Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 344 del 08/07/2021
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
344aSEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 8 LUGLIO 2021
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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,
indi del vice presidente TAVERNA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-IDEA e CAMBIAMO: Misto-IeC; Misto-l'Alternativa c'è-Lista del Popolo per la Costituzione: Misto-l'A.c'è-LPC; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-Movimento associativo italiani all'estero: Misto-MAIE; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CALDEROLI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,30).
Si dia lettura del processo verbale.
MARGIOTTA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Per un'informativa del Ministro della giustizia
sui disordini occorsi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Ho chiesto di parlare per chiedere alla Presidenza del Senato di sollecitare la ministra della giustizia Cartabia a venire con urgenza in quest'Aula per una comunicazione del Governo sulle torture inflitte ai detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere da personale della polizia penitenziaria. (Applausi).
Signor Presidente, ho usato a ragion veduta il termine tortura, perché solo così riesco a definire, ai sensi della legislazione italiana e delle convenzioni internazionali, i fatti di cui siamo venuti a conoscenza, non da voci o indiscrezioni, ma attraverso le immagini incontestabili registrate dal circuito di sicurezza del carcere. Abbiamo appreso che tali violenze si ripetevano da tempo e anche che fatti simili sarebbero avvenuti in altre carceri italiane.
Signor Presidente, io non credo alla teoria delle poche mele marce, ma non credo nemmeno che un corpo composto da 40.000 agenti sia formato interamente da persone violente e da torturatori dei detenuti. Proprio per questo, per la necessità del Senato di capire, dobbiamo sentire il Governo per cercare vie urgenti di intervento, parlamentare e anche legislativo. È questo il senso della richiesta alla ministra Cartabia di venire al più presto in Aula per comunicazioni del Governo.
Negli ultimi decenni, signor Presidente, il Parlamento ha perso molta della centralità che la Costituzione gli ha assegnato nell'ordinamento, ma su fatti come quelli emersi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere non sarebbe concepibile che il Parlamento non si esprimesse con tutta la forza che la Costituzione gli attribuisce. È per questo che è urgente che le comunicazioni del Governo vengano portate in quest'Aula nel più breve tempo possibile. (Applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, alla Presidenza sono già pervenute quattro richieste con il medesimo contenuto, assolutamente giustificate.
Tenuto conto che avevamo previsto il voto per il disegno di legge costituzionale, che prevede una maggioranza qualificata, intorno alle ore 11, se i colleghi sono d'accordo, non volendo limitare l'eventuale dibattito, svolgerei ora le dichiarazioni di voto e il voto finale sul disegno di legge di riforma costituzionale, per poi procedere con le richieste che mi sono state sottoposte rispetto a questo argomento. Mi rivolgo innanzitutto a coloro che hanno richiesto di intervenire, perché diversamente dovrei contenere i tempi talmente tanto che non credo sia corretto rispetto alla materia che ci è stata sottoposta dal senatore Zanda. Ovviamente il ministro D'Incà si farà parte diligente rispetto alle richieste avanzate dal senatore Zanda o a quelle che dovessero pervenire in interventi successivi.
Do un'ulteriore comunicazione all'Assemblea: tenuto conto che, per via dei tempi della sanificazione, ieri sera non si sono potuti svolgere gli interventi di fine seduta, gli iscritti di ieri che volessero intervenire lo potranno fare dopo il voto sul disegno di legge costituzionale e gli eventuali interventi sulla questione appena affacciata prima della sospensione.
Se non si fanno osservazioni, così resta stabilito.
Seguito della discussione e approvazione, in seconda deliberazione, del disegno di legge costituzionale:
(1440-B) Deputato BRUNO BOSSIO. - Modifica all'articolo 58 della Costituzione, in materia di elettorato per l'elezione del Senato della Repubblica (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati; approvato, in prima deliberazione, dal Senato; approvato senza modificazioni in seconda deliberazione dalla Camera dei deputati) (Seconda deliberazione del Senato) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 9,40)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale n. 1440-B, approvato in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati; approvato, in prima deliberazione, dal Senato; approvato senza modificazioni in seconda deliberazione dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione generale.
Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.
Passiamo alla votazione finale.
GRIMANI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRIMANI (IV-PSI). Signor Presidente, senatrici e senatori, onorevole rappresentante del Governo, giunge alla quarta lettura tra Camera e Senato la riforma dell'elettorato attivo dei componenti del Senato. Italia Viva voterà a favore di questa riforma, comprendendone lo spirito che l'ha determinata, poiché era da sempre un nostro importante punto di vista quello di consentire un miglioramento in questo senso dell'elettorato attivo del Senato.
Questa riforma consentirà l'estensione del diritto di voto alla fascia d'età diciotto-ventiquattro anni e consentirà a 4 milioni di ragazzi di poter eleggere direttamente i rappresentanti del Senato. Comunque, oltre ad esprimere un voto positivo, è giusto avanzare alcuni rilievi che sono emersi già ieri in fase di discussione generale. Noi riteniamo che questa sia una riforma parziale e lo abbiamo anche espresso in occasione della precedente lettura in Senato, perché avremmo preferito una riforma che modificasse anche l'elettorato passivo, equiparandolo a quello della Camera, consentendo cioè di eleggere al Senato della Repubblica anche coloro che hanno più di venticinque anni. Paradossalmente, con questa riforma, si dà la possibilità a 4 milioni di ragazze e ragazzi di eleggere il Senato, ma non di farne parte. Lo eleggeranno, ma non potranno condizionarlo dal punto di vista generazionale.
Noi pensiamo che questa riforma andasse completata anche con la modifica dell'elettorato passivo, anche in virtù della riduzione del numero dei parlamentari; sappiamo bene che passando da 945 a 600 parlamentari, un terzo della nuova composizione complessiva del Parlamento sarà del Senato, quindi si ridurrà ancora di più la presenza di giovani nelle nostre Camere. Questo avrebbe dovuto spingerci a pensare ad una riforma più complessiva dell'elettorato, sia attivo che passivo, del Senato. Tra l'altro la soglia dei quarant'anni per la seconda Camera non esiste più quasi da nessuna parte; se non ho informazioni errate c'è solo in Repubblica Ceca.
Tra l'altro, quella è una Camera che non ha la funzione del Senato italiano, perché non vota il bilancio e non vota la fiducia al Governo. Pensiamo, quindi, che vada approvato e salvaguardato l'impianto del disegno di legge al nostro esame, perché comunque consente di parificare l'elettorato attivo a quello della Camera, quindi è un passo in avanti e come tutti i passi in avanti deve essere sostenuto, ma crediamo anche che sia una riforma incompleta.
Ho sentito ieri alcune considerazioni sulle riforme spezzatino: ad avviso mio e del mio Gruppo non c'è dubbio che questo sia il problema della legislatura, ma dirlo ora appare un po' fuori tempo massimo, perché non vogliamo vivere di nostalgia e forse qualcuno si è stancato di sentirci dire sempre le stesse cose, ma nel 2016 Matteo Renzi, allora Presidente del Consiglio, propose una riforma che poteva avere tante criticità e fu bocciata dagli elettori - quindi rimane quello il tassello immodificabile e il giudizio che nessuno può cambiare e che non ci possiamo assolutamente permettere di valutare - ma evidentemente era una riforma complessiva. Ricordo ancora oggi che il fronte del no era stato chiamato ad offrire una proposta alternativa; qualcuno diceva che con pochi articoli si potevano fare quegli interventi che erano previsti nella riforma bocciata il 4 dicembre 2016; quei pochi articoli non li abbiamo più visti e i problemi che cinque anni fa erano irrisolti sono ancora più presenti oggi, anche in virtù del fatto che andremo verso la riduzione del numero dei parlamentari. Tutte le problematiche che avevamo nel 2016, quindi, sono oggi intatte e anzi saranno ancora più pesanti nella prossima legislatura, nella quale un minor numero di parlamentari si dovrà confrontare con una situazione istituzionale immodificata, quindi sempre con due Camere che legiferano, sempre con il meccanismo della fiducia e con la vita delle Commissioni parlamentari che sarà ancora più complicata, soprattutto per quanto riguarda l'Assemblea del Senato. Di fatto, quindi, parlare oggi di riforme spezzatino - che noi siamo i primi a condannare - non ha tanto senso, perché ricordiamo bene quale fu il giudizio della maggior parte delle forze politiche nel 2016, quando quel referendum poteva cambiare le cose.
Speriamo, però, che questa, come altre modifiche al dettato costituzionale che ci sono state in questi ultimi anni, possa portare necessariamente a ripensare in maniera più complessiva il sistema istituzionale. Difficilmente questa potrà essere la legislatura in cui ciò potrà avvenire, perché comunque siamo nella sua fase conclusiva, una fase in cui dovremo eleggere il Presidente della Repubblica e in cui l'uscita dalla pandemia catalizzerà l'attenzione della vita parlamentare e dei lavori parlamentari, come vediamo anche ora con i tanti provvedimenti legislativi che sono all'attenzione delle Commissioni e che quindi arriveranno in Aula nel periodo estivo. È però del tutto evidente che, come classe politica, ci dovremo porre una volta per tutte l'esigenza di pensare a una riforma del nostro sistema istituzionale. Questo anche alla luce di quello che è avvenuto nell'ultimo anno. Mi riferisco soprattutto, ad esempio, al tema del Titolo V e al rapporto tra Stato e Regioni, che sarà un altro di quei temi che il Parlamento non si potrà sottrarre dal rivisitare. È del tutto evidente, infatti, che quello è veramente il nocciolo duro delle questioni istituzionali del nostro Paese. Abbiamo assistito ad una difficoltà di dialogo negli ultimi mesi tra Stato e Regioni, soprattutto nell'ambito dell'emergenza epidemiologica, che ancora oggi grida vendetta. C'è bisogno, quindi, soprattutto sul tema della legislazione concorrente, di mettere nel tempo la parola "fine" per lasciare allo Stato e alle Regioni ambiti di azione chiari ed evidenti, evitando contrapposizioni che poi diventano elementi di contrapposizione che creano sfiducia nei cittadini che non sanno più qual è il soggetto istituzionale di riferimento.
Apprezziamo l'impianto di questa riforma e la voteremo con convinzione, ma c'è in noi un rammarico, perché sarebbe stato più giusto un provvedimento che rivedesse non soltanto le soglie di età dell'elettorato attivo, ma anche e soprattutto le soglie di età dell'elettorato passivo. Auspicando che si possa poi mettere mano al sistema istituzionale in maniera più complessiva e più adeguata alle esigenze di uno Stato moderno e dei cittadini, prendiamo atto che questo è un passo avanti e quindi voteremo a favore della riforma istituzionale dell'elettorato attivo del Senato. (Applausi).
BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, vorrei cominciare questa mia breve dichiarazione di voto con una riflessione che Aldo Moro fece a proposito degli avvenimenti del 1968. La cifra di quel tempo imprendibile eppure così denso, era data dall'affacciarsi sulla scena pubblica di un nuovo soggetto sociale fino ad allora prigioniero di una condizione sotto tutela: i giovani. Moro parlava dell'urgenza di un tempo nuovo; è una nuova umanità che vuole farsi.
Oggi il voto generalizzato a diciotto anni deve essere inteso come l'inizio di un tempo nuovo, ma c'è bisogno di una consapevolezza piena di questa scelta. Non è un adattamento costituzionale dovuto a un'esigenza di simmetria elettorale; è una scelta politica di responsabilizzazione di un soggetto sociale, appunto i giovani, senza più distinzioni tra loro, padroni delle proprie scelte e del proprio futuro. Il voto di oggi segna un passaggio in cui la politica, noi, dobbiamo essere all'altezza di questa scelta. Dobbiamo essere credibili agli occhi di chi si affaccia per la prima volta al voto e, quindi, alla partecipazione più alta di una comunità democratica.
La credibilità è figlia della serietà e della responsabilità. Se siamo consapevoli del senso del voto che stiamo per dare, questo ci impegna a essere politicamente seri e, allora, possiamo dire che questo voto di modifica costituzionale è un impegno che noi tutti in questo Parlamento ci assumiamo e che consegniamo a chi ci dovrà e ci saprà giudicare.
Il voto del Gruppo per le Autonomie sarà favorevole. (Applausi).
TOTARO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOTARO (FdI). Signor Presidente, onorevoli senatori, Fratelli d'Italia dal percorso iniziato alla Camera è convinta che questa sia una riforma giusta a metà.
Da sempre parliamo di questa legge. La destra lo fa non da oggi, ma da quando Giorgia Meloni, allora Ministro della gioventù, fu la prima a portare all'attenzione dell'Aula la necessità del coinvolgimento dei giovani nella vita politica, con l'abbassamento - in quella proposta di legge si parlava di equiparazione - dell'età per votare ed essere votati. Fratelli d'Italia, però, non si è mai sottratta alle sfide delle riforme costituzionali, seppure in questa versione puntuale mantenendo - noi sì - quella visione organica che è propria culturalmente della destra.
Sul tema delle riforme costituzionali, ad esempio, in questa legislatura siamo stati determinanti e siamo sempre stati componente necessaria all'approvazione della riforma che ha portato alla riduzione dei parlamentari, ed è bene ricordare che anche dall'opposizione abbiamo votato per il taglio dei parlamentari che senza il nostro voto non si sarebbe realizzato. Allo stesso modo, vogliamo essere decisivi e determinanti anche su questa riforma, così come sulle tante altre sfide di modernizzazione del nostro impianto ordinamentale.
Ciò non ci impedisce di rilevare con rammarico che avremmo voluto che vi fosse quell'equiparazione che abbiamo provato a inserire tanto alla Camera quanto al Senato con emendamenti puntuali per affermare che il principio che, se puoi votare, alla stessa età puoi anche essere votato; se hai la capacità di scegliere chi ti rappresenta, puoi essere anche tu quello che rappresenta gli interessi diffusi e il futuro della nazione, dando così voce e protagonismo ai giovani. Su questo credo che non accettiamo lezioni da nessuno perché la destra è sempre stata nella storia avanguardia in questo senso. Certo, siamo consapevoli che quella dei giovani è una categoria che sembra inspiegabilmente esclusa dalla vita politica parlamentare, tanto alla Camera, quanto al Senato.
È una categoria esclusa soltanto in Italia perché, invece, nel resto dell'Europa i diciottenni partecipano direttamente alla rappresentatività parlamentare. È così in Danimarca, Finlandia, Germania, Olanda e in altri Paesi europei. Se vogliamo però che i giovani rappresentino in questo Parlamento anche quel pezzo di società nazionale e quindi il futuro, la speranza e l'ambizione della nostra Nazione, non basta questa piccola riforma, se non possono essere loro stessi a rappresentare quello spaccato di società.
Non pensate che in questo momento, se in Aula ci fossero ragazzi di diciotto o diciannove anni, sarebbero stati in grado di rappresentare il disagio, le ambizioni e le preoccupazioni dei propri coetanei? Elementi di cui spesso, proprio in questa Aula, anche in provvedimenti recenti non si è tenuto conto. Alla luce soprattutto di un'epidemia, così devastante ed impattante proprio sui giovani, è evidente che oggi i media e i social media accelerano i processi di comunicazione, di informazione e di formazione delle coscienze e quindi anche il coinvolgimento dei più giovani nella vita politica si concretizza meglio rispetto a quelli che probabilmente erano gli intendimenti ai tempi della scrittura della Costituzione.
Rimane però un vulnus rispetto alla possibilità, come abbiamo detto, di scegliere rispetto al proprio destino. Sono tanti i temi e i provvedimenti varati i cui effetti si sono scaricati proprio sui giovani. Pensiamo, ad esempio, alla riforma delle pensioni avvenuta qualche tempo fa. Scelte ricadute sulle future generazioni senza che queste generazioni abbiano potuto dire la propria su quelle scelte che si trovano a pagare. Oppure, per fare un riferimento recente, ricordo gli importanti scostamenti di bilancio che abbiamo votato in Assemblea per rispondere alle esigenze della pandemia. Sono ipoteche sul futuro delle giovani generazioni di cui non si è tenuto conto e che forse avrebbero potuto dire la propria qualora tali risorse fossero state utilizzate per le infrastrutture e per lo sviluppo economico, anziché sprecate per navigator, cashback o per il reddito di cittadinanza.
Avevamo fatto questo appello anche nell'iter parlamentare, ma va registrato che, proprio qui in Senato, la politica della maggioranza di allora si è arenata e si è tirata indietro su quello che il Senato aveva fatto, con l'equiparazione anche dell'elettorato passivo.
Fratelli d'Italia voterà a favore della riforma al nostro esame perché non ci siamo mai tirati indietro nelle sfide di rinnovamento a cui abbiamo sempre approcciato con una visione organica. Questo significa che non si può prescindere da un presupposto fondamentale che va introdotto nella Costituzione accanto alla riduzione del numero dei parlamentari e alla maggior partecipazione dei giovani: l'elezione diretta del capo dello Stato. Ciò per rimuovere tutte quelle barriere che il nostro ordinamento ha alla piena partecipazione dei cittadini alla vita politica, che per noi significa rispetto del voto dei cittadini, che non è un assegno in bianco con cui i partiti possono fare quello che vogliono o quello che gli conviene in quel dato momento storico.
Tutto ciò nella logica della difesa delle Istituzioni e di un impegno al rinnovamento delle stesse, guidati, come siamo sempre, solo da un unico interesse, quello nazionale e quello degli italiani. (Applausi).
MALPEZZI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALPEZZI (PD). Signor Presidente, oggi è una bella giornata. Vedo il Ministro dei rapporti con il Parlamento, che ha anche la delega alle riforme, e mai, come in questo giorno, la sua presenza è davvero coerente con il percorso che è stato fatto. Dovremmo infatti anche ricordare che il provvedimento di cui stiamo discutendo è un'iniziativa parlamentare, un'iniziativa di riforma che è nata nelle Aule di Camera e Senato, che ha messo insieme diverse proposte di legge sull'argomento e che è nata davvero da un confronto. L'operazione è partita alla Camera in Commissione affari costituzionali; mi piace ricordarlo perché c'è stato proprio un gioco di scambio e di continuo approfondimento tra i membri delle due Commissioni di Camera e Senato per provare ad arrivare a dare una risposta che raccogliesse le esigenze che i parlamentari stavano portando sul campo rispetto a questo aspetto che vede la possibilità di dare un diritto a 4 milioni di cittadini italiani. Oggi questo percorso lo concludiamo, anche se poi ci vorranno altri tre mesi per fare in modo che la legge entri in vigore. Parliamo di cittadini che prima avevano solo una parte di tale diritto. Non andiamo infatti a consegnare semplicemente un'ulteriore scheda elettorale, ma diciamo una cosa molto chiara: pareggiamo, dicendo a tutti quei ragazzi compresi in ben sette fasce di età, dai diciotto ai venticinque anni, che la politica ha bisogno di loro e ha bisogno della loro capacità di scegliere. Questo dà a noi una responsabilità.
Ieri ho sentito in discussione generale che qualcuno sottolineava il fatto che ci sia un impoverimento della conoscenza, del senso civico italiano, delle nostre regole, delle nostre leggi, del funzionamento delle istituzioni. Ebbene, non possiamo lanciare noi l'allarme da questi banchi; noi dobbiamo trovare la soluzione e la risposta nei confronti di quella partecipazione che, nelle fasce più basse d'età c'è. Le nostre piazze, prima di essere bloccate dall'emergenza Covid, hanno assistito a una grande stagione di partecipazione proprio dei più giovani, sui temi che a loro stanno a cuore: i temi dell'ambiente e dei diritti. I ragazzi ci sono nelle piazze e vogliono partecipare. E allora aiutiamoli noi, non solo votando per la loro partecipazione al voto anche per l'elezione di questo ramo del Parlamento, ma dicendo loro che le istanze di cui si sono fatti portatori troveranno voce in un Senato che sarà scelto anche da loro. Diciamo loro che non vogliamo tenerli fuori, che sono presenti e che possiamo stimolarci a vicenda.
Questo può aiutare ad aumentare anche la partecipazione al voto, perché spesso, dopo le elezioni, ci trasformiamo anche noi in commentatori e raccontiamo come poi il partito più forte sia spesso, troppo spesso, quello dell'astensionismo. Allora il fatto di voler coinvolgere questa fascia d'età anche per quanto riguarda il voto al Senato, garantendo loro questo tipo di diritto, può essere un ulteriore tentativo di dare una risposta a tale scarsa partecipazione e a tale scarsa volontà. È come se noi stessimo dicendo oggi che abbiamo voglia di coinvolgerli, e chiediamo loro di partecipare. Perché poi la politica sceglie per i cittadini e allora è giusto che i cittadini tutti, anche i più giovani, siano messi in grado di poter scegliere. È per questo che è una bella giornata, perché è come se il legislatore oggi rispondesse a loro, rispondesse a queste istanze.
Aggiungo un elemento, che indubbiamente è politico, perché la riflessione che è stata fatta nelle Commissioni di Camera e Senato dal relatore Parrini, che ringrazio per il lavoro che ha svolto, di grande attenzione, insieme a tutti i membri della 1a Commissione del Senato, è stata una riflessione profonda su questi bacini elettorali, differenti fino a oggi, che hanno spesso portato a una differenza di composizione numerica delle maggioranze tra Camera e Senato, che spesso ha messo in difficoltà la nostra attività nel portare avanti le istanze e nel dare stabilità al Paese. Non è detto che in questo modo si risolva tutto, ma indubbiamente il fatto di garantire due bacini elettorali identici, almeno dal punto di vista anagrafico, che quindi andranno a scegliere i membri di Camera e Senato esattamente nello stesso modo, con due schede differenti, ma votati da tutti, forse potrebbe aiutare a migliorare lo stesso funzionamento delle nostre istituzioni. Anche questo andrebbe spiegato, perché abbiamo la necessità che le nostre istituzioni e la modalità con cui lavoriamo vengano conosciute. Spesso noi risultiamo semplicemente quelli nel palazzo, con pochi contatti all'esterno. In realtà magari qui dentro si cerca spesso di fare un lavoro che possa portare avanti le istanze che arrivano da fuori. Io penso che questa sia un'opportunità ulteriore che noi oggi, come classe politica, dobbiamo cogliere; dobbiamo rivolgerci al mondo che sta fuori, con il quale dovremo continuare a tenere e rinsaldare un rapporto molto forte, e dobbiamo essere maggiormente in grado di raccogliere le loro istanze, anche con un altro linguaggio.
La politica ha una serie di temi su cui interrogarsi: sulla sua capacità di comunicare quello che fa, sulla capacità di dimostrare il lavoro che si fa in queste Aule, sulla capacità di raccontare la difficoltà del processo legislativo nello scambio, anche nello scontro, nella voglia di trovare la sintesi. Anche queste sono opportunità che abbiamo, dicendo ai ragazzi più giovani che offriamo - perché ci crediamo - una carta in più che dà loro un elemento - uso questo termine - di cittadinanza. È come se dicessimo che vogliamo garantire un'ulteriore protagonismo della vita civile proprio per tutti i più giovani.
Presidente, parlo con grande serenità perché ho sentito chi ha parlato di riforma spezzatino; lo ricordava anche prima il senatore Grimani: ricordava processi di riforma che sono stati fatti in maniera più complessa e che poi magari non hanno portato a casa i risultati che molti, invece, speravano di poter ottenere.
Vediamolo, sì, come un piccolo passo, ma vediamolo come un passo che compie il Parlamento perché - lo ripeto - quello che esprimiamo oggi è il voto che segna un lavoro parlamentare che tutti dovremmo rivendicare come un simbolo, come la forza della democrazia di agire e di farlo come si dovrebbe per il bene della società, in questo caso di 4 milioni di giovani che alle prossime elezioni potranno votare per tutti e due i rami del Parlamento. (Applausi).
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU-Eco). Signor Presidente, la riforma che approviamo oggi in modo definitivo è certamente un segnale importante nei confronti dei giovani, come lo è stato il riferimento nell'altra riforma - per me, devo dirlo con franchezza, molto più importante - che abbiamo approvato in prima lettura qualche settimana fa, che prevede l'introduzione in Costituzione della tutela dell'ambiente, degli ecosistemi e della biodiversità, anche per le future generazioni. Si tratta di impegni molto importanti per noi che li assumiamo oggi, e sono certamente messaggi concreti che mirano ad affermare princìpi precisi. In questo caso si vuole estendere la partecipazione a un momento importante della vita politica quale quello delle elezioni a fasce d'età che vanno dai diciotto ai venticinque anni. Quindi, certamente è un passo importante. Dobbiamo tuttavia essere anche molto chiari.
Non possiamo peccare di ingenuità pensando che la questione della partecipazione dei giovani alla vita politica si possa esaurire solo e semplicemente con il fatto che diamo la possibilità ai giovani, una volta compiuti i diciott'anni, di votare per il Senato, modificando la Costituzione.
La questione della partecipazione dei giovani alla vita politica è molto più complessa. Al di là della pandemia che ha rallentato tutto, abbiamo rivisto in piazza tanti ragazzi che chiedevano ai decisori politici di assumersi la responsabilità della loro vita, quindi di scelte concrete per contrastare i cambiamenti climatici, di scelte concrete per il loro futuro, per dare una certezza rispetto al futuro e alle loro prospettive. Quindi, ci tengo a dire che la partecipazione politica delle giovani generazioni è una questione molto più complessa.
Perché dico che è nella responsabilità della politica? Perché spetta a chi poi deve dare un volto diverso della politica, dell'assunzione di responsabilità e dell'interesse generale; a chi deve lavorare per modificare lo stato delle cose e dare ai giovani delle prospettive vere. Il problema dei giovani oggi è anche quello del futuro della loro generazione e della loro vita. Questo non dobbiamo sottacerlo nel momento in cui ci assumiamo la responsabilità di una modifica costituzionale molto importante.
La seconda questione è la seguente: nel momento in cui si vota si pensa di poter essere rappresentati. Se noi allarghiamo l'elettorato e con questa modifica costituzionale diamo la possibilità ai giovani di poter votare anche per il Senato, rimane davanti a noi però un problema di rappresentanza molto serio. È stata approvata la riduzione del numero dei parlamentari e al Senato il problema delle differenze degli esiti elettorali, che ha accompagnato un po' tutta la storia del nostro Paese, non è legato solo ed esclusivamente al fatto che vi era una differenza sostanziale dell'elettorato attivo, ma anche al fatto - il presidente Parrini lo sa perfettamente - che il Senato è eletto su base regionale.
Pertanto avremo un problema: con la riduzione del numero dei parlamentari - stiamo parlando dell'elezione di duecento senatori - ho paura che molti dei giovani a cui giustamente diamo la possibilità di poter esercitare il loro elettorato attivo anche per il Senato, in molte Regioni potrebbero non veder rappresentato il voto che esprimono per la prima volta. Questo è un problema che sta tutto davanti a noi. Richiamo una questione che però è stata rimossa dalla discussione politica e riguarda il fatto che, dopo la riduzione del numero dei parlamentari, non abbiamo più affrontato il tema della modifica della legge elettorale per avere un sistema che possa far sì che non ci sia una compressione, con la riduzione del numero dei parlamentari, della rappresentanza politica e territoriale. È una questione che, a maggior ragione nel momento in cui interveniamo per allargare l'elettorato attivo al Senato, si pone con forza, perché non è detto che possano essere pienamente rappresentati e che, di fatto, il loro voto non possa andare sprecato nel combinato disposto dell'elezione del Senato, che rimane su base regionale, e del fatto che si è rimosso completamente il ragionamento sulla legge elettorale.
Ma la questione c'è e ci teniamo oggi a porla con forza, perché il problema della compressione oggettiva che rischia di verificarsi con la riduzione del numero dei parlamentari è rimasta non affrontata, e soprattutto sembra che nemmeno lontanamente si voglia affrontare. Avremo quindi un problema nelle prossime elezioni se si dovesse andare a votare con le leggi elettorali attualmente in vigore. Certamente l'allargamento dell'elettorato attivo ai diciottenni per il Senato non risolve il problema di fondo che abbiamo e che sarà molto pesante ed evidente dopo la riduzione del numero dei parlamentari.
Vi è un'altra questione. Noi, al contrario di Italia Viva, siamo stati assolutamente d'accordo ad eliminare da questa riforma la modifica dell'elettorato passivo. Lo dico perché non pensiamo e non vogliamo pensare che questa riforma dovesse essere soltanto l'anticamera di fatto dell'eliminazione del Senato o di una sua radicale modifica, come prevedeva la riforma costituzionale Renzi che abbiamo affrontato nel 2016 per il superamento del bicameralismo e la riduzione del Senato ad un club.
La questione del bicameralismo è molto complessa e credo che il fatto di aver espunto dalla riforma l'elettorato passivo sia stato assolutamente giusto, non solo perché questo intervento normativo non deve essere l'anticamera del tentativo di riportare in auge una riforma che i cittadini con il referendum hanno bocciato, ma anche perché, nello spirito dei Padri e delle Madri costituenti c'era l'idea di un Senato che avesse un carattere di maggiore ponderazione nell'esame dei provvedimenti. Credo dunque che in qualche modo quello spirito e quella valutazione debbano essere assolutamente salvaguardati.
Detto ciò, rimangono però davanti a noi non risolte le questioni che ho posto e che noi continuiamo a rimuovere. La riduzione dei parlamentari, tuttavia, pone con forza una questione di equilibrio del sistema, oltre alla questione del pluralismo politico e della rappresentanza territoriale. Spero in ogni caso che, anche dopo l'approvazione finale di questa riforma, possiamo mettere mano finalmente a tutto questo, affrontando una volta per tutte in modo serio la questione della legge elettorale per tentare di ridare rappresentanza al sistema politico. Diversamente, infatti, rischiamo di aver compromesso il meccanismo stesso della rappresentanza e del pluralismo politico e territoriale.
Certamente dunque questa riforma è positiva, perché propone e permette un allargamento della partecipazione, ma rimane davanti a noi la questione molto seria del pluralismo politico e della rappresentanza. (Applausi).
MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, è difficile aggiungere qualcosa per me dopo gli interventi che, a nome del Gruppo di Forza Italia, hanno fatto ieri in discussione generale i senatori Nazario Pagano e Luigi Vitali, i quali hanno delineato un quadro estremamente chiaro della situazione, spiegando perché noi non ci siamo associati al coro pressoché unanime a favore della riforma che stiamo approvando.
Voglio aggiungere però qualcosa. Ci troviamo di fronte a uno dei provvedimenti che ci erano stati promessi quando, l'anno scorso, si è votato per la drastica riduzione del numero dei parlamentari. Come risulta anche dai giornali dell'epoca, che ho rivisto in questi giorni, l'allora segretario del Partito Democratico Zingaretti disse che di lì a poco ci sarebbero state le misure compensative per aggiustare la riforma riguardante la riduzione del numero di parlamentari che evidentemente, per bocca degli stessi proponenti, crea degli squilibri.
Ebbene, è passato quasi un anno e non abbiamo visto niente, se non questa proposta che, secondo quanto si diceva, dovrebbe partecipare a compensare i problemi creati dalla riduzione del numero di parlamentari, e che ha, tra gli altri, l'effetto che ora dirò.
Nel 1947 i Padri costituenti avevano stabilito un numero variabile di senatori eletti che, se fosse rimasto tale, avrebbe portato ad avere un Parlamento di circa 1.200 membri rispetto ai 900 che ci sono stati fino a questa legislatura e che saranno drasticamente ridotti a partire dalla prossima. Nel 1963 si stabilì il numero fisso di 315 senatori eletti, cioè uno ogni 98.000 elettori. Nel 2018, in occasione delle ultime elezioni, il numero di elettori per ogni senatore è passato da 98.000 a 148.000 per via dell'aumento della popolazione italiana.
