Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 369 del 20/10/2021

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 ottobre 2021 e conseguente discussione (ore 9,06)

Approvazione della proposta di risoluzione n. 2. Reiezione della proposta di risoluzione n. 1

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 ottobre 2021 e conseguente discussione».

Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Draghi.

DRAGHI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, nell'intervento di oggi intendo affrontare i temi in discussione nel Consiglio europeo di questa settimana. Si tratta di pandemia e vaccini, transizione digitale, costo dell'energia, migrazioni, commercio estero, impegni internazionali e, in particolare, la COP 26.

Dopo un avvio stentato, la campagna di vaccinazione europea ha raggiunto risultati molto soddisfacenti. Nell'Unione europea quasi quattro adulti su cinque hanno ricevuto almeno una dose, per un totale di 307 milioni di persone. In Europa abbiamo somministrato 130 dosi di vaccino per 100 abitanti, a fronte delle 121 negli Stati Uniti.

In Italia la campagna procede più spedita della media europea: ad oggi l'86 per cento della popolazione sopra i dodici anni ha ricevuto almeno una dose e l'81 per cento è completamente vaccinata. Voglio ricordare che prima dell'ultimo Consiglio europeo, a fine giugno, meno di un terzo della platea aveva completato il ciclo vaccinale. Oggi, come ho detto, l'81 per cento è completamente vaccinato.

Negli ultimi tre mesi e mezzo l'Italia ha dunque vaccinato metà della popolazione con più di dodici anni; uno sforzo straordinario per cui dobbiamo essere grati al nostro sistema sanitario, a partire da medici e infermieri (Applausi), e all'immane opera logistica che è stata compiuta sin dall'inizio di questo Governo.

Voglio inoltre ringraziare, ancora una volta, tutti i cittadini che hanno scelto di vaccinarsi, in particolare i giovani e i giovanissimi (Applausi) e anche chi ha deciso di farlo nelle scorse settimane, dopo aver superato le proprie esitazioni.

La curva epidemiologica è oggi sotto controllo, grazie al senso di responsabilità dei cittadini. Questo ci permette di tenere aperte le scuole, le attività economiche e i luoghi della nostra società.

Il Consiglio europeo riaffermerà il proprio impegno a contribuire alla solidarietà internazionale in materia di vaccini. Dobbiamo incrementare la fornitura di dosi ai Paesi più fragili, perché possano proteggere i loro cittadini e per impedire l'insorgenza e la diffusione di nuove e pericolose varianti. Solo il 2,8 per cento di chi vive in un Paese a basso reddito ha ricevuto almeno una dose di vaccino, a fronte di quasi il 50 per cento della popolazione mondiale.

L'Italia ha recentemente triplicato le donazioni di vaccino, da 15 a 45 milioni di dosi, da distribuire principalmente attraverso il meccanismo Covax. Ad oggi abbiamo assegnato più di 11 milioni di vaccini: circa 3 milioni ciascuno a Vietnam e Indonesia, un milione e mezzo all'Iran, 700.000 dosi a Libano, Yemen e Iraq. Poi segue un lungo elenco di Stati: l'Albania con 188.000 dosi, l'Uganda con 488.000, la Libia con 261.000, poi la Macedonia, la Costa d'Avorio, l'Algeria.

Al Consiglio d'Europa discuteremo inoltre dell'approccio europeo per affrontare e superare eventuali future pandemie. Al Global Health Summit dello scorso maggio abbiamo firmato la Dichiarazione di Roma, che ci impegna a migliorare la condivisione di dati e conoscenze a livello globale. Dobbiamo investire nella scienza e nella ricerca, che ci hanno permesso di avere vaccini efficaci e sicuri in pochi mesi.

A settembre la Commissione europea ha inaugurato l'HERA, l'Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie. Il suo scopo è migliorare il coordinamento interno all'Unione, sia nella preparazione che nella gestione di crisi future. Si occuperà, ad esempio, dell'attivazione di misure di emergenza per lo sviluppo, l'approvvigionamento e la distribuzione di prodotti medici e sanitari. Dobbiamo evitare il ripetersi dei pericolosi episodi di protezionismo sanitario a cui abbiamo assistito nei primi mesi della pandemia. Continueremo a lavorare per migliorare la risposta globale a future crisi sanitarie e in tutte le sedi multilaterali appropriate.

Per quanto riguarda l'Agenda digitale, il Consiglio intende definire la tabella di marcia per gli obiettivi del 2030, anche con l'indicazione di scadenze e di un sistema di monitoraggio. Gli obiettivi europei per il 2030 riguardano quattro aree prioritarie: infrastrutture digitali sicure, efficienti e sostenibili, trasformazione digitale delle imprese, digitalizzazione dei servizi pubblici e la formazione di competenze digitali. L'Italia ha fatto propri questi obiettivi e ne ha anticipato il raggiungimento al 2026, anche grazie alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Noi siamo ancora indietro in questo campo, molto indietro, ma intendiamo colmare rapidamente il divario che ci separa dal resto d'Europa e, in alcuni settori, arrivare a guidare la transizione digitale europea. Per farlo abbiamo stanziato 50 miliardi di euro, oltre un quarto della dotazione complessiva del Piano. La Presidenza del Consiglio e i Ministri coinvolti hanno già predisposto meccanismi di verifica sui progressi compiuti. Questi meccanismi di verifica non saranno eccessivamente gravosi e saranno basati su indicatori attendibili, su cui mi aspetto anche di riferire in Parlamento.

Allo stesso tempo, dobbiamo migliorare la collaborazione tra gli Stati membri dell'Unione europea nel digitale. Vogliamo trovare soluzioni condivise su quattro versanti: la sicurezza cibernetica, la concorrenza, i servizi digitali e l'intelligenza artificiale.

Sul fronte della cybersicurezza, il nostro obiettivo è garantire un quadro normativo chiaro e identificare risposte rapide e coordinate. L'Italia, come sapete, si è dotata recentemente di un'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, che promuove lo sviluppo di capacità di prevenzione, monitoraggio, rilevamento e mitigazione. È un tema prioritario per l'Europa, che metterà in campo degli strumenti legislativi appositi.

Sulla concorrenza lavoriamo sulle proposte di regolamentazione europea per il mercato e i servizi digitali. L'Italia sostiene la proposta di regolamento sui mercati digitali e ne auspica la pronta adozione. Intendiamo poi fissare adeguate garanzie per la libertà di impresa e di espressione. Occorre assicurare, al contempo, la non discriminazione e la corretta attribuzione delle responsabilità sulla distribuzione e pubblicazione di contenuti e prodotti online.

L'Italia sostiene il regolamento dell'Unione europea sui servizi digitali, anche per proteggere efficacemente prodotti e contenuti realizzati in Italia. La nostra convinzione è che quello che è illecito offline debba essere illecito anche online. (Applausi).

Infine, sull'intelligenza artificiale il nostro obiettivo è promuoverne la sperimentazione e, soprattutto, renderne l'utilizzo più sicuro e trasparente. Allo stesso tempo, dobbiamo alimentare la fiducia dei cittadini per queste nuove soluzioni tecnologiche. La strategia nazionale sull'intelligenza artificiale, adottata dal Comitato interministeriale per la transizione digitale, costituisce il quadro per migliorare il posizionamento competitivo del nostro Paese.

Una sfida decisiva per l'Europa è raggiungere l'autonomia tecnologica nei semiconduttori e nelle tecnologie quantistiche. (Applausi). L'Europa è passata dal 44 per cento della capacità globale di semiconduttori nel 1990 ad appena il 9 per cento nel 2021. Dipendiamo sempre di più dalle forniture extraeuropee e quando queste ritardano o si bloccano, come è accaduto in questi mesi di ripartenza economica, le aziende possono vedersi costrette a fermare o rallentare di molto la loro produzione. L'Unione europea intende produrre il 20 per cento della produzione mondiale dei semiconduttori entro il 2030; per farlo, dobbiamo intervenire subito e con decisione. La Cina e gli Stati Uniti lo stanno già facendo, investendo decine di miliardi ciascuno in questo settore. Per darvi un'idea, i sussidi statali della Cina e degli Stati Uniti vanno dal 30 al 60 per cento del costo di un impianto di semiconduttori. Questo fa venire alla mente un punto più generale: per fare la transizione ecologica e la transizione digitale non ci sono alternative all'intervento dello Stato; lo Stato non può che essere pienamente impegnato; altrimenti, se non c'è lo Stato, queste due transizioni non avverranno. (Applausi).

Questo vale anche nei nostri rapporti con gli altri Paesi dell'Unione europea per quanto riguarda le molte regole che sono state sospese in questo momento. Su questi aspetti sicuramente ci sarà un'altra occasione per discuterne in questa sede, man mano che le discussioni su tali regole procederanno nei prossimi mesi. Per adesso, ho voluto illustrare alcuni punti, forse il punto fondamentale, che bisogna affrontare nella discussione sulla ricostruzione di queste regole.

L'Unione europea deve mettere insieme le capacità di ricerca, progettazione, sperimentazione e produzione di tutti i Paesi europei, per creare ad esempio un ecosistema europeo di microchip all'avanguardia. Sosteniamo con convinzione la proposta della Commissione dell'Unione europea di adottare uno European Chips Act (che è esattamente quello che hanno già fatto gli Stati Uniti con il Chips Act) per coordinare investimenti e produzione europei di microchip e circuiti integrati. Dobbiamo inoltre agire con la massima urgenza per rafforzare la cooperazione tra pubblico e privato e attrarre investimenti alla frontiera tecnologica.

Un altro tema che tratteremo questa settimana è quello del costo dell'energia. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un forte aumento del costo del gas e dell'elettricità. Questi rincari sono dovuti principalmente ai movimenti dei prezzi sui mercati internazionali. La domanda di energia da parte di famiglie e imprese è aumentata a livello europeo e sui mercati asiatici e ha contribuito a ridurre le scorte e le forniture disponibili. Il Governo si è impegnato a contenere il rincaro delle bollette. Lo scorso giugno avevamo già stanziato 1,2 miliardi di euro per ridurre gli oneri di sistema. Poche settimane fa siamo intervenuti ulteriormente con più di 3 miliardi di euro per calmierare i prezzi dell'ultimo trimestre dell'anno soprattutto per le fasce più deboli della popolazione.

A proposito di questo, certamente un criterio equitativo deve essere sempre tenuto presente nell'affrontare i costi della transizione energetico-climatica, di cui sto parlando ora, ma anche di quella digitale, in quanto entrambe comporteranno dei costi che vanno distribuiti avendo in mente l'eguaglianza. Si tratta di misure immediate a cui dovranno necessariamente seguirne altre di lungo periodo, per migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti e prevenire un'eccessiva volatilità dei prezzi.

Il 13 ottobre scorso la Commissione ha pubblicato una comunicazione sul tema dell'aumento del costo dell'energia. Il documento descrive gli interventi emergenziali possibili per gestire la situazione attuale e ipotizza soluzioni per rendere le forniture più sicure e affidabili in futuro. Il Governo italiano ha sollecitato la Commissione a esplorare rapidamente l'opzione di acquisti e stoccaggi congiunti di gas naturale su base volontaria con misure di medio periodo. Questa strategia può essere utile per resistere meglio agli shock e sviluppare le capacità industriali di deposito. La Commissione presenterà una proposta di revisione del quadro normativo entro dicembre.

Il nostro obiettivo di medio termine resta quello di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e aumentare sostanzialmente l'utilizzo di fonti rinnovabili. Vogliamo procedere con la transizione ambientale e rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione che ci siamo posti per il 2030 e il 2050. Allo stesso tempo, come dicevo prima, lo Stato deve tutelare le fasce più deboli della popolazione dai costi della trasformazione energetica e assicurarsi che i tempi della transizione siano compatibili con le capacità di adattamento delle aziende. Affinché la riconversione del nostro sistema economico abbia successo, è necessario il sostegno di tutti: Istituzioni, imprese e cittadini. Dobbiamo portare avanti un'agenda climatica ambiziosa, facendo in modo che le nostre scelte siano accettate e condivise in maniera ampia dalla popolazione e dimostrando quel che abbiamo detto e che dicono un po' tutti, ossia che la transizione ecologica comporta non necessariamente una distruzione di posti di lavoro, ma - semmai - un ampliamento dell'occupazione. (Applausi).

Ci sono alcuni dati che cominciano ad emergere in Paesi che hanno affrontato più rapidamente alcuni passi della transizione e che dal punto di vista dell'occupazione per il momento sono incoraggianti; questo è un punto da tenere presente nella velocità di attuazione di questa agenda climatica.

Per quanto riguarda le migrazioni, l'Italia aveva promosso una discussione sul tema nel Consiglio europeo di giugno, con l'obiettivo di incoraggiare una gestione davvero europea dei flussi. Anche i Paesi preoccupati dai cosiddetti movimenti secondari hanno preso atto dell'importanza di prevenire e contenere i flussi irregolari e di incentivare i canali di migrazione legali. Su quest'ultimo aspetto l'Europa dovrebbe impegnarsi di più, seguendo ad esempio il modello dei cosiddetti corridoi umanitari. Il Consiglio di giugno si è impegnato a lavorare con i Paesi di origine e di transito, in collaborazione con l'Alto commissario dell'ONU per i rifugiati e l'Organizzazione internazionale per la migrazione. Questa prospettiva concordata ora necessita di una attuazione puntuale. Due degli impegni previsti hanno scadenza questo autunno: il primo è la presentazione da parte della Commissione e dell'alto rappresentante Borrell, in collaborazione con gli Stati membri, di piani di azione per i Paesi di origine e transito prioritari. Questi piani devono includere obiettivi, misure di sostegno, tempistiche precise. Il secondo è la presentazione di un rapporto al Consiglio sul miglior utilizzo possibile di almeno il 10 per cento dei fondi dello strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale. Quest'estate l'Italia ha continuato a far fronte agli obblighi internazionali di salvataggio in mare e di garanzia di protezione internazionale agli aventi diritto. Lo abbiamo fatto con umanità, per difendere i valori europei della solidarietà e dell'accoglienza. (Applausi).

È però essenziale che a questo Consiglio la Commissione presenti piani di azione chiari, adeguatamente finanziati e rivolti con pari priorità a tutte le rotte del Mediterraneo, compresa quella meridionale. A questi piani poi andrà data una rapida attuazione. L'Unione europea deve inoltre prestare attenzione alla specificità delle frontiere marittime e all'effettiva stabilità politica della Libia e della Tunisia. Intendo proporre che la Commissione europea aggiorni i Capi di Stato e di Governo in ciascun Consiglio europeo sul grado di attuazione e di avanzamento degli impegni assunti. Solo in questo modo potremo rendere conto ai nostri Parlamenti e soprattutto ai nostri cittadini dei progressi compiuti a livello europeo e di quello che ancora resta da fare.

Il Consiglio europeo discuterà anche di commercio internazionale. Dall'inizio di quest'anno abbiamo assistito a una ripresa robusta degli scambi tra Paesi. È un'ottima notizia, visto che il peso delle esportazioni nell'economia italiana è aumentato. Il valore totale dei beni esportati nel secondo trimestre di quest'anno era del 5 per cento più alto che nello stesso periodo di due anni fa, prima della pandemia, quindi in sostanza la crescita delle esportazioni ha ora superato la crescita che avveniva prima della pandemia. Questa crescita nelle esportazioni e ora anche in generale nel prodotto, come sapete, è stata però ostacolata da colli di bottiglia nell'approvvigionamento del materiale e da interruzioni nelle catene di fornitura. La difficoltà nel reperire materie prime e componenti, unita a rallentamenti nei processi di trasporto e consegna, hanno contribuito ovunque ad un aumento del tasso di inflazione.

Un tema fondamentale per la politica commerciale europea è quello del contrasto al protezionismo: dobbiamo migliorare i meccanismi multilaterali esistenti basati sulle regole e incoraggiarne l'utilizzo ampio e condiviso.

Per quanto riguarda la riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio, ci auguriamo che la dodicesima conferenza ministeriale di fine novembre abbia successo e che si superino le criticità nei negoziati sui sussidi alla pesca e sulla politica commerciale sanitaria post Covid-19.

Infine, il Consiglio europeo discuterà di relazioni esterne. Il 30 e 31 ottobre si terrà a Roma il vertice del G20 che concluderà l'anno della Presidenza italiana. La scorsa settimana abbiamo tenuto una riunione straordinaria del G20 sull'Afghanistan, in cui ci siamo concentrati sugli aiuti umanitari, sulla lotta al terrorismo e sulla mobilità. A Roma ci occuperemo principalmente dei temi della Presidenza italiana, dalla lotta al cambiamento climatico, alla pandemia, al sostegno della ripresa globale. In particolare, anticiperemo alcune delle negoziazioni che si terranno durante la COP26 di Glasgow, per la quale l'Italia è in partenariato con il Regno Unito. Come sapete, infatti, l'Italia e il Regno Unito copresiedono la Conferenza di Glasgow.

L'Unione europea si è posta obiettivi ambiziosi, che includono la riduzione delle emissioni di gas climalteranti del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e il raggiungimento di zero emissioni nette nel 2050. Come sapete, l'Unione europea è responsabile di appena l'8 per cento delle emissioni globali, pertanto senza il coinvolgimento delle maggiori economie mondiali non potremo rispettare gli accordi di Parigi e contenere il riscaldamento globale entro un grado e mezzo. I Paesi del G20 nel loro complesso producono circa tre quarti del totale mondiale delle emissioni; la crisi climatica può dunque essere gestita solo se tutti i principali attori globali decidono di agire in modo incisivo, coordinato e simultaneo.

In tutti questi ambiti l'Italia intende muoversi con convinzione per tutelare l'interesse dei cittadini italiani e di quelli europei. L'appoggio del Parlamento - il vostro appoggio - è decisivo perché la nostra azione possa essere davvero efficace. Vi ringrazio per le osservazioni che farete e per la pazienza con cui mi avete ascoltato. (Applausi).

PRESIDENTE. Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-PSI). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio dei ministri, lei ha tracciato un ottimo quadro e ha fatto un ottimo lavoro nei mesi trascorsi dal Consiglio europeo di giugno. Mi permetterà allora di allargare il ragionamento che lei ha svolto sui contenuti oggetto del dibattito dei prossimi giorni con alcune considerazioni più ampie e più politiche, meno legate ai singoli temi, prendendo innanzitutto spunto da ciò che lei ha detto.

Tra qualche giorno lei presiederà il G20: è la prima volta che accade nella storia della Repubblica italiana e la prossima volta sarà nel 2042: ovviamente saremo tutti in grandissima forma, ma comunque è un fatto epocale. Lo farà in una cornice geopolitica profondamente diversa da quella di solo qualche mese fa, ma anche in una cornice europea profondamente diversa.

Signor Presidente, lei sa meglio di me che il cambiamento di Governo in Germania è un altro fatto rilevante, un altro tornante della storia; dopo sedici anni di governo Merkel, si apre la formula del Governo Scholz con il cosiddetto semaforo, questa inedita alleanza che per la prima volta governerà Berlino.

La Francia è dentro una campagna elettorale come sempre complicata. La Francia infatti talvolta ci prende in giro per l'imprevedibilità della nostra politica, ma non dimentichiamo che esattamente cinque anni fa, nell'ottobre del 2016, quando mancavano gli stessi mesi che mancano oggi alle elezioni presidenziali francesi del 2017, tutti davano per scontato un confronto tra Hollande e Sarkozy. A dicembre tutti davano scontato un confronto tra Valls e Fillon; è finita con Macron contro Le Pen. Vedremo che cosa accadrà adesso.

E poi, signor Presidente, glielo dico in modo poco diplomatico; lei che è maestro di buona politica e diplomazia saprà prenderlo in positivo. Ai colleghi polacchi, ungheresi e sloveni farei capire una cosa molto semplice, se è possibile: va bene lamentarsi dell'Europa, ma se si sentono così a disagio con i valori europei, rinuncino ai soldi europei con i quali hanno salvato le loro barcollanti economie. Sentirsi infatti prendere in giro da Paesi come la Polonia, l'Ungheria e la Slovenia, o meglio dalle leadership di questi Paesi, fa venire un dubbio. Diciamolo con chiarezza ai polacchi: se vogliono stare in Europa, grazie alla quale sono tornati a crescere, inizino a rispettare i valori fondamentali perché l'Unione europea non è un bancomat.

Sulle considerazioni che invece lei, signor Presidente, ha esposto, non soltanto le confermo l'appoggio e il sostegno di Italia Viva, ma le dico che siamo profondamente orgogliosi del lavoro che il Governo ha fatto, ad esempio, sulla vaccinazione. Aver cambiato linea, stile e passo tra Arcuri e Figliuolo, permette oggi a lei, al suo Governo e al nostro Paese di essere il modello non solo in Europa, come Anthony Fauci ha recentemente ricordato.

Contemporaneamente dobbiamo dire che il nostro Governo sta svolgendo una funzione significativa anche nell'affrontare il tema del climate change e della sostenibilità, come lei ha ricordato, in una dimensione meno ideologica di quella che altri Paesi vorrebbero, anche perché poi, come sappiamo, in Europa sono tutti bravi a fare i documenti e poi sono i primi a mantenere gli interessi nazionali senza una visione unitaria e forte.

Infine, prima di arrivare alle considerazioni che riguardano più specificamente la transizione digitale, un passaggio sull'immigrazione. Parlo senza alcuna polemica nei confronti dei colleghi del primo partito di opposizione di questa Assemblea, vale a dire Fratelli d'Italia; anzi essendo una maggioranza molto ampia, va garantito e rispettato profondamente il lavoro delle opposizioni e della principale forza di opposizione. Sul tema dell'immigrazione, come il Presidente del Consiglio ha chiarito bene, c'è un punto fondamentale: o si cambia l'Accordo di Dublino o non si cambia tale Accordo, o ci si fa carico in un momento come questo di cambiare quelle regole che dal 2003 permettono ai singoli Paesi di disinteressarsi della questione migratoria o non si va da nessuna parte. Mi rivolgo a Fratelli d'Italia perché sono guidati da una importante e significativa leader politica nazionale che guida anche il partito europeo nel quale è più forte l'avversione a tutti i tentativi di cambiare l'accordo di Dublino. Dunque se vogliamo fare l'interesse del nostro Paese, forse dobbiamo guardare un pochino di più a Lampedusa e un po' meno a Visegrad.

