Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).
Si dia lettura del processo verbale.
GIRO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(2668) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, recante misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi ucraina (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 9,35)
Discussione e approvazione della questione di fiducia
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2668, già approvato dalla Camera dei deputati.
Chiedo alla vice presidente della 5a Commissione, senatrice Rivolta di riferire sui lavori della Commissione.
RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la Commissione bilancio ha potuto incardinare il disegno di legge n. 2668 nella seduta svoltasi alle ore 12 di martedì. Si è avviata la discussione generale e si è constatata l'impossibilità di arrivare alla votazione del mandato al relatore. Quindi per la trattazione degli emendamenti ci rimettiamo all'Assemblea. In sede consultiva la Commissione bilancio ha espresso parere non ostativo sul testo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dalla senatrice Rivolta, il disegno di legge n. 2668, non essendosi concluso l'esame nella Commissione bilancio, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Presutto. Ne ha facoltà.
PRESUTTO (Ipf-CD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, oggi siamo qui in un contesto estremamente complesso e dobbiamo essere tutti consapevoli di vivere un periodo storico che porta grandi sfide rispetto a quelle che erano non solo le nostre reali aspettative, ma anche quelle dei cittadini italiani. È necessario, ma ancora più opportuno, comprendere che le difficoltà che dovremo superare nei prossimi mesi dovranno essere affrontate adeguatamente ed immediatamente per recuperare in poco tempo trenta anni di ritardi. Il nostro Paese, infatti, signori colleghi, è arrivato tardi; la crescita dell'Italia rispetto a partner come la Francia, la Spagna e la Germania, ci ha trovati indifesi rispetto alla crisi prodotta dalla pandemia e ora dalla crisi geopolitica che vede purtroppo la Russia invadere l'Ucraina. Quindi, prima di parlare del cosiddetto decreto aiuti, che ha un valore simbolico e politico notevolissimo, dobbiamo capire in quale scenario noi ci stiamo muovendo.
L'Italia vive una crisi economica e sociale causata dalla pandemia, come ho detto prima, che sta condizionando lo stile di vita degli italiani con effetti irreversibili. Come abbiamo detto più volte, nulla sarà come prima ed è realmente così con delle aggravanti. Abbiamo poi una crisi geopolitica in atto che vede contrapposti non semplicemente la Russia e l'Ucraina, ma due blocchi: il blocco occidentale e quello asiatico. Il blocco occidentale ha nell'Europa un punto di fulcro centrale. L'elemento critico di questa contrapposizione vede nella debolezza attuale dell'Europa un elemento che assolutamente dobbiamo contenere e superare. I due blocchi in questo momento sono impegnati in un conflitto, non bellico, ma politico e commerciale, che li vede impegnati nell'accaparramento di risorse energetiche e materie prime, con il rischio peraltro di una carestia alle porte. Ciò potrebbe riguardare l'Africa in modo particolare perché se non partono le navi dall'Ucraina, dal porto di Odessa in modo particolare, circa 250 milioni di africani non potranno avere né farina né grano e questo potrebbe creare un fenomeno fuori controllo, per quanto riguarda l'immigrazione. Avremo quindi il rischio di perdite di vite umane, ma soprattutto un impatto sul nostro territorio molto gravoso.
Il conflitto tra Russia e Ucraina è alle porte dell'Unione europea e dentro il cuore dell'Europa e fino ad ora ha provocato effetti devastanti prima da un punto di vista socio-umanitario e poi da un punto di vista alimentare ed energetico. Si tratta, ripeto, di un elemento di sintesi rispetto ad un conflitto molto più ampio che certamente non finirà lì, ma non dal punto di vista militare, quanto per ciò che concerne il confronto tra potenze asiatiche ed occidentali.
Se vogliamo guardare alle conseguenze immediate sull'economia del nostro Paese, è la crisi energetica quella che ci sta colpendo maggiormente. Tale crisi prospetta anzitutto un vertiginoso taglio della produzione; immaginiamo, ad esempio, le imprese energivore che hanno bisogno di gas e di petrolio per poter lavorare. Non solo, tale crisi durerà per tutto l'inverno. Parallelamente avremo un aumento dei costi insostenibile per i nostri cittadini che determinerà un aumento dell'inflazione incontrollato. Ricordo che essa è già aumentata, attestandosi quasi all'8 per cento.
Proprio quest'ultima, specie se causata da motivi esogeni, sarà difficile da poter controllare: determinerà povertà e potrà essere causa di instabilità sociale. Si tratta di un elemento critico che dobbiamo valutare.
Nel breve e medio termine occorrerà gestire e contenere diversi problemi oltre all'inflazione, come il perdurante rallentamento della crescita economica e la stagnazione. Sappiamo che inflazione e stagnazione creano stagflazione, che per gli economisti è una parola molto gravosa. Dovremo rivedere le politiche di approvvigionamento delle energie e delle materie prime, tenere sotto controllo l'incremento dello spread (ossia il grado di fiducia che il mondo ha verso l'Italia, visto che potrà avere effetti negativi sui tassi di interesse) e favorire, rafforzando il ruolo dell'Italia, i negoziati per contenere e finalmente risolvere la guerra tra Russia e Ucraina. Questo, però, lo potremo fare solo se saremo compatti, uniti e forti.
Bisogna portare la pace in Ucraina il prima possibile, ma ciò potrà avvenire soltanto con un'Italia in grado di mantenere alta la propria credibilità (soprattutto politica, viste le criticità di questo momento rispetto ai partner storici) e con una politica estera che garantisca un allineamento forte con l'Unione europea e la NATO. La politica estera è un argomento serio rispetto al quale non possiamo scherzare. L'Italia deve essere un partner certo per chiunque interagisca con il nostro Paese.
In sostanza, occorre che il nostro Paese sia forte e capace di affrontare immediatamente una serie di innumerevoli problematiche che ricadono quotidianamente sui nostri cittadini e sulla loro vita. È necessario, dunque, che il Governo intervenga e che le istituzioni e lo Stato siano presenti e si facciano sentire vicini agli italiani.
Per questo motivo, bisogna votare il provvedimento in esame, che presuppone un'azione di responsabilità nei confronti dei cittadini. Il decreto aiuti ha oggi un valore simbolico politico che va oltre i contenuti in esso riportati, dando la possibilità di stanziare miliardi di euro per ridurre il caro bollette a favore sia delle imprese, che dei cittadini e sostenere i redditi delle famiglie colpite dall'inflazione.
In questa sede è oggi importante capire quali sono i cambiamenti e le nuove misure contenute nel testo di conversione del decreto, ricordando che si tratta di un provvedimento economico nato dall'esigenza specifica di contenere l'aumento dei prezzi causato dalla guerra tra Russia e Ucraina che però, come ho detto prima, non terminerà con la fine del conflitto. Infatti, anche se domani mattina si interrompesse questa guerra, la crisi che vede contrapposti Occidente e Asia per l'approvvigionamento delle materie prime non terminerà.
Nel corso del passaggio alla Camera il provvedimento è stato migliorato. Noi sappiamo che nessun provvedimento può essere così perfetto da poter risolvere un problema molto complesso. Pertanto, si è cercato di intervenire sul reddito di cittadinanza, uno strumento importantissimo che ha aiutato le persone meno abbienti. C'è poi il problema della cedibilità del credito d'imposta; parliamo, in questo caso, del superbonus, che ha dato un grande aiuto alle imprese edili. Ci sono state delle difficoltà. Tuttavia - ripeto - nessun provvedimento è perfetto alle origini. Abbiamo guardato con attenzione ai lavoratori con contratti part-time e dato una serie di aiuti, ma non si tratta della soluzione definitiva.
Questi sono solo alcuni esempi che fanno comprendere quanto sia vitale, importante e assolutamente necessario approvare un provvedimento di tale portata e quanto questa decisione corrisponda a un'assunzione di responsabilità nei confronti di tutti gli italiani a fronte dei problemi legati alla crisi geopolitica mondiale che stiamo vivendo e che ci obbliga necessariamente alla compattezza tra tutte le forze politiche per poterci risollevare dalla crisi economica e sociale che si abbatte sulla nostra società. Gli italiani oggi più che mai chiedono al nostro Paese compattezza politica. Le divisioni per finalità elettorali non servono agli italiani. Stiamo parlando di miliardi di aiuti alle famiglie e ai lavoratori per affrontare un lungo periodo, che si protrae già da due anni a causa della pandemia, in cui siamo stati attanagliati da difficoltà sanitarie ed economiche.
Certo, c'è da fare molto e questo provvedimento è un passaggio intermedio rispetto alle altre misure che verranno adottate, tutte migliorabili e perfezionabili. L'invito che però, a nome del mio Gruppo, faccio a tutti i colleghi è alla compattezza politica. Gli italiani vogliono uno Stato forte che guardi agli interessi dell'Italia oggi e per il futuro. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Corrado. Ne ha facoltà.
CORRADO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, colleghi, affronterò un solo aspetto del cosiddetto decreto-legge aiuti ed è quello che riguarda la cultura, perché di cultura si parla molto poco in questo provvedimento e il Ministero competente è menzionato solo agli articoli 10 e 51. Nell'articolo 10 - mi rivolgo a quanti non vi avessero fatto caso - la novità è che viene eliminato il diritto di voto in capo al rappresentante del Ministero della cultura nella commissione tecnica PNRR-PNIEC. Complimenti al Governo Draghi e a chi lo sostiene; è davvero un bel progresso per l'Italia.
Del resto, il 30 luglio 2021, nell'ormai celebre siparietto Draghi-Franceschini al G20 nel Colosseo, in cui il Presidente affermò che se si sta a sentire gli esperti non si va da nessuna parte, fu subito chiaro a tutti che si riferiva esclusivamente agli esperti dei beni culturali: sono quelli e solo quelli i reprobi; è per colpa loro che non si va da nessuna parte. Dove invece ci portano Draghi e i suoi esperti, i migliori per definizione, è finalmente chiaro a tutti i cittadini. Veniteci a raccontare ancora una volta, ministri Franceschini, Cingolani, Garavaglia e tutti gli altri esponenti del Governo e del sottogoverno, che l'Italia è la patria della cultura, che il nostro paesaggio è un patrimonio dell'umanità, che i nostri borghi sono una risorsa straordinaria e la nostra storia non ha eguali. «Ma ci faccia il piacere» avrebbe detto Totò.
Quanto all'articolo 51, i commi 1 e 4 sono disposizioni per il rinnovo di incarichi di collaborazione già in atto presso il Ministero della cultura e l'autorizzazione ad assegnarne altri, mentre il comma 2 consente di integrare la segreteria tecnica della soprintendenza speciale per il PNRR con altri esperti, ai sensi dell'articolo 7, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001. Non mi soffermo sulle anomalie di queste "chiamate", poiché le ho deplorate fin troppe volte, ovviamente nel metodo, perché la scopertura della pianta organica del Ministero della cultura, pari almeno a 10.000 unità ad oggi, è ormai paragonabile ad un buco nero.
È però il comma 3 dell'articolo 51 a destare più attenzione e sconcerto da parte mia, perché stanzia 2,5 milioni di euro per ciascun anno dal 2022 al 2026 a favore di Ales SpA, la società in house del Ministero della cultura che, come ho detto in altre occasioni, lungi dal limitarsi a fornire all'amministrazione in tutte le direzioni generali e negli istituti un supporto tecnico, amministrativo e contabile a carattere temporaneo ed eccezionale, come richiederebbe la norma, affiancando al personale ministeriale professionalità con competenze specialistiche assenti nella pianta organica, ha di fatto sostituito progressivamente i dipendenti del suddetto Ministero. I dipendenti della Ales svolgono mansioni ordinarie; essi cioè suppliscono in tutto e per tutto ai compiti dei dipendenti pubblici, ma senza firmare.
In questo modo Ales si è letteralmente mangiata il Dicastero e con il consenso della "vittima", come una specie di novello Moloch a cui il collegio romano ha sacrificato primizie e primogeniti, ovvero le migliori risorse finanziarie e le migliori professionalità, assoggettando queste ultime, fin dall'inizio della loro carriera lavorativa, a condizioni capestro che ne hanno garantito una subalternità strutturale. Basti pensare alla convenzione per sedici unità di personale tecnico-scientifico stipulata nel dicembre 2021 dal direttore del Vittoriano e Palazzo Venezia con Ales, di cui il Ministero della cultura ha accettato l'offerta non soggetta a valutazione di congruità, ma che la Corte dei conti, con delibera del 23 febbraio 2022, ha ammesso in registrazione contestando altresì la potenziale violazione di almeno tre articoli della Costituzione, in particolare dell'articolo 97, comma 4, che subordina l'accesso alla pubblica amministrazione al concorso pubblico e definendo espressamente un regime inaccettabile di favore il rapporto tra il Ministero di Franceschini e Ales.
I concorsi non si fanno o sono lentissimi e il fabbisogno è scientemente sottostimato, mentre tramite Ales, di cui detiene il cento per cento, il Ministero presta a sé stesso, di fatto, lavoratori che gli costano ben più degli interni, ma guadagnano assai meno dei colleghi inquadrati nella pubblica amministrazione. Riformare il Ministero che fu di Spadolini è dunque una necessità ineludibile e la riforma più urgente consiste nel liberarlo dallo pseudo riformatore, onorevole Franceschini, un titolare inadeguato che si affianca - frutto di sue scelte fiduciarie - ad un vertice amministrativo del tutto inadatto a rappresentare il Dicastero e realizzare il proprio mandato.
Da circa un anno inopportunamente ribattezzato Ministero della cultura, con la C minuscola che è rivelatrice, esso è non solo sempre più incapace e disinteressato a concretizzare quella funzione civile che l'articolo 9 della Costituzione affida e riconosce al patrimonio culturale pubblico, ma agisce ormai di prassi al limite del lecito, non senza compiacersi di debordare talvolta nell'illegalità vera e propria.
Colgo allora l'occasione per avanzare, in estrema sintesi, la proposta che tra le diverse vie d'uscita mi appare più opportuna e ragionevole. Non è mia, si intende, colleghi, ma è già stata presentata ufficialmente nella rivista dell'Istituto per la documentazione e gli studi legislativi nel 2021. Si tratta dell'idea di creare un'agenzia nazionale per la valorizzazione del patrimonio culturale, ovvero un soggetto unico tecnicamente specializzato che, con un approccio coordinato e strategico, sappia mettere a fuoco obiettivi, strumenti e azioni per assicurare al pubblico, mediante l'adozione di modelli e metodi adatti a gestire e valorizzare in modo diretto o indiretto i beni culturali statali materiali e immateriali in modo efficiente e sostenibile, un'offerta di servizi di qualità che producano reddito. Non c'è nulla di male in questo, anzi la capacità di autofinanziamento degli istituti statali va certo potenziata, mantenendo però bassi i costi e acceso il faro della missione civile che la Costituzione assegna al patrimonio. Basta con i nani e le ballerine: è tempo di restituire dignità al Ministero della cultura. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calandrini. Ne ha facoltà.
CALANDRINI (FdI). Signor Presidente, quanto sta avvenendo oggi in quest'Aula è l'ennesima prova che questo Parlamento sta diventando un'appendice di se stesso. Abbiamo ascoltato poco fa la relatrice Rivolta comunicarle che non c'è stata la possibilità di lavorare in Commissione bilancio e che si è arrivati in Aula senza aver dato mandato al relatore. Ciò significa che in Commissione non abbiamo potuto fare nulla; abbiamo avuto 48 ore di tempo per esaminare questo provvedimento e, nonostante fossero stati presentati solo 110 emendamenti, di cui anche 30 di questa eterogena maggioranza, ci siamo visti respingere qualsiasi proposta di modifica e di fatto ci troviamo a discutere un provvedimento nel testo approvato alla Camera dei deputati. Signor Presidente, sarebbe stato bello poter dire che il presente decreto-legge non aveva bisogno di modifiche, ma la verità è che siamo davanti ad un provvedimento che dà una risposta blanda ai problemi degli italiani.
Passiamo quindi a esaminare velocemente ciò che il provvedimento in esame accoglie con un nome altisonante, un po' come è accaduto per tutti gli altri provvedimenti succedutisi in questi ultimi due anni. Il decreto-legge aiuti suggerisce che vada incontro ai problemi e che magari risolva pure qualche problema agli italiani. Sicuramente abbiamo risolto il problema del ministro Franceschini, che è sempre molto presente nei decreti-legge che vengono approvati, per mantenere il suo staff di collaboratori, cui viene prorogato il contratto; abbiamo aiutato anche i navigator, loro malgrado simbolo del fallimento del reddito di cittadinanza, che si vedono anche loro prorogare contratto e stipendio. Noi non abbiamo nulla contro i navigator, che sono vittime di un sistema che non ha funzionato e che noi evidentemente abbiamo sempre chiesto di poter cancellare. Il provvedimento in esame dà anche un aiuto (e che aiuto) all'INPS: 40 milioni per acquisti di beni e servizi; addirittura ci concediamo anche l'onore di dare un milione di euro a Como per - badate bene - interventi stradali urgenti. In un decreto-legge che dovrebbe affrontare il tema del caro bollette, del caro materiali, di caro energia, diamo un milione di euro di fatto per asfaltare una strada nella provincia di Como. Questa e tante altre mancette elettorali sono contenute nel decreto-legge in discussione e negli altri che si sono succeduti negli ultimi anni. Insomma, una mancetta non la ne neghiamo a nessuno, ma qualcuno ci deve spiegare cosa hanno a che fare i collaboratori di Franceschini, i navigator, l'acquisto di materiale di cancelleria per l'INPS, gli interventi su strade e ambiente con tutto ciò che invece doveva contenere il provvedimento in discussione.
Figuratevi se questa maggioranza, che sta pensando solo alla propria sopravvivenza, è in grado di aiutare veramente il popolo italiano. Questo, più che decreto aiuti, doveva chiamarsi decreto ricatti, da parte di forze politiche di una maggioranza che oggi perderà dei pezzi importanti.
Probabilmente qualcuno è già in campagna elettorale e di questo noi siamo contenti, ci fa piacere. Anche noi non vediamo l'ora di andare al voto, invece di assistere a questo teatrino impietoso di chi ieri votava la fiducia alla Camera ed oggi, invece, la negherà in questa Aula del Senato.
Non è questo il momento delle scenate e dei tristi spettacoli di tristi figuri. Ma del resto, da questo Governo e dalla coalizione che lo sostiene, non potevamo aspettarci nulla di diverso: un miscuglio, un coacervo di forze politiche troppo diverse tra loro per stare insieme era evidentemente destinato a fallire; un compromesso al ribasso che noi abbiamo sempre denunciato.
Mentre fuori da questa Aula c'è un Paese che arranca, un Paese in difficoltà che cerca di uscire da questa crisi economica fatta di inflazione, caro energia, caro bolletta, caro carburante, questo Governo e questa maggioranza litigano, pongono veti, discutono del reddito di cittadinanza e di cannabis, dimenticando che questo Paese è in braghe di tela e che sta facendo leva solo sulle proprie braccia per potersi risollevare.
Non siete stati capaci di mettervi d'accordo neanche tra di voi. Siete un'armata Brancaleone, legati solo al potere e al tirare a campare. Avete utilizzato la nobiltà dell'emergenza e della solidarietà nazionale per fare interessi di potere soltanto vostri. Avete abbandonato questo Paese a sé stesso in maniera colpevole e strumentale. Siete responsabili, dinanzi agli italiani, di non aver saputo essere classe dirigente nel momento in cui il Paese aveva bisogno di una guida autorevole. Avete trasformato gli aiuti in elemosina. Avete fatto diventare gli italiani dei questuanti.
Di questo darete conto al Paese a breve, perché state tirando a campare. È però questione di pochi mesi: siamo arrivati. Il voto è vicinissimo. Noi crediamo che, dopo il voto di oggi, non si possa più parlare di Governo Draghi. La tenuta di questa maggioranza è franata sotto i Diktat di chi ha pensato solo a se stesso e a racimolare qualche consenso politico. Con questo clima di ricatti, di beghe, di liti interne, di tutti contro tutti state tenendo in ostaggio il Paese.
Non potevate produrre nulla di buono prima; tantomeno potete farlo oggi, tentando di racimolare qualche voto in più e pensando che fare opposizione a voi stessi vi salvi la faccia e salvi la vostra dignità. Noi ci auguriamo di assistere, tra poche ore, a uno scatto di orgoglio da parte di questa Aula, ad una presa di coscienza di una esperienza che è giunta al capolinea e lo diciamo con tutto il rispetto per il presidente Draghi, la cui autorevolezza, purtroppo, non è stata sufficiente a placare gli appetiti di alcune forze politiche.
Oggi, forse, salvo altri clamorosi colpi di teatro, quel famoso e fatidico giorno è arrivato. Mandiamo a casa questo Governo e questa maggioranza fallimentare; basta con i giochi di Palazzo. Confidiamo nella serietà di Draghi, che ha escluso un Draghi-bis, e confidiamo anche nel ruolo del Capo dello Stato, affinché non siano tirati fuori altri conigli dal famoso cilindro.
Mentre, infatti, qualcuno pensa al rimpasto pur di tenersi stretta la poltrona, noi diciamo chiaramente che è giunto il momento di voltare pagina e tornare al voto. Torniamo al voto e restituiamo agli italiani l'opportunità di scegliersi un Governo: un Governo forte, che faccia gli interessi della nazione e non gli interessi di qualcuno in particolare.
Ognuno di noi oggi potrà votare secondo coscienza, ma state certi che da Fratelli d'Italia non arriverà alcun sostegno, come sempre abbiamo fatto, e che non saremo mai complici di una coalizione tanto deleteria quanto disastrosa per il nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà.
DAL MAS (FIBP-UDC). Signor Presidente, dire che siamo in un momento particolare di questa legislatura, quasi epigonale, mi pare che sia fuori discussione. Oggi discutiamo o dovremmo discutere di un decreto-legge che comunque finanzia per il 2022, cioè per l'anno in corso, più di 20 miliardi; sono 20 miliardi di aiuti alle persone, alle famiglie e alle imprese. Ci sono provvedimenti che contengono un sostegno a chi percepisce un reddito modesto, ci sono provvedimenti che prevedono un abbattimento del costo del terzo trimestre delle bollette, conseguente al caro energia. Si tratta quindi di un insieme di provvedimenti che trova la propria fonte in circa 6 miliardi e mezzo, che praticamente è il valore complessivo dell'extraprofitto che le imprese produttrici o che gestiscono l'energia hanno ricavato in questo momento dovuto alla particolare, singolare e drammatica vicenda che stiamo vivendo in Europa e nel mondo. Tale vicenda vede un Paese in guerra, un Paese illegittimamente invaso, e vede tutta la drammaticità di ciò che è successo da parte di una non democrazia, di una democratura che si impone con forza e violenza nei confronti di un popolo libero.
Bene, che cosa prevediamo? Ci sono degli interventi anche sul superbonus del 110 per cento, ma non risolvono il problema, perché il problema della cessione del credito rimane, soprattutto per chi ha applicato lo sconto in fattura; non se ne viene fuori e c'è il rischio del fallimento di molte imprese. È poi evidente che questa misura sviluppista incontrerà o sta incontrando delle difficoltà, soprattutto per quanto riguarda la platea più ampia dei condomini, i cui interventi dovrebbero completarsi entro il dicembre del 2023, con problemi non certamente banali, ammesso che ci si riesca. Nessuno mette in dubbio che questa sia stata una misura efficace, però sicuramente è una misura migliorabile; e nessuno mette in dubbio la necessità di evitare le frodi.
Bene, veniamo al punctum dolens. Diceva Prezzolini, credo, o Flaiano che nulla in Italia è più definitivo del provvisorio. E il carattere ontologicamente provvisorio è tipico dei bonus, giustificati e giustificabili in un momento di crisi davanti all'emergenza. Il 110 nasce da una misura di sviluppo del Paese, soprattutto per dare rilancio al sistema dell'edilizia, che ben sappiamo essere uno degli elementi trainanti della nostra economia. Ma lì abbiamo anche scoperto la mole ingente delle frodi, così come abbiamo scoperto un'altra cosa. Lo dice uno che non è personalmente contrario al sostegno e che anzi vuole il sostegno nei confronti di chi perde il lavoro, ma che capisce anche che con il reddito di cittadinanza, così come impostato, abbiamo perso quella cultura tipica dell'Italia nelle politiche attive del lavoro. (Applausi).
Non vorrei citare Biagi, perché penso sia scontato. Praticamente abbiamo quasi ipostatizzato il mercato della rinuncia, perché di questo si è trattato.
È la cattiva applicazione di una misura solidaristica.
Ricordo il bellissimo intervento che fece Calamandrei, credo all'Università degli studi di Firenze, sulla nostra Costituzione, in cui disse che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono la libera iniziativa e soprattutto l'uguaglianza nelle condizioni di partenza degli individui, che è il presupposto di uno Stato democratico e liberale: in un bellissimo intervento, che in parte oggi non si rispecchia in quello che produce talvolta quest'Assemblea.
Il Governo Draghi è politico, non tecnico. È un Governo che ha avuto - e ha - una delle voci più autorevoli dell'Italia e dell'Europa, riconosciuta nel mondo, ma oggi ci troviamo in questa condizione (cito ancora una volta Flaiano, che oggi, evidentemente, mi torna alla memoria: sarà la giornata, come suggerisce il senatore Mallegni): la via più breve tra due punti in Italia è l'arabesco.
Abbiamo infatti assistito a un Movimento 5 Stelle che definire movimento è un obbrobrio semantico, perché è una compagine (Applausi), nata sfruttando un atteggiamento populista, intriso di rancore, che oggi non ha più alcuna visione di ciò che sta succedendo (Applausi). Esso sta tenendo inchiodati questo Paese e gli italiani, che stanno rivendicando attenzione per la loro situazione economica, per la crisi energetica e per un mondo che si sta dividendo davanti alla Russia, il cui disegno neozarista sta mettendo nuovamente in discussione gli equilibri del dopo Jalta (Applausi). Ma dove pensate di andare in questo modo? Quale responsabilità avete rispetto al Paese?
È solo questo il tema che sta al centro del dibattito politico e della discussione di oggi e starà al centro di ciò che accadrà nelle prossime ore. Faccio un appello al presidente Draghi, uomo che in questo momento rappresenta - come ho detto - l'Italia. (Richiami del Presidente). Concludo, Presidente: è stata fin troppo gentile nei miei confronti, la ringrazio veramente di cuore.
Credo che stiamo sprecando l'occasione per un ordinato concludersi di questa legislatura, che vada nella direzione di aiutare gli italiani nelle difficoltà e che soprattutto dia la possibilità di una politica estera chiara. Oggi Draghi è un punto di riferimento nell'Europa; è in difficoltà Macron, non c'è Boris Johnson. Quale Europa volete? Quale Alleanza atlantica volete? Volete rafforzare il disegno putiniano e l'alleanza con la Russia? Bene: io non ci sto! (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.
ARRIGONI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, questo decreto aiuti è il nono provvedimento che prevede misure per fronteggiare il caro energia ed il caro carburante: complessivamente, ad oggi, ammontano ad oltre 33 i miliardi stanziati.
Queste, in sintesi, le misure introdotte dal provvedimento. Per le imprese vengono potenziati i crediti di imposta per le spese sostenute per i consumi di luce e gas nel secondo trimestre; vi sono ulteriori contributi straordinari agli enti locali per fronteggiare gli aumenti delle bollette: 150 milioni ai Comuni, 30 milioni alle Province. Contro il caro carburanti per gli autotrasportatori vi è il credito di imposta del 28 per cento delle spese sostenute per l'acquisto di gasolio, effettuato però solo nel primo trimestre del 2022. Contro la spirale dell'inflazione, vi è il riconoscimento del bonus di 200 euro a una platea di 31 milioni di italiani.
Vi è poi la proroga al terzo trimestre dell'azzeramento degli oneri di sistema nelle bollette elettriche per tutte le utenze; della riduzione degli oneri di sistema nelle bollette del gas; dell'IVA agevolata al 5 per cento per i consumi di gas naturale per usi civili e industriali.
Sempre al terzo trimestre vi è anche la proroga del bonus sociale energia alle famiglie in difficoltà economica e per i cittadini in gravi condizioni di salute: parliamo di 5,2 milioni di soggetti.
