Legislatura 17ª - Dossier n. 53

Finanziare il futuro
Rapporto del Ministero dell'ambiente e dell'unep sul Dialogo Nazionale dell’Italia per la finanza sostenibile

Il programma Ambientale delle Nazioni Unite (UN Environment) ha avviato l’Inquiry into the Design of a Sustainable Financial System (inchiesta sulla definizione di un sistema finanziario sostenibile) nell'obiettivo di promuovere opzioni di politiche che migliorino l’efficacia del sistema finanziario nel mobilitare capitali per lo sviluppo sostenibile. Nell’ottobre 2016, l’Inquiry ha pubblicato la seconda edizione del suo rapporto faro, The Financial System We Need (Il sistema finanziario di cui abbiamo bisogno), intitolato From Momentum to Transformation.

Il Dialogo Nazionale per la Finanza Sostenibile promosso dal Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare (MATTM) in collaborazione con il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UN Environment) ha inteso identificare opzioni concrete di mercato e di politiche per stimolare il sistema finanziario italiano nella direzione dello sviluppo sostenibile facendo emergere la stretta connessione esistente tra sistemi di finanziamento e raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

E' stato di recente quindi presentato presso la Banca d'Italia, il 6 febbraio scorso, il Rapporto elaborato da Ministero dell'ambiente e Unep - UN Environment “Financing the future”- Finanziare il futuro. Il Rapporto evidenzia come l'Italia si trovi di fronte all’opportunità strategica di orientare il proprio sistema finanziario al fine di sostenere la transizione verso un modello di sviluppo a bassa intensità di carbonio, inclusivo e sostenibile, che rafforzi l'azione di contrasto al cambiamento climatico. Si sottolinea, in tale quadro, l'esigenza di dissociare la crescita economica dall’impatto ambientale (decoupling).

In tal senso, il Rapporto evidenzia che il Dialogo - promosso per individuare le possibili azioni volte a migliorare l’integrazione dei fattori di sostenibilità nelle strategie e nei processi decisionali del settore finanziario italiano - ha registrato infatti un crescente livello di consapevolezza e di iniziative tra le istituzioni finanziarie, nei mercati bancario, assicurativo, della gestione del risparmio e dei capitali.

Tra le barriere allo sviluppo delle buone pratiche, esso indica una scorretta determinazione dei prezzi, un approccio eccessivamente di breve termine e una carenza di consapevolezza e di competenze specifiche.

In tale quadro, si individuano 18 azioni specifiche(57) , articolate in quattro aree: quadro politico; innovazione finanziaria; infrastrutture di mercato; creazione di conoscenze.

Nel quadro del perseguimento degli SDGS, si evidenzia che è essenziale riorientare il sistema finanziario, la finanza sostenibile richiede l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di buon governo societario (environmental, social and governance - ESG) in tutti i processi decisionali tipici, con l’obiettivo di aumentare il livello di resilienza della finanza, rafforzare l’allocazione dei capitali finanziari verso gli obiettivi delle politiche e migliorare la trasparenza della rendicontazione. Il Rapporto evidenza che il dialogo si è concentrato soprattutto sulla dimensione ambientale della sostenibilità, richiamando il concetto di finanza verde (green finance), con la specifica finalità di allineare tutte le attività finanziarie alle esigenze di sostenibilità (finanza “più verde”).

Dal dialogo è emerso chiaramente che un cambiamento è già in atto, sia a livello nazionale che internazionale, con un crescente riconoscimento dei fattori ESG per la creazione di valore. Crisi ambientali come il cambiamento climatico o la scarsità idrica rappresentano fonti di rischio per gli asset finanziari – e nuove sfide, in particolare per il settore assicurativo. Le banche, gli operatori dei mercati dei capitali e gli investitori istituzionali stanno progressivamente cominciando ad integrare i fattori sociali e ambientali nei processi decisionali di allocazione dei capitali. La finanza pubblica giocherà un ruolo chiave nel promuovere questo cambiamento, ma la maggior parte dei capitali richiesti non potrà che arrivare che dal settore privato, si evidenzia.

Sul piano internazionale, il Rapporto sottolinea che la cooperazione avrà un ruolo crescente: l’Italia partecipa attivamente al Gruppo di Studio per una Finanza Verde (Green Finance Study Group) creato dal G20 ed è membro della Task Force per la trasparenza finanziaria sui temi del cambiamento climatico attivata dal Comitato per la Stabilità Finanziaria (Financial Stability Board). A livello comunitario, la sostenibilità è uno degli obiettivi fondamentali degli investimenti del Piano Juncker e la Commissione ha preannunciato la strategia europea sulla finanza sostenibile(58) .

Al fine di identificare nuove aree di crescita, si focalizza per l’Italia il ruolo importante delle PMI in tema trasformazione del sistema finanziario nella direzione della sostenibilità.

