata convulsa, che determinerà l'andamento dell'agenda politica del nostro Paese.

Di fatto, oggi votiamo la fiducia su un provvedimento tanto atteso dalle famiglie e dalle aziende, che si può identificare già dal nome, ossia aiuti, il cui fine è dare ossigeno a un'economia in difficoltà e respiro alle famiglie. Può definirsi, a tutti gli effetti, una misura tampone, atta a salvaguardare la resilienza del Paese.

Questo Governo nasce con l'esigenza di affrontare l'emergenza, dapprima pandemica, con il compito di attuare il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La situazione si è poi aggravata per il rincaro e la carenza di materie prime, la crisi energetica e il conflitto in Ucraina. Si è poi aggiunta la crisi idrica. Insomma, si è verificato il susseguirsi di crisi che mettono a dura prova la tenuta economica e sociale del Paese.

Mi sia consentita una considerazione che, dal mio punto di vista, mette in luce la fragilità e la discutibilità delle scelte politiche passate, partendo proprio dalla prima emergenza, ossia quella sanitaria. I tagli continui alla sanità, il numero chiuso per l'accesso ai corsi universitari in medicina e l'accentramento dei servizi hanno di fatto reso complicata la gestione pandemica. C'è poi la dipendenza energetica, con il settore in mano ai mercati esteri a causa dei continui no di una parte politica. E perché non ricordare il bonus rubinetti, quando la rete idrica è un colabrodo?

Quando adottiamo delle misure, è giusto che queste siano in parte rispondenti alle esigenze. Bisogna però avere una pianificazione, che vada oltre la visione odierna e guardi al futuro, perché lo dobbiamo alle generazioni future. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha questo scopo, ossia dare una programmazione e risposte ai problemi che, negli anni, ci hanno portato oggi a essere impreparati ad affrontare tutte le emergenze che si sono susseguite negli ultimi due anni. Gli strumenti ci sono per fare le riforme strutturali, bisogna solo avere visione e coraggio.

Entrando nel merito del provvedimento, esso è caratterizzato da forme di supporto riconducibili al settore energia, con interventi per il contenimento dei prezzi. Sappiamo che senza questo intervento l'aumento delle bollette per le famiglie avrebbe sfiorato il 40 per cento. Questi rincari vengono sterilizzati grazie al contributo di solidarietà chiesto agli operatori del gas, che si aggiunge alla tassazione degli extraprofitti. Le tariffe dell'elettricità subiranno un aumento dello 0,4 per cento, mentre quelle del gas resteranno invariate, grazie all'azzeramento degli oneri di sistema per il terzo trimestre 2022 per l'energia elettrica e alla riduzione al 5 per cento dell'IVA sul gas.

Altre misure sono state introdotte per contenere l'effetto inflazione (che, lo ricordo, è arrivato all'8 per cento), con un bonus una tantum di 200 euro destinato a diversi soggetti, tra cui lavoratori dipendenti con una retribuzione lorda, su 13 mensilità, non superiore a 2.692 euro al mese e ai pensionati con un reddito personale non superiore ai 35.000 euro annui, oltre alle categorie dei lavoratori stagionali e domestici.

Sono altresì presenti misure a sostegno delle imprese. Grazie a un emendamento della Lega, ci saranno semplificazioni per le utenze elettriche e del gas per le imprese non energivore, per favorire l'utilizzo del credito di imposta 2022. (Applausi).

Adesso sarà il fornitore stesso di gas ed energia a comunicare gratuitamente i dati utili a determinare il calcolo dell'incremento del costo della componente energetica e l'ammontare della detrazione spettante all'azienda.

Un altro tema importante riguarda gli enti locali, allarmati dall'aumento dei costi che avrebbero influito sull'erogazione dei servizi. Nel miglioramento del testo è stata inserita la possibilità di utilizzare gli avanzi Covid per prevedere agevolazioni sulla Tari, e la possibilità di utilizzare le risorse dei proventi incassati dalle multe per le coperture delle spese di utenze gas e luce (solo per l'anno 2020).

Altra soddisfazione può essere espressa per le misure a supporto di un settore importante come la pesca, per il quale sono stati stanziati 23 milioni per prorogare il credito d'imposta fino al 31 dicembre per l'acquisto di carburante. Di fatto, l'articolo 18 del decreto-legge 21 marzo, n. 21, introduce un credito d'imposta a favore delle imprese esercenti attività agricola e della pesca, quindi sarebbe opportuno che il Governo - e la Lega glielo chiede, visto che è stato approvato un ordine del giorno in merito - si attivasse con gli opportuni interventi per estendere anche alle imprese agricole il credito d'imposta fino a fine 2022. Ricordo che le aziende agricole, oltre al caro energia, stanno affrontando la crisi dovuta alla siccità, che ha messo a repentaglio i raccolti. (Applausi).

