Conversazioni
Dialogando con Enrica Salvatori, presidente dell'Associazione italiana di Public History (AIPH)
Tornano le 'conversazioni' con gli esponenti dei settori scientifici connessi alle discipline e alle professioni del patrimonio storico e culturale. Negli ultimi numeri sono stati interpellati rappresentanti di associazioni incentrate sugli studi di paleografia e di archivistica; in questo numero si passa alla storia e in particolare a quella disciplina trasversale che va sotto il nome di Public History (qui la definizione che ne dà il Manifesto della Public History italiana), di cui più volte "MinervaWeb" si è occupata. Se ne parla con la prof.ssa Enrica Salvatori, docente di Storia medievale all'Università di Pisa, dove dirige il Centro interdipartimentale di ricerca "Laboratorio di Cultura Digitale" (lcd); a lei va un ringraziamento per aver risposto alle domande in qualità di presidente dell'Associazione italiana di Public History (AIPH).
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1. Qual è lo stato di salute della disciplina che l'associazione rappresenta?
La Public History in Italia attraversa oggi una fase di crescita significativa, ma anche di trasformazione e assestamento che ne rende il quadro complessivo dinamico e, per certi versi, ancora problematico. Negli ultimi anni la disciplina ha infatti conosciuto una diffusione sempre più ampia, riuscendo a uscire dai confini dell'associazione che l'ha promossa e a inserirsi stabilmente nel dibattito accademico, scolastico e civile. Già prima della pandemia, la Public History aveva dimostrato una forte capacità di attrazione e di coinvolgimento, riuscendo a mettere in relazione studiosi, professionisti della cultura e comunità locali attorno a pratiche condivise di costruzione e narrazione del passato.
Questo processo di crescita non è stato lineare. La pandemia ha rappresentato un momento di crisi evidente, perché ha colpito proprio il cuore della disciplina, cioè la relazione diretta con il pubblico. La chiusura dei luoghi della cultura e la sospensione delle attività in presenza hanno imposto una riconversione verso il digitale, che ha consentito di mantenere viva la comunicazione, ma ha anche messo in luce un limite strutturale: la difficoltà di sostituire pienamente la dimensione partecipativa e comunitaria con forme di interazione mediate. Allo stesso tempo, questa fase ha aperto nuove possibilità, ampliando i pubblici e favorendo una maggiore accessibilità, mostrando quindi un carattere ambivalente che ancora oggi incide sulle modalità di pratica della disciplina.
Nel periodo successivo, la Public History ha dimostrato una notevole capacità di resilienza e di espansione. La crescente presenza dei suoi linguaggi e delle sue pratiche nella società italiana testimonia un consolidamento culturale importante: la disciplina è ormai riconoscibile e discussa anche al di fuori degli ambienti specialistici. Tuttavia, proprio questa diffusione pone nuove questioni. Da un lato, vi è il rischio di una diluizione del concetto di Public History, utilizzato in modo talvolta generico o improprio; dall'altro, emerge l'esigenza di definire con maggiore chiarezza i suoi statuti scientifici, metodologici ed etici.
Un nodo particolarmente rilevante riguarda la dimensione professionale. Se è ormai acquisita l'idea che il public historian sia un professionista a pieno titolo, capace di operare in diversi settori dalla valorizzazione del territorio alla mediazione sociale, dalla tutela dei beni culturali alla formazione, resta ancora incompleto il riconoscimento istituzionale di questa figura, che non dispone di un inquadramento formale né di un chiaro accesso al mercato del lavoro. Questa tensione tra crescita delle pratiche e debolezza del riconoscimento rappresenta una delle principali criticità attuali.
Allo stesso tempo, la vitalità della disciplina è evidente nella pluralità dei contesti in cui si sviluppa: dalle università ai musei, dalle scuole ai media digitali, fino ai progetti territoriali e partecipativi. Le conferenze nazionali hanno mostrato una forte interdisciplinarità e una significativa apertura a soggetti non accademici, segnalando una trasformazione profonda del modo di fare storia. Tuttavia, questa stessa apertura comporta la necessità di mantenere un equilibrio tra inclusività e rigore scientifico, evitando che la partecipazione si traduca in una perdita di qualità o di consapevolezza critica.