Di fronte a questo, si è pensato di ridurre il numero dei senatori, portandolo a 233.000 elettori per ogni eletto, per cui siamo passati da 98.000 nel 1963 a 233.000 con le precedenti riforme. Per "compensare" questo problema, si promuovono al voto del Senato altri 4 milioni di persone, di giovani, che avranno molto meno potere di quello che avrebbero avuto prima della riduzione del numero dei parlamentari, quando avrebbero potuto votare per un adeguato numero di deputati. (Applausi). Se questa è la compensazione, siamo completamente fuori strada.
Si è parlato solo di un'altra questione. Sono state avanzate proposte, tra l'altro venute proprio da persone che si sono fieramente opposte alla riduzione, ma sono state lasciate cadere; come tutte, tali proposte sono opinabili, però sono pervenute.
L'altra proposta che abbiamo sentito in questi giorni dall'attuale segretario del Partito Democratico Enrico Letta è quella di una norma contro i cambi di casacca. Per carità, noi che abbiamo visto cadere l'ultimo Governo che è stato espressione diretta del voto dei cittadini proprio a causa di cambi di casacca non siamo contrari; tale proposta, però, viene dal partito che in quest'Aula ha attualmente tre senatori del proprio Gruppo (il Partito Democratico) che hanno cambiato casacca addirittura due volte; uno in particolare (non voglio fare i nomi, perché sono vittime di cose che è stato chiesto loro di fare) ha cambiato Gruppo due volte, per il nobile fine di aiutare a dar vita al Gruppo degli europeisti, che era fatto tutto da cambiatori di casacca, allo scopo di sostenere il terzo Governo Conte. (Applausi). Se l'esempio viene da lì, dove andiamo a finire?
Peraltro, lo stesso Enrico Letta divenne Ministro (una delle tre volte che lo è stato) prima di essere mai eletto a qualsivoglia carica: è stato particolarmente dotato, perché ha fatto tre volte il Ministro senza neanche essere mai stato eletto consigliere comunale, ben lontano dall'essere deputato. Il primo Governo in cui fu Ministro fu il primo governo D'Alema, che nacque grazie al cambio di casacca di molti deputati e senatori da Rifondazione Comunista, da Forza Italia e persino da Alleanza Nazionale. (Applausi). Allora riuscirono a mettere insieme degli eletti di Rifondazione Comunista e di alleanza Nazionale pur di fare un Governo, pur di fare Enrico Letta ministro, che era un traguardo atteso dalla fine della guerra. (Applausi). Non basta: Enrico Letta è stato anche Presidente del Consiglio (lo ricordiamo bene), anche con il nostro voto, ahinoi. Quel Governo nacque da una maggioranza originata dal premio di maggioranza ottenuto dal Partito Democratico grazie all'alleanza con Sinistra e Libertà (SEL), che - credo che nessuno si offenda - erano i predecessori di Liberi e Uguali. Quest'alleanza concesse loro un premio di maggioranza ampiamente determinante per i numeri del governo Letta: peccato che si sia rotta subito dopo aver eletto i Presidenti delle Camere e dunque sia stata fasulla. Diciamo allora che andiamo veramente fuoristrada, perché il pulpito è del tutto inadatto alla predica e la predica è discutibile.
Sappiamo che è difficile non votare a favore di questa riforma che propone di far votare per l'elezione del Senato anche i diciottenni. Abbiamo una grandissima attenzione per i giovani, ma anche alla serietà. (Applausi). Ieri il collega Vitali ha parlato dei giovani che non si interessano di politica e non è proprio il caso di forzarli a doversi interessare; poi ci sono quelli che invece se ne interessano, ma non vanno a votare, magari perché vedono poca serietà e, conoscendo i social media meglio di qualunque altra categoria d'età, vorrebbero che la politica avesse un livello diverso e non fosse quella dei like. Ricevere dei like è una cosa, governare un Paese è un'altra e i giovani lo sanno bene. (Applausi). Se si fanno le riforme costituzionali dei like, i primi a capire che è una fregatura sono i giovani. (Applausi). Oltretutto, in questo modo creiamo una premessa.
Equiparando l'età per votare al Senato e alla Camera, rendiamo meno giustificabile il bicameralismo. Ora, il bicameralismo a qualcuno piace e a qualcuno non piace, ma ricordo che il 4 dicembre 2016 gli italiani hanno respinto il sostanziale monocameralismo introdotto dalla riforma Renzi-Boschi e non di poco: con il 60 per cento di voti contrari e il 40 per cento a favore. Non è stata una sconfitta da poco! (Applausi).
Quindi, non possiamo andare in direzione del monocameralismo con questa uniformazione. Sosteniamo dunque che bisognerebbe avere un approccio globale e il coraggio di capire la Costituzione, come sanno tutti coloro che hanno un minimo di comprendonio. E lo sanno anche molti di quelli che portano avanti riforme in questo modo, ma che, per i like del giorno dopo, dicono: chi se ne importa. Il comportamento serio sarebbe un altro, ma, per raccattare qualche consenso, facciamo anche così.
Dovrebbero sapere che la Costituzione è un'architettura, è una sinfonia. Se si cambia un pezzo, non è che il resto possa restare uguale senza conseguenze sul resto. Servono equilibrio e, appunto, quella serietà che i giovani, per primi, ci chiedono. Non chiedono invece il voto al Senato: francamente, questo non l'ho sentito mai una volta, incontrando persone di tutte le età, a cominciare dai giovani. (Applausi). Ci chiedono opportunità e università che davvero ne diano: l'opportunità non è l'assistenzialismo, né come abbiamo visto ieri, la possibilità che persone che, per scelta, non lavorano guadagnino più di due giovani che lavorano 50 ore alla settimana. (Applausi). E questo legalmente!
Quando il reddito di cittadinanza, con tutte le aggiunte varie, arriva fino a 1.700 euro al mese, mentre un giovane che lavora 50 ore alla settimana ne guadagna la metà, è proprio rispetto a questo che i giovani dicono che non c'è serietà. Allora, sì, c'è il rischio che non vadano a votare, anche se ne concediamo loro il diritto.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,25)
(Segue MALAN). Mostriamo di avere fiducia nelle istituzioni, perché, se danneggiamo quelle democratiche, il Senato e la Camera, il potere non va ai cittadini e al popolo, ma ai grandi interessi, alle grandi burocrazie, alle organizzazioni internazionali dalla dubbia stabilità democratica e alle potenze straniere che cercano di infilarsi nel nostro territorio (parlo del regime del Partito Comunista cinese), comprando aziende, persone e media. (Applausi).
GRASSI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi tutti sappiamo che i Padri costituenti, allorquando decisero di dare alla democrazia italiana la struttura bicamerale che ben conosciamo, erano anche ben consci che la democrazia rappresentativa postula un problema, che non definirei di difficile, ma quasi di impossibile soluzione.
Il problema è quello di garantire, tramite il sistema elettorale, che i rappresentanti eletti siano la fedele proiezione dell'elettorato, di modo che in queste Aule siedano, in nome nostro, gli italiani tutti. Ovviamente, è in una proiezione in scala.
Scelsero, allora, di differenziare il metodo elettorale per l'una e l'altra Camera, in modo da ottenere due diverse fotografie del Paese, che, una volta sovrapposte, dessero una rappresentazione maggiormente ricca di dettagli. La ratio, dunque, della differenza tra l'elettorato attivo alla Camera e al Senato non risiede, come chiarirò a breve ulteriormente, nel convincimento che gli elettori del Senato siano o debbano essere più maturi di quelli della Camera, ma semplicemente nella necessità di offrire due diverse fotografie del Paese.
Non dimentichiamo infatti che solo nel 1975 la maggiore età venne abbassata a diciott'anni; fino ad allora, si conseguiva a ventuno. Dunque, fino al 1975, la differenza tra i due elettorati era di soli quattro anni.
Tutti sappiamo che la maturazione della persona subisce un'accelerazione man mano che si cresce: tanta è la differenza in termini di maturità tra un dodicenne e un sedicenne, ma assai poca, direi nulla, è tra un ventunenne e un venticinquenne. Quindi, la ratio iniziale era ben diversa e - bene ha fatto il collega Malan a ricordarlo - strettamente legata al funzionamento bicamerale del Parlamento italiano, che vedeva ognuna delle due Camere idonea a controllare l'altra. Costantino Mortati, tante volte citato (chissà quante volte letto), ci ricorda che vi è differenza... (Brusio). Signor Presidente, posso chiederle di sollecitare un po' più di silenzio? Ho difficoltà a concentrarmi. (Richiami del Presidente).
Costantino Mortati ci ha spiegato che vi è differenza tra Costituzione formale e materiale e la Costituzione materiale che oggi integra la Costituzione formale è diversa. Ormai siamo di fronte a un bicameralismo alternato; specialmente con i decreti-legge, vediamo che i provvedimenti partono una volta dalla Camera, un'altra dal Senato. Solo per i disegni di legge di iniziativa parlamentare ritroviamo quel bicameralismo. Se nel 1975 abbiamo diminuito la maggiore età a diciott'anni, quella ratio iniziale allora forse è venuta meno. E se valutiamo anche la modifica di fatto del nostro assetto costituzionale, ci rendiamo conto ulteriormente che non vi è più la necessità di tenere distinta l'età degli elettori della Camera e del Senato.
Per quello che ho detto, allora, non è esatto forse intendere questo provvedimento come un'apertura ai giovani, perché bisogna far loro spazio. Il problema non è questo, ma semmai di prendere atto di un cambiamento costituzionale e capire - ed è molto importante questo passaggio - che il cambiamento che stiamo introducendo non può essere considerato isolatamente, come fine a se stesso. Esso si deve accompagnare a un'operazione ben più ampia di difficile compimento, perché oggi il vero problema è la maturità dell'elettore non in ragione della maggiore età, ma perché adeguatamente informato e conscio delle problematiche politiche. L'elettore disinformato vota male, senza un adeguato consenso informato, come direbbero i medici.
Qual è la via per migliorare la coscienza politica, sociale e civica degli italiani? I social network - non lo nascondiamo - non ci stanno aiutando. Uno dei passaggi fondamentali per questa presa di coscienza risiede nell'esempio che noi per primi dobbiamo dare. L'epoca delle contrapposizioni ideologiche, in cui eravamo nemici, risale ad almeno settant'anni fa.
Oggi siamo espressione di una democrazia che tenta disperatamente di diventare matura, in cui non ci sono nemici, ma avversari, che si confrontano sulle idee. (Applausi). Una vera democrazia, affinché ognuno di noi sia davvero rappresentante del popolo, chiede e impone una mediazione. Come membri della Lega, difendiamo le nostre idee convinti che siano giuste, ma sappiamo che altri - anche voi - sono portatori di altre idee che non possiamo ignorare e sappiamo - e l'abbiamo dimostrato con i fatti - che, se siamo veramente democratici, per portare un provvedimento all'approvazione è necessaria la mediazione. Se diminuiamo l'età dell'elettorato a diciotto anni, ma continuiamo a spaccarci e a contrastarci in modo irragionevole - perdonatemi la digressione - su provvedimenti come il disegno di legge Zan, contraddiciamo la modifica costituzionale che oggi stiamo apportando. (Applausi).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,38)
(Segue GRASSI). Dobbiamo essere all'altezza del provvedimento che stiamo approvando. Dobbiamo mostrare agli italiani come ci si comporta, quando si è consci dell'importanza del proprio operato, e cosa significhi agire in modo maturo, informandosi, studiando e contrapponendosi sui fatti e sulle argomentazioni, non su vuoti slogan, perché, se continuiamo a procedere così, continueremo a rivolgerci a un elettorato che, magari novantenne, rimarrà immaturo, perché non adeguatamente informato o edotto di ciò che davvero è in gioco per il futuro del Paese.
A nome del Gruppo a cui appartengo, Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, dichiaro pertanto il voto favorevole su questo provvedimento. (Applausi).
GARRUTI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARRUTI (M5S). Signor Presidente, nel motivare il voto favorevole da parte del Gruppo del MoVimento 5 Stelle sul disegno di legge costituzionale in esame, ripercorrerò quanto sostenuto dai colleghi che non voteranno favorevolmente a questa riforma apparentemente minimale dalla Costituzione, ma niente affatto irrilevante, riportando all'attenzione di quest'autorevole Assemblea alcuni passaggi dei lavori preparatori della 1a Commissione di questo ramo del Parlamento. Si è detto che i Padri costituenti avevano previsto una differente età di elettorato per le due Camere e che questo qualcosa vorrà pur dire.
Nell'affrontare il tema della diminuzione della soglia per accedere all'elettorato attivo a diciott'anni anche per il Senato, non si può non considerare il mutato contesto socio-culturale del Paese rispetto alla stagione costituente del 1946-1947, i cui lavori devono costituire un imprescindibile punto iniziale. Le ferite della guerra e della fase istituzionale che precedettero il dibattito sulla Costituzione consigliarono i costituenti di prevedere elementi differenziali nella composizione su base anagrafica del corpo elettorale, al fine di allocare nel Senato le caratteristiche di maturità ed equilibrio utili a bilanciare gli entusiasmi delle giovani generazioni. La differenza di età tra l'elettorato attivo di Camera e Senato, com'è noto, era pari a quattro anni, quando la Costituzione entrò in vigore. Tuttavia, nella legge n. 39 del 1975, che fissava il compimento della maggiore età a diciott'anni rispetto ai ventuno precedentemente previsti, tale differenza è stata raddoppiata e dunque si sono amplificati gli effetti delle scelte dei costituenti, in un periodo peraltro di maggiore progresso e scolarizzazione. La circostanza che la legge ordinaria, che perseguiva tutt'altre finalità, abbia conseguito un simile effetto distorsivo e di scoordinamento tra i commi 1 degli articoli 48 e 58, va necessariamente sanata, perché priva di giustificazione e senza uguali nelle democrazie contemporanee.
Si è detto: non voteremo una riforma fatta - cito testualmente - «a spizzichi e bocconi». Allora, ditelo che volete abolire una delle due Camere.
Era il 1985 quando la Commissione Bozzi, nella sua relazione conclusiva, auspicava per la prima volta la fissazione dell'elettorato attivo al Senato al conseguimento della maggiore età, come per tutti gli altri diritti civili e politici. Diverse ipotesi di riforme istituzionali hanno annoverato l'abbassamento dell'elettorato attivo, sino al fallimento della riforma Renzi-Boschi. L'esito del referendum del 4 dicembre 2016 e con esso l'abbandono - voglio sperare - di ogni ipotesi di elezione indiretta del Senato e, più in generale, delle variegate proposte volte a introdurre una differenziazione strutturale o funzionale tra le due Camere hanno dato luogo a una limitazione del principio di uguaglianza del cosiddetto voto in entrata che, sebbene fissato da norma di rango costituzionale e, quindi, non di per sé illegittimo, non risulta essere meno indigesto alla luce dei princìpi democratici. Concedendo la facoltà di voto a determinate categorie anagrafiche di cittadini ritenuti presuntivamente più capaci e idonei, si lede la libertà di scelta del corpo elettorale e, quindi, la stessa libertà di voto.
I referendum del 2006 e 2016 hanno insegnato a chi ha voluto coglierne la lezione che ulteriori tentativi di procedere a riforme costituzionali complessive sono destinati al fallimento per la difficoltà di far comprendere, soprattutto durante la campagna referendaria, le linee di fondo di un progetto ampio. Così, il legislatore, quindi noi, è stato spinto verso l'adozione del metodo opposto, ovvero riforme puntuali, dando per altro seguito alla ratio con cui fu scritto l'articolo 138 della Costituzione, ampiamente riconosciuto dalla dottrina.
Si è detto: i giovani non sanno chi sia il Presidente della Repubblica, come possiamo concedere loro il diritto di voto? La menomazione del diritto di voto è in danno proprio ai cittadini titolari di interessi meno contingenti e che perciò tendono naturalmente a privilegiare uno sguardo rivolto al futuro, con la conseguenza di un'elevazione progressiva dell'età dell'elettorato mediano derivante dall'invecchiamento della popolazione che, com'è noto, si registra in tutta Europa e, in particolare, in Italia. Parecchi ordinamenti stanno fronteggiando tale tendenza prevedendo un'ulteriore diminuzione della età minima per il voto - nell'Unione europea è stato portato a sedici anni in Austria e più di recente a Malta - o, più frequentemente, introducendo nel procedimento legislativo meccanismi e incentivi volti a incoraggiare il prevalere di una visione lungimirante e di lungo periodo rispetto all'attuale dominio della logica del contingente, come si fa in Finlandia con la Commissione del futuro, da tempo operante presso il Parlamento di quel Paese. Colleghi, che bello sarebbe se prevedessimo un Ministero per il futuro.
Inoltre, per effetto della disciplina costituzionale vigente sull'elettorato attivo si continua a differenziare la composizione di Camera e Senato con una differenza di quasi 4 milioni, accentuando così il rischio di orientamenti politici diversi tra i due rami del Parlamento e rendendo più difficile il funzionamento sia del sistema bicamerale sia della forma di Governo parlamentare. È un rischio che la stessa Corte Costituzionale, con la sentenza n. 35 del 2017 di illegittimità sul cosiddetto Italicum, ha posto in evidenza, suggerendo al contempo una soluzione: adottare leggi elettorali che, pur se differenti, non ostacolino all'esito delle elezioni la formazione di maggioranze parlamentari omogenee.
Con lenti grandangolari, possiamo estendere il monito non esclusivamente al sistema elettorale, ma all'assetto bicamerale, se non all'intero sistema costituzionale. Quindi, l'omogeneizzazione delle basi elettorali di Camera e Senato gioverebbe alla funzione di Governo. Si può affermare, allora, che la riforma in esame avrebbe il pregio non banale di coniugare in una certa misura i valori di rappresentanza e governabilità, spesso in contrasto tra di loro.
Si è detto: ci asterremo perché non vogliamo che i giornali ci dicano che siamo contrari ai giovani. Colleghi, quando si discorre di istituzioni democratiche, la gioventù non può essere sbandierata come un valore in senso assoluto, né tantomeno esecrata in quanto tale, ma dev'essere semplicemente considerata alla luce dei principi costituzionali.
Si tratta di una riforma assolutamente opportuna, resa necessaria dalle evoluzioni sociali, culturali e istituzionali intervenute nel tempo al fine di porre rimedio agli effetti distorsivi della rappresentanza democratica che emerge dall'attuale disciplina. Intendiamoci, però: l'acclarata disaffezione alla politica delle nuove generazioni è un fenomeno che non si elimina sic et simpliciter, garantendo ai giovani la possibilità di votare anche al Senato; occorre oggi adottare una prospettiva di più larghe vedute, recuperando la partecipazione dei giovani alla politica, attraverso forme di rappresentanza nuove e più confacenti al mutato contesto sociale (penso, ad esempio, alla democrazia digitale).
Nella fase attuale, caratterizzata da una certa crisi degli istituti classici di democrazia, la conservazione dell'articolo 58 della Costituzione rischia solo di contribuire a incrementare il divario tra popolo e votanti, indebolendo la sovranità affermata dall'articolo 1 della Carta in relazione al profilo della volontà popolare.
Per queste ragioni, ribadisco il voto favorevole del gruppo del MoVimento 5 Stelle al disegno di legge costituzionale al nostro esame. (Applausi).
AUDDINO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
AUDDINO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio sottrarmi al dovere di manifestare le mie perplessità su questo modo di procedere per attuare importanti riforme costituzionali con una parcellizzazione, a mio avviso, molto pericolosa.
Il provvedimento in esame, modificando il requisito anagrafico dell'elettorato attivo per il Senato, rischia infatti di portarci nella direzione di un preciso disegno non pienamente svelato in quest'Aula, che si potrà compiere nella prossima legislatura, con il superamento del bicameralismo perfetto.
Questo modo di fare le riforme, a mio avviso, è sbagliato, come lo sono questi interventi, parcellizzati e fatti con il bisturi. Attuare la lenta erosione delle differenze tra Camera e Senato potrebbe portare a compiere l'altro passo, l'equiparazione dell'elettorato passivo già nella prossima legislatura, come ho detto, fino a giungere poi all'inevitabile conclusione dell'inutilità del Senato, ormai ridotto a una seconda Camera.
L'Assemblea costituente, come tutti sapete, si soffermò a lungo sulla questione del bicameralismo, operando la scelta di quello perfetto, con le disposizioni necessarie a creare differenze significative tra i due rami del Parlamento. Si ritenne infatti di differenziare il sistema elettorale delle due Camere, uno su base regionale, l'altro su base nazionale, e l'elettorato attivo e passivo dei due rami del Parlamento, in base al requisito dell'età.
Secondo me, tutto questo adesso va tutelato e non modificato. Esprimendo un voto favorevole sul provvedimento sarete complici di un disegno più ampio, non chiaramente esplicitato, volto a sopprimere la Camera alta, il Senato della Repubblica italiana, proprio nell'Italia che ha visto nascere il senatus romanus. Chi vorrà tutelare il bicameralismo perfetto non voti sì oggi; onorevoli colleghi, è un progetto che abbiamo già visto e che gli italiani hanno già bocciato, senza possibilità di appello.
Tuteliamo la Costituzione, perché questa riforma rischia di essere l'anticamera del monocameralismo.
In conclusione, non si intacchi il punto di forza del bicameralismo paritario, che risiede nella valorizzazione e non nella compressione delle differenze fra i due rami del Parlamento. Vi invito pertanto a valutare il provvedimento alla luce del pericoloso disegno che si sta configurando, che, a mio avviso, è insensato e contrario ai principi costituzionali, perché mina il bicameralismo paritario. Tale disegno si potrebbe concretizzare già nella prossima legislatura, con la vostra complicità di oggi. Queste sono le motivazioni del mio dissenso, per le quali esprimerò un voto contrario sul provvedimento, con estremo dolore. (Applausi).
DE FALCO (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE FALCO (Misto). Signor Presidente, mi associo a queste ultime parole che ho ascoltato dal collega Auddino, perché - attenzione - la politica in extremis, in prossimità del referendum costituzionale, aveva garantito sul proprio onore che sarebbero stati posti in essere dei rimedi: riforme costituzionali, modifiche legislative ordinarie, modifiche dei Regolamenti parlamentari, segnatamente del Senato, prima di dare poi avvio a ulteriori riforme. Ebbene, nemmeno la legge elettorale è stata rivisitata, sebbene l'allora segretario del Partito Democratico Zingaretti avesse esultato per il raggiungimento di un accordo su un testo base. Senza quelle modifiche, stiamo regalando ai diciottenni un giocattolo rotto, perché il Senato della Repubblica non potrà funzionare; con le attuali norme, stiamo regalando loro un bluff, un giocattolo rotto.
E allora, se sul loro onore avevano promesso quelle modifiche, ora con quale onore e con quale coraggio chiedono ancora fiducia? Coloro che disonorano la propria parola non hanno diritto ad aver fiducia, finché non ripristinano correttamente e non onorano la propria promessa. In base a quale mandato stiamo picconando le istituzioni della Repubblica, demolendo il bicameralismo paritario? In base a quale mandato ci crediamo novelli Zeus di questa ricostruzione, che è una demolizione?
Bene: io voterò contro, non per un partito o per un Gruppo; io voterò contro per la mia onorabilità personale e perché non voglio essere complice di quest'ulteriore malefatta coperta. Guardate che di questa vicenda non hanno parlato neppure i necrologi della gazzetta salentina. Stiamo parlando di qualcosa che nessuno conosce e le cui conseguenze tutti patiranno. Se ci fosse stato un dibattito pubblico - e quindi un mandato - avreste avuto ragione; ma avete torto e siete un falsus procurator, perché non avete alcun titolo a modificare le fondamenta della Costituzione. Io voterò contro, almeno nel mio nome. (Applausi).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 138, primo comma, della Costituzione, dovendosi procedere alla votazione di un disegno di legge costituzionale, in sede di seconda deliberazione è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti del Senato.
Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo per la seconda deliberazione sul disegno di legge costituzionale, composto del solo articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva in seconda deliberazione con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. (v. Allegato B). (Applausi).
Colleghi, come concordato, ci sono ulteriori richieste di intervento sulla questione affacciata dal senatore Zanda.
Seguiranno gli interventi che avrebbero dovuto avere luogo al termine della seduta di ieri e che, a causa della sanificazione, sono stati rinviati.
Per un'informativa del Ministro della giustizia
sui disordini occorsi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere
NUGNES (Misto). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto). Signor Presidente, intervengo non solo per sottoscrivere la richiesta del senatore Zanda di avere qui il Ministro della giustizia, ma per mettere in evidenza il fallimento della politica. Ancora una volta abbiamo dovuto attendere che la magistratura si muovesse; eppure, da queste Aule sono partiti atti ispettivi ad aprile 2020, uno sicuramente a mia prima firma, in cui si chiedeva ragione dei disordini verificatisi tra domenica 5 e lunedì 6 aprile 2020.
Si chiedeva al Ministro di sapere quali fossero effettivamente i fatti avvenuti in quella notte e cosa stava accadendo a Santa Maria Capua Vetere, perché già i giornali e i social riportavano fatti gravissimi. Ebbene, non abbiamo ricevuto alcuna risposta dalla politica: il Parlamento chiede, ma il Governo non risponde e la magistratura deve intervenire.
Quindi, sottoscrivendo la richiesta del collega, anch'io faccio appello affinché, almeno adesso, in estremo ritardo, il Ministro si presenti a dare ragione di questi fatti gravissimi.
TOTARO (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOTARO (FdI). Signor Presidente, onorevoli senatori, il Gruppo Fratelli d'Italia si unirà alla richiesta avanzata dal senatore Zanda atta a far sì che la ministra Cartabia venga in Senato a riferire sui fatti avvenuti a Santa Maria Capua Vetere. Chiediamo altresì che il Ministro venga in quest'Aula a riferire non soltanto su quei fatti ma sulla situazione che, purtroppo, riguarda i nostri penitenziari.
Prima il collega Zanda ha avuto una caduta di stile che non è da lui: francamente, affermare quanto detto poco fa per cui, in riferimento ai fatti di Santa Maria Capua Vetere, non si tratta di poche mele marce, ma di molto di più - ha detto che certamente non tutti i 40.000 appartenenti alla Polizia penitenziaria sono persone negative - mi sembra una cosa molto grave nei confronti di uomini e donne con la divisa che rappresentano lo Stato Italiano. (Applausi). Per 1.200 euro al mese fanno un lavoro difficilissimo e francamente, senatore Zanda, da lei non me lo sarei aspettato, perché è un uomo molto pagato: è veramente una caduta di stile, e chiedo quindi che vengono porte le scuse nei confronti del 99 per cento degli appartenenti alla Polizia penitenziaria che svolgono il loro dovere nei nostri penitenziari tra mille difficoltà - e lo sottolineo con forza (Applausi) - per pochi soldi e con un personale scarso.
Questo diremo al ministro Cartabia e chiederemo cosa è stato fatto da questo Governo per aumentare il personale della Polizia penitenziaria.
Non solo. Oltre a chiedere lumi su quanto avvenuto a Santa Maria Capua Vetere, chiederemo di fare luce e di riferire su cosa avvenuto, nei mesi precedenti ai fatti di Santa Maria Capua Vetere, in tutti i penitenziari italiani - altrimenti ci ricordiamo solo una parte della verità - in cui abbiamo visto filmati di carceri e sezioni date alle fiamme, agenti insultati e aggrediti, agenti di Polizia penitenziaria finiti all'ospedale. Su tutti questi fatti chiediamo al Ministro di sapere se siano stati presi dei provvedimenti e se i magistrati siano intervenuti per far pagare ai detenuti per i disordini provocati. Parliamo di pluripregiudicati: nei nostri penitenziari non abbiamo studenti di Oxford, di Cambridge o della Bocconi, ma pluripregiudicati che hanno distrutto i nostri penitenziari e aggredito le Forze dell'ordine, e le aggrediscono tutti i giorni. Hanno pagato o sono sotto inchiesta, come saranno messi sotto inchiesta coloro che, indossando una divisa, hanno sbagliato a Santa Maria Capua Vetere?
Vogliamo conoscere i fatti, quindi è bene che venga il ministro Cartabia e faccia luce a trecentosessanta gradi su queste storie. Non si può accettare che gli aggrediti diventino aggressori e viceversa. Chiediamo rispetto per le Forze dell'ordine e per gli agenti della Polizia penitenziaria che fanno un lavoro difficilissimo nelle sezioni carcerarie con un agente per ogni cinquanta detenuti: questo, senatore Zanda e senatori del Partito Democratico, lo dovete sapere, senza limitarvi a parlare soltanto da qui, da questi scranni, a caso e senza conoscere la realtà dei fatti. (Applausi).
Noi siamo dalla parte delle Forze dell'ordine e della Polizia penitenziaria e chiediamo che il Ministro venga in Senato a riferire su quanto sta facendo.
CALIENDO (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO (FIBP-UDC). Signor Presidente, sono alla mia terza legislatura e non ho mai chiesto che un Ministro venga a riferire in Parlamento, perché molte volte questa richiesta è dettata da motivi elettorali, dalla volontà di fare una critica o dare una diversa interpretazione dei fatti. Mi associo invece a quanto ha chiesto il senatore Zanda, perché, come ha detto il Ministro della giustizia, abbiamo necessità di sapere la verità. Quello che è avvenuto, se fosse nei termini in cui appare dai giornali, è certamente un problema di vitalità del nostro Paese e un tradimento della nostra Costituzione. Una Costituzione che molte volte viene dimenticata, come - devo dirle - come è avvenuto anche per la votazione appena tenutasi sui cosiddetti diciottenni che voteranno per il Senato.
Tutto questo, signor Presidente, è qualcosa che ho vissuto sulla mia pelle: quando facevo il magistrato, ho vissuto la regola del compimento dei cinquant'anni di età per poter essere eletti a Presidente della Repubblica e dei quarant'anni di età per essere eletti al Senato. Questa regola aveva un qualcosa di ideale che mi portava a ritenere che la Costituzione dice qualcosa che rappresenta il popolo italiano. Quella era la filosofia della Commissione dei 75.
La filosofia della Costituzione sui detenuti ha un valore enorme. Dobbiamo renderci conto che i detenuti vivono in una situazione di ristrettezza, e con questo non sto dicendo che la Polizia penitenziaria ha tutta la responsabilità di quanto avvenuto. Vorrei infatti ricordare che la Polizia penitenziaria svolge una serie di compiti forse non avendo nemmeno gli strumenti per poterli compiere legittimamente.
Dico di più. Sono intervenuto e ho fatto battaglia in quest'Aula quando è stata eliminata la norma che riguardava i detenuti che aggredivano la Polizia penitenziaria. Signor Presidente, lei sa meglio di me che quattrocento poliziotti all'anno sono vittime di aggressioni fisiche, anche con conseguenze per le ferite riportate. Nella passata legislatura fu eliminata, con un errore formidabile, la norma che prevedeva, per il detenuto che avesse aggredito un agente di Polizia penitenziaria, l'impossibilità di accedere per due anni ai benefici della cosiddetta legge Gozzini.
Era infatti una norma che, senza prevedere la sanzione, evitava in via preventiva certi comportamenti e, dopo quarant'anni di magistratura, credo ancora nella forza della prevenzione più che della pena, nella forza di coloro che non hanno voglia di chiudere le persone in carcere e buttar via la chiave; non è questo il modo di essere del nostro Paese.
Dal momento che il Ministro ha evocato i princìpi della Costituzione, a lui chiedo di venirci a dire la verità - e non è una richiesta per cercare di non guardare alle difficoltà o di perdere tempo - perché i problemi posti da quei fatti, se fossero veri, sono tali da imporre a noi una riflessione ulteriore al fine di verificare il rispetto della Costituzione. (Applausi).
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANDIANI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, l'argomento è di quelli che certamente sollevano il dibattito, com'è giusto che sia, perché è indubbio che a tutti noi sta a cuore la sicurezza all'interno delle carceri che, dobbiamo ricordarci, è sempre da due parti, dalla parte dei detenuti e da quella delle guardie carcerarie.