Voglio ringraziare i colleghi alla Camera, che hanno lavorato su questo decreto-legge cercando di migliorarlo, e credo che sia importante in questo momento dare tutte le risposte che i cittadini attendono con la serietà che ha sempre contraddistinto la Lega. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Arrigoni, se desidera, può riprendere il suo intervento.

ARRIGONI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la ringrazio per l'opportunità. Ci riprovo.

Dicevo che, sul fronte della sicurezza energetica e dell'affrancamento dal gas russo, il Governo e il ministro Cingolani stanno facendo tanto, ma sul fronte del caro energia, stanti le vicende geopolitiche, l'instabilità dei mercati, e la difficoltà di approvvigionamento del gas (in questi giorni abbiamo anche lo stop di fornitura del gas russo attraverso il Nord Stream), e l'abnormità e l'imprevedibilità dei livelli del prezzo del gas, la situazione è preoccupante e temo che per l'autunno si farà drammatica. L'industria non ce la fa più a reggere e soprattutto non ha certezze. Ormai le incognite sugli approvvigionamenti si moltiplicano. Da qualche giorno, alcuni venditori hanno già comunicato alla propria clientela che, stanti i livelli di prezzo dell'elettricità, dal 1° gennaio 2023 rescinderanno i contratti di fornitura. A questo si aggiunge la crescente difficoltà delle grandi aziende nel definire i contratti di fornitura di gas per il prossimo anno termico, dato che i principali operatori, avendo difficoltà a reperirlo sui mercati all'ingrosso, non si impegnano a garantire contrattualmente la consegna del gas.

Sulla scorta di questo, alcune associazioni d'impresa - penso ad Assocarta - hanno lanciato l'allarme per l'imminente chiusura degli impianti produttivi: un dramma per l'economia e per l'occupazione.

Concludo dicendo per dire che per il caro energia serve molto di più. Il premier Draghi annunciato per la fine del mese un nuovo intervento con diversi miliardi. Bene: la Lega chiede che sia poderoso (Applausi), finanziato anche attraverso uno scostamento di bilancio, anche perché dovrà contrastare i livelli di prezzo del gas e dell'elettricità in continuo aumento (in questi giorni sono nove volte quelli degli anni pre-Covid). Oggi il prezzo unico nazionale dell'elettricità (PUN) è a 446 euro per megawattora e a 180 quello del gas. Siamo praticamente a livelli doppi rispetto ai prezzi medi del primo semestre 2022; il quadruplo rispetto alla media del 2021. Dunque, se non si interviene in modo deciso, avremo costi insostenibili a carico di famiglie e imprese, anche nel comparto tutelato, pregiudicando la tenuta del sistema.

La Lega, come indicato nella mozione che sarà discussa giovedì prossimo, chiede che vengano prorogate e rafforzate per tutto il terzo trimestre anche le seguenti misure: i crediti d'imposta per gli acquisti di energia da parte delle imprese, ovviamente senza il regime de minimis (Applausi); il taglio delle accise sui carburanti (ricordo che termina il 2 agosto); l'azzeramento delle accise e il taglio dell'IVA del gas per autotrazione, che ha prezzi allarmanti, che mettono a rischio l'esistenza di una filiera; il credito d'imposta per l'acquisto di gasolio e benzina per pesca, agricoltura e autotrasporto; chiediamo inoltre che siano previsti nuovi contributi per i Comuni che sono in affanno e che finalmente sia prevista l'IVA al 5 per cento per il gas indiretto. Il premier Draghi fa bene a insistere in Europa per il tetto al prezzo del gas; tuttavia, se mai riuscirà a ottenerlo dall'Europa, passeranno ancora mesi e nel frattempo aumentiamo senza indugio la produzione nazionale di gas per ridurre la nostra dipendenza energetica, anche modificando il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Pitesai). (Applausi).

