Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 243 del 22/07/2020

Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sugli esiti del Consiglio europeo e conseguente discussione (ore 12,08)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sugli esiti del Consiglio europeo».

Ricordo che è in corso la diretta televisiva con la RAI.

Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte. (Prolungati applausi. Commenti).

Colleghi, per cortesia, un po' di rispetto per tutti.

CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, ho ritenuto mio dovere essere qui oggi davanti a voi per riferire sugli esiti di un Consiglio europeo che ha assunto decisioni di portata storica e che, per il rilievo delle questioni trattate, si è prolungato ben oltre le aspettative iniziali. Si è trattato di un vertice straordinario anche in termini di complessità, in linea con l'elevata posta in gioco.

Quello che nelle comunicazioni rese qui al Parlamento lo scorso 15 luglio consideravo un auspicio oggi è certezza. L'intesa raggiunta rappresenta senza dubbio un passaggio fondamentale, che ci spinge ad affermare, senza enfasi, che l'Europa è stata all'altezza della sua storia, della sua missione e del suo destino.

L'Unione europea sta affrontando una crisi sanitaria, economica e sociale che si è manifestata sin dal suo più tragico esordio simmetrica e sistemica. Ha coinvolto tutti i Paesi; ha profondamente scosso la vita dei cittadini europei; ha inciso in misura significativa sulla società, sulle economie, costringendo a riconsiderare in modo repentino prospettive e modelli di sviluppo. Di fronte a uno shock di tali proporzioni, nel corso di questi drammatici mesi l'Unione europea ha saputo rispondere con coraggio e con visione, fino ad assumere ieri la decisione di approvare, per la prima volta, un ambizioso programma di rilancio finanziandolo tramite l'emissione di titoli di debito autenticamente europei. In questo modo, si è realizzato ieri un radicale mutamento di prospettiva: in passato si tendeva - non lo dimentichiamo - a intervenire nel segno del rigore, affidandosi a logiche di austerity, che si sono poi rivelate - lo sappiamo - inadeguate, finendo per deprimere il tessuto sociale e produttivo, comprimendo financo la crescita.

Oggi, invece, l'approvazione del poderoso piano di finanziamento, che peraltro completa il quadro di molti altri interventi già assunti e adottati, è interamente orientato alla crescita economica e allo sviluppo sostenibile, nel segno in particolare della digitalizzazione e della transizione ecologica. Con la decisione di ieri il Consiglio ha abbracciato, quindi, una diversa prospettiva in favore di un'Europa più coesa, più inclusiva, più solidale, più vicina ai cittadini e, in definitiva, più politica e certamente più coerente con lo spirito originario del sogno europeo, quello di coloro che, dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, prefiguravano l'idea di un'unità fondata su una comunione di valori, di storia e di destino. È l'unico percorso possibile per preservare l'integrità dello stesso mercato unico e la stabilità stessa dell'Unione monetaria.

Questo risultato positivo non era affatto scontato a marzo - lo ricordiamo tutti -quando l'Italia, insieme ad altri otto Stati membri, propose che il recovery fund affiancasse, con pari dignità politica ed economica, gli altri strumenti di risposta che erano già sul tavolo del Consiglio europeo. Come è noto, sin dall'inizio dell'emergenza del Covid-19, l'Italia ha subito messo in evidenza che la crisi nella quale l'intero continente era precipitato presentava caratteri di straordinaria gravità, assumendo i tratti di una recessione senza precedenti, peraltro sopraggiunta in un contesto macroeconomico già caratterizzato da elementi di profonda fragilità, acuito dall'inasprimento di persistenti squilibri sociali e territoriali.

Già la proposta franco-tedesca del 18 maggio e la proposta della Commissione europea del 27 maggio per la creazione del pacchetto next generation EU e per l'elaborazione del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 erano animati da questa visione. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, nell'elaborare la proposta che ha fornito poi la base negoziale su cui si è avviato il confronto fra i Paesi membri, non si discostava nella sostanza da quei presupposti.

Si è trattato di un'interlocuzione serrata, complessa, nel corso della quale si sono confrontate una pluralità di posizioni e di interessi.

Un intenso impegno politico e diplomatico, nei giorni e nelle notti di negoziato in particolare - ma ovviamente il lavoro è iniziato ben prima - ha consentito di vedere confermato il volume complessivo pari a 750 miliardi di euro, pur a fronte del riequilibrio tra grant (sussidi), come sapete passati da 500 miliardi di cui alla proposta originaria ai 390 miliardi di euro attuali, e loan (prestiti), passati da 250 a 360 miliardi di euro, a causa della visione anacronistica di pochi Stati membri. Quindi, nel complesso, la proposta è rimasta integra quanto alla sua portata economica. È stata in tal modo confermata una risposta ambiziosa, adeguata alla posta in gioco, il funzionamento del mercato unico e il rilancio delle economie europee interdipendenti, e in questa prospettiva abbiamo lavorato non soltanto - vedete - per tutelare la dignità del nostro Paese, per promuoverne il ruolo di primo piano in Europa, ma anche per salvaguardare le prerogative stesse delle istituzioni europee da alcuni tentativi ben insidiosi, emersi durante il negoziato, di snaturare l'essenza autenticamente comunitaria del programma next generation EU, contribuendo alla piena affermazione del principio di solidarietà.

Devo confessare che ci sono stati dei momenti, durante la lunga fase dei negoziati, nei quali la rigidità delle differenti posizioni sembrava addirittura insuperabile. Anche in quei momenti più critici, tuttavia, continuava a maturare la sempre maggiore consapevolezza di un profondo senso di responsabilità verso i nostri popoli; non potevamo fallire, né accedere a un mediocre compromesso o addirittura rinviare la decisione. Per questo, con tenacia, con determinazione, abbiamo proseguito il confronto a oltranza fino all'alba di ieri.

Possiamo dirci soddisfatti di un risultato positivo, che non appartiene ai singoli; non appartiene neanche a chi vi parla e al Governo e - se mi permettete - neppure alle forze di maggioranza: è un risultato che appartiene all'Italia intera. (Applausi).

PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, Presidente. Non si possono fare foto in Aula; devo ripeterlo a ogni seduta.

Senatrici Botto e Leone, vi prego di non usare la macchina fotografica, d'accordo? Non si può fare. Ormai dovremmo averlo imparato tutti.

Mi scusi ancora, Presidente, ma non è possibile che ogni volta devo ricordare le regole. Prego.

CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Desidero ringraziare tutti i Ministri, i quali non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno nel corso dell'intera durata del negoziato.

Permettetemi di riservare una particolare menzione al ministro Amendola perché era con me a Bruxelles e ha condiviso le difficoltà che materialmente abbiamo incontrato. (Applausi).

Mi sento davvero di ringraziare tutte le forze di maggioranza: ancora una volta avete sostenuto in modo compatto il Governo, l'azione del Governo, sulla base di una convinta condivisione di questo progetto. Grazie! Permettetemi di ringraziare anche quelle forze di opposizione che, pur nella diversità di posizioni, hanno compreso l'importanza di questo passaggio storico e i beni in gioco, nella prospettiva dell'interesse nazionale. Anche a voi, grazie!

Possiamo riassumerlo: la classe politica italiana, nel suo complesso, ha dato una grande prova di maturità in quest'occasione.

Infine, voglio ringraziare anche tutti i cittadini italiani, perché il loro comportamento, il loro sostegno, che ha portato a questo risultato, è iniziato già nei primi giorni della pandemia. Durante le settimane più dure, con la prova di resilienza di cui, primi fra tutti in Europa, i nostri cittadini hanno dato testimonianza, con il senso di comunità che hanno saputo esprimere in quei giorni, durante i quali ho avvertito forte il loro sostegno, essi hanno rafforzato oggettivamente la posizione, l'autorevolezza e la credibilità del Governo italiano al tavolo delle grandi decisioni. (Applausi).

Quindi, è anche grazie a loro che l'Italia è stata all'altezza della sfida e ha portato a casa questo importante risultato. Tutti dobbiamo esserne orgogliosi. L'Italia ottiene un risultato all'altezza delle aspettative, un esito - lo avete constatato - persino migliore rispetto all'iniziale proposta avanzata dalla Commissione europea per quanto concerne l'ammontare complessivo dei fondi destinati al nostro Paese. (Applausi).

Nello schema attuale, l'Italia riceverà 209 miliardi di euro: il 28 per cento delle risorse totali previste dal next generation EU che - ripeto - è pari a 750 miliardi di euro. In particolare, resta fissato a 81 miliardi l'ammontare dei trasferimenti, i famosi grant destinati all'Italia, così come previsto dalla proposta della Commissione.

Aumenta, invece, davvero in modo significativo, di circa 36 miliardi di euro, la componente dei prestiti disponibili, che arriva così alla ragguardevole cifra di 127 miliardi di euro. Tali risorse potranno essere impegnate fino al 31 dicembre 2023. Il 70 per cento di queste risorse sarà disponibile tra il 2021 e il 2022 e i relativi pagamenti legati allo svolgimento dei progetti definiti all'interno dei piani nazionali per la ripresa saranno disponibili fino alla fine del 2026, quando l'Unione interromperà l'emissione di titoli e inizierà il periodo di restituzione da parte degli Stati membri.

Oltre alla componente principale di next generation EU, cioè la recovery and resilience facility, potenziata a 672,5 miliardi di euro dai 560 miliardi proposti dalla Commissione europea, giocheranno un ruolo importante altri due strumenti: invest EU, con una dotazione complessiva di 8,4 miliardi di euro, che sosterrà gli investimenti privati - è un po' l'erede del piano Juncker per gli investimenti di cui, peraltro, l'Italia si è rivelata uno dei principali destinatari - e l'iniziativa react EU, con una dotazione complessiva di 47,5 miliardi di euro, grazie alla quale potranno essere proseguiti gli investimenti anti Covid a favore del sistema sanitario e a sostegno del reddito dei lavoratori e della liquidità delle imprese. Un altro risultato politicamente rilevante dell'intensa azione politica e diplomatica condotta, prima e durante il Consiglio europeo, insieme ad altri Stati membri e dal Presidente della Commissione europea e del Consiglio europeo, è che il meccanismo di governance di next generation EU preserva le competenze della Commissione europea sull'attuazione dei piani nazionali di ripresa e di resilienza.

I piani saranno approvati dal Consiglio dell'Unione europea a maggioranza qualificata, come peraltro già avviene ordinariamente per i programmi nazionali di riforma del semestre europeo, mentre i singoli esborsi verranno decisi dalla Commissione, sentito il Consiglio.

Anche il freno di emergenza eventualmente attivabile presso il Consiglio europeo avrà una durata massima di tre mesi e non potrà prevedere un diritto di veto. Sono stati, dunque, evitati i passaggi all'unanimità che avrebbero innescato derive pericolose sul piano sia giuridico, finendo per ledere le competenze della Commissione in materia di bilancio europeo, sia politico, perché avrebbero imprigionato lo strumento chiave della ripresa economica europea in veti incrociati tra Stati membri. Su questo punto l'Italia da subito ha definito la sua linea rossa.

Vi rivelo anche che, fino alle ultime ore prima che si concludesse il negoziato, mentre le partite contabili stavano per essere chiuse, l'Italia ha voluto, prima che si chiudessero tutte, che si mantenesse fino all'ultimo la riserva; su questo, poi, abbiamo agito con la massima determinazione, ottenendo che l'ultima formulazione - peraltro ben migliorata rispetto alle precedenti - fosse ulteriormente rinnovata. Nelle ultime ore, quindi, poco prima che si chiudesse il negoziato, abbiamo ottenuto una riformulazione del freno di emergenza: abbiamo ottenuto che presso il Consiglio europeo, ove mai questo fosse investito - in via del tutto eccezionale - con specifiche e motivate richieste che debbono addurre dei significativi inadempimenti rispetto alla programmata attuazione del piano, vi sia una semplice discussione, quindi escludendo qualsiasi facoltà decisionale. Abbiamo chiarito e precisato meglio la regola per cui la durata di questa sospensione dovrà essere di tre mesi, per non rallentare l'attuazione dei piani e dei pagamenti. Abbiamo, inoltre, ricordato espressamente gli articoli del trattato che richiamano la competenza della Commissione. Da ultimo, non paghi, abbiamo voluto che fosse rilasciata una legal opinion, un parere legale, da parte dell'ufficio legale della Presidenza del Consiglio europeo, da allegare agli atti. Abbiamo evitato, in questo modo, che fossero compromessi i consolidati meccanismi decisionali delle istituzioni europee e, nello specifico, l'efficacia del programma next generation EU.

Il Consiglio europeo ha adottato una decisione adeguata alla posta in gioco anche per quanto riguarda i tempi. Era, infatti, fondamentale e indispensabile dare un segnale chiaro ai cittadini, alle imprese e agli stessi mercati finanziari: l'Europa risponde in modo tempestivo, ben determinato rispetto alla crisi. Al riguardo, segnalo che il 10 per cento delle risorse, sotto forma di trasferimenti del recovery and resilience facility, potrà essere anticipato come prefinanziamento del 2021. In secondo luogo, anche i progetti di investimento già avviati a partire dal 1° febbraio 2020 potranno beneficiare dei finanziamenti del pacchetto europeo, purché siano coerenti con gli obiettivi del programma.

Nell'ambito di questo Consiglio europeo è stato anche approvato il bilancio settennale, il quadro finanziario pluriennale 2021-2027, che abitualmente, come sapete, richiede più sessioni. Il saldo italiano sul quadro finanziario pluriennale, pur restando negativo, migliora rispetto a quello attuale, 2014-2020, passando da meno 0,24 per cento a meno 0,17 per cento del PIL (in termini assoluti, da meno 4,11 miliardi di euro a meno 2,9 miliardi di euro in media all'anno) ed è più che compensato dai rientri attesi dal next generation EU.

Siamo inoltre uno dei pochi Stati membri che vede aumentare, rispetto al quadro finanziario pluriennale attuale, da 36,2 a 38 miliardi di euro le proprie dotazioni sulla politica di coesione, che invece è stata ridotta, per un totale di 37 miliardi, nei vari Stati membri. Si tratta - se mi permettete di sottolinearlo - di un risultato decisivo, perché la politica di coesione, tanto più in questa particolare congiuntura socio-economica, svolge un ruolo fondamentale a beneficio dei territori.

Sempre in materia di coesione, è stata ottenuta maggiore flessibilità nell'uso dei fondi strutturali, grazie a obblighi di concentrazione tematica meno stringenti e disimpegni più lunghi, il che consente di orientare in modo più proficuo la spesa verso le esigenze specifiche delle diverse aree territoriali, anche in chiave di sostegno ai settori più colpiti dalla crisi da Covid-19.

Quanto all'altrettanto fondamentale politica agricola comune, il rafforzamento delle dotazioni per lo sviluppo rurale (77,1 miliardi a valere sul quadro finanziario pluriennale e 7,5 miliardi su next generation EU) avvantaggia l'Italia, che ne ha ritorni elevati, oltre l'11 per cento del totale.

Le conclusioni del Consiglio europeo straordinario in materia di quadro finanziario pluriennale hanno inoltre confermato l'impegno a introdurre nuove risorse proprie già a partire dal 2021, mentre - come aveva auspicato l'Italia - è stata evitata l'abolizione della risorsa basata sull'IVA, che sarebbe costata al nostro Paese circa 1,1 miliardi in sette anni.