Detto questo, signora Presidente, purtroppo l'Europa vive questa stagione nel momento più difficile. Javier Cercas, un grandissimo scrittore catalano e, come dice lui, un grandissimo scrittore europeo, ha detto parole meravigliose affermando che il problema in Italia e in Europa oggi non è il fascismo. Il problema in Italia e in Europa è il nazional-populismo e l'Europa è l'unica forza politica e geopolitica che può affrontare certe sfide. Pensate soltanto alle sfide fondamentali di cui parlava il Presidente del Consiglio sulla transizione digitale. Ci rendiamo conto che siamo un gigante dai piedi d'argilla senza una strategia europea e ben vengano gli sforzi, molto apprezzati, del ministro Colao in questa direzione. Non dimentichiamo però che la partita oggi la stanno giocando gli americani contro i cinesi in Champions league e noi siamo in Lega pro. Questa sfida porta alcune intelligenze italiane, ad esempio, a condurre il loro valore fuori dai confini del nostro Paese.

Lo dico in particolar modo guardando due autorevoli esponenti del mondo accademico, come la ministra Messa e la ministra Bonetti. C'è una ragazza italiana di quarantuno anni, del Sud, siciliana, che si chiama Anna Grassellino, che sta guidando il laboratorio per la svolta quantistica sul computer quantistico nel Fermilab di Chicago. Si chiama Fermilab e io ho avuto l'onore di visitarlo accompagnato dal collega senatore, professore e premio Nobel Rubbia. Questa ragazza è costretta a vincere la sfida contro i cinesi, ma in quel laboratorio non vedono lo sforzo europeo, perché l'Europa, come ha detto il Presidente del Consiglio (e noi siamo convintamente dalla sua parte), non sta giocando la partita che potrebbe giocare. Molto di quel talento, formato nelle università italiane, molto di quel talento, che è fondamentale nella scommessa sulla sfida del futuro, oggi è lontano da noi.

Signor Presidente, lei ha un compito straordinario. Lei ha salvato l'euro; tutti dicono che le è bastata una parola, ma lei sa e noi sappiamo che non le è bastata una parola. Ha fatto un grande lavoro per salvare l'euro. In questi mesi, piaccia o non piaccia ai polemici, ha dato una grande mano a far ripartire il Paese e a salvare l'Italia. Oggi lei ha un compito in più, perché nel 2022 si inizia a discutere di Patto di stabilità e persino i nostri amici tedeschi sembrano mettere già i puntini sulle "i", perché nel 2022 prima o poi qualcuno dovrà pur affrontare il grande tema della crisi democratica, che non riguarda noi. Si dice che noi andiamo nei Paesi non democratici. Amici e colleghi, siamo in un momento nel quale la democrazia è in crisi. Nella cultura del like per i populisti e nell'autoritarismo illiberale di alcune che non sono più democrazie (o non lo sono mai state), si sta affermando in tutti i Paesi un modello di sviluppo molto più agevole da governare, ma profondamente contrario ai nostri valori. O l'Europa riesce a recuperare i propri valori e quindi a dare una visione, come Javier Cercas ha cercato di dire in quella straordinaria intervista a "La Stampa", o non va da nessuna parte ed è costretta a essere distrutta dallo scontro tra America e Cina.

Il presidente del Consiglio Draghi si trova in una fase in cui, per la sua forza, per la sua autorevolezza e per la sua esperienza, è, forse suo malgrado, il punto di riferimento di un'Unione europea che non ha più il leader degli ultimi sedici anni. Henry Kissinger diceva: qual è il numero di telefono dell'Europa? Negli ultimi sedici anni il numero di telefono dell'Europa è stato il cellulare di Angela Merkel; nei prossimi mesi il numero di telefono dell'Europa ha un prefisso italiano. Io penso che dovremmo fare tutti uno sforzo per elevarci rispetto alle politicucce, anche perché sennò, caro Presidente, va a finire come quella vicenda degli ultimi mesi, secondo me la più divertente e la più tragicomica letta sui giornali (non so se l'avete vista). A un certo punto, in una campagna turca, un signore cinquantenne è stato smarrito e non lo si trovava più; pare che fosse totalmente ubriaco. Tutti gli amici si sono messi a cercarlo e tutti intorno hanno iniziato a cercarlo; si sono messi a cercare questo ubriaco che si era perso e a questo gruppo che lo stava cercando si è unito anche lo stesso ubriaco, che se n'è accorto soltanto quando hanno chiamato il suo nome. Ecco, l'Europa rischia di finire così; è ciò di cui abbiamo bisogno, ma talvolta dimentichiamo che siamo noi quelli che stiamo cercando. Buon lavoro, signor Presidente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruspandini. Ne ha facoltà.

RUSPANDINI (FdI). Signor Presidente, la gestione Europea dei flussi, che lei stesso ha definito direi quasi fallimentare, dicendo poco fa che l'Europa deve impegnarsi di più, ci fornisce in qualche modo un'occasione ghiotta per parlare della nostra idea di Europa. Abbiamo sentito quella del presidente Renzi, ribadita anche con qualche spunto di critica nei confronti per esempio della Polonia.

Vorrei dire due cose sulla Polonia, che è perfettamente integrata nella nostra idea di Europa, dove convivono popoli diversi e culture lontane, storie e tragedie, confronti che ci rendono parte di uno stesso destino di unità. Non posso ad esempio non pensare all'inno polacco, senatore Renzi, dove si parla di libertà, di indipendenza e anche esplicitamente di Italia. Fu scritto, senatore Renzi, proprio in Italia e proprio a Reggio Emilia, dove pochi mesi prima era stato ideato il nostro tricolore.

Le parole dell'inno polacco - fareste bene a saperlo, colleghi, perché può essere utile - non sono troppo diverse da quelle del nostro inno, che infatti ricambia la cortesia citando il sangue polacco, come sangue di un popolo che all'epoca, come noi, era schiacciato dalla stessa oppressione e dalla stessa tirannide. Non siamo quindi popoli uguali, ma popoli fratelli e per ogni Nazione europea potremmo raccontare dei legami che ci uniscono e che non sono legami di burocrazia. Il senatore Renzi parlava di Europa come bancomat: l'Europa intesa come un bancomat non va bene, ma non ci piace nemmeno l'Europa delle banche, senatore Renzi. (Applausi).

Nella nostra idea di Europa è chiaro che non si può prescindere dalla difesa dei confini e le nostre non sono delle fissazioni sovraniste. Signor presidente Draghi, 12 Nazioni hanno chiesto la possibilità e l'aiuto per costruire un muro, per impedire l'arrivo di migranti irregolari (semplicemente per questo), affermando che le barriere fisiche sembrano essere un'efficace misura di protezione, che serve gli interessi dell'intera Unione europea e non solo dei Paesi membri. La lettera è firmata da 12 Nazioni dell'Est Europa, che conoscono bene cosa voglia dire avere un muro in casa, che impedisce la circolazione e la libertà. Sono Nazioni che ricordano bene che, fino a trenta anni fa, esisteva un muro a Berlino, un muro fisico e terribile per i tedeschi, ma per tutti gli europei dell'Est un simbolo oppressivo e letale dell'oppressione comunista, subita dalla fine della Seconda guerra mondiale fino a trent'anni fa. Questa esigenza di sicurezza non può essere considerata egoismo o crudeltà, ma è la richiesta di aiuto, in risposta ad un'esigenza reale e ad un'emergenza che riguarda tutta l'Europa. Lo diciamo da tempo: un problema comune ha bisogno di soluzioni comuni. Ci fa piacere che qualcuno abbia apprezzato la richiesta di aiuto proveniente dall'Est: la socialdemocratica Johansson, commissaria agli affari interni, ha affermato che questi Paesi hanno il diritto e la responsabilità di tutelare i loro confini. È una sinistra che ha dimostrato di essere diversa da quella italiana. «Se uno Stato ritiene che sia necessario costruire una recinzione, lo può fare e non ho nulla da obiettare» ha affermato il politico della sinistra europea.

È chiaro che questo non basta e l'Unione europea deve aiutare e contribuire alla difesa dei nostri confini: non basta riempire di soldi Erdoğan, ci vuole molto di più: deve esserci uno sforzo condiviso. Siamo o non siamo un'unione? Per risolvere i problemi, la prima cosa da fare è riconoscerli e non far finta che non esistano, perché l'immigrazione irregolare e incontrollata non arriva solo nell'Est europeo. In Italia, dal 1o gennaio al 15 ottobre 2021, sono sbarcati 49.235 migranti irregolari, praticamente il doppio rispetto allo stesso periodo del 2020 e sono sestuplicati rispetto al 2019, senza contare naturalmente quelli che attraversano la rotta balcanica, con gli sbarchi fantasma. Ovviamente non possiamo costruire un muro con la Libia, ma dobbiamo ragionare su un nuovo modo, finalmente efficace, di difendere i confini dell'Unione europea, terrestri o marittimi che siano, finanziando, come già proposto da Fratelli d'Italia, gli Stati da cui partono i migranti irregolari solo se bloccano realmente le partenze e non riempiendo di soldi chi lo promette soltanto. (Richiami del Presidente). Oggi abbiamo l'occasione di costruire un'Europa che non sia solo regole burocratiche, come diceva il senatore Renzi, o un nome scritto in piccolo su una cartina geografica o un cartello per i turisti, ma un'unione reale tra popoli diversi, ma fratelli per storia e cultura. Non è facile, purtroppo... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Ruspandini, può consegnare la restante parte del suo intervento, affinché sia allegata al Resoconto della seduta odierna. (Commenti).

Ho scampanellato prima proprio per avvertirla che il tempo stava scadendo.

È una pratica che avete voluto voi contestando quando davo i tempi supplementari; certamente non l'ho voluta io, che non ho mai interrotto nessuno. C'è sempre stata la contestazione sui tempi. (Commenti). Ha dato un minuto in più all'altro. Mi rifiuto di fare il Presidente dell'orologio.

È iscritta a parlare la senatrice Biti. Ne ha facoltà.

BITI (PD). Signor Presidente, cercherò di stare nei tempi. Chi è in Aula sa che da tanto tempo lei adotta questa che è ormai prassi consolidata e, quindi, siamo tutti impegnati in questo senso.

Signor Presidente del Consiglio, Governo tutto, care colleghe e cari colleghi, è stato un intervento ricco di spunti e di grandi sfide che lei, signor Presidente del Consiglio, ha posto alla nostra attenzione.

Ci ha parlato di un'Europa che deve essere unita più che mai e che sicuramente da un anno e mezzo a questa parte - ormai anche qualcosa di più - grazie al cielo si è riscoperta unita. Un'Europa che deve essere capace di collaborare, cooperare e soprattutto costruire delle strategie comuni e condivise per essere sempre più forte.

È vero che siamo ancora in un'emergenza sanitaria; lo sappiamo perché lo saremo fino al 31 dicembre: lo abbiamo votato in questo Parlamento e in questa Aula. È inutile dire - Presidente, lei lo ha fatto - che l'Italia è, è stata e continua a essere un esempio in questa pandemia. Forse avremmo voluto non esserlo per tutto ciò che il nostro Paese ha dovuto subire da febbraio 2020, ma abbiamo dimostrato, sia nell'occasione della comparsa del coronavirus nel nostro Paese e poi via via affrontando tutte le fasi in maniera responsabile, chiara, trasparente, netta e senza sbavature in Europa e nel mondo, di essere ancora esempio non soltanto di grande coesione sociale, ma di attenzione a tutti. È inutile ricordare in questa Aula ciò che abbiamo vissuto; tuttavia, a volte la memoria è corta e, quindi, fa piacere anche ciò che lei, Presidente, ha ricordato.

Mi riferisco all'impegno di tutto il sistema sanitario, al quale anche il Partito Democratico rivolge tutti i ringraziamenti del caso, sia per la prima parte della gestione della pandemia, sia per la seconda parte relativa alla gestione della vaccinazione, che ci vede adesso avanti non soltanto in Europa, ma nel mondo. Anche noi ringraziamo tutto il sistema sanitario e diciamo che, grazie a tutto questo lavoro, come già lei ha ricordato, rispetto all'anno scorso in cui temevamo, come poi è stato, di non poter fare un Natale in sicurezza e in tranquillità, adesso invece viviamo un'altra situazione di apertura. Viviamo una situazione in cui le nostre scuole stanno funzionando, i nostri studenti sono in presenza; riaprono le attività; hanno riaperto i luoghi della cultura e, come ha detto lei, i luoghi della società, ma direi della socialità. Credo che ciò sia un obiettivo che il Paese si era posto e che è stato raggiunto e di questo dobbiamo essere assolutamente orgogliosi. In Europa abbiamo dato un grande esempio di come l'Italia può lavorare.

La ringrazio per aver fatto riferimento a quanto l'Italia vuole e deve fare insieme all'Europa per i Paesi più fragili. Sappiamo bene che la pandemia riguarda tutti e non verrà sconfitta in modo definitivo se tutti i Paesi, anche quelli più poveri del Terzo mondo, non avranno accesso al vaccino. (Applausi).

Siamo orgogliosi come Partito Democratico che il Governo batta sempre su quel punto e lo faccia non soltanto in Italia ricordando a tutti che questa è la strada, ma anche in Europa.

È indubbio che si debba intervenire investendo in ricerca e scienza.

Sappiamo quanto, purtroppo, gli investimenti in questi campi non sempre siano stati all'altezza dei nomi, dei cervelli che abbiamo in questo Paese. Tuttavia, questo anno e mezzo ci ha insegnato che proprio lì dobbiamo investire perché altrimenti non avremo risorse importanti come il vaccino e tante altre che ci hanno aiutato e stanno aiutando a uscire da questa gravissima crisi sanitaria ed economica.

Lei ha parlato di grandi sfide da raggiungere, Presidente: sicuramente quella della transizione digitale, della transizione energetica e climatica sono tra le più importanti.

Noi siamo con lei, siamo con il Governo nel dare tutto l'appoggio possibile al Paese attraverso le risorse che anche dall'Europa arriveranno, perché anche in questa pandemia ci siamo accorti di quanto sia primaria e fondamentale la digitalizzazione completa del sistema Paese, che è un circolo adesso forse vizioso, ma che speriamo di trasformare in virtuoso in modo tale che davvero tutta l'Italia possa crescere: dalla pubblica amministrazione alle aziende, passando per le scuole.

Quanti ragazzi sono rimasti indietro! Sappiamo che nelle aree interne, nei territori disagiati del nostro Paese - per fortuna, sono ancora abitati - tanti non hanno potuto partecipare alle lezioni a distanza durante la pandemia.

Abbiamo la necessità che tutti i territori del Paese siano messi in condizioni paritarie, come dice la nostra Costituzione, in modo da progredire tutti insieme per un'Italia migliore. Tutti i costi da sostenere per accompagnare la transizione devono avere in mente l'uguaglianza, e questo è un aspetto che al Partito Democratico sta particolarmente a cuore.

Cerco di arrivare alla conclusione soffermandomi brevemente sull'energia, sicuramente un tema di attualità. Lei ha detto che anche in questo caso la strategia da seguire deve essere comune, per stoccare e acquisire gas naturali che ci permettano di essere più tranquilli da questo punto di vista.

Quello dei flussi migratori è un altro tema a me caro, ma so che il senatore Alfieri lo affronterà in maniera più ampia.

Vengo da una città che ha avuto un sindaco, La Pira, che nel 1970 diceva a Paolo VI che il mondo va unificato perché così è più forte: il mondo va unificato facendo ovunque ponti e abbattendo muri. (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.

BONINO (Misto-+Eu-Az). Signor Presidente del Consiglio, non ripeterò quello che lei ha già detto, che in buona sostanza condivido.

Certamente si troverà in un vertice europeo con qualche cambiamento: la Cechia ha un nuovo presidente, il "royal baby" dell'Austria non ci sarà più.

Vorrei aggiungere solo due punti a quello che lei ha detto, il primo dei quali concerne la questione Polonia, Ungheria e Slovenia. Francamente, a forza di tirare in lungo e in largo, non solo non facciamo passi in avanti, ma consentiamo a questi Paesi di fare passi indietro. O questi Paesi si rendono conto che l'Unione europea non è un bancomat e neanche il menu di un ristorante, per cui prendo questo e lascio quell'altro, oppure credo che la nostra prudenza - diciamo così - sarà un incentivo a peggiorare ulteriormente le cose.

L'idea che la Corte nazionale prevale sul diritto europeo è esattamente la rottura dell'Unione europea in quanto tale. Quindi, altro che andare avanti!

Stiamo cercando o, almeno, alcuni tentano di avere e imporre un'altra visione d'Europa. Intanto va avanti questo immane (così pare) sforzo della Conferenza sull'Europa, sulla quale io sarò forse l'unica a nutrire grandi dubbi per il semplice motivo che, tra gli otto temi sottoposti al dibattito, manca quello per me più importante, cioè quello della questione istituzionale.

Io resto convinta che, se non riusciamo a mettere nel cassetto il voto all'unanimità nel Consiglio dei Capi di Stato e di Governo, non andremo da nessuna parte, né sui migranti né, con buona pace di Macron, su l'Europe de la santé. L'Europe de la santé, con i trattati attuali, non si può fare. Non si fa, è semplice.

Quindi, il punto essenziale di tutto questo circo che dura da più di un anno, in cui parlano i cittadini e chiacchierano di tutto e di più, alla fine è la modifica dei trattati, il superamento del voto all'unanimità del Consiglio e la capacità propositiva del Parlamento europeo. Queste sono, secondo me, le questioni essenziali.

Ovviamente discuterete di molte questioni. Una delle cose che dico da quando ero ragazza è che non conosco organizzazioni più opache dei vertici europei. Non c'è mai neanche, salvo per qualche spiffero di stampa, l'ordine del giorno dei lavori. Non c'è, però lo direte dopo, ognuno in conferenza stampa e avendo ognuno vinto chissà quale battaglia straordinaria.

Quindi, io le volevo dare alcuni suggerimenti. Punto uno: Polonia, Ungheria e Slovenia, perché questo virus o si stoppa subito oppure rischia di dilagare. Tanto l'Europa c'è e, quindi, possiamo anche permetterci di violarne i trattati. Tanto l'Europa sta lì; quando ci serve la usiamo, quando non ci serve non la usiamo.

L'altro punto, che nei corridoi, ma io spero persino in plenaria, vorrei ricordare, prima che passi nel dimenticatoio della nostra memoria breve, è l'Afghanistan. Io ho una convinzione, non solo dal punto di vista umanitario. Almeno cerchiamo di non far finta di stupirci se arriveranno centinaia di migliaia di profughi; cerchiamo almeno di non fare gli stupidi. È chiaro, infatti, che la gente non resterà lì in piena guerra civile, se per caso questa scoppiasse, come io penso succederà.

Peraltro, si sta modificando anche l'asse delle alleanze. L'Afghanistan, che noi, per ragioni, tra le altre, di geopolitica volevamo tirare verso il campo occidentale europeo, sta velocemente andando verso il campo di Putin e della Cina, per evidenti ragioni. Basta aprire una mappa per capire benissimo gli interessi, cinesi in particolare, sul territorio dell'Afghanistan.

Quanto agli accordi fatti a Doha tra Stati Uniti "and its allies" (io non ho ancora ho capito chi siano: noi, la NATO, noi a nostra insaputa? Non si sa) e i talebani, di cui si sa meno ancora: certo, c'era Baradar, lo abbiamo visto, ma chi altro sedeva dall'altra parte del tavolo?

E il documento finale striminzito, di quattro pagine, non solo non accenna per niente alla questione dei diritti umani, ma si focalizza sulla lotta al terrorismo. Ora, è ben strano che i Servizi di intelligence della NATO, degli Stati Uniti o di quello che volete e la nostra presenza sul terreno non abbiano visto crescere, radicarsi ed essere operativo il cosiddetto ISIS-K. È veramente strano, eppure, evidentemente, era così ben radicato e così ben organizzato che, a due giorni dalla presa dell'aeroporto di Kabul, è riuscito a organizzare due attentati terroristici, con un grande numero di vittime, e continua a imperversare ogni settimana, come tre giorni fa ai funerali. Tanto è vero che persino gli americani sono stati costretti a dire che i talebani, chiunque essi siano, non stanno rispettando i patti; non solo non li rispettano, ma i più grandi signori della guerra sulle liste nere dell'FBI o delle Nazioni Unite sono al Governo, sia come ministro della difesa, con il mullah Yaqoob, sia come ministro degli interni, con un membro del clan Haqqani. Chiunque abbia mai messo piede in Afghanistan sa cosa vuol dire pronunciare il nome Haqqani: uno dei più crudeli signori della guerra che si sia visto.

L'Italia si è comportata molto bene, grazie al Presidente, al Ministro degli affari esteri, al Sottosegretario e a tutti quanti, perché ha preso l'unica iniziativa che ha senso per ora a livello internazionale: l'istituzione di un rapporteur speciale sull'Afghanistan, che ci aiuti a non spegnere proprio tutte le luci e che ha come compito istituzionale proprio quello di fare un rapporto al Consiglio per i diritti umani ogni anno o ogni sei mesi. Guardate, è l'unica iniziativa che è stata assunta - e mi piace esserne stata parte fin dall'inizio - per non spegnere le luci, che già si sono spente, a parte qualche giornalista coraggioso che in loco, finché potrà (per poco), fa dei reportage.

Da questo punto di vista forse ne riparleremo... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Grazie, senatrice Bonino. Può consegnare il suo elaborato, da allegare al Resoconto della seduta odierna.

È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà.

GALLONE (FIBP-UDC). Signor presidente Alberti Casellati, presidente Draghi, membri del Governo, colleghi, «abbiamo bisogno di un'Unione europea forte ed efficace, un'Unione europea che sia leader globale nella transizione verso uno sviluppo sostenibile, climaticamente neutrale e trainato dal digitale. Occorre un'Unione europea nella quale ci possiamo tutti identificare, certi di aver fatto tutto il possibile a beneficio delle generazioni future. Insieme possiamo raggiungere quest'obiettivo». Non sono parole mie, presidente Draghi, ma del presidente Sergio Mattarella, che le indirizzava ai cittadini dell'Unione in occasione della Giornata dell'Europa, il 9 maggio scorso, facendoci riscoprire l'importanza e la forza di un'Europa unita e solidale; quella che sospende il Patto di stabilità, che rivede le regole per fronteggiare unita il flagello della pandemia, che decide di governare insieme le conseguenze economiche, con un programma di investimenti finanziato per la prima volta con un debito comune.

Vorrei soffermarmi su un punto, che ritengo fondamentale e che abbraccia ogni argomento, dall'immigrazione, all'energia, alla digitalizzazione, al tema del Covid-19: il ruolo centrale della valorizzazione della nostra materia prima imprescindibile, il capitale umano. (Applausi).

Il capitale umano svolgerà un ruolo fondamentale per uscire dal tunnel. Tutto ciò che è cultura, formazione, creatività e ricerca sarà elemento imprescindibile per il rilancio. Che bello, presidente Draghi, sentirle dire della necessità e della volontà di investire in scienza e ricerca. Ecco il ruolo delle istituzioni, che devono diventare il pilastro a sostegno del nostro sviluppo e della nostra crescita. E che bello, presidente Draghi, sentirle dire che senza Stato le transizioni non avverranno.