La circostanza orribile di cui tutti siamo venuti a conoscenza in maniera sconcertante mette anche in evidenza che, all'interno delle carceri, da troppo tempo vi sono condizioni, sia per chi vi lavora, sia per chi è detenuto, non all'altezza di quelli che dovrebbero essere gli standard di un Paese come il nostro. (Applausi).
Chiariamo subito che quanto accaduto all'interno delle carceri e ripreso dalle telecamere è qualcosa che non può esistere in un ordinamento civile. Se noi dobbiamo chiedere un impegno al Governo, ciò è chiaramente per rendere anche possibile lavorare all'interno delle carceri in maniera sicura e certamente giusta. Dopodiché, tra le guardie e i ladri, noi non abbiamo dubbi: noi stiamo sempre con le guardie. (Applausi). Bisogna garantire a chi viene carcerato la sicurezza, ma bisogna garantire a chi svolge il proprio dovere in uniforme di non subire anche condizionamenti rispetto a un sistema che vuole mettere i numeri sopra le guardie carceraria e la Polizia penitenziaria, come se fossero loro i carcerati.
Signor Presidente, ci siamo posti anche un quesito, una domanda su una cosa molto curiosa. Da tempo, infatti, insistiamo nelle Aule del Parlamento affinché il Governo capisca che, inserire all'interno di luoghi delicati, dove possono esserci maltrattamenti, sistemi di controllo con le telecamere è un'opportunità per garantire legalità. (Applausi). Troviamo però sempre ostruzionismo da parte del Partito Democratico su questi temi. Ebbene, nella circostanza di cui stiamo parlando, il sistema di controllo attraverso le telecamere all'interno delle carceri ha garantito di potere mettere in evidenza una situazione di sopruso, in modo tale che in futuro certe cose non possano più ripetersi.
Noi chiediamo insistentemente che ci siano sistemi che assicurino garanzie e tutele all'interno delle strutture protette per gli anziani, oltre che all'interno delle scuole materne (Applausi), dove purtroppo abbiamo visto che si sono verificate ugualmente situazioni di maltrattamenti. Tuttavia, se lo dice la Lega, non va bene; se lo dice Salvini, si deve dire l'opposto.
Quanto accaduto ci deve far riflettere quindi sotto molti punti di vista, anche sul piano della tutela di chi è in condizioni di essere offeso senza potersi difendere.
Esiste un PNRR, signor Presidente, in cui è prevista per la corrispondente voce di bilancio una grande quantità di risorse che abbiamo chiesto al Governo di impegnare seriamente per la ristrutturazione delle carceri e per consentire ambienti e strutture adeguate, sia per contenere, sia per tutelare chi vi lavora e chi vi viene recluso.
Su questo abbiamo bisogno che il Ministro venga in Aula a riferire, dandoci certezza sul fatto che il Governo non sta sottovalutando la situazione, garantendo anche l'onorabilità di un corpo come quello della Polizia penitenziaria, che per nulla può venire macchiato dal comportamento di singoli individui. (Applausi).
SANTILLO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTILLO (M5S). Signor Presidente, i fatti di Santa Maria Capua Vetere non devono farci pensare che si tratti di un fatto prettamente locale, casertano. La problematica carceraria è nazionale, perché in tutte le carceri d'Italia (chi più chi meno) si soffre per il numero inadeguato degli agenti di polizia penitenziaria, inoltre in tutto il Paese è inadeguata la presenza di strutture carcerarie.
In quei giorni però, a differenza di tanti colleghi che adesso parlano in questa sede, io sono andato lì con altri miei colleghi a portare vicinanza e solidarietà agli agenti della polizia penitenziaria, per il prezioso lavoro che quotidianamente svolgono nelle carceri, in un posto difficile come il carcere di Santa Maria Capua Vetere. (Applausi). Sono entrato anche nei bracci del carcere, ho parlato con i detenuti e negli occhi di alcuni si percepiva la paura di parlare. A tal riguardo auspichiamo che le indagini facciano il loro corso. Questo è il settore giusto.
Tuttavia poi sono intervenute delle immagini fortissime, che tutti abbiamo visto, e anche dei messaggi scritti da alcuni agenti che fanno sembrare che l'azione sia stata premeditata. Questo non va bene, perciò rilanciamo la richiesta affinché la ministra Cartabia venga a riferire in Aula per fare chiarezza, affinché la garanzia della custodia e la funzione rieducativa della pena, sancite dalla nostra Carta costituzionale, vengano assicurate nel rispetto del diritto e della dignità umana del detenuto. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro D'Incà era presente quando è stato sottoposto il problema; segnaleremo queste ulteriori richieste che vengono all'unanimità da tutti i Gruppi e mi auguro che quanto prima vi possano essere le risposte a queste domande.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
TRENTACOSTE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRENTACOSTE (M5S). Signor Presidente, una serie di terrificanti incendi ha attraversato la Sicilia negli ultimi giorni. Nessuna Provincia è stata risparmiata dal fuoco che ha divorato ettari di macchia, boschi e campi coltivati, con la perdita dei raccolti; centinaia di cittadini sono stati evacuati dalle loro case, poste sotto assedio dalle fiamme che hanno interessato alcune aree protette, facendo strage di fauna selvatica e biodiversità. Sono state colpite troppe aziende agricole, con immobili, attrezzature e capi di bestiame; famiglie di agricoltori hanno perso tutto: il lavoro e le speranze di una vita. In alcuni casi gli incendi hanno lambito le aree archeologiche, mettendo a rischio il patrimonio culturale siciliano. Si tratta di un disastro ambientale, economico e umano.
Cittadini e agricoltori hanno dovuto difendere personalmente casa e beni, combattendo le fiamme accanto alle donne e agli uomini della Protezione civile, ai Vigili del fuoco e al Corpo forestale, cui va la riconoscenza del MoVimento 5 Stelle per lo spirito di sacrificio con il quale affrontano questa emergenza (Applausi).
Ad impressionare quest'anno sono le proporzioni del fenomeno, che tuttavia non rappresenta alcuna novità. A nulla è valso l'appello che nei mesi scorsi ho rivolto alle autorità regionali, chiedendo di potenziare e accelerare l'attività di prevenzione. La negligenza della politica regionale è evidente: basti guardare al Corpo forestale regionale, che negli anni è stato penalizzato nella capacità operativa, con mezzi obsoleti, carenza di personale, pochissimi ispettori, guardie forestali in numero esiguo e spesso in età avanzata. Il tutto nell'ambito di un piano antincendio regionale che di fatto risulta tardivo e inefficace.
La Sicilia ha una legge regionale che tutela il patrimonio vegetale, il secondo più basso indice di copertura forestale a livello nazionale, ma è tra le prime Regioni per numero ed estensione degli incendi: mi chiedo perché. È possibile che ci siano interessi speculativi legati ai servizi antincendio o al mercato fondiario? Nella speranza che la magistratura trovi elementi utili a rispondere a queste domande, bisogna intervenire valutando, ad esempio, l'utilizzo dei droni Predator in dotazione all'aeronautica militare che, attraverso il telerilevamento con camere termiche, possono vigilare sui territori, individuando precocemente i focolai in modo più efficace ed economico rispetto al dispiegamento di migliaia di militari, come richiesto dal presidente Musumeci. Allo stesso modo occorre inasprire le pene per i criminali che bruciano il nostro futuro, equiparando l'incendio delle aree rurali a quelle boschive.
Domani i cittadini della Provincia di Enna scenderanno in piazza spontaneamente chiedendo risposte alle istituzioni. L'incapacità della Regione Siciliana di gestire l'emergenza incendi è sotto gli occhi di tutti e allora, se la Sicilia brucia, lo Stato ha il dovere di intervenire a tutela dell'ambiente e dell'incolumità dei cittadini. (Applausi).
QUARTO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUARTO (M5S). Signor Presidente, a Barletta, oltre un secolo fa sorse un cementificio fuori dal centro urbano. Col passare del tempo, però, fu circondato da palazzi e opifici, finendo di fatto nel tessuto urbano di una città di 100.000 abitanti. Tale impianto, come tanti similari in Italia, è utilizzato come co-inceneritore di rifiuti pretrattati CSS e ciò desta forte preoccupazione.
A febbraio 2019, per conoscere i possibili effetti degli inquinanti emessi, pur monitorati a camino e nei limiti di legge, è stato siglato un protocollo d'intesa tra Comune, ASL, comitato ISDE, ordine dei medici, scuole primarie e associazioni ambientaliste per un biomonitoraggio finanziato dalla ASL.
La proposta fu lanciata dal Forum salute ambiente, portata nelle istituzioni dai consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle e, grazie alla pressione di tanti cittadini, attuata dal sindaco. Per la prima a volta al mondo, in un congruo arco spazio-temporale, è stata misurata la concentrazione di 24 metalli nelle unghie dei piedi di 366 bambini tra i sei e i dieci anni.
Il 25 giugno scorso, il dottor Di Ciaula ha pubblicato i risultati dello studio sulla prestigiosa rivista Exposure and Health. I bambini che vivono e frequentano la scuola nell'area esposta alle emissioni del cementificio mostrano un bioaccumulo cronico di metalli tossici, quali nichel, cadmio, mercurio e arsenico. Questi si correlano indicando una fonte comune.
L'articolo conclude che i cementifici situati in aree urbane sembrano dannosi e che quindi sono necessarie politiche di prevenzione primaria per proteggere la salute dei bambini, delocalizzazione, norme più restrittive per l'uso dei combustibili fossili, limitazione di rifiuti ricchi di metalli pesanti, educazione sanitaria.
Questo studio impone ora la massima attenzione, nazionale e non solo, sia sul fronte sanitario, per approfondire e valutare l'effettivo rischio sui residenti nei dintorni dei cementifici, sia su quello ambientale e socio-economico, al fine di eliminare la causa, se è pericolosa. Bruciare i rifiuti, così come tombarli, è un tragico errore e ora sappiamo che potrebbe essere anche pericoloso, ancor più per i bambini. La strategia rifiuti zero è l'unica sostenibile, attivando le 5 R: riduzione, riuso, riciclo, raccolta, recupero.
FREGOLENT (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi prenderò la libertà di intervenire, oltre che da senatrice, anche da mamma, perché è inaccettabile che in un Paese civile si possa morire mentre si prende il sole o si gioca in un parco.
Mercoledì 23 giugno, intorno alle 12,30, un giovane, residente poco lontano dal mio Comune e spinto da un impulso di far del male, ha scelto a caso una vittima, una giovane donna che stava prendendo il sole lungo il fiume Piave. L'ha aggredita alle spalle e l'ha trafitta con varie coltellate prima di tagliarle un orecchio, che si è portato via come un trofeo. Volevo qualcosa che me la ricordasse, ha dichiarato il giovane in Questura. Egli era seguito dal centro di igiene mentale della zona, ma sembra non assumesse i farmaci.
Il 13 giugno scorso due bambini, due figli, due nipoti, persi in un attimo per la follia di un altro soggetto, che è stato letteralmente abbandonato dalle istituzioni. Lo voglio ricordare di nuovo qui, perché i fatti di cronaca si dimenticano velocemente e ciò non dovrebbe accadere. La dura e cruda realtà è che dobbiamo ricordare che due bambini di cinque e dieci anni non ci sono più. È un dolore lacerante, che grida giustizia.
Basta nascondersi dietro un dito. Sono troppi i casi di soggetti psichiatrici, di infermità di mente, che sfociano in omicidio. Molti di questi casi, poi, erano praticamente annunciati nella loro evidente prevedibilità.
Le ultime disgrazie accadute ci mettono nuovamente di fronte a come la legge Basaglia sia rimasta a metà del guado per la prematura morte di chi l'ha voluta e i suoi successori non sono stati in grado di comprenderne la visione. È così rimasta incompiuta una riforma che voleva portare alla luce le ingiustizie commesse all'interno dei manicomi e che ora condanna i pazienti e le loro famiglie a uno stato di abbandono. Il sistema italiano non è stato in grado di mettere in piedi il segmento della cura. Le famiglie sono state lasciate colpevolmente sole, riducendo il tutto a mere classificazioni dottrinali e a prescrizioni farmacologiche.
Mi spiegate con quali strumenti possa chiedere aiuto una persona che sta male? Come fa? Perché i familiari non possono agire per il proprio figlio? Al massimo vengono dati sette giorni di trattamento sanitario obbligatorio, ampliabili a quindici; e poi?
Questo è un colpevole abbandono delle istituzioni, un sistema che dimentica le necessità di troppe famiglie in queste condizioni. Questo assordante silenzio, il dire «non è colpa nostra» non basta per lavare la nostra coscienza da responsabilità del genere, da queste morti, come da tutte quelle avvenute senza che noi ci scandalizzassimo, se non per un breve periodo, magari davanti ai riflettori, per poi lasciare tutto come sta, coerenti con il nostro malcostume tipico.
Basta. Con la senatrice Marino lo stiamo dicendo da inizio legislatura: le persone hanno diritto alla cura, le famiglie hanno diritto ad essere aiutate e lo Stato deve smettere di far finta di nulla. (Applausi).
GRANATO (Misto-l'A.c'è-LPC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATO (Misto-l'A.c'è-LPC). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire in Aula per una situazione abbastanza preoccupante e per le preoccupazioni manifestate soprattutto da molti docenti circa le dichiarazioni del professor Miozzo, che è il coordinatore del Comitato tecnico-scientifico. Si tratta di dichiarazioni che portano addirittura a presagire misure atte a obbligare i docenti a effettuare le vaccinazioni per la didattica in presenza, cosa che assolutamente, allo stato dell'arte delle conoscenze scientifiche, è inaccettabile. È inaccettabile perché è stato lo stesso Comitato tecnico-scientifico a cambiare versione sui vaccini innumerevoli volte, almeno sette o otto volte, solo per quanto riguarda l'AstraZeneca, autorizzato prima dai diciotto ai cinquantacinque anni, poi esteso fino ai sessantacinque anni, poi esteso anche agli over sessantacinque, poi sospeso precauzionalmente in tutta Italia, poi autorizzato per tutti i maggiorenni, poi raccomandato agli over sessanta con open day accessibili a tutti, poi stop per chi ha meno di sessant'anni e seconda dose con Pfizer o Moderna, poi libertà di scelta per la seconda dose, con il consenso informato.
Insomma, signori miei, se questo Comitato tecnico-scientifico non sa dove deve andare, come può permettersi di obbligare chicchessia ad effettuare una vaccinazione sperimentale in un Paese in cui si impone chiaramente il consenso informato? Il cittadino ha diritto di scegliere a quale trattamento sanitario assoggettarsi. Tutto questo è assolutamente inaccettabile.
Per tenere le scuole aperte basta semplicemente ridurre il numero degli alunni per classe, provvedimento che nessuno vuole mettere in campo. Esistono tanti istituti scolastici dismessi, abbandonati, che possono essere utilizzati o ripristinati per poter creare classi aggiuntive, per ridurre la possibilità di contagio e consentire a tutti la frequenza in presenza. Quindi si accetti, una volta per sempre, di aumentare la spesa corrente sull'istruzione, per garantire a tutti i cittadini di istruirsi in sicurezza e nella libertà di scelta delle terapie vaccinali da applicare alla propria persona. (Applausi).
PRESIDENTE. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time).
(La seduta, sospesa alle ore 11,24, è ripresa alle ore 15).
Presidenza del vice presidente TAVERNA
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro dell'università e della ricerca.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.
Il senatore De Carlo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02678 sulla riforma della Politica agricola comune europea, per tre minuti.
DE CARLO (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, l'interrogazione che le rivolgiamo si inserisce in un contesto abbastanza difficile per l'agricoltura. Abbiamo già discusso più volte in quest'Aula dei temi legati alla difficoltà che oggi gli agricoltori e il nostro settore agroalimentare affrontano nel mondo, non solo per la pandemia che ha acuito determinati problemi, ma forse un po' anche per una mentalità secondo cui gli agricoltori non sono parte integrante dell'ambiente ma sono quasi in antitesi allo stesso, in altri termini come un qualcosa che chi si occupa di ambiente dovrebbe in qualche modo osteggiare. In realtà, non è così e lo dicono i dati delle nostre produzioni sia agricole che agroalimentari. Non ultimo, richiamo quanto accaduto, ad esempio, con il tentativo croato di copiarci la denominazione "Prosecco", a me caro anche per ragioni regionali. Ciò dimostra quanto l'agricoltura italiana sia assolutamente sotto tiro.
A questo aggiungiamo quanto accaduto con la PAC, sulla quale ho sentito più toni trionfalistici che critiche, mentre invece si tratta di una PAC che, rispetto agli anni precedenti, penalizza la nostra Nazione anche in termini finanziari, e penalizza soprattutto quel primo pilastro che da sempre ha fornito le risorse per la liquidità delle imprese. A tale proposito, vi è stato un taglio in Europa del 10 per cento, che però in Italia si traduce in un taglio addirittura del 15 per cento, con una serie di impegni molto più stringenti rispetto a prima e addirittura con meno risorse. Ricordo a tutti che il taglio del 15 per cento in Italia vale circa 6,2 miliardi di euro. Ad un momento di difficoltà, si aggiunge quindi ulteriore difficoltà.
Poi ci sono tutta una serie di nuovi impegni, compreso quello degli ecoschemi, che di fatto la nostra agricoltura, che è la sesta più sostenibile al mondo, deve affrontare senza una reale contezza della situazione.
Signor Ministro, le chiedo dunque se lei abbia fatto una valutazione di impatto sulle nuove norme e le nuove modalità della PAC, e come intende rendere il Parlamento edotto e partecipe di quelle scelte che il Piano strategico dovrà fare di qui a breve per dare contezza della nuova PAC.
PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Signor Presidente, ringrazio gli onorevoli interroganti. Affrontare in tre minuti il tema della PAC non è facile, ma cercherò di dare risposte puntuali alle domande altrettanto puntuali che sono state poste.
In primo luogo, appena si è definito il quadro complessivo dell'accordo politico, l'amministrazione centrale assieme a quelle regionali, al Crea e ad altri istituti sono partiti con un'indagine di impatto con metodologia SWOT proprio per capire qual è l'impatto reale sulle aziende agricole italiane.
Il secondo elemento è la partecipazione del Parlamento al percorso di formazione del Piano strategico nazionale. Non è pensabile che il Parlamento non abbia voce in capitolo e non mi riferisco semplicemente all'essere informato di ciò che il Ministero sta facendo. Credo che dalle due Commissioni agricoltura di Camera e Senato debbano provenire delle proposte, che ovviamente verranno valutate in un quadro integrato perché il Piano strategico è fondamentale. Finalmente c'è non una totale regionalizzazione delle risorse, ma un quadro strategico nazionale. È importante che sia così perché, se vogliamo proteggere - come vogliamo - la distintività delle nostre produzioni agroalimentari, dobbiamo farlo concentrando le risorse.
Vado, pertanto, al punto della quantità di risorse. È vero che c'è un taglio di 6,2 miliardi nel settennato delle risorse sulla PAC per il nostro Paese, ma è anche vero che nel quadro finanziario pluriennale europeo l'aver individuato 750 miliardi per il Next generation EU ha fatto sì che - da un lato - abbiamo perso quelle risorse parcellizzate sulla PAC e - dall'altro - abbiamo nel Piano nazionale di ripresa e resilienza 7,9 miliardi diretti per i sistemi agroalimentari. Ci sono non solo sette progettualità centrate sull'agricoltura, ma anche misure orizzontali come la transizione 4.0 che, grazie al lavoro - mi permetto di dirlo - che ho fatto al Ministero dello sviluppo economico, oggi sono accessibili anche al comparto agricolo, cosa non possibile fino a quando c'era il sistema di ammortamento.
Anche in quel caso sono molte le risorse per l'innovazione, ma credo che, oltre alla quantità di spesa, dobbiamo guardare anche alla qualità della spesa. Allora, forse bisogna superare uno strumento come il pagamento diretto, che è molto ampio e orizzontale. Valeva per tutti e va bene perché è evidente che bisogna sostenere il reddito degli agricoltori. Ma cercare di concentrare le risorse per far compiere all'agricoltura quel salto verso l'innovazione, che consente di tenere assieme le esigenze della sostenibilità ambientale, oltre quelle della sostenibilità sociale ed economica, credo sia un obiettivo che come Paese dobbiamo avere.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Carlo, per due minuti.
DE CARLO (FdI). Signor Presidente, Ministro, mi dichiaro non soddisfatto della risposta perché - come lei ben sa - la PAC nasce sessanta anni fa e il suo scopo è sostenere gli agricoltori nella produzione per fornire ai cittadini cibo in quantità e sicurezza.
Lo scopo primario della PAC è sostenere gli agricoltori nella produzione. Con 6,2 miliardi in meno sarà più difficile sia sostenere gli agricoltori che fare in modo che i cittadini abbiano cibo in quantità e sicurezza. Gli Stati Uniti stessi stimano che la strategia farm to fork, accolta con grandissimo plauso da tante parti politiche, prevede una perdita di produttività dei terreni di circa il 7 per cento. E come se non bastasse, la stessa stima una perdita del reddito degli agricoltori di circa il 20 per cento. Ciò avviene perché, se agli agricoltori diamo compiti, oltre che di contributo sociale, anche in termini ambientali, li snaturiamo dal loro lavoro.
L'agricoltore è un imprenditore e come tale deve produrre cibo. Non possiamo dargli compiti con una minore quantità di risorse; altrimenti, lo cambiamo in qualcos'altro; ne snaturiamo la vera natura e soprattutto facciamo pagare all'agricoltore il prezzo dei nostri cambiamenti. Se per qualcuno l'agricoltore è una vacca da mungere, ricordo a tutti che a quella vacca prima bisogna dare da mangiare. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore De Bonis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02677 sui casi di importazione di grano estero insalubre o avariato, per tre minuti.
DE BONIS (Misto). Signor Ministro, come ben saprà, a parte i problemi di riduzione del reddito delle nostre aziende agricole per via di una PAC che in ogni settennio vede ridurre i trasferimenti verso gli agricoltori italiani e, in particolare, verso quelli del Mezzogiorno, l'agricoltura italiana soffre - penso, in particolare, ai cerealicoltori del Sud in Puglia, Basilicata, Campania e Sicilia - perché deve anche affrontare la concorrenza internazionale spietata di navi pattumiere, che nel resto del mondo vengono rinviate al mittente. È accaduto in Algeria, in Africa. L'Italia, grazie a un'Unione europea compiacente con limiti su contaminanti più elevati addirittura dell'Africa, diventa il porto di ultima istanza per tali navi.
Ieri è approdata in Italia una nave carica di grano duro canadese, una bulk carrier, denominata Sumatra, battente bandiera portoghese, che è arrivata a Ravenna dopo essere stata respinta dalle autorità dell'Algeria nel porto di Annaba per motivi sanitari, come ci riferiscono fonti giornalistiche straniere. Al suo interno sono stati trovati insetti, un odore sgradevole, infiltrazioni d'acqua e sicuramente delle muffe.
La nave, dopo circa un mese, ha ripreso il mare il 30 giugno e, dopo un breve rifornimento presso il sito di Sarroch in Sardegna, si è diretta verso Ravenna. Secondo una dichiarazione dell'ufficio di presidenza del porto di Annaba, la spedizione è stata respinta perché non conforme agli standard qualitativi concordati tra gli importatori africani e il fornitore Richardson. Dunque presso un porto italiano è arrivata una nave fortemente sospettata di trasportare un carico di grano deteriorato e ammuffito.
Ora, considerato che ci sono tutti gli elementi per intervenire e controllare detta nave prima che inizino le procedure di scarico; considerato che probabilmente qualcuno destinerà quella nave anche ad uso zootecnico, se non dovesse essere adeguata per uso alimentare, io le chiedo di intervenire e di portare i livelli di controllo degli standard di sicurezza all'interno dell'Unione europea almeno al pari di quelli vigenti in Africa, visto che gli africani non hanno voluto utilizzare la nave per il consumo né animale, né umano.
Chiedo perciò di sapere cosa contenga la nave, per quale motivo sia arrivata, a chi è destinata e se è intenzione del Ministero disporre con l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei controlli su tutte le stive della nave arrivata ieri a Ravenna.
PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole interrogante. Le questioni sollevate afferiscono al settore cerealicolo, all'importazione di grano nei porti italiani e in particolare all'arrivo presso il porto di Ravenna di una motonave con un carico di grano che si presume, in modo abbastanza evidente, avariato.
Trattasi di materie che concernono la salubrità e gli aspetti igienico-sanitari del grano trasportato nelle stive delle navi, soggetto ad attacchi di parassiti e altre alterazioni a causa dei tempi lunghi di stivaggio. Tali aspetti rientrano nelle competenze dei Posti di controllo frontalieri (PCF) del Ministero della salute preposti ad effettuare le verifiche sia sugli alimenti che sui mangimi.
A tal riguardo informo che abbiamo prontamente contattato gli Uffici di sanità marittima aerea e di frontiera (USMAF) di Ravenna, i quali ci hanno riferito che la nave MV Sumatra è al momento all'ormeggio in rada presso il porto di Ravenna. Gli uffici sanitari sono in stretto contatto con il responsabile antifrode della dogana per un aggiornamento continuo. La situazione allo stato pare sotto controllo e non c'è ovviamente l'autorizzazione allo sbarco.
In linea generale, evidenzio che sugli alimenti di origine vegetale, la Commissione europea, sulla base delle valutazioni dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), dispone specifiche percentuali di controllo sulle partite a rischio per determinati pericoli, in rapporto al Paese di provenienza.
Anche il nostro Dipartimento dell'ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) effettua attività di controllo nel settore cerealicolo, al fine di verificare le modalità di conservazione o l'effettuazione di eventuali trattamenti per le granaglie stoccate nei silos; vengono inoltre esaminati i documenti di accompagnamento e di rintracciabilità della merce; il rispetto dei parametri analitici di riferimento; l'eventuale presenza di sostanze attive ad azione fitosanitaria impiegate nel campo e in post raccolta; il processo di trasformazione dei prodotti derivati dalle farine e dalle semole; il rispetto delle norme di etichettatura, della conformità e veridicità delle indicazioni obbligatorie e facoltative, con particolare riguardo all'origine geografica riportata sui dispositivi di etichettatura e sui documenti commerciali.
Per aumentare l'efficacia dei controlli all'importazione, I'ICQRF ha sottoscritto un protocollo d'intesa con il comando generale del Corpo delle capitanerie di porto al fine di disporre di dati e di informazioni sui trasporti marittimi di prodotti agroalimentari e di mezzi tecnici di produzione agricola, monitorare le introduzioni sul territorio nazionale, effettuare ispezioni congiunte al personale delle medesime capitanerie ed avere un accesso facilitato sulle navi e ai containers trasportati.
Inoltre, per contrastare in modo più incisivo l'eventuale illecita importazione di prodotti agroalimentari sul territorio nazionale, da anni è stato instaurato un rapporto di collaborazione con l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, per poter monitorare i flussi in entrata di alimenti e materie prime alimentari provenienti da Paesi extra UE e impedire l'ingresso di prodotti privi della documentazione di tracciabilità, ovvero non rispondenti ai requisiti qualitativi minimi, stabiliti dalle norme di settore.
Grazie all'acquisizione della strumentazione tecnico-scientifica all'avanguardia, è stata ulteriormente potenziata l'attività analitica di controllo di laboratorio dell'ICQRF, consentendo rapide ed efficaci strategie di screening volte a rilevare la presenza di sostanze contaminanti alimentari e dei relativi di metaboliti, ivi compreso il glifosato, nonché di eventuali adulteranti.
Questo collaudato sistema di controlli garantirà, anche nei confronti del caso specifico segnalato all'interrogante, che vengano effettuate tutte le verifiche necessarie sulla tracciabilità, la qualità e l'effettiva destinazione dei grani importati, al fine di impedire che gli stessi siano illecitamente commercializzati nel nostro Paese, nel caso in cui venissero accertate difformità del prodotto rispetto a quanto previsto dalla normativa di settore.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Bonis, per due minuti.
DE BONIS (Misto). La ringrazio, signor Ministro. Sono abbastanza soddisfatto della sua risposta. Conosco l'attenzione che lei pone su questi temi e, quindi, confido nell'impegno che vorrà dedicare alla questione cerealicola per l'Italia.
Le voglio sintetizzare che il caso in esame, al pari di tanti altri - ho presentato molte interrogazioni in merito - dimostra come il carico di grano, che mi risulta sia di terza categoria "western amber durum", proveniente da Vancouver, abbia una sua tipologia merceologica e tossicologica. All'estero (negli Stati Uniti, in Canada e in Australia), la qualità tossicologica viene valutata in modo rigoroso. So bene che il Ministero sta affrontando questo tema con la Commissione unica nazionale, che dovrebbe armonizzare i prezzi italiani con quelli internazionali. Sin da quando c'era il ministro Martina, la stessa Ismea ha sempre dichiarato che questa armonizzazione in Italia non c'era, lasciando spazio a operazioni di distorsione del mercato nazionale.
Quindi, è importante che su tutte le navi che arrivano si compia un supplemento di controllo e che i dati vengano comunicati alla Borsa merci telematica, affinché l'Ismea, nei report che fornirà alla Commissione unica nazionale, possa mettere a disposizione dei commissari tutte le informazioni di carattere qualitativo e quantitativo, per una giusta previsione dei prezzi in Italia e per un'armonizzazione con i prezzi internazionali.
PRESIDENTE. La senatrice Caligiuri ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02679 sulle misure per tutelare la produzione agricola italiana di qualità, per tre minuti.
CALIGIURI (FIBP-UDC). Signor Ministro, premesso che nelle ultime settimane abbiamo assistito a un crollo del prezzo dei cereali di provenienza estera, che sta causando il crollo del mercato italiano, la Commissione unica nazionale sul grano dovrebbe costituire un osservatorio stabile sui prezzi, contribuendo a criteri di maggiore trasparenza. Esiste però un evidente sperequazione tra territori e filiere e sedi delle commissioni uniche nazionali, che richiede una maggiore presenza del Meridione, in quanto rappresenta un importante apporto alla produzione nazionale.
Il tema della concorrenza sleale sul grano attiene anche alle questioni sanitarie legate all'importazione, al trasporto e all'immagazzinamento dei grani di provenienza estera, il cui controllo deve tutelare maggiormente la sicurezza dei consumatori italiani. Il prezzo più alto del grano italiano è proprio conseguente a procedure e oneri ulteriori che gravano sui produttori italiani, in quanto soggetti a maggiori protocolli di sicurezza e di controllo per la gestione dell'intero ciclo produttivo. Allo stesso modo, tutti gli altri prodotti alimentari italiani sono soggetti a procedure di produzione e cessione sul mercato, che comportano oneri ulteriori rispetto ai prodotti di provenienza estera, sempre a tutela della qualità del prodotto italiano che va sulle tavole dei consumatori.
Quindi chiediamo di sapere: cosa intenda fare il Ministro per tutelare il reddito dei produttori agricoli italiani, che garantiscono sicurezza alimentare del grano e degli altri prodotti alimentari, ma sono soggetti a maggiori oneri di produzione; considerata la stagione di siccità nella quale siamo e le diverse calamità naturali verificatesi, soprattutto nel Sud Italia, quali misure straordinarie siano previste per ristorare gli agricoltori, che a fine anno porteranno un conto salatissimo, e in che modo si possa al contempo intervenire sulla questione delle assicurazioni agricole; a che punto sia la creazione di un marchio che certifichi e valorizzi la totale italianità al 100 per cento di un prodotto alimentare italiano.
PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Signor Presidente, ringrazio la senatrice interrogante. Ovviamente il problema del prezzo e in qualche modo della tutela del reddito nel settore cerealicolo dipende da diversi fattori e, per sostenere il comparto, occorre agire su diversi fronti, come la trasparenza dei prezzi, la competitività del settore e l'integrazione di filiera.
