Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 333 del 08/06/2021

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,37).

Si dia lettura del processo verbale.

PISANI Giuseppe, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 27 maggio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Sulla scomparsa di Guglielmo Epifani

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Colleghi, come abbiamo appreso, nella giornata di ieri è venuto a mancare Guglielmo Epifani, un dirigente sindacale che ha sempre tenuto al primo posto, nella scala dei valori, il lavoro e la tutela dei diritti dei lavoratori: un impegno portato avanti anche in Parlamento. Nella scorsa legislatura ha presieduto la Commissione attività produttive alla Camera dei deputati.

Un uomo del sindacato, della CGIL, sempre attento al rispetto, anche nella durezza delle posizioni che ha assunto durante la sua attività.

La commemorazione dell'onorevole Epifani verrà svolta in un momento successivo e ora invito l'Assemblea a osservare un momento di silenzio e di raccoglimento in unione e vicinanza alle persone a lui più care. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).

Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori (ore 16,41)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori».

Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha approvato il calendario dei lavori fino al 17 giugno.

L'ordine del giorno della seduta di oggi prevede la discussione del disegno di legge costituzionale sulla tutela dell'ambiente. Le dichiarazioni di voto e il voto finale del provvedimento avranno luogo nella seduta di domani, dalle ore 9,15 alle ore 11. La seduta sarà quindi sospesa fino alle ore 15,30 per permettere ai senatori la partecipazione alle esequie di Guglielmo Epifani. Le Commissioni potranno riunirsi dalle ore 14 alle ore 15,30.

Dalle ore 15,30 alle ore 19 di domani saranno discussi il disegno di legge sulla destinazione del 5 per mille alle Forze di polizia e Vigili del fuoco, dalla sede redigente, e il disegno di legge sull'istituzione di una zona economica esclusiva, approvato dalla Camera dei deputati. Il termine di presentazione degli emendamenti a quest'ultimo provvedimento è fissato per le ore 18 di oggi.

Giovedì 10 giugno sarà discussa la mozione De Carlo sulla tutela e la promozione dei prodotti agroalimentari italiani. Alle ore 15 avrà luogo il question time con la presenza dei Ministri della giustizia, dello sviluppo economico e della salute.

Il calendario dei lavori della prossima settimana, con sedute a partire da martedì 15 giugno, alle ore 16,30, prevede i seguenti argomenti: decreto-legge sulla ripresa delle attività economiche, in corso di approvazione presso la Camera dei deputati; decreto-legge sul Fondo complementare del Piano nazionale di ripresa e resilienza; il documento istitutivo di una Commissione monocamerale di inchiesta sul contrasto al gioco illegale, ove concluso dalla Commissione; alle ore 15 di giovedì 17 il question time.

Mercoledì 16 giugno, alle ore 9, è convocata la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, per procedere all'elezione del Presidente.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 17 giugno:

Martedì

8

giugno

h. 16,30

- Disegno di legge costituzionale n. 83 e connessi - Tutela costituzionale dell'ambiente (prima deliberazione del Senato) (voto finale con la presenza del numero legale)

- Disegni di legge nn. 1443 e 1521 - Destinazione del 5 per mille alle Forze di polizia e vigili del fuoco (dalla sede redigente)

- Disegno di legge n. 2007 - Istituzione zona economica esclusiva (approvato dalla Camera dei deputati)

- Mozione n. 371, De Carlo, sulla tutela e la promozione dei prodotti agroalimentari italiani

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 10, ore 15)

Mercoledì

9

"

h. 9,15-19

Giovedì

10

"

h. 9,30

Gli emendamenti al disegno di legge n. 2007 (Istituzione zona economica esclusiva) dovranno essere presentati entro le ore 18 dell'8 giugno.

Martedì

15

giugno

h. 16,30

- Disegno di legge n. ... - Decreto-legge n. 52, Ripresa attività economiche (ove trasmesso dalla Camera dei deputati) (scade il 21 giugno)

- Disegno di legge n. 2207 - Decreto-legge n. 59, Fondo complementare Piano nazionale ripresa e resilienza (scade il 6 luglio)

- Documento XXII, n. 32 - Istituzione Commissione parlamentare d'inchiesta sul contrasto al gioco illegale (ove concluso dalla Commissione)

- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 17, ore 15)

Mercoledì

16

"

h. 9,30

Giovedì

17

"

h. 9,30

Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. … (Decreto-legge n. 52, Ripresa attività economiche) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 52, Ripresa attività economiche e sociali)

(5 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

20'

Governo

20'

Votazioni

20'

Gruppi 4 ore, di cui:

M5S

43'

L-SP-PSd'Az

39'

FIBP-UDC

34'

Misto

32'+5'

PD

29'

FdI

23'+5'

IV-PSI

21'

Aut (SVP-PATT, UV)

18'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2207
(Decreto-legge n. 59, Fondo complementare Piano nazionale ripresa e resilienza)

(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

40'

Governo

40'

Votazioni

40'

Gruppi 5 ore, di cui:

M5S

54'

L-SP-PSd'Az

49'

FIBP-UDC

43'

Misto

40'+5'

PD

37'

FdI

28'+5'

IV-PSI

27'

Aut (SVP-PATT, UV)

23'

Dissenzienti

5'

Discussione dei disegni di legge costituzionale:

(83) DE PETRIS e NUGNES. - Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di protezione della natura

(212) DE PETRIS ed altri. - Modifiche agli articoli 9 e 117 della Costituzione in materia di tutela degli animali, degli ecosistemi e dell'ambiente

(938) COLLINA ed altri. - Modifiche agli articoli 2, 9 e 41 della Costituzione, in materia di tutela dell'ambiente e di promozione dello sviluppo sostenibile

(1203) PERILLI. - Modifica dell'articolo 9 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, protezione della biodiversità e degli animali, promozione dello sviluppo sostenibile, anche nell'interesse delle future generazioni

(1532) GALLONE. - Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente

(1627) L'ABBATE. - Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di tutela ambientale e sostenibilità

(1632) BONINO. - Modifiche agli articoli 2 e 9 della Costituzione in materia di equità generazionale, sviluppo sostenibile e tutela dell'ambiente

(2160) CALDEROLI ed altri. - Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell'ambiente

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (ore 16,43)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 83, 212, 938, 1203, 1532, 1627, 1632 e 2160.

La relazione è stata stampata e distribuita. Chiedo alla relatrice, senatrice Maiorino, se intende integrarla.

MAIORINO, relatrice. Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, il disegno di legge costituzionale che la 1a Commissione sottopone oggi all'Assemblea è il risultato di una lunga e accurata istruttoria iniziata nell'ottobre del 2019, che ha permesso di trovare una sintesi condivisa tra otto diverse proposte, la maggior parte delle quali presentate e abbinate nel corso dell'esame, caratterizzato da un ciclo di audizioni informali come in pochi precedenti, con la partecipazione di circa 40 esperti, principalmente costituzionalisti, e con un confronto vivace e costruttivo tra le forze politiche durato lungo tutto il percorso dell'analisi dei testi, fino all'ultima seduta di Commissione, tenuto insieme dalla comune consapevolezza che introdurre nel testo della Carta costituzionale un riferimento espresso alla tutela dell'ambiente fosse un passo necessario e non più rinviabile.

È noto come la Corte costituzionale, attraverso il dettato degli articoli 9 e 32 in materia di tutela rispettivamente del paesaggio e della salute, avesse già desunto dalla Carta del 1948 tale principio. È del pari evidente come la riforma del Titolo V del 2001, riservando allo Stato una competenza legislativa esclusiva in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, avesse rafforzato questa dimensione.

Si rende ora necessario completare il processo e dare senza mediazioni interpretative una chiara dimensione ambientale alla nostra Costituzione, in linea con l'evoluzione di una sensibilità che si fonda sulla necessità di preservare il contesto naturale nel quale viviamo e di cui siamo parte. Del resto, gran parte degli ordinamenti europei ha già aggiornato le Costituzioni nel corso degli anni.

A motivo delle numerose proposte abbinate, è stato costituito un Comitato ristretto ed è stato predisposto un testo unificato, adottato dalla Commissione come base per l'esame, composto di tre articoli. A seguito di interlocuzioni volte a creare le condizioni necessarie di consenso per la sua approvazione, è stato presentato e approvato un emendamento che lo ha poi ridotto a due articoli.

L'articolo 1 aggiunge un comma all'articolo 9 della Costituzione. Al riguardo, occorre notare come tutti i disegni di legge esaminati congiuntamente dalla Commissione individuassero in quell'articolo, che già dispone circa la tutela del paesaggio, la sede naturale per introdurre un principio di tutela ambientale.

Dal punto di vista redazionale, si è preferito non intervenire sul testo vigente, ma proporre l'introduzione di un ulteriore comma, specificamente dedicato ai profili ambientali, suddiviso in due periodi.

Al primo periodo, accanto a quella dell'ambiente, si attribuisce alla Repubblica anche la tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Il primo di questi due ulteriori profili si riferisce a una dimensione specifica della realtà naturale, ma riconosce anche una ricchezza e un primato del nostro Paese, al pari di quello paesaggistico e storico-artistico richiamato dal secondo comma. La tutela degli ecosistemi, invece, oltre a richiamare la competenza legislativa dello Stato, di cui alla lettera s) del secondo comma dell'articolo 117, enfatizza la necessità di adottare, sempre in campo ambientale, una visione d'insieme.

Sempre al primo periodo, viene introdotto un riferimento espresso all'interesse delle future generazioni. La formula, da un lato, vuole costituire un impegno a politiche ambientali di lungo periodo e, dall'altro, riprendere nella sostanza il concetto di sviluppo sostenibile, coerentemente con l'impostazione della Carta fondativa della nostra Repubblica, in modo tale da svincolarlo da interpretazioni transeunti.

Il secondo periodo, invece, ha ad oggetto la tutela degli animali, attraverso l'introduzione di una riserva di legge statale che ne disciplini forme e modi. Per la prima volta perciò gli animali, già oggetto di tutela da parte del Trattato di Lisbona, assumono rilievo costituzionale. Si è ritenuto, infatti, che la tutela dell'ambiente non potesse considerarsi completa, se non fossero stati inclusi in maniera esplicita anche gli animali, il cui trattamento ha un impatto estremamente rilevante sull'ambiente e sulla salute umana. Riteniamo che il risultato raggiunto sia un grande successo, nonché un passo rivoluzionario. Il punto di sintesi raggiunto in Commissione individua poi correttamente nel Parlamento il luogo di mediazione tra gli interessi in campo.

L'articolo 2 introduce invece due modifiche all'articolo 41 della Costituzione in materia di esercizio dell'iniziativa economica.

La prima modifica interviene sul secondo comma e stabilisce che l'iniziativa economica privata non possa svolgersi in danno alla salute e all'ambiente, premettendo questi due limiti a quelli già vigenti, ovvero la sicurezza, la libertà e la dignità umana. In questo modo, la Commissione ha inteso dare sostanza al nuovo dettato dell'articolo 9, elevando a rango costituzionale principi già previsti dalle norme ordinarie e affiancando altresì la salute all'ambiente per la stretta correlazione tra i due aspetti.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,50)

(Segue MAIORINO, relatrice). La seconda modifica investe, invece, il terzo comma dell'articolo 41, riservando alla legge la possibilità di indirizzare e coordinare l'attività economica, pubblica e privata, a fini non solo sociali, ma anche ambientali.