Ogni punto sottolineato da lei oggi è da noi condiviso e troverà in questo Parlamento lavoro per migliorare e creare le condizioni di condivisione con i cittadini da lei auspicate. Ci sono le famose risorse del Next generation EU, affidate per fortuna alla competenza e alla sua riconosciuta autorevolezza, presidente Draghi, perché sarà lei a doverle investire, come l'Europa ci chiede, per farne il motore della ripresa e dello sviluppo del Paese. E noi saremo al suo fianco, al lavoro, per portarle istanze e necessità, per favorire, attraverso corretta informazione e condivisione, quell'opera di riconversione e quella transizione necessaria per portare l'Italia al centro dell'Europa e - perché no?- al centro del mondo. Che bello sentirle dire, presidente Draghi, che la transizione non deve spaventare, ma deve diventare l'opportunità per creare e aumentare posti di lavoro; qua ritorna la necessità di investire enormemente sulla formazione per governare l'innovazione.

Sul tema dell'energia, premesso che condividiamo totalmente le scelte e gli obiettivi dell'Unione europea sul pacchetto Fit for 55 e le emissioni zero, questo però non deve avvenire violentando il nostro sistema produttivo, con conseguenze sociali di difficile valutazione. Su questo ci siamo confrontati col vice ministro Picchetto Fratin proprio l'altra sera.

I costi della transizione non devono ricadere sui cittadini e sappiamo che il Governo sta lavorando per questo, intervenendo per rafforzare i dati economici in miglioramento e recuperare i ritardi senza gravare su imprese e famiglie, perché gli investimenti pubblici siano veramente funzionali al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibili individuati dall'Agenda 2030. Mi raccomando, Presidente, e mi perdoni la divagazione sul tema, ma stamattina c'era molto fermento per la notizia della proroga del superbonus al 110 per cento alle sole unità condominiali: gli ecobonus vanno mantenuti, prorogati ed estesi. (Applausi).

Ci sono ben altri provvedimenti che potranno essere tagliati. Dobbiamo perseguire la sostenibilità a tutto tondo, dobbiamo saper coniugare sostenibilità ambientale, sostenibilità economica e sostenibilità sociale, pena l'impoverimento e il blocco del sistema Paese. Per creare le condizioni di equilibrio tra tutela ambientale e mantenimento del benessere sociale è necessario puntare sull'innovazione tecnologica. Quindi, basta alla paura degli impianti nuovi, basta alla paura dell'innovazione; solo attraverso l'innovazione e il governo dell'innovazione attraverso la formazione noi potremo fare un salto grandissimo.

E che bello, presidente Draghi, sentirla parlare di alleanza pubblico-privato per accompagnare le riconversioni, le reskill aziendali e culturali che vanno assistite e sostenute, attraverso riforme efficaci, come questo Governo sta facendo, di semplificazione, con il ministro Brunetta, e di digitalizzazione della pubblica amministrazione.

L'Italia è il Paese che ha fatto dell'ingegno la propria materia prima. È un Paese la cui ossatura è formata dalle piccole e medie industrie, dal manifatturiero e dalle attività produttive. È un Paese dove la libera iniziativa produce capolavori, ma è anche un Paese dove la capacità di creare prodotto e lavoro viene frenata, messa in difficoltà e osteggiata da un sistema burocratico complesso, ingiustificato e ormai pletorico per un Paese che non solo deve dimostrare resilienza - questo l'ha detto lei, presidente Draghi, con un accenno darwiniano che a me è rimasto profondamente impresso - ma necessita di crescita e di evoluzione.

Rimando al testo del mio intervento, che consegnerò, sui temi specifici del gas.

Bisogna infatti accelerare il processo di installazione delle rinnovabili per sganciarsi quanto prima dal costo del gas. Per fare questo processo - ritorno a bomba - servono semplificazioni, certezze normative e regole per garantire l'efficienza della pubblica amministrazione. Mi sembra che siamo sulla strada giusta. Forza Italia è a favore delle nuove tecnologie sostenibili che ci possono rendere autosufficienti sul versante dell'approvvigionamento energetico. E respinge in modo netto qualsiasi posizione ideologica che nasce da una totale mancanza di informazione e fa solo danni.

Anche sul nucleare pulito, informiamoci sulla differenza tra fissione e fusione: è importante.

Signora Presidente, mi fermo qui... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare la restante parte dell'intervento affinché sia allegata agli atti.

È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor presidente del Consiglio Draghi, signori rappresentanti del Governo, colleghi, intervengo sul tema dei prezzi dell'energia e, dunque, sul caro bollette di luce e gas: un fenomeno non solo italiano, ma anche europeo e mondiale. I pesanti aumenti colpiscono le nostre attività economiche, che vedono ulteriormente indebolita la propria competitività sui mercati europei e internazionali, che da anni beneficiano di prezzi delle energie inferiori, e colpiscono le famiglie, sia direttamente in bolletta sia per gli inevitabili aumenti dei prezzi dei beni di consumo per effetto degli aumenti dei costi di produzione.

Il rischio che parta l'inflazione è altissimo. Le cause: per il 20 per cento - dice il vice presidente Timmermans - riguardano l'aumento dei prezzi della CO₂ e, dunque, l'effetto diretto degli obiettivi della decarbonizzazione spinta; il restante 80 per cento dipende dall'aumento dei costi del gas naturale. Qui le regole del mercato e una tempesta perfetta sono stati deflagranti. Vi è l'impennata della domanda mondiale di energia a seguito della ripresa economica post Covid; vi sono le strozzature nell'offerta delle forniture di gas a partire dalla Russia; vi è stata la bonaccia nel Mare del Nord, che ha lasciato in panne gli impianti eolici. E così nell'ultimo anno per il gas abbiamo registrato aumenti del 600 per cento.

Molti, superficialmente, hanno individuato proprio nel gas il colpevole del caro energie e, dunque, giù a demonizzarlo per escluderlo. Io invece ritengo che l'impennata della sua domanda è anch'essa legata alla transizione, per le conversioni delle centrali a carbone, e questo avviene anche in Cina; per la decarbonizzazione delle acciaierie; per la maggior produzione di alluminio e la Cina, che guarda avanti, dalla bauxite sta producendo molto più alluminio, che serve a loro e a noi per la transizione ecologica.

Pechino sta facendo incetta di materia prima e di prodotti energetici - anche lo shale gas USA ormai va in Cina - mentre l'Italia e l'Europa rischiano di rimanere a secco. Di più: Pechino, proprio perché ora vuole smarcarsi dal caro gas, continua a costruire nuove centrali a carbone e massimizza la produzione di questo prodotto presso le proprie miniere. A loro interessa non inquinare, ma produrre a bassi costi. (Applausi).

Insomma, il gas naturale, da molti ripudiato, prepotentemente sta esercitando il suo ruolo strategico di fonte energetica di accompagnamento alla transizione ecologica. Siamo a una situazione allarmante: ormai il costo dell'energia è fuori controllo e non è più compatibile con le attività delle imprese gas intensive, tanto da determinare la sospensione delle attività e delle produzioni. Il rischio che il caro energia permanga nei prossimi mesi, e che addirittura diventi strutturale, è altissimo, e potrebbe minare la ripresa economica. Ieri ne abbiamo avuto una conferma: l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA), in audizione in Senato, prevede per il primo trimestre del prossimo anno un ulteriore incremento. Come darle torto? Il prezzo unico nazionale è da giorni sopra i 220-230 euro a megawattora, un livello molto superiore a quelli che hanno determinato l'aumento di fine settembre.

Vengo alle ricette europee sul caro energia. Considero positive le misure immediate ad hoc per la tutela di consumatori e imprese vulnerabili. Ma sulle misure a medio termine, premier Draghi, siamo sicuri che, come si vuol procedere, la transizione verde all'energia pulita deve essere accelerata perché considerata il modo migliore per uscire da questo dramma e per scongiurare altri shock in futuro? Siamo sicuri che un sistema energetico caratterizzato da tante rinnovabili sia l'unica soluzione e si traduca in prezzi dell'energia all'ingrosso più convenienti? Siamo sicuri di fermare gli investimenti per il gas e dirottarli esclusivamente sulle rinnovabili pensando, magari senza il nucleare, che queste possano rispondere alla domanda di energia globale, crescente nonostante i sacrosanti interventi di efficientamento energetico? Non scherziamo, con il solo fotovoltaico e l'eolico non andiamo da nessuna parte. (Applausi).

Non si tratta solo di tutelare il paesaggio e le aree agricole coltivabili. Il grande problema è che queste fonti rinnovabili - ammesso e non concesso che riusciremo a recuperare i forti ritardi in nuova capacità installativa - non sono programmabili e producono solo quando ci sono vento e sole. È molto semplice e persino banale. I sistemi di accumulo sono lungi dall'essere tecnologicamente pronti, sviluppati e distribuiti sul territorio. Inoltre, occorre considerare il necessario e costoso sviluppo delle reti di trasmissione, di distribuzione e delle infrastrutture di ricarica elettrica. Le ricette dell'Europa francamente non mi convincono.

Presidente Draghi, secondo la Lega la transizione ecologica deve essere graduale e pragmatica, senza spinte ideologiche alla decarbonizzazione che rischiano di mettere in ginocchio le nostre imprese. Attenzione ai facili entusiasmi - vere e proprie ubriacature per il solo rinnovabili - per il no immediato ai fossili (stile Greta Thunberg) per il solo idrogeno verde, per il solo mobilità elettrica e per l'assurdo plastic free. (Applausi).

La transizione ecologica deve essere soprattutto condivisa, come lei ha detto poc'anzi, presidente Draghi. Non esiste che l'Europa, responsabile del solo 8-9 per cento di emissioni di CO2, faccia la prima della classe ed essere carbon neutral al 2050 e che altri Paesi (a partire dalla Cina che, con il 28 per cento di CO2 è il più grande inquinatore del pianeta) non si assumano i medesimi impegni. (Applausi).

La transizione ecologica deve assicurare il sacrosanto principio della neutralità tecnologica, perché tutte le tecnologie che contribuiscono a decarbonizzare devono essere impiegate e - piaccia o no - il gas naturale non è morto. Occorre avere l'umiltà di ammettere che le fonti energetiche per decarbonizzare durante la transizione ecologica sono il gas naturale a bassa emissione di carbonio e il nucleare a zero emissioni.

Con riferimento all'energia atomica pulita di quarta generazione, ricordo che la Francia ha 56 centrali nucleari e che il Governo britannico, che ha al centro della propria strategia la transizione energetica, punta a inserire l'energia atomica per decarbonizzare al 2050. Occorre dunque fare investimenti per rispondere adeguatamente alla domanda del gas, che resterà alta nel tempo e serve per decarbonizzare.

Presidente Draghi, lei che è un premier autorevole, quando, domani e venerdì, discuterà con gli altri Capi di Stato e di Governo, faccia valere in Europa il pragmatismo. Occorre ridurre la dipendenza energetica dell'Europa e la nostra italiana (per il 95 per cento) rispetto al gas, anche impiegando maggiormente le proprie risorse naturali e investire per diversificare le fonti di approvvigionamento per garantire la sicurezza del sistema energetico. Occorre negoziare con la Russia che fornisce il 50 per cento del gas all'Europa, anche per evitare amare sorprese nell'inverno che potrebbe essere rigido. Occorre definire regole comuni per la gestione della sicurezza degli approvvigionamenti del gas e per la regolamentazione degli stoccaggi e delle scorte. Nel pacchetto sulla finanza sostenibile, tra i criteri della tassonomia degli investimenti verdi, siamo d'accordo a eliminare petrolio e carbone. Ma occorre riconsiderare il ruolo di accompagnamento strategico del gas naturale nella transizione ecologica ed energetica, sia ai fini del contenimento dei costi dell'energia, sia per garantire stabilità, sicurezza e resilienza del sistema energetico.

Ricordo che la Germania, con il Nord Stream 2, si è già messa al sicuro. Presidente Draghi, in casa nostra, nell'apprestarci a un prossimo intervento per far fronte agli aumenti del primo trimestre 2022, pensiamo seriamente a un riordino della disciplina degli oneri di sistema e delle altre voci in bolletta, come i costi di trasporto; nonché a valutare la possibilità di effettuare una misura di equità, come un prelievo temporaneo sugli extra profitti e sulle rendite inframarginali di cui diversi beneficiano in questa situazione.

Mi permetto una riflessione sul Fit For 55. Il pacchetto formalizzato a luglio scorso dalla Commissione ha molte criticità. L'estensione del sistema EU ETS ad altri settori quali il trasporto marittimo su strada e l'edilizio - il che significa altre tasse - e, soprattutto, il bando dal 2035 delle auto a combustione interna con il solo modello elettrico scelto dall'industria automobilistica tedesca sono una follia. Questa previsione è un assurdo. (Applausi).

È una follia entrare a gamba tesa e cancellare le auto Euro 6 e 7 di ultima generazione, quelle alimentate con carburanti low carbon, quella a biometano, quelle ibride, capaci anch'esse di ridurre le emissioni della CO2, a vantaggio delle sole auto elettriche classificate falsamente come veicoli a emissioni zero. È un'ipocrisia misurare ancora le emissioni al tubo di scarico: l'elettrico inquina anch'esso nel suo ciclo di vita. Questo bando mina il principio della neutralità tecnologica; distrugge il comparto della meccanica italiana, la filiera dell'automotive e quella della raffinazione e inganna sulla tutela dell'ambiente.

A proposito di impatto sociale, ricordo che Volkswagen, proprio per la mobilità elettrica, ha annunciato 30.000 licenziamenti. Presidente Draghi, si batta... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Toninelli. Ne ha facoltà.

TONINELLI (M5S). Presidente Draghi, il Consiglio europeo a cui parteciperà è un'occasione importante per il nostro Paese perché, oltre che delle politiche di contrasto al Covid, si parlerà anche di trasformazione digitale e di prezzi dell'energia, tematiche prioritarie per il MoVimento 5 Stelle e per tutti gli italiani. Sappiamo tutti - Presidente - che, per colpa di scelte politiche miopi portate avanti negli ultimi venti-trent'anni, in Italia sono ancora pochi coloro che hanno una connessione Internet decente ed è ancora troppo bassa la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, così da abbattere i costi sia in bolletta, sia ambientali.

Dove va ad agire il Piano nazionale di ripresa italiano? Principalmente nei seguenti ambiti: transizione digitale ed ecologica. A differenza del passato, oggi oltre alla spinta ecologica del MoVimento 5 Stelle c'è un fattore in più: abbiamo i soldi per una rivoluzione verde e digitale, un'opportunità unica e straordinaria ottenuta dal suo predecessore Giuseppe Conte e che ora lei deve concretizzare, trasformando i soldi in cantieri e in opere completate entro la fine del 2026.

Come le dissi il giorno del suo insediamento, signor Presidente, in questa innaturale maggioranza di Governo la fiducia sarà non incondizionata, ma ponderata sulle azioni che sta intraprendendo giorno per giorno e, per quanto ci dicano che va sempre tutto a gonfie vele, la realtà appare più nebulosa, soprattutto sul recovery italiano.

Le informazioni che arrivano a questo Parlamento, Presidente, dal Governo sono ad oggi poche e frammentate. È sufficiente entrare nel sito Internet governativo dedicato al Piano di ripresa - italiadomani.gov.it - per capire che c'è ancora poco, non si sa ancora bene chi fa cosa, come lo fa e quando lo fa; come non si conosce con certezza la distribuzione territoriale dei fondi. Eppure, Presidente, la legge di bilancio 2021 era stata chiara e prevedeva l'obbligo per il Governo entro il 30 giugno di ogni anno, a partire da quest'anno, il 2021, di approvare e trasmettere alle Camere una relazione indicante lo stato dell'arte sull'impiego dei fondi del Piano nazionale. Le ricordo che il comma era il 1045. Ad oggi nulla, un ritardo che oserei definire pesante.

Sappia, Presidente, che fino a pochi mesi fa in quest'Aula, e non so in quante trasmissioni televisive, radiofoniche e nei giornali, si attaccava il Governo per molto meno: era sufficiente una conferenza stampa del suo predecessore fatta in piena pandemia per rassicurare gli italiani e spiegare loro le nuove norme anti-Covid per far urlare alla dittatura del DPCM e allo svilimento del Parlamento. Lo ricorderanno tutti in quest'Aula. Oggi invece, con un Governo con un certo ritardo di qualche mese nell'informare il Parlamento su un tema importante come il recovery italiano, tutto tace. Capisco che il suo grande curriculum e la sua esperienza internazionale le abbiano consentito di avere uno scudo protettivo politico e mediatico, ma qui le chiediamo solo di rispettare gli impegni.

Le rivolgo quindi un paio di domande specifiche: le chiedo quando il Parlamento avrà tutte le doverose informazioni a disposizione e quando gli italiani potranno sapere quali e quanti soldi saranno impegnati sui loro territori e soprattutto chi li dovrà gestire, così almeno sapremo chi dovrà assumersi le dovute responsabilità in caso andasse male la gestione. Se da una parte sappiamo, Presidente, che il blasone del suo nome aiuta e può aiutare l'Italia nei decisivi tavoli europei; dall'altra parte, dobbiamo rammentarle che questo non può bastare, perché alla fine sono i risultati concreti che contano e che interessano ai cittadini.

Ad oggi, signor Presidente del Consiglio, l'unica cosa certa è che ci stiamo giocando il futuro delle prossime generazioni e non possiamo sbagliare.

Siamo con lei, signor Presidente del Consiglio, e la sosteniamo quando si oppone a coloro che attaccano i poveri cercando di eliminare il reddito di cittadinanza. (Applausi). Ha fatto bene a non cedere alla loro opportunistica cattiveria di cancellarlo. Sappiamo che togliere fondi alla parte più debole della società e dirottarli alle tante collaborazioni esistenti fa guadagnare soldi e potere ai politici che lo fanno.

Allo stesso modo siamo con lei, signor Presidente del Consiglio, e la sosteniamo quando tira dritto con quei soggetti che dovrebbero solo vergognarsi quando attaccano la gestione dell'ordine pubblico da parte della ministra Lamorgese. Non sto difendendo l'operato della sua Ministra, conscio degli errori commessi, ma sto parlando del contorsionismo di Giorgia Meloni e di Fratelli d'Italia, che urlano contro una Ministra per non avere subito arrestato un delinquente che, alla prova dei fatti, politicamente è sempre andato a braccetto con loro, in un capovolgimento della realtà che farebbe ridere se non ci fosse di mezzo alla violenza.

Siamo con lei, signor Presidente del Consiglio, quando difende il superbonus al 110 per cento prorogandolo al 2023 per i condomini. (Applausi). Non siamo con lei quando da questa proroga rimangono escluse le abitazioni unifamiliari, come sta accadendo. (Applausi). Vogliamo capire che l'importante ripresa economica in atto è dovuta soprattutto al boom del settore delle costruzioni conseguente al superbonus? Si tratta della misura più importante e impattante per una crescita felice attraverso la transizione a un'economia ecologica: limitarla è un grosso errore a cui cercheremo di porre rimedio. (Applausi).

Le ricordiamo, signor Presidente del Consiglio, che questa misura è strettamente connessa ad un'altra altrettanto importante, quella delle comunità energetiche e, più in generale, della produzione energetica da fonti rinnovabili. Si tratta di una norma targata al 110 per cento Movimento 5 Stelle, che potrà diminuire il costo delle bollette tanto aumentato. Questo è un altro tema che lei andrà ad affrontare in Europa e che dovrebbe forse anche affrontare con il ministro Cingolani, che - ci dispiace dirlo - a volte ci appare più innamorato degli inceneritori e del nucleare che del fotovoltaico.

Inoltre, già che c'è, signor Presidente del Consiglio, provi a far presente anche al ministro Giovannini che, in un provvedimento sbagliato, ora all'esame della Camera, proroga in un sol colpo la uniformazione dei concessionari alle nuove regole del decreto Genova e pure quelle delle subconcessioni nei distributori oil & non oil. Il che significa addio alle colonnine di autoricarica.

Avviandomi alla conclusione, signor Presidente del Consiglio, offro un consiglio non richiesto: fare di più per i cittadini, soprattutto gli ultimi. Non prenda come barometro del suo operato solo gli applausi di Confindustria. Cerchi gli applausi della gente normale; spieghi loro ciò che sta facendo oggi e che ha intenzione di fare domani. Parta dai dubbi e non dalle certezze. Si domandi come mai oggi ci sono più tensioni sociali rispetto al passato, quando non c'erano i vaccini e oggi c'è il crollo dei contagi. Il MoVimento 5 Stelle è stato e sarà sempre una forza leale ma allo stesso tempo intransigente, che non accetta accordi al ribasso a danno dei cittadini italiani. (Applausi).

Concludo augurandole buon lavoro e aspettando di conoscere gli esiti del Consiglio europeo. (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà.

FANTETTI (Misto-IeC). Signor Presidente, signor presidente del Consiglio Draghi, colleghi tutti, intervengo come coordinatore del movimento europeista, che fa parte della componente Idea e Cambiamo, ringraziando il collega Paolo Romani che ha rinunciato all'intervento. Una volta tanto abbiamo qualche minuto in più per parlare noi europeisti, visto che in questo Paese sembra che i media in particolare vogliano dedicare più spazio a chi è contro l'Europa rispetto a coloro che non sputano nel piatto in cui mangiano.

Noi siamo consci dell'importanza di questo Consiglio europeo e al riguardo abbiamo potuto visionare la documentazione fornita in modo ottimale congiuntamente dalla Camera dei deputati e dal Senato Repubblica. E invito tutti, anche chi ci ascolta, a consultare le relative pagine molto fitte e molto bene informate. Al riguardo le dico che non ho proclami da leggere ma solo qualche considerazione da svolgere. La prima è che noi siamo profondamente d'accordo con l'impostazione che lei ha dato questa mattina agli interventi svolti e, quindi, con la posizione che l'Italia avrà durante il Consiglio. D'altronde, nei mesi scorsi tutta la nostra attività è stata improntata proprio su questi temi e lo sarà anche prossimamente.

Ricordo che noi come europeisti su «europeisti.org» per primi, a marzo, quando sono stati firmati i relativi trattati e parlato della Conferenza sulla nuova Europa, abbiamo impostato con gli amici del Movimento federalista il concetto che questa occasione non deve essere sprecata per inserire la possibilità di modificare i trattati, proprio nell'ottica che abbiamo trattato dell'emigrazione, modificando quindi il Trattato di Dublino. Si tratta di un passaggio istituzionale obbligatorio che, se non viene affrontato dalla Conferenza per la nuova Europa, rappresenterà un'occasione persa.