Dal lato delle entrate, alcuni Paesi potranno beneficiare di un aumento degli sconti - lo avete anche sentito, è stato anticipato - rispetto alla quota di contribuzione del bilancio comunitario, di cui già potevano avvalersi nell'attuale quadro finanziario pluriennale. Sono i famosi rebate: è un elemento che abbiamo sempre dichiarato anacronistico, che ci è servito anche per contrastare ulteriori pretese ed esercitare un potere negoziale, su cui ogni nostra parziale flessibilità è stata comunque condizionata dall'esigenza prioritaria di garantire l'esito positivo del negoziato su next generation EU.

Il Consiglio europeo ha trovato un punto di sintesi anche in materia di stato di diritto e di lotta al cambiamento climatico. Con riguardo allo stato di diritto, le conclusioni collegano il suo rispetto alla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea, in coerenza con quanto già contenuto nella proposta negoziale portata al tavolo dal presidente Michel.

Quanto alla lotta al cambiamento climatico, è stato confermato che il 30 per cento della spesa europea sarà collegato al raggiungimento di quest'ambizioso obiettivo e la riduzione rispetto alla proposta iniziale della dotazione complessiva del just transition fund, che comunque ammonta a 10 miliardi di euro, non ha uno specifico impatto negativo sull'Italia. In via generale, occorre riconoscere che il fondo soffre purtroppo di un'impostazione disfunzionale, perché premia i Paesi che sin qui non si sono impegnati abbastanza nella transizione ecologica, trascurando la necessità di riconoscere gli sforzi di quegli Stati che, come l'Italia, hanno già intrapreso l'ineludibile percorso del green deal.

Concludo, gentile Presidente, onorevoli senatrici e onorevoli senatori: all'esito del Consiglio conclusosi all'alba di ieri, siamo chiamati a profondere un forte e intenso impegno per far sì che il percorso riformatore avviato nelle scorse settimane trovi concreta e puntuale attuazione, innanzitutto con la predisposizione del piano nazionale per la ripresa e la resilienza propedeutico all'accesso ai fondi europei di next generation EU.

Di questo piano abbiamo già posto le basi, individuando gli obiettivi da perseguire nel corso della consultazione nazionale e progettiamo il rilancio. Dovremo impiegare in maniera efficiente le nuove risorse, indirizzandole a finanziare gli investimenti necessari per affrontare con successo le sfide del futuro. La crisi da Covid-19 ha reso evidenti alcune storiche criticità del nostro Paese. Questo Governo si assume la responsabilità di predisporre e realizzare tale piano con impegno, determinazione e lungimiranza, avendo consapevolezza che un futuro migliore per i cittadini, nonché - dobbiamo esserne consapevoli - la credibilità dell'Italia in Europa passeranno anche da qui, dal saper dimostrare di cogliere quest'opportunità storica, manifestando una capacità propositiva, decisionale e attuativa che non ceda a particolarismi. Sarebbe un errore epocale di cui non potremmo certo accusare l'Europa.

Questi giorni di negoziato ci rafforzano nella convinzione che l'interesse nazionale oggi più che mai va perseguito all'interno del perimetro europeo. Visioni egoistiche, spesso ancorate alla difesa di anacronistici interessi, non offrono alcuna risposta efficace, se non quella di alimentare le paure dei cittadini e il distacco dalle istituzioni. (Applausi).

Il piano per la ripresa sarà un lavoro collettivo, ci confronteremo con il Parlamento e dobbiamo impegnarci assolutamente in questa direzione.

Dobbiamo impegnarci anche per alimentare la fiducia nelle istituzioni italiane e nell'Europa.

Con l'accordo raggiunto ieri al Consiglio europeo sembra realizzarsi l'auspicio espresso da Jacques Delors, da molti invocato lunedì 20, il giorno del suo compleanno, per un esito positivo del Consiglio europeo, quando ventisette anni fa, il 10 febbraio 1993 dinanzi al Parlamento europeo affermò che era veramente giunto il momento di ricollocare il fiore della speranza al centro del giardino europeo. (Applausi).

PRESIDENTE.

È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri.Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, vorrei rompere l'incantesimo di questo momento di giubilo (poi dirò qualcosa sui momenti di giubilo) per dire che siamo a valutare l'esito di un vertice europeo. Colleghi, vi confesso che questa mattina venendo in Senato mi è venuto in mente quello che mi diceva sempre Carlo Azeglio Ciampi, che è stato un grande Presidente della Repubblica, e con lui quanto dicevano sempre i grandi protagonisti della tradizione democratica cristiana di questo Paese, cioè che il ruolo dell'Italia in Europa era quello di stare vicini a Francia e Germania.

Cari colleghi, in questo vertice europeo si sono spaccate le famiglie politiche: dai popolari, ai socialisti, i Paesi frugali, i Paesi di Visegrad, i Paesi del Sud, i Paesi del Nord. Il risultato di tutto ciò è stato che noi abbiamo avuto vicini e abbiamo avuto bisogno - e l'Europa ha avuto bisogno - della cancelliera Merkel e di Macron (Applausi). Ritengo pertanto che dobbiamo riconoscere, al di là dei Gruppi politici di appartenenza, che il ruolo dell'Italia è lavorare con Germania e Francia perché l'Europa possa andare avanti.

La posta in palio in questo vertice non era solo la condizione con cui il Presidente del Consiglio sarebbe venuto qui dopo il mandato ricevuto dal Parlamento la scorsa settimana; era qualcosa di più. Era l'idea che avevano soprattutto i Paesi del Nord, cosiddetti frugali, che in questo momento così difficile per tutti l'Europa dovesse prendere la strada intergovernativa; si è affermato qualcosa di molto importante, cioè l'idea che l'Europa va avanti sullo spirito e l'idea di un'Europa comunitaria. Colleghi, il Presidente del Consiglio, molto responsabilmente, ha fatto la contabilità degli obblighi che avremo, della possibilità di frenare o no certi meccanismi decisionali.

Guardate, che ci controllino per come spenderemo i soldi non è un problema, perché questo controllo lo dovremmo rivendicare noi per i nostri figli. (Applausi). Il tema non sono i controlli che vengono imposti agli Stati, ma il fatto che si va avanti con l'opinione consolidata che se l'Europa ha un futuro questo è sulla strada dell'unità, della visione comunitaria: gli Stati non prevarranno. Questo è l'elemento di fondo importante di questo vertice. (Applausi).

Colleghi, ho apprezzato che il Presidente del Consiglio sia venuto qui e abbia detto che è un successo degli italiani. Sì, Presidente, ha ragione, è un successo degli italiani che noi dobbiamo anche alle migliaia di morti per il Covid-19, ai quali ci inchiniamo perché è giusto che sia così. (Applausi).

Vanno bene i trionfalismi, colleghi, ma non abbiamo vinto la schedina del Totocalcio, non abbiamo vinto al Bingo, qui non c'è uno "zio d'America" che ci porta dei soldi: qui ci sono degli impegni che lo Stato andrà ad assumere e dei debiti che andrà a contrarre in sede europea e pertanto la nostra necessità non è quella oggi di fare dei trionfalismi, anche perché i trionfalismi di solito hanno degli esiti imprevedibili e qui a settembre-ottobre ci sarà poco da essere trionfalistici, visto che l'entità della crisi è molto più forte di quella che si prospettava anche due mesi fa. La necessità che abbiamo è invece di capire che oggi questa vicenda è stata condotta bene dal Governo italiano e io non ho alcuna difficoltà a dire che il Presidente del Consiglio ha dato una prova di resistenza, che è stata anche fisica. Quando vengono dei giovani e chiedono consigli su come fare politica, io dico sempre che bisogna avere resistenza fisica e lei ha dimostrato resistenza e tenacia; l'avevamo già capito nel passaggio dal primo al secondo Governo Conte che lei aveva un po' di tenacia, ma in questo caso è stato anche più tenace del solito. (Applausi). Ha fatto bene, perché ha negoziato bene in nome e per conto del nostro Paese.

Colleghi, qui siamo arrivati al punto: il richiamo che il Presidente del Consiglio ha fatto alle opposizioni - lo voglio dire con chiarezza - per me non è un richiamo formale. Per me non può essere un richiamo di comodo. So benissimo che le opposizioni la pensano diversamente sui temi europei e nessuno qui è Alice nel paese delle meraviglie: Forza Italia ha una posizione, un'altra ce l'ha Fratelli d'Italia e un'altra ancora la Lega. Mi viene da dire che è un po' come per noi della maggioranza, perché anche noi sul MES la pensiamo in un modo gli uni e in un modo gli altri, ma qui non si tratta di evocare l'opposizione per dividerla, qui si tratta di evocare un rapporto con l'opposizione perché è necessario che sul piano di aiuti che arriveranno all'Italia, che è il più grande e il più significativo dal piano Marshall in poi, vi sia una condivisione degli obiettivi tra maggioranza e opposizione. Questo rafforzerà il Governo, ma rafforzerà anche l'Italia, perché abbiamo bisogno di procedere insieme su scelte che diventano esistenziali per il nostro Paese.

Per la prima volta si è mutualizzato il debito europeo, per la prima volta l'Italia ha la possibilità di avere, come Paese, l'attenzione che ha meritato anche per la gestione del Covid. Bisogna presentare piani credibili, non disperdersi in rivoli assistenziali, bisogna coinvolgere tutte le componenti della società civile, perché sappiamo che questo è il nostro grande obiettivo.

Infine, un punto è stato omesso dal Presidente del Consiglio: il tema del MES.

Colleghi, io farei un lodo sul MES; credo che ci siano partiti della maggioranza, come il MoVimento 5 Stelle, che si fidano del Presidente del Consiglio; molti altri ancora si fidano del Presidente del Consiglio e altri si fidano meno, come è naturale in politica. Il tema del MES vai deideologizzato e visto in concreto. Lo guardi lei, in concreto, con i suoi collaboratori, con i ministri Amendola, Gualtieri e Di Maio, con tutti coloro che sono in cabina di regia. Guardate voi le condizioni, le condizionalità, i tempi e vedete voi se il Paese avrà questa necessità. Evitiamo di continuare a dividerci, maggioranza e opposizione, sul tema del MES (Applausi) come se questo fosse un macigno ideologico che grava su questo Parlamento.

Dobbiamo andare avanti con più serietà rispetto al passato e più serietà significa anche che affidiamo a lei la responsabilità di capire se le modalità del MES siano convenienti o no per il nostro Paese, magari per ristrutturare il sistema sanitario; poi chiaramente ci sarà il Parlamento.

Credo che il Gruppo per le Autonomie, che ho l'onore di rappresentare, e per il quale parlerà poi anche la Capogruppo, sia pienamente convinto che l'esito sia stato positivo e che il Governo abbia eseguito bene il mandato ricevuto dal Parlamento.

Le auguro buon lavoro perché il più deve ancora essere fatto. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanché. Ne ha facoltà.

GARNERO SANTANCHE' (FdI). Signor Presidente, lasciatemi dire che l'inizio della seduta ha un po' evocato nella mia mente i «92 minuti di applausi» di un film di Fantozzi. (Applausi). Detto questo, vorrei che tutti tornassimo seri.

Presidente, lei ha visto che in queste ore e in questi giorni noi ci siamo comportati da patrioti perché questo noi siamo. Lo dico con chiarezza, Presidente: noi abbiamo tifato per l'Italia, perché quando si va in Europa la nostra maglia è quella della nazionale. Devo dirle però con la stessa chiarezza che, a parti inverse, molto probabilmente - anzi, io ne avrei la certezza - avrebbero tifato per Rutte, Presidente, e lei di questo ne deve essere consapevole. Stamattina leggendo i giornali, ho notato che qualcuno ha equivocato il fatto che noi abbiamo tifato per l'Italia: il nostro giudizio sul suo operato e sull'operato del Governo rimane sempre lo stesso. Noi crediamo che non siate stati capaci, che non siate capaci e che non sarete capaci, Presidente, a portare fuori l'Italia da questa crisi e tanti sono gli elementi che danno ragione al nostro pensiero.

Non capiamo il trionfalismo suo e del Governo di queste ore perché c'è un fatto: il Governo e l'Italia sono usciti da questa trattativa con meno soldi a fondo perduto e più prestiti, quindi con un maggior debito, e non devo spiegarlo a lei. (Commenti). È così, presidente Conte e sono contenta che la pensiamo diversamente. È uscita sicuramente con più debito e, come lei sa, noi abbiamo già un'enormità come debito pubblico e devo sottolineare che anche il suo Governo lo ha fatto crescere.

Un altro elemento che però ci preoccupa moltissimo sono i tempi. I soldi arriveranno, sì, ma nel 2021, e forse nel secondo semestre del 2021. Quei soldi dovevano servire a salvare molte delle nostre aziende che il Covid-19 e questa crisi hanno messo in ginocchio. La nostra preoccupazione è che questi soldi arriveranno troppo tardi, quando le imprese avranno già chiuso, con un ulteriore problema che aumenterà moltissimo il tasso di disoccupazione.

Presidente Conte, forse lei oggi non ci ha ascoltato, ma noi l'avevamo messa in guardia di quello che sarebbe potuto accadere in questo vertice europeo e le parlo delle condizionalità sul recovery fund. Oggi ci sono i soldi, è vero, e le abbiamo dato merito che lei, Presidente, si è battuto. Si poteva fare meglio, ma noi le riconosciamo di essersi sicuramente battuto per l'Italia.

Adesso abbiamo però il problema di capire se quei soldi li potremo spendere; noi vediamo un rischio molto concreto che, forse, per spendere quei soldi dovremo passare troppo tempo a convincere gli olandesi ed i tedeschi e magari anche a farci dire cosa dovremo fare sulle nostre pensioni; o magari un domani capire che i clandestini ce li dobbiamo tenere tutti in Italia, nella nostra Nazione. Su questo non abbiamo nessuna chiarezza. (Applausi). Glielo dico con chiarezza: questa per noi sarebbe una cessione di sovranità assolutamente inaccettabile.

Abbiamo anche altre preoccupazioni, perché adesso ci sono festeggiamenti, applausi e dichiarazioni pazzesche ma noi abbiamo anche paura del cosiddetto freno di emergenza e non vorremmo che si realizzasse il sogno, coltivato da molti Paesi europei in questi anni, di perdere la nostra sovranità. Ci dovrebbe allora anche spiegare una cosa che non abbiamo capito: perché i famosi Paesi frugali, come l'Olanda (le cito un esempio per tutti), sono usciti da questi vertici con ancora più privilegi? Noi riteniamo che già abbiano molti privilegi e che sarebbe stato il caso di toglierne loro qualcuno. Non capiamo perché, ad esempio, l'Olanda abbia avuto un aumento dei rebate, ossia uno sconto sui soldi che deve dare all'Europa, privilegio che - come lei sa molto bene - all'Italia non è mai stato concesso (chissà perché). Avremmo bisogno di qualche parola di chiarezza su questo punto.

Tanti sono i motivi di preoccupazione. Le chiederei allora, presidente Conte, di consigliare a Casalino e ai suoi uomini della comunicazione di essere più cauti e di evitare di parlare di questa montagna di miliardi, di questa pioggia di miliardi che sono arrivati, perché nelle stesse ore in cui lei e tutto il Governo facevate queste affermazioni e andavate in televisione a parlare di miliardi i nostri imprenditori, i nostri commercianti, i nostri professionisti e i nostri commercialisti (ai quali non avete concesso alcuna proroga, perché in questo Paese avete chiuso tutto, ma avete spalancato ancora una volta le porte al pagamento delle tasse), queste categorie che sono state messe in ginocchio più di tante altre, stavano pagando le tasse. Ecco, credo che questo non si possa fare; per noi è assolutamente inaccettabile.