Infine, è vero che il superbonus è costoso. Era inevitabile che finisse così: troppo ambizioso e non sostenibile, ma oggi ci sono imprese, tecnici e famiglie che hanno iniziato i lavori e sono in stallo. (Applausi). Hanno fatto debiti, hanno ipotecato le proprietà e stanno fallendo. Mi rivolgo al premier Draghi e al ministro Franco: per dare la certezza del diritto, occorre dare una via d'uscita anche a loro. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Vecchis. Ne ha facoltà.

DE VECCHIS (Misto-IpI-PVU). Signor Presidente, avrei voluto parlare del decreto-legge aiuti, arrivato all'esame della 11a Commissione martedì e licenziato in cinque minuti, ma non ci è stata data la possibilità di discuterlo né di analizzare gli emendamenti. Avrei voluto parlare degli esodati del commercio, abbandonati da questo Governo, dei lavoratori del mondo agricolo, dei precari che debbono elemosinare un contratto, dei pescatori (che saluto) che in questo momento stanno manifestando contro il caro gasolio, che voi mitigate, ma non abbattete. Avrei voluto parlare dei tassisti, degli albergatori e dei ristoratori, che in questo momento sono in piazza a manifestare per i loro diritti, per mantenere le loro famiglie, da voi dimenticate. (Applausi). Avrei voluto parlare della crisi in Ucraina, perché parlate di pace, ma nessuno si applica per la diplomazia, per trovare una soluzione diplomatica: inviamo le armi e soldi per le armi, mentre la gente muore e gli italiani subiscono la crisi economica a causa di questa guerra.

Avrei voluto parlare di queste cose, ma debbo parlare di una delle virtù dei senatori: il coraggio. Tutti state facendo finta di non capire quello che sta avvenendo: una forza politica che è al Governo da quattro anni oggi ci parla di salario minimo, ma il provvedimento sul salario minimo è stato incardinato in 11a Commissione proprio quattro anni fa, quindi siete voi che non lo approvarlo! Anche il disegno di legge sui caregiver siete stati voi a non approvarlo! Oggi però leggiamo sui giornali che i senatori di quella forza politica non partecipano al voto. I senatori devono essere coraggiosi e partecipare al voto: sì o no alla fiducia al Governo Draghi, sì o no. Altrimenti è fuggire e sono i vili a farlo. Noi stiamo offendendo la memoria dei senatori di Roma antica, sempre rimasti al loro posto. Visto che c'è il Regolamento del Senato, cambiamo anche nome, perché non siete degni dei senatori di Roma antica, che state offendendo con questo teatrino, come state offendendo il popolo italiano: sì o no, dentro o fuori; invece, vediamo e non vediamo, oggi sì e domani no, vediamo quello che accadrà. Il popolo italiano non può aspettare, perché sta soffrendo.

Ieri con il senatore Paragone abbiamo parlato con i tassisti, che piangevano, perché vedono il loro futuro incerto, non sicuro per le loro famiglie, mentre vogliono semplicemente lavorare. Voi state giocando sui lavoratori, sulle persone che veramente soffrono, sui disabili, su tutte quelle realtà che a voce volete difendere, ma che in realtà non state difendendo. Parlate del fatto che i cittadini non votano e dell'astensionismo: forse accade perché non si sentono più rappresentati. Avete inventato quell'escamotage per permettere ad alcuni partiti di raccogliere le firme, mentre altri le dovranno raccogliere. A noi interessa poco: le raccoglieremo, perché saremo presenti nelle piazze per raccontare quello che è accaduto.

Il provvedimento sul salario minimo è all'esame della 11a Commissione da quattro anni; il disegno di legge sui caregiver è all'esame della Commissione.

Dite la verità: alcuni provvedimenti non sono stati ancora approvati perché dovevano portare la firma di questo o di quell'altro senatore, prima di questo o di quell'altro partito. Diciamo la verità: giochi di Palazzo, quei giochi che noi vogliamo abbattere, che qualcuno ha detto che avrebbe abbattuto e, invece, oltre alla scatoletta di tonno si è preso i grissini e anche la bistecca, mentre c'è gente veramente che, con 4 euro all'ora, non riesce ad avere quella bistecca.

Scusate se semplifico con parole povere, ma io vengo dal popolo, sono uno del popolo e ho sofferto per essere stato disoccupato come tanti. Quindi, voglio parlare al popolo. Non sto parlando a voi, ma sto parlando al popolo. Vinceremo, popolo, perché voi andrete a casa! Noi non abbiamo paura di andare al voto! Dimettetevi e andiamo al voto! (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà.

PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi da inizio legislatura si è affermata la prassi di definire i provvedimenti con un nome oltre che con una designazione tecnica. Spesso, in passato, al nome pomposo, non è corrisposto un contenuto altrettanto importante. A mio avviso, però, non è questo il caso.

Definire quello in esame come decreto aiuti è del tutto pertinente, perché contiene misure per 14 miliardi: misure a favore del nostro sistema produttivo, a favore della nostra popolazione e a favore di tutte le categorie in difficoltà. Non è un caso che, come primo riferimento al contenuto, voglio parlare del fondo per le imprese in crisi.

Da due anni si parla di crisi: crisi per il Covid-19, crisi per la supply chain, crisi del causata dalla guerra in Ucraina, crisi determinata dal caro delle materie prime, crisi determinata dal caro petrolio. È da due anni, praticamente, che dobbiamo fronteggiare una crisi dietro l'altra. Quindi, avere provvedimenti a favore delle imprese potrebbe essere fondamentale per la loro sopravvivenza. (Applausi).

Evidenzio, però, che non si tratta di misure a pioggia, di aiutini una tantum, finalizzati solo a dare un piccolo conforto temporalmente limitato. Prevedere, infatti, una maggiorazione del credito d'imposta per l'acquisto di beni strutturali significa guardare al futuro; significa spingere l'impresa e gli investimenti; significa spingere le nostre attività produttive al loro miglioramento; significa, appunto, puntare sul futuro, alla prospettiva futura e non alla sopravvivenza attuale.

In questo senso vanno anche le misure a favore degli autotrasportatori. Noi sappiamo che l'inflazione in Europa non è determinata da una crescita economica florida come quella che vi è stata, ad esempio, negli Stati Uniti negli ultimi anni. L'inflazione in Europa è determinata, quasi esclusivamente, dal caro materie prime, in primis il petrolio e il gas, aggravata poi dal fatto che il rapporto di cambio tra euro e dollaro è andato a nostro sfavore. Questo perché, pagando le materie prime in dollari, è evidente che, se il dollaro si rafforza nei confronti dell'euro, le materie prime costano di più, nonostante un calo del prezzo nominale. Faccio questa osservazione perché molti si stupiscono che, con il petrolio a 100 dollari al barile, i carburanti siano ancora vicini a due euro. Ma se, quando era a 110, il rapporto di cambio era di 1 a 10 e adesso è a 100, ma il rapporto di cambio è a 1, è evidente che il prezzo è lo stesso; è lo stesso identico prezzo che pagavamo prima.

Quindi, realizzare misure a favore degli autotrasportatori, che in Italia sono fondamentali (Applausi) per il nostro sistema produttivo, in quanto praticamente tutto il trasporto avviene su gomma, significa sostenere non solo quella categoria produttiva, ma anche tutti gli italiani, perché in questo modo contribuiamo ad abbattere il costo finale per i consumatori.

È stato già detto del bonus dei 200 euro, che non è elevato, certo, ma comunque è un aiuto. È stato già detto della proroga concessa per chi sta facendo i lavori per il superbonus, per il bonus 110 per cento.

Su questo aspetto però mi voglio soffermare, perché, in occasione della mia dichiarazione di voto in Aula sulla conversione del decreto-legge bollette, avevo lamentato l'inopportunità di non poter intervenire nel miglioramento di quel provvedimento, evidenziando la necessità di derogare anche all'articolo 136 del Testo unico dell'edilizia, oltre alla deroga contenuta in quel decreto all'articolo 142. In questo provvedimento è contenuta anche la deroga all'articolo 136 e questa per me è una soddisfazione personale. Si tratta infatti di una misura utile per tutto il territorio nazionale, ma indispensabile per i Comuni terremotati, che si trovano molto spesso a ricadere nei limiti dell'articolo 136 e non in quelli dell'articolo 142. Quindi, oltre a intervenire con sostegni economici, in questo provvedimento il Governo interviene anche con misure a favore di quanto già fatto, per semplificare le procedure, per eliminare i problemi, per dare opportunità a chi si trova in una situazione di difficoltà.

In questo senso va anche la misura a favore dei Comuni. Da ex sindaco evidentemente sono molto sensibile a tutto quello che va a favore dei Comuni, sia perché ritengo che i sindaci, soprattutto dei piccoli Comuni, siano in trincea, e quindi debbano dare risposte concrete e immediate cittadini (Applausi), sia perché già prima di tutte queste emergenze era difficile dare queste risposte. Ora che i prezzi dell'illuminazione pubblica si sono quadruplicati; ora che i prezzi del riscaldamento sono aumentati (i Comuni evidentemente hanno molti edifici pubblici da riscaldare); ora che gli introiti per questi Comuni si sono ridotti, è evidente che adottare queste misure significa consentire a questi amministratori di continuare con la loro attività di volontariato. Fare il sindaco in un piccolo Comune vi garantisco che è volontariato nella sua massima essenza. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà.

