Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 449 del 31/08/2026 (Definitivo)
Azioni disponibili
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
CRAXI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
le autorità spagnole avrebbero innalzato il livello di attenzione in relazione al rischio di un nuovo tentativo di ingresso irregolare di massa attraverso la frontiera tra il Marocco e l'enclave spagnola di Ceuta;
in particolare, secondo le notizie riportate, l'intelligence spagnola aveva segnalato come «credibile» la possibilità di un nuovo assalto alla frontiera intorno al 15 agosto, anche a seguito della diffusione attraverso i social network di appelli rivolti a migranti presenti in Marocco, affinché tentassero l'ingresso nel territorio spagnolo;
le notizie riportate assumono particolare rilievo anche alla luce della natura transnazionale dei fenomeni migratori irregolari e dell'attività delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani, e alla possibilità che nelle masse di migranti si possano infiltrare anche soggetti vicini ad organizzazioni terroristiche, come sembrerebbero dimostrare la presenza di una decina di persone già espulse per jihadismo tra i migranti giunti a Ceuta;
eventuali situazioni di forte pressione migratoria lungo una delle frontiere esterne dell'Unione europea possono infatti determinare conseguenze sui movimenti secondari all'interno dello spazio europeo e interessare, direttamente o indirettamente, anche l'Italia, con particolare riferimento a circa 5.000 migranti sub-sahariani che secondo notizie delle autorità e dei media spagnoli non possono essere rimpatriati o rimandati in Marocco e presumibilmente cercheranno di raggiungere destinazioni in Europa;
appare pertanto necessario mantenere elevato il livello di attenzione sulle rotte migratorie che interessano il Mediterraneo e sulle eventuali evoluzioni dei flussi, anche attraverso il rafforzamento dello scambio informativo e della cooperazione operativa con gli altri Stati membri e con le agenzie europee competenti;
risulta altresì essenziale intensificare ogni iniziativa volta a prevenire e contrastare l'immigrazione irregolare, le reti criminali che organizzano e favoriscono gli ingressi clandestini e l'utilizzo dei social network quale strumento per promuovere e coordinare tentativi di attraversamento illegale delle frontiere,
si chiede di sapere se siano state acquisite informazioni circa possibili ripercussioni sulla sicurezza delle frontiere italiane e sui flussi migratori diretti verso il nostro Paese e quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intenda assumere il Ministro in indirizzo per innalzare il livello di prevenzione e vigilanza e tutelare la sicurezza delle frontiere nazionali, anche rispetto al rischio di eventuali movimenti secondari conseguenti a un aumento della pressione migratoria sulle frontiere esterne dell'Unione europea.
(4-03313)
MAZZELLA - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica, dell'interno, delle infrastrutture e dei trasporti e della salute. - Premesso che:
il bacino idrografico del fiume Sarno, che si sviluppa su una superficie di circa 500 chilometri quadrati, che interessa le province di Napoli, Salerno e Avellino, è da decenni indicato tra i corsi d'acqua più inquinati d'Europa. Le pressioni sui corpi idrici presentano triplice matrice: quella industriale, con il polo conciario concentrato nel comune di Solofra, nell'Alto Sarno, e il polo conserviero dell'Agro Nocerino-Sarnese, cui si affianca un fitto tessuto di piccole e medie attività disseminate sull'intero bacino e responsabili di illeciti in larga parte diffusi e capillari; quella civile, legata all'incompleto collettamento delle utenze ai sistemi di depurazione, risultando ad oggi collegato alla depurazione circa l'80 per cento dei 421.000 abitanti coinvolti dal programma regionale di risanamento e residuando una quota ancora da allacciare; quella agricola, legata all'impiego di fertilizzanti chimici, fitofarmaci e pesticidi;
a seguito del sopralluogo effettuato il 15 dicembre 2018 dall'allora Ministro dell'ambiente sul bacino del Sarno, l'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino meridionale ricevette mandato di coordinare la predisposizione di un Master Plan per il bacino e costituì, con decreto segretariale n. 762 del 31 dicembre 2018, un gruppo di lavoro dedicato. In data 17 luglio 2019 fu sottoscritta un'apposita Convenzione tra il Ministero dell'ambiente e la medesima Autorità di bacino, in virtù della quale furono trasferiti all'Autorità euro 97.564,43 per la rimozione di materiale di natura antropica dall'Alveo Comune Nocerino nel comune di San Marzano sul Sarno. In data 16 ottobre 2019 fu sottoscritto tra l'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino meridionale e il Comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente un Accordo di collaborazione operativa finalizzato alla verifica, alla mappatura e schedatura degli scarichi e alla predisposizione di misure di controllo dei flussi di contaminazione nel bacino del Sarno, le cui attività dovevano essere declinate in un apposito "Programma Tecnico Economico Operativo e Temporale" (TEOT), prevedendo tra l'altro sopralluoghi congiunti con i nuclei operativi ecologici di Napoli e Salerno;
il Master Plan Bacino Fiume Sarno fu dotato di risorse pari a euro 1.000.000 con decreto segretariale n. 648 del 27 novembre 2020, successivamente riprogrammate con decreto segretariale n. 1374 del 30 dicembre 2021, risorse destinate alla predisposizione ed elaborazione dello strumento, ossia studi, indagini, rilievi, attività di monitoraggio e coordinamento, e non alla realizzazione delle opere pubbliche programmate, che trovano distinta copertura; nell'ambito di tali risorse risultano impegnati euro 180.000 per le attività di cui all'Accordo con il Comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente ed euro 106.800 a favore del Dipartimento di Biologia dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II";
il Master Plan ha assunto carattere prevalentemente di riqualificazione e sicurezza idraulica, con interventi di sistemazione dell'alveo, vasche di laminazione e dragaggi, più che di risanamento ambientale in senso stretto; la dimensione delle opere è oggi ricompresa nel "Programma Strategico di Riqualificazione Ambientale e Contrasto al Rischio Idraulico del Bacino del Fiume Sarno", a titolarità della Regione Campania e cofinanziato dall'Unione europea nell'ambito del programma Coesione Italia 21-27 Campania, per un investimento complessivo pari a euro 406.990.761,29 e con orizzonte di completamento al 2032; i predetti euro 97.564,43 trasferiti con la Convenzione del 17 luglio 2019 non risultano essere stati utilizzati, essendo la Regione Campania intervenuta autonomamente in somma urgenza;
in data 2 gennaio 2023 è stato sottoscritto un nuovo Accordo di collaborazione con il Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri, di seguito CUFA, esteso però all'intero distretto idrografico e non più circoscritto al Sarno; sono stati inoltre sottoscritti un Protocollo d'intesa con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata del 6 novembre 2023 e un Protocollo d'intesa, con relativo TEOT di durata triennale, con la Procura della Repubblica di Avellino, sottoscritto il 15 dicembre 2023 e con TEOT approvato con decreto segretariale n. 286 del 16 aprile 2024; l'Accordo operativo del 16 ottobre 2019 con il Comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente non risulta essere stato rinnovato in quanto tale, ma appare di fatto assorbito nel più ampio Accordo distrettuale del 2023;
la gestione dell'intera architettura di prevenzione, vigilanza e repressione sul bacino, che si regge su una pluralità di accordi bilaterali a termine, fa capo, sul piano amministrativo, al segretario generale dell'Autorità di Bacino, mentre l'operatività materiale poggia sul gruppo di funzionari interni costituito sui nuclei operativi ecologici di Napoli e Salerno, sul supporto tecnico-scientifico dell'Università "Federico II" e sul coordinamento delle Procure competenti. Tale modello, fondato su rinnovi discrezionali e su una frammentazione di competenze tra enti diversi, appare strutturalmente inadeguato a garantire quel presidio continuativo;