In tale direzione, per una più limpida e condivisa quotazione del grano duro, stiamo dando avvio alla CUN, la Commissione unica nazionale sperimentale, per la quale è stato recentemente definito il regolamento di funzionamento tra la parte venditrice, cioè le associazioni di parte agricola, e la parte acquirente, Italmopa. Siamo quindi in procinto di una fase storica nella formazione del prezzo del grano duro che consentirà anche di riequilibrare i rapporti di filiera. Inoltre, per garantire un aiuto al reddito degli agricoltori, dal 2016 è attivo il "Fondo grano duro", rifinanziato da ultimo con la legge di bilancio del 2020 e attuato con il decreto 20 maggio 2020, con una dotazione complessiva di 40 milioni di euro. Tale fondo prevede l'erogazione di un contributo pari a 100 euro per ogni ettaro coltivato a grano duro nel periodo autunno-inverno dell'annualità precedente in favore di imprese agricole che abbiano sottoscritto, entro il 31 dicembre dell'anno precedente, contratti di filiera di durata almeno triennale. I contratti di filiera sono infatti uno dei principali mezzi di sostegno alle politiche agro-industriali gestiti dall'amministrazione e strumento di finanziamento che si adatta bene a un tema di sviluppo economico del settore dei cereali e in particolare del grano duro, per migliorare l'integrazione tra i diversi operatori della filiera. Sui contratti di filiera il fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede 1,2 miliardi di stanziamento.
Riguardo alla valorizzazione dell'italianità del prodotto, unita a una corretta informazione al consumatore, ricordo che è già stata introdotta l'indicazione d'origine in etichetta del grano duro per pasta di semola di grano duro, con l'intento di rendere evidente anche la provenienza della materia prima, oltre che quella del prodotto finito.
Per quanto concerne, infine, le misure per la copertura dei rischi delle colture cerealicole nazionali, siamo riusciti a ottenere nella PAC l'aumento dall'1 al 3 per cento del prelievo sul primo pilastro per la gestione del rischio.
Rilevo che gli agricoltori possono stipulare polizze assicurative agevolate da contributi europei, cofinanziati con risorse nazionali fino al 70 per cento della spesa premi sostenuta. Inoltre, per il settore del frumento è attiva da alcuni anni una misura di aiuto sulla spesa assicurativa agevolata con risorse nazionali, che consente la sottoscrizione di polizze a copertura dei ricavi, comprese, quindi, le oscillazioni di prezzo come quella segnalata.
Non dobbiamo comunque dimenticare che le assicurazioni agricole agevolate, cui sono stati destinati finanziamenti superiori a 2,1 miliardi di euro per il periodo 2015-2022, rappresentano il principale strumento di intervento messo in campo dallo Stato per fronteggiare le pesanti perdite di reddito subite dalle imprese agricole in caso di avversità atmosferiche.
Rilevo inoltre che l'attività di comunicazione avviata nell'ambito del programma di sviluppo rurale nazionale, finalizzata tra l'altro ad ampliare la conoscenza degli strumenti a disposizione, ha portato a un lieve, ma costante aumento della sottoscrizione di polizze agevolate.
Per la prossima programmazione dei fondi comunitari relativi allo sviluppo rurale stiamo infine approntando un nuovo strumento di intervento ex ante sotto forma di fondo di mutualizzazione nazionale proprio grazie alla possibilità di aumentare il prelievo. Con le risorse del primo pilastro PAC il 30 per cento sarà a carico dell'agricoltore e il 70 per cento con le risorse del FGASR del secondo pilastro.
Questa possibilità, che è già stata richiesta e ottenuta dall'Italia grazie all'impegno del Governo e ai nostri parlamentari europei, consentirà di ampliare notevolmente la diffusione degli strumenti di gestione dei rischi a territori e settori come quelli segnalati ad oggi non adeguatamente coperti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Caligiuri, per due minuti.
CALIGIURI (FIBP-UDC). Signor Presidente, ringrazio il ministro Patuanelli per la puntuale risposta a un quesito che, per la sua ampiezza e la miriade di questioni ad esso collegate, non era di semplice argomentazione.
La questione della produzione e approvvigionamenti agricoli espone l'Italia alla volatilità dei prezzi - questo lo ha spiegato bene - quindi, posso ritenermi soddisfatta.
Vorrei utilizzare il tempo per pungolare l'Esecutivo, quindi, lei, Ministro. Ecco perché vorrei ritornare ancora una volta sul disagio che vivono i nostri impegni agricoli a causa dei fenomeni climatici. Penso alle gelate, ma anche alle improvvise piogge torrenziali e grandinate.
Cito solo un episodio come esempio, ovvero quanto accaduto lo scorso 12 giugno in Calabria, dove la grandine da record ha distrutto il raccolto di frutta, in particolare pesche e ortaggi. Dinanzi a fenomeni del genere, sempre più frequenti proprio a causa dei cambiamenti climatici, uniti alla presenza della fauna selvatica - di cui discuteremo prossimamente - che ci ha visti stamattina insieme sullo stesso palco per la manifestazione di Coldiretti, ma che avrebbe dovuto vederci insieme anche in quest'Aula stamattina, come richiesto da Forza Italia e da tutto il centrodestra per approvare in Assemblea quanto già fatto in Commissione agricoltura, c'è necessità di provvedimenti incisivi e di certezza del sostegno. Anche e soprattutto questo è un modo di sostenere il reddito dei nostri imprenditori, tutelando le nostre aziende produttrici di qualità nonché dell'intero circuito, a partire dalle forti braccia di uomini e donne che ogni giorno lavorano i nostri campi.
Non lasciamo soli i nostri agricoltori, altrimenti a chi verrà affidato il compito di curare il nostro bellissimo patrimonio naturale, contrastandone l'abbandono? (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Bergesio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02674 sulla tutela delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari italiani, per tre minuti.
BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Signor Ministro, il falso made in Italy, secondo le recenti stime, ha ormai superato abbondantemente i 100 miliardi di euro l'anno. Teniamo conto che l'italian sounding è cresciuto del 70 per cento negli ultimi dieci anni. Questo fenomeno che falsifica la realtà del made in Italy con l'uso di parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette inganna il consumatore, evocando l'origine italiana di alimenti che sono privi di qualsiasi legame col nostro territorio. Il tema di oggi è quello del vino, signor Ministro, e nello specifico della difesa del nostro Prosecco. Il fatturato delle aziende italiane che producono vino ha superato gli 11 miliardi di euro, le aziende che vinificano sono oltre 40.000 e impiegano oltre 35.000 addetti. Nel 2020 il nostro Paese ha esportato vino per oltre 6,2 milioni di euro, di cui uno rappresentato dal Prosecco. Nel primo trimestre 2021 c'è stata una crescita dell'export dell'8 per cento dei vini.
Signor Ministro, la nuova battaglia in cui siamo chiamati in difesa sta coinvolgendo il Prosecco ed è iniziata con la presentazione alla Commissione europea da parte della Croazia della denominazione di registrazione della menzione tradizionale "Prosek" per un vino bianco fermo prodotto sul territorio croato. Già nel 2013 Zagabria aveva provato a registrare la stessa denominazione per un passito e l'avrebbe denominato anche "Prosek". Allora, la Commissione europea aveva respinto la domanda, perché il marchio di denominazione di origine protetta era già stato assegnato al Prosecco italiano. Questa volta la preoccupazione dei produttori è legittima, perché la domanda potrebbe venire accettata almeno per quanto riguarda la pubblicazione sulla Gazzetta dell'Unione europea, un primo passo che non significherebbe il via libera a questa vergognosa domanda, ma comunque un avvio di un periodo di due mesi in cui gli enti pubblici e privati potranno presentare le loro osservazioni ed i motivi per cui ritengono che non debba essere accolta.
Vogliamo da subito sentire da lei che il Governo italiano e il Ministero si impegnano ad una formale e netta posizione contro questa richiesta che è tra l'allucinante e il catastrofico.
Il Prosecco è solo italiano, così come sono italiane le colline di Conegliano e di Valdobbiadene dove si coltivano i vitigni. Queste terre - non dimentichiamocelo - sono iscritte nella lista UNESCO come patrimonio mondiale dell'umanità. Questa iscrizione non ha un valore simbolico, ma significa riconoscere e decretare l'assoluta identità culturale tra la denominazione - in questo caso "Prosecco" - e il territorio in cui viene prodotta. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Ringrazio il senatore interrogante. Ho già manifestato in quest'Aula molto spesso la mia idea rispetto alla necessità di proteggere le nostre produzioni DOP, IGP e tutte le nostre produzioni distintive in generale. Prosecco è una frazione del Comune di Trieste, quindi può immaginare se non sarò a difesa del Prosecco, della sua eccellenza e della sua qualità. Mi preme innanzitutto rassicurare sul fatto che ci siamo già attivati presso la Commissione europea opponendoci in modo formale all'accoglimento della domanda di registrazione di menzione tradizionale (MT) "Prosek" presentata della Croazia, nonché alla relativa procedura di pubblicazione, quindi è già un atto.
In occasione del Comitato di gestione OCM del 29 giugno scorso abbiamo infatti rappresentato la nostra ferma contrarietà all'accoglimento della richiesta in questione, in quanto la menzione corrisponde, in traduzione, al nome della DOC "Prosecco" e delle DOCG "Conegliano Valdobbiadene Prosecco" e "Colli Asolani-Prosecco", in netto contrasto con la normativa europea di riferimento diretta a proteggere i prodotti iscritti nel registro delle DOP della Commissione europea. A supporto della nostra posizione, abbiamo altresì evidenziato che sin dai primi negoziati per l'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea era stata avanzata dalla stessa Croazia una medesima richiesta che, su nostra opposizione, non fu accolta né successivamente recepita, come ricordava il senatore Bergesio, nei regolamenti e nelle decisioni relative al Trattato di adesione, né iscritta nell'apposito registro della Commissione.
Assicuro quindi che è ferma intenzione del Governo continuare a seguire con estrema attenzione la questione rappresentata al fine di garantire alle nostre produzioni la tutela che meritano e per contrastare tutti i possibili attentati - è giusto chiamarli così - alle nostre prestigiose DOP e IGP, non ultime le usurpazioni di carattere commerciale che vengono perpetrate sui siti Internet. Purtroppo è ancora fresco il ricordo di come è finita la vicenda del Tocai. Non dobbiamo assolutamente consentire che si ripeta quella situazione. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Vallardi, per due minuti.
VALLARDI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il ministro Patuanelli e mi dichiaro prudentemente soddisfatto, nel senso che la situazione ci preoccupa molto. Siamo convinti che il Ministero farà tutto il possibile per difendere questa eccellenza italiana, però ci dobbiamo mettere un po' più di coraggio. I nostri antichi dicevano si vis pacem, para bellum, quindi noi dobbiamo prepararci a una guerra che è già in atto, perché già nel 2013 c'era stato un tentativo di attaccare queste eccellenze del made in Italy; ci siamo riusciti a suo tempo, oggi dobbiamo finanziare ulteriormente tutti i consorzi di denominazione di origine protetta (DOP) e di denominazione di origine controllata e garantita (DOCG), tutti i consorzi di tutela, che nel nostro Paese ricordo essere oltre 300.
Particolare attenzione va rivolta al Prosecco, che è sicuramente una colonna portante dell'agricoltura italiana. Io vengo dal Veneto, dalla provincia di Treviso, così come lei è di Trieste e la sento molto vicino in questa situazione. Tuttavia tutta l'agricoltura italiana è sotto attacco, l'italian sounding ci costa oltre 100 miliardi di euro, quindi uniamoci tutti a difesa della nostra agricoltura. (Applausi).
PRESIDENTE. La senatrice Parente ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02675 sulle misure per aumentare il numero dei posti nelle scuole di specializzazione di area medica, per tre minuti.
PARENTE (IV-PSI). Signor Presidente, signora Ministra, noi parliamo delle borse di specializzazione dei giovani medici. Nell'ultimo anno, come Governo e Parlamento, abbiamo aumentato i posti messi a disposizione, tuttavia l'attuale sistema delle scuole di specializzazione in medicina sembra non prevedere di fatto la formazione di un numero sufficiente di specialisti per i prossimi anni, in una contingenza resa ancora più drammatica dal post Covid e alla luce dei tanti pensionamenti che ci saranno nei prossimi cinque-dieci anni.
Ogni anno 1.500 laureati in medicina decidono di trasferirsi all'estero, collocando l'Italia al primo posto in Europa per migrazione dei giovani medici. In più, il personale medico in Italia è il più anziano d'Europa.
La formazione dei giovani medici e, a mio avviso, anche quella dei medici di medicina generale, che dovrebbe essere equiparata alle scuole di specializzazione, acquisisce un rilievo importantissimo per lo sviluppo del nostro Paese nei prossimi mesi. Alla luce della direzione assunta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, gli investimenti in strutture e tecnologie (dalla digitalizzazione alla telemedicina, all'intelligenza artificiale) dovranno essere necessariamente accompagnati anche da una forte valorizzazione delle risorse umane.
Le chiedo, quindi, quali sono i suoi orientamenti in proposito, se non ritenga opportuno abbattere l'imbuto formativo dei giovani medici nell'accesso alle specializzazioni, prevedendo un numero sufficiente di borse per i prossimi anni, anche allargando le reti formative, per esempio alla rete dei presidi sanitari territoriali. La medicina territoriale, infatti, è il tema principale del Piano nazionale di ripresa e resilienza, anche per evitare ospedali pollaio, con il sovraffollamento di personale in formazione.
Le chiedo, infine, se non ritenga necessario riformare le modalità di accesso e di permanenza presso le scuole di specializzazione, al fine di rendere maggiormente convergenti le aspirazioni e i desideri di specializzazione dei giovani e delle giovani medico con le borse effettivamente disponibili, alle quali hanno accesso.
PRESIDENTE. Il ministro dell'università e della ricerca, professoressa Messa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
MESSA, ministro dell'università e della ricerca. Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti che mi consentono così di illustrare alcune delle iniziative in tema di formazione medica specialistica.
Come sapete, la determinazione del quantitativo di borse di specializzazione medica consegue a un articolato e complesso processo, che origina dalla individuazione del fabbisogno di medici specialistici sul territorio nazionale da parte del Ministero della salute e prosegue poi con il reperimento delle risorse necessarie, messe a disposizione dal Ministero dell'economia e delle finanze e condivise con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome. A questo processo partecipa anche il Ministero dell'università in maniera attiva, assicurando che i predetti fabbisogni trovino un'adeguata corrispondenza nell'offerta formativa da parte del sistema universitario.
Su questo punto voglio dire che è già stato fatto molto e si farà ancora di più al fine di ampliare la rete formativa, grazie al lavoro che sta svolgendo oggi, e che ha svolto anche negli anni passati, l'Osservatorio nazionale della formazione sanitaria a cui partecipano anche rappresentanti del MUR e della salute e che ha espressamente rivolto delle raccomandazioni agli atenei, invitandoli ad ampliare le reti formative soprattutto per quelle scuole dove è constatata una necessità a causa della esiguità delle stesse.
Con riferimento, invece, al tema del numero delle borse di specializzazione, va detto che in questi anni, anche grazie all'attenzione del Parlamento, si è assistito a un trend in costante crescita. Ricordo che siamo passati da 5.000 borse nel 2013 - 2014 a 13.400 nel 2019 - 2020. Quindi stiamo lavorando in questi anni sul cosiddetto imbuto formativo, ma riteniamo che debbano essere ulteriormente aumentati i posti per andare incontro a un periodo di fabbisogno decisamente aumentato.
Tale aumento, che viene programmato e del quale stiamo discutendo insieme al Ministero della salute e al MEF, spero che si verifichi già a partire da quest'anno, dalla prossima tornata. Il compito importante del mio Ministero è poi quello di garantire una giusta articolazione dell'offerta formativa. Voglio anche comunicare che il Ministero dell'università e della ricerca promuoverà anche un'armonia fra il fabbisogno e le leve motivazionali al fine di assicurare la continuità formativa dei nostri medici.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Parente, per due minuti.
PARENTE (IV-PSI). Signora Ministra, mi dichiaro soddisfatta della sua risposta e del suo impegno. Anche noi parlamentari facenti parte della Commissione sanità del Senato siamo impegnati su questo fronte, quindi in una sinergia virtuosa tra Governo e Parlamento faremo tutti la nostra parte.
Mi piace molto quello che ha detto al termine del suo intervento in merito al fatto che il suo Ministero deve assicurare l'articolazione dell'offerta formativa e l'armonia tra fabbisogno e motivazione. A tale proposito le dico che noi prima di essere parlamentari siamo cittadini e abbiamo visto l'impegno profuso dai giovani medici che ancora attendono la specializzazione. Il 20 luglio ci sarà il concorso e spero che gli hub vaccinali saranno un po' vuoti perché ci saranno i medici che parteciperanno al concorso. Penso che dovremmo trovare anche il modo di valorizzare l'esperienza dei giovani medici. Li abbiamo messi in prima linea, dagli ospedali Covid, alle USCA, agli hub vaccinali. Sappiamo tutti il lavoro che stanno svolgendo, un lavoro anche di organizzazione, di prenotazione dei vaccini, di accompagnamento psicologico alla cittadinanza, un lavoro in squadra con gli altri protagonisti di queste vaccinazioni che sono gli infermieri e i volontari. Penso quindi che dovremmo trovare un modo - ripeto - per valorizzare l'impegno grandissimo dei giovani medici e dei medici in generale. La politica non solo deve ringraziarli, ma anche valorizzare il lavoro svolto in prima fila in questa fase difficile della pandemia.
PRESIDENTE. Il senatore Verducci ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02676 sulle borse di studio per gli studenti universitari, per tre minuti.
*VERDUCCI (PD). Signora Presidente, signora Ministro, al centro della nostra interrogazione c'è il diritto allo studio, un tema politico rilevantissimo in particolare in questa fase di crisi così dura, che mortifica le aspettative e le speranze di tanti che sono più deboli e più colpiti dagli effetti della pandemia, in particolare i più giovani, perché poter studiare significa potersi emancipare.
Sappiamo che la crisi rischia di impedire a moltissime ragazze e ragazzi di continuare a studiare e quindi di rinunciare alla cosa più importante che hanno, che abbiamo, che è il nostro progetto di vita. Se non interverremo - ma noi dovremo intervenire - la nostra società sarà più debole. Investire nel diritto allo studio significa invece dare forza a energie vitali, liberare energie che sono fondamentali non solo per i destini individuali, ma collettivi, per il nostro Paese, per il suo ruolo nel mondo. In un Paese come il nostro, in cui studiare è già difficile, abbiamo un numero troppo basso, tra i più bassi in Europa, di immatricolati, di laureati e di ricercatori; chi viene da un istituto tecnico professionale deve superare una barriera a volte invalicabile per poter accedere all'università e continuare a studiare e a laurearsi sono nella quasi totalità i figli di chi è già laureato.
Ecco, se dopo la pandemia dobbiamo costruire un nuovo modello di sviluppo, al centro deve esserci il diritto allo studio. Con grande forza politica abbiamo in questi anni fatto conquiste importanti, grazie anche alle nostre battaglie, che voglio ricordare: quella sulla no tax area e quella capace di raddoppiare i fondi statali per le borse di studio. Tuttavia il nostro è un sistema ancora troppo fragile, con troppe differenze tra Regione e Regione, con il rischio di desertificazione di interi territori; è un sistema con una tassazione troppo alta.
Per questo, signor Presidente, abbiamo voluto, su nostra proposta, che il Senato portasse avanti un'indagine conoscitiva sulla condizione studentesca. Per questo, signora Ministro, oggi le chiediamo di esercitare con urgenza la delega sui livelli essenziali delle prestazioni, per riconoscere - come scritto in Costituzione - a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto di raggiungere i gradi più alti di istruzione. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'università e della ricerca, professoressa Messa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
MESSA, ministro dell'università e della ricerca. Signor Presidente, i senatori hanno toccato un tema molto complesso, che riassumo molto brevemente.
L'attuazione delle norme di legge in tema di diritto allo studio non è ancora completata. Uno schema di decreto ministeriale a seguito del decreto legislativo n. 68 del 2012, che contiene la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e dei requisiti di eleggibilità per il diritto allo studio universitario, fu presentato alla Conferenza Stato-Regioni nel 2013, ma non raggiunse l'intesa. In quella occasione le Regioni espressero la volontà di poter operare una ricognizione delle prestazioni da esse effettivamente offerte prima di cristallizzarle nei LEP.
Questa sospensione del processo di individuazione dei LEP non ha impedito, in ogni caso, l'emanazione di un altro decreto interministeriale, il n. 798 del 2017, con il quale si è potuto dare attuazione a una parte significativa del citato decreto legislativo n. 68. Con tale decreto il Ministero ha provveduto infatti alla definizione dei fabbisogni finanziari delle Regioni, nonché alla definizione dei criteri e modalità di riparto del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio (FIS).
Sulla base di questo decreto si è proceduto, nel triennio 2017-2019, all'assegnazione delle risorse del FIS in misura proporzionale al fabbisogno finanziario delle Regioni, prevedendo anche meccanismi premiali per le Regioni che avevano investito maggiori risorse sul diritto allo studio. Inoltre, al termine del triennio, in accordo con le Regioni, si è ritenuto di intervenire sul decreto con alcuni correttivi.
Grazie a un tavolo tecnico permanente interistituzionale, è stato emanato un nuovo decreto interministeriale, il n. 853 del 12 novembre 2020, con il quale si renderà possibile provvedere all'assegnazione delle risorse FIS anche per il prossimo triennio. Questo provvedimento, anche se non completa il panorama degli interventi che il Ministero intende adottare in tema di diritto allo studio, ha contribuito a superare le criticità esistenti, consentendo - da un lato - di evitare ritardi (oggi l'erogazione dei fondi arriva con l'inizio dell'anno accademico) e - dall'altro lato - di poter dare il beneficio delle borse di studio alla maggioranza degli studenti che ne hanno diritto.
Concludo rassicurando i senatori che, nonostante gli interventi citati abbiano consentito negli ultimi anni uno sviluppo del sistema del diritto allo studio in questi termini, è mia intenzione accelerare il processo di adozione di tutti i provvedimenti richiesti dalla normativa e ricostituire il tavolo tecnico in materia di LEP, che è composto anche da rappresentanti del CNSU, della CRUI, della Regioni e degli enti locali, che può dare un contributo molto importante per una nuova bozza di decreto in materia di diritto allo studio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Verducci, per due minuti.
*VERDUCCI (PD). Signor Presidente, ringrazio la signora Ministro per questo pronunciamento politico così importante e così concreto. È quello che attendevamo.
Sappiamo che, per chi non ha nulla, poter studiare è tutto, soprattutto nel tempo, come quello che viviamo, in cui la rivoluzione tecnologica lega sempre di più il lavoro alla competenza. Poter studiare significa diritto alla competenza e quindi diritto al lavoro. Questa urgenza, in questi mesi, ci viene consegnata anche da dati. Ad esempio, noi sappiamo che in questo anno accademico la media degli esami svolti è tornata ai livelli pre-Covid; tuttavia questo è un dato fuorviante se letto male. Sappiamo infatti che la didattica a distanza ha accelerato le carriere di chi è in condizioni economiche, abitative e familiari favorevoli e forti, mentre ha rallentato o anche fermato tutti gli altri, tra cui anche coloro che beneficiano di una borsa di studio, il cui importo è troppo esiguo e non può far fronte all'enormità dello tsunami che ci ha colpito.
Così come, signora Ministro, noi sappiamo - e concludo, Presidente - che la riforma del calcolo ISEE, in assenza di un adeguamento al rialzo, da parte del Ministero, dei valori per l'accesso alla borsa di studio può creare un cortocircuito nella battaglia che insieme stiamo facendo per contrastare quel vero e proprio diritto negato che è quello dell'idoneo non beneficiario. Chiunque abbia merito deve essere sostenuto nella sua progressione e nella sua possibilità di futuro: questo è decisivo per il nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. La senatrice Castellone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02673 sulle scuole di specializzazione universitarie in medicina di comunità e cure primarie, per tre minuti.
CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, Ministra, colleghi, la pandemia ci ha mostrato non solo i punti di forza del nostro Servizio sanitario nazionale, ma anche e soprattutto le carenze: la carenza più grave che abbiamo affrontato e che ancora affrontiamo è quella di personale sanitario e, quindi, anche di personale medico, di medici specialisti e di medici di medicina generale.
Questa carenza è certamente legata ai tagli trasversali che ha subito il nostro Servizio sanitario nazionale, ma anche a un'errata programmazione. Lei prima ne parlava, Ministra: oggi abbiamo uno strumento importante per la programmazione, che è quella tecnostruttura che abbiamo istituito con un emendamento alla legge di bilancio 2019, che permette ad Agenas e all'Osservatorio delle scuole di specializzazione di programmare il fabbisogno di specialisti in base al fabbisogno di salute della popolazione. Speriamo che sia presto operativa.
Questa pandemia ci ha anche mostrato come sia fondamentale e indispensabile rafforzare il territorio, mettendo in rete e facendo lavorare in team multidisciplinari i medici specialisti e i medici di medicina generale, perché dal territorio deve partire la presa in carico precoce dei cittadini. Oggi abbiamo uno strumento importante per porre rimedio a dette carenze: questo strumento è il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che stanzia ingenti risorse proprio alla riforma della medicina del territorio, partendo dalle case e dagli ospedali di comunità. Ma quali sono gli specialisti che andranno a lavorare in quelle strutture?
In diverse università italiane esiste una scuola di specializzazione, che è la scuola di specializzazione in medicina di comunità e cure primarie, che - secondo un decreto del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica del 1996 - forma medici specialisti per operare proprio nell'ambito della medicina generale, dell'assistenza primaria. Eppure, oggi questi medici non possono operare come medici di medicina generale.
Quindi, Ministra, noi le chiediamo tre cose: innanzitutto se il Ministero intende sollecitare il Governo affinché questi medici specialisti possano operare come medici di medicina generale; in secondo luogo, se il suo Ministero intenda aumentare i contratti di formazione specialistica e medicina di comunità e cure primarie; in terzo luogo, come valorizzare questi specialisti affinché possano essere d'aiuto per il raggiungimento degli obiettivi di salute del PNRR e rendere finalmente operativo il Piano nazionale della cronicità. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'università e della ricerca, professoressa Messa, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
MESSA, ministro dell'università e della ricerca. Signor Presidente, in relazione al tema sollevato devo rilevare che la competenza primaria - come già sapete - in materia di definizione dei contingenti per tipologia di scuola di specializzazione, compresa quella di comunità e cure primarie, compete al Ministero della salute, ai sensi del decreto legislativo n. 368 del 1999. Questa considerazione vale anche per i contenuti della formazione specifica dei medici di medicina generale, ma questo lo sapete già. Ciò premesso, intendo riconoscere che alla questione posta dai senatori occorra dare rilievo per alcuni profili di interesse anche del Ministero dell'università.
Come ho avuto modo di dire, il Governo è impegnato in un maggiore accrescimento del numero di borse di studio di formazione specialistica, perché ciò corrisponde a una necessità e a una necessaria risposta strategica rivolta a rafforzare l'intero Servizio sanitario nazionale, ivi compreso il territorio.
In questo processo di accrescimento ritengo opportuno che vi sia un incremento del numero dei contratti riservati alle scuole di specializzazione, inclusa la medicina di comunità e cure primarie. E questo lo segnalerò al Ministro della salute.
Quanto alla richiesta specifica sull'assunzione di iniziative tese a monitorare le modalità con cui i medici specialisti in medicina di comunità e cure primarie vengono valorizzati una volta che accedono al Servizio sanitario nazionale e in che misura concorrono alla realizzazione del PNRR, voglio dare una rassicurazione che questi obiettivi saranno perseguiti sempre d'intesa con il Ministero della salute e nell'ambito prevalentemente dell'Osservatorio di cui ho parlato prima.
Concludo sottolineando un punto che credo molto importante per il nostro Ministero, e cioè che in questa fase di trasformazione del Paese, dove si stanno dimostrando indispensabili gli investimenti sul capitale umano, dobbiamo fare di tutto per focalizzare gli interventi volti ad elevare il livello della formazione dei nostri giovani, in particolare se a ciò corrisponde anche un più generale benefico effetto sulle capacità del SSN attraverso la valorizzazione della formazione di professionisti che saranno chiamati a operare anche nella medicina territoriale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Castellone, per due minuti.
CASTELLONE (M5S). Signora Ministra, mi ritengo soddisfatta e plaudo all'impegno del Governo di aumentare ulteriormente i contratti di formazione specialistica, che - voglio ricordare - nel 2018, quando siamo arrivati in Parlamento, erano appena 6.200, mentre oggi sono 13.400, e quindi sono più che raddoppiati. A questi si aggiungono i 3.000 di formazione in medicina generale. Quindi, la quasi totalità oggi dei medici che si laurea riesce ad avere un contratto di formazione specialistica.
Oggi le abbiamo chiesto di questa specialità perché si tratta degli unici specialisti che non possono operare in tutti gli ambiti in cui vengono formati. Si formano in medicina generale. E questo lo dice il decreto del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica (MURST) del 1996; lo ribadisce il decreto interministeriale del 2015 e anche la Direttiva europea del 2005 riconosce i requisiti per operare nella medicina generale e nella medicina territoriale a questi specialisti e, quindi, si tratta di un vero e proprio vulnus normativo che - a nostro avviso - va colmato. (Applausi).
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 13 luglio 2021
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 13 luglio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 15,53).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE
Modifica all'articolo 58 della Costituzione, in materia di elettorato per l'elezione del Senato della Repubblica (1440-B)
________________
N.B. Il Senato approva in seconda deliberazione il disegno di legge, composto del solo articolo 1, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti.
ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO, IN SECONDA DELIBERAZIONE, DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
1. Al primo comma dell'articolo 58 della Costituzione, le parole: «dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età» sono soppresse.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO
Interrogazione sulla riforma della Politica agricola comune europea
(3-02678) (07 luglio 2021)
De Carlo, Ciriani. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
Premesso che:
le recenti aperture della Presidenza del Consiglio UE, relative alla pratica di dealcolazione parziale e totale dei vini inserita nella riforma della politica agricola comune (PAC), all'introduzione dell'etichettatura calorica e l'alert sulla salute che equipara la nocività del vino a quella del consumo di sigarette rischiano di mettere in serio pericolo le produzioni agroalimentari italiane;
tali elementi, insieme al riconoscimento del "Prosek" croato ai danni del Prosecco italiano rappresentano temi di assoluta priorità per la difesa del made in Italy e di contrasto ad un Italian sounding che rischia di andare oltre il miliardo di euro di fatturato annuale che già incide negativamente sull'export italiano. Tali tematiche vanno a sommarsi ad altri temi di primaria rilevanza come l'introduzione della carne sintetica, del "Nutriscore" e delle ripercussioni di impatto che avrà la strategia europea "Farm to fork" avrà sul tessuto produttivo agricolo italiano;
nel 2019, in sede di discussione in plenaria per la riforma della PAC, veniva stralciato l'emendamento n. 165 alla proposta di modifica del regolamento (UE) 1308/13, con il quale si chiedeva introdurre l'obbligo di indicare con la denominazione di "carne" un prodotto che fosse di esclusiva derivazione animale e questo comporterebbe, nel silenzio normativo, la possibilità di commercializzare prodotti di derivazione sintetica o vegetale con la denominazione di "carne", indipendentemente dalla loro origine sintetica o vegetale e tale pericolo sembra essere sempre più una realtà. Non si può trascurare inoltre l'acceso dibattito di cui l'Italia è protagonista sull'introduzione del Nutriscore a semaforo;
ciò che preoccupa considerevolmente sono i possibili sviluppi della PAC che dal 2023 al 2027 disciplinerà pagamenti diretti, misure di mercato e sviluppo rurale;
la PAC presenta diversi aspetti rischiosi per l'agricoltura italiana, soprattutto da un punto di vista finanziario;
il negoziato si sta sviluppando nel quadro delle decisioni assunte nel 2020 in merito al bilancio finanziario pluriennale 2021-2027 della UE, che ha previsto un peggioramento della dotazione di risorse per l'agricoltura italiana ed europea: a livello UE entro 7 anni si ridurranno in termini reali del 10 per cento le risorse assegnate alla PAC per tutti i Paesi della UE a 27 e ben del 15 per cento di quelle assegnate all'Italia. Su 34 miliardi di euro di dotazione finanziaria prevista per la PAC, all'Italia spetteranno 6 miliardi in meno;
la futura PAC prevede maggiore ambizione ambientale e quindi anche maggiori impegni da parte delle imprese agricole, vale a dire che si sta chiedendo agli agricoltori di fare di più ma con meno incentivi;
i trasferimenti agli agricoltori varranno in termini reali in Italia il 15 per cento meno del periodo di programmazione appena terminato, con una perdita concentrata nei pagamenti diretti che dovrebbero essere la garanzia di liquidità per le imprese;
a tale riguardo è evidente che le sfide poste all'agricoltura europea da questa riforma per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi in materia ambientale dovranno necessariamente essere accompagnate da adeguate risorse, magari non necessariamente rinvenienti dal capitolo relativo alla PAC;
il tema ambientale va ad inserirsi inoltre nel nuovo quadro della cross compliance, vale a dire di quell'insieme di norme in materia di ambiente, sanità e salute, benessere animale eccetera, che costituirà la base degli impegni che gli agricoltori dovranno rispettare per accedere a vari incentivi della PAC;
con la riforma sarà prevista una condizionalità "rafforzata": agli impegni sinora previsti si sommeranno anche quelli che attualmente consentono di accedere ai pagamenti di "inverdimento" e che invece dal 2023 saranno dei requisiti obbligatori per accedere agli incentivi. Inoltre, il 25 per cento dell'enveloppe nazionale dei pagamenti diretti dovrà essere destinato per gli ecoschemi, vale a dire misure volontarie per gli agricoltori, ma che, se non utilizzate, porteranno ad una perdita dell'ammontare non speso;
sempre in tema ambientale, è stato deciso che almeno il 35 per cento delle risorse per lo sviluppo rurale deve essere destinato a misure a favore del clima e dell'ambiente;
la riforma introduce anche la convergenza interna dei pagamenti diretti che deve raggiungere l'85 per cento entro il 2026, cui si aggiungono altre misure come il pagamento redistributivo pari al 10 per cento dei pagamenti diretti, ed il capping, sebbene volontario per lo Stato, a 100.000 euro. A questi obblighi si aggiunge il 3 per cento destinato ai giovani agricoltori ed un ulteriore 3 per cento, volontario ma richiesto dell'Italia in sede di negoziato, da destinare a strumenti di gestione del rischio,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo abbia effettuato una valutazione di impatto economico delle misure previste dalla riforma, in particolare sulle perdite previste per il settore primario nazionale e se sia in grado di confermare le preoccupazioni espresse relativamente all'incidenza che avrà la politica agricola comunitaria sulle imprese e sulla loro competitività e sopravvivenza nel lungo periodo;
se abbia iniziato a definire, sulla base del "compromesso di Lussemburgo", le scelte nazionali in merito alle misure del primo pilastro sopra elencate e se non ritenga opportuno condividere tali documenti e strategie con il Parlamento italiano.
Interrogazione sui casi di importazione di grano estero insalubre o avariato
(3-02677) (07 luglio 2021)
De Bonis. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
Premesso che:
non è la prima volta che l'interrogante si occupa, attraverso atti di sindacato ispettivo e non solo, di navi estere che trasportano grano duro o tenero (prevalentemente canadese, al glifosato e in pessime condizioni igieniche) e lo scaricano nei porti italiani, in particolare in quello di Bari;
oggi sta approdando in Italia una nave carica di grano, non si sa se duro o tenero, respinta in Algeria. Al suo interno sono stati trovati insetti e un odore sgradevole. Si tratta di una bulk carrier, la "Sumatra", IMO 9753260, battente bandiera portoghese, carica di grano canadese, destinata originariamente all'Algeria, che si sta dirigendo verso Ravenna, attraverso l'agente Spedra-Ravenna, dopo un respingimento del carico dalle autorità algerine presso il porto di Annaba per motivi sanitari;
la nave, partita dal Canada il 5 marzo 2021, dopo circa 45 giorni di navigazione era arrivata presso il porto algerino e lì si era fermata sino al 24 maggio in attesa di controlli e verifiche sulla qualità del carico. Una volta appurato lo stato di grave alterazione del grano, è stata respinta e fermata, probabilmente alla ricerca di una nuova destinazione dove scaricare il carico deteriorato. Quindi, dopo un mese circa, ha ripreso il mare il 30 giugno e dopo un breve rifornimento presso il sito di Sarroch in Sardegna, si è diretta rapidamente con il suo carico presso il porto di Ravenna, con arrivo previsto per giorno 7 luglio 2021, alle ore 14;
secondo una dichiarazione dell'ufficio di presidenza del porto di Annaba, il volume della spedizione è di 33.000 tonnellate, originaria del Canada. La spedizione è stata respinta, in quanto non conforme agli standard concordati con il fornitore "Richardson". L'ufficio ha anche effettuato le procedure di sequestro sulla nave che lo trasportava. Secondo la stessa dichiarazione, gli agenti di controllo dell'ufficio, l'Ispettorato del commercio e l'Istituto nazionale per la protezione delle piante hanno notato che il carico non era conforme agli standard concordati;
dunque presso un porto italiano sta arrivando una nave fortemente sospettata di trasportare un carico di grano deteriorato;
stando a una notizia dell'agenzia "Reuters" del 16 giugno 2021, le navi respinte dalle autorità algerine sarebbero due; una contenente 27.000 tonnellate di frumento tenero francese, respinta perché conteneva due animali morti, l'altra contenente 33.000 tonnellate di frumento canadese, respinta perché non soddisfaceva "gli standard concordati" (quest'ultima è quella che si sospetta essere la "Sumatra");
considerato che:
in passato si è assistito a manifestazioni sindacali ed alla presenza di politici e di associazioni di consumatori presso i porti italiani che chiedevano controlli in occasione di carichi di grano regolari, poi risoltisi in un buco nell'acqua. Ora ne sta arrivando uno fortemente sospettato di essere irregolare, e ci sono tutti gli elementi ed il tempo per intervenire e verificare la bontà del carico della nave Sumatra;
anche nell'eventualità che il grano fosse destinato all'alimentazione zootecnica, come sicuramente i difensori in "servizio permanente effettivo" dell'agroindustria italiana prontamente asseriranno, non è detto che abbia i requisiti di salubrità per utilizzarlo come mangime. Se il carico era già giudicato deteriorato a maggio, a causa delle condizioni di trasporto deficitarie, difficilmente dopo un mese e mezzo di ulteriore stivaggio potrà risultare migliorato;
tenuto conto che i cerealicoltori della Puglia, attraverso 23 associazioni e 11 sindaci, hanno finanche scritto al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Repubblica, chiedendo che il Governo prenda finalmente coscienza del problema della speculazione dei grani esteri che continuano ad essere importati e, quindi, a falcidiare il prezzo di quelli italiani;
rilevato che la Commissione unica nazionale sul grano tarda a partire; essa costituirebbe un osservatorio stabile sui prezzi e sulla qualità tossicologica e contribuirebbe ad introdurre criteri di trasparenza in un mercato che, a furia di sbarchi continui dall'estero, non trova stabilità,
si chiede di sapere:
per quale motivo la nave si stia dirigendo verso l'Italia dopo che è stata respinta dall'Algeria e chi siano i destinatari del carico a Ravenna;
quale tipo di grano contenga il carico (duro o tenero);
quali siano le autorità preposte al controllo del carico e se il Ministro in indirizzo non ritenga che siano necessari ulteriori controlli sulla nave, che è appena approdata in Italia, al fine di respingere il carico di grano avariato, a maggior ragione se viene respinto, come in questo caso, da Paesi teoricamente meno attenti dell'Italia alla salubrità del cibo.
Interrogazione sulle misure per tutelare la produzione agricola italiana di qualità
(3-02679) (07 luglio 2021)
Bernini, Malan, Caligiuri, Gallone, Mangialavori. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
Premesso che:
nelle ultime settimane si è assistito ad un crollo del prezzo dei cereali di provenienza estera, che sta causando anche il crollo del mercato italiano;
la Commissione unica nazionale sul grano dovrebbe costituire un osservatorio stabile sui prezzi, contribuendo a criteri di maggiore trasparenza;
esiste però un'evidente sperequazione tra territori, filiere e sedi delle commissioni uniche nazionali, che richiederebbe una maggiore presenza del Meridione, in quanto rappresenta un importante apporto alla produzione nazionale;
il tema della concorrenza sleale sul grano attiene anche alle questioni sanitarie legate all'importazione, al trasporto e all'immagazzinamento dei grani di provenienza estera, il cui controllo deve tutelare maggiormente la sicurezza dei consumatori italiani;
il prezzo più alto del grano italiano è conseguente anche a procedure e oneri ulteriori che gravano sui produttori italiani, in quanto soggetti a maggiori protocolli di sicurezza e di controllo per la gestione dell'intero ciclo produttivo e di immissione sul mercato;
allo stesso modo, anche coloro che producono altri prodotti alimentari italiani sono soggetti a procedure di produzione e cessione sul mercato che comportano oneri ulteriori rispetto ai prodotti di provenienza estera, proprio a tutela della qualità di ciò che va sulle tavole dei consumatori,
si chiede di sapere:
che cosa intenda fare il Ministro in indirizzo per tutelare il reddito dei produttori agricoli italiani, che garantiscono la sicurezza alimentare del grano italiano e degli altri prodotti alimentari, ma sono soggetti a maggiori oneri di produzione rispetto a quelli di provenienza estera;
considerata la stagione di siccità nella quale ci si trova e le diverse calamità naturali verificatesi soprattutto nel Sud Italia, quali misure straordinarie siano previste per ristorare gli agricoltori che subiscono perdite molto rilevanti e in che modo si possa al contempo intervenire sulla questione delle assicurazioni agricole;
a che punto sia la creazione di un marchio che certifichi e valorizzi l'italianità al 100 per cento di un prodotto alimentare.
Interrogazione sulla tutela delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari italiani
(3-02674) (07 luglio 2021)
Bergesio, Vallardi, Rufa, Sbrana, Zuliani. - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -
Premesso che:
secondo le stime, è di oltre 100 miliardi di euro il valore del falso made in Italy agroalimentare nel mondo; soltanto nel corso dell'ultimo decennio l'aumento del falso è stato del 70 per cento, per l'intensificarsi dell'Italian sounding, fenomeno che, attraverso l'utilizzo improprio di parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette, permette di evocare l'origine italiana di alimenti che sono privi di qualunque legame con il nostro territorio;
la richiesta avanzata dalla Croazia di avvio della procedura per il riconoscimento a livello europeo della menzione "Prosek", da abbinare alla denominazione di un vino bianco locale, si prefigura come l'ennesimo tentativo di plagio dei prodotti italiani, che andrebbe ad unirsi ai tanti messi in atto a livello internazionale, un esempio è l'utilizzo del nome "Parmesan", che rievocano in maniera ingannevole le origini italiane di questi prodotti;
il Prosek sarebbe infatti la traduzione in lingua croata del Prosecco, quest'ultimo conosciuto in tutto il mondo quale prodotto di eccellenza dell'enogastronomia italiana, e le cui colline di origine, tra Conegliano e Valdobbiadene in Veneto, dal mese di luglio 2019 sono riconosciute patrimonio dell'umanità dell'UNESCO;
il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, sull'organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, stabilisce che le denominazioni di origine, anche dei vini, devono essere protette da ogni tentativo di abuso, imitazione o evocazione, che può avvenire anche attraverso la semplice traduzione linguistica;
è inaccettabile che l'Europa possa dar corso ad una simile procedura, che evidentemente appare come un tentativo di imitazione del Prosecco italiano, peraltro già provato dalla Croazia e rifiutato dalla stessa UE nel 2013, rischiando di indebolire la sua stessa posizione nei rapporti internazionali e nei negoziati per gli accordi di scambio, dove occorre proteggere la denominazione Prosecco nei Paesi in cui tale protezione è assente, come in Argentina e in Australia;
il Prosecco è un'eccellenza del made in Italy agroalimentare; nel 2020 le esportazioni hanno raggiunto il valore di oltre un miliardo di euro, con un terzo delle bottiglie nella sola Gran Bretagna. Nel primo trimestre del 2021, l'aumento complessivo delle esportazioni è stato di un ulteriore 8 per cento,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente sollecitare un confronto nelle opportune sedi europee al fine di mettere in atto ogni iniziativa volta a garantire la protezione della denominazione "Prosecco", ed in generale delle denominazioni DOP e IGP, di fronte al dilagare del fenomeno dell'Italian sounding.
Interrogazione sulle misure per aumentare il numero dei posti nelle scuole di specializzazione di area medica
(3-02675) (07 luglio 2021)
Parente, Faraone. - Al Ministro dell'università e della ricerca -
Premesso che:
la pandemia da COVID-19 ha evidenziato la profonda valenza strategica del settore socio-sanitario, nonché la lungimiranza di ogni investimento progettato ed effettuato in tale comparto;
la formazione dei giovani medici, a tal proposito, acquisisce un rilievo preponderante per lo sviluppo del nostro Paese nei prossimi anni: alla luce della direzione assunta dal PNRR, gli investimenti in strutture, tecnologie e distribuzione, infatti, dovranno essere necessariamente accompagnati anche dalla valorizzazione delle risorse umane e, nello specifico, da interventi a favore della preparazione del personale;
una questione di stretta attualità riguarda proprio l'aumento dei posti disponibili per le specializzazioni mediche: nel corso degli anni, infatti, è frequentemente mancata la convergenza tra i posti disponibili per i vincitori dei test di ingresso, e le disponibilità delle borse di specializzazione, con i primi in quantità maggiore delle seconde,
si chiede di sapere:
quali siano gli orientamenti che il Ministro in indirizzo intenda esprimere in merito alla questione evidenziata;
se non ritenga opportuno abbattere l'imbuto formativo dei giovani medici nell'accesso alle specializzazioni, anche allargando le "reti formative";
se non ritenga altresì necessario modificare le modalità di accesso e di permanenza presso le scuole di specializzazione, al fine di rendere maggiormente convergenti le aspirazioni e i desideri di specializzazione dei giovani medici con le borse effettivamente disponibili e alle quali hanno accesso.
Interrogazione sulle borse di studio per gli studenti universitari
(3-02676) (07 luglio 2021)
Verducci, Malpezzi, Rampi. - Al Ministro dell'università e della ricerca -
Premesso che:
il fondamento del diritto allo studio universitario si rinviene negli articoli 3 e 34 della Costituzione e, a seguito della riforma del titolo V della parte II della Costituzione, operata con la legge costituzionale n. 3 del 2001, la potestà legislativa in materia di diritto allo studio universitario spetta alle Regioni, mentre spetta allo Stato la competenza legislativa esclusiva relativa alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (art. 117, secondo comma, lett. m), della Costituzione);
in tale contesto, l'articolo 5 della legge n. 240 del 2010 ha conferito al Governo la delega per la revisione, in attuazione del titolo V della Costituzione, della normativa di principio in materia di diritto allo studio, al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l'accesso all'istruzione superiore, e per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) erogate dalle università statali;
in attuazione della delega, è stato emanato il decreto legislativo n. 68 del 2012, le cui disposizioni hanno avuto efficacia a decorrere dall'anno accademico 2012/2013 e riguardano gli studenti iscritti ai corsi svolti dalle università, dalle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) e dalle scuole superiori per mediatori linguistici abilitate a rilasciare titoli equipollenti ai diplomi di laurea conseguiti presso le università;
ai sensi dell'articolo 7, le borse di studio rientrano nell'ambito dei LEP da assicurare in modo uniforme sul territorio nazionale, il cui importo è definito tenendo in considerazione le differenziazioni territoriali correlate ai costi di mantenimento agli studi universitari. L'importo standard della borsa andrebbe pertanto quantificato sulla base dei costi che occorre effettivamente sostenere per il mantenimento degli studi universitari; i costi devono riguardare le spese per il materiale didattico, per il trasporto, per la ristorazione, per l'alloggio, nonché per la frequenza ad eventi culturali. L'articolo 8, inoltre, stabilisce che siano definiti i requisiti di eleggibilità per l'accesso alle borse di studio con riferimento a criteri relativi al merito e alla condizione economica degli studenti;
l'importo della borsa di studio, i criteri e le modalità di riparto del fondo integrativo statale di cui all'articolo 7 e i requisiti di eleggibilità per l'accesso alle borse di studio di cui all'articolo 8 sono determinati con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sentito il consiglio nazionale degli studenti universitari, che avrebbe dovuto essere adottato entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, che tuttavia, ad oggi, non risulta ancora emanato;
il decreto legislativo n. 68 del 2012 ha peraltro previsto una disciplina transitoria in attesa della definizione dei LEP, che come noto si è protratta sino ad oggi. Nello specifico, ai sensi dell'articolo 18, nelle more della completa definizione dei LEP e di quanto previsto dal decreto legislativo n. 68 di attuazione del federalismo fiscale, si prevede che al fabbisogno finanziario necessario per garantire gli strumenti ed i servizi per il pieno successo formativo a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, che presentino i requisiti di eleggibilità, si provvede attraverso: il fondo integrativo statale (FIS) per la concessione delle borse di studio, il gettito derivante dalla tassa regionale per il diritto allo studio e le risorse proprie delle Regioni (ulteriori rispetto alla richiamata tassa regionale), che devono essere almeno pari al 40 per cento dell'assegnazione relativa al FIS;
considerato che:
mentre la disciplina assimila l'erogazione delle borse ad una prestazione sociale in ordine alla quale allo Stato spetta la definizione del livello delle prestazioni che deve essere garantito su tutto il territorio, l'articolo 7, comma 1, secondo periodo, specifica che la concessione delle borse di studio è assicurata "nei limiti delle risorse disponibili", ammettendo implicitamente la possibilità che la prestazione sociale, che dovrebbe essere garantita a tutti gli aventi diritto, rischi di non poter essere assicurata qualora le risorse finanziarie non siano sufficienti;
tale vincolo ha determinato un rovesciamento della ratio sottesa alla disciplina sui LEP, per la quale le risorse finanziarie dovrebbero essere determinate in precedenza alla definizione dei fabbisogni effettivi della popolazione studentesca;
la Corte costituzionale, nella sentenza n. 275 del 2016, ha dichiarato l'incostituzionalità di talune disposizioni normative della legge della Regione Abruzzo n. 78 del 1978, recante interventi per l'attuazione del diritto allo studio, nella parte in cui subordinava il soddisfacimento del diritto allo studio degli studenti disabili ai "limiti delle disponibilità finanziarie", chiarendo altresì che è "la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l'equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione";
considerato inoltre che:
dai dati OCSE (2020), i relativi Paesi investono mediamente nell'istruzione il 4,9 per cento del PIL, di cui circa l'1,5 per cento in quella terziaria, mentre l'Italia si attesta al di sotto di tale livello, laddove la spesa complessiva è pari al 3,9 per cento, di cui solo lo 0,9 per cento è destinato all'istruzione terziaria;
sebbene il FIS sia passato dai 160 milioni di euro del 2012 ai 307 milioni del 2021, nel sistema nazionale è tuttora presente la figura degli studenti "idonei non beneficiari", ovvero di coloro che pur avendo, ai sensi della disciplina vigente, titolo alla borsa di studio, non ne possono usufruire in ragione dell'insufficienza complessiva delle risorse stanziate;
gli "idonei non beneficiari" sono stati ridotti negli ultimi anni (oltre che per l'aumento del FIS) anche in virtù degli effetti della riforma del calcolo ISEE, ovvero dalla natura degli importi fissati annualmente dal Ministero dell'università e della ricerca da ritenersi irragionevolmente contenuti (secondo il decreto ministeriale n. 65 del 2020 il livello ISEE deve essere inferiore a 23.626,32 euro e quello ISPE deve essere inferiore a 51.361,58 euro), determinando perciò una sostanziale invarianza della platea complessiva degli aventi diritto;
su tali questioni, la Commissione 7ª del Senato della Repubblica ha svolto e concluso un'indagine conoscitiva sulla condizione studentesca nelle università e il precariato nella ricerca universitaria,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente adottare, anche in virtù delle difficoltà sociali ed economiche a seguito della pandemia da COVID-19, il decreto ministeriale connesso alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, di cui, in particolare, agli articoli 7, 8 e 18 del decreto legislativo n. 68 del 2012;
quali iniziative intenda assumere al fine di riformare la disciplina, per dare piena e concreta attuazione al dettato costituzionale (articolo 34, terzo comma) che riconosce a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
Interrogazione sulle scuole di specializzazione universitarie in medicina di comunità e cure primarie
(3-02673) (07 luglio 2021)
Castellone, Russo, De Lucia, Montevecchi, Vanin, Endrizzi, Marinello, Mautone, Pirro, Giuseppe Pisani, Binetti. - Al Ministro dell'università e della ricerca -
Premesso che:
presso numerose università italiane è attiva la scuola di specializzazione in Medicina di comunità e cure primarie (decreto interministeriale 4 febbraio 2015), per la formazione di medici specialisti, i cui specifici ambiti di competenza professionale sono la medicina generale, le cure primarie, le cure palliative territoriali (decreto del Ministro della salute 11 agosto 2020), nonché la gestione e direzione dei servizi territoriali, quali distretti, servizi o unità di cure primarie e di medicina di comunità, case della salute, strutture residenziali intermedie non ospedaliere;
lo specialista in medicina di comunità acquisisce anche specifiche competenze ed esperienze negli interventi di: promozione della salute e prevenzione con approccio comunitario; presa in carico delle persone con patologie croniche o inabilitanti in tutte le fasi della malattia comprese le terminali; reinserimento comunitario delle persone con disabilità; organizzazione, programmazione e valutazione dei servizi sanitari territoriali e dei percorsi assistenziali ospedalieri-territoriali;
il decreto ministeriale 3 luglio 1996 già indicava come scopo della scuola di specializzazione in Medicina di comunità la formazione di specialisti nel settore professionale della medicina di famiglia e di comunità, idonei a ricoprire incarichi dirigenziali nell'ambito dell'assistenza sanitaria primaria;
la direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, all'art. 28, commi 3 e 5, riconosce i requisiti minimi posseduti dalla scuola di specializzazione in Medicina di comunità e delle cure primarie;
considerato che:
il Servizio sanitario nazionale sta affrontando una situazione di grave carenza di personale medico, sia nell'ambito del settore specialistico, che nell'ambito della medicina generale e delle cure primarie, emersa in maniera tangibile, e con gravi danni per la salute pubblica, nel corso della pandemia da SARS-COV-2, quale risultato dell'errata programmazione dei posti nelle scuole di specializzazione, dei tagli trasversali, nonché delle evidenti inefficienze del modello di formazione specifica di riferimento per i medici di medicina generale;
l'emergenza pandemica ha, invece, evidenziato l'importanza di un approccio di comunità (socio-sanitario), nonché della tempestiva presa in carico nel territorio dei pazienti COVID-19 attraverso la rete di servizi, secondo un modello biopsicosociale basato sull'interdisciplinarietà e sulla personalizzazione del piano assistenziale (PAI);
il PNRR prevede l'investimento di ingenti risorse al fine di potenziare le cure primarie (case di comunità) e le cure intermedie (ospedali di comunità),
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda incrementare il numero di contratti di formazione destinati alle scuole di specializzazione in Medicina di comunità e cure primarie, da mettere a concorso per il corrente anno accademico;
se intenda sollecitare il Governo al fine di estendere l'esercizio della medicina generale agli specialisti in medicina di comunità e cure primarie nell'ambito della dirigenza medica, così come già attuato per l'organizzazione dei servizi sanitari di base (decreto ministeriale 23 marzo 2018) e per le cure palliative territoriali;
se si intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, per monitorare il grado di valorizzazione dei medici specializzati in medicina di comunità e cure primarie all'interno del Servizio sanitario nazionale, nell'ottica di garantire il raggiungimento degli obiettivi di salute della popolazione indicati dal PNRR, nonché di rendere pienamente operativo il piano nazionale della cronicità.
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Accoto, Airola, Alderisi, Alfieri, Barachini, Barboni, Battistoni, Bellanova, Bini, Borgonzoni, Bossi Umberto, Botto, Campagna, Cario, Cattaneo, Centinaio, Cerno, Corbetta, Corti, De Poli, De Vecchis, Di Marzio, Di Piazza, Ferro, Floridia, Galliani, Giacobbe, Ginetti, Lannutti, Mangialavori, Merlo, Messina Assunta Carmela, Minuto, Moles, Monti, Napolitano, Nencini, Nisini, Nocerino, Petrocelli, Pichetto Fratin, Pirro, Pucciarelli, Ronzulli, Saviane, Sciascia, Segre, Sileri, Sudano e Vono.
.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Arrigoni, Castiello, Fazzone, Magorno e Urso, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
È considerato in missione, ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento, il senatore: Dessì.
Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, ufficio di Presidenza
La Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani ha proceduto all'elezione di un Vice Presidente.
E' risultato eletto il senatore Tony Chike IWOBI.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Nencini Riccardo, Cangini Andrea, Laniece Albert, Rampi Roberto, Saponara Maria, Sbrollini Daniela, Verducci Francesco
Celebrazioni per il centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti (2317)
(presentato in data 08/07/2021).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
Sen. Marino Mauro Maria, Sen. Sbrollini Daniela
Modifiche alla legge 20 agosto 2019, n. 92, concernenti l'introduzione dell'educazione finanziaria nell'ambito dell'insegnamento dell'educazione civica (2307)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 08/07/2021).
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministro della salute, con lettera in data 7 luglio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, l'ordinanza 18 giugno 2021 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19" pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 145 del 19 giugno 2021 (Atto n. 881).
Il Ministro della salute, con lettera in data 7 luglio 2021, ai sensi dell'articolo 1, comma 16-bis, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, ha trasmesso i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici di cui al decreto del Ministro della salute 30 aprile 2020, riportati nel verbale del 2 luglio 2021 della Cabina di regia istituita ai sensi del medesimo decreto e la nota del 2 luglio 2021 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630.
La predetta documentazione (Atto n. 882) è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.
Il Ministro della salute, con lettera in data 7 luglio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, le ordinanze 22 e 24 giugno 2021 recanti "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 in «zona bianca»" e "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 in occasione del G20 e delle riunioni ministeriali della coalizione anti-Daesh" pubblicate rispettivamente nella Gazzetta Ufficiale n. 148 del 23 giugno 2021 e n. 150 del 25 giugno 2021 (Atto n. 883).
Il Ministro della salute, con lettera in data 7 luglio 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, l'ordinanza 2 luglio 2021 recante "Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 in «zona bianca»" pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 158 del 3 luglio 2021 (Atto n. 884).
Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con lettera in data 5 luglio 2021, ha inviato, ai sensi dall'articolo 1, comma 2, della legge 19 marzo 1999, n. 80, la relazione sull'attività svolta dal Comitato interministeriale dei diritti dell'uomo nonché sulla tutela ed il rispetto dei diritti umani in Italia nell'anno 2020.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente e alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (Doc. CXXI, n. 4).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento.
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2019/216 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda il contingente tariffario dell'Unione per carni bovine di alta qualità provenienti dal Paraguay (COM(2021) 313 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Quadro strategico dell'UE in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro 2021-2027 Sicurezza e salute sul lavoro in un mondo del lavoro in evoluzione (COM(2021) 323 definitivo), alla 11a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'applicazione della direttiva 2001/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla sicurezza generale dei prodotti (COM(2021) 342 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Previsione a lungo termine dei futuri flussi in entrata e in uscita del bilancio dell'UE (2021-2027) (COM(2021) 343 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla 14a Commissione permanente;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Relazione completa al Parlamento europeo e al Consiglio sull'impiego della garanzia dell'Unione del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e sul funzionamento del fondo di garanzia del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) (COM(2021) 337 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla 10a e alla 14a Commissione permanente.
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze. Deferimento
La Corte costituzionale ha trasmesso, a norma dell'articolo 30, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, la sentenza n. 140 del 25 maggio 2021, depositata il successivo 6 luglio, con la quale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 83, comma 9, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), convertito, con modificazioni, nella legge 24 aprile 2020, n. 27, nella parte in cui prevede la sospensione del corso della prescrizione per il tempo in cui i procedimenti penali sono rinviato ai sensi del precedente comma 7, lettera g), e in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2020.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. VII, n. 121).
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sul rendiconto generale dello Stato
Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 23 giugno 2021 ha inviato la decisione sul rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2020, approvata dalle Sezioni riunite della Corte dei conti ai sensi degli articoli 40 e 41 del testo unico di cui al regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, corredata dalla sintesi e dai volumi I, II e III dell'annessa relazione, nonché dal testo delle considerazioni svolte in sede di giudizio di parificazione.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XIV, n. 4).
Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento
La Corte dei conti, con lettera in data 24 giugno 2021, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, il conto consuntivo della Corte dei conti relativo all'esercizio finanziario 2020, corredato dalla nota integrativa.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 885).
Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di atti. Deferimento
Il Presidente della Società italiana degli autori ed editori, con lettera in data 25 giugno 2021, ha inviato, ai sensi dell'articolo 28, comma 5, del decreto legislativo 15 marzo 2017, n. 35, la relazione sui risultati dell'attività svolta dalla Società stessa, riferita all'anno 2020.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente (Doc. CCXXX, n. 4).
