Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 208 del 21/04/2020

Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sulle recenti iniziative del Governo per fronteggiare l'emergenza da Covid-19 e conseguente discussione (ore 15,06)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sulle recenti iniziative del Governo per fronteggiare l'emergenza da Covid-19».

Ricordo che è in corso la diretta televisiva con la RAI.

Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte.

CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, l'odierna informativa mi consente di offrire al Parlamento un quadro compiuto delle più recenti iniziative che il Governo ha adottato sul piano interno e un aggiornamento sulle iniziative che a livello europeo sono in programma per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19.

Questo passaggio viene compiuto nella chiara consapevolezza di chi vi parla e dell'intero Governo della necessità di coinvolgere appieno il Parlamento, in particolare in una fase in cui l'azione del Governo, per il carattere straordinario e la portata pervasiva dell'emergenza che stiamo affrontando, rileva direttamente su beni primari della persona, la salute, la libertà, l'iniziativa economica, il lavoro, a tacer di altri.

Veniamo alle iniziative adottate sul piano interno. Sulla legittimità e ragionevolezza degli strumenti ai quali si è fatto ricorso, come sapete, è in atto un ampio dibattito molto articolato che riflette un variegato panorama di posizioni. Non entro evidentemente in questa discussione, anche se non rimango affatto indifferente a tutte le questioni da essa sollevate. Desidero, tuttavia, ribadire proprio in quest'Assemblea che la pandemia ha costretto a misure di estrema urgenza, adottate sempre nel rispetto dei principi di massima precauzione e proporzionalità. In ogni più delicato passaggio ho sempre avuto la massima premura affinché fosse preservato il delicato e complesso equilibrio tra i molteplici valori coinvolti (tutti di rango costituzionale) e affinché fosse assicurato che i diversi organi costituzionali, ciascuno espressione di irrinunciabili garanzie, fossero coinvolti nella misura più ampia possibile e, soprattutto, a tutela del principio supremo di democraticità che informa di sé l'intero ordinamento giuridico.

Sotto il profilo della risposta sanitaria all'emergenza, il Governo ha elaborato in queste ultime settimane in particolare una strategia e su questa vi informiamo. La possiamo sintetizzare in cinque punti. Il primo è mantenere e far rispettare a tutti i livelli le misure per il distanziamento sociale, promuovere l'utilizzo diffuso dei dispositivi di protezione individuale fino a quando non saranno disponibili una specifica terapia ed un vaccino.

Il secondo punto è rafforzare le reti sanitarie del territorio come arma principale per combattere il virus. A questo riguardo, il Governo si sta adoperando perché siano rafforzati tutti i servizi di prevenzione e sta sollecitando una rinnovata integrazione tra le politiche sanitarie e quelle sociali, con particolare attenzione a case di cura e residenze sanitarie assistenziali, ove si è verificata, purtroppo, un'esplosione incontrollata dei contagi, specialmente in alcune aree del Paese.

Il terzo punto è intensificare in tutto il territorio la presenza di Covid hospital come strumento fondamentale della gestione ospedaliera dei pazienti. La presenza di strutture dedicate esclusivamente al Covid-19 riduce notevolmente il rischio di contagio per gli operatori sanitari, ma anche per i pazienti che sono ricoverati per altre malattie.

Il quarto punto è l'uso corretto dei test, sia quelli molecolari - banalmente: il tampone - che oggi sono l'unico strumento certo di identificazione del virus, sia quelli sierologici, per intenderci ad esempio l'analisi del sangue, utile strumento di indagine e conoscenza epidemiologica, anche al fine di predisporre un piano nazionale che potrà fotografare efficacemente lo stato epidemiologico del nostro Paese. Al riguardo, il 17 aprile è stata indetta dal commissario Arcuri, su richiesta del Ministero della salute, una gara in procedura semplificata di massima urgenza per la fornitura di kit reagenti e consumabili per l'effettuazione di 150.000 test finalizzati ad un'indagine del campione sulla diffusione dell'infezione tra la popolazione italiana, con possibile successiva estensione per l'effettuazione di ulteriori in 150.000 test. La gara pubblica si concluderà in tempi strettissimi, entro il 29 aprile ci sarà ragionevolmente la sottoscrizione del contratto, all'esito di una procedura trasparente e rigorosa.

Il quinto punto è il rafforzamento della strategia di mappatura dei contatti sospetti (ormai l'espressione è di uso comune: contact tracing) e di teleassistenza, con l'utilizzo di nuove tecnologie. L'immediatezza nella individuazione dei contatti stretti dei casi positivi e il loro conseguente isolamento sono cruciali per evitare che singoli contagiati possano determinare nuovi focolai. Per questo, un'adeguata applicazione informativa direttamente disponibile su smartphone è uno strumento essenziale per accelerare il processo. Attenzione, però: questa applicazione - lo dico chiaramente - sarà offerta su base volontaria e non su base obbligatoria. Faremo in modo che chi non vorrà scaricarla non subirà limitazione dei movimenti o altri pregiudizi. Un team composto dal Ministero dell'innovazione, dal Ministero della salute e da esperti in sicurezza cibernetica sta affiancando il commissario Arcuri al fine di implementare l'applicazione nel migliore dei modi, con le più elevate garanzie. Ho dato indicazioni affinché i Capigruppo di maggioranza, ma anche di minoranza, siano costantemente informati su questo processo applicativo. Io stesso mi riservo, in una fase più avanzata, di riferire puntualmente alle Camere sui dettagli di questa applicazione, nella consapevolezza che il coinvolgimento del Parlamento deve essere pieno e stringente, essendo coinvolti diritti costituzionali fondamentali, quali la dignità della persona, il diritto alla riservatezza, all'identità personale, come pure la tutela della salute pubblica e non ultima l'esigenza di proteggere un asset informativo di primaria rilevanza ed importanza, nella logica degli interessi strategici nazionali.

Per quanto concerne la distribuzione di dispositivi sanitari di protezione personale, comunico che tramite il sistema ADA - Analisi distribuzione aiuti, aggiornato in tempo reale, sono disponibili sui vari siti ufficiali del Governo informazioni puntuali su dispositivi e apparecchiature in distribuzione, che ogni giorno il commissario Arcuri invia alle Regioni e alle Province autonome per fronteggiare l'emergenza. Vi fornisco solo qualche dato riassuntivo, per comprendere lo sforzo compiuto in un periodo in cui vi è una forsennata - sottolineo: forsennata -competizione di buona parte dei Paesi ad accaparrarsi questi materiali: al 19 aprile risultano distribuiti alle Regioni dalla Protezione civile circa 3.900 ventilatori per le terapie, 105.000 tubi endotracheali e 117 milioni di mascherine di varia tipologia.

Con riguardo, invece, alle più generali misure contenitive adottate dal Governo fin dall'inizio dell'emergenza e sulle quali ho riferito diffusamente nella informativa precedente, che risale al 25 marzo scorso, ricordo che in queste ultime settimane sono stati adottati due ulteriori decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, entrambi volti sostanzialmente a prorogare il regime restrittivo già in vigore. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile è stata prorogata fino al 13 aprile 2020 l'efficacia delle disposizioni dei decreti del Presidente del Consiglio dell'8, del 9, dell'11 e del 22 marzo, nonché l'efficacia delle disposizioni previste in varie ordinanze ministeriali. Si tratta, come noto, delle misure riguardanti il distanziamento sociale e il divieto di spostamenti, salvo comprovate esigenze, la chiusura delle scuole e di altri luoghi di aggregazione, la sospensione delle attività produttive, industriali e commerciali, ad eccezione di quelle che erogano servizi di pubblica utilità e servizi pubblici essenziali. Successivamente, il 10 aprile, quelle stesse misure, sempre attraverso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono state prorogate - quindi veniamo al regime di disciplina vigente - fino al 3 maggio.

La decisione di prorogare ulteriormente quello che comunemente è ormai denominato come lockdown è stata assunta alla luce dei dati epidemiologici delle ultime settimane, con particolare riguardo all'andamento dei contagi. Questi dati hanno confermato l'efficacia delle misure di contenimento adottate, ma contestualmente hanno suggerito l'esigenza di proseguire con immutato rigore lungo il percorso intrapreso, affinché i risultati conseguiti non andassero perduti.

Si prospetta adesso davanti a noi una fase molto complessa: dobbiamo procedere a un allentamento del regime attuale delle restrizioni che riguardano le attività produttive e commerciali; dobbiamo fare il possibile, evidentemente, per preservare l'integrità e l'efficienza del nostro tessuto produttivo. I motori del Paese devono riavviarsi, ma questo riavvio deve avvenire sulla base di un piano ben strutturato, articolato, che comporti una revisione dei modelli organizzativi di lavoro, delle modalità del trasporto pubblico ma anche privato e di tutte le attività connesse. Anche per le misure di distanziamento sociale ci saranno alcune modifiche.

Non mi sfugge, non ci sfugge, a tutti, la difficoltà per i cittadini di continuare a osservare regole fortemente limitative della loro libertà di movimento, che hanno implicato una profonda modifica delle nostre abitudini di vita. Il ritorno alla normalità, seppure con la gradualità necessaria, è un'aspirazione comprensibile di tutti. Tutte queste esigenze mi vengono rappresentate dai medesimi cittadini, ma mi vengono sollecitate anche da molti di voi parlamentari che, nel momento in cui vi siete fatti interpreti delle istanze provenienti dai territori e dai diversi mondi, mi avete scritto sollecitando soluzioni rapide, soluzioni sostenibili e di questo vi ringrazio. Anche per questo reputo doveroso informare il Parlamento circa la strategia che il Governo sta elaborando proprio in questi giorni, allo scopo di procedere a un progressivo ma ordinato allentamento delle misure.

Per questa finalità, con specifico decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sempre il 10 aprile, ho istituito un comitato di esperti in materia economica e sociale con il compito di elaborare proposte utili per orientare il Governo nelle decisioni che dovrà assumere al riguardo. Questo comitato di esperti sta agendo di concerto con il Comitato tecnico scientifico affinché le strategie individuate per la ripartenza economica si basino su imprescindibili precondizioni di sicurezza - sono membri di diritto di questo comitato di esperti anche il dottor Borrelli, capo della Protezione civile, e il commissario straordinario, dottor Arcuri - in modo da ottenere il pieno coordinamento tra gli organi che ci coadiuvano in questa durissima sfida.

Con l'ausilio di questi esperti stiamo elaborando un programma di progressive aperture che sia omogeneo su base nazionale e che ci consenta di riaprire buona parte delle attività produttive e anche commerciali, tenendo però sotto controllo la curva del contagio. Questo è molto importante: dobbiamo tenere sotto controllo la curva del contagio in modo da intervenire - se del caso anche successivamente - laddove questa si innalzi nuovamente oltre una certa soglia. Una soglia che non pensiamo debba essere formulata in termini meramente astratti, ma che vogliamo commisurata alla specifica recettività delle strutture ospedaliere dell'area di riferimento.

Ovviamente, per poter riprendere in sicurezza le attività economiche dovrà essere garantito il rispetto dei protocolli, a partire da quello firmato il 14 marzo scorso con i sindacati e le categorie produttive e successivamente aggiornato. Una volta completato questo programma, lo discuteremo con tutti i soggetti coinvolti (enti territoriali, organizzazioni datoriali, sindacati) al fine di acquisire le loro valutazioni e di condividerlo con tutti i soggetti interessati.

Si tratta - lo ripeto - di uno dei passaggi più sensibili e più complessi. Siamo consapevoli, infatti, che una imprudenza commessa in questa fase, un'avventatezza in questa fase, dettata semmai dalla legittima aspettativa di ripartire, può - in un momento in cui non è ancora esaurita, ma solo contenuta la carica del contagio - compromettere tutti i sacrifici che, con responsabilità e disciplina, i cittadini hanno dovuto affrontare fin qui.

Veniamo al sostegno all'economia. Lo scorso aprile è stato approvato il decreto-legge n. 23 del 2020, attualmente all'esame della Camera dei deputati per la sua conversione in legge, con cui diventano operative nuove misure a supporto di imprese, artigiani, autonomi e professionisti. Il provvedimento prosegue e amplia lo spettro di interventi disposti nel decreto-legge cosiddetto cura Italia ed è incentrato su tre principali direttive: misure di sostegno alla liquidità delle imprese, volte a sbloccare ulteriori flussi di finanziamento garantiti a beneficio del sistema produttivo; misure di tutela degli asset strategici nazionali; misure fiscali volte a prorogare le scadenze esistenti e a incentivare le spese sostenute dalle imprese per riaprire in sicurezza.

Sostenere l'erogazione agevolata di liquidità alle imprese, grazie alle garanzie pubbliche, aiuta a prevenire fenomeni di interruzione del credito e del circuito dei pagamenti, che rischiano di compromettere la continuità delle attività economiche. Inoltre, per evitare il rischio di una perdita permanente di capacità produttiva e di crescita potenziale del nostro Paese, è fondamentale accrescere la protezione del nostro tessuto industriale. Per questa ragione, nel decreto-legge avete trovato anche nuove misure a tutela degli asset strategici italiani.