Il Rapporto richiama l’effetto combinato tra una serie di fattori che rende ancora non idoneo il flusso di capitali verso la green economy. Approcci innovativi si rendono necessari per cogliere le opportunità in questo ambito e per migliorare la propria performance economica sfruttando le nuove opzioni offerte dai mercati sostenibili, con sfide che non riguardano solo l’Italia, ma il contesto globale.

Analizzando il sistema finanziario italiano nella sua complessità, il Dialogo Nazionale ha identificato 18 azioni, raggruppate in quattro aree di intervento, che di seguito si riportano:

Primo, mettere in atto un quadro regolamentare favorevole:

1Strategia: il Governo potrebbe far propria l’agenda stabilita al recente vertice G20 e definire un complesso di azioni per rafforzare il ruolo della finanza come motore di sviluppo sostenibile. Il fatto che uno dei tre pilastri della proposta di Green Act (attualmente in discussione) sia centrato proprio su questo aspetto rappresenta un’opportunità unica per strutturare una un approccio coerente in materia di finanza sostenibile, nel quadro della strategia nazionale di sviluppo sostenibile, in grado di mobilitare i capitali necessari per raggiungere gli obiettivi definiti dall’Accordo di Parigi e dall’Agenda 2030 dell’ONU (SDGs).

2Finanza Pubblica: la CDP potrebbe sistematizzare il proprio mandato per lo sviluppo sostenibile in un quadro coerente di politiche e di processi e rinforzare la propria responsabilità verso tutti gli stakeholders. Un’attenzione specifica potrebbe essere dedicata al finanziamento dell’efficienza energetica e delle infrastrutture sostenibili. Non solo le amministrazioni centrali, ma anche gli enti locali – ed in particolare le Regioni – dovrebbero rafforzare l’importanza della sostenibilità nelle politiche pubbliche e nei loro piani, orientando coerentemente i propri investimenti.

3Politica Fiscale: le spese fiscali potrebbero essere riformate in modo da rimuovere, progressivamente ma con rapidità e certezza, i sussidi ambientalmente dannosi, a partire dal settore dell’energia L’Italia potrebbe inoltre promuovere un dibattito a livello europeo su quali possano essere i più corretti segnali di prezzo da dare ai consumatori, ai produttori e al sistema finanziario, facendo tesoro dell’esperienza del carbon pricing.

4Controlli sistemici: la Banca d’Italia e gli altri regolatori dei mercati potrebbero utilizzare il patrimonio di informazioni e di conoscenza di cui dispongono per valutare le implicazioni del cambiamento climatico sull’economia e sul sistema finanziario italiani e suggerire misure per la diffusione delle buone pratiche da parte degli operatori finanziari.

5Cooperazione internazionale: l’Italia potrebbe includere la finanza sostenibile nelle proprie attività di cooperazione con le economie in via di sviluppo (come è stato fatto con i progetti verdi di microfinanza) e assicurare che il profilo di finanziamento delle agenzie di credito all’esportazione sia coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione e resilienza.

Secondo, stimolare l’innovazione finanziaria nelle aree prioritarie:

6PMI: è richiesto un rinnovato sforzo per trovare meccanismi che integrino le tradizionali forme di finanziamento bancario per le PMI attive nella green economy con altri strumenti finanziari più sofisticati che permettano un approccio di più lungo periodo.

7Mercato immobiliare: il governo potrebbe cogliere l’opportunità rappresentata dal Piano Casa per incoraggiare investimenti significativi per migliorare la qualità degli edifici ed aumentare il livello di resilienza verso le catastrofi naturali. Inoltre, potrebbe essere attivato un laboratorio di innovazione con le banche per progettare nuovi strumenti finanziari a sostegno degli investimenti necessari a migliorare l’efficienza energetica degli edifici residenziali, commerciali e pubblici.

8Green Bonds: potrebbe essere creato un comitato per lo sviluppo di obbligazioni verdi,

coinvolgendo attori pubblici e privati, col compito di identificare e realizzare le azioni necessarie per allargare il mercato, in particolare per facilitare l’accesso allo strumento da parte dei piccoli emittenti e la partecipazione al mercato dei piccoli investitori.

9Assicurazioni: il Governo e le compagnie assicurative potrebbero esplorare l’opportunità di uno schema nazionale per la copertura dei rischi di catastrofe naturale legati ai cambiamenti climatici, in particolare per l’edilizia residenziale, utilizzando strutture tradizionali e non tradizionali di riassicurazione (CAT bonds, insurance-linked securities, collaterali, etc.).

10Tecnologie pulite: il Governo e le istituzioni finanziarie potrebbero valorizzare il ruolo dell’Italia all’interno dell’iniziativa “Mission Innovation”, per moltiplicare l’ordine di grandezza dei capitali privati destinati alle tecnologie sostenibili fortemente innovative.

Terzo, migliorare l’infrastruttura di mercato in termini di trasparenza e governance:

11Trasparenza dei mercati quotati: oltre alle linee guida che saranno lanciate quest’anno per elevare il livello di trasparenza dei propri mercati, inclusi i flussi derivanti da ricavi sostenibili, Borsa Italiana potrebbe intraprendere ulteriori azioni per aumentare il livello di trasparenza da parte degli emittenti e facilitare il coinvolgimento degli investitori responsabili. L’introduzione di uno schema volontario di certificazione della sostenibilità ambientale dei fondi (es. il modello LuxFlag) potrebbe anch’esso aiutare trasparenza e responsabilità dal lato degli emittenti.

12Rendicontazione delle imprese: l’attuazione della direttiva europea sulla rendicontazione delle informazioni non finanziarie può rappresentare un primo passo per migliorare la trasparenza, preparando il terreno per accogliere le raccomandazioni della task force del Financial Stability Board. Un numero molto più ampio di imprese potrebbe essere incoraggiato a comunicare i propri dati ESG agli investitori e agli altri stakeholders, avendo riguardo alle specificità delle PMI, assieme ai tradizionali dati economici, finanziari e patrimoniali trasparenti e comparabili.

13Trasparenza degli investitori: tutti gli investitori istituzionali potrebbero comunicare in quale misura i fattori ESG impattino sui propri portafogli e come stiano facilitando la transizione climatica. Potrebbero inoltre dichiarare quanto le proprie politiche di investimento e di esercizio dei diritti di volto considerino i temi ESG e quali risultati derivino dalla loro attuazione.

14Corporate Governance: il Comitato Italiano per la Corporate Governance potrebbe ulteriormente rafforzare il focus sui temi di sostenibilità, sia ambientali sia sociali, nella prospettiva di creazione di valore a lungo termine, facendo appello ai Consigli d‘amministrazione perché si assumano la responsabilità di adottare strategie coerenti, di stabilire cultura e valori d’impresa, dando il buon esempio, e di incoraggiare forme di retribuzione dei dirigenti legate alle performance di sostenibilità.

E, quarto, rafforzare le capacità, la consapevolezza e le conoscenze:

15Rischio: si potrebbe creare un luogo collaborativo che coinvolga istituzioni finanziarie, università e autorità pubbliche per sperimentare modelli di stress test ambientali e per produrre raccomandazioni per migliorare la capacità di analisi e la disponibilità di informazioni. Le Autorità di vigilanza potrebbero stimolare i propri omologhi a livello europeo a valutare la rilevanza dei fattori ESG, a livello sia microeconomico sia macroeconomico, e a verificare la loro integrazione nei modelli di controllo dei rischi.

16Consapevolezza dell’opinione pubblica: in collaborazione con le principali organizzazioni della finanza, della società civile, del mondo religioso, del mondo del lavoro e delle fondazioni bancarie, una campagna di informazione potrebbe essere lanciata per evidenziare l’importanza dei rischi ambientali e il ruolo che consumatori e investitori possono svolgere per influenzare il lato dell’offerta sui mercati.

17Capacity building: le istituzioni finanziarie potrebbero identificare le competenze professionali richieste per alfabetizzare in termini di finanza sostenibile i propri collaboratori e integrarle nei programmi di formazione. Parallelamente, le università e i centri di ricerca potrebbero arricchire la propria offerta educativa sulla riforma del settore della finanza sostenibile, integrando il tema nei curricula professionali nella prospettiva di uno sviluppo continuo.

18Misurazione dei progressi: valorizzando le competenze e il patrimonio informativo dell’Istat, il Governo potrebbe incoraggiare lo sviluppo di un modello per la misurazione del progresso del sistema finanziario verso lo sviluppo sostenibile, beneficiando anche delle conoscenze già acquisite a livello nazionale e internazionale. Gli esiti di queste attività di monitoraggio dovrebbero orientare le politiche pubbliche.

Il Dialogo Nazionale sulla Finanza Sostenibile - si evidenzia - ha generato un’ampia agenda per l’innovazione nei mercati e la riforma delle politiche. Sul piano internazionale, il rapporto evidenzia come la presidenza italiana del G7 offra un’opportunità eccellente per promuovere la finanza verde e sostenibile, in collaborazione con alcuni soggetti chiave nel Paese, profilandosi la possibile creazione di un Osservatorio sulla Finanza Sostenibile, sulla base del modello di altri Paesi europei.


57) La sintesi delle azioni è tratta dal documento di Summary del rapporto. Il Documento è inoltre consultabile, in lingua inlgese, nella versione integrale.

58) Su cui si veda la Nota Ue n. 87.