Per l'accesso a questo bonus - voluto dalla Lega, che ne ha fatto una battaglia di equità e giustizia (Applausi) - si è aggiunta la retroattività con la compensazione dell'automatismo, dopo che avevamo denunciato come l'automatismo stesso all'inizio valesse solo per i percettori del reddito di cittadinanza, mentre per le restanti famiglie in difficoltà economica, moltissime delle quali ignare del diritto del beneficio e che in questi mesi hanno continuato a pagare bollette salatissime, correva l'obbligo di presentare al Comune la documentazione sostitutiva unica: una discriminazione inaccettabile, che ora abbiamo rimosso, a beneficio di milioni di famiglie. (Applausi).
Altre misure significative del decreto-legge sono i commissari per i due rigassificatori galleggianti di Piombino e Ravenna, le ulteriori semplificazioni per le rinnovabili e le comunità energetiche, qualcosa sul superbonus e sulla cessione dei crediti, 3 miliardi contro il caro materiali per i lavori pubblici; vi è anche la gestione dei rifiuti a Roma, con il termovalorizzatore che confidiamo venga realizzato quanto prima (Applausi), per rimuovere la vergogna in cui da troppi anni versa la Capitale.
Non tutto, però, è filato liscio: con la riformulazione da parte dell'Esecutivo di un emendamento parlamentare alla Camera, è stato incredibilmente introdotto il de minimis per il riconoscimento alle imprese dei crediti d'imposta per gli acquisti di gas ed elettricità; è una norma che ci ha lasciato esterrefatti per l'approssimazione e che ha gettato le imprese nel panico.
È inaccettabile come il Governo, mentre con una mano prevede il credito di imposta per dare una boccata d'ossigeno alle imprese, con l'altra, invece - mi dicono al Dipartimento delle politiche europee - intenda comprimere, se non persino azzerare, questi stessi benefici, voltando le spalle alle imprese, peraltro in questo periodo di caro energia, in cui anche l'Europa ha allargato le maglie in tema di aiuti di Stato. Il vincolo, dunque, è assolutamente da rimuovere, perché il de minimis prevede a 200.000 euro il massimale di aiuti ottenibili, ma su base triennale e per tutte le imprese appartenenti allo stesso gruppo, e la cifra di 200.000 euro risulta in questo momento assolutamente inadeguata alle finalità del sostegno alle imprese. (Applausi).
L'impegno del MEF, anche su spinta del ministro Giorgetti, di effettuare l'intervento correttivo, dopo la richiesta della Lega, è importante, ma i tempi per attuarlo sono ristretti. Se la distorsione non verrà rimossa entro il 16 luglio, dopodomani, le imprese, già pesantemente colpite dal caro bollette, non potranno operare la compensazione dei crediti d'imposta maturati nel secondo trimestre, dunque subirebbero ulteriori difficoltà finanziarie, senza contare poi il problema dei crediti già usufruiti, in contrasto con la norma sopravvenuta.
Altra assurdità accaduta è che, mentre il Governo ha prorogato per altri tre mesi - questo il 30 giugno, dunque fino a settembre - l'IVA agevolata al 5 per cento per i consumi di gas naturale per usi civili e industriali, misura in vigore dall'ottobre 2021, ecco che arriva a sorpresa l'Agenzia delle entrate, che di fatto, con una propria interpretazione, vuole mettere le mani nelle tasche degli italiani, chiedendo la restituzione di parte dell'agevolazione. (Applausi).
Lo scorso 7 luglio, l'Agenzia ha infatti sentenziato, andando, secondo noi, contro un chiaro principio di matrice unionale, che l'aliquota ridotta del 5 per cento si applica solo alla materia prima, la commodity, ma non può estendersi ai servizi accessori o alla quota fissa della tariffa, di fatto imponendo agli operatori di vendita, che ora sono nel panico totale, di rettificare tutte le fatture emesse sino ad oggi dall'ottobre 2021, addebitando l'imposta retroattiva agli utenti.
Chi lo dice ora agli italiani che dovranno pagare il 17 per cento di IVA su più del 50 per cento della bolletta?
Tutto questo, inoltre, con effetto retroattivo dal 1° ottobre. Su questo è assolutamente necessario che il direttore dell'Agenzia prenda in mano la questione e revochi l'interpretazione dei suoi uffici.
Sul fronte della sicurezza energetica e dell'affrancamento dal gas russo, il Governo e il ministro Cingolani stanno facendo tanto, ma sul fronte del caro energia, stanti le vicende geopolitiche, l'instabilità dei mercati, la difficoltà di approvvigionamento del gas (in questi giorni abbiamo anche lo stop di fornitura del gas russo attraverso il Nordstream)… Presidente, non riesco ad andare avanti, le chiedo se è possibile prendere una pausa e riprendere più avanti il mio intervento.
PRESIDENTE. Certamente. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Angrisani. Ne ha facoltà.
ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Presidente, il Governo Draghi ha battuto ogni record: 50 fiducie in quindici mesi. Le spaccature in questa maggioranza a dir poco anomala e innaturale sono evidenti e, aggiungo, irrimediabili. L'iter del decreto aiuti alla Camera è stato emblematico, ma qui il problema è che alla politica si è sostituita sempre di più la tecnocrazia e l'idea di sostenere un Governo di unità nazionale con tutte le forze politiche tradizionali non poteva che risultare controproducente e fallimentare. Sembra che i nodi vengano al pettine solo ora, ma in realtà l'insofferenza nelle forze di maggioranza è ontologica: chi nasce tondo non può morire quadrato.
Il 17 e il 18 febbraio del 2021, quando il Senato e la Camera votarono la fiducia al nuovo Governo Draghi, ci fu un drappello di parlamentari che preferì non scendere a patti con le altre forze politiche e rifiutare gli inevitabili compromessi ai quali si sarebbe dovuti scendere e fu espulso immediatamente. (Applausi). Oggi, le principali forze politiche che si dichiaravano antisistema si interrogano sul proprio ruolo nell'Esecutivo, ma quale prospettiva veniva immaginata, quando fu prospettata l'idea di entrare nella nuova maggioranza?
PRESIDENTE. Senatrice Abate, non si può riprendere con il telefonino in Aula. Dopo quattro anni di legislatura ancora non lo sa? C'è scritto nel Regolamento.
Prego, senatrice Angrisani, prosegua.
ANGRISANI (CAL-Alt-PC-IdV). Non era già ovvio che avrebbero perso la loro essenza e la loro anima all'interno della coalizione più eterogenea della storia repubblicana, tradendo anche quegli stessi parlamentari che avevano avuto fiducia in un nuovo indirizzo? Non potevamo dire sì a Draghi allora, figuriamoci ora, che sta conducendo il nostro Paese sempre più verso l'abisso.
È passato quasi un anno e mezzo dall'insediamento del Governo ad ora e alla vigilia del voto finale sul decreto aiuti qualcuno parla di linea dura della maggioranza. Mi spiace sia stata questa l'occasione di fare chiarezza e mettere nero su bianco il proprio programma politico, soprattutto in materia di welfare e sostegno alle fasce più deboli della popolazione, prendendo la distanza da un Governo che non aveva queste priorità. Solo in pochi avevamo avuto il coraggio di fare una scelta di campo contraria e di schierarci da subito all'opposizione.
Ora è tardi, si cerca di rattoppare uno strappo ormai non ricucibile. Il problema è che le condizioni andavano messe ben prima, perché, se si fosse rimasti coerenti con la linea programmatica, nessuno sarebbe entrato a far parte di un Esecutivo il cui Presidente ha passato la propria vita professionale in stretta correlazione con le lobby finanziarie. È palese che la presenza di forze politiche con ideali diametralmente opposti tra loro avrebbe causato l'implosione di qualche parte della causa, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Chi crede fermamente in certi valori come l'ambientalismo, la legalità, la giustizia sociale e il bene comune non può e non potrà mai essere concorde con certe scelte politiche, come l'inceneritore di Roma o il rigassificatore nella città di Piombino. Tutto ciò non aiuta i cittadini e le imprese. Si prosegue con l'invio di armi, per non parlare dei problemi che sta causando alle imprese e alle famiglie il blocco del superbonus. Il decreto aiuti avrebbe dovuto aiutare gli italiani ad affrontare l'inflazione, l'aumento dei prezzi delle materie prime, il caro benzina e altri problemi, ma di aiuto concreto c'è poco.
Oggi le principali forze politiche non sono rimaste coerenti con la linea programmatica e quindi le aziende riceveranno spiccioli in confronto alle loro reali esigenze. Alla Camera con i colleghi di Alternativa abbiamo proposto alcuni emendamenti per migliorare il provvedimento, uno dei quali intendeva abbassare l'IVA sui generi alimentari, ma purtroppo sono stati bocciati. Chi sostiene questo Esecutivo deve assumersi la responsabilità dell'intera azione di Governo, che sta agendo molto nel male e poco nel bene.
Questo Governo e la maggioranza che lo sostiene assomigliano molto al drago dell'apocalisse con sette teste: si guarda contemporaneamente da una parte, dall'altra e dall'altra ancora. Così, ad esempio, se qualche partito insiste sulla liberalizzazione delle droghe leggere e sulla riforma della cittadinanza, altri spingono nella direzione opposta, in un continuo tira e molla, portando al popolo sfiducia e incertezza. Ci sono poi il sostegno militare alla guerra in Ucraina e l'aumento sconsiderato del costo della vita, che ha contribuito all'aumento di un divario ancora più marcato tra le classi sociali. Si chiamano in causa tutti coloro che vogliono costruire un'agenda politica nuova, basata sul diritto e sul lavoro, antitetica al programma portato avanti da Draghi.
Non so chi staccherà la spina a questo Governo e quale conseguenza ciò causerà, ma noi abbiamo fatto questa scelta all'inizio e la rivendichiamo con orgoglio, dimostrando che la nostra valutazione era stata fatta con consapevolezza e coerenza.
In conclusione, il vero aiuto alla popolazione italiana non è questa misura, ma sarebbe mandare a casa questo Esecutivo e porre finalmente le basi per la costruzione di uno Stato sociale, che si occupi della qualità della vita reale e del benessere reale dei cittadini, senza deluderli ulteriormente. Sta a noi convincerli. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.
MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, Governo, colleghi, oggi è sicuramente una giornata che ricorderemo. Abbiamo infatti lavorato moltissimo questi mesi per cercare di rispondere alle emergenze del nostro Paese. Lo abbiamo fatto con responsabilità. Noi di Forza Italia lo abbiamo fatto con la grande responsabilità che ci ha chiesto il presidente Berlusconi.
I fatti di questi ultimi giorni però, francamente, ci lasciano abbastanza allibiti. Oggi discuteremo infatti il decreto aiuti, che serve sicuramente al Paese, perché ha tutta una serie di provvedimenti che riguardano ad esempio le bollette, le imprese e, più in generale, le misure che gli italiani richiedono, e ci siamo trovati di fronte all'ennesima fibrillazione. Una volta si dice che è per via del termovalorizzatore, una che è per i nuovi punti e un'altra si inventano questioni che non hanno assolutamente niente a che fare probabilmente con le questioni vere e reali del Paese. (Applausi).
Per noi è importante far capire che abbiamo sulla schiena il senso e il peso di questa responsabilità e vorremmo che le altre forze facessero lo stesso. Non so cosa pensino di inseguire coloro i quali ritengono che la strada migliore sia far fibrillare il Parlamento e un Governo autorevole, che soprattutto ci ha resi autorevoli in Europa e non solo, che è riuscito a far passare la dipendenza dal gas della Russia dal 40 al 25 per cento (Applausi) e che è posizionato chiaramente in Europa e nell'ambito dell'Alleanza atlantica. Destabilizzare tale quadro significa evidentemente avere in testa scenari diversi per il nostro Paese, in un momento come quello che stiamo vivendo, attraversato da una grave crisi internazionale.
In questi giorni abbiamo capito che i nostri cittadini e i nostri elettori questo balletto parlamentare non lo capiscono e - peggio - ne hanno paura, temendo quello che può succedere. È questo il più grosso richiamo alla responsabilità che penso debba essere fatto nella giornata di oggi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà.
TESTOR (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, oggi è una giornata convulsa, che determinerà l'andamento dell'agenda politica del nostro Paese.
Di fatto, oggi votiamo la fiducia su un provvedimento tanto atteso dalle famiglie e dalle aziende, che si può identificare già dal nome, ossia aiuti, il cui fine è dare ossigeno a un'economia in difficoltà e respiro alle famiglie. Può definirsi, a tutti gli effetti, una misura tampone, atta a salvaguardare la resilienza del Paese.
Questo Governo nasce con l'esigenza di affrontare l'emergenza, dapprima pandemica, con il compito di attuare il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La situazione si è poi aggravata per il rincaro e la carenza di materie prime, la crisi energetica e il conflitto in Ucraina. Si è poi aggiunta la crisi idrica. Insomma, si è verificato il susseguirsi di crisi che mettono a dura prova la tenuta economica e sociale del Paese.
Mi sia consentita una considerazione che, dal mio punto di vista, mette in luce la fragilità e la discutibilità delle scelte politiche passate, partendo proprio dalla prima emergenza, ossia quella sanitaria. I tagli continui alla sanità, il numero chiuso per l'accesso ai corsi universitari in medicina e l'accentramento dei servizi hanno di fatto reso complicata la gestione pandemica. C'è poi la dipendenza energetica, con il settore in mano ai mercati esteri a causa dei continui no di una parte politica. E perché non ricordare il bonus rubinetti, quando la rete idrica è un colabrodo?
Quando adottiamo delle misure, è giusto che queste siano in parte rispondenti alle esigenze. Bisogna però avere una pianificazione, che vada oltre la visione odierna e guardi al futuro, perché lo dobbiamo alle generazioni future. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha questo scopo, ossia dare una programmazione e risposte ai problemi che, negli anni, ci hanno portato oggi a essere impreparati ad affrontare tutte le emergenze che si sono susseguite negli ultimi due anni. Gli strumenti ci sono per fare le riforme strutturali, bisogna solo avere visione e coraggio.
Entrando nel merito del provvedimento, esso è caratterizzato da forme di supporto riconducibili al settore energia, con interventi per il contenimento dei prezzi. Sappiamo che senza questo intervento l'aumento delle bollette per le famiglie avrebbe sfiorato il 40 per cento. Questi rincari vengono sterilizzati grazie al contributo di solidarietà chiesto agli operatori del gas, che si aggiunge alla tassazione degli extraprofitti. Le tariffe dell'elettricità subiranno un aumento dello 0,4 per cento, mentre quelle del gas resteranno invariate, grazie all'azzeramento degli oneri di sistema per il terzo trimestre 2022 per l'energia elettrica e alla riduzione al 5 per cento dell'IVA sul gas.
Altre misure sono state introdotte per contenere l'effetto inflazione (che, lo ricordo, è arrivato all'8 per cento), con un bonus una tantum di 200 euro destinato a diversi soggetti, tra cui lavoratori dipendenti con una retribuzione lorda, su 13 mensilità, non superiore a 2.692 euro al mese e ai pensionati con un reddito personale non superiore ai 35.000 euro annui, oltre alle categorie dei lavoratori stagionali e domestici.
Sono altresì presenti misure a sostegno delle imprese. Grazie a un emendamento della Lega, ci saranno semplificazioni per le utenze elettriche e del gas per le imprese non energivore, per favorire l'utilizzo del credito di imposta 2022. (Applausi).
Adesso sarà il fornitore stesso di gas ed energia a comunicare gratuitamente i dati utili a determinare il calcolo dell'incremento del costo della componente energetica e l'ammontare della detrazione spettante all'azienda.
Un altro tema importante riguarda gli enti locali, allarmati dall'aumento dei costi che avrebbero influito sull'erogazione dei servizi. Nel miglioramento del testo è stata inserita la possibilità di utilizzare gli avanzi Covid per prevedere agevolazioni sulla Tari, e la possibilità di utilizzare le risorse dei proventi incassati dalle multe per le coperture delle spese di utenze gas e luce (solo per l'anno 2020).
Altra soddisfazione può essere espressa per le misure a supporto di un settore importante come la pesca, per il quale sono stati stanziati 23 milioni per prorogare il credito d'imposta fino al 31 dicembre per l'acquisto di carburante. Di fatto, l'articolo 18 del decreto-legge 21 marzo, n. 21, introduce un credito d'imposta a favore delle imprese esercenti attività agricola e della pesca, quindi sarebbe opportuno che il Governo - e la Lega glielo chiede, visto che è stato approvato un ordine del giorno in merito - si attivasse con gli opportuni interventi per estendere anche alle imprese agricole il credito d'imposta fino a fine 2022. Ricordo che le aziende agricole, oltre al caro energia, stanno affrontando la crisi dovuta alla siccità, che ha messo a repentaglio i raccolti. (Applausi).
Voglio ringraziare i colleghi alla Camera, che hanno lavorato su questo decreto-legge cercando di migliorarlo, e credo che sia importante in questo momento dare tutte le risposte che i cittadini attendono con la serietà che ha sempre contraddistinto la Lega. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Arrigoni, se desidera, può riprendere il suo intervento.
ARRIGONI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la ringrazio per l'opportunità. Ci riprovo.
Dicevo che, sul fronte della sicurezza energetica e dell'affrancamento dal gas russo, il Governo e il ministro Cingolani stanno facendo tanto, ma sul fronte del caro energia, stanti le vicende geopolitiche, l'instabilità dei mercati, e la difficoltà di approvvigionamento del gas (in questi giorni abbiamo anche lo stop di fornitura del gas russo attraverso il Nord Stream), e l'abnormità e l'imprevedibilità dei livelli del prezzo del gas, la situazione è preoccupante e temo che per l'autunno si farà drammatica. L'industria non ce la fa più a reggere e soprattutto non ha certezze. Ormai le incognite sugli approvvigionamenti si moltiplicano. Da qualche giorno, alcuni venditori hanno già comunicato alla propria clientela che, stanti i livelli di prezzo dell'elettricità, dal 1° gennaio 2023 rescinderanno i contratti di fornitura. A questo si aggiunge la crescente difficoltà delle grandi aziende nel definire i contratti di fornitura di gas per il prossimo anno termico, dato che i principali operatori, avendo difficoltà a reperirlo sui mercati all'ingrosso, non si impegnano a garantire contrattualmente la consegna del gas.
Sulla scorta di questo, alcune associazioni d'impresa - penso ad Assocarta - hanno lanciato l'allarme per l'imminente chiusura degli impianti produttivi: un dramma per l'economia e per l'occupazione.
Concludo dicendo per dire che per il caro energia serve molto di più. Il premier Draghi annunciato per la fine del mese un nuovo intervento con diversi miliardi. Bene: la Lega chiede che sia poderoso (Applausi), finanziato anche attraverso uno scostamento di bilancio, anche perché dovrà contrastare i livelli di prezzo del gas e dell'elettricità in continuo aumento (in questi giorni sono nove volte quelli degli anni pre-Covid). Oggi il prezzo unico nazionale dell'elettricità (PUN) è a 446 euro per megawattora e a 180 quello del gas. Siamo praticamente a livelli doppi rispetto ai prezzi medi del primo semestre 2022; il quadruplo rispetto alla media del 2021. Dunque, se non si interviene in modo deciso, avremo costi insostenibili a carico di famiglie e imprese, anche nel comparto tutelato, pregiudicando la tenuta del sistema.
La Lega, come indicato nella mozione che sarà discussa giovedì prossimo, chiede che vengano prorogate e rafforzate per tutto il terzo trimestre anche le seguenti misure: i crediti d'imposta per gli acquisti di energia da parte delle imprese, ovviamente senza il regime de minimis (Applausi); il taglio delle accise sui carburanti (ricordo che termina il 2 agosto); l'azzeramento delle accise e il taglio dell'IVA del gas per autotrazione, che ha prezzi allarmanti, che mettono a rischio l'esistenza di una filiera; il credito d'imposta per l'acquisto di gasolio e benzina per pesca, agricoltura e autotrasporto; chiediamo inoltre che siano previsti nuovi contributi per i Comuni che sono in affanno e che finalmente sia prevista l'IVA al 5 per cento per il gas indiretto. Il premier Draghi fa bene a insistere in Europa per il tetto al prezzo del gas; tuttavia, se mai riuscirà a ottenerlo dall'Europa, passeranno ancora mesi e nel frattempo aumentiamo senza indugio la produzione nazionale di gas per ridurre la nostra dipendenza energetica, anche modificando il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Pitesai). (Applausi).
Infine, è vero che il superbonus è costoso. Era inevitabile che finisse così: troppo ambizioso e non sostenibile, ma oggi ci sono imprese, tecnici e famiglie che hanno iniziato i lavori e sono in stallo. (Applausi). Hanno fatto debiti, hanno ipotecato le proprietà e stanno fallendo. Mi rivolgo al premier Draghi e al ministro Franco: per dare la certezza del diritto, occorre dare una via d'uscita anche a loro. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Vecchis. Ne ha facoltà.
DE VECCHIS (Misto-IpI-PVU). Signor Presidente, avrei voluto parlare del decreto-legge aiuti, arrivato all'esame della 11a Commissione martedì e licenziato in cinque minuti, ma non ci è stata data la possibilità di discuterlo né di analizzare gli emendamenti. Avrei voluto parlare degli esodati del commercio, abbandonati da questo Governo, dei lavoratori del mondo agricolo, dei precari che debbono elemosinare un contratto, dei pescatori (che saluto) che in questo momento stanno manifestando contro il caro gasolio, che voi mitigate, ma non abbattete. Avrei voluto parlare dei tassisti, degli albergatori e dei ristoratori, che in questo momento sono in piazza a manifestare per i loro diritti, per mantenere le loro famiglie, da voi dimenticate. (Applausi). Avrei voluto parlare della crisi in Ucraina, perché parlate di pace, ma nessuno si applica per la diplomazia, per trovare una soluzione diplomatica: inviamo le armi e soldi per le armi, mentre la gente muore e gli italiani subiscono la crisi economica a causa di questa guerra.
Avrei voluto parlare di queste cose, ma debbo parlare di una delle virtù dei senatori: il coraggio. Tutti state facendo finta di non capire quello che sta avvenendo: una forza politica che è al Governo da quattro anni oggi ci parla di salario minimo, ma il provvedimento sul salario minimo è stato incardinato in 11a Commissione proprio quattro anni fa, quindi siete voi che non lo approvarlo! Anche il disegno di legge sui caregiver siete stati voi a non approvarlo! Oggi però leggiamo sui giornali che i senatori di quella forza politica non partecipano al voto. I senatori devono essere coraggiosi e partecipare al voto: sì o no alla fiducia al Governo Draghi, sì o no. Altrimenti è fuggire e sono i vili a farlo. Noi stiamo offendendo la memoria dei senatori di Roma antica, sempre rimasti al loro posto. Visto che c'è il Regolamento del Senato, cambiamo anche nome, perché non siete degni dei senatori di Roma antica, che state offendendo con questo teatrino, come state offendendo il popolo italiano: sì o no, dentro o fuori; invece, vediamo e non vediamo, oggi sì e domani no, vediamo quello che accadrà. Il popolo italiano non può aspettare, perché sta soffrendo.
Ieri con il senatore Paragone abbiamo parlato con i tassisti, che piangevano, perché vedono il loro futuro incerto, non sicuro per le loro famiglie, mentre vogliono semplicemente lavorare. Voi state giocando sui lavoratori, sulle persone che veramente soffrono, sui disabili, su tutte quelle realtà che a voce volete difendere, ma che in realtà non state difendendo. Parlate del fatto che i cittadini non votano e dell'astensionismo: forse accade perché non si sentono più rappresentati. Avete inventato quell'escamotage per permettere ad alcuni partiti di raccogliere le firme, mentre altri le dovranno raccogliere. A noi interessa poco: le raccoglieremo, perché saremo presenti nelle piazze per raccontare quello che è accaduto.
Il provvedimento sul salario minimo è all'esame della 11a Commissione da quattro anni; il disegno di legge sui caregiver è all'esame della Commissione.
Dite la verità: alcuni provvedimenti non sono stati ancora approvati perché dovevano portare la firma di questo o di quell'altro senatore, prima di questo o di quell'altro partito. Diciamo la verità: giochi di Palazzo, quei giochi che noi vogliamo abbattere, che qualcuno ha detto che avrebbe abbattuto e, invece, oltre alla scatoletta di tonno si è preso i grissini e anche la bistecca, mentre c'è gente veramente che, con 4 euro all'ora, non riesce ad avere quella bistecca.
Scusate se semplifico con parole povere, ma io vengo dal popolo, sono uno del popolo e ho sofferto per essere stato disoccupato come tanti. Quindi, voglio parlare al popolo. Non sto parlando a voi, ma sto parlando al popolo. Vinceremo, popolo, perché voi andrete a casa! Noi non abbiamo paura di andare al voto! Dimettetevi e andiamo al voto! (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà.
PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi da inizio legislatura si è affermata la prassi di definire i provvedimenti con un nome oltre che con una designazione tecnica. Spesso, in passato, al nome pomposo, non è corrisposto un contenuto altrettanto importante. A mio avviso, però, non è questo il caso.
Definire quello in esame come decreto aiuti è del tutto pertinente, perché contiene misure per 14 miliardi: misure a favore del nostro sistema produttivo, a favore della nostra popolazione e a favore di tutte le categorie in difficoltà. Non è un caso che, come primo riferimento al contenuto, voglio parlare del fondo per le imprese in crisi.
Da due anni si parla di crisi: crisi per il Covid-19, crisi per la supply chain, crisi del causata dalla guerra in Ucraina, crisi determinata dal caro delle materie prime, crisi determinata dal caro petrolio. È da due anni, praticamente, che dobbiamo fronteggiare una crisi dietro l'altra. Quindi, avere provvedimenti a favore delle imprese potrebbe essere fondamentale per la loro sopravvivenza. (Applausi).
Evidenzio, però, che non si tratta di misure a pioggia, di aiutini una tantum, finalizzati solo a dare un piccolo conforto temporalmente limitato. Prevedere, infatti, una maggiorazione del credito d'imposta per l'acquisto di beni strutturali significa guardare al futuro; significa spingere l'impresa e gli investimenti; significa spingere le nostre attività produttive al loro miglioramento; significa, appunto, puntare sul futuro, alla prospettiva futura e non alla sopravvivenza attuale.
In questo senso vanno anche le misure a favore degli autotrasportatori. Noi sappiamo che l'inflazione in Europa non è determinata da una crescita economica florida come quella che vi è stata, ad esempio, negli Stati Uniti negli ultimi anni. L'inflazione in Europa è determinata, quasi esclusivamente, dal caro materie prime, in primis il petrolio e il gas, aggravata poi dal fatto che il rapporto di cambio tra euro e dollaro è andato a nostro sfavore. Questo perché, pagando le materie prime in dollari, è evidente che, se il dollaro si rafforza nei confronti dell'euro, le materie prime costano di più, nonostante un calo del prezzo nominale. Faccio questa osservazione perché molti si stupiscono che, con il petrolio a 100 dollari al barile, i carburanti siano ancora vicini a due euro. Ma se, quando era a 110, il rapporto di cambio era di 1 a 10 e adesso è a 100, ma il rapporto di cambio è a 1, è evidente che il prezzo è lo stesso; è lo stesso identico prezzo che pagavamo prima.
Quindi, realizzare misure a favore degli autotrasportatori, che in Italia sono fondamentali (Applausi) per il nostro sistema produttivo, in quanto praticamente tutto il trasporto avviene su gomma, significa sostenere non solo quella categoria produttiva, ma anche tutti gli italiani, perché in questo modo contribuiamo ad abbattere il costo finale per i consumatori.
È stato già detto del bonus dei 200 euro, che non è elevato, certo, ma comunque è un aiuto. È stato già detto della proroga concessa per chi sta facendo i lavori per il superbonus, per il bonus 110 per cento.
Su questo aspetto però mi voglio soffermare, perché, in occasione della mia dichiarazione di voto in Aula sulla conversione del decreto-legge bollette, avevo lamentato l'inopportunità di non poter intervenire nel miglioramento di quel provvedimento, evidenziando la necessità di derogare anche all'articolo 136 del Testo unico dell'edilizia, oltre alla deroga contenuta in quel decreto all'articolo 142. In questo provvedimento è contenuta anche la deroga all'articolo 136 e questa per me è una soddisfazione personale. Si tratta infatti di una misura utile per tutto il territorio nazionale, ma indispensabile per i Comuni terremotati, che si trovano molto spesso a ricadere nei limiti dell'articolo 136 e non in quelli dell'articolo 142. Quindi, oltre a intervenire con sostegni economici, in questo provvedimento il Governo interviene anche con misure a favore di quanto già fatto, per semplificare le procedure, per eliminare i problemi, per dare opportunità a chi si trova in una situazione di difficoltà.