Abbiamo esteso l'applicazione della golden power anche a nuovi settori che non erano ricompresi (consideriamo anch'essi di rilevanza strategica) così come a operazioni infraeuropee, che fino ad adesso ne rimanevano escluse.

Questa emergenza sta incidendo sulle fasce più fragili della popolazione rischiando di creare nuove povertà; quindi, non possiamo ignorare questo fenomeno che rischia di lacerare un tessuto sociale già provato.

Abbiamo compiuto alcuni passi per andare incontro alle urgenze dei cittadini che versano in condizioni di maggiore difficoltà: ricorderete il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 marzo, con cui il Governo ha anticipato ai Comuni una quota del 66 per cento delle erogazioni previste dal fondo di solidarietà comunale pari a 4,3 miliardi di euro, che potranno essere utilizzati anche a ulteriore garanzia della piena funzionalità dei servizi pubblici erogati. Inoltre, con un'ordinanza della Protezione civile del 29 marzo 2020, sono stati anticipati 400 milioni di euro ai Comuni italiani per consentire loro di distribuire aiuti alimentari ai cittadini più bisognosi sotto forma di buoni spesa o, in alternativa, di generi alimentari di prima necessità, consegnati in via diretta.

Il Governo però è consapevole che questi interventi non sono sufficienti e occorre un sostegno alle famiglie e alle imprese prolungato nel tempo, ancora più incisivo. La recessione indotta dalle necessarie misure di contenimento del virus avrà un impatto profondo e persistente sull'intera economia globale e le recenti previsioni del Fondo monetario internazionale stimano una caduta del prodotto interno lordo del 9,1 per cento per il 2020, a cui seguirebbe poi una crescita del 4,8 per cento nel 2021.

Di fronte a questo quadro, dobbiamo potenziare ulteriormente la nostra risposta di politica economica. Per tale ragione, in aggiunta ai 25 miliardi di euro già stanziati con il cosiddetto decreto-legge cura Italia, il Governo invierà a brevissimo al Parlamento un'ulteriore relazione contenente una richiesta di scostamento dagli obiettivi di bilancio programmati per il 2020 pari a una cifra ben superiore a quella stanziata a marzo. Una cifra davvero consistente, non inferiore a 50 miliardi di euro, che si aggiungeranno ai 25 miliardi già stanziati, per un intervento complessivo non inferiore a 75 miliardi di euro. Quest'ulteriore ricorso al disavanzo servirà a finanziare varie misure, destinate, tra le altre, al rafforzamento del personale sanitario, della Protezione civile e delle Forze di sicurezza; alla proroga e al rafforzamento degli ammortizzatori sociali, in particolare cassa integrazione e indennizzi per autonomi e partite IVA; al sostegno di coloro che non sono coperti da cassa integrazione; a misure di sostegno alle piccole e medie imprese; a fondi aggiuntivi per Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni; agli interventi di sostegno dei settori particolarmente colpiti da misure di contenimento del virus.

Sono consapevole che l'iter di conversione in legge dei decreti-legge finora adottati ha lasciato parzialmente insoddisfatte le legittime aspettative delle forze politiche di poter contribuire con proprie proposte alla definizione del quadro degli interventi.

Ringrazio sentitamente i Gruppi parlamentari per la consapevolezza mostrata del contesto particolarmente critico nel quale, in ragione dell'emergenza, siamo costretti a operare. Assicuro che nella costruzione dell'ampio corpus di misure che troveranno collocazione del prossimo decreto-legge, al quale ho fatto cenno, sarà assicurata la massima attenzione alle istanze e alle proposte dei parlamentari, anche in conformità con gli impegni assunti dal Governo e formalizzati in specifici ordini del giorno accolti in sede di esame parlamentare del decreto-legge cura Italia.

Ringrazio in particolare la maggioranza che sostiene il Governo, i Presidenti dei Gruppi in primo luogo, ma anche, se mi permettete, ogni singolo parlamentare per l'impegno, la partecipazione, l'apporto costruttivo, anche quando critico, per il sostegno che non state facendo mai mancare. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Aut (SVP-PATT,UV)).

In un momento così difficile per la vita della Nazione, desidero confermare la piena disponibilità al dialogo mio e dell'intero Governo con le forze di opposizione. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Aut (SVP-PATT,UV). Commenti dai Gruppi FIBP-UDC, L-SP-PSd'Az e FdI. Richiami del Presidente).

VOCE DAL GRUPPO L-SP-PSd'Az. Ti si allunga il naso! Pinocchio!

PRESIDENTE. Per cortesia, un po' di rispetto. (Vivaci commenti dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI). Lasciamo continuare il Presidente del Consiglio.

VOCE DAL GRUPPO L-SP-PSd'Az. Vergogna!

CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Il contributo di un'opposizione responsabile e consapevole della gravità dell'ora troverà sempre apertura e considerazione. (Applausi dai Gruppi M5S e PD. Commenti dei Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI).

La sfida che ci attende, tuttavia, non può essere affrontata efficacemente ricorrendo soltanto a politiche nazionali, visto che il virus non conosce confini e sta pervasivamente incidendo sui tessuti economicosociali di molti Paesi. Affinché tutti i Paesi possano superare l'emergenza sanitaria e ricostruire le rispettive società ed economie, è necessario che le Nazioni sappiano mettere in campo una risposta coordinata e solidale.

L'ho ribadito in tutte le opportune sedi istituzionali, a livello di G7, G20 e Consiglio europeo: l'Unione europea e l'Eurozona non possono permettersi di ripetere gli errori commessi durante la crisi finanziaria del 2008. Allora non si riuscì ad affrontare in modo coordinato, unito e solidale uno shock comune. Si decise addirittura un consolidamento fiscale affrettato e ingiustificato che, ampliando le divergenze tra i Paesi, produsse un secondo shock di natura asimmetrica nel 2010-2011, portando - come sappiamo e ricordiamo - alla crisi dei debiti sovrani e condannando l'Europa a una recessione più prolungata e a una ripresa più lenta e debole rispetto alle altre maggiori aree economiche del mondo. È un rischio che adesso non ci possiamo permettere di correre, poiché il fallimento nel produrre una risposta adeguata e coraggiosa porterebbe inevitabilmente grave danno allo stesso progetto europeo.

L'Eurogruppo dello scorso 9 aprile ha preparato un rapporto per la risposta economica dell'Unione all'emergenza sanitaria ed economica che, oltre a tenere conto dei progressi compiuti, predispone un pacchetto di strumenti a disposizione degli Stati membri, composto da quattro elementi principali. Innanzitutto, viene costituito un fondo di garanzia europeo presso la Banca europea degli investimenti (BEI), dotato di 25 miliardi di euro, che dovrebbe consentire l'attivazione di fino a 200 miliardi di euro di finanziamenti per gli investimenti all'interno dell'Unione.

Il secondo elemento del pacchetto è il cosiddetto piano Sure, uno strumento di assistenza finanziaria che potrà erogare fino a 100 miliardi di euro in linee di credito dedicate alle misure di sostegno al reddito dei lavoratori temporaneamente privi di impiego. Questi due elementi, seppure ancora insufficienti, già si caratterizzano per un finanziamento con garanzie comuni e quindi a tassi di interesse particolarmente bassi per spese e investimenti da effettuare nei Paesi membri.

Sul terzo elemento del pacchetto, ovvero l'attivazione di una linea di credito dedicata alle spese sanitarie ed erogate dal Meccanismo europeo di stabilità, l'ormai strafamoso MES, si è alimentato nelle ultime settimane un dibattito che rischia di dividere l'Italia in opposte tifoserie.

L'Europa non deve ritrovarsi nuovamente a chiedere scusa nei confronti di alcun Paese, come è successo in passato, quando ha imposto alla Grecia programmi particolarmente severi. Di qui la mia posizione di assoluta cautela: di fronte alla sfida epocale che dobbiamo affrontare non si può pensare che la risposta possa essere affidata a interventi peraltro modesti sul piano finanziario e per di più basati su un accordo intergovernativo come il MES, pensato per gestire crisi assai diverse riguardanti singoli Paesi, imputabili a squilibri di natura economica. Per questo è stato concepito in virtù di decisioni prese nel passato. Per come è stato concepito, è uno strumento che ha fin qui espresso linee di finanziamento caratterizzate da forti condizionalità macroeconomiche e che in più ha consentito di dosare l'imposizione di misure fiscali al soggetto finanziato via via sempre più stringenti: tutte cose che io ritengo inaccettabili data la natura di questa crisi. (Applausi dei Gruppi M5S e PD).

Insieme ad altri otto Paesi membri, l'Italia ha lanciato una sfida ambiziosa all'Europa, invitandola ad introdurre nuovi strumenti per affrontare e superare al più presto questa crisi. Alcuni dei Paesi che hanno condiviso questa nostra impostazione - cito, esplicitamente, la Spagna - hanno dichiarato da subito di essere interessati al MES, purché non abbia le rigide condizionalità applicate in altre circostanze, ma solo la condizione che l'utilizzo del finanziamento serva per far fronte alle spese sanitarie, dirette o indirette che siano. Rifiutare la nuova linea di credito significherebbe fare un torto anche ai Paesi, che pure sono affiancati in questa battaglia, che intendono invece usufruirne.

Resto però convinto che all'Italia serva altro. All'ultima riunione dell'Eurogruppo è stato compiuto un deciso passo avanti in questa nuova direzione. Nel paragrafo 16, relativo all'utilizzo del MES, è stata proposta, come sapete, una nuova linea di credito chiamata pandemic crisis support, adeguata alla natura asimmetrica dello shock legato al Covid-19, soggetta alla sola condizione dell'utilizzo del finanziamento per le spese sanitarie e di prevenzione, dirette e indirette. Per capire se sarà effettivamente così, bisognerà però attendere l'elaborazione dei vari documenti relativi ai termini di finanziamento che verranno predisposti per erogare questa nuova linea di credito. Su questo versante mi attendo ulteriori, peraltro chiare, prese di posizione anche in seno al Consiglio europeo e, in ogni caso, siamo disponibili a lavorare con i Paesi direttamente interessati a questa nuova linea di credito affinché, anche in sede regolamentare, comunque non siano introdotte condizionalità di sorta, macroeconomiche o anche più specifiche.

Quanti oggi esprimono dubbi e perplessità su questa nuova linea di credito, a mio personale avviso, contribuiscono a un dibattito democratico, costruttivo e sono io il primo a dire che bisognerà valutare attentamente i dettagli dell'accordo; solo allora potremo valutare in via conclusiva se questa nuova linea di credito pone condizioni, quali condizioni pone; solo allora potremo discutere se il relativo regolamento può essere o meno conforme all'interesse nazionale, se può essere o meno conveniente e opportuno rispetto agli interessi nazionali.

Come ho già dichiarato in altre sedi, ritengo che questa discussione in un Paese civile e democratico debba avvenire in modo pubblico, trasparente, dinanzi al Parlamento, al quale spetterà l'ultima parola. Tuttavia, la verità è che la trattativa con cui siamo impegnati in Europa è particolarmente complessa perché la risposta comune non può poggiare solo su queste misure e deve essere ben più efficace e consistente.

Noi siamo ben convinti della forza delle nostre ragioni. All'inizio eravamo soli; nelle scorse settimane ho però proposto una lettera, un vero e proprio manifesto programmatico, che è stato sottoscritto da altri otto Paesi, che ora sono con noi a chiedere strumenti nuovi e adatti alla situazione eccezionale che stiamo vivendo.

Il quarto elemento del pacchetto è un pezzo fondamentale della nostra strategia europea: uno european recovery fund che possa finanziare progetti comuni di interesse europeo, per avviare un piano di ricostruzione fondato sugli investimenti, l'innovazione, la sostenibilità ambientale e la tutela della salute e dell'ambiente. Il rapporto dell'Eurogruppo dello scorso 9 aprile richiama la necessità di costruire questo strumento, che l'Italia intende realizzare quanto più velocemente possibile, strutturandolo come un veicolo in grado di finanziarsi con debito comune sui mercati finanziari.

Sarà questo il tema della riunione in videoconferenza dei membri del Consiglio europeo prevista per il prossimo giovedì 23 aprile. L'Italia, insieme agli altri Paesi che condividono questa medesima strategia, sostiene la necessità di una risposta coordinata e ambiziosa allo shock da Covid-19, con la conseguenza che questo nuovo strumento di finanziamento dovrà essere conforme ai trattati europei, perché non abbiamo il tempo di operare modifiche che comporterebbero una lunga e complessa procedura. Gestito a livello europeo, offerto a tutti i Paesi interessati, senza che possa assumere un carattere bilaterale, dovrà essere particolarmente consistente quanto alla dimensione finanziaria, ben più consistente degli strumenti di cui attualmente si parla, dovrà essere mirato a far fronte a tutte le conseguenze negative, economiche e sociali, prodotte dal Covid-19 e dovrà essere immediatamente disponibile. E, se pure verrà a ricadere sul nuovo quadro finanziario pluriennale, dovrà essere messo a disposizione di tutti i Paesi interessati subito (tecnicamente è possibile farlo), attraverso un meccanismo di garanzia che ne anticipi l'applicazione (il cosiddetto bridge). Non dovrà avere, infine, le condizionalità - penso anche in termini di cofinanziamento e di modalità di spesa - che caratterizzano gli ordinari piani di finanziamento strutturali dell'Unione europea.

