Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 281 del 14/12/2020

Discussione del disegno di legge:

(1994) Conversione in legge del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (Relazione orale)(ore 18,43)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1994.

I relatori, senatori Presutto e Marino, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Presutto.

PRESUTTO, relatore. Signor Presidente, illustri colleghi, rappresentanti del Governo, la persistenza della pandemia da Covid-19 e il picco generato dalla seconda andata hanno reso necessaria l'adozione di nuovi decreti della Presidenza del Consiglio per far fronte alle emergenze in atto, prevedendo delle restrizioni finalizzate al contenimento della diffusione del contagio. Contemporaneamente, il Governo ha adottato, con carattere progressivo, azioni di sostegno ai settori economici più colpiti dalle restrizioni conseguenti alla pandemia. Si tratta di provvedimenti che hanno seguito l'evoluzione delle difficoltà economiche, approntando risposte in grado di adattarsi alle varie esigenze. Queste misure sono contenute in quattro decreti-legge: al primo, denominato ristori, sono seguiti il ristori-bis, il ristori-ter e il ristori-quater, che sono stati trasformati in emendamenti al decreto-legge ristori. Tali provvedimenti, per le caratteristiche che ho appena riportato, devono essere considerati in maniera organica, ricordando anche che ad essi seguirà a breve un altro decreto-legge, una sorta di ristori cinque, il quale servirà a dare un'ulteriore risposta di sostegno al nostro sistema economico e produttivo, con l'obiettivo di sostenere tutte quelle attività che, pur non avendo chiuso, hanno però registrato cali di fatturato, perché fanno parte delle filiere collegate ad attività chiuse.

Oggi siamo chiamati in quest'Aula a discutere e votare il disegno di legge di conversione del decreto-legge ristori, che conta su una dote complessiva superiore ai 19 miliardi di euro per potenziare ed estendere la rete di protezione intorno al nostro tessuto economico produttivo. Durante il mio intervento vi illustrerò le caratteristiche della parte del disegno di legge collegata al ristori uno e bis. L'altro relatore si occuperà di illustrarvi i decreti ristori-ter e quater.

Con il decreto-legge ristori, il Governo ha inteso potenziare la rete di protezione intorno alle categorie economiche più colpite dalle restrizioni introdotte dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020, mediante interventi a sostegno alle imprese, all'economia, al lavoro e inerenti alla salute e alla sicurezza.

Per quanto riguarda le imprese e l'economia in particolare, è stato istituito un contributo a fondo perduto per tutte le attività colpite dalle ultime restrizioni, che ha previsto un ristoro rapido automatico direttamente sul conto corrente, senza bisogno di compilare moduli e con incrementi che, rispetto al precedente ristoro del decreto-legge rilancio, arrivano fino al 400 per cento. Le attività commerciali sono state sostenute anche con il riconoscimento di un credito di imposta sugli affitti degli immobili per i mesi di ottobre, novembre e dicembre e con la cancellazione della seconda rata IMU. Sono state sospese le procedure esecutive immobiliari per la prima casa fino al 31 dicembre 2020. Sono stati previsti aiuti al turismo e alla cultura e stanziate risorse per sostenere l'internazionalizzazione delle imprese italiane.

Per quanto riguarda il lavoro, è stata prorogata la cassa integrazione per altre sei settimane (fino al 31 gennaio 2021) o, in alternativa, sono state concesse ulteriori quattro settimane di esonero contributivo, prevedendo anche il blocco dei licenziamenti ed è stata prevista la sospensione dei versamenti contributivi relativi ai lavoratori delle aziende interessate dal DPCM per il mese di novembre.

Per i lavoratori stagionali, inclusi quelli del turismo, dello spettacolo, quelli intermittenti, i porta a porta e i prestatori d'opera, è stata prevista un'indennità una tantum da mille euro. Per chi invece ha usufruito del reddito di emergenza sono state previste altre due mensilità.

Per quanto riguarda invece la salute, è stata potenziata la capacità di diagnosi rapida dei casi di positività al Covid-19 tramite lo stanziamento di risorse per la realizzazione di un piano per i tamponi rapidi antigenici e sono state previste risorse per permettere a medici di famiglia e pediatri di effettuare tamponi rapidi per velocizzare il tracciamento. Per garantire anche agli studenti meno abbienti di usufruire di PC, tablet e connessione alla rete, sono stati stanziati ulteriori 85 milioni per la didattica a distanza.

Per quanto riguarda la sicurezza, sono previste risorse per le Forze di polizia e i Vigili del fuoco e interventi nell'ambito della giustizia, per ampliare e semplificare i collegamenti da remoto per i procedimenti penali e civili e per favorire le udienze a porte chiuse nei procedimenti civili e penali. Altri interventi sono previsti sull'ordinamento penitenziario, con l'obiettivo di contenere i contagi all'interno delle carceri.

Con il decreto-legge ristori-bis, il Governo ha inteso fornire un veloce aiuto economico ai settori colpiti dalle misure restrittive contenute nel DPCM del 3 novembre, con il quale l'Italia è stata divisa in tre zone di rischio legate al Covid-19 e classificate come gialle, arancioni e rosse, decretando la chiusura totale di molte attività in quelle rosse e arancioni. Sono stati previsti contributi a fondo perduto alle attività chiuse in conseguenza di questo DPCM e, allo stesso tempo, sono state potenziate le percentuali di ristoro previste dal decreto ristori. Inoltre, il provvedimento incrementa il numero delle attività economiche identificate attraverso i codici Ateco coperte da contributi a fondo perduto, sulla base del decreto ristori.

Per quanto riguarda le imprese e l'economia, in particolare sono previsti per le zone rosse indennizzi a fondo perduto con bonifici diretti su conto corrente fino al 200 per cento di quanto già erogato nel mese di aprile con il decreto rilancio; per le zone arancioni, una maggiorazione del 50 per cento per gelaterie, bar, pasticcerie e alberghi, che si aggiunge a quanto già disposto dal primo decreto ristori, arrivando al 200 per cento.

Sono inoltre previste proroghe relative agli adempimenti fiscali delle imprese, la cancellazione della rata IMU di dicembre per i proprietari e i gestori delle attività interessate dal DPCM e ricadenti nelle zone rosse e il riconoscimento di un credito d'imposta cedibile al 60 per cento per gli affitti delle attività commerciali per i mesi di ottobre, novembre e dicembre.

Per quanto riguarda il lavoro, sono stati sospesi i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali per i datori di lavoro privati con sede operativa nei territori interessati dalle nuove misure restrittive. È prevista l'estensione della cassa integrazione agli assunti dopo il 13 luglio 2020.

Per quanto riguarda il sostegno alle famiglie, invece, è stato previsto il congedo straordinario in caso di chiusura delle scuole per i genitori degli alunni delle secondarie di primo grado e il riconoscimento del bonus baby-sitting per le famiglie residenti nelle Regioni in zona rossa.

È stato inoltre istituito il fondo straordinario per il sostegno degli enti del terzo settore e sono state stanziate risorse per il finanziamento dei CAF coinvolti nella lavorazione delle dichiarazioni indispensabili alla fruizione delle varie prestazioni sociali agevolate. Per il potenziamento a incremento del fondo creato dal decreto rilancio per il trasporto pubblico locale, sono stati stanziati 300 milioni: un terzo delle risorse potrà essere utilizzato per il ricorso a servizi aggiuntivi destinati anche agli studenti e i restanti due terzi potranno essere utilizzati per coprire le perdite causate dalla riduzione dei ricavi in questi mesi di forti restrizioni.

In conclusione del mio intervento, desidero evidenziare il lavoro emendativo a questo decreto-legge svolto nelle Commissioni congiunte bilancio e finanze, che ha visto concentrare l'attenzione di tutti noi su alcuni temi di interesse collettivo condivisibili e rispondenti alle esigenze dei cittadini italiani. In un momento critico come quello che stiamo vivendo, abbiamo voluto dare una risposta concreta al Paese e manterremo questa linea anche con i prossimi provvedimenti. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Marino.

MARINO, relatore. Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghe e colleghi, insieme al senatore Presutto abbiamo deciso di seguire uno schema un po' diverso e anche un po' irrituale, rispetto al fatto di essere espressione della 5a e della 6a Commissione. Abbiamo pensato di distribuire in maniera trasversale la narrazione di quanto fosse successo, dividendo, come avete sentito dalle parole che ha appena espresso il collega, la relazione tra decreto ristori, che è l'elemento principale su cui si sono andati ad innestare gli ulteriori elementi che adesso affronteremo, e il decreto ristori due, da una parte, che ha illustrato il senatore Presutto, e i decreti ristori tre e quattro, dall'altra. Abbiamo pensato che fosse più agevole ragionare in questa maniera.

Devo dire infatti che, in sedici anni da parlamentare, non mi era mai capitato di dover affrontare un percorso così complesso e articolato come quello che abbiamo visto. Mi riferisco al fatto che l'innestarsi di tre decreti-legge su uno principale, sapendo che gli altri tre sarebbero stati fatti decadere, utilizzando lo strumento degli emendamenti da parte del Governo, era una cosa necessaria, che rispondeva oltretutto a un'urgenza. Il tema vero che ha caratterizzato la nostra azione è stato infatti quello di dare risposte rapide ed efficaci. Abbiamo pensato allora che lo strumento degli emendamenti governativi potesse essere estremamente utile per coniugare questi due aspetti: strumenti rapidi ed efficaci.

Contemporaneamente, si è sviluppato un percorso molto utile e costruttivo con l'opposizione e per questo ringrazio, da una parte, l'attenzione e la convinzione che il Governo ha posto nel costruirlo e, dall'altra, la disponibilità dell'opposizione a ragionare privilegiando gli interessi del Paese rispetto a quelle che potevano essere contingenze politiche. È la necessità che ci porta a questo; è quello che ci circonda a indurci a questo. Ci sarà occasione in sede di replica di dettagliare in maniera più precisa e puntuale, perché adesso devo limitarmi alla narrazione dei decreti ristori tre e quattro. Tengo però ad evidenziarlo, perché si tratta di un work in progress che ha avuto effetti estremamente positivi e di questo penso che dobbiamo essere tutti quanti fieri, in maniera trasversale: ci sono i due relatori di maggioranza e le due relatrici di opposizione, ma - bene o male - abbiamo tirato tutti dalla stessa parte e, nelle notti che abbiamo passato assieme per raggiungere questo risultato, penso che con un po' di orgoglio abbiamo evidenziato come l'interesse precipuo fosse quello del Paese.

Questo ci ha portato a un riconoscimento importante del lavoro dell'opposizione, che ha avuto uno sbocco anche piuttosto significativo dal punto di vista economico formale rispetto alla disponibilità assegnata al Parlamento, con un gioco di squadra importante con il Governo, che ringrazio particolarmente, sia nella figura del sottosegretario Guerra, che ha lavorato con un livello d'attenzione particolare allo sviluppo del provvedimento, sia del ministro D'Incà, qui presente.

Detto ciò, se questo è il quadro generale, avendo il collega ben illustrato la parte principale, ciò su cui si è andato ad innestare il tutto, ossia il decreto ristori uno, che poi ha subito, come ben spiegato in maniera precisa e puntuale, trasformazioni significative già con il decreto ristori due - si pensi alle modifiche al codice Ateco - sono poi intervenuti il decreto ristori tre e quattro. Abbiamo quindi deciso, in un gioco di squadra fatto anche tra noi due, di non seguire una divisione di competenze fra 5a e 6a Commissione, ma tra i quattro decreti. Alla fine farò una considerazione velocissima sul lavoro che dovremo fare in futuro. È evidente a tutti, infatti, che non finisce qua, ma questo significa posizionarsi per costruire un percorso complesso, che penso potrà essere utile per il Paese nel suo insieme.

Quindi aggredendo il tema ristori-ter, partiamo dal rifinanziamento delle misure di sostegno alle imprese colpite dall'emergenza epidemiologica per sviluppare poi il contributo a fondo perduto per i commercianti al dettaglio, alle calzature e agli accessori, passando alle misure urgenti di solidarietà alimentare, per arrivare poi all'acquisto e alla distribuzione di farmaci per la cura dei pazienti affetti dal Covid-19, permettendo un incremento nella misura di 100 milioni di euro per il 2020 del Fondo per le emergenze nazionali ai fini dell'acquisto e della distribuzione sul territorio nazionale dei farmaci per la cura dei pazienti Covid-19, come previsto dall'articolo 3. Perché ho citato in particolare tale articolo? Perché dà il senso del work in progress con cui, da una parte, si cercava di costruire per il futuro, ma, dall'altra, si doveva anche gestire l'emergenza. Infatti, non si può prescindere dalla gestione dell'emergenza senza guardare al futuro, ma - allo stesso tempo - non si può guardare al futuro se non si gestisce l'emergenza, che è un po' la difficoltà - siamo sinceri - che ci siamo trovati ad affrontare nel momento in cui abbiamo approfondito questi temi.

L'articolo 4 prevede l'abrogazione della facoltà di estensione degli aiuti. Vi sono poi una serie di disposizioni finanziarie piuttosto limitate che, insieme all'articolo 5 (unità ulteriori che concorrono alla determinazione dei saldi di finanza pubblica del conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche), volevano rappresentare un ulteriore tassello, un piccolo mattoncino che abbiamo messo nella costruzione del percorso che, come dicevo, nasce con il primo decreto ristori, si sviluppa con il decreto ristori-bis e arriva al decreto ristori-ter.

Diverso, invece, è stato l'approccio del ristori-quater, perché è stato piuttosto impegnativo dal punto di vista economico, anche se gran parte di questo impegno economico si è di fatto esaurito nella proroga del termine dei versamenti del secondo acconto delle imposte sui redditi e dell'IRAP, nella sospensione dei versamenti di dicembre, nella proroga del termine per la presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di IRAP, nella proroga del pagamento della rottamazione-ter, nella proroga dei versamenti del prelievo erariale unico sugli apparecchi da intrattenimento, nell'estensione dell'applicazione dell'articolo 1 del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (ossia ampliare la logica dei codici Ateco, che è una cosa su cui mi sembra tutti concordiamo e che cercheremo di superare in prospettiva con il prossimo provvedimento).