In questo senso va anche la misura a favore dei Comuni. Da ex sindaco evidentemente sono molto sensibile a tutto quello che va a favore dei Comuni, sia perché ritengo che i sindaci, soprattutto dei piccoli Comuni, siano in trincea, e quindi debbano dare risposte concrete e immediate cittadini (Applausi), sia perché già prima di tutte queste emergenze era difficile dare queste risposte. Ora che i prezzi dell'illuminazione pubblica si sono quadruplicati; ora che i prezzi del riscaldamento sono aumentati (i Comuni evidentemente hanno molti edifici pubblici da riscaldare); ora che gli introiti per questi Comuni si sono ridotti, è evidente che adottare queste misure significa consentire a questi amministratori di continuare con la loro attività di volontariato. Fare il sindaco in un piccolo Comune vi garantisco che è volontariato nella sua massima essenza. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà.
SACCONE (FIBP-UDC). Signora Presidente, signora sottosegretaria Sartore, oggi in questa Aula si consuma una vendetta, che non è la vendetta del conte di Montecristo, ma è la vendetta del Conte cerchiobottista, di colui che dice no alla fiducia, ma non ritira uno straccio di Ministro, di Sottosegretario o di quella pletora di consulenti. Rimane con i piedi ancorati alle sue poltrone. Questa è la bizzarra situazione: si dice di no a questo decreto aiuti. Io temo e penso che il presidente Conte non abbia ancora digerito la sua defenestrazione del gennaio 2021, che non è stata causata da un complotto di palazzo, ma è stata semplicemente la scarsità o la fine della spinta propulsiva di quel Governo. Ecco perché oggi Conte ha maturato la vendetta.
Oggi il MoVimento 5 Stelle dirà di no a un decreto-legge di 23 miliardi. Voglio elencare, per chi ci ascolta, a cosa si sta dicendo oggi di no. Si dice di no a 31 milioni di italiani che avranno 200 euro; si dice di no agli oneri annullati per le utenze domestiche; si dice di no all'IVA sul gas al 5 per cento; si dice di no allo stoccaggio dell'inverno e dell'autunno, dove, grazie anche al TAP - su cui il MoVimento 5 Stelle era contrario - si raggiungerà la percentuale del 20 per cento del fabbisogno di gas in Italia (anche in quel caso loro avevano detto di no al TAP). Si dirà di no alla riduzione del prezzo dei carburanti; si dirà di no a tutti quei contratti di lavoro precari, per alcuni dei quali sono previsti ben 500 euro una tantum.
Signora Presidente, noi non diremo che oggi il MoVimento 5 Stelle sta facendo una grande cortesia a Putin; non mi permetto di dire questo. Ma è inevitabile un'analisi della realtà: in un'Europa destabilizzata, è certo che l'Italia contribuisce alla sua destabilizzazione. Non possiamo nasconderci dietro a un dito: è il disegno di Putin destabilizzare e, quindi, prestare il fianco a una mancanza di equilibrio in Europa.
Voglio dire con estrema franchezza agli amici dei 5 Stelle che è arrivato il momento di fare chiarezza, non con il Paese, ma soprattutto all'interno del vostro movimento, perché questa crisi d'identità non la potete far pagare al Paese. A noi converrebbe, dinanzi a questo Vietnam del campo largo, inevitabilmente chiedere le elezioni anticipate. Ma le ragioni per cui abbiamo la nostra fiducia a questo Governo non sono venute meno rispetto al gennaio 2021, anzi si sono aggravate: oltre alla pandemia vi è una profonda crisi internazionale.
E che cosa fanno i 5 Stelle? Ritirano la fiducia a questo Governo, mantenendo paradossalmente i Ministri.
Lo diciamo con estrema chiarezza: il presidente Conte ieri nel suo intervento ha parlato di Roma, della Capitale d'Italia. Io lo invito ad andare non solo nelle periferie, ma anche qui al centro storico della Capitale. Dia un'occhiata a quello che sta avvenendo, veda l'immondizia. Ha detto che è contrario al termovalorizzatore e chiedeva, un po' come i bambini dell'asilo Mariuccia: perché i poteri straordinari a Gualtieri sì e alla Raggi no? È evidente il perché no alla Raggi, dinanzi alla schizofrenia del governo Raggi della Capitale d'Italia, quando ha detto no alle Olimpiadi. Vi ricordate? Aveva detto di no a quelle Olimpiadi. (Applausi). Probabilmente aveva ascoltato il suggerimento del meccanico di Di Battista. Poi però ha cambiato idea - magari è passata dalla cartomante di piazza Navona - ha cambiato diametralmente la sua posizione e ha detto sì alle Olimpiadi.
Nei cinque anni del governo Raggi - ricordo al presidente Conte - non vi è uno straccio di progetto per la Capitale, non vi è uno straccio di infrastruttura, non vi è stata alcuna visione non solo del futuro, ma neanche della gestione ordinaria della Capitale. Basti vedere i risultati che democraticamente hanno espresso i cittadini romani un anno fa.
Signora Presidente, noi del Gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-UDC vogliamo allora rassicurare gli italiani che ci rimettiamo alle prerogative del Presidente della Repubblica: nel caso in cui non ci dovesse essere più una maggioranza, vanno bene anche le elezioni anticipate. Per quanto ci riguarda non le temiamo, ma questo Gruppo parlamentare, come sempre e da sempre, anteporrà i suoi interessi particolari agli interessi del Paese. Rassicuriamo gli italiani: nel caso in cui non si potesse portare a completamento questa maggioranza e questo Governo, ci penserà il centrodestra quanto prima. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà.
PEPE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, se qualcuno mi chiedesse cos'è per me il decreto aiuti, risponderei che è l'atto tipo per il quale è nato il Governo Draghi e per il quale si è costituita la maggioranza che lo sostiene. Si tratta di un provvedimento che contiene una somma ingente di circa 20 miliardi a favore delle imprese italiane, a favore delle famiglie italiane e degli enti locali. Praticamente è un provvedimento che sostiene gli italiani e le italiane alla luce del momento difficile che stiamo vivendo.
Le misure sono state elencate prima in maniera dettagliata: il bonus di 200 euro; i 7 miliardi per contenere il caro bollette di energia elettrica e di gas nel terzo trimestre di quest'anno; i 23 milioni di euro per il caro gasolio; la liquidità alle imprese. Insomma, è un provvedimento che merita il sostegno da parte nostra, un provvedimento che mi fa urlare, anche se sottovoce: altro che canna libera e cittadinanza facile! (Applausi). È un provvedimento di cui l'Italia ha bisogno.
Tutto questo accade in un contesto difficile, che ancora oggi vede l'Italia nella morsa della pandemia per i problemi economici, sanitari e sociali; una pandemia che pare non voglia abbandonarci e che ancora sta minacciando il nostro Paese nelle ultime settimane. Poi si è svelata la guerra alle porte dell'Europa; abbiamo un inflazione che supera l'8,5 per cento; vi sono il caro bollette, il taglio del gas da parte della Russia, la perdita del potere di acquisto di stipendi e di pensioni, le cartelle esattoriali che bussano alle porte degli italiani.
Arriveranno cartelle esattoriali per 26 miliardi di euro; 2,6 miliardi sono già stati notificati e si aspetta un totale di 13 miliardi di euro da notificarsi entro la fine dell'anno. Apro una parentesi: di cosa ha bisogno a tal proposito l'Italia? Ha bisogno di un'altra rinnovata, convinta pace fiscale, e per questo la Lega e Matteo Salvini si battono (Applausi): una pace fiscale che mira a tutelare non delinquenti ed evasori, ma quelle persone che sfortunatamente si sono trovate in difficoltà e non hanno potuto onorare i loro debiti nei confronti dell'Erario; persone che vanno non abbandonate né tantomeno massacrate, ma sostenute perché è doveroso - ancor più in un momento come questo - dare loro una nuova opportunità.
Abbiamo, poi, il caro prezzi delle materie prime, che mette in difficoltà anche l'edilizia; abbiamo il caro prezzi dei generi alimentari, e, come se non fosse abbastanza, si è aggiunta la siccità.
In questo contesto, nel quale tutti quanti noi siamo stati chiamati alla responsabilità, nel quale la Lega ha rinnovato - fino a ieri sera - un comportamento improntato alla responsabilità e alla lealtà purché sia aiuti l'Italia, purché si sostenga la Nazione - lo dico non perché mi permetto di giudicare in casa d'altri, ma è giusto che lo si dica gli italiani - cosa fa il MoVimento 5 Stelle? Scappa di fronte alle responsabilità. Scappa di fronte a un atto importante di circa 20 miliardi in favore degli italiani. (Applausi).
Ieri sera abbiamo vissuto un incubo, come me tanti italiani, un incubo assurdo: un Paese, il nostro, il Bel Paese è rimasto inchiodato per ore e ore ad aspettare l'esito del consiglio nazionale, il messaggio del presidente Conte; un incubo perché ci ricordava quell'attesa delle famose dirette di due anni fa del presidente Conte, quando doveva annunciare in maniera farlocca decreti inesistenti via Facebook durante una pandemia, nel pieno della sua gravità, gestita nel peggiore dei modi. Ma l'Italia può veramente continuare a vivere in attesa di quei momenti? E poi cosa ha partorito la consultazione durata una giornata? Una dichiarazione incomprensibile, che andrebbe tradotta per rispetto non nei nostri confronti ma nei confronti degli italiani, per onestà intellettuale nei confronti degli italiani.
Dopo ore e ore di confronto, il presidente Conte dice che il MoVimento 5 Stelle non vota e, quindi, scappa dalle responsabilità; che comunque è pronto a sostenere il Governo e il presidente Draghi senza firmare cambiali in bianco, in barba al linguaggio più difficile e più incomprensibile della Prima Repubblica. Poi, addirittura c'è una fuga in avanti: il presidente Conte dice che l'annunciato decreto massiccio, corposo, che il presidente Draghi ha prospettato per la fine del mese di luglio, lo fa felice e rende gioioso l'intero MoVimento 5 Stelle e che quello stesso decreto è merito dell'azione politica del MoVimento 5 Stelle. Questo è del tutto incomprensibile.
Oggi stiamo affrontando un provvedimento importante, uno dei più importanti di questa maggioranza e dell'attuale Governo e, a pochi minuti dal voto, non è dato sapere cosa voglia effettivamente fare la forza politica che rappresenta il numero maggiore di parlamentari in quest'Aula e anche alla Camera dei deputati. (Applausi).
Il momento della responsabilità non è terminato: è nel pieno.
L'onestà, e non quella che voi richiamavate con grande cattiveria, ma l'onestà intellettuale verso gli italiani che vi hanno dato fiducia, è nel pieno del suo momento. Non pretendiamo di convincervi o di giudicarvi - quello lo faranno gli italiani e le italiane - ma pretendiamo di liberare l'Italia, che non può più essere ostaggio di un bluff, perché il MoVimento 5 Stelle si è rivelato un vero e proprio bluff. (Applausi).
L'Italia deve correre. L'Italia deve tornare a sognare e questo lo si fa in due modi: o con un Governo autorevole e solido o ridando la parola agli italiani. Basta minacce. Basta con i giochi di palazzo che guardano ai vostri interessi egoistici e non agli interessi generali degli italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.
BONINO (Misto-+Eu-Az). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, più ascolto, più mi sembra di vivere una situazione schizofrenica. Se riuscissimo ad alzare un po' lo sguardo dal nostro ombelico e a guardarci un po' intorno, vedremmo come queste polemiche, o fibrillazioni - se preferite chiamarle così - siano veramente incompatibili - non perché lo dica io - con il tempo che stiamo vivendo. (Applausi). Siamo appesi, come se dovesse parlare Zarathustra, alla decisione dei colleghi del MoVimento 5 Stelle. Peraltro, ricordo ai colleghi della Lega che, per non essere da meno, Salvini ha dichiarato appena ieri che d'ora in poi la Lega voterà solo i provvedimenti utili all'Italia e agli italiani. Ma chiedo: finora abbiamo approvato provvedimenti inutili? Veramente non capisco. (Applausi). In più, stare al Governo non è come andare al ristorante, dove si prende un menù e si decide cosa prendere e cosa no, se l'antipasto o il gelato. Scusate, cari colleghi, non è questa la responsabilità di stare al Governo che può aiutare il Paese.
Azione più Europa è stata contro il Governo Conte uno e il Governo Conte due e sostiene con grande convinzione il Governo Draghi, che ha riportato l'Italia a essere protagonista autorevole a livello europeo e non solo. E scusatemi se è poco. È poco solo per chi crede che tutto giri intorno al grande raccordo anulare. Non è proprio così, perché le decisioni che si prendono in Europa hanno un effetto diretto sulle famiglie e sui cittadini italiani. (Applausi).
Non capisco neanche più perché parliamo di politica estera quando ci stiamo riferendo all'Europa, perché ormai è politica interna, ad esempio del mercato e di come è regolamentato. Naturalmente, come tutto può essere migliorata; anzi - secondo me - bisogna avere il coraggio, proprio stante queste sfide, non solo di invocare l'Europa che non c'è, ma anche di provare a darci l'Europa che vorremmo e che sarebbe utile.
È inutile invocare l'Europa della salute, l'Europa dell'energia o l'Europa sociale. Scusate: ognuno ha i propri incubi e desideri, ma - stante i trattati attuali - a me sembra che la Commissione europea abbia dato, più che un consiglio, segnali di rappresentanza e di decisioni importanti. Allora, qualcuno ha detto che si rifiuta. Che cosa ha detto qualcuno intervenuto prima di me? Ah sì, ha parlato di droga libera. Ma di cosa parlate? Stiamo parlando di un provvedimento che prevede l'autocoltura per quattro piantine. Giustamente un collega ha detto che se la coltiva, se la fuma e toglie così i profitti alle mafie. È esattamente questo.
Ovviamente c'è poi tutto il problema della legalizzazione degli immigrati. Abbiamo tutti pianto sull'Ucraina, qualcuno ha pianto pure sull'Afghanistan. Velocemente li abbiamo poi dimenticati. Arrivano adesso ovviamente decine di migliaia anche nel nostro Paese, mentre - come sapete - Confindustria e Confartigianato hanno detto esplicitamente che mancano e servono lavoratori, proponendo di prenderli con un aereo privato, non so dove. Scusate, ma li abbiamo in casa. Credo che più li legalizziamo, più aumentiamo la nostra sicurezza.
Detto tutto questo, cari colleghi, penso che il provvedimento al nostro esame vada nella giusta direzione. Quindi, fate il favore di assumervi ciascuno le proprie responsabilità, perché al Governo - voi ne avete presieduti due - non si sta per scendere dal vagone, ma si sta per assumere le responsabilità. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà.
LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, in realtà non avevo intenzione di parlare in discussione generale, perché pensavo di poterlo fare nella discussione sul voto di fiducia che tutti i giornali oggi annunziano come certo. Basta però leggere le agenzie, o orecchiare quello che avviene fuori da questa Aula, per capire che è in atto un tentativo, che possiamo definire disperato, di evitare il voto di fiducia perché il MoVimento 5 Stelle ha detto che non darebbe la fiducia al Governo, del quale è il principale rappresentante. E allora corro ai ripari e intervengo adesso, seppure solamente per sei minuti. Capisco benissimo la corretta intransigenza - ora la chiamiamo così - del presidente Draghi che ha detto no al Draghi-bis, mettendo in ambasce coloro che vorrebbero tirare la corda, senza però spezzarla. Vorrebbero tirare la corda, avere del protagonismo, ma proseguire e rimanere seduti nella poltrona. Questo è il dato.
E allora il tentativo qual è? È quello di mettere la polvere sotto il tappeto. Come si fa? Si dice di non fare il voto di fiducia. Finalmente, dopo un numero incredibile di voti di fiducia, stavolta che serve a fare chiarezza, il Governo sta disperatamente tentando di far votare gli emendamenti per nascondere sotto il tappetto la polvere sollevata dal MoVimento 5 Stelle che sostiene che il Governo dovrebbe cadere. (Applausi)
Potrei dire che l'avevamo detto e che fin dall'inizio avevamo sostenuto che questo Governo è una iattura per l'Italia. E invece no. Dico - e mi riferisco agli amici del centrodestra - che ho sempre rispettato la loro scelta, diversa dalla nostra, di stare al Governo, ma sono lieto che adesso abbiano considerato positivo il fatto che, con questo Governo e nelle attuali condizioni, non si possa proseguire.
Mentre ci sono il caro bollette, la guerra, l'inflazione e tutto quello che sappiamo, Draghi non può passare le sue giornate a mettere d'accordo non solo il centrodestra con il centrosinistra, ma anche Letta con Renzi, Conte con Di Maio e Conte con se stesso. Il povero Draghi deve fare anche questo. (Applausi).
Riteniamo quindi di appellarci - proprio noi che siamo tra i pochissimi a non averlo votato - al Presidente della Repubblica, al quale - lui lo sa - mi unisce una stima personale e anche qualcosa che assomiglia molto all'amicizia. Presidente Mattarella, lo so che lei, anche per natura politica, sta cercando di trovare un modo per rappattumare la situazione, ma la prego di guardare, questa volta, a quello che sta avvenendo in quest'Aula ed ascoltare gli interventi che si stanno susseguendo. Non dico nella Prima Repubblica, ma in qualunque Parlamento del mondo un Governo con posizioni di così profondo contrasto tra i partiti che lo compongono, come sta avvenendo qui, non reggerebbe.
Signor Presidente della Repubblica, anziché tentare un rattoppo impossibile, faccia quello che la Costituzione le consente in questa situazione: si metta la mano sulla coscienza e ridia la voce agli italiani, così da avere un Governo compatto, coeso e con un programma serio e non quella ridicola contrapposizione che fa vergognare noi e gli italiani. (Applausi).
Sulla scomparsa di Eugenio Scalfari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei esprimere, a nome mio personale e di tutto il Senato, il cordoglio per la morte di Eugenio Scalfari, uno dei più grandi giornalisti del ventesimo secolo, che ha fondato il quotidiano «La Repubblica» e il settimanale «L'Espresso», oltre a essere stato rappresentante importante della politica italiana nella Camera dei deputati.
Vorrei dedicargli un minuto di silenzio. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2668 (ore 11,14)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà.
COMINCINI (PD). Signor Presidente, mi unisco, a nome mio personale e di tutto il Gruppo Partito Democratico, al ricordo di Eugenio Scalfari, figura di insigne giornalista, ma anche di grande uomo di cultura e appassionato di politica.
Pochi giornalisti come lui in Italia hanno saputo disegnare percorsi, costruire proposte editoriali e anche avere una passione così grande per il Paese, in maniera non solo genuina, ma raffinata, non scadente e non scontata, come purtroppo spesso oggi vediamo. Lo ricordiamo con commozione e con affetto.
Il decreto-legge che invece ci apprestiamo a votare quest'oggi contiene misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, di produttività delle imprese, di attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi generata dalla guerra in Ucraina. Il testo che è pervenuto al Senato, dopo che la Camera dei deputati lo ha discusso e votato, ha subito numerose modifiche ed integrazioni, che lo hanno arricchito e migliorato rispetto al testo approvato il 17 maggio scorso dal Consiglio dei ministri. Chi siede nelle Aule parlamentari, chi ha la responsabilità di definire l'indirizzo politico del Paese, chi si assume l'onere di sostenere il Governo nazionale non può non percepire e sentire forte la gravitas del momento, per usare le parole pronunciate ieri dal segretario nazionale del Partito Democratico Enrico Letta.
Essersi posti sulle spalle il peso di accompagnare il Paese in questa difficilissima congiuntura internazionale, dopo la drammatica fase - peraltro non ancora conclusa - della pandemia da Covid-19, necessita di capacità di lettura dei bisogni, di definizione delle possibili risposte, di discernimento sulle scelte da compiere nella consapevolezza di avere risorse scarse per definizione. Le narrazioni da bacchetta magica, dove tutto ciò che si vorrebbe può concretizzarsi, sono tramontate da un pezzo. È il tempo invece della fatica e della responsabilità, del confronto e delle rinunce. Per ogni forza politica non è il tempo delle rivendicazioni, ma quello della responsabilità, ed è con questa responsabilità che il Governo Draghi, sorretto da forze politiche molto diverse fra loro, ha compiuto scelte coraggiose, mettendo in campo risorse complessive per circa 20 miliardi di euro, per dare risposte a famiglie ed imprese. Risorse importanti tese a contrastare l'inflazione crescente e il pesantissimo caro energia; misure che hanno l'inesorabile e condiviso obiettivo di salvaguardare la tenuta del Paese. Lo short name del provvedimento in discussione, decreto-legge aiuti, sintetizza e descrive esattamente le finalità e i contenuti del provvedimento.
Nel settore dell'energia, il decreto-legge in discussione interviene sul contenimento dei prezzi per consumatori finali. Vengono ridotti gli effetti degli aumenti dei prezzi sul settore elettrico per il terzo trimestre del 2022. In tema di politiche fiscali e finanziarie, si proroga la misura tesa a contrastare anche gli aumenti del prezzo del gas metano sui consumi, stimati o effettivi, dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2021. Viene altresì prorogato al secondo trimestre 2022 il credito di imposta pari al 20 per cento della spesa sostenuta per l'acquisto di carburante limitatamente alle imprese della pesca. Vengono pure incrementati alcuni crediti d'imposta concessi alle imprese del settore energetico. In tema di lavoro, il decreto aiuti prevede la corresponsione di una indennità una tantum, pari a 200 euro, a favore dei pensionati, lavoratori dipendenti e autonomi (stiamo parlando di una platea di oltre 25 milioni di persone). Anche gli enti locali ricevono aiuti concreti da questo provvedimento. Ci sono 170 milioni aggiuntivi per il 2022 al fine di garantire la continuità dei servizi erogati in relazione alla maggiore spesa per utenze di energia elettrica e gas derivanti dalla crisi energetica. Per i Comuni con più di 500.000 abitanti viene istituito un fondo da 665 milioni di euro volto a rafforzare gli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
A questi significativi interventi, che portano a 35 miliardi le risorse stanziate dal Governo in questi mesi per far fronte alle emergenze che viviamo derivanti dalla guerra in Ucraina, si aggiunge l'azione politica intrapresa per avviare una nuova agenda sociale. Il governo Draghi ha annunciato di voler mettere al centro dell'azione dei prossimi mesi e della prossima legge di bilancio misure per contrastare la precarietà lavorativa, per favorire il salario minimo, per contrastare un fenomeno che in Italia riguarda 4,3 milioni di lavoratori che operano con meno di 9 euro all'ora. Il Governo intende operare anche sulla riduzione delle tasse sul lavoro, sul cuneo fiscale; c'è dunque la possibilità di una svolta concreta che porti al centro dell'azione politica dei prossimi mesi i significativi temi sui quali molte forze politiche hanno portato la propria azione nei mesi scorsi e anche in queste settimane.
Prendiamo atto però che ci sono forze politiche che con le loro scelte decidono di modificare profondamente lo scenario politico che stiamo vivendo. Noi sosteniamo il decreto-legge in esame e questo Governo con convinzione e con responsabilità. Sappiamo che stare al Governo, come stare in qualsiasi giunta comunale, non può significare incertezze e desideri da menù alla carta, come ci ricordava proprio poco fa la collega Bonino. Le famiglie oggi sono spaventate di fronte all'erosione dei salari dovuta al caro energia, al montare dell'inflazione come mai si era visto negli ultimi trent'anni. Ci sono richieste da parte delle imprese che necessitano di risposte che devono venire nelle prossime settimane, con la prossima legge di bilancio. Non posso non fermarmi a pensare che chi stia seguendo il dibattito di quest'oggi o la cronaca politica di queste ore resti allibito di fronte a ciò che sta registrando, mentre magari quest'oggi stesso gli è arrivata una bolletta del gas e dell'energia elettrica particolarmente pesante o mentre sta facendo il pieno di benzina a 2 euro al litro. Di fronte a questa situazione credo che ciascuno di noi, ciascuna forza politica, ciascun parlamentare dovrebbe interrogarsi e porsi un tema di responsabilità. Se anche noi poniamo una questione di responsabilità, non lo facciamo per mettere qualcuno con le spalle al muro, ma perché abbiamo la consapevolezza che fuori da questo palazzo oggi si vive una condizione di grandissima difficoltà che, come molti analisti hanno già fatto capire, non potrà che aggravarsi nelle prossime settimane e nell'autunno, per le ragioni che ben conosciamo.
Questo Governo è nato per dare risposte e nel decreto-legge aiuti ce ne sono sicuramente alcune anche significative. L'azione politica dei prossimi mesi potrà portare ad ulteriori risposte significative e l'agenda sociale che è stata avviata in questa settimana da parte del presidente Draghi ne porterà altre. Ci sono risposte a portata di mano, se ci sono però le condizioni politiche per poter proseguire quest'azione. Da parte nostra non c'è solo tutta la responsabilità, ma anche la volontà politica di raggiungere questi obiettivi. Il Partito Democratico c'è e il presidente Draghi può contare sul nostro sostegno. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.
*QUAGLIARIELLO (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))). Signor Presidente, colleghi senatori, signori del Governo, ieri sera mi è capitato di scorgere sul mio comodino un libro di aforismi di Ennio Flaiano. Stamattina mi sono ricordato, uscendo da casa, di un suo volume intitolato «Un Marziano a Roma e altre farse» e ho immaginato di essere il marziano a Roma. Ho provato cioè a osservare con gli occhi di un extraterrestre gli eventi di queste ore.
Ho visto un Paese scosso da una guerra, prostrato dalla crisi energetica e dall'inflazione, reduce da oltre due anni di pandemia, intento in uno sforzo di unità nazionale per salvarsi e possibilmente ripartire. Rischiare in questa situazione scenari di instabilità a causa delle vicende interne a un Movimento in crisi politica e di leadership mi è apparso cosa di un altro mondo.
Ho attraversato poi una città eterna maleodorante, sommersa di immondizia, popolata di cinghiali e pantegane, per giungere qui in Senato e trovare colleghi del suddetto Movimento fuori dall'Aula, metaforicamente, disposti a tutto pur di non votare la realizzazione di un termovalorizzatore che consentirebbe di smaltire rifiuti e produrre energia.
Ho udito il lamento di tante imprese, piene di debiti incagliati per via di un bonus escogitato contro ogni legge del mercato e dell'economia di base. Lamento a fronte del quale c'è chi vorrebbe perpetuare per legge l'accumulo di crediti virtuali invece di aiutare, prima di ogni altra cosa, un'intera filiera a smaltire quelli già immagazzinati.
Ho scorto poi, in ogni angolo del Paese, annunzi di aziende in cerca di personale e aspiranti datori di lavoro che questo lavoro non sanno a chi darlo, perché, tra le altre cose, si è preferito diseducare un'intera generazione con la paghetta di Stato. E mi sono sentito dire che quella paghetta non deve essere tolta nemmeno se chi la riceve rifiuta tutte le offerte di impiego che gli vengono proposte.
Ho sentito parlamentari di questa Repubblica, ho sentito leader che hanno ricoperto nel recente passato le massime responsabilità di Governo, dire che il voto di fiducia va disertato per timore di un autunno caldo. Come se non fosse proprio l'odierna intemerata a mettere a repentaglio tutti gli strumenti che questo Governo e questa maggioranza hanno per arginare l'impatto economico e sociale della riduzione del potere d'acquisto delle famiglie e della produttività delle imprese: legge di bilancio, PNRR e percorso di riforme che ne è il presupposto. Stiamo parlando di misure essenziali per la tenuta dei conti, per il sostegno dei lavoratori e delle aziende, per gli investimenti e per la sostenibilità del debito.
A questo punto, signor Presidente, ho ripreso sembianze umane. A dire il vero avrei voluto fare un ulteriore esperimento e guardare gli avvenimenti nostrani dalla prospettiva anche di qualche entità straniera: da quella di Putin, ad esempio, che dopo aver assistito alla caduta di Boris Johnson vede oggi vacillare, immagino senza troppo dispiacere, il Governo che nell'Unione europea più ha tenuto dritta la barra della fermezza rispetto alle vicende ucraine.
Ma veniamo a noi, qui, oggi, alle prese con un dibattito che anche a uno sguardo umano, troppo umano, appare decisamente lunare.
Colleghi del MoVimento 5 Stelle, riferite al vostro leader che il favore delle tenebre che ha avvolto le decisioni di queste ore non impedirà agli italiani di scorgere con chiarezza i fatti e le loro potenziali conseguenze.