Al momento abbiamo un'iniziativa della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che, per quanto da essa stessa mi è stato specificamente anticipato, potrebbe avere queste caratteristiche e muovere proprio in questa direzione. Sul tavolo vi è anche una proposta francese - se n'è parlato nei giornali - che legherebbe il recovery fund a un veicolo costruito ad hoc in grado di emettere strumenti di debito comune e di erogare fondi ai Paesi membri. Noi appoggiamo questa proposta francese, avendo chiesto di integrarla rispetto alla sua originaria formulazione, in modo da rispondere più puntualmente e ampiamente ai requisiti che vi ho indicato e che riteniamo imprescindibili.

Da ultimo - forse avete avuto notizia di questo - è stata presentata una proposta spagnola, che pure potremmo appoggiare (ma con qualche suggerimento di variazione), per la conformità alle caratteristiche e alle finalità che ho sopra indicato. Ai Paesi che condividono con noi la medesima linea di intervento abbiamo anche riservatamente anticipato una nostra proposta, sempre in questa direzione, che riteniamo pienamente conforme ad esempio all'articolo 122 del Trattato. Ma a noi - attenzione - interessa portare a casa un risultato, non interessa in questo momento rivendicare una primazia.

In questo momento riteniamo opportuno condividere quanto più possibile le proposte sul tavolo, senza rischiare di dividerci con la conseguenza di rallentare - non ce lo possiamo permettere - il processo decisionale europeo. Dobbiamo agire presto, perché il ritardo comprometterebbe il risultato; questo è un rischio che l'Europa (non solo l'Italia) non può correre. Dobbiamo affrettarci senza indugio a rafforzare la nostra casa comune, dobbiamo ripararla in fretta per sperare anche, tra le altre cose, di competere in modo efficace con le altre economie globali. Quest'ultimo aspetto non riveste una minore importanza. Al mantenimento di un equilibrato e sostenibile mercato interno fa evidentemente da corollario, nell'azione esterna dell'Unione europea, quel level playing field, cioè quella parità di condizioni che le consentirebbe di restare al passo con i grandi player globali.

Le consultazioni - e concludo - da me avute in questi giorni a livello sia di G7, che di G20 hanno fatto da subito emergere - cosa che non smetto mai di segnalare ai miei omologhi - la magnitudo dello spazio fiscale messo in campo - pensate - dagli Stati Uniti, dalla Cina e dallo stesso Giappone. Di fronte a ordini di grandezza di diversi trilioni di dollari la risposta complessiva europea non si è ancora configurata di livello adeguato ed è per questa ragione che non potrò accettare un compromesso al ribasso.

Qui non siamo di fronte a un negoziato a somma zero; non ci saranno alcuni vincitori e alcuni perdenti. Sono intimamente convinto, parlando di Europa, che o vinceremo tutti o perderemo tutti. Il prossimo incontro europeo a livello di leader dei 27 Stati membri dell'Unione europea non ritengo sarà quello risolutivo a questo fine, ma farò di tutto perché già il prossimo Consiglio europeo esprima un indirizzo politico chiaro, nell'unica direzione che vi ho espresso, che è l'unica ragionevole. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI, Aut (SVP-PATT,UV) e Misto-LeU).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà.

GINETTI (IV-PSI). Signor Presidente, membri del Governo, giovedì lei, presidente Conte, parteciperà a un Consiglio europeo che, come ha già sottolineato, benché non decisivo potrebbe comunque rappresentare una tappa fondamentale per il futuro dell'Europa.

Presidente, questa crisi rischia di restituirci un sistema di relazioni internazionali, un ordine mondiale di geopolitica e confini ben diversi da quelli che abbiamo conosciuto. Per questo motivo, in queste settimane gli occhi sono rimasti puntati proprio sull'Europa, chiamata a dar prova della sua tenuta. Le scuse prima della Lagarde e poi della presidente von der Leyen rivolte al nostro Paese hanno recuperato il valore della solidarietà, dell'unità e il senso di questi valori, come richiesto anche dallo stesso presidente Mattarella; unità che potrebbe rischiare di dissolversi di fronte al riemergere di vecchi egoismi nazionali.

Noi riteniamo che l'Europa abbia dimostrato di esserci. Credo si possa dire che la Commissione europea abbia adottato in modo tempestivo proposte economiche importanti: i 37 miliardi della politica di coesione, un nuovo sistema a regime di aiuti per le piccole e medie imprese, la sospensione dei vincoli del Patto di stabilità, la possibilità di riprogrammare senza nuove regole le risorse residue dei fondi strutturali a livello sia regionale, che nazionale. L'Europa, dunque, c'è e senza dubbio il vero sostegno è venuto e verrà dalla Banca centrale europea che ci ha consentito di non fallire come sistema Paese, con un programma di 750 miliardi di euro in titoli pubblici e privati, che si aggiungono già alla linea di interventi in essere di 180 miliardi. (Applausi dal gruppo IV-PSI).

Pertanto, Presidente, in questo contesto ci appare del tutto surreale questo dibattito politico che ha voluto contrapporre i diversi strumenti finanziari possibili. In realtà non sono alternativi tra di loro, come lei ha detto, sono strumenti che possono incidere in ambiti diversi ed essere attivati in tempi diversi. Dunque, bisogna prenderli tutti in considerazione, altrimenti il dibattito semplicemente sembra voler rimettere in scena la classica contrapposizione tra europeisti e quanti colgono ancora una volta l'occasione per attaccare il progetto di unità europea.

Il MES senza condizionalità, per il sostegno all'emergenza sanitaria, con immediate linee di credito a prezzi competitivi e con scadenze di lungo periodo, dal nostro punto di vista può costituire una fonte di finanziamento irrinunciabile. Una contrarietà al MES, peraltro, ci appare del tutto ideologica e andrebbe ad unire, paradossalmente, una parte dell'opposizione, da sempre antieuropeista e sovranista, con una parte della maggioranza di Governo.

Noi riteniamo, invece, che 37 miliardi di euro a tasso zero e senza condizioni siano occasione unica ed irripetibile per rinnovare il Sistema sanitario nazionale, modernizzarlo, renderlo più efficiente, come lei ci ha detto, presidente Conte, a rafforzamento di quella rete territoriale e sanitaria che si affianca al sistema di rete ospedaliera, di cui tanto il nostro Paese ha bisogno. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

Nel recente consiglio Ecofin, poi, è stata confermata la necessità, come lei ha richiamato, del fondo Sure per 100 miliardi, ma anche del fondo paneuropeo gestito dalla BEI per 200 miliardi. Il più importante passo, però, come lei ha ricordato, è quello raggiunto nel Parlamento europeo con l'ipotesi di recovery fund per l'emissione di titoli comuni dal bilancio europeo alle stesse condizioni per tutti i Paesi membri. È questo il vero passo politico fondamentale al quale il Gruppo Renaissance-Italia Viva in Parlamento europeo ha tanto lavorato.

Presidente Conte, per gli eurobond, in questo momento, credo che non ci siano le condizioni. Bisogna aspettare di fare dei passi in avanti nel progetto di integrazione europeo; per esempio, quando gli Stati membri finalmente decideranno di cedere quella sovranità fiscale necessaria per avere un bilancio europeo vero con entrate proprie, obiettivo cui dobbiamo certamente tendere e per cui dobbiamo lavorare nell'ambito politico.

In conclusione, del MES ha bisogno la sanità, del fondo Sure i nostri lavoratori, del recovery fund finanziato dal bilancio europeo ha bisogno il progetto politico europeo. A noi, infatti, non basta pensare all'Europa soltanto come a un progetto di mercato. Concludo, quindi, dicendo che la conferenza sul futuro dell'Europa potrà essere anche l'occasione per andare in questa direzione, cioè verso un'Europa che aiuti l'Italia, ma anche verso un'Italia che non ponga veti, ma che dimostri di credere nell'Europa. Questo Governo, infatti, in discontinuità con quello precedente, nasce per essere europeista. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.

BONINO (Misto-PEcEB). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, noi sappiamo tutti benissimo perché questo dibattito finirà senza voto. Non tanto, e non solo, per le posizioni, insensate e francamente incredibili, di alcuni partiti dell'opposizione, ma per non esporre, ancora di più, la fragilità e la confusione che regna tra i partiti della sua maggioranza.

Ciononostante, comunque, lei si troverà al tavolo negoziale, giovedì, in una posizione di estrema debolezza. I suoi omologhi - voto o non voto - purtroppo conoscono le divisioni della sua maggioranza e ricevono note giornaliere dagli ambasciatori dell'Unione europea di stanza a Roma. Divisioni emerse drammaticamente, peraltro, nel voto al Parlamento europeo.

In più, presidente Conte, mi scusi, ma lei ci ha messo anche del suo. Per me resterà indimenticabile un TG1 in cui ella disse: faremo da soli. Se l'Europa non ci sta, faremo da soli. Faremo da soli, no; faremo da soli, non si può. A meno che alcuni preferiscano scegliere Pechino e le conseguenze del caso. (Applausi dal Gruppo PD).

Signor Presidente, lasci ad altri questa guerra ideologica, che io trovo insensata ed autolesionista, contro il MES. Anche le pietre, infatti, oggi sanno che questo prestito di 37 miliardi arriverà senza altra condizione che non spendere bene e contare le risorse. Lei ha citato il testo del comma 16 e lo possiamo citare nuovamente in modo che la gente capisca, se ci riesce. Invece, negozi favorevolmente sui tassi e soprattutto sui tempi della ristrutturazione e, forse, sulla tipologia di spese ammissibili.

La verità è che tra Banca europea degli investimenti (BEI), MES, BCE, Support to mitigate unemployment risks in an emergency (Sure) e così via oggi sono disponibili subito per la ripresa 1.700 miliardi. Questa è la verità. Per favore, non voglio più sentire e lei non sia connivente su un atteggiamento del tipo: l'Europa ci lascia soli. Basta, è una falsità! Non è vero! (Applausi dal Gruppo Misto-PEcEB). In quattro settimane l'Unione europea ha messo in moto tutti gli strumenti che poteva e, se è possibile, si concentri invece sul negoziato sul recovery fund.

Da federalista sarei felice se si accogliesse la proposta del Parlamento europeo, che chiede, appunto, che siano nel bilancio della Commissione europea, però credo sia necessaria un'opera di verità verso i nostri cittadini: non è vero che l'Europa ci ha lasciato soli; non è vero che ci lascerà soli; non è vero che il MES è una trappola. Abbia il coraggio almeno di dire queste cose. (Applausi dai Gruppi Misto-PEcEB e PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà.

TESTOR (FIBP-UDC). Signor Presidente, il Consiglio europeo del 23 aprile rappresenterà certamente un passaggio fondamentale nella storia dell'Europa: può diventare un'occasione di rilancio degli ideali che hanno dato vita a questa grande comunità di popoli e di nazioni; può rappresentare la sua stessa fine. Senza la solidarietà e la condivisione non esiste una comunità; sono valori fondamentali che mai come in questo momento di grave emergenza devono essere alla base delle decisioni e dei comportamenti dei leader europei. Non si possono proporre compromessi senza risposte concrete, mediazioni di facciata o decisioni che non risolvono. Queste ambiguità possono essere tollerate nei periodi di pace, ma non in tempi di guerra. Il nemico è spietato e invisibile; le decisioni della politica devono essere rapide ed efficaci. La comunità europea si trova ad affrontare un'emergenza sanitaria e una crisi economica senza precedenti; lo può fare solo abbandonando i vecchi sistemi del passato, troppo rigidi e inefficaci per il momento che stiamo vivendo. Mai come oggi sono necessarie politiche espansive per sostenere l'economia reale. Serve liquidità per le ingenti spese sanitarie, ma anche per aiutare le famiglie, il lavoro, le imprese e il sistema produttivo europeo.

Le prime risposte dell'Unione europea sono state purtroppo assolutamente inadeguate. Abbiamo assistito a iniziali dichiarazioni dannose e sbagliate della presidente della BCE Christine Lagarde. Abbiamo assistito al blocco del materiale sanitario alle frontiere tra i Paesi europei. Abbiamo assistito a una tardiva solidarietà fatta solo di parole, sensazioni e comportamenti concreti conseguenti. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Abbiamo assistito, in definitiva, alla reazione di un'Unione europea che mai come nell'ultimo mese si è manifestata non come il sogno dei Padri fondatori, ma come una triste illusione. Gli errori però non sono stati commessi solo dai leader europei, ma anche dal nostro Governo. Eravate informati già dai primi di gennaio della gravità della possibile epidemia, ma siete rimasti fermi e inerti in attesa degli eventi. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

Oggi forse non è il momento di fare polemiche, ma invitiamo chi ci governa a non voler nascondere le proprie difficoltà spostando i riflettori della condanna sugli amministratori locali o, peggio, sul personale sanitario che si è trovato e si trova in prima linea ad affrontare un'emergenza senza precedenti. È troppo comodo e - mi permetta - troppo meschino per chi ha la responsabilità di guidare l'Italia. Come facciamo poi a essere autorevoli in Europa se le forze politiche che sostengono il Governo sono divise sulle scelte strategiche da promuovere e sostenere?