Si è poi cercato di intervenire in maniera un po' più chirurgica con la razionalizzazione dell'istituto della rateizzazione, così come avviene all'articolo 7, che apporta modifiche sia strutturali, sia temporanee alla disciplina della rateizzazione delle somme iscritte a ruolo.

Si è poi passati all'individuazione di soggetti esenti dal versamento IMU, all'articolo 8.

All'articolo 9 si è affrontato il tema delle indennità per alcune categorie di lavoratori, cercando di definire le specificazioni nate nei decreti precedenti. Permettetemi di dire che questo è stato un lavoro di cesello, sotto alcuni punti di vista, volto a una precisa e puntuale definizione nata dagli approfondimenti fatti per cercare di arrivare a un risultato il più possibile accettabile.

Siamo poi passati all'incremento del Fondo unico per il sostegno delle associazioni e società sportive dilettantistiche e alle indennità in favore degli operatori del settore dello sport. Non faccio un'elencazione precisa e puntuale di quello che abbiamo fatto, ma ribadisco che nel decreto ristori-quater è stato fatto un intervento di più ampio respiro, per cercare di rappresentare il contenitore in cui tenere insieme quello che era già stato fatto nei primi tre decreti ristori.

Signor Presidente, visto che il tempo a disposizione si sta esaurendo, mi avvio a concludere, dicendo che quello fatto è un lavoro importante, che avrà però necessariamente bisogno di uno sbocco in un ulteriore provvedimento, il ristori-quinquies, che rappresenterà il cappello che, uscendo dalla logica emergenziale, consentirà di riprendere una parte di interventi significativi che non hanno potuto avere riscontri, anche dal punto di vista emendativo (parlo sia per la maggioranza, sia per la minoranza), all'interno dei primi quattro provvedimenti. Tale provvedimento vuole però anche essere una razionalizzazione normativa - tassonomica, direi - di una visione d'insieme che esca dalla logica emergenziale, per stabilire che, in maniera chiara, precisa e puntuale, Governo, maggioranza e minoranza costruiscono un percorso. In questo senso verrà letto molto dell'intervento anche della minoranza e degli emendamenti importanti che sono stati approvati...

PRESIDENTE.Senatore Marino, la invito a concludere.

MARINO, relatore. Termino il concetto, signor Presidente.

Penso che sia la parte terminale che ci permette di capire qual è stata la costruzione dell'edificio nel suo insieme e non soltanto fatto da una serie di interventi spot.

Credo che, con questa logica, da oggi iniziamo un percorso e ringrazio tutti quelli che vi hanno collaborato con attenzione. (Applausi).

PRESIDENTE. Le relatrici di minoranza, senatrici Ferrero e Toffanin, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Ferrero.

FERRERO, relatrice di minoranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il percorso dei decreti-legge ristori è stato lungo e travagliato. Il pacchetto cosiddetto ristori è il frutto di una serie di provvedimenti che si sono susseguiti e sovrapposti negli ultimi mesi, nell'intento dichiarato di offrire sostegno alle attività duramente colpite dalla crisi economica conseguente alle misure restrittive di contenimento e contrasto all'emergenza epidemiologica Covid adottate dal Governo.

Diversi sono i rilievi critici che possono essere sollevati, sia di metodo sia di merito. Quanto al metodo, occorre sottolineare come il modo di procedere deciso dal Governo attraverso interventi estemporanei, legati alla situazione contingente, denunci la totale assenza di una visione strategica, non tanto di lungo termine (non sarebbe comunque questo provvedimento la sede più adatta), ma nemmeno di medio termine, al punto che pochissime delle misure contenute nei quattro decreti-legge che oggi compongono il testo all'esame di questo ramo del Parlamento, adottati a poche settimane l'uno dall'altro, nel tentativo di inseguire esigenze e istanze che nel tempo sono state manifestate dalle categorie colpite dalle sempre più stringenti misure restrittive decise dal Governo, hanno un orizzonte temporale di intervento che raggiunge o supera solo i tre mesi. Questa è una modalità che, seppur possa apparire coerente con riferimento alle specifiche misure destinate al contenimento della diffusione del virus, mal si concilia con interventi di tipo economico e fiscale, ingenerando grave incertezza nel tessuto economico e sociale del Paese, la cui sopravvivenza è posta a serio rischio - è bene ricordarlo - dalla crisi economica più profonda dal secondo dopoguerra ad oggi.

Tale modalità di procedere ha avuto inevitabili ricadute sui lavori parlamentari, che si sono svolti, anche in questa occasione, in maniera del tutto anomala, azzerando di fatto il dibattito parlamentare nelle Commissioni, proseguendo in quel percorso di esautorazione delle prerogative del Parlamento apertosi con la stagione dei DPCM e con la costituzione di una pletora di task force a supporto del Governo, prive di qualsivoglia legittimazione democratica, eppure così determinanti, con le loro decisioni, per la vita dei cittadini.

Si sono chiesti però responsabilità e spirito di collaborazione alle opposizioni, le quali hanno tentato di dare il proprio contributo: da un lato hanno contribuito, in alcune occasioni rivelandosi decisive al reperimento delle risorse necessarie a finanziare tutti gli interventi economici emergenziali che sono stati adottati in questi difficili mesi, attraverso l'autorizzazione dei ben quattro scostamenti di bilancio per l'anno in corso, portando l'indebitamento netto ad attestarsi al 10,4 per cento del PIL, in base alle stime del Governo, per un totale di 108,3 miliardi di indebitamento aggiuntivo autorizzato per questo esercizio finanziario. D'altro canto, centinaia (arriviamo alle migliaia) sono state le proposte presentate dai Gruppi di opposizione al provvedimento in esame tese a migliorare il contenuto, senza alcun intento ostruzionistico, ma col solo obiettivo di portare sul tavolo le istanze di molte delle categorie che hanno subito maggiormente gli effetti economici negativi derivanti dalla crisi sanitaria. Eppure, ancora una volta, la maggioranza si è dimostrata sorda alle nostre richieste, concedendo un ristrettissimo spazio di intervento e preoccupandosi principalmente di tenere salda la compagine di Governo.

Anche con riferimento al merito del pacchetto ristori, è opportuno rilevare che diverse criticità non sono state superate nel passaggio parlamentare. Dal punto di vista delle risorse, si evidenzia come i primi due decreti-legge abbiano un impatto, in termini di maggior deficit, di circa 5 miliardi di euro per l'anno 2020; 7,8 miliardi circa è infatti la somma delle maggiori spese e delle minori entrate determinate dalle misure in essi previste, le quali trovano copertura in poco più di 2,8 miliardi di euro di minori spese, mentre l'ultimo decreto-legge approvato utilizza sostanzialmente tutti gli 8 miliardi di euro di indebitamento netto autorizzati lo scorso mese di novembre.

Ciò che tuttavia appare interessante evidenziare, nell'analisi dei mezzi di copertura impiegati nel provvedimento in esame, è che, tra i diversi risparmi di spesa utilizzati, spiccano non solo quelli derivanti dalla riduzione delle autorizzazioni di spesa legate alle diverse indennità riconosciute dal decreto-legge cura Italia, ma soprattutto quelli derivanti dal ridottissimo tiraggio del tax credit vacanze, misura contestata ab origine dalle opposizioni, ritenuta inefficace se finalizzata a dare sostegno al settore turistico-ricettivo. Non solo, ma la stessa riduzione di 5,2 miliardi di euro della dotazione del fondo destinato ad assicurare liquidità per i pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili della pubblica amministrazione, dimostra quanto questo Governo sia insensibile al tema della mancanza di liquidità delle imprese, affrontato attraverso lo schema dei crediti d'imposta ovvero dell'incentivazione all'indebitamento e non, come dovrebbe essere, garantendo le effettive entrate nelle casse delle aziende in difficoltà, detentrici di ingenti crediti nei confronti della pubblica amministrazione ancora insoluti.

Con riferimento al contenuto delle singole misure previste, non si può invece non sottolineare come, nonostante le sollecitazioni provenienti dall'intero mondo produttivo nazionale, il Governo non sia riuscito e non abbia voluto per ora superare la logica dei codici Ateco nell'individuazione dei soggetti aventi diritto al contributo a fondo perduto, di cui all'articolo 1 del presente provvedimento, generando una serie di esclusioni clamorose e ingiustificate e trovandosi a dover modificare l'allegato di volta in volta, senza del resto riuscire a trovare una soluzione che riconoscesse il ristoro - o indennizzo, come vi piace di più chiamarlo - a tutti gli operatori appartenenti alle filiere produttive coinvolte dalle chiusure. La mancata revisione dello stesso parametro di calcolo del suddetto contributo, ancorata al differenziale di fatturato del mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019, denota ancora una volta quanto questa maggioranza sia lontana dalla realtà che stanno vivendo le piccole e medie imprese italiane.

Le proroghe e le sospensioni fiscali, introdotte proprio con il decreto-legge n. 157 del 2020, sono poi arrivate in corrispondenza delle scadenze stesse, contribuendo ad aggravare la situazione di incertezza degli operatori economici, anziché cercare di diradare le nubi all'orizzonte. Emblematica è poi la proroga al 1° marzo 2021 del saldo delle rate dei piani di definizione agevolata, sospese con il decreto-legge cura Italia, prevista all'articolo 13-ter.4, che porrà i contribuenti che hanno attivato i piani e beneficiato della sospensione nella condizione di dover pagare non solo le rate sospese, ma anche la rata in corso a febbraio 2021 (dunque, tre rate nello stesso mese).

È stata richiesta collaborazione alle opposizioni, è stato richiesto un atteggiamento costruttivo.

Da parte nostra c'è stato, ad esempio, l'emendamento 33.0.8, a prima firma della senatrice Rivolta, che riconosce alle Regioni a statuto ordinario un contributo per la riduzione del proprio debito; è stato recepito, in questo caso, all'articolo 22 del decreto-legge ristori-quater (ora articolo 32-ter del testo in esame), della qual cosa prendiamo atto.

Come questa, molte altre erano le nostre proposte ragionevoli e condivisibili; eppure, sono stati solo quattro gli emendamenti approvati del Gruppo Lega.

Nonostante gli sforzi dei relatori - che riconosciamo - e del sottosegretario Maria Cecilia Guerra, sempre presente, devo dirvi che il Paese, a nostro avviso, ha bisogno di ben altro, e questo "altro" di cui ha bisogno il Paese è racchiuso nei tanti nostri emendamenti che per ora sono rimasti lettera morta. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin.

TOFFANIN, relatrice di minoranza. Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, siamo alla fase finale - almeno nel nostro ramo del Parlamento - di una maratona che, in un mese e mezzo, ha visto agganciarsi ben quattro decreti-legge l'uno dopo l'altro, ma che all'orizzonte vede già profilarsi il quinquies.

Questo susseguirsi di provvedimenti evidenzia purtroppo, ancora una volta, la miopia del Governo e della maggioranza, che continuano a rincorrere il virus senza un progetto complessivo di misure serie e coraggiose a sostegno della sanità, della scuola, della cultura, dello sport e dell'economia del nostro Paese. Durante l'estate, sono mancate la prevenzione e la programmazione per la ripartenza di scuole e attività a settembre; in autunno, sono mancati gli adeguati e tempestivi sostegni per le attività economiche a seguito delle nuove restrizioni.

Per un'azione efficace, in realtà, bisognava intervenire prima sullo scostamento di bilancio (pari a 8 miliardi), non il 26 novembre, e con una maggiore consistenza, così come chiesto a gran voce da Forza Italia e da tutta l'opposizione, proprio per affrontare l'urgenza. (Applausi). È vero che si tratta di indebitamento, ma, a questo punto e in questa situazione, è indispensabile, per non far morire i nostri artigiani, commercianti, liberi professionisti, partite IVA e lavoratori autonomi, per salvare i milioni di posti di lavoro che non si salvano con il blocco dei licenziamenti, per non far morire il Paese e per cominciare a ripartire.

Il Governo, invece, prima ha raschiato il barile, prendendo risorse qua e là e attingendo da tutti i provvedimenti - a partire dal cura Italia - risorse avanzate, perché non ben preventivate, oppure - questo è ben più grave - prese da fondi già destinati, come i 100 milioni tolti dal fondo per i ristoratori, i 5 milioni tolti dal fondo abrogato per il settore ricreativo e dell'intrattenimento o i circa 5 miliardi presi dal fondo dedicato agli enti locali per saldare, come ha ben detto la mia collega, i famosi debiti della pubblica amministrazione. Il Governo ha cercato le coperture per i decreti ristori per circa 20 miliardi dappertutto, ma non ha pensato, per esempio, di rinviare la lotteria dello scontrino, che in questo contesto storico di emergenza e crisi economica, sanitaria e sociale certamente non costituisce e non può costituire in nessun modo una priorità per il nostro Paese. Tra l'altro, oltre a prevedere importanti costi per lo Stato, anche per le assunzioni necessarie per gestire la misura, incide sulle spalle dei commercianti, per i quali solo poche centinaia di euro fanno la differenza (pensate agli ambulanti, in questo momento). (Applausi).

Alla fine, è arrivato l'inevitabile, ma tardivo scostamento di bilancio di 8 miliardi, stanziati per finanziare buona parte del decreto-quater, che comprende anche una proroga delle scadenze fiscali. Peccato che tale proroga, pur attesa da tutti, sia arrivata lo stesso giorno della scadenza (il 30 novembre) e non per tutti, creando grandi scompigli per le differenti casistiche previste. Vi declino la norma, perché così, magari insieme, possiamo anche comprenderne la ratio. In generale, la seconda rata d'acconto delle imposte sui redditi e sull'IRAP è stata spostata per tutti al 10 dicembre (di soli dieci giorni). Invece, è stata spostata al 30 aprile per i soggetti esercenti attività rientranti negli allegati 1 e 2, inclusi i servizi di ristorazione, aventi però domicilio solo nelle Regioni rosse e arancioni. È davvero incomprensibile il non aver rinviato la scadenza, per esempio, anche per i servizi di ristorazione in zona gialla, viste le restrizioni del DPCM del 25 ottobre. (Applausi).