Oggi ricorre l'anniversario della presa della Bastiglia e al già premier Conte, che ricordiamo durante i suoi Governi, in tempi non distanti, appassionato di Stati generali, facciamo presente che giocare alla rivoluzione per coprire con i colpi di fucile l'inconsistenza politica può essere molto, molto pericoloso, soprattutto in un quadro internazionale come quello attuale e con un Paese in bilico tra speranze di ripresa economica e spettro della recessione.
Colleghi, di fronte a chi in questa legislatura ha governato con Governi di ogni foggia, e vedendo approssimarsi le elezioni vorrebbe tornare alle origini e convincerci che la politica è una schifezza, dobbiamo riaffermare con orgoglio che la politica è una risorsa. Che, in un momento così eccezionale, rappresenta la sola opportunità per confrontarsi con la guerra, con la crisi e con le conseguenze della pandemia, consentendo agli italiani di sperare nel futuro.
Alcune cose allora dobbiamo dircele, sapendo che, in un quadro di unità nazionale, a tutti tocca a volte ingoiare qualcosa di sgradito. Dobbiamo dircelo che l'Esecutivo di Mario Draghi, con tutti i limiti della sua formula, sulla pandemia ha garantito un'organizzazione efficiente dopo aver ereditato un disastro; ha portato a termine con il generale Figliuolo la campagna vaccinale; ha riaperto il Paese. Sulla guerra ha riaffermato per l'Italia un ruolo preminente nel concerto euro-atlantico. Sull'inflazione ha posto le basi - sperando che la giornata di oggi non le demolisca - affinché, fra taglio del cuneo fiscale e strumenti come il salario minimo, l'autunno possa essere un po' meno caldo (e non mi riferisco alla carenza di gas).
In questo quadro, chi non considera la politica una risorsa privilegia la sola logica di parte a scapito addirittura delle proprie potenziali alleanze. Cosa che da avversari può anche non dispiacerci, tuttavia è avvilente che di fronte a situazioni di dissenso il primo pensiero non sia quello di candidarsi a governare credibilmente in maniera diversa ma assumere posizioni distruttive pur di racimolare qualche voto. Perché le posizioni distruttive, appunto, distruggono tutto.
Presidente, colleghi, questo è il momento della responsabilità. Ci permettiamo di fare un appello anche alla razionalità, che di certo appartiene a tanti esponenti di un movimento forse acefalo, non solo per garantire una maggioranza a questo Esecutivo nei numeri, ma per corrispondere alla natura di un Governo istituzionale.
Per noi questo Governo deve andare avanti. Votare non è un dramma, ma alla scadenza elettorale siamo sostanzialmente arrivati e, se ci si arriverà mandando il Paese a gambe per aria, rischiamo che il voto non sia il momento nel quale i cittadini possono attribuire la loro rappresentanza e quella rappresentanza governare, ma il presupposto perché la politica venga di nuovo commissariata e si debba di nuovo ricorrere a qualche riserva della Repubblica.
Chi oggi distrugge sappia che si assume la responsabilità di distruggere anche la fisiologia democratica per il prossimo futuro; e farlo in nome di una presunta "purezza" è persino surreale.
Noi, quelli della vecchia politica, abbiamo infatti sostenuto lealmente il Governo Draghi senza le cosiddette poltrone, pur avendo tutti i numeri per rivendicarle. In alcuni momenti, signor Presidente, signori del Governo, quella rappresentanza negata non ci ha particolarmente gratificati. Ma la politica è degna di questo nome se sa far convivere un'etica della convinzione con un'etica della responsabilità.
A proposito di convinzioni, mi rivolgo idealmente al presidente Draghi per dirgli con chiarezza: lei finora, in particolare in questi giorni, ha manifestato quali siano le sue convinzioni, anche su come ci si comporta in politica e all'interno delle istituzioni. Noi abbiamo condiviso le sue convinzioni. Questa però, presidente Draghi, è l'ora della responsabilità. Per tutti, anche per lei. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferro. Ne ha facoltà.
FERRO (FIBP-UDC). Signora Presidente, signor Sottosegretario, signor Ministro, colleghe e colleghi, mi atterrò al merito del provvedimento aiuti, che stanzia, in un momento di crisi importante, oltre 19 miliardi solo per il 2022. Lascerò poi al mio Capogruppo l'intervento in dichiarazione di voto per le considerazioni politiche.
Con una guerra a tre, quattro ore da qua, la prospettiva di crescita e di ripresa post-pandemica è stata messa in grosso dubbio. Ci sono evidenti pressioni inflazionistiche, confermate dall'Istat e confermate, per quanto riguarda l'economia americana, proprio ieri dai dati consolidati. Ci sono gravi rischi per la catena di forniture internazionali. In buona sostanza, c'è una situazione di fortissima incertezza sui mercati, che porta a fare stime di crescita al ribasso e stime di crescita dell'inflazione al rialzo.
La Commissione europea ha invitato tutti i Paesi, Italia compresa, a ricalibrare le politiche economiche che sono state messe in atto in questi ultimi due anni in seguito alla pandemia, indirizzandole maggiormente verso la stabilità dei prezzi e la protezione sociale delle fasce più a rischio per via dell'inflazione.
Si tratta di investimenti che devono essere indirizzati a ridurre la dipendenza dei Paesi europei, Italia compresa, dalle risorse energetiche della Russia.
Per quanto riguarda l'Italia, nel 2021 l'economia è andata bene, la produzione è rimbalzata al +6,6 per cento, ma nella seconda metà del 2021 l'aumento dei prezzi dei fattori di produzione e i colli di bottiglia dal lato dell'offerta hanno iniziato a pesare sulle attività industriali, aggiungendosi ad un rapido e incontrollato aumento dei prezzi dell'energia che ha intaccato il potere d'acquisto delle famiglie e delle fasce più deboli della nostra popolazione. Le previsioni di crescita, quindi, sono molto modeste e l'economia dovrebbe ritornare a crescere in modo più sostenuto forse il prossimo anno, grazie ai fondi finanziati dal Recovery and resilience facility dell'Unione europea. È prevista una crescita del nostro prodotto interno lordo al 2,6 per cento nel 2022, essenzialmente a causa di un trascinamento generato dalla solida crescita del 2021.
La situazione è molto preoccupante e in questo momento gli aggettivi che possono riguardare l'azione politica sono quelli testé richiamati: la responsabilità, la lealtà e la correttezza. Responsabilità, lealtà e correttezza che noi di Forza Italia abbiamo dimostrato sin da subito, anche in posizione di opposizione all'inizio di questa legislatura, ma in questo Governo Draghi partecipando attivamente e fattivamente a questa maggioranza politica.
Presidente Draghi, non si stanchi: il Paese in questa fase e in questo contesto ha bisogno della sua guida autorevole, che si propone anche come leader a livello europeo, vista la grave crisi di rappresentanza politica degli altri Paesi. Il richiamo alla lealtà e alla correttezza da parte di Forza Italia viene confermato da tutte le iniziative che i nostri rappresentanti al Governo e i nostri membri nelle varie Commissioni hanno portato.
Entrando nel merito del decreto aiuti, contiene interventi - già citati dai colleghi prima di me - in vari settori: ricordo, perché ci sta particolarmente a cuore, l'aiuto che è stato dato al settore della pesca, un settore molto importante che sta attraversando un periodo di crisi veramente pesante e non governabile, essenzialmente dovuto all'aumento del costo dei carburanti. Praticamente è un decreto omnibus che contiene misure urgenti in materia di politiche energetiche, a sostegno della produttività delle imprese e per l'attrazione di investimenti, in materia di politiche sociali e vi è anche una previsione per quanto riguarda gli effetti della crisi della guerra in Ucraina.
Si è poi messo mano al reddito di cittadinanza: spero che prima o poi questa storia del reddito cittadinanza sia chiarita, perché c'è un reddito di emergenza per chi è in crisi nel Paese e non ci deve essere un reddito per chi non accetta offerte di lavoro. Ci sono interi comparti di lavoro stagionale nel settore del turismo e della ristorazione che, a causa dei picchi produttivi delle aziende, non trovano manodopera. Anche la politica dei flussi dall'estero, signor Sottosegretario, va monitorata. Ci sono aziende che stanno aspettando la prossima stagione dei raccolti dell'agricoltura: se non vengono sbloccati i permessi saremo in grave crisi di raccolto, oltre ai danni che la siccità sta provocando. Vi sono poi i settori della zootecnia, del turismo e dell'alberghiero: tutti settori che stanno andando anche bene e andrebbero molto meglio, ma purtroppo non riescono a trovare manodopera.
Per l'aumento dei prezzi energetici alcune imprese, nella mia Regione, hanno dichiarato la chiusura perché lavorano con perdite gravissime che non sono in grado di sopportare. Il presidente Draghi in questi giorni, parlando con le parti sociali, sindacali e datoriali, ha annunciato che è atteso un altro provvedimento importante a fine luglio; lo stiamo aspettando, le aziende lo stanno aspettando, così come le imprese, perché la situazione è veramente drammatica.
Colleghi, guardando a questa situazione da una prospettiva di politica macroeconomica, il quadro è già chiaro: chi sta bene sta sempre meglio e chi sta male sta sempre peggio. Questo delta è sempre più pericoloso e sempre più marcato e, se non governato, può portare a crisi di sistema veramente pericolose, che vanno evitate.
Forza Italia è leale, responsabile e corretta; ci aspettiamo che forze che si richiamano a questa maggioranza lo siano altrettanto.
La conversione di questo decreto-legge, che comunque dobbiamo portare a casa in giornata, sarà una prima risposta a questa situazione di grave crisi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà.
MAUTONE (Ipf-CD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il decreto-legge n. 50 del 2022, cosiddetto decreto-legge aiuti, reca una serie di provvedimenti vigorosi per sostenere famiglie e imprese, le nostre realtà sociali ed economiche in gravi difficoltà già per gli effetti disastrosi della pandemia e per gli sconvolgimenti che essa ha provocato, ma ulteriormente provate dalle conseguenze indirette della guerra di aggressione in Ucraina, dal caro energia, dagli stravolgimenti economici e dai picchi inflazionistici.
Il tasso di inflazione ormai ha raggiunto quasi l'otto per cento, valori che non si vedevano dal 1986. Il nostro Paese sta subendo un vero e proprio shock, da cui, con caparbietà e impegno, sta cercando di uscire.
Il provvedimento oggi in esame reca, appunto, misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese, attrazione degli investimenti e in materia di politiche sociali.
Certamente, il decreto-legge aiuti non poteva e non può essere la panacea di tutti i mali e di tutte le complesse problematiche che attanagliano il nostro Paese e che coinvolgono in maniera più o meno simile gli altri membri dell'Unione europea. Al tempo stesso, non si può certamente negare che le misure adottate rappresentano una risposta concreta, sia pure parziale, alle richieste delle imprese, delle attività commerciali, delle associazioni e delle famiglie, con i previsti sostegni economici, tangibili e concreti.
Quando una tempesta di dimensioni epocali si abbatte su una comunità le cui cause sono di difficile e complessa risoluzione, sia per l'eterogeneità dei soggetti in gioco sia per la molteplicità delle criticità da affrontare, vi è una sola certezza: fare fronte comune, ciascuno per il proprio ruolo, con senso di responsabilità e con atteggiamenti collaborativi. (Applausi).
Occorre essere leali e coerenti, non per mettere ognuno una propria bandierina o fare un proprio spot elettorale, ma semplicemente perché occorre operare e cooperare insieme nell'interesse dei cittadini e del Paese. Secondo me, non bisogna anteporre gli interessi di partito alla necessità di realizzare interventi fondamentali per contrastare un'emergenza nazionale e internazionale. Tutto ciò rappresenta un obbligo dei rappresentanti dei cittadini e delle istituzioni, e al tempo stesso costituisce un dovere verso gli italiani.
I nostri concittadini non necessitano di posizioni ballerine e ondivaghe; non vogliono polemiche o, peggio ancora, ricatti politici. Al contrario, chiedono risposte concrete ai problemi reali e quotidiani con cui vivono e convivono ogni giorno e con cui si confrontano nelle difficoltà che comunque affrontano con spirito di sacrificio.
Dividersi ora con atteggiamenti unilaterali, sotto la spinta dei sondaggi o guidati dalla vaga ricerca di allargare i propri consensi elettorali, significa non fare il bene dell'Italia (Applausi) e mettere a rischio la tenuta del nostro Paese.
In questo momento storico particolarmente difficile, la priorità è l'Italia. Come detto, serve compattezza e disponibilità di tutte le forze politiche, non si può abbandonare a cuor leggero un Governo di unità nazionale nato, appunto, dall'emergenza, senza valutare i gravissimi e consequenziali effetti che una tale decisione potrà comportare. Ciò comporterà un grave ritardo nell'applicazione e nell'utilizzo dei fondi del PNRR e nella loro stessa erogazione, nella formulazione della legge di bilancio, con un probabile esercizio provvisorio, senza considerare l'indebolimento delle posizioni e della nostra leadership nell'ambito del consesso europeo. Non si può lavorare sotto il peso gravoso ed asfissiante di ultimatum: occorre chiarezza e una visione lungimirante che guardi al futuro per il bene comune del nostro Paese. È indispensabile una partecipazione al Governo del nostro Paese non sofferta o obbligatoria, ma responsabile e collaborativa. Ci attendono delle difficili battaglie nei contesti europei, come ad esempio quella per ottenere un tetto massimo al prezzo del gas. Il raggiungimento di questo obiettivo rappresenta, a mio parere, come anche suggerito dagli esperti, una conditio sine qua non per raffreddare l'inflazione ed abbassare il costo delle bollette. Non occorrono né populismi che promettono cose irrealizzabili, né sovranismi esasperati: occorre semplicemente un Paese ricostruito in maniera pragmatica e perfettamente e convintamente inserito nel contesto europeo e nello scacchiere atlantico, un Paese che possa guardare con uno spirito nuovo, con un entusiasmo riacquistato e con più certezze al futuro prossimo, capace di superare e vincere le difficoltà contingenti legate alla pandemia prima e alla guerra in Ucraina dopo. I cittadini italiani vogliono tutto ciò, è nostro obbligo morale e politico, nostro dovere istituzionale porre le basi e lavorare per poterlo realizzare. Andiamo avanti con fiducia e coerenza, Insieme per il futuro c'è. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà.
ABATE (CAL-Alt-PC-IdV). Signor Presidente, qui dentro stiamo discutendo della grave crisi che la Nazione sta vivendo, ma fuori da qui la vivono sulla propria pelle. C'è un vecchio proverbio che dice: mentre il medico studia, il malato muore. Mai come in questo momento si può constatare questa verità. Fuori da questi palazzi, ci sono famiglie che non riescono più a pagare le bollette, che non riescono ad assicurare ai propri figli i beni primari. Ci sono tutte le piccole e medie imprese che hanno dato fondo a tutte le proprie riserve per sopravvivere, ma ormai sono allo stremo. Evidentemente, si è sottovalutata questa crisi che deriva da cause e concause che non sono tutte legate al conflitto nel cuore dell'Europa che questo Governo alimenta con l'invio delle armi, ma anche a criminose speculazioni che nel mettere in ginocchio le nostre famiglie e le nostre imprese stanno facendo arricchire qualcuno che agisce nell'ombra.
Nel poco tempo a mia disposizione, mi concentrerò sulla materia di mia competenza: l'agricoltura e la pesca. Seppure un mio emendamento, presentato all'ultima finanziaria, ma anche ai decreti Ucraina 1 e 2 e sostegni, è stato recepito nell'articolo 20 del decreto-legge in discussione, la misura arriva in ritardo e non è più sufficiente. Al netto di tutte le difficoltà, che qui denuncio, che le banche creano agli operatori che vanno a chiedere la misura U35, come è chiamato l'articolo 20 in gergo, dicendo che non hanno ancora le direttive, che non sanno nulla, che devono chiedere, gli agricoltori e i pescatori il 18 luglio sono chiamati a pagare la prima rata dei contributi, ma non hanno i soldi e non ce la faranno ad onorare queste cartelle.
Ecco perché avevo presentato anche a questo provvedimento un emendamento, per chiedere una moratoria per queste piccole e medie imprese che oramai non riescono più a sopravvivere, se non vengono sostenute da questo Governo per attraversare questo delicato e pericolosissimo momento, per loro e per tutta l'economia nazionale.
Naturalmente, è stata posta l'ennesima fiducia, negando, ancora una volta, la prerogativa legislativa del Parlamento. Da parte mia, continuerò a presentare tale emendamento, al di là delle tarantelle politiche in atto alle quali stiamo assistendo in queste ore, ad ogni provvedimento utile e da quest'Aula dichiaro, ancora una volta, tutta la mia disponibilità e tutta la mia vicinanza agli agricoltori e ai pescatori in difficoltà.
Mi auguro che il Governo possa finalmente orientare tutti i fondi a chi ha fatto e continua a fare l'economia della Nazione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà.
CONZATTI (IV-PSI). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, con il voto di oggi si conclude, mi auguro, non una fase di grande consapevolezza e di grande responsabilità, ma l'iter politicamente complesso del cosiddetto decreto aiuti, che si colloca in una grave crisi internazionale, con la guerra, la crisi energetica, la crisi climatica, la conseguente inflazione ed ora, ancora una volta, la pandemia che cresce.
Per questo, le misure intervengono in settori nevralgici per il Paese (l'energia, le imprese, il lavoro, gli enti territoriali e l'accoglienza), con il sostegno sociale ed economico a tutte le fasce del Paese più in difficoltà. In sette mesi, da inizio anno, il Governo ha stanziato oltre 33 miliardi per stare saldamente dalla parte dei bisogni del Paese e lo ha fatto in un modo inedito, che risponde alla crisi, attingendo le risorse da una misura forte, tassando gli extraprofitti delle imprese energivore, prima al 10 ed ora, con questo provvedimento, al 25 per cento. Lo ha fatto in questo modo, cambiando le regole in corso d'anno, con una misura forte, che si spiega solo in un momento di grave emergenza, e attingendo dalle pieghe del bilancio le risorse derivanti dal rimbalzo del PIL, dalla crescita sostenuta dal PNRR e dalle altre misure messe in campo dal Governo, senza nuovo scostamento. Ugualmente, senza nuovo scostamento verrà fatto il prossimo decreto di luglio, che interviene sulle fasce più deboli, sul cuneo fiscale e sul minimo salariale, modificando la contrattazione collettiva e potenziando anche la contrattazione decentrata.
Non serve in questa fase scassare i conti pubblici finché cresciamo, così come non serve scassare una maggioranza di unità nazionale, quando il Paese e la sua parte più in difficoltà chiedono e quando il Governo sta facendo e sta facendo bene. Il decreto aiuti fa e fa bene e per questo il nostro voto sarà un doppio sì convinto, nel merito e alla fiducia al Governo Draghi. Il nostro sarà un sì, anche se come Italia Viva ci sono nel decreto norme che avremmo scritto in modo diverso. Penso ad esempio alla norma che per tutelare i centri storici delle grandi città pone una stretta sugli affitti brevi. È una norma che secondo noi viola le elementari regole del diritto di proprietà. Penso inoltre alla norma sul superbonus, che ha dimostrato di essere una buona intuizione, ma che è stata scritta male all'origine, è stata modificata troppo e si è prestata a troppi abusi, mettendo in difficoltà imprese e famiglie che l'hanno attuata in buona fede.
Il problema c'è ancora e resta da risolvere. Per tutelare il legittimo affidamento di chi i lavori li ha iniziati, occorre permettere le ulteriori cessioni, in vista, come abbiamo votato tutti in maggioranza, del graduale assorbimento della misura, secondo le date scritte nella legge di bilancio per il 2022.
Avremmo anche scritto in maniera diversa la norma sul reddito di cittadinanza. Bene prevedere che le offerte di lavoro possano arrivare anche dai datori di lavoro privati - ci mancherebbe altro - ma il vero nodo di questa misura è com'è stata scritta. La crasi tra sostegni e politiche attive non funziona, perché non fa arrivare a buon fine i benefici e non permette di far funzionare le politiche attive. Il ragionamento dev'essere affrontato in modo serio.
Nonostante questo, noi votiamo sì. Non abbiamo insistito e non arriviamo neanche al fatto estremo di non votare la fiducia al Governo che sosteniamo, in un momento così. Vogliamo fare in modo che questo Governo vada avanti, perché le emergenze sono gravissime. Dobbiamo fare l'agenda sociale, completare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, far fronte alla siccità (come ieri il ministro Patuanelli ha detto in quest'Aula) e lavorare alla pace e allo sblocco dei granai in Ucraina, al tetto al prezzo del gas e all'inflazione. Non è il momento di sottrarsi e sfilarsi, mettendo in gravissima difficoltà il Paese.
Occorre invece capire che il momento è critico e che il decreto aiuti dà risposte molto solide sul caro bollette, prorogando a tutto il terzo trimestre di quest'anno misure importantissime, come il bonus sociale gas ed energia, sui crediti d'imposta per le aziende gasivore ed energivore e sull'autotrasporto e ampliando la riduzione dell'IVA per la somministrazione del gas metano.
Il provvedimento dà risposte alle fasce in difficoltà del Paese con il bonus di 200 euro a favore di tutti i lavoratori e pensionati con un ISEE fino a 35.000 euro. Dà inoltre risposte alla transizione energetica, semplificandola e spingendola velocemente in avanti. Abbiamo bisogno di mutare il nostro mix energetico, chiudendo l'approvvigionamento del gas, ma anche spostando il Paese verso le energie che l'Europa definisce pulite. Abbiamo bisogno di renderci più indipendenti, in modo tale che l'Italia non subisca ancora a lungo un caro energia insostenibile.
Il provvedimento dà risposte a coloro che hanno subìto danni indiretti dall'attacco sciagurato della Russia all'Ucraina e dalla conseguente crisi bellica. Potenzia le garanzie per la liquidità delle imprese: Servizi assicurativi del commercio estero (SACE), risorse a fondo perduto alle piccole e medie imprese, crediti d'imposta per potenziare l'attività estera delle imprese. Il provvedimento prevede altresì fondi per l'accoglienza delle persone che stanno vivendo sulla loro pelle morte e distruzione nel loro Paese.
Vengono date risposte fiscali, come molta parte di questo Governo chiede da tempo, con la possibilità di compensare i crediti verso la pubblica amministrazione e, come ha chiesto Italia Viva, di rateizzare fino a 72 rate le cartelle, per un ammontare massimo di 120.000 euro.
Ho scelto di elencare queste risposte molto importanti che vengono date per dimostrare come questo sia un provvedimento fondamentale che risponde a molti bisogni dei cittadini e che merita di essere votato con convinzione. Si può certamente sostenere che esso non sia sufficiente a far fronte a tutte le necessità del Paese ed è così. Il Governo, infatti, si è già impegnato ad adottare un importantissimo decreto a fine luglio per contrastare l'inflazione e sostenere il potere di acquisto di lavoratori e pensionati.
Sicuramente non si può dire che 20 miliardi non siano ossigeno. Sicuramente non si può votare no; non si può votare no, si deve votare sì. Abbiamo un Governo serio, abbiamo un Presidente del Consiglio capace e autorevole, che sa guidare l'Italia e l'Europa attraverso grandissime difficoltà e che merita tutta la nostra fiducia.
Qualcuno sta definendo irresponsabile chi non lo sostiene, ma credo sia qualcosa di ancora più grave: credo che si tratti di malafede. Non sostenere questo Governo significa non sostenere l'Italia, nemmeno in un contesto geopolitico delicatissimo. Noi sosteniamo il Governo e l'Italia e chiediamo ai colleghi di continuare a farlo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà.
DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, cari colleghi, spero che siamo alla fine delle comiche e spero che questa situazione, che ormai gli italiani hanno compreso essere portata avanti solamente per interesse forse di qualcuno di noi, ma non certo del popolo italiano, sia arrivata alla conclusione.
Mi rivolgo allora prima di tutto ai partiti del centrodestra, ma in generale a tutto il Parlamento e a tutte le forze politiche, affinché si abbia il coraggio finalmente di dire: punto, è finita l'esperienza di un Governo che ha cercato per troppo tempo di unire tutto e il contrario di tutto e l'estrema sinistra a chi crede nella meritocrazia, nei valori liberali e nell'autonomia. I risultati quali sono stati? Sono quelli che vediamo nelle piazze e nei numeri e che leggiamo nelle fonti oggettive, non nelle parole di un rappresentante dell'opposizione.
Tanto per cominciare - e mi rivolgo alla stimata e corregionale amica e collega che mi ha preceduto, la senatrice Conzatti - da irresponsabili è continuare con questo Governo, che - lo dobbiamo sottolineare - ha visto aumentare di 12 miliardi il debito della pubblica amministrazione verso le imprese, per citare un numero. Quindi il cosiddetto "Governo dei migliori" non è stato capace nemmeno di ridurre l'impatto del debito che sta penalizzando il sistema imprenditoriale, perché l'ente pubblico non paga. Non solo non lo ha ridotto - e con un banchiere del livello del professor Draghi qualche speranza ce l'avevamo anche noi, che eravamo e rimaniamo all'opposizione - ma lo ha addirittura aumentato di 12 miliardi.
Quello che è peggio, cari colleghi, riguarda le risposte che si potevano dare in un decreto-legge che, secondo me, ha l'arroganza oggi di chiamarsi decreto aiuti (dopo spiegherò perché parlo di arroganza). Si poteva utilizzare la moneta fiscale, che poteva essere una pronta e immediata risposta alle imprese che non vengono pagate dalla pubblica amministrazione; poteva essere una pronta risposta alle imprese che sono in difficoltà perché lo Stato, le Regioni e i Comuni non le pagano. A quelle imprese che, grazie al Governo Draghi, hanno visto aumentare di 12 miliardi l'esposizione si potevano riconoscere crediti d'imposta a scadenza, anche quinquennale, permettendo però a tali crediti di circolare, che è esattamente quello che non state permettendo ai bonus edilizi.
Finalmente - voglio prenderlo in parola - il MoVimento 5 Stelle decide oggi (sembra) di non partecipare al voto, cioè di non dare la fiducia al Governo, su un tema come i bonus edilizi, sul quale il Governo sta prendendo in giro gli italiani.
Anche nel decreto-legge in esame, come i colleghi sanno benissimo, sul tema della cessione dei crediti d'imposta e della moneta fiscale non si sta facendo l'interesse del Paese; si stanno semplicemente seguendo le cose che vengono dette sotto dettatura al di fuori di questo Paese, probabilmente da Bruxelles e dalle società finanziarie che hanno interesse a mantenere un certo tipo di rating per il nostro Paese, che hanno interesse a che il nostro Paese non cresca e magari a che le società finanziarie del nostro Paese, non perché sono meno brave, ma perché hanno un rating più basso, non possano competere nella gestione del risparmio con quelle provenienti dal di fuori del nostro Paese, magari tedesche e francesi. In questo modo, il nostro risparmio non viene gestito e utilizzato in Italia, ma all'estero. Queste sono dunque le risposte che il Governo e il professor Draghi devono dare non a Fratelli d'Italia, che lo sta chiedendo, ma agli italiani, che meritano di ascoltarle.
Credete davvero che l'articolo 14 del decreto-legge aiuti risolva, ad esempio, il problema di 60.000 imprese italiane che stanno per fallire per l'incongruente e perseverante posizione del Governo sul tema del superbonus? Il Governo, infatti, da una parte, sembra dare un'apertura e dire di riaprire la circolazione dei crediti, permettendo alle banche con l'articolo 14 di fare una cessione in più alle partite IVA. Si permette quindi alle banche (che non comprano più crediti, per questo le imprese sono azzoppate e i cittadini sono disperati) di liberare il proprio cassetto fiscale e quindi di ricominciare. Questa sarebbe la logica che ciascun benpensante potrebbe avere. Invece questo Governo, da una parte, inserisce l'articolo 14, ma dall'altra, guarda caso, contemporaneamente esce una circolare dell'Agenzia delle entrate (chissà da chi ispirata) secondo la quale il cessionario, cioè l'imprenditore che dovrebbe acquistare il credito, è corresponsabile della bontà del credito stesso. Capite benissimo che, prima di tutto, questa è una previsione che non serve, perché a monte c'è un visto di conformità dei professionisti, quindi l'attività delle banche e delle assicurazioni che hanno ovviamente verificato tutto; pertanto, pretendere che un semplice imprenditore, che non fa il lavoro del banchiere, né il controllore di Stato o il funzionario dell'Agenzia delle entrate, nel comprare il credito sia pure ritenuto responsabile di quello che è successo a monte, vuol dire con una mano dare un'apertura e con l'altra stabilire una chiusura, quindi prendere in giro gli italiani.
