Legislatura 18ª - Dossier n. 86 DE
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Esiti del Consiglio europeo straordinario - Bruxelles, 17, 18, 19, 20 e 21 luglio 2020
Dopo oltre quattro giorni di riunione, dal 17 al 21 luglio, il Consiglio europeo ha raggiunto un accordo sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e sull'associato programma Next Generation EU. Rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea, le principali novità possono essere riassunte nei sei seguenti termini:
Le prime stime ufficiose elaborate dal Governo quantificano nell’importo complessivo di circa 208 miliardi di euro le risorse che confluirebbero nel nostro Paese a vario titolo; in particolare, i prestiti ammonterebbero a circa 127 miliardi di euro a fronte di sovvenzioni per circa 81 miliardi;
Il Comitato è un organo consultivo istituito per promuovere il coordinamento delle politiche degli Stati membri necessarie al funzionamento del mercato interno; è costituito da alti funzionari delle amministrazioni nazionali e delle banche centrali, della Banca centrale europea e della Commissione europea.
Qualora il Comitato non riesca a raggiungere il consenso, verrà attivata la procedura che la stampa ha definito freno d'emergenza: ogni Stato membro potrà opporsi alla valutazione positiva per gravi scostamenti dall'adempimento soddisfacente dei pertinenti target e, su queste basi, richiedere entro tre giorni che la questione sia deferita al Consiglio europeo. Nessuna decisione riguardo i pagamenti potrebbe essere assunta finché il Consiglio europeo o l'Ecofin, da esso delegato, non abbia discusso la questione "in maniera esaustiva".
I Piani saranno riesaminati e, se necessario, adattati nel 2022 per tener conto dell'assegnazione finale dei fondi per il 2023. È prevista la possibilità di ottenere prefinanziamenti che verrrebbero versati nel 2021 per un importo pari al 10%.
Subirebbero riduzioni le dotazioni per alcuni programmi, tra cui: il programma per la ricerca e l'innovazione Orizzonte Europa (-13,5 miliardi); il Meccanismo per collegare l'Europa-componente trasporti (- 1,5 miliardi); il programma per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport Erasmus+ (-3,4 miliardi); il Fondo per una transizione giusta (-2,5 miliardi), i cui fondi sarebbero usati per mitigare l'impatto socioeconomico della transizione verso la neutralità climatica nelle regioni maggiormente interessate, ad esempio sostenendo la riqualificazione dei lavoratori, aiutando le PMI a creare nuove opportunità economiche e investendo nella transizione all'energia pulita e nell'economia circolare; il Fondo asilo e migrazione (-2,3 miliardi), il Fondo per la gestione integrata delle frontiere (-5,5 miliardi), il Fondo sicurezza interna (-0,5 miliardi), il Fondo europeo di difesa (-0,98 miliardi) e la rubrica "Vicinato e resto del mondo" (-4,3 miliardi). Non vi è riferimento neanche allo strumento di sostegno alla solvibilità, ideato per mobilitare risorse private per evitare ingenti carenze di capitale ed eventuali insolvenze di imprese altrimenti sane a causa della crisi della Covid-19;
Il Quadro finanziario pluriennale è adottato con un regolamento del Consiglio dell’UE all’unanimità previa approvazione del Parlamento europeo che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono. Il Parlamento è stato convocato d’urgenza il 23 luglio 2020.
Nell'ipotesi più ottimistica, in cui si attivassero tempestivamente nuove risorse proprie e i relativi proventi risultassero adeguati, si può supporre che sarebbero disponibili risorse più consistenti da destinare a sovvenzioni e prestiti. Viceversa, nell'ipotesi in cui non si riuscisse a disporre dei relativi proventi, anche per la persistenza delle riserve di vario genere emerse in sede negoziale su alcune delle nuove risorse proprie, le Conclusioni specificano che, in relazione agli stanziamenti per Next Generation EU, la decisione sul sistema delle risorse proprie specificherà i casi e le condizioni in cui agli Stati membri potrà essere richiesto di concorrere pro quota a finanziare i nuovi programmi secondo le ordinarie modalità di finanziamento del bilancio dell'UE.