Vorrei chiudere dicendo che la nostra preoccupazione - credo di essere stata chiara - è che anche questi soldi che adesso arriveranno verranno spesi molto male. Gli 80 miliardi di euro dello scostamento di bilancio - che ricordo a tutti non avreste potuto ottenere senza il voto delle opposizioni, perché in quest'Aula non avevate la maggioranza - li avete spesi molto male. Noi le chiediamo quindi che finisca questo periodo di marchette, di bonus, di reddito di cittadinanza e che si abbia una visione dello sviluppo economico; le chiediamo che questi soldi vengano spesi per le infrastrutture, per le autostrade, per l'alta velocità, per il digitale, per la banda larga, per la scuola. Presidente Conte, sin quando lei non sarà in grado di far riaprire le scuole, l'Italia non potrà ripartire; se lo deve mettere ben chiaro in testa.

Noi siamo patrioti, ma concludo dicendo che il nostro giudizio su questo Governo è pessimo, perché in tutto quello che avete fatto fino adesso non ne avete indovinata una. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-PSI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio dei ministri, signor Ministro degli affari europei, onorevoli colleghi, l'Europa ha fatto bene, a differenza del 2012. L'Europa ha ottenuto un risultato straordinario, a differenza del 2012. E l'Italia, presidente Conte, è stata dalla parte giusta. Lei è stato bravo e noi gliene diamo atto, perché ha fatto l'interesse del Paese in un quadro di ideale europeo. Noi la apprezziamo per questo e le diciamo che, se questa sarà la strada su cui il Governo dovrà proseguire, saremo sempre più convintamente al fianco suo e di chi sceglie l'Europa contro il nazionalismo e il sovranismo.

Glielo diciamo con un «bravo» che, dal nostro punto di vista, vale doppio: vale doppio perché, se potessimo tornare indietro all'improvviso, a un anno fa, vedremmo un Governo diverso. «Quantum mutatus ab illo!», direbbe Virgilio. Quanto è cambiato da un Governo nella cui maggioranza stavano quelli che organizzavano le conferenze e le campagne elettorali con Alternative für Deutschland. Oggi il nostro riferimento in Germania è Angela Merkel, cui va la gratitudine alla quale faceva riferimento il senatore Casini. (Applausi). In maggioranza stava chi evocava i gilet gialli in Italia: oggi il nostro riferimento è il presidente Macron, che ha svolto con pazienza, assieme a lei e ai colleghi, un lavoro di ricucitura.

Mi permetta quindi, signor Presidente del Senato, di rivolgermi per il suo tramite, come prevede il Regolamento, per la prima volta da ex ai miei colleghi - vorrei dire ai miei amici - del Partito Democratico. Forse, cari amici, adesso è chiaro perché, anche contro le resistenze del nostro Gruppo dirigente di allora, un anno fa abbiamo scelto di prolungare la legislatura. Non era, come qualcuno ha detto, semplicemente il desiderio di allungare la vita di uno scranno parlamentare. Era qualcosa in più: l'idea che la politica potesse convertire il populismo (Applausi); era l'idea che un Governo sovranista potesse diventare europeista, e mi rivolgo a voi, perché la partita inizia adesso. Il bello o il brutto, il difficile inizia adesso. Saremo capaci di assumere la leadership per cui l'assistenzialismo diventa crescita, il giustizialismo diventa garantismo, la capacità di scommettere sul populismo diventa voglia di scommettere sulla politica? Questa è la sfida, signor Presidente, che ci vede su due campi di gioco diversi.

Il senatore Salvini ha detto che questo accordo è una fregatura grossa come una casa e io sono d'accordo con lui: è oggettivamente una fregatura grossa come una casa per l'amico di Salvini Wilders, è una fregatura grossa come una casa per Alternative für Deutschland, è una fregatura grossa come una casa per Marie Le Pen, per i nazionalisti di tutta Europa, per chi scommetteva sul fallimento dell'Europa. (Applausi).

Oggi l'Europa batte un colpo, altro che fregatura. Però, questa scelta ci riempie di responsabilità.

Il presidente Conte ha fatto l'elenco dei punti e lo ha fatto in modo molto puntuale e preciso, come sempre del resto. Ora è il momento di dirci le cose con chiarezza: questo accordo faticoso, signor Presidente del Consiglio, la riempie e ci riempie di responsabilità perché non abbiamo più alibi, perché adesso nessuno potrà evocare il nemico come causa del fallimento. Adesso la partita sta nelle nostre mani, nel bene e nel male, e adesso non è facile, perché la situazione esterna è complicata, perché la crisi morde severamente e perché, o facciamo scelte coraggiose, o saremo anche noi portati via dall'onda, che non è la seconda ondata del Coronavirus, ma è l'onda di ritorno delle aspettative che abbiamo creato.

Signor Presidente, quando si vince una partita, c'è un sacco di gente che viene ad adularti: diciamo che io potrei parlare da cultore della materia per invitarla ad avere fiducia in chi la guarda negli occhi, come ha sempre fatto, in chi le dice qui in Parlamento - utilizzando il Parlamento come il luogo della discussione, non un luogo dove si mettono like - che su alcune cose siamo d'accordo e su altre abbiamo qualche resistenza. Glielo abbiamo detto sulle scuole e sui DPCM e lei, devo dargliene atto, ad esempio sul family act - approvato ieri dalla Camera in prima lettura - o sul piano infrastrutture - ci accingiamo a discutere il decreto semplificazioni - ha dato delle risposte.

Ebbene, guardandola in faccia, le dico che non c'è mai stato negli ultimi trent'anni un Governo con queste risorse. Mettete il compasso sul 2020, utilizzate il raggio di apertura di trent'anni e arrivate al 1990: non c'è stato alcun Governo che abbia avuto queste risorse, evidentemente perché c'è una crisi che morde severamente. Penso - spero di sbagliarmi - che non ci sarà alcun Governo che nei prossimi trent'anni, girando il compasso da qui al 2050, avrà le stesse risorse.

È un fatto epocale per la storia repubblicana. Di fronte a questo evidente elemento di novità, hanno ragione il Presidente del Consiglio dei ministri e il senatore Casini a chiedere un coinvolgimento delle opposizioni, che non sia formale, pur nelle differenze tra noi e loro, ma anche nelle differenze tra di loro (tra chi sta con la Merkel e chi con Wilders, tra chi sta con Rutte e chi con Le Pen). Noi abbiamo oggi uno spazio politico pazzesco e difficilissimo: è lo spazio della politica, non del populismo.

Ecco perché, signor Presidente, abbiamo oggi decine di ambiti di azione complicatissimi. Non avendo molto tempo a disposizione, ne cito soltanto tre.

Vi è anzitutto il digitale, che può essere lo strumento con il quale trasformiamo radicalmente la pubblica amministrazione e la burocrazia. O lo facciamo adesso, dopo una vicenda del genere, con queste risorse, o non lo faremo mai più. E questo vuol dire fare della nuvola (non vivere con la testa tra le nuvole), del cloud, dei big data e dell'intelligenza artificiale la straordinaria occasione per valorizzare i talenti italiani che, per quanto sono capaci e apprezzati, vanno all'estero (lo sa bene il Ministro dell'università e della ricerca, che su questo, nella sua precedente vita politica e in questa, ha svolto una straordinaria azione di buon lavoro).

Vi è poi la moda. So che può sembrare una barzelletta, perché tutte le volte che si parla di moda in ambiti politici c'è sempre qualcuno che storce il naso. Voglio parlare di moda per dire che sta rischiando di saltare, per sempre, un intero tessuto di ricchezza fatto di sarte, modellisti e piccoli artigiani (non sono semplicemente le modelle e i modelli). È un mondo in cui il made in Italy ha fatto la storia. Sono stato orgoglioso, quando era al Governo, di partecipare a una sfilata di moda (pur non avendone il physique du rôle) per dare una dimostrazione di vicinanza a quel mondo. È un mondo che sta "saltando in aria": o si interviene attraverso la Cassa depositi e prestiti e strumenti ad hoc (un soggetto che magari riesce finalmente a creare il grande campione italiano nel settore della moda che piccole e grandi ambizioni personali ed egoismi non hanno permesso in passato), oppure un pezzo di economia salterà.

Infine, vi è la sanità. Abbiamo il coraggio di dirlo? Nei prossimi dieci anni nella sanità cambierà tutto; mi riferisco alla medicina personalizzata e alle analisi che stanno cambiando profondamente il volto e le modalità della farmaceutica, dell'ospedalizzazione e della medicina di base.

Per questo, signor Presidente, la invitiamo a riflettere attentamente sulla questione del MES. I 37 miliardi di euro del MES - sia chiaro a quest'Assemblea - hanno una condizionalità inferiore ai prestiti del recovery fund. Se non si ha il coraggio di dirlo, si sta mentendo. I 37 miliardi di euro del MES arrivano in autunno e io sfido l'intero arco parlamentare (anche i settori più vicini) a trovare un Presidente di Regione o un candidato alla presidenza di Regione nelle Marche, in Liguria, in Toscana, in Campania e in Puglia che dica no al MES, perché si tratta di soldi che vanno ai cittadini.

Presidente Conte, sorprenda il Parlamento e il Paese. Anziché una task force, ci regali ad agosto un dibattito parlamentare (Applausi) in cui la forza della maggioranza dovrà essere quella di sfidare le opposizioni non sulla base di un generico programma di riforme ma di un concreto business plan per il futuro del Paese. Andiamo in Aula ad agosto, sfidiamo le opposizioni e diciamo come vogliamo spendere questi soldi. Se lo faremo, signor Presidente, avremo dimostrato due cose: la prima è che la maggioranza c'è (lei l'ha citata) e la seconda, ancora più importante, è che il Parlamento non abdica di fronte alle questioni del sondaggismo esasperato. Il Parlamento non è il luogo in cui si fanno le standing ovation o si mettono like su Facebook: il Parlamento è il luogo in cui si discute e la politica ha un senso. Nel mese di agosto 2019 abbiamo dimostrato che la politica aveva un senso; a noi il compito di dare un futuro al nostro Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.

BONINO (Misto-PEcEB). Signor Presidente, a nome di +Europa io sono stata e sono all'opposizione dell'Esecutivo del presidente Conte per moltissimi degli atti legislativi da egli, o dai suoi Ministri, proposti in questi mesi. In questa mia opposizione costruttiva penso oggi di dover riconoscere, per onestà politica e intellettuale, gli esiti positivi del negoziato che la squadra politica e diplomatica guidata dal presidente Conte ha condotto nel Consiglio europeo. Penso che la vostra squadra abbia operato in modo costruttivo da mesi (ripeto, da mesi), il che nel merito dimostra anche che i pugni sul tavolo improvvisi non servono a molto. (Applausi). Servono persistenza, presenza, ragionevolezza e visione.

Continuo a pensare che in quella sede il nostro Governo - il suo in realtà, presidente Conte - sarebbe stato più forte se avesse già messo nero su bianco, anche per evitare critiche interessate e strumentali, progetti di riforma definiti e se la maggioranza non avesse mantenuto in piedi l'equivoco sul MES. Collega Casini, togliamo qualunque dato ideologico. E non è, signor Presidente, un problema di attenzione morbosa da parte mia; non è neanche una questione di pregiudizio: è una questione di giudizio netto e motivato sull'utilizzo e l'utilità di quei fondi, alle condizioni che voi stessi fortunatamente avete negoziato, giusto? Vi siete impegnati a togliere le condizionalità e ci siete riusciti.

Alla fine di questo esito positivo, però, ancora non va bene. Io vorrei sfidare chiunque ad una assemblea di pazienti, familiari, medici, infermieri ed altri a dire: «Ne avevamo bisogno ma, sapete com'è, abbiamo fatto i signori chissà perché». Questo non si può fare, tant'è vero che abbiamo una fame di liquidità enorme, tant'è che state già pensando a un nuovo scostamento di bilancio. Torno quindi su questo tema come cartina di tornasole non di ideologie ma di impostazioni economico-politiche e di necessità di questo Paese. C'è qualcuno che mi dice che non c'è bisogno di interventi nella sanità? Lo devo ancora vedere. O nelle scuole, di cui ancora non si sa neppure quando come e dove aprono?

Lei - così pare - dice: basta il recovery fund. No, sono due strumenti diversi e con tempi diversi. Il MES è possibile adesso; il recovery fund nel 2021, e avanti di questo passo. Anche le finalità sono diverse, perché il MES consente anche spese correnti sul tema sanitario e sull'istruzione, ad esempio, mentre il recovery fund riguarda le riforme strutturali, giusto? Quindi abbiamo tempi diversi e scopi diversi di intervento.

Io non so se questo sia un accordo storico (ce lo dirà appunto la storia), ma certamente è un accordo importante per consentire all'Europa di fare un passo in avanti. Ovviamente siamo lontani ancora da una costruzione federale, questo è evidente, ma adesso la palla torna a noi. Noi, da contributori netti, per necessità siamo oggi divenuti ricevitori netti. Questo, insomma, non è proprio brillante, ma facciamone almeno buon uso, in modo da riprendere a correre in qualche modo; e se non a correre, almeno a camminare.

Io sono convinta che l'Europa abbia fatto il suo lavoro e il suo mestiere in tempi in cui non speravo neppure. Adesso tocca a noi, perché dopo la solidarietà europea è il momento della responsabilità italiana. E non dobbiamo avere paura se c'è una specie di controllo orizzontale di tutti su tutti. Stiamo infatti dicendo che faremo le riforme, ma invece non le faremo?

Credo invece che la correttezza e la lealtà siano parte integrante della credibilità di un Paese e del suo Governo.

Finalmente c'è per lei la possibilità (unica rispetto al passato e al futuro) di realizzare le riforme strutturali necessarie da tanto tempo, per esempio sulla giustizia e per le semplificazioni. Se evitiamo di fare decreti-legge che necessitano poi di 103 atti amministrativi per essere attuabili, è chiaro che non aggraveremo una situazione già molto ingrovigliata. È chiaro però che lei e tutti noi abbiamo una possibilità straordinaria: la capacità di fare di una crisi drammatica un'opportunità per togliere questo Paese da tanti anni di blocco.

Lei deve dare a nome di tutti noi coraggio, fiducia e speranza a questo Paese in modo che tutti possiamo riprendere a camminare. Auguro davvero che, anche sul piano italiano, lei possa dimostrare la persistenza e la pervicacia che ha dimostrato in Europa con tutta la sua squadra. Sarò attenta a questo, ma chi deve essere più attento è certamente lei e tutto il suo Governo perché il Paese oggi ha un'opportunità. Non la sprechi: non per sé, ma per il Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, autorevoli colleghe e colleghi, oggi è una giornata importante e io, magari con un po' di leggerezza, la vorrei definire una giornata di festa per il nostro Paese.

È una bella giornata in cui sarebbe naturale, secondo me, che tutti gli italiani si unissero intorno al proprio Governo, al proprio Presidente del Consiglio e al proprio Parlamento per viverla come si deve, come una grande vittoria. Gli italiani sono sempre stati descritti - forse, ci siamo anche sempre descritti - come quelli che si uniscono solo quando vincono i mondiali di calcio. Ricordo i mondiali del 1982 e del 2006. Credo che oggi tutta l'Italia possa festeggiare insieme al Governo e a lei, presidente Conte, perché la nostra è una grande vittoria del Paese. (Applausi).