Lo stesso va detto per le scadenze tributarie e contributive del 10 dicembre, rinviate stavolta al 16 marzo, con la stessa casistica di prima, cui si aggiungono i soggetti di tutto il territorio nazionale, aventi ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro, che abbiano registrato una diminuzione di fatturato di almeno il 33 per cento nel mese di novembre 2020, rispetto allo stesso mese del 2019. Insomma, è un ginepraio di inclusioni ed esclusioni e di differenti scadenze, che non agevolano tutti e, di sicuro, mettono in difficoltà i liberi professionisti, a cui i contribuenti ricorrono.

Vorrei sottolineare che Forza Italia, fin dall'inizio, aveva richiesto una più efficace sospensione delle scadenze fiscali, con il semestre fiscale bianco, finanche l'anno fiscale bianco, ma di certo non fatto in questo modo.

Un altro ginepraio è il capitolo dei contributi a fondo perduto, che, quanto a discriminazione, non è secondo a nessuno. Con il sistema dei codici Ateco, il Governo ha messo in atto una norma che prevede contributi per alcuni (pochi) e lascia fuori interi settori, che, pur facenti parte della filiera penalizzata, non vengono neppure di poco ristorati. Aziende domiciliate in zona gialla hanno visto crollare il proprio fatturato, in quanto fornitori di esercizi commerciali e di attività chiuse o semichiuse dai vari DPCM. Per di più, l'ammontare del sostegno è calcolato come percentuale sulla differenza di fatturato del mese di aprile 2020 su aprile 2019, un criterio che non ristora con oggettività, penalizzando le attività con stagionalità sfavorevoli in quel mese. Ora però è necessario programmare da subito i provvedimenti a miglioramento e integrazione ed è impensabile proseguire sulla stessa rotta. Basti ricordare che, con il sistema della fatturazione elettronica in vigore, è immediata la lettura del fatturato e si devono considerare i costi fissi delle imprese, così come occorre modificare il sistema dei codici Ateco con la massima inclusione. Non si lasci indietro nessuno. Si proceda ad allargare anche a quelle fasce completamente dimenticate come i liberi professionisti, simpatici o antipatici che possano essere, oggetto solo del bonus del mese di maggio. E non si aspetti a intervenire, perché la tempistica è importante tanto quanto le risorse messe a disposizione.

A tal proposito, faccio un esempio: il decreto-legge cura Italia prima e il decreto-legge liquidità poi avevano previsto la possibilità di elevare il microcredito da 25.000 a 40.000 euro, liquidità importante per piccole e medie imprese, ma il problema è che tale intervento era condizionato a un decreto attuativo che non è mai stato varato (ennesima manifestazione di inefficienza burocratica, ma ormai non ci stupiamo più). L'ho anche sollecitato personalmente a più esponenti e rappresentanti del Governo, ma solo ora si è previsto di cancellare con un emendamento il decreto ministeriale e di dare il via libera all'aumento della soglia del microcredito. Nel frattempo, dal decreto-legge cura Italia sono trascorsi più di otto mesi; otto lunghi mesi, in cui migliaia di micro e piccole imprese, che ricordo essere l'ossatura dell'economia italiana, sono state in attesa non di contributi a fondo perduto, ma della possibilità di contrarre debiti con cui pagare, tra l'altro, le tasse. È una cosa veramente inverosimile. (Applausi).

Troppi oneri pesano sulle attività economiche. Anche la richiesta per la cassa integrazione prorogata di sei settimane fino al 31 gennaio 2021 comporta per molti il pagamento di un contributo addizionale, dimenticando che i datori di lavoro continuano a sostenere le spese degli istituti accessori di ogni singolo lavoratore (il TFR, i contributi previdenziali, le ferie, eccetera) e che ogni pratica per richiedere gli ammortizzatori comporta un costo. A quanto pare, però, questo Esecutivo e questa maggioranza non sanno individuare i veri problemi. Ora c'è chi pensa ad acquistare tende e a promuovere brand per le vaccinazioni, eppure credo che tra la Croce Rossa, l'Esercito e la Protezione civile molte strutture siano già disponibili. Questo nuovo inutile e dispendioso intervento ricorda molto l'acquisto dei banchi a rotelle per la scuola; eppure la scuola non è ripartita. Cosa è stato fatto per la scuola nel decreto-legge ristori? Sono stati stanziati solo 85 milioni per la didattica a distanza: scelte che si commentano da sé, certamente deleterie per quanto incideranno sul futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

C'è poi il capitolo giustizia: Forza Italia, con tutto il centrodestra, ha messo in evidenza alcune importanti criticità sui profili di competenza della giustizia, in particolare in merito alle norme per garantire l'agibilità nella funzione giurisdizionale e il deposito degli atti, prima fra tutti quella della camera di consiglio a distanza. Come ha sottolineato più volte il senatore Caliendo in Commissione giustizia, le camere di consiglio sono essenziali per arrivare a una decisione ponderata e devono essere svolte in presenza, quindi con udienze non telematiche. Un altro aspetto su cui abbiamo insistito è stata la tutela per i magistrati onorari che si sono trovati ad affrontare l'emergenza Covid senza le necessarie coperture assicurative mediche. Sono in sciopero (compreso quello della fame) in tutta Italia e l'emendamento approvato dalla maggioranza; che prevede il pagamento dell'udienza anche a trattazione scritta, è assolutamente insufficiente.

Un'altra criticità da noi sollevata riguarda la giustizia civile: ricordando che le competenze dei giudici di pace sono particolarmente estese, non è previsto il deposito degli atti per via telematica. Se una cancelleria è chiusa, l'utente non sa con chi interfacciarsi. Abbiamo a gran voce provato a spiegare questi problemi - ringrazio a tal proposito la senatrice Modena - per evitare queste gravi disfunzioni nel settore giustizia, ma siamo stati inascoltati per l'ennesima volta.

L'unica apertura che il Governo e la maggioranza hanno dimostrato nei confronti dell'opposizione è stata l'accoglimento delle nostre tre proposte, su cui intervenire in maniera efficiente per il Paese: tre temi importanti, sottoscritti dall'intero centrodestra unito. La prima riguarda la riduzione degli oneri delle bollette elettriche per uso non domestico, attraverso uno sgravio sui costi fissi, con una copertura di 180 milioni di euro; la seconda il sostegno delle convenzioni tra i Comuni e il trasporto privato con 90 milioni, una modalità che doveva essere già prevista prima; la terza riguarda un fondo di 110 milioni da assegnare alle Regioni, soprattutto quelle più colpite dal virus e quelle che, pur essendo classificate in zona gialla, hanno dovuto imporre proprie restrizioni.

L'intervento su questi temi rende il nostro contributo mirato e significativo e dà un segnale chiaro sulle modalità di intervento. Certo, non siamo soddisfatti per le altre proposte non accolte e per le risorse destinate ai nostri temi, visto che ne servirebbero ben altre. Auspichiamo che in futuro, nei prossimi provvedimenti, esse possano trovare continuità e, anzi, consideriamo questo momento solo un preludio, per un coinvolgimento doveroso e ben più sostanzioso dell'opposizione, anche se gli ultimi segnali continuano ad essere in merito poco promettenti, come attestato dalle discussioni sul recovery plan, da cui è stata esclusa persino la maggioranza.

Vorrei concludere il mio intervento dicendo che, magari, a volte basta solo guardarsi in giro. La Germania ha già dato alle imprese, nel primo lockdown, importi pari al 75 per cento del fatturato e ora annuncia che, con il secondo lockdown, potrebbe arrivare al 90 per cento del fatturato. È vero che la Germania ha un'economia più solida della nostra, ma ciò dipende anche da scelte economiche e politiche fatte dai precedenti Governi. In realtà, il Governo non si deve inventare nulla, non deve avvalersi di task force, ma deve prendere il meglio dagli esempi virtuosi, aprendo ad un reale coinvolgimento dell'opposizione: in sintesi deve consentire al Parlamento di fare il proprio lavoro. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Santillo. Ne ha facoltà.

SANTILLO (M5S). Signor Presidente, colleghi e componenti del Governo, c'è un solo motivo che oggi mi induce ad intervenire in discussione generale, una ragione che muove i propri passi da tempo e che troppo spesso sembra essere dimenticata in quest'Aula, che è l'eccezionalità. Tanti in questa sede, nelle loro dichiarazioni fanno riferimento ai propri figli. Figli non ne ho, ma ho due splendidi nipoti adolescenti, che mi chiedono cosa sta succedendo nel Paese. Io spiego loro, con una metafora, che l'Italia, come tanti altri Paesi, è fiaccata da una malattia. Si tratta della malattia che colpisce chi viene contagiato dal Covid, ma è anche quella sorta di malattia, che colpisce il tessuto economico-produttivo, in conseguenza delle misure restrittive, adottate per contenere i contagi.

Il Paese sta affrontando una gravissima malattia, che ha il volto della pandemia da Covid-19. Il Paese veste i panni di un malato a cui si devono somministrare farmaci per prepararlo ad un'operazione, che lo indeboliranno, perché devono rallentare o fermare l'avanzamento della malattia stessa, ma che gli consentiranno poi, passando attraverso una cura mirata e un'idonea riabilitazione, di tornare più forte di prima. Allo stesso modo, i provvedimenti restrittivi che abbiamo adottato per contenere la pandemia sono stati come un potentissimo antibiotico, che ha ovviamente indebolito il tessuto economico-produttivo del Paese stesso. (Brusio).

Signor Presidente, sembra di stare in un bar e parliamo dei ristori. Le chiedo, per piacere, di richiamare l'attenzione dei colleghi.

PRESIDENTE. Chiedo cortesemente ai colleghi che si stanno intrattenendo in conversazione private di abbassare un pochino il tono della voce, perché altrimenti non si sente il collega che sta intervenendo.

Prego, senatore Santillo.

SANTILLO (M5S). Quando parliamo di scuola, sono tutti attenti.

Ecco perché sono stati fondamentali i decreti-legge ristori, che certo non saranno sufficienti, perché stiamo già lavorando a tante altre risposte, che andremo a dare nel prossimo anno, a partire da un ulteriore decreto-legge ristori e dal recovery fund. (Applausi).

L'unica eccezionalità che veramente non si riesce a motivare è quella di una certa parte politica, seduta alla mia sinistra, che troppe volte non si sofferma sui temi in discussione. Se all'ordine del giorno abbiamo le proposte di risoluzione in vista del futuro Consiglio europeo, loro parlano di immigrazione e di scuola. Se all'ordine del giorno c'è il decreto-legge sulle semplificazioni normative, loro parlano di immigrazione e di scuola. Pure oggi hanno parlato, prima, della scuola. La scuola finalmente riaprirà, il 7 gennaio, ma non lo dicono. (Applausi) e grazie al ministro Azzolina la scuola ha garantito, con 2,4 milioni di euro, una fornitura di arredi nelle scuole, pari a 12 volte la produzione annuale italiana. (Commenti). Ringraziate il ministro Azzolina (Applausi), altrimenti, grazie alle vostre Regioni, le scuole sarebbero rimaste chiuse tutto l'anno! (Vivaci proteste. Richiami del Presidente). Chiedo scusa: grazie ai sindaci. Avevo sbagliato, chiedo scusa.

Dinanzi a una condizione eccezionale abbiamo la responsabilità di garantire una via d'uscita a cittadini e imprese: una visione del Paese, un mosaico che si sta già progressivamente componendo. E per poterlo fare lo strumento normativo non può che essere il decreto-legge.

Ricordiamoli tutti e nuovamente, anche per far capire la mole di lavoro che questo Parlamento sta responsabilmente svolgendo, supportando le misure governative che costantemente divengono sostegno e aiuto per gli italiani: cura Italia, liquidità, semplificazioni, rilancio, agosto, ristori uno, due, tre e quattro (quanti ne volete voi). (Applausi). E con il capitolo ristori l'eccezionalità finisce per diventare anche normativa. (Commenti).

Come chiami la scuola, subito...

PRESIDENTE.Senatore Santillo, parli con la Presidenza e vada avanti, grazie.

SANTILLO (M5S). Pensiamoci tutti: il primo decreto ristori e poi i bis, ter e quater. Decreti adottati alla velocità della luce proprio per ristorare un Paese fiaccato. Il tutto per un pacchetto di decreti-legge ristori, dal bis al quater, che hanno finito per essere inglobati... (Commenti).

PRESIDENTE.Senatori, comprendo che non condividete, però ascoltate e, quando sarà il vostro turno, interverrete in Aula.

Prego, senatore Santillo.

SANTILLO (M5S). ...come emendamenti nel primo decreto-legge. Questo sì che è stato uno straordinario esercizio di elasticità e capacità di risposta alle esigenze della popolazione.

Si tratta di misure concepite per garantire ristori ai tanti settori economici contrassegnati dai cosiddetti codici Ateco, per cercare di dare risposte concrete utilizzando in modo sempre più mirato le ingenti risorse reperite nel corso del 2020, come dimostrano i 5,4 miliardi di euro reindirizzati proprio con il primo decreto-legge ristori e come dimostrano gli altri tre decreti-legge ristori, concepiti e migliorati nel loro passaggio parlamentare proprio per ampliare le tutele per le attività che ricadono nelle zone rosse e arancioni e per concedere una vasta serie di proroghe alle scadenze fiscali. Quello che loro hanno chiesto, noi abbiamo fatto.

Onestà intellettuale esige che si riconosca la qualità e la quantità dello sforzo profuso. Tra reindirizzamenti di fondi e il nuovo scostamento di bilancio il pacchetto ristori mette sul piatto ben 18 miliardi di euro, risorse cospicue che, tra le tante cose, ci hanno permesso di introdurre ristori fino al 400 per cento di quanto previsto dal precedente decreto rilancio, di prevedere a favore degli esercenti un bonus del 60 per cento per gli affitti commerciali, cedibile al proprietario...

Sento un sottofondo, signor Presidente.

PRESIDENTE.Senatore Santillo, lei continui il suo intervento. Non è che i senatori non possono...