Tale operazione non dovrebbe aumentare le passività finali degli Stati membri. L'importo delle risorse supplementari che possono essere richieste ogni anno agli Stati membri è stabilito su base proporzionale e, in ogni caso, limitato allo 0,6 % dell'RNL nazionale. Prima di chiedere tali risorse, comunque, è previsto che la Commissione ricorrerebbe ad una gestione attiva della liquidità e, se necessario, a finanziamenti a breve termine tramite i mercati dei capitali nell'ambito della sua strategia di finanziamento diversificata.
L'Italia concorre attualmente al bilancio dell'UE per una quota di circa il 12%; la Germania di circa il 21%; la Francia di circa il 15,5%; la Spagna di circa l'8,3%. Da ultimo, andrebbe chiarito se, nel caso in cui gli Stati beneficiari non riuscissero a provvedere ai rimborsi nei tempi previsti e non fosse possibile ricorrere ad altre forme di finanziamento (mediante nuove risorse proprie o integrazione dei finanziamenti degli Stati membri secondo le ordinarie modalità di finanziamento dell'UE), potrebbe determinarsi una contrazione della massa complessivamente disponibile e spendibile per il programma Next Generation EU. L'ammontare massimo di capitale annuo, potenzialmente restituibile, è stato fissato a 29,25 miliardi di euro (il 7,5% della parte sovvenzioni di Next Generation EU).
Per l'introduzione di nuove risorse proprie, viene proposto un approccio in quattro fasi temporali: 1) nuova risorsa propria legata all'uso dei rifiuti di plastica (dal 1° gennaio 2021): si tratterebbe di un contributo nazionale calcolato in base al peso dei rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica; 2) meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, per prevenire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, e tassazione digitale (che dovrebbe, nelle intenzioni della Commissione europea, basarsi sul lavoro in corso in sede OCSE per una tassazione condivisa a livello globale dei proventi delle società attive in questo campo, fermo restando che, in caso di mancato accordo in sede OCSE, la Commissione europea ha già manifestato la sua intenzione di procedere comunque entro il 1° gennaio 2023); 3) proposta riveduta sul sistema per lo scambio di quote di emissioni ETS, con possibile estensione anche ai settori marittimo e dell'aviazione; 4) altre risorse, tra cui una forma di imposizione sulle transazioni finanziarie.
L'unica nuova risorsa propria che entrerebbe comunque in vigore all'inizio del nuovo ciclo di bilancio sarebbe quella sulla plastica; invece, la Commissione aveva ritenuto ancora valida la sua proposta del maggio 2018 di introdurre, sin da subito, un paniere di nuove risorse proprie (sistema per lo scambio di quote di emissioni, contributo nazionale calcolato in base al peso dei rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica e risorsa basata sulla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società), per poi proporre nuove risorse proprie aggiuntive in una fase successiva del periodo finanziario 2021-2027;
L’Iter di approvazione
L'approvazione della posizione del Consiglio europeo permette di procedere con la negoziazione delle singole proposte, alcune delle quali sono sottoposte ad una procedura speciale disciplinata dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE).
Per il regolamento relativo al QFP, il TFUE richiede (articolo 312) che il Consiglio deliberi all'unanimità previa approvazione del Parlamento europeo, che - deliberando a maggioranza assoluta dei suoi membri - può approvare o respingere la posizione del Consiglio, ma non emendarla. Tuttavia, il Consiglio europeo può adottare all'unanimità una decisione che consente al Consiglio di deliberare a maggioranza qualificata.
Anche per la decisione sulle risorse proprie (articolo 311) è richiesta la delibera unanime del Consiglio, questa volta previa consultazione del Parlamento europeo. La decisione entrerà in vigore solo dopo l'approvazione degli Stati membri in conformità alle rispettive norme costituzionali.