sul bacino del Sarno operano già strumenti pubblici di trasparenza a titolarità regionale: il portale "Energie per il Sarno", nato dalla sinergia tra Regione Campania, Ente Idrico Campano e Gori, che rendiconta lo stato di avanzamento degli interventi di completamento delle reti fognarie e depurative, e i dati e le relazioni tecniche sulla qualità delle acque pubblicati periodicamente, anche in formato aperto, dall'ARPAC; tali strumenti documentano, rispettivamente, le opere infrastrutturali e lo stato qualitativo dei corpi idrici, ma non restituiscono al cittadino il quadro delle attività di controllo, vigilanza e repressione, ossia scarichi abusivi individuati, impianti sequestrati e loro eventuale ripresa di attività, che costituisce l'anello mancante della trasparenza sul bacino e che fa capo alla filiera coordinata dall'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino meridionale,
si chiede di sapere:
se e in quali termini l'Accordo di collaborazione operativa del 16 ottobre 2019 con il Comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente e il relativo TEOT del 17 marzo 2020 siano stati rinnovati, ovvero se debbano intendersi assorbiti nell'Accordo distrettuale del 2 gennaio 2023 con il CUFA, e quale sia, dal 2019 ad oggi, il rendiconto operativo complessivo dell'intera filiera di accordi e programmi attivati sul bacino, in termini di controlli effettuati, scarichi mappati, messi in sicurezza o resi conformi, provvedimenti adottati ed esiti conseguiti;
se i Ministri in indirizzo intendano intervenire per garantire al bacino del Sarno una governance stabile, unitaria e continuativa delle attività di prevenzione, vigilanza e contrasto dei reati ambientali, superando l'attuale sistema di accordi bilaterali a rinnovo discrezionale, e se, a tale fine, non ritengano di valutare l'istituzione, presso l'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino meridionale quale ente che ha coordinato i programmi di controllo sul bacino, di un ufficio dedicato, con un responsabile unico di progetto e risorse finanziarie e umane proprie, cui affidare la programmazione, il coordinamento e il monitoraggio pluriennale di tali attività;
quali risultati concreti, in termini di risanamento ambientale, siano ascrivibili al Master Plan Bacino Fiume Sarno, tenuto conto del suo carattere prevalentemente idraulico, se il relativo programma di misure sia stato completato e formalmente adottato, quale sia il rendiconto dell'utilizzo delle risorse pari a euro 1.000.000 ad esso destinate, anche in rapporto ai risultati del parallelo programma regionale "Energie per il Sarno", e quale sia lo stato delle risorse pari a euro 97.564,43 trasferite con la Convenzione del 17 luglio 2019 e mai utilizzate, di cui l'Autorità di bacino chiede la riprogrammazione sin dal 2021 senza riscontro;
se i Ministri non ritengano opportuno promuovere, presso l'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino meridionale quale amministrazione che ha coordinato i programmi di controllo sul bacino, l'istituzione di uno spazio digitale pubblico e di una mappa georeferenziata delle azioni di tutela realizzate, ossia scarichi abusivi individuati, messi in sicurezza o resi conformi, impianti sequestrati e relativo stato di eventuale ripresa dell'attività, in interoperabilità con gli strumenti di trasparenza già esistenti, quali il portale "Energie per il Sarno" e i dati aperti dell'ARPAC, così da chiudere il cerchio della trasparenza e offrire ai cittadini uno strumento di verifica diretta e di vigilanza attiva;
quali iniziative il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica intenda assumere, alla luce dei risultati sin qui raggiunti e del perdurare di una situazione ambientale critica nonostante gli sforzi più recenti anche della Regione Campania, per garantire il risanamento del fiume Sarno e assicurare continuità, unitarietà e adeguatezza di risorse all'azione di tutela ambientale nel bacino.
(4-03314)
FINA - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica, dell'interno e dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. - Premesso che:
nel periodo compreso tra il 15 giugno e il 15 agosto 2026 sono andati bruciati in Abruzzo 2.532 ettari di territorio, interessati da 13 grandi eventi di incendio boschivo;
il dato evidenzia un'escalation rispetto al recente passato (764 ettari nel 2025 e 263 ettari nel 2024);
l'impatto ecologico appare particolarmente severo, in quanto la gran parte delle superfici colpite ricade in aree protette di rilievo nazionale e comunitario, quali il Parco nazionale della Majella (in particolare il settore del Monte Morrone, dove le fiamme sono rimaste attive per oltre quindici giorni), il Parco regionale Sirente-Velino, il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e territori montani ad alto rischio idrogeologico;
per fronteggiare l'emergenza, oltre all'intervento dei volontari e delle squadre a terra, è stato necessario un imponente ricorso alla flotta aerea dello Stato (compresi Canadair ed elicotteri Erickson S-64) coordinata dal Centro operativo aereo unificato (COAU);
considerato che:
l'Abruzzo rappresenta un patrimonio forestale di rilevanza strategica nazionale con oltre 475.000 ettari di bosco (il 44 per cento della superficie regionale);
dal Piano di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi (AIB) 2026-2028 e dalla documentazione istituzionale emergono rilevanti criticità strutturali nell'architettura complessiva della prevenzione e dell'intervento:
rapporti e convenzioni con il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco (CNVF): si registrano disallineamenti o ritardi nella definizione e stipula degli accordi di programma e dei Programmi operativi annuali (POA) tra le strutture regionali di protezione civile e le direzioni regionali del CNVF, indispensabili per garantire una catena di comando fluida e un dimensionamento preventivo e stabile del personale Vigili del fuoco dedicato all'AIB;
interoperabilità delle comunicazioni: è stata riscontrata la mancata operatività della preesistente rete di radiocomunicazione in banda VHF (a causa del danneggiamento dell'infrastruttura di trasmissione della Majelletta) e una copertura limitata del nuovo impianto digitale, situazione che crea gravissimi rischi per la sicurezza dei soccorritori e del personale dello Stato operante a terra;
integrazione delle figure di coordinamento (DOS e COS): risulta una carenza o sottoutilizzo delle figure chiave di coordinamento (Direttori delle operazioni di spegnimento - DOS e Coordinatori delle squadre - COS), con particolare riferimento ai quadri formati o in forza presso gli Enti Parco nazionali;
attivazione delle tutele per il volontariato di Protezione civile: l'attivazione delle garanzie di legge ex art. 39 del decreto legislativo n. 1 del 2018 (Codice della protezione civile) per il mantenimento del posto di lavoro e i rimborsi datoriali dei volontari a terra è spesso avvenuta in via emergenziale a roghi già estesi, evidenziando la necessità di linee guida nazionali per un'attivazione più tempestiva a tutela della prontezza operativa delle squadre;
sbilanciamento tra emergenza e prevenzione: le risorse finanziarie statali e comunitarie (Programmi di sviluppo rurale) destinate alla prevenzione strutturale (selvicoltura preventiva, fasce di interfaccia, manutenzione dei punti di presa d'acqua) soffrono di una frammentazione dei bandi che spesso non consente di orientare i fondi verso le aree a maggior rischio e nei parchi nazionali;
considerato altresì che:
costi legati al dispiegamento della flotta aerea d'emergenza e al soccorso antincendio risultano enormemente superiori rispetto agli investimenti ordinari necessari per la gestione forestale attiva e la difesa del suolo;
la fase successiva all'estinzione degli incendi nelle aree parco esige interventi tecnici immediati e pluriennali contro il dissesto idrogeologico, la perdita di biodiversità e l'erosione del suolo per evitare che le precipitazioni autunnali provochino frane o colate di fango,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza s'intendano adottare per garantire una maggiore omogeneità, tempestività e stabilità temporale nei quadri convenzionali e nei programmi operativi tra il Ministero dell'interno e le Regioni, evitando che le campagne AIB prendano il via in presenza di accordi parziali o non definitivi;
quali azioni, per il tramite del Dipartimento della protezione civile e dei Ministeri competenti, si intendano mettere in campo per verificare la piena interoperabilità e resilienza delle reti di radiocomunicazione per il soccorso AIB nelle aree montane e nei parchi nazionali, al fine di garantire la sicurezza degli operatori di terra del CNVF, dell'Esercito e del volontariato;
quali risorse straordinarie e strumenti di pianificazione tecnica intenda attivare il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per la valutazione scientifica del danno negli ecosistemi protetti statali colpiti (in primis il Parco nazionale della Majella e il Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise) e per il finanziamento immediato di opere idraulico-forestali atte a prevenire l'erosione del suolo e il dissesto idrogeologico sui versanti percorsi dal fuoco;
se non si ritenga necessario adottare direttive nazionali volte ad agevolare l'impiego tempestivo degli strumenti del Codice della protezione civile (art. 39 del decreto legislativo n. 1 del 2018) a favore dei volontari a terra fin dalle prime fasi di innesco, unitamente a una revisione delle modalità di allocazione delle risorse per la prevenzione forestale, vincolando quote crescenti dei fondi nazionali al ripristino delle fasce tagliafuoco e alla pulizia del sottobosco nelle aree di interfaccia ad alto rischio.
(4-03315)