Il 23 aprile, quale posizione assumerà il nostro Presidente del Consiglio? Quella del Partito Democratico, quella di Italia Viva o quella del MoVimento 5 Stelle? Tutti sappiamo che sono posizioni divergenti e inconciliabili. Il risultato sarà un ruolo ambiguo ed ininfluente per l'Italia e questo lusso i cittadini italiani non se lo possono permettere, non ora. La nostra economia, le nostre famiglie, le nostre imprese, i nostri lavoratori hanno bisogno di liquidità e non possono accontentarsi di provvedimenti illusori come quelli del cosiddetto cura Italia, prestiti difficili da ottenere a tassi insostenibili, utili solo a pagare nuove tasse. Il tempo scorre, non si può più aspettare. Siete fermi, immobili, in attesa, per paura, per mancanza di idee, per mancanza di coraggio. Il vostro stato confusionale è un lusso che non ci possiamo permettere. Le risposte servono oggi, o le aziende che oggi sono chiuse per necessità domani non riapriranno per mancanza di liquidità. Servono ingenti investimenti dall'Europa, dal nostro Governo, ma subito, ora, o sarà troppo tardi. L'Italia è un Paese dalle mille risorse, ma in questo momento è costretto a rimanere alla finestra, in tutti i sensi: strade vuote, aziende chiuse, economia ferma. È un Paese che sta rispettando le direttive del Governo, ma ha bisogno di decisioni forti, condivise e coraggiose. Voi non potete aspettare la soluzione dell'emergenza rimanendo alla finestra o alla fine dalle finestre dei vostri palazzi vedrete solo macerie, le macerie di una delle migliori economie al mondo, costruita con il lavoro e i sacrifici di intere generazioni di italiani. Non potete continuare ad essere inutili spettatori di questa catastrofe.

Forza Italia vuole in primo luogo che i fondi necessari alla ripresa arrivino in misura consona e rapidamente; in secondo luogo, che le condizioni non siano per nessuna ragione lesive per la dignità del popolo italiano: siate all'altezza del vostro compito e, se fino ad oggi non lo siete stati, cominciate ad esserlo dal 23 aprile, facendo prevalere il senso di comunità dell'Europa (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) sognata dai Padri fondatori - vengo dalla terra di Alcide De Gasperi - e non la confusione, gli egoismi, le furbizie e le ambiguità. Oggi come non mai, gli italiani non ve lo perdonerebbero. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Unterberger. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente del Consiglio, un merito che sicuramente bisogna riconoscerle è quello di essere riuscito a guadagnarsi la stima dei partner europei, che spesso si è tradotta in risultati positivi per l'Italia. Da questo punto di vista, è importante anche la sua operazione di simpatia, con le interviste che ha rilasciato soprattutto alla stampa di lingua tedesca. Come tutti sanno, noi sudtirolesi siamo legati a entrambe le culture, quella italiana e quella tedesca, e possiamo rassicurarla sul fatto che la maggior parte dei tedeschi nutre grande affetto e ammirazione per l'Italia. (Applausi dal gruppo Aut (SVP-PATT, UV)). Questo per dire che non è vero che da parte di tutte le opinioni pubbliche dei Paesi nordici c'è ostilità per una politica della solidarietà, anzi almeno in Germania c'è un accesissimo dibattito sulla condivisione delle risorse per la ripartenza, sul fatto che l'Italia non deve più essere lasciata sola. In particolare, giornalisti, intellettuali e forze progressiste stanno chiedendo a gran voce al Governo un forte segnale con l'introduzione dei coronabond. La cancelliera Merkel ha ripetutamente evidenziato che non è contraria a strumenti di condivisione del rischio. Il suo scetticismo è legato al fatto che gli strumenti devono essere nella cornice dei trattati, anche per ragioni di rapidità. La prudenza sui coronabond è dettata, semmai, dal fatto che in Germania le forze sovraniste riescono a demonizzare questo strumento esattamente come in Italia viene demonizzato il MES. Assurde sono state le reazioni dei sovranisti italiani all'editoriale del giornale di destra «Die Welt», quando è chiaro che dove qualcuno dice «prima gli italiani», da un'altra parte c'è qualcuno che dice «prima i tedeschi». E poi, colmo dell'assurdità, si tratta proprio dei partiti di riferimento della destra italiana. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV)).

Pertanto, tutti i Governi sono costretti a trovare un punto di equilibrio, proteggendosi dalle fake news dei populisti. Un MES senza condizionalità, con la possibilità di ottenere importanti risorse per le spese sanitarie dirette e indirette, è uno strumento completamente diverso da quello su cui abbiamo discusso qualche mese fa. E soprattutto sarebbe uno degli strumenti che l'Unione europea mette a disposizione e a cui l'Italia non può rinunciare.

Sono fiduciosa che, attraverso il buon senso, si possa trovare un compromesso. Tutti si rendono conto che i Paesi del Sud sono i più colpiti dalla crisi e che, se alcuni Paesi non ce la faranno, come in un domino cadranno tutti gli altri. La solidarietà è il principio su cui è fondata l'Unione europea; il nazionalismo è in contraddizione con questo principio.

Lo ha detto bene oggi Timmermans nell'intervista a «la Repubblica»: tutti i leader saranno giudicati dalla storia per come agiranno in questa crisi.

Presidente Conte, il suo Governo si è trovato ad affrontare una vicenda che nelle sue conseguenze è stata paragonata addirittura alla Seconda guerra mondiale; l'Italia è stato il primo Paese in Europa a dover fare i conti con questo nemico invisibile e devo dire che, al contrario di tanti, che vogliono far credere che il Governo non sia all'altezza, questo Governo ha lavorato bene. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), M5S e PD).

Le misure erano giuste e doverose, tanto da essere poi copiate da tanti Paesi europei. Ora, però, Presidente, è venuto il momento della fase 2: i cittadini hanno sopportato con grande disciplina le limitazioni, ma meritano adesso risposte chiare. L'Italia ora può avvalersi della strada e delle esperienze che hanno seguito gli altri Paesi, che hanno già proceduto alle prime riaperture. Il Governo deve avere il coraggio di decidere, senza che i cittadini si sentano destabilizzati dalle tante ipotesi che si leggono ogni giorno sui giornali.

Mi auguro che nella decisione si tenga conto anche della situazione delle donne lavoratrici, che con la mancata riapertura delle scuole e degli asili non riescono a svolgere il loro lavoro. Ogni tanto si ha l'impressione che sia dato per scontato che tutto il lavoro di cura dovrà essere a carico delle donne, una prospettiva che, dal punto di vista della parità di genere, ci riporta agli anni Cinquanta.

Ad ogni modo, noi crediamo che la strada da seguire sia quella di valutare da territorio a territorio: le curve del contagio sono molte diverse nelle Regioni e nelle Province autonome e si deve dare la possibilità ai governi locali di scegliere, entro le linee guida dello Stato, soluzioni differenziate.

Purtroppo non possiamo permetterci di aspettare che la situazione si stabilizzi su tutto il territorio nazionale; questo non è sopportabile per l'economia e per la popolazione. Soprattutto nel Sudtirolo, dove i cittadini ogni giorno fanno il confronto con l'Austria, la Germania e la Svizzera, le pressioni sul governo locale sono davvero tante. Non si capisce perché non possano tornare a produrre le imprese che sono in grado di mantenere le misure di distanziamento sociale, perché non si aprano i cantieri per mettere a posto strade, ponti e scuole, perché non ci si attrezzi per la stagione del raccolto, rispetto alla quale, come stiamo scoprendo, all'agricoltura manca la manodopera. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)).

Le orge di discussioni, come le chiama la cancelliera Merkel, ce le teniamo per il dopo, per capire cosa dobbiamo cambiare del nostro modello sociale dopo la crisi, in che modo vogliamo vivere e cosa vogliamo imparare da tutto questo. Dobbiamo puntare sull'economia sostenibile, valorizzare la sanità e tutte le professioni di cura che sono svolte soprattutto dalle donne, con retribuzioni finalmente adeguate; avere un altro approccio nello sfruttamento degli animali negli allevamenti, se non per motivi etici, almeno per difenderci da nuove eventuali trasmissioni virali; rafforzare le economie locali per i beni di prima necessità, perché non è socialmente e ambientalmente sostenibile che arrivino da migliaia di chilometri di distanza.

Queste sono le grandi domande sulle quali occorre avviare una grande riflessione, per fare in modo che da questa crisi possa nascere una società migliore.

È con questi auspici che le auguriamo buon lavoro, signor Presidente del Consiglio. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà.

NENCINI (IV-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, oggi molti si aspettavano da lei - io fra questi - un discorso di verità. In questa Caporetto planetaria non c'era bisogno di una relazione tecnica. Ci aspettavamo un racconto di verità esattamente per i due motivi che lei ha ricordato.

Siamo di fronte a una crisi senza precedenti, e questo per due ragioni. La prima è che il mondo vive una condizione di emergenza durevole, che probabilmente verrà tacitata solo quando il vaccino sarà di proprietà pubblica. La seconda è che non è mai accaduto prima nella storia dell'umanità che tutte le filiere economiche, commerciali, turistiche, imprenditoriali e industriali risultassero decisamente compromesse.

C'è un altro motivo che lei non ha ricordato. Lo faccio io.

Dalle crisi profonde si generano sempre cambiamenti profondi e radicali. Cambiamenti così radicali che si preparano in genere durante i periodi di transizione, e quello che il suo Governo si prepara a sostenere fra due giorni è una parte del cuore del momento di transizione. Quindi, è un momento politico decisivo; non sarà l'unico, non sarà storico, ma è quello in cui si inizia a mettere una pietra per capire come sarà la gestione della fase 2 in Italia e come l'Europa si comporterà nello scenario planetario che si va preparando. Il punto è come si presenta l'Italia a questa occasione. Non possiamo nasconderci dietro l'Europa.

Personalmente ho criticato e critico l'Unione europea per mancanza di visione e di strategia circa l'assetto geopolitico futuro che si va preparando, ma riguardo agli aiuti messi in campo - è già stato detto, a cominciare dalla mia collega Ginetti - nessuna critica. Se non ci fosse stata la BCE, oggi guarderemmo un baratro che si spalanca di fronte ai nostri piedi. Le domando, allora, Presidente: perché avere una posizione ambigua su quei 37 miliardi senza condizioni? Lei ha detto che sono un contributo modesto. Modesto? Sono esattamente la metà delle due manovre cura Italia e decreto-legge che arriverà a fine mese che lei ha detto al Parlamento ammontare a circa 75 miliardi. Ebbene, 75 diviso 2 fa 37,5, esattamente la somma che il MES mette senza condizioni a disposizione di questo Paese.

È da chiedersi semmai se vi sia una ragione politica - e naturalmente vi è - che il Governo non riesce a dirimere, perché paradossalmente il 23 aprile ci troveremo a discutere, presso le sedi comunitarie, in un Consiglio europeo importante se non decisivo, con una maggioranza palesemente divisa, ma soprattutto con una maggioranza potenziale che è fatta dall'ala più radicale dell'opposizione e da un pezzo della maggioranza che sostiene il Governo Conte, che lei naturalmente, in quanto Conte, presiede. Questo è il nodo che immaginavo oggi dovesse essere affrontato e sciolto, perché altrimenti, veniamo incalzati da un'opposizione che ha fatto del populismo più arrombante e - vorrei dire - più accattone, perché, con fare antipatriottico straordinario, si continua a grattare la pancia degli italiani, a invocare il capro espiatorio individuando formule da abracadabra per risolvere problemi un po' più complessi.

DE BERTOLDI (FdI). Vergognati! Non ci facciamo offendere; ci ha dato degli accattoni.

PRESIDENTE. Avete tutto il tempo per replicare.

NENCINI (IV-PSI). Lezioni da voi non ne prendo: tra Sigonella e Leoncavallo c'è soltanto una cosa in comune ed è la doppia L. Nessun altro punto è in comune. (Commenti del senatore De Bertoldi).

PRESIDENTE. Senatore Nencini, parli con me, con la Presidenza, poi ognuno esporrà le proprie opinioni.

NENCINI (IV-PSI). L'ultima questione, signor Presidente. (Commenti dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FdI).

PRESIDENTE. Ho già detto che ognuno avrà il tempo di esporre tutto quanto ritiene, com'è ovvio che sia. Parli con me, senatore Nencini, continui.