Abbiamo già fatto quattro eventi sulla piattaforma europea della Conferenza sulla nuova Europa, trattando - ad esempio - il tema dell'evoluzione del mercato digitale che sarà al centro del Consiglio europeo; sulla sovranità dei dati abbiamo - per esempio - fatto rilevare l'importanza degli operatori italiani ed europei per contrastare il disegno egemonico degli over the top americani, utilizzando una propria architettura open source che possa far sì che il mercato europeo non sia solo un mercato delle licenze a disposizione degli americani, con tutto il rispetto per i nostri alleati.

Abbiamo poi operato nell'ambito del commercio. Siamo contenti che la nuova amministrazione americana possa sbloccare l'operatività del Tribunale della World trade organization (WTO), come pure che l'Unione europea pensi a un suo foro giuridico specifico in questo ambito. Lo abbiamo fatto dai tempi dell'Accordo economico e commerciale globale (CETA) e siamo particolarmente interessati a vedere gli sviluppi dell'azione dell'Unione europea nell'area indocinese con gli accordi con l'ASEAN.

Tutto questo dimostra l'importanza, la rilevanza e la centralità dell'Unione europea nel panorama globale. Questo dovrebbe sfidare l'onestà intellettuale di tutti noi e, in particolare, di alcuni colleghi e comprendere quanto rilevante sia per l'Italia giocare in questo campo. Il nostro campo di gioco è quello europeo e l'Italia ha non una missione fideistica al riguardo, ma un interesse razionale a farne parte. Si pensi - per esempio - all'importanza del nostro commercio con l'estero e al fatto di potersi muovere nell'ambito di accordi che l'Unione europea prende per conto di 450 milioni di abitanti piuttosto che di 60. Lo sanno bene i nostri amici del Regno Unito che sono usciti e che incontrano una serie di difficoltà non solo logistiche, ma anche nella negoziazione dei trattati internazionali che sono ormai evidenti.

Faccio una chiosa sugli amici del Regno Unito. Presidente Draghi, lei ha ricordato che noi siamo co-presidenti della COP26. L'Unione europea ha una sua integrità e una sua coerenza nel funzionamento, come - per esempio - l'attenzione ai temi ambientali. Gli amici inglesi di recente hanno rinunciato ad alcuni principi tecnici in tema di salvaguardia ambientale pur di concludere un accordo commerciale con l'Australia; un tema molto imbarazzante. Questo va a confermare ancora una volta l'integrità, la coerenza, l'aspetto precipuo dell'azione dell'Unione europea di cui noi siamo molto fieri, e siamo molto contenti di farne parte.

L'Unione Europea è un soft power. Abbiamo anche analizzato l'aspetto, e prossimamente, il 3 novembre, faremo un evento su di esso, relativo alla mancanza di una difesa europea comune. Ci sono pro e contro nella mancanza di un'azione comune in questo ambito e noi li analizzeremo in Senato il prossimo 3 novembre.

Vorrei ora confermare altri due aspetti. Il primo: nell'integrità dell'azione dell'Unione europea e nell'interesse dell'Italia a farne parte, c'è la coerenza, oltre che con i propri principi democratici e la salvaguardia dell'ambiente, anche con il rispetto delle proprie regole. Mi soffermo in particolare sui colleghi polacchi e sul punto della primazia della Corte europea di giustizia. Gli inglesi proprio su questo punto hanno basato la loro iniziativa che ha portato alla Brexit, negando cioè la primazia.

È chiaro, è un acquis comunitario, la primazia è un'acquisizione del diritto europeo. Non bisogna permettere all'attuale Governo polacco di scaricare sull'Europa e solo sull'esterno delle difficoltà interne: è un principio che non si può rinnegare.

D'altra parte, quando Montesquieu nel 1748 pubblicò "Lo spirito delle leggi", proprio teorizzando la separazione dei poteri, la Polonia sperimentava, con la Confederazione polacco-lituana, il principio del liberum veto, cioè il diritto di veto di ciascuno dei conti che rappresentavano le comunità polacca e lituana, che nel giro di pochi decenni ha portato alla dissoluzione di quella esperienza democratica. Potrebbe essere utile ricordare questo passaggio storico.

Noi riteniamo la separazione dei poteri e la lezione di Montesquieu un'acquisizione della nostra civiltà e della nostra cultura e su questo non possiamo venir meno. Credo che il Parlamento europeo faccia bene a ricordare alla Commissione il diritto da una parte e il dovere dall'altra di agire per far rispettare la rule of law, lo stato di diritto.

In ultimo, presidente Draghi, ho già ricordato che lei sarà il più europeo dei presenti al Consiglio europeo. Lo dico non solo per il fatto che il suo nome è scritto sulle banconote dell'euro che abbiamo in tasca, ma anche perché lei rappresenta una percentuale notevole di italiani residenti in Europa. Si tratta perlomeno di 3 milioni e mezzo di iscritti all'AIRE, ma in realtà il numero potrebbe anche essere il doppio. E lei ha pertanto questa responsabilità. Penso - per esempio - al fatto che, quando l'Unione europea si occupa di accordi commerciali - e prima o poi dovrà chiudere anche quelli con il Regno Unito e con la Svizzera - questo impatta su milioni di italiani.

In ultima analisi, concludo con un tema meno aulico, ma molto coerente con il collegio e con la constituency che rappresento. Noi abbiamo fatto uno sforzo che è stato premiato, l'anno scorso, con l'approvazione di disposizioni di legge per il riconoscimento della ristorazione italiana all'estero, che rappresenta la vetrina del made in Italy, nonché la maggiore tutela contro l'Italian sounding. Abbiamo visto con piacere che il presidente Macron l'ha invitata in un ristorante francese per un vertice. Noi le chiediamo di rispondere in altrettanti termini, quando e dove lo potrà considerare utile, perché tantissimi ristoranti italiani all'estero, che sono gli ambasciatori del made in Italy, sarebbero fieri di ospitare un incontro istituzionale. Noi veniamo da un presenza all'Anuga, che è la maggiore fiera agroalimentare del mondo, in cui abbiamo pubblicamente presentato queste disposizioni di legge; stiamo aspettando da nove mesi il decreto di attuazione. Le chiediamo anche questa attenzione, come ex italiano all'estero e come rappresentante dei tanti italiani in Europa. Per favore andiamo avanti e, nel frattempo, buon lavoro e buon Consiglio europeo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Girotto. Ne ha facoltà.

GIROTTO (M5S). Signor Presidente, gentile Presidente del Consiglio, colleghi, chiedo attenzione su un punto all'ordine del giorno del Consiglio europeo, ovvero l'aumento del prezzo dell'energia, sul quale condivido molto di quanto da lei esposto nel suo intervento, presidente Draghi. È una questione con cui avremo a che fare ancora per molti mesi, con conseguenze economiche molto preoccupanti sia sul lato dell'inflazione, sia per il pericolo di un rallentamento o addirittura di un'interruzione della ripresa. Questa situazione ha coinvolto tutti gli Stati, anche quelli più nuclearisti, legati comunque alle stesse regole di formazione dei prezzi sui mercati internazionali. Il Governo ha già dato alcune risposte, intervenendo con sussidi sulle bollette. Ma una politica di sussidi non può essere la soluzione strutturale: è doverosa - per carità - ma non risolve il problema nel medio-lungo periodo. Solo con azioni strutturali sul mercato dell'energia in ambito europeo e nazionale il problema potrà essere risolto.

La confusione alimentata dai media non ha poi aiutato a inquadrare fin da subito le reali cause. Si sono dovuti scomodare von der Leyen e Timmermans per fare chiarezza sull'argomento e ribadire che l'unica alternativa possibile sono le rinnovabili e l'efficienza energetica. (Applausi). Si può non essere d'accordo, ma è la posizione europea, che condividiamo. E lo dimostra la tempesta perfetta in corso: un forte aumento dei prezzi del gas, che si è verificato in questi mesi per la combinazione di situazioni strutturali e congiunturali che potrebbero perdurare. Il sistema energetico nazionale e europeo, fortemente dipendente dal gas, pur disponendo di un sistema di infrastrutture diversificato, non ha potuto sottrarsi alle dinamiche degli aumenti di prezzo.

Veniamo alle proposte. Qualcuno suggerisce di ritornare alle produzioni nazionali, e cioè di aumentare le trivellazioni sui suoli e nei mari italiani, per avere gas e petrolio a buon mercato. Ma questi gas e petroli sarebbero estratti da operatori privati e prezzati sempre e comunque sui mercati internazionali, rimanendo quindi legati alle attuali dinamiche di prezzo, che non controlliamo. (Applausi).

Dubito fortemente poi che tali operatori privati siano disponibili a effettuare nuovi e costosi investimenti senza avere certezza dei ritorni economici. Sappiamo che il settore fossile è fortemente cost intensive e gli investimenti abbisognano di diversi anni prima di essere ammortizzati. Inoltre, il quadro politico nazionale, a seguito anche dei nostri referendum, si sta predisponendo a un forte giro di vite in senso restrittivo: basta leggere la proposta di Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PITESAI) che dispone un restringimento delle aree marine trivellabili e il divieto di nuovi pozzi di petrolio in terraferma, con forti limitazioni anche sul gas.

Pertanto, nella sua recente comunicazione, la Commissione propone di sostenere imprese e consumatori, in particolare quelli in difficoltà, ma soprattutto di rafforzare la nostra indipendenza energetica tramite la transizione all'energia pulita: il modo migliore, secondo la Commissione, per scongiurare altri shock futuri. Per questo tale transizione deve essere accelerata, in linea anche con gli impegni internazionali su clima ed energia. In egual modo la pensa anche l'Agenzia internazionale per l'energia, in passato sempre relativamente pro-fossile e sempre relativamente prudente. Ora invece, nel suo recentissimo rapporto di luglio, che sicuramente lei, signor Presidente, avrà letto - o le sarà stato riassunto - l'Agenzia afferma con totale assolutezza che non ci dovranno essere ulteriori investimenti in fonti fossili. Stop a nuovi investimenti in fonti fossili: lo dice l'Agenzia internazionale dell'energia. (Applausi).

Il MoVimento 5 Stelle condivide appieno tali proposte. Il processo di transizione energetica deve essere rapido, per un semplice motivo: è economicamente conveniente. Signor presidente Draghi, quando mi rivolgo a lei, so che di economia se ne intende e quindi capisce perfettamente. Prima lo facciamo, più risparmiamo e quindi più guadagniamo. Rinnovabili ed efficienza energetica hanno un ruolo chiave: il primo a dirlo fu Nicholas Stern, addirittura nel 2007, quattordici anni fa, ma da allora sono tantissimi gli studi autorevoli che ribaltano la narrativa dei costi maggiori rispetto ai benefici per la transizione e invece dimostrano che prima si fa e prima si può risparmiare denaro, nell'ordine di migliaia di miliardi di dollari. Quindi, sostenere le rinnovabili e investire su strumenti come le comunità energetiche e i superbonus al 110 per cento è la chiave per ridurre in modo strutturale i costi energetici e calmierare la crisi in atto. Significa passare a un modello rinnovabile, decentrato, efficiente e molto più resiliente e legato a dinamiche economiche non rischiose.

I numeri già adesso lo dimostrano. Recentemente il Gestore dei servizi energetici (GSE) ha calcolato che le oltre 750.000 famiglie e utenze domestiche, che nel nostro Paese hanno già realizzato un impianto fotovoltaico o altro a fonte rinnovabile in autoconsumo, hanno evitato e scansato per un terzo l'aumento del costo dell'energia, perché in parte usano la loro energia autoprodotta. Vantaggi simili ci sono stati anche per le quasi 110.000 imprese, che ugualmente hanno realizzato un impianto a fonte rinnovabile, con cui si autoalimentano. A ciò si aggiungano naturalmente i risultati in termini di risparmio e di riduzione degli approvvigionamenti, conseguiti grazie agli interventi di efficientamento, spinti anche dal superbonus: sono fatti che dimostrano come questi interventi abbiano ridotto gli aumenti recenti. Quindi, implementare il modello dell'autoconsumo dell'energia rinnovabile sposta i risparmi e, quindi, i guadagni a favore dei cittadini, delle imprese e delle autorità locali. E questo si può fare attraverso la costituzione di comunità energetiche da loro stessi gestite. (Richiami del Presidente). Crediamo poi sia di fondamentale importanza prorogare l'applicazione del superbonus anche agli immobili unifamiliari (Applausi). Sono strumenti che vanno sostenuti anche per rafforzare la filiera tecnologica e produttiva nazionale e offrire al sistema economico un importante valore aggiunto, scongiurando il rischio di crisi.

Signor Presidente, colleghi, quelle che per motivi di tempo sono state solo accennate sono soluzioni reali, concrete e a portata di mano e abbracciano una visione che, se perseguita, porterà un miglioramento strutturale delle condizioni economiche, ambientali e sociali. Come MoVimento 5 Stelle facciamo appello alla sua responsabilità e a quella del Governo, affinché sui tavoli decisionali, europei e non, venga sostenuto e implementato un modello energetico rinnovabile, efficiente, decentrato e spinto verso l'elettrificazione dei consumi.

Questo va fatto anche... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Girotto, la Presidenza l'autorizza a consegnare la restante parte del suo intervento per allegarlo al Resoconto della seduta odierna.

È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà.

NASTRI (FdI). Signor Presidente, il Consiglio europeo convocato per il 21 e 22 ottobre tra i temi all'ordine del giorno avrà proprio il recente aumento dei prezzi dell'energia e le possibili misure da adottare a livello sia nazionale che europeo per affrontare le ripercussioni degli aumenti dei prezzi stessi.

Il primo commento che mi sento di fare è il seguente: finalmente! Sono due mesi che gli italiani sono letteralmente terrorizzati dagli annunci degli aumenti folli dei prezzi dell'energia. Come nel gioco del lotto, si susseguono i numeri: prima il 30, poi 40 e infine il 60 per cento di aumento rispetto all'anno precedente. Presidente, è una sorta di tassa occulta che colpirà soprattutto le famiglie, i lavoratori e le imprese, che sono già stremati da una pandemia cui questa maggioranza non ha saputo rispondere in modo efficace e con prontezza.

Do, però, atto a questo Governo, dopo l'iniziale e anche improvvido annuncio del ministro Cingolani, di aver cercato in qualche modo di trovare una soluzione. Signor Presidente, se pensa di risolvere con tre miliardi di euro le conseguenze di questa tassa occulta, le dico subito che sbaglia. Infatti, se continua un aumento dei prezzi delle materie prime, purtroppo i tre miliardi risulteranno insufficiente sia nel medio, ma soprattutto nel lungo periodo.

Contemporaneamente alle risorse per tamponare, ci vuole a livello europeo un'iniziativa per combattere un tema globale e che non riguarda soltanto il nostro Paese. Ci auguriamo che l'intervento europeo sia tempestivo e non sia il solito pannicello caldo, ovvero un rinvio.

Va preso atto che questo spettro si aggira per l'Europa dall'inizio della stagione invernale. I prezzi dell'energia che determinano quelli di luce e gas pagati dai cittadini sono in forte aumento. I rincari sono destinati a salire, soprattutto se si verificassero interruzioni impreviste nelle forniture di gas o forti ondate di freddo, che chiaramente andrebbero a incrementare la domanda e di conseguenza anche i costi. Le risposte incerte dell'Europa non aiutano a calmare queste prospettive cupe e i consumatori europei. Questo agire incerto non consente di instaurare alcun tipo di fiducia nelle imprese che dovrebbero comunque investire capitali per avere remunerazione per un lungo periodo. E ciò è ancora più necessario in un momento di ripresa economica, come dicevo prima. Come si può immaginare, se in questa fase si trovano a fronteggiare un quadro economico così incerto, cosa potranno fare e come potranno organizzare la loro attività con costi non chiari e che potrebbero subire anche delle improvvise impennate?

Signor Presidente, stiamo chiedendo una programmazione e una visione futura, chiara e non balbettante. Non dobbiamo perseguire per forza la linea della transizione ecologica a tutti costi, perché parlare di green e di energia pulita non ha senso per i cittadini se gli stessi subiscono un aumento del 50 o 60 per cento del costo delle bollette.

Signor Presidente, è inutile sbandierare l'adeguamento del mercato energetico europeo alla norma per la tutela del consumatore debole se poi la stangata arriva nei mesi invernali, ma soprattutto senza alcun tipo di preavviso. Chiediamo meno annunci e meno idealizzazione della realtà: servono più pragmatismo e soluzioni concrete. Bisogna avere una lungimiranza.

Signor Presidente, è questo che manca. È questo che chiedono i cittadini ed è ciò che Fratelli d'Italia chiede a lei di rappresentare in Europa.

Bisogna fare chiarezza, una volta per tutte, sulla linea di politica energetica del nostro Paese e soprattutto sui target da raggiungere. Tuttavia, questo non va fatto mese per mese, ma anno per anno, a livello europeo ma anche a livello nazionale, perché non si possono prevedere misure di agevolazione per l'efficientamento energetico come il superbonus 110 e poi non prorogarne la durata o garantire una stabilizzazione di medio-lungo periodo.

Non è pensabile attendere ogni anno la legge di bilancio per quanto riguarda le misure come il bonus energetico o lo sconto in fattura, che hanno rappresentato - nel bene e nel male - il vero volano dell'economia reale del nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda l'edilizia.

Signor Presidente, chiediamo che si abbia lungimiranza e soprattutto efficienza e concretezza per dare le risposte di cui i cittadini hanno bisogno in questo momento, soprattutto dopo la pandemia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà.

STEFANO (PD). Signor Presidente, Presidente del Consiglio, membri del Governo, colleghe e colleghi, ci ritroviamo qui oggi a svolgere una discussione in vista del prossimo Consiglio europeo che si terrà domani e venerdì, come è noto a tutti. Si tratta di un appuntamento divenuto ormai prassi del Parlamento, che permette a noi parlamentari di conoscere e comprendere meglio i temi all'ordine del giorno, di discuterne insieme e di provare a fornire al Governo atti di indirizzo che lo possano supportare nell'azione politica. In questo senso, il presente dibattito - e parlo anche del mio ruolo istituzionale di Presidente della Commissione affari europei del Senato - ha una valenza politica fondamentale, perché ci permette di entrare nelle dinamiche politiche del Consiglio europeo, di coglierne meglio il funzionamento nelle relazioni tra gli Stati.

Con questo spirito ci siamo preparati per la seduta di oggi, con una risoluzione, che voteremo da qui a breve, a cui abbiamo lavorato nei giorni scorsi insieme al sottosegretario Amendola, che ringrazio per la sua disponibilità e sensibilità, e con il contributo di tutti i Gruppi che compongono la maggioranza di Governo: la risoluzione è stata sottoscritta da tutti.

È stato un lavoro articolato, che ha permesso di raggiungere una sintesi, che è nel compendio dei vari punti della risoluzione sottoscritta. Naturalmente, ci siamo attenuti ai punti contenuti nell'agenda del Consiglio europeo: la lotta al Covid, il digitale, i fenomeni migratori nella loro dimensione esterna, così come richiesto dal nostro Governo.

Abbiamo, poi, discusso anche di altri punti - magari ne stiamo discutendo anche qui oggi - che non sono formalmente all'ordine del giorno, ma che attraversano l'agenda politica di questi giorni. Mi riferisco, signor Presidente, al tema dello Stato di diritto e alla sua declinazione particolare - volendo usare un eufemismo - che viene fatta in Stati come Ungheria e Polonia. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa anche con la vice presidente Jurova, alla quale abbiamo manifestato tutte le nostre più vive preoccupazioni.

C'è il dialogo sullo Stato di diritto, una procedura informale che abbiamo avviato qualche anno fa proprio sotto la nostra Presidenza dell'Unione; c'è il tema della procedura dell'articolo 7 del Trattato; ci sono le procedure di infrazione. Con questi strumenti penso che l'Unione europea possa garantire il rispetto delle regole da parte di tutti gli Stati che ritengono di porsi al di sopra del diritto europeo, disconoscendo di fatto - come ha fatto di recente la Polonia - il principio della primazia del diritto europeo sugli Stati.

Se ne discuterete al Consiglio europeo, signor Presidente, magari anche a margine dei lavori ufficiali, è importante che arrivi da parte dell'Italia, che è e deve essere a fianco delle istituzioni europee, la riaffermazione di uno dei principi fondamentali nella costruzione della Casa europea, che va difeso e confermato ove venga messo in discussione.

Chiarito questo incipit, mi riporto ai temi all'ordine del giorno. Signor Presidente, l'Italia sta faticosamente, ma sempre più decisamente, risalendo la china dopo il drammatico periodo della pandemia, con un'azione di Governo vigorosa e incisiva, che il suo Governo, il nostro Governo, presidente Draghi, sta portando avanti in questi mesi e che ha già permesso di recuperare molti posti di lavoro, la fiducia nel futuro e una forte credibilità internazionale.

Ora sta a noi, classe dirigente del Paese, renderci meritevoli di questa fiducia, dando seguito alle tante sfide racchiuse nel PNRR. Ci abbiamo lavorato tanto, anche qui in Parlamento, e ora dobbiamo provare a raccoglierne i frutti, visto che le riforme e gli investimenti del Piano permetteranno alla comunità italiana di risollevarsi dopo i durissimi mesi della pandemia. Essi ci dovranno aiutare a riconnetterci alle migliori tradizioni industriali del nostro Paese e a riannodare i fili di un rapporto con le istituzioni europee e con gli altri Stati membri che sia all'altezza della sfida che abbiamo davanti.

Nella risoluzione che ci accingiamo a votare, signor Presidente, troverà diversi punti che le voglio evidenziare, con dei flash, come punti qualificanti della posizione del Senato. Abbiamo avuto contezza di alcune lacune nella costruzione europea per quanto riguarda il tema della sanità, che è vero essere di competenza nazionale, ma di cui è possibile esercitare meglio a livello europeo alcune competenze. Il vaccino ne è stato l'esempio più evidente. Per questo chiediamo al Governo di sostenere la finalizzazione del pacchetto legislativo relativo all'Unione europea per la salute, per offrire un'assistenza sanitaria di qualità e ridurre le diseguaglianze.

Chiediamo anche al Governo di sviluppare il tema del digitale, continuando a perseguire contestualmente gli obiettivi della strategia UE per la sicurezza cibernetica, anche al fine di contribuire allo sviluppo di capacità industriali e di difesa realistiche e credibili nel rispetto delle prerogative nazionali. Come pure chiediamo al Governo di fare dei passi in avanti per arrivare ad una gestione strutturale europea del fenomeno migratorio, superando l'evidente stallo negoziale e politico relativo alla gestione dei flussi.

Signor Presidente, abbiamo davanti uno scenario complicato, ma con la sua autorevole guida l'Italia sta facendo una parte importante, ancora più decisiva in una situazione in cui la Germania sta attraversando un momento di transizione politica e la Francia si avvicina alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Abbiamo il dovere di crederci e di giocare la partita con il ruolo che ci compete. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Giammanco. Ne ha facoltà.