Questi sarebbero gli aiuti, cari colleghi? Chi sostiene questo Governo crede davvero che gli italiani abbiano le fette di prosciutto sugli occhi? Credete davvero che, 60.000 imprese, 500.000 lavoratori e i circa 5 milioni di italiani coinvolti nel superbonus abbiano le fette sugli occhi e credano alle vostre bazzecole e alle vostre prese in giro?
Possiamo andare avanti sempre su quello che avete il coraggio di chiamare decreto-legge aiuti. Ci sono i crediti d'imposta che riconoscete, ma, guarda caso, la settimana scorsa (e non è un caso, perché noi di Fratelli d'Italia non ci affidiamo al caso) abbiamo interrogato il Governo per chiedere come devono essere trattati quei crediti d'imposta. Il Governo ci ha risposto che sono alla pari degli aiuti di Stato a fondo perduto, quindi vuol dire che supereremo il plafond, pertanto quelle imprese alle quali voi avete riconosciuto e riconoscete crediti d'imposta dovranno restituirli allo Stato: un'ulteriore presa in giro.
Potrei poi parlare, signor Presidente, dei crediti d'imposta nel settore energetico. Al comma 3-ter dell'articolo 2 avete legato il credito d'imposta al de minimis, quindi di fatto queste imprese non prenderanno un bel niente, perché con il de minimis non avranno diritto di prendere questo denaro. Questa è un'altra presa in giro; non credo che sia un parere, questi sono dati oggettivi.
Avviandomi alla conclusione, perché mi sembra che il tempo stia volgendo al termine, mi piacerebbe anche che il Governo desse qualche risposta agli italiani e magari anche a noi (io di deficienze cognitive ne avrò sicuramente tante).
Attendiamo di sapere dal Governo, sul tema dei carburanti, come mai quindici anni fa il costo al barile del petrolio fosse più alto di quello di oggi, ma il carburante costava notevolmente meno. Dovete spiegarci perché oggi stiamo prendendo in giro gli italiani anche alla pompa della benzina. Questo non è il modo di gestire un Paese. Abbiamo tutti un sussulto di dignità, ve lo chiedo col cuore: mandiamo il Parlamento davanti agli elettori, riconsegniamo al Paese una maggioranza politica coerente e leale, che possa finalmente governare e non prenda in giro questo Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà.
MISIANI (PD). Signor Presidente, mi permetta di unirmi al cordoglio per la scomparsa di Eugenio Scalfari. L'Italia oggi ha perso una figura di straordinaria levatura, un protagonista assoluto della storia del giornalismo e della politica nel nostro Paese.
Signor Presidente, oggi discutiamo questo decreto in una fase estremamente difficile per l'Italia e per l'Europa, come hanno ricordato tutti i colleghi e le colleghe che sono intervenuti: la guerra, iniziata con l'invasione russa dell'Ucraina, continua; la crisi energetica e l'inflazione stanno colpendo duramente le famiglie e le imprese; si allargano le disuguaglianze sociali, perché l'inflazione è la più ingiusta delle tasse e l'inflazione energetica è ancora più ingiusta; il nostro sistema produttivo sta perdendo competitività, a partire dalle imprese a più elevato consumo di energia.
Signor Presidente, il Governo ha messo in campo interventi di grande portata in questi mesi, con aiuti per le famiglie e sostegni per le imprese, a partire dalle famiglie più fragili e dalle imprese a più forte consumo di gas ed elettricità. Ancora, vi è uno sforzo importante di diversificazione dei fornitori di gas. Come ha ricordato il presidente Draghi, la nostra dipendenza dal gas russo è scesa dal 40 per cento dell'anno passato al 25 per cento dell'anno in corso. Cito, inoltre, l'aumento della produzione nazionale di gas e la semplificazione delle procedure per l'installazione di rinnovabili.
Questo decreto, il decreto aiuti, che, dopo la lettura alla Camera ha toccato quasi 12 miliardi di euro di interventi, è un pezzo decisivo di tale strategia. Ricordiamole, signor Presidente, le misure del decreto: l'azzeramento degli oneri di sistema per l'elettricità, la riduzione degli oneri generali e dell'IVA del gas per il terzo trimestre di quest'anno; il fondo per il caro materiali delle opere pubbliche; il bonus 200 euro, che sta arrivando a 31,5 milioni di lavoratori dipendenti e autonomi e pensionati (una misura che, da sola, vale 6,5 miliardi di euro); il rifinanziamento del fondo sociale affitti; il voucher per gli abbonamenti per il trasporto pubblico locale; le risorse per aiutare gli enti territoriali a fronteggiare il caro bollette e l'ampliamento della tassa sugli extraprofitti delle imprese energetiche, con cui viene finanziato il bonus da 200 euro, con una misura di ridistribuzione sociale.
Naturalmente, signor Presidente, è legittimo esprimere valutazioni diverse sulle singole scelte di questo provvedimento ed evidenziare i nodi che questo provvedimento ha lasciato aperti, a partire dallo sblocco delle cessioni dei crediti sui bonus edilizi, che riguarda oltre 5,5 miliardi di crediti e decine di migliaia di famiglie e imprese.
Nell'ultimo anno e mezzo, ogni provvedimento di questo Governo è stato un punto di incontro tra forze politiche che esprimono visioni diverse del futuro di questo Paese e che hanno idee diverse su come affrontare i nodi che si sono manifestati. Se questo Governo è andato avanti e ha prodotto risultati, è perché vi è stato un lavoro sistematico e paziente di composizione; perché ogni forza politica di questa maggioranza ha rinunciato a un pezzo della propria visione e delle proprie idee per trovare, provvedimento dopo provvedimento, i necessari punti di incontro; perché c'è stato un lavoro, che ci ha permesso di raggiungere traguardi importanti.
Penso alla presentazione e all'approvazione nei tempi previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza; a una campagna di vaccinazione che ha portato oltre il 90 per cento degli italiani a completare il ciclo vaccinale; al rispetto di tutte le scadenze del Piano (dei 51 obiettivi previsti per il 2021 e dei 45 previsti per il primo semestre di quest'anno); penso alle misure per il caro energia con questo decreto-legge raggiungono i 33 miliardi di euro, senza un euro in più di deficit rispetto a quanto programmato con la legge di bilancio 2022. E da ultimo, ma non certo in ordine di importanza, c'è il confronto avviato dal presidente Draghi con le parti sindacali e le parti datoriali per un nuovo patto sociale attorno all'introduzione del salario minimo, così come proposto dal ministro Orlando, attorno a un taglio strutturale e importante del cuneo fiscale a vantaggio delle buste paga, attorno al rilancio della produttività e all'attuazione del piano nazionale per la ripresa. Questo patto sociale - come diciamo da tempo noi del Partito Democratico - rappresenta il cambio di passo necessario per affrontare efficacemente la situazione economica e sociale che abbiamo di fronte, che sta diventando sempre più difficile.
Non votare la fiducia al Governo, Presidente, sarebbe una scelta grave. È una scelta grave ed è un oggettivo errore politico, perché mette in discussione l'Esecutivo in una fase così drammatica per l'Italia e per l'Europa, interrompendo questo percorso. Una simile scelta produrrebbe inevitabili conseguenze politiche, ben al di là dei calcoli e di quello che abbiamo letto in queste ore sui media.
Signor Presidente, la sovranità appartiene al popolo, come sta scritto nella Costituzione, e nessuno, meno che mai il Partito Democratico, ha timore di rivolgersi agli italiani, a cui spetta l'ultima parola. Credo però che, se chiedessimo agli italiani di cosa hanno bisogno oggi, l'ultima cosa che ci risponderebbero sarebbe "una crisi di Governo". (Applausi). All'Italia, in una fase drammatica come quella che stiamo vivendo, serve un Governo nella pienezza delle sue funzioni e il Partito Democratico, signora Presidente, lavora per questo, per la prosecuzione e il rilancio dell'attività di questo Governo, sapendo qual è la cifra politica con cui questo Governo è nato.
È un Esecutivo, quello guidato dal presidente Draghi, che ha avviato il suo percorso in una situazione eccezionale, partendo da una comune assunzione di responsabilità delle forze di questa maggioranza, che erano e rimangono molto diverse dal punto di vista politico e del loro profilo programmatico, che hanno risposto positivamente a un appello del Presidente della Repubblica e che si sono assunte, tutte, la responsabilità di sostenere, in una condizione eccezionale, questo Governo, nell'interesse generale del Paese. Il Governo si fonda su questa assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche, tutte, che un anno e mezzo fa hanno fatto quella scelta di fronte agli italiani. (Applausi). Il presidente Draghi lo ha ricordato con grande chiarezza, con le parole che ha pronunciato nella giornata di ieri.
Siamo a uno snodo cruciale ed è tempo che ogni forza di questa maggioranza metta in chiaro di fronte al Parlamento, quindi di fronte al Paese, se le condizioni che ci portarono un anno e mezzo fa a iniziare questo percorso e che ci hanno portato a produrre i risultati che ricordavo ci sono ancora o sono venute meno. Bisogna dirlo con chiarezza e senza infingimenti, perché è un dovere di trasparenza che abbiamo di fronte agli italiani e di fronte a questo Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FIBP-UDC). Signor presidente Casellati, Governo, colleghi senatori, oggi qui in Aula abbiamo da approvare il cosiddetto decreto aiuti, che ha una portata finanziaria di circa 23 miliardi di euro.
Ritengo che sia un provvedimento doveroso, così come lo sono stati tutti quelli che fino ad oggi in quest'Aula noi della maggioranza e questo Governo abbiamo approvato, tutti insieme, proprio per grande senso di responsabilità nei confronti degli italiani.
È quindi un provvedimento che non si discosta di molto rispetto a quelli approvati fino a qualche settimana fa contro la pandemia o di sostegno economico per le conseguenze della crisi sanitaria che c'è stata nel nostro Paese fino a qualche tempo fa e che c'è ancora oggi. A questo aggiungiamo la crisi economica che deriva da una guerra inaspettata e non voluta. È un momento di grande emergenza: di qui la necessità di varare dei provvedimenti di sostegno a famiglie e imprese.
Noi di Forza Italia ci siamo mossi in questa direzione e riteniamo oggi questo Governo in linea con la genesi stessa della sua formazione: è un Governo di emergenza, nato grazie all'intuizione politica del presidente Berlusconi, che ha anteposto gli interessi degli italiani a quelli del suo e nostro partito politico. (Applausi). Ecco perché oggi continuiamo a vedere in un momento di emergenza e di responsabilità il fattore politico principale da mettere al centro, perché molte delle cose che sono state fatte oggi si devono anche alle proposte che Forza Italia ha avanzato, a partire dal piano vaccini, la prima proposta che ha fatto uscire il Paese finalmente fuori dalla pandemia; o meglio, oggi conviviamo con la pandemia grazie al corposo piano vaccini che abbiamo fatto approvare.
Ci sembra quindi incomprensibile che oggi una forza di maggioranza chieda discontinuità politica rispetto all'emergenza che il Paese sta vivendo. Questa non è discontinuità, ma la schizofrenia politica di un movimento che forse - come dicevano altri colleghi - oramai ha perso una visione politica che forse non ha mai avuto. (Applausi). Per fare politica servono le proposte e non le proteste. Ecco perché noi siamo in questo Governo, come abbiamo deciso un anno e mezzo fa: proprio per portare le nostre proposte in un momento difficile per il Paese.
Anche noi esprimiamo numerose criticità, come in particolar modo il fatto che oggi questo provvedimento è blindato, essendo stato chiuso in un ramo del Parlamento. Esprimiamo la nostra criticità rispetto a un monocameralismo che non ci appartiene. Volevamo anche noi portare proposte migliorative, ma lo hanno fatto i nostri colleghi alla Camera dei deputati, che hanno fatto proposte importanti, ad esempio per aiutare il settore della pesca, che è in difficoltà in queste settimane.
Abbiamo avanzato proposte per cercare di sbloccare il superbonus, presentato modifiche alla disciplina del reddito di cittadinanza, avanzato proposte per le centrali elettriche di Brindisi e Civitavecchia o per i sostegni agli enti locali. Abbiamo anche apportato semplificazioni sugli appalti; abbiamo parlato di Sud anche in questo decreto. È stato un lavoro di grande responsabilità.
Non temiamo le elezioni, Forza Italia non le teme assolutamente. Siamo disponibili, ma dobbiamo portare avanti la nostra responsabilità nei confronti degli italiani e del Paese, perché oggi una previsione sulla durata di questa crisi e di questa guerra non l'abbiamo e non la riesce a fare nessuno. Ecco perché servono questi decreti, il decreto aiuti di oggi e altre misure di sostegno a famiglie e imprese.
Dobbiamo fare ancora molto per aiutare le imprese con le garanzie SACE, che vanno prorogate ancora, perché dobbiamo aiutare le imprese in difficoltà. Abbiamo istituito un fondo perduto di 130 milioni per le aziende, le piccole e medie imprese che in questo momento sono in difficoltà. Abbiamo pensato all'aggiornamento dei prezziari del caro materiale e dobbiamo ancora intervenire sul superbonus, perché dobbiamo sbloccare la situazione della cessione dei crediti e portare a compimento tutti i cantieri e tutte le pratiche che oggi nel nostro Paese sono aperti. (Applausi). Dobbiamo aiutare le categorie, i professionisti e le imprese che oggi sono in difficoltà per il superbonus.
Quanto all'energia vi è l'impulso alle rinnovabili e l'aiuto agli enti locali. Ma ci siete sul territorio? (Applausi). I sindaci a breve dovranno tagliare i servizi pubblici ai cittadini e l'illuminazione pubblica sarà spenta di notte.
Sono questi gli aiuti che oggi dobbiamo dare agli italiani, in questo caso agli enti locali, come il sostegno alla pesca, come dicevo, in un momento difficile e complicato per il Paese. La direzione è questa: l'aiuto e il sostegno. Oggi in quest'Aula però c'è chi abbandonerà, lascerà e dirà no a un provvedimento di aiuti e sostegno al popolo italiano.
Per questo riteniamo che, sulla strada della responsabilità e del sostegno, il percorso sia ancora difficile, perché non intravediamo, appunto, una via d'uscita. Eppure, con grande responsabilità, ancora oggi siamo qui a votare questo decreto-legge, e lo votiamo perché siamo responsabili nei confronti del popolo italiano. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.
*ZANDA (PD). Signora Presidente, ho chiesto di parlare perché penso che la scomparsa di Eugenio Scalfari possa offrire oggi molti spunti di riflessione a un Senato impegnato in una votazione di estrema delicatezza. Scalfari è stato infatti uno straordinario giornalista, un uomo ironico, colto, ma ha avuto anche una grande passione politica. Ha diretto «L'Espresso», ha poi fondato «la Repubblica», un quotidiano diverso da tutti gli altri, e ne ha fatto un giornale molto autorevole, con un successo di diffusione che nessun altro quotidiano aveva mai raggiunto in così poco tempo. Sin dall'inizio ha schierato i suoi giornali nel campo del centrosinistra, senza farne, però, mai giornali di partito, anzi, spesso ospitando pareri diversi dal suo.
Colleghi, sollecitare altri punti di vista non è solo un riconoscimento della fragilità della politica italiana, una fragilità che anche noi oggi, in questo delicato frangente politico, stiamo confermando, ma corrispondeva per Scalfari anche alla sua natura, alla sua curiosità e al suo amore per la dialettica e per la polemica intellettuale.
Per cultura politica Scalfari era un socialista liberale ed è stato anche deputato del Partito Socialista Italiano per una legislatura. La sua cifra politica era di laico, un laico indipendente di sinistra. Non fu mai né comunista né democristiano, partiti che non gli appartenevano, ma che egli rispettava, tanto da mantenere forti legami di amicizia con molti dei loro dirigenti.
Scalfari era continuamente alla ricerca di un punto di equilibrio tra il rigore professionale e la passione politica; punto di equilibrio che anche noi oggi in questa votazione dovremmo sforzarci di trovare. Si è sempre assunto la responsabilità di quel che scriveva e non ha mai nascosto da che parte stava.
Con Scalfari l'informazione italiana è cresciuta e maturata. Ha formato intere generazioni di giornalisti. Ha insegnato un nuovo modo di fare i giornali più attento alle notizie, più profondo nelle analisi, più incisivo nelle inchieste, più spigliato e più combattivo, anche politicamente, ma non è stato solo un grande giornalista. La natura gli ha dato in dono tanti talenti, che egli non ha certamente sprecato, ma ha usato con la tenacia della sua Calabria; talenti di editore, di direttore, di intellettuale, di scrittore, di poeta: in tutte queste sue inclinazioni ha saputo eccellere. Non è stato mai banale, mai ininfluente, mai superficiale.
Scalfari non era credente, ma si interrogava sull'origine dell'uomo, e chi ha avuto la fortuna di ascoltare i suoi straordinari racconti dell'amicizia con Papa Francesco, le loro conversazioni e le loro telefonate, ha intuito la ricchezza della sua spiritualità laica.
Adesso che è scomparso, è di conforto per tutti noi ricordare che ha amato molto la vita che ha avuto, con i suoi libri, i suoi colleghi, i suoi amici e l'amore di Simonetta e Serena.
La vita gli è piaciuta tutta intera: leggeva, scriveva, suonava Armstrong e la Piaf, lo faceva quando era giovane e ha continuato a suonarli anche da vecchio. Fino a poche settimane dalla sua morte, a novantotto anni, le figlie Enrica e Donata gli leggevano Dante, D'Annunzio e Garcia Lorca.
Questo è stato Scalfari e con lui non solo è morta una persona speciale, ma è finito un pezzo importante della storia del nostro Paese e noi dovremmo riflettere su questo salto d'epoca che stiamo vivendo e cui stiamo assistendo.
Amava i giovani e i giovani lo amavano, perché riconoscevano in lui la voglia di lottare per il suo Paese. Il suo lascito più importante va proprio alle giovani generazioni, perché sappiano prendere sulle loro spalle il destino di un'Italia sempre più integrata nell'Europa.
Signor Presidente, mi ha fatto piacere poter ricordare, nel giorno della sua morte, Eugenio Scalfari e penso che sia stato importante poterlo ricordare nel corso di un dibattito nel quale, per tutti noi, la memoria del tempo che è stato potrebbe essere di grande insegnamento. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà.
RIVOLTA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, si stanno svolgendo in un clima di grande nervosismo i lavori di conversione del decreto-legge n. 50 del 17 maggio 2022, cosiddetto decreto aiuti, che - non dimentichiamo - avviene in un momento storico drammatico, o meglio cade in un momento particolarmente difficile di un periodo storicamente drammatico, che è ancora peggio.
Ribadisco il disagio per le tempistiche dei lavori imposte dal Governo e per il monocameralismo di fatto che spero possa essere presto archiviato come grande forzatura costituzionale. Pensavo che la mia prima esperienza parlamentare fosse stata in una legislatura difficilissima, la XVI, con il Presidente del Consiglio Berlusconi: ci furono il terremoto dell'Aquila, la grande recessione mondiale partita dalla crisi finanziaria degli Stati Uniti, lo spread altissimo, le alluvioni, le dimissioni del presidente Berlusconi nel novembre del 2011, l'ascesa del professor Monti con le sue misure da lui stesso definite qualche anno dopo recessive, i suicidi degli imprenditori e degli artigiani. Ebbene, questa legislatura è ancora più drammatica.
Molti sono stati gli interventi da parte dei colleghi della Camera che hanno migliorato il testo, soprattutto a favore dei territori, degli imprenditori e dei Comuni. Ricordo i 31 milioni di cittadini destinatari del bonus di 200 euro; ricordo lo stanziamento una tantum di 500 milioni per il 2022 per i lavoratori autonomi, per i professionisti iscritti ai regimi previdenziali obbligatori gestiti da enti di diritto privato. Ai Comuni sono stati destinati i residui dei fondi Covid non utilizzati da usare per agevolazioni sulla Tari e 150 milioni per arginare gli aumenti delle bollette energetiche, dando temporaneamente la possibilità, per il solo 2022, di utilizzare anche i proventi delle multe per arginare i costi energetici.
Immagino che sarà una condizione condivisa da tutti noi quella di venire contattati ogni giorno da sindaci preoccupatissimi che non sanno come sostenere questi costi, come garantire il riscaldamento nelle scuole, nelle biblioteche, negli ambulatori comunali, negli uffici comunali, nei poli catastali, nelle sale civiche. I sindaci già sono degli eroi - come è stato ricordato questa mattina da altri colleghi - ma bisogna davvero dare loro la possibilità di operare, perché rappresentano le istituzioni in trincea che, ogni giorno, devono dare risposte convincenti a tutti i cittadini.
Le stesse telefonate drammatiche ci arrivano dagli imprenditori, che dicono che la banca da oggi non concede loro la cessione del credito di imposta; che sono fuori di 2 o 10 milioni, che non ce la fanno e saltano. A queste persone noi dobbiamo dare delle risposte e purtroppo non abbiamo tutte quelle che servirebbero.
È inutile dire che il bonus del 110 per cento è stata una misura espansiva, perché invece i cambiamenti in corso d'opera hanno complicato tantissimo la realizzazione dei lavori e addirittura in certi casi mettono a rischio la tenuta di aziende piccole, medie e grandi davvero importanti. Immagino che dovremo continuare.
Veniamo ancora all'assurdità del termovalorizzatore. Si sono visti mal di pancia di alcuni incomprensibili. La gestione dei rifiuti rimane una vergogna per Roma e l'Italia tutta, per gli enormi costi economici, ambientali e di immagine e dignità.
Serve serietà, e non servono distrazioni dal programma di un Governo di emergenza da parte di una maggioranza che, in un altro contesto, non sarebbe mai nata. Questa settimana abbiamo assistito a uno psicodramma, del quale avremmo fatto volentieri a meno, ricordando che non si deve mai temere il voto degli elettori e degli elettrici. Auspico comportamenti più seri e responsabili nei confronti non solo delle istituzioni che rappresentiamo, ma anche e soprattutto nei confronti del Paese, che si trova smarrito e con scarse aspettative di ripresa. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Marco. Ne ha facoltà.
PELLEGRINI Marco (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, la situazione in cui si trova il Paese è diversa e più grave purtroppo di quella esistente due mesi fa, al momento della scrittura di questo decreto-legge aiuti.
L'emergenza economica non accenna a rientrare; anzi gli ultimi dati, tra i quali l'indebolimento dell'euro legato alle prospettive di recessione europea, ci restituiscono un quadro generale molto più preoccupante. Ricordo il recente e drastico calo degli indici PMI (purchasing managers index) del settore manifatturiero in Germania e nelle altre principali economie europee. Vuol dire che, in sostanza, gli imprenditori tedeschi, che rappresentano la prima manifattura europea, prevedono di avere pochi ordini.
Ancora: c'è la possibilità concreta di un'ulteriore riduzione delle forniture di gas russo, con tutto ciò che ne conseguirà in tema di aumento delle bollette e dei prezzi dei beni di prima necessità. Gli effetti sulla vita dei cittadini e delle imprese rischiano di essere insostenibili, con chiusure di aziende, perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, aumento del numero di famiglie in difficoltà, aumento della povertà.
Per tutti questi motivi, riteniamo indispensabile che il Governo affronti la situazione di petto, approvando con urgenza un nuovo decreto-legge che metta in campo almeno 30 miliardi di euro e abbia i seguenti obiettivi: aiutare concretamente e senza pannicelli caldi tutti i settori ancora in crisi per la pandemia e quelli in difficoltà per la guerra; tagliare il cosiddetto cuneo fiscale, per mettere più soldi in tasca a chi ha redditi bassi, proseguendo e ampliando quanto fatto con la legge di bilancio approvata nel 2020, durante il Governo Conte II; mettere in campo aiuti a famiglie e imprese su bollette e costi energetici; ridurre l'IVA sui beni di prima necessità e sui prodotti energetici; incrementare ed estendere ad altri settori le imposte sugli extra profitti, cioè su chi ha avuto utili straordinari grazie alla guerra e alla pandemia (Applausi); intervenire duramente sulle speculazioni che stanno facendo impennare i prezzi di molti prodotti e prevedere un piano straordinario di rateizzazione e di rottamazione quater delle cartelle esattoriali, almeno fino al 2020, per consentire ai contribuenti onesti, che sono la stragrande maggioranza e sono in difficoltà economica, di pagare le tasse per intero, senza sconti, ma di non pagare sanzioni e interessi. Questi non sono evasori: sono cittadini che hanno dichiarato i propri redditi, ma non avevano i soldi per pagare le tasse a causa della crisi.
Noi confidiamo che tutto ciò possa essere fatto dal Governo con estrema urgenza.
Le parole di Draghi nella conferenza stampa di martedì sembrano - sottolineo sembrano - aver accolto l'invito del MoVimento 5 Stelle.
Per reperire le risorse, oltre all'extragettito di cui accennavo sopra, si deve avere il coraggio di mettere in campo uno scostamento di bilancio che il MoVimento 5 Stelle chiede da mesi (Applausi), ma che il Governo finora non ha ritenuto di fare. Questa attesa ragionieristica non ha dato i suoi frutti e non li darà. Voglio ricordare en passant che lo spread in questo momento è quasi doppio di quello che c'era durante il Governo Conte II. Speriamo che questa attesa finisca presto, perché il perdurare dell'impasse avrebbe il solo effetto di costare di più per il sistema Paese, perché potrebbe far morire molte più aziende, si perderebbero più posti di lavoro e gli effetti della crisi sarebbero maggiori. (Applausi).
Ricordo che durante la pandemia, nel solo anno 2020, il Governo Conte II approvò cinque scostamenti di bilancio per complessivi 130 miliardi; risorse che hanno protetto il tessuto economico, ponendo le basi affinché nell'anno successivo il PIL italiano segnasse l'incremento record del più 6,6 per cento, che fu il dato migliore in tutta Europa. L'effetto di quella crescita, frutto di investimenti lungimiranti e coraggiosi e non frutto di calcoli di ragioneria, sta influendo positivamente anche sul PIL di quest'anno, con un effetto di trascinamento che lo stesso ministro Franco ha quantificato in un 2,2 per cento, come ha rilevato durante il forum di Davos. Quindi noi ora siamo a galla grazie agli interventi del Governo Conte II. (Applausi).
Oggi le necessità sono ancora maggiori di quelle del 2020 perché agli effetti della pandemia si stanno sommando quelli di una guerra di cui non si conosce la fine. (Applausi). Una situazione così difficile e drammatica non si può affrontare con micro aiuti, ma serve una terapia d'urto coraggiosa e ambiziosa. Se il Governo continuerà a ragionare con la mentalità del 2011, con l'austerity, con l'aiutino centellinato, non usciremo bene da questa crisi; anzi ne usciremo malissimo, esattamente come successe nel 2011 e negli anni seguenti. La storia dovrebbe insegnarci qualcosa. Siamo fiduciosi però di convincere il Governo in tal senso e, come MoVimento 5 Stelle, lo facciamo tutti i giorni.
In queste ore si è parlato di salario minimo. Noi del MoVimento 5 Stelle lo facciamo da anni e dal 2019 abbiamo presentato un disegno di legge in Senato serio e concreto, ma anche qui ci vuole coraggio da parte del Governo. Bisogna fare presto e bene. Avete letto gli ultimi dati? Ci sono ben 4,5 milioni di italiani che sono lavoratori poveri: 257 contratti collettivi che hanno paghe sotto i 9 euro. Cosa deve accadere ancora di più per mettere mano a questo settore? (Applausi). Ci sono centinaia di testimonianze di uomini e donne a cui vengono proposte paghe che oltraggiano la dignità: 280 euro mensili, come abbiamo letto su tutti i giornali, per dieci ore di lavoro. Ci sono paghe orarie - paghe si fa per dire - di circa un euro l'ora. Vogliamo ancora sopportare questa situazione? Che cosa davvero deve accadere affinché si intervenga per garantire alle famiglie italiane un'esistenza libera e dignitosa, come viene sancito dall'articolo 36 della nostra Costituzione? Negli altri Paesi europei il salario minimo c'è già e questo fatto dimostra che la ricchezza distribuita aumenta e non certo diminuisce; aumentano i consumi e il benessere generale.