SACCONE (FIBP-UDC). Signora Presidente, signora sottosegretaria Sartore, oggi in questa Aula si consuma una vendetta, che non è la vendetta del conte di Montecristo, ma è la vendetta del Conte cerchiobottista, di colui che dice no alla fiducia, ma non ritira uno straccio di Ministro, di Sottosegretario o di quella pletora di consulenti. Rimane con i piedi ancorati alle sue poltrone. Questa è la bizzarra situazione: si dice di no a questo decreto aiuti. Io temo e penso che il presidente Conte non abbia ancora digerito la sua defenestrazione del gennaio 2021, che non è stata causata da un complotto di palazzo, ma è stata semplicemente la scarsità o la fine della spinta propulsiva di quel Governo. Ecco perché oggi Conte ha maturato la vendetta.

Oggi il MoVimento 5 Stelle dirà di no a un decreto-legge di 23 miliardi. Voglio elencare, per chi ci ascolta, a cosa si sta dicendo oggi di no. Si dice di no a 31 milioni di italiani che avranno 200 euro; si dice di no agli oneri annullati per le utenze domestiche; si dice di no all'IVA sul gas al 5 per cento; si dice di no allo stoccaggio dell'inverno e dell'autunno, dove, grazie anche al TAP - su cui il MoVimento 5 Stelle era contrario - si raggiungerà la percentuale del 20 per cento del fabbisogno di gas in Italia (anche in quel caso loro avevano detto di no al TAP). Si dirà di no alla riduzione del prezzo dei carburanti; si dirà di no a tutti quei contratti di lavoro precari, per alcuni dei quali sono previsti ben 500 euro una tantum.

Signora Presidente, noi non diremo che oggi il MoVimento 5 Stelle sta facendo una grande cortesia a Putin; non mi permetto di dire questo. Ma è inevitabile un'analisi della realtà: in un'Europa destabilizzata, è certo che l'Italia contribuisce alla sua destabilizzazione. Non possiamo nasconderci dietro a un dito: è il disegno di Putin destabilizzare e, quindi, prestare il fianco a una mancanza di equilibrio in Europa.

Voglio dire con estrema franchezza agli amici dei 5 Stelle che è arrivato il momento di fare chiarezza, non con il Paese, ma soprattutto all'interno del vostro movimento, perché questa crisi d'identità non la potete far pagare al Paese. A noi converrebbe, dinanzi a questo Vietnam del campo largo, inevitabilmente chiedere le elezioni anticipate. Ma le ragioni per cui abbiamo la nostra fiducia a questo Governo non sono venute meno rispetto al gennaio 2021, anzi si sono aggravate: oltre alla pandemia vi è una profonda crisi internazionale.

E che cosa fanno i 5 Stelle? Ritirano la fiducia a questo Governo, mantenendo paradossalmente i Ministri.

Lo diciamo con estrema chiarezza: il presidente Conte ieri nel suo intervento ha parlato di Roma, della Capitale d'Italia. Io lo invito ad andare non solo nelle periferie, ma anche qui al centro storico della Capitale. Dia un'occhiata a quello che sta avvenendo, veda l'immondizia. Ha detto che è contrario al termovalorizzatore e chiedeva, un po' come i bambini dell'asilo Mariuccia: perché i poteri straordinari a Gualtieri sì e alla Raggi no? È evidente il perché no alla Raggi, dinanzi alla schizofrenia del governo Raggi della Capitale d'Italia, quando ha detto no alle Olimpiadi. Vi ricordate? Aveva detto di no a quelle Olimpiadi. (Applausi). Probabilmente aveva ascoltato il suggerimento del meccanico di Di Battista. Poi però ha cambiato idea - magari è passata dalla cartomante di piazza Navona - ha cambiato diametralmente la sua posizione e ha detto sì alle Olimpiadi.

Nei cinque anni del governo Raggi - ricordo al presidente Conte - non vi è uno straccio di progetto per la Capitale, non vi è uno straccio di infrastruttura, non vi è stata alcuna visione non solo del futuro, ma neanche della gestione ordinaria della Capitale. Basti vedere i risultati che democraticamente hanno espresso i cittadini romani un anno fa.