SANTILLO (M5S). È una parolaccia, signor Presidente.

PRESIDENTE. Lo so, senatore Santillo. Ognuno farà il suo intervento. Lei vada avanti con il suo, cortesemente.

SANTILLO (M5S). Ci sarà un contributo a carico dello Stato per i locatori che riducono il canone di locazione per venire incontro alle difficoltà degli inquilini. Si prevede inoltre di cancellare la seconda rata IMU per le attività più colpite dalle restrizioni, di aumentare le mensilità coperte del reddito di emergenza, di introdurre indennità per i lavoratori stagionali del turismo e dello spettacolo e per i lavoratori sportivi, di stanziare altri 400 milioni a beneficio dei Comuni per l'emergenza alimentare, di introdurre una vastissima serie di proroghe fiscali che riguardano Irpef, Ires, IVA, ritenute, rate di rottamazione, saldo e stralcio, di stanziare nuove risorse per le indennità delle nostre Forze dell'ordine.

Le misure eccezionali che noi oggi stiamo prevedendo con i vari decreti-legge (tra cui i decreti-legge ristori) per compensare il danno dovuto ai provvedimenti restrittivi sono un po' come quando fai una grossa infrastruttura pubblica e, per necessità, valuti e cerchi di realizzare una compensazione ambientale per mitigare il più possibile l'impatto negativo dell'opera.

Ci stiamo avvicinando a grandi passi al Natale. A tutti noi piacerebbe farci un giro per i nostri splendidi paesi, magari prendere un caffè con i nostri cari, mangiare una pizza in pizzeria o al ristorante, farci un bagno in piscina, rilassarci in un centro termale, vederci un film al cinema o uno spettacolo a teatro. Ma non si può. Non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia. Proteggiamo i nostri affetti più cari e facciamolo specialmente con gli anziani, abbracciandoli a distanza e osservando il distanziamento fisico. Magari trascorreranno questo Natale un po' più da soli, ma credo che ne valga la pena per garantirci che nelle prossime festività avremo più possibilità di stare insieme, com'era prima di questo maledetto Covid-19. Oggi non è il momento delle becere opposizioni e del tifo da stadio per questo o per quell'emendamento, ma è il momento di andare incontro alla sofferenza dei cittadini e delle imprese. Il MoVimento 5 Stelle è immerso in questa sofferenza e intende lottare fino alla fine per portare il Paese fuori da tutto questo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.

MODENA (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi, vorrei ringraziare innanzitutto la relatrice di minoranza, la senatrice Roberta Toffanin, per aver indicato chiaramente le cose che del provvedimento in esame abbiamo apprezzato. È con queste che voglio cominciare: mi riferisco alle questioni del fondo per le Regioni, del fondo per le bollette e del fondo per i trasporti.

Accanto a questo abbiamo tuttavia due problemi di carattere generale. Il primo riguarda il tema dei non garantiti, che è stato ricordato anche oggi. Avevamo avuto una serie di assicurazioni per tutto ciò che riguardava il mondo degli autonomi e delle libere professioni, ma questo mondo nel decreto in discussione non ha avuto alcuna risposta. Non sono stati presi in esame emendamenti vari e di vario genere, sulla base di proposte provenienti tra l'altro da professionisti, da aziende e da casse ed è stata fatta la scelta di continuare ad ignorare il problema.

Oggi il vice ministro Misiani su un'agenzia di stampa ha lanciato addirittura l'idea degli ammortizzatori sociali. Mi pare che qualcuno abbia parlato ancora dei 1.000 euro, ma non è questo il punto. Il punto è piuttosto quello che è stato richiamato - mi sembra dal senatore Errani - quando si è parlato dello scostamento di bilancio, vale a dire il fatto che questa maggioranza dovrebbe dimostrarci di non avere invisi gli autonomi, le partite IVA e i professionisti, ma noi ancora stiamo aspettando. (Applausi). Non è stato addirittura neanche accolto un emendamento che prevedeva la sospensione degli indici sintetici di affidabilità fiscale.

La cosa però più grave e più vergognosa, a mio avviso - mi dispiace molto che sia presente in Aula il sottosegretario Guerra e non il Ministro della giustizia, perché devo riconoscere che con i Sottosegretari un minimo di interlocuzione c'è stata - è quella di aver inserito in questo provvedimento una serie di norme delicatissime che riguardano la giustizia, che non sono state assolutamente viste, né analizzate. (Applausi).

Ritengo che ciò sia grave perché il nostro sospetto - ma credo che sia più di un sospetto - è che in Senato, essendoci un leghista, quindi un membro dell'opposizione, a presiedere la Commissione giustizia, non si facciano più passare certi provvedimenti in 2a Commissione, ma si aggancino a provvedimenti come il decreto-legge ristori che, mi dovete spiegare, che cosa c'entra con la giustizia. (Applausi).

Non mi si venga neanche a dire che questo vulnus è stato risolto con la doppia competenza di 1a e 2a Commissione sul decreto immigrazione, dal momento che la stessa Commissione giustizia, all'unanimità, aveva anche sollecitato la richiesta alla Presidenza di calendarizzare - nonostante il blocco dei lavori per tutto quello che non è Covid - la questione dei magistrati onorari, ma naturalmente non è stato fatto, per cui i magistrati onorari continuano a fare lo sciopero della fame, ma noi di questo in Commissione giustizia non ci occupiamo. In secondo luogo, dovevano anche essere assunti degli orientamenti da parte della Commissione giustizia.

Noi abbiamo trovato invece un decreto ristori in cui questa parte è stata completamente stralciata. Alcuni miglioramenti sono passati attraverso talune componenti della maggioranza, mi pare in modo particolare da alcuni senatori di Italia Viva, con riferimento alle questioni riguardanti l'appello e al pasticcio che è stato combinato, grazie a questo decreto, con il riesame a Milano. Sul resto abbiamo il silenzio totale.

Abbiamo visto venir fuori una norma proposta dal Consiglio nazionale forense relativa al problema del rilascio delle copie esecutive, ma, anziché prendere quella norma così come era stata proposta da alcuni componenti della Commissione giustizia con il riferimento specifico, si è scritta in modo tale che oggi chiunque può avere dieci copie esecutive di un qualsiasi decreto.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 19,40)

(Segue MODENA). Voi discutete quindi degli emendamenti in cui si parla di sospensione dell'efficacia per la tutela del debitore, dopodiché fate delle norme di questo genere non capendo la conseguenza pratica, ossia che un debitore si può trovare sommerso dalle azioni di dieci creditori. (Applausi). Questo perché l'avete scritta male. Voi direte: «ma di che parla questa?». Parlo di cose pratiche e concrete.

Non sono state prese in esame neppure le proposte riferite ai giudici di pace. Mi parlate degli affollamenti, ma lo sapete che i giudici di pace hanno una competenza fino a 20.000 euro negli incidenti stradali, per le cause in materia di condominio, locazioni e quant'altro, e lì le udienze si fanno in presenza? Questa roba è finita nel cestino, perché ovviamente non può essere di interesse di una Commissione bilancio e o di una Commissione finanze. È inammissibile che nei decreti che vanno alla Commissione bilancio si infilino le questioni che riguardano la giustizia (Applausi),per poi fare questo pasticcio.

Non parlerò delle questioni sulla camera di consiglio o di altre, però, colleghi, vorrei la vostra attenzione su una questione. Della giustizia è stato fatto uno stralcio, mettendo a posto quattro cose minimali. Però una cosa l'avete fatta approvare: il passaggio per fare l'esame da procuratore di Stato: mentre prima si poteva ripetere l'esame solo due volte, adesso è stata inserita una norma nel decreto-legge ristori per cui si può rifare l'esame fino a tre volte. (Applausi). Per chi è questa norma, che ovviamente non ha visto nessuno nel macello generale delle Commissioni bilancio e finanze? Come è possibile? È una cosa inconcepibile. È chiaramente una norma fatta per qualcuno che non ha passato l'esame da procuratore due volte e lo deve dare la terza volta. Ma come si fa ad inserire in questo decreto-legge una cosa del genere?

E come si fa a dire che non sono ammissibili degli emendamenti perché dicono al giudice che deve dare gli orari di udienza. Ma voi ci siete mai entrati in un tribunale? Sapete che questi giudici non danno gli orari? (Applausi). Bisogna almeno fare in modo che diano gli orari.

Detto ciò, ricordo ancora una volta che la Commissione giustizia si era impegnata all'unanimità ad affrontare la questione dei magistrati onorari: questa cosa è su tutti i giornali e anche chi non la conosce ci sbatte la testa. Tale questione è stata presa ed esclusa. Credo che si tratti di precedenti che non devono essere più ammessi: non si possono vedere decreti-legge ristori che contengono norme di questo genere. Perché poi, quando capiterà a qualcuno di voi di incappare in queste norme fatte male, ve la potrete prendere solo con voi stessi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saviane. Ne ha facoltà.

SAVIANE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, rappresentanti del Governo, oggi ci stiamo accingendo ad approvare il decreto-legge ristori e siamo tenuti a considerare attentamente le oggettive situazioni di crisi che l'Italia sta vivendo. Mi riferisco naturalmente alle difficoltà provocate dalla pandemia da Covid-19, che ha colpito comparti come il turismo estero, il trasporto internazionale e i consumi al dettaglio. Ma mi riferisco anche alle limitazioni che questo Governo ha imposto a determinate categorie come bar, ristoranti, alberghi, musei e spettacoli. Ora dobbiamo decidere come indennizzare, e non ristorare, chi è stato colpito duramente ed è in grave difficoltà, senza creare beneficiari di serie A e beneficiari di serie B. (Applausi).

L'incapacità di questo Governo nella gestione della crisi si percepisce molto chiaramente, direi quasi a pelle. L'imposizione di normative non chiare ha dimostrato come la tecnica dell'improvvisazione abbia superato ogni credibile limite e, soprattutto, è la dimostrazione di come non si sia utilizzato il tempo estivo per adottare strategie, piani e metodologie di organizzazione. (Applausi).

Personalmente, abitando in un territorio montano, la provincia di Belluno, colgo, parlando e rapportandomi con i cittadini, il sentimento e il dispiacere di come il Governo riesca ogni volta a creare situazioni di discrimine tra zone e categorie. Ancora una volta la non conoscenza del territorio si manifesta. L'Italia, nella sua diversità morfologica, determina modus vivendi eterogenei. Nelle zone montane, per esempio, tutti dovrebbero sapere che la gestione della quotidianità è più complessa perché il costo della vita aumenta mentre i servizi, a volte, sono ridotti all'osso o addirittura mancano. Tuttavia, noi gente di montagna resistiamo a queste difficoltà nella convinzione che abbiamo il diritto di vivere i nostri territori, le nostre tradizioni, ripagati da una genuinità sia di relazione che ambientale, aspetti che al giorno d'oggi sono raccontati sui giornali patinati o in trasmissioni televisive con narrazioni fiabesche ma senza alcuna cognizione di causa. La neve, le foto incantevoli di borghi sono realtà bellissime da vedere ma difficilissime da vivere. L'80 per cento delle persone che abita in questi territori vive grazie alla stagione turistica, soprattutto quella invernale e il fatto che il Governo, senza alcun minimo confronto né spiegazione plausibile o logica, abbia deciso di chiudere gli impianti di risalita e vietare la circolazione tra Comuni i giorni di Natale e Capodanno, è stato per i cittadini un colpo complicato da incassare. Così si uccide un'economia vitale, si umilia la popolazione e si accentua ancora di più il divario tra chi vive quotidianamente e chi la realtà la percepisce a volte con un certo disinteresse.

Chiedo pertanto a tutti voi, colleghi della maggioranza, e al Governo di aiutarmi a dare risposte plausibili alle domande che ogni giorno raccolgo. Premetto e sottolineo mille volte che la consapevolezza che la gente di montagna ha verso la lotta al Covid è assolutamente piena. Il cuore di fiaccole della Marmolada lo dimostra. Un cuore che invito tutti a vedere perché simbolo di speranza, di vita e di salute, per la propria terra e per il proprio lavoro.

Torno alle domande di cui parlavo prima: i cittadini mi chiedono perché a settembre non era rischioso far salire i ragazzi della scuola su una corriera stipata ed ora invece diventa pericolosissimo anche il trasporto di una singola persona - una alla volta - sui mezzi di mobilità del turismo invernale? (Applausi).

E ancora: perché la stagione estiva è stata, diciamo così, gestita in una certa maniera mentre il Governo non ha voluto nemmeno guardare i piani di sicurezza presentati dalle Regioni per il turismo invernale? Per non parlare, poi, della limitazione degli spostamenti di Natale e Capodanno tra i Comuni. L'Italia non è Roma, Milano e Napoli. L'Italia è anche piccoli centri, Comuni di 1.000 abitanti confinanti con altri Comuni che ne hanno 1.500, dove spesso abitano i componenti delle famiglie. Ma questo Governo sa come è fatto morfologicamente il Paese che dice di governare? Si direbbe proprio di no.

E allora credo che sia venuto il tempo di smettere con questo atteggiamento discriminatorio, con l'arroganza gratuita e con cose che non vengono spiegate perché totalmente illogiche. Giorni fa sentivo affermare da membri del Governo, con una certa sicumera, che chiudere gli impianti di risalita equivale alla chiusura di una giostra di Luna Park. La montagna non è un Luna Park. Basta con questi paragoni così superficiali che offendono tutti, chi gestisce l'economia montana e anche chi ha un Luna Park. Non è una categoria, forse, anche chi gestisce i divertimenti? È un parlare continuo in termini di discriminazione e di non conoscenza. Preoccupatevi di capire che questa primavera, con la mancanza di opportuni strumenti, la crisi economica si trasformerà in crisi sociale. Volete l'annientamento dell'Italia che lavora e dei cittadini che si impegnano a costruire qualcosa per loro e per lo Stato, visto che pagano le tasse.

