Legislatura 18ª - Disegno di legge n. 1585

Onorevoli Senatori. – Martedì 6 novembre 2018, la Corte di giustizia dell'Unione europea, con una sentenza per le cause riunite da C-622/16 P a C-624/16 P, ha stabilito che lo Stato italiano dovrà riscuotere l'imposta municipale propria (IMU) non versata dalla Chiesa cattolica tra il 2006 ed il 2011 in virtù di una deroga concessa dal governo Berlusconi, successivamente giudicata irregolare, che stabilì un'esenzione relativa a tutti gli immobili di proprietà della Chiesa.
La Commissione europea, affermando che l'esenzione aveva assunto i connotati di un aiuto di Stato irregolare, in quanto la Chiesa godeva di un regime fiscale di favore rispetto ai suoi concorrenti, ha così deciso di intervenire, condannando l'Italia al pagamento di una multa.
La decisione è stata presa in merito al ricorso alla sentenza del 2016 presentato dalla Scuola elementare Maria Montessori Srl e dal signor Pietro Ferracci, che possiede di un bed and breakfast. I ricorrenti avevano adito il tribunale europeo dopo la decisione della Commissione.
L'Unione europea ha affermato che il « sistema italiano di esenzioni dall'ICI concesse a enti non commerciali per scopi specifici tra il 2006 e il 2011 era incompatibile con le regole UE sugli aiuti di Stato, in quanto conferiva di fatto un vantaggio selettivo alle attività commerciali svolte negli immobili di proprietà della Chiesa rispetto a quelle portate avanti da altri operatori ».
Nel frattempo il governo Monti, nel 2012, aveva deciso di abbandonare la vecchia ICI per l'IMU. Da quel momento in poi le esenzioni hanno riguardato solo quegli immobili della Chiesa dove non venivano svolte attività economiche. « Vengono esentati dall'IMU e dalla TASI solo i fabbricati e le loro pertinenze destinate esclusivamente all'esercizio del culto e alla cura per le anime, alla formazione del clero e dei religiosi a scopi missionari, alla catechesi, all'educazione cristiana ».
La legge, comunque, presenta molte scappatoie, così come emerso da tante inchieste giornalistiche.
La questione, quindi, è composta da due temi diversi: recuperare l'ICI non pagata dalla Chiesa cattolica tra il 2006 e il 2011, far pagare alla Chiesa cattolica l'IMU per gli immobili che oggi ospitano attività che producono reddito anche se formalmente non figura così.
Secondo stime dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), l'ICI non versata tra il 2006 e il 2011 si aggira intorno ai 5 miliardi di euro (circa 800 milioni l'anno).
A oggi quelle imposte non sono state ancora recuperate. Secondo l'ANCI « c'è impossibilità di recupero a causa di difficoltà organizzative nei confronti degli enti non commerciali, come scuole, cliniche e alberghi ». La sentenza, quindi, non sarebbe « immediatamente applicativa ». L'ANCI sostiene che per recuperare il mancato gettito ICI « sarà necessaria una norma di legge che individui il percorso, ove possibile, di recupero delle somme ».
I giudici di Lussemburgo hanno ritenuto, invece, che tali circostanze costituiscano « mere difficoltà interne all'Italia ».
Per quanto riguarda la necessità di far pagare l'IMU per tutti gli immobili della Chiesa cattolica che generano reddito c'è un problema che la legge attuale non risolve.
Al momento sono esentati dal pagamento dell'IMU: i fabbricati destinati al culto; i fabbricati di proprietà della Santa Sede; gli immobili destinati esclusivamente allo svolgimento di attività previdenziali, assistenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali ricreative e sportive.
Secondo i dati del 2018 la Chiesa cattolica è proprietaria di 140 università, 6.228 scuole materne, 1.280 scuole primarie, 1.136 scuole secondarie, 399 nidi d'infanzia, 354 consultori familiari, 1.669 centri di « difesa della vita e della famiglia », 111 ospedali di medie dimensioni, 10 grandi ospedali, 1.853 ospedali e case di cura, 136 ambulatori.
Tutte queste strutture portano alle casse della Chiesa 620 milioni di euro all'anno dall'IMU non pagata, 1 miliardo e 750 milioni dalle rette scolastiche e universitarie, 510 milioni dai contributi alla sanità erogati dalle regioni, più una cifra superiore ai 10 miliardi all'anno incassata da cliniche, ambulatori e ospedali privati.
Secondo quanto riferito in Parlamento dal sottosegretario all'economia della scorsa legislatura, Enrico Zanetti, le attività libero-professionali sono da considerare commerciali a meno che la tariffa richiesta sia simbolica. Di conseguenza, le aree dove si svolge l'attività libero-professionale, se facenti parte di una unità immobiliare dove si svolgono anche attività sanitarie istituzionali (basti pensare al servizio mensa, alla libera professione intramoenia, alle locazioni di immobili), dovrebbero essere conteggiate con i criteri più avanti indicati, quali aree a utilizzazione mista, mentre se l'attività libero-professionale si svolge in un'unità immobiliare distinta sarebbe completamente imponibile.
Il presente disegno di legge fornisce una soluzione al problema fin qui esposto, prevedendo il recupero dell'IMU non pagata attraverso autocertificazioni sull'uso degli immobili da parte della Chiesa nel periodo compreso tra il 2006 e il 2011.
Si prevede, altresì, il controllo dei bilanci delle società o delle associazioni connesse alla Chiesa cattolica da parte di soggetti terzi che se ne assumono la responsabilità, al fine di stabilire che anche gli immobili occupati per fini sanitari possono essere fonti di reddito e di profitto.