Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 449 del 31/08/2026 (Definitivo)
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Interrogazioni
ROJC, VERDUCCI, RANDO, MIRABELLI, VERINI, GIORGIS, GIACOBBE, ZAMBITO, CAMUSSO, LA MARCA, D'ELIA, ZAMPA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
l'entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo sta producendo i suoi primi effetti su diversi territori di frontiera e, in particolare, nel Friuli-Venezia Giulia;
notizie a mezzo stampa riportano che diversi Paesi europei (tra cui Germania, Austria, Svizzera e, da ultimo, Finlandia e Svezia) hanno avviato le procedure di trasferimento verso l'Italia dei richiedenti asilo cosiddetti "dublinanti", spingendoli verso il Paese di primo ingresso. A tal riguardo, l'Austria ha già provveduto ad attivare i primi rientri, limitandosi a fornire ai migranti un biglietto ferroviario o dell'autobus, mentre la Svizzera ha annunciato la ripresa graduale dei trasferimenti a partire dalla fine di agosto 2026. Diversamente, la Francia ha scelto per ora di non aderire a iniziative bilaterali di rimpatrio e la Spagna ha manifestato l'intenzione di affrontare la questione esclusivamente attraverso i meccanismi di solidarietà previsti dal nuovo Patto;
il Ministro in indirizzo ha dichiarato nei giorni scorsi che i numeri complessivi dei rientri riconducibili al nuovo Patto risultano finora "molto bassi", con appena tre persone effettivamente presentatesi in Italia a fronte di una cinquantina di richieste pervenute su scala nazionale;
nella sola città di Udine, le associazioni e gli operatori del settore registrano già l'arrivo di circa cinquanta persone, prevalentemente di nazionalità afghana, prive di adeguate misure di accoglienza e supporto strutturato;
considerato che secondo gli interroganti:
invece di superare i limiti del Regolamento di Dublino e garantire una reale ed equa redistribuzione europea dei migranti, la riforma approvata dal Governo ha finito per ripristinare i meccanismi a carico dei Paesi d'ingresso, come confermato dagli ormai consolidati orientamenti della Corte di Giustizia dell'Unione europea, la quale si è pronunciata per due volte sulla vicenda, dapprima con la sentenza del 19 dicembre 2024 (cause riunite C-185/24 e C-189/24) e, da ultimo, con la sentenza resa nel marzo 2026 sul caso Daraa, stabilendo in entrambe le occasioni che uno Stato membro non può sottrarsi unilateralmente, con un semplice atto amministrativo interno, agli obblighi di presa e ripresa in carico previsti dalla disciplina europea;
a fronte dell'illusoria promessa dei centri di rimpatrio extra-UE, rivelatisi inefficaci e impraticabili, l'Italia si trova oggi costretta ad accettare i rientri forzati dal nord Europa, dopo aver essa stessa respinto, tra il 5 dicembre 2022 (data della circolare del Ministero dell'interno che ha sospeso i trasferimenti ordinari) e il 31 dicembre 2025, circa 80.000 richieste di presa in carico avanzate da altri Stati membri;
secondo i dati EUROSTAT, nel solo 2025 l'Italia è stata il Paese dell'Unione europea a ricevere il maggior numero di richieste di trasferimento (24.152), di cui appena 85 sono state effettivamente accolte, pari allo 0,35 per cento. Tale approccio ha fatto venire meno il principio guida della solidarietà, scaricando l'intero peso della gestione sulle comunità locali;
a questo quadro si aggiunge la recente estensione delle "zone di frontiera", disposta con decreto del Ministero dell'interno del 21 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 agosto 2026, a 25 province italiane, incluse Udine e Pordenone, che si affiancano così a Trieste e Gorizia, già individuate come tali dal 2019, finalizzata ad applicare procedure accelerate e rimpatri. Misure che, come evidenziato dalle prime pronunce dei giudici del Tribunale di Trieste, i quali hanno accolto quattro ricorsi presentati da richiedenti protezione di origine asiatica, tra cui un cittadino afghano, giunti attraverso la rotta balcanica e destinatari di un diniego con procedura accelerata, rischiano di generare continui cortocircuiti legali per chi proviene da quella rotta e si trova già all'interno del territorio dell'Unione;
mentre si promette una piena operatività dei nuovi meccanismi solo con le scadenze previste per il 2027 (termine entro il quale dovranno essere pienamente operative anche le diciannove nuove sezioni territoriali istituite per le procedure di frontiera, tra cui quelle di Udine e Trieste) nella realtà quotidiana di città come Udine si prospettano nuove esigenze immediate, carenza di strutture e incertezza gestionale,
si chiede di sapere:
quali siano le stime e le previsioni ufficiali del Ministero dell'interno circa l'entità numerica dei richiedenti asilo "dublinanti" destinati a rientrare in Italia e, nello specifico, quanti di essi si prevede impatteranno sul territorio di Udine e del Friuli-Venezia Giulia, e come si spieghi lo scarto tra il dato nazionale sui rientri riconducibili al nuovo Patto, definito "molto basso" dallo stesso Ministro, e quanto viceversa segnalato dagli operatori del territorio udinese;
con quali strumenti, risorse straordinarie e strutture logistiche il Ministro in indirizzo intenda garantire la gestione e l'accoglienza di questi flussi, con particolare riguardo per il Comune di Udine, evitando che il peso dei trasferimenti gravi interamente sull'amministrazione comunale e sugli operatori del terzo settore;
se il Ministro abbia attivato o intenda attivare interlocuzioni con la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia per ottimizzare gli interventi a fronte di un possibile aumento della pressione migratoria sul territorio;
quale sia la tempistica relativa all'attivazione delle commissioni e sezioni territoriali e di tutti gli strumenti previsti dalla nuova disciplina, chiarendo se la scadenza per la piena attuazione del sistema rimanga confermata al 2027 e come si intenda gestire la fase transitoria nei territori d'ambito regionale;
se il Governo intenda, infine, conformarsi ai due orientamenti già espressi dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea in materia di trasferimenti "Dublino", sinora rimasti privi di seguito, ovvero se persista nell'intenzione di considerare archiviate le richieste relative a persone giunte in Italia prima del 12 giugno 2026, e con quali conseguenze sul piano del contenzioso europeo.
(3-02766)