NENCINI (IV-PSI). Se vengo offeso dalla parte destra dell'emiciclo, mi volto verso la parte destra dell'emiciclo, ma naturalmente parlo con lei, signor Presidente.

In conclusione, il presidente Conte nella prima parte della sua relazione ha accennato anche a una app, della quale non cito il nome, che potrebbe essere utilizzata per tracciare gli italiani. Il fatto che sia volontaria non è una condizione posta dal Governo italiano, ma dall'Europa, la quale ha fatto presente che il termine «volontario», quando si parla di alta tecnologia, è evasivo, perché anche le app che si usano in maniera volontaria sono intrusive, invasive e tracciabili, dal punto di vista della mappatura, per ciascuno di voi.

Le domando in conclusione, presidente Conte: se fossi venuto da lei a tenere un esame, quando era docente prestigioso dell'ateneo fiorentino, e le avessi detto che si poteva contravvenire agli articoli 2, 13, 14, 15 e 16 della Costituzione italiana, come mi avrebbe trattato, da studente? (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ciriani. Ne ha facoltà.

CIRIANI (FdI). Signor Presidente, colleghi, sono sicuro di non esagerare se dico che le decisioni che prenderà il prossimo Consiglio europeo potrebbero determinare il futuro del Continente per i prossimi dieci, forse vent'anni. Di questo volevamo e dovevamo non soltanto parlare oggi in Senato, ma anche votare risoluzioni che avrebbero dato un mandato chiaro, preciso e circoscritto al Governo su quanto doveva, non doveva, né poteva fare. Questo però ci è stato impedito, sia chiaro, dalla maggioranza e la responsabilità - mi dispiace dirlo, signor Presidente - porta esattamente il suo nome, perché la verità è che avete paura del Parlamento. Ho ascoltato nella sua illustrazione gli omaggi formali che ha rivolto al Parlamento, ai politici e anche ai Gruppi dell'opposizione, ma questi ringraziamenti formali, se sono senza la sostanza, danno la pessima impressione di una presa in giro, di una beffa e sarebbe meglio evitarli, dal mio punto di vista.

Avete paura del Parlamento, perché poteva mettere in luce le divisioni e le debolezze di questa maggioranza, che sappiamo perché è nata e su cosa si fonda (la paura delle elezioni). Avevate il timore che i 5 Stelle, divisi al loro interno, non accettassero - come dovranno - il ricorso al MES, aggiungendo anche questa alle tante promesse che hanno tradito in questi anni.

Purtroppo per lei, signor Presidente, e per la maggioranza, quindi, il Parlamento non è ancora una diretta Facebook, in cui interviene, dice tutto quello che pensa e accusa anche gli esponenti della maggioranza su base e prove false e fasulle, senza diritto di replica. Il problema, signor Presidente, è che, oltre all'indignazione per la gravità di aver sottratto il Parlamento ai suoi doveri, cioè discutere e votare, aggiungiamo anche il sentimento della delusione, perché dall'inizio di questa pandemia abbiamo sperato sinceramente di dar vita a un'unità nazionale e a un senso di responsabilità collettivo, ma servivano una leadership e una maggioranza diverse, sufficientemente forti da essere in grado di guardare al di là degli steccati della maggioranza e dell'opposizione e anche di rinunciare a un po' del narcisismo politico che abbiamo visto all'opera in queste ultime settimane.

Ha parlato, perché me lo sono scritto, di ora grave per il Paese e l'Europa ed è vero, l'ora è grave, forse gravissima. Lei ha invitato alla condivisione e alla collaborazione, ma bisogna far seguire alle parole i fatti, Presidente, perché invitare alla collaborazione e alla condivisione non vuol dire «Io sono il Governo, io decido e tu opposizione stai zitta e ascolti», oppure «Io sono il Governo, io decido, io sbaglio, continuo a sbagliare e tu opposizione devi stare zitta perché c'è il senso di responsabilità». Il compito e il diritto-dovere dell'opposizione è tentare di migliorare i provvedimenti del Governo. A questo serve l'opposizione, a questo servono i parlamenti, Presidente; non per gli omaggi formali.

Noi non ci stiamo, pertanto, ad essere rappresentati, come tenta di fare lei e qualcuno della maggioranza, come gli irresponsabili, come quelli del tanto peggio, tanto meglio, perché le voglio ricordare che sin dall'inizio le opposizioni tutte, non solo Fratelli d'Italia, hanno consentito alla maggioranza di approvare i provvedimenti in Commissione e in Aula senza frapporre alcun ostacolo, nemmeno il più piccolo. Vi abbiamo dato la libertà di agire per il bene del Paese, perché il bene del Paese noi lo conosciamo davvero. Il bene dell'Italia è scritto sulle nostre bandiere ed è la ragione fondativa del nostro partito. Noi sappiamo distinguere tra l'interesse di parte e l'interesse collettivo. L'Italia è sempre il fine, non è mai il mezzo.

Da questo punto di vista credo che abbiamo dato tanti esempi in questi anni. Abbiamo tentato di dare esempi pratici, Presidente, colleghi, anche durante l'approvazione finale (ahimè con fiducia) del decreto cosiddetto cura Italia. Abbiamo presentato i nostri emendamenti, li abbiamo poi ridotti a cinquanta e infine, su vostra richiesta, li abbiamo ridotti a venti emendamenti ordinamentali senza necessità di copertura, cioè venti proposte di buonsenso collaborative. Di queste venti proposte, Presidente, ne sono state accettate zero. Faccio qualche esempio: i voucher in agricoltura. C'è un'esigenza drammatica in agricoltura dei voucher. (Applausi dal Gruppo FdI).

Ci avete risposto con la proposta della sanatoria per gli immigrati clandestini. Vi abbiamo chiesto di sospendere almeno per due anni gli ISA, i vecchi studi di settore. È una follia soltanto pensare agli studi di settore e agli ISA, mentre il Paese è alle prese con una crisi drammatica come questa. Non ci avete risposto nemmeno su quello.

Sul decreto liquidità, tutte le vostre previsioni sono sballate, non perché lo dice Fratelli d'Italia, ma perché l'ha detto la Banca d'Italia in audizione. Serve automatismo: il piccolo imprenditore, il piccolo commerciante e il piccolo artigiano non può fare un mutuo e indebitarsi per pagare le tasse a giugno, ma ha bisogno di un aiuto per andare avanti. (Applausi dal Gruppo FdI). Ha bisogno di un aiuto per pagare i fornitori e i dipendenti, per far ripartire il ciclo positivo dell'economia, perché altrimenti non serve veramente a nulla. E ci avete spiegato che sapete tutto voi e noi non capiamo assolutamente niente.

Un ultimo accenno veloce al codice degli appalti; per amor del cielo, cambiamo questo codice degli appalti. Questo non è il codice per gli appalti, ma è il codice per non fare gli appalti. (Applausi dal Gruppo FdI).

Abbiamo bisogno invece di liberare, di sburocratizzare questo Paese, almeno adesso, almeno in questa occasione. Ma ripeto che tutti i nostri tentativi, questi e altri che non cito per esiguità del tempo, sono stati rispediti al mittente.

D'altra parte, dovevamo capirlo sin dall'inizio, visto che il decreto cura Italia prevede per il reddito di cittadinanza la conferma dei 720 euro, con la garanzia che potranno percepirlo anche in futuro, anche senza accedere ai centri per la formazione, e dà invece la miseria di 600 euro alle partite IVA, a coloro che hanno lavorato in proprio e che hanno tentato di creare qualcosa per questo Paese. (Applausi dal Gruppo FdI).

Dovevamo capire la dimensione politica e ideologica all'interno della quale si muove questo Governo, che è ancora vittima dei sindacati e della durezza ideologica e politica presente al proprio interno, che non accetta compromessi e dialogo. È difficile ragionare in queste condizioni, Presidente.

E poi voglio fare un accenno al piano per la ripartenza. Guardi, Presidente, sono friulano e nel 1976 abbiamo avuto un terremoto devastante. In Friuli c'è un modo di dire, che conoscono anche i ragazzi, che dice: «prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese». Si riparte dal mondo del lavoro e dell'impresa. (Applausi dal Gruppo FdI).

Io non ho la bacchetta magica, non ce l'ha neanche lei, ma bisogna fare presto. Non si può aspettare la fine del mese per dare indicazioni a chi lavora.

Un'altra raccomandazione, nella maniera più sincera - mi creda - e intellettualmente più onesta possibile: in caso di emergenza parla uno solo del Governo, uno solo; non questo carnevale di dichiarazioni in cui parlano il Presidente del Consiglio, i Ministri, i Vice Ministri e i Sottosegretari. (Applausi dal Gruppo FdI). Avete nominato un commissario della Protezione civile, poi gli avete affiancato un commissario che ha commissariato la Protezione civile e, infine, avete nominato Colao, che commissaria il commissario che ha commissariato la Protezione civile. Le pare una cosa seria, Presidente?

In questo contesto dico solo che rimane lo scandalo - perché è tale - di un Paese, l'Italia, seconda potenza manifatturiera d'Europa, che al 20 aprile 2020 non è ancora in grado di garantire l'autosufficienza perlomeno per la fornitura delle mascherine. (Applausi dal Gruppo FdI). È uno scandalo, Presidente, di cui qualcuno, se ha un po' di dignità, dovrebbe rispondere.

Lei ha anche accennato al fatto delle difficoltà che la attendono all'eurogruppo. Come ho detto all'inizio e come hanno detto altri colleghi, il momento è veramente storico. Questo termine non è usato a sproposito perché la storia ci passa proprio davanti, cambia le nostre abitudini e mette in discussione dalle fondamenta anche le Istituzioni europee. Lo scenario è veramente drammatico; milioni di disoccupati, decine di migliaia di imprese che non sappiamo se potranno riaprire. Sullo sfondo la domanda: cosa farà la Germania? Farà come ha fatto negli ultimi cento anni, nei momenti cruciali, quando si è sempre seduta dalla parte sbagliata della storia?

Presidente, io ho ascoltato per tanti anni la retorica europeista, anche delle persone in buona fede, che ci hanno detto che l'Europa è nata sui capisaldi della solidarietà, dell'amicizia e del mutuo soccorso. Mi domando, chiedendolo ai colleghi della maggioranza, se sono questi gli ideali dell'Europa e degli europeisti. Quanto lontano sono questi ideali dall'Europa con cui ci confrontiamo ogni giorno, che non si rende conto nemmeno di fronte a quanto sta accadendo della gravità dei fatti? Essa è ancora dominata da speculatori, da lobbisti, da personaggi politici che sono soltanto i portavoce di lobby economiche e di paradisi fiscali e anche da avvoltoi, come quella signora, presidente della Banca centrale europea, che non ha esitato a colpirci alle spalle quando l'epidemia sembrava colpire e avvampare soltanto in Italia. Se questa è l'Europa noi possiamo francamente anche farne a meno.

Presidente, mi avvio alla conclusione: di questa Europa retorica, vuota e fallimentare, che non intende cambiare, il MES è il riassunto preciso e perfetto, ne è la rappresentazione plastica. Non sto qui a discettare, come hanno fatti altri, sui 14 miliardi già versati, sui 140 da versare, sui 36 che potremmo avere, perché il problema è capire se al Consiglio europeo, l'Europa comprenderà che bisogna intervenire subito, non quest'estate o in autunno, con un piano di almeno 1.000-1.500 miliardi, che si chiami coronabond, eurobond, recovery fund, chiamatelo come volete, ma serve e serve immediatamente perché altrimenti l'Europa - ammesso che ancora esista - morirà e scomparirà.

Presidente, riteniamo che la trattativa che lei condurrà per conto del nostro Paese, della nostra Italia, sia molto debole per la sua scelta di farsi forte soltanto della sua debole maggioranza e non del concorso dell'intero Parlamento. Siamo altresì preoccupati del fatto che lei farà questa trattativa insieme a personaggi politici che nel passato hanno già dimostrato totale subalternità alle vecchie logiche europee. Se però questo ci preoccupa, ci consola la speranza - direi la certezza - che l'Italia è un grande Paese, che ha già superato prove difficilissime e saprà rialzarsi anche questa volta. (Applausi dai Gruppi FdI, FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, ho detto varie volte e ribadisco una questione su cui anche oggi l'informativa del presidente Conte è stata molto chiara.