Infine, il contesto contemporaneo rende la Public History più necessaria ma anche più esposta. L'uso politico e ideologico della storia, evidente nello scenario internazionale recente, richiama con forza il ruolo pubblico degli storici e la responsabilità di una narrazione fondata, critica e condivisa. In questo senso, la disciplina non è solo in crescita, ma anche chiamata a confrontarsi con sfide di grande rilevanza civile.
Nel complesso, dunque, la Public History in Italia gode di buona salute in termini di diffusione, vitalità e capacità innovativa, ma si trova ancora in una fase di consolidamento, in cui è necessario affrontare nodi cruciali legati alla definizione disciplinare, al riconoscimento professionale e al ruolo pubblico della storia nella società contemporanea.
2. Quali sono le iniziative con cui l'associazione, e il suo mandato in particolare, si propone di promuoverla?
L'azione dell'AIPH si è sviluppata negli anni come un progetto articolato e coerente di promozione della Public History, capace di intervenire su più livelli – scientifico, culturale, formativo e sociale – ma anche consapevole delle criticità e delle sfide che accompagnano la crescita della disciplina.
Uno degli assi portanti dell'attività dell'associazione è rappresentato dalle conferenze nazionali annuali, che costituiscono non solo momenti di confronto scientifico, ma veri e propri spazi di sperimentazione delle pratiche di Public History. La loro evoluzione recente, con l'integrazione di festival aperti al pubblico, attività laboratoriali e iniziative partecipative, testimonia la volontà di superare i confini accademici e di coinvolgere attivamente la cittadinanza. Questi eventi rappresentano uno dei principali successi dell'AIPH, ma pongono anche interrogativi sulla sostenibilità organizzativa e sulla capacità di mantenere nel tempo un equilibrio tra qualità scientifica e apertura al pubblico.
Accanto alle conferenze, l'associazione ha promosso strumenti di continuità e diffusione, come i "Dialoghi della Public History", che hanno svolto un ruolo fondamentale soprattutto durante la pandemia, garantendo la prosecuzione del dibattito e ampliando la platea degli interlocutori.
Un altro ambito cruciale è quello della costruzione di infrastrutture culturali e scientifiche. Progetti come la mappatura della Public History in Italia o la creazione della biblioteca digitale Electronic Library of Public History (ELPHi), rappresentano tentativi concreti di sistematizzare e rendere accessibili le pratiche della disciplina. Si tratta di iniziative di grande valore, che tuttavia necessitano di continuità, risorse e partecipazione diffusa per consolidarsi e diventare strumenti realmente condivisi.
Sul piano strategico, l'AIPH ha investito molto nella questione del riconoscimento professionale, promuovendo il dibattito sul 'mestiere di storico' e cercando di interloquire con le istituzioni per valorizzare le competenze dei public historian. Questo è uno dei fronti più importanti e al tempo stesso più complessi, perché implica un cambiamento culturale e istituzionale di lungo periodo. I risultati ottenuti finora sono significativi in termini di visibilità e consapevolezza, ma il percorso verso un pieno riconoscimento resta ancora aperto.
Parallelamente, l'associazione ha rafforzato il proprio impegno nella formazione, sostenendo lo sviluppo di percorsi universitari, centri interuniversitari e iniziative come scuole estive e laboratori, in particolare con l'esperienza del laboratorio di Umanistica digitale dell’Università degli studi di Cagliari (LUDiCa). In questo ambito, la sfida principale è quella di garantire una formazione adeguata e coerente con le esigenze di un mercato del lavoro ancora incerto e in evoluzione.