A testimonianza dell'importanza dei valori che si intendono tutelare, si nota come, una volta approvato, il disegno di legge introdurrebbe, con l'articolo 1, la prima revisione della parte della nostra Carta in cui sono enunciati i principi fondamentali e, con l'articolo 2, la prima modifica delle disposizioni sulla Costituzione economica. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Quarto. Ne ha facoltà.

QUARTO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, noi sapiens, dalla comparsa su Gaia, abbiamo modificato l'ambiente, in modo esponenziale dalla rivoluzione industriale. Nell'ultimo secolo, poi, abbiamo sconvolto il già labile equilibrio tra ambiente naturale e antropico, distruggendo metà delle originarie zone umide, deforestando dissennatamente e inquinando tutte le matrici ambientali, dai Poli all'Equatore, dalle vette himalayane alle fosse oceaniche.

Per evidenziarvi quanto sia necessario tutelare la nostra casa comune, ho scelto sei date dell'ultimo anno e mezzo.

5 novembre 2019: viene dichiarata l'emergenza climatica da oltre 11.000 scienziati di tutte le Nazioni e istituzioni scientifiche mondiali.

31 dicembre 2019: la Cina comunica la diffusione di un cluster di polmoniti atipiche di origine virale. È l'apocalisse pandemica in atto.

12 novembre 2020: le costruzioni umane (cioè tutto ciò che l'uomo ha costruito) superano l'intera biomassa planetaria.

9 dicembre 2020: un modello climatologico indica il superamento del punto di non ritorno nel surriscaldamento globale, anche se si dovesse raggiungere oggi la neutralità climatica.

6 febbraio 2021: su «Ocean Science» vengono riviste al rialzo le stime del massimo sollevamento del livello del mare previsto al 2100 dall'Intergovernmental panel on climate change (IPCC), da 110 a 135 centimetri (pensate a Venezia, ma anche a New York, a Bangkok, a Shanghai e ad altre).

19 aprile 2021: l'Organizzazione meteorologica mondiale annuncia che nel 2020 la temperatura media globale ha superato di 1,2 gradi quella preindustriale; l'ultimo decennio è stato il più caldo di sempre e il 2020 l'anno più caldo della storia.

Siamo sull'orlo dell'abisso e stiamo finanche precipitando. È dunque fondamentale prevenire, arrestare e invertire il degrado degli ecosistemi. Ripristinare l'ecosistema significa passare dall'insensato sfruttamento della natura alla sua guarigione; solo con ecosistemi sani possiamo migliorare le nostre condizioni di vita, contrastare il cambiamento climatico, il sollevamento del livello del mare e il dissesto idrogeologico e fermare il collasso della biodiversità. Dovremmo sottrarre miliardi di ettari di terra al consumo di suolo, restituendoli alle loro originarie funzioni ecosistemiche. Dovremmo ripopolare il Pianeta con specie animali in via di estinzione. Dobbiamo migliorare, ripristinare, recuperare, bonificare, rigenerare, restaurare e rinaturalizzare l'ambiente: un'impresa titanica, da svolgersi su scala globale.

A dimostrazione che economia e ambiente sono due facce della stessa medaglia e che l'ecologia non si attua contro l'economia, ma attraverso di essa, si stima che, per ogni euro investito nella rinaturalizzazione, la società ha un ritorno dai 7 ai 30 euro. È da qui che dobbiamo ripartire nella ripresa post-pandemica.

Il Parlamento italiano fa la sua parte e inizia l'iter per la tutela costituzionale dell'ambiente. Oggi siamo qui per modificare gli articoli 9 e 41 della Costituzione, il primo dei quali recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Ora vengono aggiunti i commi: «Tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».

L'articolo 41 recita: «L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Viene aggiunto «alla salute, all'ambiente». Poi prosegue: «La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata ai fini sociali». Viene aggiunto: «e ambientali».

Inserendo il diritto all'ambiente in Costituzione si riconoscerebbe, in via diretta, un diritto che era già stato desunto come derivato del diritto alla salute. Tra l'altro, si attuerebbe il principio dello sviluppo sostenibile, di cui all'articolo 37 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, per cui devono essere garantiti un elevato livello di tutela dell'ambiente e il miglioramento della sua qualità.

Attualmente, nell'ordinamento italiano la tutela dell'ambiente e degli ecosistemi è un interesse legittimo di tipo collettivo, mentre, se si riconoscesse espressamente in Costituzione il diritto della persona all'ambiente, si riconoscerebbe in capo a ciascun individuo il diritto alla salubrità dell'ambiente, con il dovere dello Stato di tutelarlo. Da ciò discenderebbe, di riflesso, il dovere di salvaguardare gli equilibri ecologici, preservare gli ecosistemi naturali e tutelare la biodiversità della flora e della fauna; impedire la contaminazione delle acque dolci e del mare; sottoazzerare il consumo di suolo; favorire le fonti energetiche rinnovabili e limitare le emissioni inquinanti a un livello che può essere assorbito dall'ambiente.

Occorre sottolineare che nel disegno di legge n. 83, base della discussione aperta in Senato, la modifica dell'articolo 9 prevedeva il seguente comma: «persegue il miglioramento delle condizioni dell'aria, delle acque, del suolo e del territorio, nel complesso e nelle sue componenti». Purtroppo, il chiaro termine «miglioramento», nel nuovo testo emendato del relatore, cadrebbe, ma è pur vero che la tutela dell'ambiente è un concetto unitario, che ricomprende non solo la tutela delle matrici ambientali così come reperibili all'attualità, ma anche il loro ripristino a uno stato originario. L'ambiente, in sintesi, viene tutelato non già preservando lo status quo, bensì attraverso attività di bonifica dei siti inquinati, ripristino dei territori deturpati e rigenerazione ambientale, paesaggistica e urbana.

In conclusione, oggi tutelare l'ambiente è basilare perché ci sia un futuro. Non si può più derogare per nessun motivo, né semplificare un qualsiasi intervento sacrificando l'ambiente. È certamente la via più semplice, ma anche la più diretta scorciatoia per precipitare nell'abisso. È invece necessario migliorare l'ambiente da un punto di vista fisico, biologico e soprattutto etico. Ecosostenibilità, giustizia, condivisione, pace, libertà e solidarietà devono oramai guidare ogni nostra azione: con la modifica costituzionale che oggi cominciamo ad approvare sarà più facile e garantito. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà.

PAGANO (FIBP-UDC). Signor Presidente, cari colleghi del Governo, autorevoli colleghi senatori, quando si arriva in Aula e si discute di un disegno di legge costituzionale, tutti quanti dovremmo essere particolarmente attenti e sensibili al ruolo di legislatori, rispetto al quale un momento come questo, cioè quello della modifica della nostra Costituzione, appare il più alto. È l'esperienza più significativa per chi viene eletto in Parlamento e sente di dover intervenire addirittura sulla Carta costituzionale, che è stata redatta alla fine della Seconda guerra mondiale e ci ha consentito di diventare un Paese democratico, proiettato lo sviluppo e una nuova vita. Ebbene, personalmente, da appassionato della nostra Costituzione e anche in virtù del mio partito, Forza Italia, che ne ha avuto sempre un profondo rispetto, ho sempre avuto a mia volta un atteggiamento particolarmente rispettoso verso di essa: proprio per questo, sono assolutamente convinto che non si possa intervenire in modo episodico - o, addirittura, a rate - per modificare una Carta costituzionale che è stata pensata, studiata, elaborata, redatta e approvata dai nostri Padri costituenti nel suo insieme. Per questo, in 1a Commissione - i colleghi di Forza Italia, che mi accompagnano in questa meravigliosa esperienza, possono testimoniarlo - mi sono sempre fieramente opposto in più occasioni a intervenire sulla nostra Costituzione a rate, come se si potesse fare: non è possibile invece intervenire su di essa, se non con un progetto armonico.

C'è però un'eccezione alla mia visione armonica della nostra Costituzione e alla necessità di intervenire in modo adeguato e complessivo sui suoi vari titoli e su ciò che i nostri Padri costituenti avevano pensato per noi e per il futuro del Paese, non certo per quel momento storico particolare. In questo caso, evidentemente, quella proiezione ne coglie invece l'essenza più assoluta, e cioè che bisogna intervenire sulla nostra Costituzione non per modificarla a tentoni, ma per integrarla con un principio e un valore che, forse, tanti anni fa non si pensava potessero essere così importanti per la vita quotidiana dei cittadini italiani. Oggi il Paese è profondamente mutato da un'industrializzazione sfrenata, dallo sviluppo economico, da un aumento degli abitanti, quindi da un'antropizzazione sempre più feroce, da una concentrazione dei cittadini nelle grandi città e da una sensibilità verso l'ambiente e la protezione della natura che a quei tempi non si avevano.

Per chi è appassionato di Corte costituzionale, ricordo semplicemente che la Consulta è intervenuta in più di un'occasione per stabilire che, laddove si discute di temi che hanno a che vedere con la tutela della salute e del paesaggio, la nostra Costituzione poteva intendere già in quel momento di dover tutelare l'ambiente, automaticamente, in diretta proiezione concetto giuridico che è stato sviluppato più recentemente nel mondo intero e che è divenuto oggi una necessità assoluta.

A me ha fatto enormemente piacere ascoltare il primo intervento del presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi, il quale, tra le varie riforme che riteneva giusto proporre per questo Governo nell'attuale fase storica del nostro Paese, in un momento così drammatico per la vita di tutti i cittadini, ha sostenuto che non era più possibile rinviare l'inserimento nella nostra Carta costituzionale del principio di tutela dell'ambiente. Questo è un aspetto che ho sposato e a cui ho applaudito, come tutti abbiamo fatto. La nostra Corte costituzionale l'aveva già inteso. Il mondo intero si sta proiettando verso la tutela dell'ambiente, verso l'indicazione di strumenti giuridici e normativi che chiariscano sempre di più che tutelare l'ambiente significa preservare l'ecosistema in cui viviamo per le generazioni future, per coloro che verranno dopo di noi. Noi siamo soltanto dei provvisori possessori di un mondo che verrà lasciato a chi verrà dopo di noi e abbiamo l'assoluto dovere, non il diritto, di preservarlo. Capite bene, dunque, che tutto ciò che ha a che fare con la tutela dell'ambiente e che è opportunamente inserito nei tre articoli di questo disegno di legge costituzionale diventa un passaggio epocale per la nostra Repubblica, per il nostro Paese e soprattutto ci proietta tra quei Paesi che già prima del nostro hanno opportunamente inserito il principio di tutela dell'ambiente nelle proprie Carte costituzionali.

Ognuno di noi deve essere consapevole che il mondo è profondamente mutato in questi anni e anche il fatto stesso che la Commissione europea abbia imposto, come condizione per accedere agli aiuti che arriveranno anche in Italia, in quello che viene definito il Piano nazionale di ripresa e resilienza, il principio che queste risorse non solo dovranno essere spese e bene, ma dovranno essere spese, soprattutto quelle che tendono a proporre degli investimenti sul territorio, in una logica orientata alla tutela dell'ambiente in cui viviamo. La cosiddetta transizione ecologica non è una conquista di questo Governo, ma ormai è un dato di fatto della società moderna. La Commissione europea ha imposto semplicemente al nostro Paese di prevedere nella propria agenda di proiezione economica che qualunque tipo di ammodernamento debba passare attraverso la protezione della natura, il diritto alla salute e all'ambiente salubre, la riduzione degli inquinamenti, non solo per tutelare la salute, ma anche per garantire un ambiente più sano in cui proiettare la vita delle generazioni che verranno.

