Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 144 del 07/08/2019
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Discussione delle mozioni nn. 152, 153 (testo 2), 156, 157 (testo 2), 159 e 162 sul Treno ad alta velocità Torino-Lione (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) (ore 9,09)
Approvazione delle mozioni nn. 153 (testo 2), 156, 157 (testo 2) e 162 (testo 2). Reiezione della mozione n. 152. Preclusione della mozione n. 159
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00152, presentata dal senatore Patuanelli e da altri senatori, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento, 1-00153 (testo 2), presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori, 1-00156, presentata dalla senatrice Bonino e da altri senatori, 1-00157 (testo 2), presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori, 1-00159, presentata dalla senatrice De Petris e da altri senatori, e 1-00162, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, sul Treno ad alta velocità Torino-Lione.
Ha facoltà di parlare la senatrice Pirro per illustrare la mozione n. 152.
PIRRO (M5S). Signor Presidente, la cosiddetta linea ad alta velocità Torino-Lione - in realtà già da tempo destinata prevalentemente al traffico merci, e quindi dovrebbe essere chiamata linea ad alta capacità - si basa su un'idea vecchia di almeno trent'anni. Il primo impegno fu sottoscritto da Italia e Francia con un accordo intergovernativo concluso a Parigi il 15 gennaio 1996 (il secolo scorso), confermato poi dall'accordo tra Italia e Francia stipulato a Torino il 29 gennaio 2001 e ratificato dal Parlamento italiano con la legge 27 settembre 2002, n. 228. Un ulteriore accordo è stato firmato tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese a Roma il 30 gennaio 2012 di cui è la ratifica con legge 23 aprile 2014 , n. 71.
Il progetto definitivo del nuovo collegamento internazionale Torino-Lione - parte comune italofrancese - sezione transfrontaliera - è stato approvato dal CIPE con delibera del 20 febbraio 2015 ed il 23 gennaio 2015 è avvenuta la costituzione del nuovo soggetto promotore pubblico, la società Tunnel Euralpin Lyon-Turin (TELT), responsabile dei lavori di realizzazione e della gestione della futura infrastruttura. Il 24 febbraio 2015 è stato quindi firmato a Parigi l'accordo tra Italia e Francia per avviare la realizzazione dei lavori definitivi della linea Torino-Lione. Tale accordo, integrato dal protocollo addizionale che recepisce la certificazione dei costi e il regolamento dei contratti, è stato sottoposto ai Parlamenti italiano e francese. La legge di ratifica dell'accordo e degli annessi protocolli è stata definitivamente approvata dall'Italia con la legge 5 gennaio 2017, n. 1.
Fin qui il substrato normativo, ma appare evidente a chiunque abbia approfondito la questione ed esaminato i dati che le condizioni che avevano determinato i due Paesi ad accordarsi nel 1996 sono venute interamente meno, e ciò già da numerosi anni. Per queste ragioni il MoVimento 5 Stelle ha fortemente voluto che nel contratto per il Governo del cambiamento, sottoscritto con la Lega, fosse previsto che: «Con riguardo alla linea ad alta velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia». Il medesimo impegno è stato successivamente richiesto al Governo sia dalla Camera dei deputati che dal Senato della Repubblica, attraverso l'approvazione di due distinte mozioni, rispettivamente il 21 febbraio 2019 e il 7 marzo 2019.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, quindi, nell'ambito dell'attività di ridiscussione integrale del progetto, ha dato mandato alla ricostituita Struttura tecnica di missione (STM) di predisporre una nuova valutazione dell'adeguamento dell'asse ferroviario Torino-Lione mediante l'uso dell'analisi costi-benefici (ACB). L'esito di tale analisi conferma quanto sempre da noi sostenuto. In riferimento, per esempio, ai flussi di traffico, l'analisi costi-benefici è stata effettuata con la previsione di due differenti scenari, il primo dei quali basato sulle previsioni svolte al momento della precedente analisi costi-benefici sul progetto del 2011 - peraltro eseguita anche da LTF (Lyon-Turin Ferroviaire), società costituita per la realizzazione degli studi e dei lavori preliminari della parte comune italo-francese, ossia la società interessata alla realizzazione dell'opera (Applausi dal Gruppo M5S)- e il secondo dei quali basato sulle previsioni elaborate dalla nuova Struttura tecnica di missione nel 2018-2019. In entrambi gli scenari il progetto, anche considerando i risparmi derivanti dalla project review, sbandierata ai quattro venti dal precedente Governo e mai tradotta in atti (al CIPE non risultano revisioni del progetto) e valutando unicamente la parte restante dell'investimento previsto, con esclusione delle risorse già impiegate, risulta essere negativo sotto il profilo del valore attuale netto economico, in particolare per la cifra di 7.805 milioni di euro nello scenario basato sulle previsioni del 2011 e di 6.995 milioni di euro nello scenario basato sulle previsioni del 2018-2019.
Tuttavia, nel corso degli anni altri numerosi studi e ricerche hanno affrontato le criticità del collegamento Torino-Lione. Sono state svolte molteplici considerazioni generali e specifiche sulle criticità nel processo di valutazione degli impatti ambientali dei cantieri, sulla indimostrata reale utilità del progetto nel quadro complessivo trasportistico italiano, sulla destinazione ad esso di ingenti risorse che potrebbero essere destinate ad opere più urgenti e lungamente attese nei territori del nostro Paese (Applausi dal Gruppo M5S) (ad esempio, la linea 2 della metropolitana a Torino, il ripristino di 13 linee ferroviarie - sottolineo, 13 - per pendolari chiuse in Piemonte, collegamenti ferroviari degni del ventesimo secolo nel Sud Italia o in Emilia Romagna), sui dati di traffico e sulla capacità delle linee ferroviarie esistenti, sull'affidabilità stessa del sistema di gestione dei lavori e dei controlli sui pericoli per la salute derivanti da inquinanti. Questi dati testimoniano inequivocabilmente come, a dispetto della narrazione che se ne fa ovunque, il progetto dell'opera appare legato a modelli di sviluppo obsoleti e non sostenibili. (Applausi dal Gruppo M5S).
Questi aspetti controversi spiegano la forte mobilitazione e contrarietà che l'opera ha da subito incontrato e che non possono essere ignorate dal Parlamento. Va detto anche che, fin dall'originario accordo tra il Governo italiano e quello francese nel 2001, l'impegno assunto aveva ad oggetto la realizzazione delle «opere della parte comune italo-francese necessarie alla realizzazione di un nuovo collegamento ferroviario misto merci-viaggiatori tra Torino e Lione la cui entrata in servizio dovrebbe avere luogo alla data di saturazione delle opere esistenti». Saturazione ancora oggi non avvenuta. Attualmente non esiste una valutazione aggiornata e condivisa dalle istituzioni italiane, francesi ed europee delle previsioni di traffico e della saturazione delle opere esistenti, a cui è subordinata la realizzazione del nuovo collegamento ferroviario. Ma è un dato di fatto che le previsioni fatte in passato sono state tutte clamorosamente errate per eccesso. Sebbene le istituzioni europee, attraverso alcuni atti non vincolanti, abbiano manifestato l'ipotesi (tutta da verificare) di un aumento del finanziamento di loro spettanza, la definitiva approvazione di tali finanziamenti dipenderà dall'adozione e dall'approvazione futura di atti vincolanti, quali il futuro regolamento relativo al programma Connecting Europe facility II e i successivi eventuali accordi, che, nell'eventualità della loro definitiva approvazione, potranno in ogni caso essere validi per tutti i progetti transfrontalieri e non solo per la Torino-Lione.
Anche per valutare l'eventuale futuro impatto di tali finanziamenti da parte del Governo italiano, sarebbe in ogni caso necessario procedere all'integrale rivalutazione del progetto. Sinora, né il Governo francese, né la Commissione europea, pur manifestando le rispettive volontà di prosecuzione del progetto, hanno espresso valutazioni riferite agli elementi relativi alla nuova analisi del progetto, anche al fine di valutare le eventuali alternative.
Ma veniamo a questi giorni. Nel corso della seduta n. 214 di mercoledì 24 luglio 2019 dell'Assemblea della Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato che lo Stato francese ha manifestato indisponibilità a ridiscutere l'opera secondo quanto richiesto dal Governo italiano e che una decisione unilaterale necessiterebbe di un passaggio parlamentare. Siamo quindi qui per impegnare il Parlamento in tal senso, ossia a promuovere l'adozione di atti che determinino: la cessazione delle attività relative al progetto per la realizzazione e la gestione della sezione transfrontaliera del nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione e una diversa allocazione delle risorse stanziate per il finanziamento della linea, al fine di promuovere la loro riassegnazione alle entrate del bilancio dello Stato, per essere successivamente destinate ad opere pubbliche alternative, maggiormente utili ed urgenti, sul territorio italiano e - aggiungo - per i cittadini italiani. (Applausi dal Gruppo M5S).
Permettetemi in conclusione una breve considerazione personale: essere contrari a quest'opera non è osteggiare lo sviluppo del Paese, ma avere una visione diversa. In un contesto di risorse limitate, pensiamo che si debba dire sì ad investimenti che riescano a consentire ogni giorno alle persone di non sprecare ore per raggiungere il posto di lavoro. Crediamo che sia più importante il tempo delle persone da spendere con i propri cari o da dedicare alle proprie passioni piuttosto che fare un'opera non indispensabile, per far arrivare patate o bulloni quaranta minuti prima a Lione. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Margiotta per illustrare la mozione n. 153 (testo 2).
MARGIOTTA (PD). Signor Presidente, l'intera vicenda della TAV, che discutiamo anche questa mattina, si può leggere alla luce di una cifra costante e purtroppo caratterizzante l'azione del Governo, non solo su questo argomento. La cifra è quella della totale ipocrisia, termine che utilizzerò molte volte nel mio breve intervento. A tale ipocrisia si è contrapposta invece l'altrettanto costante linearità del Partito Democratico, che in questa legislatura, ad iniziare dal question time del 12 luglio 2018, per continuare con una serie di question time, con la mozione del 7 marzo 2019, con la mozione di sfiducia al ministro Toninelli del 21 marzo e via dicendo, ha mantenuto sempre e costantemente un'unica linea. Voi, il Governo e tutti e due i contraenti il patto, avete mantenuto, altrettanto costantemente, l'ipocrisia.
Ipocrita è la frase contenuta nel contratto, più volte ribadita dal Governo giallo-verde, anche nella mozione di fine marzo e, poco fa, dalla collega appena intervenuta. La frase «ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia» mette insieme due concetti non solo distinti, ma in totale contraddizione l'uno con l'altro, visto che tale accordo non prevede alcuna revisione del progetto. Questi concetti non stanno insieme. È ipocrita la volontà del Governo di affidare la decisione all'analisi costi-benefici. È un chiaro stratagemma per prendere tempo, fingendo che si possa affidare a tecnici una decisione eminentemente politica, con una commissione che è stata costituita ad hoc, da tecnici già orientati e che si erano più volte espressi contro la TAV e una relazione lacunosa, imperfetta e di parte, con conclusioni di fatto predeterminate. È solo di qualche giorno fa un altro atto francamente ignobile, quello di aver allontanato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) l'unico esperto che si era espresso a favore della TAV. (Applausi dal Gruppo PD).
Parliamoci chiaro: anche se la relazione fosse stata perfetta e inattaccabile, ciò che non è per nulla, non avrebbe potuto esimere il Governo da una decisione politica. Ma il festival dell'ipocrisia è proseguito. Il 7 marzo la Lega, oggi paladina della TAV, ha respinto la nostra mozione, che voleva farla andare avanti e ha approvato il "brodino" di una mozione che riportava la frase contraddittoria del contratto già citata. Successivamente, come definire se non ipocrita l'abile lettera del presidente Conte dell'8 marzo, che provava a sostenere un'improbabile distinzione tra avvisi per la manifestazione di interesse e bandi, in modo da fingere di dar ragione a tutti e due i contraenti del patto. Poi è iniziata la pantomima paradossale e ridicola dell'arrampicata sugli specchi: «No-TAV, sì a mini-TAV», «no-TAV, sì a TAV leggera», «no-TAV, sì all'alta velocità, ma un po' più lenta». Non ci fosse da piangere, ci sarebbe francamente da ridere, ma con questa farsa avete tenuto in ginocchio il Paese.
Arriviamo ad oggi: le ipocrisie non sono finite, anzi hanno raggiunto l'apice. Il 1° luglio, sulla Gazzetta ufficiale europea vengono pubblicati i bandi di gara, atto conseguente agli avvisi, che ne erano indispensabile premessa. Il 23 luglio, il Presidente del Consiglio fa cadere, almeno lui, l'ultimo velo di ipocrisia e conferma il proprio sì alla TAV, peraltro dicendo che c'è stato un aumento di finanziamenti - cosa non del tutto vera, per la verità - e il Gruppo parlamentare che lo ha designato nel ruolo di Presidente del Consiglio presenta un'imbarazzata mozione salvavita, o almeno, secondo loro, salva-dignità. Con quale effetto? Semplice: sfiduciate di fatto il Presidente del Consiglio per la seconda volta in pochi giorni. Dopo la clamorosa manifestazione dell'uscita dei senatori del Gruppo MoVimento 5 Stelle, mentre il presidente Conte parlava in questa sede, ora siamo ad una mozione che chiede di fare il contrario di quello che egli ha detto di voler fare.
In una normale e fisiologica dinamica parlamentare, indipendentemente dall'esito finale della votazione, ciò aprirebbe la crisi, ma qui l'ipocrisia raggiungerà il suo apice, continuerete a far finta di niente e che «tutto va bene, madama la marchesa». Sono forse finite le ipocrisie? No, perché la summa di ogni ipocrisia arriva il 25 luglio, con la lettera del MIT, che dà il via definitivo alle procedure che riguardano l'Alta velocità, con un piccolo accorgimento: non lo firma il Ministro, ma un dirigente del Ministero. Siamo davvero alla farsa più totale.
Concludendo, almeno per oggi il Senato può esprimersi, a favore o contro. Adesso non c'è più tempo per i giochini. A favore o contro: tertium non datur. Non c'è via di fuga per nessuno, non c'è via di fuga per il Governo, non c'è via di fuga per la maggioranza e le proprie forze e non c'è via di fuga nemmeno per i Gruppi di opposizione. Signor Presidente, la parola ipocrisia viene dal greco ὑπόκρισις e in greco l'ipocrita è colui che agisce sul palcoscenico. La vostra è stata una messa in scena, uno spettacolo molto mediocre, che per fortuna è alle battute finali. Il lieto fine sarà per il Paese. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Nencini per illustrare la mozione n. 156.
NENCINI (Misto-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito che oggi il Senato tiene sulle mozioni non ha ragione e natura tecnica: è un dibattito essenzialmente politico e, per come si sono messe le cose, con la presentazione delle sei mozioni vanterà mirabolanti geometrie, tali da annichilire anche il talento di un grande pittore come Mondrian.
Provo a sottolineare questo aspetto, perché la parte tecnica è stata già risolta. Sono due le questioni tecniche sulle quali le risposte sono state già date. La prima è che se bloccassimo i 56 chilometri - che costano, collega grillina, non la cifra che ha detto lei, ma hanno un valore per l'Italia di 4,1 miliardi di euro, questa la cifra precisa - bloccheremmo un corridoio TEN-T di circa 2.000 chilometri.
La seconda questione riguarda il traffico sull'arco alpino. I dati ufficiali dicono che se nel 1967-1968 esso era di circa 20 milioni di tonnellate all'anno nel 2018 è passato a 200 milioni di tonnellate all'anno. Il grosso riguarda il mondo produttivo del Nord Italia. Quindi, se bloccassimo i 56 chilometri, i danni sarebbero assolutamente evidenti.
Ci sono quattro punti politici che vanno messi in evidenza. Il primo è un paradosso, signor Presidente. La Lega fa della TAV e della sua realizzazione una battaglia politica ma il paradosso è che oggi non presenta in quest'Aula alcuna mozione. Quindi, non c'è una posizione formale e ufficiale della Lega sanzionata dalla presentazione di un documento politico: e oggi si discute di documenti politici.
Il secondo punto è una "bestemmia". La "bestemmia" è quella prevista nella mozione del MoVimento 5 Stelle: io non ho memoria, ma immagino che vi sia qualche precedente (e se vi fosse qualche precedente, oggi sarebbe stata l'occasione perfetta per cancellarlo) di una mozione parlamentare del Senato che impegna il Parlamento medesimo. Ripeto se vi fosse stato un precedente, oggi sarebbe stata l'occasione per cancellare, abradere e togliere quel precedente. Un organo che impegna se medesimo, infatti, lo trovo qualcosa che, nella grammatica italiana, è molto peggio di un ossimoro.
Il terzo punto è il bluff. Se la Lega non presenta un documento in discussione, tanto tuonò che non piovve. La minaccia di elezioni anticipate, che ogni giorno il vice presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno Salvini, agita costantemente è destinata a cadere nel vuoto. L'occasione sarebbe stata quest'oggi, avendo un Governo diviso e avendo un Presidente del Consiglio che ha preso un impegno recente di fronte agli italiani, che oggi non può essere sanzionato dal voto dell'Assemblea.
Il quarto, e ho concluso, è il punto che io trovo positivo. Oggi viene sanzionata dall'Assemblea la sconfitta dei partiti antisistema, quelli che guardano al Parlamento come una sorta di accidente. Se oggi passano le mozioni, che possiamo definire per semplicità pro-TAV, sarà la vittoria, non del Governo o di una parte del Governo, ma di una maggioranza parlamentare che dice, in conferma, sì a un'opera infrastrutturale e logistica assolutamente indispensabile per l'Italia.
Quindi, se oggi questa decisione verrà valutata e assunta positivamente dall'Assemblea, potremo dire: viva il Parlamento! (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore De Bertoldi per illustrare la mozione n. 157 (testo 2).
DE BERTOLDI (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo oggi riuniti nell'Aula del Senato per permettere a una forza politica che sta al Governo di provare a salvare la faccia davanti ai propri elettori. Siamo qui, inutilmente riuniti in un'Aula parlamentare, perché un partito, che sta al Governo e non può sostenere il Governo che appoggia, vuole oggi cercare di dire ai propri elettori che è contro la TAV quando il proprio Governo e il Presidente del Consiglio dei ministri hanno detto che la TAV si deve fare. Ecco a cosa serve l'Assemblea del Senato, signor Presidente. Io me ne vergogno da parlamentare, prima ancora che da cittadino.
