Legislatura 18ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 97 del 30/07/2019

(1437) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 giugno 2019, n. 53, recante disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica, approvato dalla Camera dei deputati

(Seguito dell'esame e rinvio)   

 

Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 29 luglio.

 

Il PRESIDENTE comunica che nella mattinata si è svolto e concluso il ciclo di audizioni informali.

 

Ha quindi inizio la discussione generale.

 

La senatrice DE PETRIS (Misto-LeU) critica innanzitutto il ricorso alla decretazione d'urgenza, ritenendo che non vi siano i presupposti ex articolo 77, secondo comma, della Costituzione. Secondo i dati del Ministro dell'interno, infatti, nell'ultimo anno sono diminuiti sia gli sbarchi di migranti sia i reati connessi all'immigrazione irregolare. Inoltre, il provvedimento non risponde neanche al requisito dell'omogeneità, dal momento che reca norme in materia di immigrazione, ordine pubblico e sicurezza, personale delle forze di polizia e fenomeni di violenza in occasione delle manifestazioni sportive.

Esprime perplessità sull'impostazione complessiva del provvedimento, che considera i flussi migratori solo in una logica securitaria, come del resto già avvenuto con il decreto-legge n. 113 del 2018, finendo per criminalizzare le operazioni umanitarie di soccorso in mare.

Ritiene inopportuno sottrarre al Presidente del Consiglio il compito di coordinamento in sede di emanazione del provvedimento di limitazione o divieto dell'ingresso o del transito di navi nelle acque territoriali italiane. All'articolo 1, infatti, si prevede che tale misura sia adottata dal Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, peraltro senza il coinvolgimento del Ministro degli affari esteri, che sarebbe indispensabile - a suo avviso - per concordare con gli altri Paesi europei la riallocazione dei migranti.

Sottolinea che il provvedimento sembra avere un intento punitivo nei confronti di chiunque presti soccorso in mare, dai pescatori alle ONG, finendo per applicare alcune limitazioni persino alle navi militari italiane. Ciò risulta in contrasto con le convenzioni internazionali, in particolare la Convenzione di Ginevra, che prevede il principio di non refoulement dei rifugiati, e le norme sul diritto d'asilo, nonché con gli articoli 10, 11 e 117, primo comma, della Costituzione.

Quanto all'articolo 2 del decreto-legge, ritiene eccessive le sanzioni previste a carico del comandante della nave - nonché, in solido, dell'armatore e del proprietario dell'imbarcazione - che abbia violato il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. Ricorda, peraltro, che le operazioni di salvataggio non consistono solo nell'attività di recupero dei naufraghi, ma si esauriscono con lo sbarco di costoro in un luogo sicuro.

Rileva criticità anche all'articolo 3, che trasferisce alle procure distrettuali la competenza sul trasporto di stranieri, qualificato in ogni caso come reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Ritiene molto grave che si apportino modifiche al codice penale attraverso un decreto-legge, in particolare con riferimento alla disciplina dell'arresto obbligatorio in flagranza di reato, estesa a nuove fattispecie. Inoltre, giudica eccessivo l'inasprimento delle pene - previste dalla legge n. 152 del 1975 (cosiddetta legge Reale) e dagli articoli 339, 340, 419 e 635 del codice penale - per le condotte criminose poste in essere nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico. Considera inopportuno, inoltre, ampliare i casi di esclusione della particolare tenuità del fatto, come previsto dall'articolo 16 per i delitti commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive.

Segnala, infine, la necessità di precisare, all'articolo 12, che le risorse del fondo per le politiche di rimpatrio devono essere destinate a finanziare le operazioni di rimpatrio volontario assistito.

Conclude riservandosi di intervenire in sede di esame degli emendamenti.

 

Il senatore MALAN (FI-BP) ritiene che la situazione attuale nel Mediterraneo, dove è ormai acclarata l'attività criminosa di organizzazioni dedite al traffico di esseri umani, giustifichi l'adozione di misure rigorose quali quelle previste dal provvedimento in esame. Senza venir meno all'obbligo di salvare vite umane in pericolo, occorre in effetti prevedere misure più efficaci del mero sequestro temporaneo delle imbarcazioni che abbiano violato il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane.

Tuttavia, tali misure potrebbero risultare non risolutive, senza un accurato controllo delle coste, per evitare che il trasporto di migranti avvenga non più sulle navi delle ONG ma attraverso imbarcazioni più piccole e di scarsa qualità, dal cui sequestro i trafficanti non sarebbero particolarmente penalizzati.

Concorda sull'opportunità di prevedere norme specifiche a tutela delle forze dell'ordine in occasioni di manifestazioni di piazza, purché si proceda all'applicazione concreta di tali disposizioni e, quindi, all'arresto dei violenti che arrechino pericolo all'integrità delle persone e delle cose. A tale scopo, occorre indubbiamente migliorare le condizioni delle forze dell'ordine: annuncia pertanto la presentazione di emendamenti per incrementare gli organici, rinnovare i contratti in essere e migliorare l'attrezzatura in dotazione.

Segnala, infine, un refuso all'articolo 6, comma 1, lettera a), punto 2).

 

Il senatore MIRABELLI (PD) sottolinea che il Partito democratico non condivide l'impostazione del decreto-legge all'esame, poiché esso reca misure di tipo propagandistico che non garantiranno affatto maggiore sicurezza ai cittadini italiani.

A suo avviso, infatti, l'emergenza è rappresentata dalla carenza degli organici delle forze di polizia da dislocare sul territorio per contrastare le mafie e la criminalità, soprattutto per quanto riguarda le rapine in appartamento, che destano particolare allarme nell'opinione pubblica.

Il Governo non ha mantenuto le promesse in tema di assunzioni, ancora ferme ai provvedimenti assunti dal precedente Esecutivo; nel decreto, invece, ci si limita a prevedere misure per i buoni pasto, il miglioramento e il ricambio delle divise e la riduzione di corsi di formazione.

Anche l'incremento delle pene, a suo avviso, non è sufficiente a garantire una maggiore tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico. Da questo punto di vista, sarebbe invece molto più proficuo, riavviare le politiche per favorire l'integrazione dei migranti, dopo lo smantellamento della rete SPRAR deciso con il decreto-legge n. 113 del 2018.

Nel complesso, il provvedimento è volto a disincentivare il salvataggio delle persone in mare, attraverso misure che colpiscono in modo significativo l'operato delle organizzazioni non governative. In realtà, le diverse inchieste giudiziarie circa i presunti legami delle organizzazioni con gli scafisti sono state archiviate o sono in via di archiviazione. In realtà, il traffico di esseri umani è gestito dalla criminalità organizzata, anche italiana, che continua a operare indisturbata, attraverso imbarcazioni più piccole che arrivano sulle coste siciliane e calabresi, spesso senza che ve ne sia notizia. Ciò dimostra la carenza di controllo del territorio e l'insufficienza delle misure adottate sotto il profilo della prevenzione e della deterrenza.

 

Il senatore GASPARRI (FI-BP) annuncia che Forza Italia presenterà alcune proposte migliorative - come del resto già avvenuto in riferimento al primo "decreto sicurezza", il decreto-legge n. 113 - finalizzate a tutelare le forze di polizia.

In particolare, ritiene necessario un diverso inquadramento della polizia locale, che dovrebbe essere maggiormente assimilata al comparto sicurezza e difesa. Sono indispensabili, inoltre, misure per migliorare le condizioni di lavoro dei vigili del fuoco, la cui professionalità viene molto elogiata ma spesso non trova riscontro in provvedimenti concreti. Ricorda, altresì, che bisognerebbe provvedere al rinnovo del contratto del comparto sicurezza, già scaduto, e integrare le risorse stanziate per il riordino delle carriere, che dovrebbe essere implementato entro la fine di settembre. È altresì necessario affrontare il problema degli organici delle forze di polizia, rivedendo anche le procedure concorsuali.

Al di là di questi aspetti, da migliorare, restano alcuni problemi insoluti, che riguardano i rapporti con alcuni Paesi, in particolare con Malta, che ha ampliato la propria zona SAR (search and rescue), fino a farla corrispondere alla Flight Information Region senza avere le risorse per contrastare l'immigrazione clandestina, solo per mantenere vantaggi che quest'ultima assicura.

Decisiva è sicuramente la questione degli organici, considerato che attualmente il numero di unità è perfino inferiore alla pianta organica fissata dalla legge n. 124 del 2015, la cosiddetta riforma Madia, che - a suo avviso - aveva già determinato la dotazione di personale al di sotto del livello standard.

Auspica che il Governo rinunci a porre la fiducia sul provvedimento anche al Senato, per consentire un ampio confronto su pochi emendamenti selezionati, volti ad apportare i miglioramenti necessari. Peraltro, la copertura di tali misure, pari a un miliardo di euro, potrà essere garantita dalle risorse inutilizzate dai provvedimenti su quota 100 e reddito di cittadinanza, nonché dalle maggiori entrate recuperate attraverso la fatturazione elettronica.

 

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.