Personalmente, sono sempre stato un appassionato di questo tema, come sa la collega Gallone, che ha fatto parte del comitato ristretto, che ringrazio per l'attività che ha svolto. È giusto ricordare a tutti i senatori, anche a coloro i quali non prendono parte ai lavori della 1a Commissione, affari costituzionali, che c'è stato un comitato ristretto che ha lavorato duramente, nel quale c'è stato un confronto anche aspro su alcune questioni, ad esempio sul principio di tutela degli animali, per il quale opportunamente è stata individuata una forma di delega al Parlamento per disciplinarne l'applicazione. Rivolgo un ringraziamento al vice presidente Calderoli, perché è stato certamente uno dei nostri padri legislatori. Mi consenta, egregio senatore Calderoli, di dire che merita un applauso, perché si è impegnato molto in tal senso e su questi temi ha dato una proiezione fondamentale al valore che questo Parlamento deve avere. (Applausi).

Concludo il mio intervento dicendo semplicemente che c'è modo e modo di intervenire sulla Costituzione. In questo caso, lo facciamo integrando, in termini di accessorietà, ciò che c'era per individuare ed inserire un principio assolutamente fondamentale per la qualità della nostra vita futura e di quelli che verranno dopo di noi. Esprimo quindi un apprezzamento a tutti coloro i quali hanno lavorato insieme a me nella Commissione affari costituzionali e a tutti i senatori che voteranno a favore di questa importantissima riforma costituzionale. Ringrazio il mio partito, Forza Italia, che ci ha consentito di fare tutto questo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà.

GRASSI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, desidero innanzitutto rivolgere il mio personale ringraziamento a tutti i colleghi della Commissione affari costituzionali per l'eccellente lavoro svolto. Il tema che abbiamo affrontato in Commissione era di particolare complessità. È stato infatti necessario, in via preliminare, stabilire quale approccio bioetico accogliere a fondamento dell'intervento normativo. È facile accusare le moderne Costituzioni di antropocentrismo, ma gli studi di bioetica dicono che, oggi, deve essere declinato come antropocentrismo della cura o della custodia. La Commissione ha dunque fatto una scelta di campo ben precisa, decidendo di tutelare l'ambiente, anche in funzione delle future generazioni. Quindi sì, l'articolo che proponiamo all'Assemblea pone ancora al centro l'uomo, ma come custode e come soggetto responsabile e non come padrone e signore dell'ambiente.

Si è trattato dunque di un compito complesso, anche perché avevamo il dovere di arrivare ad un testo in linea con lo straordinario stile che pervade la nostra Carta costituzionale: una Carta di principi e di straordinaria chiarezza, intorno alla quale si aggrega l'unità nazionale. Ebbene, credo che questa sfida sia stata vinta, anche perché abbiamo lavorato tenendo conto di quanto indicato dalla Corte costituzionale, dalla dottrina e dagli studi filosofici e di bioetica. Bene abbiamo fatto a non riferirci in modo unitario solo alla biodiversità e solo agli ecosistemi. Non dimentichiamo che anche noi siamo parte della biodiversità; se ci limitassimo a parlare solo di biodiversità, senza null'altro aggiungere, automaticamente avremmo incluso anche l'essere umano, che pure invece, in una Carta di principi e valori, vede delle norme ad hoc ad esso riservate. Si è così deciso di precisare che la tutela degli animali è competenza della legge dello Stato. Sia chiaro: questo non è frutto dell'intento di diminuire l'importanza degli animali all'interno dell'ecosistema, ma di consentire anzi una tutela efficiente, idonea e adeguata a questa parte così importante del mondo, di cui facciamo parte.

Non dimentichiamo che, secondo i sociologi, i beni che concorrono al raggiungimento di un buon livello della qualità della vita sono, senza alcun intento esaustivo, la salute, la libertà personale, l'integrità degli affetti e delle relazioni personali, il lavoro, l'uguaglianza e la salubrità dell'ambiente. Ebbene, questi beni devono essere distinti, perché alcuni di essi possono subire una temporanea limitazione o un temporaneo sacrificio, mentre altri non tollerano alcuna compressione e quindi il legislatore ha il dovere di diversificarli. Riservare una parte specifica del testo alla tutela degli animali vuol dire consentire di modulare la tutela, in ragione di un migliore equilibrio dell'ecosistema.

Credo quindi che oggi consegniamo all'Assemblea un testo che i padri costituenti apprezzerebbero, se ancora fossero tra noi. È quindi con l'orgoglio che affido all'Assemblea il frutto del nostro lavoro comune. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pavanelli. Ne ha facoltà.

PAVANELLI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, siamo di fronte a un'emergenza globale.

Gli scienziati ci dicono che il cambiamento climatico indotto dall'uomo con l'impiego di combustibili fossili ha portato la razza umana e i nostri amici animali alla sesta estinzione di massa della vita sulla terra. Eppure solo pochi di loro che vivono oggigiorno sono minimamente consapevoli di tale realtà.

L'Intergovernmental panel on climate change (IPCC), organo scientifico delle Nazioni Unite, ha lanciato nell'ottobre 2018 un terribile ammonimento: le emissioni di gas serra stanno accelerando e siamo sull'orlo di una serie di eventi climatici sempre più intensi che metteranno in pericolo la vita sul pianeta. L'IPCC ha stimato che, a causa dell'attività umana, la temperatura è aumentata rispetto ai livelli pre-industriali di un grado centigrado e ha predetto che il superamento della soglia di 1,5 gradi centigradi scatenerà un feedback loop incontrollabile e una cascata di mutamenti climatici che decimerà gli ecosistemi della terra. Al tipo di vita che conosciamo oggi non vi sarebbe ritorno.

Secondo il famoso biologo di Harvard Edward Wilson, l'estinzione di specie, a causa dell'attività umana, continua ad accelerare tanto velocemente da eliminare più della metà di tutte le specie entro la fine di questo secolo, cioè quando i neonati di oggi saranno anziani.

L'IPCC è giunta alla conclusione che per evitare la catastrofe ambientale dovremo ridurre le emissioni di gas serra del 45 per cento rispetto ai livelli del 2010 e ci restano solo undici anni per farlo. Ciò richiederà una trasformazione senza precedenti nella storia umana della nostra economia globale, della nostra società e del nostro stesso stile di vita. In altre parole, la specie umana si trova di fronte a un radicale riorientamento della sua civiltà, da realizzare in un periodo di tempo brevissimo.

Signor Presidente, cari colleghi e care colleghe, quella che ho appena letto è una parte del libro «Un green new deal globale» del famoso teorico dell'economia Jeremy Rifkin. Vorrei soffermarmi su una parte nello specifico: la specie umana si trova di fronte a un radicale riorientamento della sua civiltà, da realizzare in un periodo di tempo brevissimo. (Applausi).

Il MoVimento 5 Stelle, sin dalla sua nascita (parliamo già di undici anni fa), ha sempre messo l'ambiente al centro delle proprie azioni non solo politiche. (Applausi). Ci hanno dato degli idealisti e siamo stati etichettati in ogni modo possibile e immaginabile. Eravamo gli unici a parlare di ambiente e della sua tutela; eravamo gli unici che parlavano di emergenza climatica. E guardate ora: a distanza di anni siamo qui, in questo Palazzo, a discutere di inserire la tutela dell'ambiente e degli animali nella nostra Costituzione. (Applausi). La stessa Costituzione, nata per difenderci dalla barbarie di quel tempo monocolore, ora verrà plasmata e ampliata per adattarsi alle nuove battaglie che questo tempo offre, causate da anni di inquinamento indiscriminato, efferatezza contro i nostri ecosistemi, spregiudicatezza e noncuranza del nostro bene più prezioso.

Quante politiche sono state adottate negli anni scorsi che non hanno tenuto conto dell'aria che respiriamo e delle purezze delle nostre falde acquifere? Quante politiche sono state messe in campo per la riforestazione urbana, per la mobilità sostenibile e per l'avviamento di una vera economia circolare che utilizzasse i rifiuti come risorsa e non solo come materia da incenerire? (Applausi).

Questi sono i temi che il MoVimento 5 Stelle ha portato avanti in questi anni, con tutte le difficoltà del caso - questo dobbiamo dircelo - ma quanto abbiamo avuto ragione con il passare del tempo? Abbiamo rivoluzionato il paradigma politico e ambientale di questo Paese; ora si parla di superbonus e di efficientamento energetico degli edifici, di comunità energetiche, di economia circolare e oggi di inserire la tutela dell'ambiente e degli animali nel nostro dettato costituzionale. Un cambio di paradigma epocale. (Applausi). Oggi parliamo di inserire nella nostra Carta costituzionale nuove tutele per creare concretamente le basi per affrontare le sfide che ci attendono da qui al 2050, una norma rivoluzionaria e necessaria per implementare il processo di transizione ecologica che ci carica di un nuovo bagaglio valoriale e culturale più attento al benessere sociale e ambientale.

Fa piacere, permettetemi di sottolinearlo, che anche la parte più scettica dei miei colleghi sulla citata modifica costituzionale abbia fatto marcia indietro, sia tornata sui suoi passi e abbia compreso fino in fondo la necessità di inserire la tutela dell'ambiente in Costituzione.

Come ho detto prima, abbiamo davanti grandi sfide che dovremo portare avanti tutti insieme. E, no, ora non ci possiamo permettere nessun giochetto politico, come in passato; ora è il tempo di fare sul serio e mettere il bene comune al primo posto della scala valoriale e politica. (Applausi).

Il futuro non ha imboccato la strada obbligata e se siamo qui, è per invertire la rotta e imboccare la strada del cambiamento; un cambiamento che, come detto da Rifkin, ci vedrà tutti coinvolti in prima persona, partendo dal modificare le nostre abitudini ambientali, sociali e nutrizionali. La nostra società subirà un profondo cambiamento che ci porterà a una nuova evoluzione ecologica.

Quello di inserire la tutela dell'ambiente in Costituzione rappresenta il primo mattoncino di questo processo, un mattoncino che ci mette in riga con le altre Costituzioni europee e non solo. Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria; con le dovute differenze, tutti questi Paesi hanno all'interno dei propri dettati costituzionali la tutela dell'ambiente o comunque il riferimento al diritto di avere un ambiente sano.

Dal 1946 la nostra Costituzione ci ha protetto e tutelato. Ora occorre aggiornarla, con riferimento particolare agli articoli 9 e 41, aggiungendo che della tutela dell'ambiente e degli animali non possiamo fare a meno. Un Paese civile, come il nostro, deve compiere questo passo se vuole procedere speditamente verso quella transizione ecologica tanto auspicata. (Applausi).

Abbiamo un compito e una deadline, il 2050; altre alternative non esistono, non sono ponderate o ponderabili. Dobbiamo mettere l'ambiente al centro del nostro fare.

Presidente, colleghe e colleghi, oggi riscriviamo insieme un pezzo di storia del nostro Paese e inseriamo la tutela dell'ambiente e degli animali nella nostra Costituzione.

In ultimo un sentito ringraziamento al lavoro svolto dai miei colleghi Gianluca Perilli e Alessandra Maiorino (Applausi) e a tutto il MoVimento 5 Stelle. Oggi brilla la nostra stella dell'ambiente e brillerà forte per molto, molto tempo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Coltorti. Ne ha facoltà.