Signora Presidente, noi del Gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-UDC vogliamo allora rassicurare gli italiani che ci rimettiamo alle prerogative del Presidente della Repubblica: nel caso in cui non ci dovesse essere più una maggioranza, vanno bene anche le elezioni anticipate. Per quanto ci riguarda non le temiamo, ma questo Gruppo parlamentare, come sempre e da sempre, anteporrà i suoi interessi particolari agli interessi del Paese. Rassicuriamo gli italiani: nel caso in cui non si potesse portare a completamento questa maggioranza e questo Governo, ci penserà il centrodestra quanto prima. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà.

PEPE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, se qualcuno mi chiedesse cos'è per me il decreto aiuti, risponderei che è l'atto tipo per il quale è nato il Governo Draghi e per il quale si è costituita la maggioranza che lo sostiene. Si tratta di un provvedimento che contiene una somma ingente di circa 20 miliardi a favore delle imprese italiane, a favore delle famiglie italiane e degli enti locali. Praticamente è un provvedimento che sostiene gli italiani e le italiane alla luce del momento difficile che stiamo vivendo.

Le misure sono state elencate prima in maniera dettagliata: il bonus di 200 euro; i 7 miliardi per contenere il caro bollette di energia elettrica e di gas nel terzo trimestre di quest'anno; i 23 milioni di euro per il caro gasolio; la liquidità alle imprese. Insomma, è un provvedimento che merita il sostegno da parte nostra, un provvedimento che mi fa urlare, anche se sottovoce: altro che canna libera e cittadinanza facile! (Applausi). È un provvedimento di cui l'Italia ha bisogno.

Tutto questo accade in un contesto difficile, che ancora oggi vede l'Italia nella morsa della pandemia per i problemi economici, sanitari e sociali; una pandemia che pare non voglia abbandonarci e che ancora sta minacciando il nostro Paese nelle ultime settimane. Poi si è svelata la guerra alle porte dell'Europa; abbiamo un inflazione che supera l'8,5 per cento; vi sono il caro bollette, il taglio del gas da parte della Russia, la perdita del potere di acquisto di stipendi e di pensioni, le cartelle esattoriali che bussano alle porte degli italiani.

Arriveranno cartelle esattoriali per 26 miliardi di euro; 2,6 miliardi sono già stati notificati e si aspetta un totale di 13 miliardi di euro da notificarsi entro la fine dell'anno. Apro una parentesi: di cosa ha bisogno a tal proposito l'Italia? Ha bisogno di un'altra rinnovata, convinta pace fiscale, e per questo la Lega e Matteo Salvini si battono (Applausi): una pace fiscale che mira a tutelare non delinquenti ed evasori, ma quelle persone che sfortunatamente si sono trovate in difficoltà e non hanno potuto onorare i loro debiti nei confronti dell'Erario; persone che vanno non abbandonate né tantomeno massacrate, ma sostenute perché è doveroso - ancor più in un momento come questo - dare loro una nuova opportunità.

Abbiamo, poi, il caro prezzi delle materie prime, che mette in difficoltà anche l'edilizia; abbiamo il caro prezzi dei generi alimentari, e, come se non fosse abbastanza, si è aggiunta la siccità.

In questo contesto, nel quale tutti quanti noi siamo stati chiamati alla responsabilità, nel quale la Lega ha rinnovato - fino a ieri sera - un comportamento improntato alla responsabilità e alla lealtà purché sia aiuti l'Italia, purché si sostenga la Nazione - lo dico non perché mi permetto di giudicare in casa d'altri, ma è giusto che lo si dica gli italiani - cosa fa il MoVimento 5 Stelle? Scappa di fronte alle responsabilità. Scappa di fronte a un atto importante di circa 20 miliardi in favore degli italiani. (Applausi).

Ieri sera abbiamo vissuto un incubo, come me tanti italiani, un incubo assurdo: un Paese, il nostro, il Bel Paese è rimasto inchiodato per ore e ore ad aspettare l'esito del consiglio nazionale, il messaggio del presidente Conte; un incubo perché ci ricordava quell'attesa delle famose dirette di due anni fa del presidente Conte, quando doveva annunciare in maniera farlocca decreti inesistenti via Facebook durante una pandemia, nel pieno della sua gravità, gestita nel peggiore dei modi. Ma l'Italia può veramente continuare a vivere in attesa di quei momenti? E poi cosa ha partorito la consultazione durata una giornata? Una dichiarazione incomprensibile, che andrebbe tradotta per rispetto non nei nostri confronti ma nei confronti degli italiani, per onestà intellettuale nei confronti degli italiani.

