Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 054 del 06/11/2018

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,34).

Si dia lettura del processo verbale.

CASTALDI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.

Seguito della discussione del disegno di legge:

(840) Conversione in legge del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Relazione orale)(ore 9,38)

Discussione della questione di fiducia

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 840.

Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

BORGHESI, relatore. Signor Presidente, mi rimetto alla relazione svolta nella seduta di ieri. A questo punto, penso sia più importante che la replica venga fatta dal Governo, se lo ritiene.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza.

MIRABELLI, relatore di minoranza. Signor Presidente, farò una veloce replica per ribadire il giudizio che abbiamo espresso sul decreto-legge al nostro esame, che non cambia dopo la discussione alla quale abbiamo assistito.

Al di là di polemiche fondate sul passato, le critiche che abbiamo avanzato su questo decreto riguardano in particolare l'assenza di misure nuove e cogenti per garantire davvero più sicurezza ai cittadini. Inoltre, le norme introdotte sulla questione migratoria renderanno più insicuro il Paese, perché aumenteranno la dimensione della clandestinità e infieriranno su figure che non hanno colpe. Non hanno colpe i ragazzi che sono nati nel nostro Paese e che oggi, per avere la cittadinanza dopo i diciotto anni, dovranno aspettare non più solo ventiquattro mesi, ma quarantotto mesi; non hanno colpe le persone che sono qui con un regolare permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, che precipiteranno nella clandestinità nel momento in cui quel permesso di soggiorno non gli verrà rinnovato perché sono stati eliminati i requisiti che ne avevano determinato il rilascio.

Il nostro giudizio quindi non cambia; ci sarebbe piaciuto ascoltare dai banchi del Governo e dalle forze di maggioranza le proprie ragioni o argomentazioni di merito per contrastare le affermazioni che abbiamo avanzato. Abbiamo ascoltato invece una serie di valutazioni generali che ci confermano che questa è una legge manifesto, che serve a dare l'idea che ci si occupa della sicurezza degli italiani e che si identifica un nemico nell'immigrazione e si pensa di spaventare chi ha fame, chi è disperato, chi non è libero, preannunciandogli una vita dura nel caso venisse nel nostro Paese. Mi sembra che questa nostra valutazione non sia stata contrastata nel merito della discussione. Pertanto, l'opinione che abbiamo espresso nella relazione di minoranza, resta la medesima e continuiamo a pensare che il decreto-legge al nostro esame sia inutile, dannoso e - lasciatemelo dire - orribile dal punto di vista umanitario. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, colleghi, una breve replica da parte del Governo alla luce del dibattito importante, utile ed interessante che si è svolto ieri in Aula, ma anche alla luce dei tanti spunti di interesse e di leale confronto che vi sono stati in Commissione nei tre giorni in cui si è lavorato tanto e bene su un decreto-legge molto importante per il Governo, la maggioranza e - oserei dire - in modo particolare per il Paese.

Nella mia breve replica vorrei anzitutto ringraziare il Parlamento e tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione; di maggioranza per gli spunti, le riflessioni e gli emendamenti migliorativi del testo che sono stati proposti e accolti con gioia e soddisfazione da parte del Governo. Vi spiegherò poi le ragioni per le quali abbiamo sempre detto e sostenuto che si trattava di un provvedimento importante, che non poteva essere demolito e smantellato, ma che doveva necessariamente essere migliorato. Credo che gli emendamenti, di maggioranza ma anche di opposizione, che sono stati presentati, vadano esattamente in questa direzione.

Ritengo pertanto che il lavoro svolto sia stato utile e abbia portato a migliorare il testo. Lo dico partendo da un aspetto del decreto-legge che è stato oggetto di minore attenzione, almeno nel dibattito parlamentare e che invece per quanto riguarda il Governo rappresenta un punto qualificante della sua azione e di quanto contenuto nel provvedimento medesimo. Mi riferisco in modo particolare al tema del contrasto alla criminalità organizzata e alle mafie; un tema che deve unire e non dividere, che deve vedere tutta la politica nazionale muoversi nella medesima direzione. Infatti, nel contrasto alla criminalità organizzata e alle mafie il Paese, il Parlamento e la politica non si possono dividere. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Ho apprezzato, e lo dico dopo dieci anni di politica, che su questi temi - dal piano straordinario contro le mafie, al nuovo codice antimafia, all'istituzione dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata - fortunatamente il Parlamento non si è mai diviso tra forze di destra e di sinistra, perché il contrasto alla criminalità organizzata non può e non deve avere colore politico. Fortunatamente si è sempre lavorato bene, tutti orientati nella medesima direzione.

Il decreto-legge in discussione, per quanto riguarda il contrasto alla criminalità organizzata, va esattamente nella direzione di dare una risposta importante su un aspetto che più volte mi è stato correttamente e giustamente sottolineato anche dal collega Mirabelli: la criminalità organizzata e le mafie si contrastano anche ma non soltanto attraverso lo strumento di polizia. Gli arresti e le misure cautelari e il carcere nei confronti dei mafiosi sono necessari, ma la criminalità organizzata si contrasta in maniera seria attraverso la sottrazione dei beni ai mafiosi, aggredendo il loro patrimonio acquisito in maniera illecita e mafiosa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). È con la sottrazione di questa montagna di beni mobili e societari che si aggredisce la criminalità organizzata.

Nel decreto-legge in esame cerchiamo di rafforzare uno degli strumenti creati per contrastare la criminalità organizzata, cioè l'Agenzia nazionale, attraverso un potenziamento serio e importante di uomini, dotandola di nuovi funzionari, qualificati e professionali, che possano lavorare al fine per il quale l'Agenzia è stata creata, con la possibilità di avere dislocazioni territoriali e quindi consentendole di avere sedi distaccate da Nord a Sud proprio per aggredire sui territori, quindi vicino ai cittadini, i beni dei mafiosi.

Sono state inoltre disposte la velocizzazione delle procedure di sequestro, di confisca e di riammissione alla società, alla comunità e alla civiltà dei beni sottratti, nonché una riduzione della burocrazia che spesso e volentieri ha determinato rallentamenti, in modo particolare per quanto riguarda la possibilità di riutilizzare aziende che vivevano attraverso un sistema mafioso e che, una volta sottratte alla criminalità organizzata, hanno rischiato di andare in decozione; ebbene, abbiamo voluto recuperarle per creare indotto e occupazione e quindi situazioni di energia positiva sul territorio. Si è operato inoltre per la velocizzazione dei processi, la semplificazione delle procedure e l'abbattimento di tutti gli ostacoli burocratici che rendevano questo processo eccessivamente lento e farraginoso e che ostacolavano la finalità per cui il bene, una volta sottratto, doveva essere rimesso nella disponibilità della società.

È stato in particolare previsto lo strumento della vendita, che abbiamo ritenuto opportuno condividendolo con gli operatori del diritto e attuando tutte le garanzie e le prescrizioni possibili e immaginabili. L'Agenzia ha ancora "in pancia" circa 16.000-17.000 beni immobili e società che non si è riusciti a mettere a disposizione della collettività e dei fini istituzionali e sociali per i quali l'Agenzia nasce: abbiamo quindi ritenuto di venderli proprio con il fine di rimettere il bene in un circolo virtuoso e non vizioso, ovviamente con tutte le prescrizioni volte ad evitare che il bene possa tornare nelle mani del mafioso o del suo prestanome e a prevedere un'azione immediata ed efficace qualora ciò dovesse comunque accadere. Tra l'altro questo ci consentirà, accogliendo un emendamento del collega Mirabelli che ho condiviso, di destinare una parte dei soldi della vendita a beneficio dell'ente locale. In questi anni abbiamo chiesto agli enti locali di farsi carico dei beni sequestrati e sottratti, della loro ristrutturazione e sistemazione, proprio per metterli a disposizione della comunità.

Spesso e volentieri i sindaci, le amministrazioni locali e i territori non hanno le disponibilità economiche per adottare questo tipo di iniziative. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Pertanto, con l'emendamento del senatore Mirabelli collocheremo una parte di tali risorse in un fondo presso il Ministero dell'interno e ad esse verranno così messe a disposizione degli enti locali, proprio per preservare la finalità, che non viene toccata e rimane tale, di messa a disposizione del bene per fini sociali e istituzionali dell'ente locale, ma anche di tante associazioni, ONLUS e organizzazioni virtuose che si battono sul territorio per contrastare la criminalità organizzata.

Pertanto, credo che le disposizioni in tema di criminalità organizzata e di Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (che peraltro recepiscono le istanze provenienti dall'Agenzia stessa) vadano in una direzione assolutamente virtuosa. Mi auguro che su questo punto il Parlamento non si divida ma possa invece dare una risposta univoca e forte sul piano del contrasto alla criminalità organizzata. Infatti, aspetto nevralgico per il Ministero dell'interno, il Presidente del Consiglio dei Ministri e tutto il Governo è che il contrasto alla criminalità organizzata lo si fa senza se e senza ma, porta a porta, proprio perché la mafia, non solo con questo Governo, ma anche con questo Governo, non deve avere alcuna possibilità di continuare a perpetrare i propri traffici. (Applausi dai Gruppi e L-SP-PSd'Az e M5S). Dico questo a dignità del Governo, ma - soprattutto - a dignità e nel rispetto del Parlamento.

Un'altra parte altrettanto importante e significativa del provvedimento riguarda l'immigrazione. Lo dico in maniera molto chiara, riprendendo gli interventi fatti da alcuni colleghi, soprattutto dell'opposizione e, in modo particolare, del Partito Democratico. Quello in esame non è un decreto manifesto, di propaganda. Infatti, non potrebbe esserlo un decreto-legge di quaranta articoli, che interviene sul contrasto alla criminalità organizzata, su una seria gestione dei flussi migratori e su una gestione seria, veloce e rapida delle domande di asilo nel nostro Paese. Mai in passato è stata adottata una riforma organica, strutturale e di sistema, mentre noi abbiamo l'ambizione di promuoverla con il decreto-legge in esame. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Dico questo portando a conoscenza del Parlamento un dato secondo me assolutamente significativo. Mi riferisco al dato riguardante gli sbarchi, che ovviamente è la precondizione di tutto quello che abbiamo voluto inserire nel provvedimento. Dal 1° giugno 2018 a oggi sono sbarcati sul nostro territorio 8.737 migranti; nello stesso periodo dell'anno scorso (cioè dal 1° giugno al 6 novembre 2017) sono invece sbarcati sul territorio italiano 53.743 migranti. La riduzione negli ultimi cinque mesi (da quando c'è una maggioranza composta da Lega e MoVimento 5 Stelle) è quindi pari all'83 per cento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Si tratta di un dato importante e significativo, frutto di un lavoro di difesa di confini e frontiere e di collaborazione e cooperazione. Voi ricorderete bene che nel mese di luglio scorso il Parlamento ha convertito un decreto‑legge che intensifica i rapporti con l'autorità libica, mettendo a disposizione circa 12 motovedette, affinché i libici siano finalmente dotati di un'area SAR e di un centro di coordinamento nazionale per poter difendere e controllare le frontiere, fare salvataggio e soccorso in mare e poi portare in territorio libico i migranti. Il primo dato significativo - lo ribadisco - è quindi che oggi registriamo una riduzione dell'83 per cento nel numero degli sbarchi.

Ho detto che, in tema di immigrazione, la riforma è organica. Dico subito, a scanso di equivoci, che negli ultimi anni il nostro Paese si è contraddistinto in maniera seria per la tutela dei diritti dei migranti. Anzi, oserei dire che nessun altro Paese europeo ha difeso la dignità di chi ha diritto di asilo meglio del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Quindi, il nostro Paese non prende lezioni di dignità e tutela dei diritti dei migranti da parte di alcun Paese europeo, in modo particolare - mi sia consentito - sul tema dei minori stranieri non accompagnati. Infatti i minori stranieri non accompagnati nel nostro Paese non vengono respinti, a differenza ad esempio di quello che accade in Francia, dove li respingono. L'Italia non fa respingimenti, l'Italia non fa rimpatri, l'Italia non fa espulsioni di minori stranieri non accompagnati. Quindi la soglia di tutela dei diritti era alta e alta rimane, come è giusto che sia in un Paese civile e democratico come il nostro.

Cosa andiamo a contrastare? Andiamo a contrastare gli sprechi, andiamo ad aumentare i controlli e andiamo a fare un'integrazione, come diceva ieri la collega Pirovano basando interamente il proprio intervento sul concetto di integrazione. Il concetto integrazione è un concetto importante. Però, perché ci possa essere integrazione, serve che ci siano due soggetti: il soggetto Stato che fa integrazione e il soggetto migrante che dà la propria disponibilità a fare integrazione. Noi questo lo prevediamo attraverso un meccanismo, quello di garantire ogni forma di integrazione nei confronti di chi ha ottenuto una forma di tutela internazionale. Nei confronti di coloro i quali hanno ottenuto un titolo di soggiorno attraverso una forma di protezione internazionale ci sarà ogni forma di integrazione possibile e immaginabile: ci sarà l'integrazione sociale, l'inclusione sociale e tutti quei servizi che il nostro sistema prevede. Ovviamente tutto questo non può essere previsto nei confronti del semplice richiedente asilo, al quale garantiremo accoglienza e tutti i servizi primari, ma che, proprio perché richiedente asilo con una domanda ancora in corso, godrà evidentemente di una tutela, seppure garantita, leggermente minore rispetto a quella di chi invece è soggetto ad una forma di protezione internazionale.

Dico questo, perché non è assolutamente vera l'affermazione di coloro i quali sostengono che il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), cioè l'accoglienza secondaria e l'accoglienza diffusa, sia stato smantellato, come ci ricordava ieri la senatrice Bonino. I centri SPRAR non vengono assolutamente smantellati, ma vengono efficientati, perché la logica e la politica di questo Governo non è quella di spendere meno, ma è quella di spendere meglio. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Non si possono infatti spendere 4,6 miliardi di euro per servizi pagati e magari non erogati, rispetto ai quali nessuno in questi anni ha mai avuto la premura di andare a controllare se alcuni determinati servizi (penso alla mediazione linguistica, alla mediazione culturale, alla formazione, all'osservanza territoriale e al supporto psicologico) siano stati effettivamente svolti. Credo che sia dovere di un Governo serio, nel momento in cui spende una marea o una montagna di soldi per l'accoglienza e l'integrazione, controllare che questi soldi vengano effettivamente spesi, ma soprattutto che questi servizi vengono effettivamente erogati. Questo è il motivo per cui orgogliosamente noi, su tanti di questi servizi, andremo a effettuare controlli ulteriori e maggiori rispetto a quelli che sono stati fatti in passato.

Quindi il sistema degli SPRAR non viene evidentemente smantellato, mentre viene invece implementato uno degli elementi fondamentali e cardine dell'azione di questo Governo: la politica dei rimpatri e delle espulsioni. Sottolineo che un Paese come il nostro, che fa tra i 5.000 e i 6.000 rimpatri ed espulsioni all'anno, evidentemente fa troppo poche espulsioni e troppo pochi rimpatri. Per fare espulsioni e rimpatri ovviamente servono gli accordi. Ci è stato ricordato ieri che il nostro Paese ha quattro accordi bilaterali di riammissione; ne funziona in maniera integrale uno, che in realtà funziona a metà, quello con la Tunisia. Noi infatti dovremmo rimpatriare ogni anno circa 4.000 tunisini, ma ne abbiamo rimpatriati fino all'anno scorso 1.800; quindi vuol dire che l'accordo c'è e funziona, ma può essere migliorato. L'obiettivo di questo Governo è evidentemente quello di migliorare l'accordo che c'è e di implementarlo. In questo momento il ministro Salvini è di ritorno dal Ghana, proprio perché il Ghana è uno di quei Paesi, come altri, rispetto ai quali le politiche di rimpatrio e le politiche di cooperazione e di collaborazione di natura economica, all'interno della quale prevedere delle riserve per i rimpatri e per le espulsioni, sono evidentemente una delle nostre azioni principali.

Però, per poter fare i rimpatri e le espulsioni, il nostro Governo deve fare i propri compiti. E i propri compiti sono quelli di avere più Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). Noi oggi abbiamo sei CPR per 800 posti, totalmente insufficienti per poter gestire quei 500.000 o 600.000 immigrati illegali e irregolari presenti sul nostro territorio, che, per volontà politica, ma anche per disposizioni giuridiche, devono essere rimpatriati. L'articolo 2 va esattamente in questa direzione: avere più CPR, d'intesa ovviamente con gli enti territoriali, avere più spazi disponibili per i CPR e portare il periodo di trattenimento da novanta a centottanta giorni, perfettamente in linea con le direttive europee.

La direttiva europea sui rimpatri prevede la possibilità di poter prolungare il trattenimento fino a diciotto mesi. Noi riteniamo che centottanta giorni, sei mesi, siano un tempo sufficiente e idoneo per poter arrivare all'identificazione del soggetto e per poter aprire con il Paese di riammissione tutte quelle procedure e quei meccanismi che possano consentire il rimpatrio medesimo.

Mettiamo dei fondi, metà del Governo nazionale e metà da parte delle istituzioni europee, non solo per i rimpatri di polizia, ma anche per fare i rimpatri volontari assistiti. È appena stato bandito dal Ministero dell'interno un bando da 12 milioni di euro per poter rimpatriare 2.700 immigrati irregolari in alcuni Paesi con i quali il nostro Paese non ha politiche di riammissione. Quindi, con la politica dei rimpatri volontari assistiti paghiamo per formare il migrante irregolare e rimandarlo nel suo Paese, dove possa essere effettivamente una risorsa utile al suo sviluppo. Riteniamo che queste misure vadano esattamente in quella direzione: aumentare i rimpatri.

Inseriamo la lista dei Paesi sicuri e della manifesta infondatezza della domanda, che non tolgono alcun diritto al migrante. Semplicemente questo ci consente due cose: poter avere delle procedure accelerate di asilo o di rimpatrio, nel caso in cui evidentemente il migrante irregolare debba essere rimpatriato (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S), e consentire al richiedente asilo di poter sapere in tempi certi e brevi se la sua domanda verrà accolta oppure no. (Applausi dai GruppiL-SP-PSd'Az e M5S).

Vedete, quando noi siamo arrivati al Ministero - e lo dico agli amici di sinistra - ci siamo trovati qualcosa come 140.000 domande d'asilo pendenti; ripeto, 140.000 domande d'asilo pendenti: è una enormità, che oggi fortunatamente, grazie all'attività delle commissioni territoriali, si sono ridotte a 110.000. Ma abbiamo sempre 110.000 domande d'asilo pendenti. Evidentemente questo porta via tempo e soldi, e non dà garanzie al richiedente asilo. Per questo motivo abbiamo ritenuto opportuno istituire altre dieci commissioni territoriali e assumere altri 172 funzionari - oltre ai 250 che avevamo già assunto nel mese di luglio - per azzerare nell'arco di pochi mesi tutte le domande d'asilo presenti, in modo tale da dare certezze e garanzie al nostro Paese. La lista dei Paesi sicuri va esattamente in questa direzione. È sorprendente come quasi tutti i Paesi europei si siano dotati di questa lista, mentre il nostro Paese e i Governi che hanno preceduto quello attuale non abbiano ritenuto opportuno dotarsi di questo strumento di garanzia del nostro Stato. Questa è la direzione verso la quale ci siamo mossi.

Prevediamo inoltre delle procedure accelerate di rimpatrio. Era inammissibile, ad esempio, che il migrante irregolare, posto sulla scaletta dell'aereo per essere rimpatriato, avesse la possibilità (perché questa è una garanzia sempre possibile), anche in fase di esecuzione dell'espulsione di poter presentare una domanda d'asilo che avrebbe rifatto ripartire, come in un circolo vizioso, tutto il sistema dell'accoglienza. Anche a tale proposito riteniamo opportuno che le procedure accelerate di asilo, da un lato, e le procedure accelerate di rimpatrio, dall'altro, fossero condizioni necessarie per migliorare un sistema che sino ad oggi evidentemente non ha funzionato e che ci è stato lasciato in eredità.

C'è ancora un elemento importante, fondamentale, e per questo ringrazio in modo particolare i colleghi del MoVimento 5 Stelle. Credo che uno degli elementi fondamentali in tema di accoglienza e di integrazione, visto che parliamo di soldi pubblici (perché per il 99 per cento sono fondi pubblici dei cittadini italiani), sia il seguente: i cittadini italiani hanno il sacrosanto diritto di sapere quei soldi come vengono spesi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). C'è il sacrosanto diritto di avere una tracciabilità e la pubblicità di quei fondi, e di avere una loro rendicontazione certa e sicura. Questo è il motivo per cui, raccogliendo un emendamento assolutamente virtuoso che va esattamente nella direzione delle prerogative del Governo e della maggioranza della Lega e del MoVimento 5 Stelle, abbiamo ritenuto opportuno obbligare le cooperative sociali, di qualunque colore politico, a rendicontare sul proprio sito, euro per euro, centesimo per centesimo, le modalità con cui questi soldi vengono spesi.

Questo va nella direzione della garanzia e della trasparenza: ce lo chiede la Corte dei conti, che ci invita a maggiore attenzione nei controlli; controlli che, probabilmente, nel passato non sono stati fatti; ovviamente, questo non mi porta a condannare assolutamente nessuno, però credo sia garanzia da parte di tutti noi - e soprattutto da parte di ogni parlamentare - sapere che finalmente c'è un Governo che controllerà, centesimo per centesimo, soldi pubblici che vengono spesi su un settore sul quale, purtroppo, mafia capitale ci ha insegnato che per alcuni la gestione dell'immigrazione rende molto più della droga. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S e del senatore Perosino). Ecco, questo sistema malavitoso e poco chiaro lo vogliamo azzerare perché credo che un Governo serio debba porsi in questa direzione.

Vado a concludere toccando due temi. Anzitutto, la possibilità per le polizie locali, per i territori e per i sindaci di compartecipare meglio e di più al controllo del proprio territorio; la possibilità di estendere l'uso del taser, che oggi viene utilizzato in via sperimentale dalle Forze di polizia nazionale, anche alle polizie locali. Al contempo, la possibilità per le polizie locali di accedere alle banche dati del CED per avere immediatamente il riscontro se il soggetto fermato è o no pericoloso va evidentemente nella direzione di poter garantire maggiore sicurezza ai territori e consentire a polizie locali, territori e sindaci di avere un miglior controllo e una migliore prevenzione del territorio, oltre a prevedere - fatto estremamente importante - che sindaci, territori e autonomie locali potranno finalmente tornare ad assumere polizia locale proprio nella finalità di controllare meglio il territorio.

Ancora, rispondendo alle sollecitazioni, assolutamente virtuose e condivise, che mi sono state poste tanto da Forza Italia quanto da Fratelli d'Italia, vorrei affrontare il tema della sicurezza e dell'implementazione degli organici delle Forze di polizia. Abbiamo ritenuto - sarà così, è così, e lo vedrete nel momento in cui il disegno di legge di bilancio sarà presentato all'attenzione del Parlamento - che questo Paese avesse bisogno di un piano straordinario di assunzioni delle Forze dell'ordine. Lo dico in modo particolare - conoscendone la sensibilità - al collega Gasparri: ci sarà un piano di assunzione straordinario che porterà ad assumere circa 8.000 uomini in divisa per poter avere maggiore controllo del territorio, con più uomini sul territorio e presidi di polizia più efficienti e qualificati.

Credo sia un elemento assolutamente qualificante il fatto che questo Governo voglia investire in sicurezza e in ordine pubblico, e lo fa non solo assumendo più uomini e più poliziotti attraverso il piano straordinario di assunzioni, ma anche riconoscendo agli uomini e alle donne in divisa - che io ringrazio quotidianamente per quello che fanno per la sicurezza del Paese (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S, FI-BP e FdI) - la possibilità di fare il proprio mestiere con la dignità e l'orgoglio che in questi anni sono stati loro tolti. Lo facciamo, ad esempio, riconoscendo nel decreto-legge immigrazione e sicurezza la possibilità di pagare finalmente quegli straordinari che non erano mai stati pagati e che in questo provvedimento vengono finalmente stanziati: 40 milioni di euro per pagare gli straordinari alle donne e agli uomini in divisa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI).

Presidente, in conclusione, ritengo che questo al nostro esame sia un decreto-legge importante, direi fondamentale, perché finalmente andrà a risolvere tanti problemi che questo Paese, per troppi anni, non ha affrontato: 700.000 sbarchi dal 2013 ad oggi è un numero enorme, impressionante.

Quello dell'immigrazione è un fenomeno globale, mi viene ricordato quotidianamente, ne sono pienamente consapevole. A un fenomeno globale la risposta dovrebbe essere globale. Purtroppo, così non è stato. La risposta sarebbe dovuta essere europea e, purtroppo, la risposta europea sul fenomeno dell'immigrazione non c'è stata, non l'abbiamo vista (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S), per colpa e per responsabilità di un'Europa lontana e insensibile rispetto ai problemi che il nostro Paese in solitudine ha dovuto affrontare.

Quindi, se da un punto di vista globale non veniamo aiutati, se da un punto di vista europeo non veniamo aiutati, questo Governo fa da sé, e lo fa bene grazie alla propria lealtà, correttezza e coerenza e grazie a una maggioranza importante e straordinaria che sino ad oggi ha sostenuto e supportato lealmente questo Governo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

PRESIDENTE. Avverto che è pervenuta una richiesta di non passaggio all'esame degli articoli a firma del senatore Marcucci, ai sensi dell'articolo 96 del Regolamento.

Poiché nessuno intende intervenire, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di non passare all'esame degli articoli NP1, avanzata dal senatore Marcucci.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.

MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, intervengo brevemente per chiedere una sospensione fino alle ore 13 per la presentazione di un emendamento. (Commenti dai Gruppi PD e Misto).

PRESIDENTE. Chiedo se qualcuno vuole intervenire in merito alla proposta di sospensione avanzata dal sottosegretario Molteni.

FERRARI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERRARI (PD). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori, ovviamente, e non per dichiarare favore o contrarietà sulla proposta perché penso che siamo in una situazione inaccettabile per quest'Assemblea. (Applausi dal Gruppo PD).

Siamo ostaggio di un'approssimazione politica e tecnica da sei giorni, perché io ricordo la forzatura subita dai lavori in Commissione, e una forzatura è stata richiesta nella Conferenza dei Capigruppo per poter calendarizzare fin dalla mattina di lunedì alle 9,30 questo provvedimento in Aula. A fronte di tale forzatura, noi abbiamo chiuso il provvedimento in Commissione mercoledì pomeriggio. Mercoledì pomeriggio! Sono passati sei giorni e nelle ultime ore, prima di questa lunga notte che evidentemente non ha portato consiglio e non ha sciolto le riserve e i dubbi che ieri il relatore Borghesi aveva detto di voler provare a sciogliere, non si è sciolto ancora il nodo, che è un nodo politico. Penso che questa situazione sia inaccettabile.

Questo provvedimento si sta vestendo di ulteriori appellativi. Era già un decreto propaganda, era già un decreto insicurezza, era già un decreto che porta maggiore clandestinità, era già un decreto incertezza perché nessuno, nemmeno l'appassionato intervento del sottosegretario Molteni, ha chiarito dove vanno a finire, dopo la sua approvazione, le 600.000 persone. E tanto meno è chiaro - e si rafforzerà l'appellativo di incertezza su questo punto - come fa a chiedere aiuto all'Unione europea questo Paese, aiuto senza il quale non vi è possibilità di chiudere accordi internazionali che consentano realmente di rimpatriare le persone.

A tutti questi appellativi, si aggiunge allora quello di essere un decreto della confusione; ieri abbiamo capito che non è una confusione tra chi è più a destra in questo Governo e chi è più a sinistra: sono tutti a destra, perché il marchio è univoco. (Applausi dal Gruppo PD). MoVimento 5 Stelle e Lega hanno scelto un'impostazione culturale, per quanto totalmente inadeguata sul piano tecnico, ma molto chiara ed evidente.

È chiaro anche, e ieri l'abbiamo capito, che c'è una totale incomprensione reciproca sulle strategie politiche dei due partiti, MoVimento 5 Stelle e Lega.

Non ci è chiaro, però, cosa sia accaduto e cosa stia accadendo ancora in queste ore al punto da non consentire al Governo di procedere né valutando il provvedimento emendamento per emendamento né mettendo la fiducia, dato che da ventiquattr'ore si dice con certezza che l'apposizione della fiducia sarà certa.

Penso che, per rispetto dei nostri lavori, di tutto quello che abbiamo fatto - concentrandolo anche in poco tempo in Commissione, la scorsa settimana - della Presidenza e dell'Assemblea, questo nodo politico vada sciolto il più rapidamente possibile. Non mi è mai capitato di vedere che si rimanga sul dubbio circa l'apposizione della fiducia o no e si tengano in ostaggio l'Assemblea e la Presidenza - che la rappresenta - per sei giorni: è inaccettabile. (Applausi dal Gruppo PD).

DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, forse è meglio che ci informiamo quando arriva l'aereo dalla Cina e quando atterra quello dal Ghana per capire come dobbiamo procedere. Questo è il punto: l'Assemblea è ostaggio (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Lonardo) del tentativo di capire i due contraenti del contratto di Governo come devono uscire da questa situazione.

Signor Presidente, lei sa meglio di me - perché presiedeva la Conferenza dei Capigruppo - quanto ci è stato raccomandato e detto sull'armonizzazione dei tempi e sull'assoluta necessità di approvare questo decreto-legge a tutti i costi entro martedì.

Andiamo avanti con una farsa. Hai voglia a sbracciarsi per spiegarci quanto sia importante questo provvedimento, signor Sottosegretario: le risposte ha continuato a non darle - e lo sa perfettamente - mentre siamo ostaggio del tentativo di capire quale sia la strategia; se la Lega vuole fare un'altra operazione di allargamento del Governo - perché di questo stiamo parlando, dato che non vuole la fiducia, evidentemente - i 5 Stelle dovranno decidere una volta per tutte se consegnarvisi armi e bagagli.

È di questo infatti che stiamo parlando, ma per rispetto di quest'Assemblea e delle procedure - e faccio appello a lei, signor Presidente - non possiamo più tollerare quest'andazzo, che abbiamo già avuto in Commissione: venivamo convocati a una certa ora; dopo due ore non arrivavano i pareri della 5ª Commissione, dove non si sapeva cosa accadesse; e siamo andati avanti così. Poi siamo arrivati in Aula: poco fa c'è stata la votazione di una proposta di non passare all'esame degli articoli; avete dubbi? Volete approfondire? Volete avere altro tempo? Benissimo, ve l'ho già detto: si torni in Commissione. Bisogna rispettare le procedure, non è più possibile che tutto il dibattito sia extraparlamentare e avvenga in riunioni di condominio (che comunque hanno regole più chiare e precise). Così non si può andare avanti, per rispetto di quest'Assemblea e di ognuno di voi. Nella scorsa legislatura, colleghi del MoVimento 5 Stelle, non avreste mai tollerato quanto sta accadendo adesso, e lo sapete perfettamente, perché alcune battaglie le abbiamo condotte anche insieme per far rispettare il Parlamento e l'Assemblea.

La discussione sulla fiducia è già una forzatura, e lei lo sa perfettamente, signor Sottosegretario, perché non ce n'era la necessità, e le fiducie non si possono più continuare a mettere solo per esigenze politiche interne.

Questo decreto-legge è già operativo e sta provocando danni al Paese: si dà l'illusione ai cittadini che chissà che cosa accadrà e che finalmente si governerà l'immigrazione, ma la delusione sarà enorme. Quando i cittadini si accorgeranno che li state prendendo in giro, sappiate che non vi perdoneranno e questo momento arriverà molto presto.

Chiedo però a lei, signor Presidente, di far rispettare quest'Assemblea, le procedure, quello che ci siamo detti e che è stato stabilito in sede di Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dai Gruppi Misto e PD).

MALAN (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-BP). Signor Presidente, fin dallo svolgimento dei lavori in Commissione abbiamo avuto un atteggiamento completamente collaborativo. Abbiamo presentato un numero limitato, ma significativo, di emendamenti, che purtroppo non sono stati neppure presi in considerazione (tranne piccolissime eccezioni, pari forse allo 0,2 del totale). Lo stesso atteggiamento abbiamo avuto in Assemblea e devo dire che nessuno ha fatto ostruzionismo, né in Commissione né in Aula.

Ieri alle 16,30 - 18 ore fa - eravamo tutti pronti a passare all'esame degli emendamenti. Con una dichiarazione ufficiale abbiamo anche dato pubblicamente la nostra disponibilità a votare il provvedimento, naturalmente senza fiducia e con la possibilità di esaminare i nostri emendamenti.

Purtroppo non dipende evidentemente da noi il fatto che il Governo stia valutando se porre la questione di fiducia, anche se, dopo 18 ore, ci sarebbe stato tutto il tempo di decidere, al di là del fatto che già dalla settimana scorsa si sapeva benissimo che avremmo avuto questa discussione: non è che è nata ieri alle 16,30 la possibilità di porre la fiducia sul provvedimento.

In Commissione sono stati approvati degli emendamenti. Se il Governo vuole porre la fiducia, faccia come si è quasi sempre fatto: prenda cioè gli emendamenti approvati in Commissione e li trasformi in un solo maxiemendamento - non credo che dobbiamo insegnarglielo, o forse sì, non lo so - e ponga la fiducia, senza far aspettare il Parlamento e il Paese magari appunto per ragioni di "decollo" o per conflitti interni che poi si vogliono far pagare al Paese. Qui infatti si ha la forte impressione che non ci sia soltanto una trattativa sugli emendamenti relativi al decreto sicurezza, anche ma sulla prescrizione, magari su qualche nomina, sulla "manina" di Palazzo Chigi che vuol dire la sua per poi dare la colpa di qualcosa di cui nessuno vuole assumersi la responsabilità. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

Ci vuole dunque un po' di serietà. Siamo un'istituzione; siamo noi che dobbiamo fare le leggi e non dobbiamo aspettare "manine" o vocine da Palazzo Chigi o da altrove. Andiamo avanti per la dignità di queste istituzioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, si consuma oggi una pantomima che dura da parecchi giorni.

In Commissione abbiamo assistito ad un rinvio di volta in volta e di ora in ora perché non c'erano le coperture, perché non c'era questo o non c'era quello.

Siamo stati chiamati a venire qui di lunedì perché quello in esame era un provvedimento che doveva essere votato urgentemente, perché il Paese lo sta aspettando con ansia.

Ieri il Presidente ha detto che sarebbe stato opportuno rinviare a questa mattina per gli approfondimenti. Questa mattina abbiamo assistito ad una relazione molto densa e molto approfondita del Presidente relatore, che ci ha fatto capire perché aveva bisogno della notte per fare il discorso che ha tenuto questa mattina.

Io le darei un consiglio, sottosegretario Molteni: visto che non siete in condizioni di decidere perché i due Vice Presidenti del Consiglio sono in giro per il mondo, ritirate il provvedimento e ricominciate daccapo, quando sarete presenti e avrete le idee chiare. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD).

LA PIETRA (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, anche noi ci allineiamo al giudizio sulla situazione di incertezza che sta andando avanti da molto tempo. Sappiamo purtroppo come sono andati i lavori in Commissione: molti dei nostri emendamenti sono stati dichiarati inammissibili. Abbiamo incontrato un atteggiamento di particolare chiusura da parte del Governo e ancora in questo momento non è ben chiaro dove voglia andare l'Esecutivo.

Quindi, per quanto ci riguarda, vogliamo chiarezza da parte del Governo su questa posizione. Volete mettere la fiducia? Mettete la fiducia. Volete i voti di Fratelli d'Italia? Andiamo a esaminare tutti gli emendamenti uno per uno e, alla fine del provvedimento, ci saranno i voti di Fratelli d'Italia. Decidete però quello che volete fare. Grazie. (Applausi dal Gruppo FdI).

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, ho chiesto la parola per annunciare, naturalmente, il voto contrario dei senatori del Partito Democratico quando verrà messa in votazione la richiesta di sospensione dei lavori, ma mi permetta di aggiungere qualcosa e anche di rivolgermi alla sua persona. Lei sa certamente, anche perché abbiamo passato diverse legislature insieme, qual è il rispetto che io porto nei suoi confronti e che voglio confermare qui adesso, pubblicamente, in Senato. In questo momento, però, Presidente, sono in ballo dei valori che vanno notevolmente oltre la questione di una semplice sospensione di seduta, sia pur grave. Lei sa bene quanto, in Conferenza dei Capigruppo, ci sia voluta anche la sua autorevolezza per anticipare i lavori dell'Assemblea alla giornata di lunedì, perché è vero, come ha detto la senatrice questore, che il Senato è aperto dal lunedì al venerdì, ma è anche vero che il lunedì, a mia memoria, il Senato non ha mai tenuto negli ultimi anni delle sedute, tra l'altro di questa rilevanza.

Quella che voglio sottoporle, però, è una questione che considero molto più grave. Domenica, un importante settimanale italiano è uscito recando in copertina il titolo «Parlamento zombie» e poi, nella sua apertura interna, si parlava di Parlamento dei fantasmi. Le dico sinceramente che mi sarei aspettato che, da parte del Presidente del Senato e del Presidente della Camera, ci fosse una reazione, una qualche difesa della dignità del Parlamento, la richiesta di una rettifica perché venisse attestata pubblicamente l'esistenza funzionale del Parlamento. Se devo dirle la verità, riflettendo sul fatto che questa reazione da parte dei Presidenti di Camera e Senato non c'è stata, penso che questo sia dovuto alla constatazione che in quel titolo qualcosa di vero c'era, ovvero il disprezzo nei confronti del Parlamento, che viene da lontano, ma che in questa ultima fase sta dando i colpi definitivi. Stiamo ricominciando, infatti, Presidente, con la prassi di disegni di legge, decreti-legge, maxiemendamenti, voto di fiducia, con il Parlamento continuamente esautorato, con le opposizioni che non vedono mai un loro emendamento, una loro osservazione importante riconosciuti, in una situazione che io credo debba essere presa in esame proprio dai Presidenti di Camera e Senato.

Lei, Presidente, rappresenta il Senato (questo dice il nostro Regolamento) e io credo che lei abbia, tra i suoi compiti e - mi permetta - anche tra i suoi doveri quello di difendere il Parlamento. E questo lo può fare anche mettendo in ballo la sua autorità per evitare che scene come quelle alle quali stiamo assistendo questa mattina si ripetano.

Io mi appello a lei, Presidente, perché conosco la sua persona e conosco anche il suo attaccamento alle regole.

Lo ha dimostrato in Parlamento e lo ha dimostrato nel Consiglio superiore della magistratura. Io credo che nello spirito dei lavori del Parlamento ci sia anche la necessità di evitare che il Governo lo prenda in giro nel modo in cui lo sta facendo adesso il Governo del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Poiché l'Assemblea non è concorde sulla richiesta di sospensione, la metto ai voti.

È approvata.

FERRARI (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

È approvata.

Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 13.

(La seduta, sospesa alle ore 10,31, è ripresa alle ore 13,06).

La seduta è ripresa.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, vorrei comunicare all'Assemblea che l'emendamento è stato depositato ed è al Ministero dell'economia e delle finanze per la bollinatura. Chiederei quindi un rinvio fino alle ore 16,30. (Proteste dal Gruppo PD).

MARCUCCI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, non capisco cosa sta succedendo e le chiedo aiuto. Siamo ormai al terzo o quarto rinvio; come abbiamo già ricordato in mattinata, questo provvedimento è uscito dalla Commissione ben sei giorni fa; noi eravamo convocati per lavorare ieri mattina alle ore 9,30; oggi il Sottosegretario è stato molto bravo intervenendo in replica dopo la discussione generale, ma evidentemente non sapeva di cosa stesse parlando visto che l'emendamento che ha appena annunciato non era ancora stato scritto e non si sapeva ancora cosa contenesse.

Signor Presidente, l'Assemblea non conosce ancora questo emendamento, c'è un nuovo Regolamento e lei deve esprimere un parere su quella proposta di modifica. Credo che questo atteggiamento del Governo e della maggioranza sia insostenibile e inaccettabile. Stanno nuovamente calpestando il Parlamento. Lei ha il dovere di difendere il Senato dalla vergogna (Applausi dal Gruppo PD) e dallo spettacolo che questo Governo e questa maggioranza stanno dando su temi importanti per il nostro Paese come la sicurezza, o più probabilmente l'insicurezza che stanno garantendo al nostro Paese.

AIROLA (M5S). Sei un disco rotto!

PRESIDENTE. Facciamo finire il senatore Marcucci.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, il fatto che si intervenga durante il mio appello testimonia che neanche si stanno rendendo conto dell'insulto che stanno rivolgendo al nostro Paese (Applausi dal Gruppo PD) e della vergogna che dovrebbero provare il MoVimento 5 Stelle e la Lega dopo quanto detto in questi ultimi cinque anni.

Signor Presidente, le chiedo di riunire immediatamente la Conferenza dei Capigruppo. Questa è una situazione che richiede con forza immediata chiarezza da parte sua, nonché di assumere un atteggiamento nei confronti del Governo e di queste forze politiche che stanno procurando vergogna e discredito.

PRESIDENTE. Senatore Marcucci, lei ha tanta esperienza da sapere quante volte nelle passate legislature abbiamo assistito a rinvii. (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP-PSd'Az e FdI. Proteste del senatore Marcucci. Commenti dai Gruppi PD e Misto-LeU).

Senatore Marcucci, mi faccia finire. Questo è un decreto che non passa sulla testa del Senato, perché il testo è stato approfondito in Commissione e, del resto, più volte avete tutti sollecitato che ci sia un lavoro approfondito nelle Commissioni per la centralità che è stata data dal nuovo Regolamento alle Commissioni. (Commenti del senatore Marcucci). Se lei mi fa finire, termino il mio ragionamento.

Con questo mi auguro che la questione di fiducia sia uno strumento a cui non si ricorra in maniera eccessiva.

Voglio aggiungere che questa è la prima volta in questa legislatura che al Senato è stata formulata tale richiesta. Con questo ho risposto... (Vivaci commenti dei senatori Marcucci e Verducci).

Se ha terminato...

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, non ho terminato.

PRESIDENTE. Termini, allora, prego.

MARCUCCI (PD). Intanto non ho capito se è stata posta la questione di fiducia. Il Sottosegretario ha fatto riferimento a un emendamento, lei fa riferimento ai lavori della Commissione, quindi ci sta dicendo che quell'emendamento conterrà esclusivamente le proposte emendative approvate in Commissione: questo ci sta dicendo?

PRESIDENTE. Io sto richiamando il Regolamento.

MARCUCCI (PD). Lei mi deve far concludere, signor Presidente. Io chiedo il rispetto che lei pretende.

Aggiungo che non ci sono affatto precedenti del genere: sei giorni dall'uscita di un provvedimento dalla Commissione, un quarto rinvio, farci venire il lunedì mattina e non essere in grado di lavorare in Aula. (Vivaci commenti dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

Vi dovete vergognare! Vi dovete vergognare tutti! Vergognatevi! (Proteste dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, mi rivolgo anche ai colleghi, nella scorsa legislatura abbiamo sempre contestato il fatto che veniva ripetutamente posta la questione di fiducia, perché era diventata ormai la norma. Ma questa è un'altra questione, signor Presidente. Adesso, io non so: hanno chiesto a lei privatamente la fiducia? Qui non è stata posta la questione di fiducia! Qui il problema vero è che noi ieri abbiamo finito la discussione generale, il relatore si è alzato chiedendo di poter riflettere per fare le repliche; questa mattina ha riflettuto e ha deciso evidentemente che era stato convinto dalle nostre motivazioni, quindi ha passato la parola al Governo, e il Sottosegretario ci ha illustrato di nuovo le magnificenze del decreto stesso.

Ma lei, signor Presidente, ha visto il ministro Fraccaro? Lei ha visto qualcosa? È stata chiesta un'altra volta una sospensione, come è stato fatto ieri, e come è accaduto in Commissione: in quella sede abbiamo passato le giornate a riconvocarci e ad aspettare un'altra convocazione di ora in ora, di due ore in due ore.

Il punto è la difesa di questa Assemblea: in quest'Aula che cosa dobbiamo fare? Ditecelo. Dobbiamo fare una telefonata privata ai due contendenti, che magari si saranno riuniti da qualche parte e avranno deciso di porre la questione di fiducia oppure stanno ancora guardando se la prescrizione va bene o non va bene? Le procedure sono queste, signor Presidente. Qualcuno deve venire qui a nome del Governo, porre la fiducia, lei deve esprimere il parere sull'emendamento. Invece qui è tutto il contrario: si chiede un'altra sospensione e il Sottosegretario ci comunica che hanno preparato un maxiemendamento; quindi questo, a nostra presunzione, significa che è posta la questione di fiducia. Lei capisce, signor Presidente, che, sebbene ne abbia viste tante in quest'Aula, un fatto simile è la prima volta che accade.

Signor Presidente, sono dunque qui con molta determinazione per ristabilire ordine nelle procedure e anche nelle dinamiche politiche di cui noi ormai siamo vittime. Le ho chiamate dinamiche politiche, ma forse è meglio parlare di dinamiche relative ad accordi e controaccordi. A questo punto le chiedo ufficialmente, signor Presidente, di convocare la Conferenza dei Capigruppo, perché in questo modo non si può andare avanti: non si può venire qui a chiedere un'altra sospensione, fare la votazione, e magari quando torniamo avranno cambiato idea: si alzerà qualcuno e dirà che si era sbagliato, che non c'era un maxiemendamento e allora utilizzeremo un'altra procedura.

Lei capisce, Presidente, che questo sì, veramente, significa mettere i piedi in faccia a ognuno di noi, anche a voi, anche alla maggioranza. Il problema non riguarda soltanto chi sta all'opposizione, ma l'intera Assemblea e il rispetto di tutti quanti noi, delle regole e delle procedure.

Per questo le chiedo pacatamente, Presidente, di convocare la Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo Misto).

LA RUSSA (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, sono rimasto un po' stupito dalla animosità dei colleghi, che sembrava rivolta più al Presidente che a chi ha avanzato la richiesta di rinvio. Credo che il Presidente abbia risposto esattamente come avrebbe dovuto, richiamando i precedenti, ricordando occasioni in cui, con Governi di segno opposto, sono avvenuti fatti simili. Tuttavia, da parte di Fratelli d'Italia, non vi è certo soddisfazione per l'andamento dei lavori attorno a questo decreto-legge. Non vi è soddisfazione perché, Presidente, ancora oggi siamo incerti sulla sorte degli emendamenti da noi presentati, che in Commissione sono stati dichiarati stranamente inammissibili: ci è sembrata una scelta politica, non tecnica; li abbiamo ripresentati. Questo andamento ci impedisce di capire, ove non fosse posta la fiducia, che non c'è ancora - tutti parlano della fiducia, ma la fiducia non è stata ancora posta - se quegli emendamenti in realtà sono stati ammessi oppure no, e perché no.

Pertanto, Presidente, avendo preannunziato che noi consideriamo il decreto-legge al nostro esame insufficiente, ma comunque un passo in avanti rispetto a un andamento del passato, mi rivolgo senza animosità né pretestuosità al Governo chiedendogli di dirci dove dobbiamo andare a parare.

Non è normale continuare a rinviare prima di tutto la decisione del porre o no la fiducia. Ci potete dire che per la bollinatura ci vuole tempo; ci potete anche far capire - senza confessarlo - che c'è un braccio di ferro tra cose incompatibili (la prescrizione alla Camera e il decreto-legge al Senato) perché ne abbiamo il sospetto: non ce lo potete dire, ma ce lo potete far capire, ma diteci almeno di che sorte dobbiamo morire. Diteci, cioè, se la fiducia ci sarà, se si voterà oggi, se si voterà domani.

Non facciamo come i ritardi dell'Alitalia, che vengono annunciati di ora in ora; non siamo all'aeroporto, dove appare il ritardo di un'ora e, alla fine di quell'ora, il ritardo di un'altra ora. (Applausi dal Gruppo FdI). Diteci adesso, veramente e in maniera irrevocabile, qual è il programma di quest'Assemblea, che dipende dalle decisioni del Governo. (Applausi dal Gruppo FdI).

BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, intervengo solo per avere un chiarimento. Ho ascoltato con molta attenzione le sue parole, ma lei a un certo punto - e vorrei capire a che titolo ha pronunciato questa frase - ha fatto esplicito riferimento alla fiducia. Ci sono forse notizie istituzionali che lei ha ricevuto che si va in questa direzione? Nel qual caso, la richiesta della presentazione di un ulteriore emendamento e di un rinvio sembra veramente un gesto inutilmente dilatorio. Non vorrei che lei, in questo momento, si fosse trovata in mezzo a un problema della maggioranza che sicuramente non tocca a lei risolvere e sbrogliare; ma nemmeno noi possiamo restare nell'incertezza.

PRESIDENTE. Per quello che riguarda la convocazione della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, vi provvederò immediatamente al termine della seduta.

Per quello che riguarda il resto, senatore Bressa, è tutto il giorno che si discute intorno alla questione di una possibile fiducia. Mi pareva che anche nell'intervento del senatore Marcucci, che si era rivolto a me in ordine ai vari rinvii e alle agenzie che sono uscite al riguardo questa mattina, tutto il ragionamento è stato orientato sulla possibile richiesta del voto di fiducia. È per questo che ho risposto in questi termini. Forse non era il modo più appropriato, ma al di là dei discorsi relativi ai vari rinvii, è chiaro, ed era chiaro, che questo potesse ruotare intorno ad una possibile richiesta di fiducia. Penso di aver risposto alla sua domanda.

Passiamo ora alla votazione della richiesta di sospensione dei lavori.

MARCUCCI (PD). Domando di parlare sulla richiesta di sospensione, Presidente. Mi dica lei se è il momento opportuno.

PRESIDENTE. Sulla richiesta di sospensione ha facoltà di intervenire per cinque minuti.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, credo che lei stia accentuando la gravità della situazione. La Presidenza del Senato viene informata via agenzie sulla fiducia posta dal Governo? Ma dove sono i rapporti istituzionali, dov'è la correttezza di questo Esecutivo? Dov'è la correttezza di questa maggioranza che non ha la capacità, la volontà e neanche la dignità di intervenire in questo dibattito, proprio perché vi vergognate di quello che sta succedendo oggi?

Io sono contrario alla sospensione e credo si debba cominciare finalmente a lavorare. Siamo stati chiamati in questa sede alle 9,30 di ieri mattina per cominciare le votazioni su questo provvedimento. (Commenti dal Gruppo M5S. Vivaci proteste del senatore Lanzi).

Prendi la parola! Se hai il coraggio prendi la parola!

MIRABELLI (PD). Lasciatelo parlare!

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, vede, un suo collega, l'autorevole vice presidente La Russa, mi richiamò perché io ero in piedi durante un dibattito in Aula. Che lei non richiami il collega che cerca di impedirmi di concludere l'intervento è inaccettabile, le voglio dire anche questo, è uno dei tanti soprusi che vengono fatti in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD).

Noi ci dichiariamo contro la sospensione, chiediamo di votare e chiediamo soprattutto al Presidente di prendere atto di questa situazione e finalmente di cominciare a difendere l'istituzione del Parlamento e del Senato. (Applausi dal Gruppo PD).

DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, chiaramente noi siamo contrari a questa sospensione ma mi lasci dire, Presidente, che lei è stata messa in grave imbarazzo. Questo è il punto, perché questa maggioranza e questo Governo stanno mettendo l'Assemblea, con le continue voci e controvoci che circolano, in una situazione lesiva dell'istituzione.

Per questo io, Presidente, le chiedevo di fare in modo che si rispettassero le regole e le procedure. Gliel'ho detto pacatamente perché capisco che passiamo ormai giornate intere, ore, tra tweet e comunicati. Siamo arrivati in Aula questa mattina dopo aver letto che Salvini, in aereo, aveva detto che oggi pomeriggio o al massimo stanotte sarebbe stato tutto concluso. Evidentemente adesso dobbiamo ricevere le comunicazioni in questo modo.

Lei capisce, Presidente, che è arrivato il momento di ripristinare le regole in modo chiaro e richiamare il Governo e la maggioranza a rispettare tali regole. Per questo motivo, non solo perché è inaccettabile continuare con la sospensione, siamo contrari ancor di più, perché si stanno violando sistematicamente tutte le regole. Rilegga a tutti l'articolo del Regolamento che disciplina in quest'Aula le procedure per la richiesta di fiducia.

BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, ho molto apprezzato la sua decisione di convocare la Conferenza dei Capigruppo al termine di questa discussione, anche perché bisogna ripristinare la regola. Lei, come Presidente del Senato, figura di grandissimo rilievo istituzionale, ha di fatto comunicato che è in ballo la questione di fiducia. Credo che, nel corso della Conferenza dei Capigruppo, debba chiarire se questa è una comunicazione che le è arrivata dal Governo, che, essendo presente in quella sede, ha il dovere di chiarirlo; altrimenti, qualsiasi nostra ulteriore riunione finisce col non avere più senso, perché stiamo giocando fuori da qualsivoglia regola istituzionale e norma regolamentare.

Sono dunque soddisfatto della sua decisione di convocare la Conferenza dei Capigruppo, durante la quale mi auguro ci sia la soluzione di questo problema, che altrimenti apre una questione delicatissima dal punto di vista istituzionale e regolamentare.

MALAN (FI-BP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-BP). Signor Presidente, abbiamo già espresso la nostra posizione su questa sospensione e sulle due precedenti richieste. Ribadisco che la richiesta fatta pubblicamente dal Gruppo Forza Italia, sia in Aula, sia fuori da essa, è di andare avanti con una procedura normale. Se avessimo iniziato a votare gli emendamenti ieri alle ore 16,30, ne avremmo quasi finito l'esame - considerando che, peraltro, ci sono anche tempi contingentati - e l'Assemblea e i senatori avrebbero tutti potuto esprimersi su ciascuno dei numerosi punti importanti, alcuni dei quali controversi, mentre altri condivisi da larghe maggioranze, magari con situazioni diverse in base ai vari Gruppi.

È vero, signor Presidente, che non è la prima volta che si verifica una tale serie di rinvii, ma è anche vero che, quando succedeva, coloro che oggi li stanno praticando criticavano in modo estremamente aspro chi rinviava. (Applausi della senatrice Rizzotti). Sarebbe pertanto opportuno avere un andamento più consono alla dignità di quest'istituzione e dei nostri lavori. Francamente, non vedo perché debba esservi quest'ulteriore perdita di tempo: siamo contrari alla sospensione; siamo per andare avanti e discutere il provvedimento. Gli emendamenti sono numerosi, ma non troppo, mentre su altri provvedimenti, in questa legislatura, abbiamo già votato anche centinaia di volte senza particolari problemi: non ci sono stati ostruzionismi e, anche grazie alla conduzione della Presidenza, c'è stato un andamento di lavori normale e soddisfacente (poi l'esito finale è un'altra faccenda, ma almeno i lavori sono stati condotti in modo soddisfacente). Non si vede perché non dovrebbe essere così su quest'importantissimo provvedimento: garantire la sicurezza dei cittadini, infatti, è il primo dovere dello Stato e non può essere messo al di sotto dei mercanteggiamenti all'interno delle forze di Governo. (Applausi della senatrice Alderisi).

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo per preannunciare che ovviamente voteremo in senso favorevole alla sospensione.

Innanzi tutto, riprendendo le parole del senatore La Russa, ricordiamo il fatto che effettivamente il Presidente del Senato sta facendo il suo lavoro, per cui la questione sta casomai nella dialettica tra maggioranza e minoranza, com'è nelle cose e nell'ordinario; è chiaro che, se noi chiediamo la sospensione, voi vi lamentate: a parti inverse, sarebbe stata la stessa cosa (è il gioco delle parti, ci sta; siamo qui e va bene così). Partiamo però anche dal presupposto che così non ci chiariamo, motivo per cui voteremo a favore della sospensione.

Mi pare di capire che il rappresentante del Governo non sia venuto in Aula a dire che ci sono ancora problemi, da vedere e valutare, ma che stiamo aspettando una bollinatura tecnica: questo vuol dire che l'emendamento c'è ed è stato presentato, (commenti dal Gruppo PD), ma stiamo aspettando solo per questioni tecniche. Questo è il motivo per cui la richiesta di una sospensione non implica che qualcuno calpesti la dignità del Parlamento: avrete tempo d'intervenire sull'eventuale posizione della fiducia o meno, muovendo le vostre osservazioni; ci saranno votazioni e vi potrete esprimere. Non mi sembra di calpestare l'Assemblea semplicemente perché sospendiamo per due ore in attesa che i tecnici ci dicano effettivamente che è tutto a posto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Va bene la discussione, ci sta, ne prendiamo atto, avete fatto il vostro mestiere, lo avete fatto anche bene, ci sono le telecamere, ci sono le televisioni, vi hanno visto tutti e quindi per fortuna adesso possiamo procedere alla votazione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

MIRABELLI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Scusi, ma su cosa chiede di intervenire?

MIRABELLI (PD). Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MIRABELLI (PD). Signor Presidente, prendo atto dell'illuminante intervento del Capogruppo della Lega. Io sono stato per una sola legislatura in quest'Aula e non ho mai visto che il Governo chiedesse la sospensione della seduta dell'Assemblea per chiedere la bollinatura su un emendamento. Vorrei capire di che emendamento stiamo parlando: stiamo parlando di un maximendamento, quindi il Governo ci sta dicendo che aspetta, per porre la fiducia, di avere la bollinatura? Vorremmo chiarezza su questo punto.

PRESIDENTE. Senatore Mirabelli, l'ho lasciata parlare ma per la verità stavamo per votare.

MIRABELLI (PD). Sto chiedendo una risposta, perché capire di che emendamento stiamo parlando non è ininfluente rispetto al voto. (Il senatore Verducci fa cenno di voler intervenire).

PRESIDENTE. Metto ai voti...

VERDUCCI (PD). Domando di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Avete già parlato, sull'ordine dei lavori non è possibile intervenire, siamo in votazione in questo momento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Metto ai voti la richiesta di sospensione dei lavori.

MARCUCCI (PD). Ma fino a che ora?

PRESIDENTE. Metto ai voti la richiesta di sospensione dei lavori fino alle ore 16,30.

È approvata.

FARAONE (PD). Vergogna! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).

VERDUCCI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore, ma abbiamo appena approvato la sospensione.

VERDUCCI (PD). No, lei non ha ancora sospeso. Le chiedo la cortesia di lasciarmi intervenire sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERDUCCI (PD). Devo stigmatizzare quanto sta avvenendo in quest'Aula: è stata sospesa la seduta su richiesta del Governo, senza che sapessimo quali fossero i contenuti della richiesta, su un emendamento fantasma, misterioso, di cui non si conosce la natura. Mi lasci dire, Presidente, ciò a cui abbiamo assistito da parte sua: anziché garantire le prerogative di questa Assemblea, lei ha permesso che la maggioranza potesse violare le garanzie di questa Assemblea. (Applausi dal Gruppo PD).

Sì, Presidente, perché il fatto che la fiducia sia stata annunciata non dal Governo, ma da lei, viola le prerogative del nuovo Regolamento e le garanzie per questa Assemblea.

PRESIDENTE. Senatore, la invito a rispettare le regole, perché la sospensione è stata decisa dal voto.

VERDUCCI (PD). Ho il massimo rispetto, Presidente, per la sua figura personale ed istituzionale. Presidente, mi faccia terminare!

PRESIDENTE. L'esercizio democratico in questa Assemblea si esplica attraverso il voto e l'Assemblea ha deciso la sospensione, quindi la seduta è sospesa. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD).

(La seduta, sospesa alle ore 13,35, è ripresa alle ore 16,41).

Riprendiamo i lavori.

Ha chiesto di intervenire il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, onorevole Fraccaro. Ne ha facoltà.

FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta. Signor Presidente, il Governo sottopone alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 161, comma 3-ter, del Regolamento del Senato, il testo di un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, sul quale, previa autorizzazione del Consiglio dei ministri, intende porre la questione di fiducia. (Commenti dai Gruppi FI-BP e PD).

PRESIDENTE. In conformità all'articolo 161, comma 3-ter, del Regolamento, la Presidenza si riserva di valutare il testo dell'emendamento ai sensi e per gli effetti degli articoli 8 e 97 del Regolamento.

Sospendo la seduta fino alle ore 17.

(La seduta, sospesa alle ore 16,43, è ripresa alle ore 17,20).

Colleghi, perdonate il ritardo, ma la lettura del testo è stata più complicata di quanto avessi ritenuto.

Onorevoli colleghi, la Presidenza ha esaminato l'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo. Tale emendamento, oltre a recepire tutti gli emendamenti approvati dalla 1a Commissione permanente, con alcune modificazioni di mero drafting, contiene nove integrazioni.

In particolare, le integrazioni recepite nel maxiemendamento riproducono, con alcune modificazioni, il testo di cinque emendamenti presentati dal relatore, senatore Borghesi, in Commissione, successivamente ritirati e poi trasformati in ordini del giorno: 31.0.600, 35.0.601, 35.0.602, 35.0.603 e 38.0.600 (testo corretto); il testo di una serie di emendamenti, già presentati in Commissione e ripresentati per l'esame in Assemblea da parte dei Gruppi di opposizione: 1.25 (Gruppo Misto), nonché gli identici 12.37 (Fratelli d'Italia), 12.38 (Forza Italia), 12.39 (Partito Democratico) e 12.43 (Gruppo Misto); il testo di due emendamenti a firma del senatore Grassi presentati direttamente in Assemblea. In particolare, uno degli emendamenti che recava disposizioni in materia di funzioni del personale del Corpo di polizia penitenziaria in materia di sicurezza è stato incorporato nel maxiemendamento, limitatamente al comma 3, che consente al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo di avvalersi di un nucleo composto da ufficiali e agenti del Corpo di polizia penitenziaria per l'acquisizione e l'analisi dei dati provenienti dall'ambiente penitenziario. Anche l'ulteriore emendamento, a prima firma Grassi, che modificava il testo dell'articolo 23 del decreto-legge in materia di blocco stradale, è stato incorporato con modificazioni.

Infine, il Presidente prende atto delle condizioni rappresentate dalla Ragioneria generale nella relazione tecnica, che saranno valutate dalla Commissione bilancio.

In considerazione della stretta attinenza delle integrazioni proposte alle disposizioni del decreto-legge in esame, la Presidenza ritiene ammissibile l'emendamento presentato dal Governo, ai sensi dell'articolo 97, primo comma, richiamato dall'articolo 161, comma 3, del Regolamento.

Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, onorevole Fraccaro. Ne ha facoltà.

FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 840, di conversione in legge del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113.

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della posizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo e trasmette il testo dell'emendamento alla 5a Commissione permanente ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento.

Convoco pertanto la Conferenza dei Capigruppo per organizzare il relativo dibattito.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Maurolico», di Spadafora, in provincia di Messina, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 17,25, è ripresa alle ore 18,21).

Sui lavori del Senato
Organizzazione della discussione della questione di fiducia

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione dei lavori sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'emendamento interamente sostitutivo del disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia di sicurezza pubblica.

Per la discussione, che avrà inizio una volta pervenuto il parere della Commissione bilancio, per concludersi nella seduta odierna, sono state ripartite due ore e quarantacinque minuti in base a specifiche richieste dei Gruppi.

Le dichiarazioni di voto avranno luogo nella seduta di domani, alle ore 9,30. Seguirà la chiama.

Dopo il voto di fiducia saranno discussi, dalla sede redigente, i disegni di legge sull'istituzione di una Commissione di inchiesta sul sistema bancario e finanziario nonché sulla rete nazionale registri tumori.

La seduta è sospesa e riprenderà alla conclusione dei lavori della Commissione bilancio.

(La seduta, sospesa alle ore 18,23, è ripresa alle ore 19,21).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 840
e della questione di fiducia

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sull'emendamento 1.900, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione.

PISANI Giuseppe, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'ulteriore emendamento del Governo 1.900, relativo al disegno di legge in titolo, trasmesso dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo, condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento delle seguenti modifiche:

- all'articolo 32-bis, recante Istituzione del Centro Alti Studi del Ministero dell'interno, sostituire i primi due commi con i seguenti: "1. Per la valorizzazione della cultura istituzionale e professionale del personale dell'Amministrazione civile dell'interno, è istituito il Centro Alti Studi del Ministero dell'interno nell'ambito del Dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie, che opera presso la sede didattico-residenziale, con compiti di promozione, organizzazione e realizzazione di iniziative, anche di carattere seminariale, finalizzate allo studio e all'approfondimento dei profili normativi e amministrativi attinenti all'esercizio delle funzioni e dei compiti dell'Amministrazione civile dell'interno, nonché alla realizzazione di studi e ricerche sulle attribuzioni del Ministero dell'interno. 2. Il Centro Alti Studi del Ministero dell'interno, ferma restando la dotazione organica e il contingente dei prefetti collocati a disposizione ai sensi della normativa vigente, è presieduto da un prefetto con funzioni di Presidente e opera attraverso un consiglio direttivo e un comitato scientifico, i cui componenti sono scelti fra rappresentanti dell'Amministrazione civile dell'interno, docenti universitari ed esperti in discipline amministrative, storiche, sociali e della comunicazione. Al Presidente e ai componenti degli organi di cui al periodo precedente non spetta la corresponsione di compensi, rimborsi di spese, emolumenti o gettoni di presenza comunque denominati. Il Centro Alti Studi del Ministero dell'interno non costituisce articolazione di livello dirigenziale del Ministero dell'interno.";

- al medesimo articolo 32-bis, al comma 3, sostituire la parola "riduzione" con la parola "utilizzo" e sostituire le parole "disponibili per" con le seguenti: "destinate alle";

- al capoverso: "All'articolo 39", alla lettera a), premettere la seguente: 0a); dopo le parole: "articoli 9, 18", aggiungere le seguenti: "comma 3, limitatamente all'anno 2018,"».

PRESIDENTE. Sottosegretario Molteni, il Governo intende recepire il parere della Commissione bilancio?

MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.

È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-BP). Signor Presidente, che differenza tra il 2008, che lei ricorderà, e oggi. Nel 2008, all'inizio della legislatura (era la prima volta che entravo in Senato) discutevamo di decreto-legge sicurezza e disegno di legge sulla sicurezza. Ma il Governo di allora, l'ultimo Governo di centro-destra, si preoccupò di raggiungere l'unanimità del Parlamento sul comma 25 dell'articolo 2 del disegno di legge in materia di sicurezza che riguardava la riscrittura del 41-bis, e riuscimmo ad ottenere l'unanimità.

Oggi questo non viene fatto dinanzi all'offerta di collaborazione e di richiesta di correzioni. Vede, Presidente, il decreto-legge che è stato licenziato e sul quale viene posta la fiducia aveva necessità di alcune integrazioni e correzioni, che avevamo formulato con appositi emendamenti. Vi era la volontà di votare a favore, perché avevamo la necessità di riaffermare l'esigenza di sicurezza contro i tentativi di contrastarla nel nostro Paese, ma c'è stato detto di no.

Inoltre oggi, Presidente, ho scoperto una cosa che non so nemmeno come definire: il relatore del disegno di legge di conversione ha presentato in Commissione cinque emendamenti e ha poi deciso di trasformarli in ordini del giorno, che, con parere favorevole del Governo, sono stati sottratti all'esame e alla discussione. Non so quale sia stata la ragione di tutto questo, dal momento che lo stesso relatore ha presentato in Aula gli stessi emendamenti che aveva trasformato in ordini del giorno; voi capite benissimo la differenza tra norma precettiva e ordine del giorno. Allora mi sono chiesto perché: non è che per caso - qui mi rivolgo al Presidente della Commissione bilancio - nella prima fase avevate dato parere contrario, dal momento che quei cinque emendamenti riguardano gli sgomberi delle case occupate?

Mi rivolgo al ministro Salvini, che apprezzo per la sua determinazione (ma anche nella determinazione occorre avere capacità di dialogo e di confronto con quelli con i quali si è presentato un programma elettorale e di governo, nel caso in cui avessimo vinto le elezioni): perché quegli sgomberi non sono stati effettuati prima? Ho pensato che forse la Commissione bilancio ha ritenuto che i fondi stanziati fossero pochi e che non vi fosse alcuna considerazione per i proprietari delle case occupate, dal momento che per gli indennizzi vengono stabiliti due milioni per tutta Italia. Vi rendete conto che è ridicolo? Una cosa è realizzare gli sgombri - e sono d'accordo - ma bisogna anche realizzare l'indennizzo, un serio indennizzo al titolare della casa occupata, perché se vogliamo ristabilire la legalità nel nostro Paese, bisogna partire dalle contravvenzioni e dalle operazioni minime. Allo stesso modo, anche per le case occupate, occorre restituire ai proprietari la possibilità di approntare le misure di ristrutturazione necessarie dopo l'occupazione.

Non credo sia possibile continuare con questo modo di legiferare o di comportarsi in quest'Aula. Dovremmo prendere l'abitudine, indipendentemente da maggioranza e opposizione, come facemmo nel 2008, di trovare quelle soluzioni che siano nell'interesse generale, a prescindere dalla propria posizione politica. Badate che la politica, l'identificazione del proprio Gruppo e l'identificazione del proprio partito avvengono sulle scelte e sulle opzioni generali, non sulle singole norme. Sulle singole norme si deve valutare l'efficacia e la possibilità di determinare un cambiamento nel modo di vita del Paese: non un cambiamento a parole, ma un cambiamento nella realtà dei fatti. Quindi, quando dobbiamo realizzare gli sgomberi, ciò significa non creare più le condizioni per l'occupazione. Allora avremmo bisogno di maggiori Forze di polizia. (Richiami del Presidente). Mi rendo conto che non posso più parlare, però quello che c'è, signor Ministro, è poco per le Forze di polizia.

Mi auguro che alle sue parole possano seguire fatti, che significa allargare i fondi da destinare alle Forze di polizia, garantire la possibilità di un intervento serio perché nelle città e nei paesi ci sia maggiore sicurezza. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà.

ROSSOMANDO (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, naturalmente la prima cosa che vogliamo sottolineare e che sicuramente voi, la maggioranza, vi aspettate da noi è la denuncia sul piano delle libertà. Vi aspettate giustamente - e non vi deludiamo, da questo punto di vista - che noi diciamo che non si può comprimere la libertà personale senza indicare parametri certi, per tempi irragionevoli, a lungo, come fate di nuovo, nei centri di identificazione, senza che ci sia un aggancio ai criteri di legge. Vi aspettate giustamente che noi diciamo - e lo diciamo con forza - che non si può trattare una questione umanitaria in modo burocratico o come un problema esclusivamente di ordine pubblico. Non si possono comprimere libertà, umanità, certezza del diritto, il principio di uguaglianza di tutti i cittadini del mondo di fronte alla legge. Non si può rinunciare all'integrazione. Non è il prezzo necessario per avere più sicurezza e più serenità nelle nostre case. Voi vi aspettate questo e noi lo ribadiamo.

Io non so quali salotti frequenta il Vice Ministro (sicuramente ce lo spiegherà), ma non è un problema di salotti, è un problema di quali strade si calpestano, quali percorsi di storia, quali Comuni si frequentano, quali storie di sindaci, indipendentemente dallo schieramento politico, che si sono impegnati in percorsi di integrazione, per le loro comunità al fine di trovare soluzioni. Certo vi aspettate questo. Noi però vogliamo dirvi un'altra cosa e vogliamo dirlo ai cittadini: non è il prezzo necessario per avere più sicurezza. Gli italiani, invece, stanno pagando un prezzo alla propaganda politica, con un provvedimento che non è all'insegna di più regole e più ordine e che darà loro più insicurezza. Avete dato molte giustificazioni oggi: pratiche inevase, più celerità, tutte cose per cui c'erano già stati provvedimenti volti al miglioramento, perché l'aumento delle commissioni non l'avete inventato voi, l'abbiamo fatto giustamente noi, ma se c'è continuità va benissimo. Si cancella la protezione umanitaria, che inseriva le persone in un percorso visibile, controllabile e d'integrazione, fermi restando i controlli che dovevano essere effettuati sull'ottenibilità.

Non è un provvedimento di più regole: si costringono le persone in percorsi di clandestinità, di irregolarità. Le si vuole rendere invisibili e così facendo le si consegna alla criminalità organizzata, con pesanti conseguenze; le si rende un po' invisibili prolungando la loro permanenza nei centri di identificazione, sapendo che - dati alla mano - non è il tempo in più che fa ottenere maggiori risultati sull'identificazione (è stato detto anche dal garante per i detenuti e per le persone in via di identificazione che i dati sono assolutamente identici, indipendentemente dal tempo di permanenza), ma se le si tengono chiuse e le si fa sparire per un po', si dà l'illusione agli italiani che si è risolto un problema.

Avete reso praticamente inutilizzabile lo SPRAR, un progetto condiviso dai Comuni, che dava la possibilità di affrontare il problema in modo molto più spalmato e gestibile. Si trattava di un'esperienza su cui si poteva investire e che l'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) ha richiamato per non far morire progetti già in corso.

Sapete benissimo che non potrete fare i rimpatri forzati perché ci vogliono accordi e cooperazione internazionale, che non è la cifra e il piano strategico di questo Governo.

Infine, oltre che il merito, credo vada denunciato il metodo politico. Ancora una volta, infatti, la maggioranza e il cosiddetto Governo del cambiamento ci hanno fatto assistere - non vorrei mai usare questi termini perché penso che facciano male, ma li avete usati voi in passato e continuate a farlo - a un teatrino della peggiore politica. Il Governo del cosiddetto cambiamento ha riproposto il sottoprodotto di ciò che in passato denunciava come momenti di mediazione e di accordi, che sono momenti alti della politica. La mediazione politica però per essere alta e utile deve avvenire nelle Aule parlamentari, con un dibattito parlamentare. Allora è una mediazione alta. Non appartengono a noi termini come «accordicchi», «inciuci» o quant'altro - anzi io li respingo - ma come definire queste ultime ore che ci avete fatto vivere in Parlamento? Non riesco a trovare altri riferimenti. Come definire un impasse tra ciò di cui si discute qua e ciò di cui si sta discutendo alla Camera in un modo un po' improvvisato e - permettetemi - dilettantesco? Qual è l'innovazione sul metodo della politica, ma soprattutto, per ciò che interessa noi, per la democrazia? Sono questi i nuovi modelli di democrazia? Siamo stati fermi in questi giorni e in queste ultime ore perché evidentemente c'è una trattativa in corso il cui prezzo o lo scambio politico non è ancora noto.

Da questo punto di vista, la contrarietà a questo provvedimento non può che essere a tutto campo, ma soprattutto ci preme denunciare davanti ai cittadini che c'è ben poco di cambiamento e che forse è vero, anche in questo caso, che quando la storia a volte si ripete non si ripete mai allo stesso livello, ma in farsa. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berardi. Ne ha facoltà.

BERARDI (FI-BP). Signor Presidente, sono giorni e ore un po' concitati: c'è chi scende dall'aereo, chi fa un tweet, chi va su Facebook. Si fa tutto, meno che stare in Aula a parlare di sicurezza, del decreto-legge e dei nostri emendamenti, su cui stiamo lavorando da più di una settimana con passione e senza ostruzionismo per portare qualcosa in più a un provvedimento che in larga parte approviamo, ma migliorabile.

Volevo rubarvi qualche minuto per raccontarvi un fatto increscioso accaduto a Grosseto la mattina del 1° novembre. Una signora, mentre stava cercando di recarsi al lavoro tranquillamente, come faceva tutti i giorni verso le ore 7 di mattina, viene rincorsa, sbattuta a terra violentemente, picchiata e addirittura aggredita da una bestia. Non si può definire, infatti, uomo. C'è qualcuno che l'ha definito tale, ma sicuramente chi compie questi atti è solo e soltanto una bestia. Per fortuna, con la sua prontezza di riflessi, è riuscita a divincolarsi e non si è raggiunto ciò che era nelle intenzioni della bestia. Grazie all'intervento delle Forze dell'ordine è stato anche arrestato. Spero che marcisca davvero in galera. Spero che il ministro Salvini lo rispedisca a casa propria perché questa è gente che deve scontare la pena a casa propria e su questo sono e siamo d'accordissimo (Applausi dal Gruppo FI-BP).

C'è però un problema. Il ministro Salvini ha dichiarato che a Grosseto arriveranno quattro poliziotti e quindici carabinieri. Bene: ben vengano. Arriveranno a febbraio ma, purtroppo, servirebbero prima e - magari - servirebbero 40 poliziotti e 150 carabinieri. Noi sappiamo, infatti, che le nostre Forze dell'ordine sono in carenza di organico. Sono intervenute prontamente ad arrestare questa bestia, ma dobbiamo fare qualcosa di più.

Dobbiamo stare sul territorio. Oggi non dobbiamo stare su Twitter o su Facebook. Oggi la sicurezza la si dà sul territorio, la si dà con la presenza delle nostre Forze dell'ordine, la si dà votando gli emendamenti che avevamo proposto con il mio collega di Gruppo, Maurizio Gasparri, anche in favore delle Forze dell'ordine, per avere sempre più risorse.

Questo, infatti, è ciò che serve. Bisogna davvero dare un segnale di presenza. Bisogna prevenire e bisogna fare in modo che davvero questa gente non pensi neanche minimamente a rendersi artefice di questi atti tremendi. Perché per me chi cerca di offendere la donna è solo e soltanto un animale; è una bestia, che va rispedita, se possibile, al proprio luogo di nascita o, se magari cittadino italiano, deve comunque scontare fino all'ultimo dei suoi giorni quello che ha fatto.

In questo momento sono qui fisicamente a parlare con voi del decreto-legge sicurezza, ma il mio cuore è a Grosseto. Perdonatemi se lo dico ancora una volta, ma se lo ripeto è perché alle ore 19 è iniziata una manifestazione per accendere la luce. Una manifestazione per solidarietà a quella signora, alla quale naturalmente va tutta la mia solidarietà e vicinanza e, spero, anche quella di tutta l'Assemblea e anche la vostra. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

L'ho sentita pochi minuti fa, tramite un amico comune, e posso assicurarvi che sta bene, anzi, sta meglio. Non è proprio esatto, infatti, dire che sta bene, perché le ferite sicuramente si rimargineranno, ma quello che rimarrà nella mente della signora è il tentativo di aggressione, avvenuto proprio il 1° novembre scorso, che ricorderà moralmente per tutta la vita. Comunque, come dicevo, in questo momento io mi sento con il cuore a Grosseto, insieme a loro, ad accendere la luce.

Spero, però, che la luce l'accenderemo in ogni parte d'Italia, grazie a un decreto-legge sicurezza che noi andremo sicuramente a votare ma che volevamo avere la possibilità di migliorare: senza ostruzionismo, ma solo e soltanto per il bene dei nostri cittadini. La sicurezza viene prima di tutto. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giacobbe. Ne ha facoltà.

GIACOBBE (PD). Signor Presidente, cari colleghi, oggi è una giornata triste per me, forse la più triste della mia presenza in Parlamento. Io, che vivo all'estero e faccio parte della grande famiglia degli italiani nel mondo, mi trovo a dover decidere su come votare su un decreto-legge che incoraggia la discriminazione anziché la convivenza civile, che chiude le porte a chi fugge dalla fame, dalla guerra, dalla persecuzione, che incoraggia le divisioni sociali anziché promuovere l'integrazione. Maggiormente, esso individua nella paura della differenza e nella paura della diversità i problemi della sicurezza del nostro Paese.

È come se i criminali siano solo gli immigrati, diversi da noi per il colore della pelle o perché non parlano bene la nostra lingua, e non invece la criminalità organizzata, non le mafie, le mafie dei traffici illeciti, delle politiche, del potere. Mi chiedo, pensando a tutto ciò, come avrebbero reagito i milioni di italiani che emigrarono e che continuano ad emigrare in tutto il mondo alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore se, nei Paesi in cui ci siamo recati, avessimo trovato una legge simile a quella che stiamo discutendo oggi in Senato.

Mi stupisce anche come colleghi che spesso, a parole, inneggiano alla giustizia sociale e alla difesa delle classi più deboli siano oggi promotori e complici di un provvedimento del genere. Io, signor Presidente, non posso che votare no a questo decreto-legge. Non è con la violenza della legge che si costruisce una società migliore. Occorre superare la paura della diversità e realizzare processi di integrazione. È un processo sociale lungo, che la legge dovrebbe favorire e che la classe dirigente dovrebbe incoraggiare, invitando la comunità alla tolleranza. È lo stesso processo che noi emigrati abbiamo avuto la possibilità di vivere in prima persona e che ci ha permesso di integrarci e far parte di società multiculturali nei Paesi dove viviamo. (Applausi dal Gruppo PD).

Fatta questa premessa, Presidente, mi permetta di far riferimento all'articolo 14 del decreto-legge, che riguarda le disposizioni sull'acquisizione e la revoca della cittadinanza. Non voglio entrare nel merito di queste disposizioni che hanno l'effetto negativo di limitare il diritto di cittadinanza. Mi riferisco invece a due emendamenti che abbiamo presentato, che riguardano un tema molto sensibile per le nostre comunità all'estero e che, a causa del ricorso alla fiducia, non possiamo né discutere né votare. Un emendamento mirava alla riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana per gli italiani residenti all'estero che l'hanno persa prima del 1992. Il secondo emendamento rispondeva all'esigenza di piena parità, agli effetti normativi sulla cittadinanza fra uomo e donna e, in particolare, di quelle donne che, emigrate all'estero nel secolo scorso, sono state private della cittadinanza per se stesse e per i propri figli per effetto di una norma della legge sulla cittadinanza italiana che risale al 1912; sì, proprio 1912, non 2012.

Purtroppo la maggioranza è rimasta sorda; si mirava a risolvere una situazione ingiusta nei confronti di quanti nati in Italia hanno perso la cittadinanza e non sono riusciti a riottenerla con la legge del 1992. Si tratta di una platea residuale di persone e di età avanzata che hanno subito un'ingiustizia anche morale; persone che hanno il desiderio, come mi dicono personalmente quando li incontro, di finire la propria vita con il riconoscimento della loro cittadinanza di nascita: la cittadinanza italiana.

Mi stupisce, signor Presidente, che il vice presidente del Consiglio Salvini dica con forza «prima gli italiani». Forse, nella sua definizione di italiani, non rientrano i nostri connazionali nati in Italia, ma che oggi vivono all'estero. (Applausi dal Gruppo PD).

Purtroppo abbiamo perso l'occasione e con il passare del tempo diventa sempre più esiguo il numero di persone che potrebbero avvalersi di queste norme, semmai verranno approvate. Io non dispero.

Negli anni Sessanta uno dei più grandi difensori dei diritti civili della storia umana affermò: «I have a dream». Si trattava di Martin Luther King che disse: «Io ho un sogno, che i miei quattro bambini vivranno un giorno in una Nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle», ma per quello che sono, cioè esseri umani. Mi permetta, signor Presidente, anch'io ho un sogno; ho il sogno che i nostri connazionali nel mondo potranno riacquistare la cittadinanza italiana, ma ho soprattutto il sogno che la società italiana, contrariamente a quanto ci propone il Governo oggi, rifletterà nel futuro in pieno le bellissime qualità del popolo italiano, fra cui la tolleranza, l'umanità, l'altruismo, la generosità e la convivenza civile, che tutti noi italiani siamo orgogliosi di avere. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.

GARNERO SANTANCHE' (FdI). Signor Presidente, mi spiace anzitutto dover osservare che non ci è piaciuto l'atteggiamento del Governo nei giorni trascorsi e nella giornata di ieri. Possiamo infatti capire tutto, ma chiediamo educazione istituzionale e rispetto per l'Assemblea e per le istituzioni.

Il Gruppo Fratelli d'Italia da sempre ha detto che sul decreto-legge sicurezza i suoi voti c'erano e ci sarebbero stati perché crediamo che comunque sia stato fatto un grande passo avanti. Ci rendiamo conto che da Alfano a Salvini il mondo è cambiato e di questo ne prendiamo atto con soddisfazione e non possiamo negare che molte sono cose giuste che abbiamo condiviso.Ci dispiace però che l'apposizione della questione di fiducia non ci abbia permesso di discutere i nostri emendamenti che andavano nella direzione di ciò che tutti noi del centrodestra abbiamo detto in campagna elettorale. Tutti siamo consapevoli del fatto che la sicurezza e l'immigrazione sono temi su cui gli italiani hanno dimostrato giustamente di avere grandissima sensibilità; per questo non ci è piaciuto il fatto che non ci sia stato consentito di dare il nostro apporto a quello che per noi è il decreto Salvini più che il decreto-legge immigrazione e sicurezza.

Signor Ministro, io sono molto soddisfatta del fatto che lei sia in Aula, perché credo che questa sia un'attenzione da parte sua che non tutti i Ministri hanno e di questo la ringraziamo. Mi sarebbe tuttavia piaciuto che nel provvedimento in esame si fosse potuto introdurre il reato di fondamentalismo islamico, perché credo che sia molto legato all'insicurezza degli italiani. Credevo che fosse un sentire comune di molta parte di questo Governo la volontà di mettere fine ai predicatori di odio, ai finanziatori delle moschee fai da te o dei tanti centri di culto islamico che non sono regolari, di cui non conosciamo i bilanci, che non sappiamo da chi sono finanziati. Credevo che questo fosse un tema assolutamente condiviso da lei e da parte di questo Governo. Peccato, avete perso un'occasione, ma l'hanno persa gli italiani, perché non c'è nulla sui predicatori di odio e sull'introduzione del reato di fondamentalismo islamico.

Ci dispiace anche osservare che non c'è niente sul contrasto alle mafie internazionali, con particolare attenzione a quella nigeriana, perché conosciamo molto bene (e non lo diciamo noi predicatori di odio) il racket dello sfruttamento della prostituzione, che gli spacciatori di morte davanti alle scuole dei nostri figli molto spesso sono proprio loro e invece tutto questo si è perso nella stesura del decreto Salvini.

Io sono molto affezionata al termine ruspa. Le devo confessare che mi è sempre piaciuto, perché rendeva bene e dava la rappresentazione plastica della fine che avrebbero dovuto fare tutti i campi rom. Invece nel provvedimento non è stato accolto un nostro emendamento che prevedeva lo sgombero dei campi rom entro il 2019; neanche questo è stato sancito nel decreto immigrazione e sicurezza. Positiva è la stretta sulla protezione umanitaria, ma secondo noi le maglie sono ancora troppo ampie e troppi sono i casi speciali.

In ultimo, signor Ministro, manca un tema caro agli italiani e a tutti noi: quello delle espulsioni. Io credo che Desirée non possa essere dimenticata a così pochi giorni dalla sua morte e non devo ricordare a quest'Assemblea che chi l'ha uccisa erano persone che non dovevano stare nel nostro Paese. Erano persone che dovevano essere cacciate, che io continuo a chiamare clandestini e che non avrebbero dovuto trovarsi sul territorio nazionale e forse oggi avremmo una vita in più. Io sono anche cattolica e ho sempre pensato che chi salva una vita salva il mondo e invece anche sul tema delle espulsioni non c'è niente nel decreto Salvini.

Concludo il mio intervento dicendo che comunque il Gruppo Fratelli d'Italia sui temi della sicurezza ci sarà sempre. Noi non pensiamo che tanto peggio tanto meglio. Tutte le volte che il Governo o lei stesso, signor Ministro, ha fatto delle cose giuste, lo abbiamo non soltanto sottolineato, come ho già detto all'inizio del mio intervento sottolineando che da Alfano a Salvini c'è un mondo di differenza, però volevamo più coraggio, volevamo che tante di quelle parole usate in campagna elettorale, nei talk show, sulle piazze e tra la gente, anche per lei si potessero tradurre in azione (Applausi dal Gruppo FdI).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti della Scuola media «Paolo VI» e dell'Istituto «Ludovico Pavoni» di Tradate, in provincia di Varese, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 840
e della questione di fiducia (ore 19,55)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Astorre. Ne ha facoltà.

ASTORRE (PD). Signor Presidente, vorrei chiamare il decreto-legge in esame decreto clandestinità. Lei, signor Presidente, potrebbe chiedersi perché. Ebbene, penso che la sicurezza vada perseguita con l'integrazione e l'accoglienza: soprattutto con l'integrazione, perché se non c'è l'integrazione delle nostre culture e delle persone che hanno più debolezze e più bisogno, si genera solo clandestinità, che spesso, se non quasi sempre, può alimentare le fila della malvivenza e della delinquenza.

Penso che sia chiaro a tutti, colleghi, perché questo non è un decreto sicurezza, ma un decreto clandestinità. Pensiamo alla sostanziale abrogazione dei permessi per motivi di carattere umanitario e al sostanziale smantellamento dei sistemi di protezione dei richiedenti asilo e dei minori accompagnati. A tal proposito mi faccio vanto del fatto che abbiamo approvato la legge di protezione dei minori non accompagnati nella scorsa legislatura, così come tante altre leggi che riguardavano i diritti: questa è stata infatti anche una legge importante. Signor Presidente, a questo punto mi sarei aspettato tanti accordi per i rimpatri, perché, con tutti i permessi che neghiamo e con tutti i sistemi di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), che smantelliamo, pensavo ci fossero degli accordi con le nazioni di provenienza per poter rimpatriare gli immigrati richiedenti. Non trovo però un rimpatrio e non un accordo supplementare per i rimpatri. Anzi, il rischio è che, a forza di prendere "a sventole" tutti, anche quei Paesi con i quali abbiamo sottoscritto accordi di rimpatrio alla fine non li faranno. Il tema principale della campagna elettorale non è stato forse quello di rimpatriare tutti gli immigrati clandestini in pochi mesi?

Signor Presidente, il pericolo sostanziale del decreto-legge in esame, lo ripeto, è che si aumenti la clandestinità, perché quando una persona che si trova in Italia si vede negato il permesso umanitario, vede smantellato ogni sistema di accoglienza e vede smantellata ogni mano tesa e non viene rimpatriato, non va forse a ingrossare le fila della clandestinità, all'interno del quale spesso - molto spesso - possono annidarsi lo spaccio, la delinquenza e la prostituzione? Mi sarei aspettato più Stato e più soldi per le Forze dell'ordine, ma non è previsto un euro né per il rafforzamento dello Stato, né per il rafforzamento delle Forze dell'ordine. Dobbiamo rifiutare l'idea che l'accoglienza e l'integrazione dell'immigrazione siano contro la sicurezza dello Stato. Non è vero: più c'è accoglienza e più c'è integrazione nei nostri servizi sociali e territoriali e meno ci sono clandestinità e delinquenza. Signor Presidente, concludo quindi dicendo: caro Salvini, con il decreto-legge in esame aumentiamo soltanto i clandestini. (Applausi).

Saluto ad una delegazione di operatori sanitari volontari

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea una delegazione di volontari della «Pia Opera Croce Verde Padova», che sta assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 840
e della questione di fiducia (ore 20)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà.

GRASSI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo a un passaggio politico e parlamentare a cui il Governo dà un significato particolare. Questa fase rimarca il nostro obiettivo di perseguire l'interesse generale, la qualità della convivenza civile, la diffusione del benessere e della cultura e la sostenibilità come faro del nostro sviluppo.

L'obiettivo principale del decreto-legge che stiamo esaminando è quello di ripristinare il principio di uguaglianza. Come è noto il principio di uguaglianza, secondo un insegnamento risalente e autorevole, consiste nel trattare in modo diseguale situazioni diseguali, individuando, nel caso specifico, il punto di bilanciamento tra solidarietà ed effettività dell'intervento dello Stato. La lotta alle disuguaglianze è parte dell'anima del Movimento, è un pilastro dell'impegno politico e sociale del Movimento e di questo Governo.

Fra poco saremo chiamati a discutere una legge di bilancio che contiene innanzitutto i fondi per attuare il reddito di cittadinanza: è una battaglia storica del Movimento, è vero, ma è anche una battaglia di civiltà. Reddito di cittadinanza - è bene sottolinearlo - significa sostenere, per una fase transitoria, coloro che si trovano ai margini del mercato del lavoro e ai margini della dignità, perché non hanno un reddito o non ce l'hanno in modo sufficiente per condurre una vita dignitosa. Ai detrattori ricordo che tra i suoi sostenitori vi è persino Milton Friedman (che certo non può essere rimproverato di avere posizioni estreme), il quale ritiene che esso sia necessario, in un'economia matura, per far fronte alle inevitabili crisi cicliche. A onor del vero, Friedman lo definiva quale imposta negativa; ma non vi annoio con ulteriori precisazioni.

Eguale direzione abbiamo poi intrapreso nel decreto dignità, approvato a luglio, che ha inteso dare una prima risposta ai problemi del precariato, un malcostume che ha privato un'intera generazione del proprio futuro. Parliamo dunque a quei lavoratori che chiedevano una maggiore tutela e che hanno il diritto di non essere lavoratori a termine per anni e anni. Ricordo che, per la realizzazione di questo obiettivo, è anche indispensabile un sostegno alle imprese e all'attività industriale di questo Paese, che è un elemento correlato alla tutela del lavoratore, perché il lavoratore non si può tutelare se il lavoro non c'è; e il lavoro è dato dalle imprese. Quindi, attenzione, è un altro profilo che pure ricade sotto la nostra attenzione, come Governo innanzitutto.

Non dimentichiamo anche che in quello stesso provvedimento abbiamo affrontato il problema del gioco d'azzardo, perché il gioco d'azzardo è una droga che si diffonde proprio nei momenti di crisi, quando i cittadini e le persone vengono private della speranza. (Commenti della senatrice Malpezzi).

PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi, stia tranquilla.

GRASSI (M5S). Crediamo dunque nel lavoro e nel ruolo indispensabile del lavoratore e delle imprese, per realizzare un'economia sana.

Lotta alle disuguaglianze significa anche gesti di autoriforma del Parlamento, perché l'uguaglianza è un principio che vale per tutti o per nessuno. Ecco quindi il nostro intervento in ordine ai vitalizi e ai privilegi, se li vogliamo chiamare così. Ma chiamiamoli con il loro nome: servizi assistenziali, peculiari, frutto di uno ius singulare. Ebbene, abbiamo chiuso il brutto capitolo dei vitalizi alla Camera e al Senato.

MALPEZZI (PD). Però questo è il decreto sicurezza!

GRASSI (M5S). Cari colleghi, uno Stato di diritto non è tale se le sanzioni non sono effettive. Così ci apprestiamo a intervenire anche in materia penale per affrontare, per la prima volta in Italia, il tema della corruzione, un tema che affievolisce e vulnera l'azione di questa società e l'azione della nostra economia. (Commenti della senatrice Bellanova). Vogliamo un cambiamento dell'istituto della prescrizione, perché il principio di legalità non è tale se lo Stato non riesce a perseguire i reati commessi sul suo territorio; una riforma che sia coerente con i principi costituzionali, ma che contribuisca a una piena realizzazione della funzione sanzionatoria dello Stato, che - ricordiamo - viene menzionata e sottolineata anche da numerose sentenze della Corte europea di giustizia.

Il processo non è solo prescrizione, non dimentichiamolo. I cittadini ci chiedono una giustizia più efficiente, più celere. Quindi, è anche nostra preoccupazione fornire i mezzi a coloro che amministrano la giustizia. Non dobbiamo dimenticare tutti gli attori del processo - tutti, nessuno escluso - perché senza di loro il processo non si può sostenere. È bene, quindi, mettere tutte le parti coinvolte nelle migliori condizioni possibili per lavorare e assicurare quello che, in ogni caso, è un obiettivo comune; che uno sia un avvocato o sia un giudice, tutti lavorano per lo stesso obiettivo: assicurare giustizia al cittadino.

Il nostro impegno sarà inflessibile contro la mafia e la criminalità organizzata; ben sappiamo quanto questo tema sia rilevante per il nostro sviluppo. Sappiamo bene quante risorse siano drenate da questa grave esperienza sociale - non voglio dire piaga, perché è un termine abusato e ha perso significato - da cui con difficoltà riusciamo a liberarci, ma ci libereremo. Ricordiamoci infatti che la criminalità organizzata - lo ha detto qualcuno ben più noto di me - è un fatto umano e, come tutti i fatti umani, ha un termine.

Siamo nel pieno di un impegno a tutto campo per cambiare questo Paese; siamo a cinque mesi dall'insediamento del Governo. Ebbene, abbiamo già realizzato importanti obiettivi di cui siamo orgogliosi.

STEFANO (PD). Ma dove abiti?

GRASSI (M5S). Sarebbe, però, miope credere che un'efficiente azione di Governo si risolva solo dentro i confini nazionali. Il rapporto con l'Europa è un punto imprescindibile di ogni ragionamento, qualunque sia l'opinione che si voglia avere, quale filtro di analisi del rapporto tra gli Stati, tra loro e nei confronti dell'Unione europea. Questo Governo sa bene e avverte con forza che governa un Paese che è parte di un continente, quello europeo, gravido di creatività, di desiderio di progresso e di benessere. Guai a chi oggi pensa di poter essere una monade. Non di meno, il riconoscimento del nostro ruolo quale Stato membro e fondatore dell'Unione europea non ci impedisce, anzi ci impone di formulare critiche e osservazioni, laddove dovessimo ritenere che altri stiano nel torto.

Consentitemi di sottolineare che la contrapposizione presuppone che si riconosca nell'altro non un nemico, ma un avversario, e l'avversario si contrasta con argomenti, con discussioni, con fatti e con proposte. Ed è esattamente quello che noi intendiamo fare. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti della senatrice Malpezzi).

PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi, stia tranquilla.

GRASSI (M5S). Voglio ricordare che questa Unione europea - ho ben sottolineato che vede da parte nostra il riconoscimento dell'importanza che svolge sul piano storico e sociale - ha imposto alla Grecia un regime economico così severo da risultare indifferente alla tutela dei più deboli. Mi rifiuto di credere che un organismo sovranazionale possa diventare un giorno Stato laddove possa davvero pensare che il pareggio di bilancio sia più importante delle persone. Vi ricordo che la tutela della persona è un principio di rango costituzionale, è il nostro faro e lo è stato fin dall'inizio della fondazione di questa Repubblica.

MALPEZZI (PD). Che articolo è di questo provvedimento?

GRASSI (M5S). La nostra dialettica con l'Europa - perché di dialettica si tratta - è anche un impegno per il progresso e la civiltà affinché sia chiaro - permettetemi questa giocosa citazione - che gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mallegni. Ne ha facoltà.

MALLEGNI (FI-BP). Signor Presidente, mentre controllavo gli appunti per cercare di dire qualcosa di abbastanza intelligente, ho letto la dichiarazione della senatrice Nugnes, che comunica a tutti noi, attraverso un'agenzia di stampa, che domani, unitamente ad altri tre senatori, non voterà la fiducia. Questa credo sia una notizia; se non l'avete ancora letta, ve la racconto io.

Mi piacerebbe molto entrare nel merito dell'intero provvedimento; lo abbiamo già fatto in Commissione. Siamo un po' preoccupati, seppur contenti, di un provvedimento come questo all'attenzione dell'Assemblea per quanto riguarda alcune fattispecie, alcuni emendamenti che sono stati approvati dalla Commissione.

Cercherò di essere più politico che tecnico, essendo stato io amministratore di lungo corso del territorio della mia città e avendo avuto a che fare con tutta una serie di problemi e di questioni irrisolte: con gli accattoni nei parcheggi, con i parcheggiatori abusivi, con le persone impunite che circolano sul territorio, con soggetti che vengono arrestati il pomeriggio e rimessi in libertà la sera; con persone alle quali abbiamo dato ospitalità, abbiamo dato spazi, abbiamo dato più di quello che siamo stati in grado di dare ai nostri concittadini, italiani o stranieri, ma residenti sul nostro territorio. Quelle stesse persone delinquono, ma mantengono ancora gli stessi diritti e le stesse caratteristiche che noi gli abbiamo dato come una sorta di abbraccio per riceverli sul nostro territorio. Voglio dire che, se c'è qualche problema di incostituzionalità circa la cittadinanza, io sono abbastanza disinteressato e, quindi, ha fatto bene il Governo ad andare in quella direzione: bisogna togliergliela, bisogna rimandarli a casa. A tal proposito, manca nel decreto-legge un po' di forza, tanto che a un certo punto ho pensato che i colleghi della Lega si fossero un po' rammolliti da questo punto di vista: vi ho visti un po' appannati, colleghi. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Dico la verità, vi conosco - in particolare il sottosegretario Molteni - come persone più combattive e combattenti su questo fronte. Abbiamo fatto manifestazioni insieme, le facciamo ancora e governiamo molte città, tra cui la mia. Ma francamente prendere lezioni - ve lo dico - dai colleghi del Partito Democratico non me lo sarei mai aspettato. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Commenti dal Gruppo PD).

Colleghi del PD, oggi avete difeso provvedimenti che hanno distrutto e disintegrato il territorio italiano negli ultimi anni. Avete parlato dello SPRAR come la manna dal cielo, quando è stata la rovina e il cappio al collo di quei sindaci che lo hanno accettato pensando di andare nella direzione di risolvere i problemi dello Stato italiano e hanno condannato loro stessi e le loro comunità.

Lo SPRAR non va alleggerito, come è stato fatto nel decreto-legge in esame; va cancellato. (Applausi dal Gruppo FI-BP). È per questo che dico al sottosegretario Molteni che avremmo dovuto fare di più. Lo SPRAR va cancellato: è una disgrazia istituzionale, una disgrazia legislativa. Va tolto di mezzo definitivamente, perché decine e decine di famiglie oggi aspettano la casa, aspettano il lavoro, aspettano un aiuto anche da parte degli enti locali, e noi siamo incapaci e impossibilitati a dare risposte. E voi ci venite a parlare di solidarietà? La solidarietà dobbiamo farla a chi abbiamo in casa. (Applausi del senatore Berardi). Queste sono le cose a cui dobbiamo pensare.

Siamo amareggiati, dispiaciuti, costernati di non poter votare il decreto-legge sicurezza. Siamo costernati perché, se il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia su questo provvedimento, a persone come noi, che condividono con la Lega il governo di Regioni e città, vivendo insieme tutti i problemi che poco fa ho ricordato, appare una misura ingiusta, non corretta.

Sono molto dispiaciuto, dispiaciutissimo, perché provvedimenti del genere non debbono essere sottoposti a questione di fiducia. Questi provvedimenti devono essere lasciati liberi di essere emendati e migliorati da parte dell'Assemblea che ha il diritto e il dovere di votarli.

Concludo, Presidente, dicendo che noi crediamo che il provvedimento in oggetto sia migliorativo della situazione a cui fino ad oggi abbiamo assistito. Crediamo che sia un provvedimento necessario. Crediamo che sia un provvedimento importante, ma speriamo vivamente che aver posto la questione di fiducia non sia un elemento di scambio per una tragedia che poco fa ho sentito ricordare dal collega Grassi che si chiama prescrizione, perché su questa non dovete - vi prego - fare passi indietro. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ve lo dice uno che ha rinunciato alla prescrizione per le proprie questioni giudiziarie. Ritengo civile, in uno Stato democratico, che siffatti provvedimenti non possano venire da un Governo di cui fa parte un alleato serio come lo è per me sul territorio la Lega. Quindi, mi raccomando perché vigileremo e su questo - lo dico sinceramente - non potremo e non vorremo fare sconti. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nencini. Ne ha facoltà.

NENCINI (Misto-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono provvedimenti la cui filosofia ispiratrice è decisamente superiore, per importanza, al merito e alle misure. Non vi è dubbio che alcune norme correttive rispetto a dispositivi del passato possano essere considerate giuste anche da chi le parla. Penso alle modifiche al codice della strada che hanno un influsso anche sul tema della sicurezza; penso a interventi che incentivano il lavoro delle Forze dell'ordine e che sono correttamente disposti.

La filosofia che ispira il provvedimento, però, segna un punto di passaggio deciso da una società aperta a una società fondata sul nazionalismo etnico. Non è questo il provvedimento che segna il passaggio. Questo è il provvedimento che avvia il passaggio dalla società nella quale abbiamo vissuto, figlia di intenti e di valori repubblicani, a qualcosa che appare di natura decisamente diversa.

Nel merito ricordo volentieri alla senatrice Santanchè che nel mezzo, tra Alfano e Salvini, c'è la risoluzione della questione sbarchi affidata al ministro dell'interno Minniti. Non è un salto che si può fare con facilità o semplicemente, ed è la ragione per la quale, nel merito, io definisco questo provvedimento come ambiguo. E lo definisco tale, Presidente, perché, se fosse stato assunto nel momento in cui ci fossimo trovati nel mezzo del caos e delle difficoltà provocati da un numero esagerato di sbarchi, esso avrebbe avuto una sua ragione d'essere. Ma non ha ragion d'essere in questi termini quando il tema sbarchi può essere considerato tamponato - e leggo i numeri, questa valutazione non riguarda un'opinione soggettiva - dal mese di giugno del 2018.

Nel merito, in questo caso, eliminare la protezione umanitaria significa provocare un rischio concretissimo, e cioè il rischio di avere potenzialmente almeno 60.000 migranti che provengono perlopiù da Paesi con i quali non abbiamo contratto alcun accordo di rimpatrio. Ne cito quattro: il Gambia, il Pakistan, il Mali e il Senegal.

Su questo fronte - e spendo i miei minuti nel merito, riservandomene uno sulle conseguenze politiche di questo provvedimento - l'ambiguità si lega alla differenza tra ciò che si sostiene pubblicamente e ciò che è scritto concretamente nel provvedimento.

Vi è un premio per i centri di accoglienza gestiti da privati; è indubbio che sono stati quelli che nel tempo hanno provocato una maggiore insicurezza sul territorio.

Non c'è alcuna previsione di coinvolgere i migranti regolari in lavori socialmente utili per la comunità che li ospita; era una misura che era stata prevista, programmata, della quale non c'è alcuna lettura.

Io non la penso come il senatore Mallegni. Ho seguito anch'io, qualche tempo fa, la questione migranti, per una parte. Non c'è dubbio che gli SPRAR, cioè l'ospitalità in piccole comunità, abbiano generato un numero minore di problemi rispetto, invece, alla presenza di grandi numeri di migranti all'interno di piccole comunità locali.

Non c'è alcuna certezza della pena. Come si discute in un ramo del Parlamento di modificare i termini e i tempi della prescrizione, mi sarei aspettato che, al di là della visione generica riguardante la certezza della pena, si potesse leggere nel provvedimento anche una concreta misura che lo rendesse operativo.

Mancano - è già stato ricordato - misure contro le mafie di colore, che ormai gestiscono e governano alcuni mercati, in testa il mercato della droga.

E Dio non voglia, signor Presidente, che rimanga - ma rimarrà - quella misura che riguarda i mendicanti. È stata una questione controversa per secoli. La Chiesa decise - e lo dico da laico - che non spetta a noi esaminare la vita degli altri ed è diventato un principio fondamentale in tutte le Costituzioni liberaldemocratiche. Non basta - mi rivolgo al ministro dell'interno assente Salvini - ostentare il dono ricevuto della madonnina di Medjugorje. Conviene ostentare di meno le madonnine, di Medjugorje o da qualsiasi località santa provengano, e magari attenersi a un dettato costituzionale.

L'ultima questione riguarda le conseguenze politiche, delle quali non si è assolutamente parlato, almeno finora. La politica, signor Presidente, è compromesso. Ci sono compromessi alti, compromessi mediocri, compromessi bassi. Noi siamo di fronte a un provvedimento che non presenta alcuna forma di compromesso. Siamo di fronte al cedimento del MoVimento 5 Stelle rispetto all'agenda dettata da una componente a oggi minoritaria, ancorché nei sondaggi maggioritaria, che compone il Governo guidato dal presidente del Consiglio Conte. Non c'è dubbio che vi saranno degli effetti; saranno effetti politici e non si registreranno soltanto nei sondaggi. Chi scrive l'agenda politica vince sempre. Il problema è della componente che sta accanto a chi scrive l'agenda politica, tanto più quando si è di fronte a una rottura dell'anima. Questa misura rappresenta, per il mondo 5 Stelle, un'eversione rispetto ai valori che, perlomeno in questo campo, per lunghi anni hanno sostenuto. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice De Petris).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà.

MODENA (FI-BP). Signor Presidente, colleghi, abbiamo già detto, in sede di discussione generale, quando ancora non era stato presentato l'emendamento del Governo e posta la fiducia, che il decreto-legge sicurezza, per me, per il Gruppo Forza Italia, era e rimane uno dei provvedimenti più importanti.

Ha detto giustamente il collega Mallegni che mi ha preceduto che sono provvedimenti talmente rilevanti per i cittadini che li stavano aspettando che avrebbero avuto necessità della collaborazione dei Gruppi parlamentari e del Parlamento, come ha ricordato anche il senatore Caliendo. Per noi questo vale due volte, perché abbiamo fatto la campagna elettorale nei collegi, ma anche con le liste singole e proporzionali, sulla sicurezza e sull'immigrazione.

Non è stato un caso se abbiamo preparato una serie di emendamenti e soprattutto cercato di capire dove stessero le risorse a tutela di un provvedimento tanto atteso dai cittadini che doveva essere necessariamente approvato. Siamo venuti qui lunedì e abbiamo lavorato in tal senso. Ora ci troviamo con un emendamento o maxiemendamento del Governo - non so esattamente come lo si voglia chiamare - che ovviamente non raccoglie le nostre indicazioni, ma contiene solo un emendamento proposto - mi pare - dal senatore Gasparri.

Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 20,26)

(Segue MODENA). Ci troviamo di fronte ad alcuni contenuti che condividiamo: penso alla videosorveglianza, che è importantissima; penso alle questioni su cui i Comuni sono in completo disaccordo con quanto afferma il Partito Democratico, perché non reggono la presenza che è stata imposta negli anni passati alle comunità locali di numeri eccessivi di extracomunitari in nome della accoglienza. Quindi, condividiamo il provvedimento da questo come da altri punti di vista. Non siamo però nelle condizioni di dare l'apporto che avremmo voluto dare - lo dico francamente - anche con entusiasmo. Nella campagna elettorale abbiamo pensato seriamente che la questione dell'immigrazione e della sicurezza non potesse essere ridotta solo alla percezione «è giusta o è sbagliata». È l'urlo di un popolo, del popolo italiano, che non riesce a reggere più, dal punto di vista dello Stato sociale e dei servizi che diamo, un'accoglienza, così com'era stata immaginata dal Partito Democratico, che invece ha provocato - diciamoci la verità - conflitti sociali, reati e il degrado a cui oggi assistiamo e a cui si cerca in parte di mettere una pezza.

In una situazione del genere si decide di mettere la fiducia. Mi sono chiesta: perché mettono la fiducia? Il Governo sapeva perfettamente di avere i voti necessari: lo avevano dichiarato Fratelli d'Italia e il Gruppo Forza Italia. Francamente rimane un punto interrogativo incomprensibile, perché è il classico provvedimento che non avrebbe avuto alcun problema a passare, com'è stato per la legittima difesa, senza necessità del voto di fiducia.

Detto questo, non mi ripeto su alcune cose che mi stavano a cuore e che ho già detto in precedenza. Vorrei ricordare alle donne che siedono in questo Parlamento che c'è una previsione - mi rivolgo soprattutto alle donne della maggioranza - che è quella dei braccialetti elettronici. Siamo contenti che ne sia stata estesa la possibilità ai casi di maltrattamento in famiglia e in caso di stalking, ma guardate che non ci sono i soldi, non sono previste le risorse, per cui voi vi potete trovare di fronte a casi, quali avvengono tutti i giorni, di maltrattatori messi ai domiciliari che poi rimangono lì senza il braccialetto.

Un'ultima considerazione, visto che si è parlato di prescrizione: fate attenzione, perché le 10.000 assunzioni, di cui tanto si parla e che dovrebbero coprire magistrati, Forze dell'ordine e mi pare anche qualche posto nella pubblica amministrazione, non possono ad oggi soddisfare le esigenze che invece si dovrebbero soddisfare.

Questo doveva essere un momento - a nostro avviso - di grande festa e gioia per chi è stato eletto e ha fatto le battaglie nel centrodestra. Ci dispiace e non capiamo perché - lo ripeto - sia stata posta la fiducia, visto che i voti per approvarlo tutti insieme, come abbiamo fatto anche per il provvedimento sulla legittima difesa, c'erano ed erano stati dichiarati. (Applausi dal Gruppo FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Patriarca. Ne ha facoltà.

PATRIARCA (PD). Signor Presidente, oggi ho ascoltato con interesse l'intervento del sottosegretario Molteni, arrotondato, conciliante, direi anche concorde con alcuni passaggi dell'opposizione, tanto che mi sembrava di aver sbagliato decreto-legge, seduta e posizione. Poi ho riletto un appello che alcune associazioni hanno rivolto a noi tutti, e che mi permetto qui di rileggere, che mi hanno fatto riprendere dallo smarrimento generato da quelle dichiarazioni così accoglienti, solidali e puntuali su quanto si sta discutendo. Mi permetto di leggerlo, anche se penso l'abbiate letto tutti, perché credo ci possa aiutare a capire di cosa stiamo parlando, a rinquadrare il tema che sta dietro il decreto clandestinità.

Lo leggo: «Il decreto-legge 4 ottobre, di cui è in corso la conversione in legge, introduce nella sua prima parte radicali cambiamenti nella disciplina dell'asilo, dell'immigrazione e della cittadinanza, alcuni dei quali sono stati aggiunti mediante emendamenti che induriscono ulteriormente una iniziativa legislativa già molto aspra.

In via preliminare, osserviamo come il passaggio dalla figura del permesso di soggiorno per motivi umanitari ad un ristretto numero di permessi di soggiorno per "casi speciali" necessiterebbe di alcune misure aggiuntive rispetto alle previsioni del decreto-legge, che siano idonee a rendere tale passaggio meno traumatico.

Alla data odierna, infatti, circa 140.000 persone titolari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari rischiano di cadere o di ricadere in una condizione di irregolarità del soggiorno che li esporrà al rischio di povertà estrema, di marginalità e di devianza.

Riguardo alla nuova disciplina dei permessi di soggiorno per casi speciali, esprimiamo preoccupazione per il fatto che tali permessi di soggiorno sono configurati come autorizzazioni estremamente precarie, quasi sempre non rinnovabili e non convertibili, ad esempio, in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Questo significa che successivamente al primo anno di applicazione della nuova disciplina, molti tra coloro che oggi stanno per prendere un permesso di soggiorno lo perderanno, diventando irregolari.

Si va dunque generando, in nome della sicurezza, un inasprimento della disciplina del soggiorno che aumenterà la propensione all'illegalità e renderà più fragile la coesione sociale anche per le famiglie italiane, mentre per le imprese diverrà più difficile reperire legalmente mano d'opera giovane e motivata, ad esclusivo vantaggio dei pochi imprenditori disonesti e della criminalità organizzata.

Siamo invece convinti che non possa esservi davvero sicurezza senza la consapevolezza che, di fronte all'assenza di adeguati flussi di ingresso regolare e a un drastico calo degli sbarchi sulle nostre coste, occorre favorire al massimo l'integrazione e non avventurarsi in norme che rischiano di allargare l'irregolarità.

