Minerva Web
Rivista online della Biblioteca "Giovanni Spadolini"
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 84 (Nuova Serie), maggio 2026

Testimonianze

I libri di Ennio Cortese nella Biblioteca del Senato. Il ricordo di Sandro Bulgarelli

È scomparso nella notte tra 8 e 9 aprile Ennio Cortese (1929-2026), a lungo professore ordinario di Storia del diritto italiano presso la Sapienza Università di Roma. A lui si deve il lascito – a più riprese – di un imponente fondo librario, antico e moderno, che ha trovato posto tra le collezioni della Biblioteca del Senato e ne rappresenta uno dei fiori all'occhiello: la sala che lo ospita è stata intitolata allo studioso, e fino a qualche tempo fa non era raro incontrarlo proprio lì, a svolgere le sue ricerche, anche in età ormai tarda.

Grazie alla collaborazione dello stesso Cortese è stato possibile pubblicare in formato digitale sul sito della biblioteca, in anni recenti, alcune sue fondamentali opere degli anni Sessanta che erano ormai esaurite, pur rimanendo punti di riferimento per gli specialisti di dottrine giuridiche medievali: La norma giuridica (vol. 1 e 2) e Il problema della sovranità nel pensiero giuridico medioevale. La competenza del prof. Cortese è stata preziosa anche per la realizzazione del Dizionario biografico dei giuristi italiani (XII-XX secolo), da lui diretto con Italo Birocchi, Antonello Mattone, Marco Nicola Miletti e con la cura di Maria Luisa Carlino [et al.] (Bologna, Il Mulino, 2013), a cui pure la Biblioteca del Senato ha collaborato; e oltre 70 altre sue opere, tra monografie ed estratti, sono presenti nel catalogo della biblioteca e consultabili in sede. Ben si comprende perché "MinervaWeb" abbia dedicato a Ennio Cortese e al suo lascito almeno una dozzina di articoli nel corso degli anni.

Non poteva quindi mancare, da parte della Biblioteca del Senato, un affettuoso ricordo, affidato alle parole di un ex direttore che con Cortese ha avuto modo di lavorare, occupandosi proprio dell'acquisizione del fondo librario che ne porta il nome e scrivendo introduzioni al relativo catalogo a stampa (Firenze, Olschki, 2012) e al catalogo della connessa esposizione (Controriforma, censura e libri espurgati: spigolature cinquecentesche dal Fondo Ennio Cortese. Roma, Biblioteca del Senato della Repubblica, 2009). Si ringrazia il dott. Sandro Bulgarelli per il contributo che segue, che proprio da quei cataloghi trae alcuni spunti. Correda il testo una foto che ritrae entrambi in prima fila (Bulgarelli seduto a sinistra e Cortese poco più in là, accanto all'allora Presidente del Senato, sen. Pietro Grasso), nella Sala Capitolare presso palazzo della Minerva, il 7 giugno 2013, in occasione della presentazione del richiamato Dizionario.

**********************

pubblico convegno

La costruzione delle raccolte di fonti normative nella Biblioteca del Senato è avvenuta – per quanto riguarda il diritto intermedio – in varie fasi successive.

Nel Senato sabaudo l'attenzione era rivolta alla legislazione vigente negli altri Stati italiani e, presumibilmente, fu questa l'origine del fondo dedicato alla legislazione degli antichi Stati.

Nel Senato nella sede definitiva di Roma, grazie all'impulso di Atto Vannucci ed Enrico Poggi (senatori rispettivamente presidente e segretario della Commissione per la biblioteca) si definirono le linee di sviluppo della biblioteca: una istituzione «unica e singolare» che raccogliesse «le collezioni di leggi antiche e moderne usque ad 1859», gli «statuti e le storie italiane» [si cita dal testo del progetto del 1866, conservato presso l'Archivio del Senato, della Commissione di vigilanza per la Biblioteca del Senato di cui Vannucci e Poggi erano allora rispettivamente presidente e segretario, ndr].

Al momento del trasferimento a Roma, solamente le raccolte normative degli Stati italiani preunitarie rappresentavano un insieme di fonti sostanzialmente organico. La consistenza attuale della raccolta di statuti (ottocento codici manoscritti, quaranta incunaboli, alcune migliaia di edizioni antiche e riedizioni moderne) e le fonti storiografiche locali (difficilmente quantificabili per la complessità della tipologia, ma sempre dell'ordine di alcune migliaia di edizioni fino all'unità d'Italia), derivano da un paziente lavoro di recupero retrospettivo – effettuato quasi esclusivamente sulla base delle disponibilità del mercato antiquario – iniziato nel 1870, e ancora attuale.