GIAMMANCO (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, presidente Draghi, la pandemia che ha sconvolto il mondo ha inciso significativamente anche sulle politiche dell'Unione europea. Di fronte al dolore e ad un'economia martoriata, abbiamo finalmente visto un'Europa solidale, degna del progetto dei suoi padri fondatori.

In questo contesto, l'Italia si è trovata ad essere dapprima semplice beneficiaria delle decisioni storiche prese dall'Unione: mi riferisco al PNRR, grazie alla lungimiranza della cancelliera Merkel e del presidente Macron. Oggi, invece, grazie al suo arrivo a Palazzo Chigi e alla forza di una parte maggioritaria di questo Parlamento, che ha deciso di sostenere il suo Governo andando oltre i meri interessi elettorali, il Paese si trova nella condizione di poter giocare un ruolo trainante e da protagonista nell'Unione.

La tornata elettorale tedesca ci consegna, infatti, una Germania più fragile, nella quale pezzi della maggioranza che sembra configurarsi sono promotori di politiche di austerity; ipotesi che va assolutamente scongiurata, perché quelle politiche hanno fallito e riattivarle segnerebbe una battuta d'arresto nel processo di crescita e integrazione europea.

Nel prossimo Consiglio, quindi, sarà importante continuare a lavorare nel solco della solidarietà, mantenendo al centro dell'azione coordinata degli Stati la lotta al Covid-19 fino a quando non lo avremo sconfitto. L'Italia, anche grazie alla scelta coraggiosa del green pass, ha raggiunto risultati soddisfacenti nelle vaccinazioni. L'efficacia delle misure di contenimento del virus ci stanno finalmente facendo uscire dall'emergenza.

Apprezziamo la chiarezza e la determinazione del Governo nel voler tutelare la salute pubblica, consci della necessità di non abbassare la guardia.

L'attenzione va mantenuta alta, per evitare ciò che sta accadendo in Paesi come il Regno Unito, dove il "liberi tutti" ha fatto riesplodere i contagi, o la Russia, dove la scarsa copertura vaccinale ha fatto registrare nelle ultime ventiquattr'ore oltre mille decessi.

La pandemia ci ha insegnato che il virus non ha frontiere. È quindi fondamentale che prosegua l'impegno comune contro questo nemico invisibile, per evitare che una situazione a macchia di leopardo possa far precipitare di nuovo le cose. Ciò passa anche dalla necessità, Presidente, che vi sia un maggiore impegno nella lotta alle fake news, che viaggiano veloci sulla Rete e che condizionano il comportamento di molti.

Oltre al Covid-19, diversi sono i temi sul tavolo del Consiglio europeo ma, nonostante formalmente all'ordine del giorno non ci sia il tema Polonia, vista la lettera dei dodici Paesi con la quale si chiede di valutare la costruzione di un muro a protezione delle frontiere, per scoraggiare l'arrivo di migranti, ritengo comunque doverosa in questa sede una riflessione su questi due accadimenti. In rappresentanza di un partito, Forza Italia, che ha nell'europeismo uno dei suoi principi fondanti, non possiamo che rimanere perplessi di fronte a quanto deciso dal tribunale costituzionale di Varsavia, che ha messo in discussione il carattere sovranazionale dell'Unione. Su questo credo sia urgente un chiarimento, per evitare fughe in avanti di altri Stati membri, che altro non farebbero che minare lo spirito e la costruzione di un'Unione su cui faticosamente, a piccoli passi, stiamo lavorando.

La questione posta dal tribunale polacco, presidente Draghi, ci pone, inoltre, di fronte a una questione dirimente: cosa si vuol far decidere all'Europa? Ricorrendo a quale metodo? Le decisioni all'unanimità paralizzano l'azione. Vogliamo provare ad assoggettare altre materie al metodo comunitario? Mi riferisco, per esempio, alle politiche fiscali, per cui l'Italia paga un prezzo molto alto alla mancanza di armonizzazione in materia di imposte dirette, dovuta proprio alla logica dell'unanimità. Credo che la sentenza polacca ponga anche la questione di cosa vogliamo diventi l'Europa dei prossimi anni.

Per quanto riguarda, poi, l'iniziativa dei dodici Stati membri volta a un controllo rafforzato delle frontiere via terra, è evidente che, semmai ciò si dovesse verificare, il nostro Paese subirebbe un ulteriore intensificarsi dei flussi migratori via mare, in arrivo sulle coste meridionali attraverso la rotta turca, anche a seguito dell'aggravarsi della crisi afghana. Il populismo cerca di dare risposte semplici a problemi complessi, ma i problemi restano tali, con la lente ideologica di chi vorrebbe, da un lato, innalzare muri e, dall'altro, spalancare le frontiere.

Grazie all'iniziativa italiana, il tema migratorio è stato affrontato dal Consiglio europeo di fine giugno come non accadeva dal 2018. Nelle conclusioni di quel Consiglio è stato chiesto alla Commissione di presentare dei piani di cooperazione nei confronti dei Paesi che maggiormente pongono problemi di flussi verso l'Italia; tra questi ci sono l'Afghanistan, la Libia, la Tunisia, la Nigeria, il Marocco. La Commissione è stata, inoltre, invitata a ricorrere ai finanziamenti necessari.

Come lei, riteniamo che tutte le rotte del Mediterraneo abbiano pari dignità. È indispensabile, dunque, che, con la riedizione dell'ingente contributo alla Turchia, il prossimo Consiglio europeo dia la spinta decisiva a definire e finanziare la cooperazione anche verso gli altri Paesi d'origine e transito, che devono essere messi nelle condizioni di prevenire le partenze e di avere strumenti efficaci per lo sviluppo. E ovviamente - ma questo l'abbiamo detto decine di volte - serve riformare l'accordo di Dublino.

Il Consiglio affronterà anche questioni relative alle relazioni esterne e a impegni internazionali. Il ruolo dell'Europa nel mondo non può prescindere da una politica estera e di difesa comuni, come chiedono da tempo Forza Italia e il nostro presidente Berlusconi. Se vogliamo un'Unione forte dobbiamo far comprendere agli amici europei che politica estera e di difesa sono strettamente interconnesse. Ma - e questo è il punto essenziale - dobbiamo intendere le politiche europee nel senso proprio del termine, mettendo in comune le scelte e assoggettandole alla regola della maggioranza.

Nei prossimi giorni a Bruxelles si discuterà anche del recente aumento dei prezzi dell'energia e delle misure da adottare per ridurre le ripercussioni sulla nostra economia. Signor Presidente, mettiamo in sicurezza famiglie e imprese e sfruttiamo al massimo le opportunità che ci offre la Commissione europea e gli strumenti che ci consente di adottare a livello nazionale; tra questi, proroghe temporanee per il pagamento delle bollette, sostegni al reddito, aiuti alle aziende, sgravi fiscali mirati. Come lei ha ricordato, Presidente, sono già stati fatti dei primi passi, ma proseguiamo su questa strada con coraggio: ridaremo ossigeno agli italiani.

Concludo con una riflessione sul Patto di stabilità e crescita, sulla cui revisione siamo tutti d'accordo, penso.

Nelle prossime settimane si aprirà il dibattito sul tema e quanto più l'Italia saprà portare avanti le riforme e gli investimenti previsti dal PNRR, rispettando la tempistica che ci siamo prefissi, tanto più potremo chiedere flessibilità e l'esclusione di alcune spese per investimenti, come quelle collegate alle energie rinnovabili e al digitale. Bisognerà convincere gli altri Stati membri e il rispetto degli impegni presi sarà sicuramente il miglior viatico.

Alla luce di tutto ciò, Presidente, le auguro un buon lavoro e non solamente in vista del Consiglio europeo, perché da qui ai prossimi mesi ci sarà davvero tanto da fare e noi collaboreremo con lo spirito che fino a oggi abbiamo avuto. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà.

BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, il Consiglio europeo convocato per domani e venerdì andrà ad affrontare delle tematiche importanti: la pandemia, il digitale, il clima, la biodiversità, i prossimi vertici con Asia ed Europa, i prezzi dell'energia, l'immigrazione.

Quando questo Parlamento ha approvato il Piano nazionale di ripresa e resilienza lo ha fatto consapevole che quei 235 miliardi di euro sono vincolati a delle riforme che il nostro Paese dovrebbe fare con scadenze fisse. Al fine di poter rispondere alle scadenze degli investimenti previsti, come Lega abbiamo da subito proposto di adeguare la normativa sul codice degli appalti a quella europea e di dar seguito alle indicazioni dell'Unione per una seria riforma della giustizia. Anche per questo, proprio in questi mesi come Lega abbiamo raccolto, grazie ai nostri volontari, centinaia di migliaia di firme in migliaia di piazze italiane su sei quesiti referendari, per essere da sprone al Parlamento ad attuare una seria e concreta riforma della giustizia, che tuteli realmente tutti i cittadini italiani e risponda così ai vincoli imposti da Bruxelles. Noi, con la nostra azione referendaria, vogliamo dare la possibilità agli italiani di esprimersi in una delle forme più alte della democrazia e della partecipazione democratica diretta, in modo tale da evitare che qualcuno, anche di questa maggioranza, possa ridimensionare o addirittura far naufragare una riforma che i cittadini aspettano da anni e che sarà prodromica all'ottenimento delle risorse del PNRR, fondamentali per la ripresa del nostro Paese.

Sul tema immigrazione, signor Presidente, i dati parlano chiaro: dall'inizio dell'anno sono sbarcati sulle nostre coste 50.450 clandestini irregolari (dato al 19 ottobre 2021), il tutto mentre la tanto invocata solidarietà europea non decolla assolutamente, lasciando il nostro Paese completamente solo. Nello stesso periodo del 2020 si sono registrati 26.168 ingressi e nel 2019 9.148. Le ricordo, signor Presidente, che la difesa dei confini nel 2019 è costata all'allora ministro Matteo Salvini ben due processi: un fatto senza precedenti nella storia repubblicana. (Applausi).

Noi più volte abbiamo apprezzato le sue parole di richiamo alla responsabilità congiunta dei Paesi dell'Unione europea. Non è accettabile che mentre il nostro Paese lotta quotidianamente nella gestione dei migranti, vi siano Paesi, come la Danimarca, dove i democratici di sinistra fanno approvare a larghissima maggioranza mozioni per evitare persino di avere gli hotspot sul suolo danese. Queste sono politiche discriminatorie non solo nei confronti dei migranti, ma anche e soprattutto nei confronti dell'Italia e degli italiani, alla faccia di ogni idea di ricollocamento e gestione condivisa. Questa sarebbe la sinistra europea che si fa chiamare socialdemocratica. (Applausi).

Noi, Presidente, dobbiamo trovare un meccanismo strutturato, stabile e permanente di redistribuzione obbligatoria dei migranti, che giungono sul territorio dei Paesi dell'Unione europea; o questo, o continueremo a veder morire persone nel Mediterraneo e ad avere un'Italia lasciata sola dagli altri Stati europei.

Un'attenzione particolare va posta alla difesa del nostro agroalimentare.

Troppe volte ci siamo sentiti soli a difendere la nostra agricoltura e la nostra pesca. Ancora una volta chiediamo che il Parlamento italiano si presenti unito nel difendere le nostre eccellenze. Ultima, in termine cronologici, è quella del vino Prosecco, una denominazione che rischia di essere bannata dal Prošek croato, che andrebbe a inficiare una delle produzioni italiane di eccellenza. È un italian sounding all'interno dell'Unione europea e questo non va assolutamente bene. (Applausi). Abbiamo già affrontato questo argomento, in Assemblea con il Ministro competente e in Commissione agricoltura con una risoluzione approvata all'unanimità e che presto arriverà in Assemblea. Ma lei, signor presidente Draghi, si deve impegnare in prima persona per difendere questa nostra eccellenza che vale 500 milioni di bottiglie e oltre 2,4 miliardi di fatturato al consumo.

Con riferimento agli interventi finalizzati all'attuazione delle politiche del green deal europeo, in particolare alle misure di contenimento delle emissioni di anidride carbonica, esse devono necessariamente essere perseguite in maniera graduale senza impattare sulle abitudini alimentari e gli stili di vita dei consumatori, ed orientate ad un consumo equilibrato di tutti gli alimenti, secondo il modello della dieta mediterranea, a conferma della centralità del ruolo del food made in Italy per l'economia nazionale. Non abbiamo bisogno di lezioni da chi ci vuole imporre la carne sintetica o il cibo universale. (Applausi).

Signor Presidente, noi vogliamo che il consumatore possa liberamente scegliere anche in base alla stagionalità alimentare, perché, come lei ben sa, la natura ogni mese ci offre prodotti diversi. Il rispetto della stagionalità si riflette anche e soprattutto nel rispetto dell'ambiente e del pianeta, e ci permette di nutrirci con prodotti di qualità superiore ad un prezzo inferiore, perché i prodotti ci sono e sono freschi. (Applausi).

Occorre poi che l'Unione europea riconosca la strategicità delle filiere agroalimentari italiane, dal grano duro alla pasta, all'olio, all'ortofrutta, al florovivaismo, con particolare riferimento alla straordinaria potenzialità del nostro settore zootecnico (latte, carne, uova). Nei riguardi di questo settore è opportuno mettere in campo più azioni volte, da un lato, ad aumentare la redditività delle imprese, degli agricoltori, dei contadini e, dall'altro, a garantire la sostenibilità degli investimenti sia per quanto riguarda in primis il benessere animale, sia anche per la salvaguardia dell'ambiente.

Le cito questo tema non a caso: proprio ieri il Parlamento europeo ha scritto una pagina piena di ombre sul futuro dell'agricoltura e della zootecnia. Infatti, sta discutendo proprio in queste ore una relazione di iniziativa sul farm to fork, la strategia europea che dovrebbe declinare tutti questi obiettivi. Siamo partiti col piede sbagliato: la Commissione europea procede a tappe forzate, senza una valutazione di impatto complessivo, derubricando gli esiti negativi di diversi studi già pubblicati. Sia gli studi del Dipartimento di Stato americano sia quelli della Commissione sottolineano la perdita pesante di produttività delle aziende agricole europee, con il conseguente aumento dei prezzi, il rischio conseguente dell'aumento incontrollato delle importazioni, la possibile spirale negativa del settore zootecnico ancora nel mirino dell'ambientalismo da salotto per colpe che derivano da un approccio ideologico e non scientifico al tema della sostenibilità e del benessere animale.

Un ultimo tema riguarda i cambiamenti climatici. Signor Presidente, nel nostro Paese l'agricoltura ha sofferto negli ultimi dieci anni una perdita di 14 miliardi di euro a causa della siccità, dei nubifragi, delle alluvioni e dei cambiamenti climatici in corso. Occorre pensare a una politica di sostenibilità sulle infrastrutture, soprattutto per quanto riguarda l'irrigazione. Il cibo è fatto per il 90 per cento di acqua e questo è un tema che non dobbiamo dimenticare. Sono partiti i primi progetti finanziati, ma occorre fare di più: bisogna riuscire a dare una regia corretta alla normativa sugli appalti e una garanzia che i produttori agricoli possano essere sicuri che gli investimenti che mettono in campo vengano realizzati.

Signor presidente Draghi, prima ha ben detto che l'intervento dello Stato è necessario per tanti temi, e penso che su questo sia fondamentale.

Buon lavoro, presidente Draghi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signor Presidente, gentile Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, parto dalla seconda parte del suo discorso e tornerò poi sulla parte incentrata sull'aspetto sanitario.

Lei ha sottolineato l'importanza dell'intervento dello Stato per potenziare o addirittura far nascere i processi di transizione ecologica e digitale, ma a nostro avviso anche altri settori dell'economia necessitano di interventi pubblici per creare ricchezza, posti di lavoro e intere filiere produttive. A questo proposito, speriamo che ci si possa presto liberare di un pregiudizio antistorico e antieconomico, secondo cui l'intervento dello Stato è distorsivo del mercato o non efficiente. Al contrario, se portato avanti nella maniera giusta, è motore di progresso e sviluppo, come sta dimostrando la misura da noi fortemente voluta del super bonus 110 per cento.

In proposito, lei ha fatto riferimento all'aumento dei costi di alcune materie prime. Ciò è avvenuto particolarmente nel campo dell'edilizia e probabilmente a causa di un orizzonte limitato temporalmente del super bonus 110 per cento. Se fosse stato prorogato quando il MoVimento 5 Stelle lo ha chiesto, ciò avrebbe consentito una migliore programmazione e, conseguentemente, nessuno o un limitato incremento dei prezzi rispetto a quello che, purtroppo, invece riscontriamo.

Riguardo alla transizione digitale, l'obiettivo è che insieme all'Europa tutta si consolidi la sovranità digitale europea e in questo settore primario dell'economia si creino tanti posti di lavoro. Il digitale è un settore che può svilupparsi e rafforzarsi solo se si investe pesantemente nella formazione di elevate professionalità e specializzazione in un numero molto superiore all'attuale. Questo significa programmare, fin dalla scuola primaria, lo sviluppo delle competenze matematiche e scientifiche integrate nei nostri valori tradizionali umanistici ed etici, con l'obiettivo di precorrere i tempi per l'acquisizione di competenze fondamentali per realizzare la trasformazione digitale nel ruolo di protagonista e non di mera merce. Per questo servono insegnanti preparati e qualificati e occorre investire su di loro. Il tema delle competenze e del capitale umano deve essere al primo posto, anche perché è proprio qui che siamo più deboli, collocandoci all'ultimo posto tra i ventotto Paesi dell'Unione europea, secondo l'indice DESI.

Sul tema della cybersecurity siamo molto soddisfatti per l'istituzione dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Si tratta di una presenza fondamentale per la difesa dei nostri asset strategici pubblici e delle nostre aziende private. Abbiamo investito per reclutare nell'Agenzia i migliori professionisti e in qualità sufficiente a svolgere il ruolo loro affidato. Chiediamo, d'altra parte, che anche i cittadini vengano tutelati quando si tratta di gestione dei dati personali. Il Garante per la protezione dei dati personali è ancora sottodimensionato e abbiamo la necessità di investire risorse e potenziarlo.

Tornando invece alla parte iniziale del suo intervento, il prossimo Consiglio europeo avrà tra i punti all'ordine del giorno la situazione epidemiologica e vaccinale. Questo punto ancora una volta, vede, andare il nostro Paese nella giusta direzione, grazie alle coraggiose misure adottate. In primis, una virtuosa campagna vaccinale ha dimostrato non solo un'ampia risposta da parte dei cittadini (alla data odierna l'81,55 percento della popolazione over 12 è vaccinata), ma anche una sicura e incontestabile efficacia dei vaccini approvati dall'EMA e dall'Agenzia italiana del farmaco.

Non solo, la misura del green pass e il recente ampliamento dei luoghi nei quali è obbligatorio esibire la certificazione verde (con particolare riferimento a quelli di lavoro) hanno permesso e permetteranno, come speriamo, un costante calo dei contagi, a dimostrazione - occorre ribadirlo ancora - dell'efficacia dei vaccini e di un'efficiente e prudente gestione dell'emergenza epidemiologica, che ci vede sempre in prima linea rispetto agli altri Paesi. Ciò emerge anche in considerazione dei dati di altri Paesi, come Romania, Lettonia o Regno Unito, che certamente differiscono dai nostri non solo per l'aumento dei contagi, ma anche per l'allentamento delle restrizioni istituite per arginare la crisi pandemica.

L'incremento dei casi in questi Paesi dimostra quanto le misure di limitazione e di controllo dei contagi siano ancora necessarie.

Quanto esposto, però, secondo il MoVimento 5 Stelle non può prescindere da alcune modifiche, dal calmierare il prezzo dei tamponi cosiddetti antigenici fino, qualora la situazione epidemiologica continuasse a migliorare, a rimodulare le misure di prevenzione attualmente vigenti. Non solo, non possiamo più rinviare l'adozione dei test sierologici che misurino gli anticorpi neutralizzanti anti-SARS-CoV-2 allo scopo di ottenere il green pass o l'esenzione dallo stesso, come del resto stanno già facendo in altri Paesi, come ad esempio l'Austria, dove si ottiene il green pass con validità di 90 giorni sottoponendosi a un test sierologico che risulti positivo. Se adottassimo anche noi lo stesso criterio, risolveremmo anche il problema di tutti quei soggetti che si sono vaccinati con vaccini non autorizzati dall'EMA senza bisogno di ulteriori provvedimenti ad hoc. Inoltre, riteniamo inevitabili percorsi mirati di screening sierologico, anche con lo scopo di verificare le categorie e i soggetti che davvero necessitino della terza dose di vaccino, a parte i soggetti più vulnerabili, per favorire e garantire l'approvvigionamento di dosi ai Paesi in cui la campagna vaccinale stenta a decollare. Per giungere a questo scopo, il MoVimento 5 Stelle ha portato avanti una proposta, trasformata poi in un emendamento al decreto recovery, che prevede, in caso di emergenza sanitaria, l'obbligo temporaneo per i possessori di un brevetto su vaccini o medicinali considerati essenziali per la salute a concedere la licenza ad altri soggetti. Lo scopo dell'introduzione di tale licenza obbligatoria è stato ed è senza dubbio garantire un'equa diffusione di vaccini e medicinali tra tutti i Paesi, soprattutto quelli economicamente più svantaggiati.

Concludo, pertanto, Presidente, invitandola a portare queste istanze al Consiglio europeo, perché se ci lasciamo guidare dalla scienza e dalla ragionevolezza delle misure, potremo anche arginare le proteste. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dal senatore Ciriani e da altri senatori, e n. 2, dai senatori Stefano, Lorefice, Candiani, Giammanco, Errani, Bonino, Nannicini, Garavini e Steger. I testi sono in distribuzione.

Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, professor Draghi.

DRAGHI, presidente del Consiglio dei ministri. Vorrei ringraziare tutti i senatori per il contributo dato a questa discussione, che certamente informerà il mio intervento in sede di Consiglio europeo. Cerco ora di riassumere i temi sollevati e spero di rispondere a tutti i punti che sono stati toccati.

Un primo punto riguarda l'Europa. In realtà il tema dell'Europa è stato sollevato da molti dei senatori intervenuti, dal senatore Renzi, dal senatore Ruspandini, dalla senatrice Bonino, dalla senatrice Gallone, dal senatore Fantetti e anche dalla senatrice Pirro. Ci sono, a mio parere, tre questioni principali per quel che riguarda l'Europa. La prima è come si affronta questa sfida all'integrità europea che viene dalle sentenze delle Corti costituzionali nazionali, che rivendicano la primazia nella giurisdizione sulla Corte di giustizia europea. Qui la posizione non può essere che di fermissimo e convinto sostegno alla Commissione nell'azione che sta portando avanti. Ricordiamo che la prima sentenza che sfidò la primazia della Corte di giustizia europea venne dalla Corte costituzionale tedesca, che metteva in discussione l'efficacia della politica monetaria condotta dalla Banca centrale europea. La Banca centrale europea vinse in Corte di giustizia europea, in questo modo naturalmente contribuendo alla formulazione di una politica monetaria la cui strumentazione sarà diversa per sempre da allora in poi.

Tuttavia la Corte costituzionale tedesca riaffermò, anche se in maniera non diretta, una primazia. Questo atteggiamento è stato ancor più confermato e drammatizzato da quello che è successo in Polonia e per altri aspetti in Ungheria. A questo tipo di posizioni la Commissione europea sta reagendo con fermezza e io credo che bisogna semplicemente sostenere quanto la Commissione europea sta facendo seguendo le procedure previste in questi casi. Vedremo come andrà a finire; certamente sono momenti di tensione e il nostro auspicio è che si rientri nell'alveo della giurisdizione della Corte di giustizia dell'Unione europea, come è avvenuto in tanti altri casi. Non è il primo caso di intervento di una Corte costituzionale; l'esempio che ho citato è uno degli ultimi, ma ce ne sono stati altri, naturalmente non così drammatici; l'auspicio è che tutto rientri nell'alveo della giurisdizione della Corte di giustizia dell'Unione europea, senza però minare l'Unione europea nella sua politica di solidarietà, responsabilità e universalità della giurisdizione della Corte di giustizia. Si tratta, quindi, di un percorso difficile politicamente prima che giuridicamente.

Il secondo punto sollevato da vari senatori, in parte da quelli che ho già nominato, riguarda il ruolo unico dell'Europa. Effettivamente, più si va avanti più si scopre che non riusciamo a vincere queste sfide globali, che travalicano il confine nazionale. Probabilmente non saremmo riusciti a vincere la sfida della pandemia, certamente non saremmo riusciti a vincere quella di costruire una ripresa dopo il disastro provocato dalla pandemia. È impossibile vincere la sfida del digitale, della transizione ecologica e a questo devo aggiungere che, visti gli ultimi sviluppi internazionali, non potremo mai vincere sul piano nazionale la sfida della Difesa. È chiaro che gli ultimi sviluppi hanno mostrato come inevitabile, necessaria la costruzione di una Difesa europea, la quale richiede un'enormità di mezzi che certamente un singolo Paese non ha. Per darvi un'idea faccio riferimento a cifre tratte da una conferenza stampa del commissario Gentiloni, che ha avuto luogo il 19 ottobre: la stima della Commissione europea di fabbisogno di investimento addizionale privato e pubblico riguardo alla transizione verde e a quella digitale sarà di circa 650 miliardi di euro all'anno fino al 2030; la transizione verde soltanto comporterà investimenti per 520 miliardi per anno; i settori dell'energia e dei trasporti richiederanno una stima d'investimenti di 390 miliardi di euro per anno, cioè superiore del 50 per cento rispetto al passato. Si tratta, quindi, di dimensioni che non riusciamo semplicemente ad affrontare a livello nazionale, per cui l'Europa svolgerà necessariamente un ruolo unico e insostituibile, sia per le dimensioni degli interventi, sia per le molte circostanze in cui la solidarietà sarà necessaria, come è stato in passato. Questi sono i fatti che in un certo senso accompagnano le nostre convinzioni ideali, perché non è solo per bisogno che si sta in Europa, ma per realismo e per idealismo. (Applausi).

Inoltre, a un certo punto questa convergenza di idealismo e di realismo non può che portare, a mio avviso, a una risposta alla questione istituzionale, che se non sbaglio veniva sollevata dalla senatrice Bonino e anche da altri.

Come questo possa avvenire non riusciamo a saperlo ora. È un momento, come avete detto, di grande transizione politica nei maggiori Paesi dell'Unione europea, quindi ci vuole certamente una situazione politica con un orizzonte davanti che permetta di riavviare il processo di ricostruzione dei meccanismi di decisione a livello europeo.

Il secondo punto affrontato da alcuni di voi, in particolare dai senatori Arrigoni, Girotto e Nastri, riguarda l'energia. Siamo in un momento molto difficile. Prima di tutto fatemi illustrare brevemente ciò che ha fatto finora il Governo sul fronte dell'energia. Come dicevo prima, a giugno abbiamo stanziato 1,2 miliardi di euro, a fine settembre siamo intervenuti con altri 3 miliardi di euro; queste misure intervengono a vantaggio di oltre 3 milioni di famiglie, le più povere, che beneficiano del bonus sociale elettrico. Per costoro sono tendenzialmente azzerati gli effetti del futuro aumento in bolletta. Per 6 milioni di piccolissime e piccole imprese e per circa 29 milioni di utenze domestiche sono azzerate le aliquote relative agli oneri generali di sistema per il quarto trimestre di quest'anno.

Per quanto riguarda il gas, per due milioni e mezzo di famiglie che beneficiano del bonus, sono stati tendenzialmente azzerati gli effetti del previsto aumento della bolletta nell'ultimo trimestre di quest'anno. Per tutti gli utenti di gas, famiglie e imprese, nello stesso periodo, l'IVA è stata ridotta al 5 per cento e gli oneri di sistema sono stati azzerati.

Seguiremo quindi con enorme interesse e grande partecipazione l'iniziativa della Commissione che ha indicato la possibilità di consorziarci in acquisti comuni per avere maggior potere contrattuale, pubblicando altresì una lista di strumenti con l'indicazione di misure di breve periodo di alleggerimento degli oneri e proposte di medio periodo con riferimento allo stoccaggio, all'integrazione del mercato e alle comunità energetiche. È quindi stata avanzata la proposta di considerare acquisti congiunti di gas sostenuta dall'Italia.

Vorrei quindi soffermarmi sulla riduzione dei combustibili fossili. Abbiamo fatto molto bene finora. Nel 2019 in Italia il 18,2 per cento del consumo finale di energia era prodotto con fonti rinnovabili; più della Francia, con il 17,2, e della Germania, con il 17,3. Questo è stato l'effetto di un forte aumento nell'uso di fonti rinnovabili. Siamo quindi passati al 18,2 per cento dal 12,8 di dieci anni fa. Abbiamo fatto bene, dobbiamo fare ancora molto, ma è una partita difficile.

Le considerazioni dei senatori Arrigoni e Girotto, pur da prospettive diverse, pongono una questione molto difficile. Occorre chiedersi prima di tutto se l'aumento del prezzo del gas che stiamo vedendo è temporaneo o strutturale. Ci sono molte ragioni per pensare che una parte di questo aumento sia temporaneo. Il senatore Arrigoni ha citato il mancato utilizzo dell'eolico nel Mar Baltico, la siccità che ha inaridito alcune fonti idroelettriche. Ve ne sono però alcune che probabilmente sono strutturali; mi riferisco, per esempio, alla conversione delle centrali a carbone cinesi in centrali a gas. Pensate che la Cina produce circa il 50 per cento dell'acciaio mondiale e gran parte di tale produzione è ancora alimentata a carbone. La conversione a gas significa che la Cina si fornirà di gas necessariamente europeo perché ad oggi non dispone di grandi produzioni di gas a livello nazionale.

Noi continueremo con la politica di sostegno, soprattutto per i più deboli e per le piccole imprese, ma è necessario trovare soluzioni strutturali, perché evidentemente la transizione verde prenderà tempo e, nel frattempo, noi siamo molto dipendenti dal gas, come gli altri Paesi europei (credo che la cifra della dipendenza sia più o meno la stessa). È una dipendenza drammatica e grandissima parte di questo gas è importata. È anche vero il fatto che, se noi tirassimo oggi più gas, questo sarebbe venduto ai prezzi internazionali, quindi a un prezzo che è più o meno quello mondiale, al netto però dei costi di trasporto e di altri oneri. Questo è un po' il conto che bisogna fare. Credo che attualmente dovremo continuare a percorrere con decisione la strada della transizione verde, affrontare la mitigazione degli oneri che l'aumento del prezzo del gas impone soprattutto ai più fragili e, nello stesso tempo, costruire delle soluzioni strutturali. Non è facile, ma è l'unica strada da percorrere. Di nuovo, una discussione di questo tipo in Europa, che avverrà domani e dopodomani, sarà una prima importantissima occasione per vedere un po' di luce in fondo a questo tunnel.

È stato toccato anche il tema delle migrazioni, su cui vorrei darvi delle informazioni (che forse già conoscete). Hanno toccato questo punto la senatrice Bonino, la senatrice Biti e la senatrice Giammanco. Per quanto riguarda l'Afghanistan, di cui ha parlato la senatrice Bonino, attualmente sono stati presentati otto piani di azione dalla Commissione per i Paesi prioritari, che sono Afghanistan, Bosnia-Erzegovina, Iraq, Libia, Marocco, Niger, Nigeria e Tunisia. Possono essere migliorati per quanto concerne le tempistiche e l'identificazione delle risorse finanziarie nel bilancio dell'Unione europea. Come ho detto in un'altra occasione, mi aspetto che la Commissione europea e il Servizio europeo per l'azione esterna assicurino al Consiglio europeo un costante aggiornamento sulla attuazione degli impegni e sulle risorse finanziarie, anche per una questione di trasparenza verso il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali.

Sui rimpatri - ripeto quello che ho detto - è inoltre opportuno dare seguito all'impegno dei progressi europei sui rimpatri, troppo spesso e troppo poco attuati. Tali progressi richiedono più Europa; l'azione dell'Unione europea su tale questione è incomparabilmente più vigorosa, più efficace e più penetrante dell'azione svolta da un singolo Paese.

Due parole sull'autunno che stiamo vivendo. Questa estate abbiamo continuato a far fronte agli obblighi internazionali di salvataggio in mare e di garanzia di protezione internazionale agli aventi diritto. Abbiamo fatto fronte a sbarchi, registrazioni e prima accoglienza, a dispetto della perdurante emergenza Covid; le cifre attuali indicano sbarchi di fatto doppi rispetto a quelli dello stesso periodo dell'anno scorso (al 19 ottobre sono stati 50.500, a fronte dei 26.000 dell'anno scorso). Circa 87.500 persone sono arrivate nell'Unione europea dal Mediterraneo via terra e via mare; di queste, circa 49.000 sono arrivate in Italia. Infine, nella rotta del Mediterraneo centrale, dall'inizio dell'anno all'11 ottobre, sono morte circa 1.106 persone. Di fronte a questi dati mi trovo a ripetere quel che dissi credo fin dal discorso iniziale di questo Governo: l'approccio del Governo non può che essere equilibrato ed efficace, ma anche umano. (Applausi).

Efficace lo deve essere in due sensi: efficace nel proteggere i confini nazionali dall'immigrazione illegale e dai traffici di immigrazione, ma anche efficace nell'accoglienza. (Applausi). È qui il punto, secondo me. Ricordo che proprio in quest'Aula dissi che, per trasformare gli emigrati in fratelli, occorre saperli accogliere e accoglierli bene, ma con il senso dell'importanza di ciò che significa essere italiani. (Applausi). Altrimenti non riusciremo ad accoglierli e ne faremo dei nemici (e ne abbiamo fatto dei nemici).

A proposito della ricerca, un tema sollevato dal senatore Renzi e dalla senatrice Pirro, intendiamo investire in ricerca e competenze, nella strategia appena adottata dal Comitato interministeriale per la transizione digitale e prevediamo di potenziare il numero dei dottorati di ricerca da 9.000 a 20.000, le cattedre, i centri di ricerca, i centri di trasferimento tecnologico e la ricerca di base individuale. Specificamente, a proposito di Quantum research, che è stato citato in precedenza, abbiamo due progetti nel PNRR: ricerca di base e ricerca applicata.

A proposito di quanto diceva il senatore Toninelli, sulla puntualità del Governo nell'informare il Parlamento, ricordo l'articolo 2 del decreto-legge n. 77 del 31 maggio 2021, per cui il Governo trasmette alle Camere una relazione semestrale sullo stato di attuazione del PNRR, con focus sull'efficacia per l'occupazione, i giovani, la parità di genere e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il Governo certamente predisporrà la relazione nei tempi previsti e i Ministri sono a disposizione per ogni informazione. Tra l'altro, il 23 settembre è stata data un'informativa nel Consiglio dei ministri sullo stato di attuazione e una cabina di regia presta attenzione speciale ai divari territoriali.

Credo di aver terminato e vi ringrazio ancora. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

AMENDOLA, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, sulla proposta di risoluzione n. 1, a firma del senatore Ciriani e di altri senatori, esprimo parere contrario.

Sulla proposta di risoluzione n. 2, a firma dei senatori Stefano, Lorefice, Candiani, Giammanco, Errani, Bonino, Nannicini, Garavini e Steger, esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.

LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, signor presidente Draghi, era difficile immaginare che dopo la crisi sanitaria, il mondo sarebbe stato sull'orlo di una crisi energetica. Siamo in una strettoia dalla quale bisogna uscire senza cercare scorciatoie o adagiandosi su quella propaganda, che fa delle politiche di transizione ambientale la causa dell'aumento dei costi.

Innanzitutto è necessario che continui, come lei ha appena illustrato, l'intervento statale per scongiurare un aumento dei costi delle bollette, per le famiglie e per le imprese, che intaccherebbe le prospettive di crescita economica. Serve anche un maggior coordinamento europeo, non solo sugli obiettivi, ma anche sulla legislazione, per lo sviluppo delle rinnovabili. Come Gruppo per le Autonomie rappresentiamo territori come la Val d'Aosta e la provincia autonoma di Bolzano, che sono tra i principali produttori di energia idroelettrica, un'energia pulita e rinnovabile per definizione.

Ma non nascondiamo che siamo preoccupati, ad esempio, per il problema del rinnovo delle concessioni. In particolare, si avverte la mancanza di una normativa europea che omogenizzi le varie discipline soprattutto in merito alla durata delle concessioni. Ciò genera delle disparità e ci pone all'attenzione dei grandi gruppi stranieri, il cui interesse non sempre coincide con quello nazionale. È solo un esempio, ma rende bene l'idea sul tipo di lavoro che andrebbe fatto in un'ottica di rafforzamento e di diversificazione delle energie da fonti pulite. Ciò rimarca l'importanza dell'appuntamento, cui lei ha accennato, della COP26 a Glasgow fra poche settimane.

Un altro tema che come autonomisti sentiamo di particolare importanza riguarda il ruolo degli enti locali nella gestione degli aiuti europei. Gli enti locali sono gli unici che in merito ai grandi progetti infrastrutturali hanno sensibilità e conoscenza dei territori tali da poter sviluppare iniziative che incidano direttamente nella vita dei cittadini rispetto alle grandi missioni del Piano. Per questo non bisogna solo fare leva sugli enti di dimensioni elevate, ma bisogna mettere anche in condizioni i Comuni più piccoli di sviluppare e attuare i progetti per la rigenerazione urbana, esattamente come previsto oggi nelle linee guida di governance del PNRR.

Voglio dire che su tutti i fronti dobbiamo coniugare dimensione globale e locale perché da sempre questa si è rivelata la strada per rendere concrete le visioni, ma anche per fare in modo che il particolare non fosse del tutto isolato, ma un elemento di un disegno strategico.

Per questo anche per noi, che da sempre ci riconosciamo nei valori europei, è importante che l'Unione tenga la barra dritta rispetto a quelle situazioni - penso anch'io alla Polonia, che è già stata evocata molto in questo dibattito - che provano a minare i principi fondativi dell'Unione europea. È un problema se qualcuno pensa di poter rimettere indietro le lancette della storia, che va, invece, nella direzione esattamente opposta della sempre maggiore integrazione, elemento essenziale per usare le risorse per uscire da questa catastrofica crisi pandemica.

Il prossimo banco di prova è la riscrittura delle regole comuni; sarebbe impensabile tornare ai vincoli del patto di stabilità. Il Covid non è una parentesi, ma un cambio di paradigma e un cambio d'epoca, una cesura tra il prima e il dopo. Il parametro del deficit al 3 per cento del PIL, ma anche quello del 60 per cento del rapporto tra debito e PIL sono convenzioni non più al passo con i tempi, sia per la capacità di indebitamento dei Governi, che oggi è superiore rispetto all'epoca di Maastricht, sia perché, come lei ha ripetutamente spiegato, esiste un debito cattivo e un debito buono. Di sicuro si parla di debito buono quando ci si riferisce a investimenti sulla transizione ecologica, digitale e sulla sanità.

Signor Presidente, apprezziamo molto l'attenzione che sta ponendo sulla transizione digitale, che rappresenta un altro cardine importante per lo sviluppo futuro del nostro Paese, soprattutto in territori particolari come quelli alpini.

Siamo entrati in una nuova fase del graduale processo di fuoriuscita dalla pandemia: lo siamo dal punto di vista sanitario e il suo Governo fa bene - da medico ne sono fermamente convinto - a tenere il punto per raggiungere quanto prima la soglia del 90 per cento dei vaccinati. I 40.000 casi del Regno Unito sono un monito per tutti perché non ci stancheremo mai di ripetere che più il virus infetta, più aumentano le possibilità di nuove minacciose varianti. La sua esortazione a investire di più su scienza e ricerca rappresenta un punto fondamentale per la crescita della nostra società. Aggiungerei anche di investire molto sull'informazione scientifica e in questo periodo ne abbiamo tanto bisogno.

Siamo in questa nuova fase anche dal punto di vista economico e noi che rappresentiamo i territori di montagna le possiamo dire quanto è grande l'attesa per la stagione invernale dopo che il turismo è stato mortificato per due anni consecutivi.

Vengo alle politiche migratorie. Sono originario di un territorio, la Valle d'Aosta, da cui fino a ottanta anni fa molte famiglie dovevano emigrare per poter uscire dalla povertà.

Se ci fossero stati muri tra Nazioni - quei muri che tornano oggi a essere invocati - quante nostre famiglie italiane sarebbero rimaste in miseria! Ritengo, quindi, che alzare barriere sia profondamente sbagliato; ma se le si invocano, vuol dire che qualcosa continua a non funzionare nelle politiche europee sulle migrazioni.

L'Europa si faccia carico collegialmente del problema, e basta - purtroppo, siamo qui a dircelo da anni - lasciare soli i singoli Stati ad affrontare questo fenomeno epocale delle grandi migrazioni di popoli.

In conclusione, al Consiglio di domani, signor Presidente, rappresenti la voglia e l'impegno dell'Italia per un'Europa al servizio di questi obiettivi: un'Europa che si faccia carico della crisi energetica, che non presti il fianco a chi vuole dividerla e che sia protagonista negli anni a venire.

Annuncio quindi il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza. (Applausi).

GARAVINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVINI (IV-PSI). Signor Presidente, signor Presidente Draghi, membri del Governo, onorevoli colleghi, è un'Italia che ricomincia a sorridere: i nostri dati economici sono addirittura migliori di quelli della Germania, grazie all'impegno delle italiane e degli italiani, dei lavoratori e degli imprenditori. C'è ottimismo nell'aria, frutto anche della prospettiva che abbiamo creato insieme in Europa, attraverso il Next generation EU. È la voglia europea di ripartire insieme: cosa che non era per niente scontata, anzi, la stessa Europa avrebbe potuto implodere, vittima di un egoistico ripiegamento dei singoli Paesi su se stessi. E invece l'Unione europea ha avuto la capacità di reagire e di mettere in campo misure di grande coraggio: SURE, sblocco del Patto di stabilità, recovery fund.

Nel mezzo delle difficoltà, l'Europa ha dimostrato tutto il proprio valore, riuscendo a imporre politiche solidali e ad affermare un principio: soltanto uniti possiamo uscire al meglio dalle crisi.

Adesso si tratta di ripartire da qui, vedendo se e come le misure adottate durante la pandemia possano trasformarsi in interventi strutturali, capaci di rendere l'Europa ancora più forte. Da qui l'importanza dei prossimi vertici del Consiglio europeo, destinati a segnare il futuro dell'Europa nei decenni a venire, a partire dal Consiglio di domani, che mette al centro del confronto un progressivo ritorno alla normalità, anzitutto dal punto di vista sanitario.

Grazie ai successi derivanti dalla campagna vaccinale e dall'introduzione del green pass, è motivo di orgoglio il fatto che l'Italia stia facendo scuola a livello internazionale, con le norme introdotte in materia di certificato vaccinale, ad esempio. Alla faccia delle polemiche, infatti, l'obbligo di green pass nei luoghi di lavoro sta funzionando e determina un nuovo boom delle vaccinazioni, al punto che diversi Paesi esteri guardano con apprezzamento - e forse anche con invidia - alle regole da noi adottate.

È positivo che all'ordine del giorno dei lavori di domani ci sia anche la questione dell'impennata dei prezzi dell'energia elettrica. La crescita repentina delle tariffe energetiche rischia di compromettere sia la ripresa economica che la transizione verde; c'è il rischio, infatti, che sorgano proteste che mettano in discussione le misure per la decarbonizzazione, accusate di essere la causa dell'aumento delle bollette. Ecco perché c'è bisogno che l'Europa affronti la questione e dica chiaramente che non è la transizione energetica a determinare l'aumento dei costi, non è la transizione energetica a determinare la perdita di posti di lavoro; semmai il caro prezzi dovrebbe convincerci ancora di più della bontà della conversione energetica.

Se avessimo realizzato il green deal già anni fa, saremmo meno dipendenti dalle fonti fossili e dal gas naturale, e gli evidenti vantaggi climatici si andrebbero a sommare ai risparmi economici. Intervenendo in ritardo, invece, proprio il conto salato delle bollette rischia di innescare una spirale al ribasso delle ambizioni ambientali anche a livello di economie mondiali, Europa compresa, con danni irreparabili.

Riteniamo che per contenere i prezzi sia necessario che l'Europa si doti in via preventiva di un sistema di stoccaggio comune europeo, così da non dover dipendere da possibili ricatti da parte dei Paesi fornitori di energia.

Ecco che è importante che l'Europa definisca delle linee guida che consentano agli Stati di reagire prontamente. È necessario che il peso della transizione energetica non gravi sui più fragili.

Ha ragione, presidente Draghi. Lei lo diceva nel corso del suo intervento: è una partita complessa, che non può essere rimandata e deve essere equa, così che possa essere condivisa e perseguita da tutti gli attori, anche i più recalcitranti. Contemporaneamente, serve un confronto internazionale costruttivo, che eviti che ci siano passi indietro nella lotta ai cambiamenti climatici e che consenta di pervenire a degli impegni concreti per la COP26 in programma a Glasgow a novembre; un appuntamento importante, dove è auspicabile che si arrivi con una posizione negoziale comune sugli obiettivi di riduzione delle emissioni, su cui possano convergere anche Paesi come Polonia, Bulgaria e Romania, ancora fortemente dipendenti dal carbone.

Altro aspetto importante all'ordine del giorno è la digitalizzazione. La salvaguardia della ripartenza economica, sociale, commerciale, ma anche culturale, passa anche per la buona riuscita della transizione digitale. A questo scopo è strategico avviare una politica di messa in sicurezza dei dati attraverso la realizzazione di un cloud europeo, cioè una sorta di archivio telematico dove poter conservare e tutelare tutti i nostri dati.

Allo stesso tempo, va favorita l'innovazione aziendale, operando affinché si riportino in Italia ed in Europa diverse produzioni strategiche, a partire ad esempio dalla produzione di semiconduttori. Insomma, signora Presidente, nonostante tutte le difficoltà e nonostante tutto, la pandemia ha ricompattato l'Europa. L'Europa ha dimostrato di saper reagire ed ha intrapreso una nuova strada. Adesso sta a noi, Consiglio dopo Consiglio, percorrerla ed indirizzarla. E con lei, signor Presidente del Consiglio, siamo nelle migliori mani. (Applausi).

RAUTI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, signor presidente Draghi, signori del Governo, colleghi, abbiamo ascoltato le sue comunicazioni, presidente Draghi, in relazione al Consiglio europeo di domani e abbiamo presentato una risoluzione che ci auguriamo venga approvata, perché nelle sue premesse e negli impegni che chiede al Governo essa si riferisce a tutti e sei i punti dell'ordine del giorno che discuterete domani; ma contiene anche, la nostra risoluzione, alcuni suggerimenti rispetto a quello che lei, signor Presidente, nelle comunicazioni invece non ha detto.

Quello che colpisce è che la sua comunicazione, anche suggestiva in taluni passaggi, che poi dirò, è costruita giornalisticamente, ovvero con enunciazioni di titoli, ma manca sempre il come e il quindi. Il metodo di enunciazione dei titoli va bene, forse, per un Consiglio dei ministri, che deve dire sempre di sì, ma non va bene per un Parlamento.

Per esempio, lei ha dedicato alla questione vaccini pochi minuti, i primi cinque del suo intervento. Ha giustamente sottolineato il successo della campagna vaccinale italiana, che ha definito più spedita della media europea. Fratelli d'Italia ha sempre sostenuto i successi della campagna vaccinale e non è un caso che tali successi siano iniziati dopo la sostituzione dell'ex commissario Arcuri e della sua mala gestione.

Mi consenta solo un inciso: le tornerà utile in questi giorni rivedere quel dossier che le consegnammo, come delegazione di Fratelli d'Italia, durante un incontro. Tale dossier ricostruiva puntualmente quelle che, già allora, a noi sembravano evidenti opacità, per non dire di più, nella gestione commissariale dell'emergenza epidemiologica.

Torniamo ad oggi. Concordiamo sull'esigenza, lo cito testualmente, di evitare quello che lei ha elegantemente definito protezionismo sanitario, che però ha avuto il significato, molto più pressante e meno elegante, di limitazioni delle libertà personali, di costi umani, esistenziali ed economici elevatissimi.

Ci chiedevamo, presidente Draghi, se lei domani, al Consiglio europeo, relativamente al Covid-19, porterà come modello quello che il suo Governo, unica nazione in Europa insieme alla Grecia, ha fatto con l'estensione dell'obbligo di green pass ai luoghi di lavoro, con le conseguenze drammatiche che sono sotto gli occhi di tutti e che non sfuggiranno neanche a Bruxelles.

E se è condivisibile - e lo è - l'impegno europeo, detto Covax, nei confronti dei Paesi a basso reddito, non si dimentichi, Presidente, che il Covax serve anche qui, con la stessa logica, perché sono tante e in aumento le sacche di emarginazione sociale ed economica, anche di quelle persone che liberamente manifestano scegliendo di non vaccinarsi. Infatti, in una Repubblica fondata sul lavoro (articolo 1), creare il precedente, come si sta facendo, che per lavorare serva un lasciapassare del Governo è inaccettabile e contraddice anche il principio di non essere discriminati sul posto di lavoro, così come vuole la Costituzione e come richiesto anche dall'Unione europea, che domani lei incontrerà in questo Consiglio.

Presidente, in piazza manifestano pacificamente persone che hanno dubbi e che dovrebbero essere convinte e accompagnate. Non possiamo liquidare chiunque abbia dubbi sul green pass e sulla sicurezza dei vaccini come un criminale; lasciamo stare gli agitatori, ma nella stragrande maggioranza sono persone che manifestano pacificamente e dovrebbero farlo liberamente. Non vorremmo che con ciò si distraesse l'attenzione da quanto, invece, non è stato fatto, per esempio, per potenziare i mezzi pubblici o nelle scuole per evitare le classi pollaio.

Sono pochi, Presidente, i minuti dedicati a un tema gigantesco come quello dell'immigrazione, rispetto al quale lei ha sostenuto - ed è vero - che i Paesi europei hanno preso atto dei rischi connessi ai flussi migratori irregolari e ha aggiunto che bisogna difendere le frontiere, comprese quelle marittime. Giusto, Presidente: peccato non aver sentito nulla su come farlo, visto l'aumento, ormai fuori controllo, degli sbarchi dei migranti, in assenza di un (non lo chiamerò "blocco" per non irritarvi) presidio navale, che impedirebbe a monte le partenze. Neppure ha detto nulla su come fermare gli arrivi in Europa dalla rotta balcanica e ha omesso di dire, come ha puntualizzato il collega Ruspandini, che c'è stata una lettera appello da parte di dodici Paesi europei, che hanno chiesto finanziamenti destinati alla difesa dei confini esterni, richiesta che l'Italia dovrebbe sottoscrivere.

È bello sentirle dire che l'Unione europea deve fare di più; Presidente, lei non c'era, ma noi lo diciamo da anni. Ci accontenteremmo che l'Unione europea, invece di fare di più, iniziasse magari a fare qualcosa, visto che non ha mai fatto niente, lasciando l'Italia sola - sola! (Applausi) - a gestire l'emergenza migratoria. Gli accordi di Malta - ormai si sa - erano fasulli, perché non c'è stata alcuna assunzione di responsabilità concreta da parte dei Paesi dell'Unione europea. Questo lei potrà dirlo domani.

Faccio soltanto un breve passaggio sulla parte suggestiva alla quale, invece, lei, Presidente, ha dedicato ampio spazio, che è compresa anche nella nostra risoluzione, che entra puntualmente nel merito, ovvero il tema della transizione digitale ed ecologica. Noi condividiamo - e non abbiamo difficoltà ad ammetterlo, perché siamo un'opposizione intellettualmente onesta - gli impegni per recuperare il gap e le disparità che ci sono rispetto alla media europea. Vanno bene anche gli obiettivi sull'intelligenza artificiale e le buone intenzioni sul quadro normativo chiaro per la sicurezza cibernetica. Apprezziamo anche quel passaggio sulla centralità dell'intervento dello Stato in termini di investimenti e sulla collaborazione tra pubblico e privato. Anche questo - Presidente, lei non c'era - lo diciamo da anni. Tuttavia ci avrebbe confortato (faccio un esempio specifico) che fosse esplicitata l'esigenza che parte di questi investimenti di cui lei ha parlato porti allo sviluppo di megafabbriche in Italia. Penso, ad esempio, a quella per la produzione di batterie elettriche a Termoli o a Torino, ovunque, altrove, comunque in Italia, per lo sviluppo industriale italiano. Questo avremmo voluto sentirle dire, Presidente. (Applausi).

E sempre a sottolineare quello che le sue parole non dicono, come ha anche evidenziato il collega Nastri, lei ci ha spiegato come fronteggiare il caro bollette, ma non ci ha spiegato esattamente come fronteggiare il caro energia, considerato che il prezzo del gas naturale resterà sopra i 200 euro/megawattora fino ad aprile.

Ritorno al digitale: noi nella nostra risoluzione chiediamo di rafforzare la leadership digitale dell'Unione europea e di garantire l'autonomia strategica con scelte tecnologiche autonome. Chiediamo, altresì, per favorire la transizione ecologica, di utilizzare - ci teniamo molto a questo aspetto - tutte le tecnologie secondo un principio di neutralità tecnologica, cioè la possibilità di un mix autentico tra diverse fonti energetiche con lo sviluppo di un'apposita filiera industriale europea - la prego di ascoltarmi, Presidente - che riduca la dipendenza tecnologica. Questo c'è nella nostra risoluzione: un'autonomia dell'Europa nella produzione di fonti energetiche rinnovabili, garantendone al contempo la competitività nell'economia globale.

Signor Presidente, noi vorremmo che la nostra risoluzione venisse approvata, perché i pericolosi sovranisti di Fratelli d'Italia hanno fornito molti spunti e molte riflessioni e suggerimenti per stare in Europa e starci a testa alta. (Applausi).

ALFIERI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFIERI (PD). Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico sulla risoluzione di maggioranza, ma anche per esprimere piena fiducia a lei, Presidente, nel momento in cui si recherà al Consiglio europeo. Sa di avere la maggioranza degli italiani alle spalle per quello che sta facendo nel nostro Paese, per la serietà e la coerenza sulla campagna vaccinale e per il modo con cui si sta riportando il Paese alla normalità. Penso che questo rappresenti il viatico migliore per presentarsi in Europa. La credibilità del Paese Italia serve anche a combattere le battaglie principali.

Mi soffermerò su ciò che sta funzionando e ciò che non sta funzionando, in modo tale da fare anche qualche critica costruttiva che può essere utile nel lavoro che il Governo deve fare in Europa. Rispetto a quello che ha funzionato, abbiamo fatto bene a dare un segnale sul progetto Covax, passando da 15 a 45 milioni di dosi. Non è solo un tema di sicurezza, non è solo necessario tranquillizzare i Paesi che da soli non ce la fanno, ma è un tema simbolico. Se l'Europa vuole essere faro della democrazia, se vuole essere conseguente rispetto alla capacità di esprimere valori liberali e di tutelare diritti fondamentali, lo deve manifestare non solo all'interno dei suoi confini, ma anche all'esterno, soprattutto nei Paesi che sono in ritardo di sviluppo e che incontrano difficoltà. In questa prospettiva, il tema dell'investimento nella ricerca e nella scienza deve trovare compiutezza nel progetto dell'Unione europea della salute; ne parleremo anche all'interno della Conferenza sul futuro dell'Europa per accompagnare lo sforzo che state facendo come Governo.

L'altro grande tema è quello della politica industriale europea. Mi soffermo velocemente su questo aspetto, perché spesso - in Consiglio dei ministri avete discusso anche di questo - ci soffermiamo su qualche decina di milioni di euro da spostare su quota 102 o sul reddito di cittadinanza e perdiamo di vista la partita principale, che è quella di investire su un'idea di sviluppo sostenibile, non solo del nostro Paese, ma dell'Europa. (Applausi).

I numeri che lei ha dato, il 40 per cento nel 1990 e il 9 per cento nel 2021, basterebbero a chiudere la discussione. È evidente che dobbiamo impiegare parecchi miliardi e che serve l'intervento dello Stato, inteso in senso largo, inteso come sovranità europea. È l'Europa che deve investire su un'idea di sviluppo, su una politica industriale europea, e deve saper accompagnare la fase di transizione ecologica e digitale, tutelando certo anche l'occupazione ed evitando quel derby cui spesso assistiamo, anche all'interno del nostro partito, tra partito del lavoro e partito dell'impresa. Si vince se si investe su un'idea di sviluppo sostenibile che tiene insieme imprenditori e lavoratori. Io vengo da una terra del Nord, dove spesso imprenditori e lavoratori, anche senza l'intermediazione del sindacato, trovano loro stessi la via per lo sviluppo. Da questo punto di vista dovremo prendere spunto.

Penso che vada bene il lavoro che si sta facendo per riprendere e accompagnare un'idea multilaterale: il lavoro sul G20 e COP26.

Vengo però a quello che non funziona, signor Presidente. Lei l'ha ripreso nella replica, ma è stato molto più leggero nel suo intervento: quella della Polonia e dell'Ungheria è una sfida al cuore dell'Europa; lo dico perché è iniziata prima come sfida sulla libertà di opinione, di stampa e di orientamento sessuale e dal punto di vista della compressione dei diritti delle donne, ma oggi sta diventando un attacco all'idea dell'Europa, l'acquis communautaire.

Quando, alla fine degli anni Novanta, andavamo nei Paesi dell'Est Europa, che si liberavano del giogo sovietico, dicevamo loro: venite all'interno di quest'area di pace, benessere e prosperità; noi vi daremo una mano a colmare i ritardi di sviluppo e voi dovrete rispettare non solo le regole di un mercato comune, ma un'idea condivisa dei diritti e delle libertà fondamentali. Lo stanno mettendo in discussione, dobbiamo reagire con forza. (Applausi). Lo può fare lei, signor presidente Draghi, con la sua credibilità e se al suo fianco ha i Gruppi parlamentari, i principali partiti e la società civile italiana. Non possiamo permetterci di diventare una fortezza europea che chiude i suoi confini con la logica delle piccole patrie, proprio nel momento in cui rischiamo di non essere più egemoni come Europa, l'attenzione si sposta sull'Indo-Pacifico e USA e Cina costruiscono nuove reti di relazioni internazionali. Se l'Europa non è forte e non parla con una voce sola, rischiamo di non contare negli scenari internazionali, anche potendo contare sulla sua credibilità internazionale.

Mi avvio a concludere il mio intervento sul tema non dei muri, ma dei ponti: il tema migrazione. Penso che l'Italia abbia fatto bene a fare quello che ha fatto: il soccorso in mare; la dimostrazione anche simbolica che mettiamo in campo, il principio di solidarietà e, insieme, l'equa ripartizione delle responsabilità, che già è scritta dentro i Trattati e oggi dobbiamo trovare il coraggio di fare un passo in più. Lei lo ha detto nel suo intervento. Occorrono quindi non solo il contrasto e la prevenzione dei flussi irregolari; sfatiamo questo tabù e cominciamo a ragionare di immigrazione regolare, non solo per i corridoi umanitari, come ha detto, per chi scappa da guerre e persecuzioni politiche, ma anche legandola a un ragionamento di demografia, di welfare e di invecchiamento della popolazione. Perdiamo popolazione e, in vista del 2030, rischiamo di avere 4 milioni di persone in meno. L'immigrazione non serve neanche più a colmare il saldo tra nati e morti: negli ultimi anni, abbiamo perso popolazione. Se non ragioniamo anche in termini di quote da Paese maturo, di cosa ha bisogno il nostro settore produttivo e di come dev'essere aiutata la curva della demografia, rischiamo di perdere una partita fondamentale.

Mi soffermo infine sull'attuazione dei piani. È giusto essere severi: abbiamo messo 6 miliardi sulla rotta balcanica ed è inaccettabile che si mettano solo 500 milioni sul trust fund per l'Africa. (Applausi). Se non investiamo in quel Continente, rischiamo di perdere la partita. A me ha impressionato il colloquio avuto qualche mese fa con il Presidente etiope, che ci chiedeva un aiuto: il 70 per cento della popolazione etiope è sotto i venticinque anni. Dove vogliamo andare, se non ragioniamo in un investimento lì, insieme agli Stati Uniti e alla Cina? Ecco perché l'Europa deve ragionare anche di definizione e di analisi condivisa delle priorità. Fa bene a insistere sulla rotta meridionale, a fianco all'attenzione che ci dev'essere sul versante dei Balcani.

Su questi temi dell'immigrazione discuteremo - perché, come dicevo prima, non bastano la sua credibilità e il lavoro del Governo - anche all'interno della Conferenza sul futuro dell'Europa: non lasciamola andare così, perché in Germania ci sarà una nuova leadership, che avrà bisogno di affermarsi, e in Francia penseranno alle elezioni. Sull'Italia ci sono molte aspettative e possiamo sfruttare anche quell'occasione per far passare messaggi importanti.

Oggi non si vince da soli, ma insieme, come Europa unita. (Applausi).

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, noi voteremo convintamente a favore della proposta risoluzione di maggioranza, come senatori di Liberi e Uguali-Ecosolidali. In particolare, su questa proposta di risoluzione abbiamo posto nella maggioranza alcune questioni che riteniamo prioritarie per quanto riguarda il Consiglio europeo che si svolgerà domani e dopodomani.

Innanzitutto riprendo il tema della Conferenza sul futuro dell'Europa sollevato dal collega Alfieri.

A maggior ragione, signor Presidente, credo sia assolutamente necessario, da questo punto di vista, che l'Europa e, ancor di più, i Paesi fondatori abbiano parole assolutamente chiare nei confronti dei pronunciamenti di Polonia e Ungheria. Su questo voglio essere altrettanto chiara. Quando si decise l'allargamento a Est, l'Europa fece un investimento, cercando di costruire al di là dei propri confini storici una forza basata su alcuni valori e su quello che tutti noi abbiamo condiviso, ossia lo spirito d'Europa, quello del Manifesto di Ventotene. Dall'ingresso in Europa quei Paesi hanno tratto molto beneficio, anche dal punto di vista economico, come molti investimenti.

Quell'allargamento era basato sulla condivisione non solo genericamente dei Trattati, ma anche su ideali e valori comuni che sono anzitutto quelli di democrazia, libertà e solidarietà. Gli atti che si sono susseguiti negli ultimi tempi hanno messo in discussione, spesso e continuamente, la libertà di stampa e di pensiero, il rispetto delle persone e un altro cardine dell'Europa, ossia l'indipendenza della magistratura. Adesso siamo arrivati al punto che si vuole ristabilire una sorta di sovranità e supremazia della normativa interna dei Paesi membri rispetto a quella europea. È evidente che questo significa mettere in discussione l'Europa e noi condividiamo le parole, anche dure, pronunciate dalla Presidente della Commissione europea. Riteniamo che questa questione (su cui lei, signor presidente Draghi, è tornato nel corso della sua replica) debba essere affrontata di petto. Tra l'altro, lei sa che proprio per aver fatto quell'investimento, dall'ingresso di quei Paesi il nostro Paese ha spesso avuto problemi (penso, ad esempio, alla questione delle delocalizzazioni). È veramente paradossale che oggi si metta in discussione, dalle basi, l'idea stessa dell'Europa. Questo è il punto.

Pensiamo anche alle risorse. Abbiamo fatto tutti un grande sforzo con il PNRR e non ci stancheremo mai di dire qual è stato il grande investimento che l'Europa ha fatto con il Next generation EU. Questi Paesi hanno avuto le risorse, che però sono tutte a disposizione per un progetto comune dell'Europa.

Signor Presidente, come Paese possiamo certamente presentarci con le carte in regola per la lotta alla pandemia. In Europa bisogna forse fare sforzi maggiori su questo tema. Siamo assolutamente convinti del sostegno all'autorità europea e arrivo qui alla diplomazia vaccinale. Non basta la Covax Facility. Credo che, come scritto in modo chiaro nella nostra proposta di risoluzione, dobbiamo fare un grande passo in avanti. Come scritto in varie risoluzioni (e so che lei, signor presidente Draghi, si è speso anche personalmente), la questione è che non riusciremo mai a superare il gap con i Paesi più poveri in termini di percentuale di vaccinati. Questo è un problema enorme di equità, giustizia e sicurezza sanitaria e possiamo affrontarlo solo e unicamente attraverso la sospensione dell'accordo TRIPs sui brevetti. Tra l'altro, non abbiamo molto altro tempo.

Lo dico perché abbiamo fatto un grande lavoro sulle vaccinazioni e l'Europa sta lavorando su questo, ma dobbiamo capire una volta per tutte che il problema della messa in sicurezza anche dei cittadini dei Paesi poveri è enorme e dobbiamo affrontarlo di petto.

Venendo all'altra questione, l'Europa dopo la pandemia - e non solo per quella - ha fatto la scelta del green deal, si è data obiettivi molto chiari e precisi al 2030 e al 2050 per la neutralità climatica e, alla luce di questi e anche delle assunzioni di responsabilità e degli investimenti con la Next generation EU, deve saper affrontare quella che oggi viene chiamata crisi energetica. Respingiamo quindi - e lo facciamo anche nella risoluzione - qualsiasi ricostruzione per cui si fa discendere l'aumento dei prezzi delle energie dalla transizione ecologica e dall'investimento sulle energie rinnovabili. È esattamente il contrario. L'aumento è dovuto al fatto che non si sono assunte per tempo decisioni molto forti in questo senso, come la lotta ai cambiamenti climatici e l'investimento sulla transizione energetica e sulle fonti rinnovabili. La capacità del nostro Paese e dell'Europa di affrancarci in modo molto rapido dalla dipendenza dai fossili è la chiave su cui dobbiamo lavorare.

È chiaro che vi sono questioni complesse (nella sua replica ha giustamente parlato di alcune, molto complicate anche dal punto di vista strutturale), ma innanzitutto bisogna respingere quella ricostruzione, perché è vero esattamente il contrario. Se oggi avessimo raggiunto il 30-40 per cento di produzione di energia elettrica dalle fonti rinnovabili, avremmo avuto chiaramente - è matematico - una dipendenza minore dal mercato straniero e dei fossili. Per questo dobbiamo correre su quel fronte.

Siamo ottimisti: l'Italia sta svolgendo bene il suo ruolo per quanto riguarda la Cop26 e lei, nelle giornate a Milano, ha incontrato Greta e i giovani, che ci chiedono soltanto di non continuare a scrivere impegni e tante belle parole, ma di agire. Penso, signor Presidente, che per agire nel contrasto al riscaldamento globale dobbiamo avere ben chiara l'emergenza in cui ci troviamo, perché anche la crisi energetica è una questione che stiamo toccando con mano, ma potremmo avere problemi molto più gravi d'impatto sulla vita delle persone. Dovremmo capire che la crisi energetica dobbiamo affrontarla così come abbiamo affrontato di petto la questione della crisi della pandemia Covid, perché è un'emergenza che dobbiamo affrontare per tempo e rapidamente. È chiaro che per fare quest'operazione servono assunzione di responsabilità e investimenti pubblici che possano trainare quelli privati e aiutarli, perché questo è l'orizzonte, è un'assoluta priorità.

Dobbiamo anche sapere, quando nei testi parliamo di transizione ecologica giusta ed equa, che dobbiamo prevedere gli strumenti che la accompagnino, ma anche in questo caso se corriamo, assumiamo le decisioni e mettiamo in campo gli investimenti, dobbiamo anche cambiare la narrazione. Qualcuno ha detto che saranno lacrime e sangue, ma quello che dobbiamo dire è che il nostro Paese, insieme all'Europa - perché questo è lo sforzo europeo - possiamo trascinare, creare nuova occupazione e sostenere anche chi ha bisogno di essere sostenuto, perché è nell'interesse collettivo. Altrimenti - non sono chiacchiere - già tutti dicono che non riusciremo a contenere l'aumento della temperatura di un grado e mezzo e si stanno assestando su due gradi; se continueremo ad agire poco, rischiamo davvero e seriamente. (Applausi).