COLTORTI (M5S). Signor Presidente, abbiamo aggiunto alcune righe che dovrebbero salvaguardare l'ambiente nella nostra Costituzione. Sono evidenti i cambiamenti che sono subentrati da quando i Padri fondatori hanno scritto la Costituzione. L'Italia del dopoguerra ha avuto il boom economico ed una industrializzazione diffusa. È cresciuta la popolazione e sono cresciuti i bisogni, spesso indotti da un modello di sviluppo assolutamente non attento alle questioni ambientali. L'urbanesimo ha cambiato, e ancora sta cambiando, il volto del Paese, parallelamente al cambiamento dei mezzi di produzione e dell'economia che sta vivendo una globalizzazione senza pari.

Sembra però evidente che poche parole non cambiano la sostanza dei fatti. Se le parole fossero sufficienti, vivremmo in un mondo ideale. Il problema di questo Paese - e ricordiamo che il Parlamento è lo specchio del Paese - sono proprio le troppe parole che non rispondono ai fatti. Crimini efferati proprio contro l'ambiente sono stati fatti da persone che a parole dicevano di difenderlo. Tutti si riempiono la bocca con la parola ambiente, ma pochi lo rispettano veramente.

Tanto per dare un numero, Legambiente nel suo Rapporto Ecomafia del 2020 segnala che nel 2019 sono stati accertati 34.648 reati ambientali; quattro ogni ora, con un incremento del 23,1 per cento rispetto al 2018, per un giro d'affari stimato di 19,9 miliardi: una finanziaria.

Ma credo che sia importante per tutti noi che rappresentiamo il popolo e le istituzioni sgomberare il campo da ipocrisie: l'ambiente è il bene comune per eccellenza. Ma com'è possibile da una parte dire di difendere l'ambiente e dall'altra ridare i vitalizi a chi si è macchiato di crimini ed è stato condannato in via definitiva per reati che hanno magari avuto a che fare proprio con l'ambiente? (Applausi).

Com'è possibile dire di difendere l'ambiente e poi promuovere un referendum per poter cambiare parte della legge Severino e chiedere di abolire l'automatismo relativo ai termini di incandidabilità, ineleggibilità e decadenza? Com'è possibile volere che chi non è candido si possa candidare? Per non parlare poi della prescrizione sulla quale molti, troppi, vorrebbero tornare indietro. O ci si affida alla legge o si dice di affidarcisi ma poi la si teme e si fa di tutto perché le norme vengano aggirate, come troppo spesso è avvenuto in passato. Sappiamo tutti che chi può permettersi un buon avvocato, spesso la prescrizione la raggiunge e vanifica il lavoro sia delle Forze dell'ordine, che magari hanno rischiato la vita per individuare un colpevole, che della magistratura che ha speso tempo e denaro dei contribuenti per portare avanti le indagini.

Si terrorizza la pubblica opinione sull'uso delle intercettazioni che si sono dimostrate uno dei principali strumenti per combattere la malavita organizzata. Che problemi può avere un onesto cittadino, cosa dovrebbe temere? Ed anche la proposta di imporre limiti alla custodia cautelare va nella medesima direzione. In questo Paese i processi sono troppo lunghi e sappiamo tutti che vanno ridotti, ma sulla custodia cautelare ci si dimentica che esiste sempre il rischio di inquinamento delle prove, della latitanza e della reiterazione del reato.

Proteggere l'ambiente significa ridare personale alla pubblica amministrazione, come è stato fatto dal Governo Conte e come si spera verrà proseguito dal Governo Draghi. La demonizzazione della pubblica amministrazione fatta in passato ha condotto al suo depauperamento e al ricorso sempre più massivo al privato. Spero che decenni di privatizzazioni ed esempi eclatanti come quello del crollo del ponte Morandi e più recentemente quello della funivia del Mottarone abbiamo dimostrato come il privato persegue sempre il massimo profitto, spesso a discapito della sicurezza e del bene comune.

Il problema generato dalla demonizzazione passata della gestione pubblica è giunto al paradosso con il progressivo ma continuo smantellamento dei sistemi di controllo pubblici, controlli che sono stati affidati a quelli che dovevano essere controllati. Per decenni le privatizzazioni hanno governato il Paese con il risultato, anche e soprattutto a livello ambientale, che vediamo oggi.

Spero che tutte le persone che hanno a cuore l'ambiente si rendano conto come uno dei nemici principali sia stato proprio il liberismo e dunque in futuro si discostino da coloro che vedono in questo modello di sviluppo il rimedio di tutti i mali. Liberismo e consumismo vanno di pari passo: le persone sono incentivate ad acquistare anche se si tratta di oggetti che non cambiano nulla e che magari si possiedono già.

I giovani, indottrinati da sistemi di comunicazione di massa e asserviti ai produttori, assorbono senza batter ciglio i messaggi che giungono dalla pubblicità. Si acquista un cellulare, le cui funzionalità non sono utilizzate o sono utilizzate di rado e che sono già quasi tutte presenti nel cellulare che si ha già. Si acquista un nuovo vestito perché va di moda e in un diverso colore. Questo vale per migliaia di beni di consumo.

È un modello di sviluppo non sostenibile. Si dà la precedenza all'economia, dimenticando che si compromette il futuro dei nostri figli e delle future generazioni. Questo modello di sviluppo va cambiato il prima possibile. In questa legislatura, grazie al MoVimento 5 stelle, sono stati fatti passi enormi per garantire la sostenibilità dell'ambiente e delle risorse.

Non si può mai dimenticare che ogni anno l'Earth Overshoot Day, ossia il giorno dell'anno in cui l'umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell'intero anno, si anticipa di qualche giorno. Quest'anno si verificherà il 29 luglio. In pratica, dopo il 29 luglio depaupereremo il pianeta con le nostre attività e lo impoveriremo di risorse non rinnovabili. Per non parlare dei disastri che abbiamo fatto nell'estinzione della flora e fauna, che ha pochi eguali nella storia geologica del pianeta.

Dobbiamo, dunque, accelerare con rapidità. Alcuni processi sono probabilmente irreversibili, come il cambiamento climatico e l'aumento delle temperature medie del pianeta, che condurranno allo scioglimento delle calotte glaciali, con l'innalzamento di quasi un metro entro la fine del secolo. Sono evidenti le conseguenze disastrose di questo fenomeno. Anche intervenendo, saremo in grado di rallentare, ma non di bloccare e invertire il processo. Siamo in netto ritardo e sono ancora più in ritardo i Paesi in via di sviluppo, perché vi sono milioni di persone che stanno adottando un modello consumistico, aumentando lo sfruttamento di risorse non rinnovabili.

Spero che aver inserito l'ambiente in Costituzione possa significare, per ogni persona, aver messo l'ambiente nel proprio cuore e nella propria mente come parte di se stessi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà.

PARRINI (PD). Signor Presidente, ci sono materie su cui sarebbe dissennato dividersi, materie su cui sarebbe irragionevole non trovare un punto di incontro, materie su cui sarebbe incomprensibile prolungare il ritardo che la nostra democrazia ha accumulato rispetto a Paesi simili a noi. L'ambiente è una di queste materie.

La tutela dell'ambiente, che finalmente entra come concetto nella carta costituzionale, era qualcosa di cui nella carta fondamentale della nostra Repubblica si sentiva la mancanza. Alcune persone che si sono opposte alla modifica costituzionale oggi al nostro esame hanno avanzato un'osservazione, che non mi ha mai convinto. Secondo quest'ultima non c'è bisogno di toccare la Carta costituzionale, perché già da molto tempo la giurisprudenza costituzionale ha garantito l'effettiva tutela dell'ambiente, che noi cerchiamo di realizzare meglio modificando la nostra Carta.

Questa osservazione, come tutte le osservazioni non palesemente infondate, è insidiosa, ma, pur non essendo palesemente infondata, è un'osservazione sbagliata. Vi sono, infatti, dei momenti e degli argomenti rispetto ai quali è necessario che si realizzino un raccordo e un allineamento tra la Costituzione scritta e la Costituzione vivente. Noi ammettiamo che nella coscienza pubblica si siano fatti da tempo molti passi avanti in termini di attenzione nei confronti delle questioni ambientali, ma sappiamo che è venuto il momento di fare quell'allineamento di cui dicevo: quello tra il testo scritto della Costituzione e ciò che, grazie alla Costituzione, vive nella nostra collettività.

Noi dobbiamo essere molto consapevoli di due cose. La prima è che oggi compiamo un passo molto importante, per ragioni che spiegherò; un passo per il quale l'aggettivo «epocale» francamente non è sprecato: è un aggettivo che io cerco di utilizzare sempre con parsimonia, ma mi pare che oggi possiamo utilizzarlo. La seconda cosa è che sbaglieremmo se pensassimo che, fatto questo passo, il nostro compito rispetto alla sfida della tutela dell'ambiente sia esaurito, perché questo è un primo passo; è significativo ma è un primo passo, cui dovranno seguirne altri; nella legislazione ordinaria dovremmo dimostrarci coerenti con la scelta che oggi abbiamo fatto, dare prove di linearità, essere capaci di stare al passo coi tempi.

Relativamente alla prima cosa, dico che siamo di fronte ad un fatto epocale perché basta vedere i precedenti che stanno alle nostre spalle. Nelle tante audizioni che abbiamo svolto, e che giustamente la relatrice ha ricordato nel suo intervento introduttivo, è emerso (e forse non tutti lo sanno) che già nella Commissione Bozzi, che approvò la sua relazione conclusiva (poi purtroppo non tradottasi in modifiche costituzionali) nel 1985, trentasei anni fa, si interveniva sull'articolo 9 della Costituzione per inserire il concetto della tutela ambientale. Con questo intendo dire che alle nostre spalle c'è un lunghissimo arco di tempo durante il quale il legislatore, avendo il potere di revisionare la Costituzione, ha tentato di fare quello che oggi è davvero a un passo e che mi auguro domani, con il voto finale, si possa salutare come risultato raggiunto. Eppure non ci è mai riuscito. Un disegno di legge che interveniva sull'articolo 9 con parole quasi identiche a quelle che noi abbiamo deciso di inserire in quell'articolo fu presentato nel 2001, nella XIV legislatura, vent'anni fa, eppure altri vent'anni sono trascorsi e non si è riusciti a portare a casa il risultato.

È dunque un grande merito esserci riusciti. Non bisogna gonfiare il petto, non bisogna peccare di vanità, però è un merito e lo dobbiamo dire con forza, anche perché è la prima volta - mi pare lo ricordasse bene la relatrice - che il Parlamento, intervenendo sull'articolo 9, modifica la parte introduttiva della nostra Costituzione, una sorta di preambolo, quello dei principi fondamentali, che viene prima ancora della Parte I. Ed è la prima volta che si interviene sul Titolo III della Parte I dedicato ai rapporti economici, modificando l'articolo 41. Quando ci sono così tante "prime volte" significa che l'azione che si sta compiendo è significativa.

C'era un ritardo da colmare rispetto ad altri ordinamenti. Eravamo, come purtroppo spesso ci succede, troppo indietro rispetto ad altri Paesi. Se prendiamo quelli più simili a noi in Europa, la Spagna ha nella propria Carta costituzionale il concetto del dovere di conservare l'ambiente già dalla sua formulazione originaria del 1978. Certo, è facilitata dal fatto che si tratta di una Costituzione scritta trent'anni dopo la nostra, ma era il 1978, quarantatré anni fa; la Germania fece una revisione nel 1994 per inserire la tutela ambientale in Costituzione; la Francia nel 2005 fece una modifica di proporzioni enormi, che è diventata paradigmatica, perché addirittura la tutela dell'ambiente è stata messa nel preambolo della Costituzione. La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la cosiddetta Carta di Nizza, all'articolo 37 inserisce la tutela ambientale nel 2000, più di vent'anni fa. Noi davvero avevamo accumulato troppo ritardo e davvero era il momento di scrivere una buona pagina di politica di revisione costituzionale.