A proposito di dignità, noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo fortemente voluto il decreto dignità e quindi vogliamo che si ritorni a quello spirito e all'obiettivo di promuovere i contratti stabili, perché senza stabilità non esistono prospettive di vita per i giovani; non esistono progetti di famiglia e di figli, senza i quali ogni anno ci troviamo a fare conti drammatici con il calo demografico, salvo poi organizzare, per lavarsi la coscienza, ipocriti family day. I contratti di lavoro devono essere stabili e, quando non lo sono, devono essere affidati alla logica della causali.
Sul reddito di cittadinanza ho ascoltato parole indecenti e false, fra l'altro. Dovrebbero essere sufficienti i dati ufficiali dall'Istat e non quelli del bar, dei programmi televisivi trash o dei social. (Applausi). I dati ufficiali ci dicono che, grazie al reddito di cittadinanza, in Italia c'è un milione di poveri in meno. (Applausi). L'efficacia di questa misura è stata, tra l'altro, certificata anche da chi è storicamente impegnato nel contrasto alla povertà e alla marginalità. Mi riferisco a organizzazioni come Caritas, Save the Children, Comunità di Sant'Egidio, a importanti economisti e anche all'OCSE: tutti sono concordi nel ritenere che il reddito cittadinanza sia una misura che ha segnato una svolta nel contrasto alla povertà.
Anche i dati sulle politiche attive sono incoraggianti. I dati dell'ANPAL - io mi riferisco sempre ai dati ufficiali e non a quelli del bar o dei programmi televisivi - ci dicono che i percettori del reddito cittadinanza hanno firmato contratti in numero superiore a 700.000. In un periodo di crisi come quello attuale, segnato dalla pandemia e dalla guerra, bisogna essere soddisfatti di questo risultato.
Certo, si può fare sempre di più. I centri per l'impiego potrebbero funzionare meglio e le Regioni, cui la Costituzione assegna la competenza su questa materia, hanno fatto poco o nulla. Anzi, sette Regioni su venti non hanno assunto nemmeno un addetto, nonostante le provvidenze del Governo. (Applausi). Segnalo che cinque di queste sette Regioni sono governate dal centrodestra che, un giorno sì e l'altro pure, attacca questa misura.
Concludo con un accenno rapido al superbonus. Noi ci aspettavamo un vero sblocco dei crediti proprio per mettere in salvo le migliaia di imprese che si sono fidate dello Stato e che ora hanno i cassetti fiscali colmi di crediti fiscali. Questa norma, invece, non è arrivata e, quindi, corriamo il serio rischio che quelle aziende falliscano e si perdano centinaia di migliaia di posti di lavoro. (Applausi).
Chiediamo ancora una volta al Governo, al ministro Franco e al presidente Draghi, a cui evidentemente questa misura non piace - l'hanno dimostrato in tutti i modi - di intervenire in maniera coraggiosa perché noi siamo seduti su una bomba sociale. Bisogna intervenire sul superbonus.
Concludo sottolineando che il provvedimento in esame contiene una norma che - mi spiace, ma devo dirlo - sembra davvero provocatoria. Mi riferisco alla norma sull'inceneritore, che non c'entra nulla con la materia degli aiuti e che noi avevamo responsabilmente proposto al Governo di stralciare e inserire in qualsiasi altro vettore normativo, ma ci è stato risposto di no. (Applausi). Questo vuol dire da parte di qualcuno continuare irresponsabilmente a tirare la corda.
Noi invece vogliamo continuare a occuparci degli italiani e proporre ogni giorno soluzioni che vadano nel loro esclusivo interesse. Continuiamo a essere fiduciosi che il Governo e questa maggioranza ci ascoltino. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
D'INCA', ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti né articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2668, di conversione del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 50, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati.
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, passiamo alla votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2668, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, un anno e mezzo fa il nostro Gruppo rispose all'appello del presidente Mattarella per un Governo di unità nazionale per fronteggiare la pandemia. Bisognava sviluppare la campagna vaccinale e si dovevano mettere a terra i progetti del PNRR. Nel frattempo è scoppiata una guerra che ha strappato le regole di ingaggio a livello internazionale, mostrato la nostra fragilità energetica e determinato una crisi economica ancora più profonda. Contestualmente, le conseguenze del riscaldamento globale, tra siccità e incendi, stanno entrando a gamba tesa nella nostra vita quotidiana. Come se non bastasse, la pandemia ha ripreso a colpire duramente e i prossimi mesi sono ancora una volta un punto interrogativo.
Davanti a una situazione così delicata, noi siamo tra coloro che chiedono al Governo non di cambiare marcia, ma di andare avanti con la stessa convinzione e la stessa determinazione che ha dimostrato dalla sua nascita. Agli occhi delle Cancellerie straniere e dei mercati (dove viene finanziato il nostro debito), ma soprattutto dei cittadini, che ogni giorno perdono potere di acquisto, e delle imprese, che scontano problemi di aumento dei costi e di accesso alle materie prime, una crisi di Governo apparirebbe come un fatto assurdo e incomprensibile. Lo sarebbe ancora di più se questa crisi nascessi attorno a un provvedimento pensato per aiutare chi soffre. Vi sono 16,5 miliardi per finanziare interventi come il bonus energia di 200 euro a favore dei redditi medio-bassi, per il credito di imposta anche per le imprese non energivore, per gli aiuti per il settore dell'autotrasporto, per le semplificazioni per il settore delle rinnovabili, per i fondi e le garanzie per imprese in crisi di liquidità, per le misure a contrasto del caro materiali, per la messa in sicurezza delle opere connesse al PNRR.
Signor Presidente, il nostro non è solo un voto favorevole sul provvedimento, ma è anche un voto convinto su questo Governo, che gode e continuerà a godere della nostra fiducia e del nostro sostegno. La lotta all'inflazione e contro il carovita, l'impegno per l'affrancamento dal gas russo e lo sviluppo di nuove politiche energetiche, l'uso dei fondi del PNRR e il contrasto alla pandemia e alla siccità, per non parlare dei numerosi dossier che dobbiamo affrontare in sede europea: davanti a questi problemi, che richiedono risposte nell'arco non di anni, ma di qualche settimana, l'unica strada è ancora quella della responsabilità e dell'unità nazionale. Certo, si può discutere e ci si può affrontare se la strada migliore sia quella del salario minimo o del taglio del cuneo fiscale; se sia necessario un nuovo scostamento di bilancio o se bisogna avere un piglio più deciso in Europa; se bisogna lavorare sull'accesso al credito o si debba intervenire sulle cartelle Equitalia. Quello che però non si può fare è pensare di destabilizzare il Paese nella speranza di lucrare politicamente da questa situazione, ed è ciò che vedo al momento. Anche perché, a destra come a sinistra, non credo che nessuno trarrà alcun tipo di vantaggio.
Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 12,54)
(Segue STEGER). Per noi, questo Governo deve andare avanti con il confronto, certo, e con quello spirito di unità e responsabilità che non può venir meno proprio adesso. Ce lo impongono il buonsenso, la logica e il rispetto per le numerose famiglie e imprese che attendono risposte concrete e che semplicemente resterebbero impietrite davanti a una crisi politica nel pieno della tempesta.
Noi, come Autonomisti, continueremo a sostenere il Governo con determinazione e con responsabilità. (Applausi).
DI NICOLA (Ipf-CD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI NICOLA (Ipf-CD). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, intervengo per esprimere il sì alla questione di fiducia del Gruppo Insieme per il futuro. È un sì convinto a un decreto-legge non a caso denominato «aiuti», concepito e varato per contrastare le mille emergenze che i cittadini italiani vivono quotidianamente; emergenze provocate dalla crisi pandemica, dal rincaro dell'energia e delle materie prime, dall'inflazione galoppante e da tutte le altre difficoltà provocate dalla folle guerra scatenata dalla Russia di Putin contro i bambini, le donne, gli uomini e le famiglie innocenti dell'Ucraina.
A quelle persone inermi, aggredite in casa propria e che da mesi resistono e difendono i propri spazi vitali, i campi coltivati con sacrificio, le fabbriche e le infrastrutture fondamentali per la loro economia; a quelle persone che eroicamente resistono e difendono quei valori di indipendenza e democrazia nei quali anche noi ci riconosciamo, vanno il nostro sostegno e la nostra piena solidarietà. Signor Presidente, la nostra non è una solidarietà di circostanza. Come figli di una generosa ed eroica resistenza all'oppressione nazifascista dalla quale è nata la nostra Repubblica, e come parlamentari, cogliamo in pieno il valore del sacrificio dei cittadini ucraini impegnati, anche per nostro conto, a difendere e tutelare i valori migliori dell'Occidente e dell'Europa democratica. (Applausi).
Anche per tutelare questi valori, signor Presidente, è nato il Gruppo parlamentare cui appartengo, orgoglioso di sostenere la lotta del popolo ucraino insieme all'intera Europa e ai nostri alleati; orgoglioso di riaffermare la validità della nostra collocazione internazionale; orgoglioso e deciso a garantire un Governo a questo Paese in una delle fasi più drammatiche della nostra storia repubblicana.
Come abbiamo detto e ripetuto negli ultimi giorni, ribadisco oggi in quest'Aula che davanti a questa situazione drammatica noi proprio non arriviamo a comprendere e a giustificare come si possano mettere in continua fibrillazione la maggioranza di Governo e lo stesso Esecutivo; come si possa portare avanti con pervicacia un'azione destabilizzante magari solo per conquistare qualche titolo di giornale, nella speranza di aumentare qualche punto nei sondaggi in vista delle prossime elezioni politiche. Diciamo e chiariamo con forza, anche davanti ai cittadini che oggi ci seguono preoccupati sui canali televisivi, che chi sta inseguendo interessi di parte e di partito sta anche vigliaccamente girando le spalle al Paese. (Applausi). Si tratta di un comportamento politicamente irresponsabile, del quale saranno chiamati a rispondere non solo in queste settimane, ma probabilmente nei libri di storia.
Per questo ci chiediamo come si faccia a negare il proprio sostegno alle misure contenute nel decreto-legge in esame. Abbiamo milioni di disoccupati, milioni di lavoratori sottopagati, milioni di cittadini vittime della povertà più assoluta, centinaia di migliaia di aziende sull'orlo del fallimento, autotrasportatori e pescatori impossibilitati a riempire i loro serbatoi per i prezzi stellari dei carburanti; il sistema sanitario sull'orlo del collasso è chiamato ancora una volta negli ultimi giorni a reggere l'urto terribile dei contagi dilaganti. Sono questi i drammi che abbiamo di fronte e tanti altri ai quali questa maggioranza e questo Governo cercano di dare una risposta adeguata proprio con il decreto-legge aiuti. Lo fa con provvedimenti che abbracciano più materie e ambiti di competenza. Si va - come dicevo - dalle misure riguardanti il contenimento dei prezzi dell'energia per famiglie e imprese, alle linee di sostegno delle aziende, ai provvedimenti di politica fiscale e finanziaria, il credito di imposta e tutte le altre misure che toccano il sociale, come il famoso bonus di 200 euro, per non parlare dei provvedimenti in favore della cultura, dell'istruzione e degli enti locali. Questo per ricordare solo alcune delle misure e neanche tutte le più importanti; misure che giovani, pensionati, famiglie e imprese attendono con ansia.
Per questo noi non abbiamo dubbi nel votare il provvedimento in esame. Non abbiamo dubbi sulla necessità di dare forza al Governo, perché nelle prossime settimane e nei prossimi mesi possa continuare a lavorare per mettere in campo tutte le riforme, tutte le misure necessarie per esaurire le procedure legate all'acquisizione e all'impiego delle risorse del PNRR e per portare a compimento il lavoro che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ha indicato alla nascita di questo Governo.
Sono tre le famose emergenze, signor Presidente: quella pandemica, quella economica e quella sociale, cui purtroppo si è aggiunta la quarta, ancora più drammatica, quella bellica legata all'invasione russa dell'Ucraina; un compito gravoso, che oserei definire titanico, per il quale c'è bisogno del massimo della solidarietà.
Per questo mi rivolgo a tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Mai come in questi giorni c'è bisogno di una onesta e limpida collaborazione, all'insegna dell'unità e della solidarietà repubblicana, mettendo alle nostre spalle ogni interesse di parte e di partito. Serve un nuovo patto per l'Italia, che le forze politiche presenti in questo Parlamento possono certamente favorire, e rispetto al quale un buon segnale sono stati gli incontri avuti nei giorni scorsi dal presidente Draghi con le parti sociali, i sindacati e Confindustria.
A seguito di questo decreto aiuti, è stato già annunciato dal presidente Draghi un corposo provvedimento, da adottare entro la fine del mese di luglio, con interventi urgenti a sostegno delle imprese e delle famiglie. In questa direzione, il presidente Draghi ha tutto il nostro sostegno e il nostro incoraggiamento.
Un provvedimento sostanzioso sarebbe certamente un buon viatico per il lavoro da fare, con il Parlamento e le parti sociali, in vista della stesura di una legge di bilancio in grado di varare provvedimenti strutturali a sostegno di una crescita economica e solidale. Al primo punto dell'agenda deve esservi sicuramente la lotta all'inflazione, una tassa iniqua che colpisce certamente i più poveri e che noi dobbiamo contrastare per evitare l'ulteriore erosione del potere d'acquisto delle famiglie e gli aumenti dei costi di produzione dell'apparato produttivo.
Altra emergenza è sicuramente il lavoro, che ha bisogno di adeguate misure di sostegno, in grado di far lievitare a livelli accettabili i salari, in modo da combattere quel fenomeno inaccettabile ormai semplicemente definito lavoro povero. Non c'è bisogno che lo ricordi, visto che lo stesso presidente Draghi lo ha messo ai primi punti della sua agenda.
Vi è poi la questione annosa del cuneo fiscale, rispetto al quale questo Governo e questa maggioranza hanno ripetutamente espresso la volontà di arrivare al più presto a un taglio robusto, in maniera da riempire le buste paga dei lavoratori. Ancora vi è molto da fare, anche se molto è stato già fatto.
I cittadini ci guardano, aspettando fiduciosi che questo Governo possa continuare a lavorare per risolvere i loro drammatici problemi. Penso soprattutto alle persone che in questo momento sono negli ospedali, agli anziani e ai giovani che la sera guardano tristi spettacoli in televisione, dove si assiste a risse in un politichese che non comprendono. E non credo si divertano a seguire, davanti agli schermi televisivi, sui giornali e sui social, coloro che sembrano volersi impegnare sempre più a rendere impotente il Governo e a umiliarlo.
Signor Presidente, noi continuiamo a sperare proprio in quello spirito repubblicano che, nei momenti peggiori della nostra storia, ha saputo chiamare a raccolta le forze politiche e i cittadini per uscire unitariamente dalle emergenze più drammatiche, e questo è un momento drammatico. Le sfide che ci aspettano sono colossali. C'è bisogno di tutti. C'è bisogno della fiducia del Senato, che certamente il presidente Draghi avrà, così come noi di Insieme per il futuro-Centro Democratico le esprimiamo la nostra. (Applausi).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,03)
CRUCIOLI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRUCIOLI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, l'altro ieri ho ascoltato il presidente del Consiglio Draghi affermare, davanti alla stampa estera, che grazie al Governo sono stati centrati tutti gli obiettivi e che l'Italia sarebbe un Paese più forte. Non so che Paese veda lui, ma io, ovunque giri gli occhi, vedo i danni provocati da questo Governo nel Paese, danni allo spirito del Paese, innanzitutto.
Io vedo un popolo diviso, vedo un popolo fiaccato, confuso e impaurito, e vedo soprattutto danni all'economia.
Innanzitutto i danni sono raffigurati in maniera plastica dai 2.800 miliardi di debito. È chiaro che questi debiti si sono depositati e accumulati nel corso degli anni. Ma, se guardiamo al periodo della pandemia, da quando è iniziata, e alla modalità di gestione isterica e paternalistica della pandemia stessa, vediamo che il debito è aumentato di ulteriori 500 miliardi. Siamo stati il Paese con maggiori chiusure e con maggiori provvedimenti divisivi, che hanno creato odio e divisioni in tutte le famiglie, che hanno creato discriminazioni e hanno prodotto il danno economico che ha portato all'enorme aumento del deficit.
Guardiamo poi cosa sta succedendo per quanto riguarda l'allineamento alle posizioni più oltranziste della NATO sulla guerra da parte di questo Governo. Prima la NATO ha abbaiato di fronte alla Federazione russa, provocando il conflitto, e adesso non vuole arrivare ad alcun tipo di compromesso. Per noi non è un tabù quello di dire che un compromesso, anche di natura territoriale, per porre fine immediatamente al conflitto deve essere preso in considerazione. Invece l'Italia, con un'adesione alle posizioni della NATO in maniera veramente acritica e contro i propri interessi, considera un tabù questa discussione e prosegue con una politica di contrapposizione netta e di contrasto fino in fondo, qualunque siano le conseguenze che ciò comporta, anche di natura economica, oltre a quelle di un rischio militare e nucleare. Stiamo vedendo tali conseguenze attraverso i rincari delle materie prime e dell'energia: abbiamo infatti la triplicazione del costo delle bollette, la benzina stabilmente sopra i due euro al litro, l'inflazione che su base annua è aumentata dell'8 per cento e che nell'ultimo mese è aumentata ulteriormente dell'uno per cento. L'inflazione quest'anno ha provocato e provocherà un aumento di 500 euro per ogni famiglia soltanto per il carrello della spesa. Ci sono poi 5,6 milioni di persone in povertà assoluta; la povertà è ai massimi storici, in aumento ulteriore quest'anno, con un milione di poveri assoluti in più. Ci sono quasi cinque milioni di lavoratori che prendono meno di 1.000 euro al mese; c'è la crisi delle imprese, che a settembre e a ottobre vedremo provocare un aumento della disoccupazione mai vista prima. Di fronte a tutto questo, il nostro Presidente del Consiglio dice che l'Italia è più forte e abbiamo centrato tutti gli obiettivi. Quali sono i suoi obiettivi? Non sono certo quelli di fare il bene del popolo, se la situazione è quella che ho descritto. Se i dati sono questi, quali obiettivi sono stati centrati?
Per quanto riguarda poi il decreto aiuti, c'è una tassazione degli extraprofitti delle imprese che hanno lucrato sulla crisi dell'energia al 25 per cento. È chiaramente una misura insufficiente; si sarebbe dovuta adottare una tassazione molto più alta per quelle imprese. E la mancia dei 200 euro? Abbiamo detto che, soltanto per la maggiorazione del costo del cibo, i cittadini italiani spenderanno 500 euro in più, ciascuno di loro, per comprare il cibo e si danno 200 euro una tantum a una fascia ristretta di popolazione, peraltro con l'erogazione a ottobre per una grossissima fetta di coloro che ne avranno diritto. E poi soprattutto non si sblocca in maniera decisiva la cessione dei crediti fiscali, del superbonus, mettendo in crisi migliaia di imprese del settore e le famiglie che avevano fatto affidamento su questa misura.
Avevamo proposto alla Camera di tagliare l'IVA sui generi alimentari, ma l'emendamento è stato bocciato. Non si ottiene quella pacificazione che si poteva cominciare a perseguire nell'ambito del green pass e degli obblighi vaccinali, perché la norma che ritarda per gli ultracinquantenni la possibilità di essere multati e avrebbe dovuto essere una sorta di moratoria, consentendo di cessare le sanzioni per chi aveva liberamente scelto di non vaccinarsi.
Di fronte a questa catastrofe e a questa impossibilità da parte del Governo di porre mano alle situazioni economiche più gravi, perché con un debito di questo tipo e con la fine dell'acquisto straordinario da parte della BCE dei nostri titoli di Stato è chiaro che il Governo non può fare di più, perché i partiti in tutti questi anni si sono mangiati letteralmente l'Italia e oggi non c'è più un euro in cassa, è evidente che qualcuno vuole prendere le distanze. Ma non servirà, perché chi per quasi due anni, da febbraio dell'anno scorso, ha appoggiato tutte le misure divisive, tutte le misure che hanno portato ad un divario ancora maggiore tra i super-ricchi e i molto poveri, tutti coloro che hanno condiviso l'impostazione di questo Governo non se la caveranno non votando la fiducia oggi.
Gli italiani hanno capito che chi fino ad oggi ha appoggiato l'invio di armi, l'aumento delle spese in armamento, la distruzione del superbonus e ha portato alla perdita della fiducia dei cittadini italiani nelle istituzioni, oggi non si può chiamare fuori con questa farsa, uscendo dal Senato e non prendendosi la propria responsabilità. Due anni di condivisione di questa politica gli rimarranno come un marchio di infamia.
Noi lo sapevamo, l'avevamo detto fin dall'inizio che il Governo Draghi non avrebbe portato nulla di buono; era una sciagura, è il vero virus che ha colpito l'Italia e oggi lo vogliamo rimarcare e lo rimarchiamo con un secco no, ancora una volta, come abbiamo fatto sempre, alla fiducia a questo Governo. (Applausi).
RENZI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZI (IV-PSI). Signor Presidente del Senato, membri del Governo, onorevoli colleghi, il dibattito di queste ore ha preso una piega totalmente diversa o comunque ultronea rispetto al provvedimento su cui oggi Italia Viva annuncia il proprio voto favorevole.
Nel merito, la collega Conzatti qualche minuto fa ha espresso con grande chiarezza le ragioni del nostro sostegno al decreto-legge aiuti, ma la situazione che si è creata pone l'esigenza di lanciare da quest'Aula un appello alla responsabilità e con un destinatario, che è il presidente del Consiglio Mario Draghi e nessun altro. Ci arriverò alla fine di un brevissimo intervento con tre pensierini introduttivi, signor Presidente, il primo dei quali riguarda il passato.
Il 14 luglio è un giorno impegnativo per iniziare una nuova storia. Chi la storia la ama e la conosce sa che la Rivoluzione francese è sicuramente una pietra miliare della storia del nostro continente e non solo, ma sa anche che molti di quelli che partirono per ghigliottinare finirono ghigliottinati e in un determinato momento il club dei giacobini ebbe un consenso pazzesco. Facevano a pugni per entrare alle riunioni dei giacobini, tutti erano per i giacobini e poi gli stessi dirigenti giacobini finirono - ahimè - non benissimo, con la testa sul patibolo. Questo naturalmente è un pensiero che ha a che fare con il passato e nessuno potrebbe paragonarlo a ciò che sta avvenendo ora; la Rivoluzione francese con tutti i suoi limiti è stata una cosa seria. Una cosa seria non è stata invece il dibattito di queste ore.
Vengo al secondo pensierino sul presente e mi rivolgo segnatamente ai colleghi del MoVimento 5 Stelle. Io qui dentro ho il dovere di dire che se uno apre una crisi in un momento di difficoltà ha pienamente titolo per farlo; sarei poco credibile se non lo dicessi, dopo quello che è successo un anno e mezzo fa. Quindi, onestà intellettuale vuole che si dica che se i colleghi del MoVimento 5 Stelle hanno scelto, con le loro procedure che non sono le nostre, di non votare la fiducia, questo è legittimo e non è accettabile il disegno moralista di chi dice ai grillini che non si apre una crisi in un momento di difficoltà.
C'è, però, una cosa da dire ai colleghi grillini: se si decide di non votare la fiducia, allora si firma la lettera di dimissioni dei Ministri e dei Sottosegretari, perché è ridicolo che in quest'Aula, dieci minuti fa, il ministro dei rapporti con il Parlamento, onorevole D'Incà del MoVimento 5 Stelle, abbia posto a nome del Governo la questione di fiducia mentre, tra qualche minuto, la capogruppo del MoVimento 5 Stelle spiegherà del tutto legittimamente perché la fiducia non la votano.
Dov'è il Ministro delle politiche agricole? Cosa fa il senatore Patuanelli? Vota la fiducia al Governo a cui appartiene o non la vota? Voi potete fare quello che volete con le vostre scelte, ma c'è un limite, in termini di dignità, di decenza e di onore, che avete sorpassato in queste ore. (Applausi). C'è un punto che riguarda il futuro, lo dico prima di arrivare all'appello finale. (Applausi). Quando si dice la verità si producono effetti di questo genere.
Lo dico agli amici del Partito Democratico. Parlando con alcuni di loro, in queste ore mi è stato detto: vedendo il comportamento del professor Conte fatichiamo a capire le ragioni della crisi di quest'anno. È vero, anche noi. Vedendo il comportamento del professor Conte, però, spero abbiate capito le ragioni della crisi dello scorso anno. (Applausi).
Aver portato Draghi al posto di Conte non è stato un atto di irresponsabilità. Aver portato Draghi al posto di Conte ha salvato l'Italia - che è la cosa più importante - ma consente al Partito Democratico di uscire dal tunnel della subalternità rispetto a quello che definivano il punto di riferimento del progressismo: erano i vostri fantasmi; tornate al riformismo, il riformismo non potrà mai essere populismo.
Infine, l'appello più importante lo faccio al Presidente del Consiglio, suo tramite, signor Presidente del Senato.
Qui abbiamo detto tutti che è il momento della responsabilità. È vero, vale per ciascuno di noi; quando si fanno certe affermazioni bisogna innanzitutto guardarsi allo specchio: la guerra in Ucraina, un'emergenza pandemica che non è più quella di un anno fa, ma che ha numeri comunque impegnativi, una situazione energetica complicata.
Ieri è passato sotto silenzio l'annuncio di Gazprom sui problemi di Nord Stream; non ne ha parlato nessuno, ma guardate che quello è il vero problema dei prossimi mesi insieme alla questione dell'inflazione, perché l'inflazione così alta non c'era da anni, e non soltanto in Europa o in Italia.
Ieri l'America ha detto che un'inflazione al 9,1 per cento non c'era da quarant'anni: sarà un problema globale da affrontare tutti insieme? Poi ci sono problemi che non dipendono da noi, come la nuvola porta sfortuna: la siccità; ci sono problemi legati alla carestia, all'immigrazione. Insomma, ci sono una serie di problemi. L'ansia di responsabilità deve valere anche nei confronti del Governo in carica e del Presidente del Consiglio.
Come sapete, sono un estimatore del presidente Draghi, sono orgoglioso che egli sia il nostro Presidente del Consiglio. Con la stessa franchezza, amicus Plato, sed magis amica veritas, bisogna avere il coraggio di dire al presidente del Consiglio Mario Draghi che nulla giustifica oggi uno stop del Governo in questa situazione. Bisogna arrivare a chiudere il pacchetto PNRR, la legge di bilancio e poi il prossimo anno andare alle elezioni e ciascuno di noi farà la propria campagna elettorale.
Pensare di utilizzare schiamazzi diurni, come quelli che abbiamo visto in queste ore, per bloccare un'attività fondamentale non per noi, ma per il sistema Paese, sarebbe inaccettabile.
Concludo su questo, signor Presidente. Sono momenti delicati, non ne parla nessuno. A livello internazionale abbiamo detto giustamente che siamo dalla parte della democrazia, giustamente abbiamo combattuto tutti insieme sui nostri valori - ovviamente da posizioni diverse - ma qui non c'è nessuno che abbia il coraggio di dire che la democrazia in questo 2022 sta vivendo una pagina di difficoltà enorme.
È la prima volta che parlo in Senato dopo la morte di un amico come Abe Shinzo, il primo ministro giapponese; la democrazia è in crisi in Giappone. È la prima volta che facciamo una discussione vera dopo quello che è successo nel Regno Unito, dove comunque - piaccia o non piaccia - Johnson aveva vinto le elezioni e va a casa. È la prima volta che facciamo una discussione vera dopo tre sentenze della Corte costituzionale americana - al di là del merito, le metto in fila: armi, aborto e ambiente - che in una settimana hanno segnato una nuova pagina nei rapporti tra Casa Bianca, Corte Suprema e Congresso. È la prima volta persino che discutiamo dopo i problemi democratici in Sri Lanka.
Dallo Sri Lanka, che non è propriamente il Paese numero uno al mondo, almeno come popolazione, fino agli Stati Uniti, c'è una situazione di difficoltà democratica pazzesca.
Non vorrei che all'elenco di questa triste lista si dovesse sommare, da domani mattina, anche l'Italia, perché il fatto che oggi Draghi sia Presidente del Consiglio è stato frutto di una scelta politica di un anno e mezzo fa che noi rivendichiamo, ma oggi Draghi deve continuare a rivestire il ruolo di Presidente del Consiglio perché serve all'Italia e lasciatemi dire che forse, se oggi ci fosse una crisi, in altre capitali non propriamente democratiche stasera o domani qualcuno festeggerebbe. Voglio che festeggino gli italiani e che non festeggino gli altri. Buon lavoro, Presidente. (Applausi).