Dopo ore e ore di confronto, il presidente Conte dice che il MoVimento 5 Stelle non vota e, quindi, scappa dalle responsabilità; che comunque è pronto a sostenere il Governo e il presidente Draghi senza firmare cambiali in bianco, in barba al linguaggio più difficile e più incomprensibile della Prima Repubblica. Poi, addirittura c'è una fuga in avanti: il presidente Conte dice che l'annunciato decreto massiccio, corposo, che il presidente Draghi ha prospettato per la fine del mese di luglio, lo fa felice e rende gioioso l'intero MoVimento 5 Stelle e che quello stesso decreto è merito dell'azione politica del MoVimento 5 Stelle. Questo è del tutto incomprensibile.

Oggi stiamo affrontando un provvedimento importante, uno dei più importanti di questa maggioranza e dell'attuale Governo e, a pochi minuti dal voto, non è dato sapere cosa voglia effettivamente fare la forza politica che rappresenta il numero maggiore di parlamentari in quest'Aula e anche alla Camera dei deputati. (Applausi).

Il momento della responsabilità non è terminato: è nel pieno.

L'onestà, e non quella che voi richiamavate con grande cattiveria, ma l'onestà intellettuale verso gli italiani che vi hanno dato fiducia, è nel pieno del suo momento. Non pretendiamo di convincervi o di giudicarvi - quello lo faranno gli italiani e le italiane - ma pretendiamo di liberare l'Italia, che non può più essere ostaggio di un bluff, perché il MoVimento 5 Stelle si è rivelato un vero e proprio bluff. (Applausi).

L'Italia deve correre. L'Italia deve tornare a sognare e questo lo si fa in due modi: o con un Governo autorevole e solido o ridando la parola agli italiani. Basta minacce. Basta con i giochi di palazzo che guardano ai vostri interessi egoistici e non agli interessi generali degli italiani. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.

BONINO (Misto-+Eu-Az). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, più ascolto, più mi sembra di vivere una situazione schizofrenica. Se riuscissimo ad alzare un po' lo sguardo dal nostro ombelico e a guardarci un po' intorno, vedremmo come queste polemiche, o fibrillazioni - se preferite chiamarle così - siano veramente incompatibili - non perché lo dica io - con il tempo che stiamo vivendo. (Applausi). Siamo appesi, come se dovesse parlare Zarathustra, alla decisione dei colleghi del MoVimento 5 Stelle. Peraltro, ricordo ai colleghi della Lega che, per non essere da meno, Salvini ha dichiarato appena ieri che d'ora in poi la Lega voterà solo i provvedimenti utili all'Italia e agli italiani. Ma chiedo: finora abbiamo approvato provvedimenti inutili? Veramente non capisco. (Applausi). In più, stare al Governo non è come andare al ristorante, dove si prende un menù e si decide cosa prendere e cosa no, se l'antipasto o il gelato. Scusate, cari colleghi, non è questa la responsabilità di stare al Governo che può aiutare il Paese.

Azione più Europa è stata contro il Governo Conte uno e il Governo Conte due e sostiene con grande convinzione il Governo Draghi, che ha riportato l'Italia a essere protagonista autorevole a livello europeo e non solo. E scusatemi se è poco. È poco solo per chi crede che tutto giri intorno al grande raccordo anulare. Non è proprio così, perché le decisioni che si prendono in Europa hanno un effetto diretto sulle famiglie e sui cittadini italiani. (Applausi).

Non capisco neanche più perché parliamo di politica estera quando ci stiamo riferendo all'Europa, perché ormai è politica interna, ad esempio del mercato e di come è regolamentato. Naturalmente, come tutto può essere migliorata; anzi - secondo me - bisogna avere il coraggio, proprio stante queste sfide, non solo di invocare l'Europa che non c'è, ma anche di provare a darci l'Europa che vorremmo e che sarebbe utile.

È inutile invocare l'Europa della salute, l'Europa dell'energia o l'Europa sociale. Scusate: ognuno ha i propri incubi e desideri, ma - stante i trattati attuali - a me sembra che la Commissione europea abbia dato, più che un consiglio, segnali di rappresentanza e di decisioni importanti. Allora, qualcuno ha detto che si rifiuta. Che cosa ha detto qualcuno intervenuto prima di me? Ah sì, ha parlato di droga libera. Ma di cosa parlate? Stiamo parlando di un provvedimento che prevede l'autocoltura per quattro piantine. Giustamente un collega ha detto che se la coltiva, se la fuma e toglie così i profitti alle mafie. È esattamente questo.