È stato fatto con equilibrio, grazie al buon senso e allo spirito costruttivo di molti e mi sembra sia stato fatto anche con un testo perfettamente adeguato. È giusto associare alla tutela ambientale i concetti di biodiversità e di tutela degli ecosistemi. Come sappiamo, gli ecosistemi (cioè tutte le interazioni tra gli organismi e i sistemi in cui vivono) e la biodiversità (cioè la varietà degli organismi che vivono in questi sistemi) sono l'oggetto tipico dell'ecologia, una scienza fondamentale per fare una buona tutela ambientale.

Considero fondamentale il riferimento al fatto che si operi nell'interesse delle future generazioni. Quel detto abusatissimo, ma che non posso fare a meno di citare anche oggi, ossia che il nostro Pianeta e il nostro ambiente li abbiamo non ereditati dai padri ma ricevuti in prestito dai nostri figli, è vero e doveva avere una sanzione nel testo costituzionale. Mi pare che, con il riferimento all'interesse delle future generazioni, questo sia stato fatto.

Era necessario realizzare quell'allineamento che dicevo tra testo scritto e Costituzione vivente, anche perché ormai è evidente che noi viviamo in un pianeta in cui la popolazione, che ammonta a 8 miliardi di persone, è il quadruplo di quella di cento anni fa. Le risorse non sono aumentate per quattro, ma sono finite. La pressione sulle risorse è gigantesca; i rischi sono enormi. Quindi era necessario stabilire il principio che è doveroso un diverso modo di vivere, di produrre, di consumare, di muoversi.

Questo lo si fa in maniera adeguata. Lo facciamo grazie al lavoro unificante svolto dalla relatrice Maiorino, che ringrazio, dai senatori Perilli, De Petris e Ferrazzi nel comitato ristretto, dal senatore Calderoli, che è già stato ringraziato e che ha svolto un ruolo di supervisione molto significativo, e dal senatore Bressa che, dal canto suo, ha contribuito affinché questo lavoro giungesse a conclusione.

Credo che, anche sul piano del metodo, abbiamo fatto qualcosa che ci può servire per il futuro, per questo scorcio di legislatura. Le riforme costituzionali si fanno così. Io mi auguro che questa riceva un consenso larghissimo domani e che si possa davvero salutare come una modifica che ci unisce. La difesa dell'ambiente, infatti, è un tema di tutti e un indice di saggezza consiste anche nell'avere la capacità di non piantare bandierine divisive. Sarebbe la cosa più sbagliata: quando un tema è di tutti, ognuno deve riconoscere la propria parte di merito, ma anche la parte di merito che hanno gli altri per portare avanti, tutti insieme, con fierezza, un risultato significativo. (Applausi).

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,44)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà.

GRANATO (Misto). Signor Presidente, salutiamo con grande piacere e interesse questa iniziativa legislativa che intende ampliare le tutele contenute nell'articolo 9 della Costituzione, estendendole anche all'ambiente. Ci auguriamo altresì di non dover vedere disattesi - purtroppo - anche questi commi che riguardano l'ambiente, così come vengono disattesi il primo e il secondo comma dell'articolo 9: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica». Lo sviluppo della cultura purtroppo è stato abbandonato da tempo, quando è stata smantellata la funzione costituzionale della scuola statale pubblica, quando è stato svilito il suo ruolo, attraverso la sua trasformazione in una sorta di fucina per la manodopera a basso costo delle aziende e delle imprese del futuro o delle multinazionali e quando è stata trasformata in un centro estivo, con la funzione docente svilita a ruolo di animatore turistico o di badante, in sostituzione di quelle che dovrebbero essere, invece, ben altre e alte funzioni che la Costituzione aveva affidato a questa nobile professione. Comunque anche la ricerca scientifica, che dovrebbe essere tutelata dall'articolo 9, è stata sottomessa alle logiche di mercato, dettate dall'interesse economico, e ha perso quella libertà che invece è tutelata dall'articolo 33 della Costituzione.

Vogliamo parlare della tutela del paesaggio? Praticamente nel Piano nazionale di ripresa e resilienza si promuove la competitività nello sfruttamento delle nuove fonti energetiche rinnovabili e quindi il proliferare delle pale eoliche, che ormai devastano qualsiasi meraviglioso angolo dei nostri territori e del nostro Paese.

Vogliamo parlare della tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione? È stato ormai abbandonato totalmente a causa dello svilimento del ruolo di tutela svolto dalle Soprintendenze e quindi dello smantellamento del Ministero della cultura (ormai si chiama così), che non assolve più in realtà al compito di preservare il nostro patrimonio storico e artistico. Purtroppo, l'articolo 9 non è l'unico ad essere stato completamente disatteso, perché è facile parlare di principi, ma bisogna far sì che questi principi trovino attuazione nella legislazione ordinaria.

Vogliamo parlare appunto di come viene disatteso completamente l'articolo 70 della Costituzione attraverso l'utilizzo improprio della decretazione d'urgenza? Un bicameralismo perfetto è diventato un monocameralismo di fatto, poiché i decreti-legge vengono esaminati praticamente in una sola delle due Camere, la prima in cui iniziano l'iter. Vogliamo parlare poi della modifica dell'articolo 81 della Costituzione, che impone, purtroppo, il vincolo di equilibrio di bilancio, limitando quindi l'esercizio dei diritti contenuti nella prima parte della Costituzione?

Per non parlare poi dell'articolo 41, un articolo fondamentale che purtroppo viene totalmente disatteso; ce ne siamo accorti attraverso gli episodi degli ultimi giorni. Esso recita: «L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Basti pensare a quanto è successo nella tragedia del Mottarone, così come nella tragedia del crollo del ponte Morandi, che ha visto un indennizzo riconosciuto non alle vittime della sciagura e del disastro colposo, ma addirittura ai concessionari del servizio di autostrade. Tutto questo ci riporta duramente alla realtà: noi abbiamo la Costituzione più bella del mondo, però purtroppo non abbiamo la classe politica adeguata, adatta a portarla a termine e a far sì che venga rispettata in tutti i suoi articoli.

Nell'articolo 33 della Costituzione che riguarda la scuola pubblica è scritto: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato». Eppure, nel 2020, le scuole paritarie private hanno preso ben un miliardo di euro e continuamente vengono sovvenzionate, con la compiacenza della 1a Commissione del Senato, che dà la liberatoria a tutto quanto in realtà non è rispondente al dettato costituzionale e che adesso chiede pure di modificare, per estendere tutele, laddove non tutela ancora i diritti fondamentali.

E ancora: «La scuola è aperta a tutti». «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Anche questo è falso; purtroppo, non avviene a causa della legislazione corrente perché la scuola depauperata non dà più l'opportunità agli studenti di raggiungere i gradi più alti non solo degli studi, ma anche di elevarsi socialmente, oltre che culturalmente. Non è soltanto l'elargizione delle borse di studio che può consentire a questi studenti di potersi elevare, ma anche e soprattutto la qualità della formazione che deve essere erogata dalle scuole statali pubbliche. Un anno e mezzo di chiusure e di lockdown non hanno generato nemmeno un euro di risarcimento per i gap formativi poiché l'attività per il recupero dei gap formativi, a settembre è fatta a costo zero, mentre 510 milioni di euro vengono spesi per utilizzare le scuole come centri estivi.

L'articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di espressione, quante volte viene violato e disatteso? Purtroppo, chi manifesta liberamente il proprio pensiero con la parola, con lo scritto o con altro mezzo di diffusione poi viene sanzionato con il licenziamento. È il caso di Riccardo Cristello, licenziato per aver associato la trama di una fiction televisiva a quanto si sta vivendo attualmente a Taranto con l'Ilva.

Lo stesso dicasi per il diritto alla salute, anch'esso disatteso, purtroppo, poiché dovremmo dire che ciò che sta succedendo a Taranto non è una violazione palese del diritto alla salute.

Mi auguro che questi commi per cui noi di L'Alternativa C'è voteremo a favore non vengano disattesi come tutto il resto del dettato costituzionale, perché la Costituzione più bella del mondo merita anche una classe politica in grado di valorizzarla e di farla applicare.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Caligiuri. Ne ha facoltà.

CALIGIURI (FIBP-UDC). Signor Presidente, Governo, colleghi, il provvedimento che oggi ci apprestiamo a discutere e a votare è molto atteso. È, infatti, fondamentale prevedere all'interno della nostra Costituzione il rispetto ambientale.

L'introduzione della stessa parola «ambiente» è un grande atto di responsabilità non solo nei confronti dell'ambiente stesso e del suo ecosistema, ma anche verso le future generazioni e l'intero genere umano. Credo che tutti in questa Aula abbiamo a cuore il rispetto per l'ambiente, che deve diventare sempre di più una priorità assoluta della classe dirigente. È un provvedimento necessario anche alla luce dell'avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza, delle prossime progettualità europee, della nuova programmazione della politica agricola comune (PAC) e del nuovo settennio e, più in generale, per garantire salvaguardia costituzionale all'ambiente e tutelare il futuro delle prossime generazioni.

Oggigiorno tutto ruota intorno al concetto di sostenibilità; è un dato di fatto. È fondamentale investire in sostenibilità ambientale, ma credo sia altrettanto necessario impegnarsi per garantire il giusto equilibrio tra sostenibilità ambientale ed economica. Questo non è per nulla un concetto scontato. Ad esempio, in merito alla nuova programmazione della politica agricola comune, nasceva quale politica volta all'incremento della produttività e alla tutela del reddito degli imprenditori agricoli che, ricordiamolo sempre, sono i custodi delle nostre terre. Se si dovesse perdere di vista la sostenibilità economica, molte aziende chiuderebbero, abbandonando le terre con conseguenze catastrofiche per lo stesso ambiente e il suo ecosistema. Pensiamo, ad esempio, al dissesto idrogeologico. Se si chiede loro di investire in sostenibilità, è necessario pensare a misure adeguate per una giusta transizione ecologica. Non è facile passare al green; non è una cosa che avviene con uno schiocco di dita. Questo dobbiamo comprenderlo e ricordiamo che negli ultimi anni il comparto agricolo ha fatto passi da gigante, diventando sicuramente uno dei migliori alleati dell'ambiente e della sua sostenibilità. Più del 20 per cento delle aziende agricole italiane ha un livello di sostenibilità alto, circa il 31 per cento, e deve ancora partire la batteria di aiuti proprio per favorire questa stessa sostenibilità in agricoltura e l'economia circolare. Diamo quindi la possibilità a tutti i comparti agricoli - allevatoriale, agricolo, di trasformazione - di essere veramente i migliori alleati dell'ambiente. Abbiamo dinanzi a noi anni di duro lavoro, ma allo stesso tempo opportunità uniche di investire nel miglioramento delle condizioni ambientale. È un impegno che ciascuno di noi deve assumere singolarmente, ma anche come collettività. Solo così l'Italia potrà vincere la sfida del Piano nazionale di ripresa e resilienza e soprattutto quella ambientale. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà.

PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, il disegno di legge n. 83 propone all'Assemblea di modificare la nostra Costituzione e già questo, a mio avviso, ci dovrebbe indurre ad essere cauti. È evidente che andare a modificare l'impianto normativo di base di tutto il nostro ordinamento giuridico, quello su cui si fonda tutto il resto, che prevale su tutto il resto, a cui quindi devono far riferimento poi tutte le altre norme che questa Camera insieme all'altra vanno ad adottare, dovrebbe indurre tutti ad una riflessione non solo sull'opportunità - su questo, evidentemente, in questo caso siamo tutti d'accordo - ma anche sulle conseguenze di quanto andiamo a fare. A me impressiona che spesso ci si ritrova ad essere tutti costituzionalisti. Questo spunto di riflessione mi è stato dato anche dalla recente vicenda delle vaccinazioni e del Covid, in cui anche soggetti qualificati interpretavano le norme costituzionali come se nel nostro ordinamento giuridico fosse legittimo esercitarsi in un'attività del genere. Ricordo che in Italia nessuno può interpretare la norma e quindi la sua conformità rispetto alla Costituzione, se non la Corte costituzionale. Questo precetto è talmente vincolante che nemmeno un giudice può pronunciarsi sulla costituzionalità o meno di una norma, infatti nel caso di rilievo che dovesse ritenere fondato, il giudice al massimo potrebbe sostenere che questa eccezione non è manifestamente infondata, sospendere il giudizio e rinviare tutto alla Corte costituzionale. Tutto questo lo evidenzio, benché sia ben noto ai colleghi di questa Assemblea, per rendere tutti consapevoli dell'importanza del passo che iniziamo a compiere oggi. Parlo di inizio perché sappiamo bene che la modifica della Costituzione è una procedura talmente importante e vincolata che necessita poi di tre ulteriori passaggi in Aula e poi di tutte le altre formalità che sappiamo. Il percorso che si è formalmente avviato in Commissione trova la sua massima espressione nel passaggio in Aula e quindi nel passo che ci apprestiamo a compiere oggi.

La modifica che si propone di introdurre riguarda l'articolo 9 della nostra Costituzione, al quale si intende aggiungere un comma nel quale si prevede di inserire la tutela dell'ambiente con la locuzione: «La Repubblica tutela l'ambiente e l'ecosistema, protegge le biodiversità e gli animali, promuove lo sviluppo sostenibile, anche nell'interesse delle future generazioni». Voglio evidenziare che la Costituzione, a mio avviso, dovrebbe essere elenco di principi e non tanto di norme, perché quei principi e quei diritti espressamente menzionati nella Costituzione evidentemente verrebbero ad assurgere ad un valore superiore a tutti gli altri. Inserire il riferimento alla tutela dell'ambiente ed estrapolare questa singola parte, come a quel punto sarebbe possibile e legittimo fare, da quello che invece dovrebbe significare il combinato disposto dell'intero articolo significa far correre dei rischi al nostro ordinamento giuridico anche di mummificazione, ad esempio, delle tante opere pubbliche che si vanno a realizzare. Se si considerasse infatti solo questa parte e non si considerasse invece la formula intera dell'articolo, che prevede di creare questa simbiosi e questo rapporto tra uomo e ambiente, finalizzato a soddisfare, valorizzare e conseguire l'interesse delle future generazioni, a mio avviso si rischierebbe di introdurre un ostacolo, anziché un elemento di tutela e di sviluppo. Lo voglio precisare, perché a mio avviso troppo spesso viene sottostimato un elemento che fa parte del nostro ordinamento giuridico. Nel nostro ordinamento giuridico è infatti previsto che, qualora ci sia un dubbio interpretativo di una norma, si debba utilizzare il criterio della ratio legis, il quale prevede che, nell'interpretazione di una norma, si tenga conto delle intenzioni del legislatore e quindi, evidentemente, di tutti noi. Le nostre intenzioni sono sì quelle di tutelare l'ambiente, di migliorare la simbiosi tra uomo e natura e di creare le basi per uno sviluppo sostenibile, ma evidentemente non sono quelle di mummificare tutto.

Questo lo voglio esplicitare, perché nell'intervento di alcuni colleghi invece, a mio avviso, si è rischiato di fare un po' di confusione. Infatti sono stati introdotti nella discussione degli elementi, che evidentemente tanto attinenti con essa non erano. Parlo quindi, da legislatore e da senatore che si troverà ad approvare convintamente questa modifica alla Costituzione, che la auspicava da componente della Commissione territorio, ambiente, beni ambientali, da abitante di un parco nazionale e da sindaco di un Comune sede di parco nazionale. È dunque evidente che, pur senza forse utilizzare i toni trionfalistici di qualche collega, per me si tratta comunque di un passo importante, che andiamo a percorrere nella giusta direzione, al fine di tutelare la nostra casa comune, che invece sempre più spesso si vede minacciata da attività a mio avviso irresponsabili. Voglio però precisare che tali attività non sono commesse da noi, ovvero da tutti gli italiani e dal sistema Paese Italia e nemmeno dal sistema Paese Europa. Se infatti andiamo a vedere quali sono i 120 fiumi che immettono più plastica negli oceani - lo porto solo come esempio, a mio avviso legittimo, e come dimostrazione dell'irresponsabilità del genere umano - ne troveremmo solo uno in Europa e chiaramente non nelle primissime posizioni.

Quindi, secondo me, si tratta di un passo nella giusta direzione, che dimostra la nostra sensibilità nei confronti dell'ambiente, che evidentemente non è solo nel legislatore, ma anche nei nostri concittadini, perché di esempi di comportamenti virtuosi nel nostro ordinamento ne potremmo trovare molti, non solo relativamente alle immissioni della plastica, ma anche alla raccolta differenziata, a quei comportamenti virtuosi che andiamo ad adottare quotidianamente nella nostra vita giornaliera e anche al modo in cui ci apprestiamo ad utilizzare le risorse che verranno dal recovery plan. Dunque, di esempi ne possiamo trovare molti, ma ciò che voglio evidenziare adesso, in questa discussione, è che il nostro intento non è di andare a mummificare tutto, cosa che evidentemente sarebbe anche contrario all'interesse delle future generazioni, citate nella seconda parte dell'articolo 9. Vogliamo invece fare in modo che questo interesse futuro, questo interesse pubblico, si vada a conciliare con la tutela dell'ambiente.

Ricordo che i primi 12 articoli della Costituzione sono quelli cosiddetti vincolanti e introducono principi sovraordinati a tutte le altre norme di natura gerarchicamente inferiore, per il sistema delle fonti del diritto, che quindi si troverebbero ad essere condizionate da quanto espressamente previsto in questi primi 12 articoli. Evidentemente l'articolo 9 rientra tra quelli che elencano i diritti inviolabili e ciò a mio avviso potrebbe rivelarsi un vulnus, perché sappiamo bene che, per definizione condivisa e pressoché unanime, siamo la patria del diritto. Questo perché molti dei sistemi giuridici moderni e sicuramente il nostro si basano sul diritto romano, che evidentemente è stato un precursore in tema di diritti e che evidentemente è ancora una base per quanto riguarda il nostro sistema legislativo, che è stato poi fortemente influenzato anche dall'ordinamento napoleonico. Dunque il nostro ordinamento, a differenza di quelli anglosassoni, si basa sul civil law, perché la norma è alla base dell'ordinamento giuridico e non si parla di precedenti vincolanti, tanto che la pronuncia di un giudice da noi vale solo per le parti in causa.

Questo però, per quanto principio generale e condiviso da tutti, non è propriamente vero perché, nell'eventualità di un giudizio che andasse a riguardare un'opera pubblica, evidentemente le conseguenze - gli interessi no, ma le conseguenze sì - sarebbero purtroppo a cascata, nell'interesse anche di molti altri soggetti.

È quindi evidente che, nell'introduzione di una modifica così importante, dobbiamo valutare anche le conseguenze che la stessa avrebbe sul nostro ordinamento giuridico, perché, come dicevo prima, le norme vanno interpretate non solo per il significato letterale delle stesse, ma anche per la loro relazione con il nostro sistema giuridico di base e, quindi, con la nostra Costituzione.

Per far capire a chi ci dovesse ascoltare ora quanto è complicato, evidenzio che l'interpretazione può essere suddivisa in base al soggetto che la compie (ci sono quindi diverse modalità di interpretazione: giudiziale, autentica e dottrinale) e, poi, al significato letterale della norma. Ciò che con questa discussione dovremmo introdurre è un elemento che avrebbe efficacia nell'interpretazione giudiziale, ossia che probabilmente conta di più. Infatti, l'interpretazione dottrinale è un mero esercizio logico, mentre quella autentica non necessita di interpretazione perché è il legislatore stesso a dire esplicitamente che cosa significano norme precedentemente adottate.

Quello che conta ora è introdurre un elemento che consenta a un eventuale giudice chiamato a pronunciarsi su questo di capire che l'intento di quest'assise non è estrapolare un singolo elemento di una norma (ossia la tutela), su cui siamo tutti d'accordo, ma evidenziare il fatto che questa tutela deve concretizzarsi in una simbiosi di sviluppo dell'uomo e dell'ambiente in funzione delle generazioni future.

È evidente, quindi, che questo mio intervento auspica che nella valutazione che eventualmente dovesse esserci in futuro si tenga conto che il nostro intento è far crescere il Paese e non fermare tutti i procedimenti in essere perché, evidentemente, ciò sarebbe contro gli interessi attuali e anche quelli futuri della nostra generazione. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà.

L'ABBATE (M5S). Signor Presidente, onorevoli senatori, membri del Governo, negli ultimi decenni il nostro pianeta ha continuato a subire un processo di degradazione ambientale dovuto alle nostre attività, ossia le attività umane, antropiche.

Si tratta di un processo sempre più difficile da governare. Sicuramente sono necessarie delle azioni estremamente urgenti e politiche ambientali di ampio respiro, ma è altrettanto necessario sviluppare una coscienza biosferica. L'emergere della consapevolezza delle conseguenze che il modello economico attuale (quello tradizionale) ha prodotto sui sistemi ecologici e sul loro equilibrio ha sviluppato nel tempo una rete di politiche organiche volte alla salvaguardia dell'ambiente.

Già dagli anni Novanta la comunità internazionale si è resa conto della necessità sempre più urgente di avviare una strategia globale per rivedere modelli economici e sociali in chiave sistemica, sostenibile, equa e inclusiva. Dalla Conferenza di Rio de Janeiro del 1992 ad oggi abbiamo imparato che la dimensione etica e quelle scientifica, tecnica, economica, sociale e culturale sono interconnesse e in relazione fra loro e caratterizzano il concetto complesso e sistemico di ambiente, implicando necessariamente l'individuazione di soluzioni e scelte di livello costituzionale. Infatti, i problemi complessi che dobbiamo affrontare (tutela della biodiversità, cambiamento climatico, pandemia e povertà - temi tutti collegati fra loro - e la cura di ogni essere vivente su questo pianeta) si risolvono con l'individuazione di principi che devono guidare il metodo e le Costituzioni sono la sede in cui tali principi possono essere recepiti e definiti.

Il diritto all'ambiente è ormai da anni al centro di un vivace dibattito a livello globale ed è tutelato in modo esplicito già all'interno di numerose direttive comunitarie, come la nuova Carta costituzionale europea e anche la maggior parte delle Costituzioni degli Stati aderenti all'Unione europea e anche di altri Stati nel mondo.

Ad oggi abbiamo 193 Costituzioni e 149 contemplano norme che definiscono i principi e i valori per la tutela dell'ambiente. La nostra Costituzione non definisce il concetto di bene ambientale, né contiene alcun riferimento diretto a situazioni legate alla necessità dell'individuo e della collettività di vivere in un ambiente integro e salubre. Probabilmente perché all'epoca, quando è stata elaborata, la cultura o, possiamo dire, la consapevolezza delle problematiche complesse relative allo sfruttamento del capitale naturale dei servizi ecosistemici relativi all'inquinamento delle matrici ambientali, non c'era ancora. (Brusio). Un bel vocìo di fondo...