CIRIANI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, colleghi, la prima cosa che vorrei dire in premessa è che pensiamo - noi come forza di opposizione, ma credo tutti qui in Senato - che in un momento così grave e difficile per la politica italiana, in cui non sappiamo se avremo un Governo oggi pomeriggio, vi sia un solo posto dove il Presidente del Consiglio dovrebbe stare adesso e quel posto è qui nel Senato della Repubblica, perché noi ci vogliamo confrontare con il Presidente, non con i banchi vuoti di un Governo fantasma. (Applausi).
La seconda cosa che vorrei dire in premessa è che abbiamo letto le agenzie, perché noi non facciamo parte della maggioranza, e sappiamo dei tentativi messi in campo questa mattina per cercare di tenere insieme la maggioranza non sulla fiducia, senza votare la fiducia, ma votando gli emendamenti in modo tale da poter proseguire nell'azione di Governo, secondo un ragionamento talmente bizantino che nessuno è riuscito a capirlo. Lo voglio ricordare perché quando qualcuno di voi, qualcuno dei giornali o delle televisioni, o qualche intellettuale da strapazzo ci verrà a dire che questo è il Governo della serietà, noi gli ricorderemo le scene da basso impero di questa mattina. (Applausi).
Noi abbiamo di fronte sfide terribili ed epocali, cui in parte hanno già fatto cenno i colleghi del Gruppo che sono intervenuti. Ricorderò soltanto un dato che è stato rilasciato con l'ultimo bollettino dell'Autorità per l'energia: nell'ultimo anno il prezzo medio della bolletta del gas per le famiglie italiane è salito del 70,7 per cento; la bolletta dell'elettricità da adesso a luglio 2023 salirà del 91,4 per cento. Anch'io sono costretto a fare il quadro geopolitico - oserei dire - della situazione in cui siamo tutti noi coinvolti: c'è la guerra a 700 chilometri dal confine italiano, c'è una difficoltà enorme a garantire l'approvvigionamento del gas, c'è un problema enorme a far uscire il grano sul Mar Nero, c'è il rischio della carestia nei Paesi africani, c'è il rischio concretissimo che la carestia generi nuove ondate migratorie che si aggiungono a quelle già esistenti, c'è il problema dell'inflazione mai così alta dal 1986, c'è una pandemia che non sappiamo ancora se sia alle nostre spalle, c'è una crisi di siccità che mette in ginocchio l'agricoltura. Queste sono tutte le emergenze di cui gli italiani si preoccupano e che gli italiani credono dovrebbero essere al centro dell'azione del Governo.
Ci vorrebbe, però, un Governo forte, coeso e serio, invece noi da settimane - ho perso il conto di quante - viviamo in una bolla fatta di ricatti, di teatrini, di ultimatum e penultimatum, tutte cose che appartengono alla peggiore prima Repubblica. Abbiamo un ex Presidente del Consiglio, Conte, che deve ancora elaborare il duplice lutto derivante dalla scissione di Di Maio e dal suo sfratto da Palazzo Chigi e che un giorno sì e l'altro pure bombarda il Governo. Il Presidente del Consiglio italiano è in missione a Kiev, in zona di guerra, e mentre è a Kiev non sa se il suo Paese ha una politica estera, perché negli stessi giorni in Italia la sua maggioranza di politiche estere ne mette in campo tre o addirittura quattro.
E poi, pochi giorni dopo, a Madrid, abbiamo una riunione storica della NATO per decidere l'ingresso di Svezia e di Finlandia, ma il nostro Presidente del Consiglio, sempre Draghi, deve ritornare precipitosamente in Italia: è una bellissima figura che il nostro Paese fa sullo scenario internazionale! Voi ci dite che il Governo è quello che garantisce l'immagine dell'Italia all'estero. Ebbene, Draghi prende l'aereo, torna in Italia, perché succede che Conte, Grillo e pezzi dei 5 Stelle si rinfacciano reciprocamente il fatto di essere totalmente inadeguati. E se lo dicono loro noi naturalmente ci crediamo. (Applausi).
Se non bastasse, alla Camera il Partito Democratico pianta le proprie bandierine ideologiche, sapendo di non avere alcuna possibilità di far approvare lo ius scholae o la legge sulla liberalizzazione della droga, con il solo e unico scopo di irritare e di provocare gli alleati del centrodestra.
Di fronte a questo, a quello che è avvenuto e sta avvenendo, noi abbiamo atteso per settimane, Presidente, colleghi, che qualcuno dalle parti del Governo si alzasse e dicesse o gridasse: «Guardate ragazzi miei, la ricreazione è finita!». Ma nessuno si è alzato a dire questo, Presidente. Sembra che il Governo sia un Titanic, che va verso lo scoglio mentre l'orchestrina suona sempre più forte ed è sempre più affollato.
Il Governo sedicente "dei migliori" si è presentato al giudizio dell'opinione pubblica e del Parlamento dicendo che sarebbe stato il Governo che avrebbe garantito le riforme, le cose importanti, la lotta contro le emergenze, la stabilità; ma il risultato che voi oggi portate qui è esattamente il fallimento su tutti questi fronti. Voi oggi ci consegnate il bilancio fallimentare della vostra azione di Governo.
Domando a coloro che hanno chiesto, anche in queste ore, se il Governo debba continuare la sua azione anche dopo: voi affidereste il governo dell'Italia in autunno a una maggioranza che cade perché non è in grado di approvare la realizzazione di un termovalorizzatore in provincia di Roma? (Applausi). Se non siete in grado di approvare questo, quali riforme potete approvare in autunno? Quale guerra alle emergenze potete fare, se non siete in grado di fare neanche l'abc della politica?
Questo succede perché non esistono governi tecnici, non esistono governi istituzionali; esistono soltanto governi politici. Questo è un Governo politico con tutti dentro. Ma un Governo politico con tutti dentro non può che fare la fine che sta facendo: va a sbattere. È come guidare una macchina all'interno della quale ci sono passeggeri ognuno dei quali vuole una destinazione diversa. La fine è questa: o si rimane fermi o si va contro il muro. Purtroppo quello a cui assistiamo è esattamente lo scontrarsi del Governo contro un muro e nel far ciò porta insieme a sé anche il destino dell'Italia.
Signor Presidente, io non so - ascolteremo adesso le dichiarazioni di voto finale - cosa diranno i colleghi del MoVimento 5 Stelle. So che in queste settimane hanno detto che vogliono stare nel Governo, ma anche starne fuori; che votano la fiducia, ma non la votano; che sono contro questo Esecutivo, ma i Ministri stanno ben stretti all'interno dell'Esecutivo. Vorrei dire che la situazione è grave ma non è seria.
Anche rispetto a questo, noi di Fratelli d'Italia rivendichiamo la bontà, la giustezza, il coraggio, la lungimiranza, la serietà di essere rimasti unica forza di opposizione e ribadiamo ancora una volta che noi non siamo e non saremo disponibili a fare la stampella di nessun Governo, perché noi vogliamo soltanto far parte di un Governo eletto dai cittadini di centrodestra. (Applausi).
Signor Presidente e colleghi, dispiace che non ci sia il presidente Draghi, perché vorrei dirgli che noi da lui ci aspettiamo - perché crediamo che sia una persona seria, al di là delle differenze politiche - coerenza rispetto a quanto ha annunciato soltanto quarantotto ore fa in una conferenza stampa, quando ha detto che non c'è e non ci sarà un altro Governo Draghi, successivo a questo, senza l'attuale maggioranza.
Aggiungo che solo chi teme o chi disprezza la democrazia ha paura del giorno delle elezioni. Questa maggioranza, colleghi, è finita ed è finito anche questo Governo. Diamo la parola agli italiani con il voto, lasciamo finalmente che siano loro a decidere da chi essere governati. (Applausi).
ERRANI (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Senatrice, non siamo proprio all'ultimo giorno di scuola.
ERRANI (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, il nostro gruppo LeU-Ecosolidali voterà a favore della fiducia. Il provvedimento contiene diverse misure utili e necessarie a fronte della crisi. Certo, non risolutive, ma comunque assolutamente necessarie. Anche noi non condividiamo tutte le scelte contenute in questo decreto-legge; ci sono questioni, come il superbonus, su cui, come molti colleghi da più parti hanno detto, bisogna trovare una risposta. C'è il tema dei 200 euro che non tutti i lavoratori percepiscono ed è un problema da affrontare assolutamente. C'è poi la norma relativa al termovalorizzatore di Roma, che qualcuno nel nostro Gruppo non condivide. Voglio dire ai colleghi e ai membri del Governo che, volendo fare questa scelta, si potevano scegliere diverse strade per evitare di trovarci di fronte a delle complicazioni come quelle dinanzi alle quali purtroppo ci troviamo ora. Ci sono scelte utili per le questioni energetiche, per le imprese, per gli enti locali, per la sanità e le Regioni.
Voglio soffermarmi tuttavia su alcune considerazioni politiche, che mi sembrano indispensabili. La prima che voglio fare è la seguente: la sovranità appartiene al popolo e le elezioni sono un elemento di democrazia, come è evidente. C'è poi la situazione reale del Paese. Capisco però le diverse forze politiche perché, al di là dei pronunciamenti (mettere davanti all'interesse di partito gli interessi del Paese), poi qualche confusione nei fatti si fa. Ciò che a me non ha convinto è la rappresentazione del dibattito e della discussione politica di questi giorni. Non mi ha convinto perché trovo che ci sia una distanza grande, troppo grande, a proposito della crisi delle democrazie tra la vita reale del Paese e le discussioni che stiamo facendo in quest'Aula. È un problema che interroga tutti, non solo qualcuno. Da questo punto di vista voglio essere chiaro perché non ci siano ambiguità; è il momento della chiarezza per ciascuno di noi. Io capisco, lo dico con sincerità, il disagio del MoVimento 5 Stelle. Un disagio che peraltro anche altre forze politiche, in altri termini, vivono. Capisco, per averlo visto anch'io, che gli attacchi strumentali al Movimento 5 Stelle avevano magari l'obiettivo di mettere da parte il MoVimento. Consentitemi di dirvelo con sincerità e franchezza. È un errore politico non partecipare al voto.
È una scelta sbagliata che mette a rischio oggi e - lo sottolineo - domani una prospettiva alla quale abbiamo lavorato insieme in questi anni, duramente e in modo non sempre semplice.
Se vogliamo essere intellettualmente onesti, dobbiamo anche dirci un'altra cosa. Se ci troviamo in questa situazione, la responsabilità non sta solo da una parte. Si poteva e doveva costruire un percorso diverso al fine di non trovarci qui.
Vorrei che riflettessimo su questo, anche per quello che dobbiamo fare da oggi pomeriggio in avanti. Ci sono la guerra, la crisi energetica, la pandemia (che è tutt'altro che sconfitta) e il PNRR da far atterrare (abbiamo, sì, raggiunto gli obiettivi dell'anno scorso e i primi obiettivi di questo semestre, ma l'atterraggio è un'impresa ancora molto complicata). Dobbiamo verificare con chiarezza e trasparenza se ci sono da parte di tutti le condizioni per affrontare le questioni che abbiamo di fronte.
Qual è la prima questione che abbiamo di fronte? Dobbiamo affrontare la foto che ci ha proposto l'Istat; siamo di fronte alla più grande questione sociale che, forse, in autunno ci troveremo a dover risolvere in modo pesantissimo e dobbiamo decidere come affrontarla. È chiaro che siamo in una maggioranza con posizioni molto diverse, ma il fatto che negli ultimi trent'anni il potere d'acquisto dei salari in Italia si sia ridotto, mentre negli altri Paesi europei è aumentato è un problema o no? Il fatto che ormai abbiamo un'intera generazione nella precarietà è un problema o no? Il fatto che, secondo l'Istat, il 50 per cento dei nuovi assunti del 2021 sia già in una condizione di povertà è un problema o no? È questo che dobbiamo verificare, ossia se siamo in grado, con un colpo di reni, di dare una risposta e superare la distanza che c'è tra la vita reale e la narrazione dominante che a me non convince. Lo dobbiamo verificare qui in Parlamento, come hanno già detto altri colleghi.
Su questo Draghi - è una cosa importante - ha assunto l'impegno, che per me è un elemento centrale, per un nuovo patto sociale che affronti, in primo luogo, questa crisi sociale e questi problemi che riguardano una parte significativa della nostra popolazione. Verifichiamolo e ciascuno qui si assumerà le proprie responsabilità.
L'unica cosa che non possiamo fare è andare avanti facendo finta di nulla, ma in relazione non al voto del MoVimento 5 Stelle, bensì alla crisi sociale che abbiamo di fronte, alla sfida enorme della transizione ecologica e di quanto stanno facendo gli altri Paesi. Ma davvero dobbiamo continuare a camminare con la testa rivolta all'indietro?
Fra dieci, sette o cinque anni, se non intraprendiamo per davvero la transizione ecologica come nuovo modello, il differenziale di produttività o di costo dell'energia quanto sarà più grande rispetto a quello precedente alla crisi pandemica tra noi, la Germania e la Francia? È di questo che dobbiamo parlare. Ci sono dei nodi gordiani da tagliare e vanno affrontati con uno spirito di responsabilità, di solidarietà nazionale, a fronte del fatto che rispondiamo prima di tutto ai cittadini che non ce la fanno, poiché l'inflazione supera di gran lunga quella dichiarata ed hanno bisogno di un Parlamento che sia in grado, come diceva don Milani, di farsi carico di questo problema.
Noi votiamo la fiducia e ci siamo nel fare seriamente questa discussione, sapendo che le nostre posizioni non potranno essere quelle di tutti, ma volendo ottenere i risultati fondamentali per cambiare lo stato di cose di questo Paese. (Applausi).
MALPEZZI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALPEZZI (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, oggi doveva essere soltanto una bella giornata, per le famiglie, i lavoratori e le imprese a cui questo provvedimento dà delle risposte importanti. Una bella giornata doveva esserlo anche per la politica, che queste risposte le ha trovate. Avremmo dovuto tutti essere fieri di cosa si vota oggi con questo passaggio al Senato, ossia un decreto-legge che non ha un nome a caso: aiuti. Tale provvedimento prevede 20 miliardi per le famiglie, i lavoratori e le imprese, per sostenere il potere d'acquisto, contenere i costi dell'energia, rinnovare e rafforzare gli interventi per i redditi più bassi (a partire dal bonus di 200 euro), evitare che si blocchino i cantieri legati al PNRR. Avremmo dovuto essere felici perché si portavano a casa misure importanti per i cittadini e il Paese.
Oltretutto, si tratta di un decreto-legge che viene convertito due giorni dopo l'apertura del Governo ad una grande opportunità, quella della costruzione di un'agenda sociale, con la riduzione delle tasse sul lavoro, la lotta all'inflazione, la difesa del potere d'acquisto dei salari: misure contro la precarietà in un momento - lo abbiamo ricordato qui tutti oggi - molto complesso per il Paese. Doveva essere una bella giornata perché la politica fa il suo mestiere: trova risposte ai bisogni dei cittadini. I problemi, infatti, oltre che rappresentati, vanno governati. (Applausi). Si mostra agli italiani che non sono soli, che i loro rappresentanti in Parlamento lavorano in questo tempo difficile per sostenere l'economia e vogliono continuare per prevenire le difficoltà di un autunno che non si preannuncia per nulla facile.
Quando la politica riesce a essere compatta porta nel Paese anche una grande speranza, che è un termine che utilizziamo troppo poco. Mentre nelle Aule parlamentari si riescono a trovare soluzioni, chi ci guarda da fuori si sente meno solo. La politica che interviene sulla solitudine è una politica che fa il bene. Allora come sarebbe stato bello poter raccontare questa giornata come quella di un percorso che continua guardando al Paese, raccontando un filone complessivo di interventi del Governo Draghi per 33 miliardi e cominciando a progettare le linee di quel prossimo provvedimento che il Governo ha definito corposo e che dovrebbe arrivare alle Camere alla fine del mese e che darà il via a questo grande patto sociale con i sindacati, con le imprese, contro la precarietà, per il salario minimo, contro gli effetti dell'inflazione, per il taglio del cuneo fiscale. (Applausi). Ma faremmo un torto a noi, che sosteniamo questo Governo, se non ci ricordassimo che gli interventi per i cittadini e a favore delle famiglie li facciamo da quando questo Governo è nato. Perderemmo anche noi la prospettiva di quello che abbiamo fatto in questi mesi, mettendo sempre al centro i bisogni del Paese.
La politica è anche l'arte del prevedere; deve essere capacità di visione, deve guardare oltre e questo lo abbiamo detto nella maggioranza. Come Partito Democratico siamo stati in prima linea anche quando abbiamo votato il Documento di economia e finanza, perché abbiamo ricordato che avremmo monitorato quelle previsioni per essere in grado di fare interventi mirati a sostegno di un Paese che ha bisogno di aiuto. È accaduto questo, anche grazie all'autorevolezza rappresentata dal presidente Draghi, non ce lo possiamo dimenticare. Questo Governo è nato per questo motivo e, in una situazione di emergenza, come un Esecutivo di unità nazionale composto da forze politiche diverse tra loro, che si sono assunte, di fronte al Presidente della Repubblica e all'Italia, proprio la responsabilità di fare cose per il Paese, non per la singola forza politica.
Noi avremmo voluto parlare di tutto questo e avremmo parlato in questo modo ai cittadini che aspettano tutti questi interventi. Purtroppo, invece, da qualche giorno ci troviamo a parlare di altro, usando questioni tutte interne alla politica, lontane dai cittadini, con termini lontani dai cittadini e soprattutto dai loro bisogni. Noi come Partito Democratico non possiamo che prendere atto della scelta del MoVimento 5 Stelle, che ha annunciato la non partecipazione al voto di fiducia; è una scelta che noi riteniamo sbagliata e che non ci lascia indifferenti nel merito e nel metodo.
Nel merito, in questi giorni proprio il PD ha difeso la necessità delle diverse forze politiche di questa maggioranza di sollevare istanze. Sappiamo che siamo forze diverse e questo atteggiamento lo abbiamo visto assumere diverse volte da parte anche di altri partiti. Non abbiamo considerato le questioni che avete posto come degli ultimatum; le abbiamo considerate pungolo, stimolo. Tuttavia abbiamo anche visto un Governo pronto a mettere al centro della propria azione l'agenda sociale (che, come dicevo prima, non è nata ieri perché, quest'agenda, questa propensione al sociale già lo caratterizza) come una nuova risposta, anche più forte, al nuovo quadro economico che stiamo affrontando. Non si tratta, quindi, di un Governo sordo.
Per lavorare a quest'agenda serve però la compattezza di tutta la maggioranza, che deve essere consapevole che i risultati importanti ottenuti dal Governo sono di tutti, sono frutto di un lavoro di sintesi (Applausi), che magari non genererà felicità nelle singole forze politiche, ma rappresenta il noi da cui è composta questa maggioranza, che ha scelto, come ho ripetuto prima, di sostenere il governo Draghi; i risultati si possono trovare solo insieme.
Non siamo rimasti indifferenti neanche con riferimento al metodo, perché oggi si vota la fiducia al Governo ed è un dovere per i Gruppi di maggioranza votare la fiducia all'Esecutivo di cui si fa parte. (Applausi). Il nostro, allora, non può essere che un appello alla responsabilità, una responsabilità vera. A tutte le forze politiche della maggioranza dico che considero indispensabile un chiarimento tra di noi, tra noi tutti, in Parlamento sulla volontà dell'attuale maggioranza di continuare insieme questa esperienza di Governo che ritengo, sia chiaro, necessaria per il Paese. Ogni forza politica dovrà dire che cosa vuol fare rispetto alla prosecuzione di questa esperienza, in questa condizione che - lo ripeto, come abbiamo ricordato tutti - per i cittadini è complessa e difficile. Bisogna quindi essere conseguenti se si dice che questa situazione è complessa e difficile. È anche giusto che il presidente Draghi qui in Aula definisca il percorso di qui ai prossimi mesi.
Il premier Draghi è autorevole, con una grande credibilità sul piano internazionale, ed è una garanzia per il nostro Paese. (Applausi) È un premier che ha la fiducia dei cittadini e che ha accettato di guidare un Governo di unità nazionale in una situazione di emergenza, che questo quadro internazionale oggi rende più urgente.
Pertanto, quello del Partito Democratico è stato e resta un appello alla responsabilità di tutti nei confronti del Paese. È al Paese che dobbiamo rispondere. Le priorità, per il Partito Democratico, sono i problemi degli italiani, non le convenienze dei partiti, lo sottolineo. (Applausi). Per risolverli, serve difendere la stabilità e l'equilibrio del quadro politico. Se tutti metteremo al centro proprio gli interessi del Paese, allora sì che svolgeremo davvero il nostro compito di rappresentanti degli italiani. (Applausi).
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI(ore 13,50)
BERNINI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERNINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo colleghi, unitamente al Gruppo parlamentare che mi onoro di rappresentare, Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC, ho apprezzato molto gli interventi che mi hanno preceduto: ho apprezzato la forza di alcuni, la moderazione e il tentativo di appeasement di altri.
Colleghi, amici, credo però che sia venuto il momento di raccontarci la verità. Da fuori ci guardano e capiscono molto poco di quello che sta succedendo in questi giorni. Anzi, per iniziare questo mio intervento stavo cercando la parola giusta per descrivere questi due giorni di non lucida follia, che hanno un nome e un cognome: MoVimento 5 Stelle! (Applausi). Diciamoci la verità, colleghi: è così.
Apprezzo la trasparenza, che dovrebbe essere una cifra distintiva. Comprendo i travagli interni, ma non la presa in giro, nei confronti di quest'Assemblea e del Paese, in un continuo stare dentro e stare fuori, con una fiducia a correnti alternate, a seconda della Camera di appartenenza. Entriamo, sì, ma ci si nota di più se stiamo dentro e stiamo zitti o se stiamo fuori e scalciamo e facciamo rumore? (Applausi). È complicato così, colleghi, molto complicato riportare a votare quel 50 per cento degli italiani che non crede in noi.
Noi non possiamo rimanere appesi. Lo dico lealmente, come sempre è stato leale, responsabile e onesto il sostegno che Forza Italia ha dato a questo Governo, che ha voluto fortissimamente. Noi non possiamo, però, come accaduto troppe volte, anche per il Governo precedente, rimanere appesi alle riflessioni notturne, che purtroppo non portano ad una conversione del presidente Conte, e lo dico con grande rispetto. (Applausi). Non lo possiamo fare! Non ce lo possiamo permettere!
A parte i travagli, le sofferenze e i capricci del MoVimento 5 Stelle, infatti, ci sarebbero anche un Paese in crisi, una guerra, una pandemia, un'emergenza economica, un'emergenza energetica e un'emergenza alimentare che chiedono di essere risolte. Il Governo c'è, colleghi. Il problema è che mi sembra che manchi la maggioranza relativa. Adesso manca anche l'unico Ministro sopravvissuto, il ministro D'Incà, che immagino dovrebbe trarne le conseguenze, ma mi si dice che non si sa, perché qui la sorpresa è d'obbligo e, come per un buon giallo che non possiamo leggere dalla fine, noi non sapremo se il MoVimento 5 Stelle ci sarà o non ci sarà, se si smezzerà, se starà metà dentro e metà fuori, fino a che non ne avremo la dichiarazione di voto, che viene subito dopo quella dei colleghi della Lega: quindi, suspense. Immagino, però, che il ministro D'Incà trarrà le debite conseguenze da quello che succederà, così come i suoi colleghi Ministri e Sottosegretari.
Colleghi del Movimento 5 Stelle, ve lo chiedo da bolognese: il MoVimento 5 Stelle di una volta, quello che arringò l'Italia dalla mia Bologna con un gigantesco beep, che cosa direbbe del MoVimento 5 Stelle di oggi (Applausi), del partito di maggioranza relativa che sta dentro, ma sta fuori; che ci crede, ma non ci crede; che vota la fiducia, ma non vota il provvedimento? Che cosa direbbe, se non beep? (Applausi). Confusi e infelici.
Che cosa direbbe Beppe Grillo di Ministri che, dopo essere stati formalmente sfiduciati dal loro movimento politico, dal partito di maggioranza relativa di questo Governo, rimangono comodamente seduti e imbullonati alla loro poltrona? (Applausi). Adesso il ministro D'Incà se n'è andato, forse sta facendo le prove generali. Beppe Grillo direbbe: dimettetevi (non beep) e fatevi accompagnare a casa, facendovi dare un ultimo passaggio dalle vostre auto blu, pagate con i soldi dei contribuenti! (Applausi. Commenti). Vedete che, se vogliamo, anche noi sappiamo essere populisti? (Applausi. Commenti). Auto blu. Mi suggerisce il collega Gasparri che alcune sono nere, è vero. Vedete, colleghi, che, se vogliamo... (Commenti). La verità vi fa male, colleghi, ma la coerenza purtroppo vi difetta. Beep! (Applausi. Commenti). Vedete che, se vogliamo, anche noi sappiamo essere populisti e demagoghi? Basta dire cose becere, fare promesse che non si possono mantenere e dare soluzioni semplici a problemi difficili. (Applausi). Non esistono, colleghi, soluzioni semplici a problemi difficili.
Noi non siamo così, però. Noi coltiviamo la nostra responsabilità, il nostro senso di lealtà e la nostra coerenza. Conoscete questa parola, "coerenza"? (Applausi). Quindi, non faremo i capricci su un decreto che si chiama, non a caso, aiuti e che prevede aiuti per quasi 20 miliardi di euro a favore delle famiglie, per pagare le bollette e per aiutarle a contenere l'extracosto dei generi alimentari, e a favore delle imprese, per continuare a produrre. A parte i vostri giochi di palazzo, cari amici dei 5 Stelle, c'è un mondo imprenditoriale che sta smettendo di produrre, perché l'energia costa troppo cara. (Applausi). Gli enti locali, se non avranno gli sgravi fiscali e i crediti d'imposta che sono previsti in questo provvedimento, dovranno mettere nuove tasse. Conoscete l'espressione "nuove tasse", colleghi 5 Stelle? Coerenza. (Applausi).
Roma: vogliamo liberarla dall'immondizia. Roma, che è la vetrina internazionale del nostro Paese, brucia. (Applausi). Roma, che è un'icona immortale di bellezza, cultura e storia, puzza. (Applausi). E voi uscite dall'Aula per un termovalorizzatore? Non è serio, colleghi. (Applausi. Commenti). Presidente, mi scusi, non saranno coerenti...
PRESIDENTE. Avrete il tempo di dire poi il vostro pensiero. Fate liberamente esprimere il pensiero degli altri. (Commenti). Avrete tutto il tempo di fare la vostra dichiarazione di voto. Per cortesia, fate continuare. (Commenti).
Prego, senatrice Bernini.
BERNINI (FIBP-UDC). Presidente, non saranno coerenti, ma sono molto tolleranti. (Applausi. Commenti). Quindi, Presidente, ho la sensazione che, ove... (Commenti).
PRESIDENTE. Qui ognuno può esprimere quello che crede. Quindi, vi pregherei... (Vivaci commenti). Se voi fate così, legittimate poi gli altri a fare altrettanto; poi, non dovete lamentarvi. Per cortesia.
BERNINI (FIBP-UDC). La ringrazio, ma forse è qualcuno del MoVimento 5 Stelle di una volta, non del MoVimento 5 Stelle di oggi, che ci sta insultando e sta insultando se stesso. (Applausi).
Come dicevo, noi continueremo ad essere coerenti, come siamo stati sempre, però è chiaro che chiediamo la coerenza a tutti, a tutto questo emiciclo e a tutte le forze politiche che hanno rappresentato questa maggioranza di Governo. È evidente che, se qualcuno non voterà la fiducia, qui oggi nascerà una nuova maggioranza di Governo. (Applausi).
Non abbiamo paura, Presidente: non abbiamo paura delle contestazioni; non abbiamo paura di essere coerenti con noi stessi e di votare i provvedimenti che fanno bene al Paese, come abbiamo fatto fino ad ora; non abbiamo paura delle elezioni. Non abbiamo paura di niente. (Applausi).
Signora Presidente, mi avvio alla conclusione. Vedendo che ho ancora tempo, ne lascio un po' a chi avrà molta più difficoltà di noi a spiegare le sue motivazioni. (Applausi). Comunque sulla fiducia Forza Italia, come sempre, c'è. (Applausi. Commenti).