Ovviamente c'è poi tutto il problema della legalizzazione degli immigrati. Abbiamo tutti pianto sull'Ucraina, qualcuno ha pianto pure sull'Afghanistan. Velocemente li abbiamo poi dimenticati. Arrivano adesso ovviamente decine di migliaia anche nel nostro Paese, mentre - come sapete - Confindustria e Confartigianato hanno detto esplicitamente che mancano e servono lavoratori, proponendo di prenderli con un aereo privato, non so dove. Scusate, ma li abbiamo in casa. Credo che più li legalizziamo, più aumentiamo la nostra sicurezza.

Detto tutto questo, cari colleghi, penso che il provvedimento al nostro esame vada nella giusta direzione. Quindi, fate il favore di assumervi ciascuno le proprie responsabilità, perché al Governo - voi ne avete presieduti due - non si sta per scendere dal vagone, ma si sta per assumere le responsabilità. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà.

LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, in realtà non avevo intenzione di parlare in discussione generale, perché pensavo di poterlo fare nella discussione sul voto di fiducia che tutti i giornali oggi annunziano come certo. Basta però leggere le agenzie, o orecchiare quello che avviene fuori da questa Aula, per capire che è in atto un tentativo, che possiamo definire disperato, di evitare il voto di fiducia perché il MoVimento 5 Stelle ha detto che non darebbe la fiducia al Governo, del quale è il principale rappresentante. E allora corro ai ripari e intervengo adesso, seppure solamente per sei minuti. Capisco benissimo la corretta intransigenza - ora la chiamiamo così - del presidente Draghi che ha detto no al Draghi-bis, mettendo in ambasce coloro che vorrebbero tirare la corda, senza però spezzarla. Vorrebbero tirare la corda, avere del protagonismo, ma proseguire e rimanere seduti nella poltrona. Questo è il dato.

E allora il tentativo qual è? È quello di mettere la polvere sotto il tappeto. Come si fa? Si dice di non fare il voto di fiducia. Finalmente, dopo un numero incredibile di voti di fiducia, stavolta che serve a fare chiarezza, il Governo sta disperatamente tentando di far votare gli emendamenti per nascondere sotto il tappetto la polvere sollevata dal MoVimento 5 Stelle che sostiene che il Governo dovrebbe cadere. (Applausi)

Potrei dire che l'avevamo detto e che fin dall'inizio avevamo sostenuto che questo Governo è una iattura per l'Italia. E invece no. Dico - e mi riferisco agli amici del centrodestra - che ho sempre rispettato la loro scelta, diversa dalla nostra, di stare al Governo, ma sono lieto che adesso abbiano considerato positivo il fatto che, con questo Governo e nelle attuali condizioni, non si possa proseguire.

Mentre ci sono il caro bollette, la guerra, l'inflazione e tutto quello che sappiamo, Draghi non può passare le sue giornate a mettere d'accordo non solo il centrodestra con il centrosinistra, ma anche Letta con Renzi, Conte con Di Maio e Conte con se stesso. Il povero Draghi deve fare anche questo. (Applausi).

Riteniamo quindi di appellarci - proprio noi che siamo tra i pochissimi a non averlo votato - al Presidente della Repubblica, al quale - lui lo sa - mi unisce una stima personale e anche qualcosa che assomiglia molto all'amicizia. Presidente Mattarella, lo so che lei, anche per natura politica, sta cercando di trovare un modo per rappattumare la situazione, ma la prego di guardare, questa volta, a quello che sta avvenendo in quest'Aula ed ascoltare gli interventi che si stanno susseguendo. Non dico nella Prima Repubblica, ma in qualunque Parlamento del mondo un Governo con posizioni di così profondo contrasto tra i partiti che lo compongono, come sta avvenendo qui, non reggerebbe.

Signor Presidente della Repubblica, anziché tentare un rattoppo impossibile, faccia quello che la Costituzione le consente in questa situazione: si metta la mano sulla coscienza e ridia la voce agli italiani, così da avere un Governo compatto, coeso e con un programma serio e non quella ridicola contrapposizione che fa vergognare noi e gli italiani. (Applausi).