PRESIDENTE. Colleghi, la giornata è a buon punto. Non deve essere difficile consentire alla collega di svolgere il suo intervento.

L'ABBATE (M5S). Nell'ambito della giurisprudenza italiana una prima definizione di ambiente è rintracciabile nella sentenza della Corte costituzionale n. 210 del 22 ottobre 1987, nel quale questo è configurato come un diritto fondamentale della persona ed interesse fondamentale della collettività che comprende unitariamente la conservazione, la razionale gestione e il miglioramento delle condizioni naturali, quindi dell'aria, dell'acqua, del suolo e di tutte le altre componenti, l'esistenza e la preservazione dei patrimoni genetici, terrestri e marini, e di tutte le specie animali e vegetali che in esso vivono allo stato naturale. La giurisprudenza ha colmato quindi la lacuna normativa a livello costituzionale.

L'assenza quindi di un esplicito riconoscimento del diritto all'ambiente, quale principio fondamentale del nostro ordinamento, ha spinto anche noi del MoVimento 5 Stelle ad accogliere con grande entusiasmo e a partecipare in prima persona alla modifica della nostra Costituzione. Tutelare l'ambiente e gli animali è un valore in sé: promuovere un sistema sociale ed economico capace di fare finalmente i conti con la natura, osservare le sue leggi da tempo dimenticate per poter salvaguardare la rete della vita e l'unico pianeta che abbiamo.

Ambiente in Costituzione è condizione e presupposto affinché la tutela sia concreta ed equa per le attuali e le future generazioni e impone non solo diritti, ma doveri.

Nel Movimento 5 Stelle continueremo la nostra missione. Transizione ecologica? Sì, ma quella reale, quella di Nicholas Georgescu-Roegen quando ci parlava, già nel 1969, di flussi di materia e di energia e ci diceva che la materia era importante e non bisognava bruciarla. Quella di Barry Commoner con le sue leggi dell'ecologia, quando ci diceva che nulla è gratuito, tutto sarà pagato prima o poi. Dobbiamo fare veramente i conti con la natura.

La vera transizione ecologica è solo l'inizio e il primo passo, ma poi si dovrà lavorare insieme come un'unica comunità con quello che viene definito il patto verde, il green new deal, che non è altro che questo.

Ringrazio i colleghi Gianluca Perilli, Alessandra Maiorino e tutti coloro che hanno contribuito ad ottenere questo risultato oggi. Noi ci siamo. Noi del MoVimento 5 Stelle ci siamo e ci saremo sempre perché le 5 stelle brillano e hanno sempre brillato per la salvaguardia e la tutela del nostro ambiente. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare la relatrice.

MAIORINO, relatrice. Signor Presidente, vorrei ringraziare tutte le colleghe e i colleghi che sono intervenuti oggi e tutti quelli con cui abbiamo lavorato intensamente per mesi in Commissione e nel comitato ristretto per raggiungere questo risultato.

Oggi è un giorno in cui la politica può essere orgogliosa, perché ha dato il meglio di sé, mettendo da parte divisioni e steccati e cercando senza sosta una strada che consentisse di mettere al centro il bene comune, e così abbiamo fatto.

Oggi è un giorno solenne che corona questa determinata volontà, ma soprattutto è un giorno solenne perché ci apprestiamo a modificare per la prima volta quella parte della nostra Carta fondamentale in cui sono fissati i principi fondativi stessi della nostra Repubblica e del nostro essere collettività. Lo facciamo venendo da percorsi diversi, che tuttavia hanno condotto tutti allo stesso esito: la necessità di riconoscere l'ambiente quale diritto irrinunciabile della persona e il dovere pertanto della Repubblica di tutelarlo, anche nell'interesse di chi abiterà questo pianeta dopo di noi, le future generazioni.

Di nuovo, quindi, un sentito grazie a tutte le colleghe e ai colleghi di tutti gli schieramenti politici. (Applausi).

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica.

Passiamo all'esame degli articoli del testo unificato proposto dalla Commissione.

Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, vorrei solo annunciare che ritiro gli emendamenti 1.202, 1.207, 1.209 e 1.210, mentre mantengo l'emendamento 2.0.201.

LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, per quanto riguarda gli emendamenti 1.203 e 1.204, il ragionamento che voglio portare all'attenzione dei colleghi senatori è semplicemente questo: con l'emendamento 1.203 chiediamo di sostituire le parole: «la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali» con le seguenti: «nelle forme e nei modi disciplinati dalla legge dello Stato».

Con l'emendamento successivo, chiediamo di sopprimere le parole: «la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali», semplicemente perché si tratta di una precisazione superflua, in quanto lo Stato disciplina già con leggi ben precise la tutela degli animali. Faccio alcuni riferimenti: ad esempio la legge n. 189 del 20 luglio 2004 recante: «disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali» che ha introdotto nel codice penale il titolo IX-bis. (Brusio. Richiami del Presidente).

Poi ci sono altre norme che prevedono punizioni come la reclusione o le multe per altre fattispecie di reati quali il reato di uccisione di animali per crudeltà e senza necessità o i maltrattamenti di animali. Tali norme prevedono anche il divieto di spettacoli e manifestazioni, la punizione di comportamenti che vadano a seviziare e maltrattare gli animali, il divieto di combattimento tra gli animali e di abbattimento degli animali stessi. Si tratta di norme già contenute nelle leggi dello Stato e che tutelano gli animali.

Abbiamo presentato l'emendamento non solo perché è superfluo ribadire questo, ma anche perché abbiamo paura che vi sia la volontà di far passare dalla finestra quello che non è passato dalla porta, cioè quel principio quasi radicale di una tutela degli animali a prescindere, che potrebbe portare a sviluppi imprevedibili. Penso in particolare all'allevamento, all'aspetto faunistico e alle attività venatorie.

Signor Presidente, quando diciamo di essere favorevoli alla tutela dell'ambiente in Costituzione da questo punto di vista, non abbiamo da far brillare una stella. Noi l'ambiente lo abbiamo nel nostro DNA, perché siamo un partito patriottico, il partito della Patria, che significa la terra dei padri.

Da questo punto di vista noi abbiamo il massimo rispetto dell'ambiente. Quando si parla, nella modifica dell'articolo 1, di tutela dell'ambiente e della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni, siamo d'accordo perché, da questo punto di vista, quando si parla di ecosistemi, si parla di un sistema complessivo, che va dall'uomo, all'ambiente, agli animali e agli esseri viventi.

Siamo, invece, estremamente preoccupati per la seconda parte, di cui chiediamo l'abrogazione. Ho posto queste riflessioni all'attenzione dell'Assemblea proprio perché ci possa essere, invece, una convergenza verso un voto favorevole a questi emendamenti.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

MAIORINO, relatrice. Signor Presidente, si invita al ritiro di tutti gli emendamenti all'articolo 1, ad eccezione degli emendamenti 1.203, 1.204 e 1.205 per i quali il parere è negativo.

Signor Presidente, preannuncio inoltre che sugli emendamenti 2.0.200 e 2.0.201 il parere è favorevole se viene accolta una proposta di riformulazione tecnica, nel senso di sostituire «approvata ai sensi dell'articolo» con «di cui all'articolo 9».

BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea.

PRESIDENTE. Senatrice Maiorino, per quanto riguarda la proposta di riformulazione, la esamineremo al momento dell'esame degli emendamenti aggiuntivi all'articolo 2. Intanto, mi sembra di capire che l'invito al ritiro degli emendamenti all'articolo 1 non venga accolto.

AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, in realtà l'invito al ritiro è parzialmente accolto, perché ritiriamo gli emendamenti 1.206, 1.208. Ritiriamo anche l'emendamento 2.0.202, proprio perché c'è stata la disponibilità da parte della relatrice ad accogliere l'importantissimo emendamento 2.0.200, al quale aggiungiamo le firme di tutti i componenti del nostro Gruppo.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.200, 1.201 e 1.202 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.203, presentato dal senatore La Pietra e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.204, presentato dal senatore La Pietra e da altri senatori, identico all'emendamento 1.205, presentato dalla senatrice A bate.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti da 1.206 a 1.210 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale è stato presentato l'emendamento 2.200, successivamente ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

CRUCIOLI (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRUCIOLI (Misto). Signor Presidente, vorrei solo segnalare che, in occasione del voto sull'articolo 1, per errore ho espresso voto contrario, ma in realtà intendevo votare a favore.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 2.

Sugli emendamenti 2.0.200 e 2.0.201 era stata avanzata una richiesta di riformulazione dalla relatrice. Chiedo ai presentatori se intendono accoglierla.

CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, la accolgo.

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, la accolgo.

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulla riformulazione proposta.

BINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.200 (testo 2), presentato dal senatore Calderoli e da altri senatori, identico all'emendamento 2.0.201 (testo 2), presentato dal senatore Durnwalder e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 2.0.202 è stato ritirato.

Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

SAPONARA (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SAPONARA (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, Saman Abbas, diciottenne di origine pakistana, residente con la sua famiglia a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, è scomparsa da oltre un mese: da quaranta giorni non si hanno più sue notizie. Le testimonianze acquisite in questi giorni dagli inquirenti non sono per nulla confortanti e tutto ormai fa pensare che sia stata soppressa dai componenti della sua stessa famiglia. Questo per aver rifiutato di accettare il matrimonio combinato dai suoi genitori.

Non sarebbe questo il primo caso del genere, visto che già nel 2006 una ventenne pakistana di Sarezzo, Hina Saleem, e nel 2018 una venticinquenne sempre pakistana di Brescia, Sana Cheema, erano state uccise dai familiari perché troppo occidentalizzate e non volevano sottostare a imposizioni sulla loro vita sentimentale privata. Sono fatti che devono far riflettere sulla condizione delle donne islamiche in Italia, vittime di estremismi che, in nome di una religione, tolgono loro la dignità e spesso la vita.

Vorrei per questo sentire la voce di tutte le donne che siedono in quest'Aula (Applausi), così come abbiamo fatto noi, donne della Lega, ingiustamente accusate di aver strumentalizzato il caso, quando in realtà la volontà è solo quella di sensibilizzare l'opinione pubblica e il Parlamento su questioni assolutamente irrisolte, nonostante i proclami da parte di una sinistra che vede un'integrazione dove in realtà non c'è e sembra non vedere comportamenti che nulla hanno a che fare con una vera integrazione.

Al di là di questo, chiedo se il Governo sia a conoscenza dell'entità del fenomeno dei matrimoni forzati e delle violenze ad essi collegate in caso di rifiuto delle ragazze, per lo più minorenni, vittime di tali abusi; e cosa si stia facendo e cosa si intenda fare nel merito, al fine di controllare e confinare tali accadimenti. Resta urgente, come proposto dalla Commissione per i diritti umani, istituire un Osservatorio nazionale, che consenta di monitorare e analizzare il fenomeno e le altre forme di violenza minorile, come mutilazioni genitali, lavoro forzato e schiavitù, e di adottare misure di contrasto rispetto a coloro che organizzano i viaggi finalizzati ai matrimoni forzati e precoci.

Ancora, è urgente promuovere una campagna di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale in merito alla problematica dei matrimoni combinati per le ragazze di nazionalità straniera, considerando che in Italia il matrimonio forzato è reato, nonché sui diritti delle donne garantiti dalla normativa italiana presso le scuole, i luoghi di culto, le associazioni presenti sul territorio, i luoghi di aggregazione, le istituzioni locali e i mezzi di informazione. Tutto questo è urgente per arrivare a evitare che vicende tragiche come queste si ripetano. (Applausi).

ROMAGNOLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMAGNOLI (M5S). Signor Presidente, il 2 giugno abbiamo tutti partecipato alla famosa e importantissima Festa della Repubblica, che è stata celebrata presso tutti i vari monumenti ai caduti d'Italia. Sono stati momenti molto emozionanti. Ho partecipato personalmente alla festa ad Ancona, e tutte le varie istituzioni erano presenti. È importantissima la partecipazione dei cittadini, come sono importanti i riconoscimenti dati alle varie personalità presenti.

Tuttavia ho evidenziato che, mentre sono stati premiati giustamente dirigenti e direttori dell'ambito sanitario, che hanno rappresentato un comparto di fondamentale importanza specialmente nell'anno passato, nessun premio è stato invece attribuito agli operatori. Allora vorrei, qua nell'Aula del Senato che ritengo di primaria importanza, semplicemente ringraziare tutti gli operatori sociosanitari, infermieri, terapisti, psicologi e dottori, che nell'ambito di ogni struttura, ci hanno aiutato rischiando la propria incolumità per dare una possibilità alla nostra vita, alla nostra salute. Li ringrazio veramente di cuore, perché è stato determinante il loro ruolo e sappiano che quei premi, nel mio cuore e nel cuore di molti di noi, sono rivolti al loro operato che è stato senz'altro indispensabile per evitare la catastrofe assoluta. (Applausi).

QUARTO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUARTO (M5S). Signor Presidente, oggi, anniversario dell'epica Conferenza mondiale su ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro del 1992, si celebra la Giornata mondiale degli oceani. È l'occasione per riflettere sui benefici degli oceani e sul dovere individuale e collettivo di interagire con gli oceani in modo sostenibile per soddisfare le attuali esigenze, senza compromettere quelle delle generazioni future.

Gli oceani sono il più grande polmone del pianeta: producono il 50 per cento dell'ossigeno e assorbono il 30 per cento dell'anidride carbonica prodotta dall'uomo. Ciò attenua l'impatto del riscaldamento globale, ma acidifica le acque, minacciando la biodiversità marina. Il 50 per cento delle barriere coralline è oramai distrutto. Ci forniscono cibo, dando lavoro a 40 milioni di persone, ma l'impatto della pesca intensiva si mostra catastrofico: con il 90 per cento delle grandi popolazioni ittiche esaurite, stiamo prendendo dall'oceano più di quanto possa essere ricostituito. In compenso, scarichiamo rifiuti; l'inquinamento da plastica è dappertutto. Poi, a causa del cambiamento climatico, il livello degli oceani aumenta, con recenti stime al rialzo, minacciando la sopravvivenza di comunità costiere.

Il tema della celebrazione del 2021 è «L'oceano: vita e mezzi di sussistenza», nell'ambito di un decennio di sfide per raggiungere l'obiettivo ONU di sviluppo sostenibile 14, «La vita sott'acqua», al fine di conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine entro il 2030. Sarebbe a tal scopo auspicabile l'obiettivo 30x30: almeno il 30 per cento degli oceani totalmente protetto entro il 2030.

Per proteggere e preservare l'oceano dobbiamo creare un nuovo equilibrio, basato sulla comprensione dell'oceano e del modo in cui l'umanità si relaziona con esso. Dobbiamo costruire una connessione con l'oceano che sia inclusiva, innovativa e informata. (Applausi); una connessione saldata da atti concreti, individuali e collettivi. È un atto concreto che noi senatori possiamo a breve concludere e portare a termine l'iter della legge "salvamare" per il recupero dei rifiuti in mare e per l'economia circolare, finalizzata a non disperdere rifiuti nel mare. (Applausi).

ANGRISANI (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGRISANI (Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono certa che conoscete tutti il fiume Sarno e il disastro ambientale che vivono i cittadini del suo bacino. Ebbene, questa che vedete in foto è una bottiglia di acqua "Sarnella", l'acqua che provoca tumori alla popolazione e uccide la flora e la fauna presenti nel fiume. Non vi preoccupate: non è in vendita e non è imbottigliata, ma rappresenta la campagna di sensibilizzazione ideata da alcune associazioni per portare il problema dell'inquinamento del Sarno alla ribalta nazionale attraverso il brand rappresentato dall'acqua Sarnella.

Quella dell'inquinamento del Sarno rappresenta una questione annosa, che ha visto l'interessamento di diverse legislature e tante amministrazioni, oggetto anche di una Commissione parlamentare di inchiesta. Ad oggi poco o nulla purtroppo è cambiato.

Il Sarno rappresenta un tema ambientale, ma anche salutare: le sostanze chimiche presenti nelle acque inquinate sono particolarmente pericolose per la salute dell'uomo e per la sopravvivenza della flora e della fauna fluviale. L'acqua che viene utilizzata dalle piante, dagli animali e dall'uomo arriva principalmente dai fiumi. Le indagini epidemiologiche hanno evidenziato, infatti, che le patologie accertate presentano due veicoli principali di trasmissione: le gocce aerosolitiche e l'ingestione diretta e indiretta dell'acqua del fiume.

Bisogna agire e anche in fretta. L'anno scorso, dopo il lockdown, bastarono pochi giorni dall'allentamento delle misure restrittive per catapultarci di nuovo in un incubo ambientale, fatto di discariche abusive e di sversamenti illegali.

Tutto ciò è responsabilità di alcune aziende del comparto produttivo - da un lato - ma - dall'altro - è anche colpa della pubblica amministrazione. La salvaguardia ambientale non può prescindere dalla realizzazione e dal completamento della rete fognaria, per la cui mancata realizzazione la Campania, ogni anno, paga milioni di euro per le procedure di infrazione in Europa. L'inadeguatezza e la lentezza burocratica e amministrativa della Regione ritardano i lavori di risanamento del Sarno. Quindi, ritengo utile prendere in considerazione l'ipotesi di riportare il fiume Sarno tra i siti di interesse nazionale, in modo da riuscire a prendere nuovamente contezza gestionale a livello nazionale di tale problematica.

Qualche settimana fa, su iniziativa di alcune associazioni locali, c'è stata una manifestazione a Nocera inferiore e il grido di dolore dei manifestanti, la cui voce riporto qui nell'Aula del Senato, non può restare inascoltato. Le associazioni promotrici di questa battaglia ambientale hanno promosso uno spot provocatorio che pubblicizza il brand dell'acqua Sarnella. Lo scempio ambientale e l'avvelenamento delle acque del Sarno sono un attentato quotidiano alla salute pubblica.

Cari colleghi, vi invito a venire in Campania per ammirare l'acqua limpida del fiume Sarno alle sorgenti nella mia città; acqua, che dopo poche centinaia di metri, diventa un disastro ambientale. Dobbiamo riflettere su tutto ciò, sul fatto che l'incidenza di alcuni tumori in quest'area è superiore alla media. Chilometri di spiagge balneabili potrebbero essere una risorsa turistica in questo momento di crisi socio-economica. Non lasciamo soli le associazioni e i cittadini in questa lotta e, oltre a plaudire a iniziative di sensibilizzazione, come quella dell'acqua Sarnella, dobbiamo impegnarci attivamente per modificare il corso degli eventi. (Applausi).

MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, il 14 agosto 2018 crollava il ponte Morandi, causando 43 vittime, una serie di danni economici enormi alla vita di tante persone a Genova e, in generale, creando un grave danno al Paese.

In questi tre anni si è parlato di punire coloro che avevano responsabilità. Le responsabilità sono ampiamente emerse; è uscito persino un libro, scritto dalla giornalista de «Il Sole 24 Ore», Laura Galvagni. Si è evidenziato che la manutenzione fatta da Autostrade per l'Italia (Aspi) è stata molto al di sotto di quanto richiesto già per iscritto. Poi i risultati si sono visti. I soldi risparmiati sulla manutenzione sono diventati, per un verso, dividendo nelle tasche degli azionisti e, per un altro, la morte per coloro che erano sul ponte quel giorno.

Ora si parla, senza che ci sia stato alcun coinvolgimento parlamentare di qualsiasi tipo, di un'operazione per la quale Cassa depositi e prestiti tirerebbe fuori a beneficio diretto e indiretto - ma soprattutto diretto - di Atlantia, e cioè della famiglia Benetton principalmente, circa 21 miliardi, quando, avvalendosi della possibilità di recesso previsto dall'articolo 9-bis della convenzione unica, se ne potrebbero spendere 13. Ciò avverrebbe nel caso in cui i tribunali dessero torto sempre allo Stato e sempre ragione ad Autostrade per l'Italia, anche in ragione dei piccoli problemi - chiedo scusa per l'ironia in una cosa di questo genere - che si sono manifestati per quanto riguarda la manutenzione.

Su questo, oltre a gradire un intervento del Governo di spiegazione, sarebbe comunque doverosa la risposta a interrogazioni presentate da me, dal senatore D'Alfonso, presidente della Commissione finanze, e da diversi altri senatori del Gruppo Partito Democratico, dal senatore Lannutti e da altri ancora. Pertanto, sollecito il Governo a comunicare a tal riguardo, anche perché in merito si è levata la voce di Egle Possetti, presidente del Comitato dei familiari delle vittime del crollo del ponte, la quale ha pronunciato una frase molto eloquente del tipo: con questo affare i nostri familiari vengono uccisi una seconda volta.

Credo che, quantomeno, una spiegazione sia doverosa. (Applausi).

PAPATHEU (FIBP-UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAPATHEU (FIBP-UDC). Signor Presidente, mi unisco, innanzitutto come componente della Commissione di inchiesta sul femminicidio, ma anche come donna del Gruppo parlamentare Forza Italia, che oggi qui rappresento, al lutto che il nostro Paese deve purtroppo celebrare, a fronte dell'ennesimo caso verificatosi. Mi piace dire che siamo tutte Saman, come lo sono tutti gli italiani vicini alle vittime di eventi del genere ormai tristemente noti. Mi riferisco ai minorenni che vengono venduti dalle proprie famiglie per business, per portare in dote visti di soggiorno e permessi e subiscono diverse pratiche, che tutti conosciamo, come l'infibulazione, perpetrata ancora oggi da quelle famiglie. Come componente della Commissione di inchiesta sul femminicidio, con la mia presidente, senatrice Valente, ho assistito quotidianamente a testimonianze nel corso di audizioni di medici di famiglia e operatori sanitari che denunciano tale pratica, evidenziando anche che delle famiglie portano addirittura nei propri Paesi le bambine per essere infibulate e poi le riportano candidamente qui in Italia, per non correre alcun rischio.

Quello che oggi vorrei veramente chiedere a gran voce è che il muro di silenzio che si erge intorno a episodi del genere cada, perché la loro denuncia deve partire dai vicini di casa, dalle famiglie e da chiunque possa farlo, perché in Italia siffatte pratiche sono vietate. E bisogna farlo urgentemente, perché ogni omessa testimonianza è presupposto della futura morte per mano dei propri familiari di povere ragazze che vengono ancora oggi costrette a contrarre matrimonio con persone di venti, trenta o quaranta anni più grandi di loro, in ossequio della religione che dicono di dover rispettare. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 9 giugno 2021

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 9 giugno, alle ore 9,15, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,47).