I firmatari guardano dunque con grande preoccupazione allo smarrimento del senso di equilibrio e di moderazione nelle politiche sull'immigrazione, sostituito dal compiacimento per gesti e segnali di durezza che tuttavia, producendo sofferenza, non risolvono i problemi ma li acuiscono».

Le associazioni firmatarie - rassicuro il ministro Salvini - non sono sovversive: Comunità di Sant'Egidio, ACLI, Centro Astalli, Associazione comunità Papa Giovanni XXIII, Casa della carità di Milano, Caritas Italiana, FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia), Tavola Valdese, Fondazione Migrantes. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella. Ne ha facoltà.

BUCCARELLA (Misto). Signor Presidente, intervengo brevemente per salutare con sollievo e compiacimento uno scampato pericolo, dal mio punto di vista.

Mi riferisco alla modifica fortunatamente intervenuta nel maxiemendamento: è stato modificato il testo originario dell'articolo 23 del decreto-legge in tema di blocco stradale. Infatti, in quell'articolo era prevista la modifica di una norma che vive e ci accompagna nel nostro ordinamento da settanta anni, immutata fino a quel momento. Ma l'articolo 23 prevedeva un aggravamento di pena o, anzi, una pena differente: non più di tipo pecuniario, bensì detentiva per chi ostruisce o impedisce la circolazione stradale. È chiaro che lo Stato non può incoraggiare tale tipo di atteggiamenti; si sarebbe passati, però, se quella norma non fosse stata oggetto di modifica, da una sanzione pecuniaria e amministrativa a una sanzione detentiva che prevedeva una finestra edittale da due a dodici anni di reclusione: più precisamente da uno a sei anni, ma la pena sarebbe stata raddoppiata qualora avessero partecipato alla manifestazione o a un sit-in almeno due persone o più.

Fortunatamente e con grande sollievo - la cosa aveva attratto fortemente la mia attenzione e preoccupazione - l'articolo 23 è stato modificato accogliendo l'emendamento promosso dal senatore Ugo Grassi che avevo anche chiesto di sottoscrivere se fosse stato oggetto di esame e di voto.

Da parte mia vi è solo questa comunicazione di sollievo perché si trattava di una norma che avrebbe avuto un carattere fortemente liberticida, che poteva essere utilizzata in maniera pericolosa da parte di solerti funzionari dell'ordine pubblico o di pubblici ministeri e che avrebbe visto - ripeto - per tale reato l'applicazione di una pena da due a dodici anni per chi manifestava pacificamente, senza usare violenza o minaccia a cose o persone. Era veramente qualcosa di indigeribile.

Il voto di fiducia su un decreto-legge per chi, come me, ha condiviso il passato parlamentare nella scorsa legislatura non è mai una cosa piacevole, ma uno dei principali rischi, pericoli e aspetti meno digeribili del decreto-legge in esame è venuto meno. Pertanto, ringrazio la maggioranza e ovviamente anche il senatore proponente, che ha visto l'emendamento trasformarsi in modifica legislativa.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pinotti. Ne ha facoltà.

PINOTTI (PD). Signor Presidente, ho ascoltato questa mattina con molta attenzione il sottosegretario Molteni, che adesso non è altrettanto attento al mio intervento.

Sottosegretario, adesso che mi ascolta, le dico che l'ho ascoltata con molta attenzione nella replica che ha fatto.

Ci sono passaggi su cui lei è intervenuto che trovano non soltanto il mio accordo, ma anche quello di tutto il Partito Democratico. Quando lei dice che assumerete 8.000 unità nelle Forze dell'ordine e nelle Forze di polizia, come possiamo non essere d'accordo su questo, essendo peraltro un provvedimento per cui noi abbiamo messo le risorse per le assunzioni? (Applausi dal Gruppo PD).

Quando lei ricorda l'esigenza di rendere più veloce le commissioni territoriali per verificare le richieste d'asilo e, quindi, rendere più veloce l'iter, lei ha fatto riferimento giustamente ai 250 che sono stati assunti a luglio. E sono stati assunti perché abbiamo fatto un concorso e voi avete fatto la previsione di assumerne altri. La velocizzazione del percorso in base al quale si dice a un migrante se ha diritto alla protezione internazionale oppure meno è un punto che certamente condividiamo.

Allo stesso modo ci poniamo nei confronti del lavoro difficile, ma importante, condotto per la situazione della Libia perché, senza una collaborazione con quel Paese per quanto riguarda le politiche di stabilità e di sicurezza, è assai complicato intervenire in quei territori. Data la situazione di estrema difficoltà, è grazie agli accordi fatti negli anni passati che l'ONU e l'UNHCR e le associazioni dei migranti possono entrare in Libia. Prima non lo potevano fare. Ma, da questo punto di vista, pensiamo che i passi che possono continuare in quel Paese siano certamente importanti. Così come concordiamo sui rimpatri assistiti: ci abbiamo lavorato molto e abbiamo avuto numeri significativi rispetto a essi. Sulla trasparenza dei rendiconti, ricordo che anche il relativo provvedimento era stato già delineato dallo scorso Governo.

Vediamo, però, una lacuna per quanto riguarda l'esposizione. Da un lato, dite che dobbiamo rendere molto più rapidi i rimpatri; ma, dall'altro, ci chiedete come mai finora non sono stati fatti accordi con altri Paesi. I Paesi sono ancora i quattro con i quali già da tempo l'Italia ha accordi. (Applausi dal Gruppo PD).

Sul tema dei ricollocamenti, che non ha citato lei oggi, noi siamo passati, nel vertice europeo in cui si trattava di tali questioni, da ricollocamenti obbligatori, comunque effettuati, pur con delle difficoltà - alcuni Paesi non volevano accettarli; ma, in ogni caso, in altri Paesi ci sono stati - a ricollocamenti volontari. Concordo che su questo tema l'Europa è stata sorda negli ultimi anni nel condividere il problema; ma, da quando lavorate su tale questione, è diventata non solo più sorda, ma anche più chiusa. Quello che, infatti, prima aveva accettato, adesso invece non è accettato più. I ricollocamenti diventano volontari.

Qui, però, termina la parte su cui possiamo dire di trovare delle condivisioni, perché poi il segno di questo provvedimento è completamente contrario a quello che noi abbiamo cercato di fare, e non perché uno Stato non debba gestire in modo legale l'immigrazione, che è correttissimo, ma perché c'è un segno di volontà punitiva, per quello che riguarda la situazione del migrante, che noi non condividiamo. Noi pensiamo che il tema della sicurezza debba essere e rimanere unito a un tema di umanità.

L'esempio più lampante in cui si vede questa vostra filosofia, che noi non condividiamo e anzi avversiamo profondamente, riguarda gli SPRAR. Quello degli SPRAR e, quindi, dell'accoglienza diffusa era un tema su cui fino a questo momento c'era stato un accordo da parte di Governi di segno diverso. Anzi, si è sempre detto che era uno dei modelli che potevamo presentare in Europa. Non c'è dubbio, infatti, che, laddove vi siano grandi centri con grandi numeri, in una situazione in cui nessuno riesce poi a gestire le condizioni complessive di vita e di sicurezza, questo sia un elemento negativo; mentre la possibilità di avere una situazione diffusa rappresenta, anche dal punto di vista della sicurezza, una risposta migliore.

Voi sapete che non tutti i Comuni accettavano l'accoglienza: su 8.000 erano circa 1.200. In base alle esperienze fatte, io non concordo con l'intervento della senatrice che mi ha preceduto che ha detto che i Comuni sono stati obbligati. Io ho sentito molti Comuni: alcuni Comuni non hanno accettato gli SPRAR e altri, invece, che sono riusciti a farlo e a gestire con intelligenza questo percorso, hanno avuto dei risultati importanti.

Per comprendere meglio, in quanto il tema è complicato, negli ultimi mesi ho anche cercato di capire come hanno agito la Caritas e la comunità di Sant'Egidio, e cioè chi si è occupato di percorsi di integrazione che hanno funzionato molto bene. Ascoltando l'esperienza di quelle persone, la prima cosa che dicono è: piccoli numeri e diffusi. La seconda cosa riguarda il fatto stesso di integrare: insegnare a usare i mezzi pubblici, insegnare la lingua, inserire subito nella scuola, fare in modo che si possa imparare un lavoro; e tutto questo con la figura dei mediatori che sono stati citati.

Voi gli SPRAR li eliminate? No, li mantenete per coloro che hanno già finito il percorso e sono riconosciuti come necessitanti protezione internazionale e per i minori non accompagnati. Escludete, però, prossimamente dal percorso SPRAR coloro che sono in attesa di capire se hanno diritto o meno allo status di rifugiato.

Lei oggi ci ha dato dei numeri e ci ha detto che state facendo un lavoro importante: erano 140.000, ora sono 110.000. Oggi i tempi per concludere un iter sono circa di un anno e mezzo. Immagino che con il massimo sforzo si possano ridurre di alcuni mesi, magari anche di sei mesi; esagero dicendo che il tempo si possa ridurre della metà. Bene, tenere anche per otto o nove mesi migliaia di persone in una condizione in cui aspettano e basta, in centri grandi, con un rischio per la sicurezza, è un messaggio punitivo nei loro confronti, ma anche, paradossalmente, un elemento che contraddice tutta quella che sembrerebbe essere la filosofia del vostro intervento. È cioè una situazione che rende più insicuri perché solo un percorso di integrazione consente di avere anche un controllo e una situazione migliori.

Per questo segno, che cambia però radicalmente anche alcune questioni che riprendete da un percorso già definito, noi siamo profondamente contrari alla filosofia che sottende il provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà.

LA PIETRA (FdI). Signor Presidente, sottolineo anch'io, come la collega Garnero Santanchè, la presenza del Ministro che, dopo tanti chilometri, è venuto anche ad ascoltare quello che viene detto in questo dibattito. Speravo, signor Ministro, che arrivasse un po' prima, perché forse tante incomprensioni non sarebbero venute fuori.

Oggi, dopo tante fermate e tante riprese del provvedimento, siamo arrivati all'epilogo e, purtroppo, esso non ci piace. Aver deciso di mettere la fiducia sul provvedimento traccia infatti un solco preciso con cui in pratica si dice: c'è chi è al Governo e chi non lo è.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 20,50)

(Segue LA PIETRA). Il provvedimento, invece, signor Ministro, aveva bisogno dell'appoggio di tanti, di altri. Come ha detto anche il senatore Mallegni, c'era veramente la possibilità di migliorare il provvedimento; condividiamo infatti la filosofia di fondo e siamo convinti la politica che fino ad oggi ha gestito l'immigrazione è stata fallimentare. L'ho detto ieri in discussione generale e lo ribadisco; chi non è riuscito a gestire questa situazione di emergenza ha di fatto istituzionalizzato l'illegalità, trasformando l'immigrazione clandestina in accoglienza umanitaria. È questo il vero problema e sentir dire oggi che probabilmente con il decreto-legge al nostro esame molte persone torneranno in clandestinità, non ci stupisce. Erano già infatti in una situazione di non legalità.

Il decreto-legge va in questa direzione. Non è abbastanza però, signor Ministro, perché noi eravamo convinti che con il provvedimento si potesse finalmente dire in maniera tassativa: in Italia non si entra se non si è regolari; in Italia se delinqui sconti la tua pena e se sei straniero torni a casa tua a scontartela. Invece, con il decreto-legge, a nostro avviso un po' al ribasso e che non ha avuto la possibilità di godere degli appoggi che anche con gli emendamenti di Fratelli d'Italia si volevano dare, il messaggio che viene fuori è che se si arriva in Italia c'è un «forse»: se entri e se delinqui forse sconti la pena. Noi volevamo eliminare totalmente questo «forse». Volevamo che si trattasse di un messaggio ben preciso.

Entrando nel merito, signor Ministro, i nostri emendamenti andavano proprio in quella direzione e siamo rimasti anche abbastanza basiti quando, per esempio, sono stati dichiarati inammissibili emendamenti che, come ha citato la collega Garnero Santanchè, riguardavano l'introduzione del reato di integralismo islamico, su cui credo lei stia facendo giustamente una battaglia politica da rivendicare. Inammissibile anche l'emendamento che proponeva di eliminare il reato di tortura. Questa legge che non capiamo, ma che di fatto toglie la dignità ai nostri poliziotti e carabinieri, alle Forze di polizia, perché non gli permette di fare bene il proprio lavoro.

Sono stati dichiarati inammissibili emendamenti che chiedevano l'espulsione anche di cittadini europei che non hanno la possibilità di mantenersi sul nostro territorio, seguendo peraltro una direttiva europea, come anche emendamenti che chiedevano lo sgombero e la demolizione dei campi rom. Non vorrei fare una battuta facile, signor Ministro, ma spero che non siano finite le ruspe, perché altrimenti oggettivamente non ci troverebbe d'accordo. Sempre inammissibili sono state considerate le nostre proposte affinché i cittadini stranieri di origine italiana potessero avere un canale privilegiato per ottenere la cittadinanza.

Tanti altri emendamenti sono stati bocciati, come quelli sull'operazione strade sicure. Abbiamo infatti presentato un emendamento volto a ripristinare il pattugliamento delle strade; molti sindaci di tutte le parti politiche ci stanno dicendo che il pattugliamento realizzato grazie a quell'operazione aveva abbattuto di circa il 20 per cento i reati sul territorio, eppure avete bocciato quella proposta così come altre. Ad esempio avevamo chiesto di inserire, quanto all'uso del Taser la possibilità di consultare le banche dati da parte della polizia municipale, non solo i Comuni sopra i 100.000 abitanti, ma anche tutti i capoluoghi di Provincia; questo lo avete fatto con un emendamento in Commissione, ma avevamo detto di far sì che anche tutti gli altri Comuni, sentito il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica (composto dal prefetto, dal questore e dai sindaci del territorio che hanno una percezione vera della sicurezza sul loro territorio), avessero potuto richiedere di rientrare in tale misura. Invece avete bocciato la nostra proposta e avete approvato un provvedimento in cui inserite una serie di parametri, tra cui il numero di agenti di polizia municipale in base alla popolazione, oppure il numero delle infrazioni stradali commesse sul territorio, come se questi potessero consentire di valutare lo stato della sicurezza. Intendo dire, signor Ministro, che anche un camorrista o un mafioso può fermarsi al rosso e passare con il verde.

Concludo dicendo che alcuni colleghi senatori hanno pubblicato dei post su Facebook chiedendosi come mai il Gruppo Fratelli d'Italia critichi il provvedimento. Noi non critichiamo il provvedimento, perché siamo d'accordo sulla sicurezza e sulle misure in esso contenute, ma il fatto che esso molto probabilmente per problemi politici all'interno della maggioranza non abbia la determinazione che invece Fratelli d'Italia auspicava. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà.

VALENTE (PD). Signor Presidente, vorrei iniziare da una considerazione. Fin da quando il provvedimento in esame ha mosso i suoi primi passi, è stato subito chiaro a tutti noi in quest'Aula e credo anche al di fuori di essa, come del resto hanno ricordato in maniera molto efficace tanti miei colleghi intervenuti in discussione generale, che sostanzialmente eravamo di fronte a una legge manifesto, quella che per tanti mesi questa maggioranza guidata da Matteo Salvini aveva annunciato e sbandierato all'intero Paese. Poi siamo andati avanti e leggendolo (e più lo abbiamo letto e più abbiamo capito questo provvedimento) è stato ancora più chiaro che sarebbe stato un provvedimento con pochi, pochissimi, effetti sul tema vero della sicurezza e con molti effetti drammatici e devastanti sul tema dell'immigrazione.

È stato detto e io non intendo ripetermi e dilungarmi su questo: grazie alle scelte che stiamo facendo oggi ci sarà più clandestinità nelle nostre città, maggiore marginalità sociale, più esclusione e ovviamente più tensione, quindi altro che sicurezza. Così è stato sempre più chiaro che l'unico obiettivo perseguito realmente dal provvedimento in esame era quello di consentire ancora una volta al ministro Salvini di indossare i panni dell'imbonitore: uomo di ferro che gioca con i principi basilari dei diritti umani come se fossero principi a sua completa disposizione.

Mi dispiace non essere concorde con i miei colleghi. Io non mi sento di ringraziare il ministro Salvini che a tratti, in maniera abbastanza discontinua, stasera è qui in Aula. Si prodiga di dichiarazioni (ne leggiamo una al minuto) anche sul valore di questo provvedimento e non mi pare che sia stato presente in quest'Aula nemmeno al momento della sua discussione, come forse tutti ci saremmo aspettati. Quindi nessun ringraziamento.(Applausi dal Gruppo PD).

Voglio quindi venire al merito, signor Presidente. Il punto è che la nostra Costituzione ci dice che la presunzione di innocenza, il diritto di asilo e la cittadinanza, su cui voglio intervenire in modo particolare con riferimento all'articolo 14 del decreto-legge in esame, non sono diritti per alcuni, i cittadini di serie A, e concessioni gentilmente offerte dal Ministro dell'interno per altri, ovvero i presunti cittadini di serie B. Il decreto-legge in esame, invece, introduce esattamente questo tipo di discriminazione, che per noi - lo dico chiaramente - è vergognosa e inaccettabile. Quello che è ancora più grave è che ciò dimostra palesemente quanto, a dir la verità, fossero veramente false le dichiarazioni del ministro Salvini sulle sue intenzioni di distinguere sempre - lo abbiamo sempre sentito - i regolari dagli irregolari, applicando norme severe e respingimenti ai secondi e negando qualunque atteggiamento o pensiero discriminatorio nei confronti dei primi. Eh, no! Di fronte a questo provvedimento abbiamo la certezza dimostrata che, al di là di ogni valutazione di merito, si introduce una logica sostanzialmente vessatoria e discriminatoria nei confronti di chiunque, sia regolari che irregolari.

Se questo è vero in tutto il provvedimento, lo è in modo particolare per quel che riguarda l'articolo 14, ovvero per coloro che richiedono la cittadinanza: per quanto riguarda tali norme, infatti, ciò diventa ancora più palese e più chiaro. Nell'articolo 14 del decreto-legge siamo di fronte a stranieri che chiedono di ottenere la cittadinanza italiana o addirittura a cittadini che questa cittadinanza già ce l'hanno. Si è discusso molto sulla revoca della cittadinanza verso chi non è italiano per nascita ed è stato condannato per reati con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale. Ricordo intanto a tutti noi - forse non sarebbe il caso - che parliamo di numeri veramente molto esigui, ma al di là di questo, in ogni caso, l'effetto di tale norma sul sistema e sul nostro ordinamento sarà a dir poco dirompente. Si aprirà infatti la strada alla possibilità di prevedere e codificare disparità di trattamento tra cittadini italiani, in virtù della loro provenienza, per la commissione di uno stesso reato. Oggi qui, con questo atto, stiamo infatti prevedendo conseguenze diverse per lo stesso reato. Lo dico ai colleghi che anche su questo punto ho visto intervenire in maniera molto cinica e strumentale. Da donna mi si consenta di dire che a tanti di noi in quest'Assemblea questo problema è caro, (Applausi dal Gruppo PD), ma che nei casi di violenza non c'è differenza se a compierla è un immigrato, uno straniero o un italiano, così come non c'è differenza per nessun tipo di reato: mai. (Applausi dal Gruppo PD). Quindi, noi intendiamo perseguire questi reati in maniera seria e rigorosa, con pene all'altezza, e non facciamo nessun passo indietro, ma non ci sia alcun distinguo se a commettere il reato è un italiano o uno straniero, perché questa è una distorsione irricevibile del nostro Stato diritto, di cui sinceramente, fino ad oggi, andiamo fieri ed orgogliosi.

Sia chiaro, dunque: nessuno sconto per chi si macchia di questi reati gravi, ma questo non può mai e poi mai significare la deroga ad una pena giusta e soprattutto sempre uguale per tutti. Signor Presidente, lo ripeto: deve essere uguale per tutti. Se in tutti i nostri tribunali, sopra tutte le norme, capeggia il principio per cui la legge è uguale per tutti, una ragione dovrà pur esserci. Per noi un senso ce l'ha. Colleghi, per voi ce l'ha ancora? (Applausi dal Gruppo PD). La legge è sempre uguale per tutti? Se così non sarà, se tutti i cittadini non saranno più uguali di fronte alla legge, diremo addio alla cittadinanza per come l'abbiamo conosciuta in duecento anni di storia nel nostro Paese e diremo addio ad un principio fondamentale della civiltà giuridica e politica dell'Europa. Forse non sarà un problema per voi, ma vi assicuro che lo è per noi e sicuramente lo è per tanti italiani, oggi orgogliosi della nostra grande e straordinaria tradizione giuridica.

C'è di più, perché come dicevo il cuore di questo articolo è ancora un altro. Se si aumenta senza nessuna giustificazione, da due a quattro anni, il tempo in cui una persona straniera si vedrà riconosciuta la cittadinanza, sia attraverso il matrimonio che attraverso la naturalizzazione, e se si estende questa misura anche ai procedimenti già in corso, allora mi sembra palese che l'intento del decreto-legge è veramente solo quello di rendere più respingente il nostro Paese, di renderlo più chiuso e più opprimente, nei confronti di chi, nel pieno rispetto delle regole - lo sottolineo - chiede di diventare cittadino italiano.

Vorrei chiedere a tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle che nella scorsa legislatura si erano detti favorevoli allo ius soli se sono davvero disposti a votare un provvedimento del genere, che ne è esattamente l'opposto (Applausi dal Gruppo PD), e votarlo soltanto per un indecente patto con il vostro alleato di Governo, soltanto per l'accordo di scambio che in queste ore si sta consumando tra provvedimenti cari alla vostra maggioranza, a partire dalle norme sulla prescrizione.

Siamo davanti a misure inique, che avranno soltanto la conseguenza di produrre più frustrazione e più rabbia in coloro che da tempo hanno fatto regolare richiesta e che vedranno togliersi la speranza di un futuro stabile soltanto a causa dell'arbitrio di una norma ingiusta. È questa la più grande e insopportabile stortura di questo testo: far passare l'idea che nel nostro Paese ci possano essere dei regimi di leggi speciali, delle forzature e dei rallentamenti introdotti con il solo obiettivo di dissuadere un soggetto dall'esercizio di un diritto. Insomma, è questa la cifra vera di questo Governo. Non c'entrava nulla la volontà di contrastare illegalità e creare sicurezza, perché dentro il provvedimento di fondi e interventi contro le organizzazioni criminali che vivono grazie al traffico di migranti non ce n'è l'ombra, e nemmeno per misure volte a rendere più sicuri i nostri territori.

Il Partito Democratico aveva chiesto al Governo, con un emendamento, di cancellare tutte le misure previste sulla cittadinanza; lo abbiamo fatto perché tutte portano la firma indegna del sospetto della volontà punitiva contro chiunque non sia di sangue italiano. Farlo avrebbe reso un po' meno ingiusto questo testo. Mi chiedo, ma forse ricordo male: il ministro Salvini riconosceva che, quando regolari, i migranti potevano essere finanche per lui una sana opportunità per il Paese? Dov'è questo principio?

Voi avete scelto, e concludo, signor Presidente, dopo giorni di balletti e tentennamenti che hanno messo in imbarazzo serio e senza precedenti quest'Assemblea, di alzare la barriera della fiducia, rendendo così impossibile qualsiasi intervento migliorativo. Lo avete fatto non per evitare quattro o cinque voti contrari della vostra maggioranza; lo avete fatto perché temevate - io dico a ragione - che su quei 70 voti segreti si infrangesse la più grande bugia detta ai vostri elettori, e cioè, cari colleghi dei 5 Stelle, che voi foste ancora una forza...

PRESIDENTE. Concluda, senatrice Valente.

VALENTE (PD). ...che fa dei diritti degli ultimi, del rispetto della dignità delle persone e della tutela dei principali diritti umani una priorità sempre. Con questo provvedimento dimostrate la vostra vera natura, quella di una forza che, in nome di un patto di potere, di principi da salvaguardare ne ha veramente pochi, e che la matrice culturale dei vostri leader è molto più vicina alla Lega e alle destre razziste di quanto voi sarete mai disposti a riconoscere...

PRESIDENTE. Senatrice Valente, o conclude o dovrò toglierle la parola; siamo oltre il minuto in più.

VALENTE (PD). …sicuramente molto di più di quanto non lo siano i vostri elettori, che si sono illusi di trovare in voi una forza di sinistra. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà.

PEROSINO (FI-BP). Signor Presidente, a quest'ora l'intervento può essere soltanto breve, se ci riesco, e un po' pirotecnico, perché ieri ho dimenticato degli argomenti. Poi ho sentito il collega Mallegni che parla da sindaco, come altri qua dentro parlano della loro esperienza sul campo, e volevo aggiungere alcune cose. Al mio Paese, che ha 2.000 abitanti, il parroco, quando predica, mi dice che prima guarda se ci sono io e poi vede cosa può dire. Ci siamo capovolti i ruoli: lui fa Peppone e io faccio Don Camillo. Io gli dico che lui predica in un modo e poi mi dice di frenare in privato; ciò vuol dire che c'è un cambiamento, una realtà diversa da quella che appare.

Io applico la teoria del pollaio: se in una società dove nascono maschi e femmine in numero più o meno uguale, secondo madre natura, si immettono troppi maschi, come ha fatto la Merkel due anni fa, si rompe l'equilibrio del pollaio, perché è così, è la natura. Dopodiché capita la notte di Colonia; secondo me, quando si darà un giudizio storico su tale vicenda, si dirà che è stata una tappa fondamentale della decadenza della civiltà occidentale che è stata aggredita. Le donne violentate in piazza la notte di Capodanno non hanno potuto fare denuncia, perché le autorità tedesche le hanno pregate di non sporgere denuncia e, sostenendo che la notizia non fosse di tendenza, hanno pregato i giornali di non pubblicarla. Andiamo a fondo, parliamo con i tedeschi, quelli che hanno vissuto. La teoria del pollaio mi fa dire che se noi importiamo solo uomini finiremo male.

C'è poi la questione, che ho sentito citare anche da altri colleghi, della nostra emigrazione in America. Ma quello era un contesto storico completamente diverso, dove l'America sconfinata aveva bisogno di braccia e di menti (poi abbiamo esportato anche un po' di malavita, ma poca). Quello era un altro contesto, dove si andava con regole precise, si accettavano quelle regole e si lavorava duro. Qui è esattamente il contrario. C'è una società che di suo ha il problema della denatalità; ma io non lo vorrei risolvere con il metodo del pollaio, sia chiaro. Io lo vorrei risolvere con gli italiani, ma siamo esattamente nella situazione contraria. Siamo una popolazione con densità adeguata, non ne abbiamo bisogno. Non è umano? Aiutiamoli a casa loro, come ha sempre detto e sostenuto la santa madre Chiesa quando ragionava ancora, prima delle aperture degli ultimi tempi.

I vescovi cattolici dell'Africa dicono agli africani: «Cari giovani, non emigrate, perché abbiamo bisogno di voi qui; voi siete quelli che hanno studiacchiato un po'; siete quelli forti e che lavorate». Anche là ci sono le industrie; l'Africa sta crescendo, non è quella che pensiamo, l'abbiamo vista tutti. Se vogliamo allora guardare con franchezza e con verità, senza dei residui ideologici che a mio avviso non appartengono più - almeno in parte - alla società italiana forse dovremmo applicare - perché si rischia di predicare e di ottenere gli effetti opposti - un principio analogo a quello di Trump: prima gli italiani, prima l'Italia.

Veniamo allo SPRAR. Lo SPRAR è un meccanismo di una complessità enorme, fatto di burocrazia, che non ha riscontro reale. Ognuno fa ciò che vuole, succede di tutto, ci sono i ghetti. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az). Ci sono le persone che vivono e che occupano gli spazi più brutti, più decadenti della società, poi diciamo che abbiamo fatto lo SPRAR. Il prefetto di Cuneo mi dice: «Lei deve prendere gli immigrati». Io ho 2.000 abitanti, non ho palazzi pubblici che non siano usati; per mia fortuna non ho alberghi in disuso. Ho sentito il consiglio comunale (lista unica), e mi hanno detto: «A noi non interessa». L'ho scritto: «Non mi interessano né lo SPRAR né gli immigrati». Un funzionario della prefettura dice: «Lei può creare uno o due posti di lavoro, perché prende degli assistenti». Ma che assistenti sono questi? Che posti di lavoro sono? Da me, nel mio paese, il posto di lavoro è un posto che produce delle bottiglie di vino da vendere, da esportare, guadagnandoci su e pagando manodopera, anche bene, e anche le tasse. Questo è il concetto che abbiamo noi.

Noi non saremmo umani? Io credo di no, perché a livello personale, sempre secondo santa madre Chiesa, sono fermo nei principi ma tollerante, disponibile alla carità personale. Tutti quelli che vengono nel nostro Paese - pochi per fortuna - e che si sono adeguati sono aiutati: non pagano la mensa, non pagano il trasporto alunni. Se sono pochi, ce la facciamo; ma quando saranno di più, faccio come il Comune di Lodi: non posso, non esiste, pagano. Caro immigrato, hai la busta paga? Sì. Stai bene di salute? Sì. Quanto guadagni? 1.500 euro? Paghi allora, come i nostri. Diciamo le cose così come sono, come prassi da sindaco e da amministratore che in quest'Aula, per fortuna, può dire tutto quello che pensa. Vi ringrazio per l'attenzione, ma prima gli italiani. (Applausi dai Gruppi FI-BP, L-SP-PSd'Az e M5S e del sottosegretario Molteni. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Devo dire che la parte del Don Camillo la fa perfettamente. Meno bene vedo in Peppone invece il senatore Mallegni.

È iscritto a parlare il senatore Campari. Ne ha facoltà.

CAMPARI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, con estremo piacere voglio dire fin da subito che finalmente stiamo andando nella giusta direzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Finalmente sicurezza e ordine. Questa parola che voi lì a sinistra tanto odiate e che vi è così fortemente invisa, ma di cui ormai da troppo tempo vi è estremo bisogno in questo martoriato Paese, finalmente sta arrivando. Finalmente ordine. Finalmente in tema di immigrazione e sicurezza un provvedimento serio, lungimirante, giusto e per una volta, guarda caso, dalla parte dei cittadini, dalla parte della qualità della vita dei cittadini. Finalmente, sì. Questa parola «finalmente» nasconde un piccolo rammarico: che gli italiani non abbiano avuto l'opportunità di votare prima e fermarvi mentre riducevate questo Paese nel caos più completo per quanto riguarda il sistema dell'immigrazione in Italia. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).

Ancora ieri avevate il coraggio di parlare di percezione, riferendovi alla delinquenza, e di negare che ci troviamo in una vera e propria emergenza. Abbiate, allora, il coraggio di andarlo a dire anche nelle piazze, e vediamo cosa succede. Andate a dirlo a quei cittadini che da più di sei anni stanno subendo una politica di accoglienza che definiremmo folle, se non fosse stata una scelta ponderata e condivisa da tutto quel mondo che si è arricchito sulla pelle dei disperati e degli italiani. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Avete elargito a piene mani, per anni, messaggi sbagliati - volutamente sbagliati - per indirizzare l'opinione pubblica in senso radical chic e buonista. Vi hanno aiutato i vostri canali di informazione: mass media e vari testimonial, più o meno famosi, più o meno pronti a collaborare con il sistema di accoglienza. Ma ormai il giochino è finito. Inizia ora un periodo strano; un periodo in cui la politica si rapporta con la realtà, e non con il mondo delle fate, degli unicorni o dei trinariciuti.

Domani andremo a votare la fiducia a un provvedimento serio, che prevede tutta una serie di misure e norme volte a migliorare l'efficacia dell'azione delle Forze dell'ordine: norme operative che - basta parlare con gli agenti sul campo, fondamentalmente - vanno incontro alle esigenze di chi fino a ieri si trovava ingessato nella propria azione di controllo del territorio sia per la mancanza di norme di questo tipo sia per la mancanza di uno Stato schierato a loro sostegno senza se e senza ma. E, semmai ci fossero dubbi su quanto ho appena detto, ricordiamoci di chi ha pensato di introdurre per le Forze dell'ordine il reato di tortura.

Ieri in Aula ho sentito parlare di un pericoloso vuoto normativo. Ebbene, è ormai chiaro a tutti che l'unico vuoto esistente e pesantemente ingombrante è quello della vostra azione politica. Dove eravate in tutti questi anni in cui il territorio implorava un aiuto, un intervento, una minima legge a favore della sicurezza? Dove eravate? La nostra politica è differente: realistica, concreta e operativa (non cooperativa). (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Noi legiferiamo introducendo norme chiare e impattanti a favore della sicurezza degli italiani.

Con questo provvedimento agiremo mettendo un freno al business dell'accoglienza, definendo precisamente i canoni per l'accesso alla protezione speciale per i motivi umanitari e destineremo le risorse statali a integrare nella nostra società in modo efficiente solo chi ne ha davvero il diritto. Se parliamo degli SPRAR e dei Governi precedenti, tutti allineati sulla gestione degli SPRAR, dobbiamo far riferimento ai Governi Letta, Renzi e Gentiloni Silveri: non è che avessero colori così diversi! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Rigetteremo immediatamente le domande di asilo di chi si macchia di reati, di chi morde la mano tesa di chi è pronto ad aiutarlo in poche parole. Nessuno spazio in Italia per clandestini e delinquenti, dunque. Introdurremo nuove norme per contrastare la criminalità mafiosa perché - ricordiamolo - la mafia è un cancro che deve essere combattuto e sconfitto; mai abbassare la guardia. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Potenzieremo le dotazioni assegnate agli agenti su strada con nuovi strumenti atti a sedare situazioni di particolare gravità. Circostanze che - ahimè - sono sempre più abbondanti da quando, purtroppo, abbiamo avuto il PD al Governo. Forniremo strumenti di controllo e di indagine più efficienti per le Forze dell'ordine per snellire e rendere più rapido il loro prezioso lavoro, perché noi riteniamo, al contrario di quanto sostiene una certa sinistra, che per avere più libertà serva maggiore sicurezza. Solo i delinquenti prosperano nell'anarchia e nel caos.

Quello che andremo a fare con il nostro sostegno a questo provvedimento, Presidente - e mi avvio alla conclusione - è semplicemente iniziare un processo che riporti la sicurezza degli italiani a un livello minimo di normalità. Nulla di più.

Pertanto, sono ben felice di dichiarare il nostro sostegno a un provvedimento fortemente voluto dal Ministro dell'interno e nostro segretario, Matteo Salvini, che impersonifica in tutto e per tutto l'essenza della Lega-Salvini Premier-PSd'Az. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Puglia. Ne ha facoltà.

PUGLIA (M5S). Signor Presidente, abbiamo ereditato un Paese a pezzi, ridotto in ginocchio da decenni di politiche sciagurate. In soli cinque mesi di Governo abbiamo lavorato e abbiamo messo mano a tutti i problemi più urgenti, realizzando alcuni dei principali punti del programma del MoVimento 5 Stelle. Abbiamo ereditato un Paese che cadeva letteralmente a pezzi con infrastrutture, strade, ponti pericolanti: avete lasciato un macello a noi, che eravamo giovani.

Dopo la gigantesca tragedia di Genova siamo intervenuti stanziando finanziamenti straordinari e avviando un piano di rivalutazione di tutte le opere pubbliche allo scopo di concentrarci su quelle più urgenti per la messa in sicurezza del Paese.

Abbiamo ereditato un Paese depresso da anni di inutile austerità e afflitto da una crescente povertà e precarietà. Con il cosiddetto decreto dignità, la manovra del popolo, il reddito e le pensioni di cittadinanza stiamo mettendo in campo misure economiche espansive che finalmente ridaranno fiato alla nostra economia reale, rilanceranno l'occupazione e contrasteranno la povertà.

Abbiamo ereditato un Paese con un sistema politico da ancien régime, caratterizzato da costi insostenibili e privilegi intollerabili che hanno prodotto nei cittadini sfiducia nelle istituzioni e nella politica. Con l'abolizione dei vitalizi sia alla Camera che al Senato siamo riusciti a dare un chiaro segnale di cambiamento; un taglio di costi che proseguirà con un disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari. Cominciamo a prendere le valigie.

Abbiamo ereditato un Paese infestato dalla corruzione e dal malaffare con le quali la politica non ha saputo o voluto far nulla per troppo tempo. Con il cosiddetto disegno di legge spazzacorrotti abbiamo innalzato le pene per i reati di corruzione e introdotto il Daspo per i condannati. Ma questo, sì, realmente lo abbiamo introdotto, e stiamo per innalzare le pene per lo scambio elettorale politico-mafioso. Fuori la mafia dallo Stato! (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP e L-SP-PSd'Az).

Presidente, onestà: parola che si traduce finalmente in azioni concrete. Abbiamo ereditato un Paese dove il gioco d'azzardo è ormai una piaga sociale e noi abbiamo adottato provvedimenti contro l'azzardopatia, un Paese dove lo Stato salvava anche le banche disoneste e abbandonava i cittadini truffati e noi abbiamo creato un fondo da un miliardo e mezzo per dare soccorso alle vittime delle truffe. Abbiamo ereditato un Paese che irresponsabilmente ha accolto e poi totalmente abbandonato a loro stessi centinaia di migliaia di migranti, non solo producendo un collasso nel sistema nazionale di protezione e accoglienza, favorendo business criminali e sfruttamento degli esseri umani in condizioni di maggior bisogno in barba ai proclami di una finta e menzognera ipocrisia umanitaria e soprattutto producendo una situazione sociale esplosiva che alimenta la diffusione di sentimenti di intolleranza.

In pochi mesi, seguendo semplicemente i valori fondamentali del MoVimento 5 Stelle, abbiamo fatto tanto. Molto altro stiamo facendo oggi e tantissimo ancora dobbiamo fare per realizzare il programma del MoVimento 5 Stelle e il contratto di Governo. I cittadini, pensiamoci bene, con il loro voto ci hanno affidato la responsabilità di cambiare realmente e finalmente l'Italia; ci hanno dato piena fiducia e noi con questa fiducia dobbiamo continuare a lavorare per il bene del nostro Paese, Presidente. (Applausi dai Gruppi M5S, FI-BP e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.

In conformità a quanto stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, le dichiarazioni di voto e la chiama avranno luogo nella seduta di domani, alle ore 9,30.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 7 novembre 2018

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 7 novembre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 21,22).