Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02640
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Atto n. 4-02640
Pubblicato il 17 dicembre 2019, nella seduta n. 176
LOMUTI , SANTILLO , DONNO , ORTIS , SANTANGELO , ROMANO , GUIDOLIN , GIROTTO , PUGLIA , FEDE , PISANI Giuseppe , LUPO , LANZI , DESSI' , GARRUTI , MANTOVANI , RICCARDI , FENU , PIARULLI , CRUCIOLI , NATURALE , AGOSTINELLI , LANNUTTI , VACCARO , DI NICOLA , TRENTACOSTE , PETROCELLI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico. -
Premesso che:
il petrolio estratto in Basilicata è l'80 per cento di quanto si estrae in Italia, ma rappresenta appena il 6 per cento del fabbisogno nazionale e il gas estratto in Basilicata è il 46 per cento di quello estratto in Italia e rappresenta appena l'1,4 per cento del fabbisogno nazionale;
l'estrazione in Basilicata ha costi elevati in quanto i giacimenti si trovano: il gas a circa 800/1.500 metri di profondità; il petrolio anche a 4 e 5 chilometri di profondità. La qualità è anche di valore inferiore rispetto al brent del mare del Nord e al Wti del Texas;
il gas e il petrolio estratti e desolforizzati a Viggiano (Potenza), in Val d'Agri, nei pressi della diga del Pertusillo gestita dall'Acquedotto pugliese (Aqp), rappresentano il 60 per cento delle estrazioni lucane che in termini di profitto per le due multinazionali che lo estraggono e commercializzano, Eni e Shell, non superano rispettivamente l'1,5 per cento e lo 0,5 per cento del loro fatturato aziendale;
l'estrazione di idrocarburi in Basilicata richiede anche il ricorso a isotopi radioattivi, come il berillio e l'americio 249. Servono per l'automazione delle trivelle in relazione alla profondità da raggiungere al fine di ridurre una parte del tempo necessario a perforare, a conferma ulteriore che perforare in Basilicata per trovare petrolio, a detta di molti, non è conveniente, a meno che gli obiettivi di una compagnia non siano solo quelli di fare solo profitto;
il berillio si trova a concentrazioni non ammesse al potabile nelle condotte dell'acquedotto pugliese, come da rilievi fatti e documentabili, dal 2013 ad oggi, dallo stesso Aqp, che è ente certificatore accreditato. Oltre al berillio, in rete idrica potabile, con rilievi fatti dalla stessa Aqp in questi anni, si sono trovati anche idrocarburi C10-C40, Cobalto, Zinco e Bario a concentrazioni superiori rispetto a quelle previste dalla legge, oltre all'anomalia che, attorno a diversi pozzi dichiarati a gas, esistono estese aree rilevate dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Basilicata (Arpab) con inquinamento da idrocarburi pesanti C-12;
l'acqua non potabilizzata presenta, inoltre, concentrazioni elevate di diverse sostanze chimiche. Questa acqua arriva indirettamente nella catena alimentare umana attraverso l'agricoltura e l'abbeveraggio di animali;
l'acqua del fiume Agri irriga milioni di ettari di terreno, abbevera migliaia di capi di bestiame, molta selvaggina e con il potabile serve centinaia di migliaia di cittadini in diversi comuni della Basilicata, Matera compresa, e molti comuni pugliesi, compresa Taranto;
dal 2018 non è più possibile leggere in rete le analisi chimiche dell'acqua dei Pertusillo e degli altri invasi gestiti dall'Aqp (fino ad allora pubblicate semestralmente), ponendo un grave problema di trasparenza;
considerato che:
la Basilicata è uno dei principali bacini idrici europei, con la produzione di 650 miliardi di litri all'anno di acqua dolce, più una capacità di stoccaggio di 1 miliardo di metri cubi di acqua dolce;
nel solo bacino idrico dell'Agri, che produce 3.000 litri di acqua al secondo, 90 miliardi di litri all'anno, con l'invaso del Pertusillo a 2 chilometri in linea d'aria con capacità di 156 milioni di litri, insistono ben 550 chilometri di oleodotti, un centinaio di pozzi estrattivi, dei quali una trentina in attività, compreso 2 pozzi di reinezione, più i 18 ettari del Centro oli Cova di Viggiano che si intersecano pericolosamente con più di 700 chilometri di acquedotti naturali. Sulla gestione del Cova e dell'estrazione di idrocarburi, sono in atto due procedimenti penali;
in particolare, il primo procedimento vede coinvolta l'Eni con la società di trattamento rifiuti Tecnoparco, a Pisticci (Matera), paese che ha registrato 359 morti in 2 anni per tumore. Le suddette società modificavano i codici CER, declassandoli, e anziché smaltire i reflui, li bruciavano per produrre energia. Il secondo processo penale in atto vede coinvolta solo Eni/Shell per disastro ambientale per fuoriuscita di 400 tonnellate di greggio dal Cova e per aver inquinato 26.000 metri quadrati di reticolo idrico. Dal Tribunale di Potenza (proc. penale n. 771/2017 RGNR 2891/2017 RG GIO N44/2019 RMC) sono state emesse ordinanze restrittive domiciliari nei confronti dei dirigenti Eni Gheller Ruggero, Palma Andrea, Trovato Enrico e anche una misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici dei dirigenti di ente pubblico regionale De Bona Mario Carmelo, Laurenza Saverio, Divietri Mariella, Vaccaro Giovambattista, Adelina Antonella;
durante il suddetto secondo processo sono stati arrestati altri due dirigenti Eni. È inoltre emerso che la fuoriuscita di greggio avveniva dal 2012, da ben 5 anni prima dei fatti del 2017, con una quantità incalcolabile di petrolio versato nella rete idrica del bacino dell'Agri. Motivo per cui con giudizio immediato, iniziava il processo per disastro ambientale per l'ex responsabile del Cova, Enrico Trovato;
da queste vicende emerge una costante violazione dei capitoli di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale; a parere degli interroganti possibili cause per una revoca del rinnovo della concessione stessa,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo intendano intervenire, per quanto di competenza, riguardo al rinnovo della concessione Val d'Agri di Eni e Shell, in attesa degli esiti dei processi in atto per manifesta violazione degli accordi contenuti nel "protocollo di intenti" tra Eni/Shell ed enti pubblici;
se intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, attuare un esame ambientale su tutti i fondali della diga del Pertusillo, per capire la dimensione e la qualità degli idrocarburi versati in questi anni nell'invaso sul fiume Agri;
se si intenda chiedere spiegazioni all'Aqp per le concentrazioni di alcuni metalli pesanti nell'acqua potabile all'uscita del potabilizzatore di Missanello, nonché informare i cittadini sui rischi che corrono;
se intendano attivarsi nelle sedi di competenza, affinché sia reso nuovamente consultabile il link della pagina web che rende pubbliche le analisi dell'Aqp sulla qualità dell'acqua prima e dopo gli impianti di potabilizzazione di tutte le risorse idriche gestite dall'ente stesso, anche in virtù del recente "Decreto Clima" (di cui al decreto-legge n. 111 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 141 del 2019);
se, ai fini del rinnovo della concessione di coltivazione "Val d'Agri", si ritenga opportuno effettuare le necessarie verifiche al fine di accertare l'avvenuto rispetto da parte della compagnia titolare della concessione delle prescrizioni contenute nell'ambito dei titoli e delle autorizzazioni rilasciate.