Sono preoccupato da alcuni commenti che ci sono stati, però capisco le dinamiche della battaglia politica. Non dobbiamo negarlo e, anzi, lo dobbiamo dire con molta forza e chiarezza. Purtroppo, c'erano molti dubbi sull'esito di questo confronto, sulla capacità di tenuta del nostro Paese rispetto alle proposte che ci sarebbero state fatte e sulla capacità di gestire una trattativa complessa dal nostro Governo. Invece lei, signor Presidente, con i suoi ministri Gualtieri, Di Maio e Amendola (che oggi abbiamo l'onore di avere qui in Aula), con Paolo Gentiloni Silveri e il presidente Sassoli ha fatto un capolavoro. Siete riusciti a uscire da questa trattativa a condizioni migliori delle migliori aspettative che potevamo avere. (Applausi). Abbiamo dimostrato che l'Italia a testa alta in Europa, sapendo di aver fatto per decenni il proprio dovere, oggi era nelle condizioni di riscuotere, in un momento di difficoltà successiva all'emergenza sanitaria e in una fase di gravissima emergenza economica.

E lo avete fatto fino in fondo, con il Parlamento al vostro fianco in tutti i passaggi, inclusi quelli recenti che ci sono stati anche in quest'Aula.

Dopodiché, questo non può e non deve permetterci di allentare l'attenzione. Anzi, come è stato detto anche in interventi precedenti, l'attenzione vera inizia proprio oggi. Sono tra coloro che non sono per niente spaventati dal fatto che, a fronte di impegni, a fronte di un enorme - e in precedenza inimmaginabile - ammontare di denaro, anche a fondo perduto, che ci viene messo a disposizione dall'Europa, si debba avere la forza, il coraggio, l'intenzione precisa di fare quelle riforme che ci sono state chieste; di farle semplicemente perché quelle riforme vanno nell'interesse del nostro Paese, della nostra comunità nazionale. Occorre fare quelle riforme e dare una spinta e un supporto ai nostri concittadini, alle nostre imprese, ai nostri lavoratori, ai nostri imprenditori, che oggi hanno bisogno più che mai che questa occasione non solo non sia persa ma sia sfruttata fino in fondo per garantire un futuro migliore alle nostre generazioni, signor Presidente. (Applausi).

Come hanno detto in molti, confidiamo nel supporto costruttivo e anche dialettico, di confronto e qualche volta di scontro, da parte di tutte le forze politiche, che giustamente pretendono il coinvolgimento e il dialogo. Credo che il Parlamento sia il luogo dove questo confronto possa avvenire, ma partendo da una considerazione oggettiva del quadro nel quale ci troviamo. E la valutazione oggettiva non può che partire dal grande risultato ottenuto, dalla grande opportunità che abbiamo e dal dovere che abbiamo oggi nei confronti dei nostri cittadini di fare un piano di riforme, di farlo bene, e di ottemperare ai nostri doveri fino in fondo.

Neanch'io mi esimo dal toccare il tema del MES. Signor Presidente del Consiglio, ho avuto più volte modo di dire cosa penso, e lo confermo oggi. Finalmente il quadro è chiaro, e invito lei e i suoi Ministri a valutare oggi le tante, grandi opportunità che ci sono state date dalla nostra Europa: dalla capacità della Banca centrale di comprare in maniera copiosa i nostri titoli fino ai provvedimenti previsti dal Sure in particolare sul lavoro, financo ovviamente al MES sugli interventi, sapendo che è un fondo disponibile in tempi più rapidi e con una chiara condizionalità. Chi dice che non ci sono condizionalità mente, ma la chiara condizionalità è l'indirizzo di spesa, ovvero investimenti in ambito sanitario. Una sanità che ha tenuto in una fase d'emergenza ma che - lo sappiamo - ha davanti a sé la grande scommessa di un cambiamento per il futuro. Facciamola questa valutazione, senza pregiudizi e a favore di un fondo o dell'altro, senza schemi, anche da parte del Partito Democratico, signor Presidente del Consiglio e autorevoli Ministri. Verifichiamo semplicemente qual è l'interesse del nostro Paese e facciamo insieme le scelte che vanno esattamente in quella direzione.

Facciamo tutti insieme il piano di riforme; aiutiamo noi oggi la nostra economia, i cittadini italiani, i nostri lavoratori, i nostri imprenditori e facciamo le scelte che la storia ci chiama a fare con urgenza. Facciamole in tempi rapidi. È il momento di agire, di saper prendere decisioni, di creare il consenso nel Parlamento e nel Paese.

Non possiamo sottovalutare la fase. La festa di oggi per il miglior risultato ottenuto da parte di questo Governo non ci può far dimenticare i problemi che abbiamo quotidianamente nella nostra Italia: il fatto che il turismo sia in crisi, che il commercio si trovi in uno stato difficilissimo, che le imprese abbiano difficoltà a continuare l'attività, che la cassa integrazione verrà prorogata ma che i licenziamenti non possono essere bloccati per sempre (si può prorogare lo stop ai licenziamenti, ma non per sempre).

Quindi, noi abbiamo il dovere di capire cosa fare, partendo, signor Presidente, dai fondi che il Governo negli anni non è riuscito a spendere in ogni Ministero; partendo dai fondi europei delle precedenti misure, che non sono ancora esauriti; partendo da tutte le opportunità. Ci sono le condizioni per tirare fuori il nostro Paese da questa situazione, per uscire più forti di prima, con maggiore autorevolezza, grazie a questo Governo, a questa maggioranza e a questo Parlamento tutto.

Signor Presidente del Consiglio, questa è, però, un'occasione che semplicemente noi non possiamo perdere. Io auguro a lei e al nostro Governo un buon lavoro nelle prossime settimane. Saranno settimane intense, dove dovranno esserci, insieme, capacità, senso di responsabilità e senso del dovere nei confronti degli italiani da parte di tutti. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà.

PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC). Signor Presidente, signori membri del Governo, colleghe e colleghi, come Forza Italia, noi apprezziamo il risultato complessivo raggiunto con l'accordo dei 27 Paesi europei. È un risultato per l'Europa, è un risultato per l'Italia e lei, presidente Conte, ha fatto il suo dovere nella trattativa e nel rappresentare il nostro Paese.

Rispetto all'intervento che mi ha preceduto, però, io penso che la festa dovranno farla gli italiani a fine operazione recovery e fondi strutturali, perché, in questo momento, mancano ancora tutte le azioni, che questo Governo non ha ancora fatto, nei confronti dell'economia e della società italiana, a partire da quelli che sono i principi stessi dell'accordo dell'Unione europea.

Parliamo di semplificazioni: il decreto attualmente in discussione semplifica molto poco. Apprezziamo, però, l'accordo per l'entità economica, che permette di raggiungere, tra recovery fund, SURE, MES e il quadro di finanza pluriennale (che con il cofinanziamento raggiungerà circa 75-80 miliardi di euro) un importo complessivo, da riversare a base nazionale, di circa 350 miliardi di euro. Quindi, una vera sfida.

Apprezziamo l'accordo anche per un altro motivo; per la prima volta si avrà una mutualizzazione comunitaria, a livello europeo, dei 27 Paesi. È un grande fatto politico. Ci si è concentrati molto sulla parte economica, ma questo è un grande fatto politico, che il nostro presidente, Silvio Berlusconi, ha voluto rimarcare nelle sue dichiarazioni.

Tutto ciò permette all'Italia di godere di tassi sui finanziamenti molto convenienti e di vantaggi per l'ingente quota di fondo perduto. Gli 81 miliardi del recovery, aggiunti naturalmente al quadro di finanza pluriennale, permettono di fare una valutazione molto seria sugli interventi, che, in questo caso, devono essere le grandi infrastrutture: ferrovie, strade, scuole e intervento a fianco delle imprese che, in questo momento, soffrono ancora moltissimo, anche per la cattiva gestione del piano dei pagamenti, di quelli che vogliono, comunque, pagare le imposte e che voi state strozzando, non permettendo neanche le dilazioni.

È una sfida che, come Paese, dobbiamo saper cogliere e non sprecare. Il nostro essere favorevoli, certamente, non ci esime dal fare proprie ed essere attenti anche a tutte le critiche o riserve che vengono espresse sulle doppie condizionalità: condizioni di gestione sull'economia nazionale che, in linea con quanto anche nel programma del Partito popolare europeo, cui noi aderiamo, prevedono liberalizzazioni. Il Governo, in questo momento, va in senso esattamente opposto.

Ho già citato la semplificazione: quella proposta attualmente è molto timida. Ancora: la riforma della giustizia, che non consiste nel liberare i mafiosi; il libero mercato del lavoro e la flessibilità del mercato del lavoro, per aderire a un'esigenza dell'economia. Finora tutti gli indirizzi del Governo non sono andati in queste direzioni, che sono direzioni normative e costituiscono anche il programma di Forza Italia.

Vi sono poi, signor Presidente, le condizioni di investimento, che riguardano le modalità di spesa, con un controllo che noi non temiamo. Purtroppo è nota, prima di tutto a noi italiani, la nostra difficoltà ad attuare e a spendere in tempi certi e con investimenti efficaci i fondi strutturali: basta scorrere negli anni le tabelle del fondo per lo sviluppo regionale o del fondo sociale europeo o del fondo per lo sviluppo rurale o di quello marittimo, ma anche dei programmi minori (Interreg e Leader non sono da meno), per renderci conto della nostra difficoltà nella capacità di spesa. Non deve più succedere. Stato e Regioni, i veri gestori, devono essere responsabili di quello che dovranno fare, dei programmi da mandare avanti.

Permettete, colleghi, prima di tutto noi parlamentari della Repubblica dobbiamo prendere coscienza, scevri anche da eccessivi condizionamenti ideologici e localistici (dico eccessivi, ma non del tutto scevri dai condizionamenti, che sono parte di noi stessi), e ragionare nell'interesse dell'Italia e degli italiani. Colleghi, potremmo anche poi dividerci nelle scelte, che sono scelte politiche, ma non dobbiamo unirci nell'inerzia, che purtroppo è stata anche la caratteristica di molti disastri nazionali e che attualmente sembra l'indirizzo fondamentale del Governo, azione odierna a parte.

È una grande occasione, ma il rischio è che la litigiosità che il vostro Governo finora ha manifestato la vanifichi e ci renda incapaci di coglierla.

Signor Presidente, il centrodestra (Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia) ha anche posizioni diverse su alcuni settori e su alcuni particolari, ma ha posizioni univoche sull'obiettivo che deve avere il nostro Paese. E comunque è all'opposizione, non si è ancora seduto a discutere per provare l'univocità su alcuni temi, che naturalmente non ci vedono sulla stessa posizione, come ad esempio il MES. Questa è la differenza: voi governate, quindi avete il dovere di trovare una posizione univoca, nell'interesse degli italiani. Forza Italia, come da indirizzo del presidente Berlusconi, ha sempre dato dimostrazione di responsabilità, ma chiediamo che il Governo ascolti le opposizioni (apprezzo che anche esponenti della maggioranza rivolgano questo invito) e raccolga le proposte presentate, evitando di limitarsi a un confronto di facciata, come purtroppo è stato nella discussione sui decreti del periodo Covid-19.

Sappiate, noi saremo vigili e determinati affinché anche queste risorse non siano sprecate verso obiettivi elettoralistici o di propaganda. Noi non vogliamo questo tipo di obiettivi; noi ci impegneremo davvero per contribuire a cambiare l'Italia e a modernizzare il nostro Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, innanzitutto, se c'è qualcosa di buono per l'Italia, siamo tutti contenti e su questo non ci piove. Valuteremo nei prossimi mesi se e quanto di buono ci sarà.

Ho due obiezioni di metodo sul grande successo e sul giorno di festa. Questo è il primo caso in cui - rapportandolo alla vita reale del nostro Paese - un imprenditore (in questo caso, il Governo italiano o il Paese Italia) va in banca a chiedere un prestito, che dovrà restituire nell'arco di qualche anno, gli concedono, dopo quattro giorni di trattative, di insulti, di tira e molla, questo prestito, però gli dicono: «Amico mio, i soldi del prestito - che sono peraltro tuoi soldi, perché me li hai pagati tu negli anni - li spendi come ti dico io».

Senza l'okay della Commissione europea, infatti, il prestito non viene erogato: chiamatelo freno di emergenza o voto a maggioranza. È un prestito un po' strano, signor Presidente del Consiglio: se da imprenditore andassi in banca a chiedere un prestito e mi dicessero che con quei soldi ci potrei... (Commenti).

PRESIDENTE. Tutti hanno parlato senza essere disturbati, colleghi, per cortesia. Prego, senatore Salvini.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Abbiamo ascoltato in religioso silenzio il vostro trionfalismo: lasciate parlare anche l'opposizione, che è maggioranza nel Paese, o vi dà fastidio? (Applausi). Possiamo parlare a nome della maggioranza degli italiani o ci è vietato farlo? Ho sentito, nel suo intervento, che lo stesso Presente del Consiglio ha dato le patenti di opposizione brava e di opposizione cattiva: signor Presidente del Consiglio, se qualcuno contesta qualcosa che non va bene per l'Italia e per gli italiani, non lo fa perché è cattivo, ma perché non abbiamo le fette di salame sugli occhi. Mi auguro quindi di poter dire a questo microfono cosa si può fare in più.

Come Lega, avanziamo proposte su come usare questi soldi, ammesso e non concesso che arriveranno: ripeto che è un prestito strano quello che mi concedono dicendomi che ci posso sistemare, ad esempio, camera da letto e cucina, ma non bagno e salotto, perché l'olandese di turno dice no. Siccome sono soldi nostri, penso che gli italiani con i soldi da loro pagati possano fare quello che ritengono, nel loro interesse. Questo non per sovranismo, ma per buonsenso, visto che i soldi all'Europa li abbiamo dati noi. (Applausi).

Comunque, se qualcuno - non in Aula, ma a casa - volesse approfondire, sono le parole del professor Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale della sovversiva università Cattolica di Milano, che sostanzialmente definisce questo prestito un super-MES.

Veniamo però a quello che faremmo, se questi soldi arriveranno. Innanzi tutto, ricompenseremmo uno dei settori massacrati da questa trattativa (e mi spiace che il Ministro di competenza si sia allontanato): avete massacrato gli agricoltori, gli allevatori e i pescatori italiani. (Applausi). Magari ascolta, il signor Ministro, ma non lo voglio distogliere dal dialogo con il senatore Faraone.

Vengono tagliati 9 miliardi di euro alla Politica agricola comune, dei quali, stando alle associazioni degli agricoltori italiani, almeno 2 miliardi a un settore già in difficoltà: capisco che il PD sia impegnato a festeggiare i millemila miliardi che verranno, ma rendo noto agli amici del Partito Democratico che, magari sarà troppo banale per le loro filosofie, ma oggi - non l'anno prossimo, quando forse arriveranno i soldi dei prestiti - il formaggio, il latte, l'olio, la carne, i salumi, la frutta, la verdura e il pesce italiani stanno soffrendo; e siccome l'uomo è ciò che mangia, se mangiamo male, veniamo su male. In primis quindi occorre difendere l'agricoltura e i prodotti italiani. (Applausi).

Non è abbastanza nobile per i frequentatori di Capalbio parlare di agricoltura? C'è gente che si spacca la schiena per dar da mangiare ai nostri figli, quindi vi chiedo di portare rispetto a chi si alza alle 4 della mattina, che è stato dimenticato da questa trattativa. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Questo è il luogo del confronto e del dibattito, per cui vorrei che ci fosse silenzio. (Proteste). Abbiamo ascoltato tutti e nessuno è stato interrotto: prego, senatore Salvini, prosegua. (Commenti).

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Attenzione: faccio una precisazione, visto che ci sono cento parlamentari del PD e dei 5 Stelle che ritengono che per rilanciare l'agricoltura italiana occorra legalizzare e spacciare droga a nome e per conto dello Stato. (Proteste). Questo no: parlo di grano, frutta, verdura, olio, latte e formaggio, non di canne, per intenderci. (Brusio. Richiami del Presidente).

Non ritengo la coltivazione e lo spaccio della canapa fondamentali per il futuro del nostro Paese, anzi ritengo che la droga sia morte da combattere paese per paese, città per città, scuola per scuola. (Commenti). Se non si può parlare in quest'Aula, mi taccio, non c'è problema.

PRESIDENTE. No, siamo in un Parlamento libero. Finalmente ci possiamo confrontare, quindi inviterei tutti al rispetto, non è possibile! Non intendo che ci siano interruzioni di sorta. Ognuno dice quello che vuole. Prego, senatore Salvini, parli con me.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). È opportuno utilizzare una parte di questi millemila miliardi per sostenere l'agricoltura e la pesca italiane, utilizzare una parte di questi soldi per tagliare le tasse, ma lo faccia sul serio, signor Presidente del Consiglio. Se lei la settimana prossima porta in quest'Aula la proposta di taglio dell'IVA, i voti della Lega ci sono tutti, dal primo all'ultimo, ma porti una proposta di taglio delle tasse in quest'Aula, non sui giornali! (Applausi).

C'è depositata la proposta della Lega sulla flat tax per famiglie e imprese con redditi fino a 70.000 euro, al costo di 13 miliardi. Avete portato a casa 209 miliardi, 13 miliardi di questi 209 li usiamo per tagliare le tasse agli italiani o stiamo chiedendo troppo? A proposito, ricordo a qualche Sottosegretario che invitare i ristoratori che non ce la fanno a cambiare mestiere è un insulto alla gente che lavora. (Applausi). Piuttosto, cambi mestiere qualche Sottosegretario, che non sa la fatica che stanno facendo i nostri commercianti.

Il taglio della burocrazia ha costi pari a zero. Il 3 agosto verrà inaugurato il ponte di Genova e penso, a nome di tutta l'Assemblea del Senato, di ringraziare Genova, la Liguria, gli operai, i tecnici, gli architetti, gli ingegneri per il miracolo che hanno fatto. (Applausi. Commenti). No, Toninelli è in giro in monopattino. Ringrazio il sindaco di Genova e tutta la comunità di Genova per il miracolo che hanno fatto in quella città e vi chiedo di applicare il modello Genova a tutte le opere pubbliche ferme, come la Gronda di Genova. A proposito, il ministro De Micheli non è presente in Aula, quindi chiedo al signor Presidente del Consiglio dei ministri se potrebbe cortesemente dirle, se pensa di andare a Genova in Liguria, dove stanno soffrendo e sono da mesi in coda in autostrada, a dire che le code in autostrada i liguri se le inventano, di evitare di prendere in giro un'intera Regione e una popolazione che vorrebbe lavorare. (Applausi. Commenti).

Usiamo una parte di questi soldi per fare strade, autostrade, porti, aeroporti: la Gronda di Genova, la TAV, la dorsale adriatica, il ponte sullo Stretto di Messina, che sarebbe un bellissimo messaggio di cambiamento, di inventiva. (Commenti). Mamma mia, democratici a parole, ma poi, quando qualcuno dice qualcosa che non va loro bene, sono molto meno democratici nei fatti. Vediamo se riusciamo a finire questo intervento.

PRESIDENTE. Non è possibile interrompere continuamente, basta! Non è possibile che nessuno possa esprimere tranquillamente il proprio pensiero! Lo trovo inaccettabile. Prego, senatore Salvini.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Chiediamo di spendere una parte di questi soldi - e lo chiedo da genitore - per la scuola italiana, non per prendere dei banchi con le rotelle che serviranno ai bambini durante la ricreazione, ma per digitalizzare, per sistemare aule magne, palestre. (Applausi). Oggi leggiamo sul «Corriere della Sera» che il tempo pieno è a rischio per le scuole elementari: usate una parte di queste risorse per dare speranza e lavoro certo almeno a una parte dei 200.000 insegnanti precari che hanno in mano la vita e l'educazione dei nostri figli. (Applausi). Almeno una parte spendetela su questo.

Sulle pensioni c'è un'altra proposta della Lega sul modello europeo, portoghese.

Signor Presidente del Consiglio, ci sono in questo momento 373.000 pensionati italiani che hanno preso la residenza all'estero, ad esempio in Portogallo, dove per i primi dieci anni non si tassa la pensione di chi si trasferisce lì. La proposta della Lega è di usare una parte di questi millemila miliardi per copiare il Portogallo e rendere esentasse la vita dei pensionati nelle Regioni del Sud del nostro Paese: la Calabria, la Puglia, la Sicilia, la Campania, la Sardegna, che sono anche più belle, con tutto il rispetto per il Portogallo. (Commenti). Mamma mia!

PRESIDENTE. Non si preoccupi, parli con me.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Ho capito, ma è difficile parlare. Se volete dire che Giuseppe Conte è migliore di Papa Francesco, ditelo voi, ma se noi abbiamo qualcosa da criticare, potremo farlo in quest'Aula, visto che la cassa integrazione ancora non l'avete pagata e i soldi in banca ancora non li avete dati? Possiamo farlo, sottovoce? (Applausi).

Scuola, taglio delle tasse, taglio della burocrazia, giustizia, digitalizzazione dei tribunali, processo veloce e possibilmente separazione delle carriere per evitare nuovi casi Palamara. (Applausi). Separazione delle carriere: chi giudica, giudica; chi indaga, indaga.

Sulle pensioni, vi prego di non tornare alla legge Fornero, non occorre uno scienziato per intuire che in base a questo accordo c'è la cancellazione di quota 100 e il ritorno alla legge Fornero. Quota 100 ha restituito vita, speranza e futuro a 300.000 donne e uomini in questo Paese, ha permesso a tanti giovani di cominciare a lavorare in questo Paese, se qualcuno pensa di cancellare quota 100 e tornare a quella gabbia che è la legge Fornero, la Lega farà le barricate dentro e fuori il Parlamento, perché alla legge Fornero, per quello che ci riguarda, non è possibile tornare, sarebbe un'ingiustizia sociale assolutamente inaccettabile.

Vorrei fare due ultime riflessioni, poi fate voi, visto che state festeggiando. La prima è che si potrebbe usare una parte di questi soldi, visto che la sanità è al centro di questi fondi, per aumentare il numero delle borse di studio per i ragazzi e le ragazze laureati in medicina, che ad oggi devono andare all'estero per poter diventare medici. Infine, la seconda riflessione, per stare alla cronaca, è che non dovete dimenticarvi, cortesemente, delle Forze dell'ordine.

Oggi, ahimè, l'Arma dei Carabinieri è sulle prime pagine dei giornali perché per la prima volta nella storia è stata sequestrata e sigillata una caserma dei Carabinieri, a Piacenza, dove ci sono stati indagati ed arrestati. Da ex Ministro dell'interno, ribadisco che chi sbaglia, paga e chi sbaglia in divisa, paga come e più degli altri, ma questo non serva a nessuno per attaccare, disarmare o infangare le nostre Forze dell'ordine, le nostre donne e i nostri uomini in divisa. (Applausi). Le dico questo perché, per evitare morti e feriti sia fra le Forze dell'ordine, sia fra i catturandi, avevamo introdotto la sperimentazione del taser, la pistola a impulsi elettrici. Era tutto pronto, la sperimentazione era finita, poi, una circolare del Ministero dell'interno di queste ore non solo blocca l'ampliamento dell'utilizzo della pistola elettrica che funziona in tutto il mondo, ma chiede anche la restituzione dei dispositivi che erano stati dati in via sperimentale alle Forze dell'ordine. Non vorrei che dietro ci fosse un pregiudizio che vuole disarmare le nostre Forze dell'ordine, che invece vanno aiutate, incentivate e accompagnate.

Mi sembra di aver dato più di uno spunto di utilizzo di questi soldi. Vi auguro buon lavoro, perché se fate un buon lavoro è una buona notizia per tutti gli italiani. L'unico problema, signor Presidente del Consiglio, è che gran parte di questi soldi arriveranno nei prossimi anni, ce lo avete detto voi. I primi prestiti, se tutto va bene, arriveranno a 2021 inoltrato.

Le dico una cosa che chiunque giri l'Italia in questo momento tocca con mano: per molte imprese, per molte partite IVA, per molti artigiani, per molte famiglie e per molte mamme e papà, il problema economico è adesso, non è nel 2021. I soldi che arriveranno domani potrebbero non servire a niente perché rischiamo di perdere un milione di posti di lavoro nei prossimi mesi. In attesa dell'aiuto benefico di mamma Europa, l'Italia faccia tutto quello che stanno facendo gli altri Governi europei, aiutiamo le famiglie e le imprese adesso, perché domani potrebbe essere troppo tardi e rischiamo di non avere niente da festeggiare.

In bocca al lupo a lei, ma soprattutto in bocca al lupo all'Italia, perché di promesse, in questi mesi, ne abbiamo sentite anche troppe. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCIARDI (M5S). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, torniamo a noi dopo aver visto che il collega Salvini ha parlato di tutto tranne che dell'argomento per cui siamo qui in questo momento. (Applausi).

Il percorso non può certo dirsi concluso, ma oggi quell'ideale di Europa che venne coltivato a Ventotene, in un periodo altrettanto difficile della storia, è più vicino. Questo grandissimo risultato, presidente Conte, è stato raggiunto grazie alle sue capacità e alla sponda, alla spinta, al sostegno che il MoVimento 5 Stelle le ha costantemente garantito.

Il MoVimento 5 Stelle - voglio ribadire con nettezza - da anni conduce una battaglia che ha contribuito a rendere più fertile il terreno dal quale il cambiamento finalmente comincia a germogliare. L'accordo raggiunto in sede europea, dopo giorni di faticosissimo negoziato, introduce per la prima volta una condivisione del debito futuro per finanziare il recovery fund. Questa idea, nata a metà degli anni Novanta, da Jacques Delors, oggetto nei decenni di dibattiti infiniti e finora sempre naufragata contro gli egoismi di alcuni Paesi membri, oggi diventa realtà. Una realtà, certo, che dovrà ancora essere sviluppata, ma l'affermazione del principio e la sua prima applicazione rappresentano un passaggio fondamentale.

L'Italia risulta beneficiaria della fetta più grande del recovery fund, 209 miliardi di euro, che sono il 28 per cento dei 750 miliardi, come ha ben precisato prima lei, complessivamente coinvolti nel piano. Non solo, all'interno di questa cifra, gli 82 miliardi di contributo a fondo perduto, che sono confermati per l'Italia, rappresentano la più alta dotazione rispetto agli altri partner europei. All'interno dei 209 miliardi è vero che la componente di prestiti è la più rilevante; una componente che, sappiamo bene, per un Paese che ha un debito pubblico che viaggia verso il 160 per cento del rapporto con il PIL non rappresenta certo lo strumento più maneggevole. È però tutta l'impostazione del recovery fund che deve valutata.

L'emissione di titoli da tripla A da parte della Commissione, cioè con il massimo del rating, è di per sé in grado di far scendere la temperatura sui nostri titoli e sul loro costo. In più i fondi recovery possono sostituire una quota di spese in conto capitale, cioè investimenti, che altrimenti sarebbero state finanziate con titoli di debito pubblico italiano ben più costosi. È vero, inoltre, che le risorse che derivano dal recovery dovranno essere restituite, ma a condizioni di favore e con una durata lunghissima.

Presidente, abbiamo incassato un risultato davvero importante, viste le condizioni di partenza e soprattutto visto l'atteggiamento che hanno avuto alcuni Paesi frugali fino alla fine. A lei il merito di aver posto l'accento su una certa ipocrisia dei Paesi del Nord, in capo l'Olanda, che, da una parte, sbandierano la loro cultura calvinista di frugali formichine e, dall'altra, hanno dentro casa paradisi fiscali e normativi che ogni anno sottraggono ingenti risorse ai partner dell'Unione europea. (Applausi).

Avrà poi visto, signor Presidente, che il risultato raggiunto al vertice europeo ha cominciato a creare qualche incrinatura anche nelle reazioni delle opposizioni. Accanto a Fratelli d'Italia, che non ha potuto fare a meno di notare che lei è uscito in piedi dal negoziato, c'è la sempre più scomposta propaganda della Lega, che parla di fregatura grossa come una casa. Eppure un grande amico e alleato europeo della Lega, quel Geert Wilders che prima del vertice andava in giro con un cartello con sopra scritto «Non un centesimo all'Italia», ha commentato l'accordo dicendo che l'Unione europea ha fatto un regalo all'Italia, destinandole 82 miliardi a fondo perduto. La posizione dell'amico alleato olandese della Lega è tra le prove più evidenti del successo ottenuto dal Governo e della convulsa propaganda del principale partito di opposizione. (Applausi).

Infatti nell'ultima settimana, con lo smantellamento del sistema affaristico cresciuto intorno ad Autostrade e con l'ottenimento del recovery fund, il Governo e il MoVimento 5 Stelle hanno ottenuto due risultati fondamentali per l'interesse di tutti gli italiani.

Signor Presidente, andiamo avanti senza curarci troppo dei rumori di sottofondo, andiamo avanti con l'accresciuta credibilità del Governo e dell'Italia, con il riconoscimento del ruolo di interlocutore fondamentale in tutte le principali decisioni europee.

L'Unione europea, con l'accordo sul recovery fund, ci ha aperto una strada molto importante per effettuare investimenti in settori che rappresentano obiettivi storici del MoVimento 5 Stelle, come l'ambiente, il digitale e la transizione energetica. Sta a noi adesso mettere i soldi a terra in tempi rapidi. Ci stiamo lavorando con un ambizioso piano all'interno del decreto semplificazioni, che ha il merito di sveltire tutta una serie di procedure e di introdurre un innovativo sistema di monitoraggio delle opere pubbliche. Allo stesso tempo, signor Presidente, crediamo anche che l'Italia debba alimentare un suo canale autonomo di reperimento delle risorse, un piano di autofinanziamento che permetta al Paese di allentare una certa dipendenza dai mercati finanziari.

Abbiamo un Paese da rimettere in carreggiata dopo la crisi economica globale più drammatica dal 1929. Questo è il momento della responsabilità, non delle chiacchiere, non della disinformazione né della propaganda; queste cose lasciamole fare ad altri. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Unterberger. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, signor presidente Conte, per circa novanta ore i cittadini e i mercati hanno avuto gli occhi puntati sul Consiglio europeo nel quale era in gioco il futuro dell'Unione. Nonostante posizioni inizialmente molto distanti, si è trovato un compromesso che ha permesso a tutti gli attori di dirsi soddisfatti. Insomma, è un momento storico per l'Europa, ma anche per l'Italia, che adesso ha l'opportunità e i mezzi per sviluppare tutto il suo potenziale. Penso di non esagerare attestandole grande abilità nelle trattative, come le è stato riconosciuto anche dalla stampa estera e addirittura da parte dell'opposizione. Non vorrei paragonarla con Papa Francesco, ma direi che ha fatto un ottimo lavoro. (Applausi).

Sono rimasti veramente in pochi a dire che un accordo che porta all'Italia 81 miliardi di euro a fondo perduto e 127 miliardi di prestito con un basso tasso di interesse sia una fregatura. Forse per i sovranisti si è rivelata una fregatura il fatto che i grandi nemici della loro narrazione, i Merkel e i Macron, si sono spesi per l'Italia. Tra l'altro, signor Presidente, i suoi colleghi, quando sono tornati a casa, sono stati aspramente criticati dai sovranisti a casa loro (dai Wilders, dalla AfD), che hanno detto che è stato fatto un grandissimo regalo all'Italia; Wilders ha contestualmente detto «a un popolo di evasori fiscali». Penso allora che i sovranisti si debbano chiarire le idee. (Applausi). Il recovery fund o è una grande fregatura oppure è un regalo per l'Italia e una fregatura per i Paesi frugali; tutti e due è un po' difficile. (Applausi). Comunque oggi almeno siamo stati delucidati sulle ragioni per le quali il senatore Salvini continua a postare situazioni nelle quali mangia: ci ha spiegato che l'uomo è quello che mangia. (Applausi).

In realtà è anche colpa del sovranismo se questa trattativa è stata così lunga e difficile. Non dimentichiamo che Kurz e Rutte, ma anche i Paesi scandinavi, hanno una forte opposizione antieuropea. In Olanda presto ci saranno le elezioni e quindi dovevano difendersi anche dalla propaganda di casa propria.

Tuttavia è vero che in tutti questi anni l'Italia non ha certo brillato per l'utilizzo delle risorse europee, per attenzione ai conti pubblici o per riforme in grado di modernizzare il sistema e questo non dipende solo dai mezzi finanziari, perché semplificare non costa nulla. Pertanto, mi sembra logico e anche giusto che ci siano delle forme di supervisione sul modo con cui ciascun Paese spenderà queste risorse: ciò tutela tutti i cittadini europei, che hanno il diritto di avere il massimo beneficio dai soldi di questo debito comune, perché il punto più importante è che l'Europa, per la prima volta nella sua storia, ha accettato una mutualizzazione del debito.

Presidente Conte, come dice l'adagio inglese citato oggi dal «Corriere della Sera»: «Stai attento a quello che desideri, perché potresti averlo». Effettivamente adesso viene la fase forse più difficile: riuscirà l'Italia a spendere al meglio le risorse e a fare le riforme che si attendono da almeno vent'anni? Da qui a ottobre abbiamo bisogno di un piano che dovrà essere dettagliato e contenere per ogni singolo intervento studi di fattibilità e dettaglio dei costi. Bisognerà coinvolgere le Regioni e le Province autonome, sia nello sviluppo che nella gestione dei progetti. Allo stesso tempo, non dobbiamo illuderci che il superfreno che voleva Mark Rutte sia uscito di scena. Siamo il Paese che riceverà più aiuti e prestiti e, dunque, da come li gestiremo dipenderà la credibilità dell'intera operazione.

Allora, come lei spesso ripete in questi giorni, signor Presidente del Consiglio, dobbiamo correre, dobbiamo essere rapidi e coraggiosi nella sfida contro la burocrazia e la corruzione.

Abbiamo davvero la possibilità storica di diventare un modello per il rilancio dopo questa drammatica crisi e mi auguro che tutto questo avvenga con il contributo delle opposizioni responsabili, perché questo non è il momento delle polemiche e delle divisioni: è il momento di scrivere una pagina nuova, quella di un'Italia più giusta e più moderna. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà.

CIRIANI (FdI). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, senatori, in questi giorni la domanda che è stata rivolta più di frequente a me e ai colleghi di Fratelli d'Italia è stata: «Ma voi e il vostro partito da che parte state, per chi fate il tifo?».

Ammesso che questa fosse una competizione sportiva, per cui c'erano le tifoserie, è una domanda che ho sempre definito sciocca, perché ha una sola risposta: noi stiamo dalla parte dell'Italia, di chi rappresenta l'Italia nei consessi internazionali, di chi ha l'onere pro tempore di rappresentare il Paese che è anche e soprattutto il mio, il nostro Paese. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo anche in questa occasione, perché per noi la difesa dell'interesse nazionale non è un espediente retorico, ma è il primo e principale motivo per cui abbiamo fondato il nostro partito e gli abbiamo dato il nome che ha, Fratelli d'Italia.

Credo che abbiamo dimostrato in tante occasioni, anche con capacità di prevenire le posizioni politiche che si sono succedute nel tempo, che la difesa dell'interesse nazionale non è stata una moda. Noi abbiamo difeso l'interesse nazionale anche quando dicevano che il MES era uno strumento che serviva alle banche tedesche e non certamente a quelle italiane. Abbiamo difeso gli interessi nazionali quando l'Italia è stata lasciata per anni da sola ad affrontare l'emergenza di clandestini che arrivavano dall'Africa del Nord, abbandonata a se stessa: l'Europa quella volta non c'era o faceva semplicemente finta di esserci. Abbiamo difeso i nostri interessi nazionali anche attaccando, facendo nomi e cognomi, i Paesi cosiddetti o sedicenti frugali, i quali però coltivano al proprio interno paradisi fiscali che hanno ben poco di frugale, se posso permettermi.

Siamo stati i primi - presidente Conte, credo se ne prenderà atto - ad aver avanzato al Governo la proposta, che poi ha fatto propria, di introdurre il golden power, e cioè uno strumento che consente allo Stato e al Governo di difendere le proprie infrastrutture strategiche dall'aggressione ostile di Paesi stranieri o di fondi speculativi. Quindi, il nostro atteggiamento è oggi esattamente quello di ieri e dell'altro ieri; è semplicemente un fattore di coerenza e noi, sulla coerenza, abbiamo costruito il consenso di questo partito.

C'è poi un altro motivo, molto più pratico, per cui noi abbiamo fatto il tifo per l'Italia, ed è un motivo metapolitico, o - per essere più banali - che non c'entra nulla con la politica: credo che nessuna persona di buon senso e nessuno che faccia politica dentro e fuori quest'Aula possa augurarsi che l'Italia subisca un tracollo politico, sociale ed economico dal quale non potremmo uscire se non come Paese ridotto in macerie. Nessuno - anche chi sta all'opposizione e si candida a governare questo Paese in futuro - può augurarsi di governare un Paese ridotto in rovina; questa non è certamente l'ambizione di Fratelli d'Italia. Il nostro è un Paese che deve già affrontare un'emergenza sociale ed economica gravissima; un Paese piegato da una pandemia paurosa, a cui non serve aggiungere la scorribanda di fondi speculativi che vengono a rubarci i nostri gioielli di famiglia, né la volontà di qualcuno di reintrodurre - fittiziamente o dalla finestra - condizionalità che sono uscite dalla porta.

Presidente Conte, c'è una domanda che voglio farle in tutta onestà, andando oltre i trionfalismi, alcuni dei quali onestamente fuori luogo ed eccessivi in quest'Aula. L'accordo che lei - il nostro Paese, l'Italia - ha raggiunto ci mette al riparo da questo scenario così tragico e pauroso? La risposta che do è che non ne sono affatto sicuro. Sarà il tempo a dimostrare se quello che oggi voi raccontate è la salvezza dell'Italia o, semplicemente, un rinvio di problemi purtroppo ineludibili.

Ad ogni modo noi - lo dico io e gliel'ha già detto il presidente Meloni - le riconosciamo oggi che il nostro Paese, che rischiava di essere travolto da quella trattativa, ne è uscito in piedi. Certo, poteva andare molto meglio ed è anche un po' strano leggere le dichiarazioni di leader nazionali e internazionali che dicono che tutti hanno vinto e nessuno ha perso. È difficile capire da che parte stia la verità.

Sicuramente si tratta di un compromesso che non modifica di un centimetro il nostro giudizio sull'azione politica del suo Governo e dei suoi Ministri, il quale rimane estremamente negativo per quello che lei ha fatto - o, meglio, non ha fatto - nei mesi di pandemia e crisi economica. È un giudizio negativo dovuto ai troppi annunci, ai pochi fatti, agli scarsi risultati e alle troppe passerelle che ci giustificano nell'atteggiamento molto prudente rispetto all'ottimismo eccessivo che registriamo nelle ultime ore.

Presidente Conte, devo anche aggiungere - esco un attimo dal merito del tema dominante di questa discussione - che il giudizio negativo nei confronti del suo Governo è assai giustificato dal comportamento di alcuni suoi Ministri. Faccio una breve parentesi. Mancano quaranta giorni all'inizio dell'anno scolastico e il Paese ancora non sa se le scuole apriranno. Anche questo ha molto a che fare con la capacità del nostro Paese di mostrarsi integralmente e veramente europeo. Con la scuola allo sbando, è difficile poter chiedere in Europa un trattamento degno di un Paese civile. Forse qualche Ministro dovrebbe pensare se non sia il caso di cambiare presto mestiere.

Oltre a questa parentesi, che era doverosa, voglio fare sue le parole con cui ha invitato anche le opposizioni a ragionamenti che fuoriescano dalla logica della contrapposizione, delle trincee e delle posizioni dovute, per cui chi è all'opposizione parla male del Governo e chi è al Governo parla male dell'opposizione. Con la stessa onestà intellettuale le chiedo se è vero - io credo che non lo sia - che quello che lei ha affrontato è uno scontro tra i buoni dell'Unione europea, i buonisti (i filoeuropei e del Partito popolare europeo), e i cattivi sovranisti. O è vero forse il contrario, e cioè che i peggiori nemici dell'Italia li abbiamo incontrati tra i membri del Partito Popolare e dell'area liberale, coloro che sono amici del vostro Governo nei consessi europei?

E non è vero - rifletteteci un attimo - che, se in questi mesi e anni non ci fossero state la nostra fortissima pressione, le nostre critiche e le richieste delle forze di destra, quelle che chiamate con disprezzo neanche tanto sottaciuto forze sovraniste, l'Europa sarebbe ancora ferma al MES? E non mi riferisco al MES senza condizionalità presunta, ma al MES in versione greca, quella con la troika e l'imposizione di regimi di austerity che hanno gravato su un Paese libero come la Grecia per molti anni. È stata la nostra attività che ha spinto l'Europa a svegliarsi e a capire che non poteva andare avanti su questa strada.

Lei ha giustamente fatto rilevare che circa 200 miliardi, tra quelli assegnati complessivamente al recovery fund, avranno come destinazione il nostro Paese. Mi lasci però dire che tra il dire e il fare c'è di mezzo un mare, un mare di guai, di trappole, di incognite, di cose che non sappiamo e di cose che non abbiamo capito; e chissà chi ha capito veramente come andranno le cose.

Sulla prima vicenda a cui vorrei fare cenno credo non abbia ancora parlato nessuno: mi riferisco alle nuove tasse introdotte per finanziare il recovery fund. Signor Presidente, ho letto - lei mi smentisca se dico una cosa inesatta - che dal 1° gennaio 2021 verrà introdotta la plastic tax, una tassa sulla plastica che colpirà pesantemente i nostri produttori. Sono 11.000 i produttori italiani di plastica che garantiscono 30 miliardi di fatturato ogni anno. C'è stata la volontà di introdurre la plastic tax, ma non c'è stata la volontà di introdurre la sacrosanta tassa sul web, in assenza della quale i giganti del web possono fare concorrenza sleale nei confronti delle imprese italiane ed europee che non appartengono alla ristretta cerchia dei giganti del web.

C'è poi la questione dei modi e dei tempi, che è essenziale, perché i soldi non vanno promessi, ma erogati in tempi certi, oltre i quali un finanziamento serve a poco o nulla. Noi non abbiamo ancora compreso, anche se lei è stato molto rassicurante, come funzionerà questo freno di emergenza, e se sarà motivo e condizione per cui l'Olanda, la Germania o il Paese di turno potrà di nuovo imporci o tentare di imporci una condizionalità pesante sul regime fiscale, sulle pensioni, sulla sanità o su quello che abbiamo visto negli ultimi anni.

Signor Presidente, c'è stata una spaventosa pandemia in questo Paese e nell'intero continente. Soltanto a fronte di centinaia di migliaia di morti, finalmente l'Unione europea ha capito che era il caso di mettere in campo uno strumento straordinario. I 1.500 miliardi previsti dalla Banca centrale europea si sono ridotti a poco più della metà. Vorrei che fosse chiaro che la posizione di Fratelli d'Italia non è andare a chiedere una cortesia, un favore, una scorciatoia all'Unione europea. Il popolo italiano ha una sua dignità e la rivendica; non chiede di avere qualcosa di diverso da quanto gli è dovuto, ma chiede di avere degli strumenti per potersi rialzare, per poter lavorare, per tornare ad essere competitivo e poter onorare i suoi debiti, come ha sempre fatto in questi decenni, e non accetta lezioni da chi non è in grado di fornirne, perché non ha le condizioni etiche per poterlo fare, anche se si autodefinisce puritano e frugale.

L'Italia, però, non può nemmeno contraddistinguersi ancora una volta per essere un cattivo esempio. Io difendo il mio Paese, ma non lo posso difendere di fronte a una realtà che parla un linguaggio diverso e a cui corrisponde, purtroppo, una realtà diversa. Mi riferisco al fatto che gli ultimi scostamenti di bilancio che il vostro Governo ha preteso in sede europea sono serviti non per gli investimenti, ma per la spesa corrente, per la spesa elettorale, per la spesa utilizzata per comprare il consenso.

Questo non può più capitare, perché credo, signor Presidente - lei, se è onesto, lo deve ammettere - che anche in Europa abbiano visto i filmati dei suoi Ministri festeggiare dal balcone di Palazzo Chigi la cancellazione per decreto della povertà con il reddito cittadinanza, il reddito d'emergenza, l'assunzione di navigator pagati per non fare nulla. Questa immagine danneggia il nostro Paese (Applausi), perché restituisce l'immagine di un Paese che non è serio ed affidabile. Ma l'Italia è molto meglio di questo, fortunatamente, ed ha molte centinaia e migliaia di lavoratori e di imprese che vogliono dimostrare di essere all'altezza.

A proposito delle scadenze fiscali, il Governo ha rifiutato la richiesta dei commercialisti di accettare un leggero rinvio delle scadenze. Perché lo ha fatto? Lo ha fatto perché il Governo è composto da persone che nutrono disprezzo nei confronti dei commercialisti, delle professioni e delle imprese, o perché questo Governo ha necessità persino degli otto miliardi subito, cash, e non può rinunciare nemmeno a quelli? Se questa è la verità, vuol dire che abbiamo necessità ora di soldi, e non di soldi promessi ma che possiamo veramente utilizzare. E vuol dire che la condizione del nostro Paese non permette sogni di gloria, ma impone scelte non solo lungimiranti, ma anche assolutamente veloci.

Signor Presidente, ho concluso anche se c'erano altre cose che avrei voluto dire. Il tempo è galantuomo e come sempre farà chiarezza delle promesse, dei trionfalismi e degli annunci. C'è però un altro problema più grave: l'Italia tempo da attendere non ne ha più. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, dico con molta chiarezza che non stiamo facendo trionfalismi: stiamo riconoscendo il risultato del vertice europeo. E dobbiamo dirle con forza che è un risultato di portata storica, perché può dare, per la prima volta, la possibilità di cambiare non solo il nostro Paese, ma anche l'Europa.