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento
La Commissione europea ha trasmesso, in data 8 luglio 2021, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:
la proposta di regolamento del Consiglio sull'istituzione e sul funzionamento di un meccanismo di valutazione e monitoraggio per verificare l'applicazione dell'acquis di Schengen, che abroga il regolamento (UE) n. 1053/2013 (COM(2021) 278 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 4 ottobre 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3a e 14a;
la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 910/2014 per quanto riguarda l'istituzione di un quadro per un'identità digitale europea (COM(2021) 281 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 4 ottobre 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 1a, 8a e 14a;
la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai crediti al consumo (COM(2021) 347 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 4 ottobre 2021. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 10a e 14a.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 18 giugno all'8 luglio 2021)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 110
BINETTI: sui recenti casi di gravi incidenti sul lavoro (4-05611) (risp. ACCOTO, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)
DE POLI: sul rincaro di alcune materie prime connesse all'attività di costruzione (4-05522) (risp. PICHETTO FRATIN, vice ministro dello sviluppo economico)
FARAONE: sulla sospensione dalla carica del sindaco di Alimena (Palermo) (4-04662) (risp. SCALFAROTTO, sottosegretario di Stato per l'interno)
FERRERO ed altri: sul rincaro di alcune materie prime connesse all'attività di costruzione (4-05088) (risp. PICHETTO FRATIN, vice ministro dello sviluppo economico)
GARAVINI: sulla vicenda della connazionale Marta Lomartire, espulsa dal Regno Unito (4-05468) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
LANNUTTI: sui potenziali pericoli legati alla dispersione dell'acqua contaminata dei serbatoi della centrale di Fukushima in Giappone (4-05295) (risp. DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
LANNUTTI, ANGRISANI: sul funzionamento del Consiglio comunale di Camposano (Napoli) (4-05042) (risp. SCALFAROTTO, sottosegretario di Stato per l'interno)
LANNUTTI ed altri: sul rincaro di alcune materie prime connesse all'attività di costruzione (4-05496) (risp. PICHETTO FRATIN, vice ministro dello sviluppo economico)
MONTANI ed altri: sul rincaro di alcune materie prime connesse all'attività di costruzione (4-05516) (risp. PICHETTO FRATIN, vice ministro dello sviluppo economico)
NOCERINO ed altri: sul rispetto dei diritti umani della popolazione degli uiguri in Cina (4-05298) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
NUGNES ed altri: sul bando di concorso per la copertura di 44 posti di funzionario dell'area della promozione culturale del Ministero degli Affari esteri (4-05439) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
PARAGONE: sulla questione del passaggio delle grandi navi nella laguna di Venezia (4-05158) (risp. GIOVANNINI, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili)
ROJC: sulle restrizioni alla frontiera tra Italia e Austria, specie per i lavoratori transfrontalieri (4-04954) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
SBROLLINI: sulle misure per promuovere lo sviluppo di un'industria europea dei semiconduttori (4-05308) (risp. PICHETTO FRATIN, vice ministro dello sviluppo economico)
TONINELLI: sullo spostamento della mostra nazionale della frisona da Cremona a Montichiari (Brescia) (4-05244) (risp. PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
VESCOVI: sul diritto di ingresso in Italia per i cittadini italiani iscritti all'AIRE in Brasile (4-05562) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
Interrogazioni
BITI, TARICCO, STEFANO, FEDELI, LAUS, MARGIOTTA, ALFIERI, D'ALFONSO, ASTORRE, BOLDRINI, IORI, VERDUCCI, D'ARIENZO, PARRINI, COLLINA, PITTELLA, ROJC, FERRAZZI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. - Premesso che:
la pandemia da COVID-19 ha influito negativamente sul settore vitivinicolo italiano che rappresenta uno dei settori più rappresentativi del nostro agroalimentare. L'Italia, infatti, oltre ad essere il primo produttore mondiale di vino e il primo esportatore in volume, primeggia in Europa per numero di prodotti a denominazione, potendo vantare oltre 500 vini a DOCG, DOC e IGT, che svolgono il ruolo di ambasciatori delle produzioni di qualità italiane all'interno del mercato globale. In questo contesto, anche il turismo del vino, valutato 2,5 miliardi di euro, ha visto compromessa l'intera stagione del 2020 e il primo quadrimestre 2021 registrando, dopo oltre un decennio di continui record delle vendite all'estero, una battuta di arresto;
nel 2020 e nei primi mesi del 2021 si è registrato un forte rallentamento delle vendite di vini, sia per la caduta della domanda interna, in particolare legata al canale Ho.Re.Ca. (hotellerie, restaurant, café), sia della domanda estera, che nel complesso hanno dato luogo ad un consistente aumento degli stock di prodotto pregiato invenduto, a livelli mai registrati in passato, con le conseguenti ripercussioni negative per il livello dei prezzi;
per far fronte all'improvviso e inatteso stato di crisi del settore vitivinicolo, sono state attivate da subito importanti misure per agevolare lo stoccaggio privato dei vini. In particolare, con il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, sono stati stanziati 9,54 milioni di euro da erogare a titolo di aiuto per lo stoccaggio privato di vini di qualità DOC, DOCG e IGT certificati, o atti a divenire tali, detenuti in impianti ubicati sul territorio nazionale;
il decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali 26 novembre 2020 ha definito le modalità di esecuzione della predetta misura, prevedendo che oggetto dell'aiuto sono i vini DOC, DOCG e IGT detenuti alla data del 31 luglio 2020 presso gli stabilimenti dei produttori o in altri stabilimenti in nome e per conto del produttore, come risultanti dalla dichiarazione di giacenza e riportati nel registro telematico alla data di presentazione della domanda di agevolazione. L'aiuto spetta al produttore per quantitativi di vini non inferiore a 100 ettolitri e superiore a 4.000 ettolitri e fissato in 0,060 euro a ettolitro per giorno per i vini a DOCG e DOC e 0,040 euro a ettolitro per giorno per i vini a IGT. Il periodo di stoccaggio è fissato in 6 mesi;
nella legge di bilancio per il 2021 è stato, altresì, previsto al comma 134 dell'articolo 1, uno stanziamento di ulteriori 10 milioni di euro per l'istituzione, nello stato di previsione del Ministero, di un fondo destinato allo stoccaggio privato dei vini DOC, DOCG e IGP certificati o atti a divenire tali e detenuti in impianti situati nel territorio nazionale. In attuazione della norma, il successivo comma 135 ha stabilito l'emanazione, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, di un decreto ministeriale, previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, ai fini della definizione dei criteri e delle modalità di attuazione delle misure di agevolazione dello stoccaggio dei vini di qualità;
il decreto ministeriale 10 giugno 2021 ha definito le modalità di esecuzione della misura, del tutto analoghe a quelle previste nel precedente decreto ministeriale 26 novembre 2020, prevedendo un periodo di ulteriori 6 mesi di agevolazione per lo stoccaggio dei vini di qualità detenuti alla data di pubblicazione del decreto medesimo;
considerato che:
la recente ripresa delle attività del canale Ho.Re.Ca. ha fatto rapidamente ripartire la domanda dei vini di qualità DOC, DOCG e IGT, a cui si affianca una ripresa della domanda estera dei vini italiani;
le imprese del settore vitivinicolo beneficiarie delle agevolazioni per lo stoccaggio dei vini, in base a quanto previsto nei citati decreti ministeriali, possono tuttavia reimmettere sul mercato il vino stoccato soltanto a conclusione di appositi controlli finali di chiusura e alla redazione di un verbale da parte di Agecontrol;
a causa della lentezza di tale procedura, i produttori non possono procedere alla vendita dei vini di qualità stoccati e i ritardi accumulati iniziano a mettere in grave difficoltà le aziende che non sono attualmente in grado di sottoscrivere o rispettare i contratti di vendita in una fase di forte ripresa della domanda interna ed estera di vini di qualità;
la situazione preoccupa i produttori di vini di qualità e si susseguono gli appelli pubblici dei presidenti dei consorzi del Chianti e del Chianti classico, di Assoenelogi e altre realtà del Paese,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti;
quali iniziative abbia adottato o intenda adottare con urgenza al fine di favorire l'accelerazione da parte di Agecontrol dei controlli finali di chiusura sui vini di qualità DOC, DOCG e IGT oggetto di aiuti per lo stoccaggio e per agevolare la loro reimmissione sul mercato nel minor tempo possibile.
(3-02683)
RAMPI - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che:
da fonti ministeriali, i docenti universitari in Italia risultano essere 56.934, suddivisi tra 14.314 ordinari, 23.008 associati e 19.612 ricercatori; con una percentuale di maggiori collocazioni tra gli atenei del Nord e Centro Italia, che tende a diminuire al Sud, sia per il minor numero di atenei che per un mancato maggiore ricambio dei docenti in quiescenza;
l'ultima modifica sulla disciplina in materia di mobilità interuniversitaria dei professori e dei ricercatori, ha disposto, con il decreto-legge n. 76 del 2020 (art. 19, comma 1, lett. c)), che i trasferimenti tra professori e ricercatori consenzienti (di cui all'art. 7, comma 3, secondo periodo, della legge n. 240 del 2010) possano avvenire anche attraverso scambi contestuali tra soggetti con qualifica diversa, nei limiti delle facoltà assunzionali delle università interessate, che sono conseguentemente adeguate a seguito degli stessi trasferimenti;
nonostante i recenti interventi legislativi, la possibilità per un docente universitario di cambiare sede risente ancora di molte criticità, aggravate negli ultimi mesi dagli eventi pandemici;
in altri Paesi europei, diretti concorrenti dell'Italia in materia di ricerca, la mobilità dei docenti tra diversi atenei è molto simile a quella USA, con permanenza media di massimo 3 anni e cambio successivo in altro ateneo, allo scadere del triennio. In Germania e Olanda ai docenti che decidono di spostarsi in sedi meno "centrali" sono concessi anche degli incentivi;
l'interscambio culturale con realtà scientifiche diverse è, dai tempi dell'istituzione delle prime università, un elemento migliorativo, la diversità e la contaminazione del pensiero scientifico rende ricca la ricerca,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda favorire un meccanismo più agile di mobilità interuniversitaria dei professori e dei ricercatori mettendo in atto, in fase di approvazione del primo provvedimento utile, interventi normativi volti a: reperire risorse straordinarie destinate ad incentivare l'assunzione di personale esterno all'ateneo che bandisce posti, riservandone parte ai trasferimenti; istituire un apposito sito web, gestito dal Ministero competente, in cui in forma anonima possano essere riportate le diverse offerte e domande di trasferimento; fissare, per i docenti scientificamente meritevoli, un ciclo di anni presso atenei periferici, con la possibilità, una volta concluso, di trasferirsi presso altre sedi, mantenendo il budget della loro posizione.
(3-02685)
SBROLLINI - Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. - Premesso che:
il nostro Paese si prepara ad ospitare la XXV edizione dei giochi olimpici e paralimpici invernali "Milano-Cortina 2026";
al fine di procedere alla realizzazione delle numerose ed importanti infrastrutture che consentiranno lo svolgimento dell'evento, con l'articolo 3 del decreto-legge 11 marzo 2020, n. 16, veniva autorizzata la costituzione della società Infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026 S.p.A.;
mentre la versione definitiva dello statuto non è ancora stata trasmessa dai Ministeri coinvolti, il 28 giugno 2021, con decreto del Ministro in indirizzo, venivano nominati i tre componenti di degnazione statale del consiglio di amministrazione della società, tra cui il presidente e l'amministratore delegato, e i 5 membri del collegio sindacale;
contemporaneamente, anche le Regioni procedevano alle nomine di loro competenza per entrambi gli organi;
secondo il disposto del citato articolo 3, al Governo competeva valutare se il complesso di infrastrutture che andranno a costituire l'impiantistica sportiva ordinata alla società fosse da far rientrare tra quelle opere di cui all'articolo 4 del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32 ("sblocca cantieri"), ovvero tra quegli interventi infrastrutturali la cui realizzazione, essendo caratterizzata da particolari complessità di varia natura, necessitasse la nomina di uno o più commissari straordinari;
l'individuazione di tali opere, secondo il disposto della previsione, era da completarsi per mezzo di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottarsi entro il 31 dicembre 2020, cui poteva seguirne, entro il 30 giugno 2021, uno successivo, con cui il Presidente del Consiglio dei ministri avrebbe individuato ulteriori interventi per i quali disporre la nomina di commissari straordinari;
considerato che:
lo schema del primo decreto trasmesso al Parlamento non individuava le opere attribuite alla società tra quelle soggette al commissariamento;
considerati i risvolti economici e di immagine delle olimpiadi invernali 2026, le Commissioni permanenti del Senato e della Camera, esprimendo parere favorevole a tale decreto, avevano domandato, sottolineandone l'importanza, che il decreto successivo, da emanarsi entro il 30 giugno 2021, includesse le opere olimpiche tra quelle che necessitano della nomina di un commissario straordinario;
tale secondo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è attualmente all'esame delle Commissioni parlamentari di competenza, ma non ha ricevuto l'indicazione di cui sopra, ovvero non integra le infrastrutture dei giochi invernali 2026 nella lista delle opere per le quali verrà nominato il commissario straordinario;
nella relazione illustrativa apposta al secondo decreto, il Governo ha riportato che le infrastrutture dei giochi olimpici rientrano tra quelle che non hanno potuto trovare sede nel decreto perché non coerenti con i criteri su cui lo stesso si basa;
allo stesso tempo, sempre nella relazione, il Governo ha dichiarato che, limitatamente alle "opere di accesso all'evento olimpico", si procederà diversamente, ovvero nominando un commissario straordinario ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge n. 16 del 2020, il quale però non prevede il preliminare passaggio alle Camere per il loro parere,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda presentare al Senato una più approfondita illustrazione delle valutazioni che hanno condotto l'Esecutivo ad escludere le infrastrutture olimpiche di competenza della società Infrastrutture Milano-Cortina tra quelle che necessitano della nomina di un commissario straordinario di cui al decreto sblocca cantieri;
entro quali tempi verrà nominato il commissario ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge n. 16 del 2020, così come indicato dal Governo nella sua relazione illustrativa al secondo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge sblocca cantieri, e se tra gli ambiti di competenza del medesimo commissario possano essere incluse infrastrutture che non siano solo quelle di accesso ai giochi olimpici, così come attualmente previsto dall'Esecutivo.
(3-02686)
BINETTI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
il disegno di legge Zan, pur tra fortissime polemiche, è stato approvato il 4 novembre 2020 a larga maggioranza dalla Camera dei deputati ed è stato incardinato in 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato in data 6 maggio 2021;
il presidente della Commissione, senatore Ostellari, su sollecitazione dei diversi Gruppi parlamentari, ha promosso una serie di audizioni con esperti segnalati dagli stessi senatori da cui emergono con grande chiarezza forti perplessità in merito alla norma, soprattutto per l'ambiguità di alcune definizioni (articolo 1) e in particolare per l'articolo 4 da cui emerge un'aperta contraddizione rispetto all'articolo 21 della Costituzione;
ciò nonostante, di giorno in giorno aumenta il pressing per portare in Aula il disegno di legge senza modifiche e se fosse necessario anche senza relatore; analogamente si moltiplicano gli eventi all'esterno per lo più a sostegno, in genere supportati da una grossa eco mediatica, mentre stentano a trovare visibilità sui mass media quegli eventi che sollevano critiche e perplessità in merito;
tali critiche provengono per lo più da persone che appartengono al mondo cattolico, ma annoverano anche voci autorevoli del mondo laico, a cominciare da quelle di alcune femministe storiche; il tema della legge, la sua formulazione, le reazioni che suscita, tutto appare fortemente divisivo;
in questo contesto si apprende il 22 giugno dalla stampa che il cardinal Gallagher, della Segreteria di Stato del Vaticano, avrebbe consegnato in data 17 giugno una lettera ufficiale all'ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Sebastiani, esprimendo forti perplessità in merito al disegno di legge Zan, che proprio all'articolo 4 conterrebbe elementi di contraddizione con il Concordato che regola i rapporti tra i due Stati, Italia e Vaticano, in merito alla libertà di pensiero e di espressione, e al diritto dei cattolici a fare scelte coerenti con le loro convinzioni;
"Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato, recita il testo, riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall'articolo 2, commi 1 e 3, dell'Accordo di revisione del Concordato". Un passaggio delicatissimo. Questi commi sono proprio quelli che, nella modificazione dell'accordo tra Italia e Santa Sede del 1984, da un lato assicurano alla chiesa "libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale" (comma 1); e, dall'altro garantiscono "ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione" (comma 2). E sono i veri nodi della questione;
di tutto questo il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale non ha fatto parola, pur essendo certamente consapevole di come questa legge sia divisiva e di quanto forti siano le pressioni a portarla in Aula per un'approvazione definitiva senza modificarla; è come se avesse deciso di ignorarla o comunque di sottrarla al dibattito pubblico che in questi giorni si fa ogni volta più acceso;
il Ministro non ignora certo che la legge va ben oltre la semplice richiesta di porre un freno alla violenza che in alcune occasioni viene esercitata nei confronti delle persone omo e transessuali, accentuando le pene relative, in coerenza con la legge Mancino, cosa di cui si è convinti e per la quale è stato presentato anche un altro disegno di legge a prima firma Ronzulli;
nel rispetto assoluto delle persone, di tutte le persone anche quelle appartenenti alla comunità LGBTQ+, sembra che la legge Zan ponga rischi concreti per quei cattolici che volessero continuare ad esprimere liberamente e correttamente un dissenso informato rispetto ai contenuti della legge stessa, vincolando peraltro tutte le scuole di ogni ordine e grado a dedicare la giornata del 17 maggio a spingersi ben oltre il naturale rispetto per la diversità di tutti e di ognuno, per considerare come pregiudizi ogni singola forma di pensiero non allineato alla legge stessa;
sorprende quindi che il Ministro in indirizzo non abbia detto nulla, pur consapevole dell'assoluta peculiarità di questa legge e dell'autorevolezza della fonte vaticana che comunque aveva scelto le vie ufficiali da Segreteria di Stato ad Ambasciata presso la Santa Sede e si è appellato al Concordato,
si chiede di sapere per quale ragione il Ministro in indirizzo non abbia dato adeguata informazione della sollecitazione ricevuta dal Vaticano in questo momento così delicato del dibattito sul disegno di legge.
(3-02687)
TURCO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per il Sud e la coesione territoriale. - Premesso che:
130 dipendenti della società Infrataras, partecipata al 100 per cento dal Comune di Taranto, rischiano il posto di lavoro;
la società Infrataras è una società del Comune di Taranto che si occupa di lavori e manutenzioni. Il contratto di lavoro a tempo determinato per 130 dipendenti è già scaduto a febbraio 2021. I 130 lavoratori, già in forza a Taranto Isola Verde, società della Provincia di Taranto messa in liquidazione tempo fa, hanno lavorato per due anni in un progetto di "bonifica leggera" (chiamato "Verde Amico") che ha riguardato alcune aree della città di Taranto. Sono stati impiegati per un tempo complessivo di 24 mesi, alle dipendenze di Infrataras, grazie a fondi (5,5 milioni di euro) messi a disposizione dall'ex commissaria di governo alla bonifica, Vera Corbelli;
dall'esame del carteggio intercorso tra l'attuale commissario straordinario pro tempore e l'ex Ministero dell'ambiente risulta che "tale intervento non sia stato ritenuto coerente con le finalità di bonifica assegnate al Commissario Straordinario" (Nota Prefettura di Taranto - Area Gabinetto - prot. uscita n. 0003611 del 22 gennaio 2021) e per questo non è stato possibile rinnovare il finanziamento;
l'utilizzo di tali fondi per le attività di "bonifica leggera", autorizzati dall'ex commissaria Corbelli, non sono state considerate dall'ex Ministero dell'ambiente, consone con la finalità per la quale sono stati stanziati finanziamenti pubblici per la bonifica di Taranto. A tutt'oggi, peraltro, esse non risultano essere state mai autorizzate e rendicontate al Ministero competente;
per garantire la continuità lavorativa nei mesi scorsi la Regione Puglia ha messo a disposizione circa 700.000 euro per arrivare sino alla scadenza del 24 febbraio 2021 e permettere così il completamento dell'intero progetto. Ora, però, i fondi sono terminati e non c'è altra possibilità di intervento;
con la caduta del Governo Conte II si sono interrotte le interlocuzioni governative per cercare di trovare una possibile, ulteriore e diversa soluzione di finanziamento per evitare i 130 licenziamenti. Tra le ipotesi paventate e su cui il precedente Governo stava lavorando, vi era la possibilità di utilizzare parte del personale in lavori di bonifica che stanno interessando l'area portuale compreso lo yard ex Belleli dove si insedierà prossimamente il "Gruppo Ferretti". Ma si ipotizzava anche la possibilità di collocare i lavoratori in progetti finanziati con una quota di 30 milioni di euro che il Governo Conte II, di intesa con il Ministero dello sviluppo economico e i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, ha assegnato ai Comuni dell'area di crisi ambientale di Taranto (oltre al capoluogo, i Comuni di Statte, Massafra, Crispiano e Montemesola);
considerato che:
attualmente i lavoratori Infrataras sono soggetti al trattamento di disoccupazione della Naspi, prossimo alla scadenza;
lo scorso 7 luglio, la Ministra per il sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna, in qualità di coordinatore del Contratto istituzionale di sviluppo dell'area di Taranto, ha tenuto un incontro in videocall con i sindacati confederali di Taranto, CGIL, CISL e UIL nel corso del quale è stato affrontato anche il problema dei 130 lavoratori Infrataras;
dalle agenzie di stampa ("AGI" del 7 luglio 2021) si apprende della possibilità di un nuovo finanziamento di 6 milioni di euro per riportare al lavoro i circa 130 addetti di Infrataras,
si chiede di sapere se le notizie riportate dalle agenzie di stampa corrispondano al vero e, in caso affermativo, se sia possibile avviare con la massima urgenza gli interventi di finanziamento annunciati, in modo da scongiurare l'assenza di trattamento salariale, in considerazione della prossimità della scadenza del trattamento di disoccupazione Naspi per i lavoratori della Infrataras.
(3-02689)
DE BERTOLDI - Ai Ministri dell'interno e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
secondo quanto risulta da un articolo pubblicato sul sito internet "formiche", la Procura federale tedesca ha emesso il 6 luglio 2021 un mandato di arresto per un politologo tedesco, accusato di spionaggio per la Cina, in quanto avrebbe passato informazioni per quasi un decennio, dal 2010 al 2019, ai servizi cinesi;
l'uomo in questione sarebbe Klaus Lange, direttore dell'Institute for transnational studies (ITS), un think tank con sede sia a Monaco, che in Italia, a Gais, un piccolo paese del Trentino-Alto Adige; dell'ITS, rileva l'articolo, si conosce poco o addirittura nulla, se non le informazioni presenti sul sito (attualmente non raggiungibile): si tratterebbe infatti di una società di consulenza geopolitica con un focus sugli affari asiatici;
Lange, come riportato dai media internazionali, ha un lungo trascorso alla Hanns Seidel foundation e, secondo l'accusa, è stato reclutato dai servizi segreti di Pechino durante una conferenza a Shanghai nel 2010, e tra il 2010 e il 2019 avendo regolarmente passato informazioni all'intelligence cinese alla vigilia delle visite di Stato o di conferenze internazionali;
l'articolo rileva come la vicenda sia ancora più complessa, in quanto, per l'accusa, Lange avrebbe servito tutti questi anni come agente del BND, i servizi segreti tedeschi, conducendo una "doppia vita" fra Monaco e Pechino;
l'uomo accusato di spionaggio per conto del Governo cinese, evidenza ancora l'articolo, ha una lunga consuetudine con l'Italia, in quanto l'ITS ha infatti una sede italiana a Gais (Bolzano), che rileva come dal 2011 il paese altoatesino sia sede dell'Institut für transnationale studien o Institute for transnational studies (già di Landshut), attualmente diretto proprio da Klaus Lange e Karin Knapp;
secondo "formiche" infatti, il centro italiano del think tank è stato inaugurato un anno dopo il presunto reclutamento di Lange da parte dell'intelligence cinese e negli anni a seguire la spia sospetta ha spesso presenziato a diverse minori iniziative pubbliche in Italia, soprattutto nel suo principale campo di ricerca, il terrorismo islamista, un tema cui ha dedicato alcune pubblicazioni nei suoi anni alla fondazione Hanns Seidel;
dal 2013 l'attività della società diretta da Lange in Trentino-Alto Adige, sostiene ancora l'articolo, è stata più frenetica, in quanto da maggio a giugno, fra Gais e Bolzano, sono state organizzate ben 4 conferenze sui temi più disparati, dall'Iran al Myanmar, mentre successivamente, dal 2014 al 2018 (l'ultimo anno segnato sugli archivi del sito), l'Italia è uscita dalla mappa, in quanto l'ITS ha continuato a organizzare seminari, dall'altra parte del mondo, da Kochi a Nuova Delhi fino a Bangalore, mentre a Gais è stata sospesa ogni iniziativa, nel silenzio assoluto;
a giudizio dell'interrogante la vicenda, ove confermata, desta sconcerto e preoccupazione, in relazione alla circostanza che una spia cinese avrebbe operato senza alcun controllo e in maniera indisturbata sul territorio italiano, addirittura per circa 10 anni, partecipando peraltro a eventi pubblici e potendo aver raccolto informazioni considerate "sensibili" e importanti, riguardanti anche la sicurezza nazionale, e riferito nei suoi tanti viaggi dal Trentino-Alto Adige a Monaco e da Monaco in Cina,
si chiede di sapere:
quali valutazioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto;
se intendano confermare l'arresto avvenuto in Germania di Klaus Lange, direttore dell'ITS, al ritorno da un viaggio in Italia con l'accusa di spionaggio per conto dell'intelligence cinese;
se il Governo sia stato a conoscenza dell'attività segreta organizzata da Lange, se essa sia stata esercitata in forma illegale anche nel nostro Paese, al fine di reperire informazioni politiche, economiche o militari, riservate nei confronti dell'Italia, in favore della Cina;
in caso affermativo, quali siano i motivi per i quali le autorità italiane e di intelligence della Repubblica italiana non siano intervenuti in tempi rapidi, al fine di interrompere l'attività di spionaggio dello scienziato politico tedesco svolta in Italia e in particolare nel Trentino-Alto Adige, considerato che, secondo il sito "formiche", tali funzioni erano svolte da circa 10 anni;
quali iniziative urgenti intendano infine intraprendere, nell'ambito delle rispettive competenze, al fine di tutelare la sicurezza nazionale dalle eventuali conseguenze derivanti dall'attività di spionaggio di Klaus Lange ai danni del nostro Paese.
(3-02692)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
CASTELLONE, MAUTONE, PIRRO, MARINELLO, ENDRIZZI, PISANI Giuseppe - Ai Ministri della salute, dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
il SEU (servizio emergenza-urgenza) territoriale 118 da quasi 30 anni è la "colonna vertebrale" del sistema sanitario nazionale e del sistema spoke e hub delle reti regionali dell'emergenza. Le innumerevoli vite salvate in questi decenni ne fanno un servizio di eccellenza, nonostante le innegabili differenze tra regioni;
da circa 18 mesi in Campania le ben note criticità del sistema territoriale 118, che a tutt'oggi non garantisce standard organizzativi uniformi e dotazione organica adeguata dei mezzi di soccorso avanzato, si sono ulteriormente accentuate a causa di una vertenza dei medici convenzionati del SEU territoriale;
nel mese di febbraio 2021 i medici convenzionati hanno subito una decurtazione di circa 800 euro dalle competenze stipendiali e negli ultimi giorni la ASL NA2 nord ha comunicato con una semplice nota a firma del responsabile dell'unità operativa complessa cure primarie che opererà un'ulteriore decurtazione di arretrati relativi all'indennità per "lavoro usurante" corrisposta negli anni 2015-2019;
la sopravvenuta pretesa di restituzione di cifre onerose, persino maggiori di 50.000 euro, in aggiunta agli ulteriori noti svantaggi della condizione lavorativa dei medici del SEU 118 (rischio biologico, turni onerosi, aggressioni eccetera), sta determinando un esodo dei medici strutturati ed esperti aventi titolo per essere facilmente ricollocati altrove;
il responsabile della centrale operativa territoriale di Napoli centro ha comunicato che a causa della contrazione dell'organico non è possibile assicurare la presenza dei medici nella maggior parte delle postazioni 118 di Napoli;
l'attuale congiuntura rischia di mettere in pericolo l'attività dei maggiori punti di pronto soccorso regionali, già in overcrowding, che in periodo feriale rischiano di implodere;
considerato che:
la vicenda è sorta ben un anno fa quando con nota del direttore dell'unità operativa complessa di cure primarie prot. n. 71 del 29 gennaio 2020, la ASL NA2 nord, a seguito di accesso di organi di polizia giudiziaria, ha sospeso in autotutela la remunerazione aggiuntiva oraria di 5,16 euro per i medici convenzionati in servizio presso i SAUT (postazioni di emergenza della rete territoriali) aziendali;
la generica motivazione addotta si riferiva alla delibera della Giunta regionale dalla Campania n. 6872 del 3 novembre 1999 che avrebbe previsto la remunerazione aggiuntiva "nel solo intervallo di tempo che precedeva la stipula del nuovo accordo di medicina generale";
la delibera, che istituì la remunerazione aggiuntiva di 10.000 lire (cioè 5,16 euro) per ogni ora di servizio prestata presso il SEU in luogo di incarichi più tranquilli nelle ex guardie mediche, consentì alla Regione di istituire il 118 in economia; invero essa non stabilisce una decadenza automatica del dispositivo, bensì recita che, "nelle more del nuovo accordo di Medicina generale, che ricomprenderà anche le problematiche relative ai medici SAUT, vadano definiti alcuni preminenti aspetti legati al trattamento economico del personale ed al funzionamento e messa in rete dei Presidi SAUT";
la delibera non è mai stata revocata e tuttora conserva la propria validità economica e giuridica;
l'accordo integrativo regionale 2003, tuttora vigente, nella parte che riguarda l'area dell'emergenza (art. 7) nulla muta rispetto alla suddetta delibera;
l'accordo collettivo nazionale 2005, pur introducendo la retribuzione oraria omnicomprensiva, inserisce la norma transitoria che cita "fatti salvi gli accordi regionali", secondo il principio generale e inderogabile che nessun accordo può essere peggiorativo di quello precedente;
rilevato che:
il decreto-legge n. 41 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 69 del 2021, all'art. 24-bis (rubricato "Disposizioni urgenti in materia di prestazioni dei medici convenzionati con il servizio di emergenza-urgenza") statuisce la non ripetibilità delle somme corrisposte ai medici del SEU fino al 31 dicembre 2020;
alla luce di tale precisa disposizione, la pretesa di recupero da parte della ASL Na2 nord è palesemente illegittima;
nell'attuale peculiare congiuntura epidemiologica è necessario scongiurare ogni ulteriore motivo di distonia del sistema dell'emergenza territoriale 118 e, conseguentemente, dell'intera rete ospedaliera,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della singolare procedura di recupero avviata dalla ASL NA2 nord e se non ritengano necessario e urgente, al fine di salvaguardare la tenuta di tutto il sistema di emergenza, intraprendere le azioni necessarie affinché i direttori generali delle aziende sanitarie locali della Campania si attengano alle disposizioni normative vigenti.
(3-02684)
VALENTE, MALPEZZI, FEDELI, BITI, MIRABELLI, CIRINNA', D'ARIENZO, ALFIERI, BOLDRINI, CERNO, D'ALFONSO, FERRAZZI, MANCA, MARCUCCI, MARGIOTTA, PINOTTI, ROJC, ROSSOMANDO, STEFANO, TARICCO, VERDUCCI - Ai Ministri della giustizia e dell'interno. - Premesso che:
in data 15 giugno 2021 il figlio minore di una coppia composta da madre peruviana e padre italiano si è rifiutato di recarsi a un incontro con il padre, già concordato in precedenza, presso il centro affidi di via Flaminia a Pisa. Il minore affidato congiuntamente a entrambi i genitori è stato collocato presso il padre e la madre ha impugnato il provvedimento giudiziale;
a fronte del rifiuto, ultimo di una lunga serie, la madre ha chiamato il servizio sociale per richiedere un supporto, ma si è vista arrivare in casa il padre del minore, scortato da 11 tra operatori dei servizi sociali e agenti di polizia della Digos, nonché dalla curatrice speciale del minore. Il bambino, che si era chiuso in bagno, è stato prelevato con la forza mentre si dimenava piangendo. Dopo alcune ore, la mamma che chiedeva almeno di rassicurarlo ha ottenuto di poterlo accompagnare in auto nel centro affidi, scortata dal padre e dalle forze di polizia;
a seguito di quanto accaduto, la madre ha presentato querela alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa. Diversi video allegati alla querela mostrerebbero, infatti, delle modalità di esecuzione particolarmente violente e intimidatorie. Nei video si vedrebbe il padre abbattere la porta del bagno mentre la madre viene trattenuta nella stanza accanto. Inoltre gli operatori e gli agenti presenti avrebbero spento le telecamere installate in casa dalla madre. In un altro video vi sarebbero anche minacce rivolte ad un'altra donna presente che stava filmando i fatti al fine di provare la brutalità utilizzata nei confronti della madre e del minore;
rilevato che:
secondo quanto riportato dalle legali che assistono la madre, Nathaly Ayala Leon, l'avvocato Ilaria Boiano e l'avvocato Teresa Manente, non si è mai proceduto ad un adeguato approfondimento delle ragioni dei continui rifiuti del minore di partecipare agli incontri protetti con il padre;
tuttavia nel provvedimento si legge che: "è nell'interesse del bambino la ripresa di un rapporto con il padre e che non è nel suo interesse restare isolato nella bolla familiare della madre, che ha influenze negative sul suo sviluppo armonioso ed equilibrato";
a quanto detto si aggiunga che il Tribunale di Pisa, comune nel quale risiede la madre, ha stabilito che il minore debba restare affidato ad entrambi i genitori come espressione del diritto alla bigenitorialità, ma ne ha disposto tuttavia il collocamento presso il padre residente a Catania con esercizio del diritto di visita della madre. Una decisione che, come di tutta evidenza, vista la lontananza, non consentirà alla madre di avere un rapporto continuo con il figlio, che si troverà dunque a dover affrontare un brusco e traumatico cambiamento del suo stile di vita, dei suoi luoghi e, non da ultimo, di tutti i suoi punti di riferimento affettivi;
rilevato inoltre che:
la Corte di cassazione con ordinanza 17 maggio 2021, n. 13217, nel ribadire ancora una volta come la sindrome da alienazione parentale (PAS) o la sindrome della madre malevola (MMS) non siano patologie riconosciute scientificamente, ha evidenziato come il giudice nell'assumere provvedimenti che abbiano ad oggetto i minori debba sempre indagare la sussistenza di fatti gravi come "irrecuperabili carenze d'espressione delle capacità genitoriali";
secondo quanto affermato dalla suprema Corte, infatti, non è corretto attribuire rilevanza ai limiti caratteriali della madre, quando ella non abbia dimostrato trascuratezza o incuria verso il proprio figlio. Inoltre, il giudice di merito non deve mai trascurare le conseguenze sul minore di decisioni che comportano una significativa attenuazione dei rapporti con la madre in un periodo così delicato per il suo sviluppo fisico e mentale;
per costante orientamento della giurisprudenza di merito e di legittimità, delle convenzioni internazionali per la tutela dei diritti del fanciullo, e della stessa legislazione nazionale, decisioni idonee ad incidere profondamente sulla serenità dei minori devono essere orientate esclusivamente sul criterio del loro migliore interesse,
si chiede di sapere:
se il Ministro della giustizia non ritenga necessario e urgente intervenire al fine di accertare, anche mediante l'utilizzo dei propri poteri ispettivi, quali siano state le modalità adottate nell'esecuzione del provvedimento citato;
se il Ministro dell'interno non ritenga necessario avviare urgentemente un'ispezione al fine di chiarire l'operato degli agenti della Digos presenti sul luogo.