TOSATO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOSATO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, Governo, colleghi, è evidente a tutti che questo voto di fiducia non è come tutti gli altri, ma può portare alla caduta di questo Governo e alla dimissioni del presidente Draghi e - chissà - forse anche alla fine di questa legislatura.
Noi voteremo la fiducia, la voteremo soprattutto perché i provvedimenti contenuti in questo decreto-legge sono utili; direi di più, sono necessari al Paese in questa situazione drammatica. (Applausi). Togliere la fiducia ad un Governo è una scelta legittima; farlo su questo provvedimento è da irresponsabili. (Applausi).
Non dare la fiducia oggi al Governo significa dire no a misure in materia di energia per tutelare famiglie e imprese; significa dire no all'azzeramento degli oneri di sistema del settore elettrico per il terzo trimestre 2022; significa dire no alla riduzione dell'IVA a oneri generali nel settore del gas; significa dire no al credito d'imposta per le imprese, per gli autotrasportatori, per il settore della pesca e per l'acquisto di energia, gas e carburanti. Significherebbe, colleghi, dire no a nuove norme per facilitare e accelerare la produzione di gas nel nostro Paese ed energie da fonti rinnovabili. (Applausi).
Non votare questa fiducia significa anche dire no a misure a sostegno della liquidità delle imprese, che sappiamo quanto sia necessaria. Significa dire no a misure in materia di politiche sociali, a misure in favore degli enti territoriali, Regioni, Province e Comuni e a tutti gli emendamenti che i parlamentari hanno approvato alla Camera con il consenso del Governo, migliorando questo decreto-legge. (Applausi). Significa disconoscere il lavoro fatto dal Parlamento (si tratta di oltre 20 miliardi). Significa poi mettere in discussione il prossimo decreto-legge, quello di fine luglio, annunciato dal Governo e in cui riponiamo molta fiducia: ulteriori risorse per affrontare la situazione più drammatica che il nostro Paese abbia vissuto dal dopoguerra ad oggi.
Far parte di questo Governo e sostenerlo è facile? Certamente no.
Certamente non lo è per noi, per la Lega, una forza politica che non ha nulla a che spartire con le politiche del Partito Democratico, del MoVimento 5 Stelle e di LeU. È stata però una scelta dettata dalla necessità: non c'era una maggioranza chiara in questa legislatura; era necessario che ognuno di noi si assumesse la responsabilità in base alle proprie possibilità e alla situazione che stavamo vivendo.
Stiamo vivendo una situazione drammatica, non solo per la pandemia, ma soprattutto per le conseguenze della guerra in Ucraina. Si sono sviluppati in questa legislatura scenari impensabili e altri che speravamo fossero ormai consegnati alla storia. Si sono alzati nuovi muri commerciali, economici e politici, con conseguenze drammatiche per le famiglie e per il nostro sistema economico.
Il caro energia di gas luce e carburanti è un fenomeno talmente grave che ogni nostro tentativo di arginarlo risulta ancora oggi, allo stato attuale, insufficiente e inadeguato; nonostante le decine di miliardi stanziati dal Governo per contenerne gli effetti, non si vede ancora una soluzione favorevole per tutelare le famiglie e le imprese.
Chi politicamente oggi vorrebbe trovarsi a gestire questa situazione? Chi vorrebbe avere la responsabilità di affrontare queste emergenze? È evidente che è difficile per tutti, lo è anche per la Lega, che ha scelto però di dare il proprio sostegno al Governo Draghi e lo ha fatto sempre con il massimo impegno dei suoi Ministri e dei suoi Gruppi parlamentari alla Camera e al Senato. (Applausi). Non ci siamo sottratti a questa responsabilità, perché il momento era ed è eccezionale.
Era certamente più facile rimanere a bordo campo, all'opposizione, a criticare ciò che fa o non fa il Governo; sarebbe stata una scelta sicuramente più redditizia a livello elettorale, una scelta di comodo, ma inutile per cercare di risolvere le situazioni drammatiche che sta vivendo il nostro Paese. (Applausi). Noi preferiamo metterci alla prova tutti i giorni, nelle Commissioni e in Aula, per migliorare i provvedimenti di questo Governo.
È certamente più facile abbandonare ora la partita, fuggire e scappare dalle proprie responsabilità, nel momento in cui si annuncia un autunno molto difficile e molto gravoso per chi dovrà assumere decisioni politiche.
Non voglio dare giudizi ai comportamenti di un Movimento che ha deciso di togliere la fiducia al Governo, ma una richiesta mi sento di farla: fatelo in modo responsabile, non mettete a rischio l'approvazione di questo e del prossimo decreto-legge e lo stanziamento di decine di miliardi necessari e utili a famiglie e imprese.
Termino questo intervento, Presidente, con alcune richieste al Governo, se ce ne sarà ancora uno.
Molto è stato fatto: oltre 33 miliardi per cercare di arginare l'aumento delle bollette del gas e dei carburanti; molto, ma non abbastanza, al di là della buona volontà e dell'impegno del Parlamento e del Governo. Cosa manca? Innanzi tutto, per noi servono la pace fiscale e la rottamazione delle cartelle esattoriali. (Applausi). Non possiamo pensare che, di fronte a questa crisi e a tutti gli aumenti, molti italiani che hanno compiuto sempre il proprio dovere, che non sono evasori fiscali e che hanno retto alle crisi economiche più gravose si trovino ad affrontare anche l'arrivo di decine di migliaia di cartelle esattoriali. Ci vuole buon senso, occorre responsabilità. E poi, chiediamo anche noi la soluzione per chi ha investito sul bonus edilizio al 110 per cento; ci vuole equilibrio. (Applausi).
Questo provvedimento nasce da un Governo precedente. Probabilmente ha commesso errori, ma si sono create aspettative. Sono in corso investimenti di imprese e famiglie, che non possono essere abbandonate a metà strada. Bisogna accompagnarle con gli investimenti necessari e trovare una soluzione. (Applausi).
Del reddito di cittadinanza chiediamo una correzione. Colleghi, sta creando grossi problemi: invece di creare occupazione, sta allontanando dal mondo del lavoro persone che invece potrebbero trovare occupazione nei settori del turismo e dell'agricoltura c'è carenza di personale, eppure la spesa per il reddito di cittadinanza aumenta. C'è un cortocircuito che va corretto. (Applausi).
C'è il gravissimo tema del potere d'acquisto delle famiglie italiane. L'aumento dei costi energetici ha messo in evidenza quanto il potere d'acquisto sia assolutamente inadeguato, c'è un'inflazione reale che consideriamo oltre il 10 per cento e serve intervenire per tutelare il potere d'acquisto di lavoratori e pensionati italiani. Il Governo ha avviato questo dibattito, la Lega sarà presente e partecipe con proposte concrete per ridare dignità al potere d'acquisto delle famiglie.
Quanto al tema dell'autosufficienza energetica, crediamo negli investimenti, non siamo il partito del no a tutto (ai termovalorizzatori, a rigassificatori e agli strumenti che danno autosufficienza energetica al nostro Paese). (Applausi).
Chiediamo anche al Governo che cerchi con più convinzione, a livello europeo e internazionale, la strada per trovare la fine di questa guerra, che ha portato ad aumenti energetici che non siamo in grado di reggere. La guerra sta facendo danni a tutti e al nostro Paese forse più che agli altri.
Presidente, la Lega è stata ed è leale, ha compiuto e compirà fino alla fine di questa legislatura il proprio dovere per tutelare famiglie, lavoro e imprese. (Applausi). Se però non ce ne sono più le condizioni, se ne prenda atto e si vada al voto. (Applausi). La situazione drammatica del Paese non può attendere le risposte lente e macchinose della politica: servono risposte rapide e concrete. (Applausi).
CASTELLONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, nel 2018 il MoVimento 5 Stelle si è presentato agli elettori con un programma elettorale chiaro, per un Paese che percorresse la strada di una vera transizione ecologica; un Paese che sapesse valorizzare i suoi giovani e il lavoro delle donne e dove diritti e servizi fossero distribuiti in modo equo da Nord a Sud; un Paese che sapesse accompagnare i cittadini con misure come il reddito di cittadinanza, il salario minimo, la lotta al precariato e il taglio del cuneo fiscale. (Applausi).
Per cambiare questo Paese, che era immobile da decenni, avevamo anche detto chiaramente che, se non avessimo potuto governare da soli, l'avremmo fatto con chi con noi condivideva quei temi (Applausi), perché, al di là delle ideologie, ci interessa da sempre fare le cose. E così, abbiamo dato vita a due Governi, guidati dal nostro presidente Giuseppe Conte, nei quali abbiamo realizzato più di metà di quel programma elettorale. (Applausi).
Nel Governo Conte I abbiamo approvato la legge sul reddito di cittadinanza, la legge spazzacorrotti, il decreto dignità che combatteva il precariato, il taglio dei costi della politica. Nel Governo Conte II, nonostante siamo stati investiti da una pandemia, abbiamo lavorato in modo incessante per trasformare quella tragedia in opportunità e abbiamo introdotto il concetto di debito comune condiviso europeo, ottenendo ben 209 miliardi di euro di finanziamenti per fare le riforme che questo Paese aspettava da decenni. (Applausi). Abbiamo investito 13 miliardi di euro in sanità, altri 17 sono stanziati nel PNRR anche per la medicina territoriale; abbiamo inventato il superbonus, che è una nostra legge, che ha fatto ripartire un settore che era fermo da anni. (Applausi). Abbiamo potenziato il diritto allo studio, abbiamo utilizzato il cashback e abbiamo fatto partire le prime comunità energetiche di questo Paese. (Applausi).
Il Governo Conte II cadde per mano di chi oggi parla di responsabilità (Applausi. Commenti), che però all'epocasignor Presidente, non si fece scrupoli a non votare il PNRR in Consiglio dei ministri, rifiutando, di fatto, 209 miliardi di euro. (Applausi). Ebbene, anche allora, Presidente, abbiamo appoggiato la nascita di questo Governo, rispettando le indicazioni del presidente Mattarella e con grande generosità, perché non potevamo volgere le spalle al Paese, nel momento in cui bisognava completare la campagna vaccinale e il PNRR. Non si può nascondere che aver appoggiato questo Governo ha fortemente provato i cittadini che credono nel MoVimento, ma noi abbiamo sempre lavorato per un confronto serio su tutti i temi e per trovare soluzioni, evitando polemiche inutili.
Non è stato questo, però, l'atteggiamento di tutte le altre forze politiche di maggioranza. Abbiamo subito attacchi e provocazioni continui e c'è stata totale indifferenza rispetto alle nostre richieste. (Applausi. Commenti). Mi lasci dire, Presidente, che nessuno avrebbe continuato, come abbiamo fatto noi, a lavorare a testa bassa in Aula, in Commissione e al Governo, perché per alcune forze politiche l'unico obiettivo di questi diciotto mesi è stato smantellare ogni nostra misura. (Applausi).
Partiamo, ad esempio, dal superbonus, uno strumento che ha contribuito, come mai nessun'altra misura, alla crescita del PIL e ha rilanciato il settore edilizio. Oggi «Il Sole 24 ore» certifica che, a fronte di 38 miliardi di costi, il beneficio sul sistema economico è di 125 miliardi all'anno. (Applausi). Nonostante questo e nonostante gli apprezzamenti pubblici della Commissione europea, si sono susseguiti numerosi interventi governativi che hanno cambiato le regole in corso, hanno bloccato la circolazione dei crediti e, di fatto, oggi migliaia di imprese rischiano il fallimento. (Applausi). Si tratta di cittadini e imprese che avevano creduto nello Stato, che poi ha cambiato le regole in corso d'opera.
Parliamo del reddito di cittadinanza. Colleghi, non possiamo più assistere, come avvenuto anche oggi in quest'Aula, ad attacchi strumentali a una misura di protezione sociale. (Applausi). Sono attacchi contro le fasce più vulnerabili della popolazione. L'Istat ha certificato che con il reddito di cittadinanza abbiamo evitato un milione di poveri in più.
Parliamo del cashback, una misura che ha contribuito ad accelerare il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione e a contrastare l'economia sommersa: è stato cancellato, senza neppure consultarci. (Applausi).
Parliamo del decreto-legge dignità, un insieme di norme destinate a contrastare il precariato, che si sta demolendo pezzo a pezzo. Infatti, i contratti precari non sono mai stati così tanti.
Oggi in quest'Aula discutiamo su un decreto-legge che in realtà è la sintesi di due provvedimenti: il decreto aiuti e il cosiddetto decreto bollette. Si tratta di quasi 18 miliardi di euro per famiglie e imprese, che vengono anche dalla tassazione al 25 per cento degli extraprofitti, che è una cosa che noi abbiamo chiesto a gran voce. Sono risorse importanti, ma certamente non sufficienti, perché servono altre misure e altri sostegni per rispondere alla crisi economica che sta attanagliando famiglie e imprese. Non c'è tempo da perdere.
Il provvedimento in esame ha un problema di metodo, perché in esso nessuna delle nostre proposte è stata accolta.
Non ci è stato concesso di emendare il testo in alcun modo, nulla per sbloccare la cessione dei crediti, nulla sul prezzo dell'energia, nulla sui contratti, nulla sui salari (Applausi), nemmeno la ragionevole richiesta che abbiamo avanzato di modificare quella norma che il Partito Democratico ha voluto e che era totalmente estranea, che affidava al sindaco Gualtieri il potere di costruire un inceneritore, andando contro il piano regionale dei rifiuti. (Applausi). Una follia che condanna i cittadini romani a pagare di tasca propria 700 milioni di euro e che, senatrice Bernini, non può aiutare a gestire la questione dei rifiuti che bruciano oggi, perché l'inceneritore sarà pronto tra sei-sette anni.
Abbiamo vissuto due anni di emergenza Covid e oggi siamo di fronte alla più grave crisi economica di sempre. L'inflazione è salita all'8 per cento. Solo quest'anno 100.000 imprese rischiano di fallire e centinaia di migliaia di persone ogni giorno devono decidere se pagare le bollette o mettere un piatto a tavola. Noi crediamo che a questa situazione straordinaria di crisi debbano rispondere misure straordinarie e allora bisogna intervenire per un taglio sul cuneo fiscale, che renda le buste paga più pesanti. Bisogna davvero potenziare la transizione ecologica, investendo in fonti rinnovabili e semplificando i processi di autorizzazione. Bisogna dare risposte a quei 4,5 milioni di lavoratori poveri, introducendo il salario minimo. Tutti questi punti, però, per noi prioritari, sono contenuti nella lettera che il presidente Conte ha consegnato al presidente Draghi.
Accogliamo con favore l'apertura del tavolo sui salari con i sindacati, anche se non ci convince una proposta sul salario minimo che manca della soglia minima di 9 euro. (Applausi). È bene avere anche annunciato un nuovo decreto-legge aiuti entro fine mese; se serve un nuovo provvedimento, vuol dire che abbiamo ragione a dire che questi aiuti non sono sufficienti. (Applausi).
E allora il nostro non voto di oggi è coerente con quanto già espresso dai nostri Ministri e dai nostri colleghi alla Camera. Noi oggi non partecipiamo al voto su questo provvedimento, perché non ne condividiamo né parte del merito né il metodo. Questa nostra posizione si sottrae però alla logica della fiducia al Governo e dire che si indebolisce l'azione del Governo (Applausi)... Presidente, le chiedo un minuto in più.
PRESIDENTE. Gliel'ho già dato.
CASTELLONE (M5S). Dire che si indebolisce l'azione del Governo, quando si sta cercando di indicare con chiarezza la linea politica, è falso. Chi vuole confondere i piani lo fa per strumentalizzare la situazione e dare a noi la colpa del momento di sofferenza che il Paese sta vivendo. Bisogna rispondere al malessere sociale che sta montando in maniera chiara e decisa. (Applausi).
Signor Presidente, mi lasci concludere richiamando tre concetti che abbiamo sentito spesso in quest'Aula: la responsabilità, la stabilità e la dignità. La responsabilità non è tacere, non è far finta che i problemi non esistano. Irresponsabili non siamo noi, irresponsabile è chi non dà risposte al Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
CASTELLONE (M5S). La stabilità si costruisce su pilastri e basi solide. La stabilità di un Paese si costruisce sulle azioni che il Governo mette in campo.
Infine, la dignità è quella che stiamo difendendo oggi, quella di un Gruppo parlamentare e di una forza politica che si comportano con lealtà da anni, subendo però attacchi vergognosi. Confermo allora la non partecipazione al voto del mio Gruppo. (Applausi).
PARAGONE (Misto-IpI-PVU). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
PARAGONE (Misto-IpI-PVU). Signor Presidente, adesso abbiamo anche il voto di sfiducia salvo intese. (Applausi). Se ho capito bene, il tema è sociale: questa crisi si apre perché c'è un problema sociale grave. Benvenuti nel Paese reale. E chi pone la questione del precariato, della tenuta dei diritti dei lavoratori? Un ex Presidente del Consiglio che non ha saputo revocare le concessioni autostradali ai Benetton dopo la tragedia del ponte Morandi. Ma con quale faccia parlate? Un ex Presidente del Consiglio che dava i soldi alle multinazionali, che poi chiudevano baracca e burattini (Applausi): Embraco, Whirlpool e compagnia cantante. Cosa ha fatto Conte per quei lavoratori?
Vado avanti. A porre la questione sociale è una forza il cui capo è l'ex Premier che ha dato l'Italia nelle mani di Arcuri. Persino l'Ilva avete dato ad Arcuri. Sono quattro anni che i 5 Stelle governano e il lavoro è diventato un'emergenza generazionale che non tocca soltanto gli under 30 precari, ma anche gli over 50, i quali, se perdono il lavoro, non lo ritrovano più: sono dei fantasmi sociali. A costoro avete messo l'obbligo vaccinale per andare a lavorare: un vero e proprio ricatto. Non basta tentare di usare il gel disinfettante, magari quello che portava Arcuri, per togliervi dall'imbarazzo del Governo Draghi: voi siete ormai draghiani. E mentre Draghi incontra Uber e Zuckerberg a Palazzo Chigi, io dico: onore ai tassisti in protesta; onore ai ristoratori in piazza; onore ai balneari che si oppongono alle aste; onore ai commercianti che riescono a stare contro quello che avete regalato ad Amazon; onore alle piccole e medie imprese, alle famiglie, ai lavoratori, a tutti coloro che dalla pandemia in poi avete soltanto illuso con le parole e mai dato soldi. Da voi i soldi li hanno ottenuti le multinazionali, Big Pharma e i signori delle armi.
La pace fiscale? Fatela, invece di mandare le lettere vergate dall'Agenzia delle entrate a chi non si è vaccinato; ora l'Agenzia delle entrate sta mandando le lettere con le multe. Il decreto-legge aiuti, come tutti gli altri, è soltanto fatto di parole. Infatti qui né Draghi né il ministro Franco ci mettono la faccia, perché è un decreto vuoto. Le bollette sono care e il pieno di benzina diventa un lusso. Parlate di Stato, di patti che vanno a ramengo: il tradimento del superbonus è il tradimento del principio pacta sunt servanda. State fregando gli imprenditori. Altro che aiuti!
Che dire del tema della sicurezza? Più immigrati, più insicurezza nelle città. Complimenti al ministro Lamorgese.
Mi avvio a concludere. Questo Parlamento non rappresenta gli italiani, così come Draghi, Speranza, Lamorgese, Cingolani e Colao non rappresentano l'Italia, ma altre potenze, potenze incappucciate. Italexit dice no. (Applausi).
NUGNES (Misto-Man.A Pap PRc-Se). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
NUGNES (Misto-Man.A Pap PRc-Se). Signor Presidente, noi non abbiamo mai votato la fiducia al presidente Draghi, perché non ci siamo mai illusi e non abbiamo confuso un top manager, un uomo della finanza e delle banche, con un grande uomo di Stato. E le ripetute fiducie lo dimostrano: manca assolutamente la fiducia nelle istituzioni da parte del presidente Draghi.
Quello che abbiamo capito è che chiaramente questo provvedimento non è sufficiente per risolvere la situazione del Paese e per andare incontro a quello che sarà un autunno estremamente caldo.
La situazione che ci troviamo da affrontare non si può risolvere con dei pannicelli caldi. Noi abbiamo una situazione di disparità sociale ed economica disastrosa: in Italia gli stipendi non vengono aumentati come nel resto d'Europa da diversi decenni. Olivetti sosteneva che nessun manager avrebbe dovuto guadagnare oltre 12 volte l'ultimo operaio, ma già negli anni Ottanta il Paese aveva manager che guadagnavano 45 volte di più del lavoratore medio; nel 2008, in piena crisi economica, le vette erano intorno alle 400 volte; nel 2020 un top manager guadagnava in media 650 volte più un lavoratore e faccio riferimento alla media, perché può arrivare anche oltre a 1.000 volte, mentre gli stipendi non sono aumentati. Questo non può sussistere. Bisogna aumentare gli stipendi e soprattutto bisogna prendere atto di quanto contenuto nel rapporto di Istat e INPS: abbiamo 4 milioni di persone che lavorano guadagnando meno di 12.000 euro all'anno; in quindici anni sono triplicati i poveri e la cosa non potrà che peggiorare.
Dal punto di vista della transizione ecologica, non solo si torna al gas e al petrolio, ma si parla di nuovo di inceneritori e di centrali nucleari in piena siccità, e cioè in gravissima crisi idrica. Quindi, non siete i migliori, ma siete assolutamente inadeguati al compito che vi è stato assegnato. (Applausi).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.
Votazione nominale con appello
PRESIDENTE. Indìco la votazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2668, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e i sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.
Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.
I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.
(È estratto a sorte il nome del senatore Dell'Olio).
Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Dell'Olio.
(Il senatore segretario Giro fa l'appello).
Dichiaro chiusa la votazione.
Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 2668, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
| Senatori presenti | 212 |
| Senatori votanti | 211 |
| Maggioranza | 106 |
| Favorevoli | 172 |
| Contrari | 39 |
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 50.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
BINETTI (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, diciamo che comunque oggi un intervento di fine seduta è un atto di speranza. Vorrei semplicemente sollecitare alla ministra dell'università e della ricerca Messa la risposta a una serie di interrogazioni che hanno per oggetto la correttezza di una serie di procedure concorsuali. Io credo che iniziare l'anno accademico tra poche settimane senza aver fatto chiarezza su uno degli obiettivi più importanti dell'università, che è il reclutamento dei docenti, possa costituire davvero una spina nel fianco. Chiedo pertanto che la Ministra venga in Aula a riferire del perché una serie di concorsi che sono andati anche in mano alla magistratura non hanno avuto una risposta coerente fino in fondo, in omaggio alla verità e anche alla serietà dell'università.
LANNUTTI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, vorrei mettere agli atti del Senato una vicenda che riguarda l'azzardo morale dei banchieri, i crack e le bancarotte seriali con il concorso dei contigui controllori Banca d'Italia e Consob, che hanno provocato il triste fenomeno del risparmio tradito, bruciando sudore e sacrifici di migliaia di famiglie per almeno 200 miliardi di euro, a cominciare dal buco nero di Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS), il cui colpo di grazia fu inferto con la delibera firmata dall'allora governatore Draghi per l'acquisto di Antonveneta al prezzo folle di 17 miliardi per una banca che ne valeva tre e che mi riguarda direttamente come Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari (ADUSBEF).
Il 4 febbraio 2013 Fabrizio Saccomanni, nella sua qualità di direttore generale della Banca d'Italia, inviò una mail al presidente della Consob Vegas, per conoscenza al governatore della Banca d'Italia Visco, al direttore del Tesoro Lavia, al fine di sollecitare un decisivo intervento contro il sottoscritto, all'epoca presidente dell'ADUSBEF, in quanto lo stesso in un comunicato stampa aveva detto che il crack MPS equivaleva a 15,4 miliardi di euro addossati a lavoratori, correntisti e risparmiatori nello scandalo più grave della Repubblica, iniziato nel 2006, che non sarebbe potuto avvenire se non ci fossero state complicità e connivenze da parte del triangolo incestuoso tra Associazione bancaria italiana (ABI), Consob e Banca d'italia. Saccomanni lamentava che dichiarazioni infondate come quelle dell'ADUSBEF, circolate per un crack da 15 miliardi di euro, potevano avere conseguenze molto gravi su MPS e che sarebbe stato grato di un cortese riscontro. Il Presidente della Consob, come risulta da annotazioni del 5 febbraio 2013 a margine della lettera, si attivava contro il sottoscritto, reo di aver detto la verità nella tutela di vessati e massacrati risparmiatori. Quella verità uscirà fuori il 26 aprile 2022, quando il ministro dell'economia Franco, davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche, ha confermato il buco nero di 65,7 miliardi di euro di MPS, calcolati dal sottoscritto a fare data dal 2006 (quotava 14,8 miliardi e ne quota 500 milioni), seppur chiosando che non si tratta di pubblico risparmio, ignorando così l'articolo 47 della Costituzione che tutela anche un euro di chi risparmia.
Signora Presidente, concludo ringraziandola perché la violenza giudiziaria con cui Consob e Banca d'Italia hanno investito non gli artefici del crack, ma chi lo denunciava è la prova provata di un abuso di potere dettato dalla volontà di nascondere la verità, che tuttavia è venuta a galla nove anni dopo. Si tratta di un accanimento giudiziario ancor vivo e attuale per occultare la verità dei fatti da parte un sistema di potere vendicativo, a conferma della triste realtà di un Paese alla rovescia, tra i primi posti per corruzione, che perpetua se stesso, punendo onesti e servitori dello Stato, premiando ladri, corrotti, faccendieri, prova provata dell'inarrestabile declino italiano e delle sue massime istituzioni. (Applausi).
GRANATO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATO (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr.SMART-IdV). Signor Presidente, colleghi, voglio portarvi a conoscenza della situazione di grave disagio vissuta dai farmacisti dipendenti. Queste figure professionali, infatti, vengono inquadrate come operatori commerciali sotto il profilo del trattamento economico, ma come professionisti sanitari per quanto attiene obblighi e oneri di versamento dei contributi previdenziali.
Infatti, il contratto commercio cui sono sottoposti prevede uno stipendio di 1.450 euro netti al mese, ma poi, per sostenere obblighi vaccinali e per il versamento dei contributi ENPAF, diventano professionisti della sanità. In qualità di lavoratori dipendenti, da una parte, hanno l'Inps, cui i titolari versano i contributi pensionistici; dall'altra, l'ENPAF, cui, in qualità di professionisti del settore, devono effettuare tre versamenti all'anno, per un totale di circa 750 euro entro il 31 dicembre.
Se il farmacista dipendente, assunto a tempo determinato, dimentica la richiesta di riduzione dell'aliquota, gli viene addebitata quella di farmacista titolare, che va dai 2.500 ai 4.700 euro l'anno. Il libero professionista che non ha una farmacia, ma che vuole lavorare con partita IVA è obbligato a pagare l'aliquota intera di 4.700 euro.
Se il farmacista dipendente è dunque già legato ad altre casse previdenziali deve inoltrare un'altra richiesta di riduzione ENPAF, che va dall'85 al 35 per cento dell'aliquota intera. La maggior parte chiede la riduzione all'85 per cento, che ammonta a 750 euro che il dipendente deve defalcare dal misero stipendio mensile di 1.450 euro.
I dipendenti sospesi perché inadempienti nei confronti degli obblighi vaccinali, non solo sono stati privati del già misero stipendio, ma sono stati equiparati, ai fini previdenziali, ai liberi professionisti. Quindi, è stata attribuita loro la stessa aliquota di 4.700 euro spettante a questi ultimi e, per i morosi, sono partite anche le cartelle esattoriali.
Siamo di fronte a una vera e propria pratica estorsiva ai danni di una categoria che, sotto il profilo del trattamento economico, beneficia di un contratto commerciale e, sotto quello degli oneri e delle responsabilità, viene trattato come libero professionista. Peraltro, non può neanche sospendere temporaneamente versamenti alla cassa, come avviene per altri ordini professionali, senza vedere arrivare le cartelle esattoriali. Anzi, si vede pure inquadrato nella categoria con l'aliquota più alta.
Questo perché in Italia ci sono circa venti casse previdenziali a gestione privata che hanno la stessa configurazione giuridica di quelle pubbliche e, quindi, possono inoltrare cartelle esattoriali. Non c'è limite alle afflizioni imposte ai lavoratori da questo Governo: dal bavaglio alle sospensioni senza stipendio, alle cartelle esattoriali. Mentre la cassa è intoccabile, la vita dei cittadini è stata trasformata in un inferno.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 20 luglio 2022
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica mercoledì 20 luglio, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 15,25).