Io non so se davvero ci rendiamo conto fino in fondo di cosa ci è capitato, di quale emergenza ci siamo trovati a gestire e di quali situazioni gravi ancora oggi ci dobbiamo far carico. L'hanno detto in molti e lo ripeto: non solo è inusuale e inaspettata, ma ci troviamo di fronte alla più grave crisi che forse da due o tre generazioni nessuno aveva mai visto, con contorni difficili da decifrare. Come si sa, noi siamo stati il primo Paese in Europa a essere stato investito e, nonostante la nostra esperienza e i problemi che abbiamo avuto, gli altri Paesi cosa hanno fatto? Ci siamo dimenticati cosa è successo con le dichiarazioni del Premier in Gran Bretagna? Oppure le sottovalutazioni in altri Paesi? Dico questo perché sento ancora oggi, qui dentro, degli accenni negli interventi a sottolineare ancora una volta il fatto che non siamo stati all'altezza. Davanti a questa situazione il nostro Governo - lo ribadisco qui - ha fatto tutto ciò che era possibile fare per cercare di fronteggiare l'emergenza. (Applausi dal Gruppo PD). Se apriamo questo capitolo, non mi sfidate - e non ci sfidate - a chiedere conto se magari anche in alcune parti del nostro Paese - vedi la Lombardia - si è stati altrettanto all'altezza.(Applausi dai Gruppi M5S e PD. Commenti del Gruppo L-SP-PSd'Az). C'è un limite a tutto. Anche noi, anche quest'Assemblea, anche questo ramo del Parlamento, anche ogni singolo senatore e senatrice deve essere all'altezza del momento che stiamo affrontando. Chiaro? (Applausi dal Gruppo Misto-LeU). Io non mi sono mai permessa di tirar fuori simili polemiche in quest'Aula; eppure sapete che girano petizioni, che ci sono tanti cittadini di quella Regione che stanno chiedendo cose precise, che stanno chiedendo verità e giustizia. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

E allora lo dico con molta chiarezza: ancora una volta io rivendico qui, per questo Governo e per questa maggioranza, tutta la capacità. Certamente - lo dico perché non c'è niente da nascondere - tutto ciò è stato inaspettato e ci saranno stati dei problemi e delle incertezze; ma questa è la sfida che abbiamo dovuto affrontare e che ancora adesso dobbiamo continuare ad affrontare. (Applausi dai Gruppi M5S e PD. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Adesso la sfida che dobbiamo affrontare è quella di governare bene insieme, senza fughe in avanti, senza altre battaglie ideologiche tra Regione e Regione: la sfida della riapertura. È in ballo quello che deve interessare tutti noi, non solo l'economia, ma ancora una volta la salute dei nostri cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S). È questo ciò che io chiedo al Governo e ciò che dovremo fare insieme con il Governo: avere delle linee chiare e omogenee, certamente con delle differenze, ma con degli input chiarissimi, per poter avviare la fase di riapertura.

Quello che interessa, e deve interessare tutti, è come avviene la riapertura: non solo i tempi e non soltanto da quali filiere, ma come e quali sono i sistemi di sicurezza. Andremo, e già ci stiamo lavorando tutti quanti, in un mondo che non conosciamo. Eravamo abituati a occuparci di sicurezza nel lavoro, con tutti i problemi che avevamo: avremmo mai pensato di dover affrontare una questione di biosicurezza all'interno dei posti di lavoro, se non nei laboratori scientifici? No. Dobbiamo affrontare situazioni complicate e difficili.

Ora arrivo al punto che tanto ci ha scaldato. Non faccio torto a nessuno, neanche ad alcuni interventi che ci sono stati da parte della maggioranza. Il punto è molto chiaro: proprio perché ci troviamo di fronte a una situazione eccezionale, io spero che l'Europa sia all'altezza (l'ho detto tante volte). Questo non vuol dire criticare l'Europa, questo non vuol dire che non riconosciamo il fatto che fino ad oggi sono già stati messi in campo degli strumenti importanti, come hanno detto molti colleghi, ad esempio con l'intervento della BCE. Benissimo. Ma perché siamo concentrati, perché stiamo cercando di avere delle alleanze in Europa? Lei, presidente Conte, ha fatto benissimo a citare la proposta della Francia e quella della Spagna. Perché abbiamo tentato di costruire un'alleanza in Europa? Perché in questo momento serve mettere in campo degli strumenti eccezionali, che ci aiutino anzitutto a sostenere il debito. Da alcuni interventi sembrerebbe che l'Europa ci abbia già dato tutto, quindi non si riesce a capire noi cosa stiamo chiedendo. Non è così, perché la trattativa, che va e deve avanti con tutta la forza che dovrebbe venire dal Parlamento per spingere gli interessi del Paese, è quella di mettere in campo ulteriori strumenti eccezionali che abbiano due caratteristiche: che siano immediatamente fungibili e, contemporaneamente, che non ci facciano indebitare in eterno. Infatti, questo è l'altro problema che abbiamo.

Quindi, va benissimo presidente Conte, noi le diamo piena fiducia per riuscire a costruire un'alleanza sulla base delle proposte anche della Spagna e della Francia e con le nostre correzioni. Certo, non abbiamo avuto altrettanto aiuto quando, ad esempio, in sede di Parlamento europeo si è votato sui recovery bond, a proposito degli interessi nazionali. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Quanto al dibattito sul MES, dico soltanto una cosa. Come hanno Prodi e, l'altro giorno, anche Lucrezia Reichlin, il problema è lo stesso di quando si va in una banca a prendere un mutuo: occorre capire in quanti anni e come sono gli interessi. Nel nostro Paese abbiamo già avuto l'esperienza dei tassi variabili. Bisogna capire se le condizioni possono cambiare solo per una parte, o per una parte e l'altra. In questo ci vuole molta prudenza.

Lei ha fatto bene a ricordare, perché non ci siamo dimenticati di quanto è successo in Grecia, dove io sono stata per vedere gli effetti del cosiddetto memorandum. (Applausi dal Gruppo M5S). Per questo motivo ci vuole prudenza: nessun dibattito ideologico e nessun pregiudizio, ma difesa dei nostri interessi nazionali perché lo farebbe qualsiasi cittadino. Il punto non è il MES, ma gli altri strumenti che devono essere messi in campo per avere davvero dei fondi che noi possiamo utilizzare per l'interesse del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, M5S e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcucci. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, autorevoli Ministri e rappresentanti del Governo, colleghi, oggi è una giornata importante perché siamo alla vigilia di un vertice dei Capi di Governo, un consiglio straordinario che credo rimarrà nella storia dell'Europa e del mondo per come saprà gestire una situazione drammatica come quella che stiamo affrontando

Molti colleghi Capigruppo - io stesso - hanno chiesto con forza al Presidente che questo dibattito fosse reso facilmente accessibile anche all'esterno e all'opinione pubblica del nostro Paese. Credo allora che si debba pretendere da noi stessi e da tutti i colleghi franchezza, sincerità e analisi concrete e non battute che possano provocare lo sdegno del nostro Paese. Pertanto, quando sento dire da alcune forze dell'opposizione che tutti avremmo dovuto o dovremmo fare insieme l'interesse del nostro Paese, io mi augurerei che tutti gli interventi di tutti i Gruppi terminassero come è terminato l'intervento della senatrice De Petris: richiedendo a lei, presidente Conte, di andare a tutelare al meglio gli interessi del nostro Paese e dell'intera Europa. (Applausi dal Gruppo PD).

Credo che l'approccio di oggi debba essere semplicemente pragmatico e concreto e la invito ad adottarlo. L'Europa ha fatto alcune cose; ha fatto degli errori, ma anche alcune cose buone, ci ha dato dei segnali. Certamente noi abbiamo esattamente chiaro - credo che per lei lo sia - quello che dobbiamo ottenere: l'Italia ha bisogno di risorse fresche e consistenti che siano erogate in tempi rapidi (i più rapidi possibili), in modo che arrivino velocemente a supporto della nostra economia, dei cittadini e dei conti pubblici. L'importante è che queste risorse arrivino con garanzie europee, di tutti. Infatti, è ovvio non che l'Italia non potrebbe farcela da sola, ma che nessun Paese in Europa oggi potrebbe farcela da solo. (Applausi dal Gruppo PD). Inoltre, altrettanto importanti sono i tempi di restituzione, che devono essere necessariamente lunghi, molto lunghi, con costi molto bassi, per renderli adeguati alle vicende attuali. Il fondo Sure è importante, ma non è ancora arrivato, non è ancora fruibile; bisogna lavorare e obbligare tutti a lavorare affinché quei soldi per un contributo consistente alla cassa integrazione straordinaria in tutto il Paese siano dati anche in Europa. Le linee di credito BEI sono un segno tangibile: 25 miliardi di euro - che possono attivarne quasi 200 - sono una strada importante e un esempio di come si possa intervenire dando un senso pratico alle cose che stiamo facendo. E poi c'è il MES, che sembra sia il centro dell'attenzione del dibattito politico. Credo che lei oggi abbia usato le parole giuste, presidente Conte, dicendo che ci vuole una giusta e assoluta cautela rispetto al MES; anche il Partito Democratico lo crede. Sappiamo tutti cosa è stato il MES; sappiamo anche tutti, però, cosa vorremmo che il MES diventasse. Noi ci auguriamo che si arrivi lì; che il MES sia una fonte di credito e di garanzia elevata, che permetta ai Paesi di attingere a questi fondi senza nessun condizionamento, con tempi di restituzione molto lunghi, con un'indicazione di investimento molto chiara - quella sanitaria - e con un costo estremamente contenuto. Se così fosse, forse dovremmo, una volta per tutte, toglierci un sassolino dalla scarpa: non chiamiamolo più «MES»; presidente Conte, lavori perché non si chiami più «MES». Se, però, le condizioni saranno queste, bisogna, con la giusta e assoluta cautela, valutare se utilizzarlo o no, una volta che sarà pronto. Se sarà pronto, noi avremo la possibilità di valutare e di decidere, nell'interesse del nostro Paese, senza pregiudizio. Il pregiudizio non appartiene alla nostra cultura politica, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Nugnes).

Poi, ci sono i fondi aggiuntivi. Parliamo, ovviamente, dell'intervento della BCE che, dopo lo sbandamento iniziale (non ce lo nascondiamo) ha però annunciato di essere disponibile, con grande forza e con uno stanziamento importante, ad acquisire i BTP italiani, come il progetto per la carta di credito e di debito che l'Europa deciderà di emettere. Questo ci permetterà di avere accesso a denaro a disposizione del nostro Paese a costi contenuti.

Cosa succederebbe se non ci fosse l'Europa? Come gestiremmo questa situazione se non ci fosse l'Europa? (Applausi dal Gruppo PD).

VOCE DAL GRUPPO L-SP-PSd'Az. Meglio!

MARCUCCI (PD). Quale sarebbero i tassi che dovremmo pagare pur di vendere i nostri titoli di Stato?

Signor Presidente del Consiglio, non credo allora che lei, nonostante l'atteggiamento di alcune forze di opposizione, oggi esca indebolito da quest'Aula. Io sono tra quelli che avrebbe anche voluto un voto esplicito. Del resto, i numeri ci sono, come abbiamo visto in occasione del voto sul calendario che abbiamo fatto all'inizio della seduta. I voti ci sono e sono chiari. La maggioranza c'è, è forte, è una maggioranza parlamentare, ma è una maggioranza che avrebbe auspicato un atteggiamento diverso da parte delle opposizioni. (Applausi dai Gruppi PD e M5S. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Avrebbe auspicato lo stesso atteggiamento che, rispetto alle vicende sanitarie, sta tenendo il ministro Speranza, senza puntare contro qualcuno l'indice, ma cercando di tutelare la salute di tutti i cittadini italiani (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ci sarà il giorno della responsabilità; ci sarà, rispetto alla pandemia e alla vicenda sanitaria, e ci sarà anche rispetto alle decisioni che noi sapremo prendere oggi e, che lei, signor Presidente del Consiglio, saprà ottenere in quella sede così rilevante.

I tempi sono importanti, sono assolutamente importanti, signor Presidente. I tempi per ottenere un accordo e avere un'erogazione immediata dei fondi (con tassi che devono essere vicino allo zero) e i tempi sulla restituzione, che devono essere molto lunghi. Queste sono, infatti, le tre condizioni che ci permetteranno di superare, non solo la crisi sanitaria, ma anche quella economica della quale tutti noi oggi abbiamo visione e tutti noi abbiamo percezione. Ognuno di noi vive la società; sa cosa sta succedendo nelle imprese; conosce le paure dei ristoratori, degli albergatori, dei commercianti, degli imprenditori, dei lavoratori e degli stessi pensionati. Noi tutti sappiamo quanto sta accadendo in Italia.

Ce la possiamo fare. Lei, signor Presidente del Consiglio, nella sua relazione ha anche accennato a due temi che mi stanno a cuore. Il primo riguarda l'app. Io sono semplicemente contento dell'ovvio. Su un tema così delicato, il Parlamento deve avere non solo voce in capitolo, ma provvedere a norme. Noi siamo disponibili ad ascoltare le proposte del Governo, eventualmente a modificarle, a migliorarle e a dare il nostro contributo perché la salute pubblica viene prima di tutto, però, quello è un passaggio parlamentare necessario e son contento che il Governo abbia deciso di impegnarsi in questa direzione.

