Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 453 del 14/07/2022
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Interrogazioni
TARICCO, MARCUCCI, VATTUONE, IORI Vanna, LAUS, MANCA, ALFIERI, FERRARI, COLLINA, BOLDRINI Paola, FEDELI Valeria, ASTORRE, D'ALFONSO, STEFANO, FERRAZZI, PITTELLA, PINOTTI Roberta, ROJC Tatjana, BITI Caterina - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, della transizione ecologica e della salute. - Premesso che:
in Italia ISPRA stimava nel 2009 una presenza di 600.000 capi di cinghiale, negli anni in crescita costante, ed oggi alcune stime arrivano a valutare una consistenza di oltre 2 milioni di capi presenti. In molte zone del Paese la densità di cinghiali è addirittura di 10 volte superiore a quella definita come ottimale e sostenibile dalla stessa ISPRA;
nel nostro Paese l'eccesso di presenza e la proliferazione dei cinghiali ha ormai assunto i contorni di una vera e propria emergenza per la distruzione dei raccolti agricoli e per le criticità relative alla sicurezza personale e per l'incidentalità stradale, con stime che ne valutano l'impatto in oltre 100 milioni di euro di danni all'anno;
la 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato, a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, dell'affare sulle problematiche inerenti ai danni causati all'agricoltura dall'eccessiva presenza di fauna selvatica, nel luglio 2021, richiamato l'ampio ciclo di audizioni svolto con i soggetti istituzionali competenti ed esperti, nonché il materiale acquisito, per quanto concerneva il cinghiale affermava che: "con la crescita della popolazione dei cinghiali e il conseguente maggior rilievo assunto dalla questione dei danni da loro arrecati all'agricoltura e alla sicurezza umana, negli ultimi anni si è anche intensificato l'impatto e di conseguenza il disagio delle comunità locali interessate (...) tra le implicazioni che rendono necessario e urgente un intervento sull'eccessiva proliferazione della specie vi sono i rischi sanitari che l'eccessiva diffusione del cinghiale può esercitare verso il comparto zootecnico. Il numero sproporzionato di cinghiali aumenta in modo esponenziale i rischi di introduzione di alcune patologie, come la peste suina africana (PSA), in grado di creare importanti rischi sanitari per la successiva diffusione degli agenti patogeni sia a carico delle popolazioni selvatiche di cinghiale sia a carico di allevamenti di maiali domestici; impegnava a conclusione il Governo ad affrontare e risolvere definitivamente il problema dello squilibrio della fauna selvatica nel nostro territorio e dei danni da essa generati per la sicurezza e la salute pubblica, nonché per la salvaguardia della biodiversità, anche sviluppando strategie emergenziali per ridurre i conflitti e facilitando l'accesso alle informazioni sui potenziali effetti negativi delle interazioni uomo-specie problematiche";
considerato che:
il 7 gennaio 2022 nel comune di Ovada (Alessandria), in Piemonte, ai confini con la Liguria veniva rinvenuta la prima carcassa di cinghiale morto per PSA, e da allora nelle due regioni ne sono state rinvenute oltre 160, con rinvenimenti anche in altre regioni;
il decreto-legge n. 9 del 2022, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 29 del 2022, in merito alle misure urgenti di prevenzione e contenimento della diffusione della peste suina africana, richiamava alla necessità di interventi, tenuto conto dei gravi rischi di diffusione della PSA e dell'esigenza di adottare con urgenza sistemi di controllo della specie cinghiale finalizzati a ridurre i rischi sanitari e l'impatto economico che l'epidemia può arrecare all'intero settore suinicolo italiano;
nel documento del Ministero della salute del 21 aprile 2021 "Gestione del cinghiale e peste suina africana elementi essenziali per la redazione di un Piano di gestione" si afferma che: "Si rende pertanto necessaria una modifica sostanziale dell'attuale approccio gestionale di questa specie, che andrà indirizzato verso un obiettivo di riduzione generalizzata delle densità e dovrà essere perseguito mediante l'incremento dell'utilizzo di tecniche a basso impatto (in grado di limitare la movimentazione degli animali e la loro ulteriore diffusione sul territorio, nonché massimizzare l'efficienza del prelievo) e l'incremento del prelievo selettivo nei 3 confronti di specifiche classi di sesso ed età. La riduzione generalizzate delle densità di cinghiale andrà perseguita e mantenuta nel tempo in quanto il rischio PSA sarà prevedibilmente alto anche nel futuro, indipendentemente dal riscontro di focolai";
il "Manuale delle emergenze da Peste Suina Africana in popolazioni di suini selvatici del Ministero della salute, del 21 aprile 2021" recita: "Le esperienze degli altri paesi hanno evidenziato che l'immediata e coordinata attuazione delle misure di controllo nei suidi selvatici risulta fondamentale per avere maggiori probabilità di confinare ed eradicare la malattia", e ancora, "Ai fini del raggiungimento di una generalizzata riduzione delle densità di cinghiale e stante l'attuale assetto normativo e di organizzazione degli ex corpi di Polizia Provinciale, va sottolineata la necessità, per le aree non ricomprese nei parchi nazionali e regionali, di valutare eventuali modifiche normative (es. quelle all'art. 19 della L. n. 157/92) volte a creare le condizioni più idonee per l'attuazione di piani di controllo faunistico in grado di incidere significativamente sulla demografia delle popolazioni di cinghiale";
tenuto conto che:
nella giornata del 12 luglio alcuni assessori all'agricoltura di regioni interessate dalle problematiche connesse all'eccessiva proliferazione di cinghiali hanno dichiarato che circa due mesi fa, su indicazione della 9ª Commissione e su delega del Ministero della transazione ecologica il Ministero stesso aveva proposto una bozza di decreto interministeriale che prevedeva due sostanziali modifiche all'articolo 19 della legge n. 157 del 1992, quali l'ampliamento del periodo di caccia al cinghiale e la possibilità da parte delle Regioni di effettuare piani di controllo e selezione nelle aree protette;
da allora non si ha più alcuna notizia del decreto e del suo iter anche se pare che la proposta del Ministero della transizione ecologica sia da tempo stata inviata ai ministeri concertanti e questo nonostante le Regioni avessero sostenuto all'unanimità l'iniziativa, addirittura approvata in Conferenza dei presidenti;
nelle aree agricole di gran parte del Paese l'eccesso di presenza di cinghiali sta ormai assumendo i caratteri di una vera e propria emergenza e i rischi connessi all'allargamento dell'infezione da PSA rimangono altissimi,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto, se non ravvisino l'esigenza di interventi ormai non più procrastinabili per ridurre la densità dei cinghiali ormai insostenibile in larga parte del territorio, e se non ritengano conseguentemente necessario definire ed approvare urgentemente il citato decreto interministeriale dando strumenti agli enti istituzionalmente interessati per intervenire.
(3-03476)