Nel 2004 Ennio Cortese mi manifestò la sua intenzione di destinare tutta la sua biblioteca di lavoro al Senato. Si trattava di un migliaio di edizioni antiche di testi di diritto comune e di oltre cinquemila opere correnti di dottrina e storiografia giuridica. Questo apparato bibliografico costituisce la base documentaria dell'attuale paradigma della storia del diritto, idealmente sintetizzata nel manuale di Cortese (Il diritto nella storia medievale, 2 voll. Roma, Il Cigno G. Galilei, 1995-1996). È il risultato di un attento monitoraggio del mercato antiquario librario, fiorito durante gli anni del miracolo economico anche per disponibilità di opere dismesse a causa delle vicende belliche.

Per gli amanti del libro, in particolare dell'antico, fu una festa. Una festa, a dir la verità, venata di tristezza, perché era facile intuire che aveva alle spalle l'orrore recente delle vicende belliche, delle città colpite, degli edifici in rovina e delle biblioteche private svendute o perché divenute ingombro da eliminare, o per sovvenire a famiglie o comunità impoverite (Ennio Cortese, I miei libri, in Senato della Repubblica, Catalogo del fondo Ennio Cortese. Manoscritti, incunaboli e cinquecentine, a cura di Alessandra Casamassima; pref. di Renato Schifani; presentazione di Marcello Dell'Utri; introduzioni di Sandro Bulgarelli, Emanuele Conte, Ennio Cortese. Firenze, Olschki, 2012, pp. XI-XIV (XI)).

Cortese collega questa opera di recupero retrospettivo con la nascita, nel 1950, dell'Istituto di storia del diritto italiano nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Roma e con la contestuale attività di Francesco Calasso, teorizzatore del 'sistema di Diritto Comune'.

Nel progetto originario di sviluppo della biblioteca mancava  invece una adeguata attenzione alle opere dei giuristi medievali e moderni: riflesso sia del paradigma allora prevalente nella ricostruzione storiografica del diritto (che privilegiava la tradizione del diritto romano come fondamento del diritto attuale), sia delle finalità apologetiche di celebrazione dell'unità nazionale (la sommatoria delle storie delle singole città come ricomposizione ideale della storia italiana).

Fino al 1999, anno in cui è pervenuto il fondo di Filippo Vassalli, la Biblioteca del Senato disponeva solo parzialmente delle fonti costituenti il sistema del diritto comune. Le oltre 360 opere di questa raccolta, edite fra il XVI e il XIX secolo, frutto di una duplice attenzione, di studioso e di bibliofilo, colmano parzialmente questa lacuna e rappresentano in qualche modo la premessa dell'acquisizione del fondo Cortese.

Si può immaginare l'entusiasmo con il quale accolsi la proposta del professore: si ricomponeva così un percorso storiografico completo, oggi fisicamente visibile nel complesso di sale dedicate alla storia del diritto, che comprendono Fondo Vassalli, Fondo Cortese antico e moderno.

Una notazione che oggi suscita una certa commozione: il professore soffrì inizialmente il distacco fisico dai propri libri. Desiderava continuare a vederli 'affacciati' intorno a sé dagli scaffali. La soluzione fu allestire per lui un tavolo di lavoro nella sala Cortese. Per alcuni anni molti studiosi ebbero così il privilegio dei suoi consigli, suggerimenti, giudizi.

Un esito particolarmente felice di questa vicenda è stato il Catalogo del fondo Ennio Cortese. Manoscritti, incunaboli e cinquecentine a cura di Alessandra Casamassima (cit.). È un catalogo di straordinaria accuratezza, ricchezza di informazioni sia sulle edizioni sia sul singolo esemplare. In questo ambito va segnalato che l'individuazione dei possessori costituisce una sorta di conferma prosopografica del lavoro dottrinale di Ennio Cortese: una gran parte dei possessori originari risultano essere importanti operatori del diritto. Un esempio fra tutti: il n. 211 (Institutiones di François Hotman) fu in possesso di Bernardo Tanucci [il riferimento è a Francisci Hotomani tempestate hac nostra iurisconsultissimi, in quatuor libros Institutionum iuris civilis eruditissima commentaria. Venetiis, apud Iacobum Piccaium, 1569, scheda n. 211 nel Catalogo del fondo Ennio Cortese cit., pp. 217-218, ndr].

Pubblicato il