Noi non abbiamo mai risparmiato - come il Presidente sa e come sa chi mi conosce in quest'Aula - le critiche all'Europa quando ha mostrato il volto dell'austerity e della rigidità e quando - per esempio - nella crisi dei debiti sovrani non è riuscita a mettere in campo una soluzione come quella odierna. Noi e il nostro Paese sappiamo quali sono state le conseguenze. Altri Paesi in Europa sanno quali sono state le conseguenze dell'idea rigorista dell'Europa stessa. Noi siamo stati critici con l'Europa quando la stessa - su questo tornerò - non è stata più legata al sogno, al progetto europeo, a un'idea politica dell'Europa ed è stata ridotta semplicemente ad accordi intergovernativi.

Proprio perché siamo stati così critici, non abbiamo mai abbandonato e questa è stata la forza di questo Paese, di questo Governo e di questa maggioranza, che non solo non hanno mai ceduto a tentazioni sovraniste o di strane alleanze, ma hanno anche perseguito fino in fondo l'idea dell'Europa forte e dell'Europa politica. Questo risultato è frutto anche della nostra posizione, che non abbiamo mai abbandonato negli ultimi mesi.

Ora abbiamo l'occasione di cambiare l'Europa, perché si è dimostrato in questi lunghi giorni, che lei, Presidente, ci ha sintetizzato e raccontato, anche con momenti duri e drammatici, che si può fare un passo in avanti; si può superare la logica intergovernativa e dell'unanimità. Si può superare e bloccare l'idea dei veti; si può costruire davvero una forza delle istituzioni europee. Su questo risultato non ho un problema di aggettivi e lo dobbiamo ascrivere a questo Governo e a lei, presidente del Consiglio Conte, anche perché ci ha creduto quando, anche in Europa, pochi ci credevano. Vorrei ricordare l'iniziativa, il lavoro e la lettera fatti con altri Paesi, portando anche la Francia e la Germania su queste posizioni.

Gli eurobond, quando sono stati lanciati come idea, sembravano un miraggio. Chi credeva che potessero essere garantiti dal bilancio europeo?

Oggi, invece, tutto questo è una realtà. Possiamo dire che tutto è fatto? Assolutamente no. Ho indicato due strade, e intanto la strada da perseguire. In questo momento l'Italia ha acquisito moltissima credibilità e rispetto in Europa; può fare fino in fondo da traino, insieme ad altri Paesi, grazie anche alla capacità che ha avuto di costruire alleanze, per rilanciare con forza il progetto di integrazione europea. Lo scontro con i cosiddetti Paesi frugali - i giovanotti biondi, come li chiamo io - da cosa è stato originato? Non si è trattato soltanto della difesa dei propri privilegi, operazione che hanno tentato di fare fino alla fine - e qualcosa evidentemente hanno anche ottenuto - ma anche dall'idea che quei Paesi hanno perseguito di voler bloccare un progetto di integrazione europea. Questo è stato anche l'elemento dello scontro in Europa, un elemento politico molto forte. Per questa ragione, il risultato è importante; per questo il risultato segna - a nostro avviso - una svolta significativa. E abbiamo svolto fino in fondo e bene il nostro ruolo di Paese fondatore, di Paese che ci ha sempre creduto.

Ho sentito in quest'Aula interventi francamente fuori luogo, per cui delle volte penso, Presidente, che, se facessimo sedute anche il venerdì e il sabato, forse sarebbe meglio, perché lunghi week-end a volte danno un po' alla testa e si perde anche lucidità nel ragionamento. Perché dico fuori luogo?

Molti sono andati via, ma pensiamo allo scenario di un anno fa. Colleghi, se oggi in Europa ci fosse un altro Governo, con i proclami sovranisti, avremmo ottenuto 209 miliardi? Questa è la domanda che rivolgo a tutti. Bisogna essere onesti dal punto di vista intellettuale per riconoscerlo.

La critica dice che i fondi non arriveranno, poi vedremo, sono un prestito. Colleghi, è un risultato che anche tutti gli altri Paesi ci riconoscono. Come si fa a non comprenderlo fino in fondo?

È tutto fatto? No. Certamente ora spetta a noi. Adesso dobbiamo mettere in campo un piano anticrisi, un recovery plan, un piano di utilizzo delle risorse che sia uno strumento potentissimo per il nostro Paese.

Presidente Conte, lei mi conosce e sa quali sono le mie ossessioni. Qui ho sentito accenti un po' vecchi rispetto a vecchie riforme; un modo retorico di pensare al passato. Dobbiamo guardare al futuro ma, per farlo, per puntare sulla modernità, per modernizzare questo Paese, la chiave, Presidente, lei la conosce. Senza titubanze e senza esitazioni dobbiamo intraprendere la strada della transizione verde, della riconversione ecologica. È uno strumento rispetto al quale possiamo essere in sintonia con quella condizionalità dell'Europa che a noi piace. A noi piace quella condizionalità, perché ci può portare alla guida.

Non siamo stati certamente contenti - per esempio - del taglio dei fondi per il clima, anche se erano utilizzati in un certo modo; quindi, a maggior ragione, oggi dobbiamo stare in campo.

Next generation EU che cosa ci dice? Gli assi fondamentali sono il green new deal, l'innovazione digitale. È su questo che dobbiamo assolutamente correre. È questa la vera modernizzazione del Paese.

Non pensiamo - e lei, presidente Conte, so perfettamente che non lo pensa e si sta incamminando sulla giusta strada - che si possa uscire dalla crisi, una crisi fortissima per il nostro Paese, a livello sociale e occupazionale, per tantissimi settori, mettendo in campo vecchie ricette. Colleghi, non si deve tornare alla normalità, perché la normalità è stato il problema, è stato uno dei problemi. Dobbiamo guardare avanti e avere una grande capacità.

Ho scoperto, in questi mesi così difficili, i talenti italiani, i brevetti che si stanno registrando, e il Ministro lo sa. Davvero, sono tantissimi i talenti, e grande è la capacità di innovazione. Noi su questo dobbiamo puntare, certamente con una discussione parlamentare. Non ho dubbio alcuno. Ognuno di noi può dare il suo contributo. L'opposizione può lavorare con noi, per fare il salto di qualità in avanti. Questa è la nostra scommessa.

Il risultato che il Governo ha ottenuto, che lei, presidente Conte, ha ottenuto, nella lunga e faticosa trattativa, darà, però, tanta speranza agli italiani. Ha rimesso in campo una fiducia in un momento difficile e complicato e anche di questo noi la ringraziamo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà.

FEDELI (PD). Signor Presidente, oltre che i ringraziamenti, forse conviene anche ricordare velocemente che l'intesa raggiunta, che è un buon accordo, contiene anche dei numeri interessanti. E i numeri contano, visto che le delegazioni si sono battute su questo. Voglio dirlo anche rispetto ad alcuni interventi che ho ascoltato prima.

Il risultato ci consegna uno strumento molto ambizioso. Sappiamo quanti miliardi vengono mobilitati, sia per i prestiti che per i sussidi, ma voglio aggiungere solo una riflessione al riguardo. Per il nostro Paese c'è un elemento in più in questa intesa, che è importante sottolineare. Per la prima volta, l'Italia passerà dalla posizione di contributore netto a quella di beneficiario netto del bilancio dell'Unione europea. Riceveremo, cioè, più soldi di quanti ne versiamo. Presidente Conte, solo per questo, da storica sindacalista, le dico grazie. Il miglior accordo possibile è esattamente questo.

Il Partito Democratico, non da oggi, ma da sempre, ha creduto all'Europa. Lo abbiamo sempre fatto: spesso, purtroppo, da soli. Ci abbiamo creduto anche quando, come molte volte negli ultimi anni, abbiamo criticato scelte, rigidità, posizioni che ovviamente stavano in campo. Abbiamo criticato, ma non abbiamo mai smesso di essere europeisti, perché noi continuiamo a credere e a lavorare per il sogno di Altiero Spinelli e di Delors - come qualcuno ha ricordato - e cioè di un'Europa comunità, umana e politica, oltre che economica. Crediamo nell'Europa solidale, coesa, attenta ai diritti, al lavoro, all'educazione, cioè ai fattori mobilitanti per superare le diseguaglianze.

Questa intesa - a mio giudizio - ha davvero svoltato da questo punto di vista. Ecco perché noi oggi siamo soddisfatte e soddisfatti. Non è una giornata di festa. No: siamo soddisfatti e non esserlo significa davvero essere lontano dagli interessi degli italiani e degli europei. Lo siamo perché il risultato ottenuto dal nostro Paese è veramente importante, grazie alla coerenza, alla qualità, alla determinazione e alla capacità di convergenza che si è determinata con tutta la squadra di Governo.

Lei ha fatto bene, presidente Conte, anche se non è usuale in politica, a ringraziare in particolare il ministro Amendola, che l'ha particolarmente coadiuvata nella trattativa complessa, perché funziona così nelle trattative. È stato anche importante farlo in un contesto dove, precedentemente, avevamo messo persone autorevoli negli spazi europei. Anche questo, infatti, ha contribuito al risultato.

Siamo soddisfatti, però, anche per il segnale che tutta l'Europa ha saputo dare, con una inversione di prospettiva che da anni speravamo di raggiungere. Io voglio fare questa osservazione, anche per il lavoro che il Ministro degli affari esteri fa e sta cercando di fare. Questo è un accordo che si definisce storico. Io lo sottolineo che è storico. E poi ce lo diremo diversamente. Ma, se non si colgono i cambiamenti in campo, vuol dire che noi continuiamo a pensare che è come il giorno precedente. No: il cambiamento è storico, perché l'Europa ha dimostrato finalmente di esserci e di nuovo - secondo me - finalmente c'è l'Europa. Ha dimostrato di avere come soggetto, l'Europa, politico-unitario la consapevolezza, la responsabilità di scegliere politicamente che, uniti, riusciamo a determinare le scelte conseguenti.

Come ha detto qualcuno prima di me, questo accordo è la vittoria della politica, di una capacità anche di metodo della politica, ossia quella di confrontarsi con gli altri Paesi e con gli altri soggetti. Voglio riprendere qui una riflessione del senatore Casini che mi ha convinto molto: nonostante le famiglie politiche siano articolate, divise e deboli, noi invece siamo stati in grado, su un terreno di convergenza di interessi comuni, di determinare una svolta storica.

Guardate che questo è un elemento serio e dovremmo, da questo punto di vista, essere tutti consapevoli che la svolta è in questa scelta politica, perché è ciò che consegna la responsabilità. Ma consegna anche la ragione per la quale stiamo in un Parlamento, sia nazionale che europeo, e la ragione per la quale noi corrispondiamo ovviamente a chi ci ha eletto e alle fasi storiche che stiamo vivendo. Io penso che questo sia davvero un punto importante.

Perché dico che è anche una vittoria del metodo della politica? Lo dico perché hanno vinto il dialogo, la ricerca di punti di unità, il superamento di ogni oltranzismo verso l'attitudine costruttiva. Quando si costruisce con i negoziati, ovviamente si cercano i punti di incontro: un metodo della politica.

Signor Presidente, penso che sia giusto in questa Assemblea - e lo voglio fare anch'io, per la mia storia politica di sinistra - ricordare che è avvenuto un fatto importante. Certo, c'è stata la qualità della nostra delegazione - ma a mio avviso - anche la scelta di un'autorevole componente del negoziato, Angela Merkel, è stata determinante. Vi è stata anche una coincidenza nel legame verso la Germania, che lei ha esercitato nei nostri confronti; certo, anche dei francesi, degli spagnoli e dei portoghesi, ma io penso che la sua scelta, che è stata la più impegnativa rispetto al suo Paese, abbia segnato una svolta per disegnare la nuova Europa. Penso che sia giusto che la nostra Assemblea sappia riconoscere questo a una politica come Angela Merkel.

Adesso però tocca noi. Signor Presidente, Governo, aggiungo che ritengo che abbia ragione chi qui ha detto - e lo abbiamo detto anche in altre occasioni, quando preparavamo la delegazione al negoziato - che noi non possiamo sbagliare. C'è un punto di serietà, di responsabilità e di attenzione che tutti dobbiamo avere. Non sbagliare vuol dire anche saper leggere la realtà complessa dell'oggi non con gli occhi di ieri. Noi dobbiamo sapere che questa opportunità di riforme e di innovazione è l'occasione storica che - come dice Paolo Gentiloni Silveri - capita due volte nella storia della vita di tanti, non capita spesso. Questa è l'occasione per superare il gap che il nostro Paese ha rispetto all'economia e alla collocazione che vuole avere dentro i percorsi europei di finanziamento. Non sono parole, quando si parla di priorità alle infrastrutture immateriali e materiali; infrastruttura immateriale vuol dire la filiera della conoscenza, che è il più grande intreccio fondamentale per una occupazione e un lavoro di qualità. (Applausi).

Se noi non abbiamo questa visione, anche i passi, uno dietro l'altro, che facciamo sono vecchi. Lo voglio dire anche a chi usa le parole del made in Italy: tutto il made in Italy, tutta la filiera ha bisogno della trasversalità di innovazione, ha bisogno di superare il gap digitale. Altrimenti, la nostra internazionalizzazione non avrà questa condizione.

Signor Presidente, mi permetta di concludere sollecitando un'attenzione profonda. Pochi minuti fa l'Istat ha ribadito che questo Paese, oltre ai divari orizzontali, tra Nord e Sud, ha un divario fondamentale da superare: il divario nell'occupazione delle donne e dei giovani. (Applausi). Questo è un asse trasversale: se si parla di moda, se si parla di digitale, si deve dire quali sono i soggetti verso i quali noi facciamo un investimento vero; altrimenti sono solo chiacchiere e non riusciremo a superare i gap veri, i differenziali di genere, di generazione e anche di territorio. Questo è un punto decisivo per la sostenibilità e l'attuazione dell'Agenda 2030 dell'ONU.

Presidente del Consiglio, lo dico a lei, a tutto il Governo e al Parlamento: venga con il dibattito in Assemblea e, per favore, sulle scelte che dobbiamo fare sulle priorità, porti la valutazione di impatto ex ante sul divario di genere. (Applausi).

Se lei lo porta, questo Parlamento discuterà e - secondo me - troverà tutte le soluzioni tra maggioranza e opposizione, perché la scelta sarà autentica; diversamente, rischiamo di vedere ancora il futuro di questo Paese per settori, senza comprendere invece che i gap da superare sono orizzontali a tutta la nostra Nazione. Siccome però avete fatto un buon negoziato, se mi posso permettere, sono fiduciosa e la fiducia in politica è la precondizione per un Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cangini. Ne ha facoltà.

CANGINI (FIBP-UDC). Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, per essere chiari ed evitare equivoci, da cittadino italiano, rappresentante di questo Parlamento ed esponente di un movimento politico, sono soddisfatto, e molto, dell'esito del vertice di Bruxelles.