Per quanto concerne l'Italia, l'articolo 11, comma 3, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, (Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea) stabilisce che: "Nei casi in cui l'entrata in vigore di una decisione del Consiglio europeo o del Consiglio dell'Unione europea è subordinata dal Trattato sull'Unione europea e dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea alla previa approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali, il Governo trasmette la decisione alle Camere ai fini delle opportune deliberazioni. La decisione si considera approvata in caso di deliberazione positiva di entrambe le Camere. Il Governo ne informa immediatamente il Consiglio europeo o il Consiglio dell'Unione europea".
Da ultimo, per il QFP 2014-2020, è stata data attuazione alla decisione sulle risorse proprie con l'articolo 1, comma 819 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016). Tale disposizione recita: "Piena e diretta esecuzione è data alla decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 11, terzo comma, della decisione stessa".
Posizione negoziale del Parlamento europeo
In più occasioni il Parlamento europeo (PE) ha ammonito le proprie controparti a non dare per scontato il proprio assenso alle proposte di QFP.
La plenaria del PE è convocata in sessione straordinaria giovedì 23 luglio per un dibattito. E’ prevista la votazione di una Mozione presentata da tutti i Gruppi politici del Parlamento.
Nel frattempo, la squadra negoziale del Parlamento europeo ha affidato ad un comunicato stampa i propri commenti sugli esiti del Consiglio europeo. Nel comunicato si esprime apprezzamento per l'accordo raggiunto sul Fondo per la ripresa. Al contempo, si esprime rammarico per:
1) l'abbandono della soluzione-ponte, che avrebbe fornito una risposta immediata ai cittadini;
2) i tagli al bilancio di lungo termine dell'Unione, preannunciando un'azione volta a incrementare le risorse a disposizione di programmi quali Orizzonte Europa, InvestEU, LIFE, Erasmus +;
3) la mancata opportunità di modernizzare le entrate dell'Unione, sollecitando un impegno vincolante per l'introduzione di ulteriori risorse proprie già a partire dal 2021;
4) il mantenimento dei rebate;
5) un meccanismo di condizionalità sullo stato di diritto ritenuto non sufficientemente deciso.
In occasione di una conferenza stampa, il Presidente Sassoli, a margine dell’incontro con la Squadra negoziale che si è svolto il 22 luglio, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa con le quali ha ripercorso gli snodi principali della possibile risoluzione del PE che verrà posta ai voti nella seduta plenaria del 23 luglio del 23 luglio. Il Presidente Sassoli ha sottolineato che:
- il PE intende entrare con il peso che gli compete nelle negoziazioni sulla governance del Fondo per la ripresa, sulle risorse proprie e sul QFP, anche alla luce dell'art 324 del Trattato che prevede che i presidenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione tengano consultazioni regolari nell’ambito delle procedure di bilancio;
- dal mese di settembre il PE sarà quindi pronto a discutere la futura proposta della Commissione europea sulle risorse proprie;
- il PE rietiene essenziale che le due nuove risorse proprie vengano introdotte entro l'anno 2021;
- il PE è pronto far valere il ruolo attribuitogli dal Trattato in materia di bilancio nel caso non venga superata la proposta del Consiglio di tagliare, tra l'altro, i finanziamenti alla ricerca, a Erasmus+, alle politiche europee sull'Asilo e sulla migrazione e al Fondo sulla transizione giusta (Just Transition Fund). Senza fondi sufficienti a favore di questi ambiti l'UE non raggiungerà i livelli di resilienza uspicati dalla stessa Presidenza tedesca;
- la Conferenza sul Futuro dell'Europa dovrebbe rappresentare la giusta occasione per discutere sulle regole democratiche dell'UE e soprattutto sulle regole che sovrintendono il funzionamento del Consiglio europeo;
- le altre Istituzioni europee hanno riconosciuto il considerevole valore aggiunto che la risoluzione del PE di maggio 2020 su QFP, risorse proprie e Fondo per la ripresa ha rappresentato nel dibattito europeo;
- Il PE desidera inoltre partecipare all'individuazione della misura dell'intervento europeo perché non si abbassi il livello dei valori a cui si ispira l'Unione europea.
XVIII legislatura – Dossier europeo, Senato n. 86 - Documentazione per le Commissioni, Camera n. 20
22 luglio 2020