L'altro tema riguarda la fase 2 (che ora è diventata la famigerata fase 2), che non è un'uscita dall'emergenza: deve essere l'opportunità di rilancio del nostro sistema Paese. Noi vogliamo un Governo coraggioso e di svolta che sappia vivere questo momento come una grande opportunità del Paese. (Applausi dal Gruppo PD). La società, l'economia e il sistema welfare si modificano dopo questo evento di pandemia mondiale e, allora, non ci dobbiamo accontentare di sognare la notte di tornare semplicemente al passato. Dobbiamo vivere questo momento come un momento e un'ipotesi sulla quale lavorare per avere un nuovo slancio, perché siamo un Paese laborioso, credibile e che ha l'iniziativa privata nel sangue e nel proprio DNA. È un Paese che ce la può fare, che ce la deve fare e che avrebbe voluto farcela con l'appoggio di tutti i Gruppi parlamentari. (Applausi dai Gruppi PD e Misto).

AIROLA (M5S). Presidente Conte, non si faccia fregare!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà.

BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, mi rivolgo a lei nella sua qualità di giurista e di seconda carica dello Stato in questo che, oggettivamente, è uno dei momenti più cupi della storia della Repubblica e, forse, dell'intera storia italiana.

Alla Conferenza dei Capigruppo del 24 febbraio, quando lei ci spiegò come avremmo potuto continuare a lavorare in sicurezza, si disse che era a tutti i costi necessario evitare che l'emergenza sanitaria si trasformasse in un'emergenza autoritaria: il Parlamento doveva continuare a lavorare. Quella preoccupazione si è rivelata fondata: a stretto giro abbiamo visto sospendere o intaccare a colpi di atto amministrativo una quantità di diritti costituzionalmente tutelati; ne conto almeno nove: dalla libertà personale, alla libertà di circolazione, di riunione, di culto, di espressione del pensiero, di insegnamento, di iniziativa economica, alla tutela giurisdizionale e alla proprietà privata. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Non mi permetto di indicarle quali di questi diritti siano soggetti a riserva di legge (in alcuni casi assoluta) e quali a doppia riserva (legale e giurisdizionale), ma ci è stato detto che c'erano buoni motivi per farlo. L'articolo 32 tutela la salute e si sa, quando c'è la salute, c'è tutto. Se, però, si deve arrivare al trentaduesimo articolo della Costituzione per veder riconosciuto questo diritto più importante, viene da pensare che i Padri costituenti non sapessero che farsene della salute senza democrazia! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC). Parlo di quella democrazia che viene riconosciuta e tutelata fin dal primo articolo della Costituzione.

La pandemia ha offerto al PD una preziosa opportunità per manifestare senza freni inibitori la sua genetica vocazione totalitaria. L'impressionante assalto alla Costituzione (Commenti dal Gruppo PD), in nome dell'egemonia del diritto alla salute - peraltro smentita da sentenze della suprema Corte, come con la sentenza n. 85 del 2013 - è stato condotto non a caso dal partito che invitava a votare «la scienza». Si è passati dalla dittatura del proletariato alla dittatura dello scienziato, alla scientocrazia. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC). I giuristi si preoccupano, ma c'è anche un lato pazzesco: gli "scienziati" del PD sono quei guitti che a inizio febbraio parlavano di malattia non contagiosa e di mascherine inutili. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC. Commenti dal Gruppo PD): similia similibus! È evidente a tutti, quindi, che non è il fine della tutela della salute a giustificare certi mezzi. Questi mezzi antidemocratici sono diventati essi stessi il fine: la sospensione della democrazia, in un momento in cui incombono sul Paese scelte cruciali non solo in ambito sanitario, scelte che esigerebbero il pieno coinvolgimento dei corpi parlamentari e, per loro tramite, del popolo cui appartiene la sovranità. Assistiamo non inerti, ma inermi a questa eversione delle regole democratiche, delle regole di una democrazia parlamentare, che avviene in un silenzio assordante. Il Parlamento, non l'ego del Premier, è l'unica sede in cui contemperare i diritti costituzionalmente garantiti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Per aggirarne il potere di indirizzo e di controllo, però, non è necessario chiuderlo: basta evitare di andarci o venirci, come oggi, a raccontarci quanto già sappiamo dalle agenzie, magari creando, per il disbrigo degli affari urgenti, una sorta di terza Camera, la Camera delle task force, una specie di Chambre des pairs in cui vengono nominati i cavalli di razza del capitalismo italiano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD). Più che a Louis XVIII, le task force dell'autocrate dauno fanno pensare a Caligola, che per esternare tutto il suo viscerale disprezzo per istituzioni figlie di un'altra stagione volle fare console Incitatus, il suo cavallo di razza. Il Premier ci ha raccontato di aver evitato il Parlamento perché il dibattito e le divisioni lo avrebbero indebolito. Vorrei spiegargli che la politica non esiste solo per attribuire prebende, ma soprattutto perché esiste una feconda diversità di idee. Forse il Premier, nel piroettare fra una maggioranza e l'altra, ha perso l'orientamento, ma vorrei ricordargli che tutta la sua maggioranza precedente e un pezzo qualificato di quella attuale sono contrarie al MES. In che modo avrebbe potuto indebolirlo, in Europa, presentarsi con un voto su una posizione così largamente condivisa? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Il Premier, signor Presidente, si è indebolito con la sua arroganza senza precedenti nei riguardi di quel Parlamento che diceva di rispettare e con la sua ignoranza senza precedenti di dossier che avrebbe dovuto conoscere. Ma veramente la linea italiana a Bruxelles era di chiedere gli eurobond in cambio del MES? Io trasecolo. Chiedere una cosa che sappiamo da anni che i Paesi del Nord non vogliono - gli eurobond - in cambio di una cosa che il Sud non vuole? Infatti, signor Presidente, i Paesi mediterranei, in particolare la Spagna, non ne vogliono sapere di utilizzare il MES per scopi impropri, non conformi alle finalità originarie, tanto è vero che hanno presentato un'altra proposta. Ma come, tanta eleganza, tanto garbo, tanta scienza del mondo e poi la prima volta che ci si reca a un tavolo importante si inanellano tutte queste gaffe, si scontentano tutti?

Al di là dell'enormità di questi abusi di potere, quello che fa orrore, perché trasmette in pieno il senso di impunità di questo Governo superiorem non recognoscens, è che rappresentanti di questa maggioranza si vantino di aver già preso nelle sedi europee decisioni gravide di conseguenze, aggirando il Parlamento e la loro stessa maggioranza (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Il MES è cosa fatta, ci è stato detto. Dobbiamo rassegnarci a pensare che i colleghi a 5 Stelle, che sappiamo essere contrari al MES, purtroppo non abbiano né l'accortezza per intuire di essere stati presi in giro, né la dignità per trarne le conseguenze, come abbiamo fatto noi nell'agosto scorso, ritirando la fiducia a un Premier che già allora non rispondeva al Parlamento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo M5S).

Eppure, per chi conosce la storia recente, o almeno per chi passa più tempo alla scrivania che davanti allo specchio, non è difficile capire che cosa succederà per l'ennesima volta. Esattamente come in occasione della crisi precedente i Paesi del Nord misero in salvo con soldi pubblici le loro banche - e tutt'ora continuano a farlo - negando a noi questa opportunità, così ora i Paesi del Nord metteranno in salvo con i soldi della BCE i loro bilanci pubblici, monetizzando il debito, dopo aver negato a noi questa possibilità facendoci per soprammercato indebitare con il MES (Commenti dal Gruppo M5S). Che dite? La monetizzazione crea inflazione? Sì, ve lo confermo. Nei pochi giorni che ci separano dal Giovedì Santo il prezzo del tradimento è passato da 30 denari a 30 miliardi di denari (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az), quelli che avete già chiesto al MES senza capire che per una quantità di denaro insufficiente prestata a scadenze troppo brevi e vincolata ad impieghi che ne renderanno inefficiente l'uso - perché ci finanzieremo l'emergenza sanitaria quando sarà terminata - esponete il Paese a condizioni giugulatorie. Non esiste un MES senza Troika, i trattati non si modificano con una pacca sulla spalla all'amico Valdis o sussurrando paroline dolci all'orecchio dell'amica Angela (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Ma naturalmente chi deroga alla Costituzione per decreto del Presidente del Consiglio dei ministri penserà che si possa derogare ai Trattati per regolamento. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Oggi apprendiamo dalla stampa che questo Governo, che ha usato l'eccezionalità dell'evento pandemico come scusa per la propria inadeguatezza, il 20 gennaio avrebbe già avuto un piano ma lo avrebbe tenuto segreto ai cittadini italiani per non spaventarli. Ma questo stesso Governo, che trattava gli italiani da bambini paurosi, il 4 febbraio, avendo contezza della gravità della situazione, respingeva la richiesta dei Governatori di mettere in quarantena chi tornasse dalla Cina. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Il 27 gennaio scorso il Premier annunciava: «Siamo prontissimi» e il 9 febbraio mandava in onda uno spot sui media ufficiali (apro una parentesi: proprio quei media che, secondo la task force contro le fake news sul Covid-19, sarebbero detentori della verità, proprio loro hanno mentito) dicendo che il contagio non era affatto facile. Risultato: oltre 23.000 morti. Capito Martella? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Avete preso misure eccezionali, sospendendo la democrazia, senza consentire ai cittadini di avere piena contezza dell'entità del pericolo; per dimostrare di avere il controllo della situazione, avete dispiegato un apparato coercitivo sproporzionato. Risultato? State rendendo invise ai cittadini italiani, che hanno mostrato una disciplina ammirabile, le Forze dell'ordine, cui va il nostro rispetto, che non andrebbero messe in difficoltà alla vigilia di un periodo di grandi tensioni sociali, che la vostra inefficienza e i vostri ritardi nel gestire la crisi economica non mancheranno di provocare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Perché non ci dice quando arrivano i soldi della cassa integrazione guadagni? Questo non l'abbiamo sentito. Quando arriva la cassa integrazione? Per raggirare il Parlamento vi siete dichiarati prima favorevoli, poi contrari, poi un po' favorevoli al MES, parlando di pacchetti, di ventagli e di altre amenità. Avete diffuso menzogne sulle posizioni dei vostri avversari, quando in realtà la decisione era già stata presa. La risposta era dentro di voi ed era sbagliata.

A questo punto la situazione è chiara. Tutti vedono, signor Primo Ministro, che chiunque sarebbe meglio di lei. Non so se, come alcuni dicono, il virus sia il risultato di un esperimento mal riuscito; lei certamente lo è e, con il massimo rispetto per il laboratorio da cui è sfuggito, mi preme dirle che, per l'igiene di quella democrazia che lei così apertamente disprezza, è necessario che lei rassegni le dimissioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, vediamo che ha trovato il tempo di dire anche al Senato quello che questa mattina ha anticipato su Facebook; correttezza istituzionale o anche semplicemente buona educazione vorrebbero che si facesse semmai il contrario. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

Non soltanto lei ha chiesto alla sua maggioranza di impedire al Parlamento qualsiasi possibilità di votare, qualsiasi possibilità di darle un mandato vero e chiaro per dopodomani, quando andrà al vertice europeo, ma ha anche mostrato il suo disprezzo per chi, a differenza di lei, è stato eletto dai cittadini. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Ha anticipato così, a un mezzo di informazione privato, quanto gentilmente viene a ripetere qui. Questo non è un problema di mancanza di riguardo verso le nostre persone, maggioranza inclusa, ma è una mancanza di riguardo verso la Costituzione e verso l'istituzione Senato, che le consente di governare. La fiducia, infatti, l'ha ricevuta qui, non su Facebook, per cui dovrebbe dire le cose qui e poi, semmai, le rilancia come le pare. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

Questo suo modo di agire è particolarmente grave oggi, in questa situazione, perché indebolisce la sua posizione, presidente Conte, quando si troverà con gli altri partner europei in una delicata trattativa, estremamente importante per l'Italia. Ogni Paese cercherà di cedere il meno possibile agli altri e dovremo farlo anche noi; se lei ci andasse con un mandato chiaro avrebbe più forza. Così invece ne ha di meno e con danno per tutti. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

Certo, sarebbe stato problematico mettere d'accordo i partiti della sua maggioranza su un testo scritto e chiaro, perché è difficile mettere insieme le esigenze di partiti che si sono insultati per anni, a volte anche con qualche ragione; particolarmente uno, che pochissimi anni fa sosteneva che la soluzione a ogni male fosse uscire dall'Unione europea e dall'euro, il MoVimento 5 Stelle. Poi ha cambiato idea, ma non è certamente facile arrivare ad un testo scritto. E invece viene qui a fare dichiarazioni per quaranta minuti quando, poi, ciascun Gruppo ha dieci minuti per replicare parlando di argomenti vastissimi. Sarebbe bello poter intervenire su tutto ciò che ha detto, Presidente, però lei ha quaranta minuti mentre noi solo dieci, per cui ci concentriamo su quello su cui avrebbe dovuto concentrarsi anche lei: il vertice di dopodomani. In quella sede, altri Paesi, tra i quali per esempio la Germania, faranno pesare anche vincoli costituzionali, sentenze della loro Corte suprema; lei, invece, magari chiederà anche loro la fiducia. Qui non ha chiesto nulla; non ha chiesto voti, anzi li ha impediti: forse chiederà la fiducia, anche agli altri Paesi: «Dateci fiducia non sappiamo bene perché». (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e del senatore Bagnai). Ciò nonostante, noi di Forza Italia vogliamo darle alcuni suggerimenti perché per noi al primo posto ci sono sempre gli interessi degli italiani.