RONZULLI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RONZULLI (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli senatori, il prossimo Consiglio europeo rappresenta un momento importante, un'occasione indispensabile per fare un punto sull'efficacia delle misure adottate sia a livello comunitario sia dai singoli Stati membri. Questo Consiglio europeo, signor Presidente del Consiglio, è un passaggio nel quale l'Italia ha la possibilità di svolgere un ruolo di primo piano, come pilastro della stabilità in Europa.

A tal proposito, i dati epidemiologici, l'andamento dei contagi, delle ospedalizzazioni e dei ricoveri in terapia intensiva e la ripartenza dei settori che hanno subito le maggiori ripercussioni nella fase più acuta della pandemia, ma anche la ripresa degli scambi e della libera circolazione dei cittadini in Europa dimostrano inequivocabilmente che la strada fin qui seguita ha pagato. Siamo passati - e lo abbiamo avvertito fortemente - dall'inseguire gli effetti della pandemia a gestirla, anticipandone, e quindi evitandone, le ripercussioni più drastiche.

È indubbio che con il cambio di Governo, l'arrivo del generale Figliuolo e la riscrittura del piano vaccinale si sia avviata una campagna d'immunizzazione che ha avuto un grande successo. (Applausi). Se questa inaspettata, quanto indesiderata esperienza è stata da lezione, con i vaccini, con il green pass o certificato sanitario, con la dedizione degli operatori sanitari e l'incessante impegno delle Forze dell'ordine, così come con la solidarietà e la responsabilità che i cittadini hanno dimostrato davanti a eventi devastanti come questa pandemia, abbiamo certamente capito che sono il senso di appartenenza e il senso di comunità a fare la differenza. Se vediamo la luce in fondo al tunnel, lo dobbiamo a queste scelte coraggiose e talvolta impopolari che ci stanno inevitabilmente salvando la vita. (Applausi).

Spiace davvero che in questa svolta si sia insinuata la propaganda no vax e quella contro il green pass, che hanno assunto toni violenti fin dal loro insorgere. Le minacce nei confronti di chi responsabilmente promuove il vaccino, le violenze e le devastazioni nelle nostre città perpetrate al grido di "libertà" non sono soltanto un oltraggio alla maggioranza degli italiani, ma rappresentano una ferita alla democrazia. Questo è un grave errore, perché in un momento in cui la politica (come tutto il Paese ha fatto) è unita contro un nemico comune, non si può sfruttare l'occasione del dissenso di una minoranza violenta per fare propaganda (Applausi). Questi atteggiamenti non fanno il bene del Paese, perché hanno tradito quello spirito di reale unità che ha portato alla nascita di questo Governo e che avrebbe dovuto essere di esempio per tutti i cittadini.

Sono orgogliosa del mio partito, Forza Italia, che ha saggiamente preteso che la politica trovasse risposte adeguate alle criticità sollevate da scienziati e tecnici. (Applausi). Sono orgogliosa che il nostro atteggiamento e le nostre ricette abbiano fatto sì che l'Italia si avviasse fuori dall'emergenza. Sia chiaro: questo non significa che la pandemia è superata, tutt'altro; il lavoro non è finito, dobbiamo portare l'Italia fuori dalla crisi.

L'Italia è stato il primo Paese a vedersi approvato il PNRR, il più grande documento d'investimento che si è visto dal dopoguerra ad oggi, con cui potremo cambiare il volto del nostro Paese e portarlo nel futuro. Siamo stati i primi a ottenere 24,9 miliardi come anticipo dall'Unione europea in segno di fiducia per il lavoro che stiamo portando avanti e i primi a effettuare riforme come quella della giustizia e della pubblica amministrazione; adesso, con la prossima legge di bilancio, si passa dalla politica della domanda, fatta di sussidi, fondamentali nella pandemia, alla politica dell'offerta, per aumentare la crescita e ridurre le tasse per famiglie e imprese, attraverso il taglio del cuneo fiscale. (Applausi). Mi consenta di dire, non da economista, ma da madre di famiglia, che sa far di conto, che servono almeno 10 miliardi, quindi più di un terzo dell'intera manovra (Applausi) e lo possiamo fare anche grazie all'allentamento delle maglie del patto di stabilità europeo, una scelta giusta, tanto più perché è in atto una pandemia, con tutte le sue conseguenze sanitarie, economiche e sociali, che rende necessaria una politica sinergica e realmente comune tra i vari Stati dell'Unione, anche sul fronte dell'immigrazione.

Il Mediterraneo bagna i confini europei, prima ancora di quelli italiani; non si può prescindere dall'ovvia necessità che la gestione del contenimento dei flussi migratori diventi una priorità politica di tutta l'Europa e smetta di essere un problema esclusivo dell'Italia. L'Europa è chiamata a farsi carico di una questione che sta investendo il nostro Stato, geograficamente esposto in maniera particolare, ma questo fenomeno riguarda l'intera Unione. Ciò ha che fare sia con il ricollocamento dei migranti, sia con le politiche da attuare in ambito internazionale, anche con i Paesi da cui hanno origine i flussi migratori.

Sulla scorta di quanto fatto dall'Italia con i governi Berlusconi, bisogna stabilire un'interlocuzione forte e fattiva a livello europeo con gli Stati di origine o di transito per bloccare i viaggi della speranza, troppo spesso incentivati o favoriti, che, quando va bene, mandano in tilt il nostro sistema di accoglienza, e, quando va male, aumentano le già spropositate dimensioni del cimitero subacqueo che occupa i fondali del Mediterraneo. (Applausi).

È arrivato il momento che l'Europa attui una politica estera e di difesa realmente comuni. All'emergenza Covid quest'estate si è aggiunta anche la crisi afgana, sfociata in una nuova emergenza, anche migratoria, che incombe su tutto il nostro Continente. Allo stesso modo, bisogna rispondere alla necessaria realizzazione delle infrastrutture digitali necessarie a proiettarci realmente verso il futuro.

Il gap digitale divide non solo il nostro Paese, ma l'intero mondo in due. In Italia lo abbiamo visto con tutta evidenza con la chiusura delle scuole, con lo smart working, con la connessione che non arrivava ovunque, il digital divide fortemente marcato fra le aree del Paese, la didattica a distanza che ha creato studenti di serie a e di serie b. Durante il lockdown e, più in generale, nel corso delle limitazioni che hanno comportato anche lo stop del lavoro in presenza, non per tutti e non ovunque è stato possibile lavorare da casa. Dalla funzionalità e dall'accessibilità della rete dipendono ormai lo sviluppo e la crescita della società. Se forniremo ai cittadini la banda larga, collegheremo i nostri figli all'istruzione, i nostri anziani alla telemedicina e alle più moderne forme di cura effettuabili anche da remoto, nonché le famiglie e le persone tra loro, chi offre lavoro con chi lo cerca, e proietteremo i giovani verso il futuro. (Applausi).

L'impegno dell'Italia al prossimo Consiglio europeo dev'essere improntato a questi punti, che costituiscono una condizione indispensabile per rialzarci e rialzare l'intera Europa dalle macerie lasciate dal Covid. L'Italia può essere protagonista di questo cambiamento: abbiamo tutte le carte in regola perché ciò avvenga, la possibilità di contribuire a disegnare un'Europa realmente solidale al proprio interno e l'opportunità di uscire da questa crisi più forti di prima. (Applausi).

È indubbio che tutto questo è possibile grazie alla sua autorevolezza, signor Presidente, ad un Governo forte e stabile, ad un'ampia maggioranza che lo sostiene e, mi permetta di dirlo da questi banchi, anche grazie a un Parlamento che si è messo in sintonia con il Paese. È questo il mandato che con la risoluzione di maggioranza voteremo convintamente e che affidiamo a lei, signor presidente Draghi, in vista del prossimo Consiglio europeo, nella consapevolezza che è indispensabile spianare la strada verso un nuovo modo di intendere e rafforzare le politiche comunitarie, dopo l'estenuante prova cui il Covid ci ha sottoposto, e dobbiamo farlo - me lo permetta - a tutti i costi. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatrice Papatheu, per cortesia, non si può fotografare in Aula.

CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor presidente Draghi, starà un po' prendendo l'abitudine di queste nostre ritualità parlamentari, delle quali spesso e volentieri ormai si fatica anche a trovare il significato, essendo l'Unione europea, come detto prima dalla senatrice Bonino - delle cui parole faccio molto tesoro - spesso e volentieri opaca anche nella gestione dei rapporti di democrazia.

A queste ritualità parlamentari non ci vogliamo però disabituare, quindi oggi voteremo una proposta di risoluzione che ha avuto il favore del Governo e che è stata scritta dalle forze di maggioranza. Deve sapere, signor presidente Draghi, che la risoluzione è stata scritta ovviamente a più mani ed è frutto anche di un equilibrio per il quale possiamo certamente ringraziare il lavoro svolto dal sottosegretario Amendola. Indubbiamente, trovare una sintesi sui temi all'ordine del giorno del Consiglio europeo non è stata cosa complicata. Qualcuno nello stendere la proposta di risoluzione ha anche detto che è un Consiglio molto di passaggio, con poco contenuto. Quest'affermazione non mi trova totalmente d'accordo, ma indubbiamente all'ordine del giorno del Consiglio europeo non vediamo l'accento, o ne vediamo poco, su temi che invece sono costantemente rinviati o addirittura non appartengono all'agenda del Governo europeo.

Il fatto di non aver visto in agenda in maniera seria tutta la tematica afgana (lei ha fatto un accenno in questo senso, ma riflettendo sul G20) dà il senso di un'Unione europea e di una Commissione che fanno fatica a interpretare la propria funzione e il proprio ruolo per quanto riguarda la politica estera. Se non si parte da lì, è difficile poi riuscire a trovare una ragione di tutto il resto. Lei ha fatto un'affermazione che può essere sottoscritta (difficilmente non può esserlo): non si sta in Europa solamente per interessi, ma anche per ideali. Lo dica, quando andrà in Consiglio europeo nei prossimi giorni, perché negli anni passati abbiamo spesso avuto l'impressione, e ancora oggi l'abbiamo, che per molti l'interesse sia mascherato da idea, ma che quella reale sia il proprio interesse.

Tornando alle questioni, le sono state sottoposte attenzioni e sensibilità da parte di tutti i Gruppi. Abbiamo accennato - e lo abbiamo fatto in maniera compiuta - alle grave difficoltà relativa alla crisi energetica. Non perdiamo di vista questo aspetto, che qualche analisi mette in evidenza. Ne cito testualmente una, che ho trovato molto interessante: attenzione, perché la frenata cinese ci deve impensierire. La Cina non è solamente un concorrente da tenere distante, in quanto invasivo rispetto alle nostre economie, ma è la locomotiva che ha trainato l'economia mondiale e che adesso rischia di metterla in crisi, anche per la sua incapacità di gestire il suo grande boom. Alla Cina si aggiunge la possibilità di una crisi energetica globale strisciante e permanente, che distrugge la domanda nell'industria e toglie potere d'acquisto alle famiglie. Attenzione: se la risposta dall'altra parte dovessero essere restrizioni fiscali e monetarie premature, in presenza di un livello di indebitamento che non ha precedenti, queste rischiano di soffocare la nascente ripresa delle famiglie.

Da qua ovviamente la riflessione va sull'azione che deve fare il Governo, nel tenere d'occhio il fatto che la tassazione, per quanto riguarda l'immobiliare e le famiglie, è ancora troppo elevata. Occorre la consapevolezza, a livello europeo, che non basta trasferire quote di finanziamento dal livello periferico a quello centrale, ma che serve anche una politica fiscale comune; qui continuiamo a essere in arretrato, con concorrenze, anche al suo interno, che certamente la dicono lunga rispetto a un'Unione europea che continua a essere molto accennata, ma non completata.

Vede, signor presidente Draghi, ci sono lacune e, quand'è così, devono essere affrontate. Il fatto di essere timidi nel porre la questione mi ricorda il passaggio della Brexit. Pensi che, quando ce la trovammo di fronte, cercammo in Parlamento un confronto sulle ragioni che portarono il Regno Unito ad avere quella condizione di disagio nei confronti dell'Unione europea. Ancora oggi - ovviamente il Governo nel frattempo è cambiato - stiamo aspettando che ci sia un momento di discussione sulle ragioni che hanno portato alla Brexit. Se di fronte alle incapacità dell'Unione europea di affrontare i problemi non ci poniamo la domanda di come superare queste situazioni, stiamo nascondendo il problema sotto il tappeto, pensando che si risolva da solo. Dobbiamo invece affrontarlo, chiamandolo con il proprio nome; se ci sono responsabilità da condividere, prendiamocele. Tutti però devono essere chiamati a essere responsabili di fronte a carenze nella gestione della politica estera e della politica di contrasto dell'immigrazione clandestina - dobbiamo ricordarlo ancora una volta - ovvero nella gestione del bordo del Mediterraneo, che resta un problema serio e non affrontato.

Signor presidente Draghi, la storia si ripete. Non dimentichiamoci che trovare la pace ai confini pagandola non è segno di forza, ma di debolezza da parte di un Paese. Quando poi il ricatto aumenta, non c'è più la capacità di sostenere quel pagamento e si resta prigionieri dello stesso meccanismo che si è innescato. Dobbiamo portare la stabilità in quei Paesi dove oggi invece si genera il problema della migrazione e dove lo stesso viene indirizzato, con origine politica, come sappiamo. Mi consenta di essere un attimo non dico critico (altrimenti domani i giornali diranno che la Lega prende posizioni critiche nei confronti del Governo, ci mancherebbe). Tuttavia, signor presidente Draghi, chi è che non sottoscriverebbe le parole che lei ha usato nei confronti dei migranti? Cito le sue stesse parole: bisogna che l'approccio sia equilibrato, efficace ed umano. E chi non lo vuole?

Certo che dev'essere equilibrato: andiamo a sistemare subito e a fare gli accordi di partenariato con i Paesi di provenienza, come dicevo prima. Certo che dev'essere efficace: facciamo in modo che si proteggano i confini, come ha correttamente detto, e che l'accoglienza sia rivolta a chi è profugo di guerra, non a chi viene in Italia semplicemente perché gli hanno detto che qui troverà tutte le soluzioni ai propri problemi, perché oggi non siamo in grado di dare queste risposte neanche agli italiani. (Applausi). Non possiamo essere tanto superficiali da pensare che basti mettere i soldi in un sistema di accoglienza per creare integrazione, perché sappiamo che non è così. C'è integrazione, se c'è il lavoro. Se manca il lavoro, non c'è integrazione e si creano assistenza e tensioni sociali, che non vogliamo.

Chiaramente le stesse cose devono essere rivolte nei confronti dei cittadini italiani. Ieri c'è stato un dibattito qui, in Aula. Fra pochi giorni ci sarà il G20 in Italia, concluderemo la nostra Presidenza e abbiamo bisogno di avere certezza che nel Governo tutti siano responsabili, come lei sta dimostrando a livello europeo. Quindi anche la gestione della sicurezza interna dev'essere messa a fuoco, altrimenti rischiamo di fare brutte figure a livello europeo e a livello generale.

Signor presidente Draghi, non spendo altre parole, anche perché sarebbero solo ripetitive rispetto ai temi che sono già stati affrontati. Siamo sempre convinti che la nostra azione in Europa debba essere innanzitutto di orgoglio, certamente attiva, non passiva e non remissiva. Questo è il mandato che ancora una volta le diamo, tramite la risoluzione parlamentare, e per il quale la Lega sostiene fermamente il suo Governo. (Applausi).

LICHERI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LICHERI (M5S). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri e Sottosegretari, colleghe e colleghi, il Gruppo MoVimento 5 Stelle del Senato voterà favorevolmente sulla proposta di risoluzione di maggioranza e saluta con soddisfazione le parole del presidente Draghi sulla transizione ecologica. Ce n'è voluto di tempo, ma adesso è chiaro a tutti che la transizione ecologica non è un freno alla crescita economica e all'iniziativa privata. Adesso sappiamo tutti che dietro alla transizione ecologica ci sono lavoro e imprese. (Applausi). Anche questo è un piccolo obiettivo che abbiamo raggiunto negli ultimi mesi: cercare di far capire alla gente che dietro alla transizione ecologica ci sono aziende più veloci e più moderne, suoli da bonificare, energie da trasformare, abitazioni che devono essere implementate energeticamente e davvero un nuovo modello di economia, che può portare un futuro di prosperità ai nostri giovani.

Quindi, signor Presidente del Consiglio, le sue parole sono accolte davvero con grande soddisfazione. Torniamo però a Bruxelles: le diciamo subito che la parola più ricorrente che ascolterà nei tavoli europei sarà «crescita», che sta andando molto di moda in questi giorni, in televisione e sui giornali; è la più usata in questo momento e l'ho sentita usare moltissimo anche stamattina nei brillanti interventi che mi hanno preceduto. Quindi tutti cresciamo e la crescita del PIL è prevista al 6 per cento: sarebbe bello, però, se il Presidente del Consiglio italiano andasse in Europa a dire che tutte le crescite sono possibili, ma solo a patto che siano sostenibili. (Applausi). Questo è il primo concetto che dobbiamo portare in Europa.

Signor Presidente, lei andrà a Bruxelles e si troverà davanti uno dei temi più scottanti del momento, che è quello dell'energia. Anche in questo caso, cerchiamo di essere chiari con i nostri compagni europei.

Non ci sarà mai crescita vera, reale e sostanziale se non poggerà su un'energia sostenibile. Questo è molto importante.

Signor Presidente, dobbiamo liberare l'Europa e noi italiani per primi dalla schiavitù del mercato del gas. Questo passaggio è fondamentale. Non possiamo più essere ostaggi del mercato delle energie fossili, perché, se solo avessimo iniziato la nostra transizione ecologica dieci anni fa, non avremmo sofferto l'aumento del prezzo delle bollette e dell'energia. (Applausi). Colleghe e colleghi, badate bene che a dirlo non è il Gruppo MoVimento 5 Stelle, ma Frans Timmermans, che dice che, se avessimo acceduto prima alle fonti rinnovabili, oggi non avremmo subito quell'aumento delle nostre bollette che definisco torbido.

Ci ha fatto piacere averla ascoltata nel passaggio in cui ha detto che l'aumento del costo dell'energia è un problema legato alla dipendenza energetica dell'Unione europea da fornitori extra europei. Dobbiamo fare i conti con quanto abbiamo davanti, cioè con il fatto che il 60 per cento del fabbisogno energetico europeo è soddisfatto attraverso l'importazione di petrolio e gas naturale fuori dai confini dell'Europa. È una quota che addirittura sale al 75 per cento per il nostro Paese. Allora, andiamo a Bruxelles con il problema del caro bollette, su cui il Governo doverosamente ha messo mano con interventi pubblici di mitigazione dei costi, ma si combatte solo in un modo: raggiungendo l'autonomia energetica. (Applausi).

Dobbiamo correre sull'ambiente. I ragazzi ci stanno dicendo: basta con le chiacchiere e con le parole; dovete passare dalle chiacchiere e dalle parole ai fatti. La gioventù di oggi ci sta dicendo questo e noi dobbiamo ascoltare tale monito. È molto importante. La strada è solo una: investire nella ricerca di nuovi fonti rinnovabili, promuovere la decentralizzazione della produzione energetica rinnovabile e stimolare l'autoconsumo collettivo, che è rappresentato dalle nostre comunità energetiche. Creiamo comunità energetiche. (Applausi). La misura del MoVimento 5 Stelle è un invito; approfittiamo anche di questo palco che ci dà il Parlamento per rivolgerci ai cittadini: unitevi insieme; create comunità energetiche; siate voi produttori di energia per poterla vendere. L'energia non fa perdere soldi, ma li fa guadagnare. Non avete bisogno del sindaco o del Comune per poterlo fare. Ci sono interi paesi che si sono resi autonomi da un punto di vista energetico e la gente non lo sa. Le persone non sanno che ci sono comunità che ormai non pagano più un euro di energia, perché se la fanno da soli. Dobbiamo promuovere: questa è la strada che ci può portare davvero verso una democrazia energetica.

C'è un secondo braccio che deve aiutarci. Mi riferisco al superbonus al 110 per cento. (Applausi). Abbiamo apprezzato gli interventi in discussione generale e ricordo, in particolare, quello della collega di Forza Italia. Leggo sul giornale oggi che il superbonus è prorogato al 2023, ma restano escluse le ville e le villette. Signor Presidente, il nostro pensiero non va alle ville e alle villette, ma alle case dei nostri contadini, alle abitazioni dei nostri fattori, delle nostre zone rurali e interne e dei pastori della mia isola, insomma, a tutto quel segmento di fasce deboli che, anche da un punto di vista produttivo, dev'essere preso in considerazione. (Applausi).

Facciamo attenzione a non tagliare questa misura in modo tale che non vada a esclusivo detrimento dei tornitori, degli elettricisti, degli idraulici, dei piccoli imprenditori edili, di quel settore dell'edilizia che solo adesso stava vedendo la luce, dopo quindici anni di crisi. (Applausi). Parliamone, ragioniamoci.

Abbiamo apprezzato che pian piano il superbonus abbia quasi smesso di essere una misura del MoVimento 5 Stelle, perché è diventato un po' l'emblema del riscatto e della ripresa economica italiana. (Applausi). Siamo contenti, perché i temi non sono nostri; sono vie di sviluppo che offriamo ai cittadini.

Lei deve offrire ai cittadini forme di sviluppo che possano naturalmente portare verso una forma di transizione ecologica che rispetti effettivamente sia il pianeta che le persone. Da questo punto di vista, ragioniamo qui in Parlamento, vediamo come poter migliorare il superbonus 110 per cento, senza frustrare le aspettative e i diritti di tutte quelle categorie che ho citato.

Passo alla digitalizzazione che, come sa, è il secondo tema che ci sta più a cuore: la transizione digitale viene immediatamente dopo la transizione ecologica.

Non esiste digitale senza chip, e lei l'ha detto, Presidente, la ringraziamo, e guardi che non stiamo parlando solo di garantire la competitività dell'Europa nel campo dell'innovazione digitale. No, qui è in ballo la sovranità tecnologica dell'Europa; quindi, mi raccomando, l'Italia da tempo è capofila di un nuovo corso economico e sociale.

Siamo punto di riferimento per l'Europa intera e vogliamo vedere in lei il punto di riferimento perché possa effettivamente portare questo Paese pian piano, finalmente, verso un futuro di prosperità e di occupazione per i nostri giovani. (Applausi).

PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Stefano, Lorefice, Candiani, Giammanco, Errani, Bonino, Nannicini, Garavini e Steger.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Si è così concluso il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

Sospendo la seduta fino alle ore 14,30.

(La seduta, sospesa alle ore 12,59, è ripresa alle ore 14,35).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI