Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02639
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Atto n. 3-02639
Pubblicato il 22 giugno 2021, nella seduta n. 339
CORRADO , ANGRISANI , GRANATO , LANNUTTI - Al Ministro della cultura. -
Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
alcuni soggetti politici e associazioni di Cosenza hanno avanzato forti dubbi, nei giorni scorsi, su alcune azioni demolitorie fatte eseguire dall'amministrazione comunale nel centro storico cittadino, negandone l'urgenza e denunciando la presunta mancanza delle necessarie autorizzazioni. Da qui l'appello al sindaco Mario Occhiuto di fermare immediatamente la "dissennata distruzione selettiva del cuore antico della nostra città";
il crollo, verificatosi sabato 12 giugno 2021 dopo un temporale, dei solai di un palazzo patrizio situato nel quartiere di Santa Lucia, in vicoletto San Tommaso angolo via Abate Saverio Salfi, che si teme che sia ora pericolante a causa dei danni subiti dalle strutture portanti, e la caduta di pezzi di cornicioni da un altro, in vico II Santa Lucia, ha infatti offerto il pretesto per l'abbattimento, disposto in somma urgenza, con un'ordinanza a firma del vicesindaco, di un altro immobile residenziale, che, pur distando alcune decine di metri dal primo, come quello si affaccia su uno spazio vuoto risultante da crolli e demolizioni pregresse. Sembra anche che il sindaco abbia minacciato di abbattere almeno altre due case in cattivo stato, escludendo comunque quella di cui sono appena collassati i solai;
considerato che, sempre a quanto risulta:
ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004, codice dei beni culturali e del paesaggio, in un centro storico gli assi stradali e le cortine edilizie che vi si affacciano sono di proprietà pubblica e di interesse storico. Non possono, perciò, essere soggetti ad alcun intervento non autorizzato dal Ministero della cultura;
nel caso di Cosenza, l'abitato storico riveste un notevole interesse pubblico già ai sensi della legge n. 1497 del 1939 e il decreto ministeriale 15 luglio 1969 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 208 del 14 agosto 1969) lo assoggetta a tutte le disposizioni contenute in quella norma. Con il decreto ministeriale 26 giugno 1992, poi, il Ministero dichiarò espressamente il notevole interesse pubblico del centro storico di Cosenza e delle aree limitrofe; soluzioni drastiche e irreversibili come le demolizioni, nella città bruzia, devono quindi essere valutate preventivamente dalla "commissione regionale per il patrimonio culturale" (Co.Re.Pa.Cu), ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 171 del 2014;
a dispetto di quanto sopra, la Giunta Occhiuto sembrerebbe avere sistematicamente disatteso le prescrizioni di tutela, prevenzione, valutazione della vulnerabilità sismica e riduzione del rischio, limitandosi ad emettere ordinanze sindacali e a procedere con demolizioni in somma urgenza, come già era accaduto nel 2017 tra via Bombini, via Gaeta e corso Telesio, iniziativa oggetto di un'apposita interpellanza (4-16687 del 23 maggio 2017 a prima firma dell'on. Celeste Costantino);
valutato che:
Antonio Cederna affermava che l'unicità dei centri storici italiani consiste "nel complesso contesto stradale ed edilizio, nell'articolazione organica di strade, case, piazze, giardini, nella successione compatta di stili e gusti diversi, nella continuità dell'architettura 'minore', che di ogni nucleo antico di città costituisce il tono, il tessuto necessario, l'elemento connettivo, in una parola l''ambiente' vitale";
in questa luce, non ha alcun pregio la rozza giustificazione fornita da Occhiuto che gli edifici cosentini demoliti e da demolire non presentano alcunché di rilevante dal punto di vista architettonico e storico, perché il carattere principale del centro storico di Cosenza non sta nell'edilizia monumentale, pur se di grande pregio, ma proprio nella formazione composita, armonica, irripetibile (e finora, miracolosamente quasi intatta) del tessuto urbano,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto sopra e sia in grado di riferire circa l'eventuale convocazione, prima delle demolizioni, da parte del segretario regionale del Ministero per la Calabria, della Co.Re.Pa.Cu., nonché sull'orientamento da questa espresso;
se possa spiegare perché sia stato consentito all'amministrazione Occhiuto di strappare un altro importante tassello della forma urbis di Cosenza, praticando una nuova e larga ferita nell'antico tessuto urbano, nonostante la palese incoerenza tra l'emergenza causata dal crollo dei solai di un palazzo e l'azione demolitoria intrapresa, indirizzata su immobili diversi e distanti da quello danneggiato;
se non ritenga necessaria e urgente la creazione di un tavolo tecnico tra il Comune e la competente Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio allo scopo di adottare una seria strategia di salvaguardia del tessuto urbano storico e per evitare, tra l'altro, che agli interventi finanziati con i 90 milioni di euro che proprio il ministro Franceschini destinò al centro storico cosentino, riservati però, per ragioni mai del tutto chiarite, all'edilizia pubblica, si accompagni la creazione, tutto intorno a quelli, di un esteso campo di rovine che potrebbe suscitare gli appetiti degli speculatori.