Noi montanari non siamo portati alle polemiche, tacciamo, andiamo avanti nelle difficoltà in religioso silenzio, accettiamo, abbiamo un forte senso del rispetto delle regole, ma ciò non significa che si possa prenderci per il naso come fossimo degli stupidi. Voglio anche sottolineare una certa virtuosità che ci caratterizza, portando ad esempio il fatto che durante l'estate la mia Regione, il Veneto, si è organizzata con l'aumento delle terapie intensive in forma preventiva, aumento che poi si è rivelato provvidenziale.

Quello che chiediamo è di essere ascoltati, perché non c'è nulla di peggio di un sordo che non vuole sentire. Come diceva un filosofo dell'antica Grecia, la ragione per cui abbiamo due orecchie e una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno, proprio l'esatto contrario di ciò che fa questo Governo con i propri cittadini e con i loro rappresentanti istituzionali. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gaudiano. Ne ha facoltà.

GAUDIANO (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, i tempi che stiamo affrontando sono complicati e le decisioni che prenderemo proietteranno i loro effetti sul futuro del nostro Paese. Il pericolo purtroppo non è ancora alle spalle, ma tanto è stato fatto e tanto altro ci accingiamo a portare a termine. L'impegno di tutti gli italiani è innegabile, lo sforzo e il sacrificio che l'emergenza ha richiesto sono stati gravosi per tutti, nessuno escluso.

La scelta del nome del provvedimento non è casuale, nomen omen. Il decreto ristori, infatti, si pone come obiettivo quello di rifondere le categorie più colpite dalle misure di contenimento della pandemia, per risollevare anche psicologicamente tutti quei settori che più hanno patito il peso delle norme restrittive adottate con i DPCM del 24 ottobre e del 3 novembre. Il decreto ristori ha come missione quella di potenziare la rete di protezione intorno alle categorie economiche interessate dalle chiusure e dalle restrizioni. I settori maggiormente interessati, oltre alla ristorazione e al suo indotto, sono stati quelli dello sport, della cultura e del turismo. L'Agenzia delle entrate ci ha recentemente certificato che tra decreto rilancio e pacchetto ristori sono stati finora effettuati più di 3 milioni di bonifici per contributi automatici a beneficio di 2,4 milioni di partite IVA, il tutto per un totale di oltre 9 miliardi di euro. Unici esclusi sono stati coloro i quali hanno attivato la partita IVA dopo il 25 ottobre 2020, per evitare possibili abusi.

Quelli previsti dal decreto ristori sono aiuti consistenti e mirati che, oltre a contributi a fondo perduto, garantiscono, ad esempio, un credito di imposta per il 60 per cento degli affitti commerciali, cancellano la seconda rata dell'IMU, ampliano le settimane di cassa integrazione, prevedono proroghe dei versamenti degli acconti Irpef, Ires e IRAP per le partite IVA dei versamenti delle ritenute dell'IVA dei contributi previdenziali di dicembre per le imprese con ricavi fino a 50 milioni di euro che hanno subito una perdita di fatturato di almeno 33 per cento nel primo semestre del 2020 rispetto al primo semestre 2019, nonché un rinvio al 10 dicembre e al 1° marzo del termine di pagamento della rata della rottamazione-ter e del saldo e stralcio.

Il decreto ristori prevede un ulteriore aiuto per le famiglie in difficoltà, ampliando il reddito di emergenza e confermando il divieto di licenziamento fino al 31 gennaio 2021. Nel complesso, sono 18 miliardi messi a disposizione, di questi 9 miliardi sono stati reperiti grazie allo scostamento di bilancio approvato anche dalle opposizioni. Questo voto relativo allo scostamento di bilancio, che ha avuto una larga condivisione, mette in evidenza quanto in questa situazione di emergenza la collaborazione delle opposizioni sia importante e auspicabile. Mi permetto pertanto di rivolgermi alle opposizione, invitandole ad evitare di tirare fuori il peggio dello scontro politico. Rifuggiamo dai messaggi propagandistici e dalla malainformazione, non perdiamo tempo in attacchi che alimentano le differenze, ma stringiamoci attorno ai bisogni della nostra Nazione. Con il rispetto reciproco degno dell'istituzione che rappresentiamo, possiamo scegliere la via maestra della collaborazione. Nella lunga storia del genere umano, affermava Darwin, hanno prevalso coloro che hanno imparato a collaborare e improvvisare con più efficacia. Ebbene, è vero che siamo stati costretti ad improvvisare perché nessuno poteva prevedere il disastro della pandemia, una crisi sanitaria senza paragoni da affrontare con una sanità impoverita da anni di tagli e carenze strutturali, con un tessuto economico che ancora scontava gli effetti della crisi degli anni trascorsi. Ciononostante il Governo si è dimostrato pronto a strutturare risposte nuove e a mettere in campo misure prima impensabili. Abbiamo abbandonato finalmente il concetto di austerity in Italia e in Europa, ma dobbiamo continuare e migliorare ancora di più il nostro intervento.

Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 19,55)

(Segue GAUDIANO). Per tali ragioni, concludo con un appello a tutte le forze politiche che siedono in quest'Aula: non sprechiamo questa occasione e dimostriamo agli italiani di essere degni del loro impegno e della resilienza che hanno dimostrato; dimostriamo con i fatti che il nostro lavoro non asseconda solo logiche di partito, ma è teso prioritariamente all'interesse generale e al bene dell'Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà.

GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, Governo, colleghi, il mio intervento riprende quanto dichiarato proprio oggi dal nostro presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che dimostra ancora una volta di avere a cuore il bene dell'Italia e degli italiani prima di tutto, soprattutto e oltretutto. Nonostante infatti un Governo che fino ad oggi pare preferire le task force esterne alla task force ideale e istituzionale, che è il Parlamento, noi speriamo ancora di poter dare come opposizione seria e costruttiva e - sottolineo - opposizione, un contributo sostanziale di buon senso e utile per la tenuta e la ripresa del Paese.

La linea di Forza Italia è chiarissima: lavorare dai banchi dell'opposizione nell'esclusivo interesse dell'Italia e degli italiani (Applausi), confidando ancora ottimisticamente che, al di là delle ragioni di schieramento partitico, si possa trovare una convergenza sulle concrete esigenze del Paese.

Forza Italia, componente essenziale della coalizione di centrodestra, è forza di opposizione senza se e senza ma; essere però all'opposizione per un movimento politico come il nostro non significa assecondare gli sbagli di chi è al Governo per trarne vantaggio politico e non vorrà mai dire godere del «tanto peggio, tanto meglio» per guadagnare consenso. Al contrario, come stiamo dimostrando, come stiamo facendo come coalizione di centrodestra tutti insieme, vuol dire essere propositivi e mettersi al servizio del Paese, svolgendo il nostro ruolo con responsabilità, facendo noi quello che il Governo non ha mai fatto: ascoltare, ascoltare, ascoltare (Applausi), portando nelle Commissioni e in Assemblea la voce di tutti cittadini, almeno con la magra soddisfazione, per il momento, di dimostrare cosa faremmo praticamente se fossimo noi a poter decidere.

In questo momento storico così difficile il ruolo dell'opposizione deve essere fermo e critico, ma responsabile e costruttivo. Lo abbiamo dimostrato, ad esempio, votando nelle scorse settimane lo scostamento di bilancio nonostante il Governo comunque continui ad essere cieco e sordo alle nostre proposte, chiedendo come contropartita solamente di veder accolte quelle proposte di buonsenso e di visione, come il ristoro dei costi fissi delle aziende e delle attività produttive o l'anno bianco fiscale, promesso proprio in questi giorni dal ministro Di Maio, in risposta alle nostre sollecitazioni. Amen, così sia, perché le nostre piccole e medie imprese, le nostre realtà produttive, le attività di servizio, come gli eventi, i matrimoni, i commercianti, gli artigiani, gli ambulanti, il settore edile e i trasportatori privati, hanno bisogno di sostegno certo e di speranza nel futuro per non mollare. Tale speranza può darla solo un Governo capace, competente e lungimirante, che non si limita a mettere pezze sui buchi mano a mano che si formano. I sacrifici si possono chiedere se si è in grado di dare sicurezza, non senza certezze.

Ci sono poi i giovani e, con loro, il sostegno alla scuola e al lavoro. Ringraziamo il ministro Azzolina, caro senatore Santillo, per la miseria degli 85 milioni destinati alla didattica a distanza, per gli inutili banchi a rotelle per cui si sono buttati via i banchi nuovi. (Applausi). La ringraziamo anche per i ragazzi disabili lasciati senza gli insegnanti di sostegno e per la richiusura quasi immediata delle scuole subito dopo la riapertura estiva per non aver pensato a cose semplici, come il doppio turno di entrata e la convenzione tra trasporto pubblico e trasporto privato. Avrebbe almeno dovuto parlare con il ministro De Micheli, evitandole la brutta figura di proporre la scuola aperta la domenica o la negazione che il virus possa girare sui mezzi di trasporto.

Serve intelligenza, perché non vorremmo mai parlare di una generazione Covid. Servono inoltre risorse consistenti, volontà politica per riqualificare l'istruzione, quella tecnica superiore e la digitalizzazione e, soprattutto, interventi mirati per la vera, coraggiosa, rivoluzione della scuola: la garanzia della libertà di scelta educativa. (Applausi). Infatti, la libertà di scelta educativa è quella che fa di un Paese un grande Paese e si realizza solo attraverso il sostegno paritetico alla scuola statale e alla scuola paritaria.

La scuola paritaria è la grande dimenticata di questa crisi. Peraltro, parlare di dimenticanza non è corretto, in quanto parliamo di un vero e proprio disegno di una parte della maggioranza - il MoVimento 5 Stelle - con la complicità della restante parte - la sinistra - che continua a peccare per omissione di intervento. Vi sono grandi proclami di volontà, ma sappiamo di cosa sono lastricate le vie dell'inferno.

Stiamo per convertire il decreto ristori, all'interno del quale pare ci abbiano generosamente accolto tre importanti emendamenti, a firma di tutto il centrodestra: la concessione di fondi alle Regioni più colpite dal Covid (che ci sembra un emendamento di grande buon senso); la riduzione degli oneri delle bollette elettriche per le imprese; un maggior sostegno al trasporto locale. Vivaddio, sono temi importantissimi, ma per i quali ci sono stati concessi - udite, udite - 380 milioni su 18 miliardi di euro stanziati. Si tratta di piccole concessioni fatte alle opposizioni, strappate con fatica: troppo poco per poter parlare di reale collaborazione. Si tratta veramente di una grande miopia, come testimoniato anche dalla proroga dei versamenti fiscali di dieci giorni (in proposito, ci facciamo una bella risata).

Noi continueremo ad avanzare le nostre proposte per la montagna e per far vivere un Natale in famiglia alla gente. Infatti, quest'alternanza di aperture e chiusure, chiusure e aperture fa sì che avvenga quello che è successo ieri, con la gente che si riversa per strada di colpo perché ha paura che il giorno dopo si richiuda. (Applausi).

Lavoreremo di concerto con l'iniziativa privata, quella che a voi fa tanta paura e tanto timore, a ogni livello. Il nostro obiettivo è che lo Stato e l'impresa lavorino insieme. Lo Stato deve imparare dalle imprese, che si sono rivelate bravissime comunque, nonostante voi, a tenere botta a questo momento di crisi, da alleati e non da antagonisti. Noi quindi chiediamo alleanza tra Stato e impresa, tra Stato e lavoratori, tra Stato e famiglia, tra Stato e scuola, affinché i cittadini abbiano ben chiaro che il nemico è là fuori e si chiama Covid e crisi. Il nemico non può certo essere lo Stato, il Governo.

Avremmo voluto fare molte cose. Penso, per esempio, ai sindaci che mi hanno chiesto di avere fondi per aiutare i cittadini non soltanto attraverso gli aiuti alimentari (un piatto caldo, tutto sommato, si trova in quanto l'Italia è il mondo del volontariato), ma anche per consentire il pagamento delle bollette, perché oggi non tutti possono pagarle. Questo è un problema molto serio.

Noi chiediamo strategia e non tatticismo; chiediamo certezze e non confusione, perché la gente non ce la fa più ad alzarsi al mattino non sapendo oggi cosa dovrà fare domani e avere chiari adempimenti e scadenze. Lasciateci liberi, lasciate libere le imprese.

Nel frattempo, ci prepariamo ancora una volta a una botta di fiducia; non sia mai che si tenti di migliorare qualcosa.

Per Natale scriverò un piccolo desiderio nella letterina a Babbo Natale, al fine di ristorare veramente l'Italia: che l'Epifania, insieme al Covid, questo Governo si porti via. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà.

BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, purtroppo non bastano piccole aperture solo in quest'Aula e qualche concessione fatta a noi dell'opposizione, tra l'altro strappata non senza fatica - per questo ringrazio la nostra relatrice, la collega Ferrero, che è anche Capogruppo in Commissione bilancio - per poter finalmente parlare di collaborazione tra maggioranza e opposizione. La crisi che viviamo si supera con atti concreti, tangibili, che non lasciano davvero nessuno indietro. In mano a questo Governo i decreti-legge sono degli ossimori, la certificazione dell'incapacità della vostra politica di dare risposte agli italiani e, cioè esattamente il contrario di quello che dovreste fare. Shakespeare direbbe che la piaga dei tempi è quando i pazzi guidano i ciechi. Perciò ricordiamoci sempre che siamo in un Parlamento che ha bisogno di un confronto serio.

Si parla dei comportamenti irresponsabili dei cittadini, ma responsabili devono essere prima di tutto coloro che emanano i provvedimenti, e cioè voi che governate questo Paese. Dovreste interrogarvi un po' di più sulla morte economica più grave, quella del commercio, quella del turismo, quella della ristorazione. Un esempio eclatante è il nostro subemendamento al terzo decreto-legge ristori, che riguarda le aziende del trasporto pubblico non di linea o di linee non sovvenzionate escluse dai benefici, che sono vittime di un vero e proprio blocco delle attività. Si tratta, niente meno, che di 6.000 imprese, di 25.000 posti di lavoro, di 2,5 miliardi di fatturato, signor Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Questa maggioranza ha bocciato il nostro emendamento a prima firma del collega Gianmarco Centinaio, lasciando solo 10 milioni di euro per un centinaio di bus scoperti, l'80 per cento dei quali è di proprietà di una sola azienda. Abbiamo lasciato fuori chi fa lo stesso servizio con bus scoperti, solo perché ha una dicitura fiscale diversa. Questa per noi è non una misura di ristoro, ma una marchetta! Vergognatevi! (Applausi).

In Italia decine di migliaia di aziende del comparto agroalimentare stanno subendo i contraccolpi della crisi economica causata da un'epidemia che voi non siete assolutamente capaci di contrastare in alcun modo. Eppure - come abbiamo già detto - l'agroalimentare vale 210 miliardi di euro, ma ricordiamoci che nel 2020 il consumo fuori casa è calato del 48 per cento, con una perdita complessiva sull'agroalimentare e sulla spesa alimentare di oltre 41 miliardi di euro. Questi non sono dati che certifichiamo noi: pericolosi, eversivi, sovranisti e cattivi; sono dati importanti certificati la scorsa settimana dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea). Alla fine, pur avendo avuto un incremento nella grande distribuzione, rimangono 30 miliardi di consumi di perdita secca, in cui la pesca, il florovivaismo e il vino sono i settori più colpiti. Inoltre, ricordiamoci bene che la Brexit metterà in ginocchio le nostre esportazioni agroalimentari per 3,5 miliardi e riguarderà soprattutto vino e ortofrutta fresca e trasformata; un danno enorme che dovrebbe essere compensato dall'introduzione di forme di ristoro dei danni subiti dalle imprese.

Noi abbiamo presentato una serie di emendamenti importanti. Il primo in assoluto, e il più importante, proponeva di ripristinare l'articolo 7 del primo decreto-legge ristori, cassato dal subemendamento del Governo, che stanziava 100 milioni di euro per le filiere agroalimentari che sono fondamentali, importantissime: penso alla zootecnia, al problema attuale della suinicoltura, al latte, all'apicoltura, al florovivaismo, al vino. Il testo prevedeva un meccanismo di sostegno forte e vero all'agroalimentare italiano.

Parliamo di made in Italy e poi ci nascondiamo dietro un dito e togliamo le risorse per darle, magari, a un assistenzialismo forzato che non genera occupazione. (Applausi).

Abbiamo chiesto - per i nostri contadini, per i nostri agricoltori - 100 milioni di euro per la cambiale agraria, 30.000 euro per ogni azienda: a dieci anni avrebbero restituito quelle risorse a tasso zero. Non siete stati in grado di accogliere l'emendamento importantissimo con cui avremmo dato ristoro a 3.500 piccole aziende agricole.

Abbiamo chiesto di rimettere i voucher semplificati nel turismo, nella ristorazione, nell'agricoltura: anche in questo caso nulla. Vi abbiamo chiesto la semplificazione sul percepimento dei fondi europei, la PAC, per le aziende.

Oggi per avere un certificato antimafia dalle prefetture che lavorano in smart working ci vogliono mesi, purtroppo; e, se manca quello, non arrivano le risorse, e fa liquidità.

Abbiamo chiesto 600 euro di bonus per ogni piccolo agricoltore e contadino delle zone rosse, che non hanno potuto vendere i loro prodotti fuori Comune. (Applausi). Nemmeno questo è passato. Vergogna!

PRESIDENTE.Senatore, deve concludere.

BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Prendiamo in giro gli agricoltori!

Signor Presidente, mi avvio alla conclusione.

Cari colleghi, ci avviciniamo al santo Natale. Gli italiani tutto vorrebbero trovare sotto l'albero tranne i pacchi del Governo: l'aumento esponenziale del debito pubblico... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Deve concludere cortesemente. Le ho già concesso due minuti in più. Senatore Bergesio, usi il suo tempo per concludere il discorso.

BERGESIO (L-SP-PSd'Az). Dicevo che gli italiani non vogliono trovare il pacco del Governo sotto l'albero: l'aumento esponenziale del debito pubblico, l'aumento della disoccupazione, precarietà, scuole chiuse da mesi, anziani soli, enti locali abbandonati.

Fate un bel regalo - lo dica ai Ministri di questo Governo - a tutti gli italiani: andate a casa e cercatevi un lavoro degno delle vostre capacità, che vi chiediamo di togliere al servizio del Paese, perché altrimenti non ci rialzeremo mai più.

Prima gli italiani, sempre. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Anastasi. Ne ha facoltà.

ANASTASI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, con un nuovo decreto-legge ristori - il quarto in poco più di un mese - continua e si estende ulteriormente l'azione del nostro Governo a sostegno dei lavoratori, dei professionisti, delle imprese e delle famiglie italiane.

L'intero pacchetto ristori si presenta oggi all'attenzione di quest'Assemblea con importanti correttivi: una vasta serie di proroghe fiscali e misure ristorative, fra le quali degne di menzione sono i rimborsi per i proprietari di immobili che concederanno sconti sugli affitti; una norma sperimentale - come l'ha definita il presidente Pesco - per andare incontro alle esigenze di chi è in locazione e magari sta affrontando mille difficoltà; una misura che permette una riduzione del canone, limitando l'onere per il proprietario.

Sempre a firma del presidente Pesco è l'emendamento pensato per sostenere famiglie e imprese indebitate, che anticipa alcune misure sul fallimento e le crisi d'azienda. Merita di essere menzionata anche l'iniziativa dello stesso collega sulla proroga del cosiddetto fondo Gasparrini.

Altrettanto significativo è l'emendamento del senatore Romano, con cui si stabilisce che non subiranno prelievo fiscale le imprese e i professionisti che hanno ricevuto dallo Stato contributi, indennità e bonus contro la crisi Covid-19.

Abbiamo approvato persino un emendamento non di maggioranza sull'equo compenso per le consulenze e le prestazioni professionali sul superbonus 110 per cento - finalmente anche l'opposizione si accorge della nostra eccellente misura - e uno sul fondo dedicato al pagamento delle bollette per imprese e professionisti, come già il Governo aveva legiferato nel decreto-legge liquidità, dimostrando con i fatti che le proposte di buonsenso da noi trovano accoglienza (Applausi), mentre le provocazioni e le chiacchiere televisive rispediremo al mittente in busta chiusa.

Tutti conosciamo il momento drammatico che stiamo vivendo. Per affrontare la crisi, nei quattro decreti-legge ristori abbiamo investito complessivamente oltre 19 miliardi di euro per potenziare ed estendere la rete di protezione intorno al nostro tessuto economico-produttivo. Ed è con questo spirito che continueremo ad avanzare idee e proposte.

Un ultimo appunto è sull'emendamento che non c'è. Avevamo posto in questo decreto all'attenzione di Governo e Parlamento l'estensione del superbonus 110 per cento. Poiché tutti a parole dicono di volere la proroga, ma nei fatti non vi è ancora alcuna risposta in merito, invito la maggioranza di Governo a trovare il coraggio di fare la cosa giusta. (Applausi). Sono tempi eccezionali. La storia ci giudicherà per cosa abbiamo fatto e non per le buone intenzioni e le belle parole. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà.

ROJC (PD). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli senatori, il percorso politico di questi decreti-legge che veniamo a discutere è stato complesso, ma il Paese e il Parlamento ne hanno recepito la necessità e l'importanza.

Ritengo, dunque, che giungere alla loro conversione in legge rappresenti un significativo punto di partenza e ripartenza per tutti noi. Vorrei dire allora che dobbiamo trarre profitto da questa discussione, coglierla come l'occasione che abbiamo cercato per ricollegarsi alle nostre comunità, essendo parte del rapporto armonico tra la polis e gli individui che la compongono. La fatica di questa composizione è l'obbligo che ci siamo assunti quando abbiamo accettato di rappresentare tutto il popolo come singoli senatori e come Assemblea.

La pandemia ha colpito e incrinato indistintamente il cosmo della civiltà, in particolare quella occidentale, suscitando il senso della nostra umana inadeguatezza, sovvertendo molti punti di riferimento che davamo per acquisiti. Ci si è sgretolato in mano il mito asettico del progresso scientifico infinito e invincibile; è caduto il velo dell'illusione di essere cloni del pericoloso modello di Übermensch futuribile. In un colpo solo, salute, ambiente, economia, protezione sociale e rapporti internazionali sono apparsi un tutt'uno indissolubile, e di questo dobbiamo farci carico.

La pandemia ci ha fatto anche intendere senza ombra di dubbio quanto reale sia questa nuova forma di isonomia, l'uguaglianza di fronte al rischio che tutti i cittadini indistintamente corrono di essere travolti dal virus. Siamo anche stati messi di fronte a spaventevoli, per quanto ipotetiche, classificazioni di gerarchie legate all'età o a situazioni di salute correlate all'accesso alle cure. Ora, l'appello del Presidente della Repubblica a ritrovare l'unità per costruire la risposta adeguata che il Paese ci chiede è stato colto e raccolto per darci l'opportunità di mantenere una dignità che la Costituzione garantisce come fondamento imprescindibile.

Sono stati e saranno ancora mesi lunghi e difficili e questi ristori rappresentano un impulso a rinnovare la fede comune sul valore che i Padri costituenti hanno inciso alle fondamenta: l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e ora più che mai il lavoro e la dignità dei lavoratori dobbiamo tutelare e sostenere. Trovare un linguaggio comune durante i lavori delle Commissioni congiunte; ridimensionare la mole delle migliaia di emendamenti su cui maggioranza e opposizione hanno lavorato; trovare la quadra su quanto il Governo potrà fare per la nostra comunità nazionale sono stati per tutti difficili e impegnativi. Ristorare rappresenta, dunque, un passaggio politico di alto valore democratico, ma soprattutto un segnale forte e inequivocabile che si vuole ripartire dai cittadini, dalle peculiari necessità di chi è stato in vario modo colpito.

Chi ha voluto speculare sulle possibilità di mettere in difficoltà il Governo ha fatto un gioco spregiudicato in primo luogo verso i cittadini. Invece, mai come ora, dobbiamo renderci conto che le risorse dei decreti messi a disposizione con i ristori del Governo e con la volontà politica della maggioranza rappresentano un impegno di portata straordinaria per l'intera comunità nazionale. Sono risorse indispensabili per tamponare i bisogni da una parte, ma soprattutto per porre le basi di un disegno nuovo e più complesso che verrà definito nei prossimi mesi con il Next generation EU, e che dovrà necessariamente coinvolgere tutte le istituzioni, il Parlamento, così come le Regioni e gli enti locali o le realtà specifiche, e permetterci di rifondere una prospettiva di futuro che la pandemia ha drammaticamente interrotto.

Molti sono stati i capitoli, molte le problematiche affrontate durante le audizioni e la discussione. Tra le varie e innumerevoli misure avviate mi preme rivolgere un'attenzione particolare a due complessità, che sono parte integrante della realtà italiana e hanno estremo bisogno di essere sostenute. Abbiamo sempre asserito quanto sia importante in questo momento non dimenticare i più deboli: tra questi i soggetti più esposti sono le persone con disabilità o malattie disabilitanti e le loro famiglie, che non devono in alcun modo essere lasciate sole. Il Covid, infatti, ha ridotto la possibilità di aiuto e intervento alle famiglie. Si devono dunque aumentare le risorse e il numero delle residenze socio-assistenziali; occorre aumentare l'impegno per progetti individuali e moduli respiro, perché la disabilità è una condizione di vita, e non uno stato temporale. La malattia degli operatori ha contribuito a ridurre i servizi delle residenze, anche quelle protette per anziani o i malati cronici. E non ci siamo dimenticati dei genitori anziani degli utenti delle residenze socioassistenziali, che risultano ad alto rischio di contagio e fortemente preoccupati per il futuro dei loro figli, oltre che per se stessi.

Il secondo tema riguarda la cultura, a cui abbiamo cercato di dare massima attenzione. Ci sono categorie di lavoratori che stanno vivendo questa crisi pandemica in modo drammatico. C'è stato qualcuno che ha asserito come con la cultura non si mangi, ma il nostro è un Paese che vive di cultura e viene riconosciuto nel mondo anche per la cultura. I lavoratori dello spettacolo, tra cui attori, musicisti e i cosiddetti lavoratori intermittenti, ma anche studiosi e ricercatori nel campo umanistico, traduttori, sono categorie determinanti e di formazione altissima che non vengono considerate da molti come parte produttiva del Paese. Al contrario, come scrive Claudio Magris nel suo accorato appello sul «Corriere della Sera», sono professionisti appassionati e altamente qualificati che spesso vivono di contratti occasionali e precari con teatri, fondazioni, istituzioni, atenei e case editrici. L'impegno che ci muove è di ritrovare la centralità di queste categorie per evitare il grave declino di un'eccellenza che ci identifica e ci qualifica nei confronti dell'Europa e del mondo intero. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà.

PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, fa piacere che in quest'Aula qualcuno abbia cominciato a parlare di disabilità, sebbene questa problematica dovrebbe essere ricordata a chi è al Governo, visto che all'interno del decreto-legge ristori non è stata data grande rilevanza sul punto. (Applausi). Ma è bene che se ne parli. Basta ricordarselo al momento opportuno.

Nei pochi minuti che mi sono concessi vorrei fare innanzitutto una nota metodologica. Oggi siamo qua ad affrontare la conversione di una serie di decreti-legge: il ristori, il ristori-bis, il ristori-ter e il ristori-quater, quasi come la serie dei film «Rambo», per cui c'è l'uno, il due, il tre e il quattro. Devo essere sincero: se vogliamo parlare agli italiani con le parole chiare, sicuramente non lo possiamo fare se non facciamo delle norme chiare. Sfido voi a trovare qualche cittadino che abbia capito qualcosa del modo di questo Governo di fare leggi nelle ultime settimane. Vi sfido, perché a me la gente chiede quali sono le norme contenute all'interno di questo decreto-legge: nessuno ci ha capito nulla. Vabbè: faremo meglio la prossima volta.

Su questo punto, facendo parte della Commissione giustizia, non posso che ricollegarmi, sottoscrivendole, alle dichiarazioni già rese dalla senatrice Modena in materia di giustizia. Voi avete inserito all'interno di un decreto-legge di natura economica delle norme in materia di giustizia assolutamente folli, perché non si può pensare di normare la giustizia sotto l'egida del Ministero dell'economia e delle finanze. Anzi, nel ringraziare il sottosegretario Guerra, che è competente in materia, le rivolgo anche i migliori auguri per il suo nuovo collega, "l'evidentemente" sottosegretario Bonafede, visto e considerato che ormai il Ministero della giustizia è diventato di fatto una succursale e il ministro Bonafede è alle dipendenze del Ministero dell'economia e delle finanze. (Applausi).

Prendiamo atto anche di questo, ma non possiamo fare altro che sottolineare ancora una volta, in quest'Aula, che la giustizia non può essere gestita in siffatto modo, perché altrimenti ci troveremo di fronte a una catastrofe giudiziaria. Non so voi, colleghi, ma faccio l'avvocato e, quando non sono a Roma, frequento le aule di tribunale, ovviamente rispettando tutti i limiti. Avreste, però, potuto iniziare la grande digitalizzazione e informatizzazione, anche prima, quando avete bocciato, nei vari provvedimenti, emendamenti come quello a mia firma - ad esempio - con cui si incideva sulla capacità dei cancellieri di lavorare da remoto, insistendo quindi sul processo telematico. Oggi lavorate sulla digitalizzazione, ma vi informo che nei tribunali i computer stanno cominciando ad arrivare adesso e si tratta magari di computer nemmeno aggiornati e neanche collegabili con i fantomatici portali che prevedete all'interno delle norme e che poi però, nella realtà dei fatti, non esistono.

Dunque, le priorità del provvedimento in esame in materia di giustizia - come già detto - sono la digitalizzazione e la remotizzazione delle udienze, che di fatto non funzionano, e poi c'è la questione delle carceri. Signor Sottosegretario, vada a chiedere lei al ministro della giustizia Bonafede, visto che non ha la grazia di venire in Aula, se conosce veramente qual è la situazione all'interno dei tribunali e delle carceri. (Applausi). A giudicare dalle norme contenute nel provvedimento in esame, non credo che ne sia veramente a conoscenza. State mettendo semplicemente toppe, su toppe su altre toppe.

Chiedo dunque alla maggioranza di smettere di governare con falso buon senso, perché - citando Guareschi - state governando non con buon senso, ma semplicemente con senso comune, che è molto peggio. Rischiate dunque di fare dei danni clamorosi. (Richiami del Presidente). Mi accingo a concludere, signor Presidente. I nostri emendamenti: che sono stati presentati per cercare di dare delle risposte concrete, sono stati semplicemente utilizzati per dare la mancetta, ma noi non l'accettiamo, perché sono i cittadini che esigono delle risposte. Non siamo qua per portare a casa il singolo emendamento: non ci interessa, ma ci importa portare a casa dei risultati, per la gente.

Quel che posso fare è sicuramente evidenziare che non è vero che avete ricordato tutti, perché all'interno del provvedimento in esame non vedo - ad esempio -norme riguardanti i miei colleghi avvocati. Vi do una notizia: non tutti gli avvocati fatturano milioni di euro, ma molti avvocati fanno gli "avvocati di provincia", come amo definirli. (Richiami del Presidente). Sto per terminare, signor Presidente.

Ci sono, poi, anche gli sportivi: qualcuno in quest'Aula ha detto che abbiamo ricordato i lavoratori sportivi, ma la cifra che avete dato loro, di fatto, è molto simile a quella destinata ai monopattini elettrici. Forse ci sarebbero voluti meno monopattini elettrici e un po' più di ristori a persone che, in questo momento, lavorando all'interno del mondo dello sport, sono senza lavoro e senza stipendio: forse ve lo sareste dovuto ricordare.

Concludo rivolgendo un invito al Governo e alla maggioranza: dovreste dare fiducia alla gente e invece la state esasperando. Concludo con un'altra citazione, signor Presidente, che spero mi permetta di fare, di una battuta che circola sui social media: «Fai il bonus vacanze e poi te 'ncazzi che la gente va in vacanza, fai il cashback di Natale e poi te 'ncazzi se la gente va a fare acquisti» (Applausi): se questo è il modo di fare politica della maggioranza, evidentemente è il momento di andare a casa. Buon Natale! (Applausi).

PRESIDENTE. Invito anche l'opposizione a usare un altro linguaggio, in Aula.

È iscritta a parlare la senatrice Naturale. Ne ha facoltà.

NATURALE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, certamente non avremmo voluto, ma la seconda ondata di contagi purtroppo si è verificata, in alcuni casi favorita dalla sconsiderata disinvoltura con cui quest'estate sono stati aperti alcuni locali pubblici, come è successo in Sardegna, in cui società offshore sono state favorite, lasciando affollare le loro discoteche, a discapito della salute di tutti.

Il preavviso ci è stato dato da diversi Paesi europei, dove già a settembre si contavano i nuovi contagi a decine di migliaia al giorno. In Italia l'impennata si è palesata a ottobre, così che il 7 ottobre si è reso necessario prorogare i termini dello stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021. Da quel momento in poi, con il crescere del numero dei contagi, è stato un susseguirsi di DPCM e decreti-legge per contrastare la diffusione del virus, confermando la pressione sugli ospedali e inevitabilmente adottando misure sempre più restrittive, fino ad arrivare alla suddivisione per aree di maggiore o minore contagio a carattere regionale.

Il decreto-legge ristori del 28 ottobre ha avviato una serie di altri decreti-legge, visto il proseguire dei contagi, per stanziare risorse a fondo perduto e agevolazioni fiscali ed economiche per le attività colpite dalle necessarie restrizioni. Fra le misure principali rileviamo il contributo a fondo perduto per le partite IVA (ampliando i settori di intervento rispetto ai beneficiari individuati dal decreto rilancio); la proroga della cassa integrazione (altre sei settimane da usufruire tra il 16 novembre e il 31 gennaio); il credito d'imposta per gli affitti commerciali e la cancellazione della seconda rata IMU; l'indennità per i lavoratori stagionali del turismo, dello sport e dello spettacolo; la nuova tranche del reddito di emergenza. Insomma, con i decreti ristori fin qui emanati abbiamo stanziato per le attività colpite circa 19 miliardi di euro, mentre altre risorse stanno per essere stanziate nell'imminente legge di bilancio.

In questi mesi l'agricoltura non è stata trascurata. Sono stati stanziati 4 miliardi per il settore, e di questi un miliardo è destinato all'esonero contributivo per le imprese appartenenti alle filiere agricole, della pesca e dell'acquacoltura per i mesi di novembre e dicembre. Ci sono poi le risorse per il sostegno al settore vitivinicolo; il rifinanziamento del fondo di solidarietà nazionale per continuare a sostenere le imprese colpite dalla cimice asiatica; il supporto economico alle attività turistiche e della ristorazione situate nelle aree protette; il credito di imposta per gli aumenti di capitale; le garanzie per la liquidità delle imprese agricole e della pesca; i contributi a fondo perduto e i mutui a tasso zero in favore delle aziende agricole. E ancora: il fondo per le emergenze alimentari; il contrasto allo spreco; il fondo ristorazione per sostenere il made in Italy; il sostegno all'imprenditoria femminile con il progetto "Donne in campo"; il sostegno all'occupazione giovanile in agricoltura. Su queste e altre misure verranno stanziate altre risorse nella legge di bilancio.

Per il settore primario siamo a un punto cruciale. Grande è il suo ruolo in termini di export, nuova PAC, green new deal,con le strategie farm to fork e l'incremento del biologico; un settore in cui possiamo vantare primati e attenzione alle problematiche in misura maggiore e migliore rispetto agli altri Paesi. Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza dobbiamo mettere mano alla competitività del sistema alimentare, con l'ammodernamento dei sistemi produttivi orientato alla sostenibilità; la prevenzione del dissesto idrogeologico e il rafforzamento dell'agrosistema irriguo; la gestione forestale sostenibile e il recupero delle aree rurali abbandonate. Sono queste le sfide che ci apprestiamo ad affrontare e lo stiamo facendo con tutta l'accortezza che necessita. Ma il lavoro viene meglio con la condivisione di responsabilità e impegno da parte di tutti. La rapidità e l'efficacia con cui sono state trovate le risorse per compensare almeno in parte le mancate entrate delle attività economiche hanno ancora una volta dimostrato l'attenzione che questo Governo, insieme al Parlamento, riversando verso una pandemia che sta cambiando paradigmi e visioni in ogni situazione a livello planetario.

In questo sciagurato periodo, che ormai va avanti da circa un anno, in tutte le occasioni non si è mai mancato di sottolineare come la collaborazione politico-istituzionale, oltre che di tutte le attività private e dei cittadini, fosse assolutamente necessaria per arrivare al traguardo dell'uscita definitiva dall'emergenza causata dalla pandemia. Non ci stanchiamo di ribadire questo concetto, poiché tutte le manifestazioni di disinteresse o di vacua polemica non faranno altro che porre ulteriori ostacoli al raggiungimento del risultato.

Inoltre, ci tengo a sottolineare che non è più possibile abbassare la guardia sulla prevenzione. È indispensabile incrementare gli sforzi per contrastare eventuali nuove evoluzioni di virus di varia provenienza attraverso il rafforzamento della ricerca scientifica. Ma è essenziale il miglioramento delle strutture sanitarie presenti sul territorio italiano, che hanno mostrato in modo evidente grossi limiti derivati dai tagli e dalla mala gestione degli ultimi anni.

Il decreto-legge ristori in esame deve essere il trampolino di lancio verso una nuova visione di economia, di sviluppo e di lavoro, quella che finora non c'è stata, e i risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. Questo Governo sta dando una svolta al sistema che ha logorato la nostra bella Italia, aiutando tutti a rialzarsi per rinascere. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà.

DAL MAS (FIBP-UDC). Signor Presidente, il decreto-legge ristori, anzi questa pluralità di decreti-legge risponde in realtà a quelle esigenze di economia di guerra e di sussidi, peraltro dati ad alcuni mentre altri sono stati completamente dimenticati: lo hanno detto i miei colleghi prima ed è inutile che lo ribadisca. Il mio intervento sarà limitato a un settore ben preciso - come ha detto prima la senatrice Modena - che fa parte dei decreti-legge in questione, con ben dieci - anzi, di più - articoli, ma che è stato completamente ignorato nella Commissione di merito attraverso un passaggio quasi da fuggitivo della situazione, cioè tutto il tema giustizia.

In un momento di emergenza e in uno stato di eccezione, qual è quello che stiamo vivendo, conseguente alla pandemia e che qualcuno ha definito una vera e propria situazione bellica, il tema giustizia reca con sé dei paradigmi, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti penali e il processo penale, che non sono trascurabili. Il paradigma è il seguente: dematerializzazione, remotizzazione e cartolarizzazione del processo. Questo significa che, se con il decreto-legge cura Italia e con il suo articolo 83 abbiamo introdotto dei principi dovuti all'esigenza e al momento, e cioè il fatto che le udienze si possono svolgere da remoto purché in esse non si debbano sentire ed esaminare testimoni o sentire le parti (quindi con dei limiti ben precisi), inopinatamente con il decreto-legge ristori bis irrompe sulla scena un altro principio. In base ad esso addirittura il processo penale di secondo grado, tolta l'ipotesi della rinnovazione dibattimentale, diventa un processo cartolare: il pubblico ministero fa l'appello, la difesa non c'è mai stata in primo grado e presenta delle conclusioni scritte - se arrivano, perché non si sa in che modo - ai giudizi riuniti in camera di consiglio; anzi, non sono riuniti simultaneamente, ma ognuno dal proprio ufficio, ognuno dalla propria residenza e attraverso una riunione simbolica.

Ecco, ciò significa dematerializzare, perché si è inteso in tal modo affrontare un'emergenza. Questo certamente è comprensibile, ma noi lo avremmo compreso nella misura in cui tutto ciò serva ad agevolare l'attività degli operatori del diritto. Tutto ciò l'avremmo compreso nella misura in cui non ci siano norme incongruenti tipo quella del 415-bis del codice di procedura penale, per cui alla conclusione delle indagini l'avvocato difensore della parte può presentare memorie solo attraverso il portale penale telematico, che sappiamo esistere e funzionare a macchia di leopardo nel nostro Paese. Tutto ciò pone una difficoltà oggettiva, tant'è vero che i nostri emendamenti erano chiarissimi e dicevano di togliere la parola «esclusivamente» per consentire la possibilità di ricorrere molto più semplicemente a una comune e banale PEC, certamente certificata dai sistemi del Ministero.

Che cosa cambia? Cambia l'epistemologia giudiziaria, e cioè la concezione stessa del processo. E cambia in modo pericoloso perché, se a un processo che si svolge nella parità, nel contraddittorio della formazione della prova tra due parti uguali, noi togliamo ad una di esse, che normalmente è minoritaria nell'esercizio dei poteri, ossia la parte della difesa, il proscenio, la possibilità di esercitarsi e di esercitare le sue funzioni davanti a un giudice terzo, abbiamo ucciso il processo penale.

Questo è evidente e si rifletterà. Se quello è l'indirizzo che volete imprimere all'era post Covid - e ci auguriamo tutti che l'emergenza finisca realmente, secondo quanto dice questo decreto, il 31 gennaio 2021 - mi chiedo quali e quante norme saranno in vigore allora, perché non abbiamo già oggi l'esatta contezza di quali norme saranno applicabili nel momento in cui la pandemia sarà superata.

Per quanto riguarda il processo civile, da questa maggioranza è stata depositata la legge delega sulla riforma del processo civile. La materia era più facile, perché il processo civile telematico esiste già da tempo. Il processo civile in Italia dura tremila giorni, oltre il doppio di quanto accade mediamente nei Paesi europei. E questo produce - secondo statistiche riconosciute da tutti - un danno di circa tre miliardi per le imprese e un mancato guadagno, in termini di investimento, di circa 11 miliardi nel nostro Paese. Vogliamo capire che, se le idee camminano sulle gambe degli uomini, così anche la giustizia non può che camminare sulle gambe degli uomini? Abbiamo bisogno di informatici nel sistema giustizia. Abbiamo bisogno di assistenti, di dirigenti, di personale amministrativo che non c'è. (Applausi).

