Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00561

Atto n. 4-00561

Pubblicato il 19 settembre 2018, nella seduta n. 37
Risposta pubblicata

CASTALDI , PIARULLI - Al Ministro della giustizia. -

Premesso che secondo quanto risulta agli interroganti, in data 17 maggio 2018, in ottemperanza a un'ordinanza applicativa di misura cautelare a norma dell'articolo 277 e seguenti del codice di procedura penale, veniva arrestato a Vasto (Chieti) il signor Salvatore Martella, di 56 anni, con l'accusa di maltrattamenti di diversa natura nei confronti del proprio padre di 91 anni e della di lui badante;

osservato che come si legge nell'ordinanza, Salvatore Martella viene descritto come un "soggetto pericoloso incontrollabile, soggetto a sbalzi di umore, e capace di aggredire il padre anziano senza preoccupazioni delle conseguenze intervenute", oltre che di "spietata pericolosità"; sempre nella medesima ordinanza, è stato, dal giudice per le indagini preliminari e dal pubblico ministero del Tribunale e Procura di Vasto, disposto che "l'arrestato, dopo l'interrogatorio davanti al giudice sia posto a vita comune, e che possa godere di tutti i colloqui e le telefonate previste dalla legge senza ulteriori provvedimenti autorizzatori";

rilevato che:

Salvatore Martella era stato sottoposto in passato a trattamento sanitario obbligatorio, nel 1997 e nel 2005 (circostanza nota agli inquirenti e citata nell'ordinanza); trattamenti a seguito dei quali, tra l'altro, gli era stato diagnosticato un disturbo bipolare, una patologia psichiatrica caratterizzata, come da unanime letteratura scientifica-medica, nella sua fase maniacale da ridotta capacità di intendere e di volere;

contrariamente a quanto scritto nell'ordinanza, Martella non è stato destinato a "vita comune", ma recluso nel carcere di Vasto, in contrada Torre Sinello, in una cella di isolamento 22 giorni e durante la detenzione ha effettuato uno sciopero della fame perdendo 9 chili. Lo stesso Martella durante la detenzione è stato sottoposto a colloqui con una psicologa incaricata di valutare il rischio di suicidio, nonché da due psichiatri incaricati del centro di salute mentale, senza che la sua condizione di isolamento venisse modificata, anche attraverso un trasferimento in strutture specializzate dove potersi curare;

in data 13 luglio 2018, dopo un periodo di arresti domiciliari, dapprima a Bologna e poi a Isernia, senza nessun accompagnamento socio-sanitario, data la conclamata pericolosità per sé e per gli altri, si è suicidato, impiccandosi, in questa ultima località;

evidenziate quelle che, a parere degli interroganti, sono dimensioni contraddittorie e inesplicate: in cella di isolamento piuttosto che comune, nonostante fosse affetto da noti disturbi psichiatrici; mancato trasferimento in una struttura psichiatrica ai fini di cura; nessuna decisione di cura in conseguenza dei colloqui con educatori professionali, psicologi e psichiatri, che non potevano non sapere dei disagi del detenuto,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se intenda adottare gli opportuni provvedimenti al fine di verificare, anche attraverso la richiesta della documentazione sanitaria del detenuto, se si ravvisino violazioni dei diritti delle persone e dell'ordinamento penitenziario.