Legislatura 18ª - Commissioni 3° e 4° riunite - Resoconto sommario n. 15 del 13/07/2021
Azioni disponibili
Il senatore DE FALCO (Misto), nel dichiararsi concorde sull'inopportunità di procedere ad approvazioni tardive di missioni già in corso, rimarca altresì la necessità che si proceda considerando in modo puntuale gli interessi nazionali in gioco per ciascuna missione, valutando in seguito gli aspetti relativi al modo in cui essi vengono declinati in termini strategici e tattici. A suo giudizio questa abdicazione da parte del Parlamento, con riferimento al ritardo con cui le deliberazioni vengono presentate all'esame parlamentare, rappresenta un vulnus particolarmente grave.
Nel preannunciare la presentazione di una sua apposita risoluzione sulle missioni internazionali, evidenzia aspetti critici in relazione al supporto garantito negli anni dal nostro Paese alla Guardia costiera libica, senza che si sia realizzata una puntuale verifica circa l'effettiva esistenza di un reale centro di comando e controllo, anche per le attività di soccorso in mare.
A riguardo, le immagini di questi giorni sugli spari da parte della Guardia costiera libica su migranti inermi in mare, in violazione dei più elementari diritti umani, non possono non interrogare sul rischio che l'Italia si stia rendendo a sua volta tragicamente complice di tali attività, camuffando per meri finanziamenti il supporto ad una struttura militare in realtà inesistente a livello centrale e preda delle diverse milizie operanti sul territorio libico.
A suo giudizio, quindi, la missione bilaterale di assistenza nei confronti delle Istituzioni libiche preposte al controllo dei confini marittimi di cui alla scheda n. 48/2021, nonché la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell'Unione europea denominata EUNA VFOR MED Irini, di cui alla scheda n. 6/2021, in particolare con riferimento all'attività di assistenza nello sviluppo delle capacità e nella formazione della Guardia costiera e della marina libiche per i compiti di contrasto in mare, non dovrebbero essere confermate. L'Italia, a suo giudizio, rischia, infatti, di concorrere a nuovi respingimenti e a nuovi trattenimenti, in violazione delle più elementari norme in materia di diritti umani e senza che questo possa davvero concorrere alla stabilizzazione della Libia e quindi ad un interesse strategico del nostro Paese.