Il grido disperato da parte di chiunque è che non si sa a chi rivolgersi. Lo dico in modo molto chiaro, anche perché ultimamente ho ascoltato alcuni interventi in Commissione dei vari Sottosegretari che cortesemente hanno risposto alle nostre interrogazioni.

Poi c'è una questione di fondo, secondo me costituzionale, che non è stata esplorata in modo opportuno. Noi sappiamo che l'articolo 111 della Costituzione riserva l'attuazione del giusto processo alla legge, e cioè contiene un'espressa riserva di legge. In realtà, nel momento in cui, con il decreto cura Italia e con i vari decreti succedutisi, compresi gli attuali decreti ristori e ristori-bis, noi stabiliamo che lo svolgimento del processo penale viene regolato dal deposito degli atti, ferme restando le garanzie processuali, attraverso un regolamento del responsabile del Ministero - nemmeno il Ministro ma un funzionario - che determina in che modo si depositano tali atti e si svolge il processo, viene violata una garanzia processuale piena e chiara, quella appunto contenuta nell'articolo 111 della Costituzione. (Richiami del Presidente).

In conclusione, Presidente, aggiungo un ultimo passaggio sulla situazione delle carceri. So che in questi giorni è in atto una protesta civile, ma efficace, dei Radicali e di Rita Bernardini che stanno denunciando la situazione delle carceri in Italia. Vorrei che il Ministro, una volta tanto, desse i numeri. Sappiamo purtroppo che è una sua specialità quella di dare i numeri, perché abbiamo visto che cosa è riuscito a fare con la prescrizione. (Applausi). Abbiamo visto che cosa è riuscito a fare con il cosiddetto spazzacorrotti. Ma vorremmo che desse realmente i numeri della situazione carceraria in Italia. C'è un sovraffollamento di oltre 4.000 detenuti. Qual è la situazione delle carceri oggi? Ci sono circa 1.000 detenuti affetti da Covid, oltre 500 agenti di Polizia penitenziaria si sono ammalati e le carceri stanno esplodendo. Non si garantisce ciò che la sentenza Torreggiani aveva stabilito. Il sovraffollamento probabilmente è anche maggiore se è vero che sono circa 5.000 i posti inagibili che vengono considerati dal Ministero tra i posti utilizzabili per la detenzione.

Io non so cosa sarà: immagino che sia molto difficile rimettere insieme e pensare al sistema delle pene in Italia dopo quello che è successo, anche perché probabilmente la nostra capacità di reagire rispetto a quanto sta accadendo poggia su basi abbastanza fragili anzi, troppo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà.

*CANTU' (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, sono ormai sei mesi che abbiamo in lavorazione un disegno di legge, il n. 1861, che ha un obiettivo, quello di porre rimedio a un'ingiustizia nei confronti di coloro che non si devono solo chiamare eroi, ma devono essere tutelati concretamente (Applausi), vale a dire medici, infermieri, in generale operatori sanitari e socio-sanitari deceduti o che hanno riportato lesioni o infermità di tipo irreversibile a causa dell'infezione da Covid. Nonostante gli stanziamenti multimiliardari, non si sono trovati 100 milioni di euro micragnosi per sostenere questo tipo di bisogni e tutto questo in uno scenario che è assolutamente in contrasto con i fondamentali della dignità e dell'etica.

Ebbene, in questo contesto è di tutta evidenza che troppo spesso si è fatto riferimento a parole che hanno trovato il loro fondamento e la loro attenzione in un processo di condivisione tale per cui tutti li vorremmo chiamare eroi, ma non è stato dato un senso alle parole che sono state usate, in modo più o meno bipartisan. C'è però un sottostante per alcuni di loro, a mio modo di vedere ancor più grave, posto che avevano stipulato previdentemente una polizza infortuni, ma la cui copertura le compagnie di assicurazione negano, facendo valere chissà quale codicillo sottoscritto tra clausole vessatorie, sul presupposto che l'infezione da Covid non rientrerebbe nell'ambito del concetto di infortunio, ma in quello di malattia, distinguendo tra causa violenta e causa virulenta. Abbiamo aderito al processo di integrazione normativa con il testo base n. 1894 in 1a Commissione in sede redigente, in previsione del riconoscimento celebrativo della Giornata in memoria delle vittime dell'epidemia, il prossimo 18 marzo. Vista però l'opportunità della conversione dei decreti ristori, abbiamo ritenuto di promuovere ben tre emendamenti sull'argomento, che avrebbero anticipato le misure di ristoro economico non ulteriormente rimandabili, dal nostro punto di vista, ma che sono stati inspiegabilmente rigettati, negando addirittura l'approvazione in termini di impegno di un ordine del giorno che era l'assunto di quanto si dovesse portare a norma.

Nonostante la 12a Commissione abbia all'unanimità raccomandato di intervenire, il Governo ha dato prova ancora una volta di non ascoltare il potere legislativo, andando a disattendere anche su argomenti così sensibili da rendere inaccettabile la democratura a cui state cercando di abituare il Paese, che però non è assopito come pensate, e ve ne chiederà conto. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà.

NASTRI (FdI). Signor Presidente, il decreto ristori, per la verità, più che ristori elargisce elemosine ad alcuni settori colpiti dalla seconda ondata, che questo Governo ha saputo soltanto annunciare, ma non gestire. Sul punto bisognerebbe fare chiarezza.

Signor Presidente, alle famiglie sarebbe stato utile un saturimetro in più e qualche monopattino in meno. Il provvedimento al nostro esame non deve farci confondere in maniera approssimativa sulla crisi prodottasi in alcuni comparti né nascondere quale sia il vero nesso di causalità ossia che, se oggi ne parliamo e siamo costretti a investire le risorse del quarto scostamento di bilancio, è per colpa di un Governo che non è stato capace di impedire che la seconda ondata si abbattesse con violenza sull'intero Paese.

Nel solco di questa stessa logica, che possiamo dire più che approssimativa, si muove il decreto-legge, continuando a seguire un profilo emergenziale, senza affrontare nel merito le difficoltà di chi è rimasto indietro a causa della crisi economica. Le attività si aspettavano infatti da parte dello Stato non elargizioni, ma interventi coraggiosi, come rinuncia alle proprie pretese. Si è invece proceduto con sospensione o dilazione di imposte, con la diretta conseguenza che, se non vi saranno manovre massicce e importanti a sostegno dell'economia, le attività che a fatica sono rimaste in piedi nel 2021 e nel 2022 si troveranno strangolate dalle scadenze di oggi e anche di domani.

Con la nostra leader Giorgia Meloni abbiamo tenuto una conferenza stampa nella quale abbiamo presentato il decreto ristori, proponendo serie e concrete proposte per abbattere la crisi economica, ribadendo soprattutto che la logica non è quella del sussidio, a cui purtroppo alcuni partiti della maggioranza (e mi riferisco al MoVimento 5 Stelle) sono affezionati, ma quella di seguire l'abbattimento dei costi fissi. Sono questi oggi a rappresentare il maggiore ostacolo per tantissimi imprenditori e anche professionisti, grandi e piccoli, per uscire da questa crisi che attanaglia tutti.

Sul punto avreste dovuto concentrare la vostra attenzione, piuttosto che continuare nella logica degli interventi a pioggia. Ugualmente, avreste dovuto correggere gli errori sulle tempistiche che già nei precedenti provvedimenti si erano dimostrate inadeguate. Le casse integrazioni sono arrivate con estremo ritardo e la maggior parte degli imprenditori ha dovuto anticipare di tasca propria o si è trovata costretta anche a sostenere le spese delle liquidazioni di coloro che hanno preferito cercare un'opportunità lavorativa altrove.

Ciò non solo perché i vari decreti ristori, come nel caso, appunto, del settore ricettivo, hanno la loro base in fondamenta errate o quantomeno sottostimate, cioè la differenza tra il fatturato di aprile 2019 e quello di aprile 2020: è possibile che dietro questa scelta ci sia una logica scellerata, legata al fatto che aprile è uno dei mesi meno indicativi e anche con minor fatturato. La volontà del Governo, quindi, è chiaramente di pagare meno. Tutti sanno che in aprile le località montane si trovano nell'intervallo tra la stagione invernale e quella estiva, mentre le strutture stagionali hanno aperto da poco. In tal modo, i ristori ottenuti (quando arrivati) bastano appena a coprire una piccola parte fissa delle imposte. E per vivere?

Sarebbe piuttosto stato opportuno, volendo ragionare in un'ottica di ristoro, valutare i contributi a fondo perduto sulle differenze di fatturato tra il periodo compreso tra aprile e dicembre 2019 e il corrispondente intervallo del 2020, magari utilizzando i soldi non spesi del bonus vacanze, che oggettivamente è stato un mezzo fallimento.

Ad ogni modo, quello ricettivo non è che uno dei tanti settori che lamentano l'inadeguatezza di questo provvedimento, in quanto ce ne sono molti altri che denunciano il completo abbandono da parte del Governo.

Ad esempio, cosa è stato fatto per il settore turistico? Oggi non prevedete alcun ristoro o misure di sostegno adeguate. Inoltre, avete completamente dimenticato le agenzie di viaggio, una categoria completamente messa in un angolo con un codice Ateco quasi sempre dimenticato nei vari DPCM e che oggi non ha ricevuto il contributo a fondo perduto per il periodo compreso tra febbraio e il 31 luglio, con fondi che erano già stati stanziati. Come si pensa che queste attività possano andare avanti, se in dieci mesi nulla è stato ancora fatto e nulla hanno ancora ricevuto? Le agenzie di viaggio sono oltre 10.000 in tutta Italia e occupano migliaia di persone, con un risultato molto impattante sul nostro PIL. Occorre inoltre considerare che la paura, che continua a farla da padrone, difficilmente consentirà di tornare subito a viaggiare come prima.

La stessa domanda potremmo farla per il settore degli eventi, visto che sono stati cancellati più del 90 per cento degli eventi culturali e religiosi. Nel 2020 matrimoni, comunioni, concerti, sfilate di moda e spettacoli sono stati completamente annullati. Si tratta di un mondo intero che da quasi un anno è fermo e di centinaia di migliaia di professionisti impegnati in questa attività o nel loro indotto che hanno percepito poco o quasi nulla.

Non parliamo poi dei soggetti impegnati nella ristorazione, come bar e ristoranti. Qui il Governo ha fatto ancora peggio, obbligandoli a investire risorse in presidi igienico-sanitari e a ridurre i posti a sedere, sacrificando anche dipendenti (tanti sono stati licenziati) e imponendo l'acquisto di ulteriori dehor. Poi che avete fatto? Li avete di fatto chiusi o ridotti in maniera drammatica nella loro offerta di servizi, imponendo loro anche una chiusura alle ore 18, senza considerare che si erano organizzati, riuscendo a garantire il servizio in condizioni di sicurezza. Non avete fatto alcuna distinzione: per voi sono diventati tutti luoghi di assembramento. Piuttosto, non sarebbe stato meglio, soltanto per i bar, consentire che continuassero la loro attività nel rispetto del distanziamento sociale, unitamente alle norme di igiene, che sono diventate patrimonio del nostro comportamento quotidiano?

Inspiegabile, poi, che alcune attività legate al settore dell'artigianato siano state dimenticate, così come avvenuto per i servizi alle persone. Che dire degli ambulanti, cui avete imposto il divieto di lavorare nei giorni festivi e prefestivi, persino a dicembre, sottraendo loro così circa il 50 per cento dell'indotto annuale?

Sarebbe stato meglio lasciare alle autorità locali il compito di normare e regolare questo settore, vista anche la conoscenza della realtà locale. Cito l'esempio della città in cui vivo, dove c'è stata la chiusura del mercato coperto. Si è trattato di una scelta illogica e assurda. È un mercato che conosco benissimo e vi assicuro che non vi è la possibilità di assembramento; ciononostante, lo avete chiuso, con la conseguenza che lentamente le attività che lavorano al suo interno andranno a morire. Si tratta quindi di un'agonia lenta.

Un altro tema sul quale il decreto-legge avrebbe dovuto prevedere un intervento è quello dei finanziamenti, anche garantiti, per le imprese ricettive. Oggi queste attività sono considerate a rischio, quindi non vengono erogati finanziamenti, nemmeno quelli garantiti al 90 per cento dallo Stato; per questo motivo, sarebbe necessario prevedere un allungamento almeno a vent'anni dei prestiti garantiti al 100 per cento dallo Stato e l'incremento anche a importi ben superiori degli odierni 30.000 euro, senza che le imprese vengano sottoposte a revisione del merito creditizio.

Inoltre, sarebbe opportuno estendere il super ecobonus al 110 per cento anche alle strutture ricettive, il che permetterebbe una loro riqualificazione e un migliore posizionamento sul mercato.

Nel provvedimento in esame Fratelli d'Italia ha confermato quella serietà e quella concretezza che sono state l'elemento determinante della nostra crescita di consenso tra gli elettori. Infatti, è stato approvato un nostro emendamento volto a potenziare il trasporto pubblico locale; sicuramente è importante, ma da questo momento Regioni e Comuni potranno anche stipulare convenzioni con aziende private di bus, titolari di licenze per l'esercizio di taxi e per i noleggi con conducente (NCC). Da tempo Fratelli d'Italia ripete che la soluzione non è vietare e chiudere, quanto piuttosto adeguare la nostra offerta di servizi alla nuova situazione. È noto che i trasporti rappresentano la vera falla del sistema, alla quale il Governo e la maggioranza non sono stati capaci di opporre valide soluzioni.

Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, dicendo che il limite della capienza rappresenta sicuramente un numero senza senso, perché mancano i controlli; occorre piuttosto un potenziamento dell'offerta di servizio, come diciamo dall'inizio della pandemia, per ridurre l'afflusso. Sarebbero opportuni più ascolto e meno arroganza, più condivisione e meno dirette streaming. Di questo hanno bisogno gli italiani, in questo difficile momento. (Applausi).

PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.