Per essere altrettanto chiari, però, signor presidente Conte, lei ha varcato la soglia di quest'Aula accompagnato da squilli di trombe e rulli di tamburi, col sorriso di chi ha vinto una guerra: duplice errore, signor presidente Conte. Intanto, la guerra deve ancora cominciare - lo sottolineo - e lei deve ancora essere misurato nella sostanza sulle sue capacità politiche. Se, dopo quattro giorni e quattro notti di trattativa, il vertice dei Capi di Stato e di Governo si è concluso con un accordo che ha scontentato in buona parte i Paesi cosiddetti frugali, è stato merito non della sua esperienza nel condurre trattative in Europa né della particolare autorevolezza del Governo che lei guida, ma della cancelliera tedesca Angela Merkel. Ella - non per virtù, ma per condizione generale, è a fine mandato e a fine carriera - si è potuta permettere il lusso di rispondere delle sue condotte politiche di fronte alla storia, e non solo all'elettorato tedesco: è per questo che molto effettivamente è cambiato nel quadro europeo, e molto davvero; si sta realizzando, in parte, quello che tutti, con accenni e toni diversi, per decenni abbiamo auspicato. L'Europa si è sempre presentata divisa di fronte a tutte le grandi crisi globali (che fossero l'11 settembre, i migranti o i debiti sovrani): per la prima volta, i vincoli di bilancio e monetari - giustamente tanto criticati - sono caduti; per la prima volta, si erogano fondi perduti nell'interesse degli Stati; per la prima volta, la politica e la sua logica entrano nella dinamica europea. Questa è un'occasione da cogliere.

A chi rimpiange una presunta età dell'oro nel sovranismo nazionale, ricordo che durante la prima Repubblica la sovranità italiana era qualificata da un aggettivo non edificante, ossia "limitata": la nostra era una sovranità limitata. La verità, colleghi - lo sapete e lo sappiamo bene - è che l'Italia, per tutto il periodo della cosiddetta prima Repubblica, è stata tenuta in forma dal sistema internazionale, non per nostra virtù o capacità di Governo, ma perché avevamo in patria il più grande e forte partito comunista d'Occidente, perché confinavamo ad Est con il blocco sovietico. Non è un caso se, insieme al Muro di Berlino, è venuta giù anche la prima Repubblica né che, da quel momento in poi, il nostro sistema politico, istituzionale ed economico non abbia più trovato un punto di equilibrio.

Questa è quindi la grande sfida che abbiamo di fronte: vincere il pregiudizio, che non è nuovo, purtroppo, nei confronti dell'Italia. Il simpatico premier olandese Rutte pensa oggi quel che ieri pensava la Merkel, che poi è quello che hanno sempre pensato i grandi viaggiatori che tra il '600 e l'800 attraversavano il Belpaese per fare il grand tour e annotavano sui loro diari giudizi non edificanti sulle nostre capacità di autogoverno; la stessa cosa la scrivevano Leopardi e le migliori menti del giornalismo italiano (i Flaiano, i Maccari o i Longanesi). Qualcosa del genere evidentemente pensava anche chi, fino a poco tempo fa, teorizzava la secessione, senza fiducia quindi nell'unità nazionale né nella capacità di autogoverno di almeno metà della Nazione.

Noi dobbiamo guadagnare quella fiducia. Io stento a credere che lei possa, da solo e con una maggioranza così fragile, riuscire in questo compito che è titanico.

Signor Presidente del Consiglio, noi stiamo facendo debiti ed è ragionevole immaginare che, nell'arco di un paio d'anni, il debito italiano arrivi al 180 per cento; se non si riuscirà, se chi governerà non riuscirà a fare in modo che cresca di pari passo anche il PIL, sarà la rovina dell'Italia. La grande quantità di denaro che prima o poi arriverà - perché arriverà, lo sappiamo bene - potrà essere una grande risorsa o potrà essere la nostra rovina definitiva, perché i tassi di interesse si alzeranno, la forbice dello spread si divaricherà, gli investitori internazionali scapperanno e a quel punto non ci sarà più appello per l'Italia. Altro che troika!

Pertanto, signor Presidente del Consiglio, quei soldi vanno spesi bene, in funzione della crescita, e non in monopattini o in assistenzialismo. Lei è chiamato a fare oggi quello che colpevolmente non ha fatto fino a ieri. Io credo che qualsiasi Presidente del Consiglio, di fronte a una crisi globale così grande, a maggior ragione se non eletto e se poggia su una maggioranza fragile in Parlamento e che non è più maggioranza nel Paese, all'inizio della crisi avrebbe dovuto sentire il dovere istituzionale di convocare le opposizioni e concordare (non comunicare) le misure necessarie al Paese, perché dalle scelte che fa, che ha fatto e - a maggior ragione - che farà questo Governo e dalle sue mancate scelte del passato, del presente e del futuro dipenderà il futuro della Nazione per i prossimi decenni.

Non possiamo permetterci errori. Quindi, il mio e il nostro appello è quello di cambiare immediatamente metodo. Lei ha di fronte a sé a breve scadenza tre sfide: il voto sullo scostamento di bilancio, il voto sul MES - signor presidente Conte, chiamiamolo Ugo, risolviamo il problema, cadono tutte le pregiudiziali ideologiche: si tratta di un'occasione da cogliere - e il piano di investimenti. Quel piano d'investimenti va concordato, perché è troppo delicato per il futuro della Nazione per essere lasciato a una parte politica, in quanto ne andrà del futuro di tutti quanti noi. Signor presidente Conte, ora o mai più (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà.

BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ho sentito il signor Presidente del Consiglio parlare di una risposta tempestiva dell'Europa ai nostri problemi. Io ho visto che, dopo sei mesi dall'inizio dell'emergenza, ci si è riuniti e si è trovato un accordo politico dai contorni ancora indefiniti per procurarci, fra una decina di mesi, delle somme di cui probabilmente avremo anche bisogno. Non è questa la mia definizione di «tempestivo», ma del resto anche la mia definizione di «poderoso» è un po' diversa da quella del signor Presidente del Consiglio, che ha un lessico tutto suo, ma comunque senz'altro coerente.

Ciò che preoccupa questa opposizione, che vuole essere responsabile, è che noi vorremmo essere convinti di essere di fronte a un passo storico e di vedere un film diverso da quello del 2012. Però, per esserne convinti, dovremmo fare una cosa: per esempio, non dovremmo leggere le carte né la stampa internazionale. Ha fatto bene chi mi ha preceduto a sostenere che fa parte del buon Governo alimentare speranze nella Nazione e nel corpo elettorale, purché non siano però vane. Ad esempio, io confesso a lei, signor Presidente del Consiglio, i miei limiti di economista e di persona che prova a leggere le carte, perché la cifra di 209 miliardi di cui si sente tanto parlare nei documenti disponibili, in particolare nelle conclusioni adottate dal Consiglio, non sono riuscito a rinvenire. Quello che si può rinvenire lo si vede nelle analisi che hanno fatto economisti familiari con questo argomento; per esempio, penso alla dottoressa Silvia Merler, senz'altro non una leghista. Con una serie di stime dichiarate tali dalla Commissione europea si può arrivare alla ragionevole ipotesi che l'Italia potrebbe avere appunto un'ottantina di miliardi di sussidi, ma occorre fare anche un'operazione di verità.

Dovremmo forse ricordare che il bilancio dell'Unione europea è un bilancio a saldo zero e che quindi se 750 miliardi escono, 750 miliardi entrano, quindi non si può parlare dei 209 miliardi che asseritamente arriverebbero all'Italia, senza che questo risulti per tabulas, senza chiarire in quanti anni e quanto ci mette l'Italia, perché quando si va a fare questo calcolo e si valuta nel complesso, come direbbe il nostro signor Presidente del Consiglio, in una logica di pacchetto quello che è successo a Bruxelles, si vede che in realtà l'Italia resta un contribuente netto del progetto e che quindi può anche darsi che questi prestiti aiutino a risolvere un problema di liquidità, ma sono comunque prestiti che paghiamo; nessuno ci sta regalando niente. Un certo tono trionfalistico verso un'Europa che non sarà più come prima risulta, quindi, a mio parere, smentito: in realtà l'Europa risulta più di prima intergovernativa e lo si è visto nella dinamica delle trattative; risulta sempre meno federale, perché sarebbe federale un'Europa che potesse decidere di andare in deficit e di non fare mera redistribuzione, sarebbe federale un'ipotesi come quella che oggi auspica Wolfgang Münchau, un tedesco che non vorrebbe essere tedesco e scrive sul «Financial Times», uno dei più autorevoli commentatori di economia europea, ovvero che andrebbe veramente verso quella strada e sarebbe veramente federale un'Europa che chiedesse nei trattati quelle modifiche necessarie per legittimarne la capacità impositiva e per legittimarne, con una base nei trattati, le emissioni di debito comune, che finora sono destinate a restare una tantum dai contorni sufficientemente indefiniti. Abbiamo quindi un prestito che non risolve i nostri problemi di liquidità, ma questa è anche abbastanza normale, perché il piano che l'Europa propone è intitolato all'Europa della prossima generazione. Quello che noi vorremmo capire è come arriviamo alla prossima generazione nel quadro di disfacimento del tessuto socio-economico del Paese che tanti colleghi hanno evidenziato. Sarò grato, quindi, se potrò rivolgermi magari allo staff tecnico del Presidente del Consiglio e avere l'evidenza da dove si evince questo dato di 209, perché non è una banalità. Quando gli italiani si accorgeranno che in realtà non abbiamo scoperto lo scrigno degli zecchini d'oro, credo che ci sarà un rimbalzo. A me sembra in realtà che il film sia esattamente lo stesso: abbiamo una maggioranza che è oggi, per caso, quella stessa che aveva sostenuto come un passo storico il completamento dell'Unione bancaria e che esultava per questo decisivo passo dell'Europa. Anche l'opposizione è la stessa: noi dicevamo di stare attenti perché c'era il bail in, che era una cosa pericolosa. Chi aveva ragione lo ha detto la Storia e noi ancora ne siamo addolorati, perché non abbiamo dimenticato le vittime di quella catastrofe, e chi ha ragione oggi lo dirà la Storia. Grazie, signor Presidente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perilli. Ne ha facoltà.

PERILLI (M5S). Presidente, vedo che anche oggi nessuno dei suoi detrattori, se così possiamo definirli, aspri critici della sua azione in Europa, sono stati disposti a riconoscerle alcunché. Ma va bene, va bene l'applauso che ha ricevuto e che l'ha accolta nell'Aula da parte della maggioranza, al quale è corrisposto da parte dell'opposizione quello che potrei chiamare un ululato. Questo ben rappresenta, direi quasi plasticamente, due situazioni diverse: chi la applaude riconosce che nella sua azione di Governo e nel modo in cui ha portato il Paese nella considerazione europea c'è un lavoro coraggioso, determinato e tra l'altro nell'interesse del Paese, ma questa cosa non è stata compresa, perché ci si focalizza sugli uomini, sulle persone, in questo caso tra l'altro si tratta del rappresentante di una delle più alte istituzioni che viene a riferire, quindi è stato sbagliato anche personalizzare e lei lo ha chiarito bene nel suo discorso. Cerco però anche di immedesimarmi in chi ci ascolta in diretta e in chi cerca di capire quello che è successo. Coloro i quali ci seguono si chiederanno quali sono i vantaggi, che cosa è successo in Europa e perché l'opposizione, al di là della sua consueta opera di strumentalizzazione propria di un'opposizione che fa il suo mestiere, sia così rabbiosa.

Io ho una risposta per entrambe le cose; allora, nel primo caso, con l'approvazione del recovery fund - tra l'altro, se usiamo piano di ripresa, si fa capire anche alle persone il significato e il senso profondo di questa parola che racchiude, all'esito di quella che è stata una tragedia collettiva, l'intenzione e la programmazione di venirne fuori dando delle risposte - abbiamo anzitutto l'emissione di debito comune. Ciò significa una cosa molto semplice; quando si fanno dei debiti, come qualcuno ha detto, in una visione unitaria, si fanno in un'ottica di condivisione. Non mi sembra che questo sia stato mai un risultato neanche sfiorato precedentemente da chi ha attuato queste politiche. (Applausi).

Il secondo è un graduale superamento - che è in corso, ma è già ad un punto importante della strada - dell'austerity e dei danni da essa provocati.

Il terzo, analogamente importante, è la considerazione dell'Italia, che diventa un interlocutore chiave nelle trattative europee e non è più subalterna a qualsiasi altro Paese. (Applausi). Questa è la rivendicazione che chi parla sempre di Paese e di patria dovrebbe anteporre; il fatto che siamo credibili, che dietro di noi c'è un Governo che ha reagito a fronte di una certa inerzia europea, almeno all'indomani della crisi, e che quindi si avvia un percorso.

Il senatore Casini ha detto che, come è stato detto più volte alle opposizioni, non è un richiamo formale, ma dobbiamo lavorare insieme ad una visione unitaria Europa. Questa visione unitaria dell'Europa c'era prima? Come era stata attuata dai Governi? Cosa avevano fatto concretamente per dare forza al Paese? È questo il punto fondamentale; ci possiamo ritrovare tutti, ma come ho detto prima, ci si può domandare perché allora c'è tanta rabbia se i risultati sono così scontati e così a beneficio del sistema Italia Paese. Alle persone, che l'hanno attaccata fino adesso, brucia riconoscere il principio molto semplice di avere ottenuto un risultato, se non altro perché si sono spesi tanto in opposizione, strumentalizzazione e dico anche insulti - se possiamo dirlo - che adesso se la cavano dicendo che lei ha combattuto per l'Italia e che almeno questo glielo riconoscono.

Questo non va bene perché non è un racconto fedele a quello che è accaduto e direi che in realtà non le hanno riconosciuto l'applauso perché loro applaudono ad altro, alle politiche che si sono contraddistinte fin qui. (Applausi). Se infatti andiamo a vedere, nel 2011 quelli che adesso la attaccano, sono quelli che all'interno del governo Berlusconi - così fuori ci capiscono - sostennero l'approvazione del MES e sono quelli che presentarono al Consiglio dei Ministri il disegno di legge di ratifica del MES; chiaramente non possono dirlo ora, ma sono sempre gli stessi. Quindi è inutile che parlano di super MES e del recovery fund; loro hanno contribuito materialmente, non idealmente. Erano materialmente nelle camere di appartenenza e sono gli stessi che sono qui. Diciamolo chiaro e bene per chi sta fuori. Sono altresì gli stessi che, in tema di politiche fiscali, sempre con il governo Berlusconi, hanno determinato l'aumento dell'IVA dal 20 al 21 per cento. È bene che ciò si sappia. (Applausi).

Sempre per rimanere sullo stesso tema, faccio un brevissimo riferimento per chi ci ha contestato l'incapacità. L'8 maggio 2008 Berlusconi giura per la quarta volta sul Governo. C'è un governo Tremonti, ci sono tasse su tasse, lo scudo fiscale e tutti i provvedimenti che conosciamo. Avrei quindi un po' di ritegno nel travestirsi nel nuovo, anche perché qualcuno può credere al gioco dei simboli e delle cose, ma siete sempre gli stessi. Basta rivedere i nomi e li ritrovate. (Applausi).

Rimanendo sul tema, c'è anche il pareggio di bilancio. Stesso travestimento istituzionale; hanno introdotto il pareggio di bilancio e adesso presentano la legge per abolirlo dicendo che è colpa di Conte che non sa fare il suo mestiere in Europa. Qualcuno di importante disse che la storia si ripete o in tragedia, purtroppo, o in farsa.

Io credo che l'opposizione si stia veramente ripetendo in questa farsa. (Applausi). E la bella fregatura l'hanno data loro, continuando a dare sempre falsi segnali e false informazioni al popolo italiano, che in questo momento ha il diritto legittimo - non è questione di trionfalismi - di riconoscersi nell'azione di un Paese che si è fatto valere, grazie a lei, al MoVimento 5 Stelle e alla maggioranza. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,30 con la discussione delle mozioni all'ordine del giorno.

(La seduta, sospesa alle ore 14,50, è ripresa alle ore 16,34).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI