Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 055 del 07/11/2018

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).

Si dia lettura del processo verbale.

CASTALDI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Seguito della discussione del disegno di legge:

(840) Conversione in legge del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Relazione orale)(ore 9,38)

Seguito della discussione e approvazione della questione di fiducia

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 840 e della questione di fiducia.

Ricordo che nella seduta di ieri hanno avuto luogo le repliche dei relatori e del rappresentante del Governo, è stata respinta una richiesta di non passare all'esame degli articoli, il rappresentante del Governo ha posto la questione di fiducia sull'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge e ha avuto luogo la discussione sulla questione di fiducia.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, al primo voto di fiducia su questo Governo il nostro Gruppo si era astenuto, ma in questi mesi ci sono stati gli attacchi all'Europa, l'azzardo sui conti pubblici con la manovra di bilancio, la legge sulla legittima difesa, il decreto-legge Di Maio che penalizza le imprese, la presentazione di un provvedimento socialmente regressivo come quello sull'affido condiviso e adesso questo decreto-legge. Questa volta, allora, il nostro Gruppo esprimerà un voto contrario.

Voteremo contro anche perché non ci piace il metodo che avete scelto: blindare un provvedimento così importante è poco rispettoso nei confronti del Parlamento, che vorrebbe almeno discutere i propri emendamenti e invece viene privato di questa prerogativa a causa di problemi tutti interni alla maggioranza.

Come ha affermato il sottosegretario Molteni, gli sbarchi sono diminuiti dell'83 per cento, passando dai 50.000 arrivi dello scorso anno agli 8.000 di adesso. Le domande d'accoglienza accettate sono state il 41 per cento. Questo dimostra che non c'è alcuna emergenza per un provvedimento sulla gestione dei migranti nel nostro Paese.

L'immigrazione è un fenomeno complesso, che non può essere disciplinato con decretazione d'urgenza. Siamo d'accordo con una mano più dura nei confronti dei migranti che commettono reati e che il giorno dopo essere stati arrestati escono dal carcere. Ma questo è un problema del sistema giudiziario, non della migrazione. Quello che è inaccettabile è equiparare l'immigrazione alla criminalità, se non addirittura al terrorismo, come alcuni colleghi della Lega continuano a fare. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD).

A loro vorrei ricordare che sono soprattutto il settore dei servizi e le imprese del Nord ad avere bisogno della manodopera straniera.

Abbiamo ascoltato attentamente le sue parole, sottosegretario Molteni: quello che dice potrebbe essere teoricamente condivisibile, il problema è la prassi. Finché non ci saranno le possibilità di rimpatrio, tutta la vostra nuova disciplina resterà lettera morta. Non ci sarà quindi più sicurezza, ma accadrà esattamente il contrario. Il decreto porta una serie di persone che già si trovano in Italia nell'illegalità. Non avranno più la possibilità di cercare un lavoro, di partecipare a corsi per imparare la lingua, di perseguire la strada dell'integrazione. Diventeranno facili prede della criminalità che li utilizzerà per le sue attività illegali.

Signori del Governo, non siete riusciti a dare risposte convincenti a tutti quelli che in quest'Aula vi hanno chiesto che fine faranno queste persone.

Come tanti hanno già sottolineato la migrazione è la questione del secolo. Siamo vicini a un'Africa scossa da guerre e catastrofi naturali, da regimi oppressivi senza libertà di parola e diritti per le donne e gli omosessuali.

La migrazione esisterà sempre, si deve trovare un modo per gestirla. Ed allora sicuramente bisogna lavorare sulle cause e per prevenire le partenze... (Brusio).

PRESIDENTE. Colleghi, la senatrice sta intervenendo, cercate di mantenere un po' di silenzio, abbassate il tono della voce e cercate di mantenere liberi i banchi del Governo. Proseguiamo in modo rispettoso.

Senatrice Unterberger, può proseguire il suo intervento.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Ci vuole però anche un approccio costruttivo per le persone che sono già in Italia. La parola chiave è integrazione, che è del tutto assente nei discorsi di questo Governo. Al contrario, voi tagliate drasticamente i fondi per i progetti che finora hanno funzionato bene e non tenete conto che le nostre società, che invecchiano e non fanno figli, hanno bisogno di migranti integrati, che lavorano, pagano le tasse, contribuiscono alla tenuta del sistema pensionistico.

È inutile promettere agli italiani terreni incolti come incentivo alle nascite. Dubito che questo servirà a qualcosa.

Piuttosto che portare centinaia di migliaia di migranti nell'illegalità, sarebbe invece necessario affrontare altre questioni, come la ripartizione sul territorio nazionale anche dei migranti che arrivano dal Nord.

In Commissione, su richiesta del nostro presidente di Provincia Arno Kompatscher, abbiamo presentato un emendamento che riflette anche la volontà della Conferenza Stato-Regioni per una distribuzione equa anche di questi migranti. Il tutto con la logica della collegialità, simile a quella che l'Italia chiede all'Europa, ma anche per scongiurare l'insorgere di tensioni sociali nelle Regioni settentrionali. L'avete respinto, come avete respinto quello legato alle clausole di salvaguardia e quello che puntava a un rafforzamento degli strumenti di controllo del territorio.

È un fatto che ci colpisce, perché viola le specificità e le prerogative dei nostri territori. A parole vi dite sempre favorevoli a una maggiore autonomia, ma al primo banco di prova ne riducete gli spazi.

Con questa legge cercate di limitare la discrezionalità del giudice, come nella legittima difesa o nella proposta sull'affido condiviso. Una legge deve però essere astratta e generale, una scatola vuota che in riferimento ai singoli casi viene riempita di contenuto dalla magistratura. Pensate che i giudici concedano troppi permessi umanitari e per questo volete costringerli a limitare queste pronunce. Fare leggi che non sono interpretabili dai tribunali, come vi augurate voi, è assurdo; applicare la legge vuol dire interpretarla.

Chi ha l'onore di governare, dovrebbe agire sempre secondo quel famoso proverbio che dice: «cambia quello che puoi cambiare e accetta ciò che non puoi cambiare». E quindi, fino a quando non riuscirete a stabilire nuovi accordi bilaterali per il rimpatrio, dovete accettare che i migranti che sono in Italia rimangano qui, cercando di gestire il fenomeno nel modo migliore possibile.

In conclusione, signor Presidente, a non convincerci è l'idea alla base del provvedimento, che riduce drasticamente le risorse per le politiche di inclusione, inquadra ed alimenta la paura di fronte al fenomeno migratorio, mettendo sullo stesso piano migrazione e criminalità. Riteniamo questo decreto-legge un atto di propaganda inutile se non dannoso, perché non affronta le questioni, ma andrà ad aumentare le tensioni e i problemi.

Annuncio pertanto il voto contrario del Gruppo per le Autonomie. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD).

DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghi, i senatori di Liberi e Uguali voteranno no alla fiducia a questo Governo. Voteranno no, lo diciamo con forza, a questo provvedimento su cui avete posto la fiducia. Mi rivolgo ai colleghi 5 Stelle: è la vostra prima volta, pensateci; è la prima volta che ponete la questione di fiducia su un provvedimento, una fiducia che potremmo chiamare come? Come "frutto di una trattativa non conclusa", di uno scambio non concluso, sulla prescrizione?

Intanto il decreto-legge sicurezza, il decreto Salvini, il decreto manifesto della Lega arriva alla conclusione del proprio iter in Senato e ancora una volta ribadiamo quanto abbiamo detto anche in occasione dell'insediamento di questo Governo, quando ci rivolgemmo ai 5 Stelle dicendo: ricordatevi che nasce sotto l'insegna politica, la caratterizzazione politica e ideologica della Lega. Questo provvedimento cosiddetto sicurezza, ma che potremmo chiamare Salvini, è esattamente questo: è ancora una volta il raggiungimento di un obiettivo della Lega a cui voi avete ceduto in modo strutturale. Il vostro cedimento strutturale - mi rivolgo ai colleghi 5 Stelle - ormai è sotto gli occhi di tutti e, per di più, sul provvedimento in esame sono stati messi in discussione pesantemente i valori costituzionali. Abbiamo dimenticato il monito della lettera del Presidente della Repubblica, rivolta anche a questo ramo del Parlamento, che ci richiamava all'articolo 10 della Costituzione. Questi valori sono messi in discussione.

Soprattutto, però, il cedimento strutturale lo stiamo vedendo anche su altri temi. Pensate a quello che sta accadendo: adesso è arrivato all'esame del Senato, dopo l'approvazione alla Camera, il cosiddetto decreto Genova, con due condoni edilizi in un Paese che, come stiamo vedendo, sta morendo di abusivismo e di condoni edilizi. State mettendo in discussione quello su cui i cittadini vi avevano dato fiducia.

Ma torniamo al nostro no forte al decreto-legge in esame. Signor Presidente - lo dico a lei come a tutti coloro che sono intervenuti sul provvedimento in discussione - ieri lei, nel suo intervento, ha giustamente richiamato gli elementi che dovrebbero essere fondamentali per garantire il governo di un fenomeno, quello migratorio, che certamente non scomparirà dopo l'approvazione del provvedimento in discussione e che ci accompagnerà, perché, ahimè, è un elemento strutturale per il nostro Paese e per il mondo intero. Quali dovrebbero essere a nostro avviso gli elementi per un governo vero del fenomeno migratorio? Le dico tre parole: legalità, diritti e coesione sociale. In questo modo si governa seriamente il fenomeno migratorio, senza alimentare le pulsioni razziste e il conflitto sociale. Il decreto-legge in esame fa esattamente il contrario.

Parliamo della legalità. Con questo decreto-legge, con l'eliminazione della protezione umanitaria, con la riduzione di fatto ai minimi termini del sistema di accoglienza diffuso a favore dei grandi centri, con l'induzione all'irregolarità e alla clandestinità non produrrete più legalità. Voi state spingendo coscientemente migliaia e migliaia di persone verso il limbo dell'irregolarità, con tutte le conseguenze che ciò produrrà. Sapete infatti meglio di me che delle persone che, all'improvviso, con un decreto-legge, vengono messe nelle condizioni di non avere più un titolo, rischiano di diventare preda e manovalanza della criminalità e vengono spinte sempre di più ai margini e quindi fuori dalla legalità. Tutto ciò non produrrà più legalità, ma più illegalità: lo chiamate decreto sicurezza, ma produrrà più insicurezza.

Quanto ai diritti, ho richiamato l'articolo 10 della Costituzione, ma con il decreto-legge in esame mettete in discussione pesantemente un lungo elenco di diritti. È presente in Aula il ministro Bongiorno, che forse dovrebbe sapere qualcosa di cosa significano il diritto alla difesa e la violazione sistematica, fatta nel decreto-legge, dell'articolo 13 della Costituzione. Invece, state sistematicamente e irreparabilmente spezzando il binomio legalità e diritti, che è invece necessario per dare un governo razionale e serio al fenomeno migratorio.

Quanto ai diritti, torno a ricordare la violazione sistematica non solo dell'articolo 10, ma anche dell'articolo 3 della Costituzione: con la revoca della cittadinanza contenuta nel decreto-legge si mette in discussione l'architrave della nostra Costituzione, ovvero l'articolo 3. L'articolo 3 è l'architrave del nostro patto repubblicano. (Applausi dai Gruppi Misto e PD). È infatti quello che consente la certezza della coesione ed è il riconoscimento reciproco di una società seria, che riesce a dare opportunità a tutti e che riconosce l'uguaglianza. Voi fate invece una cosa che ho definito incredibile, ma che sapete perfettamente non potrà reggere neanche cinque minuti davanti alla Corte costituzionale. I delinquenti sono delinquenti, siano essi italiani per nascita o italiani per acquisizione della cittadinanza: sono delinquenti allo stesso modo. I criminali sono criminali allo stesso modo. Voi invece introducete una differenza tra coloro che si sono macchiati di reati gravissimi, ma che non sono italiani di nascita, e coloro che, anche se criminali e mafiosi, siccome sono italiani, secondo il provvedimento in esame non perdono la cittadinanza. Quindi ci sono delle violazioni sistematiche.

Quanto alla coesione sociale, fate un'operazione incredibile e distruggete scientemente l'unico sistema che stava dando dei frutti, dei risultati, ovvero il sistema di accoglienza degli SPRAR, organizzato in piccoli nuclei diffusi sul territorio e capace di dare integrazione. Qualcuno, anche della maggioranza, ha parlato in questa sede di integrazione: come pensate di farla? Pensate di fare integrazione togliendo diritti e riducendo gli spazi, destinandoli solo ai titolari dell'integrazione, ma tutti gli altri, che all'improvviso si vedono cancellati il titolo del permesso di soggiorno per protezione umanitaria, quelle 100.000 o 120.000 persone, dove andranno a finire? Avete scelto scientemente, con il provvedimento in esame, di privilegiare ancora una volta l'ottica dell'emergenza. Quindi togliere spazi, risorse e possibilità all'integrazione e al sistema diffuso, per privilegiare i grandi centri. E parlate di trasparenza? Grandi centri, quindi un insieme, tantissime persone che avranno un impatto fortissimo sul territorio. State scegliendo scientemente di alimentare il conflitto sociale.

Ecco la terza parola: coesione sociale. Voi invece fate esattamente il contrario. Questo provvedimento, questo decreto-legge, il decreto Salvini, non produrrà più sicurezza, produrrà più insicurezza e conflitto sociale, perché state privilegiando un'ottica emergenziale. Avete raccontato in campagna elettorale (e continuate in questa narrazione) che voi avreste rimandato a casa 500.000 persone. Invece, ancora una volta, state producendo un'operazione che è semplicemente quella di far sembrare che volete usare questo strumento e queste modifiche per favorire questo, ma sapete perfettamente che ciò non è possibile, perché non siete in grado di avere i patti per il rimpatrio. State raccontando bugie e illusioni, ma scientemente, perché a voi interessa alimentare il conflitto sociale sull'immigrazione, in quanto avete l'interesse elettorale di alimentare le pulsioni razziste in questo Paese. Vi state assumendo una grande responsabilità.

Per quanto ci riguarda, nell'annunciare con forza il nostro no a questo decreto-legge, vi diciamo con altrettanta chiarezza che in questo Paese ci sono tantissimi italiani, tantissime brave persone che dalla mattina alla sera militano nella solidarietà e militano sui valori. Noi staremo da quella parte e continueremo a combattere, perché crediamo in una società aperta, libera e di coesione sociale. Questo è il nostro impegno nel dirvi no. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD).

PRESIDENTE. Prima di procedere, invito per l'ultima volta in modo generico i colleghi a lasciare libero il banco del Governo. Poi, mi vedrò costretta a chiamarli singolarmente e nominalmente.

CIRIANI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRIANI (FdI). Signor Presidente, il voto del Gruppo di Fratelli d'Italia (non è una novità annunciarlo) sul provvedimento sarà di astensione. È una scelta per noi quasi obbligata, a cui ci avete indotto e a cui ci avete praticamente costretti nel momento in cui il Governo e la maggioranza hanno scelto di mettere la fiducia sul provvedimento. Mettere la fiducia su un decreto-legge come questo significa, metaforicamente, mettere il filo spinato intorno al perimetro della maggioranza e dire che chi è dentro deve rimanere dentro (ed è meglio che non disturbi troppo), mentre chi è fuori deve rimanere fuori e non può avvicinarsi. Abbiamo tentato di migliorare, di emendare, di contribuire a rendere il testo più coerente con quelli che erano il nostro mandato elettorale e i nostri impegni assunti con i cittadini, ma non ci siamo riusciti. Lo abbiamo riscontrato subito in sede di Commissione, signor Presidente, quando i nostri emendamenti sono stati tutti inevitabilmente bocciati e addirittura considerati inammissibili, secondo procedure che noi riteniamo molto discutibili, forse addirittura arbitrarie. Non è infatti possibile che tutto quello che è suscettibile di creare imbarazzo all'interno della maggioranza in termini di emendamenti venga sottoposto alla ghigliottina dell'articolo 81 in 5a Commissione o venga considerato estraneo alla materia, quando emendamenti simili se non uguali della maggioranza vengono tranquillamente accolti e posti in votazione.

Non avendo avuto la possibilità politica né tecnica di discutere nel merito, la maggioranza ha deciso di chiudersi a riccio e di tentare di risolvere i propri problemi. In questo, registriamo anche uno svilimento oggettivo del ruolo del Senato e delle Camere in generale. Non è certamente un argomento nuovo, se n'è parlato moltissimo anche negli anni scorsi; però registro il fatto che, oltre a discutere ormai soltanto di decreti-legge, su questi viene addirittura posta la questione di fiducia. Qual è dunque il ruolo che noi possiamo esercitare? Mi rivolgo anche ai colleghi che nella scorsa legislatura erano all'opposizione, che adesso sono in maggioranza e che avevano annunciato di voler riformare il Parlamento, aprendolo come fosse una scatola di tonno. Ma, in realtà, più che aprire il Parlamento, lo hanno svuotato. Loro stessi che, ahimè non se ne rendono conto, sono vittime di questo modo di procedere che rende i nostri sforzi spesso vani e inutili. Certo, rimangono agli atti le proposte che abbiamo avanzato, tuttavia l'impossibilità di incidere su provvedimenti il cui contenuto viene deciso non in quest'Aula, ma fuori tra un arrivo di aereo e l'altro, non rende il nostro lavoro all'altezza di quanto probabilmente i cittadini si attendevano.

Abbiamo la sensazione che il cosiddetto decreto sicurezza abbia perso un po' di peso tra la campagna elettorale, l'elaborazione del testo presso il Ministero e, poi, il faticoso accordo di maggioranza. Registriamo oggi anche la retromarcia sulle occupazioni abusive di cui si occupa Confedilizia.

Noi non potevamo fare di più, per lanciare alla maggioranza un messaggio di disponibilità alla collaborazione. Tuttavia - lo dico ancora una volta - deve essere chiaro che sui temi della lotta all'immigrazione clandestina e della sicurezza dei cittadini Fratelli d'Italia e la destra politica italiana ci sono, ci sono stati e ci saranno ancora.

Condividiamo lo spirito originario del provvedimento, volto a rovesciare il mainstream culturale e politico degli ultimi cinque o sei anni, che si può così sintetizzare: accogliamo tutti gli stranieri, li andiamo a prendere al largo delle coste libiche, li portiamo in Italia e li ospitiamo a carico dei contribuenti con 35 euro al giorno, facciamo entrare in Italia 600.000 giovani uomini a cui non sappiamo che lavoro dare, mentre, contemporaneamente ogni anno 100.000 giovani italiani abbandonano il Paese per cercare fortuna altrove. Questo è quello che è successo negli ultimi anni: avete consentito che il volto e la struttura della nostra società e delle nostre comunità e città venissero trasfigurati a causa di episodi di violenza e criminalità. È infatti evidente che centinaia di migliaia di persone che non hanno un lavoro e non sanno cosa fare diventano presto, anzi prestissimo, manovalanza criminale.

Abbiamo condiviso la filosofia e lo spirito che avevano informato il provvedimento, però poi, al dato finale, ci sono alcune cose che sarebbe stato meglio non ci fossero e altre che, in realtà, mancano. Manca, ad esempio - lo ripetiamo ancora una volta, dopo che lo hanno già detto i colleghi in discussione generale - il riferimento al reato di integralismo islamico.

C'è la necessità di un atteggiamento molto duro e severo rispetto a chi, in maniera anche occulta, finanzia centri culturali e religiosi e moschee in cui si può predicare l'odio contro le istituzioni e la democrazia di questo Paese e al riguardo chiedevamo un impegno più forte anche nei confronti dei finanziamenti esteri a queste moschee e centri culturali.

C'è il problema, emergente e drammatico, della mafia cinese e, soprattutto, di quella nigeriana (ne hanno parlato le cronache per settimane intere) e chiedevamo una specializzazione delle procure su questo fenomeno ma, ancora una volta, non abbiamo avuto una sola parola di risposta.

Visto che si è parlato spessissimo della ruspa e dei campi rom, abbiamo chiesto di fare un accordo tra noi, forze politiche di centrodestra, in coerenza con quanto detto soprattutto dalla Lega Nord: bonifichiamo, censiamo e mettiamo i campi rom sotto il controllo delle Forze dell'ordine e di sicurezza, estendendo l'operatività dell'operazione Strade sicure, e assumiamoci, con legge, l'impegno di chiuderli entro il 2019. Portiamo fuori dall'autorimessa questa ruspa e mettiamola in azione. Abbiamo offerto anche questa disponibilità, ma non ci è stata data risposta.

Infine, signor Presidente, colleghi, c'è la questione della protezione umanitaria, che esiste soltanto nel nostro Paese e che ha consentito il regime di permessi facili per tutti. La cancellazione della protezione umanitaria è un nostro cavallo di battaglia fin dalla scorsa legislatura; il problema è che voi non avete cancellato l'istituto della protezione umanitaria, al massimo l'avete riformato, perché avete chiuso la porta di tale forma di protezione ma avete al contempo aperto almeno quattro o cinque finestre. Mi riferisco alle deroghe riguardanti il cittadino, magari proveniente da un Paese sahariano o subsahariano, che possa dimostrare di correre il rischio di subire violenza domestica o sfruttamento lavorativo nel Paese di origine, di incorrere in straordinarie avversità climatiche oppure di avere necessità di cure mediche. Voi vi renderete conto che ognuna di queste fattispecie rende possibile l'accoglimento della domanda di permesso umanitario. In più c'è il problema delle norme transitorie, che inevitabilmente consentono a chi ha già il permesso di poterne godere, e che consentono a chi ha fatto domanda di poter ricevere la protezione umanitaria secondo le vecchie disposizioni.

Quindi il rischio è che la cancellazione di questo strumento non sia efficace; ma anche se così fosse - purtroppo noi crediamo che non sia così - rimane il grande problema di questo provvedimento, che noi sappiamo non si può risolvere in un mese o in poche settimane di attività governativa, delle espulsioni. Infatti, anche se queste persone non godranno più di un permesso per rimanere in Italia, rimane il problema che l'accompagnamento alla frontiera non è sufficiente: dobbiamo riportare queste persone nei Paesi di origine; senza le espulsioni il provvedimento è monco e rischia di non funzionare.

Il nostro appello, quindi, al Governo, è quello di impegnarsi di più in sede legislativa e normativa su questo fronte, di più, altrimenti la protezione umanitaria, cancellata in parte, non risolverà il problema soprattutto sociale e di ordine pubblico nelle nostre città.