(3-02688)
RICCIARDI, TURCO, CROATTI, CASTALDI, MONTEVECCHI, DONNO, PAVANELLI, VACCARO, VANIN, TRENTACOSTE, CORBETTA - Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. - Premesso che:
il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri è la struttura di supporto per la promozione e il raccordo delle azioni di Governo volte ad assicurare l'attuazione delle politiche in favore della famiglia in ogni ambito e a garantire la tutela dei diritti della famiglia in tutte le sue componenti e le sue problematiche generazionali;
in data 30 dicembre 2020 il Dipartimento ha pubblicato l'avviso pubblico, intitolato "Educare insieme", per il finanziamento di progetti per il contrasto della povertà educativa e il sostegno delle opportunità culturali educative di persone di minore età;
come riportato testualmente dal punto 11.1 dell'avviso pubblico, "le proposte progettuali risultate ricevibili e ammissibili sono valutate, ed eventualmente ammesse al finanziamento, in base all'ordine cronologico di presentazione secondo la procedura a sportello";
l'avviso pubblico finanzia con una dotazione di 10 milioni di euro iniziative per il contrasto della povertà educativa, delle disuguaglianze e i divari socio-economici sulle persone di minore età, acuiti dalla pandemia da COVID-19. Inoltre promuove, in particolare, la realizzazione di progetti che prevedono azioni sperimentali e innovative, educative e ludiche, per l'empowerment dell'infanzia e dell'adolescenza, in grado di favorire il benessere psicofisico, l'apprendimento e lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti, soprattutto di coloro i quali si trovano in condizione di svantaggio e vulnerabilità;
le proposte progettuali sono state inoltrate a decorrere dal 30° giorno a partire dalla data di pubblicazione dell'avviso, ovvero dal 29 gennaio 2021, e la scadenza dei termini di presentazione delle proposte progettuali è stata fissata al 30 aprile 2021;
in data 3 febbraio 2021 sul sito web del Dipartimento per le politiche della famiglia è stato pubblicato un aggiornamento, recante testualmente: "Si informa che lo scorso 29 gennaio u.s. l'alto numero di contestuali trasmissioni di messaggi ai fini della partecipazione dell'Avviso pubblico 'Educare insieme' ha comportato la parziale accettazione, da parte della casella di posta elettronica certificata dedicata educareinsieme@pec.governo.it, di talune istanze. A tale proposito, si pregano coloro che non siano riusciti a presentare la domanda di partecipazione all'Avviso, di voler inoltrare al medesimo indirizzo PEC educareinsieme@pec.governo.it il messaggio di posta elettronica certificata originariamente inviato, completo di allegati, e di accludere obbligatoriamente, al fine di consentire una opportuna verifica da parte dell'Amministrazione, copia del messaggio ricevuto di mancata accettazione e consegna dell'invio originario. Si prega, altresì, di voler indicare nell'oggetto del messaggio la dicitura 'Recupero domanda Educare Insieme'";
il punto 11.4 dell'avviso pubblico riporta testualmente: "All'esito della valutazione, la Commissione redige un verbale di valutazione secondo le modalità stabilite dalla stessa Commissione, con i punteggi assegnati, e ne rende noti gli esiti al RUP che provvede alla pubblicazione, sul sito internet http://famiglia.governo.it, dell'elenco dei progetti ammessi a finanziamento, con periodico aggiornamento dello stesso ogni quindici giorni";
nonostante la prescrizione di cui al punto 11.4, il Dipartimento per le politiche della famiglia fino al 6 aprile 2021 non ha pubblicato alcun aggiornamento relativo ai progetti ammessi a finanziamento. Inoltre, successivamente, non è stato rispettato il "periodico aggiornamento ogni quindici giorni", secondo quanto prescritto nello stesso avviso pubblico. In particolare, gli unici aggiornamenti pubblicati sul sito web del Dipartimento sono datati: 6 aprile, 21 maggio, 25 maggio e 8 giugno 2021,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga che la "procedura a sportello" possa penalizzare i progetti di alto pregio qualitativo ma che scontano la pecca di esser stati presentati in un ordine cronologico non favorevole, seppur entro i termini, e se, pertanto, si condivida l'opportunità di cambiare, in futuro, questa metodologia valutativa;
come intenda risolvere le problematiche tecniche riscontrate, al fine di scongiurare il ripetersi di casi analoghi;
quale sia il motivo per cui sia stata disattesa la prescrizione di cui al punto 11.4 dell'avviso pubblico e se ritenga che questa mancanza possa aver danneggiato i partecipanti;
se non ritenga che, data la mole di lavoro che richiedeva la partecipazione al bando, sarebbe stato doveroso nei confronti dei partecipanti informarli circa l'elevato numero di richieste ricevute (127 nel primo minuto) e il probabile esaurimento dei fondi nell'arco delle prime giornate.
(3-02690)
RICCIARDI, TURCO, DE LUCIA, PISANI Giuseppe, CROATTI, VANIN, PIRRO, RUSSO, PRESUTTO, ROMANO, GAUDIANO, TRENTACOSTE - Ai Ministri della cultura e dell'economia e delle finanze. - Premesso che l'Atto del Governo n. 251, recante "Schema di decreto ministeriale recante la tabella delle istituzioni culturali da ammettere al contributo ordinario annuale dello Stato per il triennio 2021-2023", presentato dal Ministro della cultura, individua la tabella delle istituzioni culturali ammesse, per il triennio 2021-2023, al contributo ordinario annuale dello Stato. Lo schema di decreto disciplina il riparto fra le istituzioni, pari a 210, dell'importo complessivo di 19.374.433 euro, riferito a ciascun anno del medesimo triennio;
considerato che:
la legge 17 ottobre 1996 n. 534 ha riordinato la disciplina riguardante i contributi statali ad enti culturali, disponendo una razionalizzazione delle diverse ipotesi di erogazione, a decorrere dal 1° gennaio 1997;
in particolare, l'art. 1 della legge, ai sensi del quale è stato presentato il citato schema di decreto, ammette al contributo ordinario le istituzioni culturali che presentino domanda e siano incluse in un'apposita "tabella", sottoposta a revisione ogni 3 anni, emanata con decreto del Ministro della cultura, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, acquisito il parere delle Commissioni parlamentari competenti e del Comitato tecnico-scientifico per le biblioteche e gli istituti culturali del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici;
i requisiti necessari per l'inclusione nella tabella sono individuati dall'art. 2 della medesima legge. Pertanto, le istituzioni culturali interessate devono: essere istituite con legge dello Stato e svolgere compiti stabiliti da quest'ultima, oppure essere in possesso della personalità giuridica; non avere fine di lucro; svolgere in modo continuativo attività di ricerca e di elaborazione culturale documentata e fruibile; disporre di un rilevante patrimonio documentario (bibliografico, archivistico, museale, cinematografico, audiovisivo), pubblicamente fruibile in forma continuativa; fornire servizi di rilevante ed accertato valore culturale, collegati all'attività di ricerca ed al patrimonio documentario; sviluppare attività di catalogazione e applicazioni informatiche finalizzate alla costruzione di basi di dati rilevanti per le attività di programmazione dei Ministeri competenti nei settori dei beni culturali e della ricerca scientifica; operare sulla base di una programmazione almeno triennale; documentare l'attività svolta nel triennio precedente la richiesta di contributo e presentare i relativi conti consuntivi annuali approvati dagli organi statutari competenti; disporre di sede idonea ed attrezzature adeguate. Per il primo inserimento in tabella è, inoltre, prescritto che le istituzioni culturali siano costituite e svolgano attività continuativa da almeno 5 anni;
la circolare n. 101/2017 ha disposto che sono considerati requisiti valutabili per l'inserimento in tabella e per la determinazione del contributo: l'attività di ricerca e di elaborazione culturale, svolta anche attraverso collaborazioni, convenzioni e scambi con università ed altri enti di ricerca italiani e stranieri; tale attività deve essere di accertato e rilevante valore scientifico e culturale, nonché continuativa, documentata e pubblicamente fruibile; la produzione di servizi, collegata all'attività di promozione e di organizzazione culturale, che comprende attività didattica e formativa, borse di studio, dottorati, e che non può prescindere dall'esistenza di un rilevante e/o peculiare patrimonio documentario e di attrezzature idonee a garantire lo svolgimento delle attività, ed un portale attivo ed aggiornato; il patrimonio documentario, che va considerato sia per la sua consistenza quantitativa che per la sua peculiarità e pregevolezza, e la pubblica fruibilità, che comporta necessariamente una sede adeguata, l'apertura al pubblico, la catalogazione e l'inventariazione, l'impegno ad aderire al Servizio bibliotecario nazionale e ad altre reti anche internazionali; l'attività editoriale, che è valutata in relazione alla qualità delle pubblicazioni e alla conformità con i fini istituzionali dell'istituto; progetti di catalogazione e digitalizzazione;
inoltre, la circolare ha introdotto, ai fini della determinazione del contributo, i seguenti indicatori di valutazione, fissando anche il punteggio massimo attribuibile per ciascuno (per un totale complessivo di 100 punti): rilevanza nazionale ed internazionale dell'attività svolta (1-20 punti); attività e programmi di ricerca, innovazione e formazione di rilievo nazionale ed internazionale anche in collaborazione tra più istituti (1-20 punti); attività editoriale in relazione alla continuità dell'impegno e alla qualità delle pubblicazioni (1-5 punti); consistenza del patrimonio culturale (1-20 punti); promozione e fruizione del patrimonio (1-30 punti); valorizzazione di progetti e iniziative finalizzate a creare reti tra istituzioni culturali (1-5 punti);
lo schema di decreto individua la tabella delle istituzioni culturali ammesse, per il triennio 2021-2023, al contributo ordinario annuale. In particolare, il 40 per cento degli stanziamenti viene ripartito negli istituti del Settentrione, il 51 per cento negli istituti del centro Italia e il 9 per cento in quelli del Mezzogiorno;
le Regioni italiane e il numero delle proprie istituzioni culturali ammesse al finanziamento sono: NORD- Emilia-Romagna, 20; Piemonte, 17; Veneto, 9; Lombardia, 5; Liguria, 4; Friuli-Venezia Giulia, 3; Trentino-Alto Adige, 2; Valle d'Aosta, 1; CENTRO - Lazio, 62; Toscana, 33; Marche, 3; Umbria, 1; SUD - Campania, 13; Sicilia, 8; Puglia, 4; Abruzzo: 2, Sardegna, 1; Basilicata, 0; Calabria, 0; Molise, 0,
si chiede di sapere:
se si intenda pubblicare i punteggi totali, e quelli relativi a ciascun indicatore di valutazione, maturati dalle istituzioni culturali;
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di tutte le istituzioni culturali aventi i requisiti previsti dall'atto in questione e, in caso affermativo, se ritengano che tutte loro abbiano fatto richiesta per accedere al contributo ordinario annuale dello Stato per il triennio 2021-2023;
se si intenda stanziare fondi ulteriori da destinare alle Regioni escluse dal contributo;
se il Ministro della cultura intenda modificare gli indicatori di valutazione e i requisiti d'accesso al finanziamento, al fine di consentire un'equa distribuzione degli stanziamenti;
se ritenga che la tabella che include le istituzioni culturali da ammettere al contributo ordinario possa essere sottoposta anche al parere dell'Associazione nazionale comuni italiani, in aggiunta al parere delle Commissioni parlamentari competenti e del Comitato tecnico-scientifico per le biblioteche e gli istituti culturali del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici.
(3-02691)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
GRANATO, ANGRISANI, CORRADO, CRUCIOLI, DE BONIS, GIARRUSSO, GIANNUZZI, ORTIS, MININNO - Ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale e dell'economia e delle finanze. - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
in un recente articolo di stampa di Gianfranco Viesti, intitolato "Beffa Recovery per il Sud. 80 miliardi per il Sud ma nel testo non c'è traccia" nel quotidiano "Il Mattino" del 6 luglio 2021, si sostiene che le risorse allocate per il Sud, nel PNRR italiano e nel fondo complementare, ammontino (per la quota certa) a 22 miliardi di euro (e non ad 80 miliardi, pari al 40 per cento), cioè il 10 per cento del totale, con la possibilità di arrivare, al massimo, fino a 35 miliardi di euro (il 16 per cento del totale);
nell'articolo si sostiene, in relazione ai progetti inseriti all'interno delle missioni di cui si compone il documento, che non essendoci l'indicazione ex ante, in termini finanziari, dell'allocazione territoriale del riparto delle risorse è probabile che la quota più ampia delle medesime finisca irrimediabilmente per essere "attratta" verso i territori economicamente più sviluppati (come nel caso, ad esempio, dei 19 miliardi di euro previsti per gli investimenti delle imprese in "Transizione 4.0", dove l'impatto più rilevante, in termini di allocazione territoriale, è presumibile che sia rivolto principalmente al Nord);
in numerosi progetti inseriti all'interno del PNRR italiano, dunque, non è stata prevista un'allocazione territoriale predefinita delle risorse assegnate, ragion per cui non è via alcuna certezza, allo stato vigente e al di là di dichiarazioni o intenzioni espresse, sull'effettiva entità delle risorse che saranno utilizzate sui singoli territori;
con molta probabilità si può supporre, dunque, che la maggior parte degli investimenti principali del PNRR sarà rivolta verso territori (ad ogni livello: comunale, provinciale e regionale) il cui tessuto economico e produttivo è già in uno stadio più avanzato e sviluppato;
ritenuto, infine, che, secondo quanto sostenuto da molti giuristi, economisti e giornalisti, vi è un rischio concreto, fattuale, che la quota di risorse del PNRR che sarà utilizzata per il Sud Italia sia notevolmente inferiore rispetto alla quota prospettata genericamente dal Governo, pari a circa 80 miliardi di euro,
si chiede di sapere se non si reputi opportuno chiarire in quale modo si intenda assicurare il rispetto rigoroso di una quota di investimenti per il Sud Italia che ammonti a circa 80 miliardi di euro (pari al 40 per cento del totale), dal momento che, al livello progettuale all'interno delle singole missioni del PNRR, l'allocazione territoriale predefinita delle risorse in favore del Sud Italia raggiunge, al massimo, il 16 per cento del totale (pari a circa 35 miliardi di euro).
(4-05770)
CASTIELLO - Ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale, dell'interno e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il primo dei bandi del PNRR, 21 maggio 2021, nel destinare 700 milioni di euro alle scuole dell'infanzia e agli asili nido, prevede l'attribuzione di un punteggio di favore ai Comuni che partecipano al finanziamento;
così facendo si avvantaggiano i Comuni ricchi, prevalentemente al Nord, che hanno queste disponibilità finanziarie, laddove i Comuni del Sud restano per lo più penalizzati trovandosi, in ampio numero, in condizioni di predissesto se non di dissesto finanziario vero e proprio;
tutto ciò accentua il divario tra Nord e Sud, mettendo molti Comuni appartenenti alle 8 regioni meridionali in gravi difficoltà, costituendo le scuole dell'infanzia e gli asili nido l'infrastruttura sociale di cui maggiormente si avverte la carenza nel Mezzogiorno;
per la gestione dei fondi del "recovery plan" il precedente Governo, nella persona del Presidente del Consiglio dei ministri, si era impegnato in Parlamento a destinarli per il 50 per cento minimo al Sud. L'attuale Governo ha lasciato cadere questo impegno. La quota riservata al Mezzogiorno, anche a giudicare da quanto accaduto per le scuole dell'infanzia e per gli asili nido, si è sensibilmente ridotta ma ciò ridonda in violazione dell'art. 119 della Costituzione che fa obbligo di colmare il divario tra regioni ricche e regioni povere, destinando a queste ultime adeguate risorse con finalità perequative;
quanto accaduto per le scuole dell'infanzia e per gli asili nido mal si concilia, inoltre, col fondamentale principio di diritto europeo di cui all'art. 174 del Trattato sull'Unione europea che, analogamente a quanto prescritto dall'art. 119 della Costituzione italiana, fa obbligo, su scala continentale, di rimuovere i divari tra regioni sviluppate e regioni in attesa di sviluppo garantendo la coesione territoriale,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza degli inaccettabili criteri di finanziamento di cui al bando citato e quali iniziative intenda assumere, nell'ambito di un'efficace ed incisiva politica meridionalista, per assicurare il rispetto degli articoli 119 della Costituzione e 174 del Trattato sull'Unione europea.
(4-05771)
LEONE, TRENTACOSTE, CROATTI, PAVANELLI, VANIN, DE LUCIA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
Arianna Virgolino, ex agente di Polizia di 32 anni in forza alla sottosezione di Guardamiglio (Lodi) della Polizia stradale, è stata allontanata dalla Polizia di Stato nel 2019 perché, si legge nella decisione del Consiglio di Stato, causerebbe "nocumento all'immagine della Polizia" a causa di "demeriti estetici";
il "nocumento" si ravviserebbe nella cicatrice al polso della giovane ragazza per la rimozione di un piccolo tatuaggio a seguito di 9 sedute laser, molto invasive e molto dolorose, alle quali la Virgolino si era sottoposta successivamente alle prove preselettive del concorso;
considerato che:
in particolare, al momento delle preselezioni per entrare in Polizia il tatuaggio non era stato eliminato del tutto in quanto occorrevano le citate numerose sedute per rimuoverlo completamente con il laser, ma l'amministrazione della Polizia di Stato ha deciso ugualmente di escludere la Virgolino ritenendola inidonea per la presenza pur parziale del tatuaggio;
la poliziotta allora ha impugnato la decisione dell'amministrazione della Polizia di Stato rivolgendosi al TAR del Lazio, il quale le ha dato ragione sospendendo il provvedimento e concedendole la riammissione alla scuola di Polizia;
successivamente la Virgolino è stata premiata per il suo lavoro dal prefetto di Lodi, Cardona, su segnalazione del sindaco di Casalpusterlengo, Delmiglio, definendola "eroe del quotidiano", a riprova dell'impegno e del coraggio con cui ella si era distinta nell'espletamento delle sue funzioni di agente di polizia;
tuttavia l'amministrazione della Polizia di Stato ha presentato ricorso al Consiglio di Stato che ha ribaltato la decisione del TAR, sospendendo definitivamente la Virgolino per quel tatuaggio che non esiste più, essendo stato completamente cancellato, dichiarandola dunque inidonea al servizio e costringendola a consegnare il distintivo;
considerato infine che:
il 7 novembre 2020 è stata nominata vice capo vicario della Polizia Maria Luisa Pellizzati, la prima donna a ricoprire questo ruolo, che, stando alle dichiarazioni della Virgolino, avrebbe anch'ella un tatuaggio;
se quanto riportato dovesse essere vero rappresenterebbe un segnale importante per affrontare la questione in tutta la Polizia di Stato,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato;
quali iniziative, per quanto di sua competenza, intenda assumere affinché si intervenga in maniera tempestiva per rivedere la normativa al fine di scongiurare casi come quello descritto, che investono e penalizzano molti agenti di Polizia su tutto il territorio nazionale.
(4-05772)
FREGOLENT - Al Ministro della salute. - Premesso che:
in occasione della seconda edizione di "Innovabiomed", il network place per l'innovazione biomedica, tenutosi a Verona il 2 e 3 luglio 2021, è stata illustrata, tra le varie tecnologie innovative, una valvola cardiaca biomimetica tissutale che consente di annullare la dipendenza dalle attuali terapie anticoagulanti richieste dalle valvole meccaniche e che garantisce maggiore durabilità di una bioprotesi;
capofila della ricerca è il research assistant professor in biomedical engineering dell'università di Pittsburgh e group leader in ingegneria tissutale per la fondazione Ri.MED di Palermo, che ha sviluppato un bagaglio di competenze unico nell'ambito dell'ingegneria dei tessuti, nonché numerose piattaforme tecnologiche innovative;
l'obiettivo del suo lavoro è sviluppare ed introdurre nella pratica clinica una tecnologia di protesi valvolare per la sostituzione di valvole cardiache che annulli la dipendenza dalle attuali terapie anticoagulanti richieste dalle valvole meccaniche e che garantisca maggiore durabilità di una bioprotesi, al fine di migliorare la qualità di vita dei pazienti sottoposti a sostituzione valvolare;
è stato già testato l'impiego di strutture temporanee di supporto combinate con cellule del paziente. Questo sensazionale filone di ricerca è stato funzionale allo sviluppo di tecnologie innovative di lavorazione dei polimeri, applicabili anche in altri contesti, quale il prototipo di valvola mitrale,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso e urgente valutare l'opportunità di approfondire lo studio sul potenziale terapeutico della tecnologia di protesi valvolare, e individuare misure idonee ad assicurare la più ampia adozione di questa tecnologia.
(4-05773)
BINETTI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
il quotidiano "Il Riformista" del 17 giugno 2021 rende nota una singolare circostanza, riguardante il professor Massimo Luciani, attuale presidente della Commissione ministeriale per la riforma dell'ordinamento giudiziario e del CSM;
secondo quanto ricostruito dal quotidiano, nel 2018, in occasione dell'ultimo rinnovo dei componenti del CSM, il cons. Giuseppe Cascini, noto esponente della sinistra giudiziaria, avrebbe chiesto al segretario di Magistratura indipendente, dottor Racanelli, il sostegno alla candidatura del professor Luciani alla vice presidenza dell'organo di autogoverno della magistratura;
ottenuto un diniego, la candidatura del professor Luciani sfumò;
non vi è nulla di illegittimo in quella che secondo quanto riportato dalle citate fonti di stampa sarebbe stata l'aspirazione del professor Luciani di ricoprire il ruolo di vice presidente del CSM, con il sostegno della sinistra giudiziaria, tuttavia, a giudizio dell'interrogante, tale circostanza avrebbe dovuto indurlo a rifiutare, per motivi di evidente opportunità, la presidenza della commissione ministeriale, chiamata, tra l'altro, ad elaborare, per conto del Ministro della giustizia, un nuovo disegno di legge elettorale per la componente togata del CSM, che, almeno secondo le intenzioni dichiarate, dovrebbe ridurre il potere delle correnti della magistratura,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle circostanze riferite da "Il Riformista" e, alla luce delle notizie emerse, quali siano gli orientamenti in ordine alla permanenza in carica del professor Luciani in seno alla Commissione ministeriale per la riforma dell'ordinamento giudiziario e del CSM.
(4-05774)
PAVANELLI, FERRARA, TRENTACOSTE, PRESUTTO, DONNO, VANIN - Al Ministro della salute. - Premesso che:
risulta agli interroganti che la Regione Umbria starebbe tagliando i servizi sanitari ai cittadini;
questi tagli interesserebbero il servizio notturno di guardia medica nei centri più piccoli, creando ulteriori disagi e disservizi in virtù del fatto che, contemporaneamente, si continua a parlare di tagli ai piccoli ospedali;
dopo il disordine che si è scatenato in altre strutture ospedaliere più piccole per cui si era annunciata più volte la chiusura, ora sarebbe seriamente a rischio anche la guardia medica notturna, presidio a tutela del diritto alla salute;
nonostante la pandemia abbia dimostrato quanto sia importante la sanità di prossimità, la Presidente Tesei starebbe chiudendo i servizi di base per i cittadini dei comuni di San Giustino (Perugia), Citerna (Perugia) e Monte Santa Maria Tiberina (Perugia);
vieppiù che il Governo ha stanziato, in seguito all'emergenza sanitaria, fondi per il potenziamento delle reti di assistenza territoriale;
considerato che:
i sindaci di Vallo di Nera (Perugia), di Sant'Anatolia di Narco (Perugia), e di Scheggino (Perugia), denunciano: "Con una comunicazione di una settimana fa (...) la Usl n. 2 dell'Umbria ha improvvisamente ridimensionato il servizio di continuità assistenziale in Valnerina, sospendendolo temporaneamente per tutto il mese di maggio. La stessa decisione è stata presa anche per il punto di Preci. La motivazione sembra essere la carenza di medici, numericamente insufficienti a garantire i turni previsti nel territorio. Il servizio di continuità assistenziale, che attualmente si trova al piano terra della scuola media di Vallo di Nera, effettua un orario diurno festivo e prefestivo e copre il territorio dei tre comuni di Vallo, Sant'Anatolia di Narco e Scheggino che hanno decine di frazioni, per lo più di montagna e una buona percentuale di popolazione anziana e, talvolta, non autosufficiente" ("tuttoggi", 2 maggio 2021);
il tutto accade mentre l'ospedale di Spoleto, quello più vicino, è rimasto COVID hospital fino al 21 maggio scorso, con il pronto soccorso declassato temporaneamente in punto di primo soccorso;
i sindaci dei tre comuni hanno espresso la propria contrarietà alla suddetta decisione;
considerato, inoltre, che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è un sistema di strutture e servizi che ha lo scopo di garantire a tutti i cittadini, in condizioni di uguaglianza, l'accesso universale all'erogazione equa delle prestazioni sanitarie, in attuazione dell'articolo 32 della Costituzione, che recita: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana";
considerato infine che, a parere degli interroganti:
a causa dell'emergenza COVID è stata evidenziata la necessità di avere più servizi di prossimità;
quanto occorso in Umbria crea disuguaglianze tra i cittadini proprio nell'ambito dei loro diritti fondamentali, quali quello alla salute;
appare evidente come il metodo che si starebbe adottando sia quello che va verso la privatizzazione del sistema sanitario;
ogni cittadino, in questo caso umbro, merita una sanità efficiente, di qualità e facilmente accessibile a tutti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda adoperarsi nelle sedi di competenza affinché sia ripristinato il servizio in questione e la medicina del territorio venga rafforzata garantendo il diritto alla salute.
(4-05775)
VALENTE, FEDELI, ROJC, BOLDRINI, ROSSOMANDO, NANNICINI, STEFANO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
nell'ambito della vicenda processuale, già peraltro nota alle cronache, che vede coinvolta la signora Laura Massaro, in data 22 giugno 2021 il Tribunale dei Minorenni di Roma, trasmettendo l'atto all'Ufficio Minori della Questura di Roma, ha disposto l'immediata esecuzione del decreto emesso dallo stesso Tribunale il 4 giugno precedente, nel quale si prevedeva la decadenza della responsabilità genitoriale della signora Massaro nei confronti del proprio figlio, la sospensione dei rapporti tra madre e figlio con l'affidamento di quest'ultimo ad una casa famiglia;
quest'ultima disposizione del Tribunale dei minori è indirizzata al S.S. di Roma Municipio X, pur riconoscendo il Tribunale che detto Servizio competente ha già iniziato la ricerca per individuare una casa-famiglia dove collocare il minore ed ha inoltre indirizzato allo stesso Tribunale la richiesta di affidare la presa in carico del minore al TSMREE dell'Asl Roma 3;
rilevato che qualora ancora una volta fosse preso in considerazione l'uso della forza pubblica in modi e forme sproporzionate per dare immediata esecutività alla disposizione descritta, esso rischierebbe di configurarsi come un inaccettabile atto di violenza per sradicare un bambino dal suo ambiente famigliare;
rilevato ancora che:
nel gennaio 2020 la Corte di Appello del Tribunale di Roma, accogliendo il ricorso depositato dal legale della signora Massaro, aveva annullato il decreto del Tribunale dei minori, il quale sulla base di una consulenza tecnica d'ufficio disponeva l'immediato allontanamento del figlio dalla madre e la sua collocazione presso il padre, affermando invece che la bigenitorialità non può in alcun modo essere posta al di sopra dell'interesse del bambino, il cui volere va messo al centro e assecondato, e in nessun caso forzato;
la Corte di cassazione, con ordinanza 17 maggio 2021, n. 13217, nel ribadire ancora una volta come la sindrome da alienazione parentale (PAS) o la sindrome della madre malevola (MMS) non siano patologie riconosciute scientificamente, ha, inoltre, evidenziato come il giudice, nell'assumere provvedimenti che abbiano ad oggetto i minori, debba sempre indagare la sussistenza di fatti gravi come "irrecuperabili carenze d'espressione delle capacità genitoriali";
secondo quanto affermato dalla Suprema Corte, infatti, non è corretto attribuire rilevanza ai limiti caratteriali della madre, quando la stessa non abbia dimostrato trascuratezza o incuria verso il proprio figlio. Inoltre, il giudice di merito non deve mai trascurare le conseguenze sul minore di decisioni che comportano una significativa attenuazione dei rapporti con la madre in un periodo così delicato per il suo sviluppo fisico e mentale;
per costante orientamento della giurisprudenza di merito e di legittimità, delle convenzioni internazionali per la tutela dei diritti del fanciullo, e della stessa legislazione nazionale, decisioni idonee ad incidere profondamente sulla serenità dei minori devono essere orientate esclusivamente sul criterio del loro migliore interesse,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga necessario e urgente assumere iniziative di carattere ispettivo, pur nel rispetto dell'autonomia e indipendenza della magistratura, al fine di verificare le modalità di attuazione del provvedimento del Tribunale dei minori di Roma nel miglior interesse del minore e di escludere l'uso in forme inaccettabili e sproporzionate della forza pubblica per dare seguito immediato al provvedimento, dato il coinvolgimento diretto di un minore.
(4-05776)
RAUTI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa. - Premesso che si apprende da organi di stampa che il contingente italiano è stato costretto ad abbandonare la Forward Logistic Airbase di Al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti, il 2 luglio 2021;
premesso altresì che l'Italia ha utilizzato la base di Al Minhad per ottemperare ad alcune sue missioni internazionali come quelle in Afghanistan, Kuwait, Libia e Iraq e come appoggio logistico e strategico per le operazioni nel golfo Persico. In particolare, la base di Al Minhad si è rivelata estremamente utile nel trasferimento di uomini e mezzi dall'Afghanistan, missione che si è appena conclusa;
considerato che la determinazione del Governo emiratino potrebbe essere interpretata come una forma di ritorsione a seguito della decisione del Governo pro tempore Conte II di revocare le autorizzazioni alla vendita di armamenti e di forniture anche per gli Mb339, gli aerei della Leonardo S.p.A. in dotazione alla pattuglia acrobatica degli Emirati Arabi Uniti,
si chiede di sapere:
se tutte le strumentazioni ed i materiali appartenenti alla Difesa italiana e in uso nella base di Al Minhad siano stati rimpatriati nelle tempistiche previste e quale sarà il destino di quelle eventualmente non recuperate e se si ipotizzi un danno erariale;
quali azioni i Ministri in indirizzo abbiano intenzione di intraprendere nell'ambito dei rapporti con gli Emirati Arabi Uniti, al fine di restituire centralità al ruolo dell'Italia in uno scenario complesso e fondamentale come quello arabo;
se non ritengano, inoltre, che la tensione con gli Emirati Arabi Uniti possa mettere a rischio la partecipazione italiana alla missione internazionale "European Maritime Awareness in the Strait of Hormuz" (EMASOH), basata nelle strutture portuali militari emiratine.
(4-05777)
FERRAZZI, RAMPI, ROJC, ROSSOMANDO, D'ARIENZO, MARILOTTI, STEFANO, LAUS, BITI, IORI, ALFIERI, PITTELLA, FEDELI, MARGIOTTA, ASTORRE, BOLDRINI, PARRINI, MANCA, D'ALFONSO, TARICCO - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute. - Premesso che:
al fine di contenere la diffusione del virus COVID-19, l'articolo 1, comma 2, lettera p), del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19 (Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19) ha previsto la possibilità di sospendere le attività didattiche "delle scuole di ogni ordine e grado, nonché delle istituzioni di formazione superiore, comprese le università e le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché dei corsi professionali e delle attività formative", garantendo la possibilità alternativa di svolgere tali attività in modalità a distanza;
della didattica a distanza hanno presto fatto esperienza tutti gli studenti e gli insegnanti italiani. Per quanto essa abbia consentito la continuità dei servizi di istruzione, nell'impossibilità di effettuare regolarmente le attività scolastiche e universitarie, essa ha generato numerosi problemi e acuito importanti diseguaglianze tra cittadini. L'interruzione dell'attività scolastica in presenza ha infatti causato diversi problemi psicologici tra gli alunni, la cui entità è ancora oggi difficile da stimare, ha comportato un calo dell'apprendimento e delle prestazioni, e ha penalizzato in modo particolare le persone prive di mezzi tecnologici adeguati, a causa di condizioni di fragilità economica del nucleo familiare o di inadeguatezza infrastrutturale dei territori di provenienza;
a quanto si apprende da numerosi fonti giornalistiche, i Ministri in indirizzo hanno dichiarato pubblicamente di essere fiduciosi, salvo problemi legati alla diffusione delle varianti del virus, sulla possibilità di riprendere l'attività scolastica e universitaria in presenza a partire da settembre 2021 per l'anno scolastico e accademico 2021-22;
secondo quanto riportato dalla testata on line "Orizzontescuola", aggiornato al 23 giugno 2021, le Regioni e Province autonome, che al momento hanno stabilito la data di inizio dell'anno scolastico 2021-22, hanno previsto una data di inizio al più tardi al 20 settembre 2021. Tuttavia, a quanto si apprende, il Presidente della Regione Veneto avrebbe proposto di posticipare l'inizio dell'anno scolastico a fine mese rispetto al 13 settembre per le scuole primarie e secondarie di primo grado e al 16 settembre per le secondarie di secondo grado, al fine di sostenere maggiormente il settore turistico;
secondo quanto riportato dal quotidiano "la Repubblica", in un articolo del 5 luglio 2021, diversi dirigenti scolastici o docenti intervistati hanno espresso la preoccupazione di dover comunque prevedere misure di didattica a distanza, limitate a una quota di studenti, nel nuovo anno scolastico. Tra i problemi segnalati, il mantenimento del metro di distanza, nonostante le vaccinazioni;
considerato che:
la ripresa della piena attività scolastica e universitaria in presenza è un obiettivo imprescindibile per consentire a milioni di studenti italiani, che hanno già sofferto molto e hanno perso alcuni tra i momenti più importanti della propria vita, di riprendere modalità di apprendimento e di vita sociale ordinarie superando gradualmente le numerose difficoltà imposte dalle misure restrittive connesse alla pandemia da COVID-19;
il buon andamento della campagna vaccinale, che in data 6 luglio 2021 ha superato i 21,5 milioni di persone vaccinate, vale a dire quasi il 40 per cento della popolazione superiore ai 12 anni, e ha consentito il contenimento del numero di morti, ricoveri in terapia intensiva e contagi, al pari della ripresa di numerose attività economiche e di svago dovrebbe consentire una piena ripresa in presenza delle attività scolastiche e universitarie, le quali ricoprono un ruolo cruciale per la crescita cognitiva e morale di tutti gli studenti italiani,
si chiede di sapere:
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di garantire che l'inizio dell'anno scolastico 2021-22 avvenga nelle date già programmate e, in ogni caso, entro e non oltre il 20 settembre in tutto il territorio nazionale, evitando che gli studenti vedano i propri programmi di studi ulteriormente inficiati dopo i disagi occorsi nell'anno scolastico 2020-21;
se non ritengano necessario e urgente, al fine di garantire l'avvio dell'anno scolastico e accademico 2021-22 in piena modalità in presenza, adottare tutte le iniziative di propria competenza, con particolare riferimento all'intensificazione della campagna vaccinale, alla realizzazione degli investimenti di cui all'articolo 31, comma 1, del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, e all'aggiornamento dei protocolli di sicurezza adottati dal Governo relativi alle attività scolastiche e universitarie.
(4-05778)
BARBONI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
l'Emilia-Romagna, in base ai dati emersi da indagini realizzate, è tra le cinque destinazioni che traineranno la ripresa del settore turistico italiano per la stagione estiva, con una previsione di 4,5 milioni di arrivi (più 12 per cento) e di 23,1 milioni di presenze (più 26,3 per cento);
la riviera romagnola registra nelle sue località la maggior parte delle presenze turistiche estive, con conseguente problema di sicurezza e ordine pubblico da garantire, anche rispetto alla quantità di turisti stranieri che arriveranno grazie all'utilizzo del "Green Pass";
le misure di prevenzione attuate dal Governo e la forte richiesta di prenotazioni nelle località romagnole hanno indotto gli amministratori locali a segnalare la necessità di garantire la sicurezza ai turisti e tutelare la stagione estiva appena iniziata;
recentemente sul litorale romagnolo si sono verificati diversi preoccupanti episodi di aggressione ed atti vandalici, che hanno messo in pericolo la sicurezza ed il mantenimento dell'ordine pubblico per residenti e turisti;
gli amministratori locali, nel manifestare le grandi difficoltà a gestire i forti flussi turistici in arrivo, per carenza di strumenti e mezzi, hanno avanzato la richiesta di rinforzi e presidi continui di forze dell'ordine;
con nota del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del 15 giugno 2021 è stato trasmesso il Piano per il potenziamento dei servizi di vigilanza estiva per l'anno 2021, atto a garantire i rinforzi delle forze dell'ordine. A tal proposito, le relative aliquote di rinforzo assegnate alle località turistiche interessate, per come emerge dalle reiterate richieste degli amministratori locali, non sarebbero sufficienti a garantire la sicurezza ed il mantenimento dell'ordine pubblico nei propri territori;
dalle segnalazioni del Sindacato italiano unitario lavoratori polizia, con il Piano predisposto, non solo vi sarebbe la riduzione degli elementi aggregati alle località romagnole interessate, ma anche il concomitante spostamento di agenti dalla provincia di Forlì-Cesena verso altre sedi regionali,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per la gestione ed il controllo dell'ordine pubblico nelle località meta delle vacanze italiane. Gli episodi allarmanti verificatisi impongono un impegno ed un'attenzione necessari a garantire l'incolumità di tutti, predisponendo un adeguato aumento, sia di uomini che di mezzi da impiegare rispetto alle presenze che si registreranno.
(4-05779)
DE BONIS - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia. - Premesso che:
la grave crisi economica e finanziaria causata dall'emergenza sanitaria ha precipitato nelle difficoltà, sia economiche che finanziarie, numerose famiglie e piccole imprese. Di conseguenza un'ampia fetta di lavoratori, partite IVA, gestori di piccole attività artigiane o commerciali, ora rischia con molta probabilità di finire in mano all'usura;
numerose iniziative antiracket e antiusura nella Regione Basilicata sono state intraprese dai prefetti di Matera e Potenza e dal commissario regionale; questi hanno portato nelle sedi istituzionali la problematica che, come di seguito si evidenzia, mette in discussione l'intera normativa di prevenzione all'usura, prevista dalla legge 7 marzo 1996, n. 108, articolo 15 e i numerosi protocolli antiusura sottoscritti a livello sia nazionale sia provinciale;
il 3 gennaio 2021 l'associazione antiracket e antiusura "Famiglia e Sussidiarietà - APS" è stata iscritta dal Ministero dell'economia e delle finanze, Direzione V - Ufficio III, Commissione Antiusura, nello speciale elenco delle fondazioni e associazioni riconosciute per l'accesso ai contributi previsti dalla suddetta legge n. 108 del 1996, art. 15;
successivamente all'iscrizione, nel citato elenco, il presidente della citata associazione antiracket e antiusura ha inoltrato a diversi istituti bancari operanti in Basilicata la richiesta per la sottoscrizione di una convenzione bancaria per l'attivazione dei fondi di prevenzione antiusura, previsti dalla legge n. 108 del 1996. Ma, a tutt'oggi, non ha avuto alcun riscontro;
all'interrogante risulta che anche ad altre associazioni antiusura quale, per esempio, l'"Associazione famiglie ed aziende libere per la ripresa" della Puglia, sia stata negata la sottoscrizione di una convenzione per la prevenzione dell'usura da parte degli istituti del credito;
considerato che:
per poter beneficiare dei citati contributi occorreva inviare al Ministero dell'economia e delle finanze, entro il 31 marzo 2021, copia della convenzione bancaria. Tale adempimento non è stato possibile concretizzarlo per il diniego, nella sottoscrizione, di una convenzione per la prevenzione dell'usura da parte degli istituti del credito che hanno rinviato ogni decisione alle rispettive Direzioni generali e ciò ha comportato la perdita dei fondi di prevenzione previsti per l'anno 2021;
l'Associazione antiracket e antiusura "Famiglia e Sussidiarietà - APS" opera in Basilicata dal 2011 ed ha attivato sportelli di informazione e assistenza antiusura e sul sovra-indebitamento a Matera, Policoro, Montalbano Jonico e Potenza. Si è altresì costituita parte civile in un procedimento sull'usura;
sarebbe opportuno che ci fosse una maggiore responsabilità e la migliore sinergia fra istituzioni pubbliche, istituti del credito e società civile, perché la situazione di emergenza in atto impone di garantire stabilità sociale e sostegno alle famiglie e alle micro-imprese;
l'interrogante ha già presentato sull'argomento l'atto di sindacato ispettivo 4-05154, pubblicato il 24 marzo 2021 e due disegni di legge: AS 1625 recante "Modifiche al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, in materia di rapporti contrattuali" e AS 1626 denominato "Interpretazione autentica in materia di determinazione della misura del tasso usurario e modifiche all'articolo 2 della legge 7 marzo 1996, n. 108";
vi è una grande apprensione per la mancata sottoscrizione da parte degli Istituti preposti di una Convenzione bancaria per prevenire l'usura. Oggi più che mai sono estremamente necessarie e fondamentali la solidarietà e la collaborazione, affinché la problematica prospettata sia risolta per poter affrontare la sfida che abbiamo di fronte e per evitare che famiglie e piccole imprese finiscano in mano all'usura,
si chiede di sapere quali urgenti iniziative intendano intraprendere i Ministri in indirizzo affinché venga sottoscritta una Convenzione bancaria con l'Associazione antiracket e antiusura "Famiglia e Sussidiarietà - APS", perché non vadano persi anche i contributi previsti per il 2022 e per impedire, così, che tante famiglie e piccole imprese non possano trovare una sponda di sostegno per evitare il fallimento e correre il rischio di cadere nella rete della illegalità.
(4-05780)
DE BONIS - Ai Ministri della transizione ecologica e della salute. - Premesso che:
l'Impianto di trattamento e rifabbricazione elementi di combustibile (ITREC), che si trova all'interno del centro ricerche ENEA della Trisaia, è stato costruito fra il 1965 e il 1970 per ricerche sui processi di ritrattamento e rifabbricazione del combustibile uranio-torio;
nel 1987 le attività sono state interrotte e si è proseguito con il mantenimento in sicurezza degli impianti. Nel 2003 la SOGIN ha assunto dall'ENEA la gestione dell'impianto con l'obiettivo di realizzare la bonifica ambientale e lo smantellamento del sito. Nel 2015, durante le attività di smantellamento degli impianti fu rilevata una fonte di inquinamento basata su trielina, cromo esavalente, ferro ed idrocarburi totali. Dalle prime indagini l'inquinamento fu ricondotto ai resti dell'impianto Magnox che operava nei primi anni '80 all'interno del perimetro dell'ITREC. Le attività di caratterizzazione, condotte a seguito del rinvenimento di questi inquinanti, hanno tuttavia aggiunto ulteriori ostacoli all'attività di bonifica e messa in sicurezza dell'area;
in risposta ad una interrogazione parlamentare del 2018, l'allora sottosegretario all'ambiente precisava che nel mese di febbraio 2017, a seguito di denuncia da parte di una ditta appaltatrice, che lamentava anomalie e criticità nell'esecuzione dei lavori affidati dalla SOGIN per l'esecuzione del piano di caratterizzazione del sito in questione, veniva iscritto dalla procura della Repubblica di Matera il procedimento penale n. 578 del 2017. Come allora riferito dalla Prefettura, le indagini effettuate in merito avevano rilevato che la condotta di scarico nel mar Ionio di effluenti liquidi prodotti dall'impianto non risultava autorizzata. Nel mese di aprile 2018 tutte le indagini furono trasmesse per competenza alla procura della Repubblica di Potenza, che ne dispose il sequestro penale. Le condotte poste sotto sequestro erano due: una in area ENEA, in disuso, e una in capo a SOGIN;
al riguardo, ISPRA precisò che il citato sequestro delle tre vasche del sistema di raccolta degli effluenti d'impianto e dell'associata condotta di scarico a mare riguardava la presenza di contaminanti chimici, riscontrata nell'acqua di falda, che veniva prelevata dai pozzi di drenaggio dell'impianto ITREC e raccolta nelle vasche stesse. A seguito del sequestro, secondo quanto riferito, sempre allora, dal Ministero dello sviluppo economico, la SOGIN adottò tutte le azioni consentite volte alla progettazione e fornitura di un impianto di trattamento delle acque drenate dalla falda, che avrebbero garantito l'abbattimento delle sostanze inquinanti mediante processi chimico-fisici, oltre alla realizzazione di un nuovo sistema di accumulo;
a valle dell'istruttoria condotta, si ritennero idonei, ai fini dell'abbattimento delle sostanze inquinanti presenti nelle acque emunte dai pozzi di drenaggio nell'impianto ITREC, il trattamento chimico-fisico per la rimozione dei metalli pesanti e la filtrazione con carboni attivi per la rimozione dei composti organici e si ritenne condivisibile lo schema impiantistico proposto. Per quanto concerneva, invece, il presunto sversamento nello Ionio di liquidi provenienti dall'impianto ITREC, il Ministero chiese all'ISPRA di predisporre con la massima urgenza un idoneo piano di monitoraggio dell'area interessata dallo sversamento per valutare l'estensione e la gravità dell'inquinamento;
allora, il Ministero dell'ambiente iniziò a monitorare costantemente e in modo vigile la situazione di contaminazione e la minaccia di danno ambientale alle acque sotterranee e rappresentò a tutti i soggetti interessati la necessità e l'urgenza che la Regione Basilicata procedesse con gli accertamenti necessari all'individuazione delle fonti primarie di contaminazione, che l'ENEA provvedesse alla bonifica dell'ex impianto industriale Magnox, che SOGIN continuasse, nei limiti fissati dall'autorità giudiziaria, nell'attività di decommissionig del proprio impianto e infine che il Sistema nazionale per la protezione ambientale disponesse l'avvio di una campagna di monitoraggio delle acque marino-costiere, utilizzando appositi biomarker;
considerato che:
stando a quanto dichiarato recentemente da un rappresentante di SOGIN, durante un'audizione presso la Regione Basilicata, le sorgenti di contaminazione a cui erano stati attribuiti i superamenti di soglia di trielina e cromo esavalente non sarebbero riconducibili all'impianto Magnox;
dalla relazione prodotta dal Dipartimento ambiente si evince che i serbatoi della Magnox sarebbero stati rimossi quasi completamente, mentre, dalle attività di monitoraggio dei piezometri concordate attraverso le conferenze dei servizi sono emersi altri superamenti di solfato, ferro, manganese, nichel e fluoruri, che necessitano di ulteriori approfondimenti. Emergono, poi, divergenze sulle analisi delle acque di scarico a mare e sull'organizzazione della rete dei piezometri per il potenziamento del monitoraggio;
infine manca il parere dell'ASM Basilicata in merito all'aggiornamento dell'analisi di rischio e adeguamenti della messa in sicurezza operativa, il quale non consente la conclusione della Conferenza di Servizi. Quindi, da questo si evince che le attività di decommissioning proseguono veramente a rilento,
si chiede di sapere:
quali urgenti iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo, ciascuno nell'ambito delle rispettive competenze, al fine di consentire l'accelerazione delle operazioni di decommissioning dell'impianto ITREC di Rotondella, rallentate dai farraginosi meccanismi della burocrazia che puntualmente pongono ostacoli al raggiungimento della piena tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente;
se non ritengano, pertanto, che sia necessario un intervento del Governo affinché tutti gli organismi coinvolti agiscano in maniera concreta e senza più alcun ritardo.
(4-05781)
DE BONIS - Ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale e dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
la scelta per il potenziamento dell'intero complesso della logistica, in particolare nel Mezzogiorno, è sicuramente costituita dall'attuazione delle zone economiche speciali (ZES). Infatti, esse sono state istituite con l'obiettivo precipuo di attrarre grandi investimenti, favorendo la crescita delle imprese già operative o la nascita di nuove realtà industriali nelle aree portuali e retroportuali e implementando le piattaforme logistiche, collegate anche da intermodalità ferroviaria, attraverso alcune agevolazioni fiscali aggiuntive, il rafforzamento degli sportelli unici doganali, le semplificazioni delle procedure amministrative, la riduzione del sistema burocratico e un insieme di altre misure e deroghe normative;
il decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91 (Gazzetta Ufficiale serie generale n. 188 del 12 agosto 2017), e successive modificazioni, nell'ambito degli interventi urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno, ha previsto e disciplinato la possibilità di istituzione delle ZES;
con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2018 è stato adottato il regolamento recante l'istituzione di zone economiche speciali (Gazzetta Ufficiale serie generale n. 47 del 26 febbraio 2018);
con il decreto del direttore generale dell'Agenzia per la coesione territoriale n. 11/2021 è stata istituita la segreteria di supporto ai commissari delle ZES;
il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ha destinato 630 milioni di euro per investimenti infrastrutturali volti ad assicurare un adeguato sviluppo dei collegamenti delle aree ZES con la rete nazionale dei trasporti, in particolare con le reti trans europee (TEN-T), al fine di rendere efficace l'attuazione delle ZES. A queste risorse, si aggiungono ulteriori 1,2 miliardi di euro che il PNRR riserva a interventi sui principali porti del Mezzogiorno;
nell'ambito dei piani strategici di sviluppo delle 8 ZES coinvolte sono previste diverse progettualità infrastrutturali. In alcune aree produttive i tavoli regionali hanno già accordi con operatori economici pronti ad investire, che pongono però come condizione la dotazione di infrastrutture delle aree individuate, così come negli altri strumenti di regolazione (piani regolatori comunali, piani paesistici regionali, eccetera); reti di trasporto resilienti ed efficienti con interventi locali mirati a rafforzare il livello di sicurezza delle opere d'arte serventi (spesso vetuste), relativamente all'accesso alle strutture principali (porti, aeroporti, aree produttive);
il PNRR, oltre agli investimenti, prevede anche una riforma per semplificare il sistema di governance delle ZES e favorire meccanismi in grado di garantire la cantierabilità degli interventi in tempi rapidi, nonché favorire l'insediamento di nuove imprese. Come preannunciato dal ministro Carfagna, le nuove norme interverranno in particolare su tre aspetti: sarà introdotto un regime di autorizzazione unica per gli investitori, la cui responsabilità sarà in capo esclusivamente al commissario ZES, farà eccezione solo la valutazione d'impatto ambientale, che resta in capo alle Regioni; il commissario sarà dotato di una struttura tecnica propria, affiancata a sua volta da una segreteria di supporto nazionale già istituita presso l'Agenzia per la coesione territoriale; il credito d'imposta per gli investimenti in beni strumentali nelle aree ZES sarà raddoppiato da 50 a 100 milioni di euro ed esteso anche agli immobili strumentali presenti o da costruire nell'area;
considerato che:
sta maturando in alcuni presidenti di Regioni del Nord la volontà di estendere la possibilità di istituire ZES all'intero territorio nazionale;
l'art. 107 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea prevede la notifica alla Direzione generale della concorrenza del provvedimento di istituzione delle ZES che non siano aiuti di Stato distorsivi della stessa. Infatti, l'articolo indica, tra gli aiuti ammissibili, al paragrafo 3) "misure destinate a favorire lo sviluppo economico delle regioni in cui il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure sia presente una grave forma di sottoccupazione, in considerazione della loro situazione strutturale, economica e sociale". Nello specifico si tratta di aree il cui PIL pro capite è inferiore al 75 per cento della media UE, ossia regioni del Mezzogiorno di Italia e non del Nord;
la scelta governativa è stata quella di adottare lo schema free port zone avente a riferimento un porto nevralgico della rete Ten-T con le aree logistiche retroportuali economicamente e funzionalmente connesse e di concedere alle ZES, così come identificate nelle aree ex obiettivo 1, convergenza, oggi in ritardo di sviluppo attraverso aiuti di Stato quali il credito di imposta;
al momento le ZES istituite in Italia, in Campania, Calabria, Puglia-Basilicata (ionica interregionale) e Puglia-Molise (adriatica interregionale), e in altre regioni, come la Sicilia, la Sardegna e l'Abruzzo, che stanno provando a completare il relativo iter, sono ancora al punto di partenza in quanto non è stata finora resa operativa l'unica novità introdotta dalla legge di bilancio per il 2020 (insieme alla proroga fino al 2022 del riconoscimento per i beni acquisiti dalle imprese del credito d'imposta per gli investimenti) relativa alla nomina, quale presidente del comitato d'indirizzo della ZES, di un commissario straordinario del Governo;
sono trascorsi già 3 anni dall'approvazione dei "piani strategici regionali delle ZES di Puglia e Basilicata";
tenuto conto che, a giudizio dell'interrogante:
il sistema socio-economico della Basilicata, del territorio materano e dell'area murgiana, naturale cerniera tra le due ZES (adriatica e ionica), si è incancrenito in una fase molto difficile in conseguenza sia della crisi economica e sociale, sia del COVID-19. Da troppo tempo si assiste agli effetti di un preoccupante processo di delocalizzazione sia della produzione made in Italy che dei siti produttivi. Tali fenomeni hanno messo a dura prova, in questi anni, ampi settori del tessuto imprenditoriale lucano;
è di interesse strategico tutelare questa area del Paese, attraverso l'istituzione di zone dotate di straordinarie agevolazioni fiscali e burocratico-amministrative che attraggano nuovi investitori esterni, che siano comunque funzionali al mantenimento ed al rafforzamento del tessuto produttivo e commerciale del territorio. Ciò anche alla luce delle problematiche relative all'aumento dei costi di trasporto marittimo su container delle merci;
la deroga agli aiuti di Stato post pandemia, la mutata congiuntura politica, il ritardo nell'avvio delle ZES meridionali, la necessità di dotare anche le aree del Nord Italia a partire da Trieste, già porto franco, di uno strumento competitivo rappresentato dalle agevolazioni doganali delle zone franche doganali che in Italia sono state legate alle ZES non sono condivisibili. Inoltre, emerge la volontà di estendere la possibilità di istituire ZES all'intero territorio nazionale magari al netto delle sole agevolazioni fiscali selettive (credito di imposta) per quelle aree che ne hanno i requisiti senza la necessità della notifica e dell'autorizzazione della Direzione generale concorrenza,
si chiede di sapere:
quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano intraprendere sul tema dell'attuazione delle ZES, in particolare adriatica e ionica, e sbloccare definitivamente la partenza effettiva di questa scelta strategica per il Sud ed evitare, quindi, ulteriori prolungamenti dei tempi di attuazione degli strumenti operativi già individuati dai precedenti Governi;
se e quali iniziative abbiano adottato per dar seguito alle attività suggerite dalle società di consulenza per l'avvio dei piani strategici delle ZES di Puglia e Basilicata, Calabria e Campania, e se su tale punto sia stato elaborato un cronoprogamma delle attività;
se e quali iniziative intendano adottare per accelerare l'utilizzo delle risorse destinate dal PNRR per infrastrutturare le aree ZES così da renderle immediatamente cantierabili;
se non siano del parere che occorra anche l'avvio di un confronto con la Commissione europea per l'adozione di norme maggiormente flessibili in materia di aiuti di Stato in deroga alla disciplina ordinaria, oltre a prevedere, già da adesso, un alleggerimento delle imposte con lo stanziamento di apposite risorse nella legge di bilancio per il 2022. Si determinerebbe, così una positiva ricaduta soprattutto a livello occupazionale per il Mezzogiorno, già economicamente logorato e duramente colpito dall'emergenza sanitaria da COVID-19.
(4-05782)
GRANATO, ANGRISANI - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:
in una frazione del comune di Asti, Serravalle d'Asti, all'interno della scuola primaria pubblica "Piero Donna" è stato utilizzato, negli scorsi anni scolastici, un progetto educativo e pedagogico di scuola aperta, diffusa, cooperativa e finalizzata alla maturazione di una coscienza critica dei bambini;
tale metodo didattico ed educativo, innovativo (cosiddetto "bimbisvegli") prevede che la giornata didattica si basi sull'istruzione all'aperto, nella natura (anche con la collaborazione di giovani migranti durante alcune lezioni e con l'insegnamento di alcuni principi basilari, come la pace), permettendo l'interazione continua della classe con il territorio, la comunità locale e le attività sociali;
questa metodologia è stata presente nei documenti ufficiali di iscrizione alla scuola primaria di Serravalle d'Asti per alcuni anni, permettendo in questo modo alle famiglie del territorio di poter scegliere questo progetto educativo;
tuttavia, da due anni, il progetto "bimbisvegli", oggetto anche di studi e approfondimenti scientifici a livello universitario, è scomparso dai documenti ufficiali del V circolo didattico, cui la scuola appartiene, sollevando le critiche e le osservazioni negative di numerose famiglie e abitanti del luogo;
diversi genitori, dunque, hanno richiesto che il progetto "bimbisvegli" fosse inserito all'interno del piano triennale dell'offerta formativa (PTOF) della scuola primaria "Piero Donna" di Serravalle d'Asti, nell'ambito della propria autonomia;
recentemente alcuni organi di stampa hanno riportato la notizia che, dopo che l'intera comunità locale, comprensiva non solo di genitori e docenti, ma anche di abitanti del paese, aveva deciso di formare un'assemblea permanente di fronte alla scuola, nel giorno della festa della Repubblica, il 2 giugno, sono stati organizzati laboratori didattici all'aperto, musica, canti e molto altro, a sostegno del progetto "bimbisvegli";
valutato che nel 2017 all'arrivo del maestro Giampiero Monaca a Serravalle, "anima" del progetto, c'erano 21 iscritti e dal quel momento in poi l'aumento è stato esponenziale, giungendo alle 63 richieste per il prossimo anno scolastico;
considerato, inoltre, che a parere delle interroganti appare opportuno intervenire a sostegno di questo importante progetto educativo e pedagogico, che ha l'obiettivo formare le coscienze dei bambini in modo naturale, secondo principi etici e morali, per creare "cittadini pensanti" e coscienze critiche,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze e nel pieno rispetto del principio dell'autonomia scolastica, reputi opportuno intervenire in modo da sostenere e tutelare il progetto educativo "bimbisvegli", valorizzando una metodologia di avanguardia ed eccellenza nel panorama nazionale ed internazionale e che ha ottenuto una rilevante affermazione in termini di iscrizioni e attestazioni da parte di esperti e professionisti del settore educativo, pedagogico, scolastico ed istituzionale.
(4-05783)
MALAN - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
la Segreteria di Stato del Vaticano ha consegnato all'ambasciatore italiano presso la Santa Sede una nota a proposito del disegno di legge AS 2005 in discussione al Senato, recante "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità";
la Segreteria di Stato rileva che alcuni contenuti dell'iniziativa legislativa avrebbero l'effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente accordo di revisione del concordato lateranense, sottoscritto il 18 febbraio 1984, in particolare l'articolo 2, commi 1 e 3;
l'articolo 14 dell'accordo, previsto dall'articolo 7 della Costituzione, recita: "Se in avvenire sorgessero difficoltà di interpretazione o di applicazione delle disposizioni precedenti, la Santa Sede e la Repubblica Italiana affideranno la ricerca di un'amichevole soluzione ad una commissione paritetica da loro nominata"; quasi tutte le intese con le altre confessioni religiose, previste dall'articolo 8 della Costituzione e redatte successivamente contengono una previsione analoga, usando la formula, rende ancora più chiaro il concetto, "stabilendo chein occasione di disegni di legge relativi a materie che coinvolgono rapporti tra la confessione e lo Stato sono promosse previamente, le intese del caso";
sui rapporti dello Stato con la Santa Sede le Commissioni parlamentari non hanno alcun potere diretto se non nell'eventuale modifica delle leggi o della Costituzione, né la Corte costituzionale può intervenire previamente; i patti previsti dall'articolo 7 e le intese di cui all'articolo 8 sono firmati dal Presidente del Consiglio dei ministri;
la libertà religiosa non è tutelata solo dagli articoli 7 e 8 della Costituzione, ma anche dagli articoli 3, 19 e 20 e dal principio generale di libertà che permea l'intera Carta fondamentale;
diversi Gruppi parlamentari hanno chiesto di portare in discussione il citato disegno di legge il 13 luglio e su tale richiesta il Senato stesso voterà il 6 luglio;
l'amichevole soluzione deve dunque avvenire previamente ed è pertanto urgente sapere quale sia l'intendimento del Governo al riguardo,
si chiede di sapere:
quale seguito il Presidente del Consiglio dei ministri intenda dare alla nota della Segreteria di Stato della Santa Sede, in particolare se intenda concordare la convocazione della commissione paritetica, o avvalersi di altri strumenti;
ove non intenda dare seguito alla nota, quale sia la sua interpretazione dell'articolo 7 della Costituzione e dell'articolo 14 dell'accordo tra la Santa Sede e la Repubblica italiana di revisione del concordato lateranense.
(4-05784)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):
3-02692 del senatore De Bertoldi, sull'attività di spionaggio a favore della Cina condotta da uno scienziato tedesco attraverso un istituto culturale a Monaco e in un paese del Trentino;
7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-02685 del senatore Rampi, sulla mobilità nei diversi atenei italiani dei professori universitari;
8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):
3-02686 della senatrice Sbrollini, sull'esecuzione delle opere infrastrutturali collegate alle olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 attraverso commissari straordinari;
11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):
3-02689 del senatore Turco, sulle misure per garantire la continuità lavorativa dei dipendenti della società Infrataras di Taranto.
Interrogazioni da svolgere in Commissione, nuova assegnazione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione, già assegnata per lo svolgimento alla 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali), sarà svolta presso la Commissione permanente:
10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo):
3-02680, dei senatori Anastasi e Santillo, sulle modifiche introdotte alla misura del superbonus 110 per cento.