Peraltro, amici del MoVimento 5 Stelle, credo che questo tentativo di salvare la faccia davanti al vostro elettorato sia stato ampiamente smentito proprio da coloro che, per primi, vi hanno promosso e sostenuto. Mi rivolgo, carissimi, al leader del movimento no-TAV della Val di Susa, che ha detto che li state prendendo in giro - cito testualmente le sue parole - e che la vostra mozione è una farsa. Siamo allora tutti qui a discutere e a rischiare un'auspicata crisi di Governo e delle auspicate elezioni perché qualcuno di voi, invece che prendere atto di uno sbaglio e del fatto che da anni portate avanti una battaglia assurda, sta cercando di fare la TAV con la mano governativa e, con l'altra mano, di fare ancora l'opposizione urlante e dire che sono tutte baggianate.
Peccato, amici del MoVimento 5 Stelle - uso questo termine con stima e vera cordialità - che siete rimasti solo voi a dire no alla TAV, perché alla TAV credono i nostri imprenditori e tutte le categorie economiche, dalle più piccole alle più grandi, e tutti i partiti presenti in Parlamento. Il voto in Piemonte alle elezioni regionali, nella terra dove la TAV si dovrebbe realizzare, si è espresso per l'85 per cento a favore della TAV. Alla TAV crede l'Europa, che si assume la parte più alta del costo dell'opera. Ebbene, siete solamente voi qui a urlare ancora no-TAV. Non sarebbe forse meglio - permettetemi di dirvelo - che abbiate il coraggio di dire «ci siamo sbagliati, abbiamo capito che con il populismo non si costruiscono imprese, vie di comunicazione e sviluppo»? Ed alla cara collega Pirro, firmataria della mozione del MoVimento 5 Stelle, dico: altro che treni dei pendolari, nel momento in cui veniamo tagliati fuori dalle principali reti di comunicazione europee e l'Italia diventa un Paese oltremodo periferico, i pendolari non ci saranno più perché saranno a casa propria, disoccupati, oppure dovranno vieppiù prendere il treno ad alta velocità per andare all'estero, in Germania o Francia, a lavorare. Ecco la risposta che dovete darvi su questi problemi.
Cari colleghi, vorrei ora illustrare la mozione presentata da Fratelli d'Italia, che - mi pare ovvio e chiaro - fin dagli albori della nostra storia politica è per il Paese, i cittadini, il popolo e lo sviluppo e che vuole portare l'Italia al centro dell'Europa, di quel corridoio mediterraneo che non si limita a collegare Torino con Lione. Qualcuno - mi pare il ministro Toninelli - ha detto che non gliene frega niente di andare a Lione con la linea TAV. Io gli rispondo che la TAV non è la tratta Torino-Lione: la TAV, cari colleghi - lo dovreste sapere meglio di me - è la tratta che collega Lisbona, Barcellona, Torino, Trieste, Bologna e Ravenna, per arrivare fino a Kiev, nella lontana Ucraina. Questo è la TAV: è porre l'Italia al centro delle vie di comunicazione europee.
Voi, con la vostra mozione, presentata esclusivamente per salvare la faccia, vorreste portare l'Italia al di fuori di queste comunicazioni. Dovrete dire grazie - me lo auguro - almeno questa sera alla responsabilità delle forze di opposizione, che probabilmente non lasceranno quest'Aula, lasciando a voi la vergogna di impegnare un Parlamento contro il proprio Governo. Peraltro, mi sembra inutile ricordare, ma lo faccio ugualmente, che non è mai accaduto che un partito politico di maggioranza uscisse dall'Aula quando parla il Presidente del Consiglio dei ministri, che è espressione della vostra forza politica e di quel Governo che voi rappresentate con la maggioranza dei parlamentari.
Leggo però poi sui giornali che, secondo il ministro Toninelli - quello del no-TAV - il suo alleato Salvini è un nano malefico: mi chiedo allora, amici della Lega, come fate a governare con chi definisce il vostro leader un nano malefico. Credo che stiamo prendendo in giro gli italiani e il popolo italiano, ma non possiamo permettercelo e non ce lo permettono né la nostra economia né le nostre istituzioni.
Fratelli d'Italia, quindi, con forza e convinzione dice sì a questa mozione a favore della TAV. (Reiterati commenti della senatrice Matrisciano). Lo dice perché siamo convinti che il progetto TAV significhi due cose, colleghi. Prima di tutto, significa maggiori vie di comunicazione, commerci più rapidi e trasporto di persone e cose più celere: questo è la TAV, ma non basta; se questo è il presupposto per lo sviluppo economico, infatti, significa anche tutela ambientale.
MATRISCIANO (M5S). Il terzo valico ha l'amianto!
DE BERTOLDI (FdI). Di quel traffico da 3,5 milioni di camion che transitano tra l'Italia e la Francia, infatti, il 95 per cento, a regime, verrebbe in tal modo portato su ferrovia: questo significa difendere il nostro territorio.
Nella mozione di Fratelli d'Italia, che vi invito a leggere, non si parla di previsioni in crescita sul trasporto merci: facciamo riferimento alle stesse 40 milioni di tonnellate che oggi rappresentano il trasporto merci in Italia e che - lo ribadisco - alla luce delle più scientifiche teorie, a regime vedrebbero il 95 per cento trasportato su rotaia.
Dunque, sì alla TAV, quindi, per la crescita economica, ma anche per la tutela del nostro ambiente e del nostro territorio.
A questo punto, muovo anche una considerazione costituzionale e parlamentare. Purtroppo mi tocca sempre citare il ministro Toninelli, e non perché ricordi molto bene quel pugno alzato (peraltro, anche lì, con la mano sbagliata: non dovrei insegnarlo io, ma credo tutti sappiano che quella giusta è la sinistra e non la destra); permettetemi di chiudere questa parentesi, che però, certamente non mi lascia buoni ricordi da parte di un Ministro in un'Aula parlamentare. (Commenti della senatrice Nocerino). Ebbene, ho sentito il ministro Toninelli dire che non c'è alcun problema, perché la mozione impegna il Parlamento e non il Governo, e mi pare di aver sentito un'affermazione simile questa mattina anche nelle dichiarazioni del ministro Di Maio.
Signori, ma che ne è dell'abc parlamentare? Il Parlamento esprime un Governo e, nel momento in cui dice una cosa diversa da quella che quest'ultimo propone, se ne devono trarre le conclusioni, amici del Movimento 5 Stelle. Non dico nulla sul fatto che siate contro lo sviluppo e l'ambiente, ma per lo meno traetene le conseguenze. Se il vostro Presidente del Consiglio e il vostro Governo prendono una posizione con la quale non siete d'accordo e vorreste che il Parlamento ne prendesse un'altra, traetene le conclusioni, siate coerenti e non prendete in giro né noi né, soprattutto, gli italiani.
Trovo un giustificazione anche nel vostro modo di comportarvi. Ricordo a me stesso e a voi che da sempre, alla base della vostra politica, c'è stata la decrescita felice: l'unico modo di uscirne bene, a mio parere, sarebbe bene che ognuno di voi ricordasse che siete per la decrescita felice. Se questo è davvero ancora il vostro intendimento, ecco che la vostra posizione si spiega. In caso contrario - e credetemi: lo dico davvero con spirito di amicizia e collaborazione, perché su tanti temi invece ci troviamo maggiormente d'accordo - vi invito a riflettere prima di mettere in votazione la vostra mozione, convinto che fareste fare una pessima figura anche ai vostri elettori.
In conclusione, rivolgo il seguente appello agli amici del Movimento 5 Stelle: ritirate la vostra mozione, che oggi non ha significato, date dignità al Governo che a tutt'oggi rappresentate e votate invece quella di un partito che ha certamente radici forti e solide nel proprio passato, ma che sa guardare al futuro con cognizione di causa e razionalità; votate la mozione di Fratelli d'Italia! (Applausi dal Gruppo FdI).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice De Petris per illustrare la mozione n. 159.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, lei sa che sono intervenuta in quest'Aula sulla TAV tantissime volte dal 2001 e oggi ho ancora più motivi di ieri per considerare la realizzazione di questa opera assolutamente inutile, sbagliata e dannosa.
I motivi si sono sommati negli anni. Ho sentito il collega De Bertoldi invocare Lisbona. Le do una notizia: il Portogallo è uscito dal progetto TAV da molto tempo, dal 2013. Poi a conclusione del mio discorso parlerò anche della fine del Tratto francese.
Colleghi, è evidente a tutti che, quando il Presidente del Consiglio dà l'annuncio secondo cui fermare la TAV costerebbe di più che realizzarla, dice a nostro avviso cose che non stanno in piedi, che non sono vere, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista dell'utilità dell'opera. Cerco di spiegare per quale motivo questo non è vero. Innanzitutto si basa su una promessa della commissaria europea di dare altre risorse per la realizzazione dell'opera e di portare il finanziamento del tunnel al 55 per cento. Sono vaghe promesse e, tra l'altro, stiamo parlando della vecchia Commissione. Pertanto, è ancora tutto da vedere.
C'è poi un altro problema che non è mai stato risolto e che poteva essere lo strumento per impugnare il trattato stesso e andare all'arbitrato internazionale. Il problema c'è sempre stato. Nel 2004, quando l'allora presidente del Consiglio Berlusconi firmò l'accordo con la Francia, sottoscrisse un accordo iniquo perché, in base allo stesso, dobbiamo sostenere una spesa maggiore rispetto alla Tratta del tunnel in territorio nazionale: l'Italia paga il 58 per cento a fronte di un terzo dell'opera nel nostro territorio nazionale. Non vi erano proprio gli estremi per rivedere il trattato.
C'è anche un'altra novità. In tutti questi anni abbiamo sostenuto che l'opera era sproporzionata e inutile rispetto alle previsioni del traffico merci su quella tratta. Rispetto al 1997, quando l'opera era stata concepita, ovvero più di trent'anni fa, le cose non solo sono cambiate dieci anni fa, ma sono cambiate tutt'ora. Il mondo era completamente diverso; la previsione di traffico era molto più ampia e noi abbiamo avuto - dati alla mano - una riduzione del traffico ipotetico di merci su quella tratta di oltre il 30 per cento rispetto al 1997. Nel frattempo, infatti, tutto si è spostato sulla Svizzera e sul Gottardo. La Svizzera, mentre pensava al tunnel, ha realizzato una programmazione e una rete per quanto riguarda il sistema di trasporto ferroviario all'interno del proprio Paese.
Non solo. Ha fatto una politica per spostare il traffico merci dalla gomma al ferro e ha vietato il transito il transito dei TIR, quindi ha fatto un'operazione che ha permesso, una volta aperto il Gottardo, di spostare tutto il traffico in quella direzione.
Questi sono gli elementi tecnici seri e non ideologici su cui ragionare. Per non parlare poi dell'impatto ambientale, che non è diminuito. Qui qualcuno invoca l'ambiente per invocare la realizzazione dell'opera, ma è esattamente il contrario.
A questi elementi che cosa si è aggiunto? La Francia nel 2017 ha deciso di spostare la realizzazione dell'opera sulla tratta nazionale e di rivederla nel 2038, perché nel frattempo nel suo programma ha deciso di investire innanzitutto - quello che dovremmo fare noi utilizzando le risorse invece destinate alla TAV - su un altro scenario, che è quello del miglioramento del pendolarismo su tutto il territorio nazionale, rivedendo il proprio programma di investimenti fino al 2037 su questa ipotesi di lavoro.
Noi andiamo avanti col tunnel? Ma a cosa si collega poi questo tunnel, visto che la tratta nazionale francese è rinviata a una decisione da prendere nel 2038? Ripeto, la Francia ha deciso in questo momento di spostare quelle risorse su opere che ritiene molto più utili per il sistema di trasporto francese.
Per quanto riguarda le risorse, torno a ripetere che non c'è il finanziamento maggiorato da parte dell'Europa; ad oggi non c'è. Considerata l'iniquità della ripartizione dei costi tra Francia e Italia e gli elementi oggettivi della diminuzione drastica del traffico su quella tratta, ci sarebbero stati tutti gli elementi per il Governo per decidere di non realizzare l'opera, o comunque di ricontrattare o di sospendere in attesa delle ulteriori decisioni da parte della Francia. Invece il Governo cosa fa? Accelera e prende la sua decisione.
Ho partecipato a tante discussioni in quest'Aula, ideologiche - almeno, qualcuno ha detto che lo erano - ed altre molto tecniche, ma alla farsa non c'eravamo ancora mai arrivati: quella di oggi è una farsa. (Applausi del senatore Martelli). Noi a marzo abbiamo già fatto una discussione sulle mozioni, i 5 Stelle hanno già bocciato l'unica mozione nostra che era contro il progetto TAV; adesso si mascherano dietro una mozione che è certamente no-TAV, ma che impegna il Parlamento e che non nomina mai il Presidente del Consiglio, ossia colui che ha detto che l'opera d'ora in poi si farà. Tutto questo è un gioco delle parti che sta svilendo una discussione seria che riguarda anche i progetti, la programmazione, il sistema dei trasporti, di cui non c'è traccia.
Per questo motivo, con tutti gli elementi anche oggettivi che noi abbiamo inserito nella nostra mozione, chiediamo di impegnare il Governo - sottolineo il Governo, non noi stessi - a non realizzare l'opera, perché - torno a ripetere - i costi sarebbero da ogni punto di vista (ambientale, trasportistico e di risorse) maggiori dei benefici. Noi non giochiamo, siamo sempre stati coerenti e portiamo avanti la nostra battaglia non per motivi ideologici, ma perché pensiamo che andare avanti con la TAV significa solo e unicamente sprecare risorse, fare un'opera inutile e sacrificare invece quello di cui c'è veramente bisogno nel nostro Paese, cioè rivedere tutto il sistema dei trasporti. (Applausi dal Gruppo Misto).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Pichetto Fratin per illustrare la mozione n. 162 (Testo2).
PICHETTO FRATIN (FI-BP). Signor Presidente, noi oggi non avremmo voluto arrivare a ridiscutere temi che sono stati frutto di scelte meditate e valutate in diversi anni. Nella nostra mozione indichiamo il percorso della discussione che ha portato alle scelte del nostro Paese, che parte dal 1992, quando sono stati individuati i progetti prioritari per lo sviluppo dell'Unione europea nel settore dei trasporti e dell'energia; poi, ancora, nel 2001 quando, sotto il Governo Berlusconi, è stato definito il tracciato che riguardava il cosiddetto Corridoio 5, dapprima Lisbona-Kiev, poi Madrid-Kiev, ricordando anche che, su questo tracciato, dall'altra parte oggi la Cina sta progettando la Pechino-Teheran e, in seconda fase, ha annunciato la Teheran-Kiev. Sono già arrivati i treni dalla Cina, con un viaggio di oltre 11.000 chilometri, passando, in questo caso, dalla Germania.
Nel 2012 sono iniziati i lavori; nel 2018 si è completata la procedura di questo pezzo del Corridoio 5 che è la Torino-Lione. L'Italia, in mezzo al Mediterraneo, è in una posizione strategica, in positivo e in negativo, anche con le difficoltà che ne derivano: il voto recente ha riguardato una delle questioni centrali per il nostro Paese: parliamo di immigrazione e di sicurezza. L'Italia comunque crocevia dei traffici del mondo e può esserlo in misura maggiore oppure può essere tagliata fuori.
Nella trattativa degli anni tra il 1995 e il 2000 il tracciato del Corridoio 5 sarebbe dovuto passare a nord delle Alpi; il nostro Paese ha fatto una battaglia per averlo a sud delle Alpi, per non essere tagliato fuori.
Pertanto, la discussione e la scelta che oggi faremo col voto sulle mozioni in Assemblea non solo investe noi contemporanei, ma riguarda essenzialmente i giovani, anzi i giovanissimi. È un po' surreale, perché non può essere diventato un dibattito per pure posizioni di parte e per riempire i media di dichiarazioni, salvo davvero che la visione che si vuole rappresentare sia quella di un modello di marginalità, di arretratezza, della valigia in mano verso altri lidi. Vogliamo questo per le generazioni future?
Colleghi, forse rispetto tutto questo passa anche in secondo piano (dico "forse" ma me ne rammarico) l'infrangere impegni istituzionali, accordi, contratti, leggi approvate. Partiamo dal 1992 per andare avanti. È vero che non sempre questo Paese ha mantenuto gli impegni. Pensate alle guerre: gli alleati dell'inizio non sono mai stati gli alleati della fine delle guerre, non sempre in senso negativo, personalmente.
Forza Italia non ha mai avuto dubbi e tentennamenti ed è sempre stata per una scelta precisa: lo sviluppo economico, il progresso, che significa lavoro, benessere, essere al centro e dare una sostenibilità ambientale, che è uno degli obiettivi che erano stati fissati nel 1992. Ecco perché vi è l'unione tra traffico, trasporti ed energia. Era l'obiettivo di Kyoto quello di arrivare, nei prossimi decenni, a trasportare senza inquinamento il 50 per cento delle merci, servire le persone nel modo più salubre ed efficiente.
Colleghi, siamo a Roma; quanti prendono l'alta velocità da Milano o da Torino per venire a Roma e si rendono conto di quanto sia importante, salubre, utile in termini di efficienza e benessere?
Gli oppositori al progetto fanno leva sulla sostenibilità, sul rapporto costi-benefici. In questi costi-benefici sono stati indicati il consumo dei carburanti come elemento di positività, perché certamente generano accise, e, dall'altra parte, i pedaggi autostradali, anche se stranamente il rapporto con Autostrade è un po' difficile per una parte di questo Governo. I pedaggi autostradali sono ritenuti una positività, perché chiaramente determinano entrate da parte della società autostradale e automaticamente tasse per lo Stato. Ma forse gli elementi di valutazione di benessere del popolo non possono essere questi, non possono essere queste le bandiere.
Noi non siamo per la scelta dell'arretratezza; noi non siamo per la fabbrica dei disoccupati. Forza Italia è sempre stata decisamente e orgogliosamente a favore dello sviluppo, senza tentennamenti, quindi vuole il TAV (treno ad alta velocità) a sud delle Alpi; vuole lo sviluppo economico, che significa progresso ed occupazione; vuole la difesa dell'ambiente, che, a obiettivo raggiunto, ad alta velocità costruita, significa un milione di veicoli in meno che attraversano le Alpi; vuole per gli italiani i benefici dello sviluppo e non la marginalità rispetto al resto del mondo.
Ecco perché la nostra mozione si conclude chiedendo la conferma degli impegni che la Repubblica italiana ha assunto con gli altri partner europei. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni).
SACCONE (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SACCONE (FI-BP). Signor Presidente, desidero aggiungere alcune considerazioni riguardo alla mozione da noi presentata. Finalmente oggi, con questo atto mettiamo fine a questa farsa. Oggi, finalmente, il Senato pone fine a questa tragicommedia alimentata soprattutto dai 5 Stelle.
Vede, Presidente, oggi è in corso un tentativo non solo di ingannare l'opinione pubblica, ma di umiliare i nostri concittadini, perché di umiliazione dell'intelligenza dei nostri cittadini dobbiamo parlare quando un partito che è di maggioranza relativa presenta una mozione no-TAV e chiede, in un punto, la cessazione delle attività relative al progetto per la realizzazione della TAV.
Tornate con i piedi per terra! Qui c'è la lettera del vostro Presidente del Consiglio Conte che dà il nulla osta al proseguimento dei lavori. Piantatela con questa ipocrisia. Con questa metodologia gli italiani vi stanno voltando le spalle. State ingannando non solamente il Paese, ma soprattutto voi stessi, perché, è vero, siete arrivati in Parlamento grazie al "vaffa-Day" ma il "vaffa-Day" ha riempito le tasche di Beppe Grillo e ha riempito le piazze, ma con il "vaffa-Day" non si governa la quinta potenza del mondo. Questa è la vostra contraddizione.
Presidente, abbiamo perso un anno. Addirittura c'è un Ministro che si chiama Toninelli che in questo anno ha voluto narrare al Paese che c'era bisogno di una commissione per verificare il rapporto tra costi e benefici. Abbiamo perso un intero anno perché quella commissione ha deliberato il falso e addirittura sapete cosa è successo a chi ha votato contro in quella commissione, cioè l'ingegner Coppola? È stato cacciato via. Eravate il partito della dello streaming, il partito della trasparenza, il partito dell'allargamento del dibattito e cacciate chi non è d'accordo con quella relazione! (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Questo è successo ed è questa la ragione principale per cui oggi voi perdete consensi. Lo dico agli amici della Lega: oggi sempre questo famigerato ministro dell'infrastrutture Toninelli, ha definito il ministro Salvini un nano che cammina sulle spalle dei giganti. Io non so quale sia la statura del ministro Salvini, non spetta a me dirlo. Ho però assoluta certezza che i 5 stelle al Governo hanno dimostrato di non essere dei giganti.
Vede Presidente, da oggi in poi, questo MoVimento non dobbiamo più chiamarlo 5 Stelle, ma 5 Inganni. Oggi si chiude l'inganno della TAV, l'inganno del TAP, l'inganno dell'Ilva, l'inganno di Atlantia. Avevate detto, il giorno dopo la tragedia del Ponte Morandi, che avreste cacciato i Benetton dalla gestione della società Autostrade per l'Italia. Non solo non li cacciate ma gli date pure l'Alitalia, e alla fine - ed è questo il vostro de profundis - avete persino detto sì alla deroga dei due mandati.
Oggi è il de profundis di questo Governo, ma soprattutto dei 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.
PEROSINO (FI-BP). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, da piemontese non potevo non parlare. Viaggio in Frecciarossa e vedo sul Frecciarossa che ci sono dei colleghi del MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Il Frecciarossa attraversa le gallerie da Firenze a Bologna, o viceversa, e da Firenze a Roma, che sommate sono superiori alla lunghezza della galleria costruenda. A questi colleghi che non nomino (magari li guardo, così evito di nominarli) dico: venite in bicicletta. Io sono già venuto due volte a Roma in bicicletta nella mia vita, sogno la terza e dico che è possibile. Venite con gli scassati regionali. Se non ci fosse l'Alta velocità, ideata e realizzata dal governo Berlusconi e dall'amministratore delegato Moretti, un grande amministratore delle Ferrovie, saremmo al Medioevo.
Come sono nati i no-TAV? Sono nati dalla sinistra, che purtroppo fino a dieci anni fa li ha accompagnati, facendo finta di essere qui sì-TAV mentre in Val di Susa contraria. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Sono nati dagli antagonisti, da quelli che dopo l'approvazione del decreto sicurezza bis hanno dichiarato che non possono più andare in giro col casco a randellare i poliziotti e la gente normale, tutta gente che noi rappresentiamo, interclassisti e lavoratori di ogni categoria. Devono andare a lavorare e non fare gli antagonisti e le marce no-TAV. Poi purtroppo fanno parte dei movimenti no-TAV anche persone normali che vi hanno creduto in buona fede. Poi dicono che è colpa di coloro che hanno inventato il movimento no-TAV se si sono create divisioni in Val di Susa, nelle famiglie e nei paesi. Andate vedere le elezioni amministrative dei paesi della Val di Susa cosa sono diventate. Sono fratture che durano anni, decenni.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 10,01)
(Segue PEROSINO). Perché perciò dire sì alla linea TAV e no alla prima mozione, quella dei 5 Stelle? Lo hanno già spiegato i colleghi: sviluppo, merci e passeggeri che transitano ad alta velocità ed evitano perciò l'inquinamento e riducono lo stress. Perché quelli che oggi sono contrari alla TAV erano già contrari all'autostrada del Frejus. E oggi cosa sarebbe la Val di Susa? Dove si passerebbe per andare in Francia? Avevano più buon senso i nostri antenati, centocinquanta o duecento anni fa, quando hanno iniziato a scavare il tunnel, vi passavano un po' chinati perché erano bassi, poi man mano sono stati ampliati, ma a volte sono ancora quelli: mi riferisco al traforo del Colle di Tenda.
Realizzare la TAV dà e darà lavoro per anni. Ci sarà più verde, perché sarà un verde ordinato attorno alle stazioni e nel sistema di costruzione moderno. Ci sarà veramente sviluppo. Di fronte abbiamo questa famosa decrescita. All'inizio non capivo che cosa fosse quando è nato il Movimento 5 Stelle, poi ho capito che era davvero infelice (forse salvo quelli che ne fanno parte). Poi si può anche governare facendo un bilancio a debito. Ma sì, facciamo il debito, poi qualcuno lo pagherà, forse vinceremo al Totocalcio, forse ci penseranno i santi o quelli che verranno. Noi siamo i puritani - dicono alcuni - perché gli italiani sono tutti evasori e sono tutti corrotti e corruttibili. Li vedo quelli che pronunciano queste frasi. Odiamoci bellamente che si può vivere anche odiandoci.
Voglio qui rappresentare - e lo ripeto - i lavoratori di tutte le categorie: quelli manuali (che ci sono ancora), gli impiegati e gli autonomi che al mattino si svegliano per guadagnarsi la giornata. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Voglio parlare a nome del Movimento sì-TAV, che qui è rappresentato in tribuna da persone che si sono impegnate tanto. E chiudo dicendo che noi di Forza Italia e tutto il centrodestra (lo dico apposta: tutto il centrodestra che ancora c'è) siamo per la vita, siamo per l'ottimismo, siamo per l'amore, siamo per la bellezza e l'amicizia. Perciò viva la TAV e viva l'Italia migliore! (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà.
LAUS (PD). Signor Presidente, su un punto sono d'accordo con il vice presidente Salvini. Sono d'accordo con il vice presidente Salvini perché ha sostenuto e sostiene che il MoVimento 5 Stelle e il suo rappresentante non sono in grado di rappresentare il sistema infrastrutturale del nostro Paese. Ministro Toninelli, il destinatario sei tu; devi dimetterti e devi andare a casa! (Applausi dal Gruppo PD).
Ma probabilmente anche questo concetto, per il ministro Toninelli, è un po' difficile da comprendere.
Non mi soffermo sull'importanza dell'infrastruttura strategica del nostro Paese. La TAV non è un'infrastruttura che attiene alla città di Torino o alla Regione Piemonte, ma è una infrastruttura che interessa il respiro internazionale del nostro Paese. Non mi soffermo nemmeno sull'analisi costi-benefici, una pagliacciata, una buffonata che ha esposto al ridicolo il nostro Paese, minandone sostanzialmente la credibilità internazionale. Non parlo nemmeno del mini-TAV, ma inizio parlando del contratto giallo-verde. In quel contratto voi dite testualmente che vi impegniate a sospendere l'opera e a ridiscuterne integralmente il progetto. E ora? Che succede, dopo che il presidente Conte dice che l'opera deve essere tassativamente fatta e che il vice presidente Salvini - anche su questo sono d'accordo con lui - dice che abbiamo perso troppo tempo e che bisogna correre per aprire tutti gli altri cantieri generati dai mille no del MoVimento 5 Stelle?
Al presidente Conte, che è venuto qui all'inizio della legislatura a spiegarci l'articolo 1321 del codice civile che disciplina i contratti, e che ora è assente, chiedo qual è in questo momento la parte inadempiente da un punto di vista contrattuale. Maggioranza e Governo sono due forze distinte e distanti o no? Che cosa spieghiamo oggi agli italiani? Chi paga il conto dell'inadempienza? Ebbene, se il professore e presidente del Consiglio Conte non lo sa, glielo dico io che la responsabilità contrattuale è sua. Deve dimettersi e deve andare a casa: lui, il Governo e questa maggioranza! (Applausi dal Gruppo PD).
Il ministro Di Maio, come il MoVimento 5 Stelle, è ingrassato da un punto di vista politico, con i mille no che partono dal Piemonte e approdano fino alla Sicilia e oggi siete stati seppelliti da una pernacchia del leader del MoVimento 5 Stelle Perino, che vi ha detto che avete perso la dignità politica. Voi non avete l'abito della dignità politica. Airola, siete rimasti in mutande! Alzati e cammina e guarda con fierezza i tuoi amici no-TAV che hanno organizzato consenso da anni a questa parte! (Commenti ironici dal Gruppo M5S). Non abbiamo bisogno di applausi.
Per quanto riguarda la mozione - mi rivolgo a lei Presidente, ma in modo particolare al Presidente del Senato - come è possibile rendere ricevibile una mozione che impegna il Parlamento? Le Camere sono due, la mozione può impegnare questa Camera, non la Camera dei deputati. Non è possibile. È una mozione truffaldina, finalizzata nuovamente all'organizzazione del consenso. È inaudito, non è assolutamente possibile accettarla. E poi che fate? Oggi il ministro Di Maio dice che bisogna impegnare il Parlamento, perché il Governo non c'entra. Ma se non c'entra il Governo, mi dovete spiegare perché nel mese di marzo avete approvato una mozione che impegna il Governo a rivedere l'Alta velocità e ora il Parlamento diventa protagonista. Siete vergognosi. (Vivaci commenti dei senatori Marco Pellegrini e Croatti).
Oggi però avete inaugurato l'Alta velocità. Perché con una velocità così alta cambiate pensiero.
PRESIDENTE. Colleghi del MoVimento 5 Stelle, per cortesia, lasciate terminare l'intervento, poi ci penserà la Presidenza a disciplinare. Non prendetevi funzioni che non vi competono. Prego, senatore Laus, termini.
LAUS (PD). Se me ne danno la possibilità.
PRESIDENTE. Intanto la invito a concludere l'intervento perché siamo ai limiti.
LAUS (PD). Sono agitati.
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, senatore Laus. (Commenti del senatore Marcucci).
Senatore Marcucci, sono stati equamente richiamati tutti. Cerchiamo di far terminare il senatore Laus.
LAUS (PD). Vorrei manifestare la mia solidarietà nei confronti delle colleghe e dei colleghi del Movimento 5 Stelle, perché stanno vivendo un momento di difficoltà. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti della senatrice Lupo). Oggi avete inaugurato l'alta velocità del pensiero, perché siete riusciti, con una velocità impressionante, a cambiare idea in pochissimo tempo, dalla sera al mattino. Complimenti! (Applausi dal Gruppo PD. Commenti della senatrice Lupo).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà.
GALLONE (FI-BP). Signor Presidente, colleghi, Governo, oggi mi rivolgo ai senatori del MoVimento 5 Stelle: pensavamo che vi fosse passato il capriccio, dopo che il tentativo di giustificarvi attraverso il rapporto costi-benefici di un'opera come la TAV era fallito. Pensavamo vi foste messi l'anima in pace, dopo che siete rimasti gli unici a sventolare ancora la bandiera "No TAV", mentre la maggioranza degli italiani è favorevole. E invece... (Brusio).
BERNINI (FI-BP). Signor Presidente, un po' di silenzio, per favore.
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, senatrice Gallone. Chiedo ai colleghi che stazionano al centro dell'Emiciclo di prendere possibilmente posto e di consentire di svolgere gli interventi anche a chi non ha lo stesso tono di voce del senatore Laus. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Prego, senatrice Gallone.
GALLONE (FI-BP). Dicevo che pensavamo vi foste messi l'anima in pace, dopo che siete rimasti gli unici a sventolare ancora la bandiera "No TAV", mentre la maggioranza degli italiani è favorevole. E invece ciclicamente in questa legislatura, quando vedete calare i vostri consensi, quando il vostro alleato di Governo vi toglie gli argomenti, riproponete sempre la stessa storia: la contrarietà alla Torino-Lione.
Capiamo che ormai vi è rimasto ben poco da promettere e avete svuotato la vostra anima politica per un accordo innaturale, ma fatevene una ragione. Prendetevi le vostre responsabilità, perché è davvero disarmante il continuo rincorrere le beghe interne di un Governo che sta bloccando il Paese nel continuo tira e molla, senza un piano strategico e senza alcuna visione. (Commenti del senatore Marco Pellegrini). Ce lo volete o no dire cosa volete fare dell'Italia? (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ce lo dite o no come intendete dare risposte a tutti coloro che vedevano e vedono nel progetto la possibilità di avere un lavoro sicuro e stabile per anni, a tutti quegli italiani, a quegli imprenditori, alle comunità locali, ai cittadini che chiedono sviluppo e competitività? Come intendete rispondere? Rimanete fermi a guardare?
L'Italia dai tempi degli antichi romani ricopre un ruolo centrale nel Mediterraneo e in Europa, grazie alla sua posizione strategica, e lo ha mantenuto costruendo infrastrutture e grandi opere, utili a collegare la nostra penisola con il resto del mondo, senza paura del futuro; costruendo una rete di collegamenti che hanno fatto nascere e crescere una Nazione, che, seppur piccola, rappresenta ancora oggi una potenza mondiale. Ma voi no. Voi non avete a cuore le sorti dell'Italia. A voi, con egoistica presunzione, basta la vostra isola felice dove raccogliere voti in cambio di inutili promesse, di sterile assistenzialismo e di slogan. Preferite un'Italia vuota, vuota come le idee, annichilita; un'Italia ferma - come ho già detto - come una boa nel Mediterraneo.
Noi no. Noi vogliamo l'Italia locomotiva d'Europa. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Mentre il mondo corre, voi ci tenete ancorati ai vostri dogmi ideologici, ai quali non credete più nemmeno voi. Ma ci vuole così tanto a capirlo? Davvero vogliamo far credere ai cittadini che gli altri Paesi possono andare a costruire le ferrovie sott'acqua, come il tunnel della Manica, e noi non possiamo ammodernare una galleria fatta nell'800? (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Quella che volete bloccare è parte della futura metropolitana d'Europa e serve a far muovere il 18 per cento della popolazione europea, in regioni che rappresentano il 17 per cento del PIL europeo. Se l'Italia si tirasse fuori, rimarrebbe esclusa da ogni introito e non saremmo per niente competitivi. E la questione ambientale, che tanto vi sta a cuore? La linea Torino-Lione consentirà di risparmiare sui costi di trasporto e di eliminare 3 milioni di tonnellate di CO2 all'anno. (Commenti della senatrice Nugnes)
Un Paese che non si muove è un Paese fermo. L'Italia non può permettersi più di stare a guardare. Volete smetterla di tenere in ostaggio gli italiani con i vostri capricci? Colleghi del MoVimento 5 Stelle, nella vostra mozione chiedete una pronuncia del Parlamento «volta ad escludere la prosecuzione delle attività connesse alla realizzazione dell'opera». Questa pronuncia dal Gruppo Forza Italia non l'avrete mai (Applausi dal Gruppo FI-BP), perché noi siamo per l'Italia, per il suo sviluppo, per la sua crescita, per il lavoro, per l'economia e per l'ambiente.
Mettetevi il cuore in pace, lasciate lavorare gli italiani, che per fortuna, nonostante voi, ce la faranno lo stesso. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà.
MARTELLI (Misto). Signor Presidente, vorrei partire dall'impegno formulato nella mozione di maggioranza, quella del MoVimento 5 Stelle, e vorrei chiedere se siamo seri nello scrivere che bisogna «avviare, in sede parlamentare, un percorso volto (...) a promuovere (...) l'adozione di atti» normativi. Si vuole cioè impegnare il Parlamento a impegnarsi. Matematicamente si chiamerebbe un meta-impegno; nella pratica vuol dire portare un disegno di legge che abroga la legge di ratifica del trattato internazionale. Sarebbe bastato presentare in questa sede un disegno di legge.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,18)
(Segue MARTELLI). Sarebbe stata un po' una scorrettezza dal punto di vista del diritto internazionale, perché, essendo un disegno di legge di ratifica di un trattato, le buone pratiche internazionali vogliono che prima sia svolto un incontro governativo, nel quale uno dei due Governi comunica all'altro l'intenzione di recedere, di rinegoziare o di adire alla corte arbitrale. A quel punto i Parlamenti ratificano ciò che è stato deliberato in sede governativa. Francamente si tratta di un fatto che ha assai poco senso.
Detto questo, essendo una mozione parlamentare, sarebbe già priva di portata normativa anche se impegnasse il Governo; figurarsi una mozione che impegna il Parlamento a impegnarsi. Capite dunque che non è serio un dibattito di questo tipo. Se vogliamo votare una mozione che impegna il Governo a fermare l'opera, c'è la mozione n. 159, sottoscritta dai senatori De Petris, Nugnes, Martelli e da altri componenti del Gruppo Misto. La mozione esiste e quindi basta votarla, se l'intenzione è quella. Il problema, colleghi, nasce tutto dal momento in cui vi siete seduti al tavolo per scrivere il programma di Governo e avete deciso di ridiscutere la realizzazione dell'opera. Capite che, nel momento in cui si passa dal «no» al «parliamone», entrando così nella fase negoziale, vuol dire che si è aperti alla possibilità che arrivi qualcuno e proponga un'offerta che non si può rifiutare, come - ad esempio - pagare tutta l'opera. Se diventa una questione negoziale, a un certo punto il negoziato si chiude: se qualcuno si propone di fare tutto, non gli si può più dire di no. Quindi, l'errore è stato commesso a monte. Vorrei allora sapere con che testa chi ha un no come pregiudiziale politica non dica di non sedersi al tavolo delle trattative se prima non si mette nero su bianco il no e si può fare il resto, ma non questo. Allora, con più di trecento parlamentari, a cui si aggiungono tutti gli altri, non ci avete pensato? Può essere, ma secondo me bisognava pensarci.
Capite - e questo lo voglio dire - che le ragioni del no e quelle del sì hanno consistenza fattiva. Esistono ragioni del no che funzionano e ragioni del sì che funzionano. Esistono analisi costi-benefici che dicono una cosa e analisi che dicono il contrario e hanno entrambe ragione, perché si tratta di una questione politica. Almeno, io avevo capito così e credo anche molti altri del MoVimento 5 Stelle avevano capito che si trattasse di un no politico, un no a un certo modello di sviluppo basato sul trasporto delle merci, che voleva movimentare le merci per muovere il PIL. Forse ho capito male io o forse abbiamo capito male in tanti. Questo ancora non lo so, ma di certo non si entra nella fase negoziale se si è per il no, perché la fase negoziale prevede, a un certo punto, una chiusura del negoziato che, a certe condizioni, deve essere favorevole. Questa è la prima cosa.
La seconda osservazione riguarda la famosa analisi costi-benefici. Relativamente a quello che stavo affermando, esistono effettive ragioni per dire sì senza tirare in ballo Lisbona e Kiev, che si sono chiamate fuori, e senza far passare la linea ferroviaria Corridoio 5 per Ravenna, che è leggermente fuori strada.
Esistono, però, ragioni legittime, che non condivido, per dire no. Non posso però accettare che affermazioni del tipo "la realizzazione dell'opera è un regalo al partito del cemento" siano fatte da chi contestualmente, si vanta di aver sbloccato cantieri per 70 miliardi tra cui la tangenziale esterna di Bologna, che è sempre stata riconosciuta dal MoVimento 5 Stelle locale come uno spreco di denaro per una infrastruttura inutile, e tante altre strade e autostrade.
Rispetto a questo sblocco, che è il partito del cemento, pari a 70 miliardi, voi capite che i soldi per la Torino-Lione rappresentano una frazione. Quindi, quell'argomentazione non può reggere. Allo stesso modo, non posso sentire dire, tirando in ballo un'altra Nazione, che si tratta di un regalo alla Francia. Dobbiamo parlare di questo aspetto perché, anche sui costi, sono state dette delle inesattezze.
La linea Torino-Lione non è un buco nella montagna. La linea Torino-Lione è costituita da 270 chilometri, distanza da Torino a Lione. Il buco nella montagna collega Saint-Jean-de-Maurienne a Susa ed è lungo 57,5 chilometri. La tratta transfrontaliera, che è più lunga e si chiama transfrontaliera perché coinvolge le due frontiere, è pari a 65 chilometri: di questi 65, 45 chilometri sono in territorio francese e i restanti 20 in territorio italiano. Per quanto riguarda il tunnel, 12,5 chilometri fanno parte del territorio italiano e il resto solo in territorio francese. La ripartizione dei costi, ex ante, assegna il 40 per cento all'Unione europea - sempre soldi nostri - il 35 per cento alla Francia e il 25 all'Italia.
Possiamo ammettere che, in effetti, i costi sono iniquamente distribuiti. Naturalmente, bisognerebbe capire perché fu stipulato l'accordo in quei termini, ma ciò non è ora rilevante. È, però, motivo per adire all'arbitrato, che è contenuto nell'accordo, per ridistribuire i costi. Ma non si tratta di un regalo a Macron, perché è stato il primo a dire che non costruisce niente nella sua tratta nazionale finché non viene realizzato il tunnel di base; e questo perché, senza il tunnel di base, è inutile attrezzarsi per realizzare più di 100 chilometri di ferrovia.
Quindi, diciamo le cose come stanno, senza per forza trovare il capro espiatorio, che una volta è la Francia e una volta è un'altra parte. I cattivi esistono, ma fino a un certo punto.
Detto questo, per quanto riguarda la realizzazione in sé, facciamo un paragone. Quest'opera è stata concepita prima dell'inizio dei lavori del progetto AlpTransit, che comprendeva parte del tunnel di base (gallerie di base dello Lötschberg del monte Ceneri, dello Zimmerberg e del San Gottardo). Quelle gallerie, però, hanno già visto la luce quasi tutte, mentre da noi ancora non si è partiti, perché fondamentalmente non c'è alcuna idea di cosa fare con il tunnel. Non c'è un'idea di cosa fare con la linea ferroviaria Torino-Lione, perché, se la si avesse, la linea si completerebbe subito, come appunto hanno fatto gli svizzeri, i quali hanno iniziato i lavori nel 1999 e finito nel 2016. Questo è il motivo per cui la nuova ferrovia non si sta realizzando.
Ancora, sui flussi di traffico: noi dobbiamo riconoscere che quella direttrice è morta. È morta perché qualcuno ha fatto un'offerta migliore e il traffico è stato deviato. La linea storica non arriverà mai a saturazione, anche perché portare le merci costa troppo: bisogna portarle a 1.200 metri, non si possono portare i treni da 3,5 chilometri e bisogna salire in tripla trazione. Servono poi due zavorre per quando si scende, i raggi di curvatura sono stretti e l'interbinario è troppo piccolo.
La linea non arriverà mai a saturazione, dunque, perché costa troppo. Ma se non arriva saturazione perché le merci fanno un altro giro, ha senso aumentare l'offerta di trafori, sperando di fare concorrenza alla Svizzera sottraendole un po' di merci? Questo è il ragionamento che doveva essere la base dell'opzione zero, quella, cioè, di non realizzare proprio l'opera.
Altra questione riguarda lo spostamento del trasporto dalla gomma alla ferrovia. A parte che nel piano nazionale energia e clima sono previsti degli strani bonus che sostengono ancora il trasporto su gomma, noi dobbiamo capire che, ora come ora, il trasporto ferroviario nell'Unione europea è marginale. Per quanto riguarda il traffico merci, i dati sono i seguenti: sono 30 miliardi i chilometri percorsi in un anno dalle merci trasportate su ferrovia, sono 3.000 i chilometri percorsi su gomma. È un fattore di 1 a 100, anche se, in realtà, poiché un treno porta, per unità di chilometri, più merci, dovremmo dire che è un rapporto di 1 a 10, considerata la lunghezza media dei treni.
Il problema prima di tutto, è di legislazione, nel senso che lo spostamento del trasporto dalla gomma al ferro deve essere imposto, e non lasciato a una regola di mercato. Lo ha fatto la Svizzera e, se veramente volessimo dare un senso a quest'opera per chi la vuole fare, questo deve essere il primo punto.
C'è un'ultima cosa per quanto riguarda l'ulteriore allocazione delle risorse. Ai detrattori che dicono che si ferma lo sviluppo e il progresso, rispondo che attualmente esiste qualche cosa su cui i fondi potrebbero e dovrebbero essere dirottati. Mi riferisco al nodo ferroviario di Firenze, che prevede - prevedeva - la realizzazione di un sottoattraversamento ad alta velocità, con ingresso prima di Rifredi e uscita a Campo di Marte. Sono stati già spesi 968 milioni di euro e si tratta di un cantiere a cielo aperto che nessuno vede (bisogna guardare le immagini riprese con i droni). Sono stati spesi tanti soldi in progettazione e una stazione è stata concepita in modo faraonico. Vogliamo parlare di riallocare le risorse? Riallochiamole in quest'opera che favorirebbe un nodo veramente bisognoso di essere decongestionato. Occorre fare questo intervento anziché realizzare un tunnel tanto per fare qualcosa.
Questi sono i veri motivi per cui si deve dire no, a livello politico e governativo, alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. E ho detto tutto. (Applausi dal Gruppo Misto).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruspandini. Ne ha facoltà.
RUSPANDINI (FdI). Signor Presidente, colleghi senatori, credo possa essere utile riprendere oggi, a poco più di un anno dal nostro insediamento, il discorso che in quest'Assemblea abbiamo fatto sulla TAV.
Proprio qui il Gruppo Fratelli d'Italia cercò di essere comprensivo e di salutare con favore il Governo del cosiddetto cambiamento. Avevamo sperato che potessero essere in qualche modo riviste le politiche di austerity, con al centro il debito pubblico e il suo rientro, e la questione dell'interesse sul debito, che non lascia spazio agli investimenti per le nostre aziende, la nostra economia e il nostro popolo. Avevamo sperato che ci potesse essere una vera e propria inversione di tendenza rispetto a queste politiche. Purtroppo, invece, dobbiamo constatare che, a poco più di un anno, sono davvero poche le risposte in quel senso.
Nel frattempo - lo dico da membro della Commissione lavori pubblici, comunicazioni - subiamo un danno incredibile e viviamo una tragedia inenarrabile che rimarrà nella storia. Mi riferisco al sangue delle vittime innocenti del crollo del ponte Morandi e al danno all'immagine subito dalla nostra Nazione, incommensurabile anche questo. Vi è l'esigenza forte di rivedere la questione delle infrastrutture, con un taglio che non sia ideologico, cari colleghi del MoVimento Stelle.
La risposta all'occupazione non può avere un retaggio ideologico e ve lo dice chi, invece, ha un background e una storia alle spalle che sono l'esatto opposto. Noi siamo per il marmo che vince la palude e per le grandi opere pubbliche, perché una Nazione è grande se ci sono grandi opere pubbliche. Noi siamo in linea con la nostra storia e vorremmo che l'Italia si ricongiungesse e facesse pace con la sua storia migliore, quella degli acquedotti, delle strade e dei grandi collegamenti che ci hanno invidiato in tutto il mondo. Non abbiamo paura della concorrenza, da questo punto di vista.
L'Italia ha oggi - su questo non bisogna avere pregiudizi ideologici - un deficit strutturale che costa al Paese 70 miliardi di euro solo in esportazioni. Sapete quanto valgono 70 miliardi?
C'è tutta la differenza che esiste tra migliaia di negozi aperti e migliaia di negozi chiusi. Significano meno tasse, più servizi e centinaia di migliaia di posti di lavoro in più che le nostre infrastrutture possono dare all'Italia: sono il nostro futuro.
Se i 5 Stelle conoscessero l'Italia come dicono di conoscere, saprebbero che questa è la vera emergenza. Con la decrescita felice e il reddito di cittadinanza, purtroppo, non risolviamo il problema che esiste in tante zone del Sud, colleghi, dove avete preso una messe di voti. Faccio un esempio che non vuole andare nella direzione del populismo: in occasione dei nostri natali, ci sono sedie vuote, perché mancano i nostri figli migliori, che nel frattempo hanno tentato fortuna dall'altra parte del mondo. Non li facciamo rientrare con il reddito di cittadinanza, con la mancetta o la teoria della decrescita felice: li facciamo tornare se - e solo se - una politica seria fa sì che ci sia sviluppo e l'intervento dello Stato dia davvero i frutti sperati; soltanto la dignità e il lavoro possono ridare speranza alla nostra Nazione. (Applausi dal Gruppo FdI).
Secondo Confindustria però - e non siamo il partito di Confindustria né dei poteri forti - è del tutto ovvio che, se non si facesse la linea TAV mancherebbero addirittura 50.000 posti di lavoro: tanto vale e non possiamo permetterci di perdere questo treno.
Fratelli d'Italia - come dicevo prima - è per cultura favorevole alle grandi opere: siamo per la linea TAV, per la Pedemontana, per l'Alta velocità fino a Reggio Calabria e per ridare al Sud linfa vitale, per non abbandonare questa parte dell'Italia che ha bisogno di investimenti pubblici seri come del pane. (Applausi dal Gruppo FdI).
A tale proposito, voglio chiudere il mio intervento con le parole di Giorgia Meloni, il nostro leader: la linea TAV resta l'unico modo per difendere l'interesse nazionale e degli italiani; non farla cancella la possibilità per l'Italia di essere presente nella rete di commercio europeo per i prossimi decenni.
Non ci rassegniamo al declino: ci vedrete continuare a lottare per dare una speranza alla nostra Patria e per far sì che riprenda il suo ruolo nel mondo, caro Presidente. Per questo siamo favorevoli - e non potremmo non esserlo - alle grandi strutture che servono a una grande Nazione.
Confermiamo quindi il nostro favore alla linea TAV e a tutte le grandi opere, per far sì che l'Italia torni a essere una grande Nazione. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD). Signor Presidente, se dovessi intitolare il dibattito di oggi, direi che è la giornata delle questioni simboliche.
Partiamo da quella più nobile, e cioè il vessillo della battaglia e la ragione sociale del Movimento 5 Stelle, la cosiddetta decrescita felice, o meglio la non crescita. Qui c'è la parte più nobile - per così dire - sulla quale nel merito siamo assolutamente alternativi. La sfida del terzo millennio non è non crescere; ma, dopo la più grave crisi che si ricordi nell'ultimo secolo, è come crescere diversamente e qual è il modello alternativo di sviluppo, perché, quando saremo finalmente usciti da questa gravissima crisi, nulla sarà più come prima. Questa sfida, però, avete deciso di non raccoglierla, e per questo siamo alternativi.
Da qui, decrescendo, passiamo alle parti meno alte, per così dire: c'è una finzione, perché ponete come alternativa gli investimenti nelle infrastrutture in altre parti d'Italia, quando sappiamo benissimo che ci sono una partnership con l'Europa e investimenti e accordi con la Francia. Chiederei sommessamente dove sono le politiche per gli investimenti - quelli veri - nelle infrastrutture, quando siete costretti a usare l'avanzo delle politiche non riuscite sul reddito di cittadinanza - perché non avete progettualità - per congelare le procedure d'infrazione.
Dove sono le politiche per gli investimenti? L'avete spiegato agli italiani? Pensate di spiegarglielo prima o poi?
Poi c'è l'altra parte simbolica e, cioè, la strumentalità del cavalcare la protesta dei movimenti. Qua c'è un forte simbolo della nostra epoca. La politica non ha più la funzione di raccogliere il conflitto e dargli uno sbocco politico, perché voi avete scelto di rappresentare il conflitto nelle istituzioni; avete scelto di usare il Parlamento per rappresentare il conflitto. Vorrei però avvisarvi che siete al Governo e, quindi, qualche cosa dovete provare a risolvere.
Sempre decrescendo in punto nobiltà, arriviamo ad altre parti rappresentative e simboliche. La mozione impegna il Parlamento e non il Governo, perché in questo Esecutivo il MoVimento 5 Stelle non è più in grado di impegnare nessuno e niente. Questa è la verità. (Applausi dal Gruppo PD). La mozione si pone in contrasto con il presidente del Consiglio Conte di questo Governo - e non quello di un altro Paese - e non c'è più la maggioranza che sostiene il Governo. Questa è la parte rappresentativa e - ahimè - non solo simbolica.
La mozione dovrebbe servire a coprire le vergogne di quanto avete consentito che passasse senza colpo ferire. Cito alcuni titoli: la vergogna del decreto sicurezza-bis, i condoni, la legge sulla legittima difesa, che si traduce in armi a volontà. Ne cito solo alcuni. È un vestito stracciato che non riesce a coprire le pudenda. Oggi voi siete il più straordinario puntello al potere costituito che non ha più ragione di essere perché gli manca la maggioranza.
Signor Presidente, concludo citando, visto che vorremmo fosse anche un momento didattico per tutti, una nota favola di Rodari: il vestito nuovo dell'imperatore. È la rappresentazione dei senza potere che avete illusoriamente pensato di interpretare ingannando gli italiani contro il potere costituito che uccide le libertà, a rischio in questo momento della storia repubblicana del nostro Paese. A un certo punto, quando l'imperatore è senza vestiti e nessuno osa dirlo, c'è un bambino che, nella sua ingenuità, grida che il re è nudo. Oggi è esattamente ciò cui stiamo assistendo: il re è nudo. Il Governo non ha la maggioranza e voi avete perso la verginità. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Casolati. Ne ha facoltà.
CASOLATI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, il 15 agosto del 1857 il Parlamento subalpino approvava la legge che autorizzava la grande opera avveniristica del traforo del Frejus con uno stanziamento davvero importante per l'epoca: 41.400.000 lire. Passò con 98 voti favorevoli e 30 contrari degli aventi diritto. Il principale antagonista fu il deputato Cristoforo Moia, sostenitore, insieme a molti altri, di gravissime conseguenze ambientali negative che lo scavo dei 12 chilometri di galleria avrebbe provocato. Parecchi esperti dell'epoca non escludevano si trovassero all'interno della montagna filoni di roccia incandescente e copiosi torrenti sotterranei che avrebbero travolto i minatori e spazzato via Bardonecchia e la sua valle.
L'attuale traforo del Frejus, inaugurato nel 1871 e lungo 13 chilometri, raggiunge i 1.335 metri di altezza ed è a oggi l'unico passaggio ferroviario alpino tra Italia e Francia. L'avveniristico progetto targato 1800 non è però più funzionale; anzi, è ormai al limite del pericoloso.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 10,40)
(Segue CASOLATI). L'attuale tratta detiene infatti una serie di criticità e primati negativi che ne limitano la potenzialità. La tortuosità del tracciato, dovuta a problemi morfologici, consente il transito di convogli lunghi al massimo 550 metri, a fronte dei 750 degli standard europei. La pendenza, che raggiunge in taluni punti il 30 per cento, determina l'utilizzo anche di tre locomotori per la trazione di treni merci, con un aumento conseguente di costi, consumo energia e inquinamento maggiore del 40 per cento rispetto alla concorrenza europea. Sempre a causa della pendenza, il traino massimo consentito è di sole 650 tonnellate rispetto alle 1.600 del tunnel del Gottardo. L'interasse tra i binari, di soli 341 centimetri a fronte del minimo consentito dagli standard europei di 355; la mancanza di pompe di aspirazione dei fumi e la totale assenza di uscite di sicurezza rendono potenzialmente la galleria una trappola mortale in caso di incidente.
A causa di queste problematiche, il traffico sulla tratta ha perso negli ultimi quindici anni il 71 per cento a favore del trasporto su gomma. Solo l'8 per cento delle merci viaggia su rotaia contro il 29 per cento dell'Austria e il 70 per cento della Svizzera. Questa situazione si riverbera anche sul costo di trasporto per tonnellata, che è maggiore del 67 per cento rispetto a quello dei tunnel di base presenti o in realizzazione su tutti i valichi delle Alpi (Gottardo, Ceneri, Brennero ed altri).
L'Italia è un Paese a forte vocazione manifatturiera sostenuta dall'export. Infatti, le esportazioni sono cresciute sia in valore economico (più 4,1 per cento) che in volumi (più 3,1 per cento), e spostano milioni di tonnellate ogni anno. Il 92 per cento di traffico merci tra Italia e Francia è autostradale; più di 740.000 camion all'anno (fonte SITAF) attraversano il traforo. Il motivo che sta alla base della necessità di sostituire la vecchia tratta di valico con il nuovo tunnel di base del Moncenisio è l'obsolescenza tecnico-funzionale che si traduce in mancanza di sicurezza.
Le difficoltà morfologiche del territorio che la natura ha dato alla Regione sono però state compensate dal buon Dio, che ha voluto che il Piemonte fosse strategico nell'intersezione delle rotte delle merci tra Rotterdam e Genova e tra Kiev e Algeciras, principale porto di collegamento con il Continente africano. Centocinquant'anni anni dopo l'inaugurazione del Frejus, il progetto del tunnel del Moncenisio si inserisce all'interno del Corridoio 5, noto anche come Corridoio mediterraneo: 3.000 chilometri di ferrovia per favorire gli scambi economici a Sud delle Alpi in Regioni che rappresentano il 18 per cento della popolazione e il 17 per cento del PIL europeo. Dei 162 chilometri totali previsti, il 18 per cento è già stato scavato; quasi 30 chilometri tra canna principale e quattro discenderie e bypass di sicurezza. Sì, perché il nuovo Frejus contempla un bypass di sicurezza ogni 333 metri.
L'utilità della Torino-Lione è stata già ampiamente argomentata. In virtù del piano Connecting Europe facility, deliberato dal Parlamento europeo il 17 aprile 2019, l'Europa aumenterà dal 40 al 50 per cento il contributo comunitario. Grazie a questa novità, la quasi totalità dei fondi in capo all'Italia risulta quindi già stanziata.
Il recedere dal contratto - come segnalato dall'analisi costi-benefici commissionata dal MIT - costerebbe all'Italia 3,55 miliardi, senza considerare 100 milioni di costi operativi per la chiusura dei cantieri e la gestione delle controversie, e i 350 milioni che già sono stati spesi, che andrebbero quindi in fumo.
Adesso intendo affrontare le domande e le criticità poste da chi non ritiene che l'opera sia funzionale al Paese e sia inutile. Il progetto è vecchio: falso. Il progetto definitivo è stato approvato nel 2018 dopo un percorso di concertazione con il territorio che ha visto lo svolgersi di 205 sedute di lavoro, trecento audizioni di tecnici ed esperti e dieci alternative di percorso.
È pericoloso per la salute dei cittadini: falso. Non sono state riscontrate criticità in oltre 62.000 misurazioni ambientali effettuate da ARPA nel solo cantiere di Chiomonte. Non ho letto male: sono più di 62.000. Tutti i cantieri della Torino-Lione sono sottoposti a un rigoroso sistema di controlli ambientali improntati sull'italian style adottato in Val Susa, dove le centraline monitorano i parametri in un raggio di 15 chilometri dal cantiere.
Tutti i siti dispongono di una stazione di trattamento delle acque e vasche per il raffreddamento dei materiali estratti; controlli periodici sui corsi d'acqua in prossimità dei cantieri non hanno mai rilevato traccia di inquinamento.
Peraltro, sotto il profilo ecologico, al quale in questo momento siamo giustamente tutti molto attenti e sensibili, il passaggio del traffico merci dalla gomma alla rotaia comporterebbe una diminuzione di gas serra pari alla produzione di anidride carbonica di una città di 300.000 abitanti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az); per capirci, una città come Catania o Bari.
Ancora, si dice che vi sia il pericolo di infiltrazioni mafiose. Il cantiere della Torino-Lione è il primo caso in Europa con applicazione traslazionale delle normative antimafia presenti in Italia.
Insomma, da questo quadro emerge che la ricaduta economica di quest'opera sarà importante in futuro per l'intero Paese, ma lo è già da ora per le imprese e i lavoratori dei territori interessati dallo scavo. In totale all'opera lavorano 800 persone, di cui 530 impegnate nei cantieri e circa 250 tra società di servizi e ingegneria. L'opera darà occupazione a circa 4.000 lavoratori diretti e altrettanti nell'indotto. A tal proposito, sottolineo che volutamente non sono stati creati e previsti campi base, proprio per generare una ricaduta economica immediata per i territori infastiditi dal cantiere.
Si noti, altresì, l'effetto moltiplicatore dell'investimento: ogni euro speso produce un contributo al PIL nazionale di 3,77 euro. Ma se anche così non fosse, l'opera dovrebbe andare avanti lo stesso. Per gli investimenti con un ritorno economico a venti o trent'anni esistono le imprese private; agli investimenti transgenerazionali deve provvedere lo Stato.
Quando si dice che è un regalo a Macron si dice il falso: è un regalo che facciamo ai nipoti dei nostri figli. Così come l'attuale tunnel ha servito sei generazioni di europei, c'è la certezza che il nuovo traforo consentirà il transito di almeno altrettante generazioni.
Pur snodandosi per il 78 per cento su territorio francese, il tunnel sarà di proprietà paritetica tra Italia e Francia fino al 2114; dopo quella data la convenzione dovrà essere rinnovata.
Nel far presente a questa Assemblea quanto le maestranze valsusine siano riconosciute, specializzate e ricercate in tutta Europa per questo tipo di lavoro, non si possono non ricordare gli oltre 400 feriti tra le Forze dell'ordine da criminali (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) che approfittano della questione TAV per attaccare le istituzioni dello Stato attraverso le sue divise. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Questi sono soldi, tanti soldi, che, sì, mi piacerebbe veder risparmiati. A loro ribadisco che non hanno santi in paradiso, né angeli custodi in questo Governo e determinati atteggiamenti non saranno più tollerati: chi rompe deve pagare.
Insomma, l'isolamento non fa bene al Piemonte. L'Europa è qui dietro e i commerci, i traffici e i movimenti con l'Europa fanno bene allo sviluppo economico. «Fare o non fare il Frejus significa progredire o regredire». Queste non sono parole mie; non sono neanche state dette da Matteo Salvini, ma sono del più grande statista che l'Italia abbia mai avuto e a cui il Piemonte ha avuto il privilegio di dare i natali: il conte Camillo Benso di Cavour. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Airola. Ne ha facoltà.
AIROLA (M5S). Signor Presidente, colleghi, abbiamo speso ore a parlare di quante balle siano state raccontate, purtroppo anche a un Presidente del Consiglio forse mal consigliato, di fatto, con tutte le minacce di perdita di un finanziamento al 55 per cento: non c'è una lettera dell'INEA che lo stabilisca, ma c'è un impegno. Persino la Francia non ha ancora stanziato un euro: c'è un impegno. Il CIPE ha stanziato dei pezzettini e si è impegnato a mettere a bilancio il costo dell'intera opera.
Tutto questo, compreso l'articolo 1 della legge di ratifica del Trattato Italia-Francia del 2001, che dice che finché non è satura l'opera attuale non si va a costruire la nuova opera, porterebbe qualsiasi persona di buon senso e rispettosa della legalità - perché queste sono leggi e non cose scritte a caso - a non realizzare quest'opera.
Ci sono decine di altri motivi che non posso, anche per questioni di tempo, ricordarvi. Sicuramente c'era una volta una Lega che si riuniva a Chignolo Po, dove aveva un specie di Parlamento del Nord in cui Salvini sedeva, nell'ala sinistra, quando Borghezio andava a chiedere voti in Val di Susa contro il TAV. Poi arrivò Cota con la sua lungimiranza e intelligenza e disse che l'opera andava fatta e cacciò chi non la voleva fare: alla faccia della possibilità di essere padroni a casa nostra perché abbiamo ceduto una parte di sovranità del cantiere.
Quel cantiere, oramai, è un fortino che si potrebbe anche smontare perché dove si costruiscono i fortini si fanno poi degli assedi, e si potrebbe liberare anche il popolo valsusino da quest'opera - ribadisco - inutile perché parla di merci, non parla di persone. Vi svelo una novità: il Ministro francese ha scritto al prefetto riportando il programma dettagliato e dicendo che in attesa della costruzione di nuove sezioni, la linea ferroviaria in uso e modernizzata Digione - Modane costituirà la via d'accesso alla galleria di base al momento della sua entrata in servizio prevista per il 2030. Quindi c'è un documento che dice che la Torino-Lione non ci sarà. Ci sarà una Torino-Digione e considerato che trasporteremo merci e non persone, come ho sentito dire, forse avremo la senape venti minuti prima di quanto non avvenga attualmente. (Applausi dal Gruppo M5S).
Siamo isolati con il TAV, la linea storica? Sì, ha ragione la collega Casolati: va ammodernata. In realtà gli italiani hanno fatto un ottimo lavoro. Sono i francesi che dalla loro parte hanno sbagliato e quindi i treni che già adesso possono passare con i TIR sopra, dato che i francesi hanno sbagliato di qualche centimetro l'altezza della loro parte di tunnel, devono passare a traffico alternato. Ma allora sarebbe molto meno dispendioso ammodernare l'esistente, che è sfruttato al 15 per cento, prima di impegnarci in una ripartizione iniqua, su cui il presidente Conte potrebbe anche intervenire.
Infatti i francesi pagheranno un miliardo per i loro 45 chilometri, mentre l'Italia ne pagherà altri quattro, più un miliardo per i suoi 12,5 chilometri. Allora si potrebbe ripartire questa spesa, riprendendo il discorso con Macron, anche se Macron dice chiaramente che con gli italiani non ha tempo da perdere. Questo è un altro insulto al nostro Paese dopo il fatto che la società italo-francese si è permessa persino di venire a fare gli espropri in Italia sotto giurisdizione francese, con le norme antimafia che sono state aggiunte dopo, altrimenti non c'erano.
A chi dice che siamo contro il treno ad alta velocità dico che non è vero e che lo prendo sempre. Vorrei però un TAV, collega Laus, tra Roma e Matera, per esempio. (Applausi dal Gruppo M5S). Vorrei un prolungamento della linea TAV Nord-Sud ed Est-Ovest sull'Italia che ne ha bisogno. Poi bisogna ammodernare l'esistente, perché non so se è vero quanto ho sentito dire poc'anzi circa il fatto che viaggiamo su treni locali scassati; ebbene, c'è da farsi una domanda: perché il ministro francese Borne dice chiaramente che, aspettando che gli italiani facciano questo tunnel, prima ammoderneranno le loro linee e faranno la Modane-Digione e comunque si attaccheranno al tunnel di base per andare a Digione e risparmiare 11 miliardi, invece che andare a Lione e fare cinque gallerie? Nel frattempo infatti ammodernano tutta la loro linea locale.
Questo è quanto dovremmo fare noi, considerato che - come ho avuto già modo di ripetere (se volete vi cito i documenti, ma non è il caso, visto che l'ho già fatto e potete rileggere il mio intervento) - non ci sono penali. Posso citare articoli, si può impugnare l'articolo 17 del CEF, si possono impugnare i contratti e non pagare penali, com'è successo al Portogallo e ad altri Paesi che hanno rinunciato. Non solo; è anche smentita la storia che questi fondi non sarebbero utilizzabili ad altri scopi, perché in realtà possono essere utilizzati per altre opere. La negoziazione per il bilancio pluriennale 2021-2027 potrebbe prevedere finanziamenti diversi per trasporti ecologici. Questa attribuzione univoca tra Parlamento europeo e nuova Commissione, non è ancora cominciata. Il Governo italiano potrebbe dimostrare di essere più ambizioso. Di fatto paghiamo 4 miliardi di linea a casa loro, quando loro ne spendono uno; come minimo Conte potrebbe ritardare questa spesa, che è invereconda.
Sulla questione del milione di posti di lavoro, questi si fanno non certo con la linea TAV, ma, caro Ruspandini, con opere su tutto il territorio, soprattutto al Sud, come ha detto lei. E se dobbiamo citare la Meloni e «difendere gli interessi degli italiani», questa è l'occasione giusta per difendere il diritto degli italiani da parte della Lega, di Fratelli d'Italia e del PD, (Applausi dal Gruppo M5S. Il senatore Laus espone un cartello con la scritta «5 Stelle cambiano idea ad Alta Velocità. #sitav»).
Un'ultima considerazione: la solidarietà la darei più ai lavoratori schiavizzati a 3,50 euro. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, senatore Airola.
È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.
RIZZOTTI (FI-BP). Signor Presidente, colleghi, stamattina mi sembra di assistere a un dibattito un po' surreale. Ancora la linea TAV, dopo otto Governi italiani e francesi che hanno firmato trattati internazionali, compresa la firma del 2016 del presidente Mattarella. E trovo un po' surreale che siano contro l'Alta velocità proprio coloro che hanno firmato la mozione, molti dei quali prendono settimanalmente il treno ad Alta velocità per venire a Roma da Napoli e da Salerno.
Si può sempre cambiare idea: è da persone intelligenti. D'altronde l'idea l'ha cambiata anche il PD, quando nel 2001 fece barricate contro la legge obiettivo del Governo Berlusconi per far partire le grandi opere. Poi, il 5 dicembre 2009, quando fu inaugurata l'Alta velocità Torino-Milano e Roma-Napoli, i parlamentari erano tutti lì alla stazione centrale di Torino, con il presidente Berlusconi e con l'amministratore Moretti, per un evento così importante.
Ricordo anche la campagna elettorale del 2008, quando chiedemmo a gran voce come Forza Italia, che è sempre stata «senza se e senza ma» per l'Alta velocità nel nostro Paese, una risposta da parte del Partito Democratico, perché Mercedes Bresso, allora presidente della Regione, era stata eletta con i voti dei no-TAV nella Valle.
Adesso, alle ultime elezioni regionali, Sergio Chiamparino è stato quasi sempre in testa ai cortei sì-TAV, ma io mi chiedo, cari colleghi del PD, che giustamente avete presentato una mozione oggi, perché non fate uscire dal vostro partito tutti i sindaci no-TAV della Valle di Susa. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Siate coerenti anche voi.
Io ricordo la gran brutta emozione quando andai, qualche anno fa, a visitare il cantiere di Chiomonte con altri parlamentari e ci fecero indossare i giubbotti antiproiettile e i caschi, perché dal ponte sopra il cantiere i no-TAV gettavano di tutto. Ringrazio le Forze dell'ordine che da anni subiscono questi assalti violenti. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ringrazio anche tutti i lavoratori, che ne subiscono ugualmente. Noi non dimentichiamo, da piemontesi, che le imprese locali che lavoravano nel cantiere hanno ricevuto minacce rivolte ai loro familiari, hanno visto bruciare i loro mezzi di lavoro. Tutte queste cose le dovreste riconoscere.
Io non voglio continuare a vivere di ricordi, ma ho ancora una buona memoria, grazie al Cielo, e onestamente sentire le parole dell'ex vice sindaco di Torino che dice che la linea TAV non esiste e che il futuro non è trasportare lavatrici, ma idee, se penso alle idee con le quali viene governata la mia città, mi viene da rabbrividire. Giustamente però Montanari ha ripreso la pittoresca affermazione del ministro Di Maio a una televisione pubblica, quando praticamente asserì, poco tempo fa, che il boom economico degli anni Sessanta sono state le autostrade e il boom economico attuale, che è sotto gli occhi di tutti, sono le autostrade digitali e non serve trasportare merci su rotaia perché ormai le merci si trasportano grazie alle stampanti 3D. Devo dire che per fortuna il mondo non la pensa come Di Maio, sappiamo che l'Alta velocità Torino-Lione si collegherà al corridoio 5 europeo Lisbona-Kiev, sappiamo che sta per essere terminata l'Alta velocità Pechino-Kiev e le nostre merci, anche quelle fresche e l'agroalimentare italiano, potranno arrivare in 24 ore in Cina. Pensiamo che la Cina sta sviluppando un'Alta velocità per essere collegata, tramite ferrovia sottomarina, con gli Stati Uniti d'America. Ma di cosa stiamo parlando? Io spero veramente che questa sia l'ultima volta che in questo Parlamento si parla di TAV, perché avrei preferito di gran lunga parlare dei problemi di stagnazione, al di là del fatto che sappiamo che l'economia di un Paese riparte quando ripartono le grandi opere. Avrei preferito parlare della stagnazione, della perdita del lavoro, delle crisi aziendali, delle famiglie in difficoltà e invece ancora una volta - e spero veramente sia l'ultima - dobbiamo parlare di TAV. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate.
GARAVAGLIA, vice ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, intervengo velocemente in replica alla discussione. La posizione della Lega sulla linea TAV è nota da tempo, quindi invitiamo a votare a favore del progetto TAV e contro chi blocca il Paese. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, intervengo non a titolo personale, ma a nome del Governo e ringrazio tutte le colleghe senatrici e i colleghi senatori che sono intervenuti in questa discussione per esprimere ancora una volta i pareri in maniera chiara ed esplicita su questo argomento. Il Governo ha già espresso il proprio parere nella sede della Camera dei deputati. In questa sede, al fine di acquisire ulteriormente l'orientamento del Parlamento, si rimette al parere dell'Assemblea. (Applausi dal Gruppo M5S).
BELLANOVA (PD). Presidente, ma quanti Governi siedono a quei banchi? (Commenti dal Gruppo M5S e del senatore Faraone).
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi del MoVimento 5 Stelle e al senatore Faraone di dialogare fuori dall'Aula, perché qui si parla quando si interviene.
Passiamo dunque alla votazione delle mozioni.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, annuncio fin da subito che il nostro Gruppo darà un voto favorevole a tutte le mozioni che chiedono di proseguire con la linea TAV Torino-Lione. Quest'opera ha conosciuto sette analisi costi-benefici, cui si è aggiunta l'ultima commissionata da questo Governo. E anche questa, come ha detto il presidente Conte, ha confermato che interrompere l'opera avrebbe dei costi di gran lunga superiori ai benefici.
Le grandi opere, quando nascono in un contesto di attenzione per l'ambiente e la sicurezza, portano sviluppo economico e progresso sociale, abbattono le distanze tra le persone e per le merci, aumentano la sicurezza del trasporto e liberano interi territori dall'inquinamento del trasporto su gomma. La Torino-Lione è solo una parte di un'opera più complessiva, che punta a creare un corridoio di collegamento che attraversa tutta l'Europa; non si può restarne fuori, a meno che l'obiettivo non sia quello di isolare l'Italia dai grandi flussi commerciali ed economici. Inoltre il progetto ha subìto una profonda rivisitazione a partire dal 2005, quando una parte significativa delle richieste delle comunità locali ha portato allo sviluppo di un nuovo progetto più attento all'ambiente e in grado di delimitare fortemente i rischi legati alla sua costruzione. Inoltre, l'Italia ha sottoscritto degli accordi internazionali che la esporrebbero a una serie di contenziosi e ricorsi, oltre al fatto che le parti già realizzate dovrebbero essere oggetto di un dispendioso intervento di messa in sicurezza che durerebbe anni.
Colleghe e colleghi, nel mio territorio, con tante affinità con la Val di Susa, si sta procedendo a un'opera altrettanto importante. Il tunnel del Brennero è lungo 64 chilometri e noi non vediamo l'ora che quest'opera si concluda, perché ogni anno dall'asse del Brennero passano due milioni e mezzo di mezzi pesanti; potete immaginare facilmente le ripercussioni in termini di inquinamento e di sicurezza. Se volete, è un'opera molto più complessa della linea TAV, eppure tutto procede in un regime di sicurezza per i 2.100 operai che ci lavorano e per l'impatto ambientale. Inoltre, quando sarà conclusa, Austria, Italia e Germania dovranno adeguare e velocizzare la restante tratta ferroviaria tra Monaco e Verona. In questo modo, si darà all'Italia un'infrastruttura fondamentale per il collegamento con il cuore dell'Europa, che renderà più vicini i nostri Paesi, proprio come, da dieci anni a questa parte, sono diventate più vicine città come Roma, Bologna, Milano o Firenze, dopo la costruzione dell'Alta velocità. È cambiato il modo di lavorare per i professionisti e i lavoratori che viaggiano su quest'asse; si sono ridotti i costi e si sono costruite nuove opportunità.
Pensate quindi come cambieranno le cose quando avremo due tratte europee ad alta velocità.
Bloccare la TAV significherebbe un clamoroso passo indietro, quello di un Paese che si isola dal resto dell'Europa, un Paese esposto a un percorso di fuoriuscita che non è scritto da nessuna parte, al buio, pieno di costi e incognite. Per questo il nostro è un convinto sì alla linea TAV e agli accordi che l'Italia ha stipulato in sede internazionale. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV) e PD).
BONINO (Misto-PEcEB). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONINO (Misto-PEcEB). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, ho seguito con attenzione l'ennesima discussione sulla linea alta velocità Torino-Lione e mi è sembrato l'ennesimo pezzo di teatro, che qualche collega ha definito una sceneggiata, di cui l'Aula di Palazzo Madama è semplicemente il palcoscenico. Certo non serve a deliberare indirizzi per l'attività dell'Esecutivo; a me pare che serva a regolare, o semplicemente ad accomodare, l'ennesimo scontro giornaliero tra i due soci del Governo; in qualche modo è anche una tutela al vice ministro Salvini, che non ha neanche bisogno di presentarsi o di difendere le sue posizioni, posto che se ne sta facendo carico l'opposizione, stranamente.
I colleghi 5 Stelle sono così consapevoli che, arrampicandosi sugli specchi, sono riusciti a presentare una mozione che, per non tirare in ballo il Governo, si rivolge semplicemente al Parlamento chiedendo di smontare il progetto TAV: è ben strano che il Senato impegni se stesso, ma questo è ciò che richiede la mozione (Applausi dal Gruppo PD).
Da giorni, come componente di Più Europa, chiedo a tutte le forze di opposizione di lasciare questo scontro alle sole forze politiche che ne sono interessate e coinvolte, senza offrire sponde agli uni o agli altri e senza legittimare politicamente questo uso improprio e propagandistico delle istituzioni parlamentari. Prendo atto a malincuore che - pare - i principali Gruppi di opposizione hanno invece deciso di prestarsi a questo gioco e di partecipare, legittimandola, ad una votazione che si limita a fotografare il ribaltamento dei rapporti di forza all'interno della maggioranza, dando a Salvini il pretesto di presentarsi come nuovo dominus dell'Esecutivo e offrendo anche ai 5 Stelle l'alibi di essere stati battuti grazie ad un inciucio o un accordo tra la Lega e le forze di opposizione, perché questo è politicamente ciò che sta succedendo. A mio avviso, la partecipazione delle opposizioni a questo scontro interno alla maggioranza serve solo - si dice - a scongiurare un'eventuale crisi di Governo, il bluff, minaccia sempiterna e stucchevolmente giornaliera che ci viene proposto ogni giorno.
Salvini ha vita facile: quando incontra un problema che minaccia di portarlo davanti a un processo, gli amorevoli colleghi 5 Stelle lo difendono; quando questo Parlamento chiede con forza che venga a riferire e a dare informazioni sui suoi rapporti con la Russia, voi amorevolmente lo difendete. È vero che la gratitudine in politica non è di casa, ma la reazione di Salvini nei vostri confronti è giornalmente offensiva e disdicevole: spero che ve ne rendiate conto.
Per quanto mi riguarda, annuncio quindi la non partecipazione al voto sulla mozione presentata dai colleghi 5 Stelle. Quanto alle altre mozioni presentate dai Gruppi di opposizione, annuncio il voto favorevole, a partire da quella che ho depositato come prima firmataria insieme un Gruppo di senatori che ringrazio per il sostegno.
Non voglio ripercorrere qui, ovviamente, la storia e la saga di questo progetto, ma mi corre l'obbligo almeno di chiarire a coloro che sognano di utilizzare questo contributo dell'Europa per la metropolitana di Milano, che stiamo parlando della linea di bilancio TEN (Trans-European Networks); a questo serve e non si può usare per fare altro, che pure sarebbe utile. (Applausi del senatore Comincini). Per realizzare altro di utile, dovete trovare altri fondi.
Nel concludere il mio intervento, voglio fare un ultimo appello alle forze di opposizione: lasciate Lega e MoVimento 5 Stelle soli in questo scontro. Voterò le mozioni a favore, ma non offrite sponde agli uni o agli altri. Lasciate che mostrino tutte le loro divisioni e ne traggano le inevitabili conseguenze istituzionali, ma non toglieteli voi dall'imbarazzo. La Lega ancora non è riuscita neanche a proferire verbo, non ha presentato mozioni, non è intervenuta e forse si degnerà di farlo in dichiarazione di voto. Basta, non va così! Non avevano bisogno della vostra stampella (Applausi dei senatori Mantovani e Ortis). Sarete solo accusati di aver fatto un inciucio, per salvare questo Governo. Perché c'è la paura nel bluff della crisi di Governo e delle elezioni. Se avete questa paura, non andremo e non andrete da nessuna parte. (Applausi dai Gruppi Gruppo Misto e Aut (SVP-PATT, UV), e del senatore Caliendo).
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, purtroppo, come avevamo già detto nell'illustrare la nostra mozione, il merito della questione TAV ormai è sullo sfondo, perché ancora una volta ne stiamo discutendo in Aula, quasi sull'orlo di una crisi di nervi. Mi dispiace dirlo, ma il MoVimento 5 Stelle ha presentato una mozione, forse per salvarsi la coscienza e per dire di averci provato, sperando in tutti i modi di farsela bocciare, per non mettere in discussione il Governo, nonostante gli affronti, le minacce e tutto quello che è accaduto, evidentemente, anche due minuti fa, quando abbiamo sentito due membri del Governo dire cose diverse.
Guardate che questo non è un buon modo di procedere, non solo per voi stessi, ma anche per il Paese, perché la discussione sulla linea TAV avrebbe meritato altro da parte vostra, in questo anno e mezzo di Governo (infatti è ormai passato un anno e mezzo). Non solo non vi sareste dovuti piegare, ma forse avreste dovuto avere coraggio, quando già in quest'Aula si è discusso di TAV, nel marzo dello scorso anno. Ne avete avuto l'occasione e invece avete fatto un'altra mozione e un altro accordo al ribasso con la Lega, ma i nodi prima o poi arrivano al pettine.
Non si può pensare di poter continuamente ammainare le proprie bandiere o di riuscire a costruire una sceneggiata come quella che sta andando "in onda" in questo momento in Aula, con una mozione No TAV, che impegna il Parlamento, con la speranza che ne passi un'altra e che questa sia bocciata. Addirittura non si cerca neppure - questo è il punto - di unire le forze di coloro che, come noi, sono sempre stati contro la linea TAV e hanno tentato, con la propria mozione, di portare tutte le motivazioni per la non realizzazione dell'opera.
Cosa va in scena dall'altra parte? Tutti coloro che si ritroveranno a votare la mozione a favore della linea TAV - non so se sarà quella del Partito Democratico - compresa magari la Lega, mettono in campo ancora una volta il solito repertorio di questi anni, in questo disgraziato Paese. Uso l'aggettivo "disgraziato", perché siamo il Paese che esalta le grandi opere, ma poi non importa se si realizzano o no, perché l'importante è che ci sia un giro di appalti e che su questo si continui ad andare avanti.
Tra un po' sentiremo riparlare persino, forse, del ponte sullo Stretto, perché quello che si sta ricreando è un asse che abbiamo già conosciuto. Quando fu fatto quel disgraziato accordo con la Francia nel 2004 dal Governo Berlusconi, era l'epoca della legge obiettivo, era l'epoca della società di Lunardi, l'unica che aveva la talpa per fare le gallerie. Questo è quanto ci siamo trovati di fronte in questi anni.
Alla fine, quanto al merito della questione, dell'utilità o no dell'opera, noi continuiamo a sostenere che sia inutile. Alla fine di tutto questo, per il Paese, forse, rimarrà un tunnel. Magari vi costruiremo, come per il Gran Sasso, un altro laboratorio di fisica e avremo fatto un favore alla ricerca.
Come vi ho spiegato, la Francia ha deciso che se ne riparla nel 2038 e che non ci sono i numeri per quanto riguarda il trasporto merci. Quindi, la decisione verso cui ci si sta orientando, ancora una volta, non rappresenta un favore per il nostro Paese e non è utile.
Questo Paese ha un disperato bisogno di una programmazione seria sui trasporti. Noi siamo in una città dove va a fuoco un autobus a settimana e stiamo discutendo di buttare risorse in questo tunnel. Noi abbiamo un Sud che ha bisogno di infrastrutture, di tante opere, ha bisogno di un piano vero di trasporto e di mobilità sostenibile. (Applausi del senatore Pellegrini Marco).
La stessa Francia dice che i numeri non sono sufficienti e il paradosso è che noi, che paghiamo di più, invece andiamo avanti. Ma di tutto questo a quest'Assemblea non importa. Qui c'è soltanto il terrore che possa cadere il Governo. Ma la subalternità è un problema serio. Voi siete il partito di maggioranza relativa; così siete entrati in quest'Aula. Poi, però, uno dopo l'altro, avete dovuto subire i Diktat di un partito. Mi rivolgo qui al senatore Airola: non è vero! Ma quando mai la Lega è stata no TAV?
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI(ore 11,24)
(Segue DE PETRIS). Lo sapevate perfettamente! La Lega era al Governo con Berlusconi e con Lunardi, durante la legge obiettivo, quando, appunto, fu sottoscritto quell'accordo iniquo con la Francia, da cui derivano tutti i problemi, anche di risorse, per questa opera.
Vi siete voluti illudere, perché dovevate per forza firmare quel contratto di Governo, ma le cose non stavano così. Così, però, non si va lontano. Non solo voi non fate il bene di voi stessi, ma non fate il bene di questo Paese, perché a questo Paese serviva avere posizioni chiare e mostrarsi razionale nella scelta delle opere. Invece, ancora una volta, avete fatto il contrario e siete qui ad aver paura che la vostra mozione non possa essere approvata.
Noi, anche se non condividiamo l'impegno al Parlamento, voteremo a favore della vostra mozione, perché siamo no-TAV, perché con coerenza possiamo stare nel merito, perché la coerenza per noi è un valore serio e ci permette di procedere a testa alta e di poter continuare le nostre battaglie. Ovviamente, voteremo contro tutte le altre mozioni a favore del TAV, eccetto la nostra, che è no-TAV. (Applausi dal Gruppo Misto e del senatore Pellegrini Marco).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghe e colleghi, io ho firmato la mozione avente come prima firmataria la senatrice Bonino per segnalare la mia posizione sulla TAV, come ho avuto modo di motivare in un precedente dibattito di qualche mese fa.
Mi pare che sia chiaro che la TAV, in questa discussione, c'entri pochissimo. Di fatto, non c'entra nulla, visto che, per cambiare la posizione, come sanno bene i colleghi e le colleghe del MoVimento 5 Stelle, bisogna cambiare una norma primaria Dunque, questo è un esercizio fittizio.
C'è un Senato che è già stato espropriato, dal Governo e dalla maggioranza, della sua funzione di merito su tutti gli atti più significativi. Ora un problema politico, riguardante la coerenza di una forza di maggioranza e uno scontro con un'altra forza di maggioranza, viene scaricato impropriamente sul Parlamento, sul Senato. Per me, è qualcosa di inedito e inaccettabile. Ciò avviene in modo improprio, perché stiamo discutendo non già della linea TAV, ma di un'altra questione politica - tutta e solo politica - che ormai è all'ordine del giorno da settimane.
L'inedito teatrino tra il vice ministro Garavaglia e il sottosegretario Santangelo è la dimostrazione plastica di questa drammatica situazione. In sostanza, nella maggioranza c'è una rottura politica che appare ormai non più risolvibile. L'unica cosa che regge è la paura, legata alla gestione del potere, altro che cambiamento. Il tentativo maldestro di coprire questa realtà, cari colleghi e colleghe, è una missione impossibile. È chiaro a tutti che questa è la realtà.
Per questo motivo, intendo sottrarmi a questa rappresentazione. Non parteciperò al voto - ad alcun voto - perché quest'operazione, risibile e politicista, non è per me accettabile. (Applausi del senatore De Falco).
CIRIANI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, colleghi, non so se esista nella storia parlamentare della Repubblica un precedente di una situazione così assurda e surreale come quella che stiamo vivendo oggi in Senato.
Siamo stati convocati in tutta fretta per discutere una mozione del principale Gruppo parlamentare presente, il MoVimento 5 Stelle, che - di fatto - è un atto di accusa da parte di una forza di Governo contro la propria maggioranza, l'unico alleato che hanno e, in definitiva, anche contro il Presidente del Consiglio.
Ciò è sicuramente una conseguenza del fatto che il presidente Conte ha annunciato - non in Parlamento, in realtà, ma su Facebook - che la linea TAV si farà ed è anche una conseguenza diretta, immediata e altrettanto evidente del fatto che i senatori del MoVimento 5 Stelle hanno deciso di abbandonare l'Aula quando il presidente Conte è venuto in Senato a riferire sul cosiddetto scandalo dei finanziamenti russi.
Ebbene, noi ci domandiamo qual è stata la colpa del presidente Conte. Quella di aver detto finalmente la verità? Se il Presidente del Consiglio ha una colpa, è probabilmente quella di aver detto tardi questa verità e di aver nascosto (come avete fatto voi per tanti mesi, soprattutto in campagna elettorale) che il progetto TAV si doveva fare. È altrettanto vero poi che non si poteva non fare. Il presidente Conte se ne è inventata una al giorno per non dire la verità, ricorrendo a soluzioni da azzeccagarbugli e furbizie infinite, ma alla fine la verità è testarda ed è venuta a galla.
La situazione, quindi, è quella che stiamo vivendo. Abbiamo appena assistito a una situazione tragicomica, in cui due membri dello stesso Governo - un Sottosegretario e un Vice ministro - hanno dato indicazioni diverse e opposte rispetto al voto della propria maggioranza. Purtroppo, però, nemmeno questo ci sorprende, perché è dall'inizio che diciamo che questa maggioranza non può stare insieme, in quanto raggruppa forze politiche troppo diverse e inconciliabili ed è un'illusione pensare di poter contenere all'interno di poche pagine di un contratto di Governo l'infinita difficoltà del governo di un Paese complesso come l'Italia.
La posizione del partito Fratelli d'Italia è chiarissima e l'abbiamo scritta nella nostra mozione: fate la TAV, non perdiamo altro tempo. Ci domandiamo, signor Presidente e colleghi - ma si tratta per noi di domande retoriche - se un Paese come il nostro, che purtroppo ha un deficit infrastrutturale da molti, molti anni, possa rinunciare a un progetto come questo e se un Paese che discute da trent'anni sulla necessità vitale di trasferire il traffico dalla gomma al ferro possa rinunciare a un tratto ad alta velocità destinato essenzialmente a questo. Oppure dobbiamo prestare fede alle conclusioni della commissione costi-benefici, che, con sprezzo del pericolo e anche dell'umorismo, ha scritto che non si deve fare la TAV, altrimenti i camion non correranno più, non si consumerà benzina e non si pagheranno le accise, quindi verranno a mancare le relative entrate? Non facciamo più la TAV, quindi, e nemmeno i treni, i tram, le metropolitane e le auto elettriche, altrimenti chi pagherà la differenza nell'incasso delle accise? Questo è quanto abbiamo ascoltato.
Il nostro Paese - che registra 280 tavoli di crisi al Ministero dello sviluppo economico e una crescita pari allo 0,1 per cento - se andrà bene - quest'anno dovrebbe rinunciare a un appalto miliardario, licenziare migliaia di operai, restituire i soldi e pagarci sopra anche penali: questa è la scelta politica che vorrebbe indicarci il Movimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo FdI). Ma si può governare un Paese, che è comunque una grande potenza economica, con la controcultura del no e la subcultura del dire sempre e comunque no, a prescindere?
E poi, signor Presidente, rileggere le dichiarazioni del ministro Toninelli è come sparare sulla Croce Rossa: esattamente un anno fa, come oggi, rivolgendosi ai cattivi delle forze delle opposizioni, diceva loro letteralmente di mettersi il cuore in pace, perché la mangiatoia - rispetto alla TAV - era finita. Espressioni quasi uguali ha utilizzato un altro grande esponente dei 5 Stelle - che non siede in Parlamento, perché preferisce dispensare la propria saggezza da altre località più piacevoli ed esotiche delle Aule parlamentari - quando ha detto che la mangiatoia e i comitati d'affari sono finiti. Rispetto a queste dichiarazioni, il ministro Salvini - che credo sia il dominus di questa maggioranza - ha dichiarato non più tardi di ieri, 6 agosto, quanto si legge da un'agenzia ANSA, ossia, letteralmente, che Toninelli non è all'altezza di gestire le infrastrutture di un Paese come l'Italia.
Signor Presidente, ma se il clima e la situazione sono questi - com'è oggettivamente evidente, perché non ho inventato né una parola né una virgola - il ministro Toninelli dove trova il coraggio per rimanere al suo posto un minuto di più? (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ce lo domandiamo, qualcuno ci risponda. E dov'è il ministro Toninelli oggi? Non è qui a difendere le sue ragioni? (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Se è vero quello che dite, ossia che siete i veri antagonisti dei poteri forti e dei comitati d'affari e che dovete cambiare finalmente il corso della politica italiana, rivolgo al ministro Toninelli anche questa semplice domanda: dov'è finita la revoca delle concessioni autostradali al gruppo Benetton? (Applausi dal Gruppo FI-BP). Avete persino fatto approvare una norma scudo per i funzionari, che vi mette al riparo da eventuali azioni risarcitorie in campo penale, civile e contabile, però la concessione rimane lì dov'era; anzi, con il Benetton vi apprestate anche a fare affari nel campo degli aeroporti.
Pensate di salvare la faccia - e forse anche la coscienza - dopo tutto quello che è avvenuto, presentando una mozione che potrei definire una specie di brodino riscaldato, di acqua fresca, perché - badate bene - è fatta dal Parlamento e, se approvata, secondo quanto riporta, il Parlamento impegna il Parlamento. Anche questa è davvero una novità straordinaria e clamorosa che ieri ci ha spiegato il ministro Di Maio, il quale ha avuto il coraggio di dire che la mozione non è niente di importante perché riguarda il Parlamento e non il Governo, come se il Governo non ricevesse la fiducia dal Parlamento e come se il Governo potesse governare senza una maggioranza parlamentare. I casi sono due: il ministro Di Maio ha bisogno di un ripasso molto veloce e intenso della Costituzione italiana oppure - questa credo sia l'ipotesi vera - siamo di fronte all'ipocrisia che è diventata strumento di governo. Questa è la verità.
Se, come dite voi, la TAV è un insieme di sprechi, di mangiatoie, di favori agli squali degli affari, se è uno scandalo, se è una violazione del vostro contratto di Governo e soprattutto se l'approvazione della risoluzione pro TAV è la clamorosa smentita di quanto hanno detto Ministri, Vice Ministri, Sottosegretari e parlamentari del MoVimento 5 Stelle, allora la strada che avete di fronte, se avete un minimo di coraggio e di coerenza, sono soltanto le dimissioni. Lasciate la parola di nuovo agli italiani; restituite la parola ai cittadini. Potete scegliere se salvare la vostra faccia e la vostra coerenza o se salvare le vostre posizioni di potere e la vostra carriera politica, ma la scelta l'avete già fatta ed è inequivocabile. Non si possono servire, però, due padroni allo stesso tempo.
Colleghi e Ministri del MoVimento 5 Stelle, avete fatto come avrebbe fatto Andreotti, che in situazioni come questa diceva che è meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Ecco in cosa consiste la rivoluzione grillina, dopo tanti annunci. (Applausi dal Gruppo FdI). La parabola della rivoluzione grillina è l'antica malattia della politica italiana: il trasformismo e l'opportunismo. Rimanete contro ogni ragione e contro le vostre stesse ragioni aggrappati a questo Governo, ma non per fare, per proporre, per costruire, ma per criticare, per impedire, per rallentare e rinviare. Così non si governa il Paese, non si amministra l'Italia, non si aprono i cantieri e non si realizza nemmeno il TAV. (Applausi dal Gruppo FdI).
MARCUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCUCCI (PD). Signor Presidente, signor Vice Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, autorevoli colleghi, parto cercando di sdrammatizzare un clima che appare molto teso nella giornata odierna.
Oggi mi sembra di essere a una prima teatrale. Ci sono proprio tutti: è venuto il vice presidente Salvini, è arrivato il ministro Toninelli e addirittura, dopo tanto tempo, vediamo sugli stessi banchi del Governo i Ministri della Lega e del MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo PD). Questa è una bella novità. Il Governo, forse, non è mai stato unito come oggi. Però, la pièce teatrale alla quale andiamo ad assistere purtroppo è quella del teatro dell'assurdo e l'assurdo in politica non può e non deve esistere.
La sola presentazione di una mozione da parte del MoVimento 5 Stelle contro il TAV e contro la posizione presa ufficialmente dal Presidente del Consiglio - a proposito del Presidente del Consiglio, noi auspichiamo e desideriamo con forza che venga anche il candidato al premio Oscar come miglior attore non protagonista di questa pièce teatrale (Applausi dal Gruppo PD) - dimostra al Paese, alla comunità politica, alle istituzioni e al Parlamento che questa maggioranza non esiste più, cari rappresentanti del Governo. (Applausi dal Gruppo PD).
Io capisco e sono a voi umanamente vicino. Mi riferisco, in particolare, ai parlamentari del MoVimento 5 Stelle, che di tante promesse fatte in campagna elettorale, probabilmente anche in buona fede, non riescono a mantenerne neanche una. (Applausi dal Gruppo PD). Sono umanamente a voi vicino, perché mi rendo conto che questo crei frustrazione e la preoccupazione di tornare nei territori ed ammettere che in campagna elettorale si sono promesse cose che non si potevano mantenere, alcune cose che non si potevano fare o, in qualche caso, solo in qualche caso, si sono dette semplicemente delle bugie. Vi sono umanamente vicino, ma così è.
Avevate promesso cose su Taranto e sappiamo com'è andata a finire. Avevate promesso questioni importanti e rilevanti sulla TAP e sappiamo com'è andata a finire. Avevate preso degli impegni - ed avete raccolto molti consensi - sulla questione del TAV e sappiamo com'è andata a finire, come sta andando a finire, e cioè come era inevitabile che fosse, e io dico - essendo il Capogruppo del Partito Democratico - come era giusto che fosse: andando avanti su impegni seri, su un'opera importante e strategica per il nostro Paese, che il Partito Democratico ha voluto quando era al Governo e che continua a volere oggi che siamo all'opposizione. (Applausi dal Gruppo PD).
Se la maggioranza si divide radicalmente, plasticamente, sull'opera e sull'investimento più importante del Paese in questi anni, vuol dire semplicemente che la maggioranza non c'è più, che il Presidente del Consiglio deve andare al Colle a rimettere le dimissioni, che si deve rimettere in mano alla Presidenza della Repubblica la situazione politica e istituzionale di questo Paese: questo vuol dire e ne dovete prendere atto. (Applausi dal Gruppo PD).
Non è sufficiente ciò che noi proponemmo, con ottica costruttiva, a marzo di quest'anno: non è sufficiente sostituire il ministro Toninelli. Noi all'epoca presentammo una mozione di sfiducia individuale perché, secondo noi, il ministro Toninelli aveva ed ha gravi responsabilità: è uno dei Ministri che è causa della crisi economica del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD). È forse il principale attore di quella politica del «no», dei blocchi degli investimenti, nonostante le ingenti risorse che i nostri Governi avevano messo a disposizione di questo Paese; nonostante questo, avete voluto bloccare l'Italia, ci avete voluto mettere in ginocchio. (Applausi dal Gruppo PD).
È chiara quindi la posizione del Partito Democratico nei confronti del TAV. Ma è chiara anche la nostra posizione nei confronti di questo Governo e della maggioranza che lo sostiene: questa maggioranza non esiste più, questo Governo deve andare a casa e il giudizio è negativo a tutto tondo.(Applausi dal Gruppo PD). È negativo perché ieri, controvoglia, avete dato la fiducia, seppur non raggiungendo il numero magico dei 161 voti, su un provvedimento voluto dal ministro Salvini, che è sbagliato, che attacca solo le ONG, che non difende il nostro Paese non difende i nostri concittadini, non migliora la nostra sicurezza. (Applausi dal Gruppo PD). Ma serve ad andare in spiaggia a raccontare la sua storia, che è lontana dalla verità e lontana dall'interesse del nostro Paese.
Il nostro giudizio nei confronti del Governo è chiaro anche sul fronte economico, visti i pessimi risultati e i provvedimenti che avete preso, che vogliono anche cambiare la cultura in negativo rispetto al cuore fondamentale del nostro vivere la politica, che è il lavoro. Avete provato a fare anche questo e noi vi condanniamo. (Applausi dal Gruppo PD). Dovete andare a casa e ci dovete andare subito. Non potete costringere il Paese a continuare in questa penosa, drammatica e burrascosa situazione.
Io mi rendo conto - lo vediamo tutti i giorni - che ormai non il re, ma il "capitano" è nudo. Devo dire che mi sembra che si piaccia molto da nudo (Applausi dal Gruppo PD), perché così appare continuamente e questo, personalmente, mi sembra anche poco dignitoso. Ma, detto ciò, è nudo: oggi la sua maggioranza non esiste più; il suo Governo, nel quale lui è l'unico che detta la linea, alla faccia dei progetti e dei programmi del MoVimento 5 Stelle, non esiste più (Applausi dal Gruppo PD).Ripeto: non esiste più. E allora cosa si fa? Come ultima ratio, come difesa estrema ‑ difesa di cosa? Delle posizioni, del potere, delle poltrone ‑ si prova nuovamente, con determinazione e magari concordandolo tra Lega e MoVimento 5 Stelle, a inventarsi questo scherno nei confronti del Paese, dell'opinione pubblica, dei giornali. Si viene a prendere in giro l'Italia e si decide di farlo nelle Aule parlamentari, dove si presenta una mozione che impegna non il Governo ma il Parlamento, dove si dicono cose che non serviranno a niente. Avete scritto quella mozione insieme. (Applausi dal Gruppo PD).L'avete scritta perché, qualsiasi fosse l'esito, non abbia conseguenze nei confronti del vostro status, che è finalmente il vostro benessere personale, di ognuno di voi, al Governo.
È una vergogna che sottoponiate l'Italia a questo vostro modo di fare e (dopo un anno che vi ho visto al Governo) a questo vostro modo di essere. Su tutto sostenete tutto e il contrario di tutto; su tutto cercate di prendere in giro gli italiani; su tutto cercate di umiliare il Parlamento, di umiliare il Senato, di non permettere di capire fino in fondo.
Ma oggi l'Italia avrà la possibilità di capire semplicemente se sull'opera principale e centrale del piano degli investimenti del nostro Paese c'è o non c'è una maggioranza. L'ha già scoperto, è già chiaro.
Non sono d'accordo su meccanismi e tattiche parlamentari. (Applausi dal Gruppo PD). Ogni parte politica deve avere semplicemente un coraggio: il coraggio della trasparenza, della franchezza, della sincerità nei confronti del Paese. Il Partito Democratico l'ha fatto presentando una mozione, che ho voluto modificare affinché fosse molto, molto chiara e trasparente: noi siamo a favore di quest'opera, noi voteremo contro qualsiasi mozione contro quest'opera. Ma il dato politico è indipendente. (Applausi dal Gruppo PD.Richiami del Presidente).
Signor Presidente, sono passati nove minuti e ventitré secondi: mi deve dire perché suona il campanello. E, per favore, mi faccia recuperare questo tempo.
Il quadro politico è evidente a tutti: la principale forza parlamentare che sostiene questo sciagurato Governo è contraria al TAV, a questi investimenti, ed è a favore del blocco degli investimenti e del Paese. Cosa dica la Lega è per me irrilevante; la maggioranza non esiste più. (Applausi dal Gruppo PD).
La sentenza di oggi è comunque scritta e dice che Conte deve andare a rimettere le proprie dimissioni. (Applausi dal Gruppo PD). Noi siamo qui a certificare che la trasparenza deve premiare. (Applausi dal Gruppo PD).
Basta! Andate a casa. Il Paese non ne può più; non ne può più delle vostre bugie, delle vostre finte. Non potete continuare a prendere in giro il Parlamento e l'Italia. (Vivi e prolungati applausi dal Gruppo PD, i cui senatori si levano in piedi. Congratulazioni).
VOCI DAL GRUPPO PD. Tutti a casa! (Richiami del Presidente).
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Grazie, signor Presidente.
LAUS (PD). Tutti a casa!
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Se è possibile, grazie.
Ho sentito durante la discussione generale molti Gruppi parlare di clima surreale nella giornata di oggi. In effetti, un po' di ragione c'è. Da una parte, abbiamo una mozione presentata da una parte della maggioranza, che vuole sostanzialmente chiedere il blocco del TAV quando il Governo ha già deciso di andare avanti; dall'altra parte, ci sono minoranze che presentano una mozione che impegna il Governo ad andare avanti quando questo è già stato deciso. Qualcuno ha parlato di clima surreale, una sorta di teatrino. Non lo so. Noi, di fronte a questa giornata, ci comportiamo con coerenza, come abbiamo sempre fatto. La Lega è sempre stata coerente, quindi sicuramente voteremo a favore, come ha detto bene il vice ministro Garavaglia, delle mozioni per il TAV e contro le mozioni che invece vogliono bloccare l'opera.
Abbiamo dato disponibilità ai nostri partner di Governo, durante il percorso di quest'anno, di poter in qualche modo discutere dei particolari sull'opera, che era poi il contenuto del contratto, ma senza assolutamente mettere in discussione la realizzazione dell'opera. Sono arrivate anche notizie positive, che lo stesso Presidente del Consiglio ha messo in evidenza, perché il consiglio di amministrazione di TELT, di recente, ha portato l'Unione europea ad aumentare i finanziamenti al 50 per cento per i progetti transfrontalieri riguardanti il corridoio ten-t, quindi con particolare riguardo anche alla Torino-Lione, che può aumentare del 5 per cento, quindi può salire fino al 55 per cento, in quanto il progetto sulla nuova linea è gestito da un promotore pubblico binazionale. Quindi ci sono alcuni elementi che hanno fatto lievitare i benefici rispetto ai costi, a proposito di analisi costi-benefici.
Possiamo anche comprendere - questo lo dico senza problemi - quando il MoVimento 5 Stelle porta sulla scena della politica italiana un elemento di rispetto e di tutela dell'ambiente. Dite una cosa giusta e di buon senso quando vi riferite al fatto che nel momento in cui bisogna progettare una nuova opera, magari bisogna prestare la giusta attenzione anche al rispetto dell'ambiente, a fronte di quanto succedeva in passato, quando forse una certa ideologia sulle grandi opere non teneva conto, pur di realizzarle, di tutto quello che c'era intorno e delle esigenze dei territori. Questo discorso va bene, è giusto ed è di buon senso per le future opere che si vorranno realizzare, ma per le opere che già sono state finanziate, progettate e che devono essere finite, questo discorso non vale, non ha assolutamente senso. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP e del senatore Steger).
Soprattutto lo diciamo in un momento economico particolare come questo, in cui tutti i Gruppi riconoscono la necessità e la volontà di fare degli investimenti, che diventano davvero importanti, fondamentali per far crescere questo Paese, per il famoso prodotto interno lordo. Se ne sta parlando anche a livello europeo: c'è un dibattito, c'è la volontà di far sì che la spesa per investimenti esca dai famosi parametri, numeri, numerini e deficit vari. Quindi è chiaro che questo è un tema su cui non possiamo bloccarci e aspettare. Il Paese deve andare avanti, quindi è necessario che gli investimenti e che le opere proseguano. Non c'è tempo per fare analisi di costi e benefici sulle opere che sono già state programmate e che devono partire. Non c'è tempo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP).
Il Paese non ha tempo, anche perché se davvero dovessimo bloccare quest'opera - questo è un altro punto fondamentale - quale credibilità potrebbe avere a livello internazionale un Paese che stipula un accordo e dopo 10-15 anni se lo rimangia e lo rimette in discussione? Qualsiasi investitore straniero direbbe che va ad investire da qualsiasi parte tranne che in Italia. È un problema di credibilità anche a livello internazionale. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP). Non possiamo non tenere conto di questo aspetto. Finirebbe che da noi verrebbe più ad investire nessuno e quindi non avremmo la crescita del PIL, avremmo problemi economici, con tutte le conseguenze anche e soprattutto per lo stesso Governo.
Poi, non dimentichiamocelo, non facciamo finta di niente, è vero che la mozione che presenta il Gruppo dei 5 Stelle oggi impegna il Parlamento e non il Governo e questo potrebbe far pensare che non ci siano questioni politiche, però non nascondiamoci: il dato politico e la questione politica restano aperti. Condividiamo e potremmo anche comprendere - lo dico al collega Patuanelli - le posizioni storiche del MoVimento e dunque le ragioni per cui, a livello identitario, il MoVimento voglia mettere la sua bandierina su questo tema perché nasce anche con la contrapposizione a quest'opera. Tuttavia - lo dico a tutti i colleghi - se fate parte del Governo e il Presidente del Consiglio ha dichiarato che l'opera va fatta, dovete essere a favore del TAV: non ci sono alternative. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP. Commenti dal Gruppo PD).
È una questione di credibilità complessiva di tutto il Governo. Su un tema così importante - è inutile che ci nascondiamo - come il TAV, è chiaro che avere due partiti di maggioranza, uno che vota in un modo e l'altro che vota in un altro, indubbiamente pone sul tavolo una questione politica chiara, evidente, che non si può assolutamente negare. (Commenti dal Gruppo PD).
È inutile che ci nascondiamo, perché chi oggi vota «no» al TAV si prenderà la responsabilità politica delle scelte che conseguiranno nei prossimi giorni e nei prossimi mesi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti del senatore Laus).
Chiederei cortesemente al senatore Laus di farmi finire. Dico con chiarezza che, in assoluto, in un anno - ne sono convinto - di cose ne abbiamo fatte tante e c'è stato anche un rapporto, a livello parlamentare, molto positivo con il collega Patuanelli e, soprattutto al Senato, tra noi e i colleghi dei 5 Stelle. Abbiamo spesso e volentieri spento incendi - lo sa Patuanelli - che magari nascevano nello stesso Governo. C'è stato un grande rapporto, però oggi, alla luce di quello di cui il Paese ha bisogno, che è crescere…
BELLANOVA (PD). Il Paese ha bisogno di un Governo!
ROMEO (L-SP-PSd'Az). …non possiamo più accettare il blocco di alcune opere fondamentali, il blocco dell'autonomia, il blocco sulla riforma della giustizia e il blocco sulla riduzione delle tasse. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP).
Troppi ostacoli impediscono a questo Governo di fare in modo che il Paese possa crescere con una certa velocità. Noi vogliamo andare avanti e non vogliamo andare indietro. Ognuno si prenderà la propria responsabilità.
LAUS (PD). Dovete andare altrove, a casa!
FARAONE (PD). A casa!
PRESIDENTE. Non interrompete, fate terminare.
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Non è che per caso c'è un po' di preoccupazione tra i banchi del PD? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD. I senatori Faraone e Laus fanno cenno di no con il dito).
Come si diceva, mi pare in un trasmissione televisiva: «Paura, eh?» (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Per chiudere la mia dichiarazione di voto, annuncio il voto contrario alla mozione presentata dal MoVimento 5 Stelle e alla mozione presentata dalla senatrice De Petris del Gruppo misto e il voto favorevole a tutte le altre mozioni.
LA MURA (M5S). Bravo!
ROMEO (L-SP-PSd'Az). Devo dire che qui il PD ha fatto un capolavoro, presentando una mozione di una riga sola: era impossibile non votare a favore. (Applausi ironici della senatrice La Mura). Vi siete applicati molto, è davvero un capolavoro sartoriale: vi faccio i complimenti.
Al di là di questo, dichiaro a nome del Gruppo il voto favorevole a tutte le mozioni pro-TAV. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI. Molte congratulazioni).
MALAN (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FI-BP). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, numerosi, colleghi senatori, oggi devo dire che, grazie alla mozione presentata dal MoVimento 5 Stelle contro la TAV, si è manifestata chiaramente un'ampia maggioranza in quest'Assemblea a favore della realizzazione di questa linea e questa è una buona cosa. C'è una maggioranza ancora più ampia nel Paese, come si è visto nei risultati delle elezioni europee e nei risultati delle elezioni piemontesi, in cui oltre l'85 per cento dei piemontesi ha votato a favore di liste che, in vari modi, sono a favore della TAV. Di questo siamo soddisfatti. Ne siamo particolarmente soddisfatti come Forza Italia, perché per la realizzazione di un'opera come questa non bastano due mesi e non bastano neanche due anni, non basta un Governo, anche se dura tutta la legislatura: è un'opera che deve guardare ai decenni e noi nei decenni siamo sempre stati, in ogni occasione, a favore della TAV, quando conveniva e quando non conveniva. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Lo siamo stati quando eravamo al Governo nazionale e quando eravamo all'opposizione a Roma; quando eravamo al governo nella Regione e quando eravamo all'opposizione in Regione. Quando nel 2001 c'era il collegio uninominale Senato che comprendeva, in grande parte, la Valle di Susa, si potevano tenere posizioni più defilate e morbide e dire «vediamo» o «forse», almeno in quel collegio; invece decidemmo (io ero il candidato al Senato) di essere chiaramente a favore della TAV.
LICHERI (M5S). E perché non l'avete fatto?
MALAN (FI-BP). Riuscimmo comunque a vincere, sia pure di mille voti, quel collegio. Non abbiamo mai blandito (rispettato sì, ma blandito no) o candidato i sindaci no-TAV della Val di Susa: non l'abbiamo mai fatto, anche quando sarebbe convenuto; ad esempio, alle elezioni regionali del 2005, che abbiamo perso per poche migliaia di voti. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Noi siamo coscienti di aver fatto il nostro dovere. È grazie alla costanza negli anni che si possono fare queste opere, non basta un proclama, non basta un giorno, non bastano due mesi.
Constatiamo oggi che sulla TAV una maggioranza c'è. Per quanto riguarda il Governo, abbiamo appena sentito parole forti da parte del Presidente del Gruppo Lega, senatore Romeo, in merito alle conseguenze politiche che dovrebbe o che può avere questa divisione così forte su un tema tanto importante, peraltro confermata da un contratto di Governo. Noi non avremmo firmato un contratto in cui c'era scritto che si ridiscuteva integralmente una linea che era già in costruzione. Esattamente un anno fa, tanti di noi erano con l'allora presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani a constatare che la linea è già scavata nella galleria definitiva, già un anno fa, per chilometri e chilometri. Noi ci siamo stati, a differenza del ministro Toninelli, che non c'è mai andato a vederlo, perlomeno per curiosità. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Malpezzi). Noi siamo stati in piazza, alle manifestazioni del sì-TAV senza insegne di partito e ne abbiamo anche organizzata una noi.
Noi vorremmo vedere le conseguenze, non potete tenere bloccato il Paese, perché le conseguenze politiche, evidentemente, se le gestiscono i due protagonisti della maggioranza, ma le conseguenze reali ricadono sul Paese, un Paese bloccato, a crescita zero, che vuol dire un Paese che non dà opportunità, che toglie i soldi ai cittadini, toglie opportunità agli imprenditori e toglie posti di lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Davvero, allora, su questo ci vuole una risposta, non è un problema di litigi fra i partner che occupano i telegiornali e francamente hanno davvero stancato, ma è un problema del Paese reale. A noi quello interessa.
Mino Giachino, già Sottosegretario alle infrastrutture del Governo Berlusconi, racconta che il re, al tempo della decisione sul traforo del Frejus, era preoccupato perché c'era circa un 20-25 per cento del Parlamento subalpino (tra l'altro 204 deputati per uno Stato di quattro milioni e mezzo di abitanti) che era contrario. Ebbene, il conte di Cavour disse: Maestà, dobbiamo mettere buonsenso anche per quel 20-25 per cento. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Noi ce l'abbiamo sempre messo, lo metteremo e quando questa linea si aprirà e darà tante opportunità a tutti e tutti la useranno come oggi tutti usano la linea ad Alta velocità che i Governi Berlusconi hanno fatto per l'Italia, noi saremo soddisfatti e sapremo di aver fatto il nostro dovere. (Vivi e prolungati applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni).
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, ha ragione il presidente Romeo quando dice che la parola che forse è stata più ricorrente negli interventi di tutti è stata «surreale». Si è detto che presentare questo tema in questo periodo è surreale, che riparlare di TAV è surreale, che surreale è la mozione del MoVimento 5 Stelle, che surreale è una mozione che impegna lo stesso Parlamento. Io ritengo che la prima cosa surreale sia dimenticarsi che questa è una Repubblica parlamentare e non un premierato e che quindi il dibattito politico si fa in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo M5S).
GALLONE (FI-BP). Voi ve lo dimenticate!
GIRO (FI-BP). Ma che dici?
PATUANELLI (M5S). Oggi diamo corso a un dettato costituzionale: si fa un dibattito politico tra forze politiche che la pensano anche in modo diverso, senza per questo mettere sempre in mezzo il Governo, perché il presidente Romeo sa - e l'ha detto prima - quante volte siamo dovuti intervenire proprio per cercare di esercitare questa prerogativa, che è quella della centralità del Parlamento. Facciamolo oggi su questo tema e non sugli altri.
GIRO (FI-BP). La scatoletta di tonno!
LANZI (M5S). Ma stai zitto!
PATUANELLI (M5S). È surreale anche il dibattito che su questo tema si è svolto molto più spesso solo con tweet o con commenti che non entrano nel merito, ma noi stiamo parlando di una semplice infrastruttura e le infrastrutture si realizzano quando sono utili al Paese, si analizza se sono utili al Paese, si verifica se nella loro vita utile porteranno un ritorno economico e si decide se farle o meno e anche se tornare indietro rispetto a delle idee che altri hanno avuto trent'anni prima, perché si può anche pensare che si può tornare sulle proprie idee. (Applausi dal Gruppo M5S).
E allora, da un lato abbiamo sempre avuto i promotori dell'intervento a dire che è un'opera utile, perché sposterà il traffico dalla gomma alla ferrovia, che sarà un risparmio ambientale, che ci sarà un motore economico, che è utile per il trasporto delle merci: (Commenti della senatrice Bellanova). Dall'altra parte c'è invece chi osteggia quest'opera e dice che tutti questi obiettivi (che sono certamente condivisibili, sia dal punto vista infrastrutturale che ambientale) non si ottengono attraverso di essa. Bisogna forse allora farsi delle domande e dare delle risposte, magari su una base tecnica, perché questa è un'opera infrastrutturale, non è soltanto un'opera che crea e amplia il dibattito politico.
Che cos'è il TAV? Non è un treno ad alta velocità, come hanno già detto alcuni colleghi, ma una linea ferroviaria dove i treni merci arriveranno al massimo... (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Non è possibile interrompere sempre. Prego, senatore Patuanelli.
PATUANELLI (M5S). Non mi arrabbio mai quando vengo interrotto. Non preoccupatevi, ciascuno risponde delle cose che fa e si evidenzia per quello che è. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
È una linea mista, con caratteristica di interoperabilità, dove passeranno sì certamente merci, probabilmente anche passeggeri, ma mai ad alta velocità. La linea esistente ha una velocità massima tra i 120 e i 140 chilometri all'ora, esattamente in linea con quello che sarà la nuova linea ferroviaria.
Il corridoio 5, che dovrebbe collegare il Portogallo all'Ucraina (Lisbona a Kiev), è una bufala che non esiste più da anni. (Applausi dal Gruppo M5S). Esiste il corridoio mediterraneo, il percorso numero 3, che è previsto colleghi la Spagna all'Ungheria (quindi non Lisbona a Kiev): la maggior parte delle tratte previste di questo percorso non sono state realizzate, Paesi come la Slovenia e la Croazia hanno già detto che non procederanno alla loro realizzazione e quindi resterà, casomai, un unico tratto realizzato. Ricordo anche che gli stessi tecnici dell'Unione europea dicono che quello è veramente un eventuale collo di bottiglia di un corridoio europeo, che però può essere disotturato con una nuova infrastruttura o intervenendo sull'infrastruttura esistente, cosa che è possibile fare e che noi proponiamo da tempo. (Applausi dal Gruppo M5S).
La linea storica è satura? No. La linea storica porta 14 milioni di tonnellate all'anno; nell'ultimo esercizio ha portato 3,4 milioni di tonnellate. La linea storica non è satura; anzi, si può portare quasi quattro volte e mezzo il traffico merci esistente.
Il traffico merci è in crescita? No, il traffico merci è in totale decrescita. (Applausi dal Gruppo M5S). Non mi riferisco soltanto a quello ferroviario, per una questione di intermodalità e di scambio modale che non c'è, perché in decrescita costante è il traffico merci sulla linea storica e in decrescita totale, da tempo, è anche il trasporto su gomma. Si parla di circa 40 milioni di tonnellate di merci che vengono scambiate tra Italia e Francia su quei confini, ma negli ultimi dieci anni esso ha subito una decrescita del 12,3 per cento. Mi riferisco al traffico complessivo e non solo a quello sulla rete ferroviaria, in riferimento al quale si potrebbe dire che evidentemente bisogna intervenire sull'infrastruttura altrimenti il trasporto delle merci non la usa perché non funziona, è il traffico delle merci che è in calo. (Applausi dal Gruppo M5S).
C'è poi la questione del costo. In questo Paese, ogni volta che si interviene su un'infrastruttura e si comincia a realizzare un'opera i costi preventivati all'inizio sono meno della metà dei costi finali e quindi oggi parliamo di spendere 11 miliardi di euro per la tratta internazionale, ma non sappiamo quanti ne spenderemo veramente. (Applausi dal Gruppo M5S). Il senatore Malan diceva che un pezzo è già realizzato: si tratta di una galleria geognostica, è in asse e nel diametro dell'infrastruttura ma non è l'infrastruttura e le altre sono discenderie. Io chiedo soltanto di sapere le cose che si dicono qua dentro. (Applausi dal Gruppo M5S).
E i costi, nella tratta internazionale che ci costerà circa 11 miliardi, sono divisi in circa il 57 per cento per l'Italia e il 43 per cento per la Francia, e questo perché? La nostra tratta nazionale è più piccola e costa meno, mentre la loro tratta nazionale è più lunga e costa di più, però c'è un piccolo dettaglio: è previsto il fasaggio, che forse pochi conoscono. Il fasaggio dice che l'opera si fa per fasi: si fa la tratta internazionale e, quando sarà satura a linee nazionali esistenti, si andrà avanti con i progetti nazionali, cosa che non avverrà mai perché quella linea non si saturerà mai! (Applausi dal Gruppo M5S).
E allora chiedo gli amici della Lega (e dico amici citando con lo stesso spirito e nello stesso modo le parole della senatrice Pirovano di ieri, che mi hanno molto colpito): vogliamo regalare dei soldi a Macron? Lasciamo che sia il Partito Democratico a regalare parlamentari a Macron e noi teniamoci i nostri soldi! (Applausi dal Gruppo M5S).
Ci sono tante altre cose che potremmo dire sui costi di uscita dal progetto, altre domande puntuali su quest'opera, ma è evidente che c'è anche un tema politico dell'idea di sviluppo. Noi, infatti, ci riempiamo la bocca di parole come «green economy», come «benessere ambientale», «ambiente», «tutela», «cambiamenti climatici»; dopodiché però abbassiamo la testa davanti al concetto delle grandi opere che, in quanto grandi e in quanto opere, vanno fatte a prescindere. Questo non è più vero, perché la più grande opera che possiamo fare per questo Paese è manutenere le nostre infrastrutture esistenti, rinunciare a quelle inutili e spendere i soldi per fare altro. (Applausi dal Gruppo M5S).
Lo sviluppo che noi stiamo cercando di fare non significa bloccare tutto, non significa dire no! Chi ha sbloccato la Asti-Cuneo? Chi lo ha fatto? Chi ha sbloccato la Ragusa-Catania? Chi ha sbloccato il contenzioso con Cmc? Chi ha fatto il fondo per le imprese? Lo abbiamo fatto noi con il nostro ministro Toninelli! Lo sblocco del cantiere della Asti-Cuneo lo ha fatto il ministro Toninelli, non altri! (Applausi dal Gruppo M5S).
Concludendo, mi sia consentita una piccolissima citazione: «Non esiste il partito delle grandi opere. Non credo a quei movimenti di protesta che considerano dannose iniziative come la Torino-Lione. Per me è quasi peggio: non sono dannose, sono inutili. Sono soldi impiegati male» Matteo Renzi, 2013. Noi non abbiamo cambiato idea! Noi voteremo a favore della nostra mozione e contro quelle presentate dagli altri Gruppi. (Vivi e prolungati applausi dal Gruppo M5S. Moltissime congratulazioni. I senatori Ferrara e Lucidi mostrano lo schermo di un computer portatile recante la scritta: «NOTAV». Il senatore Laus espone un cartello recante la scritta: «I 5 Stelle cambiano idea ad Alta Velocità #sitav»).
PRESIDENTE. Rimuovete i cartelli! Non si può fotografare in Aula! Togliete quel computer! Sembra di essere all'asilo infantile.
CERNO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
CERNO (PD). Signor Presidente, membri del Governo (o di ciò che ne resterà dopo questa votazione), senatrici e senatori, ho chiesto la parola in dissenso dal mio Gruppo (che su questo tema è già in dissenso di per sé, però silenziosamente), decidendo di parlare e di separarmi in questa strada dal Partito Democratico, in virtù di un democratico dissenso, una parola che invito questo Senato a fare propria e rispettare più di quanto è stato fatto in questi giorni con chi dissentiva: è una bella parola in politica. (Applausi della senatrice Nugnes).
Lo faccio perché ho firmato la mozione di un altro Gruppo, del MoVimento 5 Stelle, e ringrazio il capogruppo Patuanelli per aver accolto la mia firma, una specie di sesta stella in questo Parlamento che sta cambiando davanti ai nostri occhi in queste ore. L'ho fatto per due motivi: è una mozione che chiede al Parlamento (e si è discusso anche di questa parola), in questo caso a una delle sue Assemblee, il Senato, di agire anche fuori dalla prassi come è prerogativa del Parlamento, che non ha limiti nel suo agire, per tentare di evitare all'ultimo momento uno spreco colossale di danaro che è stato perpetrato nel nome del fare e che invece è lo strafare.
Io dico no a questa TAV (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Nugnes) e aderisco al documento dei 5 Stelle per un motivo di merito, che è stato illustrato e su cui quindi non mi dilungherò molto, e per un motivo politico.
Partiamo da quello di merito: in questi giorni si è sentito dire che il mio sì alla mozione presentata dal MoVimento 5 Stelle - anzi, 6 Stelle, a questo punto - secondo quanto ho letto, sarebbe un voto contro il futuro. La domanda è: quale futuro? Il futuro che fu progettato, negli anni Ottanta, dai Governi Andreotti VI e Andreotti VII, quando in Italia si stava immaginando l'aereo supersonico, che avrebbe portato la gente in giro per il mondo, quando il nucleare ancora doveva alimentare le nostre case, quando il futuro era una cosa che non è mai diventata presente; siamo già in ritardo di trent'anni e dobbiamo ancora cominciare. Soprattutto, quel futuro immaginava un Paese in cui l'economia sarebbe sempre cresciuta, in virtù della vittoria di un capitalismo, che avrebbe continuato a portare soldi e merci, soldi e merci, soldi e merci, che però non ci sono. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto). Non ci sono! Quindi forse questo era il futuro immaginato nel 1986 e nel 1987, ma siamo nel 2019. Come è stato detto - non mi dilungherò - questo treno a 120 chilometri all'ora, che è più o meno la velocità di uno scooter sul Grande raccordo anulare, che però non costa 9 miliardi di euro (Applausi dal Gruppo M5S), arriverà nel 2030. Almeno questo dicono adesso, ma i francesi per otto anni non faranno la loro linea e quindi ci fermeremo a Lione, quindi il futuro, nel 2050, sarà un progetto del 1986. Permettetemi di dubitare che il futuro sia quello. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Nugnes).
Un'ultima cosa tecnica, poi parlerò della ragione politica. Ci si può chiedere perché i francesi lo facciano. Sono forse stupidi, come nelle barzellette? Lo fanno perché l'orientamento di Berlusconi e Bossi, ovvero il Governo di Lega e Forza Italia, quello che oggi ricomparirà davanti ai nostri occhi (mi auguro senza il voto del mio partito) fu in pratica il seguente: «Siccome dobbiamo fare questa cosa, la pagheremo più noi dei francesi, anche se abbiamo meno strada da fare». E quelli ovviamente risposero: «Grazie!». Gliela stavamo pagando noi! Nasce per quello, mica per altro. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Nugnes).
PRESIDENTE. Concluda, senatore Cerno.
CERNO (PD). Concludo, signor Presidente, con il motivo politico. Cara sinistra, con questo voto stai asserendo le stesse cose che ha detto il premier Conte. Mi fa piacere: state sostenendo il Governo e state dando la fiducia al Governo che contestate. L'esito sarà una crisi. La pagherà il ministro Toninelli? Siamo tutti contenti che paga il ministro Toninelli? Il problema dell'Italia è il ministro Toninelli? (Applausi dal Gruppo M5S). Va bene. Poi ci sarà un altro Governo? E che Governo sarà, Matteo? Più di destra! E noi, con il voto del PD, non rischiamo che si confondano e pensino che lo sosteniamo? Secondo me sì! (Applausi dal Gruppo M5S). E se loro non lo vogliono sostenere? Bravi!
PRESIDENTE. Per cortesia, concluda.
CERNO (PD). Amici - e se non siete miei amici, dico quello che disse Pajetta: se si chiamano amici tra di loro, possiamo chiamarli amici anche noi - ripensateci finché siete in tempo. State facendo un errore madornale. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi M5S e Misto).
PRESIDENTE. Signori senatori, prima di dare avvio alle votazioni, vorrei cogliere l'occasione per ringraziare tutti per il lavoro che avete svolto, per la collaborazione alla Presidenza, e soprattutto augurare a voi tutti e alle vostre famiglie una buona vacanza. Ringrazio anche tutta l'Amministrazione, che, nonostante la forte riduzione di personale, ha permesso che i nostri lavori potessero procedere, con grande efficienza, efficacia e professionalità. Lo dico adesso, perché poi so che tutti scapperanno, come quando a scuola suona la campanella. Grazie a tutti. (Applausi).
Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 152, presentata dal senatore Patuanelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 153 (testo 2), presentata dal senatore Marcucci e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 156, presentata dalla senatrice Bonino e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 157 (testo 2), presentata dal senatore Ciriani e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
La mozione n. 159 è preclusa.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 162 (testo 2), presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo FI-BP. Vivaci Commenti dal Gruppo PD all'indirizzo del Gruppo M5S).
VOCI DAL GRUPPO PD. A casa! Andate a casa!
BONINO (Misto-PEcEB). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONINO (Misto-PEcEB). Signor Presidente, volevo solo comunicare che, il dispositivo elettronico della mia postazione non ha funzionato, dunque non ho potuto votare favorevolmente alla mozione n. 153 (Testo 2).
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.