Un'ultimissima considerazione, se ho ancora del tempo a disposizione, riguarda la rendicontazione delle spese e dei soldi ricevuti dalle Onlus e dalle cooperative. Il business criminale intorno all'accoglienza ha consentito alle associazioni "senza scopo di lucro" di non dover mai rendicontare quello che facevano. Registro la volontà di introdurre una norma in questa direzione, ma ricordo che una norma di questo genere esiste già ed è stata inserita nel cosiddetto decreto Minniti, il decreto-legge n. 50 del 2017, grazie all'impegno del presidente Meloni e di Fratelli d'Italia. Non serve scrivere una nuova norma, serve semplicemente applicare quella che esiste già.

Per tutti questi motivi noi ci asterremo su questo provvedimento, a malincuore. Avremmo preferito votare a favore, se ci fossero state offerte possibilità politiche attraverso il dialogo parlamentare. Così non è stato, quindi il nostro sarà un voto di astensione, con la speranza che questa non sia un'occasione perduta. (Applausi dal Gruppo FdI).

PARRINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARRINI (PD). Signor Presidente, colleghi, il Gruppo del Partito Democratico voterà contro la fiducia a questo Governo e voterà contro questo provvedimento. Lo farà non solo perché ci è impossibile avere fiducia in questo Governo, ma anche perché su questo provvedimento il nostro giudizio è fortemente negativo. Diciamo questo con rammarico e con dispiacere, perché noi riteniamo fondamentali le questioni della sicurezza, acutamente avvertite da molti cittadini del nostro Paese: questioni sulle quali sarebbe opportuno che ci fossero scelte unificanti e non divisive. Purtroppo noi di scelte unificanti non ne abbiamo viste. Avremmo preferito tenere un atteggiamento diverso di fronte a scelte diverse, ma questo non è stato possibile.

Il nostro giudizio è fortemente negativo per quattro ragioni. Nel merito: perché questo provvedimento è pericoloso; perché questo provvedimento è insufficiente; perché è illiberale e in più parti palesemente in contrasto con la Costituzione; perché è stato portato avanti in questo ramo del Parlamento dando prove di arroganza, di improvvisazione sconclusionata e di mortificazione del ruolo del Parlamento.

Il provvedimento è pericoloso perché aumenterà l'insicurezza e l'illegalità nel nostro Paese: infatti, tutti sappiamo che una sua conseguenza certa sarà l'aumento della presenza di immigrati irregolari in Italia. (Applausi dal Gruppo PD). Ed aumenteranno l'irregolarità e l'illegalità perché, mentre non fa niente per migliorare le politiche di integrazione esistenti, fa molto per peggiorarle. Lo smantellamento del sistema dello SPRAR non solo è assurdo ma avrà questo effetto.

Al Governo e ai colleghi della maggioranza vorrei ricordare quello che è successo con un altro decreto che abbiamo affrontato prima della pausa estiva, il cosiddetto decreto dignità. Quando esaminammo quel provvedimento ci venne raccontato che si chiamava decreto dignità perché avrebbe ridotto la precarietà e aumentato i posti di lavoro. Noi rispondemmo che il nome giusto di quel decreto era decreto disoccupazione. Da pochi giorni è entrato pienamente in vigore, la fase transitoria si è conclusa e stiamo vedendo che non soltanto non riduce la precarietà e non aumenta i posti di lavoro, ma sta ottenendo l'effetto esattamente contrario: aumenta la precarietà e sta aumentando la disoccupazione in questo Paese. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV)). Come quel provvedimento non meritava di chiamarsi decreto dignità ma decreto disoccupazione, il provvedimento al nostro esame non merita di chiamarsi decreto sicurezza ma piuttosto decreto clandestinità. Questa è la verità. (Applausi dal Gruppo PD).

Il provvedimento, poi, è insufficiente perché non contiene niente, per esempio, che possa permettere a questo Paese di governare seriamente i flussi migratori e di accelerare i rimpatri. A tale proposito vorrei dire qualcosa di molto preciso: noi sappiamo che in campagna elettorale molti voti sono stati conquistati con una promessa roboante, cioè quella che sarebbero stati rimpatriati in pochi mesi 500.000 immigrati irregolari presenti in questo Paese. Subito dopo le elezioni sono iniziate le marce indietro: prima il sottosegretario Giorgetti, poi lo stesso ministro Salvini ci hanno detto che si sono sbagliati e che non ci vorranno alcuni mesi ma probabilmente ottant'anni. Ci saremmo aspettati che di fronte ad una realtà come questa e anche dopo un'ammissione come questa, in questo provvedimento e in generale nell'azione del Governo si facesse qualcosa di serio per accelerare e intensificare i rimpatri. Non c'è niente di tutto ciò. Non ci sono più fondi per i rimpatri, non c'è niente per gli accordi bilaterali che sono fondamentali per eseguire i rimpatri; non c'è niente che ci possa garantire che su questo fronte si faranno dei progressi.

Come non c'è niente per aiutare i Comuni - e i nostri emendamenti andavano in questo senso - che in conseguenza di questo provvedimento dovranno fronteggiare maggiori oneri e si troveranno di fronte ad una situazione assurda. Per questo il provvedimento è insufficiente, ma lo è anche per un'altra ragione. Noi tutti sappiamo - l'abbiamo detto molte volte in quest'Aula - che per un'efficace politica di governo dei flussi migratori quel che principalmente occorre è una Politica con la "P" maiuscola, non la propaganda con la "p" minuscola. (Applausi dal Gruppo PD).

Noi oggi non siamo in grado di dire che abbiamo fatto un solo passo avanti verso la ricollocazione in ambito di Unione europea, non possiamo dire di aver fatto un solo passo in avanti verso la creazione delle condizioni per la modifica del Trattato di Dublino e tutti sappiamo quanto sia fondamentale tale modifica per un governo nazionale dei flussi migratori. E non abbiamo fatto alcun passo in avanti, colleghi della maggioranza e del Governo, perché non siamo in grado di fare una politica estera degna di questo nome; non siamo in grado di costruire relazioni internazionali degne di questo nome. (Applausi dal Gruppo PD). Noi oggi siamo solo più isolati, meno rispettati e meno in grado di far valere le nostre ragioni.

Ho sentito da parte di molti oratori della maggioranza dire «finalmente si passa dalle parole ai fatti»: non è vero, con questo provvedimento si passa dalle parole alle parole e le ultime parole sono peggiori delle prime. (Applausi dal Gruppo PD).

Il provvedimento, infine, è illiberale e contrario alla Costituzione. La deriva illiberale - cominciata non appena questo Governo si è formato, con gli attacchi al Capo dello Stato e gli assalti alle istituzioni di garanzia, di cui non si sono rispettate le prerogative e verso le quali si è mostrato disprezzo - continua con questo provvedimento; si è deciso di ignorare anche la lettera del Capo dello Stato, richiamata da alcuni colleghi, che ne ha accompagnato la presentazione.

I punti in contrasto con la Costituzione sono qualificanti: il rispetto degli obblighi internazionali, le restrizioni della libertà personale e la questione della cittadinanza. Come si può credere che si avrà più sicurezza, se ci sarà meno rispetto delle libertà civili fondamentali in questo Paese? (Applausi dal Gruppo PD). Sicurezza è libertà: se non c'è libertà, non c'è sicurezza; dobbiamo capirlo in maniera molto chiara.

Aggiungo che le prove di arroganza dimostrate durante la discussione parlamentare di questo provvedimento ci inquietano: non avete il diritto di svilire il ruolo del Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD). Perché è successo questo? Facciamo un rapido racconto dell'accaduto. La settimana scorsa abbiamo iniziato l'esame del provvedimento in Commissione; mercoledì, per una gestione pasticciona dei lavori in Commissione - non nella mia, voglio dirlo - ci avete costretti ad abbandonarne i lavori, perché non era più possibile proseguire in quelle condizioni; a cinque giorni di distanza da quell'episodio, dopo tre rinvii, è stata posta la questione di fiducia su questo decreto-legge; nel sesto giorno, dopo l'approvazione in Commissione, votiamo la fiducia. Non si può procedere così: non è serio, come ha detto molto bene ieri il collega Zanda. La Presidenza avrebbe dovuto avvertire, più di quanto abbia fatto, la lesione inferta alle prerogative del Parlamento da tale maniera di agire. La fiducia in sé, in queste condizioni, è una scelta grave.

Comprendiamo politicamente quanto sta avvenendo: ci sono cose che stanno imbarazzando la maggioranza e i singoli partiti che la compongono. Ci si è presentati come il partito della legalità, ma si fanno condoni a ripetizione (Applausi dal Gruppo PD); ci si è presentati come il partito del «no» alla TAP, al MUOS, a tutto il mondo e poi, giorno dopo giorno, si fa il contrario di quello che si è promesso. Si vede che ormai i cittadini hanno di fronte partiti delle promesse tradite e tutto questo crea nervosismo.

Fino a ieri c'era una cosa che metteva sempre d'accordo MoVimento 5 Stelle e Lega, ossia come occupare scientificamente ogni posto di potere: anche su quel fronte, si registrano le prime crepe. Mi si lasci dire che quello che è successo circa l'Agenzia spaziale italiana è una cosa vergognosa, indecorosa. (Applausi dal Gruppo PD). Dico allora che...

PRESIDENTE. La invito a concludere.

PARRINI (PD). Concludo, signor Presidente.

Le divisioni nella maggioranza e nel Governo possono starci e le spaccature capitano; stanno affiorando crepe del MoVimento 5 Stelle molto grandi, tanto che si è dovuta usare la ghigliottina della fiducia per impedire che tali contraddizioni esplodessero. Cari colleghi della maggioranza e del Governo, c'è però una cosa che il Gruppo del Partito Democratico vuol dirvi con grande chiarezza: non avete il diritto di far pagare i vostri scontri, le vostre divisioni e le vostre spaccature all'opposizione in Parlamento e al Paese. Questo diritto non c'è e per tale ragione voteremo contro alla fiducia e a questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD. Molte congratulazioni. Applausi ironici del senatore Lanzi).

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, come è nostra abitudine, iniziamo la nostra dichiarazione di voto con un ringraziamento al Ministero dell'interno, a tutti i sottosegretari coinvolti, Molteni, Candiani, Sibilia, al MoVimento 5 Stelle, che ha portato con numerosi emendamenti un contributo migliorativo al testo, alla faccia di chi sosteneva che era un testo blindato. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Invece, c'è stata una grande disponibilità. Rispettiamo anche chi è portatore di posizioni di dissenso. Nonostante tutto ciò che si continua a dire e tutte le pressioni esterne che hanno l'obiettivo di smontare la manovra economica e di rompere il collante Lega e MoVimento 5 Stelle, vi assicuriamo che non ce la farete mai. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Ringrazio anche Forza Italia e Fratelli d'Italia per il loro contributo. Anche nel loro caso è stato accolto qualche emendamento. Certo, loro dicono che si poteva fare di più. Quando si è minoranza è più facile dire che si poteva fare di più. Quando si è maggioranza, tendenzialmente si dice che si è fatto ciò che si poteva fare. Insomma, il gioco delle parti è questo. Lo accettiamo; sappiamo che è così e sarà sempre così, ma è giusto. Il Parlamento e la democrazia sono anche questi. L'importante era cercare di dare una risposta per rendere più efficace e più efficiente la gestione del fenomeno migratorio.

Avendo ascoltato con grande attenzione le reprimende arrivate da una parte della minoranza e, soprattutto, avendo letto la relazione di minoranza, ho sentito dire in quest'Assemblea che abbiamo smontato dei pezzi di integrazione che funzionano. Mi domando, allora, se gli stessi della minoranza che oggi dicono questo si sono mai andati a leggere la relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta della precedente legislatura, quando voi eravate maggioranza, che dice esattamente il contrario. Leggo: la prassi adottata determina l'aberrante conseguenza di creare una massa enorme di irregolari. Voi li avete creati gli irregolari, non noi con il nostro decreto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Il dato oggettivo è una carenza di posti disponibili nei centri di trattenimento. Parlo di quei centri di trattenimento che questo decreto-legge vuole potenziare, proprio per venire incontro a questa esigenza. Non è tutto, però, perché il problema principale sul funzionamento del sistema dei rimpatri è la mancanza di accordi con i Paesi di origine degli stranieri irregolari. Certo che ci vogliono gli accordi bilaterali, però è anche vero che non piovono dal cielo. Bisogna lavorare per portarli avanti. Ce ne sono solo quattro? Vorrà dire che ne faremo di più. Lo stesso ministro Salvini proprio ieri è tornato dal Ghana per andare a creare magari un accordo bilaterale in quella direzione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Sono quattro? Facciamone nove o dieci.

Non è vero che non è possibile rimpatriare. Abbiamo sentito dire per anni che non era possibile fermare l'immigrazione. Oggi tutti a dire che si è ridotta di più dell'80 per cento. Basta con questi mantra e tabù. Così come è stato smentito quel fatto, sarà smentito anche il fatto che i rimpatri non si possono fare perché c'è un precedente: tra il 2008 e il 2011 eravamo noi al Governo e in tre anni ci sono stati 71.000 rimpatri. Non è vero che non si possono fare. Si possono fare se si vogliono fare! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

La relazione parlava anche della famosa accoglienza e integrazione e, a tal proposito, diceva che bisognerebbe ripensare a un miglioramento delle misure di accoglienza, che troppo spesso si dimostrano fallimentari perché non producono una vera inclusione delle persone accolte. L'accoglienza nel nostro Paese spesso non sembra improntata a favorire l'accompagnamento e l'integrazione, ma piuttosto limitata esclusivamente alle funzioni di soccorso e di prima accoglienza. È come se si dicesse: li abbiamo accolti; ci siamo lavati la coscienza; ora lasciamoli pure in mezzo alla strada e chi se ne importa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). È troppo comodo pensare che questa sia integrazione.

Guardate che le cose che ho appena detto le ha certificate una Commissione di inchiesta antimafia nella precedente legislatura: siete voi stessi che l'avete certificato e avete detto che non siete stati capaci di gestire il fenomeno. Quindi, oggi, prendersela con noi è un pregiudizio, come spesso avviene per qualsiasi provvedimento arrivi in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

FARAONE (PD). La Bossi-Fini è tua!

RIPAMONTI (L-SP-PSd'Az). Non puoi stare zitto una volta? Ascolta che magari impari qualcosa!

FARAONE (PD). Non ascolto nulla. Le fesserie non le ascolto. Vergognati! (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Colleghi, vi invito a fare silenzio. Prosegua, senatore Romeo.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Grazie Presidente, cercherò anche di recuperare i trenta secondi che ho perso.

Quindi, ancora prima di chiedere che cosa faremo noi dei 500.000 irregolari, mi sembrerebbe perlomeno giusto, da parte vostra, fare un minimo di autocritica, dicendo che cosa avete fatto voi di questi 500.000. Certo che non sarà facile e anche qui sono state raccontate un sacco di bugie, come sulla protezione umanitaria: capisco che tutte le volte che oggi viene toccata la parola «umanitaria» si va a toccare la nuova religione mondiale dell'umanitarismo (a tal proposito, vi consiglio di leggere il libro di Robert Hugh Benson «Il padrone del mondo», che consiglia anche Papa Francesco), per cui ai valori cristiani e alla carità cristiana si sostituisce un generico umanitarismo. Andate a leggere quel libro per capire bene come si possa veramente fare accoglienza e integrazione e dove bisognerebbe indirizzare queste misure.

Riguardo alla protezione umanitaria, dite che abbiamo violato la Costituzione e che abbiamo toccato un elemento fondamentale. Ricordiamo, per la cronaca, che la protezione umanitaria fu introdotta nel 1998 dal governo italiano, allora guidato da Prodi, quando, a livello di protezione internazionale c'era solo lo status di rifugiato. L'Unione europea è intervenuta in un secondo momento e ha introdotto la protezione sussidiaria, che di fatto sostituisce la protezione umanitaria, motivo per cui tutti i Paesi europei non hanno adottato la terminologia «protezione umanitaria». Quindi è uno strumento di cui si potrebbe fare a meno, perché c'è l'alternativa della protezione sussidiaria. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Poi che si sia abusato di questo strumento è un dato di fatto. È possibile che sia solamente un caso il fatto che ci sono un sacco di criminali e di persone che vengono arrestate e alla fine risulta che hanno in tasca questo permesso? Sì, perché qui il problema non è di creare nuovi irregolari; qui bisogna superare quell'ideologia secondo la quale è sufficiente un pezzo di carta per integrare una persona. Non è così che si fa l'integrazione! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Per integrare le persone occorrono un lavoro e una prospettiva di vita, non un pezzo di carta, e non bisogna lasciarle alle stazioni, ai giardini pubblici o agli angoli delle strade fregandosene assolutamente anche delle condizioni igieniche in cui vivono. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Ho ben chiara l'immagine allegata a un articolo pubblicato su «l'Espresso», dove si mostrava come da un centro di accoglienza scappavano, scavalcando la rete, un sacco di immigrati e l'Esercito faceva finta di niente. Dai, facciamo finta di non vederli i cosiddetti centomila invisibili, così magari vanno negli altri Paesi. Già, ma le condizioni di salute? A proposito del tema delle vaccinazioni, lì ce ne siamo ben poco occupati! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Protezione umanitaria che non abbiamo cancellato, ma abbiamo solo ristretto e limitato ad ambiti più corretti e più giusti, che alla fine sono i cosiddetti permessi speciali. Così come non è vero che vengono cancellati gli SPRAR: questa è un'altra bugia che è stata raccontata per confondere le acque e - in questo caso sì - per rompere il collante di maggioranza, per creare dissidio e seminare zizzania. Gli SPRAR restano. Chi oggi è nello SPRAR continuerà a essere nello SPRAR. (Commenti del senatore Mirabelli). Certo, un domani sarà riservato solo a coloro che hanno lo status di rifugiato politico, a quelli che hanno i permessi speciali e ai minori non accompagnati. I richiedenti asilo finiranno nei centri di prima accoglienza e quelli che devono essere espulsi nei centri per il rimpatrio che verranno potenziati. Questo è un sistema civile di gestire l'immigrazione clandestina, non «entrate e poi andate dove volete, intanto io mi sono messo la mano sul cuore», «vi ho salvato dalla traversata e siamo assolutamente tutti felici e contenti». (Commenti dal Gruppo PD).

Concludo velocemente, visto che penso di avere poco tempo a disposizione.

PRESIDENTE. Lo avrebbe esaurito, infatti.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Desidero ricordare anche altri aspetti di questo decreto-legge che sono stati messi poco in evidenza, perché è chiaro che i mass media sono concentrati soprattutto sul tema dell'immigrazione e i fari sono proiettati su questo, ma c'è una parolina magica che non ha mai fatto parte del DNA del nostro Paese, che è «prevenzione». Questo decreto-legge parla di misure di accesso al Centro elaborazione dati interforze, a cui possono accedere anche le polizie locali dei Comuni capoluogo, che è una cosa fondamentale per rintracciare malviventi come quelli che rubano le auto e delinquenti di altro genere, quindi utili anche nel contrasto al terrorismo internazionale. La sperimentazione di armi ad impulso elettrico è un'altra novità che viene introdotta, anche se qualcuno diceva che non ci sono misure per la sicurezza in questo provvedimento.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Ci sono ancora i trenta secondi che devo recuperare.

PRESIDENTE. Li ha ampiamente oltrepassati.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). C'è la questione legata all'intelligence, al potenziamento degli strumenti informativi: quando capitano gli attentati terroristici, si sente dire che ci vuole l'intelligence; ebbene, anziché dirlo dopo, usiamo l'intelligenza di farli prima questi interventi, che sono quelli che sono contenuti in questo provvedimento, a proposito di saggezza! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Commenti dei senatori Malpezzi e Mirabelli). Per non parlare dell'estensione dei DASPO per le manifestazioni sportive, del contrasto alle occupazioni abusive, del potenziamento dell'Agenzia per i beni confiscati alla mafia, di cui parlano sempre tutti, ma nessuno ha messo in evidenza che noi la potenziamo.

FARAONE (PD). Tempo!

PRESIDENTE. Senatore, la invito a concludere, altrimenti sono costretta a toglierle la parola.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Mi perdoni, faccio solo un appunto, visto che ora gridano «Tempo!»: più di una volta in quest'Aula ho dovuto sorbirmi interventi di colleghi della minoranza che avevano già abbondantemente terminato il loro tempo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Commenti dal Gruppo PD). Quindi, se per una volta chiedo un minuto in più, per favore silenzio!

PRESIDENTE. Senatore Romeo, qui nessuno sorbisce niente. Siamo nell'Aula del Senato e qui si ascolta con attenzione. Le ho dato più di un minuto aggiuntivo per concludere il suo pensiero, la prego di farlo.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Termino dicendo che con tutti questi provvedimenti che riguardano il tema della sicurezza, su cui tutte le forze politiche dovrebbero essere d'accordo (e mi sembra che in questo emiciclo la stragrande maggioranza sia assolutamente d'accordo), ovviamente sono utili al Paese. Poi si vedrà, si valuterà, si monitorerà strada facendo, ma noi siamo convinti che questa sia la strada giusta, che è la strada del buon senso e non della propaganda.

Dichiariamo quindi il nostro voto favorevole. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FI-BP. Molte congratulazioni).

*GASPARRI (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, Forza Italia comincia col dire che apprezza, di questo provvedimento, ciò che contribuisce ad accrescere la sicurezza degli italiani. All'inizio della vicenda di questo Governo, la nostra Capogruppo, nell'esprimere un voto che non dava la fiducia al Governo, disse che noi avremmo giudicato i provvedimenti nella loro concretezza: quando fossero stati coincidenti con il programma del centrodestra li avremmo condivisi, quando se ne fossero allontanati, non li avremmo votati.

In questo provvedimento sicuramente ci sono cose che attingono al programma del centrodestra con il quale ci siamo presentati alle elezioni e quindi le apprezziamo. Noi, colleghi della sinistra, condividiamo la stretta sull'immigrazione clandestina e nella scorsa legislatura, ministro Salvini, furono anche i nostri Gruppi (fra cui quello di Forza Italia), a portare all'approvazione, in una Commissione di questo Senato, il regolamento contro le ONG per far cessare un'attività che non era di soccorso umanitario, ma era di supporto a chi faceva traffico di clandestini. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Noi le Diciotti di turno le abbiamo combattute anche nella passata legislatura, smascherandole. Su tutto ciò, quindi, siamo distanti dalla sinistra, anche in merito al controverso tema della cittadinanza.

Si dice che si toglie la cittadinanza allo jihadista che viene da qualche Paese arabo e non la si leva all'italiano che ha le stesse colpe; ma guardi, Ministro, se levassero la cittadinanza a Brusca, che scioglieva i bambini nell'acido, invece di dargli il sussidio, la cosa non ci impressionerebbe affatto. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Abbiamo presentato emendamenti estensivi, così se c'è il dubbio di fare discriminazioni noi siamo pronti ad allargare il campo.

Queste cose non ci impressionano e le condividiamo.

I nostri emendamenti, ministro Salvini, chiedevano di abolire tout court la protezione umanitaria di cui ha parlato adesso il collega Romeo, come abbiamo scritto nel programma elettorale che lei certamente ricorda. Avete dovuto fare un compromesso per ridisegnarla, perché un Governo di coalizione (risparmio la lettura dei giornali di questa mattina) deve avere dei compromessi. Noi l'avremmo voluta abolire del tutto.

Vede, la differenza tra noi e voi è che noi non abbiamo firmato contratti con gente che sostanzialmente è di sinistra: noi abbiamo il programma del centrodestra, come nostro orizzonte, come nostro momento di verifica morale. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

LONARDO (FI-BP). Bravo!

GASPARRI (FI-BP). Ho detto che apprezziamo molte cose. Se non ci fosse stata la fiducia, avremmo fatto una battaglia di miglioramento sugli emendamenti, per approvare insieme un decreto-legge migliore, più ricco di proposte e di soluzioni per gli italiani. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

LONARDO (FI-BP). Bravo!

GASPARRI (FI-BP). Perché è stata messa la fiducia? La fiducia si mette o quando vi è l'ostruzionismo (e non c'era ostruzionismo da parte di alcuno: era il Governo stesso ad allungare i tempi), o quando la maggioranza non si fida di se stessa.

LONARDO (FI-BP). Bravo!

GASPARRI (FI-BP). Credo che sia la seconda che ho detto. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Bisognava allora mettere il bavaglio.

Mi rivolgo ai dissidenti del MoVimento 5 Stelle: io li rispetto. Come quando il capitano di fregata De Falco diceva di risalire a bordo, ognuno risalga a bordo delle proprie coalizioni, per fare politiche omogenee e serie.(Applausi dal Gruppo FI-BP). Senatore De Falco, ho l'impressione che lì il dissidente non sia lei, ma siano forse gli altri, che si dimenticano i vostri programmi iniziali, per fare il compromesso in cui si annacqua da una parte e dall'altra. Noi restiamo sul centrodestra che, come diceva il presidente Berlusconi giorni fa, si dovrà ricomporre.

Attendiamo un altro decreto-legge, speriamo con un Governo di centrodestra, che approvi i nostri emendamenti che sono stati bocciati; alcuni sono stati dichiarati inammissibili, mentre altri della maggioranza, sulle stesse materie, venivano dichiarati ammissibili: abolire la protezione umanitaria e introdurre norme più severe per chi aggredisce gli appartenenti alle Forze di polizia. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Perché non sono state introdotte? Non lo capisco. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Occorre rivedere la legge sulla tortura. Do atto al sottosegretario Molteni di aver detto in Commissione che Gasparri ha ragione. Abbiamo fatto insieme, con Molteni e con molti di voi, queste battaglie, perché quella norma non punisce la tortura, ma perseguita le Forze di polizia quando garantiscono la sicurezza di tutti. Il sottosegretario Molteni ha detto che non la possono cambiare, perché non è previsto nel contratto. Ma noi di Forza Italia non siamo vincolati da quel contratto. Il nostro contratto è il centrodestra e il suo programma. Questo è il nostro orizzonte. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Non sono state inserite le norme per il decoro urbano, per far ripulire i quartieri ai teppisti che li sporcano, per sanzionare più severamente lo spaccio della droga, per combattere i finanziamenti dall'estero al fondamentalismo (temo che ne arrivino anche dal Qatar, ministro Salvini, o da altri Paesi). Tutte queste norme non sono state introdotte. Potenziare l'attività investigativa dei Carabinieri presso l'anagrafe tributaria, dare più mezzi e risorse ai Vigili del fuoco, che non si elogiano solo nelle catastrofi, ma si supportano quando si fanno le leggi. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Infine, cosa manca? Ringrazio il sottosegretario Molteni che ieri si è rivolto a me e al nostro Gruppo nella sua replica. Noi chiediamo più assunzioni e più risorse. Lo so che lo dice anche il Vice Presidente del Consiglio, ma quest'estate Tria non ha firmato le assunzioni e in questo decreto-legge non ci sono. Verranno nella legge di bilancio. Ma attenzione: si parlava di un miliardo di euro per il comparto sicurezza e difesa; è diventato mezzo miliardo, che servirà per il comparto sicurezza e difesa, per la giustizia e per il pubblico impiego. Si dimezza la cifra e si amplia la platea. Noi vogliamo almeno un miliardo di euro per il comparto sicurezza e difesa. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Lo volevamo in questo provvedimento e lo chiederemo nella legge di stabilità. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Vice presidente Salvini, se non metterete la fiducia potrà accogliere molte nostre proposte, che sono state anche le sue. Ecco perché abbiamo contestato la fiducia e avremmo voluto un confronto di merito.

Non votiamo la fiducia - e mi rivolgo anche a qualche altro collega - perché la fiducia è una promozione al Governo nel suo complesso e noi di Forza Italia non la possiamo dare a un Governo che, con gli alleati che ha, rischia di bloccare la TAV, di introdurre il reddito di cittadinanza dello sperpero, di aumentare le tasse, di bloccare i cantieri; un Governo che ha imposto in questo decreto-legge di reintrodurre una norma che ostacolerà gli sgomberi. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ministro Salvini, da lei mi aspetto (perché so che lo farà) sgomberi a San Lorenzo e a Borgo Mezzanone, dove si andarono a rifugiare gli assassini di quella ragazza uccisa a Roma. Lei lo ha annunciato. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Noi aggiungiamo argomenti e proposte. Sappiamo che non le mancano la forza e l'energia, ma lo faccia. Borgo Mezzanone è infatti uno sconcio a cui non si può più assistere. A San Lorenzo tutti abbiamo pianto e lei è andato giustamente a portare la voce delle istituzioni, ma vanno fatti gli sgomberi e la norma che è stata reintrodotta all'ultimo li ostacola, rendendoli difficili. È stato un errore reinserire l'articolo 31 nel maxiemendamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Mi avvio alla conclusione; ministro Salvini, non possiamo votare la fiducia perché anche sulla giustizia oggi, non gli imputati, ma il presidente dell'Associazione nazionale magistrati - i cui presidenti non sono mai stati vicino alla mia parte politica, anche se prima o poi succederà - in un'intervista sul quotidiano «La Stampa», afferma che lo stop alla prescrizione è pensato male dal Governo e i processi saranno infiniti. È quello che diciamo noi e allora se la fiducia serve (perché poi ci sono i compromessi sulla prescrizione, che rende i processi infiniti) noi non possiamo votarla. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Il "fine processo mai" penalizza infatti le vittime dei reati; di essa non ne beneficiano solo gli imputati. Se una persona infatti deve avere un risarcimento perché ha subìto un reato e non si arriva alla sentenza, le vittime dei reati non avranno mai soddisfazione con la prescrizione eterna o, meglio, che non arriverà mai a far chiudere il processo. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Restando al provvedimento, molte misure le abbiamo approvate, altre ce le aspettiamo; i no che ci sono stati detti ci rammaricano, perché sono pezzi di programma politico del centrodestra. Ci sarà prima o poi un altro Governo quando ognuno sarà risalito sui suoi vascelli, perché le navi con equipaggi misti rischiano di andarsi a infrangere sugli scogli ed è un lusso che il Paese non si può permettere. Ricordo infatti che soprattutto l'economia sta soffrendo molto in queste ore. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Ecco allora la ragione della nostra posizione sugli sgomberi, sulla giustizia e sulla prescrizione e, nel merito del provvedimento, soprattutto sulla tutela delle Forze di polizia e della sicurezza dei cittadini. Ciò che c'è e va in quella direzione va benissimo, siamo rammaricati di ciò che manca e l'apposizione della questione di fiducia non ci consente di concederla.

Noi non parteciperemo al voto; non vogliamo che si possa dire nei bar italiani che non votiamo per la sicurezza; noi non possiamo votare per il Governo. Per questa ragione la nostra posizione sarà molto chiara: noi oggi, in quest'Aula, diciamo sì alla sicurezza, ma no al Governo. Questa è la posizione di Forza Italia. (Vivi e prolungati applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni). (I senatori del Gruppo FI-BP espongono cartelli recanti la scritta: «Sì alla sicurezza. No al Governo»).

PRESIDENTE. Senatori, mettete giù i cartelli. Sapete benissimo che non è possibile esporli e che gli assistenti provvederanno, come stanno già facendo, immediatamente a ritirarli.

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghi, qualcuno ha ricordato che è la prima volta che in quest'Aula viene posta la questione di fiducia. Ritengo allora doveroso e corretto fare il punto anche sulle tante cose che la maggioranza e il Governo hanno fatto in questi mesi; le tantissime cose che stiamo facendo e le molte cose che abbiamo in programma di fare per i prossimi quattro anni e mezzo della legislatura. (Applausi dal Gruppo M5S).

Non mi sono mai iscritto e non lo faccio oggi al partito di chi indica soltanto quello che è stato fatto nel passato, andando a cercare gli errori di chi ha governato. Sono consapevole che oggi il Governo e la maggioranza hanno la responsabilità e il dovere di dimostrare di essere in grado di far meglio di chi ci ha preceduto.

È evidente però che le elezioni di marzo hanno dato qualche indicazione chiara: i cittadini hanno chiesto di cambiare ricette, invertire la rotta, perlustrare vie alternative per dare impulso al Paese. Noi abbiamo iniziato proprio dai più deboli, anche per un fatto forse casuale: il primo testo che abbiamo dovuto affrontare è stato il disegno di legge di conversione in legge dell'ultimo atto del Governo Gentiloni Silveri, quel decreto terremoto di cui ci siamo occupati e ci stiamo occupando anche oggi nel decreto emergenze di Genova. In quel decreto-legge, occupandoci dei più in difficoltà, di persone in uno stato di debolezza, abbiamo voluto prorogare le scadenze più urgenti e gli sgravi più importanti per i singoli cittadini e per le imprese. Abbiamo sbloccato tutti i passaggi burocratici per far sì che possa finalmente partire la ricostruzione pubblica e privata; abbiamo nominato una persona che è al di fuori delle governance politiche, ma che è un tecnico che conosce quelle zone e i problemi dei terremotati, il professor Farabollini, cui va un augurio di buon lavoro credo di tutta l'Assemblea.

In questi primi mesi di Governo ci siamo dovuti occupare di una immensa tragedia, quella di Genova, conseguenza purtroppo dell'incuria in cui versa gran parte del tessuto infrastrutturale di questo Paese. Anche su questo l'Esecutivo ha lavorato pensando esclusivamente all'interesse dei cittadini genovesi, la cui vita è stata stravolta dall'assurdo crollo del ponte Morandi.

Pochi giorni fa è stato approvato dalla Camera ed è approdato al Senato il cosiddetto decreto emergenze che, con la sua conversione in legge, prevederà di destinare 72 milioni di euro per le famiglie sfollate, 55 milioni per le imprese danneggiate, 30 milioni per il sostegno al reddito dei lavoratori, 50 milioni per la mobilità comunale e regionale, 20 milioni in favore gli autotrasportatori e 45 milioni per la logistica e il porto e tutto questo in una situazione emergenziale di difficoltà dei conti dello Stato. Io credo che meglio di così il Governo e la maggioranza non potevano fare. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Abbiamo sempre detto, signor Presidente, che nell'Italia che vogliamo nessuno deve rimanere indietro e men che meno può rimanerci chi è rimasto vittima di una situazione così tragica ed evitabile.

Non solo, la solidarietà per noi va storicamente di pari passo con la dignità; parola che ha dato il nome al decreto-legge, citato da qualche intervento che mi ha preceduto. Io desidero ricordare a chi ha parlato prima che grazie al decreto dignità un'impresa molto importante che stava delocalizzando in Polonia ha deciso di investire nuovamente in questo Paese, spostando la produzione in Italia (Applausi dal Gruppo M5S)eun'altra impresa più piccola, forse meno conosciuta ma che è della mia città, la Flex del gruppo Flextronics, che aveva 407 dipendenti e 227 interinali in lavoro somministrato, un terzo della forza lavoro...

BELLANOVA (PD). Per i blocchi stradali sei anni di arresto! (Proteste dal Gruppo M5S).

PATUANELLI (M5S). Grazie al Governo quell'azienda ha aderito alla stabilizzazione con contratti a tempo indeterminato di 100 persone.

PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo proseguire il senatore Patuanelli. Senatrice Bellanova, per cortesia.

PATUANELLI (M5S). Solidarietà e diritti sono due pietre angolari dell'impianto valoriale del MoVimento 5 Stelle che con questo Esecutivo metteremo al centro dell'Italia che vogliamo costruire. Fra pochi giorni daremo definitiva forma alla manovra del popolo, una legge di bilancio che dopo anni di austerity fallimentare ha deciso giustamente di puntare, entro certi limiti, sul deficit spending per rilanciare il prodotto interno lordo.

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI(ore 10,50)

(Segue PATUANELLI). Non possiamo certamente tacere che il PIL è ancora troppo lontano dai livelli pre-crisi e della media di crescita europea. Proprio i recenti dati sulla crescita italiana ed europea del terzo trimestre 2018 dimostrato quanto sia indispensabile un cambio di passo. Ci dicono che con un rapporto deficit-PIL al 2,4 per cento nel 2019 violiamo le regole europee, come se la Francia non lo avesse fatto nove volte negli ultimi dieci anni, violando lo stesso parametro che oggi ci dicono che dobbiamo rispettare (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az), come se la Germania non violasse costantemente i limiti europei sul surplus commerciale. Noi per la prima volta proponiamo una manovra che mette in discussione gli astrusi calcoli europei del deficit strutturale e del PIL potenziale; calcoli - giova ricordarlo - contestati anche dall'allora premier Renzi e dall'allora ministro Padoan, che però non hanno avuto il coraggio di portare fino in fondo le loro critiche.

Nella nostra manovra espansiva investiamo sul reddito di cittadinanza e sulla riforma dei centri per l'impiego, misure che serviranno a far diminuire la disoccupazione - ancora oggi al 10 per cento, mentre la media europea è del 7 per cento - e a contrastare la povertà. (Commenti dal Gruppo PD). Avete lasciato 5 milioni di poveri in questo Paese. Chiedo almeno il rispetto di ascoltare, quando qualcuno sta parlando (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD). Investiamo sul superamento dell'odiosa legge Fornero, che per inseguire l'austerity ha creato un balzo secco nel raggiungimento dell'età pensionabile, costringendo le persone a sacrifici immani. (Commenti dei senatori Bellanova, Faraone e Ferrazzi).

PRESIDENTE. Colleghi, lasciatelo terminare.

PATUANELLI (M5S). Colleghi, cerco di tacere sui disastri che avete fatto, ma sulla vostra maleducazione mi è difficile non dire nulla (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti del senatore Faraone).

PRESIDENTE. Prosegua, senatore Patuanelli.

PATUANELLI (M5S). Nella manovra puntiamo anche sugli investimenti, drammaticamente scesi negli anni dell'austerity: ci sono circa 15 miliardi di euro... (Vivaci commenti dal Gruppo PD).

FARAONE (PD). Sei schiavo di Salvini! (Vivaci commenti dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, provo a continuare.

Nella manovra puntiamo anche sugli investimenti, drammaticamente scesi negli anni dell'austerity: ci sono circa 15 miliardi di euro aggiuntivi nel triennio, che potranno essere utilizzati per migliorare e creare infrastrutture materiali, immateriali e per proteggere il nostro fragile territorio: sono sotto gli occhi di tutti le risposte che il territorio sta dando alle piogge. Siamo ben consapevoli che non c'è solo un problema di stanziamenti, ma c'è anche un problema di capacità di spendere quei soldi, che spesso sono stanziati e non spesi. Per questo prevediamo anche una riforma del codice degli appalti che tuteli comunque gli appalti dalla corruzione ma metta nelle condizioni gli enti locali di spendere.

LAUS (PD). Parla del decreto!

PATUANELLI (M5S). Vogliamo un'economia più dinamica, più vitale e soprattutto più equa e un Paese più solidale, ma anche più giusto. Nel nostro Paese da troppi anni chi sbaglia non paga come dovrebbe e chi invece è vittima incontra ostacoli insormontabili per avere giustizia. La legge spazzacorrotti, in discussione alla Camera dei deputati, è un segnale netto in questo ambito (Commenti della senatrice Bellanova), che lancia un avvertimento a chi finora ha fatto il furbo: la pacchia è finita. (Commenti del senatore Laus). Un Paese che vuol tornare a correre non può farsi imbrigliare dalla corruzione. Per avere una giustizia che sia davvero tale, dobbiamo giocoforza togliere quel nascondiglio obsoleto chiamato prescrizione, rifugio per troppi decenni di furbi e malfattori.

Siamo per un'Italia all'insegna della solidarietà, dei diritti, della dignità e della legalità e, ovviamente, ministro Salvini, anche della sicurezza. Dopo anni di irresponsabile indifferenza vestita da pietà, questo Governo ha avuto il senso di responsabilità di intervenire per fronteggiare l'emergenza strutturale creata da una politica migratoria miope, che ha sovraffollato e portato al collasso il sistema nazionale di accoglienza, con costi economici e sociali altissimi, generando clandestinità di massa, criminalità diffusa e sistematico sfruttamento lavorativo e sessuale dei migranti, creando un'emergenza permanente che ha favorito un business cinico e criminale. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Sono tutti problemi che il decreto in esame affronta con la massima serietà possibile, senza la pretesa di risolverli con un colpo di bacchetta magica, e su cui il Governo continuerà a lavorare, compreso il più volte richiamato problema dei rimpatri delle centinaia di migliaia di irregolari presenti sul nostro territorio, attraverso la stipula dei necessari trattati bilaterali con i Paesi d'origine. Dopo anni di Governi che svendevano l'Italia per 80 denari, come ricordava la senatrice Maiorino (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az), questo Governo ha avuto la forza di rivendicare in Europa il nostro diritto a non essere lasciati soli a farci carico della gestione dei flussi migratori diretti verso il nostro Continente, ottenendo per la prima volta che altri Paesi aprissero i loro porti, superando di fatto il Trattato di Lisbona. Dopo anni di Governi che andavano a Bruxelles a mendicare flessibilità tornando a casa a mani vuote, questo Governo ha avuto finalmente il coraggio di ribellarsi ai diktat dell'Europa e alle sue fallimentari ricette economiche, contrapponendo l'interesse del popolo italiano a quello dei burocrati e dei banchieri, senza farsi spaventare dalle minacce e dai ricatti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Ho voluto ricordare le cose che stiamo facendo, che abbiamo fatto e che faremo e mi scuso per aver dovuto leggere un testo, perché la febbre non mi consentiva un'alternativa. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Febbre che ho io, ma che non hanno la maggioranza e il Governo, che godono di buonissima salute e per questo voteremo convintamente a favore della fiducia sul testo in esame. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni).

DE FALCO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

DE FALCO (M5S). Signor Presidente, signori del Governo, gentili colleghi, migliorare un provvedimento come il decreto sicurezza, incidente nel profondo dei valori etico-sociali e sui diritti civili, per renderlo un po' più aderente ai dettami costituzionali e più rispettoso degli impegni internazionali assunti dal Paese non era una facoltà: era un preciso dovere, al quale la più alta carica dello Stato ci aveva richiamati. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Errani).

Il Parlamento, e in particolare questa maggioranza che sostiene il Governo, non può ritenere che la propria responsabilità possa essere assolta ed esaurita in un grigio compito di ratifica, sordo alle istanze istituzionali e insensibile alla responsabile valutazione degli effetti concreti del provvedimento sull'ordinamento costituzionale, come sul tessuto sociale del Paese.

Io continuo a sostenere questo Governo nell'ambito della sua azione generale. Ho ascoltato con molto interesse le parole del mio Capogruppo ed è per questo e per quei programmi, per quei progetti, per quelle aspettative che io continuo a sostenere questo Governo. Permane infatti il rapporto di fiducia che ho concorso a instaurare il 6 giugno: nei suoi fondamenti è immutato, nelle aspettative è immutato. Cionondimeno, devo tener conto delle gravi lesioni inferte all'ordinamento giuridico e potenzialmente anche alla sicurezza dei cittadini dagli effetti di queste norme. La libertà e la democrazia non sono valori umiliati dai loro nemici, ma dalle dimissioni e dalla resa degli amici. Pertanto, con serietà ma con ponderazione, annuncio che non parteciperò al voto e uscirò dall'Aula. (Applausi dei senatori Errani e Nugnes).

FATTORI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

FATTORI (M5S). Signor Presidente, grazie a tutti voi di questo confronto. Anche per me questo decreto-legge è discutibile sia nel metodo che nel merito. Nel metodo perché legiferare con decreto-legge su un complesso fenomeno strutturale come l'immigrazione non è serio ed è pericoloso e corrisponde purtroppo solo a esigenze di spot elettorale. Ma nel merito è ancora più discutibile, perché, come nella migliore tradizione dei decreti-legge approvati in Aula negli ultimi anni da un'altra maggioranza, il titolo, così come i programmi propagandistici, non corrisponde al contenuto. Non si garantisce sicurezza, ma si fa esattamente l'opposto.

Tutti noi siamo consapevoli e concordi sul fatto che la gestione fallimentare del fenomeno migratorio abbia prodotto emarginazione e tensioni sociali, che però saranno peggiorati da questo provvedimento: nuovi clandestini, in violazione dei più elementari diritti umani, che andranno a creare, senza piani di rimpatrio, forti tensioni nelle periferie; depotenziamento dello SPRAR a gestione pubblica; spostamento di risorse dal pubblico al privato, persino senza trasparenza nella gara d'appalto nella prima stesura; rafforzamento dei grandi centri straordinari affidati a privati. Tutto questo darà forza a chi sui migranti fa più soldi che con il traffico di droga, e che abbiamo già conosciuto, e fornirà personale da sfruttare per il traffico di droga e nelle campagne da caporali e padroni.

Tutto ciò è esattamente il contrario del programma 5 Stelle: è il contrario. E non esiste tutto ciò nel contratto di Governo. Perciò anch'io, pur rinnovando la fiducia a un Governo che ha ancora da fare in particolare la riforma della prescrizione e il reddito di cittadinanza, tuttavia non posso che dire no a questo decreto-legge e pertanto uscirò dall'Aula al momento del voto. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Errani e Nugnes).

NUGNES (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, il provvedimento in esame non dà risposte alle premesse e ai proponimenti contenuti nella relazione, non diminuisce il flusso degli immigrati, non combatte il business dell'immigrazione, non diminuisce la spesa e non aumenta la sicurezza, perché aumenterà certamente il numero degli irregolari, come oltre dieci ore di audizioni in Commissione e incontri con giuristi e operatori del settore ci hanno confermato.

È stato calcolato che saranno circa 120.000 gli irregolari in più nel 2019, tra le domande in attesa che saranno rigettate e rinnovi di scadenza, i quali andranno a rinforzare le fila della criminalità organizzata, del lavoro in nero e delle varie camorre presenti sul nostro territorio. Queste persone non spariranno per decreto, ma resteranno in Italia non integrate, irregolari e non integrabili nel tessuto sociale perché fuori da ogni programma di integrazione e progetto di inserimento e inclusione. Genti che non siamo, né saremo in grado di riportare, come dicono, a casa loro, perché mancano gli accordi internazionali con i Paesi di destinazione. Come sappiamo e come ammettono anche i proponenti del provvedimento, si tratta infatti di accordi non facilmente realizzabili. In Commissione il relatore ammette una fase di transizione per aumentare i rimpatri (oggi pari a circa 5.000 all'anno) di circa tre anni e credo che sia stato assolutamente ottimista. Ci sarà un interregno in cui aumenteranno solo la tensione sociale, il disagio, il rifiuto e la delinquenza. La verità vera l'ha detta lo stesso ministro Salvini: ci vorranno ottant'anni per rimpatriarli tutti.

Con il provvedimento in esame si tolgono soldi all'integrazione e agli SPRAR e si elimina la possibilità per i richiedenti di essere inseriti nei programmi, segregandoli in dormitori affidati ai privati in un regime di non attività e ozio. Colleghi, considerate che al momento gli SPRAR danno lavoro a circa 12.000 persone e permettono di redistribuire la pressione dell'accoglienza straniera. Certo, la situazione non era ottimale e, infatti, avevamo un progetto per migliorarli. Già dal 2014 esiste infatti - e si sarebbe dovuto incentivare - un programma di accoglienza diffusa, denominato «Tre su mille», che prevede l'inserimento di 3 immigrati ogni 1.000 cittadini italiani, su base volontaria per i Comuni che ne fanno richiesta.

Inoltre, l'accoglienza regolarizzata degli immigrati è il miglior modo di aiutarli a casa loro, perché questi ragazzi inviano in Africa e nel Terzo mondo molti più soldi di quanto l'Europa faccia con gli aiuti internazionali. È questa l'azione che nel tempo, finalmente, potrà produrre una diminuzione dei flussi. Illustri professori dell'Università cattolica di Lovanio (UCL) hanno criticato il provvedimento, così come l'ANCI e l'UPI e tante diverse grandi città come Torino e Bologna, che ne chiedono la sospensione, al pari di giuristi come Carlassare, Montanari e Zagrebelsky.

Anche la parte riguardante la sicurezza non vede molti di noi concordi. La scorsa legislatura ci vide, come MoVimento 5 Stelle, opporci con grande forza in questa stessa Aula al cosiddetto decreto Minniti-Orlando. Tale provvedimento andava nella stessa direzione di quello in esame, con il DASPO, la criminalizzazione e un vero e proprio Stato di polizia. Tuttavia, la polizia non può sostituirsi agli obblighi dello Stato.

Voto no a questo provvedimento, ma continuo a dare fiducia a questo Esecutivo per le tante aspettative della maggioranza del Paese, che chiede con ansietà e speranza una diversa legge di stabilità, una manovra espansiva, il reddito di cittadinanza e operazioni per l'ambiente. Per questo motivo, non potendo fare dei distinguo, non parteciperò al voto sulla fiducia. (Applausi dei senatori De Falco e Fattori).

LA RUSSA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire in dissenso perché con questa modalità tecnica posso prendere la parola anche perché effettivamente non ho ancora digerito fino in fondo alcuni comportamenti della maggioranza che hanno messo a dura prova il nostro desiderio di votare comunque a favore di un cambio di passo che - ne do atto - è presente nel provvedimento. Tuttavia, ci sono alcuni atteggiamenti che proprio non riesco a digerire. Poi magari mi asterrò dal voto, come il resto dei senatori del mio Gruppo, ma tecnicamente voglio almeno colmare un vuoto.

PRESIDENTE. Presidente La Russa, lei sta intervenendo in dichiarazione in dissenso.

LA RUSSA (FdI). Sono in dissenso, ma mi riservo il diritto di cambiare idea.

PRESIDENTE. Però non è un contenuto; è la dichiarazione di voto che deve essere in dissenso.

LA RUSSA (FdI). Mi riservo il diritto di cambiare idea.

Voglio soprattutto colmare un vuoto, approfittando della presenza del ministro Salvini, a proposito di un emendamento bocciato dalla maggioranza - ed è il motivo che mi induce a essere molto dubbioso se astenermi o no - che riguarda l'operazione Strade sicure. Tale operazione che fu istituita durante l'ultimo Governo Berlusconi, si chiama così perché, accanto al tradizionale controllo dei siti sensibili, inseriva appunto la possibilità di rendere sicure le strade attraverso il pattugliamento e la perlustrazione di due uomini, uno delle Forze armate e uno delle Forze dell'ordine.

La sinistra ha sempre contestato questo meccanismo e ha conservato, obtorto collo, almeno il controllo nei siti sensibili. Ma ha detto: «No, noi i pattugliamenti non li vogliamo». Insieme a me ha protestato contro questo atteggiamento Forza Italia e hanno protestato Salvini e la Lega; ha protestato Maroni che, con me, volle questa procedura.

Ebbene, nel provvedimento in questione, il Governo e la maggioranza conservano sì il controllo dei siti, ma eliminano, esattamente come ha fatto la sinistra, la possibilità che i nostri cittadini abbiamo un plus di sicurezza attraverso il pattugliamento e la perlustrazione nelle vie delle città più insicure. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). Ecco, è questo che mi ha reso particolarmente difficile il voto. Poi cambierò idea da qui a pochi minuti e voterò come il Gruppo.

VERDUCCI (PD). Buffone!

LA RUSSA (FdI). Stai zitto. Guarda che qui di buffoni ne ho visti diversi.

PRESIDENTE. Presidente La Russa, il suo Gruppo ha dichiarato che si asterrà, quindi lei deve comunque avere un atteggiamento diverso nella dichiarazione di voto, altrimenti non è in dissenso. (Applausi dal Gruppo M5S).

LA RUSSA (FdI). L'atteggiamento può essere diverso e lo è, difatti.

PRESIDENTE. No, è la votazione che deve essere diversa, non il contenuto del suo intervento. Quindi la prego, altrimenti non ha conquistato tre minuti in più.

LA RUSSA (FdI). Me lo dirà dopo che avrà guardato i precedenti. Me lo dirà dopo. (Commenti dal Gruppo PD). Intanto a me premeva sottolineare e colmare questa lacuna.

VERDUCCI (PD). È una pagliacciata!

LA RUSSA (FdI). Il ministro Salvini credo che abbia ascoltato.

VERDUCCI (PD). È una pagliacciata!

PRESIDENTE. Per cortesia, concluda.

LA RUSSA (FdI). Certamente, signor Presidente, ma ho avuto diverse interruzioni.

Pertanto, credo che questo provvedimento, che pure è un passo in avanti, poteva essere decisamente migliore e non essere frutto di una mediazione al ribasso come quella che abbiamo visto anche attraverso gli ultimi interventi. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto studenti e docenti dell'Istituto tecnico statale «Vincenzo Arangio-Ruiz» di Roma. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 840
e della questione di fiducia (ore 11,09)

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.

Votazione nominale con appello

PRESIDENTE. Indìco la votazione dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.

Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.

I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Hanno chiesto di votare per primi, e l'ho concesso, i senatori Bongiorno, Stefani, Toninelli, Centinaio, Salvini, Barachini, L'Abbate, Mallegni e Bossi Umberto.

Invito il senatore Segretario a procedere all'appello di tali senatori.

(I predetti senatori rispondono all'appello).

Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.

(È estratto a sorte il nome del senatore Mininno).

Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Mininno.

(Il senatore Segretario Castaldi e, successivamente, il senatore Segretario Durnwalder fanno l'appello).

Rispondonoi senatori:

Abate, Accoto, Agostinelli, Airola, Anastasi, Angrisani, Arrigoni, Auddino, Augussori

Bagnai, Barbaro, Bergesio, Bonfrisco, Bongiorno, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Bossi Umberto, Bottici, Botto, Briziarelli, Bruzzone, Buccarella

Calderoli, Campagna, Campari, Candiani, Candura, Cantù, Cario, Casolati, Castaldi, Castellone, Castiello, Catalfo, Centinaio, Ciampolillo, Cioffi, Coltorti, Corbetta, Corrado, Crimi, Croatti, Crucioli

D'Angelo, De Bonis, De Lucia, De Vecchis, Dell'Olio, Dessì, Di Girolamo, Di Marzio, Di Micco, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Drago

Endrizzi, Evangelista

Faggi, Fede, Fenu, Ferrara, Ferrero, Floridia, Fregolent, Fusco

Gallicchio, Garruti, Gaudiano, Giannuzzi, Girotto, Granato, Grassi, Guidolin

Iwobi

L'Abbate, Lannutti, Lanzi, Leone, Lezzi, Licheri, Lomuti, Lorefice, Lucidi, Lupo

Maiorino, Mantovani, Marilotti, Marin, Marinello, Marti, Matrisciano, Mautone, Merlo, Mininno, Mollame, Montani, Montevecchi, Moronese, Morra

Naturale, Nisini, Nocerino

Ortis, Ortolani, Ostellari

Pacifico, Paragone, Patuanelli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pellegrini Marco, Pepe, Pergreffi, Perilli, Pesco, Petrocelli, Pianasso, Piarulli, Pillon, Pirovano, Pirro, Pisani Giuseppe, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Presutto, Pucciarelli, Puglia

Quarto

Riccardi, Ricciardi, Ripamonti, Rivolta, Romagnoli, Romano, Romeo, Rufa, Russo

Salvini, Santangelo, Santillo, Saponara, Saviane, Sbrana, Sileri, Siri, Solinas, Stefani

Taverna, Tesei, Toninelli, Tosato, Trentacoste, Turco

Urraro

Vaccaro, Vallardi, Vanin, Vescovi, Vono

Zuliani.

Rispondono no i senatori:

Alfieri, Astorre

Bellanova, Bini, Biti, Boldrini, Bonifazi, Bonino, Bressa

Casini, Cattaneo, Cerno, Collina, Cucca

D'Alfonso, D'Arienzo, De Petris, Durnwalder

Errani

Faraone, Fedeli, Ferrari, Ferrazzi

Garavini, Giacobbe, Ginetti, Grasso, Grimani

Iori

Laforgia, Lanièce, Laus

Magorno, Malpezzi, Manca, Marcucci, Margiotta, Marino, Messina Assuntela, Mirabelli, Misiani

Nannicini, Nencini

Parrini, Patriarca, Pinotti

Rampi, Richetti, Rojc, Rossomando

Sbrollini, Stefano, Steger, Sudano

Taricco

Unterberger

Valente, Verducci

Zanda.

Si astengono i senatori:

Balboni, Bertacco, Ciriani, de Bertoldi, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Marsilio, Martelli, Monti, Nastri, Rauti, Ruspandini, Stancanelli, Totaro, Urso, Zaffini.

(I senatori Aimi, Alderisi, Barachini, Berardi, Bernini, Berutti, Biasotti, Caliendo, Cangini, Carbone, Causin, Cesaro, Craxi, Dal Mas, Damiani, De Siano, Fantetti, Fazzone, Ferro, Floris, Galliani, Gallone, Gasparri, Ghedini, Giro, Mallegni, Mangialavori, Masini, Messina Alfredo, Minuto, Modena, Moles, Pagano, Papatheu, Paroli, Pichetto Fratin, Quagliariello, Rizzotti, Ronzulli, Schifani, Sciascia, Serafini, Stabile, Tiraboschi, Toffanin, Vitali dichiarano di non partecipare al voto).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.

(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).

Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'emendamento 1.900 (testo corretto), interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:

Senatori presenti

288

Senatori votanti

241

Maggioranza

112

Favorevoli

163

Contrari

59

Astenuti

19

Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 113.

Discussione dalla sede redigente dei disegni di legge:

(690) PATUANELLI ed altri. - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario

(494) URSO ed altri. - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema creditizio e finanziario italiano, sulla gestione delle crisi bancarie e sulle garanzie a tutela dei risparmiatori

(Relazione orale) (ore 12,20)

Approvazione del disegno di legge n. 690

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente dei disegni di legge nn. 690 e 494.

Ilrelatore, senatore Di Piazza, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

DI PIAZZA, relatore. Signor Presidente, senatrici, senatori, membri del Governo, l'istituzione della Commissione di vigilanza sul sistema bancario è necessaria per dare adeguata e compiuta attuazione ai princìpi sanciti dalla nostra Carta fondamentale all'articolo 47, secondo cui «La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito». Questa tutela costituzionale del risparmio è stata voluta dai Padri costituenti perché in Italia il risparmio è stato sempre considerato una virtù civile. L'idea era ed è che l'intera comunità guadagna se quella virtù è diffusa. Questo è quanto ci hanno insegnato i nostri nonni e i nostri genitori. Il risparmio è, dunque, una virtù. L'attitudine a risparmiare va incoraggiata e tutelata.

Luigi Einaudi, primo governatore della Banca d'Italia del dopoguerra, anch'egli componente dell'Assemblea costituente, ribadiva in vari modi che addossare al contribuente le perdite di un dissesto bancario è azione moralmente riprovevole ed economicamente errata. Lo Stato è tenuto sempre a servire gli interessi pubblici, mai quelli privati, perché così facendo finirebbe per danneggiare lo stesso bene pubblico.

La Costituzione italiana, attraverso l'articolo 47, ci ha voluto dare un insegnamento chiaro: il risparmio è garanzia di sovranità. Anche il Presidente della Repubblica, in occasione della Giornata mondiale del risparmio dello scorso 31 ottobre, ha voluto ribadire che i risparmi delle famiglie rappresentano complessivamente un elemento di forza che va accuratamente tutelato. Esso è condizione essenziale dell'esercizio dell'effettiva sovranità del Paese.

È grazie alla cultura del risparmio che al 30 giugno 2018, da dati di Banca d'Italia, la raccolta complessiva diretta e indiretta degli italiani ammonta a 3.915 miliardi di euro, mentre il debito privato delle famiglie consumatrici italiane è di 536 miliardi di euro. Da una recente indagine dell'Associazione di fondazioni e di casse di risparmio (ACRI), realizzata in occasione della Giornata del risparmio, risulta che il desiderio di risparmiare è molto forte e riguarda l'86 per cento dei cittadini. Più dell'80 per cento degli italiani ritiene che il risparmio sia utile per lo sviluppo sociale e civile del Paese e sono sempre di più coloro che, quando risparmiano, percepiscono di fare, oltre ai propri interessi, anche quelli del Paese. Ciò è possibile perché il popolo italiano è uno dei popoli più virtuosi del mondo. Ecco perché in Italia il risparmio è sovrano ed è tutelato dalla Costituzione.

Fino alla fine degli anni Ottanta la natura imprenditoriale delle banche italiane, così come risultava dalla legge bancaria del 1936, era in prevalenza a cornice pubblicistica. Le banche italiane erano per oltre il 70 per cento pubbliche. L'intermediazione creditizia si configurava sostanzialmente come un mercato amministrato. Il concetto di banca coincideva con quello di un produttore di credito a breve termine e separatamente, tramite le sezioni speciali, di credito a medio e lungo termine. La Banca d'Italia svolgeva il ruolo di custode e di arbitro supremo di un modello di specializzazione che comportava l'assegnazione a ogni singola banca di spazi e ambiti operativi protetti e non contendibili.

Con la globalizzazione dei mercati le banche hanno subìto una profonda trasformazione. Negli Stati Uniti la deregulation reaganiana ha condotto alla definitiva affermazione del principio che la banca commerciale potesse esercitare congiuntamente l'intermediazione creditizia e quella mobiliare.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,22)

(Segue DI PIAZZA, relatore). Anche in Italia, a inizio degli anni Novanta, si è affermato il modello di banca universale come impostazione organizzativa di riferimento. L'effetto è stato di allargare l'operatività della banca, tradizionalmente identificata con la raccolta del risparmio, su strumenti del mercato mobiliare e il progressivo venir meno della barriera di separazione tra banche commerciali (raccolgono depositi ed emettono prestiti) e banche d'affari (si occupano invece della compravendita dei titoli); barriera che venne definitivamente a cadere nel 1999, durante la presidenza Clinton, con la legge sulla modernizzazione finanziaria, che rendeva possibile la fusione tra i due tipi di banca. Sorsero in tal modo enormi holding finanziarie «too big to fail» (troppo grandi per poter fallire), le quali potevano esporre i depositi dei risparmiatori ai rischi del gioco della finanza. Aggiungiamo a quest'ultimo anche gli interessi delle agenzie di rating che sovrastimarono i titoli spazzatura e si visse, fino al 2007, un decennio di boom economico di cui si avvantaggiarono la finanza speculativa e diverse banche amministrate da cattivi banchieri.

La crisi investì il resto del mondo, perché tante banche si ritrovarono con una gran massa dei cosiddetti titoli salsiccia. Ovviamente la crisi finanziaria investì anche l'Italia, anche se, ad onor del vero, le banche italiane non erano avvelenate, se non in misura contenuta, da titoli tossici: il vero problema della malafinanza in Italia non sono le banche, ma i cattivi banchieri. Le banche ci sono sempre state. Le prime banche sorsero in Italia grazie ai Francescani che, nel XV secolo, per arginare il fenomeno dell'usura, fondarono i primi "Monti di pietà". Oggi le banche hanno una funzione un po' diversa, ma le finalità sono le stesse.

L'articolo 10 del Testo unico bancario che disciplina l'attività delle banche definisce la banca come «l'esercizio congiunto dell'attività di raccolta di risparmio tra il pubblico e dell'attività di concessione del credito». Scriveva Raffaele Mattioli: « La Banca è un'impresa sui generis, che porta un'enorme responsabilità sulle sue spalle. Le sue cautele non sono mai troppe, i suoi errori sono sempre troppo gravi. La sua azione deve essere audace e cauta insieme, legata alla realtà di oggi, ma in armonia con la prevedibile realtà di domani». Mattioli fa riferimento soprattutto alle qualità etiche che deve avere un banchiere.

In Italia abbiamo tante banche con banchieri virtuosi. Vi è il sistema delle BCC: 278 banche con 4.246 sportelli presenti in 101 Province e 2.646 Comuni che utilizzano l'82 per cento della raccolta della clientela per finanziare le piccole e medie imprese e le famiglie nei propri territori. Vi è il sistema delle banche etiche, disciplinate dall'articolo 111-bis del Testo unico bancario. Vi sono poi le banche gestite da banchieri illuminati che hanno istituito, all'interno del proprio istituto di credito, sezioni dedicate a finanziare settori civili come il terzo settore.

Purtroppo, però, ci sono anche banchieri disonesti che hanno usato la finanza con scopi esclusivamente speculativi o di tornaconto personale. I fatti accaduti alla Cassa di risparmio di Ferrara, alla Banca delle Marche, alla Banca popolare dell'Etruria e del Lazio, alla Società cooperativa e Cassa di risparmio di Chieti, alla Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca ne sono una prova.

Per questo motivo, nel corso della XVII legislatura, il sistema bancario è stato oggetto di diversi interventi. Il legislatore, anche mediante provvedimenti d'urgenza, ha in primo luogo fronteggiato le difficoltà delle banche italiane: gli istituti bancari nazionali, a seguito della crisi economico-finanziaria degli ultimi anni, presentavano infatti ingenti quantità di crediti deteriorati (cosiddetti NPL) di cui si è inteso agevolare lo smaltimento.

È inoltre proseguita l'attività di recepimento della disciplina europea in materia bancaria e creditizia, soprattutto alla luce del nuovo quadro dell'Unione bancaria e della gestione delle crisi. Parallelamente, è stato avviato un complessivo processo di riforma del sistema bancario nazionale, che ha riguardato le banche popolari, le fondazioni bancarie e infine le banche di credito cooperativo.

Nel finire della legislatura è stata anche istituita una Commissione bicamerale di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, che ha concluso i propri lavori alla fine di gennaio 2018.

Appare con tutta evidenza che le soluzioni normative siano risultate inadeguate e insufficienti a garantire una piena tutela del risparmio dei cittadini, in linea con i princìpi costituzionali sanciti dall'articolo 47.

Risulta quindi doverosa l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario italiano che abbia il compito, in primo luogo, di tutelare il risparmio degli italiani ed evitare il profilarsi della cattiva finanza. La sfida è conservare ciò che c'è di buono nella finanza riducendo i rischi a cui ci possono esporre comportamenti poco corretti.

Per tale motivo, la Commissione finanze e tesoro del Senato ha svolto l'esame in sede redigente riguardo l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Il disegno di legge istituisce, per la durata della XVIII legislatura, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Le attività e i risultati dell'inchiesta sono presentati annualmente alle Camere attraverso una relazione che potrà contenere anche proposte di modifica al pertinente quadro normativo. Sono ammesse inoltre relazioni di minoranza.

La Commissione è composta da venti senatori e da venti deputati, nominati dai rispettivi Presidenti dell'Assemblea in proporzione al numero dei componenti dei Gruppi parlamentari.

I componenti della Commissione dovranno dichiarare alla Presidenza della Camera di appartenenza di non aver precedentemente svolto incarichi di amministrazione o controllo o rapporti di collaborazione e di consulenza continuativa con gli enti creditizi e le imprese di investimento oggetto dell'inchiesta.

Quanto alle competenze, i compiti della Commissione d'inchiesta sono specificati in dettaglio dall'articolo 3 del disegno di legge, che saranno analizzati più direttamente nel dibattito, ma ne voglio citare solamente alcuni: istituire una procura nazionale per i reati bancari e finanziari; analizzare la normativa in materia di incompatibilità e di conflitto di interesse degli esponenti apicali e dei dirigenti delle autorità di vigilanza; analizzare le disposizioni emanate dalle Autorità di vigilanza; verificare la condizione del risparmio in Italia; analizzare e valutare il debito pubblico nella componente di esposizione al rischio in relazione alle garanzie sulla cartolarizzazione delle sofferenze; analizzare la gestione degli enti creditizi e imprese di investimento; verificare l'operato delle agenzie di rating, con particolare riferimento all'affidabilità e all'imparzialità delle stesse al fine delle valutazioni.

Spetterà adesso a noi parlamentari adoperarci per far emergere sempre di più una finanza etica che sia finalizzata prevalentemente al sostegno dell'economia reale di famiglie e imprese.

Presidente, la conclusione del mio intervento la prendo in prestito dal poeta indiano Tagore, che è stato uno dei primi premi Nobel della letteratura del secolo scorso: «Quando tramonta il sole non piangere, perché le lacrime ti impedirebbero di vedere le stelle». (Applausi dal Gruppo M5S).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico «Gaetano Salvemini» di Sorrento, in provincia di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione dalla sede redigente dei disegni di legge
nn.
690 e 494 (ore 12,34)

PRESIDENTE. Colleghi, per organizzare i nostri lavori, poiché abbiamo all'ordine del giorno due provvedimenti provenienti dalla sede redigente, se l'Assemblea concorda, procederei a un esame in sequenza dei due provvedimenti, in modo tale che, orientativamente, intorno alle ore 15 le varie Commissioni possano avere la serenità e la tranquillità di procedere con i loro lavori.

Poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, passiamo alla votazione degli articoli del disegno di legge n. 690, nel testo formulato dalla Commissione.

Procediamo alla votazione dell'articolo 1.

LUCIDI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. No, senatore. La sede redigente non prevede le dichiarazioni di voto sui singoli articoli. C'è stata una valutazione, che è stata sottoposta a un'analisi, e, alla luce di quanto accaduto nella fase di formazione del nuovo Regolamento, sono previsti gli interventi del relatore e quello del Governo e le dichiarazioni di voto solamente in occasione del voto finale.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, onorevoli colleghi, annunciando il nostro voto ovviamente a favore, voglio aggiungere pochissime considerazioni.

Si tratta di continuare un lavoro avviato nella precedente legislatura; di fare chiarezza sulle responsabilità e sui fenomeni gravi verificatisi in alcuni istituti di credito; di ragionare se siano necessarie nuove norme per assicurare la trasparenza e tutelare i risparmiatori dal punto di vista dell'informazione, della conoscenza e degli strumenti a tutela del risparmio.

Aggiungo, in conclusione, che spero che questa Commissione ci aiuti a uscire dalla retorica astratta dei buoni e dei cattivi e ci consenta di studiare nuove forme normative, che assicurino il risparmio dei cittadini italiani. (Applausi del senatore La Forgia).

PRESIDENTE. Senatore Errani, la ringrazio anche per la sintesi che mi auguro ispiri gli altri colleghi che interverranno.

URSO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URSO (FdI). Signor Presidente, il mio Gruppo è pienamente soddisfatto del risultato raggiunto, che abbiamo fortemente voluto, dato che siamo stati i presentatori del primo disegno di legge che in questa legislatura e presso il Senato della Repubblica ha chiesto l'istituzione di una nuova Commissione di inchiesta per completare il lavoro svolto alla fine della scorsa legislatura.

Siamo soddisfatti - ancorché i colleghi del MoVimento 5 Stelle, che hanno poi presentato la loro proposta di legge, hanno voluto segnare la loro bandiera - perché nei lavori in Commissione si è fatto un buon lavoro e il testo finale è stato unanimemente condiviso. A noi interessava la sostanza e siamo riusciti a raggiungerla laddove ritenevamo fosse importante e laddove oggi nella Commissione, così come è stata istituita, consente di fare anche un lavoro preparatorio per l'attività legislativa.

Ci siamo battuti affinché la Commissione non fosse un ennesimo tribunale del popolo. Ci sono i tribunali dei popoli fortunatamente in democrazia, ma si esprimono con il voto e nelle urne al momento delle elezioni. In questo caso ci siamo battuti affinché la Commissione fosse un luogo in cui accertare le responsabilità e ciò che non è andato, ma anche e soprattutto dove individuare gli strumenti legislativi affinché già in questa legislatura si possa intervenire.

L'articolo 1 è stato infatti modificato inserendo una relazione annuale al Parlamento per consentire ad esso, nella sua compiutezza, di vedere quali modifiche si possano apportare nel quadro normativo sulle materie oggetto dell'inchiesta della Commissione. Questa innovazione con cui abbiamo contraddistinto la nostra attività è assolutamente importante, perché dà il senso di quello che ci proponiamo di fare. Vogliamo fare della Commissione lo strumento di analisi affinché poi il Parlamento possa apporre i rimedi legislativi, così come il Governo nella sua attività all'interno dell'Unione europea.

Sono state inoltre recepite altre nostre proposte, che noi riteniamo molto importanti e che erano contenute nel nostro disegno di legge originario. Mi riferisco - ad esempio - a quelle che riguardano l'indagine da realizzare sulle agenzie di rating e sulla loro attività, tanto più importante con il dibattito nato nelle ultime settimane - e non poteva essere altrimenti - sulle valutazioni delle agenzie di rating di origine statunitense su rating delle banche e dei Paesi anche europei.

Ciò vale altresì per l'attività che la Commissione dovrà svolgere sul debito sovrano, sulle fondazioni bancarie e sulle loro attività nelle realtà locali, sui derivati e sull'utilizzo che dei derivati si è fatto e hanno fatto anche istituzioni pubbliche, così come sui crediti deteriorati.

Questi argomenti e obiettivi che riteniamo importanti, con il positivo lavoro svolto insieme in Commissione - di cui ringrazio il presidente Bagnai, il relatore Di Piazza e per quanto ci riguarda il nostro rappresentante, senatore Andrea De Bertoldi - sono inseriti nel testo finale che abbiamo condiviso e scritto in tale sede. Su alcuni di questi abbiamo presentato anche dei disegni di legge, per esempio sui crediti deteriorati, che riteniamo molto importanti per consentire a centinaia di migliaia di persone e di imprese di riscattarli, così da poter tornare in bonus. Invitiamo la Commissione, il Parlamento e anche il Governo, qualora volesse fare una propria iniziativa, a intervenire in questo contesto.

È rimasto un neo, lo dico al Presidente della Commissione e al relatore: non è stata inserita nel testo una proposta con cui chiedevamo di indagare anche sui fondi speculativi che scommettono sul deprezzamento dei titoli governativi. Questa proposta di indagare sui fondi speculativi che scommettono sul deprezzamento dei titoli governativi, che noi ritenevamo sensata, tanto più con l'altalena dello spread che il nostro Paese deve affrontare, è stata esclusa dal testo finale. Non vorrei che ciò sia dovuto al timore di nascondere qualche altarino. Non vorremmo che questa maggioranza avesse ancora qualche altarino da celare.

A tal proposito peraltro - lo dico al Governo - vi è già un'attività in corso, vi è qualche provvedimento inserito nella manovra economica. È di pochi giorni fa la notizia di stampa che domani il vice premier Di Maio riceverà una delegazione delle associazioni delle vittime delle banche e non si può predicare bene e razzolare male: queste associazioni sostengono che quanto è stato inserito nella manovra economica a loro riguardo non era quello che il Governo e la maggioranza 5 Stelle avevano promesso e contrattato in campagna elettorale. Denunciano che si tratta sostanzialmente di una truffa, elettorale in questo caso, che hanno subìto. Parliamo di 450.000 risparmiatori e obbligazionisti, per i quali è sì aumentato quel poco che era stato concesso dal Governo Gentiloni Silveri, ma con dei limiti che sostanzialmente ritengono rendano il provvedimento assolutamente insufficiente a riparare il danno subito. Domani il vice premier li riceverà e mi auguro dia loro sufficienti spiegazioni rispetto a quanto è scritto nel contratto di Governo e a quanto i 5 Stelle (e non soltanto) avevano promesso in campagna elettorale. Che le vittime, cioè i truffati dalle banche, diventino o si sentano vittime e truffati dal Governo al primo atto che li riguarda mi sembra davvero emblematico.

La seconda cosa che vorrei sottolineare è quella apparsa oggi su quello che era il giornale governativo per eccellenza (dico che era, evidentemente), cioè su «Il fatto quotidiano». Stamattina - credo che i parlamentari 5 Stelle lo abbiano letto e mi rivolgo a loro perché è il quotidiano di riferimento - il giornale titola: «Banche, i rimborsi ai truffati "salvano" Bankitalia & Consob» o meglio, in maniera specifica, si parla di truffati dalle banche, sostenendo che è intervenuta una manina in un codicillo alla norma, che difatti, in qualche misura, protegge i responsabili da eventuali azioni legali. Evidenzio questo perché la Commissione dovrà analizzare e proporre al Parlamento le soluzioni e non vorremmo che, nel frattempo, il Governo facesse altra cosa rispetto a quello che la Commissione si accinge a fare e il Parlamento a risolvere, cioè a essere un Governo che, di manina in manina, prosegue l'attività precedente.

Comunque, in conclusione, noi abbiamo svolto un lavoro propositivo e lo faremo sempre, perché al Paese serve porre fine a una situazione di fatto in cui le banche italiane, che sono deboli con i forti, sono arroganti con i deboli.

A noi servono banche forti e solide, autorità di vigilanza efficaci ed autorevoli, regole compatibili con il nostro sistema sociale, finanziario e produttivo, azionisti consapevoli, risparmiatori tutelati e quindi fiduciosi, soprattutto oggi che c'è bisogno del risparmio e degli investimenti dei risparmiatori anche nei titoli di Stato. Per questo abbiamo votato a favore e abbiamo contribuito in Commissione al disegno di legge al nostro esame, per questo voteremo a favore oggi e saremo vigili nella tutela del risparmio, che è la fonte della ricchezza degli italiani. (Applausi dal Gruppo FdI).

D'ALFONSO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALFONSO (PD). Signor Presidente, desidero ringraziare i colleghi che sono intervenuti prima di me, poiché, come in Commissione, siamo riusciti a mettere in evidenza quanto questa Commissione d'inchiesta possa aggiungere rispetto al lavoro della passata legislatura e quanto essa debba darsi delle regole di condotta, per non essere una Commissione solo a trazione politica, ma una Commissione d'inchiesta, che deve sapere anche produrre proposte. Non siamo all'anno zero, dal punto di vista del lavoro conoscitivo speditivo, che è entrato nel merito delle questioni, anche quelle patologiche, tanto che nella passata legislatura abbiamo messo sul tavolo e in campo due attività di indagine conoscitiva, una nel 2015 e una nel 2016, e poi un'attività di inchiesta, in capo ad una Commissione dedicata, che ha messo in evidenza quali sono stati i limiti riguardanti la normazione riferita al risparmio, alla tutela del credito e agli organi di vigilanza, che hanno questa competenza quanto al risparmio e al credito.

Dobbiamo però stare attenti, come ho detto anche in Commissione quando abbiamo fatto il lavoro da redigenti, articolo per articolo: dobbiamo evitare che anche questo argomento venga divorato e deglutito dalla propaganda. Dobbiamo fare in modo che la Commissione non sia un obolo alla propaganda, ma svolga un'attività funzionale all'attività normativa, di cui il sistema Paese, l'economia, i cittadini - starei per dire anche l'assetto internazionale - hanno bisogno e necessità.

Dobbiamo fare in modo che la durata lunga della vita di questa Commissione non sia la durata lunga di una Commissione patibolo, tant'è che, durante l'esame in Commissione, non da soli, abbiamo proposto che la sua durata fosse di tre anni, per fare in modo che la parte restante del tempo fosse dedicata ad un lavoro da officina e da cantiere, che affrontasse davvero nella giusta direzione il vuoto, quanto alle norme che presidiano i diritti, perché anche coloro i quali vogliono comportarsi correttamente hanno bisogno di norme che facciano sì che, davanti ad un comportamento scorretto, ci sia la sanzione.

Ci siamo trovati documentalmente con l'ottimo lavoro fatto dal collega Marino, quando ha condotto sia l'attività conoscitiva, sia, per la parte che lo ha riguardato, l'attività di inchiesta, laddove ha saputo inquadrare i vuoti della normativa anche europea, che tornano, rispetto all'attività di questa Commissione nascitura, così come quando ha saputo inquadrare il fatto che ci dovesse essere una procura dedicata rispetto alla fattispecie di reato, come è venuto fuori dal lavoro delle procure ed è venuto anche in evidenza dal lavoro della Commissione d'inchiesta. C'è bisogno di mettere mano anche al diritto penale dell'economia, per precisare le nuove fattispecie ma anche i giudici naturali competenti per territorio.

Ma perché siamo così interessati a fare in modo che la Commissione non sia una Commissione obolo e patibolo, ma una Commissione funzione, cantiere e officina? Perché stiamo parlando di un bene, il risparmio, che, come è già stato detto, vale molto dal punto di vista economico: ammonta infatti a 5.000 miliardi delle vecchie lire la consistenza del risparmio degli italiani. E, se mi permettete, farei anche una connessione con l'altro bene degli italiani nel loro essere persone fisiche, che hanno come proprio patrimonio il patrimonio immobiliare privato, che cuba altri 4.000 miliardi di vecchie lire, che possono avere anche un passaggio di valore da risparmio se trasformano la propria natura. Quindi abbiamo una consistenza molto importante, che addirittura ci fa dire che la sanezza della nostra economia molto dipende dalla consistenza dei risparmi degli italiani. Anche la Carta costituzionale ha cristallizzato questo ed è per questo che noi dobbiamo mettere mano alle norme, per evitare che si ripetano i fatti che sono accaduti.

Noi non siamo dei fotografi della realtà che accade. Noi dobbiamo essere dei cambiatori della realtà sbagliata che è intervenuta, per evitare il patimento dei risparmiatori, rispetto ai quali, per esempio, la legislatura precedente ha previsto il circuito istituto-norma-risorsa finanziaria, certo non capiente per intero, ma comunque quel tipo di procedimento andava attivato per risarcire i risparmiatori. E anche lì, si è voluto far passare inutilmente il tempo, per ragioni di appartenenza politica, perché troppe volte si vuole fare più uno per la propria parte politica, organizzando l'affanno alla comunità, agli italiani e alla collettività, solo perché magari quell'intuizione precedente era di coloro i quali prima hanno avuto responsabilità di Governo.

Noi dobbiamo fare in modo che questa Commissione produca, per esempio per quanto riguarda l'obbligo di informazioni tra la Banca d'Italia e la Consob, affinché ci sia una continuità di informazioni di qualità, senza gelosia e senza dispettosità. Noi dobbiamo fare in modo, per esempio, che le fondazioni bancarie, nel rispetto che dobbiamo anche per sentenza costituzionale, diano luogo a una condotta che aiuti la vita della comunità e anche le libertà comunitarie. Però, sulle fondazioni bancarie, noi abbiamo stabilito una riserva di norma nella missione della Commissione, per fare in modo che nel futuro non ci siano sorprese. Abbiamo stabilito, nel dibattito parlamentare e anche nella norma riferita alla vita della Commissione, che i crediti deteriorati non possono essere affidati al paese degli ombrelli; c'è bisogno di un soggetto che si faccia carico di affrontare il tema dei crediti deteriorati e c'è bisogno anche di ridialogare, per fare in modo che nasca una potenza ulteriore di premura normativa con l'Europa. C'è bisogno di creare, per quanto riguarda l'attività di coloro i quali assumono funzione di board e di vertice nelle realtà bancarie che amministrano il nostro risparmio, delle regole di ingaggio e di accesso che siano molto rigorose, che non solo escludano il conflitto di interesse, ma che verifichino anche la competenza come regola di accesso.

Tutto questo si può fare, sapendo però che la Commissione di inchiesta non nasce per prendere a sé la funzione dell'organismo giudiziario, che l'ordinamento italiano ha stabilito per altri. La Commissione di inchiesta speditivamente, con il potere dell'autorità giudiziaria, prende le informazioni e gli elementi per dare luogo a una modifica delle norme. È questo che noi vogliamo fare, che si dia per certo nel lavoro della Commissione. Saremo i guardiani di questa funzione cantiere, per evitare che diventi una Commissione patibolo che tutto versa sul tavolo della lotta politica e della propaganda. Votiamo a favore, come favorevolmente abbiamo istruito anche la vita dell'attività istruttoria in Commissione. Per questo il Gruppo del PD assume posizione favorevole e dichiara il proprio "sì" nel voto sul provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD).

STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, noi riteniamo opportuno e utile che il Parlamento si doti, anche in questa legislatura, di una Commissione sulle banche, una Commissione che non deve svolgere un'azione di supplenza al lavoro della magistratura, ma che deve aiutare il Parlamento a riflettere sulla legislazione vigente.

Il primo punto deve riguardare la capacità degli organi di vigilanza di svolgere correttamente e tempestivamente la funzione cui sono chiamati. Tutti e sette i casi di crisi bancaria affrontati dalla precedente Commissione hanno accertato un controllo non efficiente degli istituti preposti.

Il secondo punto è monitorare le trasformazioni del settore, con l'obiettivo di salvaguardare i principi di concorrenza alla base del mercato unico. Si tratta di un discorso che riguarda l'evoluzione del progetto di unione bancaria, ma anche la riforma del sistema di credito cooperativo. Per quest'ultimo, ogni intervento volto a rendere più efficiente e sicuro il sistema non può in alcun modo alterare la missione fondante delle banche di credito cooperativo e delle casse di risparmio, che è quella di strumento di supporto e crescita dei territori di cui sono espressione.

Allo stesso tempo, è importante che la Commissione affronti, sempre in un'ottica di supporto al lavoro che attiene all'intero Parlamento, il discorso della gestione delle attività deteriorate.

Così come bisogna lavorare su un altro vulnus: il cosiddetto fenomeno delle porte girevoli tra autorità di vigilanza e banche vigilate. La solidità del sistema bancario, la tutela e la trasparenza nei confronti dei risparmiatori e dei piccoli investitori, la governance degli istituti di credito, il rispetto dei princìpi del libero mercato e le modalità di erogazione del credito sono temi tutti centrali, cui è importante che il legislatore dedichi un'attenzione alta e puntuale. Da qui passano non solo la tenuta del nostro quadro macroeconomico, ma anche la fiducia degli imprenditori e dei cittadini, quella fiducia che è precondizione di qualsiasi politica della crescita e dello sviluppo. Per questo, ben venga l'istituenda Commissione, con l'auspicio che sappia lavorare con intelligenza, in una logica propositiva e di miglioramento complessivo degli strumenti normativi per il settore.

Preannuncio, pertanto, il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie al provvedimento in esame.

SAVIANE (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SAVIANE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Commissione di inchiesta sul sistema bancario e finanziario si era già costituita nella precedente legislatura. Il tempo di durata è stato limitato, per la scadenza naturale della legislatura stessa.

Pertanto, riteniamo opportuno che si costituisca una nuova Commissione, che non avrà scopi di indagine punitiva su ciò che è avvenuto. L'indagine ed eventuali condanne nei confronti di chi - colpevolmente e/o dolosamente - ha causato il collasso di tante banche italiane spetta alla magistratura, che auspichiamo faccia chiarezza individuando responsabilità e colpe, con i relativi provvedimenti giudiziari.

Spetta alla Commissione studiare e analizzare ciò che è avvenuto negli ultimi anni per essere in grado di portare poi in Aula quei provvedimenti che serviranno a regolamentare il sistema bancario, dando sicurezza ai risparmiatori e fiducia alle attività produttive sane che necessitano di capitali per svolgere la propria attività.

Mi sia consentita una piccola analisi di quanto accaduto negli ultimi anni. La crisi che colpisce l'Italia dal 2007 è di carattere finanziario e non economico. Porto all'attenzione dei colleghi una mia esperienza personale. Anni fa, noi imprenditori avevamo rapporti con piccole banche locali molto identitarie. Nel mio territorio, avevo a che fare con la Cassa di risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, la Banca cattolica del Veneto, la Banca del Friuli e la Banca popolare della Provincia di Belluno, ciascuna delle quali era vista come un'istituzione solida, con a capo un direttore di filiale del posto, che conosceva tutti, dando sicurezza ai risparmiatori e fiducia alle attività commerciali e produttive che operavano nel territorio. A un certo punto, qualcuno ha detto che dimensioni piccole non potevano restare sul mercato, spingendo verso la fusione delle stesse. Inizialmente questo ha avuto effetti positivi, perché il valore delle azioni delle banche è salito, ma pochi anni dopo lo scenario è cambiato, sia per i risparmiatori, che per le aziende che chiedono capitali.

Nel giro di poco tempo siamo passati da una situazione in cui le attività commerciali vendevano persino rasoi e asciugacapelli a rate, e se decidevi di costruirti una casa, la banca era disposta a finanziarti l'intervento anche con il 110-120 per cento del necessario, ad una situazione in cui i risparmiatori si sono ritrovati con i risparmi intaccati dalle perdite. Ricordiamo i bond argentini, i subprime, gli NPL, i crediti deteriorati. Alle aziende che necessitavano di capitali si è iniziato a parlare di Basilea 1 e Basilea 2, e i capannoni e le case che concedevano in garanzia per le banche non avevano più alcun valore, diminuendo così il credito alle aziende.

Emblematiche del passaggio da una situazione all'altra sono state le scene degli impiegati della Lehman Brothers che uscivano con gli scatoloni in mano dai loro uffici. Si diceva, per quelle banche, che erano troppo grandi per fallire: too big to fail; invece, da quegli episodi è partito l'effetto domino che ha sconquassato tutta l'economia mondiale, compresa la nostra. Analisi e studi per capire che cosa è successo, sia a livello macroeconomico che a livello locale, sono fondamentali. L'attività della Commissione sarà quindi propedeutica a una serie di norme che tornino a rassicurare i risparmiatori e a dare possibilità alle nostre aziende di reperire il capitale per la loro attività.

Per questo motivo, noi della Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione siamo favorevoli alla costituzione della Commissione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

SCIASCIA (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCIASCIA (FI-BP). Signor Presidente, signori del Governo, gentili colleghi e colleghe, il provvedimento in esame, a lungo oggetto di valutazione da parte della 6a Commissione, ripropone la costituzione di una Commissione bicamerale d'inchiesta sull'operato delle banche, anzi del sistema bancario nazionale nel suo complesso, quindi anche sull'operato dei soggetti tenuti al controllo, rectius vigilanza, del sistema e delle agenzie di rating. Rammento che la gestione di specifici istituti ha comportato perdite rilevanti a carico degli azionisti e, fatto ancor più grave, dei correntisti, soggetti del tutto ignari delle linee di condotta, poi risultate negative, assunte dall'istituto.

La Commissione di cui si discute oggi è stata già costituita nella scorsa legislatura, ha iniziato ad operare il 27 settembre 2017 ed ha emesso una relazione finale in data 30 gennaio 2018 sulla base delle indagini effettuate nel breve periodo della sua esistenza.

Non mi soffermerò sull'esame specifico delle norme, limitandomi a due considerazioni. La prima è che l'istituzione della Commissione opererà per l'intera legislatura, avvalendosi anche della documentazione già acquisita dalla precedente Commissione. Il periodo di valenza, fino al termine legislatura, non ha rispecchiato le proposte emendative presentate dal Gruppo Forza Italia di limitare la durata ad un triennio, di modo che i lavori si concludessero sicuramente nell'arco della legislatura. Ci si augura ora che essa, una volta costituita, proceda spedita e termini il suo operato quanto prima possibile.

La seconda considerazione è che la Commissione, così come configurata, non dovrà aprire indagini sull'operato di singoli operatori, visto che sono già in essere indagini da parte della magistratura, sia sotto l'aspetto civile che sotto quello penale, ma dovrà far luce soprattutto sul perché il sistema bancario nazionale abbia subito un trend particolarmente negativo che, come già detto, non solo si è riversato su azionisti e correntisti, ma ha messo in cattiva luce il nostro sistema sul piano internazionale. Mala gestio, errori di sistema, leggerezze, crisi internazionale: a mio modesto avviso, per l'insieme delle cause ora indicato. Ma questo sarà il compito primario dell'istituenda Commissione.

Concludendo, così come indicato in Commissione, di cui ringrazio tutti i componenti per l'impegno profuso, dichiaro che il Gruppo Forza Italia voterà a favore del provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PARAGONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARAGONE (M5S). Signor Presidente, se io vi dicessi che il nostro mutuo è vegetariano? Mi potreste prendere per pazzo. Però è così: ci sono delle pubblicità che dicono che «Il nostro mutuo è vegetariano». Ce n'è un'altra, che è ancora più splendida: «Il mio mutuo ascolta Mozart». Posso mostrarlo (un tempo, quando andavo in televisione, facevo vedere in grafica queste pubblicità). Onestamente, è difficile capire il messaggio che si vuole mandare al cliente. Oppure, talvolta, è talmente chiaro che te lo dicono in maniera sfacciata, come in questo caso: «Rinunciare a un desiderio? Nemmeno per sogno». Sì, effettivamente, basta indebitarsi e allora tutti i desideri diventano possibili. Il sottinteso è: tutto è possibile, anche i desideri che non sono desideri, basta indebitarsi.

Il problema è che quando sei indebitato e non reggi più la mole del peso dell'indebitamento, diventi un cattivo cliente. Proviamo a ricordare gli studi classici: «cattivo» in latino richiamava il concetto di captivus, che era il prigioniero. Quando tu sei un cattivo pagatore diventi prigioniero di un sistema malato, di un sistema che è avvelenato. Ecco perché non siamo molto lontani da quello che diceva Stigliz: «blame the victim», colpevolizza la vittima. È colpa tua, perché ti sei indebitato troppo, sei andato ben oltre quello che ti potevi permettere. Ed ecco perché questo è, come diceva Stiglitz, il male del neoliberismo, è il male di un sistema finanziario che sta prendendo l'anima dei risparmiatori.

Cari colleghi, ci vogliono allora assolutamente chiarezza e trasparenza, quella chiarezza e quella trasparenza che per il MoVimento 5 Stelle sono imprescindibili e che sicuramente devono entrare dentro il cuore di questa Commissione, perché la Commissione deve pretendere chiarezza assoluta nel rapporto tra il sistema finanziario e i risparmiatori e certamente non si fa chiarezza con pubblicità dove, per esempio, i mutui ascoltano Mozart o addirittura con supermercati che diventano banche. Sì, perché l'altro giorno mi sono ritrovato l'offerta di un grande supermercato straniero che si propone come banca e ti propongono 9.000 euro, belli pronti e disponibili. Ho fatto una fotocopia in modo che possiate capire che questo inganno è alla portata di tutti.

Come dicevo, non è con l'inganno e non è con pubblicità dove i mutui ascoltano Mozart o i supermercati diventano banche, come le zucche si trasformano in carrozze, che si sconfigge quell'ignoranza finanziaria che, nello spirito del colpevolizzare la vittima, diventa la foglia di fico di maestri e furbini. Una comunicazione subdola e distorta alimenta l'ignoranza finanziaria. Ecco perché il MoVimento non può accettare assolutamente una comunicazione subdola che intossica la vita dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S).

Ogni tanto mi piace citare i nonni, perché mio nonno aveva la terza elementare e non sapeva distinguere tra azioni e obbligazioni, però, come tutti i nonni, ha fatto ricco questo Paese grazie alla cultura del risparmio. Mio nonno era come tanti nostri nonni e si fidava della banca, perché la banca faceva la banca e non era diventata un centro vendita di prodotti finanziari e prodotti assicurativi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Prodotti che, tra l'altro, sono diffusi con una incosciente logica, anzi illogica incoscienza, quel senso illogico che porta, appunto, l'indebitato moroso ad essere il cattivo e ad essere poi il captivus, cioè il prigioniero. Tanto più che poi, a fare l'esame dei cattivi, bisognerebbe rivedere alcune cosette: perché, per esempio, le truffe finanziarie non vengono raccontate come di dovere sui giornali, in televisione, dai telegiornali o dai talk show? Di che cosa hanno paura - per citare Guccini e il suo Cyrano - i «feroci conduttori di trasmissioni false»? Hanno paura che vengano chiuse? Ebbene, benvenuti nel club, mi verrebbe da dire: anche in Italia ci sono truffati che aspettano verità e giustizia, per esempio, per la manipolazione dei tassi Libor ed Euribor, per cui grandi banche sono state condannate. Attenzione, però: sono state condannate perché avevano manipolato quei tassi, ma tutti i risarcimenti attendono ancora una risposta. Così come ci sono risparmiatori che sono stati truffati perché certi meccanismi finanziari, male utilizzati da pessimi personaggi, diventano le armi del delitto perfetto per smontare i risparmi di gente perbene.

Il MoVimento 5 Stelle ha fatto la sua scelta: sta dalla parte di un sistema bancario che è sano e che quindi tutela il risparmio, così com'è scritto nella Costituzione. (Applausi dal Gruppo M5S).

Il controllo è il tema centrale e mi domando se ci volesse l'ennesimo scandalo per vedere le anomalie del mancato o insufficiente controllo da parte degli organi preposti. Il fenomeno delle porte girevoli non è soltanto quello che denunciamo e richiamiamo, spesso anche qui in Aula, sulla commistione tra istituzioni e banche d'affari, da Barroso, ex Presidente della Commissione europea, a Saccomanni e Grilli, ex ministri; è anche un fenomeno che ha intossicato il sistema di relazioni, per esempio, nel caso delle banche venete.

Vi voglio leggere allora alcuni nomi che hanno fanno questo interscambio: Luigi Amore, che era stato il funzionario della vigilanza di Banca d'Italia e aveva firmato la verifica sulla Banca popolare di Vicenza, venne chiamato in Banca popolare di Vicenza come responsabile dell'audit; Andrea Monorchio, che per una lunga stagione è stato ragioniere generale dello Stato e diventerà primo consigliere della Banca popolare di Vicenza, poi il vice presidente: da controllore dei bilanci dello Stato è diventato poi uno dei collaboratori più stretti di Zonin, nei palazzi del potere romano; Antonio Fojadelli, già procuratore capo di Vicenza: in questo ruolo si occupò di un fascicolo riguardante Zonin, decidendo per l'archiviazione e tre anni dopo aver lasciato la magistratura, venne chiamato nel consiglio di amministrazione della Nordest Merchant SpA, che è la banca d'affari prima controllata e poi definitivamente incorporata nella Capogruppo Banca Popolare di Vicenza. E potrei andare avanti con Giuseppe Ferrante, ex ufficiale della Guardia di finanza, che è stato a capo del nucleo vicentino di polizia tributaria e poi responsabile della direzione antiriciclaggio della banca stessa.

Insomma, si potrebbe andare avanti per tanto tempo, al punto da chiedersi se tutto questo non sia incredibile. Certo, è incredibile e, proprio per questo, ho voluto citare alcuni nomi, scritti nero su bianco anche nel libro «Banche impopolari», di cui vi consiglio la lettura.

Questo genere di relazioni è parte della debolezza strutturale del sistema bancario. Le banche sono intrappolate in queste relazioni pericolose. Il grumo degli NPL, se visto in controluce, ci racconterebbe molte di queste relazioni e ci svelerebbe molto delle corsie preferenziali riservate ai soliti nomi e di operazioni finanziarie speculative spesso mascherate da crediti.

Sempre nelle reti relazionali vanno trovate le mappe di certe acquisizioni o fusioni il cui pesa grava e aggrava i bilanci di banche importanti: fondi locusta e fondi avvoltoio non sono il bestiario di una natura selvaggia, ma gli untori dell'economia reale, cui è permesso di infettare liberamente.

A proposito di soggetti da rimettere a fuoco, vorrei spendere qualche parola sulle agenzie di rating. Giusto pochi giorni fa, ho letto un articolo su «Il Sole 24 ORE» che titolava: «Torna il clan del rating: bidoni con Tripla A. Banche, i bilanci gonfiati finiscono sotto tiro», e ancora uno di cui vi leggo alcuni passaggi, che mi sembrano interessanti: «Domanda da un miliardo e mezzo di dollari: è possibile dare un rating, senza accorgersi che il bond è di una mucca e non di un banchiere? È quanto si è chiesta la SEC dopo la scoperta nei server di Standard & Poor's di un messaggio un po' strano: "I nostri modelli di analisi non riescono a catturare la metà dei rischi di un derivato sui mutui: se ci chiedessero di valutare un bond strutturato da una mucca, daremmo un rating anche a quello"». Bene, questo messaggio ha convinto uno dei colossi a chiudere in gran fretta con un patteggiamento. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). E sapete perché non possono essere perseguiti, soprattutto in America? Perché le loro sono delle opinioni e, siccome le opinioni sono espressamente e liberamente custodite, queste possono infettare il sistema economico.

Signor Presidente, il Parlamento si deve riappropriare della fase di controllo del controllore, perché l'indipendenza è garantita soprattutto dalla credibilità del sistema e la nostra crisi bancaria è una crisi di credibilità.

Per tutti questi motivi il MoVimento 5 Stelle dice «sì» alla Commissione d'inchiesta bicamerale sulle banche. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, intervengo molto rapidamente.

Il mio voto è in piena coerenza con quanto ebbi modo di esprimere già nella passata legislatura. Da quando ebbi l'onore di essere Presidente della Camera ritengo che il proliferare delle Commissioni di inchiesta sia un assoluto atto di autolesionismo del Parlamento. Questo è un problema che riguarda tutto il sistema politico e legislativo, non riguarda la Commissione di inchiesta specificamente sulle banche. Purtroppo anche in questa legislatura le maggioranze cambiano ma questo orientamento rimane e si consolida: c'è un proliferare delle Commissioni di inchiesta su tutti i settori dello scibile umano. È chiaro che, quando le Commissioni di inchiesta diventano tante in termini numerici, il rischio è che esse costituiscano una sorta di camera di compensazione politica, diventino sede di processi paralleli e servano alle forze politiche per strumentalizzazioni di carattere politico, che niente hanno a che fare con il doveroso ruolo, anche di controllo, che il legislatore può e deve esercitare.

Il dibattito che c'è stato in quest'Aula mi conforta in queste opinioni perché sento parlare, in riferimento alla nuova istituzione di questa Commissione d'inchiesta, che ho presieduto nella scorsa legislatura, di «strumento di analisi» - cito testualmente - per cui non c'è bisogno di una Commissione d'inchiesta. Ho anche sentito parlare di «comunicazioni subdole che inquinano il Paese»: probabilmente è assolutamente vero, ma anche per questo ci sono delle regole, non c'è la necessità di una Commissione d'inchiesta.

Il mio voto vuole solo segnare la coerenza rispetto a quanto ho già detto nella scorsa legislatura. Mi astengo dal voto, non voto contro. Naturalmente auguro ai componenti della Commissione di inchiesta, che ci sarà e che il Parlamento istituirà, di avere migliore fortuna e di smentire le mie, purtroppo, non positive previsioni.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 690, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 494.

Discussione dalla sede redigente dei disegni di legge:

(535) CASTELLONE ed altri. - Istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione

(92) BOLDRINI e IORI. - Istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione

(Relazione orale) (ore 13,25)

Approvazione del disegno di legge n. 535

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente dei disegni di legge nn. 535 e 92.

Ilrelatore, senatore Pisani Giuseppe, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

PISANI Giuseppe, relatore. Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, con il presente disegno di legge si istituisce la Rete nazionale dei registri tumori e dei sistemi di sorveglianza e si istituisce anche il referto epidemiologico, cioè si integrano e si mettono in rete i diversi registri rumori già operativi in molte Regioni e in alcune Province del territorio nazionale, e si crea un riferimento istituzionale, presso il Ministero della salute, titolato alla raccolta ed al trattamento dei dati.

I tumori rappresentano il 27 per cento dei decessi in Italia, secondi soltanto alle malattie cardiovascolari; i dati raccolti dall'Associazione italiana di oncologia medica e dall'Associazione italiana dei registri tumori, riportano per il 2017 circa 369.000 casi di nuovi tumori, dei quali 192.000 negli uomini e 177.000 circa nelle donne; ogni giorno in Italia, complessivamente circa 1.000 persone ricevono una diagnosi di tumore maligno. Negli uomini prevale il tumore della prostata, seguito dal tumore del colon retto, dal tumore del polmone e dal tumore della vescica; nelle donne il tumore della mammella, quindi del colon retto, del polmone, della tiroide e del corpo dell'utero.

I registri tumori di popolazione rappresentano un importante strumento per il monitoraggio della patologia oncologica; in altre Nazioni europee la registrazione dei tumori avviene su scala nazionale, mentre in Italia esistono solo registri attivi in realtà loco-regionali, raccolti nell'AIRTUM, Associazione italiana registri tumori, che, condividendo un archivio centralizzato, comprende 47 registri tumori generali e 4 registri tumori specializzati, per fasce di età o per specifica patologia tumorale: nel complesso, circa 36 milioni di italiani, pari a circa il 60 per cento della popolazione residente totale, vivono in un'area nella quale è presente un registro tumori di popolazione.

I registri tumori hanno una importante funzione descrittiva della diffusione del cancro in seno a una popolazione e della sua possibile correlazione con la esposizione a fattori di rischio, correlabili con inquinanti presenti nell'ambiente oppure riconducibili a specifici comportamenti individuali o sociali, abitudini o stili di vita, o ancora determinati da mutazioni genetiche ed epigenetiche; essi svolgono una importante funzione di orientamento delle scelte sanitarie, promuovendo e giustificando l'adozione di provvedimenti pubblici finalizzati sia alla rimozione primaria dei possibili fattori eziologici di malattia, sia all'effettuazione di interventi di prevenzione secondaria.

Questo disegno di legge, approvato in sede redigente dalla 12a Commissione - come ho detto - prevede l'istituzione di una Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e l'istituzione del referto epidemiologico con riferimento, secondo la riformulazione operata dalla 12a Commissione, ai singoli sistemi sanitari regionali e delle Province autonome. La Rete concerne altresì i registri di patologia di rilevanza nazionale e regionale, di cui all'elenco A2 dell'allegato A al decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri del 3 marzo 2017.

Al comma 1 dell'articolo 1, la 12a Commissione ha inserito la finalità del coordinamento, della standardizzazione e della supervisione dei dati alimentati direttamente dai flussi dei registri delle Regioni e delle Province autonome, nonché la finalità della validazione degli studi epidemiologici.

I commi 2 e 3, modificati dalla 12a Commissione, demandano a un regolamento governativo, adottato su proposta del Ministro della salute, l'individuazione e la disciplina dei dati che possono essere inseriti nella Rete; delle modalità relative al trattamento di questi dati; dei tempi e dei modi per l'invio dei flussi dei dati; dei soggetti che possono avere accesso alla Rete; dei dati accessibili; delle misure per la custodia e la sicurezza dei dati; delle modalità con le quali siano garantiti agli interessati il diritto di accesso e gli altri diritti stabiliti dalla normativa europea sul trattamento dei dati personali. Detto regolamento governativo deve essere adottato entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge.

Il comma 4 dell'articolo 1 specifica che il titolare del trattamento dei dati contenuti nella rete è il Ministero della salute.

Il comma 5 pone alcuni problemi sulla valutazione del trattamento dei dati. Al riguardo, la 12a Commissione ha aggiunto il principio di monitorare i trattamenti con farmaci dichiarati come innovativi al filo di fornire nuove evidenze scientifiche sul loro grado di efficacia.

Per le finalità di cui alla presente legge, il Ministro della salute può stipulare accordi di collaborazione a titolo gratuito con soggetti qualificati sotto il profilo scientifico secondo le nozioni e le condizioni di cui al comma 6 dell'articolo 1 con gli enti e le associazioni privati diversi dalle società, dalle imprese sociali e dalle cooperative sociali (riguardo a queste ultime, la 12a Commissione ha inserito la condizione che gli enti e le associazioni in esame si dotino di un comitato scientifico) e infine con le associazioni attive nel campo dell'assistenza sociosanitaria e con enti e associazioni attivi nella valutazione dell'impatto della patologia oncologica.

Il comma 2 dell'articolo 2 prevede che i suddetti enti ed associazioni possano presentare al Ministro della salute proposte in relazione ad iniziative intese allo sviluppo ed alla valorizzazione dell'attività della Rete in oggetto.

L'articolo 3 modifica la procedura per l'aggiornamento periodico degli elenchi dei sistemi di sorveglianza e dei registri di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 marzo 2017. La norma vigente prevede che l'aggiornamento periodico sia operato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. La novella fa riferimento invece ad un decreto del Ministro della salute.

L'articolo 4 demanda ad un decreto del Ministro della salute l'istituzione e la disciplina del referto epidemiologico inteso al controllo sanitario della popolazione, con particolare attenzione, come specificato dalla 12a Commissione, alle aree più critiche del territorio nazionale. Il referto epidemiologico è definito dal comma 2 come il dato aggregato o macrodato corrispondente alla valutazione dello stato di salute complessivo di una comunità che si ottiene da un esame epidemiologico delle principali informazioni relative a tutti i malati e a tutti gli eventi sanitari di una popolazione in uno specifico ambito temporale e in un ambito territoriale circoscritto o anche a livello nazionale.

L'articolo 5 specifica che la raccolta ed il conferimento dei dati rappresentano un adempimento da valutare ai fini della verifica dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) da parte del comitato paritetico permanente per la verifica dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza e del tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti.

L'articolo 6 prevede una relazione annuale alle Camere da parte del Ministro della salute con dettagliata illustrazione del livello di attuazione della trasmissione dei dati da parte dei centri di riferimento regionali, centri anch'essi definiti dall'articolo 2 del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 marzo 2017.

L'articolo 7 reca la clausola di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica.

L'articolo 8, inserito dalla 12a Commissione, prevede che, entro 180 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, le Regioni e le Province autonome provvedano all'aggiornamento delle proprie normative in tema di sorveglianza sanitaria oncologica e adottino le iniziative necessarie affinché la sorveglianza epidemiologica oncologica sia espletata anche nelle aree territoriali di loro pertinenza non ancora coperte. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo intende intervenire?

SANTANGELO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Non intendo intervenire.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli articoli del disegno di legge n. 535, nel testo formulato dalla Commissione.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, farò una brevissima dichiarazione di voto. Questo è un argomento importante e, per quanto ci riguarda, esprimiamo soddisfazione che il Parlamento e, in particolare, il Senato abbiano voluto porre l'attenzione su un tema così grande come quello delle patologie oncologiche, che rappresentano pur sempre il secondo gruppo di malattie, dopo quelle cardiovascolari, che colpiscono la popolazione nel mondo occidentale.

Credo che per quanto riguarda l'epidemiologia e la raccolta dati non siamo all'anno zero in Italia, anzi. È già stato specificato dalla relazione come nel nostro Paese esista una rete di registri di tumori ben organizzata (chi più, chi meno) nelle varie Regioni. Si tratta di una raccolta dati fondamentale per portare avanti la lotta alle malattie oncologiche. Come sappiamo, le tre armi che abbiamo, la prevenzione, la diagnosi e la cura, che rappresentano le tre fasi della battaglia alle malattie oncologiche, necessitano, però, per essere portate avanti con qualità e con successo, di una epidemiologia e di una raccolta dati la più precisa e ampia possibile. Pertanto, rafforzare la Rete dei registri dei tumori e creare un coordinamento ancora più organico a livello nazionale è senz'altro un obiettivo condivisibile. Da questo punto di vista, annuncio il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie (SVP-PATT, UV). (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)).

ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, è stato fatto un ottimo lavoro, con la piena collaborazione di tutti i Gruppi. Sappiamo che nel nostro Paese purtroppo vi è una situazione molto diversificata sul territorio, tra diverse Regioni e all'interno delle stesse Regioni. Stiamo parlando di una patologia in crescita, che richiede un salto di qualità del nostro Paese. Questa è dunque una scelta fondamentale che, partendo dall'esperienza positiva dei 47 registri, del lavoro di molte, non poche, Regioni e delle associazioni, ci consente di proporci un obiettivo: fare un vero salto di qualità.

Il coordinamento e la Rete nazionale devono porsi l'obiettivo di costruire le condizioni per superare le differenze territoriali, che sono ancora gravi, di dare ulteriori strumenti per la ricerca, di favorire la sperimentazione e la qualità delle cure, di aiutare le verifiche sui cosiddetti farmaci innovativi. Questo è un punto molto importante perché abbiamo farmaci innovativi che costano anche il 2.000 per cento in più dei vecchi farmaci e non è detto che corrispondano esattamente agli scopi per cui questi farmaci vengono dati. Da questo punto di vista sarà poi necessario costruire un rapporto nuovo con l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA). Di ciò discuteremo però su un altro piano.

Per quanto concerne la prevenzione, essa rappresenta forse la chiave fondamentale per affrontare il tema della lotta ai tumori. Il provvedimento a tale riguardo si pone l'obiettivo di raccogliere le esperienze migliori, di valorizzare le esperienze delle associazioni e di costruire un rapporto con il territorio, che credo sia molto importante.

I colleghi della Commissione sanno che sull'ultimo articolo ho espresso perplessità. Ritengo che un vero salto di qualità sia possibile solo se riusciremo a realizzare una reale cooperazione tra i sistemi regionali e il Ministero, da una parte, e il Parlamento, dall'altra. Diventano allora fondamentali i provvedimenti che il Ministero adotterà, il metodo attraverso cui li realizzerà, coinvolgendo le Regioni affinché esse siano protagoniste del salto di qualità. Penso che, laddove fatta l'intesa, una Regione non la porti avanti, sia giusto perfino il potere sostitutivo. Ma - ripeto - è fondamentale lavorare sulle intese se vogliamo raggiungere gli obiettivi. Diversamente non li raggiungeremo mai.

L'ultimo punto è purtroppo quello più problematico. Tutto questo non si fa senza risorse. L'idea secondo la quale si può fare il salto di qualità a risorse invariate è sostanzialmente destituito di fondamento.

Procediamo dunque. Sostengo convintamente il provvedimento al nostro esame, ma lavoriamo nella legge di bilancio per costruire le condizioni reali attraverso cui il disegno di legge possa raggiungere i giusti obiettivi che tutti noi condividiamo. (Applaudi dal Gruppo Misto-LeU).

BOLDRINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOLDRINI (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, il provvedimento che ci apprestiamo a votare oggi in Assemblea è molto delicato. Ci occupiamo di un tema che tocca profondamente la nostra sensibilità perché purtroppo molti di noi sono entrati in contatto con questa patologia, se non direttamente con persone a noi vicine.

Il testo che oggi ci apprestiamo a votare per la quasi totalità racchiude i contenuti che avevo presentato anch'io in questa legislatura con il disegno di legge n. 92; nella precedente legislatura avevo seguito alla Camera la legge che, grazie a Dio, era stata lì votata all'unanimità; arrivata poi al Senato, non ha però potuto completare l'iter definitivo.

Ho visto che gli articoli sono stati approvati all'unanimità e mi auguro che anche per il voto finale vi sia l'intesa fra tutte le forze politiche, anche perché credo che un tema del genere sia davvero trasversale.

Sembra impossibile che il nostro Paese, così all'avanguardia su tanti farmaci innovativi e terapie rivolte a malati oncologici, non abbia ancora una Rete che tenga insieme tutti i registri esistenti, come già i colleghi hanno anticipato.

Devo dire che, grazie ai progressi della ricerca scientifica e ai passi avanti fatti nelle terapie oncologiche, possiamo affermare che di tumori si guarisce, per fortuna. Già nella ottava edizione che è stata pubblicata dall'Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) e dall'Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) sappiamo che, grazie a queste terapie, molte persone hanno un proseguimento nella vita molto lungo dopo aver affrontato il tumore e questo grazie a tutte le scoperte che sono state fatte. Nel tempo abbiamo anche avuto strumenti significativi come il Piano oncologico nazionale 2011-2013 e il Piano nazionale della prevenzione in campo oncologico 2014-2018. Abbiamo una storia importante: chi può non ricordare il professor Umberto Veronesi, che ha fatto della lotta alla patologia tumorale un'avanguardia per tutto il nostro Paese.

Fatta questa premessa, dobbiamo però dire che, come ha già detto chi mi ha anticipato, non partiamo da zero. I registri tumori operano già da molto tempo sul nostro territorio, già dal 1967, tuttavia, come purtroppo spesso avviene in sanità - lo sappiamo - non tutte le Regioni o addirittura non tutte le Province si sono dotate di uno strumento così importante, creando una situazione eterogenea. In effetti, c'è stata un'accelerazione dal momento in cui è stata istituita l'AIRTUM, di cui abbiamo sentito parlare anche prima, che già dal 1997 ha messo le basi per creare i registri tumori. Pensate che nel 2011 i registri tumori presenti erano solamente 29 e coprivano il 35 per cento della popolazione italiana; ora, con gli ultimi dati esposti al Ministero della salute, più di 41 milioni di cittadini, pari al 70 per cento della popolazione, vivono in aree coperte dall'attività dei registri tumori accreditati. Tuttavia in molte aree non ci sono ancora e per questo con il presente disegno di legge vorremmo riuscire a incentivare ulteriori iniziative per nuovi registri che vengano poi accreditati.

Le informazioni raccolte dai registri tumori includono dati anagrafici e sanitari essenziali per lo studio dei percorsi diagnostico-terapeutici, per la ricerca delle cause del cancro, per la valutazione di trattamenti più efficaci e per la progettazione di interventi di prevenzione (proprio così, la prevenzione) per la programmazione delle spese sanitarie. Pertanto, se si vuole sorvegliare l'andamento della patologia oncologica, occorre che qualcuno si assuma il compito di andare a ricercare attivamente le informazioni, di codificarle, di archiviarle, di renderle disponibili per studi e ricerche. Sapere come sta una comunità, passare dalla statistica sanitaria all'epidemiologia, consente di descrivere il profilo di salute di una popolazione ed è questa la finalità del disegno di legge che ci accingiamo a votare.

I registri tumori raccolgono, valutano, organizzano, archiviano in modo continuativo e sistematico le informazioni più importanti su tutti i casi di neoplasia, le relative variazioni territoriali e temporali attraverso misure di incidenza e sopravvivenza per le diverse neoplasie e mortalità, fornendo così un indicatore fondamentale della qualità dei servizi diagnostici e terapeutici nei diversi territori. Inoltre, fornendo dati di prevalenza a livello locale e stime di prevalenza a livello nazionale, i registri tumori sono strumenti indispensabili per l'organizzazione e la valutazione dell'efficacia degli interventi di prevenzione primaria in aree e popolazioni ad alto rischio e per indicare in modo dinamico quali aree della prevenzione primaria rafforzare.

L'esigenza di questo sistema efficace di raccolta sistematica di dati anagrafici sanitari ed epidemiologici è stata colta già tempo fa dal legislatore. Bisogna infatti ricordare che la legge Balduzzi, che considerava fondamentale il riconoscimento dei registri tumori in Italia, e che già l'articolo 12 del decreto-legge n. 179 del 2012 contiene al comma 10 la norma che istituisce, oltre al fascicolo sanitario elettronico (un altro strumento fondamentale per il nostro sistema sanitario), sistemi di sorveglianza nel settore sanitario, nonché i registri di mortalità, tumori e altre patologie, e trattamenti ai fini della prevenzione.

Con il disegno di legge in esame in effetti noi creiamo finalmente la Rete dei registri nazionali e regionali, nonché dei sistemi di sorveglianza completando quel disegno di legge che già nel 2012 aveva preso avvio. Come è evidente, il percorso non è stato di breve durata, ma con il provvedimento che ci apprestiamo a votare ci auguriamo venga dato un impulso ulteriore e decisivo a far sì che gli strumenti di conoscenza essenziali per la programmazione siano disposizione di tutti, in primis del sistema sanitario nazionale, ma anche dei cittadini di questo Paese, che potranno finalmente sapere se le diseguaglianze di trattamento o di sopravvivenza siano state ridotte, se i programmi di screening siano efficaci, se chi vive vicino una discarica o sotto una linea elettrica ad alta tensione o lavora in ambiente insalubre corre un rischio serio o più alto di ammalarsi di tumore.

Per questo il fattore tempo è determinante. Vorremmo recuperare i ritardi del passato, per cui spero che la legge possa avere una corsia preferenziale alla Camera dei deputati e che il regolamento previsto e i decreti attuativi vengano emanati in breve tempo, per un'attuazione concreta, finalmente, della legge.

Onorevoli colleghi, credo che questo provvedimento rappresenti un passaggio importante per il nostro Paese, come confermato dall'ascolto in Commissione dei vari soggetti auditi. Auspico che il suo iter legislativo si concluda in tempi brevi e che trovi anche fondi specifici per il suo mantenimento.

Dichiaro pertanto il voto favorevole del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD).

FREGOLENT (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FREGOLENT (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, innanzitutto vorrei esprimere a nome del Gruppo che rappresento la soddisfazione per i tempi rapidi in cui si è concluso l'iter del provvedimento in esame e per il lavoro svolto con il supporto di tutti i membri della 12ª Commissione igiene e sanità. Siamo stati veloci, rapidi e incisivi, passando dalle parole ai fatti e approvando un importante provvedimento, che prevede l'introduzione a livello nazionale di uno strumento quale il registro tumori, indispensabile per l'organizzazione e la valutazione dell'efficacia degli interventi di prevenzione primaria. Penso alle tante persone travolte da questo male, che ha caratterizzato il nostro secolo, e alle loro famiglie sempre e comunque coinvolte. Sono infatti circa 3,4 milioni le persone vive in Italia, nel 2018, con pregressa diagnosi di tumore.

Attualmente in Italia vi sono 47 registri tumori e 4 registri speciali, tutti sicuramente meritori per aver affrontato il tema della raccolta dei dati, finalizzati ad un'analisi conoscitiva dei dati epidemiologici riguardanti le neoplasie in Italia, ma con il limite di essere appunto 51 registri e di coprire solo il 63 per cento della popolazione nazionale.

Il provvedimento portato all'attenzione dell'Assemblea vuole superare questo limite, per arrivare all'istituzione della Rete nazionale dei registri tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione. Si tratta dunque di uno strumento che ancora una volta va nella direzione della tutela e della protezione della cittadinanza tutta, mettendo le istituzioni nella possibilità di capire, verificare ed approfondire se una determinata situazione oncologica, in determinate zone del Paese, sia collegabile a dei determinati fattori di rischio, offrendo al legislatore nazionale la possibilità di aggiornare i livelli essenziali di assistenza (LEA) tenuto conto dei dati raccolti, nonché di essere consapevole della bontà dei trattamenti con farmaci dichiarati come innovativi.

Già nelle precedenti legislature e in particolare nella XVII la Commissione igiene e sanità del Senato ha avviato un'indagine conoscitiva sugli effetti dell'inquinamento ambientale sull'incidenza dei tumori, preliminarmente diretta allo studio dell'area geografica della Regione Campania, denominata Terra dei fuochi. L'istituzione dello strumento contenuto nel provvedimento che ci accingiamo a votare è dunque esattamente in linea con quanto affrontato precedentemente. Già all'epoca, nelle conclusioni del suddetto studio, si rivelava l'importanza dei registri tumori, in quanto indice di un ruolo significativo per la determinazione epidemiologica descrittiva e per la possibile correlazione degli indicatori di salute della popolazione residente con quelli di pertinenza ambientale.

Con i registri tumori, infatti, si raggiunge una maggiore efficacia nell'individuare il luogo e l'esposizione ambientale, la registrazione della residenza al momento della data di incidenza rispetto alla conoscenza del solo luogo dove si è verificato il decesso, la ricostruzione della storia residenziale dei soggetti e quindi la possibilità di definire i tempi di esposizione a possibili fonti di rischio.

Nello specifico del provvedimento, il comma 1 dell'articolo 1 enuncia in modo chiaro le finalità della rete nazionale dei registri tumori, ossia il coordinamento, la standardizzazione e la supervisione dei dati, alimentati direttamente dai flussi dei registri delle Regioni e delle Province autonome, nonché le finalità della validazione degli studi epidemiologici derivanti dall'istituto del referto epidemiologico.

L'obiettivo è quindi creare un sistema integrato e unico dei flussi provenienti dai registri tumori esistenti, evitando duplicazioni di banche dati sanitarie, al fine di permettere serie politiche di prevenzione e di tutela della salute dei cittadini. Tutto ciò detto, annuncio a nome del Gruppo Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, il nostro voto favorevole. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

RAUTI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAUTI (FdI). Signor Presidente, oggi ci troviamo finalmente in Aula (era un provvedimento a lungo atteso e rinviato) ad analizzare, a discutere e a votare un provvedimento giusto, molto giusto, teso a creare una Rete nazionale dei registri relativo dei tumori.

Voglio attirare l'attenzione dell'Assemblea su una patologia che continua a mietere vittime e mi permetto di sottoporre alla sensibilità di quest'Assemblea la particolare incidenza che questa patologia terribile ha sulla popolazione femminile. È di tutta evidenza statistica, infatti, che il tumore al seno è la prima causa di mortalità femminile e che siamo ancora molto indietro nel fronteggiare un altro fenomeno del quale si parla troppo poco, perché i numeri non sono tantissimi, ma è una situazione estremamente drammatica: mi riferisco al cosiddetto tumore metastatico, ovvero a quel tumore che da un organo si propaga agli altri. Si tratta evidentemente di un tumore cronico, rispetto al quale non c'è via d'uscita. Chi è vittima di questo purtroppo si trova spesso a dover lottare addirittura con pastoie burocratiche e a non poter accedere in modo proporzionale alla situazione che si trova a fronteggiare a tutti quei servizi che sarebbero dovuti ai pazienti.

Allora noi, con la Rete che oggi il provvedimento che ci apprestiamo a votare intende istituire, mettiamo finalmente un punto positivo su una situazione che vede anche la buona volontà, talvolta personalissima, di medici, primari e ricercatori; un punto da cui ripartire per investire maggiormente in termini di ricerca e di prevenzione, perché conosciamo tutti l'importanza di una diagnosi precoce nelle formazioni tumorali. Con questo registro si mette finalmente un paletto dal quale ripartire; c'è finalmente una messa a sistema di qualcosa che fino ad oggi viene affidato da un lato alla buona volontà e dall'altro all'intraprendenza di una Regione piuttosto che di un'altra. Con questo registro riusciremo anche a fronteggiare in modo più razionale gli aspetti di recidiva, perché avere un registro significa anche poter prendere in carico un paziente e accompagnarlo non solo durante il periodo di degenza, ma anche dopo, verso quel ritorno alla normalità che spesso è l'aspetto più frustrante (il post operatorio) per una persona che è stata operata. Il ritorno alla normalità, il ritorno al lavoro, il ritorno anche talvolta agli affetti; chi è passato attraverso questo cammino sa quanto sia difficile ritornare alla normalità e ricostruirla.

Fronteggiare i casi di recidiva significa un'assunzione di responsabilità e di presa in carico di pazienti che, purtroppo, magari dopo due, tre, quattro o cinque anni si ritrovano a rivivere questo incubo. Attraverso la Rete nazionale dei registri dei tumori potremo anche meglio fronteggiare e accompagnare le vittime. Stiamo introducendo, finalmente, una buona prassi.

Nonostante la materia, devo dire che sono contenta che oggi in quest'Assemblea venga portato all'attenzione di tutti noi e si vari un provvedimento così importante per la pelle e la salute di moltissimi - troppi - italiani.

Fratelli d'Italia dichiara il suo voto convintamente favorevole a questa iniziativa, che consentirà a tutti noi di fronteggiare questo fenomeno e ci metterà più dalla parte dei pazienti (in questo caso voglio usare la parola «vittime») e più vicini anche a tutti coloro che, ogni giorno, si impegnano nelle strutture ospedaliere in termini non solo di presa in carico dei pazienti, ma anche di ricerca, prevenzione e sensibilizzazione. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni).

STABILE (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STABILE (FI-BP). Signor Presidente, colleghi, da medico vorrei ricordare in quest'Aula la rilevanza delle patologie tumorali e, quindi, l'importanza di un loro monitoraggio affidabile, attendibile e omogeneo su tutto il territorio nazionale.

In Italia il numero di persone ammalate di tumore, o che sono ancora seguite perché hanno avuto un tumore, sta aumentando progressivamente negli anni, il che - può sembrare paradossale - costituisce un dato positivo. Le persone con il tumore vivono infatti più a lungo. Tumori che una volta erano invariabilmente mortali in breve tempo, adesso sono guaribili o - addirittura - diventano malattie croniche con cui le persone possono convivere, spesso con una buona qualità di vita. Da qui, l'importanza dell'attenzione a questo importante tema sanitario.

Un altro aspetto da evidenziare riguarda il fatto che, dal punto di vista delle terapie e del trattamento dei pazienti, l'oncologia fa passi da gigante in tempi molto rapidi ed è in evoluzione continua. Questo è un ulteriore motivo per cui è importante che ci sia un monitoraggio che permetta di adeguare il sistema sanitario, costantemente e in tempi adeguati, al mutare delle patologie e delle prognosi dei malati.

Vorrei sottolineare gli aspetti positivi del provvedimento in esame, il primo dei quali è l'omogeneità. La Rete nazionale dei registri dei tumori va a superare le iniziative locali che in precedenza erano sostanzialmente a carico dei professionisti, su base locale o tutt'al più regionale. Con il provvedimento anche i tumori rari, trascurati - diciamo così - nel dibattito scientifico più frequente, hanno pieno diritto di cittadinanza nella Rete nazionale dei registri dei tumori. Ciò permette di rivolgere una maggiore attenzione ad altri pazienti.

In generale, in un momento in cui il nostro sistema sanitario, che in precedenza era ritenuto tra i migliori al mondo, comincia a dare segni di deterioramento dovuti ai tagli e alle riduzioni operati, il provvedimento in esame, almeno nei suoi propositi, si muove in senso opposto, garantendo una migliore assistenza sanitaria, supportando la sanità pubblica per i cittadini e permettendo di valorizzare l'assistenza, la ricerca, la valutazione del sistema e, quindi, la successiva programmazione.

Altri aspetti positivi consistono nel coinvolgimento delle associazioni (ne esiste una rete vastissima) che, in collaborazione con le istituzioni pubbliche, supportano la raccolta dei dati sui tumori e anche un atteggiamento improntato a solidarietà e aiuto ai pazienti su tutti i livelli.

Il provvedimento in esame, ancorché fortemente positivo, ingenera però alcune perplessità e dubbi sull'efficacia e sui tempi. Il previsto regolamento attuativo da emanare entro un anno dovrà trattare argomenti molto complessi e delicati quali, ad esempio, la messa a punto di un sistema che sia in grado di processare una moltitudine di dati, spesso personali e sensibili, quindi situazioni anche delicate. Sarà un sistema che richiederà tempo e che dovrà essere complesso messo in piedi in assenza di finanziamenti specifici.

Un altro aspetto riguardante i dati è quello relativo alla loro qualità. È inutile disporre di un sistema omogeneo a livello nazionale e raccogliere dati se questi ultimi sono approssimativi, di origine incerta e non sufficientemente precisi. La qualità pertanto potrà essere garantita esclusivamente con una formazione adeguata delle persone che dovranno immettere i dati nel sistema e successivamente trattarli.

Quindi quello che in questo momento non è definito dal provvedimento in discussione è un finanziamento specifico atto ad assicurare che i buoni propositi, che potrebbero sostenere fortemente questo aspetto della sanità pubblica, divengano realtà concreta. Il provvedimento in ogni caso getta le basi per un miglioramento a tutti i livelli nell'assistenza delle persone con problemi tumorali, quindi il voto di Forza Italia sarà favorevole. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni).

CASTELLONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, colleghi senatori, oggi abbiamo la possibilità di completare finalmente un iter che ci consentirà di dotare il Paese di uno strumento di fondamentale importanza per la prevenzione e il monitoraggio delle malattie oncologiche. Un iter che ha subìto una battuta d'arresto nella scorsa legislatura quando il testo unificato approvato alla Camera è rimasto fermo in Commissione sanità al Senato senza mai approdare in quest'Aula.

Oggi abbiamo finalmente la possibilità di discutere e di votare un testo che, approvato all'unanimità in Commissione, deve diventare legge al più presto, perché non possiamo sapere quanto si sarebbe potuto fare se non si fossero persi anni; quanto le informazioni elaborate e messe a disposizione attraverso questa rete di raccolta dati avrebbero dato una spinta rivoluzionaria nel contrasto alle patologie neoplastiche; quanto si sarebbero rivelate indispensabili, quanto meno utili e di supporto alla ricerca, oltre che funzionali a una programmazione più ottimale degli interventi di prevenzione.

L'attuale disegno di legge riprende quanto già in buona parte proposto nel testo unificato, ma dall'iter tronco, della scorsa legislatura. Oggi, come allora, il fine resta il rafforzamento della capacità di prevenzione delle patologie tumorali e lo studio dei fattori di incidenza, soprattutto in campo ambientale. A beneficiarne saranno innanzitutto i troppi territori che ancora pagano situazioni ambientali complicate e a rischio elevato. Approvando questo testo, metteremo in rete i dati di tutti i registri regionali e dei sistemi di sorveglianza così da incrementare al massimo le attività di monitoraggio e di prevenzione dei tumori su tutto il territorio italiano.

Istituiremo una rete che avrà funzioni di coordinamento nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura dei tumori, grazie alla quale sarà possibile indirizzare la programmazione sanitaria attraverso un'attenta verifica della qualità delle terapie, e quindi nel complesso dell'assistenza sanitaria. La Rete nazionale dei registri dei tumori rappresenterà uno strumento che darà una forte spinta alla ricerca scientifica, capitalizzando al massimo le risorse ed evitando gli sprechi. Con l'istituzione di un referto epidemiologico sarà possibile disciplinare l'elaborazione costante dei dati raccolti; si studierà su dati aggiornati, precisi ed elaborati con criteri scientifici, eliminando ogni più piccola scoria di approssimazione.

Con l'approvazione di questo testo, cari colleghi, ci dotiamo di un'opportunità unica per far decollare la ricerca e la salvaguardia della salute dei cittadini, della salute di noi tutti. Questo lo sa chi in quest'Aula ha combattuto e sconfitto un tumore, lo sa chi in quest'Aula è stato al fianco di chi ha lottato, di chi alla fine si è arreso e di chi invece, senza perdere la speranza, continua a lottare. Ed è la speranza che abbiamo il dovere e la responsabilità di nutrire, riaccendere e sostenere, alimentandola con i risultati. Per chi crede di avere la consapevolezza che i suoi giorni siano contati, anche un solo giorno in più è utile a radunare le forze per credere che non tutto è finito, che forse c'è ancora qualcosa da fare, che c'è uno studio, una ricerca, un elemento innovativo, una nuova terapia, un nuovo farmaco che allungherà i suoi giorni. E allora riaccendiamola in tutti noi questa speranza; facciamola crescere, alimentiamola, diamole in pasto dati certi, concreti, reali, frutto di un approccio empirico.

Il cancro non è questione di nomenclatura, non è definendo la malattia sgradevole, come ha sostenuto giorni fa un politico, che se ne viene fuori. Per vincere il cancro non possiamo concedere alcun barlume di approssimazione. Lo dobbiamo a tutti quei malati che ogni giorno soffrono e combattono, pur nella consapevolezza di quanto fioca sia la speranza. Lo dobbiamo a chi non ce l'ha fatta, a chi si è ritrovato sconfitto, una sconfitta spesso maturata solo al culmine di lunghe terapie e grandi sofferenze. Personalmente sento di doverlo anche a chi, come me, ha deciso di dedicare la propria vita allo studio e alla ricerca perché il tumore possa un giorno realmente essere debellato e non da slogan, non da giochi lessicali, non trovandogli un nome nuovo che lo renda più gradevole, ma da terapie che siano il risultato di studi scientifici supportati da una serie di dati che fotografano una mappa con su indicate percentuali e cifre relative all'incidenza di specifiche neoplasie in determinati ambiti territoriali. Dove si muore? In che misura? Chi viene colpito più di altri e per quale specifica patologia tumorale? Quanto incide una vita trascorsa in aree contaminate, dove l'aria è satura di veleni, dove la terra, in eterna attesa di bonifica, copre e cela una coltre di residui di lavorazioni industriali che viaggiano sottoterra e sottotraccia, trasportati da falde che raggiungono campi coltivati e li abbeverano? Serve conoscere il nemico per sconfiggerlo e oggi il nemico ha le fattezze di dati nefasti che ci stimolano a tenere alta la guardia e a contrattaccare.

Una delle ultime fotografie scattate dall'AIOM, l'Associazione italiana di oncologia medica, indica che in Italia ogni giorno 1.000 persone ricevono una diagnosi di tumore maligno infiltrante e circa 500 persone al giorno muoiono nel nostro Paese a causa di una neoplasia, rappresentando i tumori la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari. Sappiamo bene che l'arma più preziosa che abbiamo nella lotta alle malattie neoplastiche è rappresentata dalla prevenzione, necessaria e assolutamente prioritaria per l'approccio alla migliore cura possibile per il contrasto ai tumori. Ma la prevenzione non può e non deve limitarsi a un test e a una visita diagnostica. Per il perfezionamento della prevenzione devono concorrere numerosi fattori di studio perché si tratta di un processo partecipativo, con molti attori in campo, con competenze specifiche e numeri certi.

Con la Rete nazionale avremo finalmente la possibilità di studiare i dati su incidenza, mortalità e correlazione tra patologie oncologiche e fattori ambientali, soprattutto in alcune zone del nostro Paese con forte incidenza tumorale. Conosceremo la verità sulle morti della terra dei fuochi, la mia terra, e delle tante, troppe terre dei fuochi disseminate nel nostro Paese e sapremo come agire in maniera più efficace e incisiva.

La rete dei registri tumori italiani comprende oggi 47 registri tumori che coprono solo circa il 60 per cento della popolazione e perlopiù i dati in essi contenuti non sono aggiornati, tutt'altro. Basti pensare che nella provincia di Napoli l'ultimo aggiornamento risale al 2013, nella provincia di Salerno addirittura al 2011. Con questo testo prevediamo l'istituzione di una Rete nazionale dei registri dei tumori che vedrà il coinvolgimento e la collaborazione di tanti attori impegnati nello studio, nella lotta e nella prevenzione delle patologie tumorali. Saranno stipulati accordi di collaborazione gratuita con università, centri di ricerca pubblici e privati, enti e associazioni specializzate.

Perfezionando la qualità dei dati oncologici raccolti, colmeremo finalmente una lacuna del nostro Servizio sanitario nazionale: ogni anno avremo una fotografia aggiornata e dettagliata dello stato di salute di tutti i territori del nostro Paese. Un atto dovuto, atteso da troppi anni, nei confronti di chi soffre di questo male, di chi assiste quotidianamente malati di tumore e di chi, con senso di dovere e professionalità, potrà continuare a perfezionare il proprio lavoro di ricerca, che terrà conto di dati nuovi, aggiornati, precisi ed elaborati su scala nazionale, attraverso un costante monitoraggio dei fattori di rischio.

Ci sono materie sulle quali i numeri non si possono annunciare a caso, senza citare una fonte accreditata, rimandare a uno studio elaborato o tener conto dell'evidenza della scienza. Con la salute non si fa propaganda. Serve collaborazione istituzionale, ed è quanto invoco in quest'Aula.

Di fronte alla lotta ai tumori non possono che ammainarsi le bandiere, cedendo il passo a quel senso di responsabilità che deve guidare l'opera e il cammino di tutti noi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 535, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).

Risulta pertanto assorbito il disegno di legge n. 92.

Delegazioni presso le Assemblee parlamentari del Consiglio d'Europa, della NATO, dell'OSCE e dell'InCE, convocazione

PRESIDENTE. Comunico che, d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati, le delegazioni presso le Assemblee parlamentari del Consiglio d'Europa, della NATO, dell'OSCE e dell'InCE sono convocate per la loro costituzione martedì 13 novembre, secondo i seguenti orari: ore 9, delegazione Assemblea parlamentare OSCE, presso il Senato della Repubblica, aula della 14a Commissione, piano terra di Palazzo Cenci; ore 10, delegazione Assemblea parlamentare InCE, presso il Senato della Repubblica, aula della 14a Commissione, piano terra di Palazzo Cenci; ore 11, delegazione Assemblea parlamentare Consiglio d'Europa, presso la Camera dei deputati, sala delegazioni, quarto piano di Palazzo San Macuto; ore 13, delegazione Assemblea parlamentare NATO, presso la Camera dei deputati, sala delegazioni, quarto piano di Palazzo San Macuto.

Commissioni bicamerali, convocazione

PRESIDENTE. Comunico inoltre che, d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati, le seguenti Commissioni parlamentari bicamerali sono convocate per la loro costituzione mercoledì 14 novembre, nella sede di Palazzo San Macuto, in via del Seminario, secondo gli orari di seguito indicati: ore 9, Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere e Comitato parlamentare di controllo sull'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione; ore 14, Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati; ore 15, Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza.

Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, convocazione

PRESIDENTE. Comunico infine che la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, di cui alla mozione approvata dall'Assemblea del Senato il 10 luglio 2018, è convocata per la sua costituzione mercoledì 14 novembre, alle ore 8,30, nell'aula della Commissione difesa.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUZZONE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ho chiesto di fare quest'intervento convinto che l'argomento trattato s'inserisca perfettamente nella giornata giusta, dato che questa mattina abbiamo approvato il decreto sicurezza, che mi piace chiamare anche decreto antidelinquenti.

Bene, qualche giorno fa abbiamo assistito all'ennesima aggressione, agli ennesimi atti di vandalismo nei confronti di una sede della Lega. In questo caso sto parlando della sede di Livorno, che è stata completamente vandalizzata da persone che non avevano altro di meglio da fare che dare questo cattivo esempio di democrazia.

Ciò che è ancora più grave è che, in quel contesto, dei sedicenti centri sociali - che probabilmente andrebbero definiti in altro modo - hanno inneggiato a lungo con cori richiamanti una parte storica importante del nostro Paese. Il motivo più importante di questi cori lo ripeto vergognosamente. Mi vergogno di ripetere in quest'Aula quello che questi ragazzotti hanno avuto il coraggio di dire rivolgendosi a noi della Lega; in questo caso lo dico ai colleghi del Gruppo: «Nelle Foibe ci mettiamo pure voi». Lo ribadisco, un coro ripetuto a lungo: «nelle Foibe ci mettiamo pure voi». A parte che noi della Lega di andare nelle Foibe non ne abbiamo voglia, credo sia stato doveroso segnalare questo triste evento e, soprattutto, portare all'attenzione di molti l'atteggiamento di queste persone, che mi viene da definire dei parassiti asociali, che andrebbero trattati in un modo diverso rispetto a quanto è avvenuto fino ad ora. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Non so fino a che punto possa essere valutato questo tipo di aggregazione come un qualcosa che si pone al di fuori della legge, ma se in questo Paese esistono realtà di questo genere, credo che sia opportuno che vengano presi dei provvedimenti. Lo dico nel giorno in cui è stato approvato l'importantissimo decreto sicurezza.

Concludo con l'auspicio che tutti vadano sulla retta via, comprese queste persone e che, magari, nella prossima legge di bilancio, sia riservato un capitolo per acquistare e regalare a questi signori delle zappe, così la smetteranno di fare questo mestiere e andranno a zappare la terra. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

MORONESE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORONESE (M5S). Signor Presidente, ho sempre seguito da vicino il grande lavoro svolto dagli uomini e dalle donne dell'Arma dei carabinieri, in particolare nella mia provincia, Caserta. Conosco molti di loro, il loro senso del dovere, ma anche e soprattutto la passione e l'umanità che mettono nel loro lavoro. È un lavoro duro e difficile per garantire la sicurezza a noi cittadini.

È per questo che mi ha particolarmente addolorata la notizia di ieri sera della morte in servizio a Caserta del vice brigadiere Emanuele Reali. Alla sua famiglia, soprattutto alla moglie e alle sue due piccole creature, vanno le mie condoglianze, quelle del MoVimento 5 Stelle e - sono certa - dell'Aula del Senato tutta.

Voglio affidare questo messaggio di cordoglio alle parole dei suoi colleghi e amici. «Nella serata di ieri si è consumato l'ennesimo silenzioso sacrificio di un appartenente all'Arma dei carabinieri nell'adempimento del proprio dovere. Il vice brigadiere Emanuele Reali, trentaquattrenne, sposato e padre di due bambine di quattro e di un anno, effettivo al Nucleo operativo della compagnia carabinieri di Caserta, alle 4 del mattino di ieri ha salutato la sua famiglia, mentre ancora i figli dormivano ed è uscito di casa per partecipare alla cattura di cinque criminali che avevano perpetrato più di trenta rapine in abitazione e diciotto furti in tutta la Regione Campania e nel vicino Lazio. Al termine dell'operazione, conclusasi con l'arresto di tutti i destinatari delle misure, il lavoro di Emanuele non si è fermato... allertato dall'ennesimo furto in abitazione si è precipitato con i propri colleghi sul posto riuscendo nell'immediatezza a bloccare due dei quattro malviventi. Gli altri due sono riusciti però a scappare e per Emanuele il dovere ha superato la stanchezza, la voglia di tornare a casa dalla famiglia e insieme ai suoi colleghi ha trascorso l'intero pomeriggio a setacciare palmo a palmo la città di Caserta con l'obiettivo di catturare i criminali. Quando i malfattori, intorno alle 19 dello stesso giorno, sono stati notati nei pressi di un bar del centro cittadino, Emanuele e i suoi colleghi non hanno esitato a lanciarsi all'inseguimento dei malviventi, i quali hanno nuovamente tentato la fuga tra le macchine, nei condomini e palazzi della zona. Mentre due carabinieri riuscivano a bloccare uno dei due, Emanuele, incurante del pericolo, ha rincorso l'ultimo della banda che, nel tentativo di far perdere le proprie tracce, si è lanciato oltre il muro di cinta che separa l'abitato dai binari della ferrovia. L'ennesimo slancio è stato però fatale per Emanuele, il treno in transito lo ha travolto spezzando la sua giovane vita.

È morto schiantato da un treno, Emanuele Reali, figlio unico di genitori che non è naturale siano destinati a sopravvivergli, marito di una donna a cui mancherà come l'aria, padre di due bimbe così piccole che a stento lo ricorderanno. È morto schiantato da un treno a Caserta, nell'adempimento del proprio dovere di carabiniere e di cittadino.

Emanuele, più volte encomiato per le sue operazioni di servizio, era un carabiniere esperto, da tredici anni in servizio nella provincia di Caserta, amato e apprezzato da tutti i suoi colleghi per la professionalità, la lealtà e la dedizione ai valori di giustizia e legalità.

Era giovane il trentaquattrenne Emanuele Reali, quanto l'entusiasmo che lo ha spinto a rincorrere un reo senza preoccuparsi delle conseguenze, al buio, lungo il binario di una ferrovia. Ed era bello quanto il suo atto coraggioso, unicamente dedito al dovere. L'ennesima vittima di una guerra combattuta tutti i giorni, quella silenziosa contro il crimine. Per noi Emanuele Reali, vice brigadiere dei Carabinieri, sarà eternamente giovane e bello. Sarà per sempre un eroe». (Prolungati applausi).

PRESIDENTE. La Presidenza si associa al suo ricordo. Credo che, per episodi del genere, sia opportuno intervenire nelle fasi iniziali della seduta, per consentire la presenza di tutta l'Assemblea e non quella che purtroppo si riscontra a conclusione della seduta. Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di raccoglimento. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio).

PILLON (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PILLON (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è la seconda volta che prendo la parola in quest'Aula per porre all'attenzione vostra e delle istituzioni la situazione di Asia Bibi. Come sapete questa giovane madre pakistana è stata prosciolta dalla Suprema corte del Pakistan, ma purtroppo nulla è cambiato nella sua vita, perché a causa dei tumulti di piazza agitati dagli islamisti, il Governo pakistano ha deciso di trattenerla in Pakistan fino a che non sia aperto il richiesto procedimento di revisione della sentenza che l'ha prosciolta. Nel frattempo, il suo avvocato è dovuto fuggire dal Pakistan a causa delle minacce di morte e si trova in una località segreta. Il marito di Asia e i suoi figli, a loro volta, sono nascosti in una località segreta e da quella località segreta hanno fatto un appello al Governo italiano perché si dia finalmente ospitalità, salvacondotto e possibilità di salvezza a questa giovane donna e alla sua famiglia.

Sappiamo che il ministro Salvini e il ministro Fontana stanno lavorando sottotraccia, con tutta la delicatezza del caso, per risolvere questa vicenda internazionale e vogliamo garantire tutto il nostro sostegno al lavoro di questi due Ministri del nostro Governo. Allo stesso modo, tuttavia, riteniamo indispensabile che anche altre istituzioni diano segnali concreti di appoggio a questa donna, a questa madre e a questa famiglia. Innanzitutto, garantisco personalmente il mio sostegno all'iniziativa che si terrà martedì 13 novembre, dalle 14 alle 15, davanti al Campidoglio, nel quale si esporrà una fotografia di Asia Bibi. Inoltre, chiedo che altri Comuni e altre istituzioni sviluppino iniziative - le migliori possibili - per manifestare in questa situazione tutta la solidarietà del popolo italiano. (Applausi).

Non possiamo permetterci che accadano cose del genere al mondo. Non è possibile che una donna e una famiglia vengano perseguitate per la loro fede. In questo senso chiedo che quanto prima sia convocata la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del nostro Senato, perché si possa dare, anche in quella sede, adeguata attenzione alla vicenda. (Applausi).

BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo per mettere a conoscenza l'Assemblea dei fatti che sono avvenuti a Terni nelle ultime settimane. A fine agosto, il sindaco Latini ha disposto l'abbattimento di 44 pini marittimi in Via Lungonera Savoia per somma urgenza, sulla base di due relazioni che ne dichiaravano la pericolosità e soprattutto dopo che un pino marittimo si era abbattuto su una casa, per fortuna senza vittime. Tutto secondo le regole e per tutelare quella sicurezza che più volte è stata purtroppo richiamata in quest'Aula. Ebbene, ieri i carabinieri forestali hanno sequestrato le carte in Comune sulla base di un esposto. Sia chiaro, noi riteniamo la cosa un atto dovuto, c'è sempre il massimo rispetto per l'azione delle Forze dell'ordine. Ciò che vorrei stigmatizzare è che quella continua richiesta di prevenzione che tutte le forze politiche hanno avanzato in quest'Aula dovrebbe portare a dei comportamenti coerenti sul piano istituzionale e politico. La cosa grave è che un intervento volto a garantire la sicurezza dei cittadini e la loro incolumità venga strumentalizzato dalle opposizioni, in questo caso a Terni, e si faccia della sicurezza dei cittadini un argomento di lotta politica.

Se in quest'Aula invochiamo interventi di prevenzione, sarebbe opportuno che tutti, al di fuori dell'Aula, si comportassero allo stesso modo. A titolo personale, quindi, e sono sicuro anche a nome di tutto il Gruppo della Lega, desidero manifestare piena vicinanza al sindaco di Terni Latini per il suo operato, perché siamo sicuri che la responsabilità che gli amministratori si prendono, anche in prima persona, molte volte è la prima difesa per le comunità e i cittadini anche di fronte ai rischi che vengono dalle calamità naturali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

MORRA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORRA (M5S). Signor Presidente, colleghi, in queste ultime giornate siamo stati tutti toccati da quanto c'è stato proposto dai vari organi di informazione e soprattutto le immagini hanno parlato. Chi provenendo dal Veneto, chi provenendo dalla Sicilia, in tanti abbiamo dovuto constatare come il nostro territorio sia diventato, purtroppo, luogo di morte oltre che luogo di sepoltura. Questo, però, è ancor più drammaticamente vero per il territorio da cui provengo, la Calabria, perché essa che vanta un'altimetria tra le più elevate d'Italia (questo è un dato che pochi ricordano) e pertanto ha anche il maggior numero di bacini idrici censiti dall'Istituto geografico militare. Questo significa che quando piove, e quando piove abbondantemente a causa delle trasformazioni climatiche, si ripetono eventi che sono sempre più preoccupanti. Cosa dovrebbe fare una sana politica? Mi è stato insegnato - e io umilmente ripeto - che compito della politica è prevenire piuttosto che curare. Noi calabresi abbiamo, oltre che circa 1.400 bacini idrici censiti dall'Istituto geografico militare, anche un commissario straordinario delegato per la realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. È una definizione bella, importante e altisonante per significare che il governatore della Regione Calabria, e cioè Mario Oliverio, ha la responsabilità di indicare l'ente - che può essere un ente locale, un Comune, una Provincia, la stessa Regione, un consorzio di bonifica - che avrà la responsabilità, soprattutto penale, di avviare le opere di pulizia necessarie per prevenire, appunto, alluvioni, esondazioni e tutto il resto.

Negli ultimi giorni, soprattutto sul versante ionico - ahimè già colpito in più occasioni nel recente passato - nella zona a nord di Catanzaro, ma anche nel Crotonese e in provincia di Cosenza, si sono avuti episodi che, per nostra fortuna, non si sono trasformati in tragedia.

L'invito che si fa da quest'Aula è rivolto a tutte quelle autorità che politicamente risultano responsabili e che, poi, non vorremmo dovessero rispondere penalmente per omissioni. Non c'è cosa più grave, infatti, che sapere che cosa si debba fare senza poi farlo. Mi rivolgo in questa sede a chi di dovere, quindi anche al soggetto attuatore (perché, oltre al commissario, abbiamo anche il soggetto attuatore, l'ingegner Zinno, una figura mitica nella Regione Calabria), affinché quanto doverosamente deve essere fatto sia fatto. Non si devono infatti ripetere le tragedie che recentemente abbiamo vissuto in Veneto, in Liguria o in Sicilia. (Applausi dal Gruppo M5S).

IORI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IORI (PD). Signor Presidente, colleghi, quello per l'istituzione della Rete nazionale dei registri dei tumori è un provvedimento molto importante per la popolazione del nostro Paese. Quando una diagnosi di tumore irrompe improvvisamente nella vita di una persona, tutto il suo mondo, che fino a un attimo prima scorreva nella quotidianità, si modifica e viene sconvolto. Si modificano improvvisamente i vissuti del tempo, i progetti si interrompono, si trasformano le relazioni con le persone, con i familiari, con gli amici, con il lavoro. Tutto assume una prospettiva diversa. Si acuisce la percezione di precarietà dell'esistenza; sentimenti di sgomento o di rabbia dominano i giorni, accompagnati da interrogativi, delusioni, speranze, disperazione e le ansie di un calvario fisico ed emotivo coinvolgono sia la persona malata sia tutte le persone che le stanno vicine.

Oggi siamo stati chiamati ad approvare un provvedimento che tocca proprio la fragilità della nostra esistenza e che chiama in causa molti aspetti, fino a quelli più radicali del confine tra la vita e la morte.

Ogni anno purtroppo sono circa 370.000 le persone che si ammalano di patologie tumorali e ogni anno 180.000 di esse non ce la fanno a vincere la battaglia contro il male inguaribile. Ma noi vogliamo oggi dare concretezza alla parola «speranza», una concretezza nuova alle parole «prevenzione», «possibilità», «futuro», perché il numero di coloro che vincono la battaglia contro queste patologie oncologiche deve aumentare, così come la qualità della vita. Ancor più deve aumentare il numero di coloro che, grazie alla prevenzione, possano evitare questa esperienza drammatica.

Le attività di rilevazione epidemiologica sulla popolazione, ampiamente citate nel dibattito, sono alla base di qualsiasi organizzazione dei sistemi sanitari pubblici. È, infatti, del tutto evidente come la risposta sanitaria non possa in alcun modo prescindere dalla conoscenza dettagliata dell'incidenza e della prevalenza delle singole patologie, anche integrata dagli indici di mortalità e di sopravvivenza in relazione alle aree geografiche, ai fattori genetici, ambientali e comportamentali, ai fini dell'appropriatezza degli interventi di prevenzione primaria e secondaria.

Questo provvedimento è la conclusione di un lungo iter, iniziato nella scorsa legislatura, ma è anche l'inizio di una nuova stagione per conoscere lo stato di salute dei territori del nostro Paese; una stagione iniziata dall'Airtum, l'Associazione italiana registri tumori, che però ha conosciuto troppe eterogeneità e non ha visto nascere in tutte le Regioni del nostro Paese uno strumento così importante, che invece da ora dovrà accrescere la nostra sicurezza sanitaria.

La creazione di uno strumento di raccolta sistematica di dati aiuta a migliorare la prevenzione, così come le campagne di informazione aiutano a modificare gli stili di vita dei singoli e la qualità ambientale dei luoghi di lavoro, soprattutto nelle situazioni più a rischio. Questo strumento sarà un vantaggio per tutti i cittadini, un dispositivo utile per il servizio sanitario, consentirà di stabilizzare gli interventi di prevenzione e rendere più precoce, più competente e più umana la presa in carica del malato, perché in questo settore il cammino della scienza medica deve procedere di pari passo con la sua umanizzazione. Si è affermato cioè oggi che il diritto alla salute è il bene supremo per ogni cittadino. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Morra e Ostellari).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 8 novembre 2018

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 8 novembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 14,42).