Noi non amiamo il MES che il Governo Monti ha subito nel 2012, rigorista e punitivo, quello che fa incombere la Troika straniera; siamo stati invece favorevoli al MES originale, approvato nel 2010-2011, solidale, volto allo sviluppo e alla sicurezza, che, a fronte della costituzione del fondo salva-Stati, prevedeva la mutualizzazione del debito con veri eurobond, titoli di debito europei. Quel MES porta la firma del presidente del consiglio Silvio Berlusconi e dell'allora ministro delle politiche comunitarie Anna Maria Bernini. Di quel MES siamo orgogliosi; siamo fieri di averlo determinato. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

Con le modifiche del 2012, gli eurobond e la solidarietà autentica sono spariti. Siamo anche contrari alle ulteriori modifiche che si erano prospettate nei mesi scorsi e le chiediamo, invece, di dire sì alla soluzione prospettata del recovery fund, un fondo per la ripartenza dell'economia garantito dal bilancio dell'Unione europea (non ovviamente un fondo qualsiasi), che in quanto tale dovrebbe avere tassi più favorevoli anche rispetto agli eurobond, che sappiamo che altri Paesi comunque rifiuterebbero.

Le chiediamo inoltre di esigere che l'uso del MES per le spese di carattere sanitario sia senza condizioni sia al momento dell'accesso sia al momento del rientro. Questo deve essere garantito per iscritto, altrimenti l'Italia deve dire di no. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e del senatore Romeo). Lei dovrà pretendere queste garanzie scritte, purtroppo, andando senza un mandato scritto perché lei stesso non l'ha voluto.

Lei preferisce le conferenze stampa senza contraddittorio, che interrompono i programmi televisivi, preferisce l'accavallarsi di suoi decreti che persino i Ministeri non riescono a interpretare, preferisce le dirette Facebook (applausi dal Gruppo FIBP-UDC e del senatore Romeo); preferisce le task force con 400 persone nominate con criteri spesso discutibili, e anche con personaggi discutibili, come quello che rilancia filmati che incitano alla violenza contro il capo di Stato di un importante Paese straniero. E poi ci venite a parlare del taglio alle poltrone, con 400 persone nelle task force e con le centinaia di nomine che state facendo in questi giorni. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

Presidente, lei dice che l'ultima parola spetterà al Parlamento, ma l'ultima parola rischia di non essere più utile: non si può aspettare il giorno delle nozze per informare su chi è l'altro sposo, su quali sono le condizioni, su chi paga le spese o dove la coppia andrà ad abitare. Lei l'ultima parola al Parlamento la vuole lasciare in questi termini. All'ultimo momento si può anche dire di no, ma bisogna costruire insieme prima. Lei giovedì andrà a discutere di materie importantissime senza un mandato del Parlamento e, siccome è un qualcosa che ha grandi riflessi e conseguenze sul futuro degli italiani, le chiediamo coinvolgimento. Le chiediamo di tenere conto di tutte le posizioni, in particolare di quelle che hanno a cuore gli interessi degli italiani, perché Forza Italia, di fronte agli interessi degli italiani, non si tira mai indietro. Ci siamo sempre. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perilli. Ne ha facoltà.

PERILLI (M5S). Presidente Conte, oggi scopro che lei, oltre a essere un criminale comune, come qualcuno l'ha definita, si rende altresì responsabile di pirateria costituzionale, una previsione che ancora non comporta sanzione ma che sembrerebbe una colpa della quale si è macchiato. Perché questo? Semplicemente perché ha cercato di fare le cose in un certo modo. I decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, infatti, non sono nati dal nulla, ma hanno una solida base giuridica e votata dal Parlamento. C'è stato un discorso molto chiaro: bisogna agire in fretta e bisogna muoversi in un certo modo perché ci deve essere un susseguirsi di azioni nell'interesse del Paese. Questa è la sua prima colpa.

Signor Presidente, la attaccano perché smentisce le notizie false; la attaccano perché comunica con il Paese e lo fa in tutti i modi possibili durante un'emergenza (Applausi dai Gruppi M5S e dei senatori d'Alfonso e De Petris); la attaccano perché si assume la responsabilità di quello che fa, insieme ai Ministri e al Governo, con un'azione certamente unitaria, che tiene conto anche delle peculiarità regionali e di tutto, ma che è la più importante nella catena. Assumersi le responsabilità è diventata una colpa: quindi sa, signor Presidente, cosa stavo pensando? Quello che le si contesta, di fatto, è che sta facendo bene (Applausi dai Gruppi M5S e PD e della senatrice De Petris), perché un'opposizione che non intravede una guida sicura nel Paese cerca di rifarsi a modelli - soprattutto del passato - secondo i quali, in assenza di una guida sicura del Paese, si poteva fare quello che si voleva; ma questo, qui, non è dato.

Sotto il profilo politico, quindi, mi rendo conto che ci sia la necessità di giustificare la propria opposizione, ma è vero che c'è un richiamo alla responsabilità e che non si possono dare lezioni quando in casa propria, dal punto di vista dell'amministrazione politica, si è fatto molto e su cui probabilmente vi è molto da accertare (e qui qualcuno sta indagando). Voglio affrontare la questione qui, adesso, molto rapidamente. C'è la magistratura che indaga, d'accordo, ma questo non dev'essere un pretesto per dire che non vogliamo tutelare i medici, perché questa è una vergogna (Applausi dal Gruppo M5S). Proprio perché vogliamo tutelare i medici, i pazienti e gli operatori sanitari, è giusto che si chiarisca (e, in base a quello che si sta chiarendo, già si sono presi i primi provvedimenti, quindi attenzione su questa linea).

Il collega Bagnai accusa lo stesso Governo di aver fatto una piroetta, usando un termine tra l'altro grazioso, preso dalla danza. Vorrei dire al senatore Bagnai che sarà anche una piroetta, ma avete fatto ben altro: vi siete proiettati fuori da questa maggioranza, oltre a piroettarvi, perché avete avuto una mancanza di coraggio. (Applausi dal Gruppo M5S).

Mi risulta poi molto strano, signor Presidente, che si parli di piroette o comunque di mutamenti, cambiamenti e incoerenze - leggo così il termine - quando in Europa è avvenuto un vero disastro. Vorrei chiedere quanto segue al senatore Malan, che difende il vecchio MES, che notoriamente, così com'è conosciuto, è il fondo cosiddetto strangola-Stati, secondo una tesi più estrema.

PAPATHEU (FIBP-UDC). No!

PERILLI (M5S). Questo MES viene difeso con fierezza, dicendo che si era a favore di quel tipo di MES. Durante il Governo Berlusconi, naturalmente, si è creato quello strumento infernale, che ha prodotto la povertà di molti Paesi secondo le tesi che circolano; a un certo punto, si è detto di essere a favore di quel MES, poi si è andati in Europa a votare contro gli eurobond e la Lega ha sostenuto che ci sia unità anche da loro, mentre noi avremmo alcune incoerenze. (Applausi dal Gruppo M5S). È la stessa Lega che magnificava il MES attraverso Giorgetti: aiutatemi a capire, perché poi si dice che sono troppo aggressivo, ma come si può recepire da parte del Presidente del Consiglio un'indicazione chiara dal Parlamento - tanto che la volete esprimere, com'è giusto che sia e tra l'altro la voteremo - quando ci sono storiche contraddizioni che vengono a galla? È un fatto che Giorgetti diceva che il MES era uno strumento magnifico, che bisognava utilizzare, un'opportunità: ve lo siete dimenticati? Adesso avete presentato una legge per abolire il pareggio di bilancio e sempre ai vostri Governi si riferisce, quindi diamo indicazioni chiare al Paese; poi, se uno cambia idea, può piroettare o proiettarsi fuori, come dicevo. (Applausi dal Gruppo M5S).

Rispetto a questo punto, ho sentito la senatrice Bonino affermare che il MES non è una trappola - chiedendole di avere il coraggio di dirlo con fermezza - e che questa Europa è quella che fa la differenza. Ho provato a mettere un punto interrogativo e funzionava benissimo: ciò che ha detto la senatrice Bonino non doveva avere quell'assertività, secondo il mio punto di vista, perché mettendo un punto interrogativo mi permette di dire quanto segue. Secondo noi, e lo ribadiamo ancora una volta, Presidente, è stato detto che il MES è inadeguato e che è tutt'altro, ma dalla costruzione giuridica che discende dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a cascata su vari regolamenti, sulla carta è molto difficile, quasi impossibile, che si risolva in quel MES light senza condizionalità. (Applausi dal Gruppo M5S).

Quindi direi - e mi permetto di dirlo, cara senatrice Bonino - che a mio avviso può essere una trappola. Poi il Presidente del Consiglio dice che ancora non lo sappiamo e vedremo che cosa succederà, ma una ricostruzione che affronti con chiarezza i termini che ci sono, riferibili a testi normativi, è un fatto e non è ribellismo del MoVimento 5 Stelle o un'azione sconsiderata o irresponsabilità. È un mettere in fila come si fanno le cose rispetto a un passato. E, infatti, se la senatrice Bonino dice «io profetizzo questo» o «io vi dirò questo», per profetizzare bisogna avere un'esperienza del passato e del presente. Quella del passato non è certo la direzione e non ci sono dubbi. (Applausi dal Gruppo M5S).

So - e mi rivolgo ai colleghi della Lega - che quest'argomento che assumete rispetto al MES - dicendo, tra le altre cose, che noi lo abbiamo firmato - vi porta talmente lontano da non capire che qui ci sono delle posizioni che arrivano univoche al Presidente del Consiglio anche da parte nostra. Ma, pur di andare oltre e di utilizzare detta questione, si vengono a dire cose sbagliate e dovete far intervenire il Presidente del Consiglio per dire che non c'è stata nessuna firma del MES. Ma va detto chiaramente al popolo, perché altrimenti lo prendete in giro. (Applausi dal Gruppo M5S).

Ma perché non ragioniamo all'interno di un dibattito, come ha detto il Presidente? Poi, sull'Europa poco fa il Presidente ha detto che, se non ci fosse stata, saremmo stati veramente ai margini del mondo economico e finanziario. E io dico che, proprio perché il Governo ha saputo indirizzare il dibattito europeo e ha intrapreso un'azione coraggiosa, inedita e senza precedenti, ben otto Stati hanno cominciato a concentrarsi sull'idea di un debito condiviso, di uno sforzo condiviso e di una solidarietà anche a livello europeo, tanto che il Presidente citava la Costituzione, senatore Bagnai. Ma anche questo è previsto nella Costituzione: il nostro principio solidaristico interno deve essere a livello europeo, così trasponiamo i valori della nostra Costituzione in sede europea. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice De Petris).

Ma questo prima non è avvenuto perché l'Europa è sempre stata abituata a porre schemi immodificabili e l'azione del Governo ha fatto sentire la voce grossa. Mi meraviglio: viene sempre citata la grandezza e l'autorità dell'Italia e poi, dinanzi a un'azione che non fa altro che elevare l'immagine del nostro Paese, voi vi tirate indietro.

Un ufficiale della Marina, ai tempi della nascita della Nazione americana, disse una cosa: giusto o sbagliato, è il mio Paese e io amo il mio Paese. Questo è fondamentale, perché significa avere una concezione dello Stato, del Governo e dell'unità nazionale che porterà l'Italia a poter contrattare, a potersi imporre dinanzi a tutti gli altri Stati membri e a ottenere quello che vogliamo. Che cosa vogliamo? La direzione è stata indicata: l'eurobond, la solidarietà e lo sforzo di tutti per raggiungere un comune obiettivo sul debito. È evidente che le differenziazioni esistenti nell'economia dei vari Paesi devono trovare una sintesi nell'interesse anche dei Paesi più deboli. E non è, caro Malan, il vecchio MES, cui tanto aspira quando ha i suoi ricordi - mi scusi - e si addormenta, ma è proprio una nuova condivisione del debito.

Presidente, accanto a questo nuovo corso, che però è sempre all'insegna del debito, ci permettiamo anche di dare il via a un'esplorazione interna delle risorse; ovvero, per non andare a incrementare sempre di più l'esposizione debitoria del nostro Paese, con tutto quello che ne consegue - vedremo l'azione della BCE, vedremo la sorte del recovery fund, degli eurobond e di tutto questo - è importante anche capire forme alternative di ricerca interna di autofinanziamento che possano fare affidamento a mezzi innovativi e potrebbero fare da cassa dello Stato in questo momento e produrre una liquidità importante. (Applausi dal Gruppo M5S).

Si potrebbe fare ricorso al risparmio privato, volontario, che darebbe subito una liquidità e finalmente un ruolo al popolo italiano nei confronti del proprio Paese. Ci sono tutte queste strade, ma sfido chiunque a dire che non siano nell'interesse del Paese. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Misto).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri, che ringrazio per la disponibilità.