Un elemento distintivo dell'azione dell'AIPH è inoltre la capacità di costruire reti, sia a livello nazionale sia internazionale. Le collaborazioni con istituzioni culturali, enti locali e organizzazioni scientifiche hanno contribuito a radicare la Public History nei territori e a favorire la nascita di nuove iniziative. L'aumento delle richieste di patrocinio e la partecipazione crescente di soggetti diversi indicano un interesse diffuso e una domanda sociale in espansione. Una novità in questo senso è costituita dalla promozione di 'iniziative diffuse', ossia iniziative di Public History che presentino formule diverse dalla tradizionale conferenza. In sostanza l'AIPH si è sviluppata negli anni come un sistema articolato di iniziative che non si limita agli appuntamenti centrali, ma si configura sempre più come una rete diffusa di pratiche, collaborazioni e interventi sul territorio. Questo carattere 'reticolare' rappresenta uno dei principali punti di forza dell'associazione, ma anche una sfida, perché richiede coordinamento, continuità e capacità di sintesi tra esperienze molto diverse. Il radicamento territoriale è un segnale positivo, perché indica che la disciplina viene percepita come uno strumento utile per interpretare e valorizzare il patrimonio e le memorie locali; allo stesso tempo, pone il problema di mantenere coerenza metodologica e qualità scientifica in un contesto sempre più ampio e diversificato.
In questo quadro si inserisce anche l'impegno crescente dell'associazione nei confronti dell'ambito della rievocazione storica, che rappresenta uno dei terreni più complessi e promettenti per la Public History. La rievocazione, infatti, è già di per sé una forma di uso pubblico della storia, spesso molto radicata nei territori e capace di coinvolgere pubblici ampi, ma non sempre accompagnata da una riflessione critica o da un dialogo strutturato con la ricerca storica. L'AIPH, attraverso gruppi di lavoro dedicati e iniziative specifiche, ha avviato un confronto con questo settore, con l'obiettivo di valorizzarne le potenzialità e al tempo stesso promuovere criteri di qualità, consapevolezza storica e responsabilità narrativa. Si tratta di un ambito in cui emergono chiaramente le tensioni tra divulgazione, spettacolarizzazione e rigore scientifico, e in cui la Public History può svolgere un ruolo decisivo di mediazione.
Un altro elemento fondamentale dell'azione dell'AIPH è il dialogo costante con le altre associazioni e con le istituzioni che operano nel campo della storia e del patrimonio culturale. Fin dalla sua origine, l'associazione si è configurata come uno spazio di incontro tra diverse realtà – società storiche, associazioni professionali, enti culturali – contribuendo a costruire una rete ampia e interdisciplinare. In questo contesto, musei, archivi e biblioteche sono considerati non semplicemente partner, ma luoghi fondamentali di azione della Public History, spazi in cui si realizza concretamente il rapporto tra storia, patrimonio e pubblico.
Particolarmente rilevante è poi l'impegno dell'associazione nel campo della scuola e della formazione. La Public History, per sua natura, si colloca in una posizione strategica rispetto all'educazione storica, perché offre strumenti per rendere la storia più partecipata, concreta e significativa per gli studenti. Non a caso, le conferenze annuali dell'AIPH dedicano stabilmente uno spazio specifico alla dimensione scolastica, accogliendo progetti, esperienze e riflessioni provenienti dal mondo dell'istruzione. Questa attenzione si è tradotta anche nella promozione di reti di scuole, iniziative didattiche e momenti di confronto tra insegnanti, studenti e istituzioni culturali, mostrando il potenziale della Public History come ponte tra educazione e cittadinanza attiva. Anche in questo ambito, tuttavia, emergono alcune criticità: la necessità di integrare queste esperienze nei curricula scolastici, la formazione degli insegnanti, la disponibilità di risorse e strumenti adeguati. L'impegno dell'AIPH si colloca quindi in una prospettiva di medio-lungo periodo, volta a consolidare la presenza della Public History nel sistema educativo e a rafforzarne il riconoscimento istituzionale.
Nel complesso, l'insieme delle iniziative promosse dall'associazione restituisce l'immagine di una disciplina viva, capace di operare su più livelli e in contesti diversi, ma anche attraversata da tensioni che ne accompagnano la crescita. La sfida per l'AIPH, in questa fase, è quella di mantenere e rafforzare questa pluralità senza disperderla, costruendo strumenti di coordinamento, definendo standard condivisi e continuando a promuovere una visione della Public History come pratica rigorosa, partecipata e socialmente rilevante.
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